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BORROMINI

Durante il periodo barocco, larchitettura stava acquistando il nuovo ruolo di forma di comunicazione visiva. In questo contesto si inserisce Francesco Castelli, meglio noto come Borromini: egli fu un personaggio riflessivo, problematico, dedito allo studio, voglioso di sapere, assillato dalla perfezione; e questi aspetti del suo carattere influenzarono molto la sua opera.

LO STILE

Con Borromini nasce il concetto di specializzazione e ci si libera dal costume rinascimentale secondo cui lartista doveva essere universale: egli infatti dedicher tutta la sua vita allarchitettura. Nonostante la sua originalit e innovazione, egli non fu particolarmente apprezzato dai contemporanei che spesso reputavano le sue opere delle eresie artistiche. Le persone che lo criticavano erano le stesse che lodavano loperato di Bernini, contemporaneo di Francesco, da cui si distacc molto. Infatti i caratteri formali scelti da Borromini risultano opposti a quelli dellartista napoletano: riduzione delle masse, esasperazione delle linee e dellattenzione ai particolari, uso di disegni particolarmente minuziosi e di piante innovative e complicate, gusto di contrapporre il piccolo al grande e luso di materiali comuni, quali gesso e mattoni, per dimostrare la sua semplicit.

Egli ricevette degli stimoli da diverse epoche artistiche:

Dellarchitettura classica lo attraggono le varianti, e non le regole: egli stravolge il linguaggio classico e gli dona nuova forma. Dall arte bizantina ricava il gusto per le decorazioni e per luso della luce: essa rappresenta la sua esistenza tragica e sublime allo stesso tempo e si manifesta in contrasti di luce-ombra spettacolari. Ne un esempio la cupola della Chiesa di S. Carlo alle Quattro Fontane: nella decorazione interna si manifesta una grande libert decorativa e le forme ottagonali, esagonali e cruciformi dei cassettoni esaltano la luce proveniente dalla lanterna con innovativi giochi di luce e ombra. Lamore per i dettagli si pu ritrovare nel loggiato del Palazzo Carpegna a Roma, dove Borromini decora un arco con elementi del tutto innovativi e originali.

Dal Medioevo Borromini recupera la tecnica della triangolazione, che consiste nel suddividere una figura geometrica in altre sotto-unit geometriche. Possiamo individuare una sua applicazione nella pianta della Chiesa di S. Carlo.
Schema della pianta della Chiesa di S. Carlo alle Quattro Fontane

Prese spunto anche dallarchitettura contemporanea, soprattutto dalle architetture di Michelangelo nellUrbe.

Il vero tema centrale dellarchitettura di Borromini, tuttavia, fu lo spazio: esso uno spazio critico, che crea stupore nellosservatore (come era usuale nel periodo dellarte barocca), ma lo pone anche di fronte a domande e problemi, curvo e complesso (come testimonia la facciata della Chiesa di San Carlo), lo spazio esterno tende a premere contro uno spazio interno che si dilata, uno spazio che non d la percezione della realt ed in continua metamorfosi.

La Chiesa di San Carlo ricevette anche diverse critiche per la collocazione scelta da Borromini: mentre di solito le facciate delle chiese sono immediatamente visibili dalle strade e poste in una posizione che le faccia subito saltare agli occhi, egli ha scelto di posizionare la facciata di San Carlo allincrocio di due strade, in modo da farla passare quasi inosservata.
Facciata della Chiesa di San Carlo

Collocazione della facciata della Chiesa di San Carlo

La Chiesa di SantIvo alla Sapienza considerata da molti critici contemporanei il maggior capolavoro di Francesco Borromini, in cui prende forma la massima espressione della sua libert innovativa, incentrata sulla trasformazione di un rigoroso schema geometrico di partenza: egli abbandona definitivamente la regola rinascimentale delle proporzioni, che faceva generare ledificio dalla ripetizione di moduli, per proporre una preziosa e rigorosa progettazione per schemi geometrici.In questa costruzione viene esplicitato anche la repulsione di Borromini per le linee rette e le superfici piatte: molte volte nelle sue opere troviamo figure geometriche dagli angoli smussati, come nella cupola di SantIvo.

