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Anno XXXIV

N. 3
Giugno / Luglio 2013
Euro 2,00

Ragguaglio istorico topografico della Isola d'Ischia


Platea (Polverino) dei territori situati alli Bagni
Fonti archivistiche: I luoghi sacri del territorio di Testaccio
Premio Ischia Ischia Internazionale di Giornalismo
Rassegna Libri
Ischia Film Festival
Periodico di ricerche e di temi turistici, culturali, politici e sportivi
Dir. responsabile Raffaele Castagna

La Rassegna dIschia
Anno XXXIV- N. 3 Giugno/Luglio 2013
Euro 2,00
Periodico di ricerche e di temi turistici,
culturali, politici e sportivi

Mons. Pietro Lagnese


il nuovo vescovo
della Diocesi
dIschia

Editore e Direttore responsabile : Raffaele Castagna

La Rassegna dIschia
Via IV novembre 25 - 80076 Lacco Ameno (NA)
Registrazione Tribunale di Napoli n. 2907 del 16.02.1980
Iscritto al Registro degli Operatori di Comunicazione n. 8661.

Stampa : Press Up - Ladispoli (Roma)

Sommario
3 Motivi

4 Mostra di artisti isolani a La Colombaia


4 Premio Ischia di Architettura
5 Ex libris

14 Periferia e periferie
Vie d'uscita
18 Premio di poesia Ciro Coppola

19 Ragguaglio istorico topografico



della Isola d'Ischia - I

35 I 25 anni di attivit
della Scuola Calcio Torrione di Forio

36 Platea Polverino dei territori


nell'isola d'Ischia alli bagni

40 Mostra di fotografie

di Cesare Di Liborio

40 Ischia Global Film & Music

41 Fonti archivistiche per la storia dell'isola


I luoghi sacri del territorio di Testaccio

46 Premio Ischia Internazionale


di Giornalismo
48 Ischia Film Festival

50 Cinema: "Cleopatra" e "Plein Soleil"


restauratti per il Festival di Cannes 2013
In copertina I - Veduta del porto d'Ischia

Sua Eccellenza Mons. Pietro Lagnese, nato a Vitulazio


il 9 settembre 1961, il nuovo vescovo della Diocesi
dIschia, nominato dal Santo Padre Benedetto XVI il
23 febbraio 2013. Il 1 maggio 2013 stato consacrato Vescovo da Sua Eminenza Reverendissima il Signor
Cardinale Crescenzio Sepe, Arcivescovo Metropolita di
Napoli, e l11 maggio 2013 stato accolto ad Ischia quale successore di Mons. Filippo Strofaldi.
Le opinioni espresse dagli autori non impegnano la rivista La collaborazione ospitata sintende offerta gratuitamente
- Manoscritti, fotografie ed altro (anche se non pubblicati),
libri e giornali non si restituiscono - La Direzione ha facolt di condensare, secondo le esigenze di impaginazione e
di spazio e senza alterarne la sostanza, gli scritti a disposizione.
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rassegna@alice.it

MOTIVI

Sempre dattualit e ampiamente


controversa la questione sul destino delle tante case dette abusive
e qui sullisola non salvate, come
per il passato, dallultimo condono
edilizio, deludendo le speranze di
coloro che si sono avventurati ancora in un campo che non poteva e
non pu continuare allinfinito. Alcuni gi hanno subito le conseguenze dellabbattimento, trovandosi a
volte senza una abitazione, costruita
invero senza licenza, ma con tanti
sacrifici, forse spinti non da un fine
speculativo e solo per migliorare il
proprio tenore di vita di fronte ad
un generale livello qualitativo che
in campo turistico migliorava enormemente. Se ne avvantaggiava lentamente lisola stessa nel presentarsi
via via pi accogliente verso i suoi
ospiti. Uno sviluppo che in un certo senso non si presentava rivolto in
una sola direzione, ma si ampliava
sempre pi, tendendo a far scomparire quella palese contraddittoriet che si palesava in un contesto di
baracche e nababbi nellisola bella
(titolo di un articolo giornalistico del
1964): In alcuni Comuni ancora restano al nostro sguardo le cosiddette
zone baraccali, ultimi dolorosi ricordi dei terremoti dei lontani anni
1881 e 1883; ancora oggi molte
famiglie attendono che venga loro
assegnata una casa decente, pulita,
decorosa; in alcuni rioni e quartieri
di determinati paesi impossibile
notare un sia pur minimo segno di
quel boom economico che si dice
abbia investito lisola in questi ultimi tempi; non di rado accanto ad un
lussuoso albergo, villa, pensione, fa
contrasto la misera catapecchia del
contadino o del pescatore. Si parla
sempre dello sviluppo e del progresso di Ischia in campo turistico e termale; si riportano cifre e statistiche a
testimonianza del crescente afflusso
di turisti; si intensifica e si incoraggia lopera tendente ad aumentare la
ricettivit per tutte le categorie so-

Raffaele Castagna
ciali di turisti; giammai di converso
si volge lattenzione a problemi e bisogni urgenti della popolazione isolana. Qualunque impellente necessit che abbia attinenza con la gente
locale rimandata, posposta nella
soluzione alle strutture di diverso,
per quanto sotto alcuni aspetti anche
utile, interesse, non tuttavia che possa risollevare le condizioni di vita
di quanti ancora non dispongono di
un tetto adeguato alla propria famiglia.
Di fronte allassenteismo delle
istituzioni, di fronte alla mancanza
di interventi da parte delle amministrazioni, il cittadino ha pensato che
bisognava agire e procedere direttamente, favorito dal silenzio di chi
doveva intervenire per la salvaguardia dellambiente e del territorio. Se
i vicini non dicevano niente e lasciavano fare, nessuno interveniva.
Situazioni che nel tempo venivano
risanate con opportuni condoni e
quindi il fenomeno, invece di essere
bloccato, si allargava sempre pi e
diventava ormai generale; inoltre si
creava lavoro e tutti (o almeno tutti)
stavano bene.
Oggi, arrivati al momento di rottura di un procedimento che sembrava
senza fine, ci si trova combattuti, incerti da che parte stare in una realt
contrastante con gli incalzanti abbattimenti: chi ha preferito restare nella
legalit, per lo pi, sarebbe portato
ad essere con lintransigenza verso
coloro che hanno voluto continuare
ad operare senza calcolare le regole
che sono pur necessarie in una societ civile. Difficile districarsi tra
speculazione e quella che viene oggi
chiamata edilizia di necessit; sul
piano delle conseguenze negative
unicamente il cittadino, che vede
annullati e distrutti tutti i suoi sforzi, anche per piccoli interventi nelle
proprie abitazioni, nonostante che la
popolazione aumenti continuamente. Ma c da chiedersi: perch le regole non sono state fatte rispettare?

Dove erano le istituzioni, le amministrazioni con i loro apparati? Anche


in considerazione che a volte sono
stati lesi i diritti di altri, lasciando
andare avanti determinati progetti e
iniziative. Ed ecco il perch di quella incertezza nel porsi di fronte alla
questione interventista del presente.
Peraltro stupiscono anche le decise
opposizioni verso una soluzione che
salvaguardi alcune situazioni, sia
da parte delle autorit che di chi nel
passato ha risolto i suoi problemi, allineandosi ad un miglioramento che
port allo sviluppo generale dellisola dIschia.
***
Ma le amministrazioni comuali
sono presenti sul territorio oppure il
loro compito si svolge soltanto dalle
sale consiliari, intente a deliberare
a destra e a manca, a creare commissioni, non sappiamo se del tutto
necessarie o unicamente per favorire
l'uno o l'altro? Chi si interessa poi di
constatare se si rispettano le delibere
adottate? Invero l'unico settore in cui
si vede una notevole partecipazione
quello del rispetto che impegna gli
automobilisti a parcheggiare in un
posto o nell'altro. Completa assenza nel settore della nettezza urbana;
non si sa invero a volte se funzioni
o meno la raccolta differenzziata, se
sono sempre vigenti gli orari di deposito dei rifiuti, se tutti i cittadini
sono eguali, considerato che nulla si
fa perch ciascuno si faccia carico di
depositare il tutto davanti alla propria casa e non davanti a quella degli
altri, senza alcun rispetto di locazione, di orario e qualit dei rifiuti. Una
situazione che non preoccupa affatto
chi di dovere e chi in realt dovrebbe amministrare la cosa pubblica a
vantaggio di tutti e non soltanto di
alcuni, insensibili a salvaguardare
l'ambiente e il territorio.

*
La Rassegna dIschia n. 3/2013

Mostra di artisti isolani


a La Colombaia di Forio

A La Colombaia di Forio, residenza estiva di Luchino Vi-

sconti, stata organizzata dal 25 giugno 2013 una mostra di


artisti isolani, dedicata al grande regista. Tredici autori, pittori e
scultori, hanno accolto linvito della Fondazione La Colombaia a trarre ispirazione dallopera e dalla vita intensa di Visconti,

Premio Ischia Internazionale


di Architettura

Tema del Premio Ischia Internazionale di Architettura2013 la qualit dellospitare. Ospitare, accogliere, ricevere sono vocazioni ataviche dellarchitettura. Il Premio
Internazionale Ischia di Architettura viene assegnato sia alle
opere di architettura ultimate e documentabili per la sezione
Premio PIDA, che a quelle riferite alla sola progettazione
di esse per la sezione Premio PIDA Concept, allinterno
di due macro sezioni: alberghi (hotels, agriturismi, pensioni)
o SPA (Centri Termali, Parchi Termali, Beauty Farm, Centri
Estetici).
Le opere possono riguardare la realizzazione di nuova architettura o il recupero, la riqualificazione, lampliamento di
edifici esistenti purch sia chiaramente leggibile un esplicito
ed autonomo dialogo con la contemporaneit.
Da questanno stata aggiunta una sezione dedicata al
mondo virtuale 3D, il Premio PIDA pensa 3D.
La partecipazione gratuita. Scadenza : 16 giugno 2013.
Le premiazioni avverranno durante la settimana clou del
premio che questanno si terr dall8 al 13 luglio sempre
sullisola dIschia. Il programma completo delle giornate
visibile sul sito www.pida.it dal 15 giugno 2013.
La proclamazione dei vincitori verr comunicata ai media
il giorno 23 giugnoattraverso i siti web istituzionali ed attraverso linvio di comunicazione ufficiale tramite e-mail a
tutti i partecipanti.
4 La Rassegna dIschia n. 3/2013

nonch dalla sua permanenza ad Ischia, per coglierne attraverso


la loro sensibilit frammenti, scintille di una creativit eccezionale, pi riconosciuta e apprezzata a livello mondiale.
Proporre ad un pubblico, nuovo se si tratta di giovani, pi
avvertito nel caso di generazione adulta, la figura di Luchino
Visconti unoperazione importante proprio perch la funzione
dellarte, certificata oramai dal tempo e quindi dalla storia, ripropone alla memoria una vita vissuta e votata a quella perfezione
formale che mezzo e allo stesso tempo messaggio. Lopera
viscontiana pi conosciuta quella cinematografica; quella di
innovatore regista di prosa e di rappresentazione di opere liriche nota solo attraverso le recensioni critiche dellepoca o
delle fotografie di scena, molte delle quali sono presenti proprio
allinterno delle sale della Colombaia. La storia del Novecento
documentata nella filmografia, filtrata da un occhio esperto
dellanimo umano e delle condizioni sociali in cui si muoveva;
laccuratezza estrema delle scenografie, dei particolari, visti a
volte come esagerazioni, non sono altro che il tentativo titanico
di ricostruzione di un mondo ormai perduto, ma il solo in grado
di restituire quel clima e le condizioni di quelle esistenze, sia
che si tratti dei pescatori siciliani o degli immigrati meridionali a
Milano, che dellaristocrazia ormai in declino, asburgica, bavarese o siciliana. Rileggere o leggere per la prima volta Visconti
apre orizzonti illimitati, oltre a percepire coi sensi della mente e
del cuore quei percorsi, spesso dolorosi e affascinanti, della vita
degli uomini in un certo posto della terra e in una certa epoca.

Al primo classificato della sezione Premio PIDA Alberghi


sar riconosciuto un premio di 3000.
Al primo classificato della sezione Premio PIDA SPA sar
riconosciuto un premio di 1500.
Al primo classificato della sezione Premio PIDA Concept
Alberghi sar riconosciuto un premio di 1000.
Al primo classificato della sezione Premio PIDA Concept
SPA sar riconosciuto un premio di 500.
Al secondo e terzo classificato di ogni sezione del PIDA e
PIDA Concept verr consegnata una targa/scultura di riconoscimento PIDA per lui e per la struttura ricettiva.
I progetti dei primi tre classificati di ogni sezione verranno
inseriti sul sito web ufficiale, nelle comunicazioni dei mediapartner, e nella pubblicazione per IPAD.
Al primo classificato della sezione 3D, lo sponsor Analist
Group doner una collezione di corsi completi Revit Lab ed
una licenza software OneRay professional; a tutti i partecipanti vincitori e non verr donata una licenza di software
OneRay.
I premi in moneta saranno elargiti direttamente dallOrdine degli Architetti di Napoli dopo rilascio di regolare ricevuta da parte del vincitore.
Il festival di architettura di Ischia si pone lobiettivo di
esportare lidentit italiana attraverso la cultura e limprenditoria, mettendo a confronto le architetture del mondo del
turismo italiane con quelle estere, con lambizione di diventare il premio di riferimento per Gli Alberghi e le SPA pi
belle del mondo.

Ex libris
Raccolta di varie croniche, diarj, ed altri opuscoli cos italiani, come
latini appartenenti alla storia del Regno di Napoli, Tomo V, Napoli
1782,
Lantichissima Citt del braccio Occidentale del nostro Cratere, chiamata Cime, e Cuma, fu la prima Citt, che ivi edi-

ficarono gli indigeni Cimmerj, ci che indica il nome istesso di . Si esamina la tradizione, che Strabone, e gli altri
Storici antichi ci han tramandata intorno allorigine Greca della nostra Cuma e si cerca di mostrarne la sussistenza.
I. Dacch i Cimmerj, ne tempi di Omero avean gi edificata col una Citt, ed eran essi passati dallo stato selvaggio a
uno stato di barbarie, avendo gi formato un cio, una societ.
II. Si esamina, col confronto dellautorit di Strabone e quella del Cronico di Eusebio, lepoca delledificazione di Zancle, onde si dicon venuti gli Euboici fondatori di Cuma.
III. Dopo Omero Eforo, scrittore natio di Cuma, non fa menzione della pretesa origine Greca della sua Patria.
IV. Si rigetta lopinione di Strabone, che mostra di creder la Colonia Greca, fondatrice di Cuma, precedente alla Guerra
Trojana; deducendosi lanacronismo di Strabone dallepoca della popolazione della Cuma Euboica, posteriore alla disfatta
di Troja.
V. Si risponde a coloro che hannopinato esser gli Eritrei, antichissimi Coloni, passati da Ischia a fondar Cuma, e si mostra lincoerenza di un tal sentimento, tanto colla cronologia, come colla Storia cos politica de Greci, come fisica dellisola
Pitecusa. Dal che si rileva che molto pi recente fu la venuta degli Euboici, di quel che altri ha creduto e che qualche loro
stabilimento sul littorale dellantico agro Cimmerio fosse forse venuto dopo la crisi vulcanica dIschia, avendo non per
que coloni ritrovata la Cuma come Citt culta, qualesser dovea dopo tanti secoli, ne quali gli antichi indigeni Cimmerj
eransi quasi del tutto civilizzati.

... Siami permesso di presentare al mio leggitore alcune congetture sullorigine della nostra Cuma, Citt la pi
antica del Cratere; congetture, colle quali se parr, chio
mi opponga agli antichi tutti, e a moderni, che scrisser di
quella, non intendo non pertanto di ostinatamente attaccare il comun sentimento, ma di esporre una mia qualunque
siasi opinione, della quale lascer lesame a coloro, che
senza prevenzione giudicar sapranno, mentre mi adoprer
di mostrar loro, che Cuma fu la prima Citt, che venne da
Cimmerj edificata, dappoich quelli col tratto del tempo
incominciarono a civilizzarsi. N vorrei si avesse codesto dettaglio come un episodio, lontano dal mio assunto,
perocch ove io giunga a mostrar la probabilit di questa
mia congettura, ne seguir per avventura, che se i nostri
Cimmerj, cio gli abitatori delle terre occidentali del Cratere di recente lasciate dalle acque aveano una Citt
nellet Omerica, ivi senza dubbio era stata la prima Vulcanica eruzione tra tutti luoghi del nostro Cratere. E in
tal guisa verr a mostrare indirettamente esser molto pi
antica di quel che altri ha creduto, questa tal Citt, n esser
ella opera di Euboica o Eritrea Colonia. E sintender finalmente, che dalla remota origine di questa Citt Cimmeria, anzich da qualche Greca Colonia, che molto pi tardi
pot giugnervi, ripeter si debba la vera cagione di quella
cultura, che in Cuma si trova ne tempi medesimi in cui tal
non era la stessa Roma.
Ogni uomo di buona sede converr meco sulle prime,
che fra e o altra differenza
non vi passi se non quella di un luogo, e degli abitatori del
luogo istesso, come lo fra Neapolis e Neapolitani, Capua

e Capuani, etc. Or che lappellazione originaria di Cuma


presso i Greci, ed anche presso i Latini, fosse stata Cyme
, niun lo ignora. Presso Strabone l. V, , presso
Stephano, presso lAutore del libro de Vita Homeri, attribuito per errore ad Erodoto, presso Pausania, e finalmente,
anche presso i Greci de bassi tempi, come Agazia, ed altri
sempre viene scritto . I Latini anche cos scrissero
un tal nome: Silio Italico Lib. XIII. v.44 Cymes. Stazio
Lib. IV. Silv. 3 v. 65 Quieta Cyme. Da K Tolomeo f
il primo K, e presso i Latini da K si fece Cuma
e Cume; giacch fu solito ai Latini di cangiar la v delle
voci greche in u, o che, secondo Lipsio pretende, da Latini questo Greco elemento per u si pronunziasse; o che,
come credo pi volentieri, avesse forza di u anche presso
de Greci stessi; poich nelle voci, di cui la tradizione ci
ha serbata in qualche modo la pronunzia, ci chiaramente ravvisiamo; siccome fra noi Napoletani che fummo un
tempo Greci, si pronunzia tunno il pesce, che i Greci chiaman , diciamo tuppete in significato di battere per
la voce greca ecc.
Dalle cose, che abbiam dette di sopra, non fa uopo muover quistione per cercare, se dalla Citt fosse nato agli abitatori il nome, o questi a quella lo avessero dato; poich il
luogo nellantico linguaggio detto Cemere, come abbiam
mostrato colla voce Fenicia, cio lutulento, f s che gli
abitatori si chiamasser lutulenti, e perci K, a tal
che dalla qualit locale ad amendue, suolo cio, e abitatori,
sia nato un tal nome. N sembri strano, chio niuna differenza frapponga fra le due Greche voci, luna scritta K
collu, e laltra K col i; perocch ben noto a
La Rassegna dIschia n. 3/2013

filologi quanto poco conto di queste tali differenze debba


tenersi; e chi ha piccola contezza del Greco, sa quante voci
nascono dal verbo diffondo le quali variano secondo
che vengon da quello derivate, e quindi tanto la palude, quanto le voci inverno, invernale
&c., bench altre abbian la , altre il dittongo , tutte nondimeno nascono da uno stesso tema. Mi si perdoni questo
piccol tratto di pedanteria, necessario per istabilir meglio
il mio argomento.
Che se diamo unocchiata alla topografia del nostro Pianeta, noi troveremo che non vi in tutta la Geografia una
denominazione locale cos universale, come lo quella di
Cuma, o Cyme, giacch questa fu lappellazione de luoghi palustri, e di recente abbandonati dalle acque; il che
siccome in pi luoghi avvenne per le anzidette ragioni,
cos moltissimi furono i luoghi, che il nome di Cume ritennero. Noi abbiam una Cyme nellEolia, unaltra
presso Stefano nellEtolia, unaltra nella Jonia, unaltra
nella Panfilia. Unisola di questo nome incontriamo nella
Sicilia presso listesso Stefano: fu celebre la Cuma della
regione Euboica, onde si crede derivato il nome alla nostra Cuma Campana. Abbiamo unaltra nel Bosforo
Cimmerio. Vedeste mai in geografia tante citt di luoghi
tra loro s remoti che abbian nulladimeno listessissimo
nome? Or di ci parmi che altra esser non pot la ragione,
se non lindole del luogo, il quale ovunque palustre era, e
serbava tuttavia le vestigia e reliquie delle acque del mare,
che un tempo vi eran dimorate, tal nome di Cume
nel linguaggio primigenio di quelle antichissime popolazioni acquistava. Il che (se mi fosse lecito di oltrepassar
i limiti delle mie ricerche) confermar chiaramente potrei
collesame della topografia de luoghi, ne quali le Cume
furono; agevolmente mostrando, che dalla loro situazione
al mare vicina, e dalla conformazione del prossimo littorale ben si argomenta che furon quelli un tempo luoghi e
terreni ingombri dal limo delle acque marine e dai ristagni delle acque istesse, che dopo il loro retrocedimento vi
avean nonpertanto lasciate le orme dellantico domicilio.
N altra parmi che fosse stata la tradizione dellorigine di
questo nome presso i nostri Cumani, i quali in una delle
loro medaglie presso il Capaccio, serbando il costume degli antichi, usi a metter nel rovescio di quelle qualche simbolo esprimente la qualit locale del loro terreno, vi misero una granocchia, certo, e indubitato indizio della qualit
palustre del loro suolo; come se avesser voluto colla figura di questo palustre insetto, indicar lo stato primitivo
del suolo, sul quale sorse la loro Citt. Ove da riflettersi,
che lepigrafe della medaglia suddetta , Cumanorum, o Cymeorum, nome degli abitatori di ne
tempi culti; giacch dallantica denominazione, nel pristino linguaggio Cimere, pria si f la voce Cimerii e poscia
grecizzandosi un tal nome, si form il nome di Cyme alla
Citt, e quello di Cymei, e pi tardi Cumei, e Cumani agli
abitatori, voci, che sanno del tempo culto del linguaggio
Greco.
Forse sembrar potrebbero bastevoli gli addotti argomenti ad appoggiare in qualche modo la mia congettura, che
6 La Rassegna dIschia n. 3/2013

Cuma, cio, non fu se non la Citt de Cymei, prima detti


Cimmerii. Ma chi mai potr prestar fede alla mia opinione, contro la quale riclama la storia, che dellorigine di
questa Citt tuttaltrimenti favella? Diffatti tutti gli antichi
ci parlan di Cuma come di una Citt edificata da coloni o
dell Eritrea, o deli Eubea; e neppur un solo fra quelli ci
dice, che a Cimmerj se ne debba lorigine. Perlocch mi
fa uopo dimpegnare il buon senso de miei leggitori, affinch senza prevenzione meco esaminino il merito delle
testimonianze della Storia antica su questo punto, e poscia
decidano della ragionevolezza delle mie congetture.
Se leggeremo un per uno tutti glIstorici pi antichi, che
di Cuma ci parlarono, come Strabone, Pausania, Tolomeo,
Stefano, Patercolo, Eusebio &c. , troveremo che quot capita, tot sententias essi hanno intorno ai primi coloni, fondatori di questa Citt. Quasi tutti non per convengono a
darle unantichit o precedente alla Guerra di Troja, o al
pi meno di un secolo a quella posteriore : e che finalmente sia stata questa la Prima Citt dellItalia. Chiamiamo
ad esame i loro sentimenti. In primo luogo la diversit di
opinioni, che passa fra quasi tutti gli antichi su un tal punto, ci dee far sospendere almeno la credenza a qualunque
sentimento, se vogliam esser di buona fede. Il pi antico
intanto di codesti Scrittori non oltrepassa lottavo secolo
di Roma; e quindi scrivono essi di un fatto, avvenuto circa
dieci secoli innanzi al tempo in cui essi viveano. Or qual
dubbia fede, secondo le regole della sana critica, essi non
meriteranno, ove sien, come diffatti lo sono, s discordi tra
loro e nella qualit de pretesi coloni, e nellepoca della
loro venuta? Quindi a creder mio ha dovuto appo essi loro
nascere la tradizione della colonia fondatrice di Cuma da
due cagioni: la prima, dal vedere unaltra Cuma nellIsola
Eubea, e di qui altri fece venire i fondatori della nostra
Cuma: altri vide Cuma nellEritrea; e di l fece distaccare
una colonia, che nella Campania edific una Citt di simil nome: cos ragionate degli altri, i quali trovando tante
Cume, voller che dagli abitatori di una di quelle si fosse
distaccata la colonia fondatrice della Cuma Campana. La
seconda cagione deriv dallindole de Greci, che vollero
attribuirsi 1origine di tutti i luoghi, e vollero ne tempi
culti passar come i padri, e fondatori di tutte le Citt, nelle
quali abitavano; perlocch appoggiati allesistenza delle
Cume, che nellantica Grecia per la maggior parte erano,
agevolmente accreditar poterono questa supposta tradizione, che col tempo, allorch ogni Citt si facea un pregio di
riconoscersi per una Colonia Greca, pass poi per verit
istorica. A ci si aggiunga unaltro argomento, che agevolmente appoggi quella greca tradizione, nato da coloni Euboieci, che vennero a stabilirsi nella Pitecusa, ossia
Ischia. Il trovar degli Euboici in Ischia, luogo s vicino a
Cuma, il veder Cuma nellIsola Euboica, ha dato unaria
di verit alle narrazioni de Greci, i quali han potute di
leggieri sostenere, che quegli Euboici, che fecero in Ischia
il loro stabilimento, ne han fatto un altro nel continente,
cui han dato il nome di un luogo, che nel suolo natio avean
lasciato. Ecco le congetture, che mi conducono a credere,
che senzaltro idoneo fondamento, oltre allorgoglio, ed

ambizione de Greci, ed alle analogie de rapporti locali,


sia sorta la tradizione della Colonia Greca, fondatrice della nostra Cuma.
Esaminiamo dunque cronologicamente la venuta di
questa Colonia Greca, per veder qual sede dar dobbiamo
alla tradizione degli antichi cos varj tra loro e cos anche
contrarj allordine de tempi.
Strabone nel V della Geografia ci narra che Cuma, Citt la pi antica di tutte le altre dellItalia e della Sicilia,
fu edificata da Ippocle Cumano, e Megastene Calcidese.
Dallo stesso Geografo nel Libro VI sappiamo che quegli
Euboici, chindi passarono nel nostro Cratere, furon glistessi, che una co Zanglei e coi Messenj esiliati dal Peloponneso, avean prima edificata la celebre Zancle, oggi
detta Messina. Eusebio nella sua Cronaca conferma lo
stesso, e senza verunequivoco dice, che que condottieri della Colonia Greca, chedificarono Zancle, venner poi
a edificar Cuma nella Campania. Eccoci dunque al caso
di poter investigar lepoca della venuta di questa Colonia
nel nostro Cratere. Noi sappiamo da Pausania in Messen.
presso Valesio nelle sue Escursioni sopra Diodoro, che
que Messenj, che uniti a i Zanclei, e Calcidesi fondarono Zancle, non partirono dalla Grecia, se non dopo la
seconda guerra, chebber contro i Lacedemoni; terminata
la quale, avendo distrutta la loro Citt, passarono nella Sicilia. E ben conta a cronologi lepoca di questa seconda
guerra de Messenj, avvenuta il primo anno dellOlimpiade XXVII, che corrisponde, secondo la correzione della
Cronologia dEusebio, che noi seguiamo, agli anni seicento settantuno prima di Cristo. Osservate anche il Petavio,
il Marshamo, lo Scaligero, e tutti gli altri pi accreditati
cronologi, i quali unanimemente convengono in questo
punto.
Or da ci ne siegue che i duci della Colonia Greca, che
si vogliono i fondatori di Cuma, non poterono giugnere
nel nostro Cratere prima dellanzidetta epoca; e che per
conseguente non avessero edificata Cuma pria dellanno
DCLXXI innanzi Cristo, cio nellanno dalla fondazione
di Roma settanta nove. Ma sar egli credibile, che gli Euboici nel tempo stesso, che uniti a Messenj, e Zanclei,
edificarono Zancle nella Sicilia, avesser nel nostro Cratere
edificata Cuma? Che anzi ogni ragion vuole, che notabil
tempo avesse dovuto passare, in cui avendo quelli Coloni
ben fissato nella Sicilia la novella loro dimora, fosser poi
venuti sino al nostro Cratere, ove par che dovesse esser
lultimo de loro stabilimenti. Quindi io credo che avesse
per lo meno dovuto passare un secolo, per trovarsi quelli
Greci Coloni nello stato di scorrere francamente i nostri
mari, e stabilirsi allestremo ramo del Cratere Cumano; e
quindi secondo un tal computo la fondazione della nostra
Cuma dovrebbe per lo meno corrispondere al secondo secolo di Roma. Ma chi non vede in qual anacronismo politico ci farebbe urtare quellepoca della fondazione della
nostra Cuma? Da Dionigi dAlicarnasso nel libro VII sappiamo che nellanno CCXXIX dalla fondazion di Roma
i Cumani erano talmente ricchi, e potenti, che giunsero a
far linvidia degli Etrusci, che abitavano nel littorale della

