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Architettura del Seicento in Italia

Storia dell'architettura 1 (Politecnico di Milano)

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Tuesday, 22 January 2019

Architettura del Seicento


Denominata Tardo-barocca

Carlo Maderno (1556-1639)


(Canton Ticino-Roma)

Inizia la propria attività nel clima architettonico dell’ultimo ventennio del Cinquecento. La sua opera
si sviluppa infatti fra due poli: da un lato una pratica tecnicamente vincolante, dall’altro l’interesse per
una rinnovata problematica di ordine Linguistico, che lo porta ad attaccare dall’interno la tradizione
cinquecentesca.

-nipote diretto di Domenico Fontana

-architetto della fabbrica di San Pietro

1596: Chiesa di Santa Susanna a Roma

1598: Palazzo Mattei a Roma

estensione della navata principale della basilica di Sana Pietro

Sant’Andrea della Valle

1612: Completamento della facciata di San Pietro

1615: Fontana in Piazza Santa Maria Maggiore, Roma

Palazzo Barberini a Roma

Facciata della chiesa di Santa Susanna (Roma-1603)

-anticipa molte forme del Seicento

Il Maderno qui intende creare un elemento caratterizzante della scena


urbana. In traduce una serie di innovazioni, come il sistema di colonne che
accentua il rilievo della zona centrale e la balaustra sul timpano di
coronamento che media il passaggio tra la muratura e l’atmosfera.

Vista da molti come il manifesto del barocco per l’accento di temi e spunti
che saranno sviluppati in seguito.

Progetto per San Pietro

Erede della fabbrica di San Pietro (e alla sua morte lascia il progetto a Bernini)

-creazione di tre nuove campate e progettazione in facciata di due campanili che la circondano

-tre nuove campate con raddoppio dei sostegni con ordine gigante corinzio e con rudentatura sul
1/3 inferiore del fusto

Vestibolo di San Pietro—>

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Dei due campanili viene costruito quella a sinistra della facciata. Errori
in progettazione e costruzione e ne consegue il crollo dello stesso di
conseguenza viene poi demolito e mai costruito.

Le modifiche alla Basilica di San Pietro furono dettate dalle esigenze


funzionario che all’inizio del Seicento facevano giudicare inadeguato
lo schema a pianta centrale. Il Maderno aggiunge delle campate che
trasformano la chiesa in impianto longitudinale e si dimostra inoltre
rispettoso dell’opera di Michelangelo.

Le dimensioni basse e larghe della nuova facciata creano una serie di


problemi cui già il moderno tenta di ovviare e che verranno poi risate
a livello spaziale con la sistemazione della piazza del Bernini.

Sant’Andrea della Valle, Roma

-ordine ….. della controriforma

-impianto composito simile alla Chiesa del Gesù, con un impianto


centrale e impianto longitudinale come cappelle radiali laterali

Fu realizzata lungo la via Papalis

Sulla quale lavora il Borromini per la competizione della cupola

Palazzo Barberini, Roma

-sistema di pianta ad H

In questa struttura (come anche in Palazzo Chigi e palazzo Mattei) la planimetria ad ali laterali
avanzate caratteristica della villa, viene adottata in funzione di una nuova qualificazione urbanistica
dell’edificio.

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Età Barocca
-Barocco, Barocchetto, Rococò, Tardo Barocco

-aggettivo che identifica negativamente i caratteri di complessità formale e ridondanza decorativa


(eccessiva decorazione, troppo ricca)

-reazione del genio individuale contro il classicismo accademico

-identificato con la città di Roma (contesto romano con forte committenza papale)

-è possibile considerarlo un carattere ricorrente della storia dell’Architettura

-città (strade e piazze) residenze extraurbane, giardini

Fenomenologia europea ed extraeuropea ampia e contraddittoria

In Italia non esiste una discontinuità con la tradizione classica; il linguaggio utilizzato é ancora quello
classico

Uso antidogmatico del linguaggio classico

Utilizzo di geometrie diverse da quelle elementari, non più forme classiche ma forme più complesse
(già presenti in alcune opere del Vignola)

