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Gabriele Zanella

ITINERARI ERETICALI: PATARI E CATARI TRA RIMINI E VERONA

ad Antonio Samaritani
ed Adriano Franceschini
RIMINI
Il 2 ottobre 1185 papa Lucio III minaccia con una bolla al vescovo ed a tutto il
clero di Rimini entro trenta giorni linterdetto alla citt se non si pone rimedio ad
un fatto grave: il podest, infatti, aveva tralasciato di giurare, allinizio del suo
mandato, di osservare e di far osservare gli statuti contro gli eretici. giunta anzi
notizia al pontefice che i capi dei patarini, precedentemente espulsi, siano per la
massima parte rientrati ora in citt.
questa la prima testimonianza documentaria sulleresia in Romagna [1], anche se
bisogna riconoscere che non riusciamo a capire esattamente di quale genere di
eresia si tratti; sospettiamo - ma non di pi - che si volesse colpire i nemici della
parte ecclesiastica, sia per la denominazione adoperata (patarino doveva ormai
significare semplicemente ogni oppositore del pontefice o del clero, dopo la
risonanza delle vicende milanesi), sia soprattutto perch il papa si lamenta anche
- e sembra preminentemente - perch molti rifiutano di pagare le decime
ecclesiastiche, e perch lusura, si dice, diffusa a tal punto che quasi tutti vi si
esercitano, e tutti indistintamente sono presi dallavidit di lucrare [2]. Non era una
situazione generalizzata. Le citt circostanti, anzi, esigevano quel giuramento,
sempre a detta del pontefice. Da quella omissione derivavano in Rimini tutte le
colpe successive, che per essere pi esecrabili non cessano dellessere
conseguenza di quella mancanza iniziale. Qualcuno addirittura si sente
giustificato ad andare oltre: tenta per via di disposizioni testamentarie di
distrarre in usus pravos et illicitos le propriet delle chiese. Tocca dunque al
vescovo a lanciare lanatema contro gli eretici ed i loro ricettatori e fautori,
pubblicamente, pulsatis campanis et accensis candelis, e ad ammonire il podest
e tutti i cittadini a non disprezzare la pazienza divina. Si impegni dunque il presule
su entrambi i fronti contemporaneamente, nellespulsione degli eretici e nella
correzione degli eccessi dei cittadini.
Sembra quindi che, almeno per il momento, Lucio III, che si appena incontrato a
Verona col Barbarossa, veda leresia come pericolo per i privilegi ecclesiastici,
come agente incrinatore dei rapporti esistenti. Rilevo come il rimedio suggerito in
questo caso specifico sia la sola espulsione, il che evidenzia come
latteggiamento antiereticale non sia sostanzialmente diverso nella fattispecie da
quello che si deve avere nei riguardi di un ladro, o di un assassino, o - perch no?
unalluvione: rimossa la causa della perturbazione si rientrer nella norma. Si
rifletta che lallontanamento dalla citt delleretico sembra sufficiente, e che ci
sia comprensibile solamente se si pensa che la manifestazione ereticale sia un
fatto del tutto eccezionale, in fondo casuale. Il papa interviene infatti esattamente
l dove si manifesta il bubbone, tutto rivolto alla cura immediata, non alla
prevenzione, evidentemente perch lo si giudica di origine esterna. O
contingente. Se allontanare leretico rimuove la causa di turbamenti, ci significa
che non si tratta di eresia tecnica, a spiccato carattere dottrinale, perch
altrimenti leretico recherebbe danno anche altrove. Se invece si pensa che
altrove non far danno, ci vuol dire che la sua eresia si alimenta localmente,
cio da un contrasto con enti o persone ecclesiastiche ben individuate. Basta non
1

voler pagare le decime alla mensa vescovile, per fare un esempio qui ad alta
percentuale di probabilit [3].
Il carattere che leresia assume come elemento perturbatore dei tradizionali e
consolidati rapporti fra mondo civile ed ecclesiastico a Rimini risulta pi evidente pur nellindecisione generale sulla normativa da adottare da parte
dell'imperatore [4] - dal diploma che Enrico VI indirizza alla citt nel 1196, con il
quale impone di abolire gli statuti comunali che non ammettevano il diritto di
dirimere le cause in cui fossero interessati vescovo e clero e,
contemporaneamente, di nuovo, ammoniscono a cacciare gli eretici [5]. Se ci
testimonia da un lato il persistere dei contrasti con il comune su questa
materia [6], dallaltro conferma che ai vertici del sistema politico largomento
eresia sia utilizzato - in negativo - per la legittimazione, o la difesa, del concetto
stesso di autorit, laica od ecclesiastica che sia, poich si considera sempre nil
esse salubrius, nil utilius quam inter regnum et sacerdotium pacem solidam et
inconcussam stabiliri [7]. Ma in definitiva chiarisce, e questo pi ci interessa qui,
che lintervento del papa o dell'imperatore non in sintonia con le differenti
situazioni locali, e soprattutto nel mondo comunale dellItalia settentrionale,
proprio perch, paradossalmente, pur intervenendo volta a volta per occasioni
contingenti, particolari, si informa ad una interpretazione generale del fenomeno
specifico che mira, tutto sommato, ad altro che la pace sociale o religiosa: ad un
ristabilimento delle prerogative dellautorit universale sul piano politicoculturale. Che non era esattamente quello che stava a cuore alle citt della Valle
Padana, preoccupate su tuttaltro piano di omogeneizzare quanto pi possibile,
ma sempre in un ambito limitato, le diverse aspirazioni degli strati urbani. Se
comune, commune, comunum vuol dire sempre tutti [8], vuol dire
necessariamente tutti i cittadini, una cosa cio profondamente diversa
dallarmonia totalizzante di regnum et sacerdotium. Il corto circuito trova nel
tema ereticale analoghi motivi di alimentazione. Se si intende daltronde che
eresia significa esattamente solo contestazione religiosa [9], si pu facilmente
fraintendere. Intanto non mi pare che cos semplicemente si possa inferire dalla
documentazione; ma poi il problema reale, quando si elaborata una normativa,
quello della sua applicabilit. Papa ed imperatore ammoniscono a cacciare gli
eretici perch essi costituiscono un pericolo per il dialogo
tra regnum e sacerdotium, mentre i cittadini colgono ogni occasione per
affrancarsi da qualsiasi tutela ecclesiastica; eretico dunque per gli uni chi
attenta al rapporto esistente, o dato per esistente, mentre per gli altri chi
favorisce in una qualche maniera un chiarimento delle rispettive sfere dazione.
Insomma: non possiamo sapere se si tratta di eretici perch eretici, o di eretici
perch contestatori delle immunit ecclesiastiche. A meno che non si voglia
intendere lambiguit stessa del termine. Che, a questo punto, quanto mi pare
pi corretto [10].
Le cose sembrano chiarirsi - o complicarsi? - quando la solidariet allinterno della
stessa pars ecclesie appare incrinata: Innocenzo III scrive infatti nellaprile 1204
allabbate ed ai monaci di San Giuliano ed agli altri chierici riminesi affinch
osservino la sentenza di scomunica per gli eretici ed interdetto pronunciata dal
vescovo della citt. Il papa proibisce che siano ammessi alla frequentazione delle
cose sacre ed alla sepoltura in luogo consacrato, in deroga ai diversi loro
privilegi, propter immanitatem huius sceleris, perseguito etiam dalle leges civiles.
Il vescovo for|impopolese chiamato a garantire losservanza della
2

disposizione [11]. L'intervento contro gli eretici si definisce cos sul duplice piano,
civile ed ecclesiastico, ma sembra anche differenziarsi nelle motivazioni. Al
pontefice sta maggiormente a cuore la coesione interna di tutta la sfera
ecclesiastica, e lo conferma anche il ricorso alla garanzia di un vescovo non
cittadino. Ne consegue che leresia vista adesso non pi come pericolo in fondo
esterno, ma pullulante dalle stesse mancanze degli ecclesiastici. Interpretazione
per nulla messa in forse dalla constatazione che fra vescovado e San Giuliano
esistevano forti continui contrasti per motivi quali la ripartizione delle offerte dei
fedeli [12], la quale piuttosto addita il carattere strumentale, ancora, delleresia. In
pi, se Lucio III aveva indicato in Rimini uneccezione, ora Innocenzo III scopre che
il male si va diffondendo intorno: egli scrive il 6 marzo1206 al podest e consiglio
della non lontana Faenza perch espellano dalla citt e dal distretto poveri di
Lione o patarini o comunque prendano nome, e non vi siano pi accolti se non
ritornano allobbedienza della chiesa; i loro beni, in assenza di eredi di fede
cattolica, siano confiscati e venduti, le case distrutte od assegnate alla chiesa.
Analogamente a quanto adottato per Rimini, gli abbati bolognesi di San Procolo e
Santo Stefano erano gi stati incaricati dal pontefice di vigilare, ed eventualmente
di costringere, affinch si obbedisse [13]. L'invito dovette tuttavia essere ripetuto il
2 dicembre, e di nuovo il 5 gennaio 1207 il papa si trov costretto ad occuparsi di
Faenza, perch aveva saputo di un certo Ottone, riconosciuto eretico dal vescovo,
sepolto tuttavia nel cimitero di SantIppolito: ordina dunque allabbate ed ai
monaci di seppellirlo altrove, e gli stessi prelati bolognesi ne siano i garanti [14].
la prima volta che si fa cenno apertamente ad un gruppo ereticale definito, ma
non improbabile che il pontefice riferisca qui una lista di eretici che sa attivi
altrove, genericamente.
Le cose, comunque, stanno mutando. Nel 1184 avevamo incontrato un podest
molto tiepido nei confronti degli eretici; nel 1227 troviamo un podest forse
troppo zelante. Nell'intervallo si collocano contrasti fra comune e clero, e le
narrazioni delle leggendarie predicazioni di santAntonio e di santAldebrando, che
vanno adoperate con grande circospezione [15]; si pu accettare, al massimo, che
lopera dei due non sortisse alcun effetto positivo, e che in seguito, nelle tarde
leggende dei due santi, ai patarini fosse addossata ogni responsabilit delle
discordie cittadine [16]. Ma nel 1227 si tratta di fatti: il 27 febbraio Onorio III
indirizza una lettera al podest e comune di Rimini perch rimedino allingiuria
recata al podest Inghiramo da Magreta, modenese. Questi aveva catturato
alcune donne, hereticas manifestas, e le aveva consegnate allimperatore perch
fossero bruciate, come voleva far inserire le recenti costituzioni imperiali contro
gli eretici nello statutario della citt: ma i parenti delle donne, Arimino di
Bonfiletto e Boccadiferro, insieme ad altri cittadini si erano opposti recisamente,
ed il podest per poco non ci aveva rimesso la pelle [17]. Come intendere questo
episodio? Nel quadro dei contrasti fra ghibellinismo e guelfismo? No, perch se in
passato spesso si letto ghibellino = eretico [18], e se si ritiene indubbio quel
legame[19], rimane lutilizzazione strumentale delleresia da parte dei
ghibellini [20], e che basta scorrere la Storia di Rimini per vedere che le contese
fra Comune e Chiesa avvennero, e non meno frequentemente, anche quando la
fazione ghibellina, vinta e dispersa, era stata sopraffatta da quella guelfa, e
quando i Patarini, perseguitati, non ebbero pi alcuna efficacia nelle cose
cittadine[21]. E poi, a tagliar la testa al toro, qui si tratta del podest di parte
imperiale, come quasi sempre a Rimini. Ancora una volta penso che si debba
3

credere alla recisa volont di difendere a tutti i costi lautonomia cittadina, anche
se questo lascia molte zone d'ombra.
Da questo momento in poi le notizie sugli eretici riminesi si diradano
bruscamente. Rimangono, in fonti tarde, la distruzione a furor di popolo del vicus
pataraniae dopo il 1254 [22], ma l'episodio troppo oscuro per trarne qualche
informazione utile; il cenno ad un processo nel 1284 [23]. Ritroveremo Rimini come
una delle mete dei pellegrinaggi di Armanno Pungilupo, in data imprecisata
attorno alla met del secolo. Per quanto riguarda la lotta anticlericale qualche
labile segno: un inquisitore fino al 1258, due nel 1259 [24], la costituzione di un
tribunale laico in appoggio all'inquisitore nel 1299 [25]. Poi il silenzio.
Alcune brevissime considerazioni parzialmente conclusive. In primo luogo
nessuna delle fonti adopera il termine cataro, ma tutte esclusivamente, e fino a
Pungilupo, quello di patarino. Nessun segno che si tratti effettivamente di catari.
Il numero delle adesioni pare modesto, e del tutto episodici gli interventi
repressivi. Eppure i documenti imperiali e papali [26], e la letteratura specifica
indistintamente [27] parlano della citt come ricettacolo di eretici. Ne viene che o
bisogna ammettere che patarino significa cataro, e macroscopica allora deve
essere la perdita di documentazione, oppure che siamo di fronte ad una forte
mistificazione storiografica, che stata mascherata dallenfatizzazione di una
attivit terroristica generalizzata in tema deresia. Confesser apertamente la mia
propensione ad accettare lultima possibilit. Ma una discussione a questo punto
si impone.
Senza tener conto di eccessive preoccupazioni di sistematizzare filosoficamente la
storia dell'eresia medievale [28], del tutto superate, come stato riconosciuto da
tempo unanimemente [29], e senza occuparci in maniera diretta dei
precedenti [30], perch non ci compete, vediamo di riconsiderare la questione del
nome degli eretici negli ambiti cronologici e spaziali che ci interessano in
riferimento a patarino. Patarino era usato non solo nel suo significato tecnico
a definire coloro che negavano la validit dei sacramenti amministrati da preti
indegni, ma anche come termine generico per designare tutti coloro che per la
loro convinzione fanatica sulla povert apostolica e la purezza della chiesa si
avvicinano alleresia. Cos il Larner in riferimento ai fatti di Faenza del 1206 [31].
Patarino significa senza dubbio cataro, per il Dupr [32]. certo che gli esempi
riportati da questultimo, tratti dagli atti dellinquisizione bolognese della fine del
Duecento, sono per lo pi calzanti. Ma ugualmente certo che non sono tutti
quelli che si possono portare. Non ho dubbi che verso la met del Duecento
lidentificazione di patarino con cataro sia corrente. Ma cos anche prima?
Vediamo innanzi tutto una scelta di testimonianze di provenienza papale od
imperiale:
1179 - Concilio Lateranense III
... quia in Gasconia Albigesio et partibus Tolosanis et aliis locis, ita haereticorum,
quos alii Catharos, alii Patrinos, alii Publicanos, alii aliis nominibus vocant... [33]
1184 - Decretale Ad abolendam di Lucio III:
... omnem haeresim, quocunque nomine censeatur, per huius constitutionis
seriem auctoritate apostolica condemnamus. Imprimis ergo Catharos et Patarinos
et eos, qui se Humiliatos vel Pauperes de Lugduno falso nomine mentiuntur,
Passaginos, Iosephinos, Arnaldistas... [34]
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1206 - Lettera di Innocenzo III ai Faentini:


... haereticos qui vocantur pauperes de Lugduno, vel etiam Patareni, vel alios
cuiuscumque sectae, schismaticos, qui vobis fuerunt nominati... [35]
1210 - Costituzione di Ottone IV contro gli eretici ferraresi:
... omnes ereticos...: patarenos sive Caaros, vel quocumque alio nomine
censentur... [36]
1232 - Costituzione di Federico II:
... Catharos, Patarenos, Speronistas, Leonistas, Arnaldistas, Circumcisos et
omnes hereticos utriusque sexus, quocumque nomine censeantur... [37]
Soprattutto quest'ultima, diretta genericamente - si noti - contra Patarenos,
mostra che patarino una delle tante denominazioni di eretico, probabilmente la
pi usuale. evidente ad ogni modo, a quel livello, il disinteresse per
lidentificazione delle correnti eterodosse, comunque riassunte nel quocumque
nomine conseantur.
Se ci rivolgiamo, sempre trascegliendo naturalmente, ai polemisti antiereticali, a
coloro cio che pi di ogni altro si sforzano di comprendere gli ambiti delle sette:
1163 ca. Ecberto di Schnau
1190 ca. Bonaccorso

: dice esclusivamente: catari

[38]

: dice esclusivamente: catari

[39]

1214 ca. De heresi catarorum


1240-45 Pietro Martire (?)
1250 ca. Raniero Sacconi
1250 ca. Disputatio

: dice esclusivamente: catari

[40]

: dice indifferentemente: catari o patarini

[41]

: dice indifferentemente: catari o patarini

[42]

: dice esplicitamente: manicheos qui pathareni vocantur.

[43]

Non nasconderemo che si potrebbero replicare i rimandi quasi ad infinitum, e che


non v dubbio che molti di quei rimandi non consentirebbero di intendere il
significato con sicurezza. Son convinto comunque che luso generalizzato di
patarino rimandasse fin verso la met del secolo al disobbediente ai mandata
ecclesie, senza che fossero decisamente chiari, per nessuno, i termini specifici di
quella disobbedienza. In seguito patarino, che gi significava latamente eretico,
indic leretico pi noto, vale a dire il cataro. Estremamente significativo il fatto
che lultimo dei polemisti, Anselmo dAlessandria [44], parli esclusivamente, di
nuovo, di catari, e che il De officio inquisitionis [45], agli inizi del secolo
successivo, adoperi solamente il termine eretico. Il cerchio si richiuso, e luso
di patarino, che ormai poteva solo ingenerare confusione, abbandonato per
designare il cataro, leretico per eccellenza.
Se le cose stanno cos, Rimini risulta molto meno catara di quanto non si sia fino
ad oggi inteso [46].
RAVENNA
Nulla ci risulta circa leresia. Sappiamo solamente dellinserimento negli statuti,
alla met del Duecento, del giuramento che deve prestare il podest di osservare
e far osservare le costituzioni di Federico II riguardo agli eretici [47].
ARGENTA
forse questa la terra que dicitur Argentea dove Marco, il primo vescovo cataro
italiano, venne catturato ed incarcerato [48]. Niente di pi.
FERRARA
5

Scrive Giraldo Cambrense attorno al 1197:


Apud Ferarium in Italia hiis nostris diebus hostia in die pasche in portiunculam
carnis conversa fuit; ad quod episcopo loci illius vocato et sermone ab ipso facto,
cives urbis illius, qui fere omnes Paterini fuerant et male de corpore Christi
sentiebant, ad veritatem sunt riversi [49].
Lallusione al miracolo eucaristico verificatosi in Santa Maria in Vado, che la
tradizione locale data con estrema precisione al 28 marzo 1171 [50]. Se
unevidente iperbole che quasi tutti i Ferraresi fossero allora eretici, deve
rispondere a verit che le dispute eucaristiche fossero nella citt particolarmente
vivaci. chiaro qui che patarino non significa affatto cataro [51], ma
ugualmente certo che il male de corpore Christi sentire ritorner poi
frequentemente, attribuito ai catari, sia negli statuti cittadini [52] sia negli atti
inquisitoriali [53], e fino ai primi anni del Trecento; costituisce quindi un precedente
di importanza tutta particolare.
Pure nel periodo del vescovato di Uguccione da Pisa (1190-1210) particolarmente
dibattuti furono i problemi relativi a questioni eucaristiche ed alla validit delle
ordinazioni sacerdotali di coloro che, da maritati, si erano scoperti in unione con
coniugi eretici, che si intrecciarono con il tema delleresia. Tanto che il vescovo
sollecit ed ottenne un chiarimento da parte di Innocenzo III; ne sort un
interessantissimo scambio epistolare [54]. In questo quadro luso di patarino
appare quindi pi che giustificato e comprensibile.
Nulla ci autorizza a pensare che qualche cosa fosse mutata nel marzo 1210,
quando Ottone IV a Ferrara promulga il suo editto contro gli eretici della citt,
prescrivendo la confisca e la vendita dei loro beni, la distruzione delle case di loro
propriet od in cui erano stati accolti o si erano comunque radunati. Losservanza
delle disposizioni imperiali spettava soprattutto al podest ed ai consoli [55]. Va
osservato tuttavia che latto di Ottone - si ricordi ancora aspirante allImpero e
minacciato di scomunica - si comprende meglio se si tien conto del suo estremo
bisogno in quel preciso momento di godere e dimostrare capacit di instaurare
una generale
pacificazione,
.
argomento per lui particolarmente delicato. Del giorno successivo, infatti, anche
la riconciliazione a Ferrara tra le due fazioni, Estensi e Torelli, da lui voluta e
patrocinata [56].
Manca in seguito per quasi mezzo secolo ogni notizia su eretici a Ferrara. Fino allo
scoppio della vicenda pi clamorosa, documentata, ricca di informazioni,
citata [57] del catarismo italiano: il caso Pungilupo, su cui nuova luce viene da
documenti fino ad oggi sconosciuti.
Il 13 dicembre 1247 si festeggiava a Roncodig, a poca distanza da Ferrara, la
festa della titolare della chiesa, santa Lucia [58]. Venne come devoto pellegrino
anche un certo Armanno, soprannominato Pungilupo, che in quella occasione
volle riverentemente fare la sua confessione generale al sacerdote Giovanni, dal
quale ebbe l'assoluzione e la penitenza relativa ai suoi peccati [59]. Armanno si
confessava regolarmente a Ferrara presso Rainaldo, priore di San Nicol fin dal
1244 [60], Ma quel pio credente di l a qualche anno entra a far parte della schiera
degli eretici[61], viene quasi subito identificato come tale, citato dagli inquisitori in
Lombardia e Marca Genovese Aldobrandino, priore dei Predicatori di Ferrara, ed
Egidio, ferrarese, dello stesso ordine [62]. Armanno, abitante nella contrada di San
6