Campania. In questepoca fanno i Cumani la guerra cogli Etrusci con buonordine di fanteria, e di cavalleria; e
nel loro regolamento militare si ravvisan lo stato e le circostanze di un popolo abbastanza civilizzato. Inoltre dal
racconto della vittoria da Cumani riportata, e delle circostanze civili, che la seguirono, ben si argomenta la cultura
della nazione Cumana, superiore a quella di tutti gli altri
popoli della Campania. Cos parimente troviam, che quella Citt siegue a fare la prima figura nella Campania in
tutto il terzo secolo di Roma. Or se vogliam esser sinceri,
dovrem senza fallo confessare esser incredibil cosa, che
una Colonia appena stabilita nel nostro Cratere, potesse
ergersi nello stato, in cui veggiamo la nostra Cuma nellepoca stessa, in cui avrebbe dovuto esser fondata. N ci
dee abbagliare la qualit de Coloni, i quali perch Greci
taluno ha creduto che potessero agevolmente introdurre
ne loro stabilimenti la cultura civile; s dacch lindole di
quelle tali Greche Colonie in verit ne primi tempi non
era se non quella di uno stabilimento, che nel suo principio
altro scopo non avea oltre al commercio, per facilitar il
quale cercavano una situazione qualunque in que luoghi
del littorale, che meglio loro riusciva: s anche perch lo
stato di Cuma pochi anni dopo lepoca, in cui avrebber
potuto venirvi gli Euboici (secondo il computo cronologico da noi rapportato) era quello appunto di una Citt,
e popolazione, che a corto di tutti que periodi, pe quali
passar debbono gli uomini, che dalle selve si avvanzano
verso la cultura socievole, era giunta a quello stato di civilizzazione che mancava tuttavia agli altri Campani, e avea
acquistate quelle forze, e quella cos militar che politica
disciplina, cui non si perviene se non a costo di parecchi
secoli. O dunque ismentiremo i fatti, contestati dalla Storia, ovvero. dovrem confessare, che tutt altra esser debba
lorigine di questa Citt, e che anzich dagli Euboici, tardi coloni del nostro Cratere, altronde ripeter dobbiamo le
cagioni dello stato florido di Cuma nel principio del terzo
secolo di Roma, come appresso farem veder.
Inoltre egli fuor di dubbio, che gli antichi Coloni Greci
giammai, per quanto dalla Storia sappiamo, si vennero a
stabilire in qualche luogo, ove digi vi era altra Citt ricca
di forze, e di una popolazione regolare (qual era la nostra Cuma nel tempo, che abbiam mostrato esservi potuti
giugnere gli Euboici) se pur non fossero stati da naturali
invitati a rimanervi; nel qual caso non mai cangiaron essi
il nome alla Citt, in cui furon ricevuti; n mai la Citt
prese da loro la denominazione, o si disse da nuovi sopravvenuti coloni edificata. Allorch dunque ci si dice che
i Coloni Greci vennero nel nostro cratere, e vi edificarono
una Citt, cui imposero il nome, par chiaro che nel luogo,
ove la Citt fondarono, esser non vi dovea altra pi antica
Citt o popolazion culta, al pari di quel che era Curma.
N vorrei che altri, pieno delle esagerate idee della Greca
potenza, pensasse che in que rimoti tempi colle armi alla
mano i nuovi coloni cercassero il loro stabilimento; perocch ci non avvenne che molto tardi: e ne primi tempi,
de quali parliamo, pochi marinari di fortuna appena co
mezzi, che loro apprestar poteva il commercio, e qualche
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arte dippi, che loro era nota, si aprivan la strada ad ottenere da nostri indigeni un pezzo di terra, ove stabilivano
il piccol centro del tenue loro commercio. Or se altro pi
sodo argomento da fatti ritrar io non potessi, crederei che
bastevol sarebbe quello della qualit locale per ismentire
1origine Greca della nostra Cuma. Poich chi potr mai
persuadersi, che i Messenj, i Zanglei, gli Euboici o qualunque altra pi errante nazione avrebbe potuto lasciarsi
indietro de luoghi ameni, e atti alla cultura, per iscegliere
un terreno circondato, e ingombro dalle vulcaniche mefitiche esalazioni, colmo di acque stagnanti, e in parte ancor
sabbionoso, qual ce lo descrive anche sette secoli dopo
Strabone? Chiunque vorr esser di buona fede, non potr
certamente immaginarsi questa scelta senza riconoscervi
un paradosso. Ma venghiamo ai fatti. Che si direbbe se in
que luoghi istessi, ove si pretende fondata una tal Citt,
e situati i nuovi Greci Coloni, vi fosse gi stata quattro
secoli prima una Citt, ed una popolazion regolare? Eccovene le pruove le pi chiare, e lampanti presso di Omero.
Questi ci narra, che Ulisse trov quivi il popolo e la Citta degli uomini Cimmerj. Chiunque intende la forza delle
voci e presso Omero, sa bene, che
non chiama egli se non le popolazioni, che erano gi passate dallo stato selvaggio a quello almeno della barbarie
politica, e quindi non d un tal nome a Ciclopi:
chiama la Citt gi formata, e quindi giammai cos denomina gli abituri de selvaggi. Questistesso Ulisse, che nel
nostro littorale avea trovato i Lestrigoni fieri, e antropofagi, da quali gli erano stati ammazzati i compagni, entra
nel tenimento de Cimmerj, e nulla di sinistro gli avviene.
Dunque i Cimmerj erano una popolazione lodevole, gi
avvezza a veder gli esteri per la vicinanza del mare: aveano una Citt, e la loro popolazione se non era ancor del
tutto civilizzata, non era certamente selvaggia, ma vivea
nello stato della barbarie il men lontano dalla cultura civile. E se altri ha creduto selvaggi i Cimmerj, ci derivato
dall erronea interpretazione data alle parole di Omero, il
quale dipingendo laer tetro, e caliginoso di quel luogo,
come abbiam dimostrato, ha dato occasione a taluno (errore, nel quale ho confessato di essere stato per lo passato
anchio) di credere che i Cimmerj non avessero altre abitazioni oltre a quelle sotterrane cave, delle quali ci parla
Eforo, la cui storia appresso esamineremo. Se dunque in
quel luogo, ove fu Cuma, nellet di Omero, cio diece
secoli prima di Cristo, eravi una Citt, e la popolazione de Cimmerj formava un una societ, ne
siegue che anche qualche secolo pria di Omero i Cimmerj
eransi cominciati a civilizzare, e in conseguenza aveano
esteso il loro dominio sopra dellintero suolo, che dopo
la crisi Vulcanica avean lasciato le acque nel lato occidentale del Cratere. I Greci, secondo dalla dimostrazione
cronologica abbiam ricavato, vi vennero circa sette secoli
prima di Cristo; dunque vi dovetter trovare una Citt, e un
popolo, che se tal era tre secoli prima, quanti ne passarono
da Omero al settimo secolo prima di Cristo, fra il corso di
tre secoli, avea dovuto avanzarsi di molto e nella forza,
e nel numero, e nella cultura socievole. Come mai avran
8 La Rassegna dIschia n. 3/2013

dunque potuto pochi Greci marinari edificare una nuova


Citt nel suolo ed agro istesso, ove appunto era la Citt, e
il popolo de Cimmerj?
Se non che mi avveggo che altri possa credere, che fra il
corso di questi tre secoli facilmente abbia potuto avvenire
quella distruzione de Cimmerj, di cui ci parla Eforo presso Strabone; a tal che i Coloni Euboici avesser trovato il
suolo vuoto di abitatori, e forse sugli avvanzi della distrutta Citt Cimmeria avesser di leggieri, e senza verun contrasto potuto ergere una nuova Citt. Io potrei ricordare a
chi siffattamente pensasse, ci che pocanzi ho detto intorno allo stato politico di Cuma nel terzo secolo di Roma, il
che sembrami troppo, bastevole a mostrar che punto non
si accorda lepoca della venuta degli Euboici collo stato
civile di una Citt nel secolo stesso secondo di Roma da
essi edificata. Ma seguendo il filo del mio ragionamento,
parmi vedere che neppure tra questi tre secoli abbia potuto
avvenire la distruzione de Cimmeri. Noi abbiam osservato, che le qualit vulcaniche, dalle quali era ingombro il
suolo Cimmerio nell et Omerica, mostravano che la materia delle ceneri e lapilli vulcanici non ancora avea potuto
giugnere allo stato argilloso di modo, che vi avesser potuto i Cimmerj far degli scavi. Eforo terminando la sua Storia al terzo secolo dopo di Omero, ci fa sapere che quella
materia, di cui eran composti i monti del suolo Cimmerio,
era gi divenuta argilla, e che in quella cavavan
essi delle miniere, e delle strade sotterranee, e che nelle viscere del monte aveansi formato un Oracolo. Per quanto si
voglia remota lantichit de fatti, che rapporto ai Cimmerj
Eforo racconta, non potr negarsi che per giugnere quella
materia vulcanica ad uno stato di argilla (qualunque siesi
il senso, che ad una tal voce davano gli antichi), cio atta a
cavarsi, e ad esser suscettibile delle volte, avesser dovuto
scorrere per lo meno quattro, o cinque secoli. Sospendo
per ora di dar le pruove anche di questo periodo, riserbandomele diffusamente nelle mie ricerche sullantico stato
del nostro Cratere. Ma piacemi cos di passaggio avvertire, che questo corso di tempo necessario a dar consistenza
alle ceneri vulcaniche vien comprovato dalla formazione,
e dallo stato attuale de tufi, che incrostano il ramo Appennino, che fa loggetto principale di questa Dissertazione; scorgendosi in quello la lentissima progressione, colla
quale le ceneri vulcaniche vanno acquistando dopo secoli
una certa tenacit, consistenza, e un glutine, necessario
a sostener le forme, che cavando vogliono darvisi. Oltre
a ci, quei terreni, nei quali le ceneri vulcaniche hanno
acquistato una tal consistenza, quanto pi si rimonta verso la loro superficie, tanto pi hanno una terra atta alla
cultura, di modo che questa rendesi coltivabile in ragione
della consistenza, che la sottoposta materia vulcanica acquista. Verr ci parimente da me dimostrato anche nelle
sudette ricerche, ove esporr alcune mie riflessioni sulle
cause delle diversit de terreni atti alla cultura ne luoghi soprapposti alle materie vulcaniche; lusingandomi di
poter presentare a naturalisti una materia, che meriter il
loro ulteriore esame; e che nel tempo stesso ci mostrer la
diversit de climi per la parte chinfluisce nella costitu-

zione fisica degli abitatori di tai luoghi, onde per avventura intenderemo alcuni rapporti della Storia antica collet
nostra, poco osservati da que politici, che esplorano la
natura da loro gabinetti.
Ma Omero ci descrive ne suoi tempi il suolo Cimmerio
come del tutto disadatto alla cultura, e che altro non nudriva, se non alberi palustri, e nemici delle biade. Dunque
nellet sua niuna consistenza ancora avean potuto acquisire le ceneri vulcaniche del suolo Cimmerio: e se ne tempi, di cui parla Eforo, avean gi tal consistenza, che argille
vengono chiamate, e i Cimmerj vi cavavan delle grotte, ed
andirivieni; legittima conseguenza ella , che da Omero al
tempo, di cui Eforo favella, vi fosser passati, per lo meno
tre secoli.
Ci stabilito ne siegue, che se tre secoli almeno dopo
di Omero vi eran tuttavia i Cimmerj, e quindi anche la
loro Citt, non poterono i Coloni Euboici trovar vuoto di
abitatori quel terreno, nel quale la pretesa Cuma edificarono; che anzi dovettero trovarvi la Citt, e gli abitatori
Cimmerj, da quali certamente avrebber dovuto domandar
in grazia un qualche luogo pel loro stabilimento.
Ma Eforo, mi ripiglier taluno, non dicegli che furono
distrutti i Cimmerj; e se lepoca della sua storia non oltrepassa il secolo terzo dopo di Omero, non dovean quelli esser gi distrutti nellet istessa, in cui voi cercate di
mostrarceli tuttavia esistenti? Eccomi a rispondere ad una
ragionevole obiezione. Osservate di grazia la contenenza
del racconto, che ci fa Eforo di un tale avvenimento, e
nel tempo stesso la qualit de Cimmerj, di cui egli parla. Chiama Eforo Cimmerj quegli uomini, che viveano
unicamente collo scavo delle miniere, e col traffico degli
oracoli, e ci dice che furon costoro distrutti. Or nulla vi
ha di pi probabile, se non che nellet sua Eforo avesse
considerato per Cimmerj quel resto dellantica popolazione, che anche tardi tuttavia rimase addetta a questopera
servile, seguendo le vestigia de suoi primi maggiori. Il
tempo rend que Cimmerj, che si erano uniti in societ,
pi culti; nacque fra loro uno Stato politico, e quindi non
pochi di loro restarono addetti allo scavo delle miniere; e
seguendo la barbara religione, figlia piuttosto delle fisiche
circostanze del loro clima, fecer commercio degli Oracoli.
Questa porzione de Cimmerj chera rimasta in uno stato
di barbarie, e di servit, fu quella che divenne poscia la
vittima di qualche vicino Regolo, come Eforo racconta.
Che anzi lo stesso Eforo ci somministra chiare pruove di
questo stato di servit, nel quale fra Cimmerj era ridotta
quella porzione, che allo scavo delle miniere attendeva
dicendoci, presso Strabone l. V, che i cavatori delle miniere nulla avean di proprio, ma vivean proventibus ab rege
designatis. Eccovi un Re, sotto il quale vivean servi que
tali Cimmerj, che cavavano i metalli.
Eforo intanto, che pieno della borea Greca de suoi tempi, si vedea Cittadino di Cuma, Citt gi culta, e rispettabile per lo stato politico, al quale era giunta, di leggiera erasi
persuaso della volgar tradizione, che i Cimmerj fossero
stati gi distrutti; poich, sotto quel nome non considerava
se non i cavatori delle miniere, che fra barbari venivan ri-

putati nellet sua. Allorch dunque ci narra egli la destruzione de Cimmerj, non dee questa intendersi della nazione intera, e della loro Citt, ma bens di que suoli che eran
addetti alle miniere. Diffatti chi non vede che di costoro
unicamente quegli parla? Par egli possibile, che Omero
pria di lui, cio tre secoli per lo meno innanzi lepoca della
sua storia, ci presenti una Citt e un popolo regolare de
Cimmerj; ed foro tre secoli dopo cel mostri come una
mano di pochi cavatori di miniere, indovini, ladri, erranti,
e abitatori di cave sotterranee? Dunque Eforo per Cimmerj
distrutti non intese, se non quella porzione, che nellantico
stato servile dello scavo delle miniere era tuttavia rimasta;
e non gi quella parte culta, e civilizzata de Cimmerj, la
quale col progresso del tempo, col traffico, che avea co
Greci, e cogli stabilimenti che sul loro suolo fecer costoro,
divenuta una delle pi culte popolazioni, dimenticata avea
la sua vera origine: siccome avvenne di tutte quelle Citt
nostre, che sdegnarono ne tempi culti di riconoscere la
tenue origine, onde eran nate. Per la qual cosa ne tempi
di Eforo ogni Cittadino Cumano, qualegli era, par che si
facesse vergogna di credersi originario di quegli antichi
Cimmerj, che tutti un tempo eran vissuti collo scavo delle
miniere, al quale col progresso dellet rimase addetta la
sola parte pi vile della nazione.
Dunque tre secoli dopo di Omero esser vi dovea la Citt, e i1 popolo de Cimmerj tuttavia in quel luogo, ove si
pretendono venuti gli Euboci Coloni. E quindi avendovi
costoro trovato Citt, e abitatori, non han potuto ergervi
una Cuma, n fondarvi, come in un terreno vuoto, e dissoccupato, veruna Citt.
Ma mi opporr taluno che, senza cercar altrove da computi cronologici la venuta de Cumani Euboici, trovar la
potremmo presso quegli istessi antichi Storici, che della
nostra Cuma favellarono; giacch Strabone mostr di credere, che fosser quelli venuti nel nostro Cratere forse innanzi alla Guerra Troiana: e quando anche ci sembrasse
inverisimile, per lo meno, appigliarci potremmo allepoca,
che dopo di Patercolo gli altri antichi ce ne han data, cio
circa un secolo dopo lanzidetta guerra; del qual sentimento par che sia benanche Eusebio nel suo Cronaco: ed una
tal epoca sembra che affatto non ripugni allo stato politico
della nostra Cuma Campana nel secolo terzo di Roma.
Ma questepoca appunto ci scopre la falsit della Storia,
che ci tramandarono gli antichi intorno allorigine della nostra Cuma. Ed io mi adoprer di esporla allesame
deglilluminati leggitori; seguendo le regole della sana e
ben ordinata critica, le quali se cinsegnano a rispettare
lautorit degli antichi, del pari ci vietano di ciecamente,
seguirli, allorch scrivendo essi di fatti molto pi riposti
de tempi loro, non corrispondano o allordine politico, o
alla verit cronologica. Quindi pria di ognaltro dimostrer, che n gli Euboic, n gli Eretrei poterono edificare la
nostra Cuma o prima, o anche un secolo dopo la disfatta di
Troja.
Strabone ingannato dalle favolose relazioni desuoi Greci, e convinto da un altra parte della rimotissima antichit
della nostra Cuma, volle attribuirla a Greci, e la volle nel
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tempo stesso per la prima Citt dItalia, e quindi inclin a


crederla precedente alla Guerra Trojana. Intanto que Greci, che secondo il suo racconto vennero a fondarla, eran
Greci Calcidesi ed Eretrei, cio Euboici. Dunque eran di
quegli antichi Eoli, che avean dedotta una loro colonia
nellIsola Eubea. La deduzione di quella Colonia Eolica
nota nella Storia de primi Greci, e presso dellautore
del Libro de Vita Homeri, come anche presso di Eusebio
nel X libro della Preparazione Evangelica leggiamo, che
avvenne nellanno centocinquantesimo dopo la Guerra di
Troja. Dunque la colonia degli Eoli, che abit lIsola Euboica, essendo posteriore di un secolo e mezzo alla guerra
Trojana, come mai ha potuto innanzi di quella partir di
l, ove non ancora erasi stabilita, e venir nel nostro Cratere a edificarvi Cuma? N mi stia altri a rispondere, che
Eusebio, e il preteso Erodoto parlano della Cuma Friconide; poich ben dimostrato dal dottissimo Casaubono
ne commentarj postumi a Polibio, che quella fu chiamata
Coma, e non gi Cuma, e che gli antichi debbonsi intendere della Cuma Euboica, ove appunto gli Eoli fecer la loro
emigrazione. Che se gli Eoli Euboici, dappoich ebbero
col stabilito la loro sede, e edificate le Citt, tra quali la
loro Cuma Euboica, passaron indi nel nostro Cratere, ci
non pot farsi almen pria di tre secoli dopo quel primo stabilimento; giacch non verisimile, che in minor tempo
gli Eoli abbian potuto edificar Cuma, ed Eretrea nellIsola Euboica, e divenir cos popolosi da esser nello stato di
spedir coloni ad abitare altrove. Il che se cos fu, noi troveremo la nostra Cuma edificata circa il primo secolo di
Roma; e quindi a Roma posteriore; e per conseguente n
pi antica della guerra Troiana, n la prima Citt Italica,
come dice Strabone.
So nondimeno che altri sullautorit dun passaggio di
Livio Lib. VIII han creduto di poter agevolmente schivare buona parte delle contradizioni, che finora ho mostrato
esservi nella tradizione della Colonia Euboica; facendo
venire i fondatori della nostra Cuma dalla prossima Isola dIschia, overansi i Greci stabiliti sulle prime; e donde col tratto del tempo rischiarono di passare nel vicino
continente, laddove una Citt, da essi appellata Cuma, vi
edificarono, uniti cogli Eretrei, primi abitatori, secondo
Strabone lib V, della medesima Isola. Or io sieguo volentieri un tal sentimento, dal quale resterem vieppi convinti
della tarda venuta de Greci coloni nel littorale de Cimmerj; soprattutto se noi regolar vorremmo lo stabilimento
di qualche Colonia in Ischia colle regole fisiche delle qualit locali di quella.
E per vero o che quel tratto di terra, che forma lIsola Pitecusa, si fosse nella crisi universale distaccato dal continente, come mostraron di credere con qualche fondamento gli antichi, o che fosse sorto per lazione de Vulcani,
egli fuor di dubbio: che ne tempi di Omero una tal isola
o non era affatto abitata, come quella che attualmente era
ingombra da un terribile ignivomo che Omero somiglia
ai fulmini di Giove sdegnato; oppure se avea abitatori,
eran costoro de selvaggi, che perci vengon chiamati dallo stesso Omero, cio simie, come interpretarono
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questa voce i Greci; ovvero dalla voce fenicia antica, che


troviamo nel Genesi c. II. V. 25. Harum, e Harumi, cio
nudi, senza vesti, tutte qualit che ben si convengono a
selvaggi, i quali potevan esser col ne tempi di Omero.
Dunque almeno nellet Omerica non ancora era venuta a
stabilirvisi la colonia Greca.
Questa colonia, dice Strabone Lib. V che sulle prime fu
di alcuni Eretrei, che vennero a stabilirvisi per la quantit di oro, che vi cavavano, e per la feracit del terreno.
Dunque quando vi venner costoro avea dovuto in primo
luogo gi estinguersi il Vulcano; poich chi sindurrebbe mai a credere, che una mano di Greci i pi disperati,
avesser voluto scegliersi per loro abitazione un luogo, nel
quale tuttavia ribolliva lazione viva de Vulcani, ai quali
se eransi per avventura avvezzi gli indigeni, non per
che non dovesser rimuover di l chiunque nuovamente vi
giugnesse. Ma dippi, se gi vi si cavavan le miniere, da
pi secoli avean col dovuto estinguersi i Vulcani, che ne
avean preparata la materia. E se finalmente eravi un terreno fertile, quanti secoli non eran dovuti passare per ridursi
la terra vulcanica alla feracit, di cui ci parla Strabone?
Che se seguendo codeste fisiche vedute, vorrem dare una
tal quale epoca allo stato, in cui era lIsola, quando vi vennero gli Eretrei, dovrem confessare che per lo meno eran
dovuti scorrere da tempi di Omero, ne quali era in azione
il Vulcano, cinque, o sei secoli, ne quali quel terreno ridotto si fosse allo stato, del quale parla Strabone. E quindi
secondo questo computo fisico gli Eretrei non avrebber
potuto abitare in Ischia prima del terzo secolo di Roma;
e pi tardi avrebber dovuto di l passare nel continente,
a tal che Cuma sarebbe stata edificata da essi forse nel
quarto secolo della stessa Roma. Per veder lanacronismo,
cui una tal epoca ci condurrebbe, altro far non si dee che
legger la Storia Romana, e ricordarsi, come sopra abbiam
detto, dello stato florido della nostra Cuma anche ne primi anni del secolo terzo della fondazione di Roma.
Potr nonpertanto sembrar verisimile a taluno che gli
Eretrei siensi stabiliti in Ischia anche molto prima del
computo che noi dallo stato fisico di quella dedur vogliamo; credendo che per esser 1Isola alquanto grande, se in
un luogo eravi dellazione vulcanica in tempo di Omero, in buona parte nulladimeno era gi potuta mancare ed
estinguersi, e che quivi trovar poteansi quelle condizioni,
che Strabone fa trovare a Coloni Eritrei nellIsola suddetta, senza che vi dovesse correr s lunga stagione dallet
Omerica alla venuta di quei Coloni.
Ma per quanto ostinatamente si voglian questi Greci
coloni di unindole tale, che amasser meglio stabilirsi ne
luoghi posseduti almeno in parte da Vulcani, senza essere atterriti, e respinti da que fenomeni che riuscendo
loro nuovi, dovean colmarli di spavento, e del pi insano
terrore; io mi lusingo di mostrar colla Storia che la venuta
degli Eretrel nei nostri mari non pot essere se non molto
tarda, e posteriore allepoca omerica di circa cinque, o pi
secoli.
Fu massima costante presso gli antichi Politici, che
dallepoca del , cio dominio del mare,

chaver pot una qualche nazione, ripeter si debba il


principio della sua grandezza; quindi Polibio conta per
lo primo anno della vera grandezza politica de Romani,
lanno quarto della prima guerra Punica, come quello, in
cui cominciaron essi a dominare in preferenza delle altre
popolazioni nostre, e Siciliane il mare. Per la qual cosa
una tal epoca fu cos celebre appo i pi antichi Greci, che
anche pria delle Olimpiadi ebber per punti fissi della loro
Cronologia i tempi, ne quali le diverse nazioni tenner
presso di loro il dominio del mare, a tal che comparavano
gli avvenimenti dagli anni, che la tale o talaltra nazione
dominato avea il mare. Noi troviamo le chiare vestigia di
questo antichissimo computo cronologico nel Cronaco di
Eusebio, in cui, non ostante i tanti vuoti che vi han portato
le mani ignare, che ce le han tramandato, troviamo tuttavia il catalogo di queste dominazioni sotto le rispettive
epoche, cominciando da i Lidj nellanno duemila settecento novantuno del Mondo sino agli Egineti nellanno
della stessa epoca quattromila seicento ottanta. Limpero
del mare, come dagli antichi Istorici, e politici sappiamo,
in altro non consisteva, che nella superiorit delle forze
marittime, la quale metteva la nazione, che tal era, nello
stato di potere scorrere francamente il mare, corseggiarvi
sovranamente, e spedir de coloni ovunque meglio le riuscisse.
Or fra i popoli, cui tocc un tempo codesto impero del
mare, nellaccennato catalogo, che dalle antichissime memorie cronologiche Eusebio trasferisce nel suo Cronaco,
gli Eretrei non occupano, se non il decimo sesto luogo,
cio dopo i Foacesi, e i Nassj; cos Eusebio: dopo i Nassj
gli Eretrei occupano il mare per anni sette. Dunque volendo stare alla verit cronologica, nel decorso di questi sette
anni han potuto gli Eretrei, o Eritrei trasportar nel nostro
Cratere, ed in Ischia la loro Colonia.
Or lepoca del tempo, in cui fu nelle loro mani il dominio del mare, da Eusebio si stabilisce circa lOlimpiade
sessagesima sesta, cio prima di Cristo anni DXII incirca,
e circa i principi del secolo terzo di Roma. Eccoci dunque
allepoca la pi certa secondo i pi antichi ed autentici
monumenti, nella quale creder possiamo che gli Eretrei
abbian potuto venire ne nostri mari; ed eccovi in conseguenza dimostrato, che que popoli non essendo venuti ad
abitare in Ischia se non dopo cinque secoli incirca dallepoca Omerica, se mai essi furono i fondatori di Cuma, non
lhan potuta edificare pria del secolo terzo di Roma; il che,
come abbiam mostrato, ripugna apertamente al consenso
universale della Storia, e allo stato politico, nel qual era
la nostra Cuma in questepoca in cui dovrebbe esser sorta
per le mani de Greci coloni.
Dalle riflessioni sinora fatte parmi chio abbia chiaramente mostrata la poca fede, che meritano tutte le tradizioni, a noi dagli antichi tramandate intorno allorigine
Greca della nostra Cuma Campana, come quelle che ripugnano apertamente allordine cos fisico, come istorico,
e cronologico. Per la qual cosa trovando la nostra Cuma
di unantichit rimotissima, par che ogni ragion voglia
doversene attribuire lorigine o la fondazione ad una po-

polazione piuttosto indigena del suolo, ovella surse, qual


fu appunto la nazione Cimmeria; perocch egli fuor di
dubbio che i Cimmerj poterono essere in qualche modo
pi culti, allorch i Greci stessi non ancora eran tali. N
vorrei che sembrasse questo mio sentimemo un paradosso
a coloro, che non han ben esaminata lindole della progressione civile; poichegli certo che la prima condizione, che si richiede affinch una popolazione avvanzi verso
la cultura socievole, dee ripetersi dal tempo: e i Cimmerj
essendo, come di sopra abbiam mostrato, i primi, che calarono da monti ad abitar ne terreni abbandonati dalle
acque, potevan certamente vantare la stessantica per lo
meno de Greci; tanto pi che ne nostri monti stessi, ne
quali aveano per lo innanzi abitato, eravi gi da qualche
tempo sorta una certa cultura, comech barbara, e rozza
(qualera quella de montagnardi Lestrigoni, de quali
appresso farem parola) tale nulladimeno, che portava gli
uomini alla civilizzazione, quali al pari di quel che erano i Greci nella stessa et. In secondo luogo la vicinanza dei mare si sempremai noverata fra le prime cagioni
della civilizzazione: e tali erano i Cimmerj, abitando ne
luoghi circondati dal littorale, qualit locale, che procur
loro il vantaggio del commercio, e del traffico cogli esteri,
che pe nostri mari giravano. Finalmente la feracit, che
passati alquanti secoli dopo le crisi Vulcaniche acquistar
dovette lagro Cimmerio, dov non solo accrescerne la
popolazione, ma benanche render pi culti gli abitatori;
n possiam dubitare di codetta feracit, avendone delle
pruove nella Storia del terzo secolo istesso di Roma, la
quale a Cumani si diriggeva ne primi suoi tempi per le
provvisioni frumentarie.
Talmente che conchiuder possiamo, che trovando noi
falsi, e contradittorj i racconti degli antichi, che voller Cuma fondata da una Colonia Greca; e vedendo per
lopposto che sin dai tempi Omerici i Cimmerj avean gi
edificata una Citt, essendo essi venuti ad uno stato socievole, a costoro, secondo la norma delle pi ragionevoli,
e verisimili congetture, attribuir dovremo la fondazione e
lorigine della nostra Cuma Campana. Potrei a questo proposito agevolmente mostrare 1antichit de popoli detti
Cimmerj, se oltre alle cose di sopra dette rapporto allordine fisico, mi fosse lecito di aggiugnere le riflessioni che
ci somministra la Storia pi antica. Ma, comecch troppo
mi sia dilungato dal mio proposito, e debba ricondurmi
sulloggetto principale delle mie ricerche, non voglio
non pertanto tralasciar di avvertire a qualche filosofo alla
moda, il quale sotto nome di Cimmerj non sa veder che
de barbari, che Strabone nel III Libro ci fa sapere sulle
memorie antichissime, onde avea tratto la sua Storia Geografica, che i Cimmerj nellet di Omero, o poco prima
eran venuti sino alla Eolia, ed anche alla Jonia e che dai
Cimmerj aveano apparato i Jonj alcuni de loro sacri riti.
Osservate dunque qual cultura avevano ne tempi Omerici, ed anche prima gli abitatori delle terre vicine al Bosforo, onde eransi allontanate le acque, sicch Strabone non
arrossisce di confessare che i cultissimi Jonj avessero da
quelli appreso qualche sacra cognizione. Tutto in somma
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11

ci dimostra, che se la grande antichit di quelle prime popolazioni, che da i monti eran discese su i piani lasciati
dalle acque, aveale innanzi le altre tutte avvicinate a que
gradi di coltura socievole, cui non si perviene se non per
la mano de secoli; non dovr recar meraviglia veruna, se
i nostri Cimmerj, cio que che fra noi i primi furono ad
abitar le terre, onderasi allontanato il mare, civilizzati col
tratto del tempo, avessero edificata una Citt, che poscia
divenne la pi rispettata. e temuta del nostro littorale.
Ma ben mi avveggo che, dopo queste cronologiche ricerche, comech sia dimostrata 1insussistenza delle tradizioni antiche sullorigine della nostra Cuma, non sappia
nonpertanto persuadersi lavveduto leggitore, che tantIstorici antichi abbian bevuto grossolanamente una favola,
o se labbian essi inventata senza che avesse questa un
qualche appoggio sulla verit istorica. Per la qual cosa,
come anche per mostrare onde mai sia nata quella tradizione degli antichi, fa uopo chio metta fine a questo paragrafo, fidando al meglio che sia possibile, lepoca, e la cagione, per cui vennero i Greci a stabilirsi sullantico agro
Cimmerio, ci che col tempo acquist ai nuovi Coloni la
falsa gloria di aver essi edificata Cuma: nel qualesame mi
lusingo di metter in veduta que fatti, che altri, chio mi
sappia, non vide mai nel libro il pi trito, qual lopera
stessa di Strabone.
Questi nel V libro della sua Geografia, favellando della
nostra Ischia, ci dice che gli Eretrei e i Calcidesi abitarono
nellIsola Pitecusa, ove felicissimi vivevano per la feracit
del suolo, e per lo scavo delle miniere di oro. Siccome abbiam noi gi dimostrato, lIsola non pot venir abitata da
Calcidesi e dagli Eretrei, popoli Euboici di due confinanti
Citt, se non circa il secolo terzo di Roma; epoca, la quale
non solo nasce dal tempo, nel quale gli Eretrei Euboici ebbero il dominio del mare, ma corrisponde parimente allet, in cui tale, qual ce lo descrive nellaccennato passaggio
Strabone, esser poteva il suolo dellIsola Pitecusa. Siegue
a dirci lo stesso Strabone, che quelli coloni Euboici furono
finalmente discacciati dallIsola pe tremuoti, ed eruzioni
vulcaniche, per lazione delle quali lisola stessa rimase
inondata dalle acque del mare ribollenti. Ora in questa
occasione appunto parmi che i coloni Greci abbian dovuto
passare dallIsola, in cui abitavano, sul continente vicino;
quindi se noi potrem rinvenire 1epoca di questa celebre
crisi Vulcanica dellisola Pitecusa, troverem parimente
quella della venuta degli Euboici nella nostra Cuma. Ma
dove mai cercherem questepoca, sprovveduti delle memorie, che sopra di tai cose ci avean lasciato gli antichi,
e che il tempo ci ha involate? E pure egli certo che dallo stesso Strabone ricavar la possiamo, se leggeremo con
matura attenzione un prezioso passaggio chegli ci reca
del Siracusano scrittore Timeo, dal quale verremo in chiaro s dellepoca, chindagar vogliamo, come della ragione,
che agevol agli abitatori di quellisola il passaggio sul
prossimo continente.
Cos siegue a dire Strabone, dappoich ha favellato
delleruzioni vulcaniche di Pitecusa: Timeo anche ci dice,
che gli antichi divulgarono parecchie favole intorno a
12 La Rassegna dIschia n. 3/2013

Pitecusa. Poco prima dellet sua, ci narra che il colle


Epomeo, sito nel mezzo dellisola, dopo alcuni tremuoti
erutt gran fuoco sin dentro il mare, e che le materie bruciate venivano rigettate dal monte sullIsola istessa, come
altrettanti fulmini. La quale ignita materia essendo corsa
nel mare per ben tre stadj, ritorn indi sullIsola istessa,
e quindi avendo portato seco su di quella le acque del
mare, queste allagarono lIsola, e ne estinsero le Vulcaniche fiamme. E che finalmente tal fu il fragore da una tal
eruzione cagionato, che coloro i quali abitavano i luoghi
vicini al lido del prossimo continente, abbandonando quel
suolo, fuggirono nelle parti superiori, cio le pi mediterranee della Campania. Questo il gran passaggio di
Timeo, che servir di chiara scorta alle nostre ricerche,
Da Suida nel suo gran Lessico sappiamo che questo tal
Timeo, il quale scrisse le cose italiche e siciliane in otto
libri, fu di Taurmina, e pose tutta la massima cura nel dire
il vero e che sopravvisse al celebre tiranno di Siracusa
Agatocle. Questo Principe occup il dominio di Siracusa, come sappiamo da Diodoro Lib. XIX nellanno quarto dellOlimpiade 115, che presso a poco corrisponde ai
principj del secolo quinto di Roma, e propriamente circa
il 430 ab urbe condita, innanzi Cristo 320 incirca. Mor
Agatocle nellOlimpiade 112 cio circa lanno 319 prima
dellera volgare. Se dunque Timeo fior sotto Agatocle, e
visse circa la fine del secolo IV, e principj del V di Roma,
nel qual tempo scrisse parimente la sua Storia. Ci posto,
venghiamo allesame del suo racconto. Dice Strabone di
aver Timeo scritto, che poco prima dellet sua, cio in
cui Timeo vivea, era avvenuta questa enorme crisi Vulcanica, chegli ci narra, in Pitecusa; dunque dovette quella accadere nel principio del secolo quarto di Roma, se
Timeo visse, come abbiam veduto, nella fine del quarto
e principii del V secolo della stessa Roma. La crisi, che
nelladdotto passaggio ci presenta Timeo, fu tale, che dovette bandir dallIsola qualunque abitatore, s per lazione
de fuochi vulcanici, come per linondazione del mare,
chegli ci descrive. Dunque gli Eretrei Euboici, che un
secolo prima, come abbiamo mostrato, eransi venuti a stabilir sullIsola, in questa enorme vicenda vulcanica furono
da quella cacciati; a tal che possiamo quasi sicuramente
stabilire, che questi Greci coloni avesser posseduta lIsola
Pitecusa per lo spazio di un secolo, e pi, e che verso il
quarto di Roma fossero stati alla fine costretti a lasciarla.
Lo stesso Timeo nel pocanzi addotto passaggio ci dice,
che questa Vulcanica eruzione incusse un panico timore
sullanimo degli abitatori del continente vicino, e talmente
gli atterr, che abbandonando il proprio suolo, si ricoverarono nella parte pi mediterranea della Campania. Ecco
loccasione per cui si facilit a coloro, che eran campati
alle fiamme Pitecusane, lo stabilimento su quel vicino littorale. Gli Euboici, come avvezzi agli ordinarj fragori del
monte Epomeo di Pitecusa, allorch lIsola intera bruci,
non poterono se non rifugiarsi nel continente pi vicino:
or quivi appunto abitavano i Cimmerj, e vi aveano una
Citt gi nota per la sua cultura e potenza, come abbiam
veduto chera anche ne principi del terzo secolo di Roma;

dunque difficilmente sarebbe loro riuscito di francamente


piantarvi il loro stabilimento. Ma opportunamente il vicino Vulcano, che oltre al suo solito avea bruciato, obblig
i Cumani, ossieno i Cimmerj indigeni di Cuma, ad abbandonarla, come attesta Timeo; ed ecco in che modo gli Euboici fuggiaschi dallIsola vicina, trovarono la Citt, e il
suo agro vuoto di abitatori, in guisa che riusc loro agevole
di occuparla, senza che persona glielo avesse contrastato,
giacch tutti glindigeni di que luoghi eran fuggiti nella
Campania superiore, ossia pi mediterranea, come sappiamo dallo stesso Timeo.
Ed eccomi ornai giunti a mostrar lepoca, nella quale
gli Euboici da Ischia passarono in Cuma, la ragione per
cui vi passarono, e l modo come vi si stabilirono. La viva
idea di una cos enorme, e funesta eruzione fomentando
per lungo tempo un panico ed eccessivo timore nellanimo degli antichi indigeni Cumani, non permise loro di
ritornarvi se non tardi, e intanto diede campo agli Euboici
di vieppi stabilirvisi, avendo essi trovata una Citt ben
formata, e delle commode abitazioni, ed avendo forse
portato seco non poco, di quelloro, che nella primitiva
loro abitazione, di Pitecusa cio, giornalmente avevan cavato. Se noi avessimo la Storia de nostri luoghi, e se il
tempo non ci avesse tolte le memorie, che di quella ci
avean lasciato gli antichi, chi sa quanto sapremmo circa
gli avvenimenti, che dovetter seguire nellordine politico
fra quelli nuovi occupatori, e gli antichi indigeni del suolo
Cumano. Se non che parmi di ravvisarne anche qualche
vestigio presso Diodoro, e presso Dionigi dAlicarnasso,
comech ambedue parlando di fatti loro noti per mezzo
di tradizioni, e memorie politiche, non ci diano lesatto
ragguaglio delle circostanze di ci che raccontano; difetto
generale di tutti gli Storici, che noi abbiamo, come quelli,
che avvezzi a considerar la grandezza Romana, ne tempi,
in cui scrissero, appena degnarono le popolazioni, che pi
non fiorivano, di occupare alcuni piccoli vuoti nelle loro
opere.
Ambedue questi lodati Scrittori ci raccontano, che nella
Olimpiade ottantesima nona i Capuani, e gli altri Etrusci
Campani unite le loro forze assediarono Cuma, e la presero per assalto, usando contro de vinti tutte le pi inumane,
e barbare maniere. Ma di grazia non era quella la Cuma,
che settantanni prima avea mostrato lo stato delle sue forze superiore a tutte le altre vicine popolazioni anche del
Littorale? Leggete lundecimo libro dello stesso Diodoro.
Come dunque settantanni dopo avrebbe potuto succumbere vilmente, mostrando tante poche, e tenui forze contro una truppa di popoli men culti, e meno disciplinati,
qualesser doveano i Capuani, e gli altri Etrusci Campani?
Tuttaltrimenti dunque and laffare, e noi ne intenderemo
la ragione, ove seguiremo la scorta de fatti, che di sopra abbiam da Timeo ricavati. E per vero egli mi sembra
probabilissimo, che gli indigeni Cumani, i quali presso i
Capuani, e gli altri Etrusci mediterranei, come racconta
Timeo, eransi rifugiati pel timore delleruzione Pitecusana, vedendo che gli Euboici, fuggiti dallIsola, eransi impadroniti della loro Citt, e delle loro terre, uniti ai loro

ospiti gli assediarono, mentre gli Euboici Pitecusani pel


tenue loro numero, per le loro politiche circostanze, e perch sprovveduti di ogni soccorso in un luogo, ove eran
nuovi, non valsero a resistere alle forze de Capuani, degli
Etrusci, e de Cumani; i quali vendicando 1occupazione,
che quelli del loro territorio avean fatta, usarono avverso
i vinti Euboici le pi inumane crudelt, che seppe dettar
loro la vendetta contro di chi avea usurpato i beni, la Citt,
e le loro terre.
Diffatti par che tutto tenda a confermarci in questa opinione; poich Timeo ci dice che gli Euboici fuggiti dallIsola si gittarono nel prossimo continente; e tal era lagro
Cumano. Egli ci dice, che i Cumani abbandonarono il suolo natio; dunque agevolmente poterono quelli occuparlo.
Noi troviamo una disfatta degli abitatori di Cuma, che siegue dopo qualche anno dallepoca, in cui gli Euboici Pitecusani eran passati sul continente Cumano, abbandonato
da naturali; poich un tal bellico avvenimento dee situarsi
secondo Diodoro fra lOlimpiade 88 e 89, le quali corrispondono appunto alla met del secolo quarto di Roma.
La crisi vulcanica di Pitecusa, come abbiam mostrato colle regole critico-cronologiche, avvenne appunto nel principio dello stesso secolo quarto di Roma. Dunque par che
la Storia istessa ci confermi vieppi nel nostro sentimento,
recandoci parimente il dettaglio di quelle rivoluzioni politiche, che nella Cuma avvenir doveano, allorch dopo
qualche anno gli antichi indigeni di quella volendo ritornare al suolo natio, e vedendolo occupato dagli Euboici,
impegnarono le forze di quelle popolazioni, presso le quali si eran per quegli anni rimase, per discacciar dalle terre,
e Citt Cumana gli Euboici usurpatori; i quali perch in
Cuma da qualche anno abitavano, facilmente presso glIstorici detempi appresso passarono per veri Cumani.
Per conchiuder dunque. Da questa venuta degli Euboici da Pitecusa nella nostra Cuma, e dalla dimora, che per
qualche tempo vi fecero, dovette senza fallo nascere la tradizione degli Euboici fondatori di Cuma; poich agevolmente poterono quelli spacciarsi per tali, avendo fissata la
loro sede in una Citt vuota di abitatori, quale avean trovata Cuma, allorch vi passarono; e quindi farli considerare
come i fondatori di quella.
Parmi di aver portato quellesame istorico, comech
sulle ali delle congetture, al punto della maggiore verosimilitudine, che sia possibile fra l bujo dellantichit, e
la mancanza delle memorie. Mi rimane soltanto di prevenire il mio leggitore intorno ad unobbiezione, che far mi
potrebbe, cio che una tal crisi Pitecusana avesse dovuto
avvenire molto prima dellepoca da me stabilita, se dopo
di quella Jerone Tirrano di Sicilia mand col una colonia
di Siracusani. Ma qui prego chiunque promuover potrebbe
una cosiffatta obbiezione, a non lasciarsi ingannare da coloro, che confondono lepoche, poich la colonia Siciliana
fu spedita in Ischia non gi dal primo Jerone, ma bens
dal secondo Tiranno di questo nome verso la fine del V e
principi del secolo VI di Roma.
*
La Rassegna dIschia n. 3/2013

