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LITURGIA

DELLE ORE
PROPRIO DEI SANTI
DELLA DIOCESI DI PISA

i
ii
PRESENTAZIONE

Si è ritenuto utile raccogliere in questo documento il Proprio dei santi


aggiornato della Diocesi di Pisa per la Liturgia delle Ore.

Pisa, 3 dicembre 2017

Prima Domenica di Avvento

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TABELLA ANNUALE DELLE CELEBRAZIONI MOBILI

Ciclo Ciclo Lettera Tempo ordinario


Anno Ceneri Pasqua Pentec. Avvento
dom. fer. dom. fino al Sett. dal Sett.
1999 A I c 17 feb 4 apr 23 mag 16 feb 6 24 mag 8 28 nov
2000 B II bA 8 mar 23 apr 11 giu 7 mar 9 12 giu 10 3 dic
2001 C I g 28 feb 15 apr 31 mag 27 feb 7 1 giu 9 2 dic
2002 A II f 13 feb 31 mar 19 mag 12 feb 5 20 mag 7 1 dic
2003 B I e 5 mar 20 apr 8 giu 4 mar 8 9 giu 10 30 nov
2004 C II dc 25 feb 11 apr 30 mag 24 feb 7 31 mag 9 28 nov
2005 A I b 9 feb 27 mar 15 mag 8 feb 5 16 mag 7 27 nov
2006 B II A 1 mar 16 apr 4 giu 28 feb 8 5 giu 9 3 dic
2007 C I g 21 feb 8 apr 27 mag 20 feb 7 28 mag 8 2 dic
2008 A II fe 6 feb 23 mar 11 mag 5 feb 4 12 mag 6 30 nov
2009 B I d 25 feb 12 apr 31 mag 24 feb 7 1 giu 9 29 nov
2010 C II c 17 feb 4 apr 23 mag 16 feb 6 24 mag 8 28 nov
2011 A I b 9 mar 24 apr 12 giu 8 mar 9 13 giu 11 27 nov
2012 B II Ag 22 feb 8 apr 27 mag 21 feb 7 28 mag 8 2 dic
2013 C I f 13 feb 31 mar 19 mag 12 feb 5 20 mag 7 1 dic
2014 A II e 5 mar 20 apr 8 giu 4 mar 8 9 giu 10 30 nov
2015 B I d 18 feb 5 apr 24 mag 17 mar 6 25 mag 8 29 nov
2016 C II cb 10 feb 27 mar 15 mag 9 feb 5 16 mag 7 27 nov
2017 A I A 1 mar 16 apr 4 giu 28 feb 8 5 giu 9 3 dic
2018 B II g 14 feb 1 apr 20 mag 13 feb 6 21 mag 7 2 dic
2019 C I f 6 mar 21 apr 9 giu 5 mar 8 10 giu 10 1 dic
2020 A II ed 26 feb 12 apr 31 mag 25 feb 7 1 giu 9 29 nov
2021 B I c 17 feb 4 apr 23 mag 16 mar 6 24 giu 8 28 nov
2022 C II b 2 mar 17 apr 5 giu 1 mar 8 6 giu 10 27 nov
2023 A I A 22 feb 9 apr 28 mag 21 feb 7 29 mag 8 3 dic
2024 B II gf 14 feb 31 mar 19 mag 13 feb 6 20 mag 7 1 dic
2025 C I e 5 mar 20 apr 8 giu 4 mar 8 9 giu 10 30 nov
2026 A II d 18 feb 5 apr 24 mag 17 feb 6 25 mag 8 29 nov
2027 B I c 10 feb 28 mar 16 mag 9 feb 5 17 mag 6 28 nov
2028 C II bA 1 mar 16 apr 4 giu 29 feb 8 5 giu 9 3 dic
2029 A I g 14 feb 1 apr 20 mag 13 feb 6 21 mag 7 2 dic
2030 B II f 6 mar 21 apr 9 giu 5 mar 8 10 giu 10 1 dic
2031 C I e 26 feb 13 apr 1 giu 25 feb 7 2 giu 9 30 nov
2032 A II dc 11 feb 28 mar 16 mag 10 feb 5 17 mag 6 28 nov
2033 B I b 2 mar 17 apr 5 giu 1 mar 8 6 giu 10 27 nov
2034 C II A 22 feb 9 apr 28 mag 21 feb 7 29 mag 8 3 dic

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CALENDARIO PROPRIO DELLA DIOCESI DI PISA
GENNAIO

22 gennaio Beata Maria Mancini, madre e monaca Memoria facoltativa

29 gennaio Beato Bartolomeo Aiutamicristo, religioso Memoria facoltativa

FEBBRAIO

15 febbraio San Walfredo (o Walfrido) della Gherardesca, abate Memoria facoltativa

MARZO

5 marzo Beata Gherardesca della Gherardesca, religiosa Memoria facoltativa

13 marzo Beato Agnello da Pisa (Agnello degli Agnelli), religioso Memoria facoltativa

APRILE

17 aprile Beata Chiara Gambacorti, religiosa Memoria facoltativa

20 aprile Beato Domenico Vernagalli, sacerdote camaldolese Memoria facoltativa

30 aprile San Torpé (Torpete o Torpes), martire Memoria facoltativa

MAGGIO

15 maggio BEATA VERGINE MARIA MADRE DELLE GRAZIE O DI MONTENERO Festa

PATRONA DELLA TOSCANA

21 maggio S. Guido della Gherardesca, religioso Memoria facoltativa

28 maggio S. Ubaldesca Taccini, vergine, religiosa Memoria facoltativa

29 maggio S. Bona, vergine, patrona delle assistenti di viaggio italiane Memoria facoltativa

GIUGNO

17 giugno SAN RANIERI, PATRONO DELLA CITTÀ E DELLA DIOCESI DI PISA Solennità / Festa

18 giugno Beato Pietro Gambacorti, religioso Memoria facoltativa

LUGLIO

8 luglio Beato Eugenio III, papa Memoria facoltativa

AGOSTO

7 agosto Ss. Sisto II, papa, e compagni, martiri Memoria in città

15 agosto ASSUNZIONE DELLA B. V. MARIA (Titolare della Cattedrale) Solennità

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19 agosto Beato Giordano da Rivalto (o da Pisa), sacerdote domenicano Memoria facoltativa

21 agosto Santi Lussorio, Cisello e Camerino, martiri Memoria in cattedr.

SETTEMBRE

4 settembre Beato Giuseppe Toniolo, laico Memoria facoltativa

26 settembre DEDICAZIONE DELLA CHIESA CATTEDRALE Festa

28 settembre B. Lorenzo da Ripafratta, sacerdote Memoria facoltativa

OTTOBRE

8 ottobre SANTA REPARATA, VERGINE E MARTIRE Festa in Cattedrale

25 ottobre Beata Vergine Maria di sotto gli Organi Memoria

Ult. Domenica DEDICAZIONE DELLE CHIESE DELLE DIOCESI TOSCANE Solennità

NOVEMBRE

5 novembre Tutti i Santi delle Chiese particolari della Toscana Memoria

13 novembre Beato Giovanni della Pace (Giovanni Cini), eremita Memoria facoltativa

13 novembre SANTI EFISIO E POTITO, MARTIRI Solennità (Arvesc.)

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GENNAIO
22 gennaio

BEATA MARIA MANCINI, MADRE E MONACA

Nella Diocesi di Pisa: Memoria facoltativa

La Beata Maria Mancini, al secolo Caterina Bocacini, cittadina pisana, fu discepola di Santa
Caterina da Siena e da lei ereditò l’ardente desiderio del ritorno dell’Ordine al suo primitivo
splendore. Dopo aver condotto una vita di gran perfezione nello stato del matrimonio, unendosi con
Baccio Mancini (che aveva sposato giovanissima), e poi in quello vedovile, periodo nel quale perse
anche i suoi due bambini, anelante al completo sacrificio di se, dopo essere passata (per
accondiscendere ancora alle insistenze familiari) a seconde nozze con Guglielmo Spezzalaste, dal
quale ebbe sei figli, che ben presto trovarono anche loro la morte. A venticinque anni fu
nuovamente vedova.
Affranta, si ritirò nel nascondimento della sua casa dedicandosi ad opere di carità. Per
consiglio di Santa Caterina da Siena prima prese l’abito del Terz’Ordine della Penitenza, poi entrò,
ancor giovane nel Monastero Domenicano di Santa Croce, in provincia di Pisa.
In questo sacro asilo era invalso il deplorevole abuso della vita privata, che, infiltratosi
nell’Ordine, ne minava la disciplina regolare fin dalle fondamenta. Animata dai più santi ideali,
Maria non si lasciò trascinare dalla corrente. Le più timide consorelle, rianimate dai suoi esempi e
dal suo fervore, le si strinsero intorno ed essa vide in breve intorno a sé un bel gruppo di religiose
ferventi tra le quali brillava la giovanissima Chiara Gambacorta. Queste anime elette dettero così
inizio a quella vita comune, che poi, passando nel nuovo Monastero di S. Domenico, costruito da
Pietro Gambacorta per la figlia Chiara, poterono proseguire e restaurare in pieno. Inaugurata in
questo novello cenacolo la vita austera e santa voluta dal glorioso fondatore, lo spirito di Dio
incominciò ad operare meraviglie in quei cuori generosi.
Maria fu rallegrata da celesti visioni e la sua tenera carità meritò di lavare le piaghe a Gesù,
apparsole in sembianze di giovane piagato. Alla morte di Chiara Gambacorta, che fu la prima Priora
del monastero, le successe nel governo che tenne fino alla sua beata morte, avvenuta il 22 gennaio
1431. E’ sepolta a Pisa nella chiesa del Monastero di San Domenico. Papa Pio IX il 2 agosto 1855
ha confermato il culto. L'Ordine Domenicano la ricorda il 30 gennaio.

Dal comune delle sante: religiose, con salmodia del giorno dal salterio

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ORAZIONE

O Dio, per generosa iniziativa della tua grazia, hai reso mirabile la beata Maria
Mancini col dono della contemplazione e straordinaria carità verso il prossimo:
concedi, a imitazione del suo esempio, di pensare alle cose del cielo, di usare
misericordia verso gli altri e meritare insieme con lei la gloria eterna. Per il nostro
Signore.

29 gennaio

BEATO BARTOLOMEO AIUTAMICRISTO, RELIGIOSO

Nella Diocesi di Pisa: Memoria facoltativa

Nato a Pisa in un anno sconosciuto, figlio di Ildebrando, della nobile famiglia pisana degli
Aiutamicristo, Avendo rinunciato alle ricchezze e alle agiatezze della vita, Bartolomeo entrò come
fratello converso nel monastero camaldolese di S. Frediano, dove morì il 28 genn. 1224, dopo una
vita ricca di numerosi miracoli, continuati anche dopo la morte. Si distinse per la penitenza e per lo
spirito di contemplazione e di preghiera. Il corpo di Bartolomeo fu sepolto nella chiesa del
monastero, sotto un altare eretto in suo onore dai concittadini; in seguito, per favorirne la
venerazione, esso fu collocato sotto l'altare maggiore. L'incendio del 1675 danneggiò gravemente
tutto l'edificio sacro, bruciando quasi per intero anche il venerato corpo di Bartolomeo, fino allora
incorrotto. I pochi frammenti rimasti furono esposti nella sacrestia. Pio IX nel 1857 confermò il suo
culto e lo estese all'Ordine camaldolese e all'arcidiocesi pisana. La festa liturgica si celebra il 12
aprile.

Dal comune dei santi: religiosi con salmodia del giorno dal salterio

Orazione

O Signore, salvatore e custode di quelli che ti cercano, che hai voluto segregare
dal mondo il beato Bartolomeo perché nel nascondimento vivesse solo di te: per sua
intercessione concedici di essere liberati dalle cattive inclinazioni e di seguire te solo
con cuore puro. Per il nostro Signore.

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FEBBRAIO

15 febbraio

SAN WALFREDO (O WALFRIDO) DELLA GHERARDESCA, ABATE

Diocesi di Pisa: memoria facoltativa

Walfrido nato a Pisa e vissuto nel secolo VIII, apparteneva alla nobile famiglia toscana della
Gherardesca, che in seguito signoreggiò su Pisa nei secoli XII - XIII e il cui primo capo della
signoria fu Ugolino della Gherardesca († 1289) la cui triste vicenda e morte fu narrata da Dante
nella Divina Commedia.
Uomo di molte virtù, Walfrido si sposò ed ebbe cinque figli che educò cristianamente; in
seguito raggiunto un accordo con la moglie, si ritirò sul Monteverdi in provincia di Pisa, insieme a
due compagni: Forte nobile della Corsica e Guidoaldo di Lucca un suo parente, anch’egli sposato e
con un figlio.
Condussero insieme vita eremitica attirando con la fama della loro austerità, anche altri
discepoli. Nel luglio 754, egli eresse, con il permesso del vescovo di Pisa, il monastero di S. Pietro
di Palazzuolo, ponendolo sotto la Regola di s. Benedetto; lo dotò di beni materiali, sottraendolo ad
ogni ingerenza esterna; il tutto è documentato con Atti in copie del sec. XI.
Walfrido ne divenne il primo abate e quattro dei suoi figli lo seguirono come monaci.
Ricevé la Regola e l’esempio della vita monastica da Magno, monaco venuto dal celebre monastero
benedettino di S. Vincenzo al Volturno. Non poteva mancare il fondare da parte sua e dei monaci,
di un altro monastero poco lontano da Palazzuolo, per le loro mogli che desideravano anch’esse
condurre una vita monastica.
Non tutto filò liscio, il figlio Ginfrido già ordinato sacerdote, ebbe una crisi spirituale per cui
lasciò il monastero. Walfrido, padre ed abate, arrabbiato diremmo oggi, minacciò un castigo ed
infatti il fuggitivo, non si sa come, perse una falange di un dito.
Ginfrido colpito da questo fatto, ritornò convertito alla vita monastica, meritando per i suoi
meriti successivi, di diventare abate alla morte del padre Walfrido, avvenuta il 15 febbraio 765.
Successivi miracoli e prodigi avvenuti sulla sua tomba e l’esempio delle sue virtù, fecero scaturire
ben presto un culto fra i suoi monaci che si diffuse in tutta la regione. Culto che poi venne
confermato con decreto del 12 settembre 1861 da papa Pio IX.
È ricordato nel Calendario Benedettino e nelle diocesi di Pisa e di Massa Marittima, il 15
febbraio.

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Dal Comune dei santi: religiosi con salmodia del giorno dal salterio.

ORAZIONE

O Dio, che liberato il beato Walfredo dalle attrattive del mondo, per la via della
perfezione evangelica lo hai innalzato alla gloria del cielo: per i suoi meriti, concedi a
noi tuoi servi che, meditando il messaggio di pace del Vangelo, osserviamo
fedelmente i tuoi comandamenti. Per il nostro Signore.

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MARZO
5 marzo

BEATA GHERARDESCA DELLA GHERARDESCA, RELIGIOSA

Nella diocesi di Pisa: Memoria facoltativa

Gherardesca, nacque a Pisa intorno al 1200 (1212?). Sebbene fin dall’infanzia fosse attratta
dalla vita monastica, fu costretta dalla madre al matrimonio e si sposò assai giovane. Fervente
cristiana e modello di sposa, fu una buona moglie, ma la sua mente, “mundo jam mortua”, era
costantemente rivolta a Dio. Dopo qualche anno di matrimonio, non avendo figli in seguito a visioni
celesti, convinse il marito a separarsi per entrare entrambi nel monastero camaldolese di San Savino
in Montione (Pisa), il cui abate era un suo parente. Mentre il marito diventò monaco, Gherardesca si
ritirò in una celletta all’interno del monastero quale oblata reclusa. Qui, lodando e conversando con
il Signore, raggiunse i più alti gradi della contemplazione. La sua cella tuttavia non rimase sempre
chiusa ma continuò, per tutta la vita, ad accogliere visitatori e devoti, segno evidente che non fu una
vera reclusa bensì una semplice penitente laica. Gherardesca trovò un punto di riferimento spirituale
per i camaldolesi di San Savino, non senza opposizioni: alcuni monaci manifestarono ostilità alla
beata, criticandone le ingerenze nella vita della comunità e giungendo a denunciarla al Generale
dell’Ordine. Dapprima scomunicata, fu poi assolta grazie alla strenua difesa del suo confessore e di
altri monaci che le erano devoti.
Gherardesca infine morì presso Pisa dopo il 1279. Si ritiene comunemente che la beata
appartenesse alla famiglia dei conti della Gherardesca ma non vi sono né documenti né indizi a
conferma di questa tradizione. Nella "Histoire dell'antichissima città di Pisa" non manca un dovuto
riferimento alla Beata Gherardesca Pisana delle Conti Gherardesca monaca camaldolese. Il
Martyrologium Romanum la commemora quale “beata” al 29 maggio, mentre secondo il Menologio
Camaldolese è considerata “santa” con festa posta al 9 giugno. Sepolta nella chiesa abbaziale di San
Savino, del suo corpo si è persa ogni traccia.
La Vita, scritta da un monaco di San Savino, forse lo stesso confessore della Santa, è stata
tramandata da un unico manoscritto, il C181 dell’Archivio Capitolare di Pisa, ma è mutilata nel fine
a causa della perdita di un quaderno del codice. Si tratta di un testo di difficile lettura, pieno di
episodi oscuri, visioni ed eventi soprannaturali che utilizzano sistematicamente un linguaggio
simbolico molto elaborato rinviando inoltre a fatti e circostanze della vita della santa di cui in
genere l’agiografo evita di parlare in modo esplicito.
La fisionomia spirituale della Gherardesca, quale risulta dal racconto dell’agiografo, è
complessa e difficilmente sintetizzabile. Ricca di visioni, sogni, miracoli, apparizioni e prodigi della
più varia natura, la Vita descrive un cammino spirituale fortemente interiorizzato, che contrasta con
la fitta rete di relazioni che Gherardesca intrattenne con l’ambiente circostante e con la vicina città
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dalla quale molti, soprattutto degli Ordini mendicanti, si recavano a San Savino per ricevere da lei
consiglio e aiuto spirituale. Frequenti furono le lotte contro il demonio, dalle quali Gherardesca uscì
sempre vittoriosa, ottenendo da Dio, come ricompensa, molti ed eccezionali doni mistici: leggeva
nel pensiero, vedeva a distanza, compiva “pellegrinaggi” rimanendo chiusa in cella e soprattutto era
consolata dalle frequenti apparizioni del Cristo, degli angeli e dei santi, in particolare degli apostoli
Giovanni e Giacomo. Molti malati furono guariti grazie alla sua virtus thaumaturgica.

Dal Comune delle sante: religiose con salmodia del giorno dal salterio

ORAZIONE

O Dio, tu hai insegnato alla beata Gherardesca a superare le attrattive del


mondo e ti sei degnato di premiarla col dono della contemplazione, concedi a noi tuoi
servi di ricercare sempre nella nostra vita il tuo regno e la sua giustizia, per possedere
te, unico vero bene. Per il nostro Signore.

13 marzo

BEATO AGNELLO DA PISA (AGNELLO DEGLI AGNELLI), RELIGIOSO

Nella diocesi di Pisa: Memoria facoltativa

Agnello, nacque verso il 1194 dalla nobile famiglia degli Agnelli. Abbracciato il saio decise
di seguire le orme di Francesco del quale fu compagno dal 1212. Ordinato diacono svolse vari
incarichi. Fu inviato da Francesco, nel 1217, insieme ad Alberto da Pisa, in Francia, come
provinciale.
Nel capitolo generale della Pentecoste del 1224 fu nominato ministro provinciale
dell'Inghilterra, e fu inviato presso Oxford con il compito di introdurvi il francescanesimo ed
istituirvi la nuova provincia francescana. La sua missione fu coronata dal successo: in Inghilterra in
breve tempo sorsero per opera sua numerosi conventi e il celebre Studium di Oxford, dove morì, il
13 marzo 1236. Alla sua scuola di Oxford chiamò a insegnare Roberto Grossatesta che egli mise a
capo della provincia francescana.
La più antica testimonianza relativa a Agnello si ha nel De adventu fratrum Minorum in
Angliam di Tommaso da Eccleston, in cui viene descritta dettagliatamente l'opera del santo, sia
come apostolo dell'ideale francescano sia come uomo di cultura che cercò di conciliare ascetismo
rigoroso e ricerca teologica.
Agnello è festeggiato a Pisa e nell'Ordine francescano il 13 marzo. Tommaso da Eccleston
narra che il corpo di Agnello, incorrotto, fu conservato con grande venerazione a Oxford fino al
tempo di Enrico VIII. Il suo culto fu confermato da Leone XII il 4 settembre 1892.
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Dal Comune dei santi: religiosi con salmodia del giorno dal salterio.

ORAZIONE

O Dio, che hai liberato il beato Agnello dalle attrattive del mondo e lo hai fatto
seguace della croce del Figlio tuo: concedi a noi di imitare così i suoi esempi da
ricevere la corona di gloria che ha ottnuto in cielo. Per il nostro Signore.

Oppure (dal santorale francescano):

O Dio, che hai chiamato il beato Agnello al distacco di sé e al servizio dei


fratelli, concedi a noi di imitarlo sulla terra e di ottenere con lui la corona di gloria nel
cielo. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te,
nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

