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Foto di Gabriella Brusa Zappellini

Giovanni Mattazzi
Verbano e dintorni
a ritroso nel tempo
Figure, eventi, nostalgie di un recente passato lontano
954436 788876 9

ISBN 978-88-7695-443-6
20,00
[IVA ASSOLTA DALLEDITORE]
I ventidue articoli qui raccolti sono ap-
parsi su Eco del Verbano, rivista men-
sile di Arona, negli anni 20072008. Si
tratta di brevi scritti di rievocazione sto-
rica legati fra loro da un unico lo con-
duttore: il Lago Maggiore. Questo, sia
per le vicende narrate, tutte riguardanti il
Verbano (sponda ticinese inclusa), sia per
i personaggi descritti, in gran parte stra-
nieri, che passarono sul lago momenti
signicativi della loro vita.
La raccolta , in altri termini, linsieme
della rubrica storica dellautore, ferma
agli ultimi due anni di collaborazione con
il periodico. Gli avvenimenti si collocano
tra le due guerre mondiali, con rimandi al
Risorgimento e al secondo dopoguerra.
Tra i protagonisti, alcuni sono notissimi
in Italia e allestero. Altri meno. Altri
ancora del tutto dimenticati.
Gli articoli su dAzeglio e Carcano ricor-
dano il patriottismo degli scrittori risor-
gimentali. Quello su Garibaldi, lalterna
fortuna dei volontari negli scontri attor-
no al lago, nella guerra del 1859. Tra le
gure pi note: Carnera, improbabile
calciatore nello Stadio del Littorio di
Intra. Poi, lo scrittore Hermann Hesse,
frequentatore di Eranos (cenacolo cultu-
rale di Ascona), e il pacista Erich Maria
Remarque, autore di Niente di nuovo sul
fronte occidentale.
Tra i meno noti: Felice Cavallotti, ma-
niaco dei duelli, e il generale Annibale
Bergonzoli, il dimenticato barba elet-
trica. Non mancano articoli divertenti,
come quello su dAnnunzio, infatuato
della Torre di Cavandone.
Tra le curiosit: il primo colpo di piccone
dellautostrada Milano Laghi, Mario
Soldati che nel 1940 gira allisola Bella
gli esterni di Piccolo mondo antico, le pas-
serelle delle prime Miss Italia a Stresa.
Giovanni Mattazzi (Romano di Lom-
bardia, 1941) proviene dal mondo delle
aziende. Direttore amministrativo e nan-
ziario, ha operato a lungo in societ indu-
striali e commerciali, italiane e straniere.
Studioso di storia contemporanea, ha
pubblicato saggi e volumi monogra-
ci. Tra questi: Mussolini Breviario
(Rusconi 1997), Gandhi. La grande anima
(Mondadori Electa 2002, tradotto in spa-
gnolo e in tedesco), Che Guevara Brevia-
rio (Rusconi 1997, ristampato nel 2003 da
Bompiani), Larte Copta in Egitto e Larte
Copta in Abissinia (in AA.VV. La Storia
dell Arte Mondadori Electa 2006), Il
tempo della speranza. Gli anni di Giovanni
XXIII e John F. Kennedy (Arcipelago Edi-
zioni 2009). Collabora alle pagine cultura-
li di quotidiani a diusione nazionale e al-
le rubriche storiche di periodici locali. Vi-
ve e lavora a Milano.
In copertina, dallalto e in senso orario: La
Gazzetta di Intra annuncia larrivo del pugile
Primo Carnera; Lucia Bos Miss Italia a Stre-
sa nel 1947; Il barba elettrica di Cannobio,
generale Annibale Bergonzoli; Concorso ippi-
co di Stresa, anni Trenta (cartellone di Marcel-
lo Dudovitch); Alberto Lattuada giovane
aiuto regista, sul set di Piccolo mondo antico;
Oleograa di Giuseppe Garibaldi
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ciov.wwi x.::.zzi
VERBANO E DINTORNI
A RITROSO NEL TEMPO
Figure, eventi, nostalgie di un recente passato lontano
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Un ringraziamento particolare va alla Dottoressa Virginia Martelli, Direttore
Responsabile di EV eco del verbano, la cui disponibilit e cortesia hanno
consentito la pubblicazione di questo libro
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Prefazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . -
i
Av:icoii .vv.vsi sU Eco uii Vivn.wo
wiii.wwo 2007
Giww.io Carnera a Intra fra calciatori e balilla. Ricordando
il grande pugile friulano nel centenario della
nascita . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . +,
Finnv.io Charlotte Bara e il Teatro San Materno di Ascona.
Negli anni Venti del Novecento una rivoluzione
nella danza . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . +,
M.vzo Felice Cavallotti, una vita per un duello. Passioni
e morte di un radicale fin de sicle . . . . . . . . . . . . . :,
Avviii Annibale Bergonzoli, il generale barba elettrica.