Pianta di SantIvo alla Sapienza

Interno della cupola di SantIvo alla Sapienza

Borromini ama usare nelle sue opere forme insolite, per esempio negli schemi planimetrici innovativi e nella successione di superfici concave e convesse: egli si dimostra un amante della linea curva, che viene da lui interpretata come la rappresentazione della vita, che non ha sempre lo stesso andamento e perci genera delle curve. In questo modo Borromini ottiene un effetto che potrebbe essere definito pi fantastico che razionale, in accordo con la cultura barocca dellepoca.

Galleria di Palazzo Spada

Schema di costruzione della Galleria

Lo spazio di Borromini, come si detto, crea stupore nellosservatore e non rappresenta la realt: questo nasce dallintraprendenza dellartista di modellare e allargare lo spazio. Un clamoroso esempio si pu ricevere dalla Galleria di Palazzo Spada: la sensazione di stupore che si prova al primo sguardo suscitata dalla profondit illusoria che essa suggerisce, di circa 35 metri, ben diversa da quella reale che di 8,82 metri. L'effetto ingannevole si basa sulla convergenza dei piani del colonnato che anzich procedere parallelamente confluiscono verso un unico punto di fuga, degradando dall'alto in basso e rimpicciolendosi al fondo, mentre il pavimento in mosaico sale.

Francesco Borromini ama imprimere un grande e potente ritmo dinamico alle sue opere, che si pu esplicitare in una forte tensione verticale, come ne esempio la cupola di SantIvo alla Sapienza: essa riceve una riduzione della massa che provoca un maggiore slancio verso lalto a cui contribuisce anche lelica metallica presente sulla lanterna. Movimento e mutamento in Borromini non sono segni di imperfezione, perch egli sostiene che un universo vivente deve potersi muovere e mutare: non ci sono confini, limiti o muri che possano sottrarci linfinita copia delle cose, perch dall'infinito sempre nuova copia di materia nasce

Facciata esterna della Chiesa di SantIvo

Titolo: Sant'Ivo alla Sapienza Autore: Francesco Borromini Datazione: progettata a partire dal 16321633 e realizzata fra il 1642 e il 1660 Collocazione:Roma Stile: Barocco

Sant'Ivo

Titolo: SantAndrea Autore: Gian Lorenzo Bernini Datazione: inizio costruzione 1658 e termine della costruzione 1678 Collocazione: Roma (Lazio) Stile: barocco La facciata richiama quella di San Pietro, anchessa del Bernini , formata da due ali concave che ampliano lo spazio antistante. Completano la facciata una scalinata e un portico monumentale. La pianta,centralizzata, ovale, come la maggior parte delle opere architettoniche del Bernini, con lasse maggiore trasversale. Compaiono inoltre due absidi , le quali non sono occupate da cappelle ma da elementi di sostegno in tal modo lo sguardo dellosservatore converge sullaltare maggiore.La piccola cupola che corona lopera del Bernini decorata da cassettoni dorati e le pareti sono ricoperte da preziosi marmi.

Francesco Borromini nel progettare questa chiesa dovette misurarsi con un gi preesistente cortile. Lo schema planimetrico costituito da tre absidi lobate alternate a tre nicchie introdotte da pareti convergenti aventi il fondo convesso. La parete, invece, divisa da una serie di lesene scalanate, delle cornici orizzontali, che sottolineano gli angoli concavi e convessi della chiesa; sopra questa faccia vi una trabeazione sulla quale poggia la cupola con sottili costolature che convergono che convergono nell'ultimo anello della lanterna, posta nella parte superiore della cupola. Quest'ultima ripete la struttura di spigoli, rientranze e sporgenze della pianta.

Composizione:
Pianta:
simmetria pianta angoli del triangolo

Pianta:
pianta simmetria curvatura delle ali esterne

Alzato:
simmetria
Francesco Borromini per la prima volta utilizza uno schema planimetrico mai impiegato prima formato da un triangolo equilatero con un semicerchio su ciascun lato e con gli angoli tagliati da un arco di cerchio. In tal modo l'architetto abbandona definitivamente la regola rinascimentale delle proporzioni, che faceva generare l'edificio da una ripetizione di moduli, per proporre una preziosa e rigorosa progettazione per schemi geometrici. In questo caso la forma della pianta prosegue in alzato senza variazione per culminare nella cupola la cui struttura ripete spigoli, rientranze e sporgenze della pianta. La chiesa anticipata da un corridoio aperto che si protende verso l'esterno, invece la chiesa possiede una forma concava in cui vi una continua contrapposizione di spinte, lo spazio che ne scaturisce esce e rientra come una contrapposizione tra finto e vero, dinamismo e spinta. Questi sono alcuni dei temi tipici delle costruzioni dello stile Barocco in cui i limiti non hanno confini ben definiti, ma anzi un continua alternarsi di finzione che diventa realt.

