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S.

FRANCESCO D'ASSISI

Puó sembrare abbastanza serano ritrovare ancora intacta, anche se restaurara di recente, in mezzo al
caos di una zona periferica di Roma, una chiesetta del '700. Serano, ma vero. Si tratta della chiesa di S.
Francesco, situara in Piazza Monte Gaudio, sulla via Trionfale, a poca distanza da Piazza Igea (oggi
Piazza Walter Rossi) e da vía della Camilluccia. Un tempo era conosciuta come S. Onofrio in Campagna,
proprio perché, da qui, la cimi era assai lontana.
«E la parrocchia rurale del Borgo Clementina ... » riferisce l' Armellini; vicino alla chiesa, infatti, si
trovavano alcune vecchie case, le quali formavano un piccolissimo nucleo abitato sulla via Trionfale,
circa tre miglia fuori porta. Annesso alla chiesa vi era un convento, abitato dai Padri Girolamini di S.
Onofrio; !'edificio conventuale fu ricavato da un antico palazzo dell'antiquario Fioravante Martinelli,
restaurato circa a meta del '600. In quello stcsso periodo fu edificara la chiesa: l'autore resta ignoro. I
lavori iniziarono nel 1669 e nel 1676 fu celebrara la prima messa: il campanile fu ultima tonel 1678.
La facciata fu costruita, incredibilmente, in poco piu di un mese, dal 20 maggio alla fine di giugno
dell'anno 1728; progettista fu l'architetto Pietro Passalacqua, piu famoso p e r a ver realizzato, insieme a
Domenico Gregorini, la facciata di S. Croce in Gerusalemme.
Fino a non molto tempo fa la chiesa si trovava effettivamente ancora in «campagna», in un luogo
appartato e silenzioso, ombreggiato da grandi platani. TI «boom» edilizio degli anni '50 e '60 ha
completamente stravolto quesea parte di campagna romana e, dell'antico paesaggio, non resta piu nulla.
lon piu i platani, non piu silenzio, non piu il borgo medioevale, ma solo la chiesa e parte dell'edificio
conventuale, isolati fra alte palazzine che si affacciano su uno stradone (la vecchia via Trionfale) pieno di
traffico.
La facciata, preceduta da una scalinata, e coronara da tímpano triangolare. Sopra il portale con
frontone mistilineo, vi é un finestrone rettangolare; sul retro vi é il semplice campanile.
L'interno consiste in un'unica piccola na vaca decorara con bianchissimi fregi e altorilievi in scucco. Ai
latí due ampie nicchie (senza alt re), con !'arco ornato da puttini, due paraste con capitello corinzio che
sorreggono il cornicione sagomato della navata. Ai lati del corto presbiterio, in alto, tribune con
balaustrata curvilínea ornara di stucchi, opera di .Marcantonio Baragiola (1675). Bello il ciborio, con due
coppie di colonne che sostengono un complicato doppio tímpano spezzato. La pala sull'altar maggiore,
raffigurante la Vergine con il Bambino, un angelo, S. Francesco e il beato Pietro da Pisa, fu realizzata nel
1675-76 dal pittore siciliano Giuseppe Cacci.
MADONNA DEL ROSARIO

Oggi per giungere fino alla sommica di Monte Mario si possono percorrere cante scrade. Ma e
consigliabile prendere la piu antica, e ormai meno trafficata, vía Trionfale. Un breve tracto pianeggiante
e poi lastrada sale rapidamente fino alla cima della collina; dopo una serie di secchi cornanti, il percorso si
distende in un l_ungo e stretto rettilineo. Sulla siniscra, seminascosco da alberi e cespugli, un viottolo
conduce sino a un piazzalecto da cuí si gode uno splendido panorama di Roma. Qui, preceduta da un'alca
scalinata a doppia rampa, sorge la bella chiesa settecentesca dedicara alla Madonna del Rosario.
«Fu erecta ne! r 641 dai Frati di S. Onofrio ... » (Armellini), forse ampliando un edificio preesistence. Per
diversi anni rimase abbandonara, finché, durante il pontificato di Clemente X I Albaní (1700 - 1721), fu
restaurara.
Benedetto XIII ( 1724- 17 30) la affidó all'ordine fiorentino dei Padri Domenicani di S. Marco. Coscoro
la rinnovarono e l'abbellirono; ma, in seguito all'occupazione francese, la chiesa fu di nuovo abbandona-
ta e ancló lentamente in rovina. Gregorio X V I ( 18 3 r - 1 846) ne ordinó la to tale ristrutturazione; ne! 18 38
furono eseguiti lavori di restauro e di consolidamento e fu coscruita la scalinata d'accesso.
L'elegante facciaca e a un solo ordine, diviso in ere campare da lesene ioniche. elle lunghe ali lacerali,
che fanno parte dell'annesso convento abitato dalle suore Domenicane, da notare i bei portali con
sovrascante finestra ovale. II portale della chiesa e ornato da tímpano curvilíneo spezzato, sopra il quale
vi e un grande finestrone. Bella cupola con slanciata lanterna e, sulla descra, grazioso campanilecto.
L'interno e a pianta ellittica, con profondo presbiterio coperto da volea a bocee e due cappelle su ogni
lato, fiancheggiate da paraste con capitello composico che sostengono il sagomato cornicione. Nell'alto
camburo della cupola si aprono sei finestre. Dietro !'aleare maggiore, inserita in una nicchia contornara
da un'elegante cornice di scucco, vi e la statua miracolosa della Madonna del Rosario.
elle cappelle laterali da notare le edicole degli alcari, formare da due coppie di lesene che sostengono
un complicato e decorato frontone; al centro di esse dipinti del secolo XVIII.
S. lAZZARO

