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LA DANZA, ARMONIA DEL CORPO E DELL’ANIMA.

Stasera presentiamo la danza, un argomento che da appena un anno l’Archeosofia


sviluppa con corsi, conferenze, per far conoscere un’arte tradizionale, antica quanto
l’uomo da intendersi come una via di accesso alla conoscenza, un’arte finalizzata al
risveglio della coscienza; la danza, strettamente legata alla musica è un’arte capace di far
evolvere l’individuo, di creare un movimento interiore, di elevare il suo animo e
sensibilizzarlo.

A noi interessa la danza da un punto di vista ascetico, cioè come esercizio per tutto
quanto l’individuo, essa è una ginnastica totale, fisica e interiore: disciplina, armonizza e fa
padroneggiare il corpo, sviluppa il rigore, l’attenzione, la concentrazione e la volontà,
sensibilizza all’arte e alla musica, risveglia una sensibilità capace di elevare l’anima verso
l’alto, ispira a volgere lo sguardo al cielo.

Danzare, muoversi secondo un ritmo armonioso è qualcosa di comune a tutti noi,


sarà capitato a tutti qualche volta di provare un sentimento di allegria quasi esplosiva che
è sfociato spontaneamente nel cantare o nel ballare, ma lavorando con arte, con metodo,
con il movimento esteriore possiamo imparare a trasmettere un movimento interiore,
profondo, forte e potente, uno slancio verso un ideale che viene da dentro, dalla nostra
anima.

La danza è intesa come espressione d’amore, di bellezza e di armonia, è uno


slancio di gioia rivolto al cielo, è usata per ringraziare la divinità o pregare, traducendo le
parole in movimenti del corpo; danzare è un modo per comunicare, trasmettere, una
specie di dolce conversare; c’è un “corpo” di danza, siamo un gruppo, un tutt’uno, la danza
unisce come anelli di una catena gli spiriti affini.

E’ curioso notare che questo significato di legare, affratellare, insieme all’idea dello
slancio, che la danza suggerisce, deriva proprio dall’etimologia della parola “danzare”:
danzare denota “stendersi in catena”, stirare, stendere (Dizion. Etimol.); lo slancio di per
sé dà l’idea di infinito, di qualcosa che non voglio limitare, basta pensare ad uno slancio
d’amore, di gioia e viene in mente una forza che si sprigiona, libera, senza riserve.
L’artista é libero di esprimersi, ma allo stesso tempo deve educarsi.
Nel corso della storia ci sono state molte scuole, l’uomo ha adattato il modo di
ballare ai tempi, alla cultura alle esigenze del momento storico; un movimento innovativo è
quello iniziato dall’americana Isadora Duncan (1878-1927), nel quale si tende verso una
liberazione spirituale e corporea dell’uomo (Storia della danza e del balletto; di A. Testa).

Tutte le componenti che ruotano intorno alla danza, la musica, il ritmo, lo slancio
interiore e il movimento del corpo, concorrono ad esprimere un desiderio, una richiesta
dell’anima, che nella danza sacra diviene passione e amore per la divinità, portata
all’estrema realizzazione fino all’estasi.
I movimenti esprimono una vera e propria forza.
Nella vita ordinaria gran parte dei movimenti sono automatici, sfuggono al nostro
controllo e altrettanto lo sono i pensieri e i sentimenti; l’automatismo dei pensieri e dei
sentimenti corrisponde esattamente all’automatismo dei nostri movimenti.
Trovarsi ad esempio in uno stato d’animo di tristezza e di scoraggiamento, significa
che nella nostra mente è entrato un pensiero della stessa natura, che si rifletterà anche sul
corpo facendogli assumere una posa che corrisponde a questo pensiero e a questo
sentimento ( es. testa e sguardo abbassato, spalle curve; es. una persona introversa e
una estroversa; es. una persona felice e solare, o una cupa, scontrosa). Un cambiamento
intenzionale di posa presuppone intanto una presenza a se stessi, è una forma di
attenzione e può anche influenzare lo stato d’animo e il nostro modo di pensare,
predisponendo ad esempio ad un atteggiamento più dignitoso, più sicuro e positivo.