Alzato:
La nuova concezione dellarchitettura in Bernini si ritrova anche nella modulazione dello spazio. La pianta della chiesa Sant Andrea maggiore centralizzata, ma la nuova forma utilizzata lovale. In questo modo cerca di conferire dinamicit allintera struttura: infatti lelisse o lovoidale conferiscono pi movimento del cerchio allarchitettura. Lovale disposto trasversalmente rispetto al suo asse maggiore a cui si agganciano le due ali esterne. Il risultato quindi un alternarsi di curve concave e convesse.Inoltre ai due estremi dellasse trasversale non si trovano pi cappelle ma due pilastri divisori. Tale risoluzione induce locchio dellosservatore a seguire la serie di pilastri giganti fino a soffermarsi sulle due colonne corinzie scanalate che incorniciano la cappella maggiore con laltare, disposto in posizione retrocessa. Bernini rinnova anche la facciata la quale composta da curve, una schermata che proietta in avanti come ad abbracciare lo strato esterno. Particolare importanza deve essere posta anche alla cupola , la quale riprende la forma ellittica della pianta. Inoltre interamente percorsa da costoloni che si allargano verso il basso. Ogni spicchio decorato con cassettoni esagonali che riducono la loro dimensione andando verso la sommit conferendo cos allintera struttura un senso di leggerezza e di ascesa, in cui le forme sembrano, a causa dellalternarsi di diverse curve, gonfiarsi per poi ridursi. Di conseguenza possiamo affermare che presente un forte ritmo e un' importante utilizzo di luci e ombre.

Tridimensionalit
Tridimensionalit/movimento

Interno:

La chiesa anticipata da un lungo corridoio formato da un susseguirsi di archi che conferiscono movimento e dinamicit. Un ulteriore aspetto molto importante, che l'osservatore vedr prima di entrare la cupola ,composta dagli stessi moduli della pianta e dall'alzato, e la lanterna. Quest'ultima decorata da un'elica scultorea che via via si restringe procedendo verso l'alto dando in questo modo un all'edificio un movimento rotatorio pi accelerato. Di conseguenza questo continuo alternarsi di forme fa si che la struttura sembri muoversi con l'osservatore dando cos dinamismo,tridimensionalit e movimento.

La tridimensionalit che Bernini conferisce a questa sua architettura senza dubbio conferita della numerose curve e il conseguente alternarsi di parti concave e convesse. Anche all'interno della Chiesa stessa c' un attento studio dei colori e della luce. Infatti l'illuminazione sensibilmente diversa da cappella a cappella. Le due vicine all'asse longitudinale sono invase da una luce soffusa mentre le altre cappelle sono buie in questo modo c' un continuo crescendo all'interno della struttura verso l'altare.

Ricostruzione critica:
Sant'Ivo alla Sapienza una delle Chiese di Francesco Borromini in cui possiamo ritrovare la innovazioni introdotte dall'architetto. In primo luogo, come Bernini, decide di utilizzare un nuovo schema planimetrico formato da un triangolo equilatero con un semicerchio su ciascun lato e con gli angoli tagliati da un arco di cerchio; questo schema, che rimarr costante anche per l'alzato e per la cupola, conferisce alla struttura, come l'ovoidale per Bernini, dinamicit e movimento. Lo spazio della Chiesa un susseguirsi di forme che rientrano ed escono come fosse una contrapposizione da finto e vero. L'apice della tridimensionalit e del dinamismo viene raggiunto con la lanterna posta sopra la cupola decorata da una elica scultorea che si conclude con una corona sormontata da una croce. L'elica via via si restringe procedendo verso l'alto, imprimendo all'edificio un senso di movimento rotatorio.
SantAndrea solo una delle principali costruzioni di Gian Lorenzo Bernini in cui ritroviamo molte delle sue innovazioni. In primo luogo la base della struttura ovale in questo modo l'architetto cerca di conferire dinamicit, inoltre notevole l'utilizzo di molte forme geometriche alternandole a forme pi curvilinee, le quali conferiscono alla Chiesa ritmo e notevole tridimensionalit. Questi due elementi sono presenti anche nella facciata la quale pu essere considerata come una schermata che si proietta in avanti come ad abbracciare lo spazio esterno. Bernini inoltre utilizza in modo nuovo anche la luce: due delle cappelle sono illuminate da una luce diffusa mentre le altre sono pi buie. In secondo luogo la cupola viene decorata tramite cassettoni che riducono la loro dimensione andando verso la sommit, questo conferisce alla struttura un senso di leggerezza e di ascesa.

