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BATTESIMO

E BATTISTERI

a cura di
Ruggero Iorio

NARDINI EDITORE
IN T R O D U Z IO N E

Fons hic est vitae qui totium diluit


orbem sumens de Christi vulnere principium.

(Iscrizione di P ap a Sisto III (432-440), posta


sull’architrave ottagona del B attistero Lateranense.)

B a t t e s im o e b a t t is t e r i

Nella tradizione patristica si può constatare una


particolare ricchezza di termini e di espressioni usate
per designare il battesimo ed il battistero.
Spesso baptismus va ad indicare indistintamente sia
l’azione dell’immergere (1’actió), quanto l’elemento, la
materia con cui ha luogo la stessa immersione, ossia
l’acqua. Sostanzialmente l’uso di diversi termini contie­
ne l’espressione della mera realtà battesimale, nel suo
significato preminente e soprattutto immediato, vale a
dire quello di un’immersione nell’acqua.
La maggior parte degli autori dei testi patristici dei
primi tre secoli, si occupa del discorso catechetico in
concomitanza con quello dottrinale, mentre a partire
dal IV secolo, epoca in cui la liturgia battesimale risul­
terà essere fissata in schemi ben specifici, troviamo nelle
òpere dei Padri maggiore attenzione verso l’elemento
teologico-salvifico in rapporto alla ritualità che nel
corso dei primi secoli sviluppò una varietà di definizio­
ni, mostrando, così da sé stessa, l’ampiezza, nonché la
complessità, dell’intera realtà battesimale.

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BATTESIMO E BATTISTERI

Termini come lavacrum, abluere, fons, flumen, rege­


neratio, baptisterium (grecismo connesso con βαπτίζω1) e
tanti altri, sono da collegarsi con il fatto che il sacramen­
to del battesimo, principalmente nell’antichità e ancor
più nei primissimi secoli, fu amministrato per immersio­
ne. Quindi è importante mettere in rilievo il fatto che
manchi inizialmente una formalizzazione bene inquadra­
ta in regole e termini corrispondenti ad una realtà, che
andandosi ad innestare in luoghi tanto differenti e
distanti tra loro, va ad assumere formule e caratteristiche
molto diverse. Così, dapprima, si amministrerà il battesi­
mo nei fiumi, in zone con clima favorevole e condizioni
particolari, e dal secondo secolo in poi, in case private
usate come prime sedi di culto. Sarà la solennità della
liturgia pasquale, connessa con lo sviluppo delle prime
comunità cristiane a favorire la creazione di appositi edi­
fici: i battisteri2.
Il ricorso alle fonti letterarie patristiche diventa quin­
di motivo di ricerca essenziale ed entusiasmante anche
per cercare di operare una sorta di studio parallelo tra
battesimo, in quanto realtà di iniziazione alla nuova fede
con tutte le sue componenti catechetiche e liturgiche, e
battistero o, se vogliamo usare un termine più ontologi­
camente consono alla realtà sacramentaria che nasce e si
sviluppa geograficamente presso un corso d ’acqua, il
Giordano, il luogo del battesimo3.

1 L e attestazio n i letterarie so n o rip o rtate e discusse am pliam ente in H.


L ec ler q , Baptistère, in Dictionnaire d’archeologie chrètienne et de liturgie,
I I I , P aris, p p . 382 ss.
2 Cfr. A. KHATCHATRIAN, Les baptistères palèochrétiens, Paris 1962,
pp. 22 ss.
3 II significato generico che si riferisce ad un corso d ’acqua per anto­
nomasia spiegherebbe l’esistenza di altri fiumi, nell’area del bacino medi-
terraneo, che hanno la stessa denominazione, come nel Peloponneso nella

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INTRODUZIONE

Non è semplice determinare in che misura i testi dei


Padri abbiano influito, soprattutto nel corso dei primi
secoli del cristianesimo, ad impostare o anche più sem­
plicemente ad influenzare sistemi costruttivi e criteri
decorativi rivolti a concepire e quindi a formulare nuove
strutture architettoniche, che in qualche modo dovevano
rispondere alle esigenze di una comunità, quale quella
cristiana che era in progressiva espansione e quindi
necessitava di luoghi appositamente idonei allo svolgi­
mento delle celebrazioni liturgiche.
La vera e propria organizzazione rituale dell’inizia­
zione è documentata a partire dal II secolo in poi.
La Didaché e la 7 Apologia di Giustino denotano
come, attorno all’arcaico e semplice gesto dell’abluzione,
comincia ad affiancarsi la presenza di alcuni riti che, in
origine, consistevano soltanto in atteggiamenti esistenzia­
li connessi con l’episodio battesimale, come per esempio
la funzione penitenziale e catechetica, nonché la respon­
sabilità della comunità gravante sulla testimonianza di
persone battezzate che doveva garantire la moralità e la
preparazione del battezzando.
La catechesi morale è la base della preparazione
richiesta per accedere al battesimo. Il tema trattato dalle
due vie4, quella della vita e quella della morte, sta alla
base di questo insegnamento morale, che una volta appre­
so viene ad assumere valore di conditio sine qua non alla
amministrazione del sacramento iniziatico. E sempre la
Oidaché a fornire particolari interessanti ed essenziali. La

regione dell’Elide, o nell’isola di Creta. In Palestina il fiume Giordano


rimase a lungo la sede più importante, se non unica. Secondo Eusebio di
Cesarea, lo stesso Costantino aveva ricevuto il sacramento nelle acque san­
tificate dal Messia. Cfr. E usebio DI CESAREA, Vita Const. 4,62.
4 Did., 1,1 ss. Cfr. J. QuASTEN, Patrologia, 1 ,1980, p. 40. Cfr. J. Bet z , Die
Eucharistie in der Didacbe, in Archiv fiir liturgiewissenschaft, 1969, pp. 19 ss.

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BATTESIMO E BATTISTERI

formula da usare nel battesimo è quella trinitaria, la mate­


ria è l’acqua corrente. Ed è questa da preferirsi, proprio in
virtù del suo precipuo simbolismo. In caso di necessità
sono previste eccezioni, come quella dell’acqua calda se
non c’è la fredda, e dell’infusione al posto della immersio­
ne se l’acqua di cui si può disporre non è sufficiente. Se
nella Didaché si riscontra la presenza di un catechismo
morale, in Giustino prevale l’intento apologetico, e di
conseguenza non trova affatto difficoltoso trattare dei
misteri dei cristiani; anzi, al contrario, considera ingiustifi­
cato qualsiasi sospetto a riguardo, e così arriva, molto
liberamente, a m ettere in luce la bellezza, nonché la
purezza della liturgia battesimale. Tutto questo condurrà
Giustino a considerare illuminato chi accoglie la dottrina
cristiana, dando il proprio assenso di fede e promettendo
di adeguare la sua stessa condotta di vita ad essa5.
E la luce della nuova fede abbracciata che ispira a
costruire il Battistero di S. Giovanni in Fonte a Milano
tenendo conto di determinate caratteristiche quali il ful­
gore delle pareti, dei marmi, delle gemme incastonate
secondo la descrizione riportataci da Ennodio alla fine
del V secolo (Carmina II, 181).
Anche nella I Apologia di Giustino troviamo l’espres­
sione illuminazione (fotismós) insieme a quella di lavacro
(loutrón) e a quella di rigenerazione (anagénnèsis) per
definire il battesimo. La terminologia di Giustino ci offre

5 Nei vangeli di Matteo e Luca e nel Libro degli Atti (Mt 3, 11; Le 3,
1; Act 2, 1 ss.) si sottolinea uno stretto legame tra Spirito e fuoco, vedendo
in quest’ultimo un simbolo del primo. Sarà la letteratura patristica ad ela­
borare un’associazione tra l’illuminazione dello Spirito ed il lavacrum rege­
nerationis (cfr. Tt 3, 5) che già Paolo collega con il pignus Spiritus (cfr.
2 0 5 ,5 ) .
S econdo G iu stin o nel m o m en to stesso in cu i G esù discese nel G io rd a n o si
sv iluppò u n fu o co nelle acq u e d e l fium e; cfr. GIUSTINO, Dial., 88.

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INTRODUZIONE

molti elementi importanti per la lettura sia dei riti com­


presi nella liturgia battesimale sia dei significati trasferiti
nel linguaggio della prima arte cristiana, tendente soprat­
tutto a fornire chiari messaggi di fede con non pochi
richiami al simbolismo biblico, anche se ancora sul piano
sociale e religioso non si può parlare di frattura tra rito e
vita. Notiamo, difatti, quanto egli focalizzi il discorso sul
tema della fede, della penitenza e della catechesi, anziché
sul rito vero e proprio6.
La I Apologia continua riportando elementi impor­
tanti per ciò che concerne il rituale della celebrazione
eucaristica che seguiva immediatamente il battesimo e
alla quale prendevano parte anche i neofiti7.
Per la celebrazione eucaristica erano offerti il pane,
una coppa d ’acqua ed una di vino temperato, che una
volta consacrati, venivano distribuiti ai presenti e quindi
portati anche agli assenti. Si denota, dunque, quanto il
battesimo doveva venir posto in relazione diretta con
l’eucarestia e quindi con la Chiesa, anche se le ritualizza-
zioni non erano ancora sufficientemente sviluppate.
Intanto consideriamo che il cristianesimo, proceden­
do verso una istituzionalizzazione quale fenomeno reli­
gioso vede pian piano delinearsi, accanto ad un rito am­
piamente strutturato, una perdita della originaria fre­
schezza e soprattutto dell’impegno personale che avreb­
bero dovuto essere vissuti in sintonia con le stesse cele­
brazioni liturgiche dei sacramenti.
Nel III secolo, conseguentemente al crescere del
numero dei convertiti, inizia a delinearsi l’organizzazione
di un catecumenato molto più preciso. La Tradizione
Apostolica di Ippolito ci permette di conoscere come in

6 G iu s tin o , Apoi. 1,61.


7 Cfr. G iu s tin o , Apoi. 1,65.

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BATTESIMO E BATTISTERI

Occidente, agli inizi del III secolo, era organizzata la pre­


parazione immediata ai sacramenti iniziatici8.
Siamo nel periodo in cui la domus ecclesia costituisce
una istituzione oramai bene organizzata e da una notizia
riportataci dal Liber Pontificalis (Liber Pontificalis I,
148) apprendiamo dell’organizzazione ecclesiastica ope­
rata in Roma da Papa Fabiano (236-250), che compren­
deva sette regioni ecclesiastiche e venticinque Tituli
facenti capo quasi tutti ad una domus ecclesia che aveva
precise funzioni secondo principi molto simili a quelli
delle odierne parrocchie.
E soprattutto la domus ecclesia, prima dei complessi
basilicali del IV secolo, comprendenti anche i battisteri,
a dare la possibilità di amministrare, in ambienti più ido­
nei, il battesimo e di celebrare le agapi fraterne9.
A Roma, grazie agli scavi archeologici, conosciamo
alcune di queste realtà tra cui la casa di Bizante al Celio
che è un esempio di come la domus romana, una volta in­
nestatosi il cristianesimo nel tessuto sociale urbano, pote­
va essere utilizzata per lo svolgimento di funzioni di culto.
Interessante è notare come in questo caso nei locali
del triclinium e nei vani appartenenti ad un impianto ter­
male privato annesso alla domus ci siano segni evidenti di
una organizzazione cultuale di una comunità cristiana
che in questo luogo amministrava senza dubbio il batte­
simo ai proseliti. Sempre la Tradizione Apostolica di
Ippolito, nel rituale battesimale, specifica l’opportunità
di avere acqua fluens, anche se questa non è del tutto
indispensabile. La descrizione stessa dei diversi momenti
di cui constava la liturgia del battesimo, induce a riflette­
re sulla necessità di dover disporre di locali idonei ai vari

8 I p p o lito , Trad. Apost. 22.


5 R. K ra u th e im e r, Architettura paleocristiana e bizantina, 1981, p p. 11 ss.

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INTRODUZIONE

momenti come quelli riguardanti la preparazione imme­


diata al bagno battesimale, là deposizione delle vesti e
dei monili, il rito dell’unzione, come pure i riti post-bat­
tesimali fra cui l’unzione fatta con l’olio sanctificatum e la
stessa celebrazione della liturgia eucaristica che prevede­
va, sempre secondo il rituale della Traditio, l’offerta da
parte dei neo-battezzati di una coppa di acqua signifi­
cante il bagno battesimale appena ricevuto.
La fine del II e il III secolo vedono emergere trattati
più teologici che liturgici sul battesimo. Ireneo pone
nella Demonstratio apostolicae praedicationis una esposi­
zione della fede sotto forma storica attraverso la ripresa
delle tappe più salienti della storia della salvezza, con un
diretto ricorso ai testi dell’Antico Testamento10.
La Demonstratio è, difatti, la prima opera patristica
che riesce a fornirci un iter catechetico della storia della
salvezza, e che sarà poi la base della catechesi iniziatica
del IV secolo11.
Origene, il primo catecheta vero e proprio, come ci
riporta Eusebio di Cesarea, trasmette nelle sue opere
pervenuteci, soprattutto nel Contra Celsum, chiarimenti
importanti sulla catechesi e sulla struttura del catecume­
nato. Ma dobbiamo arrivare a Tertulliano, e molto pro­
babilmente al periodo cattolico della sua vita, intorno
cioè agli anni 205-206, per avere il primo trattato com­
pleto sul battesimo e sulla catechesi battesimale.
Il De Baptismo, in virtù dell? sua esposizione siste­
matica della realtà iniziatica dei primi secoli del cristia­
nesimo costituirà un vero e proprio modello alle opere
seguenti.

10Cfr. J. DANIÉLOU, La catechesi nei primi secoli, Torino 1968, pp. 75 ss.
11 B. CAPELLE, L'introduction du catéchuménat à Rome à la fin du
secondsiècle (RTAM), 5,1933, pp. 129 ss.

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BATTESIMO E BATTISTERI

L’interesse del tutto particolare che da esso ne deriva


sta nel fatto che l’opera di Tertulliano ci offre la possibi­
lità di un chiaro esempio di interpretazione delle figure
battesimali dell’Antico e poi del Nuovo Testamento12.
L’influenza diretta sulla simbologia iconografica sarà
inevitabile. Basti pensare ai rilievi dei sarcofagi di via
della Lungara (Rep. 777), quelli di S. Mana Antiqua (Rep.
747) ed i numerosi frammenti presenti oggi al museo Pio
Cristiano in Vaticano (Rep. 150), opere tutte databili alla
fine del III secolo. Questi riferimenti sono notevolmente
interessanti anche perché hanno precedenza cronologica
rispetto alla più diffusa arte funeraria paleocristiana che,
come vedremo, avrà quale carattere peculiare quello di
preferire riferimenti biblici attraverso il ricorso alle più
antiche figure battesimali, privilegiando quelle inerenti
all’elemento acqua, simbolo di vita e di salvezza13.
La liturgia battesimale, quando viene emanato l’Edit­
to di Milano, risulta essere oramai ben fissata.
La catechesi degli adulti è forse l’elemento principale
della vita delle comunità cristiane. Il IV secolo, quindi,
viene ad essere caratterizzato da un forte impegno dei
vescovi, sia in Occidente che in Oriente, nella catechesi,
rimandata quasi sempre a dopo la recezione del battesi­
mo. Si pensi a Cirillo di Gerusalem me, a G iovanni
Crisostomo, ad Ambrogio, ad Agostino, a Teodoro di
Mopsuestia14.
Non a caso la costruzione dei battisteri comincia in
questo secolo a far riferim ento esplicito all’ogdoade
patristica, ponendo l’accento sul simbolo del numero otto
che porterà in seguito a far prediligere la pianta centrale

12 Cfr. T ertullian o , De Bapt., 5.


13 T ertullian o , De Bapt., 4.
14J. D a n iél o u , Op. dt„ p p . 135 ss.

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INTRODUZIONE

ottagona rispetto alle altre proprio per il diretto rapporto


che questa aveva con l’ottavo giorno e quindi alla risurre­
zione di Gesù Cristo e alla salvezza definitiva da lui portata.
Inevitabili sono anche i riferimenti agli ambienti degli
edifici termali che presentavano un importante punto di
riferimento dovuto al necessario uso dell’acqua, di vasche
e di ambienti annessi che in qualche modo dovevano
garantire, secondo certe modalità pratiche, l’andamento
della solenne celebrazione del sacramento del battesimo.
Per alcuni studiosi i battisteri e gli edifici sacri in
genere, si riallacciano a quest’ultima tipologia costruttiva
romana, prima di tutto funzionale, perché avrebbe con­
sentito una facile copertura a cupole, quindi legata ad
una garanzia di maggiore durata e continuità nel tempo.
Altri studiosi, tra questi Perogalli, tendono ad intrec­
ciare una dipendenza dei battisteri, a partire dal IV seco­
lo, dall’architettura termale romana ma con una rinnova­
ta funzionalità dovuta alla nuova funzione che il battiste­
ro doveva assolvere15.
Partendo quindi da significative continuità architetto­
niche tra l’arte costruttiva termale romana e quella dei
battisteri, possiamo anche desumere un certo nesso logi­
co tra i primi, quali ambienti adibiti per un uso pretta­
mente fisico e di tempranza corporale e i secondi in quan­
to luoghi di rinascita nella fede cristiana. Volendo cercare
riferimenti pratici tra i monumenti più noti si può citare il
caso riguardante i battisteri di Ravenna, sia quello degli
Ortodossi che quello degli Ariani, la cui costruzione non
può essere considerata a tutti i costi come il risultato di
una sovrapposizione di edifici cristiani su ambienti terma­
li di epoca imperiale. Invece, a proposito del Battistero

15 C . PEROGALLI, Architettura dell''altomedioevo occidentale, M ilano


1974, p p . 76 ss.

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BATTESIMO E BATTISTERI

Lateranense in Roma, non ci sembrano essere dubbi, spe­


cialmente dopo i recenti scavi architettonici16.
La stessa cosa sarebbe avvenuta a Salona sulla costa
dalmata. In quest’ultimo caso il Dyggve17 avrebbe ideato
un vero e proprio itinerario catecumenale e quindi batte­
simale stimolato da un complesso battistero provvisto di
molti locali annessi che avrebbero avuto la funzione di
luoghi adibiti alla preparazione spirituale e liturgica del
battesimo.
Osservando la struttura dei primi battisteri occiden­
tali a partire dal IV secolo, emerge spontanea una breve
puntualizzazione su quello che potrem mo definire il
cuore del battistero: la vasca in cui, concretamente, veni­
va amministrato il sacramento. In questo caso, come del
resto avveniva per la pianta del battistero, il ricorso a
svariate forme, privilegiando quella ottagonale, circolare
e cruciforme, caratterizzava non solo lo stile architettoni­
co del monumento, ma bensì la sua stessa simbolica idea­
zione. E il caso di citare un epigramma di Ennodio18 in
cui questi, descrivendo il battistero di S. Stefano a Mi­
lano, ed esaltandone i meccanismi idraulici grazie a cui
l’acqua cadeva sotto forma di pioggia sui catecumeni,
rimanda direttamente l’ispirazione di questo originale
dispositivo ad ardite raffinatezze di alcuni impianti ter­
mali romani di epoca tardo-imperiale.
Se sulle basi delle sole fonti letterarie patristiche
volessimo ricostruire un tipo di edificio di culto, chiesa o

16 G. PELLICIONI, Le nuove scoperte sulle origini del Battistero


Lateranense, in A tti della Pontificia Accademia Romana di Archeologia, voi.
XII, I, Roma 1973, p. 9.
17 P . TESTINI, Archeologia Cristiana, Bari 1980, p. 625.
18 Sulla complessa origine dei battisteri milanesi cfr. M. MIRABELLA
ROBERTI, Il Battistero Ambrosiano di S. Giovanni alle Fonti, Milano 1968,
pp. 30 ss.

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INTRODUZIONE

battistero che sia, ci accorgeremmo, ben presto, che ci


verrebbero a mancare molti dettagli tecnici, e tra questi,
alcuni determinanti. Il problema diventerebbe più com­
plesso se ci si avvicinasse all’epoca sub-apostolica e so­
prattutto se la ricerca vertesse in maniera particolare sul
battistero quale entità architettonica a se stante ed esclu­
sivamente ideata per amministrare il sacramento iniziati­
co. Dobbiamo arrivare al V secolo per trovare una testi­
monianza letteraria cristiana che fornisce precise indica­
zioni sulla costruzione del battistero. Si tratta del Testa­
mentum Domini Nostri Jesu Christi. L’originale di que­
sto testo lo possediamo in versione siriaca19.
La sua origine è da collegarsi ad un ambiente mono-
fisita e nel primo libro di quest’opera addirittura si detta­
no le regole su cui si devono ideare la chiesa ed il batti­
stero, dandone le relative misure in cubiti.
Sarà comunque l’attività edilizia che Costantino pro-
muoverà, sia a Roma che nelle altre parti dell’Impero,
soprattutto in Oriente, a determinare non solo una fiori­
tura di sistemi costruttivi, ma a gettare le basi per nuovi
criteri di intendere l’edificio di culto cristiano rivolto
non più a circoscritte comunità di persone ma ormai ad
una massa innumerevole di fedeli.
Contemporaneamente, e non a caso, si riscontra la
presenza di una letteratura che sostiene anche ideologi­
camente la nuova fede e che non manca di dare indica­
zioni, a volte molto esplicite, a proposito degli edifici di
culto, soprattutto sulle basiliche (non si dimentichi che
lo stesso battistero in epoca costantiniana è sempre com­
preso nell’ambito del cosiddetto im pianto basilicale
costituito appunto da basilica, battistero e annessi). Basti

19 Cfr. J. E. RAHMANI, Testamentum Domini nostri Jesu Christi, trad.


Latina, Magonza 1899.

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BATTESIMO E BATTISTERI

pensare alla descrizione che fa Eusebio di Cesarea della


Basilica di Tiro20 a quella di Sidonio Apollinare della
Cattedrale di Lione21. E proprio questa letteratura, con­
temporanea e posteriore a Costantino, a darci prova di
quanto le testim onianze patristiche dei prim i secoli
abbiano influito, e con una certa determinazione, non
tanto al sorgere di una nuova arte cristiana, ma quanto
meno ad una interpretazione nuova di questa, soprattut­
to alla luce della novità del messaggio evangelico.

Il b a t t e s im o n e l l e t e s t i m o n i a n z e a r c h e o l o g i c h e

E PATRISTICHE

1. Le origini: il Giordano

È opinione ormai da tutti condivisa, che il battesimo,


nei primissimi secoli dell’era cristiana, veniva ammini­
strato in luoghi del tutto naturali, privilegiando chiara­
mente i fiumi e le sorgenti d’acqua.
In Palestina il fiume Giordano22 rimase a lungo la
sede più importante, se non unica. Secondo Eusebio di
Cesarea lo stesso imperatore Costantino avrebbe ricevuto
il sacramento nelle acque santificate dal Messia23.
Condizione quindi necessaria la presenza dell’elemen­
to acqua. Il libro degli A tti degli Apostoli è molto esplici­
to a proposito, quando riporta l’episodio di Filippo che

20 E u sebio d i C esarea , Hist. Eccl., 10,4,26.


21 Sid o n io A po l l in a r e , Ep. 2 ,1 0 ,4 .
22 Mettendo in relazione il termine ebraico yarden con la radice yarad,
l’etimologia del nome G iordano corrisponderebbe a ciò che discende.
Filone si associa a questo senso: Ιορδάνης δε κατάβασις ερμηνεύεται; cfr.
Filone, Legum Allegoriae, 2,89.
23 Cfr. E u sebio d i C esarea , Vita Const. 4,62.

20
INTRODUZIONE

battezza l’eunuco, funzionario di Candace, regina d’Etio­


pia, venuto per il culto a Gerusalemme24.
Il racconto menziona Filippo25, uno dei primi sette
diaconi della Chiesa Apostolica, che recandosi, appun­
to, da Gerusalemme a Gaza26 ed incontrandosi con il
fu nzionario stran iero , dopo avergli annunziato la
buona novella di Gesù, ottiene dall’eunuco la richiesta
di ricevere il battesimo.
Altrettanto notevole è l’esperienza di Pietro a Ce­
sarea in casa di Cornelio, centurione della Coorte itali­
ca. Anche questo episodio è riportato da Luca nel libro
degli A tti27. Pietro, giunto appositamente da Giaffa,
tenuto il discorso sull’annuncio del Cristo in casa di
Cornelio, e notando le meraviglie dei fedeli circoncisi
che lo avevano seguito e perché anche sui pagani si
effondesse il dono dello Spirito Santo, affermò la pa­
rità tra circoncisi e non, come condizione per ricevere
il battesimo ed ordinò che Cornelio e i suoi familiari
venissero battezzati28.
Si nota, con evidenza, che in tutti i casi, il battesi­
mo, sin dalle origini, attraverso l ’elem ento acqua,
viene preceduto dall’annuncio apostolico della Chiesa,
il κήρυγμα29.
L’acqua, origine e simbolo della vita, diviene, in virtù
del battesimo cristiano, fonte di rinascita per i meriti di

24Act 8,26-40.
25 Filippo è chiamato evangelista e portatore del vangelo (φιλίππος o
ευαγγελιστής) per distinguerlo dall’apostolo omonimo.
26 Nel testo la definizione baec est deserta, con ogni probabilità, è da
riferire alla strada e non alla città di Gaza.
27Act 10,34 e ss.
Ά Act 11, 18.
29 Cfr. Act 2, 38-41; 7, 2-53; 8, 12; 16, 11 ss.; 18, 8; 19, 4; lCor 2, 4;
Gal 1,11 ss.; £ /3 ,1 ss.

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BATTESIMO E BATTISTERI

Cristo sulle rive del G iordano, Giovanni il Battista,


annuncia la venuta di uno che è più potente di lui50:
«Ego baptizo vos in acqua, ... ipse vos baptizabit in
Spiritu Sancto et igni». La prorompente affermazione del
Battista fa forse intuire l’influenza che aveva l’uso esseno
di ripetere le purificazioni con l’acqua in diversi momen­
ti della giornata, e che avvenivano, generalmente in tor­
renti o fiumi, o in apposite piscine, come quelle visibili,
in parte, grazie agli scavi archeologici sulle rive occiden­
tali del Mar Morto, dove risiedeva la sede centrale della
comunità essena31.
Se si osserva un ordine cronologico degli avvenimen­
ti narrati nei Vangeli, l’incontro di Gesù con il Battista
avviene prima dell’attività pubblica del Messia. Il quarto
Vangelo pone l’evento prima dell’episodio delle nozze di
Cana32 e del ritiro nel deserto di quaranta giorni.
Gesù, prima di incominciare la sua vita pubblica, si
sottopone alla prassi comune dell’immersione avente
carattere purificatorio imposta dalla legge ebraica ai pro­
seliti prima di essere circoncisi33. Nessuno degli evangeli­
sti, però si sofferma a definire la scena. Non appare nes­
sun particolare sul rito, sul tempo, né sul luogo preciso

30 L’uomo stesso, secondo i racconti della creazione è costituito mate­


rialmente da terra umida (Gen 1, 1 ss.). La creazione ci fa comprendere,
altresì la stessa concezione verginale di Gesù. Nella nascita di Cristo, come
nella creazione del primo uomo, vi è un inizio assoluto.
In Gv 4,5-15; 7, 37 è Gesù stesso che si definisce la fonte dell’acqua eterna
e in Gv 3,1-8 richiama alla nascita dall’acqua e dallo Spirito come condi­
zione per entrare nel regno di Dio.
L’acqua battesimale sarà poi assimilata da Agostino ad un utero materno: -
Vulva matris, acqua baptismatis -, cfr. AGOSTINO, Ser. 119, 4.
31 Cfr. G. F la v io , Bel. Iud. 2, 8; cfr. Bibliografia in M. J. LAGRANGE,
Le ]udaisme avant Jésus-Christ, Parigi 1931.
32 Gv 2, 1 ss.; 10,40 ss.
33 E z 3,25 ss.; Zc 13,1 ss.

22
INTRODUZIONE

dove avvenne il battesimo di Gesù. Lo scenario, se si


accetta la tradizione orientale che vuole il luogo del bat­
tesimo di Gesù in corrispondenza dell’attuale chiesa
greco-ortodossa, che ricorda l’evento, è quello del lato
destro del Giordano, nei pressi della sponda ovest del
Mar Morto, nei pressi delle grotte di Qumran.
I vangeli di Matteo e Luca ed il libro degli Atti sot­
tolineano un legame tra lo Spirito e il fuoco34, vedendo
in quest’ultimo un simbolo del primo.
Secondo Giustino nel momento in cui Gesù discese
nel Giordano si sviluppò un fuoco nelle acque del fiume35.
II fuoco, immagine dello Spirito è, sin dalle origini,
associato all’acqua. Lo stesso Paolo collega il lavacrum
regenerationis36 ed il pignus Spiritus37.
Il battesimo, avendo nell’acqua l’elemento naturale
essenziale, diviene bagno di purificazione per l’azione
dello Spirito Santo. In ogni modo la dottrina dell’inizia­
zione cristiana parte dai racconti del battesimo di Gesù
ed in questo episodio vengono a coincidere due aspetti da
mettere in rilievo e cioè l’inizio della missione di Gesù e
la manifestazione dello Spirito Santo. Il titolo stesso con il
quale il Padre manifesta la presenza del Figlio nel mondo,
ha un profondo significato messianico38 ό αγαπητός è il
Prediletto da Dio in quanto l’unigenito del Padre, espres­
sione già usata dal libro della Genesi39 nei confronti di
Isacco e racchiude tutto il senso dell’amore del Padre,
nonché l’autenticità della filiazione divina del Cristo.

34 Cfr. U t 3, 11 ;Lc 3, 11.


55 G iu s t in o , Dial., 88.
56 Tt 3,5.
57 2Cor 5,5.
K Act 10,38.
59 Gen 22,1 ss.

23
BATTESIMO E BATTISTERI

Come pure l’uso della forma έν ώ ευδόκησα ha in sé


l’espressione della dignità dell’Inviato di Dio, in quanto,
questi compie, perfettamente, la volontà del Padre40.
Attraverso lo studio delle fonti e le scoperte archeo­
logiche sappiamo con certezza che fino al II secolo e
buona parte del III, qualsiasi ambiente poteva essere
utilizzato dalle prime comunità cristiane per l’esercizio
del culto e, quindi, per amministrare il battesimo. A
proposito è sufficiente ricordare l’uso di installare un
semplice bacino, come avveniva già in epoca costanti­
niana in diversi luoghi della Macedonia ed in altre loca­
lità della Grecia e dell’Egeo.
Attraverso invece la catechesi patristica e soprattut­
to per la sua caratteristica di attenersi all’essenza della
fede, giungiamo a conoscere non solo la trasmissione e
la forza del κήρυγμα, proprio dell’epoca apostolica, ma
anche l’insegnamento ordinario, Yhomilia, rivolto ai
nuovi membri delle comunità cristiane41.
Con l’istituzione del catecumenato e con la relativa
catechesi, che si riscontra a partire dalla fine del I se­
colo42, si va delineando un particolare aspetto dell’uso
della Sacra Scrittura: alcune figure ed avvenimenti
dell’Antico Testamento riferiti e riletti alla luce del N uo­
vo Testamento, vanno a creare, a mano a mano, una
tipologia che assumerà, soprattutto dal III secolo in poi,
un percorso obbligato nella catechesi sacramentaria,
particolarmente in quella battesimale e nell’esplicazione
dei relativi riti.

40 Is 42, 1.
41 Cfr. Ch. MOHRMANN, Praedicare-Tractare-Sermo, in Études sur le
latin chrétiens, voi II, Roma 1961, pp. 63 ss.
42 Cfr. J D ani ÉLOU, Théologie du judée-christianisme, pp. 239 ss.

24
INTRODUZIONE

Per quanto riguarda il fiume Giordano, si può par­


lare di veri e propri cicli catechetici, attraverso cui per­
sonaggi ed episodi della storia della salvezza vanno a
convergere verso lo stesso simbolismo. L’elem ento
acqua, che dalle origini è strumento vivificante della
creazione nelle mani di Dio, è usato, da Dio stesso,
come principio di annientamento del male e del peccato
presenti nel m ondo43. Questo ed altri cicli catechetici,
che possono definirsi scritturistici, ritenuti essenziali
per la stessa comprensione della historia salutis, vanno
così ad alimentare un contenuto eminentemente tipolo­
gico ancorato alla tradizione inaugurata dal Nuovo Te­
stamento che tende a spiegare e ad interpretare il sacra­
mento mediante analogie con gli avvenimenti biblici più
rilevanti, assicurando, nel medesimo tempo, una neces­
saria continuità tra economia della salvezza e diffusione
della dottrina cristiana44.
Difficile è tracciare un ordine cronologico della raffi­
gurazione del Giordano, soprattutto in riferimento ai
racconti della Creazione e quindi alle acque primordiali.
Alla base si deve, a mio avviso, tenere costantemen­
te presente il complesso di questioni storico-religiose
rivolte ad una sem pre e più crescente elaborazione
mistica del battesimo, che appunto, partendo dagli e-
venti del Giordano, vanno trasformandosi nel mistero
battesimale come mistero cristiano fondamentale dell’i­
niziazione, per mezzo del quale si ha parte della vita di­
vina del Cristo morto e risorto e che arriverà ad essere
definito il mistero che rende perfetti, μυστήριον τής
τελειώσεως45.

43 T er t u l lia n o , De Bapt., 9.
« C fr. M t 1 2 ,3 ; 1 2 ,3 8 ss.; 1Cor 10,1-5; 1 Pt 3 ,1 9 -2 1 .
45 G r e g o r i o N a z ia n z e n o , Oratio, 4 0 ,2 8 .

25
BATTESIMO E BATUSTERI

2. Le figure battesimali nella pittura cimiteriale dei primi


secoli

Le raffigurazioni dei temi battesimali nelle catacom­


be romane si possono classificare, senza dubbio, tra le
prime testimonianze pittoriche dell’arte paleocristiana. E
bene precisare che ci troviamo di fronte ad una funzione
spesso decorativa per mezzo di una immagine o di una
scena raffigurata e non a cicli pittorici veri e propri. Di
conseguenza, prima del periodo della pace è impossibile
pensare all’esistenza di un linguaggio figurato già ben
costituito. Spesso gli esecutori delle pitture delle cata­
combe sono gli stessi che lavoravano per l’impero e le
difficoltà emergono maggiormente quando, trovandoci
in ipogei di diritto privato, l’accostamento di raffigura­
zioni artistiche di stile tardo classico ispirate a tematiche
pagane con quelle di ispirazione cristiana, caratteristica
questa non sempre eccezionale, rende più problematico
il determinare l’origine degli schemi decorativi e figurati­
vi esistenti in un’area cimiteriale.
Nelle catacombe romane, tra le prime scene che pos­
sono considerarsi riferite ai cicli catechetici battesimali,
sono da annoverare quelle presenti nell’area cimiteriale
di S. Callisto, tra le vie Appia Antica e Ardeatina46. Nel
cosiddetto doppio cubicolo X - Y, nella regione delle
cripte di Lucina, zona questa unita solo in epoca tarda
alla catacomba vera e propria, si trovano, nel primo
ambiente, delle pitture risalenti alla fine del II secolo47.
Nel primo cubicolo è raffigurato Gesù, che dopo il
battesimo è aiutato dal Battista mentre esce dalle acque

43 G r e g o r i o N a z ia n z e n o , Oratio, 4 0 ,2 8 .
46 C fr. G . B. D e R ossi, Roma sotterranea, voi. I, p. 306.
47 E. Josi, Il Cimitero di Callisto, R om a 1933, p p. 21 ss.

26
INTRODUZIONE

del fium e G io rd an o e, sem pre in co rrisp o n d en za


dell’ingresso che immette nell’ambiente Y, si nota la di­
scesa della colomba48. La scena si differenzia sostanzial­
mente ed iconograficamente da tutte le altre aventi tema­
tiche battesimali e presenti in altri cicli pittorici catacom­
bali: un uomo, molto probabilmente Giovanni il Battista,
in posizione eretta sulla sponda del fiume e con i piedi
poggianti sulla nuda terra, aiuta un altro, Gesù, ad uscire
dalle acque, tenendogli la mano. Alcuni studiosi non
scorgono tanto in queste immagini il dopo-battesimo di
Gesù nel Giordano, ma quanto piuttosto una rappresen­
tazione simbolica avente carattere penitenziale49, forse
con riferimenti a certe tendenze che si rifanno ad una
presunta ellenizzazione del sacramento del battesimo
riscontrata a partire dal II secolo50.
La scena del battesimo è estremamente interessante.
L’esomide, classico vestito dei profeti che lasciava sco­
perta una spalla, caratterizza la figura del battezzante. Il
Cristo indossa una lunga tunica e dalmatica, impronta
questa di notevole significato simbolico e di chiaro riferi­
mento al sacerdozio del Messia; difatti, l’abbigliamento,
che si addice ad un ecclesiastico non dovrebbe tanto
interpretarsi come carattere peculiare di una raffigura­
zione del battesimo di un catecumeno, ma quanto una

48 Cfr. G. WlLPERT, Le pitture delle catacombe romane, Roma 1903,


taw. 24-29. P. TESTINI, Le catacombe e gli antichi cimiteri cristiani in Roma,
Bologna 1966, pp. 61 ss., fig. 144.
49 Cfr. J. FlNK, Theologische Revue, Miinster 1954, n. 50, p. 172.
50 A mio avviso siamo lontani, in questo caso, da teorie che in qualche
modo abbiano potuto influenzare il discorso iconografico della scena del
Battesimo di Gesù del cubicolo X-Y della Cripta di Lucina, basandosi su
un messaggio rettificante eventuali tendenze magicamente ritualistiche.
Cfr. A. O epke, Il battesimo come mistero sincretistico, G LN T (trad.
TWNT), Brescia, II, p. 80.

27
BATTESIMO E BATTISTERI

chiara espressione di contenuti cristologici senza troppo


intravederci un’esplicita differenza formale da collegare
necessariamente alla rappresentazione di un momento
post-rituale del battesimo. Lo stesso volo della colomba,
sull’ingresso del cubicolo Y, avrebbe un ruolo troppo
autonomo e distaccato. In ogni modo è anche indubbio
il contributo catechetico e rituale che le scene battesimali
vogliono tasmettere. Al di là dei personaggi evangelici
inseriti in un ordine iconografico ben decifrabile ed
oggettivamente inconfondibile, è sempre identificabile,
oltre all’episodio storico narrato, l’evento sacramentale
che si attua per mezzo della Chiesa. Alla particolare
impostazione della scena battesimale del primo cubicolo
di Lucina, databile, come si diceva, non prima della
seconda metà del II secolo51, si aggiungono interessanti
particolari tecnici di esecuzione, che fanno di questo tipo
di pittura un unicum vero e proprio.
Il pittore esce non solo dai canoni stilistici di una
possibile iconografia ufficiale, forse all’epoca del tutto
inesistente, ma rivela una certa originalità nell’esecuzione
delle figure; quindi è difficoltosa una catalogazione pre­
cisa, data l’esecuzione molto personalizzata e lontana
dalle cosiddette tecniche a macchia e tonale-disegnativa
che caratterizzano le prime pitture cristiane52.
Rimanendo sempre nella catacomba di Callisto, la
scena battesimale del cubicolo A2 esprime, sotto l’a­
spetto compositivo, caratteristiche molto vicine alla
produzione coeva tardo-antica romana. La naturalezza

51 Sul problema della datazione dell’intera area cimiteriale callistiana e


sulla deposizione di papa Cornelio, nonché sulla sua successiva traslazione
(253-257), cfr. L. R eek m a n s , La tombe du pape Corneilles et sa region cim i­
teriale, Città del Vaticano 1964, pp. 69 ss.
52 G. BOVINI, Momenti tipici del linguaggio della pittura cimiteriale
d'età paleocristiana, Ravenna 1957, p. 81.

