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Premessa

E nota la continuazione dei culti femminili dellantichit incentrati sulla Dea Madre
della Terra e degli uomini attraverso la sua identificazione con la cristianissima
Madonna.
La stessa Dea, poi diventata protettrice dellamore e della fertilit (Astarte, Afrodite e
dopo il V secolo chiamata anche Tanit) o del matrimonio (Hera o Giunone).
Appassionati di viaggi, archeologia e cultura antica, noi The Phoenicians, durante i
nostri giri nel Mediterraneo abbiamo riscontrato varie coincidenze fra il culto della Dea
con uno in particolare, risalente al cristianesimo delle origini: quello della Madonna
della Neve o Nostra Signora ad Nieves.
Basandoci sulle nostre esperienze e lungi dal voler redigere uno studio scientifico,
abbiamo raccolto le nostre riflessioni su questo foglio che potr essere un interessante
spunto per trovare nuovi siti con simili caratteristiche dove molte altre coincidenze

tra il culto della Dea (spesso in un sito originariamente indigeno) e quello della
Madonna della Neve potrebbero essere scoperte.

Cenni Storici
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Col XIV secolo si assiste in Europa ad un generale raffreddamento del clima. Un
lungo periodo che durer fino all800 ed definito come piccola era glaciale.
Il forte maltempo comport raccolti disastrosi e quella che venne chiamata dai
contemporanei la grande carestia.
Un periodo difficile che favorir il diffondersi di una tremenda epidemia di
peste che decimer gli europei.
Contemporaneamente si verificano grandi cambiamenti causati dall'espansione
del commercio europeo e la formazione degli imperi marittimi europei.
In soccorso alle calamit naturali, ritorna ad avere grande seguito uno dei culti
pi antichi della cristianit, quello della MADONNA della NEVE o AD NIEVES.
Il culto della Madonna della Neve affonda le sue radici nel IV secolo, durante il
pontificato di Papa Liberio. Un nobile patrizio romano aveva deciso di costruire
in onore della Madre di Cristo una chiesa. Nella notte fra il 4 e il 5 agosto un
miracolo indic il luogo dove doveva sorgere la chiesa.
Infatti la mattina dopo il colle Esquilino era coperto di neve, sullarea innevata
fu costruita la chiesa.
Nacque cos il culto della Madonna della Neve. Durante il concilio di Efeso (431
d.C.) verr solennemente decretata la Maternit Divina di Maria che sar
proclamata Theotokos, Madre di Dio.
Lantica chiesa fu poi abbattuta e con il materiale di recupero venne edificata
una basilica pi grande a cui fu attribuito il titolo di Basilica di S. Maria
Maggiore, per indicare la sua preminenza su tutte le chiese dedicate alla
Madonna.
Il culto della Madonna della Neve si afferm sempre di pi e specialmente tra i
secoli XV e XVIII, ci fu la massima diffusione delle chiese dedicate alla Madonna
della Neve, non solo in Italia ma in tutto il Mediterraneo.
Esso si fuse e si confuse con quello dedicato a divinit femminili, protettrici
dellamore e della fertilit, molto pi antiche e venerate in Europa sin da epoca
remota.
Sulla scia delle rotte commerciali mediterranee degli uomini dellantichit che,
dellet del bronzo, amavano sostare negli stessi porti e frequentare gli stessi
luoghi sacri, posti su alture, nellentroterra o vicini ai fiumi (forse antiche vie di
scambio e comunicazione), noi, appassionati della cultura fenicia, abbiamo
notato la coincidenza in molti siti del culto della Dea (generatrice della vita, dei
cicli naturali e della fertilit) con quello della Madonna della Neve.
Segue il racconto del nostro viaggio alla ricerca della Dea/Madonna della Neve.