Confronto con Wolfflin

Profondit

SantIvo alla Sapienza

La profondit in Wolfflin rappresenta il preciso distacco da una tradizione classica che supponeva nel rispetto e nelluniformita del reale. Tipico delle forme dellantico, la pura raffigurazione della natura, era lo spazio, ed in conseguenza esso si uniformava tipicamente allo studio del vero senza cadere in forme illusorie di resa tridimensionale particolari dellarte barocca. Cos SantIvo alla Sapienza si scopre essere un brillante modello di uninnovativa rappresentazione prospettica, bene accetta a Wolfflin, giacch offre degli elementi di profondit spaziale voluti senza trascorsi. Per quanto riguarda il cortile, in riferimento a ci, lo spettatore che si accinge ad entrarvi immancabilmente colpito da un possente senso di profondit, dato dalla forma stretta e prolungata della sezione che ti d la percezione di trovarti allinizio di un corridoio indefinibile. Il susseguirsi, di archi posti su due piani differenti determina una continua e progressiva ricerca della fine dello stesso cortile. Internamente alla Chiesa la rappresentazione di profondit si pu riscontrare principalmente nel momento in cui si rivolge lo sguardo verso la cupola. La distribuzione della calotta in sei parti d alla cupola una profondit maggiore a quella esistente. Si stabilisce un moto ascensionale dato dallopposizione di forme concave a quelle convesse

Totalit
Borromini applica anche la categoria dellunit. Sebbene la molteplicit e lintreccio di forme sia in grado di rammentare che tutto ci sia un controsenso, la Chiesa di SantIvo la chiara dimostrazione di una straordinaria capacit di arrivare ad una totale connessione costitutiva. Architettura e scultura coesistono, un chiaro esempio la lanterna delledificio.

Limpidezza di composizione
Sintende la chiarezza globalmente intesa, quella che essenzialmente d una struttura armonica. La facciata della Chiesa il simbolo della chiarezza relativa adattata da Borromini. dipendente agli schemi di raffigurazione di profondit garantendo continuit di limpidezza e coesione. Cos unificando le differenti costruzioni geometriche rappresenta e ricorda una posizione di centro di unificazione dellintera architettura.

Pittorico
Rigorosamente collegata agli espedienti architettonici ed artistici, la pittoricit, i quali si devono adattare al fine che il disegno appaia sciolto dalle sue forme basi fondanti cosicch raggiunga una rappresentazione globale diversa ed apparente delle forme strutturali. Lutilizzo del pittorico si pu riscontrare nella assidua e continua intersezione di diverse forme geometriche, particolarmente di alternanza tra forme geometriche convesse e concave.

Forma aperta
Lapplicazione della forma aperta dimostrabile sia allinterno della Chiesa sia allesterno. Il collegamento delle differenti forme geometriche ed architettoniche tanto forte da sembrare complicata lidentificazione delle strutture che ne consistono alla base. Allinterno, la pianta e lestensione spaziale, confermano lutilizzo della forma aperta. Le forme classiche vengono rimpiazzate da un complesso disomogeneo che il prodotto di una struttura architettonica composta dallaccostamento di forme rettilinee e circolari, che replicandosi assicurano unidea dincontenibile ricerca dellinterminabile e del distacco da schemi tradizionali. Allesterno si possono realizzare le stesse considerazioni riportandoci alla forma spiralizzata della lanterna.

Menelle Sara
De Faveri Giulia Dalla Rosa Francesca