Sei sulla pagina 1di 4

Fondazione e storia: Il monastero di S.

Liberatore, che sorge su una collina nei pressi di Serramonacesca (Pe), fu senza dubbio il pi importante insediamento benedettino abruzzese. Vi sono due leggende sullorigine del monastero. Secondo la prima due patrizi romani, Equizio e Tertullo, donarono il terreno a San Benedetto, che vi edific il monastero. Per la seconda il fondatore fu invece Carlo Magno, che avrebbe fatto costruire labbazia nel luogo in cui aveva sconfitto i Longobardi. Nel Memoratorium dellabate Bertario di Montecassino scritto poco prima che il cenobio fosse devastato dai Saraceni (883) e che labate fosse trucidato sullaltare il monasterium S. Liberatoris in comitatu teatino il primo menzionato nellelenco delle propriet di Montecassino, in quanto era a capo di un patrimonio territoriale che dalla Maiella giungeva allAdriatico sia passando per le valli del Sangro e del Pescara, sia abbracciando i territori di Serramonacesca, Manoppello, Roccamontepiano, Fara Filiorum Petri. Alla fine del X secolo il monastero fu ulteriormente danneggiato da un violento terremoto. Lopera di ricostruzione e di ampliamento fu iniziata nel 1007 per volere del monaco Teobaldo, che dal 1022 sar abate di Montecassino. A Teobaldo si deve un Commemoratorium, un inventario testamentario nel quale egli attesta il suo impegno edilizio per S. Liberatore: la ricostruzione del monastero, ledificazione del campanile, lampliamento della chiesa, la dotazione di preziose suppellettili per la stessa, la creazione di una ricca biblioteca. Le attuali forme della chiesa rimandano all'epoca in cui Desiderio, abate di Montecassino, vi port, nel 1080, nuove maestranze che diedero vita ad una scuola artistica locale. La decadenza dellabbazia ebbe inizio nel XV secolo, quando il cenobio venne affidato in commenda. Nel XIX secolo venne ridotta a cimitero e fu progressivamente abbandonata allo stato di rudere. Le strutture edilizie crollarono, il chiostro e gli edifici monastici andarono completamente perduti. Solo la chiesa stata restituita alla fruizione per mezzo di un restauro di reintegrazione degli anni 1967-71. La chiesa: Del tutto perduto il portico che si addossava al prospetto principale in linea con la torre campanaria, testimoniato dai due rocchi di colonna superstiti nella zona antistante lingresso. Si tratta di una chiesa di grandiose dimensioni, di impianto romanico lombardo, con tre navate divise da un sistema di pilastri a sezione rettangolare che sorreggono archi a tutto sesto terminanti in tre absidi. Il pavimento a mosaico, realizzato nel 1275 sul modello di quello commissionato dallabate Desiderio a Montecassino, stato parzialmente ricomposto, cos come lambone, ricostruito con i pochi superstiti frammenti originali. Le sculture di S. Liberatore, dei tre portali e dellambone, segnano lavvio delle vicende della scultura medievale in Abruzzo.

Architettura: Linfluenza classicista campana traspare dallo schema a tre navate e tre absidi, mentre gli influssi lombardi sono pi evidenti negli archetti e nelle lesene della facciata. La facciata dell'Abbazia di San Liberatore a Majella presenta nella parte superiore tre monofore semplici e in quella inferiore tre portali del pi antico romanico abruzzese. Il campanile a pianta quadrata a tre livelli, ognuno diviso da fasce in pietra. Ogni piano finestrato con monofore, bifore e trifore. Il corpo della chiesa si articola in tre navi scandite da pilastri e concluse da tre absidi Le tre navate danno unaria maestosa allintero complesso. Il soffitto della navata centrale stato ricostruito, in base al disegno originale, con capriate lignee a vista, mentre le navate laterali e il presbiterio sono coperte da volte a crociera. Nella navata di sinistra le due porte decorate immettevano un tempo nel chiostro e nella residenza monastica. Lambone originario, probabilmente datato1180 e oggi frutto di una paziente quanto discussa ricostruzione, presenta molte analogie con quello dellAbbazia di San Clemente a Casauria. Secondo il parere di uno studioso tedesco, per quanto riguarda gli amboni medioevali, nessuna regione italiana ha superato "in numero ed in bellezza la produzione abruzzese.