28
INTRODUZIONE

dei colori, l’intensità del movimento dei personaggi,


ottenuto tecnicam ente con una sovrapposizione dei
bruni e dei rossi riescono a vivificare e focalizzare l’at­
tenzione nel punto centrale che è appunto proprio
quello del gesto del rito battesimale. La figura di de­
stra, il battezzando, volutamente più piccolo, anche per
rappresentare logisticamente l’immersione dei piedi nel
corso d’acqua, volge l’attenzione, alzando il capo, verso
il battezzante, il quale, a sua volta, prospetticamente
posizionato sulla sponda del fiume, è prónto ad incli­
narsi e a tendere le braccia in avanti. Il repertorio ico­
nografico dei cubicoli di S. Callisto, possiede nel mes­
saggio catechetico che visivamente rivela, un contributo
scritturistico e dottrinario veramente unico. Al di là di
quello che i massimi esperti del settore riescono ad
affermare, è chiaro che qui non ci troviamo nell’ambito
del settore della grande pittura dell’antichità, ossia lon­
tano dal fondare problem atiche di stile, da cui, tra
l’altro, la pittura cristiana del III secolo era ovviamente
lontana53, ma possiamo affermare che si assiste quasi ad
un nuovo inizio di far pittura, o di usar della pittura,
che tendendo a costituirsi quale strumento di lettura di
fede, si allontana dal voler semplicemente strutturare
visivamente una scena, una figura, un avvenimento
biblico, per lasciare il posto al valore espressivo ritenu­
to preminente rispetto a quello stilistico.
Di maggiore incisività risulta essere la raffigurazione
della scena del battesimo nel cubicolo A3 sempre nella
catacomba di S. Callisto. Si nota qui una maggiore incisi­
vità pittorica dovuta anche al contrasto di un vasto

53 Sui caratteri del cosiddetto espressionismo tetrarchico della pittura


cimiteriale cristiana tra il III ed il IV sec., cfr. J. De W it, Spatromische
Bildnismalerei, Berlin 1938, p. 33.

29
BATTESIMO E BATTISTERI

fondo chiaro incorniciato da un listello rosso-bruno di


cui sopravvive soltanto l’angolatura superiore e laterale
destra. Il Battista, a dorso nudo, indossa un perizoma.
Lo sguardo frontale, la mano destra è tesa in avanti per
versare l’acqua sul capo di Gesù, il quale, in sembianze
di fanciullo, tiene i piedi nell’acqua, mentre spostata in
alto, si intravede la colomba.
Emerge, nell’insieme, il forte contrasto di campi chiari
e scuri, che scandiscono uniformemente tutta la decora­
zione parietale esemplificata al massimo e facilmente leggi­
bile nella linearità e nella affiancatura delle figure, tutte
tendenti alla frontalità. Vicine alla scena di Gesù battezza­
to nel Giordano nel cubicolo A3, altre due raffigurazioni
rimandano al tema della salvezza operata da Cristo e si
riallacciano alla simbologia dell’acqua. Il pescatore che va
in un certo qual modo a personificare l’episodio evangeli­
co della pesca miracolosa, divenendo simbolo di vita, di
grazia e quindi di salvezza e la scena dell’incontro di Gesù
con la samaritana al pozzo di Sichem54, che è da collocarsi
tra le prime scene figurate con impostazione plastica
esemplificata al massimo, ma tesa al raggiungimento di un
nuovo significato, che si mantiene solidale con l’intento
iconografico delle altre scene raffigurate55.

5,1 II pozzo di Giacobbe, situato sulla strada che scorre tra i monti
Garizim ed Ebal, a circa 3 Km a sud-est di Nablus, dove Gesù ebbe il dialo­
go con la samaritana (Gv 4, 1 ss.), risulta essere alimentato da una fonte di
acqua sotterranea e ciò spiegherebbe come mai Giovanni usa, alternando, i
termini fons e puteus. Giovanni pone inoltre l’accento sulla profondità del
pozzo: - puteus altus est - e ciò trova riscontro anche nelle attuali dimen­
sioni che la fonte presenta che sono di circa 30 metri di altezza e di 2,5
metri di larghezza alla base, restringendosi poi verso l’alto, dov’è posto il
foro d ’accesso per attingere l’acqua.
55 I riferimenti della letteratura patristica all’incontro di Gesù con la
samaritana, vanno anche al di là della stessa tipologia sacramentale e spesso
si nota come l’episodio venga fortemente indicato come richiamo ai discorsi

30
INTRODUZIONE

Nella Catacomba dei SS. Marcellino e Pietro, sulla via


Labicana, si trova una figurazione battesimale diretta nel
cubicolo detto del Cristo docente56. La pittura, concepi­
ta similmente a quelle dei cubicoli di Callisto, corrispon­
de agli antichi canoni liturgici del battesimo per immer­
sione, che terminano di essere rappresentati con questo
schema nella seconda metà del III secolo. Gesù è in
basso, ha i piedi nelle acque del fiume Giordano e la sua
nudità richiama quella del battezzando mentre la mano
superstite del Battista, posta sul suo capo è un diretto
riferimento al rito della confirmatio che seguiva immedia­
tamente quello del battesimo vero e proprio. In alto, leg­
germente spostata a sinistra, la colomba, simbolo dello
Spirito Santo, dalla quale partono, in maniera del tutto
originale, dei raggi, che inglobano interamente la figura
del Cristo a mo’ di cono di luce. Colpisce, al centro della
scena, la figura del Salvatore dipinta con colori rosso­
bruni; le ombre, ottenute con larghe pennellature in ocra
grigio-verde, delineano le fasce muscolari e le forme
grossolane della colomba, sovrastante la scena, avente
proporzioni notevoli rispetto alle figure.

propriamente simbolici, quali l’accoglienza dell’Antico Testamento raffigu­


rato nella richiesta alla donna, oppure il vero dono di Dio che va oltre la
stessa Scrittura. Cfr. ORIGENE, In Jo. XIII, 23-25; ORIGENE, Hom. I li in
Cant. 2, 8; IGNAZIO, Rom. VII, 2; AMBROGIO, Hex. IV, 1-3; AGCOTNO, In
ev. Jo. 17,2.
56 Oggi la catacomba è posta lungo la via Casilina, già via Labicana. II
toponimo ad duas lauros, di cui fa menzione Tertulliano (Apoi. 35, 8), indi­
cava una zona cimiteriale degli equites singulares ed una proprietà imperia­
le denominata Subaugusta compresa tra le vie Prenestina e Labicana.
La località nel IV secolo veniva indicata anche con il toponimo ad S.
Helenam, in quanto qui sorse il mausoleo dell’imperatrice Elena. La deno­
minazione odierna invece di Torpignattara deriva dal sistema di sovrappo­
sizione di anfore e pignatte, molto usato in epoca tardo imperiale per alleg­
gerire la copertura della cupola.

31
BATTESIMO E BATTISTERI

Si nota una certa corrispondenza con alcune raffigura­


zioni scolpite su sarcofagi coevi, sia per quanto concerne
l’im postazione delle figure, sia per il gusto estetico
dell’espressione artistica, in funzione del significato reli­
gioso dell’opera. Per esempio, sul lato minore del sarcofa­
go n. 23893 del Museo delle Terme di Roma, è raffigurata
una scena del battesimo di Gesù che, relazionata soprat­
tutto a quella della catacomba dei SS. Marcellino e Pietro,
fa emergere una serie di particolari che potrebbero essere
riportati a canoni estetici nonché a unità di tradizione stili-
stico-iconografica tra pittura e scultura a proposito di
tematiche oggetto dell’arte paleocristiana e, particolarmen­
te, di questa, nel periodo successivo alla pace costantinia­
na. Sul bassorilievo del sarcofago incontriamo le medesi­
me proporzioni dei personaggi che si affrontano, con un
richiamo oltre che all’episodio del Giordano anche allo
stesso sacramento del battesimo. Il Cristo anche qui è
imberbe, fanciullo, simbolo della giovinezza ideale; ha una
folta capigliatura e le gambe sono immerse nell’acqua sino
alle ginocchia; accanto il Battista, che con i piedi sulla riva
del fiume è presentato, in uno smarrimento di proporzio­
ni, quasi colossalmente rispetto alla figura del Cristo. La
barba, il sommario drappeggio della clamide, nonché i
lineamenti marcati e poco più che abbozzati, contribuisco­
no a rendere la scena austera e carica d’effetto. La mano
destra del battezzatore è posta sul capo del Salvatore come
nelle scene battesimali dipinte nei cubicoli di Callisto,
mentre con la sinistra regge il rotolo del libro spiegato. È
interessante sottolineare quanto il richiamo esplicito al
battesimo rientri ancora nel campo specifico della prima
arte funeraria cristiana ed anche se non molto ricorrente
nella scultura e soprattutto sui rilievi dei sarcofagi, questa
presenza potrebbe far pensare più che ad un lavoro di
bottega o di laboratorio, ad una iniziativa del committente.

32
INTRODUZIONE

A PROPOSITO DI ALCUNI BATTISTERI PRECEDENTI ALLA PACE

Molto scarsi sono gli elementi a nostra disposizione


sull’esistenza di battisteri, o presunti tali, nelle catacombe,
unici complessi protocristiani coevi della domus ecclesiae.
Nel Cimitero di Priscilla a Roma, sulla Via Salaria
Nova, posta al livello del secondo piano, esiste una con­
serva d’acqua, una volta comunicante direttamente con
l’esterno e alla quale oggi vi si può accedere per mezzo di
una lunga scala interna.
Gli studiosi sono pressoché d’accordo a far risalire
questa zona del cimitero al IV secolo. Alcuni di questi
però, tra i quali il M arucchi, tendono a vederci un
ambiente adibito a battistero57.
Sono chiari, sulla lastra di marmo posta sull’orlo
della cisterna, i segni lasciati dalle funi per l’estrazione
dell’acqua. Ciò quindi, confermerebbe che la presenza
della fonte sia da mettere in relazione con l’uso comune
dell’acqua necessaria, tra l’altro, per i refrigeria che veni­
vano celebrati in suffragio dei defunti, oppure per altri
scopi, più che per amministrare il battesimo.
In ogni caso vale la pena notare che il cosiddetto batti­
stero di Priscilla è una vasca che ha una profondità di circa
2,80 metri e che le pareti presentano oltre a dei fori prati­
cati per ospitare le lucerne ad olio, diverse iscrizioni incise
sui m uri e che ci riportano al battesim o: «Q ui sitit
veniat...», «Urse vivas, Filicissime, Donata, vivatis in X ...».
In realtà l’idea che si potesse trattare di un battistero
deriva da una passio del IV secolo, registrata nelle Gesta
Marcellini (IV secolo) e più esattamente nella Passio
Sanctorum Papia et Mauro58, in cui si fa menzione del fatto

57 O. MARUCCHI, Le Catacombe romane, Roma 1933, p p . 26 ss.


58Acta SS., gennaio, II, Paris 1863, p. 371.

33
BATTESIMO E BATTISTERI

che i due martiri erano sepolti dove «Petrus baptizabat».


Inoltre, all’inizio del VI secolo, gli apocrifi simmachia-
ni, riportano che Papa Liberio battezzava «Obi Petrus bap­
tizabat» presso il Cim itero di Novella, ed infine la
Raccolta degli Olii di Monza del VII secolo, registra, sem­
pre a proposito «Oleo de side ubi prius sedit Scs Petrus» 59.
Resta comunque valida l’annotazione che sia i nume­
rosi segni di croce, sia i graffiti e soprattutto la fluente
presenza di acqua, rimandano allo sviluppo dell’iniziazio­
ne battesimale delle prime comunità cristiane presenti
nella capitale dell’impero dal II secolo in poi.
Le espressioni vivas, vivatis in X, rientrando nei con­
cetti più antichi dell’epigrafia cristiana, rimandano all’idea
dell’innesto dell’uomo in Cristo proprio in virtù del sacra­
mento del battesimo60.
Se il cosiddetto battistero di Priscilla dà adito a tante
ipotesi e non a pochi dubbi, nell’area cimiteriale di Pon-
ziano nei pressi della Via Portuense, sulla collina di Mon­
teverde, abbiamo, con ogni probabilità, l’unico esempio
di battistero nelle catacombe romane61.

59 La catacomba di Novella, posta sulla Salaria Nova, fu all’inizio con­


siderata un’appendice del complesso cimiteriale di Priscilla; in seguito,
approfondite le ricerche si rivelò un cimitero completamente separato il
cui accesso, sempre sul lato destro della Salaria, partiva da alcuni mausolei
del sopraterra (sub divo)·, cfr. P. TESTINI, op. cit., pp. 166 ss.
60 Cfr. C C a el et ti , Iscrizioni cristiane a Roma. Testimonianze di vita
cristiana (secc. III-V II), B P 7, F iren ze 1986, p. 14.
61 Attualmente la catacomba di Ponziano è sita in via Poerio. De­
nominato dalla località ad ursus pileatum, questo luogo di sepoltura è lega­
to al nome di diversi martiri tra i quali i SS. Abdos e Sennen, insieme con i
loro compagni Milix e Vincenzo e Pollione, quest’ultimo martire traslato in
Pannonia. Nel sopraterra furono eretti degli oratori nei quali vennero
deposti nel 401 il pontefice Anastasio I e, nel 417, Innocenzo. Cfr. L.
D u c h e sn e , Le liber pontificalis, I, Paris 1886-1892, p. 470.

34
INTRODUZIONE

La cosa è di grande eccezionalità, per il semplice fatto


che nessun cimitero, per quanto ci risulta dalle testimonian­
ze letterarie che possediamo, era provvisto di battistero.
Particolare rilievo hanno in questo caso le pitture
presenti:
la figura del Salvatore, dipinto due volte è presentato
come παντοκράτωρ, sulle pareti della scala che discende
alla fonte, la cui sacralità è sottolineata da una scena del
battesimo del Giordano, posta in alto, ed una grande
croce gemmata più in basso.
Le suddette pitture, da collocare tra la fine del IV e
gli inizi del V secolo, costituiscono un dato di estrema
importanza. Esse, difatti, sono l’unico riferimento più
preciso su cui basare la ricostruzione e quindi la datazio­
ne dell’intero monumento.
Dal punto di vista teologico, sembra, in questo ambi­
to, che appaia pienamente l’aspetto cristologico del bat­
tesimo del Giordano, i cui racconti erano ben presenti
nei Vangeli, ma che nella teologia patristica, a partire dal
III secolo in poi, aveva ormai acquisito una delineazione
sacramentale, proprio per scongiurare il pericolo degli
abusi adozionista ed eretico-gnostico.
L’immagine centrale del Battistero diPonziano è spic­
catamente reale, bella, quasi intoccabile, pregna di quella
spiritualità a cui Agostino fa riferimento parlando del
frutto delle mani di un artista, strumento di una bellezza
superiore alle stesse anime (Agostino, Conf. X, 34-35).
La figura del Cristo Pantocratore nella sua solennità
severa presenta tratti fortemente e forse volutamente
semitici, con tanto di capelli ondulati, barba nera ed
occhi grandi. Dal IV secolo in poi, epoca in cui inizia il
periodo di maggiore prosperità della nuova fede, ma non
di m inore esigenza dottrinale, la com unità cristiana
avverte la forza di presentare il Cristo come magister,

35
BATTESIMO E BATTISTERI

docens, in quanto dispensatore di vita e di verità a coloro


che inserendosi nella ecclesia mater e quindi nel popolo
della nuova alleanza, riscoprono, attraverso il battesimo,
il ruolo della Parola illuminata, che trasformando la loro
stessa vita attraverso l’incontro Dio-uomo, l’uomo stesso
viene elevato a partecipare della stessa esistenza divina.
L’iniziato, discendendo nel battistero Ponziano veniva
così invitato, attraverso l’immagine del Salvatore, non solo
a ricevere un bagno rituale di purificazione, ma ad ottene­
re un inserimento nella morte e nella risurrezione del
Cristo e quindi in una partecipazione di quel regno eterno
preparato dal Padre e reso attuale per i meriti del Figlio62.
E proprio in virtù di questo innesto, soprattutto alla
luce degli scritti paolini, la letteratura patristica svolge
interessanti collegamenti tra gli eventi del Giordano e
l’inizio della predicazione dell’annuncio del regno di
Dio da parte di Gesù. Per esempio, facendo riferimento
all’esodo, alla figura di Mosè e di Giosuè, Origene leg­
ge, nell’arrivo al Giordano e nel passaggio del fiume, un
preludio della salvezza che si ottiene nel battesimo, in
quanto in queste due realtà storiche e di fede, si trova
un parallelismo tra liberazione definitiva dalla schiavitù
e quella dal peccato. L’insieme è legato nella realtà del
mysterium salutis, da precisi interventi di Dio diretti a
vantaggio del suo popolo63.
Più che sulle figure di Mosè e di Giosuè, nei Padri
notiamo uno sviluppo di una tipologia battesimale ispira­
ta al tema del Giordano e del passaggio delle acque in
riferimento al Cristo e all’opera di conversione del Batti­
sta sulle rive del fiume.

62 Km 5, 6. Cfr. A. G rail , La place du baptéme dans la doctrine de S.


Paul, 1950, pp. 563 ss.
63 O r ig e n e , In libr. Jesu Nave hom., IV.

36
INTRODUZIONE

Gregorio di Nissa vede nel Giordano un’immagine


pura del battesimo, per cui il peccato, il male, in una
parola l’uomo vecchio, viene ad essere configurato nel
deserto che va lasciato dietro le spalle, per entrare defini­
tivamente nel fiume della grazia per ordinare la propria
vita a Cristo64.
La traversata del Giordano appare dunque come il
typos, il vangelo è figurato nell’arca dell’alleanza e la stes­
sa Gerico distrutta diviene simbolo delle vecchie abitudi­
ni che vanno distrutte con il battesimo e l’inserimento
nella nuova vita.
Una volta disceso nell’acqua per ricevere il battesimo,
il battezzando, nel fonte di Ponziano, trovava, al suo stes­
so livello, il segno principale della nuova fede: la croce.
Ed è proprio la grande croce gemmata di chiara ma­
trice germanica a parlarci di possibili collegamenti con
una comunità cristiana originaria della Pannonia, così
come Eusebio di Cesarea riporta a proposito delle perse­
cuzioni del 303 e del 30465.
Il segno della croce sulla fronte del battezzando che
veniva tracciato al momento dell’unzione crismale era, e
lo è ancora, espressione di difesa dal male e di apparte­
nenza a Cristo. Il segno della croce, durante la crismatio,
è usato indifferentem ente sia in O riente che in O c­
cidente ed è menzionato da Ippolito, da Tertulliano e da
Cipriano66.

“ G r e g o r i o d i N issa, Adv. eos qui differunt baptismum , M G 46,419423.


65 Da Eusebio di Cesarea apprendiamo notizie riguardanti gli editti del
303 e de 304, con cui si imponevano rispettivamente i sacrifici agli dei, prima
per gli ecclesiastici e poi per tutti i cristiani di tutte le città, senza alcuna
eccezione. Eusebio, sempre in proposito da testimone oculare, come si auto­
definisce, descrive come persecuzioni più accanite quelle della terra d’Africa:
,
Mauritania Egitto, Tebaide e della Palestina. Cfr. EUSEBIO d i CESAREA, Hist.
Eccl. 8 ,2,5; 6,8; 10; e Palaest. Proem., 2,2; 4; 11,1.

37
BATTESIMO E BATTISTERI

Il gesto della signatio attestato nelle liturgie battesi­


mali dei primissimi secoli, verrà integrato successivamen­
te nel V secolo definitivamente nel rito dell’unzione67.
Tra le rare testimonianze archeologiche che riguarda­
no specificatamente il battesimo nei primi secoli del cri­
stianesimo, un ruolo notevole lo ha il battistero della
casa cristiana di Dura Europos, antica città mesopotamica
attualmente sita in territorio siriano.
Il battistero di Dura Europos è inserito in una casa
costruita molto probabilmente nel I secolo d.C., succes­
sivamente divenuta sede di una comunità cristiana68.
Ciò è ricostruibile dal fatto che la casa cristiana di
Dura è molto simile alle altre case dell’antico centro abi­
tato e che il battistero risulta essere stato ricavato, in un
secondo momento accanto ad un altro ambiente attiguo
forse usato per le agapi.
Il Battistero di Dura si classifica immediatamente
come opera del primo periodo della pace. A determina­
re ciò, oltre alle pitture, è l’impostazione degli ambienti
secondo una chiara esigenza liturgica della comunità
cristiana, difatti, il battistero e la sala del culto sono
nettamente separate.
La necessità di avere ambienti distinti ci rimanda al

66 Cfr. I p p o l it o , Trad. Ap. 21,19; T er tullian o , De resurr. camis, 8;


C ip r ia n o , Ep. 7 3 ,9 .
67 F L e e n h a RDT, Le baptème chrétien, son origine, sa signification,
Paris, 1946, p. 69.
68 Durante la prima campagna di scavi a Dura Europos il capitano
inglese I. Murphy notò per primo la presenza di affreschi durante i lavori
di scavo di alcune trincee. Successivamente, l'Ufficio Archeologico dell’Iraq
incaricò l’archeologo Breasted di guidare la prima campagna di scavo. I
lavori proseguirono nel 1922-23, sotto la direzione di F. Cumont e poi
ripresero nel 1927 con una missione della Académie des Inscriptiones e
dell’Università americana di Yale.

38
INTRODUZIONE

fatto che, all’epoca, si possedeva un rito di iniziazione


cristiana ormai ben definito, che portò a strutturare tutto
l’ambiente cultuale, e se a volte, per le origini storiche
della basilica cristiana, ci sono molte incertezze, la stessa
cosa, proprio grazie alle scoperte di Dura Europos, non
si può dire per i battisteri.
La vasca del battistero di Dura, addossata alla parete
nord-ovest del m uro perim etrale della casa, ha una
profondità di poco superiore ai 60 centimetri; è original­
mente sormontata da un baldacchino poggiante su quat­
tro colonne, la cui costruzione ha reso necessario l’ab­
bassamento del tetto. La ridotta profondità della vasca
rivela l’uso liturgico del battesimo amministrato per effu­
sione e non per immersione.
Entro i limiti dell’area orientale del Mediterraneo,
alcuni battisteri, coevi a quello di Dura, presentano siste­
mi idrici particolarmente studiati.
In Palestina, per esempio, alcuni battisteri sono cor­
redati da tubature per il deflusso dell’acqua (e questo ad
alcuni farebbe supporre la presenza di personale adibito
al trasporto dell’acqua), altri con sistemi idraulici più
completi, hanno addirittura canali per l’afflusso e il
deflusso dell’acqua collegati direttamente alle sorgenti69.
Quest’ultimi casi fanno risalire a comunità abbastan­
za numerose e qui si spiega la grande disponibilità di
acqua usata per il battesimo70.

69 Ad A in Mamudieh, presso Hebron, in Palestina, il battistero si ali­


mentava direttamente alla sorgente. In questo caso era necessaria una gran­
de quantità di acqua dovuta ad una notevole affluenza di catecumeni.
70 Tanto la Διδαχή, quanto la Tradizione Apostolica di Ippolito tratta­
no dell’acqua e del suo uso, che nel battesimo deve essere viva, fluente, ed
in mancanza di questa, qualsiasi acqua, fredda o calda o ferma è sufficien­
te. Cfr. Didaché, 7, 1-13; IPPOLITO, Trad. Ap., 21,51 ss.

39
BATTESIMO E BATTISTERI

Nel caso di Dura Europos molto probabilmente non


v’era la necessità di disporre di una grande quantità
d’acqua e ciò potrebbe aiutarci a spiegare le contenute
dimensioni del battistero.
Gli affreschi del battistero di Dura Europos appar­
tengono alla più classica iconografia protocristiana, e la
simbologia contenuta in essi è profonda e ricca di signifi­
cati di fede.
Il catecumeno di Dura che sta per ricevere il battesi­
mo, con lo sguardo rivolto ad oriente, ha alle sue spalle
l’immagine del Buon Pastore71.
Il fatto che di tutto il complesso domestico di Dura,
l’unica parte conosciuta e che possiede delle pitture sia
l’aula battesimale, ci riporta alla inconfutabilità del parti­
colare valore semantico che coincideva con la presenza di
quei messaggi di fede che doveva poi coinvolgere il
nuovo cristiano nella sequela di Cristo. Il Buon Pastore,
inserito nella lunetta di fondo, corrispondente all’arco
poggiante sul ciborio, sorretto da due colonne, sovrasta la
vasca, che ricorda anche nelle dimensioni un sarcofago.
L’idea della morte e della risurrezione è centrale
tanto nella catechesi quanto nella prassi battesimale a
partire dalle origini.
Dopo la catechesi mistagogica, che si svolgeva sotto
forma di commento ai riti sacramentali, dal III secolo
in poi, quando si assiste oramai ad una progressiva
strutturazione della com unità cristiana, e che aveva
luogo nell 'atrium del battistero, il battezzando di Dura
viveva i momenti che precedevano il battesimo nei riti

71 La figura è data in piena frontalità e la scena nel suo complesso non


sembra legata alle altre da una vera e propria unità compositiva anche se il
valore simbolico che le unisce è evidente. Cfr. G . AGNELLO, La pittura
paleocristiana della Sicilia, Roma 1952, pp. 86 ss.

40
INTRODUZIONE

delYapostaxis, con la rinuncia a Satana e alle sue opere,


della syntaxis o adesione a Cristo, alcune volte precedu­
ti dal segno delYephpheta, il cui scopo era quello di
aprire il candidato alla grazia e alla illuminazione della
Parola di Dio.
Tutti questi momenti avevano svolgimento al di fuori
del battistero in quanto inseriti nella fase preparatoria al
sacramento e questo perché l’ingresso all’interno del bat­
tistero rappresentava l’ingresso al paradiso72.
Il simbolismo del paradiso è molto accentuato nei
primi battisteri, ed in quello di Dura si ha la conferma di
quanto sia profonda la dimensione del rapporto tra cate­
chesi e simbologia sacramentale.
Le decorazioni del battistero, soprattutto in epoca
seguente alla pace, sottolineano, come si diceva poc’anzi,
l’ingresso al paradiso, ma anche il ritorno a quel paradiso
perduto a causa del peccato di Adamo.
Il Buon Pastore di Dura, nella sua impostazione clas­
sica, con la sua pecorella sulle spalle ed il suo gregge
davanti a sé, è l’immagine di Cristo, presentato come sal­
vezza e guida della nuova umanità.
Entrato nel battistero, il catecumeno di Dura veniva
spogliato delle vesti e la sua totale nudità, somigliante alla
nudità di Cristo sul Calvario, come sottolinea Cirillo di
Gerusalemme, corrisponde al volersi spogliare dell’uomo
vecchio per meglio imitare il Cristo sulla croce73.
Per Teodoro di Mopsuestia, il vestito abbandonato
nell 'atrium del battistero è figura dell’uomo corruttibile
chiamato, nel battesimo, all’incorruttibilità74.

72 C ir illo d i G erusalem m e , Protocat. 15.


73 C ir illo d i G erusalem me , Cat. 2 0 ,2 .
14 T e o d o r o d i M o p s u e s tia , Hom. Cat. 1 4 ,8 .

41
BATTESIMO E BATTISTERI

La fase culminante della discesa nell’acqua, come ci


riferisce Ippolito, diviene simbolo della morte e della
sepoltura, mentre l’uscita dall’acqua, dopo la triplice
effusione, data e ricevuta in nome della Trinità, coincide
con la nuova vita ottenuta per mezzo dei meriti di Gesù
Cristo; e come attesta Cirillo di Gerusalemme, l’acqua
salutare del battesimo diviene al tempo stesso tomba e
madre75.

73 Cfr. I p p o l i t o d i R om a, Trad. Ap. 2 1 ,4 ; C i r i l l o d i G e ru sa le m m e ,


Cat. 2 0 ,4 .

42
F O R M E T IP IC H E D E I BATTISTERI
E D E L L E VASCHE BA TTESIM A LI

B a t t ist e r i a f o r m a o t t a g o n a l e se m pl ic e

Battistero Lateranense - ROMA (IV sec.)1


S. Giovanni alle Fonti - Milano (IV sec.)2
S. Stefano e S. Aquilino - Milano (IV-V sec.)
Albenga (V sec.)
Cividale del Friuli3
S. Abbondio - Como (V sec.)
Ascoli Piceno (V-VI sec.)4
Firenze (IV sec.)5
Novara (V - VI sec.)

1 II Battistero Lateranense in Roma può essere considerato il prototi­


po di tutti i battisteri della Penisola. Sorto sotto Costantino per opera di
Papa Silvestro (314-335), in origine era cilindrico, ma nel rifacimento por­
tato da Papa Sisto III (432-440) venne ricostruito su pianta ottagonale.
2 Per uno studio approfondito circa le più recenti scoperte archeologi-
che cfr. M . M irabella R o b er ti , op. cit., pp. 18 e ss.
5 Tra i più importanti marmi d’arte longobarda di Cividale va annove­
rata la c.d. transenna di Sigvaldo (762-776) inserita nel più antico fonte di
Callisto di indubbia datazione. Cfr. R. BOSSAGLIA, Scultura italiana dall’alto
Medioevo all’età romanica, 1966, p. 9.
4 Molto controversa è l’epoca della costruzione, così come la si può
oggi ammirare; tuttavia dai reperti archeologici rinvenuti nel 1828 e duran­
te le campagne di scavo del 1870-80, si desume che l’opera muraria esterna
risalga al sec. XI-XII, mentre l’interno, già forse tempio dedicato ad Ercole
all'interno del Foro ascolano, venne trasformato in battistero nel V-VI sec.
5 L’aspetto esterno risale, nelle forme attuali ad epoca romanica anche
se con accenni che richiamano motivi paleocristiani. Gli studi più recenti
ritengono che la struttura essenziale risalga al IV secolo e sia stata determi­
nata dall’azione catechistica di S. Ambrogio, che nel 393 consacrò la primi­
tiva Basilica di S. Lorenzo. Cfr. G. D e A n g el is D ’O ssat , Il Battistero di
Firenze, Ravenna 1962.

43
BATTESIMO E BATTISTERI

Battistero degli Ortodossi e Neoniano - Ravenna (V sec.)


Battistero degli Ariani - Ravenna (VI sec.)
Ventimiglia - Imperia (VI sec.?)
Ginevra (VI sec.)
S. Maria in Padovetere - Ravenna (VI sec.)6
Parenzo (Jugoslavia) (VI sec.)
Grado (VI sec.)
Tarrasa - Catalogna7
Hemmaberge - Austria8

B a t t ist e r i a p ia n t a o t t a g o n a l e

INSCRITTA IN SCHEMA QUADRANGOLARE

S. Giovanni - Brescia (VI sec.)


S. Sofia - Costantinopoli (V sec.)9
Fréjus - Francia (inizio V sec.)
Aix-en-Provence - Francia (IV-V sec.)
Riez - Francia (V sec.)
Marsiglia - Francia (IV sec.)
Riva S. Vitale - Svizzera (V sec.?)10
Salona - Jugoslavia11
Battistero di S. Paolo a Coo - Grecia
Battistero di S. Giovanni a Coo - Grecia12

6 Cfr. Μ . Μ α ζ ζ ο τ π , Le pievi ravennati, Ravenna 1975, p. 15.


7 Cfr. A KHATCHATRIAN, Les Baptistères paléochrétiens, Paris 1962, p.
133, fìgg. 314,324.
8 Cfr. Id., op.cit., p. 77, fìg. 335.
9 Cfr. M . F a l l a C a s t e l f r a n c h i , op. dt., p. 28.
10 P. T es tin i , op. cit., p. 628.
11 Cfr. E. DYGGUE, Le baptistère de la Basilica Urbana à Salone, in
Actes du V Congrèe intemational d’archéologie chrétienne, 1954, Città del
Vaticano 1957, pp. 189 e ss.
12 Cfr. P. T e s t in i , op. cit., p, 624; fìgg. 303,304.

44
INTRODUZIONE

Qal ’at Sem ’àn - Siria (V sec.)


Santa Maria in Efeso - Asia Minore13
S. Giovanni in Efeso - Asia Minore (V-VI sec.)
S. Babila - Antiochia - Kaoussiè - Siria (IV-V sec.)
Mar Gabriel - Qaartim - Mesopotamia (V-VI sec.)
Nisibi - Siria (IV sec.)
S. Mena - Alessandria - Egitto (VI sec.)

B a t t ist e r i a p ia n t a d if f e r e n z ia t a

Nocera Inferiore - Salerno - A pianta circolare (VI sec.)


S. Costanza - Roma - A pianta circolare con deambu­
latorio interno su colonne. Derivazione da edificio roma­
no, probabilmente una rotonda con richiami d’ispirazio­
ne orientale14
Gemila - Algeria - A pianta circolare (V sec.)
Zaghouan - Tunisia - Circolare racchiusa da otto alveoli
S. Severina - Catanzaro - Pianta ad incrocio di cer­
chio inscritto in schema cruciforme - (VI-VII sec.)
Henchir Bourmedes - Tunisia - A pianta cruciforme
a schema semplice15
Zara - Jugoslavia - Pianta esagonale (VI-VII sec.?)16

13 C fr. M . F alla C astelfra n c h i, op. cit., pian ta p. 120, f i g 3.


14 S. Costanza eretta dapprima come mausoleo delle figlie di Costan­
tino Costanza ed Elena, moglie di Giuliano l’Apostata (331-363), venne
successivamente trasformata in battistero e nel 1254 in chiesa. Come nel
caso di S. Stefano al Celio assistiamo ad interventi posteriori su edifici cir­
colari di epoca imperiale sormontati da cupole. Cfr. F. W . DEICHMANN,
Die Lage der Konstantiniscben Basilika der heil. Agnes an der Via Nomenta­
na, in RAC 1946, p.213.
15 Cfr. P. T e s t in i , op. cit., p. 632.
16 L a d atazio n e è m o lto incerta. Cfr. M o n n e r e t d e VlLLARD, L'archi­
tettura romana in Dalmazia, M ilano 1910, p. 12.

45
BATTESIMO E BATTISTERI

Deir Seta - Armenia - Pianta esagonale17


Tigzirt - Algeria - A pianta quadrilobata o a qua­
drifoglio (V sec.)
Venasque - Francia - A pianta composita (V sec.?)
Apollonia - Cirenaica - A pianta trilobata o a trifoglio
(V-VI sec.)
Pola - Jugoslavia - A semplice pianta cruciforme con
schema interno quadrato su otto colonne (VI sec.?)
Armitha di Rodi - Grecia - A pianta rettangolare con
aggiunta di doppia abside (V-VI sec.)
El Flousiyeh - Egitto - A pianta trilobata posto come
appendice dell’abisde (V-VI sec.)
Luqsor - Egitto - A pianta semicircolare affiancato
alla basilica (V sec.)
Aquileia - Secondo il Brusin18 era in origine a pianta
esagonale (IV-V sec.)
Betlemme - Palestina - A pianta quadrilobata in otta­
gono (V-VI sec.)19

F o r m e d e l l e v a sc h e ba ttesim a li

Essendo molto varia la gamma delle forme inerenti le


piscine dei battisteri, la seguente classificazione ha come
punto di riferimento lo schema esterno e naturalmente
non può tenere conto di quei casi in cui il battistero era
munito di piscina mobile.

17 Di datazione molto incerta. Cfr. M. F alla CASTELFRANCHI, op. cit.,


p. 100,
18 Cfr. BRUSIN, Monumenti paleocristiani di Aquileia e di Grado, Udine
1957, pp. 160 e ss.
19 Cfr. A. K h a tc h a tr ia n , op. cit., p. 68, fig. 94; B. BAGATTI, I battiste­
ri della Palestina, in Actes du V Congrès International d'arcbéologie chrétien-
ne. Città del Vaticano 1957, pp. 213 e ss.

46
INTRODUZIONE

Forma ottagonale con variante all’interno cruciforme o


quadrilobata:
S. Giovanni alle fonti - (Milano); Albenga - (Savona);
Nocera Inf. (Salerno); Battistero Neoniano (Ravenna);
Ascoli Piceno; Botricello (Catanzaro); S. Costanza
(Roma); S. Maria Maggiore (Tuscania).
Marsiglia e Fréjus in Francia; Betlemme in Palestina;
Nea Achialos (Tebe) in Grecia; Sabratha (Tripolitania) e
Thabraka (Tunisia) in Africa Settentrionale

Forma quadrata e rettangolare:


Side (Asia M inore); G em ila (A lgeria); M atifu
(Algeria); Morsoti (Algeria); Uppenna (Tunisia); Tebessa
(Algeria); Tipasa (Algeria); Dermech (Tunisia); Gul-
B aktsché (A natolia); S. S epolcro, E leona, Evron
(Palestina); Zvart’noc (Armenia)

Forma circolare con e senza varianti interne:


B attiste ro L ateran en se (Roma); S. Severina
(Catanzaro); Nebo-Siyagha (Giordania); Sbeitla, Basilica
di Serbus (Tunisia); Tigzirt (Algeria); Basilica a Lesbo
(Grecia); S. Mena Basilica Maggiore (Egitto); Madaba,
Kerak (Palestina); Kélibia (Tunisia); Museo del Bardo, S.
Cecilia (Roma); S. Clem ente (Roma); S. Crisogono
(Roma); Catac. S. Gennaro (Napoli)

Forma esagonale:
Pola (Jugoslavia), Parenzo (Jugoslavia); Timgad
(Algeria); Damus el-Karita (Tunisia), Bir Ftua (Tunisia);
Garizim (Palestina)

Forma ovale o cosiddetta «a barca»:


Vega del Mar (Spagna); Gerasa (Cirenaica); S. Vitale
a Sbeitla (Tunisia)

47
BATTESIMO E BATTISTERI

Cruciforme e quadrilobata:
Salona (Jugoslavia); Sbeitla (Tunisia); Armitha di
Rodi (G recia); O ued Ramel (Tunisia); Petis Magna
(Tripolitania); Sbaita, Smakieh (Palestina); Asaaba
(Tripolitania); Keratiya (Palestina), Bet Awa (Palestina);
El-Kantara (Tunisia)

A forma stellare:
Riva Ligure (Imperia); Tebessa (Algeria); Hamman
Lif (Tunisia), Zaghuan (Tunisia), Henchir-el-Hakaima
(Tunisia)

È ovvio che la forma della vasca battesimale o piscina


del battistero è legata ad un discorso prettamente simbo­
lico oltre che naturalmente pertinente ai riti liturgici del
luogo.
La forma quadrata o in genere quadrangolare si col­
lega alla tomba di Gesù Cristo, al suo sepolcro; si collega
pure al numero quattro (le quattro parti del mondo, i
quattro fiumi del paradiso terrestre, i quattro vangeli
ecc.)20.
La Croce, come abbiamo visto è il legame tra la
morte del Signore e la morte al peccato del battezzando.
Le forme quali l’ottagono, l’esagono, il cerchio, la
stella sono desunte dal mistero dell’Ogdoade ed in gene­
re dal valore cosmico dell’ottavo giorno, giorno della
Risurrezione del Cristo.