13

Periferia & Periferie


Napoli - Le catacombe

Vie duscita

di Carmine Negro

Un mosaico del V secolo, sulla parete laterale della


cripta, colpisce per la raffinatezza dello stile e la ricchezza dei motivi. Riproduce una figura maschile: carnagione scura, labbra molto pronunciate, volto scarno
con grandi occhi, naso aquilino e zigomi sporgenti.
Veste una tunica dalle ampie maniche e regge, con le
due mani, un libro che sulla copertina presenta una croce latina con ai lati i simboli dei quattro evangelisti. Il
fondo in oro, in parte perso, bordato da una triplice
fascia circolare in bianco, rosso e azzurro mentre sul
resto della lunetta, su fondo blu, riprodotta una decorazione vegetale con cesti di acanto, foglie e racemi in
varie tonalit di verde, celeste e giallo, e fiori in rosso
e arancione. Il mosaico, che composto da tessere disposte in un ordito molto regolare, rivela una grande
sensibilit nellaccostamento dei colori.
Il mosaico ritrae lo sguardo triste di Quodvultdeus,
letteralmente quello che Dio vuole, nato in Africa,
ordinatodiaconoattorno al 421 da SantAgostino e dal
434 al454,titolare della cattedra vescovile diCartagine. Nel 439, con la caduta di Cartagine nelle mani
del re dei Vandali Genserico, Quodvultdeus rifiut di
14 La Rassegna dIschia n. 3/2013

aderire allarianesimo, professato dallo stesso re e, per


questo, costretto allesiliocon il clero a lui fedele, fra
cuiGaudioso di Napoli.
Gaudioso di Napoli, il cui vero nome eraSettimio
Celio Gaudioso, stato un vescovo di Abitine, nella
regione di Cartagine; dopo linvasione deiVisigotianche lui non volle convertirsi allarianesimoe reAlaricolo costrinse ad imbarcarsi, assieme ad altri vescovi cristiani, fra cui Quodvultdeus, su vecchie navi in
disarmo, senza vele n remi, mandandoli alla deriva.

Quodvultdeus

Approdarono fortunosamente aNapoli, dove Quodvultdeus fra il445e


il451scrisse ilLibro delle promesse
e delle predizioni di Dioe prese parte alla lotta contro ilpelagianesimo,
mentre Gaudioso si stabil poco fuori dalla citt, sulla collina di Capodimonte, nei pressi dellattuale Rione
Sanit, dove costru un monastero in
cui introdusse la Regola agostiniana,
ancora sconosciuta in Italia.
A Gaudioso si attribuisce la traslazione aNapoli, dalla chiesa diLacco
Ameno, di alcune reliquie diSanta
Restituta, che da allora furono custodite nellabasilica paleocristiana
dedicata alla Santa, oggi parte integrante delDuomo come cappella
laterale, cui si accede attraverso la
navata sinistra.
La tristezza ritratta nello sguardo
dellafricano Quodvultdeus, colpevole di aver testimoniato la propria
fede dinanzi ai barbari di Genserico che avevano conquistato la sua
Cartagine, era verosimilmente data
dallangosciosa solitudine di chi
muore esule perch scacciato dalla
propria terra natia e cerca nel calore
di chi lo accoglie la possibilit di poter proseguire ci che sente importante per la sua vita.
In fuga dal Nord Africa questi antichi profughi, per sottrarsi da persecuzioni e repressioni, attraversavano
su carrette del mare il tratto di
acque che separa le due sponde del
Mediterraneo e sbarcavano su lidi di
terre sconosciute in cerca di ospitalit senza sentirsi clandestini.
***
Ho dedicato la festa del 25 aprile
2013 alla visita di luoghi particolari
di cui avevo sentito parlare spesso
ma che non avevo mai visitato: le
catacombe. La loro conoscenza ha
consentito agli studiosi di ripercorrere, attraverso le stratificazioni sotterranee, le tracce delle civilt, che si
sono succedute e sovrapposte nella
millenaria storia della citt. impressionante la quantit di informazioni contenute nelle viscere della
La Rassegna dIschia n. 3/2013

15

terra, emozionante latmosfera che


si respira in queste vere e proprie citt sotterranee dedicate alle sepolture
un tempo pagane e poi cristiane.
Situate nel sottosuolo dellattuale
Rione Sanit, in quella che veniva
denominata la valle dei morti, una
volta zona extra moenia, le ampie ed
esclusive architetture sotterranee, gli
antichi affreschi e i raffinati mosaici
fanno di questo itinerario un viaggio
nel tempo dove la stretta relazione
tra la vita e la vita eterna segnata
da quel passaggio chiamato morte.
Il nucleo originario delle catacombe pi famose, quelle di Capodimonte, cominci a svilupparsi attorno alla tomba di una ricca famiglia
romana datata al II secolo. Il mausoleo fu successivamente donato
alla comunit cristiana di Napoli e
nel III secolo accolse i resti mortali diSantAgrippino, sesto vescovo
della citt. Poich SantAgrippino
era considerato il primo patrono e
difensore della citt di Napoli, il sito
divenne ben presto luogo di venerazione. Successivamente tra il 413 e
il 431 il vescovoGiovanni Itrasport le reliquie di San Gennaro, decapitato nel 305, dallAgro Marciano,
dove era stato sepolto, alle catacombe napoletane di Capodimonte, che
da allora assunsero il nome del santo, sancendo ufficialmente la nascita del culto. Alcune fonti riportano
che, nella basilica grande riposa
il venerabile corpo del beatissimo
martire Gennaro luogo di pellegrinaggio per sciogliere voti e sollecitare la protezione del martire nei
momenti difficili, come quelli delle
eruzioni vesuviane presso di esso,
avvenivano numerose guarigioni.
Ed la basilica grande denominata Basilica Maior lambiente che
meglio contraddistingue per dimensioni e suggestioni spaziali le catacombe napoletane. Lunga settanta
metri, larga dieci, e alta fino ad undici metri lampia basilica a tre navate
e scavata interamente nel tufo ancora conserva numerosi affreschi del V
e del VI secolo. Con i successivi am16 La Rassegna dIschia n. 3/2013

La famiglia di Theotecnus

S. Gennaro, Nicatiola e Cominia

pliamenti ha inglobato la basilica dei


Vescovi, una vasta sala ipogea, dedicata alla memoria dei primi quattordici vescovi di Napoli cos come testimonia lampio affresco, un vero e
proprio catalogo figurato, che fu realizzato nella volta a botte sottratta al
tufo.La realizzazione della grande
basilica si rese necessaria quando il
culto delle tombe dei martiri si and
affermando definitivamente e la presenza di folle di fedeli necessit di
adeguati spazi ottenuti attraverso
lampliamento del piccolo ambulacro centrale.

A ridosso della basilica dei vescovi


troviamo un altro luogo simbolo di
queste catacombe: la cripta dei Vescovi. Scoperta nel 1971 a seguito
degli scavi sulla parete occidentale
della basilica dei vescovi, la cripta
- abside situata a ridosso del sepolcro di S. Gennaro presenta allinterno quattro mosaici di altrettanti
vescovi, due dei quali sono riconoscibili nelle persone di Giovanni I
e Quodvultdeus; gli altri due sono
invece di vescovi anonimi. Il mosaico di Giovanni I, il quindicesimo
vescovo napoletano raffigura uno

sguardo sereno, ridente e rilassato;


la pacatezza dellanima traspare attraverso quel sorriso rassicurante e
quegli occhi che fissano carichi di
devozione i luoghi in cui egli volle
la deposizione del famoso vescovo
di Benevento.
Un capitolo a parte meritano gli
affreschi che questi spazi sotterranei
hanno saputo conservarci riportando
ai giorni nostri una rappresentazione
figurativa di grosso impatto emotivo
e di grande ricchezza informativa.
Tra gli affreschi la pi antica immagine di S. Gennaro (V secolo) al
centro del dipinto, tra una bambina
a sinistra, Nicatiola, ed una donna a
destra, Cominia, probabilmente sua
madre che guardano frontalmente,
in atteggiamento orante. Ai lati del
santo, in modo da dividere le tre figure, due candelieri hanno le torce
accese mentre il nimbo che cinge il
capo del santo con le prime lettere
del nome greco di Cristo, segno di
specialissimo onore, indicano la
grande considerazione avuta nei
confronti del Santo gi allepoca.
Tra gli altri affreschi che ritraggono San Pietro, San Paolo, San Lorenzo, la catechista Bitalia, spicca
quello della famigliaTheotecnus
(inizio VI secolo) uno dei migliori
esempi di pittura bizantina napoletana. Presenta un gruppo familiare di
tre defunti: una bimba di due anni e
dieci mesi, Nonnosa, con i genitori
Theotecnus e Ilaritas, in atteggiamento orante. La bimba centro
compositivo e centro degli affetti
di famiglia; il padre e la madre che
ritirano con tenerezza il braccio per
lasciare liberamente pregare la piccola sulla quale scende dallalto, per
mezzo di due lacci rossi, una coro-

na fatta di fronde di alloro con una


grossa gemma al centro, simbolo del
premio eterno ricevuto dai discepoli
di Cristo. Le candele accese ai lati
della composizione indicano una famiglia unita nella fede, che dopo la
morte, gode delle gioie del paradiso.
La fibula posta sulla spalla destra di
Theotecnus e la ricchezza degli abbigliamenti del padre e della bambina sembrano suggerire di trovarsi
davanti ad un alto funzionario bizantino, forse un senatore.
Il ventre della citt che custodisce
storie di altri tempi sembra ricordarci che Napoli appartiene a due mondi, quello in superficie fatto di luce,
colore e folklore e quello sotterraneo
fatto di misteri, esoterismo e misticismo. Le catacombe di San Gennaro
racchiudono molto bene queste due
anime della citt che spesso convivono e sincontrano in tanti luoghi storici e di culto come questo.
***
Via Toledo in questo giorno dedicato alla liberazione particolarmente allegra con tanti artisti di strada a suonare, ballare e mimare per la
gioia dei pi piccoli e di quanti non
lo sono pi. Ogni tanto unauto della
Polizia Urbana, della Finanza o dei
Carabinieri si fa largo tra la folla che
ha invaso con i larghi marciapiedi la
stretta carreggiata dei veicoli. Sulle
scale del Banco di Napoli mi riposo per la fatica della passeggiata alle
Catacombe, per assaggiare insieme
a tanti, turisti e non, i prelibati gelati
che si possono acquistare, nei negozi della strada che lavorano in modo
artigianale questi gustosi prodotti.
Pochi minuti ed un vero e proprio
mercatino viene creato sul marcia-

piede di fronte. Un grosso lenzuolo viene steso a terra e il contenuto


allineato: borse, pochette e trousse
di marche famose si offrono in bella mostra e a costi concorrenziali
a quanti passeggiano. Di fianco un
cartone piegato diventa il supporto
di un altro cartone su cui sono gi
fissati rossetti, profumi, e prodotti
di bellezza femminile. Un ombrello si apre e diventa un altro spazio
espositivo per la vendita di orecchini
che sono gi fissati nella copertura
di stoffa. E poi ancora una valigia di
legno per la vendita di collane e bigiotteria varia. Poco distante un carrozzino per bambini trasformato
in un carrettino pieno di ombrelli e
ombrellini nella speranza che il tempo diventi meno clemente ed uno
scroscio provvidenziale aumenti la
richiesta del prodotto. Dietro questi
negozi improvvisati tunisini, asiatici
e tanti giovani negri. Il loro sguardo
rivolto alle tante persone che passeggiano ma anche alle auto delle
forze dellordine che sono appena
passate.
Dopo poco un tam tam di suoni e
voci si mescolano, si accavallano e
si trasmettono tra i giovani venditori. In pochi secondi gli ambulanti
sbaraccano. Si chiudono le casse di
legno con le collane e la bigiotteria
e gli ombrelli con gli orecchini mentre le lenzuola con le borse vengono
prese sulle spalle per fuggire nelle
strade laterali. In pochi attimi i marciapiedi sono ritornati liberi e i loro
occupanti svaniti, inghiottiti dal groviglio di strade che si snodano nel
labirinto dei quartieri spagnoli, resi
invisibili dalla paura e dalla clandestinit.
Carmine Negro

La Rassegna d'Ischia
Periodico di ricerche e di temi culturali, turistici, politici e sportivi

La Rassegna dIschia n. 3/2013

17

Premio Internazionale di Poesia

Ciro Coppola

per lo studente Italiano e


dellUnione Europea

La Pro Casamicciola Terme bandisce la XXXVI edizio-

ne del Premio Internazionale di Poesia Ciro Coppola per


lo studente Italiano e dellUnione Europea.
Al concorso posso partecipare gli studenti:
a) residenti nellarea geografica italiana o allestero, iscritti
per lanno scolastico 2012/2013 ad una classe della scuola secondaria superiore (licei, istituti tecnici, professionali,
darte);
b) dei Paesi dellUnione Europea iscritti per lanno scolastico 2012/2013 ad una classe della secondaria superiore od
istituti corrispondenti.
Le poesie concorrenti dovranno essere al massimo due in
lingua italiana (lunghezza non superiore a 40 versi) dattiloscritte in 11 esemplari su foglio bianco A4 e devono essere
inviate, entro e non oltre le ore dodici antimeridiane del 19
agosto 2013, al seguente indirizzo: Premio Internazionale
di Poesia Ciro Coppola - Edizione 2013 - Associazione
Pro Casamicciola Terme - 80074 Casamicciola Terme (Napoli).
II Premio per la poesia vincitrice di Euro 600,00 oltre al
Premio del Presidente della Repubblica ed altri riconoscimenti.
Gli autori delle poesie segnalate riceveranno targhe e
200,00 Euro.
Il premio in denaro dovr essere ritirato personalmente
dallautore/trice durante la cerimonia di consegna dei riconoscimenti.
La Targa Calliope sar assegnata a quellIstituto che,
in edizioni diverse, sar rappresentato da tre partecipanti al
Premio Ciro Coppola. Tale riconoscimento prevede anche
un premio di Euro 500,00 che dovr essere destinato allacquisto di libri per la biblioteca scolastica dellIstituto assegnatario.
La cerimonia di proclamazione della poesia vincitrice e di
quelle segnalate, con la consegna dei relativi premi e riconoscimenti, avverr entro il mese di ottobre 2013 in Casamicciola Terme, salvo eventuali spostamenti per impedimenti di
carattere organizzativo.
Ulteriori e precise disposizioni di regolamento possono
leggersi sul sito : www.premiocirocoppola.org
*

Sul sito www.santandrea.ru - curato da


Mikhail Talalay - nella sezione "Luoghi
sacri del Meridione" stata inserita una
presentazione di Santa Restituta, Patrona
dell'isola d'Ischia, e degli omonimi scavi e
santuario di Lacco Ameno, con alcune foto
illustrative. L'articolo disponibile per la
lettura soltanto in lingua russa.
18 La Rassegna dIschia n. 3/2013

Ragguaglio istorico topografico


dell'isola d'Ischia
Si pubblica, su concessione del Ministero per
i Beni e le Attivit Culturali, il testo del manoscritto adespoto identificato come "Ragguaglio
istorico topografico dell'isola d'Ischia", conservato presso la Biblioteca Nazionale Vittorio
Emanuele di Napoli, Fondo S. Martino, ms 439,
ritenuto, secondo quanto scrive Agostino Lauro
(1970), degno di attenzione da parte di chi si
interessato alla storia d'Ischia negli ultimi trenta
anni.
Ma le conclusioni alle quali sono pervenuti i
diversi studiosi, dopo esame pi o meno diligente di esso, non sono concordi sul valore, sul tempo della compilazione, sull'autenticit dell'opera (A. Lauro1).
Rimandando ad altra occasione il riferimento
specifico a coloro che hanno voluto ricercarne
e valutarne gli aspetti controversi sopra indicati,
diciamo che il manoscritto diviso in tre parti
con i seguenti titoli:
1) Ragguaglio istorico topografico dell'isola
d'Ischia (fogli1-101).
2) Ragguaglio istorico topografico del castello
d'Ischia (fogli 102-129).
3) Ragguaglio istorico ecclesiastico d'Ischia
(fogli 130-174).
Trascrizione del testo di
Giovanni Castagna

1) Lauro Agostino, A proposito di un manoscritto della Biblioteca Nazionale di Napoli, in Archivio storico per le Province napoletane, terza serie, anni VII-VIII - LXXXV-LXXXVI dell'intera
collezione, Napoli, Societ Napoletana di Storia Patria, 1970.

Ragguaglio istorico topografico


della Isola dIschia
Ischia, isola sita nel mare cumano, nel mare tirreno, nel
mare mediterraneo, sta circa il grado 41 di latitudine e il
grado 38 di longitudine. di circuito 18 miglia italiane, e
piedi 750 inclusa ancora la misura de seni. La costante tradizione ha sempre divisato miglia 18. Gli storici napoletani
pure di tale misura la divisavano, quindi in tempo del Re
Carlo III di Borbone essendosi fatta dellisola una misura
in regola dagli ingegneri ed esperti, effettivamente fu trovata di miglia 18 e di piedi 750. Per giusta le osservazioni
con tutta esattezza fattesi si rilevato che il circuito dellisola di molto si diminuito da quello che era nel tempo
antico, atteso che il mare in tutto il giro di essa di molto
e molto lave roso e nel litorale e nel territorio ed assai di
pi dove domina la marea del vasto pelago, in maniera che
il mare in tutto laccennato circuito e territorio non solo
entrato notabilmente in dentro ma ben vero dal proprio
livello sin a qualche passo si inalzato ed elevato, e non
c dubbio.
Il suo sito uno dei pi belli, delli pi ameni, delli pi
piacevoli, delli pi vistosi e delli pi soddisfacenti del
mondo. La sua aria ed atmosfera forse la prima, la pi
elastica, la pi vibrante, la pi salubre, la pi giovevole e la
pi vivificante.

Essa distante dalla prima terra in prospetto e verso il


nord, cio da Procida e propriamente da Guevara, miglia
3. Dal continente e dal sito dellantica Cuma miglia 8; da
Pozzuoli miglia 12 e dalla Capitale di Napoli miglia 18.
La sua costa rimpetto al nord, principiando dal Castello
della Citt, e tirando fina monte di Vico, anzich finalla
punta del Caruso, quasi in retta linea, la quale di lunghezza di circa miglia 6; continente la citt dIschia colla
villa de Bagni e li comuni di Casamicciola e del Lacco.
Tale costa, da suoi piani e lungi assai dai suoi rialti e colli
e monti, tiene una vistosissima e molto vaga e dilettevole
prospettiva. Guarda dalla parte dellEst lisola di Capri, la
Licosa, il sito della antica distrutta Pesto e di Acropoli, il
Capo Prenusso, li lidi, li piani e li monti di Massa, di Sorrento, di Vico e di Castello a mare; e li monti di Gragnano,
di Lettere e di Nocera; indi la costa di Pompei e delle due
Torri colla grata Portici e colli monti del Vesuvio e di Somma.
A nordest mira la bella, deliziosa e gran Citt di Napoli
co monti di SantEramo ed Ermeo e colle giolive ville ed
ubertose campagne del Vomero e Posillipo.
In prosieguo Pozzuoli cosuoi fertili territori e colli monti
de Camaldoli, e Lilibeo, che col Monte Gauro e colli vaghi promontori e colli di Miseno, di Baia, della nobile villa
distrutta Bauli e di Miliscola, volgarmente detto Monte di
Procida, come il gaio e lieto cratere pieno e colmo di gustosi pesci, che benvero fan graziosa veduta di Guevara e
Procida.
Al nord poi e guarda, e vede li siti delle antiche distrutte Cuma, Literno, e Vico, e Patria; che la di loro graziosa
riviera , e la campagna felice cogli intersparsi laghi di Miseno, e del Fusaro, di Licola e di Patria, e colli spaziosi, e
speciosi territori del Volturno e Garigliano, e non meno la
piacevole e diletta vista de territori de nomati monti Falerno e Marsico, che la tirata de monti di Sessa, di Traietto, e
di Mola, come di Gaeta e del Circello.
Quindi dal monte di Vico e del Caruso tirando innanzi la
linea della costa, e piegando, e curvando verso il nordest,
e il vest si fa avanti il comune di Forio, e la villa di Panza;
d'onde rispettivamente si rimira parte dei monti di Gaeta, e
il Circello, colle isole di Ventotene in distanza a 30 miglia
e di Ponza a 60, e il mare formiano, e toscano, e corso, e
sardo.
Fratanto la linea sempre pi curvando, e circolando si
arriva al litorale del comune di Fontana, di Serrara, e di
Santangelo, il quale litorale da una parte rimpetto al mare
libico, da unaltra al mare del sud, e siculo, e dallaltra al
mare calabro.
E cos tale linea proseguendo avanti, sempre curvando
ed insensibilmente circolando si giunge al lido, ed alla costa di Testaccio e de Maronti, e successivamente poi al litLa Rassegna dIschia n. 3/2013

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torale della catena de monti della villa di Campagnano; e


finalmente al Castello dIschia dove da per tutto si vede il
mare dellest collIsola di Capri, e col Capo Prenusso, e col
seguito de suoi monti.
La quale descritta Isola siccome un tempo da un antico
geografo (Ptolomeo) fu annoverata tra le isole fortunate;
cos che da un poeta (Ariosto, 33,29), il quale linnalz alle
stelle, venne decantata:
N questisola avr da starsi cheta,
che non sessalti e non si levi al Cielo.
Se la stessa fusse stata un prodotto comparso colla creazione delle cose, e del mondo, o cos comparso dopo il diluvio, o veramente avvenuto per un effetto di straordinaria
mossa, e crisi della natura, e dappoi nelle sue parti da volta
in volta, e da tempo in tempo vulcanizzata per causa e per
successi di sotterranee eruzioni, esalazioni, accensioni, effervescenze, sovversioni, ed esplosioni, o pure fusse stata
un ammasso di vasti e di diversi vulcani prodottisi dalle
violenti ignee esplosioni della materia sulfurea, ferrea, aluminosa, alcalina, vitriolica, nitrosa, bituminosa, piria, e di
ogni altra materia atta ad accendersi, ed a produrre vomiti
di fuochi dalle viscere della terra, e dalle parti interne, e
recondite della stessa col tramandarsi fuori monti, e masse vulcaniche, onde in isola si avesse potuta formare, ed
effettivamente si fusse formata, non cosa tanto facile a
decidersi, a fissarsi, a determinarsi.
Certi osservatori, e viaggiatori in vero si sono fatti leciti
di asserire essere lisola un totale prodotto vulcanico, ma
senza ragioni, ed argomenti; e non si dubita, che fattasene
della stessa unesatta analisi, ed una ponderata osservazione s nellinterno di essa, che nellesterno, e nel littorale, si
rilevato, e conosciuto di essere il tutto un prodotto, ed un
ammasso di vulcano di diversa ignea materia da tempo in
tempo esalata, ed esplosa. Infatti il tutto pietra vulcanica, e monte di pietra vulcanica, durissima, e densissima, e
quasi focaia, e di colore bronzino, e piombino, e rosaceo,
e nero, siccome parte della stessa pietra comparisce rara e
porosa, altra rarissima, ed altra molto leggiera.
Degli accennati vulcani di volta in volta, e da tempo in
tempo successi, erettisi, ed elevatisi in colli, in promontori, in monti, e in corsi, la pietra, e la materia vulcanica in
taluni luoghi e parti si mantenuta ferma, e dura; in altri
si corazzata, in altri si sciolta in lapilli, in sabbia, ed in
rena, ed in altri si modificata in materia terrosa, argillosa,
cretacea, e puzzolanica, come anco in tufo, e quasi tufo.
Ma quanto in essa comparisce, ed esiste, si conosce, e
si rileva con evidenza di essere stato un totale effetto di
eruzioni, e sovversioni vulcaniche derivate da inesplicabili, inintelligibili, ed eccessivi fuochi formatisi sotto il suo
suolo, e sotto la sua terra, e nelle sue sotterranee interne
parti, e con somma violenza al di fuori esplosisi, tramandatisi, ed eruttatisi.
Benvero per tali fenomeni, e comparse non furono causa,
e principio di formarsi una isola, ma bens quella isola esisteva, in tutte le sue parti da volta in volta, e da tempo in
tempo divenne vulcanizzata dallesalazione, ed esplosione
20 La Rassegna dIschia n. 3/2013

de fuochi sotterranei perch lisola in se stessa, e per se


stessa un continente ben congiunto, ligato, ed attaccato:
onde se fusse stata totale prodotto vulcanico, tale congiunzione ferma, forte e totale non ci sarebbe stata, n ci avrebbe potuta avvenire, mentre ogni vulcano, ed ogni esplosione ed ignea eruzione avrebbero formato naturalmente
tante isole, e tanti monti isolati, quanti essi si formavano,
e fuori si tramandavano, di fatti allora quando successe
alcuna eruzione sotterranea vulcanica in qualche piccola
distanza dal continente dellIsola, form unisola a parte,
come si verifica nel castello dIschia, nel promontorio di
SantAngelo, ed in tante elevazioni vulcaniche, le quali
sotto il mare si osservano; ed essi come vulcani diversi,
ed in vari tempi avvenuti, diverse elevazioni producevano,
che non avevano che fare, n attaccavano colla isola.
Dunque, lIsola non un totale prodotto vulcanico, ma
bens unopera della natura da volta in volta, e da tempo in
tempo vulcanizzata.
Nella medesima non esiste pianura, ma tutto colle,
monte, promontorio. Talune valli, aperture, passaggi, vie,
piccoli piani, e screpolature, si veggono, e si osservano,
non sono altro che gli ultimi effetti, ed azioni de fuochi e
de vulcani, i quali si restringono, e vengono a restringersi,
e ritirarsi, allora quando gli vulcani, e li fuochi stanno per
estinguersi, e la di loro agibile attivit per finire. Intanto se
si guarda alcuna pianura, essa appunto la falda, la scoscesa e la spiaggia de monti, che per la legge del declivio
suole correre verso il livello del mare, ed allorch il fuoco
vulcanico fa le proprie mosse, e li corsi: siccome quella
pianura, la quale si osserva in tutto il territorio di Forio,
essendo una falda dellEpomeo; e come era quella la quale
si mirava un tempo, ed esisteva a vista del Castello; e che
non ostanti la sua ultima eruzione, e sovversione vulcanica,
pur tuttavia si mantenne in pianura. Fa duopo leggersi per
semplice curiosit quello che si rapportato dopo lenunciativa de vulcani della regione bruciata, mentovati da Baronio, su lassertiva troppo arbitraria del Baccio su l detto
di Servio, che lisola dIschia ed unita a quella di Procida si
fusse un tempo distaccata da un monte nominato Inarime,
che stava vicino al monte di Miseno.
Tale Isola viene colli seguenti nomi, nomenclature, voci,
e vocaboli chiamata, divisata, e fatta intendere dagli scrittori greci, e latini, s antichi, s della media et, e s posteriori.
Arime, prima da Omero, poi da Pindaro; e forsi dalle voci
greche Arim et Arii significanti ardore, ed ardori, o perch
in essa vi poterono venire ad abitare taluni di quelli popoli
cos nomati i quali abitavano quella parte dellAsia minore,
che si accostava verso la costa meridionale del mare nero;
o veramente dagli Arimi del Regno di Cilicia potuti venire
nellIsola col di loro Re Tifeo, quando fu scacciato dal di
lui nomato regno, chera di Cilicia.
Inarime, prima da Virgilio, poi da Ovidio, Solino, da Lucano, e da altri, li quali seguendo il senso, e lintelligenza di Omero e di Pindaro, unirono la preposizione IN alla
voce ARIME, che stando divise ne detti scrittori poeti, essi

le congiunsero, e ne formarono la voce INARIME (si legga


quello che si accenna di Servio e del Baccio come poco
sopra si citato su lInarime, abbench il Cluverio proteggendo Virgilio nel l.1 c. 1 cita Massimo greco revisore
antico di Omero, il quale assicura che per le di lui mani
pass un codice delle opere di Omero, in cui incontr la
preposizione in e la voce arime, unite ed in questo modo
.
Pithecusa -ae, o Pithecusae -arum dagli scrittori soprattutto greci, che la fecero derivare dalla voce greca
(pytos) , corrispondente alla voce latina Dolium, ed
alla italiana Ziro, botte, e qualunque vaso va al rotondo; ed
appunto perch in essa isola, e fin dagli antichissimi tempi,
specialmente in Casamicciola ci era, come ci , la fattura,
la costruzione, e la fabbrica di ziri, di tubi, e di altri vasi, attese le grandi ed inesauste miniere della creta, e dellargilla
sempre in essa esistenti; onde de grandi e sorprendenti Ziri
si sono ritrovati sotterrati, ed anco da dentro foderati, e coverti di piombo, e di consimile genere. Della voce Pithecusa pi appresso se ne far pi distinta menzione, e parola.
naria. Da Tito Livio, da Plinio e dagli scrittori latini
e, successivamente, da quelli italiani. Plinio nel l. 3 c.6:
naria ipsa a statione navium ne. Omero Arime dicta.
Grcis Pithecusa. Poco appresso ci occasione di farsene
pi distinta parola.
Leucotea. Da Mela cos sembra divisarsi e nomarsi. Egli
nel c. 6 situa molte isole, che opina esistere nel mare infero, ma napolitano: Pithecusas, Leucotea, naria, Sinonia,
Capre, Prochita. Onde taluno scrittore pure per Ischia la
intende.
Gerunda. Dagli storici di Napoli scrivendosi de fatti della
media et.Voce antichissima addetta a denominare e divisare il Castello dIschia et isola dIschia; e sin dal tempo
che Ierone Re di Siracusa mand nella stessa una colonia
di siracusani per abitarla; ed allorch stava abbandonata
per la partenza da essa degli Eritriesi cumei e Calcidesi,
mentre era ben nota al detto Re filosofo la fertilit e la ricchezza della Isola. Intanto li mentovati coloni avendo edificata una citt sul divisato Castello, li apposero in onore
del proprio re il nome di Ierone. Le carte geografiche e
nautiche ritenenti le antiche denominazioni, cos la tengono designata e sotto il nome di Geronda, Girunda e Gerona
ed in particolare il Castello.
Insula. Dagli antichi scrittori latini e da quelli della media
et. Lisola dIschia per antonomasia in diverse et con tale
voce venne designata e chiamata e propriamente colle voci
di insula ed insulana; ed a ragione mentre nel mare infero
napoletano non ci isola che luguaglia nella grandezza,
nella montuosit, nelle prospettive, nella salubrit e nella
cospicuit. Strabone cos la fa intendere nel l. 5. Insulam,
quam Augustus neapolitanis, ut Capreas acciperet, ab illis
vocat Pithecusas.
Appiano l. 5 civ. Libo ad insulam Pithecusas appulit,
qu nunc est naria.

