La Via Micaelica
La Nascita dei santuari micaelici
Il culto di San Michele Arcangelo si sviluppa nell’oriente
bizantino e si diffuse e sviluppò soprattutto nel sud italia, dove
fu fondato, nel V secolo, il santuario di San Michele a Monte
Sant’Angelo, in Puglia.
A partire dal VII secolo poi, vennero eretti numerosi altri
santuari in giro per l’europa secondo lo stile del santuario
pugliese. venivano utilizzate grotte, cime dei monti e colli, che
venivano considerati luoghi appropriati per il culto degli angeli.
Con il passare del tempo questi luoghi di culto iniziarono ad
essere sempre più battuti da molte migliaia di credenti,
andando così a formare un nuovo cammino di pellegrinaggio.
L’itinerario
La via Micaelica, anche detto “Cammino
dell’Angelo” non ha un vero e proprio itinerario,
difatti si sviluppa prevalentemente sulla cosiddetta
linea sacra di San Michele Arcangelo, che secondo
la tradizione è la conseguenza del colpo di spada
che l’angelo inflisse al diavolo per spedirlo
all’inferno. Questa linea presenta sopra di essa
numerosi santuari dedicati a Michele.
Esso presenta inoltre molte località comuni con
altri cammini sacri, in particolare con la via
Francigena, perché entrambi i cammini si
consumano soprattutto in Francia ed In Italia.
Le tappe più importanti sono Mont Saint-Michel,
Cluny in Francia e la Sacra di San Michele, Monte
Sant’Angelo in Italia.
La prima tappa: Mont Saint-Michel
La partenza del cammino è Mont Saint-Michel,
un isolotto tidale in Normandia, dove già
dall’epoca dei Galli era presente un
insediamento, nonché un abbazia benedettina.
Questa zona è legata al culto micaelico perché
secondo una leggenda, nel 709, l’arcangelo
Michele apparve al vescovo di Avranches
chiedendogli di fondare un luogo di culto
sull’isola. Il vescovo acconsentì e creò un primo
oratorio che poi divenne l’attuale abbazia.
La seconda tappa: Cluny
La seconda tappa di rilievo è la cittadina di Cluny, nella
regione della Borgogna.
Essa è particolarmente famosa e riconosciuta per la
presenza dell’omonima abbazia, fondata nel 909
dall’abate Bernone. sotto generosa donazione del duca
di aquitania.
L’abbazia era il fulcro dell’influente movimento
monastico cluniacense e capitale di oltre 1400
monasteri sparsi per tutta europa.
La riforma cluniacense, che intendeva riportare ad
un’applicazione stretta della regola benedettina, vide il
suo massimo splendore con Odilone, il quinto abate di
Cluny, che riuscì ad entrare nelle grazie del papa e a
far aderire al movimento una settantina di monasteri.
La terza tappa: La Sacra di San Michele
La terza tappa è la Sacra di San Michele, uno degli edifici simbolo della
regione italiana del Piemonte.
La sua storia inizia già in epoca romana, dove era presente un avamposto
militare, che venne poi rilevato dai Longobardi per difendere dalle costanti
incursioni dei Franchi.
La storia del culto e della chiesa risale invece al VI secolo quando, con
ogni probabilità, venne eretta dagli stessi Longobardi la prima cappella in
onore dell’Arcangelo, a cui i Longobardi erano devoti, in quanto praticanti
del culto micaelico.
Fu però tra il X e l’XI secolo che si andò a formare la chiesa vera e
propria, con l’arcivescovo di Ravenna san Giovanni Vincenzo, ritiratosi a
vita eremitica, che ebbe una visione di Michele che gli ordinò di erigere la
chiesa, che venne poi benedetta dagli angeli con il fuoco, visto da tutta la
popolazione della Val di Susa.
Le uniche fonti giunte sulla precisa data di fondazione vengono da un
monaco di nome Guglielmo che abitò proprio in quel cenobio e che datò in
un suo scritto la fondazione al 966, salvo poi smentirsi e scrivere in
seguito che la fondazione avvenne sotto papa Silvestro I (999-1003)
L’ultima tappa: Monte Sant’Angelo
Il santuario di Monte Sant’Angelo, sul Gargano, è noto come “Basilica
Celeste”, in quanto, secondo la tradizione, consacrato direttamente
dall’Arcangelo Michele. Insieme a Mont Saint-Michel e alla Sacra di San
Michele è considerato il maggior centro di culto di Michele.
Il santuario era una delle principali mete di pellegrinaggio della cristianità,
ed era di fatto uno dei quattro luoghi più frequentati durante l’Alto
Medioevo per la redenzione spirituale insieme a Roma e Gerusalemme.
Dato che il santuario era in una posizione strategica per il raggiungimento
della Terra Santa, esso stato soggetto del mecenatismo di numerosi nobili
che resero più accessibile la grotta e accogliente il soggiorno per i
pellegrini.
Il santuario presenta numerosi nomi di pellegrini illustri tra i milioni che lo
hanno frequentato: alcuni nomi sono papi come Leone IX e Urbano II,
sovrani come Ottone III e Matilde di Canossa e addirittura figure come
San Francesco d’Assisi, che lo visitò nel 1216