Sei sulla pagina 1di 1

FERRUCCIO BUSONI

Musicista importante non tanto per la musica che ha scritto, ma per i problemi che si è posto e per la
soluzione che ha proposto. Contemporaneo di Strauss e Mahler, più legato all’area tedesca che a quella
italiana: si è formato tra Vienna, Lipsia e Berlino. È stato direttore della filarmonica a Berlino. Ha insegnato
composizione all’Accademia di Berlino prima di Schoenberg. Grandissimo pianista, che ha curato una propria
edizione delle opere di Bach, adattate al gusto novecentesco, ora discussa. È stato uno dei primi a organizzare
concerti a tema. Nel suo pensiero è centrale l’idea della trascrizione. Non era un filologo, ma credeva che la
musica del passato debba vivere nel presente con i mezzi disponibili. Riscrive per pianoforte la ciaccona di
Bach rifacendosi alla tradizione del virtuosismo pianistico. È stato ammiratore di Wagner, ma se ne è
gradualmente distaccato per ammirare Bach, Mozart, il Settecento italiano.
Saggio di una nuova estetica musicale (1906): si pone il problema del superamento del sistema tonale,
ipotizzando una possibile soluzione con grande modernità, ricorrendo non solo all’atonalità, ma auspicando
il recupero dei quarti di tono. L’estetica di Busoni è antiromantica, soprattutto per quanto riguarda il teatro.
Esordisce a teatro con La sposa sorteggiata: il soggetto è tratto da Hoffman, la musica non guarda al suo
romanticismo. Busoni non guarda al passato con nostalgia come Strauss, ma per ricrearne l’equilibrio.
Arlecchino o le finestre: opera a numeri chiusi, che si rifà all’opera napoletana, che anticipa il neoclassicismo
(1917). Busoni era contro l’idea romantica di sinestesia delle arti, voleva che la musica si riappropriasse della
propria autonomia.
Turandot: terza opera, che prende il materiale da una suite che aveva scritto precedentemente. L’interesse
principale è nell’effetto di straniamento del gioco di maschere della fiaba cinese. È il contrario dell’idea di
Puccini, che cerca di mimetizzare il più possibile le maschere.
Doktor Faust: ultima opera incompiuta, alla quale ha lavorato a lungo. È stata completata da un suo allievo,
Jàrnak sulla base del materiale che aveva lasciato Busoni. Poi, alla luce del rinvenimento di nuovo materiale,
ne è stata fatta una nuova versione da Beaumont. Non si è rifatto a Goethe, ma agli spettacoli popolari di
marionette che erano stati alla base delle fonti di Goethe. L’opera è difficile. È importante l’elemento
fantastico e simbolistico. Il testo è di Busoni stesso. Affiora prepotentemente anche la dimensione
espressionistica.
Busoni guardò con interesse a Schoenberg, tantoché orchestro alcuni suoi pezzi per pianoforte. La sua
estetica della giovane classicità non va confusa con il neoclassicismo: vuole che la musica torni agli
insegnamenti del passato per nutrirsi di linguaggi moderni, in una dimensione lucida, antiromantica. È uno
dei più lucidi e consapevoli profeti della musica moderna. Non è un grande compositore, ma la sua opera è
profetica.