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CERIMONIALE DEI VESCOVI

CERIMONIALE DEI VESCOVI

CONGREGAZIONE PER IL CULTO DIVINO Prot. n. CD 1300/84. DECRETO Dopo la revisione di quasi tutti i libri liturgici su disposizione del Concilio Ecumenico Vaticano II, sembrato necessario rifare integralmente anche il Cerimoniale dei Vescovi e pubblicarlo sotto nuova forma, in modo che nella celebrazione dei riti il vescovo possa pienamente apparire come il grande sacerdote del suo gregge, dal quale deriva e dipende in certo modo la vita dei suoi fedeli in Cristo (SC, n. 41) e in questo libro venga convenientemente presentata tutta la liturgia riformata nella sua estensione. Ci risulta pi evidente, qualora si ponga attenzione alle nuove norme pastorali e giuridiche emanate dai competenti dicasteri della Santa Sede sul vescovo. Tuttavia bisogna notare che il nuovo Cerimoniale dei Vescovi non pu essere ritenuto un libro liturgico in senso stretto, per il fatto che non viene usato durante le celebrazioni liturgiche. Ma sar molto utile allo stesso vescovo, ai ministri di grado diverso e al maestro delle cerimonie, perch in esso troveranno tutto ci che a ciascuno di essi compete nelle celebrazioni. Questo libro propone i riti che devono essere compiuti dal vescovo, in modo tale per che possano essere salvaguardate le tradizioni e le esigenze proprie dei vari luoghi. Le norme di cui sopra, emanate dalla Sede apostolica, e le norme e le rubriche gi fissate nei libri liturgici mantengono immutato il loro valore vincolante, a meno che non siano modificate in questo libro. Tutte le altre norme vengono proposte per ottenere con maggiore sicurezza che la liturgia presieduta dal vescovo sia vera, semplice, chiara, carica di dignit ed efficacia pastorale, venga favorita l'unit spirituale e siano sempre evitate inutili stranezze. Il Sommo Pontefice Giovanni Paolo Il, nelludienza concessa il 7 settembre 1984 al Pro-Prefetto e al Segretario della Congregazione per il Culto Divino, con la sua autorit ha approvato il nuovo Cerimoniale dei Vescovi, preparato dalla medesima congregazione, e ha disposto che venisse pubblicato. Perci questa Congregazione, su mandato del Sommo Pontefice, rende di dominio pubblico il nuovo Cerimoniale dei Vescovi, stabilendo che inizi ad aver vigore al posto del precedente Cerimoniale dei Vescovi, non appena sar pubblicato. Nonostante ogni disposizione contraria. Dal palazzo della Congregazione per il Culto Divino, 14 settembre 1984, festa della Esaltazione della Santa Croce. AGOSTINO MAYER, osb
Arcivescovo tit. di Satriana

Pro-Prefetto VIRGILIO NO Arcivescovo tit. di Voncaria Segretario 1

PROEMIO

PROEMIO
1. STORIA DEL CERIMONIALE DEI VESCOVI Il Cerimoniale dei Vescovi che era in uso fino ad oggi, fu pubblicato dal Sommo Pontefice Clemente VIII nell'anno 1600. Tuttavia questa edizione non era se non la revisione emendata secondo i principi della riforma tridentina di un'opera gi da tempo approvata. Infatti il Cerimoniale dei Vescovi era succeduto agli Ordines Romani che dalla fine del secolo settimo tramandavano le norme delle azioni liturgiche presiedute dai romani pontefici. Fra questi Ordines quello che figura come tredicesimo nel Museo italico di Giovanni Mabillon, edito per ordine del beato Gregorio X (1271-1276) circa nell'anno 1273 nel secondo Concilio di Lione (1274), non recava affatto il titolo di Cerimoniale dei Vescovi: in esso tuttavia erano descritte le cerimonie per eleggere e ordinare il papa, e le indicazioni circa la messa papale e le celebrazioni lungo tutto l'anno. Circa quarantotto anni dopo l'Ordo Romano XIV, redatto attorno agli anni dal 1314 al 1320 sotto il nome del cardinale Giacomo Gaetano Stefaneschi e in seguito pubblicato attorno al 1341, descriveva le sacre funzioni che si celebravano nella elezione e incoronazione del sommo pontefice e soprattutto in occasione di un concilio ecumenico, di una canonizzazione, della incoronazione di imperatori e re. Questo medesimo libro fu pubblicato, accresciuto di molto, sotto Benedetto XII (1334-1342) e Clemente VI (1342-1352), e sotto il beato Urbano V (1362-1370) vi fu aggiunto anche un altro supplemento sulla morte del sommo pontefice e sullo stato dei cardinali. L'Ordo, che secondo la numerazione di Giovanni Mabillon indicato come XV, o anche come Libro delle Cerimonie della Chiesa Romana dal patriarca Pietro Ameil, composto verso la fine del secolo XIV sotto Urbano VI (1378-1389) e in seguito accresciuto da Pietro Assalbit, vescovo di Oloron, sotto Martino V (1417-1431), insieme ai manoscritti Avignonesi e sotto il nome di Libro delle Cerimonie della Sacra Romana Chiesa, fu in uso presso la Curia papale, fino a che, per ordine di Innocenzo VIII (1484-1492), Agostino Patrizi, vescovo di Pienza e Montalcino, port a termine il nuovo Cerimoniale nel 1488. Questo libro, con uno stile diverso, fu pubblicato a Venezia nel 1516 da Cristoforo Marcello, arcivescovo eletto di Corf, sotto il titolo di Rituum ecclesiasticarum sive sacrarum. Cremoniarum Sanct Roman Ecclesiam libri tres non ante impressi e rimase in uso per le cerimonie del Romano Pontefice anche ai nostri giorni. Dal Cerimoniale dell'epoca precedente, Paride de Grassi, cerimoniere maggiore di papa Giulio II (1503-1513), non solo estrasse un Ordo Romano per la liturgia papale, ma anche compose un'opera a cui in seguito, nel 1564, fu dato il titolo di Sulle Cerimonie dei cardinali e dei vescovi nelle loro diocesi, libri due nella quale adatt alla liturgia papale la liturgia di qualche sede episcopale, ad esempio, quella Bolognese.

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Il 15 dicembre 1582 Gregorio XIII (1572-1585) istitu una commissione, che prima della Congregazione per i sacri riti e cerimonie, sotto la presidenza del cardinale Gabriele Paleotti, rivedesse il libro di Paride sulle cerimonie per i cardinali e i vescovi. Era stato s. Carlo Borromeo, che a quel tempo si trovava a Roma a suggerire questa revisione a Gregorio XIII e ad incoraggiarla. Ma con la sua morte nel 1584 i lavori di questa commissione cessarono. Sisto V (1585-1590) non soltanto istitu il 22 gennaio 1588 la Congregazione per i sacri riti e le cerimonie per la revisione dei libri liturgici, ma gi il 19 marzo 1586 aveva ordinato che gli fossero portati dalla Biblioteca Vaticana molti codici, affinch potesse di persona elaborare una nuova disciplina sui sacri riti. Si ignora lesito del progetto. Infine, il 14 luglio 1600, Clemente VIII (1592-1605), pubblicando il Cerimoniale dei Vescovi complet l'opera di riforma di questo libro, usando liberamente non tanto degli scritti di Agostino e di Paride, quanto, come sembra, di molti altri oggi sconosciuti, grazie all'opera di uomini illustri per santit e scienza che a quel tempo lavoravano presso la Sacra Congregazione dei Riti, i cardinali Cesare Baronio, s. Roberto Bellarmino e Silvio Antoniano. La bolla introduttoria dunque non parla mai di un nuovo libro, ma sempre della revisione del Cerimoniale dei Vescovi, libro a tutti noto. Ma gi il 30 luglio 1650 Innocenzo X (1644-1655) rese di pubblico dominio una nuova edizione del Cerimoniale dei Vescovi emendata e rivista. Benedetto XIII (1724-1730), quasi un secolo dopo, il 7 marzo 1727, per il suo zelo verso i sacri riti, la pubblic nuovamente, dopo aver emendato alcuni particolari oscuri e ambigui o fra di loro contraddittori. Infine dopo 15 anni, il 25 marzo 1742, Benedetto XIV (1740-1758), un tempo officiale della Sacra Congregazione dei Riti, ripubblic l'edizione del Cerimoniale, aggiungendovi un terzo libro sugli argomenti riguardanti lo Stato Ecclesiastico Romano e facendo anche l'elogio del metodo di insegnamento della liturgia che si teneva allora al Collegio Romano Gregoriano della Compagnia di Ges. Pi recentemente Leone XIII (1878-1903), nel 1886, ordin che fosse pubblicata una nuova edizione tipica del Cerimoniale dei Vescovi, conservando integralmente il libro terzo, per quanto non fosse pi di alcuna importanza, essendo stato ormai soppresso lo Stato Ecclesiastico o ridotto alla Citt del Vaticano. Finalmente il Concilio Ecumenico Vaticano II ordin che fossero riformati tutti i riti e libri sacri e cos fu necessario rifare completamente e pubblicare sotto nuova forma anche il Cerimoniale dei Vescovi.

2. VALORE DEL CERIMONIALE DEI VESCOVI I sommi pontefici che promulgarono le edizioni del Cerimoniale dei Vescovi, pubblicarono certamente un libro che doveva essere per sempre osservato da tutti, ma non vollero che fossero abolite o abrogate le antiche cerimonie che risultassero conformi allo spirito del Cerimoniale stesso.

PROEMIO

Questo libro, adattato alle norme del Concilio Vaticano II, sostituisce il precedente Cerimoniale, che d'ora in avanti dovr essere ritenuto del tutto abrogato, ed stato redatto in modo tale che venissero opportunamente conservate le consuetudini e le tradizioni locali di cui ciascuna Chiesa particolare gode come di proprio tesoro, da trasmettere alle future generazioni, purch siano rese conformi alla liturgia rinnovata dal Concilio Vaticano II. La maggior parte delle norme liturgiche offerte dal nuovo Cerimoniale riceve forza obbligante dai libri liturgici gi promulgati. Invece tutto ci che nel nuovo Cerimoniale appare mutato, dovr essere eseguito nel modo indicato nello stesso Cerimoniale. Le altre nonne che si trovano in questo Cerimoniale hanno lo scopo di ottenere che la liturgia del vescovo risulti semplice e nello stesso tempo nobile e carica di efficacia pastorale, cosicch possa risultare di esempio per tutte le altre celebrazioni. Perch poi questa finalit pastorale possa raggiungere pi facilmente il proprio scopo, questo libro stato redatto in modo tale che il vescovo, gli altri ministri e soprattutto i maestri delle cerimonie possano trovare in esso quanto necessario affinch le celebrazioni liturgiche presiedute dal vescovo si rivelino non un semplice apparato di cerimonie, ma, secondo lo spirito del Concilio Vaticano II, una speciale manifestazione della Chiesa particolare.

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PARTE I LA LITURGIA EPISCOPALE IN GENERE


CAPITOLO I INDOLE E IMPORTANZA DELLA LITURGIA EPISCOPALE I. LA DIGNIT DELLA CHIESA PARTICOLARE 1. La diocesi una porzione del popolo di Dio, che affidata alle cure pastorali del vescovo coadiuvato dal suo presbiterio, in modo che, aderendo al suo pastore e da lui unita per mezzo del vangelo e della eucaristia nello Spirito Santo, costituisca una Chiesa particolare, nella quale veramente presente e agisce la Chiesa di Cristo, una, santa, cattolica e apostolica1. Anzi, in essa presente Cristo per virt del quale si riunisce la Chiesa2. Giustamente s. Ignazio aveva detto: Dove sar presente il vescovo, l vi sia anche il popolo, cos come dove sar Cristo Ges, vi la Chiesa cattolica3. 2. Alla Chiesa particolare compete quindi la dignit della Chiesa di Cristo. Infatti non un gruppo di uomini qualsiasi che si riuniscono di loro spontanea volont per un qualche fine comune, ma un dono luminoso che proviene dal Padre. N deve essere considerata come una semplice ripartizione amministrativa del popolo di Dio, perch a suo modo anchessa possiede e manifesta la natura della Chiesa universale che, come madre dei fedeli, fluisce dal fianco di Cristo crocifisso e, unita a Cristo, continuamente vive e cresce per mezzo dell'eucaristia; essa nella sua sede il popolo nuovo chiamato da Dio, nello Spirito Santo e in una totale pienezza4. 3. Ma non vi alcuna legittima assemblea di fedeli n comunit che partecipa all'altare se non sotto il sacro ministero del vescovo5. Inoltre l'unione di tale Chiesa particolare si diffonde e vive nelle singole assemblee di fedeli, a capo delle quali il vescovo pone i suoi presbiteri affinch santifichino e guidino sotto la sua autorit la porzione del gregge del Signore loro affidata6. 4. E come la Chiesa universale presente e si manifesta nella Chiesa particolare7, cos le Chiese particolari apportano i loro propri doni alle altre parti e alla Chiesa intera, in modo che il tutto e le singole parti si accrescono con l'apporto di tutte, che sono in comunione le une con le altre e coi loro sforzi verso la pienezza dell'unit8.
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Conc. Vat. II, Decreto sull'ufficio pastorale dei vescovi, Christus Dominus, n. 11; cf. Costituzione dogmatica sulla Chiesa, Lumen gentium, n. 23. Cf. Conc. Vat. II, Costituzione dogmatica sulla Chiesa, Lumen gentium, n. 26. S. Ignazio di Antiochia, Lettera ai cristiani di Smirne, 8, 2: ed. Funk I, p. 283. Conc. Vat. II, Costituzione dogmatica sulla Chiesa, Lumen gentium, n. 26. Cf. ibidem, n. 26. Cf. ibidem, n. 26, 28; Costituzione sulla sacra liturgia, Sacrosanctum Concilium, n. 41. Cf. Conc. Vat. II, Costituzione dogmatica sulla Chiesa, Lumen gentium, n. 23. Conc. Vat. II, Costituzione dogmatica sulla Chiesa, Lumen gentium, n. 13.

LA LITURGIA EPISCOPALE IN GENERE

II. IL VESCOVO FONDAMENTO E SEGNO DI COMUNIONE NELLA CHIESA PARTICOLARE 5. Il vescovo, insignito della pienezza del sacramento dell'ordine, in comunione e sotto l'autorit del Romano Pontefice, guida la Chiesa particolare come vicario e ambasciatore di Cristo9. I vescovi infatti, posti dallo Spirito Santo, succedono al posto degli Apostoli come pastori delle anime. ... Infatti Cristo diede agli Apostoli e ai loro successori il mandato e il potere di ammaestrare tutte le genti, di santificare gli uomini nella verit e di pascerli. Perci i vescovi, per virt dello Spirito Santo, che loro stato dato, sono divenuti i veri e autentici maestri della fede, i pontefici e i pastori10. 6. Mediante la predicazione del vangelo, il vescovo chiama gli uomini alla fede nella forza dello Spirito o li conferma in una fede viva, e propone ad essi il mistero di Cristo nella sua integrit11. 7. Mediante i sacramenti, la cui regolare e fruttuosa celebrazione viene ordinata sotto la sua autorit, il vescovo santifica i fedeli. Egli regola il conferimento del battesimo, con il quale viene concessa la partecipazione al sacerdozio regale di Cristo. Egli il ministro originario della confermazione, il dispensatore dei sacri ordini e il moderatore della disciplina penitenziale. Da lui diretta ogni legittima celebrazione dell'eucaristia, grazie alla quale continuamente vive e cresce la Chiesa. Con sollecitudine esorta ed istruisce il suo popolo, affinch partecipi pienamente con fede e riverenza alla liturgia e soprattutto al sacro sacrificio della messa12. 8. Nel vescovo, assistito dai presbiteri, nella comunit dei credenti presente il Signore Ges Cristo, pontefice sommo. Infatti pur sedendo alla destra del Padre non viene meno alla comunit dei suoi pontefici, i quali, scelti per pascere il gregge del Signore, sono ministri di Cristo e dispensatori dei misteri di Dio13. Dunque il vescovo deve essere considerato come il grande sacerdote del suo gregge, dal quale deriva e dipende in certo modo la vita dei suoi fedeli in Cristo14.

Cf. Conc. Vat. II, Costituzione dogmatica sulla Chiesa, Lumen gentium, nn. 26, 27; Decreto su l'ufficio pastorale dei vescovi nella Chiesa, Christus Domini, n. 3. 10 Cf. Conc. Vat. II, Decreto sull'ufficio pastorale dei vescovi nella Chiesa, Christus Dominus, n. 2. 11 Cf. ibidem, n. 12. 12 Cf. Conc. Vat. II, Costituzione dogmatica sulla Chiesa, Lumen gentium, n. 26; Decreto sull'ufficio pastorale dei vescovi nella Chiesa, Christus Dominus, n. 15. 13 Cf. ibidem, n. 21. 14 Cf. Conc. Vat. II, Costituzione sulla sacra liturgia, Sacrosanctum Concilium, n. 41.
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9. Il vescovo infatti il distributore della grazia del supremo sacerdoe nell'esercizio della loro potest da lui dipendono sia i presbiteri i quali sono stati anch'essi consacrati come veri sacerdoti del nuovo testamento, affinch siano provvidenziali cooperatori dell'ordine episcopale, sia i diaconi, i quali, ordinati per il ministero, sono al servizio del popolo di Dio in comunione con il vescovo e il suo presbiterio; per questo motivo il vescovo stesso il principale dispensatore dei misteri di Dio e, nello stesso tempo, il moderatore, il promotore e il custode di tutta la vita liturgica nella Chiesa a lui affidata16. A lui infatti affidato l'incarico di presentare il culto della religione cristiana alla divina maest e di regolarlo secondo i precetti del Signore e le leggi della Chiesa, dal suo particolare giudizio ulteriormente determinate per la sua diocesi17. zio15 10. Il vescovo regge la Chiesa particolare a lui affidata con i consigli, la persuasione, gli esempi, ma anche con l'autorit e la sacra potest ricevuta mediante l'ordinazione episcopale18 e di cui si vale per edificare nella verit e santit il proprio gregge. I fedeli poi devono aderire al vescovo come la Chiesa a Ges Cristo e come Ges Cristo al Padre, affinch tutte le cose siano d'accordo nell'unit e crescano per la gloria di Dio19.

III. IMPORTANZA DELLA LITURGIA EPISCOPALE 11. La funzione del vescovo, come dottore, santificatore e pastore della sua Chiesa, brilla soprattutto nella celebrazione della sacra liturgia da lui compiuta con il popolo. Perci bisogna che tutti diano la pi grande importanza alla vita liturgica della diocesi intorno al vescovo principalmente nella chiesa cattedrale; convinti che la principale manifestazione della Chiesa si ha nella partecipazione piena e attiva di tutto il popolo santo di Dio alle medesime celebrazioni liturgiche, soprattutto alla medesima eucaristia, alla medesima preghiera, al medesimo altare cui presiede il vescovo circondato dal suo presbiterio e dai ministri20. 12. Dunque le sacre celebrazioni presiedute dal vescovo, manifestano il mistero della Chiesa a cui presente Cristo; perci non sono un semplice apparato di cerimonie.

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Preghiera per l'ordinazione del vescovo nel rito bizantino: Euchologion to mega, Roma, 1873; Conc. Vat. II, Costituzione dogmatica sulla Chiesa, Lumen gentium, n. 26. Cf. Conc. Vat. II, Decreto sull'ufficio pastorale dei vescovi nella Chiesa, Christus Dominus, n. 15. Conc. Vat. II, Costituzione dogmatica sulla Chiesa, Lumen gentium, n. 26. Cf. ibidem, n. 21; Decreto su l'ufficio pastorale dei vescovi nella Chiesa, Christus Domini, n. 3. Conc. Vat. II, Costituzione dogmatica sulla Chiesa, Lumen gentium, n. 27. Conc. Vat. II, Costituzione sulla sacra liturgia, Sacrosanctum Concilium, n. 41.

LA LITURGIA EPISCOPALE IN GENERE

Inoltre opportuno che queste celebrazioni siano di esempio per tutta la diocesi e brillino per la partecipazione attiva del popolo. Perci in esse la comunit riunita partecipi con il canto, il dialogo, il sacro silenzio, l'attenzione interna e la partecipazione sacramentale. 13. Dunque in tempi determinati e nei giorni pi importanti dell'anno liturgico si preveda questa piena manifestazione della Chiesa particolare a cui siano invitati il popolo proveniente dalle diverse parti della diocesi e, per quanto sar possibile, i presbiteri. Affinch poi i fedeli e i presbiteri possano pi facilmente radunarsi da tutte le parti, talvolta tale celebrazione comune sia indetta in parti diverse della diocesi. 14. In queste assemblee la carit dei fedeli si estenda alla Chiesa universale e sia suscitato in essi un servizio pi fervido al vangelo e agli uomini.

IV. IL COMPITO DELLA PREDICAZIONE DA PARTE DEL VESCOVO 15. Tra le funzioni principali del vescovo eccelle la predicazione del vangelo. Il vescovo infatti l'araldo della fede, che conduce a Cristo nuovi discepoli, il dottore autentico, cio rivestito della autorit di Cristo, che predica al popolo affidatogli la fede da credere e da applicare nella pratica della vita, che illustra questa fede alla luce dello Spirito Santo, traendo fuori dal tesoro della rivelazione cose nuove e vecchie, le fa fruttificare e veglia per tenere lontano dal suo gregge gli errori che lo minacciano21. Il vescovo adempie a questo ufficio anche nella sacra liturgia, quando tiene l'omelia durante la messa, nelle celebrazioni della parola di Dio e, secondo l'opportunit, nelle lodi e nei vespri, inoltre quando tiene la catechesi e propone monizioni nella celebrazione dei sacramenti e sacramentali. 16. Questa predicazione attinga anzitutto alla sorgente della sacra scrittura e della liturgia, come annunzio delle mirabili opere di Dio nella storia della salvezza ossia nel mistero di Cristo, mistero che in noi sempre presente e operante, soprattutto nelle celebrazioni liturgiche22. 17. Dal momento che la predicazione a tal punto ministero proprio del vescovo, che gli altri ministri sacri non possono esercitarlo se non in sua vece, compito del vescovo, quando presiede una azione liturgica, tenere di persona l'omelia. Il vescovo predichi seduto in cattedra con mitra e pastorale, a meno che non ritenga opportuno fare diversamente.

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Cf. Conc. Vat. II, Costituzione dogmatica sulla Chiesa, Lumen gentium, n. 25. Conc. Vat. II, Costituzione sulla sacra liturgia, Sacrosanctum Concilium, n. 35.

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CAPITOLO II UFFICI E MINISTERI NELLA LITURGIA EPISCOPALE 18. In ogni comunit che partecipa all'altare riunita sotto il ministero sacro del vescovo, viene offerto il simbolo di quella carit e unit del corpo mistico, senza la quale non pu esserci salvezza23. Per questo di somma convenienza che, quando il vescovo partecipa a qualche azione liturgica dove il popolo radunato, presieda egli stesso la celebrazione, dal momento che insignito della pienezza del sacramento dell'ordine. E ci non per accrescere la solennit esterna del rito, ma per mostrare con pi splendida luce il mistero della Chiesa. altres opportuno che il vescovo associ a s i presbiteri nella celebrazione. Ma se il vescovo presiede l'eucaristia senza celebrarla, egli stesso guidi la liturgia della parola e concluda la messa con il rito di congedo24, secondo le norme seguenti ai nn. 176-185. 19. Nell'assemblea che si riunisce per celebrare la liturgia, soprattutto quando presiede il vescovo, ciascuno ha il diritto e il dovere di prendervi parte in modo diverso secondo la diversit dell'ordine e dell'ufficio. Tutti dunque, ministri o fedeli, svolgendo il proprio ufficio, compiano solo e tutto ci che di loro competenza25. Per questo motivo la Chiesa si manifesta, nei suoi diversi ordini e ministeri, come un corpo le cui singole membra costituiscono un tutt'uno26. I presbiteri 20. I presbiteri, bench non posseggano il vertice del sacerdozio e nell'esercizio della loro potest dipendano dal vescovo, tuttavia sono a lui congiunti nella dignit sacerdotale. Essi, saggi collaboratori dell'ordine episcopale e suoi aiuto e strumento, chiamati al servizio del popolo di Dio, costituiscono col loro vescovo un unico presbiterio, e, sotto la sua autorit, santificano e governano la porzione di gregge del Signore loro affidata27. 21. Dunque si raccomanda vivamente che nelle celebrazioni liturgiche il vescovo abbia alcuni presbiteri che lo assistono. Anzi, nella celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo, i presbiteri concelebrino con lui, cos che venga manifestato per mezzo dell'eucaristia il mistero dell'unit della Chiesa ed essi appaiano davanti alla comunit come presbiterio del vescovo.

Conc. Vat. II, Costituzione dogmatica sulla Chiesa, Lumen gentium, n. 26. Cf. S. Congregazione dei riti, Istruzione sulla semplificazione dei riti e delle insegne pontificali, Pontificales ritus, 21 giugno 1968, n. 24: A.A.S. 60 (1968), p. 410. 25 Cf. Conc. Vat. II, Costituzione sulla sacra liturgia, Sacrosanctum Concilium, n. 28. 26 Cf. ibidem, n. 26. 27 Cf. Conc. Vat. II, Costituzione dogmatica sulla Chiesa, Lumen gentium, n. 28.
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LA LITURGIA EPISCOPALE IN GENERE

22. I presbiteri che partecipano alle celebrazioni episcopali compiano solo ci che spetta ai presbiteri28; qualora poi non ci siano diaconi, suppliscano ad alcuni ministeri propri dei diaconi, ma senza mai indossare le vesti diaconali. I diaconi 23. Fra i ministri hanno il primo posto i diaconi, il cui ordine fin dai primi tempi della Chiesa fu tenuto in grande onore. I diaconi, uomini di buona reputazione e pieni di sapienza29, con l'aiuto di Dio devono comportarsi in modo da essere riconosciuti come veri discepoli30 di colui che venuto non per essere servito, ma per servire31 e fu in mezzo ai suoi discepoli come colui che serve32. 24. Sostenuti dal dono dello Spirito santo, offrono il loro aiuto al vescovo e al suo presbiterio nel ministero della parola, dell'altare e della carit. Divenuti ministri dell'altare, annunziano il vangelo, servono alla celebrazione del sacrificio e distribuiscono il Corpo e Sangue del Signore. Dunque i diaconi considerino il vescovo come padre e offrano a lui l'aiuto come allo stesso Signore Ges Cristo, pontefice eterno, presente in mezzo al suo popolo. 25. compito del diacono nelle azioni liturgiche: assistere il celebrante; servire all'altare, sia al libro sia al calice; guidare l'assemblea dei fedeli per mezzo di opportune monizioni; annunziare le intenzioni della preghiera universale. Se poi non presente alcun altro ministro, egli esercita, secondo la necessit, gli uffici degli altri33. Nel caso in cui l'altare non sia rivolto verso il popolo, il diacono deve sempre rivolgersi ad esso quando proferisce monizioni. 26. I diaconi, nella celebrazione liturgica presieduta dal vescovo, siano normalmente almeno tre: uno che serve al vangelo e all'altare e due che assistono il vescovo. Se ve ne sono di pi, si distribuiscono fra di loro i servizi34 e almeno uno di loro curi la partecipazione attiva dei fedeli. Gli accoliti 27. L'accolito, nel servizio dell'altare, ha le proprie funzioni, che deve esercitare di persona anche nel caso in cui siano presenti ministri di ordine superiore.

Cf. Conc. Vat. II, Costituzione sulla sacra liturgia, Sacrosanctum Concilium, n. 28. Cf. At 6,3. 30 Cf. Gv 13,35. 31 Cf. Mt 20,28. 32 Cf. Lc 22,27. 33 Cf. Messale Romano, Principi e norme, nn. 71, 127. 34 Cf. ibidem, n. 71.
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28. L'accolito infatti viene istituito per aiutare il diacono e servire al sacerdote. Quindi suo compito curare il servizio dell'altare, aiutare il diacono e il sacerdote nelle azioni liturgiche, soprattutto nella celebrazione della messa; inoltre anche suo compito, in quanto ministro straordinario, distribuire la santa comunione a norma del diritto. Qualora ve ne fosse necessit istruisca coloro che prestano servizio nelle azioni liturgiche, sia portando il libro, la croce, i ceri, il turibolo, sia esercitando altri uffici simili. Non di meno nelle celebrazioni presiedute dal vescovo opportuno che servano accoliti istituiti e, qualora siano numerosi, distribuiscano tra di loro i vari ministeri35. 29. Affinch possa adempiere pi degnamente ai propri compiti, l'accolito partecipi alla santa eucaristia con piet di giorno in giorno sempre pi ardente, si nutra di essa e di essa acquisti una cognizione pi alta. Inoltre si preoccupi di comprendere il senso profondo e spirituale delle azioni che compie, cos che ogni giorno possa offrire tutto se stesso a Dio e venga condotto a prendersi cura con amore sincero del corpo mistico di Cristo che il popolo di Dio, ma soprattutto dei deboli e degli infermi. I lettori 30. Il lettore, nella celebrazione liturgica, ha un proprio compito che deve esercitare di persona, anche nel caso in cui siano presenti ministri di ordine superiore36. 31. Il lettore, che fra i ministri inferiori il primo a comparire dal punto di vista storico, e si trova in tutte le Chiese con un ufficio che stato conservato sempre, e viene istituito per il compito che gli proprio di proclamare nell'assemblea liturgica la parola di Dio. Per questo, nella messa e nelle altre azioni sacre proclama le letture, eccetto il vangelo; nel caso in cui mancasse il salmista, recita il salmo fra le letture; nel caso in cui mancasse il diacono, annunzia le intenzioni della preghiera universale. Qualora ve ne fosse necessit, curi inoltre di preparare i fedeli che nelle azioni liturgiche possono proclamare la sacra scrittura. Non di meno nelle celebrazioni presiedute dal vescovo opportuno che la proclamino lettori istituiti e, nel caso che ci siano pi lettori, distribuiscano tra di loro le letture37. 32. Memore della dignit della parola di Dio e dell'importanza del suo ufficio, curi assiduamente le modalit di una corretta dizione e pronunzia, affinch la parola di Dio sia chiaramente percepita dai partecipanti.

Cf. Paolo VI, Lettera Apostolica Ministeria qudam, 15 agosto 1972, n. VI: A.A.S. 64 (1972), p. 532. 36 Messale Romano, Principi e norme, n. 66. 37 Cf Paolo VI, Lettera Apostolica Ministeria qudam, 15 agosto 1972, n. V: A.A.S. 64 (1972), p. 532; Messale Romano, Ordinamento delle letture della messa, Introduzione, nn. 51-55; Liturgia delle ore, Principi e norme, n. 259.
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LA LITURGIA EPISCOPALE IN GENERE

Quando poi annunzia agli altri la divina parola, la accolga docilmente anche lui e la mediti con attenzione, cos da darne testimonianza con il suo comportamento. Il salmista 33. Dal momento che i canti che ricorrono fra le letture rivestono grande importanza liturgica e pastorale, opportuno che nelle celebrazioni presiedute dal vescovo, soprattutto in cattedrale, vi sia il salmista o cantore del salmo, dotato dell'arte del salmeggiare e di attitudine spirituale, il quale canti il salmo in modo responsoriale o diretto, o altro canto biblico, come anche il graduale e l'alleluia, cosicch i fedeli siano opportunamente aiutati nel canto e nella meditazione del significato dei testi38. Il maestro delle cerimonie 34. La celebrazione, soprattutto quella presieduta dal vescovo, affinch rifulga per decoro, semplicit e ordine, necessita della presenza di un maestro delle cerimonie, che la prepari e la diriga, cooperando strettamente con il vescovo e con gli altri che hanno il compito di organizzarne le parti, soprattutto sotto l'aspetto pastorale. Il maestro delle cerimonie deve essere veramente esperto di sacra liturgia, della sua storia e delle sue caratteristiche, delle sue leggi e delle sue regole; ma deve ugualmente avere esperienza di questioni pastorali, cos che sappia come debbano essere ordinate le sacre celebrazioni, non solo per favorire la fruttuosa partecipazione del popolo, ma anche per promuovere il decoro di esse. Si preoccupi che siano osservate le leggi delle sacre celebrazioni, secondo il loro vero spirito, e le legittime tradizioni della Chiesa locale che possano essere di utilit pastorale. 35. Si metta d'accordo a tempo opportuno con i cantori, gli assistenti, i ministranti e i celebranti su ci che si deve fare e dire; durante la celebrazione invece usi la massima discrezione possibile; non dica nulla di superfluo; non occupi il posto dei diaconi e degli assistenti a fianco del celebrante e infine compia tutto con piet, pazienza e precisione. 36. Il maestro delle cerimonie indossa il camice o l'abito talare e la cotta. Nel caso che sia diacono, pu indossare, durante la celebrazione, la dalmatica e le altre vesti del proprio ordine. Il sacrestano 37. Insieme al maestro delle cerimonie, ma in subordine a lui, il sacrestano prepara le celebrazioni del vescovo. Il sacrestano prepari accuratamente i libri per la proclamazione della parola di Dio e delle orazioni, i paramenti e le altre cose necessarie per la celebrazione. Curi il suono delle campane per le sacre celebrazioni. Si preoccupi di osservare il silenzio e la
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Cf. Messale Romano, Ordinamento delle letture della messa, Introduzione, nn. 19-20, 56.

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CERIMONIALE DEI VESCOVI

moderazione nella sacrestia e nel secretarium. Non vengano trascurate le suppellettili conservate dalla tradizione locale, ma siano mantenute in ottime condizioni. Se poi si deve provvedere alla realizzazione di nuova suppellettile, la si scelga secondo gli indirizzi dell'arte contemporanea, senza ricercare tuttavia la pura novit. 38. Al decoro del luogo della sacra celebrazione contribuisce innanzitutto l'accurata pulizia del pavimento, delle pareti e di tutte le immagini e degli oggetti che vengono utilizzati o che si presentano alla vista. Si eviti non solo ogni sontuosit, ma anche l'eccessiva povert degli ornamenti; siano poi osservate le regole di una nobile semplicit ed eleganza e di un'arte ragguardevole. Le indicazioni circa ci che deve essere ammesso e il modo di disporlo rispettino l'indole propria dei popoli e le tradizioni locali, purch servano con la dovuta riverenza e il dovuto onore alle esigenze degli edifici sacri e dei sacri riti39. Il decoro della chiesa sia tale da apparire segno di amore e d riverenza verso Dio; inoltre susciti nel popolo di Dio il senso proprio della festa e la letizia del cuore e la piet. Il coro e i musicisti 39. Tutti coloro che, in modo particolare, hanno parte al canto e alla musica sacra, il maestro di coro, i cantori, l'organista e gli altri, osservino con attenzione le norme prescritte nei libri liturgici e negli altri documenti emanati dalla sede apostolica circa i loro Uffici40. 40. I musicisti abbiano presenti soprattutto le norme riguardanti la partecipazione del popolo nel canto. Inoltre bisogna prestare attenzione che il canto manifesti l'indole universale delle celebrazioni presiedute dal vescovo; per questo i fedeli siano in grado di proclamare o cantare assieme le parti dell'ordinario della messa che a loro spettano, non solo nella lingua del popolo, ma anche in lingua latina. 41. Dal mercoled delle ceneri, fino al canto del Gloria a Dio nella veglia pasquale, e nelle celebrazioni dei defunti, il suono dell'organo e degli altri strumenti sia riservato soltanto a sostenere il canto41. Tuttavia fanno eccezione la domenica Laetare (IV di quaresima), le solennit e le feste.

Conc. Vat.II, Costituzione sulla sacra liturgia, Sacrosanctum Concilium, n. 123. Cf. Messale Romano, Principi e norme, soprattutto i nn. 12, 19, 22, 63, 64, 272, 274, 275, 313, 324; Ordo Cantus Miss, Praenotanda; Liturgia delle ore, Principi e norme nn. 268-284; Rito dell'iniziazione cristiana degli adulti, Introduzione generale, n.33; Rito della Comunione fuori della messa e Culto Eucaristico, nn. 12, 104; Rito della Penitenza nn. 24, 36; Sacramento dell'Unzione e cura pastorale degli infermi, n. 38, d; Rito delle esequie, n. 12; Cf. S. Congregazione dei riti, Istruzione Musicam Sacram, 5 marzo 1967: A.A.S. 69 ( 1967 ) pp. 300-320; S. Congregazione per i vescovi, Direttorio sul ministero pastorale dei vescovi, 1973, n. 90, d. 41 Cf. S. Congregazione dei riti, Istruzione Musicam Sacram, 5 marzo 1967, n. 66: A.A.S. 69 (1967) p. 319.
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LA LITURGIA EPISCOPALE IN GENERE

Dal termine del canto del Gloria a Dio della messa in Cena Domini fino al canto del medesimo inno nella veglia pasquale si usino l'organo e gli altri strumenti musicali solo per sostenere il canto. In tempo di avvento poi, gli strumenti musicali siano adoperati con quella moderazione che conviene all'indole di gioiosa attesa propria di questo tempo, senza che venga tuttavia anticipata la piena letizia del natale del Signore.

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CAPITOLO III LA CHIESA CATTEDRALE 42. La chiesa cattedrale quella nella quale si trova la cattedra del vescovo, segno del magistero e della potest del pastore della Chiesa particolare, nonch segno dell'unit di coloro che credono in quella fede che il vescovo proclama come pastore del gregge. In essa, nei giorni pi solenni, il vescovo presiede la liturgia e, a meno che motivi di carattere pastorale non inducano a fare diversamente, confeziona il sacro crisma e compie le sacre ordinazioni. 43. La chiesa cattedrale nella maest delle sue strutture architettoniche, raffigura il tempio spirituale che interiormente si edifica in ciascuna anima, nello splendore della grazia, secondo il detto dell'apostolo: "Voi infatti siete il tempio del Dio vivente" (2 Cor 6, 16). La cattedrale poi anche possente simbolo della Chiesa visibile di Cristo, che in questa terra prega, canta e adora; di quel corpo mistico, in cui le membra diventano compagine di carit, alimentata dalla linfa della grazia42. 44. Per questo la chiesa cattedrale giustamente deve essere considerata il centro della vita liturgica della diocesi. 45. Nell'animo dei fedeli sia inculcato nelle forme, pi opportune l'amore e la venerazione verso la chiesa cattedrale. A questo fine giovano molto l'annuale celebrazione della sua dedicazione e i pellegrinaggi che i fedeli, distribuiti soprattutto per parrocchie o secondo le regioni della diocesi, compiranno per farvi devotamente visita. 46. La chiesa cattedrale sia dimostrazione esemplare alle altre chiese della diocesi di quanto prescritto nei documenti e libri liturgici circa la disposizione e l'ornamentazione delle chiese43. 47. La cattedra, di cui pi sopra al n. 42, sia unica e fissa, collocata in modo tale che il vescovo appaia veramente il presidente dell'intera assemblea dei fedeli. Il numero dei gradini della cattedra sia determinato tenendo conto della struttura di ciascuna chiesa, in modo che il vescovo possa essere ben visto dai fedeli. Sopra la cattedra non venga posto il baldacchino; tuttavia con attenta cura siano conservate le opere preziose tramandate da secoli. Eccettuati i casi previsti dal diritto, sulla cattedra siede il vescovo diocesano o un vescovo a cui egli stesso lo abbia concesso44. Per gli altri vescovi
Paolo VI, Costituzione apostolica Mirificus eventus, 7 dicembre 1965: A.A.S. 57 (1965), pp. 948-949. 43 Cf. Messale Romano, Principi e norme, nn. 253-312; Ordinamento delle letture della messa, Introduzione, nn. 32-34; Pontificale Romano; Dedicazione della Chiesa e dell'Altare, cap. II, n. 3; cap. IV, nn. 6-11; Rituale Romano, Rito della Comunione fuori della messa e Culto Eucaristico, Introduzione generale, nn. 9-11.
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LA LITURGIA EPISCOPALE IN GENERE

invece o prelati per caso presenti, sia approntata una sede in un luogo conveniente; non sia tuttavia eretta in modo di cattedra45. La sede per il presbitero celebrante sia apprestata in un luogo diverso. 48. L'altare sia costruito e ornato a norma del diritto. Soprattutto bisogna curare che occupi un luogo che sia veramente il centro verso cui spontaneamente converga l'attenzione di tutta l'assemblea dei fedeli46. L'altare della chiesa cattedrale di norma sia fisso e dedicato, separato dalla parete in modo che si possa facilmente girarvi attorno e in esso la celebrazione possa compiersi verso il popolo47. Tuttavia quando un altare antico collocato in maniera tale da rendere difficile la partecipazione del popolo, n pu essere trasferito senza danno al valore artistico, sia costruito un altro altare fisso, realizzato con arte e dedicato, e soltanto su di esso si compiano le sacre celebrazioni. L'altare non sia ornato di fiori dal mercoled delle ceneri fino al canto del Gloria a Dio della veglia pasquale e nelle celebrazioni dei defunti. Fanno eccezione tuttavia la domenica Ltare (IV di quaresima), le solennit e le feste. 49. Si raccomanda che il tabernacolo, secondo una antichissima tradizione conservata nelle chiese cattedrali, sia collocato in una cappella separata dall'aula centrale48. Se tuttavia in un caso particolare il tabernacolo si trovasse sopra l'altare sul quale il vescovo sta per celebrare, il ss. Sacramento sia portato in un altro luogo degno. 50. Il presbiterio, cio il luogo dove il vescovo, i presbiteri e i ministri esercitano il loro ministero, sia opportunamente distinto dall'aula della chiesa o per mezzo di una qualche elevazione o grazie alla particolare struttura e all'ornato, cos da mettere in evidenza attraverso la sua stessa disposizione la funzione gerarchica dei ministri. Sia di tale ampiezza, che i sacri riti possano comodamente svolgersi ed essere visti. Nel presbiterio i sedili o scanni o sgabelli siano disposti in modo adatto, cosi che sia disponibile il posto proprio ad ognuno dei concelebranti, dei canonici, dei presbiteri che eventualmente non concelebrano ma assistono in abito corale, e dei ministri, e sia favorito cos il corretto espletamento della funzione di ciascuno. Non entri in presbiterio durante le sacre celebrazioni qualunque ministro che non indossi la veste sacra o la talare e la cotta o altra veste legittimamente approvata49.
Cf. C.I.C., can. 436 3; cf. pi sotto i nn. 1171 e 1176. Cf. S. Congregazione dei riti, Istruzione sulla semplificazione dei riti e delle insegne pontificali, Pontificales ritus, 21 giugno 1968, nn. 10-13: A.A.S. 60 (1968), p. 408-409. 46 Cf. Messale Romano, Principi e norme n.262. 47 Ibidem, n. 262. 48 Cf. S. Congregazione dei riti, Istruzione sul culto del mistero eucaristico, Eucharisticum Mysterium, 25 maggio 1967, n.53: A.A.S. 59 (1967), p. 568; Rituale Romano, Rito della Comunione fuori della messa e Culto Eucaristico, Introduzione generale, n. 9.
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51. La chiesa cattedrale abbia un ambone costruito secondo le norme vigenti50. Tuttavia il vescovo parli al popolo di Dio dalla sua cattedra, a meno che la condizione del luogo non induca a fare diversamente. Il cantore, il commentatore o il maestro del coro, di norma non salgano all'ambone, ma adempiano la propria funzione da un altro luogo adatto. 52. La chiesa cattedrale abbia un battistero, anche nel caso in cui non sia parrocchiale, per poter celebrare il battesimo almeno nella notte di pasqua. Il battistero sia costruito secondo le norme presenti nel "Rituale Romano51. 53. Nella chiesa cattedrale non manchi il secretarium, cio un'aula degna, per quanto possibile vicina all'ingresso della chiesa, nella quale il vescovo, i concelebranti e i ministri possano indossare i paramenti liturgici e dalla quale prenda inizio la processione di ingresso. Dal secretarium di norma sia distinta la sacrestia, nella quale si conserva la sacra suppellettile e nella quale nei giorni ordinari il celebrante e i ministri possano prepararsi per la celebrazione. 54. Perch l'assemblea possa riunirsi, si preveda, per quanto possibile, accanto alla chiesa cattedrale, un'altra chiesa o aula adatta, o una piazza, o un chiostro dove si tengano la benedizione delle candele, dei rami, del fuoco, e le altre celebrazioni preparatorie, e da dove prendano inizio le processioni verso la chiesa cattedrale.

