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SS.

REMAGI

el 1646 Francesco Borromini fu nominaro architetto del collegio di Propaganda Fide, subencrand
al suo eterno antagonista Gian Lorenzo Bernini, che ne aveva progenaco alcune partí pochi anni prim-
La congregazione era stata iscicuica nel 16 22 da papa Gregario XV; nel 16 27 Urbano VIII la fecc.
sis cerna re nel palazzo Ferracini che si affaccia va su Piazza di Spagna. el 1644 Bernini ricostrui parte de
palazzo e successi,·amence progettó anche la cappella del collegio.
Quando il Borromini fu incaricaro di completare la coscruzione, la chiesa dedicara ai Re Magi era g i i
scata realizzaca; egli provó cosi il sottile piacere di distruggere !'opera dell'odiaco rivale con la scusa c h e _
cappella era troppo píccola per le esigenze della congregazione. el 164 7 iniziarono i la vori che pcr
sempre per il solito dan nato problema dei soldi che venivano a mancare, procedettero mol to lencamence
La chiesa fu termina ta nel 1666, un anno prima che il Borromini si rogliesse la vita, ma il collegio <1
Propaganda Fide rimase incompiuro e fu complecato dopo la sua morte. 11 progetco del Bernini per ...1
chiesa era quasi identico aquello di S. Andrea al Quirinale realizzata quindici anni dopo: una pianta ova.e
con l'asse minore perpendicolare alla facciata. 11 Borromini cambió completamente tipo di impianto e;
dopo aver scanaco di verse idee, concepi la chiesa come un rettangolo con gli angoli arrotondati e con un.a
copenura a «cosroloni trasversali», i quali, prolungandosi nella volta, si incontrano formando panne:
decorativi di varie forme geometriche. Sulle pareci laterali si alternano profonde nicchie con aleare
nicchie minori con busti di marmo ivi collocati dopo la morte del Borromini. Ai lati di quesee aperture.
alti pilastri sostengono la trabeazione che separa due ordini di finestre: quelle inferiori sono rettangola_r,,
quelle superiori ovali.
Sopra !'aleare un di pinto del Gimignani del 164 3 rappresenca l'«Adorazione dei Magi»; sopra, insenu
fra i pilas tri, alla stessa altezza dei finestroni rettangolari, «La missione degli Apostoli» di Lazzaro Bald ·
piu in alto ancora, nella lunetta serena fra i costoloni, lo stemma di Alessandro VII Chigi.
Altre decorazioni non ve ne sono e la chiesa, pur nella sua semplicita e sobrieta, non e peró meno
elegante di altre opere del grande artista.
S. GIUSEPPE A CAPO LE CASE

La zona di Roma compresa fra le pendici del Pincio e il colle del Quirinale denominata «ad
domorum» (oggi ricorda quell'espressione vía Capo le Case), cioe dove finivano le case della
cominciavano i campi, rimase per diversi secoli completamente disabitata. Solo qualche chiesa, q
convento e qualche casa costruita a ridosso di quelle o di questi, punteggiavano la campagna in
abbandonata, per to piu ricoperta di sterpaglie.
La piccola chiesa dedicara a S. Giuseppe si trova in quel rrarro di via Capo le Case che ogg1 prt.
nome di via Francesco Crispi, poco dopo l'incrocio con via Sistina. In alcune guide non e ne
segnalata, in altre le sano dedicate poche righe, zeppe di inesattezze.
La chiesa risale al 1 ¡ 98, anno in cui il religioso spagnolo Francesco Soto, amico di S. Filipp
compró un terreno sul qua le fece costruire un convento per fanciulle povere e bisognose. In qu
intento fu aiutaco economicamente dalla ricca nobildonna Fulvia Conti Sforza di S. Flora. 1'.el 1
restaurara per volere del cardinale Marcello Lance; tra la fine del XIX e l'inizio del XX sec
monastero, in seguito all'espansione edilizia e alle trasformazioni urbanistiche, fu in parte espro:--
in seguito abbandonato dalle suore.
La facciata della chiesa, interamente costruita in mattoni, e su due ordini tripartita da lesenc
preceduta da una scalinara a doppia rampa che risale al restauro del cardinale Lante; nell'ordine su
si nota un ampio finestrone rettangolare. La lunetta sopra al portale d'ingresso e decorata con un z
di scarso valore artistico rappresentante la «Fuga in Egitto», eseguiro nell'ottocento; al suo post>
un altro affresco con lo stesso soggetto eseguito da Tommaso Luini all'epoca della cosrruzlC'nc
chiesa, magia nel secolo scorso non esisteva piu.
L'interno e una semplice aula rettangolare senza decorazioni né stucchi né fregi né opere ..,
parricolare interesse. Un tempo vi erano raccolti preziosi dipinti oggi perduti o trasferiti in a l t r
sopra l'altar maggiore, costruico su progetto del Breccioli, vi era una tela di Andrea Sacchi resc
Pierro da Corrona; sul primo al tare di descra vi era «La Madonna che porge una corona d'oro a:,
d' Avila», un di pinto di Giovanni Lanfranco. Oggi la chiesa e adorna di pitture del '900 di scar
arriscico eseguite da Cleto Luzi.
Ma t'opera d'arte piu curiosa e piu bella di tutta la chiesa e la cappella della Scala Santa.
porticina a siniscra del prebisterio si giunge dietro !'altar maggiore; da li una scala ornata di l'T'JU
stucchi bianchi candidi conduce a una minuscola cappella con cupota ellitcica, crociera e pico
anch'essa decorara con splendidi stucchi. Quesea bellissima opera settecentesca fu eseguira d a ll''. 11± ::::::-:'11
Tommaso Mattei, allievo del Bernini, mache sicuramente trasse ispirazione anche dalle opere i
Borromini.
Un tempo le suore di clausura assistevano alla messa dal coro dietro !'airare separara da
chiusa da un velonero; oggi, al poseo della grata, un verro trasparente lascia intravedere la cap
Scala Santa dall'interno della chiesa, creando cosi un curioso effetro scenografico.
S. GIUSEPPE A CAPO LE CASE

