Sei sulla pagina 1di 74

PREFAZIONE

Mio giovane amico,


Dinanzi alla mia scrivania vedo spesso giovani studenti.
Fin dal principio dell'anno scolastico essi vengono a farmi visita. Quelli che si presentano per le
prime volte bussano titubanti alla porta: gli altri, i vecchi amici, lo fanno con più confidenza.
Siedono nella pace silenziosa della mia camera ed il loro giovane cuore, generalmente così chiuso,
si apre. Essi mi manifestano le loro pene, piccole in sé, ma sentite da loro come un grosso peso, mi
confidano le violente lotte e gli intimi segreti del loro cuore, poi mi guardano con occhio che lascia
trasparire la domanda: « Che cosa debbo fare? dammi, dammi un consiglio ».
In questi momenti sacri, io, che paragono l'anima giovanile ad un prezioso terreno ricco di diamanti,
ad una primavera piena di magnifiche promesse e di sempre verdi energie, sento il dovere, comune a tutti
gli educatori, di aiutarli con ogni sforzo.
Ah, coloro che non vivono vicino a giovani, non sanno a quanti dubbi, lotte, disorientamenti e pur-
troppo anche a quante sconfitte è esposta l'anima giovanile negli anni dello sviluppo; non sanno come la
barchetta della vita ha assoluto bisogno, nelle bufere primaverili, di una mano energica, che la guidi nella
retta via. Ma io, che li conosco da tanti anni e li amo, son lieto di porger loro la mano, di aiutarli, di
sostenerli nelle loro lotte, di tranquillare la loro coscienza in burrasca, di consigliarli nei dubbi e liberarli
dai loro lacci.
Poi mi sembra di avere dinanzi non i miei giovani studenti soltanto, ma mille e mille occhi fissi su di
me, tutti pieni di domande, occhi di giovani che ansiosamente mi chiedono, nel loro eloquente silenzio,
risposta, consiglio, conforto, luce.
Così è sorta l'idea di questo libro.
So bene che la parola stampata non contiene la forza della parola viva: spero tuttavia che esso potrà
tornare utile a moltissimi giovani.
O caro lettore, io ignoro il tuo nome, non so quali scuole tu frequenti, se il liceo classico o scientifico,
i corsi magistrali o le scuole commerciali, se forse sei pervenuto già all'Università. Di te io so che sei
studente italiano, che nella tua anima sta scritto l'avvenire della Patria, che tu hai serie domande, alle quali è
sacro dovere rispondere, e ciò mi basta.
Hai tu sete di sapere? Andiamo alle sorgenti vive della Eterna Verità: io sarò felice di condurti dove
calmare la tua sete.
Tu sai che ogni esistenza quaggiù ha una missione, che ogni opera ha il suo fine: ebbene la mia
missione è salvare la tua anima, o mio giovane amico; il mio fine è di renderti « tempio vivente di Dio » e
sicura speranza per la Patria. Prendi questo libro e ricordati che ogni parola vi è ispirata dall'amore
profondo e santo, l'amore cristiano.
Leggi con eguale amore.
A Dio.

IL LAGO ALPINO.
Quand'ero studente amavo salire di tanto in tanto alla sponda di un grazioso lago alpino. Lì, sopra le
acque azzurre e cristalline gioivano inquieti i raggi del sole: sotto la superficie, sul fondo ghiaioso, ferveva
la vita dei pesci, ridenti nel luccichio metallico delle loro squame, ricchi di vita e di movimento. I giaggioli
fiorivano sulla riva come scolte fedeli della pace del lago e i salici abbandonavano le chiome ricurve alle

1
soavi carezze delle acque che riflettevano il profondo cielo libero ed infinito.
Una brezza fresca e deliziosa ne agitava mollemente le fronde, e le canne palustri in cenno di saluto
inchinavano le loro testine.
Oh, io amavo tanta quel piccolo lago di montagna: esso mi raffigurava un'anima estatica e ridente di
bimbo, lieto di purezza e di gioia .Passarono molti anni, e, divenuto uomo, tornai al lago grazioso e soave
degli anni giovanili.
Lo ritrovai senza il fascino di una volta: anzi brutto come un putrido stagno, e mi si strinse il cuore.
Dall'acqua torbida e sporca, nascosta sotto l'erba e il muschio, esalava un fetore ributtante di esseri morti e
decomposti nella tetra profondità.
In mezzo al fango i rospi in tono sonnolento gracidavano, pronti al più lieve rumore umano a sparire
tra le acque gialle e verdastre con tonfo flacido e sonoro.
Non vidi i giaggioli che fiorivano sulla riva, diritti come scolte fedeli al lago.
Non vidi i salici piangenti dalle chiome mollemente inclinate alla carezza delle acque.
Non vidi il cielo azzurro e profondo, che rideva dalla superficie tersa e magnifica.
Tutto s'era dileguato con il tempo. Canne inutili e vili ingombravano la via sopra le acque stagnanti,
l'erba palustre scuoteva ad ogni vento le sue fibre leggere e sottili.
Là dove era stato lo splendido lago alpino della mia gioventù, era soltanto desolazione e rovina.
Perchè non avvenga così dell'anima tua nella freschezza dell'età immacolata e pura, o mio caro
giovane, ho scritto questo libro.
CAPITOLO I.
IL DISEGNO DEL CREATORE
Iddio creò l'uomo a sua immagine. Egli lo creò ad immagine di Dio. Egli li fece maschio e femmina; ed
Iddio li benedisse e disse loro: "Crescete, moliplicatevi ed empite la terra e rendetevela soggetta”....(Gen. I
27-28)
Migliaia di anni fa la terra già volteggiava nella sua orbita attorno al sole.
Nel suo interno ribolliva la lava incandescente. Con forza congenita la massa in ebollizione erompeva
di quando in quando attraverso i duri strati superiori
Il processo di raffreddamento però proseguiva ininterrottamente e sull'ampia superficie della terra
erano già rigogliose immense foreste vergini. In tutta la sua bellezza splendeva la primavera.... L'allegro
canto degli uccelli echeggiava nel soffio dell'aria mite e limpida. Dovunque vita inconscia, forza, energia.
Mancava qualche cosa,
Cantavano gli usignoli, sbocciavano i fiori, maturavano le frutta: ma perché?
Mancava l'essere cosciente e ragionevole, che non si contentasse di costituire una parte cieca nella
grande opera della natura; mancava un essere, che potesse raccogliere in se tutte queste magnificenze e che,
inebriato dal canto degli uccelli, dal mormorio delle acque, dal ronzio delle api, dal profumo dei fiori, dallo
stormire del bosco, dal fragore della bufera e dalla magnificenza delle montagne, volasse sulle ali della
gratitudine al Creatore, per offrire a Lui solo il merito, l'onore e la gloria.
LA PRIMA COPPIA.
Allora Iddio creò la prima coppia: l'Uomo e la Donna. Egli li creò l'uno e l'altro, esseri indipendenti,
ma che si completano a vicenda.
La caratteristica dell'uomo sta nella sua attività: lo distinguono il coraggio e l'energia. La sua volontà

2
é tenace, il suo carattere, ardito e fermo com'è nelle sue aspirazioni, trova soddisfazione nell'andare
incontro a fronte alta e forte come il granito, alle mille burrasche della vita.
La donna, invece é debole ed affettuosa. La sua vita prospera magnificamente nel tepido e fecondo
grembo della famiglia. Con inesauribile amore ed illimitata dedizione attende alla sua casa; si prende cura
dei bimbi e sui lineamenti austeri del marito, che ritorna dal faticoso lavoro, fa apparire un sorriso di gioia.
Creando i due sessi, Dio ha dato agli uomini un bellissimo ideale.
L'inesauribile grazia che profuma la vita di famiglia, l'amore coniugale e dei figli, l'attaccamento al
luogo natìo, e quindi l'amor di Patria, tutto si fonda su questa diversità dei sessi.
Il mondo dunque ha bisogno dell'uomo e della donna.
Accanto alla focosa energia dell'uomo, sta a mantener l'equilibrio la dolcezza della donna, il suo
amore, la sua bellezza, il suo delicato sentire. L'uno è concatenato all'altra.
Per questo il Creatore accanto al primo uomo ha posto la prima donna e fin dal mattino della vita
dell'umanità ha fondato la famiglia.
IL DISEGNO DEL CREATORE.
Dio ha creato direttamente la prima coppia: Adamo ed Eva. Ma chi ha creato allora gli altri uomini?
Non li creò certo direttamente Iddio, come i primi due: da dove vengono dunque? Come sono venuto
io sulla terra? E come vengono al mondo tutti i bambini?
Domanda assai seria, che stuzzica la curiosità del giovanetto giunto ad una certa età: domanda, alla
quale è necessario dare una soddisfacente risposta. Eccola:
Le creature di questa terra, come tu sai, sono divise in due gruppi, esse formano due grandi regni:
quello degli esseri organici e quello degli inorganici.
Gli esseri che appartengono al primo regno (piante, animali, uomini) non solo sono stati creati da Dio,
ma anche sono stati dotati da Lui di una parte della sua forza creativa, della capacità cioè di produrre nuovi
esseri a sè somiglianti provvedendo in tal modo alla conservazione della propria specie. Così le piante
producono nuove piante, gli animali danno alla terra nuovi piccoli animali e gli uomini generano uomini.
Agli esseri inorganici Dio non ha dato questa capacità, appunto perché essi non periscono come i
primi. Essendo la loro durata indefinita sulla terra, non era necessario di pensare ad un rinnovamento.
Ciò era invece indispensabile per gli esseri organici, che vanno incontro alla morte a milioni e milioni
ogni anno. Se al loro posto non venissero generati altri a sostituirli, se le lacune non fossero più riempite, in
breve la vita dovrebbe finire. È vero: Dio avrebbe potuto creare direttamente nuovi esseri al posto di quelli
che periscono. Egli invece volle provvedere in altra guisa alla loro conservazione.
A ciascun essere vivente ha dato una forza, per mezzo della quale esso può dare da sé la vita ad altri
esseri viventi, in un maniera così misteriosa, che forma sempre un problema insolubile anche per i più
illustri uomini della scienza.
LE SORGENTI DELLA VITA
Hai mai, mio caro giovane amico, guardato da vicino le gemme degli alberi? Ebbene, ciascuna di
quelle piccole gemme è come un tiepido nido, dal quale, caldo di vita, sboccia il fiore, il frutto e più tardi
una nuova, piccola pianta.
Quelle gemme aspettano soltanto il bacio del sole primaverile per aprirsi.
Ecco i fiori dinanzi a te: essi attendono pazientemente il tepido zeffiro primaverile e la visita degli
insetti, che spargano nel mese di maggio sui pistilli il polline che portano seco da altri fiorellini.

3
Meravigliosa opera di Dio! Appena il polline ha compiuta la sua opera fecondatrice, il fiore comincia
a crescere : esso si sviluppa di giorno in giorno, a vista d'occhio, finchè, trascorse alcune settimane o mesi,
esso, diventato frutto maturo, cade ai nostri piedi.
E nel frutto sta il seme che in sé racchiude il germe di una nuova vita.
Ammira, amico mio, questo mirabile disegno con cui Dio provvede, perchè la natura si rinnovi
continuamente.
In simile maniera Dio volle provvedere alla conservazione ed al rinnovamento del genere umano.
Egli ha dato all'uomo un potere creativo, veramente divino e misterioso: ha posto nell'uomo il seme della
vita, nella donna piccolissimi germi umani in modo che dalla loro unione ne possa venire un nuovo essere
vivente: una creatura umana. Questa potenza generativa, il seme di vita cioè e questi germi attendono
assopiti per più anni nei giovani, come la gemma durante il freddo inverno.
Ma quando fiorisce la primavera della vita, quando il fanciullo e la fanciulla divengono adulti, il
raggio vivificatore del sole li pervade; l'amore verso la giovane s'accende nel cuore dell'uomo, ed egli la
prende per sua sposa; essi si uniscono nel profumo di questo amore; essi diventano, come dice la S.
Scrittura una cosa sola.
E questo amore che unisce, questo sentimento dell'uomo verso la donna e della donna verso l'uomo,
non soltanto riempie tutti e due di pura dolcezza, ma opera anche sui germi umani fino allora come assopiti.
In questo istante il germe umano si risveglia alla vita, la piccola gemma comincia a svilupparsi, a
crescere e quando dopo mesi è abbastanza vigorosa, come frutto maturo essa si stacca dall'albero materno
che la nutriva.
Diciamo allora: un nuovo uomo è venuto al mondo. Il bambino non è, in piccolo, né tutto del padre,
né tutto della madre, ma come un risultato di entrambi.
Ecco perchè è ben difficile trovare sulla terra un amore più grande di quello dei genitori al loro
figliuolo, poiché nel più stretto significato della parola esso è carne della loro carne e sangue del loro
sangue.
PENSIERI SERI.
Solleva il tuo spirito, amico mio; non senti la tua anima ripiena di una indicibile emozione?
Commosso, ammira il sublime pensiero di Dio.
Egli non vuole che gli uomini siano creati separatamente in una condizione già del tutto sviluppata
come Adamo ed Eva.
Ciò sarebbe stato ben triste per il mondo! Non si sarebbe potuto parlare di Famiglia. Non vi sarebbero
stati né padre, né madre, né fratelli, né parenti, ognuno sarebbe rimasto isolato, solo... ; non avremmo avuto
alcuno cui rivolgere il nostro affetto, con cui dividere la nostra gioia o confortarci nei nostri dolori.
Non vi sarebbero stati bambini lieti e sorridenti. Non ragazzi che giocano, che riempiono la casa ed il
giardino col lieto bisbiglio, col loro gioioso gridio come il cinguettio degli uccelli. Sarebbero stati
sconosciuti del tutto i dolci, incantevoli ricordi della giovinezza; in una parola: tutto quanto rende bella la
vita sarebbe stato ignorato!
Dio ha previsto tutto ciò, e nel suo infinito amore per noi, ha stabilito il suo piano per la con-
servazione del genere umano.
Piano meraviglioso, santo, sublime!... Oh! grande fiducia di Dio nell'eleggere gli uomini a suoi
collaboratori nella misteriosa e sublime opera ! Ma sventura a colui che osa violare il suo preciso volere,
sventura a chi abusa del potere ricevuto, contro la santa legge del Creatore.

4
La capacità di dare la vita a nuove creature è la più sublime delle energie, che Dio ha nascosto nella
natura.
È comune all'uomo con gli altri esseri animati, è vero, ma è evidente però, che egli, superiore a tutti
per la sublimità della sua anima, se non vuole rinunciare alla parte più nobile del suo spirito, la ragione,
deve pure nobilitare l'uso di questa forza generativa con una più precisa osservanza delle leggi morali,
sollevando, per così dire, ciò che e materiale nel regno dello spirito.
Amico mio, e questo un argomento serio e santo, sul quale non ti è permesso trattenerti col pensiero o
con discorsi meno puri, come non ti è lecito dì profanare collo sguardo o colle azioni la tua od altrui
persona.
Ascolta la chiara, espressa volontà del Creatore: ciascun uomo deve conservarsi, anima c corpo, in
inviolata castità, fino al Sacramento del Matrimonio, indissolubile, concluso per tutta la vita, allo scopo di
collaborare all'opera creativa di Dio, o, se non incontra il matrimonio, fino al letto di morte.
Perciò chi usa questa segreta energia del suo corpo in altra maniera, solo o con altri, per averne una
cattiva soddisfazione, pecca gravemente contro se stesso, contro la Società e sopra tutto contro il santo
volere del Creatore.
Non ignoro che l'uomo il quale ha abusato di tutti i doni del Signore, ha abusato e abusa in modo
speciale di questo.
E che per ciò?
Forse è questa una giustificazione o non piuttosto un titolo di maggior condanna?
Non ignoro che vi sono stati e vi sono uomini volgari, i quali come nel mangiare e nel bere non
cercano altro che il gusto sensibile e non il ristoro delle proprie forze per adempiere il loro dovere, così
vorrebbero fare dell'energia generativa unicamente una sorgente di piacere sensuale, senza i gravi doveri
inerenti alla Famiglia ed alla educazione dei figli.
E chi non sente che a questi uomini spetta il titolo più di bestie che di esseri ragionevoli?
Non ignoro che vi sono stàti e vi sono falsi maestri, che hanno insegnato che l'uomo anche prima del
matrimonio e più tardi, fuori del matrimonio, può usare la sua forza creativa allo scopo del solo piacere.
Ma con quali ragioni? Con quali conseguenze? La dissoluzione della famiglia e la rovina della
Società.
Colgo sulle tue labbra un'obbiezione. Come è possibile che l'uso di questa energia sia cosa buona e
santa nel matrimonio, mentre fuori del matrimonio è cattiva e grave colpa? O ciò è sempre peccato, o non
lo è mai.
Il tuo dilemma non tiene. Il peccato non è nella materialità dell'atto, ma nella violazione della legge.
Dio creò nell'uomo le forze necessarie alla propagazione del genere umano e perciò esse sono sante
ed il loro uso in sé non è cattivo.
L'uomo è cattivo, perché le usa nella maniera e nelle circostanze che Dio non ha stabilito. Ora qual'è
la volontà di Dio? Questa: che l'uomo usi di queste forze solo nel matrimonio.
Rileggi i versetti del Genesi posti più sopra, e più attentamente la risposta che diede il Divino Maestro
ai farisei che con malizia lo interrogavano sulla indissolubilità delle nozze: « Non avete letto che il Creatore
da principio li creò maschio e femmina e disse: per questo l'uomo lascierà il padre e la madre e si unirà con
la sua Sposa e i due saranno una cosa sola? Perciò essi non sono più che una sola vita, non divida dunque
l'uomo quello che Dio ha congiunto.
(S. MATT. 19. 4-6).

5
Tu chiedi : - «Perché Dio ha ordinato così?»
- Perché?... Ti potrei rispondere semplicemente,: Dio è il padrone assoluto: Se ha stabilito così, vuol
dire che è bene così. Egli è il Creatore: nessuno meglio di Lui, sa come deve vivere l'umanità per non
cadere nell'abisso.
Ciò premesso, eccoti in rapida sintesi gli argomenti della sana ragione.
L'uomo non può disinteressarsi della creatura a cui ha data la vita, anzi deve curarne lo sviluppo
fisico e morale. Ciò egli otterrà solo per una comune consuetudine di vita iniziata con un contratto
volontario e perpetuo che lo leghi in un vincolo indissolubile con l'essere eletto a compagno.
Fondata sulla indissolubile unità delle nozze, la famiglia porta con se gravi doveri.
Per disporre gli uomini ad assumerli con facilità e con gioia, la Sapienza del Creatore, ha congiunto
all'atto generatore, il piacere.
Il piacere ha quindi ragione di allettamento, di compenso, di premio.
Se fosse permesso il piacere senza i pesi della famiglia, chi sarebbe così stolto da assumerli? E se
nessuno accettasse l'onere di formare una famiglia, che sarebbe in breve d'una Nazione, della Società, del
mondo?
Il problema diviene d'una chiarezza logica, risplendente.
Il benessere sociale, nazionale, domestico, individuale domanda una legge che disciplini l'uso degli
istinti sensuali, in ordine alla propagazione della vita (').
LEGGEREZZA IMPERDONABILE.
Amico mio, hai mai considerato il velo inscrutabile steso dal Creatore sulle sorgenti della vita, e come
nella natura esse hanno un non so che di misterioso?
Santo ed inviolabile mistero!
Tutti rispettano il segreto della farfalla, che va a nascondersi nell'ora della sua metamorfosi e nessuno
osa scrutare nell'umida oscurità della terra il germogliar del seme.
Solo il giovane scapestrato e l'uomo corrotto avranno diritto di profanare maliziosamente il sublime
segreto della vita, farne oggetto di frivole e lubriche facezie abusandone per una capricciosa sete di piacere?
Disgraziati ed infelici ! Essi hanno scordato il nobile fine inteso da Dio, hanno perduto il casto rossore degli
onesti, hanno avvilito nel fango la più santa e sublime qualità umana.
La parola della S. Scrittura invano loro ripete: “Non sapete che le vostre membra sono tempio dello
Spirito Santo, il quale è in voi ed il quale è stato dato a voi da Dio, e che non siete di voi stessi?... “ - (Cor.
I. 6. 19).
Essi invece hanno profanato il Santuario di Dio, compromesso il bene della generazione futura e
l'avvenire della Patria.
Tu non devi esser fra costoro, tu, che sai quale sublime missione ti è riservata nell'avvenire, quando,
se così piacerà al Signore, formerai una famiglia.
Senti, dunque, la grave ed immensa responsabilità che in te riposa e che da te richiede, fino a quel
sacro momento, la completa castità del tuo corpo e tutta la purezza della tua anima.
Non parlare mai per leggerezza coi tuoi amici di queste cose; la curiosità umana non deve mettere in
luce ciò che la Sapienza divina ha misteriosamente nascosto. Rispetta te stesso tieni la tua persona con
ragionevole modestia.
Ricordati sempre, che dalla tua condotta d'oggi dipende in gran parte il bene della tua futura di-

6
scendenza. Non prestare mai orecchio alle seducenti allettative del male, sia pure sotto l'aspetto di un libro
elegante o di una figura artistica. Guai all'incauto viandante, che si lascia guidare dalla luce fatua delle
lucciole.
Lo attende l'abisso...
CAPITOLO II.
LE DUE VIE
Sii padrone della tua volontà e soggetto alla tua coscienza.
M. v. Ebner-Esehcnbach.
Conosci la storia di Ercole, l'eroe della mitologia greca? Egli è il campione ideale della forza umana e
del coraggio. La sua vita è una serie di eroismi.
Era ancora nella culla e il suo nemico cercò di togliergli la vita, mettendogli due serpenti vicino; ma il
forte fanciullo uccise le bestie che lo insidiavano. Egli vinse il dragone dalle molte teste di Lerna, incatenò
il toro di Creta, sconfisse le Amazzoni, pulì la stalla di Augia e s'impadronì della mela d'oro delle
Esperidi...; ebbene, questo eroe leggendario si trovò un giorno imbarazzato dinanzi ad una grave decisione.
Non era più piccolo bambino, ma ormai giovane vigoroso. Stava meditabondo, quando d'improvviso
gli apparvero due figure di donna:
« Vedo, Ercole, disse la prima, che tu stai riflettendo sulla via da scegliere nella vita. Se tu prendi me,
per tua amica, io ti condurrò per una via fiorita, dove ti sorriderà il piacere ed eviterai ogni difficoltà. Tuo
unico pensiero sarà il mangiare, il bere, ed ogni altra soddisfazione dei sensi. Sii dunque mio seguace... ».
« Donna - esclamò Ercole - qual'è il tuo nome? >>
« I miei amici mi chiamano felicità. I nemici peccato>> - rispose la visione.
Allora gli si avvicinò l'altra donna.
<< Io non ti voglio ingannare, cominciò ella, ti dico chiaro, che gli dei hanno congiunto ad ogni opera
grande e buona il sudore ed il duro lavoro. Se tu mi segui, dovrai faticare. Vuoi che tutta la Grecia lodi le
tue virtù? - Sforzati di far del bene a tutta la Grecia. Vuoi che il tuo campo produca frutta copiose e belle?
Lavoralo assiduamente. Vuoi conseguire allori nella lotta? Addestrati alla scuola dei celebri maestri della
scherma. Vuoi temprarti fisicamente e divenire forte come l'acciaio? Sottoponi il tuo corpo alla ragione ed
abitualo alla fatica ed al lavoro... ».
A questo punto essa fu interrotta dal « Peccato »
« Senti. senti, Ercole, per quale aspra via vuol condurti questa donna!... Io invece ti condurrò
danzando lungo la via del piacere ».
« Misera - esclamò la Virtù - cosa puoi dare tu di buono? - Di un pò, possiedi tu un sol briciolo di
felicità?... Tu nulla fai per procurarla. Tu mangi e bevi senza averne bisogno; d'estate tu brami il ghiaccio e
la neve. Tu pensi sempre al sonno, non perchè tu sia stanca del lavoro, ma perche sei annoiata del tuo far
nulla. Tu ecciti i tuoi seguaci ad amoreggiare prima del tempo. Tu spingi i poveri giovani immaturi, per
l'abuso delle loro più segrete energie, a far del male a se stessi.
Immortale tu sei, o vizio; ma gli dei ti hanno espulso dalla loro compagnia e gli uomini nobili ti
sprezzano. 1 tuoi amici più giovani si rovinano fisicamente, ed i più vecchi sono immersi nelle tenebre
dell'imbecillità... Nella loro giovinezza si sono avvoltolati fino all'eccesso nel fango del piacere impuro, ed
ora, nei giorni della loro vecchiaia, trascinano lamentandosi il loro corpo infermo; si vergognano delle loro
azioni passate e sulle loro spalle pesa la stanchezza delle loro dissolutezze... Io invece ho un posto presso
gli dei e sto nella compagnia degli uomini migliori. Senza di me niente di nobile si compie sulla terra.

7
Gli artisti mi amano e vedono in me l'aiuto; i padri di famiglia mi stimano l'angelo protettore della
loro casa.
Gradevole è ai miei amici il cibo e la bevanda perchè ne prendono soltanto quando ne hanno bisogno.
Il sonno è molto più dolce per loro che non per i fannulloni, eppure non tralasciano nessun dovere per
l'amore di esso. Sono stimati dagli amici, la Patria li colma d'onori, e quando l'ultima ora, destinata dalla
sorte, suona per essi, non scompaiono nell'oscurità dell'oblio, ma la loro memoria continua a vivere
gloriosamente nella posterità...» .
Questa è la storia di Ercole, come è scritta nel 3° libro dell'Analisi dell'antico scrittore greco
Senofonte.
Io l'ho qui riportata, amico mio, mosso dal pensiero che tu pure sia arrivato al bivio: di te dunque
parliamo adesso.
PRIMO RISVEGLIO.
Quando tu sei arrivato al 14° 0 I5° anno di vita, speciali mutamenti si compiono in te.
Anima e corpo si sviluppano, nuove immagini, pensieri, progetti e desideri si manifestano; avviene in
te come del dolce sugo dell'uva, che comincia a fermentare per divenire nobile e limpido vino.
È giunto il tempo della transizione.
Ieri eri piccolo, semplice bimbo, ingenuo, che sognava l'avvenire; oggi il giovane consapevole di sé
stesso va formandosi in te.
Questo importante passaggio è in rapporto con il profondo cambiamento, che commuove e scuote il
tuo corpo fino alle ultime fibre. Vorrei quasi dire, che in te il bambino lotta con l'uomo: quello deve essere
vinto e scomparire, questo deve vivere e rafforzarsi.
Come in primavera la linfa vitale, che sta per risvegliarsi, muove i succhi nell'albero e nell'arbusto e
fa apparire le gemme dei fiori sui rami, così in te il sangue caldo di vita arde, ribolle, gonfia le tue vene e
agita i tuoi pensieri e i tuoi sentimenti.
E tu?... tu te ne stai confuso, arrossendo davanti a te stesso e davanti ai tuoi sentimenti. Trovi in te
tutto strano, non conosci più il tuo vecchio io. Accade a te come all'uccello emigrante, che, al primo raggio
del sole autunnale, viene preso dalla febbre dell'irrequietezza.
Dimmi, figlio mio, non è così?....
PRIMAVERA DI VITA.
I1 tuo corpo si sviluppa, le tue membra si allungano, tutto il tuo esteriore prende un aspetto un pò
ridicolo. In principio non sai che cosa fare con le tue braccia lunghe, lunghe. I tuoi calzoncini sono diventati
troppo corti. I tuoi amici pure si sviluppano e divengono giovanetti alti e magri come alberelli. I tuoi pol-
moni si allargano, le braccia si rassodano, il tuo petto si dilata. Nella tua faccia delicata e liscia si
introducono lentamente alcuni tratti d'uomo. Le corde della tua chiara voce di fanciullo d'improvviso
diventano gravi e roche... E, forse, mentre nessuno ti bada, tu sei allo specchio e cerchi colle dita di
afferrare la poca peluria, che spunta sul tuo labbro superiore.
Tutto ciò significa che sei nella primavera della vita. La primavera! tempo preziosissimo, di
essenziale importanza per una buona raccolta. Se !a primavera non è bella, l'estate sarà senza raccolto e
triste l'autunno....
Alla trasformazione del tuo aspetto esteriore corrisponde quella, lenta e profonda, nell'interno. Il
cuore, i polmoni il cervello e tutto il tuo sistema nervoso si rafforzano e giungono al loro completo
sviluppo.