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Cf. pi sotto nn. 65-67; cf. Messale Romano, Ordinamento delle letture della messa, Introduzione, n. 54. Cf. Messale Romano, Principi e norme, n. 272; Ordinamento delle letture della messa, Introduzione, nn. 32-34. Cf. Rituale Romano, Rito del battesimo dei bambini: Iniziazione cristiana, Introduzione generale, n. 25.

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LA LITURGIA EPISCOPALE IN GENERE

CAPITOLO IV ALCUNE NORME GENERALI PREMESSE 55. Secondo l'insegnamento del Concilio Vaticano II, bisogna curare che i riti risplendano di nobile semplicit52. Questo principio vale certamente anche per la liturgia episcopale, per quanto in essa non si debba trascurare il senso di religiosa riverenza dovuta al vescovo, nel quale presente il Signore Ges in mezzo ai fedeli e dal quale, come da grande sacerdote, la vita dei fedeli in un certo modo deriva e dipende53. Inoltre, quando di norma alle celebrazioni liturgiche del vescovo partecipano i diversi ordini della Chiesa, il cui mistero in questo modo si manifesta pi chiaramente, opportuno che in esse brilli la carit e l'onore reciproco fra le membra del corpo mistico di Ges Cristo, affinch anche nella liturgia si realizzi il precetto apostolico: Gareggiate nello stimarvi a vicenda54. Dunque prima di descrivere i singoli riti, sembra opportuno premettere alcune norme, approvate dalla tradizione, e che conviene siano osservate.

I. VESTI ED INSEGNE Le vesti e le insegne del vescovo 56. Le vesti del vescovo nella celebrazione liturgica sono le stesse del presbitero; ma nelle celebrazioni solenni opportuno che, secondo l'uso tramandato dall'antichit, indossi sotto la casula la dalmatica, che pu essere sempre bianca, soprattutto nel conferimento degli ordini, nella benedizione dell'abate e della badessa, e nella dedicazione della chiesa e dell'altare. 57. Le insegne pontificali portate dal vescovo sono: l'anello, il pastorale, la mitra e la croce pettorale; inoltre il pallio, se gli compete di diritto. 58. Il vescovo porti sempre l'anello, segno della fedelt e dell'unione sponsale con la Chiesa, sua sposa. 59. Il vescovo porta il pastorale, segno della sua funzione pastorale, nel suo territorio; tuttavia pu portarlo ogni vescovo che celebra solennemente col consenso del vescovo del luogo55. Quando invece sono presenti pi vescovi in una medesima celebrazione, porta il pastorale soltanto il vescovo che presiede. Il vescovo porta di norma il pastorale con la parte curva rivolta verso il popolo (cio davanti a s), nella processione, mentre ascolta la proclamazioCf. Conc. Vat. II, Costituzione sulla sacra liturgia, Sacrosanctum Concilium, n. 34. Cf. Conc. Vat. II, Costituzione dogmatica sulla Chiesa, Lumen gentium, n. 21; Conc. Vat. II, Costituzione sulla sacra liturgia, Sacrosanctum Concilium, n. 41. 54 Rm 12,10. 55 Cf. S. Congregazione dei riti, Istruzione sulla semplificazione dei riti e delle insegne pontificali, Pontificales ritus, 21 giugno 1968, n. 19: A.A.S. 60 (1968), p. 410.
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ne del vangelo e tiene l'omelia, nel ricevere i voti o le promesse o la professione di fede, infine quando benedice le persone, a meno che non debba compiere l'imposizione delle mani. 60. Il vescovo di norma porta la mitra: quando siede; quando tiene l'omelia, quando saluta e fa allocuzioni e monizioni, a meno che non debba deporla subito dopo; quando benedice solennemente il popolo; quando compie gesti sacramentali; quando incede nelle processioni. Essa sar una sola in ciascuna azione liturgica, semplice o ornata secondo il tipo di celebrazione56. Il vescovo non porta la mitra: alle preghiere introduttorie; alle orazioni; alla preghiera universale; alla preghiera eucaristica; alla proclamazione del vangelo; agli inni, se sono cantati stando in piedi; nelle processioni nelle quali si portano il ss. Sacramento o le reliquie della santa croce del Signore; davanti al ss. Sacramento esposto. Il vescovo pu non portare la mitra e il pastorale quando si reca da un luogo ad un altro, se vi di mezzo un breve spazio57. Circa l'uso della mitra nell'amministrazione dei sacramenti e sacramentali, si osservino le norme che sono indicate pi sotto a suo luogo. 61. La croce pettorale sia portata sotto la casula o sotto la dalmatica, oppure sotto il piviale, ma sopra la mozzetta. 62. L'arcivescovo residenziale che abbia gi ricevuto il pallio dal romano pontefice, lo indossa sopra la casula nel territorio di sua giurisdizione, quando celebra la messa stazionale o almeno con grande solennit, inoltre quando compie le ordinazioni, la benedizione dell'abate e della abbadessa, la consacrazione della vergine, la dedicazione della chiesa e dell'altare. Si usi la croce arcivescovile quando l'arcivescovo, dopo aver ricevuto il pallio si reca alla chiesa per celebrarvi qualche azione liturgica58. 63. L'abito corale del vescovo, sia nella sua diocesi, sia fuori diocesi, composto dalla veste talare di colore violaceo; dalla fascia di seta violacea con frange, anch'esse di seta, che ornano le due estremit (tuttavia senza fiocchi); dal rocchetto di lino o di tessuto simile; dalla mozzetta di colore violaceo (tuttavia senza cappuccio); dalla croce pettorale sostenuta sopra la mozzetta da un cordone di colore verde intessuto d'oro; dallo zucchetto anch'esso di colore violaceo; dalla berretta del medesimo colore con fiocco. Quando si indossa la veste talare violacea si portano anche le calze violacee. Invece del tutto libero l'uso delle calze violacee con la veste talare nera filettata59. 64. Si pu portare la cappa magna violacea senza ermellino soltanto in diocesi e nelle feste solennissime.
Cf. ibidem, n. 18: A.A.S. 60 (1968), p. 410. Cf. ibidem, n. 31: A.A.S. 60 (1968), p. 411. 58 Cf. ibidem, n. 20: A.A.S. 60 (1968), p. 410. 59 Cf. Segreteria di Stato, Istruzione circa le vesti, i titoli e le insegne di rango dei cardinali, vescovi e prelati minori, Ut sive sollicite, 31 marzo 1969, n. 4: A.A.S. 61 (1969), p. 335.
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LA LITURGIA EPISCOPALE IN GENERE

Le vesti dei presbiteri e degli altri ministri 65. La veste sacra comune a tutti i ministri di qualsiasi grado il camice, stretto ai fianchi dal cingolo, a meno che non sia fatto in modo da aderire al corpo anche senza cingolo. Se il camice non copre pienamente, intorno al collo, l'abito comune, prima di indossarlo si deve mettere l'amitto. Il camice non pu essere sostituito dalla cotta quando si indossano la casula o la dalmatica, n quando si indossa la stola al posto della casula o della dalmatica60. La cotta deve sempre essere indossata sopra la veste talare. Gli accoliti, i lettori e gli altri ministri, al posto delle vesti di cui sopra, possono indossare altre vesti legittimamente approvate. 66. Veste propria del sacerdote celebrante, nella messa e nelle altre azioni sacre direttamente collegate con essa, la pianeta o casula, da indossare, se non viene indicato diversamente, sopra il camice e la stola. La stola indossata dal sacerdote attorno al collo e pendente davanti al petto. Il piviale, o cappa per la pioggia, viene indossato dal sacerdote nelle solenni azioni sacre al di fuori della messa, nelle processioni e nelle altre azioni sacre, secondo le rubriche proprie dei singoli riti61. I presbiteri che partecipano ad una sacra celebrazione senza concelebrare indossano l'abito corale62, se sono prelati o canonici; diversamente indossano la cotta sopra la veste talare. 67. Veste propria del diacono la dalmatica da indossarsi sopra il camice e la stola. Tuttavia in caso di necessit o di minor solennit la dalmatica si pu omettere. La stola del diacono viene portata dalla spalla sinistra trasversalmente sul petto sino alla parte destra del corpo dove viene fermata63.

II. SEGNI DI REVERENZA IN GENERE 68. Con l'inchino si vuole significare la riverenza e l'onore da tributare alle persone stesse o alle loro immagini. Vi sono due specie di inchino: del capo e del corpo. a) l'inchino del capo si fa al nome di Ges, della beata Vergine Maria e del santo in onore del quale si celebra la messa o la liturgia delle ore; b) l'inchino del corpo, o inchino profondo, si fa: all'altare, se non vi il tabernacolo con il ss. Sacramento; al vescovo; prima e dopo l'incensazione, come notato pi sotto al n. 91; tutte le volte in cui prescritto espres-samente dai vari libri liturgici64.

Cf. Messale Romano, Principi e norme, n. 298. Cf. ibidem, nn. 299, 302, 303. 62 Cf. pi sotto nn. 1207-1209. 63 Cf. Messale Romano, Principi e norme, nn. 300, 81b, 302. 64 Cf. ibidem, n. 234.
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69. La genuflessione, che si fa piegando il solo ginocchio destro fino a terra, significa adorazione, e perci riservata al ss. Sacramento, sia esposto, sia riposto nel tabernacolo, e alla santa croce dalla solenne adorazione nella azione liturgica del venerd nella passione del Signore, fino all'inizio della veglia pasquale. 70. Non compiono n la genuflessione, n l'inchino profondo coloro che portano oggetti che servono per la celebrazione, ad esempio la croce, i candelieri, il libro dei vangeli. La riverenza verso il ss. Sacramento 71. Tutti coloro che entrano in chiesa non trascurino di adorare il ss. Sacramento, sia recandosi alla cappella del ss. Sacramento, sia almeno genuflettendo. Ugualmente tutti coloro che passano davanti al ss. Sacramento genuflettono, a meno che non avanzino processionalmente. La riverenza verso l'altare 72. Tutti coloro che accedono al presbiterio o si allontanano da esso, o passano davanti all'altare, salutano l'altare con l'inchino profondo. 73. Inoltre il celebrante e i concelebranti, in segno di venerazione baciano l'altare all'inizio della messa. Il celebrante principale, prima di allontanarsi dall'altare, di norma lo venera con un bacio, gli altri invece, soprattutto se sono piuttosto numerosi, con la debita riverenza. Nella celebrazione delle lodi e dei vespri presieduta solennemente dal vescovo, si bacia l'altare all'inizio, e, secondo l'opportunit, alla fine. Tuttavia qualora questo gesto non corrispondesse pienamente alle tradizioni o alla cultura di una determinata regione, spetta alla conferenza episcopale determinare un gesto che sostituisca il bacio, informandone la sede apostolica65. La riverenza verso il vangelo 74. Nella messa, nella celebrazione della parola e nella vigilia protratta, mentre si proclama il vangelo, tutti stanno in piedi, normalmente rivolti verso colui che lo proclama. Il diacono, portando solennemente il libro dei vangeli, si dirige verso l'ambone, preceduto dal turiferario con il turibolo66 e dagli accoliti con i ceri accesi67.
Cf. ibidem nn. 208 e 232. Cf. Messale Romano, Principi e norme, nn. 93-95, 131; secondo l'uso romano quando il turiferario avanza in processione, deve portare il turibolo con la destra, tenendo le mani alla stessa altezza; con il pollice introdotto nell'anello pi grande e con il medio della medesima mano regger e sosterr l'anello pi piccolo della catena per sollevare il coperchio postovi sopra; con la sinistra terr il piede della navicella con l'incenso e il cucchiaino (Cremoniale Episcoporum, ed. 1886, I, XI, 7). 67 Cf. Messale Romano, Principi e norme, nn. 94, 131; secondo la consuetudine romana gli accoliti prenderanno i candelabri con la mano destra, in modo tale che colui che cammina dalla parte destra ponga la mano sinistra al piede del candelabro, la destra invece al
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LA LITURGIA EPISCOPALE IN GENERE

Il diacono stando all'ambone rivolto verso il popolo, dopo averlo salutato tenendo le mani giunte, con il pollice della mano destra fa un segno di croce, prima sul libro all'inizio del vangelo che sta per proclamare, poi su se stesso alla fronte, alla bocca e al petto, dicendo Dal vangelo secondo. Il vescovo allo stesso modo si segna sulla fronte, sulle labbra e sul petto e lo stesso fanno tutti gli altri. Poi, almeno nella messa stazionale, il diacono incensa tre volte il libro, cio in mezzo, a sinistra e a destra. Quindi proclama il vangelo sino alla fine. Terminata la proclamazione, il diacono porta il libro al vescovo per farglielo baciare, oppure lo bacia lo stesso diacono, a meno che, come detto pi sopra al n. 73, non sia stato stabilito un altro segno di venerazione dalla conferenza episcopale68. In mancanza del diacono un presbitero chiede e riceve dal vescovo la benedizione e proclama il vangelo, come descritto sopra. 75. Allo stesso modo tutti stanno in piedi mentre si cantano o si dicono i cantici evangelici Benedetto il Signore, L'anima mia magnifica e Ora lascia; all'inizio si fanno il segno di croce69. La riverenza verso il vescovo e le altre persone 76. Salutano il vescovo con un inchino profondo: i ministri, coloro che si accostano a lui per compiere un servizio, o se ne allontanano al suo termine, coloro che passano davanti a lui70. 77. Quando la cattedra del vescovo si trova dietro l'altare, i ministri salutino o l'altare o il vescovo, a secondo che si accostino all'altare o al vescovo; evitino tuttavia, per quanto possibile, di passare fra il vescovo e l'altare per la riverenza che si deve ad entrambi. 78. Nel caso in cui fossero presenti pi vescovi in presbiterio, si fa riverenza solo a colui che presiede. 79. Quando il vescovo, rivestito degli abiti descritti pi sopra al n. 63, si reca alla chiesa per celebrarvi una qualche azione liturgica, pu, secondo le consuetudini del luogo, essere accompagnato pubblicamente alla chiesa dai canonici o da altri presbiteri chierici in abito corale o rivestiti della cotta sopra la veste talare, oppure pu recarsi alla chiesa in forma pi semplice e essere accolto alle sue porte dal clero. In entrambi i casi, il vescovo procede per primo; se arcivescovo, preceduto da un accolito che porta la croce arcivescovile con limmagine del cronodo centrale del candelabro, e colui che cammina dalla parte sinistra ponga la mano destra al piede e la sinistra al nodo (Cremoniale Episcoporum, ed. 1886, I, XI, 8). 68 Cf. Messale Romano, Principi e norme, nn. 131, 232. 69 Cf. Liturgia delle ore, Principi e norme, n. 266b. 70 Cf. S. Congregazioni dei riti, Istruzione sulla semplificazione dei riti e delle insegne pontificali, Pontificales ritus, 21 giugno 1968, n. 25: A.A.S. 60 (1968), p. 411.

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cifisso rivolta in avanti; dopo il vescovo seguono i canonici, i presbiteri e i chierici, a due a due. Alla porta della chiesa il signore dei presbiteri porge al vescovo laspersorio, a meno che non si debba fare laspersione in seguito al posto dellatto penitenziale. Il vescovo, con il capo scoperto, asperge se stesso e i presenti; quindi restituisce laspersorio. Poi si reca con il suo corteo al luogo dove conservato il ss. Sacramento e l prega brevemente; infine si reca al secretarium. Tuttavia il vescovo pu recarsi direttamente al secretarium, e l essere accolto dal clero. 80. In processione per, il vescovo che presiede la celebrazione liturgica, rivestito delle vesti sacre, incede sempre da solo dopo i presbiteri, ma davanti a coloro che lo assistono e che lo accompagnano stando un poco indietro. 81. Il vescovo che presiede una sacra celebrazione o vi partecipa soltanto in abito corale, assistito da due canonici che portano il loro abito corale, oppure da due presbiteri o diaconi con la cotta sopra la veste talare. 82. Chi regge lo Stato, se viene alla celebrazione in funzione dell'ufficio, accolto alla porta della chiesa dal vescovo gi rivestito dai paramenti, il quale, secondo l'opportunit, gli porge, se cattolico, l'acqua benedetta, lo saluta secondo l'uso comune, e, procedendo alla sua sinistra lo conduce al luogo preparato per lui in chiesa, fuori del presbiterio. Al termine della celebrazione invece, lo saluta mentre lascia il presbiterio. 83. Le altre autorit che detengono eminenti poteri nel governo della nazione, della regione o della citt, sono accolte alla porta della chiesa, se si usa, da qualche dignitario ecclesiastico, che le saluta e le conduce al luogo loro riservato. Il vescovo pu salutarle mentre si reca all'altare durante la processione d'ingresso e quando se ne allontana.

III. L'INCENSAZIONE 84. Il rito dell'incensazione espressione di riverenza e di preghiera, come indicato nel salmo 140,2 e in Apocalisse 8,3. 85. La materia che si mette nel turibolo deve essere solo incenso puro di soave odore, oppure, se se ne aggiunge qualche altra, si abbia l'avvertenza che la quantit di incenso sia di gran lunga maggiore. 86. Nella messa stazionale del vescovo si usa l'incenso: a) durante la processione d'ingresso; b) all'inizio della messa per incensare l'altare; c) alla processione e alla proclamazione del vangelo; d) all'offertorio, per incensare le offerte, l'altare, la croce, il vescovo, i concelebranti e il popolo; 23

LA LITURGIA EPISCOPALE IN GENERE

e) alla presentazione al popolo dell'ostia e del calice dopo la consacrazione. Nelle altre messe invece, l'incenso pu essere adoperato secondo lopportunit71. 87. Ugualmente si usi l'incenso, come descritto nei libri liturgici: a) nella dedicazione della chiesa e dell'altare; b) nella confezione del sacro crisma, quando vengono portati gli oli benedetti; c) nella esposizione del ss. Sacramento con l'ostensorio; d) nelle esequie dei defunti. 88. Inoltre si usi di norma l'incenso nelle processioni della festa della presentazione del Signore, della domenica delle palme, della messa in Cena Domini, della veglia pasquale, della solennit del Corpo e Sangue di Cristo, nella solenne traslazione delle reliquie, e generalmente nelle processioni che si svolgono con particolare solennit. 89. Alle lodi mattutine e ai vespri celebrati con solennit, si pu fare l'incensazione dell'altare, del vescovo e del popolo, mentre si canta il cantico evangelico. 90. Il vescovo per mettere l'incenso nel turibolo, resta seduto, se si trova alla cattedra o a qualche altra sede, diversamente lo mette stando in piedi, mentre il diacono gli presenta la navicella72, e lo benedice tracciando un segno di croce, senza dire nulla73. Poi il diacono riceve dall'accolito il turibolo e lo consegna al vescovo74. 91. Prima e dopo l'incensazione si fa un inchino profondo alla persona o all'oggetto che viene incensato, eccettuati l'altare e le offerte per il sacrificio della messa75.
Cf. Messale Romano, Principi e norme, n. 235. Possono accostarsi al vescovo due accoliti per presentargli il turibolo e la navicella, oppure un solo accolito che li porta entrambi, con la sinistra il turibolo fumigante, con la destra la navicella con incenso e cucchiaino (cf. Cremoniale Episcoporum, ed. 1886, I, XXIII, 4 e 8). 73 Cf. Messale Romano, Principi e norme, n. 236. Il diacono riceve dalla mano dell'accolito la navicella semiaperta e il cucchiaino contenuto in essa e la presenta al vescovo. Il vescovo, con il cucchiaino prende tre volte l'incenso dalla navicella e lo mette tre volte nel turibolo. Dopo aver fatto ci e aver restituito il cucchiaino al ministro, il vescovo traccia con la mano destra un segno di croce sull'incenso nel turibolo (cf. Cremoniale Episcoporum, ed. 1886, I, XXIII, 1-2). 74 Il diacono restituisce la navicella all'accolito, dal quale riceve il turibolo, che consegna al vescovo, ponendo nella mano sinistra del vescovo stesso l'estremit delle catenelle e nella destra il turibolo (Cremoniale Episcoporum, ed. 1886, I, IX, 1). 75 Chi incensa regge con la sinistra le catenelle a cui appeso il turibolo, alla loro estremit, con la destra invece, le medesime catenelle unite assieme, vicino al turibolo e tiene il turibolo in modo che possa comodamente guidarlo in avanti e ritrarlo indietro verso di s. Abbia l'avvertenza di comportarsi con gravit e decoro senza muovere la persona o il capo mentre guida in avanti e indietro il turibolo; terr ben ferma davanti al petto la si71 72

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CERIMONIALE DEI VESCOVI

92. Con tre tratti di turibolo si incensano: il ss. Sacramento, la reliquia della s. croce e le immagini del Signore solennemente esposte, le offerte, la croce dell'altare, il libro dei vangeli, il cero pasquale, il vescovo o il presbitero celebrante, l'autorit civile presente in funzione dell'ufficio alla sacra celebrazione, il coro e il popolo, il corpo del defunto. Con due tratti, si incensano le reliquie e le immagini dei santi esposte alla pubblica venerazione. 93. L'altare si incensa con singoli colpi di turibolo in questo modo: a) se l'altare separato dalla parete, il vescovo lo incensa girandogli intorno; b) se l'altare non separato dalla parete, il vescovo lo incensa passando, prima dalla parte destra dell'altare, poi dalla sinistra. La croce, se sopra l'altare o accanto ad esso, viene incensata prima dell'altare; diversamente il vescovo la incensa quando le passa davanti76. Le offerte vengono incensate prima dell'altare e della croce. 94. Per incensare il ss. Sacramento si sta in ginocchio. 95. Le reliquie e le immagini sacre esposte alla pubblica venerazione vengono incensate dopo l'altare, ma nella messa solo all'inizio della celebrazione. 96. Il vescovo, sia all'altare sia alla cattedra, riceve l'incensazione stando in piedi, senza mitra, a meno che non l'abbia gi. I concelebranti vengono incensati dal diacono tutti assieme. Infine viene incensato il popolo dal diacono dal luogo pi adatto. I canonici che per caso non concelebrano o chi si trova in coro ricevono l'incensazione tutti assieme con il popolo, a meno che la disposizione dei posti non induca a fare diversamente. Lo stesso vale anche per i vescovi per caso presenti. 97. Il vescovo che presiede senza celebrare la messa, viene incensato dopo il celebrante o i concelebranti. Il capo dello Stato, se presente alla sacra celebrazione in funzione del suo ufficio, viene incensato, dove c' la consuetudine, dopo il vescovo. 98. Il vescovo non proclami monizioni o orazioni che devono essere ascoltati da tutti, prima che l'incensazione sia terminata.

nistra che regge l'estremit delle catenelle; muover invece la mano e il braccio destri comodamente e a tratti con il turibolo (cf. Cremoniale Episcoporum, ed. 1886, I, XXIII, 4 e 8). 76 Cf. Messale Romano, Principi e norme, n. 236.

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LA LITURGIA EPISCOPALE IN GENERE

IV. IL MODO DI DARE LA PACE 99. Il vescovo celebrante, dopo che il diacono ha detto: Scambiatevi un segno di pace, d il bacio di pace almeno ai due concelebranti a lui pi vicini e poi al primo diacono. 100. Intanto i concelebranti, i diaconi e gli altri ministri, nonch i vescovi eventualmente presenti, si danno similmente a vicenda la pace. Il vescovo che presiede la sacra celebrazione, senza celebrare la messa, offre la pace ai canonici o ai presbiteri o ai diaconi che lo assistono. 101. Anche i fedeli si scambiano la pace nel modo stabilito dalle conferenze episcopali. 102. Se alla sacra celebrazione presente il capo dello Stato in ragione dell'ufficio, il diacono o uno dei concelebranti si avvicina a lui e gli offre il segno di pace secondo la consuetudine locale. 103. Mentre si offre il bacio di pace, si pu dire: La pace sia con te, a cui si risponde: E con il tuo spirito. Tuttavia si possono dire anche altre parole secondo le consuetudini locali.

V. IL MODO DI TENERE LE MANI Le mani alzate ed allargate 104. consuetudine nella Chiesa che il vescovo o il presbitero rivolga a Dio le orazioni stando in piedi e tenendo le mani un poco alzate ed allargate. Questo uso nella preghiera gi testimoniato nella tradizione dell'antico testamento77 ed stato accolto dai cristiani in ricordo della passione del Signore. Ma noi non soltanto alziamo le mani, ma anche le allarghiamo e, secondo la regola della passione del Signore, anche con la preghiera facciamo la nostra professione a Cristo78. Le mani stese sopra le persone o le cose 105. Il vescovo tiene le mani stese: sopra il popolo, nell'impartire solennemente la benedizione, e tutte le volte in cui ci richiesto per la celebrazione dei sacramenti e dei sacramentali, come notato a suo luogo nei libri liturgici. 106. Nella messa, il vescovo e i concelebranti tengono le mani stese sulle offerte alla epiclesi prima della consacrazione. Alla consacrazione, mentre il vescovo tiene con le mani l'ostia o il calice e pronunzia le parole della consacrazione, i concelebranti pronunziano le pa-

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Cf. Es 9,29; Sal 27,2; 62,5; 133,2; Is 1,15. Tertulliano, De oratione, 14: CCL 1, 265; PL 1, 1273.

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CERIMONIALE DEI VESCOVI

role del Signore e, se sembra opportuno, stendono la mano destra verso il pane e il calice79. Le mani giunte 107. Il vescovo, se non porta il pastorale, tiene le mani giunte80 quando, parato con le vesti sacre, si avvia per celebrare l'azione liturgica, mentre prega in ginocchio, mentre si reca dall'altare alla cattedra o dalla cattedra all'altare, e quando prescritto dalle rubriche nei libri liturgici. Ugualmente i concelebranti e i ministri tengono le mani giunte, quando procedono o stanno in piedi, a meno che non abbiano qualcosa da portare. Altri modi di tenere le mani 108. Quando il vescovo si segna, o benedice81, tiene la mano sinistra sopra il petto, a meno che non abbia qualcosa da portare. Quando invece sta all'altare e benedice con la mano destra le offerte o qualcosa d'altro, pone la sinistra sull'altare, a meno che non sia previsto diversamente. 109. Quando il vescovo invece seduto, se parato con le vesti liturgiche pone le palme sopra le ginocchia, a meno che non tenga il pastorale.

VI. L'USO DELL'ACQUA BENEDETTA 110. Tutti coloro che entrano in chiesa, secondo una lodevole consuetudine, fanno su di s il segno della croce, in ricordo del battesimo, con la mano intinta nell'acqua benedetta ivi apprestata in un bacile. 111. Se al vescovo, quando entra in chiesa, si deve offrire l'acqua benedetta, gliela offre il pi degno del clero della chiesa, porgendogli l'aspersorio, con il quale il vescovo asperge se stesso e chi lo accompagna. Quindi il vescovo restituisce l'aspersorio. 112. Tutto ci si omette, se il vescovo entra in chiesa parato, e quando nella messa domenicale si fa l'aspersione al posto dell'atto penitenziale.

Cf. Messale Romano, Principi e norme, nn. 174 a, c, 180 a, c, 184 a, c, 188 a, c. Alla epiclesi prima della consacrazione, bisogna stendere le mani in modo che le palme siano aperte rivolte e sopra le offerte (cf. Missale Romanum, ed. 1962, Ritus servandus in celebratione Missae, VIII, 4). Alla consacrazione invece la palma della mano destra sia rivolta a lato (cf. Notiti, I, 1965, p. 143). 80 Quando si dice che bisogna tenere le mani giunte, si intende: Tenere le palme aperte e congiunte insieme davanti al petto con il pollice della mano destra posto sopra il sinistro a modo di croce (Cremoniale Episcoporum, ed. 1886, I, XIX, 1). 81 Segnandosi volge verso di s la palma della mano destra, e con tutte le dita congiunte e distese, fa il segno di croce dalla fronte al petto e dalla spalla sinistra alla destra. Se poi benedice altre persone o qualche oggetto volge il mignolo verso colui che deve essere benedetto, e benedicendo distende tutta la mano destra con tutte le dita ugualmente congiunte e distese (Missale Romanum, ed. 1962, Ritus Servandus in celebratione Miss, III, 5).
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LA LITURGIA EPISCOPALE IN GENERE

113. Dell'aspersione del popolo che si fa nella veglia pasquale e nella dedicazione di una chiesa, si parla pi sotto ai nn. 369 e 872. 114. L'aspersione degli oggetti, quando vengono benedetti, si compie secondo le norme dei libri liturgici.

VII. LA CURA DEI LIBRI LITURGICI E IL MODO DI PROFERIRE I VARI TESTI 115. I libri liturgici devono essere trattati con cura e riverenza, perch vengono proclamate da essi la parola di Dio e la preghiera della Chiesa. Per questo si deve fare attenzione, soprattutto nelle celebrazioni liturgiche compiute dal vescovo, che siano disponibili i libri liturgici ufficiali nella edizione pi recente, belli e decorosi per la loro realizzazione tipografica e per la rilegatura. 116. Nella recitazione dei testi da parte sia del vescovo, sia dei ministri, sia di tutti gli altri, la voce corrisponda al genere del testo stesso, a secondo che questo sia una lettura, una orazione, una ammonizione, una acclamazione, un canto, nonch alla forma della celebrazione e alla solennit dell'assemblea. 117. Nelle rubriche e nelle norme che seguono, i verbi dire, recitare, proferire devono essere intesi sia del canto, sia della recita, osservando i principi proposti nei singoli libri liturgici82 e le norme che pi sotto sono indicate a suo luogo. 118. Invece l'espressione cantare o dire, che pi sotto spesso adoperata, deve essere intesa del canto, a meno che non vi sia una qualche causa che lo sconsigli.

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Cf. per esempio, Messale Romano, Principi e norme, nn. 18-19; Liturgia delle ore, Principi e norme, nn. 267-284; S. Congregazione dei riti, Istruzione Musicam sacram, 5 marzo 1967, nn. 5-12: A.A.S. 59 (1967), pp. 301-303; S. Congregazione per il culto divino, Lettera circolare sulle preghiere eucaristiche, Eucharisti participationem, 27 aprile 1973, n. 17: A.A.S. 65 (1973), pp. 346-347.

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LA MESSA

PARTE II LA MESSA
CAPITOLO I LA MESSA STAZIONALE DEL VESCOVO DIOCESANO PREMESSE 119. La principale manifestazione della Chiesa locale si ha quando il vescovo, come grande sacerdote del suo gregge, celebra l'eucaristia soprattutto nella chiesa cattedrale, circondato dal suo presbiterio e dai ministri, con la partecipazione piena e attiva di tutto il popolo santo di Dio. Questa messa, chiamata stazionale, manifesta l'unit della Chiesa locale e la diversit dei ministeri attorno al vescovo e alla sacra eucaristia83. Quindi ad essa siano convocati quanti pi fedeli possibile, i presbiteri concelebrino con il vescovo, i diaconi prestino il loro servizio, gli accoliti e i lettori esercitino le loro funzioni84. 120. Questa forma di messa sia osservata soprattutto nelle maggiori solennit dell'anno liturgico, quando il vescovo confeziona il sacro crisma e nella messa vespertina in Cena Domini85, nelle celebrazioni del santo fondatore della Chiesa locale o del patrono della diocesi, nel giorno anniversario dell'ordinazione del vescovo, nelle grandi assemblee del popolo cristiano, nella visita pastorale. 121. La messa stazionale sia in canto, secondo le norme stabilite nel Messale Romano86. 122. opportuno che i diaconi siano di norma almeno tre, uno che presti servizio al vangelo e all'altare, due che assistano il vescovo. Se vi sono pi diaconi, si distribuiscono vicendevolmente i vari ministeri, e almeno uno di loro si prenda cura della partecipazione attiva dei fedeli. Ma se non possono essere presenti veri diaconi, allora opportuno che i loro compiti siano espletati da presbiteri i quali, rivestiti dei paramenti sacerdotali, concelebrano con il vescovo anche nel caso in cui siano tenuti a celebrare un'altra messa per il bene pastorale dei fedeli. 123. Nella chiesa cattedrale, se presente il capitolo, opportuno che tutti i canonici concelebrino con il vescovo la messa stazionale87, senza tuttavia escludere gli altri presbiteri.
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Cf. Conc. Vat. II, Costituzione sulla sacra liturgia, Sacrosanctum Concilium, n. 41. Cf. ibidem, nn. 26-28. Cf. Messale Romano, Principi e norme, nn. 157-158 a. Cf. ibidem, nn. 12, 18, 19, 77, 313. Se il caso lo comporta, si faccia attenzione anche all'Ordo Cantus Miss, Cf. Messale Romano, Ordo Cantus Miss, Introduzione. Cf. anche S. Congregazione dei riti, Istruzione Musicam sacram, 5 marzo 1967, nn. 7, 16, 29-31: A.A.S. 59 (1967), pp. 302, 305, 308-309. Cf. Messale Romano, Principi e norme, n. 157.

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LA MESSA

I vescovi per caso presenti e i canonici non concelebranti. siano rivestiti dell'abito corale. 124. Quando, per evenienze particolari, un'ora canonica non pu essere congiunta alla messa stazionale col vescovo e al capitolo incombe l'obbligo del coro, esso celebri quell'ora a tempo opportuno88. 125. Bisogna preparare: a) In presbiterio al posto loro proprio: il Messale Romano; il Lezionario; i libretti per i concelebranti; il testo della preghiera universale, sia per il vescovo, sia per il diacono; 5. il libro dei canti; 6. un calice di sufficiente grandezza, coperto da un velo; 7. la palla per il calice; 8. il corporale; 9. i purificatoi; 10. un bacile, la brocca dell'acqua e un asciugamano; 11. il vaso dell'acqua da benedire, quando essa si usa nell'atto penitenziale; 12. il piattello per la comunione dei fedeli; 1. 2. 3. 4. b) in un luogo adatto: il pane, il vino e l'acqua (e altri doni); c) nel secretarium: il libro dei vangeli; il turibolo e la navicella con l'incenso; la croce da portare in processione; sette (o almeno due) candelieri con le candele accese; e inoltre: per il vescovo: un bacile, la brocca dell'acqua e un asciugamano; l'amitto, il camice, il cingolo, la croce pettorale, la stola, la dalmatica, la casula (il pallio, per il metropolita), lo zucchetto, la mitra, l'anello, il pastorale; per i concelebranti: gli amitti, i camici, i cingoli, le stole, le casule; per i diaconi: gli amitti, i camici, i cingoli, le stole, le dalmatiche; per tutti gli altri ministri: gli amitti, i camici, i cingoli; oppure le cotte da indossare sopra la veste talare, oppure altre vesti legittimamente approvate. Le vesti sacre siano del colore della messa che viene celebrata, o di colore festivo89.

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Cf. Liturgia delle ore, Principi e norme, n. 310. Cf. Messale Romano, Principi e norme, n. 310.

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CERIMONIALE DEI VESCOVI

L'INGRESSO DEL VESCOVO E I PREPARATIVI

126. Dopo essere stato accolto, come indicato pi sopra al n. 79, il vescovo, aiutato dai diaconi assistenti e dagli altri ministri, che hanno indossato le sacre vesti prima del suo arrivo, depone nel secretarium la cappa o la mozzetta e, secondo l'opportunit, anche il rocchetto, lava le mani, e riveste l'amitto, il camice, il cingolo, la croce pettorale, la stola, la dalmatica e la casula. Quindi uno dei diaconi gli impone la mitra. All'arcivescovo invece, prima che riceva la mitra, viene imposto dal primo diacono il pallio. Frattanto i presbiteri concelebranti e gli altri diaconi che non prestano servizio al vescovo, indossano le loro vesti. 127. Quando tutti sono pronti, l'accolito turiferario si avvicina al vescovo ed egli, mentre uno dei diaconi gli presenta la navicella, mette l'incenso nel turibolo, benedicendolo con un segno di croce. Il vescovo quindi riceve il pastorale dal ministro. Uno dei diaconi prende il libro dei vangeli e con riverenza lo porta chiuso durante la processione di ingresso.
I RITI INIZIALI

128. Mentre si eseguisce il canto di ingresso, si svolge la processione dal secretarium al presbiterio secondo questo ordine: il turiferario con il turibolo fumigante; un altro accolito che porta la croce, con l'immagine del crocifisso rivolta verso la parte anteriore, in mezzo ai sette, o almeno ai due accoliti che portano i candelabri con le candele accese; i chierici a due a due; il diacono che porta il libro dei vangeli; gli altri diaconi eventualmente presenti a due a due; i presbiteri concelebranti a due a due; il vescovo che procede da solo, con mitra e portando con la mano sinistra il pastorale, mentre con la mano destra benedice; un poco dietro al vescovo, i due diaconi che lo assistono; infine gli accoliti che prestano servizio per il libro, la mitra e il pastorale. Se la processione passa davanti alla cappella del ss. Sacramento non si fa alcuna sosta n alcuna genuflessione90. 129. La croce portata in processione viene collocata lodevolmente presso l'altare, in modo che sia la croce stessa dell'altare, diversamente venga riposta; i candelabri siano collocati presso l'altare o sulla credenza o vicino in presbiterio; il libro dei vangeli viene deposto sull'altare.

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Cf. sopra al n. 71.

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LA MESSA

130. Tutti, entrando in presbiterio, fanno a due a due una profonda riverenza all'altare, i diaconi e i presbiteri concelebranti salgono all'altare e lo baciano, quindi vanno al loro posto. 131. Il vescovo, giunto davanti all'altare, consegna il pastorale al ministro e, deposta la mitra, fa una profonda riverenza all'altare con i diaconi e gli altri ministri che lo accompagnano. Quindi sale all'altare e lo bacia insieme ai diaconi. Poi, dopo che l'accolito, se necessario, ha messo nuovamente incenso nel turibolo, incensa l'altare e la croce, mentre due diaconi lo accompagnano91. Dopo l'incensazione dell'altare, il vescovo, accompagnato dai ministri, si reca alla cattedra per la via pi breve. Due diaconi stanno da una parte e dall'altra presso la cattedra, in modo da essere pronti a servire il vescovo; qualora invece mancassero i diaconi, assistono due presbiteri concelebranti. 132. Quindi il vescovo, i concelebranti e i fedeli, stando in piedi, fanno il segno della croce, mentre il vescovo rivolto verso il popolo dice: Nel nome del Padre. Poi il vescovo, stendendo le mani, saluta il popolo dicendo: La pace sia con voi, o un'altra tra le formule proposte nel messale. Quindi lo stesso vescovo, o un diacono o uno dei concelebranti, pu introdurre i fedeli alla messa del giorno con brevissime parole92. Poi il vescovo invita all'atto penitenziale, che conclude dicendo: Dio onnipotente abbia misericordia di noi. Il ministro, se necessario, sostiene il libro davanti al vescovo. Quando si usa la terza formula dell'atto penitenziale, le invocazioni sono proclamate dal vescovo stesso o da un diacono o da un altro ministro idoneo. 133. Di domenica, al posto del consueto atto penitenziale, si compie lodevolmente la benedizione e l'aspersione dell'acqua93. Dopo il saluto il vescovo, stando in piedi alla cattedra, rivolto verso il popolo e avendo davanti a s il vaso con l'acqua da benedire tenuto da un ministro, invita il popolo alla preghiera e, dopo una breve pausa di silenzio, proclama l'orazione di benedizione. Dove la tradizione popolare consiglia che sia conservata nella benedizione dell'acqua la mescolanza del sale, il vescovo benedice anche il sale e poi lo lascia cadere nell'acqua. Quindi, dopo aver ricevuto dal diacono l'aspersorio, il vescovo asperge se stesso, i concelebranti, i ministri, il clero e il popolo, attraversando, se opportuno la chiesa, accompagnato dai diaconi. Frattanto si eseguisce il canto che accompagna l'aspersione.

Per quanto riguarda il modo di incensare l'altare, le reliquie e le immagini per caso esposte alla venerazione dei fedeli, cf. sopra i nn. 93, 95. 92 Cf. Messale Romano, Principi e norme, n. 29. 93 Cf. ibidem, Appendice, Rito per l'aspersione dell'acqua benedetta.
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CERIMONIALE DEI VESCOVI

Ritornato alla cattedra, il vescovo, al termine del canto, stando in piedi, con le mani allargate, proclama l'orazione conclusiva. Quindi, quando prescritto, si canta o si dice l'inno Gloria a Dio. 134. Dopo l'atto penitenziale si dice il Kyrie, a meno che non sia stata fatta l'aspersione o sia stata adoperata la terza formula dell'atto penitenziale, o sia stabilito diversamente dalle rubriche. 135. Il Gloria a Dio si dice secondo le rubriche. Pu essere intonato o dal vescovo o da uno dei concelebranti o dai cantori. Mentre si canta l'inno, tutti stanno in piedi. 136. Quindi il vescovo invita il popolo alla preghiera, cantando o dicendo a mani giunte: Preghiamo; e dopo una breve pausa di silenzio, proclama, a mani allargate, l'orazione colletta, mentre un ministro gli sorregge davanti il libro. Il vescovo congiunge le mani quando conclude l'orazione dicendo: Per il nostro Signore Ges Cristo, o altre parole. Alla fine il popolo acclama: Amen. Quindi il vescovo siede e riceve di norma la mitra da uno dei diaconi. Anche tutti gli altri siedono; i diaconi e gli altri ministri seggano secondo la disposizione del presbiterio, tuttavia in modo tale che non sembrino godere del medesimo grado dei presbiteri.
LA LITURGIA DELLA PAROLA

137. Al termine dell'orazione colletta, il lettore si reca all'ambone e, quando tutti sono seduti, proclama la prima lettura che tutti ascoltano. Al termine della lettura si canta o si dice Parola di Dio, a cui tutti rispondono con l'acclamazione. 138. Quindi il lettore si ritira. Tutti meditano brevemente in silenzio le parole che hanno ascoltato. Poi il salmista o cantore, oppure lo stesso lettore, canta o dice il salmo in uno dei modi previsti94. 139. Il secondo lettore proclama la seconda lettura all'ambone, come sopra, mentre tutti stanno seduti e ascoltano. 140. Segue l'Alleluia o l'altro canto, secondo quanto richiesto dal tempo liturgico. All'inizio dell'Alleluia, tutti si alzano, tranne il vescovo. Dopo che si avvicinato il turiferario, il vescovo, mentre uno dei diaconi gli presenta la navicella, mette l'incenso nel turibolo e lo benedice senza dire nulla. Il diacono che deve proclamare il vangelo, profondamente inchinato davanti al vescovo, domanda la benedizione dicendo sottovoce: Benedicimi, o

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Cf. Messale Romano, Ordinamento delle letture della messa, Introduzione, n. 20.

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LA MESSA

Padre. Il vescovo lo benedice dicendo: Il Signore sia nel tuo cuore. Il diacono fa il segno della croce e risponde: Amen. Allora il vescovo, deposta la mitra, si alza. Il diacono si accosta all'altare, mentre vi convengono il turiferario con il turibolo fumigante e gli accoliti con i ceri accesi. Il diacono, dopo aver fatto l'inchino all'altare, prende con riverenza il libro dei vangeli e, omettendo il saluto all'altare, si reca all'ambone portando solennemente il libro, preceduto dal turiferario e dagli accoliti con i ceri. 141. All'ambone il diacono, saluta, a mani giunte, il popolo. Alle parole Dal vangelo secondo, segna il libro e poi se stesso sulla fronte, sulla bocca e sul petto. Anche tutti gli altri si segnano. Allora il vescovo prende il pastorale. Il diacono incensa il libro e proclama il vangelo, mentre tutti stanno in piedi e di norma rivolti verso di lui. Finito il vangelo, porta da baciare il libro al vescovo, che in segreto dice: La parola del vangelo, oppure lo stesso diacono bacia il libro dicendo in segreto le medesime parole. Infine il diacono e gli altri ministri ritornano al loro posto. Il libro dei vangeli viene portato alla credenza o in un altro luogo adatto. 142. Allora, mentre tutti stanno seduti, il vescovo tiene l'omelia, convenientemente con mitra e pastorale e seduto in cattedra, a meno che non sia pi adatto un altro luogo, cos che possa essere visto e ascoltato comodamente da tutti. Finita l'omelia, si pu osservare di silenzio secondo l'opportunit. 143. Terminata l'omelia, se a questo punto non si deve celebrare un qualche rito sacramentale o di consacrazione o di benedizione secondo quanto stabilito dal Pontificale o Rituale Romano, il vescovo depone la mitra e il pastorale, si alza e, secondo le rubriche, viene cantato o detto il simbolo mentre tutti stanno in piedi. Alle parole E per opera dello Spirito Santo, tutti si inchinano; si inginocchiano invece nelle feste della nativit e della annunciazione del Signore95. 144. Terminato il simbolo, il vescovo stando in piedi alla cattedra, a mani giunte, invita i fedeli con una monizione alla preghiera universale. Quindi, uno dei diaconi o un cantore, o un lettore, o un altro, dall'ambone, o da altro luogo conveniente, annunzia le intenzioni, mentre il popolo partecipa secondo il proprio ruolo. Alla fine il vescovo, con le mani allargate, conclude la preghiera con una orazione.