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APRILE

17 aprile

BEATA CHIARA GAMBACORTI, RELIGIOSA

Nella Diocesi di Pisa: Memoria facoltativa

Questa bella figura femminile del tardo Medioevo si può avvicinare a quelle dei grandi
riformatori di Ordini religiosi e darci un esempio luminoso di quale tempra cristiana si possa
nascondere nell'anima di una giovane fanciulla destinata dal suo rango sociale a tutt'altro tenore di
vita. La famiglia Gambacorta, celebre per la sua potenza ed ancor più per le sue sventure, primeggia
nella tempestosa vita politica della Repubblica Marinara di Pisa, in quell'oscuro ed appassionato
Trecento segnato da guerre e stragi fratricide.
Fin dal 1277 i suoi membri sono annoverati fra gli Anziani e i Consoli di mare e si schierano
a favore del popolo minuto contro i ricchi borghesi e soprattutto contro i tiranni. Nel 1355 una
bruttissima ora giunge per i Gambacorta, quando sale al potere la fazione opposta: le loro case sono
incendiate e distrutte e sette di essi sono decapitati.
Si salva solo Pietro Gambacorta, padre della nostra Beata, che viene condannato all'esilio e
alla confisca del suo ingente patrimonio.
Durante questo esilio, non si sa con esattezza se a Venezia o a Firenze, nasce nel 1362 la
piccola Teodora, detta Tora, che era stata preceduta da cinque fratelli i quali prenderanno parte, in
vario modo, alla vita pubblica del tempo. Quando Tora tocca i sette anni, la situazione si capovolge
perché suo padre viene richiamato a Pisa e acclamato capo della Repubblica: egli governerà con
somma prudenza e fermezza, in modo retto ed intelligente, cercando con sincerità il bene del
popolo.
Già da bambina, Chiara viene inclusa nei progetti politici e finanziari del potente padre
Pietro, che nel 1374 la dà in sposa a un giovane di famiglia importante, Simone Massa: lei ha dodici
anni. Ma Simone muore tre anni dopo, sicché in casa Gambacorti c’è ora una già una vedova
appena quindicenne. La quale però si nega risolutamente a ogni altro disegno matrimoniale del
padre, perché vuole scegliersi un futuro seguendo i consigli di Caterina da Siena. L’ha incontrata
due volte in città, a Pisa nel 1375, in primavera e poi in autunno: Caterina da Siena è infatti
incaricata dal Papa Gregorio XI di predicare la crociata a Pisa, ancora potente Repubblica Marinara.
Il soggiorno pisano di Santa Caterina da Siena durò sei mesi: da febbraio ad agosto del 1375 e
saranno intensi i contatti con la Gambacorti. Già dall’anno precedente infatti il 1374, anno della
peste, molte persone d’ambo i sessi, religiosi e laici, ma specialmente certe monache di clausura, fra
cui le domenicane di Fossa Banda e della Misericordia, avevano più volte invitato la vergine senese
quando era a Siena a recarsi a Pisa, perché desideravano ascoltarla e conoscerla. Mentre è assorta
in preghiera nella Chiesa dedicata a Santa Cristina sul Lungarno riceve le stimmate che, come
l'anello del matrimonio mistico, saranno visibili solo a lei e visibili a tutti dopo la sua morte che
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avverrà il 29 aprile 1380 a trentatre anni, dopo una vita di privazioni, preghiere e testimonianza di
carità. Fra Raimondo da Capua, suo testimone spirituale racconta: “Essendo venuta in Pisa insieme
ad altri, fra i quali c’ero anch’io, venne accolta in casa di un certo cittadino dei Buonconti, che
abitava vicino alla cappella di Santa Cristina. (il palazzo dei Buonconti, bombardato durante la II
Guerra Mondiale, è oggi in fase di ricostruzione a cura della Fondazione Cassa di Risparmio di Pisa
con un ammirevole intervento “tal quale”) In questa Cappella, in giorni di domenica, (il 1 aprile
1375 davanti al crocifisso attribuito a Niccolò Pisano) a domanda della vergine, celebrai la Messa e
la comunicai. Ricevuta l’eucarestia, secondo il solito, andò in estasi. Aspettavamo che ritornasse in
sé, quando all’improvviso vedemmo il suo corpicciolo che stava prostato, alzarsi poco a poco,
rimanersene ritto sulle ginocchia, stender le braccia e le mani e raggiare di luce la faccia. Dopo
essere rimasto lungamente intirizzito e con gli occhi chiusi, lo vedemmo cascare di colpo; come se
fosse stato ferito a morte. Poco dopo l’anima sua riprese i sensi. Allora la vergine mi fece chiamare
e con voce sommessa mi disse: -sappiate, o padre, che per la misericordia del Signore io porto già
nel mio corpo le sue stigmate.”
Tornando alle vicende della Beata Chiara Gambacorti, dopo la morte del marito, essa riceve
lettere da Caterina da Siena che la spingono a farsi suora; e, anzi, già le danno suggerimenti pratici
di comportamento quotidiano come religiosa: «E guarda che tu non perda il tempo tuo (...), ma
sempre esercita il tempo o coll’orazione o colla lezione [lettura] o con fare alcuna cosa manuale,
acciocché tu non cada nell’ozio». Su questa spinta, Chiara Gambacorti (detta Tora) decide di
ritirarsi presso le monache Clarisse, ma non è ancora una di loro. E non lo diventerà, perché la
famiglia Gambacorti reagisce duramente alla sua iniziativa: i fratelli la portano via con la forza dal
monastero, e per alcuni mesi la tengono in una sorta di prigionia domestica. Ma non serve. Ha
deciso, e i suoi si rassegnano a vederla entrare nel monastero domenicano di Santa Croce. Qui
Chiara veste l’abito religioso e prende il nome di suor Chiara. È il tempo in cui papa Gregorio XI,
ripetutamente sollecitato da Caterina da Siena, lascia Avignone per ritornare stabilmente in Roma
(gennaio1377). Pietro Gambacorti, padrone di Pisa, lo accoglie solennemente durante la sosta a
Livorno. E intanto fa costruire in Pisa un monastero nuovo per la figlia in via San Gilio (attuale
Corso Italia) ,che sarà dedicato a san Domenico. Non solo: vorrebbe anche poter ricevere un’altra
volta in città Caterina da Siena. Lei non può più accettare, è ammalata; ma trova il tempo di
scrivergli, con belle parole di gratitudine. E con un avviso bene in chiaro: sappia il signore di Pisa
che è tempo per lui di “correggere” vitae comportamenti: «Non indugiate, che il tempo è breve e il
punto della morte ne viene, che non ce n’avvediamo». Nel monastero, suor Chiara diventa madre
abbadessa, e fa della sua comunità domenicana un centro di diffusione del movimento riformatore
nell’Ordine. In questo nuovo cenobio riconosciuto ufficialmente da Papa Urbano VI nel 1385, Suor
Chiara impose una osservanza rigorosa e stretta della clausura. La fama del monastero richiamò
l’attenzione dei suoi superiori, in particolare di Giovanni Dominici e dei suoi collaboratori
Domenico da Peccioli vicario provinciale e da Tommaso Aiutamicristo, che ne fecero il centro della
riforma del ramo femminile dell’Ordine. Superiora fu eletta la beata Filippa Albizi, mentre Chiara
Gambacorti fu sottopriora subentrandole poi nell’incarico alla morte. I beni dei Gambacorti le
servono dunque per farne anche un centro di accoglienza per ogni sorta di poveri. La vita l’attende
ad un tragico destino: nel 1392, suo padre Pietro e i figli Benedetto e Lorenzo furono fatti uccidere
da Jacopo d’Appiano nell’ambito della congiura per il potere della Repubblica Pisana. Il figlio di
quest’ultimo, Jacopo, venderà poi la città ai Visconti di Milano. E un giorno battono alla porta del
convento di Chiara Gambacorti la moglie e le figlie -rincorse dalla vendetta della città- dell’uomo
che ha ucciso suo padre e i suoi fratelli. E da quel momento il monastero di Chiara diventa anche la
loro casa. Per questo gesto di non comune perdono, per le sue monache, Chiara è già santa da viva.
E nel giorno della morte, il 17 aprile 1420 invece del Requiem, le loro voci intonano il Gloria. Il
corpo sepolto originariamente nel coro della Chiesa di San Domenico nell’attuale Corso Italia fu in
seguito esumato e posto in una teca sull’altare. Dopo le devastazioni della II Guerra Mondiale, che
ha visto distruggere l’antico convento e gran parte della Chiesa, il corpo è stato trasferito presso le
Suore Domenicane in via della Faggiola.
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Su Chiara Gambacorti abbiamo numerose testimonianze, a partire dalla Vita, scritta poco
tempo dopo la morte, successivamente riveduta da Vincenzo Gambacorta, nel 1447, e da Serafino
Pennacchi, nel 1599. Di quest'ultima redazione ci sono pervenute diverse copie in volgare, presenti
attualmente nell'Archivio Capitolare di Pisa. Il testo è stato pubblicato in traduzione latina dai
Bollandisti e nell'originale volgare da Nicola Zucchelli. Fra le altre fonti clariane si segnalano per
importanza le lettere della stessa Chiara e quelle che le furono inviate da santa Caterina da Siena,
conosciuta a Pisa nel 1375, di cui fu amica e discepola.
Il culto fu confermato dalla S. Congregazione dei Riti il 4 marzo 1830. La festa ricorre il 17
aprile.

Dal Comune delle sante: religiose con salmodia del giorno dal salterio.

ORAZIONE

Donaci, Dio misericordioso, lo spirito di preghiera e di penitenza perché fedeli


agli esempi della beata Chiara possiamo ricevere la corona di gloria che ha ottenuto
in cielo. Per il nostro Signore.

20 aprile

BEATO DOMENICO VERNAGALLI, SACERDOTE CAMALDOLESE

A Pisa: Memoria facoltativa

Domenico, è il quarto dei “santi nuovi” nominati dall’arcivescovo Federico Visconti nel
sermone LXXXVI, pronunciato intorno al 1263: Ranieri, Bona, Domenico e, appunto, Domenico.
Nato a Buti verso il 1180 da una famiglia benestante, decise di abbandonare la vita agiata e
lussuosa per dedicarsi completamente a Gesù e dopo essere stato ordinato sacerdote verso il 1200
entrò come converso nel monastero camaldolese di S. Michele in Borgo, primo esempio in assoluto
di una nuova categoria di religiosi, il “sacerdote - converso”. Parroco di San Michele in Borgo nel
1204, non abbandonò mai le dure pratiche ascetiche, che sempre accettò con grande fervore.
Colpito dallapiaga dei “figli illegittimi”, si occupò in particolare dell'assistenza degli orfani, per i
quali fondò un brefotrofio, l’Hospitale Trovatellorum Sancti Dominici sempre presso San Michele.
Morì il 19 aprile 1218. Immediatamente fu ritenuto santo, non solo da tutti i cittadini pisani,
ma anche la stessa Chiesa non esitò a ritenerlo tale.
La fonte più antica su questo beato è costituita dall’epitafio posto sulla prima sepoltura, in S.
Michele in Borgo, che attesta la data di morte, l’identità di sacerdote e di converso, la fondazione
dell’Ospizio: “Anno milleno cum ducentis et nono deno / Migravit ad Christum, qui tumulum

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possidet istum / Dominicus, Christi sacerdos: qui loco isti / Se subiugavit, et Hospitale fundavit. /
Obiit XII Kalendas Maij”.
Il culto è attestato fin dal XIII secolo. Pio IX (1846-1878) il 17 agosto 1854 approvò il
decreto della Sacra Congregazione dei Riti col quale si dichiarava beato Domenico Vernagalli. La
festa è attualmente celebrata il 20 marzo
Lo scheletro di Domenico Vernagalli, ricomposto e avviluppato in paramenti sacri riposa,
dopo la ricognizione e lo studio dei suoi resti da parte del Prof. Francesco Mallegni antropologo,
scienziato, professore straordinario di paleoantropologia all’Università di Pisa, in un'urna in legno e
cristallo sotto l'altare maggiore della chiesa di San Michele in Borgo a Pisa. Lo studio fu
commissionato nel 1996 dal compianto Monsignore Tarcisio Borla, dotato di raro acume e sempre
pronto alle novità che la scienza mette a disposizione per il progresso della conoscenza. Era il 777°
anniversario della morte del Beato.

Dal Comune dei santi (religiosi), o dei pastori con salmodia del giorno dal salterio.

ORAZIONE

Dio onnipotente e misericordioso fa’ che sia sempre efficace nel nostro cuore
lo spirito di carità, perché imitando sulla terra gli esempi del beato Domenico
Vernagalli, possiamo ricevere insieme con lui il premio eterno nei cieli. Per il nostro
Signore.

30 aprile

SAN TORPÈ (TORPETE O TORPES), MARTIRE

Nella Diocesi di Pisa: Memoria facoltativa

Secondo la tradizione, Pietro, prima di raggiungere Roma, giunse ad una cittadina poco
lontana dalla futura Repubblica Marinara di Pisa. A ricordo del soggiorno di Pietro è la bellissima
Chiesa di S. Piero a Grado, che ancora oggi testimonia le origini della presenza cristiana nella
provincia pisana. Le scarse notizie su Torpete ci informano che fu contemporaneo a questi
avvenimenti. Gli Atti del martirio di S. Torpete, che attestano la devozione per il santo pisano già
dal IX secolo, ad opera dei Bollandisti e il Martirologio Romano, che contiene l’Elogio del santo
martire, costituiscono le uniche scarse fonti, che sebbene debbano essere lette con molta prudenza,
offrono un quadro generale plausibile sulla figura di Torpete.
Torpete visse in tempo di persecuzioni. L’impero romano, che ebbe spesso nei confronti
della Chiesa Cristiana un rapporto conflittuale e talvolta di aperto contrasto, ricorse anche a pratiche
intimidatorie ed eliminazioni fisiche dei seguaci di Gesù. Divenuto anch’egli cristiano, Torpete
15
praticava di nascosto la nuova fede religiosa, il che non gli impediva di svolgere un ruolo
importante presso l’amministrazione romana, come troviamo scritto in Filippesi 4, 22.
Tornato a Pisa, fu riconosciuto cristiano dal prefetto della città, Satellico, il quale tentò di
riportarlo alla religione pagana. A nulla valsero i suoi sforzi: né le false promesse, né le prove
fisiche convinsero Torpete a rinnegare Gesù Cristo, che raggiunse in cielo il 29 aprile, giorno del
suo martirio. Dopo la morte, il suo corpo fu abbandonato sopra una imbarcazione, che si arenò
presso Sino, un porto talvolta riconosciuto in Francia, in altre occasioni in Spagna o anche in
Portogallo. Ciascuna di queste nazioni rivendicano infatti il corpo del martire, testimonianza del
fatto che il culto del santo pisano è effettivamente molto antico, come dimostrano le Chiese dell’XI
secolo dedicate in suo onore. Sempre nello stesso secolo, intorno al 1084, si trova traccia della
Chiesa pisana di San Torpete.
L’importanza del santo pisano crebbe nei secoli anche in virtù dei numerosi miracoli
riconosciuti a Torpete. Monsignor Federigo Visconti, vescovo di Pisa dal 1254 al 1278, riporta nel
Sermone 36, recitato il giorno dell’Ascensione, che la chiesa di S. Piero ad Gradus era meta di molti
pellegrini, non solo toscani, che concurrunt cum devozione maxima ad Ecclesiam istam beati Petri
Apostoli. Il Codice Civile della Repubblica del 1284 stabiliva che il giorno 29 aprile si celebrasse la
sua festa. Tra i segni prodigiosi compiuti dal santo pisano merita di essere ricordato quello del 29
aprile 1633: colpita da una gravissima peste, la città di Pisa ricorse alle preghiere ed alla
intercessione di Torpete, e ne fu immediatamente liberata.

Dal Comune di un martire con salmodia del giorno dal salterio

ORAZIONE

Signore Dio onnipotente, che hai coronato con la palma del martirio san Torpè
per la sua luminosa testimonianza della vera fede, concedi ti preghiamo, che anche
noi, forti nella fede, possiamo rcevere con lui la corona di gloria. Per il nostro
Signore.

16
MAGGIO

15 maggio

BEATA VERGINE MARIA MADRE DELLE GRAZIE O DI MONTENERO


PATRONA PRINCIPALE DELLA TOSCANA

Nelle Diocesi della Toscana: Festa

L’immagine della beata Vergine Maria, fin dal secolo XVI, è devotamente venerata dai
fedeli sul colle di Montenero, presso Livorno. Il santuario di Montenero è un complesso
architettonico di origini antiche: infatti, una leggenda popolare narra la storia di un pastore
claudicante che, nel 1345, ritrovando ai piedi del colle un dipinto raffigurante la Madonna, avrebbe
avuto una visione attraverso la quale fu spinto a trasportare l'effigie sino in cima alla collina, dove
arrivò guarito della sua malattia. A ricordare questa leggenda, all'inizio della strada che conduce al
santuario, fu realizzata la piccola cappella dell'Apparizione, risalente al 1603; questa fu ampliata nel
1723, danneggiata durante la seconda guerra mondiale e sostituita nel 1957 con una chiesa più
grande.
La fama legata a quell'evento fu tanta che già sul finire del medesimo secolo i numerosi
pellegrinaggi permisero l'ampliamento del primo oratorio, tenuto inizialmente dai frati terziari, poi
dai gesuati (XV - XVII secolo), e quindi dai teatini (XVII - XVIII secolo). Furono proprio i teatini
ad iniziare i lavori di ampliamento del santuario, fino ad allora costituito da una semplice aula a
pianta rettangolare. Tra la fine del Seicento e l'inizio del Settecento fu aggiunto un atrio di forma
ovale riccamente decorato, mentre, intorno al 1721 e su disegno di Giovanni del Fantasia, furono
iniziati i lavori nella parte posteriore della chiesa, con l'inserimento di un corpo cruciforme
destinato ad ospitare l'immagine sacra della Madonna, che fece assumere al complesso una pianta a
croce latina.
Con la soppressione degli ordini religiosi voluta da Pietro Leopoldo, il santuario cadde in
rovina, fino a quando, subentrato al potere Ferdinando III, non fu affidato alla custodia dei monaci
vallombrosani (1792), che apportarono alcuni restauri.
Dopo i restauri apportati tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, un importante
ampliamento si registra tra gli anni sessanta e settanta del XX secolo ad opera dell'architetto
Giovanni Salghetti Drioli, con il completamento del cortile di levante e la realizzazione del chiostro
del convento dei vallombrosani; alcuni anni più tardi il medesimo architetto fu incaricato di
eseguire il progetto della cappella dei ceri votivi (ultimata nel 1988).
Il 15 maggio 1947 la Madonna di Montenero è stata dichiarata "Mater Etruriae" (Patrona
principale della Toscana) da papa Pio XII, accogliendo la petizione di tutti i Vescovi della Toscana,
col titolo di “Madre delle grazie”. Da allora il 15 maggio pellegrini da tutte le diocesi toscane si
radunano al Santuario della Madonna delle Grazie per donare l'Olio Santo. Il 27 gennaio 2015 la
chiesa di Santa Maria della Grazie è stata ufficialmente elevata a santuario

17
Dal Comune della B.V. Maria, eccetto quanto segue:

Primi Vespri

Si recitano solo dove si celebra come solennità; in tal caso tutto come ai secondi
Vespri, ma i salmi e il cantico sono dai primi Vespri del Comune della B. V. Maria.

Ant. al Magn. Ho scelto e santificato questo luogo,


perché vi si esperimenti la presenza del mio sguardo e del mio cuore,
e vi sia glorificato sempre il mio nome, alleluia.

____________________________________________________________________

INVITATORIO

Ant. Celebriamo la festa di Maria,


inneggiamo al Signore, alleluia.

Salmo invitatorio, come nell’Ordinario.


____________________________________________________________________

Ufficio delle letture

INNO
Genti d’Etruria, rinnoviamo i canti
che i nostri padri disser di Maria;
Madre di grazie, vigile Patrona
ci benedice.

Ella che ovunque segue i nostri passi


a rinfrancare i nostri cuori erranti
da questo colle del suo amor ci schiuse
più larga fonte.

La nostra terra del suo dolce nome


in templi e tbernacoli s’infiora;
quivi peregrinando il cor discopre
d’ognun la voce.

È voce di colei che nostra Madre


volle il Signor morente sulla croce:
e nel suo cuore noi poniam fidenti
18
ansie e speranze.

Sotto il suo sguardo ritroviam la via


che nella fede riconduce a Dio;
accanto a lei ricostruiam la pace
che ci affratella.

Magnifichiam con lei l’Onnipotente:


al Padre, che nel sangue di suo Figlio
lo Spirito di vita in noi diffonde,
sia gloria eterna. Amen

Oppure un altro inno o canto adatto approvato dalla autorità ecclesiastica.

PRIMA LETTURA

Dal libro dell’Apocalisse di san


Giovanni, apostolo 11,19-12,17

Il segno grandioso della donna nel cielo

Si aprì il santuario di Dio nel cielo e apparve nel santuario l'arca dell'alleanza.
Ne seguirono folgori, voci, scoppi di tuono, terremoto e una tempesta di grandine.
Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la
luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle. Era incinta e gridava
per le doglie e il travaglio del parto. Allora apparve un altro segno nel cielo: un
enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi; la sua
coda trascinava giù un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra. Il drago
si pose davanti alla donna che stava per partorire per divorare il bambino appena
nato. Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro
di ferro, e il figlio fu subito rapito verso Dio e verso il suo trono. La donna invece
fuggì nel deserto, ove Dio le aveva preparato un rifugio perché vi fosse nutrita per
milleduecentosessanta giorni.
Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano
contro il drago. Il drago combatteva insieme con i suoi angeli, ma non prevalsero e
non ci fu più posto per essi in cielo. Il grande drago, il serpente antico, colui che
chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e
con lui furono precipitati anche i suoi angeli. Allora udii una gran voce nel cielo che
diceva:
«Ora si è compiuta
la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio
e la potenza del suo Cristo,
poiché è stato precipitato
l'accusatore dei nostri fratelli,
19
colui che li accusava davanti al nostro Dio
giorno e notte.
Ma essi lo hanno vinto
per mezzo del sangue dell'Agnello
e grazie alla testimonianza del loro martirio;
poiché hanno disprezzato la vita
fino a morire.
Esultate, dunque, o cieli,
e voi che abitate in essi.
Ma guai a voi, terra e mare,
perché il diavolo è precipitato sopra di voi
pieno di grande furore,
sapendo che gli resta poco tempo».
Or quando il drago si vide precipitato sulla terra, si avventò contro la donna che
aveva partorito il figlio maschio. Ma furono date alla donna le due ali della grande
aquila, per volare nel deserto verso il rifugio preparato per lei per esservi nutrita per
un tempo, due tempi e la metà di un tempo lontano dal serpente. Allora il serpente
vomitò dalla sua bocca come un fiume d'acqua dietro alla donna, per farla travolgere
dalle sue acque. Ma la terra venne in soccorso alla donna, aprendo una voragine e
inghiottendo il fiume che il drago aveva vomitato dalla propria bocca.
Allora il drago si infuriò contro la donna e se ne andò a far guerra contro il
resto della sua discendenza, contro quelli che osservano i comandamenti di Dio e
sono in possesso della testimonianza di Gesù.

RESPONSORIO 1 Cor 15, 54-57; Ap 12, 1

R. Quando questo corpo mortale si sarà vestito di immortalità, si compirà la parola


della Scrittura_ La morte è stata ingoiata dalla vittoria. * Grazie a Dio, che ci dà la
vittoria per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo, alleluia.
V. Nel cielo apparve un segno grandioso: una donna vestita di sole, con laluna sotto i
piedi e sul capo una corona di dodici stelle.
R. Grazie a Dio, che ci dà la vittoria per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo,
alleluia.

SECONDA LETTURA

Dalla «Costituzione dogmatica» Lumen gentium del Concilio ecumenico Vaticano II


sulla Chiesa
(n. 61-62)

La maternità di Maria nell'economia della grazia

La predestinazione eterna dell'incarnazione del Verbo fu anche la


predestinazione della beata Vergine Maria ad essere la madre di Dio. Per disposizione
20
della divina Provvidenza, fu su questa terra, l'augusta Madre del divin Redentore, la
compagna più generosa e la serva più umile del Signore. Concependo Cristo,
generandolo, nutrendolo, presentandolo al Padre nel tempio, soffrendo assieme al
Figlio morente sulla croce, cooperò in modo tutto singolare all'opera del Salvatore
con l'obbedienza, la fede, la speranza e l'ardente carità per restaurare la vita
soprannaturale delle anime.
Questa maternità di Maria nell'economia della grazia perdura senza soste dal
momento del consenso che ella diede fedelmente nell'Annunciazione, si manifestò
premurosa sotto la croce e continuerà fino a che gli eletti non abbiano conseguito per
sempre la gloria finale. Infatti, assunta in cielo, non ha deposto questa funzione di
salvezza, ma con la sua molteplice intercessione continua a ottenerci le grazie della
salvezza eterna. Con il suo materno amore si prende cura dei fratelli del Figlio suo
che sono ancora pellegrini e posti tra tanti pericoli ed affanni, fino a che non siano
condotti nella patria beata. Perciò la beata Vergine viene pregata nella Chiesa con i
titoli di avvocata, ausiliatrice, soccorritrice, mediatrice. Questo tuttavia va inteso in
modo che nulla detragga, nulla aggiunga alla dignità ed efficacia di Cristo, unico
Mediatore.
Nessuna creatura infatti può mai essere paragonata con il Verbo incarnato e
redentore; ma come il sacerdozio di Cristo è in vari modi partecipato sia dai sacri
ministri, sia dal popolo fedele; e come l'unica bontà di Dio è realmente diffusa in
modi diversi nelle creature, così anche l'unica mediazione del Redentore non esclude,
ma anzi suscita nelle creature una varia cooperazione partecipata da un'unica
sorgente.
Tale funzione subordinata di Maria la Chiesa non dubita di riconoscerla
apertamente, la sperimenta continuamente e la raccomanda all'ambre dei fedeli,
perché, sostenuti da questo materno aiuto, siano più intimamente congiunti col
Mediatore e Salvatore.

RESPONSORIO

R. Beata sei tu, santa Vergine Maria, degna di lode; * da te è nato il sole di giustizia,
Cristo salvatore, alleluia
V. Celebriamo con gioia la tua festa, o Vergine Maria:
R. Da te è nato il sole di giustizia, Cristo salvatore, alleluia

Orazione come alle Lodi mattutine

Lodi mattutine

INNO
«Vergine madre, figlia del tuo Figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d'eterno consiglio,

21
tu se' colei che l'umana natura
nobilitasti sì, che 'l suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura.

Nel ventre tuo si raccese l'amore


per lo cui caldo ne l'eterna pace
così è germinato questo fiore.

Qui se' a noi meridïana face


di caritate, e giuso, intra i mortali,
se' di speranza fontana vivace.

Donna, se' tanto grande e tanto vali,


che qual vuol grazia ed a te non ricorre,
sua disïanza vuol volar sanz'ali.

La tua benignità non pur soccorre


a chi domanda, ma molte fiate
liberamente al dimandar precorre.

In te misericordia, in te pietate,
in te magnificenza, in te s'aduna
quantunque in creatura è di bontate».

Oppure:

Immacolata Vergine,
a te corriamo miseri;
verso le nostre suppliche
Madre benigna volgiti.

Vedi come ci stringono


di nostre colpe i vincoli;
la mente e il cuor ne liberi
la tua misericordia.

Quando le false immagini


del mondo ci seducono
alla celeste patria
richiama i nostri palpiti.

Conforta col tuo balsamo


se i mali il corpo affliggono;
e la tua luce dissipi
22
d’ogni passion le tenebre.

La tua presenza illumini


l’ora del nostro transito,
perché l’ultima lacrima
del Cristo vesta i meriti.

Al Padre, che ci genera


vive del Figlio immagini
nel dono del suo Spirito
tu porta il nostro cantico, Amen,

Oppure un altro inno o canto adatto approvato dalla autorità ecclesiastica.

1 ant. Come fontana d’acque vive sgorganti dal Libano,


irrora, o Maria, i giardini della Chiesa, alleluia.

Salmi e cantico della dom. I sett.