Paolo, si presenta, ammette la sua colpa ed abiura [63], Confessa allinquisitore di


aver adorato e fatta riverenza alleretico consolato Martino di Campitello, come
erano soliti fare i credenti eretici, ed a qualche altro, di cui non ricorda il nome,
nella casa che un tempo fu di Claribaldino [64]. Ammette anche di aver detto
qualche volta: Come sono stupidi questi sacerdoti che credono di poter chiudere
Dio nella pisside, ma si schernisce di averlo detto per scherzo [65]. Frate
Aldobrandino doveva aver usato la tortura, ed Armanno confid a Tancredi, altro
credente eretico, che lo odiava per questo fatto e perch era un lupo rapace [66].
Ma labiura non era stata sincera [67]: nel 1258 a Mantova il vescovo eretico della
setta di Bagnolo, Giovanni, di Casaloldo, chiede notizia di Armanno, che dice suo
intimo amico, alleretico Alberto Graziani [68]. Il Dondaine, seguito dal Borst,
identifica, pur con qualche lieve dubbio, questo vescovo con lHamundus citato da
Anselmo d'Alessandria [69]. In quello stesso anno a Ferrara Armanno assiduo alla
bottega delleretico padre di Manfredino notaio, egli pure credens, e sono con lui
talvolta Gerardino di Alfero, Clemente di Voghenza, Maniapane de Scaiolis.
L'eretico tiene in mano i Vangeli e li spiega e cita autorit eretiche, mentre accusa
i ministri della chiesa che perseguitano i veri cristiani. Annuisce Armanno
quando sente chiamare oves gli eretici e lupi rapaces i ministri della chiesa [70];
ma si confessa e comunica pi volte, soprattutto per Natale e Pasqua, da
Bonaventura, cappellano vescovile, tra quello stesso 1258 ed il 1261 [71]. Un simile
comportamento sembra poter esser inteso solamente come simulazione, oppure
come dimostrazione di straordinaria ingenuit.
Armanno frequenta sempre di pi gli eretici, che ormai veniamo a conoscere in
maggior numero. Nel 1259 circa Gabriele de Tabula, eretico e figlio deretica,
vede Pungilupo portare un pane benedetto a sua madre, Trevisina, che
era credens, cos come facevano altri eretici, soprattutto per Natale e per
Pasqua [72]. Nel 1260 chiede ad Alberto Graziani, che sa eretico, di salutargli il
bagnolese Martino di Campitello [73], al quale nel 1254 aveva confessato di aver
fatto riverenza. Nel 1261 fa un viaggio a Vicenza, in compagnia dellincolpevole
Bonaventura di San Giorgio di Verona, e l visita pi volte la casa delleretico
Francesco, nella contrada di San Pietro. A lui Pungilupo fa una gran riverenza, gli
si genuflette di fronte e gli rivolge questo saluto: Benedicite, bene, bene, bone
christiane. Francesco lo solleva amorevolmente e gli dimostra grande affetto.
Armanno istruisce Bonavenura a far lo stesso, e quello lo fa senza capirci gran
ch. Sono presenti la moglie di Francesco, che nel 1285 gi morta, ed il figlio,
che poi sar catturato come eretico e che ugualmente risulta gi morto nel 1285,
Spetia e Bonaventura vedova di Aldregheto, della stessa contrada, Michele fu
Pulzato, di contrada Pusterla, Albertino e sua moglie Leonarda, della contrada di
San Pietro, ed una tal Vincenza, che nel 1285 risulta defunta. Visitano insieme
molte case di eretici ed ogni volta ripetono quel rituale della riverenza, della
genuflessione, del saluto. Una volta mangiano tutti insieme in casa di Francesco e
poi digiunano [74].
Lanno successivo Armanno di nuovo a confessarsi a San Nicol, multum devote
et reverenter, almeno sembrava [75]. Tra il 1265 e 1267 va a Verona per visitare da
eretico leretica Garienda, madre di Rengarda di Verona, che era solita accogliere
gli eretici, e vi si trattiene [76]. L mangia e beve per due giorni e due notti e
conversa con Garienda della fede e dei fatti degli eretici, nomina i poveri di Lione
ed altre sette. Una volta tutti e tre insieme vanno a far visita ad altri eretici nella
casa che un tempo fu di Beliarda, e vi trovano molti eretici di entrambi i sessi, e
7

parlano familiarmente ed a lungo. In quei giorni viene a casa di Garienda il


vescovo eretico Bonaventura Belasmanza, e Pungilupo e Garienda gli parlano a
lungo in privato. Stranamente, Armanno non fece riverenza al vescovo [77].
A questo punto dobbiamo interrompere. Ci imbattiamo in un importante
personaggio, che richiede ora qualche precisazione. Belasmanza di Verona, della
chiesa eretica di Desenzano o albanese, fu vescovo per circa quarantanni, ci dice
Anselmo d'Alessandria [78]. Poich il suo episcopato inizi attorno al 1210, stando a
Raniero Sacconi [79], Si arriva al massimo al 1250, o gi di l. Tra 1260 e 1270
Dondaine e Borst [80] pongono il vescovato di Bonaventura della Torre di Verona.
Fra Belasmanza e Bonaventura (1250-1260 circa) entrambi pongono Giovanni, de
Lugio (Luglio, Luyo) Dondaine e Manselli [81], de Luzano Borst [82]. Nell'edizione
muratoriana degli atti pungilupiani si legge, a col. 130, nella testimonianza di
Rengarda di Verona, che abbiamo appena sunteggiato,Bonaventura Belasmagra.
Commentava il Dondaine [83].
Rengarda de Vrone dposa devant le tribunal de linquisition de Ferrare, au cours
du procs posthume dArmanno Punzilupo, le 25 avril 1285, que dix-huit ans
auparavant, donc en 1267, elle avait vu dans sa propre maison Armanno
sentretenir avec lvque des hrtiques Bonaventura Belasmagra. Il semble
bien que ce Bonaventure doive-t-tre identifi Bonaventure della Torre; les
dates sont l pour le suggrer, mais le nom de Belasmagra embrouille les cartes.
Serait-ce un surnom de Bonaventure della Torre? Ou bien une confusion avec
Belesmanza? Mais cette date ce dernier devait tre dfunt depuis dix ou quinze
ans! Et il ne porte pas ce nom de Bonaventure dans les quatre sources cites plus
haut son propos. Comme nous ne possdons plus les originaux du procs
d'Armanno nous ne somme mme pas assurs de la forme authentique de la
dposition de Rengarda.
Ora tutto il discorso inficiato dalla constatazione che il Muratori lesse male.
Nellautografo del Prisciano scritto infatti: Belsmaa. Muratori lesse g al posto
di , ed integr con una r dopo la , dove evidentemente si tratta di una
comunissima n prima della . Ma allora la cronologia, diversamente da quel che
credeva il Dondaine, si complica ulteriormente.
La testimonianza di Rengarda (1285), riportata due volte nel libello d'accusa a
Pungilupo, data lincontro di Verona una prima volta modo sunt X et octo anni vel
XX anni vel id circa, laltra modo sunt XVIII anni vel circa. evidente per me che
la seconda riassume la prima, e la forma pi succinta diviene erronea. Il Dondaine
prendeva per buona solo la seconda, e datava quindi lincontro al 1267, ma
invece da intendere elasticamente il periodo 1265-1267. Ora se questo
Bonaventura Belasmanza lo stesso Bonaventura della Torre, il suo vescovato si
estenderebbe, nel migliore dei casi, per circa sessantanni: 1210-1270! Ma
Anselmo dAlessandria, che scriveva appunto intorno al 1270, dice che il
vescovato di Belasmanza dur circa quarantanni, e, soprattutto, che dopo lui
vennero Giovanni e Bonaventura, il qual ultimo nunc habent. Daltra parte il nome
Bonaventura non mai legato nelle fonti a Belasmanza,
come osserva giustamente il Dondaine, ma neppure il nome Belasmanza mai
legato a quello di Bonaventura della Torre. Che abbia fatto confusione la teste? - si
chiede ancora Dondaine. ben difficile, perch Belasmanza devait tre dfunt
depuis dix ou quinte ans!. Che questo Belasmagra potesse essere non diverso
da Bonaventura della Torre pens anche il Cipolla [84], ma tendeva ad escluderlo il
8

Borst, perch luno era bagnolese, laltro albanese [85]. Ma il nome Belasmanza
risalta fuori addirittura nel 1290, nella condanna di Uberto a Tabula Maiori,
colpevole di aver frequentato, appunto, Belasmanza. Quando? Stando
allinterpretazione che Dondaine e Borst diedero dei relativi passi di Raniero
Sacconi e di Anselmo dAlessandria al pi tardi nel 1250, locch poco
probabile [86]. Concludo per mio conto adattando un giudizio del
Cipolla [87]: Belasmanza uno dei tanti soprannomi in uso fra gli eretici, e
mettendo in guardia una prima volta nei riguardi delle gerarchie catare del
Dondaine e del Borst, su cui dovr tornare.
Riprendiamo a seguire Pungilupo. Nel 1265 vien visto dalleretico Bonmercato fare
riverenza ad un altro eretico [88]. Altra volta Bonmercato con Oldeberto,
Bertramino ed Alberto, tutti credentes, sono in una casa con due eretici e
Pungilupo passa da quelle parti. Lo chiamano; entra e mostra grande amicizia a
tutti i presenti, ad uno fa riverenza, e quando gli altri se ne vanno rimane con i
due a consolare uno degli eretici che ammalato [89]. Spesso a Bonmercato, nel
1266 circa, loda gli eretici, che dice esser i soli boni hamines, unici a mostrare con
il loro esempio di vita la via della salvezza [90]. Castellano lo vede conversare
familiarmente con leretico Giovanni bergamasco e con Bonsavere sotto il portico
della casa della donna, e quando entrano Pungilupo e la donna adorano e fanno
riverenza a Giovanni [91]. Eppure, nel 1266/67 si confessa pi volte dal cappellano
vescovile Zambono, anzi egli avrebbe voluto confessarsi dal vescovo medesimo,
ma quello era impedito. Allora, devote ac reverenter, si genuflette di fronte al
cappellano e dimostra tanta contrizione, si scopre il capo, e si accusa dei propri
peccati, a partire da quando era fanciullo, e lo fa pi volte, quindi chiede la
penitenza, ed il sacerdote, che lo vede tristis e vere contritus, lo assolve e gli
assegna la giusta penitenza [92].
Nel maggio 1266 Armanno riceve il consolamentum a Verona, in casa di Spata di
Verona, dove stava Bergongio, dalle mani di Guglielmo di Borgogna e di Martino
Darinda di Verona, e con lui sono consolati Mezagonella di Verona e sua suocera
Azolina. Questo stando alla testimonianza, estremamente precisa, di Costanza da
Bergamo [93]. Invece Albertino, che era stato filius maiornella setta, ricordava che
era stato pressa poco nel 1267, quando Armanno era venuto per visitare uno
fuggito dal carcere. Il consolamento fu dato in domo catharorum, che Bergongio,
ancora nel 1273, teneva a disposizione degli eretici, e ad imporre le mani furono
Alberto, vescovo della setta, Michele, filius maior, e lo stesso Albertino, che era
anche visitator della setta in Lombardia. In quella occasione gli chiesero se aveva
accettato qualche penitenza dai lupi rapaci che perseguitano la bonam gentem,
vale a dire da qualche frate predicatore o minore, o da qualsiasi altro sacerdote
della chiesa romana, ed egli neg; allora lo assolsero dal giuramento di
obbedienza fatto a frate Aldobrandino [94].
Qui dobbiamo interromperci di nuovo. Torniamo a leggere Dondaine, il quale, nella
successione vescovile bagnolese, allHamundus/lohannes di Casaloldo, di cui
abbiamo detto, fa seguire, sulla base della nostra stessa fonte, ed esclusivamente
su quella, Alberto (1267), Albertino (Michele, Ferrarese?) (1267-1273), Michele
(1273) [95]. Di nuovo la lettura diretta della fonte chiarisce e complica insieme.
Primo: Costanza da Bergamo data il consolamento con assoluta precisione:
maggio 1266; Albertino dice invece: 1267 o circa allora. Sar da credere alla
prima. Secondo: Albertino e Michele sono sicuramente la stessa persona, come
indica esplicitamente il rinvio a Michele tredicesimo teste [96], numero che
9

segnato nel manoscritto accanto alla testimonianza di Albertino, che una volta
detto anche chiaramente Albertinus Michael. Ma nel 1273 Albertino detto qui
fuit hereticus, e Michele qui est filius maior. Pensa il Dondaine che nel 1267 il
primo fosse filius maior ed il secondo filius minor del vescovo Alberto, e che nel
1273 il primo si fosse convertito ed il secondo al suo posto divenuto filius maior,
sempre di Alberto. Per Michele (non Albertino Michele) detto invece in un altro
punto della nostra fonte: qui erat fiulius maior in ipsa secta , anzi si osserva:
verisimile enim est quod ambo fuerint de eadem secta [97]. Il passaggio
repentino dal tempo passato al presente sempre frequentissimo nel libello, vedi
ad esempio Bonmercato che ricorda Pungilupo dire: quod erat malus homo et
quod boni homines sunt solum heretici, riferendosi sempre a contemporanei.
Allora cerano due filii maiores! Ma questo non ammissibile nella gerarchia! Ci
vuole cautela... ci vuole cautela...
Torniamo ad Armanno. Parlando con Bonmercato presso lepiscopio dice di essere
in pessimi rapporti con frate Stefanino dei Predicatori, che malus homo, e
che boni homines sono solo gli eretici, e chi segue la loro via, che lunica per la
salvezza. Spesso gli fa discorsi del genere e lo esorta a star saldo nella fede [98].
Un giorno Castellano vede Pietro de Romaninis chiedere a Pungilupo se vuole
vedere un patarino. Quello accetta con entusiasmo, ma leretico non era in casa e
se ne devono andare senza averlo visto [99]. Si reca perci a visitare in carcere
Martino di Campitello, vecchio eretico, e dice a Ferrarino che un bonus homo, e
che se avesse a sua disposizione qualche altro bonus homo non consentirebbe
che lo si bruciasse, n lui n altri; poi lo accompagna piangendo al rogo sulla riva
del fiume [100], e mentre arde commenta che bruciano un santo padre [101].
Passa per Ferrara Lanfranco di Monte Clero, eretico consolato, e conduce
Pungilupo a casa di Venaria, credens, e lo presenta come un vero amico nostre
gentis, che gli eretici di Verona tengono in considerazione, e dice che Armanno lo
ospita in casa sua, lo mantiene e lo accompagna per la citt. Poi Armanno che
porta a casa di Venaria altri eretici, fra cui Elica, che presenta come bona mulier,
ed alla quale fa riverenza. Elica dice a Venaria che Pungilupo un buon amico,
indicatole dagli eretici come buono e leale, che laccompagna per la citt nelle
sue necessit e che laccoglie nella sua casa [102]. Eppure, Armanno si confessa pi
volte e sempre devote et reverenter da Raniero, cappellano vescovile [103].
Nel 1268 Lanfranco di Monte Clero e Pungilupo visitano in contrada di San
Silvestro la casa delle eretiche Maria e Gisla, che vorrebbero fosse dato
il consolamentum ad una loro serva, di nome Maria. Mandano a chiamare Venaria,
ed i due uomini insieme impongono le mani, reggendo il libro, alla maniera degli
eretici. Venaria si sorprende, perch credeva che Armanno fosse soltantocredens,
e le vien detto che invece fu consolato a Verona, alla presenza di molti eretici [104].
Poco prima che Pungilupo muoia, viene catturato un eretico di nome Giovanni,
che si fa chiamare Cristiano, e Manfredino, mandato da suo padre, va a visitarlo
frequentemente nel carcere dellepiscopio, e lo prega di non accusare il proprio
padre e di stare saldo nella fede. Spesso viene anche Pungilupo. Anche quando
leretico dato in mano al podest e passa nel carcere del comune, spesso
Armanno lo va a visitare [105]. Manfredino lo sente di frequente parlare di
argomenti sospetti [106], e Iacoba, che accoglie eretici in casa e va da Manfredino a
prendere cibo per gli eretici, dice che amico loro e quando si reca a casa sua
Armanno le d un bianco pane per quei bonis viris, e qualche volta anche dei
fichi [107].
10

Per la quaresima del 1269 Pungilupo si confessa pi di dodici volte da Alberto,


cappellano del vescovo, che porta anche a casa sua perch confessi sua moglie
quando malata [108]. Nellottobre/novembre si confessa da Gandolfo, altro
cappellano del vescovo [109] ed il 13 dicembre - ancora santa Lucia, di cui Armanno
doveva essere devoto - da Benvenuto a San Nicol [110]. Muore il 16. Subito la
notizia si sparge per tutta la citt, ed accorre una gran folla [111]. Vengono a vedere
la salma, che stata portata in cattedrale, anche gli eretici Castellano, Oldeberto
e Bonomo. Quando il primo mormora con disprezzo che era peggio di una bestia,
Oldoberto lo mette in guardia, perch, gli rivela, era stato consolato con sua
moglie [112]. Vengono da Bergamo molti, e fra loro anche gli eretici e sono ospitati
in casa di Grazio da Bergamo che abita a Ferrara. Uno degli eretici si finge muto e
poi miracolato per intercessione di Armanno [113]. Perch infatti sono cominciati i
miracoli.
Il 20 dicembre Nova miracolata da un tumore allocchio [114]. Il 21 depone Gisla,
che stata guarita di un braccio anchilosato [115], Marchesina, che era zoppa [116]; il
28 Adelasia, che ci vedeva male [117]; il 29 Marinello, che si dice miracolato il 24
dalla gotta [118]; il 4 gennaio Tomasina, liberata il giorno di Natale da una
fistola [119], ed Angelo, dalla gotta [120]; il 5 Daniela, zoppa, e Giovanna,
paralizzata [121]; il 18 Benvenuto, miracolato di unulcerazione pochi giorni dopo la
morte di Armanno [122]. La fama di questi prodigi arriva fino a Verona, e Spera, che
era stata al servizio della marchesa dEste e che tenuta prigioniera in quella
citt dallinquisitore, si lamenta perch per troppo breve periodo stata in quella
penitenza, perch fatta bona christiana da quel Pungilupo che da morto fa
miracoli, e sale intrepida al rogo. Sempre a Verona, Garienda confida a Filosofia
che Armanno era stato povero di Lione, ed alla fine era stato consolato [123]. A
Ferrara Corradino, che lavora in fornace, rivela a Iacobino di esser patarino, e
racconta che una volta i Predicatori volevano prenderlo, ma era riuscito a fuggire
a nuoto oltre il Po, e che anche Pungilupo era patarino [124]. Continuano i miracoli:
il 15 Bona depone di esser stata liberata di due tumori [125]; il 18 la volta di
Dolce, contratta [126], e di Bartolo, paralizzato al braccio destro[127]; il 25 Pietro,
impedito al braccio sinistro [128]; il 30 Bona, zoppa; il 31 Nicola, feritosi alla mano
sinistra [129]; e poi Zardina, impedita alla mano destra [130] ed il 4 febbraio
Persenda, paralitica [131]; il 21 Domenico, liberato dal carcere in Istria [132]. Il 9
maggio Sofia, offesa negli occhi [133]; il 17 Bonaventura, liberata da nove
demoni [134], Alisia da due [135], Rolandino, da una mezza paralisi [136], Si costruisce
una cappella ed il corpo viene riposto in un lussuoso antico sarcofago, che si
diceva provenire da Ravenna, nel quale aveva riposato l'imperatore Teodosio. Gli
ex-voto si fanno numerosissimi [137].
A questo punto si muove linquisitore. Interroga prima di tutto i due confratelli
Predicatori; il primo, frate Albizo, racconta che una volta, insieme ad un altro
frate, accompagnava un cataro al rogo, e Pungilupo li seguiva, ed ora si accostava
alluno ora all'altro dicendo: Questi sono demoni, sono lupi rapaci che fanno
bruciare i boni homines. Spesso poi lo vedeva inginocchiarsi in piazza ed altrove
al passaggio dei frati e maledire: Che Dio non mi perdoni se io gli perdoner
frate Aldobrandino, lupo rapace e figlio del demonio che uccide i boni
homines [138]. Il secondo, frate Arasino bergamasco, dice il 7 giugno che quando
era nel convento ferrarese aveva visto molti credentes, che non andavano mai in
chiesa, recarsi a visitare il corpo di Pungilupo, portando ex-voto e gloriandosi che
uno dei loro fosse stato fatto santo [139]. Quando fu a Bergamo, chiese ad un
11