Dal Piave a Neghelli, da Santander a Bardia: storia
di un irriducibile soldato di Cannobio . . . . . . . . . . . ,+
M.ccio Addio, mia bella, addio. Dicembre 1940: al-
lisola Bella un Piccolo mondo antico di celluloide . . . . ,-
GiUcwo Emil Ludwig e i Colloqui con Mussolini. Si riparla
del biografo ebreo tedesco, rifugiato ad Ascona, che
nel 1932 intervist il Duce del fascismo . . . . . . . . . . ,
LUciio Giuseppe Garibaldi, lEroe dei tre Laghi. Nel Bi-
Acos:o centenario della nascita il ricordo di un in-
tramontabile mito del Risorgimento . . . . . . . . . . . . . ,
Si::ixnvi Dalla Val Formazza al Marb. Storia di Lydia Maf-
fioli e Cesare Rocca. Febbraio 1936: la tragica vi-
cenda del Cantiere Gondrand in Abissinia . . . . . . . ,,
O::onvi Giulio Carcano a Lesa. I soggiorni lacustri del lette-
rato milanese e lamicizia con Alessandro Manzoni . . . o+
Novixnvi Carlo Emanuele Basile podest di Stresa. Giorna-
lista, deputato, volontario di tre guerre ader al fa-
scismo e fu prefetto della Rsi a Genova . . . . . . . . . . . o-
Dicixnvi Il Carro di Tespi e il Lago Maggiore. Intra e Locarno:
grande successo negli anni Trenta del teatro itinerante
dellOnd . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . -,
01 prime +intro 22/12/10 17:13 Pagina 5

ii
Av:icoii .vv.vsi sU Eco uii Vivn.wo
wiii.wwo 2008
Giww.io Quelle lapidi storiche della Gondrand. Vittime
della Damnatio memoriae, ricordano i caduti
della celebre societ di trasporti milanese . . . . . . . . . s+
Finnv.io Gabriele dAnnunzio e la Torre di Cavandone . . . s,
M.vzo Massimo dAzeglio a Cannero. Ricordo di un esi-
lio volontario . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ,+
Avviii Olga Frbe Kapteyn e il mitico Eranos. Ad Ascona,
negli anni Trenta, una signora olandese fonda un
cenacolo finalizzato allincontro fra le culture
dOccidente e dOriente . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ,-
M.ccio Autostrada Milano-Laghi. Ottantacinque anni fa
il primo colpo di piccone . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . +o,
GiUcwo Erich Maria Remarque. Lo scrittore tedesco, in fuga
dal nazismo, ripar a Porto Ronco nel Ticino. A 110
anni dalla nascita il suo messaggio di Kameraden-
schaft resta valido . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . +o,
LUciio Lea Schiavi
Acos:o La Mata Hari di Borgosesia . . . . . . . . . . . . . . . . . . ++,
Si::ixnvi Hermann Hesse, quel che rimane del mito. A
Montagnola e ad Ascona il ricordo dello scrittore
tedesco-ticinese . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . +:+
O::onvi Le Miss Italia di Stresa. Nel 1946, sopravvissuti alla
guerra, glitaliani tornano a sorridere . . . . . . . . . . . . . . . +:-
Novixnvi Eugenio Balzan, antifascista (ma non troppo). Am-
bizioso e capace, amministr con successo fra
le due guerre il Corriere della Sera . . . . . . . . . . . +,,
Dicixnvi Cannobio e il Risorgimento. La guerra del 1859 a
quasi 150 anni dai fatti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . +,,
iii
AinUx . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . +,
01 prime +intro 22/12/10 17:13 Pagina 6
Prefazione
Nel cercare documenti per articoli di rievocazione storica
apparsi sul mensile illustrato Eco del Verbano, mi ero
imbattuto nel pugile Primo Carnera e nelle sue frequenta-
zioni del Lago Maggiore. Avevo appreso del breve soggiorno
del campione a Ronco, per motivi di salute, negli anni
Trenta del secolo scorso. Mi ripromettevo di scrivere un ar-
ticolo su quel Maciste e loccasione era venuta in coinci-
denza con il centenario della nascita.
Collaboravo da tempo con la rivista di Arona, la cui pro-
priet dopo la morte di Senen Lavrano, che laveva fondata
nel 1955 e il breve periodo in cui fu retta da Claudia Squar-
zanti era passata allEditore XY.IT di Virginia Martelli,
sotto la direzione di Roberto Petruzzelli.
Ogni mese mi recavo in redazione, partendo da Milano,
per affiancare Silvia Sacco (art director) nel suo lavoro dim-
paginazione dei miei articoli. NellAlbum fotografico in
appendice al libro sono raccolti, oltre alle foto, gli acro-
cage che accompagnarono quei servizi, pubblicati ininter-
rottamente nel biennio 2007 08. Il neologismo francesizzante
coniato da Liviano Papa collaboratore della rivista stava a
indicare la mescolanza dimmagini creata appositamente per
la pagina, priva di testo a correre, completa di sole illustra-
zioni e didascalie. Gli acrocage (unidea di Petruzzelli)
nacquero ad Arona, in quei pomeriggi di fine mese, dopo
un lavoro di selezione e di preparazione dei materiali che ri-
chiese la pazienza e la disponibilit di Silvia, peraltro mai
venute meno. E di questo le sono grato.
Tornando a Carnera, sorgeva la necessit di testimoniare
la presenza in loco del boxeur (cosa non facile). In quegli
01 prime +intro 28/01/2011 10.39 Pagina 7
anni, nella zona, il rappresentante dellOnb (Opera nazio-
nale balilla) era Silvio Milesi. Decisi di contattare telefoni-
camente tutti i Milesi del Verbano, nella speranza di
rintracciare un parente del funzionario. Risultato negativo.
Ma da cosa nasce cosa. Giovan Battista Milesi, in giovent
ciclista dilettante, mi forn lindicazione utile. A Possaccio,
frazione di Verbania, Carlo Melli aveva quel che cercavo. E
da lui ottenni le foto di Carnera che, nello Stadio del Litto-
rio, d il calcio davvio alla partita Intra-toile de Chaux de
Fonds (3 dicembre 1933).