La zona di Roma compresa fra le pendici del Pincio e il colle del Quirinale denominara «ad caput
domorum» (oggi ricorda quell'espressione via Capo le Case), cioé dove finivano le case della cimi e
cominciavano i campi, rimase per diversi secoli completamente disabitata. Solo qualche chiesa, qualche
convento e qualche casa coscruica a ridosso di quelle o di questi, punceggiavano la campagna incolca e
abbandonata, per lo piu ricoperca di scerpaglie.
La piccola chiesa dedicara a S. Giuseppe si trova in que! tracto di via Capo le Case che oggi prende il
nome di via Francesco Crispí, poco dopo l'incrocio con via Sistina. In alcune guide non é neppure
segnalaca, in altre le sono dedicare poche righe, zeppe di inesattezze.
La chiesa risale al 1 598, anno in cui il religioso spagnolo Francesco Soto, amico di S. Filippo eri,
compró un terreno su! quale fece coscruire un convento per fanciulle povere e bisognose. ln queseo suo
intento fu aiutato economicamence dalla ricca nobildonna Fulvia Conci Sforza di S. Flora. el 1628 fu
restaurara per volere del cardinale Marcello Lance; era la fine del X I X e l'inizio del X X secolo, il
monastero, in seguito all'espansione edilizia e alle crasformazioni urbanisciche, fu in parte espropriato e
in seguito abbandonato dalle suore.
La facciata della chiesa, inceramence costruita in mattoni, e su due ordini tripartita da lesene ed é
preceduta da una scalinata a doppia rampa che risale al restauro del cardinale Lance; nell'ordine superiore
si nota un ampio finestrone rettangolare. La lunetta sopra al portale d'ingresso e decorara con un affresco
di scarso valore artistico rappresentante la «Fuga in Egitto», eseguito nell'ottocenco; al suo poseo vi era
un alero affresco con lo stesso soggetto eseguito da Tommaso Luini all'epoca della costruzione della
chiesa, ma gia nel secolo scorso non esisreva piu.
L'incerno e una semplice aula rettangolare senza decorazioni né scucchi né fregi né opere d'arte di
parcicolare interesse. Un tempo vi erano raccolti preziosi dipinti oggi perduti o trasferiti in altri luoghi:
sopra !'altar maggiore, costruito su progetto del Breccioli, vi era una tela di Andrea Sacchi restaurara da
Piecro da Corrona; sul primo aleare di descra vi era «La Madonna che porge una corona d'oro a S. Teresa
d' Avila», un di pinto di Giovanni Lanfranco. O g g i la chiesa é adorna di pitture del '900 di scarso valore
artístico eseguice da Clero Luzi.
M a !'opera d'arte piu curiosa e piu bella di tutea la chiesa e la cappella della Scala Sanca. Per una
porticina a sinistra del prebisterio si giunge dietro !'altar maggiore; da li una scala ornara di marmi e di
scucchi bianchi candidi conduce a una minuscola cappella con cupola ellittica, crociera e piccolo abside,
anch'essa decora ta con splendidi stucchi. Quesea bellissima opera settecencesca fu eseguita dall'architetto
Tommaso Mattei, allievo del Bernini, mache sicuramence trasse ispirazione anche dalle opere geniali del
Borromini.
Un tempo le suore di clausura assiscevano alla messa dal coro diecro !'aleare separata da una grata
chiusa da un velonero; oggi, al poseo della grata, un vetro trasparente lascia intravedere la cappella della
Scala Santa dall'interno della chiesa, creando cosi un curioso effecto scenografico.
SS. ILDEFONSO E TOMMASO DA VILlANOVA