mercante che veniva da Venezia le novit, e quello gli raccont che un santo si
era manifestato a Ferrara, ma che la cosa non era gradita ai Predicatori ed ai
Minori, perch era sospetto di eresia [140]. Il 5 luglio Beatrice testimonia di aver
sentito dire da una sua vicina che Pungilupo le aveva chiesto pi volte di
accompagnarlo alla predicazione dei patarini [141]. Duragia, che depone il 27,
aveva sentito da molti che Pungilupo era stato credens [142]; poco dopo la morte di
Armanno ud da un suo vicino che il giorno di Pasqua era solito prendere un
grosso pane ed un fiascone di vino, darlo a molti da mangiare e bere, e quando
erano finiti commentava: Che cosa dicono questi lupi rapaci che il corpo di Cristo
non pu essere consumato: ecco che noi abbiamo divorato un pane tanto grosso
ed un fiascone di vino [143], Il magister Aprile lo conferm [144], L8 agosto
Ferrarino parl dei rapporti di Pungilupo con Martino di Campitello [145]; l11
Trevisina ammise di aver avuto uno zio cataro, con il quale aveva abitato per
cinque anni, e che anche Bonese, vedova di Bonincontro, allora frequentava i
catari, ma non credeva che lo facesse ancora. Disse che Pungilupo portava allo
zio il pane benedetto dei catari ed era presente alle predicazioni [146], Il 31 ottobre
Iacobino di Cesso dice che Pungilupo era patarino [147]. Il 4 novembre Tebaldino,
frate di penitenza, riferisce che molti sostenevano che Pungilupo era credens e
che diceva cose contrarie alla fede cattolica [148], Il 25 Zunta, ex-eretico, sostiene
che leretico Arrivabene, quando era tenuto in carcere a Ferrara, mand Pungilupo
a chiedere la restituzione di denaro che gli apparteneva [149]. Il 28 Enrico, officiale
dellinquisizione, testimonia che correntemente si pensava che Pungilupo
fosse credens. Aveva sentito dire che credeva cose erronee a proposito del corpo
di Cristo. Quando lo incontr in piazza minacci di imprigionarlo, ma Pungilupo gli
chiese qualera la sua fede al riguardo, e udita la sua risposta promise di voler
credere nello stesso modo [150]. Bonfadino, dei Predicatori, testimonia che prima di
entrare nellordine conobbe Armanno, e che lo si credeva credens [151], e dopo che
fu nellordine spesso lo ud dire che anche se il corpo di Cristo fosse stato tanto
grande come una montagna lo si sarebbe gi consumato [152]. Non voleva poi
adorare verso Oriente, cio nella direzione verso cui adoravano i chierici, ma
verso Occidente[153], e quando vedeva qualche frate predicatore o minore si
inginocchiava e diceva: Ecco i demoni, ecco i lupi rapaci [154]. Dopo i Predicatori,
anche un Minore venne interrogato. Il primo dicembre il francescano Riccobaldo
riferisce che quando era nel secolo era vicino di Pungilupo e che lo si
pensava credens [155]. Il 9 dello stesso mese Menab Parvo, che era
stato credens e ricettatore di eretici, dice che Pungilupo fu credens, e che aveva
sentito dire tra gli eretici che era stato dei loro per ventanni [156]. Il giorno
successivo Albertino Sogarius testimonia che Martino di Campitello gli aveva
detto di esser venuto a Ferrara per Pungilupo, che considerava il miglior cristiano
della citt [157]. L11 Giovanni, ministro di penitenza, dice che una volta incontr
Pungilupo in contrada di San Paolo, che gli disse di venire da Rimini, dove erano
molte case di patarini che sapeva riconoscere per certi segni, ma non volle
aggiungere altro [158]. Parlava male degli ecclesiastici e sosteneva che quando uno
dedito ai credentes non lo si pu pi distogliere [159]. Era opinione comune tra gli
eretici che fosse credens ed amico loro [160]. Il 12 depone Grazio da Bergamo [161]. Il
medesimo giorno Tancredi, ex-credens, testimonia che quando fu preso da frate
Aldobrandino Armanno diceva che lo odiava [162].
Frate Aldobrandino probabilmente ritiene di averne abbastanza: ingiunge di
esumare il corpo di Armanno e di gettarlo fuori dalla chiesa; ma il capitolo non
obbedisce e linquisitore scomunica i canonici ed interdice la cattedrale [163]. I
12

sacerdoti del capitolo reagiscono preparando una deposizione di sacerdoti


ferraresi attestanti lortodossia di Armanno, stesa il 28 aprile 1272 [164] e si
appellano a Gregorio X, il quale affida la cosa al cardinal Giovanni, futuro Niccol
III [165]. La protesta del capitolo ebbe un primo, parziale successo: Giovanni scrive
ad Aldobrandino di sospendere la scomunica e linterdetto, e linquisitore
obbedisce con atto del 4 giugno [166].
Aldobrandino allora si deve render conto di non aver raccolto prove a sufficienza,
ed intensifica le sue indagini. I1 primo dicembre interroga Modenese, altro frate di
penitenza, il quale dice che Maniapane de Scaiolis, Gerardino di Alfero, Tancredi di
San Vitale e Pungilupo erano amici e frequentavano la casa di Marchesina, dove si
incontravano gli eretici, ed erano tutti credentes, ma non sa se lo siano
ancora [167]. Il 5 luglio 1273 il giudice Iacobino sostiene che Pungilupo era
stato credens, perch andava in chiesa di rado, non si consigliava con qualche
sapiente ecclesiastico, parlava male dei chierici; aveva sentito dire che accoglieva
in casa sua dei malfattori e si preparava a ricevere eretici consolati, dai quali
aveva molti regali [168]. Aveva anche sentito dire da molti che Pungilupo visitava
spesso gli eretici della Romagna e soprattutto di Rimini, e che poco prima della
morte aveva avuto contatti anche con un vescovo eretico [169]. Finora, per,
linquisitore dispone di testimonianze troppo generiche. Un mese pi tardi, il 3
agosto, la deposizione dell'ex-eretico Albertino Michele, che riferisce
del consolamentum veronese, rivela che padre e madre di Armanno erano stati
catari ugualmente, e che spesso Pungilupo e sua moglie lavevano accolto in casa
loro, come accoglievano per loro stessa ammissione altri eretici [170], inchioda
Pungilupo. Il 22 marzo del 1274 Costanza da Bergamo fornisce precisa conferma
della deposizione di Albertino [171]. Il 5 aprile Bengepare, che fu credens, dice di
aver udito i catari burlarsi di quelli della chiesa romana perch avevano fatto
santo uno di loro [172]; il 6 Gavino di Satta, altro ex-eretico, dice che gli eretici
erano soliti dire che Pungilupo era uno dei loro [173]. Il 24 giugno Daniele riferisce
che a Ferrara si diceva che Armanno era credens, ed aveva sentito perfino suo
nipote, Bonaventura Papardo [174], e da molti altri, dire che non era nella fede [175].
Frate Aldobrandino ritiene di aver raccolto ormai materiale a sufficienza e smette
dindagare. Nel 1276 muore papa Gregorio, ma il successore Nicol non
convinto, e lascia irrisolta la questione. Quando c la cattura degli eretici di
Sirmione (1276), Aldobrandino scrive allinquisitore veronese per sapere se
venuto fuori qualche cosa sul conto di Pungilupo, ma non riesce ad avere notizie
precise [176]. Nel 1284 frate Florio, succeduto ad Aldobrandino [177], riprende con
energia e puntiglio ad investigare. Il 4 ottobre ottiene la deposizione di
Filosofia [178], ed il 29 novembre quella di Venarla [179], che diviene la testimonianza
pi rilevante nelle sue mani, ed il 30 gennaio 1285 quella di Manfredino [180], il 7
febbraio di Gabriele [181], Aimolino [182] e Modenese [183], il 25 aprile di Rengarda [184],
il 26 di Nicol [185], il 27 di Simone [186], il 12 ottobre di Bonaventura [187]. Quello
lanno in cui il frate ripropone il dossier Pungilupo ad Onorio IV.
Rispondono i canonici della cattedrale facendo riscrivere il 4 ottobre 1286 le
deposizioni dei miracolati del 1269 e 1270, e quella dei sacerdoti ferraresi del
1272 [188]. La morte di papa Onorio nel 1287 aggiorna la discussione sul caso.
Frate Florio continua a darsi da fare: raccoglie il 6 maggio 1288 la deposizione di
Castellano [189], il 28 quella di Iacoba [190], il 16 luglio di Alberto Graziani [191], il 28 di
Iacobino [192].
13

Con Bonifacio VIII la questione viene affrontata con maggiore sollecitudine. Agli
inizi del 1300 il pontefice ingiunge, per mezzo del vescovo ferrarese Federico, ai
canonici di presentarsi alla curia romana. Il 6 aprile Bonfamilio, procuratore del
capitolo, chiede udienza, ma non ammesso alla presenza del papa. Fa allora
redigere una protesta scritta, e lascia il giorno 15 un suo procuratore, ed un
eventuale sostituto, con un memoriale [193]. Lesame della questione affidato al
cardinal Giovanni di San Nicola. Il 13 gennaio 1301 viene inviata a frate Guido
inquisitore una lettera perch si consigli anche con Giovanni, vescovo di Bologna,
e frate Ramberto. Avuto il consiglio di sapienti, frate Guido emana il 22 marzo la
sentenza di condanna, ed il 23 ingiunge lobbedienza della medesima al podest
ferrarese [194]. Di notte si procede alla riesumazione dei resti di Pungilupo, alla loro
cremazione e dispersione delle ceneri nel fiume [195]. Il popolo che apprende la
cosa il giorno seguente tumultua. Ma la faccenda definitivamente chiusa. Il
nome di Armanno Pungilupo ritorner fuori a Ferrara solo un'altra volta, quando, il
29 luglio 1301, frate Guido vende ai frati di penitenza una casa in contrada di San
Romano, che era appartenuta ad Armanno ed a Ugobono, padre di Bonaventura
Papardo; la vendita per un prezzo basso, in considerazione del fatto che gi i
penitenti ne detenevano luso e per la destinazione dei redditi, vale a dire per
opere pie [196]. In seguito non si parla pi di Armanno, detto Pungilupo.
Questa lunghissima vicenda estremamente significativa, non certamente solo
per lambiente ferrarese, ma per tutta la Valle Padana. Rivelatrice di molti aspetti
dell'eresia, molto maggiormente indicativa delle ragioni che guidano il modo di
procedere al riguardo.
Leresia di Armanno appare alle prime indagini estremamente labile. Accuse
generiche, quando non risibili, permettono niente pi di un sospetto. Ma il battage
sui miracoli del santuomo impone allinquisitore unattenzione puntigliosa e
continua. Si trattava oltre tutto di persona conosciutissima in citt, tanto vero
che la notizia della sua morte si era diffusa in un lampo. I canonici ferraresi che
esibiscono la santit di Armanno fanno il tentativo di appropriarsi della tutela sul
comune sentimento e manifestazione religiosa, che monopolio sotto laspetto
della ortodossia - ma non solo per quello: riguarda la tutela tout court
dellinquisitore, e ne mettono in discussione la stessa legittimazione, che
linquisitore d per scontata. Addirittura i buoni sacerdoti finiscono col proporre
con Pungilupo un modello di vita cristiana indipendente da una qualsiasi
collocazione gerarchica, tutto fondato sullesercizio delle buone opere,
sullassistenza a malati e carcerati, e su di una lettura ingenua del sacro testo,
che se non fa riferimento ad alcun versetto - manca totalmente un solo rimando
testuale - tenta di coglierne solo lo spirito pi immediato ed emozionale, e proprio
in base a questi paradigmi piuttosto che rifiutare alcuni dogmi si dimostra
sospettoso nei confronti di certi principi di difficile comprensione, quale quello
della transustanziazione. Ed un modello che si diffonde in maniera
impressionante: i miracolati provengono di lontano, dalla Romagna allIstria, da
Brescello a Bergamo. Ma linquisitore a questo non preparato. Sa solamente che
leretico si comporta come gli dicono che si comporta i manuali: appartiene ad
una setta ereticale, sostiene certi errori dottrinali. Cos la sua preoccupazione
quella di esemplificare il manuale [197]: trova i principi dottrinali, non importa se
pochi ed a ben vedere alquanto confusi, trova soprattutto la testimonianza che
leretico faceva parte di una setta, e poi sceglie egli stesso la setta, ma a caricare
la dose mostra leretico in contatto o addirittura credente di altre sette, che pure i
14

polemisti dicevano in contrasto vivace fra loro, ma ci di nuovo importa poco.


Quel che vivamente interessa non esibire un modello di coerenza, ma anzi un
modello di eretico, che per essere tale deve essere incoerente, e deve essere in
contrapposizione alla chiesa cattolica. Allora laccusa pi ricorrente dovr essere
quella di parlare male degli uomini di chiesa. A tale scopo, frate Florio procede in
questo modo: raduna per schede le deposizioni raccolte da lui e dal predecessore,
le numera progressivamente, quindi delinea uno schema di tesi d'accusa e lo
svolge per capitoli. Procede quindi alla dimostrazione delle singole preposizioni
estrapolando dalle schede parte o tuttintera la singola deposizione, ed articola il
discorso inquadrando con un breve riassunto finale di raccordo ogni
capitoletto [198]. Ne risulta un quadro organico e consequenziale della vicenda
ereticale di Pungilupo, almeno ad una lettura superficiale. Lesemplificazione del
manuale perfetta, e leresia di Pungilupo esemplare ed incontrovertibile [199]. I
canonici ferraresi, ingenuamente, non si rendono conto dellentit della partita,
affatto. Al modo di procedere scaltrito di frate Florio e di frate Guido non sanno
opporre che lautentica notarile, ripresentata semplicemente pi volte, dei
miracoli, che nella loro somma, unita alle attestazioni di ortodossia di Armanno
del clero ferrarese, anchesse ripresentate, paiono loro sufficienti. In fondo
vogliono solo approfittare dei proventi dei prodigi allaltare di quelluomo,
commenta Salimbene [200]. La questione ben altra: quelluomo parlava di boni
homines e di bona opera e di boni christiani [201], non proclama la bont
dellordinamento gerarchico della chiesa, anzi soprattutto i frati mendicanti - che
propongono proprio una gerarchia centralizzata - lo trovano astioso nei loro
confronti. Il clero locale si mostra disposto ad ammettere una certa pluralit di
manifestazioni di religiosit e di piet, come dimostra il suo favore per lordo
penitentium e per il culto spontaneo di certi santi [202], Linquisitore invece non
prevede alternative, perch il sistema che non lo prevede [203], Quello che egli
vede messo in forse, in definitiva, in realt lautorit stessa del magistero, e
questa va riaffermata. Il pericolo ereticale il pericolo che sia incrinata la
razionalizzazione del potere decisionale. Di qui linvenzione del processo come
strumento terribile e rassicurante ad un tempo [204]. Lo stesso ricorso allautorit
del pontefice lo dice con tutta evidenza. Siamo quindi ad un livello ben diverso dai
semplici contrasti fra clero locale e ordini mendicanti [205], cos come ben
diversamente vanno intesi i moti popolari contro le decisioni degli inquisitori, che
non sono solamente linsofferenza emozionale per le prepotenze altrui, ma,
consciamente o no non importa, la registrazione della non ammissibilit di
comportamento alternativi [206]. Riflettiamo attentamente. sicuramente vero
quanto dice, sulla scorta del Legendre, Paolini [207]: Nel sistema totalizzante il
ribelle, leretico, non trova spazio; e la scomunica larma per mettere
chiaramente in mostra e isolare i nemici del sistema. Lo scomunicato non un
perseguitato, ma piuttosto un ribelle, un folle, unvitandus, pericoloso per la
collettivit. Siamo assolutamente daccordo. Ma prima bisogna classificare
l'eretico [208]. Linquisitore sostiene che Pungilupo un dissenziente, il clero
ferrarese che un ortodosso. Il pontefice chiamato a decidere. Per circa
trentanni la questione rimane impregiudicata, poi finalmente la documentazione
raccolta contro Armanno viene ritenuta sufficiente per la condanna. Tutto quindi
funzione della capacit dellinquisitore di raccogliere materiale per laccusa. Il
caso di Pungilupo evidentemente singolare, ma non assolutamente anomalo; di
condanne a largo spazio di tempo ne conosciamo moltissime, senza contare le
frequentissime sentenze post mortem [209]. Ora io non credo affatto ad una
15

reazione di tutta la societ alleresia, come vorrebbe, fra gli altri, il Russel| [210],
perch altrimenti vicende come questa risulterebbero del tutto incomprensibili.
sicuro per che leresia venga presentata come elemento di disgregazione del
vivere civile nel suo complesso: Multo enim gravius est corrumpere fidem, per
quam est animae vita, quam falsare pecuniam, per quam temporali vitae
subvenitur, scrive Tommaso [211]. Ma qual in definitiva la molla che spinge
linquisitore a prendere posizione? Il comportamento? Anche dagli atti
processuali dellInquisizione traspare come ai giudici della fede non interessi
cogliere negli interrogatori la natura delleresia, come non ci sia minimamente in
loro nessuno sforzo di comprensione al di fuori di modelli teologici cristallizzati,
come i contenuti non siano - nella quasi totalit - in relazione allalternativa fra
ortodossia ed eterodossia, ma si cerchi di portare alla luce i fatti e i collegamenti
con altri eretici riconosciuti, di ricomporre cio quelle tracce su cui si possa
riconoscere e giudicare, complessivamente, un comportamento ereticale. Cos
ancora Paolini [212]. Ma quanti si comportavano cos anche in ambito ortodosso!
Infatti la protesta e la critica al clero, in ogni ordine e grado, avviene
diffusamente anche in ambito cattolico [213]. Il comportamento semmai una
spia per un sospetto, non leresia [214]. Che invece irrationabiliter vivere[215],
dove ratio significa ordinamento, collocazione gerarchica. Ed Armanno - anzi:
tutta la vicenda ruotante attorno ad Armanno - sfugge a questa ratio [216]. La prova
ne che Pungilupo, dopo essere stato inquisito nel 1254, ed aver fatto labiura,
aveva mantenuto i contatti con gente sospetta in materia di fede: proclamare
santo costui, come vorrebbero i ferraresi, significa anche proclamare che quanto
diceva - fra laltro - a proposito dei frati rispondeva a verit. La cosa non va a
genio ai Minori ed ai Predicatori, perch era sospetto d'eresia, dice un anonimo
viaggiatore[217]. Questo solo il punto di partenza dellinquisitore
Aldobrandino/Florio/Guido, ma il punto di arrivo lidentificazione della sua eresia,
identificazione che rende legittima e doverosa la condanna; leresia infatti non
esiste senza specificazioni, ed allora: qualificazione: cataro; setta: bagnolese;
grado raggiunto nella setta: consolato. Siamo in un primo stadio di unazione
metodica ed inarrestabile che porter i due ordini mendicanti titolari dell'officio
inquisitoriale ad una continua e sempre maggiore integrazione con il mondo
cittadino italiano [218]. ma non su di un piano pacificamente integralistico, ma
anzi fortemente dialettico, campo dazione di una volont decisamente
egemonica, e perch tale non necessariamente esclusiva, ma necessariamente
tesa ad inglobare qualsiasi forma di attivit umana in una ratio etico-sociale
prevista. LOrdine si pone sempre pi quale catalizzatore non soltanto della
storia salvifica, ma soprattutto e quotidianamente della storia dei rapporti sociali
cittadini, come momento di mediazione istituzionale tra forme del potere e loro
modo di manifestazione politico-culturale [219]. Le reazioni contro loperato degli
inquisitori non sono allora pi solo dovute alla loro intransigenza, che appariva
agli occhi della gente intolleranza non giustificata e corrotta [220], ma invece
non stupir che, allinterno di tale machina, si combattano a volte aspre
battaglie; sarebbe fuorviante tuttavia pensare che il senso di una fonte possa
derivare dal suo esplicito formalizzarsi, piuttosto che dallappartenere ad un
sistema stratificante e che vede la propria ragione nellevoluzione di un metodo di
regolamentazione del mondo sociale: dal suo significato, dunque, sovente
implicito e sempre scaturente dal rapporto verticale con le fonti analoghe a
disposizione [221].
16

Questa la mia valutazione complessiva delleresia di Armanno, che altrove ho


definito eretico quotidiano, a sottolineare il carattere prevalentemente
esistenziale del suo comportamento eterodosso [222]. Questa scelta esistenziale
non prevista, e la reazione che sollecita propriamente in quanto non prevista,
mi sembra ancora, e pi, la migliore chiave per penetrarne la vicenda.
Armanno non il solo eretico ferrarese come si visto. Oltre a quelli resisi noti
attraverso il processo intentato alla sua memoria, se ne manifestano altri negli
interrogatori che linquisitore fa a Bologna sul finire del secolo [223]; altri risultano
dagli atti superstiti dellofflcio inquisitoriale di Ferrara [224]; altri ancora dai conti
degli inquisitori [225]. Si tratta, tra il 1247 e 1318, di un centinaio di nominati; di
altri sette/otto non ci pervenuto neppure il nome. La loro presenza in citt non
raggiunge mai il tetto di venticinque individui, ed il periodo del loro massimo
addensamento coincide con la morte di Armanno [226]. Appaiono intere famiglie
eretiche: Armanno, suo padre, sua madre, sua moglie [227]; Menab Parvo, sua
moglie e suo figlio [228]; Manfredino notaio e suo padre [229]; Trevisina, suo
zio Cazator e suo figlio Gabriele [230]; Oldeberto e sua moglie [231]; Bonmercato e
suo fratello [232]; Giovanni, la moglie e i due figli [233]; Costantino e la figlia
Contessa, andata sposa a Bompietro, figlio di Giovanni [234]; Primeria Aldighieri, i
tre figli e la serva [235]; Giovanni Paterius, la moglie e tre figli [236]; Alberto di Castel
Tedaldo ed i suoi fratelli [237]; Tomasina e suo figlio [238]. Tutti gli eretici scoperti fino
al 1299 gravitano nellorbita catara. Ma poi non se ne trovano pi. Anzi: non ci
sono pi eretici.

