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EDITORIALE
di Attilio Borda Bossana

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IL PARCO DON BLASCO A SAN RAINERI
di Elena La Spada

14

TRECENTESIMO ANNIVERSARIO DELLA


LACRIMAZIONE DEL BAMBINELLO GES
di Giacomo Sorrenti

18

LE FIRME DEI SOLDATI


I GRAFFITI SULLE MURA DEI FORTI UMBERTINI
di Vincenzo Caruso

ANNO XXI - N.1


GENNAIO/FEBBRAIO 2012
Pubblicazione bimestrale
Registr. presso il Tribunale di
Messina N.3 del 5 Feb. 1992
direttore responsabile
Attilio Borda Bossana
direzione e redazione
Uff. Stampa Comune Messina
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fax 090663347
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consulenza redazionale
ing. arch. Giovanni Maimone
collaborazione redazionale
Sergio Colosi
progetto grafico, impaginazione
Piero Sacc
piersac@email.it

22

LETTERE AI MESSINESI DI
GARIBALDI E DI MAZZINI
TESTIMONIANZE DEL RISORGIMENTO
A MESSINA
di Giulio Santoro

28

SALICE. STORIA, ARTE E


TRADIZIONI
di Autori vari

42

LE SCALINATE DELLARTE
CIRCUITO INCUBATORE DI ARTE
CONTEMPORANEA
di Daniela De Domenico

stampa
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realizzazione
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CITT&TERRITORIO

Architettura della
modernit e sostanza
di cose sperate
di Attilio BORDA BOSSANA

n un momento di crisi globale in cui alleconomia sembra essere affidata la funzione dinnesco della recessione che, come epidemia, sta diffondendosi, tra paesi
dallo sviluppo apparentemente conquistato e tra quelli
che ne sono ancora in cerca, fa riflettere la riunione tenutasi alla fine di febbraio di questanno, al n 10 di Dowing
Street. Fa pensare che nella residenza londinese del Primo
ministro inglese, si sia svolto un confronto sul tema delle
strategie urbane e non sia stato lo spread al centro dellattenzione. La consapevolezza per il tema adottato
viene dalla scelta che da unelaborazione strategica del
territorio, pu venire sviluppo; uno sviluppo urbano condiviso e stimolato dai sui cittadini e che pi recentemente, linserto culturale del Sole 24 ore, titolando un proprio
approfondimento al riguardo, ha reso sapientemente pi
intuitivo, con lespressione: ascolta il tuo cuore, citt.
Una progettualit che quindi deve essere interprete
delle esigenze degli abitanti e che trova eco nella scelta
del direttore della tredicesima Biennale, ancora un inglese (sic!), David Chipperfield, che ha lanciato una mostra
internazionale in cui larchitettura ripensa a se stessa e
al proprio ruolo.
Niente pi progettualit con enfasi ma concretezza,
dando spazio alla citt. Ed quando poi lultimo rapporto sulla situazione sociale dellItalia, elaborato dal Censis, ha messo in luce in maniera generale indicando poi
nel dettaglio, le difficolt che sincontrano nel disegno
urbano e nella crisi dello spazio pubblico. Il Censis alla
fine del 2011 suggerisce che dalla retorica si passi ai fatti:
trasformando le citt esistenti. La quota di edifici con pi
di quaranta anni, soglia temporale oltre la quale si rendono indispensabili interventi di manutenzione consistenti,
sta crescendo progressivamente.
Oggi il 55 per cento delle famiglie occupa un alloggio
realizzato prima del 1971 e poco meno del 4 per cento,
risiede in unabitazione costruita nel periodo della ricostruzione e del primo boom edilizio (1946-1971). un
patrimonio (circa dieci milioni di alloggi) che non rispetta
le qualit tecnologiche oggi richieste a un immobile (fino
alla met degli anni 70 in Italia non stata varata nessuna norma sul risparmio energetico) e che, in ragione
della sua avanzata obsolescenza, rischia di perdere parte
del suo valore. La crisi dello spazio pubblico accentua il
malessere urbano che trova ragione nel senso dinsicurezza e nella difficile gestione del quotidiano. E si contrappone un nuovo interesse per gli spazi collettivi, con
la piazza che forse pretenderebbe di tornare alla proget-

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tualit della ville radieuse-sviluppata nel capolavoro teorico la citt di domani, dove sar ristabilito il rapporto
uomo-natura!, che venne pubblicato nel 1935 da Le Corbousier.
Con loriginalit dello spazio aperto, senza aiuole, recinti o muretti da falsa felicit protetta, quello pubblico ritrova le sue radici recuperando alcuni aspetti della tradizionale vita comunitaria, evitando che la patologia incurabile della mobilit urbana, comprometta la sostenibilit delle
citt italiane, quelle grandi ma in parte anche quelle medie,
cos gravemente malate di traffico.
Probabilmente per vincere la crisi economica e superare il malessere citt, la strategia ipotizzata da alcuni di
realizzare nuove infrastrutture per non abbassare la qualit della vita forse convincente ed anche avvalorata
dalla recente indagine del Censis sullItalia al 2020, da
cui emerge una diffusa consapevolezza delle conseguenze
che la mancanza di reti, come nei trasporti, potr provocare in futuro.
indispensabile quindi riavviare un ciclo di modernizzazione del territorio con infrastrutture e servizi. Occorre
modificare le procedure progettuali, com emerso del
resto dalla ricerca Tornare a desiderare le infrastrutture.
Trasformazione del territorio e consenso sociale, realizzata dal Censis nellambito delliniziativa annuale Un giorno per Martinoli. Guardando al futuro. Indicazione che
secondo gli analisti servirebbe a eliminare incertezze e
conflitti; sviluppando una democrazia di prossimit, capace di coinvolgere le comunit interessate fin dalle prime
fasi progettuali. In affiancamento al progetto preliminare
dellopera, la scelta indicata consultare il territorio in
modo da arrivare a un progetto definitivo di cui i cittadini
siano informati e che accolga il pi possibile le esigenze
legittime degli interessati. Con il progetto esecutivo poi
chiusa la fase di coinvolgimento attivo e, attraverso un
Comitato di pilotaggio rappresentativo, il territorio potr
ricevere le informazioni e seguire lo stato di avanzamento
dei lavori. Solo con trasparenza, seriet e primato degli
interessi volti al bene collettivo, lItalia detto nel rapporto- potr sbloccarsi e tornare a creare lavoro, benessere e qualit della vita. Questa la ricetta!
Forse la pi praticabile per rendere anche pi condivisibile la pianificazione urbana reinterpretando cos le parole del critico del razionalismo Edoardo Persico che sempre nel 1935- sei anni dopo la crisi del 29, identificava
larchitettura della modernit come sostanza di cose sperate.

di Elena LA SPADA
l Parco Don Blasco nella
penisola San Raineri,
occupa larea cerniera tra
la citt e la lingua di terra
che delimita il porto, per
decenni sede del campo Rom,
recentemente trasferito in altra
zona.
Il progetto comprende, per
una completa riqualificazione
e fruizione di questa porzione
di territorio sul mare, larea
esterna al perimetro del vecchio campo Rom che si pro-

Il Parco Don Blasco a San


Raineri. Progettisti: Elena La
Spada e Olga Cannizzaro
lunga in leggera pendenza
verso il Bastione don Blasco
raggiungendo la spiaggia.
Complessivamente larea di
intervento misura circa mq
5.720, e comprende: parco,
parcheggio, ampliamento del
punto vendita carburanti, limitrofo allex campo Rom, e scar-

CITT&TERRITORIO

Il Parco Don Blasco


a San Raineri

pata di consolidamento del versante sul mare. Questultima


rinaturalizza una parte in forte
erosione, ricostituisce la continuit morfologica della costa
e consente laccesso allarenile. Il progetto, commissionato dalla Elios Petroli di Messina, unimportante occasione
di iniziativa privata per la riqualificazione di unarea di grande valenza ambientale che
verr restituita alla citt e alla
fruizione pubblica, mentre
meno di un quinto della stessa sar destinata allampliamento del distributore di cui la
Elios proprietaria. A fronte di
un nuovo servizio di vendita
Gpl, in area centrale ma fuori
dal centro abitato (altri distributori GPL sono localizzati a
Tremestieri e a Granatari), in
sinergia con Autorit Portuale, Demanio Marittimo, Comune, Sovrintendenza, la Elios
Petroli realizza un parco pubblico che costituisce il primo
anello di un pi complesso
parco costiero che, cos come
previsto dagli strumenti urbanistici vigenti e dal Piano Rego-

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latore del Porto si svilupper


verso sud nelle aree di Maregrosso e verso nord in continuit con la fascia antistante
le mura, fino alla Cittadella e
oltre. Certamente unoccasione importante di recupero dellaffaccio a mare e del panorama dello Stretto al centro
della citt, di rimodellamento
e recupero alla fruibilit pubblica di un tratto di costa caratterizzata ancora dalle discari-

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che di inerti, e dalla inaccessibilit, di riappropriazione di


una porzione non grande ma
significativa della penisola di
San Raineri e dellaffaccio verso
straordinarie testimonianze del
passato, quali le mura cinquecentesche e il Bastione don
Blasco, le strutture della Cittadella, la Lanterna del Montorsoli.
Preclusa per lunghi anni allaccesso e alla fruizione pubbli-

Larea oggetto dellintervento


(in rosso) e la penisola San
Raineri.
ca per la destinazione impropria che ne svolgeva, accomunata cos al destino di degrado, emarginazione e abbandono che ha caratterizzato lintera zona falcata dopo il terremoto, con il recente sgombero del campo Rom, parte di un

CITT&TERRITORIO
Render del parco in rapporto al
contesto. In evidenza il percorso delle mura con le palme, il
belvedere, il punto ristoro, larea giochi, la scarpata e i due
accessi alla spiaggia.
pi complesso programma di
riqualificazione e recupero della
Falce, oggi larea costituisce il
primo momento di affaccio sullo
Stretto per chi proviene dalla-

rea urbana, come terrazza


naturale sospesa su questo
straordinario braccio di mare
di cui abbraccia lintero panorama verso sud fino a capo
dArmi, e verso nord fino allo
sperone della Lanterna del
Montorsoli e la frontistante
costa calabra. A fronte di una
posizione panoramica di
grandissimo valore e suggestione, larea presenta anche
dal punto di vista storico e

monumentale notevole interesse per la sua localizzazione, nellarea falcata, e in rapporto, nella direzione nord, con
quanto rimane delle mura cinquecentesche della citt (il tratto che chiudeva sul mare il
piano di Terranova e lantica
Piazza dArmi), delle quali sono
visibili lato mare i resti limitrofi allarea di servizio, occupate allinterno da capannoni industriali, e verso sud la parte emer-

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gente sul mare del Bastione


don Blasco in direzione del
cavalcavia. Un monumento
questultimo non del tutto cancellato n dal terremoto n dagli
interventi infrastrutturali postterremoto (ferrovia e cavalcavia), poich permangono i resti
cuspidati del bastione ancora
leggibile nelle mura che si trovano al di sotto del cavalcavia,
lungo il Portalegni e nella parte
che prospetta sui binari della
stazione centrale e nel perimetro dellattuale parcheggio
posto alla fine del cavalcavia,
che ne assume quasi per intero il perimetro. Una porzione
delle fortificazioni cinquecentesche della citt, nascoste e/o
alterate da superfetazioni come
altri significativi porzioni esistenti nel tessuto urbano. Inoltre come possibile rilevare
dalla sovrapposizione di mappe
dalla met dellottocento al rilievo IGM del 1909, e il confronto con la pi recente mappa
aereofotogrammetrica, lattuale
avanzamento della linea di
costa (in tutte le rappresentazioni pre-terremoto le mura
appaiono sulla riva e parallelamente alla stessa) si sia
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verificato dopo il terremoto,


cos come allevento sismico
va attribuito il crollo del tratto
di mura oggi mancante di connessione al Bastione Don Blasco, un crollo dovuto forse
allabbassamento della Falce
di cui parlano le cronache del
tempo.
Significativo anche il rapporto con la seicentesca Cittadella, i cui resti imponenti
sono visibili dallarea di intervento cos come la Lanterna
montorsoliana. Altrettanto
importante il rapporto dellarea con la citt: posta quasi
specularmene di fronte allattuale Piazza Stazione, a conclusione di un virtuale prolungamento della via 1 Settembre, separata dallarea urbana
dai 200 metri del cavalcavia,
e dal solco dei fasci ferroviari,
offre verso occidente la vista
degli edifici lineari della stazione Centrale e la retrostante area urbana, la visuale sulle
polarit localizzate in siti elevati come Cristo Re, Montalto, Forte Gonzaga e la cornice dei monti Peloritani, mentre dal lato opposto, la vista
prosegue verso Maregrosso

da una parte e i resti della cittadella dallaltra.


Fino alla realizzazione, nel
1675 - 78, della Real Cittadella sul braccio di San Raineri,
larea posta tra il Palazzo Reale
che chiudeva la Palazzata
(identificabile nellattuale Piazza Reale o della Dogana) la
cinta muraria medievale e il
mare, denominato piano di Terranova, costituiva lampliamento cinquecentesco della
citt verso est oltre lantica cinta
(normanna), protetto verso il
mare da nuove mura che si
concludevano a nord e a sud
con i due bastioni San Giorgio
e Don Blasco. Stampe settecentesche ne raffigurano il tessuto compatto e regolare e i
bastioni di protezione (vedi
mappe da A. Gigante). Con la
costruzione della Cittadella,
viene demolito il bastione San
Giorgio per la realizzazione del
fossato che separa la Falce
dalla citt, mentre rimangono
le mura che adesso si attestano sul lato esterno del fossato, e il bastione Don Blasco.
La presenza della fortezza
influisce negativamente sul tessuto urbano e sulla vita del

CITT&TERRITORIO
Il parco, il parcheggio,
la scarpata e larenile.
Nella pagina di sinistra,
larea occupata dallampliamento del distributore.
quartiere di Terranova, che
assume sempre pi carattere
militare (Piazza dArmi) documentato nella iconografia della
citt dalla continua demolizione degli edifici, fino ai crolli
determinati dal terremoto del
1783 e allulteriore sgombero
ordinato durante e dopo i moti
del 1848(1). Nelle mappe di inizio 800 infatti, larea appare
quasi priva di edifici, sono presenti tracciati viari di collegamento con larea centrale urbana, le mura e il bastione Don
Blasco integri. Il rilievo IGM del
1909 registra il crollo del tratto delle mura tra il bastione don
Blasco, anchesso parzialmente crollato, e la porzione
terminale delle mura verso la

Cittadella. Nella medesima


mappa la linea di costa che si
sfrangia in corrispondenza del
crollo delle mura, appare
addossata alle mura e rettilinea per tutto il tratto sino allavanzamento corrispondente al
rivellino S. Teresa della Cittadella.
Occupata dalle baracche per
lemergenza del dopo terremoto, come tutte le aree libere e slarghi della citt, larea
verr successivamente ricolmata con macerie del terremoto prima e discarica di inerti dopo, con il conseguente
innalzamento della quota sul
livello del mare rispetto alle
aree contigue. Con la realizzazione del Cavalcavia e il
collegamento con la via san
Raineri, vengono in gran parte
utilizzate le mura del Bastione
don Blasco come fondazione
del Cavalcavia medesimo,
rimangono infatti al di sotto il
tratto di collegamento tra le

mura e lelemento circolare,


che emerge sullarenile e il tratto lungo il Portalegni, come
anche possibile rilevare nellattuale rilievo aereofotogrammetrico.
La destinazione industriale
della falce dopo il terremoto, i
successivi ampliamenti dellarea ferroviaria e del traghettamento, la distanza funzionale dallarea urbana, determinano lormai ben noto degrado dellintera area e la sua
esclusione alla fruizione pubblica che lhanno resa di fatto
territorio sconosciuto, pericoloso e privo di valore.
Oggi questo tratto di Falce,
sospesa sullarenile a circa 6,50
metri, che avanza sul mare
rispetto alla linea delle mura di
circa 60 metri, totalmente pianeggiante, si presenta come
area nuda con ancora forti elementi di degrado per uno sgombero non ultimato che ha lasciato sul luogo tracce del vecchio
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CITT&TERRITORIO

campo e materiali di discarica


specie sul sottostante arenile.
Rispetto al limitrofo impianto
di distribuzione di carburanti
larea si trova elevata di circa
1,40 metri(2).
Il progetto del parco:
il giardino come racconto
Obiettivo generale dellintervento la rigenerazione
ambientale e paesaggistica del
sito con particolare riferimento alle condizioni di criticit e
alla salvaguardia, valorizzazione e recupero degli elementi
storico-monumentali presenti.
Il progetto tiene conto del contesto paesaggistico di riferimento (la Falce, il porto, lo
Stretto, la citt) delle sue dinamiche e della storia del luogo
inteso nella sua autonoma e
differenziale individualit, pur
considerandolo non come
intervento concluso ma parte
di un tutto, il parco dellintera
area falcata con il suo importante valore storico-monumentale, paesaggistico e
ambientale.
Il luogo, le condizioni e le specificit dellarea hanno deter-

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minato le scelte fondamentali


del progetto: la Falce e il rapporto con le preesistenze storico-monumentali; il panorama
dello Stretto e la quota di imposta dellarea che la rende di fatto
un belvedere; il collegamento
con larenile che ne fa un interessante punto di contatto con
il mare in pieno centro urbano;
il rapporto e la prossimit con
larea urbana; i miti dello Stretto; lerosione e la discontinuit
di questo tratto di costa con la
restante morfologia.
Dalle analisi e dalla lettura
storica dellarea, il progetto individua i seguenti livelli tematici
di intervento: le mura cinquecentesche e il Bastione Don
Blasco come elementi di riconoscibilit e riferimento territoriale il rimodellamento del
margine costiero;
- la qualit ecologica del sito
attraverso la rivitalizzazione
delle aree demaniali e dellarenile;
- la ridefinizione funzionale
e morfologica dello spazio aperto che si qualifica come vuoto;
- lindice di copertura vege-

tale anche nelle aree demaniali soggette a processi di erosione superficiale.


