Sei sulla pagina 1di 16

Bibliografia gioachimita 2006-2009*

a cura di Lorenzo Braca


Il presente bollettino integra il lavoro di rassegna bibliografica pubblicato nel precedente numero
degli Annali di Scienze Religiose e si pone idealmente in continuit con le precedenti bibliografie
degli studi su Gioacchino da Fiore1. Sono pertanto prese in esame le pubblicazioni dedicate
direttamente alla vita e al pensiero di Gioacchino da Fiore, allo sviluppo della sua ermeneutica, al suo
ruolo storico e in alcuni casi all'influenza che il suo pensiero pu aver esercitato successivamente alla
sua scomparsa, nel caso in cui nei lavori fosse evidente una consistente chiave di interesse per la
figura di Gioacchino. Non sono dunque stati inclusi studi che, pur riguardando autori di impianto
gioachimita, non siano diretti a indagare esplicitamente il ruolo di Gioacchino nella formazione del
loro universo dottrinale. Non sono inclusi, in sostanza, lavori non incentrati su problematiche di
carattere storico o teologico che riguardino direttamente l'abate di Fiore, n lavori di carattere
divulgativo.
Gli studi sono suddivisi in base all'anno di pubblicazione e ordinati alfabeticamente secondo il
cognome degli autori. Per ogni contributo viene proposto un commento essenziale nel quale si
evidenziano i contenuti di maggiore interesse.

2006

121. ADORISIO, Antonio Maria, Luca di Casamari, arcivescovo di Cosenza,


testimone e biografo di Gioacchino da Fiore, in I luoghi di Gioacchino da Fiore
(cfr. infra n. 136), pp. 91-106.
Il contributo presenta un ritratto del cistercense Luca, dall'amicizia con Gioacchino da
Fiore, all'elezione ad abate della Sambucina (ottenuta anche grazie all'abate calabrese),
alla carica di vescovo di Cosenza, raggiunta un anno dopo la morte dell'amico, fino alla
scrittura delle sue opere pi note, tra cui la raccolta agiografica dedicata all'abate di Fiore:
la Virtutum beati Joachimi synopsis.

122. Atlante delle fondazioni florensi, 1, Schede, Iconografia, Storia, a cura di


Pasquale Lopetrone, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2006, 287 pp.
Il primo volume dell'atlante dedicato ai monasteri florensi, progettato dal Comitato
nazionale per le celebrazioni dell'VIII centenario della morte di Gioacchino da Fiore,
raccoglie schede informative e ricchi apparati fotografici e cartografici su quindici
fondazioni. Si segnala anche una parte storica redatta da Valeria De Fraja e dedicata alla
nascita, allo sviluppo e alla diffusione dell'Ordine.

123. Atlante delle fondazioni florensi, 2, Documenti, a cura di Valeria De Fraja,


Soveria Mannelli, Rubbettino, 2006, 460 pp.
Nel secondo volume dell'atlante vengono riportate le trascrizioni delle fonti documentarie
collegate a numerose fondazioni florensi. Per il monastero di Fiore sono riportate 214
trascrizioni, 45 per Santa Maria di Fonte Laurato, 8 per Santa Maria di Acquaviva, 8 per
Santa Maria di Altilia, 4 per Santa Maria Nuova (o dei Tre Fanciulli), 18 per altri
monasteri pugliesi, 5 per monasteri nel Lazio e 13 per monasteri florensi della diocesi di
Lucca.

124. BERTELLI, Gioia - ROUBIS, Dimitris SOGLIANI, Francesca, I siti florensi


della Sila: la scoperta della prima fondazione monastica di Gioacchino da Fiore
a Jure Vetere (S. Giovanni in Fiore), in I luoghi di Gioacchino da Fiore (cfr.
infra n. 136), pp. 119-127.
Il contributo diviso in due parti: nella prima gli aa. presentano i risultati delle indagini
archeologiche condotte sull'impianto monastico scoperto a Jure Vetere e sul contesto
territoriale. Nella seconda viene delineata la storia dei primi insediamenti florensi, dalla
prima notizia di una comunit di monaci in un insediamento nei territori dell'odierna Jure
Vetere, fino agli ultimi anni di vita di Gioacchino da Fiore. In conclusione si offre un
quadro preliminare dello studio sui manufatti rinvenuti, esame ancora in corso al
momento della redazione dell'intervento. Il contributo accompagnato da cartine
geografiche, piantine dello scavo e riproduzioni fotografiche.

125. DALENA, Pietro, I viaggi e gli itinerari di Gioacchino da Fiore nel


Mezzogiorno, in I luoghi di Gioacchino da Fiore (cfr. infra n. 136), pp. 67-90.
*

Desidero ringraziare quanti hanno contribuito a questa rassegna bibliografica segnalando


studi dei quali non ero a conoscenza o inviandomi l'abstract dei loro contributi; ringrazio in modo
particolare il prof. Gian Luca Potest, il prof. Marco Rainini, il prof. Eugne Hone, la prof.ssa
Valeria De Fraja, la prof.ssa Julia Eva Wannenmacher e il prof. Jan Grzeszczak.
1
Cfr. L. Braca, Bibliografia gioachimita 2002-2005, in Annali di Scienze Religiose, n.s.
IV (2011), pp. 329-363. Cfr. inoltre M. Rainini, Gioacchino da Fiore: bibliografia 1994-2001, in
Florensia, XVI/XVII (2002-2003), pp. 105-165; C. Caputano, Gioacchino da Fiore: bibliografia
1988-1993, in Florensia, VIII/IX (1994-1995), pp. 45-110; V. De Fraja, Gioacchino da Fiore:
bibliografia 1969-1988, in Florensia, II (1988), pp. 7-59.

Alcune considerazioni e ipotesi circa gli itinerari percorsi da Gioacchino da Fiore nel
Mezzogiorno italiano per ragioni di natura istituzionale e spirituale. L'a. prende in
considerazione in particolare gli spostamenti compiuti tra la Calabria e le abazie di
Casamari, Fossanova e Veroli. Si accenna anche a un viaggio a Palermo e a Napoli. Il
contributo accompagnato da diciassette tavole illustrative.

126. DE FRAJA, Valeria, Dai Cistercensi ai Florensi, in Il ricordo del futuro (cfr.
infra n. 137), pp. 33-40.
Il contributo ripercorre le principali vicende istituzionali che interessarono l'Ordine
florense: dalla rottura di Gioacchino da Fiore con i Cistercensi (1190/1191),
all'approvazione papale del nuovo Ordo (1196), all'espansione raggiunta sotto l'abbaziato
di Matteo, successore di Gioacchino, il quale apporter alla comunit gi le prime
modifiche in senso cistercense, fino alle scarse notizie relative l'Ordine in et moderna e
alla sua soppressione nel 1570.

127. DE FRAJA, Valeria, Florensi, in Federico II. Enciclopedia fridericiana,


Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani, 2006,
pp. 653-656.
Ripercorrendo la storia del monachesimo florense l'a. riporta schematicamente il numero
delle donazioni e dei beneifici che Gioacchino ottenne dalla corona del Regnum, dalla
donazione del locum Floris da parte di re Tancredi nel 1191, fino alla protezione concessa
da Enrico VI nel 1197. L'a. rileva come la necessit di regolamentare i rapporti tra il
monastero di Fiore e le dipendenze sorte nelle vicinanze port Gioacchino a redigere degli
statuta che furono presentati a papa Celestino III nel 1196. I pochi frammenti oggi noti
permettono di intravedere come Gioacchino intese strutturare il nuovo Ordine in maniera
differente rispetto a quello cistercense.

128. DE FRAJA, Valeria, Oltre Cteaux. Gioacchino da Fiore e lOrdine florense,


Roma, Viella, 2006 (Centro Internazionale di Studi Gioachimiti. Opere di
Gioacchino da Fiore: testi e strumenti, 19), 301 pp.
L'a. prende in esame la figura di Gioacchino da Fiore quale riformatore religioso. La
fondazione dell'Ordine florense viene inquadrata in un percorso di maturazione spirituale
che pass in un primo tempo attraverso l'adesione alla congregazione cistercense e al suo
ideale pauperistico, e poi attraverso un graduale distacco da essa, nel tentativo di
realizzare un peculiare ideale eremitico. Il volume idealmente diviso in due parti: nella
prima (capitoli 1-4) si analizza il rapporto tra Gioacchino e l'Ordine cistercense, nella
seconda (capitoli 5-6) l'a. esamina il ruolo giocato dai Cistercensi nella nascita e nello
sviluppo dell'Ordine florense. Nel primo capitolo l'a. constata la problematicit insita nelle
agiografie dedicate a Gioacchino per la ricostruzione delle vicende biografiche nonch
degli ideali riformatori che ispirarono la sua azione. Viene fatto pertanto ricorso ad alcuni
testi di Gioacchino stesso, in particolare ai due sermoni del Tractatus de vita et Regula
sancti Benedicti, per rintracciare le ragioni dell'adesione e del successivo distacco
dall'Ordine cistercense. Vengono pertanto ricostruite le fasi storiche del tentativo di
attuazione di un articolato progetto monastico, dal suo principio fino al fallimento
dell'idea originaria e agli sviluppi dell'Ordine dopo la scomparsa di Gioacchino.
L'ordinatus ordo, che l'abate florense prospett, per l'a. attestato nei suoi scritti, in
alcuni diagrammi raccolti dal Liber Figurarum e nei frammenti documentari degli statuta
approvati da Celestino III. L'a. individua in particolare in alcuni passaggi del V libro della
Concordia e nella tavola XII del Liber Figurarum un progetto di vita comunitaria non
utopico, bens realizzabile nell'immediato futuro. La morte dell'abate e l'eccessiva rigidit
del sistema da lui messo a punto avrebbero determinato il fallimento dell'organizzazione
florense e il suo progressivo riavvicinamento alle posizioni cistercensi. Si segnala
un'interessante appendice documentaria, costituita da testi di Gioacchino (la domus
religionis della Concordia, la trascrizione dei testi della tavola XII del Liber Figurarum, e
il cosiddetto testamento di Gioacchino) e altri documenti riguardanti l'abbazia di S.
Giovanni in Fiore.

129. ERNST, Germana, Il ruolo profetico di Gioacchino da Fiore nel pensiero di


Tommaso Campanella, in Il ricordo del futuro (cfr. infra n. 137), pp. 156-158.
Gioacchino da Fiore tra gli autori che Campanella cita in un processo nell'anno 1600,
nel quale ritenuto l'istigatore di un rivolta anti spagnola. Campanella sosteneva
l'imminenza di una Et dello Spirito, in cui gli uomini avrebbero vissuto su modello
dello stato ideale di Platone nella comunione dei beni e delle donne, secondo la
religione naturale.

130. GATTO, Ludovico, Il gioachimismo nella testimonianza salimbeniana, in


Dalla parte di Salimbene. Raccolta di ricerche sulla Cronaca e si suoi
personaggi, a cura di Pietro Messa, Roma, Antonianum, 2006, pp. 151-170.
Nel saggio, che appare inedito nella raccolta di studi gi pubblicati dall'a., si comincia con
il ricostruire il profilo di Gioacchino e il contesto storico-culturale di appartenenza.
Successivamente l'a. indaga le tematiche escatologiche dell'opera di Salimbene per
dimostrare come quest'ultimo sia legato al pensiero di Gioacchino e tenti di diffonderne il
senso profondo in antitesi con i fraintendimenti di altri autori quali Giovanni da Parma o

Ugo di Digne.