8
Passaggio burrascoso: possono venire, in qualche caso, violenti dolori di capo, qualche emorragia
nasale, forte palpitazione, forse qualche svenimento.
Non ti impressionare: queste sono le naturali conseguenze dello sviluppo, che sta cornpiendosi in te.
Nutrimento adatto, sonno sufficiente, riposo, eccoti i migliori rimedi.
Imprimiti però bene nella mente questo pensero: questo periodo della vita, che abbraccia gli anni
dello sviluppo, cioè dai 14 ai 18 o 19 anni circa, è il periodo più importante della tua esistenza.
Non riflettere a questa verità e sciupare questi anni preziosi, ti riuscirebbe fatale per tutta la vita.
ASPIRAZIONI NUOVE.
Suppongo che tu abbia la bella abitudine di guardare nell'intimo dell'animo tuo. Che trovi ?
Accanto a forme nuove di sviluppo fisico tu avverti nuovi aspetti nel tuo spirito.
La tua anima diviene suscettibile a mille alterazioni. Sembra che tu abbia la febbre. Sei irrequieto,
incostante, malcontento, eccitabile alla collera, egoista, capriccioso. Sempre pronto ad ostinarti, a ribellarti
all'autorità, a sollevarti, e ad aspirare alla gloria, a scimmiottare i più anziani.
Lo si vede nel tuo modo di vestire, di camminare, di pettinarti e nel...fumare!
Il capriccio del momento esercita poi la propria influenza su tutto il tuo mondo interiore : ora credi di
essere nato per nobili imprese, ora per il vano piacere. Adesso ti senti sollevato al cielo; un momento dopo
sei afflitto a morte. Ieri credevi emulare il gigante Sansone, oggi ti sembra di portare, come Cristoforo, sulle
tue spalle il peso del mondo intero.
Un'aspirazione vaga a lontani paesi, una brama di viaggiare, un desiderio di avventure, di av-
venimenti straordinari si svegliano nell'anima tua. Una curiosità insistente di tutto conoscere, di tutto
sapere, ti divora.
Ma insieme una malinconia sistematica e torbida, bida, come la nebbia che scende sulle paludi nei fo-
schi mattini di novembre, tarpa il volo ai tuoi sogni, spegne sulle tue labbra il sorriso, ti proibisce ogni
confidenza.
Incubo tremendo!... Senti il bisogno di sapere e non sai con chi parlare. Oh! se tu avessi una guida !
se tu avessi coraggio Invece taci ed aspetti.
Aspetti fino a quando?
Forse, o mio Dio! tu aspetti fino al giorno. nel quale amici corrotti risponderanno ai tuoi tor-
mentosi dubbi, alle tue affannose domande con le crude « rivelazioni ».
ALBA DI MIELE.
Che cos'è questo non so che di nuovo, che si fa sentire in te? Tu ora cominci a porre attenzione
sempre piu viva a un fatto, che finora ti lasciava abbastanza indifferente: voglio dire al fatto che l'umanità è
composta di due sessi: l'uomo e la donna.
Ti eri certamente accorto di ciò anche prima, ma non vi annettevi grande importanza. Con le fanciulle
fin qui tu hai al più giocato, e forse, all'occasione, anche litigato come buoni camerati.
Ora a nessun costo tu vorresti far ciò.
Se ti trovi assieme ad esse nel gioco o in società, ti sopravviene una certa timidezza, una più calda
corrente fluisce nel tuo interno e provi una intima gioia. Inconsciamente, o scientemente si mescola nei tuoi
modi e nei tuoi discorsi il desiderio di fare una buona impressione su di esse, di mettere in buona luce le tue
virtù reali od immaginarie. Lasciati gli scherzi della fanciullezza, tu assumi oggi un fare serio da buon
cavaliere, pieno di grazia e di cortesia, offri loro i tuoi servizi, e, se le tue premure sono gradite, ti stimi il

9
più felice giovanetto della terra.
IL PRIMO AMORE.
Quando a casa, curvo sui tuoi libri, raccogli tutte le tue forze per fare il lavoro per il giorno seguente
e, con grande fatica, cerchi di capire le formule della matematica e della geometria, qualche cosa di vivo
vagamente si presenta dinanzi a te; ecco un occhio che brilla, ecco i delicati tratti di una pura faccia, che si
delineano....
Le formule della matematica sono scomparse e una testa di fanciulla ti sorride dinanzi.
Oh! come invidi i poeti, che sanno cantare così bene. Ma la dolce fantasia a poco a poco prende
completo possesso dell'anima tua: e a un certo punto te ne rendi ragione e devi confessare a te stesso: « Io
amo... ».
La tua delicata coscienza s'adombra. Tremando domandi a te stesso: « È permesso ciò?... ».
IL SORRISO DI DIO.
Amico mio, fatti coraggio, non hai alcun motivo per aver timore. Quello che tu provi è lo sviluppo
della natura umana.
Perchè tu possa intendere meglio la tua situazione, io ti dirò di più: Il risvegliarsi dell'amore, l'onda di
questi sentimenti è nei disegni della Provvidenza, è l'attuazione del piano del Creatore.
Tu sai che la maggior parte degli uomini è chiamata a procurare il rinnovamento del genere umano.
Tu hai inteso come Dio sapientemente ha provvisto per il conseguimento di questo scopo. È suo volere che
l'uomo e la donna, giunti ad età conveniente, divengano per amore una sola cosa nella santità del focolare
domestico, affinchè da questa santa unione materiale e spirituale, nasca un nuovo virgulto, la piccola
creatura. Così vengono continuamente colmate le lacune, che la morte reca nelle file degli uomini. I nuovi
sentimenti dunque che si sviluppano in te non sono peccati: anzi sono lo sviluppo di questa legge di natura.
Sta all'erta però, che l'affetto, santo in sé non diventi per le circostanze di tempo e di luogo occasione
di colpa; e quella forza, che Dio ti ha donato per salire alle stelle, non ti trascini vergognosamente
nell'abisso.
IN GUARDIA!
E’ volontà di Dio, immutabile come uno scoglio in mezzo alle onde dcll'irrequieto agitarsi del
pensiero e del volere umano, che le inclinazioni dell'adolescenza, che vanno maturandosi e che divengono
sempre più forti, possano essere soddisfatte solo nel matrimonio, nell'unica forma che il Creatore ha
stabilito per la conservazione del genere umano.
Tuo sacrosanto dovere deve essere perciò di custodire queste inclinazioni nella loro giovanile fre-
schezza, finchè giunga il giorno, in cui nel possesso della tua purezza tu possa condurre la tua sposa,
candida come il giglio, ai piedi dell'Altare.
Prima del tuo matrimonio tu non puoi appagare questi impulsi, mai, in nessuna circostanza né da solo,
né in altra maniera. Tutto ciò che sotto questo riguardo avviene volontariamente e con intenzione, è
gravemente peccaminoso.
E’ tuo dovere quindi di custodire con ogni cura i tuoi sensi, anche se la tua natura in sviluppo non ti
lascierà in quiete, anche se porgerà alla fantasia, morbosa ed attiva, sempre nuova materia per creare quadri
variopinti e porli innanzi al tuo spirito. Ne tu dovrai spaventarti : finchè manca la completa avvertenza e la
libera volontà, non vi è peccato, anche se tali pensieri e sentimenti ti molestassero numerosi come le api.
Moti, sogni ed impulsi si destano naturalmente in te: sono frutto dell'età.
Sono i segni, che è cominciato il periodo del tuo completo sviluppo fisico e si maturano, secondo il

10
piano del Creatore, le forze che ti renderanno atto ai doveri e ai compiti della futura vita di famiglia.
Il tuo dovere è di non procurare od accrescere questi impulsi, che si risvegliano e che già di per se
sono così forti, col leggere libri troppo seducenti, coll'ascoltare brutti discorsi, o col concedere a te stesso
una certa libertà con sguardi curiosi, con pensieri ed opere impure.
NELLA BURRASCA.
Mio giovane amico, eccoti dunque al bivio:ecco dinanzi a te, come una volta ad Ercole, il vizio e la
virtù. La loro voce insistente ti invita a seguirli, ciascuno per la propria via. Il peccato sta dinanzi a te in
seducente aspetto, non lasciarti agguantare. Simili alle iene sanguinarie e agli sciacalli che durante la notte
con i loro rochi ululati e lamenti non lasciano riposare in pace i pellegrini del deserto, i bassi istinti del
piacere non danno pace alla tua giovinezza.
Con seducenti colori si presentano dinanzi offrendoti ebbrezza e voluttà: e violente tentazioni ti
agitano per farti deviare dalla via della purezza. È come uno spirito sconosciuto e cattivo si impossessasse
della tua anima, seducendola, agitandola per trarla alla disperazione, e poi lasciarla cadere nel mare dei falsi
piaceri ed insaziabili istinti.
Nello spaventoso infuriare di questa terribile burrasca ti sembrerà impossibile che la nobile forza
della Virtù si accosti a te (tanto il suo grido minaccia di essere soffocato in mezzo alla lotta furiosa dei sensi
agitati) e ti dica : « Amico mio, non prestar fede al peccato, conserva la purezza del tuo cuore, non cedere
neppure nel pensiero, custodisci il tuo corpo e la tua anima secondo la Legge di Dio, conservati puro per la
futura compagna della tua vita. Credi a me, soltanto così tu diverrai un uomo nobile e felice ».
Ti scongiuro, o giovane, sia la tua anima coraggiosa e ferma come uno scoglio in mezzo al fluttuar
delle onde agitate e spumanti tra sibili e tuoni.
Tu combatti ora la battaglia, da cui dipende il tuo avvenire. Piene di ammonimento ti risuonino le
parole del pagano Ovidio : « Nulla reparabilis arte laesa pudicitia ",: Deperit illa seme! » (Ov. Her. v. 103.
104). Da nessuna arte può essere riparata la purezza del tuo cuore.
Diventerai uomo di carattere, solo a condizione di tener nella tua giovinezza con mano forte im-
brigliate le tue passioni. Il primo sbaglio è presto commesso, ed immensamente difficile è una seria
ritrattazione. Sta all'erta affinché tu non debba un giorno piangere sulla felicità della tua anima colle parole
del poeta:
« Tornami o tristo demone maligno, torna al mio cuore la divisa pace,
l'alto conforto di mia vita umana tornami : io voglio l'innocenza prima ».
(Die Ahnfrau III, 109.)
Ti senti forte, figlio mio? Hai già compreso che il desiderio, che risveglia il tuo sviluppo, non ha
ancora diritto a soddisfazione? Vuoi dunque difendere il tuo vago giardino di fiori, dalle brine gelate? Vuoi
con mano forte porre una briglia ai tuoi impulsi? Sei deciso a fare, e a tenere ordine nel piccolo mondo dei
tuoi pensieri? Hai volontà di rimanere forte come uno scoglio e di non cercare di afferrare una falsa ómbra?
È tua immutabile decisione di sottomettere all'intelletto i bassi impulsi della tua natura, specialmente allor
quando nelle tue vene avvampa il fuoco distruttore del malvagio piacere e brucia la fiamma delle passioni?
Amico mio, mio caro Amico, vuoi tu nella tua giovinezza condurre una vita pura?
Quanti non vogliono e spensierati s'avviano verso l'abisso!...
Guai a colui sulla cui anima è venuto, negli anni primaverili il gelo e la brina.

CAPITOLO III.

11
VERSO L'ABISSO
" Integritas morun invenem fucit esse decorum “
L' integrità dei costumi forma il decoro del giovane.
Eccoti di nuovo al bivio. All'erta, amico mio, non fare passi falsi.
Quanto é difficile salvarsi per chi anche una sola volta ha messo il piede sulla sdrucciolevole china!
Rifletti alla sorte di quel povero giovane, che è sceso al fondo dell'immoralità. Nel suo petto si erano
svegliate un giorno quelle inclinazioni e quei vivi desideri, dei quali ti ho già parlato. Una vaga curiosità di
scoprire il segreto e l'origine della vita si era impadronita di lui : le sue inclinazioni cercavano una
soddisfazione; egli desiderò di far amicizia con quei compagni, che si intendevano di queste cose e
volentieri ne parlavano.
La voce ammonitrice della coscienza vi si opponeva. Ma egli non ascoltò la buona voce, anzi
la rimboccò con alcune frasi superficiali: « Non sono più un bambino; alla mia età devo sapere
questo. Mi interessa il lato scientifico della questione ».
Egli cercò così di far tacere questa voce salutare: ma la coscienza per un certo tempo continuò ad
ammonirlo, senza interruzione, poi la sua voce divenne più fioca, più debole la sua protesta, finché essa
soffocata, tacque del tutto...
Silenzio profondo, silenzio di tomba regnò nell'anima del giovane... Era questo il suo desiderio; egli
non voleva esser disturbato mentre si gettava in braccio della morte.
Passò il tempo. Il giovane ascoltò, lesse, vide e venne a conoscenza di molte cose. Divenne un «
Giovane che la sa lunga ».
Il tempo, che egli avrebbe dovuto dedicare allo studio serio, lo sprecò senza scopo, lasciando libere le
briglie al cavallino della sua fantasia.
In compagnia di amici parimenti leggeri o male intenzionati, egli cominciò a fare il bellimbusto, a
girare alla caccia di avventure, azzimato come uno zerbinotto. Credeva di fare forte impressione.
Poveretto!...
Oh ! i bei discorsi di questi amici ! discorsi, che gli animali, se potessero pensare e parlare, non
farebbero per dignità.
Libri ed immagini lubriche, vino e fumo completano l'avvelenamento.
LA CRISI.
Ecco : il sonno non scende più a ristorare le energie del nostro povero giovane amico.
I componimenti di scuola sono fatti a metà, svogliatamente. Le piccole bugie, preludio di più gravi,
divengono una seconda natura.
I suoi pensieri ritornano, come il cane al vomito, alle disccussioni avute coi suoi amici. Le cose
sentite, nuove per lui, lo eccitano e non gli danno riposo. Gli mettono in subbuglio il cervello e gli fanno
venire il rossore sul viso. Il suo polso si accelera : il cuore batte violentemente: il sangue scorre a calde
ondate nelle sue vene.
Oh! come volentieri egli vorrebbe sapere se veramente è un impareggiabile piacere quello, di cui gli
amici gli hanno parlato nel pomeriggio! Le fiamme impure ardono sempre più nel suo petto. « Sono affatto
solo,... nessuno mi vede. Che danno può venirmi se assaporo una volta sola il piacere?... ».
Una volta sola?..., proprio una sola?!... ».

12
E la legge di Dio? e la dignità umana? e le tristi conseguenze?
Come librato nell'aria, un velivolo, cui d'improvviso scoppi il motore, egli precipita. Nulla vede, nulla
comprende, niente lo raffrena. E’ la bestia che domina in lui...
PROFANAZIONE DEL TEMPIO.
Il primo peccato è stato consumato. Giovane infelice! Egli si è spinto con la sua stessa mano
nell'abisso.
La coscienza addormentata si risveglia: nuovi amari rimproveri.
Come Napoleone in mezzo al turbine della bufera di neve, dinanzi a Mosca distrutta dal fuoco, così il
giovane osserva l'anima sua, una volta senza macchia, ora, per quella maledetta colpa, un cumulo di rovine.
Dinanzi alle rovine di Gerusalemme e del Tempio, il profeta Geremia ha pianto amaramente.
Infelice giovane, versassi tu pure amare lagrime su questa profanazione del tempio di Dio, che è
l'anima tua!
Più triste di un campo di battaglia insanguinato, più straziante di una Chiesa, posta sulla linea del
fuoco, mezzo distrutta dalle granate del nemico, è lo stato di una giovane anima profanata e distrutta dalla
vandalica furia del nemico spirituale.
Là, ove poco tempo prima ardeva la fiamma dell'amore di Dio e il sacro fuoco dell'ideale e del-
l'entusiasmo, sono rovine fumanti.
Né può essere felice
Perchè infatti non può svanire quell'aspetto di profonda tristezza dal suo occhio? Perchè quelle oscure
ombre nei lineamenti del suo volto? Perchè quello sguardo che fugge così costantemente lo sguardo degli
altri? Perchè così rapidamente peggiora nella scuola? Perchè la fantasia durante le lezioni se ne va lontano,
lontano? E perchè in compagnia dei suoi onesti compagni di scuola egli si sente estraneo, ne prova alcun
piacere negli innocenti giuochi degli altri? Perchè questo profondo disinteressamento? Perchè mai tutto ciò?
Oh! egli sa tutto: ha provato il piacere, ha profanato il suo Tempio. Povero giovane! La freschezza
della tua giovane vita, la tua forza di volontà giacciono innanzi a te avvilite nella polvere.
Che se in una partita a scacchi avendo sbagliato una mossa tu prendi indietro il pezzo dicendo
<<Non vale », il passo nella via dell'immoralità non puoi annullarlo.
Questo segreto peccato ha trascinato la tua nobile dignità di uomo nel fango, e tu vai cercando le tenebre, tu
temi la luce: Segno sicuro che in te regna il maligno.
LA CADUTA DEI GRAVI.
Tu conosci la legge di gravità. Un oggetto, che cade dall'alto, precipita non con la stessa velocità, ma
di secondo in secondo con velocità maggiore, come se nella terra un invisibile braccio lo trascinasse a sé.
Questa legge non esiste solo per la natura materiale, ma si verifica pure nella vita spirituale.
Nel fondo di ogni anima, si nascondono paurose forze demoniache. Se esse vengono liberate
s'impadroniscono di noi. Salgono dal profondo dell'animo per trascinarci con forza irresistibile e seppellirci
nella fossa oscura del peccato. Un'unica leggerezza, un primo passo sbagliato basta; e quando l'anima è
messa sulla terribile china, con velocità sempre crescente precipita verso l'abisso.
Sorridi? Ti sembra esagerato? Ascolta: Ricordi tu la bellissima donna dell'antichità, Pandora e la
scatola d'oro, che ella portò in dono allo sposo per le nozze?
Appena lo sposo l'aprì, ne vennero fuori miserie, dolori e malattie, insomma tutti i mali, che
riempiono la terra.

13
Così il piacere al di fuori rassomiglia ad una scatola d'oro; ma guai al giovane, che con mano audace
l'apre. Apatia, indifferenza, disgusto, malattie, rimorsi, malinconie s'abbattono nell'anima di lui. Essa
diviene triste e squallida come un giovane alberello, che in pieno Maggio, senza fiori, per un'improvvisa
brinata perde le gemme e china il fusto verso la terra.
Ma il piacere, tu dirai, rende felici!
T'inganni, caro mio: il piacere rende anzi assetati di nuovi piaceri.
Il massimo Poeta, l'ha rassomigliato ad una fiera, che « dopo il pasto ha più fame di pria ».
E Shakespeare, pratico delle anime, ha rappresentato tutto in due caratteristici quadretti:
La cupidigia, immodica e pur gonfia, nel mite agnello le sue forti brame
sfoga: poi orrenda gli intestini vuole, sazia neppure nella sazietà.
Botte gocciolante, eppure sempre piena.
BRINATA PRIMAVERILE.
Considera il giovane voluttuoso. Avviene in lui come quando nel maggio fiorito scende distruttrice la
brina.
La sua anima si abbassa alla materia e si avvicina alla carne : diventa egoista, ottusa, volgare tenebre
doloranti, disperazioni e vuoto regnano in essa.
Il suo corpo e albergo di passioni brutali e spesso di malattie strazianti.
Il peccato impuro - è la scienza medica che così parla - diventato abitudine, danneggia specialmente
le funzioni del midollo spinale ed è una causa principale della debolezza dei nervi e dell'ipocondria, dalle
quali malattie è colpita in proporzioni veramente impressionanti la gioventù.
Il nostro corpo è un sistema concatenato di forze. Ciò significa che se noi consumiamo più energia di
una certa attività, noi non possiamo prendere in prestito questo «Plus » dal di fuori, ma lo dobbiamo
sottrarre ad un'altra parte dell'organismo.
Questo «plus » significa dunque un « minus in un altro campo.
Lo spreco di energia vitale, che avviene nelle emozioni peccaminose, causa uno spaventevole « minus
» di altri campi; e per ciò la salute, la freschezza del pensiero, la prontezza d'apprendere, la gioia di vivere,
diminuiscono in modo impressionante. Dunque invece che felicità, il piacere genera la morte.
Come un topo schifoso, che allettato dall'odor del miele, inghiotte bocconi di arsenico, e ardente per il
veleno, ossessionato corre qua e là, addentando tutto quello che trova, sperando un sollievo; finché finisce
miseramente, così il giovane, commessa l'azione impura, è preda di un fuoco inestinguibile, che brucia e
consuma.
Il proverbio dice: Dove il turco pone il suo piede, l'erba più non cresce. E noi possiamo dire Dove
entra questo peccato colle sue spaventose co'aseguenze, tutto attorno avvilisce.
I1 capo giovanile s'inclina senza energia verso la terra, la spina dorsale, forte prima come l'acciaio, si
piega; dalle guancie sparisce il roseo ed il carattere degenera. Dove avrebbe dovuto esser vita rigogliosa si
vedono ora soltanto rovine, tra le quali s'aggirano i fantasmi dell'irrequietudine e del rimorso.
E dire che il povero giovane ha cercato giorno e notte la felicità: perfino a prezzo della sua innocenza,
del suo onore e del suo carattere!
Quando accostiamo al nostro orecchio le conchiglie, che si trovano sulla spiaggia, noi percepiamo
dentro di esse la forza delle onde e il mugghiare della loro vecchia patria, del mare sterminato; così, piena
di mistero, si risolleva mestamente durante le ore di quiete l'anima del giovane la nobile aspirazione della

14
fanciullezza in un'indefinibile dolore.
Egli ricorda quel tempo, quando, colle guancie infocate e il cuore palpitante, correvi dietro alle
variopinte farfalle della creduta felicità e nelle sue mani brucianti nient'altro rimaneva che oscura polvere
senza valore. La farfalla intanto volava allegra più lontana e portava via con se la pace, l'avvenire e la
felicità di una giovane anima.
CUORE DI MADRE.
Bianca, la Regina di Francia, disse un giorno no al suo figliuoletto, S. Ludovico : « Figlio mio, io ti
amo più della vita mia, tu sei l'unica consolazione che qui sulla terra ancor mi rimanga, tu sei la speranza
del Paese; eppure io preferirei di vederti nella bara, piuttosto che sentire di te che hai volontariamente
commesso un grave peccato ».
Nella bara piuttosto che un grave peccato!
Quale ferita per il cuore dei genitori; quale sofferenza per l'animo di una madre, quale terribile muto
dolore deve stringere l'animo di un padre, se sapessero che il loro figlio s'è soffocato nella sudicia melma
dell'impurità!
Figlio senza cuore, perché non hai compassione dei tuoi genitori? come puoi tu infliggere così
profonda ambascia all'anima di coloro, che tanto si sono preoccupati e tanto hanno lavorato per te?
Leonida, Martire cristiano, ha baciato con profonda riverenza il petto del suo figlioletto Origene,
mentre dormiva « perché, disse, in questo piccolo puro cuore dimora l'Eterno ».
E tu, giovane infelice, hai accumulato il fango nella tua anima, dove poco fa splendevano ancora i
gigli nel loro immacolato candore: tu hai profanato il più bel Tempio di Dio. E vuoi continuare ancora nella
via del pervertimento? Vuoi scendere nel più profondo dell'abisso?
LA PALUDE DI MAZUR.
Conosci l'epilogo della battaglia terribile tra Tedeschi e Russi presso i laghi di Mazur? Hindenburg,
generalissimo tedesco, che conosceva magnificamente quei dintorni, trasse strategicamente l'armata russa
presso il lago; poi sferrò l'attacco.
I Russi, tentata invano una resistenza, si scompigliarono, e spinti dal fuoco e dallo spavento fuggirono
indietro senza ordine. Innanzi a loro i laghi sterminati, dietro i tedeschi che li incalzavano.
Non rimaneva che trovar scampo fuggendo attraverso la palude, coperta di muschio e di erbe. Ma
sotto la verde, risplendente superficie, stava un profondo mare di fango in agguato.
I soldati tedeschi videro con orrore i reggimenti Russi inghiottiti dal fango della palude.
Essi sono immersi fino al ginocchio, non viene fuori più di mezzo corpo: poi è una selva di mani, che
si agitano in alto, sono innumerevoli faccie stravolte, è un gridio di morte lungo e straziante... poi le sudicie
onde del fango si rinchiudono sopra di loro come gelide pietre sepolcrali.
Mio amico, il prato del piacere ti alletta sorridente di verde e di fiori. Non fidarti: Sotto il verde e i
fiori t'aspetta in agguato la morte.
CAPITOLO IV
NELL'ABISSO
" E non si senta neppure nominare tra voi fornicazione, o qualsiasi impurità... ; né oscenità, né
sciocchi discorsi, e buffonerie, che sono cose indecenti,,.
Ad Eph. V, 3-4.
.... per gli impuri, la loro porzione sarà nello stagno ardente di fuoco e di zolfo ,,.

15
Apoc. XXI, 8.
Non vi è giovane che non abbia provato almeno meno una volta il fascino della tentazione sensuale.
La ragione, l'animo nobile, il cuore puro, un elevato ideale, tutto cerca di proteggerlo, di salvarlo:
anche la coscienza dà il segnale d'allarme e grida forte nel suo petto: « Non farlo, non farlo ».
Ma la potenza della sensualità risvegliata cerca di accecare quel giovane: il pensiero del piacere
illecito gli toglie la forza di resistere. Egli non riflette a quello che lo aspetta dopo questo primo momento,
quanto in basso egli scenda, quanti beni egli perda.
Come al cinematografo la luce viva dell'apparecchio attrae i nostri occhi sulla tela chiaramente
illuminata e in quel momento niente altro percepiamo, così splende il piacere sensuale dinanzi al giovane:
egli lo segue, vinto dal suo fascino immenso, con tutte le potenze dell'anima fisse a quest'unica idea:
godere. Unica, ho detto, perché non dà luogo ad alcun'altra riflessione.
Egli ha fatto il primo passo sulla via dell'abisso.
LA QUERCIA ABBATTUTA.
Non c'è piacere sulla terra, che sia di così fuggevole durata come quello che offre l'impurità, e non c'è
d'altra parte nessun divertimento più costoso, poiché per nessun altro la perdita di beni fisici e spirituali è
così grave come per questo.
Voglio, caro amico, presentarti nella sua desolante realtà, senza esagerazione, il quadro di un giovane
schiavo della sensualità.
In alcuni tratti esso ti sembra quasi incredibile. Tu penserai che io carichi le tinte e domanderai a te
stesso come possa il peccato impuro causare tante e così terribili conseguenze.
Amico mio, t'assicuro: ciò che io scrivo qui, non è ancora il quadro completo dei mali e della
spaventosa miseria fisica e spirituale che questo peccato non di rado procura alla vita intera di un uomo e
persino alla vita di una generazione, come compenso di pochi istanti di sensuale piacere.
Non dico che questo segreto peccato produca a chiunque ne è schiavo la rovina fisica.
Vi sono nature, che per la loro robusta costituzione possono sopportare per lungo tempo la colpa,
senza incontrare gravi conseguenze.
Questo però è certo, che più tenera è l'età, in cui il giovanetto comincia a commettere il peccato
contro sé stesso, formandone un'abitudine, tanto più è facile che egli sperimenti le sue terribili conseguenze.
ROVINA SPIRITUALE.
Diamo uno sguardo innanzitutto a ciò che ne soffre lo spirito.
Non lasciarti illudere, amico mio, dall'aspetto del peccatore, che qualche volta sembra così florido. È
un inganno.
Possono essere rosee le sue guancie, può sembrare intatta la forza dei suoi muscoli, ma è certo che il
suo spirito è guastato, la sua memoria indebolita, la sua forza morale perduta.
Lo spirito giace sepolto tra le rovine, e l'anima destinata a regnare, sospira fortemente sotto il giogo
terribile delle basse passioni.
Quanto è vile il tentatore! Promette cielo e terra, si presenta con dolci lusinghe, perché il debole
divenga suo servo, e gli ruba poi freddamente il più bel ornamento dell'anima spingendolo nella più amara
disperazione.
L'anima di colui, che commette questo peccato per lungo tempo, diventa così ottusa e priva di
sentimento verso ogni influsso morale, che persino l'amorevole parola del padre, dell'amico, del maestro,

16
del sacerdote è respinta senza affetto.
Povero giovane! quanto doloroso è lo stato cui si è ridotto!
UNA VOLTA SOLA.
Il giovane, che si è messo sulla strada del peccato per semplice curiosità, si era prefisso di
commettere la colpa una volta sola, un'unica volta, per poter dire di aver provato anche lui; senza riflettere
che, se il primo peccato è il più difficile a commettersi, gli altri seguono con rapida progressione.
Quale aberrazione! Già la prima colpa ha riempito la fantasia di innumerevoli immagini e basse idee,
che profondamente si impressero nella memoria producendo più tardi mille desideri impuri.
Ma i desideri accontentati imbaldanzirono e divennero passioni, le passioni divennero sempre più
urgenti, l'abisso chiamò l'abisso: e l'uomo reso servo della sua impura passione s'immerse sempre più nel
fango, senza mai essere soddisfatto.
Allora cominciò il povero giovane ad accorgersi che gli sciacalli affamati, che urlavano prima del
peccato, erano incatenati, ma la prima colpa avea tolto loro la catena e li avea resi arroganti e prepotenti.
Sii forte dunque, mio amico, fin dal primo momento.
Ti inganni se credi di diventare un uomo morigerato e di carattere, dopo una gioventù piena di
debolezze.
Una volta che ti sei abituato a portare il giogo del vizio, ogni tentativo di scuoterlo di dosso potrebbe
rimanere infruttuoso.
Chi può conoscere con precisione quando cominci l'autunno? Qualche foglia ingiallita si stacca qua e
là dagli alberi e silenziosamente cade ondeggiando. Poi un freddo vento autunnale spoglia man mano le
piante : e prima che noi possiamo rendercene conto, già la campagna è diventata brulla e pallida, mentre
attraverso i nudi rami del bosco sibila il vento.
Così avviene con la colpa. Quando essa penetra nell'anima, insensibilmente tutto distrugge portando
lo squallore di morte.
IL FASCINO DELLA COLPA.
Non è raro il caso che un giovane, infelice dopo il primo peccato, confuso per la vergogna ed il
dolore, piangendo prometta di non voler commetter più, mai più la brutta colpa...
Passano pochi giorni, viene una nuova tentazione: la volontà indebolita non sa resistere ed ecco la
ricaduta più avviliente, più vergognosa della prima.
Perché?... Perchè il mio giovane amico non fu abbastanza forte nei primi momenti. Le letture im-
morali, i bassi discorsi, cosa che da prima faceva solo di rado, diventarono man mano sempre più frequenti.
Egli non seppe abbastanza energicamente reagire: la sua anima è diventata ottusa e non ha ormai più la
forza di liberarsi.
Sarebbe necessario un forte sforzo di volontà per rovesciare il dispotico dominio della passione. Ma
questa ormai avvince così strettamente il giovane, divenuto sua vittima, che egli non riesce più a
svincolarsi. E quanto più spesso egli commette il suo brutto peccato, tanto più forza esso prende in lui.
Più tardi l'abitudine diviene bisogno.
Il peccato fa come il viandante indiscreto: Mi date, per carità, un cantuccio da dormire per una notte?
La notte seguente non se ne va; poi diviene ospite più o meno forzato e infine si fa padrone di tutta la casa e
ne scaccia il proprietario.
La mitologia greca racconta che Prometeo aveva rubato il fuoco dell'Olimpo.

17
Gli dei per pena lo legarono ad una roccia del Caucaso, ed ogni giorno veniva un avvoltoio, che gli
beccava il fegato.
Ecco il quadro impressionante del giovane, che lascia sviluppare in se stesso il fuoco dell'impurità:
le sue azioni vergognose divengono catene, con cui egli viene legato alla roccia del vizio, e il suo
peccaminoso piacere e l'avvoltoio che distrugge giorno per giorno la sua povera vittima.
Quanto più di frequente egli ha commesso il brutto peccato, tanto più ulula in lui la passione
insaziata: ancor più, ancor più...
Alcuni viaggiatori dell'Africa del Sud raccontano di un serpente, che ipnotizza col suo sguardo gli
uccelli. Un solo sguardo risveglia una grande inquietudine nelle piccole creature: spaventati quei poveri
uccellini saltano di ramo in ramo: dopo poco la loro resistenza diminuisce e sono forzati a fissare il loro
sguardo continuamente sul serpente. Come fossero attratti da una forza segreta si avvicinano, sempre più
alla bestia insidiosa, finchè essa con un brusco movimento li strozza.
Ebbene: qualche cosa di simile avviene all'infelice che è caduto nelle braccia dell'immoralità.
Un giorno, p. es., la colpa fu commessa solo per inavvertenza o per incoscienza. Facendo un esercizio
ginnastico, egli ha provato sentimenti morbosi. Per un senso di stupido rossore non ne ha parlato a chi lo
poteva consigliare e guidare. Ne ha parlato invece ad amici cattivi, che l'hanno spronato al male.
Il suo senso morale gli diceva che ciò era un disordine, una cosa peccaminosa: perché a nessun costo
avrebbe fatto questo dinanzi agli occhi di suo padre o di sua madre.
La natura stessa gli sussurrava che questo era colpa e che doveva rimanere nascosto. Egli si sarebbe
lasciato strappare un occhio, piuttosto che raccontare ai suoi genitori e fratelli la sua segreta azione.
Ma il momentaneo godimento che produceva in lui questo peccate era più forte che non la voce della
coscienza, ed egli non udiva più il segnale d'allarme.
Come l'insetto, che ignaro ed ingenuo si posa sulle foglie vischiose, di una pianta delle Indie, della «
Nepente », si sente d'un tratto chiuso in un carcere, donde non uscirà vivo giammai; così il giovane, che
s'abbandona al peccato d'impurità si trova chiuso in un carcere, donde difficilmente potrà sfuggire.
ANIME SCONFITTE
A stesso, il giovanetto ha sprecato un immenso tesoro di forze morali, che doveva causa di queste
continue impure azioni su riservare allo sviluppo della sua vita.
Allo sguardo scrutatore del maestro e dei compagni di scuola non sfuggono le ben visibili mutazioni
del suo carattere, che cambiano in breve tempo un giovane svelto, fresco, ilare in un giovane ottuso,
deficiente e non di rado sciupato anche fisicamente.
Essi vedono con meraviglia come il diligente e ben educato giovanetto di un giorno è diventato ad un
tratto così trascurato. Una volta egli aveva il primo posto e riceveva le migliori classificazioni ora egli si
deve accontentare a mala pena di passare alla classe superiore.
È vero che egli è tranquillo durante la lezione; ma chi scruta più attentamente nel suo occhio vede che
i suoi pensieri non sono nella scuola: il suo occhio è fisso in un punto lontano, senza osservarlo con
precisione, senza pensarci per nulla. Egli si costruisce il piano per i godimenti della sera; e se il maestro lo
chiama, la vergogna fa salire d'improvviso il rossore sulle sue guancie, balza in piedi nervosamente e si
vede che i suoi pensieri debbono ritornare da ben lungi.
Il più piccolo sforzo intellettuale gli fa venire il sudore sulla fronte. Le relazioni coi suoi buoni amici
di un tempo si raffreddano, le osservazioni più innocenti dei suoi camerati lo irritano e gli fanno venire
sulle labbra le parole più amare.

18
Egli ha soltanto due o tre confidenti, d'anima eguale alla sua; con essi soli egli conversa volentieri
delle sue avventure e dei suoi piani: e se per caso un estraneo s'accosta, egli e gli altri fanno capire a quel
tale che la sua presenza non è desiderata.
Il suo educatore che lo conosce da anni e lo ama, osserva con dolorosa sorpresa come deve spesso
cogliere il suo scolaro in menzogna, cosa che prima mai accadeva.
La sua anima è occupata da un. grave peccato, che importano a lui le piccole colpe?
Egli dice bugie con la massima facilità al suo maestro, ai compagni, ai genitori... e con la sincerità
spariscono anche le altre virtù dell'adolescenza, cioè la gentilezza, la nobiltà, l'apertura di cuore, la
gratitudine, l'entusiasmo per tutto ciò che è nobile e bello.
La pietra di paragone del valore morale è la purezza del cuore, senza la quale l'anima va in rovina.
Che importa che la mela sia rosea se è bacata dal verme? Che il sarcofago sia dorato, se contiene
soltanto il marciume?
E che rimane del profumo della rosa quando ruvide dita brutalmente la sfogliano?
Nell'Agro Romano si estendono da tempo incalcolabile immense paludi, le cui dannose esalazioni
impestano l'aria dei dintorni.
Chi ha osservato l'indifferenza e l'apatia, con cui quella povera gente dalla faccia bianca come la cera,
e dagli occhi smorti, conduce le sue barchette sull'acqua torbida e fangosa, è preso da un segreto ribrezzo e
da umana compassione.
Chi rivolge a questa gente un amichevole «Come state?» non riceve per risposta un: « Si vive »,
com'è in uso in certe regioni, ma sente rispondersi: « Si muore » (1).
E « si muore », « si muore » potrebbero dire di se stessi, molti giovani, la cui fronte è solcata da rughe
precoci, le cui labbra stentano a formare un sorriso, la cui gioia va sparendo rapida come i colori
dell'arcobaleno in un triste tramonto.
La quercia non cresce in oscuri meandri, ne le rose fioriscono in un'umida cantina.
La seria applicazione su questioni scientifiche, gli è impossibile: egli è come gravato da un forte peso,
che non gli lascia gustare alcuna vera gioia, finchè il suo spirito s'inaridisce del tutto.
Egli è vicino alla disperazione: la sua energia è infranta, i suoi pensieri, la fantasia imprigionata non
gli lasciano più gusto per altro. Egli diviene vile, bugiardo, ipocrita, volgare, senza carattere.
Il ladro ruba al suo prossimo, ma l'impuro danneggia se stesso. Egli distrugge il suo prezioso tesoro,
la sua forza fisica e spirituale.
(1) Oggi, grazie al lavoro costante di risanamento e alle bonifiche, meravigliosa opera di tenacia
italiana, queste regioni sono divenute in gran parte fertili ed abitabili.
Ha ben cantato il poeta:
Con la purezza l'anima dilegua Lieve profumo d'una pesta resa,
Suono d'argento d'una corda rotta.
SCHILLER.