20 «Quadriformia enim animalia, et quadriforme Evangelium, et qua-


driformis dispositio Domini...». Cfr. I r en eo DI LlONE, Adv. haer., 3 ,1 1 , 8.

48
TNTRODUZIONE

Fig. 1 - Affresco raffigurante il Buon Pastore all’interno


della lunetta sovrastante il battistero di Dura Europos
(sec. III).

49
BATTESIMO E BATTISTERI

Fig. 2 - Il cosiddetto battistero della Catacomba di Priscilla


a Roma (sec. IV).

50
INTRODUZIONE

Fig. 3 - Battistero di S. Crisogono a Roma, particolare


della vasca battesimale in parte murata (sec. IV).
Fig. 4 - Battistero di S. Marcello al Corso a Roma, partico­
lare della vasca a forma ottagonale (secc. IV-V).

51
BATTESIMO E BATTISTERI

Fig. 5 - Il battistero della Catacomba di Ponziano a Roma


(secc. IV-V).
Fig. 6 - L’affresco del battistero della Catacomba di
Ponziano a Roma (secc. IV-V).

52
INTRODUZIONE

Fig. 7 - Battistero di Fréjus (secc. 1V-V).

53
BATTESIMO E BATTISTERI

Fig. 8 - Battistero di Albenga (sec. V).

54
INTRODUZIONE

Fig. 9 - Battistero di S. Giovanni ad Efeso (secc. V-VI).


Fig. 10 - Battistero di S. Giovanni ad Efeso, particolare
dell’interno (secc. V-VI).
Fig. 11 - Battistero delle Catacombe di S. Gennaro a
Napoli (secc. VI-VII).

56
BA TTESIM O E BATTISTERI

TESTI E TRADUZIONI
TESTI DEI SECOLI I E II

Le documentazioni archeologiche di cui oggi disponia­


mo, concordano nell’affermare che le origini degli edifici di
culto propriamente detti, cioè quelli adibiti da sempre
all’uso liturgico di una comunità cristiana, partono soltan­
to dall’epoca della pace costantina.
Precedentemente possiamo solo far riferimento ad
alcune fo n ti letterarie e, ancor prima, al Nuovo Testa­
mento.
Primo luogo cultuale largamente attestato è il cenaco­
lo, la cosiddetta «camera alta», in quanto riferita ad un
luogo posto ad un piano superiore1 e nella quale i discepoli
e la Madre di Gesù si riunivano a pregare2. Se intuitiva­
mente vogliamo considerare la Pentecoste l’inizio storico­
ecclesiale dell’era cristiana, il cenacolo, diventa, in assolu­
to, il primo luogo di culto dei cristiani.
A m bienti occasionali sono utilizzati per la sinassi

'M e 14,15; Le 22,12.


2Act 1,13-14.

59
BATTESIMO E BATTISTERI

domenicale}, ossia dove è possibile riunirsi o dove, sem­


plicemente, si preferisce4.
Alcune volte sono citati anche i cimiteri come luoghi
di riunione e forse da qui parte una delle cause di sviluppo
della credenza che nei periodi di persecuzioni i cimiteri ser­
vissero da rifugio. A Roma esempi attestati sarebbero quel­
li di Crisanto e Daria sulla via Salaria e di Sisto II e com­
pagni sulla via AppiaJ.
Nel secondo secolo, sotto Commodo e Settimio Severo
(180-211), troviamo menzionati i sacraria, Minucio Felice
li cita come luoghi di culto dei primi cristiani6. Non pos­
siamo affermare con certezza se i sacraria coincidono con
la domus ecclesia o con l’aula privata che veniva riserva­
ta al culto. A l secondo secolo risalgono le c.d. Reco­
gnitiones Clementinae, scritte in Oriente in lingua siriaca,
in quest’opera si cita un certo Teofilo che consacra la sua
casa in nome della Chiesa per farne una basilica7; ciò
riguarderebbe l’oriente mediterraneo, ma a Roma la situa­
zione doveva pressoché essere simile.
Il termine baptisterium* lo troviamo in descrizioni di

Mi* 20, 7-9; ICor 16,19; Rm 15,3-5; Col4,15; Fm 1,2-3.


4 G iu s t in o , Apoi. 1,65-67; T ertullian o , A d Nat., 1,7; Apoi., 7,4.
5 Incerta per Crisanto e Daria è la data del loro dies natalis, perché le
fonti liturgiche indicano giorni diversi: cfr. M.H., in Acta SS., oct. XI,
1870, pp. 469-484. Per quanto riguarda la data del dies natalis di papa
Sisto II e dei suoi compagni, è confermata da tutte le fonti martirologiche.
Cfr. Depositio martyrum in Cod. Top., II, 1942, p. 22; M.H., in Acta SS.,
aug. II, 1867, p. 101.
6 M in u c io F el ic e , Octavius, IX, 1.
7 Recognitiones Clementinae, X, 71. Il riferimento alle Ree. Clem., è
fatto al testo siriaco, dato che la redazione in cui sono state tramandate è
molto posteriore, forse del IV secolo. Cfr. P. TESTINI, op. cit., p. 550.
8 Nel grecismo connesso con βαπτίζω, si indica sia l’azione di immer­
gere, sia quella di sommergere.

60
TESTI DEI SECOLI I E II

Plinio9e di Sidonio Apollinare10per indicare la piscina del


frigidarium termale oppure il bagno annesso alle ville
romane di epoca imperiale. Successivamente il nome batti­
stero è servito ad indicare non solo monumenti isolati o
dove, in maniera esclusiva, si conferiva il sacramento ini­
ziatico, ma anche le chiese o basiliche battesimali, che pos­
sedevano fonti o cappelle battesimali annesse, ed è per
questo motivo che tali complessi monumentali, non di
rado, sono stati designati con titoli differenti, quali basili­
ca del battistero12, o Tempio del battistero12, o ancora
chiesa battesimale o sala del battesimo13.
N el II secolo la prassi battesimale intesa come rito
d ’iniziazione è documentata sufficientem ente dalla
Didaché e da Giustino nella Prima Apologia. In questi
testi si nota come accanto al gesto di abluzione, comincia­
no ad affiancarsi riti che originariamente consistevano in
semplici gesti connessi col battesimo, come mistero cri­
stiano fondamentale, quali appunto la preparazione cate­
chetica e penitenziale. La Didaché sottolinea che la cate­
chesi morale è necessaria per ricevere il battesimo14. Il
sottofondo è di chiara impronta giudeo-cristiana, come
emerge in maniera particolare nella prima parte, trattan­
do il tema delle due vie, comune al mondo greco13 e che
ritroviamo anche nel Manualetto di disciplina di Qum-
ran (1 Q S)16. Vale la pena sottolineare anche, a tal propo­
sito, la dimensione propriamente siriaco-antiochena del

9 P l i n i o i l G io v a n e , Ep., II, 17.11; V, 6 ,2 5 .


10 S id o n io A p o l l i n a r e , Ep., 1 1 ,2 ,8 .
11 A m b ro g io , Ep. ad. Marc., X X ,6.
12 G r e g o r i o d i T o u r s , Hist. Fr., 1, II, 31.
13 V e n a n z io F o r t u n a t o , C a ra ., X II, 2.
u Didaché, IV , 1; V II, 1.
15 S e n o f o n t e , Mem., II, 1 ,2 0 .
161 QS- III, 25-26; V, 10 e ss.; VIII, 18; X , 21.

61
BATTESIMO E BATTISTERI

cristianesimo di provenienza giudaica. L!accento che ne


dà Ignazio d’Antiochia e da cui emerge l’ideale del cri­
stianesimo primitivo pone la necessità di non fare a meno
del tener conto della lotta contro le tendenze giudaizzanti
che caratterizzava i giudei cristiani, come risulta tra
l’altro dalla Lettera di Barnaba, il cui ambiente di prove­
nienza è sempre quello della Siria17.
La formula richiesta dalla Didaché è quella trinita­
ria 18, ripetuta ben due volte al cap. VII (1; 3); ipotizzabile,
nella prima fase storica, che ogni fedele poteva battezzare,
da qui forse l’uso del verbo battezzare al plurale; poi, in un
secondo momento, l’ufficio di battezzare viene servito con
il verbo rivolto alla seconda persona singolare. Il didachi-
sta quindi avrebbe arricchito di una nuova casistica la
situazione preesistente19.
In Giustino l'intento apologetico predomina sugli altri
aspetti. Non trova difficoltà nel rendere palesi i misteri cri­
stiani, dei quali, anzi, ne sottolinea la purezza e la bellezza
dei riti.
Per Giustino il battesimo è il mistero cristiano fonda-
mentale e di esso ne riporta, prima di tutto, la preparazione
remota: dopo che al candidato veniva esposta la dottrina

17 I g n a z io d ’A n t i o c h ia , Maga., 8, 2; Eph., 15, 1-2; L e t t e r a di


B arnaba , 5,11 e ss.; 1 6 ,1 -8 .
18 La frase ταϋτα πάντα προειπόντες (Did., 7,1) che unisce la prima parte
che tratta delle Due vie, con la seconda, potrebbe essere stata aggiunta quando
il catechismo iniziò ad essere utilizzato per l’istruzione dei catecumeni, e ci
informa, attraverso un particolare ben preciso, sulla conoscenza del catecume­
nato cristiano più antico.
19 L’uso della seconda persona plurale β αιτήσατε (Did., 7, 1.4) e succes­
sivamente della seconda persona singolare: βαπτίσον (Did., 7 ,2 e ss.), tende­
rebbe a designare l’ufficio di battezzatore ad una sola persona, come indica
Ignazio citando il ruolo esclusivo del vescovo. Cfr. IGNAZIO d ’A n t io c h ia ,
Smym, 8, 2. Cfr. J. DELORME, La pratique du baptème dans le judaisme con-
temporain des origines chrétiennes, in Lumieret Vie, 31, 1956, pp. 21 e ss.

62
TESTI DEI SECOLI I E II

cristiana, questi doveva dimostrare il suo impegno dando il


suo assenso di fede, promettendo di indirizzare la propria
condotta di vita alla dottrina cristiana20. Con il battesimo
vera e propria iniziazione, si ha parte nella vita divina del
Cristo morto e risuscitato; successivamente lo si definirà
μυστήριον τής τελειώσεως, il mistero che rende perfetti21.
Come prima preparazione, si insisteva sui doveri indivi­
duali e che riguardavano la comunità con particolare riferi­
mento alla preghiera e al digiuno.
Giustino poi spiega ciò che si riferisce all’amministra­
zione del sacramento del battesimo: la materia è l’acqua e
la formula usata è quella trinitaria.
Di particolare importanza sono i termini usati per defini­
re il battesimo: lavacro, λουτρόν, rigenerazione, άναγέννη-
σις e illuminazione, φωτισμός in quanto chi accoglie queste
dottrine è illuminato dallo Spirito22 e attraverso le opere della
vita e l’osservanza dei precetti può conseguire la salvezza2*.
Il fatto che il termine βαπτιστηριον sia stato usato sia
dai pagani che dai cristiani dei primissimi secoli, non
implica per forza che questi ultimi si dovessero servire dei
bagni, delle piscine o dei ninfei dei complessi termali per
svolgere le loro funzioni battesimali, anche se, alcune
volte, è avvenuto che alcuni battisteri siano stati costruiti
sul medesimo luogo in cui si trovavano edifici termali.
Nei primissimi tempi, comunque, ed anche successiva­
mente, fino a tutto il IV secolo, il sacramento del battesimo
venne amministrato principalmente per immersione. Le
origini sono in ogni caso mancanti su una organizzazione

20C fr. G iu s t in o , Apoi. 1 ,6 1 ,2 .


21 G r e g o r io N a z ia n z en o , Oratio 4 0 , 28.
22 C fr. G iu s t in o , Apoi. 1 ,6 1 ,1 .
23 A p ro p o sito della form azione dei catecum eni in G iu stin o si den o ta
u n o s tr e tto legam e tra l ’aver ricev u to il b attesim o e d il n u trirsi del cibo
eucaristico , cfr. G iu s t in o , Apoi. I, 6 5 ,1 ss.

63
BATTESIMO E BATTISTERI

propriamente definita o comunque strutturata, con non


poche differenze da luogo a luogo24.
Dall’uso dei fium i o in genere dei corsi d’acqua, si è
facilmente passati ad un battesimo che potremo definire
domestico, in quanto l’amministrazione del sacramento si
teneva nelle stanze da bagno, naturalmente perché erano
le più adatte a tale scopo.
Il caso della casa cristiana di Dura Europos, come se ne
è parlato nell’introduzione, ci presenta i caratteri di un
battistero, anche se domestico, ma ormai ben concepito
come ambiente distinto dalla sala del culto e la cui limitata
profondità (m 0,65/0,67) ci indica un battesimo non
amministrato per immersione, ma per effusione. L!unicum
che viene a costitituire la casa cristiana di Dura Europos, ci
porta ad affermare che, in ordine di tempo, il rito e
l’ambiente battesimale, tra il II ed il III secolo, si manife­
stano sia liturgicamente che tecnicamente ben definiti,
cosa che invece non avviene parallelamente per l’ambiente
chiesastico o basilicale, il cui processo formativo apparirà a
partire solo dai primi decenni del IV secolo.
Seguendo le fonti letterarie del II secolo, in relazione al
significato globale dell’iniziazione, il battesimo è posto accan­
to all’eucarestia, in quanto il partecipare del pane e del vino
consacrati è il saaamento che non solo edifica la Chiesa, ma
viene ad essere quel particolare dono riservato agli iniziati,
cioè a chi si è ormai assunto l’impegno di portare avanti un
cammino ed una condotta di vita inerenti ai principi evange­
lici. Il tutto in fona di quell’impegno che trova origine dal
λουτρόν ricevuto sì per la remissione dei peccati, ma anche
per una rigenerazione a vivere secondo le norme di Cristo 2\

24 C fr. le d iv e rse a tte s ta z io n i le tte ra rie rip o rta te e d isc u sse d a H .


L e c l e r q , Baptistère, in DACL, II, 1, 1910, p p . 283 e ss.
25 G iu s tin o , Apoi. 1 , 6 6 , 1 e ss.

64
TESTI DEI SECOLI I E II

In questo periodo le ritualizzazioni non sono ancora


molto sviluppate, anche se si avverte già il fenomeno che il
cristianesimo istituzionalizzandosi si sviluppa e si svilupperà
sempre di più come valore di entità religiosa e per tutto il II
secolo e buona parte del III, predominerà una spiccata insi­
stenza sul ruolo della fede attraverso una componente cate­
chetica rivolta alla penitenza, all’acquisizione delle virtù da
parte del candidato, a volte anche a discapito del rito stesso.
In Giustino troviamo anche un completamento del
simbolo. Per ciò che concerne la catechesi, dal momento
che questa non si rivolge più in maniera esclusiva agli
Ebrei, il contenuto và accrescendosi di una spiccata pun­
tualizzazione monoteistica riferita soprattutto all’idea di
partenza che Dio è l’unico creatore.
In Clemente d’Alessandria troviamo addirittura una
professione di fede molto vicina a quella contenuta nel
discorso di Pietro26 e che appartiene sempre al II secolo, in
cui Dio è uno solo, invisibile e che tutto vede, che niente
può contenerlo ma che tutto contiene e che tutto ha fatto
con la sua potente parola27.
Ma si giunge con Giustino, in maniera più completa,
ad una formulazione che potremmo definire propriamente
trinitaria in quanto la professione di fede in Dio creatore
precede la professione di fede in Cristo e questa è seguita
subito dalla professione di fede nello Spirito Santo28.
Sembra proprio che questa formula di simbolo rappre­
senti in Giustino il riassunto della catechesi influenzata
dalla formula battesimale primitiva.

26 Act., 1 0 ,3 4 e ss.
27 C l e m e n t e d i A le s s a n d r ia , Strom., 6 ,5 ,1 9 .
28 Θ π ^ ή ν ο , Apoi. 1 ,1 3 ,1 -3 .

65
BATTESIMO E BATTISTERI

D id. 7, 1-4; 9, 5
(W. Rordorf, pp. 170-172; 176-178)

7,1. Περί δε τού βαπτίσματος, οϋτο βαπτίσατε- τα


πάντα προειπόντες, βαπτίσατε είς το όνομα τού πατρός
καί του υίοΰ καί τοΰ άγιου πνεύματος έν ϋδατι ζώντι.
2. Έάν δε μή έχης ϋδωρ ζών, είς άλλο ύδωρ βάπτισον ει
δ’ ού δύνασαι έν ψυχρώ, έν θερμώ. 3. Έάν δέ άμφότερα
μή έχης, έκχεον είς την κεφαλήν τρις ύδωρ είς όνομα
πατρός καί υίοΰ καί άγίου πνεύματος. 4. Προ δέ τοΰ
βαπτίσματος προνηστευσάτω ό βαπτίζων καί ό βαπτιζό-
μενος καί εί τινες άλλοι δύνανταν κελεύεις δέ νηστεΰσαι
τον βαπτιζόμενον προ μιας ή δύο.
9, 5. Μηδείς δε φαγέτω μηδε πιέτω άπό τής εύχαρι-
στίας υμών, άλλ’ οι βαπτισθέντες είς όνομα κυρίου- καί
γάρ περί τούτου είρηκεν ό κύριος- «Μή δώτε το άγιον
τοΐς κυσί.»

Apoi. 1 61, 2-12


G iu s tin o ,
(ΒΙΒΛΙΟΘΗΚΗ ΕΛΛΕΝΩΝ ΠΑΤΕΡΩΝ ΚΑΙ ΕΚΚΛΕΣΙΑ-
ΣΤΙΛΩΝ ΕΤΓΓΡΑΦΕΩΝ)

2. "Οσοι άν πεισθώσι καί πιστεύωσιν αληθή ταΰτα τα


ύφ’ ήμών διδασκόμενα καί λεγάμενα είναι, καί βιούν ούτως
δύνασθαι ΰπισχώνται, έυχεσθαί τε καί αίτέίν νηστεύοντες
παρά τοΰ θεοΰ των προημαρτημένων άφεσιν διδάσκονται,
ήμών συνευχομένων καί συννεστευόντων άυτοΐς. 3.
Έπειτα άγονται ύφ’ ήμών ένθα ύδωρ έστί, και τρόπον άνα-
γεννήσεώς, δν και ήμείς αύτοί άνεγεννήθημεν, άναγεννών-
ταί· «επ’ ονόματος γάρ τοΰ πατρός» των δλων καί δεσπότου
θεοΰ «και τοΰ σωτήρος ήμών Ιησού Χριστοΰ καί πνεύμα-

66
TESTI DEI SECOLI I E II

D i d a c h é 7 , 1 - 4 ; 9 ,5

7, 1. Riguardo al battesimo, battezzate in questo


modo: avendo prima esposto tutti i precetti, battezzate
nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo in
acqua corrente. 2. Qualora tu non abbia acqua corren­
te, battezza in altra acqua, se non puoi in acqua fredda,
battezza nella calda. 3. Qualora ti manchi l’una e l’al­
tra, versa tre volte l’acqua sul capo nel nome del Padre e
del Figlio e dello Spirito Santo. 4. Prima del battesi­
mo, digiunino il battezzante, il battezzando e, se possono
altre persone. Stabilirai però che il battezzando digiuni
uno o due giorni prima.
9, 5. Nessuna persona mangi né beva della vostra
eucarestia al di fuori di coloro che sono stati battezzati
nel nome del Signore, difatti il Signore ha detto riguardo
a ciò: «Non date le cose sante ai cani».

G i u s t i n o , A poi. 1 6 1 , 2 -1 2

2. A quanti siano persuasi e credano alla verita degli


insegnamenti da noi presentati, e promettano di vivere
secondo questi principi, viene insegnato a pregare e a
chiedere a Dio, digiunando, la remissione dei peccati; e
con loro anche noi preghiamo e digiuniamo. 3. Poi
sono condotti da noi nel luogo dov’è l’acqua e rigenerati
nello stesso modo in cui venimmo rigenerati anche noi:
allora difatti «nel nome del Padre e Signore dell’universo,
di Gesù Cristo, nostro salvatore e dello Spirito Santo»

67
BATTESIMO E BATTISTERI

τος άγιου» τό έν τώ ΰδατι τότε λουτρόν ποιούνται. 4. Και


γάρ ό Κριστός έίπεν «’Άν μή άναγεννηθήτε, ού μή είσέλθη-
τε εις την βασιλείαν των ουρανών.» ότι δε και αδύνατον εις
τάς μήτρας των τεκουσών τούς άπαξ γενομένους έμβήναι,
φανερόν πάσιν έστι.
[...]
10. Επειδή τήν πρώτην γένεσιν ήμών άγνοοΰν
κατ’ ανάγκην γεγεννήμεθα έξ ύγράς σποράς κατά μΐξιν
τήν των γονέων προς άλλήλους καί έν έθεσι φαύλοις και
πονηραΐς άνατροφάίς γεγόναμεν, δπως μή άνάγκης τέκνα
μηδε άγνοιας μένωμεν άλλά προαιρέσεως καί έπιστήμης,
άφέσεώς τε αμαρτιών ύπερ ών προημάρτομεν τύχωμεν, έν
τφ ύδατι έπονομάζεται τώ έλομένω άναγεννηθήναι καί
μετανοήσαντι έτΑ τοΐς ήμαρτημένοις τό του πατρός τών
δλων καί δεσπότου θεού όνομα, αύτό τούτο μόνον έπιλέ-
γοντος τού τον λουσόμενον άγοντος έπί τό λουτρόν.
[...]
12. Καλείται δε τούτο τό λουτρόν φωτισμός, ώς φωτι-
ζομένων τήν διάνοιαν τών ταύτα μανθανόντων. Καί επ’
ονόματος δε Ιη σ ού Χριστού, τού σταυρωθέντος έπί
Ποντίου Πιλάτου, καί έπ’ ονόματος πνεύματος άγίου, ό
διά τών προφητών προεκήρυξε τά κατά τον Ίησοΰν πάν­
τα, ό φωτιζόμενος λούεται.

G i u s t i n o , A poi. 1 6 5 , 1 -5 . 6 6 , 1

65, 1. Ημείς & μετά τό οϋτως λούσαι τον πεπεισμένον


καί συγκατατεθειμένον έπί τούς λεγομένους άδελφούς
άγομεν, ένθα συνηγμένοι είσί, κοινός εύχάς ποιησόμενοι
ΰπέρ τε εαυτών καί τού φωτισθέντος και άλλων πανταχοΰ
πάντων εύτόνως, όπως καταξιωθώμεν τά άληθή μαθόντες

68
TESTI DEI SECOLI I E II

fanno il lavacro nell’acqua. 4. E infatti Cristo ha detto:


«Se non sarete rigenerati, non entrerete nel regno dei
cieli».
Ora è chiaro a tutti che è impossibile, una volta nati,
rientrare nel grembo materno.
10. Perciò imparammo questo discorso dagli aposto­
li. Poiché, non sapendo nulla della nostra prima genera­
zione, secondo necessità siamo nati da seme umido,
mediante l’unione dei genitori, e per natura abbiamo
istinti cattivi ed inclinazioni perverse; per cui non rima­
niamo generati di necessità né di ignoranza, ma di libera
scelta e di sapienza, e otteniamo la remissione dei peccati
per i quali abbiamo errato, si invoca nell’acqua su colui
che ha deciso di rigenerarsi e che si è pentito dei peccati,
il nome di Dio Padre e Signore dell’universo: e questo
solo pronuncia chi conduce al lavacro colui che deve
ricevere l’abluzione.
12. Questo lavacro si chiama illuminazione, perché
chi accoglie queste dottrine, è illuminato nella mente.
Inoltre, nel nome di Gesù Cristo, crocifisso sotto Ponzio
Pilato; e nel nome dello Spirito Santo, che ha preannun­
ziato per mezzo dei profeti tutti gli eventi riguardanti
Gesù, l’illuminato riceve l’abluzione.

G i u s t i n o , A poi. 1 6 5 , 1 - 5 . 6 6 , 1

65, 1. Noi dunque, dopo aver lavato chi crede e che


ha aderito, lo conduciamo presso coloro che chiamiamo
fratelli, dove si sono radunati, per pregare in comune fer­
vidamente, sia per noi, sia per l’illuminato e per tutti gli
altri, ovunque si trovino; affinché meritiamo, dopo aver

69
BATTESIMO E BATTISTERI

κοά δι’ έργων άγαθοί πολιτευταί καί φύλακες τών εντεταλ­


μένων εύρεθήναι, δπως τήν αιώνιον σωτηρίαν σωθώμεν.
2. Ά λλήλους φιλήματι άσπαζόμεθα παυσάμενοι τών
ευχών. 3. 'Έπειτα προσφέρεται τώ προεστώτι τών αδελφών
άρτος και ποτήριον ϋδατος κοίι κράματος, και ούτος λαβών
αίνον καί δόξαν τφ πατρί τών όλων διά τού ονόματος τού
υιού και τοΰ πνεύματος τού αγίου άναπέμπει καί ευχαρι­
στίαν ύπερ τοΰ κατηξιώσθαι τούτων παρ’ αύτοΰ èm πολύ
ποιείται· ου συντελέσαντος τάς εύχάς και τήν εύχαριστίαν
πας ό παρών λαός επευφημεί λέγων Αμήν. 4. Τό δε, Αμήν
τη Έβραΐδι φωνή τό Γένοιτο σημαίνει. 5. Εύχαριστή-
σαντος δε τοΰ προεστώτος καί έπευφημήσαντος παντός τοΰ
λαοΰ οί καλούμενοι παρ’ ήμΐν διάκονοι διδόασιν έκάστφ
τών παρόντων μεταλαβείν άπό τοΰ εύχαριστηθέντος άρτου
καί οίνου καί ΰδατος καί τόίς ού παροΰσιν άποφέρουσι.
66, 1. Καί ή τροφή αύτη καλείται παρ’ ήμΐν ευχαρι­
στία, ής ούδενί άλλφ μετασχέίν εξόν έστιν ή τφ πιστε-
ύοντι άληθή είναι τά δεδιδαγμένα ύφ’ ήμών, καί λουσα-
μένω τό ύπερ άφέσεως αμαρτιών καί εις άναγέννησιν
λουτρόν, καί ούτως βιούντι ώς ό Χριστός παρέδωκεν.

I r e n e o , A d v . Haer. I l i , 11, 8, 175-189; 227-236


(Rousseau, Sch 100, pp. 160-164; 168-170)

Neque autem plura numero quam haec sunt neque


rursus pauciora capit esse Evangelia. Quoniam enim
quattuor regiones I mundi sunt in quo sumus et quattuor
principales spiritus et disseminata est Ecclesia super
omnem terram, columna autem et firmamentun Ecclesiae
est Evangelium et Spiritus vitae, consequens est quattuor
habere eam columnas undique flantes incorruptibilita­
tem et vivificantes homines. Ex quibus manifestum est

70
TESTI DEI SECOLI I E II

appreso la verità, di riuscire sia buoni cittadini attraverso


le opere, sia custodi dei precetti, per conseguire la salvez­
za eterna. 2. Terminate le preghiere, ci salutiamo con
un bacio. 3. Dopo, al preposto dei fratelli, viene porta­
to un pane ed una coppa d’acqua e di vino temperato; e
questo, avendo lodato e glorificato il Padre di tutti in
nome del Figlio e dello Spirito Santo fa un lungo ringra­
ziamento e per essere stati fatti meritevoli di questi doni,
dona l’eucarestia. Finite le preghiere ed il rendimento di
grazie, tutto il popolo presente acclama dicendo: A-
men! 4. Amen, in lingua ebraica significa Sia! 5.
Quando il preposto ha finito le preghiere ed ha reso gra­
zie e tutto il popolo ha risposto, quelli che noi chiamiamo
diaconi distribuiscono a ciascuno dei presenti il pane, il
vino e l’acqua consacrati e ne portano agli assenti.
66,1. Questo cibo da noi è chiamato Eucarestia,
nessuno è concesso parteciparne, se non a chi crede
veri i nostri insegnamenti e a chi ha ricevuto il lavacro
per la remissione dei peccati e a chi vive come Cristo ha
insegnato.

Ireneo, C ontro g li eretici 111, 11, 8,175-189, 227-236

D ’altra parte non è possibile avere né un numero più


grande né un numero più piccolo di Vangeli. Infatti
quattro sono le regioni del mondo in cui viviamo e quat­
tro i venti principali; la Chiesa poi è disseminata, d’altra
parte, su tutta la terra, mentre sua colonna e fondamento
è il Vangelo che è spirito di vita.
E evidente perciò che essa abbia quattro colonne, che
spirano ovunque l'incorruttibilità e vivificano gli uomini.

71
BATTESIMO E BATTISTERI

quoniam qui est omium Artifex Verbum, qui sedit super


C herubim et continet omnia, declaratus hominibus,
dedit nobis quadriforme Evangelium quod uno Spiritu
continetur. Q uem adm odum et David postulans eius
adventum ait: Qui sedes super Cherubim, appare. Et enim
Cherubim quadriformia, et formae ipsorum imagines
sunt dispositionis Filii Dei.
Qualis igitus dispositio Filii Dei, talis et animalium
forma; et qualis animalium forma, talis et character
Evangelii. Quadriformia enim animalia, et quadriforme
Evangelium, et quadriformis dispositio Domini. Et prop­
ter hoc quattuor data sunt testamenta humano generi:
unum quidem ante cataclysmum sub Adam; secundum
vero post cataclysmum sub Noe; tertium vero legislatio
sub Moyse; quartum vero quod renovat hominem et
recapitulat in se omnia, quod est per Evangelium, ele­
vans et pennigerans, homines in caeleste regnum.
TESTI DEI SECOLI I E II

È chiaro da ciò, che il Verbo artefice di tutto, che è


assiso sui cherubini e che tutto in sé contiene, rivelandosi
agli uomini ci ha dato un Vangelo quadriforme, ma costi­
tuito da un solo Spirito.
Così anche David, pregando che egli venisse, diceva:
«Tu che siedi sopra i cherubini, rivelati!». E anche i che­
rubini hanno quattro volti, e i loro volti sono immagini
degli uffici del Figlio di Dio.
[...]
Quadriformi sono gli animali, quadriforme è il Van­
gelo, quadriforme è l’ufficio del Signore. Per questo sono
stati stipulati quattro patti con tutto il genere umano: il
primo, prima del diluvio, con Adamo, il secondo, dopo il
diluvio con Noè (con l’arcobaleno); il terzo con Mosé
mediante la legge; il quarto, infine, è quello che rinnova
l’uomo e ricapitola tutto a sé: è il patto del Vangelo che
sublima gli uomini e li eleva fino al regno celeste.

CITAZIONI BIBLICHE

D id a c h é
9,5. Μή...κυσί. Cfr. M t 7, 6.

G iu st in o , Apoi.
I, 61,3-4. Έπειτα... έστι. Cfr. M t 28, 19; Gv 3, 3-5; M t 18, 3.
I, 65, 3. Έπειτα... Αμήν. Cfr. ICor 11,23-26.
I, 66,1. Και ή... παρέδωκεν. Cfr. M t 26-28; Le 22, 19-20.

IRENEO, Contro gli eretici


III, 11, 8. N eque... regnum. Cfr. Ap 4, 7; Ez 1, 6-10; Sai 18, 11;
Sap 1,7; Sai 79,2.

73
TESTI DEL SECOLO III

In pieno III secolo assistiamo ad un progressivo ristrut­


turarsi della comunità cristiana e, nell’unità di fede delle
singole chiese, si risentono ovunque le diversificazioni
locali e quindi le differenziazioni rituali nelle celebrazioni
dei sacramenti1.
Ogni comunità avverte comunque l’indispensabilità di
un serio ed impegnato periodo di preparazione.
Il numero dei convertiti, in continuo aumento è la
causa che portò alla istituzione di un catecumenato al
quale verrà ammesso solo chi avrà dato prova di serio im­
pegno e di perseveranza nella fede. La Tradizione di
Ippolito ci riporta una chiara documentazione del catecu­
menato e della immediata preparazione ai sacramenti ini­
ziatici, così come era agli inizi del III secolo, naturalmente
tale testimonianza va riferita soprattutto aU’ambiente di

1 Cfr. E. RUFFINI, II battesimo nello Spirito, battesimo e confermazione


nell'iniziazione cristiana, 1975, pp. 38 e ss.

75
BATTESIMO E BATTISTERI

provenienza, quindi a quello di Roma2. La preparazione al


battesimo prevedeva due periodi: il primo durava alcuni
anni, per Ippolito3, ed era basato su una preparazione
remota rivolta a tutti coloro che si presentavano (acceden­
tes,) a voler ascoltare la parola di Dio e che dopo un accu­
rato esame venivano riconosciuti idonei a seguire l’istru­
zione, o catechesi4. Durante tale periodo, gli audientes,
erano esclusi dalla liturgia eucaristica e partecipavano solo
limitatamente alla vita ecclesiale. Il secondo periodo o di
preparazione prossima durava solo qualche settimana e i
candidati erano ormai denominati electi, categoria nella
quale rientravano coloro che avevano dato prova di vita
morale e particolarmente consona all’insegnamento del
vangelo.
Le indicazioni di Ippolito sul periodo di preparazione
sono comunque poche e la Traditio non specifica se il
periodo prossimo a ricevere i sacramenti avveniva durante
tutta la quaresima, anche se ciò può considerarsi probabile.
Ippolito precisa invece che in questo periodo, quotidiana­
mente i catecumeni ricevevano /'impositio delle mani
insieme ad una preghiera di esorcismo
A ll’avvicinarsi del giorno stabilito per ricevere il batte­
simo, in una prova definitiva il vescovo personalmente si
rendeva conto del grado di preparazione raggiunto dagli
electi e ciò costituiva l’ultima separazione tra coloro che
erano ormai considerati degni di ricevere il battesimo e

2 I p p o l it o d i R om a, Trad.Ap., 20.
5 I p p o l it o , ib., 17
4 I p p o l it o , ib., 15-16.
5 IPPOLITO, ib., 20; gli esorcismi che comprendono Vexsufflatio sul
volto del candidato e la signatio sulla fronte, sulle orecchie e sul naso,
hanno valore di difesa dagli attacchi di Satana. Cfr. J. D an iÉLOU, Initiation
chrétienne. Textes recuillis et présentés par A. Hamman, Paris 1963, p. 48

76
TESTI DEL SECOLO III

quelli che ancora non erano pronti, in quanto non avevano


ascoltato verbum fide6.
Il battesimo vero e proprio constava di diversi momenti.
Una riunione tra letture e istruzioni precedeva e si
inoltrava nella notte fino al canto del gallo, allorché aveva
inizio la liturgia battesimale.
I riti preparatori, quali la benedizione dell’aqua flu­
ens, anche se non indispensabile, la preparazione dell’olio
benedetto e di quello usato per l’esorcizzazione, la denuda­
zione dei battezzandi affinché non avessero avuto alcunché
indosso in quanto il demonio si sarebbe potuto nascondere
ovunque, precedevano Ι’άπόστ αξις, ossia la rinuncia a
Satana, alle sue opere e ai suoi angeli.
Questo rito veniva ben sottolineato dall’esorcismo fat­
to con l’olio perché qualsiasi spirito di male o residuo del
maligno si fosse allontanato definitivamente.
E questa la fase negativa del rito, in cui l’uomo vec­
chio si distrugge e con lui il peccato, la morte e da questa
morte possa risorgere una creatura nuova, nata ancora una
volta e salva per sempre1.
In effetti tutto il catecumenato doveva apparire come
una costante lotta contro il demonio che a volte si colorava
di sfumature drammatiche in quanto era richiesta la forza
e la costanza di un atleta pronto ad affrontare il temibile
nemico, e lo stesso φωτιζόμενος appositamente unto per la
lotta avrebbe trovato nella triplice immersione ed emersio­
ne nel fonte battesimale, accompagnata dalle formule del
simbolo, il dramma e la vittoria della morte e della risurre­
zione di Cristo.
Di seguito a questa κάθαρσις, che Ippolito definisce

6 I p p o l it o , ib., 20.
7 Cfr. Tt 3,5; Me 16,16.
BATTESIMO E BATTISTERI

quale lavacrum rigenerationis, il sacerdote unge il battez­


zato con l’olio sanctificatum riconoscendolo non solo come
nuova creatura, ma come rigenerato nello Spirito s.
Non siamo all’unzione crismale, ma con quest’atto si
conclude il battesimo e il battezzato conferma la volontà di
uniformarsi al Cristo cosa che ha già espresso precedente-
mente nella σύνταξις. I neo battezzati, rivestiti nuova­
mente delle loro vesti, potevano presentarsi alla comunità
riunita in ecclesia.
A questo punto il vescovo effettuava l’ultima unzione
dopo aver imposto le mani sui battezzati ed aver pregato
usando la formula trinitaria e aver invocato lo Spirito Santo.
La liturgia eucaristica presentava delle particolarità:
oltre al pane che veniva offerto e sul quale il vescovo ren­
deva grazie, in exemplum corporis Christi, i neo battez­
zati offrivano il calice, mixtum vino... sanguinis quod
effusum est, ed una coppa con latte e miele mescolati,
come riferimento del compimento delle promesse fatte ai
padri9, ed infine una coppa contenente l’acqua, per signifi­
care il battesimo ricevuto.
Nel De Baptismo di Tertulliano possediamo l’unico
trattato, prima del Concilio di Nicea del 325, che affronta
in maniera davvero sistematica la prassi battesimale della
Chiesa del III secolo in Africa.
Il battesimo è per Tertulliano, prima di ogni altra cosa,
il mistero dell’acqua, de sacramentu aquae nostrae10. Egli
ha saputo elaborare una vera e propria teologia dell’acqua
e delle sue proprietà ed il suo sforzo, a volte polemico, lo
spinse ad intervenire, a livello di catechesi catecumenale,

8 I p p o l it o , ib., 21.
9 Cfr. Lv, 2 0 ,2 4 .
10 T er tullian o , De Bapt., 1,1 .

78
TESTI DEL SECOLO ΙΠ

presso i nuovi convertiti e spesso si trovò a compiere vir­


tuosi parallelismi con i diversi riti misterici presenti e dif­
fusi nella società romana del II e del III secolo n, a comin­
ciare dalla setta eretica del Cainiti12.
La teologia dell’acqua in Tertulliano sviluppata soprat­
tutto nei capp. 4 e 5 ha un ruolo di potenza divina per
intervento dello Spirito Santo. Il battesimo utilizzando
l’acqua come elemento essenziale, potrebbe essere assimila­
to ad un semplice rito di purificazione in cui lo stato di
purità acquisita deve essere rinnovata magari prima di ogni
atto cultuale. Il battesimo invece u imprime in colui che lo
riceve un carattere indelebile, pari a quello del sacerdozio14
e non può essere reiterato. Con esso si esprime un sigillo di
appartenenza, σφραγίς, l’antico sigillo che il padrone appo­
neva sulle persone e su quanto gli apparteneva v .
La teologia battesimale biblica condurrà Tertulliano a
sottolineare la funzione primaria dello Spirito in quanto
coloro che si facevano battezzare nel nome di Cristo e dive­
nendo parte del nuovo popolo di Dio, proprio attraverso
l’azione dello Spirito Santo divenivano partecipi delle pro­
messe del Padre16. Lo stesso gesto della imposizione delle
mani, gesto post-battesimale, sarà individuato sotto l’a­
spetto profetico e cosmologico per cui lo Spirito di Dio e la
sua Potenza sono diffuse nell’intera materialità cosmica in
ogni manifestazione apparente e non17.

