Sei sulla pagina 1di 12

ORA SANTA

DEL GIOVEDÌ SANTO

I
Notte di grandi misteri in cui quello che è inesauribile nei suoi tesori, si esaurì rimanendo con
noi; essendo infinitamente saggio, non seppe darci di più; essendo infinitamente ricco e potente, non
ebbe né potè darci di più, perché diede Sé stesso. Guardiamolo poi anche nell'Orto..., è il mistero delle
generosità infinita di Gesù Cristo; posto tra il Padre e l'umanità peccatrice.
Notte di grandi misteri.... Il Cenacolo, Getsémani.... Facciamo bene a venire; l'autore dell'Ora
Santa è lo stesso Cuor Divino; lo compiaciamo molto con questo esercizio che Egli stesso chiese ai
santi.
“La mia anima è triste fino alla morte”, disse il Signore. La prima tristezza di Cristo in questa
notte fu nel Cenacolo; tristezza precorritrice di quelle del Getsémani. Il Cenacolo era un secondo
Tabor; quel salone era pieno di un’atmosféra di tenerezze ineffabili, era arrivato il momento
desiderato, il Divin Cuore stava per traboccare, stava per istituire l'Eucaristia!... Ed in quel momento
Giuda era lì; Gesù gli dice in disparte che conosce il suo tradimento, mentre gli consegna con amore un
boccone di pane...; ha consentito di mettersi ai suoi piedi, gli ha diretto parole di amore, è il momento
critico degli amori del Cuore Divino...; ma come dice l'Evangelista, “essendo entrato il demonio in

1/12
ora santa del giovedì santo

Giuda" sparisce da lì. Dove va? Lo sappiamo già: a preparare il tradimento dell'Orto. Che amarezza per
Gesù Cristo vedersi così trattato da un amico, che aveva colmato delle sue grazie e delle sue
misericordie!... Vedersi trattato in un modo così vile!.. non vediamo l'amarezza del Cuore del
Maestro?... Accompagniamolo! che sarà di gran profitto per le nostre anime...
Consideriamo innanzitutto come questo tradimento si viene ripetendo nel trascorrere dei secoli:
al presente si ripete nella vita eucaristica, quando un bambino che ha ricevuto una educazione cristiana,
poi si è lasciato trascinare da una passione che, se non la si combatte, chissà dove lo può portare. Giuda
si lasciò dominare a poco a poco ed arrivò fino a vendere il Maestro e perdere la sua anima.... Che
ecatombe!... Noi dobbiamo dare consolazione e riparare questa angoscia del Cuore Divino pensando se
c’è in noi qualche passione non mortificata; in alcuni sarà l'avarizia, in altri la superbia; in altri
qualunque altra. Ci sarà qualcuno che non sia stato vittima di qualche passione?
Se qualcuno si trova avvolto in qualche passione in questa notte di Giovedì Santo, davanti al
quadro terribile di questo uomo che dopo tre anni che stava col Maestro, si lascia trascinare così da una
vile passione, chieda e chiediamo tutti due grazie preziose: prima, capire se c’è in noi qualche passione
che più o meno ci trascina; e seconda, lottare energicamente e vivere cauti. Se notiamo che in noi
qualche passione cerca di tirare fuori la testa, non transigiamo con essa! Se Giuda avesse fatto così,
non sarebbe arrivato dove arrivò. Siccome è anche notte di tenerezze ineffabili, diamoci coraggio per
essere amici fedeli, e se abbiamo la fortuna di respirare in un ambiente di Cenacolo, cioè, se la nostra
vita è eucaristica, saremo un bel pezzo avanti.

2/12
ora santa del giovedì santo

La seconda tristezza. Vogliamo saperene la fonte?... La prima è tristezza per ingratitudine,