2 ant. Tu gloria di Gerusalemme,


tu letizia d’Israele,
tu onore del nostro popolo, alleluia.

3 ant. Santa Madre di Dio, esultanti cantiamo:


Sono in te tutte le sorgenti di vita, alleluia.

LETTURA BREVE Tob 12, 6

Benedite Dio e proclamate davanti a tutti i viventi il bene che vi ha fatto,


perché sia benedetto e celebrato il suo nome.

RESPONSORIO BREVE

R. Il Signore ti ha scelta e ti ha prediletta. * Alleluia, alleluia


Il Signore ti ha scelta e ti ha prediletta. Alleluia, alleluia
V. Nella sua casa ti ha fatto abitare.
Alleluia, alleluia
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Il Signore ti ha scelta e ti ha prediletta. Alleluia, alleluia

Ant. al Ben. Venite e vedete le opere di Dio:


egli annuncia la pace per il suo popolo,
e la nostra terra darà il suo frutto, alleluia.

23
INVOCAZIONI

Supplichiamo il nostro Redentore, che ha voluto darci come Madre la sua stessa
madre, e diciamo:
Interceda per noi la Madre tua, o Signore.

Sole di giustizia, che hai reservato Maria da ogni macchia di peccato, ed hai scelto
come tua regale dimora il grembo verginale di lei,
– liberaci dalla corruzione del peccato.

Salvatore nostro, che hai voluto la Madre tua ai piedi della croce, unita nell’offerta
del sacrificio,
– fa che per sua intercessione, saldi nella fede comunichiamo al mistero della tua
passione.

Mediatore unico tra Dio e gli uomini, che ti sei associato tua Madre nell’opera di
salvezza,
– rendi anche noi sensibili e generosi verso tutte le necessità dei fratelli.

Signore dell’universo, che hai assunto accanto a te nella gloria, in corpo ed anima,
Maria tua Madre, e l’hai voluta regina del mondo,
– muovi i nostri cuori a desiderare le realtà celesti.

Padre Nostro.

ORAZIONE

O Dio, fortezza di chi spera in te, ascolta benigno le nostre invocazioni ed


effondi su tutti noi i tesori delle tue grazie, perché partecipando alla gioiosa
celebrazione della beata Vergine Maria, nostra Madre, da lei protetti e custoditi nella
fedeltà ai tuoi comandamenti, possiamo piacerti nelle intenzioni e nelleopere. Per il
nostro Signore.

Ora Media

Antifone e salmi del giorno corrente dal salterio. Nella salmodia complementare, in
luogo del salmo 121 si può dire il 128, e in luogo del 126 il 130.

Se in qualche luogo si celebra come solennità, salmi secondo le rubriche, con le


antifone che seguono.

Terza

Ant. Unanimi nella preghiera,


24
i discepoli rimanevano insieme
con Maria, Madre di Gesù, alleluia.

LETTURA BREVE Gdt 12, 17b-18a

Il Signore ti ha benedetta comunicandoti la sua forza, e per mezzo di te ha


annientato i nostri nemici. Benedetta sei tu, figlia, davanti al Dio altissimo, più di
tutte le donne che vivono sulla terra.

V. Beati coloro che ascoltano la parola di Dio, alleluia.


R. E la custodiscono nl loro cuore, alleluia.

Sesta

Ant. Disse la Madre di Gesù:


Fate quello che egli vi dirà, alleluia.

LETTURA BREVE Gdt 13,18b-19

Benedetto il Signore Dio che ha creato il cielo e la terra, perché ha reso così
grande il tuo nome che la tua lode non cadrà dal cuore degli uomini, che ricorderanno
sempre la potenza di Dio.

V. Beato il grembo della Vergine Maria, alleluia.


R. Che ha portato il Figlio dell’eterno Padre, alleluia.

Nona

Ant. Dice il Signore alla Madre:


Donna, ecco tuo figlio!
E al discepolo: Ecco tua Madre! Alleluia.

LETTURA BREVE Gdt 13, 31 volgata

Benedetta tu dal tuo Dio, in tutte le tende di Giacobbe; prché in ogni popolo
dove si udrà il tuo nome, sarà glorificato il Dio d’Israele.

V. Beata sei tu, o Vergine Maria, perché hai creduto, alleluia.


R. Si è adempiuta in te la parola del Signore, alleluia.

Orazione come alle Lodi mattutine

25
Vespri

INNO
Ave, stella del mare,
madre gloriosa di Dio,
vergine sempre, Maria,
porta felice del cielo.

L'«Ave» del messo celeste


reca l'annunzio di Dio,
muta la sorte di Eva,
dona al mondo la pace.

Spezza i legami agli oppressi,


rendi la luce ai ciechi,
scaccia da noi ogni male,
chiedi per noi ogni bene.

Móstrati Madre per tutti,


offri la nostra preghiera,
Cristo l'accolga benigno,
lui che si è fatto tuo Figlio.

Vergine santa fra tutte,


dolce regina del cielo,
rendi innocenti i tuoi figli,
umili e puri di cuore.

Dónaci giorni di pace,


veglia sul nostro cammino,
fa' che vediamo il tuo Figlio,
pieni di gioia nel cielo.

Lode all'altissimo Padre,


gloria al Cristo Signore,
salga allo Spirito Santo,
l'inno di fede e di amore. Amen.

Oppure un altro inno o canto adatto approvato dalla autorità ecclesiastica.

1 ant. Ave, o Maria, piena di grazia,


il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne, alleluia.

26
Salmi e cantico dal Comune della B. V. Maria,ai II Vespri.

2 ant. Prendici per mano, santa Madre di Dio;


con te correremo
nell’attrattiva delle tue grazie, alleluia.

3 ant. Tu sei la benedetta del Signore,


che in te ci comunica il frutto della vita, alleluia.

LETTURA BREVE Gl 2, 27

Voi riconoscerete che io sono in mezzo ad Israele, e che sono io il Signore


vostro Dio, e non ce ne sono altri: mai più vergogna per il mio popolo.

RESPONSORIO BREVE

R. È fiorita la radice di Iesse; è sorta la stella di Giacobbe. * Alleluia, alleluia.


È fiorita la radice di Iesse; è sorta la stella di Giacobbe. Alleluia, alleluia.
V. Dalla Vergine è nato il Salvatore
Alleluia, alleluia.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santoùì.
È fiorita la radice di Iesse; è sorta la stella di Giacobbe. Alleluia, alleluia.

Ant al Magn. Sotto la tua protezione troviamo rifugio,


santa Madre di Dio;
non disprezzare le suppliche
di noi che siamo nellaprova,
e liberaci da ogni pericolo,
o vergine gloriosa e benedetta, alleluia.

INTERCESSIONI

Adorando Gesù nostro Mediatore, che è sempre vivo per intercedere a nostro favore,
invochiamolo:
Interceda per noi, o Signore, la Madre delle grazie.

Figlio unigenito di Dio, fatto uomo per opera dello Spirito Santo e con l’assenso della
Vergine, tu che sei venuto ad abitare in mezzo a noi,
– disponi i nostri cuori ad accoglierti.

Pastore eterno, che hai donato al tuo popolo la Madre delle grazie, fa’ che pastori e
fedeli delle Chiese di Toscana, assidui e concordi nella preghiera con Maria,
– ne sperimentino sempre la materna intercessione.
27
,
Maestro buono, che nel miracolo di Cana esaudisti tua Madre, per la materna
intercessione di lei visita la nostra terra, effondi la tua misericordia,
– guida i responsabili dellacomunità civile, custodisci le nostre famiglie nel vincolo
della carità e della pace.

Agnello di Dio, che sei vissuto con gli uomini, subisti la morte di croce, sei risorto e
verrai a giudicarci,
– solleva gli oppressi, provvedi ai poveri, conforta i malati, assisti i morenti, perdona
noi peccatori.

Signore, Pietra angolare della città santa, che nella celeste Gerusalemme hai
incoronato Maria come regina,
– rendi noi viventi e i fratelli defunti pietre vive della tua Chiesa.

Padre Nostro.

ORAZIONE

O Dio, fortezza di chi spera in te, ascolta benigno le nostre invocazioni ed


effondi su tutti noi i tesori delle tue grazie, perché partecipando alla gioiosa
celebrazione della beata Vergine Maria, nostra Madre, da lei protetti e custoditi nella
fedeltà ai tuoi comandamenti, possiamo piacerti nelle intenzioni e nelleopere. Per il
nostro Signore.

21 maggio

SAN GUIDO DELLA GHERARDESCA, RELIGIOSO, EREMITA

Memoria facoltativa

Sul santo pisano non ci sono molte notizie. Le poche che sono disponibili lo presentano
talvolta come monaco camaldolese in san Michele in Borgo (Pisa); per altri fu Terziario
francescano. La Sacra Congregazione dei Riti preferì la lezione ricavata dai Bollandisti, che si
servirono dell'Archivio della famiglia Gherardesca.

28
Guido nacque a Pisa intorno al 1060. Napoleone Gherardesca fu, probabilmente, il padre di
Guido e Pietro. Quest'ultimo venne creato successivamente cardinale da Pasquale II (1099-1118).
La vita di Guido fu contrassegnata dalla preghiera, dalla meditazione, dal digiuno e dalla
elemosina. Come spesso si riscontra anche nella vita degli altri santi pisani dei secoli XII-XIII,
Guido fu ritenuto santo già in vita.
Per non cadere nel peccato di orgoglio, decise così di allontanarsi dalla città. All'età di 40
anni lasciò dunque Pisa e visse in solitudine nella campagna vicina al suo castello di Donoratico,
nella diocesi di Populonia. Là costruì un oratorio che dedicò a santa Maria alla Gloria, dove aspettò
fra digiuni e preghiere di entrare nel Regno di Dio il 20 maggio 1140.
Alla sua morte la venerazione per Guido della Gherardesca crebbe notevolmente. Nel 1212
fu concesso il trasferimento del corpo dall'oratorio, ormai troppo angusto per la folla dei fedeli, alla
Chiesa di Donoratico. Un Breve di papa Callisto III (1455-1458) indirizzato all'Arcivescovo di Pisa
Giuliano Ricci, autorizzò la traslazione del corpo del santo pisano. Venerdì 16 giugno 1459 i pisani
poterono così accogliere con una grande festa uno dei santi, che segnarono la vita spirituale della
città toscana.

Dal Comune dei santi: religiosi con salmodia del giorno dal salterio.

ORAZIONE
O Dio misericordioso che perordini e distribuisci i doni celesti, concedi a noi
tuoi servi, che per le preghiere di san Guido, possiamo, a suo esempio e con la sua
intercessione, disprezzare le vanità del mondo e ricercare sempre i beni del cielo. Per
il nostro Signore.

28 maggio

SANTA UBALDESCA TACCINI, RELIGIOSA

Memoria facoltativa

Santa Ubaldesca Taccini è una santa che segnò profondamente la vita spirituale di Pisa nei
secoli XII-XIII, insieme con santa Bona, san Guido della Gherardesca e san Ranieri. In un periodo
storico che vide la Repubblica Marinara di Pisa dominare il Mediterraneo e i suoi cittadini godere di
un tenore di vita particolare, la santa propose un modello di vita sganciato dalla vita sociale pisana e
strettamente fedele al messaggio di povertà e rinuncia predicato da Gesù.
Nata da genitori di umile condizione a Calcinaia, Ubaldesca, figlia unica, fin da giovane
seppe mostrarsi umile e devota nei confronti dei genitori e di Gesù.
Solerte nella pratica della preghiera, accompagnata spesso dal digiuno, la santa pisana si
distinse soprattutto per la carità esercitata verso i poveri.
29
Chiamata dal Signore ad entrare nell'ordine gerosolomitano di san Giovanni (istituito pochi
anni prima nel 1099 in Gerusalemme presso la Chiesa di san Giovanni Battista sotto la regola di
sant'Agostino) all'età di 15 anni lasciò Calcinaia per la città di Pisa, fermandosi nella Chiesa di san
Sepolcro (costruita nei primi anni del secolo XII dall'architetto pisano Diotisalvi).
Per tutti i 55 anni di vita religiosa, Ubaldesca praticò nel monastero e nello "Spedale" della
città l'umiltà e la carità, mortificando di continuo il suo corpo con digiuni intensi e prolungati.
Mentre si dedicava a questo ufficio, fu colpita da un sasso caduto da un tetto che le procurò una
malattia che la portò alla morte. La santa pisana operò miracoli già in vita e, dopo la morte avvenuta
in Pisa il 28 maggio 1206 festa della Santissima Trinità, si moltiplicarono le guarigioni straordinarie
legate al suo nome.
Attualmente alcune reliquie di Ubaldesca Taccini si trovano anche a Malta, consegnate in
data 31 giugno 1587. Sisto V (1585-1590) concesse l'indulgenza plenaria per quanti visitavano la
Chiesa maltese il giorno 28 maggio.

Dal Comune delle sante: religiose con salmodia del giorno dal salterio.

ORAZIONE

O Dio, tu hai reso santa Ubaldesca ardente del tuo amore e mirabile per la
singolare carità verso gli ammalati: ti preghiamo di concedere a noi tuoi servi di
seguire i suoi esempi per poter ricevere lo stesso suo premio. Per il nostro Signore.

29 maggio

SANTA BONA, VERGINE


PATRONA DELLE ASSISTENTI DI VIAGGIO ITALIANE

Memoria facoltativa

Il Codice C 181 depositato presso l'Archivio Capitolare del Duomo di Pisa che raccoglie una
prima biografia scritta dal monaco pulsanese Paolo, morto nel 1230, quando era ancora in vita la
santa pisana ci informa che Bona nacque a Pisa verso il 1155/1156 nella parrocchia di San Martino
di Guazzolongo nel quartiere di Kinzica. Mamma Berta era di origine corsa e dopo essersi stabilita
a Pisa conobbe un mercante, Bernardo. Bona fu l'unico frutto di quel matrimonio: Bernardo si
imbarcò quando Bona aveva solo tre anni e non fece più ritorno, lasciando così Berta in grandissime
difficoltà economiche in quanto straniera e unica responsabile della famiglia.
All'età di sette anni ebbe un primo incontro con Gesù e grazie a padre Giovanni dell'Ordine
dei Canonici Regolari di San Agostino entrò in convento. Bona scelse di martoriare il suo corpo con

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prove sempre più dure e giunse ad indossare il cilicio dopo una nuova visione di Gesù. All'età di
dieci anni ebbe una nuova visione che la segnerà per la vita: insieme con Gesù e Maria incontra San
Giacomo.
Preparata da padre Giovanni, all'età di dieci anni si presenta al Priore che la consacrerà al
Signore. Dopo tre anni di raccoglimento ed aspre penitenze (durante le quali continua a punire il
suo corpo), nel 1170, a seguito di una nuova visione di Gesù, parte per Gerusalemme, dove il
Signore le rivela che vive Bernardo. Avvertita ancora da Gesù sfugge al suo tentativo di impedirle
di scendere dalla nave e si rifugia da un eremita di nome Ubaldo, che diventa il suo padre spirituale.
Nel tentativo di ritornare a Pisa con alcune sue compagne di viaggio viene ferita al costato e
catturata dai saraceni. Riscattata da alcuni mercanti pisani, ripara finalmente verso il 1175 nella sua
stanzetta di San Martino.
Qui avviene una nuova visione: con Gesù si presenta San Giacomo che la invita ad unirsi a
dei pellegrini in viaggio per Santiago de Compostela. Il pellegrinaggio era un'autentica avventura
che durava circa nove mesi, i pellegrini sapevano di rischiare anche la morte: ragione per la quale
era prassi normale stendere il testamento. Bona, così esile e continuamente sottoposta a prove
fisiche che lei stessa si procurava, non esita, partecipa a quel primo pellegrinaggio, al quale
seguiranno molti altri.
Il suo compito è di sorreggere nelle difficoltà, incoraggiare nei momenti più difficili,
prestare soccorso sanitario ed invitare tutti i pellegrini alla preghiera e alla penitenza. Raggiungerà
ben nove volte Santiago ed altrettante volte ritornerà a Pisa! Ma guidò anche i pellegrini a Roma e
raggiunse anche San Michele Arcangelo sul Monte Gargano.
All'età di 48 anni è costretta ad interrompere i pellegrinaggi e il 29 maggio 1207 raggiungerà
il suo Sposo in cielo. Ora riposa nella Chiesa di San Martino a Pisa. Il 2 marzo 1962, Giovanni
XXIII la dichiarò ufficialmente patrona delle hostesses di Italia.

Dal Comune delle vergini, con salmodia del giorno dal salterio

Ufficio delle letture

SECONDA LETTURA

Dalla «Vita» di santa Bona scritta poco dopo la sua morte.


(Acta Sanctorum, Venetia 1739, t. VI, pp. 496 s)

Sorella nel mondo, ogni giorno diveniva più cara a Dio.

Dio creatore ed elargitore di ogni bene, volle che tutte le creature fossero buone
in quanto provenienti da lui; e che alcune di esse, in quanto dotate di maggiore bontà,
fossero migliori delle altre. Fra queste numerosissime, scelse una certa vergine, Bona
di nome e di fatto, e con la sua grazia la rese tale da attuare il detto davidico: «Dio
l’ha scelta e l’ha prediletta» fra molte al suo servizio.
Giunse presso S. Martino in Pisa il sacerdote Giovanni,che si fece canonico
Regolare presso S. Martino. Egli militava sotto la regoladi S Agostino; era gradito a
Dio e agli uomini e conduceva vita virtuosa. Essendo venuta lapiccola Bona dal
sacerdote Giovanni,questile chiese: «Cosa vuoi, figliola?». Quella prudentemente e
semplicemente rispose: «Voglio osservare i precetti di Dio e i vostri». Temendo di

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ordinare a tale vergine qualcosa senza la docuta riflessione, le rispose col medesimo
tono, dicendole: «Fa’ ciò che Dio ti comanda; e quando gli piacerà, ritorna».
Mentre Bona, ormai decenne, pregava, le venne detto di ritornare dal sacerdote
Giovanni, affinché venisse accolta come «devota e sorella» dal priore e dalla
comunità di S. Martino, che con molta carità accondiscesero, in seguito all’intervento
del suddetto sacerdote Giovanni. Infatti l’età non poteva essere di ostacolo alla
rivelazione e al dono celeste in modo tale da non potersi accettare per difetto di età
tra le «sorelle».
Divenuta sorella, ogni giorno diventava più cara a Dio, più austera con se
stessa e più generosa coon i poveri. Non viveva più in casa propria con la madre, ma
abitava in una casa presso la Chiesa di S.Martino, dove lavorava per produrre quello
che serviva alla sua vita austera e per soccorrere i poveri, e nello stesso tempo, intenta
ai servizi divini, si trovava più vicina al luogo della preghiera e a colui cui fu in modo
straordinario affidata.

RESPONSORIO 1 Cor 7, 34: Sal 72, 27

R. La roccia del mio cuore è Dio, è Dio la mia sorte per sempre; * fuori di lui, nulla
desidero sulla terra. (T.P. Alleluia).
V. Una vergine si preoccupa delle cose del Signore, per essere santa nel corpo e nello
spirito.
R. Fuori di lui, nulla desidero sulla terra. (T.P. Alleluia).

ORAZIONE

O Dio, che nell’amore verso te e verso il prossimo hai posto il fondamento di


tutta la legge, fa’ che ad imitazione di santa Bona, dedichiamo la nostra vita al
servizio del prossimo per giungere alla felicità eterna al termine del nostro terreno
pellegrinaggio. Per il nostro signore.

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GIUGNO

17 giugno

SAN RANIERI, LAICO


PATRONO PRINCIPALE DELLA CITTA’ E DELLA ARCIDIOCESI DI
PISA

Solennità nella Città di Pisa


Festa nella Diocesi di Pisa

Ranieri nacque l'anno 1118. I genitori, Gandulfo Scacceri e Mingarda Buzzaccherini che
appartenevano entrambi a famiglie benestanti, decisero di affiancare negli studi del loro unico figlio
don Enrico di San Martino in Kinzica. Ma Ranieri, particolarmente dotato per la musica (imparò a
suonare la lira) e per il canto, preferiva i divertimenti e gli svaghi agli studi e agli impegni. A nulla
valsero gli sforzi dei genitori di ricondurlo ad un comportamento più cristiano: il giovane pisano
trascorse la sua giovinezza trascurando gli insegnamenti dei genitori e quelli di don Enrico.
Fu all'età di 19 anni che Ranieri decise di cambiare radicalmente vita. L'incontro con un
eremita di nome Alberto, proveniente dalla Corsica e stabilitosi nel monastero pisano di S. Vito, lo
spinse ad abbracciare con convinzione la fede cristiana e porsi così al servizio di Dio. Ricevuto da
Dio l'invito a recarsi in terra Santa, Ranieri partì senza indugio.
All'età di 23 anni decise di vivere in assoluta povertà: si liberò di tutte le ricchezze e le donò
ai poveri e ai bisognosi. L'unica sua preoccupazione rimase quella di imitare meglio possibile il suo
maestro, Gesù Cristo. Indossata la veste del penitente consegnata a tutti i pellegrini che si recavano
al monte Calvario, la pilurica, trascorse un lungo periodo presso gli eremiti in Terra Santa, dove
compì numerosi miracoli.
Punì il suo corpo con lunghi digiuni, astenendosi normalmente dal cibo tutti i giorni della
settimana esclusi il giovedì e la domenica, cercando di vincere l'orgoglio personale dovuto alla fama
che già lo circondava presso i fedeli. La rinuncia a sé e il totale servizio a Dio gli consentirono di
superare le numerose tentazioni che il maligno non gli fece mai mancare nei 13 anni di soggiorno in
Terra Santa.
Tornato a Pisa nel 1154 già circondato dalla fama di santo, continuò ad operare miracoli
anche nella città natale: l'ammirazione dei suoi concittadini non poteva che accompagnarlo fino
all'ultimo giorno di vita. Ranieri morì dopo sette anni dal suo rientro dalla Terra Santa, venerdì 17
giugno 1161.
Agli occhi dei pisani, Ranieri fu santo già in vita. Una volta abbandonata la vita terrena, un
suo discepolo, il canonico Benincasa, si incaricò di scrivere nel 1162 una Vita del santo, testo che
conobbe una certa fortuna per la traduzione del carmelitano fra Giuseppe Maria Sanminiatelli del
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1755 e nuovamente edita sempre a Pisa nel 1842. Laico, come numerosi santi di quel secolo,
Ranieri fu ricordato dai pisani anche per l'abitudine del santo di donare a chi gli si rivolgeva pane e
acqua benedetti, ragione per la quale il canonico Benincasa chiamava il santo "Ranieri dall'Acqua"
(forse immaginandone il cognome, ma certamente attestando l'abitudine dei prodigi per mezzo
dell'acqua da lui benedetta).
Nel 1632 l'Arcivescovo di Pisa, il Clero locale, il Magistrato pisano, coll'annuenza della
sacra Congregazione dei Riti elessero Ranieri patrono principale della città e della diocesi. Il 1689
venne decisa la traslazione del suo corpo, che fu definitivamente collocato sull'altare maggiore.
Durante la notte della traslazione i pisani illuminarono le loro case per rendere omaggio alla figura
del loro santo più amato.
Primi Vespri

INNO
Prodeas, caelo rutilans et orbi
Festa lux, Pisis veneranda, salve.
Flagret urbs taedis: pia thura, flores
fundite cives.

Sponte quae miros, adeunte regna


Caelitum Divo, sonitus cierunt
aera laetanter, simili resultent
consona plausu.

Lacrimis dudum quaeribundus imis


Heu! sat ardentis faciles juventae
Proluit labes:periere largo
lumina fletu.

Planctus o felix! Gemitus perennis


gaudiis aevo reficit beatis:
inque dilectas cumulata vertit
praemia Pisas.

Sint tibi juges ubi vis honores,


Unitas simplex, Trias atque verax:
Quae reis culpes miserans remittis,
adde coronas. Amen

Oppure inno come ai secondi Vespri.

Antifone delle Lodi mattutine. Salmi e cantico dal Comune dei santi.

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LETTURA BREVE Sir 4, 1-2

Figlio, non rifiutare il sostentamento al povero, non essere insensibile allo


sguardo dei bisognosi. Non rattristare un affamato, non esasperare un uomo già in
difficoltà.

RESPONSORIO BREVE

R. Il Signore l’ha amato * e l’ha colmato di onore.


Il Signore l’ha amato e l’ha colmato di onore.
V. L’ha rivestito di gloria
e l’ha colmato di onore.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Il Signore l’ha amato e l’ha colmato di onore.

Ant. al Magn. Hai cambiato il mio pianto in letizia,


hai sciolto il mio lutto e mi hai colmato di gioia.
Alleluia.

INTERCESSIONI

Supplichiamo Dio Padre, sorgente di ogni santità, perché con l'esempio e l'aiuto dei
santi, ci conceda di vivere in conformità con il nostro battesimo. Diciamo
insieme:
Rendici santi, Signore, perché tu sei santo.