11 A pu leio , Metam., 11,1-30. Cfr. N. T urch i , op. dt., pp. 56-57; 119 e ss.
12 II riferimento alla setta dei Cainiti è motivata da G e r o la m o , Epist.
6 9 ,1 ,2 .
11 T er t u l lia n o , De Bapt., 4,1.
14 T er t u l lia n o , ib., 4 ,4 .
15 TERTULLIANO, ib., 6,1; Paolo usa la stessa espressione quando scrive
ai cristiani di Efeso: £/, 1, 13-14.
16T er t u l lia n o , ib., 8 ,1 .
17 T er t u l lia n o , De Res. Mort., VIE, 3.

79
BATTESIMO E BATTISTERI

Di primaria importanza è l’Oriente inteso non tanto


come termine geografico, quanto teologico-liturgico.
In senso teologico e quindi simbolico, l’Oriente è in
stretto legame con il simbolismo del Sole che è Cristo. Dio
stesso ama l’Oriente perché questo è figura di Cristo18,
N ell’architettura dei prim i m onum enti cristiani e
quindi dei primi battisteri, il rapporto scrittura e liturgia, a
partire oramai dalla seconda metà del III secolo, diviene
un rapporto logico che si va caratterizzando in uno stile di
sacralità del luogo dove la comunità si riunisce e si rende
visibilmente assemblea. Di conseguenza ai classici ritmi di
stile, l’arte in genere, ed in maniera particolare l’architet­
tura, vanno ad associarsi nuovi valori plastici: la forma
deve essere più determinata e corrispondente alle esigenze
di una comunità più o meno numerosa, l’espressione tende
sempre più a voler essere monumentale a seconda del mes­
saggio che si deve esprimere e quindi far ricevere; lo spazio
esce dalla sua linea di essenziale staticità per seguire movi­
menti ideati con elementi strutturali modellati sul princi­
pio luce ed ombra per assumere maggior valore sacro, a
volte mediante l’apporto di unità scultoree e pittoriche.
Così il baldacchino nell’aula battesimale della casa cri­
stiana di Dura Europos, posto sul lato orientale, le accen­
nate volte classiche della cappella greca di Priscilla con le
scene dipinte in stile tardo pompeiano tra cui campeggia la
rappresentazione, forse la più antica, della fractio panis;
nonché il triclinium della casa di Bizante al Celio e la
grande figura di orante dipinta in alto e rivolta ad oriente.
Sono esempi che vanno delineando la profonda relazione
fede-arte-natura, che sotto certi aspetti non implicano per
forza una soggezione dell’una all’altra, ma bensì vanno a

18T e r t u l l i a n o , Adv. Val., 3 ,1 .

80
TESTI DEL SECOLO ΙΠ

manifestare l’unità di rapporto con i contenuti espressi in


relazione alla facoltà creativa e al valore del sacro e del
religioso.
Nella letteratura patristica molto spesso sono presenti
gli sforzi di raccontare le opere che Dio ha compiuto, inglo­
bate in una direttiva che diventa unica, unificante e tota­
lizzante partendo dalla creazione attraversando la storia
della salvezza per giungere alla redenzione operata dal
Cristo. Ed è proprio il battesimo del cristiano che con il
suo simbolismo di discesa e risalita arriva ad esprimere
l’itinerario del Figlio di Dio partendo dalla sua incarnazio­
ne per arrivare alla sua crocifissione ed elevazione.
Il rivolgersi ad oriente era consuetudine molto diffusa
nell’antichità; rimane comune alla letteratura patristica e
sotto vari aspetti, nella preghiera privata19, nella liturgia
eucaristica20 e naturalmente nella preghiera e nella liturgia
battesimale21.
La struttura degli edifici di culto in genere, era molto
influenzata dalla consuetudine di volgerli ad oriente22.
Il cristiano per Origene, nel battesimo riacquista la sal­
vezza che non può aversi al di fuori dalla Chiesa, che illu­
minata dal Logos diviene l’universo dell’universo, κόσμος
τοΰ κόσμου23. Il cristiano, come Adamo, desidera ritorna­
re al paradiso perduto e per questo come il suo progenitore
si volge nella pregherà verso l’oriente24.

19 O r ig e n e , In Lev. Hom., IX, 10; M e t o d io , Symp., XI, 2.


20 Costituzioni Apostoliche, II, 57.
21 C ir il lo d i G erusalem m e , Cat., 1 9 ,11.
22 Sul problema cfr. bibliografia a cura di N. D uval in DPAC a pro­
posito degli Edifìci di culto e sul problema della loro orientazione, p. 1094.
23 O r ig e n e , In Ioh., 6 ,5 9 .
24 O r i g e n e , In Rom. comm., 5,9; G r e g o r i o d i N iss a , Or. in laud.
Bas., PG 44,1184 D.

81
BATTESIMO E BATTISTERI

T e r t u l l ia n o , Des Res. Mort. 8 , 2-3


(Borleffs CCLII, 2, p. 931)

2. Caro salutis est cardo. De qua cum anima a d


allegatur, ipsa est, quae efficit, ut anima allegi possit a
deo. 3. Sed et caro abluitur, ut anima I emaculetur;
caro unguitur, ut anima consecretur; caro signatur ut [et]
anima muniatur; caro manus inpositione adumbratur, ut
[et] anima spiritu inluminetur; caro corpore et sanguine
Christi vescitur, ut et anima de deo saginetur. Non pos­
sunt ergo separari in mercede quas opera coniungit.

T ertulliano, De Bapt. 1,3


(Borleffs CCL I, 1, p. 277)

Sed nos pisciculi secundum ίχθύν nostrum Iesum


Christum in aqua nascimur nec aliter quam in aqua per­
manendo salui sumus. Itaque illa monstrosissima cui nec
integre quidem docendi ius erat optime norat necare
pisciculos de aqua auferens.

T e r tu llia n o , De Bapt. 3 ,2
(Borleffs CCL 1 ,1, p. 278)

Nam unum ex his est quae ante omnen mundi sugge­


stum inpolita adhuc specie penes deum quiescebant. In

82
TESTI DEL SECOLO ΙΠ

T e r tu llia n o , La Resurrezione dei morti 8,2-3

2. La carne è il cardine della salvezza. Infatti se l’an


diventa tutta di Dio è la carne che glielo rende possibile.
3. La carne viene anche battezzata, perché l’anima venga
mondata; la carne viene unta, perché l’anima sia consacra­
ta; la carne viene segnata dalla croce, perché l’anima ne sia
difesa; la carne viene coperta dall’imposizione delle mani,
perché l’anima sia illuminata dallo Spirito; la carne si nutre
del corpo e del sangue di Cristo, perché l’anima si sazi di
Dio. Non saranno separate perciò nella ricompensa, dato
che sono state unite nelle opere.

T e r tu llia n o , Il Battesimo 1,3


( Traci. P. A. Gramaglia, Edizioni Paoline, 197^ p. 121)

N oi invece siam o dei pescio lin i che nasciam o


nell’acqua in conformità a Gesù Cristo, il nostro pesce, e
soltanto permanendo nell’acqua, possiamo salvarci.
Non per nulla quella terribile vipera, che non aveva
neppure una vera e propria autorizzazione ad insegnare
ha trovato il modo migliore per uccidere i pesciolini,
quello di toglierli dall’acqua.

T e r tu llia n o , Il Battesimo 3 ,2
(Ibid., p. 126)

L’acqua è uno di quegli elementi che prima di ogni


ordinam ento cosmico, in un contesto ancora caotico

83
BATTESIMO E BATTISTERI

principio [In primordio], inquit, fecit [deus] caelum et ter­


ram. Terra autem erat invisibilis et incomposita et tenebrae
erant super abyssum et spiritus dei super aquas ferebatur.

T ertulliano, De Bapt 4,1-4


(Borleffs CCLI, 1, pp. 279-280)

1. Sed ad ea satis erit praecerpsisse - in quibus et


ratio baptismi recognoscitur - prima illa, qui iam tunc
etiam ipso habitu praenotabatur baptismi figurandi, spi­
ritum qui ab initio super aquas vectabatur, super aquas
instinctorem moraturum.
[...]
3. Ideoque nulla distinctio est mari quis an stagno,
flumine an fonte, lacu an alveo diluatur, nec quinquam
refert inter eos quos Iohannes in Iordanem et quos
Petrus in Tiberim tinxit; nisi si et [ille] spado quem
Philippus inter vias fortuita aqua tinxit plus salutis aut
minus retulit.
[...]
4. igitur omnes aquae de pristina originis praerogati­
va sacramentum sanctificationis consecuntur invocato
deo: supervenit enim statim spiritus de caelis et aquis
superest sanctificans eas de semetipso et ita sanctificatae
vim sanctificandi conbibunt.

84
TESTC DEL SECOLO ΙΠ

riposavano presso Dio. In principio Dio fece il cielo e la


terra; la terra però era invisibile e caotica e le tenebre stava­
no sopra l’abisso e lo Spirito di Dio si librava sulle acque.

T ertulliano, Il battesimo 4,1-4


(Ibid., pp. 130-131)

1. Ma per quanto riguarda l’importanza dell’ac


basterà l’aver tolto quei fatti delle origini, nei quali si
può ravvisare una giustificazione del battesimo; la strut­
tura cosmica prim ordiale, già allora nella sua stessa
disposizione prefigurava il battesimo in quanto lo Spiri­
to, che alle origini si librava sulle acque, sulle acque sa­
rebbe rimasto per infondere in esse fecondità e vita.
[...]
3. Ecco perché non c’è alcuna differenza e non ha
importanza se uno si lava nel mare o in uno stagno, al
fiume o alla fontana, in un lago o in una vasca; allo stesso
modo non c’è alcuna differenza tra coloro che furono bat­
tezzati da Giovanni nel Giordano e coloro che vennero
immersi da Pietro nel Tevere, come anche l’eunuco, nev-
vero, battezzato da Filippo per strada in quell’acqua tro­
vata per caso non ne ricavò maggiore o minore salvezza.
[...]
4. Pertanto qualsiasi tipo di acqua in virtù di una
proprietà che le appartiene dalle origini, può assumere in
sé il potere misterioso di santificare qualora Dio venga
invocato su di essa; subito infatti sopraggiunge dal cielo
lo Spirito che si posa su queste acque santificandole con
la sua presenza; le acque naturalmente vengono rese
sante e si impregnano della potenza e della capacità di
poter a loro volta santificare gli altri.

85
BATTESIMO E BATTISTERI

T e r t u l l ia n o , D e Bapt. 5,1-2
(Borleffs C C L 1,1, pp. 280-281)

1. Sedenim nationes extraneae ab omni intellectu


spiritalium potestatem eadem efficacia idolis suis submi­
nistrant. Sed viduis aquis sibi mentiuntur. Nam et sacris
quibusdam per lavacrum initiantur, Isidis alicuius aut
Mithrae; ipsos etiam I deos suos lavationibus efferunt.
Ceterum villas domos templa totasque urbes aspergine
circumlatae aquae expiant. Passim certe ludis Apol­
linaribus et Pelusiis tinguntur idque se in regeneratio­
nem et impunitatem periuriorum suorum agere praesu­
munt; item penes veteres quisque se homicidio infecerat
purgatrice aqua expiabatur.
[...]
2. Igitus si <i>dolo, natura aquae quod propria
[materia] sit adlegendi, [in] auspici emundationis blan­
diuntur, quanto id verius aquae praestabunt per dei auc­
toritatem a quo omnis natura earum constituta est! Si
religione aquas medicari putant, quae potior religio
quam dei vivi agnitio?

86
TESTI DEL SECOLO III

T e r t u l l i a n o , Il Battesimo 5 ,1 - 2
{Ibid. , p . 133)

1. Eppure i pagani che non hanno nessuna sensibilità


per le cose spirituali cercano di attribuire ai loro idoli alcu­
ni poteri connessi con analoghe potenzialità delle acque.
Ma essi si illudono perché le loro acque non hanno
nessuna potenzialità. Loro vengono iniziati tramite qual­
che bagno ad alcuni misteri di quella tale Iside o di Mitra;
portano addirittura i loro dei a prendere il bagno. Inoltre
aspergono acqua tutt’intorno per purificare con lustrazio­
ni le loro fattorie, le loro case, i templi e città intere.
Durante i giochi di Apollo e quelli di Pelusio vengono
davvero da ogni parte per immergersi nell’acqua e questi
riti garantirebbero, a quel che dicono, una rigenerazione o
un condono dei loro spergiuri; allo stesso modo presso gli
antichi chiunque si fosse macchiato di omicidio cercava di
espiare il delitto con acqua di purificazione.
[...]
2. Pertanto se la natura dell’acqua può assorbire po­
tenzialità speciali a tal punto che essi venerano gli idoli
ritenendoli capaci di purificazione, quanto più autentica­
mente saranno capaci di purificazione le acque se inter­
viene l’azione di quel Dio dal quale essi hanno avuto l’in­
tera loro struttura! Se per superstizione si crede che le
acque curino, quale sentimento religioso è di maggior va­
lore della conoscenza del Dio vero?

87
BATTESIMO E BATTISTERI

T e r t u l l i a n o , DeBapt. 6 ,1 - 2
(Borleffs, CCL 1 ,1, p. 282)

1. Non quod in aquam spiritum sanctum consequi­


mur, sed in aqua emendati sub angelo spiritui sancto
praeparamur. Hic quoque figura praecessit: sicut enim
Iohannes antecursor domini fuit praeparans vias eius, ita
et angelus baptismi arbiter superventuro spiritui sancto
vias dirigit abolitione delictorum quam fides impetrat
obsignata in patre et filio et spiritu sancto.
2. Nam si in tribus testibus stabit omne verbum
dei,quanto magis donum? Habebimus <de> benedictio­
ne eosdem arbitros fidei quos et sponsores salutis, suffi­
cit ad fiduciam spei nostrae etiam numerus nominum
divinorum. Cum autem sub tribus et testatio fidei et
sponsio salutis pigneretur necessario adicitur ecclesiae
mentio, quoniam ubi tres, id est pater et filius et spiritus
sanctus, ibi ecclesia quae trium corpus est.

88
TESTC DEL SECOLO ΙΠ

T e r t u l l i a n o , Il Battesimo 6 ,1 - 2
(Ibid., p p . 1 3 7 -1 3 8 )

1. Non sarebbe tuttavia esatto asserire che proprio


nell’acqua noi riceviamo lo Spirito Santo, piuttosto
nell’acqua noi veniamo purificati per l’intervento dell’ange­
lo e così veniamo preparati a ricevere lo Spirito Santo.
Anche in questo caso possiamo trovare un’antica prefi­
gurazione; infatti come Giovanni fu il precursore del
Signore e gli preparò la strada così anche l’angelo che pre­
siede al battesimo prepara la strada allo Spirito Santo che
sta per sopraggiungere eliminando i peccati; ma è la fede
con il sigillo del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo che
riesce a conseguire tale eliminazione dei peccati.
2. Se ogni parola di Dio poggia su tre testimoni, quan­
to più vi poggeranno i suoi doni!
In virtù della benedizione battesimale avremo dunque
come giudici della fede quelle persone che ci garantisco­
no la salvezza; le persone divine che sono in tre, sono più
che sufficienti per dare fiducia alla nostra speranza. E
poiché sia la professione di fede che la garanzia della sal­
vezza sono sotto cauzione delle tre Persone divine, è evi­
dente il motivo per cui viene ricordata per forza anche la
Chiesa; lo si fa perché dove ci sono le tre Persone divine,
cioè il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, vi si trova anche
la Chiesa che altro non è se non l’assemblea riunita di
almeno tre persone.

89
BATTESIMO E BATTISTERI

T e r t u l l ia n o , D e Bapt. 7 , 1
(Borleffs CCL I, 1, p. 282)

Exinde egressi de lavacro perungim ur benedicta


unctione de pristina disciplina qua ungui oleo de cornu
in sacerdotium solebant ex quo Aaron a Moyse unctus
est; unde christi dicti a chrismate quod est unctio quae
<et> domino nomen ad I commodavit facta spiritalis
quia spiritu unctus est a deo patre, sicut 'in Actis: Collecti
sunt enim [vero] in ista civitate adversus sanctum filium
tuum quem unxisti.

T ertulliano, De Bapt. 8,1-2.4


(Borleffs CCL I, 1, p. 283)

1. Dehinc manus inponitur per benedictionem advo­


cans et invitans spiritum sanctum. Sane humano ingenio
licebit spiritum in aquam arcessere et concorporationem
eorum accommodatis desuper manibus alio spiritu tantae
claritatis animare: deo autem in suo organo non licebit
per manus sanctas sublimitatem modulari spiritalem?
2. Sed est hoc quoque de veteri sacramento quo ne­
potes suos ex Ioseph, [et] Ephrem et Manassem, Iacob

90
TESTI DEL SECOLO III

T e r t u l l ia n o , I l Battesimo 7 , 1
{Ibid, p. 138)

Poi, usciti dal bagno, veniamo unti con olio benedet­


to in conformità all’antica prassi secondo la quale coloro
che erano scelti per il sacerdozio venivano abitualmente
unti con olio versato da quel corno con cui Aronne era
stato unto da Mosè; ecco perché venivano chiamati chri-
sti, cioè unti, e la parola greca chrisma vuol dire appunto
unzione; anche il nome del Signore, cioè il nome di
Cristo, ha la stessa derivazione linguistica, naturalmente
nel caso di Cristo si tratta di un’unzione spirituale per­
ché egli fu unto con Spirito per opera di Dio Padre,
come si legge negli Atti: «Si sono radunati in questa città
contro il tuo santo Figlio che tu avevi unto».

Il Battesimo 8,1-2.4
T e rtu llia n o ,
{Ibid., pp. 139-140)

1. Poi ci viene imposta la mano con una preghiera di


benedizione per invocare e invitare lo Spirito Santo.
Se l’abilità dell’uomo riesce a far emettere sull’acqua
alcuni soffi sonori e riesce a vivificare tale mescolanza di
acqua e di soffi con mani di artista poste sopra le canne
in modo da far nascere nuovi suoni di incredibile bellez­
za, dovremo forse negare a Dio la possibilità di modulare
sul suo organo idraulico, che è l’uomo, con le sue mani
sante una meravigliosa melodia spirituale?
2. Anche l’imposizione della mano deriva da un rito
sacramentale molto antico, quello con cui Giacobbe bene­
disse i suoi nipoti Efraim e Manasse, figli di Giuseppe,

91
BATTESIMO E BATTISTERI

[capitibus] inpositis et intermutatis manibus benedixit et


quidem ita transuersim obliquatis in se ut Christum
deformantes iam tunc portenderent benedictionem in
Christo futuram.
[...]
4. Ideoque: Estote, inquit, simplices ut columbae, ne
hoc quidem sine argumento praecedentis figurae: que­
madmodum enim post aquas diluvii quibus iniquitas
antiqua purgata est, post baptismum ut ita: dixerim
mundi, pacem caelestis irae praeco columba terris ad-
nuntiavit dimissa ex arca et cum olea reversa - quod si­
gnum etiam ad nationes pacis praetenditur -, eadem di­
spositione spiritalis effectus terrae id est carni nostrae
emergenti de lavacro post vetera delicta columba sancti
spiritus advolat pacem dei I adferens emissa de caelis ubi
ecclesia est arcae figura.

Tertulliano, De Bapt. 9 , 1-2.4


(Borleffs, CCL 1 ,1, pp. 283-284)

1. Quot igitur patrocinia naturae, quot privilegia


tiae, quot sollemnia disciplinae, figurae praestructiones
praedicationes religionem aquae ordinaverunt! Primum
quidem, cum populus de Aegypto [libere] expeditus vim
regis Aegypti per aquam transgressus evadit, ipsum
regem cum totis copiis aqua extinguit. Quae figura mani­
festior in baptismi sacramento? Liberantur de saeculo

92
TESTI DEL SECOLO III

incrociando tuttavia le sue mani mentre le imponeva sulla


loro testa; evidentemente quelle mani messe l’una sull’altra
a forma di croce dovevano raffigurare Cristo e preannun­
ciare già fin da allora la benedizione che avremmo ricevuto
in Cristo.
[...]
4. Ecco perché si dice: «siate semplici come colo
be», il che ha ancora rapporto con una prefigurazione
antica; dopo che le acque del diluvio purificarono l’antica
malvagità umana, si potrebbe dire dopo il battesimo del
mondo, fu la colomba il messaggero mandato ad annun­
ciare alla terra che l’ira di Dio si era calmata e riappacifi­
cata; essa fu inviata dall’arca e ritornò con un ramo d’uli­
vo, simbolo di pace anche presso i pagani. Analoga è la si­
tuazione del battesimo ma con effetti spirituali; la colom­
ba, che è lo Spirito Santo, vola verso terra, cioè verso il
nostro corpo che sta emergendo dall’acqua del battesimo
dopo una vita trascorsa nei peccati, e porta con sé la pace
di Dio, perché è stata inviata dal cielo ove si trova la
Chiesa, di cui l’arca è una prefigurazione.

T e r tu llia n o , II Battesimo 9,1-2.4


{Ibid., pp. 141-143)

1. E quanti benefici della natura, quanti doni priv


giati della grazia, quante solennità rituali, quante prefi­
gurazioni, anticipazioni e profezie hanno precisato la
funzione dell’acqua nella prassi religiosa! Innanzitutto
c’è il popolo liberato dall’Egitto che riuscì ad attraversa­
re l’acqua sfuggendo all’esercito del re egiziano; l’acqua
annientò il re in persona assieme a tutte le sue truppe. Ci
può essere una prefigurazione più chiara del sacramento

93
BATTESIMO E BATTISTERI

nationes, per aquam scilicet, et diabolum dominatorem


pristinum in aqua obpressum derelinquunt.
2. Item aqua de amaritudinis vitio in suum comm
dum suavitatis Mosei ligno remediatur. Lignum illud erat
Christus venenatae et amarae retro naturae venas in salu­
berrimam aquam, baptismi scilicet, ex sese remedians.
[...]
4. Numquam sine aqua Christus! Siquidem et i
aqua tinguitur, prima rudimenta potestatis suae vocatus
ad nuptias aqua auspicatur, cum sermonem facit sitientes
ad aquam suam invitat sempiternam , cum de agape
docet aquae calicem pari oblatum inter opera dilectionis
probat, ad puteum vires resumit, super aquam incedit,
libenter transfretat, aquam discentibus ministrat. Perse­
verat testimonium baptismi usque ad passionem: cum
deditur in crucem aqua intervenit: sciunt Pilati manus;
cum vulneratur aqua de latere prorumpit: scit lancea
militis !

Tertulliano, De Bapt. 10, 7


(Borleffs CCL 1 ,1, pp. 285-286)

Ipse profitetur sua non esse caelestia sed Christi


dicendo: Qui de terra est terrena loquitur, qui de supernis
venit super omnes est; item soli se paenitentiae tinguere,

94
TESTI DEL SECOLO III

del battesimo? Basta guardare ai pagani che vengono


liberati da questo mondo, senza dubbio attraverso l’ac­
qua, e che abbandonano travolto nell’acqua, il diavolo, il
loro tiranno di prima.
2. Poi c’è l’acqua amara che, trasformata con il le
di Mosè, diventa di nuovo potabile e molto buona; quel
legno era Cristo che guarisce con la sua potenza i corsi
delle acque, prima avvelenate e amare, trasformandoli in
acque davvero salvifiche, quelle del battesimo.
[...]
4. Sempre l’acqua accompagna Cristo.
Anche lui viene battezzato nell’acqua; viene invitato a
nozze e con l’acqua inaugura le prime prove del suo pote­
re di far miracoli: mentre predica invita gli assetati a bere
la sua acqua di eternità; mentre insegna la carità indica
come opera di amore anche solo un bicchiere d ’acqua
donato ad un proprio simile; si prende un po’ di sollievo
presso un pozzo, cammina sull’acqua, gli piace passare da
una parte all’altra del lago, serve l’acqua ai suoi discepoli.
Fino alla passione si possono trovare testimonianze a
favore del battesimo; quando viene condannato alla cro­
cifissione, c’è ancora l’acqua, questa volta per le mani di
Pilato; quando viene trafitto, dal costato vien fuori
dell’acqua e la lancia del soldato ne sa qualcosa.

Tertulliano, Il Battesimo 10,7


{Ibid., p. 146)

Giovanni stesso riconosce che le realtà celesti appar­


tengono non a lui ma a Cristo; dice:
«Chi viene dalla terra parla di cose terrestri, chi viene
dall’alto è al di sopra di tutti».

95
BATTESIMO E BATTISTERI

venturum mo qui tinguet in spiritu et igni, scilicet quia


vera et stabilis fides aqua tinguitur in salutem, simulata
autem et infirma igni tinguitur in iudicium.

T ertulliano, De Bapt. 15,1.3


(Borleffs CCLI, 1, p. 290)

1. Nescio si quid amplius ad controversiam baptismi


ventilatur. Sane retexam quod supra omisi ne inminentes
sensus videar interscindere.
Unum omnino baptismum est nobis tam ex domini
evangelio quam et apostoli litteris quoniam unus deus [et
unum baptismum] et una ecclesia in caelis.
[...]
3. Semel ergo lavacrum inimus, semel delicta ablu
tur quia ea iterari non oportet. Ceterum Israel [Iudaeus]
cotidie lavat quia cotidie inquinatur. Quod ne in nobis
quoque factitaretur propterea de uno lavacro definitum
est. Felix aqua quae semel abluit, quae ludibrio peccato­
ribus non est, quae non adsiduitate sordium infecta rur­
sus quos diluit inquinat.

96
TESTI DEL SECOLO ΙΠ

Altrove dichiara di battezzare soltanto per la conver­


sione e che presto sarebbe venuto chi avrebbe battezzato
in Spirito e fuoco.
Infatti una fede autentica e salda viene battezzata
con acqua per la salvezza, ma una fede incerta e malata
viene battezzata con fuoco per la condanna del giudizio.

Tertulliano, Il Battesimo 15,1.3


(Ibid., p. 154)

1. Non so se si fanno in giro altre discussioni su q


stioni battesimali.; Adesso vorrei riprendere alcune cose,
che ho omesso più sopra, per offrire un senso continuato
al discorso che sto facendo.
Assolutamente unico è il nostro battesimo, come è
evidente sia nel vangelo del Signore che dalle lettere di
Paolo, perché unico è Dio e una sola è la Chiesa nei cieli.
[...]
3. Una sola volta nella vita accediamo al lavacro b
tesimale e una sola volta vengono lavati i peccati proprio
perché non si devono assolutamente più commettere.
Invece Israele pratica ogni giorno i suoi lavacri perché
ogni giorno si insudicia. Ebbene, appunto perché tutto
ciò non si ripetesse anche tra noi, è stata sancita l’esigen­
za di un solo battesimo. O acqua meravigliosa!
Essa lava una volta per sempre, non è uno zimbello
di cui i peccatori possono fare quello che vogliono e,
senza lasciarsi contaminare dalle continue sozzerie, non
inquina mai a sua volta coloro che in essa vengono lavati
con il battesimo.

97
BATTESIMO E BATTISTERI

16,1.2
T e r t u l l ia n o , D e Bapt.
(Borleffs, CCLI, 1, pp. 290-291)

1. Est quidem nobis etiam secundum lavacrum,


unum et ipsum, sanguinis scilicet, de quo dominus:
Habeo inquit baptismo tingui, cum iam tinctus fuisset.
Venerat enim per aquam et sanguinem sicut Iohannes
scripsit, ut aqua tingueretur, sanguine glorificaretur.
[...]
2. Hic est baptismus qui lavacrum et non acceptum
repraesentat et perditum reddit!

T ertulliano, De Bapt. 17,1-2.3


(Borleffs CCL I, 1, p. 291)

1. Superest ad concludendam materiolam de obser­


vatione quoque dandi et accipiendi baptismi commone­
facere. Dandi quidem summum habet ius summus sacer­
dos, si qui est, episcopus; dehinc presbyteri et diaconi,
non tamen sine episcopi auctoritate, propter ecclesiae
honorem quo salvo salva pax est.
2. Alioquin etiam laicis ius est: quod enim ex aequo
accipitur ex aequo dati potest.
[...]
3. Sufficit scilicit [et] in necessitatibus [ut] utaris
sicubi aut loci aut temporis aut personae condicio com­
pellit [...].

98
TESTI DEL SECOLO III

T e r t u l l ia n o , II Battesimo 16,1.2
(Ibid., pp. 156-157)

1. A dire il vero, abbiamo ancora un secondo battesi­


mo, anch’esso unico, il battesimo di sangue, di cui il Si­
gnore disse: «Devo ancora ricevere un battesimo», ben­
ché in realtà fosse già stato battezzato.
Egli era venuto, come scrisse Giovanni con acqua e
sangue, cioè per essere battezzato nell’acqua e per essere
glorificato nel sangue.
[...]
2. Il martirio è un battesimo che sostituisce il lavacro
se non lo si è ricevuto e che lo rinnova se lo si è preso.

T ertulliano, Il Battesimo 17,1-2.3


{Ibid., pp. 157-158)

1. Prima di concludere questa breve esposizione non


resta che spiegare la prassi seguita nell’amministrare e
nel ricevere il battesimo. Per quanto concerne l’ammini­
strazione, la facoltà di battezzare spetta prima di tutto al
sommo sacerdote, cioè al Vescovo, se è presente, poi ai
presbiteri e ai diaconi, ma sempre con l’autorizzazione
del vescovo, perché se c’è tale rispetto si riesce a conser­
vare anche la pace ecclesiale.
2. Tuttavia anche i laici hanno la facoltà di battezza­
re; quello che tutti ricevono allo stesso titolo, può anche
essere da tutti ugualmente amministrato [...].
3. E sufficiente allora adattarsi alle eventuali circostan­
ze di necessità per dare il battesimo, qualora situazioni
particolari di luogo, di tempo o di persona lo esigano

99
BATTESIMO E BATTISTERI

T e r t u l l ia n o , De Bapt. 1 8 ,1 .4 - 6
(Borleffs CCL, I, 1, pp. 292-293)

1. Ceterum baptismum non temere credendum esse


sciunt quorum officium est. Omni petenti te dato suum
habet titulum proprie ad elemosinarti pertinentem. Immo
illud potius respiciendum: Nolite dare sanctum canibus
et porcis proicere margaritam vestram et: Manus ne facile
inposueritis nec amartiis alienis communicaveritis.
4. Itaque pro cuiusque personae condicione a<c>
dispositione, etiam aetate cunctatio baptismi utilior est,
praecipue tamen circa parvulos.
[...]
5. Ait quidem dominus: Nolite illos prohibere ad me
venire. Veniant ergo dum adolescunt, dum discunt, dum
quo veniant docentur; fiant Christiani cum Christum
nosse potuerint.
[...]
6. Non minore de causa innupti quoque procrasti­
nandi in quibus temptatio praeparata est tam virginibus
per maturitatem quam viduis per vacationem, donec aut
nubant aut continentiae corroborentur.
[...]

100
TESTI DEL SECOLO III

T ertulliano, Il battesimo 18,1.4-6

1. Inoltre coloro che hanno la responsabilità dell’


ministrazione del battesimo, sanno bene che non lo si
deve dare alla leggera. Qualcuno tira in ballo la frase di
Gesù: «Dà a chiunque ti chiede qualcosa», ma queste
parole si riferiscono nel loro senso proprio all’elemosina.
Sarebbe molto meglio prendere più sul serio altri testi:
«Non date ai cani ciò che è santo e non buttate ai porci la
vostra perla», oppure: «Non imponete le mani con trop­
pa facilità e non fatevi complici dei peccati degli altri».
4. Per questo, pur tenendo conto delle situazioni,
delle disposizioni e anche dell’età di ogni persona,
rimandare il battesimo presenta maggiori utilità, soprat­
tutto quando si ha a che fare con bambini.
[...]
5. Certamente il Signore ha detto: «Non impedite ai
bambini di venire a me».
Vengano pure, ma quando saranno più grandi e
potranno essere istruiti, vengano pure quando potranno
sapere dove vanno; diventino pure cristiani, quando
saranno in grado di conoscere Cristo!
[...]
6. Per motivi non meno seri dovrebbero rimandare il
loro battesimo tutti quelli che non si sono ancora sposati;
molti pericoli e molte prove stanno a loro innanzi, si trat­
ti di gente ancora vergine che sta crescendo negli anni o
di gente vedova che non sa ancora che pesci prendere;
costoro dovrebbero rimandare il battesimo fino a quan­
do non si siano decisi o a sposarsi o a impegnarsi con
coraggio nella castità.
[...]

101
BATTESIMO E BATTISTERI

19,1-3
T e r t u l l ia n o , De Bapt.
(Borleffs C C L 1,1, pp. 293-294)

1. Diem baptismo sollemniorem pascha praestat cum


et passio domini in qua tinguimur adimpleta est. Nec
incongruenter ad figuram interpretabitur quod cum ulti­
mum pascha dominus esset acturus missis discipulis ad
praeparandum - Convenietis, inquit, hominem aquam
baiulantem - paschae celebrandae locum de signo aquae
ostendit.
2. Exinde pentecoste ordinandis lavacris laetissimum
spatium est quo et domini resurrectio inter discipulos fre­
quentata est et gratia spiritus sancti dedicata et spes
adventus domini subostensa quod tunc in caelos recupe­
rato eo angeli ad apostolos dixerunt sic venturum que­
madmodum et in caelos conscendit, utique in pentecoste.
[...]
3. Ceterum omnis dies domini est, omnis hora, omne
tempus habile baptismo: si de sollemnitate interest, de
gratia nihil refert.

102
TESTI DEL SECOLO III

T e r t u l l ia n o , Il Battesimo 19,1-3
{Ibid., p. 164)

1. Il giorno più solenne per l’amministrazione del


battesim o è la festa di Pasqua, perché a Pasqua si è
appunto compiuta la passione del Signore nella quale noi
veniamo battezzati.
Non sarà fuori luogo interpretare come una prefigu­
razione quelle parole dette dal Signore allorché, accin­
gendosi a celebrare la sua ultima Pasqua, inviò i discepo­
li a prepararla dicendo loro: «Incontrerete un uomo con
una brocca d’acqua»; volle dunque indicare con il segno
dell’acqua il luogo in cui si doveva celebrare la Pasqua.
2. Anche il periodo di Pentecoste è un momento
molto adatto al conferimento del battesimo. E il tempo
in cui il Signore risorto si manifestava spesso tra i disce­
poli, il tempo in cui si sono rivelate le primizie della gra­
zia dello Spirito Santo e la speranza dei discepoli intravi­
de la venuta del Signore perché proprio allora, mentre
egli veniva assunto di nuovo in cielo, gli angeli assicura­
rono agli apostoli che il Signore sarebbe ritornato così
come era risalito nei cieli, esattamente nel periodo di
Pentecoste.
[...]
3. D ’altra parte ogni giorno è del Signore e perciò
ogni ora e qualsiasi momento può andare bene per il bat­
tesimo; si possono riservare alcuni giorni per motivi di
particolari solennità liturgiche, ma la grazia non ha nes­
sun limite di calendario.

103
BATTESIMO E BATTISTERI

20,1.3
T e r t u l l ia n o , D e Bapt.
(Borleffs, CCL I, 1, p. 294)

1. Ingressuros baptismum orationibus crebris, ieiu-


niis et geniculationibus et pervigiliis orare oportet [et]
cum confessione omnium retro delictorum, ut exponant
etiam baptismum Iohannis: Tinguebantur, inquit, confi-
tentes delicta sua.
3. Ipsum dominum post lavacrum statim tempta
nes circumsteterunt quadraginta diebus ieiuniis functum.
Ergo et nos, dicet aliquis, a lavacro potius ieiunare opor­
tet? Et quis enim prohibet nisi necessitas gaudii et gratu­
latio salutis?

Ippolito di Roma, Trad. Apost. 20


(Botte SCh 11, pp. 78-80)

Cum autem eliguntur qui accepturi sunt baptismum,


examinatur vita (βίος) eorum: an vixerint in honestate
(σευνός) dum essent catechum eni, an honoraverint
viduas (χήρα), an visitaverint infirm os, an fecerint
omnem rem bonam. Et cum illi qui adduxerunt eos
testantur super eum: fecit hoc modo, audiant evangelium
(εύαγγέλιον). A tempore quo separati sunt, inponatur
manus super eos quotidie dum exorcizantur (έξορκίζειν).
Cum appropinquat dies quo baptizabuntur, episcopus

104
TESTI DEL SECOLO III

T e r t u l l ia n o , Il Battesimo 20,1.3
(Ibid., pp. 165-166)

1. Coloro che sono in procinto di accedere al battesi­


mo devono rivolgersi a Dio con preghiere intense, con
digiuni, con prostrazioni in ginocchio e con veglie. De­
vono inoltre confessare a Dio tutti i peccati della loro
vita passata per realizzare quanto già si faceva al battesi­
mo di Giovanni che appunto la gente riceveva, come
dice il vangelo, confessando i propri peccati.
3. Perfino il Signore, dopo il battesimo dovette
mediatamente affrontare prove e tentazioni in un digiu­
no che durò 40 giorni. Ma allora, qualcuno potrebbe
dire, anche noi uscendo dal battesimo dovremmo piutto­
sto metterci a digiunare?
Effettivamente nessuno lo im pedirebbe se non si
trattasse di momenti nei quali bisogna invece gioire di
riconoscenza e far festa perché si è stati salvati.