17

Tra 1284 e 1318 ci sono quattordici confische di beni, e probabili condanne, per
tredici Ebrei [239], Fanno eccezione Liza, che sale al rogo i primi di luglio 1313 [240],
Paceto di Francolino, Iacobode Odogeriis ed il notaio Gustardino, nominati nel
1316 [241], un certo Coppo, citato a Bologna nel settembre 1318 [242], per i quali non
sappiamo nulla circa le ragioni di colpa loro imputate. Molti sono gli ex-eretici che
denunciano altri. Le contrade nominate sono San Paolo (Armanno); San Romano
(il circolo di eretici che si trova nella case di Menab e Marchesina); San Silvestro
(le due eretiche di nome Maria e Gisla, e Maria loro serva); Castel Tedaldo (Alberto
calzolaio ed i suoi due fratelli, il giudice Guido di Ficarolo). Nessuno di loro appare
sprovvisto di beni, al contrario. Armanno, Menab, Marchesina, Granello ed altri
posseggono case e terreni in citt e fuori [243]. Menab, Primeria ed i loro parenti
appartengono a nobili famiglie cittadine di antica tradizione, ma che sembrano
attraversare un periodo di decadenza [244]. Diversi sono gli artigiani del ferro e dei
pellami, e non mancano notai e giudici. Le multe e confische degli Ebrei, poi, sono
considerevolissime. Come altrove, sono pochi gli eretici di passaggio; Lanfranco di
Monte Clero, Pietro da Rimini, Maria da Vicenza, Bellotto e Manfredino da
Bergamo, il toscano Benvenuto[245]. Caratteristiche, queste, tutte gi rilevate
altrove, ed ormai comunemente accettate come segni accompagnatori del
catarismo italiano [246], che a Ferrara trovano una loro esemplificazione precisa ed
indubitabile.
Man mano che cala la presenza ereticale, aumenta di importanza lattivit
inquisitoriale [247]. Fino al 1297 lofflcio non ha neppure una sede sua propria in
citt. Il 22 giugno di quellanno frate Guido inquisitore, fra Iacobo da Ferrara
priore ed i frati del convento di San Domenico cedono allofficio uno spazio tra il
muro delle scuole e lorto del convento medesimo [248]. Nel 1310 lofflcio possiede
una casa a Ferrara, da cui ricava un certo reddito [249]; in quellanno o poco dopo
ne pu vendere addirittura due [250]; nel 1312 linquisitore fa riparare la sede
dell'officio [251], nel 1313 acquista una casa da adibire a carcere [252] e nel 1314 ne
fa riparare un muro [253]; nel 1316 registrato il reddito di tre case [254]. Le spese
degli inquisitori sono fortissime, ma non certo dirette prevalentemente al buon
funzionamento dellofflcio: si tratta per la massima parte di spese per il vitto ed il
vestiario, e di donazioni, al pi diverso titolo, a confratelli, ferraresi e non [255]. La
cosa com noto, divenne talmente scandalosa che fra 1302 e 1318 si
susseguirono revisioni dei conti e processi agli inquisitori [256].
Fino alla met del secolo non lecito parlare di presenza catara a Ferrara,
accertata invece per gli anni tra 1250 e 1301. Prima si parla solo di patarini e
dopo solo di Ebrei. Ma la parabola catara, pur ristretta cronologicamente,
quantitativamente di una certa rilevanza. La sua caratteristica cittadina
indiscutibile; la sua incidenza a livello politico e culturale del tutto irriscontrabile.
VERONA
Nessuna attestazione di presenza ereticale fino al 1233, quando, su testimonianza
di Parisio, furono bruciati settanta eretici, per condanna di frate Giovanni [257].
Lepisodio non molto chiaro, come risulta dal commento del Cipolla, che segnal
per primo il passo: Il fatto di sessanta dei migliori cittadini che muoiono sul rogo
pubblicamente, e proprio nel momento in cui si pattuisce la pace delle fazioni
politiche, indica che il patarenismo - giacch questa doveva essere leresia di cui
essi furono ritenuti rei - era diffuso molto in Verona, senza dubbio nelle famiglie
degli imperialisti [258]
18

Poi pi nulla fino al 1266, quando Armanno Pungilupo consolato nella casa di
Spata. Sono presenti il vescovo Alberto, il filius maior Albertino Michele e Michele.
In quell'occasione furono consolati anche la moglie di Oldeberto, Mezagonella e
sua suocera Azolina [259]. Secondo Costanza da Bergamo ad imporre le mani erano
Martino Darinda e Guglielmo di Borgogna [260]. Le due testimonianze non sono del
tutto concordi, ma non si escludono vicendevolmente. Le cose si complicano con
la deposizione di Rengarda, con la madre della quale Pungilupo parla dei poveri di
Lione, che ricorda lincontro con il vescovo Bonaventura Belasmanza, avvenuto
attorno a quello stesso 1266 [261]. I vescovi catari divengono anche troppi quando
si ricordi che Costanza da Bergamo nel 1273 incontra il vescovo Lorenzo a
Sirmione [262], In sei anni ce ne sono addirittura tre: Alberto, Bonaventura
Belasmanza e Lorenzo. Ma le sette erano due, si osserva, ed ognuna aveva un
proprio vescovo, Alberto ed il successore Lorenzo una, Belasmanza laltra [263]. Ma
come distinguere le due sette? Perch due vescovi sono a Verona e uno a
Sirmione? Non sembra proprio un buon criterio, visto lo stretto contatto fra le due
localit, e poi Alberto e Belasmanza allora dovrebbero essere nella stessa setta.
Non ce ne sono per altri, e la spiegazione non convince; a meno che non si
ricorra ai trattatisti, che ci dicono i confini dottrinari. Accantoniamo per il
momento la questione e procediamo oltre.
Nello stesso 1273 abbiamo notizia di un patarino a Lazise . [264].
Nel 1276 vengono catturati a Sirmione centossessantasei eretici, i quali, condotti
a Verona, sono poi bruciati nel 1278. Anche di questo avvenimento abbiamo
scheletriche notizie cronistiche, con non lievi discordanze [265]. Si noti tuttavia che
Giovanni XXI sollecit frate Filippo inquisitore a riconciliare la chiesa con gli
abitanti di Sirmione e con i Veronesi che avevano parteggiato per Corradino, e
Nicol III lod Alberto della Scala ed i suoi congiunti che avevano guidato la
spedizione militare [266]: ho pi che un sospetto che laccusa di eresia sia molto
particolare.
Nel 1280 unaltra condanna singolare: linquisizione confisca e vende i beni di
Altafina, la quale, per, partecipa alla contrattazione e riceve anche una parte del
prezzo di vendita. Per quanto Cipolla non avessi dubbi che di eresia si tratti, noto
che la parola eresia, o sinonimi, non compare neppure, se non accanto al nome
dellinquisitore, appunto, delleretica gravit [267].
Il 28 gennaio 1288 fra Filippo inquisitore condanna per eresia il defunto
Bonaventura de Zovenonis, il quale aveva frequentato Bonaventura della Torre,
vescovo, Enrico da Valgatara e Giovanni da Minerbe, tutti abitanti in Verona, in
contrada di San Nicol [268], Il 30 ottobre fra Filippo pronuncia unaltra condanna
postuma, alla memoria del fornaio Aldigero, colpevole di aver frequentato gli
eretici Mezagonella Aichi, Ciullo della Torre, suo cognato Iacobino, Iacobo di Pona
e Mucio da Cerreta, ed altri, non si sa quando, forse negli anni sessanta. Vende
poi i beni di Artosina, gi condannata per eresia [269].
Il 5 ottobre 1290 si condanna Uberto a Tabula Maiori, colpevole di aver ricettato il
vescovo Belasmanza, Giovanni da Minerbe, Enrico ed Alberto da Valgatara,
Vigoroso ed Arnaldo [270].
Il 23 dicembre 1293 vengono condannati i quattro fratelli Zerli, tutti defunti, che
abitavano in contrada di San Nicol, e che avevano ospitato nella loro casa il
vescovo Bonaventura della Torre, Enrico da Valgatara, Martino Darinda, Giovanni
da Minerbe, ed altri [271].
19

L8 aprile 1305 unaltra condanna di eretico defunto, Giovanni de Matro, che


aveva frequentato il vescovo Bonaventura della Torre, il vescovo Bartolomeo de
Mitifogo e Guglielmo della Torre[272].
tempo di fare un po d'ordine. I vescovi eretici nominati nelle nostre fonti sono
dunque sei:
Alberto
Pungilupo 51)

1266

Bonaventura Belasmanza
Pungilupo 60)

(Atti

1265/67 (probabilmente 1266)

(Atti

Lorenzo
Pungilupo 52, 57)

1273

(Atti

Bonaventura della Torre

(prima del 1288)

(267-68, 274-77)

Belasmanza

(prima del 1290)

(282)

Bartolomeo de Mitifogo
(prima del 1305)
(CIPOLLA Patarenismo 274-77)
Borst divide cos:
Diocesi di Desenzano o albanese

Diocesi di Bagnolo

1210-50 Belesmanza di Verona


1250-60 Iohannes de Luzano
Casaloldo

1258-67 ca. Amon di

1260-70 Bonaventura della Torre

1267 Alberto

1270-75 Enrico di Arusio


Brescia [274]

1273 Lorenzo da

[273]

Poich le fonti sono le stesse che abbiamo adoperato fin qui, aggiuntivi Raniero
Sacconi ed Anselmo dAlessandria, stupisce di vedere una simile gerarchia, come
stupisce constatare che sparito Bartolomeo de Mitifogo. I1 quale accolto
dubitativamente, tra Bonaventura della Torre ed Enrico, dal Dondaine: si
Bartholomeus-Bertholus succda Bonaventure ce fut pour un temps trs bref: il
tait converti avant quAnselme ne mit la dernire main au Tractatus [275].
Le gerarchie sono il tentativo di far quadrare i due trattati, di Raniero Sacconi e
di Anselmo dAlessandria, con gli atti inquisitoriali, e con laltro trattato conosciuto
come De heresi catharorum. Per ottenere un qualche risultato che non sia frutto
dinvenzione si deve scontare quanto scontato non : che cio i due tipi di fonti
siano oggettivamente sicuri ed omogenei. Le finalit sono invece proprio
oggettivamente diverse, e non vale la pena di insistervi. Osserviamo solamente
che le incongruenze fra le deposizioni dei testimoni non preoccupano affatto
linquisitore, che desidera solamente conoscere luoghi e nomi di persone. I due
trattatisti domenicani forniscono con le loro opere un quadro del mondo ereticale
il pi possibile coerente, organizzato, gerarchizzato ed articolato per sette in
aperto contrasto vicendevole, cio per credenze dottrinali contrapposte, perch
non sarebbero riusciti a considerare altrimenti il movimento ereticale. Se non era
cos, come lo si sarebbe potuto conoscere?
Non sostengo che la verit fosse diversa. La verit anche quella dei due
domenicani. Ma quanto sappiamo per certo qualche cosa daltro. Intanto la
divisione in sette (nel numero di sei secondo il De heresi catharorum, di cinque
20

secondo Anselmo d'Alessandria) non ha alcun riscontro. Gli inquisitori non fanno
nessuna differenza nei loro interrogatori tra luna e laltra, e neppure con i poveri
di Lione. Gli eretici non ne parlano mai, ma soprattutto frequentano membri
dellalta gerarchia di entrambe le sette, bagnolese ed albanese, che invece i
trattati ci dicono in fortissimo contrasto. Se proprio vogliamo dire che qualcuno
mente, questi non sono n Armanno Pungilupo che incontra nello stesso anno e
nella stessa citt i vescovi nemici Alberto e Belasmanza, n Costanza da
Bergamo, inviata come spia dallinquisitore - si noti -, che conosce il vescovo
Lorenzo bagnolese a Sirmione, al cui seguito quello stesso Martino Darinda che
poi troviamo citato insieme allalbanese Bonaventura della Torre.
Se questa divisione non tale, non neppure rigida come vorrebbero i due
trattatisti domenicani la successione gerarchica, come appare evidente dalla
difficolt ad elaborare - e ad accogliere - gli elenchi di Dondaine e Borst, che sono
stati tuttavia, bisogna dirlo, seguiti in questo da tutta la letteratura eresiologica
successiva, eccetto, forse, il Dupr [276],
N quel poco di dottrina che si svela dagli interrogatori si accorda poi tanto con i
trattati. Giovanni de Matro, ad esempio, considera lecita lusura e non crede nella
resurrezione dei morti, n nellinferno o paradiso; ma i catari credevano
nellimmortalit dellanima [277].
La presenza catara a Verona sembra a prima vista massiccia. Se per
consideriamo i sessanta arsi nel 1233 ed i duecento (o cento? o solo settanta?)
nel 1278, che sembrano pi sacrificati alla politica che alla fede, il numero degli
eretici fra 1265 circa e 1305 si aggira intorno ai venticinque individui, e mai pi di
dieci attivi contemporaneamente. Per il resto vale qui quanto gi osservato per
Ferrara.
CONCLUSIONI
Avvertito che mi limito allarea qui presa in esame:
1. Non credo pi alle gerarchie di Dondaine e di Borst; non credo allautonomia
istituzionale del catarismo italiano, che mi appare sempre pi frutto di un
malessere diffuso nel mondo comunale italiano che, se non temessi di essere
frainteso, direi psicologico-sociale. Non posso per questo che rimandare a quanto
ho gi scritto altrove [278].
2. Credo sempre di pi allassoluto bisogno degli uomini di chiesa preposti a
combattere leresia di vedere il fatto ereticale in termini istituzionali [279],
Lassenza di dialogo tra le due parti contrapposte la fonte di tutte le nostre
insicurezze. Leresia un mostro dalle cento facce - alcune delle quali sono anche
il turpiloquio, la sodomia, lusura e lappartenenza alla razza ebraica [280]- che solo
nei trattati pu acquistare un aspetto credibile, ma soprattutto conoscibile.
3. Almeno nellambito geografico qui affrontato, la periodizzazione tradizionale
(forte crescita fra 1167/68 - concilio di Saint-Flix-de-Caraman - e 1250,
decadenza e scomparsa fra 1250 e 1310) va decisamente rivista. Durante il
nostro viaggio non abbiamo incontrato catari certi prima del 1250, ed il loro
massimo numero tra 1267 e 1300. La morte del catarismo dovuta alla sua
completa aleatoriet di rapporti reciproci. Il ruolo dellinquisizione, pi che
efficace nella repressione (che repressione , se per lo pi si condannano eretici
defunti?), lo nel togliere ogni spazio o qualsiasi pratica di piet religiosa, che
regolamentata e monopolizzata dalle confraternite parainquisitoriali [281]. Su
21

questo piano (e certo non su quello dottrinale, dove non era necessario
impegnarsi a fondo - stante, come ha scritto Ovidio Capitani, il modesto e ovvio
patrimonio dottrinale del catarismo [282]) listituzione cattolica ha il sopravvento,
per la sua capacit di prevedere ogni comportamento in merito.
4. Il bagaglio dottrinale del catarismo nelle nostre fonti modestissimo. Il rituale
ridotto e poco significativo: riverenze, offerta del pane benedetto (ma anche dei
fichi!?), imposizione delle mani. Le uniche due volte che si parla di testi scritti si
tratta dei Vangeli. Nessun ricordo di libri segreti.
5. La dimensione complessiva del movimento - se lecito adoperare quel termine
- scarsa. Lincidenza politica e culturale, nulla [283].
Da G. ZANELLA Hereticalia. Temi e discussioni Spoleto, CISAM 1995 (Collectanea
7) 67-118, con correzioni.
[1]
G. MUSSONI I patarini in Rimini La Romagna II (1905) (di qui in
avanti: MUSSONI) 401 accenna per Rimini, ma per via induttiva, anche al 1179.
[2]
Ed. in L. TONINI Della storia civile e sacra riminese Rimini, Malvolti-Ercolani
1856-62 (di qui in avanti: TONINI) II, n. LXXXV, pp. 589-90; J. V. PFLUGKHARTTUNG Acta Pontificum Romanorum inedita III. Urkunden der Ppste 5901197 Stuttgart, Kohlhammer 1886 (= Graz, Akademischen Druck- u.
Verlagsanstalt 1958) (di qui in avanti: Acta), n. 353, pp. 317-18. Cf.
anche TONINI III, p. 40; A. BORST Die Katharer Stuttgart, Hiersemann 1953
(Schriften der Monumenta Germaniae historica (di qui in avanti: MGH) XII) (di qui
in avanti: BORST)104 e nota n. 22 (ma non del tutto proprio il richiamo alle lettere
di Innocenzo III), 105 nota n. 27 (dove per dice erroneamente che gli eretici
riminesi praticavano lusura, analogamente a quanto si rileva avvenire a
Bziers), MARIANO DALATRI Il vescovo e il negotium fidei (secoli XIIXIII) in Vescovi e diocesi in Italia nel medioevo (sec. IX-XIII) Padova, Antenore 1964
(Italia Sacra 5) (di qui in avanti: MARIANO Vescovo) 351. Per una interpretazione
tutta nel quadro dei contrasti fra comune e vescovo MUSSONI 402-03 e M.
G. TAVONI Le citt romagnole conquistano la loro autonomia. I tentativi egemonici
di Bologna in Storia dellEmilia Romagna I, a c. di A. BERSELLI, Bologna, University
Press 1976, 442-43.
[3]
Spiegazione pi riduttiva in GRIFFE 276: Quant l'expulsion des hrtiques,
elle apparaissait comme une simple mesure de police... Il est vrai qu'en les
forant aller ailleurs, on ne dbarassait pas le monde chrtien de leur prsence,
mais on les empchait de senraciner; on les dcourageait et ainsi le mal quils
faisaient ne pouvait aller en profondeur.
[4]
BORST 116 nota n. 25, con riferimento a MGH Constitutiones et acta publica
imperatorum et regum ed. L. WEILAND, Hannoverae, Hahn (di qui in avanti: Const.)
I (MDCCCXCIII) p. 519. Anche il fatto del 1184 per Dupr sulla scia di Volpe, uno
dei frequenti assalti contro il privilegio ecclesiastico (E. DUPR THESEIDER Gli
eretici nel mondo comunale italiano in DUPR Mondo cittadino e movimenti
ereticali nel Medio Evo (Saggi) a c. di A. VASINA, Bologna, Ptron 1978 (di qui in
avanti: DUPR Eretici) 239 nota n. 13); in generale G. VOLPE Movimenti religiosi e
sette ereticali nella societ medievale italiana (sec. XI-XIV) Firenze, Sansoni
19724 (di qui in avanti: VOLPE) 144.
[5]
TONINI II, n. LXXXXI, pp. 600-02.
[6]
MUSSONI 403.
[7]
MGH Const. I, p. 519.
*

