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Giovanni Paolo II: una grande lezione ad Assisi

Assisi, 27 ottobre 1986. una foto storica: un


pontefice cattolico biancovestito, allineato in fila
multicolore con i leader di altre religioni mondiali.
Erano stati accolti da lui con parole semplici,
rispettose, usando il noi come uno tra i tanti:
Veniamo da lontano non solo a motivo di distanze
geografiche, ma soprattutto a causa delle nostre
origini storiche e spirituali. Ed era uninedita,
originalissima foto di famiglia: i ricercatori di
Dio.Pellegrini della verit e pellegrini della pace
come li definisce questanno, nel 25.mo
anniversario, il tema proposto per lincontro.
A ci non si era assolutamente abituati. Si era stati educati da sempre ad un certo spirito di
superiorit nei riguardi degli altri credo religiosi. Cos, lincontro di Assisi diede inizio a un
cammino nuovo di scoperta dellaltro e del suo mondo religioso e di apprezzamento vicendevole.
Le nostre tradizioni sono molte e varie - sottolineava, allora, il papa ma riflettono tutte il
desiderio di uomini e di donne lungo il corso dei secoli di entrare in relazione con lEssere
Assoluto.


Grande era la preoccupazione di scegliere il contesto giusto per questo incontro spirituale.
Naturalmente, lo si voleva alternativo a Roma, luogo troppo centrale e simbolico per il
cristianesimo. La citt natale invece di san Francesco, conosciuto da tanti nel mondo come simbolo
della pace, della riconciliazione e della fraternit, si rivel scelta ideale. Cos da poter definire
comunemente lo spirito di Assisi questo nuovo sguardo di attenzione e di empatia per chi
proviene da una tradizione religiosa diversa.


Presentarsi al mondo insieme ad altri leader religiosi era promuoverne la medesima dignit, pur
senza confondersi, e rappresentava unintuizione bella e grande, insieme un cammino di
purificazione dello sguardo e del cuore. Fu una vera sorpresa del papato di Giovanni Paolo II. Allo
stesso tempo, riprendeva una teologia antica, indicando ancora una volta lanima sia tradizionale
che moderna del pontefice. Era infatti la prima, originaria tradizione della Chiesa dei Padri che
definiva come semina Verbi la misteriosa presenza di Cristo nelle altre religioni, in tutto quello
che possono contenere di vero e di santo. Ci veniva coraggiosamente sottolineato anche
dallultimo Concilio nel documento Nostra Aetate.

In questo modo, si imparava a non irrigidirsi al senso troppo esclusivo dei confini della Chiesa nel
giudicare chi dentro o chi fuori - ma ad essere sensibili alla misteriosa presenza nel cuore degli
uomini di Dio che tutto sorpassa. Come richiamava un tempo anche S.Agostino: Molti sembrano
nella Chiesa, in realt non lo sono; molti altri sembrano fuori, in realt sono dentro!

Questa iniziativa concreta di preghiera universale ad Assisi indicava, pure, una nuova prassi: il dire
e il fare coniugati insieme. Non ci si limitava a diffondere un documento (come spesso fanno dei
responsabili), ma si univano le mani e la mente, laffermazione teorica e liniziativa concreta, in
modo che azione e riflessione insieme diventino trasformanti e contagiose. Che cosa potremmo
fare insieme? ci chiedeva spesso un pastore protestante. S, questo dovrebbe essere linterrogativo
che sempre accompagna chi vive su bordi differenti, perch fa avanzare le cose, fa incrociare
cammini diversi e lancia prospettive feconde per tutti. Fare qualcosa insieme diventa un potente
mezzo per unire gli spiriti e gli ideali: ecco una lezione indimenticabile di Giovanni Paolo II. Come
ricorda un meraviglioso proverbio indiano: I miracoli sono compiuti dagli uomini uniti.