IL LUME SPENTO.
Dopo che il giovane ha così minato i fondamenti del suo carattere ed ha abbandonato una virtù dopo
l'altra, egli giunge alla completa rovina: la miscredenza.
Se non fosse troppo triste, si potrebbe sorridere sentendo oggi scolari che, appena giunti alle classi

19
medie, parlano con disprezzo della morale, della religione, di Dio: di cose, dinanzi alle quali le più
profonde intelligenze dell'umanità s'inchinarono riverenti.
Poveri untorelli! Sanno leggere un po’ di latino e risolvere un problema e si danno l'aria di gente che
ha studiato profondamente tutti i libri.
Cielo, inferno, Dio e immortalità dell'anima, sono favole per loro! Ma, vediamo un po', ci dicano i
saputelli miscredenti che cosa di nuovo hanno imparato che non fosse noto ai primi rappresentanti della
scienza naturale e delle altre scienze.
Keplero, Newton, Boyle, Herschel, Laverrie, Fresr_el, Fraunhofer, Foucault, Lavoisier, Pascal..
Ampére, Galvani, Volta, Pasteur, ecc. tutti questi ed infiniti altri sapevano forse un po' meno di questo
ragazzo di 2a liceale?... Ebbene, questi luminari della scienza erano profondamente credenti.
Dunque proprio la scienza che ha condotto questi giovani alla miscredenza?... Ah! la vera scienza è
sempre stata una guida a Dio.
È la corruzione che allontana da Dio. Questa è la vera ragione, che li ha resi miscredenti.
Venuta dapprima la contraddizione continua tra la condotta e la fede, i rimproveri della coscienza, il
dubbio tormentoso, e poi il pensiero: e se vi è un Dio, e se io a questo Dio dovessi un giorno render conto di
tutte le mie azioni, perfino dei miei segreti pensieri! oh! come sarebbe bene se non vi fosse Dio...: forse,
non ce n'è alcuno... Oh sì, è così, Dio non esiste... no, no, Dio non esiste...
« Il cuore - dice Pascal - ha ragioni che l'intelletto non conosce ».
Il cuore guasto rende talvolta miscredente l'intelletto sano, fortemente educato : diventa negatore di
Dio solo chi ha interesse che Dio non esista.
• appunto così : chi si è dato all'impurità lascia innanzi tutto la preghiera, poi le principali pratiche
religiose, gli diviene pesante la religione stessa, infine egli perde la fede.
• non può essere altrimenti. Egli cercherà infatti di giustificare la sua morale depravazione con
qualche teoria filosofica, che lo autorizzi a negare l'esistenza di Dio : di quel Dio, che, a ciascuno do-
manda la purezza dell'anima, virtù che l'infelice giovane è ben lungi dal possedere.
Si racconta di un uccello che quando è in pericolo mette per la paura la sua testina tra la sabbia e con
ciò pensa di essere salvo, perchè non vede nessuno. È il caso del nostro giovane « miscredente », che cerca
di nascondere, per timore di Dio, la sua testa cercando di non vederlo, di persuadersi che non esiste: in altre
parole, costringendo il suo intelletto alla miscredenza per non riformare la propria vita.
Certo è duro per il peccatore il pensare che dovrà un giorno rendere conto alla Giustizia Divina di
ogni sua colpa.
Il grande conoscitore degli uomini, Labruvere, scrive (Les Caractères 6): « Io vorrei trovare uno solo,
veramente sobrio, moderato, casto, che neghi l'esistenza di Dio e l'immortalità dell'anima. La tua opinione
dovrebbe essere presa in considerazione, sia pure come caso individuale. Ma un tal uomo non l'ho mai
trovato ».
Quanti giovani potrebbero ripetere quello che l'illustre scrittore François Coppée ha scritto dopo la
sua conversione, nella prefazione al suo libro intitolato: « La bonne souflrance » - Sono stato educato
cristianamente. Dopo la mia prima Comunione per lunghi anni ho adempiuto con fervore i miei doveri
religiosi. Solo quando intervennero le scappate della mia gioventù e la vergogna di confessarle umilmente,
perdetti la mia religiosità ».
Moltissimi, che oggi si trovano in una simile situazione, se volessero esser sinceri, dovrebbero
confessare lo stesso.

20
Il miscredente Rousseau non esitava di scrivere: « Conservate la vostra anima in condizione che
possa desiderare che Dio esista; così non ne dubiterete mai... ».
Signori miei, - disse il celebre scrittore Chateaubriand, in una società elegante, - mettete la mano al
cuore e confessate sul vostro onore non avreste il coraggio di credere se aveste il coraggio anche di esser
puri? »
E Sant'Agostino, quasi a commento: « Nemo incredulus, nisi impurus ».
Gesù infatti, con intuito divino, ha detto « Beati quelli che hanno il cuore puro, perchè
contempleranno Iddio ».
ADDIO FELICITA’ ! ADDIO !
Sei tu felice, povero amico mio? Tu hai pagato un ben alto prezzo per esserlo; ma ti senti ora davvero
contento? Dimmi: che senti? Sii sincero e rispondi alla mia domanda: Sei felice?
Tu dirai : « Si, perchè ora so tutto! » Rifletti alle tue parole, amico mio : sei proprio felice?
No! Tu sbagli, tu inganni te stesso, perchè non avresti allora delle ore, che versano un mare di
amarezze nella tua anima. Intendo quelle ore, nelle quali niente ti può rallegrare lo spirito.
E perché siedi così spesso davanti ai tuoi libri e lasci errare lo sguardo lontano, mentre amari dubbi
mordono il tuo cuore? Cosa significa questo abisso, che si apre nella tua anima immersa nella più fredda
desolazione? Tu ti lamenti, nei momenti più sereni, che il tuo passato è senza gioia e il tuo futuro senza
speranza: ma donde viene tutto questo? E quale è lo scopo della tua vita? dov'è la tua energia, che ti
sussurrava all'orecchio: «Rompi le catene?»
Adesso tu ti ritieni libero dalle leggi del Creatore, ma sei divenuto schiavo dei tuoi sensi mai
soddisfatti.
Guarda i tuoi compagni nella scuola: come risuona gaio il loro riso! Tu esclami con lo Sehiller: « La
mia innocenza, la mia perduta innocenza! Ogni cosa esce a riscaldarsi al raggio vivificatore della
primavera! Perchè io solo dovrò scegliere l'inferno alle gioie del cielo? » (I Masnadieri Atto 3° SC. 2).
Oh ! se tu fossi davvero sincero con te stesso, confesseresti che nell'uva proibita tu hai trangugiato per
la cecità della tua mente, il più amaro fiele d'inferno!
« Or conosc'io che mia fera ventura. Vuol che vivendo e lagrimando impari Come nulla quaggiù
diletta e dura.
(PETRARCA, son. 5I).
IL MONDO SOMMERSO.
Racconta la leggenda che in mezzo all'oceano vi è un continente sommerso:l'Atlantide.
I marinai, che vi passano sopra col tempo sereno, dicono di vedere in fondo al mare le torri,
le cupole e i palazzi fantastici di questo mondo paradisiaco inabissato, e credono di sentire un lungo
lamento uscir dalle onde, che come una tomba immensa si sono rinchiuse sopra quella bellezza som-
mersa.La leggenda del mare è un simbolo triste ed evidente di quel magnifico mondo spirituale distrutto nel
cuore del giovane dal vizio impuro. Quale orribile visione! A chi giunge all'orecchio tale lamento
sconsolato si contrista amaramente il cuore.
Povera anima! quale sublime bellezza spirituale miseramente sommersa nelle sporche onde dell'im-
moralità!
CASTIGO.
Tu sai, amico mio, che l'impurità è un delitto contro il volere del Creatore, una violazione

21
profanatrice degli ordini di Dio.
Chi commette questo peccato sfida la legge di natura: il che non può avvenire impunemente.
Resterai certamente impressionato dalle tristi conseguenze fisiche che seguono una condotta impura.
Conseguenza al cui confronto ben miti sono le sanzioni della legge penale e dell'umana giustizia.
Ricordi le terribili punizioni di Dio? Il diluvio universale, il fuoco sulle città della Pentapoli!...
Ebbene, con pene più gravi del fuoco e dell'acqua questo peccato è punito.
Figlio mio, quando tu senti le violenti tentazioni scatenarsi contro di te e quando tutte le tue riflessioni
morali sembrano insufficienti contro la bufera dei bassi istinti, pensa, ti prego, a queste parole che io vorrei
imprimerti a caratteri di fuoco nell'anima tua.
Terribile è la vendetta, che la natura prende talora su coloro, che per la loro impura passione
avviliscono la dignità umana e compromettono il benessere di un'intera generazione.
LA PAROLA ALLA SCIENZA.
L'organismo umano ha bisogno per il suo pieno sviluppo di quel succo vitale, che
viene invece sperperato nell'abuso prematuro della forza generativa. Ne seguono una fatale denutrizione del
midollo spinale e una sovraeccitazione di tutto il sistema nervoso.
Le guancie smorte, lo sguardo fiacco, privo di espressione, le mani tremanti, il busto inclinato innanzi
e sulla fronte rabbuiata un aspetto senza freschezza ed energia, ecco le frequenti conseguenze del peccato.
Sulla faccia di tanti poveri giovani compaiono appena alcuni tratti virili e già c'è qualche cosa della
vecchiaia e dell'esaurimento. Il colorito è pallido, l'occhio s'affossa nelle occhiaie. Questi infelici hanno
continuamente bisogno di dormire, soffrono di frequente dolori di capo, sono soggetti spesso all'insonnia,
malgrado tutta la loro stanchezza, hanno il pericolo di una scossa generale del sistema nervoso, e perfino
possono andar incontro alla pazzia.
I terribili segni e le pene dei loro segreti peccati diventano palesi. Alla lettera si avvera su essi la
parola della S. Scrittura: « Nel giorno, in cui tu mangerai di questo frutto, morrai ».
Niente conduce più alla rovina del corpo come questo peccato. Come una sanguisuga, mai sazia, esso
succhia loro il midollo delle ossa, abbatte la loro forza fisica, porta via il roseo delle loro guancie e spegne i
vivi, puri lampi delle pupille.
Consumando le loro energie nel peccato, questi giovani rallentano il loro progresso su tutta la linea,
come rallenterebbe la sua corsa una macchina, se si gettasse il combustibile non nel forno, ma lungo la via.
Secondo recenti attestazioni dei medici lo stato dell'anima ha influenza non piccola sul corpo, e la
psicoterapia ricerca appunto un nuovo sistema di cura basandosi su ciò.
È evidente infatti che la depressione dell'animo del giovane dissoluto, ha un'influenza dannosa sul
corpo. D'altra parte la continua eccitazione dei nervi e la dispersione dell'energia vitale non possono
rimanere senza gravi conseguenze psichiche.
A dir il vero l'organismo cerca per un certo tempo di compensare le forze sprecate, però questa
compensazione avviene con danno generale, perchè come è noto, non c'è alcun processo nel nostro
organismo che abbia maggiore e più pronta influenza sul nostro sistema nervoso di questa funzione vitale.
Il giovane diventa anemico, poichè impoverisce ìl sangue ed è facile preda della tisi, già per se stessa
molto diffusa in mezzo alla gioventù.
Fissa nell'occhio questo disgraziato. Dio mio! Quegli occhi infossati sono ancora gli occhi d'un
ragazzo? Quei lineamenti avvizziti sono ancora i lineamenti di una faccia infantile?

22
È dunque tanto facile che un bel sogno primaverile diventi presto un grigio autunno?
Hai pensato, povero figliolo, quando ti davi in potere del demonio calpestando il fiore della tua
innocenza, che avresti dovuto pagare al maligno ogni momento di piacere, così presto svanito, col prezzo
del tuo avvenire? Inesorabilmente egli ti chiede con crudele sogghigno il tuo sangue, il midollo delle tue
ossa, il celeste bagliore dei tuoi occhi, l'energia dei tuoi nervi e soprattutto l'anima tua. Quale prezzo, mio
Dio!
Che mi cadde sulla carta?
Un fiore mi fu messo sulla scrivania; e mentre scrivevo queste righe, un calice appassito è caduto.
Mi soffermo un istante per guardare il povero fiore. Perché è caduto questo calice? Esso era ap-
passito, aveva perduto la sua fragranza; e il fiore lo ha fatto cadere come cosa inutile... Povero piccolo
calice!
Ma te più infelice, povero fiore umano, che già cominci a disseccare prima che tu abbia potuto
sbocciare.
La vita ti lascia cadere, perchè ormai tu sei avvizzito e più non le servi.
PUTREFAZIONE DI UN CORPO VIVO.
Ti confesso, amico mio, che la penna mi trema nella mano, mentre mi accingo a scrivere altre verità e
penso alla tragica fine di tante povere giovani vite.
Sono rimasto alquanto incerto se dovevo o no palesarti il pericolo di cui forse mai hai inteso parlare.
Lo faccio penosamente, obbedendo alla voce del dovere affinché tu sappia fin dove una leggerezza fatale
può condurre un giovane incauto.
Sappi adunque che vi sono a questo mondo disgraziate creature, che, disonorando se stesse, cercano
in tutti i modi di trascinare gli incauti nell'abisso.
Sta in guardia! Sono serpi velenosi: una sola delle loro punture è sufficiente ad iniettarti un veleno
fatale per tutta la vita.
Non avvicinarti a loro: trema dei riflessi irridescenti delle loro squame, del fascino delle loro pupille,
del sibilo insinuante della loro voce, del loro cauto e strisciante avanzarsi...
Trema, e, ti scongiuro, non confidare, né della tua forza, né del tuo coraggio, né della tua onestà.
Fuggi, se tu vuoi a suo tempo dare origine ad una famiglia, e non lasciare una terribile eredità il
marchio di malattie vergognose alla tua sposa, ai tuoi poveri piccini, ai figli dei tuoi figli, ad un'intera
generazione; se vuoi che nessuno dei tuoi figli maledica per tutta la vita la memoria del proprio padre.
Se tu sapessi, amico mio, quanto tali malattie sono diffuse tra gli uomini e quanto facilmente
sviluppano il contagio!
Bisognerebbe che gl'infelici colpiti fossero segnati a dito per avviso e per preservazione dei sani e
degli onesti. Pensa che la più comune e più diffusa di queste malattie da sola miete più vittime tra gli
uomini che la peste, il colera e la febbre gialla prese assieme! Eppure con quale terrore non pensiamo noi
alla peste? (1).
TRISTE TRAGEDIA.
Medita quanto ti scrivo.
La vittima comincia a tener il letto con alte febbri, nel suo corpo si aprono le ferite, acerbi dolori ne
trafiggono le ossa e tormentano i suoi muscoli.

23
« In Italia, dalle statistiche per causa di morte, risulterebbe che muoiono annualmente (media di 10
anni) circa 2000 individui per la suddetta infezione come causa diretta; aggiungiamo a questi i 5000 che
decedono per paralisi progressiva e tabe dorsale; calcoliamo poi una discreta percentuale sui 1200 morti per
angina pectoris e sui 2000 morti per varie forme spinali; teniamo presente che un notevole « numero dei
40.000 morti per apoplessia, degli 8o.ooo morti « per lesioni cardiache, dei 12 000 morti per le lesioni delle
arterie, degli 8ooo morti per epatiti acute e croniche, debbono indubbiamente aver soggiaciuto all'azione
diretta o indiretta della terribile infezione; teniamo presente che essa ha sicuramente una parte importante
nel determinare i 40.000 decessi nei primi tempi della vita... e allora ci renderemo conto, in modo
abbastanza approssimativo, della « grande importanza di questa infezione come fattore di depopolazione ».
Prof GIUSEFPE MARIANI
della R. Università di Bari.
Violenti mali di capo non gli danno requie, l'infiammazione della pelle delle palpebre e delle glandole
salivari, malattie intestinali di ogni genere si succedono, una grande debolezza lo coglie, e non può trovare
riposo.
Contemporaneamente altre malattie l'assaltano e contro di esse può opporre solo piccola resistenza.
Ed intanto il male progredisce. Il palato vien interamente forato dalle ferite, l'osso del naso marcisce, la
faccia presenta un orrendo spettacolo e tutto l'organismo ne soffre.
Il povero ammalato tenta, ogni mezzo per riacquistare la sua salute e anche il medico qualche volta lo
spera; ma, dopo alcuni anni, questa malattia d'improvviso si manifesta nuovamente. La tisi spinale, la
paralisi progressiva e la cecità sono le terribili complicazioni che possono intervenire.
L'uomo che negli anni dei suoi studi dava le più belle speranze, è ora grave a se stesso ed alla sua
famiglia e va miseramente in rovina come un rifiuto del genere umano.
Per ora non si può affatto parlare di una completa guarigione, quantunque molti progressi siano stati
fatti specialmente in questi ultimi tempi.
Ma non voglio più a lungo intrattenermi su questo argomento, ne sui terribili dolori che ac-
compagnano la tabe dorsale, ne sulla disperazione, a cui spinge la paralisi progressiva.
Oh, se questa terribile tragedia potesse essere rappresentata vivamente davanti agli occhi del giovane
quando egli crede di poter rallegrarsi del primo godimento!
Dirai forse che esagero e parlo per metterti paura. Che se queste malattie fossero veramente così
pericolose, se ne dovrebbe sentir parlare più spesso, anche per mettere all'erta i poveri giovani.
Vi è tanto silenzio? Ma perché è cosa naturale che persone, affette da questa terribile malattia,
cerchino di nascondere il loro stato infelice. Molto spesso poi questa malattia colpisce le sue vittime sotto
un altro nome, e soltanto i medici che molte volte sono taciti testimoni di tali tristi tragedie, soltanto essi,
potrebbero rivelare, se non fossero legati dal segreto professionale, in quanti casi l'origine di certe malattie
è da ricercarsi nel peccato impuro (1).
Un'antica leggenda greca narra di un mostro umano dalla testa di toro, che Minosse aveva rinchiuso
nel labirinto dell'isola di Creta, ed al quale venivano ogni anno dati per nutrimento sette giovani e sette
ragazze di Atene.
(1) « Non assistiamo più alle grandi, clamorose epidemie popolari che agghiacciarono il cuore e
ferirono la fantasia dei popoli europei sullo scorcio del XV e XVI secolo; ma assistiamo però ogni giorno
alle gravi conseguenze della infezione sui vari organi e tessuti, in ogni età e condizione di vita; anzi i
migliorati mezzi diagnostici ci permettono di scoprirla come coefficente diretto o indiretto di malattie e di
morte anche là dove prima non si sospettava la sua influenza ». Prof. G. MARIANI, op. cit.

24
Questa è una leggenda. La strage però di questo mostro leggendario è cosa insignificante a paragone
della rovina, che il peccato dell'impudicizia reca nelle file dei giovani odierni, che a migliaia precipitano nel
profondo cella rovina fisica e morale.
Tu conosci certamente il capolavoro di Leonardo da Vinci: « L'ultima Cena » che egli ha dipinto su
una parte del refettorio del Convento di S. Maria delle Grazie a Milano. Non so però se tu abbia sentito
quale impressionante episodio sia legato a questo quadro.
L'Artista pensava dover trovare un modello adatto che potesse rappresentare la sublime figura del
Divin Salvatore, quando egli con suo immenso piacere trovò in una chiesa un chierichetto di grande
bellezza: Pietro Bandinelli; era questo il nome del giovanetto che si prestò volentieri a far da modello,
felice anzi di essere stato scelto come modello per i tratti di Gesù.
Passarono anni e si vide di nuovo Leonardo da Vinci andar in giro per le strade. Egli cercava questa
volta un modello per rappresentare Giuda e completare così il suo lavoro: e Leonardo sembrava di
malumore, perchè non riusciva mai a trovare chi corrispondesse al suo pensiero.
Egli voleva un soggetto che, esprimesse, nei suoi tratti tutta la malignità e l'infamia, che solo si può
pensare in Giuda.
Finalmente s'incontrò in un giovanotto dall'aspetto invecchiato prima del tempo, i cui tratti facevano
pensare ad un'anima depravata. Appena condusse questo sconosciuto davanti al quadro della « Cena » e si
accinse a dipingere Giuda, l'infelice si accasciò e fu preso da violenti singhiozzi.
Quell'uomo era Pietro Bandinelli.
Egli si era dato interamente al vizio, e questa terribile abitudine aveva cambiato il suo volto da Cristo
nella faccia di Giuda.
Se a tal punto era ridotto il suo corpo, come doveva essere la sua anima?
Oh ! se le mille e mille tombe dei cimiteri potessero una volta parlare! Da quei tumuli silenziosi che
hanno accolto prima del tempo nella loro profonda oscurità tante giovani vite, quanti ammaestramenti si
avrebbero!
Amico mio, e parola del Signore: « Se alcuno violerà il tempio di Dio, Dio lo darà in braccio alla
morte. Imperocchè il tempio di Dio è veramente Santo e templi siete voi » (I Cor. uI. 17).
TERRIBILI RESPONSABILITA.
E la rovina non è di uno solo. C'è il contagio.
Il germe infettivo del peccatore senza coscienza, minaccia i suoi innocenti vicini. Per mezzo del
cucchiaio, del bicchiere, dello spazzolino da denti, dell'asciugamano... il veleno può essere trasmesso (1).
Se nel disgraziato rimanesse ancora un briciolo di onore, egli dovrebbe allontanare da sè la sua stessa
madre col grido: « Va lungi da me, non ti avvicinare, perché io ho in me l'inferno ».
Quando ella presenta la sua bocca santa per un bacio d'addio, egli avvicinando le sue labbra ipocrite
con un bacio - il cuore che tocca il cuore - forse trasmette a sua madre la ignominiosa malattia, che rode il
suo midollo.
Si può dunque rovinare la propria madre... e rovinarla con un bacio
POVERI BIMBI.
E se poi con questa malattia egli osasse fondare una famiglia, che avverrebbe?...
Un fuoco infernale dovrebbe consumare il suo profondo interno al pensiero che egli

25
(1) « Niente può impedire, scrive il Dott. Prof. Mariani, specialista in materia: ai nascosti germi delle
tristi malattie, di operare nell'ombra instancabilmente, minando floride energie, passando dal primo ad altri
ospiti inconsapevoli, segnando del suo marchio fatale la fanciullezza sorridente o la meditante vecchiaia ».
(Op. cit., pag. 136).

coscientemente tiene vicino a sè, per la durata di tutta la vita, delle innocenti creature!
Come oserà vivere accanto ad una giovane, che durante i giorni della sua illibata giovinezza, piena
dell'ideale d'una vera purità, ha pensato al futuro sposo, come a un cavaliere senza macchia e senza paura?
Ed egli, uomo sciupato, ha preso per sposa questa pura fanciulla con la previsione crudele di renderla
infelice per tutta la vita, inoculandole nel sangue il germe del suo terribile male!
L'esperienza fornisce terribili esempi.
E i figli?... Povere creature, nate per soffrire.
Già al secondo o terzo mese della loro vita si manifestano in loro i segni del morbo paterno, e dopo
un mezzo anno, sono generalmente rovinati.
Se restano in vita, la malattia si svilupperà in loro tra i dieci e i venti anni e intanto il loro sviluppo
resta gravemente danneggiato.
Che tristezza, oh, mio Dio!
Il piccolo e gracile corpo infermuccio trascinato in un'alternativa continua di malattie...
I loro figli e i figli dei figli potrebbero essere eredi della stessa loro terribile sorte.
Quale tremendo castigo di un solo peccato!
Quando visito l'ospedale dei ciechi e degli infelici colpiti dalla nascita da gravi malattie, mi sento
stringere il cuore e penso: Dio mio! molti di questi infelici innocenti non sarebbero così, se i loro genitori
da giovani si fossero conservati puri.
E mi sembra che dalle labbra di quei disgraziati escano le parole della S. Scrittura: - « I padri no-
stri hanno peccato e non sono più, e noi portiamo le conseguenze dei loro peccati ».
Maledizione ai traditori, che mentre dovevano darci la vita ci hanno dato la morte!
Amico mio, che senti la violenza delle tentazioni, io vorrei condurti dinanzi agli infelici abitatori del
manicomio, alle schiere di fanciulli storpi, scemi, molto spesso triste ed impressionante dimostrazione delle
mostruose conseguenze dei peccati di un giovane vizioso e vorrei dirti: - Vedi che cosa può costare anche
un solo peccato contro la bella virtù? ed io sarei sicuro che tu, sconvolto e terrorizzato, faresti tua la frase
del massimo oratore greco, Demostene, che ad una disgraziata seduttrice diceva: - « Tanti poenitere non
emo » - Tanti dolori per un solo istante di piacere sono prezzo troppo caro per me.
E quale gioia invece non deve provare quel padre, che sa di poter tramandare ai suoi figli la più
preziosa delle eredità per la sua vita morigerata e casta.
« Quando il mio figlioletto mi guarda con i suoi occhietti raggianti - mi scrive un giovane da poco
sposato - col suo visino paffuto e florido di salute e di vita, mi sento riboccare il cuore di gioia; e quando lo
vedo corrermi incontro festoso e felice, allora non mi pento di aver incontrato per anni e anni dure lotte per
conservarmi puro e sento l'intima soddisfazione di aver combattuto non soltanto per me, ma anche per la
mia creaturina e per gli altri innocenti bambini, che al Signore piacesse mandarmi ».
SPERANZA DISTRUTTA.
Sotto la mia finestra scorre il fiume. Una mattina, con mia meraviglia, vidi le acque torbide e

26
turbinose in maniera insolita. Donde tutto questo fango? mi domandai: qui nei dintorni non abbiamo avuto
pioggia da parecchi giorni.
L'indomani i giornali portavano la notizia, che lontano, nella regione dove sta la sorgente, si era
scaricato un terribile nubifragio.
Il fiume portava dunque quel fango, che aveva raccolto lontano lontano quand'era ruscelletto e poi
non aveva cambiato aspetto ne nel suo corso medio, né in quello inferiore.
Le sue acque non si erano chiarite, per quanto i suoi affluenti si gettassero in esso con acqua cri-
stallina.
Amico mio, ecco l'immagine di una giovane vita macchiata, sulla quale grava una maledizione
inesorabile, che più non l'abbandona neppur nell'età matura. Ricordalo bene: è più facile conservare casta la
nostra anima che purificarla e ridonarle il primitivo splendore, dopo averla macchiata una volta col fango
dell'impurità.
LA VOCE DEI GIOVANI.
Appena ebbero diffusione le precedenti edizioni di questo libro, mi giunsero numerose lettere di
giovani lettori. Quando cominciai a leggerle, rimasi commosso fino alle lacrime, e più volte la lettera è
caduta dalle mie mani. Non potevo raccapezzarmi: guardai il Crocifisso, che stava davanti a me sulla
scrivania e singhiozzai.
Gesù mio! aiuta queste povere anime nella loro aspra lotta. Quale dolore! quanta miseria! quali sforzi,
e quante speranze perdute.
Tutti si lamentano del primo passo falso e di non aver trovato nessuno, su cui appoggiarsi, nessuno
che avesse potuto strapparli dall'abisso.
Riporto qui alcune di queste lettere tacendo solo i nomi degli scrittori. Leggile, figlio mio; e
l'esperienza altrui ti faccia prudente per non dover mai scriverne di simili.
Rev.mo Padre,
Mentre le scrivo, fuori con chiasso infernale infuria la bufera.
Nel caminetto della mia camera crepita il fuoco sprigionando vivide scintille. Ma che mi interessano
gli oggetti che mi circondano?...
La mia mente si perde nel passato. Cerco il chiaro splendore del sole dei miei primi anni, il limpido
suono della mia voce, le allegre risa dei miei amici, rivedo la fiorita primavera della mia vita.
Tutto questo è ormai passato da lungo tempo.
Nuvole grigie coprono il cielo azzurro della mia anima. La mia faccia delicata è invecchiata prima del
tempo, il suono argentino della mia voce è diventato grave, mi stringe il cuore di doverlo dire, il bianco
fiore della mia giovinezza è ora nel fango.
Oh! come vorrei rifare il cammino percorso, come vorrei uscire da questa terribile condizione, che
avvilisce l'anima mia! Mi sembra fosse stato ieri, eppure sento di esser diventato vecchio, molto vecchio coi
miei 22 anni.
Dal mio cassetto, dove stanno le lettere ed i ricordi più cari della mia infanzia, mi sembra che esca un
profumo, il profumo della mia gioventù piani, ideali, castelli, che avevo sognato di costruire nel mio
avvenire, ritornano ora dinanzi alla mia mente e passano in una corsa fantastica. Poveri ideali della mia
infanzia!
Sul mio cuore è spirata la tramontana ed ha distrutto i teneri germogli.
Reverendo Padre, la sua lettera amorevole ed il suo libro mi hanno scosso dal mio torpore e mi hanno

27
deciso a scriverle. Ho inteso il bisogno di aprirle l'animo mio, di manifestarle tutta la mia miseria. Oh!
l'avessi fatto ancor prima! Ma l'assicuro, non avevo il coraggio di scoprire ad alcuno le brutture della mia
coscienza: mi vergognavo, quantunque fossi fermamente convinto che Ella mi avrebbe indicato
benevolmente la via, che conduce ad una nuova vita.
Fino ad ora ho avuto solo cura di evitare sempre più le vecchie amicizie, e mi sono chiuso in un triste
isolamento. È successo a me, come a colui che voleva prendere la pianta velenosa delle paludi credendola
un fiore profumato. Mentre egli stava per coglierla, il fango cominciò a cedere sotto i suoi piedi ed in breve
lo soffocò tra i suoi viscidi gorghi.
Ah! se una mano vigorosa m'avesse sorretto in quel momento, se mi avesse condotto alla piscina di
Siloe, avrei trovato fin d'allora la via della salvezza. Non volli cercare questo aiuto prezioso, ero troppo
orgoglioso, volevo liberarmi colle mie forze, lo speravo, lo volevo... invece da allora i miei desideri
restarono infruttuosi.
Quale sia la mia condizione attuale, Rev.do Padre, Lei lo indovina. Con la piena fiducia di un antico
scolaro mi rivolgo pertanto alla di Lei bontà per averne consiglio e le chiedo una sola riga, che porterà
sollievo alla mia anima, come la fresca sorgente ristora lo stanco viandante... ».
Tolgo dalla lettera di un mio lettore sconosciuto alcune frasi
... « Appena io lessi il di Lei prezioso libro, sentii giungere al mio cuore la voce soave del Salvatore,
che mi chiamava sulla via del ritorno... Ecco come sono felici i tuoi amici che si sono conservati puri, mi
sussurrava la coscienza, mentre tu sei disceso nella fossa, che tu stesso ti sei scavata. Questo pensiero mi
tormenta e mi stimola a mutar vita... ».
E da un'altra lettera
« Quanti giovani con me deplorano amaramente, perchè nessuno li ha messi in guardia, a tempo
opportuno, contro le terribili conseguenze di questo peccato.
lo soffro, gemo e singhiozzo fortemente sotto il giogo di questa viziosa abitudine, a cui incon-
sciamente mi sono lasciato spingere da un miserabile compagno.
Ah! se avessi letto prima il di Lei libro!...
Un'ultima lettera, che merita essere riprodotta per intero
« Rev.mo Signore,
Oggi è stato per me un giorno di grande gioia. Non potrei meglio fissare il ricordo di questo giorno,
che con questa lettera, con la quale io voglio esprimerle tutta la mia riconoscenza.
« Se mi riuscisse, Lei ha detto nel suo libro, di sostenere per un'unica volta anche un sol giovane che
vacilla, di consolarlo quando è afflitto, questa sarebbe per me la più ricca ricompensa ».
Questo giovane, ecco, sono io! Oggi sono felice perchè posso dire di essere, col di Lei aiuto, conso-
lato. Il suo desiderio è stato adempiuto: io oggi, imparando a conoscere il vero ideale e abbracciando la
retta via, sono divenuto suo figlio spirituale.
Ed ora, Rev.do Padre, ascolti la mia storia dolorosa
Ricevetti dai miei genitori un ottima educazione; ed oh! avessi saputo approfittarne!
Fino alla 5a Ginnasiale niente di particolare mi successe; ma in quell'anno avvenne un profondo
cambiamento in me. Compagni cattivi, che prima evitavo, mi si avvicinarono con discorsi e scherzi
indecenti...
Da principio arrossivo, poi a poco a poco essi conquistarono l'animo mio e li imitai, senza pensare a
quel che facevo.