questa altra è per paura e scoraggiamento. Gesù Cristo davanti al calice che gli si presenta, sente nella
sua anima un oceano di tristezza al vedersi solo ed abbandonato perfino dai suoi discepoli; li ha
supplicati che veglino, ed essi si addormentano, si spaventano. L'Evangelista ci mostra qualcosa della
pena che sentì il Cuore Divino, in quel dolce rimprovero; Simone, è possibile che tu non abbia potuto
vegliare neanche un'ora con me?... Indubbiamente la disattenzione e la debolezza dei discepoli fu un
motivo di gran tristezza per il divino Maestro.
Anche noi siamo discepoli, amici del Divin Cuore. Quante volte ci siamo stancati? Quante volte
lo scoraggiamento si è impadronito della nostra vita di pietà! A questo punto, non abbiamo qualcosa da
accusarci? Non ci sono stati durante il tragitto della nostra vita spirituale tiepidezze, negligenze,
incostanze? Quante volte abbiamo fatto propositi e che propositi! E dopo è venuta la dissipazione, la
tiepidezza, gli attaccamenti alle cose di qua giù.... Quando un’anima perde terreno così, crediamo che
non sia una spina per il Cuore di Gesù? Le spine che si inchiodano nel Cuore di Cristo sono le anime
favorite dalle sue luci, le sue grazie e le sue misericordie. Anche noi anche siamo magari come quei tre
apostoli responsabili delle amarezze del Cuore Divino.... Lui lo sa. Signore, sono fedeli questi
discepoli? Hai qualche rimprovero per loro? Sono anime che dovevano essere migliori?
Chiediamogli che ci liberi dalla tiepidezza e dalla negligenza e dirigendo uno sguardo di fede a
Gesù Cristo che è nel Tabernacolo, presentiamogli come balsamo alle ferite che gli abbiano fatto un
proposito fermo e coraggioso. Che magnifico regalo! Diciamo anche al Cuore Divino, ora molto

3/12
ora santa del giovedì santo

immerso da profonda tristezza, che non ci accontenteremo di non essere anime cattive, ma che
vogliamo e cercheremo di avanzare nel cammino del fervore senza perderci di animo come gli
Apostoli. Che gioia essere anima fervorosa! Che consolazione per il Signore!

II
Mettiamoci in spirito nel giardino di Getsémani. La notte è molto avanzata. Regnano una
solitudine ed un silenzio profondi. Guardiamo Gesù che avanza tra gli alberi. Lontano come un tiro di
pietra dai tre discepoli più amati, si trattiene, si prostra in terra, adora con profonda riverenza Suo
Padre e dà inizio alla preghiera, piena la sua santissima anima di tristezza mortale ed abbattuto il suo
Cuore Divino da un tedio ed un timore indicibili.
Avviciniamoci a Lui, adoriamolo con umiltà profonda, e con affetti intensi di amore
compassionevole. Diciamogli: "Mio Signore e mio Redentore, dacci permesso affinché ti
accompagniamo in questa Ora Santa, e facci in qualche modo partecipi della tristezza mortale che
sentisti nell'Orto degli Ulivi, tanto per placare la collera divina chiedendo misericordia per i peccatori,
come per consolare e riparare il tuo Divin Cuore, per l'abbandono e per le ingratitudini che soffrì
allora da parte dei tuoi discepoli ed anche per gli abbandoni e per le ingratitudini che ricevi attualmente
nella tua vita eucaristica".

4/12
ora santa del giovedì santo

Mettiamoci in spirito molto vicino a Gesù nell'Orto degli Ulivi, guardiamolo con la vista
immaginativa e, più ancora, chiediamoGli di partecipare in qualche modo ai sentimenti del suo Cuore
in quelle ore di amarezza; chiediamoGli questa grazia per sua riparazione e nostra soddisfazione.
Meditiamo lo stato dell'anima di Gesù Cristo nell'Orto, quando lasciando all'ingresso agli
Apostoli, prese con sé ai tre più amati, si addentra e già da solo con loro, spalanca la interiorità della
sua anima afflitta con queste parole: Triste è la mia anima, dichiarando le tristezze profonde che lo
riempiono di amarezza, entrando nel suo Cuore, come un torrente impetuoso.
Quali persone accompagnano Gesù Cristo nelle ore di tristezza? Le più care, gli apostoli
prediletti. Che insegnamento per noi! Gesù Cristo nelle ore di tristezza vuole comunicare e sceglie per
questo coloro che più ama. Capiamo bene: in primo luogo, che è segno di amore di Gesù Cristo per
un'anima, visitarla con la sofferenza: questo il mondo non lo capisce... Gesù Cristo regala così ai suoi
amici ordinariamente la sua croce e gocce del suo calice; la croce fu il suo alimento e perciò vediamo
nelle vite dei Santi, come regala loro con croci, tristezze, amarezze e sofferenze.
Il mondo non capisce più altro che piaceri, diletti e gusti miserabili; gli amici di Dio li tratta in
un modo molto differente; Gesù Cristo ama con la sua predilezione Pietro, Giacomo e Giovanni e
perciò dà loro una parte maggiore della sua Croce che agli altri apostoli. Che dottrina importante!
Perché? Pensiamo che il Cuore divino ci ama con preferenza e non ci sbagliamo; potevamo essere in
queste ore in altri posti e divertimenti; facendo quello che fanno tanti; invece siamo nella casa di Dio,
col accompagnare Gesù Cristo nelle sue angosce. Non vediamo la preferenza con cui ci ha invitati a

