Sei sulla pagina 1di 3

SAN NICOLA KYRIE ELEISON [2 GIUGNO]

testo del nostro mirabile Archimandrita Antonio Scordino.

‘Giramondo’ tutto particolare fu il beato martire e pazzo per Cristo Nicola Kirieleison. Egli nacque [1075
circa] a Stiri, un villaggio che si trova nelle vicinanze del Monastero Osios Lukàs, tra Itea e Livadia.

I genitori erano poveri agricoltori; la madre lo mandava a pascolare le pecore. Tale lavoro non durò a lungo
poiché un giorno, all’improvviso, cominciò a esclamare a gran voce: Kyrie, eleison! Prendendo l’iniziativa di
pregare incessantemente nel cuore e ad alta voce - come gli aveva insegnato Cristo, apparsogli visibilmente
- meritò di raggiungere grandi altezze. Della cosa però la madre fu molto turbata e cominciò a ricorrere a
minacce e sferzate, nell’intento di costringere il figlio ad abbandonare quella che lei considerava una
grande stoltezza. Quando però si rese conto di non riuscire a distoglierlo dalla via intrapresa, lo cacciò di
casa.

Nicola aveva dodici anni quando lasciò il villaggio e salì su un monte altissimo, non lontano dall’abitato.
Trovò una grotta, nella quale abitava un’orsa; al vederla il santo si munì di una croce, e disse: “In nome di
Cristo, non entrare più qui!” L’orsa, obbediente, lasciò la grotta e sparì da tutta la regione. Egli poi si stabilì
in quel luogo, nutrendosi soltanto di erbe crude, e giorno e notte - sollevati gli occhi e le mani al cielo -
gridava Kyrie eleison.

Mentre viveva così, un monaco dall’aspetto venerabile e dalla barba lunga, nudo e coi capelli bianchi, un
giorno si presentò a lui, salutandolo e chiamandolo per nome. Lo spinse all’amore della virtù, esortandolo a
molte cose. Avendolo così istruito su tutto, si congedò da lui e scomparve rapidamente nel deserto.

La madre, sospettando che Nicola fosse posseduto dal demonio, lo portò ai monaci del Monastero di San
Luca; ivi per molto tempo, a scopo di cura, fu sottoposto ad angherie. Lo cacciarono dal tempio: egli stava
dinanzi alle porte, gridando il Kyrie eleison. Lo chiusero in una torre: verso mezzanotte, mentre continuava
a gridare Kyrie eleison, la porta della torre si aprì prodigiosamente. I monaci lo legarono: la catena cadde a
terra come una ragnatela. Lo buttarono fuori: la divina Potenza lo sollevò e lo posò sulla cupola della chiesa,
e furono costretti a farlo scendere a bastonate. Lo gettarono a mare: un delfino lo portò incolume a terra.

Prendendo da casa un’ascia e un coltello, Nicola salì allora sulla montagna: tagliava legna da alberi di cedro
e, facendone croci, andava a piantarle agli incroci delle strade e in luoghi inaccessibili e scoscesi.
Una volta l’angelo del Signore lo trasportò in Langobardia [in Puglia], a Trani, e gli disse: “Grazie a te, Nicola,
questo luogo sarà glorificato sino alla fine del mondo”.

Il primo di luglio, nel Metochio di Faro, chiamato Stirisca, presso il mare, si stava preparando la festa dei
santi anargiri Cosma e Damiano. L’igumeno di Stiri con i suoi monaci era solito parteciparvi tutti gli anni, e
fra i tanti che accorsero, c’era anche il nostro santo. Al momento della comunione, si avvicinò per ricevere il
sacrosanto corpo e sangue di Cristo. Ma l’igumeno gli rivolse parole ingiuriose, ordinando di cacciarlo fuori
dalla chiesa. Rattristato e in lacrime, egli decise di partire. Si recò a Naupatto e s’imbarcò.

Sulla nave Nicola gridava continuamente Kyrie eleison: i marinai allora lo gettarono a mare ma, protetto
dalla potenza divina, giunse al porto di Otranto.

A Otranto tutti ben presto cominciarono a riconoscere la virtù divina che ricolmava quel ragazzo. E supplici
gli dicevano: “Abbi pietà di noi e intercedi per noi presso il Signore, affinché per le tue preghiere siamo
liberati dalla schiavitù dei barbari e i nostri parenti che si trovano in prigionia ottengano la libertà”.