IPPOLITO DI Roma, Tradizione Apostolica 20

Quando vengono scelti coloro che dovranno ricevere


il battesimo, si esamina la loro vita: se hanno vissuto
devotamente durante il catecumenato, se hanno onorato
le vedove, se hanno visitato gli ammalati, se hanno com­
piuto ogni opera buona. E se coloro che li hanno con­
dotti testimoniano su ciascuno che si è comportato in
questo modo, allora ascoltino il Vangelo. Sin da quando
vengono separati, si imponga sopra di loro la mano ogni
giorno per esorcizzarli.
Quando si avvicina il giorno in cui dovranno essere

105
BATTESIMO E BATTISTERI

exorcizet (έξορκίζειν) unumquemque eorum ut sciat an


purus sit. Si quis autem non est bonus (καλός) aut non
est purus (καθαρός), ponatur seorsum, quia non audivit
verbum in fide (πίστις), quia impossibile est ut alienus se
abscondat semper. Doceantur qui baptizandi sunt ut
abluantur [et se faciant liberos] et se lavent die quinta
hebdomadae (σάββατον). Si autem mulier est in regulis
mulierum, ponatur seorsum et accipiat baptismum alia
die. Ieiunent (νηστεύειν) qui accipient batsimum, in
parasceve (παρασκευή) sabbati (σάββατον); et sabbato
(σάββατον), qui accipient baptismum congregabuntur in
locum unum in voluntate (γνώμη) episcopi. Iubeatur illis
omnibus ut orent et flectent genua. Et imponens manum
suam super eos, exorcizet (έξορκίζειν) omnes spiritus
alienos ut fugiant ex eis et non revertantur iam in eos. Et
cum cessaverit exorcizare (έξορκίζειν), exsufflet in faciem
eorum et cum signaverit (σφραγίζειν) frontem, aures et
nares eorum, suscitabit eos. Et agent totam noctem vigi­
lantes, et legetur eis et instruentur (κατηχείσθαι). Bapti­
zandi ne adducant secum ullam rem, nisi solum quod u-
nusquisque adducit propter eucharistiam (ευχαριστία).
Decet enim ut qui dignus effectus est offerat oblationem
(προσφορά) eadem hora.

Ippolito di Roma, Trad. Apost. 21


(Botte SCh 11, pp. 80-86)

Tempore quo gallus (άλέκτωρ) cantat, oretur primum


super aquam. Sit aqua fluens in fonte (κολυμβήθρα) vel
fluens de alto. Fiat autem hoc modo, nisi sit aliqua neces­
sitas (άνάγκη). Si autem necessitas (ανάγκη) est perma­
nens et urgens, utere (χρήσθαι) aquam quam invenis.

106
TESTI DEL SECOLO III

battezzati, il vescovo li esorcizzi ad uno ad uno per vede­


re se sono puri. Se c’è qualcuno che non è buono o non è
puro venga separato, perché non ha ascoltato la parola
con fede: è impossibile difatti che lo straniero si nascon­
da sempre. Si prescriva a coloro che devono ricevere il
battesimo di prendere un bagno e di lavarsi il quinto
giorno della settimana. Se una donna è nel periodo delle
regole femminili, venga messa in disparte e riceva il bat­
tesimo in un altro giorno. Coloro che devono essere bat­
tezzati digiunino la vigilia del sabato e il sabato coloro
che saranno battezzati si riuniranno in uno stesso luogo,
secondo il parere del vescovo. Si prescriva loro di prega­
re e di inginocchiarsi. (Il vescovo) imponendo loro la
mano ordini ad ogni spirito estraneo di allontanarsi da
essi e di non ritornare mai più. E una volta cessato di
esorcizzare, soffi loro sul viso, segni loro la fronte, le
orecchie, le narici, e infine, li faccia alzare. Essi veglie-
ranno tutta la notte ascoltando letture ed istruzioni.
Coloro che devono ricevere il battesimo non portino
niente altro con sé, se non ciò che ognuno porta per
l’eucarestia: è bene infatti che chi è ritenuto degno faccia
allora l’offerta.

IPPOLITO DI Roma, Tradizione Apostolica 21

Al canto del gallo, per prima cosa si preghi sull’ac­


qua. Sia acqua che scorra in una fonte o che fluisca dal­
l’alto. Avvenga così, a meno che non ci sia qualche neces­
sità. Se c’è una necessità permanente ed urgente, si usi
l’acqua come si trova.

107
BATTESIMO E BATTISTERI

Ponent autem vestes, et baptizate prim um parvulos.


Omnes autem qui possunt loqui pro se loquantur. Qui
autem non possunt loqui pro se, parentes eorum loquan­
tur pro eis, vel aliquis ex eorum genere (γένος). Postea
baptizate viros, tandem autem mulieres quae solverunt
crines suos omnes et deposuerunt ornamenta (κόσμησις)
auri et argenti quae habent super se, et nemo sumat rem
(είδος) alienam (άλλότριος) deorsum in aqua. Tempore
autem statuto ad baptizandum, episcopus reddat gratias
(ευχαριστείv) super oleum quod ponit in vase (...) et
vocat illud oleum gratiarum actionis (ευχαριστία). Et
sumit quoque aliud oleum quod exorcizet (έξορκίζειν) et
vocat illud oleum exorcismi (έξορκισμός). Diaconus
autem fertoleum exorcismi (έξορκισμός) et se sistit ad sini­
stram presbyteri, et alius diaconus sumit oleum gratiarum
actionis (ευχαριστία) et se sistit ad dexteram presbyteri.
Et cum presbyter sumpsit unumquemque recipientium
baptism um , iubeat eum renuntiare (άποτάσσεσθαι)
dicens: Renuntio (άποτάσσεσθαι) tibi, Satana, et omni
servitio tuo et omnibus operibus tuis. Et cum renuntiavit
(άποτάσσεσθαι) unusquisque, ungat eum oleo exorcismi
(έξορκισμός) dicens ei: Omnis spiritus abscedat a te. Et
hoc modo tradat eum episcopo nudum vel presbytero qui
stat ad aquam qui (quae?) baptizat.
Descendat autem cum eo diaconus hoc modo. Cum
ergo descendit qui baptizatur in aquam, dicat ei ille qui
baptizat manum imponens super eum sic: Credis in
deum patrem omnipotentem?
Et qui bap tizatu r etiam dicat: Credo. Et statim
manum habens in caput eius inpositam baptizet semel. Et
postea dicat: Credis in Chr(istu)m Ie(su)m filium d(e)i,
qui natus est de sp(irit)u s(an)c(t)o ex Maria virgine et
crucifixus sub pontio Pilato et mortuus est [et sepultus] et
resurrexit die tertia vivus a mortuis et ascendit in caelis et

108
TESTI DEL SECOLO IH

(Coloro che stanno per ricevere il battesimo) si spo­


glino, e battezzate per primi i bambini.
Tutti coloro che sono in grado di rispondere, rispon­
dano; per quelli che non sono in grado di rispondere,
rispondano i genitori o qualcuno dei familiari. Battezzate
poi gli uomini ed infine le donne, le quali avranno disciol­
to i capelli e deposto i loro gioielli d’oro e d’argento, che
hanno indosso. Nessuno discenda nell’acqua con indosso
qualcosa di estraneo. Nell’ora fissata per il battesimo, il
vescovo renda grazie sull’olio e poi lo metta in un vaso, è
l’olio del rendimento di grazie. Poi prenda altro olio e
pronunci su di esso un esorcismo: è l’olio dell’esorcismo.
Il diacono prende l’olio dell’esorcismo e si mette alla sini­
stra del sacerdote, un altro prende l’olio del rendimento di
grazie e si pone alla destra del sacerdote. Il sacerdote,
prendendo in disparte ad uno ad uno coloro che devono
ricevere il battesim o, gli ordini di abiurare dicendo:
«Rinuncio a te, Satana, a tutte le tue pompe e a tutte le tue
opere». Dopo che ciascuno ha abiurato, lo unga con l’olio
dell’esorcismo, dicendogli: «Ogni spirito si allontani da
te». Così lo affidi, nudo, al vescovo o al sacerdote che sta
vicino all’acqua, perché lo battezzi. Un diacono discenda
nell’acqua insieme con colui che deve essere battezzato.
Quando questi discende nell’acqua, colui che battezza gli
imponga la mano sul capo chiedendo: «Credi in Dio
Padre onnipotente?». Colui che viene battezzato rispon­
da: «Credo». Lo battezzi allora una prima volta tenendogli
la mano sul capo. Poi chieda: «Credi in Cristo Gesù, figlio
di Dio, che è nato per mezzo dello Spirito Santo dalla ver­
gine Maria, è stato crocifisso sotto Ponzio Pilato, è morto
ed è risorto il terzo giorno, vivo dai morti, è salito nei cieli,
siede alla destra del Padre e verrà a giudicare i vivi e i

109
BATTESIMO E BATTISTERI

sedit ad dexteram patris venturus iudicare vivos et mor­


tuos? Et cum ille dixerit: Credo, iterum baptizetur.

O rigene, Hom. in Lev. 10,16-25


(Borret. SCh 287,2, p. 122)

Quod autem contra orientem respergit, non otiose


accipias. Ab oriente tibi propitiatio venit; inde est enim
vir, cui Oriens nomen est, qui mediator Dei et hominum
factus est. Invitaris ergo per hoc, ut ad orientem semper
adspicias, unde tibi oritur Sol iustitiae, unde tibi lumen
nascitur; ut numquam in tenebris ambules neque dies ille
novissimus te in tenebris comprehendat; ne tibi ignoran­
tiae nox et caligo subripiat, sed ut semper in scientiae
luce verseris, semper habeas diem fidei, semper lumen
caritatis et pacis obtineas.

110
TESTI DEL SECOLO III

morti?». Quando colui che è battezzato avrà risposto:


«Credo», lo battezzi una seconda volta.

O RIG EN E, Omelie sul Levitico 10,16-25

Che l’aspersione si faccia in direzione verso l’oriente


non si ritiene superfluo.
Dall’oriente ti arriva la propiziazione perché è di là
che viene l’uomo il cui nome è Oriente, che è stato costi­
tuito mediatore tra Dio e gli uomini.
Quindi, per questo sei invitato a rivolgerti sempre
verso oriente, da dove si leva per te il Sole di Giustizia, da
dove è nata per te la luce; affinché mai tu cammini nelle
tenebre, e l’ultimo giorno non ti avvolga nelle tenebre;
perché la notte e l’oscurità dell’ignoranza non ti prenda­
no a tradimento, ma che incessantemente tu ti trovi nella
luce della scienza, sempre tu abbia il grande giorno della
fede, sempre tu ottenga la luce della carità e della pace.

CITAZIONI BIBLICHE

TERTULLIANO, La Risurrezione dei morti


8,2-3. Caro...coniungit. Cfr. Rom 6,1-7; ICor 12, 12-14.

T e r t u l l ia n o , Il battesimo
1, 3. Sed... auferens. Cfr. Gen 1, 3; ICor 14, 34; ITim 2, 12.
4, 3. Ideoque... retulit. Cfr. M t 3, 6; Act 8, 36.
6,1. N on... sancto. Cfr. M i 6,1 -t Mc 1,2; Gv 6,1
BATTESIMO E BATTISTERI

6, 2. N am ... est. Cfr. D t 19, 15; 2Cor 13,1 \M t 18, 20; lG v 5, 6-8.
7, 1. Exinde... unxisti. Es 30, 30; L v 8,12; lSam 16, 13; A c t 4, 27.
8, 4. Ideoque... figura. Cfr. Gen 8,10; M t 10,16.
9, 1. Q uot... derelinquunt. Cfr. Es 14, 28.
9, 4. N um quam ... militis. Cfr. M t 3, 13-15; 10, 42; 14, 25; 27, 24;
M e 1,9; 6, 48-53; 9, 40; Le 3, 21; G v 2, 2-11; 4, 6-14; 19, 34.
10, 7. Ipse... iudicium. Cfr. Le 3, 16; G v 3, 28.
15.1. Nescio... caelis. Cfr. G v 13, 6-11; E f 4 , 5.
16, 1. E st... glorificaretur. Cfr. lG v 5, 6-8.
18, 1. Ceterum ... communicaveritis. Cfr. M t 7, 6; Le 6, 30; lT m
5,22.
18,5. Ait ...potuerint. Cfr. M t 19,14.
18, 6. N on... corroberentur. Cfr. lT m 5, 13.
19.1. Diem ... ostendit. Cfr. M e 14,13.
20,3. Ipsum ... salutis?. Cfr. M t 4 , 2; M e 1,13; Le 4,2.

O r ig e n e , O melie sul Levitico


10, 16. Q uod... obtineas. Cfr. Is 9, 1; Bar 4, 36; M I 3, 20; Le 1,78.

112
TESTI DEL SECOLO IV

Con l’editto di Milano del 3131 con il quale Costan­


tino riconosce alla Chiesa la facoltà di professare libera­
mente e pubblicamente la fede cristiana, ha inizio la vasta
attività edilizia, con aspetti anche monumentali, per far
fronte alle nuove esigenze di culto e che troverà le più alte
espressioni artistiche nelle grandi basiliche che Costantino
e sua madre Elena faranno erigere a Roma, sui luoghi
santi della Palestina ed in varie città dell’Impero.
Per quanto riguarda i battisteri, come si è visto, già a
partire dalla seconda metà del III secolo s’incomincia ad
adibire un luogo apposito, a volte provvisto di più locali, e
successivamente, in pieno IV secolo, si passa alla edifica­
zione di edifici veri e propri, dapprima distaccati dal com­
plesso chiesastico e poi anche annessi alle stesse basiliche.
Parallelamente avviene che le comunità cristiane
vanno a mano a mano perfezionando i propri riti e le locali

'E usebio d i C esarea , Hist. Eccl., 5; L atta nzio , De mort. penec.,4S.

113
BATTESIMO E BATTISTERI

prassi liturgiche, anche se si affianca a questo aspetto il


naturale e crescente problema del proselitismo2.
Per quanto concerne il rituale d ’iniziazione non ci
sono grandi differenze, anche se lo sfondo storico-religioso
è profondamente cambiato dal II secolo. Una caratteristica
costante e disciplinare dell’iniziazione resta l’istituto del
catecumenato, ed anche se il IV secolo è senza dubbio
l’epoca di sviluppo e di perfezionamento del catecumenato
è anche l’inizio della sua stessa decadenza.
Ciò che maggiormente interessa nel IV secolo, epoca
appunto da considerarsi come apogeo della catechesi per gli
adulti che si preparavano al battesimo, è quello di esprime­
re, senza mezzi termini, e con sempre maggior chiarezza, lo
sviluppo ed il completamento della tradizione in quel vei­
colo di massa che è la trasmissione di fede nella catechesi.
A partire dal IV secolo nella catechesi battesimale, da
aspetti eminentemente dogmatici si passa ad una prepara­
zione dottrinale non più isolata negli aspetti morali premi­
nenti del credo cristiano. L’unità di fondamento rimane
l’esigenza di far cogliere, attraverso il cammino dell’inizia­
zione, la specificità della morale, ragion per cui, la morale
cristiana non è sottolineata nella letteratura patristica nel
suo contenuto materiale, come sarebbe potuto avvenire in
ambiente giudaico, ma viene posta in relazione a Gesù
Cristo e al Padre attraverso la luce della Scrittura.
Numerose sono poi le testimonianze sulla prassi del­
l’iniziazione che ci sono pervenute: esse spaziano dalle Ca­
techesi mistagogiche di Cirillo di Gerusalemme, a Gre­
gorio di Nissa e ad altri padri orientali; dai particolari

2 Cfr. M arta Sordi, I Cristiani e l’Impero Romano, 1983, p. 143, p. 189.


Sul tema dell’apostolato cristiano e la sua intera problematica, cfr. G. Bardy,
La conversione al Cristianesimo nei primi secoli, 1975 (Ed. It.), pp. 260 e ss.

114
TESTI DEL SECOLO IV

importanti forniti dalla Peregrinatio Etheriae ai testi di


Ambrogio e di Agostino, fino ad arrivare alle testimonian­
ze del V secolo.
In questo periodo l’iniziazione cristiana presenta ancora
due momenti separati: il primo con lo scopo di facere cate­
chumenum 1 ed il secondo che serviva a facere christianum4.
Quando il catecumeno è stato sufficientemente infor­
mato sui contenuti di fede e sulle esigenze dell’impegno,
quando poi ha dichiarato la sua adesione e la sua volontà a
confermare ad essi la sua vita, solo allora può essere
ammesso ai primi riti dell’iniziazione cristiana}. Agostino
ci riporta cosi al cosiddetto periodo del catecumenato
remoto, ossia, prima dei quaranta giorni della preparazio­
ne immediata al battesimo. Anche Cirillo di Gerusalemme
usa lo stesso criterio nel suo ciclo completo di catechesi
battesimali. La sua Protocatechesi funge da primo appello
per la conversione a rivestirsi dell’homo novus per poi
avviarsi a rettificare le proprie disposizioni interiori e fare
spazio alla Parola di Dio6.
La catechesi preparatoria di Cirillo è senza dubbio sem­
plice, elementare, in special modo se la confrontiamo con
altri autori come per esempio Ambrogio, il quale sviluppa

3 Cfr. A g o s t in o , De Cat. rud., 5, 9; il termine màis, che sta per igno­


rante, inesperto, è detto in riferimento al cammino di fede e spiega, dopo il
previo esame di ammissione al catecumenato, la presenza nonché la neces­
sità dell’impegno di vita, affinché la parola di Cristo possa essere veramen­
te accolta. Ciò avviene tra due momenti ben determinati, quello iniziale,
della catechesi propriamente detta, quando il candidato si presenta, I'exor­
dium, e quello successivo, 1’exhortatio, in cui il catechista invita all’impegno
il catecumeno a vivere conformemente a ciò che gli è stato annunciato.
4 Sulle due form ule proprie del Sacram entario G elasiano e del
Sacramentario Gallicano, cfr. B. BUSCH, De modo quo S. Augustinus descri­
pserit initiationem christianam, in «Ephemerides Liturgicae», 1938, p. 400.
5 A g o s t in o , De Cat. Rud., 7 , 11; 16,24.
6 C ir il lo d i G erusalem m e , Prot., 4,8.

115
BATTESIMO E BATTISTERI

soprattutto un approfondimento del post-battesimo più che


una preparazione al sacramento iniziatico. Cirillo si preoc­
cupa del fatto che entrare nella fede cristiana significa
entrare in una vita che le sia conforme7 e non arriva a di­
stinguere chiaramente la fede dal praticare le buone opere;
Dio stesso non accoglie neppure le opere compiute se queste
sono prive dei dogmi della pietà8.
Un ruolo preminente va invece a Giovanni Crisostomo
ed alle sue omelie pasquali rivolte ai neofiti nella settima­
na di Pasqua e che costituiscono una profonda catechesi
morale. Questa infatti viene ad ottenere un ruolo determi­
nante soprattutto in riferimento al fatto che le esigenze
morali sono molto più avanzate rispetto al periodo remoto
di preparazione del catecumenato, in quanto sono rivolte a
degli esseri che sono definitivamente rigenerati ed operanti
sotto l’azione dello Spirito9.
Lo Spirito infatti è in azione già nella vita del catecu­
meno e quindi in quella del neofita. E caratteristica pro­
pria della catechesi morale post-battesimale il riferimento
costante a questa inabitazione dello Spirito Santo, alla sua
potenza, alla sua azione10.
Siamo di fronte ad una caratteristica essenziale che
viene a costituire una tappa fondamentale della vita del
neofita, appunto il dar corpo progressivamente alla nuova
vita ricevuta nel battesimo attraverso la catechesi morale
che viene ad essere distinta dalle altre tappe proprio perché
essa fiorisce nella pienezza del dono totale dello Spirito11.
Il battistero, a partire dal IV secolo, diventa un edificio

7 C i r i l l o d i G e ru sa le m m e , Cat., 1 ,2 ; cfr. £ / , 4 ,2 2 e ss.


8 C i r i l l o d i G e ru s a le m m e , ib., 4 ,2 .
9 G io v a n n i C r is o s to m o , Cat., 1 ,1 6 .
10 G io v a n n i C r is o s to m o , ib., 5 ,2 0 .
11 G io v a n n i C r is o s to m o , ib., 2 ,1 ; 4 ,3 ; 11 ,1 2 .

116
TESTC DEL SECOLO IV

di primissima importanza e di profondo significato religio­


so, in quanto viene a stimmatizzare il cammino e quindi il
passaggio ad un nuovo status, in cui l’uomo, una volta
libero dal peccato, riacquista la sua originale essenza di
creatura che glorifica il Padre ed entra a far parte della
Chiesa per partecipare al sacrificio del Figlio12. E questa
importanza che dà un certo carattere preminente all’edifi­
cio del battistero indipendentemente da quello della chie­
sa. Annesso alla chiesa deve però comporre un corpo orga­
nico, tanto è vero che non esiste battistero costruito isola­
to, distante e non in relazione ad un luogo di culto. Anzi si
può affermare che il più delle volte si nota la costruzione
del battistero attigua a quella della chiesa o nelle immedia­
te vicinanze. Spesso è anche collegato alla chiesa per mezzo
di un atrio o di un nartece, come nel caso di Mytilini,
nell’isola di Lesbo, o di Parenzo u, oppure con un passag­
gio o collegamento interno avente funzione soprattutto di
praticità liturgica come a S. Severina in Calabria u. Fre­
quente è anche la soluzione di porre il battistero dietro
l’abside o vicino ad essa come a Khirbet el-Flusiyyeh in E-
gitto o a S. Stefano in via Latina a Roma, oppure inserito
in una navata laterale, come nel caso di Qalat Seman in
Siria o a S. Aquilino a Milano 1}.
In ogni caso rimane il fatto che l’ubicazione del batti­
stero soprattutto in rapporto alle chiese, varia molto anche

12 C fr. C ir illo di G erusalem m e , Cat., 23, 4; A m b r o g io , De Sacr., 4,


2,7.
15 Cfr. R. KRAUTHEIMER, Architettura Paleocristiana e Bizantina, ed.
it„ 1986, p. 302.
14 G. B. ScALISE, Siherene, Cronaca del passato, Diocesi di S. Severina,
Nuova Edizione 1976, pp. 5, 67.
15 Cfr. M a r i n a F a l l a C a s t e l f r a n c h i , β α π τ ις τ ε ρ ια , Q uaderni
dell’Istituto di Archeologia e Storia Antica dell’Università di Chieti, Roma
1980, taw. 29 e 30.

117
BATTESIMO E BATTISTERI

se in genere si può considerare che quando esso è costruito


a nord rispetto all’asse della chiesa, come si vede in alcuni
edifici in Italia, nei paesi balcanici o in Asia Minore, si
tende a sottolineare il legame di dipendenza liturgica con
la chiesa cattedrale in quanto i riti iniziatici prevedono una
partecipazione immediata dei neo-battezzati alla sinassi16.
Altre volte il battistero lo troviamo a sud della chiesa,
ed in quest’ultimo caso, spesso è associato al nartece come
nei complessi chiesastici della Siria o dell’Africa nord-
orientale, oppure è posto di lato verso l’abside e nelle
immediate adiacenze di questa17.
Secondo una teoria non accettata da tutti gli studiosiIS,
la costruzione dei battisteri potrebbe derivare dai modelli
del calidarium e del frigidarium degli edifici termali roma­
ni; in effetti l’esigenza di un reale, e nello stesso tempo
ideale, lavacro, cui l’individuo deve sottoporsi per cancella­
re ogni traccia di macchia originaria19, determina l’esigen­
za dei prim i costruttori paleocristiani ad ispirarsi ad
ambienti per abluzioni già esistenti ed in maniera partico­
lare a quelli delle terme e delle palestre romane, in cui il
corpo viene esercitato e sollecitato alla perfetta prestanza
fisica e ad una piena realizzazione di benessere.
Per esempio il modello strutturale del Battistero Late­
ranense di età costantiniana20, riedificato però successiva­
mente nel V secolo, presenta una indubbia derivazione

16 Cfr. G iu s t in o , Apoi. 1 , 65-67; C ir il lo d i G erusalem m e , Cat., 5 ,2 -


11,19-23 ; G io v a n n i C r iso st o m o , Hom. in Ef., 3 ,4 -5 .
17 Cfr. P. T e s t in i , op.dt., p. 622.
18V. contro P. St YGER, Architettura, 1, 1933, p p . 53 e ss.
19 Cfr. Le Costituzioni Apostoliche, VII, 22, 6.
20 G . B. G io v e n a l e , Il Battistero Lateranense, in Studi di Antichità
Cristiana, Pontificio Istituto di Archelogia Cristiana, 1, 1929. G . PELLIC­
CIONI, Le nuove scoperte sulle origini del Battistero Lateranense, in A tti del­
la Pontificia Accademia Romana di Archeologia, voi. XII, 1, 1973.

118
TESTI DEL SECOLO IV

romana, prima di tutto per la tipica planimetria centrale


che riafferma nello stesso tempo la preminenza e l’impor­
tanza dello stile in senso integrale; in tal modo il linguag­
gio religioso ed il significato che ne deriva, ascritto al più
classico stile architettonico non si può dire che trasformi
tutta l’impostazione stilistica come avviene invece nel caso
delle basiliche.
Si può quindi in un certo senso affermare che i batti­
steri paleocristiani vanno a costituire un’imponente testi­
monianza ben documentata del valore dell’arte paleocri­
stiana, soprattutto nell’aver operato una sintesi tra l’antica
tradizione orientale e quella classica romana, oltre ad esse­
re riuscita in un linguaggio anche monumentale ad espri­
mere suggestivamente il messaggio delle liturgie battesi­
mali dei primi secoli21.
Il battistero è un luogo modesto, ma ricco di grazia,
come lo definisce la liturgia battesimale gallicana22. A m ­
brogio ne conia una descrizione che potrebbe essere consi­
derata una sintesi di tutto il mistero battesimale basato sul
paradossale contrasto tra il minimus locus del visibile e
l’invisibile ma infinita potenza divina che da esso ha
origine23. Ambrogio con queste parole sintetizza un con­
cetto espresso precedentemente da Gregorio di Nissa allor­
ché parlando del battesimo lo definisce come una piccola
entità, che invece è la causa prima di grandi benefici24.
Il battesimo ed il battistero si affiancano nel mistero
cosmico e biblico della creazione e della redenzione opera­
ta dal Cristo, il motivo per cui la pienezza del mistero

21 Cfr. A m b r o g io , De virginitate, 5 ,1 9 .
22 Cfr. M issale GOTHICUM, Collectio ad fontes benedicendos, P L 72,
274 B.
23 Cfr. Carmina Latina Epigrafica II, P. 420, n. 908 (Bucheler).
24 G r e g o r io d i N issa , Òr. Cat. Magna, 36 (P G 45,92 D).

119
BATTESIMO E BATTISTERI

paleocristiano si è realmente formato dal semplice rito bat­


tesimale neotestamentario, va ad introdursi nella stessa
natura del sacramento come presupposto della salvezza,
ossia nel fatto che un'azione, tanto piccola ed umile, attra­
verso un po’ d’acqua e per mezzo di alcune preghiere, è in
realtà il segno istituito dal Cristo per produrre effetti incre­
dibilmente grandi.
Questo concetto bene interpretato è espresso da Tertul­
liano: - simplicitas divinorum operum quae in actu vide­
tur et magnificentia quae in effectu promittitur25.
Ciò che colpisce nella struttura dei battisteri è la gran­
de varietà di forme con cui viene studiato e strutturato
l’edificio; in altre parole si può affermare che in essi si
incontra tutta la gamma di planimetrie varianti dello sche­
ma a simmetria centrale.
Nella totalità dei casi predomina comunque l’ottagono.
Alla base di questa prevalenza c’è il mistero dell’ όγδοός,
cioè del numero otto, perché legato alla vita glorificata del
Cristo risorto dalla morte di croce. Nell’ottavo giorno il
Signore è risorto. Quindi muovendo dall’essenziale efficacia
del battesimo, l’ideatore, il costruttore paleocristiano ritrova
ovunque il simbolo mistico del numero otto, conferendogli
un significato fondamentalmente cristiano. Otto furono gli
uomini dell’arca che viaggiò sulle acque del diluvio26. Qui
troviamo una prefigurazione del battesimo, difatti nella
prima Tetterà di Pietro si legge che poiché furono otto le
persone salvate nell’arca attraverso l’acqua, il battesimo
salva ora in virtù della risurrezione di Gesù Cristo21.

25 T er tu l lia n o , De Bapt., 2 ,1 .
26Gen 7, 1 e ss. Otto furono i giorni che impiegò la colomba prima di
ritornare all’arca, cfr. Gen, 8, 10.
27 Cfr. lPt, 3, 20-21. Anche nella seconda lettera di Pietro si sottolinea
l’ottemplice Noè, όγδοον Νώε, difatti si legge: - ...all’antico cosmo non per­
donò, tuttavia salvò Noè con altri sette, in quanto araldo della giustizia... -

120
TESTI DEL SECOLO IV

Quindi i battisteri vengono costruiti preferibilmente in


forma ottagonale, forma, come abbiamo visto, letta in
chiave simbolica: gli otto lati si riferiscono all’ottavo gior­
no, giorno della risurrezione del Cristo. A volte la forma è
esemplificata, altre volte è arricchita e movimentata da nic­
chie o da balaustre28. Tale forma ottagonale, proprio in
funzione del significato simbolico che racchiude, si estende
alle chiese, piccole o grandi che siano e al martyrium 2?.
Il cuore del battistero è comunque la vasca o piscina in
cui avveniva concretamente l’immersione purificatoria.
Essa è la tomba della vita peritura e nello stesso tempo
l’utero da cui nasce la nuova vita dell’ όγδοάς celeste.
M olti sono gli autori che parlano del fonte battesimale
inteso come utero e tomba30e questo perché il battesimo è
il mistero della morte e della vita eterna. Un sacramen­
tum octavi, perché attraverso di esso agisce efficacemente
la fonte divina che sgorga dalla croce di Cristo. Una ulte­
riore conferma ci è data dalla iscrizione in otto distici, uno
per lato, che il vescovo Ambrogio volle disporre all’interno
del Battistero di S. Giovanni alle fonti, in cui esaltò i valo­
ri del battesimo partendo dal simbolo della Risurrezione
che è appunto il numero otto31.

[2Pt 2, 5). Ispirandosi a questi passi biblici, nel II secolo Giustino elabora
un gran numero di immagini collegate al simbolo del numero otto. Cfr.
G iu s t in o , Dial., 1 3 8 ,1 ,2 ; 4 1 ,4 .
28 Cfr. D e A n g el is D ’O ssat , Sugli edifici ottagoni a cupola nella anti­
chità e n el m edio evo, in A t t i I Congresso N azionale di Storia
dell'Architettura, 1936, pp. 13 e ss. Cfr. G. PEROGALLI, Architettura
dell'alto medioevo occidentale, 1974, pp. 38 e ss.
25 Cfr. A. QUAQUARELLI, L ‘ogdoade patristica e i suoi riflessi nella litur­
gia e nei monumenti, 1973, p. 78.
,0 C fr. C l e m e n t e d ’A l e s s a n d r ia , Strom., 4, 25, 160; C ir il l o d i
G erusalem m e , Cat., 2,4; P se u d o D io n ig i A er o pa g it a , De Coei. Hier., 2,
2 , 7; A g o s t in o , Sermo 1 1 9 ,4 .
511 versi copiati da un ignoto pellegrino dell’ V ili sec., furono poi inseriti

121
BATTESIMO E BATTISTERI

Come per l’edificio·, anche per la vasca battesimale le


forme sono tra le più svariate; di solito è inserita nel pavi­
mento, scavata e rivestita di materiali diversi; non manca­
no casi di piscine sopraelevate anche fino ad un metro dal
piano del pavimento. Variabile è anche la profondità che di
solito però non supera i 75 centimetri e quasi sempre è
provvista di scalini per rendere agevole la discesa nell’ac­
qua e la risalita.
Un discorso prettamente tecnico riguarda il sistema di
deflusso dell’acqua, che in genere, nella maggior parte dei
casi è presente; al contrario, sono rari gli impianti di afflus­
so dell’acqua.
Quest’ultimo particolare rende ovvia la deduzione che
del personale era appositamente addetto al ricambio
dell’acqua e allo svuotamento della piscina. Un epigramma
di Ennodio32 racconta le meraviglie idrauliche del battiste­
ro di S. Stefano a Milano: l’acqua, grazie a dei dispositivi
architettonici ben strutturati, cadeva a mo’ di pioggia sui
catecumeni. Anche questo sistema ci riporta a collegare
alcuni battisteri ai luoghi di tante terme di epoca imperiale
che appunto possedevano ardite raffinatezze realizzate con
sofisticati sistemi idraulici33.
Il battistero dunque è una tomba ottagona34, sostengono

in una silloge di iscrizioni metriche, che oggi si trova in un codice nella


Biblioteca Vaticana (ms. Vat. Pai. Lat. 833).
32 L’epigramma è riportato e commentato in H. LECLERQ, Baptistère,
DACL, II, 1, c. 396.
33 P. G ia c o m in i , La rete idrica nelle àttà antiche, in A A.W ., 1985, pp.
25 e ss. B. LUGARI, Il calidarium ed il tepidarium dell'antico bagno romano,
in Dissertazioni della Pontificia Accademia d‘Archeologia, 1914, pp. 69 e ss.
54 L ’acqua, dice Basilio Magno, ci offre l’immagine della morte acco­
gliendo il corpo come un sepolcro. Lo Spirito, invece, immette una forza
che vivifica, facendo passare le nostre anime dalla morte alla vita. Cfr.
B a silio M a g n o , DeSpir. Sancto, 15,35-36.

122
TESTI DEL SECOLO IV

i Padri. Esso solitamente è affiancato alla chiesa che a sua


volta è la casa di preghiera; di quella preghiera che si rivolge
al Padre e niente al mondo cè di più bello35, perché è la figu­
ra del cielo dove vi abita il Signore con gli angeli e gli arcan­
geli}&. La chiesa è per il cristiano luogo di riparo dalle tempe­
ste e dagli affanni del mondo; è il luogo dove si celebrano i
divini misteri ed anche quando in essa non ci celebrano azio­
ni liturgiche resta sempre il luogo di sicurezza e di pace per
coloro che vi entrano37. Attraverso queste immagini ci è faci­
le comprendere quanto sia la forma che la decorazione degli
edifici di culto paleocristiani debbano rappresentare un ricor­
do costante e continuo del regno celeste.
Interessante è notare infine come nel testo siriaco del
V secolo del Testamento di Nostro Signore Gesù Cristo3S,
si citino delle norme ben precise per la edificazione della
chiesa, con il diaconicon e per la costruzione del battistero
che dovrebbe essere ubicato presso l’atrio dell’edificio di
culto e che dovrebbe avere misure ben precise, legate alla
simbologia del numero ventuno, per indicare il numero
dei profeti e del numero dodici per significare quello degli
apostoli.
Molto particolare è anche il suggerimento che sempre
questo testo fa di porre una cortina davanti all’altare e che
sia tessuta in puro lino e di un velum per la copertura del
battistero.

35 Cfr. ILARIO DI P o it ier s , Comm. Psal., 14,2.


36 C fr. G io v a n n i C r is o s to m o , Cat., 4 ,5 .
37 Cfr.G iovAN Ni C r iso st o m o , De mut. nom. 4, 1; G io v a n n i C r iso ­
s t o m o , Hom. in Io, 2 ,5 .
38I. RAHMANI, Testamentum Domini Nostri Jesu Christi, 1, 19; Mogun-
tiae 1899. Cfr. pure F. Nau, La version syriaque de l'Octateuque de Clément
traduite en frangais, Paris 1913.

