Sei sulla pagina 1di 6

LA VERA SANTITA’

“... Non sono santi tutti i cristiani, né tutti propensi nell’arrivare ad esserlo. Può
accettare il rischio della gelosa compagnia di Dio, ma si può aggirare anche quel
rischio. Allora pullula davanti ai nostri occhi il bigotto, questa pianta ambigua.

Che cosa è un bigotto? Il bigotto è un uomo che vuole essere Santo. Ma mentre
il Santo ha desideri di Dio, il bigotto basa le sue ansie sulla santità. Il bigotto cerca la
santità, e ha di essa un concetto statico e materiale. S’immagina, cosciente o
inconsciamente che un uomo diventa Santo per una consacrazione esterna, come si
consacra un calice o un paramento tramite riti o formalità, senza partecipazione della
libertà umana, senza un rinascere intimo e senza un'orientazione totale della nostra
natura verso Dio.

S. Tommaso D’ Aquino spiega molto bene che la superstizione può penetrare


nella religione cristiana quando si serve unicamente delle osservanze e cerimonie, e si
esclude il culto interno che consiste nella Fede, la Speranza e la Carità. Il bigotto tende
a questa superstizione. L'idea che si è formata della salvezza cristiana è troppo

LA VERA SANTITÀ - 1 / 6
materiale e non abbastanza umana. Non fa troppo caso sul "rationabile obsequium"
(obbedienza razionale), della libera sottomissione filiale.

La preoccupazione per l'onore divino purifica e fortifica il Santo. Il bigotto mette


più interesse nella sua purezza e sicurezza che nella gloria di Dio. E’ che in fondo vive
sotto il segno della paura. Ha paura dell'inferno, delle rinunce che porta con sé la
vocazione cristiana, dei sacrifici dell'onore umano, e tenta di passare per il mezzo di
questi rischi senza cadere in essi, come una canoa attraverso le rapide di un fiume
africano. Si è detto del bigotto che è sempre disposto a tradurre la sentenza cristiana:
"È necessario salvarsi”, per quest'altra: " Si salvi chi può” che né è cristiana neanche
umana.

La paura del pericolo genera l'avarizia. E mentre il Santo si dà agli altri e non si
trattiene fino ad aver offerto tutta la sua vita al Signore, il bigotto è calcolatore, studia
il modo di fare il meno possibile e cerca di schivare le sue sofferenze di questo mondo
e dell'altro. Colloca i suoi fondi nella santità - le sue giocate sono sempre modeste -
come i giocatori spassionati che dedicano alla roulette dieci euro ogni domenica, ma
che si considererebbero miserabili se qualche giorno essi si vedessero trascinati alla

LA VERA SANTITÀ - 2 / 6
rovina per la passione del gioco. Il bigotto non rompe di un colpo col peccato. Non
brucia mai le sue imbarcazioni. Il Sacramento della Penitenza gli si presenta come un
mezzo comodo di liquidare i suoi conti e azzerare il suo libro, se la sua contabilità
rispetto a Dio, non fosse troppo chiara.

Il bigotto è straordinariamente abile. Si avvale da un lato dei privilegi della vita


soprannaturale per dispensarsi dagli obblighi di un uomo sociale e dall’altra parte, si
rifugia nei suoi doveri di stato temporanei di fronte al rigore dello spirito evangelico.
Lavora con l'ingegno del castoro che costruisce la sua casa su bastoni, preservata dei
pericoli della terra e dell'acqua. E ora ci domandiamo: c’è posto, nella sua vita, la
Croce di Cristo?

Il Santo, al contrario, affonda incondizionatamente nella volontà di Dio, anche


se la divina volontà lo spossessi di tutto e lo crocifigga. Per questo in tutto ciò che
tocca al suo destino eterno, si mette nelle mani di Dio. E così, San Paolo ed altri Santi,
anche se pare contraddittorio, erano disposti ad accettare la dannazione se tale fosse
la volontà del Signore.