La via Trionfale, antica strada romana, ha guesta denominazione perché era percorsa dagli eserciti
vittoriosi e dai cortei trionfali che entravano a Roma provenienti dalle contrade del nord. La strada
cominciava dalla zona del Vaticano, si arrampicava perle falde scoscese di Monte Mario e, gualche miglio
fuori porta, si congiungeva alla via Cassia. O g g i il paesaggio e profondamente cambiato: le zone che un
tempo erano aperta campagna sono ora densamente abitate, le strade polverose che solcavano )'agro
romano sono ricoperte da un manto d'asfalto e percorse non piu da soldati e pellegrini, ma da automobili e
autobus. La via Trionfale esiste ancora e ricalca piu o meno lo stesso percorso di circa duemila anni fa.
Poco prima del tratto in salita, sulla destra, passa guasi inosservato un piccolo viottolo in terra battuta che
giunge sino a uno spiazzo inedificato. D o p o aver percorso pochi metri si trova, sulla destra, una graziosa
chiesa da poco restaurara: S. Lazzaro.
La sua fondazione risale probabilmente all'XI secolo; allora la chiesa era dedicata a S. Maria
Maddalena, sorella di Lazzaro. Q u i bisogna aprire una breve parentesi. Chi era il Lazzaro a cui fu in
seguito dedicata la chiesa? Lazzaro di Betania, fratello di Maddalena, amico di Gesu, che fu da lui
resuscitato? Oppure Lazzaro il lebbroso, il povero mendicante infermo di cui ci parla S. Luca in una
parabola evangelica? Probabilmente si fa un po' di confusione tra il primo, a cui fu dedicata la chiesa a
partire da! 1486, e il secondo, assunto a protettore dei lebbrosi e guindi a maggior ragione Santo titolare
del lazzaretto in seguito annesso alla chiesa.
Esisteva, infat-ti, attigua alla chiesetta, una piccola locanda dove erano soliti fermarsi i pellegrini
provenienti da! Nord, soprattutto dalla Francia. Fu proprio un francese malato di lebbra che nel 1187,
secondo la tradizione, fondo il lazzaretto raccogliendo elemosine da altri malati, e fu il primo ad esservi
ricoverato. M a la data sicura della fondazione del lazzaretto, ricavato nei locali della locanda, e il 1 4 8 0 ; fu
proprio in guell'occasione che la chiesa di S. Maria Maddalena mutó denominazione e fu intitolata a S.
Lazzaro. Nel 1 536 la chiesa venne restaurara e forse ampliata. Qualche anno piu tardi il lazzaretto, dove
erano ospitati numerosissimi infermi, non poteva piu essere alloggiato nella vecchia locanda. Cosi fu
costruito un edificio attiguo che Paolo V , all'inizio del secolo X V I I , restauró. Ne! ' 7 0 0 la chiesa fu
ampliara e furono costruite le cappelle laterali. A partire da! secolo scorso chiesa e lazzaretto furono
gradualmente abbandonati e andarono lentamente in rovina. 11 lazzaretto ne! 19 37 crolló e oggi non ne
rimane traccia. La chiesa, miracolosamente scampata alla distruzione e sopravvissuta all'urbanizzazione
intensiva di questa parte di citta, fu restaurara una decina di anni fa e da poco riaperta al culto.
A l centro della semplice facciata a capanna, con campaniletto a vela, antico portale con cornice
marmorea; lo stemma sopra la porta e guello del Capitolo Vaticano cui appartiene la chiesa. In alto
finestre laterali ad arco e, al centro, finestrino circolare.
L'interno e molto grazioso, diviso in tre navatelle da sei colonne marmoree antiche, una diversa
dall'altra. Le pareti sono in mattoni a vista, la copertura a capriate lignee. D a notare, adestra dell'altare
maggiore, un tabernacolo per !'olio santo realizzato ne! 1 536. In fondo alla navata destra, sull'altare,
grande statua raffigurante forse S. Cario. La cappella in fondo alla navata sinistra, invece, é molto
deteriorata a causa soprattutto dell'umidita.
S. ANDREA SULLA VIA FLAMINIA

S. Andrea Apostolo, fratello di S. Pietro, era un umile pescatore della Galilea. Viaggió molto, in
Grecia e in Medio Oriente, predicando la parola del Signore e compiendo numerosi miracoli. Uno di
questi, !'ultimo, fu la guarigione di una cerra Massimilla, moglie del governatore romano a Patrasso nel
Peloponneso, affetta da un male incurabilt::. La donna, impressionata da questo prodigio, si converti
su bito al cristianesimo e da quel momento, esortata da Andrea, non volle piu adempiere ai suoi «doveri
coniugali». II governatore, sconvolto da que ta improvvisa decisione della moglie, fece arrestare Andrea
e lo fece crociftggere. Fu quindi piu un «delitto d'onore» che un'esecuzione per punire l'ideologia
cristiana.
A Roma, ne! tratto urbano della via Flaminia, da Porta del Popolo a Ponte Mil vio, esisrono due piccoli
oratori dedicati al Santo: S. Andrea sulla via Flaminia e S. Andrea a Ponte Milvio.
11 primo fu costruito nel r 556 dal Vignola per volere di Giulio III ( r 5 5o - 1 5 55). Egli, mol ti anni prima
di divenire papa, era stato fatto prigioniero durante il sacco di Roma del 1 527. 11 30 novembre di quello
stesso anno, festa di S. Andrea, riuscl ad evadere dal carcere e fece il voto di erigere una cappella dedicara
al Santo. 11 tempietto di S. Andrea si trova esattamente all'incrocio tra via Flaminia e via Enrico
Chiaradia, sulla destra per chi viene da Porta del Popolo. Sulla Guida di Roma del Touring del 1 9 2 5, a
proposito della via Flaminia, e scritto: «Ne! primo tratto, dopo Piazzale Flaminio (... ), prevalgono (... ) le
sovrapposizioni moderne; ma dopo, l'aspetto della via ritorna suburbano e pontificio e qualche
superstite portone bugnato suggerisce la ricordanza dei giorni in cui ognuno di essi clava accesso alla
gioconda 'vigna' prelatizia o signorile, lieto ritrovo e riposo dei periodi festivi e dei giorni piu freschi e
sereni». Oggi il paesaggio e notevolmente cambia to: il tempietto di S. Andrea si trova in una posizione
poco felice sfiorato da! traro su rotaie che gli insensati amministratori capitolini hanno soppresso e
reintrodotto chissa quante volee negli ultimi vent'anni.
ll piccolo edificio e a forma di cubo, sul quale poggia la cupola ellittica impostara su un basso tamburo.
La facciata e tripartita da lesene corinzie che sostengono un frontone triangolare. L'interno e una
semplice aula rettangolare coperta. da cupola ellittica «impostara su un canonico cornicione corinzio al di
sopra dei pennacchi» (Fletcher).
S. ANDREAA PONTE MILVIO