Questa chiesetta barocca, che si trova in via Sistina a pochi metri da Piazza Barberini, e per lo piu
dimenticata dalle varíe guide di Roma. In effetti non posssiede particolari pregi artistici, tuttavia
vogliamo qui brevemente raccontare le sue origini.
La chiesa e annessa a un ospizio edificato nel 1 619 da un ordine religioso dal nome casi bello e
fantasioso che sembra uscito da un libro di avventure: Padri Eremiti Scalzi di Spagna e delle lndie
dell'ordine di S. Agostino. JI piccolo oratorio del convento fu ricostuito dalle fondamenta nel 1657 su
progetto del domenicano Pra' Giuseppe Paglia e trasformato in chiesa dedicara ai SS. Ildefonso e
Tommaso da VillanO\'a. «L'altar maggiore - racconta l'Armellini - dedicara alla SS. Vergine di
Copracavana il cui originale e in Peru, la copia che esiste in questa chiesa fu dipinta da Placido Siculo».
ella penombra dell'interno l'opera che piu colpisce l'attenzione e il grande altorilievo d, marmo, nella
prima cappella a desrra, rappresentante la Nativira, scolpito dal siciliano Francesco Grassia nel secolo
XVII. ell'unica navata con corto presbiterio, si aprono due cappelle con sovrastante balaustra e ere
nicchie con statue per parte. Ai lati delle cappelle aire lesene scanalate con capitello corinzio; la
decorazione in stucco bianco e molto semplice e raffinata.
La facciata, intonacata di rosa con modanature bianche, e su due ordini tripartiti da lesene con capitelli
ionici in quello inferiore e corinzi in quello superiore ed e coronato da tímpano curvilíneo. icchie ai lati
del portale e del grande finestrone sovrastante.

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S. ANDREA DELLE FRATIE

ello stesso luogo in cui oggi si trova la chiesa di S. Andrea delle Fratte esisteva, alla fine del 1100,
un'altra chiesa intitolata a S. J\ndrea «infra hortos»; due secoli dopo il nome mutó in «delle Fratte» (che
significa appunto fratte, siepi, sterpi). 1el monastero annesso alla chiesa abitavano un tempo le suore
Agostiniane; il complesso appartenne poi alla nazione Scozzese, che trasformó parte del convento in
ospizio; ne! 1585 isto V affidó la chiesa ai Padri Minimi di . Francesco di Paola. Coscoro trovarono la
chiesa in condizioni alquanto precane e decisero di ricostruirla ex novo.
1 lavori furono lunghi e faticosi e richiesero quasi un secolo; spesso venivano a mancare i fondi e la
costruzione rimaneva sospesa fino a quando non si trova va qualche ricca anima pta in grado di finanziare
!'opera. La chiesa fu iniziata ne! 1604 dall'architetto Gaspare Guerra e ne! 1609 avvenne la prima
interruzione; ne! 161 o, grazie alla generosa 10tercess1one del marchese Ottavio del Bufa lo, la costruzione
riprese, ma procedette molto lentamente. el 161 2 il marchese del Bu falo mori e i lavori subirono una
nuova interruzione perché gli eredi si guardarono bene da! mantenere quello che era stato promesso
dall'illustre defunto. el 165 3 fu dato inca rico di proseguire i lavori a Francesco Borromini, il quale
realizzó la cupola, il campanile e l'abside; purrroppo non tuteo ando secondo i piani, sempre per il solito
problema dei soldi e, quando !'artista mori suicida ne! 1667, la chiesa non solo era incompleta, ma non era
neppure come egli l'aveva progettata. I la,·ori rimascro fermi per circa vent'anni, finché fu chiamaro
l'architetto Mattia de Rossi che terminó la chiesa ne! 1691. La facciata, rimasta incompleta, venne
terminata ne! 1826 da Pasquale Belli. Questi non solo non si basó su! progetto originario ideato da!
Guerra, ma corresse e rifece quel poco che era stato fatto, costruendo una facciata molto semplice e priva
di elementi architettonici rile,·anti.
La cupola del Borrommi si eleva da un tamburo a pianta quadrata con i lati convessi; su ogni angolo vi
sono quattro contrafforti curvilinei con colonne appaiate; la lanterna non fu mai realizzata. 11campanile e
quanto di piu elegantemente fantasioso si possa immaginare: all'ultimo ordine, da una balaustra circolare,
si ergono otto colonne che nella parte superiore si trasformano in figure di donne alate che sostengono un
complicarissimo cornicione spczzato 10 linee concave e convesse. Al di sopra di tutto lo stemma della
famiglia del Bufalo incorniciato da quattro volute e c1rcondat0 da orto candelabri.
L'interno e a nava ta unica con tre cappelle pcr lato, transetto e abside; gli affreschi della cupola e della
calotta absidale sono del marchigiano Pasquale Andrea Man ni e furono eseguiti ne! 1700. 'ella parece di
fondo grandi tele di artistt del X VIII secolo; ne! transetto dcstro «S. Francesco di Paola», opera di Paris
ogari, sosten uta da due angeli di stucco doraco; nel transetto sinistro la cappella di S. Anna fu realizzata
da! \'anv1telli. J\i lati dell'abside due bcllissimi angeli del Bernini; dovevano essere sistemati sulla spalletta
di Ponte S. Angelo, ma tanto piacquero a papa Clemente l X, che ordinó di sistemarli al riparo delle
intemperie dentro questa chiesa. Su! ponte c1 sono le copie.
Dopo la quarta cappella a destra, si puó uscire ne! bellissimo chiostro del '700 i cui porticati sono
decorati di lunette affrescate.