Uso di tematiche illusionistiche, grazie anche all’uso compositivo della luce

Complessità degli spazi e degli elementi messi in relazione tra loro in generale

Gli architetti del Seicento non negano la continuità della tradizione classica; gli ordini sono ancora
usati come elementi del linguaggio anche se fatti oggetto di interpretazione e modifiche. Lo scopo
della ricerca barocco é quello di ampliare il patrimonio delle forme rinascimentali tramite radicali
innovazioni di metodo capaci di dar vita ad una nuova cultura. Cardine di questo processo
innovativo é la nuova concezione dello spazio, luogo dell’esperienza umana suddiviso da elementi
architettonici disposti geometricamente, ma come un qualcosa di corporeo, che può essere
plasmato e modellato. La connessione e la reciproca azione di spazio interno e spazio esterno
diventa il nodo cruciale dell’architettura: da qui la predilezione per le superfici curve, per il dialogo di
concavo e convesso, per i profili sinusoidali delle facciate.

Particolare interessa acquista il problema della percezione dell’oggetto architettonico: esso viene
studiato in funzione delle più varie visuali. Grande importanza int questa “esposizione” dell’immagine
architettonico é assunta dalla decorazione scultorea, per la sua capacità di mediare il passaggio fra
solidità della massa muraria e la fluidità dello spazio atmosferico.

Questa esigenza degli architetti porta i progettisti barocchi a sfruttare al massimo le possibilità della
luce come vero e proprio elemento di progetto, capace di effetti variabili; a servirsi dunque di effetti
scenografici ed illusionistici; a sondare le possibilità espressive dell’accostamento degli elementi
architettonici quelli naturali.

Un’uguale volontà di innovazione investe il campo della ricerca tipologica. Mentre il manierismo
aveva limitato la propria revisione al linguaggio dell’architettura, mantenendosi nell’ambito della
tradizione, in età barocca iniziano le sperimentazioni su schemi completi, più rispondenti alle nuove
aspirazioni spaziali.

In campo religioso si presenta una fusione tra i due impianti, arrivano ad avere piante “longitudinali
centralizzate” e piante “ centrali allungate”, e inoltre piante a complessa m atroce geometrica, avente
spesso significato simbolici. Anche le facciate presentano innovazioni e acquistano un nuovo
significato in relazione al contesto urbano.

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Caratteri

-ricerca e sperimentazione planimetrica con la fusione tra pianta centrale e quella longitudinale

—> longitudinale centralizzata oppure centrali allungate

-lo spazio interna diventa uno spazio continuo e fluido

-rapporto tra spazio estero e spazio interno quindi superficie curva (concava e convessa) risultato
della continuità e del rapporto tra spazzo esterno/interno

Papati:

• Urbano VIII Barberini (1623-1643)


Bernini: Baldacchino di San Pietro

Architetto di San Pietro

Palazzo Barberini

Capella re magi

Santa Bibiana

Architetto dell’Acqua Vergine

Tomba di Urbano VIII

• Innocenzo X Pamphili (1644-1655)


Borromini: Palazzo di Propaganda Fide

San Giovanni in Laterano

Palazzo Pamphili

Sant’Agnese

Obelisco di Piazza Navona

Condotta dell’acqua di Trevi

Bernini: Fontana Quattro Fiumi

Campanili di San Pietro

Palazzo Ludovisi

• Alessandro VII Chigi (1655-1666)


Borromini: Cappella Re Magi

Biblioteca Alessandrina alla Sapienza

Cupola di Sant’Ivo alla Sapienza

Restauro battistero lateranense

Bernini: riprende molte committenze che gli erano state tolte tempo prima

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Gian Lorenzo Bernini (1598-1680)

É architetto, scultore, pittore, scenografo (suo primo maestro è il padre Pietro)

Con il 1624 inizia un quarantennio in cui é quasi costantemente impegnato nel grande cantiere di San
Pietro

Domina la scena artistica romana per oltre sessant’anni con la sua vasta attività. Nel campo
dell’architettura contribuisce a formare l’immagine della città barocca con numerosi e significativi
interventi. Ogni opera diviene l’occasione per risolvere un problema particolare interpretando la
tradizione e facendo appello a mezzi espressivi anche al di fuori dello specifico architettonico.