Padre santo, tu vuoi che ci chiamiamo e siamo realmente tuoi figli,


– fa' che la Chiesa ti glorifichi su tutta la terra con la luce della sua santità.

Padre santo, che ci inviti a camminare in maniera degna della nostra vocazione, per
piacere a te in ogni cosa,
– fa' che portiamo frutti abbondanti di opere buone.

Padre santo, che ci hai riconciliati in Cristo,


– custodisci quanti credono nel tuo nome, perché formino una cosa sola con te.

Padre santo, che ci vuoi commensali al banchetto del cielo,


– donaci di crescere nella carità alla mensa del tuo Corpo e della tua parola.

Padre santo, ammetti i nostri fratelli defunti alla contemplazione del tuo volto,
– rendi anche noi degni della tua gloria.

Padre nostro.

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ORAZIONE

O Dio, che in san Ranieri ci hai dato un fulgido esempio di penitenza e di


preghiera, per sua intercessione concedi a noi di corrispondere agli impegni del
nostro Battesimo per animare cristianamente il mondo. Per il nostro Signore.
____________________________________________________________________

INVITATORIO

Ant. Nella festa di san Ranieri


lodiamo il Signore nostro Dio.

Salmo invitatorio come nell’Ordinario


____________________________________________________________________

Ufficio delle letture

INNO
O dulces lacrimae, quas Raineiro
in culpas validus nunc dolor elicit,
grata nuc animus sollicitans face
alternis amor exprimit.

Vos ultro e tenero corde liquescere,


vos et deciduas per madidas genas
vidit sol oriens, vidit et occidens
crebris serpere rivulis.

Ceu splendor rediit, vitaque liliis


quae ros attigerit, sic Rainerius
per vos vividior surgit, et integra
fulget candidior nive.

Felix, qui tenebras sol melior fugat,


imber queis oculos flebilis obluit!
Felix, cui superum ridet amabilis,
pulsa nube, serenitas.

At nobis animum quot maculant notae!


Quae tergant scelerum sordibus oblitos.
Per te, perpetuo flumine, fervidas
fundant lumina lacrimas-

Ne nostris oculis deficiat latex,


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Caelestis superet fac amor ignibus
cordis duritiem, fac gravior, pio
luctu, comminuat dolor.

Grates oh! Referat laeta canentium.


Iesu, continuo vox tibi carmine:
Qui donas miseris pectore ab intimo
quae deflent mala tollere.Amen.

oppure:

Uniamoci, o fratelli,
con cuore puro e ardente
alla lode festosa
della Chiesa di Cristo.

In questo giorno santo


la carità divina
congiunge san Ranieri
al regno dei beati.

La fiamma dello Spirito


ha impresso nel suo cuore
il sigillo indelebile
dell'Amore di Dio.

Dolce amico dei poveri,


intercedi per noi;
sostieni i nostri passi
nella via dell'amore.

A te sia lode, o Cristo,


immagine del Padre,
che sveli nei tuoi santi
la forza dello Spirito. Amen.

1 ant. Ho lasciato lamia casa,


ho rinunciato alla mia eredità:
il Signore è parte dellamia eredità.

Salmi dal Comune di santi

2 ant. Questo santo ha dato gloria perenne alla sua stirpe:


la sua vita fu di esempio per gli uomini del suo tempo.
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3 ant. Ecco, fuggendo il mondo,
mi sono ritirato nella solitudine:
aspettavo Colui che mi ha salvato.

V. Ha dato i suoi beni ai poveri.


R. La sua giustizia rimane in eterno.

PRIMA LETTURA

Dal libro di Tobia 4, 5-11

L’Elemosina è un dono prezioso davanti all’Altissimo.

Ogni giorno, o figlio, ricordati del Signore; non peccare né trasgredire i suoi
comandi. Compi opere buone in tutti i giorni della tua vita e non metterti per la strada
dell'ingiustizia. Se agirai con rettitudine, riusciranno le tue azioni, come quelle di
chiunque pratichi la giustizia. Dei tuoi beni fa' elemosina. Non distogliere mai lo
sguardo dal povero, così non si leverà da te lo sguardo di Dio. La tua elemosina sia
proporzionata ai beni che possiedi: se hai molto, da' molto; se poco, non esitare a dare
secondo quel poco. Così ti preparerai un bel tesoro per il giorno del bisogno, poiché
l'elemosina libera dalla morte e salva dall'andare tra le tenebre. Per tutti quelli che la
compiono, l'elemosina è un dono prezioso davanti all'Altissimo.

RESPONSORIO Rom 12, 2; Ef 4, 23-24

R. Trasformatevi, rinnovando la vostra mente * per discernere la volontà di Dio, ciò


che è buono, a lui gradito e perfetto.
V. Rinnovatevi nello Spirito della vostra mente, rivestite l’uomo nuovo.
R. per discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto.

SECONDA LETTURA

Dalla Costituzione dogmatica «Lumen Gentium» del Concilio Ecumenico Vaticano II


sulla Chiesa.
(Nn. 39-40)

La santità nella Chiesa.


Vocazione universale alla santità.

La Chiesa, il cui mistero è esposto dal sacro Concilio, è per fede creduta
indefettibilmente santa. Infatti Cristo, Figlio di Dio, il quale col Padre e lo Spirito è
proclamato «il solo Santo», amò la Chiesa come sua sposa e diede se stesso per essa,
al fine di santificarla, e la congiunse a sé come suo corpo, e l'ha riempita col dono
38
dello Spirito Santo, per la gloria di Dio. Perché tutti nella Chiesa, sia che
appartengano alla gerarchia, sia che da essa siano retti, sono chiamati alla santità,
secondo il detto dell'Apostolo: «Certo la volontà di Dio è questa, che vi
santifichiate». Orbene, questa santità della Chiesa costantemente si manifesta e si
deve manifestare nei frutti della grazia che lo Spirito produce nei fedeli; si esprime in
varie forme presso i singoli, i quali nel loro grado di vita tendono alla perfezione
della carità ed edificano gli altri; in un modo tutto suo proprio si manifesta nella
pratica dei consigli evangelici. La quale pratica dei consigli, abbracciata da molti
cristiani per impulso dello Spirito Santo, sia privatamente, che in una istituzione o
stato sanciti nella Chiesa, porta e deve portare nel mondo una splendida
testimonianza e un magnifico esempio di questa santità.
Il Signore Gesù, maestro e modello divino di ogni perfezione, a tutti e ai
singoli suoi discepoli di qualsiasi condizione ha predicato la santità della vita, di cui
egli stesso è autore e perfezionatore: «Siate dunque perfetti come è perfetto il vostro
Padre celeste». Mandò infatti a tutti lo Spirito Santo, che li muova internamente ad
amare Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima, con tutta la mente, con tutte le forze, e
ad amarsi a vicenda come Cristo ha amato loro. I seguaci di Cristo, chiamati da Dio e
giustificati in Gesù Cristo non secondo le loro opere, ma secondo il disegno e la
grazia di lui, nel battesimo della fede sono stati fatti veramente figli di Dio e
compartecipi della natura divina, e perciò realmente santi. Essi quindi devono, con
l'aiuto di Dio, mantenere e perfezionare, vivendola, la santità che hanno ricevuto. Li
ammonisce l'Apostolo che vivano «come si conviene a santi», e si rivestano «siccome
si conviene a eletti di Dio, santi e diletti, di sentimenti di misericordia, di bontà, di
umiltà, di dolcezza e di pazienza», ed abbiano i frutti dello Spirito per la
santificazione. E poiché tutti commettiamo molti falli, abbiamo continuamente
bisogno della misericordia di Dio e dobbiamo ogni giorno pregare: «E rimetti a noi i
nostri debiti».
È chiaro dunque a tutti, che tutti i fedeli di qualsiasi stato o grado sono
chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità: da questa
santità è promosso, anche nella società terrena un tenore di vita più umano. Per
raggiungere questa perfezione, i fedeli usino le forze ricevute secondo la misura con
cui Cristo volle donarle, affinché, seguendo l'esempio di lui e fattisi conformi alla sua
immagine, in tutto obbedienti alla volontà del Padre, con piena generosità si
consacrino alla gloria di Dio e al servizio del prossimo. Così la santità del popolo di
Dio crescerà in frutti abbondanti, come è splendidamente dimostrato nella storia della
Chiesa dalla vita di tanti santi.

RESPONSORIO

R. Tu fosti la sua guida, Signore, nella tua misericordia * e lo conducesti con la tua
potenza alla tua santa dimora.
V. Lo hai condotto al monte della tua santificazione e lo hai rallegrato nella tua casa
di preghiera.
R. E lo conducesti con la tua potenza alla tua santa dimora.
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INNO Te Deum

Orazione come alle Lodi mattutine

Lodi mattutine

INNO
Laeto christiadae carmine supplices
Hac rerum Dominum concelebrent die,
almis caelicolum, qui Rainerio
clarum sedibus intulit.

Illic corporeis libera nexibus


mens, quae pomeruit, gaudia percipit,
aeternoque Dei lumine plenior
alto fulget in aetere.

Ast hic promeriti civis et inclyti


dulcem exuvias principepatria
templo composuit, pronaque fervida
aram sollicitat prece.

Haec portus miseris sive frementibus


Arnus vorticibus per sergetes ruit
seu flagrans radio Sirius igneo
herbas, arvaque concremat.

Seu nimbi horrisono murmure vineas


et fruges teneras grandine verberant,
seu turres feriunt fulmina, seu lues
artus tabida conflicit,

Huc oh! Suppliciter tendite dexteras


ad sacros cineres; languida pectora,
spesque ultro resides ara fidelium
caro pignore suscitat.

Felix, prospiciens qui sibi postulat


quae orisint animo! Dat Rainerius
aures, dat superis aequus ab arcibus
pronas digna precantibus.

Caelum perpetuis, terraque laudibus


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Te, Trina o Deitas, Unaque concinant
indignis famuli scrimina flentibus
quae clemens veniam paras. Amen.

Oppure:

O Cristo, Verbo del Padre,


re glorioso fra i santi,
luce e salvezza del mondo,
in te crediamo.

Cibo e bevanda di vita,


balsamo, veste, dimora,
forza, rifugio, conforto,
in te speriamo.

Illumina col tuo Spirito


l'oscura notte del male,
orienta il nostro cammino
incontro al Padre. Amen.

1 ant. Ti ho mostrato la mia vita, Signore,


e tu hai ascoltato le mie suppliche.

Salmi e cantico della dom. I sett.

2 ant. La mia vita esulterà nel Signore


perché mi ha ricolmato di letizia.

3 ant. Rallegrati anima mia,


perché il Signore
ti ha fatta oggetto della sua bontà

LETTURA BREVE Sir 4, 1-2

Figlio, non rifiutare il sostentamento al povero, non essere insensibile allo


sguardo dei bisognosi. Non rattristare un affamato, non esasperare un uomo già in
difficoltà.

RESPONSORIO BREVE

R. Il cuore dei santi * nella legge di Dio.


Il cuore dei santi nella legge di Dio.
V. Diritto e sicuro è il loro cammino
41
Nella legge di Dio.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Il cuore dei santi nella legge di Dio.

Ant. al Ben. O San Ranieri, nostro protettore,


dal cielo prega per noi il Signore,
perché liberati dalle insidie del nemico,
lo serviamo in santità e giustizia per tutti i nostri giorni.

INVOCAZIONI

Uniti nella liturgia di lode, invochiamo il Cristo Signore, perché ci aiuti a servirlo in
santità e giustizia tutti i giorni della nostra vita:
Santifica il tuo popolo, Signore.

Sei stato provato in ogni cosa per divenire simile a noi in tutto fuorché nel peccato,
– Signore Gesù abbi pietà del tuo popolo.

Chiami tutti alla carità perfetta.


– Signore Gesù, santifica il tuo popolo.

Hai voluto che i tuoi discepoli siano sale della terra e luce del mondo,
– Signore Gesù, illumina il tuo popolo.

Sei venuto per servire e non per essere servito,


– Signore Gesù, insegnaci a servirti nei nostri fratelli.

Tu, sei l'irradiazione della gloria del Padre e l'impronta della sua sostanza,
– Signore Gesù, fa' che al termine della vita contempliamo il tuo volto insieme ai tuoi
santi.

Padre nostro.

ORAZIONE

O Dio, che in san Ranieri ci hai dato un fulgido esempio di penitenza e di


preghiera, per sua intercessione concedi a noi di corrispondere agli impegni del
nostro Battesimo per animare cristianamente il mondo. Per il nostro Signore.

Ora media

Nella Città di Pisa: salmodia complementare.


Nel resto della Diocesi di Pisa: salmi del giorno dal salterio.
42
Terza

Ant. Ti ho mostrato la mia vita, Signore,


e tu hai ascoltato lemie suppliche.

LETTURA BREVE 1 Gv 3, 18-20

Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma coi fatti e nella verità. Da
questo conosceremo che siamo nati dalla verità e davanti a lui rassicureremo il nostro
cuore, qualunque cosa esso ci rimproveri. Dio è più grande del nostro cuore e
conosce ogni cosa.

V. Per le preghiere e per i meriti di san Ranieri.


R. Guarda propizio il tuo popolo, Signore.

Sesta

Ant. La mia vita esulterà nel Signore


perché mi ha ricolmto di letizia.

LETTURA BREVE 1 Gv 4, 7-8

Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l'amore è da Dio: chiunque ama è
generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è
amore.

V. Per le preghiere e per i meriti di san Ranieri.


R. Guarda propizio il tuo popolo, Signore.

Nona

Ant. Rallegrati, anima mia,


perché il Signore ti ha fatto oggetto della sua bontà.

LETTURA BREVE 1 Gv 4, 11-12

Carissimi, se Dio ci ha amato, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri.
Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l’amore
di lui è perfetto in noi.

V. Per le preghiere e per i meriti di san Ranieri.


R. Guarda propizio il tuo popolo, Signore.

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Orazione come alle Lodi mattutine

Secondi Vespri

INNO
Gesù, premio e corona
dei tuoi servi fedeli,
glorifica il tuo nome.

Concedi alla tua Chiesa,


che venera san Ranieri,
la vittoria sul male.

Seguendo le tue orme


sulla via della croce,
egli piacque a Dio Padre.

Sapiente e vigilante,
testimoniò il Vangelo
in parole e in opere.

Dalla città dei santi,


dove regna glorioso,
ci guidi e ci protegga.

A te Cristo sia lode,


al Padre e allo Spirito
nei secoli dei secoli. Amen.

Oppure inno Prodeas, caelo, come ai Primi Vespri.

Antifone e lettura breve come alle Lodi mattutine. Salmi dal Comune dei santi.

RESPONSORIO BREVE

R. Il Signore è giusto, * ama la giustizia.


Il Signore è giusto, ama la giustizia.
V. Guarda i buoni con more,
ama lagiustizia.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Il Signore è giusto, ama la giustizia.

Ant. al Magn. Proteggerò questa città, dice il Signore,


e la salverò per amore di me stesso e del mio servo.
44
INTERCESSIONI

Supplichiamo Dio Padre, sorgente di ogni santità, perché con l'esempio e l'aiuto dei
santi, ci conceda di vivere in conformità con il nostro battesimo. Diciamo
insieme:
Rendici santi, Signore, perché tu sei santo.

Padre santo, tu vuoi che ci chiamiamo e siamo realmente tuoi figli,


– fa' che la Chiesa ti glorifichi su tutta la terra con la luce della sua santità.

Padre santo, che ci inviti a camminare in maniera degna della nostra vocazione, per
piacere a te in ogni cosa,
– fa' che portiamo frutti abbondanti di opere buone.

Padre santo, che ci hai riconciliati in Cristo,


– custodisci quanti credono nel tuo nome, perché formino una cosa sola con te.

Padre santo, che ci vuoi commensali al banchetto del cielo,


– donaci di crescere nella carità alla mensa del pane vivo disceso dal cielo.

Padre santo, ammetti i nostri fratelli defunti alla contemplazione del tuo volto,
– rendi anche noi degni della tua gloria.

Padre nostro.

ORAZIONE

O Dio, che in san Ranieri ci hai dato un fulgido esempio di penitenza e di


preghiera, per sua intercessione concedi a noi di corrispondere agli impegni del
nostro Battesimo per animare cristianamente il mondo. Per il nostro Signore.

45
18 giugno

BEATO PIETRO GAMBACORTI, RELIGIOSO

Nella Diocesi di Pisa: memoria facoltativa

Pietro Gambacorti nacque a Pisa nel 1355. Quando era ancora bambino la famiglia fu
esiliata dalla città e si stabilì a Firenze.
Tornato dall’esilio fiorentino a Pisa nel 1369, Pietro lasciò di nascosto la casa paterna per
dedicarsi alla vita ascetica. In un primo tempo soggiornò presso i monasteri di Vallombrosa,
Camaldoli e La Verna; poi, quando aveva circa 25 anni, iniziò a vivere da eremita in un luogo
solitario sui monti vicino a Montebello (Urbino), dove accolse alcuni discepoli, dei quali il primo fu
un sacerdote pisano, Pietro Tuccini, segno evidente che l’opera di Pietro, ancorché svoltasi nelle
Marche, ebbe una certa risonanza a Pisa. Da questo primo nucleo di eremiti ebbe origine la
Congregazione di S. Girolamo (Girolamini), cui si sottoposero altri eremi e cenobi che erano stati
da poco fondati, in particolare quelli dei beati Beltrame da Ferrara, di Angelo da Corsica e di Nicola
da Forca Palena.
Riconosciuta dalla Santa Sede, la Congregazione si espanse rapidamente sotto la guida di
Pietro, che nonostante l’intensa attività non abbandonò mai il suo eremo, facendovi spesso ritorno.
Morì a Venezia il 17 giugno 1435, durante uno dei frequenti viaggi, e fu sepolto nel
monastero di S. Girolamo. In seguito si sono perse le tracce della sua tomba, che non è stata più
ritrovata nonostante accurate ricerche. La Congregazione del beato Pietro da Pisa è sopravvissuta
fino al 1933. Fonti principali sono una Vita scritta poco tempo dopo la morte (dalla quale sono state
tratte altre Vitae più recenti), pervenutaci però sotto forma di breve compendio, e gli Atti del
Processo, in seguito al quale, nel 1693, Pietro fu beatificato da papa Innocenzo XII. La festa, che
ricorre il 17 giugno, è celebrata a Pisa (dove è spostata al giorno dopo per la concomitanza della
celebrazione del patrono), Urbino, Venezia e Napoli.

Dal Comune dei santi: religiosi con salmodia del giorno dal salterio.

ORAZIONE

O Dio, che hai reso glorioso il beato Pietro Gambacorti per il suo amore alla
penitenza e alla preghiera, concedi a noi di seguire i suoi esempi e di essere aiutati
dalla sua protezione. Per il nostro Signore.

46
LUGLIO

8 luglio

BEATO EUGENIO III, PAPA

Nella Diocesi di Pisa: Memoria facoltativa

Pietro, della nobile famiglia dei Pignatelli, nacque a Montemagno (fra Lucca e Pisa). Nel
1115, dopo l’incontro con san Bernardo, entrò nel monastero camaldolese di San Zenone col nome
di Bernardo e nel 1128 fu eletto Priore. Dal 1135 al 1137 fu “Vice Domino” della città di Pisa.
Mosso dalle parole del nostro santo padre Bernardo nel 1138 entrò a Chiaravalle. Nel 1141
Bernardo lo mandò a Roma come abate delle Tre Fontane. Il 15 febbraio 1145, eletto papa con il
nome di Eugenio III, governò la Chiesa in tempi difficilissimi.
S. Bernardo così scriveva ai cardinali dopo l'elezione Eugenio III, monaco del suo Ordine:
"La sua tenera verecondia è avvezza più al ritiro alla quiete che alla trattazione delle cose esteriori
ed è da temere che non sappia compiere gli uffici del suo apostolato con la necessaria autorità". Il
timore che il mite pontefice non fosse all'altezza della situazione era condivisa da molti. Ma il
Signore - scrive il card. Bosone, suo contemporaneo e biografo - gli concesse tale scienza e
facondia, tale liberalità e forza nell'amministrazione della giustizia che superò in attività e fama
molti suoi antecessori.
Eugenio III resse la Chiesa otto anni e cinque mesi (1145 1153) in un periodo assai difficile.
Dopo l'elezione dovette fuggire nottetempo da Roma per farsi incoronare, il 18 febbraio nel
monastero di Farfa, sottraendosi così alle intimidazioni del popolo che, sobillato da agitatori come
Arnaldo da Brescia, reclamava per Roma le libere istituzioni comunali con elezione diretta dei
senatori. Invitato da S. Bernardo, si prese a cuore la riforma della Chiesa e della curia romana; si
adoperò per la difesa della cristianità contro la minaccia dei Turchi, promuovendo la seconda
crociata; presiedette a quattro concili (Parigi, Treviri, Reims e Cremona), promosse gli studi
ecclesiastici, difese l'ortodossia, ed egli stesso seppe conciliare l'austerità della vita monastica con le
esigenze della dignità papale.
Alla sua morte, avvenuta a Tivoli l'8 luglio 1153, il card. Ugo, vescovo di Ostia, così
scriveva: "Immacolato emigrò dalla carne sua a Cristo".

Dal Comune dei pastori con salmodia del giorno dal salterio

47
Ufficio delle letture

SECONDA LETTURA

Dal comune dei pastori, oppure la seguente lettura tratta dal supplemento cistercense
alla liturgia delle ore.

Dalla lettera al Capitolo Generale cistercense del beato Eugenio III, papa.

Figli dilettissimi, rivolgete il vostro cuore ai nostri primi Padri: essi fondarono
il nostro sacro Ordine.
Hanno abbandonato il mondo e ogni sua attrazione, lasciando che i morti
seppellissero i loro morti e lasciando che altri si occupassero delle molte cose da fare,
per loro, che scelsero la solitudine, era sufficiente rimanere seduti con Maria ai piedi
di Gesù. Così potevano nutrirsi della manna celeste, con tanta più abbondanza,
quanto più si allontanavano dall’Egitto.
Essi infatti, davvero uscirono dalla loro terra e dael loro paese; dimenticarono
il loro popolo e la casa del loro padre. Fu così che il Re si invaghì della loro bellezza
e li fece crescere in gran numero estendendo i loro rami sino ai confini della terra.
La luce splendida della loro carità si riversò su tutto il corpo della Chiesa. La
donna di Sarepta alla loro voce riempì innumerevoli vasi con quel poco olio che
aveva nel suo orcio. Certamente, essi ricevettero le primizie dello Spirito e il profumo
della loro soavità, come olio profumato, si espande sino a noi.
Perciò pensate e agite con molta attenzione se non volete degenerare dalle loro
virtù. Voi che siete i rami di quell’albero non pensate nemmeno di staccarvi dalla
radice; e come avete ricevuto da loro i semi della vita, così con essi producete i
germogli e i frutti. Guardate in quanti chiedono il vostro olio e si raccomandano alle
vostre preghiere perché vedono che le loro lampade stanno per spegnersi.
I figli di questo mondo fanno di tutto per accalappiarvi e si danno da fare per
attrarvi al loro modo di vivere e pretendono che anche voi, qualche volta, attendiate
alle occupazioni e agli affari, tutto questo per distogliervi dalla contemplazione e dal
silenzio del deserto.
Non lasciatevi vincere! Tenete davanti agli occhi della mente le istituzioni dei
vostri Padri e secondo l’esempio del profeta, preferite piuttosto di essere poveri, ma
di abitare nella casa del Signore, che abitare negli atri dei peccatori.
Voi sapete bene, di non avere nulla che non lo abbiate ricevuto, perciò pensate
al Signore con bontà e a voi con umiltà, cosicché si veda che state seguendo le orme
di colui che disse: “Quando avrete compiuto bene ogni cosa dite: “Siamo servi
inutili””.
E se per caso avete avuto il dono delle lingue, la grazia delle guarigioni, la
scienza della profezia; se le vostre parole sono dolci, anzi, più fragranti di ottimi
profumi; se il mondo vi onora e si compiace di correre dietro al profumo dei vostri
unguenti, ciò è opera di colui che disse: “Il Padre mio opera sempre”.

48
RESPONSORIO

R. Questo è l’amministratore fedele e saggio che il Signore ha posto a capo della sua
casa. * Per distribuire a tempo debito la razione di cibo ai suoi fratelli.
V. Vegliava con sollecitudine alla salvezza e all’aumento del gregge che gli era stato
affidato.
R. Per distribuire a tempo debito la razione di cibo ai suoi fratelli.

ORAZIONE

O Dio onnipotente, accogli la nostra preghiera e concedi, per l’intercessione del


papa Eugenio III, di poterti servire con tutto il cuore: nessuna avversità prevarrà su di
noi se confideremo sempre in te. Per il nostro Signore,

Oppure la seguente orazione, tratta dal proprio cistercense.