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Cf Messale Romano, Principi e norme, n. 98.

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CERIMONIALE DEI VESCOVI

LA LITURGIA EUCARISTICA

145. Terminata la preghiera universale, il vescovo siede con mitra. Ugualmente siedono i concelebranti e il popolo. A questo punto si esegue il canto all'offertorio, che si protrae almeno fino a quando i doni sono stati deposti sull'altare. I diaconi e gli accoliti pongono sull'altare il corporale, il purificatoio, il calice e il messale. Quindi vengono portate le offerte. opportuno che i fedeli manifestino la loro partecipazione portando il pane e il vino per la celebrazione eucaristica e altri doni con i quali sovvenire alle necessit della Chiesa e dei poveri. Le offerte dei fedeli sono accolte dai diaconi o dal vescovo in un luogo opportuno. Il pane e il vino vengono portati dai diaconi all'altare, gli altri doni invece in un luogo adatto gi predisposto. 146. Il vescovo si reca all'altare, depone la mitra, riceve dal diacono la patena con il pane e la tiene un poco alzata, con entrambe le mani, sull'altare, recitando in segreto l'apposita formula. Quindi depone la patena con il pane sopra il corporale. 147. Frattanto il diacono infonde nel calice il vino e un po' d'acqua, dicendo in segreto: L'acqua unita al vino96. Poi presenta il calice al vescovo, il quale lo tiene un poco alzato, con entrambe le mani, sopra l'altare, recitando in segreto la formula stabilita. Quindi lo depone sopra il corporale e il diacono, secondo l'opportunit, lo copre con la palla. 148. Poi il vescovo, inchinato in mezzo all'altare, dice in segreto Umili e pentiti. 149. Quindi si avvicina al vescovo il turiferario, e, mentre il diacono presenta la navicella, il vescovo mette l'incenso nel turibolo e lo benedice; poi egli stesso riceve il turibolo dal diacono e, accompagnato dal diacono, incensa le offerte97, nonch l'altare e la croce, come all'inizio della messa. Ci compiuto, tutti si alzano e il diacono, ponendosi a lato dell'altare, incensa il vescovo che sta in piedi e senza mitra, quindi i concelebranti e poi il popolo. Si eviti che l'ammonizione Pregate, fratelli, e l'orazione sulle offerte siano proclamate prima del termine dell'incensazione. 150. Dopo che il vescovo ha ricevuto l'incensazione, mentre sta in piedi a lato dell'altare senza mitra, si accostano a lui i ministri con la brocca dell'acqua, il bacile e l'asciugamano. Il vescovo si lava e si asciuga le mani. Secondo l'opportunit, uno dei diaconi toglie l'anello al vescovo, che si lava poi le mani mentre dice in segreto: Lavami, Signore. Dopo aver asciugato le mani e aver rimesso l'anello, il vescovo torna in mezzo all'altare.
Il diacono pu compiere la preparazione del calice, cio l'infusione del vino e dell'acqua, alla credenza. Cf. Messale Romano, Principi e norme, n. 133. 97 Per quanto riguarda il modo di incensare le offerte, cf. sopra ai nn. 91-93.
96

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LA MESSA

151. Il vescovo, rivolto verso il popolo, allargando e congiungendo le mani, invita il popolo alla preghiera dicendo: Pregate, fratelli. 152. Dopo la risposta Il Signore riceva, il vescovo, a mani allargate, canta o dice l'orazione sulle offerte. Alla fine il popolo acclama: Amen. 153. Poi il diacono prende lo zucchetto del vescovo e lo consegna al ministro. I concelebranti si avvicinano all'altare e si dispongono attorno ad esso, in modo tale tuttavia da non essere di impedimento all'esecuzione dei riti, e che l'azione sacra possa essere vista bene dai fedeli. I diaconi stanno in piedi dietro ai concelebranti, cos che, quando ve ne fosse bisogno, uno di loro possa prestare servizio al calice o al messale. Nessuno tuttavia rimanga fra il vescovo e i concelebranti, o fra i concelebranti e l'altare. 154. Allora il vescovo inizia con il prefazio la preghiera eucaristica. Allargando le mani canta o dice: Il Signore sia con voi. Mentre prosegue: In alto i nostri cuori, alza le mani; e, a mani allargate, soggiunge: Rendiamo grazie al Signore nostro Dio. Dopo che il popolo ha risposto: cosa buona e giusta, il vescovo prosegue il prefazio; terminatolo, stando a mani giunte, canta, insieme ai concelebranti, ai ministri e al popolo: Santo. 155. Il vescovo prosegue la preghiera eucaristica secondo quanto stabilito ai nn. 171-191 di "Principi e norme per l'uso del Messale Romano e secondo le rubriche contenute nelle singole preghiere. Le parti che vengono recitate insieme da tutti i concelebranti, a mani allargate, devono essere pronunciate in modo che i concelebranti le proferiscano sottovoce e che la voce del vescovo possa essere udita chiaramente. Nelle preghiere eucaristiche I, II e III, dopo le parole: il nostro Papa N., soggiunge: e me indegno tuo servo; invece nella preghiera eucaristica IV, dopo le parole: del tuo servo e nostro Papa N., soggiunge: di me indegno tuo servo. Se il calice e la pisside sono coperti, il diacono, prima dell'epiclesi, li scopre. Uno dei diaconi mette l'incenso nel turibolo e a ciascuna elevazione incensa l'ostia e il calice. I diaconi, dall'epiclesi fino alla elevazione del calice, restano in ginocchio. Dopo la consacrazione il diacono, secondo l'opportunit, copre nuovamente il calice e la pisside. Dopo che il vescovo ha detto: Mistero della fede, il popolo proferisce l'acclamazione. 156. Le intercessioni particolari, soprattutto nella celebrazione di alcuni riti sacramentali o di consacrazione o di benedizione, si compiano secondo la struttura di ciascuna preghiera eucaristica, usando i testi proposti nel messale o negli altri libri liturgici98.
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Le intercessioni particolari nel Messale Romano sono: 1. Nella preghiera eucaristica I: a) Al Memento dei vivi: per i padrini, negli scrutini (MR, Messe rituali I) e nell'amministrazione del battesimo (MR, Messe rituali I). b) Hanc igi-

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CERIMONIALE DEI VESCOVI

157. Nella messa crismale, prima che il vescovo dica: Per Cristo nostro Signore tu, o Dio, crei e santifichi sempre nella preghiera eucaristica I, o prima che dica la dossologia Per Cristo, con Cristo e in Cristo nelle altre preghiere eucaristiche, si compie la benedizione dell'olio degli infermi, come previsto nel Pontificale, a meno che non sia stata fatta per motivi pastorali dopo la liturgia della parola. 158. Alla dossologia finale della preghiera eucaristica, il diacono, stando di fianco al vescovo, tiene il calice elevato, mentre il vescovo alza la patena con l'ostia, finch il popolo non abbia acclamato con l'Amen. La dossologia finale della preghiera eucaristica proclamata dal solo vescovo o da tutti i concelebranti insieme al vescovo. 159. Terminata la dossologia della preghiera eucaristica, il vescovo, a mani giunte, dice la monizione prima del Padre nostro, che poi tutti cantano o dicono; il vescovo e i concelebranti tengono le mani allargate. 160. Il Liberaci o Signore detto dal solo vescovo, a mani allargate. I presbiteri concelebranti, proclamano insieme al popolo l'acclamazione finale: Tuo il regno. 161. Quindi il vescovo proclama l'orazione: Signore Ges Cristo, che hai detto ai tuoi apostoli; al termine, rivolto verso il popolo, annunzia la pace dicendo: La pace del Signore sia sempre con voi. Il popolo risponde: E con il tuo spirito. Secondo l'opportunit, uno dei diaconi invita alla pace, dicendo rivolto verso il popolo: Scambiatevi un segno di pace. Il vescovo d la pace almeno ai due concelebranti a lui pi vicini, poi al primo dei diaconi. Tutti poi si scambiano vicendevolmente un segno di pace e di benevolenza secondo le consuetudini locali99. 162. Il vescovo inizia la frazione del pane e alcuni fra i presbiteri concelebranti la proseguono; frattanto si ripete l'Agnello di Dio quante volte necessario per accompagnare la frazione del pane. Il vescovo mette nel calice un frammento, dicendo in segreto: Il corpo e il sangue di Cristo, uniti in questo calice. 163. Dopo aver detto in segreto l'orazione prima della comunione, il vescovo genuflette e prende la patena. I concelebranti si avvicinano, uno dopo l'altro, al vescovo, genuflettono e ricevono da lui con riverenza il corpo di Cristo, e tenendolo con la mano destra a cui pongono sotto la mano sinistra,
tur: per i battezzati (MR, Messe rituali I); per i neofiti (MR, Messe rituali I); per chi ha ricevuto il sacramento della confermazione (MR, Messe rituali I); per i diaconi, i presbiteri, i vescovi, nella messa di ordinazione (MR, Messe rituali II); per gli sposi (MR, Messe rituali IV); per. le vergini consacrate (MR, Messe rituali VI); per i religiosi professi (MR, Messe rituali VII); nella dedicazione di una chiesa (MR, Messe rituali VIII). 2. Nelle altre preghiere eucaristiche: per i defunti, nelle preghiere II e III (OM); per i neofiti (MR, Messe rituali I); per le vergini consacrate (MR, Messe rituali VI); per i religiosi professi (MR, Messe rituali VII); nella dedicazione di una chiesa (MR, Messe rituali VIII). 99 Quanto al modo di dare il bacio di pace, cf. sopra i nn. 99-103.

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LA MESSA

ritornano al loro posto. Tuttavia i concelebranti possono restare al loro posto e ricevere l il corpo di Cristo. Quindi il vescovo prende l'ostia e, tenendola un poco elevata sopra la patena, dice, rivolto verso il popolo: Ecco l'Agnello di Dio e prosegue con i concelebranti e il popolo dicendo: O Signore, non sono degno. Mentre il vescovo si comunica al corpo di Cristo, ha inizio il canto di comunione. 164. Il vescovo, dopo essersi comunicato al sangue del Signore, consegna il calice ad uno dei diaconi e distribuisce la comunione ai diaconi e ai fedeli. I concelebranti si accostano all'altare e si comunicano al sangue, mentre i diaconi che prestano servizio detergono il calice con il purificatoio dopo che ciascun concelebrante si comunicato100. 165. Terminata la distribuzione della comunione, uno dei diaconi si comunica al sangue che rimasto, porta il calice alla credenza e l, o subito o dopo la messa, lo purifica e lo riordina. Un altro diacono invece, o uno dei concelebranti, ripone nel tabernacolo le particole consacrate rimaste, e purifica alla credenza la patena o la pisside sopra il calice, prima che esso sia purificato. 166. Quando il vescovo, dopo la comunione, ritornato alla cattedra, riprende lo zucchetto e, qualora fosse necessario, lava le mani. Mentre tutti stanno seduti si pu osservare per un certo tempo il sacro silenzio o eseguire un cantico di lode o un salmo. 167. Poi il vescovo, in piedi alla cattedra mentre un ministro gli sorregge il libro, oppure rivolto all'altare con i diaconi, canta o dice: Preghiamo e, con le mani allargate, proclama l'orazione dopo la comunione, a cui si pu premettere un breve spazio di silenzio, a meno che non sia gi stato osservato subito dopo la comunione. Alla fine della orazione il popolo acclama: Amen.
I RITI DI CONCLUSIONE

168. Terminata l'orazione dopo la comunione, si diano, se occorre, brevi avvisi al popolo. 169. Infine il vescovo riceve la mitra e, allargando le mani, saluta il popolo dicendo: Il Signore sia con voi, a cui il popolo risponde: E con il tuo spirito. Uno dei diaconi pu rivolgere l'invito: Inchinatevi per la benedizione, o un altro espresso con parole simili. Il vescovo impartisce la benedizione solenne proclamando la formula adatta fra quelle presenti nel Messale, nel Pontificale o nel Rituale Romano. Mentre proclama le prime invocazioni o la
100

Cf. Messale Romano, Principi e norme, nn. 201-206, dove sono descritti anche altri modi per distribuire la comunione sotto le due specie.

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CERIMONIALE DEI VESCOVI

preghiera, tiene le mani distese sopra il popolo, e tutti rispondono: Amen. Quindi riceve il pastorale101, dice: Vi benedica Dio onnipotente e, facendo tre volte il segno di croce sul popolo, aggiunge: Padre e Figlio e Spirito Santo. Il vescovo pu impartire la benedizione anche con le formule proposte pi sotto ai nn. 1120-1121. Quando invece, a norma del diritto, imparte la benedizione apostolica, questa tiene il posto della benedizione consueta; annunziata dal diacono e per essa si proclamano formule proprie102. 170. Dopo che stata impartita la benedizione, uno dei diaconi congeda il popolo dicendo: La messa finita: andate in pace; e tutti rispondono: Rendiamo grazie a Dio. Quindi il vescovo di norma bacia l'altare e fa ad esso debita riverenza. Anche i concelebranti e tutti coloro che si trovano nel presbiterio salutano l'altare come all'inizio, e ritornano processionalmente al secretarium nel medesimo ordine in cui erano venuti. Giunti al secretarium tutti, insieme al vescovo fanno riverenza alla croce. Quindi i concelebranti salutano il vescovo e accuratamente depongono le vesti al loro posto. Anche i ministranti salutano insieme il vescovo e depongono tutto ci che hanno usato nella celebrazione appena compiuta; poi si tolgono le vesti. Tutti osservino diligentemente il silenzio, rispettando la comune concentrazione d'animo e la santit della casa di Dio.

Cf. S. Congregazione dei riti, Istruzione sulla semplificazione dei riti e delle insegne pontificali, Pontificales ritus, 21 giugno 1968, n.36: A.A.S. 60 (1968), p. 411. 102 Per quanto riguarda il rito e le formule della benedizione apostolica cf. pi sotto i nn. 1122-1126.
101

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LA MESSA

CAPITOLO II LE ALTRE MESSE CELEBRATE DAL VESCOVO 171. Anche quando il vescovo celebra la messa con minore concorso di popolo e di clero, tutto sia predisposto in maniera tale che egli appaia il grande sacerdote del suo gregge, che agisce a vantaggio di tutta la sua Chiesa. Cosi quando visita le parrocchie o le comunit della sua diocesi, conviene che i presbiteri della parrocchia o della comunit concelebrino con lui. 172. Vi sia un solo diacono rivestito dei paramenti del suo ordine; in sua mancanza proclami il vangelo e presti servizio all'altare un presbitero che, se non concelebra, indossa camice e stola. 173. Siano osservate tutte le norme descritte nel Messale Romano per la messa con il popolo103. Inoltre il vescovo, mentre indossa i paramenti, prende anche la croce pettorale e di norma lo zucchetto. Se le circostanze lo consigliano, porta mitra e pastorale. All'inizio della messa saluta il popolo dicendo: La pace sia con voi, oppure La grazia del Signore nostro. Prima di proclamare il vangelo, non solo il diacono, ma anche il presbitero, anche se concelebra, chiede al vescovo e da lui riceve la benedizione. Dopo aver letto il vangelo, porta al vescovo il libro da baciare, oppure lo stesso diacono o presbitero a baciare il libro. Prima del prefazio, il diacono consegna al ministro lo zucchetto del vescovo. Nelle preghiere eucaristiche I, II e III, dopo le parole: il nostro Papa N., il vescovo soggiunge: e me indegno tuo servo; invece nella preghiera eucaristica IV, dopo le parole: del tuo servo e nostro Papa N., soggiunge: di me indegno tuo servo. Alla fine della messa, il vescovo benedice come descritto pi sotto ai nn. 1120-1121. 174. Il vescovo, che non ordinario di luogo, pu celebrare usando la cattedra e portando il pastorale, se lo consente il vescovo diocesano (cf. pi sopra n. 47 e n. 59).

103

Cf. Messale Romano, Principi e norme, nn. 77-152.

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CERIMONIALE DEI VESCOVI

CAPITOLO III LA MESSA PRESIEDUTA DAL VESCOVO SENZA CHE EGLI CELEBRI L'EUCARISTIA 175. Dal momento che, secondo la dottrina e la tradizione della Chiesa, compito del vescovo presiedere nelle sue comunit l'eucaristia, sommamente opportuno che quando partecipa ad una messa, celebri lui stesso l'eucaristia. Tuttavia, qualora per una giusta causa partecipa alla messa senza celebrarla, conviene che, se non deve celebrare un altro vescovo, presieda egli stesso la celebrazione, guidando almeno la liturgia della parola e benedicendo alla fine il popolo104. Ci vale soprattutto per quelle celebrazioni eucaristiche nelle quali si deve compiere qualche rito sacramentale o di consacrazione o di benedizione. In questi casi dunque, si osservino le indicazioni che sono descritte pi sotto. 176. Il vescovo, accolto nel modo descritto pi sopra al n.79, nel secretarium o in un altro luogo opportuno, indossa sopra il camice: la croce pettorale, la stola e il piviale di colore conveniente e, di norma, riceve la mitra e il pastorale. Lo assistono due diaconi, o almeno uno, rivestiti degli abiti liturgici del loro ordine. Tuttavia, in loro mancanza, assistano il vescovo alcuni presbiteri rivestiti di piviale. 177. Nella processione all'altare, il vescovo incede dopo il celebrante o i concelebranti, accompagnato dai suoi diaconi e ministri. 178. Dopo essere giunti all'altare, il celebrante o i concelebranti fanno profonda riverenza; se invece nel presbiterio conservato il ss. Sacramento, fanno la genuflessione; quindi salgono all'altare, lo baciano e vanno al posto loro assegnato. Il vescovo, dopo aver consegnato al ministro il pastorale e aver deposto la mitra, con i diaconi e i ministri fa profonda riverenza all'altare, a meno che, come detto sopra, non si debba fare la genuflessione. Quindi sale all'altare e lo bacia. Se si usa l'incenso, il vescovo incensa nel modo consueto l'altare e poi la croce, accompagnato dai due diaconi. Quindi si reca alla cattedra per la via pi breve con i suoi diaconi, i quali stanno da una parte e dall'altra presso la cattedra, in modo da essere pronti al servizio del vescovo.

104

Cf. S. Congregazione dei riti, Istruzione sulla semplificazione dei riti e delle insegne pontificali, Pontificales ritus: 21 giugno 1968, n.24: A.A.S. 60 (1968), p. 410.

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LA MESSA

179. Dall'inizio della messa fino alla conclusione della liturgia della parola, si osservino le indicazioni date per la messa stazionale del vescovo (cf. pi sopra i nn. 128-144); tuttavia, se si deve celebrare qualche rito sacramentale o di consacrazione o di benedizione, si tengano presenti le norme particolari a riguardo del simbolo e della preghiera universale. 180. Terminata la preghiera universale oppure celebrato il rito sacramentale, o di consacrazione o di benedizione, il vescovo siede e riceve la mitra. Allora i diaconi e i ministri preparano come al solito l'altare. Se le offerte vengono presentate dai fedeli, sono ricevute da chi celebra la messa o dal vescovo. Quindi il celebrante, dopo aver fatto profonda riverenza al vescovo, si accosta all'altare e comincia la liturgia eucaristica secondo il rito della messa. 181. Se si fa l'incensazione, il vescovo viene incensato dopo il celebrante. Deposta la mitra, si alza per ricevere l'incensazione, diversamente dopo il Pregate, fratelli; e sta in piedi alla cattedra fino all'epiclesi nella preghiera eucaristica. 182. Dall'epiclesi fino alla elevazione del calice compiuta, il vescovo sta in ginocchio rivolto verso l'altare su un inginocchiatoio preparato per lui o davanti alla cattedra o in altro luogo pi adatto. Quindi sta nuovamente in piedi alla cattedra. 183. Dopo l'invito del diacono: Scambiatevi un segno di pace, il vescovo d la pace ai suoi diaconi. Il vescovo, se si comunica, prende il corpo e il sangue del Signore all'altare dopo il celebrante. 184. Mentre si distribuisce la santa comunione ai fedeli, il vescovo pu stare seduto fino all'inizio dell'orazione dopo la comunione che lui stesso proclama stando all'altare o alla sede. Terminata l'orazione, il vescovo benedice il popolo come descritto pi sotto ai nn. 1120-1121. Uno dei diaconi assistenti, invece, congeda il popolo (cf. pi sopra n. 170). 185. Infine il vescovo e il celebrante di norma venerano l'altare con un bacio. Quindi, dopo aver fatto la debita riverenza, si ritirano tutti con lo stesso ordine con cui erano venuti. 186. Qualora il vescovo non presieda nel modo pi sopra descritto, partecipi alla messa rivestito di mozzetta e rocchetto, tuttavia non alla cattedra, ma in un luogo pi adatto per lui preparato.

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LA LITURGIA DELLE ORE E LE CELEBRAZIONI DELLA PAROLA DI DIO

PARTE III LA LITURGIA DELLE ORE E LE CELEBRAZIONI DELLA PAROLA DI DIO


PREMESSE 187. Il vescovo, poich rappresenta Cristo in forma eminente e visibile, ed il grande sacerdote del suo gregge, fra i membri della sua Chiesa deve essere il primo nella preghiera105. Per questo si raccomanda vivamente che, quando possibile, celebri la liturgia delle ore, soprattutto le lodi mattutine e i vespri, circondato dal suo presbiterio e dai ministri, con la partecipazione plenaria e attiva del popolo, specialmente nella chiesa cattedrale106. 188. opportuno che, nelle maggiori solennit, il vescovo celebri con il clero e il popolo riuniti nella chiesa cattedrale o i primi vespri o le lodi mattutine o i secondi vespri secondo quanto suggeriscono le circostanze, e salva sempre la verit delle ore. 189. Ugualmente opportuno che nella chiesa cattedrale il vescovo celebri l'ufficio delle letture e le lodi mattutine il venerd santo e il sabato santo, nonch l'ufficio delle letture nella notte del natale del Signore. 190. Infine il vescovo insegni al gregge a lui affidato, sia con la parola, sia con l'esempio, l'importanza della liturgia delle ore e ne promuova la celebrazione comune nelle parrocchie, nelle comunit, e nelle diverse assemblee, secondo quanto stabilito in "Principi e norme della liturgia delle ore107.

Cf. Liturgia delle ore, Principi e norme, n. 28. Cf. ibidem, n. 254. 107 Cf. ibidem, nn. l. 5-19; 20-27; 30-32.
105 106

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LA LITURGIA DELLE ORE E LE CELEBRAZIONI DELLA PAROLA DI DIO

CAPITOLO I CELEBRAZIONE DEI VESPRI NELLE PRINCIPALI SOLENNIT 191. Per l'arrivo del vescovo alla chiesa, si osservino le indicazioni date nelle norme generali, al n. 79. 192. Nel secretarium, aiutato dai diaconi e dagli altri ministri che prima del suo arrivo avranno indossato le sacre vesti loro proprie, il vescovo depone la cappa o la mozzetta e, secondo l'opportunit, anche il rocchetto, e indossa l'amitto, il camice, il cingolo, la croce pettorale, la stola e il piviale. Quindi riceve la mitra da uno dei diaconi e il pastorale. Frattanto i presbiteri, soprattutto i canonici, indossano convenientemente sopra la cotta o sopra il camice il piviale, i diaconi invece il piviale o la dalmatica. 193. Quando tutto pronto, mentre suona l'organo o si esegue un canto, si fa l'ingresso in chiesa secondo questo ordine: l'accolito che porta la croce in mezzo a due accoliti che tengono i candelieri con le candele accese; i chierici a due a due; i diaconi, se sono un certo numero, a due a due; i presbiteri a due a due; il vescovo che procede da solo con mitra e tenendo nella mano sinistra il pastorale; un poco dietro al vescovo i due diaconi che lo assistono e che, se opportuno, sostengono il piviale da una parte e dall'altra; infine i ministri per il libro, la mitra e il pastorale. Se la processione passa davanti alla cappella del ss. Sacramento, non ci si ferma n si fa la genuflessione108. 194. La croce portata in processione viene collocata lodevolmente presso l'altare, in modo che sia la croce stessa dell'altare, diversamente venga riposta; i candelabri siano collocati presso l'altare o sulla credenza o vicino in presbiterio. 195. Tutti, entrando in presbiterio, fanno a due a due profonda riverenza all'altare e si recano al loro posto. Se invece in presbiterio conservato il ss. Sacramento, fanno la genuflessione. 196. Il vescovo, giunto davanti all'altare, consegna il pastorale al ministro e, deposta la mitra, fa una profonda riverenza all'altare con i diaconi e gli altri ministri che lo accompagnano. Quindi sale all'altare e lo bacia insieme ai diaconi che lo assistono. Poi va alla cattedra, dove, stando in piedi e facendosi il segno di croce, canta il versetto: O Dio, vieni a salvarmi. Tutti

108

Cf. sopra n. 71.

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CERIMONIALE DEI VESCOVI

rispondono: Signore, vieni presto in mio aiuto. E si canta: Gloria al Padre e, secondo le rubriche, Alleluia. 197. L'inno intonato dai cantori e proseguono a cantarlo il coro o il popolo, a secondo di quanto richiesto dalla natura musicale dell'inno. 198. Dopo l'inno il vescovo siede e di norma riceve la mitra: ugualmente siedono tutti. Le antifone e i salmi sono intonati dal cantore. Durante la salmodia tutti possono stare seduti, secondo le consuetudini del luogo. Quando si proclamano le orazioni salmodiche, dopo la ripetizione dell'antifona, il vescovo, tolta la mitra, si alza e, quando tutti sono in piedi, dice: Preghiamo; e dopo che tutti hanno pregato in silenzio per un po' di tempo, dice l'orazione corrispondente al salmo o al cantico. 199. Finita la salmodia, il lettore, stando in piedi all'ambone, proclama la lettura, sia quella pi lunga, sia quella pi breve, mentre tutti stanno seduti e in ascolto. 200. Secondo l'opportunit il vescovo, ricevuto il pastorale, se vuole, pu aggiungere una breve omelia per spiegare la lettura, stando seduto con mitra in cattedra o in un luogo pi adatto cos che possa essere visto e ascoltato da tutti. 201. Dopo la lettura o l'omelia, secondo l'opportunit, si pu osservare un certo spazio di silenzio. 202. Quindi, per rispondere alla parola di Dio, si canta il responsorio breve o un canto responsoriale. 203. All'antifona del cantico evangelico, il vescovo mette l'incenso nel turibolo. Quando il coro inizia il cantico L'anima mia, il vescovo si alza con mitra, mentre anche tutti gli altri si alzano in piedi, e, dopo aver fatto il segno di croce dalla fronte al petto, si reca all'altare e, fatta con i ministri la debita riverenza, vi sale, omettendo il bacio. 204. Mentre si esegue il cantico evangelico, si compie di norma l'incensazione dell'altare, della croce, del vescovo e di tutti gli altri, come nella messa, secondo quanto detto pi sopra ai nn. 89, 93, 96 e 121. 205. Al termine del canto e dopo aver ripetuto di norma l'antifona, si proclamano le preci. Il vescovo, mentre un ministro sorregge il libro, proclama l'introduzione; quindi uno dei diaconi, all'ambone o da un altro luogo conveniente, annunzia le intenzioni alle quali il popolo risponde. Il Padre nostro cantato o recitato da tutti, dopo che il vescovo vi ha premesso l'introduzione, se lo si ritiene opportuno. Infine il vescovo canta o dice l'orazione conclusiva, con le mani allargate. Tutti rispondono Amen.

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LA LITURGIA DELLE ORE E LE CELEBRAZIONI DELLA PAROLA DI DIO

206. Poi il vescovo riceve la mitra e saluta il popolo dicendo: Il Signore sia con voi. Allora uno dei diaconi pu rivolgere l'invito: Inchinatevi per la benedizione (con queste o simili parole), e il vescovo, tenendo le mani distese sopra il popolo, proclama le invocazioni della benedizione solenne, usando la formula adatta fra quelle presenti nel Messale Romano. Detto ci, riceve il pastorale e dice: Vi benedica Dio onnipotente e traccia un segno di croce sopra il popolo. Il vescovo pu impartire la benedizione anche con le formule proposte pi sotto ai nn. 1120-1121. 207. Quindi uno dei diaconi congeda il popolo dicendo: Andate in pace, e tutti rispondono: Rendiamo grazie a Dio. 208. Quindi il vescovo, lasciando la cattedra, con mitra e pastorale, secondo l'opportunit bacia l'altare; anche i presbiteri e coloro che sono in presbiterio salutano l'altare. Tutti ritornano processionalmente nel secretarium nel medesimo ordine con cui erano venuti.

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CERIMONIALE DEI VESCOVI

CAPITOLO II CELEBRAZIONE DEI VESPRI IN FORMA PI SEMPLICE 209. Anche quando il vescovo presiede i vespri al di fuori delle maggiori solennit, o quando vi minor concorso di popolo e di clero, o in qualche chiesa parrocchiale, opportuno che siano presenti almeno alcuni presbiteri, i quali convenientemente indossano la cotta sopra la veste talare o il camice e il piviale; i diaconi siano due o almeno uno, rivestiti di camice e dalmatica; lo stesso vescovo indossa le vesti come descritto pi sopra al n. 192, o almeno la stola e il piviale sopra il camice. Tutto si svolge come descritto pi sopra ai nn. 191-208, con i debiti adattamenti. 210. Quando poi il vescovo in qualche parrocchia o altra chiesa partecipa ad un raduno di minor importanza, pu presiedere i vespri dalla sede, rivestito dell'abito corale109, assistito da alcuni ministri. 211. Se il vescovo partecipa alla celebrazione dei vespri presieduta da un presbitero, egli stesso impartisce la benedizione prima che il popolo venga congedato.

109

Cf. sopra n. 63.

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LA LITURGIA DELLE ORE E LE CELEBRAZIONI DELLA PAROLA DI DIO

CAPITOLO III LE LODI MATTUTINE 212. Le lodi mattutine possono essere celebrate secondo il medesimo rito dei vespri, con le eccezioni che seguono. 213. Se precede l'invitatorio, anzich con il versetto: O Dio, vieni a salvarmi, il vescovo d inizio alle lodi mattutine con il versetto: Signore apri le mie labbra, a cui si risponde: E la mia bocca proclamer la tua lode. Mentre si dice questo versetto, tutti si fanno il segno della croce sulla bocca. Quindi, mentre tutti stanno in piedi, si canta il salmo invitatorio, intercalato dall'antifona, come descritto nel libro della liturgia delle ore. Al termine del salmo invitatorio e ripetuta di norma l'antifona, si canta l'inno e la celebrazioni delle lodi mattutine prosegue secondo quanto stato detto della celebrazione dei vespri.

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CERIMONIALE DEI VESCOVI

CAPITOLO IV L'UFFICIO DELLE LETTURE 214. Il vescovo presiede l'ufficio delle letture dalla cattedra rivestito dell'abito corale. Egli inizia l'ufficio con il versetto: Signore apri le mie labbra, oppure: O Dio vieni a salvarmi, secondo le rubriche; gli inni, le antifone e i salmi sono intonati dal cantore; le letture vengono proclamate dal lettore; il vescovo alla fine canta o dice l'orazione conclusiva, e, se si congeda il popolo, lo benedice, come descritto pi sotto ai nn. 1120-1121. 215. Se si celebra la veglia prolungata, il vangelo della risurrezione in domenica, o un altro vangelo negli altri giorni, proclamato solennemente dal diacono rivestito di camice stola e dalmatica: egli chiede prima al vescovo la benedizione ed accompagnato da due accoliti con le candele accese e dal turiferario con il turibolo fumigante, nel quale il vescovo ha messo l'incenso e lo ha benedetto. Secondo l'opportunit il vescovo tiene l'omelia. Dopo l'inno Te Deum, se lo si deve dire, il vescovo canta o dice l'orazione conclusiva e, se si deve congedare il popolo, impartisce la benedizione. 216. Quando si celebra la veglia prolungata con concorso di popolo e in forma pi solenne il vescovo, i presbiteri e i diaconi possono indossare le vesti come per i vespri. Il vescovo, durante la salmodia, sta seduto alla cattedra e tiene la mitra; per ascoltare il vangelo invece depone la mitra, si alza e riceve il pastorale che tiene anche mentre si canta l'inno Te Deum. Tutto il resto si fa come indicato pi sopra al n. 214. 217. Nella notte del natale del Signore, nel venerd santo e nel sabato santo, per quanto possibile, l'ufficio delle letture sia celebrato con la partecipazione del popolo, alla presenza del vescovo o anche sotto la sua presidenza, secondo il rito descritto pi sopra ai nn. 214-216.

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LA LITURGIA DELLE ORE E LE CELEBRAZIONI DELLA PAROLA DI DIO

CAPITOLO V LE ORE DI TERZA, SESTA E NONA 218. Il vescovo pu presiedere le ore di terza, sesta e nona, sia nella chiesa cattedrale, sia altrove, rivestito dell'abito corale110, incominciando l'ora con il versetto O Dio vieni a salvarmi, e concludendola con l'orazione. Durante la salmodia, tutti stanno seduti o in piedi, secondo la consuetudine del luogo. Dopo la salmodia, mentre tutti stanno seduti, il lettore stando in piedi in un luogo adatto proclama la lettura breve; a cui segue il versetto intonato dai cantori, a cui tutti rispondono stando in piedi. Non si impartisce la benedizione. L'ora si conclude con l'acclamazione: Benediciamo il Signore, a cui tutti rispondono: Rendiamo grazie a Dio.

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Cf. sopra n. 63.

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CAPITOLO VI L'ORA DI COMPIETA 219. Quando il vescovo presiede la compieta in chiesa, indossa l'abito corale111, assistito da alcuni ministri. Egli d inizio all'ora con il versetto O Dio vieni a salvarmi. Se si fa l'esame di coscienza, o lo si fa in silenzio, o lo si inserisce in un atto penitenziale. Durante la salmodia, tutti stanno seduti o in piedi, secondo la consuetudine del luogo. Dopo la salmodia, mentre tutti stanno seduti, il lettore stando in piedi in un luogo adatto proclama la lettura breve, seguita dal responsorio: Nelle tue mani. Quindi si esegue l'antifona del cantico evangelico Ora lascia, o Signore. All'inizio del cantico tutti si alzano e fanno il segno della croce. L'orazione conclusiva proclamata dal vescovo, il quale poi benedice i presenti dicendo: Il Signore ci conceda una notte serena. 220. L'ora si conclude con l'antifona della beata Vergine Maria, senza orazione.

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Cf. sopra n. 63.

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LA LITURGIA DELLE ORE E LE CELEBRAZIONI DELLA PAROLA DI DIO

CAPITOLO VII LE CELEBRAZIONI DELLA PAROLA DI DIO PREMESSE 221. La Chiesa ha sempre venerato le divine scritture come ha fatto per il corpo stesso del Signore, non mancando mai, soprattutto nella sacra liturgia, di nutrirsi del pane di vita dalla mensa sia della parola di Dio che del corpo di Cristo, e di porgerlo ai fedeli112; anzi ogni celebrazione liturgica si appoggia fondamentalmente sulla parola di Dio113. Il vescovo si preoccupi dunque che tutti i fedeli acquistino capacit di ascoltare e meditare il mistero di Cristo, proposto nell'antico e nel nuovo testamento, facendovi precedere una opportuna preparazione spirituale. 222. Per questo le sacre celebrazioni della parola di Dio sono molto utili nella vita sia dei singoli che delle comunit, per infiammare lo spirito e promuovere la vita spirituale, per accendere un amore pi intenso verso la parola di Dio e per compiere una celebrazione pi fruttuosa sia dell'eucaristia, sia degli altri sacramenti. 223. Conviene dunque che le celebrazioni della parola di Dio siano tenute soprattutto nelle vigilie delle feste pi solenni, in alcune ferie di avvento e di quaresima, nelle domeniche e giorni festivi, sotto la presidenza del vescovo, specialmente nella chiesa cattedrale.
DESCRIZIONE DELLA CELEBRAZIONE

224. Le celebrazioni della parola di Dio mostrino chiaramente il rapporto con la liturgia della parola nella messa. 225. Il vescovo, accolto nel modo descritto pi sopra al n. 79, nel secretarium o in un altro luogo opportuno indossa sopra il camice la croce pettorale, la stola, e il piviale di colore conveniente e, di norma, riceve la mitra e il pastorale. Lo assistono due diaconi, rivestiti dei paramenti liturgici del loro ordine. In loro mancanza per, prestano assistenza al vescovo due presbiteri che sopra la veste talare indossano il camice o la cotta. 226. Dopo i riti iniziali (canto, saluto e orazione) vengono proclamate una o pi letture dalla sacra scrittura, intercalate o da salmi o da momenti di silenzio; nell'omelia la parola di Dio viene spiegata all'assemblea dei fedeli e applicata alla loro vita.

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Conc. Vat. II, Costituzione dogmatica sulla divina rivelazione, Dei Verbum, n. 21. Cf. Messale Romano, Ordinamento delle letture della messa, Introduzione, n. 3.

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Dopo l'omelia, si osservi opportunamente il silenzio per meditare la parola di Dio. Quindi l'assemblea dei fedeli preghi con un cuore solo e a una sola voce con una litania o in altro modo adatto a promuovere la partecipazione. Infine sia sempre recitato il Padre nostro. Il vescovo che presiede la celebrazione conclude con una orazione e benedice il popolo, come descritto pi sotto ai nn. 1120-1121. Quindi uno dei diaconi o dei ministri congeda il popolo, dicendo: Andate in pace, cui tutti rispondono: Rendiamo grazie a Dio.

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PARTE IV LE CELEBRAZIONI DEI MISTERI DEL SIGNORE DURANTE LANNO LITURGICO


PREMESSE 227. La santa madre Chiesa considera suo dovere celebrare con sacra memoria, in determinati giorni nel corso dell'anno, l'opera salvifica del suo sposo divino. Ogni settimana, nel giorno a cui ha dato il nome di "domenica", fa la memoria della risurrezione del Signore, che una volta all'anno, unitamente alla sua beata passione, celebra a pasqua, la pi grande delle solennit. Nel ciclo annuale poi presenta tutto il mistero di Cristo, dall'incarnazione e nativit fino all'ascensione, al giorno di pentecoste e all'attesa della beata speranza e del ritorno del Signore. Ricordando in tal modo i misteri della redenzione, essa apre ai fedeli i tesori di potenza e di meriti del suo Signore, cos che siano resi in qualche modo presenti in ogni tempo, perch i fedeli possano venirne a contatto ed essere ripieni della grazia della salvezza114. La domenica 228. La Chiesa, seguendo la tradizione apostolica che trae origine dal giorno stesso della risurrezione del Signore, celebra, nel primo giorno della settimana, che viene chiamato giorno del Signore o domenica, il mistero pasquale. Dal momento che la domenica il nucleo e il fondamento del ciclo annuale per mezzo del quale la chiesa ripercorre tutto il mistero di Cristo, essa cede la sua celebrazione solamente alle solennit e alle feste del Signore iscritte nel calendario generale e esclude di per s l'assegnazione perpetua di un'altra celebrazione, tranne la festa della S. Famiglia, del battesimo del Signore, la solennit della SS. Trinit e di nostro Signore Ges Cristo, re dell'universo. Le domeniche di avvento, di quaresima e di pasqua, hanno la precedenza su ogni festa del Signore e su tutte le solennit115. 229. Il vescovo curi dunque che nella sua diocesi la domenica venga proposta e inculcata alla piet dei fedeli come il giorno di festa primordiale, in modo che divenga anche giorno di gioia e di astensione dal lavoro116. Per questo il vescovo vigili perch le norme stabilite dal Concilio Vaticano II e dai rinnovati libri liturgici sulla particolare natura della celebrazione della domenica, siano osservate con scrupolosa fedelt, soprattutto in riferimento ai giorni dedicati a particolari tematiche, che sempre pi spesso vengono proposte in domenica (ad esempio i temi della pace e della giustizia, le vocazioni, l'evangelizzazione dei popoli). In questi casi la liturgia sia della

Conc. Vat. II, Costituzione sulla sacra liturgia, Sacrosanctum Concilium, n. 102. Cf. Norme generali per l'ordinamento dell'anno liturgico e del calendario, nn. 4-6. 116 Conc. Vat. II, Costituzione sulla sacra liturgia, Sacrosanctum Concilium, n. 106.
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domenica; si pu fare qualche accenno al tema proposto, o attraverso i canti, o attraverso le monizioni, o nell'omelia e nella preghiera universale. Invece nelle domeniche del tempo ordinario si pu prendere anche una lettura fra quelle proposte nel "Lezionario, adatta ad illustrare un tema particolare. Tuttavia dove nelle domeniche del tempo ordinario si tiene una particolare celebrazione su un determinato tema, per mandato o su autorizzazione dell'ordinario del luogo, si pu scegliere una messa per varie necessit, fra quelle che si trovano nel Messale Romano. 230. Negli ultimi tempi, alcuni mutamenti introdotti nelle abitudini sociali, hanno provocato un diverso modo di strutturare il calendario liturgico: per questo motivo, in alcune regioni sono state soppresse determinate solennit di precetto, delle quali alcune, riguardanti il mistero del Signore, iscritte nel calendario generale, sono state trasferite alla domenica successiva, secondo il seguente criterio: a) l'epifania nella domenica fra il 2 e l'8 gennaio b) l'ascensione nella domenica VII di pasqua; c) la solennit del SS. Corpo e Sangue di Cristo nella domenica dopo la SS. Trinit. Per quanto riguarda le altre celebrazioni dei Signore, della beata vergine Maria e dei santi che capitano durante la settimana e che non comportano pi il precetto festivo, il vescovo si preoccupi che il popolo cristiano continui a celebrarle con amore, in modo che anche durante la settimana i fedeli possano attingere frequentemente la grazia della salvezza. L'anno liturgico 231. La celebrazione dell'anno liturgico gode di una particolare forza ed efficacia sacramentale, per il fatto che lo stesso Cristo che nei suoi misteri o nelle memorie dei santi e soprattutto della sua madre, continua il cammino della sua immensa misericordia, cos che i fedeli non solo possano commemorare e meditare i misteri della redenzione, ma possano entrare in contatto con essi, dal momento che comunicano ad essi e per essi vivono117. 232. Il vescovo dunque si preoccupi che gli animi dei fedeli siano indirizzati prima di tutto ad osservare con spirituale disposizione le feste del Signore e i sacri tempi dell'anno liturgico, cos che ci che in essi si celebra ed proclamato a parole, sia creduto con la mente, e ci che creduto con la mente sia tradotto nei modi di comportarsi in pubblico e in privato118.

Cf. Paolo VI, Lettera apostolica Motu proprio, Mysterii paschalis, 14 febbraio 1969: A.A.S. 61(1969), pp. 223-224; cf. anche: Pio XII, Lettera enciclica, Mediator Dei, 20 novembre 1947: A.A.S. 39 (1947), p. 580. 118 Cf. Conc. Vat. II, Costituzione sulla sacra liturgia, Sacrosanctum Concilium, n.108; cf. anche Pio XII, Lettera enciclica, Mediator Dei, 20 novembre 1947: A.A.S. 39 (1947), p. 577.
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LE CELEBRAZIONI DEI MISTERI DEL SIGNORE DURANTE LANNO LITURGICO

233. Oltre alle celebrazioni liturgiche di cui composto l'anno liturgico, in molte regioni sono presenti usanze popolari e pii esercizi. Fra questi il vescovo, in virt del suo ufficio pastorale, tenga in grande considerazione quelli che sono utili a favorire la piet, la devozione e l'intelligenza dei misteri di Cristo e curi che siano in armonia con la sacra liturgia, derivino in qualche modo da essa, e ad essa, data la sua natura di gran lunga superiore, conducano il popolo cristiano119.

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Conc. Vat. II, Costituzione sulla sacra liturgia, Sacrosanctum Concilium, n. 13.