Vi corrispondono due livelli di
intervento: la rigenerazione
ambientale con la ridefinizione morfologica e strutturale
della linea di costa attraverso
la realizzazione di una scarpata e la rivitalizzazione
ambientale delle aree demaniali; la rigenerazione urbana
attraverso la ridefinizione degli
spazi e delle infrastrutture
sociali (valorizzazione delle
mura e del Bastione, il grande
belvedere sul mare, la piazza
tematica, il parco giochi, i luoghi della sosta, i pergolati, il
ristoro, larea destinata a parcheggio).
La vicinanza con larea urbana centrale e la facile accessibilit pedonale e carrabile,
suggeriscono la realizzazione
Il parco e i riferimenti
territoriali.
Pagina a lato,
particolari del parco e foto di
raffronto con lo stato di fatto.

racconto, (racconto dello Stretto e dei suoi miti, racconto di


eventi legati alla penisola San
Raineri, racconto della citt)
diviso in due parti dalla linea
che ripercorrendo idealmente
il tracciato delle vecchie mura,
si allinea al tratto esistente nella
direzione nord, fuori dallarea
di intervento, ricostituendo la
continuit con queste, con un
percorso in pietrame che, allinterno del parco, fa da confine
tra un dentro le mura e fuori
le mura, assumendo la prima
un carattere pi urbano (sono
localizzati infatti la piazza di
ingresso, parcheggi auto e biciclette, collegamento pedonale con area di servizio) e la
seconda il carattere di parco,
un giardino attrezzato, parco
giochi e belvedere. Il percorso delle mura, di larghezza
2,50mt, accessibile ai diversamente abili sia dal giardino,
sia dal parcheggio, attraversa
longitudinalmente lintero parco
per una lunghezza di circa 80

metri, scandito dal lato interno da palme washingtonie e


orlato allesterno da una aiola
continua ricoperta di ciottoli,
che riprende il movimento delle
onde che nel passato si infrangevano contro le mura. Il percorso, la cui linea retta risulta
interrotta dalla strada San
Raineri, piegando leggermente, prosegue in leggero declivio per circa 40 metri fino a raggiungere larenile di fronte ai
resti visibili del forte Don Blasco. Qui la spiaggia, pi riparata dalle correnti ha una profondit media di 30 metri e pu
essere attrezzata per la balneazione, e altre attivit legate al mare.
La piazza semicircolare di
accesso (mq. 96,77) posizionata in asse con il vecchio
ingresso al campo Rom, alla
stessa quota del terreno,
(6,00 mt) ed intesa come un
ribaltamento della piazza della
Stazione. Accessibile anche
dal piazzale del distributore

CITT&TERRITORIO

di uno spazio multifunzionale,


un giardino per tutti, per una
utenza diversificata e che possa
avere grande fruizione nellarco dellintera giornata fino alle
ore serali per ammirare lo spettacolo e le luci dello Stretto. A
tal fine concorrono le aree
attrezzate per il gioco, laccessibilit allarenile per la fruizione del mare, il belvedere
attrezzato, il punto di ristoro, il
giardino sul mare, la piazza
tematica, la variet delle essenze vegetali.
Elementi guida del disegno
del parco sono: i resti delle
mura cinquecentesche e il
Bastione Don Blasco esterni
allarea di intervento da riconnettere nel loro tracciato di limite; la maglia urbana storica
con lallineamento di via I Settembre; la trama regolare
ortogonale della citt post-terremoto; il segno forte dei resti
della Cittadella; il panorama
dello Stretto.
Il parco inteso anche come

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CITT&TERRITORIO

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attraverso una scala, assume


inoltre il ruolo di orientamento
delle varie parti del parco, poich da essa si dipartono tre
percorsi direzionati verso lo
Stretto ma indicanti tre diverse direzioni paesaggistiche: la
cittadella, la lanterna del Montorsoli, il panorama verso punta
Faro e Scilla; la direzione perpendicolare allingresso, verso
lo Stretto e la frontistante costa
calabra, che si prolunga con
una scala fino a raggiungere
larenile e il mare; e la terza
direzione, che riprende lorientamento della via 1 Settembre tracciandone un ideale prolungamento verso il mare,
come auspicato nel passato(3)
si proietta verso Capo dArmi
e lingresso sud dello Stretto e
d accesso allarea attrezzata per il gioco, la sosta e il ristoro. I tre percorsi che attraver-

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sano il parco, alberati e ornati da cespugli, si immettono


nel vasto belvedere che orla
lintera area di progetto e che
si sviluppa da nord verso sud
con un andamento fluido in
parte parallelo alla linea di
costa, seguendo landamento
della linea della scarpata di
consolidamento del versante
sul mare(4). Il belvedere vero e
proprio attrezzato per la sosta
con grandi sedili lineari che
disegnandone il contorno, lo
separano dal giardino la cui
superficie trattata quasi completamente a prato con piantumazione di essenze cespugliate e arboree. Un percorso
fluido, a forma di onda, collega, attraversando in senso longitudinale lintero parco, la zona
attrezzata per il ristoro e larea
giochi con la piazza tematica
di forma circolare che rappre-

senta nella pavimentazione il


fenomeno dei gorghi cos frequenti nel mare dello Stretto.
I dati dimensionali e i parametri urbanistici
Larea di propriet del Demanio Marittimo, Amministrazione Autorit Portuale di Messina, limitrofa ad un impianto di
distribuzione carburanti della
Ditta, complessivamente di
circa 5.720 mq, posta allinizio della via San Raineri dalla
quale ha accesso, alla fine del
cavalcavia che, superando i
fasci ferroviari della stazione
di Messina, unisce la Falce alla
citt. La parte occupata dal
campo Rom, confinante a nord
con il punto vendita carburanti della Elios Petroli, ha forma
quadrangolare di circa 3.300
mq. con lati di 60 metri sul
fronte strada, 50 metri nella
direzione perpendicolare, si

nella parte dentro le mura


inteso come uno spazio
verde. Posto al limite con la
strada San Raineri dalla quale
si accede alla quota di mt 6
circa occupa larea trapezoidale in lieve pendenza tra il
percorso delle mura e il muro
di sostegno della strada stessa.
Un percorso pedonale collega il parcheggio al percorso
delle mura che raggiunge
larenile che diviene cos accessibile a tutti. Il parcheggio
definito verso il mare dalle
palme che misurano lintero
percorso delle mura, mentre
verso la strada San Raineri,
cespugli di oleandri, acacie e
essenze rampicanti mitigano
limpatto con il muro di sostegno della via San Raineri.
Il verde e i materiali
Il parco risulta suddiviso in

tre parti: la parte internaal percorso delle mura, tra questo e


la piazza dingresso, costituisce una prima fascia di verde,
attraversata dai tre percorsi
alberati verso laffaccio al mare
e con essenze arboree, fa da
filtro tra la strada San Raineri, il parcheggio, il distributore
e la zona giochi e belvedere;
destinata al passeggio, alla
sosta, alla scoperta delle piante mediterranee. La parte
esterna costituita da una
fascia centrale totalmente trattata a verde, (mq. 777,42) attraversata ancora dai tre percorsi, contiene la piazza tematica ed attrezzata per il gioco
e la sosta, mentre il Belvedere ( 690 mq), che occupa la

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presenta pianeggiante alla


quota di 6,00-6,50 metri sul
livello del mare effetto del ricolmamento post-terremoto, ma
anche di accumulo di materiali
di discarica che ne hanno avanzato la linea di costa rispetto
alla situazione precedente il
sisma(5).
La rimanente area oggetto
dellintervento, necessaria per
avviare una completa riqualificazione dellarea e riconnetterla al mare, costituita da
una porzione a sud dellex
campo Rom, di forma triangolare, che degrada verso larenile in direzione dei resti del
bastione Don Blasco e dalla
parte esterna al campo in direzione est sospesa sullarenile
costituita essenzialmente da
accumulo di materiali di discarica(6).
Il parcheggio di circa mq 700,

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Sezioni, particolari costruttivi


e box-ristoro.

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CITT&TERRITORIO

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parte pi esterna, si affaccia


direttamente sullo Stretto e da
accesso allarenile.
Il verde assume nellarea una
grande importanza per il suo
ruolo paesaggistico, di mitigazione del calore, di riparo dal
sole, di sensazione di benessere che unarea verde restituisce. Alla scelta delle essenze ha contribuito la posizione
dellarea e linfluenza del vento
e della salsedine, ma anche la
necessit di non frapporre ostacoli al panorama dello Stretto:
il belvedere infatti quasi privo
di alberature, mentre le
essenze lungo i percorsi e nelle
aree a prato in questa parte
del parco, sono state scelte in
funzione di una visibilit piena
del mare. Il verde posto tra la
piazza dingresso e il percorso delle mura (mq. 336,51) che
ha funzione di filtro rispetto alla
strada carrabile, trattato a
prato con alberature a chioma
pi folta, come salici e Jakaranda, siepi fiorite, mentre la
parte che confina con larea
carburanti delimitata dal percorso che si dirige verso nord
e la Cittadella, totalmente
piantumata con essenze
cespugliose alte (oleandri, thuyie, lantane) che facciano da
barriera visiva e antirumore.
Le palme washingtonie, presenti in tutta la costa messinese, poste lungo il percorso
delle mura, riprendono in alzato, la linea di un confine non
pi esistente e, grazie alla loro
altezza, percepibile a distanza sia dal mare che dalla citt.
Tra le essenze arboree, nella
parte interna del parco si prevedono: salice, pino dAleppo,
jakarande, chamerops, tamerici e acacie lungo i percorsi
verso il belvedere, piante dunali e retrodunali per la scarpata
(agave, chamerops, capperi,
tamerici, etc).
La superficie del parco sar
per circa l80% permeabile; le
pavimentazioni infatti sono limitate alla piazza dingresso, alla

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scala di collegamento con area


di servizio, al percorso delle
mura, alla piazza dei gorghi,
e al percorso centrale. Il resto
avr copertura a prato o con
materiali tipo terre naturali stabilizzate colorate.
I percorsi verranno realizzati in pietra (lastrame) collocati
su appositi massetti.
Lintero parco, sar servito da
un impianto di irrigazione centralizzato totalmente interrato
tranne gli ugelli aspergenti, che
saranno posti alla base di ogni
singola pianta, permettendo
alla pianta di crescere bene
senza sprecare grossi quantitativi dacqua.
Il parco cos come progettato, potr essere goduto dai
frequentatori tutto lanno, regalando in ogni stagione oltre ad
unimmagine diversa, colori e
profumi.
Larea destinata al gioco dei
bambini posta nella parte che
guarda verso sud vicino al
punto ristoro e ai servizi, nella
parte pi lontana dalla viabilit carrabile. In una superficie
complessiva di circa 250 mq
tra il percorso delle mura e il
belvedere, nellarea totalmente trattata a prato, trovano posto
due scivoli, unaltalena doppia,
una giostrina e un bilico, collocate secondo le norme UNI
su pavimento antitrauma
colorato.
Per guardare lo Stretto
Il belvedere (mq 613) rappresenta il limite estremo del
parco e anche la parte che in
modo diretto si rapporta al paesaggio dello Stretto. Orlato
verso il giardino da una linea
continua di sedili che ne disegnano il confine con le aree a
prato, si distende da nord a
sud, con uno sviluppo di circa
110 metri e larghezza variabile. Il perimetro sul mare ha un
andamento fluido come la linea
di costa, racchiude lintera area
di intervento consentendone il
pi ampio affaccio. A tal fine
non sono previste alberature

o piante al suo interno, n pali


illuminanti, ma illuminazione
diffusa a pavimento per consentire una pi completa fruibilit di questo spazio e la massima panoramicit. La pavimentazione del Belvedere, di
due colori diversi, si collega
cromaticamente ai due percorsi nord e sud creando continuit con questi ma allo stesso tempo variet, mentre si
materializza con colore diverso il percorso centrale che conduce allarenile. Nella pavimentazione trovano posto simboli legati al mare come la
rosa dei venti in pietra di Modica e pietra lavica. La possibilit di raggiungere la spiaggia,
attraverso una scala in orsogrill appoggiata alla scarpata
nella parte centrale del parco,
rafforza il ruolo di apertura al
mare. Nella parte pi meridionale del belvedere prevista
una piccola struttura prefabbricata, un box ristoro di circa
50 mq, contenente bar, servizi igienici, deposito, circondato su tre lati da strutture a griglia in legno per creare zone
dombra a riparo di tavolini e
sedie. I grigliati possono sostenere limpianto fotovoltaico per
le produzione di energia. Anche
per lacqua piovana prevista
la raccolta in serbatoi interrati e la riutilizzazione per lirrigazione del prato nella stagione estiva.
Tutto il sistema si illuminazione graduato in modo da
valorizzare la vista degli elementi architettonici e dello Stretto, infatti man mano che ci si
avvicina al belvedere i pali illuminanti lasciano il posto a faretti che illuminano i percorsi, le
zone di sosta, il belvedere,
senza creare ostacoli alla visione delle luci dello Stretto. Nellarea parcheggio, piazza dingresso, zona giochi, area ristoro e giardino vero e proprio i
corpi illuminanti saranno su pali
di altezza diversa, i percorsi e
il belvedere saranno illumina-

parco, che ritorner ad avere


continuit e percorribilit con
la restante fascia costiera.
Lampliamento dellimpianto
carburanti, che occupa una
superficie di circa 1000mq, e
avr un dislivello con il parco
di mt 1,40 circa, si inserisce
nellintero progetto a impatto
minimo poich sar realizzato in continuit con limpianto
esistente e alla medesima
quota. Questo dislivello crea
una discontinuit con il parco,
accentuata dalla barriera verde
realizzata con cespugli di olean-

dri e altre essenze posta al confine, ma anche un impatto


zero dal mare poich non sar
visibile dallarenile. Non sono
previsti allinterno dellampliamento strutture emergenti dal
suolo, ma solo le pensiline per
la vendita del carburante e la
realizzazione di un muro di contorno dellarea, a confine con
il parco, dellaltezza di mt. 1,50,
ricoperto da piante ricadenti.
Aiuole fiorite, alti cespugli e
alberi faranno da barriera visiva e antirumore tra parco e
impianto.