131. GERALDI, Edoardo, L'abbazia florense di S. Giovanni in Fiore: note


sull'utilizzo dell'infrarosso per la lettura delle trasformazioni del costruito, in I
luoghi di Gioacchino da Fiore (cfr. infra n. 136), pp. 217-225.
Il contributo presenta i risultati degli esami ai raggi infrarossi effettuati sulla chiesa
abbaziale di San Giovanni in Fiore. Attraverso l'analisi delle discontinuit nella risposta
alle sollecitazioni termiche, l'a. evidenzia le aree dell'edificio che sono state soggette a
trasformazione. Il contributo affiancato da fotomosaici rappresentanti lo spettro
infrarosso degli elementi architettonici presi in esame.

132. GRZESZCZAK, Jan, Joachim z Fiore. redniowieczny przyczynek do teologii


dziejw, Pozna, Wydzia Teologiczny Uniwersytet Adama Mickiewicza
Redakcja Wydawnictw, 2006 (Studia i Materiay, 87), 208 pp.
Prima monografia dedicata a Gioacchino in lingua polacca. Suddivisa in tre capitoli, tratta
rispettivamente della biografia dellAbate Calabrese secondo i dati forniti dalla Vita e
dalle Memorie di Luca di Casamari, dell'ermeneutica biblica impiegata nei suoi scritti
(intelligentia spiritualis, concordia) e del tertius status, ovvero let dello Spirito Santo.
Lultimo capitolo dedicato allapocalittica di Gioacchino, e in particolar modo al
concetto gioachimita del doppio Anticristo, allesegesi delle lettere alle Chiese
dellApocalissi e al significato dei sette sigilli. Il volume corredato da alcune
riproduzioni delle tavole del Liber Figurarum, tratte dai codici di Oxford e Reggio
Emilia.

133. GUERRINI, Paola, Il Liber Figurarum, in Il ricordo del futuro (cfr. infra n.
137), pp. 63-74.
Il contributo presenta una panoramica sulle tavole del Liber Figurarum. Si riporta, per
ognuna di esse, una breve spiegazione in accordo con le interpretazioni fornite negli
ultimi anni dalla critica. Si segnala inoltre la presenza di quattordici riproduzioni
fotografiche dai manoscritti di Reggio Emilia e di Oxford.

134. HONE, Eugne, Joachim of Fiore: His Early Conception of the Holy
Trinity. Three Trinitarian Figurae of the Calabrian abbot Reconsidered, in
Ephemerides Theologicae Lovanienses, LXXXII (2006), pp. 103-137.
Lo studio analizza la successione, il contesto letterario e il significato delle tre figure
trinitarie di Gioacchino da Fiore: i vasi d'acqua (cio la cosiddetta figura anti
Lombardo), il salterio decacorde e il diagramma dell'alfa e dell'omega. L'a. contesta la
lettura di Harold Lee, secondo il quale la figura anti Lombardo corrisponderebbe nel
senso all'alfa e omega, poich in entrambe si disegnerebbe una successione della storia
della salvezza in tre stati e due tempi. Asserisce invece che la figura dei vasi d'acqua non
ha affatto significato storico. Questa cio, come il salterio, per l'a. appartiene a uno stadio
primitivo delle meditazioni di Gioacchino sul mistero della Trinit, in cui l'abate si
concentra ancora solamente sulla vita interna del Dio uno e trino. Il legame tra la Trinit e
la storia, invece, appartiene a una fase successiva della sua elaborazione teologica. La
figura dell'alfa e dell'omega segnerebbe, quindi, un passaggio intermedio verso questo
secondo stadio di pensiero.

135. HOUBEN, Hubert, Fossanova al tempo di Gioacchino da Fiore, in I luoghi


di Gioacchino da Fiore (cfr. infra n. 136), pp. 53-66.
Nella seconda met del secolo XII l'abbazia di Fossanova diviene il punto d'avanguardia
per gli insediamenti cistercensi nel sud Italia. In quel periodo avvengono le prime
filiazioni: S. Maria de Ferraria, nel casertano (1171), S. Maria di Corazzo (secondo il
Grundmann affiliata nel 1188, durante la direzione di Gioacchino da Fiore) e S. Stefano
del Bosco, nell'odierna provincia di Catanzaro (1192). Degna di nota la critica formulata
alla datazione offerta da Grundmann. L'a. nota che la data del 1188, entrata nell'opinio
communis come anno di filiazione di Corazzo a Fossanova, fu formulata in via ipotetica
dallo studioso tedesco in conformit ad alcuni elementi della Vita, e non pu essere
considerata certa. L'anno di filiazione non indicato espressamente nella Vita: nella fonte
compare un riferimento a una visita di Gioacchino a papa Clemente III avvenuta nel 1188
e al fatto che il passaggio di Corazzo sotto le ali di Fossanova risalga a un periodo
immediatamente successivo a quella visita. L'a. discute anche la data nella quale
Gioacchino avrebbe ricevuto dal papa il permesso di lasciare la carica di abate di Corazzo.
Grundmann fa risalire anche questo evento al 1188 ma, secondo l'a., sarebbe pi
plausibile mettere il permesso papale in relazione alla lettera di richiamo che il Capitolo
generale cistercense invi a Gioacchino nel settembre del 1192.

136. I luoghi di Gioacchino da Fiore. Atti del primo convegno internazionale di


studio, Casamari Fossanova Carlopoli Corazzo Luzzi Sambucina Celico
Pietrafitta Canale S. Giovanni in Fiore Cosenza, 25-30 marzo 2003, a cura
di Cosimo Damiano Fonseca, Roma, Viella, 2006 (Atti dei convegni del
Comitato Nazionale per le Celebrazioni dell'VIII Centenario della Morte di
Gioacchino da Fiore, 1), 260 pp.

Il volume raccoglie gli interventi tenuti durante il primo convegno organizzato dal
Comitato nazionale per le celebrazioni dell'VIII centenario della morte di Gioacchino da
Fiore. In questo volume, che costituisce il primo di una serie di appuntamenti editoriali
progettati dal Comitato, sono presenti contributi di carattere storiografico, archeologico,
geologico e architettonico dedicati ai luoghi abitati e ai viaggi compiuti dall'abate di
Fiore.

137. Il ricordo del futuro. Gioacchino da Fiore e il Gioachimismo attraverso la


storia, a cura di Fabio Troncarelli, Bari, Mario Adda, 2006, 437 pp.
Il volume, che rientra tra le pubblicazioni coordinate dal Comitato nazionale per le
celebrazioni dell'VIII centenario della morte di Gioacchino da Fiore, dedicato alla storia
della trasmissione dei principali testi gioachimiti e pseudogioachimiti. diviso in due
sezioni: la prima, in circa centocinquanta pagine, raccoglie diciannove saggi dedicati alla
nascita dell'Ordine florense, alla redazione e alla trasmissione delle opere dell'abate di
Fiore, ai problemi paleografici offerti da alcuni codici, ai problemi filologici e alle
edizioni critiche dei testi, e alla ricezione del messaggio teologico delle opere di
Gioacchino in diversi autori di differenti epoche. La seconda invece contiene, in circa
duecentoottanta pagine, un Catalogo dei codici contenenti opere autentiche e spurie di
Gioacchino. Il volume riccamente corredato da riproduzioni fotografiche a colori e in
bianco e nero.

138. IOACHIM ABBAS FLORENSIS, Exhortatorium Iudeorum, ed. Alexander


Patschovsky; Appendix: Versio abbreviata Exhortatorii Iudeorum auctore
incerto confecta, ed. Brigitte Hotz, Roma, Istituto Storico Italiano per il Medio
Evo, 2006 (Fonti per la storia dell'Italia medievale, Antiquitates, 26; Centro
Internazionale di Studi Gioachimiti, Ioachim abbas Florensis, Opera Omnia,
curantibus R.E. Lerner, A. Patschovsky, G.L. Potest, R. Rusconi, K.-V. Selge,
IV, Opera minora, 3), XII-439 pp.
Il volume contiene l'edizione dell'opera nella quale Gioacchino discute circa il rapporto
ebraismo/cristianesimo e la conversione del popolo di Israele attesa per i tempi ultimi.
Non si tratterebbe di uno scritto indirizzato polemicamente agli ebrei, come la forma
adottata dal testo lascerebbe intendere, bens di un'opera teologica dedicata ai cristiani
contemporanei. Pertanto, spiega l'editore nell'introduzione, il termine Exhortatorium
adottato nel titolo presente in sei degli otto manoscritti che tramando l'opera
corrisponde in maniera pi efficace al contenuto del testo rispetto al titolo Adversus
Iudeos adottato nell'edizione del 1957 a cura di Arsenio Frugoni. Nell'introduzione
l'editore analizza il genere, la struttura tripartita e il contenuto dell'opera. Nella praefatio
Gioacchino anticipa gli argomenti del testo, mostrando come, servendosi dell'Antico
Testamento, prover: 1) la trinit di Dio; 2) l'incarnazione del Figlio di Dio; 3) la
necessit di interpretare le Scrittura in senso spirituale, contro l'interpretazione letterale.
L'editore discute poi la datazione dell'opera, che fa risalire a un periodo compreso tra il
1186 e il 1196. Seguono poi le descrizioni dei manoscritti, la ratio editionis e lo stemma
codicum. In appendice si segnala inoltre l'edizione della versione abbreviata
dell'Exhortatorium, preceduta anch'essa da un commento critico nel quale si discute con
particolare attenzione sul momento di stesura rispetto al testo esteso. Il volume
corredato da un ricco apparato di indici analitici (fonti e riferimenti, nomi propri e termini
notevoli).

139. KERBY-FULTON, Kathryn, English Joachite Manuscripts and Medieval


Optimism about the Role of the Jews in History: A List for Future Studies, in
Florilegium, XXIII (2006), pp. 97-144.
Elenco di codici manoscritti di provenienza inglese contenenti opere di Gioacchino da
Fiore e altri lavori prodotti in ambiente gioachimita. Nell'introduzione l'a. segnala come si
debba soprattutto ai francescani spirituali la diffusione del pensiero gioachimita in
Inghilterra ed evidenzia come all'influenza del pensiero di Gioacchino da Fiore si debba il
proliferare di un'idea positiva di giudaismo nell'isola. L'a. segnala e fornisce una
illustrazione sintetica per 60 codici di provenienza inglese anteriori al XVII secolo, 7
manoscritti contenenti frammenti gioachimiti, 3 manoscritti di dubbia provenienza e 24
codici nei quali attestata la presenza di copie di opere gioachimite in biblioteche inglesi
prima del 1600.

140. La tradizione manoscritta dei testi gioachimiti, a cura di Fabio Troncarelli,


in Il ricordo del futuro (cfr. supra n. 137), pp. 159-437.
Si tratta di un catalogo di codici contenenti opere gioachimite autentiche e spurie, ritratti
di Gioacchino da Fiore, tavole del Liber Figurarum, e altre opere di matrice gioachimita.
Il catalogo diviso in due parti: la prima dedicata ai manoscritti redatti mentre
Gioacchino era ancora in vita, la seconda a quelli prodotti successivamente. Sono
catalogati in totale settanta codici, raggruppati secondo criteri cronologici e tematici. Ogni
sezione aperta da alcune note introduttive di carattere storico. Per ogni manoscritto
stata compilata una scheda illustrativa in cui vengono elencate le opere contenute, con
riferimenti ai fogli occupati e alle edizioni moderne che al codice fanno riferimento.
Viene poi fornita una descrizione codicologica e paleografica e vengono messi in

evidenza i punti di maggiore interesse offerti alla critica. Una bibliografia selecta
conclude ciascuna scheda informando sugli studi che al manoscritto hanno fatto
riferimento.