123
BATTESIMO E BATTISTERI

Eusebio di Cesarea, Hist. Eccl. X, 4,37-46.55.63-69


(BardySCh 55.99.101-103)

37. Ταύτη δ’ ούν πολύ μείζονα τον χώρον άπαντα


περιλαβών, τον μέν έξωθεν ώχυροΰτο περίβολον τώ τοΰ
παντός περιτειχίσματα ώς άν άσφαλέστατον εΐη τοΰ
παντός έρκος· 38. πρόπυλον δέ μέγα και είς ύψος έπηρ-
μένον προς αύτάς άνίσχοντος ήλίου ακτίνας άναπετά-
σας, ήδη καί τόίς μακράν περιβόλων έξω ιερών έστώσιν
τής τών ένδον παρέσχεν αφθονίαν θέας, μόνον ούχί καί
των άλλοτρίων τής πίστεως επί τάς πρώτας εισόδους έπι-
στρέφων τάς όψεις, ώς άν μή παρατρέχοι τις δτι μή τήν
ψυχήν κατανυγείς πρότερον μνήμη τής τε πριν έρημίας
καί τής νΰν παραδόξου θαυματουργίας, ύφ’ ής τάχα καί
έλκυσθήσεσθαι κατανυγέντα καί προς αυτής τής όψεως
έπι τήν είσοδον προτραπήσεσθαι ήλπισεν. 39. ’Έισω δε
παρελθόντι πυλών ούκ εύθύς έφήκεν άνάγνοις καί άνίπ-
τοις ποσίν τών ένδον έπιβαίνειν αγίων, διαλαβών δέ
πλεΐστον όσον τό μεταξύ τού τε νεώ καί τών πρώτων ει­
σόδων, τέτταρσι μέν πέριξ έγκαρσίοις κατεκόσμησεν
στοάίς, είς τετράγωνόν τι σχήμα περιφράξας τον τόπον,
κίοσι πανταχόθεν έπαιρομέναις- ών τα μέσα διαφράγμα-
σι τοΐς άπό ξύλου δικτυωτόΐς ές τό σύμμετρον ήκουσι
μήκους περικλείσας, μέσον αϊθριον ήφίει είς τήν τοΰ ού-
ρανοΰ κάτοψιν, λαμπρόν καί ταΐς τού φωτός άκτΐσιν
άνειμένον άέρα παρέκων. 40. ' Ιερών δ’ ένταΰθα καθαρ­
σίων έτίθει σύμβολα, κρήνας άντικρυς είς πρόσωπον έπι-
σκευάζων τοΰ νεώ πολλώ τώ χεύματι τοΰ νάματος τοΐς
περιβόλων ιερών έπί τά έσω προιοΰσιν τήν άπόρυψιν
παρεχομένας. Καί πρώτη μέν είσιόντων αύτη διατριβή,
κόσμον όμοΰ καί άγλαΐαν τώ παντί τοΐς τε τών πρώτων
εισαγωγών έτι δεομένοις κατάλληλον τήν μονήν παρεχο-
μένη. 41. Αλλά γάρ καί τήν τούτων θέαν παραμειψά-
μενος, πλείοσιν έτι μάλλον τοΐς ένδοτάτω προπύλοις τάς

124
ΤΕ5Ή DEL SECOLO IV

E usebio di C esarea , Storia della Chiesa X, 4, 37-


46.55.63-69

37. Per questo edificio, ha assegnato una totalità di


superficie molto più grande di quella che ebbe l’anterio­
re. H a munito il suo ambito di un muro che lo circonda
interamente, in modo da essere riparo sicurissimo di
tutto. 38. Aprì poi un vestibolo, grande ed elevato in
altezza, rivolto dalla parte della luce del sole nascente e
offre a coloro che stanno lontano e fuori del sacro recin­
to grande possibilità di contemplazione delle cose inter­
ne, per la quale (il vescovo) forse ha sperato che il vian­
dante, per impulso di tale sentimento e a tale visione,
sarebbe stato attratto e spinto ad entrarvi. 39. All’in­
terno, non ha permesso che chi varcasse la soglia entras­
se direttamente nel santuario con i piedi sudici, non lava­
ti. Ha lasciato, tra il tempio e i suoi primi ingressi uno
spazio, il più grande possibile, che ha circondato e ador­
nato di quattro portici formanti un organismo quadran­
golare, sostenuto, su ogni lato, da colonne; i loro interco­
lunni sono chiusi da barriere in legno disposte a reticolo,
che si innalzano ad una altezza conveniente. Lo spazio di
mezzo egli ha lasciato scoperto, perché si potesse vedere
il sole e l’aria fosse pura ed esposta ai raggi del sole stes­
so. 40. Qui egli ha posto simboli di purificazioni sacre,
mentre di fronte al tempio ha disposto fontane, le quali
con abbondante getto d’acqua permettono di purificarsi
a quanti entrano nei recinti del tempio. Q uesto è il
primo luogo di sosta per chi entra, ed offre insieme orna­
mento e splendore a tutto, e la sosta adeguata a coloro
che hanno ancora bisogno delle prime iniziazioni. 41.
Ma c’è meraviglia ben maggiore di quella che offre la
vista di questo ingresso. Al centro dei propilei interni,

125
BATTESIMO E BATTISTERI

έπί τον νεών παρόδους άναπεπταμένας έποίει, ύπό μέν


ταΐς ήλίου βολαΐς αΰθις τρεις πύλας ύφ’ έν καταθείς
πλευρόν, ών πολύ τάς παρ’ έκάτερα μεγέθει τε καί πλάτει
πλεονεκτεΐν τή μέση χα ρισάμ ενος παραπήγμασί τε
χαλκού σιδηροδέτοις καί. ποικίλμασιν άναγλύφοις δια-
φερόντως αύτήν φαιδρύνας, ώς άν βασιλίδι ταύτη τούς
δορυφόρους ύπέζευξεν 42. τόν αύτόν δέ τρόπον καί
τάίς παρ’ έκάτερα τού παντός νεώ στοαΐς τόν τών προ-
πύλων άριθμόν διατάξας, άνωθεν επί ταύταις άλλφ πλεί-
ονι φωτί διαφόρους τάς έπί τήν οικον είσβολάς έπενόει,
ταΐς άπό ξύλου λεπτουργίαις και τόν περί αύτάς κόσμον
καταποικίλλων. Τόν δέ βασίλειον οικον πλουσιωτέραις
ήδη καί δαψιλέσι ταΐς ΰλαις ώχύρου, άφθόνω φιλοτιμία
τών άναλωμάτων χρώμενος. 43. ’Ένθα μοι δοκώ περιτ­
τόν είναι τού δομήματος μήκη τε και πλάτη καταγρά-
φειν, τά φαιδρά ταύτα κάλλη καί τά λόγου κρείττονα
μεγέθη τήν τε τών έργον άποστίλβουσαν όψιν τώ λόγω
δ ιεξιό ν τι ύψη τε τά ου ρ α νομ ή κ η καί τά ς τούτων
ύπερκειμένας πολυτελείς τοΰ Λιβάνου κέδρους, ών ούδε
τό θειον λόγιον τήν μνήμην άπεσιώπησεν εύφρανθήσεται
φάσκον τά ξύλα τοΰ κυρίου, καί αί κέδροι τοΰ Λιβάνου
άς έφύτευσεν. 44. Τί με δει νΰν τής πανσόφου καί άρχι-
τεκτονικής διατάξεως καί τού κάλλους τής έφ’ έκάστου
μέρους ύπερβολής άκριβολογεΐσθαι τήν ύφήγησιν, ότε
τής όψεως τήν διά τών ώτων άποκλείει μάθησιν ή μαρτυ­
ρία; άλλά γάρ ώδε καί τόν νεών έπιτελέσας θρόνοις τε
τοΐς άνωτάτω εις τήν τών προέδρων τιμήν καί προσέτι
βάθροις έν τάξει τοΐς καθ’ όλου κατά τό πρέπον κοσμή-
σας έφ’ άπασίν τε τό τών άγίων άγιον θυσιαστήριον έν
μέσω θείς, αΰθις καί τάδε, ώς άν είη τοΐς πολλοΐς άβατα,

126
TESTC DEL SECOLO IV

ancor più numerosi, egli ha fatto aprire ampi ingressi alle


navate della chiesa, e vi ha posto da un lato, esposte ai
raggi del sole (nascente) tre porte, delle quali ha voluto
che quella centrale sorpassasse di gran lunga le altre due
collaterali in altezza e larghezza; l’ha decorata con pan­
nelli di bronzo, uniti con attaccature in ferro; l’ha ornata
di varie cesellature a bassorilievo e ponendo le altre due
come guardie del corpo a una regina. 42. Nello stesso
modo ha disposto anche il numero dei vestiboli per i
portici su entrambi i lati dell’intero tempio ed ha ideato
sui portici stessi diverse aperture per avere una luce
ancora maggiore nell’edificio decorandole con vari fregi
in legno.
Q uanto alla basilica, l’ha costruita con materiale
ancora più ricco e prezioso, non badando a generosità di
dispendio.
43. Mi sembra inutile qui descrivere la lunghezza e la
larghezza dell’edificio, la sua plendida bellezza, la gran­
dezza che supera ogni parola, l’aspetto smagliante dei
lavori, l’altezza che arriva fino al cielo, i preziosi cedri del
Libano posti in alto sul soffitto, che anche la divina paro­
la non ha trascurato di citare, che dice: «Gli alberi del
Signore si rallegreranno e i cedri del Libano, che egli ha
piantato». 44. Ma perché descrivere ora dettagliata-
mente la disposizione perfettamente sapiente, l’ingegno­
sa architettura dell’edificio e la bellezza rara delle singole
parti, dato che la testim onianza degli occhi esclude
l’insegnamento che si riceve attraverso le orecchie?
Dopo che il vescovo ebbe così portato a termine il
tempio, lo ornò di troni molto elevati in onore di coloro
che presiedono ed inoltre di panche disposte secondo
l’ordine conveniente per tutti.
Al centro ha eretto il Santo dei Santi, l’altare, e per­
ché fosse inaccessibile alla moltitudine, lo ha chiuso con

127
BATTESIMO E BATTISTERI

τοΐς άπό ξύλου περιέφραττε δικτύοις εις άκρον έντεχνου


λεπτουργίας έξησκημένοις, ώς θαυμάσιον τοΐς όρώσιν
παρέχειν τήν θέαν. 45. Ά λλ’ ούδέ τούδαφος άρα είς
αμελές έκειτο αύτω- καί τόδε γούν λίθφ μαρμάρφ ευ
μάλα κόσμω παντί λαμπρύνας, ήδη λοιπόν καί έπί τά
έκτος τοΰ νεώ μετήει, έξέδρας καί οίκους τούς παρ’
έκάτερα μεγίστους έπισκευάζων έντέχνως έπί ταύτόν είς
πλευρά τώ βασιλείφ συνεζευγμένους καί ταΐς έπί τόν μέ­
σον οικον είσβολαΐς ήνωμένους· ά καί αύτά τοΐς έτι
καθάπσεως καί περιρραντηρίων τών διά ϋδατος καί άγι­
ου πνεύματος έγχρ ή ζο υ σ ιν ό είρη νικ ώ τατος ήμών
Σολομών ό τόν νεών τού θεού δειμάμενος άπειργάζετο, ώς
μηκέτι λόγον, άλλ’ έργον γεγονέναι τήν άνω λεχθεΐσαν
προφητείαν 46. γέγονεν γάρ καί νΰν ώς άληθώς έστιν ή
δόξα τοΰ οίκου τούτου ή έσχάτη ύπέρ τήν προτέραν.
’Έδει γάρ καί άκόλουθον ήν τού ποιμένος αύτής καί
δεσπότου άπαξ τόν ύπερ αύτής θάνατον καταδεξαμένου
καί μετά τό πάθος, ό χάριν αύτής ρυπών ένεδύσατο
σώμα, έπί τό λαμπρόν καί ένδοξον μεταβεβληκότος
αυτήν τε σάρκα τήν λυθέίσαν έκ φθοράς είς άφθαρσίαν
άγαγόντος, καί τήνδε ομοίως τών τού σωτήρος οικονο­
μιών έπαύρασθαι, [...]
55. Θαύμα μέν ούν μέγιστον τούτο καί πέρα πάσης
έκπλήξεως, μάλιστα τοΐς έπί μόνη τή τών έξωθεν φαντα­
σία τόν νούν προσανέχουσιν θαυμάτων δέ θαυμασιώτε-
ρα τά τε άρχέτυπα καί τούτων τά πρωτότυπα νοητά καί
θεοπρεπή παραδείγματα, τά τής ένθέου φημί καί λογικής
έν ψυχαΐς οικοδομής άνανεώματα-
63. Δικαιοσύνη δήτα οικοδομών, κατ’ άξίαν τοΰ
παντός λαού διήρει τάς δυνάμεις, όίς μέν τόν έξωθεν αύτό
μόνον περιφράττων περίβολον, τήν άπλανή πίστιν περι-
τειχίσας (πολύς δέ ό τοιούτος καί μέγας λεώς, ούδέν

128
TESTI DEL SECOLO IV

transenne di legno a reticolo, lavorato nella parte supe­


riore con straordinaria arte, così da offrire un mirabile
spettacolo a chi la guardava. 45. Non trascurò neppure
il pavimento: lo ha adornato di marmo di ogni bellezza.
Pensò ugualmente alle parti esterne del tempio e fece
costruire a regola d’arte, su entrambi i lati, esedre ed edi­
fici molto vasti, che si congiungono l’uno all’altro sui
fianchi della basilica e sono uniti da accessi all’edificio
centrale. Quanto ai locali necessari a coloro che ancora
hanno bisogno di purificazione e di abluzioni per mezzo
dell’acqua, e dello Spirito Santo, il nostro Salomone,
veramente pacifico, dopo aver edificato il tempio di Dio,
costruì anche quelli, pertanto la profezia anzi detta non
fu solamente parola, ma è divenuta realtà. 46. Ora, in
effetti, è vero che «la gloria di questa casa, l’ultima, è più
grande di quella precedente». Poiché il suo Pastore e
Signore per essa ha subito, una volta per tutte, la morte,
dopo che la Passione ha trasmutato il corpo, di cui si era
rivestito per causa delle sue sozzure, in uno splendido e
glorioso, dopo che Egli portò nell’incorruttibilità la
carne ormai dissolta dalla corruzione; era giusto e neces­
sario che anche questa chiesa godesse similmente del­
l’economia del Salvatore. [...]
55. G rande meraviglia è dunque questa, e che è
superiore ad ogni sorpresa, soprattutto per coloro che
rivolgono la loro mente alla sola apparenza esterna delle
cose. Ma più mirabili dei prodigi sono gli archetipi, i
prototipi spirituali, i modelli divini, intendo dire la rico­
struzione dell’edificio divino e razionale delle anime.
63. Sì, egli ha edificato in giustizia e ha diviso con
nientemente le capacità di tutto il popolo.
Alcuni li limitò con il solo muro esterno, cioè li ha
muniti di una fede senza errori, questa $ra la grande mol­
titudine di quanti erano incapaci di portare una edifica-

129
BATTESIMO E BATTISTERI

κρέίττον φέρειν οικοδόμημα διαρκών), όίς δε τάς έτη τον


οικον έπιτρέπων εισόδους, θυραυλεϊν και ποδηγέίν τούς
είσιόντας κατατάττων ούκ άπεικότως τού νεώ πρόπυλα
νενομισμένους, άλλους δε πρώτοις τόίς έξωθεν άμφί τήν
αύλήν εκ τετραγώνου κίοσιν ύπεστήριζεν, ταΐς πρώταις
τών τεττάρων εύαγγελίων τού γράμματος προσβολαΐς έμ-
βιβάζων τούς δ’ ήδη άμφί τον βασίλειον οικον έκατέρωσε
παραζεύγνυσιν, έτι μεν κατηχουμένους καί έν αύξη και
προκοπή καθεστώτας, ού μήν πόρρω που καί μακράν τής
τών ένδοτάτω θεοπτίας τών πιστών διεζευγμένους.
64. Έκ δή τούτων τάς άκηράτους ψυχάς θείω λουτ
χρυσού δίκην άποσμηχθείσας παραλαβών, κάνταύθα
τούς μεν κίοσιν τών έξωτάτω πολύ κρείττοσιν έκ τών έν­
δοτάτω μυστικών τής γραφής δογμάτων υποστηρίζει, τοΐς
δέ προς τό φώς άνοίγμασιν καταυγάζει, 65. προπύλω
μέν ένί μεγίστω τής τού παμβασιλέως ένός καί μόνου
θεοΰ δοξολογίας τον πάντα νεών κατακοσμών, Χριστού
δέ καί άγίου πνεύματος παρ’ έκάτερα τής τοΰ πατρός αύ-
θεντίας τάς δευτέρας αύγάς τού φωτός παρασχόμενος.
Τών τε λοιπών διά τοΰ παντός ο’ίκου άφθονον καί πολύ
διάφορον τής καθ’ έκαστον άληθείας τό σαφές καί φωτει­
νόν ένδεικνύμενος, πάντη δέ καί πανταχόθεν τούς ζών-
τας καί βεβηκότας καί εύπαγεΐς τών ψυχών λίθους έγκ-
ρίνας, τον μέγαν καί βασιλικόν έξ απάντων οικον έπι-
σκευάζεται λαμπρόν καί φωτός έμπλεω τά τε ένδοθεν καί
τά έκτός, ότι μή ψυχή μόνον και διάνοια, καί τό σώμα δέ
αύτόίς άγνείας καί σωφροσύνης πολυανθεΐ κόσμω κατη-
γλάίστο. 66. Ένεισιν δ’ έν τωδε τφ ίερώ καί θρόνοι βά­
θρα τε μυρία καί καθιστήρια, έν δσαις ψυχάίς τά τού
θείου πνεύματος έφιζάνει δωρήματα, οί,α καί πάλαι ώφθη
τοΐς άμφί τούς ιερούς αποστόλους οίς έφάνησαν διαμερι-
ζόμεναι γλώ σσαι ώς εί πυρός έκ ά θ ισ έν τε έφ’ ένα
έκαστον αύτών. -
67. Ά λλ’ έν μέν τώ πάντων άρχοντι ίσως αύτός δλος

130
TESTI DEL SECOLO IV

zione più pregevole. Ad altri ha affidato gli ingressi al


tempio, ed ha loro ordinato di custodire le porte e guida­
re quanti vi entrano; è a ragione che costoro sono desi­
gnati come i propilei del tempio.
Altri li ha appoggiati alle prime colonne esterne, che
sono disposte intorno ai quattro lati dell’atrio, avviandoli
alle prime conoscenze della scrittura dei quattro Vangeli.
Altri ancora li ha avvicinati ai due lati della basilica; rap­
presentano i catecumeni che sono ancora in stato di cre­
scita e di arricchimento, sebbene non siano molto lontani
e separati dalla vista che avevano i fedeli di quanto c’era
all’interno. 64. Tra di essi sceglie le anime pure, purifi­
cate come l’oro con un bagno divino, e applica le une alle
colonne molto più robuste di quelle esterne, ossia alle dot­
trine mistiche più profonde della Scrittura; le altre rischia­
ra a mezzo delle aperture verso la luce. 65. Egli ha orna­
to l’intero tempio con un grandissimo vestibolo della glo­
rificazione del solo ed unico Dio, sommo re, e presenta su
ciascun lato della sovranità del Padre, i secondari splendo­
ri della luce di Cristo e dello Spirito Santo.
Quanto al resto, in tutta l’intera chiesa, mostrò in
modo ampio e vario la chiarezza e la luce della verità dei
singoli particolari. Ha scelto sempre e da ogni luogo le
pietre viventi, ferme e salde delle anime, e si è servito di
tutte queste per costruire il grande edificio, regale, splen­
dido, pieno di luce dentro e fuori, perché non solamente
l’anima e la mente, ma anche il corpo risplendesse nella
fiorita bellezza della castità e della modestia. .66. Ci
sono ancora in questo santuario troni e innumerevoli
banchi e sedie; altrettante le anime su cui si posano i
doni dello Spirito Santo, come furono visti un tempo dai
sacri apostoli e dai loro compagni, a cui «apparvero lin­
gue come di fuoco che si dividevano e si posero su cia­
scuno di loro». 67. Ma nel capo di tutti, giustamente,

131
BATTESIMO E BATTISTERI

έγκάθηται Χριστός έν δέ τοΐς μετ’ αύτόν δευτερεύοσιν


άναλόγως, καθ’ δσον έκαστος χωρεΐ, Χρίστου δυνάμεως
καί πνεύματος άγίου μερισμοΐς. Βάθρα δ’ αν ειεν καί
άγγέλων αί τινών ψυχαί τών είς παιδαγωγίαν καί φρου­
ράν έκάστφ παραδεδομένων, 68. σεμνόν δέ καί μέγα καί
μονογενές θυσιαστήριον ποιον άν είη ή τής τοΰ κοινοΰ
πάντων ίερέως [τής ψυχής] τό ειλικρινές καί άγίων
άγιον; ω παρεστώς έπί δεξιά ό μέγας τών δλων άρχιερεύς
αύτός Ίησοΰς, ό μονογενής τοΰ θεοΰ, τό παρά πάντων
ευώδες θυμίαμα καί τάς δι’ ευχών άναίμους καί άΰλους
θυσίας φαιδρφ τώ βλέμματι καί ύπτίαις υποδεχόμενος
χερσίν τώ κατ’ ούρανόν πατρί καί θεώ τών δλων παρα-
πέμπεται, πρώτος αύτός προσκυνών καί μόνος τω πατρί
τό κατ’ άξίαν άπονέμων σέβας, εΐτα δέ καί πάσιν ήμΐν
ευμενή διαμένειν καί δεξιόν είς άεί παραιτούμενος.
69. Τοιουτος ό μέγας νεώς δν καθ’ δλης τής ύφ’ ήλ
οικουμένης ό μέγας τών δλων δημιουργός λόγος συνε-
στήσατο, τών επέκεινα ούρανίων αψίδων πάλιν καί
αύτός νοεράν ταύτην έπί γής εικόνα κατεργασάμενος, ώς
άν διά πάσης τής κτίσεως τών τε έπί γής λογικών ζφων ό
πατήρ αύτω τιμωτό τε καί σέβοιτο.

C ir i l l o d i G e r u s a l e m m e , a ' κ α τ η χ η ς ε ις
IH' ΦΩΤΙΖΟΜΕΝΩΝ
ΜΠΟΝΗ, ΒΙΒΛΙΟΘΗΚΗ ΕΛΛΗΝΩΝ ΠΑΤΕΡΩΝ ΚΑΙ
ΕΚΚΛΗΣΙΑΣΤΙΚΩΝ ΣΤΓΓΡΑΘΕΩΝ, voi. III, ρρ. 60-61

68. Δ'. Επειδή γάρ διπλούς ό άνθρωπος, έκ ψυχής


σώματος συγκείμενος, διπλούν καί τό καθάρσιον τό μέν
άσώματον, τώ άσωμάτω, τό δέ σωματικόν, τφ σώματι. Καί

132
TESTI DEL SECOLO IV

abita Cristo intero; invece in coloro che vengono in ordi­


ne dopo di lui, risiede proporzionalmente secondo la
capacità di ciascuno rispetto ai doni ripartiti dalla poten­
za di Cristo e dello Spirito Santo. Le anime di alcuni
potrebbero essere persino i seggi degli angeli, di quelli
cui è stata affidata l’educazione e la custodia di ciascuno.
68. Quanto al venerabile, grande ed unico altare, che
cosa può essere, se non il santo dei santi purissimo del
sacerdote comune di tutti? Alla sua destra sta il sommo
Pontefice dell’universo, Gesù stesso, l’unigenito Figlio di
Dio. Egli riceve con sguardo lieto e con le mani tese
verso l’alto l’incenso odoroso di tutti i fedeli, e i sacrifici
incruenti e immateriali offerti con le preghiere e li tra­
smette al Padre che è nei cieli, al Dio dell’universo.
Egli stesso per primo lo adora e solo tributa al Padre
la venerazione conforme alla sua dignità e poi gli chiede
di essere benevolo e propizio per sempre con noi tutti.
69. Questo è il grande tempio che, in tutta la terra abitata
che è sotto il sole, ha costruito il Verbo, il grande artefice
dell’universo, e con cui sulla terra stessa si è formato
un’immagine spirituale di ciò che è al di là delle volte
celesti, affinché il Padre sia onorato e riverito da tutto il
creato e dagli esseri razionali che sono sulla terra.

C ir il l o d i G e r u s a l e m m e , Catechesi 1,68.70

68. Poiché infatti l’uomo è duplice, essendo costituit


anima e di corpo, anche la purificazione è duplice; la parte
incorporea, con quella incorporea, la parte fisica con il corpo.

133
BATTESIMO E BATTISTERI

τό μέν ϋδωρ καθαίρει τό σώμα, τό δε Πνεΰμα σφραγίζει


τήν ψυχήν· ΐνα [πνεύματι] έρραντισμένοι τήν καρδίαν,
και λελουμένοι τό σώμα ϋδατι καθαρώ, προσέλθωμεν τώ
Θεώ. Μέλλων τοίνυν είς τό ϋδωρ καταβαίνειν, μή τφ ψιλώ
τοΰ ϋδατος πρόσεχε· άλλα τή τοΰ άγίου Πνεύματος ένερ-
γεία τήν σωτηρίαν έκδέχου· άνευ γάρ άμφοτέρων αδύνα­
τόν σε τελειωθήναι. Ούκ εγώ είμι ό τούτο λέγων, άλλ’ ό
Κύριος Ιησούς [Χριστός] ό τοΰ πράγματος τήν εξουσίαν
έχων, φησί· Έάν μή τις γεννηθή [άνωθεν, καί επιφέρει
λέγων] έξ ϋδατος καί Πνεύματος, ού δύναται είσελθέίν είς
τήν βασιλείαν τού Θεού. Ούδέ ό τώ ϋδατι βεβαπτισμένος,
μή καταξιωθείς δέ τού Πνεύματος, τελείαν έχει τήν χάριν
ούδέ κάν ενάρετος τις γένηται τοΐς εργοις, μή λάβη δέ τήν
δι’ ϋδατος σφραγίδα, είσελεύσεται είς τήν βασιλείαν τών
ούρανών. Τολμερός ό λόγος, άλλ’ ούκ έμός· Ιησούς γάρ ό
άποφηνάμενος· καί μοι λαβέ τήν τών λόγων άπόδειξιν άπο
τής θείας γραφής. Κορνήλιος ήν άνήρ δίκαιος, άγγέλων
οπτασίας καταξιωθείς, στήλην άγαθήν έν ούρανοΐς, παρά
τώ Θεώ τάς εαυτού προσευχάς καί έλεημοσύνας άναστή-
σας.ΤΗλθεν ό Πέτρος, καί τό Πνεΰμα έπεχύθη τοΐς πιστεύ-
σασι καί έλάλησαν γλώσσαις έτέραις, καί προεφήτευσαν·
καί μετά τήν τού Πνεύματος χάριν ή γραφή φησιν, δτι
προσέταξεν α ύτούς ό Πέτρος έν τώ όνόματι Ιη σ ού
Χριστού βαπτισθήναι- 'ίνα τής ψυχής διά τής πίστεως
άναγεννηθείσης, μεταλάβη καί τό σώμα διά τοΰ ϋδατος
τής χάριτος.
[...]
70. E'. Ei δέ τις ποθεί γνώναι, διά τί δι’ ϋδατος, κα
δι’ έτέρου τών στοιχείων ή χάρις [δίδοται], τάς θείας
γραφάς άναλαβών εύρήσει. Μέγα γάρ τι τό ϋδωρ, καί τών
τεσσάρων τού κόσμου στοιχείων τών φαινομένων το
κάλλιστων. Άγγέλων ένδιαίτημα ό ούρανός, ά λ λ ’ έξ
ύδάτων ούρανοί· γή τό τών άνθρώπων χωρίον, άλλ’ έξ

134
TESTI DEL SECOLO IV

E mentre l’acqua purifica il corpo, lo Spirito suggella


l’anima, affinché, purificati nel cuore dallo spirito e lavati
nel corpo dall’acqua pura, andiamo verso Dio. Dunque
tu che ti appresti ad immergerti nell’acqua, non rivolger­
ti alla semplicità dell’acqua ma accogli la salvezza dalla
potenza dello Spirito Santo. Infatti senza entrambi è
impossibile che tu giunga alla perfezione. Non sono io a
dire questo, ma il Signore Gesù, che ha il potere su tutto,
dice: «Se uno non viene rigenerato dall’acqua e dallo
Spirito, non può entrare nel Regno di Dio».
Né uno battezzato con l’acqua, non reso degno dallo
Spirito ottiene la grazia perfetta, né se uno è virtuoso per
le opere, ma non riceve il suggello dell’acqua, entrerà nel
Regno dei cieli.
Il discorso è audace, ma non è mio; Gesù infatti è
colui che dimostra: e ricevi la prova dei discorsi dalla
Sacra Scrittura. Cornelio era un uomo giusto, reso degno
della vista degli angeli, valida colonna dei cieli, che pone­
va in Dio le sue suppliche e le sue elemosine. Giunse
Pietro e lo Spirito fu riversato su coloro che credevano e
parlarono in altre lingue e profetizzarono. E dopo la gra­
zia dello Spirito la scrittura dice che Pietro propose loro
di battezzare nel nome di Gesù Cristo, affinché, rigene­
rata l’anima attraverso la fede, partecipi anche il corpo
alla grazia, attraverso l’acqua.
[...]
70. Se uno desidera sapere perché attraverso l’ac
e non attraverso un altro elemento venga data la grazia,
lo troverà dopo aver preso le sacre scritture. Qualcosa di
grande è infatti l’acqua e dei quattro elementi del cosmo
che appaiono è il più bello. Il cielo è la dimora degli
angeli, ma i cieli vengono dalle acque, la terra è luogo

135
BATTESIMO E BATTISTERI

ύδάτων ή γή· καί προ πάσης τών γενητών τής έξαημέρου


κατασκευής, Πνεΰμα Θεοΰ έπεφέρετο επάνω τοΰ ϋδατος.
Άρχή τοΰ κόσμου τό ϋδωρ- και άρχή τών ευαγγελίων ό
Ιορδάνης. Ελευθερία τω 'Ισραήλ από τοΰ Φαραώ διά τής
θαλάσσης· καί ελευθερία άμαρτιών τώ κόσμω διά τοΰ
λουτροΰ τοΰ ϋδατος έν ρήματι Θεοΰ. "Οπου διαθήκη πρός
τινας έκέί καί τό ϋδωρ. Μετά τον κατακλυσμόν, έτέθη
διαθήκη πρός Νώε· δυαθήκη τω 'Ισραήλ, έξ δρους Σινά-
άλλά μετά ϋδατος, καί, έρίου κοκκίνου καί ϋσσώπου.
Ήλίας αναλαμβάνεται, ά λλ’ ού χωρίς ϋδατος· πτώτον
γάρ διαβαίνει τον Ίορδάνην, είτα ίππηλατέί τον ουρα­
νόν. Πρώτον ό άρχιερεύς λούεται είτα θυμια· πρώτον
γάρ Άαρών έλούσατο. είτα γέγονεν άρχιερεύς- Πώς γάρ
ένεχώρει τών άλλων ύπερεύχεσθαι. τον δι’ ϋδατος ούτω
κεκαθαρισμένον; Καί σύμβολον έκειτο τού βαπτίσματος,
λουτήρ ένδον τής Σκηνής άποκείμενος.
Ζ\ Παλαιάς τό τέλος καί τής καινής διαθήκης άρχή
τό βάπτισμα. Ιω άννης γάρ ήν άρχηγός, ού μείζων έν
γεννη τοΐς γυναικώ ν ούδέ εις· τέλος μέν προφητών.
Πάντες γάρ οί προφήται καί ό νόμος έως Ίωάννου.

E geria, Peregrinatio 45-47


(Maraval S. Ch. 296, pp. 305-313)

45, 1. Et illud etiam scribere debui, quemadmodum


docentur hi qui baptidiantur per pascha. Nam qui dat
nom en suum , ante diem quadragesim arum dat et
omnium nomina annotat presbyter, hoc est ante illas
octo septimanas, quibus dixi hic attendi quadragesimas.

136
TESTI DEL SECOLO IV

degli uomini, ma dall’acqua la terra e prima di tutta la


creazione dei sei giorni, lo Spirito di Dio al di sopra
dell’acqua si portò. Principio del cosmo è l’acqua. E il
Giordano il principio dei Vangeli. La libertà ad Israele fu
concessa dal Faraone attraverso il mare; e la libertà dei
peccati al cosmo, attraverso il lavacro dell’acqua nella
parola di Dio. Dove c’è alleanza con qualcuno, là anche
c’è l’acqua. Dopo il diluvio fu posto un patto con Noè,
fu fatto un patto con Israele dal Monte Sinai; ma con
l’acqua e la lana di porpora e l’issopo. Elia si solleva, ma
non senza acqua; prima infatti attraversa il Giordano,
poi guida il carro nel cielo. Prima il gran sacerdote si
lava, poi fa il sacrificio; prima infatti Aronne si era lava­
to, poi divenne gran sacerdote; come infatti è possibile
che possa pregare per gli altri colui che non si è ancora
purificato con l’acqua? Ed era simbolo del battesimo, un
bacile che stava dentro la tenda.
Il battesimo è fine dell’antica alleanza e principio
della nuova, infatti Giovanni era iniziatore, del quale
nessuno tra i nati da donna fu più grande; ultimo dei
profeti. Tutti, infatti, i profeti e la legge si collocano
prima di Giovanni.

Egeria, Pellegrinaggio ai Luoghi Santi 45-47

45, 1. Ho creduto mio dovere scrivervi anche in che


maniera vengono istruiti quelli che sono battezzati a
Pasqua. Chi dà il suo nome, lo fa il giorno prima dell’ini­
zio di quaresima e il sacerdote annota il nome di tutti:
questo avviene alla prima vigilia delle otto settimane,
nella quale ho detto che qui si osserva la quaresima. 2.

137
BATTESIMO E BATTISTERI

2. Cum autem annotaverit omnium nomina presbyter,


p ostm odum alia die de quadragesim is, id est qua
inchoantur octo ebdomadae, ponitur episcopo cathedra
media ecclesia maiore, id est ad Martyrium, sedent hinc
et inde presbyteri in cathedris et stant clerici omnes. Et
sic adducuntur unus et unus conpetens; si viri sunt, cum
patribus suis veniunt, si autem feminae, cum matribus
suis. 3. Et sic singulariter interrogat episcopus vicinos
eius, qui intravit, dicens: «Si bonae vitae est hic, si paren­
tibus deferet, si ebiacus I non est aut vanus?». Et singula
vitia, quae sunt tamen graviora in homine, requiret. 4.
Et si probaverit sine reprehensione esse de his omnibus,
quibus requisivit praesentibus testibus, annotat ipse
manu sua nomen illius. Si autem in aliquo accusatur,
iubet illum foras exire dicens: «Em endet se et, cum
emendaverit se, tunc accedet ad lavacrum». Sic de uiris,
sic de mulieribus requirens dicit. Si quis autem peregri­
nus est, nisi testimonia habuerit, qui eum noverint, non
tam facile accedet ad baptismum.
46, 1. Hoc autem, dominae sorores, ne extimaretis
sine ratione fieri, scribere debui. Consuetudo est enim
hic talis, ut qui accedunt ad baptismum per ipsos dies
quadraginta, quibus ieiunatur, primum mature a clericis
exorcizentur, mox missa facta fuerit de Anastase matuti­
na. Et statim ponitur cathedra episcopo ad Martyrium in
ecclesia maiore, et sedent omnes in giro prope episcopo,
qui baptidiandi sunt, tam viri quam mulieres, stant etiam
loco patres vel matres, nec non etiam qui volunt audire
de plebe omnes intrant et sedent, sed fideles. 2. Cathe-

138
TESTI DEL SECOLO IV

Quando il sacerdote ha annotato i nomi di tutti, il giorno


successivo, cioè il giorno di quaresima in cui iniziano le
otto settimane, si dispone per il vescovo un seggio nel
mezzo della chiesa maggiore, cioè al Martyrium; siedono
da una parte e dall’altra i sacerdoti su alcuni seggi, e tutti
i chierici stanno in piedi. E così si recano, ad uno ad
uno, i richiedenti se sono uomini, vengono con i loro
padrini, se sono donne, con le madrine. 3. Quindi il
vescovo, singolarmente, ad uno ad uno, interroga i vicini
di colui che è entrato dicendo: «Se costui conduce una
vita onesta, se rispetta i genitori, se non è solito ubriacar­
si o mentire»; e per tutti i vizi che sono di una certa gra­
vità in un uomo, pone queste domande. 4. E se è pro­
vato che è senza difetti da parte di tutti quelli interrogati
alla presenza dei testimoni, annota egli stesso, di sua
mano, il nome di quelli. Ma se è accusato di qualche
cosa, gli ordina di uscire dicendo:
«Si emendi, e quando si sarà emendato, allora acce­
derà al battesimo».
Così per gli uomini, poi per le donne procede a que­
sto interrogatorio. Ma se c’è uno straniero, se non ha
testimoni che lo conoscano, non accede con molta faci­
lità al battesimo.
46, 1. Signore e sorelle mie, affinché non pensiate che
ciò avvenga senza motivo, ho dovuto scrivervi. Qui c’è
infatti la consuetudine che coloro che accedono al batte­
simo proprio durante i quaranta giorni della quaresima,
siano prima esorcizzati di buon’ora dai chierici, dopo che
è stata fatta la celebrazione mattutina all’Anastasis. Su­
bito si pone un seggio per il vescovo al Martyrium nella
chiesa maggiore ed intorno siedono, vicini al vescovo,
tutti coloro che devono essere battezzati, sia gli uomini
che le donne; ci sono anche i padrini e le madrine, e tutti
quelli, del popolo, che vogliono ascoltare; tutti entrano e

139
BATTESIMO E BATTISTERI

cuminus autem ibi non intrat tunc qua episcopus docet


illos legem, id est sic: inchoans a Genese per illos dies
quadraginta percurret omnes Scripturas, primum expo­
nens carnaliter et sic illud solvens spiritaliter. Nec non
etiam et de resurrectione, similiter et de fide omnia
docentur, per illos dies; hoc autem cathecisis appellatur.
3. Et iam quando completae fuerint septimanae qui
que, a quo docentur, tunc accipient simbolum; cuius
simboli rationem similiter, sicut omnium Scripturarum
ratione, exponet eis singulorum sermonum, primum II
carnaliter et sic spiritaliter, ita et simbolum exponet. Ac
sic est ut in hisdem locis omnes fideles sequantur Scri­
pturas, quando leguntur in ecclesia, quia omnes docen­
tur per illos dies quadraginta, id est ab hora prima usque
ad horam tertiam, quoniam per tres horas fit catheci-
sin. 4. Deus autem scit, dominae sorores, quoniam ma­
iores voces sunt fidelium, qui ad audiendum intrant in
cathecisen, ad ea quae dicuntur vel exponuntur per epi­
scopum, quam quando sedet et predicai in ecclesia ad
singula, quae taliter exponuntur. Missa autem facta ca­
thecisis, hora iam tertia statim inde cum ymnis ducitur
episcopus ad Anastase et fit missa ad tertia; ac sic tribus
horis docentur ad die per septimanas septem. Octava
enim septimana quadragesimarum, id est quae appellatur
septimana maior, iam non vacat eos doceri, ut implean­
tur ea, quae superius <dicta> sunt.
5. Cum autem iam transierint septem septimanae,
superat illa una septimana paschalis, quam hic appelant
septimana maior; iam tunc venit episcopus mane in eccle­
sia maiore ad Martyrium. Retro in absida post altarium
ponitur cathedra episcopo, et ibi unus et imus vadet, viri

140
TESTI DEL SECOLO IV

siedono, purché siano fedeli. 2. Il catecumeno però


non entra nel momento in cui il vescovo li istruisce così
sulla legge: iniziando dal libro della Genesi, durante quei
quaranta giorni percorre tutte le scritture, esponendo
dapprim a il significato letterale e poi spiegandone il
senso spirituale. Così allo stesso modo, sulla risurrezione
e ugualmente sulla fede si insegnano tutte le cose in quei
giorni: ciò si chiama catechesi. 3. E una volta che siano
trascorse cinque settimane intere di istruzione, allora
ricevono il simbolo, da colui dal quale viene insegnata la
dottrina, la ragione del simbolo come quella di tutte le
scritture per singola frase, prima nel senso letterale, poi
nel senso spirituale così spiega anche il simbolo. E così
avviene che, in quei luoghi, tutti i fedeli seguono le scrit­
ture quando si leggono in chiesa, poiché tutti vengono
istruiti durante quei quaranta giorni, cioè dalla ora prima
fino alla terza; dato che la catechesi dura tre ore. 4. E
Dio sa, mie signore e sorelle, che le esclamazioni dei
fedeli che entrano alla catechesi per ascoltare sono più
numerose di fronte a ciò che è detto o esposto dal vesco­
vo, di quando egli siede e predica in chiesa, per le singole
cose che sono in tale modo esposte. Terminata la cateche­
si, subito all’ora terza, con inni, di lì è accompagnato il
vescovo all’Anastasis e la funzione ha fine verso l’ora
terza; e così vengono istruiti tre ore al giorno per sette
settimane. Difatti, nell’ottava settimana di quaresima,
cioè quella che è chiamata la settimana maggiore non c’è
più il tempo di istruirli, per poter compiere quelle cose
che sono state esposte sopra.
5. Quando sono trascorse sette settimane rimane la
sola settimana di Pasqua che qui chiamano la grande set­
timana, allora il vescovo viene al mattino nella chiesa
maggiore, al Martyrium.
In fondo all’abside, dietro all’altare, si pone un seg-

141
BATTESIMO E BATTISTERI

cum patre suo aut mulier cum matre sua, et reddet sim­
bolum episcopo. 6. Reddito autem simbolo episcopo,
alloquitur omnes episcopus et dicet: «Per istas septem
septimanas legem omnem edocti estis Scripturarum nec
non etiam de fide audistis; audistis etiam et de resurrec­
tione carnis, sed et simboli omnem rationem, ut potuistis
tamen adhuc cathecumini audire: verum autem quae sunt
misterii altioris, id est ipsius baptismi, quia adhuc cathe­
cumini, audire non potestis. Et ne extimetis aliquid sine
ratione fieri, cum in nomine Dei baptidiati fueritis, per
octo dies paschales post missa facta de ecclesia in
Anastase audietis: quia adhuc cathecumini estis, misteria
Dei secretiora dici vobis non possunt».
47, 1. Post autem venerint dies paschae, per illos octo
dies, id est a pascha usque ad octavas, quemadmodum
missa facta fuerit de aecclesia, et itur cum ymnis ad
Anastase, mox fit oratio, benedicuntur fideles et stat epi­
scopus incumbens in cancello interiore, qui est in spelun­
ca Anastasis, et exponet omnia, quae aguntur in bapti­
smo. 2. Illa enim hora cathecuminus nullus accedet ad
Anastase; tantum neofiti et fideles, qui volunt audire
misteria, in Anastase intrant. Clauduntur autem ostia, ne
qui cathecuminus se dirigat. Disputante autem episcopo
singula et narrante, tantae voces sunt collaudantium, ut
porro foras ecclesia audiantur voces eorum. Vere enim ita

142
TESTI DEL SECOLO IV

gio per il vescovo e là vanno ad uno ad uno gli uomini


con il loro padrino e le donne con la loro madrina, e
recitano il simbolo del vescovo. 6. Dopo aver reso il
simbolo al vescovo, il vescovo si rivolge a tutti e dice:
«D urante queste sette settimane siete stati istruiti su
tutta la legge delle Scritture e avete anche sentito parlare
della fede; avete sentito parlare pure della risurrezione
della carne, come anche di tutta la dottrina del simbolo,
almeno per quanto poteste, essendo ancora catecumeni,
udire; ma le parole che concernono un m istero più
profondo, cioè quello del battesimo, in quanto ancora
catecumeni, non avete potuto ascoltarle; e affinché non
pensiate che si faccia alcunché senza una ragione, una
volta che sarete stati battezzati in nome di Dio, durante
l’ottava di Pasqua, dopo la funzione in chiesa, all’Anasta-
sis, ne sentirete parlare; poiché siete ancora dei catecu­
meni, i misteri di Dio, quelli più segreti, non vi possono
essere rivelati».
47, 1. Una volta che siano arrivati i giorni di Pasqua,
durante gli otto giorni, cioè da Pasqua fino all’ottava,
quando è stata fatta la funzione in chiesa e si va ali’Ana­
stasis cantando inni, poi si innalza una preghiera, si
benedicono i fedeli e il vescovo sta in piedi, appoggiato
all’in te rn o del cancello che si tro v a nella g ro tta
dell’Anastasis e spiega tutto quello che si compie nel bat­
tesimo. 2. A quell’ora nessun catecumeno ha accesso
all’Anastasis soltanto i neofiti e i fedeli che vogliono sen­
tir parlare dei misteri, entrano all’Anastasis.
Si chiudono le porte perché nessun catecumeno vi si
avvicini. Mentre il vescovo tratta ogni cosa singolarmente
e ne parla, sono così forti le grida di coloro che approva­
no che anche fuori dalla chiesa si sentono le loro voci. A

143
BATTESIMO E BATTISTERI

misteria omnia absolvet, ut nullus non possit commoveri


ad ea quae audit sic exponi. [...] 5. Illud autem hic
ante omnia valde gratum fit et valde admirabile, ut sem­
per tam ymni quam antiphonae et lectiones nec non
etiam et orationes, quas dicet episcopus, tales pronuntia­
tiones habeant, ut et diei, qui celebratur, et loco, in quo
agitur, aptae et convenientes sint semper.