Una danzatrice e coreografa americana, Martha Graham (1894-1991), afferma che


“il movimento è la dichiarazione più aperta dell’individuo. Mentre le parole, i discorsi
possono generare equivoci e tutte le persone più o meno si assomigliano attraverso le
parole, sono le azioni a differenziare gli uomini”. (Storia della danza e del balletto, di A.
Testa).

Ritmo e armonia.

Tutto è movimento.
Tommaso Palamidessi ha scritto: “Il corpo è un piccolo universo con il suo ritmo,
sempre in movimento nello spazio”.
Le nostre condizioni sono molto sensibili e influenzabili: ad esempio i ritmi personali
come il ritmo respiratorio, cardiaco, dei movimenti muscolari, del riposo e dell’attività,
possono essere calmati, stimolati, armonizzati, oppure prodotte discordanze e rotture.
Anche la psiche ha i suoi ritmi e complessi: depressione ed euforia, gioia e dolore, forza e
debolezza, fervore e stanchezza, estroversione e introversione.
Il ritmo e l’armonia esercitano un’azione vera e propria sul corpo e sulle emozioni.
Si danza con la musica, pertanto le due discipline sono molto legate: la danza
sviluppa la musicalità, il ritmo, si deve seguire un conteggio, un’interpretazione della
musica stessa, la musica aiuta i movimenti, dà energia, ispira.
Noi danziamo sulla musica archeosofica, è la musica sacra che detta il ritmo dei
movimenti e il corpo tende, con la danza, a ricercare una sintonia con il movimento
spirituale, per non esprimere solo una forma esteriore, esteticamente bella ( ora non
parleremo della musica archeosofica, ma alla fine della conferenza ci sarà un assaggio,
per chi non la conosce, di quello che è musica e danza archeosofica).
E’ importante il ritmo e il tipo di musica su cui si danza: un certo ritmo può
sviluppare la confusione o la calma, spingere alla ribellione o alla pace, alla paura o al
coraggio.
“In tempo di guerra a Torino strappavano occhi, orecchie e lingua alla gente per
motivi di politica e c’era il pianista che suonava Chopin…a quello Chopin dava ispirazione,
vigore per fare quelle oscenità. Oppure Wagner suonato in battaglia per animare i soldati,
che ammazzavano meglio proprio perché c’era la Cavalcata delle valchirie” (T.
Palamidessi, conf. tenuta a Perugia).

Cosa si intende per arte.


Oggi quando si parla di arte si pensa alla destrezza, all’abilità o padronanza
tecnica, scaturita dall’esercizio e dalla pratica, si pensa all’estetica, a fare soldi o alla gloria
personale.
Si dimentica spesso un aspetto importante: nell’arte deve rispecchiare il sentimento,
la forza, la passione, l’intelligenza, la presenza a se stessi, perché il pubblico percepisce
se dietro il movimento c’è il vuoto; essa è un dialogo che deve trasportare, deve aiutare e
inclinare a tutte le cose più belle della vita, agli alti ideali. (v. “Introduzione alla musica
archeosofica”, p.14, 1°parte. A. Benassai).
E’ importante l’intenzione che ci fa muovere, tenere presente perché lo facciamo.
L’opera d’arte deve avere uno scopo, deve portare un messaggio; lo scopo è anche
sviluppare un dialogo tra chi danza e chi guarda, una vera comunicazione intima, in modo
che chi osserva come chi esegue viva un’emozione, un’intenzione, si senta elevare
l’animo, partecipi insieme a qualcosa di costruttivo. Se il pubblico non capisce cosa vuol
dire l’artista, questo è un egoista; l’artista deve fare per se e per gli altri.

Per riuscire a trasmettere un’emozione, risvegliare negli altri uno stato d’animo, è
necessario che l’artista, per primo, viva questa emozione; se voglio trasmettere calma e
serenità a chi sta di fronte, devo trovare prima di tutto una calma e una serenità dentro di
me, se voglio comunicare gioia, amore, devo essere gioiosa, innamorata, altrimenti
sarebbe una cosa fredda, ci vuole slancio, energia, coinvolgimento interiore, il solo
movimento, la forma, non basta.