NOTE
(1) Sulle trasformazioni nel periodo unitario vedi Annunziata Maria
Oteri, Messina litalianissima. Il
volto della citt post-risorgimentale ( 1847-1880) in Storia Urbana 132-133 in corso di stampa.
(2) La parte che si affaccia sul
mare si presenta instabile per erosione marina che scava il fronte
antistante larenile; la parte prospiciente la strada San Raineri,
nella direzione sud, degrada verso
larenile e il forte Don Blasco, con
una pendenza media del 5-6%, in
direzione opposta a quella della
strada che si sviluppa in pendenza dalla quota 11,90 (alla fine del
cavalcavia) alla quota di 6,00 metri
nel punto di accesso al parco e di
4,60 in corrispondenza del distributore.
(3) Cfr. Annunziata Maria Oteri,
cit.
(4) La scarpata ha pendenza massima del 35% e supera il dislivello tra arenile e giardino (circa cinque metri) in circa 15 metri. Ci
porta a ridefinire il perimetro del
parco lato mare che in alcune porzioni risulta interno al perimetro
dellex campo Rom per la necessit di mantenere la scarpata con
pendenza non superiore al 3035% e una fascia di arenile libera non inferiore a 8-10 metri.
(5) Assieme allintera penisola San
Raineri larea ricade nella competenza amministrativa dellAutorit Portuale di Messina ed normata dal Piano Regolatore del
Porto del 2007. Nella tavola B2
Zone Funzionali del PRP, lintera area a valle della via S. Raineri compresa tra la foce del Portalegni e le parti pi settentrionali

della Cittadella ricade in parco


archeologico, FAL 2.
- Nella Variante al PRG di Messina larea inclusa nel perimetro
di Piano Particolareggiato della
costa meridionale dalla Falce a
Maregrosso.
- Nel Piano Paesistico ambito 9
larea ricade nella fascia costiera
dei 150mt. dal mare, LR 78/76.
(6) Confina ad ovest con strada
San Raineri, a nord con impianto
della Elios Petroli e con altra area
demaniale,a est con larenile
sullo Stretto. Larea identificabile al Foglio 126 del Catasto di
Messina, particella 326, mentre
larea limitrofa ricade nella particella 12 dello stesso Foglio. Il distributore della Elios Petroli ricade
239.
(7) La scarpata presenta sulla battigia un fronte di circa metri 120
mentre al livello del parco il perimetro di circa 110 mt. La quota
di imposta della scarpata di 0,60
con massicciata in grossi blocchi
di pietra trattenuti sul fondo da
ecorete contro lazione di erosione delle onde. Laltezza totale della
massicciata dallarenile di 80 cm
circa. La scarpata raggiunge la
quota di mt. 5,00, sulla quale viene
impostato il muro di contenimento di 1mt. fino alla quota del belvedere (mt. 6,00 circa). Questo
consente di avere una recinzione
del belvedere di altezza 2,10
allesterno e 1,10 mt. allinterno
per non sottrarre panorama. La
scarpata, in direzione del percorso centrale del parco, attraversata da una scala in orsogrill che
consente di raggiungere la battigia dal belvedere.

CITT&TERRITORIO

ti da faretti calpestabili posti


lungo il perimetro. Faretti con
luce dal basso verso lalto illuminano le singole palme per
segnalarne la presenza a
distanza. Lilluminazione prevista con lampade a basso consume e faretti tipo LED.
La rigenerazione morfologica della linea di costa
Per stabilizzare il versante sul
mare attualmente in forte erosione e con un notevole grado
di instabilit nel margine sospeso sullarenile, si prevede la
realizzazione di una scarpata
(che assuma la funzione delle
aree dunali. Si tratta di una
naturalizzazione attraverso il
rimodellamento del terreno per
creare stabilit al versante e
mitigare limpatto delle onde
nelle condizioni di mare agitato (scirocco e levante), riducendone lazione erosiva. La
scarpata, che sar ricoperta
con verde idoneo allambiente costiero (tamerici, cactacee,
lantane e piante dunali), viene
interrotta da due linee di contenimento del terreno, realizzate con cordonatura in materiale tipo eco-blocco. La scarpata ha anche la funzione di
raccordo morfologico tra larea
di intervento che come visto
raggiunge la quota di 6,50 metri
e le aree limitrofe poste a quote
inferiori degradanti naturalmente verso il mare(7). Questa
nuova sistemazione del terreno, oltre a ripristinare la continuit con la linea di costa delle
aree limitrofe, assume un ruolo
preciso dal Belvedere in quanto proietta in avanti il sistema
parco, con la possibilit di
ammirare piante dunali e retrodunali tipiche dellambiente e
del paesaggio costiero mediterraneo. Importante ai fini della
fruizione dellarenile il recupero e riqualificazione della
spiaggia liberata da detriti e
discariche (oggi sulla linea di
battigia), per una profondit
non inferiore a 8-10 metri nella
parte pi stretta, corrispondente allarea centrale del

13

N.1 Gennaio/Febbraio 2012

CITT&TERRITORIO

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Trecentesimo anniversario
della lacrimazione del
Bambinello Ges ed il voto
del senato messinese
di Giacomo SORRENTI
a sera del 23 febbraio
1712, un evento straordinario segnava la vita
religiosa e civile della citt
di Messina: la lacrimazione di una piccola statua raffigurante Ges Bambino.
La sacra immagine era stata
modellata verso il 1672 dal
sacerdote Antonio Zizzo collaborato dallartista palermitano Matteo Durante.
Nel 1696, il sacerdote, aven-

N.1 Gennaio/Febbraio 2012

do necessit economiche, decideva di venderla per pochi soldi


al gesuita Domenico Fabris,
conosciuto a Messina per essere un sacerdote di vita esemplare, tanto da morire in concetto di santit, come emerge
da una biografia con aneddoti anche mistici (attualmente in
corso di ristampa) scritta post
mortem.
P. Fabris andava diffondendo, tra la gente, la devozione

a Ges Bambino, visitando le


parrocchie della citt nelle quali
predicava il grande mistero del
Natale del Signore.
A lui ed alla confraternita Umili
Servi del SS. Sacramento - che
aveva come sede la chiesa di
S. Gioacchino e come capLa teca con il Bambinello.
Pagina a lato, la Chiesa di
Ges e Maria delle Trombe.

pellano P. Fabris - si deve, nella


Messina del settecento, ledificazione di un oratorio dedicato alla nascita di Ges accanto alla suddetta chiesa.
Loratorio presentava sullaltare maggiore un presepe, con
lintento di ricordare ai fedeli
tutto lanno - e non solo nel
periodo natalizio - la storia della
nativit.
La scena sacra doveva apparire, in sintonia col gusto del
tempo, di notevole bellezza ed
effetto scenico se si pensa
che venne realizzata dagli
artisti Giovanni Rossello e Placido Paladino.
Proprio in occasione dellinaugurazione di questo oratorio si colloca lavvenimento della
lacrimazione.
La sera precedente la ceri-

monia inaugurale, la statuina


di Ges Bambino si trovava in
casa del Canonico Domenico
Rizzo per essere ripulita ed
ornata, in modo da collocarla
decorosamente nel presepe
delloratorio; intorno le ore venti,
dai piccoli occhi del Bambinello
uscirono delle lacrime.
Il Canonico Rizzo, i suoi
familiari e alcuni sacerdoti, presenti in quel momento nellabitazione, furono i primi di una
lunga serie di testimoni oculari del prodigio. Il fenomeno
avvenne a pi riprese per undici anni, fino al 1723.
Nellanno 1712 il fenomeno
si registr successivamente
nei giorni: 23, 24 e 25 febbraio;
14 e 18 luglio; 10,11, 24 novembre e 2 dicembre.
S. E. Mons. Giuseppe Migliac-

CITT&TERRITORIO

cio, Arcivescovo di Messina,


decise di avviare un regolare
processo canonico che potesse far luce sulla reale soprannaturalit dellevento.
Una Commissione di teologi
e insigni prelati della Diocesi,
si occup di raccogliere le testimonianze di chi aveva assistito alla lacrimazione e di quanti avevano avuto modo di osservare, da vicino, la statuina prima
e dopo levento; primo tra tutti
il P. Fabris proprietario del Bambinello.
Dopo uno scrupoloso esame,
lundici novembre 1712, la
Commissione, della quale facevano parte anche sacerdoti inizialmente scettici sulla veridicit del fenomeno, comunic
allArcivescovo il risultato dellinchiesta.
In base alla documentazione
raccolta e al parere dei teologi, Mons. Migliaccio pot
affermare ufficialmente che la
lacrimazione era veras et miraculosas.
La gente, che gi spontaneamente venerava il Bambinello, ottenendo diverse grazie, accolse con entusiasmo
lufficializzazione dellevento
miracoloso.
Nel popolo andava diffondendosi luso di medaglie devozionali raffiguranti limmagine
di Ges Bambino delle Lacrime e la richiesta di Bambinelli realizzati in cera a somiglianza di quello miracoloso
and ad incrementare le abituali committenze che da abili
ceroplasti messinesi erano soddisfate.
Il 15 febbraio 1721, i Senatori di Messina: don Mario Cirino, don Vincenzo Celi, don
Antonio Stagno, don Cesare
Cicala, don Andrea Torrigos y
Virto e don Cesare Marullo emisero un solenne voto col quale
impegnavano anche i Senatori futuri a recarsi nella chiesa
di S. Gioacchino, ogni anno il
23 febbraio, per venerare limmagine di Ges Bambino,

15

N.1 Gennaio/Febbraio 2012

CITT&TERRITORIO

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partecipare alla Messa, offrire


un cero di 20 libre e consacrare, al Signore, se stessi e
tutti i cittadini messinesi.
Presto si pens di racchiudere limmagine prodigiosa in
un reliquiario, dando lincarico
della realizzazione allargentiere Francesco Juvarra.
Allinterno dellurna fu posta
anche una piccola teca con del
cotone utilizzato per asciugate le lacrime nei giorni concitati del prodigio.
I molti eventi funesti che, nei
secoli, si sono abbattuti su Messina, non hanno distrutto la delicatissima statua di cera e la
sua preziosa scarabattola reliquiario.
Anche il terremoto del 1908
ha risparmiato la statuina e il
reliquiario di bronzo dorato,
nonostante abbia danneggiato notevolmente la chiesa di S.
Gioacchino - chiamata per la
devozione al Bambinello anche
Sacra Betlemme - ricca di
marmi, tele ed affreschi.
La teca con la statuina prelevata tra le macerie da alcuni fedeli, che per salvarla si
recarono prontamente nel
luogo di culto distrutto, venne
consegnata allArcivescovo
Letterio DArrigo.
Il Presule la conserv per
diversi anni nellepiscopio che
costituiva un riparo sicuro e
ben vigilato nella citt terremotata, essendo uno dei pochi
edifici ancora abitati.
In una Messina profondamente ferita per il terribile sisma,
il 23 febbraio 1912, si celebr
il secondo centenario della prodigiosa lacrimazione.
Mons. DArrigo decise di
esporre il Bambinello, per tre
giorni, nella Cattedrale provvisoria, realizzata in legno per
sostituire quella in muratura
ridotta di macerie.
A conclusione delle celebrazioni, dopo un discorso che
suscit la commozione dei presenti provati dal sisma, lArcivescovo annunci che, il gior-

N.1 Gennaio/Febbraio 2012

no 25 di ogni mese, il Bambinello sarebbe stato esposto


alla pubblica venerazione in
Cattedrale per riprendere la
devozione degli antichi messinesi che ogni mese, il 25 (giorno che ricorda il Natale), si riunivano per pregare Ges Bambino.
La nuova sede del Bambinello, dove ancora si venera e
si pu ammirare, la chiesetta Ges e Maria delle Trombe
che sorge, pallido ricordo del
grande edificio distrutto dal terremoto del 1908, stretta tra due
alti palazzi, accanto alla Cattedrale Archimandritale del SS.
Salvatore e allannesso oratorio Domenico Savio.
Allinterno della chiesetta si
possono osservare elementi
marmorei pregevoli, dipinti di
buona fattura e un ricco confessionale ligneo settecentesco.
Recentemente, il Bambinello, che misura 23 centi-

Il gesuita Domenico Fabris.


metri, stato sottoposto
dalla Curia Arcivescovile di
Messina, ad un intervento
di pulizia dalle polveri accumulatesi nei secoli.
Nel 2011, una lodevole delibera del Consiglio Comunale
di Messina ha ripristinato, nel
rispetto della storia, lofferta del
cero votivo cittadino da presentare innanzi alla venerata
immagine, ogni anno nellanniversario della lacrimazione.
Lo scorso 23 febbraio,
stato celebrato il terzo centenario del prodigioso evento.
Durante una celebrazione
solenne stato offerto dal
Presidente Giuseppe Previti il
cero votivo a nome del Consiglio Comunale e dellintera citt.
Al termine del sacro rito, innanzi ad un gran numero di presenti stata scoperta, sulla
facciata della chiesa che custo-

CITT&TERRITORIO

tenari in particolare - ha lo scopo


di far tornare alla memoria
eventi che hanno caratterizzato intere comunit e significa mettere in risalto elementi
del nostro patrimonio culturale.
Ai messinesi di oggi, indipendentemente dal loro credo
religioso, la responsabilit di
celebrare con altre iniziative nel corso di questanno - la storica ricorrenza, per consolidare il rapporto con il passato e
proiettarsi, con unidentit pi
forte, nel futuro.

17

La lapide commemorativa
posta nel 300 anniversario
della Chiesa. Sotto, la pergamena con la preghiera e lofferta della Citt di Messina.
disce il Bambinello, una lapide commemorativa donata dal
Sindaco Giuseppe Buzzanca
che ha manifestato grande sensibilit e piena comprensione
dellimportante anniversario tre
volte centenario.
Il testo della lapide recita:
E T L A C R I M AT V S E S T
JESVS JO XI,35/NEL TERZO
CENTENARIO DELLA MIRACOLOSA LACRIMAZIONE
/DELLA SACRA IMMAGINE DI
GES BAMBINO/MESSINA/COMMOSSA COME I
SUOI PADRI PER LANTICO
PRODIGIO/CONTRITA PER
TALE SEGNO ELOQUENTE
DI DOLORE/RICCA DI SPERANZA PER S GRANDE
RICHIAMO DAMORE/INVOCA MISERICORDIA/LE
NOSTRE LACRIME RACCOGLI SIGNORE/NON ABBANDONARE LA CITT /CHE SI
GLORIA DELLA MARIANA
BENEDIZIONE/23 FEBBRAIO/1712-2012/COMUNE
DI MESSINA POSUIT/ASS.
GES E MARIA DELLE
TROMBE POSUIT/
GIACOMO SORRENTI
SCRIPSIT/P. ANDREA BUCCHERI O. C. BENEDIXIT.
Celebrare gli anniversari - cenN.1 Gennaio/Febbraio 2012

CITT&TERRITORIO

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Le firme dei soldati

I graffiti sulle mura dei forti umbertini


di Vincenzo CARUSO
e le pietre potessero
parlare, chiss quante
storie potrebbero raccontare. Una considerazione che nasce dalla consapevolezza che su ogni pietra tracciato in modo indelebile la storia geologica della
terra e antropica delluomo.
Alcune pietre hanno cambiato il loro aspetto a causa degli
agenti atmosferici, altre
hanno modificato la loro forma
per mano delluomo che ha
voluto adattarle ai propri bisogni o trasferire su di esse il
proprio estro.
A differenza delle prime,
alcune di queste ultime si caratterizzano per linteresse legato alsegnoche luomo ha lasciato accidentalmente o consapevolmente su di esse, quasi
ad affidare loro il compito di
tramandare la memoria a quanti nel futuro sapranno interpretarne il significato e il valore.
il caso delle pitture rupestri, o
dei graffiti incisi dai con-

N.1 Gennaio/Febbraio 2012

Vita al Forte. Illustr. Francato.


Sotto, ufficiale sugli spalti.
Illustr. Francato.
dannati a morte nelle carceri,
o delle parole che gli innamorati scolpiscono per giurarsi il
loro eterno amore, o delle lapidi commemorative di un evento, di un luogo, di un personaggio che va ricordato.
Recenti studi sulle orme
lasciate dai soldati in alcune
gallerie presso il Forte Valmorbiawerk in Trentino, durante la Grande Guerra, hanno
condotto allindividuazione non
solo del tipo di calzature indossate dai soldati, e quindi allesercito di appartenenza e al
periodo in cui queste erano in
uso, ma anche a delineare i
tratti somatici di chi le indossava1.
A Messina, in particolare, tante

pietre hanno cambiato destinazione duso a causa dei


terremoti e dellultima guerra:
le macerie delle case sono state
pi volte rivoltate, con conseguente rimescolamento e riutilizzo dei materiali lapidei.
Ma le fortificazioni, che nei
secoli hanno resistito non solo
al nemico, ma ai terremoti, agli
eventi bellici e soprattutto alle
azione vandaliche e allabbandono, conservano sulle loro
mura la firma di coloro che per
anni sono rimasti l a vigilare,
in attesa del nemico che doveva venire dal mare.
Le Fortezze umbertine dello
Stretto, le nostre Fortezze, incastonate nella natura dei Peloritani, trasudano di storia che
ancora va studiata e raccontata: si prestano ad essere lette
pazientemente come un libro,
attraverso i manufatti, la loro
architettura strategica, le pie-

Graffiti a Forte Petrazza.


In basso, graffiti a Forte Puntal Ferraro.