Lo spirito di Assisi, allora, rende cosciente ogni comunit cristiana che la dimensione in cui
viviamo oggi in Europa un paesaggio plurireligioso. Non pi solo cristiano. Questo significa una
nuova autocoscienza di s e la sfida dellapertura allaltro. Il mondo multiculturale di oggi si fa
invito ad ognuno a un viaggio spirituale di enorme portata e di grandi conseguenze. Ma anche a
ritrovare il punto di gravit della propria religione, il cuore della propria fede. Non perdendosi, cos,
nei dettagli. Per quella cristiana il centro sar unicamente lamore e i suoi differenti volti, come il
dialogo, la solidariet, lumilt, la gratuit e la perdita di s. Non il senso di grandezza, di efficienza
o di onnipotenza, che a volte ci perseguitano. quello, in fondo, che Francesco insegnava con la
sua stessa vita e Giovanni Paolo II suggeriva con una splendida foto di gruppo in un luogo
benedetto: Assisi.

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI RAPPRESENTANTI DELLE DIVERSE CHIESE
E COMUNIONI CRISTIANE CONVENUTI IN ASSISI
PER LA GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA PER LA PACE
Basilica di Santa Maria degli Angeli
Domenica, 27 ottobre 1986

Miei fratelli e sorelle,
Capi e rappresentanti delle Chiese cristiane
e comunit ecclesiali e delle religioni del mondo,
Cari amici.
1. Ho lonore e il piacere di dare a voi tutti benvenuto in questa citt di Assisi per la Giornata
mondiale di preghiera. Permettetemi di cominciare col ringraziarvi dal profondo del mio cuore per
lapertura e la buona volont con cui avete accolto linvito a pregare ad Assisi.
Come capi religiosi, voi non siete venuti qui per una conferenza interreligiosa sulla pace, in cui
prevarrebbero la discussione o la ricerca di piani di azione a livello mondiale in favore di una causa
comune.
Il trovarsi insieme di tanti capi religiosi per pregare di per s un invito oggi al mondo a diventare
consapevole che esiste unaltra dimensione della pace e un altro modo di promuoverla, che non il
risultato di negoziati, di compromessi politici o di mercanteggiamenti economici. Ma il risultato
della preghiera, che, pur nella diversit di religioni, esprime una relazione con un potere supremo
che sorpassa le nostre capacit umane da sole. Noi veniamo da lontano non solo, per molti di noi, a
motivo di distanze geografiche, ma soprattutto a causa delle nostre origini storiche e spirituali.
2. Il fatto che noi siamo venuti qui non implica alcuna intenzione di ricercare un consenso religioso
tra noi o di negoziare le nostre convinzioni di fede. N significa che le religioni possono
riconciliarsi sul piano di un comune impegno in un progetto terreno che le sorpasserebbe tutte. N
esso una concessione a un relativismo nelle credenze religiose, perch ogni essere umano deve
sinceramente seguire la sua retta coscienza nellintenzione di cercare e di obbedire alla verit.
Il nostro incontro attesta soltanto - questo il vero significato per le persone del nostro tempo - che
nel grande impegno per la pace, lumanit, nella sua stessa diversit, deve attingere dalle sue pi
profonde e vivificanti risorse, in cui si forma la propria coscienza e su cui si fonda lazione di ogni
popolo.
3. Vedo lincontro odierno come un segno molto eloquente dellimpegno di tutti voi per la causa
della pace. proprio questo impegno che ci ha condotti ad Assisi. Il fatto che noi professiamo
differenti fedi non ci distoglie il significato di questa Giornata. Al contrario, le Chiese, le comunit
ecclesiali e le religioni del mondo stanno dimostrando che sono pensose del bene. La pace, dove
esiste, estremamente fragile. minacciata in tanti modi e con tali imprevedibili conseguenze da
obbligarci a procurarle solide basi.
Senza negare in alcun modo la necessit di molte risorse umane volte a mantenere e rafforzare la
pace, noi siamo qui perch siamo sicuri che, al di sopra e al di l di tutte quelle misure, c bisogno
di preghiera intensa e umile, di preghiera fiduciosa, se si vuole che il mondo diventi finalmente un
luogo di pace vera e permanente.
Questa Giornata perci un giorno destinato alla preghiera e a ci che accompagna la preghiera
nelle nostre tradizioni religiose: silenzio, pellegrinaggio e digiuno. Non prenderemo alcun pasto, e
in questo modo diverremo pi coscienti del bisogno universale di penitenza e di trasformazione
interiore.