Interrogando gli anziani del posto, ottenni altre infor-
mazioni. Nel 1937, il campione della boxe era stato ricove-
rato a Ronco, frazione di Ghiffa, nella Casa di Cure
Naturali del dottor Luigi Rovetta. Non solo, in quel periodo
aveva effettuato a Intra, da protagonista, una reclamizzata
visita alla Casa del Balilla (oggi scuola comunale Guido
Cantelli). Da qui loccasione di fotografare ledificio nelle
condizioni attuali, cercare notizie dellinaugurazione (sfo-
gliando le annate della localeGazzetta), e la necessit di
reperire la nuova residenza del medico che, nel frattempo,
si era trasferito con la famiglia a Uscio (un paesino del ge-
novese), dopo aver lasciato la clinica.
Grazie a Internet riuscivo a localizzare i Rovetta a Ca-
mogli e, con grande cortesia, Mariateresa Bora (moglie di
Guido, studioso di reumatologia e nipote del medico di
Ronco) minviava una foto di Carnera, ritratto con Renata
(figlia del fondatore), sulla terrazza della clinica, insieme ad
altre persone. Visitata la scuola elementare e sentita la pre-
side Nullina Nizzola, ottenevo lautorizzazione a riprendere
glinterni delledificio e la palestra dove in passato si tene-
vano i saggi ginnici dei balilla e degli avanguardisti. Seppi
inoltre che nel parco attuale, tra la scuola e la chiesetta di
San Giuseppe, in origine erano stati posati campi da tennis.
Finita la guerra, mutato il clima politico e riconvertito ledi-
ficio in Casa del Popolo, il tennis era stato sostituito da un
pi accetto gioco delle bocce.
Verbano e dintorni a ritroso nel tempo
01 prime +intro 19/11/2010 10.58 Pagina 8
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Fu un colpo di fortuna trovare quegli scatti perch anche
fotografi di professione, come Enzo Azzoni di Pallanza,
poco o nulla hanno in proposito. Tutto questo a riprova del
tempo e della fatica spesi per le mini-ricerche qui raccolte.
Fatica fisica, per la verit, come quando mi recai a fotogra-
fare la Torre di Cavandone che sovrasta il lago, per docu-
mentare larticolo su Gabriele dAnnunzio.
Pioveva quel giorno e arrivato a Suna presi a salire a piedi
verso labitato, piantato nei fianchi di monte Rosso. Se-
guendo la carrozzabile che collega Suna a Cavandone, la
Torraccia appare, allincirca a met strada, dopo alcuni
chilometri e qualche tornante. Ma era il mese di gennaio del
2008 e, per riprendere da vicino la costruzione, dovetti
(chiesti i necessari permessi) attraversare prati innevati,
aprire cancelli in ferro, scavalcare muretti a secco a ridosso
di pendii coperti di arbusti: il tutto tra fango e neve. Non
solo. Intrapresa la via del ritorno, una sorta dindefinibile
disagio e un sentimento crescente dinquietudine mi misero
in sospetto. Avevo la sensazione di un percorso troppo
lungo rispetto allandata. Finalmente intravedo in lonta-
nanza, in un varco tra le case, la distesa del lago. Sono rien-
trato a Suna penso, e mi tranquillizzo. Accelero il passo e
raggiunta la riva, ecco apparire il mausoleo di Luigi Ca-
dorna. Maledizione! dico tra me ho sbagliato strada.
Sono sceso a Pallanza anzich a Suna.
Acrobazie anche in occasione dellarticolo sulla danza-
trice ticinese Charlotte Bara e il Teatro San Materno di
Ascona. Ledificio era in piena ristrutturazione e parzial-
mente sottratto alla vista da pannelli e teloni. Per fotogra-
farlo dovetti arrampicarmi sulla rete metallica di recinzione
molto robusta per fortuna e scattare dopo avere infilato
la macchina al di l delle maglie, reggendola con la destra,
perch con laltra mi tenevo aggrappato alla rete. Di quella
visita al borgo ticinese ho un ricordo molto vivo.
Mi trovavo nel piccolo cimitero a terrazze, ricavato sul
pendio della collina, in una mattinata di fine gennaio del
2007. Il solstizio dinverno, celebrato ogni anno dai cultori
01 prime +intro 19/11/2010 10.58 Pagina 9
del ritualismo pagano, era gi un evento remoto. Cercavo la
tomba di Charlotte e andavo a colpo sicuro perch la sapevo
collocata nei pressi del muro di cinta, dirimpetto al teatro.
La giornata si presentava senza nuvole e a un tratto guardai
il lago. Opaco disco rosso, il sole sorgeva dalla riva opposta
(versante italiano). Ancora basso sullorizzonte, sbucava da
una montagna a triangolo. Usciva esattamente al vertice
della parete nuda e, fissato a quellostensorio di pietra, si of-
friva al cielo del mattino. Mentre tutto prendeva colore, ri-
masi a osservare stupefatto e andai col pensiero al popolo
di Monte Verit. Ai fautori di vita alternativa della comunit
di naturisti e vegetariani sorta aglinizi del Novecento a
pochi chilometri di distanza. E intu le ragioni di chi, preso
dalla suggestione, aveva creduto di riconoscere in quei luo-
ghi una sorta di primitivo Eden.
Ero approdato a Eco del Verbano dopo la breve espe-
rienza di MAG, pensato da Carlo Franzini e Gautier
Zanchi. Il mensile della Idearti, diretto da Rita Ghisalberti
e poi da Carlo Landriscina (redattore-capo), aveva sede a
Lesa, in una casa depoca, sulla via di scorrimento a pochi
metri dal lago. Mi recavo in ufficio tre volte la settimana per
curare lamministrazione della Societ. Ed era un piacere la-
vorare in un ambiente tranquillo e non inquinato. E cam-
minare, a primavera, tra le siepi di camelie, lungo la strada
che dalla stazioncina liberty conduce al lago, toccando Villa
Riva dal gigantesco faggio rosso, ultracentenario.