28
Una volta, non so come accadde, ebbi la percezione che io non facevo bene. Ero nervoso e provavo
una debolezza insolita...
Spesso penso con le lacrime agli occhi a quel tempo. Non c'era nessuno che mi dicesse: « Non farlo!
».
La mia coscienza era diventata debole, io stesso non sapevo dove sarei andato a finire. Si creò in me
l'abitudine.
lo non pensavo allora che sempre Iddio mi vede! Dio mio! io, per così dire, non sapevo nemmeno ciò
che facevo, lo intravedevo confusamente.
Poveri genitori!, per non affliggervi, non avevo il coraggio di scoprirvi che m'ero macchiato.
Quante volte sentivo il bisogno di palesarlo a qualcuno. Ma a chi avrei potuto dirlo?... Mi vergognavo
tanto; e poi, non sapevo ben chiaro la malizia di ciò che avevo fatto.
Ora, dopo essere venuto a conoscerne la gravità, tremo tanto e temo le terribili conseguenze.
Benedetto il giorno, in cui presi in mano il suo libro. Oggi sono deciso, e perciò è questo per me il
giorno della liberazione...
Voglio mettere la mia mano nella sua, guardare nei suoi occhi e ripetere il mio fermo proposito: «
Voglio esser puro, lo voglio... ».
IL PASSO ESTREMO.
Ed ora, amico mio, leggi attentamente queste righe, che un giovane disperato scrisse ad un suo amico
« Nella mia grande tristezza tu mi sei sempre stato affezionato. Non ti meravigliare che io non possa
consolarmi, perchè la cosa più terribile che mi è toccata, non è nota.
Già più volte io volevo confidartela, ma le parole mi morivano sul labbro. Adesso però ascoltami e
disprezzami pure.
Dio mio! sì che io devo confessarla, devo parlare!
Mentre ognuno mi colmava di affetto e mi circondava di tante attenzioni, io mi sono segretamente
guastato con l'abitudine di un abbominevole peccato. Vedi la mia malattia?
Ora la malinconia mi tormenta: ed io preferirei soffrire tutti i dolori fisici piuttosto che questa terribile
pena, che strazia l'anima mia. Non posso più pensare con lucidità di mente. Il lavoro intellettuale mi è
martirio: i miei pensieri vagano nell'infinito, la fantasia corre dietro a fatue imagini, idee volgari non mi
danno pace nè giorno nè notte: invano sospiro, piango e lotto disperatamente contro di esse. In quale abisso
sono caduto! Mi darai il consiglio di pregare. E come lo farei volentieri: ma non posso più farlo. Nessuno
mi può più aiutare.
Più di una volta ho fissato l'ora, il giorno, il luogo, dove togliermi la vita: Però l'immagine dei miei
poveri genitori mi è sempre tornata alla mente.
I miei amati genitori, i miei fratelli non sospettano a quale essere indegno essi abbiano dato tutto il
loro affetto: e dovrò io dare loro l'immenso dolore, che il loro figlio diventi un suicida?...
Questo solo pensiero mi trattiene. Visitami più presto che puoi... o meglio non farlo: io non lo merito.
Ed invece prega e prega molto affinchè Dio abbia pietà di me, se pure per me ancora può esserci
misericordia ».
Amico mio, hai letto anche tu di giovani studenti tra i i6 e i i8 anni, che si sono suicidati « per la
stanchezza della vita? »
Stanchi della vita a16 anni! Pensaci un istante. Un ragazzo, che della vita propriamente niente ha

29
conosciuto e provato, prima di intraprendere quei seri doveri, che dovrebbero eccitarlo al lavoro e riempirlo
di entusiasmo, già stanco della vita!
Il passo falso nella via dell'impurità è spesso la sola spiegazione di molti suicidi di giovani.
Un giorno uno di questi giovani infelici non esce all'ora solita dalla sua camera, si bussa, si entra...:
egli giace cadavere, ed al suo fianco sta un biglietto, unica eredità ch'egli lascia: « Mamma, perdonami e
prega per me...>>
Gli uomini dicono « povero giovane ». Ma la causa segreta di tale tragedia tu la conosci. Egli volle
cogliere le rose proibite e al loro posto stavano le terribili liane d'inferno per arreticare la sua anima.
Ma è stato proprio lui la causa della sua rovina o non è stato forse sedotto? Ed in tal caso perchè non
si scagliano tuttele pietre contro il seduttore?
Se è certo però che il seduttore è responsabile, non aveva il sedotto la possibilità di resistere?
Ricordiamoci che il Divino Maestro non ha condannato solo i seduttori e gli scandalosi, ma ritiene anche
responsabili coloro che cedono alla seduzione.
La forte quercia, che si lanciava verso il cielo,è abbattuta, l'arcobaleno, che s'inarcava nella vastità
dell'azzurro, è stato improvvisamente squarciato, la bellezza incantatrice di un promettente,magnifico
avvenire è irremissibilmente scomparsa. Ecco la storia di tante povere anime.
Qui siamo giunti al fondo dell'abisso! Desolante spettacolo, che rattrista il cuore e strappa lacrime di
compassione.
E sarebbe forse la tua storia, o lettore?
CAPITOLO V.
LA LOTTA COL DRAGONE
Nihil difficile volenti.
Nulla è difficile a chi vuole. (Orazio).
Amico mio, lascia che ti guardi negli occhi...
Si, questo ho atteso da te: una fiamma di fierezza indomita vi brilla. Il tuo cuore batte fortemente per
sacre e grandi decisioni, e silenziose le tue labbra tremano ad un sacro proposito. Tutto in te dice forte e
chiaro: « Con l'aiuto di Dio io non scenderò mai così in basso. Anche se l'universo crollasse e la terra
traballasse sotto i miei piedi: anche se le stelle uscissero dalla loro orbita, no, no, mai ».
E questo appunto, amico mio, mi aspettavo da te. Tu non vuoi cadere prima del tempo, come un frutto
bacato, dall'albero dell'umanità. Tu non vuoi con piede empio e sacrilego calpestare il giardino della tua
anima: né vuoi sfuggire lo sguardo scrutatore dell'occhio materno. Tu non vuoi diffondere attorno a te il
veleno, né accumulare bacilli che rodano la tua esistenza, né compromettere la tua salute, il tuo carattere, il
tuo cuore.
No, tu non vuoi tutto questo: e la tua volontà risoluta brilla nel tuo occhio scintillante e sereno.
Amico caro, coraggio: se la forza della tua volontà corrisponderà ora e sempre alla santità e sincerità
dei tuoi propositi, non cadrai mai nell'abisso, dal quale, inorridito, tu vuoi assolutamente fuggire.
SCORAGGIAMENTO.
Ma che vedo? Sul tuo occhio si manifesta una grande ansietà.
Forse i ricordi del passato si affacciano alla tua anima rattristata? la tua buona disposizione è scossa e
sei invaso da un senso di scoraggiamento? Forse il pensiero del maledetto peccato, che tu
inconsideratamente commettesti, ti trattiene, e la forza dell'abitudine colpevole incontrata ti incatena con
mille braccia. Non mi sfugge la lotta indecisa, il tuo incerto vacillare, la tua indescrivibile tristezza.

30
Da quanto ti è stato esposto nei capitoli precedenti può essere venuta alla tua anima una nuova luce,
che ti fa riconoscere con dolore che tu forse hai esperimentato nella tua prima gioventù, in compagnia di
cattivi compagni o solo, qualche cosa che ora ti angustia.
Allora non comprendevi la malizia di quel che facevi, e solo ora ne provi tutta la ripugnanza. E verrà
forse il pensiero scoraggiante: ormai io sono caduto, il tempio della mia anima è crollato da tanto.
No, amico mio, non devi e non puoi scoraggiarti. Ognuno è responsabile delle sue azioni, solo in
quanto è conscio della loro malizia nel tempo in cui le commette.
Solo Dio lo sa se e in quanto siano da considerarsi gli sbagli della tua gioventù come peccati. Non
lamentarti dunque adesso della tua inconscia caduta di quel tempo; ma preparati invece ad una nuova vita
ideale, quale deve essere quella del giovane cristiano.
Non ripensare dunque a ciò che è stato, ma pregusta piuttosto la tua pura vita futura.
Non sei, no perduto... Oh, il magnifico tempio della tua anima non è ancora distrutto!...
TROPPO TARDI.
Ti prego non dir mai questa parola: « Troppo tardi! » No! tu non la devi dire. Essa non esiste o per lo
meno non deve esistere per un giovane di forte volontà ed aiutato dalla grazia del Signore.
Appunto perché hai aspettato troppo devi più sollecitamente pensare al ritorno.
Ricordi la commovente parabola del figliuol prodigo? Egli aveva richiesto al padre la sua porzione di
ricchezze ed era andato a sperperarle in una lontana regione. Ridotto in miseria, si era adattato a fare il
guardiano di porci, contendendo ad essi le ghiande per cibarsi. Ma il povero giovane, nella sua squallida
miseria, abbandonato da tutti, ebbe un pensiero, che scosse l'animo suo: voglio sollevarmi e andare da mio
padre : forse egli avrà ancora pietà di me. E senz'altro si alza e va!...
Ed il padre, che egli ingrato aveva abbandonato, lo accoglie a braccia aperte e lo stringe al cuore, lui
il figliuolo perduto...
Una volontà decisa, una forte risoluzione furono la salvezza di quel figliuolo prodigo così bene-
volmente e generosamente accolto dal padre suo.
In ogni uomo, anche nel più avvilito, c'è ancora una piccola scintilla di bene, di cui s'accorge soltanto
colui che lo ama e in cui si confida.
Amico mio, puoi essere caduto molte volte, puoi aver ferita ripetutamente la tua coscienza, può esser
ricoperto di vecchie rovine il luogo, dove sorgeva una volta il tempio della tua anima : ebbene, anche in
questo caso io ti scongiuro: con l'aiuto di Dio abbi fiducia in te stesso, sii fermo; ricorda il detto di Seneca :
Fons sanitatis velle sanari f uit.
Vuoi diventar sano? già in parte sei risanato.
Quanti giovani ho conosciuto che, iniziati inconsciamente a questo peccato, negli anni della loro
innocente e semplice giovinezza, da compagni corrotti, si trovarono, quasi senza accorgersi, legati dalla
terribile abitudine. Appena però conobbero l'obbrobrio delle loro azioni, non perdettero la speranza, non
ostante qualche ricaduta alla fine trionfarono...
Felice chi trova a tempo la via del ritorno al giglio della purezza; più presto egli si pone all'opera di
restaurazione, vincendo l'abitudine cattiva e tanto più sicuramente il giovane organismo riprenderà il
primitivo vigore .
L'AQUILA LIBERATA.
Anni fa lessi una favola commovente. Una giovane aquila era caduta nelle mani di un cattivo ragazzo
che, stretto il suo piede con una piccola catena, l'aveva fermata ad una rupe.

31
E come scosse l'uccello reale le sue ali, come s'affaticò e cercò al principio di liberarsi! Ma i suoi
sforzi furono vani: tanto che esso si stancò della lunga lotta, che durava da anni, e senza speranza si arrese
alla sua triste sorte. Un giorno si ruppe in un certo punto un anello della catena; ma siccome la povera
aquila non se n'era accorta, avvilita se ne rimase accoccolata per lunghe settimane ancora con gli occhi
velati.
L'aurora che tingeva di un roseo delicato il lontano orizzonte, la limpida trasparenza dell'aria fresca
del mattino, il raggio splendente del sole, che illuminava di rosso vivo le nuvolette sperdute nel cielo, tutto,
tutto invitava al volo l'uccello maestoso il cui cuore si accendeva di una fervida brama di libertà.
Esuberanti di forza erano le sue ali...: ma non sapeva di poter liberamente volare. Oh! se avesse fatto
ancora uno sforzo ultimo, un passo, uno slancio...
Amico mio, sei tu pure un principe reale incatenato al peccato? Voglio sperare che quando avrai letto
questo libro, si saranno sciolti gli anelli della catena che ti tiene schiavo.
Coraggio dunque, avanti, in alto, su, alle pure altezze del cielo.
Posso correggermi anch'io, devi dire, sì, voglio correggermi. Ah sì, lo voglio : Ma poi devi metterti
all'opera. E quando? Ancor oggi, subito.
Ricorda il grande eroe dei Greci, Achille: quando, giovinetto, intese per la prima volta lo squillo
d'allarme della tromba di Ulisse, lo spirito guerresco si destò in lui e prese coraggiosamente le armi.
Il segnale della lotta è suonato anche per te.
Coraggio, amico mio; e se si facessero sentire ancora in te gl'impulsi tempestosi del senso, non
sfuggire come un vile dinanzi ad essi. Non arrenderti, ma virilmente e fieramente affrontali: lotta
contro di essi e la vittoria sarà con te.
PER L'AVVENIRE DELLA PATRIA.
Amico mio, non dimenticare che tu sei un figliolo prezioso della Patria, che è gelosa di te. Sono certo
che tu ne sei orgoglioso. Ma sai tu che chi disprezza la purezza del cuore è come un traditore dell'avvenire
della Patria? Sai tu che la floridezza del nostro popolo dipende soprattutto dalla condotta della gioventù, se
cioè essa è di spirito elevato o se si avvia senza ritegno nella china del pervertimento?
Una lotta ad oltranza è ingaggiata in ogni occasione: nel teatro, al cinematografo, nelle pubblicazioni
ed in altri modi contro la moralità del nostro popolo. Chi ne può calcolare le conseguenze?
Il numero delle nascite, che in certe nazioni moralmente guaste, scema di giorno in giorno, non può
non impressionare non solo i governanti degni di questo nome, ma chiunque ama e s'interessi dell'avvenire
della Patria.
La storia è una grande maestra. L'avvertiva Tacito, quando gettava in faccia al grande popolo
Romano, che dopo aver soggiogato il mondo intero era prossimo alla rovina per la dissolutezza dei suoi
costumi, quelle forti parole sulla elevazione morale dei cosidetti barbari.
« Saepta pudicitia agunt, nullis spectaculorum illecebris, nullis conviviorum i~rri:tationibus cor-
ruptae... Paucissirnma in tam numerosa gente adulteria....
Nemo enim illic vitia ridet, nec corrumpere, et corrumpi saeculum vocatur... ».
« Le donne di quel popolo, non sono guaste nè da rappresentazioni teatrali lascive, nè da conviti...
L'adulterio è un caso ben raro (e severissimamente punito...) Là nessuno ride del vizio e il sedurre ed esser
sedotto non si chiama spirito del tempo ».
Quale sferzata sanguinante per le figlie di Lucrezia e i discendenti di Catone!

32
Dopo 20 secoli di civiltà cristiana non c'è da arrossire di fronte ai concetti morali così elevati presso
un popolo pagano?...
Miei giovani amici, se vi è caro l'avvenire della nostra Patria, se avete cura della prosperità della
nostra Nazione, custodite, come un preziosissimo tesoro, puro il vostro sangue, il vostro cuore!...
Non prendete in mano libri di uomini, che scrivono nella nostra lingua, ma sono i nostri peggiori
nemici.
Ricordate che il patrimonio più prezioso di ogni Nazione è la moralità. Roma stessa perdette la sua
grandezza quando in lei si corruppero i costumi.
Una vecchia leggenda racconta che un giorno Satana passò in rassegna i suoi seguaci.
Ciascuno degli spiriti vantava la propria potenza a far commettere maggior numero di peccati agli uomini.
Satana intervenne nel dibattito e senza esitazione alcuna diede la palma allo spirito dell'impurità. - « Tu
possiedi l'arma più tagliente e il veleno più terribile, poiché tu giungi al punto di annientare un'intera
nazione...-
La natura offesa è inesorabile nella sua vendetta.
Tacito chiamava inexhausta pubertas, l'integra energia giovanile, sorgente dalla quale fluì la forza dei
Germani.
La Patria nostra, che sì energicamente cammina in una via di restaurazione spirituale e materiale, ha
bisogno di tutta la forza fisica e morale di ciascuno dei suoi sudditi.
Ciascun giovane deve crescere come un albero rigoglioso, ricco di frutta.
Ma potrà dar frutta l'albero che non ha avuto alcun fiore?
E sei tu piena di frutti, gioventù della Patria mia ...
Se io ti vedessi ricoperta di ferite gloriose tornar dai campi di battaglia, come i valorosi eroi che ti
precedettero, piangerei di gioia, perché il tuo sacrificio sarebbe nobile al cospetto di Dio ed onorifico per la
Patria. Ma quando ti vedo rovinare la tua salute fisica e morale in vili soddisfazioni, io piango di sdegno e
grido che si commette un vero delitto davanti a Dio e alla Nazione.
Un giovane, che ama seriamente la sua Patria, scrive un illustre Professore di medicina, dovrebbe
dire: « Voglio far tesoro di tutte le mie forze per diventare un membro utile della Società. Voglio
conservarle integre e accrescerle con una completa continenza, indurando il mio corpo alla fatica, raf-
forzando la mia volontà, allargando le mie cognizioni. Terrò dinanzi a me, come ideale da raggiungere e
per il quale devo fin d'ora prepararmi nel lavoro e nel sacrificio, la mia futura famiglia, nella fiducia di
poter in tal modo concorrere al benessere ed alla grandezza della Patria ».
Voi, o giovani, siete l'avvenire della Nazione; voi che leggete questo libro, oggi ancora studenti.
domani guide del nostro popolo: voi che con le vostre opere buone o cattive seminate la futura felicità o
infelicità del nostro Paese.
Tu sei, amico mio, il seme della futura Nazione, tu diventerai perciò il salvatore o il distruttore della
Patria. Deve essere pertanto un impegno d'onore per te, di diventare attraverso una pura ed intemerata
giovinezza un uomo di fermo carattere, che possa divenir padre di una sana discendenza.
Ecco gli uomini, di cui abbiamo bisogno.
Forse tu non comprendi oggi tutto il valore di queste parole; ma credi, amico mio, che una gioventù di
cuore puro, forte, entusiasta, amante del lavoro e sana fisicamente è molto più importante per la vita e la
prosperità di una Nazione che non tutte le reti dei binari e di cavi, le miniere. di carbone e di minerali, le
colonie, i cannoni e le navi da guerra e i centri d'industrie.

33
L'ultima guerra con le sue conseguenze ha inflitto meno danni che la perdita della moralità della
nostra gioventù.
Nella lotta da giganti, che le Nazioni fanno per conseguire la palma del primato, rimarranno vincitrici
quelle, che possono disporre di uomini di indomito carattere. Uomini che possono costituire un popolo
forte, contro il quale si deve infrangere il flutto delle onde dei popoli nell'ora storica.
PER UN SACRO BENE.
Credi forse che io voglia con le mie parole rattristare l'anima tua? No, mio caro. E’giusto che chi è
ancora nel profumo della primavera della vita, abbia l'animo allegro e irrorato di fresca rugiada. Perciò io
bramo che la tua anima vibri di santo entusiasmo, che tu entri nella vita con decisa volontà e coraggio
impavido in mezzo all'imperversare degli elementi.
Devi diventare un uomo. Ecco ciò che desidero da te. Un sentimento misterioso ed un alta stima
riempiono la mia anima ogni volta che il mio occhio si posa su di un giovane.Davanti a lui stanno nobili
doveri ed elevati ideali, e perciò egli m'ispira grande venerazione; ma sento però, pure vicino a lui, il
vortice rumoreggiante di tremendi pericoli e perciò tremo.
La stima ed il timore, che io provo per lui mi costringono ad esortarlo... « Giovane, stima altatamente
la divina fiamma, che arde in te... la tua anima! Formare la tua anima è compito più difficile di qualunque
arte, perché mentre l'artista lavora col pennello, coi colori, con lo scalpello la materia, tu devi trattare con
un'anima spirituale ed immortale.
Animo dunque, tutto il tuo avvenire, ed il tuo destino dopo la morte dipendono dalla tua energia di
oggi. Per questo sacro bene nessun sacrificio ti deve arrestare.
PER LA VITA E LA MORTE.
Quando io ti guardo negli occhi, ci vedo dentro il fuoco di una forte risoluzione e lo splendore di una
volontà invincibile.
Se dopo mille prove e vittorie, senti che il nemico non vuol cedere, non scoraggiarti. È inutile, il
dragone dalle sette teste attaccherà sempre di nuovo la tua anima; e finché sangue giovanile scorre nelle tue
vene, non si allontanerà da te. Tu gli tagli una testa e al suo posto ne cresce un'altra. Oggi sei vincitore in un
punto, domani nuovamente ti assalirà.
Tra i i6 e 2o anni tu devi stare in armi. Più tardi la prova sarà meno violenta; però non sparirà mai del
tutto. Anche quando la serietà e posatezza dell'uomo maturo domano il sangue bollente della giovinezza,
dovrai stare all'erta, perché i! tuo tesoro non vada perduto. Dovrai sempre ricordare che il breve piacere del
peccato vale mille volte meno dell'intima soddisfazione di te stesso e della pace della coscienza, che ha in
sé il vincitore.
Il pensiero che se tu avrai continuamente delle prove, nessuno però potrà costringerti alla resa, se tu
stesso non lo vorrai, deve infonderti forza e coraggio, deve rafforzare in te la coscienza che la tua lotta non
è senza speranza.
Amico mio, è fortunatamente ancora immacolata l'anima tua?
Conservala pura, te ne prego, anche a costo di qualunque sacrificio. Se però tu hai da piangere tristi passi
errati, se tu sei legato dall'abitudine peccaminosa, allora, ricordalo, c'è assoluto bisogno dello sforzo di tutta
la tua volontà; ma, stanne pur certo, la tua anima rinascerà a nuova vita.
La lotta contro noi stessi è la più difficile; ma la vittoria su noi stessi è la più nobile.
I PRIMI NEMICI.
I tuoi amici s'accorgeranno presto della tua risoluzione. Essi non possono tollerare

34
che i tuoi sentimenti morali si distinguano dai loro. Tu sei risoluto di migliorare la tua vita trascorsa, non ti
piacciono più le loro sataniche risa, tu sei sazio di guazzare nel fango con essi. Ebbene, tutto ciò li urta
nell'intimo dell'animo.
All'erta, amico mio. Ora comincia per te il più terribile assalto.
Quante cose ti vorrei dire su questo argomento! Ah! io so quante nobili risoluzioni sono state di-
strutte dagli scherni e dalle irrisioni continuate dei compagni...
<< Toh, non pensavo che tu fossi così vile! ».
« Bene!... chi è ancora bambino stia a casa con la mamma... ».
Come, io un vile, io un bambino?... E il giovane cede e s'unisce di nuovo al gregge d'Epicuro.
Oh ! quanti poveri giovani in simili circostanze hanno visto dileguarsi le loro buone risoluzioni e sono
ricaduti nella colpa.
Al secondo e terzo assalto i compagni cattivi non hanno neppur bisogno della parola di scherno per
riuscir vincitori, specialmente quando la loro compagnia appare necessaria.
Ho conosciuto giovani che, dopo aver resistito durante tutto il corso di studi, caddero al momento del
famoso congedo coi vecchi amici. Altri ne conobbi che perdettero il loro più bell’ornamento entrando nelle
Università... « Capirà...non volevo sembrar un vile ».
Oh! se avessero riflettuto dove stava il vero coraggio e dove la viltà!...
CHI È PIU' VILE.
Sei tu forse il vile, amico mio, solo perché vuoi conservarti puro? Ma dimmi, ci vuol più forza, più
energia, più volontà a resistere agli assalti violenti delle male nostre inclinazioni o a lasciarsi andare in balia
dei venti delle passsioni come una debole canna?...
È miglior cavaliere chi tiene il suo cavallo bene imbrigliato e lo guida dove vuole, o chi si lascia
prendere la mano e buttare nel fossato?...« Mi diranno, che sono un marmocchio ».
Ma in che consiste dunque l'essere uomini? Forse nel cedere ad ogni esigenza delle passioni? o
piuttosto nell'avere una forte volontà e ferrea disciplina?
Chi merita più stima del giovane di indomito carattere, inflessibile come l'acciaio?
Come è grande e nobile il giovane, che in mezzo agli scherni ed alle beffe dei suoi così detti amici,
prosegue imperturbato la sua via di bontà e di purezza!...
Dillo, amico mio...: « Anche se tutti i miei compagni fossero vittime di questo peccato, io non voglio
esserne schiavo a nessun costo. Non sono una scimmia, io!... Può dirsi un giovane di carattere solo chi ha la
forza di nuotare anche contro corrente ».
Ti ricordi la favola delle bestie, che si riunirono a discutere, perchè l'uomo tiene il capo eretto e non
chino verso la polvere come esse?... Secondo esse, l'uomo era da compiangere, perchè non rassomigliava a
loro.
No, non creder di esser vile, se eviti la compagnia dei cattivi: che anzi ti mostrerai saggio e prudente.
Prendere diligenti precauzioni per non essere attaccati dai bacilli della peste e del colera, non è viltà: è
saggezza, è prudenza.
Senti quel che diceva un savio pagano: Se tu fai qualche cosa ed hai piena convinzione che è tuo
dovere di compierla, non esitare un istante a farla, anche se quanti ti vedono non sono del tuo parere; che se
tu avessi agito male, abbi il coraggio di riconoscere il tuo torto, ma se hai agito bene, perchè temi chi ti
biasima ingiustamente? (EPIKET).

35
A FACIE COLUBRI.
L’unico rimedio, che ti rimane, è di romperla con codesti tuoi sedicenti amici.
Qualche volta potrà bastare che tu trascuri di prestar orecchio alle loro osservazioni e alle loro
insipienti facezie.
Il tuo contegno riservato, freddo, farà loro comprendere che tu stimi i mucchi di concime, anche se
cosparsi di profumo, per quel che sono.
Se ciò non bastasse, dì pure apertamente ai tuoi amici che le loro parole offendono il tuo sentimento
morale, perchè è veramente un'offesa il supporre che tu ti compiaccia di cose così basse e volgari.
Alessandro Magno nel tempo in cui compiva i suoi più bei atti di valore, era l'ideale della nobiltà ed
elevatezza d'animo. E quando un tale gli ebbe a fare, durante la sua spedizione in Asia, in una lettera,
allusioni equivoche, il giovane dominatore esclamò sdegnato: « Cosa di volgare può saper costui di me per
ardire di scrivermi in tale maniera?... ».
Tu pure dovresti ritenere il trattamento dei tuoi compagni come uno schiaffo sulla faccia.
Dillo, dillo apertamente che tu non vuoi imbrattare di fango la tua anima e avvilire il tuo carattere. Dì
ai tuoi compagni: parliamo d'altro, il regno dello spirito è così vasto e vi sono tanti argomenti così
interessanti per la nostra intelligenza, che possiamo parlarne finchè vogliamo senza guazzar nel putridume
o grufolar nella melma.
E se il tuo amico non volesse capire neppure queste chiare parole, digli chiaro che un principe reale
non può scendere a trattare con lo stalliere, che odora di concime.
Se il rompere quella relazione ti costasse, ricorda la parola del Salvatore: « Sei il tuo occhio ti
scandalizza strappalo e gettalo lungi da te: è meglio entrare in cielo con un occhio piuttosto che avere due
occhi ed essere gettato nel fuoco dell'Inferno » (MATTEO XIII, 9).
Sì, se il tuo amico ti scandalizza, abbandonalo, perchè è meglio entrar solo nella beatitudine eterna,
piuttosto che esser colpito con lui dall'eterna condanna. Fuggilo.
Non è più degno di te chi offende ed avvilisce le tue più sacre convinzioni ed il più bell'ornamento
dell'anima tua. Egli non è più tuo amico. « La vera amicizia si può dare solo tra i buoni » dice CICERONE.
« Le anime vostre siano fuse le une con le altre ». Così la Sacra Scrittura dipinge l'amicizia tra
Davidde e Gionata.
Ma come possono essere una cosa sola due anime, che così differiscono l'una dall'altra, nelle cose più
sante?
Perdonami la strana similitudine: quando qualcuno si è rovinato lo stomaco e comincia a vomitare,
nessuno, credo, si metterebbe davanti a lui per divertirsi. Così nessun uomo onesto vorrà stare a sentire un
giovane guasto, che comincia a vomitare nei suoi discorsi il marciume della sua anima corrotta.
Un'occhiata alla lingua dell'ammalato basta al medico per conoscere e giudicare della malattia. A te
pure la lingua, cioè il discorso del tuo amico, offre un sicuro punto di riconoscimento per poter concludere
sulla condizione di salute della sua anima.
Plutarco racconta di un Savio che fece ad un giovane questa domanda: « Dinanzi a chi tu fuggi? » - «
Dinanzi a chi mi vuol sedurre ». -« Vergognati, rispose il Savio, che egli non fugga dinanzi a te ».
STOLTA SICUREZZA.
Non essere stolto, amico mio, non illudere la tua coscienza col pretesto che il libro, il quadro, la
rappresentazione, l'amico cattivo non ti fanno del male.
Tu non sai quale forza di imitazione vi sia nell'uomo. In ogni cosa che noi facciamo, le azioni degli

36
altri hanno sempre una certa influenza anche senza che ce ne accorgiamo.
Ciò che vediamo, leggiamo, i discorsi, le amicizie, tutto può avere una ripercussione sulla nostra
condotta. Nessuno può sottrarsi a questa influenza dell'ambiente in cui vive. E tu vuoi dire che l'esempio
cattivo non ti può nuocere? Caro mio, chi tocca la pece, si sporca.
Forse qualcuno tra i tuoi amici cercherà di sedurti col dirti che dopo tutto non c'è motivo di avere
paura: ti dirà che si può guardarsi dalle conseguenze dannose e al peggior dei casi non mancano medici, che
assicurano una completa guarigione.
Se tu sei veramente uomo, risponderai che al disopra di ogni umano timore di possibili conseguenze
fisiche dannose, vale per te il tuo onore e la coscienza morale che tu hai della gravità del peccato.
Però è bene che tu sappia, che le assicurazioni dei tuoi amici non tolgono completamente il pericolo
di essere colpito dal male e la gravità delle conseguenze. Le roboanti parole dei tuoi amici non sono altro
che mezzi per istordire. Fanno come il pauroso, che quando è solo nella camera buia cerca di farsi coraggio
zufolando.
In certi casi si può bene ammettere che con molta pazienza e tempo si possa avere un qualche
miglioramento in chi è colpito dal male, ma da questo al « sicuro risultato » corre una bella differenza.
Molte volte scompaiono i sintomi, ma la malattia rimane, si estende anzi silenziosamente e va segretamente
minando l'organismo.
Ricordo un caso, che mi ha fortemente commosso.
Si trattava di un giovane distinto, in ottima posizione. Aveva già scelto la sua sposa e fissato il tempo
per le nozze.
Improvvisamente si manifestarono in lui i sintomi della terribile malattia. Egli non sapeva affatto
rendersi conto della causa. Il medico stava perplesso, senza saper che dire dinanzi a quel giovane di aspetto
così vigoroso e di ottima condotta morale. Con esitazione affacciò l'ipotesi di una impura relazione.
Con le lacrime agli occhi quel povero giovane rammentò allora una colpa, commessa sedici anni
prima, un'unica colpa... Poi inorridito, non era più ricaduto.
Il medico tristamente concluse che il bacillo inoculato in quella occasione manifestava allora, dopo
sedici anni, il suo terribile lavorio di distruzione.
Amico caro, ecco la migliore precauzione: « evitare la colpa ». In nessun altro caso è più falso il
proverbio: « una volta sola non conta ».
Un'altra importante constatazione è questa: le persone, che una volta sono state colpite da questo
male, anche se giungono in qualche modo a guarire, hanno sempre una disposizione ad altre malattie,
perchè da un lato la malattia stessa, dall'altro la cura fatta, nella quale si è fatto uso del veleno, hanno
indebolito considerevolmente la resistenza fisica dell'organismo.
A questa considerazione hanno portato le osservazioni fatte dal celebre medico GRÙBER di
Monaco. Questi si accorse del fenomeno impressionanteche la mortalità degli uomini nel periodo dal 26° al
60° anno di età è molto maggiore nelle grandi città che nelle campagne. Da principio non si poteva spiegare
il motivo di questo strano fenomeno, perché non vi era da pensare nelle grandi città ad alcuna epidemia, che
avesse colpito le sue vittime segretamente : presto però si chiarì la cosa.
Si potè constatare che una gran parte di questi uomini delle città, che erano morti in età così fresca,
erano stati affetti nella loro gioventù da malattia vergognosa e quantunque avessero ottenuto una certa
guarigione, non avevano però ricuperata la primitiva vigoria.
Prima di lasciare questo penoso argomento, non posso ommettere una parola per quei casi ancor più

37
dolorosi, nei quali un innocente, trattando con persone ammalate di questo male e toccando gli oggetti
infetti da esse usati, può contrarre la terribile malattia.
In tale caso il senso di vergogna non deve trattenere dal recarsi dal medico, appena si manifesta il
minimo sintomo, perché il trascurare il male potrebbe arrecare sempre più gravi conseguenze.
UN BUON COLPO DI SCOPA.
I Cattolici del Messico, oppressi dalla terribile persecuzione di questi giorni, si sono uniti in un tacito
mirabile accordo: « Il boicot » l'unica arma, che è loro possibile contro il persecutore dei loro sacrosanti
diritti.
Ecco una bella idea che può interessare il tuo entusiasmo. Sai che cos'è il « Boicot? »
Credi tu che non sarebbe efficace, specialmente nelle piccole città, una santa lega tra le persone
oneste, che si proponesse per motto: « Pulizia »? Ma dirai: « a questo c'è chi ci pensa... ».Non della pulizia
materiale intendo parlare, ma di un'altra pulizia.
Dobbiamo spazzare via tanta porcheria dalle nostre edicole, dalle librerie, da tante vetrine di negozi
d'arte, ecc. Questo è fango.. altro che arte; e dire che con questo nobile nome, ogni bassezza può entrare do-
vunque e assalire le anime!
È triste il veder colpito con tanta severità chi dà veleno, mentre volgari affaristi speculano im-
punemente sui bassi istinti umani per compiere un'opera sistematica di avvelenamento delle anime.
Le stesse opere dei grandi maestri possono diventare pietra di scandalo se vengono collocate dove
mai le avrebbe poste il loro autore.
E perché non avremo noi il coraggio di pren> dere l'arma dell'auto difesa, il « boicot », contro
quei negozi, che sfacciatamente offendono il nostro senso morale, esponendo nelle vetrine una quantità di
libri, di stampe ed altri oggetti indecenti ?...
Fa pena che l'immoralità sia sempre più impudente della virtù. Noi pure abbiamo dei diritti
facciamo osservare la legge, che ci protegge in questo punto (1).
Abbiamo diritto al rispetto della nostra dignità morale. Perché tanti bambini, giovanetti, signore,
devono arrossire dinanzi a certe vetrine di speculatori senza coscienza?
Puliziai e spazzino: e il « boicot » della società moralmente pura. Nessuno entri dove si vende il
veleno per le anime.
CONTRO CORRENTE.
Per sostenere i tuoi sani principii e i tuoi fermi propositi dovrai nuotare contro corrente e
costantemente combattere specialmente ogni opinione che abbassa il concetto nobile ed elevato, che tu devi
avere della donna. Dobbiamo condurre la società a riflettere su questo evidente contrasto: che mentre si
condanna con disprezzo come un disonorato chi ruba anche una piccola somma, si sorride maliziosamente
dinanzi agli « eroi», veri criminali, dell'onore della donna.
Con tutto l'entusiasmo del tuo animo giovanile devi lottare, perché venga presto per la Patria nostra
questo tempo più sano, devi portare il tuo contributo, perché gli uomini migliori, le anime più nobili, che
hanno compreso tutta l'importanza di tale ideale, possano trionfare sopra quegli infelici, che dalla mattina
alla sera si imbrattano nelle più basse azioni anche con gravissimo danno di anime innocenti.
Tieni ben alta dunque la nobiltà del tuo animo e sdegna ogni volgare espressione o malizioso senso in
proposito come un'offesa al tuo elevato sentimento morale.
IL BERSAGLIO DELLO SCHERNO.