San Gregorio Magno nella lettera 53 disegna lisola e


il Castello colla voce Insulas. Li Padri di San Mauro nel
fare una esatta edizione delle opere e dellepistole di San
Gregorio nella nota alla lettera 53 sotto lepigrafe Gussane
spiegano e divisano la voce insula col nome Icla seu Ischia;
ed essendosi osservate le varie edizioni parigine colle note,
e la veneziana del 1771 collaggiunta del Gallicciolli cos
sempre si trovato scritto e notato.
Lautore della nota Gussane si fa conoscere ben inteso di
geografia e topografia e cos lo sono li dotti Padri di San
Mauro e il Gallicciolli. Si sta solo nel dubio che lantico
copista nel dovere scrivere Iscla, omise la lettera s e pot
scrivere e scrisse Icla, e cos venne proseguito.
Qualche antica carta e documento, che fu esente dalle
fiamme e dallincendio del 1656 allorch fu bruciato larchivio vescovile, divisa e fa intendere Iscla ed Ischia sotto
le voci insulas e insulana. Il vescovo Nicola nel 1396 divisando e denominando la sua chiesa cattedrale isolana e
tenendo occhio alla voce usata nella media et, si spiega
con questi termini:
Altare sub vocabulo S. Anna positum in maiori Ecclesia
insulana. Istrumento in pergamena L.B.
E in una iscrizione del 1331 tra le altre: Hic jacet dominus Petrus Bonomane Archidiaconus insulanus. Floruit
hoc mundo centum tribus annis.
Le antiche voci e vocaboli, i quali si usavano in Italia,
avendo sofferto col miscuglio delle diverse barbare lingue ed indi colla mutazione dellantica natia lingua, una
certalterazione, una posposizione ed anco toglimento di
lettere ne avvenne che le voci e li vocaboli ancora Insula et
Insulana fussero state dappoi scritte e proferite sotto le denominazioni e voci dIscla e dIsclana, ed indi dIschia. E
questa appunto letimologia dIscla, dIsclana e dIschia.
Iscla. Dagli atti ecclesiastici, dalle bolle, dalli diplomi
Reali ed Imperiali e dalle antiche iscrizioni ed anco del 10
e dell11 secolo.
Icla. Dalla nota Gussane nella lettera 53 di San Gregorio
giusta ledizione de Padri di San Mauro e la veneziana, delle quali sopra si fatta espressa menzione. Icla, Ischia.
Ischia. Dalli scrittori del 13 e 14 secolo che dal Petrarca
e dal Boccaccio; la quale voce la stessa che lantica voce
Iscla, essendosi alterata la lettera l col farsi divenire h ed i.
Non boll mai Vulcan, Lipari ed Ischia.
Ricercate le carte ecclesiastiche e civili della Citt e della
Isola dIschia, non si potuto tenere lume del tempo e del
quando lisola cominci a chiamarsi e nomarsi colle voci
dIscla e dIschia. Da qualche libro parlamentario, da talune schede di notari, da alcuni libri parrocchiali e da certe
private carte, le quali pi antiche appena arrivano al meno
di tre secoli, non contengono che le voci dIscla, dIscha e
dIschia.
Tale voce potrebbe essere belgica, portata in Italia dalle
nazioni barbare ed in specie dalla longobarda, mentre tra le
La Rassegna dIschia n. 3/2013

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nazioni belgiche e quelle del nord, le quali invasero soprattutto lItalia, ci era gran comunicativa e commercio. Nella
Gran Brettagna verso la Sabrina ci erano due scaturigini e
fonti di acque calde chiamate da Ptolomeo e da Antonino
Ischalis, Iscalis. Isca Gallena, Iscalis Brittani. Onde tale
voce pot applicarsi ed adattarsi allisola dIscla, dIsca e
dIschia, dove sono innumerabili scaturigini dacque calde
e fonti perenni; delle stesse voci sar per farsene menzione
poco pi appresso e con pi distinzione.
Nella parte di Squillace ci una contrada, o sia parrocchia, che forsi ancora feudo, che si denomina Isca.
Tipha. Da molti scrittori, cio isola gettante fuoco.
Inarima iuxta Procitam. Da un antico manoscritto contenente gli atti di Santa Restituta.
Adrima juxta Placidam, alias Procidam da una copia del
cennato manoscritto.
naria iuxta Placidam da una seconda copia.
naria iuxta Prochitam et Procidam dalla leggenda
dellofficio napoletano di Santa Restituta dellanno 1500.
Hadrima da Davide Romeo nello Epitome di Santa Restituta. Ad Hadrimam parvam insulam prope Prochitam.
Ma tali prossimi nomati scrittori siccome divisano di
poco o nulla sapere di geografia e di topografia, cos nulla
curarono di leggere almeno gli indici dei libri geografici.
Senaria, Sevaria, Savaria da uno scrittore che intende
con tali voci essere stata ancora divisata lisola dIschia;
le quali forsi pot rilevare da manoscritti, ma le stesse non
hanno potuto n poterono fare intendere lisola dIschia,
abbens fare intendere e divisare certi luoghi particolari
dellIsola, di fatto un comune che si pot chiamare in qualche antico tempo Sevaria, attualmente e da secoli viene
chiamato Serana e Serara, che esiste nella parte dellisola
quale riguarda il sud.
LErmolao, il Volaterrano, il Giovio ed altri niun occhio e
nessuna mira avendo tenuto allantica nomenclatura usata
nella media et, dIscla, si sono dati allintutto a commentare e ad illustrare colle di loro erudizioni lultima voce e
denominazione Ischia. La voce Ischia prima fu apposta ed
applicata al Castello, indi alla citt, poi allIsola.
Il Castello dIschia unalta e gran rupe e scoglio di pietra dura, e quasi silicia a colore di piombo, che in un tempo
antichissimo e remotissimo si elev e sinnalz in mezzo al
mare dalle sue viscere e da suoi sotterranei luoghi per effetto di una spaventevole inesplicabile ignea accensione, eruzione e vulcanica esplosione. Lo stesso per il proprio sito
essendo pi che forte, anzich inespugnabile e soprattutto
in quel tempo, in cui non ci era il cannone, n le bombe,
dagli additati scrittori si vuole far credere e darsi ad intendere di essersi chiamato Ischia, derivante dalle voci greche
fortis (Ischys): fortitudo (Ischyros).
Francesco de Petris si fa lecito entrare in una erudizione
pi rara e ricercata e di far derivare la voce Ischia dalle voci
22 La Rassegna dIschia n. 3/2013

latine coxendix, e coxa, e dalla voce greca IXIOY coxa,


significanti lIschio e losso dIschio, qual quellosso sito
da sopra la coscia, su cui luomo con fermezza, robustezza
e fortezza si sostiene; e cos si vuole alludere allantichissima famiglia Coscia (Cossa), la quale sempre domin nel
Castello, nella Citt e nella isola dIschia.
La detta famiglia tiene per stemma la gamba e la coscia,
Quindi gi ch li scrittori hanno trattato di riferire su la
voce Ischia tante parole erudite ad oggetto di pervenire al
chiaro della di lei etimologia, senso e significato, si opina
rapportarsene altre, affinch su la voce Ischia venisse formato un buono e grande ammasso di parole erudite.
Nella gran Bretagna verso la Sabrina nei confini dello antico regno dei Belgi due scaturigini e fonti dacque esistevano, le quali Antonino chiam acque del Sole e Ptolomeo
acque calde; le medesime apportavano e recavano sanit e
salute a coloro che ne facevano uso.
Antonino facendo parola di quei luoghi li chiama Isca
Gallena, Isca Siluris, Isca Dummoniorum, Iscalis Brittaniae.
Ptolomeo li chiama Ischalis, Iscalis.
Lo che di sopra si accennato.
Essendosi fatta menzione dellepistola 53 di San Gregorio Magno, si dichiara di essersi la medesima diretta a
Romano difensore e con essa San Gregorio d le forti premure, acciocch si fusse in tutti li modi cooperato, onde
fussero restituite a Leonzio le isole tolte alli seniori e cittadini napoletani, giach egli ne aveva ottenuti gli ordini
del principe Imperiale Maurizio, siccome per lo passato gli
Imperatori benvero haveano comandato.
Queste isole appunto mentovate da San Gregorio sono
le isole dIschia e del Castello dIschia, le quali furono da
Ottaviano Augusto cedute in cambio ai Napoletani, mentre
essendo sotto il dominio romano, se ne fece la cessione in
vece dellisola di Capri, che essendo sotto il dominio di
Napoli, venne ceduta allImperatore Augusto ed allimpero
romano. Ischia e il Castello dIschia sono le due isole intese da San Gregorio, una volta di cittadini napoletani, da
poi dei romani ed in appresso da Augusto restituite ad essi
napoletani per la cessione di Capri di antico dominio degli
stessi e non Procida e Nisita, le quali si avevano e tenevano
tanto a vili che vennero sempre possedute da privati Baroni, n mai di esse si fa menzione di essersi a Napoletani
cedute o possedute da medesimi, che fittate e poi restituite.
Li Padri di San Mauro e il notatore veneziano dottissimi
nella lettura de scritti della media et, approvano la nota
Gussane, il quale si rileva sapere bene la geografia e la storia ed in dove si legge la voce Icla ed Ischia e la d e le
divisa con tale denominazione.
Gli antichi e successivi scrittori fanno menzione di Pithecusa e di Pithecus e le danno ad intendere alle volte per
un'Isola e alle volte per due Isole: vale una lisola grande e
montuosa, e laltra il Castello, il quale presso le nazioni era
di somma riputazione s per la di lui fortezza e sicurissimo
sito, e s per essere stata unantichissima Citt, e cospicua
per le di lei nobilissime famiglie e pel valore dei cittadini.
Ovidio pi di ogni altro fa rilevare e conoscere che la

voce Pithecusa e Pithecus fu addetta ed apposta al Castello: egli distingue e divisa Inarime, Prochita e Pithecus,
e poi situa e pone le Pithecus sterili colle locatas. Mss.
1.19: Inarimen, Prochitamque legit, sterilique locatas colle Pithecusas.
Questo colle appunto quella rupe e quello scoglio vulcanico, quale forma in mezzo al mare unisola sterile di
sua natura, che sterilissima per essere una pietra vulcanica
silicea senza terra.
Ovidio non intendeva n poteva intendere della isola dIschia perch non un colle, ma un gruppo ed un ammasso
di colli, di promontori, di alti monti; ed essa non sterile,
ma bens sempre ubertosa e fertilissima e fin dalli tempi
delle occupazioni degli eritresi cumei, calcidesi, siracusani
e napoletani.
Il Silace presso il Sinedo nelle annotazioni a Stefano
Bizantino con Ovidio pi distintamente e chiaramente fa
conoscere il Castello veniva effettivamente inteso e chiamato Citt, come quello che per pi migliaia danni venne
chiamato e fu veramente Citt con terra, borgo e Castello e
dove esisteva tutta labitazione, che da poco si disperse per
lIsola intiera Pithecus, seu Pithecusa insula in Campania habebat civitat cognomen.
Le Pithecus o Pithecusa Isola della campagna aveva
una Citt con tal cognome o vero aveva tal cognome la
Citt.
Tre uomini dotti ed eruditi del secolo 17 si presero lingrato piacere e scherzo di drizzare la di loro lincea vista
sullIsola dIschia e di metterla in tutto dipreggio, e nel
tempo stesso di far rilevare ed arguire che niun conto debba
farsi prima di quelli antichi gravi scrittori e greci e latini, i
quali dissero fondate parole su essa e poi di quei che dappoi ne fecero menzione e fin ad avanzarsi a dire che Plinio
nulla sapeva di greco.
Essi sono Claudio Salmasio nel Commentario in Servio
ed in Salino, Samuele Bochart nel Chanaam e lEritreo in
Virg. Inar., i quali dichiarano nellanzidetta isola ed esprimono di averci abitato le scimmie, le quali andando sotto
la denominazione di Pithecos, ne intendono far derivare
la nomenclatura dellIsola Pithecusa: aggiungendo che
nella lingua etrusca le scimmie anco avevano il nome di
Pithecus, siccome Servio le chiama Enares, sine naribus,
corrispondente alla voce Pithecos; che benvero lo stesso
Esichio denomina Arimes: onde pare che inclinano a far
rilevare Pithecusa da Pithecos = Aenaria da Enares = ed
Arime da Arimes.
Pertanto Bochart riflette di vantaggio e colle di lui profonde riflessioni sinoltra, scrivendo che Giove avendo destinato le scimmie nellisola, da esse effettivamente venne
derivata e nominata Pithecusa; infatti prosiegue a riflettere
collEritreo ed a scrivere che se lisola fusse stata denominata dalla voce Pytos, savrebbe dovuta chiamare Pytusa
e non Pithecusa, e in pi lEritreo se dalla voce Aenea, si
avrebbe dovuta denominare Eneja e non Enaria.
Se mai gli enunciati scrittori meritano tutto il rispetto e
venerazione per la somma ed eccessiva di loro dottrina ed
erudizione, tutta volta fanno conoscere che per la di loro

gonfiezza niun riguardo e niun atto di urbanit e di creanza


intendono tenere ed avere per tanti scrittori s del di loro
tempo che del tempo antico, e soprattutto di Plinio listorico, il quale fin dal suo tempo scrivendo, smentisce quello, e
quanti essi loro dappoi dovevano dichiarare e commentare;
come quello scrittore fondatamente sapeva le lingue greca,
latina ed etrusca, la filosofia, la storia, la natura delle cose e
la ragione, la causa e le radici della etimologia.
Infatti di essi e molto eruditi altri al par di loro niun conto
dimostrano farne e tenerne, e di questi pare essere il celebre
Arduino nelle note e commento allistoria del ridetto Plinio. E veramente essi tre nomati eruditissimi scrittori potevano alquanto sospendere il di loro malconcepito umore di
passione relativo alle di loro scimmie su lIsola dIschia e
riflettere colla di propria vasta dottrina ed erudizione, che
da , dolium, ne derivi = doliolum; siccome da ne nasce , , indi ;
dappoi che corrisponde alla significazione,
e voce Figlinae: del pari che da ne deriva ancora, e
possa derivare il verbo figlinam exerceo, donde
e il plurale .
Allo stesso sembra inclinare il Padre Arduino, ed accostarsi, stimando di far derivare Pithecusa
; Quod ad fictile spectat; e cos fa ben risultare
quello attiene per la difesa di Plinio.
Anzich esso dotto, ed erudito scrittore passando avanti
a dare un di lui proprio sentimento, paradossando, dice, e
scrive, che Aenaria derivi da Aeneo, Aheneo, metallo; e
qual se nellisola Pithecusa, Ischia ci fusse stato il lavoro,
e la fattoria ancora del metallo, del rame, del piombo, e
simile, al pari che in essa ci fu il lavoro, e la fattoria delloro, cio del metallo fino, dellalume, e della creta; onde
siccome delloro non da dubitarsi, cos per altri metalli
ci sono degli indizi, e de lumi a ragionch essendo avvenuti de fortuiti scavamenti, e delle fossate, si sono trovati
seppelliti, e sotterrati, grossi, e grandi ziri di creta, i quali
da dentro erano coverti di metallo, di piombo, e di materia
atta a distendersi, e liquefarsi; ma dicendosi meglio, li vasi
costruiti di metallo, venivano poi coverti di creta, la quale
cotta nelle fornaci formava un solo, e ben sicuro vaso per
vino, per olio, per acqua, e per altro liquido.
Egli listorico Plinio nel l. 3.c.6. attesta nel seguente
modo: Aenaria ipsa a statione navium Aeneae: Omero Arime dicta, nam non a simiarum multitudine, ut aliqui putant, sed graecis Pithecusa a figlinis doliorum.
Questo testo viene attaccato dagli accennati tre eruditi;
e questo testo cos ben difeso dal P. Arduino, e da tanti
uomini letterati, ed eruditi; e con tali espressioni volle Plinio smentire coloro, che dopo migliaia danni volevano far
delle novit.
Il P. De Quinctiis nella nota su la voce Inarime l.1. cos
ben corrobora li detti di Plinio: A figlinis doliariorum hoc
nomine hanc Insulam dixere, cum in ea affatim satis sit
creta, ex qua Doliola figlina conficiuntur. Dolium quippe
graeci pithos dicunt.
Intanto per non stancarsi ulteriormente chi legge, si fa di
meno altri scrittori, ed autorit trascrivere, onde la livorosa
La Rassegna dIschia n. 3/2013

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dotta fantasia degli su divisati tre eruditi si rilevi colle di


loro forbite, e stirate voci di Pithecos, Enares, e dArime, le
quali sono andate pescando nel torbido mare delletrusco,
dai millantati servii, e degli Esichii, i di cui sensi, ed intelligenze possono ad essi, ed altri molto bene adattare alle
proprie voglie, e co denti stirare e tirare dove si vuole.
In ordine poi alletimologia de nomi, de verbi e di qualunque voce non saprei se la stessa arriva, e tocca lapice, e
la cima della di loro gran dottrina, ed erudizione, atteso che
li professori cronologi le sogliono ricavare, ed estrarre da
ogni semplice radice, che have, e tiene una semplice analogia di poche lettere, le quali tali fiate si osservano posposte,
ed anteposte; molti esempii se ne potrebbero addurre, ma si
opina uno solo rapportarne, ed appunto quello del fiume
Garigliano, la di cui radice Liri.
Del rimanente se li sopralodati eruditi, e letterati intendono far apparire, e dimostrare del disprezzo, e del vilipendio
verso lisola dIschia, e di lei abitanti, allorchentrino negli inviluppi dinette, e dirregolari favole, e come in quella
al di molto ridicolo, che Giove avesse li medesimi mutati
in scimie, o pure Candalo, Atlante, e di loro seguaci antichi
abitatori della prefata in tali animali, non vengono a fare
altro, che a far risaltare, e far conoscere lantichit degli
abitatori dIschia essere di gi stata, ed esistita sin da tempi
di Giove re di gran parte dellAsia minore, e di altre regioni
di oriente, e di far rilevare la grande intelligenza, finezza,
ed arguzia del pensare, e delloperare di essi abitatori, mentre siccome tra gli animali irragionevoli quello che via pi,
e maggiormente si distingue, e si discerne nellaggire, nel
pensare, nelloperare, e nellimitare soprattutto il genere
delle scimie; cos tra gli uomini che fanno uso della ragione, in modo speciale e distinto si distinsero, e si distinguono, nel pensare, nellaggire, nelloperare, e nel saper fare
il proprio negozio, e vantaggio furono, e forsi sono essi
abitatori, ragion per cui nellantichit vennero descritti, e
nominati anco cercopi, cio uomini atti, capaci, ed adattati
a negoziare, a saper negoziare ed a guadagnare.
Tutta volta per affinch si entri nel pregiudizio, e nella
prevenzione degli uomini, specialmente ignoranti, li antichi della rimota antichit solevano riputare li luoghi disabitati, o abitati da gente selvatica, ed aliena dalla urbanit,
e dal commercio, come abitati dalle scimie.
Licofrone non esente da tal pregiudizio, nella di lui Cassandra col velo della di lui oscurit riferisce, che alcune
isole esistenti nel mare di Africa, e dette Pithecuse, venivano abitate dalle scimie; ed in dove colla favola rapporta
davere Giove mutati quegli abitanti in scimie.
Diodoro nel libro 2 prevenuto dallalterazione delle fallaci notizie asserisce, che in Africa esistevano intiere provincie, e regioni, le quali egli chiama Citt, ed al numero
di tre, col nome di Pithecuse, le quali erano abitate dalle
scimie.
Li Tebetani, Tartari, della gran regione Tangetana tenevano di sicuro, che la maggior parte della stessa in monti
calvi, ed in estensioni bruciate per migliaia di anni venne
abitata dalle scimie: ed essi dicevano, che un Tifone gettato
il fuoco in quella terra aveva tutte le piante, e la stessa terra
24 La Rassegna dIschia n. 3/2013

bruciate; e che li sassi intersparsi, e li segmenti sparsi li


riputavano quali tizzoni e segni di una combustione e di
bruciamento. Ci di pi talun erudito il qual si d a credere, espone, e sostiene, che lArime di Omero, e di altri
antichi poeti greci non tiene occhi allisola dIschia, e tutto
altro riguarda fuorch la stessa; e che li Latini, e Plinio vennero ingannati, e cos trasportati da Virgilio, il quale reputa,
che o non aveva capito, o non aveva letto Omero. Questa
appunto lindole di certi critici, i quali si vogliono particolarizzare dopo il passaggio di 17 secoli ed a mostrare s
poco conto di taluni luminari, che illuminavano e facevano
risplendere let doro, e del tempo di Augusto.
Non troppo devesi su questassunto dilungare, e solo far
riflettere, che Omero nel luogo ove si avvale della voce
Arime, d ad intendere, e significare, che Lui scriveva di
quella parte, dove Tifeo giaceva, ed era stato: Questa parte,
senza verun dubio lisola dIschia Pithecusa: Siccome il
Comito nel l. 6. della mitologia, su lappoggio di Ferecide, e di altri scrittori antichi prova, e dimostra, che Tifeo
fuggendo da Cilicia, e dallAsia minore verso Italia, trov
contro la potenza di Giove Re di Oriente la di lui sicurezza
nellisola di Pithecusa, che la vera storia del Re Tifeo, la
quale poi venne tanto dalle favole velata e sotto ascosa.
Ora sembra opportuno rapportare, e descrivere li versi di
quelli antichi scrittori s greci, e s latini, i quali nominarono lisola dIschia, e ne fecero menzione.
Omero, Ilid. 1.2.
... Iovi sicut fulminibus gaudenti
Irato, quando circa Tiphoea terram verberat
In Arimis, ubi Typhoei dicunt esse cubilia.




Come fa pompa ladirato Giove


Pei fulmini quali vibra, e che saetta,
Quando percuote in Arime la terra
Presso i luoghi Tifei, dove si dice
Essere di Tifeo lardente letto.

Come se tutto a fuoco ardesse il letto


Sotto la terra rimbombava come
allorch Giove, che del fulmine gode,
sadira, e intorno a Tifeo la terra,
nella montagna dArime flagella
ove dicon, che stazzi Tifeo.

Cos il dotto traduttore Salvini.



Pindaro, Pytion v. 33
Qualis immensum Jupiter Tiphonem
Quinquaginta movens capita prostratum dedit
In Arimis quondam

Con orrore, scuotendo il grande Giove


Le teste cinquanta forti, e robuste
Rovesci in Arime un tempo, ed abbatt
il furioso Tifeo dun corpo immenso.

Tale poeta ne fa altra menzione corrispondente alla seguente traduzione

Tifone nato di Cilicia allantro


col setoloso petto oppresso giace
sotto il siculo suolo, dArime e Cuma.

Ed in altro luogo
Apparet procul Inarime, quae turbine nigro
Fumantem premit Iapetum

Molto da lungi Inarime compare,


Quale con nero tempestoso turbo
Il fumoso Giapeto aggrava, e stanca.

Hesiodo nella Teogonia


Haec autem coercebatur in Arimis sub terra Echidna
Immortalis nimpha, et senii expers diebus omnibus:
Huic Tiphonem, ajunt, mixtum ejse amore,
Illa vero gravida facta peperit fortes filius.

Virgilio Aen. l. 9
Tum sonitu Prochita alta tremit, durumq. cubile
Inarime jovis imperio imposta Tipheo.




Allorch Procida, svlta, e staccata


Pel fragore, e rimbombo sagita, e trema,
Inarime qual duro, e grave peso
Fu di ordine di Giove sovraposta
Sul corpo dellindomito Tifeo.

Antica traduzione
Lalta Procida allor trem pel suono,
Et Inarime il duro, e grave letto
Sovraposta a Tifeo dordin di Giove.

Altrantica traduzione
Allora lalta Prochita trema,
Et Inarime divenuta letto
Per lo voler di Giove al gran Tifeo.

Ovidio l. 14
Inarimen, Prochitamque legit, sterilique locatas
Colle Pithecusas habitantum nomine dictas.







Pel fuoco, e lardor fremendo Inarime,


Procida scuote, e pur le Pitecuse,
Che sovrun sterile colle situate,
Dagli abitanti suoi cos son dette.
Antica traduzione
Inarime tocc Procida, e in colle
Sterile le riposte Pitecuse
Dagli abitanti suoi cos chiamate.

Cornelio Severo in Etna


Dicitur insidiis flagrans Aenaria quondam
Nunc extincta super; Testisque Neapolis inter
Et Cumas locus est multis iam frigidus annis.

Lucano l. 5. II
Campana fremens ceu saxa vaporat
Conditus Inarimes aeterna mole Tiphoeus
Freme la cima del gran Monte, ove
Escon i Sassi, ed Inarime sotto
Leterna mole tiene Tifeo nascosto.
Petrarca Tr. della cast.
Freme il mare cos quando sadira
In Inarime allor, che Tifeo piagne.
Silio Italico l. 8.
Non Prochitae, non ardentem sortita Tiphoea Inarime

Stazio l. II s. II
De Fenestris cubiculi in villa
Haec videt Inarmem, illi Prochita aspera paret.
Servio l. 9 Aen.
Inarime nunc Aenaria dicitur.
Festo
Aenariam appellavere locum, ubi Aeneas classem
ab Troianis veniens appulit.
Sylace
Pithecusae, seu Pithecusa insula in Campania habebat
Civitatem cognomen.
Potrebbe leggersi il Pinedo nellannotazione a Stefano
Bizantino alla parola Pithecusae.
Tito Livio, nella guerra de Romani co Palepolitani.
Haud procul inde, ubi nunc Neapolis sita est, duabus urbibus populus idem habitabat: Cumis erant oriundi: Cumani
Chalcide euboica originem trahunt; classe qua advecti a
domo fuerant, multum in ora maris ejus, quod accolunt,
patuere. Primo in insulas Aenariam et Pithecusas egressi;
deinde in continentem ausi sunt sedes transferre.
Dappoi non lungi dove al presente Napoli situata,
unistesso popolo abitava in due Citt: Tali abitanti erano
oriundi da Cuma, e li Cumani tirano lorigine dalla Citt
di Calcide nella Eubea (Negroponte), li quali colla flotta
erano stati trasportati dal proprio paese, e casa, molto si
trattennero nella spiaggia di quel mare, che abitano. Finalmente prima sbarcati nellIsola Enaria, ed in Pitecusa; poscia si fecero arditi e trasferirono le di loro abitazioni nella
terra ferma.
Biondo nel descritto testo dec. II c. 8
I cumani ebbero la di loro origine da Calcide Euboica;
sendo portati collarmata da casa loro in Italia, ebbero gran
potenza e valore nelle spiagge di quel mare, che abitano.
Avendo prima fatto empeto nellisola Enaria, e nelle Pitecuse; e quindi pigliando poi ardire, passarono nella terra
ferma, ove si fermarono.
Giasolino su listesso testo l. I c. I.
Vennero li cumani di Calcide di Euboica collarmata
nellestremit del mare, e primanente sbarcarono nellisola
Enaria, e nelle Pitecuse; quivi pigliando ardire poi, passarono nella terraferma ove si fermarono ad abitare.
Plinio l. 3. c. 6.
Aenaria ipsa a statione navium Aeneae. Homero Inarime
dicta: Graecis Pithecusa, non a simiarum multitudine, ut
aliqui existimavere, sed a figlinis doliariorum.
La Rassegna dIschia n. 3/2013

25

Enaria, essa cos viene detta dal soggiorno, e dalla dimora de bastimenti di Enea: da Omero detta Inarime; da
Greci Pitecusa; non dalla moltitudine delle scimie, come
taluni opinarono, ma dalla fattoria de vasi di creta.
Strabone l. 5. p. 171 ed. nap.
Insulam quam Augustus Neapolitanis, ut Capreas acciperet ab illis, vocat Pithecusas...
LIsola, quale Ottaviano Augusto ced, ed assegn alli
napolitani, affinch pigliasse e ricevesse da quelli lisola di
Capri, chiama Pitecuse.
Appiano l. 5. de bel. civ.
Libo ad insulam Pithecusas appulit, quae nunc est Aenaria.
Il Generale Libone approd allisola Pitecusa collarmata, la quale al presente Enaria.
Antonino De stadiis.. Cumis Aenaria.
Lo scoliaste di Pindaro, e lo stesso Pindaro
Ubi accidunt ignis deflagrationes, et Tiphon subiectus
esse dicitur.
Festo nel comp. di Flacco de verb. sig.
Aenariam appellavere locum ubi Aenea classem ab Troianis veniens appulit.
Che questo luogo dove approd larmata di Enea fusse
una spiaggia dellIsola dIschia lo fa rilevare chiaramente
Appiano de bel. civ. come di sopra sta trascritto e nel l. 5,
ed in quel luogo dove scrive: ...nh%sov tav Piqhkousav
h$ nu%n e|stin Ai|nariav
Antichi, e primi abitanti, e coloni dellIsola dIschia, rilevandosene li lumi, e le notizie dalli poeti sotto il velo, e
mistero della favola; e dallistorici, e scrittori greci, e latini,
che sinceramente ne riferirono le ricorrenze.
Il Comite nel l.6. Della mitologia su li rapporti, e su lappoggio di Ferecide, e degli antichi scrittori fa rilevare, che
Tifeo Re della Cilicia avendo in battaglia superato, e vinto
il di lui fratello Osiri, fu sorpreso, e trasportato da sdegno,
da furore, e da unalterazione s eccessiva, che luccise, e
lo fece a brani.
Quindi divenuto pi audace, e baldanzoso ard provocare
a guerra Giove re di Oriente, e si venne a battaglia, nella
quale Tifeo fu superato, rovesciato, e ferito mortalmente:
per lo che fu costretto a fuggire, e ricoverarsi nel territorio
Colchide, da dove fu ancora obligato a fuggire, e si condusse in Italia, e propriamente nellisola Pitecusa.
Dallaccennata ferita essendone sgorgato del molto sangue, si favoleggi desserne dallo stesso sortito un Dragone, il quale fu destinato a guardare il vello doro in Colchide; in cui dappoi essendosi formato, e propriamente in un
gran concavo, un vulcano, ed un formidabile fuoco, fu nella condizione di fuggire, e di condursi nellisola dIschia in
Italia.
Tifeo per la di lui indomita fierezza, e per la di lui violentissima furia si dipinge dagli antichi in orrida forma gigan26 La Rassegna dIschia n. 3/2013

tesca, che gettava fuoco dalla bocca, dalle narici, e dagli


occhi.
Egli giunto in Italia si elesse per di lui propria abitazione, e sicurezza lisola dIschia; ed esso come re fuggiasco
dov con lui portare del gran seguito, e li Arimi del di lui
perduto regno di Cilicia.
Unita la di lui fierezza, il di lui furore, il di lui eccessivo
sdegno, e la di lui altiera audacia alle alterazioni, ed alleffervescenze vulcaniche dellisola si venne a favoleggiare,
e ad esprimersi dagli stessi scrittori istorici, che Tifeo condannato a giacere sotto lisola dIschia, quando si muove, e
si rivolge su li fianchi, fuori svaporano, e si esalano fiamme
ed acque bollenti.
De Quintiis l. 1. Inarime ne fa la viva seguente descrizione:
Fulmine dejectum, flammasque ex ore vomentem
Torquet adhuc vindex, subicitque Tiphoea saxis
Aeternumque premit. Frustra indignantibus audet
Saepe humeris molem, et durum cervice rebelli
Excussisse jugum, multo latus igne percustum,
Et movet, et motis circumtremit insula Sylvis.
Ci chi situa Tifeo sotto il Castello dIschia. Per cui scrivendosi, che Carlo VIII Re di Francia avendo sottomesso
tutto il regno di Napoli, fuorch lanzidetto Castello, lAriosto cos canta:
.
.