L'oratorio di S. Andrea a Ponte Mil vio, situato al centro del Piazzale Cardinal Consalvi, poco prima del
ponte. Fu costruito sui ruderi di un'antica torre medievale, per ricordare l'incontro, 9ui avvenuto l' 1 1
aprile 1462, tra Pio II e il cardinale Bessarione, il quale recava con sé un'importante reli9uia: la testa di S.
Andrea. Ne! r 566 la piccola chiesa fu affidata da Pio Valla Confraternita della SS. Trinita dei Pellegrini,
dalla 9uale e tutt'ora officiata.
E una semplice costruzione coperta a capanna con piccolissimo campanile a vela. Su! retro, chiuso da
un muro di cinta, resta una parte del cimitero con numerase lapidi che ricordano i confratelli morti. Al
centro del cimitero vi e un monumento, a forma di piccolo tempio, con una statua di S. Andrea eseguita
da Paolo di Mariano. Ne! 1866 fu abbattuto da un fulmine e fu ricostruito tre anni piu tardi. L'interno e
una piccola aula rettangolare coperta da volta a botte e, nella zona presbiteriale, da volta a crociera.
Sull'altar maggiore vi e una tela raffigurante S. Andrea Apostolo, «tavola assai ridipinta (sec. X V I ?)»
(Rocca).
S. AGNESE FUORI LE MURA

Percorrendo via Nomentana in direzione di Monte Sacro, poco dopo a ver oltrepassato l'incrocio con
viale X X I Aprile, c'e sulla sinistra una tranquilla oasi di verde, delimitata, a Nord-Est, dalla stretta e
scoscesa via di S. Agnese. Qui sorgono due fra i piu importanti monumenti della Roma paleocristiana: la
basílica di S. Agnese e il mausoleo di S. Costanza.
La basilica di S. Agnese fu eretta, ne! 342, da Costanza, figlia dell'imperatore Costantino, nell'area di
un cimitero cristiano dove, secondo la tradizione, e sepolta la Santa martire. Ancora oggi, so to la chiesa,
esistono (e sono visitabili) le antiche catacombe, che si estendono anche al di la della via Nomentana.
Agnese era una bella ragazza romana, della quale si invaghi un giovane funzionario della prefectura.
Nonostante i continui corteggiament i, la fanciulla non cedette alla tentazione, anzi disse chiaro e tondo
di essere cristiana e quindi promessa w o s a di Nostro Signore. 11 povero ragazzo si ammaló da! dispiacere
e il padre di luí, venuto a conoscenza dei fatti, fece arrestare Agnese e ordinó di rinchiuderla in un lurido
postribolo. Tralasciamo il resto della leggenda (un po' troppo «fumettone») e diciamo solo che la
fanciulla fu portata nuda perle vie della citti, ma i suoi capelli, cresciuti e scioltisi miracolosamente, la
coprirono dagli sguardi della folla. l suoi carnefici provarono poi a bruciarla viva, ma non vi riuscirono,
anzi loro stessi morirono fra le fiamme. Agnese infine fu decapitara e le sue spoglie furono sepolte ne]
luogo dove tutt'ora si trovano: sotto l'altare maggiore della basílica.
Queseo avveniva forse ne! 306; ne! 342, come s'e detto, fu costruita la chiesa. el VI secolo fu
rinnovata da Simmaco (498 - 5 14); circa cent'anni dopo fu ricostruita quasi completamente da Onorio I
(625 - 638); nei secoli successivi fu restaurara diverse volte. Adriano I (772 - 795), riparó i danni provocati
dai Lombardi, capeggiati da Astolfo, che ne! 775 assediarono Roma. Ne] 1241 la chiesa fu parzialmente
devastata da Federico 11; papa Alessandro IV (1254 - 1261) la ricostrui. Il cardinale Giuliano della
Rovere, futuro Giulio l l , la restauró ne! 1479. Fu nuovamente restaurata, dopo il sacco di Roma nel
r 527, poi ancora nel 1720 e infine da Pio I X ne! r 8 56. Nonostante i vari rimaneggiamenti la chiesa
conserva pressoché inalterate le caratteristiche peculiari dell'architettur a paleocristiana. Ne sono una
chiara testimonianza l'abside che si affaccia su via Nomentana e la semplice facciata in cotto visibile da
vía di S. Agnese. II campanile a due ordini di bifore e quattrocentesc o.
L'interno e diviso in tre navate da 14 splendide colonne marmoree antiche di varie forme, con
capitello corinzio; sopra le nava te laterali corrono i matronei, anch'essi con colonne e capitelli finemente
intagliati. Nella calotta absidale da notare il grande mosaico bizantino del VII secolo in ottimo stato di
conservazione. Vi e raffigurata S. Agnese con i simboli del martirio e, sulla veste, la Fenice, che
rappresenta l'immortalita. Le due figure ai latí sono: papa Onorio I (a sinistra), con il modello della
chiesa, e papa Simmaco. Bellissimo il ciborio dell'altar maggiore, con quattro colonne di porfido,
costruito durante il pontificato di Paolo V ( 1605 - 162 1); a sinistra un candelabro in marmo di epoca
romana decorato con foglie di acanto.
Anziché uscire dalla porta principale, si consiglia di salire la cinquecentesca scalinata che conduce al
cortile del convento; da notare, salendo, i numerosissimi reperti archeologici tra i quali avanzi di
sarcofagi, resti di antiche iscrizioni, lapidi marmoree, frammenti vari provenienti dalle catacombe.
S. COSTANZA