Il nostro viaggio alla ricerca della Dea Madonna della Neve


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SICILIA
Partiamo dalla Sicilia.
A Erice sulla cima del monte svettava il tempio di Astart/Tanit/Afrodite/Venere
Ericina, oggi castello di Venere.
Entrando tra le rovine del castello normanno costruito su quello che fu un luogo
sacro indigeno, elimo, fenicio-punico e poi anche romano, accanto ad un
grande pozzo (usato probabilmente per scopi cultuali legati ai riti della fertilit
e durante le pratiche di prostituzione sacre che qui si tenevano) si vedono i
resti di una piccola chiesetta, proprio quella della Madonna della Neve.
Ad Agrigento, lantica Akragas, sul colle di Girgenti, accanto ai resti del tempio
dorico, probabilmente dedicato alla dea Athena, sorgeva unantica chiesetta di
cui non c' pi traccia ma di cui rimane memoria attraverso il nome della via:
via Madonna della Neve.

E addentrandoci nellinterno dellisola troviamo altri siti.


Nel sito degli indigeni sicani di Caltabellotta, tra i grandi fiumi del Platani (il
greco Halikos) e del Belice (il greco Kremisos), provincia di Agrigento, a circa
1000 m di altitudine, l dove sorgeva un tempio frequentato da sicani e greci
sin dallet del bronzo (di cui poco ancora si sa) oggi dentro la chiesa del
paese, troviamo una bella statua barocca della Madonna della Neve.
E anche sulla collina su cui si snoda oggi il centro storico di Piazza Armerina,
anche questo in origine insediamento sicano, risalente come molti altri in Sicilia
occidentale allet del bronzo, proprio in cima, si trova oggi una chiesa della
Madonna della Neve.

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Spostandoci nella parte orientale dellisola, a Siracusa, ricordiamo alcune teorie


che sostengono che lattuale castello fortificato sul Porto Grande di Siracusa
(dal nome del comandante bizantino Maniace) potesse essere stato, in epoca
greca, un tempio dedicato a Hera.
Fatto sta che la sua ubicazione sullestremo lembo di terra del porto, ricorda
molto quella di un tempio dedicato ad una divinit femminile protettrice dei
naviganti. Poi, al museo archeologico regionale Paolo Orsi, notiamo una testina
di Tanit con crescente lunare, estremamente somigliante a quella pi famosa
rinvenuta nel sito punico di Solunto (PA).
Al centro di Ortigia, nella cattedrale dedicata alla Nativit di Maria Santissima,
in origine tempio dorico dedicato ad Atena, vediamo una cappella con statua
dedicata alla Madonna della Neve.

MALTA
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Andando a Malta, isola di templi preistorici dedicati alla Dea Madre, in uno dei
porti pi frequentati in antico dai marinai che arrivavano dalloriente, sostando
proprio a Malta, prima di riprendere la navigazione verso la Sicilia, arriviamo a
Marsaxlokk.
A Marsaxlokk vi un santuario ininterrottamente dedicato al culto della Dea,
inizialmente Dea Madre diventata Astarte e poi Giunone, luogo caro ai
naviganti che in quel porto si fermavano, vi sacrificavano, si rifocillavano e
come avveniva anche a Erice, godendo dei favori delle sacerdotesse dellamore
(ierodule).
A fianco del santuario, prima dellingresso agli scavi, si erge maestosa la chiesa
della Madonna della Neve.

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SARDEGNA
Proseguendo lungo la nostra rotta, approdiamo allaltra grande isola del
Mediterraneo, la Sardegna.
Qui stata rinvenuta in vari siti una grande quantit di statuette raffiguranti la
Dea Madre (Sa Grandu Mammai ), le pi antiche fra queste risalenti al periodo
Neolitico.
Sullaltura di Santo Teru, un insediamento punico nei pressi dellomonimo fiume
e nella cittadella medioevale di Segolaj, a Senorb, scopriamo la chiesa della
Madonna della Neve/Santa Mariedda (ricostruita accanto a una precedente
chiesetta oggi scomparsa).
A conferma della presenza della Dea in questo territorio, sempre nelle
vicinanze di Senorb, a Gesico, stata trovata una statuetta della Dea Madre,
un idoletto di tipo cicladico, forse risalente al III millennio a.C.
Questi siti sono nellentroterra, a uguale distanza fra il porto di Cagliari (il
fenicio Krls) e quello di Villaputzu.
A Cagliari, sul Capo SantElia, aveva sede un tempio fenicio-punico dedicato al
culto dell Astarte/Venere Ericina, un luogo di culto su promontorio che, come
altri in analoga posizione, aveva anche funzione di faro. Presente qui una
cisterna punica, probabilmente per uso rituale.