CITT&TERRITORIO

tre e i mattoni con cui sono


state costruite. Su quelle alture, generazioni di soldati hanno
trascorso i loro migliori anni a
scrutare lorizzonte, a perlustrare il circondario, ad esercitarsi nel tiro o a vigilare in
silenzio durante le ore di guardia, giorno e notte, nelle varie
stagioni dellanno, nei lunghi
mesi della Leva obbligatoria.
La leva militare nel Regno dItalia, quando venne istituita, fu
considerata uno strumento
capace di cementare lunit del
paese, e proprio per questo
motivo venne stabilito che il
servizio di leva dovesse esser
svolto lontano da casa. Fu una
grande novit per lintera nazione che diede a molti giovani
lopportunit di uscire dal proprio guscio, di vestire abiti diversi, di imparare a parlare, leggere e scrivere in italiano. Non
tutto quindi era negativo e le
famiglie compresero la nuova
istituzione, intravedendovi per
i propri figli opportunit di emancipazione, di crescita e conoscenza, nonostante il danno
che ne derivava dalla perdita
di braccia da lavoro.
Tra il 1883 (anno di inizio della
costruzione del sistema difensivo dello Stretto) e il 1910, la
durata del servizio di leva, inizialmente fissato in cinque anni,
era gi stato ridotto a tre grazie alla riforma del ministro
Ricotti nel 1876. Erano sempre tanti e per questo, nel 1910,
la leva scese a due anni ( o
ventiquattro mesi come si
usava dire), e tale rimase, tranne per alcune classi, fino al
termine della Seconda Guerra Mondiale quando fu portata a diciotto mesi.
Trentasei, o ventiquattro o
diciotto mesi di militare, alla
fine poco importava in tempo
di pace. Ma le generazioni,
per le quali il periodo di leva
cadde tra gli anni 1915-1918
o 1940-1944, ebbero modo di
sperimentare privazioni e sacrifici indescrivibili. In quei tristi

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N.1 Gennaio/Febbraio 2012

CITT&TERRITORIO

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Graffiti a Forte Ogliastri.


Sotto, a Forte Campone e a
Forte Serra La Croce.
anni vennero coinvolti, insieme alle leve, anche i giovanissimi come la classe 1900
nella Prima Guerra o uomini
fatti come nella Seconda quando furono richiamati anche i
quarantenni.2
Immaginiamo dunque, tra
questi soldati, quelli che prestarono servizio nei nostri Forti
tra il 1888 (anno in cui fu ultimato Forte Polveriera, oggi
Masotto) e il 1943, distribuiti a
migliaia con varie mansioni nei
23 presidi messinesi e calabresi o impegnati a manutenere la fitta rete di strade militari di collegamento; immaginiam,o per ognuno di essi, il
tempo trascorso dentro un garitta durante i turni di guardia,
con lo sguardo puntato sul
mare, ad aspettare. Sono l, a
poche centinaia di metri di
distanza uno dallaltro, imprigionati nella dura vita della fortezza; sembrer di udirli ancora, mentre percorrono i camminamenti: L, mentre si attendono gli ordini, il vento restituisce leco dei loro discorsi:
confidenze sulla nostalgia per
la fidanzata lasciata al paese,
sulle sofferenze procurate da
una lontananza obbligata dalla
leva o dalla guerra.
Ed ecco il desiderio di incidere sulla pietra, sul mattone
o sul cemento il proprio nome
per lasciare ad imperitura
memoria il proprio passaggio
per quei luoghi.
E mentre di Giacomo Matteotti, soldato a Forte Cavalli,
ci restano le lettere inviate alla
moglie da Larderia3, di molti
altri ci resta solo il nome, la
provenienza e la classe di
appartenenza.
A decine, in quasi tutti i Forti,
ad uno sguardo attento, saltano agli occhi i graffiti incisi sui
mattoni delle finestre, sulle

N.1 Gennaio/Febbraio 2012

Classe di Ferro, D. M. Pesaro; Cisi Lorenzo III/35 D. M.


Torino: Arcari Mario cl. 35 Cremona.
Petrazza: Migliore Rosario,
Cl 1910; W il 1909, C. O. Roma;
Serra La Croce: Ricordo dellArtigliere Santoro e Carpinteri; Cortelli Rocco 1908; W il
1881; W il 1922; Corte Fosco
1905, Trapani; Giacomelli
1905; W la Classe del 92; Pecciarini I/52 ; Lo Bello Rotilio;
W il 92; Iazzolino Giovanni
1891; Giuseppe Prestianni
1905; Giacinti 1903; Pometti
Mauro W il 1901; Basile Carmelo Fiumedinisi 1914; Battaglia, W il 1888; Damen Silvano 1904; W il 1899; Ricordo
dellArtigliere Canale Giuseppe 24 Regg. Art. Camp. - 7
Batteria 1909.
Cos, mentre il tempo scorreva lento su quei monti,
uomini venuti da ogni parte
dItalia hanno consumato tra
quelle mura anni preziosi della
propria vita, in attesa che
qualcosa accadesse e riempisse di gloria i loro racconti
futuri. Ma il nemico si sarebbe
fatto attendere, proprio per la
presenza di un sistema difensivo pensato impenetrabile,
nato come efficace deterrente verso coloro che avessero
provato impunemente a forzare lo Stretto.
Per molti di quei soldati, sconosciuti ai libri di storia e dimenticati, resta per il nome scritto in modo indelebile sulle mura
di ogni fortezza. E oggi, giunto il momento di ridar loro dignit e onore.
Dalla sua finestra il comandante della Fortezza guardava verso il Settentrione Dal
Nord doveva giungere la loro
fortuna, lavventura, lora miracolosa che almeno una volta
tocca a ciascuno. Per questa
eventualit vaga, che pareva
farsi sempre pi incerta col
tempo, uomini fatti consuma-

vano lass la migliore parte


della vita []. Dino Buzzati, Il
deserto dei Tartari.

NOTE
1) Avanzini M., Bernardi M., Petti
F. M.. - Tracce dei soldati nella
Prima Guerra Mondiale (Fort Valmorbiawerk, Trento, Italia). VIII
Forum Italiano Scienze della Terra,
GEOITALIA 2011, Torino, 2011.
2) http://www.ilpalio.org/leva.html
3) Occhino F. - Larderia nella
Memoria isolana. Ed. Di Nicol,
Messina, 2005.

CITT&TERRITORIO

mura perimetrali o sui camminamenti di ronda.


Nome, contingente, classe e
provenienza. Con questi tre
elementi i soldati hanno marchiato la loro presenza a Forte
dei Centri, Ogliastri, Campone, Puntal Ferraro, Serra La
Croce.
Proprio questultimo conserva un gran numero di graffiti
incisi sui pilastri del ponte levatoio e nei pressi della garitta
telemetrica posta sugli spalti.
Gente venuta da Torino, Varese, Roma, Tivoli, Frascati, Velletri, Viterbo, Napoli, Pesaro,
Potenza, Catanzaro, Trapani,
nati nel 1888, 1891, 1903, 1905,
1908, 1910, 1912, 1914, 1922,
1930, 1932, 1937, 1938.
E poi, decine e decine di firme,
di nomi e di date delle quali
riportiamo un breve elenco:
f orte Campone: Ricordo del
soldato Battaglia Gaetano,
Classe 1912. Distretto di Messina 24 7 1942(?); Bruno
Lui cl. 1907; Ricordo del Fante
Bellia Agostino; Fante Alessandro Sebastiano; W il 1913;
Fazio; Oliva Domenico; Ziino
Matteo, Napoli 1903.
Garitta di Croce Cumiaz iri: Fante Carmelo Puglisi,
Fiumedinisi 1912.
f erraro: Miano classe 1891;
Conterno cl 90; Battaglia Pietro Greco cl 1892 Di 21; Delfini 10 giugno 1906; By CM Brandimarte; Carsana Battista; Livigni 1917; W il 1892; 3.2.1914;
Delfini 8.5.1906; Cap. Bianchini Andrea Gesso 43; Florio
Nicola; Cap.le - Ernesto Cl
88. D. 74; Palmas Luigi 89 120 giorni; Morano Girolamo
83 DI. Cittanova; Caporal Maggiore Telefonista Rossi
f orte dei Centri; .Viterbo
W 1914.
Ogliastri. Parozzi Tarcisio, I
/32; W il /36 Classe di Ferro;
Zambiasi Bruno II/37 Varese;
Di Melfi Carmine II/38 Potenza; Paoni Giuseppe II/37
Catanzaro; Celletti Francesco
I/30 Frascati (Roma), prima
guardia; Paci Floriano II/36

21

Graffiti a Forte Serra La Croce.


N.1 Gennaio/Febbraio 2012

CITT&TERRITORIO

22

Testimonianze del
Risorgimento a Messina:
lettere ai messinesi di
Garibaldi e di Mazzini
di Giulio SANTORO
a presenza di ricordi dedicati a personaggi del
Risorgimento pi o meno
noti e popolari partico-

larmente ricca a Messina: piazze, strade, ville, statue, scuole ed istituti, enti ed associazioni, targhe ricordo ed, in generale, ogni prodotto urbanistico,
architettonico e monumentale
N.1 Gennaio/Febbraio 2012

utile, in qualsiasi modo, ad alimentare in modo indelebile lossequio di gratitudine della citt
che, gi prima dellimpresa dei
mille, e poi durante lavanzata dei garibaldini alla conquista dellisola, si era distinta per
il sostegno, pi o meno valido
e pi o meno cruento, in favore della causa del complesso,
e tuttoggi criticato e controverso processo dellunificazione nazionale: basti pensare a Piazza Cairoli, Via Garibaldi, corso Cavour, Villa Mazzini, le vie Nino Bixio, Nicola
Fabrizi, Luciano Manara, Aurelio Saffi, Di Mari ed ancora,
alle innumerevoli targhe applicate nei luoghi meritevoli di
imperitura memoria in onore
agli avvenimenti dell epoca:
espressioni, in qualche caso,
di una semplicit che sconfina
nella banalit, se non rimanesse, ad enfatizzarne l importanza, il ricordo della esaltazione popolare del momento,
immortalata da questi fazzo-

letti di marmo inciso, assunti a


simbolo di perenne strumento
mediatico per testimoniare laffetto e la riconoscenza del
popolo messinese verso gli eroi
del Risorgimento (foto nella
pagina).
In questo contesto mi sembrato non privo di interesse,
anche per la concomitante circostanza della celebrazione
dei centocinquanta anni della
proclamazione dellUnit dItalia, richiamare lattenzione
dei lettori della nostra Rivista
su due documenti epistolari,
ormai grevi della polvere delloblio, ancorch gi riesumati in pi di una circostanza - fra
le quali diverse Mostre documentarie sul Risorgimento
tenute nella citt negli ultimi
anni- ed oggetto di accurate
descrizioni da parte di autorevoli cultori della storia cittadina (fra i quali S. Bottari, La
Corte Callier, V. Modica, N.
Principato, R. Ranieri, F. Riccobono, R. Sisci)

CITT&TERRITORIO

Lettera di Giuseppe Garibaldi ai messinesi


La prima lettera (a lato), su
carta intestata dellHotel Belle
Vue a Messina vergata con
grafia incerta e sofferta, indirizzata ai cittadini di Messina
da Giuseppe Garibaldi, fermatosi nella citt per una breve
sosta, prima di recarsi a Palermo ove era atteso per la celebrazione del VI centenario della
rivolta dei Vespri.
27 Marzo 1882.
Ai miei cari e prodi Messinesi.
Memore di quanto operammo insieme nel 60 e dellaffetto con cui fui sempre beneficiato dalla intera Sicilia e da
Voi particolarmente io qui mi
trovo in famiglia e se un dovere non mi chiamasse altrove
prolungherei certo per pi
tempo il mio soggiorno in seno
a questa gloriosa popolazione.
Terra delle grandi iniziative io
ricordando alla Sicilia il pi grande eroismo di popolo che registri la storia del mondo: il
Vespro! Ricorder soltanto che
gli assassini dei nostri padri di
quellepoca furono mandati e
benedetti da un papa e che i
successori di quellinfallibile
scellerato hanno venduto l Italia settanta e sette volte allo
straniero e che oggi stesso
stanno trattando di venderla,
e non vi riescono per mancanza
di compratori e perch gli italiani uniti sterminerebbero
mediatori e barattieri.
Vi lascio un saluto di cuore e
sono per la vita V.to G. Garibaldi.
Sulle caratteristiche tipologiche del documento (la lettera,
con intuibile evidenza, non ha
seguito alcun percorso postale, in quanto consegnata a
mano da uno dei fedeli e devoti cittadini che in quella circostanza si presero cura dellillustre ospite), profittiamo del
parere tecnico del gi Sovrintendente dellAssessorato dei
Beni Culturali ed Ambientali di

Messina, il compianto Prof.


Gianfilippo Villari, esposto nella
sua perizia del 21/10/2008 (n.
di prot. 7297), grazie alla quale
si pu acquisire che il supporto costituito da foglio di
carta semi-industriale di scadente qualit della seconda
met dellottocento, con impasto ovviamente privo di filone
e vergelle, ripiegata in due, formando cos due pagine per
quattro facciate complessive.
La scarsa condizione di conservazione del documento (che
giustifica la carente qualit della
riproduzione fotografica da me
riportata), dovuta alla combinazione di diversi fattori che
concorrono al degrado, in quanto la seconda facciata (bianca) presenta un ampio degrado da proiezione fotonica dellUV che, se pur indiretta, ha
quasi del tutto cancellato i quadrelloni a rettangolo del foglio;
strappo curvilineo di circa. 5

23

cm. alla base; annerimento


fotolitico, media acidit della
carta (allolfatto), tracce di ferro
della scrittura a inchiostro pirogallico della prima facciata.
Questa presenta le medesime caratteristiche di degrado
da fotolisi della seconda facciata, ampiamente ingigantito
da una evidente e continuativa esposizione alla luce (presuntivamente a scopo espositivo) avvenuta in epoca non
identificata. Tale prima facciata (siglata allangolo inferiore
sinistro a matita nera col numero di inventario)mostra chiaramente dessere carta da lettera dellHotel Belle Vue di Messina, la cui intestazione
impressa direttamente dalla
matrice con inchiostro grasso.
Il testo riportato scritto a mano
con inchiostro pirogallico a leggera composizione ferrosa, e
comunque mediamente sbiadito per i motivi su addotti. TratN.1 Gennaio/Febbraio 2012

CITT&TERRITORIO

24

tasi di lettera autografa datata 27 Marzo 82 firmata dal


Generale Garibaldi indirizzata
ai miei cari e prodi messinesi e interamente scritta dalla
mano del Generale, al di l di
ogni dubbio. Tale interezza di
uno scritto autografo del Generale cosa assai rara in quanto buona parte delle sue lettere di cui dispongono vari comuni, enti e societ, sono semplicemente atti manoscritti dalla
sua cancelleria e firmati G.
Garibaldi. Di contro i suoi scritti interamente autografi provengono in parte da Caprera
e mostrano la sua mano incerta, sia per mancanza di antico
studio calligrafico, sia, forse,
per questioni di et. Questo
cimelio, da lui scritto a Messina e rivolto ai messinesi, poco
tempo prima della sua scomparsa, rappresenta un unicum
di eccezionale valore, sia dal
punto di vista bibliografico, sia
dal punto di vista testuale, ove
pare di avvertire commozione
sincera da parte del vecchio
guerriero, non sempre amato
dai Siciliani e particolarmente
dai Palermitani, dopo la tragica ribellione di popolo del 1866,
detta del sette e mezzo.
Messina 21/10/2008
In fede: Gianfilippo Villari,
bibliotecario conservatore,
docente di conservazione e
restauro.
In merito alliter seguito dallo
storico documento giunto a noi
in condizioni disastrate, ci viene
in aiuto il contributo di Rocco
Sisci, che ne ricostruisce in
breve sintesi le successive

tappe: conservata per molti


anni come prezioso cimelio
presso la Tesoreria Comunale, la lettera fu consegnata al
Museo di Messina nel 1902, e
dopo esser sopravvissuta alle
catastrofi del terremoto del
1908 e dei bombardamenti
della seconda guerra mondiale fu restituita al Comune che
dopo averlo custodito nel proprio Archivio storico lo restituir al Museo regionale : un percorso di vicissitudini distinto da
polveri e da macerie, che giustificano ampiamente lattuale
stato di deterioramento!
Ma ci che forse meritevole di maggiore attenzione la
ricostruzione degli eventi contestuali allepoca ed al momento nei quali la lettera stata
scritta: un incontenibile tributo di affetto e di devozione da
parte di tutta la cittadinanza,
che daltronde ha altri riscontri nella storia della citt: basti
ricordare le manifestazioni in
onore di Carlo V nella
sua visita trionfale del
1535, a riprova della
generosit propria dei
messinesi.
Frammento di lettera
autografa di Giuseppe
Garibaldi.
Pagina a lato,
ritratto di Garibaldi.