4. Le nostre tradizioni sono molte e varie, e riflettono il desiderio di uomini e donne lungo il corso
dei secoli di entrare in relazione con lEssere Assoluto. La preghiera comporta da parte nostra la
conversione del cuore. Vuol dire approfondire la nostra percezione della Realt ultima. Questa la
stessa ragione per cui noi siamo convenuti in questo luogo.
Andremo da qui ai nostri separati luoghi di preghiera. Ciascuna religione avr il tempo e
lopportunit di esprimersi nel proprio rito tradizionale. Poi dal luogo delle nostre rispettive
preghiere, andremo in silenzio verso la piazza inferiore di San Francesco. Una volta radunati in
quella piazza, ciascuna religione avr di nuovo la possibilit di presentare la propria preghiera, luna
dopo laltra.
Dopo aver cos pregato separatamente, mediteremo in silenzio sulla nostra responsabilit di operare
per la pace. Esprimeremo poi simbolicamente il nostro impegno per la pace. Alla fine della
Giornata, io cercher di riassumere che cosa questa celebrazione che non ha precedenti avr
suggerito al mio cuore, come un credente in Ges Cristo e come primo servitore della Chiesa
cattolica.
5. Desidero esprimere di nuovo la mia gratitudine a voi di essere venuti ad Assisi per pregare.
Ringrazio anche tutte le singole persone e le comunit religiose che si sono associate alla nostra
preghiera. Ho scelto questa citt come luogo per la nostra Giornata di preghiera in un vero silenzio
interiore per il particolare significato delluomo santo qui venerato - san Francesco - conosciuto e
riverito da tanti attraverso il mondo come simbolo della pace, riconciliazione e fraternit.
Ispirandoci al suo esempio, alla sua mitezza e alla sua umilt, disponiamo i nostri cuori alla
preghiera di un vero silenzio interiore. Facciamo di questa Giornata una anticipazione di un mondo
pacifico. Possa la pace venire a noi e riempire i nostri cuori!

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI RAPPRESENTANTI DELLE CONFESSIONI
E DELLE COMUNIT CRISTIANE CONVENUTI IN ASSISI
Cattedrale di San Rufino
Domenica, 27 ottobre 1986

Cari fratelli e sorelle in Cristo.
Ges Cristo la nostra pace, colui che ha fatto dei due un popolo solo, abbattendo il muro di
separazione che era frammezzo, cio linimicizia (Ef 2, 14).
Desidero ringraziare i capi e i rappresentanti delle altre Chiese cristiane e comunit ecclesiali, che
hanno contribuito a preparare questa Giornata e che sono presenti qui sia personalmente, sia
attraverso loro delegati. significativo che, allapprossimarsi del terzo millennio cristiano, noi
popolo cristiano ci siamo riuniti qui nel nome di Ges Cristo per invocare lo Spirito Santo, e per
chiedergli di colmare il nostro universo damore e di pace.
La nostra fede ci insegna che la pace un dono di Dio in Ges Cristo, un dono che deve esprimersi
in una preghiera a lui, che tiene nelle sue mani i destini di tutti i popoli. per questo che la
preghiera una parte essenziale nello sforzo per la pace. Ci che facciamo oggi un altro anello
nella catena di preghiere per la pace annodata da singoli cristiani, nonch da Chiese cristiane e
comunit ecclesiali, un movimento che negli ultimi anni andato sempre pi rafforzandosi in molte
parti del mondo. La nostra comune preghiera esprime e manifesta la pace che regna nei nostri cuori,
dal momento che come discepoli di Cristo siamo stati mandati nel mondo per proclamare e per
portare la pace, quel dono che viene da Dio, che ci ha riconciliati con s mediante Cristo e ha
affidato a noi il ministero della riconciliazione (2 Cor 5, 18). Come discepoli di Cristo abbiamo un
obbligo speciale a lavorare per portare la sua pace nel mondo.