Villaputzu sul fiume Flumendosa, era il grande porto fluviale di Sarcapos su cui
sorgeva un altro santuario di Astarte, dove si praticava la prostituzione sacra e
a Villasimius, punto di passaggio per i fenici e riparo dei marinai dalle correnti
del Mediterraneo.

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Vicino agli insediamenti di Tharros, citt che rivaleggiava con Cartagine in


quanto a importanza, e a quello di Neapolis (neolitico prima e fenicio-punico
poi), si notano: da un lato la Madonna della Neve a Cuglieri e dallaltro la
Madonna della Neve a Pabillonis.
Neapolis era un approdo vicino al Flumini Mannu (il "Rivus Sacer" menzionato
da Tolomeo), punto in cui le acque del Rio Piras e Riu Bruncu Fenugu
s'incontrano. Questa attribuzione di sacralit al fiume, ci fa capire quanto
questo fosse un luogo venerato.
A Neapolis, in una zona di stagni e lagune, di cui uno detto di Santa Maria, si
trovano probabilmente dei santuari nuragici, di frequentazione punica, come
testimoniano frammenti di anfore e di ex-voto espressione di culti della salute e
della fertilit, dedicati ad una divinit femminile, spesso adorata in prossimit
dei porti.
Nel territorio di Arborea, sulla strada che conduce a Neapolis, gli archeologi
hanno segnalato la presenza di una mitza (termine fenicio designante un
pozzo), forse usata dai viaggiatori anche per scopi cultuali. Il culto delle acque
era molto frequente in Sardegna, riportato negli scritti di autori classici
(Sallustio, Prisciano, Solino e Isodoro di Siviglia) che ne confermano la
continuazione per molti secoli.
Nella tradizione popolare sarda si ritrovano degli spiriti che vivrebbero nei
pozzi, per esempio la Sa Mamma che potrebbe essere la Dea Madre, qui nella
valenza di signora delle acque.

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Spostandoci vicino al sito della Dea Madre di Monte Sirai, troviamo un santuario
di Astarte del VII secolo, e una chiesa della Madonna della Neve a
Villamassargia.

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ISCHIA
La nostra tappa seguente unaltra isola: Ischia.
Sin dal bronzo medio (1400-1300 a c) punto di incontro di naviganti egei, fenici
e eubei, provenienti da oriente e occidente. Anche qui su di un promontorio
troviamo una pittoresca chiesetta dedicata alla nostra Madonna, sicuramente
protettrice di naviganti e pescatori. A Ischia si segnala la presenza di un
tempio dedicato ad Ercole/Mlqrt, come in altri siti, associato col punto di
approdo e spesso, in coppia con un tempio dedicato alla Dea (posto sempre su
un punto elevato).

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Ancora ad Ischia, nel comune di Forio rimane un torrione, eretto sullarea di un


tempio dedicato alla Dea, di cui si hanno notizie che fosse siracusano e poi
romano. La divinit qui era chiamata Venere Citarea (da Citera, una delle isole
greche care al culto di Afrodite) che oggi d il nome ad una piacevole spiaggia
vicina.

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CALABRIA
Continuando il viaggio lungo le rotte euboiche, in direzione dellAdriatico, il
mare degli Eubei (IONOS KOLPOS), facciamo una sosta a Crotone. Sede del
celeberrimo tempio di Hera Lacinia dove nel sito archeologico troviamo la
chiesina della Vergine di Capo Colonna e a Capo Rizzuto, unaltra chiesetta
dedicata a Santa Maria ad Nives ( detta La Greca) il cui culto prevedeva un
pellegrinaggio dal centro abitato sulla terraferma, al promontorio di Capo
Rizzuto, a somiglianza del pellegrinaggio che in tempi pi antichi si svolgeva da
Crotone a Capo Colonna.