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S. LORENZO IN LUCINA

L'antica chiesa di S. Lorenzo in Lucina sorge in 9uella zona in cui, in eta imperiale, st trova vano alcuni
fra i piu tmportanti monumenti della romanita. 11 tempto dt .\dnano, nell'odterna Piazza di Pietra, la
Colonna 1\ntonma, issaca al centro di Piazza Colonna, il Temp10 del Sole, oggi del tutto scomparso, che
si trova va nell'area occupata da Piazza S. Silvestro. E poi ancora: 9uando nella prima meta del X V secolo
s1 costru1,·a il Palazzo Fiano, oggi Almagia, sul Corso a pochi pass1 dalla chiesa, fu rinvenuta l'imponente
\ r a Pac1s Augustae, che fu poi trasportara dt fronte al Mausoleo di Augusto e nnchiusa in uno sguallido
padiglione per proteggerla dalle intemperie.
L'appellatÍ\'O «m Lucina» deriva, a meta fra stona e lt:ggenda, dalla famosa matrona romana Lucina
che ospitó nella sua casa S. Marcello papa guando era persegu1tato dall'imperatore Massenzio. Sulle
rovine di questa casa fu eretta, forse nel secolo IV, la chiesa di S. Lorenzo in Lucina. Scarse e
frammentarie sono le notizie risalenti aquel periodo e agli anni seguentt: nel 366 all'interno della ch1esa
pare sta stato eletto papa . Damaso I; ncl 685 fu restaurara da Benedetto ll; ne] 780 1\driano I
nuo\'amente la restauró e Pasquale 11 ( 1099-1 118) la rifece completamente. t di questo periodo il
bellissimo campanile romanico a sei piani, con gli ultimi tre a doppia bifora, oggi purrroppo molto
degradaro e fauscente.
el 1650 la chiesa subi un radicale restauro ad opera dell'architetto bergamasco Cos1mo Fanzago, il
cui intervento si nota soprattutto all'interno. L'aspetto esteriore infatti, con la facciata preceduta dal bel
portico con colonne granitiche dell'epoca dt Pasquale II e il porrale fianchegg1aco da leoni dello stesso
periodo, conserrn pressoché integre le caratteristiche dell'alto Medioevo, graz1e a un restauro eseguito
nella prima meta di questo secolo.
L'interno e a na\'ata unica con cappele laterali; nell'abside si trova la cattedra marmorea di Pasquale II
risalente al 1112. II soffitto a cassettoni fu completamente rifatto nel 18 57 durante il pontificato di Pio
IX, il cui stemma campeggia tra i lacunari dorati. Sull'altare maggiore, eseguito da Cario Rainaldi nel
1675, si trova la splendida tela raffigurante Cristo in Croce, opera di Guido Rent. 'ella prima cappella a
destra, sotto l'altare, e esposta la «graticola» sulla quale mori S. Lorenzo in seguito a questo ternb1le
martirio. La guarra cappella a destra, incitolata alla SS. Annunztata, fu eseguita su progetto di G1an
Lorenzo Bernini nel secolo XVII; il busto marmoreo rappresentante il medico Gabriele Fonseca, a
sinistra dell'altare, e opera dello stesso Bernini.
Infine nella cappella del Battistero, la prima a sinistra, da notare la bella cupola realizzata nei prim1 anni
del '700 da Gabriele Sardi e lo stesso plastico ligneo che funge da copertura del fonte battesimale.