22

O. CAPITANI Citt e Comuni in Storia dItalia dir. da G. GALASSO, IV, Torino UTET
1981 30.
[9]
A. VASINA Comuni e Signorie nellarea emiliana e romagnola in Storia dItalia dir.
Da G. GALASSO, VII,1, Torino UTET 1987 (di qui in avanti: VASINA) 430: Sta di fatto
che il riconoscimento imperiale del fondamento giuridico delle autonomie
comunali rendeva ora superflui ogni intervento mediatore e ogni funzione di
copertura formale dei ceti dirigenti cittadini da parte del vescovo; riscattava i laici
da certe forme di soggezione allautorit religiosa, dava ad essi maggiore slancio
ed incisivit nellazione politica di livellamento dei cittadini e quindi anche di
assorbimento dei privilegi e delle immunit ecclesiastiche. I motivi di
contestazione del clero non a caso presero piede soprattutto nei centri... dove gi
si erano manifestati movimenti patarinici e sette ereticali e vennero rilanciati, dal
tardo secolo XII nel corso del Duecento, soprattutto in seguito alla ripresa del
catarismo e di altri gruppi eterodossi.
[10]
Ancora suggestive le pagine che dedicava E. DUPR THESEIDER Leresia a
Bologna nei tempi di Dante in DUPR Mondo cittadino (di qui in
avanti: DUPR Eresia)272-74, ad analizzare lucidamente come diversamente
venne intesa leresia in tutto il corso del secolo XIII. Quando poi si tratt di
scegliere, pur adoperando il termine in senso generico nel rispetto pi totale delle
fonti (persone che per la diversit del loro credo e del loro pratico
comportamento si differenziano dal restante della popolazione, all'incirca come gli
ebrei), volle tuttavia sempre intenderla in un senso del tutto tecnico, cio di
scelta, a carattere essenzialmente religioso, di una fede per la quale si anche
pronti a dare la vita (DUPR Eretici 234), da un lato riconoscendo acutamente
lambiguit della valenza della denominazione e dellaltro usandola
univocamente. Ma dovremo tornarci in sede di conclusione.
[11]
VI, XXXVII, in J. P. MIGNE Patrologiae cursus completus. Series Latina Paris 184464 (di qui in avanti: PL), 215, coll. 319-20; cf. anche F. UGHELLI Italia sacra sive de
episcopis Italiae ed. secunda a c. di N. COLETI, Venetiis; Coleti, II (MDCCXVII), coll.
601-02: J. LARNER Signorie di Romagna. La societ romagnola e lorigine delle
Signorie Bologna, Il Mulino 1972(di qui in avanti: LARNER), 263.
[12]
MUSSONI 405.
[13]
IX, XVIII-XIX, in PL 215, coll. 819-20.
[14]
IX, CCIV, in PL 215, coll. 1042-43; IX, CCXIII, ibid., col. 1057; cf. anche
J. GUIRAUD Historie de lInquisition au Moyen Age II, Paris, Picard 1938,
388; LARNER 265.
Non il caso di entrare qui nel merito di una valutazione complessiva dellazione
legislativa di Innocenzo III, per cui rimandiamo, per considerazioni
informativo/qualitative piuttosto discordanti, soprattutto ai lavori di
O. HAGENEDERStudien zur Dekretale Vergentis (X. V. 7. 10) Zeitschrift der
Savigny Stiftung fr Rechtsgeschichte Kan. Abt. LXXX (1963) 138-73;
G. MICCOLI La storia religiosa in Storia dItalia Torino, Einaudi 2. Dalla caduta
dellImpero Romano al secolo XVIII 1974 (di qui in avanti MICCOLI Storia)671-734;
O. CAPITANI Legislazione antiereticale e strumento di costruzione politica nelle
decisioni normative di Innocenzo III Bollettino della Societ di studi valdesi n.
140 (dic. 1976) (di qui in avanti: CAPITANI Legislazione) 31-53 (ma bisogner
considerare tutta la bibliografia ivi citata). Per conto mio rilever solamente
con CAPITANI Legislazione 41, che molti elementi essenziali della Vergentis... sono
entrati a far parte della normativa antiereticale della seconda met del secolo XIII:
ma non si sono configurati - e siamo perfettamente daccordo su questo punto
[8]

23

con lHageneder - in uno strumento normativo generalizzante, perch hanno


avuto una prospettiva, per cos dire regionale e occasionale.
[15]
MUSSONI 406-08; MARIANO DALATRI Antonio, Martello degli eretici? Il Santo 5
(1965) 123-30. Si veda, a proposito dell'assimilazione eresia = catastrofe
naturale, un passo di un sermone di santAntonio (F. SIMONI BALISCREMASantAntonio e leconomia della salvezza in Studi sul Medioevo cristiano
offerti a Raffaello Morghen per il 90 anniversario dellIstituto Storico Italiano
(1883-1973) II, Roma, Istituto Storico Italiano per il Medio Evo 1974, 914-15 e
nota n. 30): la chiesa non da temere si descenderit pluvia, idest diabolica
persecutio et si venerint fulmina, idest pravitas haeretica, si flaverint venti, idest
rabies saeculi.
[16]
R. MANSELLI S. Antonio di Padova e la prima predicazione francescana Il Santo
8 (1968) (di qui in avanti: MANSELLI Antonio) 13, accetta che la predicazione del
santo ebbe efficacia, tanto da recuperare alla fede molti eretici, e tra di essi il
perfetto Bonillo, cataro da trentanni. A parte lattendibilit dubbia della
(meglio: delle, perch diverse furono le leggende del santo) fonte, ho forte
sospetto che siamo di fronte a qualche decisa forzatura; cf. MUSSONI 406-07: Il
risultato pratico di questo miracolo e, secondo dette leggende, la conversione di
uno, non sappiamo se Patarino od ebreo; Chi fosse questo capo dei Patarini noi
non sappiamo, e neppure ne conosciamo con sicurezza il nome; dai pi
chiamato Bonvillo. Tuttavia anche LARNER 267, accetta senza riserve i dati
leggendari. Dai sermoni di Antonio, nessuno dei quali specificamente diretto
contro leresia (e la cosa sorprende non poco, perch valida in
generale, MARIANO DALATRI I Francescani e leresia in Espansione del
Francescanesimo tra occidente e oriente nel secolo XIII Atti del VI Convegno della
Societ internazionale di Studi francescani, Assisi, 12-14 ottobre 1978, Assisi
1979 (di qui in avanti: MARIANO Francescani) 248), scritti tuttavia per i religiosi e
non per il popolo (MANSELLI Antonio), appare coscientemente il ruolo che la mala
condotta del clero giocava: quanti, malo exemplo Praelatorum, nido fidei ... ad
haereticos sunt conversi (MARIANO Francescani 249). Cf. anche SIMONI BALISCREMA 915, 924.
A me pare tuttavia duna evidenza palmare che le leggende dei due santi si
riferiscono a contrasti sulla dottrina eucaristica, che ritroveremo in questo stesso
periodo particolarmente accesi anche a Ferrara; si veda una fonte tarda e poco
nota, ma significativa in tal senso, G. A. SCALABRINI Notizia degli uomini e donne
illustri per santit e virt cristiane che o per origine o permanenza hanno
illustrato la citt e stato di Ferrara. Suoi vescovi e regolamento ne diversi
tempi ms. in Biblioteca Comunale Ariostea di Ferrara, Cl. I, 445, vol. II, p. 25:
Lanno 1158 [!] qualmente esso [S. Aldebrando] in Rimini confut e compresse
leresia dei Patareni, capo dei quali fu un certo Pattaro Neofito, qual negava
lesistenza del Santissimo Corpo di Cristo nel sagramento dellAltare e de seguazi
di questa maligna setta ne restavano ancora nel secolo di cui scriviamo, confusi, o
convertiti da S. Antonio da Lisbona, detto poi di Padova s la Piazza di detta Citt
col far genuflettere la mula famelica, avanti il Santissimo Sagramento non ostante
che leretico padrone gli porgesse la biada.
[17]
Ed. in TONINI III, n. XLIII, p. 442; MGH Epistolae saeculi XIII e regestis Pontificum
Romanorum selectae I. ed. K. RODENBERG, Berolini, Weidmann MDCCCLXXXIII, n.
341, p. 259. Cf. anche MUSSONI 409; BORST 129; Storia della Chiesa dalle origini
fino ai giorni nostri X. La cristianit romana (1198-1274) di A. FLICHE CH.
TOUZELLIER Y. AZAS, ed. it. a c. di MARIANO DALATRI, Torino SAIE 1968 (di qui in
avanti: Storia della Chiesa)392; erroneamente Inghiramo
24

da Macerata in LARNER 264 e MARIANO Francescani 248. Per quanto riguarda


ancora LARNER 263-64, non esatto che ci furono persecuzioni contro i Catari,
n che le esecuzioni siano realmente avvenute: non lo sappiamo, e tanto meno si
pu esser certi che di catare si trattasse.
[18]
Basti rinviare a VOLPE 180: ghibellino pot suonare come eretico, ma i
luoghi degni di citazione potrebbero essere moltissimi.
[19]
R. MANSELLI Leresia del male Napoli, Morano 19802 (di qui in
avanti: MANSELLI Eresia) 308-27.
[20]
DUPR Eretici 241 nota n. 18.
[21]
MUSSONI 407.
[22]
Ibid. 410.
[23]
Ibid. 411 nota n. 3.
[24]
ZANCHINUS UGOLINUS Tractatus de Haereticis cum additionibus fr. CAMILI
CAMPEGGI, et notis IACOBI SIMATICAE, Romae, in aedibus Populi Romani
MDLXXIX, Introduzione, passim; TONINI III, pp. 152, 156, 324; nn. CLVIII, pp. 65556; CLXIV, pp. 663-67; L. OLIGER De secta Spiritus Libertatis in Umbria Roma 1943
44; G. FUSSENEGGER De manipolo documentorum ad usum inquisitorio haereticae
pravitatis in Romandiola saec. XIII Archivum Franciscanum Historicum (di qui in
avanti: AFH) 44 (1951) 71-86; MARIANO DALATRI Linquisizione in Italia negli anni
1250-1274 in Storia della Chiesa App. III 688; MARIANO DALATRI Linquisizione
francescana nellItalia centrale nel secolo XIII Roma 1954 11-57, 146-47. Ecco i
nomi degli inquisitori di cui rimasta traccia: Filippo (?), Filippo Principino (?),
Onesto (dopo il 1259?), Angelo (1278), Andrea (1288), Giovanni (1290),
Tomasino de Malebranchis di Parma ed il suo socio Guglielmino da Cremona
(1297-98), il suo vicario Vincenzo di Bologna; Galasso da Parma (1299), Guido
Toschi da Bologna (1302). Nulla sappiamo della loro attivit in Rimini.
A SantArcangelo nel 1298, in loco Fratrum Minorum, frate Tomasino inquisitore
costitu Bonfiglolum de Mengoli de Strata de Sancto Archangelo suum et dicte
inquisitionis sindicum, procuratorem et nuntium specialem ad accipiendum et
apprehendendum tenutam et corporalem possessionem rerum et bonorum
omnium et singulorum, que olim fuerunt Bartoli Florentini de Converseto,
confiscatarum sive confiscatorum dicte inquisitioni. Il procuratore esegu
(FUSSENEGGER 82) e venne in possesso di una propriet notevole, i cui confini sono
elencati con precisione. Si noti tuttavia che il defunto Bartolo non ricordato
come eretico, si dice solo di beni confiscati. Fussenegger pensa che la sentenza di
condanna fosse contenuta nelle carte precedenti, ora perdute, del codice. Lofficio
per entrava ordinariamente in possesso anche di beni donati all'inquisitore (ibid.
83), indipendentemente da una loro connotazione ereticale, cos come
ordinariamente li vendeva o li affittava (ibid. 84-85), o mutuava denaro (ibid. 8586): l'inquisizione un'azienda economica.
[25]
TONINI III, p. 323; MUSSONI 411. Ci rimane anche un altro brandello di vicenda:
una certa Mirabella (o Risabella), fautrice di eretici a Faenza, sembra, possedeva
case anche in Rimini; il comune le compr per cederle a Malatesta, che vi costru
sopra un palazzo. Contro la donna fu fatto un processo dopo il 1259. Abbiamo
il consilium, senza data, sulla liceit della confisca e vendita dei suoi beni per
opera dellinquisitore. Da cui risulta che era stata assolta dalla scomunica da frate
Filippo inquisitore, successivamente citata da frate Filippo Principino ( la stessa
persona?) giur il falso, come risult per sua stessa confessione resa dopo molti
anni a frate Onesto, quando ammise pluribus vicibus se vidisse Patarenos et
fecisse eis reverentiam et eorum vitam laudasse et eos bonos homines credidisse,
et inveniatur etiam per plures testes quod misit eis munera et accepit ab eis
25

panem benedictum, item quod erat credens et infamata de heresi et verba


heretica contra corpus Christi dixisse (FUSSENEGGER 80). Cf. ancora TONINI III, p.
315. Qui veramente siamo in ambito cataro. Sappiamo ancora di Pietro da Rimini
presente sul finire del Duecento a Bologna (L. PAOLINI Leresia a Bologna fra XIII e
XIV secolo I. Leresia catara alla fine del Duecento Roma, Istituto Storico Italiano
per il Medio Evo 1975 (Studi storici 93-96) (di qui in avanti: PAOLINI Bologna) 108)
e Ferrara (ibid. 112-13).
[26]
Ai documenti citati si aggiungano le lettere agli inquisitori cui rimanda MARIANO
DALATRI, nei lavori di cui supra alla nota 24.
[27]
BORST 124; Storia della Chiesa 151, 40607; MICCOLI Storia 717; DUPR Eretici 243, per non citare che alcuni degli studiosi
pi significativi.
[28]
Eccessivo per il giudizio di DUPR Eresia 271 nota n. 32: Del tutto fuor di
luogo il Tocco, op. cit. [Quel che non c nella Divina Commedia o Dante e
leresia in Biblioteca Storico-critica della letteratura dantesca VI, Bologna 1899],
p. 1: i Catari, o, come si diceva allora, confondendo due sette ben diverse, i
Patarini: non so come avrebbe potuto provare tale radicale diversit. Bastava
aggiungere: originariamente a ben diverse, perch infatti cos intendeva
F. TOCCO Leresia nel Medio Evo Firenze, Sansoni 1884 (= Firenze, Licosa 1972)
258: Ma i Catari ed i Valdesi per quanto discordi nei convincimenti dommatici si
accordano nellindirizzo pratico delle dottrine, e contro le ricchezze e gli ozi del
clero vogliono far rifiorire i costumi apostolici, e non apprezzavano se non la
povert, il disinteresse, la rinunzia ad ogni bene o piacere mondano. In questo
indirizzo pratico conviene una terza setta, la quale bench pi ortodossa dei
Valdesi, non meno di loro sollecita delle riforme dei costumi.
Questa terza setta quella che al principio delle riforme si chiam dei Patarini, e
pi tardi venne detta degli Arnaldisti. Non a dire che in qualche punto
dommatico non sallontani anche lei dalla Chiesa costituita, ma forse ella si
credeva sinceramente cattolica e si conserv tale fino a che non si fuse coi
Valdesi.
[29]
sufficiente rimandare ai giudizi di R. MORGHEN Leresia nel
Medioevo in MORGHEN Medioevo cristiano Bari, Laterza 19684 191-93,
e MANSELLI Eresia 111-12.
[30]
Rimandiamo solo a A. FRUGONI Due schede: pannosus e
patarino Bullettino dellIstituto Storico Italiano per il Medio Evo (di qui in
avanti: BISI) 65 (1953) 129-35; G. MICCOLI Per la storia della Pataria milanese
inMedioevo ereticale a c. di O. CAPITANI, Bologna, Il Mulino 1977 (di qui in
avanti: CAPITANI Medioevo) 89-151; C. VIOLANTE La pataria milanese e la riforma
ecclesiastica. Le premesse (1045-1057) Roma, Istituto Storico Italiano per il Medio
Evo 1995 (Studi storici 11-15); VIOLANTE I laici nel movimento
patarino in VIOLANTE Studi sulla cristianit medievale. Societ, Istituzioni,
Spiritualit raccolti da P. ZERBI, seconda ed. riv. e accr., Milano, Vita e Pensiero
1975 145-246; O. CAPITANI Storiografia e riforma della Chiesa in Italia (Arnolfo e
Landolfo seniore di Milano) in La storiografia altomedievale Spoleto, CISAM 1970
557-629; G. CRACCO Pataria: opus e nomen (tra verit e autorit)in Medioevo
ereticale 153-84; Y. CONGAR Arriana haeresis comme dsignation du
nomanicheisme au XIIe sicle Revue des sciences philosophiques et
thologiques XLIII (1959) 449-61.
[31]
265.
[32]
Eresia 270. Tutti gli eresiologi che conosco sono di questo parere, con l'unica
eccezione del A. DONDAINE Le manuel de linquisiteur (1230-1330) Archivum
26

Fratrum Praedicatorum (di qui in avanti: AFP) XVII (1947) (di qui in
avanti: DONDAINE Manuel)157 e nota, che perlomeno agli inizi dei suoi studi in
materia fu dubbioso.
[33]
Conciliorum Oecumenicorum Decreta a c. di G. ALBERIGO P. P. JOANNOU C.
LEONARDI P. Prodi, Basilea-Barcellona-Friburgo, Roma, Vienna, Herder 1962, 200.
Le delimitazione geografica non tragga in inganno, perch gi laCH.
THOUZELLIER Albigenses in Medioevo ereticale 283, ricordava che Guascogna e
Tolosano erano stati oggetto del concilio di Tours nel 1163, ed osservava, a
proposito di Walter Map che parla di publicani e paterini numerosi in Aquitania e
Burgundia, che si trattava di denominazioni geografiche antiche. Cf. anche
della medesima Patarins in THOUZELLIER Hrsies et hrtiques. Vaudois,
cathares, patarins, albigeois Roma, Ed di Storia e Letteratura 1969 206 e nota n.
9; J. DUVERNOY Le Catharisme: la religion des Catahares Toulouse, Privat 1979 (di
qui in avanti: DUVERNOY Religion) 304-06 e soprattutto 306: A partir du
XIIIe sicle, la question est trs nette. Sont des cathari les hrtiques dont parlent
auteurs ou inquisiteurs lombards, des patarini les memes hrtiques dont parle le
reste de lItalie, quils soient dans le pays ou en Bosnie.
[34]
Corpus Iuris Canonici ed. A. FRIEDBERG, II, Graz, Akademischen Druck- u.
Verlagsanstalt 1959 col. 780. Cf. ancora THOUZELLIER Patarins 207: ...frappe
danathme les Patarinos lgal des Cathares, Humilis, Pauvres de Lyon etc... .
[35]
Vedi supra nota n. 13. Con riferimento ad un'altra lettera del 21 aprile 1198
commenta THOUZELLIER Patarins 207: le pontife se contente de citer les Vaudois,
Cathares et Paterini, dont il ne saisit dailleurs pas plus les diffrences que les
affinits.
[36]
MGH Const. II (MDCCCXCVI) n. 35, pp. 43-44.
[37]
Ibid n. 157, pp. 194-95. In generale pensa la THOUZELLIER Patarins 209: Au
XIIIe sicle, le terme gnralis en Occident pour dsigner de prference les
hrtiques d'Italie, sert parfois aussi de quodlibet.
[38]
Sermones XIII contra Catharos in PL 195, coll. 11-102.
[39]
Ed. ILARINO DA MILANO La Manifestatio heresis Catharorum quam fecit
Bonaccursus, secondo il codice Ott. Lat. 136 della Bibl. Vaticana Aevum 12
(1938) 281-333, e R. MANSELLI Per la storia della fede albigese nel secolo XIV:
quattro documenti dellinquisizione di Carcassona in Studi sul Medioevo
cristiano (di qui in avanti: MANSELLI Storia) 207-11. Quando fa led.
della Confessio, e si imbatte nellespressione de paterinis, il Manselli parla di una
laboriosa tradizione del testo e dice che la designazione fu riferita ai Catari
solo nei primi anni del 200 (193).
[40]
A. DONDAINE La hirarchie catare en Italie (di qui in avanti: DONDAINE Hirarchie)
I Le De heresi catharorum AFP XIX (1949) 280-312.
[41]
TH. KAEPPELI Une somme contre les hrtique de S. Pierre Martyr (?) AFP XVII
(1947) 295-335. Per la datazione seguo DUVERNOY Religion 81.
[42]
A. DONDAINE Un trait no-manichen du XIIIe sicle, le Liber de duobus
principiis, suivi dun fragment de rituel catare Roma Istituto Storico dei Frati
Predicatori 1939 (di qui in avanti: DONDAINE Liber) 64-78; F. SANJEKRaynerius
Sacconi O. P., Summa de Catharis AFP XLIV (1974) 42-60.
[43]
DONDAINE Hirarchie I 283; cf. da ultimo S. WESSLEY The Composition of
Georgius Disputatio inter catholicum et paterinum hereticum AFPXLVIII (1978)
56-61.
[44]
DONDAINE Hirarchie II Le Tractatus de hereticis dAnselme dAlexandrie O.
P. AFP XX (1950) 234-77; una volta scrive anche peterinorum (324 r. 6), ma
intende una delle quarantasette eresie note dagli inizi della storia della chiesa.
27