Dio onnipotente ed eterno, che hai posto il beato Eugenio a capo del tuo popolo,
perché lo servisse con l’esempio e con la parola, proteggi, per sua intercessione, i
pastori con il gregge loro affidato, e guidali per la via della salvezza eterna. Per il
nostro Signore.

Lodi mattutine

Antifona al Benedictus dal Comune dei pastori, oppure la seguente antifona, tratta dal
supplemento cistercense alla liturgia delle Ore.

Ant. al Ben. Tu sei Pietro


e su questa pietra edificherò la mia Chiesa.

ORAZIONE

O Dio onnipotente, accogli la nostra preghiera e concedi, per l’intercessione del


papa Eugenio III, di poterti servire con tutto il cuore: nessuna avversità prevarrà su di
noi se confideremo sempre in te. Per il nostro Signore,

Oppure la seguente orazione, tratta dal proprio cistercense.

Dio onnipotente ed eterno, che hai posto il beato Eugenio a capo del tuo popolo,
perché lo servisse con l’esempio e con la parola, proteggi, per sua intercessione, i
pastori con il gregge loro affidato, e guidali per la via della salvezza eterna. Per il
nostro Signore.

49
Vespri

Antifona al Magnificat dal Comune dei pastori, oppure, la seguente antifona, tratta
dal supplemento cistercense alla liturgia delle Ore.

Ant. al Magn. Quando fu Sommo Pontefice


non si lasciò intimorire dai potenti della terra,
ma camminò deciso verso il regno dei cieli.

50
AGOSTO

7 agosto

SAN SISTO II, PAPA E COMPAGNI, MARTIRI

Nel Calendario Romano: Memoria facoltativa


Nella Città di Pisa: Memoria

(Papa dal 30/08/257 al 06/08/258). Secondo il Liber Pontificalis fu eletto papa nel 257 alla
morte di Stefano I. San Cipriano che lo definisce "sacerdote buono e pacifico", racconta in una
lettera al vescovo africano Successo la persecuzione del 258 in seguito al secondo Editto di
Valeriano.
Eletto in tempo di persecuzione e ucciso per la fede sotto l’imperatore Valeriano, dopo
appena undici mesi di pontificato: non poteva certo fare molte cose questo secondo pontefice di
nome Sisto, già arcidiacono di Roma e probabilmente originario di Atene. Eppure, prima del
martirio, un’impresa gli è riuscita: una di quelle che portano alla beatitudine proclamata nel
Discorso della Montagna. Sisto II è stato un costruttore di pace. Pace tra i cristiani: difficilissima
impresa già al suo tempo.
Tra le varie Chiese c’erano divergenze legate ai frequenti conflitti dottrinali, e vertevano su
un punto non da poco: se un cristiano eretico vuole rientrare nella Chiesa da cui era staccato, si
dovrà battezzarlo di nuovo o è sufficiente il battesimo che ha ricevuto la prima volta? La Chiesa di
Roma e alcune altre in Asia e in Africa riaccoglievano ogni convertito senza ribattezzarlo,
semplicemente imponendogli le mani sul capo e ungendogli la fronte col crisma. Invece altre
Chiese africane – la maggior parte – dell’Asia Minore e della Siria ritenevano indispensabile un
nuovo battesimo.
Ma ecco che da Roma giunge loro un severo rimprovero: il papa Vittore (predecessore di
Sisto) impone a tutti di seguire l’uso romano, pena la scomunica. E questo rigore provoca
l’inevitabile e gravissimo malcontento, che ricade addosso a Sisto II appena eletto; come se già non
bastasse la persecuzione. Ma lui affronta la crisi nel modo giusto, lasciando cadere le minacce di
scomunica. Qui non sono in gioco la fede comune e l’unione col successore di Pietro: perciò ogni
Chiesa o gruppo di Chiese risolva la questione in base a sue specifiche situazioni e vicende. Pace fra
i cristiani, dunque, per opera di Sisto (e del vescovo Dionigi di Alessandria d’Egitto, efficace
consigliere di moderazione). Ma intanto c’è la persecuzione, in due fasi. Nell’agosto 257 un primo
decreto di Valeriano proibisce il culto cristiano pubblico (non quello privato) e ordina ai membri del
clero di venerare con sacrifici pubblici gli dèi dell’impero, pena il domicilio coatto e i lavori forzati.
L’impero, aggredito lungo il Danubio, sul Mar Nero e in Mesopotamia, ha bisogno all’interno di
51
una rigida disciplina anche religiosa, e deve procurarsi mezzi attraverso le confische. Così, nel 258
un secondo editto stabilisce la pena di morte per il clero che non venera gli dèi, e la destituzione con
sequestro dei beni per i funzionari imperiali cristiani.
E’ in base a questo secondo decreto che papa Sisto II viene arrestato, mentre predica presso
il cimitero di san Callisto. I soldati hanno ordini precisi. Non si occupano dei fedeli: vanno dritti
verso Sisto, che li attende fiancheggiato da due diaconi per parte. Così, sempre con loro, cammina
fra i soldati fino al luogo fissato per il supplizio. E con essi viene subito decapitato. I compagni
sono sei dei sette diaconi di Roma (Felicissimo. Agapito, Gennaro, Magno, Vincenzo e Stefano). Il
settimo, il protodiacono Lorenzo, fu ucciso tre giorni dopo sulla via Tiburtina. Sisto II è sepolto nel
cimitero di S. Callisto presso la cripta Santa Cecilia.

Dal Comune di più martiri con salmodia del giorno dal Salterio.

Ufficio delle letture

SECONDA LETTURA

Dalle «Lettere» di san Cipriano, vescovo e martire

(Lett. 80; CSEL 3, 839-840)

Per i soldati di Cristo


Non c’è morte, ma la corona della gloria

Mio caro fratello, non ho potuto inviarti subito un mio scritto perché nessuno
dei chierici di questa chiesa poteva muoversi, trovandosi tutti sotto la bufera della
persecuzione, che però, grazie a Dio, li ha trovati interiormente dispostissimi a
passare subito al cielo.
Ti comunico ora le notizie in mio possesso.
Sono ritornati i messi che io avevo spedito a Roma perché appurassero e
riferissero la decisione presa dalle autorità a mio iguardo, di qualsiasi genere essa
potesse essere, e metter fine, così, a tutte le illazioni e ipotesi incontrollate che
circolavano. Ed ecco ora qual é la verità debitamente accertata.
L'imperatore Valeriano ha spedito al senato il suo rescritto col quale ha deciso
che vescovi, sacerdoti e diaconi siano subito messi a morte. I senatori, i notabili e
quelli che hanno il titolo di cavalieri romani siano privati di ogni dignità ed anche dei
beni. Se poi, anche in seguito alla confisca, dovessero irrigidirsi nella professione
cristiana, devono essere condannati alla pena capitale. Le matrone cristiane subiscano
la confisca di tutti i beni e poi siano mandate in esilio. A tutti i funzionari imperiali,
che hanno già confessato la fede cristiana o dovessero confessarla al presente, siano
parimenti confiscati tutti i beni. Siano poi arrestati e immatricolati fra gli addetti ai
possedimenti imperiali.
Al rescritto Valeriano aggiunse anche copia di una sua lettera inviata ai
governatori delle province e che riguarda la mia persona. Di questa lettera sono in
attesa di giorno, anzi l'affretto con la speranza, saldo e forte nella fede. La mia
52
decisione di fronte al martirio é netta. Lo attendo, pieno di fiducia, come sono, di
ricevere la corona della vita eterna dalla bontà e generosità di Dio.
Vi comunico che Sisto ha subito il martirio con quattro diaconi il 6 agosto,
mentre si trovava nella zona del cimitero.
Le autorità di Roma hanno come norma che quanti vengono denunciati quali
cristiani debbano essere giustiziati e subire la confisca dei beni a beneficio dell'erario
imperiale.
Chiedo che quanto ho riferito sia portato a conoscenza anche degli altri nostri
colleghi nell'episcopato, perché dalle loro esortazioni la nostra comunità possa venir
incoraggiata e predisposta sempre meglio al combattimento spirituale. Ciò sarà di
stimolo a considerare più il bene dell'immortalità che la morte, e a consacrarsi al
Signore con fede ardente e fortezza eroica, a godere più che temere al pensiero di
dover confessare la propria fede. I soldati di Dio e di Cristo sanno benissimo che la
loro immolazione non é tanto una morte, quanto una corona di gloria.
A te, fratello carissimo, il mio saluto nel Signore.

RESPONSORIO Cfr. 2 Cor 4, 11; Sal 43, 23

R. A causa di Gesù veniamo esposti alla morte, * perché anche la sua vita sia
manifestata nella nostra carne mortale.
V. Per il Signore ogni giorno siamo messi a morte, stimati come pecore da macello,
R. perché anche la sua vita sia manifestata nella nostra carne mortale.

ORAZIONE

O Dio, che hai dato al papa san Sisto II e ai suoi compagni la forza di rischiare
la propria vita per l’annuncio del Vangelo, concedi anche a noi di essere
interiormente rinnovati dalla potenza del tuo Spirito, per diventare docili discepoli e
forti testimoni della fede. Per il nostro Signore.

53
15 agosto

ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA


TITOLARE DELLA CATTEDRALE DI PISA

Solennità

La fondazione del Duomo di Pisa è collegata ad una delle imprese più gloriose della
repubblica pisana: la conquista di Palermo, nel 1053. Come indica un’iscrizione, parte del bottino
servì appunto all'edificazione del Santuario. Il grandioso edificio fu costruito sui resti di una basilica
del IV, dedicata a Santa Reparata in Palude, a sua volta eretta sopra le antiche terme di Adriano. Col
passare del tempo, fu inevitabile qualche cedimento del terreno sotto il Duomo ed il Campanile.
I lavori di costruzione iniziarono ne1 1063 e proseguirono speditamente, sotto la guida del
progettista Buscheto. Dopo la morte di quest’ultimo, i lavori furono condotti dal suo allievo
Rainaldus e terminarono nel 1100, meno di quarant’anni dopo la posa della prima pietra. Il Duomo
fu consacrato nel 1118, da papa Gelasio II, e dedicato a Santa Maria Assunta.
Il primo scritto attendibile che narra dell’Assunzione di Maria Vergine in Cielo, come la
Tradizione fino ad allora aveva tramandato oralmente, reca la firma del Vescovo san Gregorio di
Tours (538 ca.- 594), storico e agiografo gallo-romano: «Infine, quando la beata Vergine, avendo
completato il corso della sua esistenza terrena, stava per essere chiamata da questo mondo, tutti gli
apostoli, provenienti dalle loro differenti regioni, si riunirono nella sua casa. Quando sentirono che
essa stava per lasciare il mondo, vegliarono insieme con lei. Ma ecco che il Signore Gesù venne con
i suoi angeli e, presa la sua anima, la consegnò all’arcangelo Michele e si allontanò. All’alba gli
apostoli sollevarono il suo corpo su un giaciglio, lo deposero su un sepolcro e lo custodirono, in
attesa della venuta del Signore. Ed ecco che per la seconda volta il Signore si presentò a loro, ordinò
che il sacro corpo fosse preso e portato in Paradiso».
Il Dottore della Chiesa san Giovanni Damasceno (676 ca. – 749) scriverà: «Era conveniente
che colei che nel parto aveva conservato integra la sua verginità conservasse integro da corruzione
il suo corpo dopo la morte. Era conveniente che colei che aveva portato nel seno il Creatore fatto
bambino abitasse nella dimora divina. Era conveniente che la Sposa di Dio entrasse nella casa
celeste. Era conveniente che colei che aveva visto il proprio figlio sulla Croce, ricevendo nel corpo
il dolore che le era stato risparmiato nel parto, lo contemplasse seduto alla destra del Padre. Era
conveniente che la Madre di Dio possedesse ciò che le era dovuto a motivo di suo figlio e che fosse
onorata da tutte le creature quale Madre e schiava di Dio».
La Madre di Dio, che era stata risparmiata dalla corruzione del peccato originale, fu
risparmiata dalla corruzione del suo corpo immacolato, Colei che aveva ospitato il Verbo doveva
entrare nel Regno dei Cieli con il suo corpo glorioso.
San Germano di Costantinopoli (635 ca. – 733), considerato il vertice della mariologia
patristica, è in favore dell’Assunzione e per tre principali ragioni: pone sulla bocca di Gesù queste
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parole: «Vieni di buon grado presso colui che è stato da te generato. Con dovere di figlio io voglio
rallegrarti; voglio ripagare la dimora nel seno materno, il soldo dell’allattamento, il compenso
dell’educazione; voglio dare la certezza al tuo cuore. O Madre, tu che mi hai avuto come figlio
unigenito, scegli piuttosto di abitare con me». Altra ragione è data dalla totale purezza e integrità di
Maria. Terzo: il ruolo di intercessione e di mediazione che la Vergine è chiamata a svolgere davanti
al Figlio in favore degli uomini.
Leggiamo ancora nel suo scritto dell’Omelia I sulla Dormizione, che attinge a sua volta da
San Giovanni Arcivescovo di Tessalonica ( tra il 610 e il 649 ca.) e da un testo di quest’ultimo, che
descrive dettagliatamente le origini della festa dell’Assunzione, dato certo nella Chiesa Orientale
dei primi secoli: «Essendo umano (il tuo corpo) si è trasformato per adattarsi alla suprema vita
dell’immortalità; tuttavia è rimasto integro e gloriosissimo, dotato di perfetta vitalità e non soggetto
al sonno (della morte), proprio perché non era possibile che fosse posseduto da un sepolcro,
compagno della morte, quel vaso che conteneva Dio e quel tempio vivente della divinità santissima
dell’Unigenito».
Poi prosegue: «Tu, secondo ciò che è stato scritto, sei bella e il tuo corpo verginale è tutto
santo, tutto casto, tutto abitazione di Dio: perciò è anche estraneo al dissolvimento in polvere.
Infatti, come un figlio cerca e desidera la propria madre, e la madre ama vivere con il figlio, così fu
giusto che anche tu, che possedevi un cuore colmo di amore materno verso il Figlio tuo e Dio,
ritornassi a lui; e fu anche del tutto conveniente che a sua volta Dio, il quale nei tuoi riguardi aveva
quel sentimento d’amore che si prova per una madre, ti rendesse partecipe della sua comunanza di
vita con sé stesso».
Restano incorrotti molti corpi di Santi (manifestazioni scientificamente inspiegabili) e come
sarebbe stata possibile la dissoluzione in polvere della Corredentrice che ha contribuito, rendendo
possibile l’Incarnazione, a liberare l’uomo dalla rovina della morte?
Il dogma cattolico è stato proclamato da Pio XII il 1º novembre 1950, Anno Santo, con la
Costituzione apostolica Munificentissimus Deus: «Perciò, se alcuno, che Dio non voglia, osasse
negare o porre in dubbio volontariamente ciò che da Noi è stato definito, sappia che è venuto meno
alla fede divina e cattolica».

Primi Vespri

INNO
Ave, speranza nostra,
ave, benigna e pia,
ave, piena di grazia,
o Vergine Maria.

Ave, fulgida rosa,


roveto sempre ardente,
ave, pianta fiorita
dalla stirpe di Iesse.

In te vinta è la morte,
la schiavitù è redenta,
ridonata la pace,
aperto il paradiso.

O Trinità santissima,
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a te l'inno di grazie,
per Maria nostra Madre,
nei secoli dei secoli. Amen.

Oppure:

O Vergine, o Signora, o Tuttasanta,


che bei nomi ti serba ogni loquela!
Più d'un popolo superbo esser si vanta
in tua gentil tutela.

Te, quando sorge, e quando cade il dìe,


e quando il sole a mezzo córso il parte,
saluta il bronzo che le turbe pie
invita ad onorarte.

Tu pur, beata, un dì provasti il pianto,


né il dì verrà che d'oblianza il copra:
anco ogni giorno se ne parla; e tanto
secol vi córse sopra.

Anco ogni giorno se ne parla e plora


in mille parti; d'ogni tuo contento
teco la terra si rallegra ancora
come di fresco evento.

Salve, o degnata del secondo nome,


o Rosa, o Stella ai periglianti scampo
inclita come il sol, terribil come
oste schierata in campo.

Oppure un altro inno o canto adatto approvato dall’autorità ecclesiastica.

1 ant. Cristo, asceso in cielo,


alla madre tutta pura apre il suo regno,
alleluia

Salmi e cantico dal Comune della B. V. M.

2 ant. Una donna ha chiuso la porta del cielo,


una donna l'apre per noi:
Maria, madre del Signore, alleluia

3 ant. Oltre i cieli Maria è innalzata:


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gloria a Cristo Signore, che vive nei secoli!

LETTURA BREVE Rm 8, 30

Quelli che Dio ha predestinati li ha anche chiamati; quelli che ha chiamati li ha


anche giustificati; quelli che ha giustificati li ha anche glorificati.

RESPONSORIO BREVE

℞. È festa per gli angeli in cielo: * Maria è assunta nella gloria.


È festa per gli angeli in cielo: Maria è assunta nella gloria.
℣. Lode e onore al nostro Dio:
Maria è assunta nella gloria.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
È festa per gli angeli in cielo: Maria è assunta nella gloria.

Ant. al Magn. Tutti i secoli mi diranno beata:


l'Onnipotente ha fatto in me grandi cose, alleluia.

INTERCESSIONI

Riuniti nella preghiera di lode, glorifichiamo Dio, Padre onnipotente, che ci ha dato
in Maria un pegno sicuro di consolazione e di speranza. Diciamo con fiducia:
Maria, piena di Grazia, interceda per noi.

O Dio, operatore di prodigi, che hai concesso alla santa Vergine Maria di
condividere, nell'anima e nel corpo, la gloria del Cristo risorto,
– guidaci alla gloria immortale.

Tu, che ci hai dato Maria per madre, concedi per sua intercessione la salute ai malati,
il conforto agli afflitti, il perdono ai peccatori,
– dona a tutti pace e salvezza.

Tu, che hai reso piena di grazia la Vergine Maria,


– allietaci con l'abbondanza dei doni del tuo Spirito.

Fa' che la tua Chiesa sia un cuor solo e un anima sola.


– Donaci di perseverare unanimi nella preghiera con Maria, madre di Gesù.

Tu, che hai incoronato Maria Regina del cielo,


– fa' che i nostri fratelli defunti godano la gioia eterna nell'assemblea dei santi.

Padre nostro.

57
ORAZIONE

O Dio onnipotente ed eterno, che hai innalzato alla gloria del cielo in corpo e
anima l'immacolata Vergine Maria, madre di Cristo tuo Figlio, fa' che viviamo in
questo mondo costantemente rivolti ai beni eterni, per condividere la sua stessa
gloria. Per il nostro Signore.

Ufficio delle letture

INNO
«Vergine madre, figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d'eterno consiglio,

tu se' colei che l'umana natura


nobilitasti sì, che 'l suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura.

Nel ventre tuo si raccese l'amore


per lo cui caldo ne l'eterna pace
così è germinato questo fiore.

Qui se' a noi meridïana face


di caritate, e giuso, intra i mortali,
se' di speranza fontana vivace.

Donna, se' tanto grande e tanto vali,


che qual vuol grazia ed a te non ricorre,
sua disïanza vuol volar sanz'ali.

La tua benignità non pur soccorre


a chi domanda, ma molte fïate
liberamente al dimandar precorre.

In te misericordia, in te pietate,
in te manificienza, in te s'aduna
quantunque in creatura è di bontate».

Oppure un altro inno o canto adatto approvato dall’autorità ecclesiastica.

1 ant. Vieni, Vergine Maria, coronata di bellezza:


entra nella casa del tuo Signore.

Salmi e cantico dal Comune della B. V. M.


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2 ant. Dio ti ha scelta e prediletta:
nella sua tenda ti ha fatto abitare.

3 ant. Meraviglie si cantano di te,


o Vergine Maria!

℣. Te beata, Maria, che hai creduto!


℞. In te si compie la parola del Signore.

PRIMA LETTURA

Dalla lettera agli Efesini di san Paolo, apostolo 1, 16 - 2, 10


Dio ci ha fatto sedere nei cieli, in Cristo Gesù

Fratelli, non cesso di render grazie per voi, ricordandovi nelle mie preghiere,
perché il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito
di sapienza e di rivelazione per una più profonda conoscenza di lui. Possa egli
davvero illuminare gli occhi della vostra mente per farvi comprendere a quale
speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi e
qual è la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi credenti secondo
l'efficacia della sua forza
che egli manifestò in Cristo,
quando lo risuscitò dai morti
e lo fece sedere alla sua destra nei cieli,
al di sopra di ogni principato e autorità,
di ogni potenza e dominazione
e di ogni altro nome che si possa nominare
non solo nel secolo presente
ma anche in quello futuro.
Tutto infatti ha sottomesso ai suoi piedi (Sal 8, 7) e lo ha costituito su tutte le cose a
capo della Chiesa,
la quale è il suo corpo,
la pienezza di colui che si realizza interamente
in tutte le cose.
Anche voi eravate morti per le vostre colpe e i vostri peccati, nei quali un
tempo viveste alla maniera di questo mondo, seguendo il principe delle potenze
dell'aria, quello spirito che ora opera negli uomini ribelli. Nel numero di quei ribelli,
del resto, siamo vissuti anche tutti noi, un tempo, con i desideri della nostra carne,
seguendo le voglie della carne e i desideri cattivi; ed eravamo per natura meritevoli
d'ira, come gli altri. Ma Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci
ha amati, da morti che eravamo per i peccati, ci ha fatti rivivere con Cristo: per grazia
infatti siete stati salvati. Con lui ci ha anche risuscitati e ci ha fatti sedere nei cieli, in

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Cristo Gesù, per mostrare nei secoli futuri la straordinaria ricchezza della sua grazia
mediante la sua bontà verso di noi in Cristo Gesù.
Per questa grazia infatti siete salvi mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma
è dono di Dio; né viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene. Siamo infatti
opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone che Dio ha predisposto perché noi
le praticassimo.

RESPONSORIO

℞. Bella, e tutta gloriosa, la Vergine Maria passa da questo mondo a Cristo; * splende
tra i santi come il sole tra gli astri.
℣. Godono gli angeli, si rallegrano gli arcangeli per l'esaltazione di Maria:
℞. splende tra i santi come il sole tra gli astri.