141. LOPETRONE, Pasquale, Il modello architettonico della chiesa florense


sangiovannese, in I luoghi di Gioacchino da Fiore (cfr. supra n. 136), pp. 227246.
Nello studio l'a. individua alcune specificit relative al modello architettonico della chiesa
abazziale di San Giovanni in Fiore. Si analizzano in particolare le proporzioni applicate
nello schema costruttivo dell'edificio. Il contributo rappresenta un ampliamento delle
considerazioni gi espresse dall'a. nel suo precedente studio La Chiesa Abbaziale
Florense di San Giovanni in Fiore, S. Giovanni in Fiore 2002. Al contributo vengono
anche affiancate diverse tavole illustrative dedotte da quel testo.

142. MASINI, Nicola, Protocenobio di Jure Vetere: analisi metrologica, in I


luoghi di Gioacchino da Fiore (cfr. supra n. 136), pp. 185-197.
Il contributo ha lo scopo di individuare l'unit di misura di riferimento utilizzata
nell'edificazione dell'insediamento oggetto di scavo archeologico a Jure Vetere. L'a.
presenta l'algoritmo di calcolo utilizzato e i risultato con esso ottenuto. Dal calcolo
effettuato emerge un impianto caratterizzato da due cantieri, in ciascuna dei quali si
utilizzata una distinta unit di misura. Entrambe sarebbero piuttosto vicine al valore del
palmo palermitano e al valore ottenuto nel complesso presbiteriale di San Giovanni in
Fiore. Il contributo accompagnato da tavole che illustrano il processo di calcolo
adottato.

143. MCGINN, Bernard, Gioacchino da Fiore nella storia della cultura europea,
in I luoghi di Gioacchino da Fiore (cfr. supra n. 136) [trad. it. di Valentina
Rusconi], pp. 19-38.
Nella prima parte del contributo la teologia della storia di Gioacchino da Fiore
presentata in antitesi alle teologie non apocalittiche di Eusebio di Cesarea e Agostino
d'Ippona. Nella seconda parte, invece, l'a. presenta gli aspetti che distinguono l'abate
florense dalla tradizione: la divisione ternaria della storia, la comprensione della verit
divina attraverso la progressione degli eventi biblici e il ricorso a immagini simboliche di
forte impatto. In conclusione si traccia un excursus sulla ricezione della teologia
gioachimita da parte della posterit (Tommaso d'Aquino, Bonaventura da Bagnoregio,
Dante), con un occhio particolarmente attento al formarsi di percorsi critici anche nell'evo
moderno e contemporaneo.

144. MCGINN, Bernard, Theologians as Trinitarian Iconographers, in The


Mind's Eye. Art and Theological Argument in the Middle Ages, a cura di J.F.
Hamburger e A.-M. Bouch, Princeton (NJ), Princeton University press, 2006,
pp. 186-207.
Nonostante Agostino avesse affermato l'impossibilit di rappresentare la Trinit in
immagini, nel corso del medioevo non mancarono diverse rappresentazioni iconografiche
del mistero trinitario. L'a. esamina nel particolare i casi di Ildegarda di Bingen,
Gioacchino da Fiore e Enrico Suso. Per Gioacchino la rappresentazione iconografica fu
un mezzo importante per guidare l'occhio della mente (mentis oculum) alla comprensione
delle tre Persone. Il tema trinitario torna in molte delle immagini gioachimite e il loro
principale scopo quello di mostrare in quale modo la Trinit agisca nella storia della
salvezza.

145. PICASSO, Giorgio, Gioacchino e i cistercensi, in Monachorum tempora seu


gesta exquirere. Studi di storia monastica (secoli VI-XIII), a cura di Giancarlo
Andenna e Cosimo Damiano Fonseca, Berlin, LIT-Verlag, 2006 (Vita Regularis.
Ordnungen und Deutungen religisen Lebens im Mittelalter. Abhandlungen 30),
pp. 155-166.
Saggio gi pubblicato in Gioacchino da Fiore tra Bernardo di Clairvaux e Innocenzo III.
Atti del V Congresso internazionale di studi gioachimiti. San Giovanni in Fiore, 16-21
settembre 1999, Roma, Viella, 2001, pp. 93-101, nel quale vengono ricostruiti i rapporti
tra Gioacchino e l'Ordine cistercense sulla base delle notizie biografiche dell'abate.
Dall'analisi delle fonti si apprende che la rottura con l'Ordine in seguito alla fondazione di
Fiore non fu totale, neanche dopo l'ingiunzione del Capitolo generale del 1192. L'a.
considera Gioachino uno dei riformatori cistercensi a pieno titolo.

146. POTENZA, Maria Rosaria, La fotogrammetria come tecnica di supporto nelle


indagini archeologiche e architettoniche: il caso dell'insediamento florense di
Jure Vetere e del complesso abbaziale di S. Giovanni in Fiore, in I luoghi di
Gioacchino da Fiore (cfr. supra n. 136), pp. 163-183.
L'a. presenta i rilievi fotografici condotti in coordinamento con lo scavo archeologico di
Jure Vetere e quelli effettuati sul corpo architettonico della chiesa abbaziale di San
Giovanni in Fiore. Per l'area archeologica la fotogrammetria ha consentito di leggere
tracce combacianti con i risultati ottenuti dalla campagna di scavo, per la chiesa di San

Giovanni in Fiore si partiti invece dallo studio della zona attorno all'edificio, per arrivare
alla restituzione fotogrammetrica delle facciate della chiesa. Il contributo accompagnato
da sedici tavole illustrative che presentano le conclusioni dei lavori di analisi.

147. POTEST, Gian Luca, Dalla teologia apocalittica di Gioacchino da Fiore al


profetismo apocalittico di Arnaldo da Villanova, in I castelli di Yale, VIII
(2005/2006), pp. 35-44.
Il progressivo affermarsi nella storia della intelligentia spiritalis toglie ragion d'essere ai
miracoli perch permette una comprensione sempre pi chiara delle Scritture. Il metodo di
lettura della Bibbia che Gioacchino sviluppa per ben diverso dalla profezia, egli si
ritiene infatti uno speculator Scripturarum. Il suo metodo fu aspramente criticato almeno
dal cistercense Goffredo d'Auxerre e dal maestro parigino Pietro Cantore. Sulla scia di
Gioacchino anche Arnaldo da Villanova si ritenuto uno speculator in grado di una
comprensione particolare delle Scritture. Nel suo trattato De mysterio cymbalorum e negli
scritti successivi la deriva profetizzante si Arnaldo si accentua progressivamente, fino a
portarlo nel mirino di alcuni frati domenicani della provincia di Aragona. La differenza
principale tra Gioacchino e Arnaldo sta nel fatto che, mentre il primo non si spinto oltre
il ruolo di speculator, il secondo ricorso spesso all'uso di rivelazioni celesti e ha
enfatizzato il proprio ruolo di rivelatore di un sapere iniziatico.

148. POTEST, Gian Luca, Gioacchino da Fiore, in Federico II. Enciclopedia


fridericiana, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni
Treccani, 2006, pp. 731-733.
L'a. mette in evidenza i tratti essenziali della biografia di Gioacchino da Fiore e del
progredire della sua ermeneutica. Dai primi appunti sulla concezione della storia
(Genealogia), alla polemica con Goffredo di Auxerre; dall'impulso apocalittico venuto
dalla caduta di Gerusalemme (1187) alla fondazione del monastero di Fiore sulla Sila,
assieme a Raniero da Ponza, fino alla lavorazione delle sue opere principali. Si mette in
evidenza l'apertura di Gioacchino alla causa degli Svevi e il contributo decisivo da questi
portato allo sviluppo della congregazione florense.

149. POTEST, Gian Luca, Joachim de Flore dans la recherche actuelle, in


Oliviana, II (2006), url: <http://oliviana.revues.org/document39.html>.
Presentando la metodologia di lavoro e i risultati della sua biografia su Gioacchino da
Fiore (Il tempo dell'Apocalisse. Vita di Gioacchino da Fire, Roma-Bari, Laterza, 2004),
l'a. illustra i lineamenti dell'ermeneutica dell'abate calabrese e della sua filosofia della
storia. In apertura si fa il punto della situazione sullo stato d'edizione delle opere
gioachimite.

150. POTEST, Gian Luca, La figura del pavimento di marmo, in I luoghi di


Gioacchino da Fiore (cfr. supra n. 136), pp. 107-117.
Nel contributo viene presa in esame la cosiddetta figura del pavimento di marmo,
presente nel III libro della Concordia e non inserita nel Liber Figurarum o nelle
Praemissiones. L'immagine illustra i nomi di personaggi del popolo di Israele, inseriti in
lastre di marmo a forma di rombo, in corrispondenza ai sette sigilli dell'Antico
Testamento e alle figure del Cristo e dello Spirito santo. Per l'a. questa figura offre
l'opportunit di avvicinarsi alla cifra risolutiva del tema del rapporto tra cristologia e
pneumatologia in Gioacchino, a quella dissociazione tra Cristo e il suo Spirito evidenziata
in passato nell'abate calabrese da H. de Lubac. L'a. esamina le varie associazioni
tipologiche e conclude notando come il problema trovi soluzione in un equilibrio
dinamico che per Gioacchino manifesta le mutue relazioni tra il Cristo e lo Spirito santo,
alimentate dalla carit intesa come dialettica della vita divina.

151. POTEST, Gian Luca, recensione di: Julia Eva Wannenmacher, Hermeneutik
der Heilsgeschichte. De septem sigillis und die sieben Siegel im Werk Joachims
von Fiore (Studies in the History of Christian Traditions, 118), Leiden u.a., Brill
2005, in Deutsches Archiv fr Erforschung des Mittelalters, LXII (2006), pp.
283-285.
La. segnala punti di forza ed errori dell'edizione del testo curata da J.E.Wannenmacher.
Valuta positivamente l'utilizzo delle concordanze elettroniche che ha permesso all'editrice
di individuare con precisione le fonti antiche e medievali utilizzate da Gioacchino.
Evidenzia inoltre alcune scelte grafiche che migliorano la vecchia edizione del testo
(regum in luogo di regis nel quarto sigillo; Ierusalem nel sesto, lezione omessa nella
precedente edizione). Segnala anche scelte che ritiene peggiorative: nel primo sigillo
l'editrice si avvale del manoscritto P10, contro il resto della tradizione, per rimettere in
esatta successione cronologica gli eventi elencati. L'a. ritiene questa scelta priva di
fondamento alla luce dello stemma codicum. Nel terzo sigillo ritiene che l'uso della
lezione nequando alternativa a ne quando sia dovuto a una cattiva interpretazione del
testo da parte dell'editrice. Inoltre non condivide la scelta di accettare, nell'apertio del
settimo sigillo, la lezione illius contro illis. Segnala infine l'omissione non giustificata
della frase finale dell'apertio del primo sigillo che valuta frutto di distrazione e critica la
scelta della lezione reliquis contro reliquiis in un passaggio del settimo sigillo che valuta

anch'esso frutto di cattiva interpretazione del testo.

