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BERLINGUER, IL TRISTO PROFETA

DEI SACRIFICI
Posted on 16/02/2012
Ho riletto, trentacinque anni dopo, quel vero e
proprio manifesto dei sacrifici che raccoglie i due
famosi o famigerati: come sempre una
questione di punti di vista interventi che Enrico
Berlinguer fece nel gennaio del 1977 (al
Convegno degli intellettuali, a Roma, e
allAssemblea degli operai comunisti, a Milano),
e pubblicati da Editori Riuniti lo stesso anno col
titolo di Austerit. Occasione per trasformare
lItalia. impressionante osservare come, al netto
del maleodorante ciarpame ideologico pseudo
comunista (quello che manda in visibilio chi si
appaga di qualche parolina dura e pura
intercalata nei discorsi pi reazionari che si
possono fare) che li appesantisce, i ragionamenti,
e spesso perfino le parole, del leader comunista
sembrino freschi di giornata. E in realt lo sono. Sembra di ascoltare un discorso del
Presidente del Consiglio Mario Monti, o di Re Giorgio, e invece si tratta dellonesto Enrico.
Lungimiranza? Non scherziamo! Il fatto che un anno fa, proprio nel corso della celebrazione
dellopera berlingueriana sullAusterit, lex ministro Tremonti labbia definito un profeta,
una ragione in pi per dubitare delle qualit divinatorie del sobrio sassarese. Piuttosto, si
tratta della plastica dimostrazione di come i problemi strutturali che il Bel Paese oggi si trova
dinanzi, rimontino a molti lustri fa, come ben sanno i volponi dellitalica politica.
Secondo Berlinguer, Lausterit
un imperativo a cui non si pu
sfuggire (p. 49), una scelta
politica obbligata e duratura:
Lausterit significa rigore,
efficienza, seriet, e significa
Sebastiano Isaia
il punto di vista umano
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giustizia (p. 13). Quando i politici
parlano di Giustizia sociale la
fregatura dietro langolo,
soprattutto se prima si sono
intrattenuti sulla necessit di
versare lacrime e sangue per il reale interesse generale del paese. Pi realista del Re, pi
reazionario e non di poco di Andreotti, Berlinguer accusa la Democrazia Cristiana di
praticare una politica di austerit viziata da carenza di vigore, di coraggio e di respiro, e
accoglie con entusiasmo il tentativo del compagno Craxi di sganciarsi dalla fallimentare
stagione del centro-sinistra. Ma pi che al PSI di Craxi, la politica dellausterit di Berlinguer
si richiamava al rigore economico del Partito Repubblicano di Ugo La Malfa, il quale
giustamente sottolinea da tempo lurgenza di intervenire sul dissesto della finanza pubblica
e del settore pubblico, sui meccanismi di dilatazione crescente, incontrollata e spesso
improduttiva della spesa pubblica (p. 42). Questa urgenza vi ricorda qualcosa?
In effetti, larcigno segretario del
PRI gi dalla seconda met degli
anni Sessanta, da quando lapice
del boom economico stava alle
spalle del ciclo economico,
martellava sulla necessit di
ristrutturare profondamente il
Capitalismo italiano, e non trovando
sponde riformiste nella
Democrazia Cristiana, timorosa di
incrinare la sua solida base sociale-
elettorale di riferimento (radicata
soprattutto nel settore statale e parastatale), rivolse le sue attenzioni a sinistra, criticandone
innanzitutto limpianto ideologico. Ecco ad esempio cosa scriveva La Malfa nel 1968:
Lantiamericanismo di de Gaulle, la lotta contro il dollaro e la sterlina, sono accettati e
applauditi [dalla sinistra]; la prudenza su questi due temi di Wilson, la sua politica di austerit
e di sacrifici attuati per il bene futuro, per avere i mezzi per costruire la nuova societ
tecnologica, sono respinte (Prefaziona al saggio di J-J Servan La sfida americana, p. 71,
Longanesi, 1969). Con qualche anno di ritardo, Berlinguer atterrer sulle posizioni dei
repubblicani.
Alla fine del 1975, su Rinascita,
Amendola deline chiaramente la
strategia dellausterit: occorre
imporre una riconversione
produttiva, un aumento della
produttivit generale, ma anche
aziendale, lattuazione di un piano a
medio termine che comporta
necessariamente, mutamenti,
trasferimenti, sacrifici, la mobilit, la
lotta allassenteismo e al
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corporativismo: solo in questo modo noi comunisti possiamo riuscire a difendere gli
inseparabili interessi della classe operaia e della nazione. Berlinguer salt immediatamente
sul carro della destra amendoliana, che aveva nel futuro Re Giorgio I dItalia il suo
massimo esponente, il solo comunista che potesse vantare un certo credito a Washington,
grazie anche ai buoni auspici di Andreotti.