La cattedrale di Isola di Capo Rizzuto, dedicata a Santa


Maria Assunta o ad Nives, fu costruita nellanno 1000, a
seguito di una grave siccit e festeggiata il cinque di
agosto.

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ADRIATICO
Proseguiamo quindi su rotte antichissime, prima degli esuli troiani e poi degli
Eubei (partners commerciali e culturali dei fenici) che arrivavano fino allalto
Adriatico, passando per la Dalmazia.
Gli Eubei erano il tramite tra la cultura fenicia e quella greca. Il vettore euboico
trasmise lalfabeto in Grecia e molti miti di dee fenicie, come quello di Europa.
Questo potrebbe essere uno tra i popoli che costituivano i mitici Pelasgi,
fondatori di insediamenti nella zona di Ravenna e Cervia, di cui si hanno notizie
a partire dallet del bronzo antico.
Si tratta di una zona fitta di reti fluviali di comunicazione e commercialmente
molto frequentata da varie genti per limportanza del sale che si estraeva dalle
saline. Attratti dal prezioso elemento che permetteva di conservare i cibi e
conciare il pellame, arrivarono anche gli Etruschi.
Bronzetti votivi risalenti al V secolo circa, raffiguranti offerenti, ci fanno capire
che nella zona si facevano offerte e quindi sono indizio della presenza di un
edificio cultuale.
Curiosissimo il bronzetto triangolare, di probabile fattura venetica, conservato
nel Museo di Ravenna, che ricorda una raffigurazione della dea Tanit (V-IV sec).

Tra Ravenna e Cervia si troverebbe il sito di Ficocle, ancora non identificato,


vista la natura paludosa del terreno della zona che non ha permesso la
conservazione di resti archeologici.
Per troviamo una chiesetta della Madonna ad Nives proprio allinterno della
salina la cui raffigurazione quattrocentesca della Vergine oggi conservata
nella Cattedrale di Cervia.

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Passando allaltra sponda dellAdriatico, in una piccola isoletta della Dalmazia,


Corcira (Melaina in greco, oggi Corcula) nella frazione di Pupnat, troviamo una
chiesa della Madonna della Neve. A Corcula stata scoperta una dedica a
Venus pelagia, gi Afrodite Euploia, divinit protettrice dei naviganti, culto forse
di origine ionica/euboica.

La diffusione nellAdriatico, tra il VII e il VI secolo, del culto della Dea e in


particolare di Afrodite (molto venerata dai greci di Corinto e Siracusa che si
stabilirono in quelle zone) e dei templi ad essa dedicati, e ricordato anche dal
latino Catullo che definisce la vicina Durazzo Hadriae taberna (postribolo
adriatico), in riferimento alla prostituzione sacra di tipo templare che ivi si
praticava (ierodulia).
E proprio a Durazzo si hanno notizie di una piccola cappelletta sotto
linvocazione di Santa Maria ad Nives.

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ETRURIA
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Tagliando per i fiumi della pianura Padana, andiamo in Etruria. Vicino al fiume
Marta, a Gravisca (gi luogo di culto nel VII sec, poi porto etrusco di Tarquinia
dal VI sec) dove approdavano mercanti semiti, greci di oriente e etruschi, porto
in cui ognuno poteva esercitare le proprie pratiche religiose, troviamo un
insieme di edifici sacri (V a. C. sec) dedicati a tre divinit: Afrodite letrusca
Turan , Hera letrusca Ura o Uni, Demetra letrusca Vei e il giardino sacro di
Adonis letrusco Atunnis, con una sto per lesposizione dei germogli dedicati al
culto di questultimo. Tutte divinit legate alla fertilit e alla navigazione in un
porto franco fanno presupporre che anche qui, come a Erice o a Tas Silg, si
praticassero riti di fertilit legati alla ierodoulia.