Il De officio inquisitionis. La procedura inquisitoriale a Bologna e a Ferrara


nel Trecento Introd., testo crit. e note a c. di L. PAOLINI, Bologna, Ed. Universitaria
Bolognino 1976.
[46]
Anche BORST 240-53, crede allidentit patarini = catari, tuttavia molto
finemente rileva (251): Die leitenden Tendenzen dieser volkstmliche
Namengebung sind deutlich: Man hngt den Ketzern bekannte, oft mehrdeutige
Namen von Landschaften, von lteren Ketzern oder auch von Barufen an, die
nicht das Wesentliche, aber das Nchstliegende hervorheben. Die Vielfalt der
lokalen Namen zeight, wie schwer das Ganze des Katharismus zu berblicken war;
kein treffender, allgemeingltiger Name ist aus dem Umgang mit den Katharern
erwachsen, die man mit, Hilfe von Analogien freilich ebensowenig erfassen
konnte.
[47]
Statuto del secolo XIII del Comune di Ravenna a c. di A. ZOLI S. BERNICOLI,
Ravenna Deputazione Storica Romagnola 1904 (Monumenti Istorici, s. I, Statuti)
13-14.
[48]
Secondo Anselmo d'Alessandria, in DONDAINE Hirarchie III Catalogue de la
hirarchie catare dItalie AFP XX (1950) 309: Et quando fuit in terra que dicitur
Argentea, captus fuit et incarceratus. Et infirmatus ad mortem, misit in
Lonbardiam Iohanni Iudeo et aliis catharis quod eligerent episcopum, quia ipse
infirmus erat ad mortem. Et omnes cathari de Lombardia elegerunt Iohannem
Iudeum de Concorezo. Et Iohannes Iudeus ivit Argenteam, et fecit se confirmari in
episcopum a dicto Marcho. Et reversus est Iohannes Iudeus in Lonbardiam. Et post
paucos dies Marchus liberatus est de carcere; et veniens in Lonbardiam, mortuus
est antequam perveniret ad Iohannem Iudeum.... Cf. anche ibid. II 242 nota n.
12. Il Dondaine affaccia lipotesi che si possa trattare anche di Argentanum in
Calabria, oppure di Argentium in Campania, ma veramente lArgenta ferrarese mi
sembra avere la forma pi vicina alla fonte.
[49]
GIRALDI CAMBRENSIS Gemma Ecclesiastica ed. parz. R. PAULI, MGH Scriptores (di
qui in avanti: SS) XXVII Hannoverae, Hahn MDCCCLXXXV (= Stuttgart-New York,
Hiersemann-Kraus Reprint 1964) 412; cf. anche BORST 104 e nota, dove per la
data 1197 va intesa come tempo della redazione dellopera.
[50]
Da ultimo sullargomento, come al solito informatissimo,
A. SAMARITANI Il prodigio del sangue a Ferrara (in copertina) Appunti su testi e dati
riguardanti la storia del Miracolo Eucaristico di Ferrara del 28 marzo 1171 (nel
frontespizio), Cesena, Stilia 1979; la prima testimonianza in proposito, escluso il
passo di Giraldo Cambrense, non noto al Samaritani al tempo della stesura del
suo lavoro, del 6 marzo 1404, dove tuttavia non si fa alcun cenno ad eretici.
Celio Calcagnini introdusse (1526) il motivo del dubbio del celebrante (ibid 59-60),
ma anchegli non conosce eretici. Tutte le fonti parlano invece della predicazione
del vescovo Amato in quelloccasione.
[51]
Ha valore di curiosit quanto scriveva SCALABRINI II 22-23, riprendendo quanto
era scritto in L. A. MURATORI Antiquitates Italicae Medii Aevi V. Dissertatio
sexagesima Mediolani, typ. Societatis palatine MDCCXLI (= Bologna, Forni 1965)
(di qui in avanti: Ant. It,) col. 85, a proposito di quella denominazione: Eravi in
Ferrara un commercio sempre grande tra Cristiani ed Ebrei; da questi erasi
introdotta una setta che fra glaltri errori, uno ne insegnava, negando
assolutamente lesistenza del Salvatore Dio e Signor nostro Ges Cristo sotto // la
specie del pane e vino consecrato, costoro si chiamavano Pattareni dai Patti, e
derivavano dai Manichei, avevano la principal loro residenza a Milano, e negavano
ancora il matrimonio, scrivendo ci Rogeri Hovedeno negli annali di quella citt
ann. 1176. c. 2 de matrimonio quod catholicus approbat Paterinus damnat,
[45]

28

Ottavio Ferrari, ed Edigio [!] Menagio nel Libro dell'origine della lingua italiana,
scrivono che costoro avessero la loro origine dai patti nel ricevere e dar il denaro
ad usura, e che fossero Giudei.... Riferisce il parere diverso del Muratori, e
conclude: a me per pi ragionevol pare il dire che gli eretici Patereni fossero
raza di Ebrei. Cf. ancora il Muratori in luogo non citato dallo Scalabrini, Ant. It.,
col. 90: Immo sub Paterinorum vocabulo veniebant, quicumque tunc Haeretici
Ecclesiam Dei affligebant, ita ut idem esset Paterinus, atque Haereticus.
Eppure, sul carattere pattizio della Pataria milanese cf. oggi la discussione con
Cracco in CAPITANI Medioevo 14-15 e rimandi ivi indicati; e, forse, a Ferrara
lidentificazione eretico = ebreo non del tutto ingiustificata, cf. infra 00-00.
Sul medioevo scalabriniano A. SAMARITANI Il medioevo religioso ferrarese in G. A.
Scalabrini (dal Ms. Cl. I, 445 dellAriostea) in Giuseppe Antenore Scalabrini nel
secondo centenario della morte Incontro di studio tenuto nella Sala del Consiglio
Comunale di Ferrara, 11 dicembre 1976, Ferrara 1978 (Atti e memorie della
Deputazione ferrarese di storia patria (di qui in avanti: AMF) s. III XXV) 31-87.
[52]
Statuta Ferrariae anno MCCLXXXVII a c. di W. MONTORSI, Ferrara, Deputazione
ferrarese di storia patria 1955 (Monumenti III) 367.
[53]
Vedi G. ZANELLA Itinerari ereticali: Patari e Catari tra Rimini e Verona Roma,
Istituto Storico Italiano per il Medio Evo 1986 (Studi storici 153) (di qui in
avanti: Atti Pungilupo) 55-56.
[54]
Cf. ancora SCALABRINI II 25-26: Aggiungiamo a tutto ci quanto dalla decretale
dInnocenzo III. data al nostro vescovo Uguccione di Ferrara abbiamo sotto il
tit. de Presbitero non baptizato, ivi al cap. 3 veniens ad Apostolicamesprime il
sommo Pontefice che a suoi piedi sera presentato uno, qui cum ad gradum
sacerdotii ascendisset, comperit tandem, quod non fuerit secundum formam
evangelii baptizatus.
Lo stesso Innocenzo III. rescrive al vescovo di Ferrara al cap. VII. de
divortiis registrato, qual principia Quanto te novimus in canonico iure peritum dal
che si riccava quanto fosse in concetto di Prelato dai Sagri Canoni studiosi ed
eccellente maestro, appresso il Papa, e qualmente nel suo Vescovado sia
Diocesi verano alcuni delluno e laltro sesso sentendosi insieme uniti col vincolo
del matrimonio, in tratto di tempo trovandosi e scuoprendosi di aliena setta della
Cattolica, voleva chi restava abbandonato passare a secondi voti; per lo che
decret, qualmente non scioglievasi il matrimonio quoad vinculum altero //
coniugum fidelium in heresim lapso.
Parimente al tit. 41 de celebratione missarum cap. VIII. Io stesso Innocenzo in
quadam nostra decretali scrive al nostro Vescovo rigetando lopinione, che nel
Sagramento dellaltare lacqua si convertisse in flegma e prova Cristo fu vero Dio
e vero Uomo, e che dal suo lato usc vera acqua. Qualli autorit tutte sono
certissimi argumenti, deglerrori, che a que tempi erano sparsi per lItalia non
solo, che nella nostra Citt di Ferrara ancora, contro de qualli combatt con
sommo zelo, e con i scritti e con le parole il nostro dotissimo Vescovo, come
abiamo dallaltro capitolo 43. responso nostro de sen. excom. Lib. 5. tit. 39. Lo
stesso Innocenzo III. rescrive: cum Ferrarienses cives excommunicationis, et
interdicti sententiis fuerint ligati sibi viros et mulieres semel in hebdomada vel in
mense apud aliquam ecclesiam convocare, quibus predicaret Verbum Dei et
eosdem ad correctionem inducere, quod absque dubio conscientie faciendum
esse cum viderit expedire, rispose; ed agg[i]ungasi a tutto ci i susequenti
Capitoli inquisitioni tue 44. contigit interdum 45. in presentia dilecti
filii 46. quante presumptionis 47. da qualli vedesi quanto affaticasse il nostro
vescovo Uguccione per svelare e spiantare le male erbe nate dalle sementi
29

degleretici e sismatici che si trovavano discipatori della Vigna del Signore data ad
esso da coltivare nella Chiesa Ferrarese.
Tutta la questione stata ripresa in M. MACCARRONE Innocenzo III
teologo in MACCARRONE Studi su Innocenzo III Padova, Antenore 1972 (Italia Sacra
17) 353-96. I testi in Corpus Iuris Canonici II, coll. 640-41, 648-49, 722-23, 907,
908, 908-09.
[55]
Vedi supra nota n. 36. Cf. anche THOUZELLIER Patarins 207, 208.
[56]
G. ZANELLA Riccobaldo e dintorni. Studi di storiografia medievale
ferrarese Ferrara, Bovolenta 1980 (I presupposti 5) (di qui in
avanti: ZANELLA Riccobaldo) 111 nota n. 105.
[57]
A. FRIZZI Memorie per la storia di Ferrara con giunte e note di C. LADERCHI,
Ferrara, Servadio 1847-50 (= Bologna, Forni 1975) III 225-29; CH. SCHMIDT Historie
et doctrine de la secte des Cathares ou Albigeois Paris-Genve, Cherbuliez 1849
(= New York, AMS Press 1980) I 180-84; TONINI III, pp. 315-16; GUIRAUD 567-71;
587-90; BORST, ad indicem sub voce Ferrara; MANSELLI Eresia 352-53; DUPR Eresia,
passim; MARIANO DALATRI Leresia nella cronica di fra Salimbene Collectanea
Franciscana (di qui in avanti: CF) 37 (1967) (di qui in avanti: MARIANO Salimbene)
369-72; A. BENATI Armanno Pungilupo nella storia religiosa ferrarese del
1200 in Dante. Contributi allo studio del poeta e del suo tempo Ferrara 1966 (AMF
con la collab. del Comitato dantesco ferrarese e del Centro Italiano di Studi
Pomposiani s. III IV) 85-123; G. ZANELLA Armanno Pungilupo, eretico
quotidiano in ZANELLA Hereticalia 3-14; M. LOOS Dualist Heresy in the Middle
Ages Prague, Accademia-Nijhoff 1974 278-79; J. DUVERNOY Le Catharisme:
lhistoire des Cathares Toulouse, Privat 1979 (di qui in avanti: DUVERNOY Histoire)
189-90; A. VAUCHEZ La saintet en Occident aux derniers sicles du Moyen Age
daprs les procs de canonisation et les documents hagiographiques Roma,
Ecole Franaise 1981 100, 103, 151, 242, 275.
[58]
A. FRANCESCHINI Istituzioni benedettine in diocesi di Ferrara (sec. XXV) Analecta Pomposiana VI (1981) 52-53.
[59]
Atti Pungilupo 88-89. Senza poter stabilire alcuna connessione, segnalo
tuttavia che Ponzilovo un piccolo centro vicino a Polesella.
[60]
Atti Pungilupo 88.
[61]
Ibid. 49.
[62]
Scalabrini ci informa che frate Egidio fu poi patriarca di Grado (dal 1295 come
ci conferma UGHELLI V (MDCCXX), coll. 1139-46) e che era della famiglia ferrarese
Castelli, senza dire dove traesse le precisazioni; vedi Atti Pungilupo 104. I due
inquisitori sono presenti alla monacazione di Beatrice dEste in quello stesso
1254, insieme a Salimbene, cf. BENATI 117-18, con rinvio alle fonti.
[63]
Atti Pungilupo 67. Era presente all'abiura anche Modenese, notaio e frate di
penitenza, che per ricordava che fosse avvenuta attorno al 1257, ibid. 66.
[64]
Ibid. 54.
[65]
Ibid. 56.
[66]
Ibid. 64. MARIANO Salimbene 370 nota n. 26, resta incerto se quia fecerat
ignominiam de corpore suo significhi il semplice fatto della cattura, il carcere
oppure la tortura; personalmente non ho dubbi in proposito.
[67]
MARIANO Salimbene 370.
[68]
Atti Pungilupo 52, 63
[69]
DONDAINE Hirarchie III 296; coglie loccasione per affacciare lipotesi che il
trattato dAnselmo sia stato terminato nel 1267, perch Hamundus vien detto
vescovo (ibid. 310) quem nunc habent [i bagnolesi], ed il successore probable,
Alberto, conferisce nel 1267 il consolamentum al nostro Armanno, come
30

vedremo. BORST 237 nota n. 24, concorda con Dondaine,


perch Hamundus lectio diffcilior, ma questa possibilit mi lascia molto scettico.
La forma varia tra Casalolto (Prisciano), e Casalialto (Anselmo); la moderna
Casaloldo, nel Mantovano. In DUVERNOY Religion 333, diventa Arnaud de Casalialto,
ma in DUVERNOY Histoire 190, Giovanni da Casaloldo.
[70]
Atti Pungilupo 50.
[71]
Ibid. 87-88.
[72]
Ibid. 68. Ma Anselmo d'Alessandria (DONDAINE Hirarchie III 313) dice che i
bagnolesi non riconoscono neque festum alicuius sancti celebrant, neque
dominice diei.
[73]
Atti Pungilupo 52, 63.
[74]
Ibid. 53, 61. Secondo Anselmo d'Alessandria (DONDAINE Hirarchie III 314)
quella genuflessione e quel saluto si fanno prima del consolamentum; ma qui non
se ne parla affatto; oppure prima del pranzo da parte del cuoco (ibid. 315-16), ma
non certo il caso di Armanno! Per quanto concerne il digiuno, i bagnolesi lo
negavano, e perch era una trovata della chiesa romana, propter lucrum (ibid.
313, 318), e quando lo praticavano era solo astinenza da vino, olio, pesci e
granchi (ibid. 315), non so con quale significato rituale. Secondo Raniero Sacconi,
invece, frequenter orant et ieiuniant, et abstinent se omni tempore a carnibus,
ovis, et caseo, que omnia videntur esse opera satisfactoria pro peccatis eorum et
de quibus ipsi sepe inaninter gloriantur, (SANIEK 46).
[75]
Atti Pungilupo 88.
[76]
Ibid. 50.
[77]
Ibid. 60.
[78]
DONDAINE Hirarchie III 310.
[79]
DONDAINE Liber 71, 77; ma DUVERNOY Religion 72, risale pi indietro ed ascrive
gli anni del suo vescovato al 1200-1230.
[80]
DONDAINE Hirarchie III 287; BORST 237 e nota n. 18.
[81]
DONDAINE Hirarchie III 286-87; MANSELLI Eresia 237; R. MANSELLI Bellesmanza
(Blasmanta) Dizionario Biografico degli Italiani (di qui in avanti: DBI) 7 (1965)
633-34.
[82]
237 e nota n. 17.
[83]
Hirarchie III 287; cf. anche ibid., II 253-54.
[84]
C. CIPOLLA Patarenismo a Verona nel secolo XIII Archivio Veneto (di qui in
avanti: AV) n. s. XIII XXV (1883) (di qui in avanti: CIPOLLA Patarenismo) 75.
[85]
236-37 e nota n. 16.
[86]
CIPOLLA Patarenismo 284.
[87]
Ibid. 75: Belasmagra evidentemente uno dei tanti soprannomi che usavano
assumere questi Patareni. Un altro Belasmanza in PAOLINI Bologna 92 e nota n.
42. Quello stesso nome appare in una gerarchia bosniaca, cf.
DUVERNOY Religion 350 e rimandi relativi. Ultima osservazione, per la verit di non
grave peso: la variazione del nome nelle fonti (Belasmanza, Bellasamanza,
Bellesmenza, Bellasmanga, Balasinansa, Belezinanse, Balasinanza, Belesmenza,
Belesinanza, Blasmanta, Belesinanze, Belizmenc) forse un altro pur piccolo
segno di conferma di quanto pensiamo.
[88]
Atti Pungilupo 50.
[89]
Ibid. 62. Bonmercato dice che Armanno fecit magnas caritias ai presenti;
sono forse i saluti che gli eretici appellant caron di cui parla Anselmo
dAlessandria (DONDAINE Hirarchie III 317).
[90]
Atti Pungilupo 50.
31

Ibid. 62. Che sia il Giovanni de Lugio bergamasco, vescovo bagnolese tra 1250
e 1260, lo crede CH. MOLINIER Un texte de Muratori concernant les sectes
cathares Annales du Midi XXII (1910) 189-90;lidentificazione accolta con
molta riserva da DONDAINE Hirarchie III 286-87 nota n. 20. Non si
pronunciano BORST e MANSELLI Eresia.
[92]
Atti Pungilupo 86.
[93]
Ibid. 52, 57.
[94]
Ibid. 51, 53, 54, 56, 64-65.
[95]
Hirarchie III 296-97. Anche BORST 237 e nota n. 25, segna la data 1267, e
nella nota relativa rimanda alla testimonianza di Albertino, indicando,
incomprensibilmente, 1288.
[96]
Atti Pungilupo 52.
[97]
Ibid. BORTS annovera n Albertino n Michele fra i vescovi, e passa ( 1273) a
Lorenzo da Brescia, sempre sulla base della nostra fonte: ci arriveremo.
[98]
Atti Pungilupo 55, 65.
[99]
Ibid. 62.
[100]
Ibid. 59.
[101]
Ibid. 65.
[102]
Ibid. 49, 52-53, 61, 69. Lanfranco, citato come Lanfranchino, ospitato nel
1287 a Bologna dalleretico Giuliano (PAOLINI Bologna 91-127).
[103]
Atti Pungilupo 87.
[104]
Ibid. 57-58. Il rito del consolamentum descritto con ben altra complessit in
Anselmo d'Alessandria (DONDAINE Hirarchie III 314).
[105]
Atti Pungilupo 59-60.
[106]
Ibid. 49.
[107]
Ibid. 59-60.
[108]
Ibid. 87.
[109]
Ibid. 88.
[110]
Ibid.
[111]
Ibid. 72
[112]
Ibid. 50-51, 59. Ma la deposizione lascia dubbiosi, perch Castellano aveva
detto di sapere che Armanno era eretico gi da tempo.
[113]
Ibid. 70.
[114]
Ibid. 72-73.
[115]
Ibid. 73.
[116]
Ibid. 73-74.
[117]
Ibid. 74.
[118]
Ibid.
[119]
lbid. 75-76.
[120]
Ibid. 79.
[121]
Ibid.
[122]
Ibid. 77.
[123]
Ibid. 57.
[124]
Ibid. 58-59.
[125]
Ibid. 76.
[126]
Ibid. 77.
[127]
Ibid. 79-80.
[128]
Ibid. 80.
[129]
Ibid. 80-81.
[130]
Ibid. 84.
[131]
Ibid. 84-85.
[91]

32

Ibid. 78.
Ibid. 81.
[134]
Ibid. 82.
[135]
Ibid. 82-83.
[136]
Ibid. 83.
[137]
Ibid. 95, 93.
[138]
Ibid. 64.
[139]
Ibid. 70.
[140]
Ibid. 66.
[141]
Ibid. 60-61.
[142]
Ibid. 50.
[143]
Ibid. 56.
[144]
Ibid.
[145]
Ibid. 48, 59, 69.
[146]
Ibid. 68.
[147]
Ibid. 58-59.
[148]
Ibid. 48-49.
[149]
Ibid. 68-69.
[150]
Ibid. 49, 55, 65.
[151]
Ibid. 49.
[152]
Ibid. 55 Un luogo comune negli atti inquisitoriali, cf. ad
es. MANSELLI Storia 503; G. ZANELLA Malessere ereticale in Valle Padana (12601308) in ZANELLA Hereticalia (di qui in avanti: ZANELLA Malessere) 51-52 e nota n.
172.
[153]
Atti Pungilupo 55.
[154]
Ibid. 63-64.
[155]
Ibid. 49.
[156]
Ibid. 49, 60.
[157]
Ibid. 60.
[158]
Ibid. 62.
[159]
Ibid. 64.
[160]
Ibid. 66.
[161]
Ibid. 70.
[162]
Ibid. 64.
[163]
Ibid. 91.
[164]
Ibid. 86-90.
[165]
Ibid. 91.
[166]
Ibid. 105-07.
[167]
Ibid. 49, 59.
[168]
Ibid. 50, 65, 70.
[169]
Ibid. 62, 66.
[170]
lbid. 51, 53, 54-55, 56, 70.
[171]
Ibid. 52, 57.
[172]
Ibid. 66.
[173]
Ibid. 50, 66.
[174]
Questo personaggio ora meglio noto: citato come ministro dei frati di
penitenza nel 1278 (A. SAMARITANI LOrdo de Poenitentia a Ferrara nei secoli XIIIXV (contributo alla conoscenza del Movimento in Italia) Analecta Tertii Ordinis
Regularis Sancti Francisci 12 (1972) (di qui in avanti: SAMARITANI Ordo)371-72 n.
8; SAMARITANI Vescovo, Sindaco dei poveri di Cristo, Frati di Penitenza a Ferrara nei
secoli XIII-XV ibid. XIV (1980) (di qui in avanti:SAMARITANI Vescovo) 698) e nel 1281
[132]
[133]