5/12
ora santa del giovedì santo

venire? Non vediamo come fa con noi quello che fece con Pietro, Giacomo e Giovanni? Pensiamo che
siamo anime amate e preferite del Cuore divino.
Se è così, che non ci sorprenda che il Signore ci visiti con pene, tristezze, amarezza e croce,
perché abbiamo già visto che sono regali che conserva per i suoi. Se questo si capisse bene, che
balsamo sarebbe nelle ore di lutto, di malattia, o tentazione, o in tante altre fonti di amarezza come ci
sono nella vita presente! La gran consolazione è sapere che quando soffro, Dio mi ama più di quando
godo. Che consolazione per coloro che hanno pene! E, chi non le ha? Ci ha visitato la tribolazione?
Adesso stesso, non sentiamo un’atmosfera di tristezza da una parte o da un’altra?
Quando il Signore ama con preferenza una persona, quello che gli dà sono gocce del suo calice
del Getsémani. Perciò, i Santi non solo accettavano la sofferenza, ma la desideravano. Abbiamo un San
Paolo, dicendo: "A me non parlino di un Cristo nel Tabor, bensì nella Croce: mentre sto nel mondo
voglio il Getsémani, che avrò già tutta l'eternità per godere". E se i Santi scendessero dal Cielo, non
sarebbe per altra cosa che per potere soffrire di più per Dio; abbiamo Santa Teresa: "Signore, o patire
o morire". "Se non mi date sofferenze, a che scopo vivere? Altrimenti, meglio è che mi muoia". Questa
è la scienza dei Santi.
E noi, quanto abbiamo di quella scienza? Cioè, come abbiamo portato fin qui le pene e le
amarezze? Le abbiamo portate con generosità, unendole a quelle di Getsémani? Animiamoci ora,
perché più beviamo sulla terra le amarezze del calice in compagnia di Gesù Cristo, più berremo con
Lui le delizie della sua gloria.

6/12
ora santa del giovedì santo

III
Tentando di essere all’ingresso dell'Orto, vediamo arrivare Gesù Cristo accompagnato dagli
undici discepoli e chiediamo grazia per penetrare nei sentimenti del suo Cuore...; cerchiamo in qualche
modo di sentire internamente i sentimenti e gli affetti del Cuore Divino in quelle ore memorabili che
sentì il Cuore di Gesù. Che riparazione e che profitti attende da me? Poniamo attenzione ad alcune
parole del Vangelo, a qualcosa che fece il Signore entrando nell'Orto, qualcosa che, come ogni cosa
sua, trabocca mistero ed insegnamento per noi.
Dice il Vangelo che il Maestro passò il Cédron e, arrivando all'ingresso dell'Orto, lasciò otto dei
suoi discepoli e ne prese con sé tre: Pietro, Giacomo e Giovanni. Che preferenza! Ha qualche
significato il fatto di lasciarne otto e prenderne solo tre perché siano testimoni della sua amarezza ed
agonia? Indubbiamente ce l'ha! Contempliamo come il Signore, sempre Maestro tenero e dolce, perfino
in mezzo alle sue angosce, vuole darci una lezione di gran consolazione per noi. Dato che andava a
subire angosce intense, volle avvicinarsi a persone molto care a lui; non è che Egli avesse bisogno di
consolazione, ma con quello volle farci capire che aveva un cuore somigliante al nostro. Pertanto,
cercando sollievo, compì quello che dice San Paolo: Prese su di Sé tutte le nostre debolezze, meno il
peccato; e cercare consolazione è un'esigenza, una debolezza del cuore umano; pertanto, non deve
stupirci. Volle cercarla nei suoi amici di maggior fiducia, affinché sapessimo che non è un male nelle
nostre tristezze cercare consolazione; che quando è secondo Dio, Egli l'approva; quando quel balsamo
viene da Dio, a Dio porta ed è benedetto da Lui.