La rivista (magazine di costume e tempo libero) veniva
diffusa gratuitamente con una tiratura di 45 mila copie sul-
lesempio dei fogli giornalieri leggi e butta, riuscitissima
novit milanese. Una squadra di studenti (una dozzina in
tutto) provvedeva a distribuirla. Indossando un apposito
davantino pubblicitario, i ragazzi percorrevano il Verbano
con le loro motociclette con puntate in localit di monta-
gna, come Macugnaga. Il periodico, nelle intenzioni de-
glideatori, avrebbe dovuto reggersi con i proventi della
pubblicit. Ma cos non avvenne e, dopo solo cinque nu-
meri, fu giocoforza chiudere. La testata aveva attirato lat-
Verbano e dintorni a ritroso nel tempo
01 prime +intro 19/11/2010 10.58 Pagina 10
tenzione di Lavrano e a Franzini fu offerto di dirigere Eco
del Verbano, cosa che egli fece insieme a Giovanni Tagini.
Realizzati alcuni numeri ben riusciti, i due commisero per
un errore imperdonabile.
Il logo del mensile conteneva una frase di Voltaire: Non
approvo ci che tu dici, ma difender a costo della mia vita
il tuo diritto di dirlo e la decisione di sopprimerla provoc
la dura reazione del fondatore. Questo, unitamente ad altre
incomprensioni, caus la fine del sodalizio. Io rimasi e con-
tinuai a collaborare con i miei lavori di ricerca storica. A so-
stituire Franzini, grafico di primordine, arriv Silvia Sacco,
una ragazza timida e inesperta, ma con una grande voglia di
apprendere. E la rivista, dopo un periodo di assestamento,
riusc a sopravvivere. Lavrano non stava bene. Soffriva di
una grave forma di diabete che lo aveva reso quasi cieco. Lo
aiutava nella gestione la Squarzanti, che prese la direzione
del mensile alla sua morte (14 novembre 2005) e, dopo circa
un anno, ne pilot la cessione allEditore XY.IT.
Quante volte, percorrendo in treno lo storico ponte sul
Ticino, l dove il fiume si gonfia uscendo dal lago, andai col
pensiero aglidrovolanti di Sesto Calende. Passando su
quella distesa dacqua, mi tornavano alla memoria le imma-
gini sbiadite dei filmati depoca. Vedevo quelle macchine in
approntamento flottare sul fiume e staccarsi in volo, e mi
pareva di udire il rombo lancinante dei motori che tanto fa-
ceva Coppa Schneider. Mi capitava anche dimmaginare i
sottili armi dei Dopolavoro solcare veloci lo specchio dac-
qua, con gli equipaggi curvi nello sforzo e di avvertire i co-
mandi secchi di chi scandiva i ritmi della voga.
Ricordo ad Arona, in un pomeriggio destate, la tempesta
violenta sul lago. Poi, col diradarsi delle nubi, la Rocca di
Angera stagliarsi di colpo, candida, sul fondale nero, cen-
trata in pieno come in guerra dal fascio potente di una fo-
toelettrica. E a Lesa, la tomba di Giulio Carcano: bellissima,
ma trascurata da tempo. Quattro pesanti lapidi, consumate
dagli anni, la opprimevano appoggiate ai lati. Ormai pres-
soch illeggibili ricordavano la figlia Maria e la moglie Giu-
P
01 prime +intro 22/12/10 17:13 Pagina 11
lia Fontana. Fu unimpresa spostarle per scattare una foto
della grande arca, dopo averla ripulita con annaffiatoio e at-
trezzi trovati sul posto, e liberata dalla bianca farina deposi-
tata dai marmi.
Trattandosi di ricerche storiche su personaggi del pas-
sato, la frequentazione dei cimiteri normale cosa. Provai
lemozione maggiore a Cannobio nel visitare la tomba del
generale Annibale Bergonzoli, lirriducibile barba elettrica.
Due legni grezzi e spogli a formare una croce e la scritta, ap-
pena scalfita: Ho servito la Patria. E la lapide in rovina
che ricorda il sottotenente di complemento Sandro Pu-
gnetti, perito nel febbraio del 1941. Concittadino del gene-
rale e studioso di economia corporativa, era stato con
Bergonzoli in Somalia al tempo dellimpresa dAbissinia. As-
sente in Spagna per motivi di studio, laveva raggiunto in
Nord-Africa dopo lintervento dellItalia nella Seconda
guerra mondiale. Si era offerto volontario, perch nel 1939
la sua classe non era stata ancora richiamata. Ventitreenne
capo-manipolo della Milizia, ufficiale dordinanza di Ber-
gonzoli, tornava di nuovo a fianco del generale. Catturato
ad Agedabia, in Cirenaica, fu stroncato da una pallottola
inglese che lo raggiunse dopo aver ferito un ufficiale italiano.
Sparo accidentale, sentenzi barba elettrica, sempre ge-
neroso nei confronti del nemico: Preferisco di credere ad
un errore piuttosto che ad un proposito scrisse dalla pri-
gionia, in una lettera indirizzata al padre del caduto. Ber-
gonzoli aveva chiesto con insistenza al collega inglese di
avere cura della sepoltura del giovane affinch, a guerra fi-
nita, fosse possibile recuperarne la salma. Fu inascoltato. E
la Sirte ha cancellato ogni traccia, e il deserto ha mantenuto
il segreto.
La mia collaborazione a Eco del Verbano si conclusa
con gli articoli qui riuniti. Rimane la nostalgia di unespe-
rienza felice.