38
La tua condotta intemerata ti renderà forse oggetto di facili facezie e di segrete beffe. In mezzo ad una
società, dove nei discorsi tanto spesso traspariscono i volgari sentimenti dell'anima, tu ti sentirai a disagio.
Alla parola piccante, che offende la tua delicata coscienza, tu arrossirai...
Amico mio, sii fiero di ciò: sii orgoglioso del tuo rossore. Non è no bigotteria, né puerilità : è un
tesoro prezioso, è un'arma, che ti ha donato madre natura stessa per difenderti e proteggerti contro il più
piccolo pensiero impuro.
Il senso di pudore è un gran bene per la gioventù ed un forte argine contro le onde dell'immoralità,
ché da ogni parte si agitano contro di essa. Un noto scrittore disse: Dovremmo confessare di essere caduti
ben basso, il giorno in cui non fossi mo più capaci di arrossire.
Ma riconosci anche che tu saresti un vile se non sapessi, per le tue convinzioni, sopportare qualche
osservazione e qualche frizzo.
Ben più forti prove; hanno sopportato quei giovani eroi, che nella più tenera età hanno sacrificato la
loro vita per Cristo.
Vito, bambino undicenne, sorrideva quando veniva gettato nell'olio bollente. Pelagio, tredicenne,
sopportava pazientemente i più atroci tormenti per lunghe ore, senza venir meno alla sua fede. E senza
riandare i tempi lontani. ricorda ora i fratelli nostri perseguitati nel Messico.
Del resto le burle e le allettative del mondo si possono spiegare facilmente.
Il maiale, che si iotola nel fango della strada, attira coi suoi grugniti i suoi simili in quel pantano
soffice e profumato.
La rana messa sul trono, salta di nuovo nella melma, perché questo è il suo elemento.
L'asino rimprovera il rosaio che porta le rose invece dei cardi da lui preferiti.
Conosci certamente questo vecchio detto: Sunt quibus vituperare laudari est. Vi sono persone, dalle
quali essere disprezzato è la più bella lode sulla terra. E tu tremerai dinanzi ad una parolina di scherno?
Perchè vuoi dare tanto peso al giudizio di gente di tal genere? Sono logici nel loro giudizio: misurano
gli altri da se stessi.
A Pisa, la torre del Duomo alta 54 metri, è inclinata. Se essa potesse pensare, come schernirebbe tutte
le altre torri del mondo dicendo fra se: Sono buffe quelle torri ritte come pali!
In un piccolo paesello di montagna, i cui abitanti avevano il gozzo, a causa dell'acqua cattiva e del
loro regime di vita, un giorno passarono alcuni turisti. La loro faccia normale fece molta impressione ai
fanciulli che li seguivano, ridendo e dicendo: « Guarda, guarda, questa gente non ha il gozzo!... » E li
stimavano anormali!
NON SCHERZARE COL FUOCO.
Nel Museo Nazionale di Berlino è esposto un quadro impressionante. Esso suscita mesti pensieri.
In un interminabile profondo burrone fra rupi spumeggia un rivo alpestre; sull'abisso è gettato un
ponte che verso il mezzo diventa sempre più stretto e sul ponte cavalca in modo pazzesco un giovane dalle
guance infuocate e dall'occhio ardente. Egli guarda giù nel fondo e non bada alla strada, che diviene sempre
più stretta. Su un'unica cosa è concentrato il suo sguardo là... su quelle rupi lo invita la fata del piacere. Su
essa egli fissa il suo sguardo e le corre incontro con ardore giovanile. Alla sua destra però sta la morte con
la clessidra nella mano ossuta.
Rapidamente i granellini di sabbia scivolano attraverso la stretta apertura; il cavaliere si avvicina con
impeto alla parte più stretta della via, un passo ancora... poi, cavallo e cavaliere precipitano nell'abisso...
Sotto, il torrente alpestre rumoreggiante..., e l'abisso spalanca le sue fauci.

39
È quasi impossibile arrestarsi sulla china sdrucciolevole dell'immoralità!
È straziante, ma è vero, profondamente vero.
Gli antichi savi raccontano di un monte, dal quale si sprigionava una forza magnetica. Esso si eleva
dai flutti in un punto imprecisato dell'oceano. Appena una nave presa dalla bufera vi si avvicina, il monte se
ne impadronisce con la sua forza irresistibile, la attira a se, e ridottala in mille pezzi la sprofonda negli
abissi del mare.
Parimenti raccontano delle Sirene, che con canti seducenti attirano i naviganti alla loro isola per ivi
toglier loro la vita.
In realtà non esistono né l'uno, né le altre, ma ben più pericolosi della forza magnetica del monte e del
canto delle Sirene, sono gli allettamenti della immoralità.
Tu sei perduto se presti ad essi ascolto: ricordalo
La volontà dei tuoi amici caduti, ora non sarebbe piegata in ogni direzione, se essi fin da principio
avessero opposto a queste allettative un energico: no.
Allora le tentazioni erano ancora deboli e si avvicinavano esitanti alla loro vittima. Oh, se avessimo
resistito..! La cattiva inclinazione in se stessa non è irrefrenabile; ma quando essa è risvegliata e stimolata a
bella posta, la volontà indebolita non la può più dominare.
ETA PREZIOSA.
Siamo nell'età in cui bisogna godere la vita, dirà qualcuno, a che tante restrizioni?
Non vi è dubbio, bisogna approfittare degli anni della giovinezza; ma, intendiamoci
bene, non per dar libero corso alle passioni. Bisogna far tesoro di questo tempo per attendere
seriamente alla formazione del proprio carattere, per educare la parte più elevata del nostro io, ? fino al
punto che lo spirito signoreggi in noi e domini sugli istinti naturali.
« Tu sei libero » - ti senti dire; e questa parola risuona dolce all'orecchio del giovane.
Sei libero... e chi lo nega?!.., ma non dimenticare che devi esser anche ragionevole e prudente e poi devi
essere libero per fare il bene, altrimenti la tua libertà diventa licenza, che è riprovevole e dannosa.
Come nella natura, così nella vita morale ci sono leggi, che non si possono violare impunemente.
Quando tu fai un'ascensione e vedi presso un profondo abisso alzarsi un muro di difesa, forse
che ti adiri contro di esso, perchè ostacola il tuo i cammino, perché limita la tua libertà...?
Le leggi morali, specialmente quando si è giovani, vengono considerate come un noioso impedimento.
mento. E dire che sono poste per salvare l'uomo dall'abisso...!
Osserva il rosaio selvatico, che è cresciuto liberamente. Il giardiniere non lo ha potato con le sue
forbici. Potrai cogliere da esso rose profumate?... No, perchè il succo vitale s'è esaurito negli inutili virgulti.
Amico mio, un rosaio germoglia nell'anima tua, e tu ne sei il giardiniere. Sappi potarlo a tempo
opportuno, ed esso ti darà rose profumate.
CASTITA’ E SALUTE.
Che ti dirò di certi medici, (sul cui valore non mi pronuncio), i quali affermano con leggerezza (non
voglio pensare che sia per speculazione) che una vita casta è dannosa alla salute? Io ti soggiungo subito che
ciò non è vero.
E neppure è vero ciò che altri ti sussurrano all'orecchio: « tu non solo sei bigotto, ma anche stupido a
sforzarti di conservarti continente fino al matrimonio: non vedi che è una sciocchezza, non vedi che è
impossibile?

40
I giovani devono godere la vita, devono cogliere le rose della giovinezza.
Solo una concezione arretrata del mondo, può pensare ad una vita interamente pura.
Un organismo giovanile, sano, pieno di energia è incapace di ciò.
Come la respirazione e le pulsazioni del cuore, così è naturale dare libero sfogo alle nostre incli-
nazioni. È una cosa che avviene naturalmente, da sé, tu non ne sei responsabile.
Perché opporre tanta resistenza? sta attento che finirai per ammalarti e i tuoi nervi ne soffriranno, se
reprimi con forza i tuoi istinti per ridurli al silenzio.Vedi, il tale ed il tal'altro sono stati dal medico; ed egli
fece loro coraggio: solo non dimenticare la prudenza.
Amico mio, non badare a simili menzogne. La gioventù non deve godere la vita nel senso inteso dai
cattivi amici. Non è vero che un robusto e sano organismo non possa contenersi. Ed è mille volte falso,
come vedrai in seguito, che una vita pura possa causare delle malattie.
Lo so purtroppo che molti giovani sarebbero lieti di trovare dei medici che fornissero una com-
piacente scusa alle loro scappate. L'autorità del medico, qualunque ne sia il valore, potrebbe impressionare,
specialmente se i compagni « provetti » si uniscono a riempire la testa con le loro sciocchezze.
Del resto fosse anche vero che qualche piccola noia tu dovessi soffrire per conservare la tua purezza,
sarebbe questo un motivo per calpestare quanto è più nobile e prezioso in te e rovinare la salute dell'anima
tua?...
Però mi affretto a rassicurarti. È falso, assolutamente falso che la vita casta possa essere in alcun
modo nociva alla salute. Dì ai tuoi amici che ti mostrino una sola opera medica seria, che di fronte alla
scienza sostenga tale opinione, fatti nominare le malattie, che sono conseguenza di una vita pura... Non te le
sapranno dire.
Invece innumerevoli sono le opere, che trattano delle terribili conseguenze della immoralità. Vuoi
sentire che cosa dicono i medici ?
LA PAROLA ALLA SCIENZA MEDICA.
Uno studente universitario al fratello suo del Liceo, che gli aveva dato a leggere il mio libro, disse: «
Bah ! la cosa non è da prendersi sul serio. E’certamente tutto bello ciò che sta scritto in questo libro, ma è
roba da preti: concedo che non si debba far la conoscenza di queste cose troppo presto; ma quando si sono
passati i 20 anni... ».
Così, figlio mio?..., solo i preti dicono così?..., se non ti annoi, leggi le seguenti dichiarazioni di
alcune tra le prime autorità della scienza medica di questo tempo:
Il Dr. Seved Ribbing, Professore all'Università di Luinda, in Svezia, dichiara:
« Durante il lungo esercizio della mia professione ho avuto occasione di trattare con molte
« persone e specialmente con molti giovani di tutte le classi sociali.
« Mi si sono presentati i sostenitori delle più iverse opinioni relativamente alla morale ed alla
« religione: uomini con o senza un passato libero da colpe, ma non ho mai incontrato neppur uno
« che abbia dichiarato impossibile la totale continenza, supposta la buona volontà ».
« Del matrimonio 88-92 migliaio (1919) p. 62 ».
Stefano Apatty, il noto professore dell'Università di Klausenburg, dice nel suo libro: « Doveri e
quesiti dell'igiene della razza »
« Dal punto di vista dell'igiene della razza bisogna respingere la concezione morale, che non
solo giustifica gli abusi, ma direttamente li esalta rendendoli anzi di moda e considerando gli istinti come

41
causa sufficiente per commettere le più svariate sregolatezze, deridendo anzi come cose sciocche e dannose
per l'individuo la continenza e l'adempimento del dovere su questo punto.
I sostenitori di questa concezione universale individualista in materia morale sono gli stessi che
sostengono analoghi principii nella questione economico-sociale. La loro teoria senza freni, è sempre
pronta a sacrificare l'interesse della società e del benessere di razza, al vantaggio ed al piacere individuale...
L'Associazione per la Difesa Nazionale deve con ogni mezzo estirpare manifestazioni così dannose
alla stirpe (nella letteratura, nelle associazioni, ecc.) e deve cercare di distruggere i loro focolari di attività,
che si nascondono perfino nel santuario della scienza: nella scuola.
Purtroppo! anche una parte dei medici insegna principii morali dannosi alla razza o a dir meglio la
mancanza di principii.
Non dimentichiamo che l'igiene della razza ha come presupposto un'anima sana come un corpo
sano. Per l'igiene della razza, come è necessario curare la salute fisica, così è indispensabile di porre
attenzione alla salute dell'anima e alla moralità generale.
La Società può sperare di avere una generazione sana ed elevata solo quando i suoi membri non sono
guasti nel corpo e nell'anima... ».
Georg Buschon scrive
« Per giovanotti di normali disposizioni, specialmente se vivono in condizioni sane, la continenza non
può affatto aver delle conseguenze nocive.
« Le mie esperienze come specialista di malattie nervose, che si estendono ad uno spazio di tempo di
più di 20 anni, confermano in tutto questa asserzione ».
(Da giovane ad uomo. 19-22 migliaio 1919 - pag. 22).
Il Dr. Forel, dice:
Datemi un giovane normale, che lavora spiritualmente e che si astiene dagli stimoli artificiali,
innanzitutto dai mezzi narcotici che paralizzano la volontà e specialmente dall'alcool: per un giovane tale la
continenza non è affatto impossibile».
Il Dr. Rossier scrive:
Sono lietodi poter affermare anch'io che la vita casta in nessun caso danneggia la salute del giovane.
Vorrei dir volentieri a ognuno in particolare: « Non dovete credere, a quei medici, che vi sconsigliano
di rimanere puri prima del matrimonio, perchè questo consiglio è errato e dannoso ».
La Facoltà di medicina dell'Università di Cristiania pubblica la seguente dichiarazione:
« In questi ultimi tempi si è pubblicamente affermato che una vita rigorosamente continente e pura è
dannosa alla salute....Noi medici abbiamo controllato tutti i risultati relativi e dichiariamo che a noi non
risulta alcun caso nel quale l'affermazione suddetta possa essere sostenuta ».
Mantegazza, noto fisiologo italiano, loda la castità così:
Tutti gli uomini e specialmente la gioventù possono conoscere i beni della castità.
La memoria è pronta e tenace, il pensiero vivo e fecondo, la volontà forte e il carattere si trasforma in
un'energia ferrea, che un dissoluto e non conosce.
Nessun vetro ci mostra quello che ci circonda in colori così celestiali, come il prisma della castità, che getta
i suoi colori d'arcobaleno su tutte le cose del mondoo e che dà la felicità completa e senz'ombra....
Eulenburg, Professore di Psichiatria all'Università di Berlino, dice:
« Io dubito che qualche persona in condizioni di vita ragionevoli si sia ammalata specialmente di

42
nevrastenia per colpa della sola continenza. Io ritengo invece che questa asserzione sia priva di fondamento
e vana chiacchera ».
Osterlen (Manuale dell'igiene)
« I giovani siano continenti flnchè viene il loro tempo. Questo non può esser loro difficile se
coniderano che tutto il loro avvenire, specialmente la indisturbata felicità del matrimonio, dipende dalla
loro virtù giovanile.
La gioventù deve perciò essere istruita che salute fiorente, energia e coscienza virile sono preziosi
frutti della continenza giovanile ».
Il Dr. Emanuele Meyer scrive in un suo libro:
« Il pretesto dell'invincibilità dell'istinto è la più grande menzogna delle cui conseguenze soffre tutta
l'umanità...
La continenza è possibile ed è possibile senza danno alla salute: questo è stato provato centomila
volte, questo dichiarano le nostre prime autorità mediche ».
Il Dr. Stork
« Io non sono dell'opinione che la continenza conduca alla nervosità; non conosco nessun caso in cui
ciò si possa affermare ».
Max Gruber, il noto Professore di Monaco, scrive, basandosi sulle sue esperienze e statistiche:
« Non esiste neppur l'ombra di prova che la continenza danneggi la salute, al contrario, quando i
continenti hanno a compiere un lavoro intellettuale o fisico difficile, sentono quanto la continenza giovi alla
loro energia e capacità di lavoro nei momenti di maggior tensione intellettuale e fisica...».
Ti ho riportato una raccolta di citazioni di noti medici, che facilmente può essere accresciuta. Ma
potrai facilmente fare anche da te il confronto degli immensi vantaggi della purezza di fronte alle gravi
conseguenze dell'immoralità.
Leggi queste righe a certi tuoi amici, che dicono impossibile la purezza.
DIO E LA NATURA.
Né può essere altrimenti! Hai visto che la legge di Dio prescrive piena continenza prima del
matrimonio. Ora se Dio avesse dato delle leggi e insieme non curasse la salute di coloro che le seguono
coscienziosamente onde ne avessero danno per obbedire alla sua parola, Dio contraddirebbe se stesso, il che
è impossibile. La natura non si contraddice, ma risponde ai piani sapienti della Provvidenza, che ha dettato
la legge morale.
Un'osservazione interessante:le bestie non vanno soggette a tali malattie. Perché? Perchè nell'animale
irragionevole la vita viene regolata dall'istinto naturale entro i limiti richiesti dalla conservazione della
specie, e ciò avviene senza alcun disordine.
L'uomo ragionevole invece è vittima spesso dei suoi abusi.
S. Agostino, che nei suoi anni giovanili, prima del suo battesimo, ha sperimentato la violenza delle
tentazioni e dell'umana debolezza, spiegò così questa triste condizione:
« I primi uomini, quando non avevano ancora commesso il peccato della disobbedienza, erano
padroni dei loro istinti, come oggi noi siamo padroni della nostra mano. L'uomo la muove come vuole, e
senza il suo volere essa non si muove affatto.
Ora purtroppo non è più così. Mille pensieri, sentimenti, movimenti nascono anche quando non li
vogliamo e non se ne vanno, per quanto lo desideriamo. Non c'è caso; per quanti sforzi facciamo, non
obbediscono.

43
Gli uomini, continua S. Agostino, furono nel Paradiso così sciocchi da non obbedire al loro Padrone.
Ora Iddio impose in parte quale pena, in parte quale monito questa condizione, in cui gli istinti non
obbediscono più all'uomo ».
Che devi concludere? Che non devi accendere volontariamente questo incendio.
Se sei tentato, non inquietarti. Le mosche non si scacciano con l'impazienza. Quanto più uno si
impazienta, tanto più insistono: un colpetto secco ben dato ti toglierà facilmente la noia.
Non lottare direttamente coi tuoi pensieri, perché quando tu ti rivolgi contro di essi può avvenire che
lottando essi aumentino di prepotenza: ma è più ragionevole voltar loro le spalle.
Rumoreggiano essi alla porta della tua anima? Non badarci, non accoglierli e pensa fra te: qua non
potete entrare. Non lasciarti mai impaurire da essi, continua tranquillamente il tuo cammino.
Anche i cani abbaiano più a lungo dietro il viandante, quanto più questo bada ad essi; ma quando
passa indifferente e a sangue freddo, mettono la coda fra le gambe e si ritirano.
CHI NON PUO' RIMANER PURO.
Ebbene, dirà qualcuno: Ci guarderemo bene da certi atti, che via... comprendiamo possono esser
nocivi e poco decorosi alla natura umana; ma che male c'è se nei nostri pensieri, nei nostri desideri usiamo
un po' di libertà…?
No, figliuolo, la purezza esteriore senza quella interiore non può durare a lungo.
In questa materia non sono possibili compromessi. Anima e corpo sono così intimamente connessi,
che l'una esercita necessariamente influenza sull'altro.
Bisogna innanzitutto conservare pura la mente. Il solo pensiero impuro è già capace di spin-
gere tutto il nostro essere alla rivolta: l'eccitazione della mente si trasmette inconsciamente ai centri
nervosi e da questi ai bassi istinti che vengono risvegliati.
La passione una volta provocata reclama la soddisfazione,... l'atto colpevole!
Credo bene che tu poi non sia capace di spegnere l'incendio; ma, scusa, non sei stato tu stesso ad
alimentare la prima fiamma? ... Era tanto facile spegnere quelle prime scintille... ed ora ti meravigli d'essere
impotente davanti all'incendio che divampa!
Sapevi che nel tuo interno sonnecchiava una bestia di rapina; perchè l'hai risvegliata?...
Sapevi quanto sia facile ad accendersi la tua natura; e perchè hai giuocato col fuoco?... È prudente
scherzare col fuoco vicino ad una polveriera ?...
UN TESORO NASCOSTO.
Nel lembo meridionale dell'Africa vive un gruppo di Boeri.
Per lungo tempo pochissimo si sapeva di questo popolo, finchè si è acquistata una fama mondiale per
il suo coraggio indomito dimostrato alcune decine di anni fa nella guerra detta appunto dei Boeri.
La guerra scoppiò perchè gli Inglesi volevano impossessarsi dei campi ricchi di diamanti di quel
popolo. Essi stessi non sapevano che la loro Patria nascondeva tesori naturali, finchè un esploratore inglese
non fece la scoperta fatale che i bambini dei Boeri giocavano con gemme preziose sulla polvere della
strada. Il piccolo popolo dopo essere venuto alla conoscenza del suo grande tesoro fu infiammato del più
vivo ardimento fino al disprezzo della vita ed oppose un'eroica resistenza alla prepotenza straniera.
Amico mio, un prezioso tesoro si nasconde nel tuo cuore. Forse fino a ieri tu non lo sapevi. Queste
pagine, lette attentamente te lo devono aver insegnato: coraggio dunque. Non avvilire il tuo tesoro nel
fango della via.

44
Non lasciarti scoraggiare dai ricordi di un passato doloroso e triste. Non trepidare dei facili scherni,
non scherzar col fuoco. Alle passioni basse e volgari che come prepotenti stranieri vogliono render schiava
la tua bell'anima in fiore, rispondi coraggiosamente con le armi in pugno. La senti, o giovane, la diana della
battaglia? Essa ti invita a rompere ogni indugio, ad affrontare ogni cimento, a compier prodigi di valore...
In nome di Dio, per la salvezza della tua anima, per la sanità del tuo corpo, per l'avvenire della Patria, o
giovane balza in piedi fremente d'entusiasmo e d'ardire. Grida con la forza del tuo spirito: presente.
Come nei bei tempi antichi: io m'affretto a consegnarti le armi!
CAPITOLO VI.
LE ARMI
"Fortior est qui se, quam qui fortissima vincit moenia; nec virtus altius ire potest ,,.
Chi vince se stesso è più forte del domatore di città, né vi è grado più alto di coraggio.
(Ovidius)
Amico mio, per quanto sia incostante la tua natura e tu senta le prepotenti esigenze delle tue
inclinazioni, per quanto esse cerchino di gettarsi su di te come leoni feroci e lupi affamati, non temere!
Il tuo carattere, la tua ferma volontà, l'aiuto di Dio ti salveranno. Ma tu fai ora una domanda:
Cosa debbo fare?...
Lo sai: per custodire un ricco tesoro si chiudono bene le porte e più esso è prezioso, più cautele si
prendono. Ebbene, il più prezioso tesoro per te è l'anima tua: custodisci le porte per le quali può introdursi il
nemico. Veglia sui tuoi sensi, fa attenzione ai tuoi pensieri, ad ogni parola, ai tuoi sguardi e specialmente
sta in guardia contro il primo passo falso, perché dopo il primo errore, quanto è facile cadere!
Alla tua età, che ribolle in te come un vulcano, sta attento a custodire l'equilibrio della tua anima.
È in gioco il tuo avvenire. I due o tre anni di lotta, che devi ora sostenere, saranno largamente ricompensati
dalla soddisfazione e dai vantaggi che ti verranno dall'aver formato in te un vero carattere virile e forte.
PENSIERI PURI.
Il segnale della lotta è suonato. Tu sei pronto ad ogni evento, pur di conservare pura l'anima tua.
Comincia dal purificare l'interno. Per la salute fisica ci vuole pulizia: pulita la casa, pura l'aria, nette le
vesti, pulito il cibo... Così per l'anima la purezza interiore è una condizione essenziale per la sua salute.
Prima delle parole e degli atti devono essere puri i pensieri. Chi manca col pensiero ha già infranta la pietra
angolare del tempio dell'anima sua. È questione di tempo. Prima o poi tutto crollerà.
Conosci il cosiddetto vetro di Bologna? Alla più leggera lesione va in polvere come fosse colpito da
una mano invisibile. Così è della purezza del tuo cuore.
O tu sei interamente puro, anche nei pensieri, o tu, presto o tardi, ma sicuramente, cadrai. Non vi è via
di mezzo.
PECCATO E CONSENSO.
E’ certo pertanto che i tuoi pensieri saranno per te la principale sorgente di preoccupazioni. È tanto
difficile divenir veramente padroni del nostro interno!
Ma una parola chiara di spiegazione in proposito ti farà evitare inutili angustie di spirito. Noi siamo
responsabili dei nostri pensieri, solo quando ne abbiamo perfetta coscienza, prima no.
Alle volte durante lo studio, il gioco o la lettura, ti troverai improvvisamente dinanzi a pensieri
tutt'altro che belli e la tua coscienza si domanderà allora timorosa: Hanno questi pensieri offesa la purezza
della mia anima?...

45
Non temere, finché tu non li accetti volentieri, non ne sei responsabile. Quando t'accorgi che essi
vorrebbero offuscare da limpida chiarezza della tua coscienza, sii forte! Scaccia energicamente gli ospiti
importuni dalla porta. Come puoi fare?... Occupati in qualche maniera cosicchè altri pensieri prendano il
posto di quelli cattivi.
Prendi un libro interessante, va fuori, lavora, studia, prega, insomma distrai la tua attenzione in
qualcos’altro, finchè la tua fantasia non sia nuovamente libera dalle immagini impure.
Qualche volta questi pensieri sono noiosi come le mosche, non ti scoraggiare se devi riprendere la
lotta ripetutamente.
Non fermarti a sofisticare se hai acconsentito o meno e bada a non concludere che tutto è perduto
perchè non ti riesce più di cacciarli dalla testa.
Non è segno di dedizione per una fortezza, se il nemico deve tornare ripetutamente all'assalto anzi
vuol dire che fino ad ora ha resistito. Così le frequenti prove non significano che tu abbia ceduto: sì invece
che hai opposto resistenza ed è consolante il pensiero che tutto dipende dalla volontà. Dunque se tu vuoi,
sarai vittorioso.
L'essenziale pertanto è di non acconsentire volontariamente neppure un istante. Quando sei in
giardino e un viscido bruco ti cade sulla mano, non stai lì a ripensarci, ma istintivamente lo getti da te così
se una favilla ti cade sul vestito. I pensieri impuri sono velenosi serpenti, sono faville d'inferno: soffocali,
cacciali da te.
Dì pure a te stesso: Non sono responsabile di ciò che avviene senza la mia volontà e deliberazione,
come per esempio nei sogni e per tutto ciò che mi può avvenire durante il sonno.
A questo proposito ti raccomando di non turbarti con inutili preoccupazioni se specialmente tra i 16 e
i 18 anni ti succede dormendo qualche impressione, che può essere accompagnata da un certo diletto.
Se ciò non succede troppo di frequente, non è sintomo di. malattia, né è peccato, ma una semplice
manifestazione naturale, come il respiro e le pulsazioni del cuore.
« Ma quel diletto proibito, che io provo, non è peccato?... » mi domanderai.
No, perchè tu non lo hai voluto, come non ne hai voluto la causa. Sta all'erta però: esso potrebbe
facilmente diventare peccato, se tu ti compiacessi in esso con piena coscienza.
Se adunque ti svegli in quel momento, rivolgi altrove i tuoi pensieri e sta tranquillo che la tua anima è
rimasta pura.
« E quelle tentazioni, mi dirai, che sorgono di sorpresa prima che lo spirito giunga a rendersi conto di
esse; quegli assalti violenti, che sembra vogliano paralizzare tutte le forze della volontà?... ».
Non temere: avviene come per certi svenimenti, sembra che non ci sia più vita, ma una mano al cuore
fa tosto sentire il battito vitale. Poni una mano al tuo cuore: ha resistito la tua volontà superiore, mentre
tutto sembrava perduto? Ebbene, sta lieto. La tua anima è ancora pura. Ricordalo adunque a tua tranquillità.
« Non nocet sensus, ubi non est consensus ».
Non vi è colpa se manca il consenso. Ed è tanto necessaria la volontà per il peccato, che se non vi e
volontà deliberata non vi è peccato.
CONTRO L'INFEZIONE.
La fantasia è il campo chiuso dove si comibattono le battaglie più aspre per la purezza del cuore.
La parola e gli atti sono rivi che hanno la loro profonda sorgente nella segreta intimità dei pensieri.
Chi è veramente padrone del suo interno non permetterà mai perciò che alcun estraneo si introduca a
sciupare il giardino fiorito dell'anima sua. E poichè l'infezione dell'immoralità si propaga molto più

46
facilmente della peste e del colera, occorrono precauzioni analoghe a quelle che si usano per la malattie
infettive. È scoppiata la peste o il colera?... Immediatamente vengono emanate le più rigorose prescrizioni
igieniche. Pulizia scrupolosa, disinfezioni, attenzione alle mani, ai cibi, perchè gli insetti non rechino i
bacilli e via dicendo.
Oh ! come vorrei gridare a tutti i giovani: « Attenti al vostro cuore, attenzione ai bacilli che
diffondono l'impurità, prendete a tempo le vostre precauzioni.
Ad ogni passo trovate nemici in agguato. È più facile con un reticolato impedire il passo ad un
esercito che avanza o arginare un fiume in piena, anzichè arrestare l'opera distruttrice del dilagare terribile
dell'immoralità ».
Quante volte bravi giovani si lamentano confidenzialmente con me: « Ah ! Padre, quanta pena ci
recano queste tentazioni dell'età dello sviluppo, che così presto vengono a intorbidare i più begli anni della
nostra gioventù. Eravamo tanto tranquilli nell'interno dell'anima nostra!...Non potrebbe ciò avvenire più
tardi quando fossimo più maturi?...Perchè questo desiderio, queste inclinazioni si fanno sentire con tanta
intensità proprio nell'età in cui non si può pensare al matrimonio? ... »
Cari figliuoli, voi non immaginate quanto sia giusta la vostra osservazione!
È proprio vero che questo istinto si manifesta e si sviluppa oggi nei giovani prima di quel che
dovrebbe portare lo sviluppo fisico normale, ma la ragione di ciò sta nell'essere spostata la vita naturale dal
modo comune di vivere. Eccovene una prova: il teatro, il cinema, le letture eccitanti, i balli, la vita rinchiusa
senza movimento, il poco lavoro fisico, i cibi fortemente conditi, ecc. sviluppano questi istinti sensuali
nello studente della città, educato mollemente, certamente molto prima e più intensamente che nei giovani
di campagna, che si affaticano nel quotidiano lavoro ed il cui regime di vita è più semplice e naturale.
Da tutto questo ne viene la conseguenza che devi tu stesso evitare prudentemente quelle occasioni,
che possono eccitare i tuoi istinti, e che devi reagire con la tua buona volontà all'influenza dell'ambiente in
cui sei costretto a vivere.
LETTURE.
Una parola su questo argomento tanto importante. La lettura è un'esigenza della tua cultura e può
arricchire la tua mente di tante cognizioni ed elevare il tuo spirito. Leggi dunque volentieri ciò che ti può
riuscir utile. Ma per carità sappi scegliere con prudenza e discernimento.
Vi sono libri, che sono uno scherno contro la morale non solo per se stessi, ma anche per la loro
forma letteraria. Non tollerare mai simili libri nella tua libreria e non accettare neppure quelli troppo
indulgenti su questo punto. Generalmente tutti questi libri hanno ben poco valore, dunque tutto tempo
sprecato a leggerli. Non è con questa letteratura, che si forma la vera cultura. Purtroppo invece per causa di
essa tanti genitori piangono sulla rovina dei loro figli, sui loro ideali e sulle loro speranze perdute.
Che se talvolta l'opera può avere un qualche valore, ricordati che tra gli scrittori di romanzi alcuni non
esitano ad intingere la loro penna nel veleno dell'immoralità. E questi autori sono tanto più pericolosi, in
quanto con la forza della loro penna e con la bellezza del loro stile facilmente traggono nella palude
fangosa, dove essi sono già immersi, anche i disgraziati lettori.
Amico mio, perché vorresti tu grufolare nel fango di tali opere, quando la sana letteratura è così ricca
di magnifici lavori?... Prudenza dunque nella scelta: e non fare come coloro che leggono qualunque cosa
capiti loro tra mano. Chi gusta ogni cibo senza discernimento finisce col rovinare la sua salute.
ANCORA LIBRI.
Avventure fantastiche, storie di poliziotti e di delinquenti, viaggi irreali tra gli Indiani, ecc., ecco i
libri preferiti ad una certa età.