11i\fausoleo di S. Costanza fu eretto probabilmenre in un arco di tempo che \'a dal 337 al 3q ; esso era
la grande cappella sepolcrale delle due figlic dell'imperatore Costannno: Costanza (o Costanrina) e
L lena, moglie di Giuliano l' ,\postata. J\.el Rinascimento si credeva che il mausoleo fosse sorro sulle
roYine di un tempio pagano dcdicaro a Bacco, mala noti7ta e assoluramenre falsa. Quas, cerramenre, ne!
?\[edioen>, fungeva da battistcro della basílica di S. ,\gncsc; fu poi trasformato m ch,esa nel 1254.
L'edificio, a pianta circolare, e uno degli esempi piu significativi dell'arte paleocristiana, uno dei
pochissimi giunr, fino a noi. L preceduto da un ptazzaletto e dai rcsri di un recinto cimiteriale; da 9u1 si
accede al nartecc, a ptanta rettangolare con piccolc absid1 a1 lati; c.¡uindi s1 passa all'interno del mausoleo,
che e stato perfettamente restaurato non mol ro tempo fa. L na volea enrrari, si resta stupiti di fronte alla
perfezione stilist1ca, all'cleganza strutruralc, alla bcllezza dci pamcolari.
!.'ambiente ccnrralc e copcrto da una cupola (piu propriamente un tamburo con copertura a cerno)
sorretra da dod1c1 coppic di colonn<: di granito, con capncllo composiw, d1sposte in scnso radiale. Sui
capitelli poggia un curioso segmento d1 traheazione su cui sono impostati gl, archi che sosrt:ngono il
grande tamburo, ne! qua le si aprono dodici ampic fincstrc ad arco con rransenne (di restauro) che danno
luce all'interno. Tutt'intorno gira una gallcria anulare coperta da ,·olea a bcme ornara da splend1di
mosaici. Sulla parete perimctrale si aprono nicchie e ahsid1ole. Quesea complessa strunura e resa ancora
piu suggesri,·a dalla luce che penetra•dallc ampic finestre, tanto che s, crea «un s1ngolare effetto d1
contrasto tra la piena luminostta del ,ano cenrrale e l'ombra profonda dela gallería perimetrale>, ( egri
1 \ rnoldi).
E Yeniamo ai mosaici, risalenti al I\' secolo, tra 1 piu anr,chi fino a noi pen·enuti. L'n tempo ne era
ri,·estira anche l'intera cupola; oggi rimangono soltanto c.¡uelli dell'ambulacro, dn·isi in tanti ri c.¡ uadri. Le
sccne allegoriche, su fondo bianco, e i temí delle raffigurazioni, pur essendo stati realizzati negli anni
dell'era cristiana, ci rimandano a un'arte prettamente romana, ancora pagana. Belliss1m1 1soggem, perla
\'erita di repertorio, la raffinatezza di srile e la ,-i\'acita dei colorí; essi rappresentano per lo piu figure
simboliche o fregi decorati\'i, come tralci di \'Íte, palme, suppellettili, pa\'0111, fagiani, colombe. Da
notare, era le \'arie scenc allegoriche, la vcndemmia, con putti che raccolgono !'uva spingendola in un
carro trainat0 da buoi ed altri che la pigiano, 9uasi danzando, nei rin1. Le due absidiole laterali
conrengono imcce mosaici a tema cristiano: a sinistra «ll Redent0re che da la pace»; a destra «La
consegna clelle chiaYi». Al centro del mausoleo, dove ora c'e !'airare, vi era un tempo il sarcofago di
porfido, con le spoglie di Costanza, attualmenre conserva to ai ?\f usei \ ' arica ni. L na fedcle riproduzione e
posta in una mcchia della parece di fronte all'ingresso.
S. LORENZO FUORI LE MURA

Nel Campo Verano, proprieta terriera di un certo Lucio Vero, fu seppellito, ne! 2 58 d.C., S .Lorenzo
martire. L'imperatore Costantino ne! VI secolo eresse, in quello stesso luogo, la «Basilica Maiorn.
Questa, ne! IV seco lo, era in pessimo stato di conservazione e papa Pelagio II ( 579 - 590) costrui un 'altra
basilica, senza demolire quella preesistente. L e due costruzioni avevano le absidi contigue; la basilica di
Pelagio era orientata come l'attuale chiesa di S. Lorenzo, la Basilica Maior in maniera opposta.
Quest'ultima fu restaurata e rimase efficiente fino alla meta del I X secolo, poi fu abbandonata. Ne! primo
Medioevo, durante le invasioni barbariche, sorse, intorno alle chiese, una sarta di convento fortificato,
che, nei secoli successivi, si amplio fino a divenire un piccolo borgo. Durante il pontificato di Onorio III
( r 2 r 6 - r 2 2 7) si realizzo un progetto grandioso: furo no demolite le pareti che dividevano le due chiese, le
quali furono trasformate in un'unica grande basilica intitolata a S. Lorenzo. L'antica Basilica Maior
divenne la zona presbiceriale della nuova basilica. Ne! secolo XVII furono aggiunte decorazioni
barocche, eliminate ne! secolo scorso in occasione dei grandi lavori di restauro voluti da Pio I X ed
eseguiti dall'architetto Virginia Vespignani. In que! periodo fu anche scavata la cripta sotto il presbite-
rio. Durante la seconda guerra mondiale la basilica subi ingenti danni in seguito al terribile bombarda-
mento del 19 luglio 1943. Furono aliara eseguiti pazienti lavori di restauro e la basilica fu riaperta ne!
1 949·
La semplice facciata in mattoni, con tre finestre ad arco, e preceduta da! portico realizzato ne! secolo
XIII da Vassalletto; sei antiche colonne marmoree con capitello ionico sostengono la trabeazione
decorata con fregi policromi. La cimasa (modanatura terminale della cornice di granda) e finemente
intagliata con moti vi vegetali e teste di leoni. Da notare, adestra della basilica, il campanile romanico, in
precario stato di conservazione, e una vecchia torre adibita a sepoltura dei Cappuccini, ai quali e affidata
la basilica fin da! 18 55. Sotto il portico da notare: gli affreschi duecenteschi della parece di fondo,
raffiguranti le storie della vita di S. Lorenzo e di S. Stefano; due leoni romanici ai lati del portone
principale; a sinistra di esso un bel sarcofago romano con scene di vendemmia; un monumento funebre (a
destra) con sottostante sarcofago del secolo V; il monumento ad Alcide de Gasperi (a sinistra), realizzato
da Manzu.
L'interno, ampio e solenne, e diviso in due parti (le due antiche basiliche): la prima parte e divisa in tre
na vate da 2 2 colonne antiche, di recupero, con capitelli ionici. Bellissimi i due amboni e il cero pasquale
cosmateschi (sec. XII e XIII); la copertura e a capriate lignee in vista. Splendido il presbiterio, rica vato
dall'antica basílica costantiniana, con 10 colonne scanalate corinzie, sulle quali poggia la trabeazione,
composta da grossi segmenti marmorei intagliati, tutti di recupero. Sopra di essi, in corrispondenza delle
colonne sottostanti, poggiano altre piccole colonne con capitello composito e sovrastante pulvino, che
sostengono le arcate dei matronei. Sull'arco trionfale dell'antica basilica (orientato quindi verso la parete
di fondo) mosaico bizantineggiante con il «Redentore e Santi». Da notare il ciborio, formato da quattro
colonne di porfido che sostengono una doppia galleria di colonne (1148), opera firmata da Giovanni,
Pietro, Augusto e Sassone, marmorari romani figli di Paolo. Sulla parete di fondo bellissima sedia
episcopale. Nella cripta si trova la cappella funeraria di Pio IX. Da visitare il chiostro romanico, uno dei
piu belli di Roma.
S. MARIA DELLE GRAZIE ALLE FORNACI