SECONDA LETTURA

Dalla Costituzione Apostolica «Munificentissimus Deus» di Pio XII, papa


(AAS 42 [1950], 760-762. 767-769)

Santo e glorioso è il corpo della Vergine Maria

I santi padri e i grandi dottori nelle omelie e nei discorsi, rivolti al popolo in
occasione della festa odierna, parlavano dell'Assunzione della Madre di Dio come di
una dottrina già viva nella coscienza dei fedeli e da essi già professata; ne spiegavano
ampiamente il significato, ne precisavano e ne approfondivano il contenuto, ne
mostravano le grandi ragioni teologiche. Essi mettevano particolarmente in evidenza
che oggetto della festa non era unicamente il fatto che le spoglie mortali della beata
Vergine Maria fossero state preservate dalla corruzione, ma anche il suo trionfo sulla
morte e la sua celeste glorificazione, perché la Madre ricopiasse il modello, imitasse
cioè il suo Figlio unico, Cristo Gesù.
San Giovanni Damasceno, che si distingue fra tutti come teste esimio di questa
tradizione, considerando l'Assunzione corporea della grande Madre di Dio nella luce
degli altri suoi privilegi, esclama con vigorosa eloquenza: «Colei che nel parto aveva
conservato illesa la sua verginità doveva anche conservare senza alcuna corruzione il
suo corpo dopo la morte. Colei che aveva portato nel suo seno il Creatore, fatto
bambino, doveva abitare nei tabernacoli divini. Colei, che fu data in sposa dal Padre,
non poteva che trovar dimora nelle sedi celesti. Doveva contemplare il suo Figlio
nella gloria alla destra del Padre, lei che lo aveva visto sulla croce, lei che, preservata
dal dolore, quando lo diede alla luce, fu trapassata dalla spada del dolore quando lo
vide morire. Era giusto che la Madre di Dio possedesse ciò che appartiene al Figlio, e
che fosse onorata da tutte le creature come Madre ed ancella di Dio».
San Germano di Costantinopoli pensava che l'incorruzione e l'assunzione al
cielo del corpo della Vergine Madre di Dio non solo convenivano alla sua divina
maternità, ma anche alla speciale santità del suo corpo verginale: «Tu, come fu
60
scritto, sei tutta splendore (cfr. Sal 44, 14); e il tuo corpo verginale è tutto santo, tutto
casto, tutto tempio di Dio. Per questo non poteva conoscere il disfacimento del
sepolcro, ma, pur conservando le sue fattezze naturali, doveva trasfigurarsi in luce di
incorruttibilità, entrare in una esistenza nuova e gloriosa, godere della piena
liberazione e della vita perfetta».
Un altro scrittore antico afferma: «Cristo, nostro salvatore e Dio, donatore della
vita e dell'immortalità, fu lui a restituire la vita alla Madre. Fu lui a rendere colei, che
l'aveva generato, uguale a se stesso nell'incorruttibilità del corpo, e per sempre. Fu lui
a risuscitarla dalla morte e ad accoglierla accanto a sé, attraverso una via che a lui
solo è nota».
Tutte queste considerazioni e motivazioni dei santi padri, come pure quelle dei
teologi sul medesimo tema, hanno come ultimo fondamento la Sacra Scrittura.
Effettivamente la Bibbia ci presenta la santa Madre di Dio strettamente unita al suo
Figlio divino e sempre a lui solidale, e compartecipe della sua condizione.
Per quanto riguarda la Tradizione, poi, non va dimenticato che fin dal secondo
secolo la Vergine Maria viene presentata dai santi padri come la novella Eva,
intimamente unita al nuovo Adamo, sebbene a lui soggetta. Madre e Figlio appaiono
sempre associati nella lotta contro il nemico infernale; lotta che, come era stato
preannunziato nel protovangelo (cfr. Gn 3, 15), si sarebbe conclusa con la pienissima
vittoria sul peccato e sulla morte, su quei nemici, cioè, che l'Apostolo delle genti
presenta sempre congiunti (cfr. Rm capp. 5 e 6; 1 Cor 15, 21-26; 54-57). Come
dunque la gloriosa risurrezione di Cristo fu parte essenziale e il segno finale di questa
vittoria, così anche per Maria la comune lotta si doveva concludere con la
glorificazione del suo corpo verginale, secondo le affermazioni dell'Apostolo:
«Quando questo corpo corruttibile si sarà vestito di incorruttibilità e questo corpo
mortale di immortalità, si compirà la parola della Scrittura: La morte è stata ingoiata
per la vittoria» (1 Cor 15, 54, cfr. Os 13, 14).
In tal modo l'augusta Madre di Dio, arcanamente unita a Gesù Cristo fin da
tutta l'eternità «con uno stesso decreto» di predestinazione, immacolata nella sua
concezione, vergine illibata nella sua divina maternità, generosa compagna del divino
Redentore, vittorioso sul peccato e sulla morte, alla fine ottenne di coronare le sue
grandezze, superando la corruzione del sepolcro. Vinse la morte, come già il suo
Figlio, e fu innalzata in anima e corpo alla gloria del cielo, dove risplende Regina alla
destra del Figlio suo, Re immortale dei secoli.

RESPONSORIO

℞. Ecco il giorno luminoso, nel quale la Madre di Dio è salita al cielo; lodiamo e
acclamiamo tutti: * Benedetta tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo seno.
℣. Beata sei tu, santa Vergine Maria, e meritevole d'ogni lode: da te è nato il sole di
giustizia, Cristo Salvatore.
℞. Benedetta tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo seno.

INNO Te Deum
61
Orazione come alle Lodi mattutine.

Lodi mattutine

INNO O Donna gloriosa dal Comune della B. V. M., oppure un altro inno o canto
adatto approvato dall’autorità ecclesiastica.

1 ant. Beata sei tu, Maria:


da te è nato il Salvatore del mondo,
ora splendi nella gloria di Dio.

Salmi e cantico della dom. I sett.

2 ant. Maria entra nella luce del regno:


con gioia benediciamo il Signore.

3 ant. Il Signore ha reso grande il tuo nome:


la tua lode è senza fine
sulla bocca degli uomini.

LETTURA BREVE Cfr. Is 61, 10

Io gioisco pienamente nel Signore, la mia anima esulta nel mio Dio, perché mi
ha rivestito delle vesti di salvezza, mi ha avvolto con il manto della giustizia, come
una sposa che si adorna di gioielli.

RESPONSORIO BREVE

℞. Oggi la Vergine Maria * è accolta nei cieli.


Oggi la Vergine Maria è accolta nei cieli.
℞. Trionfa per sempre con Cristo,
è accolta nei cieli.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Oggi la Vergine Maria è accolta nei cieli.

Ant. al Ben. Tutta splendore sei, Figlia di Sion,


come l'aurora ti innalzi nel cielo.

INVOCAZIONI

Celebriamo il nostro Salvatore, che ha scelto di nascere da Maria Vergine e,


confidando nel suo amore per lei, preghiamo:
Per Maria, piena di grazia, ascoltaci.
62
Verbo eterno che hai scelto Maria come arca incorruttibile della tua dimora,
– liberaci dalla corruzione del peccato.

Redentore nostro, che hai fatto di Maria il santuario degnissimo dello Spirito Santo,
– trasformaci in tempio vivo del tuo Spirito.

Re dei re, che hai voluto esaltare Maria con la sua assunzione al cielo in anima e
corpo,
– fa' che ci sentiamo fin d'ora cittadini della Gerusalemme celeste.

Signore del cielo e della terra, che hai incoronato Maria Regina dell'universo e l'hai
posta alla tua destra,
– donaci di condividere con lei l'eredità dei tuoi santi.

Padre nostro.

ORAZIONE

O Dio onnipotente ed eterno, che hai innalzato alla gloria del cielo in corpo e
anima l'immacolata Vergine Maria, madre di Cristo tuo Figlio, fa' che viviamo in
questo mondo costantemente rivolti ai beni eterni, per condividere la sua stessa
gloria. Per il nostro Signore.

Ora media

Salmodia complementare. Nella salmodia complementare in luogo del salmo 121 si


può dire il 128 e in luogo del 126 il 230. Se la festa ricorre in domenica, si dixono i
salmi della domenica, I settimana.

Terza

Ant. Grande in cielo e sulla terra,


santa Madre di Dio,
come i cedri sul Libano e i cipressi sull'Ermon.

LETTURA BREVE Gdt 13, 22.23b (volgata)

Il Signore, con la sua potenza t'ha benedetta, e per tuo mezzo ha annientato i
nostri nemici. Benedetta sei tu, figlia, davanti al Dio altissimo, più di tutte le donne
che vivono sulla terra.
63
℣. Maria è assunta in cielo: godono gli angeli,
℞. lodano e benedicono il Signore.

Sesta

Ant. Santa Maria, regina del cielo,


da te è nato il sole di giustizia.

LETTURA BREVE Ap 12, 1

Nel cielo apparve un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna
sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle.

℣. L'umile serva del Signore è innalzata


℞. sopra gli angeli e i santi, nel regno dei cieli.

Nona

Ant. L'umile serva del Signore è innalzata


sopra gli angeli e i santi, nel regno dei cieli.

LETTURA BREVE 2 Cor 5, 1

Sappiamo che quando verrà disfatto questo corpo, nostra abitazione sulla terra,
riceveremo una abitazione da Dio, una dimora eterna, non costruita da mani di uomo,
nei cieli.

℣. Maria entra nella dimora del cielo,


℞. dove il Re siede su un trono di stelle.

Orazione come alle Lodi mattutine.

Vespri

INNO Ave, stella del mare dal Comune della B.V.M., oppure un altro inno o canto
adatto approvato dall’autorità ecclesiastica.

1 ant. Festa per gli angeli in cielo:


Maria è assunta nella gloria.
Lode e onore al nostro Dio!

Salmi e cantico dal Comune della B. V. M.

64
2 ant. La Vergine Maria
entra nella dimora del cielo,
dove siede su un trono di stelle.

3 ant. Benedetta, Vergine Maria!


Tu ci hai dato il frutto della vita.

LETTURA BREVE 1 Cor 15, 22-23

Come tutti muoiono in Adamo, così tutti riceveranno la vita in Cristo. Ciascuno
però nel suo ordine: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che
sono di Cristo.

RESPONSORIO BREVE

℞. Maria è innalzata nel regno * sopra gli angeli e i santi.


Maria è innalzata nel regno sopra gli angeli e i santi.
℣. Benedetto il Signore che l'ha esaltata
sopra gli angeli e i santi.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Maria è innalzata nel regno sopra gli angeli e i santi.

Ant. al Magn. Oggi Maria è salita nei cieli:


rallegratevi!
Con Cristo regna per sempre.

INTERCESSIONI

Uniti nella preghiera di lode, rendiamo grazie a Dio che ha voluto Maria amata e
venerata da tutte le generazioni. Diciamo con fiducia.
Maria piena di grazia interceda per noi.

Tu, che hai costituto Maria madre di misericordia,


– fa' che sperimentiamo, in mezzo ai pericoli, la sua bontà materna.

Hai voluto Maria madre di famiglia nella casa di Nazareth,


– fa' che tutte le mamme custodiscano la santità e l'amore.

Hai reso forte Maria ai piedi della croce e l'hai colmata di gioia nella risurrezione del
tuo Figlio,
– sostienici fra le prove della vita e rafforzaci nella speranza.

In Maria, attenta alla tua parola e serva fedele della tua volontà, ci mostri il modello e
l'immagine della santa Chiesa,
65
– per sua intercessione rendici veri discepoli del Cristo tuo Figlio.

Hai incoronato Maria, regina del cielo,


– fa' che i nostri fratelli defunti godano la felicità eterna nell'assemblea dei santi.

Padre nostro.

ORAZIONE

O Dio onnipotente ed eterno, che hai innalzato alla gloria del cielo in corpo e
anima l'immacolata Vergine Maria, madre di Cristo tuo Figlio, fa' che viviamo in
questo mondo costantemente rivolti ai beni eterni, per condividere la sua stessa
gloria. Per il nostro Signore.

Dopo Compieta è bene dire l’antifona Ave, regina dei cieli.

19 agosto

BEATO GIORDANO DA RIVALTO (O DA PISA), SACERDOTE

Nella Diocesi di Pisa: Memoria facoltativa

Giordano da Rivalto nacque intorno al 1260. Non è certa l'origine del cognome: potrebbe
essere messo in relazione sia con il luogo di nascita (il castello di Rivalto) sia con il casato (i da
Rivalto). Verso il 1280 entrò nel convento domenicano di S. Caterina, quindi si recò a Bologna e a
Parigi (1284-1286) per completare gli studi. Nel 1288 fu a Siena, nel 1289 a Perugia, nel 1295 a
Viterbo, nel 1302 o 1303 a Firenze, in S. Maria Novella, dove iniziò una intensa attività di
predicatore.
Nel 1303 fu nominato predicatore generale quindi, dopo una assidua attività di predicazione,
svolta in vari conventi, fece ritorno a Pisa dopo il 1306.
La sua fama era tale che, quando morì, durante un viaggio a Piacenza, nell’agosto 1310, il
Comune di Pisa inviò una delegazione per prelevarne le spoglie e ricondurle solennemente in città.
Il culto, documentato fin dall’anno successivo alla morte, fu approvato da Gregorio XVI nel 1833 e
permise la festa il 6 marzo sia nella Diocesi di Pisa, sia nell’Ordine Domenicano.

Dal Comune dei pastori o dei santi: religiosi con salmodia del giorno dal salterio.

66
ORAZIONE

O Dio, che hai reso il beato Giordano da Rivalto sacerdote, degno di esercitare
la predicazione del Vangelo, concedi a noi sul suo esempio di vivere quel che
comandi, per meritare la ricompensa eterna. Per il nostro Signore.

21 agosto

SANTI LUSSORIO (ROSSORE), CISELLO E CAMERINO, MARTIRI

Memoria soltanto nella Cattedrale di Pisa

Secondo la Passio (scritta fra VIII e X secolo), Luxurius (volg. Ruxorius, poi Rossore) era
un funzionario romano originario di Cagliari. La lettura della Bibbia ed in particolar modo dei
Salmi sarebbe stata, secondo gli Atti leggendari, uno dei motivi principali della conversione al
cristianesimo del soldato Lussurio.
Denunciato al prefetto di Cagliari, Delasio (Delfio), subí un primo interrogatorio conclusosi
con l'invito ad abiurare. Il suo rifiuto gli procurò il carcere e successivamente la condanna a morte
per decapitazione.
In attesa dell’esecuzione avrebbe guidato alla conversione due fanciulli, Camerino e Cisello,
che per questo furono immediatamente giustiziati a Cagliari, mentre Lussorio ricevette il martirio a
Fordungianus, l’antica Forum Traiani.
Se la Passio è leggendaria, sull’antichità del culto di Lussorio in Sardegna non ci sono
dubbi, grazie alla testimonianza di Gregorio Magno che, in una lettera del 599, ricorda un
monastero in Sardegna dedicato ai santi Gavino e Lussorio. Il culto di Lussorio a Pisa è antico: a
Rospitius, da identificare in Ruxorius, è intitolata una cappella, attestata fin dal 1051, presso
l’antico lido pisano, in quella che oggi si chiama Tenuta di San Rossore, presso la quale fu fondato
dal vescovo Gherardo, nel 1084, un monastero benedettino. Ancora più tardi, nel 1106, la chiesa fu
ristrutturata. In una lamina plumbea, che ricorda l’evento, si afferma che vi erano ancora custoditi
“corpora sanctorum martirum Luxorii et Camerini”.
Secondo il Liber de laudibus civitatis Ticinensis di Opicino de Canistris, risalente al secolo
XIV, le reliquie dei tre martiri sardi sarebbero state traslate a Pavia dalla Sardegna per l’iniziativa di
re Liutprando.
Nella diocesi di Pavia la loro memoria si celebra il 22 maggio.

Dal Comune di più martiri con salmodia del giorno dal salterio.

67
ORAZIONE

O Dio, che in questo giorno hai concesso la gloria celeste per la palma del
martirio ai santi martiri Lussorio, Cisello e Camerino, concedi che come ci
rallegriamo della loro protezione e del loro glorioso martirio, possiamo anche godere
della loro comunione nel cielo. Per il nostro Signore.

68
SETTEMBRE

4 settembre

BEATO GIUSEPPE TONIOLO,

A Pisa: Memoria facoltativa

Nacque a Treviso il 7 marzo 1845. Il 4 settembre 1878 si unì in matrimonio con Maria
Schiratti, dalla quale ebbe sette figli. Fu professore di economia nelle Università di Padova, Modena
e Pisa. Sostenuto dal Papa Leone XIII, promosse la conoscenza della dottrina sociale della Chiesa e
l'impegno sociale dei cattolici con la fondazione dell'Unione Cattolica per gli Studi Sociali (1889).
Diede vita alle Settimane Sociali in Italia (1907). Si dedicò con molteplici iniziative alla
promozione di una cultura di ispirazione cristiana in vista di una futura Università Cattolica. Socio
di Azione Cattolica, per incarico del Papa S. Pio X elaborò i nuovi Statuti dell'Associazione e
assunse la carica di Presidente dell'Unione Popolare (1908). Morì a Pisa il 7 ottobre 1918.

Dal Comune dei santi con salmodia del giorno dal salterio.

Ufficio delle letture

SECONDA LETTURA

Dal Discorso del Beato Giuseppe Toniolo in apertura della Società Cattolica Italiana
per gli Studi Scientifici (13 settembre 1899)
(Iniziative culturali e di Azione cattolica,
Città del Vaticano 1951, pp. 163-167)

La scienza ha bisogno della fede

L'idea suprema che qui, fra la molteplicità di cultori delle varie pertinenze del
sapere, tutti ci unisce e ci ispira, e che dà un suggello caratteristico al nascente
sodalizio, è quella del naturale e necessario congiungimento della scienza alla fede.
[...] Le verità della fede per loro natura superano la ragione; ma, essendo coordinate
69
ed armonizzate ad unità, indirizzano la ragione nel suo proprio campo a ricercare la
verità naturale scientifica su quella linea stessa, che conduca superiormente alla verità
soprannaturale dogmatica, con armonica continuità. Prezioso riesce così il sussidio
della fede nelle laboriose indagini della ragione, evitando incertezze, deviazioni,
disperdimenti di forze. Ma ci sono poi altre verità per loro natura razionali, cioè di
competenza della scienza, che sono ancora suggellate dalla fede. L'esistenza di Dio,
la spiritualità e la immortalità dell'anima, una quantità di principi etici, una serie di
veri storici sull'origine e sulle grandi vicende dell'umanità e del cosmo rimangono pur
sempre di lor natura di competenza scientifica; eppure sono ancor per noi credenti
verità di fede. Simili veri, che sono insieme di ragione e di fede, potranno lasciar
qualche tempo dubbioso l'indagatore intorno al vero senso e all'interpretazione o della
formula scientifica o della sentenza dogmatica, ma egli, sapendo pure che que’ veri
nella mente sua devono presto o tardi rigorosamente coincidere, ne riceve frattanto
gran luce, come da fari posti sulla via delle sue peregrinazioni per conquistare un
giorno con pienezza la verità. Inestimabile è l'aiuto che la scienza così viene a ritrarre
nei principi universali e supremi del sapere, nei problemi più urgenti della vita
morale, nei fatti più solenni della storia. [...] Tutto pertanto confluisce a persuadere
che la scienza perla sua genesi, per il suo sviluppo, per la sua integrità e perfezione,
ha bisogno della fede.

RESPONSORIO Cf. Rm 12,2; Ef 4,23-24

R/. Lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, * per discernere la


volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto.
V/. Rinnovatevi nello spirito della vostra mente, rivestite l'uomo nuovo,
R/. per discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto.

ORAZIONE

O Dio, che hai reso il beato Giuseppe testimone di spiritualità laicale,


donandogli di irradiare la luce del Vangelo nella società e nella cultura, concedi a noi,
per sua intercessione e sul suo esempio, di camminare nelle vie della carità e della
giustizia a vantaggio dei poveri, per la gloria del tuo nome. Per il nostro Signore Gesù
Cristo…

70
26 settembre

DEDICAZIONE DELLA CHIESA CATTEDRALE DI PISA

Nella Cattefrale di Pisa: Solennità


Nella Diocesi di Pisa: Festa

Capolavoro del romanico, in particolare del romanico pisano, rappresenta la testimonianza


tangibile del prestigio e della ricchezza raggiunti dalla Repubblica marinara di Pisa nel momento
del suo apogeo.
Iniziata nel 1063 (1064 secondo il calendario pisano all’epoca vigente) dopo la vittoriosa
impresa dei pisani contro i saraceni a Palermo (con la decima parte del bottino), su disegno
dell’architetto Buscheto, la Chiesa Primaziale fu edificata sull’area di un tempio più antico dedicato
a santa Reparata.
Nel 1092 la chiesa, da semplice cattedrale, passa ad essere primaziale, essendo stato
conferito il titolo di primate all'arcivescovo Daiberto da papa Urbano II, onorificenza oggi soltanto
formale. La cattedrale, prima ancora che ne fosse conclusa la costruzione, fu consacrata il 26
settembre 1118 da papa Gelasio II, appartenente al ramo pisano dei Gaetani (o Caetani), conti di
Terriccio e d'Oriseo, e dedicata alla Madonna Assunta.
Nella prima metà del XII secolo il duomo fu ampliato sotto la direzione dell'architetto
Rainaldo, che allungò le navate aggiungendo tre campate secondo lo stile di Buscheto, allargò il
transetto e progettò una nuova facciata, conclusa dalle maestranze guidate dagli scultori Guglielmo
e Biduino. La datazione di inizio dei lavori è incerto: subito dopo la morte di Buscheto intorno
all'anno 1100, secondo alcuni, intorno all'anno 1140 secondo altri. La fine dei lavori daterebbe al
1180, come documentato dalla data apposta sui battenti bronzei di Bonanno Pisano sulla porta
maggiore.
L'aspetto attuale del complesso edificio è il risultato di ripetute campagne di restauro
succedutesi in diverse epoche. I primi radicali interventi seguirono il disastroso incendio del 1595, a
seguito del quale fu rifatto il tetto e furono eseguite le tre porte bronzee della facciata, opera di
scultori della bottega del Giambologna, tra cui Gasparo Mola e Pietro Tacca. A partire dal
Settecento iniziò il progressivo rivestimento delle pareti interne con grandi dipinti su tela, i
"quadroni" con Storie di beati e santi pisani, eseguiti dai principali artisti dell'epoca grazie
all'iniziativa di alcuni cittadini che si autofinanziarono creando un'apposita attività commerciale.
Il progetto di restauro ha avuto inizio a settembre 2015 in vista del 950° anniversario della
consacrazione (26 settembre 2018).

Tutto come nel Comune della Dedicazione della Chiesa.

71
28 settembre

BEATO LORENZO DA RIPAFRATTA, SACERDOTE

Nella Diocesi di Pisa: memoria facoltativa

Non è chiaro se l’appellativo derivi dal luogo di nascita, l’omonimo paese a nord di Pisa o,
meno probabilmente, dalla famiglia dei signori di Ripafratta. Nato il 23 marzo 1359, Lorenzo fu
avviato alla carriera ecclesiastica ma, giunto al diaconato, scelse di entrare nel convento
domenicano di S. Caterina di Pisa, nel 1394-95, distinguendosi per lo zelo nell'osservanza della
Regola e per il fervore religioso. Guidò, con il beato Giovanni Dominici, il rinnovamento
dell'Ordine. Nel 1400 fu mandato a Venezia, dove portò a termine il noviziato; nel 1405 passò a
Cortona come maestro dei novizi, dove ebbe come discepolo sant'Antonino (†1459), che fu poi
arcivescovo di Firenze e che dopo la morte del maestro scrisse una lunga lettera commemorativa,
fonte preziosa di notizie biografiche. Si dedicò attivamente alla predicazione, un ministero che
svolse con sapienza e grandi frutti spirituali. Dopo Cortona fu inviato al monastero di Fabriano e
quindi fu eletto vicario generale fra il 1443 e il 1445.
Quando Pistoia e Fabriano furono colpite dalla peste, incurante del contagio, si distinse
nell'assistere i malati. Padre Lorenzo venne soprannominato "arca di scienza" ma acquistò fama
anche per le dure penitenze, vigilie e digiuni, che lo resero un maestro di ascesi. Negli anni di vita
soffrì una orribile piaga a una gamba. Sopportò il dolore con edificante pazienza.
Infine si ritirò a Pistoia, dove continuò con zelo l'attività di predicatore. Qui morì, quasi
centenario, il 28 settembre 1457 in odore di santità. Fu proclamato beato da Pio IX il 4 aprile 1851.
La festa ricorre il 27 settembre. Oltre che a Pisa, è ricordato con particolare devozione a Pistoia, sua
città d'adozione, dove nel convento di S. Domenico si conservano alcune sue reliquie.

Dal Comune dei santi; religiosi o dei pastori con salmodia del giorno dal salterio.

Orazione

O Dio, che hai fatto risplendere il beato Lorenzo sacerdote per l’impegno nella
vita religiosa e per l’ardore di carità, concedi a noi, per sua intercessione che
progredendo verso ciò che è più perfetto, otteniamo la felicità eterna. Per il nostro
Signore.

72
OTTOBRE

8 ottobre

SANTA REPARATA, VERGINE E MARTIRE


CONTITOLARE DELLA CATTEDRALE DI PISA

Festa (soltanto nella Cattedrale di Pisa)

Non abbimo notizie certe della sua vita. Probabilmente è una martire di Cesarea di Palestina.
La prima notizia sicura la troviamo nel “Martirologio di Beda” (IX secolo) che parla di una santa
vergine Reparata al giorno 8 ottobre. Questo manoscritto era proveniente dall’abbazia di Lorsch,
nella regione di Würzburg (si tratta dell’attuale ‘Palatino Latino 833’ della Biblioteca Vaticana).
Tratta da questo testo la «Passio» della santa ebbe subito molte recensioni, che ci sono
pervenute da diverse zone dell'Occidente medioevale.
Particolarmente in Italia s. Reparata gode di grande fama e devozione, come a Firenze, Atri,
Napoli e Chieti. Il ‘Martirologio Romano’ scrive all’8 ottobre “A Cesarea di Palestina, il martirio di
s. Reparata vergine e martire; poiché rifiutava di sacrificare agli idoli, sotto l’imperatore Decio, fu
sottoposta a diverse specie di torture e fu infine messa a morte con un colpo di clava. Si vide la sua
anima uscire dal corpo e salire al cielo sotto forma di colomba”.
A parte questo, non vi sono altre notizie, nemmeno da parte di Eusebio di Cesarea, che non
ignorava i tormenti inflitti ai cristiani, durante la breve persecuzione di Decio (250-251) e che s.
Reparata sarebbe stata martire nella sua città episcopale, avrebbe dovuto saperlo.
Questa celebre santa palestinese, ebbe specie nel Medioevo in tutto l’Occidente un diffuso
culto, in particolare a Chieti, Napoli, Atri e Firenze, quindi in Italia Centrale; ciò fa supporre che ci
sia stato un culto anche a Lucca. Poi come succedeva spesso, la martire sarà stata ritenuta originaria
del luogo dove era venerata. Si pensi che a Chieti si è ritenuto che le reliquie della santa martire
fossero proprio lì. Nell'arte è stata rappresentata in poche ma importantissime opere, i cui autori
sono Arnolfo di Cambio, Andrea Pisano, Domenico Passignano; opere eseguite tutte a Firenze.