Verbano e dintorni a ritroso nel tempo
01 prime +intro 22/12/10 17:13 Pagina 12
Febbraio
Gabriele dAnnunzio e la Torre
di Cavandone
Sempre alla ricerca di un tetto, Gabriele dAnnunzio cam-
bi pi volte dimora nel corso della sua movimentata esi-
stenza prima di giungere allapprodo definitivo di Villa Car-
gnacco sul Lago di Garda: il futuro Vittoriale. Perseguitato
dai creditori che avevano lardire di voler essere pagati
non poteva rimanere a lungo sul posto.
Emblematica la fuga del 1910 in Francia con labbando-
no della Capponcina, la villa sui colli fiorentini ove aveva
scritto pi della met dei suoi lavori e amato Eleonora Duse,
la celebre attrice drammatica. Quando un uomo non ha
pi debiti, cessa di essere giovine. Forse per questo che io
sono rimasto eternamente giovine, aveva confidato una
volta a Tom Antongini, il suo segretario factotum. Il poeta
pescarese voleva fare della sua vita un capolavoro e di con-
seguenza non badava a spese. Ricavava molto dalla produ-
zione letteraria della sua officina, ma spendeva molto di
pi.
Scelta una residenza, la stravolgeva completamente, ri-
strutturandola da cima a fondo e disponendola secondo i
suoi originalissimi gusti e la sua sensibilit estetica. La col-
mava di oggetti strampalati, di sculture, di quadri, di ninnoli
provenienti da ogni dove. Cos era accaduto per le sue nu-
merose abitazioni, tra le quali: la gi citata Capponcina, lo
Chalet Saint-Dominique ad Arcachon nelle Lande francesi
verbano anno 2008 19/11/2010 11.17 Pagina 85
(luogo di produzione di quasi tutte le sue opere doltralpe),
Il Serraglio a Maderno e il Vittoriale a Gardone.
Unica eccezione, la Casetta Rossa sul Canal Grande ve-
neziano che dAnnunzio aveva iniziato a frequentare sin dal
1896. L scrisse il Notturno dopo lincidente di volo che lo
aveva parzialmente privato della vista. Era abitata da un suo
amico tedesco il principe di Hohenlohe, amante dellItalia
e di Venezia. Scoppiata la Grande Guerra ledificio, rima-
sto vuoto e sequestrato perch appartenente a cittadino di
Paese nemico, era stato occupato dal poeta per lintera du-
rata del conflitto. Ma per una sorta di deferenza, dAnnun-
zio contrariamente alle sue abitudini non aveva toccato
nulla.
Il vate era sempre alla ricerca di finanziatori. A trattare
con gli usurieri era per Antongini che per circa trentanni
figur non solo come segretario, editore, procacciatore daf-
fari, ma anche come traente di quegli effetti che, venuti a
scadenza, toglievano il buonumore al poeta. Questi, peral-
tro, apparve su di essi sempre e soltanto in qualit di aval-
lante. Io, del denaro, ho unidea fluida diceva. E le ram-
pogne dei creditori non dovevano preoccuparlo pi di tan-
to.
Un giorno del 1914 in Francia, avvertito da un preoccu-
pato Antongini della presenza di alcuni postulanti invipe-
riti, si fece allingresso dello studio e con un sorriso dolce
mostr al segretario, stretta nel palmo della mano, una sta-
tuetta di Budda con incisa la scritta: Me ne frego!. A ri-
prova che il celebre motto, fatto proprio dai legionari di Fiu-
me nel 1920, non aveva unorigine guerriera.
DAnnunzio un creditore troppo sui generis diceva
di lui un noto banchiere Una sua cambiale non ha alcun
valore pratico () Una banca avrebbe pi vantaggio a ven-
dere a un amatore lautografo della cambiale che a citare il
Poeta se questi non la pagasse alla scadenza.
Il romanziere aveva un debole per le torri. Da un tedesco
ne acquist una chiamata Ruhland, situata sulla spiaggia del
lago presso Gardone. La trasform in torre medievale e la
Verbano e dintorni a ritroso nel tempo
verbano anno 2008 19/11/2010 11.17 Pagina 86
Gabriele dAnnunzio a Fiume:
dono del poeta a Tom Antongi-
ni, il segretario tuttofare
Fiume dItalia, 1920. Gabriele
dAnnunzio mentre gioca a boc-
ce con i suoi ufficiali nel palazzo
della Reggenza del Carnaro
A Gabriele dAnnunzio e la Torre di Cavandone
verbano album 22/12/10 17:53 Pagina 221
Verbano e dintorni a ritroso nel tempo
Gabriele dAnnunzio: Arbiter elegan-
tiarum
Il poeta guerriero sullo SVA biposto, con il pilota Natale
Palli. Volo su Vienna (9 agosto 1918)
Fiume dItalia 11 giugno
1920. Il vate attorniato
dai suoi legionari
verbano album 11/11/2010 9.47 Pagina 220
Gabriele dAnnunzio e la Torre di Cavandone
ribattezz Torre di San Marco. Affermava di averne posse-
duta unaltra sul Lago Maggiore, abbandonata e romantica:
la Torre di Cavandone. LAntongini, pur ritenendosi un
esperto conoscitore della zona, non laveva mai sentita no-
minare. Epper la torre esiste e dAnnunzio di certo la co-
nobbe.
Il poeta la descrive dotata di due camere di tre metri qua-
drati ciascuna, anchesse diroccate, prive di riscaldamento.
Gli accenni, fatti sempre con un sorrisetto malizioso, basta-
rono a far nascere nel segretario il sospetto che questa di-
mora fosse soltanto un parto della fantasia del letterato, non
essendo mai comparso un documento atto a provarne lesi-
stenza.