Fuorch lo scoglio, cha Tifeo si stende


su le braccia, e sul petto, e su la pancia.
Il Signor della rocca, che venia
Questistoria additando a Bradamante
Mostrando, che lebbe Ischia, disse pria,
Cha vederaltro, pi vi meni avanti.
Cotal eroe da Omero chiamato Tifeo

Da Silio Italico Iapeto


Da Esiodo, da Pindaro, e dallo Scoliaste di Pindaro
Tifone:
Ubi accidunt ignis deflagrationes, et Tiphon subiectus
esse dicitur, che secondo Pindaro era di Cilicia, e propriamente Re di Cilicia.
Suida nel Lessico rapporta, e fa intendere, appoggiato a
Strabone, ed a molti antichi scrittori, di essere stati li primi
abitatori dellisola dIschia li Cercopi, i quali si condussero
sotto la guida, e sotto la direzione de due fratelli Candolo,
ed Atlante: Essi primi abitatori furono denominati Cercopi, mentre erano di natura, e dindole scaltri ed astuti, industriosi, lusinghieri, ed atti a negoziare, ed a procacciare
guadagno.
La di loro etimologia deriva dalla voce greca quale
, la quale in latino significa lucrum, in italiano
guadagno.
Si nota che certi antichi scrittori, e poeti non lasciarono di
favoleggiare, ed al solito delle antiche finzioni, che cotali
due fratelli Candolo, ed Atlante furono da Giove mutati, e
cangiati in scimmie.
Da quali due rapporti evidentemente viene a rilevar-

si lantichit rimotissima degli abitanti in Ischia, e sin a


tempi, che Giove regnava in Oriente, e Atlante nella Mauritania, mentre siccome quello Atlante fu il primo a fare
le osservazioni, e le scoverte astronomiche sugli altissimi
monti della Mauritania, cos nel tempo del medesimo regnante si facevano sul monte Epomeo: lo ch sar via pi
per rilevarsi, allorch si far tra poco parola dello sbarco
degli eritriesi, e calcidesi nellIsola; e della frase usatasi da
Tito Livio.
Plinio l.11 c.88 fa con chiarezza conoscere le formali antichissime, e rimote abitazioni in essa, stante che assicura,
che in tempo nel quale passa, e sormonta ogni memoria, e
notizia istorica umana, si trovava di gi costruita una Citt
murata, che per effetto di terribilissimo, e formidabilissimo
tremuoto vulcanico venne assorbita, e sprofondata nelle viscere della terra: di un secondo si form un lago; di un
terzo ne sort, e se ne sbalz, e si form Procida.
Tito Livio istorico esatto, e riflessivo facendo parola de
Cumani, e Calcidesi, i quali erano pervenuti dallisola Eubea nel freto tra Cuma, ed Ischia, dice che molto si trattennero tra li confini, e le vedute di quel mare; che dappoi
dopo molte considerazioni, e riflessioni con violenza, e con
empeto uscirono, e sbarcarono in Enaria, ed in Pitecusa,
e listorico si avvale del verbo egressi, che il Biondo lintende, e lo traduce giusta il suo senso, e significato per una
sortita, e per uno sbarco violento, ed empetuoso; e nellistesso modo, e forma lintende il commentatore dellistorico, per cui vuole, che legressi venga, e cos scritto e letto
aggressi, qual corrisponde al senso, ed al significato assalto, e sbarcato talequipaggio, e colonia con assalto, e con
violenza, e con empeto.
Sicch si viene al chiaro, nella terra dellisola esisteva
abitazione, e gente da difesa, la quale si opponeva ad un
tale approdo, e sbarco.
Strabone nel l.5. ne fa ancora rilevare lantichit.
Neapolis est Cumanorum, (nova civitas hoc verbo indicatur) postea temporis, et Calcidentium nonnulli, et Pithecusanorum, et Atheniensium immigrarunt, unde urbi hoc
nomen factum.
Napoli fondata da Cumani (con questo vocabolo si fa
intendere essere una nuova Citt), dove collandare del
tempo dappoi passarono li Pitecusani diuniti ad alcuni Calcidesi, ed Ateniesi, onde ad essa Citt lavvenne, e le fu
fatto questo nome; vale, che li Pitecusani o siano gli antichi abitatori dIschia essendo passati in Palepoli edificata,
ed abitata da Cumani, di tal modo in essa acquistarono,
ed esercitarono dominio, che avendo nella medesima fatte
tali, e tante innovazioni, e novit, onde divenuta di altra
forma, e di altro aspetto, venne chiamata Neapolis, cio
nuova Citt.
Il Dottor Verlicchi, avendo per sicuro e giusta Strabone
che li Pitecusei furono quelli, che edificarono Cuma, e poi
Napoli, scrive di rendersi la dovuta giustizia agli isolani
dIschia, e di loro patria, per li quali si rileva un fatto per se
stesso pregevole e glorioso.
Li Calcidesi, gli Eritriesi (o siano li Cumani), sono quel-

li, che per fatto istorico, e reale abitarono, e domiciliarono


nellisola dIschia. La di loro spedizione da Eubea successe molto tempo prima della guerra di Troia. Tale guerra
avvenne nellanno del periodo Giuliano 3530 che corrisponde allanno 1189 prima dellepoca cristiana; e giusta li
marmi di Arondel verso lanno 1300: causa per cui Tacito,
e Mela, ed altri scrittori attestano la Citt di Cuma in ordine
alledificazione precedere tutte le Citt dItalia.
Peravio, colla scorta e guida di Vellejo Patercolo, nel Raz.
de tempi, Ediz. di Ven. del 1758 f. 50, inteso di ogni scienza, e di tutta listoria sacra, e civile, che capace, ed idoneo
a mettere nella chiara luce tutte le tenebre dellantichit,
dopo aver fatta parola di Cuma Eolica sistente nellAsia
riferisce di esistere nellisola Eubea unaltra Cuma, da cui,
e da Calcide sotto la condotta, e direzione de due Capitani
Ippocle Cumeo, e Megastene Calcidese partirono quellindividui, e quelli coloni, che poi edificarono Cuma in Italia.
Il viaggio, e l corso della spedizione, e della flotta furono
diretti, e regolati da una colomba, che li volava innanzi, e
dimostrava il camino, e la rotta da tenersi.
Indi essi coloni, ed individui saccordarono tra loro, e
pattuirono che il governo della Colonia dambedue li popoli fusse di uno, e il nome da imponersi alla Citt fusse
dellaltro. Sicch la Citt la quale si edific, venne chiamata Cuma in onore, e memoria del popolo, e della colonia
Cumea (eritree), che del di loro capo, e duce Ippocle Cumeo; cos venne nellamministrazione, nella giustizia, e nel
governo dagli Calcidesi diretta, e regolata. Quindi perch
gli uni, e gli altri, che edificarono Cuma, erano di Eubea, e
da Eubea partiti, perci Virgilio Cuma chiama Eubea.
Dunque sotto la scorta di Peravio si deduce chiaramente, che li cumei, e calcidesi vennero, e partirono dallisola
di Eubea, o sia dalla parte orientale, e verso il nord, sono
quelli, che effettivamente edificarono Cuma.
Ma perch nella Grecia, e nellAsia ci erano pi Citt, e
pi nomi di Cuma, e di Cumana, molti scrittori opinarono
essere gli stessi oriundi da Eolide, altri da Acaia, altri da
Eubea, ed altri da altri luoghi di Oriente.
Strabone nomina, e chiama taluni di essi coloni Eritriesi,
ma questo vocabolo non si trova presso gli antichi scrittori
Geografi, n presso quelli Geografi posteriori che trattano
dellantica Geografia, come il Cellari, ed altri: Forsi Eritrea
pot essere qualche contrada Eubea vicino a Cuma Euboica, e forsi alquanto ignobile; del rimanente gli eritriesi
sono li medesimi che Cumei, e Cumani: ma Strabone nel
libro 20 la nomina, e la situa con distinzione post Gerytum
Eretria est: Euboicarum urbium desumpta Chalcide maxima..situ Euripum.
Sicch gli Eritriesi e li Calcidesi con formale spedizione,
e sotto il comando, e la condotta de due accennati capitani
con una flotta di bastimenti insieme partirono da Eubea, e
tennero la direzione, e la rotta verso Italia.
Indi direttisi verso il mare tirreno infero giunsero nel mare
di Cuma, in dove per alcun tempo si fermarono, messi, e
situati ad osservare, e ad esplorare: Finalmente si determinarono pigliar terra, e cos si accostarono, ed approdarono
nellisola Pitecusa (Ischia). In essa si decisero dimorare, ed
La Rassegna dIschia n. 3/2013

27

abitare, tirati dalla fertilit d campi, e dalle miniere delloro, e giusta la frase, e lespressione di Strabone propter
fertilitatem agri, et auri fossilia.
Gli enunciati due popoli coloni indifferentemente, e con
armonica unione, e reciproco consenso su le prime nella
stessa soggiornarono, e dimorarono; e cos profittando delle biade, de frutti e delli prodotti ubertosi, come della raccolta delloro, e di altre miniere, divennero ricchissimi.
Quindi collandar del tempo in mezzo allabbondanza, ed
alle prosperit entrati in emulazione, in invidia, in contese,
ed in contrasti, passarono a tali atti sediziosi, ed insidiosi,
che vennero a guerra aperta.
Comunque fusse andata la bisogna li Calcidesi furono
vinti, e superati onde datisi coraggio abbandonarono lisola, e con ardimento si condussero nel continente, il quale
alla medesima sta rimpetto. Initio ob seditionem coortam
insulam deseruerunt. Sono le parole di Strabone.
Gli Eritriesi Cumei vincitori abbench rimasero soli
nellisola, e soli si godevano li fertili prodotti della stessa,
non ne poterono fare uso troppo a lungo, mentre gli orrendi
tremuoti principiarono a farsi sentire, come ad esperimentarsi li perniciosi effetti delle ignee vulcaniche eruzioni,
delleffervescenze delle acque, e de bollori del mare; li
quali furono tanto eccessivi, ed orridi, che furono essi costretti abbandonare il soggiorno dellisola, ed a passare in
quel medesimo luogo del continente, in dove di gi si erano
situati li Calcidesi. Post etiam terraemotibus exturbati,
ignisque, marisque, atque calidarum aquarum eruptione.
Per tanto luno, e laltro popolo, riflettendo, che linimicizia, e la discordia tra loro erano causa di loro gran danni,
e della di loro distruzione, quantunque non con troppo di
loro gradimento si determinarono a coalizzarsi, e ad unirsi insieme, onde vennero alli patti, ed alla sorte, di sopra
mentovati, che dovendosi da essi edificare una Citt; la medesima di un popolo doveva portare il nome, e dallaltro
popolo doveva essere lamministrazione, e il governo: Infatti la Citt la quale venne da tutti e due li popoli costruita;
de Cumei port il nome, e de Calcidesi ne fu lamministrazione, e il governo.
Quindi essi due popoli non ostanti, che si sparsero per
li prossimi luoghi di Miseno, di Baia, e di Pozzuoli, pure
a tale numero si moltiplicarono, ed in s gran societ arrivarono, che si ebbero a risolvere decisamente di passare
altrove; perloch essendoli noto il bello, delizioso, e felice
sito di Partenope, col si condussero in una numerosa parte; e nelle vicinanze della stessa fissarono il di loro soggiorno, e domicilio.
Ivi si diedero a costruire unedificio s grande, che conteneva due abitazioni estese, e due gran Citt: ma in modo,
che rispetto, ed in quanto alla vicinanza, allattacco, ed alla
fabrica una doveva essere la costruzione, e la Citt, ed una
doveva comparire: ma riguardo, ed in quanto alleconomia,
allamministrazione, alla giustizia, ed al governo, che alla
distantabitazione, due dovevano essere li rispettivi regolamenti; luno regolamento doveva essere segregato, e diviso
dal regolamento dellaltro popolo: cio il regolamento, e il
governo del popolo discendente Eritriese Cumeo doveva
28 La Rassegna dIschia n. 3/2013

essere separato, e distinto dal regolamento, e dal governo


del popolo discendente Calcidese.
E tale condotta politica, e prudente si tenne con sommo
pensare, riflettere, e con tutto avvidimento, ed affinch gli
anzidetti due popoli non tenessero lopportunit dincontrarsi, e di trattarsi spesso, e cos evitarsi loccasione di alcuna stizza, e di talunaccenzione di spiriti, mentre in essi,
e presso dessi, e tra le rispettive famiglie de su divisati
due popoli non lasciavasi di alimentare un ingenito ereditario odio, e dispetto, trapassato e comunicato da primi di
loro genitori, come di sopra se ne accenn parola.
Val quanto dire, che sintese formare nel territorio partenopeo unedificio, e raccogliere una caterva di oriunda
greca eubaica gente, che per la difesa, e il sostegno, e mantenimento della propria quiete contro lestraneo una essere
doveva la citt, uno il popolo; ma poi in quanto al proprio
governo, alla propria economia, e pace, ed al godimento
del territorio occupato ed acquistato due essere dovevano
le citt, e due li popoli.
Palepoli venne denominata una tale nuova disegnata, architettata Citt.
Neapolis dappoi la stessa fu chiamata, ed alloraquando
li Pitecusani (cio gli antichi Ischiaioli) diunita ad altri Calcidesi, ed a taluni Ateniesi, entrati in Palepoli ci fecero tali
novit, ed innovazioni, che cambiata lantica costruzione,
con tale voce fu nominata.
Post dicearchiam Neapolis est Cumanorum (nova civitas hoc verbo indicatur) postea temporis, et Calcidentium
nonnulli, et Pithecusanorum, et Atheniensium immigrarunt, unde urbi hoc nomen factum. Strabone l.5.
Cuma, come di sopra si detta parola, fu la prima formata Citt dItalia, e che preced tutte le altre che successivamente si costruirono in essa, la quale Italia si pu riputare
la prima nazione, e la prima parte pi bella del mondo e per
clima, e per la bellezza, e per la sua ubert in tutto, e per
la sua ricchezza, tale che molti scrittori, lhanno dato il
nome di Paradiso: ma di essa Italia la pi bella, la pi fertile, la pi deliziosa e la pi vistosa era la regione di Cuma.
Onde Cuma come la prima ad essere edificata in Italia,
cos fu ricca assai, ed abbondante, non solo perch vicino
al lido del mare doveva tenere del gran commercio marittimo, ma perch possedeva la maggior parte della Campagna felice, in maniera che Trimalcione, il quale teneva
nel territorio Cumano un territorio s vasto, che li fu dato
avviso desserli nato in uno stesso giorno, trenta fanciulli,
quaranta fanciulle, cinquecento bovi, e di essersi raccolte
nellaia mille, e cinquecento moggia di grano, e riposti nei
granai.
La celebre via vicana che fu costruita per essa, e per il suo
commercio, e che oltrepassava ancora la stessa, dimostrava
il suo gran splendore: Si sostenne sempre nel suo potere,
e dominio, e fu una delle sedi de Goti, e citt di difesa de
medesimi: fu nel suo gran vigore sin allanno 600 di nostra era, e per essere poi divenuto luogo di aria infetta, e
perniciosa, ch nido di ladri, e di malfattori, fu allintutto
abbandonata, e distrutta nellanno 120.

Sicch quelli che furono in Ischia, e forsi unitisi con quelli che stavano prima in Ischia, o sia in Pitecusa, costruirono
Cuma; e gli stessi dappoi senza verun dubio costruirono
Palepoli (due citt in una) vicino Partenope; E li medesimi, che proseguirono ad abitare in Cuma, dappoi partiti,
ed uniti co Pitecusani, e con li Ateniesi, come di sopra si
provato, nel fare delle novit in Palepoli, e metterla a nuova forma venne chiamata Napoli.
Ierone Re di Siracusa, e gran Filosofo, che pieno di cogniziioni, dopo un tempo notabile, che li Calcidesi e gli
Eritriesi avevano abbandonata lisola, beninformato del di
lei sito, e del di lei abbondantissimo, e fertile suolo, circa
la 78 Olimpiade corrispondente allanno 478 prima dellera cristiana si determin a mandare nellisola una Colonia
di Siculi Siracusani, siccome se ne fece la spedizione; che
la vennero ad abitare ed a coltivare. Questi nuovi Coloni
dimorarono in essa per lungo tempo, ma non la poterono
ulteriormente godere, a ragionch il tributo delle nuove
formidabili accenzioni, de terribili tremuoti, e delleruzioni
sotterranee vulcaniche li costrinse a lasciarla in abbandono, ed a ritornarsene in Sicilia.
Una parte di essi per si rese ardita a non voler perdere
le fatiche in essa sparse, ed a raccogliere li frutti si producevano per effetto de di loro aumenti, onde si ritir su
quellalto scoglio, si denominarono Pitecusa, e di poi Castello dIschia, ed ivi costru una citt, che in onore del proprio Re venne chiamata Ierona, ed in seguito, e nella media
et Gerunda, quale denominazione si estese a tutta lisola;
ed in esso Castello in quelle carte nautiche, che hanno tenute, e conservate le antiche nomenclature, viene appellato
Gerone, e Girona, e Gironda. (Pontano, Fazzella)
Li Napolitani dopo finite leruzioni, e le mosse della terra
dellisola, e dopo essere stati assicurati delleffettiva partenza della maggiore, e pi gran parte della colonia siculosiracusana, ed essendo intesi molto bene del vantaggio, e
del profitto dellisola, la vennero ad abitare, ed a renderla
via pi coltivata, e per molto tempo vi dimorarono, e la
mantennero sotto al dominio de Cittadini di Napoli; E forsi furono gli oriundi della stessa.(Strabone).
Li Romani beninformati del buono, e profittevole stato
dellIsola, che del di lei sito, de di lei forti, ed inespugnabili luoghi, e di alcune di lei sicure baie, e rade, delle quali
ne stavano di senza nella parte bassa dIschia, andiedero
ricercando de motivi, e de pretesti per rompere la guerra
a Napolitani, ed avendone tenuta vittoria, simpossessarono dellisola, e ne cacciarono gli anzidetti; onde si legge
che Libone comandante di unarmata navale de Romani
per osservare loste nemica di terra, e di mare, che dimorava in Pozzuoli, nellisola, e propriamente nella sicura baia
dIschia, venne ad ancorarsi, e da dove, e da sulli monti,
e particolarmente da quello di Campagnano, poteva fare
nella rada di Pozzuoli, e di Baia, e faceva le sue scoverte, e
sortite.
Ottaviano Augusto, il quale nellandare, e nel girare in
Capri essendosi incontrato in un felice, e grato augurio,
entr nel desio di averla, e di possederla; e come che la
stessa era soggetta alli cittadini Napolitani, ne fece trattare

la cessione con un cambio, come successe; e perci lIsola


di Capri pass sotto il dominio degli Imperatori Romani,
e lisola di Pitecusa, o sia dIschia torn ad entrare nel
dominio, e padronanza de divisati Cittadini, ma coll aver
per ceduta Capri.
Lantichissime fabriche esistevano sopra lalto scoglio
detto Pitecusa, ed a forma di Citt, e di Citt murata; Li
ruderi, li rottami, e le antiche mura sistenti in parte ancora
su leminente scoglio, notato il Castiglione in tenimenti di
Casamicciola, e le altre antiche fabriche si vedevano su il
largo, ed alto scoglio chiamato Monte di Vico, nel comune
del Lacco, in dove sina 300 anni a dietro si guardavano
le unioni delle case, e lesistenza dintiere mura, facevano
conoscere la di loro antica abitazione, e propriamente, e
maggiormente laccennato luogo sempre chiamato Vico, e
Monte di Vico, mentre cos venivano nominate quelle abitazioni, che non avevano denominazioni di Citt; e fanno
ad evidenza rilevare, che per li di loro siti forti, e vicini, ed
attaccati alle buone, ed opportune rade, dovevano essere
abitate dagli eritriesi, e calcidesi, dalli Siracusani, da Napolitani, e da Romani, che successivamente poi da coloro,
che attesero a dimorare, e soggiornare nellisola; e via pi
il ridetto scoglio del Castello dIschia sin al decorso del
secolo 18 quasi si mantenne abitato, ed a forma di Citt.
E ci che si dedotto, verr benvero confermato da qualche iscrizione, che si rapporter in appresso.
Allorch collItalia lIsola si trov sotto le invasioni di
diverse barbare nazioni, come Goti, Longorbardi soprattutto, ed altre, si perd in gran porzione quel bellordine,
che teneva occhio alli confini della sovranit, e delle potenze legittime, che delle antiche giurisdizioni; onde esse
venute, e via pi la Longorbarda, introdussero il disordine
nelle provincie, e ne ducati assolati colle di loro tiranniche
occupazioni.
Quelli, che in Italia, e molto pi in Roma, erano addetti,
ed attaccati al governo Imperiale dOriente, o veramente
attaccati al di loro acquisto, ed a se stessi, tolsero alli Cittadini Napolitani, e per essi alli Duchi di Napoli tra laltre isole lisola dIschia; per la di cui restituzione si dov
tanto affaticare, ed impegnare San Gregorio Magno, s per
ottenere dal Principe Maurizio il corrispondente ordine, e
la conveniente grazia, e s per farne avvenire il puntuale
eseguimento per la via del potente mezzo e dellautorit
di Romano Difensore, ed a stenti. Sicch lisola prosegu
a stare sotto il dominio, e il governo della Citt di Napoli,
ma non de Duchi; e fina qual tempo, e propriamente verso il secolo undecimo, nel quale le provincie di Napoli, e
di Sicilia furono ridotte in regni, e sotto una sovranit, e
dispotismo; qual fu de Normanni; e cos lisola segu la
stessa sorte.
Se non ch talvolta per causa dincidenti essendosi data
la condizione di osservarsi divisa luna, e sola sovranit, e
di un solo regno sotto un solo Capo formarsi due regni, e
due sovranit; una che govern sovranamente il regno di
Napoli, e laltra il regno di Sicilia, ne avvenne per politica
di stato, e di governo, e per fine di notizie, o per regola di
condotta, e di governo, o di profitto, che li sovrani di Sicilia
La Rassegna dIschia n. 3/2013

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pi volte si cooperarono, come li riusc, a divenire padroni,


e dominanti dellIsola, e del Castello dIschia, come successivamente se nosserver il tempo e la circostanza.
Fratanto di sopra essendomi disteso a scrivere su lantichit dellisola dIschia rispetto alla sua antica abitazione,
e de suoi particolari luoghi, che del commercio si pot tenere con gente estera, e di provincia, che nella stessa isola
venne a trattare, ed a dimorare, si rapporteranno come dilucidazioni quelli monumenti, e documenti, li quali sono
giunti a notizia, e sotto gli occhi.
Nel comune del Lacco facendosi uno scavo, fu ritrovata
a caso una statuetta bipalmare di un rozzo marmo, la quale
divisava un Ercole con la clave, e col mantello dinotante
la pelle del leone. Essa statuetta d chiaro segno duna rimotissima antichit, mentre di quellantichissima costruzione e lavoro statuario, che non ancora la scoltura, e larte
della medesima aveva principiato a dividere le coscie e le
gambe; ed opera di quelli antichi scultori greci, li quali se
non tenevano Ercole per un Dio, come lavevano gli antichi greci, almeno lo tenevano per un Eroe.
Benvero facendosi nello stesso comune un altro scavo, e
proprio nel luogo nomato li arbusti, fu trovata una urna, la
di cui parte anteriore conteneva due teste di Bacco con corna, con orecchie alquanto lunghe e con barba stesa final
petto: Indi seguiva la iscrizione, che si trascrive, per di
sotto la stessa ci stava inciso un cestino con biade, e fiori,
lo che doveva alludere, come alludeva al bello, al felice, ed
al fertile suolo del Lacco, s per li frutti che per li fiori.
DIS MANIBUS
L. FNI VRSIONIS
THVR. CONIVGI BENE
MERENTI TYCHE
LIBERTA FECIT
Ma ci che indica maggiormente il rimoto tempo degli
abitatori dIschia, e via pi del Lacco si rileva da una iscrizione in lingua greca scolpita in una pietra vulcanica di circa palmi dieci quadrati sistente sul Monte di Vico a direzione della torre verso la parte del mare, dove con disaggio, e
per via angusta ci si arriva, la quale iscrizione sta intagliata
molto superficiale, per a lettere maiuscole, per cui occupa
quattro piedi quadrati.
Su la situazione di tale iscrizione riflettendosi, si va a conoscere, che porzione di quel monte si dov staccare, e seppellirsi nellarena di quel fondo di mare, onde esso monte
doveva essere pi spazioso di quello, che oggi comparisce,
mentre la stessa non si sarebbe incisa in luogo disastroso.
La cennata iscrizione dallautore delle Colonie Fenicie in
Italia al l.1 pag. 267 delledizione di Napoli del 1764 viene
riferita nel seguente modo
C NYMC
MAIOC AKYOC
A
TO TOIXION
KAI TAIANOY
THEITA
Tradotto cos:
30 La Rassegna dIschia n. 3/2013

Pacius Nympsius
Majus Pacyllus
Liberti
Excitarunt hoc propugnaculum
Csaris Trajani
Imperio
Il Dottor Medico Francesco de Siano rapporta la medesima iscrizione nella maniera, e forma come segue, da se
estratta, e sotto i propri suoi occhi; e sinceramente dichiara non essere tanto facile a descriversene il resto, e reale
esemplare, tanto per la faccia del sasso non levigata, e di
un colore, che batte al nero; quanto per essere incisa molto
superficiale, e su di un sasso, donde appena vengono direttamente sotto la vista le ultime lettere, e note; anzich
talune lettere non pot distinguere, e rilevare, per cui dov
faruso della opportuna congettura.
C NYMC
MAIOC AKYOC
ANTEC
TO TOIXION
KAI OI CTPA
TITAI
s tradotta:
Pacius Nympsius
Majus Pacyllus et
milites
murum incipientes
posuere
Il Regio Dotto, ed erudito Cattedratico Nicola Ignarra
nella sua Palestra p.307 dopo aver osservata personalmente
la trascritta iscrizione incisa nel sasso, ed in alcune lettere
la ritrov differente da quella fu estratta dallautore delle
Colonie Fenicie in Italia, la quale poi traduce nei termini
seguenti
Pacius Nymphius
Publius Aquila Prfecti
(sive Prtores) et
Milites
Murum extruxerunt
Nellantico piccolo tempio di Santa Restituta nel muro a
mano destra si osserva fabricata una lapide di marmo con
la iscrizione che siegue: la stessa, che per le voci pure latine, e per li termini puri lapidari, non meno, che per li nomi
in essa descritti, debba essere fatta, ed incisa in tempo del
secolo dOro, o prima, la quale ritrovatasi su taluno antico
sepolcro nel Lacco, da qualche persona dintelligenza per
la sua bellezza si fece apponere, e fabricare: nella certezza,
e sicurezza, che nel mentovato piccolo tempio non veniva
giamai permesso di sotterrarsi, e seppellirsi cadavere, s
per il gran rispetto, e venerazione, che si aveva, e s portava alle sacre reliquie della Santa; e si perch pot avvenire,
di custodirsi, e potersi custodire nella chiesa del Lacco il
delicato punto dellantica disciplina ecclesiastica di non
seppellire cadaveri nelle chiese.

MEMORI
SALLVVI
NEVILL
FILI
PIENTISSIMI
PARENTES
Si fece correre non solo voce, ma ben vero se ne scrisse,
e si diede alle stampe, che nellenunciato Monte di Vico
ci era una iscrizione la quale per la natura degli caratteri
ignoti non si sapeva leggere, n capire; ma che un Parroco
del Lacco avendosi dovuto condurre in Roma, se ne port una copia; la stessa avendo fatta osservare alli periti, e
savi nelle lingue orientali, gli istessi dissero di essere quelli
caratteri Frigii, che divisavano larrivo, e la dimora della
flotta di Enea nella rada del Lacco.
Ci che si detto, si deve sapere di essere una novelluccia
fantastica, la quale per effetto dignoranza, e di mancanza
darte di critica si giunse a farsi notare tra la stampa: N
laccennata copia del Parroco, n rapporto del medesimo in
riguardo al giudizio degli esperti delle lingue ci sono stati
giamai, o giamai sono comparsi. N sul Monte di Vico si
veduta in alcun tempo la menzionata iscrizione, n ci .
La sola iscrizione esistente sul detto Monte di Vico
quella che di sopra si descritta, e replicata, e che d a
significare di esserci stato un tempo, in cui su quel monte
anticamente si form e costru un muro, o sia una fabrica o
da difesa, o da abitarsi, come effettivamente su quel monte
avvenne, e di sopra se n parlato bastantemente, onde si
entr senza dubio nel vero.
Forsi lignoranza della lingua, e dellalfabeto greco
fece correre, e spacciare lespregiata novelluccia, che per
mancanza di critica, di raziocinio, e di discernimento fece
scioccamente credersi, ed asserirsi da taluni.
Li manoscritti, e gli atti relativi a Santa Restituta, e che
derivano, e si diedero alla luce per il puro canale del Dotto,
esatto, e critico Chioccarelli fanno rilevare, che nel Lacco,
ed insieme nellisola, circa il terzo secolo, ci erano de moltissimi abitanti, istruiti nella civilt, nella disciplina, e ne
doveri di riconoscenza, e di corrispondenza verso li morti,
e li vivi. Questi manoscritti per dallosservazione de caratteri si stima, che non oltrepassassero il 13 secolo, ma
potevano essere copie di altri antichi manoscritti, mentre lo
stesso dotto, e critico Chioccarelli non li tacci di suppositizi; anzi si fece un pregio di farli comparire alla luce e di
farne un degno regalo alli Padri Teatini de Santi Apostoli.
Accioch si rilevasse maggiormente lantichit degli
abitanti dellisola, e del commercio, e del trattare di gente
estera in essa si andato in cerca di lumi, e di monumenti
in altri comuni della stessa, ed riuscito venirsi in chiaro di
altre notizie.
In Moropane, estesa, e benabitata contrada del comune
di Barano ci un luogo chiamato sin dagli antichi, e rimoti tempi Nitroli, e senza sapersene la derivazione, che
nellandare del 18 secolo poi senza veruno dubio si seppe;
perch cotale luogo stava dedicato alla Ninfa Nitrolide,
mentre da sotto ad una rupe vulcanica per alcune fessure
esce una perenne abbondante calorosa acqua, che serve per

uso di bagni, e di salute, e via pi per beverla, e per tutte


le occorrenze delle famiglie, e contiene in vero del molto
purificato nitro.
Allintorno della detta rupe, e nelle vicinanze, nel 15, e
16 secolo erano li ragazzi soliti a fare delle diligenze, e
delle ricerche per trovare delle monete, e delle medaglie,
stantech effettivamente se ne trovavano; ma gi mai ci fu
Parroco, o Cittadino, che avesse tenuta la cura di conservarne taluna per onore del luogo, e per far conoscere sotto
qual dominio allora si stava.
Verso la decadenza del 16 secolo, e prima del 1588 il
Dottor Medico filosofo Giovanni Pistoja essendosi condotto dalla Capitale nel divisato luogo ad oggetto di osservare
lacqua di Nitroli, e la di lui scaturigine, alcuni figlioli, li
quali andavano per quel contorno in cerca di monete, e di
medaglie, e facendo de piccoli scavi, li venne fatto di cacciare fuori due tavolette di marmo.
Una era lunga due palmi, e larga uno, ove ci erano incisi
due alberi, e di sotto due donne, che per le mani tenevano
un Puttino; ed in essa stava trascritta la voce Votum.
Laltra in forma quadrata lunga, e larga un palmo, e mezzo; ne di cui angoli ci erano incisi quattro vasi da acqua
colle parole incise LINFA UMBRI.. mancanti di quattro,
o cinque lettere, a cagione che quella parte del marmo era
stata infranta, e facilmente da colpo di zappa nel fossarsi.
La prima tavola disegna, e d a significare la salute, che
quel puttino aveva ricevuto per luso, e mezzo dellacqua
di Nitroli, ed in ringraziamento, e memoria alla Ninfa Nitrolide sera fatta quella tavola colla voce Votum.
Laltra tavola d ad intendere, che quellacqua per la salute del puttino si dava a doccia colli vasi incisi; e la parola
LINFA o doveva divisare la donna idonea a saper gettare
lacqua a doccia, o la madre del puttino, che teneva la cura
per la salute del figlio, e fece il voto; o pure si volle divisare, che quellacqua di Nitroli era la medesima celebre, e
salutifera acqua, la quale in quelli tempi esisteva nellUmbria, e se ne faceva grande, e generale uso; e di cui li medici ne decantano, e scrivono i salutevoli effetti.
Nel 1757 nel contorno, e nella vicinanza della ridetta
Rupe di Nitroli ad oggetto di fare degli aumenti nel fossarsi, e scavarsi taluni lavoratori scovrirono un gruppo di
belle, e bentirate tavole di marmo, di cui essendosi sparsa
la notizia, il Signor della Guardia Governatore del Castello
dIschia sped forza nelladditato luogo, e cos tutte le tavole di marmo ritrovate furono trasportate nel quarto desso Signor De La Guardia sistente sul maschio del Castello
dIschia: Indi essendosene fatta relazione al Sovrano, le
medesime di Real ordine si doverono rimettere nel Real
Museo.
Le stesse erano di lunghezza circa palmi quattro, e di larghezza palmo uno, e mezzo con belle iscrizioni incise in
lingua pura latina, e greca; dedicate alla Ninfa Nitrolide.
In una desse si osservava scolpita una donna co capelli
sciolti; ed unaltra donna con un vaso nelle mani, la quale
dinotava di bagnare a doccia la testa di quella donna stava
scarmigliata. La stessa ricevutane la sanit, dov dedicare
alla ridetta ninfa Nitrolide quel bel gruppo di tavole marLa Rassegna dIschia n. 3/2013

31

moree fornite discrizioni, e di figure sculpite, che poi o


dalle vulcaniche eruzioni dellisola istessa, e dalle ceneri
tramandate, o pure dello sbocco del Vesuvio vennero sotterrate.
Le medesime doverono essere fatte nel tempo, che la lingua latina, e la lingua greca erano nella di loro aurea purit.
Io nel tempo della predetta scoverta era giovanetto, e stava in seminario per apprendere le lingue, e le scienze; ed
avendo usato de mezzi per tirare le copie delliscrizioni,
non mi fu permesso, ma solo potei osservare le tavole, e le
incisioni, e considerarle.
Intanto niuno del governo si mosse a ricorrere al Sovrano
per ottenersi quel bel gruppo, accioch se ne fusse adornata
la graziosa fontana sita in mezzo della Citt, e dellabitato;
siccome non ci fu chi avesse pensato a tirare le copie di
quelle iscrizioni, onde si fussero conservati li lumi di quelli
monumenti, che arrecavano dellonore, e delle notizie per
lisola dIschia: Per prudenza bisogna finirsi di parlarne, e
farne menzione.
Tra le irregolarit, e disaccuratezze successe ci fu quella
soprattutto, che niuno cittadino, o ecclesiastico avesse giamai tenuta la menoma attenzione di conservare qualunque
sia di quelle monete, e medaglie rinvenite verso il 15, e
16 secolo, per potersi tenere alcun documento, che avesse potuto divisare e tempo, e dominio, e governo relativo
allisola, e sua antichit.
Nel decorso del 18 secolo mentre si facevano de scavi per
aumenti di territori al laterale dellarco rimpetto oriente,
corrispondente alla pubblica strada, si scovr una piccola stanza terranea, ed in dentro si trov qualche moneta,
che dopo tempo mi riusc di tenerne una del peso di grani XVII. Tale stanza fu sotterrata nellultima eruzione del
1813, come verr distintamente dichiarato.
Tale moneta era da una parte notata col nome di Carlo di
Angi, e col titolo di Hierusalem, et Siciliae Rex; e dallaltra il Mistero dellAnnunziata ben risaltante.
Il Muratori nelle dissertazioni, e taluni scrittori Napolitani rapportano la figura di tale moneta, ma questa differisce
nel risalto dellali, che tiene, quando le altre rapportate da
cennati scrittori sono prive del risalto, e dellaltezza dellali.
(La nota tra le virgolette in margine della pagina ed
annullata In marzo del 1818 nel territorio del fu Scialoia sito nel vico da fabricatori mentre zappavano, fu trovata una moneta di Carlo 2 come quella divisata di sopra,
per senza la cennata altezza delle ale. Di pi nel decorso
del secolo 18 in altro territorio confinante agli stessi, ed
anco detto il Vico sotto al Colle del Salito in una stanzina sotterranea furono trovate monete ancora di Carlo 2 di
Angi, e talune di Pietro dAragona e della di lui moglie
Costanza della stirpe Normanna).
La stessa moneta fa pure intendere, che il Re Carlo 2, il
quale regnava nel regno di Napoli, e nel fine del 13 secolo,
e nel principio del 14, dominava anche nellisola dIschia;
e nel tempo poco prima del 1300, il Sovrano dellisola di
Sicilia nellisola dIschia non ci teneva dominio. Infatti
32 La Rassegna dIschia n. 3/2013

lultima eruzione dellarso avvenuta verso il 1301 essendo


effettivamente successa allorch lisola stava sotto il dominio di Carlo, che il Vescovo avendo perduto e territorio e
rendita, il prefato Re Carlo lassegn annui ducati trenta in
oro, ma per lespressa causa della bagliva, e della decima
della bagliva che spettava alla chiesa maggiore, o sia cattedrale, che dalla Regia Camera terziatamente si sono pagati
sinal tempo delloccupazione.
Oltre gli accennati ruderi di antiche fabriche, e muri osservati nel Castello dIschia, nel Castellone, e nel Monte
di Vico, e oltre li marmi, e le iscrizioni trovate, che davano a divisare lantichit dellabitazione nellisola; nella
medesima si sono ancora scoverte case sotterrate, e specialmente nelle vicinanze di Casamicciola si trovarono
seppelliti dalla terra ziri di un volume cos grande, che li
fattorieri rimanevano sorpresi nellosservarli; mentre non
sapevano pensare, come mai si avevano potuti cuocere col
forno; Anzich gli stessi erano ancora foderati, e coverti da
dentro con piombo, o con stagno, o con altro metallo atto
a stendersi, o a liquefarsi, vasi, che dovevano servire o per
conservar vino, o per conservare acqua.
Di pi in diversi luoghi si sono osservati de lunghi, e
larghi mattoni, che dinotavano chiaramente di aver tenuti di sotto de cadaveri; e di essere stati sepolcri; Siccome
nella villa de Bagni da poco tempo sotto terra fu trovato un
tumulo di mattoni lunghi, e larghi e cos ne laterali, come
nel pavimento, continente un cadavere, ma consumato. Sul
colle de detti Bagni confinante al Lago fin agli ultimi giorni
sono comparse le antiche fabriche di unantico Monastero
di Basiliani, il quale verso il 15 secolo venne soppresso,
e successivamente delle di lui rendite ne furono fatti vari
dipartimenti.
Ruggiero Normanno circa lanno 1129 divenuto Re di
Sicilia, che sovrano del Regno di Napoli si determin a
levare li ducati, e le piccole potenze sovrane, e ci riusc,
come ci riuscirono li suoi successori.
Quindi lisola dIschia, la quale stava sotto il governo de
Seniori, e de Cittadini Napolitani, pass sotto il dominio
de Sovrani del Regno di Napoli, ma non ci notizia istorica, e tradizione, che gente da colonia fusse nellisola venuta.
Costa per di sicuro, che sin dall11 secolo in poi da volta
in volta famiglie estere, e di provincia venivano a far dimora nellisola, e ad abitarla.
Cos prosegu sotto li Re di Alemagna verso il 1195, e
sotto il dominio de Re Angioini de Reali di Francia verso il
1266.
Alfonso I dAragona circa il 1443 essendosi impadronito del Regno di Napoli, quantunque dellisola dIschia se
nera impossessato sin dal 1423, notizia certa che avesse
destinata nellisola una colonia; ma se non fu colonia formale, fu per un destino, ed ordine del Re; onde si mandarono in Ischia tanto Officiali, e bassi Officiali veterani, che
soldati, spagnoli, Catalani, Aragonesi, e Siciliani, li quali
lavevano prestato del servizio militare, e da guerra, a quali
assegn ancora de territori, acci se lavessero per proprio
uso coltivati, ed aumentati.