N.1 Gennaio/Febbraio 2012

Il Generale proveniva da
Napoli, ove sin da Gennaio
soggiornava a Posillipo, ospite di un suo amico inglese che
lo aveva convinto a trascorrere i mesi invernali in un ambiente pi favorevole di quello della
rigida Caprera, ove da tempo
Garibaldi si era ritirato, afflitto
dalle sempre pi precarie condizioni di salute: ed appena
appreso delle celebrazioni a
Palermo del sesto centenario
della rivolta del Vespro, aveva
deciso di prendervi parte, malgrado lo stato di disabilit, ed
il probabile non eccessivo entusiasmo per la capitale della
Sicilia, come gi accennato
nella nota del prof. G. F. Villari.
In proposito, pu valere una
considerazione a giustificare
la scelta dellitinerario per raggiungere Palermo attraverso il
faticoso percorso ferroviario
Reggio-Messina-Catania
(unico possibile allepoca) in
luogo del pi diretto, e soprattutto pi confortevole trasferimento per via marittima, con
uno dei tanti mezzi che in poco
pi di ventiquattro ore raggiungevano via mare il porto
di Palermo, e che di certo sarebbe stato allestito con le massime attenzioni, e tutti i comfort che la nave poteva offrire.
E la risposta non mi sembra

riosa popolazione, come scriver, dimpeto, nella lettera vergata con mano incerta la mattina del 27 Marzo.
Alla notizia del viaggio di Garibaldi, il fuoco della generosit
del popolo meridionale diventa un incendio incontenibile.
Francesco Mazzullo, titolare
dellAlbergo Belle Vue, ove
poi il Generale pernotter il 26
Marzo, si precipita a offrire la
sua disponibilit con questo
telegramma: Generale Giuseppe Garibaldi-Napoli (Posillipo). Notizia sua venuta Messina ricordaci sublime epopea
Camicie Rosse. Offro intero
Albergo Belle Vue. Esortala
non privarmi onore ospitare
Primo Cittadino Italia, liberatore Sicilia. Francesco Mazzullo; mentre la Compagnia
Florio-Rubattino, con tempismo che farebbe arrossire le
amministrazioni dei trasporti di
oggi, mette a disposizione per
il traghettamento del Generale da Reggio Calabria a Messina ben due vapori, l Alfredo Cappellini ed il Marco
Polo.
Partito da Napoli alla volta di
Reggio la sera del 24 assieme
alla moglie Francesca, ai figli
Menotti, Claudia e Manlio e ad
uno stuolo di fedelissimi amici,
il Generale atteso a Messina nel tardo pomeriggio del 26
Marzo.
La citt preda di un raptus
di frenesia incontrollabile.
Lautorit governativa, paventando una esondazione oltre i
margini della sicurezza di una
folla in delirio che appena prima
aveva dato luogo a roventi
manifestazioni di piazza per il
ritardo della realizzazione del
tratto ferroviario Messina Patti,
ed ancora timorosa di non
offendere la suscettibilit del
governo francese a causa della
recente annessione della Tunisia, vista dal governo italiano
con occhio certamente non
favorevole, si premurava a render pubblico un manifesto con

il quale la cittadinanza veniva


invitata a rendere omaggio al
generale in maniera calma e
composta: ed in ossequio a
questo monito di rispetto, in
piena sintonia con lonere
assunto dalla Societ dei Reduci e dalla Societ Operaia (di
questultima Garibaldi era Presidente onorario) di assicurare quello stato di quiete e di
tranquillit che esigeva la precaria salute dellillustre ospite,
il popolo perci non si sfrena
e gli d il benvenuto in maniera solenne, imponente ed entusiastica, ma nobile e dignitosa, come riporta Rocco Sisci
nella sua dettagliata esposizione.
Folti gruppi di rappresentanze delle varie istituzioni ed associazioni della citt, assieme ad
uno stuolo festante di amici ed
ammiratori si erano recati sin
dal primo pomeriggio a Reggio per accompagnare il Generale nella traversata verso il
porto di Messina, ove i legni
pavesati a festa erano pronti
a festeggiare larrivo del Generale, con la citt che esplodeva in un tripudio di luminarie e
di bandiere: drappi ed arazzi
sui balconi, lungo i marciapiedi, sulle pareti di ogni fabbricato.

CITT&TERRITORIO

difficile: il Generale avrebbe


optato per quella scomoda scelta forse anche, come suggerisce lamico Rocco Sisci, per
ripercorrere a ritroso, almeno
in parte, litinerario dei mille;
pi verosimilmente perch nel
grande cuore di Garibaldi, pi
che Palermo, rimaneva Messina con i suoi straordinari cittadini. Qui il 27 luglio 1860 era
giunto attraverso limpervio
cammino sui Peloritani, dopo
la sanguinosa e decisiva battaglia nella piana di Milazzo;
qui aveva sostato, per oltre
venti giorni, studiando lungo le
rive dello stretto le mosse tattiche che avrebbero consentito lo sbarco sulla prospiciente
costa calabra, con il grosso
delle forze traghettato attraverso limbuto ionico del canale, da Giardini a Melito Porto
Salvo, camuffando abilmente
il progetto con linganno del
diversivo del tentativo, fatto
credere per essenziale, del traversamento nel punto pi stretto, allo sbocco tirrenico, da
parte di poche imbarcazioni a
partenza dalla spiaggia del
Faro, e che sarebbero rimaste
esposte allinesorabile annientamento da parte delle batterie borboniche assiepate sulla
sponda a distanza di poche
migliaia di metri; ma soprattutto, quel generale apparentemente rude, ma con il cuore
sempre spalancato alla tempesta dei sentimenti, non poteva aver dimenticato laccoglienza trionfale ricevuta dai
messinesi al momento del suo
arrivo in citt, n le attenzioni
profuse da tutta la cittadinanza nelle successive tre settimane dal suo soggiorno:
memore di quanto operammo
insieme nel 60 e dellaffetto con
cui fui sempre beneficiato dalla
intera Sicilia e da voi particolarmente io qui mi trovo in famiglia e se un dovere non mi chiamasse altrove prolungherei
certo per pi tempo il mio soggiorno in seno a questa glo-

25

N.1 Gennaio/Febbraio 2012

CITT&TERRITORIO

26

Nelle poche ore di permanenza a Messina (praticamente


dalla sera del 26 al pomeriggio del 27 Marzo) le scene si
susseguono con un ritmo frenetico, come una fuga di fotogrammi impazziti, che nessuna descrizione pu rendere in
modo adeguato. Ancora una
volta mi rivolgo alle rievocazioni di N. Principato e di R.
Sisci, che pi di ogni altra
fonte consultata rendono lidea
di quegli esaltanti momenti.
Ai piedi della passerella obliqua appena appoggiata sul
molo, Menotti, il figlio pi grande, con uno sforzo che una
passione, solleva di peso il
padre dalla carrozzella e lo
depone amorevolmente sulla
carrozza adeguatamente
agghindata, avvolgendolo con
cura con uno scialle che lascia
scoperta solo la testa, e sistemandolo seduto su una corolla di cuscini.
Prendono posto ai fianchi di
Garibaldi la moglie Francesca
ed il figlio pi piccolo, Manlio,
mentre la folla fa ala al corteo
osannando il suo saluto di benvenuto in maniera solenne,
imponente ed entusiastica, ma
nobile e dignitosa, al suono di
due bande musicali che sfilano in testa ed a chiusura del
corteo di carrozza eseguendo
linno si scopron le tombe
In uno sventolio di cappelli e
di fazzoletti il generale solleva
il braccio per rispondere al saluto della folla. stanco ed emaciato, e sembra lombra di quello che i messinesi avevano visto
soltanto venti anni prima, nel
trionfale ingresso nella citt
dopo la folgorante vittoria di
Milazzo. Scrive in proposito
Stefano Ribera, Direttore della
Gazzetta dellepoca: lo
vidi a Milazzo dopo una battaglia tremenda dopo un attacco sostenuto corpo a corpo con
uno squadrone di ussari oggi
lo rivedo dopo ventidue anni,
sono bianchi i suoi biondi capelli, pallido, sofferente, affran-

N.1 Gennaio/Febbraio 2012

to, tormentato dallartrite. Non


pi sul suo cavallo baio, ma
tirato dal suo carroccino come
un bimbo. E solo da un certo
lampeggio fatale del suo sguardo pieno di fosforo e di bont:
solo attraverso un certo che di
soggiogante, dimperioso, daffascinante che emana da quella fisionomia, tu puoi indovinare che quegli Giuseppe
Garibaldi.
Dopo una breve sosta a casa
Vitali, accanto al teatro Vittorio Emanuele, e dai cui balconi si affaccia Edoardo Pantano che ringrazia i cittadini accalcati nella strada sottostante,
pregandoli di tornare a casa
perch le condizioni di salute
del Generale non gli consentivano quel gesto che avrebbe
ambito effettuare di persona,
Garibaldi viene accompagnato allHotel Belle-Vue, ove ha
ancora la forza di ricevere la
visita di commilitoni, amici,
autorit e giornalisti, e dove,
dopo una vena frugale, trascorre una notte tranquilla.
Il mattino dopo il Generale
appare revitalizzato: dopo la
toeletta e la colazione si concede una revisione alla capigliatura, che d modo a GrecoArdizzone di raccoglierne le
ciocche, destinate come prezioso ricordo agli amici pi intimi. Si presta quindi al pellegrinaggio delle visite da parte
degli amici, di innumerevoli
associazioni con in testa la
Societ operaia e di quella dei
reduci, degli esponenti politici
ed amministrativi della citt, e
fa dono di una sua fotografia
al sindaco facente funzione
Salvatore Marullo, che ringrazia commosso da tanto privilegio.
Si concede quindi una breve
lettura-senza occhiali!- della
Gazzetta di Messina, commentando gli articoli pi interessanti, a cominciare dalla
dettagliata cronaca del suo arrivo; subito dopo scrive dimpeto la famosa lettera, appog-

giando la mano sul guanciale


(il che pu spiegare lobliquit
di alcune righe, per il cedimento
del precario, soffice piano di
appoggio).
Nel pomeriggio il Generale
veniva accompagnato alla stazione ferroviaria di Messina per
imbarcarsi sul treno che lo
avrebbe trasportato a Palermo, ove sarebbe giunto soltanto il mattino seguente, per
la deviazione obbligatoria
sino a Catania, stante la mancata attuazione del raccordo
con la linea tirrenica (che sarebbe entrata in funzione soltanto nel 1895) e la conseguente
assurda durata del viaggio.
Anche qui prendo spunto dalle
vivaci descrizioni di N. Principato e di R. Sisci per rivivere
insieme lattualit scenica di
quei momenti esaltanti.
Rotto il ghiaccio della commozione che il giorno prima
aveva attanagliato la citt al
momento dellarrivo, le manifestazioni di simpatia per lillustre ospite esplodevano in un
tripudio di esultanza incontenibile. Una marea umana si
riversava sulle strade, si arrampicava sui tetti, si accalcava
sui balconi, ed ovunque fosse
possibile lungo il passaggio del
corteo che accompagnava il
Generale. Principato riporta
dalla cronaca di un giornale
dellepoca: La citt tutta sulle
strade. Le finestre, i balconi
formicolano di gente; ogni
abbaino, ogni buco di qualunque edificio popolato. Tutti
gridano, tutti acclamano lEroe; e se qualche labbro muto,
ci avviene perch esso sta
fisso agli occhi per asciugare
il pianto. [] Il suo passaggio
una marcia trionfale, uno di
quei trionfi che improvvisa il
cuore. [] una festa magica, sublime e civilissima.
Prima di salire sul treno speciale con la sua carrozzella tramite una rampa di legno appositamente costruita e ricoperta di tappeti, il Generale salu-

mile scritto siglato quella mattina del 27 Marzo dalla mano


deformata dallartrite del
sommo personaggio. Ma la
rievocazione dellepisodio,
ancorch puntigliosa nei particolari, peccherebbe di incompletezza se non si facesse
ancorch minimo cenno ai contenuti della lettera, lasciando
ovviamente agli storici il compito della doverosa esegesi nel
settore di loro competenza (to
each is ownunicuique
suum!).
Secondo la corretta lettura
che in proposito fornisce Sisci,
che la lettera- che lindomani
venne pubblicata sulla Gazzetta di Messina, senza alcun
particolare commento- non sia
un capolavoro di diplomazia lo
riconosce subito lo stesso autore, dato che, dopo averla riletta, avrebbe detto incendiaria, ma la verit, consegnandola quindi al sindaco,
principe Marullo; n suscita
meraviglia il florilegio delle
espressioni non particolarmente esaltanti allindirizzo del
Papa, e dei successori di quellinfallibile scellerato.
Sappiamo tutti che allepoca
Garibaldi si era isolato in posizioni assolutamente contrarie
allorientamento del Governo
e della Casa Regnante. Deluso dallo smantellamento dei
propositi e delle promesse da
altri elargiti con ipocrita sicumera venti anni prima, lirriducibile condottiero non le mandava certamente a dire.
Due anni prima aveva annunciato le sue dimissioni da deputato con una lettera che veniva pubblicata sul giornale La
Capitale e nella quale aveva
scritto tuttaltra Italia io sognavo nella mia vita, non questa,
miserabile allinterno e umiliata allestero; e sensibile alla
realt, che si era palesata in
Sicilia ed in Calabria, dallesilio di Caprera leroe dei due
mondi scriveva nelle sue
memorie: gli oltraggi subiti

dalle popolazioni meridionali


sono incommensurabili. Ho la
coscienza di non aver fatto del
male. Nonostante ci non rifarei oggi la via dellItalia meridionale, temendo di esser
preso a sassate, essendosi
col cagionato solo squallore,
e suscitato solo odio. Ed a
questo chiosa in proposito R.
Ranieri: E non aveva torto perch da quel momento quando
da un despota se ne sostituito un altro nata quella che
eufemisticamente i governi
post-unitari hanno definito questione meridionale per nascondere non il loro malgoverno,
ma la loro malafede.
Ne da immaginare, con pressapochismo superficiale ed
ingeneroso, che i cittadini messinesi in occasione della visita del Generale nel 1882 non
fossero consapevoli delle condizioni nelle quali era precipitato il meridione dopo il ventennio seguito allimpresa dei
mille, ed alla conseguente riunificazione dellItalia: solo che
essi condividevano con lillustre condottiero la sofferenza
di una delusione patita per la
vanificazione degli ideali condivisi, se pur da posizioni cos
distanti, e che il Generale aveva
perseguito con valore pari alla
sfortuna, senza mai tradire
desideri ed aspettative di un
popolo che poi si sarebbero
disvelati sogni utopistici, disattesi da una realt neanche
immaginata venti anni prima.
Ed in questo riposa, a mio
modesto parere, laspetto pi
significativo della vicenda: lo
stesso sentimento accomuna
i due protagonisti -Garibaldi, e
i suoi cari e prodi messinesiche prendono vita da quelle
scarne e lapidarie espressioni che il Generale stanco, e
presago della sua fine imminente, ma sempre determinato come indomabile alfiere della
libert dei popoli, consegna
alla storia di Messina in quel
mattino del 27 Marzo.

CITT&TERRITORIO

ta commosso la folla, abbraccia il principe Salvatore Marullo e sigla lultimo commiato con
un bacio ai due patrioti messinesi Salvatore Bensaja (padre
di quel Giuseppe che il 27
Febbraio del 1848 era caduto
nellassalto al forte borbonico
di Forte Real Base, riuscendo
perfino ad inalberare sulla torretta pi alta del bastione il tricolore siciliano) ed il fidato
Greco Ardizzone, dicendo
loro Questo bacio portatelo ai
messinesi e dite loro che io non
li dimenticher mai. Epigrafe
pi lapidaria non potrebbe mai
esprimere altrettanto il carico
di passione che sigla lultimo
contatto del Generale con i suoi
cari e prodi messinesi.
Garibaldi si tratterr a Palermo per oltre due settimane,
rimanendo quasi sempre a letto
per le sue peggiorate condizioni di salute, quasi avesse
voluto dedicare le sue ultime
energie vitali allimpegno di rappresentare il suo affettuoso
riconoscimento alla amata
Messina. Di l a poco morir a
Caprera il 2 Giugno, e la citt
memore dellillustre personaggio gli tributer ossequio
di cordoglio e di commozione
forse non eguagliati da nessun
altra municipalit. Vennero
sospese-evento straordinario
nella storia di Messina- le solenni festivit per la Madonna della
Lettera; tutti i negozi si aggramagliarono, e molti di essi chiusero spontaneamente; lintera
cittadinanza partecip ammutolita alle manifestazioni pubbliche di cordoglio, nel ricordo
dellaffettuoso saluto del Generale a lei soltanto indirizzato.
E- fatto di maggior significato
per il riconoscimento da parte
della Nazione - solo la rappresentanza cittadina di Messina, inviata a Caprera per partecipare alle esequie, ebbe
lonore di deporre sul feretro
una corona a nome della citt
(R. Sisci).
Sin qui la cronaca dellavvenimento che fa da cornice allu-

27

N.1 Gennaio/Febbraio 2012

CITT&TERRITORIO

28

Salice:

storia, arte e tradizioni


di AA. VV.
alice, ridente villaggio sito
sui monti Peloritani, il cui
toponimo deriva dal termine latino salix, salicis
riferito alla possibile presenza di questi alberi su tutto
il territorio. Come molte realt
collinari del comprensorio messinese, anche Salice fu meta,
gi dal 600, di villeggiatura di
alcuni notabili locali (Pettini,
Ainis, De Grazia).
Le prime fonti storiche certe
risalgono al 1134, quando il re
Ruggero II concesse il feudo
di Salice allArchimandrita del
SS. Salvatore dei Greci. In
seguito, larchimandrita di allora, Luca, invi dei monaci basiliani dando loro il compito di
coltivare le terre e farne un villaggio con dei servitori per il
monastero. Da questo momento in poi si form il primo vero
e proprio nucleo abitativo grazie ai monaci basiliani che
portarono il culto di S. Stefano Juniore. Ne prova la costruzione della prima chiesa del
villaggio dedicata allomonimo
santo, risalente al XII sec., e
la costruzione di un monastero coevo testimoniato in un
manoscritto del 1342 appartenente alla biblioteca del SS.
Salvatore di Messina. Salice
far parte dellArchimandritato, distinto dalla diocesi di Messina, sino al 1884 quando le
due realt furono unificate.
La storia di Salice procede
per cinque secoli seguendo i
tempi del lavoro nei campi e

N.6 Novembre/Dicembre 2011

della preghiera. Nel 1480 i


monaci vendettero due volte il
territorio di Salice, la prima ad
un certo Filiono Cuglituri, la
seconda a tal Bartolomeo Gioeni con il costo di 400 onze. Nel
1685, a seguito della rivolta

Stemma della famiglia Pettini.