Come cristiani, siamo in grado di riunirci in questa occasione nella potenza dello Spirito Santo, il
quale introduce i seguaci di Ges Cristo sempre pi pienamente in quella partecipazione alla vita
del Padre e del Figlio, che la comunione della Chiesa. La Chiesa stessa chiamata a essere il
segno efficace e lo strumento di riconciliazione e di pace per la famiglia umana. Malgrado le serie
questioni che ancora ci dividono, il nostro presente grado di unit in Cristo nondimeno un segno
per il mondo che Ges Cristo veramente il principe della pace. Attraverso le iniziative ecumeniche
Dio ci sta aprendo nuove possibilit di comprensione e di riconciliazione, cos che noi possiamo
essere migliori strumenti della sua pace. Ci che facciamo qui oggi non sarebbe completo, se noi ce
ne andassimo senza una pi profonda risoluzione di impegnarci a continuare la ricerca di una piena
unit, e a superare le serie divisioni che ancora permangono. Questa risoluzione ci coinvolge sia
come individui che come comunit.
La nostra preghiera qui ad Assisi deve comportare il pentimento per le nostre mancanze di cristiani
nel portare avanti la missione di pace e di riconciliazione che abbiamo ricevuto da Cristo, e che non
abbiamo ancora pienamente compiuta. Preghiamo per la conversione del nostro cuore e il
rinnovamento del nostro spirito, affinch possiamo essere dei veri promotori di pace, offrendo una
testimonianza comune a favore di Colui il cui regno un regno di verit e di vita, di santit e di
grazia, di giustizia, damore e di pace.
S, Ges Cristo la nostra pace, ed egli deve sempre rimanere davanti ai nostri occhi. Egli il
crocifisso e il risorto, colui che ha salutato i suoi discepoli con quello che divenuto il nostro
comune saluto cristiano: La pace sia con voi. E detto questo, mostr loro le mani e il costato
(Gv 20, 19-20). Non dobbiamo dimenticare questo gesto significativo del Cristo risorto. Ci aiuta a
comprendere il modo col quale possiamo essere costruttori di pace. Infatti il Signore risorto apparve
ai suoi discepoli nel suo stato glorioso, ma portando ancora i segni della sua crocifissione.
Nel mondo di oggi, tragicamente segnato dalle ferite della guerra e della divisione, e perci in un
certo senso crocifisso, questa azione di Cristo ci d forza e speranza. Non possiamo sfuggire alle
dure realt che caratterizzano la nostra esistenza segnata dal peccato. Ma la presenza tra noi del
Cristo risorto con i segni della crocifissione sul suo corpo glorificato ci assicura che, attraverso di
lui e in lui, questo mondo dilaniato dalla guerra pu essere trasformato. Dobbiamo seguire lo Spirito
di Cristo, che ci sostiene e ci guida a sanare le ferite del mondo con lamore di Cristo che abita nei
nostri cuori.
questo stesso Spirito di Cristo, lo Spirito di Verit, che noi oggi imploriamo di renderci capaci di
discernere le vie della comprensione e del perdono reciproci. Poich la preghiera per la pace
devessere seguita da unappropriata azione per la pace. Essa deve rendere il nostro spirito pi
profondamente cosciente, per esempio, di quelle esigenze di giustizia che sono inseparabili dal
raggiungimento della pace e che ci interpellano per un nostro attivo coinvolgimento. Essa deve
disporci a pensare e ad agire con lumilt e lamore che favoriscono la pace. Essa deve farci
crescere nel rispetto degli uni verso gli altri come esseri umani, come Chiese e comunit ecclesiali,
capaci di vivere in questo mondo insieme con persone di altre religioni, insieme con tutte le persone
di buona volont.
La via della pace passa, in ultima analisi, attraverso lamore. Imploriamo lo Spirito Santo, che
lamore del Padre e del Figlio, di impossessarsi di noi con tutta la sua potenza, di illuminare le
nostre menti e riempire i nostri cuori col suo amore.

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI RAPPRESENTANTI DELLE CHIESE CRISTIANE
E COMUNIT ECCLESIALI
E DELLE RELIGIONI MONDIALI CONVENUTI IN ASSISI
Piazza inferiore della Basilica di San Francesco
Domenica, 27 ottobre 1986

Cari fratelli e sorelle,
Capi e rappresentanti delle Chiese cristiane
e comunit ecclesiali e delle religioni mondiali,
Cari amici.