7/12
ora santa del giovedì santo

È vero che Gesù Cristo nell'Eucaristia non soffre perché è glorioso. Ma così come allora cercò
sollievo, vuole che ora i suoi amici lo consolino dell'essere dimenticato, sdegnato ed oltraggiato.
Davanti a quegli oltraggi il Cuore Divino vuole ed aspetta risarcimento e riparazione dalle anime
generose, dagli amici fedeli. Dove stanno i suoi amici? Chi sono? Quegli amici siamo noi che
dobbiamo continuare in qualche modo l'opera degli apostoli eletti. Il Signore ci ha scelti per essere
vicini al suo Divin Cuore, dandoGli sollievo e riparazione a nome di tanti cristiani.
Vediamo come questi tre prediletti furono chiamati non solo per consolarlo, ma anche per
condividere le angosce, tristezze ed amarezze del suo Sacro Cuore. Ecco come si ama: allo stesso
tempo in cui prendiamo parte alle sue sofferenze, tristezze e dolori, si degna di onorare l'uomo
accettando le sue consolazioni. Di modo che se il Cuore di Gesù sceglie un'anima, vuole che questa si
disponga a bere il calice, a portare la Croce; quando ama, il suo regalo principale è dare parte della sua
croce e gocce del suo calice.
Quando vediamo persone che quanto più fervorose sono, più difficoltà incontrano, diciamo: "è
un'anima prediletta da Nostro Signore", dato che nell’Orto li tre eletti lo sono per accompagnarlo nella
sofferenza; quindi, se quando cerchiamo di compiacerlo ci vengono spine, già sappiamo che sono un
segno di preferenza.
Gesù prende tre discepoli, gli eletti del suo amore, i preferiti, affinché lo consolino e prendano
parte alle sue pene, e sappiamo già che cosa successe...; non corrisposero..., si addormentarono... e lo
lasciarono solo in piena tristezza. Che spina profonda per il suo Cuore!... ha fatto loro l'onore di

8/12
ora santa del giovedì santo

sceglierli, ed essi, i preferiti, nell'ora dell'amarezza lo lasciano solo..., si addormentano!... Come


penetró la spina dentro il Divin Cuore! Badiamo bene, di Giuda non si lamentò e di questi dice... "Ma è
possibile? Non avete potuto vigilare neppure un'ora con me"? Che lagnanza soave, ma come amara!...
E noi, quando il Signore ci chiamò, fummo vigilanti e fervorosi? O ci siamo addormentati anche
noi ? Forse nella nostra vita passata, troviamo che ci sono stati anni di un sonno non interrotto. Sonno è
la tiepidezza, la dissipazione, l'abbandono della preghiera: abbiamo dormito quando Gesù attendeva da
noi maggiore fervore, magari mentre altri lo stavano oltraggiando con peccati. E quelle stagioni della
nostra vita, Egli le vedeva dall'Orto, e sembra che come con gli apostoli si lamentasse. Come ti
dimentichi di consolarmi?... Se qualcuno di noi è addormentato a causa della tiepidezza o della
negligenza nella vita spirituale, se qualcuno di noi vive profondamente addormentato, cammina fiacco,
intraprenda il cammino della vita osservante e fervorosa come desidera il Cuore Divino. Non vediamo
quello che voleva da Pietro, Giacomo e Giovanni?
DiciamoGli questa notte che lo vogliamo accompagnare con attenzione e vigilanza; diciamoGli
di più; diciamoGli che se c’invia prove, amarezze e tribolazioni, la nostra anima è pronta ad
abbracciarse tutto questo, purché il suo Divin Cuore riceva consolazione e riparazione: diciamoGli che
ci sforzeremo: in primo luogo, nella pratica della vita di preghiera e secondo, nella mortificazione
giornaliera. Egli, nell'Orto, beve un calice molto amaro. Sarà troppo che noi l'abbracciamo con
qualcosa che ci costi, per amore al suo Divin Cuore?

9/12
ora santa del giovedì santo

Guardando il suo Divin Cuore, Gli diremo che vogliamo essere di quelle anime che lo
consolano e lo riparano.