Ecco perché prima di tutto si deve fare un lavoro su noi stessi.

La Tradizione.

L’Arte ha lasciato le sue tracce nell’umanità, attraverso tutte le civiltà: nella storia
esiste sicuramente una trasmissione fedele della danza sacra, un’arte che è stata
custodita segretamente perché non venisse profanata.
(immagine A)
Rappresenta il concetto che abbiamo accennato all’inizio: spiriti affini, innamorati
della divinità che si “stendono in catena” per danzare insieme con il dio Apollo.

(immagine 1)
Le tre arti sorelle, “la musica, la poesia e la danza, parti inscindibili di un tutto
armonioso d’origine divina, avranno in sé qualcosa di divino o di santo, di cui dovranno
essere fedele espressione”. (“La danza sacra” di Renato Torniai).

(immagine 2)
Il Tempio, il luogo sacro nel quale probabilmente si danzava durante i rituali, ci dice
che la danza è anche a scopo di rendimento di grazie all’Assoluto, una forma di
comunicazione con il Cielo, un’espressione del desiderio di unirsi all’Assoluto
.
(immagine 3)
La danza può essere slancio di tutto l’individuo, un’apertura e una predisposizione
da parte del danzante.
Senza ispirazione divina non vi può essere né musica, né danza, né poesia, così
dice Platone, non può esistere l’Arte.
(immagine 4)
Anche per i primitivi la danza è parte essenziale del rito; le danze più belle sono per
i loro dei.
La prima formula semplice di danza è quella del girotondo, del muoversi insieme
secondo certi ritmi; è del resto il più naturale gioco dei bambini, che in pratica ballano.
Il ballo in cerchio è fatto intorno ad un centro, che può essere la preda, un simbolo
(es. il fuoco), l’idolo.

(immagine 5)
Non si può tralasciare un popolo di civiltà antichissima, il popolo egiziano, che ha
dimostrato una grande raffinatezza di gusti attraverso l’eleganza e l’armonia; un popolo
che ha concepito questa vita talmente legata a quella ultraterrena, sì da vivere sulla terra
in continua preparazione per affrontare il viaggio nell’aldilà, considerato nient’altro che un
naturale prolungamento della vita.
(immagine 6)
Ci sono varie testimonianze iconografiche che mostrano gruppi di cantrici
sacerdotesse che accompagnano le sacre processioni, cantando inni agli dei ed
eseguendo danze.
(immagine 7)
(immagine 8)

(immagine 9)
La dea Maya nell’atto di danzare prima di dare alla luce Buddha. La danza del
ventre è simbolo della nascita e fertilità e trattandosi di una dea si parla di nascita
spirituale.
La dea, danzatrice sacra con la sua femminilità credo voglia evocare proprio il
desiderio di donarsi al suo Creatore, con tutto l’impeto del proprio cuore, senza riserve,
tipico della donna innamorata.
Nell’India ogni danza è ritenuta sacra, anzi di origine divina. Lo stesso Universo è
formato a passo di danza da Siva – simbolo della potenza generativa – che crea e
imprime un ritmo vitale con la sua Tanda, la danza che esprime il movimento divino, che
pervade tutte le cose.
(immagine 10).
La mano destra tiene un tamburino, simbolo di creazione; la sinistra tiene il fuoco,
simbolo di distruzione; il piede destro è la punizione dei cattivi, simboleggiati dal demonio;
il piede sinistro è simbolo di vita eterna, perché sollevato dal mondo; la seconda mano
destra, in relazione al piede destro, è simbolo di conservazione; la seconda mano sinistra,
che accenna al piede sinistro, è simbolo di speranza.
Nella danza religiosa indiana troviamo le “devadasi”, danzatrici sacre, sacerdotesse
legate alle funzioni rituali nel tempio.
(immagine 11- 12- 13- 14- 15)
La danza indiana