A Monteranocchio, Tarquinia, troviamo una chiesa della Madonna della Neve di


cui rimane solo un muro sulla strada che da S. Maria di Valverde porta a S.
Maria di Castello, officiata gi nel 1573 (notizia riportata dalle Memorie di

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Corneto). E probabile che limmagine della Madonna della chiesa di S. Maria
della Neve sia quella che attualmente al Museo di Tarquinia.

Anche nel santuario di Fontanile di Legnisina a Vulci del V secolo, sul fiume
Fiora, col suo altare impregnato da vene acquifere terapeutiche, troviamo
statuette di offerenti e simboli fallici, segni di una devozione ai culti ctoni di
fertilit della Dea Uni, qui identificabile con la greca Demetra.
Sempre sul fiume Fiora , nel paese di Santa Fiora, nella prima met del
seicento fu edificata la chiesa della Madonna della Neve che proprio come
laltare di Vulci si trova su una vena dacqua (visibile oggi attraverso il
pavimento della chiesa) .

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Restando in Etruria, a Pyrgi, su una zona abitata sin dal periodo neolitico, a sud
del castello di Santa Severa, si trova un complesso santuariale celeberrimo in
antichit, frequentatissimo dai marinai, composto da due templi A e B e da un
porticato con circa venti piccoli ambienti con altari dedicati forse alle attivit
delle ierodule.

Appartenente al fregio del tempio A una testa femminile risalente al VI secolo


a. C., identificata come Leucotea, in greco dea Bianca (come bianca la neve)
anche lei protettrice dei marinai e degli stranieri.

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Nelle fondazioni del tempio B, databili VI secolo a. C., sono state rinvenute tre
lamine auree incise in lingua etrusca e in fenicio. Nelle lamine si legge di una
dedica ad Astarte, regnante sulla vicina citt di Caere (Cerveteri), nel mese del
sacrifico al sole. Non si sa a quale mese ci si riferisca ma il mese del sole
potrebbe essere agosto (mese dedicato alla Madonna della Neve).
In questa zona, la chiesa della nostra Madonna, si trova a Rocca Priora.

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Nella dirimpettaia isola dElba a Lacona, una piccola chiesa dedicata alla
Madonna della Neve fu edificata nel XII secolo, nel mezzo di una graziosa
insenatura, attraversata da fiumi che collegavano la costa allinterno.
In questi luoghi abbiamo testimonianze di frequentazioni dalla preistoria,
allepoca etrusca, fino a quella romana. Per esempio, sul Monte Cocchero, sono
state individuate delle grotte usate per scopi rituali, con una mola per il grano
(che potrebbe richiamare ad un culto demetriaco), colature di metallo e resti
animali, forse sacrificati. Sulla stessa montagna, dei megaliti infilzati nella
terra, i sassi ritti per i quali si ipotizzano riti solari ma che tanto assomigliano
ai betel fenici (rappresentazione aniconica della divinit).

Pur non essendoci quindi prove di culti al femminile, evidente il carattere


sacro di questo territorio. Inoltre, pensando alla lavorazione del metallo e a
quella del grano, ricordiamo la percezione che gli antichi avevano dei metalli e
dei minerali, accomunati alle piante o agli animali e parimenti ritenuti capaci di
crescere (nel ventre della terra) e riprodursi naturalmente se venissero piantati
nel suolo (secondo quanto riportato da autori quali Teofrasto, Strabone o lo
Pseudo-Aristotele).
Il legame tra il mondo minerale e dei metalli con le Dee della fecondit come
Demetra o Afrodite, attestato in siti come quello di Gravisca, potrebbe essere
riscontrato anche allElba.