In alto, Salice, vista panoramica del villaggio.
antispagnola con il costo di 5
onze un tar e grani 6 per ogni

abitante il vicer Francesco


De Bonavides per punire la
Messina ribelle, vendette tutti
i casali a monte della citt, fra
i quali Salice che con il vicino
Gesso furono acquistati dal
principe Alliata di Villafranca.

Nel 1727 Salice con altri 19


casali, ritornarono ad essere
propriet del Regio demanio.
Nel 1819 tale Domenico Pettini, discendente da nobile famiglia piemontese, acquist da
Carlo Cottone la contea di

Bauso con annesso titolo di


conte. La famiglia Pettini fu proprietaria dellomonimo immobile, collocato sulla via Principe Umberto, dove tuttoggi
ancora visibile il pregevole
scudo in pietra (XVII sec.) che
raffigura lo stemma gentilizio
dei Pettini. Lo stemma, sormontato da una corona con a
lato delle figure grottesche
suddiviso in quattro parti. Nel
primo riquadro vi una torre
merlata, nel secondo un leone
rampante che tiene tra le zampe
un ramo di palma, nel terzo un
braccio destro che tiene con
la mano una medaglia doro,
nel quarto infine un leone rampante che tiene nelle zampe
anteriori una spada. Al centro
visibile una fascia con una
stella ad otto raggi. In basso il
motto scritto a caratteri romani NE PEREAT, chiaro messaggio lasciato ai posteri con
la volont di restare immortali. Negli anni 20 del 900, Santi
Mazzeo acquist le propriet
del conte compreso il parco
dietro alla villa e i terreni agricoli circostanti Salice che furono coltivati fino alla sua morte,
momento in cui il palazzo e le
tenute vengono lasciate al pi
totale degrado. Oggi con commozione i salicesi se vero
il principio sostenuto da Vico
che la storia si ripete ciclicamente osservando impotenti il degrado di palazzo Pettini,
ormai pericolante, privo di
coperture e invaso da vegetazione infestante, auspicano
una sua rinascita affinch
possa tornare a rivivere il motto
NE PEREAT.
Le chiese: S. maria delle
Grazie e maria SS. Annunziata
Di rilevante interesse la chiesa Madre del XVI sec. dedi-

CITT&TERRITORIO

Facciata della Chiesa S. Maria


delle Grazie.
In basso, interno della Chiesa
S. Maria delle Grazie.

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N.6 Novembre/Dicembre 2011

CITT&TERRITORIO

30

Madonna con Bambino in


marmo bianco, sec. XVIII,
Chiesa S. Maria delle Grazie.
In basso,
Altorilievo di marmo bianco,
sec. XVII, Chiesa SS. Annunziata.
cata alla Madonna delle Grazie. La facciata, offesa da una
copertura di cemento negli anni
70 del secolo scorso, lascia
intravedere i cantonali a blocchi squadrati di pietra bianca.
Il semplice portale, anchesso
in pietra bianca come i cantonali, che si trova al culmine di
una piccola scalinata in pietra
reca inciso sullarchitrave sorretto da due figure antropomorfe, la data 1550. La facciata coronata in alto da un
timpano con una serie di pietre decorative trilobate che si
ripetono per tutto il bordo.
Laustera facciata nulla lascia
trasparire di quello che ci aspetta una volta varcata la soglia:
unesplosione di volute, girali,
cornici composite, intrecci di
foglie stilizzate ricoprono le
pareti della chiesa rendendola, con i suoi stucchi, un delizioso esempio del tardo barocco siciliano.
Alcuni rimaneggiamenti e
aggiunte agli altari laterali,
hanno un po alterato la decorazione originaria che un occhio
attento sapr certamente riconoscere. Non sono stati modificati invece gli stucchi dellaltare maggiore e le due colonne centrali coronate da capitelli compositi che sostengono
una trabeazione. Bellissimo
laltare dedicato a S. Stefano
Juniore, la cui statua ospitata entro una nicchia con ai lati
due colonnine tortili, anchesse coronate da capitelli compositi. Poco pi in alto due
putti reggono drappi, in stucco, con frangia dorata.
Allinterno della chiesa si possono notare la bellissima tavola raffigurante S. Caterina dA-

N.6 Novembre/Dicembre 2011

per i caratteri stilistici si pu


datare tra la fine del XV sec. e
linizio del XVI sec.. Lopera
stata dipinta da un ignoto artista messinese influenzato da
modi alibrandeschi e polidoreschi (C. Ciolino).
Un altro quadro degno di nota
la tavola con la Madonna di
Monserrato (XVI sec.). La Vergine Maria, al centro della
scena, seduta su un trono di

lessandria a figura intera con


i simboli del martirio. Alle sue
spalle due angeli reggono un
drappo in tessuto damascato.

La data 1597, che si trova in


calce al dipinto, si riferisce ad
un probabile restauro e non
allesecuzione del quadro che

CITT&TERRITORIO

A lato e sotto, articolo estratto


dalla Gazzetta del Sud del 28
novembre 1969.
In basso a sinistra,
S. Stefano Juniore, titolare
della parrocchia.

31

nubi e tiene sulle ginocchia il


bambino Ges. Entrambi circondati di putti che in gran
numero si affacciano tra le
nuvole vaporose. In basso,
rispettivamente a destra e a
sinistra, le sante Lucia e Apollonia con in mano i simboli dei
loro martirii (palma, occhi,
dente). Tra le due sante una
grande sega divide in due la
montagna alle cui pendici si
trova una chiesa. Lopera di
un ignoto pittore messinese
N.6 Novembre/Dicembre 2011

CITT&TERRITORIO

32

che dipingeva alla maniera di


Antonello Riccio (C. Ciolino).
Un altro bellissimo quadro di
piccole dimensioni, che molto
probabilmente non venne eseguito direttamente per la chiesa di Salice, la Madonna col
Bambino, un olio su tela recentemente restaurato, che ha riacquistato i bellissimi colori sbiaditi dal tempo. Risalente al XIX
sec., la Vergine Maria con il
suo tenero e affettuoso abbraccio avvolge il piccolo Ges.
Dolcemente egli volge il capo
verso la madre che lo guarda
amorosamente. Peccato che
lautore di questopera non ha
lasciato sulla tela la sua firma!
Si sono perse le tracce, invece, di un altro dipinto esistente nella chiesa Madre fino al
1935. In una scheda del tempo
veniva cos descritto: Tavola
finente in alto a forma di tre
guglie. Rappresenta in centro
la Madonna col Bambino seduta su un ampio trono dalla spalliera curveggiante e dai pilastri molto scorniciati finenti in
alto in un globo doro. La Vergine [] sostiene il figlio ignudo sedente su di un lembo del
mantello sovra il ginocchio,
Sopra e pagina a lato, in alto,
processione in onore del Patrono S. Stefano Protomartire, 3
Agosto.
A sinistra, processione della
Domenica delle Palme.
mentre reca la mano destra
alla testolina e con laltra sta
per premere la mammella.
Alla sua destra, fra un intervallo ove si apre la campagna
con veduta di paese, sta S.
Giovanni Battista in ginocchio
[] A sinistra S. Girolamo
pure in ginocchio []. Nella
parte superiore in centro la
resurrezione di Nostro Signore [] ai lati lannunciazione
[]. Lungo la predella gli apostoli. Questo dipinto che si trovava sullaltare maggiore dove-

N.6 Novembre/Dicembre 2011

va fungere da pala, anche se


lubicazione non doveva
essere originaria. La fine di
questo quadro ignota, come
si diceva, ma difficilmente si
pu pensare a un furto. Continua la relazione:Non ha subito restauri che ha bisogno specialmente alla base. lacunoso in vari punti. In altri il rigonfiamento pericoloso. La parte
lignea ha bisogno di urgenti
restauri. Viste le condizioni in
cui versava pi probabile che
il quadro sia scomparso un
pezzo per volta. Era attribuito ad Antonello de Saliba.
Tra le sculture sono da menzionare il fonte battesimale (XVI
sec.) in marmo rosso con stemma araldico in marmo bianco
sicuramente antecedente, la
meravigliosa Madonna col

Bambino in marmo bianco eseguita per volere di Giuseppe


Santoro subito dopo la sua
morte. datata 1725 sul
basamento della statua sorretta da una mensola a tarsie
marmoree, una statua raffigurante S. Antonio da Padova in
legno policromo risalente al
XVIII sec. e alcune lapidi sepolcrali tra le quali si evidenzia
quella di Domenico Celona
(primi XVIII sec.) condotta
ancora con gusto barocco. Tra
gli oggetti liturgici appartenenti
alla chiesa di Salice sono da
menzionare un turibolo in stile
gotico (XIX sec.) e una croce
processionale in argento del
XVII sec. realizzata da un
argentiere messinese proprio
per la chiesa di Salice, come
attesta la presenza di S. Ste-

CITT&TERRITORIO

mettevano alla luce di penetrare allinterno. Il bellissimo


altare maggiore cinquecentesco presenta al centro un pregevole altorilievo di marmo
bianco, di forma circolare, al
cui interno un riccioluto angelo Gabriele porta lannuncio a
Maria. Egli si posa al suolo,
piegando le ginocchia, causando la distrazione di Maria
che, intenta alla lettura, reagisce turbata. In alto al centro
una colomba allude alla presenza dello Spirito Santo e simmetricamente in basso un elegante vaso colmo di gigli
posto sul pavimento della stanza.
Negli anni 60 la chiesa versava in uno stato di degrado,
tanto da diventare un pollaio.
Soltanto nel 1969 liniziativa di
un gruppo di giovani salicesi,
il cui motto fu: Ricostruiamo
con sacrificio, quello che i nostri
avi con sacrificio hanno costruito!, ripul la chiesa dalle erbe
e da dieci camion di terra e risistem larcata centrale; le
spese dellopera furono
sostenute con 160.000 lire raccolte in paese e con la manodopera gratuita di maestranze

33

fano Protomartire (sul retro


della croce) patrono del villaggio.
Unaltra chiesa di Salice la
SS. Annunziata, nellomonimo
rione. Della chiesa, con pianta a croce latina, rimane oggi
solo il transetto e un muro laterale della navata dopo il crollo avvenuto probabilmente a
causa del terremoto del 1908.
La chiesa di chiara impostazione rinascimentale, possiede ancora i due grandi archi
centrali a tutto sesto: uno costituisce lapertura dellabside,
laltro congiungeva il transetto alla navata. Ai lati del transetto due aperture circolari perFontana del XVIII sec.
Piazza Principe Umberto
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CITT&TERRITORIO

34

Piazza Principe Umberto,


inizi sec. XX.
Sotto,
Piazza Principe Umberto oggi.
locali. Lintraprendenza di questi giovani ha avuto grande clamore ed stata messa in risalto dallarticolo di Sandro Rol
della Gazzetta del Sud del 28
novembre 1969. Fu il 68 salicese!
La religiosit
La religiosit popolare di Salice si basa in particolare, come
per tanti altri centri dItalia e
soprattutto del Meridione, sulla
devozione al proprio santo
patrono S. Stefano Protomartire verso cui i salicesi
mostrano un profondo legame
dattaccamento. La devozione
verso il patrono del villaggio,
costante durante tutto il corso
dellanno e vissuta privatamente, viene esplicata in modo
comunitario durante i festeggiamenti in suo onore che
cominciano il 25 luglio, giorno
in cui inizia la novena con il trasferimento della statua dalla
nicchia alla vara di legno dorato, e culminano il 3 agosto, giorno anniversario del ritrovamento delle reliquie avvenuto
il 3 agosto del 415, con la celebrazione di sante messe e sul
far della sera con la processione che attraverser le strade di Salice. La vita e il martirio di S. Stefano Protomartire sono descritte nel libro degli
Atti degli Apostoli anche se le
scarse notizie riguardano un
periodo poco precedente al suo
martirio. Ma la devozione popolare dei fedeli salicesi si rivolta non solo al S. Stefano Protomartire, ma anche ad un altro
S. Stefano, martire di Costantinopoli, monaco basiliano, conosciuto come il Giovane o
Juniore -, titolare della parrocchia, e ad un monaco di nome
Stefano, vissuto proprio nel
paese di Salice e ivi morto in
odore di santit. Limportanza

N.6 Novembre/Dicembre 2011

del patrono allinterno di una


comunit come Salice molto
rilevante, perch proprio il
patrono che permette di comunicare con lAltissimo tramite
la sua intercessione, a lui si
ricorre per chiedere la grazia
che se viene concessa sar
seguita da gesti di ringraziamento (come la processione a
piedi nudi) o dallofferta di exvoto (generalmente oggetti
doro a cui si particolarmente affezionati).
Potr certamente stupire, date
le dimensioni del villaggio, trovare due santi con lo stesso
nome e a questi, come si diceva, va affiancata una terza figura, sempre con lo stesso nome,
ma che spesso viene a confondersi con le precedenti e in

particolare con la seconda. Per


evitare di fare confusione fra i
tre santi opportuno procedere con ordine.
Della prima figura S. Stefano Protomartire, patrono del
villaggio si gi parlato sopra.
Bisogna aggiungere che a Salice il culto di questo santo si
diffuso in un epoca imprecisata, ma di gran lunga posteriore rispetto a quello di S. Stefano di Costantinopoli detto il
Giovane. In che modo ci
avvenne non dato sapere.
Esistono varie supposizioni,
ma quella maggiormente
accreditata riguarda un parroco di Salice il quale volle far
dono ai suoi fedeli di una reliquia del Santo Juniore. In seguito alla richiesta, nella quale non

Particolare della colonna crocifera e la colonna crocifera,


Piazza Principe Umberto.

venne specificato di quale Stefano si trattasse, fu inviata da


Roma una reliquia del Protomartire. Nacque cos la devozione al santo della reliquia che
col tempo soppiant quella del
santo Juniore. Tuttavia non si
pu affermare con certezza a
quale evento collegata la
devozione di questo santo, fatto
sta che il culto del Protomartire fu ben accetto e si diffuse
tra i fedeli.
La vita di S. Stefano il Giovane pi ampiamente documentata rispetto a quella di S.
Stefano Protomartire di cui,
come abbiamo detto, si narra
negli Atti degli Apostoli. Stefano il Giovane nacque a Costantinopoli verso il 714-715 e
mor nella stessa citt il 28

CITT&TERRITORIO

novembre 764. A quindici anni


fu portato in monastero,
divenne poi abate ma prefer
dedicarsi alla vita eremitica.
Intanto scoppi la lotta iconoclasta ordinata dallimperatore Costantino V Copronimo, il
quale ordin di distruggere le
immagini sacre e viet la loro
venerazione. Stefano, grande
difensore delle sacre immagini, non si lasci corrompere
dallimperatore. Cominciarono
per lui le torture, poi lesilio e
infine la condanna ad una morte
crudele: trascinato per tutta la
citt e colpito con pietre e bastoni. Le sue viscere furono sparse e il suo corpo oltraggiato
anche dopo la morte. Questo
sacrificio valse a Stefano il riconoscimento, da parte della
Chiesa, di martire delliconoclastia.
La persecuzione di Costantino V caus la fuga dei monaci basiliani dalla Grecia allItalia meridionale e in Sicilia. Qui
costruirono monasteri e portarono il culto verso S. Stefano il Giovane. A Salice il culto
del martire delliconoclastia si
diffuse insieme alla costruzione di un monastero basiliano
di cui si sono perse le tracce
ma ne documentata lesistenza in un manoscritto del
1342. Con il tempo il nome di
S. Stefano Juniore si confuso con quello di un monaco
che secondo la tradizione fu
lapidato e sepolto a Salice in
un luogo sconosciuto. Questo
non pu certamente essere il
Giovane perch come si evince dalle notizie riguardanti la
sua vita non lasci mai la Grecia. probabile che si tratti di
un omonimo discepolo vissuto proprio a Salice e che ebbe
fama di santit. Questa figura
avvolta da un alone di mistero. Non esistono documenti
che provano la sua esistenza,
ma solo racconti orali tramandati dal popolo. La sua figura
si confonde con quella del Giovane perch la tradizione con