Era usanza dei cittadini d’Otranto di portare l’icona della gloriosa Madre di Dio da una chiesa all’altra. Un
giorno dunque, mentre si celebrava la sacra Litì, il santo che seguiva e cantava Kyrie eleison, incontrò un
anziano e riverendolo gli disse: “Salve, mio fratello e signore. Tu e io siamo stati plasmati dall'unico
creatore”. E lo abbracciò. Ma i cristiani mormorarono: “Toh! Riverisce e saluta un ebreo!” E mettendogli
dinanzi l’icona, dicevano: “Adora la Madre di Dio!” Rispose: “Non la voglio adorare!” ma all’improvviso si
alzò da terra, e cominciò a elevare in onore di Lei inni, azioni di grazie e lodi. Partì quindi da Otranto e
giunse a Sogliano, dove per molti giorni compì numerosi miracoli.

Poi si recò a Nardò, Racale e Lecce. Nel Monastero di San Lorenzo, a Vèrnole, c’era un uomo agitato dal
demonio. Il santo gli disse: “Apri la bocca!” Quello aprì subito la bocca e, dopo che il santo lo toccò tre volte
con una croce, fu liberato dal demonio. Giunto il santo alla città di Lecce, prima di farvi ingresso si fermò nel
tempio di san Zaccaria. Poi, al mattino presto, gridando Kyrie eleison, entrò in città. Si diresse alla
cattedrale, sempre gridando Kyrie eleison. Il vescovo [uniate] Teodoro lo fece prendere e fustigare.
Sopportando senza movimento alcuno le frustate, fu poi allontanato dalla chiesa. Andato da un’altra parte,
come al solito gridava Kyrie eleison. Due Franchi, Jean e Rumtibert, presero il santo e lo incarcerarono,
legato mani e piedi. Ma rifulse una grande luce, le funi che lo legavano furono sciolte, le porte si aprirono,
ed egli, gridando Kyrie eleison, prodigiosamente uscì. Un giorno, nella stessa città, nei pressi della porta
incontrò il conte Gotfried, che avanzava a cavallo accompagnato dai suoi. Alzate le mani al cielo, il santo
gridò Kyrie eleison. A quel grido improvviso e al gesto delle mani, i cavalli si spaventarono, e disarcionarono
i cavalieri facendoli finire per terra. Uno di questi si avvicinò al santo e lo prese a schiaffi. Ma, mentre gli
altri cavalieri si rimettevano in movimento, colui che aveva schiaffeggiato il santo cadde improvvisamente
da cavallo, rompendosi le gambe; la mano che aveva colpito il santo restò paralizzata.

Alcuni lo presero e lo condussero alla chiesa di san Demetrio e ve lo lasciarono, mani e piedi legati. Egli non
smetteva mai di pregare e magnificare il Signore. Ed ecco che verso mezzanotte apparve l’angelo del
Signore, e una luce intensa riempì la chiesa. Sciolti i legami, mentre egli gridava Kyrie eleison, venne tirato
fuori dalla chiesa. Entrando nel campanile, cominciò a suonare le campane; appendendo poi il suo mantello
dinanzi all’icona di san Demetrio, disse: “Non cessi il Signore di compiere prodigi e miracoli a beneficio degli
infermi sino alla fine del mondo”. Il che si verifica fino a oggi: tutti coloro che toccano con fede il mantello,
vengono liberati da qualunque malattia siano stati colpiti.

Partendosi di lì, Nicola - sempre gridando Kyrie eleison - giunse a Veglie. Ivi, rimanendo nella casa di una
povera vedova, le procurava il necessario: si caricava la legna sulle spalle, e la portava in quella casa. In
questa città, come del resto ovunque, gridava Kyrie eleison incessantemente. E nell’invocare sempre Kyrie
eleison, questo santo gridava: Convertitevi!, allo stesso modo in cui lo aveva gridato ai giudei il Precursore
di Cristo. A seguito di queste cose, alcuni che lo disprezzavano, presero il santo del Signore e gli tagliarono i
capelli a forma di croce, per derisione.

Venne poi a Taranto, sempre gridando Kyrie eleison, e Convertitevi! Al clamore provocato, il vescovo Albert
diede ordine di dargli molte frustate. E infatti, lo frustarono tanto disumanamente e selvaggiamente, che la
terra circostante si tinse del suo sangue. Partito da quel luogo, venne nella città di Trani; a causa però delle
molte e insopportabili piaghe che gli avevano lacerato il corpo, giunto alle porte della chiesa della Madre di
Dio, si accasciò per terra. Una luce indescrivibile lo circondò, mentre una voce gli preannunciava l’ultimo
pellegrinaggio, quello che l’avrebbe portato al Signore.

La Vita che ho sunteggiato è stata redatta – in ambiente latino - sulla base dei ricordi di un monaco che
aveva seguito Nicola sin da Naupatto; una successiva Vita nasconde alquanto le responsabilità del vescovo
latino di Taranto nella morte del martire. L’intero corpo di san Nicola è conservato a Trani.