33

(SAMARITANI Ordo 372 n. 10; SAMARITANI Vescovo 698), presente il 4 giugno 1272 a
Bologna quando frate Aldobrandino assolve dalla scomunica e dallinterdetto i
canonici e la cattedrale (Atti Pungilupo 105); lascia il suo testamento nel 1296
(SAMARITANI Ordo 373-74 n. 19; SAMARITANI Vescovo 700); nominato ancora nel
1301 (qui infra nota n. 196). Vedi anche qui infra nota n. 202.
[175]
Atti Pungilupo 66.
[176]
Ibid. 58, 70.
[177]
Sicuramente dal giugno 1279, cf. PAOLINI Bologna 112 nota n. 93, 129;
probabilmente dallottobre 1278, cf. A. FRANCESCHINI Regesti di pergamene di
archivi ecclesiastici ferraresi in BCA, dattiloscritto segnato N. A. 40, datato 15
febbraio 1980 (di qui in avanti: FRANCESCHINI Regesti) II, h) Inquisizione, p. 1 n. 1b,
dove per qualche discordanza cronologica.
[178]
Atti Pungilupo 57.
[179]
Ibid. 49, 52-53, 54, 57-58, 61, 65, 69.
[180]
Ibid. 49, 50, 54, 55-56, 59-60, 64, 66.
[181]
Ibid. 49-50, 62.
[182]
Ibid. 60.
[183]
Ibid. 66.
[184]
Ibid. 50, 60.
[185]
Ibid. 58, 70.
[186]
Ibid. 58. Questo Simone di Bonandrea citato a Verona come sindicus et
procurator venerabilis viri fratris Philippi de Mantua Ordinis Minorum Inquisitoris
heretice pravitatis il 12 luglio 1288, e l1 marzo 1291 (C. CIPOLLANuove notizie
sugli eretici veronesi, 1273-1310 Rendiconti della regia Accademia dei Lincei cl.
Di sc. Mor., stor. e filosof. S. V V (1896) (di qui in avanti: CIPOLLA Notizie)345, 347).
[187]
Atti Pungilupo 53, 61.
[188]
Ibid. 75, 79, 82, 83, 85, 89.
[189]
Ibid. 50-51, 53-54, 59, 62.
[190]
lbid. 51, 62-63.
[191]
Ibid. 52, 63.
[192]
Ibid. 63.
[193]
Ibid. 71.
[194]
Ibid. 90-98.
[195]
Ibid. 107, e cf. anche FRANCISCI PIPINI Chronicon Rerum Italicarum Scriptores
(di qui in avanti: RIS) IX col. 712. Su frate Guido vedi anche G. BARONE Capello,
Guido DBI 18 (1975) 495-97.
[196]
SAMARITANI Ordo 375 n. 29; SAMARITANI Vescovo 703. La fama della santit di
Armanno ancora viva a Bologna nel 1301, cf. DUPR Eresia 263 nota n. 7.
[197]
Ho gi attirato l'attenzione su questo punto in G. ZANELLA Armanno Pungilupo,
eretico quotidiano in ZANELLA Hereticalia (di qui in avanti: ZANELLA Pungilupo) 10.
[198]
Atti Pungilupo 47.
[199]
ZANELLA Pungilupo 9-11.
[200]
SALIMBENE DE ADAM Cronica ed. G. SCALIA, Bari, Laterza 1966 (Scrittori dItalia
232-33) (di qui in avanti: SALIMBENE) 735; cf. anche MARIANO Salimbene 369-72.
altri esempi di contrasti fra clero ed inquisitori in PAOLINI Bologna 33-46. Paolini
conclude, riprendendo Dupr, che si tratta di avversione allInquisizione come
Istituzione e allordine dei domenicani, per quella sorta di funzionarismo nel
quale hanno condensato la loro missione. Si noti il caso di quella donna che dice:
anche la chiesa di San Domenico si sarebbe dovuta bruciare, se non vi fossero
state le pitture dei santi (ibid. 70).
34

ZANELLA Pungilupo 12; ZANELLA Leresia catara fra XIII e XIV secolo: in margine
al disagio di una storiografia in ZANELLA Hereticalia (di qui in
avanti: ZANELLA Eresia)139-41. Si ricordi anche leretico Giovanni, che voleva lo si
chiamasse Cristiano (Atti Pungilupo 59).
[202]
I caratteri, per molti versi peculiari, dellOrdo penitentie ferrarese sono stati
resi noti dalle attente ricerche di Samaritani. Per quel che ci interessa qui si veda
in generale Vescovo, e Ordo 359: ... il quasi contemporaneo sorgere della
confraternita minoritica della Vergine e di S. Francesco (1253 e 1281) sta a
confermare lalienit del nostro ordo de poenitentia, anche quando diverr
terzordine (pi nominale che reale) da vincoli diretti con i francescani.
Sullinquadramento del laicato nelle confraternite torna spesso, in particolare ibid.
360 nota n. 19. In un caso (ibid. 357) segnala che si potrebbe sospettare un
intervento... provocato da parte dei minori per fini strumentalizzanti (4 gennaio
1299). In definitiva, ibid. 360-61: Lordo dei fratres de poenitentia, a Ferrara,...
tributario feudale, in larga misura, dellepiscopato, alle origini socialmente legato
ai milites di corte, e ad arti se non sempre maggiori, di rilievo rispetto alle
susseguenti confraternite di battuti,... a differenza pur qui delle posteriori
confraternite, resistette eccezionalmente, ad ogni tentativo di
conventualizzazione (iniziante gi dal 300 altrove), ad ogni forma di
assorbimento organizzativo e patrimoniale da parte dei francescani, prima, degli
osservanti, poi.... Di rilievo tutto particolare la conclusione, ibid. 369: La pagina
ferrarese... sembra indicare il pluralismo e non il frammentarismo di una chiesa
locale.
In un punto del processo, Armanno detto frater (Atti Pungilupo 53). Cos viene
ricordato anche in un atto del 1270, quando Ugolino del sesto di San Romano fa il
suo testamento. nominato anche il figlio, Bonaventura detto Papardo, che
lerede universale. Poi il testamento prosegue: item relinco domine Marie uxori
condam sancti Armanni vitum et vestitum donec stare voluerit in domo mea et si
ipsa stare voluerit iubeo et volo quod abeat domum ubi stabat sanctus Armannus
in vita sua et pos[t] mortem ipsius permaneat heredi meo (Archivio Arcivescovile
di Ferrara (di qui in avanti: AAF) , S. Guglielmo, filza D, n. 2). La moglie di
Armanno fece il suo testamento il 14 maggio 1276 (ibid. n. 26). Debbo la
segnalazione dei due documenti alla cortesia abituale di Antonio Samaritani.
Quel frater pu anche non voler dir nulla: escluderei che Armanno fosse frate di
penitenza, perch altrimenti mal si comprenderebbero le testimonianze daccusa
dei frati di penitenza e la battuta del nipote Bonaventura Papardo, anchegli
penitente, che Pungilupo non era nella fede (Atti Pungilupo 66), anche
se DUVERNOY Histoire 189 dice che era assez intime avec le ministre des Frres
de la Pnitence. Forse era un converso, forse del capitolo. Sarebbe un elemento
per la comprensione della vicenda post mortem.
Cf. ancora A. SAMARITANI La scola ferrarese di S. Agnese del 1292 e le litanie di
Pomposa del sec. XV 3 (1972) 537-58; A. FRANCESCHINI Confraternite di disciplinati
a Ferrara avanti il Concilio Tridentino in FRANCESCHINI Spigolature archivistiche
prime AMF s. III XIX (1975), soprattutto 15-17; A. SAMARITANI Il conventus e le
congregazioni clericali di Ferrara tra analoghe istituzioni ecclesiastiche nei secoli
X-XV Ravennatensia 7 (1979) 159-202. Vedi utilmente anche il caso padovano,
ottimamente illustrato da A. RIGON I laici nella Chiesa padovana del Duecento.
Conversi, oblati, penitenti in Contributi alla storia della Chiesa padovana nellet
medioevale I (1979) (Fonti e ricerche di storia ecclesiastica padovana XI), in
particolare la vicenda del santo laico Antonio Pellegrino (ibid. 40-41, 80-81); la
registrazione di un periodo di generale raffreddamento dei rapporti fra penitenti
[201]

35

e francescani (ibid. 56, con rinvio anche a G. G. MEERSSEMAN Ordo Fraternitatis.


Confraternite e piet dei laici nel Medioevo Roma, Herder 1977 (Italia Sacra 2426) 364), ed in accordo con quanto rilevato in generale da MARIANO DALATRI Ordo
poenitentium ed eresia in Italia CF 43 (1973) 191, losservazione dellestraneit
dellordo penitentie alle attivit inquisitoriali, almeno per tutto il 200 (ibid. 7273); ma vedi soprattutto le conclusioni 80-81, dove si nota lo sviluppo spontaneo
di iniziative varie nel campo della beneficienza e delle opere di misericordia... che
sorgono ai margini dellistituzione ecclesiastica, ma per quanto riguarda Padova,
non in contrasto fondamentale con essa... In questa evoluzione gli ordini
mendicanti si inseriscono naturalmente.... In generale importanti le pagine che
dedica A. VAUCHEZ La spiritualit dellOccidente medievale. Secoli VIII-XII Milano,
Vita e Pensiero 1978 (Cultura e Storia 1), alla emancipazione spirituale dei laici
154-70, e cf. MARIANO DALATRI Culto dei santi ed eretici in Italia nei secoli XII e
XII CF 45 (1975) 85-104; A. BENVENUTI Il francescanesimo e le sue influenze sulla
spiritualit dei laici: i fratres poenitentiae in Eretici e ribelli del XIII e XIV sec.:
saggi sullo spiritualismo francescano in Toscana ed. D. MASELLI, Pistoia, Tellini
1974 157-87.
[203]
CAPITANI Medioevo 22.
[204]
P. LEGENDRE Gli scomunicanti Venezia, Marsilio 1976 99-104.
[205]
BENATI; PAOLINI Bologna 40. Ma quale senso avrebbe, ad esempio, la decisione
di Guido di negare a Bompietro la confessione e la comunione, a dispetto
dellopposizione popolare e delle stesse decretali (PAOLINI Bologna 72 e nota n.
276), se non come decisa affermazione della propria autorit, ad ogni costo?
[206]
L. PAOLINI Gli ordini mendicanti e linquisizione. Il comportamento degli
eretici e il giudizio sui frati Mlanges de lEcole Franaise de Rome Moyen Age
Temps Modernes 89 2 (1977) (di qui in avanti: PAOLINIOrdini)707-09.
[207]
Ibid. 697.
[208]
ZANELLA Eresia 127-33.
[209]
Ibid. 244.
[210]
J. B. RUSSELL Dissent and Reform in the Early Middle Ages Berkeley and Los
Angeles, University Press 1965 249.
[211]
S. THOMAE AQUINATIS Summa theologiae ed. P. CARAMELLO, Torino, Marietti 1962
II, II, q. XI, a.3.
[212]
Ordini 700; cf. anche ibid.: Se gli eretici si interessavano ben pi alla vita e
alla pratica religiosa che non alla teologia, tramandandosi i facta, gli exempla,
i miracula et virtutes, e commendando vitam et mores hereticorum, anche la
casistica si muoveva sullo stesso piano, alla ricerca, allindividuazione, alla
classificazione dei comportamenti ereticali. E infatti leresia, come vita, non
altro che un comportamento religioso o la teorizzazione di esso, come nel caso
dellusura. Certamente che leresia come vita un comportamento, ma che
cosa non lo ? Tutto sta nellindividuarne le ragioni. Secondo questottica
comportamentale Paolini ha letto anche Medioevo ereticale, cf. Ia
suaRecensione Rivista di Storia e Letteratura religiosa (di qui in avanti: RSLR)
14/3 (1978) 439-44.
[213]
PAOLINI Ordini 701.
[214]
ZANELLA Eresia 132-33 e nota 14.
[215]
Si rovescia cos di segno la volont degli eretici colta da Morghen, a proposito
del quale cf. O. CAPITANI Introduzione a Leresia medievale Bologna, Il Mulino 1971
10: Si tratta di un desiderio di coerenza morale molto elementare, di autonomia
spirituale di fronte alla Chiesa ed alla sua autorit, articolata, specie dopo la
grande crisi della societ europea del sec. Xl, in strutture gerarchiche e
36

giuridiche di cui sfuggiva qualsiasi collegamento con il testo evangelico. Ma


allora, se leresia la reazione immediata di una coscienza semplice ed ingenua
ad una Chiesa che tanto cambiata, si capisce anche il perch della presenza di
aspetti razionalistici, che in realt sono fiducia in una propria autonoma
intuizione dei nuclei essenziali di unesperienza religiosa, viva al di fuori di ogni
istituzione ecclesiastica. Sottolineature mie.
[216]
Come vi sfuggono i culti dei santi contro i quali si scaglia Salimbene, per cui
cf. MARIANO Salimbene. Vedi ad esempio il consilium tenutosi il 6 dicembre 1301
sul caso di Menab fu Pasquale de Putis in L. ALDROVRANDI Acta Sancti Officii
Bononiae ab anno 1291 usque ad annum 1309 Atti e Memorie della Regia
Deputazione di storia patria per le Province di Romagna s. III XIV (1896) 298 e
nota n. 1: ... et insuper quod ecclesia que constructa fuit ad procurationen dicti
Menaboy ultra Padum ex opposito ville Miliarii districtus ferrar. ad honorem angeli
aliquando dampnati et nunc consecuti miram [ma sar: misericordiam] ut
docebat dicuts Menaboy et quem angelum nominabat Celestinum, funditus
destruatur. A poca distanza da Migliaro, Roncodig, abbiamo incontrato anche
Armanno nel 1247, vedi supra p. 00. Dei Menab a Medelana, poco lontano
quindi, sono ricordati nel 1252 e 1286, cf. A. L.TROMBETTI BUDRIESI Vassalli e feudi a
Ferrara e nel Ferrarese dallet precomunale alla signoria estense (secoli XIXIII) AMF s. III XXVIII (1980) 154.
[217]
Vedi supra nota n. 140.
[218]
PAOLINI Ordini 705.
[219]
G. TODESCHINI Ordini Mendicanti e coscienza cittadina Mlanges de lEcole
Franaise de Rome Moyen Age Temps Modernes 89 2 (1977) 664.
[220]
PAOLINI Ordini 707; PAOLINI Bologna 30; Alcune accuse, fatte da persone delle
quali si conosce soltanto il nome, ci fanno sorridere; si tratta di reazioni istintive o
di luoghi comuni della critica al clero, che appartengono a tutte le epoche
storiche. Ma lo stesso PAOLINI (ibid. 58) riconosce che con la protesta di Paolo
Trentinelli sono messi in discussione, anzi rifiutati, il potere di scomunica, che
Guido aveva, e la validit delle sue sentenze. Ancora pi chiaramente quella
protesta eresia, e comporta ipso iure scomunica (ibid. 59). I mandata Ecclesie
sono i mandata inquisitoris (ibid. 58-59). In modo sempre pi rivelatore,
linquisitore assolve dagli obblighi della condanna non appena Paolo chiede
misericordia, il che significava la riabilitazione completa dellautorit
dellinquisitore (ibid. 60); nella sentenza era messa in evidenza la pressione del
vescovo, del podest, dei capitani, degli anziani, del popolo e di molti religiosi,
esercitata su di lui perch assolvesse Paolo Trentinelli (ibid.). Si rifletta ancora
sullo stupore di chi vede condannato per eresia uno che tutti giudicavano bonus
homo, bonus civis, bonus christianus (ibid. 73) e cercano altre motivazioni,
lavidit di denaro dellinquisitore (ibid. 74). Non si discute leresia, si arriva a
maledire il pontefice che aveva dato una cos grande autorit a Guido (ibid.
75). In questo quadro, quanta verit assume il giudizio di qualche
contemporaneo, il quale sostiene che erano essi che rendevano eretici gli
uomini (ibid. 76): leresia infatti funzionale agli inquisitori.
[221]
TODESCHINI 665. Paolini parla soprattutto dei Predicatori, Todeschini dei Minori;
mi sento tuttavia di estendere i giudizi di entrambi. Le accuse che il ferrarese
Matulino riferisce a frate Salimbene indicano chiaramente il disagio che il clero
secolare e regolare non mendicante provano di fronte allesproprio sistematico
delle loro funzioni; cf. SALIMBENE 611: ... quod vos fratres Minores et Predicatores
estis in odium et in scandalum clericorum et secularium sacerdotum... Primum de
quo conqueruntur est quod vos non predicatis quod decime dentur eis.
37

Secundum, quod vos recipitis sepulturas, id est quod sepelitis corpora


defunctorum. Tertium, quod vos auditis confessiones suorum parochialium contra
voluntatem eorum. Quartum, quod vos ita usurpatis vobis predicationum offitium,
quod locum habere non possunt, quia populus contemnit eos audire. Quintum,
quia cum vestris conventualibus missis ita impeditis eos diebus sollemnibus, quod
oblationes habere non possunt. Sextum, quod vos estis magni doniatores, id est
libenter loquimini cum dominabus et eas aspicitis, quod est contra Scripturam.
[222]
Cf. CAPITANI Medioevo 7 e nota n. 1.
[223]
PAOLINI Bologna, soprattutto 91-133, ma vedere ad indicem per tutti i
personaggi citati.
[224]
Mi sono recato nel mese di ottobre 1981 per tre volte allAAF per cercarli,
invano. Da telefonata dell11 novembre 1981 ho potuto apprendere da persona
degnissima di fede che queglatti, cercati precedentemente anche da altri,
risultano introvabili gi da un paio danni! Per fortuna sono stati regestati
da FRANCESCHINI Regesti, h) Inquisizione, pp. 1-3.
[225]
Sono contenuti nella Collectoria 133 dellArchivio Segreto Vaticano (di qui in
avanti: Rationes), per cui vedi G. BISCARO Inquisitori ed eretici lombardi (12921318) Miscellanea di storia italiana S. III XIX (1922) (di qui in
avanti: BISCARO Inquisitori) 447-557; ZANELLA Malessere. Non adopero la
trascrizione, difettosa, del Biscaro, ma la mia personale, che spero prima o poi di
pubblicare integralmente.
[226]
Vedi il grafico.
[227]
Atti Pungilupo 56, 70.
[228]
Ibid. 49, 50, 60, 66; PAOLINI Bologna 116.
[229]
Atti Pungilupo 49, 50, 54, 55, 59, 64, 66.
[230]
Ibid. 49-50, 62, 68.
[231]
Ibid. 51, 59, 62.
[232]
Ibid. 50, 53, 55, 62, 65.
[233]
PAOLINI Bologna 113, 115, 121.
[234]
Ibid. 120-21.
[235]
Ibid. 116, 117.
[236]
Ibid. 116.
[237]
Ibid.
[238]
Ibid.
[239]
Rationes cc. 139v, 154v, 155r, 156r, 156v. Eccone lelenco: Bonavita fu
Lazarino, Iosef, Bonaluce e fratello, Fulco fu Benedetto,
Avarcio, domina Bella, domina Onorata, Peregrino, magister Bonaventura medico
(unico sicuramente condannato), Graziadeo, Boncambio, Samuele, Isacco.
Questultimo, con il capo cinto della corona fu accompagnato a ludibrio per la
citt. Vedi anche V. COLORNI Nuovi dati sugli ebrei a Ferrara nei secoli XIII e XIVLa
rassegna mensile di Israel XI (1973) 408-10.
[240]
Rationes c. 148r.
[241]
Ibid. cc. 154v, 155r.
[242]
Ibid. c. 162v.
[243]
Questultimo, f q. Zonelli de Mantua, drappiere, possiede tre case in citt ed
un terreno a Gaibana; i suoi beni vengono venduti tra il 27 aprile 1297 ed il 1299,
cf. FRANCESCHINI Regesti, h) Inquisizione, pp. 2-3 nn. 5-11.
[244]
Cf. ZANELLA Riccobaldo 36, 49 nota n. 75. Menab quello stesso che, tra i
maggiorenti cittadini, parteggi prima per Salinguerra Torelli e poi pass dalla
parte degli Estensi (cf. ibid. 120 nota n. 156). Risulta defunto nel 1272/73,
cf. TROMBETTI 58 nota n. 139, 198. Per gli Aldighieri vedi anche A. OSTOJA Dante e
38