152. RAININI, Marco, Disegni dei tempi. Il Liber Figurarum e la teologia


figurativa di Gioacchino da Fiore, Roma, Viella, 2006 (Centro Internazionale di
Studi Gioachimiti. Opere di Gioacchino da Fiore: testi e strumenti, 18), XV-323
pp.
Oggetto del volume la teologia per immagini di Gioacchino da Fiore, esaminata nel
contesto storico e teologico. L'ermeneutica gioachimita analizzata nel suo aspetto
figurativo, principalmente attraverso due percorsi di indagine: da un lato dalla
contestualizzazione nella tradizione teologica intesa sia in senso ampio, sia pi
strettamente riferita al genere della teologia per immagini dall'altro dal confronto
costante con lo sviluppo dell'opera e del pensiero di Gioacchino. La figura dell'abate
calabrese pertanto risulta intrinsecamente legata al pensiero del suo tempo, ma
contemporaneamente rappresenta un momento particolare di ci che l'a. individua come
la corrente della teologia figurativa. Il volume si articola in sei capitoli: nel primo viene
introdotto il Liber Figurarum e viene delineato il quadro storiografico della teologia
figurativa medievale; nel secondo si analizzano le figure degli alberi delle generazioni in
relazione alla produzione gioachimita e alla possibile influenza delle opere di Ugo di San
Vittore; nel terzo l'a. indaga il tema della persecuzione nelle opere gioachimite in
relazione in particolare alle figure degli alberi delle generazioni; il quarto e il quinto
capitolo sono dedicati allo schema della Maiestas Domini, vengono qui studiate in
particolare le figure della ruota di Ez. 1 (in relazione anche a una figura analoga presente
nelle Praemissiones) e della Dispositio novi ordinis (in relazione ai numerosi rimandi a
opere quali lo Psalterium, la Praefatio, il Liber introductorius e la Concordia); nel sesto e
ultimo capitolo l'a. confronta i risultati delle analisi sulle singole figure, per individuare
affinit e differenze tra le tre principali raccolte di immagini (i mss. Oxford CCC255A;
Dresden, Schsische Landesbibl. A 121; Reggio Emilia, Bibl. Del Seminario Vescovile
R1). L'a. raccoglie l'eredit del dibattito storiografico precedente; le riflessioni di autori
come L. Tondelli, M. Reeves e B. Hirsch-Reich rappresentano il primo stadio di una
riflessione che si avvale dei risultati dei pi recenti studi sulla produzione dell'abate. L'a.
discute l'elaborazione, il significato e la funzione delle figure gioachimite, e ipotizza, in
contrasto con quanto gi affermato da M. Reeves e B. Hirsch-Reich, un'origine
disorganica del testo, come dimostrerebbe il carattere diacronico della raccolta, che
testimonia stadi diversi di evoluzione della riflessione di Gioacchino. Pi che di un vero e
proprio liber, secondo l'a. la raccolta di imagini gioachimite andrebbe considerata come
una cartella, una raccolta della figure dell'abate la cui organizzazione interna non
conobbe forse una configurazione stabile. Si segnala l'appendice dedicata alla tradizione
manoscritta del Liber Figurarum e delle Praemissiones. Per profondit d'analisi,
precisione nei rimandi e attenzione al dibattito critico, il testo si impone come uno dei pi
importanti per lo studio del pensiero di Gioacchino da Fiore.

153. SCHRAMA, Martijn, The use of Joachim of Fiore's Ordo novus as Proof of
the Legitimacy of the Augustinian Order in the Middle Ages, in Simon Fidati von
Cascia Oesa. Augustinische Theologie und Philosophie im spten Mittelalter, a
cura di Carolin M. Oser-Grote e Andreas E.J. Grote, Wrzburg, Augustinus
Verlag, 2006, pp. 269-301.
L'a. indaga il ruolo della figura di Gioacchino da Fiore e del suo pensiero escatologico
nella speculazione agostiniana del tardo medioevo e dell'et moderna. Vengono prese in
considerazione tematiche legate alla fine del mondo e alla divisione del tempo in ere, si
analizza in particolare il pensiero di autori quali Nicola di Alessandria, Enrico di Friemar
senior e di Gerardo di Bergamo.

154. SIVO, Vito, Le edizioni delle opere di Gioacchino da Fiore, in Il ricordo del
futuro (cfr. supra n. 137), pp. 54-59.
Il contributo presenta il percorso editoriale moderno delle opere di Gioacchino da Fiore,
dalle prime edizioni a stampa veneziane, fino alla progettazione e alla realizzazione
dell'edizione critica dell'Opera omnia.

155. TRONCARELLI, Fabio, Dante e Gioacchino da Fiore, in Il ricordo del futuro


(cfr. supra n. 137), pp. 106-113.
La conoscenza che Dante ebbe degli scritti gioachimiti, argomento sul quale la
storiografia dibatte da lungo tempo, potrebbe essere avvenuta tramite Giovanni da Parma
o Ubertino da Casale sul finire degli anni Ottanta del Duecento. Il contributo mostra la
presenza nella Commedia di tratti della cultura degli Spirituali, poi si sofferma sull'analisi
dell'aquila del XVIII canto del Paradiso e sulle similarit di questa con la nota figura
gioachimita. Per l'a. l'aquila dantesca potrebbe derivare dalla combinazione di due
immagini gioachimite: l'aquila del Liber Figurarum e l'aquila dello Psalterium. In
conclusione si riportano alcune riflessioni della critica sul significato della lettera m,
che costituisce la struttura ottica dell'aquila dantesca. Si ipotizza che, come nello
Psalterium, essa possa simboleggiare il nome Moyses.

156. TRONCARELLI, Fabio, Escatologia e gioachimismo in Provenza, in La vie


culturelle, intellectuelle et scientifique la cour des papes d'Avignon, a cura di

Jacqueline Hamesse, Turnhout, Brepols, 2006, pp. 161-195.


L'a. studia le modalit di trasmissione delle opere di Gioacchino da Fiore, dalla decisione
presa dallo stesso abate di depositare gli exemplar di ogni opera nell'abbazia di San
Giovanni in Fiore, alla raccolta delle copie delle opere in volumi che costituirono gli
opera omnia dell'abate, alla redazione di copie ufficiali da inviare alle autorit
ecclesiastiche. La trasmissione manoscritta fortemente influenzata dai contrasti
instauratesi tra Gioacchino e alcuni rappresentanti dell'Ordine cistercense. Tra i fautori
dell'opera di Gioacchino si contano in particolare Luca di Cosenza, Gerardo di Casamari e
Raniero da Ponza. Quest'ultimo fu il principale veicolo di diffusione delle opere di
Gioacchino in Provenza e in Aragona. Si segnalano due appendici: nella prima sono
riportate le opere di Gioacchino diffuse in volumi che contengono gli opera omnia, le
opere singole o le antologie; nella seconda si riportano vicende biografiche e letterarie, in
particolare legate alla fortuna dell'opera dell'abate prima e dopo la sua scomparsa.

157. TRONCARELLI, Fabio, Un autografo di Luca da Cosenza, in Il ricordo del


futuro (cfr. supra n. 137), pp. 41-46.
Gioacchino da Fiore prediligeva nella redazione dei suoi testi l'impiego congiunto di due
distinte grafie: la cancelleresca per le intitolazioni e le didascalie, la libraria per tutto il
resto. Luca da Cosenza, stretto collaboratore di Gioacchino, porta nella sua scrittura i
segni distintivi di questa pratica. Il contributo offre un raffronto paleografico tra il ms.
Frascati, Arch. Aldobr., Doc. Stor. Abb., III, certamente vergato da Luca, e il Pavia, Bibl.
Un., Aldini 370, che l'a. dimostra essere vergato dalla stessa mano del primo. Il contributo
accompagnato da riproduzioni fotografiche che offrono un chiaro confronto tra le
peculiarit grafiche dei due manoscritti. L'a. ipotizza anche che il ms. Aldini 370, piccolo
manoscritto da bisaccia, possa risalire agli anni in cui Luca ebbe modo di frequentare
Gioacchino e di accompagnarlo nei suoi viaggi (a momenti alterni tra il 1188 e il 1196).

158. TRONCARELLI, Fabio, Un autografo di Raniero da Ponza, in Il ricordo del


futuro (cfr. supra n. 137), pp. 47-53.
Analisi paleografica del ms. Paris, BNL 427, che riporta i testi dello Psalterium decem
cordarum e del Liber introductorius al commento dell'Apocalisse di Gioacchino da Fiore.
Con alcune considerazioni sull'aspetto generale della scrittura dei copisti, l'a. anticipa la
datazione ipotetica offerta da Avril e Gousset della prima met del XIII secolo, a un
periodo compreso tra gli anni Settanta e Novanta del XII. Per l'a. il testo sarebbe stato
vergato originariamente da copisti spagnoli appartenenti alla cancelleria di Sancio il Forte
di Navarra, tra il 1171 e il 1198, e successivamente riveduto e corretto da due mani
italiane, che usano minuscola cancelleresca di documenti pontifici del 1181-85 e 1191-98.
Da questi dati l'a. ipotizza che il codice debba la sua origine a Raniero da Ponza, legato
papale in Navarra, Castiglia e Lon, e che le mani italiane che vi apportarono le
correzioni siano la sua e quella del Frate Guido che lo accompagn in parte del viaggio.

159. TURLEY, Thomas, Joachim of Fiore (c. 1135-30 March 1202), in Key
figures in medieval Europe: an encyclopedia, a cura di R.K. Emmerson e S.
Clayton-Emmerson, New York, London, Routledge, 2006, pp. 372-374.
Non compulsato.

160. VON MOOS, Peter, Le Secret de la prdestination, in Il Segreto. The Secret,


Firenze, SISMEL. Edizioni del Galluzzo, 2006 = Micrologus, XIV (2006), pp.
9-40.
Saggio dedicato al concetto di predestinazione, dall'interpretazione agostiniana fino a
Dante. Nella parte conclusiva (pp. 34-35) l'a. considera come per Gioacchino da Fiore,
malgrado l'imperscrutabilit della Provvidenza, esista une sorte de loi historique ou
plutt une rgle proptique che stabilisce a priori la salvezza di ognuno. Gioacchino
non considera la predestinazione sul piano individuale, bens collettivo, recuperando alla
buona, e forse inconsapevolmente, un'interpretazione paleocristiana che Agostino aveva
reso pi complessa.

161. VONA, Igino, L'abbazia di Casamari al tempo di Gioacchino da Fiore, in I


luoghi di Gioacchino da Fiore (cfr. supra n. 136), pp. 39-51.
Gioacchino da Fiore risedette nell'abbazia di Casamari dal 1182 al 1184, durante
l'abbaziato di Giraldo. A quest'ultimo, del quale poco si conosce, si dovrebbe la crescita
del potere economico e il consolidamento del patrimonio fondiario del monastero. Tale
fortuna consent, nei primi decenni del XIII secolo, l'edificazione del nuovo corpo
abbaziale.

2007

162. BROWN, Stephen F., Joachim of Fiore (1130-ca. 1202), in Historical


dictionary of medieval philosophy and theology, a cura di S.F. Brown e J.C.
Flroes, Lanham (USA) e Plymouth, Scarecrows, 2007, p. 156.
Non compulsato.

163. DALENA, Pietro, I viaggi di Gioacchino e dell'abate Matteo in Oriente e in

Sicilia, in Gioachimismo e profetismo in Sicilia (cfr. infra n. 169), pp. 29-39.


