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Una cara amica mi ha chiesto di fare un po’ di chiarezza sul ricorrente articolo,

continuamente postato su Facebook come ultima novità, relativo alla cosiddetta “linea
dell’Arcangelo Michele” che unirebbe con una bella retta sulla carta geografica i sette
principali santuari a lui dedicati.
Qualche breve nota sui luoghi: il primo, Skellig Michael, un’isoletta remota al largo delle
coste occidentali del Kerry in Irlanda, ospita un monastero che la tradizione vuole fondato
da San Fionan nel VI secolo. Il monastero viene ricordato nelle fonti antiche come dedicato
a Michele a partire da qualche momento antecedente al 1044, data in cui viene citata in un
documento la morte del monaco Aedh of Scelic-Mhichíl. È probabile che la dedicazione
all’arcangelo abbia coinciso con l’edificazione della chiesa del monastero. In nessuno
documento antico si parla di apparizioni dell’arcangelo Michele in questo luogo, o di
qualche altro miracolo. Essendoci stato di persona due volte, posso dire che un primo
grande miracolo è il fatto che, per generazioni, alcune persone abbiano scelto di vivere in
un posto del genere, assolutamente inospitale, per dedicare la propria vita a Dio. Infatti, a
partire dal XIII secolo fu abbandonato, anche per le ripetute incursioni dei vichinghi. È un
luogo straordinario, di grande suggestione, che ha attirato l’attenzione di Hollywood: è
stata usata come set cinematografico per le scene finali di Star Wars, Il risveglio della Forza
e appare anche nel sequel del film, Star Wars, Gli ultimi Jedi.
Il secondo santuario lungo la “linea” è St. Michael Mount in Cornovaglia, la “controparte”
britannica del più celebre Mont St Michel in Francia. Qui l’arcangelo sarebbe apparso nel
495. La fonte di questo racconto sta nel libro di John Mirk, un canonico agostiniano vissuto
tra la fine del XIV secolo e l’inizio del XV, autore del Book of Festivals or Festial, forse il libro
più stampato d’Inghilterra prima della Riforma, una raccolta di omelie per tutte le feste
cristiane, ricchissima di racconti agiografici largamente tratti dalla Legenda Aurea di Jacopo
da Varagine.
Poche righe sui tre santuari più importanti e più noti: a Mont Saint-Michel l’arcangelo è
apparso nel 709 al vescovo di Avranches, sant'Auberto, chiedendo che gli fosse costruita
una chiesa sulla roccia. In Val di Susa si ipotizza che il culto di San Michele fosse già
presente a partire dal VI secolo circa , periodo in cui fu presumibilmente eretta, proprio
qui, una chiesetta-cappella dedicata all'arcangelo. La data di costruzione del complesso
vero e proprio viene identificata tra il 983-987, anche se altri la identificano tra il 999 e
1002. Le fonti più certe parlano del tempo di san Giovanni Vincenzo, arcivescovo di
Ravenna ritiratosi a vita eremitica sul monte Pirchiriano, quindi tra la fine del X e l'inizio
dell'XI secolo. Secondo la leggenda, l’ex arcivescovo ebbe la visione dell’Arcangelo Michele,
che gli ordinò di erigere un santuario. Gli angeli avrebbero infine consacrato la cappella,
che di notte fu vista dalla popolazione come avvolta da un grande fuoco. Il culto
dell’arcangelo si era diffuso dall’Oriente e si era sviluppato nelle regioni mediterranee, in
particolare in Italia, dove giunse assieme all’espansione del cristianesimo. Nel V secolo sul
promontorio del Gargano era sorto il più antico e più famoso luogo di culto micaelico
dell’occidente: il Santuario di San Michele a Monte Sant’Angelo, la cui edificazione deriva
dalle tre successive apparizioni dell’arcangelo (490, 492 e 493), come narrato nella
bellissima storia a riguardo che si conclude con la consacrazione della grotta ad opera dello
stesso arcangelo Michele.
Arriviamo al sesto santuario, quello a Panormiti sull’isola di Symi in Grecia: si suppone che
il primo insediamento monastico risalga al 450 circa ma il grande edificio attuale è del XVIII
secolo, in stile veneziano. Il santuario, meta di pellegrinaggi, ospita l’ icona dell’Arcangelo
Michele, una delle quattro icone miracolose di San Michele che si trovano nel Dodecaneso.
Un’altra, altrettanto e forse più importante, è al monastero dell’Arcangelo Michele a
Mantamados sull’isola di Mytilini (Lesvos). Molte leggende sono legate all’icona di Symi.