47
Non dico che tutto sia cattivo; ma certo è un vero peccato che le preferenze dei nostri giovanetti sieno
per tali libri, che eccitano la fantasia, creando nella loro mente un mondo irreale.
Libri, che falsano il vero concetto della vita e nuocciono spesso all'educazione del sentimento, della
volontà, del gusto estetico.
È un'incredibile stoltezza sprecare tanto tempo prezioso in questo genere di letteratura, mentre molte
utili opere sarebbero veramente degne di esser lette.
Che dire poi di quella letteratura di strapazzo opuscoli, riviste, libercoli, che i tuoi compagni forse
divorano col cuore che batte forte e col sangue che scorre caldo nelle vene?...
Spero che tu rifiuterai sdegnato e con cristiana fermezza tali scritti se ti venissero offerti dai tuoi falsi
amici, troppo premurosi di metterti a parte del loro contenuto: mentre molte volte la mancanza di coraggio
su questo punto, il rispetto umano, il timore di passare per bambinucci, hanno fatto cadere ottimi giovani.
Sii dunque di coscienza delicata nella scelta dei tuoi libri e tieni per regola generale che qualunque
libro tu prenda in mano, sia pure il miglior libro, se "tu trovi in esso qualche punto, che offende
menomamente la purezza del tuo cuore, sii fermo ed energico nello strappare la pagina nociva, e se ciò si
ripete in più luoghi, metti in disparte il libro intero (1).
Non ti pentirai di aver seguita questa norma.
Se tu, amico mio, frequenti le classi superiori, dovresti assieme coi libri letterari e scientifici, prender
in mano di quando in quando anche qualche libro che si occupi della formazione del carattere e della
volontà.
Leggilo con pace, meditalo capitolo per capitolo a fondo e riconoscerai che questo genere di libri avrà
sempre un benefico influsso sul tuo animo.
Naturalmente, a tale scopo scegli i libri migliori, come per esempio: Il nuovo Testamento,
specialmente i quattro Evangeli, l'Imitazione di Cristo, la Filotea di S. Francesco di Sales, Pensieri e
Consigli del Doss, ecc.
Certo questi libri non offrono sempre una facile lettura, poiché essi contengono molti pensieri pro-
fondi. Però se tu ogni giorno occupi anche solo 10 o 15 minuti nella lettura di queste opere, procederai nel
tuo lavoro giornaliero con rinnovata energia.
GIORNALI.
Anche tra i giornali scegli i migliori. Non sarebbe invero un gran danno se tu, da studente, non
prendessi in mano alcun giornale. Non dubitare che ci sarebbe tempo più tardi di leggerne anche troppi.
Ma chi fa oggi a meno del giornale? Chi non vuol seguire con interesse gli avvenimenti del giorno?....
Se il tempo te lo permette, leggi pure dunque un giornale: sii però prudente nella scelta.
Un gran numero di quotidiani vengono diffusi da editori, la cui principale preoccupazione è il
guadagno. Essi non si curano se la parte letteraria e il contenuto rispondono alle leggi della morale, e spesse
volte pubblicano notizie, novelle, romanzi d'appendice, inserzioni od altro, che più o meno palesemente
offendono la tua purezza.
Amico mio, conosci il tuo dovere: previeni il pericolo. A che ti gioverebbe fuggire il serpente, dopo
che ti ha morsicato?...
QUADRI.
Come dovrai regolarti nel visitare le esposizioni, le mostre, le collezioni d'arte, ed in genere i quadri e
le figure?...
Ecco alcune regole chiare e semplici per la tua coscienza.

48
Un'opera d'arte merita di essere ammirata solo quando parla alla parte più nobile di te stesso; appena
t'accorgi invece che la tua anima ne resta offesa, è tuo dovere distrarre subito lo sguardo, fosse pure la
celebre Venere di Milo.
Gli artisti classici dell'antichità e quelli del medioevo rappresentano non di rado i corpi nudi.
Ma non si tratta in vero di modelli riprodotti per risvegliare la sensualità, come fanno tanti pittori
moderni. Quei lavori rispecchiano piuttosto sul silenzioso osservatore un fascino speciale, cosicché
anch'esso si sente sollevato dalla piena dominazione della materialità.
La sensualità viene repressa del tutto dalla espressione seria ed austera della faccia di quelle figure. Il
loro corpo nudo porta una faccia spiritualizzata.
Può darsi però che anche tali antiche opere classiche disturbino la pace della tua anima delicata ed in
tal caso non fermarti a guardarle.
È certo invece che l'arte moderna con la rappresentazione delle nudità ha per scopo principale di
eccitare la sensualità e che parecchi pittori si servono della nudità dei loro quadri per coprire la loro
deficienza.
Alcuni cercano scusare il loro modo d'agire con questa osservazione: « Il corpo dell'uomo, dicono, è
stato creato da Dio, e perciò nulla dobbiamo trovare in esso che non possa esser visto impunemente....
Invece io ti dico: Sii severo con te stesso e custodisci sempre la tua vista, evitando di guardare senza
motivo tutto ciò, che potrebbe facilmente infiammare la tua passione.
Il corpo umano è senza dubbio opera di Dio, anzi l'opera d'arte più bella, che mostra i contrassegni
della sapienza e della bontà del Creatore. Ma non è da incolpare il corpo umano, sì piuttosto la nostra
debolezza morale e questa è non solo nell'artista, ma anche in te stesso.
Un quadro, una statua, una pellicola possono essere capolavori artistici per la forma, eppure non
possono essere opera di vera arte se suscitano in noi inclinazioni sensuali. Solo può essere opera d'arte
quella la cui vista diletta, ma non eccita al peccato, perchè un piacere è veramente estetico, se lascia
indisturbata la pace dell'anima.
Anche il corpo umano è santo, e può essere perciò oggetto del nostro interesse, però solo in quanto
esso è il mezzo, da cui traspariscono le qualità, i sentimenti e la volontà dell'anima. Che se l'artista
rappresenta il corpo in se stesso come tale, e non per esprimere sentimenti spirituali, anzi assoggettando
l'anima come schiava ed incitando la sensualità, egli ferisce il nostro sentimento morale.
Dobbiamo vergognarci che gli scultori pagani, Greci e Romani, si siano comportati rispetto a questo,
con maggior coscienza che gli artisti dei tempi cristiani d'oggi.
Che cosa dicono molti artisti moderni? « Vogliamo l'arte » - « Vogliamo un'osservazione estetica
astratta, vogliamo puro godimento estetico.... ».
Ma sai invece che cosa vogliono in realtà?...Svegliare e suscitare i bassi istinti dell'uomo questo e
nient'altro.
Dunque, dirai, quando mi è lecito guardare un quadro od una statua che presenti nudità? La risposta
dipende da due momenti:
1° Che cosa voleva raggiungere l'artista rappresentando il corpo umano? Com'è la tua natura?
Nel caso che l'ideale dell'artista fosse eccitare le passioni e gli istinti bestiali, allora vattene con
disprezzo da questo quadro. Ma se il corpo umano viene così rappresentato per rendere più vigorosi alcuni
grandi avvenimenti, pensa p. es. al gruppo ideale di Laocoonte, allora ti è lecito guardarlo.
Ma in questo caso bada anche alla 2a domanda: « Come è la tua natura? »

49
Alcuni sono di temperamento freddo o si sono così educati con forte volontà a dominarsi che non
vengono disturbati da simili opere d'arte e questi possono vederle senza danno.
Che se da principio non venissero cattivi pensieri, ma questi venissero poi, non si dovrebbe fermarsi a
mirare tali quadri e statue, ma passare oltre e distrarsi. E se vi sono persone così facilmente impressionabili
che non possono vedere nemmeno una perfetta opera d'arte senza che si presentino alla loro mente cattivi
pensieri, allora ci vuole una vigilanza particolare evitando di guardare tutto ciò che per esse potesse essere
dannoso, senza però cadere nell'eccesso degli scrupoli.
Eccoti dunque la regola da seguire: Qualunque sia l'opera d'arte, non guardare ciò che è troppo
eccitante e ciò che sveglierebbe in te cattivi pensieri, che poi non potresti forse più dominare.
BALLO
L’argomento mi porta a parlare anche di questo genere di divertimento. Non è mio compito il metter
in rilievo se sia igienico ed utile alla salute il prolungare per lunghe ore questa ginnastica forzata, in mezzo
ad un'aria ammorbata dai miasmi e dalla polvere, che inevitabilmente si solleva.
Devo premettere che non intendo di condannare qui a priori tutte le danze indistintamente.
Certo la Chiesa ha sempre messo in guardia i suoi figli contro questo pericoloso divertimento e sempre ha
condannato i balli immorali. Ciò però non vuol dire che a tempo e a luogo opportuno, ed entro certi limiti,
la danza non possa essere un onesto divertimento per un giovane serio e di fermo carattere.
Tu forse meravigliato domanderai: Come possono stare assieme queste due parole, danza e serietà di
carattere?...
Ti rispondo: appunto nel ballo si vede se qualcuno è di fermo, virile carattere o se è di debole volontà: e
forse in nessuna occasione meglio di questa.
L'uomo di debole carattere vede nella danza un'attrattiva ed un piacere sensuale. Il giovane di fermo
carattere invece non dimentica anche durante la danza che egli è e deve essere cavaliere.
Un vero cavaliere non solo protegge la sua dama da ogni attacco, ma innanzi tutto imbriglia le inclinazioni
della sua natura e caccia lungi da se anche il più leggero pensiero, che non sia cavalleresco.
Quel giovane, che protegge la sua dama non solo da ogni fredda corrente d'aria, ma anche
dall’ardente calore del suo temperamento, quel giovane che vigila sulle sue parole e sui suoi intimi
sentimenti durante la danza, è ben difficile che cada. Ed un giovane che si conduce in tutto correttamente
nella danza, dà la prova migliore della serietà del suo carattere e dei suoi sentimenti cavallereschi.
Tu ricorda tutto questo, amico mio, se in qualche circostanza la convenienza sociale vorrà che tu prenda
parte a qualche danza onesta e degna di un giovane cristiano. Ricordati però che non devi assolutamente
partecipare a quelle danze moderne, che ricopiano la vergognosa e sfrenata licenza dei selvaggi delle
Pampas.
Per dignità di uomo onesto e per sentimento di cristiano dovrai avere il coraggio civile di rifiutare
ogni invito di tal genere, e se qualcuno dei tuoi amici troverà a dire qualche cosa su questo tuo
atteggiamento, severo rispondi: religione e civiltà mi vietano di degradarmi (1).
TEATRO.
Un altro pericolo, dal quale devi stare in guardia, è la scena.
La critica teatrale prezzolata della stampa quotidiana è facile a lodare anche i lavori più mediocri e spesso ci
si sente lo zampino dell'autore e dell'impresario. È difficile perciò prevedere se vale la pena di assistere
all'opera annunciata.
I critici seri e coscienziosi deplorano che il teatro d'oggi si sia troppo allontanato dalla vera arte.

50
Ne vuoi la prova? Quando vedi rappresentati sulle scene i lavori dei grandi maestri, i capolavori
classici del teatro? Rarissimamente.
Invece l'operetta moderna più o meno lasciva è all'ordine del giorno e poiché le preferenze del
pubblico sono per tal genere di rappresentazioni, gli impresari per loro interesse sfruttano questo gusto
morboso. Chi può negarlo?
Oggi però nessuno può dire sinceramente di entrare in quei teatri in nome della cultura e dell'arte. Un
tempo il teatro era mezzo di istruzione perché cercava di elevare e di nobilitare i sentimenti umani, oggi
esso non è altro che un luogo di dissipazione, quando non tenda ad eccitare le più basse passioni.
Gli affissi, gli annunci sono già di per se stessi un mezzo di seduzione. Mi dirai che in tal modo combatto
tutta la moderna letteratura teatrale. No, amico mio, anche oggi si può fare dell'arte vera, seria e piena di
contenuto, e si fa infatti qualche volta; ma troppo spesso essa è svalutata nella concorrenza a base di
interesse, dai moderni mezzi di propaganda e di critica giornalistica.
Quanto sarebbe utile che si fondassero delle Società pro Teatro per combattere la profanazione di tale
arte e promuovere l'arte vera, improntata ai principii cristiani di sana cultura! E se tali Società sorgessero,
proponi fin d'ora da parte tua, a suo tempo di incoraggiarle ed appoggiarle (1).
Frattanto, per il tuo bene, attendi a scegliere con criterio, e prendendo consiglio, le opere alle quali
potrai assistere, senza timore di passare per retrogrado se ti attieni fedelmente al principio che tutto ciò che
è pericoloso per la tua vita morale e offende la coscienza, anche se esposto con forma elegante e pregiata.
non è vera arte, perchè è sola vera arte quella che solleva lo spirito e il cui godimento non è disturbato da
alcuna impura attrattiva.
CINEMATOGRAFO.
Leggi la storia di un'anima: « Un giorno per la prima volta egli pose piede in un cinematografo di pes-
sima fama. Si rappresentava un volgare dramma amoroso, accompagnato da una musica zingaresca.
Ben presto il suo animo cominciò ad essere turbato, un non so che di indefinito, un nuovo istinto si
fece sentire nel suo interno. Pensieri tumultuosi agitavano la sua mente: la sua anima era in tempesta ed il
suo corpo si contraeva convulsamente. Povero giovane! quale magnifico edifizio stava per crollare nel suo
interno!...
Egli fissava pallido con gli occhi sbarrati il film, che girava, girava... e intanto le sue guance
ardevano, il sangue pulsava forte nelle sue vene. La rappresentazione finì. Fuori del cinematografo egli si
fermò per respirare l'aria fresca della strada. La calma però non tornava, né poteva cancellare dalla mente
l'impressione ricevuta, come una musica di morte gli risuonava nel cuore: «Hai commesso un peccato
mortale...! » Come un febbricitante andò verso casa e rientratovi, si rinchiuse nella sua stanza.
Era solo: prese un libro. Inutile, non gli riusciva di leggere e d'imparare. Era accasciato, oppresso...
« Domani andrò a confessare tutto », disse tra se. Non ritrovò infatti la calma che quando sulla sua anima in
burrasca scesero le tenere parole del Padre Spirituale: « In avvenire, figlio mio, sta bene in guardia ».
Oh! Padre, glielo prometto, non lo farò più!» Passarono pochi mesi, fu invitato ad una rappresentazione in
teatro. - Nuova primavera -, nulla di più innocente nel titolo, ed invece sotto quel titolo si rappresentava
un'indecente commedia.
Con gli occhi fissi sulla scena il povero giovane sembrava caduto in un incantesimo fatale. Il suo
cuore batteva forte fino quasi a spezzarsi. Ritornato a casa, la sua testa era piena di brutti pensieri e quando
prima di coricarsi si accinse a recitare le sue preghiere, ritornò cocente alla sua mente il pensiero: « Tu hai
peccato di nuovo...! »
Il sonno tardava a venire: amaramente l'anima singhiozzava e piangeva nel suo petto... « Domani mi

51
confesserò », ripetè in cuor suo, finchè completamente esaurito s'assopì.
Al mattino seguente il coraggio di ritornare al suo Padre Spirituale gli venne meno e non andò...
Amico mio: lo conosci questo giovane?
SPIRITO CAVALLERESCO.
Non è vero che tu ti entusiasmi al ricordo delle gesta degli eroi dell'Antichità e del Medioevo?
Ebbene, non vi è eroe più grande, né vincitore più glorioso di chi riduce le proprie inclinazioni sotto il
dominio dello spirito.
D'altro lato non vi è umiliazione più grande, per un essere destinato ad elevarsi dalla materia al regno
dello spirito, che il divenir schiavo delle più cieche e basse passioni. Un'occasione per dimostrare questa
nobiltà d'animo, tu l'hai nelle relazioni con le persone dell'altro sesso. Verso le donne procura di avere
sempre uno spirito cavalleresco, non solo esternamente, ma anche nei tuoi intimi sentimenti.
Bada bene però, che non intendo con ciò di additarti ad esempio i cosiddetti giovanotti « galanti »,
che chiamano spirito cavalleresco le loro stupide smancerie: intendo lo spirito cavalleresco del Medioevo,
che armava il braccio generoso del giovane a proteggere l'onore delle dame e a difendere il debole
oppresso. Vero cavaliere è solo chi difende la donna prima di tutto dai proprii sentimenti men retti, e vede e
rispetta in essa una creatura nobile, che richiama al suo pensiero l'immagine santa e soave della mamma e
della sorella.
E aggiungo anche che è vero cavaliere non solo chi non osa offendere la dignità della donna, ma chi è
pronto a difenderla, come farebbe per la madre e la sorella sua, se alcuno osasse in qualunque modo
vilipenderle.
IN SOCIETA’.
Ogni volta che ti troverai in compagnia delle e donne, dovrai trattare con esse con un senso di
rispetto. Nella tua giovane età, devi evitare di aver inutili predilezioni, come pure non devi intimidirti ed
adombrarti per un nonnulla, quando le circostanze portano che tu ti incontri con persone d'altro sesso.
Il concetto elevato, che tu devi avere della donna, è per te una garanzia della tua condotta.
Non dimenticare mai nelle parole, negli sguardi, nei giochi, e ovunque, il tuo dovere di buon cavaliere
e se t'accorgi che il gioco non è più solo un passatempo, ma potrebbe divenire una via alla colpa, tosto volgi
abilmente l'attenzione ad altro oggetto.
Guarda bene anche che il tuo carattere virile, per la tenerezza di persone a te legate con vincoli di
parentela, non resti indebolito.
Ed è pur bene, per regola generale che i giovani, che stanno preparandosi alla vita con un serio
lavoro, non abbiano troppe predilezioni per quei salotti, dove si svolgono riunioni e giochi promiscui.
Il minor male che ne potrebbero ricavare, sarebbe un certo fare effeminato, che li renderebbe ridicoli,
ed è certo che in tali consuetudini essi non potrebbero formarsi un virile carattere.
Nelle tue relazioni colle fanciulle tieni adunque per regola che intime conoscenze e rapporti possono
esser permessi solo ad una certa età e quando hanno per fine possibile, le nozze.
Ogni altra relazione è leggerezza assai pericolosa. L'amore non è gioco da fanciulli e gli anni della
giovinezza non sono davvero destinati alla caccia d'avventure.
LA TUA FUTURA SPOSA, PURA COME IL GIGLIO.
Nei giorni difficili della tua giovinezza, quando l'animo affaticato si tuffa nel futuro in un ardente
desiderio di felicità e di pace, si presenta forse timidamente al tuo pensiero l'immagine confusa di una pura
fanciulla, alla quale, secondo i disegni della Provvidenza, tu prometterai un giorno eterna fedeltà. Quella

52
fanciulla ideale, che gelosamente custodisce ora il suo cuore scevro da ogni colpa e lo adorna d’immacolata
purezza, dov'è?...Non lo sai. Sconosciuta essa attende il suo futuro cavaliere. Essa pure lo sogna forte e
fiero, degno del suo affetto. Amico mio, sei tu questo cavaliere?... è la tua anima degna di questa
fanciulla?... sono i tuoi pensieri puri e casti?
L'immagine della tua futura sposa si presenti come un angelo benefico dinanzi alla tua mente e
protegga il più prezioso tesoro dell'anima tua, dal quale un giorno spunterà il fiore bello dell'amore
cristiano. Nella tua vita pura e intemerata di oggi sta il fondamento della tua futura felicità a fianco della
creatura, che il Signore ti prepara.
RIFLESSO DI PUREZZA.
Voglio darti un altro importante consiglio. Conserva puro anche il tuo esteriore L'ordine esterno è in
intima relazione con l'ordine dell'anima e influisce a sua volta sull'anima stessa.
Io non voglio naturalmente dire con ciò che l'anima di colui, che va ben vestito e ornato, sia per questo in
ordine. Purtroppo talvolta avviene il contrario. È però un fatto che le doti dell'anima in qualche maniera si
manifestano anche all'esterno.
Un giovane coi capelli disordinati, trasandato nei vestiti, che non si lava e trascura se stesso, inclina
anche ad un certo disordine interno, più facilmente di quello, che in tutto è pulito ed assestato.
Non di rado la pulizia esteriore è lo specchio dell'interna purezza.
MUORI E RISORGI.
Amico caro, ora tu devi sentire una parola austera, ma è necessario dirtela. La perfetta educazione
della volontà, tale da ubbidire a ogni ordine della ragione come un docile agnellino, è cosa assai difficile
che richiede molta fatica e pazienza.
La meta è talmente elevata e nobile che tu devi mettere in pratica volentieri ogni utile mezzo per
raggiungerla. Ebbene, uno di questi mezzi più efficaci è l'abnegazione.
« Abnegazione?!...esclameranno parecchi giovani meravigliati: abnegazione! Ciò andava bene
nell'oscuro Medioevo, ma oggi viviamo nel secolo dell'affermazione della vita, oggi non si può più. parlare
che di un'intensificazione della vita. Oggi ognuno vuol godere la vita più che è possibile e non si deve
dispregiarla e negarla ».
Pazienza, amico mio, sai che cos'è l'abnegazione?
È un mezzo per raggiungere quella forza di volontà, di cui abbiamo bisogno, se vogliamo avere un forte
carattere. L'abnegazione consiste nel reprimere gli istinti disordinati delle passioni, e perciò, ricordalo,
l'abnegazione non è lo stesso che negazione della nostra natura, non è una crudele violenza contro di essa e
contro le nostre attitudini naturali, senza queste noi perderemmo il nostro valore. Abnegazione è la
repressione dei nostri desideri disordinati, che compromettono seriamente la nostra vita morale.
Dov'è l'uomo, che non abbia alcun difetto?
Cercalo pure col lanternino di Diogene. Non lo troverai mai. Ma se ognuno ha i suoi difetti, tutti abbiamo
allora bisogno dell'abnegazione.
L'abnegazione ci rende pazienti con gli altri nelle nostre relazioni sociali e ci fa padroni di noi stessi
dandoci quell'energia, che è necessaria per esser pazienti e generosi con tutti e per conseguire sublimi
ideali, una nobile personalità, un vero progresso.
E la violenza, che noi chiamiamo abnegazione, non è fine a se stessa, ma mezzo per giungere alla
vittoria, a quella gioia, che deve allietare la vita del giovane mortificato.
Coloro invece, che cedono vilmente ai loro istinti e desideri disordinati, perdono la sensibilità per le

53
vere gioie della vita e sciupano le doti migliori del loro animo.
Bisogna intensificare la vita? Sì, ma non accontentandole inclinazioni naturali, bensì dominandole con
energia. Come il vapore acqueo sotto una forte pressione raggiunge una forza espansiva incredibile tanto da
sollevare pesi enormi, così l’abnegazione solleva l’uomo che sa reprimere la natura corrotta,alto alto nella
vita dello spirito. Questo è il significato della celebre frase di Goethe: <<muori e risorgi>>.
ANIME RAMMOLLITE
Hai visto mai, amico mio, quei bambini anemici che hanno i piedi, il collo o la schiena sacrificati in
apparecchi speciali? Fa pena, poveri bimbi, vederli camminare barcollando, ed è impossibile non restare
commossi da un senso di grande pietà.
Se avessimo una lanterna simile a quella, che aveva Aladino della favola, con la quale vedeva nel-
l'interno dell'animo umano, dovremmo esclamare ad ogni passo: Ah! quanti poveri rachitici! quale
spettacolo compassionevole!
Sono anime rammollite da ogni specie di comodità della cosidetta civiltà moderna e dalla pigrizia,
che si nasconde nella nostra natura: anime alle quali dà noia ogni sforzo, che rabbrividiscono solo a sentir
nominare il lavoro, il dovere, l'abnegazione.
Anime, la cui volontà è meschina, atrofizzata, anemica, impotente. Ah ! povere anime rammollite !
Amico mio, vuoi rimaner tu pure così? « Rimanere? lo sono forse ora? » tu domanderai.
Ed io ti rispondo: - Sì, lo sei, perchè la rachitide avviene, grazie a Dio, di rado nei bambini, mentre ognuno,
per causa della natura umana decaduta, viene al mondo con questa malattia morale che perciò deve essere
curata in tutti.
Ne vuoi una prova? hai un fratellino di 4 o 5 anni? A colazione egli si accorge che gli è toccata una
porzione di dolce più piccola della tua. Vedi come ti guarda con occhio triste? Povero piccolo! Egli non può
ancora comprendere di dover resistere a questo suo interno sentimento d'invidia: e così avviene in
un'infinità di piccole cose.
Animo adunque; bisogna risvegliare in noi la volontà assopita, e per mezzo di un regolare esercizio di
quotidiane prove dobbiamo rafforzarla affinché prenda il dominio su noi stessi.
Non aspettare più tardi, comincia oggi stesso; più presto tu cominci e più sarai sicuro del successo.
Divenuto adulto, la tua volontà sarà ormai inflessibile come un vecchio albero. Fa dunque attenzione al
facile sistema di esercizi, che sto per suggerirti.
SPORT.
Non trattare troppo mollemente il tuo corpo perchè diverrebbe insolente. Rendilo robusto e temperato
con lo sport. Ama ogni genere di sport, purchè non sia banale e pericoloso alla tua salute.
La vita troppo sedentaria è nociva per molti motivi. I1 tuo motto sia: « Poco ogni giorno ». Un po' di
esercizio fisico ogni giorno. Bada bene però non devi cercare lo sport per lo sport, e unicamente per
sviluppare i tuoi muscoli, no: tu devi essere mosso dalla convinzione che un corpo sano e bene sviluppato è
più appropriato agli elevati compiti dell'anima che non un corpo debole e cadente.
Non esercitare lo sport per diventare un lottatore od un funambulo di mestiere. La tua unica meta sia
questa: io desidero giungere al punto che ogni membro del mio corpo obbedisca alla mia volontà.
Anche per il vestire non essere troppo delicato. Se vedo giovani che prima di esporsi all'aria fresca
osservano con cura il termometro, e intimoriti dalla pioggia, dalla neve o dal freddo, dicono tra sé: « oggi
devo mettere un'altra maglia, una fascia di lana: ih! che vento! non posso uscire senza soprascarpe: oggi
sarebbe da mettersi due soprabiti », e così via, non posso fare a meno di dubitare dell'energia morale di tali

54
giovani. Il corpo giovanile indurito si riscalda meglio che con la più soffice pelliccia: per chi invece si è
imbambagiato in una vita molle e forse immorale, nessuna meraviglia che i suoi nervi, la pelle, le vene non
funzionino più regolarmente, che ogni corrente d'aria gli faccia male, che egli cada con grande facilità
vittima delle malattie contagiose e che sia predisposto ai raffreddori, nonostante la sua calda pelliccia.
Con ammirazione leggiamo le magnifiche imprese dell'età antica e degli eroi, che in esse si
segnalarono. Donde trassero essi il coraggio e la forza necessaria? Essi non sciuparono la loro forza
giovanile nella colpa. Sarà grande solo quel giovane, che, come dice Orazio, soffre, agisce, suda, lavora e si
astiene dall'impurità.

Multa tulit fertque puer, sudavit. Abstinuit venere et vino... ».