Dal Comune di un martire: per una martire vergine.

ORAZIONE

O Dio, che per la gloria del tuo nome hai dato alla santa martire Reparata la
forza di superare la prova del martirio, concedi a noi, per i suoi meriti e le sue
preghiere di vivere santamente e sopportare pazientemente ogni avversità, per
meritare di giungere alla felicità eterna. Per il nostro Signore.
73
25 ottobre

BEATA VERGINE MARIA DI SOTTO GLI ORGANI

Cattedrale di Pisa: Festa


Nella Diocesi di Pisa: Memoria

Venerata nella Primaziale Pisana, l’immagine della Madonna di sotto gli Organi, nota anche
come «Nostra Donna delle Grazie», opera di Berlinghiero di Melanese da Volterra, giunse a Pisa
intorno al 1225 proveniente dal castello di Lòmbrici presso Camaiore (Lucca). La leggenda vuole
che sia stata portata a Pisa dai soldati Pisani allorché nel contesto delle guerre con i Lucchesi,
espugnarono il Castello di Montecastrese, in Versilia, presso Lombrici di Camaiore, nel 1225,
oppure che i nobili Upezzinghi, signori di Montecastrese, nel medesimo evento, giurata fedeltà a
Pisa, colà trasportarono la venerata immagine.
Quando nel 1494 Carlo VIII di Francia liberò Pisa dal dominio fiorentino la Madonna, a cui
era stato fatto voto, divenne simbolo dell'autonomia ritrovata e da allora fu invocata durante tutti gli
eventi cittadini particolarmente drammatici.
Nell’incendio che distrusse il Duomo nella notte tra il 24 e il 25 ottobre 1595 fu
coraggiosamente salvato da Curzio Ferrini.
Accanto alla proposta attributiva a Berlinghiera si registra quella ad anonimo autore
bizantino: un pieno scioglimento dei dubbi appare difficile anche per via delle manomissioni legate
ai restauri del 1790 di Giovanni Battista Tempesti. Analogie compositive e formali sono
riscontrabili con alcune opere del Mediterraneo orientale quali un'icona del museo della Torre
Bianca di Tessalonica e una del Museo arcivescovile di Nicosia.
La Madonna di sotto gli organi è stata convenientemente invocata quale Protettrice di Pisa –
Pròtege Virgo Pisas.
La memoria liturgica è stata approvata dalla Santa Sede il 29 settembre 1987 in occasione e
a ricordo dell’Anno Mariano.

Nella Diocesi, dove è memoria, dal Comune della Beata Vergine Maria con salmodia
del giorno dal salterio. (In cattedrale, dove è festa, tutto dal Comune della Beata
Vergine Maria eccetto quanto segue).

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74
INVITATORIO

Ant. Adoriamo Cristo Signore,


che ci ha dato in Maria la madre nell’ordine della grazia.

Salmo invitatorio come nell’Ordinario.


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Ufficio delle letture

SECONDA LETTURA

Dalla Lettera Enciclica «Redemptoris Mater» di Papa Giovanni Paolo II


(n° 39, cfr. Suppl. Oss. Rom. Anno CXXVII n° 71 del 26 marzo 1987)

Madre nell’ordine della grazia

È significativo che Maria, riconoscendo nella parola del messaggero divino la


volontà dell'Altissimo e sottomettendosi alla sua potenza, dica: «Eccomi, sono la
serva del Signore; avvenga di me quello che hai detto» (Lc 1,38). Il primo momento
della sottomissione all'unica mediazione «fra Dio e gli uomini» - quella di Gesù
Cristo - è l'accettazione della maternità da parte della Vergine di Nazareth. Maria
consente alla scelta di Dio, per diventare per opera dello Spirito Santo la Madre del
Figlio di Dio. Si può dire che questo suo consenso alla maternità sia soprattutto frutto
della totale donazione a Dio nella verginità. Maria ha accettato l'elezione a Madre del
Figlio di Dio, guidata dall'amore sponsale, che «consacra» totalmente a Dio una
persona umana. In virtù di questo amore, Maria desiderava di esser sempre e in tutto
«donata a Dio», vivendo nella verginità. Le parole: «Eccomi, sono la serva del
Signore», esprimono il fatto che sin dall'inizio ella ha accolto ed inteso la propria
maternità come totale dono di sé, della sua persona a servizio dei disegni salvifici
dell'Altissimo. E tutta la partecipazione materna alla vita di Gesù Cristo, suo Figlio,
l'ha vissuta sino alla fine in modo corrispondente alla sua vocazione alla verginità.
La maternità di Maria, pervasa fino in fondo dall'atteggiamento sponsale di
«serva del Signore», costituisce la prima e fondamentale dimensione di quella
mediazione che la Chiesa confessa e proclama nei suoi riguardi,100 e continuamente
«raccomanda all'amore dei fedeli», poiché in essa molto confida. Infatti, bisogna
riconoscere che prima di tutti Dio stesso, l'eterno Padre, si è affidato alla Vergine di
Nazareth, donandole il proprio Figlio nel mistero dell'incarnazione. Questa sua
elezione al sommo ufficio e dignità di Madre del Figlio di Dio, sul piano ontologico,
si riferisce alla realtà stessa dell'unione delle due nature nella persona del Verbo
(unione ipostatica). Questo fatto fondamentale di esser la Madre del Figlio di Dio, è
sin dall'inizio una totale apertura alla persona di Cristo, a tutta la sua opera, a tutta la
sua missione. Le parole «Eccomi, sono la serva del Signore» testimoniano questa
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apertura dello spirito di Maria, che unisce in sé in modo perfetto l'amore proprio della
verginità e l'amore caratteristico della maternità, congiunti e quasi fusi insieme.
Perciò Maria è diventata non solo la «madre-nutrice» del Figlio dell'uomo, ma
anche la «compagna generosa in modo del tutto singolare»101 del Messia e
Redentore. Ella - come ho già detto - avanzava nella peregrinazione della fede e in
tale sua peregrinazione fino ai piedi della Croce si è attuata, al tempo stesso, la sua
materna cooperazione a tutta la missione del Salvatore con le sue azioni e le sue
sofferenze. Lungo la via di questa collaborazione con l'opera del Figlio Redentore, la
maternità stessa di Maria conosceva una singolare trasformazione, colmandosi
sempre più di «ardente carità» verso tutti coloro a cui era rivolta la missione di
Cristo. Mediante tale «ardente carità», intesa a operare in unione con Cristo la
restaurazione della «vita soprannaturale nelle anime»,102 Maria entrava in modo del
tutto personale nell'unica mediazione «fra Dio e gli uomini», che è la mediazione
dell'uomo Cristo Gesù. Se ella stessa per prima ha sperimentato su di sé gli effetti
soprannaturali di questa unica mediazione - già all'annunciazione era stata salutata
come «piena di grazia», - allora bisogna dire che per tale pienezza di grazia e di vita
soprannaturale era particolarmente predisposta alla cooperazione con Cristo, unico
mediatore dell'umana salvezza. E tale cooperazione è appunto questa mediazione
subordinata alla mediazione di Cristo.
Nel caso di Maria si tratta di una mediazione speciale ed eccezionale, fondata
sulla sua «pienezza di grazia», che si traduceva nella piena disponibilità della «serva
del Signore». in risposta a questa disponibilità interiore di sua madre, Gesù Cristo la
preparava sempre più a diventare per gli uomini «madre nell'ordine della grazia».

RESPONSORIO 1Tim 2, 5-6; Lc 1, 42

R. Uno solo è Dio e uno solo il mediatore fra Dio e gli uomini, l’Uomo Cristo Gesù *
che ha dato sestesso in riscatto per tutti.
V. Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù,
R. che ha dato sestesso in riscatto per tutti.

Lodi mattutine

Ant. al Ben. Ave, Santa Maria, fonte di pietà:


dal tuo grembo purissimo
sgorga la ricchezza di tutte le grazie,
Cristo vero Dio e vero uomo.

ORAZIONE

O Dio, che nel mirabile disegno del tuo amore hai voluto che Maria desse alla
luce l’autore della grazia e fosse in modo singolare associata all’opera della
redenzione, per la potenza delle sue preghiere, donaci l’abbondanza delle tue grazie e
guidaci al porto della salvezza. Per il nostro Signore.
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Vespri

Ant. al Magn. Salve, Santa Madre di Dio;


per te la vita perduta ci è stata ridonata,
tu dal cielo hai ricevuto il Figlio
e hai generato al mondo il Salvatore.

Ultima domenica di ottobre

ANNIVERSARIO DELLA DEDICAZONE DELLE CHIESE DELLE DIOCESI


TOSCANE

In Toscana: Solennità celebrata in tutte le Chiese dedicatenon cattedrali che, nel corso
dell’anno, non possono solennizzare tale anniversario nel giorno proprio.

Da antica tradizione la Chiesa celebra annualmente la solennità della Dedicazione delle


chiese consacrate nel giorno anniversario – se conosciuto – oppure in un giorno comune indicato
dal calendario liturgico. In Toscana il giorno indicato è l’ultima domenica di ottobre.
Con la sua morte e risurrezione, Cristo è divenuto il tempio vero e perfetto della Nuova
Alleanza, e ha raccolto in unità il popolo che si è acquistato a prezzo del suo sangue. Questo popolo
santo, adunato nell’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, è la Chiesa, tempio di Dio
edificato con pietre vive, nel quale viene adorato il Padre in spirito e verità. Giustamente fin
dall’antichità, il nome “chiesa” è stato esteso all’edificio in cui la comunità cristiana si riunisce per
ascoltare la parola di Dio, pregare insieme, ricevere i sacramenti e celebrare l’Eucaristia. In quanto
costruzione visibile, la chiesa-edificio è segno della Chiesa pellegrina sulla terra e immagine della
Chiesa già beata nel cielo. È giusto, quindi, che questo edificio, destinato in modo esclusivo e
permanente a riunire i fedeli e alla celebrazione dei santi misteri, venga dedicato a Dio con rito
solenne secondo l’antichissima consuetudine della Chiesa.
Nei primi secoli la dedicazione di un edificio al culto divino avveniva semplicemente con la
celebrazione dell’Eucaristia. Così la Chiesa vivente, popolo di Dio, sentiva di essere essa stessa il
“luogo privilegiato” della presenza del Signore. In seguito si diede maggior rilievo al tempio
materiale, celebrandone poi l’anniversario. La liturgia tuttavia, non ha mai cessato di ricordare che
il tempio materiale è immagine del tempio spirituale, costruito di pietre vive, che siamo noi, nella
comunione e nella corresponsabilità, per l’edificazione del popolo di Dio. In questa «Solennità della
Chiesa locale» celebriamo il legame che unisce la nostra comunità con il vescovo nell’insieme della
comunità diocesana e nello stesso tempo ricordiamo la dedicazione della nostra chiesa. «Aderendo
al suo pastore e da lui, per mezzo del vangelo e dell’Eucaristia, riunita nello Spirito Santo, ogni
comunità cristiana deve sentirsi impegnata a costituire “una Chiesa particolare, nella quale è
veramente presente e agisce la Chiesa di Cristo”, Una, Santa, Cattolica e Apostolica» (Christus
Dominus, 11).
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Anche attualmente è opportuno che le chiese siano solennemente consacrate e che i fedeli,
poi, per l’annuale ricordo liturgico di tale celebrazione, tengano in conveniente stima e particolare
onore, oltre che la chiesa cattedrale della propria diocesi, anche la propria chiesa parrocchiale,
considerando “l’una e l’altra segno di quella Chiesa spirituale – fondata sul Cristo vero tempio di
Dio – alla cui edificazione e sviluppo sono designati dalla loro vocazione cristiana” (IGMR, 255).
Per disposizione del calendario comune da loro ottenuto (approvato dalla Sacra
Congregazione per il Culto Divino il 7 marzo 1975) tutte le chiese consacrate non cattedrali della
Regione Toscana hanno ormai l’opportunità di celebrare concordemente, con solennità e concorso
di popolo, l’anniversario della propria Dedicazione.

Celebrano la Solennità della Dedicazione in questo giorno tutte le Chiese


consacrate ad eccezione delle Cattedrali, Concattedrali e di quelle Chiese che
ricordano con solennità e concorso di popolo la data della Dedicazione nel giorno
proprio.

Tutto dal Comune della Dedicazione di una chiesa, eccetto quanto segue:

Ufficio delle letture

SECONDA LETTURA

Dai «Discorsi» di san Gregorio Nazianzeno, vescovo


(Disc. 44, 1-2; PG 36, 607-610)

L’annuale anniversario della Dedicazione rinnova e accresce in noi la vita dello


Spirito.

È usanza antica e opportuna onorare il giorno della Dedicazione, o piuttosto


onorare con tale commemorazione le cose nuove; e questo non una volta ma sempre,
quando il volgere dell’anno riporta lo stesso giorno,perché le cose belle non
svaniscano col passare del tempo né si dileguino, oscurate dall’abisso della
dimenticanza.
Davanti a Dio si rinnovellano le isole, come leggiamo in Isaia, comunque si
debbono intendere quelle isole: io penso che siano le Chiese sorte da poco, che si
levano dall’acre e amara infedeltà, acquistano fermezza, e divantano adatte
all’incontro con Dio.
Si rinnovano pure, secondo un altro profeta, l mura di bronzo: penso che sia
l’anima forte ed aurea, formata da poco alla pietà.
Ci si domanda anche di cantare un cantico nuovo, sia quanti fummo trascinati a
Babilonia, cioè alla turpe confusione del peccato, e poi ritornammo a Gerusalemme
(e là non potevamo cantare il canto divino, perché in terra straniera, ma qui
iniziammo un nuovo cantico e una nuova vita)., sia quanti perseverammo nel bene e
progredimmo. L’aver camminato nel bene è opera dello Spirito, che è Santo e
innovatore.

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Si commemora, e sfarzosamente, la tenda della testimonianza che Dio indicò,
Bezàleel fabbricò e Mosè Piantò.
Anche il regno di Davide è commemorato, e non una volta: una prima volta
quando fu unto, una seconda quando fu proclamato re. Infatti si celebrava a
Gerusalemme la Dedicazione ed era inverno, simbolo dell’infedeltà, e c’era Gesù,
Dio e tempio recente, disfatto in un giorno e risorto nel terzo giorno per rimanere in
eterno, perché io sia salvato e sia rialzato dall’antica caduta, e diventi una nuova
creatura, rinnovato dalla sua benevolenza.
Il divino Davide chiede che sia creato in lui un cuore puro e che sia rinnovato
nelle sue viscere uno spirito retto; non perché non lo avesse già (e chi lo avrebbe, se
non lo avesse posseduto Davide, un così grande uomo?), ma perché riconosce come
nuovo quello che ora cresce continuamente.
Ma che bisogno ho io di tante commemorazioni, se è possibile riconoscere le
attuali, quelle che celebriamo oggi, avvicinandoci alla vita dopo la morte?
Dedicazione, Dedicazione: è festa, o fratelli! Si ripeta spesso per la gioia,
questa parola. E che festa è? Voi che lo sapete, insegnatelo; voi che non lo sapete,
celebratela ascoltando le mie parole.

RESPONSORIO 1 Cor 3, 11; cfr. Sal 121, 3-4 e 1 Pt 2, 5

R. Gerusalemme è costruita come città salda e compatta; là salgono insieme le tribù


del Signore, per lodare il nome del Signore. * Infatti nessuno può porre un
fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo.
V. Anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio
spirituale.
R. Infatti nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che
è Gesù Cristo.

INNO Te Deum

ORAZIONE

Nella chiesa dedicata:

Ascolta, Signore, la preghiera del tuo popolo, che ricorda con gioia il giorno
della consacrazione di questo tempio, perché la comunità che si raduna in questa
santa dimora possa offrirti un servizio degno e irreprensibile e ottenga pienamente i
frutti della redenzione. Per il nostro Signore.

Fuori della chiesa dedicata:

O Dio, che con pietre vive e scelte prepari il tempio della tua gloria, effondi
sulla Chiesa il tuo Santo Spirito, perché edifichi il popolo dei credenti che formerà la
Gerusalemme del cielo. Per il nostro Signore.
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Oppure:

O Dio, che hai voluto chiamare tua Chiesa la moltitudine dei credenti, fa' che il
popolo radunato nel tuo nome ti adori, ti ami, ti segua, e sotto la tua guida giunga ai
beni da te promessi. Per il nostro Signore.

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NOVEMBRE

5 novembre

TUTTI I SANTI DELLE CHIESE PARTICOLARI DELLA TOSCANA

Memoria

Fin dai primi secoli è in uso nella Chiesa la celebrazione dei santi locali. L'Eucaristia veniva
offerta sulle tombe dei martiri, poi le loro reliquie vennero poste in ogni altare in una piccola cavità
chiamata "sepolcro".
In seguito furono venerati anche santi non martiri, ma sempre nella chiesa locale dove erano
vissuti, dove erano sepolti
A poco a poco il culto dei santi si diffuse anche in altre chiese ed è ora invalso l'uso di
celebrare insieme tutti i santi della chiesa regionale, cioè di tutte le diocesi di una data regione
conciliare. In Toscana, come nella maggior parte delle regioni conciliari, questa celebrazione è
fissata per il 5 novembre. Un’unica memoria con la quale la Chiesa locale si allieta nel ricordo dei
Santi e nella venerazione delle loro Reliquie, contemplando in essi l’opera misteriosa del Padre e
nei loro corpi santi la promessa della immortalità futura.
Per volontà e in segno di sicura predilezione del Padre, con la forza creatrice del suo Spirito,
il Cristo risorto ha trasmesso l’abbondanza della sua vita divina a numerosi suoi seguaci e nostri
fratelli nella fede delle Chiese locali della Toscana, così benedette e rese feconde di santità. Tutte
insieme – con un’unica celebrazione disposta per l’intera Regione ecclesiastica (Sacra
Congregazione per il Culto Divino, Decreto n. 388/75, 7 marzo 1975) – esse si allietano oggi del
ricordo comune, della venerazione e intercessione molteplice di tutti i loro figli migliori, entrati già
a far parte dell’assemblea festosa dei Santi.

Dalla feria corrente, eccetto quanto segue:

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INVITATORIO

Ant. Nella memoria di tutti i Santi di Toscana


lodiamo il Signore nostro Dio.

Salmo invitatorio come nell’Ordinario


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Ufficio delle letture

INNO
Vi salutiamo, o Santi
di questa nostra terra,
cittadini del cielo
fioriti dalla Croce,

La Trinità beata
vi riveste di gloria;
vi circonda l’amore
della Madre di Dio.

Avvolti nella luce


delle angeliche schiere
siete immersi nel gaudio
che fluisce in eterno.

O gloriosi virgulti
dell'albero di vita,
sostenete i fratelli
deboli e pellegrini.

Uno e Trino Signore,


per queste membra vive
nuovo vigore infondi
nel corpo della Chiesa. Amen.

Oppure: inno del giorno dal salterio.

SECONDA LETTURA

Dalle Orazioni di santa Caterina da Siena, vergine e dottore della Chiesa.


(dalle «preghiere ed elevazioni» a cura di I. Taurisano, Roma,1932: elev. XV, p. 140
e elev. VII, p. 95, con piccoli aggiustamentitestuali)

Le virtù dei Santi sono frutto dell’albero della vita, cioè del Verbo Incarnato
Redentore.

O alta ed eterna Trinità, o Trinità, eterna deità, amore! Noi siamo alberi di
morte, e tu sei albero di vita. O deità eterna, che meravigliosa cosa è vedere, nel lume
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tuo, l'albero puro della tua creatura, che hai tratta da te, somma purità, con pura
innocenza! E l'hai unita e piantata nell'umanità, che tu formasti del limo della terra.
Hai fatto quest'albero libero, tu hai dato i rami a quest’albero, cioè le potenze
dell'anima: la memoria, l’intelletto e la volontà.
Ma questo albero, perché si allontanò dall'innocenza, per la disobbedienza
cadde, e d'albero di vita, diventò albero di morte., onde non produceva frutti altro che
di morte; per la qual cosa tu, alta ed eterna Trinità, come ebbro d’amore e pazzo della
tua creatura, vedendo che quest’albero non poteva fare frutto altro che di morte
perché era separato da te, gli desti il rimedio con quel medesimo amore, con cui tu
l'avevi creato, innestando la deità tua nell'albero morto della nostra umanità.
O dolce e soave innesto! Tu somma dolcezza ti sei degnato di unirti con la
nostra amarezza; tu splendore, con le tenebre; tu sapienza, con la stoltezza; tu vita
con la morte, e tu infinito, con noi finiti! Chi ti costrinse a questo per renderle la vita,
avendoti la tua creatura fatta tanta ingiuria? Solamente l'amore, come si è detto; e per
questo innesto ai dissolve la morte.
E bastava alla tua carità d'aver fatta con lei questa unione? No; perciò tu, Verbo
eterno, inaffiasti quest'albero con il sangue tuo. Questo sangue per il suo calore lo fa
germinate, se l'uomo col libero arbitrio innesta sé in te, e con te unisce e lega il cuore
e l'affetto suo, legando e fasciando questo innesto con la fascia della carità, e
seguitando la dottrina tua. Infatti noi non possiamo né dobbiamo seguire il Padre,
perché lui non sostenne pena, mentre ci dobbiamo conformare e innestare in te, o
Verbo, per la via delle pene, della croce e dei santi desideri, cosicché per te, vita,
produciamo frutto di vita, se noi ci vogliamo innestare in te. E così si vede che tu
creasti noi senza di noi, ma non ci vuoi salvare senza di noi.
Quando noi siamo innestati in te, allora i rami che tu hai dato all’albero nostro
producono i frutti loro: la memoria si empie del continuo ricordo dei benefici tuoi,
l’intelletto si specchia in te per conoscere perfettamente la verità e la volontà tua, e la
volontà vuole amare e seguire quello che l’intelletto ha veduto e conosciuto. E così
l’un ramo porge i suoi frutti all’altro, e l’uomo, per la conoscenza che ha di te, meglio
conosce e odia se medesimo, cioè la propria sensualità.
O amore, inestimabile amore, ammirabili sono le cose che tu hai operato nella
tua creatura che ha in sé la ragione!
L’anima, che nel lume tuo vede la luce, gode degli svariati e infiniti modi e vie
che vede nei tuoi servi. Infatti, benché essi vadano per diverse vie, nondimeno tutti
corrono per la strada del fuoco della tua carità. Alcuni li vediamo correre per la via
della penitenza, fondati nella mortificazione del corpo loro; altri fondati nell’umiltà e
nell’uccidere la propria volontà. Altri in una fede viva; altri nella misericordia e altri
tutti dilatati nella carità del prossimo, abbandonando sé medesimi.

RESPONSORIO Cfr. 1 Cor 12, 27; Rm 11,24-27; Ap 22, 14. 2

R. Costoro, corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per la sua parte, * sono innestati
su un olivo buono, diventando così partecipi della sua radice e della sua linfa.

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V. Avranno parte all’albero della vita, che produce i suoi frutti e le cui foglie servono
a guarire le nazioni.
R. Sono innestati su un olivo buono, diventando così partecipi della sua radice e della
sua linfa.

Oppure:

Dall’Esortazione Apostolica «Rallegratevi nel Signore» di Paolo VI, papa


(IV, brani scelti; AAS 67, [1975], p. 304-309)

I Santi sperimentano e manifestano la gioia cristiana

La gioiosa speranza, attinta alle sorgenti stesse della parola di Dio, è, dopo
venti secoli, una fonte di gioia che non ha cessato di zampillare nella Chiesa e
specialmente nel cuore dei Santi. La loro esperienza spirituale, secondo la diversità
dei carismi e delle vocazioni particolari, illumina il mistero della gioia cristiana.
Dopo la Vergine Maria, la piena di grazia, la Madre del Salvatore, che,
eminentemente associata al sacrificio del Servo innocente, era anche aperta senza
alcun limite alla gioia della risurrezione, noi incontriamo l’espressione della gioia più
pura e più ardente là dove la croce di Gesù viene abbracciata con l’amore più fedele:
presso i martiri, ai quali lo Spirito Santo ispira, al culmine stesso della prova,
un’attesa appassionata della venuta dello Sposo. In realtà la forza della Chiesa, la cer-
tezza della sua vittoria, la sua allegrezza quando celebra il combattimento dei martiri,
provengono dal fatto che essa contempla in loro la fecondità gloriosa della croce.
«Nella casa del Padre - peraltro - vi sono molti posti» (Gv 14, 2) e, per coloro
cui lo Spirito Santo consuma il cuore, vi sono diverse maniere di morire a se stessi e
di accedere alla gioia santa della risurrezione. L’effusione del sangue non è l’unica
via. Ma la lotta per il Regno include necessariamente il passaggio attraverso una
passione d’amore: ne hanno parlato egregiamente i maestri di spirito, le cui
esperienze interiori, pur nella diversità delle tradizioni mistiche, attestano un
medesimo itinerario dell’anima «per crucem ad lucem» e «da questo mondo al
Padre» (Gv 13, 1) nel soffio vivificante dello Spirito. E ciascuno di questi maestri di
spirito ci ha lasciato un messaggio sulla gioia.
Nella vita dei figli della Chiesa, questa partecipazione alla gioia di Cristo
Signore non si può dissociare dalla celebrazione del mistero eucaristico, in cui essi
sono nutriti e dissetati dal suo Corpo e dal suo Sangue. Di fatto, in tal modo sostenuti
come viandanti sulla strada dell’eternità, essi già ricevono sacramentalmente le
primizie della gioia escatologica.
Collocata in una prospettiva simile, la gioia ampia e profonda che fin da
quaggiù si diffonde nel cuore dei veri fedeli, non può che apparire «diffusiva di sé»,
proprio come la vita e l’amore, di cui essa è un sintomo felice.