Non si dubita, che molte famiglie dellisola, ma soprattutto del Castello, tanto per essere aderenti, ed attaccate
alla Regina Giovanna, quanto alli Sovrani Angioini, abbandonarono lisola, e andiedero o in altri luoghi, o nella
Citt di Napoli ad abitare.
In appresso, e verso il 1503 arrivato Ferdinando il Cattolico Re di Aragona al governo del regno di Napoli, e cos
successivamente, non sintese pi spedizione di Colonia,
n risoluzione di molte famiglie unite per dimora, ed abitazione nellisola; mentre gli antichi abitanti del Castello, e
dellisola si erano tanto moltiplicati, che non ci era bisogno
pi di essere famiglie per compirla di abitazione.
In quale considerazione, contemplazione, e ricerca fusse
stata e questa isola, e questo Castello presso il Re di Napoli, di Sicilia, e li Sovrani esteri, onde se ne rilevi il preggio,
e la stima in cui erano, si osserver allora quando si verr
a dare in ragguaglio istorico dellistesso Castello.
Tale isola non ostanti di essere stato un prodotto della
natura, e da volta in volta e nelle rispettive di lei parti, e nel
tutto vulcanizzato; o di essere stato un totale prodotto vulcanico da tempo in tempo avvenuto per effetto delle replicate sotterranee accensioni, ed eruzioni esplose dallinterne parti di quel luogo dellisola dove esiste, pure stata, ed
tanto fertile, che produce, e somministra biade, granoni,
legumi, e frutti in grande abbondanza, siccome quantit di
diverse uve saporosissime, e delle uve da vino, e tante, che
formano la gran derrata del vino, la quale la ricchezza,
ed il primo capo di commercio, che tiene lisola con tutta
lalta Italia litorale e colla Citt di Napoli: Del pari che il
mare l dintorno produce del molto, ed abbondante dilicato, e saporoso pesce; come passa per esso ne corrispondenti tempi il corso de tonni, delle palamite, de sculmi, e
de pescispada, a quale oggetto nel di lei mare ci sono due
tonnaie stimate e preggiate.
Sin dallantichit, e quasi sin al 16 secolo le abitazioni
dellisola erano dentro al Castello, in dove li fuochi giugnevano sinal numero di 1892; numero, che sorprende,
ma senza potersi mettere nel dubio.
Il medesimo tra tutti li monti, e promontori vulcanici
dellisola era il forte, il pi sicuro, ed il pi inaccessibile,
maggiormente per essere circondato dal mare da per tutto.
Li naturali ad oggetto di evitare le incursioni de barbari, de
pirati, e di quelli co quali si stava in guerra, ed anco per
starsi al coverto delli stessi tremuoti, e delle nuove eruzioni, in esso abitavano, e commerciavano; e maggiormente,
che nellistesso non si sentono pi scosse forti di tremuoti,
n si teme pi di ulteriori accenzioni, ed eruzioni.
A tale oggetto nel medesimo esistevano il governo militare, il governo ecclesiastico, e vescovile, il governo politico
di giustizia, ed il governo economico ed amministrativo; e
tale governo era generale per gli abitatori dellistesso, e di
tutta lisola, siccome in esso esistevano tutte le officine per
la tenuta de Parlamenti, e per gli affari relativi al pubblico.
Per lisola ci era pochissima gente, e quella che riservatamente stava addetta alla custodia de territori, e de prodotti;
e nellintelligenza, che li Cittadini del Castello costumavano, e solevano uscire verso lalba dallo stesso, andavano, e

giravano per li propri interessi, affari, e per li propri territori, e verso il tramontare del sole si ritiravano, portando con
loro carichi di robbe, di legna, e di frutti.
Collandare del tempo, e via pi sotto il dominio spagnolo, e dellImperatore Carlo V, cessate le incursioni de
barbari, e il timore di nuove vulcaniche eruzioni, li Cittadini, e naturali del Castello, e nobili, e distinti, e popolari
pian piano, ed a poco a poco abbandonarono quella bella,
e salutevole stazione, e dimora, e si dispersero per lisola;
e siccome principi, cos ha proseguito in modo, che nel
Castello allinfuori di pochissimi militari, appena nel 1816
esistono tre, o quattro paesani, che attendono a coltivare,
e guardare certi pezzetti di territori nel medesimo si fermarono.
Si nota, che dopo il dominio di Carlo V nellisola si soffr
pure linvasione, e lassedio di Barbarossa.
Quando principi lisola ad acquistare pi numerosa abitazione, e si li diede rispettivamente governo, ed amministrazione economica, si tenne cura non solo a formarsi,
e costruirsi delle torri per difesa del comune, e delle torri
private, ma si tenne maggiore cura ad ordinarsi, ed ad eseguirsi ne tempi estivi le guardie civiche littorali nelle ore
della notte, oggette di avvisarsi labitazione nel caso, che
ci poteva essere sbarco de barbari, e tali guardie stavano
cos situate, che se mai nellore notturne ci potevano essere
sinistro, ed assalto per la via di mare, la voce poteva, e doveva correre per li luoghi littorali, dove ci erano abitazioni,
acci ogni abitato si disponeva o per la propia salvazione,
o per la propia difesa.
Che perci gli abitati, che si accostano vicino alli lidi,
sono cos freschi, che tanto le costruzioni delle torri, e delle
parrocchie, che le scede de Notari, li libri de Parlamenti, e
li libri parrocchiali battesimali appena arrivano al poco pi
di tre secoli.
Di sopra, come si accennato, di essere lisola abbondante ne prodotti per il sostentamento, e mantenimento della
vita, Strabone attesta di essere stata cos fin da rimotissimi
tempi, ed il mare dintorno abbondante di saporosi pesci;
Parimenti dalla di lei terra li Calcidesi, e gli Eritriesi ne
seppero estrarre, e tirare loro, per cui divennero ricchi, secondo attest il medesimo Strabone.
Giovanni Eliseo in un rapporto, che fa de bagni di terra
di Lavoro, assicura che li veneziani spedirono nellisola de
lavoratori, e degli esperti, affine di estrarre, e tirare dalla di
lei terra loro; ed effettivamente lestrassero, ma il lavoro
non si pot proseguire, perch la spesa, e lesito sorpassava
di molto il ritratto, e lintroito; e pi non si tent lesperimento.
Che certi terreni dellisola contengono delloro, ed abbiano nella propria terra oro, specialmente sul monte di Campagnano tenimento della Citt, era costante tradizione.
Dr. Giacomo Martorelli Cattedratico, e Professore di greca lingua, e versato nella lettura di Omero, e di moltissimi
scrittori greci, aveva rilevato esserci delloro nellisola, e
particolarmente su laccennato monte di Campagnano; e
negli incontri lo soleva dire spesso, e lo diceva con espressioni di certezza.
La Rassegna dIschia n. 3/2013

33

Ci esistevano ancora miniere di Alume, onde il Genovese Bartolomeo Pernice, il quale nella dimora in Rocca di
Siria, aveva acquistata in tal genere piena cognizione, e ne
aveva imparata la professione, e larte di cacciare lalume.
Lo stesso nellandare con bastimento in Napoli, passando
per la vicinanza dellisola, si accorse del mentovato genere, e perci ci si condusse, ed avendolo effettivamente scoverto, ed osservato, lo fece ben conoscere, e ne ammaestr
li naturali; li quali impararono cos bene larte che per pi
secoli ne arrivarono a tirare allanno fina mille, e cinquecento cantaia; prodotto che recava gran profitto, e ricchezza.
Quando si verr a parlare del comune di Casamicciola, se
ne dir alcuna cosa di pi.
Questa miniera fin verso la fine del 15 secolo, e ne rimase qualche cosa nellarso dIschia, ed in alcuni monti; siccome losserv il medesimo Dottor Medico Signor Andria.
Forsi tanto il genere dellalume, quanto il genere delloro, doverono ricevere delle modificazioni per effetto de
continui vapori minerali, per cui venne a terminarsi il prodotto.
Le miniere dellargilla, e della creta sono state inesauste,
ed immancabili; mentre da tempo antichissimo, che delle
stesse se n fatto uso continuo per li vasi, e per li mattoni, non sono mai finite, e dimostrano di non volere giamai
terminare; a causa che quelle grotte che si sono scavate, e
formate per tirarsi tali materiali, dopo una lunghezza danni si trovano di nuovo riempite de medesimi.
Si aggiunga che il P. Arduino intende far rilevare, e conoscere, che nellisola ci fu un tempo ancora la fattoria, e il
lavoro del metallo; e veramente nellIsola si trovato qualche indizio e lume in tal assunto, siccome su loro, che si
accennato. Lisola, nel laterale riguarda il nord, fornita
di buone, e sicure baie, tenitori, di seni, e di rade; e le migliori ne sono due; Quella della Citt dIschia, e quella del
Comune del Lacco, nelle quali non ci memoria di essersi
perduto bastimento, basta che tenga buone e forti ancore;
e soprattutto sicurissima la rada della Citt, in cui essendo
successe tempeste, venti, e mosse di mare per pi giorni,
si sempre osservato, che li bastimenti ancorati in essa si
sono salvati; e taluni bastimenti nel porto di Napoli si sono
naufragati, e sommersi.
Si nota come nuovo ed inaudito successo, ed inconveniente, che si sent nella notte de 17 a 18 Gennaro del 1819.
Un bastimento spagnolo carico di formaggi essendosi ancorato fuori di rada, e su le alghe, avvenuta una empetuosa
tempesta, il detto bastimento trascinandosi le ancore andiede ad imbattere in una scogliera laterale ad un lungo
molo del Castello, dove naufrag, ma senza verun danno
dellequipaggio; per lancorarsi fuori di rada non fu senza
fine secondario.
Li naturali, ed abitanti dellisola non sono tirati per lozio; la maggior parte di essi attende alla cultura della campagna, ed agli aumenti fruttiferi de territori: Altra parte attende al commercio marittimo dellItalia, e della Sardegna;
e la terza parte attende alla pesca.
Le donne parimenti sono diligenti,ed attendono rispetti34 La Rassegna dIschia n. 3/2013

vamente alli lavori delle campagne, ed alli lavori delle tele,


e del filare, ed a diverse industrie; delle quali si dar dettaglio pi distinto, allora quando si far parola de rispettivi,
e particolari comuni dellisola.
Gli uomini son tutti ben fatti, e proporzionati, e le donne
quasi tutte vistose, e belle; e li piedi degli uni, e delle altre,
ancorch generalmente battono scalzi la terra, sono ben tirati, e le donne quantunque in gran parte addette alla fatica
per il mantenimento, e sostentamento della propia vita, pur
tutta volta compariscono sempre colorite, e fresche. Sicch
nellisola non ci deformit, n mostruosit, e sono tutti di
costruzione ben fatta.
Tutte le enunciate doti, e prerogative hanno fatto sempre
ricercare questisola dagli esseri, e via pi per li di lei seni,
e rade, onde gli stessi antichi Romani si spinsero a guerra
aperta per levarla dal dominio de Napolitani, e se ne impadronirono; per cui le di loro flotte venivano nelle ricorrenze
a ricoverarsi nelle mentovate baie, e siccome fece Libone
Generale de Romani che attese a farancorare nella baia,
e seno dellattuale Citt larmata navale della republica,
e maggiormente per essere a buona portata di scovrire, e
potere scovrire dal mare del Castello le forze navali e terrestri, le quali stavano ne tenimenti di Pozzuoli, contrarie
a Pompeio,ed alla republica. Siccome da sopra il monte
Campagnano, vicino alla Citt si scovre ad occhio nudo il
territorio di Pozzuoli, e suoi mari, e lidi, nello stesso modo
quelli di Napoli.
Rade, baie, e seni, che furono ricercati dagli antiche Eritriesi, e Calcidesi, e da Enea, e pi quella Citt, che serv,
ed occorse per dare ricovero alle galere, ed alle navi de
ricchi cittadini dIschia, e delli Coscia, e Salvacoscia; e
soprattutto alla flotta da guerra comandata da Pietro Salvacossa in nome di Federico Re di Sicilia: che alle flotte
de due Sovrani erano in guerra Luigi dAngi, e Ladislao;
e poi allarmata navale sicula Aragonese ne primi tempi
dAlfonso, e successivamente a quella di Giovanna dAngi, allora quando fece dimora nel Castello dIschia; e da
dove colla medesima dava tanto da fare a Ferdinando I
Aragonese. Una tale opportunit, e sicurezza, di unita alla
certezza di una sicura difesa, fece a tutto sforzo ricercare
lIsola dIschia e propiamente la di lei baia vicino al Castello a D. Pietro, fratello del Re Alfonso allorch del d 5
di Agosto del 1435 Alfonso nelle acque di Ponza, essendo
stato dopo dieci ore di forte combattimento battaglia, rotto, e fatto prigioniero da Genovesi intieramente, il solo D.
Pietro colla nave di suo comando pot salvarsi, e condursi
nella baia dIschia vicino al Castello.
Appunto le stesse sopra enunciate doti, e prerogative, tra
pi, come ho detto, delle divisate baie, rade, seni, e territori
fecero tenere in considerazione lisola del dottissimo Geografo Claudio Tolomeo, registrandola, e nominandola tra
le isole fortunate, come isola fortunata, la quale situ nel
grado 39, e minuti 20 di latitudine, e nel grado 40, e minuti
30 di longitudine, fissando il punto della sua misura, e del
circolo della latitudine nelle isole fortunate, o siano Canarie.
( I - continua)

Forio La Scuola Calcio Torrione ha festeggiato i 25 anni di attivit


Il 9 ottobre 1987 un gruppo di ap-

passionati sportivi foriani, amanti del


calcio giovanile, pose le basi per la
costituzione di una Scuola Calcio, che
operasse sul territorio e valorizzasse le
potenzialit calcistiche dei giovani locali. Allinizio, e quasi per caso, si pens di chiamarla Soccorso, in omaggio
ad uno dei tesori artistici ed architettonici del paese; ma successivamente tutti
concordarono nel denominarla Torrione, proprio come un altro dei simboli
inconfondibili ed eterni del patrimonio
storico di Forio. Il 22 ottobre 1987 la
FIGC ratific laffiliazione della A. S.
Scuola Calcio Torrione come societ di
Puro Settore con numero di matricola
203256. Lassociazione ha lo scopo di
propagandare e promuovere iniziative
e di sviluppare la pratica del gioco del
calcio, rispettando i regolamenti della
Federazione Italiana Gioco Calcio si
legge nellatto costitutivo della societ
presieduta allepoca da Pasquale Melluso, cui sono succeduti nel tempo Giuseppe Di Spigna, Nicola Serpico, Salvatore Cucinotta, Salvatore Di Meglio,
Pietro Russo, Maurizio DAmbra.
Grazie allentusiasmo, allintuizione, alla volont e alla passione per il
calcio di questi pionieri, la Scuola
Calcio Torrione ha potuto, per tanti
anni, operare nello sport e nel sociale,
conseguendo risultati a dir poco lusinghieri; essi scelsero quali colori sociali
il Giallo del sole e il Rosso del fuoco, simboli della vita, come sa quello
stesso sole dei tramonti di Forio.
La Scuola Calcio Torrione cominci
ritagliandosi un piccolo spazio allombra di realt maggiori, operanti sia nel
pi ristretto ambito del Comune di
residenza, sia nel pi ampio panorama dellisola di Ischia. I suoi ragazzi
hanno calcato terreni di gioco gibbosi
e polverosi, hanno esibito con orgoglio
le magliette intrise di sudore e di fango,
hanno affrontato trasferte agitate, hanno vinto grandi partite e patito sconfitte
cocenti.
Nelle fila del Torrione sono cresciuti e maturati atleti che, dal polveroso e
glorioso terreno del Salvatore Calise,
sono poi approdati su palcoscenici calcistici ben pi titolati. il caso speci-

fico di Maurizio Lauro, che a Natale


di qualche anno fa festeggi, assieme
ai piccoli atleti del Torrione, il raggiungimento del massimo traguardo
auspicabile per un giovane atleta, e
cio giocare in serie A. Nella massima
serie ha indossato dapprima la maglia
dellAscoli, poi quella della Reggina e
infine quella del Cesena, fino a diventare oggi un punto di forza della Ternana
in serie B. Una grande soddisfazione e
motivo di orgoglio per i nuovi e vecchi
dirigenti del Torrione, che hanno visto
riconosciuti e premiati i loro sforzi, le
energie profuse ed i tanti sacrifici fatti.
Ma non bisogna dimenticare i tanti altri
atleti che dignitosamente hanno calcato
i vari campi regionali ed interregionali,
ritagliandosi il proprio spazio e la propria importanza, e portandosi sempre
nel cuore il Torrione. Vale la pena di ricordare anche Giuseppe Peppe Mattera, capitano dellIschia Isolaverde,
appena promossa trionfalmente in Lega
Pro dopo un avvincente campionato di
serie D, dove ha collezionato successi e record di serie. Ma il Torrione ha
visto militare tra le proprie file anche
molti oriundi ed extracomunitari: il suo
straniero pi affermato stato sicuramente il talentuoso Mariano Molina,
centrocampista dai piedi buoni, che,
a met degli anni 90, dopo una serie
di prestazioni esaltanti, fu visionato ed
acquistato dal Rieti, con cui disput
un paio di campionati ad alto livello in
serie D, vincendo il titolo di campione
nazionale juniores nel 1997.
A guidare questi giovani vi sono stati tecnici preparati ed appassionati (nel
periodo doro degli anni '90 i fratelli

Antonio e Michele Leone, Rosario Tortora ed Antonio Schiazzano raggiunsero risultati a dir poco sorprendenti nel
panorama calcistico regionale e nazionale nei campionati e tornei federali) e
dirigenti oculati che hanno speso tutte
le loro energie per il miglioramento
della societ.
Limpegno messo in campo quotidianamente, nelle attivit di crescita umana e sportiva di migliaia di ragazzi, in
tutti questi anni ha evidentemente dato
credito e forza alliniziale progetto,
consentendo di essere ancora oggi, nel
ventiseiesimo anno di attivit e dopo
aver appena tagliato il prestigioso traguardo del quarto di secolo di lavoro,
protagonisti della stagione sportiva.
Radicata sul territorio e a questo rivolta per elezione, la Scuola Calcio
Torrione ASD, nel solco della tradizione, si prefigge la possibilit di esaltare,
nella crescita, non solo le potenzialit
tecniche dei ragazzi dellisola dIschia,
ma anche le espressioni pi qualificate
e competenti di istruttori-educatori e allenatori pure ischitani, cui vengono affidati a loro volta e che vengono scelti e
selezionati in funzione dellalto profilo
e valore professionale espresso.
In occasione di questo storico traguardo raggiunto la societ ha sentito
ancora la necessit di ringraziare tutti
coloro che nel tempo hanno contribuito alla crescita ed allo sviluppo dei
giovani, hanno difeso questo inestimabile patrimonio di valori e di cultura,
lasciando un segno indelebile e un ricordo vivo e infinito del tempo passato
insieme.

Antonio Schiazzano

La Rassegna dIschia n. 3/2013

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Platea delli territori situati nellisola dIschia alli bagni


venduti nellanno 1740 allIll.mo Signor D. Francesco Buonocore
medico primario di S. M. Nostro Signore *
Parte II

Descrizione particolare dei terittori delli Bagni concessi lanno 1650 dalli sig.ri Bernardino
e Francesco Antonio Polverino ad alcuni particolari dellisola dIschia

Descrizione particolare del territorio


nominato il Monte di S. Pietro concesso
lanno 1650 per annui ducati 12 a:
Francesco di Meglio - Gi Domenico di
Meglio - Pietro di Paula - Onofrio di
Paula - Giacomo di Paula dIschia
1650 - alli 25 Maggio per il notaro Carlo Martuccio

di Napoli= Francesco Antonio Polverino di Napoli a


nome della fu Giuditta Polverina sua nipote ed erede del
fu Marco Antonio suo padre e fratello del detto Francesco Antonio, e Bernardino Polverino figlio et erede del
fu Girolamo Polverino, e choerede per met della detta
Giuditta sua sorella consobrina con detto Francesco Antonio, concedono in enfiteusi perpetua a Gi Domenico
di Meglio a nome ancora di Francesco suo fratello, Pietro di Paula, Onofrio di Paula e Giacomo di Paula fratelli
alcuni territori posti nellisola dIschia, e propriamente
dove si dice a S. Pietro a Pantaniello, confinanti al lido
del mare, del Lago, e le Calcare, a corpo e non a misura
per lannuo censo enfiteutico perpetuo dannui ducati dodici nel primo di Luglio di ciascun anno, come questo ed
altro appare dallinstrumento che si conserva nelli atti del
detto notaro presentemente 1740 conservati da suoi eredi,
ed amministrati dal notaro Gennaro Monaco residente in
una delle curie di Seggio Capuano, ed una fede autentica
si ritrova presentata al foglio 4 delli atti attivati nella G.
C. in banca di Gennaro della Monaca appresso il scrivano
Lanfranco, de quali se ne conserva una copia autentica
estratta dal foglio del detto scrivano Lanfranco per ordine
del sig. don Francesco Bonocore cessionario dei sig. Polverini intermezza persona della Signora D. Anna Polverino e sig. de Stefano madre e figli mediante instrumento
delli 4 Maggio 1740 per il notaro Domenico de Grado.
Osservazione
Il sopradescritto territorio del monte di San Pietro a
Pantaniello censuato dalli Signori Polverini come sopra a

* La prima parte stata riportata ne La Rassegna d'Ischia


n. 2/2013. Trascrizione di Gianni Matarese e Raffaele Castagna
36 La Rassegna dIschia n. 3/2013

Gi Domenico e Francesco di Meglio, a Pietro, Onofrio e


Giacomo di Paula per annui ducati dodeci nel 1 di luglio,
fu diviso in due porzioni, delle quali una spett ai suddetti
Gi Domenico e Francesco di Meglio fratelli con il peso
di annui ducati sei, e laltra ad Onofrio, Pietro e Giacomo
di Paula con gli altri annui ducati sei. Queste porzioni furono suddivise, cio quella di Gi Domenico e Francesco
di Meglio in due parti con la met del peso dei ducati tre
per ciascheduna = della sopradetta divisione e suddivisione non si trova documento nelli atti dei Notari di quel
tempo, ma certamente si deduce da molte asserzioni per
essi censualisti fatte in altri contratti.

Monte di S. Pietro, per ann. duc. 12


diviso nelle seguenti porzioni:

Gi Domenico di Meglio
la quarta parte per annui ducati 3=0

Francesco di Meglio
altra quarta parte per annui ducati 3=0
Pietro di Paula
una terza parte della met, ducati 2=0
Onofrio di Paula
una terza parte della met di annui ducati 2=0
Giacomo di Paula
una terza parte della met di annui ducati 2=0
Somma annui Ducati 12=0

posto nelle pertinenze dIschia, dove si dice lo Bagno a


S. Pietro, appresso i beni delli eredi di Pietro de Paula,
delli eredi dOnofrio de Paula, di Francesco di Meglio,
la via della Corte, franco eccetto dal peso dannui ducati
due dovuti alli eredi di Girolamo Polverino, ed annui ducati cinque per il prezzo di ducati 50 a Carlo Sasso, come
questo ed altro pi chiaramente appare dal instrumento
conservato nelli atti del detto Notaro appresso gli eredi
del fu Notar Aniello Athanasio di Cigliano dIschia.

In particolari partite si descriveranno passaggi, mutazioni, obbligazioni e successioni dei possessori, e contratti fatti sopra detti territorj sino allo stato presente 1740,
per quelle notizie ritrovate particolarmente nelli atti delli
notari contemporanei.

1668 - alli 22 Ottobre, per il notaro Scipione Cigliano


dIschia, Giacomo de Paula nel suo testamento dichiara
doversi pagare al sig. Bernardino Polverino di Napoli carlini venti di censo enfiteutico per una annata finita, sopra
un terreno con casa, posto nelle pertinenze dIschia, dove
si dice lo Bagno per il suolo del detto terreno e come questo ed altro pi chiaramente appare dal testamento conservato nelli atti del detto notaro appresso gli eredi del fu
Notaro Aniello Athanastasio di Cigliano dIschia.

Concessione a Giacomo de Paula per ducati due


annui pagati ora da Raimondo Zuppardo presente
possessore del concesso territorio nominato S. Pietro

1650 Giacomo de Paula


1668 Rosa de Paula
1682 Antonio Zuppardo
1740 Raimondo Zuppardo
Giacomo di Paula per la sua porzione del terreno a
S. Pietro a Pantaniello censuato ad esso in solidum con
Pietro et Onofrio Di Paula, Gi Domenico e Francesco di
Meglio mediante instrumento delli 25 Maggio 1650 per
il notaro Carlo Martuccio di Napoli, come diffusamente
stato detto, pagava annui ducati due della somma delli annui ducati dodeci nel 1 di Luglio per tutto il detto
territorio, per la terza parte della met ad esso toccata in
porzione nella divisione con Pietro ed Onofrio de Paula, della quale divisione abbench non vi sij instrumento,
contutto ci chiaramente si deduce e si prova con le seguenti notizie.
1661 - ad 1 Giugno per il notaro Scipione Cigliano dIschia= Giacomo di Paula vende a Domenico Sorrentino
annui ducati tre a prezzo di ducati trentacinque sopra un
terreno di moggia quattro con Casa terrannea e Piscina,

1682 - alli 15 Marzo, per il notaro Gi Tommaso Filisdeo dIschia, Rosa de Paula moglie di Salvatore Montefusco, e figlia et erede del fu Giacomo di Paula, cede a
Carlo de Paula un terreno, posto nelle pertinenze dIschia
dove si dice lo Bagno, con casa, appresso i beni dAniello
de Paula, il Lago, e la via pubblica, franco eccetto dal
peso dannui ducati due dovuti al sig. Bernardino Polverino di Napoli, ed altri come questo ed altro pi chiaramente appare dal instrumento conservato nelli atti del detto
notaro appresso gli eredi del fu notaro Aniello Athanasio
di Cigliano dIschia.
Osservazione
La sopra descritta cessione di Rosa de Paula in Carlo
de Paula, o non ebbe il suo effetto, o fu immediatamente
forse per scrittura particolare retrocesso dal detto Carlo
alla sopranominata Rosa il detto terreno, perch nel medesimo anno 1682 alli 11 Aprile fu cedduto di novo dalla
sudetta Rosa ad Antonio Zuppardo, come segue.
1682 - alli 11 Aprile per il notaro Gi Tomaso Filisdeo
dIschia Rosa de Paula moglie di Salvatore Montefusco,
e figlia ed erede di Giacomo di Paula, cede ad Antonio
Zuppardo un terreno con casa, posto nelle pertinenze dIschia, dove si dice lo Bagno, appresso i beni dAniello di
Paula, il Lago e la via pubblica, franco eccetto dalcuni
pesi e particolarmente annui ducati due al sig. Bernardino
Polverino di Napoli, listesso che fu dalla sopranominata
Rosa ceduto a Carlo de Paula mediante istrumento delli
15 Marzo 1682 per lo stesso notaro Gi Tomaso Filisdeo,
come questo ed altro pi chiaramente appare dal detto Instrumento conservato nelli atti del detto notaro appresso
gli eredi del fu notaro Aniello Athanasio di Cigliano dIschia.
1693 - alli 13 ottobre per il notaro Scipione Cigliano
dIschia Antonio Zuppardo vende alla chiesa della SantisLa Rassegna dIschia n. 3/2013

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sima Annunziata di Campagnano annui ducati tre, sopra


uno terreno arbustato e vitato con casa, posto nelle pertinenze dIschia, dove si dice lo Bagno, appresso i beni di
Mauro Di Meglio suo cognato, il lago e la via publica,
franco eccetto dal peso dannui ducati due dovuti al sig
Bernardino Polverino di Napoli per il suolo = ducati 3
al sig. Nicola Morgione, e ducati 5 a Carlo Sasso, come
questo ed altro pi chiaramente appare dal detto Instrumento conservato nelli atti del detto notaro, appresso gli
eredi del f notaro Aniello Athanasio di Cigliano dIschia.
1697 - alli 2 settembre per il notaro Pietro Paulo Monte
di Casamicciola, Antonio, ed il R. D Giuseppe Zuppardo
vendono a Mauro di Meglio annui ducati ventiquattro,
sopra uno terreno di moggia due, posto nelle pertinenze
dIschia, dove si dice lo Bagno, e S. Pietro, appresso i
beni dAniello di Paula, di S. Pietro delli Bagni, franco e
libero dogni peso, come questo ed altro pi chiaramente
appare dal detto Instrumento conservato nelli atti del detto notaro appresso gli eredi dello stesso in Casamicciola.
Lasserzione per franco e libero del detto terreno di S.
Pietro fatta ad Antonio e D Giuseppe Zuppardo antecedente falsa, perch al sopranominato Antonio fu ceduto
il detto terreno, come si detto di sopra nellInstrumento
di cessione delli 11 Aprile 1682, particolarmente con il
peso dannui ducati due a Sig. Polverini ed altri pesi e
listesso Antonio nellinstrumento delli 13 Ottobre 1693
gi descritto confessa il detto debito dannui ducati 2 a
sig. Polverini con altri pesi in detto instrumento descritti,
onde al detto instrumento del 1692 non si deve avere credenza alcuna, perch fondato sopra la falsit. Si deve bens asserire che i detti Zuppardi hanno venduto detta somma di ducati 24 sopra la mett solamente di detto terreno,
il quale in misura moggia quattro come si asserisce nel
instrumento del 1 Giugno 1661 di sopra accennato, e per
nella loro mente i detti Zuppardi hanno forse considerata
detta mett libera dogni peso, e laltra mett obbligata ai
pesi di tutto il terreno, la qual cosa per in sostanza un
bel artifizio per mascherare la falsit, ma evidentemente
si conosce quanto contraria al vero sijno simili asserzioni,
e non praticabili in bona coscienza.
1740 - alli 4 Maggio per il notaro Domenico de Grado
di Napoli la sig.ra Baronessa DAnna Polverina vedova
del fu D Gi Battista de Stefano, cofigli ed eredi del
detto D Gi Battista de Stefano vende al sig. don Francesco Bonocore diversi censi da conseguirsi sopra alcuni
territorj posti nellisola dIschia e particolarmente annui
ducati due da Raimondo Zuppardo del fu Antonio sopra
un terreno, posto nelle pertinenze dIschia dove si dice lo
Bagno e propriamente a S. Pietro, il quale fu di Giacomo
de Paula, come questo ed altro pi chiaramente appare
dal detto instrumento.
Osservazione
1722 - alli 20 Ottobre per il notaro Natale Bonocore
38 La Rassegna dIschia n. 3/2013

dIschia Antonio Zuppardo sobbliga pagare a Grazia


Zappatta sua figlia monaca di casa annui ducati sei dai
primi frutti duno suo terreno di moggia quattro, posto
nelle pertinenze dIschia, dove si dice allo Bagno, e propriamente S. Pietro, appresso i beni di Marco di Meglio,
di Pietro di Paula, il Lago, e la via publica, franco eccetto dal peso dannui ducati 2 alli eredi Polverini, ducati 3
al sig. Nicola Morgione, ducati 5 al Primicerio dAndrea
Sassi, e ducati 3 alla santissima Annunziata di Campagnano, come il tutto pi chiaramente appare dal Instrumento.
Concessione ad Onofrio de Paula per ducati due annui pagati presentemente da D Francesco Bonocore
dIschia possessore del concesso territorio nominato
S. Pietro