Delle antiche fabbriche di latcrizi, un tempo numerose nella valle era ti Vaticano e il Gianicolo, resta
oggi solo il ricordo nei nomi di qualchc strada. La piu importante e \ ia delle Fornaci, che da Porta
Cavalleggeri sale fino a Porta S. Pancrazio. Durante ti Rinascimento, nel tratto mendionale della cinta
muraria costruita da Leone IV nel IX secolo, vennero aperte due porte: la Porta del Torrione (detta poi
dei Cavalleggeri) e la Porta Fabbrica (detta delle Fornaci). Piu o meno in quello stesso periodo era iniziata
la costruzione della basilica di S. Pietro e, fuori porta, sorsero alcune fabbriche di mattoni che
rifornivano il grande cantiere. Ben presto le fornaci, e le case annesse, di\·ennero molto numerose; si
costrui l'Universica dei Fornaciari ( 1484), la quale decise di fonda re una chiesa ad uso parrocchiale.
Questa fu costruita ne! 155 2 e fu dedicara a S. 1ichele Arcangelo (detta in seguito anche S. Iichele al
Torrione o alle Fornaci). Oggi non esiste piu: fu rasa al suolo nel 1849 durante la Repubblica Romana.
Alla fine del '600, nei pressi della chiesa di S. Michele, il parroco di S. Salvatore in Lauro, un cerco don
Faraldi, si reca\·a spesso con alcuni suoi parrocchiani a fare delle allegre scampagnate. Ben presto i
partecipanti a queste gite domenicali divennero cosi numerosi che don Faraldi pensó di rendere piu
accogliente la localica oye essi si riunivano. Fu realizzata una sorra di gradinata disposca ad emiciclo, in
cima alla quale fu costruita una piccola celletta. In essa fu posta una sacra immagine, «S. Maria
Interceditrice di Grazie», dipinta dal pittore belga Gilles Hallet. Da questo primo intervento di don
Faraldi alla costruzione di una chiesa vera e propria, il passo fu breve. lntorno alla cappella fu costruita,
nel 1689, su disegno dell'architetto Antonio Bufalino, una chiesa ottagonale di legno. Qualche anno
dopo (nel frattempo don Faraldi era morco) si cominció a progettare una chiesa in muratura, le cui
fondamenta si iniziarono nel 1694. Per il progetto di queseo nuovo edificio qualcuno fa il nome di f'ratel
Pozzo (il gesuica che dipinse la finta cupo la di S. Ignazio ), ma l'affermazione non e cerra. J .a costruzione
fu terminara intorno al 172 7, la facciata otto anni piu tardi. Dai primi anni del secolo XVIII la chiesa e
l'annesso com·ento furono tenutt dai Trinitari Scalzi; durante l'invasione napoleonica gli edifici
subirono diversi danni e, nella prima meta dell' '800, furono eseguiti lavori di restauro.
La facciata, di ispirazione borrominiana (ricorda !'Oratorio dei Filippini), fu realizzata probabtlmente
su disegno di Filippo Raguzzini o di qualcuno della sua scuola. Preceduta da una scala a doppia rampa, e
su due ordini, coronara da timpano mistilineo. Da notare le quattro nicchie dell'ordine inferiore con i
timpani ornati da testa di angioletto, che piu di ogni alero particolare, nchiamano alla mente l'architettu
ra del Borromini. 11 massiccio campanile che affianca l'abside in mattoni, fu progettato nei primi anni del
'900 e complecato ne! 195 2.
Anche nell'interno, a nava ca unica e a croce greca, con sei cappelle laterali, si ritrovano mol ti elementi
borrominiani; le mostre delle porte, le teste dei cherubint, i festoni floreali ed altre decorazioni sono
«desunti direttamente dal Borromini e, in particolare, dall'interno di S. Giovanni in Laterano» (Caiola).
L'altare maggiore all'origine era ricavato all'interno di una labonosa edicola collocata nel coro; ne! 195 8
fu ricostruito nelle forme attuali. ·ella nicchia sovrastante, coronara da statue di angeli, si trova la
famosa immagine sacra dipinta da Ballet alla fine del '600. Nella cappella Asnaghi (transetto s1nistro),
ricca di marmi, da notare numerosi dipinti eseguitt intorno alla meca del '700 da artisti della scuola
romana, tra i quali Niccoló Ricciolini e Marco Benefial.

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S. PANCRAZIO

Via S. Pancrazio parte da Porta S. Pancrazio e, costeggiado il lato Sud-Est del grande, splendido parco
di Villa Pamphili, giunge sino alla moderna via Olimpica (1960). Circa 500 metri dopo la Porta, adestra,
si trova un'antica basilica dedicara a S. Pancrazio, preceduta da un bel piazzale alberato. L'edificio sorge
sul luogo in cui, secondo la tradizione, sarebbe stato ucciso il giovinetto quattordicenne Pancrazio. Egli
subi il martirio probabilmente nell'anno 304, durante la persecuzione ordinata dall'imperacore Diocle-
ziano. Qualche anno dopo, sempre secondo la tradizione, sarebbe stata costruita in quel luogo una
piccola chiesa. Papa Simmaco, ne! 505, la rifece in forma grandiosa o forse, se non si da credito alla
leggenda, costrui ex novo una chiesa dedica ta al Santo. Onorio I (62 5 - 6 38) la ricostrui dalle fonda menta
e in un'epigrafe, oggi perduta, si ricordava l'avvenimento. Adriano I (772 - 795) restauró la basílica e
l'annesso convento; ma a quei cempi, chissa perché,<<. .. non di S. Pancrazio si appellava, madi S. Vittore,
come riferisce il libro pontificale ... » (Armellini). La chiesa fu piu volte danneggiata e restaurata.
el secolo X V , durante il pontificato di lnnocenzo VIII Cibo ( 1484 - 1492), fu realizzata la facciata. E
semplicissima, in cotto e intonaco, con tre portali; quello centrale e fiancheggiato da due colonne con
capitello ionico che sostengono un tímpano triangolare sormontato dallo stemma della famiglia Cibo. I
portali laterali sono coronati da frontone curvilíneo. In alto, su ognuno dei tre portali, si apre una
finestra, ampia e rettangolare al centro, piu piccola e quadrata sui due laterali. La chiesa fu rimaneggiata
nel secolo XVII ad opera del cardinale Torres; gli ultimissimi restauri furono eseguiti ne! 1959.
L'architettura e la decorazione dell'interno risalgono al restauro seicentesco; le tre navate sono
separate da pilastri che sostengono grosse arcate ornate da festoni in stucco. Ai pilastri sono addossate
lesene con capitello composito. La trabeazione e ornata da un alcorilievo continuo con putti e festoncini.
L'elegante soffitto !ígneo e del '700. Anche gli altorilievi in gesso, sulle pareti delle navace laterali,
risalgono al secolo XVITI e sono di autore ignoro. Nella nava ta destra e conservato un cippo marmoreo
su! quale, secondo la leggenda, sarebbe stato decapitato S. Pancrazio. II presbiterio e ornato da affreschi
mediocri del Cavalier d' Arpino. Alla chiesa e annesso il Museo di S. Pancrazio, con sculture e frammenti
di lapidi romane; si possono anche visitare le catacombe situate sotto la basílica.