35

N.6 Novembre/Dicembre 2011

CITT&TERRITORIO

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il tempo a portato ad attribuire, per errore, al martire iconoclasta, che non lasci mai
la Grecia, la sua presenza a
Salice dove vi sono alcuni luoghi considerati meta di preghiera e di raccoglimento di
Stefano. Uno di questi la piccola grotta, scavata nella pietra, nei pressi della chiesa a
lui dedicata dove la leggenda
vuole che Stefano si ritirasse
in meditazione. Un altro di questi luoghi nei pressi della localit Monte dei Centri su una
piccola altura dove una roccia
con fattezze particolari, ricorda limpronta di un piede umano
che, sempre la leggenda, ritiene essere di S. Stefano. In questo luogo si svolgeva fino agli
anni 50 una processione per
chiedere la grazia della pioggia che era ritenuta un vero
miracolo durante i mesi di siccit in tempi in cui lagricoltura era lunica fonte di sussistenza. Il miracolo della pioggia anticamente si ripeteva con
buona frequenza, tuttavia negli
ultimi anni il miracolo non
avvenne perch, come qualcuno diceva, la gente non partecipava pi con fede per questo la processione venne abolita. Un altro luogo significativo la contrada Pozzo dove,
in una zona non precisata si
credeva che fosse sepolto il
corpo di S. Stefano. Da questo luogo scaturiva un acqua
ritenuta miracolosa e usata
quindi per varie cure. Questacqua non poteva essere
bollita, altrimenti diventava
rossa (situazione dovuta probabilmente alla maggiore
concentrazione nellacqua di
certi minerali). Gi alla fine del
600 viene menzionata questa
fonte, della quale oggi non si
hanno pi tracce, la cui fama
era abbastanza nota anche
nella citt di Messina. La maggior parte di queste leggende
e tradizioni vengono ancora
oggi tramandate oralmente.
Non si pu non parlare infine

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La Senia.
del famoso quadro, che veniva utilizzato per la processione della pioggia, che ha causato l assimilazione delle due
figure di Stefano: il Giovane e
di Salice. Questo quadro, rubato dalla chiesa parrocchiale nel
1980 e mai pi ritrovato, dovrebbe raffigurare S. Stefano il Giovane. Sotto invece compare
una fascia aggiunta in epoca
successiva con la seguente
scritta in latino: S. Stephanus
junioris qui hic Salicis a barbaris lapidatus fuit. Ora chiaro come sia nata lassimilazione delle due figure: vedendo nel quadro S. Stefano il Giovane, come affermava la scritta greca, si era portati a leggere anche la scritta latina e
quindi a credere che questo
Santo Stefano il Giovane era
stato a Salice e qui morto e
sepolto. Come gi si detto
per il giovane martire iconoclasta non venne mai a Salice. possibile dunque che la
posticcia scritta in latino si riferisse ad un seguace omonimo
del Giovane che visse nel
monastero basiliano di Salice.
In tutte queste situazioni i due
santi Stefano il Giovane e

Stefano di Salice vengono


ad assimilarsi, e quindi si parla
di due figure che poi durante
le celebrazioni diventano un
tuttuno.
Il giorno in cui la Chiesa festeggia ufficialmente S. Stefano il
Giovane il 28 novembre. A
Salice invece la festa cade il
29 ottobre giorno in cui si fa
risalire la morte di Stefano di
Salice.
Piazza Principe u mberto:
la fontana e la colonna crocifera
Tipico esempio di fontana a
parete realizzata oltre che per
lapprovvigionamento idrico
anche per ornare la piazza. Si
compone di un arco a tutto
sesto con imposte, concio di
chiave e stipiti decorati, sormontato da un fastigio con spirali e volute. Allinterno sotto la
classica conchiglia nervata
contornato da cornici composite curve un cartiglio che reca
graffite le date 1716, 1886 e
1878. Chiaramente lepoca
della fontana, per i suoi caratteri stilistici da riferirsi al 1716.
La bocca dellacqua, contornata da motivi decorativi spiraliformi e con sottostante
conca in pietra, sovrastata
da un interessante frammento di trabeazione marmorea

Torre Benini (il Castelluccio).


medievale, con cornici e gocciolatoi, forse proveniente da
qualche chiesa e qui riutilizzato. La Colonna Crocifera,
composta da un basamento in
conci rettangolari di pietra calcarea, sul quale imposta unagile colonnina di marmo a pianta circolare e superficie liscia,
rastremata alla sommit, accoglie un capitello di ordine tuscanico sormontato dalla raffigurazione stilizzata del Monte
Calvario e da una croce in
marmo con le estremit dei
bracci trilobate e decorati con
motivi a rosetta. Questultima
reca scolpita a bassorilievo la
consueta figura del Crocifisso
nella faccia verso la Piazza e
la Madonna col Bambino in
quella opposta. Di fattura cinquecentesca, anche se in parte
rifatta, la sua presenza nel
tessuto urbano non da considerarsi come fatto unico trattandosi di manufatti frequenti
nel territorio messinese.
Il Principe u mberto di
Savoia a Salice
La piazza e la via principale
di Salice sono intitolate al
Principe Umberto di Savoia
perch si racconta che nel 1921

egli pass dal villaggio. Ne


testimonianza una memoria
lasciata dal sacerdote di allora, padre Alessi Quartarone:
L11 ottobre del 1921 questo nostro ridente villaggio ebbe
lalto onore di ospitare per circa
tre quarti dora il Principe ereditario Umberto di Savoia di
anni 17. Lo seguivano in due
automobili il comandante della
difesa, quella della divisione
ed altri.
Fermatosi nella piazza di questa Madre Chiesa, sintrattenne a parlare con alcuni popolani, tra i quali mastro Michele Corigliano che offr alcune
sedie facendo fra tutti il cicerone.
La spettabile comitiva si compiaceva contemplare lingenuit di quelle donne e molti
ragazzi lattorniarono per conoscere lincognito. Ad un tratto
uno che aveva fatto il militare
si accorge che il pi giovane
della bella comitiva il Principino, lo addita agli altri che pieni
di stupore rimangono attoniti
e tutti muti.
Un bambino di due anni,
figlio del cavaliere Giovanni
Caglia, accompagnato dalla
mamma presenta un mazzo di
scelti fiori al Principino che
accarezzandolo, con dolce sor-

CITT&TERRITORIO

riso, lo bacia in fronte. Terminata questa commovente


scena, la comitiva mont subito le automobili che, pronte,
partirono mentre tutti con grande soddisfazione gridavano:
Viva il nostro Principino.
(Sac. Domenico Alessi Quartarone, Cappellano-Curato del
Villaggio).
La Senia
Si tratta di una costruzione in
mattoni realizzata per lirrigazione dei campi circostanti.
Composta da due torrette
laterali, una a sezione circolare, laltra a sezione rettangolare, con interposta una grande vasca circolare comunicante
con un pozzo sotterraneo. Veniva messa in funzione da buoi
aggiogati alla vasca centrale.
Fra le due torrette in alto, una
condotta metallica consentiva
la distribuzione dellacqua
verso i terreni da irrigare. La
sua capacit di circa 500 m
il termine Senia deriva dallarabo Sniya (ruota idraulica).
Torre Benini o Castelluccio
La torretta che si scorge nella
collinetta centrale del paese
viene chiamato Castelluccio
ed lelemento - simbolo del
villaggio - non vi salicese che
non ne sia affezionato: le origini storiche della Torre Benini sono alquanto incerte, tuttavia sembrerebbe avere le
caratteristiche di una torretta
fortificata di avvistamento, che
permetteva il controllo del
Mar Tirreno. Antiche immagini ritraggono la torretta con un
parapetto con merlatura nella
parte superiore, che negli anni
50 del 900 venne eliminato
lasciando laspetto della torretta come lo si nota oggi. Fra
gli anni 50 e gli anni 70 presso il Castelluccio si teneva la
suggestiva processione dellascensione, in cui gli abitanti
percorrevano parte del paese
e risalivano la collina portando il simulacro di Cristo.

37

N.6 Novembre/Dicembre 2011

Forte dei Centri.

CITT&TERRITORIO

38

f orte dei centri


Il Forte dei Centri il sistema
di Fortificazioni pi a Nord della
Citt di Messina. Questo come
tante altri sparsi nel territorio
messinese fa parte del sistema di fortificazioni Umbertine
realizzate nello Stretto di Messina negli ultimi ventanni del-

lOttocento da parte dello Stato


maggiore del Regio esercito
italiano. Tali fortificazioni servivano a controllare e difendere lo Stretto, come punto
nevralgico dellintero Mediterraneo. Il Forte di Centri, il cui
nome deriva dalla denominazione dellaltura su cui stato

costruito, fu realizzato in brevissimo tempo, nel giro di soli


sei mesi !
Il materiale per lo pi pietra calcarea locale e mattoni.
Questo un luogo a cui i salicesi sono molto legati, per i
ricordi idi infanzia e giovent
e di sicuro per il paesaggio sublime della costa Tirrenica che
affascina ogni visitatore. Allo
stato attuale il sito, dopo anni
di abbandono stato rilevato
dalla Cooperativa La Zagara.
Lauspicio quello che gli Enti
Locali attraverso la collaborazione sostengano con un
piano di fruizione concreto tutte
le iniziative volte alla valorizzazione di questo bene.
(a cura di Giusi Femin,
Maria Giovanna Luc,
Roberto Pastura).

Su LLA CHIESA DI S. STEf ANO DI SALICE


RACCOLTA DI NOTIZIE
a cura di Stella Velardi

o voluto raggruppare, per


H
motivi di maggiore e facile leggibilit, le varie notizie su
questa chiesa, della quale tutti
noi salicesi, da anni interi, desideriamo vedere ultimati gli interminabili lavori di restauro iniziati circa trentanni fa e che
per motivi forse finanziari e
burocratici rimangono, purtroppo, ancora incompleti
anche se il lavoro pi imponente ed impegnativo stato
da parecchi anni effettuato.
Dette notizie sono di carattere architettonico e storico-artistico redatte da tecnici della
Soprintendenza BB.CC.AA. di
Messina, ma c anche qualche informazione ricavata dal
libro di Nicol Gull e da quello del Sac. Giuseppe Foti.
Io ho riscontrato, in una relazione relativa alla ricognizione

N.6 Novembre/Dicembre 2011

delle opere darte appartenenti


alla parrocchia di Salice, datata 26 aprile 1935 e conservata nellarchivio del Museo di
Messina, che in questa chiesa erano custodite la statua in
marmo raff. La Madonna col
Bambino, datata 1725, ed una
campana bronzea datata 1750:
luna conservata oggi nella
chiesa Madre, laltra non si sa
che fine abbia fatto.
Il periodo della costruzione
della chiesa risale al sec. XIV,
ma uno stile normanno svevo
della stessa riscontrabile nel
portale laterale a sesto acuto
realizzato con pietra calcarea
e pomice nera o lava, ed anche
nellaltro portale, del braccio
destro, anchesso a sesto acuto
ma con architrave medievale
sorretta da due capitelli di semplice lavorazione. Da que-

stultimo si accede alla sacrestia.


La particolarit della struttura sta nella copertura della
navata che stata realizzata
con volta reale a sesto acuto;
i tre archi a mattoni pieni che
la sorreggono sono stati realizzati successivamente. Tale
tipologia si riscontra solo in
unaltra chiesa, quella di S.
Nicola, ad Agrigento, che si fa
risalire al XIII sec. (G. Mantineo - Pannelli didattici - da
LArchitettura religiosa in Sicilia nel sec. XIII di Guido Di Stefano). Questa singolarit d
rilevante importanza alla nostra
chiesa anche perch tali elementi costruttivi sono riscontrabili soltanto nellarchitettura
romanica cluniacense dellEuropa centrale.
Sul prospetto frontale della

CITT&TERRITORIO
La Chiesa di S. Stefano.
chiesa si nota il portale dingresso di forma ogivale (2a met
sec. XIV) in conci di pietra,
sormontato da unapertura
circolare. In alto si trova il campanile con una nicchia nella
quale cera collocata la campana ausiliare ed al centro unapertura che conteneva la campana principale. Una delle due
campane, probabilmente, era
quella di cui non ci sono pi
tracce; laltra potrebbe essere
quella che attualmente si
trova nei locali della canonica
e che presenta una lesione non
riparabile, la data del 1597.
La navata lunga circa 10 m
e si vedono delle botole che
sormontano le fosse mortuarie. A sinistra ci sono due cappelle con portali di accesso ogivali, uno in pietra scolpita
(sec. XIV) ed uno in mattoni,
pietra calcarenitica e pomice

nera.
Il transetto presenta, al centro, unabside dove si trova laltare maggiore (sec. XVII) e
nella parete di destra presente una nicchia. Anche sul
pavimento del transetto si nota
una profonda e capiente fossa
mortuaria; si pensa infatti che
per salvare le sepolture, il pavimento sia stato sollevato in
fase di costruzione. Sempre a
destra vi la sacrestia, dove
sita la pi grande fossa mortuaria.
Transetto e sacrestia, di et
posteriore alla navata, sono
stati coperti, durante il lavoro
di restauro, con capriate in
legno e con manto di tegole a
coppi alla siciliana, in quanto
erano privi di tetto a causa di
un crollo; per dividere il transetto dalla navata vi larco
sacro in conci di pietra irregolari che si fa risalire al periodo rinascimentale (XV-XVI
sec.).

39

La chiesa, dunque, ha subito rielaborazioni posteriori alla


sua costruzione: transetto,
sacrestia e arco sacro. Un altro
rimaneggiamento venne fatto
nel periodo barocco al quale
appartengono: laltare maggiore (inizio 1a met del sec.
XVII), laltare in stucco (sec.
XVIII) (1746?), una lastra in
marmo datata 1746, unacquasantiera da muro, in pietra
( sec. XVII), una mensola in
pietra scolpita che si fa risalire al 1612 poich stata staccata dal campanile dove si
riscontra tale data.
La chiesa fu parrocchiale
fino al 1781 e venne chiusa
definitivamente al culto nel
1885. Fino a questa data venivano amministrati i sacramenti
e si celebravano la festa di S.
Cosimo e quella dellEpifania;
nel 1866 lo stato prelev la
chiesa e vendette il terreno
circostante a privati.
Accanto ad essa si notavano
N.6 Novembre/Dicembre 2011

CITT&TERRITORIO

40

dei muri (oggi civile abitazione) che testimoniavano il tentativo di costruire una nuova
chiesa. Lopera infatti venne
iniziata, ma il terremoto del
1785 apport gravi danni e per
insufficienza di denaro non
venne continuata. Secondo la
relazione del Sac. Gusmano,
invece, la chiesa rest incompleta a causa dellepidemia di
peste che nel 1740 stermin
gran parte degli abitanti.(N.
Gull pag 34, da archivio Curia
Arcivescovile).
La chiesa ebbe tre denominazioni: nel libro del Sac. Giuseppe Foti viene chiamata
Chiesa dei SS. Giorgio e Stefano (Casali di Messina pag.
462), per i salicesi pi anziani
da sempre dedicata a S. Stefano Junior, cos come viene
denominata in alcuni testi; in
altri documenti intitolata a S.
Stefano Protomartire confusione ed ingarbugliamento di
nomi e santi.
Auguriamoci, comunque, di
poter vedere al pi presto i lavori ultimati, per poter avere cos,
una soddisfacente fruizione
della chiesa nella sua totalit,
senza rischiare di non poterla
pi chiamare Chiesa di S. Stefano bens Chiesa dei lavori
in corso
In data pi recente, lo studioso Alessandro Fumia parla
integralmente cos sul Casale di Salice facendo riferimento
anche alla chiesa di S. Stefano: In qualche modo ho in programma di fare una sintesi,
cio di attenzionare i monumenti che si possono andare
a valorizzare in questo villaggio, per la storiografia ed i
documenti che riguardano questo casale, si limitano a 4 - 5
punti essenziali. Quello che
viene conosciuto che un
casale sicuramente di epoca
medievale; ci sono dei diplomi che dimostrano che il campo
urbano era, comunque, legato ad un possesso dellArchimandrita, quindi cera uno sfrut-

N.6 Novembre/Dicembre 2011

tamento, ci dicono i diplomi,


1135 - 1144, quindi sicuramente
cos. Quello che si sapeva
su questo casale era impostato
su una visione di luogo che era
adibito allo sfruttamento delle
varie attivit ed anche delle
potenzialit ma, comunque,
subordinato allArchimandrita
di Messina.
Niente di pi falso! Recentemente, lavorando anche sul
casale di Salice, sono saltati
fuori dei documenti inediti che
mi permettono di dire, di fissare, lanno di edificazione del
casale.
Il casale nasce per volont
dei Cavalieri Ospedalieri di S.
Giorgio, ci sono due atti che
parlano della fondazione del
casale di Salice legato ad una

La Chiesa di S. Stefano prima


del restauro. Nella pagina a
lato la campana in attesa della
collocazione.
famiglia che ha dato linput al
primo impianto.
Questo importante perch
lex chiesa parrocchiale di S.
Giorgio e S. Stefano il Giovane che ha un impianto barocco, mostra delle peculiarit alla
base, cio dei portali ogivali
che davano lidea di un impianto medievale, non riuscendo a
collocare temporalmente quegli arredi, vi si davano dal 1100
al 1300.
Seguendo queste tracce si
riesce ad individuare la nascita del casale: 16 settembre

1326, per volont dei cavalieri gerosolimitani, che riscattano anche laiuto del Pontefice,
ex proprietari dei templari, quindi, probabilmente, presso il
casale di Salice vi era una fattoria rurale gestita dai cavalieri templari. Questo lanciano
le carte.
Il casale passer sotto le mani
dei Giovanniti che hanno un
compito particolare: devono far
fruire il bene, come? Non vendendolo! Ma lo devono far fruttare nel tempo, e quindi danno
in enfiteusi due terreni ad una
famiglia, la famiglia di riferimento legata al ramo dei
Fasanella.
Latto del 1326 parla di un
acquisto del cives messanensis, nobilotto messinese, per
octo dei Fasanella che molto
vicino allordine dei Giovanni-

ti, e grazie a lui, riesce ad acquisire il terreno.