Il viaggio rappresenterebbe per Gioacchino una componente essenziale della sua
formazione spirituale. L'a. menziona la giovanile peregrinatio in Oriente e i successivi
soggiorni a Palermo che, stando alle testimonianze di Luca Campano, divenne meta
abituale per l'abate per ragioni istituzionali. La reticenza delle fonti rende per difficile la
ricostruzione dei suoi spostamenti. In conclusione si menziona l'abate Matteo, successore
di Gioacchino, che dal 1205, per tutelare gli interessi dell'abbazia florense, indicato da
numerosi diplomi quale interlocutore dell'imperatore.

164. ENZENSBERGER, Horst, La documentazione regia per Gioacchino da Fiore e


per i suoi monasteri, in Gioachimismo e profetismo in Sicilia (cfr. infra n. 169),
pp. 51-64.
Esame del formulario di alcuni documenti regi riguardanti monasteri florensi. Nella prima
parte l'a. esprime prudenza nel ritenere che Gioacchino abbia potuto trovarsi presso la
cancelleria regale, nella seconda si presentano una serie di documenti relativi a privilegi e
donazioni concessi alle fondazioni florensi (in particolare da parte di Enrico VI, Costanza
d'Altavilla, Federico II e Guglielmo II). L'a. deduce, per assenza di interventi di gerarchie
ecclesiastiche, la dipendenza diretta delle fondazioni dal regno.

165. FLORI, Jean, L'Islam et la Fin des temps. L'interprtation prohtique des
invasions musulmanes dans la chrtient mdivale, Paris, ditions du Seuil,
2007.
In una breve sezione del volume, intitolata Joachim de Flore: regain des interprtations
historisantes (pp. 317-326), l'a. analizza la rappresentazione dei musulmani nell'esegesi
biblica di Gioacchino da Fiore. Nello schema delle corrispondenze bibliche da lui
tracciato nella Concordia, ma soprattutto nella sua interpretazione dell'Apocalisse e nella
tavola del drago a sette teste del Liber Figurarum, i Saraceni compaiono in due occasioni:
costituiscono infatti questi la quarta persecuzione subita dalla Chiesa, debellata da Carlo
Magno, e la sesta, quella del tempo presente, condotta da Saladino. La stessa associazione
viene ribadita da Gioacchino in occasione del suo incontro con Riccardo Cuor di Leone. I
Musulmani giocano un ruolo di notevole importanza poich rappresentano l'ultima
potenza avversa alla Chiesa prima della venuta dell'Anticristo. In conclusione l'a. contesta
l'interpretazione di E.R. Daniel, secondo il quale Gioacchino sosteneva che i Saraceni
sarebbero stati vinti dalla conversione piuttosto che dalle armi, e afferma che Gioacchino
non ha mai esplicitamente contestato la legittimit delle crociate.

166. FONSECA, Cosimo Damiano OLIVERIO, Salvatore Angelo RUSCONI,


Roberto TRONCARELLI, Fabio, Tavola Rotonda. La biografia del centenario
gioachimita. G.L. Potest, Il tempo dell'Apocalisse. Vita di Gioacchino da Fiore,
Bari 2004, in Gioachimismo e profetismo in Sicilia (cfr. infra n. 169), pp. 109134.
Alcune considerazioni sulla biografia gioachimita di Gian Luca Potest. I quattro aa.
passano in rassegna le varie parti di cui si compone l'opera ed evidenziano quelli che
ritengono gli aspetti pi interessanti. La recensione di Roberto Rusconi stata ristampata
col titolo L'architettura di una simmetria teologica. A proposito della monografia
gioachimita di Gian Luca Potest, in Rivista di Storia della Chiesa in Italia, LXI
(2007), pp. 515-526.

167. GATTO, Ludovico, Celestino V e Gioacchino da Fiore, in Celestino V.


Cultura e societ. Atti della Giornata di studio, Ferentino, 17 maggio 2003, a
cura di Ludovico Gatto e Eleonora Plebani, Roma, Universit La Sapienza, 2007,
pp. 245-276.
L'a. propone un parallelo tra Gioacchino da Fiore e Pietro dal Morrone sulla base di tratti
biografici e spirituali. Elementi quali la fondazione di una nuova congregazione
monastica, il rapporto con figure di spicco della politica del tempo, l'attenzione verso temi
del profetismo e in modo particolare la rilevanza dello Spirito Santo nella tensione
escatologica da entrambi espressa, consentirebbero di leggere nelle due figure, nonostante
le loro diversit, due espressioni emblematiche delle esigenze riformatrici che
caratterizzarono la Chiesa tardomedievale.

168. GIOACCHINO DA FIORE, Sermoni, a cura di Valeria De Fraja, Roma, Viella,


2007 (Centro Internazionale di Studi Gioachimiti. Opere di Gioacchino da Fiore:
testi e strumenti, 20), 176 pp.
Il volume presenta la traduzione italiana (con testo originale a fronte) dei sermoni
gioachimiti. Il testo latino riproduce quello dell'edizione critica curata dall'a. in Opera
Omnia IV, Opera minora, 2, pubblicata dal Centro Internazionale di Studi Gioachimiti e
dall'ISIME nella collana Fonti per la storia dell'Italia medievale, Antiquitates, 18 (Roma
2004). Seguendo lo schema di raggruppamento offerto dal ms. Antoniano 322, i sermoni
sono divisi in due raccolte: la prima dedicata ai sermoni e capitoli sulla lettera e lo spirito
(sermone per la settuagesima, sulla comprensione mistica di Elisabetta e di Maria, capitoli
sul velo di Mos), la seconda ai sermoni dell'anno liturgico (sermone per la nativit del
Signore, sermone per il giorno delle ceneri, sermone per la domenica di quaresima,

sermone per la domenica delle palme, sermone per la resurrezione del Signore, sermone
per la nativit di san Giovanni battista). Nell'introduzione vengono illustrati e discussi i
temi trattati da Gioacchino in questi scritti e viene offerto un tentativo di datazione per
alcuni di essi. L'a. volge particolare attenzione alla comprensione dei meccanismi
dell'ermeneutica di Gioacchino attraverso il confronto dei sermoni con altre opere del
calabrese nelle quali si riscontrano temi simili: in particolare con la Concordia,
l'Intelligentia super calathis e l'Exhortatorium Iudeorum.

169. Gioachimismo e profetismo in Sicilia (secoli XIII XVI). Atti del terzo
Convegno internazionale di studio, Palermo-Monreale, 14 - 16 ottobre 2005, a
cura di Cosimo Damiano Fonseca, Roma, Viella, 2007 (Atti dei convegni del
Comitato Nazionale per le Celebrazioni dell'VIII Centenario della Morte di
Gioacchino da Fiore, 3), 146 pp.
Il volume raccoglie gli interventi presentati nell'ottobre del 2005 al terzo e ultimo
convegno programmato dal Comitato nazionale istituito per celebrare l'ottavo centenario
della morte di Gioacchino da Fiore. Il convegno segue la prima assise di lavori apertasi a
Roma all'Accademia Nazionale dei Lincei nel 2003 su I luoghi di Gioacchino e la
seconda a Bari nel maggio del 2005 su L'esperienza monastica florense e la Puglia,
concludendo il ciclo di convegni a Palermo sui rapporti tra l'abate calabrese e la Sicilia e
le radici del pensiero gioachimita nell'isola.

170. HONE, Eugne, Joachim of Fiore: the Development of His Life and the
Genesis of His Works and Doctrines. About the Merits of Gian Luca Potest's
New Biography, in Church history and religious culture, LXXXVII (2007), pp.
47-74.
Attento esame della biografia gioachimita a opera di G.L. Potest (Il tempo
dell'Apocalisse. Vita di Gioacchino da Fiore, Roma-Bari, Laterza, 2004) nella quale l'a.
ragiona diffusamente sulle tematiche centrali percorse dal lavoro dello storico italiano.

171. Jure Vetere: ricerche archeologiche nella prima fondazione monastica di


Gioacchino da Fiore (indagini 2001 - 2005), a cura di Cosimo Damiano
Fonseca, Dimitris Roubis, Francesca Sogliani, Soveria Mannelli, Rubbettino,
2007, 511 pp.
Il consistente volume raccoglie l'intera documentazione relativa alla campagna di scavo
condotta nell'arco di cinque anni nel sito di Jure Vetere Sottano. Numerosi contributi
analizzano le condizioni geomorfologiche e vegetali del contesto territoriale e riportano i
risultati delle indagini diagnostiche dello scavo, dell'analisi delle architetture rinvenute e
dello studio della cultura materiale (quest'ultimo anche con il catalogo dei manufatti
raccolti). Sono presenti ventuno contributi redatti da quaranta autori. Il volume
corredato da trecentoventinove immagini illustrative, tra le quali fotografie, piante dello
scavo, mappe geografiche, disegni e ricostruzioni tridimensionali degli edifici e dell'area
circostante. Il volume stato pubblicato con il supporto del Comitato Nazionale per le
Celebrazioni dellVIII Centenario della Morte di Gioacchino da Fiore.

172. L'esperienza monastica florense e la Puglia. Atti del secondo convegno


nazionale di studio, Bari Laterza - Matera, 20-22 maggio 2005, a cura di
Cosimo Damiano Fonseca, Roma, Viella, 2007 (Atti dei convegni del Comitato
Nazionale per le Celebrazioni dell'VIII Centenario della Morte di Gioacchino da
Fiore, 2), 320 pp.
Sono raccolti nel volume gli interventi presentati nel maggio del 2005 al secondo
convegno organizzato dal Comitato nazionale istituito per celebrare l'ottavo centenario
della morte di Gioacchino da Fiore.

173. MATTAN, Vincenzo Maria, Dello Spazio. Gioacchino da Fiore, Dante,


Michelangelo, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2007, 293 pp.
Studio storico e teoretico del concetto di spazialit quale oggetto tematico
dell'architettura, inteso ontologicamente dall'a. quale tramandamento dell'eventuarsi
dell'essere. Vengono presi in considerazione aspetti spaziali nella teologia dell'abate di
Fiore, anche in relazione alle tavole del Liber Figurarum.

174. PICASSO, Giorgio, Gli Ordini monastici riformati e l'Ordine florense, in


L'esperienza monastica florense e la Puglia (cfr. supra n. 172), pp. 19-28.
Alcuni aspetti di carattere istituzionale del monachesimo florense, dalle origini fino alla
met del secolo XIV. Si sottolineano l'incidenza del modello cistercense sulle disposizioni
normative e alcuni importanti riconoscimenti papali ottenuti dall'abate Matteo, successore
di Gioacchino.

175. POTEST, Gian Luca, Gioacchino da Fiore, in Enciclopedia del Medioevo,


a cura di G.M. Cantarella, Milano, Garzanti, 2007, pp. 762-763.
Sintetica biografia dell'abate di Fiore nella quale l'a. cita elementi essenziali della vita di
Gioacchino (il passato cistercense, la fondazione di Fiore, la polemica contro Pietro

Lombardo) e della sua teologia della storia.

176. POTEST, Gian Luca, L'anno dell'Anticristo. Il calcolo di Arnaldo da


Villanova nella letteratura teologica e profetica del XIV secolo, in Rivista di
storia del cristianesimo, IV (2007), pp. 431-464.
In un saggio dedicato alla computazione sulla venuta dell'Anticristo nel Tractatus de
tempore adventus Antichristi di Arnaldo da Villanova, l'a. illustra, tra l'altro, il debito di
Arnaldo nei confronti delle opere di Gioacchino da Fiore, e in particolare con
l'interpretazione di Dn 12, 11 formulata nella Concordia Novi ac Veteris Testamenti.