1624-33: Baldacchino di San Pietro, Roma

1633:compimento di Palazzo Barberini, iniziata da Maderno

Rivestimento in marmi policromi delle navate di san Pietro

Cappella Cornaro di Santa Maria della Vittoria

1650: avvio alla costruzione di Palazzo Montecitorio

1656: Colonnato da San Pietro

1650: Sant’Andrea al Quirinale

1661: Chiesa di San Tommaso da Villanova a Castel Gandolfo

1664: Chiesa di Santa Maria dell’Assunzione ad Ariccia

1665: progetti per il Louvre a Parigi

Bernini artista a tutto tondo (considerato il nuovo Michelangelo dai suoi contemporanei)

• Conformista e reazionario

• Strumentale al potere papale

• Classicista

• Scenografo

• Dominatore della scena artistica per quasi 50 anni

• Committenza da cinque papati

• Architetto pittore e scultore

• Lavora simultaneamente diverse opere

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Baldacchino di san Pietro

Collaborazione con Francesco Borromini, anche se l’impianto


generale é sicuramente del Bernini

-utilizzo di colonne tortili, provenienti dal Tempio di Salomone

-utilizzo di bronzo

Bernini integra architettura e scultura nella raffigurazione in bronzo di


un arredo sacro a funzione celebrativa. La struttura formata da
quattro colonne tortili, sorreggenti il coronamento a frange e volute
dalla originale sagoma inflessa, si colloca nello spazio della crociera
di Michelangelo, al di sotto della cupola, con effetto non statico ma
dinamico.

Piazza di San Pietro, Roma


-primo problema é quello di ottenere una salita (scalinata) alla cattedrale

L’idea di Bernini é quello di creare un colonnato a tre navate, utilizzando due fontane che fungono da
fuochi dell’ellisse creata da Bernini

-piazza che serve anche da luogo di riunione per anni santi e giubilei

-i colonnati fungono da passaggio coperta (via carrabile centrale e pedonali quelle laterali) che
accompagna il visitatore fino all’interno delle residenze papali

-colonne a base quadrate in quelle più intense e a forma trapezoidale in quelle più esterne; non sono
monolitiche, bensì composto da rocchi di travertino lavorate sul poste

-grande catino posto sulla stessa quota accostata ad un secondo elemento trapezoidale con ordine
architettonico differente per radunare tutte le differenti quote della restante piazza per convogliare le
persone all’interno della chiesa.

Il progetto per San Pietro rappresenta l’opera di maggior impegno


urbanistico, in cui il Bernini riesce a soddisfare le esigenze di
carattere liturgico e simbolico connesse alla particolare fusione del
luogo, sfruttando i vincoli posti dagli elementi pre esistenti (come
obelisco centrale e fontana) e tentando inoltre allo stesso tempo di
recuperare la visione della cupola michelangiolesca. Piazzale
trapezoidale con funzione di allontanamento prospettico e di invito
rispetto alla piazza vera a propria formata da due emicicli ellittici di
colonne doriche archiviavate. La collocazione di due fontane poste
nei fuochi dell’ellisse ed i due varchi di accesso previsti dal progetto
ai lati del braccio centrale.

Ordine dei colonnati—> parte in dorico, parte in tuscanico, con


cornice dentellata ionica

Nella parte trapezoidale della piazza vengono utilizzate lesene con un lungo attico soprastante

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Sant’Andrea al Quirinale, Roma


-chiesa a impianto ovale (simile all’impianto del Pantheon)

-cappelle radiali dell’impianto poste sulle diagonali

-agli estremi degli assi di simmetria della pianta si trovano dei pieni murari

-lo scopo del Bernini era quello di illuminare l’area presbiterale per ….

-pronao convesso

La chiesa di Sant’Andrea al Quirinale presenta una pianta centrale con cappelle radiali e riprende il
tema dell’ellisse con ingresso sull’asse minore. l’asse trasversale é marcato dall’adozione di un pieno
murario. L’ordine gigante delle pareti prosegue nelle nervature della cupola ellittica con un risultato di
grande coerenza spaziale.

La facciata inquadrata da un sobrio telaio di ordine corinzio si inserisce organicamente nello spazio
stradale con il protiro semicircolare e le ali curve di raccordo.

Santa Maria Assunta, Ariccia


-propone un impianto simile al Pantheon prima della ricostruzione di Adriano

In quest’edifico il riferimento al Pantheon é preso a spunto per una composizione di volumi semplici
che dà luogo ad un oggetto architettonico volutamente contrapposto ad un’altra emergenza e
sottolineato da decisi accorgimenti spaziali. Presente un avvolgente esedra che ricorda
maggiormente il tempesto di S.Pietro in Montorio di Bramante.