Quando un illustre generale, Scandenberg, fu diffidato di consegnare la sua spada, essendo vinto,
rispose: « Consegno la mia spada, ma ricordate che non nel ferro, ma nel mio braccio è nascosto il segreto
della mia forza: anzi neppure nel braccio, ma nel mio sangue ». Ma nel sangue puro e sano non inquinato
dal vizio.
FRATELLO ASINO.
Impara a sopportare con animo virile i dolori fisici e spirituali, non esclusa la malinconia. Se sei
indisposto, se qualche cosa non va secondo i tuoi desideri, se sei vittima di una piccola ingiustizia, se
qualche volta ti trascurano, trattandoti come non meriteresti, non perderti di coraggio.
« Ma queste sono raccomandazioni buone per i frati », dirai tu. No, mio caro: che l'abnegazione e le
sofferenze conducano alla virtù era già noto al pagano Epitteto. La sua massima era: « Abstine, substine ».
Chi lascia dormire le sue forze , le sue attitudini e se ne sta passivo ed indifferente di fronte alle sue
inclinazioni, deve ben presto lamentare deplorevoli cadute. Tu invece devi prepararti alle lotte della vita
con energia virile. Non ti lamentare per ogni più piccola contrarietà, non ribellarti, ma cerca di trarne
profitto.
« Profitto? E come? » Fa che la tua pena serva ad elevare la tua anima. Il ferro rovente viene forgiato
e si tempra sotto i pesanti colpi del martello.
Se le circostanze della vita martellano su di te colpi ruvidi e pesanti, non soffrirli con apatia, ma alza
il tuo capo e profitta di questi colpi, per forgiare il tuo carattere secondo l'ideale, che ti sei prefisso. Te
fortunato, se hai imparato a sollevare a tali concetti anche le piccole vicende materiali della tua vita. Allora
non sacrificherai mai la tua anima alle esigenze del corpo.
Fa ogni tuo lavoro e diportati in tutto quanto più accuratamente che ti è possibile. Age quod agis.
La vita è grave, non te la rendere amara col soffrirne a malincuore le vicende tristi a cui non puoi sottrarti;
ma sopportale con la superiorità di un'anima, che non si lascia abbattere.
E non credere che la forza educatrice del dolore adombri i lieti e luminosi giorni della tua gioventù,
ché anzi tu ti preparerai in tal modo una corazza di difesa per il tuo avvenire.
Un altro punto importante per la tua educazione è di abituarti nei tuoi anni giovanili, in cui sei tanto
inclinato all'ostinazione, a sottoporti ragionevolmente all'altrui volontà, anche se riuscisse difficile alla tua
caparbia natura il non effettuare il tuo desiderio. Sperimenterai presto l'utilità di questo esercizi
Se avessimo una lanterna simile a quella che aveva Aladino della favola, con la quale vedeva nell’interno
dell’animo umano,dovremmo esclamare ad ogni passo: difficile alla tua caparbia natura il non effettuare il
tuo desiderio. Sperimenterai presto l'utilità di questo esercizio.
Concludo

55
Abbi cura del tuo corpo, ma non accarezzarlo troppo. San Francesco d'Assisi lo chiamava « fratello asino ».
Dunque « fratello » non « nemico », compagno della vita ed utile come l'asino per il povero viandante. Ma
resta sempre « asino ».
Esso non è dunque padrone: esso non è fatto per comandare ma per obbedire.
REGIME DI VITA.
I1 tuo nutrimento deve essere ragionevolmente regolato. Anche in ciò non devono prendere
sopravvento le esigenze del corpo. Non abusare dei cibi ricchi di albuminoidi, come, per esempio, la carne,
specialmente alla sera. Preferisci gli erbaggi, le frutta e i latticini. Non andare a letto subito dopo mangiato,
con lo stomaco pieno, ma almeno un paio d'ore dopo. Astieniti possibilmente del tutto dalle bevande
spiritose. La maggior parte delle colpe sensuali avvengono dopo aver preso una certa quantità di aloool.
Anche gli antichi Romani sapevano che dove Bacco, il dio del vino, è onorato, là c'è pure Venere, la
dea dell'impurità, sua seguace.
Quanti giovani che avevano custodito la purezza del loro cuore, con un'energica lotta, durante anni
interi, l'hanno perduta appunto, quando per l'alcool non furono padroni dei loro istinti sensuali e delle loro
passioni.
Il tuo letto sia piuttosto duro che soffice, meglio freddo che caldo. Il letto troppo molle e caldo
provoca facilmente le tentazioni del senso, che già di per sé non dormono mai del tutto.
Cerca di dormire in una atmosfera pura e fresca. Ciò che è per i polmoni l'aria ossiginata, è per tutto il
corpo l'aria pura. L'aria fresca e pura ha una benefica influenza sulla salute, mentre il trattenersi in ambiente
viziato è assai nocivo: verità questa, a cui purtroppo molti non pensano. E come è sano lo svegliarsi di chi
ha dormito in un'aria pura e fresca, a differenza di chi alla mattina sente il bisogno di uscire dall'aria
pesante, piena di esalazioni e forse di fumo e di vapore, della sua camera.
Dormi abitualmente sul tuo lato destro, mai sulla schiena, perchè la spina dorsale, troppo riscaldata,
influisce sul sistema nervoso. E attendi anche a non coricarti sul tuo lato sinistro, perchè il cuore resterebbe
oppresso. Alla mattina poi, quando ti svegli, balza subito giù dal letto perchè il diavolo è un gran signore e
si alza sempre tardi. Nel tempo, in cui comincia la sua opera nefasta, trova i mattinieri già al lavoro, e
perciò egli non può nuocere ad essi. Ma guai ai pigri, che trova ancora a letto; egli non cesserà di allettarli,
di sedurli, finché essi avranno ceduto diventando suoi schiavi.
Quando tu dovessi restartene a letto indisposto per qualche giorno, se il male lo permette, sta in
qualche maniera occupato, perché purtroppo è un fatto, che molti giovani, mentre se ne stanno a letto per la
loro indisposizione, lasciano libero accesso nel loro cuore ai pensieri ed ai desiderii più liberi ed illeciti,
macchiando la loro anima, mentre attendono il beneficio della guarigione dall'infinita Bontà Divina.
A questo proposito ricorda il proverbio, che dice: « Chi se ne sta a letto svegliato, riposa in grembo al
diavolo ».
E questa è una regola importantissima, specialmente per le vacanze, quando non urge alcun par-
ticolare dovere. Se tu non hai alcun speciale lavoro da compiere, dormi pure quanto ne hai bisogno però
appena ti svegli, balza subito giù dal letto.
Lavati con acqua fresca e non aver paura di abbondare. La pulizia del corpo è un coefficiente impor-
tantissimo per la salute.
IL PADRE DEI VIZI.
Non senza motivo l'ozio è detto il padre dei vizi.
Io non potrò mai raccomandarti abbastanza di non stare in ozio, neppure nelle vacanze.

56
Quando nelle mie escursioni alpine giungo ad un piccolo torrente, che scorre spumeggiante con
ininterrotto fragore nel suo letto scavato tra le nude roccie dal lento, instancabile lavorìo dell'acqua, si
impadronisce dell'animo mio un indefinibile sentimento e resto estatico, muto, quasi sgomento...
Che spettacolo!... Com'è meravigliosa la maniera con cui questo ruscello si apre la via attraverso le
roccie! Con che forza fende il duro macigno, aprendosi in esso un varco, mentre presso la sorgente scorre
placidamente sui sassi bianchissimi.
Sebbene egli venga dalle profondità della terra e le sue onde si infrangano contro le dure roccie, le
sue acque sono sempre limpide e pure.
Ma giunto alla larga pianura, dove non deve più faticare per aprirsi la via, esso rallenta il suo corso, e
perdendo la primitiva limpidezza, diverrà pantano se, per disgrazia, le sue pure acque andranno a morire in
qualche bassa palude, coperta da erbe palustri.
L'immobilità e la pigrizia sono nella natura segno di morte e fautori di corruzione nella vita spirituale.
Finchè il giovane trafora, fende e scava le roccie, che egli incontra nella sua esistenza con energia e
costanza, finché si affatica con sacrificio per il suo avvenire, anche la sua vita spirituale rimane pura e
casta, ma quando la sua giovanile energia, abbandona la via del serio lavoro e s'immerge nel pantano della
noia, dell'ozio e della pigrizia, per morire in una inettitudine vergognosa, allora ogni progresso spirituale si
arresta e vien meno in lui ogni più nobile aspirazione.
Il ferro non adoperato arrugginisce.
Guardati, amico caro, dalla ruggine dell'ozio. Ricorda quel che dice Ovidio: «Venus otia amat» Venere ama
l'ozio. Se troppo forte è l'assalto delle tentazioni, non rimaner solo, cerca aiuti, muoviti, va, corri dai tuoi
genitori., dai fratelli, cerca qualcuno.
Il lascivo Ovidio dice, forse in senso ben differente
« Quisquis amas, loca sola nocent, loca sola caveto.
Quo f ugis? In populo tutior esse potes ».
« Chiunque sia tu che ami, i luoghi solitari nuociono, e per questo guardatevi dai luoghi solitari.
Dove fuggi? Puoi esser più sicuro di mezzo al popolo ».
Ed un altro distico:
« Quid facies, facies Veneris, si veneris ante? Ne sedeas, sed eas: ne pereas per eas ».
« Che cosa farai se verrai davanti ad aspetti di Venere? Non fermarti, ma vattene: non perire per essi
».
Se la macina del mulino non ha grano, consuma se stessa. Altrettanto è dell'anima: se non si occupa
utilmente, s'indebolisce nelle sue potenze.
A chi non sa che fare facilmente vengono in mente i cattivi pensieri. Dai pensieri viene la tentazione e
la tentazione poi si traduce in opera. Il lavoro è il sale che preserva dalla corruzione e perciò soffoca i
fallaci desideri e le tentazioni nel serio lavoro. Sii sempre occupato.
Ogni giovane deve avere qualche predilezione.
Uno ha amore alla collezione delle piante e degli insetti, un altro si applica al troforo, a questo piace la
fotografia, quello si occupa degli esperimenti di fisica. Molti trovano piacere nell'allevamento e nella cura
di piccoli animali, altri lavorano nel giardino o raccolgono pietre rare. Altri ancora amano la musica, le
lingue straniere, ecc.
In ogni giovano c'è sempre un'esuberanza di energia. Chi non ha elevati ideali e forti sentimenti, non
penserà che ai divertimenti, sprecando inutilmente tante forze, che per il giovane volonteroso sono invece

57
una preziosa riserva per l'avvenire.
Lavora, lavora, amico mio. Rifletti che oggi crei a te stesso il posto più o meno onorato, che tu
occuperai un giorno nella società. Sappi lottare contro le inclinazioni difettose del tuo cuore dedicandoti
instancabilmente a qualche utile occupazione. Solo allora potrai aspirare ad un posto d'onore nella società.
- ABSTINE, SUSTINE.
Sono primi a cadere coloro che niente rifiutano ai loro sensi, diventando così il trastullo delle loro
ceche passioni.
Su questo punto io devo richiamare tutta la tua attenzione.
Abitua il tuo corpo alle piccole privazioni e sacrifici, e talvolta cerca anche di negargli qualche cosa, che
non è proibita, ma che sarebbe gradita ai sensi.
Fa questo per provare se tu hai forza di vincerti; cerca per esempio una volta di non bere per un
quarto d'ora, benché tu, appena ritornato da una corsa, abbia molta sete.
Viene portato a tavola il tuo piatto favorito?... Per una volta lascialo: c'è invece qualche cosa che non
ti va troppo, ebbene, prendila senza dir parola.
Non ti lamentare se ritornando da scuola, non e ancora in tavola il desinare. E quando le vivande
vengono portate, non gettarti su esse con selvaggia avidità, ma domina il tuo gusto.
È così dolce alla mattina rimanere a letto un quarticello d'ora di più! Coraggio, salta giù appena l'ora è
suonata.
Passi avanti una pasticceria e il tuo denaro vorrebbe uscire quasi spontaneamente dalla tasca?... Sii
forte e tira innanzi.
Hai smarrito qualche cosa e non la trovi? Abbi la pazienza di cercarla con calma.
Sei tu abbastanza forte da non rispondere neppure una parola, se ti si dice qualche insolenza? Hai la
forza, quando si apre la porta, di non guardare subito chi entra, oppure di non aprire una lettera appena
ricevuta?
Sei capace di conservare nel segreto del tuo cuore, anche per un solo giorno, una notizia interessante?
Hai la forza di interrompere per qualche tempo una lettura eccitante, che ti attira fortemente?... Quando il
maggio, atteso con impaziente desiderio, viene luminoso e profumato e manda il suo chiaro raggio nella tua
stanza, illuminando il tuo tavolo di un piacevole bagliore, sei tu capace di rimaner curvo sui tuoi libri e sai
resistere alla tentazione di correre a giuocare? Sei capace di camminare con energia, dopo una lunga gita
faticosa, se i tuoi piedi indolenziti stentano a reggerti per la stanchezza? Davanti a una vetrina, che stuzzica
intensamente la tua curiosità, potrai astenerti dal guardare? Puoi tu dominarti tanto da mostrarti affabile con
quel compagno, che forse, non sapendone neppure la causa, ti è terribilmente antipatico? Puoi aderire
subito, senza mormorare, agli ordini che non ti piacciono? E così via.
Tu rispondi: queste sono piccolezze. Certamente sono piccolezze. Ma non sai che le grandi cose si
fondano sulle piccole e che pure gli immensi grattacieli di New-York sono fatti di piccoli mattoni? Queste
piccole vittorie quotidiane renderanno in te più forte la fiducia in te stesso; e allora non ti spaventerai
facilmente dinanzi alle difficoltà, che incontrerai nella vita.
Il più piccolo atto di rinnegamento, col quale tu abitui il tuo corpo ad obbedire allo spirito, è una
sorgente preziosa di energia per il tempo di prova, in cui sono necessarie risolutezza e coraggio.
Avviene come per gli accumulatori, dove lentamente riusciamo a conservare una grande quantità di
energia, da usare a tempo opportuno.
E’ proprio per queste piccolezze che lo spirito riesce a dominare la materia.

58
TATTICA NELLA LOTTA.
Sublime è l'ideale di una giovinezza casta e pura, ma a questa altezza non potrai giungere se non con
un graduale esercizio della volontà. Il vero e forte carattere è un premio che dobbiamo conquistare con
sacrificio.
Riguardo alle inclinazioni dei sensi, sarà bene e prudente che tu conduca la lotta per via indiretta cioè
senza trattenerti a pensare su tali cose, ma tirando innanzi con semplicità ed energia.
Contro tante piccole predilezioni e debolezze, combatti invece direttamente e con risolutezza. Nelle
vittorie che riporterai contro la pigrizia, la mancanza di puntualità e via dicendo, e nell'abituarti alle
privazioni, al silenzio, alla pazienza, la tua volontà si temprerà per resistere più facilmente alle esigenze
degli istinti naturali.
Bada bene che chi non sa mai negarsi qualche cosa lecita, difficilmente potrà sempre evitare le cose
proibite.
Il cacciatore, che si spinge fino agli ultimi limiti del suo podere, è difficile che prima o poi non metta
il piede sul terreno altrui.
Più noi tempreremo la nostra volontà e più facilmente opereremo il bene, mentre una profonda intima
gioia riempirà l'anima nostra nella elevata vita spirituale, che viene dalla padronanza dello spirito sulla
materia.
Chi a 10 anni sa vietarsi spontaneamente una ghiottoneria, a 16 anni saprà resistere agli assalti della
sensualità.
Non vi è lotta senza sacrificio, ma appunto in ciò sta la soddisfazione della vittoria.
Guarda con quanto interesse la gioventù segue le svariate gare sportive e con quanto ardore vi prende
parte. Il vincitore è stimato poco meno che un eroe.
Tu, amico mio, hai un campo ben più elevato per mostrare il tuo valore. Esercita quei piccoli atti di
rinnegamento di te stesso, che ti ho sopra indicato, giorno per giorno, senza stancarti.
La gioia per la vittoria riportata ti stimolerà poi a resistere ulteriormente. Perciò se tu dovessi com-
battere un'abitudine peccaminosa, radicata profondamente nell'animo tuo, sarà assai ragionevole che tu da
principio ti proponga un periodo di soli 4 o 5 giorni. Non sarà difficile resistere per un tempo così breve.
Dopo cinque giorni, se vedrai di essere .riuscito, dirai: « Dio mio, un pò di forza di volontà c'è ancora in
me, e la prossima settimana voglio, devo ancora rimaner vincitore ».
Se anche questa seconda volta riuscirai, conterai già la vittoria di due settimane e ciò ti incoraggierà
assai ad un'ulteriore lotta.
Fra gli indigeni delle isole Hawai o Sandwich c'è la tradizione che quando muore qualcuno, ucciso
nella lotta, la sua forza passa al vincitore.
Questa è una superstizione, ma non è invece superstizione, al contrario realtà, che la tua volontà di-
venta più energica ogni volta che ottiene una vittoria sulle tue prepotenti inclinazioni.
Chi ha gustato una volta sola queste gioie, sa quanto siano di eccitamento a maggiori vittorie e sarà
molto più felice di chi cede vilmente a suoi bassi istinti.
SUPERATA TELLUS SIDERA DONAT.
Leggi, amico mio, la seguente lettera, che ho ricevuta da un antico allievo di seconda liceale. È la
storia di un'anima che tante cose forse può insegnare anche a te.
Rev.mo Padre,
Queste righe le scrive un giovane, che raccoglie alcune pietre tra le rovine dei bei castelli sognati

59
nella sua giovinezza. Un giovane, che vorrebbe volentieri cancellare un capitolo oscuro della sua vita. Lei
mi comprende... Un giovane, che fu rigettato dagli amici della colpa, mezzo rapinato, addormentato alla
voce di dolore della sua anima orribilmente sfigurata, forse perchè non aveva più denaro da sciupare...
Reverendissimo Padre, le ho confidato ciò che a nessun altro ho mai osato rivelare, ciò che grava
come un peso enorme sul mio povero cuore. Oh, il mio passato... che cos'altro è stato se non continue
cadute e ricadute? E tutto ciò per causa di un unico fallo iniziale, seguito da continuo ondeggiare di errori e
pentimenti...
Finalmente un giorno ho trovato la mia via. Il suo libro, buon Padre, quanto bene mi ha fatto! Le sue
pagine vibrano sempre nell'anima mia, che da esse ha ricevuto un orientamento nuovo, definitivo nella via
della purezza... Oh! quanto mi sento felice!
Grazie. Iddio benedica il Salvatore della mia anima. Dio la benedica, buon Padre ».
Ogni volta che io leggo questa lettera mi viene alla mente il verso profondo
<<Superata tellus sidera donat>>.
Ma, dirai, in tal maniera mi amareggio continuamente la vita: questa continua sorveglianza su me
stesso diverrà un tormento.
Prova e vedrai. Avverrà tutto il contrario. La tua fatica per educare la tua volontà sarà largamente
compensata.
Sai chi ha una vita veramente penosa? Chi è debole di volontà, chi vacilla ad ogni passo e non sente
mai la sicurezza di se stesso.
Tu invece col tuo costante esercizio giungi al punto che la volontà diviene docile e pronta sotto il
dominio della ragione in modo da prendere naturalmente posizione contro ogni cattivo assalto interno od
esterno. Animo adunque. Conquistati con costanza e sacrificio questa forte corazza, che proteggerà in te
quel prezioso tesoro che è la purezza dell'anima tua e questa sarà la più bella ricompensa del tuo lavoro
forte e costante.
LUCI DI SINCERITA’.
Nella tua lotta, il tuo amore sincero e franco alla verità potrà offrirti un prezioso aiuto. Non voglio qui
dilungarmi a dimostrarti quanto sia necessario che tu dica sempre ed incondizionatamente la verità, e
quanto invece porti danno all'onorabilità di una persona il non poter prestar fede alle sue parole.
Qui voglio solo rilevare quanto sia difficile che cada nei pericoli della corruzione chi non ha l'abi-
tudine di mentire. La via della pura coscienza è sempre la più chiara e diritta, solo allora cominciamo a
fingere ed a mentire, quando la nostra mente è turbata da pensieri, che vogliamo nascondere e quando ab-
biamo commesso azioni, di cui dobbiamo vergognarci.
Chi mente disonora se stesso, sciupa il suo carattere, macchia la sua anima e facilmente cade più in
basso.
Invece chi non vuol tollerare la bugia, perché ha un senso di dignità che si ribella ad ogni menzogna,
saprà pure facilmente resistere contro ogni altro avvilimento della propria dignità.
Abituati a non servirti mai, neanche nelle semplici cose, della bugia per quanto innocua, anche perché
si possa sempre credere a quanto tu dici, come ad una parola sacra.
Veramente la più bella lode che si possa fare di sé stesso è questa di poter affermare: io non conosco
la menzogna.
AMORE ALLA NATURA.
Amico mio, ami la natura? Ognuno puo in essa trovare una sorgente inesauribile di gioia.

60
Ma quale anima dovrebbe esserne maggiormente piena dell'anima del giovane puro, di questo fiore
bellissimo del genere umano?
Ami adunque di respirare a pieni polmoni l'aria aromatica dei freschi boschi? Ti piace, coricato sul
verde tappeto fiorito, tuffare il tuo sguardo lieto nel mite raggio del sole primaverile?
Come è bello con instancabile occhio immergersi nelle fresche e chiare profondità dello specchio
cristallino del mare e meditare... « La profondità dell'anima mia può essere così pura e cristallina!
Ti piace cullare la tua anima presso le onde, che scherzano nel ruscello, che mormora in molle ritmo?
Provi piacere a cantare a gara col leggero soffio del vento? o preferisci arrampicarti in alto sulle rocciose
cime dei monti e lassù dare sfogo alla pienezza dell'animo tuo con lieti canti?
Ami la natura e trovi in essa più soddisfazione che nel misurare i polverosi selciati della città respirando
l'aria viziata delle strade racchiuse tra gli alti edifici? La vita dello studente è già di per se sedentaria e
rinchiusa. Ciò non di rado ha influenza anche sull'anima. Approfitta dunque dell'occasione, ogni volta che ti
si presenta, e corri ai tuoi boschi, ai campi soleggiati, ai monti.
Certamente hai già sperimentato che anche lo studio riesce più facile se tu hai riempiti i polmoni di
aria ossigenata, se hai il cuore ed i nervi ritemprati dalla fresca aria dei boschi. Non solo fisicamente ma
anche spiritualmente tu stai meglio: hai risvegliato la tua energia e la tua volontà è divenuta più resistente.
Quei giovani, che giocano all'aperto e vanno cantando allegramente attraverso il bosco, mi sono
molto più cari di quelli, che passeggiano su e giù sul selciato della città, o con aria stanca siedono dietro il
vetro delle finestre rompendosi la testa con chi sa quali pensieri.
Il giovane sano, allegro, esuberante di vita e di forza, che ride lieto ed insieme è equilibrato nelle sue
facoltà, il giovane di delicata coscienza e puro cuore, questo per me è l'ideale del giovane.
UN AMICO FRATERNO.
Accetta anche questo consiglio. Non rivolgerti ai tuoi coetanei per essere istruito intorno ad
argomenti delicati. Quando due ciechi si guidano a vicenda, entrambi cadono nella fossa.
Come potrebbe dare una spiegazione esauriente a scabrose domande chi è sotto il peso dello stesso
problema e ne attinge la risoluzione a sorgenti malfide ed inquinate? Questi amici, che la sanno lunga,
parlano non di rado in maniera troppo volgare su queste cose serie e sante. La tua anima, che cerca la pace,
resterebbe ancora più inquieta, la fantasia sarebbe ancora più eccitata e riempita di impure imagini e
fantasie.
Non cercare neppure la soluzione alle tue domande nei cosidetti libri di igiene e medicina. I libri, che
sotto questo titolo vengono gettati nel mercato, sono spesso opere poco serie e non danno una vera
istruzione, ma eccitano ancor di più la fantasia, già di per se facilmente infiammabile, dei giovani.
La lotta, che angustia l'animo tuo, può essere decisa solo da una forte volontà e non dalle nozioni, che
su tali argomenti andrai cercando. Qualcuno infatti potrebbe conoscere fino ai più minuti particolari tutto
ciò che si riferisce a questo punto, ma se non dispone di una volontà energica e retta, cadrà egualmente
nella colpa e menerà una vita immorale.
Non dico però che tu debba rimanere coi tuoi dubbi. No. « Guai a colui che è solo » dice la S.
Scrittura. « Se cade, non vi è nessuno che lo possa aiutare ». (Prov. 10).
A chi devi dunque chiedere le spiegazioni di cui abbisogni, quando sei agitato dal dubbio?
Prima di tutto rivolgiti con confidenza ai tuoi genitori. Se però tu pensi che ai tuoi genitori non piaccia
intrattenerti su questo punto, o se non ti riesce di parlarne ad essi apertamente (molti ragazzi non sanno,

61
come la Cordelia di Schakespeare, mettere il cuore sulla lingua davanti ai propri genitori) allora rivolgiti
con tutta confidenza al sacerdote, al confessore, o ad altra persona seria e religiosa, e a tale persona, che
deve goder tutta la tua confidenza, manifesta sinceramente le tue difficoltà.
Non temere di essere ingannato nella tua fiducia e neppure che tali persone possano abusare della tua
confidenza. Il sacerdote non ti disprezzerà in quest'ardua lotta, ma si sentirà piuttosto onorato che tu con
sentimenti così sinceri apra a lui il tuo cuore. Egli sa bene che tu ti senti solo, abbandonato in questa dura
lotta, come il viandante in una notte senza stelle e di burrasca: ed egli ti dirà ciò che tu dovrai sapere. Ti
avverto però fin d'ora che su ciò che tu sentirai dal suo labbro, non devi chiacchierare con leggerezza coi
tuoi compagni di scuola od altri tuoi coetanei.
Questa conoscenza che tu apprenderai dalle sue labbra, è un tesoro, che tu non devi mostrare per ora
agli altri, tu possiedi un tagliente coltello, che di per sè non ferisce, ma che può diventar pericoloso ai tuoi
compagni.
DAL DIARIO DI UNO STUDENTE.
Non so resistere dal presentarti una breve storia, tanto gentile e tanto vera: sono brevi paginette di un
diario scritte con sincerità e con affetto. Leggile pertanto attentamente, e comprendi la gioia di avere un
vero, un sincero, un santo amico.
« Mio caro libricino, non ho mai scritto una cosa simile su queste tue pagine: oggi però non
posso farne a meno: sento il bisogno di confidartelo: Sono innamorato. Sì, è così: ma non lo prendere in
mala parte, non è colpa mia. Voglio raccontarti come è avvenuto. Tu sai che io vado alla scuola in tram. In-
sieme con me ed alcuni giovani vi sale ogni mattina una figliuola, bella come un angelo, né ti so descrivere
quanto sia bella... basta, essa mi ha così impressionato, che non trovo più pace.
Io non so più se sia ancora in questo mondo, il mio cuore cerca di solleare i miei sentimenti
oppressi. Lasciami, mio caro confidente, la consolazione di piangere la mia angoscia. Non prego più perchè
penso sempre a lei, essa è sempre dinanzi alla mia mente... ed il peggio è che la mamma sa tutto.
Ieri mi ritirai subito dopo la cena per scrivere il mio diario, quando la porta pian piano si aprì.
La mamma entrò. Volevo nascondere in fretta il mio quaderno, ma subito mi pentii. Mai ebbi nulla da
nascondere alla mia mamma: arrossii.
« - Figlio mio, tu hai qualche cosa che non mi vuoi dire..., io voglio tutto sapere.
« - Ho qualche cosa che mi affligge... ma lo sai forse, mamma? ...
- Ah, figlio mio, nulla sfugge all'occhio della madre. Stasera a tavola tu non hai fatto caso al tuo
piatto prediletto, eri astratto, mi sembrava che i tuoi pensieri fossero ben lontani. Che cos'è, figlio mio, che
ti affligge?...
Ella mi fissò negli occhi, per un momento mi accasciai su me stesso. Allora pensai che oggi avevo
dimenticato il mio diario sullo scrittoio.
« - Hai letto forse, mamma, il mio diario? ...
« - Solo una proposizione, figlio mio, dal diario lasciato aperto alla data di ieri.
« -- Ora capisco... perchè dovrei negare? perchè vergognarmi? ... Ti dirò tutto.
Da alcune settimane andiamo assieme a scuola. « A X ella sale sul tram e scende al ponte Y. Non
le parlai ancora mai, e, solo per quache tempo osai gettarle qualche sguardo furtivo.
Una volta le erano caduti in mezzo alla folla i libri, che subito io le raccolsi. Ella mi ringraziò
gentilmente.

62
Un giorno non venne. Cercai ansiosamente con gli occhi nella vettura, non c'era. Mi mancò qualche
cosa, non potevo star tranquillo, tutta la mattina, ero di cattivo umore... Mamma, tu ridi? ... Sì, può esser
ridicolo. Eppure... qualche giorno dopo ella venne, come un raggio di sole, nel mio cuore... Curvo sui miei
libri mi sognai di lei. A che penso?... A nulla..., solo penso a lei: sono pensieri indeterminati, avvolti da un
senso misterioso. Essi mi piacciono, mi sono grati.
Mancava solo questo...: ieri mattina si burlavano di me. Ecco il virtuoso,... è caduto nella rete,...
cicisbeo, cascamorto, e giunsero al punto di farmi adirare.
No, non sono cascamorto, come alcuni dei miei stimati compagni, non faccio come gli altri.
Nessuno mi troverà mai a zonzo, per i vicoli, in attesa dell'uscita delle collegiali, non scrivo lettere io... Poi
smisero di beffarmi, ma passarono ad altre volgari facezie: ed io spaventato cercai di evitarli.
Non hai nulla a temere, Mamma, non si trattava di cosa grave, ho le mie opinioni e non voglio
lasciarle. Solo quando la storia cominciò a diventare troppo spinta, non frenai le parole e dissi loro chiaro
le mie ragioni.
« - Ma perchè, figlio mio, hai ascoltato quei discorsi ?
« - Mamma, credilo, è impossibile evitarli; in qualunque luogo si vada, si odono simili discorsi.
Non è la prima volta. Grazie a Dio, non poterono nuocere alla mia anima. Sono sempre quello, solo
sono diventato più maturo di parecchi anni. Non sono cattivo: me lo credi, Mamma?..
« Ho mai dubitato delle tue parole, figlio mio ?
Mi abbracciò commossa, mi strinse al suo cuore e continuò con voce amorevole, da cui trapelava
l'affetto, che solo il cuore di madre può avere.
« - Ne hai parlato col Padre Direttore?
« - Non ancora, ma lo farò in questi giorni.
Non ha potuto resistere più a lungo e ho cercato il P. X. Avvenga ciò che vuole, ho pensato, devo
aprirgli il mio cuore. Nulla ho mai nascosto a lui; però nessun colloquio mi è riuscito difficile come quello.
Per un quartoo d'ora sedetti davanti al suo scrittoio, poi finalmente. mi decisi:
« Padre, avrei qualche cosa da dirle...
« - Beppino, me lo aspettavo già da un pò... credi che non mi fossi accorto della tua interna lotta ?
coraggio, dì tutto.
« - Padre, non so. come cominciare,.., io... no... Lei, la voce mi morì nella gola, non ero capace di
proseguire.
« - Con ciò volevi dunque dire che... tu sei innamorato? ...
Questa domanda non mi sorprese, ero già abituato a lasciarlo leggere nel mio cuore. Nessuna meraviglia
dunque.
<<- La prego, Padre, non mi condanni.
Gli raccontai tutto. Il nostro incontro, i miei sogni, tutto. Poi mi feci coraggio e gli domandai: Padre, è
conveniente che un giovane come me, della 2a liceale sia innamorato?...
Il sangue mi salì alla faccia. Il Sacerdote mi guardò, e mi pareva più assorto che mai. Alla sua volta
però mi rispose con una domanda:
« -- Beppino, non vuoi essere uno studente esemplare ?...
Ero sorpreso: - Lo voglio, sì; ma è questa, Padre, la risposta?...
<< - Sì, figlio mio, hai già imparato abbastanza intorno all'amore secondo il piano di Dio. Tu lo

63
sai che è uno dei sentimenti più elevati, che Dio ha dato al cuore umano. L'amore perciò non può
essere un gioco da bambini, mentre l'amore degli studenti può essere tale. Per molte ore essi sognano
inutilmente, vanno a zonzo al corso, compongono versi d'amore, ma è impossibile allora di adempiere bene
i propri doveri. Non pensi così ?
« - Sì, lo credo... eppure non so perchè ciò mi sia avvenuto... Io l'amo quella fanciulla; ella ha preso il
mio cuore,non ne ho colpa. E dovrò dunque rompere del tutto ogni relazione con lei, gli chiesi con voce
trepidante attendendo tremante la risposta decisiva.
« - Non lo dissi, Beppino! ... Certo sarebbe stato meglio che ciò non fosse avvenuto; non posso però
dire che sia tua colpa se gli occhi di quella fanciulla ti interessano di più delle lettere greche. Ogni giovane
adolescente prima o poi viene assalito da questo romanticismo. Non rompere dunque questi legami con
forza, ma cerca di dimenticare, sforzati anzi di farlo, e. la tua confusione sarà finita ben presto. Vi trovate
spesso ?...
« - Solo sul tram.
<<- Non avete scambiato delle lettere ?
« - No, ho tentato una volta di scriverle, ma pensai che non sarebbe stato conveniente e lasciai.
« -- Come va con lo studio, procedi bene come prima? ...
« - Non c'è male, anzi sono più padrone di me stesso che prima ed anche quando vengo assalito da
pensieri impuri, riesco ad allontanarli più presto che prima.
- Bene, mio Beppino, la cosa non ti deve turbare, solo promettimi questo: che tu sarai sempre
sincero con me e che tu dirai subito qualunque cosa di nuovo avvenga nella tua vita spirituale. Finché tu
avrai piena confidenza nel rivolgerti a me, non avrò nulla a temere per te: potresti diventare peggiore, se tu
facessi qualche cosa e pensassi tra te: Non voglio dirlo al Padre.
Lacrime silenziose sciolsero la tensione che stringeva il mio petto. Respirai profondamente, fissai
ancora i suoi occhi benevoli e dissi : Non lo farò mai, Padre, non lo penserò mai...
Mi strinse la mano e scesi alleggerito le scale ».
Amico, ricordati, è una grande fortuna, una vera benedizione per un giovane trovare un valente e
sperimentato padre spirituale.
LE PRINCIPALI FONTI DI VITA.
A tuo vantaggio, giovane caro, hai a disposizione preziosissimi aiuti nella tua lotta: la Confessione e
la Comunione.
Io non posso qui diffondermi a lungo sul primo di questi sacramenti, che rinforza, migliora, protegge
il giovane, che vuole educare il suo spirito; ne parlerò per esteso a suo tempo nel volume in cui tratterò
della Religiosità del Giovane.
Fin d'ora però ti dico che nella Comunione frequente e solo in essa tu potrai trovare la forza per
vincere nella lotta, per rialzarti se hai avuto la disgrazia di cadere.
L'Eucarestia è il vino che germina i vergini, è il pane dei forti. Da Essa attingi dunque l'aiuto divino di
cui hai tanto bisogno.
E che ti dirò della Confessione?
Tu non puoi credere quanto vantaggio può venire all'animo tuo dalla Confessione bene intesa, non solo
come semplice mezzo di purificazione, ma anche come efficace aiuto al progresso morale dell'anima.
Già nel precedente capitolo hai visto l'aiuto prezioso, che un vero Padre Spirituale può dare al
giovane nelle sue incertezze, ed io vorrei perciò che tu ti accostassi a questo Sacramento con sincera e