494
ABBAZIA DELLE TRE FONTANE

L ' Abbazia delle Tre Fontane, in localita «Acque Salvie» sulla via Laurentina (non lantano da via
Cristoforo Colombo), sorge ne! luogo dove, secando un'antica leggenda, fu ucciso S. Paolo nel 66 d.C.
Egli era un cittadino romano e quindi non venne crocifisso come tanti martiri cristiani, ma gli fu
riservata una marte piu «degna»: fu decapitato. II colpa secco della mannaia gli staccó di netto la testa, la
quale rimbalzó tre volte sul suolo accidentato prima di fermarsi. Da quei tre punti su! terreno sgorgarono
tre zampilli d'acqua e il luogo del martirio fu casi denominato «Le Tre Fontane». Furono in seguito
fondate tre chiese e un monastero; tutto il complesso fu prima abitato dai Cistercensi e poi dai
Francescani. La zona venne abbandonata a causa del clima malsano e della malaria e solo ne! 1 866 fu
bonificara ad opera dei Padri Trappisti. Costoro si prodigarono in utili opere di risanamento, prosciu-
gando i melmosi acquitrini, piantando una gran quantita di eucalipti (ritenuti un toccasana contro la
malaria) e restaurando le chiese. Ancora oggi il complesso conventuale e affidato ai Trappisti, i quali, era
l'altro, discillano un ottimo amaro dai fiori e dalle foglie degli eucalipti e confezionano cacao e cioccolata.
Da un antico portale medioevale (sec. VIII) con sovrastante loggetta, resto di un oratorio dedicato a S.
Giovanni, si accede a un vasto piazzale alberato dove sorge la piu amica delle ere chiese: SS. Vincenzo e
Anastasio, con l'annesso monastero. Fu fondata da Onorio I nell'anno 6 2 5, restaura ta da Adriano I ne!
772 e da Leone III nel 796. «Innocenzo II rinnovó il monastero e vi fece venire S. Bernardo da
Chiara valle co' suoi monaci per abitarvi ... >l (Armellini). Onorio III ( 1 2 1 6 - 1 2 2 7 ) , la ricostrui quasi ex
novo; nel secolo scorso fu magistralmente restaurara. La splendida facciata in laterizi, preceduta da un
portico con antiche colonne ioniche, e ornara da cinque finestre centinate con transenne e da rosone
centrale. L'interno, ampio e austero, e a forma basilicale, con trena vate e abside, ed e coperto da tetto a
cap ria te lignee. Alle pareti, in mattoni a vista, spoglie di arredi, res ti di affreschi del '5 oo.
A destra della basílica, in cima a un'alta scalinata, ecco la chiesa di S. Maria Scala Coeli, edificara ne!
r 58 3 da Giacomo della Porta sui res ti di un edificio piu amico. Qui, secondo la leggenda, fu ron o
trucidati, durante !'impero di Diocleziano, ben 1 0 . 2 0 3 legionari cristiani. La chiesa fu casi denominara
per una visione che ebbe S. Bernardo, il quale « ... rapito in ispirito, vide una scala che giungeva dalla cerra
al cielo e per essa vi salivano le anime libera te dai tormenti>l (Armellini). L'interno e a pian ta ottagonale,
con cupola, abside e cappelle laterali; da notare il mosaico di fine ' 5 0 0 realizzato da Francesco Zucchi su
disegno di Giovanni de' Vecchi.
In fondo a un viale alberato sorge la piu famosa delle tre chiese: S. Paolo alle Tre Fontane. Fu costruita
ne! V secolo nel luogo dove il Santo fu decapitato; venne rifatta ne! 1599 da Giacomo della Porta per
volere del cardinale Pietro Aldobrandini. Bella la facciata, coronara da un aggettante frontone curvilíneo
raccordato con volute; questa e preceduta da un carpo centrale con tímpano triangolare ornato da statue
e sostenuto da due coppie di paraste ioniche con volute ornate da festoni. All'interno da notare le famose
tre fontane, poste a livelli diversi e inserite in belle edicole progettate dal Della Porta. Nel pavimento
splendido mosaico policromo di epoca romana, proveniente da Ostia antica. Sulla destra, in un angolo,
un cippo marmoreo al quale sarebbe stato incatenato S. Paolo o, come alcuni affermano, dove sarebbe
stato decapitato.
DOMINE QUO VADIS?