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San Tommaso, Castel Gandolfo

Scala Regia, Roma


-abbassare l’altezza dei sostegni; man mano che si sale, l’altezza di essi diminuisce per dare un
maggior senso di profondità e inoltre per rendere più parallele le pareti che possiedono un impianto
trapezoidale

Il Bernini nella scala Regia del Vaticano sfrutta nuovamente i vincoli imposti dallo spazio disponibile
per creare un ambiente regolato dall’illusionismo prospettico: due fili di colonne staccate dalla parete
correggono l’eccessivo restringimento del vano; la varietà dell’effetto spaziale é aumentata
dall’inserimento di una fonte di luce laterale e di una pausa a metà percorso.

Palazzo Chigi, Roma


-verrà completato da Carlo Fontana

Louvre, Parigi (1665)


Luigi XIV chiama Bernini per la progettazione della facciata del Louvre. Esegue tre progetti per il
Palazzo del Louvre che documentano l’evoluzione della sua esperienza creativa alle prese con un
tema vasto e complesso. L’organizzazione interna si rivela all’esterno attraverso l’articolazione dei
volumi secondo un modo di comporre affine a certe esperienze borromiane e destinato ad
influenzare per molto tempo la cultura europea.

Palazzo Barberini, Roma


Iniziato da Maderno, al quale è dovuta l’adozione della caratteristica tipologia ad ali sporgenti, e
continuato in collaborazione col Borromini, l’apporto berniniano é evidente nella loggia centrale e
nella graduazione di effetti in facciata e dall’ordine dorico, di carattere neocinquecentesco.

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Francesco Borromini (1599-1667)

Dal 1619 é a Roma alle dipendenze dello zio Carlo Maderno

Il periodo più fortunato della sua carriera coincise con il papato di Innocenzo X Pamphili, fino alla
caduta in disgrazia nel 1657 e l’esonero del cantiere di Sant’Agnese

-non sono m molte le opere realizzata da Borromini (a causa alle suo comportamento litigioso con la
commmittenza)

Il ruolo dell’esperienza di Francesco Borromini é quel di dare organicità ai tentativi ed alle ricerche
della generazione del primo seicento affrontano a fondo il superamento della cultura manierista. Il
Borromini guarda alla tradizione ed alla storia come successione di esperienze da indagare e
riutilizzare piuttosto che come principio i autorità.

San Carlo alle Quattro Fontane (1634-42, Roma)


La chiesa di San Carlino alle Quattro Fontane realizza un esempio di perfetta unità spaziale. La
pianta a complessa matrice ellittica fonde i due tipi longitudinale e centrale in un discorso del tutto
nuovo. Le colonne disposte in gruppi di quattro a seguire l’andai sto curvilineo delle pareti, vengono
legate da una trabeazione continua che unifica anche visivamente l’insieme. Al disopra é impostata
la cupola ellittica dall’originale disegno a cassettoni. L a stessa aspirazione all’unità dello spazio si
ritrova nel chiostro, un semplice organismo rettangolare i cui lati smussati determinano una
continuità della superficie: la facciata realizzata dal Borromini in conclusione della sua attività
(1665-1667) mostra nell’infittirsi delle membrature e nell’opposizione di concavo e convesso il punto
limite della tensione plastica determinata dal conflitto tra spazio interno ed esterno

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Oratorio dei Filippini (1637-50)


La casa dell’ordine dei Filippini é un complesso edificio in cui allo studio dei problemi funzionali e
distributivi connessi alle esigenze dei committenti si accompagna una ricerca di nuove soluzioni
formali soprattutto nella facciata dell’Oratorio, ad andamento concavo secondo un dichiarato intento
simbolico analogo a quello del colonnato del Bernini. La facciata inquadrata da un ordine gigante di
paraste e coronata da un timpano mistilineo, come i profili delle finestre e la nicchia cassettonata del
primo piano, ma gli elementi architettonici sono fusi in un discorso unitario, sottolineato dall’uso
sapiente del materiale.