1650 Onofrio de Paula


1675 Camilla Iadi Pietro
1684 Giuseppe Terzuolo
1685 Marco di Meglio
1726 Nicola ed altri

de Meglio
Onofrio di Paula per la sua porzione del terreno a S.
Pietro a Pantaniello censuato ad esso in solidum con Pietro e Giacomo di Paula, Gi Domenico e Francesco di
Meglio mediante Instrumento delli 25 Maggio 1650 per
il notaro Carlo Martuccio di Napoli, come diffusamente
si detto, pagava annui ducati due della somma delli annui ducati dodeci dovuti nel 1 di Luglio per tutto il detto
territorio, per la terza parte della met ad esso toccata in
porzione nella divisione con Pietro e Giacomo de Paula,
della qual divisione abbench non vi sij Intrumento, con
tutto ci chiaramente si deduce, e si prova con le seguenti
notizie.
1652 - alli 26 Marzo per il notaro Scipione Calosirto
dIschia Onofrio di Paula vende a Giuseppe Calosirto annui ducati tre per capitale di ducati trenta sopra un terreno
arbustato e vitato di Moggia uno e mezzo, posto nelle pertinenze dIschia, dove si dice lo Bagno, appresso i beni
di Pietro e Giacomo di Paula suoi fratelli, via pubblica
e vicinale, franco eccetto dal peso dannui ducati due

dovuti alli sig. Francesco e Bernardino Polverini sopra


il detto terreno propriamente chiamato a S. Pietro a Pantaniello, come questo ed altro appare dal detto istrumento
conservato nelli atti del detto notaro appresso gli eredi del
notaro Aniello Athanasio di Cigliano della citt dIschia
1625 - alli 14 Febbraio per il notaro Scipione Cigliano
dIschia Camilla Iadi Pietro nel suo instrumento dichiarava erede Girolamo Iadi Pietro suo fratello carnale. Item
asserisce possedere come erede di Domenico, Giuseppe
Antonio, Domenica, Nicola et altri de Paula premorti ad
essa nel tempo della peste, e figli dessa testatrice, e dOnofrio de Paula suo primo marito, una masseria a S. Pietro aPantaniello con diversi pesi e particolarmente annui
ducati due alli sig. Polverini di Napoli per il suolo come
questo ed altro pi chiaramente appare da testamento
conservato nelli atti del detto notaro appresso gli eredi del
notaro Aniello Athanasio dIschia=
1675 - alli 5 Agosto per il detto notaro Scipione Cigliano dIschia Camilla Iadi Pietro presentemente moglie di
Bernardino Bonocore cassando il testamento fatto giorni
sono, per il presente dichiara eredi Antonia, Lucrezia, e
Giovanni Iadi Pietro fratello e sorelle figli del f Girolamo suo fratello come questo ed altro pi chiaramente
appare dal detto testamento conservato nelli atti del detto notaro appresso gli eredi del notaro Aniello Athanasio
dIschia.
1677 - alli 14 Novembre per il notaro Scipione Cigliano
dIschia, Antonia, Lucrezia e Giovanni Iadi Pietro nipoti
ed eredi della f Camilla Iadi Pietro concedono in enfiteusi perpetua ad Aniello de Paula del f Pietro uno terreno
arbustato e vitato di Moggia tre incirca, posto nelle pertinenze dIschia, dove si dice lo Bagno, e propriamente S.
Pietro, appresso i beni di detto Aniello de Paula, di Mauro
di Meglio, di Francesco di Meglio Noviello, franco eccetto dal peso dannui ducati due dovuti al sig. Bernardino
Polverino di Napoli per il suolo- lannuo censo di ducati
quattordici- come questo ed altro pi chiaramente appare
dal detto Instrumento conservato nelli atti del detto notaro
appresso gli eredi del notaro Aniello Athanasio di Cigliano dIschia=
Osservazione
La sopra descritta censuazione fatta dalli eredi di Camilla Iadi Pietro ad Aniello de Paula, o non ebbe il suo
effetto, o f dal detto Aniello nelli anni susseguenti al
1677 sino al 1684 retrocesso e ceduto il detto censuato
territorio, perche nel detto anno 1684 i detti eredi fecero
la vendita del nominato e censuato territorio come segue:
1684 - alli 3 dicembre per il notaro Scipione Cigliano
dIschia, Antonia, Lucrezia e Giovanni Iadi Pietro nipoti
ed eredi della f Camilla Iadi Pietro vendono a Giuseppe
Terzuolo uno terreno di Moggia tre, posto nelle pertinen-

ze dIschia, dove si dice lo Bagno a S. Pietro, appresso


i beni dAniello di Paula, dAntonio Zuppardo, demanio
della citt dIschia, il lago, e la via pubblica, franco eccetto dal peso dannui ducati due dovuti al sig. Bernardino
Polverino per il suolo- per il prezzo di ducati trecento e
dieci dal qual prezzo sono dedotti diversi debiti e particolarmente ducati settanta per gli annui ducati due alli sig.
Bernardino ed altri Polverini per il suolo- come questo ed
altro pi chiaramente appare dal detto Instrumento conservato nelli atti del detto notaro appresso gli eredi del
notaro Aniello Athanasio di Cigliano dIschia.
1685 - alli 22 dicembre per il notaro Scipione Cigliano
dIschia, Giuseppe Terzuolo vende ad Antonio Zuppardo uno terreno vitato e fruttato di moggia tre, posto nelle pertinenze dIschia, dove si dice lo Bagno a S. Pietro,
appresso i beni dAniello di Paula, dAntonio Zuppardo
sudetto, della Citt dIschia il Lago, e la via publica, franco eccetto dalcuni pesi e particolarmente dannui ducati
due dovuti al sig. Bernardino Polverino, listesso venduto
al detto Giuseppe da Lucrezia, Antonia e Giovanni Iadi
Pietro mediante Instrumento delli 3 Dicembre 1684 dallo stesso notaro Scipione Cigliano per prezzo di ducati
280, dal quale sono dedotti ducati settanta per capitale
delli annui ducati due dovuti alli sig. Polverini per il suolo come questo ed altro pi chiaramente appare dal detto
Instrumento conservato nelli atti del detto Notaro appresso gli eredi del notaro Aniello Athanasio di Cigliano dIschia=
1685 - alli 22 Dicembre per il notaro Scipione Cigliano dIschia, Antonio Zuppardo dichiara che il terreno ad
esso venduto mediante Instrumento sotto il presente giorno, anno, mese e Notaro da Giuseppe Terzuolo spetta a
Mauro di Meglio del f Gi Domenico di Celse avendovi
esso Antonio avuto solamente il nudo nome come questo
ed altro pi chiaramente appare dal detto instrumento nelli atti del detto Notato appresso gli eredi del Notar Aniello
Athanasio di Cigliano dIschia.
1686 alli 4 Maggio per il notaro Domenico del Vecchio di Napoli, Marco di Meglio dIschia sobbliga pagare al sig. Bernardino Polverino annui ducati due di censo enfiteutico perpetuo, sopra una porzione di territorio,
posta nelle pertinenze dIschia, dove si dice li Bagni, o
S. Pietro a Pantaniello, listessa che si possedea dal fu
Onofrio di Paula, e dal detto Onofrio passata in potere di
Mimma Iadi Pietro sua moglie, dalla quale per testamento
fu lasciata ad Antonia ed altri Iadi Pietro, e dalli stessi
venduta a Giuseppe Terzuolo e dal detto Giuseppe al sopranominato Mauro di Meglio come questo ed altro pi
chiaramente appare dal detto instrumento, fede autentica
del quale si ritrova presentata nelli atti fatti nella G. C.V.
in Banca di Gennaro della Monica appresso lo scrivano
Lanfranco al foglio 51= da Bernardino Polverino contro i
censualisti dei detti terreni nellanno 1680 e come chiaraLa Rassegna dIschia n. 3/2013

39

mente si vede dalla copia delli detti atti estratta in forma


autentica dallo scrivano Lanfranco foglio del di sopra nominato nel presente anno 1740.
1726 - alli 2 settembre per il notaro Natale Bonocore
dIschia= Mauro di Meglio per testamento lascia il detto
terreno di Moggia 1 posto nelle pertinenze dIschia,
dove si dice alli Bagni, e propriamente la Pigna, che tiene
dal chiano del Bagno sino al lido del Lago, appresso i
beni dAntonio Zuppardo, di Pietro di Paula e Nicola e
Gi Domenico di Meglio suoi nipoti con peso di ducati 2
alli sig. Polverini, carlini 15 alli sig. Lanfreschi, e Messe
venti annualmente per il fu Nicola di Meglio suo nipote= Nel suo codicillo alla pagina 289 del detto protocollo
dellanno 1726 = lasci il detto terreno con detti pesi, e
Messe 10 di pi per lanima sua,
a Nicola, Gi Domenico, Isabella, Madalena, Vittoria,
Cattarina, e Faustina figli del fu Pietro Antonio di Meglio,
come il tutto pi chiaramente appare dal detto testamento
nel quale vi il patto di non potersi alienare sotto pena
della caducit in benefizio del monastero di S. Maria della
Scala dIschia.
Nellanno 1737 alli 24 Settembre per il notaro Aniello

Athanasio di Cigliano ,Nicola Gi Domenico, ed Isabella


de Meglio concedono in affitto al Sig. Francesco Bonocore uno terreno vitato e fruttato di Moggia tre e mezzo,
posto nelle pertinenze dIschia, dove si dice lo Bagno, e
propriamente S. Pietro a Pantaniello, appresso i beni di
Raimondo Zuppardo, dAntonio Lauro, del detto sig. D
Francesco, il lido del Lago, la via pubblica, franco eccetto dal peso dannui ducati 2 dovuti alla Signora D Anna
Polverina per la concessione di detto terreno, carlini 15
al sig. Marchese Lanfreschi per capitale di ducati 20 = e
ducati 3 per la celebrazione di messe venti, per lannuo
pagamento di ducati quattordici come il tutto pi chiaramente appare dal detto Instrumento.
1739 alli 16 Giugno mediante Instrumento per il notaro
Domenico De Grado di Napoli= Nicola, Gi Domenico ed altri de Meglio vendono allillustrissimo sig. Don
Francesco Bonocore medico primario di S.M.N.S. uno
terreno di Moggia due e due terzi, posto nelle pertinenze
dIschia, dove si dice lo Bagno, e propriamente S. Pietro
a Pantaniello e franco eccetto dal peso dannui ducati due
dovuti alla Signora D Anna Polverina di censo perpetuo,
per il prezzo di ducati trecento cinquanta, da quali sono
dedotti ducati cinquanta per il detto censo come il tutto
pi chiaramente appare dal detto Instrumento.

Ischia Global Film & Music Fest 2013

Si svolger dal 13 al 21 luglio 2013 ad Ischia l'Ischia Global Film & Music Fest, una vetrina internazionale
di film italiani come documentari, cortometraggi e video clip. La manifestazione patrocinata dal Ministero
italiano della Cultura, Ministero Italiano degli Affari Esteri, e dalla Regione Campania di Italia. Voluto dal
produttore televisivo Pascal Vicedomini e con Michele Placido nel ruolo di Chairman, lIschia Global Film
& Music Fest diventato uno degli appuntamenti pi prestigiosi del cinema internazionale. Ledizione 2013,
che verr inaugurata il 13 luglio, vedr la partecipazione di ospiti molto illustri, tra cui Tony Servillo e la star
statunitense Samuel L. Jackson.

Rustica Domus - Ischia

Le colonne d'Ercole
Fotografie di
Cesare Di Liborio
a cura di Carola Pandolfo Marchegiani
Mostra dall'8 giugno al 31 luglio 2013
40 La Rassegna dIschia n. 3/2013

Colligite fragmenta, ne pereant

Fonti archivistiche per la storia dellisola dIschia


A cura di Agostino Di Lustro
La Ecclesia seu Confrateria de Santa Maria de Loreto de Forio tra XVI e XVII secolo e altri fatti coevi

I luoghi sacri del territorio di Testaccio

Nel casale di Barano la parrocchia di S. Giorgio, si


possede per D. Giovanni di Jatta, contribuisce alloglio del
Santissimo Sacramento, vi la messa letta le feste, e il d suo
la cantata, et altri pesi di visita; rende docati 321. Ci siamo
gi soffermati a lungo sul valore da dare al toponimo Barano e alla funzione della chiesa di S. Giorgio, nonch sul
territorio della sua giurisdizione parrocchiale. Aggiungiamo
in questa sede che le origini della chiesa e della parrocchia
sono molto antiche. Gi sappiamo che lhospicium fondato dal vescovo Bartolomeo Bussolaro a Barane potrebbe
riferirsi proprio a questa parrocchia e che ci ci porterebbe gi al 13742. La prima menzione di alcuni beni di un
non meglio specificato S. Giorgio si riscontra in un atto
del notar Nicola Prasino del 12 febbraio 1386 transuntato in
un atto del notar Guglielmo Sardano il 19 dicembre 1397,
pervenutoci nella pergamena originale inserita in un fascio
del convento agostiniano di S. Maria della Scala conservato
nellArchivio di Stato di Napoli3. Vi si dice che in tale data
fra Bartolomeo Tagliaferro di Savona, priore del convento
di S. Maria della Scala, per maggiore cautela del convento,
fa transuntare latto del notar Nicola Prasino con il quale
Meo Talercio, figlio ed erede di Bartolomeo, aveva edificato
in uno spazio comprato dal convento al prezzo di quindici
tar, una cappella dedicata a San (sic !) Nicola da Tolentino 4,
et assignavit in dotem et dotis nomine dicte cappellle duas
terras quarum una est in Campagnana ubi dicitur alo Monte iuxta terram que fuit condam comitis Bellanti et iuxta
terram predicti Calosirti et alios confines et aliam terram
sitam et positam in fontana ubi dicitur ad terano iuxta bona
Ioannis Cortese iuxta terram Angeli Cossa et iuxta terram
Sancti Georgij una cum introitibus et exitibus earum et om1) Cfr. la Platea del vescovo Innico dAvalos del 1598, in P. Lopez,
Ischia e Pozzuoli due diocesi nellet della controriforma, Napoli
Adriano Gallina Editore 1991, p. 213.
2) Lipotesi si pu leggere in alcuni appunti di A. Lauro nel fondo
delle sue carte nellArchivio Diocesano dIschia (dora in poi: A.
D. I.).
3) Vedi in Archivio di Stato di Napoli (dora in poi: A.S.N.), fondo
Corporazioni Religiose Soppresse (dora in poi: C.R.S) fascio 107,
pergamena originale di mm. 660x280 in scrittura minuscola gotica
cancelleresca.
4) Fu canonizzato solo il 5 giugno 1446 da papa Eugenio IV a
causa delle tristi vicende della chiesa nel periodo avignonese e poi
durante lo scisma doccidente. A Ischia gi nel secolo XIV viene
venerato come santo. Sul suo culto cfr. A. Di Lustro, Il culto di S.
Nicola da Tolentino nellisola dIschia, in La Rassegna dIschia,
anno XXVI n. 6 ottobre-novembre 2005.

nibus juribus et proventibus predictarum. Con la rendita


della dote, i frati dovevano celebrare ogni settimana pro
remissione peccatorum ipsorum Mei Taliercii. Poich non
abbiamo notizia di altri luoghi sacri dedicati a S. Giorgio,
dobbiamo pensare che quello citato dal documento si trovasse nellattuale Testaccio, anche se per parecchio tempo
ancora non avremo altro riferimento esplicito sullesistenza
di una parrocchia o chiesa con questo titolo. Infatti il 21 aprile 1421 Petronilla Buonamano vende a Fra Nicola Taliercio
del convento agostiniano di S. Maria della Scala due corte
arbustate confinanti con i beni di S. Giorgio ubicati in Barano5.
Circa un secolo dopo, nel 1512 gli Agostiniani ricevono un
censo che grava su una casa ubicata a Barano, nel luogo detto Ferrazzo e poich pagano il censo che appartiene alla
chiesa di S Giorgio, essi pagano ogni anno a questa chiesa la
somma di carlini 606. Inoltre nel 1515 adi 7 marzo Luiggi
di Meglio sobliga pagare carlini cinque di censo enfiteutico
sopra un orto di quarte tre, con casa e pescina, vendutoli
con ducati otto da Pandonna Positano Boso suo marito per
essere di sua robba dotale sito nelle pertinenze di Barano
dove si dice Taurio giusta li beni di Bartolomeo Cuccari,
di Vincenzo Cartari, la venerabile chiesa di S. Giorgio e via
publica, come questo ed altro nellistromento rogato per il
notaro Marzio di Maio7 li detti quale riassunto per il notar
Giovan Battista Funerio 8 dIschia quale in carta pergamena si conserva in nostro archivio n.1519. Ancora il 27
maggio 1543 gli Agostiniani vendono alcuni beni immobili
ubicati dove si dice lo Testaccio, redditizii a Michele Scotti
e alla Venerabile chiesa di S. Giorgio di Barano10.
Il primo riferimento esplicito alla parrocchia di S. Giorgio
risale tuttavia al 9 marzo 1555 quando, per la promozione ad
arcidiacono della cattedrale di D. Felice di Capua suo zio
5) Cfr. in A.S.N. , C.R.S. fascio 87 f. 586.
6) A.D.I. , Platea corrente di Santa Maria della Scala (P.C.) f. 211.
7) Di questo notaio, detto anche de Madio, si trovano citati atti
rogati tra il 9 gennaio 1506 (C.R.S. fascio 87, f. 1) e il 28 agosto
1520 (ibidem, f. 197).
8) Del notaio Giovan Battista Funerio sono attestati atti rogati tra
il 1507 (cfr. in A.D.I., Documenti di S. Maria della Carit, atti del
1708 f. 97), e il 2 aprile 1550 (C.R.S. fascio 119 ff. nn.). Di lui possediamo una pergamena originale del 9 agosto 1519 conservata nel
fascio 114 (K 11) dello stesso fondo archivistico. I suoi protocolli
notarili nel secolo XVIII erano conservati dai figli del not. Aniello
Attanasio di Cigliano di Ischia (P.C. f. 97).
9) A.D.I, P. C. f. 195.
10) Ibidem , f. 150.

La Rassegna dIschia n. 3/2013

41

materno, viene nominato parroco di S. Giorgio, con bolla


di papa Paolo II, D. Giovan Battista di Iatta come ci attesta
questo documento vaticano frutto delle ricerche darchivio
di Mons. A. Lauro11:
Archivio segreto Vaticano: Resignationes - Vol. 171 f. 11
Isclan - Cessio
Die vigesima octava martii 1555 dominus Felix de Capua
rector parochialis ecclesia sancti Georgii Casalis Barani
Isclanae diocesis per dominum Sixtum Crochiali letterarum contra dictarum et suum procuratorem prout mandato
moani domini Blasii Stampa notarii publici de die vigesima octava februarii ultimo praedicti subscripto in Camera
Apostolica recognito de dimisso constat resignatis dictae
parochialis quam obtinet in manibus Sanctissimi Domini
Nostri Papae in favorem domini Francisci de Jacta Clerici
Isclani parte Felix favore nepotis et dicta parochiali cum
illi forsan annexis eidem Francisco provideri conceditur per
supplicationem datam Romae apud sanctum Petrum septimo idus martii anno primo, missam 20 martii, resignatam
libro XXIII folio 95 ac litterarum expeditioni consensit et
iuravit Romae in officio dominis Mattheo Bocaccino et Remigio Jedignono testibus. Johannes Pelletier
Qualche anno dopo, il 5 agosto 1562, al tempo del vescovo
Filippo Geri (1560-1564), il cappellano della parrocchiale
chiesa di S. Giorgio nel casale di Varane chiede lautorizzazione alla S. Sede di cedere in enfiteusi un complesso di
immobili siti dove volgarmente si dice lo Testaccio con un
corrispettivo di annui carlini dodici da consegnarsi il primo
di novembre dictae parochiali ecclesiae Sancti Georgii12.
Il di Jatta lo abbiamo gi altre volte incontrato quale titolare
di alcuni benefici e rester alla guida della parrocchia di S.
Giorgio fino al 1598 quando gli subentrer D. Albino de Meglio.
Le vicende successive della parrocchia di S. Giorgio,
come pure delle sue chiese di S. Maria delle Grazie della
famiglia Nobilione fondata nel 1748 e di quella dellAssunta
fondata nello stesso anno da D. Simone Buono, sono fuori
del periodo storico di cui ci interessiamo, e sono state ampiamente studiate in anni piuttosto recenti13, per cui, insieme con le confraternite sorte nella chiesa parrocchiale e
quella di S. Maria di Costantinopoli, sulle quali anchio di
recente mi sono soffermato14, le lasciamo da parte e rinviamo chi volesse saperne di pi a questi contributi. Vorrei per
brevemente accennare a due cappella, sicuramente private,
costruite nel corso del secolo XVIII. La cappella rurale di S. Vincenzo Ferreri, in cui pi non si celebra, stata
11) A. D. I. Cartelle di appunti di Mons. A. Lauro. Il documento
si trova in Archivio Segreto Vaticano (A.S.V.) Regesto Vaticano
(Reg. Vat.)1846 f. 43 e ss.
12) Ibidem.
13) Cfr. G. Vuoso, La chiesa parrocchiale di Testaccio dIschia
dalle origini ai nostri giorni, Forio Tipolito Epomeo 1990 p. 28
e ss.
14) A. Di Lustro, La Madonna di Costantinopoli, in La Rassegna
dIschia anno XV n. 2 aprile 1994 (numero speciale); e ancora G.
Castagna- A Di Lustro, La diocesi dIschia e le sue chiese, Forio
2000, p. 8.

42 La Rassegna dIschia n. 3/2013

costrutta dal Reverendo d. Evangelista Morgioni15. Questi


era esponente di una ricca famiglia che aveva dato diversi
preti alla chiesa di Ischia, tra cui un vescovo, Francesco,
nominato prima vescovo di Ruvo di Puglia e poi di Minori,
sulla costiera amalfitana16. Ricopr diversi incarichi nellambito della nostra diocesi, tra cui quello di Vicario Capitolare
quando il vescovo Nicola Antonio Schiaffinati fu costretto
alle dimissioni per le sue precarie condizioni di salute. In
questa funzione fond la chiesa del Purgatorio allo Scentone
a Forio della famiglia dAscia con bolla del febbraio 174317.
Alla sua famiglia apparteneva il terreno con alcune stanze
che, con atto del notar Orazio Maria Critari di Napoli, il 1
aprile 174018 lo stesso vescovo Nicola Antonio Schiaffinati
compr per realizzare finalmente il seminario diocesano.
Della cappella di S. Vincenzo non si parla pi negli atti
delle visite pastorali del secolo XIX.
Nei pressi di Testaccio, al limite della zona denominata
Mortito, vi era una cappella dedicata a Santo Stefano di Stefano Abbate19. Questa era molto antica perch adi 10 gennaro 1418 Stefano Pappacoda del quondam Marino della
citt dIschia vende al Venerabile Convento di Santa Maria della Scala dIschia de medesima una terra sita nelle
pertinenze di Barano e Testaccio, dove si dice lo Mortito,
giusta li beni di S. Maria della Misericordia20, la cappella
del quondam Stefano Abbate, di Delfinia Mellusi, di Ireda
Cossa, via publica ed altri confini, se ve ne sono, per prezzo
di onze tre di carlini sessanta per il notar Guglielmo Sardano21 dIschia quale sta in nostro archivio n. 27922. Di questa cappella non si fa menzione in alcun altro documento.
necessario ora volgere il nostro sguardo alla zona di
Testaccio, e pi precisamente alla collina di S. Costanzo e
Guardiola, e interessarci proprio a S. Costanzo il cui culto
datato sulla nostra Isola prima dellanno 1000. Queste sono
le testimonianze documentarie pi antiche che possediamo
sul culto dei santi a Ischia, dopo quelle che riguardano S.
15) A.D.I. Nota di tutti i luoghi pii laicali misti ed ecclesiastici
colle congregazioni e cappelle, oratori e Monti della citt e diocesi dIschia f. 13 r. Cfr anche G.G. Cervera-A Di Lustro, Barano
dIschia-Storia, Melito Tipolitografia Ampa 1988, p.290.
16) C. dAmbra, Ischia tra fede e cultura, Torre del Greco, Edizioni
Rotary Club Isola dIschia 1998, pp. 204-205.
17) Il testo della bolla, la cui pergamena originale oggi si conserva nella stessa chiesa, pubblicata da A. Di Lustro, La chiesa del
Purgatorio compie 250 anni, in La Rassegna dIschia, anno XIV n.
1, febbraio 1993.
18 ) Latto si trova in A.S.N. Notai sec, XVIII scheda 161 protocollo n. 28 ff. 131 v - 162 r. Sul Seminario dIschia cfr. Isclana
Beatificationis et Canonizationis Servi Dei Josephi Morgera canonici parochi Casamicciolae positio super virtutibus, Romae 1994
pp. 72-91. La ricerca storica di questa positio opera di Giovanni
Castagna e Agostino Di Lustro, storici della causa.
19) G. G. Cervera- A. Di Lustro op. cit. p. 19.
20) la cappella di patronato della citt dIschia che in seguito
verr donata allOrdine dei Frati Minori Conventuali e diventer il
convento di S. Maria delle Grazie o allArena.
21) Di questo antico notaio sono attestati atti dal 16 aprile 1387
(C.R.S fascio 119 ff. nn.) e il 25 aprile 1432 (ibidem, fascio 104
f. 82).
22) A.D.I., Platea Corrente (P.C.) f. 139.

Restituta che, tra laltro, non sono anteriori alla formulazione della famosa Passio del secolo IX o di quello successivo.
Infatti nel Sermo de transitu Sancti Constantii, pervenutoci in un codice che risale alla fine del secolo X conservato nella Biblioteca Nazionale di Napoli23, leggiamo. Dum
incolae insulae Majoris24, quae marinis undique eque ut
Capreae circumvolvitur fluctibus, Sanctissimi Constantii in
sollennitate25 ad eius turbam more solito recurrerent, quidam ardore succensus femineo procuravit quandam suadere
puellam, ut in nefario opere suum ei assensum tribueret
sed praefata puella cuius corruptor periurius in limine ecclesiae S. Constantii Capreae fulmine crematus erat non
immemor almi presuli beneficiorum, funditus a suo corpore coniugium pellens, adhesit ex tunc perpetuae castimoniae Christumque sibi sponsum adoptans confessori sancto
templum in Maiore insula cum parentibus suis construxit.
Donaque plurima optulit et illic usque ad finem vitae suae
fideliter serviendo permansit26. In seguito alla fondazione
di questa chiesa, il culto verso il santo vescovo Costanzo, gi
tanto vivo tra gli abitanti della Insula maior, si incrementa
ulteriormente tanto che nel 1036 abbiamo sulla nostra Isola
la presenza documentata di un monastero dedicato al Santo
con la descrizione di alcuni beni donati al monastero di S.
Maria in Cementara ubicati a parte hoccidentis sicuti redit
super terra monasterii nostri Sancti Constantii et badit iusta
casa que nominatur de Campulo27.
Le circostanze delle vicende umane vogliono per che
questo sia lunico documento che ci attesti la presenza sullisola dIschia in epoca cos antica di ben tre monasteri: S.
Maria intus Ecclesia Sancta nostri monasterii que ipsius
domini matris hadest sita in monte Cementara a parte
hoccidentis sicuti redit super terra monasterii nostri Sancti
Constantii quod est a parte monasterii nostri Sancti Hangeli alloquio che scompaiono subito senza lasciare altra
traccia sicura. Di S. Costanzo per, oltre al nome del Santo,
giunge fino a noi anche qualche altro riferimento trasformato per in toponimo e qualche documento che per esula
dallesistenza di un monastero. Se i monasteri altomedievali
di S. Angelo Alloquio e S. Maria in Cementara scompaiono
senza lasciare alcuna traccia, quello di S. Costanzo presto si
trasforma in beneficio, almeno fino ad una certa epoca. Non
sappiamo se questo beneficio avesse una chiesa o cappella
propria e dove fosse ubicata. Oggi il culto verso questo Santo non esiste pi in nessuna parte dellIsola.
23) Si tratta del codice membranaceo vindobonensis lat. n. 739,
conservato fino al 1718 nel monastero di S. Severino di Napoli,
del monaco Marino. Passato a Vienna, torn a Napoli nel 1919.
I fatti ai quali accenna, si sarebbero svolti nellanno 991. stato
pubblicato da A. Hofmeister in: Aus Capri und Amalfi, Der Sermo
de virtute und der sermo de transito S. Constantii und der Sarazenzugvon 991, Munchener Museum fr Philologie der Mittelalters
und der Renaissance, 4 (1924) p. 251. Su S. Costanzo cfr. anche :
L. Fatica, S. Costanzo di Capri: Patriarca di Costantinopoli?, in
Campania Sacra, XXIII ( 1992 ) pp. 195-200.
24) Cio di Ischia.
25) La festa del Santo cade il 14 maggio.
26) Monumenta Germaniae Historica, Scriptorum XXX pars II Fasciculus II Lipsiae MDCCCCXXIX, p. 1019 e ss.
27) Regii Neapolitani Harchivii Monumenta, Napoli MDCCCXLIX
voll. 3-4 n. 367, pp. 269-73.

Del beneficio a lui intitolato nellArchivio Storico Diocesano non esiste pi alcun riscontro documentario, completamente ignorato dalla Platea del vescovo dAvalos e dal
Notamento degli atti beneficiali. segno che alla fine del
secolo XVI esso gi era scomparso. Il monastero, daltra
parete, certamente gi diventato beneficio semplice il 13
novembre 1296. In questo anno il papa Bonifacio VIII, considerati i meriti di Marino de Sancto, cosentino, per i buoni
uffici di Matteo Rosso Orsini, cardinale diacono del titolo di
S. Maria in Portico28, gli conferisce la prebenda canonicale e larcidiaconato della cattedrale di Cosenza, vacanti per
la morte del titolare, maestro Pietro do Pofi, nonostante che
gi disponga dei benefici di Sancti Constantii, Sanctorum
Cosmae et Damiani et Sancti Laurentii29 Insulensis, Sancti
Angeli de Plojano et Sanctae Mariae de Alto, Neapolitanae
et Cathanensis dioecesium, ecclesias sine cura et canonicatum ac praebendam in Ecclesia Insulensi, necnon quasdam
terras et possessiones ad Neapolitanam et dictam Insulensem Ecclesias pertinentes in Neapolitano et Insulensi territorio30 .
Non c dubbio che la diocesi Insulensis della bolla papale sia quella di Ischia, allora chiamata Insulana,
come ormai stato ampiamente dimostrato31. Infatti. a prova ulteriore si consideri che il 29 dicembre 1302 lo stesso
papa Bonifacio VIII concede la dispensa dallimpedimento
di consanguineit per il matrimonio tra Marino Bulgaro di
Tommaso e Giacobella Abbate di Giovanni entrambi civibus
Insulensibus32. Le famiglia Bulgaro e Abbate erano certamente famiglie isclane perch vari esponenti sono spesso
citati dai Registri Angioini di questo periodo. Infatti della
famiglia Bulgaro di Ischia si parla anche nella sesta novella
del quinto giorno del Decamerone di Giovanni Boccaccio.
Di un beneficio di S. Costanzo si parla ancora un secolo
dopo quando il 17 gennaio 1410 papa Gregorio XII emise da
Gaeta la bolla che qui trascrivo con la quale questo beneficio
veniva concesso al prete isclano Nicola Arcucci e al tempo
stesso lo nominava rettore della stessa chiesa.

28) Cfr. Eubel, Hierarchia Catholica medii aevi, Monasterii


MDCCCXCVIII, vol. I p. 8.
29) Di questi due benefici di epoca cos antica non abbiamo alcun documento, almeno per il periodo pi antico. Solo in seguito
del culto a S. Lorenzo troveremo traccia nella chiesa del convento
agostiniano di S. Maria della Scala che nellanno 1500 concede un
altare dedicato al Santo con sepoltura che si trovano nella sacrestia
della chiesa (cfr. A. Di Lustro, Ecclesia Maior Insulana, La cattedrale dIschia dalle origini ai nostri giorni, Forio Tipolito Punto
Stampa 2010 p. 159.
30) A.D.I., Fondo appunti di A. Lauro, cartella S. Sebastiano di
Barano. I documenti si trovano in: A.S.V.; Reg. Vat., 28 f. 138 v.
31) Basta scorrere solo i Registri Angioini per rendersene conto.
Cfr. di A. Di Lustro, Ecclesia Maior Insulana.. cit.; e, Antiquiores Insulani Episcopi, in La Rassegna dIschia, anno XXVII n. 4
agosto 2006.
32) A.D.I. Appunti di A. Lauro. Il documento si trova in A.S.V.
Reg. Vat. 50, f. 238. Cfr. anche: A. Galdi, Istituzioni religiose e culti
dei Santi nelle isole di Ischia e di Capri nel Medioevo, in Napoli nel
Medioevo territorio ed isole, vol. II, a cura di A. Feniello, Congedo
Editore, Galatina 2009, pp.153-199.