1. Nel concludere questa giornata mondiale di preghiera per la pace, a cui voi siete intervenuti da
molte parti del mondo, accettando gentilmente il mio invito, vorrei esprimere i miei sentimenti,
come un fratello e un amico, ma anche come un credente in Ges Cristo, e, nella Chiesa cattolica, il
primo testimone della fede in lui.
In relazione allultima preghiera, quella cristiana, nella serie che abbiamo ascoltato, professo di
nuovo la mia convinzione, condivisa da tutti i cristiani, che in Ges Cristo, quale Salvatore di tutti,
da ricercare la vera pace, pace a coloro che sono lontani e pace a quelli che sono vicini (Ef 2,
17). La sua nascita fu salutata dal canto degli angeli: Gloria a Dio nel pi alto dei cieli e pace agli
uomini che egli ama (Lc 2, 14). Predic lamore tra tutti, anche tra i nemici, proclam beati quelli
che operano per la pace (cf. Mt 5, 9) e mediante la morte e la risurrezione ha portato riconciliazione
tra cielo e terra (cf. Col 1, 20). Per usare unespressione di san Paolo apostolo: Egli la nostra
pace (Ef 2, 14).
2. infatti la mia convinzione di fede che mi ha fatto rivolgere a voi, rappresentanti di Chiese
cristiane e comunit ecclesiali e religioni mondiali, in spirito di profondo amore e rispetto. Con gli
altri cristiani noi condividiamo molte convinzioni, particolarmente per quanto riguarda la pace. Con
le religioni mondiali condividiamo un comune rispetto e obbedienza alla coscienza, la quale insegna
a noi tutti a cercare la verit, ad amare e servire tutti gli individui e tutti i popoli, e perci a fare pace
tra i singoli e tra le nazioni.
S, noi tutti siamo sensibili e obbedienti alla voce della coscienza di essere un elemento essenziale
nella strada verso un mondo migliore e pacifico. Potrebbe essere diversamente, giacch tutti gli
uomini e le donne in questo mondo hanno una natura comune, unorigine comune e un comune
destino?
Anche se ci sono molte e importanti differenze tra noi, c anche un fondo comune, donde operare
insieme nella soluzione di questa drammatica sfida della nostra epoca: vera pace o guerra
catastrofica?
3. S, c la dimensione della preghiera, che pur nella reale diversit delle religioni, cerca di
esprimere una comunicazione con un Potere che al di sopra di tutte le nostre forze umane. La pace
dipende fondamentalmente da questo Potere che chiamiamo Dio, e che, come noi cristiani
crediamo, ha rivelato se stesso in Cristo. Questo il significato di questa giornata di preghiera.
Per la prima volta nella storia ci siamo riuniti da ogni parte, chiese cristiane e comunit ecclesiali e
religioni mondiali, in questo luogo sacro dedicato a san Francesco per testimoniare davanti al
mondo, ciascuno secondo la propria convinzione, la qualit trascendente della pace. La forma e il
contenuto delle nostre preghiere sono molto differenti, come abbiamo visto, e non possibile
ridurle a un genere di comune denominatore.
4. S, ma in questa stessa differenza abbiamo scoperto di nuovo forse che, per quanto riguarda il
problema della pace e la sua relazione allimpegno religioso, c qualcosa che ci unisce.
La sfida della pace, come si pone oggi a ogni coscienza umana, comporta il problema di una
ragionevole qualit della vita per tutti, il problema della sopravvivenza per lumanit, il problema
della vita e della morte. Di fronte a tale problema, due cose sembrano avere suprema importanza e
luna e laltra sono comuni a tutti noi.
La prima, come ho appena detto, limperativo interiore della coscienza morale, che ci ingiunge di
rispettare, proteggere e promuovere la vita umana, dal seno materno fino al letto di morte, in favore
degli individui e dei popoli, ma specialmente dei deboli, dei poveri, dei derelitti: limperativo di
superare legoismo, la cupidigia e lo spirito di vendetta.