Latto notarile, che il brogliaccio che ho identificato presso i fondi della biblioteca comunale di Palermo (il manoscritto il QPH 12, quindi non ha
titolo), un vero e proprio manoscritto e questo importante
perch il casale di Salice, addirittura, potrebbe anche andare a pretendere una copia di
detto foglio, e come storia civica ha unidentit, non solo
un villaggio.
Salice, grazie a questatto del 1326, ci dice la descrizione del territorio che il
paese non esisteva perch
i confini di queste terre, concesse a Perrotto dai Fasanella, sono i valloni che
costituiranno il confine perimetrale di tutto il villaggio.

CITT&TERRITORIO

Ci sono dei feudatari che


hanno delle propriet e quindi
grazie a questa commistione
di confini, nomi, date ecc., c
il salto successivo: riusciamo
ad individuare latto notarile di
cessione da parte dei gerosolimitani al Fasanella. conservato a Palermo, fa parte degli
archivi di S. Maria di Malfin
ed datato 16 settembre 1326,
X edizione.
Da l si comprende che il luogo
era completamente disabitato, non apparteneva allArchimandrita, cera un conflitto tra
i Giovanniti e lArchimandrita
che dura quattro secoli. Quando i cavalieri si allontaneranno da Messina, a quel punto
subentrer lArchimandrita.
Attraverso il recupero di questo documento noi riusciamo
a dare un input preciso alle
architetture di quella benedetta chiesa.
Si detto che il monaco Stefano il Giovane, stato martirizzato a Salice. Falso! Il Maurolico dice che un culto che
viene importato da fuori, probabilmente, dallordine degli
Ospedalieri; viene martirizzato a marzo del 788.
Questo ci dimostra come la
memoria orale non sempre era
corretta, si stratificava, si accresceva e mancava di sostanza
cio dei documenti.
Individuando i documenti si
riesce a dare un profilo preciso non solo alla storia ma anche
alla struttura del casale.
Quindi lobiettivo del circolo
del buongoverno quello di
recuperare e far fruire la vecchia chiesa parrocchiale di S.
Stefano il Giovane dandole un
retroterra storico, una serie di
documenti (4 atti) di notevole
importanza, assolutamente
sconosciuti, andati fuori dalla
critica.
un inedito. Io ve lo sto rivelando. Prima di adesso nessuno lo aveva mai segnalato.

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N.6 Novembre/Dicembre 2011

CITT&TERRITORIO

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Le scalinate
dellarte

Circuito incubatore di arte contemporanea


di Daniela DE DOMENICO (capogruppo)
IQUALIFICAZIONE DEL
SISTEMA DELLE SCALINATE DELLA VIA XXIV
MAGGIO.
Il progetto per concorrere alla selezione di partner privati (sez. B -Professionisti nel
campo dellArchitettura) del
BANDO PER LA VALORIZZAZIONE DEI CONTESTI
ARCHITETTONICI LE SCALINATE DELLARTE CIRCUITO INCUBATORE DI
ARTE CONTEMPORANEA -

N.1 Gennaio/Febbraio 2012

RIQUALIFICAZIONE DEL
SISTEMA DELLE SCALINATE DELLA VIA XXIV MAGGIO,
stato redatto dal gruppo informale costituito dagli architetti
Daniela De Domenico, Alessandra Abate, Luca dAmico,
Mariafrancesca Gioffr, Alessandra Malfitano, Luisa Pitrone, tutti giovani professionisti
messinesi che si sono avvalsi
della consulenza di Jaume Busquets Raventos (architetto e
paesaggista catalano) per la-

spetto relativo al paesaggio.


La Via XXIV Maggio ricade a
monte del cosiddetto quadrilatero della citt di Messina,
compreso tra la Via Tommaso
Cannizzaro (Torrente Portalegni) e Viale Boccetta (Torrente Boccetta) e le vie Cavour e
Garibaldi, ambito centrale previsto dalling. Luigi Borz nel
Piano Regolatore del 1909.
Scalinata Cagli Ferro.

CITT&TERRITORIO
Dal sopralluogo effettuato
emerge la differenza tipologica delle scalinate e anche
la qualit dei materiali con
cui sono state realizzate,
infatti, lutilizzo ricorrente del
basolato lavico ne esalta lottima integrazione con il
contesto urbano.
La via 24 maggio 1915
segna davvero uno spartiacque tra la zona pianeggiante
e quella pi acclive della citt,
quindi le sue scalinate rappresentano delle importanti
connessioni, veri e propri
punti di sutura tra le due principali quote della citt, quella
a livello del mare e quella che
poi connette alla circonvallazione.

Si da subito pensato di
considerare le 7 scalinate
come un sistema organico
di scale concepite come un
Parco/Percorso destinato alle
Arti Contemporanee, ove il cardine la Via XXIV Maggio lungo

la quale si snoda lintero sistema.


Particolare attenzione stata
posta alle estremit di questo
organismo: nel fronte a sud
(lato via Tommaso Cannizzaro), le due scalinate CagliFerro e SantAnna formano una
L allinterno della quale si
pensato a un Parco Ludico dArte destinato principalmente ai
bambini; mentre in prossimit
del Viale Boccetta, la scalinata Mons. F. Bruno e quella
nuova realizzata in adiacenza
al Palacultura, descrivono
unaltra L che delineano uno
spazio anchesso rivolto alle
espressioni artistiche: queste
due testate delimitano e relazionano il sistema delle Scalinate dellArte con il territorio
circostante.
IL VERDE.
Il centro storico della citt di
Messina caratterizzato dalla
carenza di giardini e zone di
verde pubblico attrezzato. Le

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Scalinata S. Anna.
aiuole adiacenti alle scalinate
della Via XXIV Maggio emergono come delle vere e proprie isole verdi, dotate di alberi e piante ornamentali anche
di un certo pregio. Oltretutto
costituiscono delle zone
dombra, importantissime nei
mesi estivi se riqualificate e
pensate come luoghi di aggregazione sociale non soltanto
per gli anziani, ma per tutti i
cittadini e i turisti. In questo
sens o il PARCO DARTE
AMBIENTALE, data anche la
vicinanza alla cortina del porto
ove attraccano numerose
navi da crociera, pu diventare un polo di attrazione turistica di connessione con altri edifici di interesse storico e paesaggistico e con i belvedere.
DESCRIZIONE DEL PROGETTO: IL PARCO DARTE
AMBIENTALE.
N.1 Gennaio/Febbraio 2012

CITT&TERRITORIO

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Scalinata La Rosa Donato.

N.1 Gennaio/Febbraio 2012

CITT&TERRITORIO
Sopre e in basso,
Rampa della Colomba.
Lidea progettuale proposta
dal gruppo - De Domenico,
Abate, DAmico, Malfitano,
Gioffr, Pitrone, Busquets - per
le SCALINATE DELLARTE
DELLA VIA XXIV MAGGIO
attraverso lanalisi e la riquali-

ficazione dellintero sistema,


prevede lindividuazione di
differenti TEMI per ogni scalinata, arricchendo e rivitalizzando lintera area in un luogo
suggestivo. Presenze significative darte contemporanea
dislocate lungo i percorsi a tema
daranno vita ad un Parco di
Arte Ambientale.

La diversificazione dei temi

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render interessante lintero sistema delle scalinate,


poich si rivolge a differenti tipologie ed et dei cittadini. Vorremmo che tutti
fossero incuriositi, ma anche
protagonisti e spettatori delle
attivit proposte lungo il
PARCO DARTE AMBIENTALE, una sorta di museo
allaperto distribuito lungo le

N.1 Gennaio/Febbraio 2012

CITT&TERRITORIO

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salite e le ridiscese delle scalinate della via XXIV maggio.


Per rendere pi vitali, accoglienti e piacevoli tali spazi
pubblici le scale ospiteranno esposizioni permanenti
e/o temporanee legate a
eventi creati ad hoc. Ognuna

sar allestita con supporti e


dotazioni specifiche per ogni
destinazione. Nelle more
della realizzazione di questo
progetto, il gruppo di professionisti, si costituir in asso-

ciazione per gestire e promuovere il calendario degli


eventi.
La peculiarit di questo progetto sta nella realizzazione di
uno degli esempi pi particolari di parco, come un museo
a cielo aperto, non raccolto in
s, ma distribuito su unarea
urbana: esso, infatti, non si
chiude nei suoi spazi elitari, ma
accoglie tutti coloro che vogliono accedervi indistintamente.
Le testate delle scalinate
lungo la Via XXIV Maggio e la

strada a monte saranno caratterizzate da un cambio di materiale nella pavimentazione, che


funga da richiamo allesposizione o evento organizzato in
quella sede e invogli il passante ad accedere al percorso e divenire visitatore.
Negli slarghi pi ampi, ipotizzabile che durante le manifestazioni si posizionino dei
gruppi musicali, che facciano
da richiamo alla rappresentazione in corso sulla scalinata:
queste fungeranno cos da platea.
Proprio in questi punti saranno posizionati degli elementi
di arredo urbano, i totem, che
segnaleranno la presenza delle
scalinate e quindi lavvio di un
percorso: ideati come punto di
riferimento luminoso e visivo
mostreranno informazioni sugli
eventi. Tali totem sono stati progettati come elementi utili di
design, che oltre alla funzione
di indicatori dei percorsi turistici includono nella parte bassa
un contenitore per la raccolta
dei rifiuti.
Questi i temi delle passeggiate tematiche:
SCALINATA CAGLI FERRO
e SCALINATA SANTANNA:
PARCO LUDICO DARTE.

Data la loro particolare posizione perpendicolare, queste due scalinate descrivono un angolo allinterno del
quale vi unarea di circa
400 mq attualmente occupato da baracche e casupole. Per la riqualificazione
di questambito si pensato a un parco ludico darte,
in modo da svolgere una fondamentale funzione ricreativa, sociale, ambientale e
culturale e costituire un punto
di riferimento per i bambini
del quartiere e di tutta la
comunit cittadina.

Il parco sar raggiungibile percorrendo le scale, lungo le quali


Scalinata Mons. Bruno.
N.1 Gennaio/Febbraio 2012

Laspetto scenografico di
questa scalinata, dalle
rampe sinuose, evoca richiami cinematografici. Sulle due
piattaforme verranno presentate installazioni di artisti, e nei ripiani su grande
schermo accostato alle pareti cieche presenti saranno
proiettate le opere realizzate da artisti operanti tra
videoarte e cinema. In omaggio al cinema e agli attori
messinesi, prevediamo
attivit parallele allo svolgersi del Festival del Cine-

ma dello Stretto.

RAMPA DELLA COLOMBA:


CENTRO DARTE E NATURA.
La tematica arte e natura
al centro del progetto artistico proposto come cooperazione culturale che possa coinvolgere lOrto Botanico, i florovivaisti e il Comune di Messina. Il progetto permette di
scoprire artisti contemporanei,
che verranno invitati.
La Rampa della Colomba
quindi anche un Centro dArte e Natura interamente dedicato alla relazione tra la cultura e la natura, la creazione
artistica e lestro paesaggista,
il patrimonio culturale e la contemporaneit. Mostre fotografiche e di arti plastiche, rap-

presentazioni di spettacoli
viventi e proiezioni riguartanti
lambiente e il paesaggio compongono un programma vivace e diversificato per tutto il
corso dellanno. Noti artisti di
fama internazionale e giovani
talenti vengono ospitati a
Messina e invitati a intervenire.
SCALINATA LA ROSA DONATO: MESSIN SCENA TEATRALI.

La vicinanza a numerosi
istituti scolastici rende questa scalinata particolarmente
frequentata dagli studenti,
pertanto il progetto individua
il luogo idoneo per lesibi-

CITT&TERRITORIO

si dislocheranno oggetti e giochi di richiamo per i bambini.


SCALINATA SAN GREGORIO: CONTEMPORANEE
PROIEZIONI.

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Rampa Operaia.

N.1 Gennaio/Febbraio 2012

CITT&TERRITORIO

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zione di giovani gruppi musicali, performances e piccole

rappresentazioni teatrali.
Oltretutto, i due pianori pi
ampi, presenti alle estremit,
offrono la possibilit di realizzare dei piccoli palchi per le
messe in scena degli artisti. I
ripiani intermedi, raggiungibili
da rampe amovibili, ospiteranno postazioni di schermi o
pannelli mediante i quali sar
possibile interagire con altre
opere darte.
RAMPA OPERAIA: ALLESTIMENTI PER ARTISTIARTIGIANI.

Pensato per creare occasioni rivolte agli artisti-artigiani di manifatture locali,


che non operano nellindividualit, ma maturano e realizzano le loro opere in un
confronto serrato con altri
artisti. Si prenderanno in considerazione gli eventi ove
prevale laspetto pedagogico e sociale: il risultato di
tale ricerca avr la peculiarit di un lavoro strettamente legato alle tradizioni e
mestieri locali.
Sono previste delle postazioni per la realizzazione dei
manufatti e delle basi per
posizionare le opere finite.
Consideriamo fondamentale
il concetto di arte partecipata quindi linterazione con le
associazioni di artigiani per la
divulgazione di Arti e Mestieri
e gli alunni delle scuole di ogni
livello.
S C A L I N ATA M O N S . F.
BRUNO: PRELUDIO AL PALACULTURA.

Laspetto semplice e rettilineo di questa scala, come


in un percorso museale,
destinato a esposizioni di
opere scultoree di artisti siciliani e internazionali, che verranno selezionate attraverso dei concorsi in collaborazione con il Comune di
Messina e/o con il Circuito
dei Giovani Artisti. Le sculture saranno posizionate su
N.1 Gennaio/Febbraio 2012

basi metalliche poggiate


nelle grandi aiuole a sinistra
della scala.
La prossimit al Palacultura, e quindi anche il sistema
di sorveglianza qui presente sar utile alla fruibilit e
tutela delle opere esposte.

Si propone anche la cooperazione con il Museo Regionale di Messina, dando la possibilit ai numerosi reperti
archeologici della citt qui depositati di avere una collocazione definitiva.
GESTIONE DEL PROGETTO.
Nella fase di progettazione e
realizzazione il gruppo
(D.A.D.G.M.P.B.), avendo
maturato esperienze anche nel
campo dellarte internazionale, predisporr un cronoprogramma dove verranno dettagliate le fasi dei vari eventi al
fine di invitare artisti di richiamo nazionale ed europeo.

A supporto dei finanziamenti P.O. F.E.R.S Sicilia


2007/2013 si individuano
delle iniziative per dar continuit alle iniziative:

1) Data la particolare conformazione circoscritta dei vari


ambiti, ipotizzabile il pagamento di un biglietto, dal costo
simbolico, che servir per
sostenere e realizzare gli eventi proposti, ma soprattutto proponiamo un bando per gli studenti del liceo artistico che si
occupino del disegno grafico
della cartellonistica e dei biglietti, a memoria delle iniziative
e per accrescere linteresse
anche tra i giovani. Tutto ci
per riappropriarsi e avere una
maggiore cura degli spazi cittadini e recuperare il senso di
appartenenza alla citt.
2) I costi per la progettazione e realizzazione delle varie
installazioni, trattandosi in ogni
caso di strutture precarie e
smontabili realizzate con materiali ecocompatibili, possono
essere supportati da sponsor
e portatori dinteresse privati,
e saranno valutati e quantificati caso per caso.
Via XXIV maggio.