ell'anno 66 d.C. Roma era sconvolca dalle follie dell'imperatore erone. I cristiani venivano quasi
quotidianamcnte perseguicati e martirizzati in gran numero; molti di essi languivano in buie prigioni in
artesa di essere torturati e uccisi. Narra un'antica e popolare leggenda che, alla fine di giugno di quello
stesso anno, il vecchio S. Pietro riuscl, non si sa come, a fuggire da! lugubre Carcere Mamertino. Egli,
benché stanco e ferito, raggiunse la via Appia e si incamminó con la speranza di giungere fino a Brindisi e
da Ji imbarcarsi per la Galilea. Dopo aver percorso poco piu di un chilometro, vide qualcuno venirgli
incontro. Era Gesu Cristo in persona, o meglio il suo fantasma; allora Pietro gli rivolse la famosa
domanda «Signare, dove vai?». E Cristo rispose: «A farmi crocifiggere per la seconda volta». Quindi
scomparve. Pietro capi il significato di quella frase e, con grande senso dell'onore, ritornó a Roma, si fece
catturare e affrontó serenamente la marte. el luogo dove avvenne l'incontro fu costruita una cappella;
non si sa di preciso quando, ma sicuramente esisre,·a gia nel secolo IX. A quesea leggenda se ne aggiunse
un'altra, altrcttanto famosa: la pietra con le impronte dei piedi di Cristo. C'e infatti, al centro della chiesa,
una pietra mol to levigara con impresse le orme di due piedi calzati probabilmente da sandali: « ... un paro
d'impronte de ciavatte» afferma il Belli «che pareno dipinte cor compasso». Questa e peró una
copia della pietra originale, conservara nella chiesa di S. Sebastiano. Secondo la tradizione, quando Gesu
apparve a S. Pietro, lasció su un selce che pavimenta va la strada le impronte dei suoi piedi. In real ta si
tratta di una sorra di ex voto, che orna va probabilmente un tempio pagano; una specie di «firma» di un
pellegrino devoto, lasciaca per testimoniare la sua presenza all'interno di que! tempio. Consuetudine,
quesea, assai diffusa nell'antica Roma. Quando sia nata la leggenda che quelle orme appartenevano a
Gesu e quando la pietra sia stata portara nella chiesa del Domine quo vadis?, non sisa. Probabilmente nei
primi anni del i\Iedioevo, quando questi episodi legati alla religione destavano grande impressione nel
popolo.
el corso dei secoli la chiesa ebbe varie denominazioni: «ubi Dominus apparuit» (dove apparve il
Signore), S. [aria «ad passu», <<plantarum», «ad transitum», «de palma», «in palmis». Oggi, benché sia
universalmente conosciuca come «Domine quo vadis?», e intitolata a S. Maria in Palmis (S. Maria delle
Palme). Con questo nome, o anche con quello di S. Maria del Passo, era conosciuta fin dal secolo XIV,
quando era meta di un intenso pellegrinaggio. Anche Petrarca rimase colpito e impressionato dalle
« ... vestigia del Cristo degne di essere ad orate in eterno dalla gente, scolpite in una pietra durissima».
el 1620, la chiesa fu ricostruica ex novo «da un pio sacerdote Ignazio Floriani di Cascelfidardo»
(Armellini). Fu poi restaurara nel secolo scorso.
La facciaca, realizzata nel 1637 da! cardinale Francesco Barberini, e a un solo ordine coronato da un
frontone triangolare; sopra il portale, elegante finestrone rettangolare.
L'interno e a navata unica con due nicchie laterali; e totalmente privo di decorazioni e non contiene
opere d'arte di particolare rilievo. Da notare, sull'altare maggiore, un'antica immagine della Vergine col
Bambino (un affresco forse del X I V secolo), particolarmente venerara dai fedeli; e denominara «S. Maria
ad Transitum».

500
S. URBANO

L ' Appia r\nttca, dopo circa due chilometri da Porca S. Sebastiano, si biforca in due strade distinte:
I' Appia Antica vera e propria prosegue rettilinea per altri dieci chilometri, attraversando una splendida
zona della campagna romana, ricca di antichi monumenti e di ruderi; in localita Frattocchie confluisce
poi nella via Appia Nuova. A sinistra, 1m·ece, inizia la via Appia Pignatelli, tracciata nel '600 da
lnnocenzo X l l , che termina anch'essa nell' Appia Nuova in local ita l \1 Miglio. La zona attraversata
dall' Appia Pignatelli é la frangía meridionalc della cosiddetta valle della Caffarella. Qui, ai tempi del
primo Impero, sorgeva uno dei piu Yasti villaggi agricoli di tutto il suburbio romano. l:ra staco fondato,
ne! II secolo d . C . , da Erode Attico, uomo ricchissimo, famoso letterato, console durante !'impero di
1erva, precettore di i\Iarco Aurelio. Fu anche governatore delle provincie dell' Asia e della Grecia,
costrui ad Arene importantissimi monumenti ed ebbe fama di mecenate . . \ Roma incappó in una
disavventura giudiziaria: fu accusato di avere ucciso la moglie Annia Rcgilla, anche lei ricca e di nobile
famiglia, dalla quale crediró i terreni della Caffarella. r u processato e fu assolto, ma i dubbi rimasero.
Erode Attico cercó allora di placare la campagna denigratoria organizzata dal popolo contra di lui,
ostentando foil, e spropositate marnfestazioni di lutto. Dipinse di nero la sua casa, organizzó sacrifici
espiatori, costrui, nei suoi po sedimemi sull' r\ppia, il grande fondo agricolo «... a cuí diede il nome di
Triopio in memoria del famoso santuario di Démetra e Cnido, e che si ch1amava Triopeion perché era
staco fondato dal re di Tessaglia Triopa» (Quilici).
All'interno del fondo, I:rode ,\ttico fece costruire anche un tempio tetrastilo dedicato a Cerere e
Faustina, poco distante dalla grotta di Egeria (con i resti di un nin feo ancora oggi visibili), dove, secondo
la leggenda, il re 'urna Pompilio incontra,·a la ninfa Egeria dalla quale riceveva consigli su come
amministrare Roma.
11 tempio, ne! I X secolo, fu trasformato in una chiesa intitolata a S. Crbano, « ... appumo perché non
lungi di la entro le sotterranee gallcrie del cimitero di Pretestato si venerarn nella cripta magna il sepolcro
del santo martire» (Annellini). 1 el 16 34, durante il pontifica to di Urbano V I I I , la chiesa fu restaurara; in
quell'occasione, a causa di un dissesto statico, il pronao fu chiuso e le colonne corinzie furono
parzialmente comprese nella muratura. 1el secolo scorso, come riferisce I' Armellini « ... fu profana to di
nuo,·o e ridotto ad uso di rustica abitazione». Rimase poi per un diverso tempo in stato di abbandono
fino a qualche anno fa, quando fu restaurara e compresa all'interno di un parco privato. O g g i la chiesa é
chiusa al pubblico e per lo piu vietata ai visitatori; viene apena ogni tanto per celebrare qualche
macnmonio.
Bellissimi i muri esterni e i frontoni ddl'antico tempio, in mattoni di coceo, nonché le quattro colonne
marmoree scanalate con capitello corinzio del pronao.
L'interno consiste in un'aula rettangolare coperta da volee a bocee, e specchiacure ottagonali, ornara da
fregi e decorazioni. 'umerosi gli affreschi del seco lo X I raffiguranti «Scene della vita del Salvacore, di S.
Urbano e di S. Cecilia»; nella parece di fondo: «Crisco benedicente in trono».
1ella cripta importante affresco del X secolo raffigurante la Vergine col Bambino.