In realt, si trova sulle pendici Sud-ovest del Monte Ros-
so a met strada fra Suna e Cavandone, dinanzi a un pano-
rama che riconcili con la vita persino Richard Wagner in
crisi. Dalla torre, poggiata su di una roccia levigata, il monte
precipita verso Suna, adagiata lungo la riva piemontese del
Verbano. La strada carrozzabile che dal lago conduce al
paesino in collina dalle strade a ciottoli passa poco al di
sopra dellantica mulattiera, che si snoda nel bosco di ginepri
e larici con muriccioli a secco.
La torre era utilizzata nel medioevo con funzioni di con-
trollo. Di giorno le segnalazioni venivano fatte con fumate,
bandiere e invio di colombi; di notte, con fuochi su padel-
loni. Forse era stata edificata sin dai tempi di Roma antica,
ma di questo non esiste prova. Pio Bondioli ce ne d una de-
scrizione in La Torre di Cavandone attraverso i secoli (libro
raro, stampato a Milano nel 1942, disponibile presso la Bi-
blioteca Mario Rostoni dellUniversit LIUC Carlo Catta-
neo di Castellanza). A quel tempo la zona era signoreggiata
dai Conti di Castello, alleati dei Conti di Biandrate.
La struttura attuale della costruzione risale alla fine del
XII secolo. Dotata di pianta rettangolare (9 m 7,50 m),
alta 18 m con mura in pietra e tetto spiovente a due falde.
Alla base il muro ha lo spessore di 1,50 m. La porta si trovava
in origine a circa tre metri dal suolo e per accedervi il guar-
verbano anno 2008 19/11/2010 11.17 Pagina 87
A Gabriele dAnnunzio e la Torre di Cavandone
La Torraccia ripresa aglinizi degli anni Quaranta del secolo scorso, a ristrutturazione e re-
stauro non ancora ultimati
verbano album 19/11/2010 12.33 Pagina 219
A Gabriele dAnnunzio e la Torre di Cavandone
La Torraccia ritratta dallautore dellarticolo nel gennaio 2008
verbano album 19/11/2010 12.42 Pagina 223
diano utilizzava una scaletta a pioli che poi ritirava durante
la notte. ora stata trasformata in balcone con laggiunta
di un parapetto cinquecentesco in ferro battuto. Interna-
mente era divisa in quattro piani con soffitti a travetti. Il pri-
mo a livello della porta aveva un camino e un cesso che dava
al di fuori attraverso il muro. Un altro cesso era posto alla
sommit della torre ed era costituito da una lastra in pietra,
forata al centro, sporgente nel vuoto.
nella guerra fratricida tra novara e Vercelli, i Conti di
Biandrate e quelli di Castello ebbero la peggio. La torre, di-
venuta propriet dei Visconti e poi degli Sforza, rimase ai
Borromeo fino allabolizione dei feudi voluta dalla Repub-
blica Cisalpina alla fine del Settecento. Venuta meno la sua
funzione di controllo fu abbandonata e soltanto il difficile
accesso la salv dalla distruzione totale.
Le intemperie fecero il resto. I soffitti, i pavimenti e le
scale, per lo pi in legno, precipitarono. Con la consunzione
delle travature di sostegno croll il tetto. Isolata e tetra, col
passare del tempo, alla torre furono associati ricordi paurosi
e fantastici. La gente del posto prese a chiamarla La Tor-
raccia con un misto di disprezzo e di timore.
DAnnunzio sicuramente la visit. La sua descrizione fat-
ta allAntongini coincide con quanto scritto dal Bondioli.
Ma il futuro e intrepido violatore di Vienna e di Buccari eb-
be effettivamente dimora nella torre? La vexata quaestio
destinata a rimanere uno dei tanti enigmi irrisolti della Sto-
ria. Franco Baroni Donati, scrivendo sulla Gazzetta del
Lago Maggiore del 18 giugno 1938, rifacendosi a quanto
narrato nei suoi scritti dallAntongini, propende per il s. Di
parere opposto lamericano William B. Kaupe, allora pro-
prietario della Villa Eremitaggio di Pallanza.
Secondo il mecenate di origine tedesca, la torre non
mai stata in possesso di Gabriele dAnnunzio che mai vi
abitato. Amante dellarte e abituale viaggiatore, Kaupe
laveva comperata nellaprile del 1910 per salvarla dalla ro-
vina a suo dire da Viani, banchiere di Pallanza. In realt
Viani, di antica e nobile famiglia, pittore oltre che banchie-
Verbano e dintorni a ritroso nel tempo
verbano anno 2008 19/11/2010 11.17 Pagina 88
re, incontrando un giorno dAnnunzio a Milano presso ledi-
tore Treves, glielaveva regalata affinch ne scrivesse in qual-
che suo lavoro. Donazione solo verbale, per. Tant che poi
dimenticatosene dAnnunzio e rimasta la torre di sua pro-
priet il Viani laveva ceduta allamericano.
ora La Torraccia appartiene alla famiglia Cerini dei
Visconti di Castegnate che la acquistarono dal Kaupe nel
corso della Seconda guerra mondiale. Completamente ri-
strutturata e dotata di tutti i servizi necessari conserva, ri-
gorosamente inalterata, la struttura medievale del tempo.
oggi una singolare abitazione di vacanza, suggestiva e fun-
zionale.