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CAPITOLO I IL TEMPO DI AVVENTO E DELLA NATIVIT DEL SIGNORE 234. Dopo l'annuale celebrazione del mistero pasquale, la Chiesa non ha nulla di pi sacro della memoria del natale del Signore e delle sue prime manifestazioni: ci compiuto con il tempo di natale120. 235. Questa celebrazione preparata dal tempo d'avvento, il quale ha una doppia caratteristica: tempo di preparazione alla solennit del natale, in cui si ricorda la prima venuta del Figlio di Dio tra gli uomini, e contemporaneamente il tempo in cui, mediante tale ricordo, lo spirito viene guidato all'attesa della seconda venuta del Cristo alla fine dei tempi. Per questi due motivi l'avvento si presenta come tempo di devota e gioiosa attesa121. 236. Nel tempo d'avvento l'organo e gli altri strumenti musicali siano adoperati e l'altare sia ornato di fiori con quella moderazione che si addice all'indole di questo tempo, senza tuttavia anticipare la piena letizia del natale del Signore. Nella domenica Gaudete (III di avvento) si pu adoperare il colore rosa122 ceo . 237. Il vescovo curi che sia religiosamente osservata con vero spirito cristiano la solennit del natale dei Signore, nella quale si celebra il mistero ldell'incarnazione, con cui cio il Verbo di Dio si degnato di diventare partecipe della nostra umanit cos da concederci di essere partecipi della sua divinit. 238. L'uso di celebrare la veglia per dare inizio alla solennit del natale del Signore deve essere conservato e promosso secondo la tradizione propria di ciascuna Chiesa123. Conviene dunque che nella chiesa cattedrale il vescovo stesso, per quanto possibile, presieda la veglia prolungata, secondo le norme indicate pi sopra ai nn. 215-216. Se non resta alcun intervallo di tempo fra la veglia e la messa, il vescovo e i presbiteri possono essere parati come per la messa; dopo il vangelo della veglia, oppure, se la veglia non prolungata, dopo il responsorio, al posto del Te Deum si canta il Gloria a Dio e subito si proclama l'orazione colletta della messa, omettendo i riti iniziali. 239. Secondo un'antichissima tradizione romana, nel giorno del natale del Signore si possono celebrare tre messe, e cio, nella notte, all'aurora e nel giorno, osservando la verit del tempo124.
Norme generali per l'ordinamento dell'anno liturgico e del calendario, n. 32. Cf. ibidem, nn. 32, 39. 122 Cf. Messale Romano, Principi e norme, n. 308 f; S. Congregazione dei riti, Istruzione, Musicam sacram, 5 marzo 1967, n. 66: A.A.S. 59 (1967), p. 319. 123 Cf. Liturgia delle ore, Principi e norme, n. 71.
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LE CELEBRAZIONI DEI MISTERI DEL SIGNORE DURANTE LANNO LITURGICO

240. L'antica solennit dell'epifania del Signore annoverata tra le pi importanti festivit di tutto l'anno liturgico, dal momento che essa celebra, nel bambino nato da Maria, la manifestazione di colui che il Figlio di Dio, il messia dei giudei e la luce dei popoli. Sar cura del vescovo celebrare in modo conveniente questa solennit, sia che il giorno festivo si debba osservare di precetto, sia che venga trasferito alla domenica successiva. Per questo: le luci saranno opportunamente moltiplicate; secondo la consuetudine del luogo, dopo il canto del vangelo, uno dei diaconi o un canonico, o beneficiato, o qualche altro, rivestito di piviale, salir all'ambone e l annunzier pubblicamente al popolo le feste mobili dell'anno in corso; sar mantenuta o sar ripristinata, secondo la consuetudine del luogo e la tradizione, una particolare offerta di doni; nelle monizioni e nell'omelia verr illustrato il senso pieno di questo giorno adornato da tre miracoli125: l'adorazione del bambino da parte dei Magi, il battesimo di Cristo e le nozze di Cana.

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Cf. Messale Romano, 25 dicembre, dopo la messa della vigilia. Cf. Liturgia delle ore, Epifania del Signore, ii vespri, antifona al Magnificat.

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CAPITOLO II LA FESTA DELLA PRESENTAZIONE DEL SIGNORE 241. In questo giorno i fedeli corrono incontro al Signore, portando lumi e acclamando a lui, insieme a Simeone che riconobbe Cristo Luce per illuminare le genti. I fedeli siano dunque educati a camminare in tutta la loro vita come figli della luce, perch devono offrire a tutti la luce di Cristo, diventando essi stessi lumi ardenti nelle loro opere.
PRIMA FORMA: PROCESSIONE

242. All'ora stabilita i fedeli si raccolgono in una chiesa succursale o in un altro luogo adatto al di fuori della chiesa verso la quale si dirige la processione. I fedeli tengono in mano le candele non accese. 243. Il vescovo in un luogo adatto riveste i paramenti richiesti per la messa, di colore bianco. Tuttavia al posto della casula pu indossare il piviale, che depone al termine della processione. Ricevuti mitra e pastorale, si reca, con i ministri e, se il caso, con i concelebranti rivestiti dei paramenti per la messa, al luogo della benedizione delle candele. Mentre si accendono le candele, si canta l'antifona Il Signore nostro Dio verr con potenza, o un altro canto adatto126. 244. Quando il vescovo sar giunto al luogo della benedizione delle candele, al termine del canto, depone il pastorale e la mitra, e, rivolto verso il popolo, dice: Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Poi saluta il popolo dicendo: La pace sia con voi, e proclama la monizione introduttoria. Tuttavia pu affidare, secondo l'opportunit, questa monizione al diacono o a uno dei concelebranti. 245. Dopo la monizione benedice le candele proclamando, a mani allargate, l'orazione, mentre il ministro gli sorregge il libro, e le asperge con l'acqua benedetta, senza dire nulla. Quindi riceve la mitra, e mette e benedice l'incenso per la processione. Infine riceve dal diacono la candela accesa da recare in processione. 246. Dopo che il diacono ha proclamato l'invito: Andiamo in pace incontro al Signore, inizia la processione verso la chiesa dove si deve celebrare la messa. Precede il turiferario con il turibolo fumigante, poi l'accolito che porta la croce in mezzo agli accoliti che recano i candelabri con le candele accese. Seguono il clero, il diacono che porta il libro dei vangeli, gli altri diaconi, se ve ne sono, i concelebranti, il ministro che porta il pastorale del vescovo e quindi il vescovo con mitra, mentre tiene la candela; un poco dietro al vescovo i due diaconi che lo assistono; poi i ministri che prestano servizio per il li126

Cf. Messale Romano, 2 febbraio, Presentazione del Signore.

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LE CELEBRAZIONI DEI MISTERI DEL SIGNORE DURANTE LANNO LITURGICO

bro e la mitra; infine i fedeli. Tutti, sia i ministri sia i fedeli, portano in mano la candela. Mentre la processione avanza, si canta l'antifona: Cristo la luce per illuminare le genti, con il cantico: Ora lascia, o Signore, o altro canto adatto. 247. Mentre la processione entra in chiesa, si canta l'antifona d'ingresso della messa. Il vescovo, giunto all'altare, lo bacia e, secondo l'opportunit, lo incensa. Quindi si reca alla cattedra, dove, deposto il piviale, se lo ha adoperato in processione, e indossata la casula, dopo il canto dell'inno Gloria a Dio, proclama, come di norma, l'orazione colletta. La messa prosegue nel modo consueto. Oppure, qualora sembrasse pi opportuno, si pu fare in un altro modo: il vescovo, giunto all'altare, consegna la candela al diacono, depone la mitra e il piviale, se lo ha adoperato in processione, indossa la casula, bacia l'altare e lo incensa. Quindi si reca alla cattedra dove, omessi i riti iniziali della messa e dopo che stato cantato l'inno Gloria a Dio, proclama, come di norma, l'orazione colletta. La messa prosegue nel modo consueto127.
SECONDA FORMA: INGRESSO SOLENNE

248. Dove non si pu fare la processione, i fedeli si riuniscono in chiesa, tenendo in mano le candele. Il vescovo, rivestito dei sacri paramenti di colore bianco, si dirige con i ministri e, se ve ne sono, con i concelebranti che indossano le sacre vesti per la messa, nonch con un rappresentanza di fedeli, verso un luogo adatto, o davanti alla porta o nella stessa chiesa, purch una buona parte dei fedeli possa comodamente partecipare al rito. Dopo che il vescovo giunto al luogo prescelto per la benedizione delle candele, si accendono le candele, mentre si canta l'antifona Cristo la luce per illuminare le genti o un altro canto adatto. Quindi si seguono tutte le indicazioni, come detto pi sopra ai nn. 244-247128.

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Cf. Messale Romano, 2 febbraio, Presentazione del Signore. Ibidem.

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CAPITOLO III IL TEMPO DI QUARESIMA 249. L'osservanza annuale della quaresima il tempo favorevole nel quale salire fino al santo monte della pasqua. Infatti il tempo quaresimale, per il suo duplice carattere prepara i catecumeni e i fedeli a celebrare il mistero pasquale. I catecumeni, sia con l'elezione e gli scrutini, sia con la catechesi, sono condotti ai sacramenti dell'iniziazione cristiana; i fedeli invece con un ascolto pi intenso della parola di Dio e con l'impegno della preghiera, attraverso la penitenza sono preparati a rinnovare le promesse del battesimo129. 250. Al vescovo stia dunque a cuore favorire quella preparazione dei catecumeni di cui al n. 406, e presiedere al rito della elezione o iscrizione del nome nella liturgia quaresimale, come indicato pi sotto ai nn. 408-419, e, secondo le circostanze, presiedere alla consegna del simbolo e del Padre nostro, di cui ai nn. 420-424. 251. Negli animi dei fedeli, sia inculcata nella catechesi, insieme alle conseguenze sociali del peccato, quel carattere proprio della penitenza che detesta il peccato in quanto offesa fatta a Dio; n si dimentichi la parte della Chiesa nell'azione penitenziale e si solleciti la preghiera per i peccatori. La penitenza del tempo quaresimale non sia soltanto interna e individuale, ma anche esterna e sociale, e sia indirizzata alle opere di misericordia per il bene dei fratelli130. Sia raccomandata ai fedeli una partecipazione pi intensa e fruttuosa alla liturgia quaresimale e alle celebrazioni penitenziali. Soprattutto siano invitati ad accostarsi in questo periodo, secondo la legge e le tradizioni della chiesa, al sacramento della penitenza, cos che possano partecipare con animo purificato alla gioia della domenica di risurrezione. Conviene molto che, in tempo di quaresima, il sacramento della penitenza venga celebrato in forma pi solenne, come descritto nel Rituale Romano131. 252. In questo tempo proibito ornare l'altare di fiori, e il suono degli strumenti permesso soltanto per sostenere il canto. Tuttavia fanno eccezione la domenica Ltare (IV di quaresima) e le solennit e le feste. Nella domenica Ltare, si pu usare il colore rosaceo132.

Cf. Conc. Vat. II, Costituzione sulla sacra liturgia, Sacrosanctum Concilium, n. 109; Norme generali per l'ordinamento dell'anno liturgico e del calendario n.27. 130 Cf. Conc. Vat. II, Costituzione sulla sacra liturgia, Sacrosanctum Concilium, nn. 105, 109-110. 131 Cf. pi sotto i nn. 622-632. 132 Cf. Messale Romano, Principi e norme, n. 308 f; S. Congregazione dei riti, Istruzione, Musicam sacram, 5 marzo 1967, n.66: A.A.S. 59 (1967), p. 319.
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LE CELEBRAZIONI DEI MISTERI DEL SIGNORE DURANTE LANNO LITURGICO

CAPITOLO IV IL MERCOLED DELLE CENERI 253. Nel mercoled precedente la I domenica di quaresima, i cristiani, ricevendo le ceneri, entrano nel tempo istituito per purificare gli animi. Con questo segno di penitenza, ricevuto dalla tradizione biblica133 e conservato fino a noi negli usi della Chiesa, indicata la condizione dell'uomo peccatore, che confessa esternamente la propria colpa davanti al Signore ed esprime cos la volont di una interiore conversione, guidato dalla speranza che il Signore gli sia benigno e misericordioso, paziente e molto indulgente. Con questo medesimo segno comincia il cammino di conversione, che raggiunger la propria meta attraverso la celebrazione del sacramento della penitenza nei giorni immediatamente precedenti la pasqua. 254. Nella messa di questo giorno il vescovo benedice e impone le ceneri nella chiesa cattedrale o in un'altra chiesa, se ritenuta pi adatta dal punto di vista pastorale. 255. Il vescovo, portando la mitra semplice e il pastorale, dopo aver fatto l'ingresso in chiesa con i presbiteri, i diaconi e gli altri ministri nel modo consueto, bacia l'altare e lo incensa; poi si reca alla cattedra, da dove saluta il popolo. Quindi, omesso l'atto penitenziale e, secondo l'opportunit, il Kyrie, proclama l'orazione colletta. 256. Dopo il vangelo e l'omelia, il vescovo, stando in piedi e senza mitra, con le mani giunte, invita, il popolo alla preghiera e, dopo una breve preghiera in silenzio, benedice le ceneri che un accolito tiene davanti a lui, proclamando a mani allargate l'orazione come nel Messale Romano. Poi asperge le ceneri con l'acqua benedetta, senza dire nulla. 257. Terminata la benedizione, colui a cui compete, o concelebrante o diacono, impone le ceneri al vescovo inchinato, dicendo: Convertitevi e credete al vangelo, oppure: Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai. 258. Quindi il vescovo riprende la mitra e, seduto in cattedra oppure in piedi, impone le ceneri ai concelebranti, ai ministri e ai fedeli, aiutato, se il caso, da alcuni concelebranti o diaconi. Frattanto si canta il salmo: Piet di me, o Dio, con una delle antifone: ad esempio, Cancella, Signore, il mio peccato, oppure il responsorio: Rinnoviamo la nostra vita, o un altro canto adatto. 259. Terminata l'imposizione delle ceneri, il vescovo lava le mani e d inizio alla preghiera universale; poi la messa prosegue nel modo consueto.

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Cf. 2Sam13,19; Est 4,1; Gb 42,6; Mac 3,47; 4,39; Lam 2,10.

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CAPITOLO V LE RIUNIONI QUARESIMALI 260. Tutti gli aspetti della osservanza quaresimale tendono anche a questo, che la vita della Chiesa locale venga messa in una luce pi chiara e sia favorita. Per questo anche raccomandato che sia conservata e favorita la forma tradizionale della riunione della chiesa locale a imitazione delle stazioni romane, almeno nelle maggiori citt e nel modo pi adatto ai singoli luoghi. Queste assemblee di fedeli potranno radunarsi, soprattutto sotto la presidenza del pastore della diocesi, nelle domeniche o in altri giorni infrasettimanali pi opportuni, o presso i sepolcri dei santi, o nelle principali chiese o santuari della citt, o anche in alcuni luoghi di pellegrinaggio, maggiormente frequentati in diocesi134. 261. Se prima della messa che si celebra in queste riunioni, secondo le circostanze di luogo e di situazione, si fa la processione, allora il raduno dei fedeli si tiene in una chiesa minore o in altro luogo adatto al di fuori della chiesa verso la quale si dirige la processione. Il vescovo in un luogo adatto indossa le vesti sacre di colore violaceo richieste per la messa. Al posto della casula pu indossare il piviale che depone al termine della processione. Riceve la mitra semplice e il pastorale e con i ministri e, se il caso, con i concelebranti che indossano le vesti per la messa, si reca al luogo della riunione, mentre si esegue un canto adatto. Al termine del canto, il vescovo, senza pastorale e mitra, saluta il popolo. Quindi, dopo una breve monizione proposta dal vescovo stesso o da uno dei concelebranti o da un diacono, proclama, a mani allargate, l'orazione colletta del mistero della s. croce o per la remissione dei peccati, o per la Chiesa, soprattutto locale, o una delle orazioni sul popolo che si trovano nel Messale Romano. Quindi il vescovo, ricevuta la mitra, secondo l'opportunit mette l'incenso nel turibolo. Dopo che il diacono ha proclamato la monizione: Andiamo in pace, la processione si avvia in modo ordinato verso la chiesa, mentre si cantano la litanie dei santi. Tuttavia in un punto adatto si possono inserire invocazioni al santo patrono o fondatore e ai santi della Chiesa locale. Dopo che la processione giunta alla chiesa, tutti si dispongono al posto loro assegnato. Il vescovo, giunto all'altare, depone il pastorale e la mitra, bacia l'altare e lo incensa. Quindi va alla cattedra, dove, deposto il piviale, se lo ha adoperato nella processione, indossa la casula e, omessi i riti iniziali e, secondo l'opportunit, il Kyrie, proclama l'orazione colletta della messa. Quindi la messa prosegue nel modo solito. Il vescovo, qualora ci sembri pi opportuno, pu deporre il piviale e indossare la casula dopo essere giunto all'altare e prima di baciarlo.

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Cf. Messale Romano, Rubrica all'inizio del tempo di quaresima.

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LE CELEBRAZIONI DEI MISTERI DEL SIGNORE DURANTE LANNO LITURGICO

262. In queste riunioni, al posto della messa, si pu tenere anche una qualche celebrazione della parola di Dio nel modo descritto pi sopra ai nn. 222-226, oppure secondo il modello delle celebrazioni penitenziali proposte per il tempo di quaresima nel Rituale Romano ( cf. pi sotto i nn. 640-643).

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CERIMONIALE DEI VESCOVI

CAPITOLO VI LA DOMENICA DELLE PALME NELLA PASSIONE DEL SIGNORE 263. Nella domenica delle palme nella passione del Signore la chiesa entra nel mistero del suo Signore crocifisso, sepolto e risorto, il quale, con l'ingresso in Gerusalemme, ha dato un presagio della sua maest. I cristiani portano i rami in segno di quel regale trionfo che Cristo ha ottenuto, cadendo sotto la croce. Secondo quanto dice l'apostolo: se veramente partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria135, venga messo in luce nella celebrazione e nella catechesi di questo giorno il collegamento fra i due aspetti del mistero pasquale.
PRIMA FORMA: PROCESSIONE

264. All'ora stabilita i fedeli si radunano in una chiesa succursale o in altro luogo adatto al di fuori della chiesa verso la quale si dirige la processione. I fedeli tengono in mano i rami136. 265. Il vescovo nel luogo pi adatto riveste i paramenti richiesti per la messa, di colore rosso. Tuttavia al posto della casula pu indossare il piviale, che depone al termine della processione. Riceve la mitra e il pastorale, e con i ministri e, se il caso, con i concelebranti rivestiti dei paramenti per la messa, si reca al luogo della benedizione dei rami, mentre si canta l'antifona: Osanna o un altro canto adatto. 266. Al termine del canto, il vescovo senza pastorale e mitra e stando in piedi, rivolto verso il popolo dice: Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Poi saluta il popolo dicendo: La pace sia con voi, e proclama la monizione introduttoria. Tuttavia pu affidare, secondo l'opportunit, questa monizione al diacono o a uno dei concelebranti. 267. Dopo la monizione, il vescovo, a mani allargate, proclama l'orazione sui rami e li asperge con acqua benedetta, senza dire nulla. 268. Dopo la benedizione dei rami prima che venga proclamato il vangelo, pu distribuire i rami ai concelebranti, ai ministri e ad alcuni fedeli. Egli stesso tuttavia riceve dal diacono o da uno dei concelebranti il ramo per lui preparato, e lo consegna ad un ministro mentre egli stesso compie la distribuzione dei rami. Frattanto si esegue un canto adatto.

135 136

Rm 8,17. Cf. Messale Romano, Domenica delle palme nella passione del Signore, n. 2,

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LE CELEBRAZIONI DEI MISTERI DEL SIGNORE DURANTE LANNO LITURGICO

269. Quindi il vescovo pone l'incenso nel turibolo, benedice il diacono che si accinge a proclamare il vangelo e riceve il suo ramo che tiene mentre viene letto il vangelo. Se, secondo l'opportunit, tiene l'omelia, consegna il ramo e riceve la mitra e il pastorale, a meno che non gli sembri opportuno fare diversamente. 270. Per dare inizio alla processione il vescovo o il diacono pu proclamare la monizione: Imitiamo, fratelli carissimi, espressa con le parole che si trovano nel Messale Romano o altre simili. Ha inizio poi la processione verso la chiesa dove deve essere celebrata la messa. Precede il turiferario con il turibolo fumigante, poi l'accolito che porta la croce, ornata con rami di palma secondo le consuetudini locali, in mezzo a due altri accoliti con le candele accese. Seguono il clero, il diacono che porta il libro dei vangeli, gli altri diaconi, se ve ne sono, che portano il libro della storia della passione; i concelebranti, il ministro che porta il pastorale del vescovo e quindi il vescovo con mitra, che tiene il ramo; un poco dietro al vescovo i due diaconi che lo assistono; poi i ministri che prestano servizio per il libro e la mitra; infine i fedeli. Tutti, sia i ministri sia i fedeli, portano in mano i rami. Mentre la processione avanza, la cappella e il popolo eseguono i canti indicati nel messale o altri adatti. Quando la processione entra in chiesa, si canta il responsorio: Mentre il Cristo entrava nella citt santa, o un altro canto che parli dell'ingresso del Signore137. 271. Il vescovo, giunto all'altare, consegna il ramo al diacono, depone la mitra e bacia l'altare e lo incensa. Quindi va alla cattedra, dove depone il piviale, se lo ha adoperato in processione, e indossa la casula. Omessi i riti iniziali della messa e, secondo l'opportunit, il Kyrie a conclusione della processione, proclama l'orazione colletta della messa. Il vescovo, qualora ci sembri pi opportuno, pu deporre il piviale e indossare la casula dopo essere giunto all'altare e prima di baciarlo.
SECONDA FORMA: LINGRESSO SOLENNE

272. Dove non si pu fare la processione al di fuori della chiesa, si pu compiere la benedizione dei rami sotto forma di ingresso solenne. I fedeli, con in mano i rami, si radunano o davanti alla porta della chiesa o all'interno della chiesa. Il vescovo, i ministri e una rappresentanza di fedeli si recano in un luogo della chiesa dove almeno la maggior parte dei presenti possa vedere lo svolgimento del rito. Mentre il vescovo si avvia al luogo sopraddetto, si canta l'antifona Osanna, o un altro canto adatto. Quindi tutto si svolge come stato detto ai nn. 266-271138.
137 138

Cf. Messale Romano, loc. cit., n. 10. Cf. Messale Romano, loc. cit., nn. 12, 13, 14 e 15.

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PROCLAMAZIONE DELLA STORIA DELLA PASSIONE

273. All'inizio del canto al vangelo, tutti si alzano, tranne il vescovo. Per la proclamazione della storia della passione non si usano incenso e lumi. I diaconi che devono proclamarla, chiedono e ricevono la benedizione come detto pi sopra al n. 140. Quindi il vescovo, deposta la mitra, si alza e riceve il pastorale. A questo punto si proclama la storia della passione. Si omettono il saluto al popolo e il segno di croce sul libro. Dopo che stata annunziata la morte del Signore, tutti genuflettono e si fa una breve pausa. Alla fine si dice: Parola del Signore, ma si omette il bacio al libro. Terminata la proclamazione della storia della passione, il vescovo tiene una breve omelia. Al termine di essa si pu osservare, secondo l'opportunit, un momento di silenzio. Quindi la messa prosegue nel modo consueto.

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CAPITOLO VII LA MESSA DEL CRISMA 274. Questa messa che il vescovo concelebra con il suo presbiterio e nella quale consacra il santo crisma e benedice gli altri oli, come la manifestazione della comunione dei presbiteri con il loro vescovo139. Con il santo crisma consacrato dal vescovo vengono unti i nuovi battezzati e vengono segnati coloro che devono ricevere il sacramento della confermazione; inoltre vengono unte le mani dei presbiteri e il capo dei vescovi, la chiesa e gli altari durante il rito della dedicazione. Con l'olio dei catecumeni invece essi vengono preparati e disposti a ricevere il battesimo. Infine con l'olio degli infermi i malati trovano sollievo nelle loro infermit. Per questa messa si radunano e concelebrano in essa i presbiteri, dal momento che nella confezione del crisma sono testimoni e cooperatori del loro vescovo, della cui sacra funzione nella edificazione, santificazione e guida del popolo di Dio sono partecipi140, e cos si manifesta chiaramente l'unit del sacerdozio e del sacrificio continuamente presente nella Chiesa di Cristo. Per meglio significare l'unit del presbiterio, il vescovo procuri che siano presenti dalle diverse zone della diocesi presbiteri concelebranti141. I presbiteri che per caso non concelebrano, in questa messa possono ricevere la comunione sotto le due specie. 275. La consacrazione del crisma e la benedizione dell'olio degli infermi e dell'olio dei catecumeni, di norma sono compiute dal vescovo il gioved della settimana santa, nella messa propria da celebrarsi nelle ore mattutine. Se notevoli difficolt si frapponessero alla riunione del clero e del popolo con il vescovo, si pu anticipare la benedizione ad altro giorno, ma in prossimit della pasqua e sempre con il formulario proprio della messa142. 276. Per il suo significato e la sua importanza pastorale nella vita della diocesi, la messa del crisma sia celebrata secondo il rito della messa stazionale nella chiesa cattedrale o, per motivi pastorali, in altra chiesa. 277. In conformit alla tradizione della liturgia latina, la benedizione dell'olio degli infermi si compie prima della conclusione della preghiera eucaristica, la benedizione dell'olio dei catecumeni e la consacrazione del crisma si compiono dopo la comunione. tuttavia consentito, per ragioni pastorali, compiere tutto il rito della benedizione dopo la liturgia della parola143.

Cf. Messale Romano, Principi e norme, n. 57; ibidem, Introduzione alla messa del crisma. Cf. Conc. Vat. II, Decreto sul ministero e la vita dei presbiteri, Presbyterorum Ordinis, n.2. 141 Cf. Messale Romano, Gioved della settimana santa, Introduzione alla messa del crisma. 142 Cf. Pontificale Romano, Rito della benedizione degli oli, nn. 9-10. 143 Cf. ibidem, nn. 11-12.
139 140

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278. Per la benedizione degli oli, oltre a quanto necessario per la messa stazionale, si preparino: a) nel secretarium o in un altro luogo adatto: le ampolle con gli oli; le sostanze profumate occorrenti per il crisma, se il vescovo stesso intende farne la mescolanza nel corso dell'azione liturgica; il pane, il vino e l'acqua per la messa, da portare all'altare con gli oli prima della preparazione dei doni. b) in presbiterio: il Pontificale Romano; un tavolo per posarvi sopra le ampolle degli oli, collocato in modo tale che l'intera azione sacra possa essere ben vista e partecipata dal popolo; la sede per il vescovo, se la benedizione si compie davanti all'altare144.
DESCRIZIONE DEL RITO

279. La preparazione del vescovo, dei concelebranti e degli altri ministri, il loro ingresso in chiesa e tutti i riti che ci sono dall'inizio della messa fino al vangelo incluso, si svolgono come indicato nel rito della messa stazionale145. 280. Nell'omelia il vescovo, con mitra e pastorale e seduto in cattedra, se non gli sembra opportuno fare diversamente, esorta i presbiteri a rimanere fedeli al loro ministero e li invita a rinnovare pubblicamente le promesse sacerdotali. Terminata l'omelia, il vescovo interroga i presbiteri, mentre stanno in piedi, per riceverne la rinnovazione delle promesse sacerdotali146. 281. Il vescovo depone il pastorale e la mitra e si alza in piedi. Non si dice il simbolo. Si dice la preghiera universale, nella quale i fedeli sono invitati a pregare per i loro pastori come nel Messale Romano. 282. Allora, mentre il vescovo sta seduto in cattedra con mitra, i diaconi (o in loro assenza alcuni presbiteri), i ministri incaricati di portare gli oli, come pure alcuni fedeli che portano il pane, il vino e l'acqua, si recano ordinatamente nel secretarium o al luogo dove sono stati predisposti gli oli e le altre offerte. Nel ritorno all'altare, procedono con questo ordine: prima il ministro che porta il recipiente con le sostanze profumate nel caso che il vescovo voglia farne lui stesso la mescolanza nella consacrazione del crisma;

Cf. ibidem, n. 13. Cf. ibidem, n. 15. 146 Cf. Messale Romano, Gioved della settimana santa, Introduzione alla messa del crisma.
144 145

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LE CELEBRAZIONI DEI MISTERI DEL SIGNORE DURANTE LANNO LITURGICO

segue un altro ministro con l'ampolla dell'olio dei catecumeni, se deve essere benedetto; quindi un altro con l'ampolla dell'olio degli infermi. Viene portato per ultimo, da un diacono o da un presbitero, l'olio per il crisma. Seguono i ministri o i fedeli che recano il pane, il vino e l'acqua per la celebrazione dell'eucaristia147. 283. Mentre la processione si snoda attraverso la chiesa, la cappella esegue l'inno O Redemptor, a cui tutti rispondono, o un altro canto adatto al posto del canto per l'offertorio. 284. Il vescovo riceve i doni alla cattedra o in un luogo pi opportuno. Il diacono che porta l'ampolla per il sacro crisma, la presenta al vescovo, dicendo ad alta voce: Ecco l'olio per il santo crisma. Il vescovo prende l'ampolla e la d a uno dei diaconi ministranti, che la colloca sul tavolo preparato. Allo stesso modo si regolano quelli che recano le ampolle dell'olio degli infermi e dei catecumeni. Il primo dice: Ecco l'olio degli infermi; e l'altro: Ecco l'olio dei catecumeni. Il vescovo prende le ampolle e i ministri le depongono sul tavolo preparato148. Quindi la messa prosegue nel modo consueto, a meno che tutto il rito della benedizione non debba essere compiuto immediatamente, come detto pi sotto al n. 291. 285. Alla fine della preghiera eucaristica, prima che il vescovo dica: Per Cristo nostro Signore tu, o Dio, crei e santifichi sempre nella preghiera eucaristica I, o prima della dossologia: Per Cristo, con Cristo e in Cristo nella altre preghiere eucaristiche, colui che port prima l'ampolla dell'olio degli infermi, la porta adesso all'altare e la tiene davanti al vescovo, mentre egli benedice l'olio degli infermi, proclamando l'orazione: O Dio, Padre di ogni consolazione. Terminata la benedizione, l'ampolla dell'olio degli infermi viene nuovamente collocata al suo posto, sopra il tavolo preparato, e la messa procede fino alla comunione inclusa149. 286. Proclamata l'orazione dopo la comunione, le ampolle con l'olio dei catecumeni e il crisma, vengono deposte dai diaconi sopra un tavolo opportunamente collocato in mezzo al presbiterio. 287. Il vescovo e i concelebranti si avvicinano al tavolo con i diaconi e i ministri, in modo che il vescovo, stando in piedi rivolto verso il popolo, abbia attorno a s da entrambe le parti i concelebranti in forma di corona, mentre i diaconi con i ministri stanno in piedi dietro di lui.

Cf. Pontificale Romano, Rito della benedizione degli oli, n. 16. Cf. ibidem, nn. 17-18. 149 Cf. ibidem, n. 20.
147 148

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CERIMONIALE DEI VESCOVI

288. Dopo che tutti si sono cos disposti il vescovo procede alla benedizione dell'olio dei catecumeni se deve essere benedetto. Stando in piedi senza mitra, rivolto verso il popolo, con le braccia allargate, proclama l'orazione: O Dio, sostegno e difesa del tuo popolo150. 289. Quindi, a meno che non sia gi stato fatto in precedenza, il vescovo, seduto, riceve la mitra, infonde le sostanze profumate nell'olio e prepara il crisma, senza dire nulla. 290. Dopo di ci, si alza e, stando in piedi senza mitra, proclama la monizione: Fratelli carissimi, rivolgiamo la nostra preghiera. Poi, secondo l'opportunit, alita sull'ampolla del crisma. Quindi, con le braccia allargate proclama una delle orazioni consacratorie, durante la quale tutti i concelebranti, mentre il vescovo dice: Ora ti preghiamo, o Padre, stendono la mano destra verso il crisma fino al termine dell'orazione, senza dire nulla151. 291. Se motivi pastorali consigliano di compiere tutto il rito della benedizione degli oli dopo la liturgia della parola, si procede in questo modo: le ampolle con l'olio degli infermi, quello dei catecumeni e per il crisma, dopo che sono state presentate al vescovo, vengono poste dai diaconi su un tavolo opportunamente collocato in mezzo al presbiterio, e si osservano i riti descritti pi sopra ai nn. 283-284 e 287-290. Al termine, la messa prosegue nel modo consueto dalla preparazione dei doni fino alla orazione dopo la comunione. 292. Terminata la consacrazione del crisma, se stata compiuta dopo la comunione, diversamente invece terminata l'orazione dopo la comunione, il vescovo impartisce la benedizione nel modo consueto; quindi mette nel turibolo l'incenso e lo benedice. Dopo che il diacono ha detto: La messa finita: andate in pace, la processione si avvia verso il secretarium. 293. Precede il turiferario con il turibolo fumigante e immediatamente dopo la croce vengono portati gli oli benedetti dai rispettivi ministri, mentre la cappella e il popolo cantano alcuni versetti dell'inno O Redemptor, o un altro canto adatto. 294. Nel secretarium, il vescovo ricordi opportunamente ai presbiteri come devono essere trattati e venerati gli oli santi e con quale diligenza devono essere conservati152.

Cf. ibidem, nn. 21-22. Cf. ibidem, nn. 23-25. 152 Cf. ibidem, nn. 27-28.
150 151

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CAPITOLO VIII IL SACRO TRIDUO PASQUALE 295. Il triduo della passione e della risurrezione del Signore risplende al vertice dell'anno liturgico, poich l'opera della redenzione umana e della perfetta glorificazione di Dio stata compiuta da Cristo specialmente per mezzo del mistero pasquale, con il quale, morendo, ha distrutto la nostra morte, e risorgendo, ci ha ridonato la vita. La preminenza di cui gode la domenica nella settimana, la gode la pasqua nell'anno liturgico153. Sar sacro anche il digiuno pasquale, da celebrarsi ovunque il venerd santo, nella passione del Signore e da protrarsi, se possibile, anche al sabato santo, in modo da giungere cos, con animo sollevato e aperto, ai gaudi della domenica di risurrezione154. 296. Tenendo quindi presenti la particolare dignit di questi giorni e la grande importanza spirituale e pastorale di queste celebrazioni nella vita della Chiesa, sommamente conveniente che il vescovo presieda nella sua chiesa cattedrale la messa nella cena del Signore, l'azione liturgica del venerd santo, nella passione del Signore, e la veglia pasquale, soprattutto se in essa si devono celebrare i sacramenti della iniziazione cristiana. Inoltre conviene che il vescovo partecipi, per quanto possibile, con il clero e il popolo all'ufficio delle letture e alle lodi mattutine del venerd nella passione del Signore e del sabato santo, nonch ai vespri del giorno di pasqua, soprattutto dove vige la consuetudine di celebrare i vespri battesimali.

153 154

Norme generali per l'ordinamento dell'anno liturgico e del calendario, n. 18. Cf. Conc. Vat. II, Costituzione sulla sacra liturgia, Sacrosanctum Concilium, n. 110.

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CERIMONIALE DEI VESCOVI

CAPITOLO IX LA MESSA NELLA CENA DEL SIGNORE PREMESSE 297. Con questa messa, celebrata nelle ore vespertine del gioved della settimana santa, la Chiesa inizia il sacro triduo pasquale, e intende commemorare quell'ultima cena nella quale il Signore Ges, nella notte in cui veniva tradito, amando fino alla fine i suoi che erano nel mondo, offr a Dio Padre il proprio corpo e il proprio sangue sotto le specie del pane e del vino e li diede agli apostoli perch se ne nutrissero e ordin loro e ai loro successori nel sacerdozio di offrirli155. Con questa messa dunque si fa memoria della istituzione dell'eucaristia, o memoriale della pasqua del Signore, con la quale si rende perennemente presente tra di noi sotto i segni del sacramento il sacrificio della nuova alleanza; si fa ugualmente memoria della istituzione del sacerdozio con il quale si rende presente nel mondo la missione e il sacrificio di Cristo; infine si fa memoria dell'amore con cui il Signore ci ha amati fino alla morte. Il vescovo si preoccupi di proporre opportunamente ai fedeli tutte queste verit mediante il ministero della parola, affinch possano penetrare pi profondamente con la loro piet in cos grandi misteri e possano viverli pi intensamente nella vita concreta. 298. Il vescovo, anche se ha gi celebrato al mattino la messa del crisma, abbia ugualmente a cuore di celebrare anche la messa della cena del Signore con la piena partecipazione di presbiteri, diaconi, ministri e fedeli intorno a s. Ugualmente i sacerdoti che hanno gi concelebrato nella messa del crisma, possono nuovamente concelebrare nella messa vespertina156. 299. Oltre a quanto richiesto per la celebrazione della messa stazionale, si preparino: a) in un luogo opportuno del presbiterio: la pisside con le particole da consacrare anche per la comunione del giorno seguente; il velo omerale; un secondo turibolo con la navicella; le torce e le candele;

b) nel luogo dove si fa la lavanda dei piedi: gli scanni per gli uomini designati; la brocca dell'acqua e il bacile;

Conc. Trid., Sess. XXII, 17 settembre 1562, Doctr. De ss. Miss sacrif., c. 1: Concilium Tridentinum, Diariorum, Actorum, Epistolarum, Tractatuum nova collectio, ed. Soc. Grresian, t. VIII. Actorum pars V, Friburgi Brisgovim, 1919, p. 960. 156 Cf. Messale Romano, Principi enorme, nn. 157, 158 a.
155

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LE CELEBRAZIONI DEI MISTERI DEL SIGNORE DURANTE LANNO LITURGICO

le tovaglie per asciugare i piedi; il grembiule di lino per il vescovo; il necessario perch il vescovo si lavi le mani; c) nella cappella della riposizione del ss. Sacramento: il tabernacolo o la custodia della riposizione; lumi, fiori e altri opportuni addobbi.

DESCRIZIONE DEL RITO

300. La preparazione, l'ingresso in chiesa e la liturgia della parola si compiono come di norma, nella messa stazionale. Mentre si canta l'inno del Gloria a Dio, si suonano le campane. Terminato il canto, le campane tacciono fino alla veglia pasquale, a meno che la conferenza episcopale o il vescovo della diocesi non abbiano stabilito diversamente, secondo l'opportunit157. Nel medesimo tempo si possono usare similmente l'organo e gli altri strumenti musicali solo per sostenere il canto. 301. Dopo l'omelia, nella quale sono illustrati i principali misteri che si commemorano in questa messa, e cio l'istituzione della ss. eucaristia e del sacerdozio ministeriale, come pure il comandamento del Signore sull'amore fraterno, si procede, dove motivi pastorali lo consigliano, alla lavanda dei piedi. Gli uomini prescelti per il rito vengono accompagnati dai ministri agli scanni preparati per loro in un luogo adatto. Il vescovo, depone la mitra e la casula, ma non la dalmatica, se la usa, e, dopo essersi cinto, secondo l'opportunit, di un grembiule di lino adatto, si reca davanti a ciascuno e, con l'aiuto dei diaconi, versa dell'acqua sui loro piedi e li asciuga. Frattanto si cantano le antifone proposte nel Messale Romano o altri canti adatti158. 302. Dopo la lavanda dei piedi, il vescovo ritorna alla cattedra, lava le mani e indossa di nuovo la casula. Quindi, dal momento che in questa messa non si dice il simbolo, si fa subito la preghiera universale159. 303. All'inizio della liturgia eucaristica, si pu disporre la processione dei fedeli che portano doni per i poveri. Frattanto si canta: Dov' carit e amore, o un altro canto adatto160. 304. Dalla preparazione dei doni fino alla comunione inclusa, i riti si svolgono tutti come nella messa stazionale, proclamando i testi propri per la prece eucaristica, proposti nel Messale161.

Cf. Messale Romano, Messa vespertina nella cena dei Signore, n. 3. Cf. ibidem, nn. 5-6. 159 Cf. ibidem, n. 8. 160 Cf. ibidem, n. 9. 161 Cf. ibidem, n. 11.
157 158

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CERIMONIALE DEI VESCOVI

305. Terminata la distribuzione della comunione ai fedeli, si lascia sull'altare la pisside con le particole per la comunione del giorno seguente e si proclama l'orazione dopo la comunione162. 306. Dopo l'orazione, omessi i riti di conclusione, il vescovo, in piedi, dinanzi all'altare, pone l'incenso nel turibolo e lo benedice, e in ginocchio incensa il Sacramento. Quindi, indossato il velo omerale, sale all'altare, genuflette e, aiutato dal diacono, prende la pisside con le mani coperte dai lembi del velo163. 307. Si forma la processione che, attraverso la chiesa, accompagna il Sacramento al luogo della riposizione, preparato in una cappella. Precede l'accolito con la croce, accompagnato dagli accoliti che recano i candelabri con i ceri accesi; seguono il clero, i diaconi, i concelebranti, il ministro che porta il pastorale del vescovo, due ministri con i turiboli fumiganti, il vescovo che porta il Sacramento, un poco indietro i due diaconi che lo assistono, quindi i ministri che prestano servizio per il libro e la mitra. Tutti tengono in mano la candela, e attorno al Sacramento vengono recate torce. Frattanto si canta l'inno: Pange, Lingua (eccetto le due ultime strofe) o un altro canto eucaristico, secondo le consuetudini locali164. 308. Giunto al luogo della riposizione, il vescovo consegna la pisside al diacono, il quale la depone sull'altare o nel tabernacolo, la cui porticina rimane aperta; e, mentre si canta: Tantum ergo Sacramentum o un altro canto adatto, il vescovo in ginocchio incensa il ss. Sacramento. Quindi il diacono ripone il Sacramento nel tabernacolo o ne chiude la porticina165. 309. Dopo un certo tempo di adorazione silenziosa, tutti si alzano e, fatta la genuflessione, ritornano nel secretarium; il vescovo porta la mitra e il pastorale166. 310. A tempo opportuno si spoglia l'altare e, se possibile, si rimuovono le croci dalla chiesa. Conviene che le croci che per caso rimangono in chiesa vengano velate, a meno che non siano gi state velate secondo le indicazioni date dalla conferenza episcopale167. 311. Si esortino i fedeli, secondo le circostanze e le diverse situazioni locali, a dedicare un po' di tempo nella notte all'adorazione davanti al ss. Sacramento nel tabernacolo, in modo per che essa dopo la mezzanotte sia fatta senza alcuna solennit168.

Cf. ibidem, n. 13. Cf. ibidem, n. 15. 164 Cf. ibidem, n. 16. 165 Cf. ibidem, n. 17. 166 Cf. ibidem, n. 18. 167 Cf. ibidem, n. 19. 168 Cf. ibidem, n. 21.
162 163

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LE CELEBRAZIONI DEI MISTERI DEL SIGNORE DURANTE LANNO LITURGICO

CAPITOLO X LA CELEBRAZIONE DELLA PASSIONE DEL SIGNORE PREMESSE 312. In questo giorno in cui Cristo nostra pasqua stato immolato169, con effetto manifesto si sono compiute le cose che a lungo erano state promesse sotto misteriose prefigurazioni: che la vera vittima prendesse il posto della vittima che la indicava e con un solo sacrificio si portasse a compimento la differente molteplicit dei precedenti sacrifici170. Infatti l'opera della redenzione umana e della perfetta glorificazione di Dio, che ha il suo preludio nelle mirabili gesta divine operate nel popolo dell'antico testamento, stata compiuta da Cristo Signore, specialmente per mezzo del mistero pasquale della sua beata passione, risurrezione da morte e gloriosa ascensione, mistero con il quale morendo ha distrutto la nostra morte e risorgendo ci ha ridonato la vita. Infatti dal costato di Cristo dormiente sulla croce scaturito il mirabile sacramento di tutta la Chiesa171. Infatti fissando lo sguardo sulla croce del suo Signore e sposo, la Chiesa commemora la propria nascita e la propria missione di estendere a tutte le genti i felici effetti della passione di Cristo che oggi celebra, rendendo grazie per cos ineffabile dono. 313. Circa alle tre del pomeriggio, a meno che per una ragione pastorale non venga scelta un'ora pi tarda, ha luogo la celebrazione della passione del Signore, che si svolge in tre momenti: liturgia della parola, adorazione della croce, santa comunione172. 314. L'altare sia interamente spoglio: senza croce, senza candelieri, senza tovaglie173. 315. Per la celebrazione della passione del Signore, si preparino: a) nel secretarium: per il vescovo e i diaconi, le vesti di colore rosso come per la messa; il vescovo porta la mitra semplice ma non l'anello e il pastorale; per gli altri ministri, i camici o le altre vesti legittimamente approvate; b) in un luogo conveniente: la croce (velata, se si usa la prima forma); i due candelabri;

1Cor. 5,7. Cf. S. Leone Magno, Sermo 58, De Passione Domini, 1: PL 54, 332. 171 Conc.Vat. II, Costituzione sulla sacra liturgia, Sacrosanctum Concilium, n. 5. 172 Cf. Messale Romano, Venerd nella passione del Signore, Celebrazione della passione del Signore, n. 3. 173 Cf. ibidem, n. 2.
169 170

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CERIMONIALE DEI VESCOVI

c) nel presbiterio: il Messale Romano; i lezionari; la tovaglia; il corporale; le stole rosse per i presbiteri e i diaconi che ricevono la comunione;

d) nel luogo dove riposto il ss. Sacramento: il velo omerale di colore rosso o bianco per il diacono; i due candelieri per gli accoliti.
RITI INTRODUTTORI

316. Il vescovo e i diaconi, rivestiti dei paramenti di colore rosso come per la messa, si recano in silenzio all'altare. Il vescovo, dopo aver deposto la mitra e aver fatto la debita riverenza, si prostra a terra o, secondo l'opportunit in ginocchio su un inginocchiatoio nudo, prega in silenzio per breve tempo. Fanno ci anche tutti gli altri174. 317. Quindi il vescovo con i diaconi si reca alla cattedra dove, rivolto al popolo, con le mani allargate, proclama l'orazione: Ricordati, Padre, oppure: O Dio, che con la passione. Poi siede e riceve la mitra175.
LITURGIA DELLA PAROLA

318. Allora, mentre tutti sono seduti si proclama la prima lettura del profeta Isaia con il suo salmo. Segue la seconda lettura dalla lettera agli Ebrei176. 319. All'inizio del canto prima del vangelo, tutti, eccetto il vescovo, si alzano. Per la proclamazione della storia della passione non si usano n incenso, n lumi. I diaconi che devono farla chiedono e ricevono dal vescovo la benedizione, come nelle altre volte. Il vescovo, deposta la mitra, si alza. Quindi si proclama la storia della passione secondo Giovanni. Si omettono il saluto al popolo e il segno di croce sul libro. Dopo che stata annunziata la morte del Signore, tutti genuflettono e si fa una breve pausa. Alla fine si dice: Parola del Signore, ma si omette il bacio del libro. Terminata la proclamazione della storia della passione, il vescovo tiene una breve omelia, al termine della quale il vescovo o un diacono pu invitare i fedeli ad una breve preghiera177.