502
S. NICOl.A

Quella zona, attraversata dalla via Appia Antica, dove sorge la famosa tomba di Cecilia Metella, era
denomina ta, ne! Medioevo, Campo di Bove. Questo appellativo deriva, con tutta probabilita, dai fregi a
forma di cranio di bue che ornavano parte del fascione decorato sulla sommita del mausoleo. II
monumento risalc al I secolo a. C. e fu costruito per ospitare le spoglie della nobildonna romana Cecilia,
figlia di Quinto Metello Cretico e moglie di Crasso; n o n del triumviro Licinio Crasso, ma di suo figlio,
che fu generale di Cesare nelle Gallie. Ne! 1299 il mausoleo fu donato, da papa Bonifacio VIII, alla
famiglia Caetani, che ne! 1 3 0 2 lo trasformo in una torre merla ta e vi costrui intorno un'imponente
roccaforte. Qualche anno d o p o il castello dei Caetani fu espugnato dai Savelli; nei primi anni d e l ' 3 0 0 fu
incendiato da Enrico VII imperatore di Germanía. Faceva parte di questo complesso fortificato anche
una piccola chiesa dedicara a S. Nicola, edificata presumibilmente nel secolo XIV. N o n sappiamo quasi
nulla della storia di questa chiesa, oggi peraltro ridotta ad un rudere. L ' Armellini riporta un'iscrizione
latina nella quale viene menzionato un certo cardinale Francesco di S. Maria in Cosmedin, che cosrrui, in
una localita denominata Campo di Bove, una chiesa in onore del Beato Nicola.
Dalla costruzione, come s'e detto, rimane poco o niente; solo le quattro pareti, senza p i u l a copertura
e, all'interno, assoluramente nulla. Tuttavia e stata inserita in questa pubblicazione perché e l'unico
esempio che rimane a Roma di chiesa gotica con quesee caratteristiche; sulla facciata e innalzato un
piccolo campanile a vela, sui fianchi, sosten u ti da contrafforti; si a prono finestre tri lo bate con arco asesto
acuto, elementi classici dell'architettura gotica. E un vero peccato che la chiesa sia ridotta in queste
condizioni; d'altra parte un restauro sarebbe oggi quasi impensabile e, a dire la verita, questo aspetto di
antico rudere, abbandonato da secoli all'ombra di una macchia di pini, e molto suggestivo.
S. SEBASTIANO

Sulla via Appia Antica, all'incrocio con via delle Sette Chiese, sorge, sulla destra, la grande basílica
dedicata a S. Sebastiano. Ne! primo secolo dopo Cristo, in questa zona, completamente disabitata, vi
erano numerose cave di pozzolana. In seguito il luogo divenne una sorta di rudimentale cimitero e i
cunicoli scavati. per estrarre la pozzolana furono trasformati in sepolcri. Qui, secondo la tradizione,
furono inumati i corpi degli Apostoli Pietro e Paolo e la localita divenne meta di devoto pellegrinaggio
da parte dei cristiani.
La primitiva basílica, fondata probabilmente ne! IV secolo, fu dapprima intitolata ai SS. Pietro e
Paolo. In quello stesso secolo fu seppellito, nel cimitero annesso, il carpo di S. Sebastiano; da que!
momento la basílica muto denominazione. Secando la leggenda, Sebastiano era un soldato dell'esercito
imperiale e, per aver abbracciato la religione cristiana, fu condannato a marte dall'imperatore Dioclezia-
no forse nell'anno 290. 11 Santo, legato a una colonna, fu trafitto da numerase frecce e quindi, creduto
mono, fu abbandonato. Ma Sebastiano non morl; venne raccolto da una vedova di nome Irene e da lei
amorevolmente curato. Egli si ripresento quindi davanti all'imperatore proclamando piu che mai la sua
fede cristiana. Fu condotto aliara al circo del Palatino e ammazzato a colpi di randello; il cadavere fu
scaraventato nella Cloaca Massima, ma, nella sua corsa verso il Tevere, si impiglió nei pressi della chiesa
di S. Giorgio al Velabro. Sebastiano apparve in sogno alla matrona Lucina, la quale, ritrovato il corpo
del Santo, lo trasportó sino alle catacombe della basílica sulla vía Appia e ivi lo seppelli. Nell'anno 826
Eugenio II riesumó il carpo di S. Sebastiano e lo fece trasportare in Vaticano; i fedeli, ignari,
continuarono a venerare il sepolcro vuoto. Nell'846-4 7 vi fu la terribile invasione dei Saraceni: la basílica
fu seriamente danneggiata e l'annesso monastero fu abbandonato. Qualche anno piu tardi Niccoló I (8 58
- 867) ricostrui !'edificio conventuale e restauró la chiesa. 11 complesso venne affidato nel 1167 ai
Cistercensi di S. Bernardo ai quali subentrarono, nel 12 59, i Canonici Regolari Lateranensi. Ne! 12 18
Onorio III riportó da! Vaticano le reliquie di S. Sebastiano ed esegui importanti lavori di restauro alla
chiesa e al monastero. Altri restauri furono compiuti durante il pontificato di Eugenio IV (1431 - 1447),
il quale riaffidó la chiesa ai Cistercensi, che vi rimasero per circa quattrocento anni.
L'aspetto attuale della basílica si deve alle trasformazioni effettuate nel 1609 a cura del cardinale
Scipione Borghese. I lavori furono eseguiti su progetto di Flaminio Ponzio e completati, dopo la sua
morte, da Giovanni Vasanzio. L'attuale basílica e di dimensioni assai piu ridotte di quella paleocristiana;
lo spazio del cortile era in origine occupato da un grande portico a tre arcate poggiante su quattro coppie
di colonne antiche con capitello ionico; quello superiore e scandito da coppie di para.;,te che separano tre
finestre con tímpano curvilíneo, ed e coronato da un frontone triangolare. • ·
L'interno e a navata unica, enorme, con tre arcate su ogni lato. 11 soffitto ligneo, clorato e dipinto, e
opera del Vasanzio. Da notare la cappella delle reliquie (prima a destra), nella quale si conservano una
delle frecce che trafissero S. Sebastiano e la pietra originale con le impronte che lasció Cristo quando
apparve a S. Pietro. La Cappella Albaní (seconda a destra) fu realizzata ne! 1 706, per volere di papa
Clemente XI, da numerosi artisti dell'epoca: Maratta, Specchi, Barigioni e Fontana. La prima cappella a
sinistra e dedicata a S. Sebastiano e fu costruita ne! secolo XVII per volere del cardinale Francesco
Barberini; la statua del Santo posta sotto l'altare e di Antonio Giorgetti.