64
spontanea confidenza.
Il bambino ha paura dell'acqua per lavarsi, e molti giovani provano grande ripugnanza al pensiero
della purificazione spirituale. Non deve essere così di te; anzi tu devi ricorrere a questo mezzo salutare con
vera gioia. È questa l'unica via per avere la pace dell'anima.
Il corpo avvelenato non può acquietarsi finchè non si sia liberato dal veleno inghiottito e se lo
trattiene, deve perire. Pertanto quanto più frequenti e più forti sono le tentazioni e tanto più spesso tu devi
ricorrere a questo Sacramento e confessarti bene con il proposito fermo di volerti migliorare.
Quale profonda sorgente di bene si apre per l'anima tua, quando tu, inginocchiato davanti al
Confessore, umilmente apri a lui tutto il tuo interno. I segreti impulsi delle tue passioni, l'opera di distruzio-
ne, che il peccato ha cominciato, i violenti assalti della tentazione, le aperte ferite dell'anima, tutto
manifesta dinanzi al tuo Padre spirituale che, con lo spirito di Gesù Cristo e la forza confortatrice e soave
della carità, curerà le tue ferite per poi sanarle col potere sublime, divino dell'Assoluzione.
Il nobile Padre di Waldburgzeil avrebbe voluto che almeno due persone fossero venute a pregare sulla
sua tomba:
« Una, che ringrazi la mia parola perchè per essa conservò pura la sua anima; l'altra, che mi benedica nella
tomba per il santo pentimento da me ispirato al suo cuore. Allora riposerò in pace, perchè avrò visto,
perchè sono vissuto, e perchè ho lasciato il mondo ed ogni sua allettativa aspirando a cose più alte ».
E’ questo il sentimento di un vero Padre spirituale. E che cosa darai a lui in compenso?...Fiducia.
- Padre, ho peccato, sono caduto tanto spesso, ma ora voglio risorgere e divenire nuovamente forte e puro.
Da dove devo cominciare?... Voglio liberarmi dalle catene, che mi avvincono..
Allora tu ascolti la parola esperimentata della guida dell'anima tua e ti sollevi dal confessionale
trasformato: il tuo occhio è raggiante, come quello del bambino felice, il tuo respiro è più libero, un peso
immenso è stato tolto dal tuo cuore. Dio sia benedetto! Ora non voglio più ricadere. No, mai più.
IL SIGNORE È CON ME.
L’organismo potrà combattere i bacilli del male, solo quando un sangue vigoroso circola nelle vene e
porta l'alimento necessario anche alle cellule più remote. In simile maniera sono distrutti i bacilli che
guastano l'anima.
È necessario dunque un nutrimento divino, e questo lo troverai nel Banchetto Eucaristico.
La S. Comunione farà ardere in te il fuoco del Sangue prezioso di Gesù Cristo. La tua anima sarà pervasa
dalla sua dolcezza e il cuore, pieno di devozione, ispirerà alle tue labbra le parole di S. Ignazio:
« Anima di Cristo, santificami. Corpo di Cristo,salvami. Sangue di Cristo, inebriami. Acqua del
Costato di Cristo, lavami. Passione di Cristo, confortami. O Gesù buono, esaudiscimi. Nascondimi nelle tue
ferite. Non permettere che io mi separi da te. Difendimi dal maligno. Nell'ora della mia morte chiamami a
te, affinchè io ti lodi assieme coi Santi per tutti i secoli. Così sia ».
Anche il proverbio dice: Deo favente, navigas vel vimine. Se Dio aiuta, si può navigare anche su
canne.
Accostati quanto più spesso ti è possibile alla mensa degli Angeli, ricevi il Pane dei forti. Accogli nella tua
navicella Gesù, il tuo Salvatore. Per quante bufere si scateneranno nel tuo petto, abbi fiducia in Lui,
esclamando, come gli Apostoli nella loro navicella minacciata dalle onde: « Domine, salva nos, perimus ».
Signore salvaci, periamo. (MATTEO VIII. 25)
La sincera convinzione religiosa è il nostro più forte appoggio per la lotta, che intraprendiamo per la
purezza. Ognuno si domanda: Perchè non posso far ciò che la natura sembra richiedere con tanta

65
insistenza? Solo colui che sente al di sopra della materia un mondo soprannaturale e che aspira di poter
giungere ad esso come alla meta più alta della vita umana, può darsi una risposta che lo renda tranquillo e
forte.
Come in un cerchio mille raggi convergono dalla periferia al centro, così tutte le tue parole, tutte le
vicende della tua vita devono essere dirette a questo grande centro del mondo, a Dio.
Sforzati amico mio, di fare un'intima e confidente amicizia col tuo Salvatore. Rivolgiti a Lui con
entusiasmo e caldo amore.
La Divina Persona di Cristo non è una figura storica inafferrabile, essa è ancor oggi e sempre íl tuo
Salvatore, che ti dona attive energie, che ama intimamente l'anima tua e che ti porge aiuto.
Gesù non sia per te un semplice ricordo, non un pallido quadro, ma la grande e vivificante realtà.
A Lui confida ogni tuo piano, in Lui riponi tutte le tue speranze, ben sapendo che si rallegra e partecipa
intimamente alla gioia delle tue vittorie e piange sulle tue eventuali cadute.
Appunto in questa età, ogni giovane aspira ad un'amicizia ideale: e questo desiderio produce per lo
più anche il primo amore.
Se mi fosse lecito, direi: « Sii innamorato del tuo Signore Gesù Cristo >>. Cercheresti invano un
ideale più elevato, un amico più nobile e fedele.
Abituati anche al pensiero che Gesù sempre ti sente e ti vede in ogni luogo, dal primo momento del
mattino alla tarda sera, ed anche nelle tenebre della notte; ed Egli è sempre il tuo fido compagno, e ti segue
nella strada, nella scuola, nella ricreazione, dovunque. Egli ti guarda con amore e ti chiede: Come è andata
oggi, figlio mio?...
Amico mio, fa la tua preghiera con questo spirito di fede... Ma. dimmi, preghi regolarmente?...
Regolarmente! Con ciò intendo dire se reciti la tua preghiera mattino e sera, bene, con attenzione e con
amore. Anche il più bel fiore appassisce quando non viene inaffiato. Così i bei fiori della tua vita morale
appassiranno se tu non li irrorerai della grazia. Una preghiera ben fatta trasfigura la nostra anima e la
santifica e mentre tu pregherai così, sarai sollevato a pregustare la beatitudine dei Celesti Comprensori e
sarai circonfuso della loro gloria.
Tu allora parli con Dio, parli con Gesù Cristo, chiedi ciò di cui hai bisogno, le bufere lasciano posto
alla calma, le onde frementi nell'anima tua si acquietano... Sei salvo.
Dimmi, amico mio, sai pregare così?
E’ già da lungo tempo forse che il desiderio della preghiera si è raffreddato nel tuo cuore. Il giovane si
smarrisce nella via della leggerezza e della immoralità, quando cessa di pregare e la sua rovina morale è
inevitabile, quando dice: « Non posso più pregare ».
Per carità, comincia ancora a pregare, ma non domani, oggi stesso, questa sera, subito.
Un giovane aveva chiesto di essere accolto in un ordine religioso. Prima di essere accettato, la sua
vocazione fu messa alla prova. Lo condussero in Chiesa e gli mostrarono il posto nel coro, dove avrebbe
dovuto vegliare ogni notte per ore intere gli mostrarono il refettorio, dove si sarebbe saziato di rado e
spesso avrebbe digiunato e provò anche il duro letto, sul quale avrebbe dovuto passare più notti insonni, in
luogo di avere un dolce riposo. Alla fine gli dissero: Dunque che te ne pare?..., vuoi rimanere?..credi di
poter sostenere questo genere di vita? ... Il giovane esitante domandò soltanto - Avrò un Crocefisso nella
mia cella? -- Sicuramente!... - Allora, va bene.- rispose, ed entrò confidente nell'Ordine.
Amico mio, ami anche tu il tuo Salvatore Crocifisso con tale amore?...
Quando ti trovi incerto di fronte ad un arduo dovere o nella tua vita s'addensano oscure nubi tanto da

66
far venir meno le tue speranze per l'avvenire, pensi tu al Crocefisso e senti di poter dire: « Tutto va
bene?..».
Mio caro, tu sai quanto mi stia a cuore la purezza della tua anima, ebbene devo ripeterlo senza
religione non ti sarà possibile trascorrere la tua gioventù nella purezza.
Lo disse bene il Re sapiente del Vecchio Testamento: « Io ero un bambino di buona indole, di acuta
intelligenza, mi avevano affidato ad una buona guida; ma sapendo che la purezza veniva solo da Dio, allora
mi rivolsi al Signore e lo pregai di tutto cuore... » (Libro della Sapienza 8. 19. 21).
E sant'Agostino confermò che o l'amore di Dio domina in noi o la passione trionfa. « Regnat carnalis
cupiditas, ubi non est Dei charitas ».
Di tanto in tanto in te l'inclinazione sensuale si risveglierà come un terribile incendio. Verranno dei
momenti, in cui crederai che ogni altro pensiero, ogni nobile ideale, ogni entusiasmo, ogni aspirazione
vengano meno in te e solo domini ciò che è sensuale e carnale.
Chi ti aiuterà allora?
Dovrai allora parlare come il Re Giosafat, contro il quale si erano sollevati gli Ammoniti e i Moabiti:
- « Non sappiamo che fare, o Signore, non ci resta che sollevare i nostri occhi a te ». - (2 Par. XX. 21).
C'è sì Chi sempre ci aiuta se a Lui ricorriamo: il Nostro Salvatore Gesù e non posso consigliarti cosa
migliore di ciò che Santa Caterina di Genova aveva consigliato al suo figlioccio in mezzo alla terribile
corruzione del mondo di allora: - « Abbi Gesù nel tuo cuore, l'eternità nella tua mente, il mondo sotto i
piedi e illuminati alla luce della volontà di Dio e allo splendore del suo amore ».
L'IMMACOLATA.
Dopo la Confessione e la Comunione sarà per te di valido aiuto una tenera, filiale devozione alla
Vergine Immacolata.
Come è bello e commovente il leggere nella vita dei Santi che più brillarono per questa virtù nel cielo
della Chiesa, la loro premura di affidare a Maria il giglio della purezza!
Seguendo il loro esempio, si sono formate nella Chiesa associazioni fiorenti che alimentano nelle
giovani anime la pietà a Maria e con questo mezzo giungono a far sì che l'alito pestilenziale del mondo non
abbia a guastare molti giovani cuori.
Se puoi, prendi parte tu pure a qualcuna di queste opere, né mai dimenticare nel momento del
pericolo di invocare Colei che è l'aiuto dei deboli, e se avrai la disgrazia di cadere, dalla sua mano possente
invoca il soccorso e nel cuore materno di Lei ritroverai te stesso.
Coraggio, mio caro, per quanto debole tu sia, per quanto dura la lotta, sotto l'usbergo della Mamma
buona, della Vergine Immacolata tu sarai vincitore.
E POI ?
San Filippo Neri una volta si fermò in una città, dove c'era una celebre Università.
Venne un giorno a visitarlo un nobiluomo che egli conosceva da lungo tempo, e raccontò al
Sant'Uomo con gioia che il suo desiderio ardente era stato finalmente adempiuto, avendo ottenuto da suo
padre il permesso di studiare legge.
S. Filippo ascoltò affabilmente il giovane e poi gli disse:
- Ebbene, e poi quando avrai finito i tuoi studi, che farai?...- Allora otterrò la mia laurea - disse il gio-
vane.- Ebbene, e poi? chiese ancora il santo. - Poi, continuò il giovane, tratterò molte intricate e difficili
questioni legali e mi renderò celebre per la mia facondia e per la mia dottrina. - - E poi? - domandò il Santo.
- E poi, soggiunse il giovane, non mancherà che mi venga affidato qualche onorevole carica pubblica e

67
acquisterò beni e denaro. - E poi? - E poi condurrò una vita comoda, ricca, onorata andando incontro ad una
lieta e serena vecchiaia. - E poi - domandò il Santo.- E poi, disse il giovane, e poi... e poi... poi morirò. -
- E poi?!...
Il giovane non rispose più. Col capo basso se ne andò; ma questo « E poi? » gli era penetrato
nell'anima come un lampo di luce che non poté cancellar mai più dalla sua mente.
Poco dopo Francesco Spazzara, tale era il nome del giovane, entrò in un Ordine religioso e condusse
una vita santa fino alla morte.
A strapparti dalle tue vecchie abitudini peccaminose, ricordati di questa grave domanda:
E poi?..., che sarà poi di te, quando ti presenterai al tribunale di Dio, Giusto Giudice, a render conto
della tua vita? In ogni tua azione, come dice Sirach, pensa ciò che infine ti attende e non peccherai mai ».
(SIR. 7. 40)
Bellissima questa iscrizione, che trovai sopra un sepolcro: Per guadagnarsi la vita con la morte, visse
come un uomo, i cui sensi non gli facevano dimenticar mai di dover un giorno morire...
Quale profondo significato! quale sapienza di vita in queste poche parole!
SULLA TERRA MA NON DELLA TERRA.
Nell'uso della lingua la bellezza immacolata della natura si denomina con questo appellativo:
verginale. Così diciamo delle vette immacolate, dei monti inesplorati, dei campi sconfinati, della neve
candida e della foresta mai calpestata.
E quale silenzio, quale raccoglimento, quale sentimento coglie la nostra anima dinanzi alle sublimi
bellezze della natura vergine!
In misura assai più elevata, dinanzi ad un giovane, che ha un'anima ancora pura, noi proviamo
questi sentimenti. È come se qualche voce misteriosa ci dicesse:« Levati i calzari, parla in questo luogo con
venerazione, poiché questo luogo, quest'anima, questo cuore è un luogo sacro, dove la pace fra l'anima e
Dio non è stata violata ».
Amico mio, ti sembra impossibile realizzare questo ideale, senza ritirarti come un romito nel fondo di
un bosco, per attendere nel silenzio e nella solitudine unicamente a perfezionare la tua anima ed il tuo
carattere? Ti sembra impossibile vivere puro fra l'agitarsi della vita sociale, tra le opinioni dei compagni,
nella scuola, nel teatro, nel cinema, nelle strade, nelle piazze, dove le grida ed il baccano del mondo
assordano i nostri orecchi?
O mio caro amico, no, non voglio cacciarti nella solitudine di un romitaggio, quantunque io desideri
vivamente che tu obbedisca a quanto ti ho suggerito. Non ritirarti nel bosco solitario se a ciò non sei
chiamato, perché ivi potrebbe salire il tuo profumo solo al cospetto di Dio. Rimani invece pure fra noi, fra il
nostro chiasso, fra il labirinto sterminato di case, che esalano il fetore della colpa, fra il variopinto,
chiassoso brulichio della folla ma qui tu devi essere come un rosaio odoroso per il tuo carattere virile e per
la tua cristiana virtù.
Vedi il rosaio? le sue radici sono sepolte nella fredda terra: esso germoglia dalla polvere, eppure il
suo tenero fiore, soffice come il velluto, arde come pura fiamma, circonfuso di fragrante profumo e riflette
il bagliore della bellezza di Dio. La rosa sta nel fango senza esserne sformata, essa rimane pura dalla
polvere, quantunque spunti da essa.
Cammina anche tu, mio caro, sulla terra senza che la tua anima ne resti inquinata. La chiarezza dei
tuoi puri ideali faccia spuntare nella tua anima i germogli di un carattere adamantino e li faccia sbocciare
rigogliosi.

68
Ripetila e ripetila spesso questa ferma parola: Sulla terra, ma non della terra. Se anche il mondo è
fangoso, non voglio imbrattarmi in quella melma: preferirei qualunque male, piuttosto che sacrificare i miei
principi.
Iustum ac tenacem propositi virum Si fractus inlabìtur orbis, Impavidum ferient ruinae .
Se infranto rovinasse il mondo intero, questa rovina coglierà impavido l'uomo giusto e costante nel suo
proposito.
Con un certo piacere vedo, nelle gelide giornate invernali i passeri accoccolati sul margine della
fontana sotto il cornicione. Fuori infuria la bufera, tutto è freddo e gela solo gli uccellini là sorridono tra
l'imperversare del tempo. E mi sembra di sentirli dire: « Puoi urlare e imperversare quanto vuoi, o vento
indomito, puoi ricoprire di ghiaccio e di neve tutto, non potrai recarci danno, poichè ci conserva e dà vita il
nostro piccolo cuore ardente.
Tale pure, nella tua fragile natura, forte e sereno, ardente di amore e ricco di vita io ti voglio, io ti
sogno, o mio caro, o mio giovane amico

CAPITOLO VII.
VITTORIA E PACE
" Sola virtus praestat gaudium perpetuum, securum ,,.
(Seneca, Epist., 27, 3.) Solamente la virtù offre un godimento continuo, sicuro.
Tre doni di Paradiso il Signore ci ha dato: la stella del mattino, la bellezza dei fiori e lo splendore
degli occhi di un bambino innocente.
Tra questi l'ultimo dono è certamente il più bello, specialmente se il bimbo crescendo, si conserva
semplice e buono, candido e soave contro tutti i pericoli della gioventù.
Egli diventa allora un eroe, ma un eroe la cui lotta spesso supera in difficoltà quella del campo di
battaglia, la cui vittoria non si arrossa del sangue del nemico, ma è dorata dalla luce radiosa dell'anima
vincitrice sulla materia e dal chiaro splendore della coscienza in pace.
Per l'intimo rapporto che passa tra l'anima e il corpo, appare all'esterno, nello sguardo, l'ordine divino
dell'anima, che fa brillare luminosamente gli occhi del giovane puro.
LA SUBLIME VITTORIA.
La più sublime vittoria è questa: trionfare su se stessi. Ne erano talmente convinti anche gli antichi
pagani che circondavano di onore coloro che reprimevano con forte volontà le loro basse inclinazioni. Fin
dove giungono i nostri monumenti classici, noi troviamo dovunque presso gli antichi l'esaltazione della
castità.
Dinanzi alle Vestali, per omaggio alla loro dignità, andavano i littori come dinanzi ai potenti Consoli.
E se per caso un condannato a morte incontrava una Vestale, tosto era liberato.
Come le Vestali a Roma, così erano tenuti i Druidi della Gallia e i Sacerdoti del Nilo in Egitto.
Anche oggi, quasi per un naturale istinto, si prova una certa venerazione verso coloro, che seguono
vittoriosi l'ideale di una vita pura.
Il cinico mentitore non può nascondersi l'influenza morale, che irradia dal giovane puro e non è
possibile d'altra parte trovare un più alto valore del perfetto carattere religioso morale.
La più bella perla preziosa nella corona dell'umanità è il giovane puro, che ha vinto se stesso.
OH! COME È BELLA UNA GENERAZIONE CASTA.

69
Si è molto parlato della bellezza del corpo umano!
Certo l’uomo è la corona della creazione, ma più che la bellezza del corpo, egli lo è per il suo valore
intellettivo e la sua elevatezza morale.
Che cosa sono la testina dai riccioli d'oro del bambino, i suoi occhi grandi e dolci, le sue tenere labbra
di un rosso sanguigno, sempre cinguettanti, se noi pensiamo che nel puro corpo umano è eretto il tempio
santo di Dio e nell'anima casta sono riposte le compiacenze divine?
Un vecchio proverbio dice: L'occhio è lo specchio dell'anima.
Nessun'a'ltra bellezza dell'anima umana si riflette più luminosamente della purezza sulla faccia del giovane.
Il pieno tripudio della vita e la forza morale dell'anima, l'uno e l'altra, che balenano come una gaia
festa di primavera, dalle pupille luminose tutto arricchisce le speranze e gli entusiasmi del giovane, che
sogna in beate visioni ed è forte nell'incipiente virilità.
E questa forza esuberante, questi suoi piani arditi e gli sforzi energici, che egli sa compiere, sono una
prova di quello, che già tanti grandi uomini hanno confermato, che cioè la vita pura esercita un segreto
benefico influsso su ogni nostra attività.
La primavera, che spunta, canta in lui l'inno della bellezza e della gioia, e mentre i suoi amici deviati,
che hanno dissipate le loro migliori energie, guasti nell'anima e nel corpo, meditano tristamente sulla loro
vita sciupata, il cuore del giovane puro batte forte per un'indescrivibile soddisfazione.
Oh! magnifico fiorire di una giovinezza piena di speranze. Oh! spettacolo celeste di un'anima
destinata all'eternità.
Come è bella la generazione casta!
LIBERTA’.
La libertà entusiasma i giovani. Bene! Così deve essere!
Ricorda però che non è veramente liberero l'uomo che fa ciò che vuole, ma solo colui che è capace di volere
ciò che deve fare, e quindi che assoggetta tutte le sue azioni e i suoi interni movimenti sotto il governo della
ragione. Vivere impuramente si chiama forse libertà?...
Senti come parla LOGAU: « Se è libertà il far liberamente secondo ogni voglia, allora sono un popolo
libero i porci nel loro pantano ».
Quanti giovani cantano con entusiasmo le parole: Libertà, Libertà!... Ma solo il giovane puro e casto
conosce la vera libertà, perché egli sa che essa consiste nella libertà dell'anima.
Oh! se tu pure potessi, amico mio, conservare la tua anima pura così!
APOSTOLATO DI BENE.
A questo punto, amico mio, ti dico: Conserva questo libro anche per il tuo avvenire: e se tu dovessi
andare all'Università o prendere qualche impiego, non lo lasciare, e se forti tentazioni ti assaliranno,
prendilo e leggilo.
Molti giovani hanno attinto da queste pagine forza e perseveranza nella lotta intrapresa. E quanto
sarebbe bello che tu pure volessi entrare nella schiera di coloro che combattono per queste nobili idee!
Forse tra i tuoi compagni troverai alcuni che stanno per esser travolti dalla corrente del vizio. Oh!
soccorrili, sii il loro sostenitore. Metti questo libro nelle loro mani.
Chi può sapere quanti giovani tu puoi in questa maniera strappare alla rovina morale? E quando ti
imbatterai con gli scellerati del peccato, quando vedrai le infamie, che si usano per rovinare giovani anime
e quanto si sfruttino i bassi istinti umani, quando vedrai impunita ed esaltata l'immoralità e milioni e milioni

70
di anime perdute sulla via del vizio, allora accenditi di sacro entusiasmo, di una fiamma di apostolato, di
sete ardente di operare, di prodigarti per combattere il male e contrapporre un'azione salvatrice alla terribile
opera di distruzione dei malvagi.
Non di rado il giovane può in tal campo far più bene di qualunque altro, perchè più facilmente egli
può entrare nel cuore dell'amico suo coetaneo e in esso leggere come in un libro aperto.
Forse così tu puoi salvare il tuo amico dalla prima caduta. Il tuo serio contegno, l'amorevole
rimprovero, quando egli aveva cominciato con qualche allusione immorale, può richiamarlo sulla via retta.
Te felice se alla sera, nelle tue preghiere potrai elevare a Dio l'espressione della tua riconoscenza per
aver guadagnato un'anima al suo regno.
Più fortunato ancora se con la parola affettuosa e più con l'esempio di una vita immacolata e casta tu
giungerai a salvare qualche elemento prezioso per il bene e per la grandezza della Patria, destinato poi a
divenire un cittadino del Cielo.
Il tuo cuore allora esulterà di intima gioia e prenderai nuova lena nella tua santa impresa per il bene di
altre anime.
PUREZZA ANGELICA.
Incantevole è il sorriso del bimbo, da cui trasparisce tutta la sublime bellezza dell'anima innocente. I
più grandi artisti quando vollero dipingere una celestiale bellezza, gli angeli ad esempio, dipinsero la faccia
del bambino.
“Che è necessario, dice Platone, per giungere alla presenza di Dio? La purezza e la morte” .
Mai così terso e profondo ride il firmamento e nell'oscurità della notte luccicano più vive le stelle, mai la
rugiada del mattino brilla così, e il cristallino ruscello alpestre è così chiaro come la faccia del bimbo
innocente.
Gli Angeli, se avessero corpo, sarebbero tali. Da quello sguardo trasparisce uno spirito celeste, rive-
stito dalla magnificenza dei fiori della primavera. È un'anima, su cui non si è posata la polvere del mondo,
che ci sorride nell'immacolato candore di quello sguardo.
Se già tanto ci rapisce la naturale, inconscia innocenza, il riflesso della spirituale purezza del bimbo,
quanto è più nobile e bello l'aspetto di un giovane nel quale la purezza è diventata virtù per una lotta lunga e
virile?...
Ascolta le parole di Goethe:
« Ecco ciò che dobbiam chiedere a Dio... Grandi pensieri, puro cuore ».
(G. MEISTER I° 10).
Noi pure chiediamo a Dio solo grandi pensieri e un cuore puro. Nulla vi è di più santo su questa terra
che il cuore di un giovane, che non conosce peccato.
E IL PASSATO?
Tra i miei lettori potrebbe qualcuno, che un giorno ha sbagliato la via, essere afflitto da mille ricordi
oscuri e paurosi della vita passata. Vorrei dirgli Amico mio, non ti angustiare. Se finalmente tu hai trovato
Iddio, non temere, rimani a Lui fedele. Se ti sei svegliato dal terribile sonno della colpa, ringraziane di
cuore il Signore, ma non ti avvilire per il tuo passato.
Leggi ciò che mi ha scritto un giovane lettore soldato, che ha ritrovato la via a Dio, dopo aver errato
per molti anni, e senti la gioia inesprimibile, che vibra dalla sua lettera:
... « Ero sceso sempre più in basso dopo una serie di cadute e ricadute. Ammalai ripetutamente e
durante la mia ultima malattia la grazia di Dio toccò il mio cuore. La mia prima visita, uscito dall'ospedale,

71
fu al sacerdote. Tre volte m'accostai indeciso al suo confessionale, finché giunsi a vincere me stesso.
Quella è stata la mia risurrezione. Tutta la felicità di questo mondo non può paragonarsi alla pace, che
provai allora.
Sono soldato, un uomo col cuore di sasso; ma davanti all'altare mi vennero le lacrime e piansi come
un bambino.
Oh! benedetto l'istante, in cui ritrovai la mia via.
Fino allora avevo cercato la felicità nella colpa e quando credevo di averla raggiunta, tosto ne
provavo tutto l'amaro disinganno. La vita mi sembrava un deserto, non sapevo io stesso ciò che volevo.
Mancavo di qualche cosa e l'andavo cercando dove non l'avrei potuta trovare.
Ora finalmente sono felice; oh! potessi far gustare questa gioia a tanti poveri amici, che come me
hanno smarrita la via! Vorrei dir loro tutta la felicità, che io ora provo.
Quando devo recarmi alla S. Comunione, già qualche giorno innanzi sono impaziente e affretto il
momento di unirmi al mio Dio. Non ho che un pensiero: la SS. Eucarestia e dopo averla ricevuta, non
posso quasi sopportare la gioia. Con questo sentimento, che mi rende beato, in ginocchio balbetto: -
Signore, è tanto bello esser qui...
Il mondo mi ha mai dato una sola goccia di tale gioia?... Mai!
Il mondo può confondere e può distrarre il pensiero dai dolori umani, può far dimenticare in mezzo ai
godimenti la nostra miseria per brevi istanti, ma vi è una cosa, che non può mai fare, no, non può
risollevare l'uomo. Il Salvatore ha riservato a sé di confortare il cuore degli uomini...
Il mio cuore diventa talvolta triste, si risvegliano in me mesti ricordi del passato. Qualche volta penso
ad occhi chiusi, quasi assopito in questo sentimento di intima mestizia, ma questo dolore non rassomiglia
agli altri. Fa spuntare lagrime sul mio ciglio, alleggerisce il mio cuore. Sì, io mi rallegro di sentir dolore dei
miei peccati...
L'incanto è passato, ora sono fermo nel mio proposito. Ho raccolto le mie forze; è come se mi fossi
risvegliato da un brutto sogno... Come son contento di esser desto!... ».
Amico mio, dimentica anche tu il passato, e per l'avvenire sii vigilante. Sì, sii vigilante, felice, allegro
e gaio. La vera e pura gioia è un'arma eccellente per la lotta, che dobbiamo intraprendere contro l'azione
deleteria dell'immoralità e contro la mollezza.
Dove non giunge il sole, l'aria diviene irrespirabile e pullulano vermi schifosi. Così avviene per
l'anima che non è riscaldata dal raggio vivificatore della gioia.
Quanto più pura e casta è la tua anima, tanto più risuoni la gaiezza con sereno riso sulle tue labbra.
Chi mai deve esser più allegro del giovane, la cui anima ha puri e nobili ideali e che ama intimamente
Iddio?... Smentisci dunque l'opinione errata che il giovane che cerca la felicità, per averla debba rivolgersi
alla colpa.
FERMO NELLA FEDELTA’.
Il Seeland, (Provincia dell'Olanda) che deve sempre difendersi contro le forti correnti del mare, ha
messo nel suo stemma queste parole: « Luctor et emergo ». Contro le difficoltà lotto e con la mia fatica mi
elevo.
E’questo, amico mio un bel motto pure per te. Non ti manca l'aiuto di Dio e puoi ripetere come
l'Apostolo delle genti S. Paolo: «Tutto posso in Colui che mi dà forza ».
Alta è la meta. Più aspra è la guerra, più gloriosa sarà la vittoria!
Negli anni maturi tu godrai dell'intima soddisfazione del trionfo ottenuto su te stesso.

72
Quante volte troviamo nei giornali lusinghiere inserzioni di specialità « pro longa vita! ». Amico mio, vuoi
davvero conservare la freschezza dell'anima tua con una benefica influenza sul tuo corpo? vuoi sentirti,
anche quando avrai i capelli bianchi, perennemente giovane?...
SII PURO.
Se tu avrai seguito fedelmente i consigli che qui ti sono stati dati, quando nell'età virile, raffreddati in
parte gli ardori giovanili, tu ritornerai col pensiero a questo libro, avrai per esso un pensiero di
riconoscenza.
Tu ne avrai forse dimenticato il titolo e l'autore già da lungo tempo, però tu lo amerai e lo
ringrazierai, perché ti avrà preservato da gravi errori e forse dalla rovina morale.
Mio amato amico! sono vissuto per vari anni fra la gioventù. Molti giovani ho visto con la forza
esuberante del bocciolo di un fiore, con la arditezza della quercia che si lancia verso il cielo. Ma ahimè! ho
visto pure il bocciolo in fiore appassire, ho visto la fresca quercia disseccare, corrosa dal tarlo segreto.
Molti ne ho visto cadere e pochi, ah! quanto pochi , rialzarsi.
Eppure molti di essi hanno fatto il primo passo nella via del peccato per incoscienza o leggerezza!
Poveri giovani, che al momento opportuno non hanno trovato alcuno che li rialzasse amorevolmente.
Oso sperare che questo libro abbia ad essere per molte anime la luce che le guidi nelle incertezze
dell'età giovanile e il dolce efficace richiamo per altre alla via retta, che hanno abbandonato.
Oh! sublime purezza, o tu che sei il più bell’ornamento dell'anima umana, vinci il dragone dalle mille teste,
e piega con dolce forza il capo dei nostri cari giovani sotto il tuo giogo leggero.
Giovani, avanti!...
Avanti sotto la candida bandiera per il bene della vostra anima e del vostro corpo, per l'avvenire del nostro
popolo, per la prosperità della Patria amata!
SANTO VOLERE.
In Cina, per un'antica consuetudine, alla morte di una giovane, i parenti hanno il diritto di alzare in
onore dell'estinta, un arco di trionfo con la scritta: - Schoeng Osche- Santa volontà.
Questo arco di trionfo vuol significare che la santa volontà ha sorretto questo cuore di fanciulla negli
anni della giovinezza per i retti sentieri della virtù.
Giovane caro, che vuoi conservarti puro in mezzo alle burrasche della tua giovinezza, eccoti l'ancora
di salvezza: Santo volere.
Anche per te, allora quando entrerai nella Patria dell'assoluta purezza, si dovrà erigere un arco di
trionfo, poichè la tua vita sarà stata vita di lotta per la più bella vittoria.
Dì amico mio, senti nel tuo petto questa santa fiamma? questo santo volere, che dà la forza di lottare
con più tenace perseveranza e indomito coraggio tra la bianca schiera di coloro, che innalzano contro ogni
bassezza il loro candido vessillo?... Vuoi con occhio vigilante custodire l'anima tua scevra da macchie?
Ti vedo in questo istante dinanzi al mio spirito e nel congedarti guardo ancora una volta ìn fondo ai
tuoi occhi.
Figliuolo caro, mentre da lungi il nembo delle bufere giovanili si addensa minaccioso sul tuo capo,
dal fondo del mio cuore sale la preghiera al Cielo per te
Se' caro e bello e puro come il fiore,
Ed io t'ammiro...; ma il mio core stringe
Suibitaneo e terribile timore,

73
E d'ansia amara l'anima si tinge.
La destra mia sul tuo capo distendo,
E prego Iddio di farsi tuo riparo,
Onde ti salvi, i doni suoi largendo,
E ti preservi e puro e bello e caro.
(HEINE).

74