G iovanni Crisostomo, Cat. Bapt. II, 24-26


(Wenger SCh 50, pp. 147-148)

24. Ειτα μετά τούτο κατά τόν τής νυκτός καιρόν


ολόκληρον άποδύσας τό ίμάτιον καί καθάπερ εις αύτόν
τόν ούρανόν είσάγειν μέλλων διά τών τελουμένων ούτως
άπαν τό σώμα άλείφεσθαι παρασκευάζει τώ έλαίφ
έκείνω τφ πνευματικφ ώστε πάντα τά μέλη διά τής
άλοιφής τειχισθήναι και άχείρωντα γενέσθαι τοΐς παρά
τού εναντίου πεμπομένοις βέλεσι.
25. Μετά τήν αλοιφήν τοίνυν ταύτην είς τά Ιερά νά­
ματα καθίησιν, όμού καί θάπτων τόν παλαιόν άνθρωπον
και άνιστάς τόν νέον τόν άνακαινούμενον κατ’ εικόνα
τοΰ κτίσαντος αύτόν. Τότε λοιπόν διά τών ρημάτων τοΰ
ίερέως καί τής τούτου χειρός ή έπιφοίτησις έφίπταται τού
Πνεύματος τοΰ αγίου καί άλλος άντ’ άλλου άνεισι, πάν­
τα τόν ρύπον τών άμαρτημάτων άποσμηξάμενος καί
άποδυσάμενος τό παλαιόν τής αμαρτίας ίμάτιον καί έν-
δυσάμενος τήν έσθήτα τήν βασιλικήν.
26. Καί ϊν α μάθης καί έντεΰθεν ώς μ ία ή ούσία
Πατρός και Υίοΰ καί αγίου Πνεύματος, όυτω καί ή τοΰ
βαπτίσματος γίνεται παράδοσις. Έπιφωνοΰντος γάρ τοΰ
ίερέως· «Βαπτίζεται ό δείνα είς τό όνομα τοΰ Πατρός καί

144
TESTI DEL SECOLO IV

dire il vero, illustra così bene tutti i misteri che nessuno


può fare a meno di commuoversi a ciò che sente spiegare
così. [...] 5. Ma la cosa che qui è soprattutto molto
piacevole e veramente meravigliosa, è che sempre sia gli
inni che le antifone e le letture, ed anche le orazioni che
dice il vescovo esprimono pensieri tali che sono adatti a
appropriati sia ai giorni festivi nei quali si celebra come al
luogo in cui si celebra.

G iovanni Crisostomo, Le Catechesi Battesimali II, 24-26

24. Dopo questo rito, ad una certa ora della notte, il


sacerdote, dopo aver(vi) fatto deporre completamente gli
abiti, unge con olio consacrato tutto il (vostro) corpo
come per predisporlo, fin d ’ora, a entrare in cielo, fortifi­
candolo a tal punto di renderlo invulnerabile contro i
colpi del nemico.
25. Di seguito a questa unzione, egli (vi) fa entrare
nelle sacre vasche, per seppellirvi l’uomo vecchio e far
sorgere l’uomo nuovo, rifatto ad immagine del suo Crea­
tore.
Nello stesso momento in cui il sacerdote pronuncia
le parole e stende la sua mano, sopravviene la discesa
dello Spirito Santo e risale un uomo nuovo, perfettamen­
te mondo di ogni sozzura di peccato e vestito di un abito
regale, in cambio del vecchio abito del peccato.
26. L’amministrazione del battesimo si attua in una
forma che ti insegna come una è la sostanza del Padre,
del Figlio e dello Spirito Santo. Quando il sacerdote pro­
nuncia sull’interessato: «Questi è battezzato nel nome del

145
BATTESIMO E BATTISTERI

τοΰ Υίοΰ καί τοΰ άγίου Πνεύματος», τρίτον τήν κεφαλήν


καθίησι καί άνίησι, διά τής μυστικής ταύτης τελετής
τήν τού Πνεύματος παρασκευάζων έπιφοίτησιν δέξα-
σθαι. Ούδέ γάρ ό ίερεύς έστι μόνος ό τής κεφαλής έφαπ-
τόμενος άλλα καί ή τοΰ Χριστού δεξιά. Καί τοΰτο καί έξ
αύτών τών ρημάτων τοΰ βαπτίζοντος δείκνυται· ούδέ γάρ
λέγει· “Βαπτίζω έγώ τον δείνα” άλλα “Βαπτίζεται ό
δείνα”, δεικνύς δτι αύτός μόνον διάκονος γίνεται τής
χάριτος καί τήν χέΐρα τήν εαυτού παρέχει, επειδή είς
τούτο παρά τού Π νεύματος τέτακται. Ό δέ πάντα
πληρών έστιν ό Πατήρ καί ό Υιός καί τό άγιον Πνεύμα, ή
Τριάς ή άδιαίρετος. Ή είς ταύτην τοίνυν, πίστις τών
αμαρτιών τήν άφεσιν χαρίζεται, αϋτη ή ομολογία τήν
υιοθεσίαν ήμΐν δωρέίται.

G iovanni Crisostom o, Cat. Bapt. VI, 24


(Wenger SCh 50, p. 227)

24. Διά τούτο δεδοικώς κάγώ τοΰ έχθροΰ τάς μηχανάς


συνεχή ποιούμαι τήν παραίνεσιν ϊν α τήν νυμφικήν
στολήν άκραιφνή διατηρήσητε καί μετά ταύτης άεί είς
τον γάμον είσίητε τούτον τον πνευματικόν. "Οτι γάρ
γάμος πνευματικός έστι τά ένταύθα τελούμενα, δρα πώς
καθάπερ έιά τών γάμων τούτων τών άνθρωπίνων μέχρις
έπτά ημερών αί παστάδες είσί τεταμέναι, οϋτω καί ήμεΐς
έν τοσαύταις ήμέραις τήν παστάδα ταύτην τήν πνευμα­
τικήν ύμίν τείνομεν, τήν τράπεζαν ύμίν παρατιθέντες τήν
μυστικήν, τήν μυρίων γέμουσαν άγαθών. Καί τί λέγω
έπτά ήμέρας; Έάν βούλησθε νήφειν καί έγρηγορέναι, διά
παντός τοΰ χρόνου αύται ύμίν αί παστάδες είσί τεταμέ­
ναι, μόνον έάν τό ένδυμα υμών τό νυμφικόν άκέραιον
καί φαιδρόν διατηρήσητε.

146
TESTI DEL SECOLO IV

Padre, del Figlio e dello Spirito Santo», ti fa abbassare ed


alzare la testa dall’acqua tre volte per disporti, con questi
atti, ad accogliere la discesa dello Spirito Santo, poiché
non è il sacerdote a posare la mano sul tuo capo, ma è
Cristo stesso che ti tocca con la sua destra. Ciò risulta
dalle stesse parole usate dall’officiante infatti egli non
dice: «Io ti battezzo», ma «Costui è battezzato», volendo
significare che nel mettere a disposizione dello Spirito la
sua mano, egli è soltanto il ministro della grazia. Chi
compie ogni cosa è il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo,
l’indivisibile Trinità. Questa è la fede che ci offre la re­
missione dei peccati e questa riconciliazione ci conferisce
l’adozione filiale.

G io v a n n i C r is o s t o m o , Le Catechesi Battesimali VI, 24

24. Spinto, perciò, dalla paura delle trame del nemi­


co, vi rivolgo un insistente incitamento a conservare
senza macchia la vostra veste nuziale e a venire alle nozze
spirituali, portando sempre questa veste. Vero sposalizio
spirituale sono le cerimonie qui celebrate! Prova ne è il
fatto che come nelle nozze ordinarie sono fissati sette
giorni consecutivi di festa, così anche noi, per sette gior­
ni, prolunghiamo la nostra festa spirituale per voi attor­
no alla mistica tavola colma di beni infiniti. «Ma che
dico, sette giorni?». Queste feste continueranno senza
interruzione se, nella pratica della vigilanza e della tem­
peranza, conserverete incontam inata e smagliante la
vostra veste spirituale.

147
BATTESIMO E BATTISTERI

Const. Apostol. VII, 22


(Metzger SCh 336, pp. 46-48)

22, 1. Περί δε βαπτίσματος, ώ επίσκοπε ή πρεσβύτερε,


ήδη μέν καί πρότερον διεταξάμεθα, καί νΰν δέ φαμεν ότι
ούτως βαπτίσεις ώς ό Κύριος ήμΐν διετάξατο λέγω ν
“Πορευθέντες μαθητεύσατε πάντα τά έθνη, βαπτίζοντες
αύτούς είς τό όνομα τού Πατρός καί τοΰ Υίοΰ καί τοΰ
αγίου Πνεύματος, διδάσκοντες αύτούς τηρέίν πάντα δσα
ένετειλάμεην ύμίν”· τοΰ άποστείλαντος Πατρός, τού έλ-
θόντος Χριστού, τοΰ μαρτυρήσαντος παρακλήτου. 2.
Χρίσεις δε πρώτον έλαίω άγίω, έπειτα βαπτίσεις ϋδατι,
καί τελευταΐον σφραγίσεις μύρω, ϊν α τό μέν χρίσμα
μετοχή ή τοΰ αγίου Πνεύματος, τό δέ ϋδωρ σύμβολον τού
θανάτου, τό δέ μύρον σφραγίς τών συνθηκών. 3. Εί δε
μήτε έλαιον ή μήτε μύρον, άρκέί τό ϋδωρ καί πρός χρϊσιν
καί πρός σφραγίδα καί πρός ομολογίαν τοΰ άποθανόντος
ήτοι συναποθνήσκοντος.
4. Προ δέ τού βαπτίσματος νηστευσάτω ό βαπτιζόμε-
νος· καί γάρ καί ό Κύριος βαπτισθείς υπό Ίωάννου πρώ­
τον καί είς τήν έρημον αύλισθείς μετέπειτα ένήστευσεν
τεσσαράκοντα ήμέρας καί τεσσαράκοντα νύκτας. 5.
’Εβαπτίσθη δέ καί ένήστευσεν ούκ αύτός άπορυπώσεως
ή νηστείας χρείαν έχων ή καθάρσεως, ό τή φύσει καθα­
ρός καί άγιος, άλλ’ ΐνα καί Ιωάννη άλήθειαν προσμαρ-
τυρήση καί ήμΐν υπογραμμόν παράσχηται. 6. Ούκοΰν
ό μέν Κύριος ούκ είς έαυτοΰ πάθος έβαπτίσατο ή θάνα­
τον ή άνάστασιν, ούδέπω γάρ ούδέν τούτων έγεγόνει,
άλλ’ είς διάταξιν έτέραν διό καί άπ’ εξουσίας μετά τό
βάπτισμα νηστεύει ώς Κύριος Ίωάννου- ό δέ είς τον α ύ -
τού θάνατον μυούμενος πρότερον οφείλει νηστεΰσαι καί
τότε βαπτίσασθαι, ού γάρ δίκαιον τον συνταφέντα καί

148
TESTI DEL SECOLO IV

Le Costituzioni Apostoliche VII, 22

22,1. Sul battesimo, a riguardo del vescovo o del p


sbitero abbiamo già stabilito prima; mentre ora noi ti
chiediamo di battezzare così come il Signore ha prescrit­
to a noi, quando ha detto - Andate, ammaestrate tutte le
nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e
dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto
ciò che vi ho comandato. - Nel nome del Padre che ha
inviato il Figlio, del Cristo che è venuto, del Paraclito
che ha reso testimonianza. 2. Prima di tutto ungerai
con l’olio santo, successivamente tu battezzerai con l’ac­
qua ed infine sigillerai con il crisma affinché l’unzione sia
trasmissione dello Spirito, tanto l’acqua simbolo della
morte ed il crisma sigillo dell’alleanza. 3. In mancanza
dell’olio e del crisma, l’acqua è sufficiente per l’unzione,
il sigillo e la confessione di un moribondo, in quanto con
essa è associato alla morte (di Cristo).
4. Prima del battesimo il candidato digiuni, per
anche il Signore, prima d’essere battezzato da Giovanni si
recò nel deserto e digiunò quaranta giorni e quaranta
notti. 5. Egli fu battezzato e prima aveva digiunato, non
perché lui avesse bisogno di una abluzione, di un digiuno
o di una purificazione, lui puro e santo di natura, ma per
testimoniare la verità innanzi a Giovanni e per darci un
esempio. 6. Il Signore, dunque, non fu battezzato per la
sua passione, morte e resurrezione, - ancora niente di
tutto ciò era avvenuto - ma in vista di un’altra istituzione;
è per la sua sovranità che egli ha digiunato dopo il suo
battesimo, come Signore di Giovanni. Ma colui che è ini­
ziato alla morte di Cristo deve prima di tutto digiunare e
dopo essere battezzato, perché non conviene che dopo la
sepoltura e la risurrezione in Cristo si viva tristemente il

149
BATTESIMO E BATTISTERI

συναναστάντα παρ’ αυτήν τήν άνάστασιν κατηφέΐν ού


γάρ κύριος ό άνθρωπος τής διατάξεως τής τού Σωτήρος,
έπείπερ ό μεν δεσπότης, ό δε ύπήκοος.

Ambrogio, Exam. 1 ,1 ,6 ,2 0
(Schenkl CSEL 32,1, p. 46)

In principio itaque temporis caelum et terram deus


fecit. Tempus enim ab hoc mundo, non ante mundum,
dies autem tem poris portio est, non principium . Et
quamquam lectionis serie possimus astruere quod primo
diem fecerit dominus et noctem, quae sunt vices tempo­
rum, et secundo, die firmamentum fecerit, quo discrevit
aquam quae sub caelo est et aquam quae super caelum,
tamen satis sufficit ad praesentem adsertionem quod in
principio caelum fecerit, unde praerogativa generationis
et causa, et terram fecerit, in qua esset generationis sub­
stantia. In his enim quattuor illa elementa creata sunt, ex
quibus generantur omnia ista quae mundi sunt. Elemen­
ta autem quattuor, caelum ignis aqua et terra, quae in
omnibus sibi mixta sunt, siquidem et in terra ignem rep-
perias, qui ex lapidibus et ferro frequenter excutitur, et
in caelo, cum sit ignitus et micans fulgentibus stellis
polus, aqua esse possit intellegi, quae vel supra caelum
est vel de illo superiore loco in terram largo frequenter
imbre demittitur.

150
'TESTI DEL SECOLO IV

momento della risurrezione stessa; in effetti l’uomo non


ha autorità sulle istituzioni del Salvatore, poiché è lui il
capo e l’uomo è a lui subordinato.

AMBROGIO, Esamerone 1 ,1, 6,20

In principio del tempo Dio creò il cielo e la terra.


Infatti il tempo ha inizio da questo mondo, non è prima
del mondo; il giorno d’altronde è una porzione di tempo,
ne è il principio. E sebbene dalla prosecuzione della
Scrittura possiamo dedurre che il Signore in primo luogo
creò il giorno e la notte, che costituiscono l’alternarsi del
tempo e che nel secondo giorno creò il firmamento con
cui separò l’acqua che giace sotto il cielo da quella che lo
sovrasta, tuttavia è sufficiente per questa nostra dimostra­
zione che egli all’inizio abbia creato il cielo da cui scaturi­
sce l’indizio e la causa prima della generazione, ed abbia
creato la terra nella quale risiedesse la sostanza della
generazione. Infatti in questi furono creati quei quattro
elementi dai quali scaturiscono tutte le raltà che appar­
tengono al mondo. Quattro sono gli elementi: aria, fuoco,
acqua e terra, che in tutti i corpi sono mescolati fra loro
dal momento che, come anche nella terra si potrebbe tro­
vare il fuoco che di frequente si sprigiona dalle pietre e
dal ferro, così anche nell’aria, pur essendo la volta celeste
fiammeggiante e palpitante di astri splendenti, si può
comprendere che vi sia l’acqua che o sta sopra il cielo o
che, dal quel punto elevato scende spesso sulla terra sotto
forma di pioggia abbondante.

151
BATTESIMO E BATTISTERI

II, 3 , 1 , 2
A m b r o g i o , Exam.
(Schenkl CSEL 32, 1, pp. 80-82)

Fecit igitur Deus caelum et terram et ea quasi auctor


esse praecepit, non tamquam figurae inventor, sed tam­
quam operator naturae. Nam quomodo sibi conveniunt
operatoria inpassibilis dei virtus et passibilis materiae
natura tamquam altera ab altera quo indiguerint mutu­
antes? Nam si increata materia, videtur ergo deo crean­
dae potestas materiae defuisse et ab ea operationi subia-
centia mutuatus: si vero inconposita, mirum admodum
coaeternam deo materiem decorem sibi non potuisse
conferre, quae substantiam non a creatore acceperit, sed
sine tempore ipsa possederit. Plus ergo invenit operato
omnium quam contulit: invenit materiem, in qua posset
operari, contulit autem figuram, quae decorem inventis
rebus adferret. Unde excipiendus a ceteris tamquam dies
unus, non conferendus cum ceteris tamquam dies pri­
mus est, quo fundamenta rerum omnium posita et cau­
sae esse coeperunt, quibus mundi huius atque universae
visibilis creaturae fulta substantia est.

152
TESTI DEL SECOLO IV

AMBROGIO, Esamerone II, 3 , 1 , 2

Dunque Dio creò cielo e terra e in qualità di Crea­


tore ordinò loro di esistere, non come se fosse inventore
della loro immagine, ma come creatore della loro natura.
Infatti in qual modo l’impossibile virtù creatrice di Dio e
la passibile natura della materia possono accordarsi fra
loro m utuando l’una dall’altra ciò di cui necessitano?
Infatti, se la materia fosse increata, sembrerebbe conse­
guentem ente che a Dio sia venuto meno il potere di
crearla e sembrerebbe perciò che da essa egli abbia attin­
to gli elementi che soggiacciono alla sua opera; se poi la
materia fosse informe, sembrerebbe assai strano che essa,
coeterna a Dio, non abbia potuto attribuirsi la bellezza,
dal m om ento che non aveva ricevuto l’esistenza dal
Creatore, ma la possedeva ab aeterno per se stessa. Il cre­
atore di ogni cosa in tal modo avrebbe trovato più di
quanto avrebbe potuto conferire, avrebbe trovato la ma­
teria su cui operare, le avrebbe attribuito poi l’aspetto
che fosse di ornamento per le cose che da lui erano state
trovate. Di conseguenza questo giorno bisogna distin­
guere da tutti gli altri come un unico giorno e non deve
essere confrontato con gli altri come «primo giorno»
poiché in questo furono gettate le fondamenta di ogni
cosa e cominciarono ad esistere: principi primi sui quali
è fondata la sostanza di questo mondo e di tutte quante
le creature visibili.

153
BATTESIMO E BATTISTERI

A m b r o g i o , Exam.
II, 3,3,9-11
(Schenkl CSEL 32,1, pp. 90-92)

9. Quis facile poterit esse divini operis aestimator?


Est ergo latitudo in ipsa caeli altitudine. Sunt etiam, ut
de his dicamus quae scire possumus, pleraque aedificia
foris rotunda, intus quadrata et foris quadrata, intus
rotunda, quibus superiora plana sunt, in quibus aqua
haerere soleat. Quae tamen ideo dicimus, ut advertant
opiniones suas opinionibus veri similioribus revinci
posse et desinant tantum opus dei humanae operationis
et nostrae possibilitatis contemplatione metiri.
10. Nos autem scripturarum seriem atque ordinem
sequimur et opus contemplatione aestimamus auctoris,
quid dictum sit et quis dixerit et cui dixerit. Fiat inquit
firmamentum in medio aquae et sit discernens inter aquas.
Audio firmamentum fieri praecepto, quo divideretur
aqua et ab inferiore superior discerneretur.
11. Non solet hoc esse naturae, ut aqua se discernat
ab aqua et in profundo interfusiones aquarum terrae
medio separentur. Gelaverunt inquit fluctus et firmamen­
ti specie cursum suum insolito fin e frenarunt. Nonne
potuit etiam aliter Hebraeum populus liberare? Sed tibi
voluit ostendere, ut eo spectaculo etiam illa quae non
vidisti aestim ares esse credenda. Iordanes quoque
reflexo amne in suum fontem vertit. Haerere aquam,
cum labitur, inusitatum, redire in superiora sine ullo
repagulo inpossibile habetur.

154
TESTI DEL SECOLO IV

AMBROGIO, Esamerone II, 3 , 3 , 9 -1 1

9. Chi facilmente potrebbe essere giudice dell’opera


divina? C’è dunque un’ampiezza nella stessa altezza del
cielo. Vi sono anche, per parlare di ciò che possiamo sapere,
moltissimi edifici esternamente rotondi e internamente qua­
drati, fuori quadrati e internamente rotondi, che hanno le
parti superiori pianeggianti sulle quali l’acqua suole ristagna­
re. Diciamo tuttavia queste cose perché si rendano conto
che le loro opinioni possono essere confutate da altre opi­
nioni più simili al vero dal misurare una così grande opera di
Dio sulla base dell’umana attività e delle nostre possibilità.
10. Noi invece seguiamo l’ordinata sequenza narrativa
delle Scritture e giudichiamo l’opera a partire dell’autore:
cosa sia stato detto, chi l’abbia detto e a chi l’abbia detto.
Sia fatto, dicono le Scritture, il firmamento in mezzo all’ac­
qua e sia separandolo dalle acque. Sento dire che il firma­
mento viene creato ad opera di quel comando grazie a cui
l’acqua veniva divisa e quella superiore veniva separata da
quella inferiore.
11. Non suole essere conforme a natura questo cioè che
l’acqua si divida dall’acqua e che in profondità le mescolan­
ze delle acque siano divise in mezzo dalla terra. «I flutti, dice
l’autore della Scrittura, si solidificarono e, con la parvenza di
un muro di sostegno, frenarono il loro corso entro un incon­
sueto limite». Forse che avrebbe potuto liberare il popolo
ebreo anche altrimenti? Ma volle mostrarci ciò affinché
davanti a tale spettacolo tu ritenessi che si debbono credere
anche le cose che non hai veduto. Anche il Giordano rivolto
il suo corso risalì alla propria sorgente. E cosa inusitata che
l’acqua, quando scorre si arresti; è ritenuta cosa impossibile
che risalga a monte senza alcuno sbarramento.

155
BATTESIMO E BATTISTERI

Ili, 4,5,23-24
A m b r o g i o , Exam.
(Schenkl CSEL 32, 1, pp. 132-134)

23. [...] Unde mihi ut omnem pelagi pulchritudinem


conprehendam, quam vidit operator? Et quid plura?
Quid aliud ille concentus undarum nisi quidam concen­
tus est plebis? Unde bene mari plerumque comparatur
ecclesia, quae primo ingredientis populi agmine totis
vestibulis undas vomit, deinde in oratione totius plebis
tamquam undis refluentibus stridit, cum responsoriis
psalmorum cantus virorum mulierum virginum parvulo­
rum consonus undarum fragor resultat. Nam illud quid
dicam, quod unda peccatum abluit et sancti spiritus aura
salutaris aspirat?
24. Det nobis illa dominus: successuum flamine pro­
pero ligno currere, tuto portu consistere, nequitiae spiri­
talis graviora quam ferre possumus temptamenta nescire,
fidei ignorare naufragia, habere pacem profundam et, si
quando aliquid sit, quod graves nobis saeculi huius exci­
tet fluctus, evigitantem pro nobis habere gubernatorem
dominum Iesum, qui verbo imperet, tempestatem miti­
get, tranquillitatem maris refundat. Cui est honor et glo­
ria laus perpetuitas a saeculis et nunc et semper et in
omnia saecula saeculorum amen.

156
TESTI DEL SECOLO IV

AMBROGIO, Esamerone III, 4 , 5 ,2 3 - 2 4

23. [...] Da cosa mi deriva di poter abbracciare com­


piutamente tutta la bellezza del mare come la contemplò
il Creatore? Perché pronunciare più parole? Che altro è
quel canto delle onde se non un qualche canto del popo­
lo di Dio? Di qui efficacemente per lo più si paragona al
mare la Chiesa la quale al primo ingresso dei fedeli ne
riversa le ondate da tutti i vestiboli, poi, durante l’orazio­
ne di tutti i fedeli risuona come per il rifluire delle onde,
quando nei responsori dei salmi il canto degli uomini,
delle donne, dei fanciulli, a guisa di risonante fragore
d ’onda, risuona con lo stesso fragore di flutti. Che dire
poi del fatto che l’acqua lava il peccato e soffia l’aura sal­
vifica dello Spirito Santo?
24. Il Signore ci conceda tutto questo: di navigare su
una nave veloce spinta dai venti favorevoli, di fermarci
in un porto sicuro, di non conoscere tentazioni più gravi
di quanto siamo in grado di sopportare ad opera degli
spiriti del male, di ignorare i naufragi della fede, di pos­
sedere una pace profonda e, qualora si verifichi qualco­
sa che susciti i flutti di questo mondo a noi ostili, di
avere come nocchiero per noi, il Signore Gesù il quale
con la sua parola comandi, plachi la tempesta, distenda
sul mare la bonaccia. Ed a lui è l’onore e la gloria, la
lode, l’eternità dei secoli e ora e sempre, per tutti i secoli
dei secoli. Così sia.

157
BATTESIMO E BATTISTERI

Ambrogio, De Sacram. 1,2,4; 3 , 9; 5,13.15.18.19; 6,20.23


(Botte SCh 25 bis, pp. 62, 64, 66-72)

2, 4. Venimus ad fontem, ingressus es, unctus es.


Considera quos videris, quid locutus sis considera, repe­
te diligenter. O ccurrit tibi levita, occurrit presbyter.
Unctus es quasi athleta Christi, quasi luctam huius sae­
culi luctaturus, professus es luctaminis tui certamina.
Qui luctatur habet quod speret: ubi certamen, ibi coro­
na. Luctaris in saeculo, sed coronaris a Christo, et pro
certaminibus saeculi coronaris. Nam etsi in caelo prae­
mium, hic tamen meritum praemii conlocatur.
3, 9. Deinde accessisti propius, vidisti fontem, vidisti
et sacerdotem supra fontem. Nec hoc possum dubitare
quod in animum vestrum non potuerit cadere quod ceci­
dit in illum Syrum Neman, quia etsi mundatus est, tamen
ante dubitavit. Quare? Dicam, accipe.
5, 13. Neman ergo leprosus erat. Ait puella quaedam
uxori illius: Dominus meus, si vult mundari, vadat in ter­
ram Israhel et ibi inveniet eum qui possit ei lepram tolle­
re. Dixit illa dominae suae, uxor marito, Neman regi
Syriae, qui eum quasi acceptissimum sibi misit ad regem
Israhel. Audivit rex Israhel quod missus esset ad eum cui
lepram mundaret et scidit vestem suam. Tunc Helisaeus
propheta mandat ei: Quid est quod scidisti vestem quasi
non sit deus potens qui mundet leprosum? Mitte ilium
ad me. Misit illum, cui advenienti ait propheta: Vade,
descende in Iordanem, merge et sanus eris.
15. Q uid ergo significat? Vidisti aquam, sed non

158
ΤΕδΉ DEL SECOLO IV

A mbrogio , I Sacramenti I 2, 4; 3, 9; 5, 13.15.18.19; 6,


20.23

2, 4. Siamo arrivati al fonte, sei entrato, sei stato


unto. Considera coloro che hai veduto, cosa hai detto,
ripensaci con diligenza! Ti è venuto incontro un levita, ti
è venuto incontro un sacerdote. Sei stato unto come un
atleta di Cristo, che sta per affrontare la lotta di questo
mondo. H ai dichiarato apertam ente di affrontare le
prove della tua lotta. Colui che lotta ha di che sperare e
dove c’è una gara, là c’è la corona. Tu lotti nel mondo,
ma vieni incoronato da Cristo. Sei incoronato per le lotte
di questo mondo; infatti, che se il premio è in cielo,
quaggiù, tuttavia, ne è collocato il merito.
3 ,9 . Quindi ti sei avvicinato di più, hai veduto il
fonte, sopra il fonte hai visto anche il vescovo. Neanche
questo posso dubitare, cioè che non vi sia venuto in
mente ciò che venne inerente a quel famoso Siro, Naa-
man, che benché poi fosse mondato, tuttavia prima du­
bitò. Perché? Lo dirò, ascolta.
5, 13. Dunque, Naaman era lebbroso. Una fanciulla
disse a sua moglie: - Se il mio signore vuole essere guari­
to, vada nella terra di Israele, e lì troverà colui che è ca­
pace di levargli la lebbra Questo disse alla sua padro­
na, la moglie lo riferì al marito, Naaman al re di Siria, il
quale lo mandò al re di Israele con le massime raccoman­
dazioni. Il re d’Israele udì che colui gli era stato mandato
perché lo liberasse dalla lebbra, e si stracciò le vesti.
Allora il profeta Eliseo gli mandò a dire: - Perché ti sei
stracciato le vesti, come se Dio non fosse in grado di gua­
rire un lebbroso? Mandalo da me -. Glielo mandò e il
profeta disse a colui che arrivava: - Và, scendi nel Gior­
dano, immergiti e sarai guarito.
15. Cosa dunque significa? Hai visto l’acqua; però non

159
BATTESIMO E BATTISTERI

aqua omnis sanat, sed aqua sanat quae habet gratiam


Christi. Aliud est elementum, aliud consecratio, aliud
opus, aliud operatio. Aquae opus est, operatio spiritus
sancti est. Non sanat aqua nisi spiritus sanctus descende­
rit et aquam illam consecraverit, sicut legisti quod, cum
dom inus noster Iesus Christus formam baptism atis
daret, venit ad Iohannem, et ait illi Iohannes: Ego a te
debeo baptizari et tu venis ad me. Respondit illi Christus:
Sine modo, sic enim decet nos inplere omnem iustitiam.
Vide quia omnis iustitia in baptismate constituta est.
18. Descendit Christus, descendit et spiritus sanctus.
Quare prior Christus descendit, postea spiritus sanctus,
cum forma baptismatis et usus hoc habeat ut ante fons
consecretur tunc descendat qui baptizandus est? Nam
ubi primum ingreditur sacerdos, exorcismum facit se­
cundum creaturam aquae, invocationem postea et pre­
cem defert ut sanctificetur fons et adsit praesentia trini­
tatis aeternae.
19. Ergo descendit in aquam Christus ed spiritus
sanctus sicut columba descendit. Pater quoque deus
locutus e caelo est. Habes praesentiam trinitatis.
6, 20. In mari autem rubro figuram istius baptismatis
exstitisse ait apostolus dicens quia patres nostri omnes
baptizati sunt in nube et in mari, et subdidit: Haec autem
omnia in figura facta sunt illis. Illis in figura, sed nobis in
veritate.
23. In diluvio quoque fuit iam tunc figura baptisma­
tis et adhuc utique non erant mysteria Iudaeorum. Si
ergo huius baptismatis forma praecessit, vides superiora
mysteria Christianorum quam fuerint Iudaeorum.

160
TESTI DEL SECOLO IV

tutte le acque risanano, ma soltanto quella che contiene la


grazia di Cristo. Una cosa è l’elemento, altra è la consacra­
zione; una cosa è l’opera compiuta, altra è l’attività operato­
ria. L’azione si compie con l’acqua, ma l’operazione appar­
tiene allo Spirito Santo. L’acqua non risana, se non vi sia
disceso lo Spirito Santo, e non abbia consacrato quell’acqua,
come hai letto nel Vangelo, che quando il nostro Signore
Gesù Cristo volle istituire il battesimo, venne da Giovanni, e
Giovanni gli disse: - Sono io che devo essere battezzato da
te, e tu vieni da me? Cristo gli rispose: - Lascia fare per ora;
conviene che adempiamo così ogni giustizia -. Considera
come nel battesimo si trovi ogni giustizia.
18. Cristo discese, discese anche lo Spirito Santo.
Perché per primo è disceso Cristo, e poi lo Spirito Santo,
dal momento che la struttura e la consuetudine del battesi­
mo che prima debba essere consacrato il fonte, poi colui che
deve essere battezzato discenda nell’acqua? - Infatti appena
il vescovo entra, fa gli esorcismi per la creatura dell’acqua,
poi eleva al Signore invocazioni e preghiere, perché il fonte
sia santificato, e vi sia la presenza della Trinità eterna.
19. Cristo, dunque, discese nell’acqua, e lo Spirito Santo
discese come colomba, e anche Dio Padre parlò dal cielo;
quindi hai la presenza della Trinità.
6,20. Afferma l’Apostolo che nel Mar Rosso si è avuta
una prefigurazione del nostro battesimo dicendo che: - I
nostri padri sono stati tutti battezzati nella nube e nel ma­
re -, e aggiunge, - ora tutte queste cose accaddero a loro
in figura -; a loro in figura, ma a noi nella realtà.
23. Già anche nel diluvio vi fu una prefigurazione del
battesimo e allora certamente i misteri dei Giudei non esi­
stevano ancora. Se dunque l’immagine di questo battesimo è
stata tanto precedente, puoi credere quanto i misteri cri­
stiani siano superiori a quelli giudaici.