Gabriele dAnnunzio e la Torre di Cavandone
verbano anno 2008 19/11/2010 11.17 Pagina 89
Verbano e dintorni a ritroso nel tempo
La Torraccia innevata
Unaltra visione della Torraccia fra gli alberi
verbano album 22/12/10 17:53 Pagina 222
Marzo
Massimo dAzeglio a Cannero
Ricordo di un esilio volontario
Ho da fare il Re Galantuomo? aveva chiesto sorridendo
Vittorio Emanuele II un giorno del 1849. Il marchese Mas-
simo Taparelli dAzeglio, ricordandogli che nella Storia se
nerano visti veramente pochi di sovrani di tal fatta, gli sug-
geriva di cominciarne la serie. Ebbene, il mestiere mi par
facile era stata la risposta. E il Re Galantuomo labbia-
mo aveva sentenziato il primo ministro del Regno sardo,
sottolineando come il giovane figlio di Carlo Alberto, suc-
cedendo al padre dopo il disastro di novara, avesse tenuto
fede allo Statuto e pensato allItalia e non al Piemonte.
Laneddoto sintomatico della natura del dAzeglio e di
come le figure pubbliche avrebbero dovuto operare nella sua
concezione dello Stato. Luomo politico era nato a Torino
nel 1798 da nobile famiglia. Suo padre, generale delleserci-
to, gli aveva impartito una rigida educazione tale da lasciare
in lui unimpronta indelebile, bastevole a instradarlo e a
esaurire quella sorta di ribellione spontanea, responsabile
per un breve periodo di tempo della sua vita scapestrata. Il
ragazzo amava larte e suonava il pianoforte.
Ancora sedicenne, aveva conosciuto Roma al seguito del
padre, inviato nelle terre del papa in missione diplomatica.
nella citt era poi tornato spinto dalla sua vocazione arti-
stica e a partire dal 1818 aveva iniziato a distinguersi come
pittore dipingendo non solo per diletto, ma anche per me-
stiere. In tal modo era riuscito per alcuni anni a mantenersi
verbano anno 2008 19/11/2010 11.17 Pagina 91
Verbano e dintorni a ritroso nel tempo
senza ricorrere allaiuto della famiglia. Dipingeva vedute e
avvenimenti. Lo stile romantico-naturalistico ricordava certi
pittori fiamminghi; non per nulla era stato allievo di Mar-
tino Verstappen di Anversa.
DAzeglio apparteneva ai cultori della cosiddetta pittura
istoriata che consisteva nel raffigurare fatti significativi del-
la storia ambientandoli in un contesto paesaggistico. Le sue
opere, pur se di buona fattura, sono molto datate. Fa ecce-
zione Lo studio del Pittore a Napoli (olio su tela del 1827),
sintetico e singolarmente moderno nellesecuzione. Il qua-
dro, dipinto durante un soggiorno nella citt partenopea
tappa obbligata per tutti i vedutisti rappresenta lo studio
del dAzeglio aperto allariosa visione del celebre golfo.
I lavori dellartista ottocentesco sono oggi presenti nei
musei importanti: specie a Torino, al Museo del Risorgi-
mento (la pi parte) e alla Galleria dArte Moderna. Uno
dei quadri pi famosi, La disfida di Barletta, gli propizi
un buon successo anche come scrittore. Mentre eseguiva
lolio della famosa tenzone cavalleresca del 1503 fra campio-
ni italiani e francesi (Francia e Spagna si stavano disputando
lItalia meridionale), il pittore pens di ricavarne un libro.
Questo apparve nel 1833 col titolo Ettore Fieramosca o La
disfida di Barletta e conobbe unimmediata fortuna.
Il mio scopo non fu raccontar novelle, bens rialzare a
poco a poco lo spirito pubblico in Italia, scriver nei Miei
Ricordi. Ci si avviava al Risorgimento e il romanzo nellesal-
tare quella lontana esplosione di orgoglio nazionale, inso-
spettata in soldati mercenari pronti a darsi al miglior offe-
rente, sembrava invitare glitaliani a imitare leroismo del
Fieramosca, di Fanfulla da Lodi e di quanti altri.
Ci che mancava ai connazionali era il senso di quella
rievocazione non erano le virt individuali del coraggio e
dellonore, ma la concezione dello Stato e la consapevolezza
di essere uniti da un comune destino. Tesi che pi tardi pia-
cer molto al fascismo. Tant che nel 1938 il regista Ales-
sandro Blasetti sispirer al romanzo per il film Ettore Fie-
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A Massimo dAzeglio a Cannero
Massimo dAzeglio ritratto dal celebre pittore veneziano Francesco Hayez (olio su tela, 1860)
verbano album 11/11/2010 9.51 Pagina 225
Massimo dAzeglio a Cannero
ramosca, caratterizzato da una forte tensione patriottica, con
Gino Cervi giovane protagonista.
La naturale sensibilit artistica, sommata alle conoscenze
acquisite con lo studio, valsero al pittore la nomina a diret-
tore dellAccademia di belle Arti di Torino, tenuta sino alla
morte avvenuta nel 1866, a soli sessantasette anni. DAzeglio
fu un protagonista del Risorgimento, fedele a Casa Savoia.
nei confronti della questione romana tenne per una po-
sizione personale diversa da quella torinese differenziandosi
da Cavour.
non era un laico anticlericale, bens un cattolico fervente.
Ci non glimped di criticare in maniera oculata e talvolta
estremamente severa lo Stato pontificio e di giudicare nega-
tivamente loperato di Gregorio XVI, sordo a ogni richiesta
di riforme. Con lascesa al soglio di Pio IX sembr al dAze-
glio che le migliori speranze potessero avverarsi. Incontr il
nuovo Papa a Roma, senza esimersi dal baciargli con tra-
sporto la pantofola e, pur constatando in seguito il venir me-
no degli entusiasmi in lui riposti, non appoggi mai una so-
luzione di forza nei confronti dello Stato della Chiesa, arri-
vando a condannare apertamente Garibaldi per la sua ini-
ziativa fallita nellAspromonte.