Cf. ibidem, n. 4. Cf. ibidem, n. 5. 176 Cf. ibidem, nn. 6-7. 177 Cf. ibidem, nn. 8-9.
174 175

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LE CELEBRAZIONI DEI MISTERI DEL SIGNORE DURANTE LANNO LITURGICO

320. Dopo l'omelia, il vescovo, stando in piedi alla cattedra senza mitra, oppure, secondo l'opportunit, all'altare, a mani allargate, dirige la preghiera universale, come proposta nel messale, scegliendo, se ritiene opportuno, le orazioni pi adatte. Le esortazioni con cui sono indicate le intenzioni di questa preghiera, possono, secondo l'opportunit, essere proposte anche da diaconi all'ambone. I fedeli per tutto il tempo delle orazioni possono restare o in ginocchio, o in piedi178.
ADORAZIONE DELLA SANTA CROCE

321. Quindi ha luogo l'ostensione e l'adorazione della santa croce, secondo una delle forme proposte nel messale: a) Prima forma di ostensione della santa croce: Mentre un diacono porta all'altare la croce velata, accompagnata da due accoliti con le candele accese, il vescovo va all'altare con i suoi diaconi assistenti e l, stando in piedi senza mitra, riceve la croce e la scopre in tre momenti successivi e invita ciascuna volta i fedeli all'adorazione con le parole: Ecco il legno della croce (che nel canto pu essere proseguito dal diacono, o, se il caso, dalla schola). Tutti rispondono: Venite, adoriamo e, terminato il canto, tutti si inginocchiano e fanno una breve preghiera di adorazione in silenzio mentre il vescovo, in piedi, tiene elevata la croce. Quindi il diacono, accompagnato da due accoliti con le candele accese, porta la croce sul limitare del presbiterio o in un altro luogo adatto e l la depone o la affida ai ministri che la tengono diritta; a destra e a sinistra della croce si pongono candele179. b) Seconda forma di ostensione della santa croce: Mentre il vescovo sta in piedi alla cattedra, senza mitra, il diacono si reca con gli accoliti alla porta della chiesa, dove riceve la croce non velata, mentre gli accoliti prendono i candelieri accesi. Si forma la processione che, attraverso la chiesa, giunge nel presbiterio. Presso la porta, in mezzo alla chiesa e davanti all'ingresso del presbiterio, il diacono innalza la croce cantando l'invito: Ecco il legno della croce, a cui tutti rispondono: Venite, adoriamo; dopo ogni risposta, mentre il vescovo sta in piedi, tutti si inginocchiano e fanno una breve adorazione in silenzio. Quindi il diacono depone la croce all'ingresso del presbiterio, o in altro luogo come stato detto sopra180. 322. All'adorazione della croce il vescovo, dopo aver deposto la mitra, la casula e, secondo l'opportunit le scarpe, si avvicina per primo, a capo scoperto, alla croce, genuflette davanti ad essa e la bacia; ritorna poi alla cattedra, dove riprende le scarpe e la casula e siede senza mitra. Dopo il vescovo i diaconi, il clero e i fedeli si recano quasi processionalmente all'adorazione della croce, facendo davanti ad essa genuflessione semplice o un altro segno di venerazione (ad esempio baciando la croce) secondo l'uso del luogo.

Cf. ibidem, nn. 10-13. Cf. ibidem, nn. 15-16. 180 Cf. ibidem, n. 17.
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CERIMONIALE DEI VESCOVI

Frattanto si cantano l'antifona : Adoriamo la tua croce, i lamenti del Signore o altri canti adatti. Tutti coloro che hanno compiuto l'adorazione, restano seduti al loro posto181. 323. Per l'adorazione sia presentata un'unica croce. Se poi per il gran numero dei fedeli, non tutti possono accostarsi personalmente alla croce, il vescovo, dopo che una buona parte del clero e dei fedeli ha compiuto l'adorazione, ritorna all'altare, riceve la croce dal diacono e, stando in mezzo, davanti all'altare, con brevi parole invita il popolo all'adorazione della santa croce. Poi per alcuni istanti tiene elevata in alto la croce, mentre i fedeli in silenzio compiono l'adorazione182.
SANTA COMUNIONE

324. Terminata l'adorazione, la croce viene portata dal diacono all'altare, al suo posto, mentre il vescovo ritorna alla cattedra: i candelieri con le candele accese si pongono attorno all'altare o presso la croce. Sull'altare invece si stende una tovaglia e vi si pongono sopra il corporale e il Messale183. 325. Quindi il diacono, con il velo omerale, riporta il ss. Sacramento dal luogo della riposizione all'altare, per il percorso pi breve. Due accoliti accompagnano il Sacramento con i candelieri accesi, deponendoli poi attorno o sopra l'altare. Frattanto il vescovo e tutti gli altri si alzano e stanno in piedi in silenzio184. 326. Appena il diacono ha deposto il Sacramento sull'altare e ha scoperto la pisside, il vescovo si avvicina con i diaconi, e dopo aver fatto la genuflessione, sale all'altare. Viene proclamato il Padre nostro con il suo embolismo e si distribuisce la comunione, come indicato nel Messale185. 327. Se il vescovo presente all'azione sacra senza tuttavia celebrarla, conviene che almeno dopo l'adorazione della croce, indossi, sopra il rocchetto, la stola e il piviale di colore rosso e presieda il rito di comunione. Se tuttavia non fa neppure ci, dopo aver ricevuto la stola per la comunione, si comunica all'altare dopo il celebrante. 328. Terminata la distribuzione della comunione, il diacono, con il velo omerale, porta la pisside al luogo preparato fuori della chiesa, oppure, se le circostanze lo esigono, la ripone nel tabernacolo186.

Cf. ibidem, n. 18. Cf. ibidem, n. 19. 183 Cf. ibidem, n. 20-21. 184 Cf. ibidem, n. 21. 185 Cf. ibidem, nn. 22-25. 186 Cf. ibidem, n. 26.
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LE CELEBRAZIONI DEI MISTERI DEL SIGNORE DURANTE LANNO LITURGICO

329. Quindi il vescovo, dopo aver osservato secondo l'opportunit un certo tempo di sacro silenzio, proclama l'orazione dopo la comunione187.
RITI DI CONCLUSIONE

330. Dopo aver terminato l'orazione dopo la comunione, per il congedo dell'assemblea, il vescovo, stando in piedi rivolto verso il popolo e stendendo le mani sopra di esso, proclama l'orazione: Scenda, o Padre la tua benedizione188. 331. Quindi, dopo aver fatto la genuflessione alla croce, il vescovo riceve la mitra e lassemblea si scioglie in silenzio. A tempo opportuno si spoglia laltare189.

Cf. ibidem, n. 27. Cf. ibidem, n. 28. 189 Cf. ibidem, n. 28.
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CAPITOLO XI LA VEGLIA PASQUALE PREMESSE 332. Per antichissima tradizione, questa una notte di veglia in onore del Signore190. La veglia che in essa si celebra, dal momento che commemora la notte santa nella quale il Signore risorto, ritenuta la madre di tutte le sante veglie191. In essa infatti la Chiesa aspetta vegliando la risurrezione del Signore, e la celebra con i sacramenti della iniziazione cristiana. 333. L'intera celebrazione della veglia pasquale si svolge di notte: essa quindi deve o cominciare dopo l'inizio della notte, o terminare prima dell'alba della domenica192. 334. Dal momento che la celebrazione della veglia pasquale la pi importante e la pi nobile di tutte le solennit dell'anno liturgico, il vescovo non tralasci di celebrarla di persona. 335. La messa della veglia la messa pasquale della domenica di risurrezione. Chi celebra o concelebra la messa della notte, pu celebrare o concelebrare la seconda messa di pasqua193. 336. Oltre a quanto necessario per la celebrazione della messa stazionale, si preparino: a) per la benedizione del fuoco: un fuoco che divampi (in un luogo fuori dalla chiesa dove si raduna il popolo); il cero pasquale; (cinque grani di incenso; uno stilo); uno strumento adatto per accendere il cero al nuovo fuoco; una lampada per illuminare i testi che il vescovo deve recitare; le candele per i fedeli che partecipano alla veglia; uno strumento con il quale il turiferario possa mettere nel turibolo i carboni ardenti presi dal nuovo fuoco; b) per l'annunzio pasquale: il candelabro per il cero pasquale vicino all'ambone; se il candelabro non pu essere collocato vicino all'ambone, un leggio accanto al cero per il diacono o per il cantore ( qualora ve ne fosse la necessit)194, che deve proclamare l'annunzio pasquale;
Cf. Es 12, 42. S. Agostino, Sermo 219: PL 38, 1088. 192 Messale Romano, Veglia pasquale, n. 3. 193 Cf. ibidem, n. 5. 194 Cf. ibidem, n. 17.
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LE CELEBRAZIONI DEI MISTERI DEL SIGNORE DURANTE LANNO LITURGICO

c) per la liturgia battesimale: un vaso con l'acqua; quando vengono amministrati i sacramenti dell'iniziazione cristiana: l'olio dei catecumeni, il sacro crisma, il cero battesimale e il Rituale Romano. Le luci della chiesa vengono tenute spente.
BENEDIZIONE DEL FUOCO E PREPARAZIONE DEL CERO

337. Il vescovo, i concelebranti e i diaconi, nel secretarium o in un altro luogo adatto, indossano, fin dall'inizio della veglia, le vesti di colore bianco come per la messa195. 338. Il vescovo, con mitra e pastorale, insieme ai concelebranti, al clero e ai ministri si reca al luogo dove radunato il popolo, per benedire il fuoco. Uno degli accoliti porta il cero pasquale davanti ai ministri. Non si usano n la croce processionale, n lumi. Il turiferario reca il turibolo senza carboni. 339. Il vescovo, deposti pastorale e mitra, stando in piedi rivolto verso il popolo, dice: Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, e saluta il popolo dicendo: La pace sia con voi. Poi egli stesso o un diacono o uno dei concelebranti si rivolge brevemente al popolo per spiegare l'importanza della celebrazione proclamando le parole del Messale Romano: Fratelli, in questa santissima notte, o altre simili a queste196. 340. Quindi il vescovo benedice il fuoco proclamando, a mani allargate, l'orazione: O Padre che per mezzo del tuo Figlio. Terminata l'orazione, riprende la mitra e, aiutato dal diacono, accende il cero pasquale al nuovo fuoco senza dire nulla. Il turiferario mette nel turibolo i carboni ardenti presi dal nuovo fuoco197. 341. Se per motivi pastorali si ritiene opportuno mettere in risalto con alcuni simboli la dignit e il significato del cero pasquale, dopo la benedizione del nuovo fuoco, un accolito porta il cero pasquale davanti al vescovo, il quale, stando in piedi con mitra, incide una croce sullo stesso cero pasquale. Quindi traccia sopra la croce la lettera greca alfa e sotto, invece, la lettera omega; entro i bracci della croce traccia quattro cifre per indicare l'anno corrente, dicendo frattanto: Il Cristo ieri e oggi. Poi dopo aver fatto l'incisione della croce e degli altri segni, il vescovo pu infiggere nel cero, in forma di croce, cinque grani di incenso, dicendo: Per mezzo delle sue sante piaghe. E infine accende il cero al nuovo fuoco benedetto, dicendo: La luce del Cristo che risorge glorioso.

Cf. ibidem, n. 6. Cf. ibidem, n. 8. 197 Cf. ibidem, n. 9.


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CERIMONIALE DEI VESCOVI

Quanto descritto sopra pu essere fatto tutto o soltanto in parte, secondo le diverse situazioni pastorali. Ugualmente le conferenze episcopali possono stabilire altri elementi maggiormente adatti all'indole dei popoli198.
LA PROCESSIONE

342. Dopo aver acceso il cero, il vescovo mette l'incenso nel turibolo, mentre il diacono riceve dall'accolito il cero pasquale. 343. Tutti si avviano in processione verso la chiesa. Il turiferario con il turibolo fumigante incede davanti al diacono che porta il cero pasquale. Seguono il ministro che porta il pastorale, il vescovo con i diaconi che gli prestano servizio, i concelebranti, il clero, il popolo, tutti con in mano le candele spente. Sulla soglia della chiesa, il diacono si ferma, e, alzando il cero, canta: Cristo, luce del mondo, e tutti rispondono: Rendiamo grazie a Dio. Il vescovo accende la propria candela alla fiamma del cero pasquale. Quindi il diacono avanza fino a met della chiesa, si ferma e alzando il cero, canta per la seconda volta: Cristo, luce del mondo, e tutti rispondono: Rendiamo grazie a Dio. E tutti accendono la candela, comunicandosi reciprocamente il fuoco. Finalmente il diacono, giunto davanti all'altare, rivolto verso il popolo canta per la terza volta: Cristo, luce del mondo, e tutti rispondono: Rendiamo grazie a Dio. Quindi pone il cero pasquale sul candelabro, preparato nel mezzo del presbiterio o presso l'ambone. Frattanto si accendono le lampade della chiesa199.
L'ANNUNZIO PASQUALE

344. Il vescovo, giunto all'altare, si reca alla cattedra, consegna al diacono la candela e siede con mitra; quindi mette nel turibolo l'incenso e lo benedice, come per il vangelo nella messa. Il diacono si avvicina al vescovo, chiede e riceve la benedizione. Il vescovo dice sottovoce: Il Signore sia nel tuo cuore e sulle tue labbra, perch tu possa proclamare degnamente il suo annunzio pasquale: nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Il diacono risponde: Amen200. 345. Mentre il diacono si allontana, il vescovo depone la mitra e si alza per ascoltare l'annunzio pasquale, tenendo in mano la candela accesa. Ugualmente tutti stanno in piedi e tengono in mano la candela accesa.

Cf. ibidem, nn. 10-12. Cf. ibidem, nn. 14-16. 200 Cf. ibidem, n. 17. Il presbitero che proclama l'annuncio pasquale, si avvicina al vescovo e chiede e riceve la benedizione come il diacono. Invece il cantore che, per necessit, proclama l'annuncio pasquale, non si avvicina al vescovo, non incensa il libro e il cero e omette le parole E voi, fratelli carissimi, fino alla fine dell'invito, nonch il saluto Il Signore sia con voi.
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LE CELEBRAZIONI DEI MISTERI DEL SIGNORE DURANTE LANNO LITURGICO

Il diacono, dopo aver incensato il libro e il cero, canta l'annunzio pasquale dall'ambone o dal leggio201.
LA LITURGIA DELLA PAROLA

346. Finito l'annunzio pasquale, deposte le candele, tutti siedono. Il vescovo, prima che inizino le letture, seduto con mitra, introduce la liturgia della parola con una breve monizione, a meno che non abbia affidato questo compito a un diacono o a uno dei concelebranti. Pu proclamare o la monizione del Messale: Fratelli carissimi, dopo il solenne inizio della veglia, o un'altra monizione espressa con parole simili202. 347. In questa veglia vengono proposte nove letture, cio sette dall'antico testamento e due (epistola e vangelo) dal nuovo testamento. Se circostanze pastorali lo richiedono, il numero delle letture dell'antico testamento pu essere ridotto; si abbia tuttavia sempre presente che la proclamazione della parola di Dio parte fondamentale della veglia pasquale. Si proclamano almeno tre letture dell'antico testamento, e in casi eccezionali, almeno due. Non si ometta mai la lettura del cap. 14 dell'Esodo203. 348. Quando tutti sono seduti e pronti all'ascolto, il lettore si reca all'ambone e proclama la prima lettura. Quindi il salmista o cantore esegue il salmo; l'assemblea risponde con il ritornello. Quindi, deposta la mitra, il vescovo si alza e, quando tutti sono in piedi, dice: Preghiamo, e dopo che tutti hanno pregato per un po' di tempo in silenzio, proclama l'orazione colletta corrispondente alla lettura. E cos si fa dopo ogni lettura dell'antico testamento204. 349. Dopo l'ultima lettura dell'antico testamento con il responsorio e l'orazione corrispondente, si accendono le candele dell'altare e viene intonato solennemente l'inno: Gloria a Dio, che poi tutti proseguono, mentre si suonano le campane secondo gli usi locali205. 350. Terminato l'inno, il vescovo proclama, secondo l'uso solito, l'orazione colletta: O Dio, che illumini questa santissima notte206. 351. Quindi siede e riceve la mitra. Quando tutti sono di nuovo seduti, il lettore all'ambone proclama lepistola207.

Cf. ibidem, nn. 17-19. Cf. ibidem, n. 22. 203 Cf. ibidem, nn. 20-21 204 Cf. ibidem, n. 23. 205 Cf. ibidem, n. 31. 206 Cf. ibidem, n. 32. 207 Cf. ibidem, n. 33.
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CERIMONIALE DEI VESCOVI

352. Terminata l'epistola, secondo l'opportunit e secondo la consuetudine del luogo, uno dei diaconi o il lettore si avvicina al vescovo e gli dice: Reverendissimo Padre, vi annunzio una grande gioia, l'alleluia. Dopo questo annunzio oppure, se esso non ha luogo, immediatamente dopo, l'epistola, tutti si alzano. Il vescovo, in piedi senza mitra, intona solennemente l'Alleluia, aiutato, se necessario, da uno dei diaconi o dei concelebranti. Lo canta tre volte elevando gradualmente il tono della voce: il popolo dopo ogni volta lo ripete nel medesimo tono. Quindi il salmista o il lettore proclama il salmo, a cui il popolo risponde con l'Alleluia208. 353. Quindi il vescovo siede, mette l'incenso nel turibolo e d la benedizione al diacono per il vangelo nel modo consueto. Per la proclamazione del vangelo, non si portano i candelieri209. 354. Subito dopo il vangelo si tiene l'omelia. Segue poi la liturgia battesimale210.
LA LITURGIA BATTESIMALE

355. del tutto conveniente che il vescovo stesso amministri i sacramenti del battesimo e della confermazione nella veglia pasquale211. 356. La liturgia battesimale si compie o al fonte battesimale o nello stesso presbiterio. Dove tuttavia, secondo l'antica tradizione, vi un battistero al di fuori dell'aula della chiesa, bisogna recarsi ad esso per celebrare la liturgia battesimale212. 357. Per primi vengono chiamati i catecumeni, che sono presentati dai padrini, oppure, se sono bambini, vengono portati dai genitori e dai padrini213. 358. Poi, se si deve compiere la processione al battistero o al fonte, essa si avvia subito secondo questo ordine: precede l'accolito con il cero pasquale e lo seguono i catecumeni con i padrini, poi i diaconi, i concelebranti e il vescovo con mitra e pastorale. Durante la processione si cantano le litanie. Terminate le litanie, il vescovo depone il pastorale e la mitra e proclama la monizione: Carissimi, accompagniamo con la nostra unanime preghiera214.

Cf. ibidem, n. 34. Cf. ibidem, n. 35. 210 Cf. ibidem, n. 36. 211 Cf. Rituale Romano, Rito dell'iniziazione cristiana degli adulti, Introduzione n: 44. 212 Cf. Messale Romano, Veglia pasquale, n. 37. 213 Cf. ibidem, n. 37. 214 Cf. ibidem, nn. 39, 41 e 38.
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LE CELEBRAZIONI DEI MISTERI DEL SIGNORE DURANTE LANNO LITURGICO

359. Se invece la liturgia battesimale si compie nel presbiterio, il vescovo, deposti pastorale e mitra, proclama la monizione introduttoria: Carissimi, accompagniamo con la nostra unanime preghiera; poi i due cantori intonano le litanie: tutti stanno in piedi (perch si nel tempo pasquale) e rispondono215. 360. Al termine delle litanie e dopo che il vescovo ha proclamato la monizione come sopra, egli, stando in piedi presso il fonte battesimale, senza mitra e a mani allargate, benedice l'acqua proclamando l'orazione: O Dio, per mezzo dei segni sacramentali; mentre dice: Discenda, Padre, in quest'acqua, pu secondo l'opportunit, immergere il cero pasquale nell'acqua, una o tre volte come descritto nel Messale216. 361. Terminata la benedizione dell'acqua seguita dall'acclamazione del popolo, il vescovo si siede e riceve la mitra e il pastorale; poi interroga gli eletti perch compiano la rinunzia, per la precisione gli adulti secondo il rito dell'iniziazione cristiana degli adulti217, i genitori o i padrini dei bambini invece secondo il rito del battesimo dei bambini218. 362. Se l'unzione con l'olio dei catecumeni adulti non stata compiuta prima fra i riti immediatamente preparatori, la si compie in questo momento, secondo il rito della iniziazione cristiana degli adulti, con l'aiuto, se necessario, di alcuni presbiteri219. 363. Quindi il vescovo, informato per tempo dal padrino sul nome di ciascun adulto battezzando, interroga ciascuno circa la professione di fede, come descritto nel rito della iniziazione cristiana degli adulti220. Se invece si tratta di bambini, richiede la triplice professione di fede da tutti i genitori e i padrini insieme, come prescritto nel rito del battesimo dei bambini221. 364. Terminate le domande, il vescovo depone il pastorale, si alza e battezza gli eletti, aiutato, se necessario, dai presbiteri e anche dai diaconi, come prescritto nel rito dell'iniziazione cristiana degli adulti222 e nel rito del battesimo dei bambini223. 365. Quindi il vescovo si siede di nuovo. Dopo il battesimo i bambini ricevono l'unzione del crisma dai presbiteri o diaconi, soprattutto quando i battezzati sono piuttosto numerosi, mentre il vescovo dice contemporaneamente su tutti i battezzati: Dio Onnipotente. A tutti invece, sia agli adulti, sia ai bambini viene consegnata una veste bianca, mentre il vescovo dice: N.
Cf. ibidem, nn. 38-39. Cf. ibidem, nn. 42-43. 217 Cf. Rituale Romano, Rito dell'iniziazione cristiana degli adulti, n. 217. 218 Cf. Rituale Romano, Rito del battesimo dei bambini, nn. 56-57. 219 Cf. Rituale Romano, Rito dell'iniziazione cristiana degli adulti, n. 218. 220 Cf. ibidem, n. 219. 221 Cf. Rituale Romano, Rito del battesimo dei bambini, n. 58. 222 Cf. Rituale Romano, Rito dell'iniziazione cristiana degli adulti, nn. 220-222. 223 Cf. Rituale Romano, Rito del battesimo dei bambini nn. 60-61.
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CERIMONIALE DEI VESCOVI

e N., siete diventati nuova creatura224. Quindi il vescovo o un diacono prende il cero pasquale dalle mani dell'accolito e dice: Avvicinatevi, padrini; e vengono accesi i ceri dei neofiti, mentre il vescovo dice: Siete diventati luce in Cristo225. Per i bambini si omettono la consegna del cero e il rito dell'Effetha, come indicato nel rito del battesimo dei bambini226. 366. Terminato il battesimo e gli altri riti esplicativi, a meno che tutto non abbia avuto luogo davanti all'altare, si ritorna al presbiterio in processione come prima, mentre i neofiti oppure i padrini o i genitori tengono in mano il cero acceso. Durante la processione si esegue un cantico battesimale, ad esempio Qui baptizati estis. 367. Se i battezzati sono adulti, il vescovo amministri ad essi, in presbiterio, il sacramento della confermazione, osservando le norme prescritte nel rito della iniziazione cristiana degli adulti227.
RINNOVAZIONE DELLE PROMESSE BATTESIMALI

368. Terminati il rito del battesimo e della confermazione, oppure, se non ha avuto luogo n l'uno n l'altro, dopo la benedizione dell'acqua, il vescovo, ricevuti mitra e pastorale, stando in piedi davanti al popolo, riceve la rinnovazione delle promesse battesimali dei fedeli, che stanno in piedi e tengono in mano la candela accesa228. 369. Terminata la rinnovazione delle promesse battesimali, il vescovo tenendo la mitra, asperge il popolo con l'acqua benedetta, aiutato, se il caso, da alcuni presbiteri, procedendo secondo l'opportunit lungo l'aula della chiesa, mentre tutti cantano l'antifona: Ecco l'acqua o un altro canto di carattere battesimale229. Nel frattempo i neofiti vengono accompagnati ai loro posti tra i fedeli. Se la benedizione dell'acqua battesimale stata compiuta al di fuori del battistero, il diacono e gli accoliti portano con riverenza il vaso dell'acqua al fonte. Fatta l'aspersione, il vescovo ritorna alla cattedra, dove, omesso il simbolo, stando in piedi senza mitra, guida la preghiera universale, alla quale prendono parte per la prima volta i neofiti230.

Cf. Rituale Romano, Rito dell'iniziazione cristiana degli adulti, n. 225; Rito del Battesimo dei bambini, n. 63. 225 Cf. Rituale Romano, Rito dell'iniziazione cristiana degli adulti, n. 226; Rito del battesimo dei bambini, n. 64. 226 Cf. Rituale Romano, Rito del battesimo dei bambini n. 28, 3. 227 Cf. Rituale Romano, Rito dell'iniziazione cristiana degli adulti, nn. 227-231. 228 Cf. Messale Romano, Veglia pasquale, n. 46. 229 Cf. ibidem, n. 47. 230 Cf. ibidem, nn. 48-49.
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LE CELEBRAZIONI DEI MISTERI DEL SIGNORE DURANTE LANNO LITURGICO

LA LITURGIA EUCARISTICA

370. Quindi comincia la liturgia eucaristica che celebrata secondo la forma della messa stazionale. Conviene che il pane e il vino vengano portati all'altare dai neofiti231, oppure, se sono bambini, dai genitori o dai padrini. Nella preghiera eucaristica si faccia memoria dei battezzati e dei padrini, secondo le formule che sono proposte nel Messale e nel rituale per le singole preghiere eucaristiche232. Prima della comunione, cio prima della formula Ecco l'agnello di Dio, il vescovo pu rivolgere ai neofiti una breve monizione sul valore di un cos grande mistero che il culmine della iniziazione e il centro di tutta la vita cristiana. Conviene che i neofiti ricevano la sacra comunione sotto le due specie, insieme ai padrini, ai genitori, ai parenti e ai catechisti. Nel congedare l'assemblea, il diacono aggiunge un duplice Alleluia alla formula consueta: La messa finita, andate in pace; i fedeli fanno similmente nella risposta233. Per impartire la benedizione alla fine della messa, il vescovo proclami convenientemente o la formula della benedizione solenne per la messa della veglia pasquale proposta nel Messale234, o la formula della benedizione finale del rito del battesimo degli adulti o dei bambini, secondo le circostanze235.

Cf. ibidem, n. 51. Cf. ibidem, Messe Rituali: Nel conferimento del battesimo; cf Rituale Romano, Rito dell'iniziazione cristiana degli adulti, n. 233 e n. 391. 233 Cf. Messale Romano, Veglia pasquale, n. 56. 234 Cf. ibidem, Benedizioni solenni, Nella veglia pasquale e nel giorno di pasqua, n. 7. 235 Cf. Rituale Romano, Rito del battesimo dei bambini, n. 70; nn.247-249.
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CERIMONIALE DEI VESCOVI

CAPITOLO XII IL TEMPO PASQUALE 371. I cinquanta giorni che decorrono dalla domenica di risurrezione alla domenica di pentecoste sono celebrati con gioia ed esultanza come un unico giorno festivo, anzi come la grande domenica236. Sono i giorni nei quali, in modo del tutto speciale, si canta l'Alleluia. Dove in vigore si conservi la tradizione particolare di celebrare, nel giorno di pasqua, i vespri battesimali, nei quali, mentre si cantano i salmi, si fa la processione al battistero. 372. Il cero pasquale si accende in tutte le celebrazioni liturgiche pi solenni di questo tempo, sia alla messa, sia alle lodi e ai vespri. Dopo il giorno di pentecoste, il cero pasquale conservato con il debito onore nel battistero. Alla fiamma del cero si accendono, nella celebrazione del battesimo, le candele dei neo-battezzati237. Durante tutto il tempo pasquale, per conferire il battesimo si adopera l'acqua benedetta nella notte pasquale238. 373. I primi otto giorni del tempo pasquale costituiscono l'ottava di pasqua e sono celebrati come solennit del Signore. Nel congedare il popolo nella messa si aggiunge un duplice Alleluia alla monizione La messa finita; nella liturgia delle ore invece, alla monizione Andate in pace, si risponde: Rendiamo grazie a Dio, alleluia, alleluia239. 374. Dove vi siano neofiti, il tempo pasquale e soprattutto la prima settimana il tempo della mistagogia dei neofiti, durante il quale la comunit prosegue insieme a loro il suo cammino nella meditazione, nella partecipazione all'eucaristia e nell'esercizio della carit, comprendendo pi profondamente il mistero pasquale e traducendolo sempre pi nella pratica della vita. Il momento pi significativo della mistagogia costituito dalle messe delle domeniche di pasqua, perch in esse i neofiti trovano, specialmente nell'anno A del Lezionario, letture particolarmente adatte per loro, che devono essere spiegate nell'omelia240. 375. Il quarantesimo giorno dopo pasqua oppure, dove non di precetto, nella domenica VII di pasqua, si celebra l'ascensione del Signore, solennit nella quale proposto all'attenzione il mistero di Cristo, che stato elevato al cielo, davanti agli occhi dei discepoli, siede alla destra del Padre, insignito di potere regale, riservando agli uomini il regno dei cieli e di nuovo verr alla fine dei tempi.
S. Atanasio, Epist. festal, 1: PG 26, 1366. Cf. Norme generali per l'ordinamento dell'anno liturgico e del calendario, n. 22. 237 Cf. Messale Romano, Domenica di pentecoste. 238 Cf. Rituale Romano, Rito del battesimo dei bambini, Iniziazione cristiana, Introduzione generale, n. 21. 239 Cf. Messale Romano, Domenica di risurrezione. 240 Cf. Rituale Romano, Rito dell'iniziazione cristiana degli adulti, Introduzione, n. 40.
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LE CELEBRAZIONI DEI MISTERI DEL SIGNORE DURANTE LANNO LITURGICO

376. Le ferie dopo lascensione fino al sabato prima della pentecoste incluso, preparano alla venuta dello Spirito Santo Paraclito. Infine questo sacro tempo di cinquanta giorni si conclude con la domenica di pentecoste, con la quale si commemora il dono dello Spirito santo sugli apostoli, la nascita della Chiesa e linizio della sua missione a tute le lingue, popoli e nazioni. In questo giorno il vescovo celebra di norma la messa stazionale e presiede la liturgia delle ore, soprattutto le lodi e i vespri.

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CERIMONIALE DEI VESCOVI

CAPITOLO XIII IL TEMPO ORDINARIO 377. Oltre i tempi che hanno proprie caratteristiche, ci sono trentatr o trentaquattro settimane durante il corso dell'anno, nelle quali non viene celebrato un particolare aspetto del mistero di Cristo, ma questo viene piuttosto ripreso nella sua globalit, specialmente nelle domeniche. Questo periodo si chiama tempo ordinario241. 378. Il tempo ordinario comincia il luned che segue la domenica dopo il 6 gennaio e si protrae fino al marted prima della quaresima; riprende poi con il luned dopo la pentecoste per terminare prima dei primi vespri della I domenica di avvento242. 379. Dal momento che la domenica deve essere ritenuta il giorno di festa primordiale, come anche il nucleo e il fondamento di tutto l'anno liturgico243, il vescovo curi che nelle domeniche del tempo ordinario, anche quando vi sono giorni dedicati a temi particolari, sia conservata la liturgia propria della domenica, facendo attenzione a quanto disposto pi sopra ai nn. 228-230. 380. Per il bene pastorale dei fedeli, lecito riprendere nelle domeniche del tempo ordinario quelle celebrazioni che ricorrono in settimana e che sono particolarmente care alla piet dei fedeli, purch nell'elenco delle precedenze siano preferite alla domenica stessa. Di queste celebrazioni si possono dire tutte le messe a cui partecipa il popolo244.

Ordinamento dell'anno liturgico e del calendario n. 43. Cf. ibidem, n. 44. 243 Cf. Conc. Vat. II, Costituzione sulla sacra liturgia, Sacrosanctum Concilium, n. 106. 244 Ordinamento dell'anno liturgico e del calendario n. 58; cf pi sotto l'appendice II.
241 242

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LE CELEBRAZIONI DEI MISTERI DEL SIGNORE DURANTE LANNO LITURGICO

CAPITOLO XIV LE ROGAZIONI E LE QUATTRO TEMPORA 381. Con le rogazioni e le quattro tempora, la Chiesa suole pregare il Signore per le varie necessit degli uomini, soprattutto per i frutti della terra e per il lavoro degli uomini e ringraziarlo pubblicamente245. 382. Affinch le rogazioni e le quattro tempora possano essere adattate alle diverse situazioni locali e alle necessit dei fedeli, quanto al tempo e al modo di celebrarle, opportuno che siano regolate dalle conferenze episcopali. L'autorit competente perci, tenendo presente la situazione locale, stabilisca le norme relative alla durata di tali celebrazioni, da protrarre per uno o pi giorni, come anche alla loro eventuale ripetizione durante l'anno246. 383. Conviene dunque che in ogni diocesi, tenendo in considerazione le circostanze e le consuetudini locali, il vescovo curi molto che venga trovata la via adatta per conservare la liturgia delle rogazioni o delle quattro tempora e per indirizzarla al ministero della carit, cosicch in questo modo venga favorita la piet e la devozione del popolo di Dio e aumenti la comprensione dei misteri di Cristo. 384. La messa per i singoli giorni di queste celebrazioni si scelga tra le messe per varie necessit; sia quella pi adatta allo scopo della celebrazione247.

245 246 247

Ibidem, n. 45. Ibidem, n. 46. Ibidem, n. 47.

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CERIMONIALE DEI VESCOVI

CAPITOLO XV LA SOLENNIT DEL SS. CORPO E SANGUE DI CRISTO PREMESSE 385. Bench dell'istituzione dell'eucaristia si faccia un particolare ricordo nella messa in Cena Domini, quando Cristo Signore cen coi suoi discepoli e affid a loro il sacramento del suo corpo e del suo sangue da celebrarsi nella Chiesa, tuttavia in questa solennit proposto alla piet dei fedeli il culto di un cos salvifico sacramento, cos che celebrino le opere mirabili di Dio in esso significate e ottenute per mezzo del mistero pasquale, imparino a partecipare al sacrificio eucaristico e a vivere pi intensamente di esso, adorino nello stesso sacramento la presenza di Cristo Signore e rendano giustamente grazie a Dio per i suoi doni248. 386. Come particolare celebrazione di questa solennit, la piet della Chiesa ha tramandato la processione, con la quale il popolo cristiano, portando solennemente per le vie l'eucaristia con accompagnamento di canti e di preghiere, rende pubblica testimonianza di fede e di venerazione verso questo sacramento. Conviene dunque che l dove le circostanze attuali lo permettono e la processione pu essere davvero un segno comune di fede e di adorazione, essa si conservi e sia favorita. Anzi nel caso di una grande citt, qualora la necessit pastorale lo faccia ritenere opportuno, si possono, a giudizio del vescovo diocesano, organizzare altre processioni nei principali quartieri della citt stessa. Spetta al vescovo diocesano giudicare sia della opportunit nelle circostanze attuali, sia del luogo e dell'organizzazione di tale processione, in modo che si svolga con dignit e senza pregiudizio delle riverenza dovuta a questo ss. Sacramento. L dove invece in questa solennit non possibile fare la processione, bene che si svolga un'altra pubblica celebrazione per tutta la citt o per i suoi principali quartieri nella chiesa cattedrale o in un altro luogo pi opportuno249.
PROCESSIONE EUCARISTICA

387. preferibile che la processione si faccia immediatamente dopo la messa, nella quale viene consacrata l'ostia da portarsi poi in processione. Nulla vieta per che la processione si svolga anche a coronamento di una un'adorazione pubblica e prolungata, fatta dopo la messa250.

Cf. Messale Romano, Principi e norme, Proemio, n. 3. Cf. Rituale Romano, Rito della comunione fuori della messa e culto eucaristico, nn. 101-102; cf. S. Congregazione dei riti, Istruzione, Eucharisticum Mysterium, 25 maggio 1967, n. 59: A.A.S. 59 (1967), p. 570. 250 Cf. Rituale Romano, Rito della comunione fuori della messa e culto eucaristico, n. 103.
248 249

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LE CELEBRAZIONI DEI MISTERI DEL SIGNORE DURANTE LANNO LITURGICO

388. Oltre a quanto richiesto per la celebrazione della messa stazionale, preparino: a) nel presbiterio: sopra la patena l'ostia da consacrarsi per la processione; l'ostensorio; il velo omerale; un secondo turibolo con la navicella; b) in un luogo opportuno: i piviali bianchi o di colore festivo (cf. pi sotto al n. 390); le torce e le candele; (il baldacchino).

a) b) c) d)

e) f) g)

389. Terminata la comunione dei fedeli, il diacono colloca sull'altare l'ostensorio nel quale ripone con riverenza l'ostia consacrata. Quindi il vescovo con i suoi diaconi genuflette e torna alla cattedra, dove proclama l'orazione dopo la comunione. 390. Terminata l'orazione, omessi i riti di conclusione, si fa la processione. Il vescovo la presiede rivestito o di casula, come per la messa, o di piviale di colore bianco. Se invece la processione non segue immediatamente la messa, indossa il piviale251. Conviene che i canonici e i presbiteri che non concelebrano indossino il piviale sopra la cotta e la veste talare. 391. Dopo aver messo l'incenso nel turibolo e averlo benedetto, il vescovo, in ginocchio davanti all'altare, incensa il ss. Sacramento. Riceve poi il velo omerale, sale all'altare, genuflette e, con l'aiuto del diacono, prende l'ostensorio, tenendolo con entrambe le mani coperte dal velo. Allora si avvia la processione: precede l'accolito con la croce, accompagnato dagli accoliti che recano i candelabri con i ceri accesi; seguono il clero, i diaconi che hanno prestato servizio alla messa, i canonici e i presbiteri rivestiti di piviale, i presbiteri concelebranti, i vescovi per caso presenti, rivestiti di piviale, il ministro che porta il pastorale del vescovo, due turiferari con i turiboli fumiganti, il vescovo che porta il ss. Sacramento, un poco dietro i due diaconi che lo assistono, quindi i chierici che prestano servizio per il libro e la mitra. Tutti portano in mano la candela e, attorno al Sacramento, si portano delle torce. Si usi il baldacchino, sotto il quale proceda il vescovo che porta il Sacramento, secondo le consuetudini locali. Se il vescovo non pu portare il ss. Sacramento, segua la processione rivestito dei paramenti, a capo scoperto, portando il pastorale ma senza benedire, immediatamente davanti al sacerdote che porta il ss. Sacramento.
251

Cf. ibidem, n. 105.

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CERIMONIALE DEI VESCOVI

Invece gli altri vescovi che per caso partecipano alla processione, quando sono rivestiti dell'abito corale, seguono il ss. Sacramento, come descritto pi sotto al n. 1100. 392. Per quanto riguarda l'ordine dei fedeli, si osservino le consuetudini locali; ugualmente per quanto riguarda l'addobbo delle vie e delle piazze. Nel corso della processione, se la consuetudine lo comporta e lo consiglia il bene pastorale, si pu fare qualche sosta con la benedizione eucaristica. Tuttavia i canti e le preghiere che si fanno, portino tutti a manifestare la loro fede in Cristo, unicamente intenti alla lode del Signore252. 393. Conviene che la processione si diriga da una ad un'altra chiesa. Tuttavia, se le circostanze lo consigliano, pu anche ritornare alla medesima chiesa da cui era partita253. 394. Alla fine della processione viene impartita la benedizione con il ss. Sacramento nella chiesa in cui si giunti o in un altro luogo pi opportuno. I ministri, i diaconi e i presbiteri, entrando in presbiterio, si recano direttamente al loro posto. Dopo che il vescovo salito all'altare, il diacono riceve sulla destra l'ostensorio dalla mano del vescovo che sta in piedi e lo colloca sopra l'altare. Quindi il vescovo, insieme con il diacono, genuflette e, deposto il velo, si mette in ginocchio davanti all'altare. Poi, dopo aver messo nel turibolo l'incenso e averlo benedetto, il vescovo riceve il turibolo dal diacono, fa l'inchino con i diaconi che lo assistono, e incensa con tre tratti il ss. Sacramento. Dopo aver fatto per una seconda volta l'inchino al ss. Sacramento, restituisce il turibolo al diacono. Frattanto si canta la strofa Tantum ergo o un altro canto eucaristico. Quindi il vescovo si alza e dice: Preghiamo. Si fa una breve pausa di silenzio; quindi il ministro, se necessario, sorregge il libro davanti al vescovo, mentre lo stesso vescovo continua dicendo: Signore Ges Cristo, che nel mirabile sacramento dell'eucaristia o un'altra orazione del Rituale Romano. Terminata l'orazione, il vescovo riceve il velo omerale, sale all'altare, genuflette e, aiutato dal diacono, prende l'ostensorio, tenendolo alzato con entrambe le mani coperte dal velo, si volta verso il popolo e traccia con l'ostensorio un segno di croce senza dire nulla. Dopo di che, il diacono riceve l'ostensorio dalle mani del vescovo e lo colloca sopra l'altare. Il vescovo e il diacono genuflettono. Quindi mentre il vescovo resta in ginocchio davanti all'altare, il diacono porta con riverenza il Sacramento alla cappella della riposizione. Frattanto il popolo, secondo l'opportunit, proclama qualche acclamazione. Infine ci si reca processionalmente verso il secretarium nel modo consueto.

252 253

Cf. ibidem, n. 104. Cf. ibidem, n. 107.

