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Sermone di solitudine della

Mater Dolorosa
(2007)1
nota: se dio, por cuestión de tiempo, los puntos 1, 2 y 3

1. Siccome Gesù si chiama re dei dolori e re dei martiri, perché patì nella sua vita più di tutti
gli altri martiri, così anche giustamente si chiama Maria Regina dei Martiri, avendo meritato
questo titolo per aver sofferto il martirio maggiore che si possa patire dopo quello del Figlio. Che
Maria fosse stata vera martire non si può dubitare perché è incontestabile che per il martirio basta
che si soffra un dolore capace di togliere la vita, benché non si segua realmente la morte. Dice San
Tommaso che basta ad aver la gloria del martirio che qualcuno ubbidisca offrendo se stesso sino
alla morte. “Maria fu martire, dice S. BERNARDO, non per la spada del carnefice, ma per il crudele
dolore del cuore”. Se il suo corpo non fu ferito dalla mano del carnefice, però il suo cuore
benedetto fu trafitto dal dolore della Passione del Figlio, dolore che bastava già a darle non una ma
mille morti. E da ciò vedremo che Maria non solo fu vera martire, ma il suo martirio superò tutti gli
altri, mentre fu un martirio più lungo, e per così dire, tutta la sua vita fu una lunga morte.

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Testo di SANT’ ALFONSO MARIA DE’ LIGUORI, Le Glorie di María

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2. Non si può dubitare, come disse un angelo a SANTA BRIGIDA, che la Vergine illuminata
dallo Spirito Santo più che i profeti, comprendesse meglio di tutti loro, le predizioni circa il Messia
contenute nelle Sacre Scritture. Per cui, intendendo la Vergine quanto doveva patire il Verbo
Incarnato per la salute degli uomini, sin d’allora, già prima d’esser fatta sua madre, compatendo
questo Salvatore innocente, che doveva esser giustiziato con una morte così atroce per delitti non
suoi, cominciò a patire il suo gran martirio.
La stessa divina Madre rivelò a S. BRIGIDA che ancora dopo la morte e salita del Figlio al
cielo, la memoria della Passione, o mangiasse o lavorasse, era sempre fissa e recente nel suo tenero
cuore. Sicché il tempo che suole mitigare il dolore agli afflitti, non giovò a Maria: anzi il tempo le
accresceva gli affanni. Mentre Gesù cresceva, le si dimostrava sempre più bello ed amabile da una
parte, e dall’altra, avvicinandosi sempre più il tempo della sua morte, sempre più cresceva nel cuor
di Maria il dolore di doverlo perdere su questa terra. “Come la rosa cresce tra le spine –disse
l’angelo a S. BRIGIDA- così la Madre di Dio avanzava negli anni tra le pene; e come al crescere
della rosa crescono le spine, così quanto più cresceva in età Maria, rosa eletta del Signore, tanto
più le spine dei suoi dolori avanzavano a tormentarla”.
3. Ma, Maria non fu solo Regina dei Martiri perché il suo martirio fu il più prolungato di
tutti, ma anche perché fu di tutti il più doloroso. Ma chi mai potrà misurarne la grandezza? Dice S.
ANSELMO che se Dio con miracolo singolare non avesse conservata la vita a Maria, il suo dolore
sarebbe stato sufficiente a darle morte in ogni momento ch’ella visse. E S. BERNARDINO DA SIENA

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giunse a dire che il dolor di Maria fu così grande, che se mai la si dividesse fra tutti gli uomini,
basterebbe a farli morire tutti repentinamente.
Ma consideriamo le ragioni per cui il martirio de Maria fu più grande di quello di tutti i
martiri. Per prima cosa si rifletta che i martiri han patito il loro martirio nei corpi: Maria soffrì il
suo martirio nell’anima. Il dolore dell'anima è incomparabile con quello del corpo; per questo un
santo abate disse che chi si fosse trovato sul Calvario per assistere al grande sacrificio dell'Agnello
immacolato, quando morì sulla croce, avrebbe visto lì due grandi altari, uno nel corpo di Gesù, un
altro nel cuore di Maria, dove mentre suo Figlio sacrificava il suo corpo con la morte, Maria
sacrificava l'anima con la compassione.
Oltre a questo, gli altri martiri patirono sacrificando la vita propria, ma la Santissima
Vergine patì sacrificando la vita del Figlio, che ella amava assai più della propria vita. Sicché non
solo patì nello spirito tutto quello che patì il Figlio nel corpo, ma la vista delle pene del Figlio recò
più dolore al suo cuore, che se ella avesse sofferte tutte quelle pene in se stessa. Che Maria patisse
nel suo cuore tutte gli strazi da cui vide tormentato il suo amato Gesù, non si può dubitare; perché
nessuno ignora che le pene dei figli lo sono anche per le madri quando vedono che essi stanno
soffrendo. Così avvenne a Maria: tutti quei tormenti, i flagelli, le spine, i chiodi, la croce, che
afflissero le carni innocenti di Gesù, entrarono nello stesso tempo nel cuore di Maria a compiere il
suo martirio. In modo che il cuore di Maria divenne come uno specchio dei dolori del Figlio, in cui
si vedevano gli sputi, le percosse, le piaghe e tutto ciò che pativa Gesù. E riflette S. BONAVENTURA