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PENISOLA IBERICA

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Passando per le Baleari, troviamo che la Nostra Signora ad Nives oggi la


patrona di Ibiza, lisola dedicata alla Dea Tanit/Astarte.
Qui si trova il suggestivo e isolato santuario rupestre della grotta di Es
Cuyeram, zona di culto per i naviganti che percorrevano le rotte puniche.
Nella grotta presente una sorgente, una caratteristica comune a molti
santuari antichi che nascevano in concomitanza col culto delle acque.
Specialmente in Iberia, infatti, i santuari dedicati alla Dea della fertilit erano
collocati in punti in cui la divinit si manifestava attraverso fenomeni naturali:
cime delle montagne, grotte o nella vicinanze di sorgenti.
Ma anche nella greca Akragas, troviamo un santuario rupestre in grotta, con
sorgente, dedicato alla dea Demetra che a Ibiza sar poi identificata proprio
con Tanit.
A Es Cuyeram si sono infatti ritrovati stampi per la fabbricazione di figurine
fittili provenienti dalla Sicilia.
Le caratteristiche di questo santuario sono comuni anche ad altri luoghi
consacrati a Tanit, come il santuario nella grotta di Gorham, a Gibilterra,
frequentato anche da neandertaliani. Qui possibile un identificazione della
Dea con la Nostra Signora di Europa presente a Gibilterra, anche questo, punto
di passaggio per molti marinai che navigavano lungo questa porzione di costa
diretti a Cadiz, passando per Algeciras e sostando nei santuari (forse circa una
decina in questa zona) dedicati alla Dea, simbolo di vita e protezione.

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Arrivando nella penisola iberica ci fermiano, in Andalucia. Qui si fabbrica


ancora lo Jabegas, imbarcazione tradizionale simile a quelle dellantichit
(come pure il Luzzu a Malta) dal caratteristico occhio turchese che si credeva
placasse i mari.
Tra Malaga e Almunecar frequenti sono le vestigia fenicie in questa zona
ricchissima di loro insediamenti.
Tra questi: Toscanos, Mezquilla, Trayamar, Chorreras e Frigiliana. Frigiliana un
altro dei luoghi in cui sorge un santuario rupestre dedicato alla divinit
femminile (come altri siti lungo la costa spagnola fino a Gadir /Cadice) e qui ci
imbattiamo nella Nostra Signora ad Nives di Torrox.
In provincia di Malaga a Mijas a 400 metri dal livello del mare nel 2013 sono
stati ritrovati i resti di un santuario fenicio-punico probabilmente dedicato alla
Dea, il primo di questa importanza sulla Costa del Sol.
Secondo gli astrofisici dellUniversit delle Canarie e gli archeologici
dellUniversit di Siviglia, questi santuari sarebbero tutti orientati in direzione
del pianeta Venere e in relazione agli equinozi e al sorgere del sole e della luna.

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Interessantissima liconografia delle Madonne dellAndalucia (molto evidente
nella Madonna di Ronda) e riscontrabile anche alle Canarie. La Madonna della
Neve iberica si trova spesso
avvolta in un mantello triangolare, come fosse una raffigurazione di Tanit con
bambino al centro o una rosa (fiore caro a Afrodite).
E sotto i piedi della Madonna un crescente lunare.

Giungendo a Cadice notiamo che la topografia in antico era molto diversa da


quella odierna. Il grande porto di Cadice/Gadir in epoca fenicia si estendeva su
tre isole: Erythea, Kotinoussa e lisola del Leone.
A Erythea, unificatasi col tempo a Kotinoussa, aveva sede un grande tempio di
Astarte, oggi di fronte al castello di Santa Caterina. Al capo opposto del porto,
laltrettanto grandioso tempio dedicato a Mlqrt/Ercole. Nel centro storico della
citt, troviamo la Plazuela de las Nieves, oggi Plaza Mendizabal (nome moderno
ma palesemente fenicizzante!) non distante da quello che oggi chiamato
lOratorio di Nostra Signora della Cueva, forse un altro santuario in cui aveva
sede un oracolo di Astarte.