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S. SILVESTRO IN CAPITE

La chicsa di . Sil\'cstro e l'anncsso monastero ncll'omonima piazza, sorscro su lle rovJOc del Tcmpio
del Sole (erecto da Aureliano nel Ill secolo) durante il pontificato di Stefano II (752-757). 11 suo
successore e fratello Paolo Tcompletó I lavon e dedicó la chiesa ai SS. Silvestro e Stefano papa. Qucsta
occupa,·a anche una parte della casa d1 Stefano e Paolo; ecco perché, negli anni immediaramente
successi\'i alla sua fondazione era dcnominata S. ilvcstro «cara Pauli», cspressione meta greca e meta
launa che significa va «vicino alla casa <li Paolo». In seguito ebbe anche altre denominazioni: «1nter duos
horcos», poiché allora si trovava JO apena campagna circondata dagli orti; e infine «in capite», che ha
mantenuto fino ad oggi, perché \'i é conservata una reliquia della testa mozzara di S. G1ovanni Battista.
1iccolo I (8 58-867), abbclll e arricchi la chiesa di preziosi cimeli; lnnocenzo 11 ( , , 30-, 143) la rinnovó.
1'.ei pnmi anni del secolo X l ll fu completamente restaurara e risale a que! periodo il belltss1mo campanile
su cinque ordini di doppie bifore.
Alla fine del '500 fu costruita una nuo\'a ala del monastero; i lavon furono d1rem da Francesco da
Volterra e in scguito da Cario Maderno. Dopo la sua morte ( 1629) al tri famosi artisti si succedettero nella
direzione dei lavori, tra i quali Martino Longhi e Cario Rainaldi. La chiesa fu complecata alla fine del '600
da fama de Rossi; JO seguito suo fratello Domenico, nel 1703, esegui la facciata estema tripartita da
lesene e ornara di statue. Da quesea, attraverso un portale con cornice medioevale, si passa in un piccolo
conile disseminato di piante e <li frammenti di lapidi; da qui si accede alla chiesa.
L'interno, a navara unica con cappelle laterali e ricco di pitture e decorazioni. Sulla volta a botte della
na v a r a n é l'affresco con «l' t\ssunta» d1 Giacinto Brandi del secolo XVII; la volea della crociera é in vece
affrescata dal Pomarancio, la tribuna dal Gemignani. JI ciborio, sotto al quale si trova !'altar maggiore del
'500, e opera di Cario Rainaldi e risa le al 1667; bellissimo il recinto bronzeo di fine '600 ornato da pum e
candelabri che recinge la zona dell'altare. La cesta di S. Giovanni Battista e conservara nella cappella
dell' Addolorata all'interno di un prezioso reliquiano decorato con pietre e argenti del '300.
1 ella piccola parte del monastero scampaca alle distruzioni ottocentesche (gran parte <li esso fu
demolito per costruire l'adiacente palazzo delle poste, di dubbio gusto), risiedono i religiosi inglesi ai
quali, dal 188 5, e affidara la chiesa.

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S. MARIA IN VIA

11 turista distratto che si trovi ad entrare per caso nella chiesa di S. Maria in Via in Largo Chigi senza
conoscerne la storia, rimarrebbe a dir poco sbalordito. Infatti, una volta varcato il portale d'ingresso,
vedrebbe immediatamente, nella prima cappella di destra, un frate panciuto con tanto di parannanza, che
distribuisce bicchieri d'acqua fresca a una piccola folla di pellegrini composta soprattutto da vecchietre
piene d'acciacchi e da poveri straccioni. Perché accade questo? Bisogna tornare molto inclietro nel
tempo, esattamente all'anno di grazia 1256; nella notte fra il 26 e il 27 settembre avvenne un episodio
miracoloso: ad un tratto, senza motivo, da un pozzo che si trovava nella stalla del Cardinale Pierro
Capocci, adiacenre alla chiesa, comincio a fuoriuscire una gran quantita d'acqua che aliaga turro
!'ambiente. I serví del cardinale, svegliati da! gorgoglio dell'acqua prima ancora di decidere sul da farsi
videro improvvisamente uscire dal pozzo uno strano oggetto che galleggiava sull'acqua; quando lo
raccolsero non credettero a loro occhi: l'oggetto era una lapide di selce con dipinta l'immagine della
Madonna. Si gridó al miracolo!
11 Cardinale, per onorare questo eccezionale avvenimenro, decise di costruire una cappella da dedicare
alla Vergine; la cappella fu costruita adiacente alla chiesa esistente. Anni dopo, quando la chiesa venne
ricostruita, la cappella venne inglobata nel nuovo edificio. S. Maria in Via esisteva comunque divers
anni prima del miracolo; non sisa l'anno esatto della sua costruzione, ma sisa che nel 1665 essa si trova,
nello stesso posto della chiesa attuale, a pochi passi della via Lata, l'antico rracciato del Corso che univa la
via Flaminia al Campidoglio.
Sotto il pontificato di Innocenzo VIII (1484-1492), la chiesa fu riedificata dalle fondamenta. Leone X
Medici (1 13-q2.1) l'affido ai Padri Semiti i quali nuovamente \a ricostruirono ex novo nel 1549. l....;:
realizzazione si deve a Francesco da Volterra su progetto di Giacomo Della Porta; la facciata, su du1e
ordini con finestrone ed e legan ti vol u te nell'ordine superiore coronato da un doppio tímpano, fu iniz1a· -
da! Della Porta e terminara da Girolamo Rainaldi alla fine del '5 oo.
L'interno, a navata unica con quattro cappelle per parte e profonda abside, e semplice ed eleg ·•
ella prima cappella di destra, come s'e detto, e conservara l'immagine della Madonna e si trov
famoso pozzo dal quale ancora oggi si attinge l'acqua da distribuire ai fedeli, che possiede propr,c
miracolose. Veramente, visto il modo molto sbrigativo con cui vengono sciacquati i bicchieri dopo e
qualcuno ha bevuto, l'unico miracolo e quello di riuscire_ a non prendere ualche mala ti infettiva
Sulla parete di fondo una bella statua della Beata Vergme Addolorata d1 scuola bern1n1ana.
leila terza cappella a destra, ricca di marmi, la tela rappresentante 1' Annunciazione e gli affre
laterali sono opera del Cavalier d' Arpino.