Come conseguenza di tutto questo, l'attività del bigotto suppone una perdita

LA VERA SANTITÀ - 3 / 6
terrificante della condizione umana. È facile comprendere se consideriamo che il
bigotto non si comprometta umanamente a nulla, e la natura dell'uomo non fruttifica
se non muore come il grano nella terra. Questo è il retto senso della parabola dei
talenti. Il bigotto preferisce usare la sua libertà il meno possibile, per paura di
perderla. "In realtà – dice Gesù Cristo – chi non raccoglie con me, sparge."

Il santo trova nella pratica dell'amore di Dio un senso squisito della cortesia e degli
obblighi sociali; Dio stesso accoglie queste anime che si abbandonano, e arrendendosi
a sua volta, la piena di un godimento sovrano."

"Gran mistero è che la legge - ogni legge - si confronti con la libertà


umana. La Legge è mostrata come contraddizione di questa libertà. Il santo crede e
dimostra che al contrario, la legge può essere affermazione della libertà. L'amore ha,
effettivamente, il potere di identificare due volontà in una maniera viva e libera.
Nell’amare Dio con tutto il cuore, il Santo, dandogli compimento, sorpassa la Legge.

Tale è l'affermazione di Gesù Cristo: “Non sono venuto a distruggere la


Legge, bensì a dargli compimento", a consumarla, a introdurre in essa la maturità
ultima che è l'amore, a spingerla verso il punto supremo che è la libertà. La Legge non

LA VERA SANTITÀ - 4 / 6
si presenta agli occhi del Santo come una barriera ma come il mezzo efficace che si è
messo a portata di mano affinché fornisca prove del suo amore. "Ora, l'anima si trova
a suo agio; ha preso la chiave dei campi. Ha spalancato la porta. Potrà entrare e uscire
a piacere e troverà il desiderato posto della dolce pace. Questo non vuol dire che il
sentiero si sia allargato; la cosa esatta è che la strada stretta sbocca nell'ampiezza
infinita della libertà spirituale. “Non ci sono strade perché per il giusto la Legge non
esiste più" (Maritain). È che il Santo, per stare in Dio, non è subordinato alla Legge. E
anche se si abbandona alla contemplazione, si muove dentro la Legge con singolare
scioltezza che non è altro che la manifestazione della sua propria vita, poiché in lui
non c'è più vita che l'amore di Dio.

Quando si ama non si tiene un'altra volontà che quella della persona
amata. "La pienezza della legge è l'amore", dice San Paolo. Può capovolgersi
l'espressione e dire che la Legge è per il Santo la pienezza del suo libero amore di Dio.
Meravigliosamente lo afferma San Tommaso: "Quando lo Spirito Santo - dice - inclina al
bene per mezzo della nostra volontà, verso la quale essa è orientata, naturalmente, ci libera
dalla servitù, secondo cui operiamo contro l'ordine stesso della volontà, una volta fatti schiavi

LA VERA SANTITÀ - 5 / 6
della passione e del peccato. E ci libera anche di quella seconda servitù, secondo la quale
operiamo contro la mozione propria della volontà divina, poiché non siamo anche i suoi amici,
bensì solamente gli schiavi della sua Legge." Come quello che dice San Paolo "Dove è lo spirito
del Signore lì sta la libertà" e "Se siete condotti per lo Spirito, non siete sotto la Legge."

Arrivati a questo punto di santità, la comunione di vita con Dio ha la sua


espressione in una comunità di beni: il Santo condivide con Dio la sovranità
dell’universo, della natura e della grazia. La santità è la meta di ogni Legge, e una
volta ritrova la strada e ci rendiamo conto che tutto è stato voluto e creato da Dio
pensando ai suoi eletti. "Miei sono i cieli e mia è la terra, miei gli uomini, i giusti ed i
peccatori. Gli angeli sono miei, mia la Madre di Dio e tutte le cose. E Dio stesso è mio e per
me. Perché Cristo è mio e interamente per me. Allora, che cosa chiedi o che cosa cerchi, anima
mia? Tutto questo è tuo e tutto per te” (San Giovanni della Croce)

LA VERA SANTITÀ - 6 / 6