IV
Contempliamo quel momento critico in cui il Vangelo ci dice che Gesù Cristo si separò dai tre
discepoli; se qualche volta la Volontà di Dio ci strappa qualcuno molto caro, siamo generosi; se ci
chiede sacrifici della stima, guardiamo il Divin modello, e contemplandolo mentre compie la Volontà
del Padre, prendiamo coraggio ed energie per imitarlo. Chi non sa sacrificarsi, come condivide i tesori
del Divin Cuore?
Quando Gesù fu interamente solo, sommerso dalle tristezze, mentre assaggiava l'amarezza del
Calice in mezzo all'oscurità e al silenzio dell'Orto, si mette in ginocchio e non si inchina solo, ma
attacca la sua fronte al suolo.
Sta adorando il Padre ed dedito in pieno alla preghiera! Contempliamolo con gran riverenza: la
fronte del Maestro attaccata alla terra, le lacrime spuntano dai suoi occhi, la tristezza inonda il suo
cuore.... sta pregando! Come?... Padre, se è possibile, passi da Me questo calice, senza che lo beva;
ma non sia la mia volontà ma la tua. E non dice di più; è consegnato completamente alla Volontà del
Padre; ha dimostrato i desideri del suo Cuore con quel "se è possibile", ma subito aggiunge, "se la tua
Volontà è un'altra, che si faccia e non la mia". Qui, più che parlare tocca stare in silenzio, raccogliere
queste parole piene di mistero, accompagnare Gesù Cristo. Sta in preghiera!...

10/12
ora santa del giovedì santo

E subito alzandosi, si rivolge ai discepoli. Che mistero!.. si sono addormentati!... li aveva


supplicati: "vegliate, pregate, accompagnatemi" e... si sono addormentati. Simone, dormi? Non hai
potuto vegliare neppure un'ora con me?... Sapendo che sono triste ed angosciato! Che amaro lamento
del Divin Cuore! Vediamo questo lamento tanto dolce ed amoroso che il Cuore Divino rivolge ai suoi
amici, con cui ci fa vedere, in primo luogo, tutta l'importanza che ha per noi la pratica della preghiera.
Gesù Cristo nelle ore più difficili, quando un discepolo lo vende e gli altri si addormentano, quando il
Cielo non l'ascolta ed il Padre sembra che non lo senta, Che cosa fa? Che strada segue? Si dà in pieno
alla preghiera.
Anche per noi ci sono anche giorni difficili, tempi di tristezza e tentazione, di attrattive del
mondo, anche per noi la vita ha momenti critici. Che strada seguire? Contempliamo il Maestro,
impariamo ed consegnamoci con spirito di fede alla pratica della preghiera. Questo è il gran segreto
affinché l'anima riceva grazie, forza per vincere le tentazioni ed il cuore senta sollievo nelle pene ed
animo per andare per i sentieri della virtù. L'insegna il Divin Maestro; in quelle ore critiche non si
distrae, non si scoraggia, ma innalza il suo cuore con una preghiera tale che suo Padre gli risponde.
Guai a colui che si trascura e dorme! La causa del peccato di Pietro fu questa: essersi
addormentato; così sono le cadute di molti cristiani. Come è possibile, diciamo, che questa anima sia
caduta così? Come ha perso il fervore? È che molto sveglia nei temi terreni si addormenta nelle ore
della preghiera, lasciandola o facendola in un modo qualsiasi; e dopo, logicamente, perde pian piano il
gusto delle cose di Dio, e quando arriva la tentazione soccombe.

11/12
ora santa del giovedì santo

E, inoltre, la pena che sentì il Divino Maestro vedendo addormentati i suoi discepoli. Dove sta il
nostro amore? Dove la nostra generosità?. La stessa cosa succede ora al Divino Cuore Sacramentato.
Come l'affligge la moltitudine di persone che si addormentano, perché si raffreddano e si allontanano
da Lui!
Se allora furono tre ed ora sono tanti: che spina per l'amabilissimo Cuore di Gesù! Che cosa
pensiamo? Ha motivo di lamentarsi di noi? Ora come allora vuole che l'accompagniamo nella
preghiera. Dove? Nel Sacrario: lo vuole. Ma, corrispondiamo a quel desiderio del suo Divino Cuore?
Da lì sta dicendo: "Cerca di non ti allontanarti, che io ti veda qualche volta al mio fianco". Lo
facciamo? Siamo anime vigilanti che perseverano nella pratica della preghiera come Gesú desidera? Ci
sono tante anime addormentate per questa mancanza di vigilanza, di fervore e di generosità che chiede
il Divino Cuore!... Per le cose della terra sono molto sveglie e con Gesù si addormentano; sono persone
di poco spirito.
Siamo determinati a dare gusto al Divin Cuore? Gli diciamo che può contare su noi? Se siamo
docili nel compiacerlo coi nostri tempi determinati per la preghiera e la nostra vita eucaristica, le nostre
anime riceveranno visite e regali dal Cuore Divino. Vogliamo essere nel numero di quelle anime che
riparano le dissipazioni e dimenticanze di tante? Offriamoci alla preghiera; fidiamoci della preghiera.

12/12