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S. BARTOLOMEO DEI BERGAMASCHI
(S. MARIA DELLA PIETÁ)

L'area occupata da Piazza Colonna e dalle strade limítrofe era, nella prima eta imperiale, una zona
monumencale nella quale sorgevano diversi edifici in gran parte adibiti al culto. Con la decadenza
dell'Impero la zona venne abbandonaca e gli imponenri edifici, nel corso dei secoli, si ridussero a cumuli
di rovine. Solo la Colonna Antonina, testimone dei fasti imperiali, resistette per tuteo il Medioevo e oltre,
fino alla fine del '500, quando Sisto V la fece restaurare, tanto che e durata fino ai giorni nostri; essa
dominava, unica superstite, il grande spiazzo che si apriva sulla via Lata. Gli edifici che fanno da
«cornice» all'odierna Piazza Colonna furono costruici tra il XVI e il X VIII secolo. Poi nell'8oo, dopo
l'Unica d'ltalia, tutta la zona divenne il fulcro della vita política, giornaliscica, commerciale e finanziaria
di Roma capitale.
Sul lato sud della piazza, proprio di fianco al cinquecenresco Palazzo Ferraioli (gia Del Bufalo,
Aldobrandini e icolini), si trova la piccola chiesa di S. Bartolomeo dei Bergamaschi. Essa e conosciuta
anche come S. Maria della Pieca perché era annessa all'«Ospedale dei Pazzarelli» (il manicomio) della
Confracernica di S. Maria della Pieca, costruito nel r 548 dallo spagnolo Ferrance Ruiz. L'appellativo
«Pieta» deriva dalla denominazione dell'adiacence concrada che aveva inizio da un arco, !'«arco pieraris»
(vedi la descrizione della chiesa di S. Salvacore alle Coppelle).
Durante il pontificaco di Benedetto XIII ( 1724-17 30), l'Ospedale dei Pazzarelli fu annesso aquello di
S. Spirito. La chiesa fu allora affidata alla Confracernica dei Bergamaschi, i quali la incitolarono ai SS.
Alessandro e Barrolomeo e la riedificarono quasi completamente.
La nuova costruzione e la siscemazione di tuteo l'isolaro furono eseguite da Gabriele Valvassori su
progetto di Cario De Dominicis. Sua e anche la facciaca della chiesa, a un solo ordine e coronara da un
curioso tímpano mistilíneo. 11 portale e sormoncaco da un tímpano spezzaco con un bell'altorilievo
raffigurance la Pieta e, al di sopra di esso, vi e un'ampia vecrata semicircolare.
L'inrerno, a una sola na vaca con tre altari su ciascun laro, e decorato a fimo marmo. ella volea della
navata e ne! presbiterio grande abbondanza di scucchi dorati e alcuni affreschi ottocenreschi di aucore
anonimo. Sull'alcar maggior la «Madonna della Pieca», copia da Guido Reni.