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In un momento in cui la Fenicia pesantemente gravata dalle imposte dei


dominatori assiri, grande diventa il bisogno di argento per pagarle. La
fondazione della citt da parte di genti provenienti da Tiro nellVIII secolo
corrispondeva quindi a precise esigenze commerciali, in relazione allo
sfruttamento delle miniere dargento situate nelle province di Huelva e Siviglia.
Zona questa abitata dagli indigeni tartessi e facilmente accessibile tramite
quello che era detto il lago Ligure (in cui forse passarono i celti liguri). Tutta
questa zona ha subito un graduale interramento fino a fare scomparire il lago
Ligure.
Scavi condotti sulle sponde del Guadalquivir, hanno permesso di capire che i
fenici usavano i tartessi come operai nelle miniere, ricompensandoli con
oggetti esotici di poco valore. I principi tartessi, attraverso i cui territori i fenici
dovevano passare, erano invece ricompensati con oggetti preziosi come le
coppe metalliche fenicie. Questa lite indigena, acquis col tempo i costumi
fenici, come vediamo dalla presenza di manufatti fenici nei corredi tombali.
I metalli, caricati sulle navi fenice a Cadiz, partivano poi per Tiro.
Questo commercio permise a Tiro di prosperare e a Cadiz di diventare la pi
florida degli insediamenti iberici, con i templi dedicati alla dea pi numerosi e
pi sontuosi.

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A Sevilla, in via Barrionuevo, abbiamo trovato in uno dei nostri viaggi la chiesa
parrocchiale di Nostra Signora della Neve di Alanis. A 3 km da Siviglia, sullaltra
sponda del Guadalquivir, fiume navigato da fenici e dai tartessi, in un
insediamento, prima indigeno poi fenicio, ci sono i resti di santuari con dediche
ad Astarte e Baal. Qui negli anni 50 fu trovato un magnifico tesoro con gioielli
di straordinaria fattura: il tesoro di Carambolo Alto. Fra i vari gioielli in oro,
anche un medaglione in bronzo con leffige della Dea, qui con petto piumato e
le braccia alzate fra due oche o anatre. Il simbolo dellanatra (mutuato dalla
religione egizia, come spesso accade nei manufatti fenici) rappresenta
anchesso la fertilit.

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CANARIE
Terminando il nostro viaggio di fronte agli insediamenti fenici in Marocco,
arriviamo alle Canarie.
Anche in questo arcipelago (a Lanzarote, Gran Canaria e Tenerife) troviamo
oggi molte chiese dedicate alla Nuestra Seora de las Nieves ed in particolare, la
nostra Madonna molto venerata a Las Palmas (Gran Canaria), di cui la
patrona.
Sempre a Gran Canaria, ad Agaete, a soli 30 miglia da Las Palmas, lungo il
porto, chiamato proprio di Las Nieves, abbiamo una chiesa ed un dipinto
dedicato a lei. Il parco archeologico Maipes, ad Agaete, il sito indigeno di
Agaete in cui sono state scoperte circa 700 tombe.

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Possiamo quindi supporre una continuit di culto con quello degli indigeni del
luogo, i Guanches, la cui Dea Chaxiraxi (raffigurata in molte statuette e graffiti)
identificabile qui con Tanit.

Nellisola di Lanzarote, di cui la Madonna patrona, a San Marcial de Rubicon ,


si trova un grafffito. Si tratta di una Tanit allinterno del pozzo de la Cruz.
Inoltre in alcune architravi dellinsediamento indigeno, sono stati ritrovati
graffiti riferibili al simbolo di Tanit e tombe di tipo punico che potrebbero essere
testimonianza del contatto fra la cultura locale e quella fenicia. Sempre a
Lanzarote notiamo lesistenza di saline, anche questo indizio di presenza
fenicia (vedi Mozia, Cagliari, Gadice..). Un ulteriore conforto alla nostra tesi. che

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ci fa concludere qui nellAtlantico il nostro viaggio alla ricerca della Dea e della
Madonna della Neve.

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grancanaria.com/patronato_turismo/Maipes-de-Agaete.46952.0.html (Canarie)

The Phoenicians

(Alessandra Conti e Daniele Leone)

Agrigento, 16 novembre 2015

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