177. RAININI, Marco, Anagogia ed escatologia nei diagrammi fra XII e XIV
secolo, in Divus Thomas. Commentarium de philosophia et theologia, CX
(2007), fasc. 1, pp. 255-275.
Il contributo riporta il testo di una relazione tenuta nel maggio del 2006 in una giornata di
studi sul tema: Teologie a confronto: Tommaso d'Aquino e Gioacchino da Fiore,
organizzata dal Dipartimento di Filosofia dell'Universit Cattolica del Sacro Cuore di
Milano. L'a. presenta alcuni celebri esempi di teologia figurativa, tra cui Ugo di San
Vittore, Ildegarda di Bingen e Gioacchino da Fiore, mostrandone i differenti impianti
metodologici. Per l'abate calabrese evidenzia come la teologia della storia si costruisca
non tanto sull'idea dell'immutabilit divina quanto sulla dinamica delle relazioni trinitarie
riflesse nel succedersi dei tempi. Secondo l'a. il diagramma rappresenta per Gioacchino,
pi che uno strumento adatto, l'espressione quasi implicita di un sistema teologico che
interpreta la storia della salvezza more geometrico; nel diagramma si approssimerebbe la
conoscenza perfetta, propria del terzo status della storia. Il contributo accompagnato da
riproduzioni fotografiche in bianco e nero di alcuni diagrammi medievali, tra cui gli
Alberi delle generazioni discendenti, l'Albero dei due avventi e il Drago di Apocalisse 12
tratti dal ms. Oxford CCC 255 A, ff. 7r, 10r,14v e 15r.

178. RAININI, Marco, Creazione e tempo nella costituzione I del Concilio


Lateranense IV. Prime ricognizioni intorno alle urgenze e alle contingenze della
stesura, in Divus Thomas. Commentarium de philosophia et theologia, CX
(2007), fasc. 2, pp. 119-150.
Discutendo di una costituzione dogmatica elaborata dal concilio del 1215, l'a. tocca
diversi temi, tra cui quello della condanna a Gioacchino da Fiore contenuta nella
costituzione II. A p. 148 si ipotizza, sulla scorta di alcune affermazioni di Robert Lerner
[cfr. il suo Joachim and the Scholastics, in Gioacchino da Fiore tra Bernardo di
Clairvaux e Innocenzo III. Atti del 5 Congresso internazionale di studi gioachimiti, San
Giovanni in Fiore 16-21 Settembre 1999, a cura di Roberto Rusconi, Roma, Viella, 2001
(Opere di Gioacchino da Fiore: testi e strumenti: 13), p. 258], che la condanna dell'abate
calabrese possa essere stata determinata dalla necessit delle scuole parigine di difendere
e corroborare il Magister Sententiarum Pietro Lombardo.

179. REINHARDT, Elisabeth, Joaqun de Fiore y el IV Concilio Lateranense, in


Idem, Por las rutas medievales del saber, Ediciones de la Universidad de
Navarra, S.A., 2007, pp. 113-124.
Ristampa dell'articolo gi apparso in Anuario de Historia de la Iglesia, XI (2002), pp.
95-104 e schedato in L. Braca (a cura di), Bibliografia gioachimita 2002-2005, in Annali
di scienze religiose, ns. IV (2011), p. 336, n. 17.

180. SCHPF, Wolfgang G., Fuit in spiritu dominica die ...: zu Joachim von
Fiore, seiner Zeit und seiner Wirkung, in Cistercienser Chronik, CXIV (2007),
pp. 47-60 e 211-222.
Lo studio diviso in due parti. Nella prima la. elenca gli studiosi che si sono occupati di
Gioacchino in anni recenti e registra lo stato delle edizioni critiche delle opere (aggiornato
al 2002). Passa poi a esporre la vita dellabate con riferimento alle fonti antiche; la. si
avvale in particolare dello studio di Grundmann, Zur Biographie Joachims von Fiore und
Rainers von Ponza, in Idem, Ausgewhlte Aufstze, II, Stuttgart 1977, pp. 255-360. Nella
seconda parte la. opera una sintesi della teologia della storia di Gioacchino; d particolare
attenzione alla duplice serie delle sette tribolazioni ed evidenzia come, per labate,
lincarnazione rischi di essere solo una fase di passaggio e non il culmine della
Rivelazione divina. Vengono successivamente riassunte le vicende attorno alla
controversia sullEvangelo eterno; infine la. richiama linfluenza di Gioacchino su eretici
come Dolcino e riformatori radicali quali Thomas Mntzer, e conclude considerando
come la volont riformatrice di Gioacchino non contemplasse azione violenta.

181. SOGLIANI, Francesca, Un ritrovamento di fornace per campana a Jure


Vetere (San Giovanni in Fiore, CS), in Dal fuoco all'aria. Tecniche, significati e
prassi nell'uso delle campane dal Medioevo all'Et moderna. Atti del primo
Convegno internazionale, Agnone, 6-9 dicembre 2004, a cura di Fabio Redi e
Giovanna Petrella, Ospedaletto, Pacini, 2007, pp. 249-271.
Descrizione della fornace di stampo per campana rinvenuta nello scavo archeologico di
Jure Vetere. L'impianto sembra essere stato utilizzato una sola volta e poi riempito e

ricoperto fino al piano di calpestio. Il contributo corredato da schedine indicatrici, di


restauro, di diagnostica e di osservazione dei campioni argillosi prelevati dal sito.

182. TRONCARELLI, Fabio, Lo scriptorium di Gioacchino e di San Giovanni in


Fiore, in L'esperienza monastica florense e la Puglia (cfr. supra n. 172), pp.
269-286.
Nella prima parte del contributo l'a. esamina gli ideali grafici di Luca Campano e
Gioacchino da Fiore e le soluzioni adottate da quest'ultimo nel suo scriptorium: in
particolare l'adozione della scrittura cancelleresca per le intitolazioni e le didascalie e
della gotica libraria per tutto il resto. La seconda parte del contributo si concentra sugli usi
grafici dello scriptorium dopo la scomparsa di Gioacchino, attraverso l'analisi
paleografica di alcuni codici che si. ritiene prodotti nello scriptorium di San Giovanni in
Fiore tra il 1202 e il 1234, all'epoca dell'abate Matteo (si tratta del Chigi A VIII 231, il
Corsiniano 797 e l'Oxford, Bodleian CCC 255 A). Per l'a. non si potrebbe parlare di
scuola calligrafica poich, nonostante un discreto impianto estetico, non si riscontra
un'uniformit grafica assoluta.

183. WANNENMACHER, Julia Eva, Alpha und Omega: Joachim von Fiore in der
Theologie des 12. Jahrhunderts. Versuch einer Standortbestimmung, in What is
"Theology" in the Middle Ages? Religious cultures of Europe (11th-15th
centuries) as reflected in their self-understanding, a cura di Mikoaj Olszewski,
Mnster, Aschendorff, 2007 (Archa Verbi. Subsidia, 1), pp. 103-119.
L'a. espone come, per esaminare la posizione di Gioacchino nella teologia del XII secolo,
sia necessario discutere innanzitutto in quali termini legittimo parlare di teologia per
autori come Bernardo di Clairvaux, Gilberto Porretano o Pietro Abelardo, cos come per il
secolo XX lo si pu fare per K. Barth, K. Rahner o P. Tillich, ed essere a conoscenza delle
differenze e delle difficolt che ci comporta. A lungo la figura di Gioacchino stata
considerata dagli studiosi isolatamente, la sua formazione stata considerata quella di un
eremita autodidatta avulso dalle principali correnti di pensiero del suo tempo. Ma una
lettura attenta della sua opera pu rivelare numerosi esempi del suo legame con tali
correnti. L'a. esamina brevemente la fortuna del pensiero di Gioacchino nella storiografia
del XX secolo e passa poi ad analizzare le linee guida del pensiero teologico del
calabrese: il dogma della trinit, la relazione tra le persone che lo compongono e il
rapporto tra l'uomo nella storia e il Dio onnipotente. Nell'alfa e nell'omega Gioacchino
traccia una teologia della conoscenza del divino che passa in particolare attraverso
un'esegesi grafica delle due lettere greche.

2008

184. DE FRAJA, Valeria, Ratio e auctoritas della liturgia. La via simbolica


nella tradizione monastica del XII secolo, in Prdication et liturgie au Moyen
ge. Actes de XIV Symposium dtudes sur la prdication mdivale, Lyon, 1620 juillet 2004, a cura di Nicole Briou e Franco Morenzoni, Turnhout, Brepols,
2008 (Bibliothque dhistoire culturelle du Moyen ge, 5), pp. 163-181.
All'interno del saggio, dedicato all'evolversi del simbolismo della liturgia monastica nel
sec. XII, l'a. dedica alcune pagine all'esame del ruolo e delle differenti tipologie di testi
liturgici in Gioacchino da Fiore (pp. 175-181). Nel particolare l'a. prende in esame quattro
diverse testimonianze della medesima tematica esegetica: il Sermo in die cinerum, il
Sermo in septuagesima, una porzione della Concordia veteri et novi testamenti in cui la
riflessione sul significato della liturgia si inserisce in un discorso pi ampio e generale, e
infine la tavola del Liber Figurarum intitolata Misterium Ecclesiae.

185. GIOACCHINO DA FIORE, Sull'apocalisse, a cura di Andrea Tagliapietra,


Milano, Feltrinelli, 2008, 416 pp.
Ristampa della traduzione
originariamente nel 1994.

italiana

dell'Enchiridion

super

Apocalypsim

uscita

186. GRECO, Giacomo, Cronologia dell'abate Gioacchino e dell'ordine florense,


a cura di Salvatore Angelo Oliverio, introduzione di Julia Eva Wannenmacher,
Soveria Mannelli, Rubbettino, 2008, LXXXV-173 pp.
Riedizione e traduzione del testo pubblicato nel 1612 da Giacomo Greco da Scigliano.
L'opera, pervenuta ad oggi in pochissimi esemplari, di grandissimo valore per lo studio
della storia di Gioacchino e del suo ordine per la ricchezza e l'attendibilit delle notizie
riportate. In apertura di questa riedizione si segnala l'introduzione di Julia Eva
Wannenmacher sulle circostanze che portarono il Greco a compilare tale biografia e sulle
sue fonti, oltre a una panoramica esplicativa sul contenuto dell'opera. La traduzione
italiana a cura di Salvatore Oliverio. Il volume stato pubblicato con il supporto del
Centro Internazionale di Studi Gioachimiti.

187. GRZESZCZAK, Jan, Dall'Et dello Spirito Santo al New Age. Gioacchino da
Fiore nella nuova religiosit, Pozna, Wydawnictwo Rys, 2008, 286 pp.
Con il suo contributo la. intende individuare la presenza di tracce del pensiero di
Gioacchino nella New Age. Ritrovare labate in un movimento la cui nascita risale agli

anni Sessanta del XX secolo presuppone necessariamente lesistenza di una catena di


mediazioni e reinterpretazioni, grazie alle quali il suo pensiero giunto fino ai nostri
tempi. La ricerca ha quindi come scopo quello di individuare e ricostruire liter della
visione gioachimita, soprattutto nellOttocento e nel Novecento, con attenzione
particolare al mondo dellocculto, che pervade tutta la storia della cultura occidentale, e
che proprio nella New Age trova una delle sue espressioni.