I 10
l A MADDALENA
(S. MARIA MADDALENA)

La parola «Rococó» e una forma italianizzaca proveniente dal francese, rocaille, che letteralmeme
significa «lavoro di conchiglie». 11 significato puó sembrare, a prima vista, oscuro, ma non lo e. Le
conchiglie, infatti, sono un ottimo esempio dt come la 'atura abbia saputo creare forme bizzarre,
sinuose e complicate, ma allo stcsso tempo perfette ed eleganti. Nell'arte lo stile «Rococó» si manifesta
tra la fine del '600 e la prima meta del '700 e alero non e che la naturale conscguenza del Barocco. Per di ria
con Argan: «il Barocco, svuotato dei suoi comenuti religiosi, diventa mera decorazione: libera,
tecnicameme espertissima ed agile, spesso piaceYole, ma senza alcun impegno problematico che non s1a
quello del proprio farsi». A Roma l'esempio piu eclatante di stile Rococó, per quanto riguarda
l'architettura religiosa, e senz'altro la stupenda chiesa della Maddalena. In parttcolare la facciata,
l'organo e la sacrestia, sono tra gli elementi architettonici piu belli e significativi del '700 romano.
La chiesa, che si trova nella piazza omonima a poche decine di metri dal Pantheon, risale a un periodo
precedente al secolo X I V ed era in origine una piccola cappella appartenente, insieme all'attiguo
Ospedale, alla Confraternita dei Disciplinati o Battuti. 'el 1486, durante il pontificato dt lnnocenzo
VIII, la chiesa dipendeva da S. Salvatore alle Coppelle e la Confraternita dei Battuti fu unita aquella del
Gonfalone.
el 15 86 fu affidata a S. Camillo de Lellis e l'annesso ospizio divenne la sede dei Ministri degli lnfermi,
Compagnia da lui fonda ta nel 158 z. el 16z I i Camilliani comperarono per 14.000 scudi chicsa e ospizio
e nel 16z8 chiesero e ottennero di aprire una piazza di fronte alla chiesa. el 16 3 1 cominciarono i lavori di
ricostruzione di S. Maria Maddalena e si protrassero per piu di cento anni comvolgendo numerosi
architetti e progettisti. Primo fu Giovan Francesco Grimaldi, il quale pare che si sia occupato soprattutto
del convénto. el 1673 Cario Fontana fu nominato architetto della fabbrica e sue realizzazioni furono la
cupola e la volea. Anche Giovanni Antonio de Rossi subentró nella progettazione e nella d1rezione dei
lavori nel 1695; ma il 9 ottobre di quello scesso anno mori e lo sostituirono Giulio Cario Quadn e
Francesco Felice Pozzoni.
el 1699 la chiesa era terminara ad esclusione della facciata cseguita n d 173 5 da Giuseppe Sard1.
Quesea e su due ordini. assai movimentata e decorata con stucchi, statue, nicchie, cormcioni e ttmpam
molto claborati. Qualsiasi descrizione non rende quanto il contemplarla dal vero.
L'interno e a navata unica con pianta ellittica, cupola e transetto; l'affresco nella volta e di Michelange-
lo Cerruti, quello della cupola di Stefano Parracel. elle cappelle laterali dipint1 e affreschi dei secoli
XVII e XVIU; in particolare nella terza cappella adestra l'affresco della volea e di Sebastiano Conca e 11
dipinto sull'alcare di Placido Costanzi. Bellissimo, come s'e gia accennaco, l'organo ligneo intagliato e
clorato, ornato da statue allegoriche e da angeh, di factura artigianale. Stupenda anche la sacrestia,
probabilmente la piu bella di tune le chiese di Roma; alle parecí sono addossati sei armadi in legno
dipinto marmorizzato con bordi dorati. Sulla volta affreschi di Gerolamo Pesce, rappresentantJ S.
Camillo de Lellis e S. Filippo en.