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LE CELEBRAZIONI DEI MISTERI DEL SIGNORE DURANTE LANNO LITURGICO

CAPITOLO XVI LA COMMEMORAZIONE DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI 395. La Chiesa offre il sacrificio eucaristico e la propria intercessione per i defunti non soltanto nelle loro esequie e nell'anniversario della morte, ma anche nella commemorazione che celebra ogni anno per tutti i suoi figli che si sono addormentati in Cristo e si preoccupa di aiutarli presso Dio con validi suffragi, perch possano giungere alla comunione dei santi del cielo. In questo modo, poich tutti i fedeli sono uniti in Cristo, mentre impetra un aiuto spirituale per i defunti, offre ai viventi consolazione di speranza254. 396. Nel celebrare questa commemorazione il vescovo si preoccupi di favorire in ogni modo la speranza nella vita eterna, in modo tuttavia che non sembri n ignorare n disattendere il modo di pensare o di comportarsi da parte degli uomini della sua diocesi circa i defunti. Si tratti quindi di tradizioni familiari o di consuetudini locali, accolga volentieri quanto vi riscontra di buono. Se poi qualche particolare risultasse in contrasto con i principi cristiani, cerchi di trasformarlo in modo che le esequie celebrate per i defunti esprimano la fede pasquale e dimostrino uno spirito in piena linea con il vangelo255. 397. In questo giorno non si orni l'altare con fiori, mentre il suono dell'organo e degli altri strumenti permesso soltanto per sostenere il canto256. 398. Conviene che nella commemorazione di tutti i fedeli defunti il vescovo, nei luoghi in cui i fedeli si riuniscono in questo giorno, secondo la consuetudine locale, in chiesa o nello stesso cimitero, celebri la messa con il popolo e partecipi con la sua Chiesa ai consueti suffragi per i defunti. 399. Nel cimitero o nelle chiese in cui sono sepolti corpi di defunti, o all'ingresso della cappella funeraria o presso il sepolcro dei vescovi, alla messa pu seguire l'aspersione e l'incensazione dei sepolcri, come descritto pi sotto. 400. Terminata l'orazione dopo la comunione, il vescovo riceve la mitra semplice ed egli stesso oppure un diacono o un concelebrante o un altro ministro capace introduce brevemente i fedeli al rito dell'aspersione per i defunti.

Cf. Rituale Romano, Rito delle esequie, n. 1. Cf. ibidem, n. 2. 256 Cf. S. Congregazione dei riti, Istruzione, Musicam sacram, 5 marzo 1967, n. 66: A.A.S. 59 (1967), p. 319.
254 255

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CERIMONIALE DEI VESCOVI

401. Mentre si esegue un canto adatto, preso dal rito delle esequie257, il vescovo con mitra e pastorale si avvicina ai loculi dei defunti e, dopo aver consegnato il pastorale, li asperge e li incensa. Quindi, deposta la mitra, proclama un'orazione adatta fra quelle proposte nel rito delle esequie258, e si fa il congedo nel modo solito. 402. Il vescovo pu compiere questo rito anche al di fuori della messa, portando il piviale di colore violaceo e la mitra semplice. In questo caso la benedizione dei tumuli segue una liturgia della parola, che celebrata secondo il modo previsto nel rito delle esequie259. 403. Il rito dell'aspersione e dell'incensazione dei sepolcri, descritto pi sopra ai nn. 399-402, non si pu mai compiere quando non sono presenti i corpi dei defunti.

Cf. Rituale Romano, Rito delle esequie, nn. 145-166; 187-191. Cf. ibidem, nn. 170-176. 259 Cf. ibidem, n. 45.
257 258

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CERIMONIALE DEI VESCOVI

PARTE V I SACRAMENTI
CAPITOLO I L'INIZIAZIONE CRISTIANA PREMESSE 404. Il vescovo, dal momento che il principale dispensatore dei misteri di Dio e, nello stesso tempo, il regolatore di tutta la vita liturgica, nella Chiesa a lui affidata260, dirige il conferimento del battesimo, col quale concesso partecipare al regale sacerdozio di Cristo, il ministro originario della confermazione261, e l'autore di tutta l'iniziazione cristiana, che compie o personalmente, o per mezzo dei suoi presbiteri, diaconi e catechisti. La tradizione ecclesiastica ha sempre considerato questo ufficio pastorale cos proprio del vescovo, da non dubitare di affermare, con la voce di s. Ignazio di Antiochia: Non lecito battezzare senza il vescovo262. Tuttavia conviene che il vescovo curi in modo particolare l'iniziazione cristiana degli adulti e ne celebri le parti principali. Infine sommamente auspicabile che nella solenne veglia pasquale e, per quanto possibile, durante la visita pastorale, il vescovo amministri i sacramenti dell'iniziazione cristiana non solo agli adulti ma anche ai bambini263. 405. Tranne che in caso di necessit, il vescovo non celebri i sacramenti dell'iniziazione cristiana nelle cappelle e nelle case private, ma, di norma, nella chiesa cattedrale o nelle chiese parrocchiali, cos che la comunit cristiana possa parteciparvi.

I. L'INIZIAZIONE CRISTIANA DEGLI ADULTI 406. Spetta al vescovo determinare, regolare e valorizzare personalmente o per mezzo di un delegato l'istruzione pastorale dei catecumeni e ammettere i candidati all'elezione e ai sacramenti. auspicabile che, per quanto possibile, come presidente della liturgia quaresimale, celebri egli stesso il rito dell'elezione e nella veglia pasquale conferisca i sacramenti dell'iniziazione. Infine, nella sua cura pastorale, affidi a catechisti veramente degni e opportunamente preparati la celebrazione degli esorcismi minori264.

Cf. Conc. Vat. II, Decr. sull'ufficio pastorale dei vescovi nella Chiesa, Christus Dominus, n. 15. q11. 261 Cf. Conc. Vat. II, Cost. dogmatica sulla Chiesa, Lumen Gentium, n. 26. 262 Ai cristiani di Smirne, 8, 2: ed. Funk, I, p. 283. 263 Cf. Rituale Romano, Rito del battesimo dei bambini, Iniziazione Cristiana. Introduzione generale, n. 12. 264 Rituale Romano, Rito dell'iniziazione cristiana degli adulti, n. 44.
260

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CERIMONIALE DEI VESCOVI

407. Lodevolmente dunque il vescovo riservi a s il rito dell'elezione o dell'iscrizione del nome e, secondo le circostanze, anche della consegna del simbolo e della preghiera del Signore, e poi la stessa celebrazione dell'iniziazione cristiana dalle litanie fino alla fine, come descritto pi sotto, pur con l'aiuto dei presbiteri e dei diaconi. Il vescovo compia anche gli altri riti, che riterr per caso opportuno presiedere, come indicato nel Rituale Romano. Rito dell'elezione o dell'iscrizione del nome265 408. Con il rito della elezione o iscrizione del nome, che si compie all'inizio della quaresima, la Chiesa, udita la testimonianza dei padrini e dei catechisti, e dopo la conferma della loro volont da parte dei catecumeni, giudica sulla loro preparazione e decide sulla loro ammissione ai sacramenti pasquali266. 409. compito del vescovo, remota o prossima che sia stata la sua partecipazione alla deliberazione precedentemente presa, spiegare o nell'omelia o nel corso del rito, l'indole religiosa ed ecclesiale dell'elezione. Spetta dunque a lui in primo luogo dichiarare davanti ai presenti il giudizio della Chiesa e ascoltare, secondo l'opportunit, il loro parere, quindi chiedere ai catecumeni la personale manifestazione della loro volont, infine, agendo in nome di Cristo e della Chiesa, convalidare l'ammissione degli eletti267. 410. Il vescovo compia convenientemente il rito dell'elezione nella chiesa cattedrale o in un'altra chiesa, secondo le necessit pastorali, durante la messa della prima domenica di quaresima268, recitando i testi della messa della domenica, a meno che non si ritenga pi opportuno un altro tempo. Se invece questo rito celebrato al di fuori della prima domenica di quaresima, prenda inizio dalla liturgia della parola. In questo caso, se le letture del giorno non sono in sintonia, se ne scelgano altre fra quelle che sono assegnate alla prima domenica di quaresima269, o altre adatte. La messa per l'elezione o iscrizione del nome pu essere sempre celebrata, eccettuati i giorni indicati sotto i nn. 1-4 della tabella dei giorni liturgici, usando il colore violaceo270. 411. La preparazione del vescovo, dei concelebranti, se ve ne sono, e degli altri ministri, il loro ingresso in chiesa, i riti iniziali e la liturgia della parola fino al vangelo incluso, si compiono nel modo consueto. 412. L'omelia, adatta alle circostanze, faccia riferimento non solo ai catecumeni, ma anche a tutta la comunit dei fedeli. In essa il vescovo spieghi a tutti il mistero divino contenuto nella chiamata della Chiesa e nella sua
265 266 267 268 269 270

Cf. ibidem, nn. 133-151. Cf. ibidem, nn. 22-23, 133. Cf. ibidem, n. 138. Cf. ibidem, n. 139. Cf. Messale Romano, Ordinamento delle letture della messa, nn. 22-24 e 744. Cf. Messale Romano, Principi e norme, n. 330 e, pi sotto, l'Appendice II.

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I SACRAMENTI

celebrazione liturgica, ed esorti i fedeli a prepararsi alle solennit pasquali insieme con gli eletti, dando loro l'esempio271. 413. Dopo l'omelia, omesso il simbolo, il sacerdote preposto all'iniziazione dei catecumeni, o il diacono o il catechista o il delegato della comunit, presenta al vescovo, mentre sta seduto in cattedra con mitra, coloro che devono essere eletti, con le parole indicate nel rituale o altre simili. 414. Terminata la presentazione, il vescovo ordina che siano chiamati coloro che devono essere eletti. Allora i singoli vengono chiamati per nome e ciascuno, procedendo insieme al padrino, si ferma davanti al Vescovo272. 415. Dopo che i candidati si sono avvicinati, il vescovo, seduto in cattedra con la mitra, chiede la testimonianza dei padrini e interroga i catecumeni sulla loro volont di accedere ai sacramenti dell'iniziazione. Infine invita i catecumeni a dare il loro nome. 416. A questo punto si fa iscrizione dei nome dei candidati, mentre si esegue un canto adatto, ad esempio il salmo 15273. 417. Terminata liscrizione del nome, il vescovo, dopo aver ricevuto il pastorale, rivolto ai candidati, proclama che sono stati eletti per il conferimento dei sacramenti nella festa pasquale. Quindi invita i padrini a porre la mano sulla spalla dei rispettivi candidati, o a compiere un altro gesto che abbia lo stesso significato274. Infine, deposti pastorale e mitra, il vescovo si alza e introduce con una monizione la preghiera per gli eletti. Il diacono annunzia le intenzioni, il vescovo poi, stendendo le mani sugli eletti, conclude la preghiera con l'orazione. 418. Terminata la preghiera, il vescovo congeda gli eletti e procede con i fedeli nella celebrazione dell'eucaristia. Tuttavia se per ragioni piuttosto gravi gli eletti non possono allontanarsi e devono rimanere con i fedeli, si abbia cura che essi, bench presenti all'eucaristia, non vi partecipino alla maniera dei battezzati. 419. Se il rito dell'elezione o iscrizione del nome celebrato al di fuori della messa, il vescovo indossa il camice, la croce pettorale, la stola, e secondo l'opportunit il piviale di colore violaceo, e porta la mitra semplice e il pastorale. Il vescovo sia assistito da un diacono, rivestito dei paramenti del suo ordine, e dagli altri ministri che indossano il camice o un'altra veste legittimamente approvata per loro. Dopo l'ingresso in chiesa, o in un luogo adatto

271 272 273 274

Cf. Rituale Romano. Rito dell'iniziazione cristiana degli adulti, n. 142. Cf. ibidem, n. 143. Cf. ibidem, nn. 144-146. Cf. ibidem, n. 147.

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CERIMONIALE DEI VESCOVI

dove bisogna compiere il rito, si fa la celebrazione della parola di Dio, proclamando le letture scelte dal Lezionario della messa o altre adatte Quindi tutto si svolge come detto pi sopra ai nn. 412-418. Il rito si chiude con un canto appropriato e con il congedo di tutti insieme ai catecumeni275. Il rito delle consegne 420. Terminata l'istruzione dei catecumeni oppure giunta essa ad un congruo livello, si celebrano le consegne, con le quali la chiesa affida con grande amore agli stessi catecumeni quei documenti che sono ritenuti fin dall'antichit il compendio della sua fede e della sua preghiera. 421. auspicabile che le consegne avvengano davanti alla comunit dei fedeli dopo la liturgia della parola di una messa feriale, con letture adatte alle singole consegne, cos come sono offerte nel Lezionario276. Per la loro importanza, se le circostanze lo permettono, conviene che sia il vescovo a presiederle, purch vengano celebrate dopo l'elezione e non prima277. 422. La messa viene celebrata, con le vesti di colore violaceo, nel modo consueto, fino al versetto prima del vangelo incluso. Nella consegna della preghiera del Signore il diacono invita gli eletti, prima della proclamazione del vangelo, ad avvicinarsi al vescovo; mentre stanno davanti a lui, il vescovo, deposta la mitra, si alza e servendosi della lettura del vangelo secondo Matteo proclama la preghiera del Signore, dopo aver premesso la monizione: Ascoltate o un'altra simile278. Nella consegna del simbolo invece si proclama il vangelo nel modo consueto. 423. Quindi, segue l'omelia, nella quale il vescovo, prendendo spunto dal testo sacro, spiega il significato e l'importanza o del simbolo o della preghiera del Signore, sia rispetto alla catechesi trasmessa, sia rispetto alla professione di fede da mantenersi per tutta la vita cristiana. Nella consegna del simbolo, terminata l'omelia, il diacono invita gli eletti ad avvicinarsi al vescovo; mentre stanno davanti a lui, il vescovo, deposta la mitra, si alza e, dopo aver premesso la monizione: Carissimi: ascoltate la parola della fede, o un'altra simile, recita il simbolo con tutta la comunit, mentre gli eletti stanno ad ascoltarlo279. 424. Ci compiuto, il vescovo, stando in piedi senza mitra, invita i fedeli alla preghiera e, dopo una breve preghiera fatta in silenzio, proclama l'orazione sopra gli eletti, tenendo le mani distese su di loro.
Cf. ibidem, nn. 141 e 150; cf. Messale Romano, Ordinamento delle letture della messa, nn. 22-24. 276 Cf. Messale Romano, Ordinamento delle letture della messa, nn. 748-749. 277 Cf. Rituale Romano. Rito dell'iniziazione cristiana degli adulti, nn. 181-182. 278 Cf. ibidem, n. 191. 279 Cf ibidem, nn. 186-192.
275

101

I SACRAMENTI

Conclusa l'orazione, il vescovo congeda gli eletti e procede con i fedeli nella celebrazione dell'eucaristia. Tuttavia se gli eletti devono rimanere con i fedeli, si abbia cura che essi, bench presenti all'eucaristia, non vi partecipino alla maniera dei battezzati. La messa procede nel modo consueto. Nelle preghiera eucaristica si faccia memoria degli eletti e dei padrini. La celebrazione dei sacramenti dell'iniziazione 425. Oltre a quanto necessario per la celebrazione della messa stazionale, si preparino: il vaso con l'acqua, l'olio dei catecumeni, il sacro crisma, il cero battesimale, il cero pasquale, il rituale, un calice di grandezza sufficiente per amministrare la comunione sotto le due specie, la brocca dell'acqua, il bacile e l'asciugamano per lavare e asciugare le mani. 426. Quando secondo la norma l'iniziazione degli adulti viene celebrata nella santa notte della veglia pasquale, per il conferimento dei sacramenti si osservino le norme descritte pi sopra ai nn. 356-367. La celebrazione dell'iniziazione risplenda sempre del suo carattere pasquale, anche quando viene compiuta al di fuori della veglia di pasqua. Quando poi la celebrazione avviene in un giorno in cui sono permesse le messe rituali280, si pu celebrare la messa per il conferimento del battesimo, con le letture proprie, usando il colore bianco. Se invece non si dice la messa rituale, una delle letture pu essere presa fra quelle proposte nel Lezionario per la medesima messa281. Quando poi ricorrono i giorni indicati ai nn. 1-4 della tabella dei giorni liturgici282, si celebra la messa del giorno con le sue letture. 427. Nel conferimento dei sacramenti, si osservino le norme descritte per la veglia pasquale ai nn. 356-367. Gli altri riti esplicativi sono compiuti da un presbitero. 428. Omesso il simbolo, la messa prosegue nel modo consueto. Mentre si esegue il canto all'offertorio, alcuni neofiti portano opportunamente all'altare il pane, il vino e l'acqua per la celebrazione dell'eucaristia. Nella preghiera eucaristica si fa il ricordo dei battezzati e dei padrini, proclamando la formula proposta dal Messale Romano. Conviene che i neofiti ricevano la sacra comunione sotto le due specie; possono riceverla anche i loro genitori, i padrini, i catechisti e i parenti. Il tempo della mistagogia 429. Per stabilire un rapporto pastorale con i nuovi membri della sua Chiesa, il vescovo, specialmente se non ha potuto presiedere di persona ai sacramenti dell'iniziazione, abbia cura di riunire i neofiti almeno una volta, soprattutto in qualche domenica di pasqua o anche nell'anniversario del bat280 281 282

Cf. pi sotto Appendice III. Cf. Messale Romano, Ordinamento delle letture della messa, nn. 751-755. Cf pi sotto, Appendice II.

102

CERIMONIALE DEI VESCOVI

tesimo e di presiedere alla celebrazione dell'eucaristia nella quale lecita la comunione sotto le due specie283. Rito pi semplice dell'iniziazione 430. Se in circostanze straordinarie il vescovo deve presiedere alla celebrazione dell'iniziazione cristiana di un adulto con il rito pi semplice, cio con un solo gradino, tutti i riti che precedono la benedizione dell'acqua vengono compiuti da un presbitero. il vescovo invece che benedice l'acqua battesimale, pone le domande sulle rinunce e sulla fede, conferisce il battesimo e la confermazione, osservando le norme descritte per l'amministrazione di questi sacramenti nella veglia pasquale (nn. 356-367). Gli altri riti esplicativi sono compiuti da un presbitero284.

II. IL BATTESIMO DEI BAMBINI 431. Per la celebrazione dei battesimo si preparino: a) il vaso con l'acqua; b) l'olio dei catecumeni; c) il sacro crisma; d) il cero battesimale; e) il cero pasquale; f) il rituale; e in pi per il vescovo: la mitra, il pastorale, la brocca dell'acqua, il bacile e l'asciugamano per lavare e asciugare le mani. 432. Conviene che il vescovo sia assistito almeno da un presbitero, che di solito il parroco, da un diacono e da alcuni ministri. Il presbitero accoglie i bambini e compie quei riti che precedono la liturgia della parola, quindi proclama l'orazione di esorcismo e compie l'unzione prebattesimale, infine, dopo il battesimo, compie l'unzione con il crisma, l'imposizione della veste, la consegna del cero acceso e il rito dell'Effetha. La celebrazione del battesimo durante la messa 433. Il vescovo, i presbiteri che con lui opportunamente concelebrano e i diaconi indossano le sacre vesti di colore bianco o festivo richieste per la celebrazione della messa. Se si amministra la comunione sotto le due specie, si prepari un calice di sufficiente grandezza. 434. Nei giorni in cui sono permesse le messe rituali285, si pu celebrare la messa per il conferimento del battesimo con le letture proprie. Se invece non si celebra la messa rituale, una delle letture pu essere presa tra quelle proposte dal Lezionario per la medesima messa286.
283 284 285 286

Cf. Rituale Romano. Rito dell'iniziazione cristiana degli adulti, nn. 37-40, 235- 239. Cf. ibidem, nn. 240-273. Cf. pi sotto l'Appendice III. Cf. Messale Romano, Ordinamento delle letture della messa, nn. 756-760.

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I SACRAMENTI

Quando poi ricorrono i giorni indicati ai nn. 1-4 della tabella dei giorni liturgici287, si celebra la messa del giorno con le sue letture. Si pu sempre proclamare la formula della benedizione finale dal rito del battesimo. 435. Il vescovo, dopo aver fatto l'ingresso in chiesa, nel modo consueto, con i presbiteri, i diaconi e i ministri, deposti pastorale e mitra, bacia l'altare e, secondo l'opportunit, lo incensa. Poi va alla cattedra, dove saluta il popolo; quindi si siede con la mitra. 436. Allora il parroco o un altro presbitero si reca con i ministri alla porta della chiesa, dove compie i riti di accoglienza dei bambini, cos come sono descritti nel rito del battesimo dei bambini. 437. Dopo che tutti hanno preso il loro posto in chiesa, il vescovo, tolta la mitra, si alza e, omessi l'atto penitenziale e il Kyrie, dice: Gloria a Dio secondo le rubriche, e proclama l'orazione colletta. 438. Quindi si celebra la liturgia della parola con l'omelia del vescovo. Si omette il simbolo, dal momento che successivamente vi la professione di fede da parte dei genitori e dei padrini, alla quale d il proprio assenso il vescovo insieme all'assemblea. 439. Al termine della preghiera universale, introdotta dal vescovo, il presbitero proclama l'orazione di esorcismo e compie l'unzione prebattesimale, mentre il vescovo sta in piedi alla cattedra. 440. Compiuti questi riti il vescovo riceve mitra e pastorale e si fa la processione al battistero se si trova fuori dalla chiesa o posto fuori dalla vista dei fedeli. Se invece il vaso dell'acqua battesimale posto alla vista della stessa assemblea, il vescovo, i genitori e i padrini coi bambini si avvicinano ad esso, mentre gli altri restano al loro posto. Se il battistero non pu contenere tutti i presenti, si pu celebrare il battesimo in chiesa in un luogo pi adatto dove a suo tempo si recano i parenti e i padrini. Frattanto, se si pu farlo con decoro, si esegue un canto adatto, ad esempio il salmo 22. Durante la processione al battistero, i battezzandi, i genitori e i padrini seguono il vescovo. 441. Giunti al fonte, o al luogo dove si compiono i riti battesimali, il vescovo introduce questa parte della celebrazione richiamando brevemente alla mente dei presenti il piano mirabile di Dio, che ha voluto santificare attraverso l'acqua l'anima e il corpo dell'uomo.
287

Cf. pi sotto l'Appendice II.

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Quindi, dopo aver deposto pastorale e mitra, rivolto verso il fonte proclama la benedizione dell'acqua adatta secondo il tempo288. 442. Poi siede e, dopo aver ricevuto la mitra e il pastorale, interroga i genitori e i padrini sulle rinunce a satana e sulla professione di fede289. 443. Terminate le domande e dopo aver deposto il pastorale, si alza e battezza i bambini. Se per i battezzandi sono piuttosto numerosi si associno a lui nel battezzare i bambini i sacerdoti e i diaconi290. 444. Quindi il vescovo siede con la mitra, mentre il parroco o un altro presbitero compie l'unzione del crisma, impone la veste candida, consegna il cero acceso e compie il rito dell'Effetha, se ha luogo a questo punto, mentre il vescovo proclama le formule stabilite291. 445. Poi si compie la processione all'altare, a meno che il battesimo non abbia avuto luogo nello stesso presbiterio; i battezzati, i genitori e i padrini seguono il vescovo e vengono recati i ceri accesi dei battezzati292. 446. Quindi, omesso il simbolo, la messa prosegue nel modo consueto. Mentre si eseguisce il canto all'offertorio, alcuni genitori e padrini dei battezzati recano opportunamente all'altare il pane, il vino e l'acqua per la celebrazione eucaristica. Nella preghiera eucaristica si fa la commemorazione dei battezzati e dei padrini proclamando la formula proposta nel messale. I genitori, i padrini e i parenti possono ricevere la comunione sotto le due specie. 447. Per impartire la benedizione alla fine della messa, il vescovo proclami convenientemente una delle formule che si trovano nel rito del battesimo dei bambini293. Le mamme, tenendo in braccio i loro bambini, e i pap stanno in piedi davanti al vescovo. Il vescovo, rivolto verso di loro, stando in piedi con la mitra, dice: Il Signore sia con voi294. Allora uno dei diaconi pu dire l'invito alla benedizione e il vescovo, tenendo le mani distese sopra il popolo, proclama le invocazioni della benedizione. Quindi riceve il pastorale e dice: Vi benedica, e traccia sopra il popolo il segno di croce. Il vescovo pu impartire la benedizione anche con le formule proposte pi sotto ai nn. 1120-1121.

288 289 290 291 292 293 294

Cf. Rituale Romano, Rito del battesimo dei bambini nn. 53-55, 223-224. Cf. ibidem, n. 18 b; 56-59. Cf. ibidem, nn. 60-61. Cf, ibidem, nn. 62-66. Cf. ibidem, n. 67. Cf. ibidem, n. 29, 5; n. 70, oppure nn. 247-249. Cf. ibidem, n. 70.

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I SACRAMENTI

448. Quindi il diacono congeda il popolo, dicendo: La messa finita andate in pace; e tutti rispondono: Rendiamo grazie a Dio. La celebrazione del battesimo al di fuori della messa 449. Il vescovo indossa il camice, la croce pettorale, la stola, e il piviale di colore bianco; i presbiteri la cotta sopra la veste talare o il camice e la stola; il diacono convenientemente riveste la dalmatica. 450. Dopo aver fatto l'ingresso in chiesa nel modo consueto, il vescovo, giunto all'altare, fa l'inchino e va alla cattedra, da dove saluta il popolo; quindi siede. 451. Il rito di accoglienza dei bambini alla porta della chiesa compiuto da un presbitero come descritto nel rito del battesimo dei bambini. 452. Quando tutti sono disposti al loro posto, si celebra la liturgia della parola, con l'omelia del vescovo; quindi tutto prosegue come descritto pi sopra ai nn. 435-445. 453. Giunti all'altare, il vescovo, dopo aver deposto la mitra, pronunzia l'introduzione alla preghiera del Signore che poi proclama con tutti. 454. Quindi, con la mitra, proclama la benedizione come pi sopra al n. 447. Infine la celebrazione si conclude con il cantico del Magnificat o con un altro canto adatto.

III. LA CONFERMAZIONE 455. Ministro originario della confermazione il vescovo. lui che normalmente conferisce il sacramento, perch pi chiaro ne risulti il riferimento alla prima effusione dello Spirito Santo nel giorno di pentecoste. Furono infatti gli apostoli stessi che, dopo essere stati ripieni di Spirito Santo, lo trasmisero ai fedeli per mezzo dell'imposizione delle mani. Il fatto di ricevere lo Spirito Santo mediante il ministero del vescovo dimostra il pi stretto legame che unisce i cresimati alla Chiesa, e il mandato di dare tra gli uomini testimonianza a Cristo295. 456. Per una grave necessit, come talvolta capita per il rilevante numero dei cresimandi, il vescovo pu associarsi altri presbiteri nella celebrazione del sacramento. Si consiglia che questi sacerdoti: a) abbiano in diocesi un compito o un ufficio specifico, siano cio o vicari generali, o vicari episcopali, o vicari distrettuali o regionali;

295

Pontificale Romano, Rito della confermazione, n. 7.

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b) ovvero siano parroci del luogo in cui si conferisce la confermazione, o parroci del luogo di appartenenza dei cresimandi, o sacerdoti che si sono particolarmente prestati per la preparazione catechistica dei cresimandi stessi296. 457. Per amministrare la confermazione si preparino: a) le vesti sacre necessarie per la celebrazione, a secondo che il rito venga compiuto nella messa o senza messa, in base alle indicazioni date pi sotto ai nn. 458 e 473; b) gli scanni per i presbiteri che aiutano il vescovo; c) il vasetto, o i vasetti, con il sacro crisma; d) il Pontifcale Romano; e) il necessario per lavare le mani dopo l'unzione dei cresimati; f) se la confermazione viene conferita durante la messa, e se la santa comunione viene distribuita sotto le due specie, un calice di sufficiente grandezza297. La celebrazione di norma avviene alla cattedra. Se invece, per la partecipazione dei fedeli fosse necessario, si prepari la sede per il vescovo davanti all'altare o in un luogo pi adatto. Conferimento della confermazione durante la messa 458. molto opportuno che il vescovo celebri la messa. I presbiteri che lo aiutano nel conferimento della confermazione, concelebrino con lui. Tutti indossano le sacre vesti richieste per la messa. Se invece la messa celebrata da un altro, opportuno che il vescovo presieda la liturgia della parola e alla fine della messa dia la benedizione, come descritto pi sopra ai nn. 175-185. In questo caso il vescovo indossa il camice, la croce pettorale, la stola e il piviale dello stesso colore richiesto per la messa, in pi porta mitra e pastorale; invece i presbiteri che lo aiuteranno nel conferimento della confermazione, se non concelebrano, indossano la cotta sopra la veste talare, oppure il camice, la stola e, secondo l'opportunit, il piviale. 459. Nei giorni in cui sono permesse le messe rituali298, si pu celebrare la messa per il conferimento della confermazione, con le letture proprie299, usando il colore rosso o bianco. Se invece non si celebra la messa rituale, una delle letture pu essere presa fra quelle proposte nel Lezionario per la stessa messa. Quando ricorrono i giorni indicati ai nn. 1-4 della tabella dei giorni liturgici300, si dice la messa del giorno con le sue letture. Si pu sempre proclamare la formula della benedizione finale propria della messa rituale.

296 297 298 299 300

Ibidem, n. 8 b. Cf. ibidem, n. 19. Cf. pi sotto, Appendice III. Cf. Messale Romano, Ordinamento delle letture della messa, nn. 764-768. Cf. pi sotto, Appendice II.

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I SACRAMENTI

460. L'ingresso in chiesa, i riti iniziali e la liturgia della parola, si compiono nel modo consueto, fino al vangelo. 461. Dopo la proclamazione del vangelo, il vescovo siede con la mitra alla cattedra o al posto preparato con la mitra (i presbiteri a lui associati gli seggono accanto). I cresimandi vengono presentati dal parroco o da un altro sacerdote, o da un diacono, o anche da un catechista, secondo l'uso di ciascuna regione, in questo modo: se possibile, i singoli cresimandi vengono chiamati per nome, e fatti entrare a uno a uno in presbiterio; se sono fanciulli, vengono accompagnati da uno dei padrini o da uno dei genitori; tutti si fermano davanti al vescovo. Se i cresimandi sono molto numerosi, non vengono chiamati per nome; si dispongono per in luogo opportuno davanti al Vescovo301. 462. Allora il vescovo tiene una breve omelia: riferendosi ai brani letti, e spiegandone il significato, egli conduce quasi per mano i cresimandi, i loro padrini e i genitori e tutti i fedeli presenti, a una comprensione pi profonda del mistero della confermazione302 facendo, se vuole, la allocuzione proposta nel Pontificale 463. Terminata l'omelia, il vescovo, seduto con mitra e pastorale, interroga i cresimandi, che stanno in piedi tutti assieme, chiedendo loro di rinnovare le promesse battesimali303, e alla fine proclama la fede della Chiesa a cui i fedeli danno il loro assenso con una acclamazione o un canto adatto. 464. Quindi, consegnati pastorale e mitra, si alza e (avendo vicino a s i presbiteri che si associato), a mani giunte, rivolto verso il popolo, dice la monizione: Fratelli carissimi, dopo la quale tutti pregano per qualche tempo in silenzio304. Poi il vescovo (e i presbiteri che si associato) impongono le mani sui cresimandi. Invece solo il vescovo proclama l'orazione Dio onnipotente, Padre del Signore nostro Ges Cristo305. 465. Poi il vescovo siede e riceve la mitra. Si avvicina il diacono con il vasetto o i vasetti del sacro crisma. Se i presbiteri aiutano il vescovo nel conferimento dell'unzione, il diacono porta tutti i vasetti del sacro crisma al vescovo, che li consegna a ciascun presbitero che si accosta a lui. 466. Quindi o i cresimando si accostano al vescovo e ai presbiteri oppure, secondo l'opportunit, il vescovo, con mitra e pastorale, e i presbiteri si avvicinano ai singoli cresimandi.

301 302 303 304 305

Cf. Pontificale Romano, Rito della confermazione, n. 21. Ibidem, n. 22. Cf. ibidem, n. 23. Cf. ibidem, n. 24 Cf. ibidem, n. 25.

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Colui che all'inizio ha presentato il cresimando, pone la mano destra sulla sua spalla e dice al vescovo il nome del cresimando, a meno che questi stesso non lo pronunzi spontaneamente306. 467. Il vescovo (o il presbitero) intinge nel crisma l'estremit del pollice della mano destra e traccia poi con il pollice un segno di croce sulla fronte del cresimando proclamando la formula sacramentale. Quando il cresimato ha risposto Amen, aggiunge: La pace sia con te, e il cresimato risponde: E con il tuo spirito. Durante l'unzione si pu eseguire un canto adatto307. 468. Dopo l'unzione, il vescovo (e i presbiteri) si lavano le mani. 469. Quindi il vescovo, stando in piedi senza mitra, proclama l'introduzione alla preghiera universale e la conclude. 470. Si omette il simbolo, dal momento che gi stata fatta la professione di fede. La messa prosegue nel modo consueto. Mentre si esegue il canto di offertorio, alcuni dei cresimati portano opportunamente all'altare il pane, il vino e l'acqua per la celebrazione eucaristica. Nella preghiera eucaristica si fa la commemorazione dei cresimati, proclamando la formula proposta nel messale. I cresimati, i loro padrini, i genitori, i catechisti e i parenti, possono ricevere la comunione sotto le due specie308. 471. Per impartire la benedizione alla fine della messa, il vescovo dica la benedizione solenne o l'orazione sul popolo, come indicato nel Pontificale Romano309. I cresimati stanno in piedi davanti al vescovo. Il vescovo, stando in piedi con la mitra, dice: Il Signore sia con voi. Allora uno dei diaconi pu dire l'invito alla benedizione e il vescovo, con le mani stese sopra il popolo, proclama le invocazioni della benedizione. Quindi riceve il pastorale e dice: Vi benedica, e traccia un segno di croce sul popolo. Il vescovo pu impartire la benedizione anche con le formule proposte pi sotto ai nn. 1120 -1121. 472. Quindi il diacono congeda il popolo dicendo: La messa finita: andate in pace. Tutti rispondono: Rendiamo grazie a Dio. Il conferimento della confermazione senza messa 473. Il vescovo indossa il camice, la croce pettorale, la stola e il piviale di colore bianco e porta mitra e pastorale. I presbiteri a lui associati indossano la cotta sopra la veste talare o il camice, la stola e, secondo l'opportunit, il piviale di colore bianco. I diaconi indossano il camice e la stola e gli altri ministri i camici o altre vesti legittimamente approvati per loro.
306 307 308 309

Cf. ibidem, n. 26; 28. Cf. ibidem, n. 27. Cf. ibidem, nn. 31-32. Ibidem, n. 33.

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I SACRAMENTI

474. Quando i cresimandi, i loro genitori, i padrini e tutta l'assemblea dei fedeli si sono radunati, mentre si esegue un canto adatto, il vescovo con i presbiteri, i diaconi e gli altri ministri, si reca in presbiterio e, dopo aver fatto riverenza all'altare, va alla cattedra, dove, deposti pastorale e mitra, saluta il popolo, e subito proclama l'orazione: Concedi, Dio onnipotente e misericordioso. 475. La celebrazione della parola, la presentazione dei cresimandi, l'omelia e gli altri riti si compiono come descritto pi sopra ai nn. 461- 469. 476. Dopo la preghiera universale, che pu essere introdotta dal vescovo con una monizione adatta, tutti recitano la preghiera del Signore. Quindi il vescovo aggiunge l'orazione: O Dio, che hai dato lo Spirito Santo agli apostoli. 477. Il vescovo imparte la benedizione nel modo descritto pi sopra al n. 471. Quindi il diacono congeda il popolo, dicendo: Andate in pace. Tutti rispondono: Rendiamo grazie a Dio.

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CAPITOLO II IL SACRAMENTO DELL'ORDINE PREMESSE 478. Cristo Signore, per pascere e sempre pi accrescere il popolo di Dio, ha istituito nella sua Chiesa vari ministeri, che tendono al bene di tutto il corpo310. Infatti lo stesso Cristo, consacrato e mandato nel mondo dal Padre, per mezzo dei suoi apostoli ha reso partecipi della sua consacrazione e della sua missione i loro successori, cio i vescovi, i quali hanno legittimamente affidato, secondo diversi gradi, l'ufficio del loro ministero a vari soggetti nella Chiesa. Cos il ministero ecclesiastico di istituzione divina viene esercitato in diversi ordini, da coloro che gi dall'antichit sono chiamati vescovi, presbiteri, diaconi311. I vescovi, insigniti della pienezza del sacramento dell'ordine, sono i distributori della grazia del supremo sacerdozio, e reggono le Chiese particolari loro affidate, come vicari e delegati di Cristo, insieme al loro presbiterio312. I presbiteri, pur non possedendo il vertice del sacerdozio e dipendendo dai vescovi nell'esercizio della loro potest, sono tuttavia a loro uniti nell'onore sacerdotale e in virt del sacramento dell'ordine, a immagine di Cristo, sommo ed eterno sacerdote, sono consacrati per predicare il vangelo, pascere i fedeli e celebrare il culto divino, quali veri sacerdoti del nuovo testamento313. In un grado inferiore della gerarchia stanno i diaconi, ai quali sono imposte le mani non per il sacerdozio, ma per il servizio. Infatti, sostenuti dalla grazia sacramentale, nel servizio della liturgia, della parola e della carit sono al servizio del popolo di Dio, in comunione col vescovo e il suo presbiterio314.

I. ALCUNE NORME GENERALI RIGUARDANTI LA DISPOSIZIONE DEI RITI DELLE SACRE ORDINAZIONI 479. L'ordinazione sia dei diaconi, sia dei presbiteri, sia soprattutto del vescovo sia compiuta con la maggiore partecipazione possibile dei fedeli, in domenica o in un giorno festivo, a meno che ragioni pastorali non consiglino un altro giorno, ad esempio, per l'ordinazione del vescovo, una festa degli apostoli315. Si escludano tuttavia il triduo pasquale, il mercoled delle ceneri, tutta la settimana santa e la commemorazione di tutti i fedeli defunti.
Conc. Vat. II, Costituzione dogmatica sulla Chiesa, Lumen gentium, n. 18. Ibidem, n. 28. 312 Cf. ibidem, nn. 26, 27; Decreto sull'ufficio pastorale dei vescovi nella Chiesa, Christus Dominus, n. 1. 313 Conc. Vat. II, Costituzione dogmatica sulla Chiesa, Lumen gentium, n. 28. 314 Ibidem, n. 29. 315 Cf. Pontificale Romano, Ordinazione del vescovo, dei presbiteri e dei diaconi, nn. 22, 109, 182, 250.
310 311

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I SACRAMENTI

480. L'ordinazione deve essere compiuta durante la celebrazione solenne della messa, celebrata secondo il rito stazionale, generalmente nella chiesa cattedrale. Tuttavia per ragioni pastorali pu essere celebrata in un'altra chiesa o in un oratorio316. 481. L'ordinazione di norma avvenga alla cattedra; se la partecipazione dei fedeli lo richiede, avvenga davanti all'altare o in un altro luogo pi adatto. Le sedi per gli ordinandi siano collocate in modo tale che l'azione liturgica possa essere vista bene dai fedeli. 482. Al d fuori dei giorni indicati ai nn. 1-4 della tabella delle precedenze dei giorni liturgici317 e delle feste degli apostoli, si pu celebrare la messa rituale per il conferimento degli ordini sacri318. Le letture siano prese fra quelle indicate nel Lezionario per queste celebrazioni319. Nella preghiera eucaristica si fa la commemorazione degli ordinati, proclamando la formula proposta nel Messale Romano. Se tuttavia, in altri giorni, non si celebra la messa rituale, una delle letture pu essere scelta fra quelle proposte nel Lezionario per la medesima messa. Quando invece ricorrono i giorni indicati ai nn. 1-4 della tabella dei giorni liturgici, o le feste degli apostoli, per l'ordinazione del vescovo, si celebra la messa del giorno, con le sue letture.

II. L'ORDINAZIONE DEL VESCOVO 483. assai conveniente che l'ordinazione del vescovo avvenga nella sua chiesa cattedrale. In questo caso viene esibita e letta la lettera apostolica e il vescovo ordinato siede alla sua cattedra, come detto pi sotto ai nn. 573 e 589. 484. Il vescovo ordinante principale deve associarsi nel celebrare l'ordinazione almeno altri due vescovi, che concelebrano la messa con lui e con l'eletto; conviene tuttavia che tutti i vescovi presenti conferiscano all'eletto l'ordinazione con il vescovo ordinante principale320. 485. assai conveniente che tutti i vescovi che conferiscono l'ordinazione e i presbiteri che assistono l'eletto, concelebrino la messa con il vescovo ordinante principale e con l'eletto. Se l'ordinazione avviene nella chiesa propria dell'eletto, concelebrino anche alcuni presbiteri del suo presbiterio.