Sant’Ivo alla Sapienza


Nella chiesa di S.Ivo alla Sapienza (1642 in poi) posta a conclusione del cortile del Della Porta, il
Borromini arriva alla determinazione dello schema di pianta attraverso una rigorosa composizione
geometrica impostata sull’intersezione di due triangoli equilateri.

All’esterno la facciata é risolta contrapponendo al concavo dell’esedra preesistente il volume


convesso del tamburo, su cui imposta una originale cupola a gradini con la lanterna pensata come
un percorso ascensionale a spirale.

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Sant’Agnese a piazza Navona (1653)


Le complesse vicende costruttive della chiesa di S.Agnese a piazza Navona portano ad
un’incompleta realizzazione dell’idea borromiana.

La pianta é sostanzialmente una croce greca, con un nucleo centrale quadrato ad angoli smussati
aperta in vani absidati lungo gli assi ortogonali; la dimensione verticale é molto accentuata
dall’insolita altezza del tamburo.

All’esterno la principale caratteristica é data dalla concavità della facciata, ribadita da campanili
laterali. Questo gioco di volumi termina una dialettica spaziale immediatamente e totalmente
percettibile secondo le infinite visuali di scorcio che la piazza lunga e stretta consente.

Collegio Propaganda (1647-1662)


Anche nel palazzo Propaganda Borromini sfrutta le possibilità plastiche dei partiti architettonici per
caratterizzare una facciata destinata ad essere vista solo di scorcio.

Sant’Andrea delle Fratte (dopo il 1653)


Borromini in questa chiesa inserisce nel panorama della città due elementi di grande interesse,
realizzati l’uno per composizione di volumi che trae spunto da esempi romani, l’atrio per
sovrapposizione di cellule autonome secondo uno schema di tradizione rinascimentale. I due episodi
hanno in questo un preciso valore urbanistico, in linea colo modo barocco di formare l’immagine
della città

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Pietro da Cortona (1596-1669)

Pietro Berrettini da Cortona si dedica all’architettura negli intervalli della sua prevalente attività di
pittore e fornisce un contributo determinante alla formazione del nuovo linguaggio barocco.

Egli porta avanti una ricerca parallela e sostanzialmente indipendente che lo conduce a formulare per
primo alcuni temi caratteristici del Barocco quali la facciata inflessa, la dialettica di sistemi a matrice
rettilinea ed a matrice curva, sia in pianta sia in alzato, e la fusione degli schemi longitudinali e
centrali.

Il Cortona impiega un codice architettonico di base classica, ma elaborato attraverso la tradizione


manierista. Pienamente nello spirito barocco é invece l’uso della luce come elemento unificatore
dello spazio architettonico, e la tensione ottenuta con l’accostamento di elementi a differente matrice
spaziale. Questi elementi gli garantiscono, oltre che essere un anticipatore di tali componenti, una
posizione di preminenza nella ricerca architettonica del primo Seicento.

Chiesa di SS. Luca e Martina (1635-1650)


Essa é il risultato di un evoluzione progettuale che porta l’autore da un primo schema centrale
formato da due cerchi concentrici, ad uno schema a croce greca con absidi terminali, in cui però i
due bracci laterali si accorciano riportando l’organismo verso il tipo longitudinale.

La facciata a due ordini, intelaiata da paraste e colonne fittamente addensate, si inflette nella parte
centrale come per effetto della spinta dello spazio interno.

Chiesa di Santa Maria della Pace (1656-57)


Nella sistemazione della chiesa e dello spazio antistante, il Cortona crea uno degli intorni spaziali più
suggestivi della Roma Barocca. L piccola piazza e organizzata come un
recinto chiuso, in cui la facciata della chiesa col protiro semicircolare é
l’elemento predominante, sottolineato dagli effetti plastici delle
membrature e delle soluzioni di raccordo.


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Santa Maria in Via Lata (1658-62)
Nella facciata di Santa Maria in Via Lata la particolare collocazione dell’edificio nella lunga quinta di
via del Corso suggerisce al Cortona la soluzione di una fonte non più ricurva ma piana, a due ordini,
separati da un’alta cornice. Un doppio loggiato anima la parete con decisi effetti chiaroscurali,
realizzando attraverso il diaframma delle colonne la compenetrazione di spazio interno e spazio
esterno. Lo stesso effetto é ottenuto nel tamburo della cupola di S.Carlo al Corso (1668 ca)

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