Tra laltro, il leader del PCI
accus i democristiani di aver
contribuito al lento rotolare
dellItalia verso il precipizio, in
grazia della loro politica
spendacciona, che
aveva promosso clientelismi,
sprechi e parassitismo sociale.
Qui per il buon Enrico non la
raccontava secondo verit, visto
che oltre il novanta per cento
delle leggi di spesa furono
votate anche dal PCI,
pienamente integrato in quella
che Marco Pannella chiam partitocrazia. Tanto la DC quanto il PCI erano lespressione del
Capitalismo di Stato italiano e del grande capitale, che trovava nel primo, direttamente o
attraverso il sistema dei partiti e il sistema dei sindacati, appoggi e coperture davvero
invidiabili. Dal punto di vista del Capitalismo italiano Berlinguer aveva perfettamente ragione:
allora (come oggi!) bisognava moderare la dinamica salariale, tagliare la spesa pubblica
improduttiva, ristrutturare il settore pubblico, accrescere la produttivit non solo delle imprese
ma di tutto il sistema-Paese (quello che negli anni Ottanta il compagno Bettino chiamer,
assai correttamente, Azienda-Italia), e per questa via investire nel processo di
accumulazione, per ripristinare la perduta condizione di competitivit con gli altri sistemi
capitalistici.
In effetti, la politica di austerit di
quegli anni va inserita nel quadro
della crisi economica internazionale
che invest i maggiori paesi
capitalistici del pianeta agli inizi
degli anni Settanta, con la chiusura
del lungo ciclo espansivo reso
possibile dalla seconda guerra
mondiale. Alla fine di quel decennio
nero soprattutto la Germania e il
Giappone mostrarono di poter
uscire dalla crisi con un grande balzo in avanti, basato sullimplementazione di nuove
tecnologie e di nuovi modelli organizzativi, e lItalia non poteva rimanere a guardare, con la
certezza di perdere la dignitosa quota di mercato conquistata nellagone della competizione
capitalistica mondiale negli anni Cinquanta e Sessanta. Ancora una volta il capitale italiano
punt le sue fishes soprattutto sul basso costo del lavoro, sul lavoro nero, sulleconomia
Enrico e Giulio oggi sposi. Aprile 1977
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sommersa, sullevasione fiscale e sulle svalutazioni competitive, rimandando a tempi
migliori un radicale ammodernamento tecnologico della produzione e la resa dei conti con un
settore statale diventato troppo obeso e improduttivo. E qui siamo gi allanno di grazia 2012.
Tra laltro, a onore del vero e a scorno della mitologia operaista e pansindacalista, c da dire
che tutto il movimento rivendicativo degli anni Sessanta comport lo spostamento di ricchezza
sociale a favore dei salariati quantificabile nellordine delluno per cento. Quando Berlinguer
teorizz la politica della moderazione sindacale, praticata dalla trimurti sindacale gi da anni, i
salari operai languivano sotto la sferza dellinflazione, balsamo su profitti andati in sofferenza.
Il problema della dinamica del costo del lavoro deve essere considerato e affrontato, ma in
un quadro di valutazioni pi vasto e rispondente alla realt (p. 42). Egli non neg anzi!
limperativo categorico dei sacrifici, ma disse che a farli non dovevano essere solo i
lavoratori: e anche questa musica dei nostri giorni.
Lindicazione austera del sassarese si inchiavardava nella storica necessit del Capitalismo
italiano di ridimensionare il peso degli strati sociali medi e piccolo-borghesi sulla spartizione
del bottino (leggi plusvalore), in modo di realizzare le condizioni per la formazione di un
capitale addizionale destinato ad accelerare il ritmo dellaccumulazione. Dopo trentacinque
anni, il circolo vizioso costituito dallalta spesa pubblica e privata improduttiva (che drena
plusvalore senza crearne di nuovo), e dal basso ritmo dellaccumulazione (dovuto anche a
quella spesa) ancora l, e tutti fanno finta di non capire che se non riparte laccumulazione
capitalistica in grande stile, non ci sar pi trippa da spartire. La Grecia, pi che un monito,
una cartina al tornasole, niente che possa sconvolgere chi non ha mai creduto al mito della
cornucopia finanziaria, o alla solidariet europeista.