Cf. ibidem, nn. 21, 108, 182, 248. Cf. pi sotto, Appendice II. 318 Cf. Pontificale Romano, Ordinazione del vescovo, dei presbiteri e dei diaconi, capitolo V, I. Messa per il conferimento degli ordini sacri, nn. 342-345. 319 Cf. Messale Romano, Ordinamento delle letture della messa, nn. 770-774. 320 Cf. Pontificale Romano, Ordinazione del vescovo, n. 16.
316 317

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CERIMONIALE DEI VESCOVI

Tuttavia bisogna fare in modo che la distinzione fra vescovi e presbiteri appaia con evidenza anche dalla disposizione dei posti. 486. Due presbiteri assistano l'eletto321. 487. Il vescovo ordinante principale, i vescovi e i presbiteri concelebranti indossano le sacre vesti richieste rispettivamente per la celebrazione della messa. L'eletto indossa tutti i paramenti sacerdotali, la croce pettorale e la dalmatica. I vescovi ordinanti che per caso non concelebrano, indossano il camice, la croce pettorale, la stola e, secondo l'opportunit, il piviale e la mitra. I presbiteri che assistono l'eletto, se per caso non concelebrano, indossano il piviale sopra il camice o la cotta sopra la veste talare. Le vesti siano del colore della messa che viene celebrata; diversamente ci si serva di vesti di colore bianco o festive ossia pi nobili322. 488. Oltre ci che detto pi sopra e ci che necessario per la concelebrazione della messa stazionale, si preparino: a) il Libro dell'Ordinazione; b) i libri con la preghiera di ordinazione per i vescovi ordinanti; c) un grembiale di lino; d) il sacro crisma; e) il necessario per la lavanda delle mani; f) l'anello, il pastorale e la mitra per l'eletto, e, se il caso, il pallio323. 489. Le insegne, eccettuato il pallio, non necessitano di una benedizione previa, venendo esse consegnate nel rito stesso dell'ordinazione324. 490. Oltre alla sede per il vescovo ordinante principale, le sedi per i vescovi ordinanti, per l'eletto, per i presbiteri concelebranti, siano preparate in questo modo325: a) durante la liturgia della parola il vescovo ordinante principale siede alla cattedra; gli altri vescovi ordinanti vicino alla cattedra, da una parte e dall'altra; l'eletto invece fra i presbiteri assistenti, nel luogo pi adatto, in presbiterio; b) l'ordinazione dell'eletto si faccia normalmente alla cattedra; se la partecipazione dei fedeli lo richiede, le sedi per il vescovo ordinante principale e per gli altri vescovi ordinanti si preparino davanti all'altare o in un altro luogo adatto; le sedi per l'eletto e per i presbiteri che lo assistono siano collocate in modo tale che l'azione liturgica possa essere vista bene dai fedeli326.
Cf. ibidem, n. 17. Cf. ibidem, n. 30. 323 Cf. ibidem, n. 28. 324 Cf. ibidem, n. 28 f. 325 Cf. ibidem, n. 29. 326 Cf. ibidem.
321 322

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I SACRAMENTI

491. Quando tutto preparato, si inizia la processione attraverso la chiesa verso l'altare secondo la forma consueta. L'eletto fra i presbiteri assistenti segue i presbiteri concelebranti e precede i vescovi ordinanti327. 492. I riti iniziali e la liturgia della parola si svolgono nel modo consueto, fino a vangelo incluso328. 493. Se l'ordinazione avviene nella chiesa cattedrale dell'eletto, dopo il saluto al popolo, uno dei diaconi o dei presbiteri concelebranti, alla presenza del cancelliere della curia che poi far il verbale, esibisce al collegio dei consultori la lettera apostolica che poi legge dall'ambone. Tutti siedono e ascoltano, e alla fine acclamano dicendo: Rendiamo grazie a Dio o un'altra acclamazione adatta. Invece nelle diocesi di nuova erezione la lettera viene comunicata al clero e al popolo presente nella chiesa cattedrale. Il verbale viene redatto dal presbitero pi anziano fra i presenti329. 494. Dopo la proclamazione del vangelo, il diacono depone di nuovo sull'altare il libro dei vangeli; qui rimane fino a che non verr posto sul capo dell'ordinato330. 495. Dopo la proclamazione del vangelo, inizia il rito di ordinazione del vescovo. Mentre tutti stanno in piedi, si canta l'inno Veni, creator, o un altro inno analogo, secondo le consuetudini del posto331. 496. Quindi il vescovo ordinante principale e gli altri vescovi ordinanti si avvicinano, se necessario, alle sedi loro preparate per l'ordinazione dell'eletto, siedono e mettono la mitra332. 497. L'eletto viene accompagnato dai presbiteri che l'assistono dinanzi al vescovo ordinante principale, al quale fa la riverenza. Uno dei presbiteri assistenti chiede al vescovo ordinante principale di procedere all'ordinazione dell'eletto. Il vescovo ordinante principale ordina che venga letto il mandato apostolico, che tutti ascoltano seduti. Alla fine, tutti, in segno di assenso all'elezione, rispondono: Rendiamo grazie a Dio, o in un altro modo, secondo gli usi del luogo333. 498. Quindi il vescovo ordinante principale tiene l'omelia nella quale, prendendo spunto dal testo delle letture della sacra scrittura proclamate nella messa, parla al clero, al popolo e all'eletto del ministero del vescovo.
Cf. ibidem, n. 31. Cf. ibidem, n. 32. 329 Cf. ibidem, n. 33. 330 Cf. ibidem, n. 34. 331 Ibidem, n. 35. 332 Ibidem, n. 36. 333 Cf. ibidem, nn. 37-38.
327 328

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CERIMONIALE DEI VESCOVI

Pu fare ci dicendo le parole proposte nel Pontificale o parole proprie simili a queste334. 499. Dopo l'omelia soltanto l'eletto si alza in piedi e si pone davanti al vescovo ordinante principale che lo interroga, come previsto nel Pontificale, sul suo proposito di conservare la fede e adempiere il suo ministero335. 500. Quindi i vescovi depongono la mitra e si alzano; allo stesso modo si alzano anche tutti gli altri. Il vescovo ordinante principale, stando in piedi, con le mani giunte, rivolto verso il popolo proclama la monizione: Preghiamo, fratelli carissimi. Quindi il diacono, se il caso, dice: Mettiamoci in ginocchio. Allora il vescovo ordinante principale e i vescovi ordinanti si inginocchiano davanti alle loro sedi; l'eletto invece si prostra, mentre gli altri si mettono in ginocchio. Tuttavia nel tempo pasquale e nelle domeniche, si omette la monizione: Mettiamoci in ginocchio; l'letto per si prostra, mentre gli altri rimangono in piedi. Allora i cantori iniziano le litanie, nelle quali si possono aggiungere, a suo luogo, i nomi di alcuni santi: per esempio del patrono, del titolare della chiesa, del fondatore, del patrono di colui che deve ricevere l'ordinazione. Si possono anche aggiungere particolari invocazioni maggiormente adatte alle singole circostanze: infatti le litanie tengono il posto della preghiera universale336. 501. Terminate le litanie, il vescovo ordinante principale, in piedi e a mani allargate, proclama l'orazione: Ascolta, o Padre, la nostra preghiera, dopo la quale il diacono, se prima delle litanie aveva invitato a mettersi in ginocchio, soggiunge: Alzatevi. E tutti si alzano337. 502. L'eletto si alza, si avvicina al vescovo ordinante principale e si inginocchia davanti a lui. Il vescovo ordinante principale, con la mitra, impone le mani sul capo dell'eletto senza dire nulla. Quindi tutti i vescovi, avvicinandosi uno dopo l'altro all'eletto, gli impongono le mani, senza dire nulla, e rimangono attorno al vescovo ordinante principale fino a che non sia terminata la preghiera di ordinazione338. 503. Quindi il vescovo ordinante principale prende da un diacono il libro dei vangeli e lo impone aperto sul capo dell'eletto; due diaconi, stando in piedi alla destra e alla sinistra dell'eletto, tengono il libro dei vangeli sul suo capo fino a che non sia terminata la preghiera339.
Cf. ibidem, n. 39. Cf. ibidem, n. 40. 336 Cf. ibidem, nn. 41-42. 337 Cf. ibidem, n. 43. 338 Cf. ibidem, nn. 44-45. 339 Cf. ibidem, n. 46.
334 335

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I SACRAMENTI

504. Allora il vescovo ordinante principale, dopo aver tolto la mitra, avendo vicino a s gli altri vescovi ordinanti, anch'essi senza mitra, canta o dice, con le braccia allargate, la preghiera: O Dio, Padre del Signore nostro Ges Cristo. La parte della preghiera, dalle parole Effondi ora sopra questo eletto fino alle parole a gloria e lode perenne del tuo nome viene detta da tutti i vescovi ordinanti sottovoce, a mani giunte. La restante parte della preghiera di ordinazione invece viene detta dal solo vescovo ordinante principale. Alla fine tutti acclamano: Amen340. 505. Terminata la preghiera di ordinazione tutti siedono. Il vescovo ordinante principale e gli altri vescovi mettono la mitra. I diaconi ritirano il libro dei vangeli che tenevano sul capo dell'ordinato e uno dei diaconi lo tiene in mano fino a che non sar consegnato all'ordinato341. 506. Il vescovo ordinante principale si cinge di un grembiale, prende il vasetto del sacro crisma da uno dei diaconi e unge il capo dell'ordinato inginocchiato davanti a lui, dicendo: Dio che ti ha fatto partecipe del sommo sacerdozio di Cristo. Alla fine dell'unzione si lava le mani342. 507. Poi, ricevendo dal diacono il libro dei vangeli, lo consegna all'ordinato, dicendo Ricevi il vangelo; quindi il diacono riprende il libro dei vangeli e lo porta al suo posto343. 508. Infine il vescovo ordinante principale consegna all'ordinato le insegne pontificali. Innanzitutto mette l'anello nel dito anulare della mano destra dell'ordinato, dicendo: Ricevi l'anello, segno di fedelt. Se l'ordinato ha diritto al pallio, il vescovo ordinante principale, prima di imporgli la mitra, gli consegna il pallio, dicendo: Ricevi il pallio, imponendoglielo sulle spalle. Quindi gli impone la mitra, dicendo: Ricevi la mitra e risplenda in te il fulgore della santit. Poi gli consegna il pastorale, dicendo: Ricevi il pastorale, segno del tuo ministero di pastore344. 509. Tutti allora si alzano. Se l'ordinazione fatta nella chiesa propria dell'ordinato, il vescovo ordinante principale lo invita a sedersi sulla cattedra, conducendovelo. Al di fuori invece della propria chiesa, il vescovo ordinato invitato dal vescovo ordinante principale a sedersi al primo posto fra i vescovi concelebranti345. 510. Alla fine l'ordinato, deposto il pastorale, si alza e riceve dal vescovo ordinante principale e da tutti i vescovi il bacio di pace.
Cf. ibidem, n. 47. Cf. ibidem, n. 48. 342 Cf. ibidem, n. 49. 343 Cf. ibidem, n. 50. 344 Cf. ibidem, nn. 51-54. 345 Cf. ibidem, n. 55.
340 341

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Frattanto fino alla fine di questo rito, si pu cantare il salmo 95 con l'antifona Andate in tutto il mondo o un altro canto adatto del medesimo genere in sintonia con l'antifona346. Il canto prosegue fino a che tutti si sono scambiati il segno di pace. 511. Se l'ordinazione stata fatta entro i confini della diocesi propria del vescovo appena ordinato, conviene che il vescovo ordinante principale lo inviti a presiedere da l in avanti la concelebrazione, per la liturgia eucaristica. Se invece l'ordinazione stata fatta in un'altra diocesi, presiede la concelebrazione il vescovo ordinante principale; in questo caso il vescovo appena ordinato tiene il primo posto fra gli altri concelebranti347. 512. Si dice il simbolo secondo le rubriche; si omette invece la preghiera universale. 513. Nella liturgia eucaristica tutto si svolge secondo il rito della concelebrazione della messa stazionale. Nella preghiera eucaristica uno dei vescovi concelebranti fa la commemorazione dell'ordinato, proclamando la formula proposta nel Pontificale348. I genitori e i parenti dell'ordinato possono ricevere la comunione sotto le due specie349. 514. Terminata l'orazione dopo la comunione, si canta l'inno Te Deum o un altro canto analogo, secondo le consuetudini locali. Nel frattempo l'ordinato riceve la mitra e il pastorale e, accompagnato da due vescovi ordinanti, percorre la navata della chiesa, impartendo a tutti la benedizione350. 515. Terminato l'inno, l'ordinato, stando all'altare o, se nella Chiesa propria, alla cattedra, pu rivolgere brevemente la parola al popolo351. 516. Quindi il vescovo che ha presieduto la liturgia eucaristica imparte la benedizione. Stando in piedi, con la mitra, rivolto verso il popolo, dice: Il Signore sia con voi. Allora uno dei diaconi pu dire l'invito alla benedizione, e il vescovo, tenendo le mani distese sul popolo, proclama le invocazioni della benedizione. Quindi riceve il pastorale e dice: Vi benedica, tracciando un segno di croce sul popolo. Il testo delle invocazioni cambia, a secondo che chi presiede sia l'ordinato o il vescovo ordinante principale352. 517. Data la benedizione e dopo che il diacono ha congedato il popolo, si fa la processione nel secretarium nel modo consueto353.
Cf. ibidem, n. 56-57. Cf. ibidem, n. 27. 348 Cf. ibidem, n. 59. 349 Cf. ibidem, n. 60. 350 Cf. ibidem, n. 61. 351 Cf. ibidem, n. 62. 352 Cf. ibidem, n. 63.
346 347

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I SACRAMENTI

II. L'ORDINAZIONE DEI PRESBITERI 518. Tutti i presbiteri nella messa della loro ordinazione, concelebrano con il vescovo. molto conveniente che il vescovo ammetta alla concelebrazione anche altri presbiteri; in questo caso i presbiteri appena ordinati tengono il primo posto davanti agli altri presbiteri concelebranti354. 519. Gli ordinandi indossano amitto, camice, cingolo e stola diaconale. Inoltre si preparino le casule per i singoli ordinandi. Le vesti siano del colore della messa che viene celebrata, o di colore bianco, oppure si adoperino vesti festive o pi nobili355. 520. Oltre a quanto ricordato pi sopra e a quanto necessario per la celebrazione della messa stazionale, si preparino: a) il Pontificale; b) le stole per i presbiteri non concelebranti, che imporranno le mani agli ordinandi; c) un grembiale di lino; d) il sacro crisma; e) il necessario per la lavanda delle mani sia per il vescovo che per gli ordinati; f) la sede per il vescovo, se l'ordinazione non avviene alla cattedra; g) un calice di sufficiente grandezza per la comunione dei concelebranti e degli altri a cui compete. 521. Nella processione di ingresso, gli ordinandi seguono gli altri diaconi e precedono i presbiteri concelebranti. 522. I riti iniziali e la liturgia della parola, fino al vangelo incluso, si svolgono nel modo consueto356. 523. Dopo la proclamazione del vangelo, ha inizio l'ordinazione dei presbiteri. Il vescovo siede alla cattedra o alla sede preparata per lui e riceve la mitra. 524. Gli ordinandi sono invitati dal diacono in questo modo: Si presentino coloro che devono essere ordinati presbiteri. E subito vengono chiamati singolarmente per nome dal diacono; chi chiamato risponde: Eccomi, e si avvicina al vescovo facendogli riverenza357. 525. Quando tutti sono disposti davanti al vescovo, il presbitero designato dal vescovo li presenta come indicato nel Pontificale358. Il vescovo conclude dicendo: Con l'aiuto di Dio, e tutti dicono: Rendiamo grazie a Dio,
Cf. ibidem, n. 64. Cf. ibidem, n. 114. 355 Cf. ibidem, n. 117. 356 Cf. ibidem, n. 119. 357 Cf. ibidem, n. 121. 358 Cf. ibidem, n. 122.
353 354

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CERIMONIALE DEI VESCOVI

oppure danno il loro assenso alla elezione in un altro modo determinato dalla Conferenza Episcopale. 526. Quindi, quando tutti sono seduti, il vescovo, con mitra e pastorale, se non ritiene opportuno fare diversamente, tiene l'omelia, nella quale, prendendo spunto dal testo delle letture sacre proclamate nella messa, parla al popolo e agli eletti del ministero del presbitero; pu farlo dicendo le parole del Pontificale (n. 123) o parole proprie359. 527. Dopo l'omelia gli eletti si pongono davanti al vescovo che li interroga tutti assieme come prescritto nel Pontificale360. 528. Quindi il vescovo depone il pastorale. Ciascuno degli eletti si avvicina al vescovo, si inginocchia davanti a lui e pone le proprie mani congiunte tra quelle del vescovo. Il vescovo chiede a ciascuno la promessa di obbedienza, secondo le formule proposte. Nel caso in cui il rito di porre le mani congiunte tra quelle del vescovo sembrasse meno conveniente, le Conferenze Episcopali possono stabilire diversamente361. 529. Quindi il vescovo, tolta la mitra, si alza, e con lui si alzano tutti. Stando in piedi rivolto verso il popolo, a mani giunte, il vescovo dice l'invito: Preghiamo, fratelli carissimi. Allora il diacono dice: Mettiamoci in ginocchio; e subito il vescovo si inginocchia davanti alla propria sede, mentre gli eletti si prostrano; gli altri si inginocchiano al loro posto. Nel tempo pasquale e nelle domeniche, il diacono non dice: Mettiamoci in ginocchio; gli eletti si prostrano ugualmente, mentre gli altri rimangono in piedi. Allora i cantori iniziano le litanie, nelle quali si possono aggiungere, a suo luogo, i nomi di alcuni santi: per esempio del patrono, del titolare della chiesa, del fondatore, del patrono degli ordinandi. Si possono anche aggiungere particolari invocazioni maggiormente adatte alle singole circostanze362: infatti le litanie tengono il posto della preghiera universale. 530. Terminate le litanie, si alza solo il vescovo e, a mani allargate, proclama l'orazione Ascolta, o Padre, la nostra preghiera; al termine dell'orazione il diacono soggiunge: Alzatevi (se prima delle litanie aveva invitato a mettersi in ginocchio), e tutti si alzano363.

Cf. ibidem, n. 123. Cf. ibidem, n. 124. 361 Cf. ibidem, n. 125. 362 Cf. ibidem, nn. 126-127. 363 Cf. ibidem, n. 128.
359 360

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I SACRAMENTI

531. Ciascuno degli eletti si avvicina al vescovo e si inginocchia davanti a lui. Il vescovo, ricevuta la mitra, impone le mani sul capo di ciascun eletto, senza dire nulla364. 532. Quindi i presbiteri concelebranti e tutti gli altri presbiteri, purch siano rivestiti di stola sopra il camice o abbiano la veste talare con la cotta 365, impongono le mani ai singoli eletti, senza dire nulla. Dopo l'imposizione delle mani i presbiteri restano attorno al vescovo finch sia terminata la preghiera di ordinazione366. 533. Quindi il vescovo, senza mitra, mentre gli eletti stanno in ginocchio davanti a lui, con le braccia allargate canta o dice la preghiera di ordinazione367. 534. Terminata la preghiera di ordinazione, il vescovo siede e riceve la mitra. Gli ordinati si alzano. I presbiteri presenti tornano al loro posto; alcuni di loro tuttavia aiutano ciascun ordinato a rivestire la stola al modo sacerdotale e ad indossare la casula368. 535. Poi il vescovo si cinge di un grembiale di lino e unge con il sacro crisma le palme delle mani di ciascun ordinato inginocchiato davanti a lui dicendo Il Signore Ges Cristo. Quindi il vescovo e gli ordinati lavano le mani369. 536. Mentre gli ordinati indossano la stola e la casula, e mentre il vescovo unge loro le mani, si canta il salmo 109 (110) con l'antifona indicata o un altro canto adatto370. Il canto prosegue finch tutti gli ordinati sono ritornati al proprio posto. 537. Quindi i fedeli portano il pane sopra la patena e il calice che contiene il vino e l'acqua per la celebrazione della messa. Il diacono li riceve e li reca al vescovo che li mette nelle mani di ciascun ordinato genuflesso davanti a lui dicendo: Ricevi le offerte del popolo santo371. 538. Infine il vescovo accoglie ciascun ordinato per il bacio di pace, dicendo: La pace sia con te. L'ordinato risponde: E con il tuo spirito. Se le circostanze lo permettono, almeno alcuni presbiteri presenti possono dare il bacio di pace ai presbiteri appena ordinati, per indicare che essi sono stati associati al loro ordine.
Cf ibidem, nn. 129-130. Cf. S. Congregazione per il Culto divino, Istruzione terza ad Constitutionem de sacra Liturgia recte ordinandam, 5 settembre 1970, n. 8 c: A.A.S. 62 (1970), p. 701. 366 Cf. Libro dell'Ordinazione, n. 130. 367 Cf. ibidem, n. 131. 368 Cf. ibidem, n. 132. 369 Cf. ibidem, n. 133. 370 Cf. ibidem, n. 134. 371 Cf. ibidem, n. 135.
364 365

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CERIMONIALE DEI VESCOVI

Frattanto si pu cantare il responsorio Non vi chiamo pi servi o il salmo 99 (100) con l'antifona Vos amici mei o un altro simile canto372. Il canto prosegue finch tutti si sono scambiati il bacio di pace. 539. Il simbolo si dice secondo le rubriche; si omette invece la preghiera universale373. 540. La liturgia eucaristica si svolge secondo il rito della concelebrazione della messa; tuttavia si omette la preparazione del calice374. 541. Nella preghiera eucaristica vengono commemorati gli ordinati, proclamando le formule proposte nel Pontificale. 542. I genitori e i parenti degli ordinati possono ricevere la comunione sotto le due specie375. Terminata la distribuzione della comunione, si pu eseguire un canto di ringraziamento376. Al posto della consueta benedizione si pu impartire la benedizione indicata nel Pontificale. I riti di conclusione si svolgono nel modo consueto.

IV. L'ORDINAZIONE DEI DIACONI 543. Gli ordinandi rivestono amitto, camice e cingolo. Si preparino inoltre per i singoli ordinandi le stole e le dalmatiche. Le vesti siano del colore della messa che si celebra, o di colore bianco, oppure si adoperino vesti festive o pi nobili377. 544. Oltre a quanto detto pi sopra e a quanto necessario per la celebrazione della messa stazionale, si preparino: a) il Pontificale; b) la sede per il vescovo, se l'ordinazione non avviene alla cattedra; c) un calice di grandezza sufficiente per la comunione sotto le due specie. 545. Quando tutto stato preparato, si avvia la processione attraverso la chiesa verso l'altare nel modo consueto. Gli ordinandi precedono il diacono che reca il libro dei vangeli che si usa nella messa di ordinazione. Seguono gli altri diaconi, se ve ne sono, i presbiteri concelebranti e infine il vescovo e un poco dietro di lui i due diaconi che lo assistono378.

Cf. ibidem, nn. 136-137. Cf. ibidem, n. 138. 374 Ibidem, n. 139. 375 Cf. ibidem, n. 141. 376 Cf. ibidem, nn. 143-144. 377 Cf. ibidem, nn. 190 e 192. 378 Cf. ibidem, n. 193.
372 373

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I SACRAMENTI

546. I riti iniziali e la liturgia della parola, fino al vangelo incluso, si svolgono nel modo consueto. Dopo la proclamazione del vangelo, il diacono depone nuovamente sull'altare con riverenza il libro dei vangeli, dove rimane fino quando viene consegnato agli ordinati379. 547. Terminata la proclamazione del vangelo, inizia l'ordinazione dei diaconi: il vescovo siede alla cattedra o alla sede preparatagli e riceve la mitra380. 548. Gli ordinandi sono invitati dal diacono in questo modo: Si presentino coloro che devono essere ordinati diaconi. E subito vengono chiamati singolarmente per nome dal diacono; chi chiamato risponde: Eccomi, e si avvicina al vescovo facendogli riverenza381. 549. Quando tutti sono disposti davanti al vescovo, il presbitero designato dal vescovo li presenta, come indicato nel Pontificale. Il vescovo conclude dicendo: Con l'aiuto di Dio, e tutti rispondono: Rendiamo grazie a Dio, oppure danno il loro assenso alla elezione in un altro modo determinato dalla Conferenza Episcopale382. 550. Quindi, quando tutti sono seduti, il vescovo, con mitra e pastorale, se non ritiene opportuno fare diversamente, tiene lomelia, nella quale, prendendo spunto dal testo delle letture sacre proclamate nella messa, parla al popolo e agli eletti del ministero diaconale. Pu farlo con le parole del Pontificale (n. 199) o con parole proprie, tenendo presente anche la condizione degli ordinandi, se si tratta cio di eletti coniugati e non coniugati, oppure soltanto di eletti non coniugati, oppure soltanto di eletti coniugati. 551. Il vescovo, una volta termina l'omelia, interroga tutti assieme in una volta sola gli eletti che stanno davanti a lui, secondo il testo del Pontificale, interrogando anche i religiosi professi circa l'impegno del celibato, e omettendo invece questa domanda sul celibato se vengono ordinati soltanto eletti coniugati383. 552. Infine il vescovo depone il pastorale. Ciascuno degli eletti si avvicina al vescovo, si inginocchia davanti a lui e pone le proprie mani congiunte tra quelle del vescovo. Il vescovo chiede a ciascuno la promessa di obbedienza, secondo le formule proposte.

Cf. ibidem, nn. 194-195. Cf. ibidem, n. 196. 381 Cf. ibidem, n. 197. 382 Cf. ibidem, n. 198. 383 Cf. ibidem, n. 200.
379 380

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CERIMONIALE DEI VESCOVI

Nel caso in cui il rito di porre le mani congiunte tra quelle del vescovo sembri meno conveniente, le Conferenze Episcopali posso stabilire diversamente384. 553. Quindi il vescovo, tolta la mitra, si alza, e con lui tutti fanno lo stesso. Stando in piedi rivolto verso il popolo, a mani giunte, il vescovo dice l'invito: Preghiamo, fratelli carissimi. Allora il diacono dice: Mettiamoci in ginocchio; e subito il vescovo si inginocchia davanti alla propria sede, mentre gli eletti si prostrano; gli altri invece si inginocchiano al loro posto. Nel tempo pasquale e nelle domeniche, il diacono non dice: Mettiamoci in ginocchio; gli eletti si prostrano ugualmente, mentre gli altri rimangono in piedi. Allora i cantori iniziano le litanie, nelle quali si possono aggiungere, a suo luogo, i nomi di alcuni santi: per esempio del patrono, del titolare della chiesa, del fondatore, del patrono degli ordinandi. Si possono aggiungere particolari invocazioni maggiormente adatte alle singole circostanze: infatti le litanie tengono il posto della preghiera universale385. 554. Terminate le litanie, si alza solo il vescovo e, a mani allargate, proclama l'orazione Ascolta, o Dio, la nostra comune preghiera; al termine dell'orazione il diacono soggiunge: Alzatevi (se prima delle litanie aveva invitato a mettersi in ginocchio), e tutti si alzano386. 555. Ogni eletto si avvicina al vescovo, che sta in piedi davanti alla sede con la mitra, e si inginocchia davanti a lui. Il vescovo impone le mani sul capo di ciascuno senza dire nulla387. 556. Quindi il vescovo depone la mitra. Mentre tutti gli eletti stanno in ginocchio davanti a lui, con le braccia allargate, canta o dice la preghiera di ordinazione388. 557. Terminata la preghiera di ordinazione, il vescovo siede e riceve la mitra. Gli ordinati si alzano e alcuni diaconi o altri ministri impongono a ciascuno la stola in modo diaconale e li rivestono della dalmatica. Frattanto si pu cantare l'antifona Beati coloro che abitano con il salmo 83 (84) o un altro canto simile adatto che si accordi con l'antifona. Il canto prosegue fino a quando tutti gli ordinati hanno indossato la dalmatica389. 558. Gli ordinati, indossate le vesti diaconali, si avvicinano al vescovo che consegna il libro dei vangeli a ciascuno inginocchiato davanti a s, dicendo: Ricevi il vangelo di Cristo390.
Cf. ibidem, n. 201. Cf. ibidem, nn. 202-203. 386 Cf. ibidem, n. 204. 387 Cf. ibidem, nn. 205-206. 388 Cf. ibidem, n. 207. 389 Cf. ibidem, nn. 208-209. 390 Cf. ibidem, n. 210.
384 385

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I SACRAMENTI

559. Infine il vescovo accoglie ciascun ordinato per il bacio di pace, dicendo: La pace sia con te. L'ordinato risponde: E con il tuo spirito. Se le circostanze lo permettono, i diaconi presenti possono dare il bacio di pace ai diaconi appena ordinati, per indicare che essi sono stati associati al loro ordine. Frattanto si pu cantare l'antifona Se qualcuno vuol essere mio ministro con il salmo 145 o un altro canto simile adatto che si accordi con l'antifona391. 560. Il simbolo si recita secondo le rubriche; si omette invece la preghiera universale392. 561. La liturgia eucaristica si svolge secondo il rito della messa. Alcuni degli ordinati recano le offerte al vescovo per la celebrazione della messa; almeno uno di loro presta servizio al vescovo all'altare. 562. Nella preghiera eucaristica vengono commemorati gli ordinati, proclamando la formula proposta nel Pontificale393. 563. I diaconi appena ordinati si comunicano sotto le due specie. Il diacono che ha prestato servizio al vescovo all'altare, serve come ministro del calice. Alcuni dei diaconi appena ordinati aiutano il vescovo nella distribuzione della comunione ai fedeli394. Possono ricevere la comunione sotto le due specie anche i genitori e i parenti degli ordinati. Terminata la distribuzione della comunione, si pu eseguire un canto di ringraziamento. Al posto della consueta benedizione si pu impartire la benedizione indicata nel Pontificale395. I riti di conclusione si svolgono nel modo consueto.

Cf. ibidem, nn. 211-212. Cf. ibidem, n. 213. 393 Cf. ibidem, n. 214. 394 Cf. ibidem, n. 215-217. 395 Cf. ibidem, n. 218.
391 392

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CERIMONIALE DEI VESCOVI

V. L'ORDINAZIONE DEI DIACONI E DEI PRESBITERI IN UN'UNICA AZIONE LITURGICA 564. Per la preparazione degli ordinandi e della celebrazione, si osservino le indicazioni date pi sopra ai nn. 543-544 e 518-520396. 565. Nella processione di ingresso, coloro che devono essere ordinati diaconi precedono il diacono che porta il libro dei vangeli, mentre coloro che devono essere ordinati presbiteri, seguono gli altri diaconi e precedono i presbiteri concelebranti397. 566. I riti iniziali e la liturgia della parola, fino al vangelo incluso, si svolgono nel modo consueto398. 567. Allora gli eletti al diaconato vengono chiamati dal diacono e presentati dal presbitero a ci designato, nel modo pi sopra descritto ai nn. 548-549; poi gli eletti al presbiterato, nel modo indicato ai nn. 524-525. Dopo la proclamazione del vangelo ha inizio l'ordinazione. Il vescovo siede alla cattedra o alla sede preparata per lui e riceve la mitra. 568. Poi, quando tutti sono seduti, il vescovo, con mitra e pastorale, se non ritiene opportuno fare diversamente, tiene l'omelia, nella quale, prendendo lo spunto dal testo delle letture sacre proclamate nella messa, parla al popolo e agli eletti del ministero diaconale e presbiterale, tenendo presente anche la condizione degli ordinandi, se si tratta cio di eletti coniugati e non coniugati, oppure soltanto di eletti non coniugati, oppure soltanto di eletti coniugati. Pu farlo con le parole indicate nel Pontificale o con parole sue proprie399. 569. Quindi si avvicinano soltanto gli eletti al diaconato e stanno in piedi davanti al vescovo che li interroga tutti assieme in una volta sola secondo il testo indicato nel Pontificale400. 570. Infine il vescovo depone il pastorale. Ciascuno degli eletti al diaconato si avvicina al vescovo, si inginocchia davanti a lui e pone le proprie mani congiunte tra quelle del vescovo. Il vescovo chiede a ciascuno la promessa di obbedienza, secondo la formula proposta nel Pontificale. Nel caso in cui il rito di porre le mani congiunte tra quelle del vescovo sembri meno conveniente, le Conferenze Episcopali posso stabilire diversamente401.

Cf. ibidem, nn. 257-259. Cf. ibidem, n. 260. 398 Cf. ibidem, n. 261. 399 Cf. ibidem, nn. 267 e 308. 400 Cf. ibidem, n. 268. 401 Cf. ibidem, n. 269.
396 397

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I SACRAMENTI

571. Terminati questi riti, gli ordinandi diaconi si mettono un poco in disparte e si alzano gli ordinandi presbiteri che si pongono davanti al vescovo. Il vescovo li interroga tutti assieme e poi ciascuno si avvicina al vescovo, si inginocchia davanti a lui e con il medesimo rito descritto pi sopra, il vescovo chiede a ciascuno la promessa di obbedienza, proclamando le formule proposte nel Pontificale402. 572. Quindi il vescovo, tolta la mitra, si alza e con lui si alzano tutti. Si dicono le litanie con la loro monizione introduttoria e l'orazione conclusiva come indicato pi sopra ai nn. 529-530, proferendo i testi che si trovano nel Pontificale403. Terminate le litanie, gli eletti al presbiterato si fanno da parte e si svolge l'ordinazione dei diaconi404. 573. L'ordinazione dei diaconi si svolge secondo le indicazioni date pi sopra ai nn. 555-558. Il bacio di pace viene dato dopo che terminata l'ordinazione dei presbiteri. 574. Terminata l'ordinazione dei diaconi, i diaconi tornano al loro posto e si avvicinano gli eletti al presbiterato. Il vescovo, deposta la mitra, si alza, e con lui si alzano tutti. Il vescovo stando in piedi, a mani giunte, rivolto verso il popolo proclama la monizione: Preghiamo, fratelli carissimi, e tutti pregano in silenzio per un po' di tempo. 575. Quindi segue l'ordinazione dei presbiteri secondo le norme descritte pi sopra ai nn. 531-537. 576. Il vescovo poi d ai singoli ordinati, prima ai presbiteri e poi ai diaconi, il bacio di pace. Similmente tutti o almeno alcuni dei presbiteri presenti possono dare il bacio di pace ai presbiteri appena ordinati per indicare che essi sono stati associati al loro ordine. A loro volta fanno lo stesso tutti o almeno alcuni dei diaconi presenti con i diaconi appena ordinati. Frattanto si pu cantare il responsorio Non vi chiamo pi servi o l'antifona Voi siete amici miei con il salmo 99 (100) o un altro canto simile adatto che si accordi con il responsorio o con l'antifona405. 577. Il simbolo si dice secondo le rubriche; si omette invece la preghiera universale406. 578. La liturgia eucaristica si svolge secondo il rito della concelebrazione della messa; tuttavia si omette la preparazione del calice. Uno dei diaconi ordinati presta servizio al vescovo all'altare407.
Cf. ibidem, nn. 270-272. Cf. ibidem, nn. 272-274. 404 Cf. ibidem, n. 274. 405 Cf. ibidem, n. 291. 406 Cf. ibidem, n. 292. 407 Cf. ibidem, n. 293.
402 403

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579. Nella preghiera eucaristica vengono commemorati gli ordinati, proclamando le formule proposte nel Pontificale408. 580. I diaconi appena ordinati ricevono la comunione sotto le due specie.. Il diacono che ha prestato servizio al vescovo all'altare, serve come ministro del calice. Alcuni dei diaconi appena ordinati aiutano il vescovo nella distribuzione della comunione ai fedeli. Anche i genitori e i parenti degli ordinati possono ricevere la comunione sotto le due specie. Terminata la distribuzione della comunione, si pu eseguire un canto di ringraziamento. Al posto della consueta benedizione, si pu impartire la benedizione indicata nel Pontificale (n. 299 o n. 340). I riti di conclusione si svolgono nel modo consueto409.

VI. L'AMMISSIONE TRA I CANDIDATI AL DIACONATO E AL PRESBITERATO 581. Il rito di ammissione tende a questo, che colui che aspira al diaconato o al presbiterato, manifesti pubblicamente la sua volont di offrirsi a Dio e alla Chiesa per esercitare l'ordine sacro; la Chiesa, da parte sua, ricevendo questa offerta, lo sceglie e lo chiama perch si prepari a ricevere l'ordine sacro e sia in tal modo regolarmente ammesso tra i candidati al diaconato e al presbiterato410. Non sono tenuti a questo rito i professi delle religioni clericali, i quali si preparano al presbiterato. 582. Il rito di ammissione tra i candidati al diaconato e al presbiterato si celebra quando risulta che il loro proposito, convalidato dalle doti richieste, ha raggiunto una sufficiente maturazione. 583. Il rito celebrato dal vescovo o dal superiore maggiore di un Istituto religioso clericale o dal loro delegato, secondo la condizione dell'aspirante411. 584. Il rito di ammissione si pu celebrare in qualsiasi giorno, eccettuati il triduo pasquale, la settimana santa, il mercoled delle ceneri, la commemorazione di tutti i fedeli defunti, durante la messa o la liturgia delle ore nella chiesa o nell'oratorio del seminario o dell'istituto religioso, o nella celebrazione della parola di Dio, in occasione, per esempio, di qualche riunione di presbiteri e diaconi. Tuttavia data la sua indole particolare, questo rito

408

Cf. ibidem, n. 294.

Cf. ibidem, nn. 295-298. Cf. Paolo VI, Lettera apostolica Ad pascendum, 15 agosto 1972: A.A.S. 64 (1972), p. 538. 411 Cf. Libro dell'Ordinazione, Appendice II, Rito dell'ammissione fra i candidati agli ordini sacri, Premesse, nn. 1-2.
409 410

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non si unisca mai con il conferimento degli ordini sacri o con il rito per l'istituzione dei lettori o degli accoliti412. 585. Il vescovo abbia con s un diacono o un presbitero deputato a chiamare i candidati, e convenientemente altri ministri. 586. Se il rito celebrato durante la messa, il vescovo indossa le vesti sacre richieste per la celebrazione eucaristica e porta mitra e pastorale; se invece celebrato al di fuori della messa, pu indossare la croce pettorale, la stola e il piviale di colore conveniente al di sopra del camice, oppure assumere soltanto la croce e la stola sopra il rocchetto e la mozzetta: in questo caso non porta mitra e pastorale. 587. Se il rito celebrato durante la messa, si pu dire la messa per le vocazioni agli ordini sacri, con le letture proprie413 del rito di ammissione, usando il colore bianco. Quando ricorrono i giorni indicati ai nn. 2-9 della tabella dei giorni liturgici414, si dice la messa del giorno. Quando non si dice la messa per le vocazioni agli ordini sacri, una delle letture pu essere presa fra quelle proposte per il rito di ammissione, a meno che non ricorra un giorno fra quelli indicati ai nn. 2-4 della tabella dei giorni liturgici415. 588. Se invece si fa soltanto la celebrazione della parola di Dio, questa pu iniziare con una antifona adatta e, dopo il saluto del vescovo, con lorazione colletta della medesima messa. Le letture sono scelte fra quelle indicate nel Lezionario per questa celebrazione416. 589. Quando il rito celebrato durante la liturgia delle ore, inizia dopo la lettura breve o quella pi lunga. Nelle lodi e nei vespri, al posto delle intercessioni o delle preci si possono proclamare le invocazioni della preghiera universale proposta nellappendice del Pontificale. 590. Il vescovo, convenientemente con mitra e pastorale, seduto in cattedra, tiene lomelia, concludendola con lesortazione che si trova nellappendice del Pontificale o con altre parole simili417. 591. Quindi il diacono o il presbitero incaricato fa lappello nominale dei candidati. Ognuno risponde: Eccomi. Quindi va davanti al vescovo e gli fa riverenza418.

Cf. ibidem, n. 3. Cf. Messale Romano, Ordinamento delle letture della messa, nn. 775-779. 414 Cf. pi sotto, Appendice II e Pontificale Romano , Ordinazione, Appendice II, Rito di ammissione fra i candidati agli ordini sacri, Premesse, n. 4. 415 Cf. ibidem. 416 Cf. ibidem, n. 5. 417 Cf. ibidem, n. 8. 418 Cf. ibidem, n. 9.
412 413

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592. Il vescovo interroga i candidati con le parole proposte nellappendice del Pontificale o con altre stabilite, secondo lopportunit, dalla Conferenza Episcopale. Inoltre, se lo si ritiene opportuno, il proposito dei candidati pu essere ricevuto dal vescovo anche con qualche segno esterno fissato dalla Conferenza Episcopale. Il vescovo conclude dicendo: La Chiesa accoglie con gioia, e tutti rispondo: Amen419. 593. Allora il vescovo depone pastorale e mitra e si alza; ugualmente si alzano con lui tutti gli altri. Si dice il simbolo, se, secondo le rubriche, si deve dire. Quindi il vescovo invita i fedeli a pregare dicendo: Fratelli carissimi, supplichiamo il Signore, mentre il diacono o un altro ministro idoneo annunzia le intenzioni di preghiera, alle quali tutti rispondono con una acclamazione adatta. Infine il vescovo proclama l'orazione: Ascolta, Padre santo, oppure Concedi, Signore, a questi tuoi figli420. 594. Se l'ammissione avviene durante la messa, questa continua nel modo consueto e i candidati, i loro genitori e parenti possono ricevere la comunione sotto le due specie421. 595. Se invece avviene durante la celebrazione della parola di Dio, il vescovo saluta e benedice l'assemblea; il diacono poi la congeda dicendo: Andate in pace, a cui tutti rispondono: Rendiamo grazie a Dio422. 596. Se poi il rito celebrato durante la liturgia delle ore, tutto ci che segue si svolge nel modo consueto423. 597. I candidati. al diaconato, sia permanente che transitorio, e al presbiterato debbono ricevere, se non l'hanno gi fatto, i ministeri di lettore e di accolito, ed esercitarli per un conveniente periodo di tempo, al fine di disporsi meglio ai futuri servizi della parola e dell'altare424. Il rito dell'istituzione dei lettori e degli accoliti descritto pi sotto ai nn. 769-799.

Cf. ibidem, n. 10. Cf. ibidem, nn. 11-14. 421 Cf. ibidem, n. 15. 422 Cf. ibidem. 423 Cf. ibidem. 424 Cf. Paolo VI, Lettera apostolica Ad pascendum, 15 agosto 1972: A.A.S. 64 (1972), p. 539.
419 420

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CAPITOLO III IL SACRAMENTO DEL MATRIMONIO PREMESSE 598. Ricordando che Cristo Signore fu presente alle nozze di Cana, il vescovo abbia a cuore di benedire talvolta il matrimonio dei suoi fedeli, soprattutto dei pi poveri. La preparazione e la celebrazione del matrimonio, che riguarda innanzitutto gli stessi futuri coniugi e la loro famiglia, anche di pertinenza del vescovo, in ragione della cura pastorale e liturgica425. Affinch poi pi chiaramente appaia che questa partecipazione del vescovo non una distinzione di persone426 o un segno di pura solennit, conveniente che il vescovo assista ai matrimoni di solito non in cappelle o case private, ma nella chiesa cattedrale o nelle chiese parrocchiali, cos che la celebrazione del sacramento si distingua chiaramente per la sua caratteristica ecclesiale e la comunit del posto vi possa partecipare427. 599. Per la celebrazione del matrimonio si prepari tutto quanto richiesto quando il matrimonio benedetto da un presbitero, e inoltre la mitra e il pastorale. 600. opportuno che il vescovo sia assistito almeno da un presbitero, che di norma sia il parroco, e almeno da un diacono con alcuni ministri.

I. LA CELEBRAZIONE DEL MATRIMONIO DURANTE LA MESSA 601. Se il vescovo stesso celebra la messa, indossa tutte le sacre vesti richieste per la messa, e prende inoltre la mitra e il pastorale. Il presbitero poi, se concelebra, indossa le sacre vesti richieste per la messa. Se invece il vescovo presiede la messa senza celebrarla, sopra il camice indossa la croce pettorale, la stola e il piviale di colore bianco o festivo; ugualmente porta mitra e pastorale. Il diacono indossa le vesti del suo ordine. Gli altri ministri indossano il camice o un'altra veste per essi legittimamente approvata. Oltre a quanto richiesto per la celebrazione della messa, si preparino: a) il Rituale per la celebrazione del matrimonio; b) il secchiello dell'acqua benedetta e l'aspersorio; c) gli anelli per gli sposi; d) un calice di sufficiente grandezza per la comunione sotto le due specie.

Cf. Rituale Romano, Rito del matrimonio, n. 12. Cf. Conc. Vat. II, Costituzione sulla sacra liturgia, Sacrosanctum Concilium, n. 32. Cf. Rituale Romano, Rito del matrimonio, n. 31. 427 Cf. Rituale Romano, Rito del matrimonio, n. 24.
425 426

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602. All'ora fissata, il parroco o un altro presbitero, rivestito di cotta sopra la veste talare, oppure di camice, stola e casula se anch'egli deve celebrare la messa, accoglie lo sposo e la sposa secondo un primo modo428, alla porta della chiesa, accompagnato dai ministri, oppure, secondo un secondo modo429, all'altare, e, dopo averli salutati, li conduce al posto per loro preparato430. Poi il vescovo si reca all'altare e lo bacia; dal parroco o da un altro presbitero gli vengono presentati gli sposi. Frattanto si esegue il canto di ingresso. 603. Nei giorni in cui sono permesse le messe rituali431, si pu dire la messa per gli sposi con le letture proprie, usando il colore bianco o festivo 432. Quando invece ricorrono i giorni indicati ai nn. 1-4 della tabella dei giorni liturgici, si dice la messa del giorno, con le sue letture, aggiungendo in essa la benedizione nuziale e, secondo l'opportunit, la formula della benedizione finale propria. Se tuttavia, nel tempo di natale e nel tempo ordinario, in giorno di domenica, alla messa in cui viene celebrato il matrimonio partecipa la comunit parrocchiale, si dice la messa della domenica. Quando non si dice la messa rituale, una delle letture pu essere presa fra quelle proposte nel Lezionario per la medesima messa, a meno che non ricorra un giorno fra quelli indicati ai nn. 1-4 della tavola dei giorni liturgici 433. 604. Se la messa viene celebrata in un giorno che comporta un carattere penitenziale, soprattutto in tempo di quaresima, gli sposi siano avvisati di rispettare la natura particolare di tale giorno434. 605. I riti iniziali e la liturgia della parola si svolgono nel modo consueto. 606. Dopo la proclamazione del vangelo, il vescovo, seduto con mitra e pastorale, se non ritiene opportuno fare diversamente, tiene l'omelia nella quale, prendendo lo spunto dal testo sacro, spiega il mistero del matrimonio cristiano, la dignit dell'amore coniugale, la grazia del sacramento e i doveri dei coniugi435.

Cf. ibidem, nn. 45-47. Cf. ibidem, nn. 48-54. 430 Cf. ibidem, n. 46. 431 Cf. pi sotto, Appendice III 432 Cf. Rituale Romano, Rito del matrimonio, n. 34. 433 Cf. pi sotto, Appendice II; Messale Romano, Per la celebrazione del matrimonio; Ordinamento delle letture della messa, nn. 801-805. 434 Cf. Rituale Romano, Rito del matrimonio, n. 32. 435 Cf. ibidem, n. 57.
428 429

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607. Terminata l'omelia, il vescovo con mitra e pastorale davanti agli sposi li interroga sulla loro libert, sulla fedelt e sulla disponibilit ad accogliere e a educare la prole, e riceve il consenso436. 608. Poi depone il pastorale e, se proclama la formula deprecativa, anche la mitra e benedice gli anelli e, secondo l'opportunit, li asperge e li consegna agli sposi, che se li mettono al dito437. 609. Si dice la preghiera universale nel modo consueto. Il simbolo si dice secondo le rubriche. 610. Nella preghiera eucaristica vengono commemorati gli sposi proclamando la formula proposta nel libro Sacramento del Matrimonio. 611. Dopo il Padre nostro, omesso il Liberaci, o Signore, il vescovo, se celebra lui l'eucaristia, altrimenti il presbitero che celebra la messa, stando rivolto verso gli sposi, Proclama a mani giunte la monizione: Fratelli imploriamo la benedizione di Dio Padre, dopo la quale tutti pregano in silenzio per un po' di tempo. Quindi, a mani allargate, proclama la benedizione sulla sposa e lo sposo: O Dio, con la tua onnipotenza438. 612. Gli sposi e i loro genitori, i testimoni e i parenti possono ricevere la comunione sotto le due specie439. 613. Alla fine della messa, al posto della benedizione consueta, si proclama la formula proposta per questa messa nel rito del matrimonio440. Il vescovo riceve la mitra e, allargando le mani, saluta il popolo dicendo: Il Signore sia con voi. Allora uno dei diaconi pu dire l'invito alla benedizione e il vescovo, con le mani stese sopra il popolo, proclama le invocazioni della benedizione. Quindi riceve il pastorale e dice: E su voi tutti, e traccia un segno di croce sopra il popolo. Il vescovo pu impartire la benedizione anche con le formule proposte pi sotto ai nn. 1120-1121.