La seconda cosa comune la convinzione che la pace va ben oltre gli sforzi umani, soprattutto nella
presente situazione del mondo, e che perci la sua sorgente e realizzazione vanno ricercate in quella
Realt che al di l di tutti noi. questa la ragione per cui ciascuno di noi prega per la pace.
Anche se pensiamo, come realmente pensiamo che la realizzazione tra quella realt e il dono della
pace differente, secondo le nostre rispettive convinzioni religiose, tutti per affermiamo che tale
relazione esiste. Questo quanto esprimiamo pregando per essa. Ripeto umilmente qui la mia
convinzione: la pace porta il nome di Ges Cristo.
5. Ma, nello stesso tempo e nello stesso spirito, sono pronto a riconoscere che i cattolici non sono
sempre stati fedeli a questa affermazione di fede. Non siamo sempre stati dei costruttori di pace. Per
noi stessi, quindi, ma anche forse, in un certo senso, per tutti questo incontro di Assisi un atto di
penitenza. Abbiamo pregato, ciascuno nel suo modo, abbiamo digiunato, abbiamo marciato
assieme. In tal modo abbiamo cercato di aprire il nostro cuore alla realt divina, al di l di noi, e ai
nostri simili, uomini e donne.
S, mentre abbiamo digiunato, abbiamo tenuto presenti le sofferenze che guerre insensate hanno
procurato e tuttora procurano allumanit. Per questo abbiamo cercato di essere spiritualmente
vicini ai milioni di persone vittime della fame in tutto il mondo.
Mentre camminavamo in silenzio, abbiamo riflettuto sul sentiero che lumanit sta percorrendo: sia
nellostilit, se manchiamo di accettarci vicendevolmente nellamore, sia compiendo un viaggio
comune verso il nostro alto destino, se comprendiamo che gli altri sono nostri fratelli e sorelle. Il
fatto stesso che siamo venuti ad Assisi da varie parti del mondo in se stesso un segno di questo
sentiero comune che lumanit chiamata a percorrere. Sia che impariamo a camminare assieme in
pace e armonia, sia che ci estraniamo a questa vicenda e roviniamo noi stessi e gli altri. Speriamo
che questo pellegrinaggio ad Assisi ci abbia insegnato di nuovo ad essere coscienti della comune
origine e del comune destino dellumanit. Cerchiamo di vedere in esso unanticipazione di ci che
Dio vorrebbe che fosse lo sviluppo storico dellumanit: un viaggio fraterno nel quale ci
accompagniamo gli uni gli altri verso la meta trascendente che egli stabilisce per noi.
6. Preghiera, digiuno, pellegrinaggio. Questa giornata di Assisi ci ha aiutato a divenire pi coscienti
dei nostri impegni religiosi. Ma ha anche reso il mondo, che ci ha seguito attraverso i mezzi di
comunicazione, pi cosciente della responsabilit di ogni religione nei confronti dei problemi della
guerra e della pace. Forse mai come ora nella storia dellumanit divenuto a tutti evidente il
legame intrinseco tra un atteggiamento autenticamente religioso e il grande bene della pace.
Che peso tremendo da portare per le spalle delluomo! Ma, nello stesso tempo, quale meravigliosa
ed entusiasmante chiamata da seguire. La preghiera gi in se stessa azione, ma ci non ci esime
dalle azioni al servizio della pace. Qui noi stiamo agendo come gli araldi della coscienza morale
dellumanit come tale, umanit che aspira alla pace, che ha bisogno della pace.
7. Non c pace senza un amore appassionato per la pace. Non c pace senza volont indomita per
raggiungere la pace. La pace attende i suoi profeti. Insieme abbiamo riempito i nostri sguardi con
visioni di pace: esse sprigionano energie per un nuovo linguaggio di pace, per nuovi gesti di pace,
gesti che spezzeranno le catene fatali delle divisioni ereditate dalla storia o generate dalle moderne
ideologie.
La pace attende i suoi artefici. Allunghiamo le nostre mani verso i nostri fratelli e sorelle, per
incoraggiarli a costruire la pace sui quattro pilastri della verit, della giustizia, dellamore e della
libert (cf. Giovanni XXIII, Pacem in Terris).