Nella chiesa di S. Liberatore, edificata da maestranze cassinesi a pochi anni di distanza dalla ricostruzione dellabbazia madre di Montecassino (1066-1071), stata riconosciuta, pur allinterno di una concezione progettuale unitaria, una diversit di apporti: influenza della cultura classicistica campana, con scelta dello schema basilica a tre navate e tre absidi, che richiama da vicino le forme dellarchitettura romana e paleocristiana; influssi lombardi, evidenti nel motivo ad archetti e lesene della facciata; spunti della cultura centroeuropea, in specie ottoniana, per luso dei pilastri quadrangolari invece delle colonne. La chiesa abruzzese si discosta dal modello cassinese soprattutto per lassenza del grande transetto continuo, qui sostituito dal presbiterio articolato in tre campate che erano certamente coperte a volta crociere sulle laterali, crociera o forse botte sulla centrale mentre la navata maggiore aveva un tetto a capriate e le navatelle un controsoffitto piano, che conferiva allinterno laspetto di unantica basilica romana del periodo paleocristiano. Che i costruttori di S. Liberatore abbiano aderito allo spirito classico della casa madre di Montecassino per dimostrato dallanalisi metrologica e proporzionale delledificio che ha condotto allindividuazione dellunit di misura impiegata nella costruzione della chiesa abruzzese: il cubito di derivazione romana utilizzato anche nel cantiere cassinese. La pianta basilicale composta inoltre per accostamento di moduli geometrici semplici, quattro quadrati per la navata centrale ed otto ciascuna per le laterali, ed anche sulla facciata e negli alzati interni si pu verificare questa classica chiarezza di rapporti. La pianta della chiesa di S. Liberatore, del tutto priva di transetto ma dotata di semplice presbiterio nonch di una successione di archi su pilastri, comune a numerose chiese abbaziali. Nel caso abruzzese loriginale scelta di realizzare archi su pilastri anzich su colonne potrebbe essere messa in relazione con esigenze connesse allalta sismicit del territorio in esame. Limpianto planimetrico presenta una successione di pilastri a sezione rettangolare sormontati da cornici benedettine, provviste di una fascia inferiore a dentelli, di una intermedia a ovoli e fuseruole, inserita tra due cordoni, posti anche a bordare gli spigoli dellabaco. Le cornici non si ripetono identiche in tutti i capitelli ma la variet degli elementi decorativi adottati pu essere comunque ricondotta allinterno di un repertorio classico e bizantino. Alla parete di controfacciata sono addossate semicolonne poggiate su un piedistallo poco sporgente. I capitelli, frutto della smussatura degli spigoli di un elemento cubico, sono raccordati al fusto della colonna. Nella zona terminale della navata centrale i pilastri a sezione rettangolare sono sostituiti da sostegni cruciformi che delimitano larea presbiteriale. Laccentuata inclinazione del piano di calpestio della chiesa risponde ad una precisa scelta progettuale, ribadita dalla differente altezza dei pilastri a cui seguono differenti livelli del piano dimposta degli archi stessi. Nelledificio inoltre piuttosto apprezzabile anche un dislivello trasversale, forse determinato dallassestamento nel tempo del terreno di fondazione. Analogamente a quanto accade in controfacciata, labside maggiore inquadrata da due semicolonne con capitelli, nei quali stilizzate e grossolane foglie di palma hanno sostituito le pi eleganti foglie di acanto dellordine corinzio. Lungo la navata sinistra si apre poi il portale della sagrestia con architrave a lacunari occupati da fiori scolpiti e circoscritto da un tortiglione continuo che si riallaccia alla decorazione dellunico stipite rimasto.