188. GRZESZCZAK, Jan, Pomidzy utopi i eschatologiczn nadziej. Idea


papiea anielskiego w redniowiecznym i renesansowym profetyzmie, Pozna,
Wydzia Teologiczny Uniwersytet Adama Mickiewicza Redakcja Wydawnictw,
2008 (Studia i Materiay, 111), 446 pp.
All'interno del volume dedicato all'idea del papa angelico nel profetismo medievale e
rinascimentale, largo spazio viene dedicato a Gioacchino da Fiore. Secondo l'a. il pensiero
dell'abate calabrese e il breve pontificato di Celestino V, avrebbero rappresentato due
fattori centrali nella scomparsa di tale singolare figura profetica.

189. IOACHIM ABBAS FLORENSIS, Tractatus in expositionem vite et regule beati


Benedicti, cum appendice fragmenti (I) de duobus prophetis in novissimis diebus
praedicaturis, ed. Alexander Patschovsky, Roma, Istituto Storico Italiano per il
Medio Evo, 2008 (Fonti per la storia dell'Italia medievale, Antiquitates, 29;
Centro Internazionale di Studi Gioachimiti, Ioachim abbas Florensis, Opera
Omnia, curantibus R.E. Lerner, A. Patschovsky, G.L. Potest, R. Rusconi, K.-V.
Selge, IV, Opera Minora, 4), XII-482 pp.
Edizione critica del Tractatus in expositionem vite et regule beati Benedicti, tramandato
come opera unitaria ma costituita da diverse sezioni prodotte da Gioacchino in momenti
differenti lungo il corso degli anni Ottanta del secolo dodicesimo. riscontrabile
nell'opera un'attenzione particolare alla situazione politica del tempo, in particolare una
contrapposizione frontale nei confronti dell'Islam, maturata con maggior forza dopo la
caduta di Gerusalemme (1187). Riscontrabile anche un forte accento polemico nei
confronti del modello monastico cluniacense: il trattato nel suo insieme pu essere letto
come un appello rivolto ai Cistercensi, un'esortazione al recupero dello spirito delle
origini in una prospettiva di matrice escatologica. Precede il testo l'introduzione
dell'editore che espone e discute le principali problematiche legate al testo: le differenti
versioni, l'unit dell'opera, il titolo, la datazione e le tematiche di fondo. Si segnala in
appendice il testo del frammento De duobus prophetis in novissimis diebus praedicaturis,
non facilmente collocabile nel resto del testo perch dotato di peculiari caratteristiche
tematiche e strutturali. Chiude il volume un ricco apparato di indici (fonti e riferimenti,
nomi propri, termini notevoli, autori e opere).

190. INTRIERI, Luigi, Il culto di Gioachino da Fiore nelle testimonianze del


1680, in Rogerius. Bollettino dell'Istituto della Biblioteca Calabrese, XI, 2
(2008), pp. 43-51.
L'a. ripercorre i passaggi dell'indagine condotta nel 1680 da Gennaro Sanfelice,
arcivescovo di Cosenza, il quale fece alcune ricerche sul fenomeno del culto tributato a
Gioacchino nel paese di San Giovanni in Fiore, nonostante egli non fosse stato
riconosciuto ufficialmente n santo n beato.

191. LERNER, Robert E., Scrutare il futuro. Leredit di Gioacchino da Fiore


alla fine del Medioevo, Roma, Viella, 2008 (Centro Internazionale di Studi
Gioachimiti. Opere di Gioacchino da Fiore: testi e strumenti, 21), 286 pp.
Nel volume sono raccolte le traduzioni in italiano di dodici saggi scritti dall'a. tra il 1992 e
il 2007 e dedicati al tema del profetismo medievale. Particolarmente rilevanti sono il
capitolo 1 [orig.: Millenarism, in The Encyclopedia of apocalypticism, II, a cura di B.
MCGINN, New York London, Continuum 1998, pp. 326-360], nel quale alcune pagine
vengono dedicate all'ermeneutica di Gioacchino e alla ricezione dei suoi scritti dopo la
sua morte (pp. 35-40), il capitolo 5 [orig.: Joachim and the Scholastics, in Gioacchino da
Fiore tra Bernardo di Clairvaux e Innocenzo III, a cura di R. Rusconi, Roma, Viella,
2001, pp. 251-264], dedicato al rapporto tra Gioacchino e gli scolastici parigini e il suo
attacco a Pietro Lombardo (pp. 99-107) e il capitolo 12 [orig.: The Vision of John,
Hermit of the Asturias: Lucas of Tuy, Apocaliptic Religion and Eschatological
Expectation, in collaborazione con C. Morerod, in Traditio, LXI (2006), pp. 195-225].
nel quale si ragiona sulla possibile influenza degli scritti dell'abate di Fiore su Luca da
Tuy (pp. 243-247).

192. LERNER, Robert E., recensione di: Valeria De Fraja, Oltre Cteaux.
Gioacchino da Fiore e lOrdine florense, Roma, Viella, 2006 (Centro
Internazionale di Studi Gioachimiti. Opere di Gioacchino da Fiore: testi e
strumenti, 19), in Rivista di storia del cristianesimo, V (2008), pp. 604-607.
La. giudica positivamente limpostazione problematica del volume in oggetto e apprezza
alcuni dei risultati in esso raggiunti (ad esempio la datazione al 1184 della filiazione di
Corazzo a Fossanova, e al 1183 dellincontro tra Gioacchino e Goffredo dAuxerre).
Formula per anche una critica puntuale, la quale si snoda in particolare su tre questioni:

1) al contrario di quanto sostenuto da V. De Fraja, la. ritiene la Vita anonima e quella di


Luca Campano pienamente attendibili; 2) ritiene erroneo far risalire la composizione del
De vita et regula Beati Benedicti a un periodo antecedente lanno 1184; 3) non condivide
linterpretazione della tavola della Dispositio novi ordinis quale progetto monastico
realizzabile nel concreto, adducendo a supporto le argomentazioni di M. Riedl, Joachim
von Fiore: Denker der vollendeten Menschheit, Wrzburg 2004, p. 314. Sostiene, in
conclusione, che il ritiro di Gioacchino da Fiore e Raniero da Ponza sulla Sila, avvenuto
nel 1188, non possa intendersi una parentesi eremitica, come dimostrerebbero la
successiva fondazione di Fiore e, pi tardi, delle sue filiazioni.

193. POTEST, Gian Luca, Apocalittica e politica in Gioacchino da Fiore, in


Endzeiten: Eschatologie in den monotheistischen Weltreligionen, a cura di W.
Brandes, F. Schmieder, Berlin-New York, Walter de Gruyter, 2008, pp. 231-248.
Lo studio mostra come la flessibilit degli schemi escatologici adottati da Gioacchino da
Fiore, diversamente da quanto sostenuto da Herbert Grundmann, sia in stretto rapporto
con questioni di natura teologico-politica. L'a. illustra come l'abate si preoccup
costantemente di fornire alla Chiesa romana orientamenti sulla linea da tenere con
l'impero romano-germanico, quello orientale o nei confronti degli eretici e dell'Islam.
Vengono analizzati l'incontro veronese con Lucio III, lo scontro di posizioni col
cistercense Goffredo d'Auxerre circa l'atteggiamento da tenere nei confronti dell'impero e
il colloquio con Riccardo Cuor di Leone, quali tasselli di un vissuto che definisce la
produzione teologica dell'abate calabrese.

194. POTEST, Gian Luca, Prophetie als Wissenschaft. Das Charisma der Seher
der Endzeiten, in Das Charisma. Funktionen und symbolische Reprsentationen,
a cura di P.Rychterov, S. Seit e R. Veit, Berlin, Akademie Verlag, 2008, pp.
275-286.
Il principio della concordia permette a Gioacchino da Fiore non in quanto profeta, bens
quale speculator Scripturarum di svelare la textura dell'economia divina: l'incedere
della storia verso la pienezza dei tempi vede la progressiva affermazione della
intelligentia spiritalis che toglie ragion d'essere ai miracoli. Tale progresso si suddivide in
quattro tappe: nell'epoca veterotestamentaria si passa dal tempo della profezia avvalorata
dai miracoli al tempo della profezia come scienza; nell'epoca neotestamentaria, invece, il
passaggio dal tempo della scienza avvalorata dai miracoli al tempo della scienza che non
richiede pi miracoli. Il metodo di conoscenza gioachimita fu oggetto di attacchi da
parte di Goffredo di Auxerre e Pietro Cantore, che non riconobbero l'efficacia della sua
ermeneutica. Nei decenni successivi alla scomparsa dell'abate, il concetto gioachimita di
teologia come scienza delle Scritture applicata alla storia in prospettiva apocalittica non
godette di particolare fortuna in ambiente universitario, dove l'assunzione della
concezione aristotelica di scienza comport profonde ricadute sulla nozione di profezia.
La concezione di Gioacchino, per la quale si pu produrre una teologia apocalittica della
storia partendo dalla Scrittura si conserv invece in cerchie extrascolastiche, come mostra
la vicenda di Arnaldo da Villanova, il quale richiama quasi alla lettera l'espressivit della
Concordia.

195. RATZINGER, Joseph, San Bonaventura. La teologia della storia, Assisi,


Porziuncola, 2008, 256 pp.
Ristampa della traduzione italiana del saggio Die Geschichtstheologie des heiligen
Bonaventura, Mnchen 1955, nel quale l'a. afferma la dipendenza della teologia della
storia di Bonaventura da Bagnoregio da quella di Gioacchino da Fiore. Il debito sarebbe
riscontrabile principalmente in tre casi: 1) nell'adozione di una duplice interpretazione
applicata all'Antico Testamento e alla storia della Chiesa nelle Collationes in
Hexameron; 2) nell'adozione dell'idea di un novus ordo e di una serie di corrispondenti
reinterpretazioni allegoriche della Scrittura; 3) nell'adozione dell'attesa di un tempo
salvifico interno alla storia. La dipendenza sarebbe evidente ma non piena perch,
argomenta l'a., alcune idee, come la divisione ternaria della storia, vengono reimpiegate
da Bonaventura in maniera molto limitata.

196. WANNENMACHER, Julia Eva, Das Tor zur Ewigkeit. Grenzerfahrung und
Vision in der mittelalterlichen Apokalyptik, in: Religionen - Die religise
Erfahrung. Religions The Religious Experience, a cura di Matthias Riedl e Tilo
Schabert, Wrzburg, Knigshausen & Neumann, 2008, pp. 143-152.
L'apocalittica di Gioacchino da Fiore marcherebbe il passaggio tra l'antica tradizione, le
cui origini sono certo pi antiche della sola Apocalisse canonica di Giovanni, e l'inizio di
una nuova concezione. Esempi moderni del ricorso all'apocalisse, come nel film di F.F.
Coppola Apocalypse Now, liberamente ispirato a Cuore di Tenebra di J. Conrad, o nel
testo di U. Eco, Apocalittici e integrati, tracciano un modello apocalittico che pare riferito
a un singolo individuo, a differenza di quanto avvenne in et antica e medievale, senza la
scorta di un angelo psicopompo. In questo senso la prima apocalisse avrebbe avuto luogo
gi nella cacciata dal paradiso terrestre, che per I. Kant coincise con l'acquisizione della
ragione. L'idea di una comprensione progressiva nella storia sviluppata da Gioacchino da
Fiore sarebbe la prima, secondo l'a., ad aver aperto tale percorso moderno.