La Rassegna dIschia n. 3/2013

43

Archivio Segreto Vaticano, Reg. Lat. 133,


f. 151 (17 gennaio 1410)
Gregorius episcopus etc. Dilecto filio primicerio ecclesiae
Isclanae salutem etc. Dignum arbitramur et congruum ut illis se reddat sedes apostolicam gratiosam quibus ad id propria virtutum merita laudabiliter suffragantur. Cum itaque
sicut accepimus una Le Lacke et altera de Lacrute nuncupatae possessiones sitae in territorio Isclano consuetae clericis
saecularibus in titulo perpetuorum beneficiorum ecclesiasticorum assignari quas quondam Loysius Zagoto presbiter
dum viveret obtinebat per ipsius Loysii obitum qui extra romanam curiam diem clausit extremum vacaverint et vacant
ad praesens non volentes dilectum filium Nicolaum Arcutii
rectorem capellae sancti Constantii Isclan apud nos de vitae
ac morum honestate aliisque probitatis et virtutum meritis
multipliciter commendatum horum intuitu favore prosequi
gratioso, discretioni tuae per apostolica scripta mandamus
quatinus si post diligentem examinationem ipsum Nicolaum
idoneum ad obtinendum huiusmodi beneficia esse reppereris
super quo tuam conscientiam oneramus, possessiones praedictas quarumque fructus redditus et proventus trium unciarum argenti secondum comunem aestimationem valorem annuum ut ipse Nicolaus asserit non accedunt sive praemisso
sive alio quovis modo aut ex alterius cuiuscumque persona
vacent etiam si tanto tempore vacaverit quod eorum collatio iuxta lateranensis statuta concilii ad sedem praedictam
legitime devoluta vel ipsae possessiones dispositioni apostolicae specialiter reservatae existant etiam si is ex tunc persona dictae possessiones ulterius vacaverint eiusdem sedis
cappellanus nuncius vel notarius seu fructuum et proventuum camerae apostolicae debitorum collectorum vel succollectorum aut apostolicarum abbreviato rum earundem vel
penitentiariae nostrae litterarum scriptorum aut eiusdem
sedis vel alicuius ex venerabilibus fratribus nostris litteris
mentio specialis. Aut quod praefatus Nicolaus ut asserit praedictam et Sanctae Mariae de Porta Isclanas cappellas quae
sine cura sunt et quarum fructus redditus et proventus sex
florenorum auri secundum praedictam aextimationem valorem annuum non excedunt noscitur obtinere, nos enim si
dictus Nicolaus ad hoc reppertus fuerit idoneus ut praefertur
ex nunc perinde irritum decernimus et inane si secus super
hiis a quoquam quavis auctoritate scienter vel ignoranter
contigerit attemptari ac si die data praesentium praefato Nicolao ad hoc repperto idoneo de dictis possessionibus cum
interpositione decreti provideri mandavissemus. Datum Gaiete sextodecimo Kalendas februarii anno quarto33.
Altre notizie sul beneficio di S. Costanzo ci vengono da
alcuni documenti del sec. XVI. Il primo risale al 1 maggio 1537 e si riferisce alla delimitazione di un terreno del
convento agostiniano di S. Maria della Scala presso li beni
redditizi al beneficio di S. Costanzo34. Lultimo documento, invece, del 1567 e ci permette di conoscere ancora
non solo lesistenza del beneficio di S. Costanzo, ma anche
lindicazione della collina con il nome del Santo, cosa che
33) Ibidem, cartella S. Sebastiano di Barano. Il documento si trova
in A.S.V. Reg. Lat. 133 f. 151.
34) A.D.I., P.C. cit. f. 157.

44 La Rassegna dIschia n. 3/2013

continua ancora oggi. Si tratta di un documento vaticano, un


rescritto della Camera Apostolica con il quale si autorizza
il capitolo della cattedrale a cedere in enfiteusi alcuni suoi
beni ubicati in Casale Barani et loco ubi dicitur lo Monte
de Santo Costanzo 35. In quellanno la cappella intitolata al
Santo esisteva ancora. Da questo momento scompare sia la
cappella che il beneficio di S. Costanzo e quale testimonianza della presenza del suo culto sulla nostra Isola resta solo il
toponimo della collina e il cognome di Costanzo, particolare
soprattutto della zona di Buonopane.
Dobbiamo ancora accennare ad altri due luoghi di culto
per completare il quadro di Testaccio, anche se questi sono
piuttosto decentrati rispetto al centro abitato, ma sono stati
fino ad anni recenti sotto la giurisdizione della parrocchia di
S. Giorgio.
Il primo la chiesa di S. Maria di Montevergine allo
Schiappone, oggi sede della parrocchia della Nativit di
Maria Santissima e santuario diocesano. Essa ci richiama
la diffusione, a partire dalla prima met del secolo XVII,
anche sulla nostra Isola del culto alla Madonna di Montevergine. Infatti nel corso di quel secolo furono ben tre le chiese
che vennero dedicate a questo titolo mariano: leremitaggio
di Forio nella zona che venne denominata appunto Montevergine, spiaggia compresa (oggi denominata S. Francesco
non so se per merito, o demerito, di qualcuno!), costruita
nella prima met del secolo a spese dellUniversit di Forio36; quella di Succhivo, fondata alla fine del secolo XVII
dai fratelli Gelsomino e Giuseppe Mattera da Aglianico37
e leremo dello Schiappone, fondato forse alla met secolo
XVII dai fratelli Ottavio, Raffaele e Luigi Rossi, che abitavano nelle loro propriet della stessa dona dello Schiappone. Essi morirono di peste nel 1656. Inseguito i loro beni
furono acquisiti dal patrizio genovese Giovan Battista Bertarelli, erede del conte Spinola. Una delle figlie del Bertarelli spos il patrizio napoletano Giovan Battista Siniscalchi
e cos pass ad essa la chiesa con leremo e i fondi dello
Schiappone 38. La chiesa fu abbellita e adornata a partire
dalla met del secolo XVIII anche ad opera degli eremiti
che vi si stabilirono; gi a met di quel secolo era diventato
un luogo di pellegrinaggio. Infatti nella relazione ad limina
del 1 dicembre 1741 del vescovo Nicola Antonio Schiaffinati, leggiamo: Capella sub titulo S. Marie Montis Virginis
sita in loco campestri de jure patronatus Familie Bertarella
mediocris structure, et decenter ornata. Nonnullosque habet
redditus. Verum ex pia fidelium devotione pluries in ea tam
diebus festivis, quam diebus feriatis fit sacrum39. In quella
del successore Felice Amato del 12 aprile 1747, leggiamo:
Adest etiam capella sub invocazione S. Marie Montis Virginis a Parochiali valde distans, posita in territorio illorum
35) A.S.V. Arm. 29-30 tomo 228 f. 23. Vedi in A.D.I. Appunti A.
Lauro cartella S. Sebastiano di Barano.
36) Storia dellisola dIschia descritta da Giuseppe dAscia, Napoli, Stabilimento Tipografico di Gabriele Argenio, 1867, pp. 394395.
37) A.D.I., Notamento degli atti beneficiali f. 96.
38) G. dAscia, op. cit. pp. 480-483.
39) Cfr. relazione ad limina del 1 dicembre 1741 del vescovo Nicola Antonio Schiaffinati in Archivio Congregazione del Concilio.

de Siniscalchi, fidelium devotione frequentata, et substenta40. Lafflusso dei pellegrini divenne sempre pi continuo,
soprattutto in occasione della festa dell8 settembre come
ampiamente ci dice il dAscia:
Grande il concorso dei popolani nella notte che precede
ed in tutto il giorno 8 settembre in cui si celebra la festivit
della Nascita di Maria.
Da comuni lontani le carovane de devoti, uomini, donne,
fanciulli, frammisti in diverse et, confusi in diverso sesso,
in allegra brigata, alle prime ore della sera del 7 partono
per lEremo, passando quasi lintera notte in viaggio. Cos
le altre carovane, de paesi pi prossimi, partono a pi avvanzate ore, in modo che prima dellalba, mentre lAurora
riposa ancora dietro i Monti Somma-Vesuviana, lEremo
popolato di venditori, di trafficanti e di devoti; sullatrio,
sulle scale, su i poggi dellEremo stesso attendono che si
apre la Chiesa per assistere a divini uffici e per pregare.
La gente pi civile, e il popolo de casali limitrofi accorrono allEremo dello Schiappone a giorno fatto, altri nel dopo
pranzo, in modo che per tutta una notte, per un giorno intero
popolata quella solitaria campagna.
una fiera animatissima di uomini, e di animali, di donne
abbigliate in diversi costumi, di gente parlante in diversi
dialetti. una festa campestre piena di brio, con cui pare
che si saluta lAutunno che si approssima; una festa reli40) A.C.C. relazione del vescovo Felice Amato del 12 aprile 1747.
41) G. dAscia, op. cit. pp. 482-83.
42) Questa Nota si conserva nellA.D.I.
43) Cfr. G.G. Cervera- A. Lustro, op. cit. 236.

giosa popolare da curiosarsi, perch una delle poche feste


campestri religiose, che richiama tanto concorso di popolo
da tutte le parti dellIsola41.
A completare il quadro dei luoghi sacri di Testaccio, anche
se esula dal periodo pi specifico che stiamo esaminando,
dobbiamo accennare alla cappella di S. Pancrazio ubicata
sulla punta omonima. La Nota di tutti i luoghi pii del
1777 si limita a segnalarne lesistenza e a sottolineare che
di patronato della famiglia Calosirto che provvede al suo
mantenimento42. Quando sia stata fondata non sappiamo
perch mancano riferimenti documentari. Non esiste ancora
al tempo del vescovo dAvalos perch non ne parla nella
sua Platea. Nel 1680 Tommaso Antonio Calosirto, fratello
maggiore di Fra Giovan Giuseppe della Croce, quale amministratore dei beni della moglie Maria Lucrezia Mellosa, e
suo cognato Giovan Tommaso Melluso possedevano in comune un territorio sterile e incolto proprio a S. Pancrazio e a
lAschito subtus ecclesiae Sancti Pancratii litus maris43.
In questo eremo si ritir Scipione Calosirto, altro fratello di
fra Giovan Giuseppe della Croce, perch le sue condizioni di
salute non gli permettevano di vivere in convento. I vescovi
nel corso dei secoli non hanno mostrato alcun interesse per
questa cappellina. Infatti n le relazioni ad limina n le visite
pastorali accennano alla sua esistenza, forse a causa della
difficile accessibilit del luogo dove essa sorge.
Ancora oggi la parrocchia dello Schiappone organizza il
giorno 11 maggio, festa di S. Pancrazio, un pellegrinaggio
per conservare vivo il culto allantico martire romano.
Agostino Di Lustro

Testaccio : Chiesa di S. Giorgio

La Rassegna dIschia n. 3/2013

45

Premiazione a Lacco Ameno il 6 luglio 2013


I vincitori della XXXIV edizione del Premio Ischia Internazionale di Giornalismo

Francesco Guerrera, Lydia Cacho Ribeiro, Lilli Gruber, Emanuela Audisio, Franca
Giansoldati, Sarah Varetto, Alessandro Di
Meo, Isabella Bufacchi, Vincenzo Mollica e
Luciano Onder sono i vincitori della 34ma edizione
del Premio Ischia Internazionale di Giornalismo, in programma questanno dal 4 al 6 luglio prossimo sullisola
verde.
46 La Rassegna dIschia n. 3/2013

Tema dellanno Dovere di informare, diritto di conoscere. Lo ha


deciso la giuria, presieduta da Paolo
Graldi, segretario generale Carlo Gambalonga.
A Sarah Varetto, direttore di SkyTg24
stato assegnato un premio speciale, in
occasione del decimo anniversario della creazione della
prima testata all news in Italia.
Francesco Guerrera, vincitore del Premio Ischia Internazionale, attualmente capo redattore del Wall Street
Journal.
A Lydia Cacho Ribeira, giornalista messicana, va il
Premio Ischia per i diritti umani. La Cacho attualmente minacciata di morte dopo la pubblicazione di varie
inchieste nelle quali denunciava un circuito di pedopornografia, coperto da politici e uomini daffari messicani e
di vari casi irrisolti di omicidi e abusi su donne.
Il riconoscimento per la sezione reportage dellanno
andato alla vaticanista de Il Messaggero Franca Giansoldati per i servizi sull'elezione al Pontificato di Papa
Francesco e al fotoreporter Alessandro Di Meo, dellagenzia Ansa, autore della foto del fulmine che colpisce il
Vaticano dopo le dimissioni di Benedetto XVI.
A Luciano Onder stato assegnato il Premio Ischia
alla carriera per la competenza e la capacit dimostrata in pi di trentanni di divulgazione scientifica, mentre
Vincenzo Mollica stato premiato per il contributo dato
al sito Tg1.it in particolar modo con le video chat ai
personaggi dello spettacolo italiano ed internazionale.
A Lilli Gruber, conduttrice della trasmissione quotidiana Otto e mezzo su La Sette va il premio Ischia per il
commento politico.
Il premio per lanalisi economica stato assegnato a
Isabella Bufacchi de Il Sole 24 ore mentre Emanuela
Audisio de La Repubblica stata premiata per il miglior racconto sportivo.
La cerimonia di consegna della XXXIV edizione del
Premio Ischia, sotto lAlto Patronato della Presidenza
della Repubblica, con i patrocinii della Presidenza del
Consiglio dei Ministri e del Ministero della Cooperazione internazionale e integrazione (Dipartimento della
Giovent), e con il sostegno della Regione Campania e
della Camera di Commercio di Napoli e con il contributo
di Coca Cola HBCItalia, dellIstituto Credito sportivo, di
Poste Vita e di Autostrade spa si terra a Lacco Ameno dal
4 al 6 luglio prossimo.
La formula del Premio, radicalmente innovata rispetto
al passato, sar preceduta dalle Giornate dellInformazione che si articoleranno in vari focus sulle pi attuali
tematiche del giornalismo internazionale e italiano. In
apertura sar inaugurata la mostra fotografica Sogno
cose mai viste, realizzata in occasione dei 50 anni dei
diritti umani, in collaborazione con la Robert Kennedy
Foundation e lagenzia Contrasto.
La Mostra fotografica sar visibile a Villa Arbusto,

Piazza Santa Restituta, Lacco Ameno: Fotografie di Phil


Stern, Robert Capa, Ren Burr, Burt Glinn, Elliott Erwit,
Philppe Halsmann, Philip Jones Griffiths, Inge Morath,
Dennis Stock, Cornell Capa, Paul Fusco, Eve Arnold
24 giugno - 7 luglio 2013
Premio Ischia Fotoreporter "La foto dell'anno"
Omaggio alla stampa periodica - Mostra dello scrittore,
fotografo, giarnalista Giuseppe Di Piazza.

Gioved 4 luglio 2013 Ore 21,00 Lezioni di giornalismo Dovere di informare, diritto di conoscere Paolo Graldi, Alessandro Barbano - Rai Educazione
Ore 21,30 La televisione: da modello culturale a cattiva
maestra? Il bullismo nelle scuole italiane: Massimo Bernardini, conduttore di Rai Talk , Franco Di Mare , conduttore di
Uno Mattina, Antonella Baccaro, editorialista de Il Corriere
della Sera - Rai Educazionev- Interagiscono gli studenti del
Liceo Classico e scientifico Giovanni Scotti e gli studenti
dellIstituto Alberghiero IPS Telese di Ischia.
Consegna borsa di studio al vincitore del concorso Robert F. Kennedy Europe High School Juornalism award e
al vincitore della borsa di studio Giuseppe Valentino e del
concorso Maria Grazia Di Donna, riservato alle scuole di
giornalismo in Italia.
Venerdi 5 luglio 2013 Ore 10,00 Le pillole di Rai Educazione Informazione, giovani e futuro nel Mezzoggiorno
: Virmar Cusenza (direttore de Il Messaggero) , Gaspare
Borsellino (direttore Italpress), Marco Demarco, (direttore
Corriere del Mezzogiorno), Francesco Delzio (autore de libro La Scossa- Ed. Rubbettino).
Ore 18,35 Sala Azzurra Hotel della Regina Isabella Lacco
Ameno: Limportanza del welfare per la crescita e lo sviluppo dellItalia - Modera Alessandro Marenzi - Al termine del
dibattito consegna premi ai Comunicatori dellanno.
Ore 19.30 Sala Azzurra, Hotel della Regina Isabella, Lacco
Ameno : Una vita per la notizia: focus sul caso Messico:
Lydia Cacho, vincitrice del Premio Ischia per i diritti umani incontra i giornalisti italiani - Modera Renato Coen.
Sabato 6 Luglio 2013 Ore 9,30 Il Premio Ischia a Uno
Mattina estate - Rai Uno
Ore 11,00 Sala degli agrumi, Hotel della Regina Isabella Lacco Ameno - Le pillole di Rai Educazione: La politica, i
poteri e la liberta di informazione: Massimo Franco (editorialista Corriere della Sera), Giovanni Maria Vian (direttore
de L Osservatore Romano), Alessandra Ravetta (condirettore Prima Comunicazione).
Ore 17,15 Sala Azzurra Hotel della Regina Isabella, Lacco
Ameno : La crisi economica vista dai giornali : Giovanni
Legnini, sottosegretario allEditoria, Luigi Contu, Direttore
Ansa, Francesco Guerrera, Premio Ischia Internazionale Modera Sarah Varetto, direttore Sky Tg 24.
Ore 21,30 Cerimonia di consegna del Premio Ischia Internazionale di Giornalismo XXXIV edizione - Conduce Paola Saluzzi - Diretta SkyTg24 Canale 504 eventi - A seguire
concerto di Edoardo Bennato in Piazza Santa Restituta, Lacco Ameno - Diretta Radio Kiss Kiss

La Rassegna dIschia n. 3/2013

47

Il regista francese Jacquot Benot


aprir il 29 giugno 2013
lXI edizione
dellIschia Film Festival
Dal 29 giugno al 6 luglio 2013 avr luogo ad Ischia lXI
edizione dellIschia Film Festival con un ricco programma di mostre, incontri e proiezioni che si svolgeranno
tra il Castello e la cinquecentesca Torre di Michelangelo
o Torre Guevara. Levento, realizzato con ladesione del
Presidente della Repubblica, sostenuto dalla Regione
Campania - La cultura come risorsa e dal MiBAC Direzione Generale Cinema, con il patrocinio del Comune dIschia.
Sar Jacquot Benot, gi aiuto regista diMarguerite Duras e
membro della giuria delFestival di Cannesnel 2005, ad aprire
il 29 giugno prossimo lundicesima edizione dellIschia Film
Jacquot Benot
Festival con la proiezione, nella suggestiva Cattedrale Barocca
del Castello Aragonese, del suo ultimo seminario tenuto dal critico cinemafilm Les adieux la reine interpre- tografico Vittorio Giacci sul Neoreatato dallattrice tedesca Diane Kruger lismo, la Nouvelle Vague, le coprodunei panni della Regina Maria Anto- zioni e i cento anni di collaborazione
nietta e, per loccasione, a ritirare lI- cinematografica italo-francese.
schia Award 2013 assegnatogli dalla
commissione del festival. Ancora un Premio alla carriera a J. Sorel
omaggio alla Francia e ai suoi autori Allattore francese Jean Sorel il preha dichiarato Michelangelo Messina. mio alla carriera 2013. Diretto da regi- Siamo orgogliosi di premiare il regi- sti prestigiosi, qualiLuis Buuel,Sidsta Benot Jacquot che proprio qui ad ney Lumet, Luchino Visconti e Carlo
Ischia ambient nel 2009 uno dei suoi Lizzani, lattore francese entra nellalfilm Villa Amalia con Isabelle Hup- bo doro dei premiati del festival.
pert. Un omaggio che vede, oltre alla Con Sorel, uno degli attori francesi
presenza di autori francesi, anche un pi noti a livello internazionale per la

sua brillante carriera, da Vaghe stelle


dellOrsa di Visconti a Bella di giorno di Buuel, si apre questanno un
omaggio alla Francia considerando
la presenza di diversi protagonisti del
mondo del cinema francese che verranno ad Ischia per il festival.
Tre mostre arricchirranno lundicesima edzione dellIFF 2013. Duedelle mostre saranno collocate al CastelloAragonese mentre la terza verr
allestitanella cinquecentesca Torre
diMichelangelodi fronte al Castello
Aragonese.

Jean Sorel

L. Visconti e J. Sorel

48 La Rassegna dIschia n. 3/2013

Sabato 29 Giugno 2013


Ore 19:00 Brindisi di apertura per lundicesima edizione del Festival, alla Terrazza del
Castello Aragonese.
Ore 20:30 Inaugurazione della Mostra Fotografica Filmography di Chr. Moloney
Ore 21.00 Proiezione di un cortometraggio in presenza dellautore alla Cattedrale
dellAssunta
Ore 21.00 Proiezione delle Opere in Concorso e delle opere delle sezioni speciali
nelle seguenti aree del Castello Aragonese
di Ischia:- Terrazza del Sole- Terrazza del
Convento
Ore 21:15 Proiezione di un lungometraggio
in prima serata al Piazzale delle Armi
Ore 21:30 Parliamo di Cinema Gli autori
delle opere in selezione incontrano il pubblico presso la Cattedrale dellAssunta
Ore 22:00 Proiezione di un lungometraggio
alla Cattedrale dellAssunta
Ore 23.00 Proiezione di un lungometraggio
in seconda serata al Piazzale delle Armi
Domenica 30 Giugno
Ore 19:30 Film Cocktail incontro riservato
agli accreditati professionali presso il Castello Aragonese
Ore 21.00 Proiezione di un cortometraggio in presenza dellautore alla Cattedrale
dellAssunta
Ore 21.00 Proiezione delle Opere in Concorso e delle opere delle sezioni speciali nelle
seguenti aree del Castello Aragonese :- Terrazza del Sole- Terrazza del Convento
Ore 21:15 Proiezione di un lungometraggio
in prima serata al Piazzale delle Armi
Ore 21:30 Parliamo di Cinema Gli autori
delle opere in selezione incontrano il pubblico presso la Cattedrale dellAssunta
Ore 22:00 Proiezione di un lungometraggio
alla Cattedrale dellAssunta
Ore 23.00 Proiezione di un lungometraggio
in seconda serata al Piazzale delle Armi
Luned 1 Luglio
Ore 19:30 Film Cocktail incontro riservato
agli accreditati professionali presso il Castello Aragonese
Ore 21.00 Proiezione di un cortometraggio in presenza dellautore alla Cattedrale
dellAssunta
Ore 21.00 Proiezione delle Opere in Concorso e delle opere delle sezioni speciali
nelle seguenti aree del Castello Aragonese
di Ischia:- Terrazza del Sole- Terrazza del
Convento
Ore 21:15 Proiezione di un lungometraggio
in prima serata al Piazzale delle Armi
Ore 21:30 Parliamo di Cinema Gli autori
delle opere in selezione incontrano il pubblico presso la Cattedrale dellAssunta
Ore 22:00 Proiezione di un lungometraggio
alla Cattedrale dellAssunta
Ore 23.00 Proiezione di un lungometraggio
in seconda serata al Piazzale delle Armi

Marted 2 Luglio
Ore 10:00 Apertura della BILC Borsa Internazionale delle Location e del Cineturismo.
Di seguito XI Convegno Nazionale sul Cineturismo
Ore 15:00 XI Convegno Nazionale sul Cineturismo rper gli accreditati professionali
Ore 19:30 Film Cocktail incontro riservato
agli accreditati professionali presso il Castello Aragonese
Ore 21.00 Proiezione di un cortometraggio in presenza dellautore alla Cattedrale
dellAssunta
Ore 21.00 Proiezione delle Opere in Concorso e delle opere delle sezioni speciali
nelle seguenti aree del Castello Aragonese
di Ischia:- Terrazza del Sole- Terrazza del
Convento
Ore 21:15 Proiezione di un lungometraggio
in prima serata al Piazzale delle Armi
Ore 21:30 Parliamo di Cinema Gli autori
delle opere in selezione incontrano il pubblico presso la Cattedrale dellAssunta
Ore 22:00 Proiezione di un lungometraggio
alla Cattedrale dellAssunta
Ore 23.00 Proiezione di un lungometraggio
in seconda serata al Piazzale delle Armi
Mercoled 3 Luglio
Ore 10:00 Seconda giornata di lavori dellXI
Convegno Nazionale sul Cineturismo riservato agli accreditati professionali.
Ore 15:00 Workshop riservato agli accreditati professionali.
Ore 19:30 Film Cocktail incontro riservato
agli accreditati professionali presso il Castello Aragonese
Ore 21.00 Proiezione di un cortometraggio in presenza dellautore alla Cattedrale
dellAssunta
Ore 21.00 Proiezione delle Opere in Concorso e delle opere delle sezioni speciali nelle
seguenti aree del Castello Aragonese :- Terrazza del Sole- Terrazza del Convento
Ore 21:15 Proiezione di un lungometraggio
in prima serata al Piazzale delle Armi
Ore 21:30 Parliamo di Cinema Gli autori
delle opere in selezione incontrano il pubblico presso la Cattedrale dellAssunta
Ore 22:00 Proiezione di un lungometraggio
alla Cattedrale dellAssunta
Ore 23.00 Proiezione di un lungometraggio
in seconda serata al Piazzale delle Armi
Gioved 4 Luglio
Ore 19:30 Film Cocktail incontro riservato
agli accreditati professionali presso il Castello Aragonese
Ore 21.00 Proiezione di un cortometraggio in presenza dellautore alla Cattedrale
dellAssunta
Ore 21.00 Proiezione delle Opere in Concorso e delle opere delle sezioni speciali
nelle seguenti aree del Castello Aragonese
di Ischia:- Terrazza del Sole- Terrazza del
Convento

Ore 21:15 Proiezione di un lungometraggio


in prima serata al Piazzale delle Armi
Ore 21:30 Parliamo di Cinema Gli autori
delle opere in selezione incontrano il pubblico presso la Cattedrale dellAssunta
Ore 22:00 Proiezione di un lungometraggio
alla Cattedrale dellAssunta
Ore 23.00 Proiezione di un lungometraggio
in seconda serata al Piazzale delle Armi
Venerd 5 Luglio
Ore 19:30 Film Cocktail incontro riservato
agli accreditati professionali presso il Castello Aragonese
Ore 21.00 Proiezione di un cortometraggio in presenza dellautore alla Cattedrale
dellAssunta
Ore 21.00 Proiezione delle Opere in Concorso e delle opere delle sezioni speciali
nelle seguenti aree del Castello Aragonese
di Ischia:- Terrazza del Sole- Terrazza del
Convento
Ore 21:15 Proiezione di un lungometraggio
in prima serata al Piazzale delle Armi
Ore 21:30 Parliamo di Cinema Gli autori
delle opere in selezione incontrano il pubblico presso la Cattedrale dellAssunta
Ore 22:00 Proiezione di un lungometraggio
alla Cattedrale dellAssunta
Ore 23.00 Proiezione di un lungometraggio
in seconda serata al Piazzale delle Armi
Sabato 6 Luglio
Chiusura dellXI edizione dellIschia
Film Festival presso la Cattedrale
dellAssunta del Castello Aragonese.
Serata di Gala per la premiazione delle opere in concorso allXI edizione
del premio internazionale IFF.
Nel corso della serata concerto degli
Artisti Cilentani con la partecipazione
della solista Alina Di Polito.
A seguire cena di Gala con gli ospiti
del festival al Grand Hotel Delfini
nella baia di cartaromana.

Dalle ore 21.30 al Piazzale delle Armi saranno proiettati i corti e


documentari vincitori del concorso. Lingresso gratuito per tutti gli
accreditati del festival fino ad esaurimento posti disponibili. N.B. laccesso al Piazzale delle Armi potr
avvenire esclusivamente attraverso il
percorso pedonale

Gli incontri Parliamo di cinema sono condotti dai giornalisti Maria Stella Taccone e
Boris Sollazzo.
*Questo programma potrebbe essere soggetto ad integrazioni o piccoli cambiamenti. Le
eventuali modifiche, i nominativi degli ospiti, gli artisti premiati e le opere in concorso
saranno comunicati attraverso lufficio stampa del Festival.

La Rassegna dIschia n. 3/2013

49

Cinema: Cleopatra e Plein Soleil


restaurati per il Festival di Cannes 2013
I film Cleopatra e Plein Soleil, che sono legati per molti aspetti anche allisola dIschia, sono stati
presentati in una nuova versione al Festival di Cannes
2013.
Il restauro del secondo (regia di Ren Clement; attori: Alain Delon, Maurice Ronet, Marie Laforet, Ave
Ninchi; soggetto tratto dal romando The talented
Mr. Riples), noto anche col titolo di Delitto in pieno sole, stato effettuato nel laboratorio Immagine
Ritrovata di Bologna in Italia, con il ripristino di immagini e suoni, per dare tutta lautenticit ad unopera
realizzata nel 1960. Plein Soleil sara visionato nelle
sale dei cinema in Francia, nella versione restaurata,
allinizio dellestate 2013.

In occasione del cinquantesimo anniversario di Cleopatra, Twentieth Century Fox Home Entertainment
ha meticolosamente restaurato i 243 minuti della versione cinematografica originale del film. La nuova
versione stata proiettata il 21 Maggio in anteprima
mondiale allinterno della selezione Cannes Classics
durante ledizione 2013 del Festival.
In un esclusivo ricevimento, che ha fatto seguito alla
premire, Bulgari ha mostrato alcuni dei gioielli pi
preziosi della collezione personale di Elizabeth Taylor:
pezzi esclusivi non in vendita e riacquistati a prezzi
da record durante la famosa asta di Christies dopo la
morte della diva nel 2011. La mostra includeva anche
uno specchio di Bulgari in oro e turchese, un regalo
ricevuto da Liz Taylor durante le riprese di Cleopatra
e che possibile vedere nel film, cos come i costumi
originali, in prestito dagli Studi di Cinecitt di Roma.

Villa Arbusto (Villa Ginger) - Lacco


Ameno dall'1 al 15 giugno 2013
Rassegna pittorica

Inge Kress Di Scala


Antonio Macr
Raffaele Di Maio
Inoltre Ricordo di un grande scultore/pittore: Giovanni Di Costanzo (a cura di Michele D'Arco) - Lettura di stralci di poeti
- Spettacolo musicale - Piccoli Musici in
concerto diretti dal maestro Francesco Di
Scala - Presentazione del libro "Cogito et
cano" di Palma Impagliazzo.
Scuola Visconti di Cinema 2013 - La scuola di storia e cultura cinematografica del Circolo Sadoul compie 20
anni. Ledizione 2013 si svolger ad Ischia, Biblioteca Antoniana, dal 24 al 28 giugno 2013. Il Prof. Denis Brotto
dellUniversit di Padova terr cinque lezioni sul regista Aleksandr Sokurov:
24. 6 : Di storia e di potere: Moloch, Taurus e il Sole
25. 6 : La parola e limmagine: dalla voce solitaria delluomo al Faust
26. 6 : La Pinacoteca della natura: madre e figlio e Hubert Robert
27. 6 : Larte e il tempo: Arca Russa
28. 6 : Le elegie tra componimento poetico e ricordo
altre notizie sul sito www.sadoul.altervista.org
50 La Rassegna dIschia n. 3/2013

Valeriana con fiori bianchi

Un Centranthus variante albus, ovvero la Valeriana con fiori di un bellissimo bianco candido, stato fotografato dallagronomo Francesco Mattera sul tetto della Biblioteca Antoniana dIschia: Una vera rarit, che
ha scelto di manifestarsi e di eleggere a propria casail tempio della cultura ischitana. La famiglia quella delle
Valerianacee. I contadini un tempo la usavano come foraggio per conigli, capre, buoi, etc..
Giovanni Gussone nella sua Enumeratio plantarum vascularium in Insula Inarime sponte provenientium vel
oeconomico usu passim cultarum (1855) presenta il Centranto rosso (C. ruber), di cui cita anche una variante
con fiori bianchi (var. b albiflorus) e ne riporta, in generale, come luoghi natali i muri e le rupi dalla sommit
del monte Epomeo al lido, ma var. b . pi rara; monte S. Nicola, cava di Buceto, muri a secco di Chiajano presso
laquedotto, Castiglione, Casamicciola al Rostinale, Lacco superiore : var. bb (a foglie lanceolate) Casamicciola
alla discesa dal Rostinale, monte S. Nicola presso alla Chiesa; var. c (a foglie terne verticillate, ovato-lanceolate)
rarissima; muri a secco di Chiajano presso allacquedotto.
Volgo Cannocchiara .
Radici tra le fessure profonde dei muri: foglie radicali e cauline medie integerrime, picciolate, o attenuate nel picciolo, ovato-lanceolate; superiori sessili, quasi connate, alla base irregolarmente dentato-crenate, maggiormente
acuminate: brattee dalla base ovata lanceolate, acute, eguali allovario: fiori in a ., e in c . rubenti: calcare poco
pi corto del tubo corollino, ma quasi del doppio pi lungo dellovario: pappo biancastro.
Viene citata anche il Centranto calcitrapus = Valeriana calcitrapa o calcatreppola, presente ai muri, in luoghi sassosi o arenosi erbosi, anche vicini al mare. - Glaberrimo, tenero, rigogliosamente virente; foglie superiori
pinnatifide; fiori terminali, corimbosi, rosei, piccoli. Varia per il fusto appena palmare e semplicissimo, di 2 piedi
e brachiato-raoso, ma sempre eretto.
Il Gussone annovera inoltre la Valeriana officinale (V. officinalis) con le seguenti caratteristiche: glabra, alta:
cauli solcati: foglie impari-pinnate: fiori terminali corimbosi, bianchi. Luogo natale: selve alte o basse esposte
a settentrione; selve di Catreca, delle Falanghe, del Fasano, del cavone del Vataliere, di Campagnano, dove piuttosto rara. Fiorisce in aprile, maggio. Annua.

Dalla Platea Polverino (vedi pagine interne)