Infine il punto di arrivo (o di partenza?) della linea è il monastero Stella Maris sul Monte
Carmelo, vicino a Haifa, in Israele. Già sede di una chiesa di epoca bizantina dedicata a San
Michele, il monte nel XII secolo divenne il rifugio di numerosi eremiti che dimoravano nelle
grotte della montagna a imitazione del profeta Elia che vi soggiornò in una caverna. Da
questi eremiti prese origine l’ordine dei Carmelitani che, abbandonata la Terrasanta dopo
la caduta di Acri nel 1291, vi ritornarono nel 1631 e dopo varie vicissitudini ricostruirono il
monastero attuale nel XIX secolo.
Intanto alcune considerazioni:
 La scelta dei luoghi appare “interessante” ma ci sono ovviamente alcune
importantissime esclusioni di santuari di culto di San Michele “non allineati”; due in
particolare saltano agli occhi per la loro rilevanza: Castel Sant’Angelo a Roma, legato
a una famosissima apparizione dell’arcangelo a papa Gregorio Magno, e
Costantinopoli dove si trovava una chiesa dedicata a Michele ritenuta la più bella
della città. In essa, chiamata Michaelion, si credeva che l’arcangelo Michele
apparisse ed operasse miracoli. Lo storico Sozomeno (circa 400-450) riporta che era
uso dormire nel tempio dedicato a Michele come in epoca precristiana gli ammalati
facevano nei templi dedicati al dio-medico Esculapio; durante la notte l’arcangelo
appariva in sogno e indicava il da farsi. Il Michaelion di Costantinopoli era famoso in
tutto il mondo allora conosciuto.
 La scelta del settimo (o primo?) santuario, quello del Carmelo, appare un po’ tirata
per i capelli, dato che il collegamento con Michele Arcangelo è veramente labile.
 Anche il santuario dell’isola di Symi, per quanto notevole, come abbiamo visto, non
è certo l’unico né il più importante dell’Egeo.
 Che dire dell’isola irlandese? Nessuna apparizione, nessuna leggenda, solo un luogo
altamente suggestivo con una chiesa dedicata a San Michele. Ma in Europa ce ne
sono migliaia di chiese dedicate all’arcangelo …
 Proviamo allora se funziona l’allineamento fra i tre santuari più importanti, Mont
Saint-Michel, la Sagra di San Michele in Val di Susa e Monte Sant’Angelo sul
Gargano. Niente da fare! Al livello di zoom in cui viene usualmente divulgata la
“linea” sembra tutto ok ma se facciamo una prova la prima cosa che salta agli occhi,
anche senza bisogno di un righello, è che i tre monasteri citati non sono sulla stessa
linea, solo con molta approssimazione possiamo farceli stare. Non è difficile
rendersene conto, basta aprire un qualsiasi programma di mappe, salvare i siti
precisi delle tre chiese e guardare. La deviazione dalla linea ortodromica che si
presume li unirebbe varia da un minimo di 14 a un massimo di 42 chilometri. Non
ho fatto prove con gli altri quattro siti ma sono certo che i risultati saranno analoghi.
Nel caso del monastero Stella Maris il disallineamento è visibile anche a occhio.
 Qui entra in ballo il discorso cartografico. Se si presume che seppur a distanza di
secoli fra loro, i costruttori dei santuari avessero via via voluto allinearsi con i
precedenti (almeno i primi due), quali mappe e quali proiezioni cartografiche
avrebbero usato? Sì perché nella tarda antichità e soprattutto nell’alto medioevo l
cartografia era veramente ai minimi termini. Non solo, ma è ampiamente noto che il
riportare una superficie sferica su un piano bidimensionale comporta una serie di
problemi di proiezione non facilissimi da risolvere e anche compromessi da
accettare. I sistemi moderni derivano dalla proiezione di Mercatore (1569) che, ad
evidenti vantaggi, aggiunge altrettanto evidenti stranezze: ad esempio, la
Groenlandia è rappresentata con un'area equivalente a quella dell'intero territorio
dell'Africa, quando in realtà l'area di questa è approssimativamente 14 volte quella
della Groenlandia. Per i servizi cartografici online come Google Maps, Bing Maps e
OpenStreetMap viene utilizzata una versione semplificata della proiezione di
Mercatore, comunemente detta Web Mercator (indicata anche come Google Web
Mercator, Spherical Mercator, WGS 84 Web Mercator oppure WGS 84/Pseudo-
Mercator). In ogni caso quella che su una mappa appare come una linea retta in
realtà è un arco di cerchio. Potremmo supporre che i costruttori delle chiese non si
siano posti questi problemi e abbiano semplicemente edificato i santuari là dove
l’arcangelo era apparso, oppure dove una sua immagine miracolosa operava
prodigi. La linea sarebbe quindi stata “scoperta” in seguito da chi l’avesse osservata
su una mappa della Terra.
Già, ma chi ha “scoperto” la linea?