Naturalmente il PCI aveva allora tutto linteresse a dipingere a tinte ancora pi fosche la
pessima situazione economico-sociale del Paese, per accreditarsi in Italia e allestero (Stati
Uniti) come affidabile partito di governo, e cos far cadere una volta per sempre quel fattore
K che gli sbarrava la strada per il governo del Paese, nonostante i crescenti suffragi
elettorali (oltre il 34 per cento nel mitico 20 giugno 1976). Solo la classe operaia,
rappresentata sul piano elettorale dal PCI, pu salvare lItalia dallabisso nel quale rischia di
precipitare: questo il mantra che Berlinguer sciorina continuamente nei due discorsi del
1977. Ma non potendo fare a meno dello zoccolo duro costituito dai militanti e dai
simpatizzanti filosovietici, molto legati alla tradizione stalinista e togliattiana del PCI, il
segretario del pi grande partito comunista occidentale (sic!) non pot superare il guado
rappresentato dalla collocazione geopolitica dellItalia.
Infatti, ancora nel 77 egli dichiarava quanto segue: Rispondiamo no a chi vuol portarci alla
rottura con altri partiti comunisti; a chi vuol portarci a negare il carattere socialista dei rapporti
di produzione che esistono nei paesi socialisti Noi affermiamo che il mercato, limpresa, il
profitto possano e debbano mantenere una funzione anche nel quadro di una economia che si
sviluppa ed orientata da una volont pubblica democratica. Ma ci guardiamo bene
dallaccettare i consigli di coloro che vorrebbero portarci a diventare paladini del capitalismo o
addirittura assertori della sua superiorit sul socialismo (p. 59). Se si tiene presente che per
socialismo il poverino intendeva, come daltra parte tutti i comunisti sparsi per il mondo, il
Capitalismo di Stato, il cui modello reale si poteva osservare nellUnione Sovietica, o in
Cina, ovvero nel Vietnam di Phan Van Dong (lultima infatuazione ideologica berlingueriana), si
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capisce di quale escrementizia pasta fosse fatta la base del PCI. Sul fondamento di quella
pasta il partito di Berlinguer pot perorare la causa della salvezza nazionale e criminalizzare
coloro che si opponevano alla politica dei sacrifici, qualificati come provocatori e servi
della destra reazionaria. Ma si poteva allora essere pi destri e reazionari del PCI? Davvero
unimpresa difficile!
Lausterit, a seconda dei
contenuti che ha e delle forze che
ne governano lattuazione pu
essere adoperata come strumento
di repressione politica (p. 14): fu
esattamente ci che si verific alla
fine degli anni Settanta, con la
scusa della lotta al terrorismo.
(Detto di passaggio, la miserrima
ideologia dei terroristi rossi era
radicata nella storia del PCI
stalinista e togliattiano. Il loro
atteggiamento nei confronti di quel partito somiglia molto a quello del figlio che si sente tradito
dal Padre. Proprio questa vicinanza genetica spiega laccanimento repressivo del PCI nei
confronti dei figli che lo criticavano da sinistra). Quando affermi lobbligo di una politica di
austerit, che risponda a non procrastinabili interessi generali del paese, hai di fatto
accettato la violenza sistemica della societ basata sullo sfruttamento, e sostenuto il Diritto
alla violenza da parte dello Stato. Violenza contro chi sordo ai patriottici richiami della sirena
chiamata Austerit.
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SOGNANDO
BERLINGUER. Massimo
Recalcati e i falsi miti
edonistici del
capitalismo.
IL COMMOVENTE ATTO
DAMORE DI VELTRONI
SPETTRI DI
BERLINGUER
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angius walter
in 20/03/2012 alle 20:37 ha detto:
mi chiamo angius walter
da democratico cristiano dico che la questione morale un qualcosa di positivo
quando viene usata per dialogare con gli altri e non per escluderli, denigrarli e per
fare loro concorrenza!! poi, con quale coraggio il caro enrico, vero e proprio
padreterno morale ditalia si metteva a sparlare degli altri partiti quando il suo ha
preso per i fondelli milioni di lavoratori prima con scioperi e politiche di aumento
salariale e poi con la politica dellausterit? o pensava solo ad occupare poltrone e la
questione morale era un modo per raggiungere lo scopo? moro, fanfani, andreotti,
forlani e cossiga erano senzaltro pi morali e concreti di lui e dellaltro campione
morale ditalia, giorgio almirante! sto notando inoltre che qualcuno considera la
germania come un paese in grado di darci lezioni di moralit: ammettiamolo pure, ma
in quale campo di sterminio dovremmo seguirle, ad auschwitz o a mauthausen?
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