A Cannero, sul Lago Maggiore, si ritirava nei momenti
di malinconia. Il 16 agosto 1862, dopo la discussione in Par-
lamento dellordine del giorno per Roma capitale, il diplo-
matico intemerato scrive al suo caro amico novarese, Giu-
seppe Torelli: La qual soluzione, a mio credere, sarebbe
questa. Roma sotto la legge italiana; il Papa solo in Roma;
sovranit nominale; un Municipio che si chiamerebbe Se-
nato (come usa) per lclairage, la pulizia urbana, ecc.; Roma
infine citt santa, ma libera come la Mecca.
DAzeglio aveva acquistato in localit Cassino, tra og-
gebbio e Cannero, un rustico in pietra, edificato su di un ri-
piano roccioso, lambito dalle acque del Verbano. Lo chia-
mava casino e qui si rifugiava per riaversi dalle ricorrenti
delusioni della politica, complice la sua dirittura morale che
lo faceva intransigente con gli altri e ancor pi con se stesso.
verbano anno 2008 19/11/2010 11.17 Pagina 93
nel 1860 si era dimesso dallincarico di Governatore di Mi-
lano per non essere mescolato a pasticci, dei quali neppure
son messo nella confidenza. E senza il minimo rimpianto
per i 60 mila franchi di compenso attribuiti alla funzione
(dopo Villafranca, la Lombardia era divenuta possedimento
francese per essere poi ceduta ai Savoia).
o come quando alcuni anni prima (terminata la guerra
di Crimea) per uno scrupoloso eccesso di prudenza aveva
rinunciato a rappresentare il Regno sardo alla Conferenza
di pace di Parigi, nel febbraio del 1856, mancando di esibirsi
in un consesso europeo di altissimo livello (occasione splen-
didamente sfruttata da Cavour). Allora fuggiva a Cannero
a scrivere e a pensare alleducazione civile e morale deglita-
liani; in quellesilio ove Gli alberi son verdi, il sole scotta
() dove nessuno sammala, n muore mai, l ove si gode
la bramata salute.
Abbiamo messo insieme unItalia appena imbastita, e
che conviene cucire () vorrei vedere nel carattere italiano
spuntare doti virili si sfogava ancora una volta col Torelli,
suo abituale corrispondente vorrei vedere nelle loro vene
correre una goccia di buon sangue, e non solamente crema
alla vaniglia, o per dir meglio allinvidia: vorrei veder stoffa,
sia pur macchiata (le macchie si lavano) ma stoffa forte e
solida, e non cenci che non tengano il punto.
A volte era turbato, preda del pessimismo. Scrivendo al-
lamico nel maggio del 1865 rammentava di come, incon-
trato un noto uomo politico e avendogli espresso la sua pie-
na disponibilit a fare ogni sforzo per giungere a una ricon-
ciliazione nazionale, questi gli rispondesse piccato: che
incredibile come i Piemontesi odiano i Milanesi!. Il
fatto per si commentava sconsolato il dAzeglio che
in fondo del cuore, ci odiamo tutti in Italia, che una vera
delizia! Che cosa nuscir lo sa solo Iddio.
nel casino di Cannero accadeva frequentemente che vi
si ritrovassero numerosi ospiti e alcune stanze erano adibite
alla bisogna. Refrattario agli inviti reiterati era proprio il To-
relli, per, che non si decideva mai a far visita al volontario
Verbano e dintorni a ritroso nel tempo
verbano anno 2008 19/11/2010 11.17 Pagina 94
Copertina interna del romanzo
Ettore Fieramosca di Massimo
dAzeglio
Incisione che ritrae il dAzeglio
negli ultimi anni della sua vita
Copertina del libro di memo-
rie I miei ricordi di Massimo
dAzeglio, uscito postumo e in-
completo
A Massimo dAzeglio a Cannero
verbano album 19/11/2010 12.56 Pagina 227
Olio su tela (1838) di Massimo dAzeglio: il duca Emanuele Filiberto vince i
francesi ai Campi di San Quintino
Verbano e dintorni a ritroso nel tempo
Lo studio del Pittore a Napoli
(olio su tela, 1872) di Massimo
dAzeglio
verbano album 19/11/2010 12.55 Pagina 226
esule. Il confidente, anchegli raffinato scrittore, si occuper
dei Ricordi (rimasti incompiuti e pubblicati postumi) ten-
tando di completarli. Ma non ne avr il tempo. Morir tre
mesi dopo la scomparsa dellautore.
or che lItalia s fatta, duopo fare glItaliani aveva
sentenziato dAzeglio nel 1861, allindomani della procla-
mazione del Regno dItalia. Da quel proposito lodevole so-
no trascorsi soltanto centoquarantasette anni. lecito es-
sere ottimisti e non disperare.
Massimo dAzeglio a Cannero
verbano anno 2008 19/11/2010 11.17 Pagina 95
Attacco di cavalleria (olio su lastra metal-
lica, 1845 circa) di Massimo dAzeglio /
Illustrazione del libro di Massimo dAze-
glio, Ettore Fieramosca ossia la disda di
Barletta, Carrara, Milano 1872 / Scena di
combattimento della celebre disda tra
italiani e francesi (incisione)
A Massimo dAzeglio a Cannero
verbano album 11/11/2010 9.51 Pagina 229
Verbano e dintorni a ritroso nel tempo
Particolare della Villa delluomo politico, scrittore e artista a Cassino di Can-
nero
Scorcio di Villa dAzeglio a
Cannero, edificata nei pressi
del tuttora esistente casino in
pietra
verbano album 19/11/2010 12.56 Pagina 228
verbano anno 2008 19/11/2010 11.17 Pagina 96

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