I 12
S. MARIA IN AQUIRO

La chiesa di S. Maria in Aquiro, in Piazza Capranica, ha origini assai remote. Alcuni dicono che la sua
fondazione risale ai tempi di papa Anastasia I (398-402) e che fu costruita sulle rovine di un antico tempio
pagano dedicato a Giuturna. Ma notizia piu sicura e che papa Gregario III (731-742) restauro e rinnovo
una chiesa denominata S. Maria «a Cyro»; questo nome, forse appartenuto a un nobile romano, nel corso
dei secoli fu storpiato e in italiano divenne «Aquiro». Tuttavia l'origine di quesea denominazione rimane
tutt'oggi assai oscura; c'e anche chi la fa risalire alla parola «Equiria», termine con cui i romani indica vano
alcuni giochi che si facevano con carri trainati dai cavalli (e infatti sembra che in quello stesso luogo
csistesse uno spazio adibito alle corse dei cavalli).
Le notizie che riguardano la chiesa sono un po' scarne e per noi poco interessanti, fino al 1540; in
quell'anno Paolo III concesse S. Maria d' Aquiro alla Confraternita degli Orfanelli, nata tre anni prima.
Alla fine del '500, per volere del cardinale Antonio Salviati, essa venne completamente ricostruita su
progetto di Francesco da Volterra. Ne! 1601 quest'ultimo morl e la chiesa rimase incompleta; i lavori
furono seguitati da Filippo Breccioli sotto la direzione del Maderno. Nel 1620 fu ultima ta; nel 1681 venne
costruito !'altar maggiore e nello stesso periodo furono eseguite la tribuna e l'abside su disegno di Mattia
de Rossi; l'ordine superiore della facciata venne aggiunto nel 174 7 da Pietro Camporesi. A meta dell"8oo
la chiesa era gravemente danneggiata dall'umidita, tanto che si dovettero eseguire importanti lavori di
restauro che durarono cinque anni (1861-66). Sono di que! periodo tutti gli affreschi, gli stucchi e i
bassorilievi con i quali si volle decorare la chiesa a lavoro ultimato.
L'ordine inferiore della facciata, campita da sei colonne corinzie, con i tre bei portali, e opera del
Breccioli con lo zampino del Maderno. L'ordine superiore, ben diverso dal progetto di quest'ultimo, fu
realizzato, come s'e detto, ne! secolo XVIII; consiste in una sola campata, quella centrale, coronata da
tímpano e sormontata dalla croce con le bende, símbolo degli orfanelli. Ai lati due piccoli campanili
quadrati coperti da una cuspide.
L'interno e a tre navate con tre cappelle per lato, abside e corto transetto; oltre alle pitture
ottocentesche cui si e gia accennato, la chiesa e ornata da dipinti e sculture del secolo XVIII di importanza
non rilevante. Nel vestibolo bella serie di antiche pietre tombali risalenti ai secoli X I V e X V , provenienti
dalla distrutta chiesa di S. Stefano del Trullo. La terza cappella a destra e affrescata dal venero Cario
Saraceni ( 15 8 5-1620); nella seconda cappella a sinistra tre tele attribuite a Gherardo delle Notti ( 1590-
165 7). La cappella del braccio destro del transetto e dedicata a S. Giuseppe Labre, il Santo mendicante un
po' strambo, sepolto nell chiesa della Madonna dei Monti.

I 14
S.MACUTO

La piccola chiesa di S. Macuto (o S. Maclovio) sorge nell'omonima piazza, adiacente a Piazza S.


lgnazio. Da van ti ad essa un tempo vi era un obelisco egiziano ritrovato durante la costruzione della chiesa
di S. Maria sopra Minerva. L'obelisco, che risale a circa 1 2 0 0 anni prima di Cristo, rimase davanti a S.
Macuto fno al 1 7 1 1 ; in quell'anno Clemente XI lo fece spostare nell vicina Piazza della Rotonda e lo fece
innalzare al centro della fontana dove ancora oggi si trova.
La chiesa di S. Macuto ha origini antichissime; non sisa di preciso l'anno della prima costruzione, ma si
sa per certo che esisteva gia nel secolo XII; era a trena vate e, dietro l'abside, vi era un piccolo cimitero.
Nel 1 2 5 4 , durante il pontificato di Innocenzo IV, fu restaurata dal vescovo di Civita Castellana. A que!
tempo dipendeva dalla chiesa di S. Marcello; nel 1 2 7 9 fu concessa ai domenicani. el 1 5 3 8 fu affidata alla
Confraternita dei Bergamaschi, i quali la ricostruirono ex novo tra il 1577 e il 1579 su progetto di
Francesco da Volterra e la intitolarono ai SS. Alessandro e Bartolomeo. Quando i Bergamaschi nel 1726
ottennero la chiesa di S. Maria della Pieta in Piazza Colonna, Benedetto XIII affidó S. Macuto ai Gesuiti.
Costoro nel 1772 la cedettero al Monte di Pieta in Piazza Colonna, e l'anno dopo passó ai Curiali; ma nel
1 8 2 4 la Compagnia di Gesu la riscattó. el 18 51 Pio IX la concesse al Collegio Germanico; qualche anno
dopo, nel 1 8 7 3 , divenne la chiesa dell'Universita Gregoriana. Dal 1942, infine, appartiene al «Collegio
Bellarmino della Provincia Romana della Compagnia di Gesu».
La facciata, disegnata da Francesco da Volterra, non ha subito alcuna modifica. E su due ordini,
l'inferiore tripartito da lesene con al centro un semplice portale; quello superiore con lesene ioniche e al
centro una bellissima finestra a «serliana».
L'interno, minuscolo e raccolto, e a navata unica ed e disadorno, per niente coccato da aggiunte
barocche. Sugli altari, anch'essi risalenti al '5 oo, vi sono dipinti di Michele Cerruti eseguiti tra la fine del
'600 e gli inizi del '700.

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