161
BATTESIMO E BATTISTERI

AMBROGIO, De Sacram. II, 1, 2; 2, 3.6; 6, 19; 7, 20


(Botte SCh 25 bis, pp. 74, 76, 84-87)

1,2. Multa genere baptismatum, sed unum baptisma


clamat apostolus. Quare? Sunt baptismata gentium, sed
non sunt baptismata. Lavacra sunt, baptismata esse non
possunt? Caro lavatur, non culpa diluitur, immo in illo
lauacro culpa contrahitur. Erant baptismata Iudaeorum
alia superflua, alia in figura. Et figura ipsa nobis proficit
quia veritatis est nuntia.
2, 3. Quid lectum est heri? Angelus, inquit, secun­
dum tempus descendebat in piscinam et quotienscumque
descendisset angelus; movebatur aqua et qui prior de­
scendisset sanabatur ab omni languore quocumque teneba­
tur. Quod significat figuram venturi domini nostri Iesu
Christi.
2, 6. Sed videte mysterium. Venit dominus noster
Iesus Christus ad piscinam, multi aegri iacebant. Et faci­
le ibi multi aegri iacebant ubi unus tantummodo curaba­
tur. Deinde ait ad illum paralyticum: Descende. Ait ille:
Hominem non habeo. Vide ubi baptizaris, unde sit bapti­
sma nisi de cruce Christi, de morte Christi. Ibi est omne
mysterium quia pro te passus est. In ipso redimeris, in
ipso salvaris.
6, 19. Audi ergo, nam ut in hoc quoque saeculo ne­
xus diaboli solveretur, inventum est quomodo homo
vivus moreretur et vivus resurgeret. Quid est vivus? Hoc
est, vita corporis vivens, cum veniret ad fontem et mer­
geretur in fontem. Quis est aqua nisi de terra? Satisfit
ergo sententiae caelesti sine mortis stupore. Quod mergis

162
TESTI DEL SECOLO IV

A mbrogio, ISacramenti II, 1,2; 2,3.6; 6,19; 7 , 20

1, 2. Vi sono molte specie di battesimo, ma «uno solo


è il battesimo», esclama l’Apostolo. Perché? I Gentili
hanno le loro abluzioni, ma non sono il battesimo. Sono
lavacri, non possono essere battesimi. E deterso il corpo,
ma non viene levata via la colpa anzi, facendo quei lava­
cri si commette un peccato. I Giudei avevano dei battesi­
mi, alcuni inutili, altri erano simboli. E proprio i simboli
ci hanno giovato, perché annunziano la verità.
2, 3. Che cosa è stato letto ieri? «Un angelo discen­
deva di tanto in tanto nella piscina» e, ogni volta che vi
discendeva, «si agitava l’acqua, e chi vi entrava per pri­
mo guariva dalla sua infermità, qualunque essa fosse».
Questo esprime la figura della venuta del Nostro Signore
Gesù Cristo.
2, 6. Ma considerate il mistero: Nostro Signore Gesù
Cristo venne alla piscina dove giacevano molti infermi, e
s’intende che molti giacevano infermi laddove soltanto
uno veniva guarito. Quindi disse, rivolto a quel paraliti­
co: «Discendi». Ma quello rispose: «Non ho nessuno che
mi aiuti». Considera, quando vieni battezzato, donde
venga il battesimo se non dalla croce di Cristo, dalla
morte di Cristo. Qui si trova tutto il mistero, perché egli
ha sofferto per te. In lui sei redento, in lui sei salvato.
6, 19. Ascolta, dunque: affinché già in questo mondo
fossero infranti i lacci del diavolo, si trovò il modo di far sì
che l’uomo , benché vivo, morisse, e, vivo, risorgesse. Che
cosa significa: vivo? Significa che, venendo al fonte e
immergendosi nel fonte, vivesse della vita del corpo. E
l’acqua che cos’è, se non un elemento che viene dalla
terra? Soddisfa così pienamente alla sentenza divina, senza
cadere nell’insensibilità della morte. Con l’immersione si

163
BATTESIMO E BATTISTERI

solvitur sententia illa: Terra es et in terram ibis. Inpleta


sententia locus est beneficio remedioque cadesti. Ergo
aqua de terra, possibilitas autem vitae nostrae non admit­
tebat ut terra operiremur et de terra resurgeremus. Dei-
ne non terra lavat, sed aqua lavat. Ideo fons quasi sepul­
tura est.
7, 20. Interrogatus es: Credis In Deum Patrem
Om nipotentem ? Dixisti: Credo, et mersisti, hoc est,
sepultus es. Iterum interrogatus es: Credis In Dominum
nostrum Iesum Cristum et in Crucem eius: Dixisti:
Credo, et mersisti. Ideo et Christo es consepultus. Qui
enim Christo consepelitur cum Christo resurgit. Tertio
interrogatus es: Credis et in Spiritum Sanctum? Dixisti:
Credo, tertio mersisti ut multiplicem lapsum superioris
aetatis absolveret trina confessio.

Ambrogio, De Sacram. III, 1,1.3.4-5


(Botte SCh. 25 bis, pp. 90-94)

1, 1. Hesterno de fonte disputavimus, cuius species


veluti, quaedam sepulcri forma est, in quem credentes in
patrem et filium et spiritum sanctum recipim ur et
demergimur et resurgimus, hoc est, resuscitamur. Acci­
pis autem myrum, hoc est unguentum , supra caput.
Quare supra caput? Quia sensus sapientis in capite eius,
Salomon ait. Friget enim sapientia sine gratia, sed ubi

164
ΤΕ5Ή DEL SECOLO IV

scioglie quella tremenda sentenza: «Tu sei terra e alla terra


ritornerai». Adempiuta ormai la sentenza, subentra il
beneficio ed il rimedio divino. Per questo l’acqua viene
dalla terra, e del resto le attitudini della nostra esistenza
non avrebbero permesso che fossimo coperti di terra, e
dalla terra risorgessimo. Del resto la terra non purifica,
ma l’acqua si. Perciò il fonte è quasi come una tomba.
7, 20. Sei stato interrogato: «Credi in Dio Padre
onnipotente?». Hai risposto: «Credo», e ti sei immerso
nell’acqua, cioè sei stato sepolto. Sei stato di nuovo inter­
rogato: «Credi nel Signore nostro Gesù Cristo, e nella
sua croce?». Hai risposto: «Credo», e ti sei immerso
nell’acqua. Con ciò sei stato sepolto con Cristo. Ma chi è
stato sepolto con Cristo, con Cristo risorge. Sei stato
interrogato una terza volta: «Credi anche nello Spirito
Santo?». Hai risposto: «Credo», ti sei immerso per la
terza volta, affinché questa triplice professione di fede
cancellasse le numorose cadute del tuo passato.

AMBROGIO, I Sacramenti III, 1,1.3.4-5

1,1. Ieri abbiamo trattato del fonte, che nel suo s


bolo rassomiglia in un certo modo ad un sepolcro. In
questo sepolcro, credendo nel Padre e nel Figlio e nello
Spirito Santo, noi siamo accolti e immersi e risorgiamo,
ossia siamo risuscitati. Poi ricevi sul capo il balsamo, cioè
l’unguento profumato. Perché mai sul capo? Perché,
dice Salomone «i sentimenti del sapiente risiedono nella
sua testa». Difatti la sapienza languisce senza la grazia,

165
BATTESIMO E BATTISTERI

gratiam acceperit sapentia, tunc opus eius incipit esse


perfectum. Haec regeneratio dicitur.
1, 3. Sed quid dicis quia in aqua mergis? Ideo pere­
grinaris, ideo te dubitatio tenet? Legimus quidem: Pro­
ducat terra ex se fructum et produxit terra fructum ger­
minantem. Similiter et de aquis legisti: Producant aquae
animantia, et nata sunt animantia. Illa quidem in princi­
pio creaturae, sed tibi reservatum est ut aqua te regene­
raret ad gratiam sicut alia generavit ad vitam. Imitare
illum piscem qui minorem quidem adeptus est gratiam,
tamen debet tibi esse miraculo. In mari est et super
undas est, in mari est et super fluctus natat. In mari tem­
pestas furit, stridunt procellae, sed piscis natat, non
demergitur quia natare consuevit. Ergo et tibi saeculum
hoc mare est. Habet diversos fluctus, undas graves, sae­
vas tempestates. Et tu esto piscis ut saeculi te unda non
mergat.
1, 4. Ascendisti de fonte, quid secutum est? Audisti
lectionem. Succinctus sacerdos - licet enim et presbyteri
fecerint, tamen exordium ministerii a summo est sacer­
dote - succinctus, inquam, summus sacerdos pedes tibi
lavit. Q uod est istud mysterium? Audisti utique quia
dominus, cum lavisset discipulis aliis pedes, venit ad
Petrum et ait illi Petrus: Tu mihi lavas pedes. Hoc est: Tu
dominus servo lavas pedes, tu immaculatus mihi lavas
pedes, tu auctor caelorum mihi lavas pedes. Habes hoc
et alibi: Venit ad Iohannem et ait illi Iohannes: Ego a te
debeo baptizari et tu venis ad me. Ego sum peccator et tu
venisti ad peccatorem ut tua quasi peccata deponas qui
peccatum non feceris. Vide omnem iustitiam, vide humi­
litatem, vide gratiam, vide sanctificationem. Nisi lavero,
inquit, tibi pedes, non habes mecum partem.

166
ΤΗ5Ή DEL SECOLO IV

ma una volta che abbia ricevuto la grazia, allora la sua


attività comincia ad essere perfetta. E questa si chiama
rigenerazione.
1, 3. «Ma perché dici che ti immergi nell’acqua?». Per
questo ti confondi, per questo ti lasci prendere dai dubbi?
Abbiamo letto: la terra produca dal suo grembo i frutti, e la
terra produsse i frutti, ciascuno dal suo seme. Similmente
ha letto anche intorno alle acque: le acque generino esseri
vivi, e nacquero esseri viventi; tutto ciò avvenne all’inizio
della creazione, ma a te è stato riservato che l’acqua si rige­
nerasse alla grazia, come ha generato gli altri esseri alla vita.
Imita il pesce, che ha avuto in sorte una grazia minore della
tua, tuttavia deve farti stupire come un prodigio. Esso vive
nel mare e attraversa le onde, vive nel mare e nuota sulla
superficie dei flutti. Sul mare infuria la burrasca, urla la
tempesta, eppure il pesce nuota, non va a fondo perché è
abituato a nuotare. Anche per te, dunque, il mare è questo
mondo. Ha anch’esso flutti che vanno in diverse direzioni,
ondate gigantesche, tempeste spaventose. Sii anche tu un
pesce, affinché le onde del mondo non ti sommergano.
1, 4. Sei salito dal fonte. Cosa è avvenuto dopo? Hai
udito la lettura. Il vescovo, raccolto in su le vesti, nonostante
ciò l’abbiano fatto anche i sacerdoti, tuttavia il sommo sacer­
dote ha iniziato il rito; il vescovo, ripeto, raccolte in su le
vesti, ti ha lavato i piedi. Che cosa significa questo rito miste­
rioso? Hai certamente udito che il Signore, dopo aver lavato
i piedi agli altri apostoli, andò da Pietro, e Pietro gli disse:
«Tu, che sei il Signore, lavare i piedi a me che sono un tuo
servo, tu che sei senza macchia, lavare i piedi a me, tu, che
hai creato i cieli, lavare i piedi a me? Io sono un peccatore, e
tu sei venuto da un peccatore, quasi a deporre i tuoi peccati,
tu che non hai peccato». Ammira tutta la giustizia, ammira
l’umiltà, ammira la bontà, ammira la santificazione. «Se non
ti laverò i piedi», aggiunge, «non avrai parte con me».

167
BATTESIMO E BATTISTERI

1,5. Non ignoramus quod ecclesia Romana hanc c


suetudinem non habeat, cuius typum in omnibus sequi­
mur et formam. Hanc tamen consuetudinem non habet
ut pedes lavet. Vide ergo forte propter multitudinem de­
clinavit. Sunt tamen qui dicant et excusare conentur quia
hoc non in mysterio faciendum est, non in baptismate,
non in regeneratione, sed quasi hospiti pedes lavandi sint.
Sed alius est humilitatis, aliud sanctificationis. Denique
audi quia mysterium est et sanctificatio: Nisi lavero tibi
pedes non habes mecum partem. Hoc ideo dico non quo
ego alios reprehendam, sed mea officia ipse commendem.
In omnibus cupio sequi ecclesiam Romanam, sed tamen
et nos hominis sensum habemus. Ideo quod alibi rectius
servatur et nos rectius custodimus.

168
TESTI DEL SECOLO IV

1,5. Sappiamo che la Chiesa di Roma non ha qu


consuetudine, tuttavia ne seguiamo in tutto l’esempio e
la norma. Essa però non ha la consuetudine della lavan­
da dei piedi. Presta attenzione: forse l’ha abbandonata a
motivo del gran numero di fedeli. Vi sono alcuni però
che si sforzano di giustificare tale fatto e dicono che la
lavanda non deve essere compiuta durante un sacramen­
to, non durante il battesimo, non durante la rigenerazio­
ne, ma che i piedi bisogna lavarli quasi come ad un ospi­
te. Però, una cosa è ciò che si fa per umiltà, altra cosa è
ciò che si fa per la santificazione: Ascolta, pertanto, per­
ché è mistero e santificazione: «Se non ti laverò i piedi,
non avrai parte con me». Non dico questo perché rim­
proveri gli altri, ma per giustificare il mio operato. Io
bram o seguire in ogni cosa la Chiesa di Roma; però
anche noi abbiamo il nostro modo di pensare, tipico di
ogni uomo, quindi ciò che altrove si osserva con buone
ragioni, anche noi, con buone ragioni, lo teniamo in vi­
gore.

169
BATTESIMO E BATTISTERI

Versus Ambrosii ad font(em) eiusdem ecclesiae


(Ms. Vat. Pai. Lat. 833)

OCTACHORVM SANCTOS EMPLVM SVKREXIT IN VXVX


OCTAGONVS FONS EST MVNERE DIGNVS EO.
HOC NVMERO DECVIT SACRI BAPTISMATIS AVLAM
SVRGERE QVO POPVLIS VERA SALVS REDIIT
LVCE RESVRGENTIS CHRISTI QVI CLAVSTRA RESOLVIT
MORTIS ET E TVTVLIS SVSCITAT EXANIMES
CONFESSOSQVE RESOD MACVLOSO CRIMINE SOLVENS
FONTIS PVRIFLVI DILVIT INRIGVO.
HIC QVIQVMQVE VOLVNT PROBROSA CRIMINA VITAE
PONERE CORDA LAVENT PECTORA MVNDA GERANT
HVC VENIANT ALACRES: QVAMVIS TENEBROSVS ADIRE
AVDEAT ABSEDET CANDIDIOR NIVIBVS.
HVC SANCTI PROPERENT N O N EXPERS VLLVS AQVARVM
SANCTVS IN HIS REGNVM EST CONSILIVMQVE DEI.
GLORIA IVSTITIAE NAM QVID DIVINVS ISTO
VT PVNCTO EXIGVO CVLPA CADAT POPVLI?

170
TESn DEL SECOLO IV

Iscrizione ambrosiana del Battistero di S. Giovanni alle


Fonti*

L’edificio a otto nicchie è costruito per gli usi sacri e il


fonte ottagono è degno di questo dono. E stato opportu­
no che su questo numero sorgesse l’aula del sacro battesi­
mo per il quale ai popoli è stata ridata la vera salvezza
nella luce di Cristo risorgente, Egli che sciolse le barriere
della morte e suscita dalle tombe gli esanimi, e, liberando
quelli che si confessano peccatori da ogni colpevole mac­
chia, li lava nella corrente del fonte purificatore. Qui tutti
quelli che vogliono deporre le colpe di una vita obbro­
briosa lavino il loro cuore, presentino animo puro. Qui
vengano fervidi: anche se uno oserà avvicinarsi torbido si
allontanerà più candido della neve. Qui si affrettino a
venire i giusti: nessun giusto può esimersi da queste
acque. In esse è il regno e il disegno di Dio, la gloria della
sua giustizia. Quale cosa più divina di questa che in un
breve istante crolli la colpa di un intero popolo.

*A1 vescovo Ambrogio (339-397) si fa risalire l’iscrizione posta all’in­


terno del battistero milanese di S. Giovanni alle Fonti. Si tratta di una lun­
ga iscrizione composta da otto distici, uno per ogni lato ed in cui si esalta il
valore del battesimo partendo dal valore simbolico del numero otto quale
simbolo di risurrezione e di compimento della salvezza. L ’iscrizione fu
copiata da un pellegrino ignoto nell’VIII secolo, successivamente venne
inserita in una silloge di iscrizioni metriche conservata nell’abbazia di
Lorsch. Dalla soppressione dell’abbazia, il codice contenente l’iscrizione
riportata dall’anonimo pellegrino è conservato nella Biblioteca Vaticana
(ms. Vat. Pai. Lat. 833).

171
BATTESIMO E BATTISTERI

AGOSnNO, Enchirid. 13,41-43


(Evans CC146,13,2, pp. 72-73)

41. Ut quoniam peccatum ei non inerat, ita quodam­


modo peccato moreretur dum moritur cami in qua erat
similitudo peccati, et cum secundum vetustatem peccati
numquam ipse vixisset, nostram ex morte veteri qua in
peccato mortui fueramus revivescentem vitam novam
sua resurrectione signaret.
42. Ipsum est quod in nobis celebratur magnum bap­
tismatis sacramentum, ut quicumque ad istam pertinent
gratiam moriantur peccato, sicut ipse pessato mortuus
dicitur quia mortuus est carni, hoc est peccati similitudi­
ni, et vivant a lavacro renascendo sicut ipse a sepulchro
resurgendo, quamlibet corporis aetatem gerant.
43. A parvulo enim recens nato usque ad decrepitum
senem, sicut nullus est prohibendus a baptismo, ita nul­
lus est qui non peccato moriatur in baptismo. Sed parvu­
li tantum originali, maiores autem his omnibus moriun­
tur peccatis quaecumque male vivendo addiderunt ad
illud quod nascendo traxerunt.

Sidonio Apollinare, Epist. 2 ,2 ,8


(Loyen Collection des Universites de France, II, p. 48)

Huic basilicae appendix piscina forinsecus seu, si


graecari mavis, baptisterium ab oriente conectitur, quod
viginti circiter modiorum milia capit. Huc elutis e calore

172
TESTI DEL SECOLO IV

A g o s t i n o , Manuale 1 3 ,4 1 -4 3

41. Dato che in lui non vi era peccato, Cristo volle in


qualche modo morire al peccato, morendo nella carne in
cui vi era la somiglianza del peccato. E pur non essendo
egli mai vissuto secondo l’antico peccato, volle suggellare
con la sua risurrezione la nostra vita nuova che risorgeva
dall’antica morte per la quale eravamo morti nel peccato.
42. Ed è questa la virtù del grande sacramento del
battesimo che si celebra tra noi: quanti partecipano a tale
grazia muoiono al peccato, precisamente come asseriamo
che Cristo è morto al peccato, essendo morto nella car­
ne, cioè nell’immagine del peccato. E parimenti hanno
vita rinascendo dal sacro lavacro, come Cristo la ebbe
risorgendo dal sepolcro, qualunque sia l’età del loro
corpo.
43. Dal bimbo, infatti, appena nato, fino al vecchio
decrepito, come non vi è nessuno cui si possa rifiutare il
battesimo, così non vi è nessuno che nel battesimo non
muoia al peccato; ma i bambini muoiono solo al peccato
originale, gli adulti, invece, anche a tutti quei peccati
che, vivendo male, aggiunsero a quello che contrassero
nascendo.

Sidonio A p o llin are, Lettere 2 , 2 , 8

A questo vasto edificio (basilica) è annesso, come


una appendice, sul lato orientale, una piscina a cielo
aperto, o se tu preferisci il termine greco, un baptiste-
rion, che contiene circa ventimila modii. Per coloro che

173
BATTESIMO E BATTISTERI

venientibus triplex medii parietis aditus per arcuata in­


tervalla reseratur. Nec pilae sunt mediae sed columnae,
quas architecti peritiores aedificiorum purpuras nuncu­
pavere. In hanc ergo piscinam fluvium de supercilio
montis elicitum canalibusque circumactis per exteriora
natatoriae latera curvatum sex fistulae prominentes leo­
num simulatis capitibus effundunt, quae temere ingressis
veras dentium crates, meros oculorum furores, certas
cervicum iubas imaginabuntur.

Testam. D.N.J.Ch. 1, 19
(Rahmani, pp. 23-27)

Dicam igitur vobis, quomodo oportet ut sit aedes


sacra, deinde declarabo regulam sanctam de sacerdoti­
bus ecclesiae.
Ecclesia itaque ita sit: habeat tres ingressus in typum
Trinitas.
Diaconicon sit e regione dextera ingressus, qui a dex­
teris est, ut Eucharistiae sive oblationes, quae offeruntur,
possint cerni. Habeat Diaconicon atrium cum porticu
circumambiente.
Intra atrium sit aedes baptisterii, habens longitudi­
nem viginti et unius cubitorum ad praefigurandum
numerum completum prophetarum, et latitudinem duo­
decim cubitorum pro adumbrandis iis, qui constituti fue­
runt ad praedicandum evangelium. Aditus sit unus; exi­
tus vero sint tres.
H abeat ecclesia aedem catechumenorum, quae sit

174
TESTI DEL SECOLO IV

escono dal calore del bagno, un triplice accesso è aperto


al centro del muro per mezzo di passaggi a forma di
volte. I sostegni nel mezzo non sono pilastri ma colonne;
che gli architetti più esperti hanno definite colonne di
porfido. In questa piscina, dunque si versa un corso
d ’acqua, scaturito dall’alto della montagna ed incanalato
nelle condotte che fanno il giro dei lati esterni del catino:
esso ci si versa per mezzo di sei cannelle terminanti con
delle teste scolpite di leoni, che danno, a coloro che sono
entrati lì per caso, l’impressione che essi vedono: vere
file di denti, vera fiamma negli occhi, vere criniere sulle
nuche.

Testamento di Nostro Signore Gesù Cristo 1,19

Vi dirò pertanto in qual modo è necessario che sia un


tempio, poi esporrò la santa regola riguardo ai sacerdoti
della chiesa. La chiesa pertanto sia così: abbia tre ingressi
in memoria della Trinità.
Il Diaconicon sia l’ingresso della parte destra, questo
è a destra affinché si possano scorgere l’Eucarestia e le
offerte che vengono portate.
Il Diaconicon abbia un atrio con un portico che lo
circonda. A ll’interno d ell’atrio ci sia l’edificio del
Battistero, lungo ventuno cubiti, per prefigurare il nume­
ro completo dei profeti, e largo dodici cubiti per simbo­
leggiare coloro che furono scelti per predicare il vangelo.
Abbia una sola entrata, mentre le uscite siano tre.
Abbia la chiesa la sede dei catecumeni che funga

175
BATTESIMO E BATTISTERI

etiam aedes exorcizandorum: neque dicta aedes separata


sit ab ecclesia (i. e. ab aede sacra), cum necesse sit, ut
(cathecum eni), eam ingredientes, et in ipsa stantes,
audiant lectiones, cantica spiritualia et psalmos.
D einde sit thronus (episcopi) versus orientem, a
cuius dexteris et sinistris sint loca (seu subsellia) presby­
terorum; e regione quidem dextera sedent illi (presbyte­
ri), qui eminentiores et honorabiliores sunt, quique labo­
rant in verbo; e regione vero sinistra illi, qui sunt mediae
aetatis.
Sit porro locus throni (episcopi) elevatus (a solo) tri-
bus gradibus, quoniam et altare ibi collocandum est.
Ipsa autem domus habeat a dextera et a sinistra porticus
duas, (unam) pro viris, (alteram) pro mulieribus.
Sint omnia loca illuminata tum propter figuram, tum
propter lectionem.
Velum ex bysso pura cenfectum habeat altare, quo­
niam est immaculatum.
Similiter domus baptismi (i. e. baptisterium) sit velo
obtecta.
Commemorationis causa aedificetur locus, in quo
considens sacerdos cum proto-diacono et lectoribus
inscribat nomina eorum, qui offerunt oblationes, vel pro
quibus ii obtulerunt, ut, cum ab episcopo sacra offerun­
tur, lector vel proto-diaconus nominet illos in commemo­
ratione, [coi. 3] quam pro illis sacerdotes coetusque sup­
plicantes faciunt. Talis est enim et typus in coelo.
Locus prebyterorum sit intra velum prope locum
commemorationis.
Χορβανας et gazophylacium integrum sit prope dia-
conicon.
Locus legendi lectiones extra altare parum ab ipso
distet.
Aedes episcopi sit prope locum, qui vocatur atrium.

176
TESTI DEL SECOLO IV

anche da sede di coloro che devono essere esorcizzati; né


la suddetta sede sia separata dàlia chiesa (cioè dalla sede
sacra), dal momento che è necessario che i catecumeni,
entrando in essa e restandovi, ascoltino le letture, i canti­
ci spirituali e i salmi. Poi ci sia il trono del vescovo rivol­
to ad oriente, alla destra e alla sinistra del quale vi siano i
posti (cioè i seggi) dei presbiteri; dalla parte destra siedo­
no quei presbiteri che sono più elevati di grado e più
degni di onore, e che si dedicano alla predicazione; dalla
parte sinistra invece coloro che sono di mezza età. Sia
inoltre il trono del vescovo elevato da terra mediante tre
gradini poiché anche l’altare deve essere lì collocato. La
stessa chiesa poi abbia dalla parte destra e dalla parte
sinistra due portici, uno per gli uomini, l’altro per le
donne.
Siano tutti i luoghi illuminati sia per le immagini che
per le letture. L’altare abbia una cortina tessuta in puro
lino, poiché è senza macchia. Similmente il battistero sia
coperto da una cortina.
Sia costruito un luogo apposito per la commemora­
zione, nel quale, seduto, il sacerdore insieme al protodia­
cono e ai lettori scriva i nomi di coloro che fanno offerte
o di coloro a favore dei quali vengono fatte in modo che,
quando dal vescovo vengono offerte le cose consacrate, il
lettore o il protodiacono li nomini nella commemorazio­
ne che in loro favore i sacerdoti e i gruppi di supplicanti
compiono. Tutto ciò è ad immagine del cielo. Lo spazio
riservato ai presbiteri sia all’interno della cortina vicino
al luogo della commemorazione.
Un Χορβανάς e un gazofilacio intatto sia presso il
diaconicon.
Lo spazio riservato alle letture fuori dell’altare sia
poco distante da questo.
La sede del vescovo sia vicina al luogo che è denomi-

177
BATTESIMO E BATTISTERI

Item ibidem sit aedes viduarum , quae dicu n tu r


habentes proecedentiam sessionis.
Aedes presbyterorum et diaconorum sit post baptiste­
rium.
Diaconissae autem maneant apud portam dominicae.
H abeat ecclesia in proxim itate hospitium , in quo
proto-diaconus recipit peregrinos.
TESTI DEL SECOLO IV

nato atrio. Ugualmente sia nel medesimo posto anche il


luogo riservato alle vedove che sono chiamate ad avere la
precedenza nel sedersi. Il luogo dei presbiteri e dei dia­
coni sia dopo il battistero. Le diaconesse invece restino
presso la porta della domus dominicae. La chiesa abbia
nelle vicinanze un ospizio, nel quale il protodiacono
accoglie i pellegrini.

CITAZIONI BIBLICHE

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X , 4 ,3 9 Ε’ί σ ω ... παρέχων. Cfr. Ap 2 1 ,1 6 .
X , 4 ,4 3 "Ενθα... έφύτευσεν. Cfr. Sai 5 3 ,1 6 .
X , 4, 45 Ά λλ'... προφητείαν. Cfr. IRe 1-37.
X , 4, 4 6 Γέγονεν... έπαΰρασθαι. Cfr. Ag 2, 9.
X , 4, 66 ’Έ νεισιν... αυτών. Cfr. A t 1 ,3 .

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1 ,6 8 Επειδή... χάριτος. Cfr. Gv 3 ,3 -5 ; A t 1 0 ,1 .
I, 70 Ei δέ... Ιωάννου. Cfr. Gen 6, 13; Es 12, 31; 19, 16; 29, 4; IRe
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G io v a n n i C ris o s to m o , Le Catechesi Battesimali


II, 25 Μετά... βασιλικήν. Cfr. Rom 6, 1-7.

L e C o s t it u z io n i A p o s t o l ic h e
VII, 2 2 ,5 ’Ε β α π τίσ θ η ... παράσχηται. Le 4 ,1 .

A m b ro g io , Esamerone
1 , 1 ,6 ,2 0 . In p r in c ip io ... demittitur. Cfr. Gen 1,1 -2 ; Sai 7 1 ,6 .

179
BATTESIMO E BATTISTERI

II, 3, 3, 9. Q uis... metiri. Cfr. Gen 1,1-2.


II, 3, 3, 10. N os... discerneretur. Cfr. Sai 103, 2.
II, 3, 3, 11. N on... habetur. Cfr. Es 14,22.
III, 4 , 5 , 24. D et... amen. Cfr. M t 8 , 23-27; Le 5 , 3.

A m b r o g io , I Sacramenti
1,2,4 . Venim us...conlocatur. Cfr. ICor 9,26-27; E f 6,12. 14-17.
1,3, 9. D einde... accipe. Cfr. 2Re 5,1-27.
I, 5, 13. Neman... eris. Cfr. 2Re 5, 1-27.
1,5,15. Q uid... est. Cfr. M t 3,13-15.
I, 5,18. Descendit... aeternae. Cfr. M t 3,16.
I, 6,20. In ... veritate. Cfr. ICor 10, 1-5.
I , 6,23. In... Iudaeorum. Cfr. 2Pt 6,23.
II, 1,2. M ulta... nuntia. Cfr. E f 4,5-6.
II, 2, 3. Q uid... Christi. Cfr. Gv 5,2-9.
II, 2,19. Audi... est. Cfr. Gen 3,19; R m 6,1-7.
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Ili, 1, 3. Sed... natat. Cfr. Gen 1, 20-24; M t 3,13-15; 8, 23-27; 17,
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AGCOTNO, Manuale
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Alessandria d’Egitto, 45 Botricello (Catanzaro), 47
Algeria, 45
Anastasio I papa (399-401), 34 Callisto (catacomba di), 26, 28,
Apollonia (Cirenaica), 46 2 9 ,3 1 ,3 2
Appia (via), 26, 60 Callisto papa (217-222), 28
Aquileia, 46 Cainiti, 79
Ardeatina (via), 26 Calvario, 41
Armintha di Rodi, 46, 48 Cana di Galilea, 22
Asaaba (Tripolitania), 48 Candace, 21
Ascoli Piceno, 4 3 ,4 7 Casilina (via), 31
Cesarea, 21
Basilica di San Lorenzo (Milano), Cirenaica, 46
43 Cividale del Friuli, 43
Battisteri di Ravenna, 44 Commodo imperatore (180-192),
Battistero Lateranense (Roma), 60
1 8 ,4 3 ,4 7 ,1 1 8 Coo (Kos, isola dell’Egeo), 44
Battistero di San Giovanni alle Cornelio (centurione della Coor­
fonti, (Milano), 4 3 ,4 7 ,1 2 1 te italica), 21
Battistero di Santo Stefano (Mi­ Cornelio papa (251-253), 28
lano), 1 8 ,4 3 ,1 2 2 C ostantino im peratore (306-

189
BATTESIMO E BATTISTERI

337), 1 9 ,2 0 ,4 3 ,1 1 3 Gerusalemme, 21
Costanza (figlia dell’imperatore Giaffa, 21
Costantino), 45 Ginevra (battistero di), 44
Creta, 11 Giordano (fiume), 1 1 ,2 0 ,2 2 ,2 3 ,
Crisanto e Daria, 60 2 5 , 2 7 , 3 0 , 3 1 , 32, 3 4 , 3 6 ,
37
Damus el-Karita (Tunisia), 47 Giosuè, 36
Deir séta (Armenia), 46 G iovanni Battista, 2 6 , 2 7 , 3 0 ,
Dermecb (Tunisia), 47 3 1 ,3 2
Dura Europos (Siria), 38, 39, 40, Giuliano l ’Apostata imperatore
41, 64, 80 (331-363), 45
Grado, 44
Ebal (monte), 3 0 G ul Baktsché (Anatolia), 47
Efeso (Lidia), 45
Egeo, 24 Hamman U f (Tunisia), 48
Egitto, VI, 45 Hebron (Palestina), 47
Elena (imperatrice), 31, 4 5 ,1 1 3 Hemmaberge (Austria), 44
Eleona (Palestina), 47 H enchir Bourmedes (Tunisia),
El Flousiyeh (Egitto), 46 45
Elide (Peloponneso), 11 Henchir El-Hakaima (Tunisia),
El Kantara (Tunisia), 48 48
Ennodio (epigramma di), 1 8 ,1 2 2
Ercole (tempio di Ascoli Piceno), Innocenzo I papa (401-417), 2
43 Iraq, 44
Esseni, 22 Isacco, 23

Fabiano papa (236-250), 14 Kaoussiè (Siria), 48


Filippo (Act. 8, 26), 21 Kélibia (Tunisia), 47
Firenze (battistero di), 43 Kerak (Palestina), 47
Foro di Ascoli Piceno, 43 Keratiya (Palestina), 48
Frejus, 4 4 ,4 7 K hirbet el-Flusiyyeh (Egitto),
117
Garizim (Palestina), 3 0 ,4 7
Gaza (Palestina), 21 Labicana (via), 31
Gemila (Algeria), 4 5 ,4 7 Latina (via), 117
Gerasa (Cirenaica), 47 Lesbo (isola di), 4 7 ,1 1 7
Gerico, 37 Liberio papa (352-366), 34

190
INDICE DEI NOMI

Lione (cattedrale di), 20 Palestina, 11, 37, 39


Lucina (cripte di), 27, 28 Pannonia, 34, 37
Lungara (via della), 16 e Mauro (martiri), 34
Luqsor (Egitto), 46 Parenzo (Istria), 44, 117
Peloponneso, 10
Macedonia, 24 P eto Magna (Tripolitania), 48
Madaba (Palestina), 47 Poerio A. (via), 34
Mar Gabriel (Mesopotamia), 45 Pala (Istria), 46, 47
Mar Morto, 21 Pollione (martire), 34
Marsiglia (battistero di), 44, 47 Ponziano (battistero di), 34
Matifu (Algeria), 47 Portuense (via), 34
Mauritania, 37 Prenestina (via), 31
Mediterraneo, 39 Priscilla (catacomba di), 33, 34,
Aiz'/z'x (martire), 34 80
Minucio Felice, 60
Monteverde (via di), 34 Qaartim (Iraq), 45
Monza (Olii di), 34 Qalat Seman (Siria), 45,117
Morsoti (Algeria), 4Π Qumran (grotte di), 13
Murpby I. (capitano inglese), 38
Museo del Bardo (Tunisi), 117 Ravenna, 117, 44
Museo delle Terme (Roma), 32 Riez, 44
Museo Pio Cristiano (Città del Riva S. Vitale, 44,48
Vaticano), 16
M ytilini (Grecia), 117 Sabratha (Tripolitania), 47
Salaria Nova (via), 33, 34, 60
Nablus (Palestina), 30 Salerno, 45
Nea Achìalos (Grecia), 47 Salona (Croazia), 18, 44, 47, 48
Nebo-Siyagba (Giordania), 47 San Babila di Antiochia (Siria),
Neoniano (battistero), 47 45
Nicea (concilio di), 78 San Clemente in Roma (chiesa
Nisibi (Siria), 45 di), 47
Nocera Inferiore (battistero di), San Crisogono in Roma (chiesa
45,47 di), 47
Novara (battistero di), 43 San Gennaro (catacombe di), 47
Novella (cimitero di), 34 San Giovanni alle fo n ti in Mila­
no (battistero di), 47
Ozììy/ Ramel (Tunisia), 48 San Giovanni in Brescia (batti­

ci
BATTESIMO E BATTISTERI

stero di), 44 211), 60


San Giovanni in Efeso (battiste­ Sichem, 30
ro di), 45 Sicilia (pittura cimiteriale in),
San M ena d 'A lessandria in 40
Egitto (chiesa di), 45, 47 Side (Asia Minore), 47
San Vitale a Sbeitla (Tunisia), 47 Sigvaldo, 43
SantA bbondio in Como (batti­ Silvestro I papa (314-335), 43
stero di), 43 Siria, 62,117,118
Santa Cecilia in Roma (basilica Sisto II papa (257-258), 60
di), 47 Sisto III papa (432-440), 43
Santa Costanza in Roma (chiesa Smakieh (Palestina), 47
di), 45,47 Subaugusta (proprietà), 31
Santa M aria A n tiq u a ai fo r i
im periali in Rom a (chiesa Terrasa (Catalogna), 44
di), 16 Tebaide, 37
Santa Maria in Efeso (chiesa di), Tebe (Grecia), 41
45 Tebessa (Algeria), 41, 48
Santa Maria in Padovetere (chie­ Thabraka (Tunisia), 41
sa di), 44 Tigzirt (Algeria), 46, 47
Santa Maria Maggiore in Tusca- Timgad (Algeria), 47
nia (chiesa di), 41 Tipasa (Algeria), 41
Sant’ Aquilino (Milano), 117 Tiro (basilica di), 20
Santa Severina (battistero di), 45, Torpignattara (Roma), 31
47, 117
Santa Sofia in C ostantinopoli Ufficio Archeologico dell’Iraq, 38
(chiesa di), 44 Uppenna (Tunisia), 47
Santi Marcellino e Pietro (cata­
combe dei), 31, 32 Vega del mar (Spagna), 41
Santo Sepolcro in Gerusalemme, Venasque (Francia), 46
47 Ventimiglia (battistero di), 44
Santo Stefano rotondo in Roma Vincenzo (martire), 34
(chiesa di), 45,117
Sbaita (Palestina), 48 Zaghouan (Tunisia), 45, 48
Sbeitla (Tunisia), 47 Zara (Croazia), 45
Sennen, 34 Zvart ’noc (Armenia), 47
Serbus (Tunisia), 41
Settimio Severo imperatore (180- Yale (Università Americana di), 3

192
INDICE GENERALE

Introduzione ....................................................... Pag. 9

Battesimo e battisteri............................................ » 9

Il battesimo nelle testimonianze


archeologiche e patristiche................................... » 20

A proposito di alcuni battisteri


precedenti alla p a c e .............................................. » 33

Forme tipiche dei battisteri


e delle vasche battesimali....................................... » 43

T e s t i e T r a d u z io n i

Testi dei secoli I e l i ................................................ » 59


D idaché 7, 1-4; 9, 5: pag. 66. G iustino ,
Apoi. I 61, 2-12; 65, 1-5.66, 1: pag. 66.
I r e n e o , Contro gli eretici I I I , 11, 8,175- 189;
227-236: pag. 70.

193
BATTESIMO E BATTISTERI

Testi del secolo I I I ..................................................Pag. 75


TERTULLIANO, La Resurrezione dei morti 8, 2-
3: pag. 82; Il Battesimo 1,3: pag. 83; 3, 2: pag.
82; 4, 1-4: pag. 84; 5, 1-2: pag. 86; 6, 1-2: pag.
88; 7, 1: pag. 90; 8, 1-2.4: pag. 90; 9, 1-2.4:
pag. 92; 10, 7: 94; 15, 1.3: pag. 96; 16,
1.2: pag. 98; 17, 1-2.3: pag. 98; 18, 1.4-6: pag.
100; 19, 1-3: pag. 102; 20, 1.3: pag. 104.
IPPOLITO DI Roma, Tradizione Apostolica 20:
pag. 104; 21: pag. 106. ORIGENE, Omelie sul
Levitico 10, 16-25: pag. 110.

Testi del secolo IV, ................................................ » 113


E u s e b i o d i C e s a r e a , Storia della Chiesa X,
4, 37-46.55.63-69: pag. 124. C i r i l l o d i
G e r u s a l e m m e , Catechesi 1 , 68.70: pag. 132.
EGERIA, Pellegrinaggio ai Luoghi Santi 45-47:
pag. 136. G i o v a n n i C r i s o s t o m o , Le Cate­
chesi Battesimali II, 24-26: pag. 144; VI, 24:
pag. 146. Le Costituzioni Apostoliche VII, 22:
pag. 148. AMBROGIO, Esamerone I, 1, 6, 20:
pag. 150; II, 3, 1, 2: pag.152- II, 3, 3, 9-11:
pag. 154; III, 4, 5, 23-24: pag. 156; I Sacra­
menti I, 2, 4; 3, 9; 5, 13.15.18.19; 6, 20.23:
pag. 158; II, 1, 2; 2, 3.6; 6, 19; 7, 20: pag. 162;
I I I , 1, 1.3.4-5: pag. 164. ISCRIZIONE AMBRO­
SIANA del B a t t is t e r o di S. G io v a n n i a lle
F o n t i: pag. 170. A g o s t i n o , Manuale 13, 41-
43: pag. 172. SlDO NIO APOLLINARE, Lettere 2,
2, 8 : pag. 172. T e s t a m e n t o d i N o s t r o
S i g n o r e G e s ù C r i s t o , 1,19: pag. 174.

Bibliografia » 183
Indice dei nomi » 189

194