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che quelle piaghe, che erano sparse per tutto il corpo di Gesù, erano poi tutte unite nel solo cuore di
Maria.
Sicché la Vergine per la compassione del Figlio fu nel suo cuore amante flagellata, coronata
di spine, dispreggiata, inchiodata alla croce.
Ma tutto ciò è dir troppo poco dei dolori di Maria, mentre ella, come ho già detto, patì più
nel veder patire il suo amato Gesù, che se avesse sofferti tutti gli strazi e la morte del Figlio in se
stessa. Si dice che i genitori, generalmente parlando, sentono più le pene dei loro figli che le loro
proprie; ed in Maria successe certamente così, perché amava infinitamente più il Figlio e la sua vita
che sé stessa. Se Maria per amore viveva più nel Figlio che in se stessa, assai più dovette soffrire
di dolore nella morte del Figlio che se a lei fosse stata data la morte più crudele del mondo.
4. E qui entra l’altra riflessione che rese il martirio di Maria immensamente maggiore del
supplizio di tutti i martiri: poiché ella nella Passione di Gesù patì assai, e patì senza sollievo. I
martiri pativano nei tormenti che davano loro i tiranni, ma l’amore a Gesù rendeva loro dolci ed
amabili i dolori.
Possiamo dire che i santi martiri quanto più amavano Gesù, tanto meno sentivano i
tormenti e la morte; e la sola vista delle pene di un Dio crocifisso bastava a consolarli. Ma la nostra
addolorata Madre era consolata così dall’amore al suo Figlio e dalla vista delle sue pene? No,
perché questo stesso Figlio che pativa era tutta la causa del suo dolore, e l'amore che aveva per lui

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era il suo unico ed inesorabile carnefice; poiché in altro non consistette tutto il martirio di Maria,
che nel vedere e compatire l’innocente ed amato Figlio tanto più il suo dolore fu acerbo e privo di
sollievo. Per questo, come gli altri Martiri sono rappresentati ciascuno collo strumento del suo
supplizio, San Paolo colla spada, San Andrea colla croce, San Lorenzo colla graticola; si
rappresenta a Maria col suo Figlio morto in braccio, perché Gesù fu l'unico strumento del suo
martirio, a causa dell’amore che ella gli portava. Con poche parole S. BERNARDO conferma tutto
ciò che ho detto: Negli altri martiri la potenza dell’amore lenì l’asprezza del dolore; ma la B.
Vergine quanto più amò, tanto più soffrì: tanto più crudele, fu il suo martirio.
È certo che quanto più s’ama una cosa, tanto più si sente la pena di perderla. Per
comprendere quanto fu il dolore di Maria nella morte del Figlio, bisognerebbe comprendere quanto
era l’amore che gli portava. Ma chi mai potrà misurar quest’amore? La Santissima Vergine amò
fino a tal punto Gesù che una pura creatura non poteva amarlo più: come Dio e come Figlio.
Perciò, come non ci fu amore simile al suo, così non ci fu un dolore uguale al suo dolore. E se
l’amor di Maria verso del Figlio fu immenso, immenso anche dovette essere il suo dolore nel
perderlo colla morte: Dove c’è sommo amore, là c’è sommo dolore.
5. La morte di Gesù bastava certamente per salvare il mondo, ed anche infiniti mondi; ma
questa buona Madre por l’amore che ci porta, coi meriti dei suoi dolori, che ella offrì per noi sul
Calvario, volle collaborare all'opera della nostra salvazione. Ella è Co-redentrice. Per questa
ragione, come siamo obbligati verso Gesù Cristo per la Passione che soffrì per il nostro amore,

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siamo così pure obbligati verso Maria per il martirio che nella morte del Figlio volle soffrire
volontariamente per la nostra salvezza.
L’amore tanto grande di Maria merita la nostra gratitudine, e la gratitudine sia almeno di
meditare e compatire i suoi dolori. Ma di questo ella si dolse con SANTA BRIGIDA, che molto
pochi la compativano, la maggior parte vivevano scordandosene; per cui tanto raccomandò alla
santa di aver memoria dei suoi dolori: “Guardo quanti sono nel mondo per vedere se ci sono
alcuni che si muovono a compassione di me e meditino sul mio dolore, ma ne trovo ben pochi.
Perciò, figlia mia, sebbene sia dimenticata da molti, tu non ti scordare di me; contempla il mio
dolore e imitami per quanto puoi e soffri con me”. Che non siamo noi quei figli ingrati e
disamorati !.

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