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Essa dà al cuore un’apertura cattolica sul mondo degli uomini, mentre gli fa
sentire, come una ferita, la nostalgia dei beni eterni.
Essa è in serena tensione tra l’istante della fatica terrena e la pace della dimora
eterna, conforme alla legge di gravità propria dello Spirito (come dice Ireneo): «se
dunque, già fin d’ora, noi “gridiamo: «Abbà, Padre!»” (Rm 8, 15) perché abbiamo
ricevuto questi pegni (dello spirito di figli), che cosa sarà mai, quando risuscitati noi
lo vedremo «faccia a faccia?» (1 Cor 13, 12)».
Quando tutte le membra, a ondate riversantesi, faranno sgorgare un inno di
esultanza, glorificando colui che le avrà risuscitate dai morti e gratificate dell’eterna
vita? Di fatto, se semplici pegni che avvolgono in se stessi l’uomo da tutte le parti lo
fanno esclamare: «Abbà, Padre!», che cosa non farà mai la grazia completa dello
Spirito, quando sarà data definitivamente da Dio agli uomini? Essa ci renderà simili a
lui e compirà la volontà del Padre, perché renderà l’uomo a immagine e somiglianza
di Dio. Fin da quaggiù, i Santi ci danno un pregustamento di questa somiglianza.

RESPONSORIO Is 65, 18; Mt 5, 12

R. Si godrà e si gioirà sempre di quello che sto per creare * e farò di Gerusalemme
una gioia, del suo popolo un gaudio.
V. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.
R. E farò di Gerusalemme una gioia, del suo popolo un gaudio.

Orazione come alle Lodi mattutine

Lodi mattutine

INNO
Beate le dimore
ispirate al ricordo,
all’esempio e all’amore
del Signore e dei Santi!

O padri venerati
delle Chiese toscane,
pastori santi invoca
il popolo di Dio;

O coniugi esemplari,
coeredi del cielo,
splenda nelle famiglie
fede sincera e pace.

Testimoni di Cristo,
obbedianti al Vangelo,
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purezza e povertà
ottenete alla Chiesa.

O Trinità perfetta,
a te lode perenne;
accogli con i Santi
noi tutti nel tuo Regno! Amen.

Oppure: Inno del giorno dal salterio.

LETTURA BREVE Rm 8, 14. 16-17

Tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio. Lo
Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo
anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo.

RESPONSORIO BREVE

R. Figlio, tu sei sempre con me: * tutto ciò che è mio è tuo.
Figlio, tu sei sempre con me: tutto ciò che è mio è tuo.
V. Prendi parte alla gioia del tuo padrone-
Tutto ciò che è mio è tuo.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Figlio, tu sei sempre con me: tutto ciò che è mio è tuo.

Ant. al Ben. Godete e regnate insieme con Cristo,


o fratelli nostri ormai gloriosi!
Quaggiù riportaste con lui vittoria sul peccato:
ora i vostri nomi sono scritti nei cieli.

INVOCAZIONI

Lodiamo e glorifichiamo il Signore Gesù, Maestro e modello divino di ogni


perfezione, da cui la santità della vita trae origine e pienezza:
Gloria a te, Signore, corona di tutti i Santi.

Tu, che hai amato la Chiesa come tua sposa, e hai dato te stesso per santificarla,
– manifesta la santità di questa nostra Chiesa con i frutti della grazia che lo Spirito
Santo produce nei fedeli.

Tu, che hai voluto che la Beatissima Vergine risplendesse come ideale di virtù
davanti a tutta la comunità degli eletti,
– concedici che, contemplando l’arcana santità di lei, possiamo ogni giorno, vittoriosi
sul peccato, crescere nella santità.
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Tu, che hai condotto i nostri fratelli, secondo lo stato di vita di ciascuno,
allaperfezione della carità,
– guida anche noi, per loro intercessione, alla pienezza della vita cristiana.

Tu, che nel battesimo della fede ci hai reso veramente figli di Dio, partecipi della
natura divina, e perciò santi,
– fa’ che perfezioniamo, vivendola, la santità che abbiamo ricevuta.

Tu che hai detto «Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste»,
– manda su di noi lo Spirito Santo, che ci muova dall’intimo ad amare il Padre con
tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta lamente, con tutte le nostre forze.

Padre Nostro.

ORAZIONE

O Padre, divino agricoltore, per te la nostra terra ha dato in ogni tempo copiosi
frutti di santità: fa’ che risplenda ancora tra noi la tua parola, perché cresca in numero
e carità apostolica il popolo a te consacrato. Per il nostro Signore.

Ora media

Dal salterio del giorno.

Vespri

INNO come alle Lodi mattutine

LETTURA BREVE Rm 12, 5-8

Pur essendo molti, siamo un solo corpo in Cristo e ciascuno per la sua parte
siamo membra gli uni degli altri. Abbiamo pertanto doni diversi secondo la grazia
data a ciascuno di noi. Chi ha il dono della profezia la eserciri secondo la misura della
fede; chi ha un ministero attenda al ministero; chi l’insegnamento, all’insegnamento;
chi l’esortazione, all’esortazione. Chi da’, lo faccia con semplicità; chi presiede, lo
faccia con diligenza; chi fa opere di misericordia, lecompia con gioia.

RESPONSORIO BREVE

R. Secondo la misura del dono di Cristo * a ciascuno di noi è stata data la grazia.
Secondo la misura del dono di Cristo a ciascuno di noi è stata data la grazia.
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V. Al fine di santificare il suo corpo
a ciascuno di noi è stata data la grazia.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Secondo la misura del dono di Cristo a ciascuno di noi è stata data la grazia.

Ant. al Magn. Sorgete, o Santi di Dio, dalle vostre dimore:


santificate questo luogo, benedite questo vostro popolo
e conservate nella pace noi poveri peccatori.

INTERCESSIONI

Mentre il giorno volge al declino, non si affievolisca nei nostri cuori la luce della fede
e della speranza; per questo, venerando i fratelli nostri di Toscana divenuti
cittadini del cielo, con preghiera unanime invochiamo il Figlio di Dio:
Ricordati, Signore, della tua Chiesa.

Signore Gesù, che hai riunito neltuo Regno tanti nostri concittadini santificati nel
combattimento del martirio, nella verginità gloriosa, nella testimonianza resa al
tuo nome,
– concedi anche a noi di desiderare sinceramente ciò che è buono e giusto, per non
essere mai separati dal tuo amore.

Servo sofferente di Dio, tu hai suscitato nella nostra terra una mirabile fioritura di
anime fedelia te e alla Chiesa, sensibili alle speranze e alle ansie degli uomini;
– guida i nostri passi e i nostri cuori a sollevare efficacemente i fratelli oppressi
dall’afflizione.

Sacerdote sommo, che hai affidato il servizio pastorale delle nostre Chiese a vescovi,
presbiteri e diaconi santi,
– per loro intercessione riscattaci con la tua passione vittoriosa e nutri col cibo
eucaristico le pecorelle del tuo gregge, perché il nemico non abbia a rapirle o
ucciderle.

Profeta del Regno di Dio, ti hai proclamato beati i poveri in spirito, i miti, gli afflitti, i
misericordiosi, gli operatori di pace, i puri di cuore, i perseguitati per causa
della giustizia;
– donaci la grazia di essere talmente penetrati dal tuo Spirito e rivestiti di te, Verbo
Incarnato, da consacrare il mondo attraverso la testimonianza del Vangelo.

Agnello di Dio, tu che sei luce perenne della Gerusalemme celeste, tu che chiami
all’eredità della gloria imperitura i rigenerati nel tuo sangue e nell’acqua
battesimale,

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– ammetti alla comunione coni tuoi Santi i nostri fratelli defunti, perché insieme ti
lodino in eterno col Padre e con lo Spirito Santo.

Padre Nostro.

ORAZIONE

O Padre, divino agricoltore, per te la nostra terra ha dato in ogni tempo copiosi
frutti di santità: fa’ che risplenda ancora tra noi la tua parola, perché cresca in numero
e carità apostolica il popolo a te consacrato. Per il nostro Signore.

13 novembre

BEATO GIOVANNI DELLA PACE (GIOVANNI CINI), RELIGIOSO

Memoria facoltativa

Giovanni Cini nacque a Pisa verso il 1270, fu soldato della Repubblica Pisana, ma la sua
condotta non fu proprio edificante. Turbolento per natura e per partito preso, partecipò l’8 ottobre
1296 ad un vile attentato contro Matteo, arcivescovo eletto della diocesi di Pisa.
Questo crimine fu punito con il carcere, ma provvidenzialmente fu anche la causa remota
della sua conversione. Scontata la pena si diede a vita penitente e vestì l’abito del Terz’Ordine
Francescano.
Dal 1305 in poi, fu più volte eletto presidente della “Pia Casa della Misericordia”, istituita
per la carità al popolo più povero; a lui si deve la diffusione della pratica di portare l’elemosina di
notte (cibo, vestiario, denaro) a coloro che si vergognavano di riceverla pubblicamente.
In seguito Giovanni Cini si diede a vita eremitica presso la Porta della Pace di Pisa, per
questo è chiamato di solito “Giovanni della Pace”; il suo esempio attrasse molte persone specie
giovani, desiderose di imitarlo; allora Giovanni fondò la Congregazione degli “Eremiti Terziari
Francescani” detti ‘Fraticelli’, da tempo estinta.
Fece rifiorire la vita religiosa nel romitorio di S. Maria della Sambuca e gli viene attribuita
la fondazione della “Compagnia dei disciplinanti di S. Giovanni Evangelista”, la cui chiesa era
situata presso la Porta della Pace. Qui Giovanni Cini trascorse gli ultimi anni della sua vita, murato
in una piccola cella e ricevendo la Comunione e il poco cibo in elemosina, attraverso una piccola
finestra e in questa cella morì nel 1335 ca.
Fino al 1856 era sepolto nel Cimitero Monumentale di Pisa in una tomba decorata da
affreschi; da quell’anno le sue reliquie furono traslate nella Chiesa dei Conventuali di Pisa.

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Un anno dopo, il 10 settembre 1857, papa Pio IX approvò il culto antico di Giovanni della
Pace e il titolo di Beato.

Dal Comune dei santi: religiosi con salmodia del giorno dal salterio

Orazione

O Dio, che hai fatto risplendere il beato Giovanni della Pace, per lo spirito di
penitenza e un singolare amore del prossimo, concedi a noi tuoi servi, che, seguendo
il suo esempio, vinte le passioni del corpo e dello spirito, possiamo praticare in terra
l’amore versoi poveri e conseguire in cielo l’eterna corona di gloria. Per il nostro
Signore.

Lo stesso giorno: 13 novembre

SANTI EFISIO E POTITO

Solennità soltanto nella Cappella Arcivescovile di Pisa

Efisio (Elia in Antiochia, 250 d.C. – Nora, 15 gennaio 303) è stato un martire cristiano sotto
Diocleziano. Il suo culto è molto diffuso nel Sud della Sardegna, l'isola dove subì il martirio. «Ti
chiedo anche, o Signore, di difendere questa città dal popolo cagliaritano, dalle incursioni dei
nemici e fa che si allontanino dal culto degli idoli e respingano gli inganni dei diavoli e riconoscano
come vero, unico Dio, Gesù Cristo, Nostro Signore. E quanti fra loro soffriranno per qualche
malattia, se verranno nel luogo dove sarà posto il mio corpo, per recuperare la salute o se altrimenti
si troveranno stretti dai flutti del mare o saranno oppressi da popoli barbari o saranno rovinati da
carestie o da pesti, dopo aver pregato me, servo tuo, siano salvi per Te, Signore Gesù Cristo, Figlio
di Dio, Luce dalla Luce, e siano liberati dalle loro sofferenze.» (Preghiera attribuita a sant'Efisio,
riportata nella Passio Sancti Ephisi del presbitero Marco)
Efisio nacque ad Elia, alle porte di Antiochia in Asia minore, nel 250 d.C. da madre pagana
e padre cristiano. Fu arruolato tra le truppe di Diocleziano per combattere i cristiani, ma durante il
viaggio verso l'Italia si convertì al cristianesimo. Secondo una leggenda devozionale, durante una
notte gli sarebbe apparsa una croce che splendeva fra le nuvole: mentre contemplava questo strano
fenomeno, avrebbe udito una voce misteriosa dal cielo che gli rimproverava il fatto di essere
persecutore dei cristiani e, per questo, gli veniva preannunciato il suo martirio. Inviato in Sardegna
per difendere gli interessi dell'Impero romano, fu accusato di infedeltà ed egli stesso rivelò a
Diocleziano di essersi convertito alla fede cristiana. Venne imprigionato, torturato e messo a morte
sul patibolo di Nora il 15 gennaio 303. Efisio viene venerato in particolare a Cagliari, nella chiesa
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stampacina a lui intitolata, e a Pula, nella chiesetta romanica costruita sulla spiaggia di Nora dove,
secondo la tradizione, il santo subì il martirio per decapitazione.
Potito (Sardica, II secolo – Tricarico, 160) fu un pagano convertitosi al Cristianesimo e per
questo martirizzato da Antonino Pio. Potito (Potitus), adolescente, apparteneva ad una ricca
famiglia pagana, così come ci tramanda uno scritto del IX secolo. Si parla di s. Potito in antiche
recensioni della “Passio s. Potiti”, la più antica delle quali è del secolo IX. Il santo è presentato
come un’adolescente tredicenne, nato a Sardica nella Dacia Inferiore (attuale Romania), che era
diventata provincia romana nel 107, dopo essere stata conquistata da Traiano; era unico figlio di una
famiglia ricchissima. Seppur in così giovane età, aveva abbracciata la fede cristiana, resistendo alle
minacce ed ingiunzioni paterne a ritornare al culto degli dei. Per il seguito del racconto si ricalcano
le gesta favolose, che venivano nel Medioevo, attribuite spesso ai martiri e che non sono
documentabili; guarì dalla lebbra una illustre matrona, resistette a tutte le tentazioni del demonio
che gli appariva sotto varie sembianze, liberò dal diavolo la stessa figlia dell’imperatore Antonino
Pio (138-161), dal quale purtroppo perché cristiano, venne torturato e infine decapitato verso il
160. L’imperatore Antonino Pio, prima lo diede in pasto ai leoni, ma essi di fronte a lui divennero
docili, dopo lo gettò nell'olio bollente e Potito ne uscì indenne, allora gli fece tagliare la testa a
causa della sua fede. La più antica memoria del suo culto, viene ricordata nel ‘Liber Pontificalis’
napoletano del IX secolo e nel famoso Calendario marmoreo, tuttora custodito nell’arcivescovado
di Napoli e che fu scolpito tra l’847 e l’877, il quale lo riporta al 13 gennaio.
È il patrono principale di Tricarico e della diocesi omonima. La sua memoria liturgica cade
il 14 gennaio. Le sue reliquie sono custodite a Tricarico, nella cattedrale di Santa Maria Assunta. Si
racconta che il 14 gennaio 1506, mentre era vescovo di Tricarico monsignor Agostino de Guarino,
"chierico Liviense (forlivese)", le reliquie del santo "furono rinvenute nella chiesa della Santissima
Trinità, tenuta dall'Ordine dei Cavalieri di Malta". San Potito è anche il patrono principale di Ascoli
Satriano e della Diocesi di Cerignola-Ascoli Satriano. Ad Ascoli Satriano è presente una chiesa
intitolata al santo, invece nell'ex cattedrale della città è conservato un busto di San Potito in argento
che conserva una sua ulna. Ad Ascoli Satriano viene festeggiato il 14 gennaio, e dal 18 al 20 agosto
per consentire a chi non può assistere alla celebrazione di gennaio. Il busto del santo viene portato
in processione per le vie del paese e poi riportato in cattedrale e nella piazza di fianco ad essa si
brucia il cosiddetto "ciuccio". La leggenda narra che un mulattiere di Tricarico si dirigeva verso
Ascoli Satriano, sul tratturo Palmo-Palazzo d'Ascoli-Foggia e il torrente Carapelle. Nella sua
carovana vi era un asino che stanco per il lungo viaggio e per il pesante carico che trasportava,
affondò nei fanghi della mefite da dove non poté in alcun modo essere tirato fuori. Il mulattiere
spostò il carico di merci sulla soma di un'altra bestia e, senza perdere tempo, soppresse il povero
asino sul posto. Da buon commerciante, ebbe cura di scuoiarlo per vendere la sua pelle. Prima di
rimettersi in cammino, rivolse una preghiera a San Potito, che si diceva martirizzato in quella
località. Percorso un tratto di strada, il mulattiere sentì i ragli lamentosi del suo asino. Impressionato
dal fenomeno tornò indietro e vide la bestia scuoiata venirgli incontro. Felice del recupero della
bestia, le rimise addosso la pelle ma a rovescio. L'asino, così conciato, lo guidò nuovamente sulla
mefite, dove era risorto miracolosamente. Tornato in quel posto il mulattiere, convinto di trovarsi di
fronte a un evento straordinario, prese a scavare, pregando, tra i fanghi della mefite, dai quali
affiorò il corpo intatto di un adolescente. Certo di aver scoperto il corpo di San Potito, il mulattiere
compose degnamente le sacre spoglie e per commemorare l'evento prodigioso, gli ascolani presero
a recarsi in pellegrinaggio sul luogo del martirio del loro Santo.
Sant'Efisio non viene venerato soltanto in Sardegna. Anche in Toscana il martire è
particolarmente amato. Pisa, infatti, può essere a pieno titolo considerata una delle patrie del Santo
guerriero. Per circa otto secoli, infatti, il Duomo della città toscana custodì le sacre spoglie. E
ancora come un tempo, Pisa festeggia in maniera solenne Efisio, ogni tredici di novembre. Non
solo. C'era un'usanza, caduta in disuso negli ultimi anni, che consisteva nell'ostentazione delle
reliquie dei santi nella domenica In Albis. Tanta devozione dei pisani nei confronti di Sant'Efisio ha
inizio nel 1088. Quell'anno, infatti, i pisani che dominavano la Sardegna, decisero di inviare in
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Toscana le spoglie del Santo. Un furto? Niente di tutto questo. Il trasferimento era infatti dettato
dall'esigenza di mettere al sicuro le reliquie dalle incursioni piratesche che in quel periodo erano
piuttosto frequenti sulle coste della Sardegna. Così, dalla chiesa vittorina di Nora, dove avevano
riposato per quasi sei secoli, le spoglie vennero trasferite fra le più sicure mura della cattedrale di
Pisa. Anche le spoglie di San Potito vennero mandate in Toscana, sempre per prevenire i rischi delle
devastazioni dei pirati arabi. I Santi Efisio e Potito vennero così eletti titolari dell'arcivescovado di
Pisa, dove il loro culto resiste ancora. In effetti le spoglie di Efisio rimasero in Toscana per
moltissimo tempo, quasi otto secoli, interrotti da due breve parentesi. La prima nel 1599, la seconda
nel 1654, proprio durante la terribile pestilenza che fece decidere la Municipalità di chiedere
l'intercessione al Santo per far cessare l'epidemia. Ma torniamo a Pisa. Due gli altari che vennero
eretti nel duomo toscano in onore di Efisio e Potito. Il primo, dove riposavano le spoglie dei Santi,
venne consacrato nel 1119 da papa Callisto II. Oggi quello stesso altare è detto "di San Ranieri",
perchè dopo la traslazione a Cagliari delle spoglie di Efisio, vi vennero custodite le spoglie di san
Ranieri. Il secondo altare presenta un bellissimo affresco. È un affresco dedicato a Sant'Efisio,
realizzato nel 1392 da Spinello Aretino e si trova nel cimitero monumentale di Pisa.
Tra il 1390 e il 1392 Spinello Aretino dipinse nel Camposanto Monumentale di Pisa
affreschi rappresentanti le storie dei santi martiri Efisio e Potito. Della scena intitolata "Il miracolo
di S. Potito", di cui già prima del 1944 esistevano alcuni frammenti riportati su telai di rete
metallica nel 1886 dal restauratore Fiscali, oggi non resta più nulla. S. Potito era qui rappresentato
nell'atto di ricevere l'ordine dell'imperatore Antonino di adorare nel tempio gli dèi pagani: il santo
obbedisce e le statue degli dèi cadono infrangendosi. Anche delle scene rappresentanti S. Potito che
viene giustiziato e la traslazione dei SS. martiri Efisio e Potito esistevano agli inizi del 1800 pochi
frammenti, che il Fiscali distaccò riportandoli su telai di rete metallica: già deteriorati prima del
disastroso incendio bellico del 1944, ne subirono la distruzione quasi totale. Restano tuttavia alcuni
frammenti ora distaccati, nel quali è visibile uno scorcio panoramico: le coste della Corsica e la
cattedrale di Pisa, la conversione di S. Efisio e la battaglia contro i Saraceni in Sardegna.
Anticamente, le spoglie dei due Santi non erano contenute negli altari. Bensì in un reliquario
d'argento placcato d'oro, raffigurante la torre pendente. Fatto che viene confermato anche nel
registro degli inventari degli arredi sacri che la Primaziale Pisana fece redigere nel 1370. Sempre
all'interno della cattedrale, proprio accanto alla tomba di San Ranieri e a destra dell'altare maggiore,
vi sono due sculture di marmo, realizzate da Battista Lorenzi, che rappresentano appunto i santi
Efisio e Potito. Soltanto nel 1886 alcune reliquie ossee di Sant'Efisio poterono rientrare
definitivamente in Sardegna. Fu un avvenimento storico. Infatti, migliaia di persone, provenienti
dagli angoli più remoti dell'Isola si recarono al porto di Cagliari per assistere al rientro, che avvenne
in pompa magna. Le spoglie vennero trasportate a bordo del piroscafo "Arabia". E quando la nave
attraccò, sulla banchina ad attenderla c'era una folla mai vista prima. Ovviamente, a riceverle con
tutti gli onori del caso, ci furono anche le massime autorità civili e religiose della città. Quell'anno,
la processione verso Nora fu a dir poco memorabile. Le cronache riferiscono di un'autentica marea
di fedeli, giunti da ogni dove, che parteciparono a quella processione, mai vista così lunga e,
soprattutto, festosa. Tutti vollero accompagnare le spoglie del Santo guerriero fino a Nora, nessuno
volle mancare a quello che per i fedeli rappresentò sicuramente un gradissimo evento. Una
affollatissima processione, di donnne, uomini e bambini, tutti dietro al simulacro. Incuranti della
pioggia battente che quell'anno, per tutti i quattro giorni del pellegrinaggio, non diede tregua. Ma
anche quegli acquazzoni vennero interpretati come un segno. Del resto, non arrivarono i temporali,
nel 1654, ad allontanare da Cagliari la peste e la siccità? Ma quel primo maggio del 1886 fu
davvero immemorabile: Sant'Efisio era finalmente ritornato a "casa".
Altre reliquie di Sant’Efisio, che continuavano ad essere conservate a Pisa nella cappella
arcivescovile, sono state donate dall’Arcidiocesi di Pisa al 151° Reggimento fanteria della Brigata
Sassari di stanza a Cagliari, 1l 12 maggio 2011, nel corso di una solenne celebrazione eucaristica.

Tutto dal Comune di più martiri


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ORAZIONE

Mancando l’orazione propria si può usare quella del comune di più martiri:

O Dio onnipotente ed eterno, che hai dato ai santi martiri Efisio e Potito la
grazia di comunicare alla passione del Cristo, vieni in aiuto alla nostra debolezza, e,
come essi non esitarono a morire per te, concedi anche a noi di vivere da forti nella
confessione del tuo nome. Per il nostro Signore.

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