La pace un cantiere aperto a tutti, non solo agli specialisti, ai sapienti e agli strateghi. La pace
una responsabilit universale: essa passa attraverso mille piccoli atti della vita quotidiana. A
seconda del loro modo quotidiano di vivere con gli altri, gli uomini scelgono a favore della pace o
contro la pace.
Noi affidiamo la causa della pace specialmente ai giovani. Possano i giovani contribuire a liberare
la storia dalle false strade in cui si svia lumanit.
La pace nelle mani non solo degli individui ma anche delle nazioni. Alle nazioni spetta lonore di
basare la loro attivit a favore della pace sulla convinzione della sacralit della vita umana e sul
riconoscimento dellindelebile uguaglianza di tutti i popoli tra loro. Noi invitiamo insistentemente i
responsabili delle nazioni e delle organizzazioni internazionali ad essere instancabili nellintrodurre
le strutture di dialogo dovunque la pace in pericolo o gi compromessa. Noi offriamo il nostro
sostegno ai loro sforzi spesso sfibranti per mantenere o ristabilire la pace. Noi rinnoviamo il nostro
incoraggiamento allONU perch possa corrispondere pienamente allampiezza e allelevatezza
della sua missione universale di pace.
8. In risposta allappello che feci a Lione in Francia, nel giorno nel quale noi cattolici celebriamo la
festa di san Francesco, speriamo che le armi abbiano taciuto e che gli attacchi siano cessati. Questo
potrebbe essere un primo significativo risultato dellefficacia spirituale della preghiera. In realt,
questo appello stato accolto da molti cuori e da molte labbra in ogni parte del mondo,
specialmente dove la gente soffre per la guerra e le sue conseguenze.
essenziale scegliere la pace e i mezzi per ottenerla. La pace, cos cagionevole di salute, richiede
una cura costante e intensiva. Su questo sentiero noi potremo avanzare a passi sicuri e veloci,
poich non c dubbio che gli uomini non hanno mai avuto tanti mezzi per costruire la pace quanti
ne hanno oggi. Lumanit entrata in unera di aumentata solidariet e di aspirazione alla giustizia
sociale. Questa loccasione propizia. anche il nostro compito, che la preghiera ci aiuta ad
affrontare.
9. Ci che abbiamo fatto oggi ad Assisi, pregando e testimoniando a favore del nostro impegno per
la pace, dobbiamo continuare a farlo ogni giorno della nostra vita. Ci che infatti abbiamo fatto oggi
di vitale importanza per il mondo. Se il mondo deve continuare, e gli uomini e le donne devono
sopravvivere su di esso, il mondo non pu fare a meno della preghiera.
Questa la lezione permanente di Assisi: la lezione di san Francesco che ha incarnato un ideale
attraente per noi; la lezione di santa Chiara, la sua prima seguace. un ideale fatto di mitezza,
umilt, di senso profondo di Dio e di impegno nel servire tutti. San Francesco era un uomo di pace.
Ricordiamo che egli abbandon la carriera militare che aveva seguito per un certo tempo in
giovent, e scopr il valore della povert, il valore della vita semplice e austera, nellimitazione di
Ges Cristo, che egli intendeva servire. Santa Chiara fu per eccellenza la donna della preghiera. La
sua unione con Dio nella preghiera sosteneva Francesco e i suoi seguaci, come ci sostiene oggi.
Francesco e Chiara sono esempi di pace: con Dio, con se stessi, con tutti gli uomini e le donne in
questo mondo. Possano questuomo santo e questa santa donna ispirare tutti gli uomini e le donne di
oggi ad avere la stessa forza di carattere e amore per Dio e per i fratelli, per continuare sul sentiero
sul quale dobbiamo camminare assieme.
10. Mossi dallesempio di san Francesco e di santa Chiara, veri discepoli di Cristo, e convinti
dallesperienza di questo giorno che abbiamo vissuto insieme, noi ci impegniamo a riesaminare le
nostre coscienze, ad ascoltare pi fedelmente la loro voce, a purificare i nostri spiriti dal
pregiudizio, dallodio, dallinimicizia, dalla gelosia e dallinvidia. Cercheremo di essere operatori di
pace nel pensiero e nellazione, con la mente e col cuore rivolti allunit della famiglia umana. E
invitiamo tutti i nostri fratelli e sorelle che ci ascoltano perch facciano lo stesso.