197. YUVAL, Israel Jacob, Das Ende eines jdischen Millenniums, in


Kulturtransfer und Hofgesellschaft im Mittelalter. Wissenskultur am
sizilianischen und kastilischen Hof im 13. Jahrhundert, a cura di Gundula
Gredner e Joahnnes Fries, Berlin, Akademie Verlag, 2008, pp. 13-40.
L'a. intende dimostrare come il pensiero di Gioacchino da Fiore abbia avuto importante
influenza nella diffusione di aspettative escatologiche per l'anno 1240 (l'anno 5000
secondo il calendario ebraico), nonostante i rapporti di tensione esistenti tra ambiti ebraici
e cristiani.

2009

198. BRACA, Lorenzo, Cistercensi nello specchio dellaldil. Forme


dellideale nella letteratura dei miracoli, tra dinamiche istituzionali e
culturali, in Bullettino dell'Istituto Storico Italiano per il Medio Evo, CXI
(2009), pp. 63-99.
Esaminando alcune rappresentazioni cistercensi dell'aldil, l'a. cita il caso della Visio
admirandae historiae di Gioacchino da Fiore (pp. 88-91). Nella visione si descrive un
paradiso tripartito popolato da laici, chierici e monaci, in accordo con la divisione in vicis,
suburbanis et urbe tracciata in Psalterium decem chordarum II, 5.

199. DE FRAJA, Valeria, La nuova edizione del De articulis fidei e della


Confessio fidei di Gioacchino da Fiore: riflessioni a partire dalle prime
edizioni, in Progetti di ricerca della Scuola Storica Nazionale. Contributi alla IV
settimana di studi medievali (Roma, 28-30 maggio 2009), Roma, Istituto Storico
Italiano per il Medio Evo, 2009, edizione elettronica a cura di I. Bonincontro, pp.
17-30, url: <http://www.isime.it/redazione08/defraja09.pdf>.
Presentando le nuove edizioni del De articulis fidei e della Confessio fidei (pubblicate con
il supporto del Centro Internazionale di Studi Gioachimiti negli Opera Omnia di
Gioacchino da Fiore editi dall'Istituto Storico Italiano per il Medio Evo, Roma 2012;
Antiquitates 37), l'a. presenta e discute le precedenti edizioni delle due opere gioachimite.
La prima fu curata da E. Buonaiuti nel 1935, la seconda da P. De Leo nel 1988.
L'esigenza di una nuova edizione critica nasce dalla poca sensibilit mostrata dai
precedenti lavori per le diverse implicazioni problematiche che le due opere offrono,
come l'evoluzione o l'approfondimento delle coordinate esegetiche dell'abate o i legami
che queste opere offrono con gli orientamenti della politica ecclesiastica del tempo. L'a.
nota come diversi brani del De articulis fidei sembrino dipendere dalle Sentenze di Pietro
Lombardo e considera come Gioacchino, all'epoca della redazione del trattato, non avesse
ancora maturato una lettura polemica del vescovo parigino.

200. HOUBEN, Hubert, Federico II. Imperatore, uomo, mito, Bologna, Il Mulino,
2009, 208 pp.
Biografia dell'imperatore svevo; alle pp. 141-146 l'a. illustra come la teologia della storia
di Gioacchino, e la figura del drago a sette teste in modo particolare, influenzarono la
propaganda antifedericiana attorno alla met del secolo XII. Agli spirituali francescani si
deve l'associazione di Federico II alla settima testa del drago nelle Praemissiones e nel
Liber de oneribus prophetarum.

201. IOACHIM ABBAS FLORENSIS, Psalterium decem cordarum, ed. Kurt-Viktor


Selge, Hannover, Monumenta Germaniae Historica, 2009 (Quellen zur
Geistesgeschichte des Mittelalters, 20), CCXCVII-467 pp.
Prima edizione critica di uno dei pi importanti testi scritti da Gioacchino da Fiore.
Lintroduzione della. divisa in tre sezioni: la prima dedicata alla genesi dellopera
(pp. XIII-XXV), la seconda alla tradizione manoscritta (pp. XXV-CXLIV), la terza
allesemplificazione della struttura e delle tematiche del testo nelle sue ripartizioni interne
(pp. CXLV-CCLXXVIII). La. analizza la complessa vicenda redazionale dellopera, la
sua stratificazione nel tempo; il testo originario sarebbe il frutto della composizione di due
distinte fasi redazionali: il primo libro, incentrato sulla problematica trinitaria, sarebbe
stato scritto nel 1184/1185, probabilmente a Casamari, mentre il secondo e il terzo
risalirebbero al periodo 1186/1187. Solo pi tardi, tra il 1187 e il 1200, Gioacchino
avrebbe raccolto i tre libri sotto un unico titolo. La. ipotizza che ci possa essere
avvenuto non molto tempo dopo la conclusione del terzo libro, non accogliendo quanto
sostenuto da G.L. Potest (cfr. il suo Il tempo dellApocalisse, Roma-Bari, Laterza, 2004)
il quale aveva collocato lunione dei tre libri in ununica opera alla fine degli anni
Novanta. Degna di segnalazione la lunga nota 5 (pp. XIV-XVI), nella quale la. rivede
la datazione della visione di Pentecoste, fatta da lui risalire in passato al 1185,
collocandola ora al 20 Maggio 1184. Quanto alla questione del trattato scritto contro
Pietro Lombardo, la. sostiene come aveva gi fatto in passato che questo debba essere
identificato con il primo libro dello Psalterium, rifiutando nei fatti la tesi sostenuta, tra gli
altri, da E. Hone (cfr. il suo Joachim of Fiore: His Early Conception of the Holy Trinity,
vedi supra, n. 134) secondo il quale il trattato antilombardiano sarebbe stato un testo pi
breve e meno elaborato, scomparso dopo la condanna conciliare del 1215. La terza e
ultima parte dellintroduzione, nella quale la. esamina dettagliatamente il contenuto

dellopera, raccoglie il testo, modificandolo parzialmente, gi comparso in passato in


traduzione italiana nellintroduzione al volume Gioacchino da Fiore, Il salterio a dieci
corde, Roma, Viella, 2004. Al testo dello Psalterium fa seguito un ricco apparato di
indici: fonti e riferimenti, nomi propri, termini notevoli, autori e opere. Il volume riporta
inoltre riproduzioni a colori delle figure collegate al testo dello Psalterium dai manoscritti
Padova 322, Dresden A121, Nmberg cent. II51 e Paris lat. 427. Ledizione, curata da K.V. Selge, si avvalsa della collaborazione di J.E. Wannenmacher. Il volume stato
ristampato nello stesso anno dallIstituto Storico Italiano per il Medio Evo (Fonti per la
storia dell'Italia Medievale, Antiquitates, 34; Centro Internazionale di Studi Gioachimiti,
Ioachim abbas Florensis, Opera Omnia, curantibus R.E. Lerner, A. Patschovsky, G.L.
Potest, R. Rusconi, K.-V. Selge, I),

202. RAININI, Marco, Gli alberi di Gioacchino da Fiore fra diagramma e


simbolo, in Le monde vgtal. Medicine, botanique, symbolique, a cura di
Agostino Paravicini Bagliani, Firenze, SISMEL. Edizioni del Galluzzo, 2009
(Micrologus' Library 30), pp. 403-432.
L'a. analizza il valore simbolico delle figure degli alberi, numerosi nella diagrammatica di
Gioacchino e presenti sin dalla prima fase della sua produzione. Gli alberi dei patriarchi e
degli ordini religiosi, in particolare, permettono di individuare il posto assegnato
dall'abate di Fiore al monachesimo in generale e all'Ordine cistercense in particole, nella
storia della salvezza. L'a. individua significative assonanze tra quelle figure di alberi e
quanto viene affrontato in maniera pi diretta da Gioacchino nel trattato De vita et Regula
beati Benedicti.

203. RAININI, Marco, Maria nelle opere di Gioacchino da Fiore ( 1202), in


Storia della mariologia, 1, dal modello biblico al modello letterario, a cura di E.
Dal Covolo e A. Serra, Roma, Citt Nuova, 2009, pp. 700-725.
La figura della Vergine acquista una particolare rilevanza nell'opera dell'abate calabrese
quando inserita nella geometricit del suo sistema di corrispodenze. L'a. considera come
in Gioacchino la consistenza storica di Maria passi in secondo piano in favore di una
proiezione simbolica della sua figura e mostra come il calabrese elabori su di essa
differenti interpretazioni a seconda dei diversi termini dialettici che le pone di fronte.
Maria rappresenterebbe la figura femminile pi importante nella storia della salvezza, non
tanto in forza di ci che gi stato, cio della sua maternit storica, ma in virt di quanto
dovr ancora avvenire con la chiesa del terzo status, che in lei simboleggiata.

204. ROSSATTO, Noeli Dutra, Las cabezas del dragn. Vicios y virtudes en
Joaqun de Fiore, in De las pasiones en la Filosofa Medieval. Actas del X
Congreso Latinoamericano de Filosofa Medieval, llevado a cabo en la Facultad
de Filosofia de la Pontificia Universidad Catlica de Chile, a cura di Giannina
Burlando, Santiago de Chile, Pontifica, universidad catolica de Chile, Louvainla-Neuve, SIEPM, 2009, pp. 131-140.
Si tratta di un'analisi sui peccati capitali condotta su scritti minori di Gioacchino da Fiore:
il De prescentia Dei, il De vita Sancti Benedicti e l'Intelligentia super Calathis.
Gioacchino parla della superbia come della radice di ogni male e dell'humilitas come
antidoto al male e fondamento dell'umana virt.

205. TRONCARELLI, Fabio, Antiche sibille e nuovi problemi: osservazioni sul Vat.
Lat. 3822, in Miscellanea Bibliothecae Apostolicae Vaticanae, XVI (2009),
pp. 419-444.
Analisi della struttura, della grafia e degli ornamenti del manoscritto Vat. Lat. 3822,
importante per lo studio di Gioacchino da Fiore poich riporta al suo interno numerose
opere autentiche e spurie, oltre ad alcune figure diagrammatiche. L'a. difende
l'attribuzione francese del codice gi sostenuta in precedenza, contro una recente
attribuzione italiana. Il contributo corredato di alcune riproduzioni fotografiche in
bianco e nero.

206. WHALEN, Brett Edward, Dominion of God. Christendom and Apocalypse in


the Middle Ages, Cambridge, Mass., London, Harvard University Press, 2009,
328 pp.
Il volume raccoglie uno studio sulla frattura tra tradizione patristica e nuova teologia della
storia nella lettura dell'Apocalisse. Tra le numerose tematiche analizzate l'a. richiama
spesso la figura di Gioacchino da Fiore quale innovatore pi che esegeta delle Scritture:
the latest and the greatest reformist apocalyptic thinker of the twelfth century. Il quarto
capitolo in particolare (Joachim of Fiore and the Sabbath age, pp. 100-124) dedicato
all'analisi della teologia della storia gioachimita: l'a. illustra le principali direttive del tema
della concordanza e si concentra in particolare sul ruolo riservato a Ebrei e Greci nella
teologia gioachimita. Alcune pagine sono dedicate anche all'influenza del pensiero di
Gioacchino su autori successivi quali Bonaventura da Bagnoregio, Tommaso d'Aquino,
Gerardo di Borgo San Donnino, Guglielmo di Saint Amour, Ruggero Bacone (pp. 187193) e Pietro di Giovanni Olivi (pp. 208 e sgg.).