(immagine 16)
Dai Sufi dell’Islam è arrivata a noi la particolare danza dei Dervisci Roteanti: per i
danzatori dervisci questa danza è una forma di meditazione; è chiesto autocontrollo
mentale e fisico, forza, energia; i dervisci entrano con lunghi cappelli conici di feltro e
mantelli neri, che nel corso della danza vengono gettati, sotto hanno abiti bianchi ( vesti
simboliche in termini di morte e resurrezione), mentre roteano tengono le braccia
spalancate con la mano destra rivolta in alto verso il cielo e la sinistra in basso verso la
terra. I movimenti sono lenti e maestosi nella fase iniziale, raggiungendo poi in armonia
con la musica, un ritmo sempre più veloce, ma mai incontrollato.(“Il grande libro della
sapienza Sufi”, di C. W. Ernst) , che trascina all’estasi artificiale.

I profeti volontari ad esempio li troviamo organizzati nelle così dette scuole dei
profeti; essi costituiscono un monachesimo ove i fenomeni di estasi sono una condizione
normale. I profeti si aiutavano con mezzi atti a produrre l’estasi artificiale, ricorrendo anche
alla musica e alla danza (Quaderno settimo, di T. Palamidessi, p.8).
(immagine 17)
Alle scuole dei profeti parteciparono delle donne, tra cui Maria, profetessa, la prima
fra le danzatrici sacre, sorella di Mosè e Aronne. (v. Esodo 15;20).

(immagine 18)
Si parla di danza sacra nelle S. Scritture, dove troviamo Davide (signif. nome:
“amato da Dio”, “amore”, quindi un Nome di Dio, perché Dio è Amore), re d’Israele, che a
tutta l’assemblea di Israele, dice: “riporteremo l’Arca del nostro Dio qui presso di noi”,
allora Davide e tutto Israele danzano con tutte le forze davanti a Dio” (1Cronache, 13;8).
“Quando l’Arca dell’Alleanza del Signore giunse alla città di Davide, si vide il re (Davide)
danzare e saltare” (1Cr, 15;29).
I movimenti della danza di Davide credo fossero anzitutto una preghiera, sobri,
eleganti, forti ed ardenti come la natura del re.
E’ difficile immaginare un guerriero, un re che danza, ma credo che la sua danza
volesse esprimere forza interiore, amore ardente, gratitudine per la risposta dal Cielo,
speranza nell’aiuto Celeste.

Salomè danzò una danza inebriante in pubblico, per il re Erode, chiedendo in


cambio la testa di Giovanni Battista ( Matt. 14;6): è una danza impura, deviante, sensuale,
che ammalia il re, il quale, completamente affascinato, le concede qualunque dono.
La danza ha un altissimo potere di suggestione se è capace di far commettere ad
Erode un atto simile, sebbene stimasse Giovanni Battista, egli accetta di decapitare Colui
che viene a far conoscere la Luce, la Sapienza, il principio della salvezza.

La danza può influenzare e mutare le coscienze in bene o in male.

E’ facile che un’arte pura e santa decada dal suo stato di purezza e sacralità a
causa della corruzione degli uomini: una danza che in origine aveva lo scopo di attirare la
presenza dall’Alto, è divenuta semplice rappresentazione, passatempo ed in certi casi
strumento di corruzione.
(immagine 19)
Nei secoli le danze sono state presenti nelle sacre funzioni, la chiesa ha permesso
queste manifestazioni pure, sacre, di gioia e di omaggio al Creatore, all’interno dei
santuari ci sono sculture e pitture di angeli e santi che si atteggiano a movimenti di danza.
Anche Dante Alighieri introduce nel luogo più santo del suo paradiso spiriti occupati
a ripetere con canti e passi ritmati echi di melodie arcane, in segno di gioia, un effetto
dell’amore e della contemplazione di Dio.
(immagine 20)
“Allora anche tu potrai danzare insieme con gli Angeli intorno a Colui che non ha
principio né fine” (Clemente Alessandrino).
“Vige in ogni tempo una segreta alleanza di spiriti affini. Voi che ne fate parte,
stringete più forte il cerchio, affinché la verità dell’arte risplenda sempre più chiara e la sua
purezza si diffonda dappertutto con gioia” (Robert Schumann, citato da T. Palamidessi in
“Canto e arte del cantare santificante”).

Nicoletta Gasparrini