Ferrara in Dante. Contributi 1-84. Se esatto che le due famiglie attraversino


un periodo di declino, come sembra indicare la Chronica parva Ferrariensis,
sarebbe esemplificata in questo caso quellincapacit a seguire gli eventi che con
termine generico ho definito malessere ereticale, che mi sembra la sigla
generativa delleresia per tutta la seconda met del Duecento
(cf. ZANELLA Malessere).
[245]
Per tutti costoro vedi PAOLINI Bologna, ad indicem.
[246]
Basti rinviare a E. DUPR THESEIDER Il catarismo della Linguadoca e
lItalia in DUPR Mondo cittadino (di qui in avanti: DUPR Catarismo) 345-60;
C. VIOLANTE Eresie nelle citt e nel contado in Italia dallXI al XIII
secolo inVIOLANTE Studi sulla cristianit (di qui in avanti: VIOLANTE Eresie) 34979; ZANELLA Malessere.
[247]
Lavevamo gi notato in ZANELLA Malessere 15-17, 31-32.
[248]
FRANCESCHINI Regesti, h) Inquisizione, p. 2 n. 3.
[249]
Rationes c. 138v.
[250]
Ibid. cc. 139r, 139v.
[251]
Ibid. c. 145r.
[252]
Ibid. c. 149r.
[253]
Ibid. c. 150r.
[254]
lbid. cc. 154v, 155r.
[255]
Cf. anche BISCARO Inquisitori.
[256]
F. M. DELORME Un homonyme de Saint Antoine de Padoue inquisiteur dans la
Marche de Trvise vers 1300 AFH VIII (1915) 312-16; G. PRESUTTI Altri documenti
su lomonimo fr. Antonio da Padova o. m. e lInquisizione in Lombardia ibid. 66267; ILARINO DA MILANO Gli antecedenti inediti di un nuovo episodio dellinquisizione
francescana a Treviso (1262-1263) CF 5 (1935) (di qui in
avanti: ILARINO Antecedenti)611-20; MARIANO DALATRI Inquisitori veneti nel
Duecento ibid. 30 (1960) (di qui in avanti: MARIANO Veneto) 398-452; MARIANO
DALATRI Due inchieste papali sugli inquisitori veneti (1302 e 1308) ibid. 37 (1967)
(di qui in avanti: MARIANO Due inchieste); Inquisitori; G.BISCARO Eretici ed
inquisitori nella Marca Trevisana (1280-1308) AV s. V XI (1932) (di qui in
avanti: BISCARO Eretici) 148-80; ZANELLA Malessere 37-39.
Si veda, per ultimo, VASINA 455: Nonostante il carattere sporadico dei movimenti
eterodossi che solo tardivamente, nel corso del Duecento, assunsero una qualche
rilevanza in centri, come Rimini, Ferrara, Bologna, Parma e Piacenza con frange
delle sette catare e degli Apostolici, la persecuzione fu in certi casi assai dura e si
rivel incapace di discriminare fra le ragioni della dottrina della fede e quelle del
credo politico professato dai presunti eretici di parte ghibellina. Come si visto,
nessun caso di ghibellinismo eretico a Rimini e Ferrara.
[257]
PARISII DE CERETA Annales Veronenses ed. G. H. PERTZ MGH SS XIX, Hannoverae,
Hahn MDCCCLXVI 8. Non vi fanno cenno n gli Annales veteres (C.
CIPOLLA Annales veteres Annales breves Necrologium S. Firmi de
Leonico in Scritti di Carlo Cipolla II, Verona, Istituto per gli studi storici veronesi
1978 (Biblioteca di studi storici veronesi 12) 698-715), CIPOLLA Un nuovo testo
degli Annales veteres veronenses ibid. (di qui in avanti: CIPOLLA Nuovo testo),
n ROLANDINI PATAVINI Cronica in factis et circa facta Marche Trivixane (aa. 1200 ca.
- 1262) ed. A. BONARDI, RIS n. ed. 8/1, Citt di Castello, Lapi 1905-08, GERARDI
MAURISII Cronica dominorum Ecelini et Alberici fratrum de Romano (aa. 11831237) ed. G. SORANZO, ibid. 8/4, Citt di Castello, Lapi 1913-14, NICOLAI SMEREGLI
VICENTINI Annales civitatis Vincentiae (aa. 1200-1312) ed. G. SORANZO, ibid. 8/5,
Bologna, Zanichelli 1921, n il Chronicon Marchiae Tarvisinae et Lombardiae (aa.
39

1207-1270) ed. L. A. BOTTEGHI, ibid. 8/3, Citt di Castello-Bologna, Lapi-Zanichelli


1914-16.
Ma per il periodo precedente, per la verit, in analogia con quanto gi rilevato a
Rimini ed a Ferrara, sappiamo di un placito tenuto a Cerea nel 1203 da Guido,
arciprete della cattedrale di Verona, perch siano espulsi di l gli eretici
(CIPOLLA Notizie 336-37).
[258]
CIPOLLA Patarenismo 68. Vedi anche V. FUMAGALLI In margine allAlleluia del
1233 BISI 80 (1968) 271, che parla in generale per frate Giovanni di politica
religiosa.
[259]
Vedi supra nota n. 94. Per la moglie di Oldeberto la nota n. 112.
[260]
Vedi supra nota n. 93. Costanza conosce anche un Francesco de
Pedemonte che nella setta portava il titolo di magnus et dominus. Neppure
il DONDAINE Hirarchie III, 304, ne conosce il significato gerarchico.
[261]
Vedi supra note nn. 76-77.
[262]
Ibid. n. 171. A proposito di questo personaggio posso segnalare un altro
esempio della disinvoltura con la quale sono state compilate le gerarchie. Dice
il DONDAINE Hirarchie III 297: Il se convertit au catholicisme avant 1297. Come
fonte indica le Rationes fol. 42, ed in nota BISCARO Inquisitori 517. Il Dondaine non
ha visto loriginale, ma solo led. Biscaro, che riporta: It. eundo Brixiam cum fr.
Valentino ad fratrem lau... q. episcopum hereticorum, cos, con i puntini.
Loriginale, a c. 48r (e non 42), dice: Item eundo Brixiam cum fratre Valentino ad
fratrem Lanfranchum condam episcopum hereticorum. Niente Lorenzo da
Brescia, allora. Ma abbiamo scoperto un altro vescovo cataro che nessuna
gerarchia registra! Che sia il Diaconus de Pergamo Lanfrancus de Brixia, della
setta albanese, oppure il Filius minor Lanfrancus de Brixia, della setta di
Concorrezzo citati da Anselmo d'Alessandria (in DONDAINEHirarchie III 324)? Non
tengo proprio ad addentrarmi in ipotesi del genere...
Non da escludere che i vescovi catari italiani del periodo siano addirittura
cinque. Infatti da deposizioni di fronte a tribunali inquisitoriali francesi, risultano
presenti a Sirmione nel 1272 circa, accanto ai vescovi de Francia Bernardo Oliba e
Guglielmo Petri da Verona, anche un Enrico episcopus hereticorum de Lombardia,
e nel 1273 Andrico de Rivis, anchegli episcopus hereticorum
Lombardie (CIPOLLA Notizie 340-43; DONDAINE Hirarchie III 303-04 e nota n. 76). La
cosa mette in difficolt il Dondaine, perch la gerarchia del periodo troppo ben
rappresentata, e senza pronunziarsi preferisce attendere dautres informations.
Quando la documentazione scarsa si integra con ipotesi pi o meno azzardate,
e quando aumenta la sua consistenza si sospende ogni deduzione.
Stando allo SCHMIDT I 175, il vescovo cataro francese Guillaume Petit, gi tale nel
1270, fu arrestato con molti altri correligionari nel 1298.
[263]
BORST 236, 237.
[264]
CIPOLLA Patarenismo 77. Ancora a Lazise, il 25 aprile 1296, Guardo, viator del
comune di Verona ed officiale di fra Timidio e di Andalo degli Andal, podest di
Verona, comanda a Marcabruno da Legnago, podest di Lazise, di condurre a
Verona Perro Montecchio, un patarino che Guardo aveva catturato e che quelli di
Lazise avevano lasciato andare (CIPOLLA Notizie 337-38).
[265]
CIPOLLA Patarenismo 78-81; CIPOLLA Notizie 345; MARIANO Veneto 404-05. MANSE
LLI Eresia 246, dice centosettantasei nel testo, e centosessantasei nella nota.
Cf. anche BORST 136, che cita le nostre medesime fonti e tuttavia
incomprensibilmente scrive il numero 178, che si ritrova per anche
in DUPR Catarismo 349, il quale ultimo, fra laltro, dice: fra di loro sembra
esservi stato un certo numero di Francesi e di originari della Linguadoca, (il testo
40

francese, di cui qui traduzione, dice semplicemente: de Franais ou de


Languedociens, cf. DUPR Le catharisme languedociens et lItalie Cahiers de
Fanjeaux 3 (1968) 303); non ce alcun minimo indizio per
pensarlo. DUVERNOYHistoire 191, preferisce invece unaltra cifra: 174. Cf.
ancora MANSELLI Eresia 249.
Il numero dei bruciati varia nelle fonti cronistiche fra duecento e cento. Sulla base
delle lettere papali le cifre cambiano ancora: centosettantotto i catturati e
settanta i bruciati, cf. SCHMIDT I 176. Stupisce che questo variare delle cifre, che
pure sotto gli occhi di tutti, non sia evidenziato da
nessuno. DONDAINE Hirarchie III 294-95 e nota n. 45, con la sua assoluta fiducia
nei trattatisti, che danno la consistenza della setta in duecento individui, ne
desume che essa fu annientata. Il che non . Oltre tutto Raniero Sacconi giunge a
quella cifra computando anche gli eretici che risiedevano a Mantova, Brescia,
Bergamo e nel Milanese (sed pauci) ed in Romagna (SANJEK 50). Il professor
Manselli, molto cortesemente, mi mette in guardia, osservando che i numeri di
Raniero, se sono esatti, sono di perfetti!; gliene sono grato, ma non mi pare che
il testo autorizzi a distinguere, tanto vero che quando, subito dopo, Raniero tira
le somme, dice: O lector, dicere potes secure quod in toto mundo non sunt
Cathari utriusque sexus numero MMMM, e Cathari non indica certo solo i perfetti.
[266]
G. B. VERCI Storia della Marca Trevigiana e Veronese Venezia, Storti 1786-91,
VII, 8-9; CIPOLLA Patarenismo 81; CIPOLLA Notizie 343-44; MARIANO Veneto 405 e
note nn. 44-45.
[267]
CIPOLLA Patarenismo 81-83; ZANELLA Malessere 22.
[268]
CIPOLLA Patarenismo 267-68.
[269]
MARIANO DALATRI Una sentenza dellinquisitore fra Filippo da Mantova
(1287) CF 37 (1967) 142-44; CIPOLLA Notizie 344-47; MARIANO Veneto 405. Questo
Mezagonella forse quello consolato insieme a Pungilupo, cf. supranota n. 93.
[270]
CIPOLLA Patarenismo 282.
[271]
Ibid. 270-74. Incomprensibilmente nel testo si legge Bartolomeo della Torre
270, 277, 283.
Il caso di questa famiglia analogo a quello dei Menab e degli Aldighieri che
abbiamo notato a Ferrara; si cf. Ia conclusione del CIPOLLA, ibid. 274: Questa
sentenza ci spiega la causa ed il modo per cui e con cui ebbe termine la
grandezza di una delle pi antiche e pi potenti famiglie veronesi. Come
Menab, la famiglia Zerli aveva parteggiato sia per i ghibellini sia per i guelfi. Altri
casi in ZANELLA Malessere 54-55.
[272]
CIPOLLA Patarenismo 274-77. Sul catarismo veronese possediamo qualche
altra notizia: il 15 ottobre 1297 frate Francesco da Trissino inquisitore risolve una
questione di propriet dei beni del defunto Rugerino a Lameriis e Bartolomeo a
Tabula eretici (CIPOLLA Notizie 348-49); l11 marzo 1298 lo stesso inquisitore
concede al monastero di SantEufemia in Verona beni confiscati a Giovanni de
Bastardis, condannato per eresia dagli antecessori (ibid. 349-50); l1 luglio 1310
frate Petricino da Mantova dei Minori a Padova elegge suo sostituto a Verona frate
Nicol, guardiano dei Minori a Verona (ibid. 350-51); inoltre anche qui un episodio
della rivalit fra i due ordini mendicanti e dellarbitrio inquisitoriale; l11 agosto
1291 Nicol IV raccomanda al capitano Alberto della Scala frate Bonagiunta da
Mantova nominato inquisitore (ibid. 352-53). Gi il 5 maggio il papa aveva citato
davanti alla Santa Sede i domenicani inquisitori frate Pagano e frate Viviano da
Verona, che avevano vessato Bonagiunta; il 12 settembre la citazione ripetuta,
ed il 5 ottobre il papa ordina a fra Bonagiunta di cassare i processi avviati da
Pagano e Viviano, rei di aver turbato lOfficio (ibid. 353).
41

DUPR Eresia 285, ipotizza che Bonigrino e la moglie provenissero dalla zona del
lago di Garda, ma solo una suggestione. Sappiamo ancora che fu condannato,
in data imprecisata, un altro eretico, Gerardo di Bonincontro, che era vivo nel
1308, cf. MARIANO Veneto 406.
[273]
236-37.
[274]
237; cf. anche DUVERNOY Religion 333.
[275]
Hirarchie III 288; per il resto non differisce sostanzialmente da BORST. Nulla di
nuovo neppure nel recentissimo DUVERNOY Histoire 190-91.
Abbiamo tralasciato di parlare della comunit di illi de Francia, verso il 1250,
vivevano a Verona. Cos il DUPR Catarismo 351. Anche in questo caso stupisce la
recisione. La fonte Anselmo dAlessandria, il quale, parlando della diocesi di
Concorrezzo, dice solo (DONDAINE Hirarchie III 310 r. 23): Illi qui dicuntur de
Francia habent, ut credo, Viventium veronensem, sottinteso: vescovo.
Lindeterminatezza della data totale, e semmai da riferire a tempi vicini alla
redazione del trattato, visto luso del presente nel verbo, cio verso il 1270. Il
Dupr rimanda in nota a DONDAINE Hirarchie III 258, ma in quel punto lo studioso
francese mostra molte pi perplessit. escluso comunque che sia lecito dedurne
che una comunit ereticale francese sia attiva a Verona. Illi de Francia in quel
contesto sembra avere lo stesso significato di illi de Bagnolo, vale a dire una
setta. Comunque questo vescovo Viventius (oVivianus, Vivens, Viventer) - se si
tratta sempre della stessa persona, che fortemente dubbio - non accolto nelle
gerarchie catare del Dondaine e Borst. Cf.
ancora MANSELLI Eresia 251; DUVERNOY Religion 106, 115, 333, che ricorda la
presenza a Sirmione del vescovo cataro tolosano nel 1272 a 343, e nel 1273 a
186, per cui vedi qui supra nota n. 262.
[276]
Catarismo; Eretici 244; Problemi di eresiologia medioevale in DUPR Mondo
cittadino (di qui in avanti: DUPR Problemi) 218: sempre di nuovo si tentati di
catalogare in qualche modo le eresie, ora per il loro contenuto, ora per il loro
nome. Imprese poco meno che disperate, ambedue, specialmente per i primi
tempi, ma delle quali si avverte lesigenza.
[277]
Fu gi osservazione del CIPOLLA Patarenismo 277; siamo ben lontani
dalllnterrogatio Iohannis (Le livre secret des cathares. Interrogatio Iohannis.
Apocryphe dorigine bogomile d. crit., trad. comm. par E. BOZKY, prf.
dE.TURDEANU, Paris, Beauschne 1980).
La negazione della resurrezione e lammissione dellusura sono in Raniero Sacconi
(SANJEK 43, 45).
[278]
ZANELLA, Malessere. Sottoscrivo appieno le avvertenze metodologiche di
E. GRIFFE Quelques rflexions sur deux cent ans dhrsie e de dfense de la
foi Bullettin de Littrature Ecclsiastique 78 (1977) 269. Va avvertito che
notevoli discordanze sulla successione vescovile catara sono anche nelle fonti,
cf. DONDAINE Hirarchie II 262-63.
[279]
Si legga DUPR Problemi 226: Codesta preoccupazione identificatoria tipica
specialmente per linquisitore: non si tratta, evidentemente, di pura curiosit, ma
della necessit dindividuare leresia per poterla incasellare nella casistica
tradizionale, poi configurarla come crimine e colpirla. insomma una ricerca del
precedente giudiziario, e non occorre sottolineare quanto codesto modo di
procedere fosse parziale. Ma giustamente stato rilevato che glinquisitori non
erano n storici n studiosi in astratto del fenomeno ereticale, ma perseguivano
scopi pratici. E non cos anche per i trattatisti/inquisitori Raniero Sacconi ed
Anselmo dAlessandria? Cf., in altro ambito, CAPITANIMedioevo 18: Le implicazioni
dottrinali, chiaramente istituzionali, al limite ideologiche, per tutti i Patarini, sono
42

una necessit nella logica dei cronisti milanesi: io non ho mai pensato che fossero
nella logica dei Patarini.
Cf. ancora R. MANSELLI Studi sulle eresie del secolo XII Roma, Istituto Storico
Italiano per il Medio Evo 19752 (Studi Storici 5) (di qui in avanti: MANSELLI Studi) 13;
G. TABACCO Chiesa ed eresia nellorizzonte giuridico e politico della monarchia
papale Bollettino della Societ di Studi Valdesi n. 144 (1978) 911; DUVERNOY Religion 241; ZANELLA Eresia.
[280]
Per il turpiloquio numerosissimi esempi in PAOLINI Bologna, passim; per il nesso
eresia-sodomia G. SEVERINO Note sulleresia a Siena fra i secoli XIII e XIV in Studi
sul Medioevo cristiano II 902 nota n. 42; per lusura, oltre al caso di Giovanni de
Matro incontrato pi sopra (per il quale vedi anche ZANELLA Malessere 53); per gli
Ebrei qui supra il caso di Ferrara. Cf. ancora ILARINO Antecedenti 616, 618
e ZANELLA Malessere 22.
Vedi ancora MANSELLI Storia 499: ...quel vasto ed ampio movimento ereticale, a
cui, per comodit, continuiamo a dare il nome complessivo di Catarismo, ma che,
in realt, si va sempre pi mostrando vario e molteplice nelle diverse localit e
nei successivi momenti del suo divenire; MANSELLI Eresia 145: ... la fisionomia
del catarismo, come di una eresia che nei suoi molteplici volti, ha tentato di offrire
alle nuove masse dellEuropa dopo il Mille, una fede di consolazione esistenziale.
Questultima osservazione non nella prima ed., del 1963. Cf.
ancora MANSELLI Studi 311.
[281]
Per la periodizzazione DUPR Problemi 214-16; per le confraternite MEERSSEMAN;
E. DELARUELLE Dvotion populaire et hrsie au Moyen Age in Hrsies et socit
dans lEurope pr-industrielle 11e-18e sicles Paris-La Haye, Mouton 1968 14755; PAOLINI Ordini 707; L. PAOLINI Le origini della Societas Crucis RSLR 15,2
(1979) 173-229.; ZANELLA Malessere 64-65; ZANELLA Eresia 142.
[282]
CAPITANI Medioevo 21-22. Le valutazioni sullefficacia della repressione
inquisitoriale nellestirpare leresia, sono ancora discordi; ne ho discusso ancora
in ZANELLA Eresia 137, soprattutto nota n. 28.
[283]
Questo lavoro era gi pronto nel 1981: lopportunit di sottoporre anche
allattenzione di altri studiosi i rilevamenti compiuti su materiale inedito; la
necessit di procurarsi un adeguato finanziamento; limprevedibilit di difficili
tempi di lavorazione tipografica ne hanno reso possibile la pubblicazione solo
oggi. Di ci lIstituto Storico Italiano per il Medio Evo non ha nessuna
responsabilit. Solo pochi aggiornamenti mi sembrano ora (gennaio 1984)
indispensabili. La nuovissima edizione degli Acta S. Officii Bononie ab anno 1291
usque ad annum 1310, a cura di L. PAOLINI - R. ORIOLI, pref. di O. CAPITANI, Roma,
Istituto Storico Italiano per il Medio Evo 1983 (FISI 106), per la citazione di
Armanno Pungilupo a Bologna, di cui qui supra alla nota n. 196, vedi latto n. 572
a 320-22 e cf. anche latto n. 816 a 604; per Menab, di cui qui supra alla n. 216,
vedi latto n. 815 a 603, dove, come unica variante, si legge iniuriam invece
del miram dellAldrovandi e del mio congetturale misericordiam: il senso rimane
poco chiaro; la lettura delloriginale, bench led. non senta la necessit
davvertirlo, molto difficoltosa; ma mi pare pi accettabile che Menab
celebrasse una misericordiam di quelangelo cui aveva fatto costruire una
cappella, ut docebat, non una iniuriam. Sul Pungilupo hanno scritto ancora
M. GOODICH Vita perfecta: the ideal of sainthood in the thirteenth
century Stuttgart, Hiersemann 1982 (Monographien zur Geschichte des
Mittelalters 25) 196, ma genericamente e con qualche errore e ritardo
dinformazione; A. BENATI Frater Armannus Pungilupus. Alla ricerca di una
identit Analecta Pomposiana VII (1982) 7-57, che prospetta quel che qui si
43

nega: che Armanno fosse frate di penitenza; G. ZANELLA La Vita di San Maurelio:
un esempio di agiografia pubblicistica La pianura 1982, n. 3, 83-85 (ora
in ZANELLA Hereticalia 119-24). Sulle zone privilegiate degli eretici ferraresi
tornato L. PAOLINI Domus e zona degli eretici. Lesempio di Bologna nel Xlll
secolo Rivista di Storia della Chiesa in Italia 35 (1981) 378-79.

44