Il pavimento della navata centrale della chiesa, trasferito un tempo nella chiesa parrocchiale di Serramonacesca e ricomposto in loco durante gli interventi di restauro degli anni settanta, testimonia la prolungata influenza dei maestri bizantini chiamati dallabate Desiderio per la realizzazione della chiesa madre di Montecassino. La pavimentazione risale al 1275 al tempo cio dellAbate francese di Montecassino Bernardo Ayglerio. Lopera si svolge allinterno di fasce marmoree perimetrali in riquadri ad opus sectile composti in fantasiosi motivi geometrici comprendenti anche il motivo del quincunx, disegno di origine bizantina. Poche sono le tracce della decorazione pittorica che un tempo ornava linterno della chiesa. sullabside centrale che resta la parte pi cospicua degli affreschi, commissionati nel XIII secolo ancora una volta dallAbate Ayglerio. Nellabside maggiore erano raffigurati alcuni momenti importanti per la storia del monastero come la donazione di cospicue propriet, la presentazione di Teobaldo a S. Benedetto della chiesa da lui ampliata, ecc. Nonostante lo stato di conservazione, tali affreschi costituiscono un esempio significativo di pittura gotica al tempo di Carlo dAngi, il che li rende interessanti per la storia dellarte dellintero meridione dItalia. I dipinti cinquecenteschi riecheggiano invece modi lombardi e veneti riferibili allincirca al primo ventennio di quel secolo. Allesterno, la facciata principale della chiesa presenta un tradizionale schema a capanna con articolazioni di poco aggettanti ed incassate. Gli spioventi del tetto, sottolineati sia in corrispondenza della navata centrale che delle laterali da una cornice sostenuta da archetti pensili su mensole, terminano su paraste angolari. Si percepisce nel prospetto una certa difformit tra la parte inferiore, organizzata con arcate cieche su esili semicolonne, riferibile agli influssi altomedievali bizantini, e la superiore dal profilo a capanna con archetti pensili, monofore e lesene. Tra gli interventi di rinnovamento cinquecenteschi vi fu anche la trasformazione del portico un tempo antistante la facciata, le cui tracce ancora visibili indicano che in origine esso doveva allinearsi alla facciata laterale del campanile. Dal modello della chiesa visibile nellaffresco conservato nelledificio sacro possibile farsi un idea del portico in periodo medievale. Il piano superiore, aperto in un loggiato formato da sei bifore e da unarcata ribassata centrale, ricorda le aperture presenti al di sopra del portico della facciata di S. Clemente a Casauria ed occupa la stessa altezza del primo livello del campanile. I capitelli e gli archi sono fasciati da cornici di tipo benedettino e al di sotto della struttura si notano la successione delle tre volte a crociera di copertura. I tre portali di facciata seguono uno schema di origine romana con un arco di scarico poggiato su architrave. I tre portali scandiscono un ritmo di arcate cieche, le quali occupano circa met altezza della facciata, organizzate secondo gruppi di 2-4-4-2. Impostate su esili semicolonne con basi e capitelli, le arcate si interrompono in corrispondenza dei portali laterali e di quello centrale. I motivi ornamentali che ricoprono i piedritti, gli architravi e gli archivolti dei portali propongono un disegno a tralci e palmette disposti simmetricamente, in accordo con apparati decorativi tipici anche dei codici miniati cassinesi e di incisioni su legno di ambito benedettino di derivazione bizantina, presenti anche a Montecassino. evidente che i portali non appartengono tutti alla medesima fase costruttiva, ma per la diversa vivacit della decorazione si potrebbero pensare coevi: il centrale e quello di destra realizzati intono al 1100, mentre quello di sinistra sembra frutto di un intervento pi tardo. Le differenze di questultimo portale risiedono nella decorazione asimmetrica dello stipite destro e nellappoggio dellarchivolto, non pi sullarchitrave, ma direttamente sui piedritti. Le absidi, tangenti luna allalta e realizzate in pietra calcarea della Maiella, ripropongono gli stessi elementi decorativi gi visti sui restanti prospetti: cornici benedettine poste al di sotto della copertura, archetti pensili e mensole, luci con triplice o duplice risalto. Labside maggiore e quella di destra presentano monofore a triplice incasso e gli archetti pensili delle absidi minori, privi di mensole scolpite, sono realizzati a sottosquadro, cio semplicemente sottraendo materia allultimo concio di pietre. Come avviene in facciata, anche nel corpo posteriore gli archetti al di sotto degli spioventi inquadrano un oculo di forma circolare. La facciata sud-ovest era un tempo parzialmente interrata per unaltezza pari alla zoccolatura visibile attualmente lungo il fronte, oggi interamente visibile grazie ad un percorso che, partendo in corrispondenza delle absidi, giunge ad una scala che circonda la torre campanaria. Gli otto contrafforti, realizzati nel tardo cinquecento per rispondere alla spinte delle nuove coperture a volta delle navate laterali, sono stati resi attraversabili con aperture semicircolari solo nel secolo scorso.