Lo facciamo con la consapevolezza dei nostri limiti umani e consci del fatto che, lasciati a noi
stessi, falliremmo. Riaffermiamo quindi e riconosciamo che la nostra vita e la nostra pace futura
dipendono sempre da un dono che Dio ci fa.
In questo spirito, invitiamo i leaders mondiali a prender atto della nostra umile implorazione a Dio
per la pace. Ma chiediamo pure ad essi di riconoscere le loro responsabilit e di dedicarsi con
rinnovato impegno al compito della pace, a porre in atto le strategie della pace con coraggio e
lungimiranza.
11. Consentitemi ora di rivolgermi a ciascuno di voi, rappresentanti delle Chiese cristiane e delle
comunit ecclesiali e delle religioni mondiali, che siete venuti ad Assisi per questo giorno di
preghiera, di digiuno e di pellegrinaggio. Vi ringrazio nuovamente per aver accettato il mio invito a
venire qui per questo atto di testimonianza davanti al mondo. Estendo pure il mio ringraziamento a
tutti coloro che hanno reso possibile la nostra presenza qui, particolarmente ai nostri fratelli e
sorelle di Assisi.
E soprattutto rendo grazie a Dio e Padre di Ges Cristo per questo giorno di grazia per il mondo, per
ciascuno di voi, e per me stesso. Lo faccio invocando la vergine Maria, regina della pace. Lo faccio
con le parole della preghiera che comunemente attribuita a san Francesco, perch ben ne
rispecchia lo spirito: Signore, fa di me uno strumento / della tua pace: / dove odio, chio porti
lamore, / dove offesa, chio porti il perdono, / dove discordia, chio porti lunione, / dove
dubbio, chio porti la fede, / dove errore, chio porti la verit, / dove disperazione, chio porti la
speranza, / dove tristezza, chio porti la gioia, / dove sono le tenebre, chio porti la luce. / Maestro,
fa che io non miri tanto: / ad essere consolato, quanto / a consolare, / ad essere compreso, quanto /
a comprendere, / ad essere amato, quanto / ad amare: / poich donando si riceve, / perdonando si
perdonati, / morendo si risuscita a vita eterna.
Saluti in altre lingue:
A TOUTES les hautes personnalits prsentes et tous ceux qui se sont associs cette initiative de
prire, jadresse un salut fraternel et un message desprance: la paix est possible, si tous les
hommes veulent progresser dans la vrit, fondement de la paix.
Pour la premire fois sans doute dans lhistoire humaine, Eglises chrtiennes et religions de toutes
les parties du monde se sont runies en un mme lieu pour montrer que la paix est un impratif de la
conscience des croyants engags dans la recherche de la vrit sur Dieu, sur notre destine, sur
lhistoire le lhumanit.
Jinvite tous les hommes de bonne volont sengager avec une gnrosit renouvele pour la
promotion de la paix.
Deseo presentar mi ms cordial saludo, junto con mi vivo agradecimiento, a todas las personas que
desde aqu o desde cualquier parte del mundo han querido asociarse a esta Jornada Mundial de
Oracin por la Paz.
Hago votos y aliento a todos a un renovado compromiso a ser constructores de paz entre las
naciones, entre los pueblos, en las sociedades, en las familias, en los corazones y en la conciencia
de cada uno.
Agradeo a todas as pessoas que, de uma ou de outra forma, se associaram conosco a - esta
iniciativa de orao. Cada um se sinta pessoalmente empenhado em ser testemunha da - paz e
pacificador dos homens, e compromissado com a realizao de uma sociedade mais fraterna.
Aufrichting danke ich allen, die sich nah und fern, einzeln oder in Gemeinschaft, unserem heutigen
Gebet fr den Frieden in der Welt angeschlossen haben. Ich ermutige euch, darin auch in Zukunft
nicht nachzulassen und im Geiste Jesus Christi in der eigenen Familie, im Beruf und im Leben der
Gesellschaft selber immer mehr zu Friedensstiftern zu werden. Der Friede Christi sei mit euch
allen!