II. IL MATRIMONIO CELEBRATO SENZA MESSA 614. Il vescovo si veste come quando presiede la messa senza celebrarla, come detto pi sopra al n. 176. Il presbitero indossa la cotta sopra la veste talare o il camice e la stola; il diacono indossa le vesti del suo ordine. 615. L'ingresso degli sposi e del vescovo in chiesa avviene come indicato pi sopra al n. 602, mentre si esegue il canto all'ingresso.
Cf. ibidem, n. 60-65. Cf. ibidem, nn. 66-67. 438 Cf. ibidem, n. 72-74; oppure 242; 244. 439 Cf. ibidem, n. 76. 440 Cf. ibidem, nn. 77 e 249-250.
436 437

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616. Terminato il canto, il vescovo saluta i presenti e proclama l'orazione colletta dalla messa per gli sposi. Quindi segue la liturgia della parola, come nella messa. 617. Le domande sulla libert, l'accettazione del consenso e la consegna degli anelli, si svolgono come detto pi sopra ai nn. 607-608. 618. Quindi si dice la preghiera universale, dopo la quale, omessa l'orazione conclusiva della medesima preghiera, il vescovo, a mani allargate, proclama la benedizione sulla sposa e lo sposo, usando il testo proposto nel rito del matrimonio per impartire la stessa benedizione durante la messa441. Quindi segue la recita della preghiera del Signore. 619. Se durante il rito di deve distribuire la comunione, il diacono prende la pisside con il Corpo del Signore, la depone sull'altare e genuflette insieme al vescovo. Quindi il vescovo introduce la preghiera del Signore che tutti recitano. Al termine, genuflette, prende l'ostia e, tenendola un poco elevata sopra la pisside, rivolto verso i comunicandi dice: Ecco l'Agnello di Dio. La comunione viene distribuita come nella messa. Terminata la distribuzione, se opportuno, si pu osservare per un po' di tempo il sacro silenzio oppure si pu eseguire un salmo o un cantico di lode. Quindi si proclama l'orazione: O Padre, che in questo sacro convito, come nel rito del matrimonio442. 620. Infine il vescovo imparte la benedizione finale nel modo descritto pi sopra al n. 613. Il diacono poi congeda i presenti dicendo: Andiamo in pace. Tutti rispondono: Rendiamo grazie a Dio, e si allontanano.

441 442

Cf. ibidem, nn. 103-105; 242; 244. Cf. ibidem, n. 108-115.

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CAPITOLO IV IL SACRAMENTO DELLA PENITENZA PREMESSE 621. La Chiesa amministra il mistero della riconciliazione compiuto da Cristo mediante la sua morte e risurrezione. Prendendo parte, con la sopportazione delle sue prove, alle sofferenze di Cristo, compiendo opere di misericordia e di carit, e intensificando sempre pi, di giorno in giorno, la sua conversione secondo il vangelo di Cristo, diventa segno nel mondo di come ci si converte a Dio. Tutto questo la chiesa lo esprime nella sua vita e lo celebra nella sua liturgia, quando i fedeli si professano peccatori, e implorano il perdono di Dio e dei fratelli, come si fa nelle celebrazioni penitenziali, nella proclamazione della parola di Dio, nella preghiera, negli elementi penitenziali della celebrazione eucaristica. Nel sacramento della penitenza poi, i fedeli ricevono dalla misericordia di Dio il perdono delle offese fatte a lui, e insieme si riconciliano con la Chiesa, che stata ferita dal loro peccato, ma che mediante la carit, l'esempio e la preghiera coopera alla loro conversione443. La Chiesa esercita il ministero del sacramento della penitenza per mezzo dei vescovi e dei presbiteri, che con la predicazione della parola di Dio chiamano i fedeli alla conversione, e ad essi attestano e impartiscono la remissione dei peccati nel nome di Cristo e nella forza dello Spirito Santo. Nell'esercizio di questo ministero, i presbiteri agiscono in comunione col vescovo, e partecipano al potere e all'ufficio suoi propri, come responsabile della disciplina penitenziale444. Quindi assai conveniente che il vescovo partecipi al ministero della penitenza, celebrata almeno nella forma pi solenne, soprattutto nel tempo di quaresima, oppure in occasione della visita pastorale e in altre particolari circostanze ricorrenti nella vita del popolo di Dio. Di queste celebrazioni dunque viene qui offerta una descrizione, sia di quelle che terminano con l'assoluzione sacramentale, sia di quelle che si svolgono in forma di celebrazione penitenziale.

I. RITO PER LA RICONCILIAZIONE DI PI PENITENTI CON LA CONFESSIONE E L'ASSOLUZIONE INDIVIDUALE 622. Il vescovo indossa il camice, la croce pettorale, la stola e il piviale di colore violaceo o penitenziale, e porta la mitra semplice e il pastorale. Secondo il numero dei penitenti, si associno al vescovo altri presbiteri, che indossano la cotta sopra la veste talare o il camice e la stola. Il vescovo assistito da un diacono, rivestito delle vesti del suo ordine, e da altri ministri che indossano il camice o un'altra veste per loro legittimamente approvata.
443 444

Conc. Vat. II, Cost. dogmatica sulla Chiesa, Lumen gentium, n. 11. Rituale Romano, Rito della penitenza, n. 9 a; cf. Conc. Vat. II, Cost. dogmatica sulla Chiesa, Lumen gentium, n. 26.

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623. Quando i fedeli si sono riuniti, mentre si esegue un canto adatto, il vescovo entra in chiesa con i presbiteri, accompagnato dai ministri445. 624. Dopo essere giunto all'altare e aver fatto ad esso l'inchino, il vescovo si reca alla cattedra, i presbiteri ai posti per loro preparati. Terminato il canto, il vescovo, stando in piedi senza mitra, saluta il popolo; quindi o egli stesso, o uno dei presbiteri, o il diacono rivolge ai presenti una breve esortazione sull'importanza e sul significato della celebrazione e ne spiega lo svolgimento446. 625. Poi il vescovo invita alla preghiera e, dopo una breve pausa di silenzio, termina con l'orazione colletta. 626. Ha quindi inizio la liturgia della parola, nella quale si possono proclamare, secondo le circostanze, pi letture, oppure una soltanto fra quelle indicate nel Lezionario particolare. Se si proclama una sola lettura, bene desumerla dal vangelo. Se invece si proclamano pi letture, tra l'una e l'altra si inserisca un salmo o un altro canto adatto o anche una sosta silenziosa, secondo il medesimo criterio che si usa nella messa447. 627. Segue l'omelia, con la quale il vescovo, con mitra e pastorale, se non gli sembra opportuno fare diversamente, prendendo l'avvio dal testo delle letture, conduce i penitenti all'esame di coscienza e al rinnovamento della vita. Dopo l'omelia opportuno sostare per qualche tempo in silenzio per fare l'esame di coscienza e suscitare una vera contrizione. Uno dei presbiteri, o il diacono, pu aiutare i fedeli con brevi suggerimenti o con una preghiera litanica tenendo presente la loro et e condizione448. 628. A questo punto iniziano i riti penitenziali. Il vescovo, deposti pastorale e mitra, si alza in piedi. Ugualmente si alzano in piedi tutti. Al di fuori del tempo pasquale o delle domeniche, su invito del diacono, alle parole Mettiamoci in ginocchio o altre simili, tutti genuflettono o si inchinano, e dicono insieme la formula della confessione generale, ad esempio: Confesso a Dio onnipotente. Quindi tutti, su invito del diacono, secondo l'opportunit, si alzano e, stando in piedi, proferiscono la preghiera litanica o eseguono un canto adatto. Alla fine si aggiunge la preghiera del Signore, che non deve mai essere omessa. Il vescovo poi conclude la supplica con l'orazione449. 629. Allora il vescovo e i presbiteri si recano nei luoghi predisposti per la confessione; i fedeli si accostano singolarmente ad essi per confessare i loro peccati, accettare la conveniente soddisfazione loro imposta e ricevere l'assoluzione.
Cf. Rituale Romano, Rito della penitenza, n. 48. Cf. ibidem, n. 49. 447 Cf. ibidem, n. 51. 448 Cf. ibidem, nn. 52-53. 449 Cf. ibidem, n. 54.
445 446

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Dopo la confessione e dopo che sta fatta, secondo l'opportunit, una conveniente esortazione, il vescovo e i presbiteri, tralasciando tutto il resto che si suol compiere nella riconciliazione di un singolo penitente, stendono le mani, o almeno la mano destra, sul capo dei penitenti e impartono l'assoluzione, proclamando la formula sacramentale450. 630. Terminate le confessioni dei singoli penitenti, il vescovo torna alla cattedra e sta in piedi senza mitra; i presbiteri invece si dispongono attorno a lui. Tutti si alzano e il vescovo invita al rendimento di grazie e esorta a compiere le opere buone, con le quali si manifesti la grazia della penitenza nella vita dei singoli e di tutta la comunit. Poi bene eseguire un canto adatto di lode e di rendimento di grazie451. 631. Dopo questo canto, il vescovo, stando in piedi senza mitra, rivolto verso il popolo e a mani allargate, proclama l'orazione: Dio onnipotente e misericordioso o un'altra adatta452. 632. Infine il vescovo riceve la mitra e saluta il popolo dicendo: Il Signore sia con voi. Allora uno dei diaconi pu dire l'invito alla benedizione e il vescovo, con le mani stese sul popolo, proclama le invocazioni della benedizione. Quindi riceve il pastorale e dice: Vi benedica, facendo un segno di croce sul popolo. Il vescovo pu impartire la benedizione anche con le formule proposte pi sotto ai nn. 1120-1121. Quindi il diacono congeda l'assemblea, dicendo: Il Signore vi ha perdonato. Andate in pace. Tutti rispondono: Rendiamo grazie a Dio, e si allontanano.

II. RITO PER LA RICONCILIAZIONE DI PI PENITENTI CON LA CONFESSIONE E L'ASSOLUZIONE GENERALE 633. Per la riconciliazione di pi penitenti con la confessione e l'assoluzione generale nei casi previsti dal diritto, tutto si svolge come pi sopra stato detto della riconciliazione per pi penitenti con la confessione e l'assoluzione individuale, fatte solo le seguenti varianti453.

Cf. ibidem, n. 19 e n. 55. Cf. ibidem, n. 56. 452 Cf. ibidem, n. 57. 453 Ibidem, n. 60.
450 451

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634. Terminata l'omelia, o durante la stessa omelia, il vescovo avverta i fedeli, desiderosi di ricevere l'assoluzione generale, che vi si dispongano a dovere: che ognuno, cio, si penta dei peccati commessi, proponga di evitarli, intenda riparare gli scandali e i danni eventualmente provocati, e si impegni inoltre a confessare a tempo debito i singoli peccati gravi, di cui al momento non pu fare l'accusa; venga inoltre proposta una soddisfazione che tutti dovranno fare; i singoli poi potranno, volendo, aggiungervi qualcosa454. 635. Quindi il diacono invita i penitenti che vogliono ricevere l'assoluzione a indicare con qualche segno esterno la loro volont455. 636. Allora i penitenti, in ginocchio o profondamente inchinati, pronunziano una formula di confessione generale, ad esempio il Confesso a Dio. 637. Poi si fa una preghiera litanica o un canto adatto e alla fine si aggiunge la preghiera del Signore, come detto pi sopra al n. 628. 638. Infine il vescovo, ricevuta la mitra, rivolto verso i penitenti pronuncia la formula sacramentale di assoluzione: Dio, Padre di misericordia456. 639. Quindi il vescovo invita tutti a rendere grazie a Dio e a proclamare la sua misericordia; dopo un canto adatto, benedice subito il popolo e il diacono lo congeda come pi sopra al n. 632457.

III. LE CELEBRAZIONI PENITENZIALI SENZA CONFESSIONE E ASSOLUZIONE 640. Le celebrazioni penitenziali sono riunioni del popolo cristiano allo scopo di ascoltare la proclamazione della parola di Dio, che invita alla conversione e al rinnovamento della vita, e annunzia la nostra liberazione dal peccato, per mezzo della morte e risurrezione di Cristo. Inoltre hanno grande importanza per disporre i fedeli a celebrare il sacramento della penitenza458. 641. Pu presiederle il vescovo, rivestito dei paramenti come pi sopra al n. 622, o soltanto con rocchetto, mozzetta, croce pettorale e stola. 642. La celebrazione si svolge secondo il rito pi sopra descritto per la riconciliazione di pi penitenti con confessione e assoluzione individuale, fino alla preghiera del Signore dopo la confessione generale e la preghiera litanica.
Cf. ibidem, n. 60; cf. C.I.C. cann. 962; 963. Cf. Rituale Romano, Rito della penitenza, n. 61. 456 Cf. ibidem, n. 62. 457 Cf. ibidem, n. 63. 458 Cf. ibidem, n. 36.
454 455

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I SACRAMENTI

643. Allora, omessa la confessione dei singoli, il vescovo conclude la preghiera con una orazione conveniente, che pu essere l'orazione Dio onnipotente e misericordioso. Quindi benedice il popolo, come pi sopra al n. 632, e il diacono lo congeda459.

459

Cf. ibidem, Appendice II, Esempio di celebrazioni penitenziali, n. 4.

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CERIMONIALE DEI VESCOVI

CAPITOLO V IL SACRAMENTO DELL'UNZIONE DEGLI INFERMI PREMESSE 644. L'evangelista Marco riferisce che gli apostoli furono inviati da Cristo a ungere con olio gli infermi460. Ci non meraviglia, dal momento che, secondo la tradizione biblica e cristiana, l'unzione con l'olio sta ad indicare la misericordia di Dio, il rimedio dalla malattia e l'illuminazione del cuore461. I vescovi poi, successori degli apostoli, bench non possano recarsi da tutti i malati, perch impediti da altre occupazioni, come osserva il papa s. Innocenzo I462, continuano a svolgere questo ministero mediante i loro presbiteri, che nella tradizione della Chiesa latina per ungere gli infermi usano l'olio che, eccettuati i casi di necessit, benedetto dal vescovo. 645. Quando tuttavia l'unzione celebrata nelle grandi adunanze di fedeli, ad esempio durante i pellegrinaggi, o altre riunioni di infermi della diocesi, della citt, o di pie associazioni, conviene che il vescovo stesso possa presiedere al rito. Di questo rito viene qui offerta la descrizione463. 646. Per ottenere una vera efficacia pastorale da questa celebrazione, opportuno che prima vi sia una congrua preparazione sia degli infermi che devono ricevere la sacra unzione, sia degli altri infermi per caso presenti, sia dei fedeli che godono buona salute. Si abbia anche cura di favorire la piena partecipazione dei presenti, soprattutto preparando canti opportuni, grazie ai quali sia suscitata l'unit d'animo dei fedeli, sia favorita la preghiera comune e sia manifestata la letizia pasquale di cui conviene che un tale rito risuoni464. 647. Se gli infermi che devono ricevere la sacra unzione sono molto numerosi, il vescovo pu designare alcuni presbiteri che abbiano parte con lui nella celebrazione del sacramento. Se l'unzione viene conferita durante la messa, conviene che questi presbiteri concelebrino con il vescovo. Conviene inoltre che almeno un diacono e altri ministri assistano il vescovo.

Cf. Mc 6,13. Cf. J.A. Cramer, Caten Grcorum Patrum in Novum Testamentum, t. 1, Oxford 1838-1844, p. 324. 462 Cf. Ep. 25, 8, 11: PL 20, 560. 463 Cf. Rituale Romano, Rito dell'unzione e cura pastorale degli infermi, n. 83. 464 Cf. ibidem, n. 85.
460 461

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I SACRAMENTI

I. LA CELEBRAZIONE DELLA SACRA UNZIONE DURANTE LA MESSA 648. Nei giorni in cui sono permesse le messe rituali465, si pu dire la messa per gli infermi, con le letture proprie del rito dell'unzione466 usando il colore bianco. Se tuttavia non si dice la messa rituale, una delle letture pu essere presa fra quelle proposte nel Lezionario per il rito dell'unzione. Quando invece ricorrono i giorni indicati ai nn. 1-4 della tabella dei giorni liturgici467 si dice la messa del giorno, con le sue letture. Si proclama la formula della benedizione finale propria del rito dell'unzione. 649. Si preparino: a) il Rituale Romano; b) i vasetti dell'olio degli infermi; c) quanto necessario per la lavanda delle mani; d) un calice di sufficiente grandezza per la comunione sotto le due specie. Il vescovo e i presbiteri indossano tutte le sacre vesti richieste per la celebrazione della messa. Il diacono invece indossa le vesti del suo ordine; gli altri ministri indossano il camice o la veste approvata per loro. Se poi alcuni presbiteri non concelebrano con il vescovo, indossano la cotta sopra la veste talare o il camice e la stola. 650. Gli infermi sono accolti da persone a ci designate e vengono messi al loro posto prima dell'ingresso del vescovo468. 651. I riti iniziali e la liturgia della parola si svolgono nel modo consueto. Dopo il vangelo il vescovo, seduto in cattedra con mitra e pastorale, a meno che non gli sembri opportuno fare diversamente, tiene l'omelia, nella quale, prendendo lo spunto dal testo delle letture che sono state proclamate, spiega il significato della malattia umana nella storia della salvezza e la grazia del sacramento dell'unzione. 652. La celebrazione dell'unzione degli infermi, che comincia dopo l'omelia, pu svolgersi in due modi, che possono essere indicati schematicamente come segue:

Cf. pi sotto l'Appendice III. Cf. Messale Romano, Ordinamento delle letture della messa, nn. 790-795. 467 Cf. pi sotto l'Appendice II. 468 Cf. Rituale Romano, Rito dell'unzione e cura pastorale degli infermi, n. 87.
465 466

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CERIMONIALE DEI VESCOVI

A Litania Imposizione delle mani Benedizione dell'olio Unzione Orazione conclusiva

B Imposizione delle mani Benedizione dell'olio Unzione Litania con orazione conclusiva

I due modi qui schematicamente indicati vengono descritti pi esplicitamente pi sotto ai nn. 653-658. 653. Dopo l'omelia il vescovo, deposta la mitra, si alza e introduce la litania indicata nel rituale, se si deve dire adesso469. Poi il vescovo e tutti i presbiteri che devono amministrare la sacra unzione, impongono uno per uno su alcuni infermi le mani, senza dire nulla. 654. In questa celebrazione il vescovo pu benedire l'olio per l'unzione: compie ci immediatamente dopo l'imposizione delle mani con l'orazione O Dio, Padre di ogni consolazione. Se invece si usa l'olio gi benedetto, il vescovo dice la preghiera di rendimento di grazie sull'olio: Benedetto sei tu, o Dio, Padre onnipotente470. 655. Poi il vescovo siede e riceve la mitra. Il diacono gli porta il vasetto o i vasetti con l'olio benedetto e il vescovo li consegna ai presbiteri che verranno a lui associati nel compiere la sacra unzione. Allora lo stesso vescovo e i presbiteri si avvicinano ai singoli infermi e ungono ciascuno sulla fronte e sulle mani, dicendo una volta sola, per ciascun infermo, la formula: Per questa santa unzione471. 656. Mentre si compie l'unzione degli infermi, quando la formula stata udita almeno una volta dai presenti, si possono eseguire alcuni canti. 657. Terminate le unzioni, il vescovo ritorna alla cattedra, i presbiteri alle loro sedi, e si lavano le mani. 658. Poi il vescovo, stando in piedi senza mitra, proclama, a mani allargate, l'orazione conclusiva del rito dell'unzione, scegliendo il testo pi adatto fra quelli proposti nel rituale472. (Se tuttavia la litania non stata proclamata in precedenza, il vescovo la introduce immediatamente dopo la lavanda delle mani e la conclude con la medesima orazione). 659. Quindi la messa prosegue nel modo consueto, con la preparazione dei doni. Gli infermi e i presenti possono fare la comunione sotto le due specie.
Cf. ibidem, n. 73. Cf. ibidem, nn. 75-75 bis. 471 Cf. ibidem, n. 76. 472 Cf. ibidem, nn. 77, 243-246.
469 470

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I SACRAMENTI

660. Alla fine della messa, al posto della consueta benedizione, il vescovo pu proclamare la benedizione solenne indicata nel rituale473. In questo caso il vescovo riceve la mitra e saluta il popolo dicendo: Il Signore sia con voi. Allora uno dei diaconi pu dire l'invito alla benedizione e il vescovo, con le mani stese sopra il popolo, proclama le invocazioni della benedizione. Quindi prende il pastorale e dice: Vi benedica, facendo un segno di croce sul popolo. Il vescovo pu impartire la benedizione anche con le formule proposte pi sotto ai nn. 1120-1121.

II. LA CELEBRAZIONE DELLA SACRA UNZIONE SENZA LA MESSA 661. Il vescovo indossa il camice, la croce pettorale, la stola e il piviale di colore bianco, e riceve la mitra e il pastorale. I presbiteri che per caso vengono a lui associati indossano la cotta sopra la veste talare o il camice e la stola. Il diacono indossa le proprie vesti. 662. Gli infermi sono accolti da persone a ci designate e vengono disposti al loro posto prima dell'ingresso del vescovo474. 663. Una volta entrati in chiesa, mentre si eseguisce un canto adatto, il vescovo fa l'inchino all'altare e si reca alla cattedra e qui, al termine del canto, rivolge un saluto fraterno agli infermi e al popolo. 664. Quindi si celebra la liturgia della parola, con i medesimi criteri e i medesimi testi indicati pi sopra, ai nn. 648 e 651 per la celebrazione della messa. 665. Il rito dell'unzione si compie come indicato pi sopra, ai nn. 652657. Tuttavia, dopo l'unzione, prima dell'orazione conclusiva, il vescovo introduce la preghiera del Signore, che viene recitata da tutti. 666. La benedizione finale del vescovo viene data nel modo sopra descritto al n. 660; al termine, il diacono congeda il popolo dicendo: Andate in pace, e tutti rispondono: Rendiamo grazie a Dio. E la celebrazione si conclude lodevolmente con un canto adatto.

473 474

Cf. ibidem, nn. 79, 237. Cf. ibidem, nn. 86-91.

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I SACRAMENTALI

PARTE VI I SACRAMENTALI
CAPITOLO I LA BENEDIZIONE DELL'ABATE PREMESSE 667. L'abate, che nel monastero tiene le veci di Cristo, si comporti come padre, maestro ed esempio di vita cristiana e monastica. Per questo nulla deve insegnare, stabilire o comandare che si discosti dalla legge del Signore. Manifesti tutto ci che buono e santo pi con i fatti che con le parole, sempre intento a servire pi che a comandare. Guidi la comunit con ogni senso di moderazione e fermezza alla sequela di Cristo, cosicch i monaci del suo monastero si mostrino modello di vita evangelica nella preghiera e nel servizio fraterno475. 668. La benedizione dell'abate di norma celebrata dal vescovo del luogo in cui si trova il monastero. In tal modo il vescovo partecipa al momento pi alto della vita monastica. Come i monasteri sostengono la vita di una Chiesa particolare con l'esempio, il lavoro e la preghiera, cos il vescovo riconosca in essi una parte importante del suo ufficio bench non deve intromettersi nella guida interna del monastero476. 669. Tuttavia per una giusta ragione e con il consenso del vescovo del luogo, l'eletto pu ricevere la benedizione da un altro vescovo o da un altro abate477. 670. La benedizione abbaziale si fa soltanto per gli abati che, dopo l'elezione canonica, esercitano il governo di una qualche comunit. 671. assai conveniente che la benedizione dell'abate si svolga nella chiesa del monastero a capo del quale stato eletto. 672. La benedizione dell'abate si svolga di domenica o in un giorno festivo, a meno che ragioni pastorali non consiglino diversamente478. 673. Nei giorni in cui sono permesse le messe rituali479, si pu celebrare la messa per la benedizione dell'abate, con le letture proprie480, usando il colore bianco o festivo. Se invece non si dice la messa rituale, una delle letture pu essere presa fra quelle proposte nel Lezionario per le medesima messa.
Regola di S. Benedetto, capp. 2 e 64. Pontificale Romano, Rito della benedizione dell'abate, n. 2. 477 Cf. ibidem, n. 2. 478 Cf. ibidem, n. l. 479 Cf. pi sotto l'Appendice III. 480 Cf. Messale Romano, Ordinamento delle letture della messa, nn. 806-810.
475 476

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I SACRAMENTALI

Quando ricorrono i giorni indicati ai nn. 1-4 della tabella dei giorni liturgici481 Si celebra la messa del giorno con le sue letture. 674. L'eletto sia assistito da due monaci del suo monastero i quali, se sono presbiteri e concelebrano la messa, indossano le vesti sacerdotali, diversamente l'abito corale o la cotta sopra la veste482. 675. Conviene che con il vescovo e l'eletto concelebrino la messa gli abati per caso presenti e gli altri sacerdoti483. 676. Il vescovo e i concelebranti indossano le vesti sacre richieste per la celebrazione della messa; il vescovo indossa anche la dalmatica. Anche l'eletto indossa le vesti sacerdotali e, sotto la casula, la croce pettorale e la dalmatica. Il diacono indossa le vesti del suo ordine. Gli altri ministri il camice o la veste approvata per loro. 677. Oltre a quanto necessario per la celebrazione della messa, si preparino: a) il Pontificale Romano b) la regola; c) il pastorale per l'eletto; d) l'anello e la mitra per l'eletto, se deve riceverli484; e) un calice di sufficiente grandezza per la comunione sotto le due specie. 678. Le benedizioni dell'anello, del pastorale e della mitra si svolgono di solito a tempo opportuno, prima della stessa benedizione dell'eletto485. 679. La benedizione dell'eletto si svolge di norma alla cattedra. Ma se una migliore partecipazione dei fedeli lo richiede, si prepari la sede del vescovo davanti all'altare o in un luogo pi adatto. Il posto dell'eletto e dei suoi assistenti sia preparato in presbiterio, in modo che i fedeli possano agevolmente seguire lo svolgimento del rito486.

Cf. pi sotto l'Appendice II. Cf. Pontificale Romano, Rito della benedizione dell'abate, n. 3. 483 Cf. ibidem, n. 4. 484 Cf. ibidem, n. 8. 485 Ibidem, n. 7; cf. Pontificale Romano, Ordinazione del diacono, del presbitero e del vescovo: Benedizione delle insegne pontificali. 486 Cf. Pontificale Romano, Rito della benedizione dell'abate, n. 10.
481 482

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CERIMONIALE DEI VESCOVI

DESCRIZIONE DEL RITO

680. La processione si svolge attraverso la chiesa verso l'altare nel modo consueto. I presbiteri concelebranti seguono il diacono che porta il libro dei vangeli, quindi l'eletto in mezzo ai suoi assistenti, poi il vescovo con mitra e pastorale e un poco indietro i due diaconi che lo assistono. 681. I riti iniziali e la liturgia della parola, fino al vangelo incluso, si svolgono nel modo consueto. 682. Dopo la proclamazione del vangelo ha inizio la benedizione dell'abate. Se il caso, il vescovo con mitra si reca alla sede preparata per lui, come detto sopra, altrimenti siede alla cattedra. Ugualmente siedono tutti gli altri. L'eletto viene accompagnato dai monaci che lo assistono alla presenza del vescovo e gli fa riverenza. Uno degli assistenti presenta l'eletto al vescovo, dicendo: Reverendissimo padre. Il vescovo lo interroga, dicendo: Potete testimoniare che sia stato validamente eletto? Il monaco risponde: Ne siamo certi e lo attestiamo. Il vescovo soggiunge: Rendiamo grazie a Dio487. 683. Quindi il vescovo, prendendo lo spunto dal testo delle letture proclamate nella messa, parla brevemente al popolo, ai monaci e all'eletto sul ministero dell'abate488. 684. Dopo l'omelia l'eletto si alza e sta in piedi davanti al vescovo che lo interroga, cominciando con queste parole: Secondo una antica istituzione dei santi padri. L'eletto alle singole domande risponde: S, lo voglio. Alla fine il vescovo conclude dicendo: Il Signore adempia i tuoi propositi, e tutti dicono: Amen489. 685. Quindi il vescovo depone la mitra e si alza. Ugualmente si alzano tutti gli altri. Il vescovo, a mani giunte, rivolto verso il popolo, dice l'invito: Preghiamo con cuore unanime Dio nostro Padre. Poi il diacono dice: Mettiamoci in ginocchio, e subito tutti si mettono in ginocchio al loro posto; l'eletto invece si prostra. Nel tempo pasquale e nelle domeniche, il diacono non dice: Mettiamoci in ginocchio; l'eletto si prostra ugualmente, mentre tutti gli altri restano in piedi. Allora i cantori iniziano le litanie, nelle quali si possono aggiungere, a suo luogo, i nomi di alcuni santi: per esempio del patrono, del titolare della chiesa, del fondatore, del patrono dell'eletto, dei santi dello stesso ordine, o alcune invocazioni adatte alle singole circostanze: infatti le litanie tengono il posto della preghiera universale. Terminate le litanie, il diacono, se prima aveva invitato a mettersi in ginocchio, dice: Alzatevi, e tutti si alzano490.

Cf. ibidem, nn. 16-18. Cf. ibidem, n. 19. 489 Cf. ibidem, n. 20. 490 Cf. ibidem, nn. 21-22.
487 488

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I SACRAMENTALI

686. L'eletto si avvicina al vescovo e si inginocchia davanti a lui. Il vescovo, stando in piedi senza mitra, a mani allargate, dice la preghiera di benedizione scegliendone una fra quelle proposte nel Pontificale491. 687. Dopo la preghiera di benedizione, il vescovo siede con mitra. Ugualmente siedono tutti gli altri. Il neoabate si avvicina al vescovo, che gli consegna tra le mani la regola dicendo: Ricevi la regola. Quindi, se il caso, il vescovo mette l'anello al dito anulare della mano destra del neoabate dicendo: Ricevi l'anello. Poi, se ancora il caso, gli impone la mitra senza dire nulla. Infine gli consegna il pastorale, dicendo: Ricevi il pastorale492. 688. Infine il neoabate, deposto il pastorale, riceve dal vescovo e da tutti gli abati il bacio di pace. Se le circostanze lo permettono fanno lo stesso i presbiteri e i monaci presenti. 689. La messa prosegue nel modo consueto. Si dice il simbolo secondo le rubriche; si omette la preghiera universale. 690. Nella liturgia eucaristica, il neoabate, tiene il primo posto fra i presbiteri concelebranti. Tuttavia se il prelato che lo ha benedetto non vescovo e la benedizione stata fatta nella chiesa dello stesso eletto, allora il neoabate pu presiedere la liturgia eucaristica. 691. I genitori e i parenti del neoabate e i membri del monastero possono ricevere la comunione sotto le due specie. 692. Alla fine della messa colui che ha presieduto la liturgia eucaristica dice: Il Signore sia con voi e impartisce la benedizione; poi viene compiuto dal diacono nel modo consueto il congedo. 693. Dopo il congedo, mentre, secondo l'opportunit, si canta l'inno Te Deum o un altro canto adatto, tutti processionalmente attraverso la chiesa ritornano nel secretarium e si ritirano in pace. Se invece si tratta di un abate che ha giurisdizione su qualche territorio, terminata l'orazione dopo la comunione, si canta l'inno Te Deum o un altro canto analogo, secondo le consuetudini del luogo. Nel frattempo il neoabate, accompagnato dagli assistenti, percorre la navata della chiesa e impartisce a tutti la benedizione. Terminato l'inno, il neoabate, stando in piedi all'altare o alla cattedra con mitra e pastorale, pu rivolgere brevemente la parola al popolo. Il resto si svolge nel modo consueto493.

Cf. ibidem, n. 23. Cf. ibidem, nn. 24-27. 493 Cf. ibidem, n. 32.
491 492

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CERIMONIALE DEI VESCOVI

CAPITOLO II BENEDIZIONE DELL'ABBADESSA PREMESSE 694. L'abbadessa, eletta dalla sua comunit, si comporti come esempio di vita cristiana e monastica per le sue stesse monache. Per questo nulla deve insegnare, stabilire o comandare che si discosti dalla legge del Signore. Manifesti tutto ci che buono e santo pi con i fatti che con le parole, intenta a servire pi che a comandare. Guidi la comunit con ogni senso di moderazione e fermezza alla sequela di Cristo, cosicch le monache del suo monastero si mostrino modello di vita evangelica nella preghiera e nel servizio fraterno494. 695. La benedizione dell'abbadessa di norma celebrata dal vescovo del luogo in cui si trova il monastero. Ma per una giusta ragione e con il consenso del vescovo del luogo, l'eletta pu ricevere la benedizione da un altro vescovo o da un abate495. 696. La benedizione dell'abbadessa si svolga di domenica o in un giorno festivo, a meno che ragioni pastorali non consiglino diversamente496. 697. Nei giorni in cui sono permesse le messe rituali497, si pu celebrare la messa per la benedizione dell'abbadessa, con le letture proprie498, usando il colore bianco o festivo. Se invece non si celebra la messa rituale, una delle letture pu essere presa fra quelle proposte nel Lezionario per le medesima messa. Quando ricorrono i giorni indicati ai nn. 1-4 della tabella dei giorni liturgici499, si celebra la messa del giorno con le sue letture. 698. L'eletta, assistita da due monache del suo monastero, prende posto in presbiterio, fuori della clausura, in modo da potersi presentare facilmente al vescovo e la celebrazione possa essere vista e partecipata dalle monache e dai fedeli. La benedizione si faccia normalmente alla cattedra. Ma se una migliore partecipazione dei fedeli lo richiede, la sede del vescovo pu essere posta anche davanti all'altare o in altro luogo pi adatto500. 699. Conviene che i sacerdoti presenti alla celebrazione concelebrino col vescovo e che sia presente almeno un diacono e altri ministri.

Regola di S. Benedetto, capp. 2 e 64. Cf. Pontificale Romano, Rito della benedizione dell'abbadessa, n. 2. 496 Cf. ibidem, n. I. 497 Cf. pi sotto l'Appendice III. 498 Cf. Messale Romano, Ordinamento delle letture della messa, nn. 806-810. 499 Cf. pi sotto l'Appendice II. 500 Cf. Pontificale Romano, Rito della benedizione dell'abbadessa, nn. 3, 5.
494 495

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I SACRAMENTALI

700. Oltre alle vesti sacre, e a quanto necessario per la celebrazione della messa, compresa la dalmatica per il vescovo, si preparino: a) il Pontificale Romano; b) la regola; c) l'anello, se si deve dare; d) un calice di sufficiente grandezza per amministrare la comunione sotto le due specie501.
DESCRIZIONE DEL RITO

701. Prima della celebrazione il vescovo con i concelebranti, i ministri e il clero si reca alla porta della clausura. L'eletta, con le due monache che l'assistono, esce e prende posto nella processione alla chiesa immediatamente davanti al vescovo502. 702. I riti iniziali e la liturgia della parola, fino al vangelo incluso, si svolgono nel modo consueto503. 703. Dopo la proclamazione del vangelo ha inizio la benedizione dell'abbadessa. Se il caso, il vescovo con mitra si reca alla sede preparata per lui, come detto pi sopra, altrimenti siede alla cattedra. Ugualmente siedono tutti gli altri. L'eletta viene condotta dalle monache assistenti alla presenza del vescovo e gli fa riverenza. Una delle monache assistenti presenta l'eletta al vescovo, dicendo: Reverendissimo padre, come nel Pontificale. Il vescovo la interroga, dicendo: Potete testimoniare che sia stata validamente eletta? La monaca risponde: Ne siamo certe e lo attestiamo. Il vescovo soggiunge: Rendiamo grazie a Dio504. 704. Quindi il vescovo, prendendo lo spunto dal testo delle letture sacre proclamate nella messa, parla brevemente al popolo, alle monache e all'eletta sull'ufficio dell'abbadessa505. 705. Dopo l'omelia l'eletta si alza e sta in piedi davanti al vescovo che la interroga: Figlia carissima, vuoi mantenerti fedele al tuo santo proposito. L'eletta alle singole domande risponde: S, lo voglio. Alla fine il vescovo conclude dicendo: Il Signore adempia i tuoi propositi, e tutti dicono: Amen506. 706. Quindi il vescovo depone la mitra e si alza. Ugualmente si alzano tutti gli altri. Il vescovo, a mani giunte, rivolto verso il popolo, dice l'invito: Preghiamo con cuore unanime Dio nostro Padre. Poi il diacono dice: Mettiamoci in ginocchio, e subito tutti si mettono in ginocchio al loro posto; l'eletta invece, dove si usa, si prostra. Nel tempo pasquale e nelle domeniche, il diaCf. ibidem, n. 4. Cf. ibidem, n. 6. 503 Cf. ibidem, n. 7. 504 Cf. ibidem, nn. 11-30. 505 Cf. ibidem, n. 14. 506 Cf. ibidem, n. 15.
501 502

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CERIMONIALE DEI VESCOVI

cono non dice: Mettiamoci in ginocchio; l'eletta si inginocchia, oppure, dove si usa, si prostra, mentre tutti gli altri restano in piedi. Allora i cantori iniziano le litanie, nelle quali si possono aggiungere, a suo luogo, i nomi di alcuni santi: per esempio del patrono, del titolare della chiesa, del fondatore, del patrono di colei che riceve la benedizione, delle sante dello stesso ordine, o alcune invocazioni pi adatte alle singole circostanze: infatti le litanie tengono il posto della preghiera universale. Terminate le litanie, il diacono, se prima aveva invitato a mettersi in ginocchio, dice: Alzatevi, e tutti si alzano507. 707. L'eletta si avvicina al vescovo e si inginocchia davanti a lui. Il vescovo, stando in piedi senza mitra, a mani allargate, dice la preghiera di benedizione scegliendone una fra quelle proposte nel Pontificale508. 708. Dopo la preghiera di benedizione, il vescovo siede con mitra. Ugualmente siedono tutti gli altri. La neoabbadessa si avvicina al vescovo, che le consegna tra le mani la regola dicendo: Ricevi la regola509. 709. L'anello non si consegna, se la neoabbadessa l'ha gi ricevuto nel giorno della professione o della consacrazione. Se per non lo ha ricevuto, il vescovo glielo pu mettere al dito anulare della mano destra, dicendo: Ricevi l'anello510. 710. Allora la neoabbadessa saluta il vescovo con un inchino profondo, e torna alla propria sede con le due assistenti511. 711. Quindi la messa prosegue nel modo consueto. Il simbolo si dice secondo le rubriche; si omette la preghiera universale. 712. L'eletta, i suoi genitori e parenti e gli abitanti nel monastero possono ricevere la comunione sotto le due specie. 713. Dopo che il vescovo ha impartito la benedizione, il diacono congeda il popolo nel modo consueto. 714. Dopo la messa, mentre opportunamente si canta l'inno Te Deum o un altro, canto analogo, il vescovo accompagna la neoabbadessa alla clausura. Se il vescovo ordinario del luogo e ha giurisdizione immediata sulle monache, conduce la neoabbadessa nel coro e la invita a sedere al suo posto, a meno che essa non abbia gi compiuto ci subito dopo l'elezione512.

Cf. ibidem, nn. 16-17. Cf. ibidem, n. 18. 509 Cf. ibidem, n. 19. 510 Cf. ibidem, n. 20. 511 Cf. ibidem, n. 21. 512 Cf. ibidem, n. 22.
507 508

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I SACRAMENTALI

CAPITOLO III CONSACRAZIONE DELLE VERGINI PREMESSE 715. Secondo una antica tradizione, la vergine consacrata segno trascendente dell'amore che la Chiesa porta a Cristo e immagine escatologica della sposa celeste e della vita futura513. 716. Alla consacrazione verginale possono essere ammesse sia donne che hanno scelto la vita monastica, sia donne che vivono nel mondo514. 717. opportuno che la consacrazione delle vergini sia fatta nella ottava di pasqua, nelle solennit e tra queste soprattutto in quelle in cui si celebrano i misteri dell'incarnazione del Signore, nelle domeniche, nelle feste della beata Vergine Maria, delle sante vergini o dei santi che si distinsero nella vita religiosa515. 718. In un giorno stabilito, prossimo al rito di consacrazione, o almeno il giorno prima, coloro che devono essere consacrato vergini siano presentate al vescovo per un colloquio pastorale, come giusto che avvenga tra le figlie e il padre della diocesi516. 719. Secondo l'opportunit e soprattutto a lode della castit e per favorire il senso ecclesiale, l'edificazione e il concorso di popolo, i fedeli siano informati per tempo della celebrazione del rito517. 720. Ministro del rito di consacrazione delle vergini il vescovo diocesano. Tuttavia un altro vescovo pu presiedere il rito con il consenso dello stesso vescovo diocesano518. 721. Nei giorni in cui sono permesse le messe rituali519, si pu celebrare la messa per la consacrazione delle vergini, con le letture proprie520, usando il colore bianco o festivo. Se tuttavia non si celebra la messa rituale, una delle letture pu essere presa fra quelle proposte nel Lezionario per la medesima messa. Quando invece ricorrono i giorni indicati ai nn. 1-4 della tavola dei giorni liturgici521, si celebra la messa del giorno con le sue letture.
Cf. Pontificale Romano, Rito della consacrazione delle vergini, Premesse, n. 1. Ibidem, Premesse, n. 3. 515 Cf. Pontificale Romano, Rito della consacrazione delle vergini, cap. I, Consacrazione delle vergini, n. 1 e cap. II Consacrazione delle vergini unita alla professione monastica, n. 39. 516 Ibidem, nn. 2 e 40. 517 Cf. ibidem, n. 4. 518 Ibidem, Premesse, n. 6. 519 Cf. pi sotto, Appendice III. 520 Cf. Messale Romano, Ordinamento delle letture della messa, nn. 811-815. 521 Cf. pi sotto, Appendice II.
513 514

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CERIMONIALE DEI VESCOVI

Si pu sempre proclamare la formula della benedizione finale propria della messa rituale.

I. LA CONSACRAZIONE VERGINALE DELLE MONACHE 722. La consacrazione verginale delle monache si compie durante la messa di norma nella chiesa del monastero522. Conviene che i sacerdoti che partecipano alla celebrazione concelebrino con il vescovo. Ugualmente conviene che il vescovo sia assistito almeno da un diacono e che nello svolgimento del rito siano presenti alcuni ministri, rivestiti di camice o di una veste legittimamente approvata per loro. 723. Per lo svolgimento del rito, oltre alle vesti sacre e a quanto necessario per la celebrazione della messa, si preparino: a) Il Pontificale Romano; b) i veli, gli anelli e tutti gli altri simboli di consacrazione o di professione religiosa, secondo le usanze del luogo e le consuetudini della famiglia religiosa; le lampade o le candele; c) in un luogo opportuno del presbiterio la sede per la superiora, se il caso; d) ugualmente in presbiterio le sedi per le vergini consacrande, disposte in modo tale che l'azione liturgica possa essere vista bene dai fedeli; e) un calice di sufficiente grandezza per la comunione sotto le due specie. La consacrazione avviene alla cattedra, ma se la partecipazione dei fedeli lo richiede, la sede del vescovo pu essere posta anche davanti all'altare o in un luogo pi adatto523. 724. Quando il popolo radunato e tutto stato predisposto come si conviene, si avvia al solito modo la processione attraverso la chiesa verso l'altare, mentre il coro e il popolo eseguono il canto di ingresso della messa. Alla processione prendono pane lodevolmente le vergini consacrande, accompagnate dalla superiora e dalla maestra524. 725. Giunte davanti al presbiterio, dopo la debita riverenza all'altare, le vergini consacrande prendono posto nei luoghi loro assegnati nella navata della chiesa525. 726. I riti iniziali e la liturgia della parola, fino al vangelo incluso, si svolgono nel modo consueto.

Cf. Pontificale Romano, Rito della consacrazione delle vergini, cap. II Consacrazione delle vergini unita alla professione monastica, n. 41. 523 Cf. ibidem, nn. 47, 44. 524 Ibidem, n. 48. 525 Cf. ibidem, n. 49.
522

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I SACRAMENTALI

727. Dopo il vangelo, il vescovo, ricevuti mitra e pastorale, siede alla cattedra o si reca alla sede preparata; intanto si esegue l'antifona: Vergini sagge. Allora le vergini consacrande accendono le lampade o i ceri e, accompagnate dalla maestra e da altre monache deputate a questo ufficio, si avvicinano al presbiterio e rimangono in piedi fuori di esso. Finita l'antifona, il vescovo chiama le vergini consacrande, dicendo o cantando: Venite, figlie, a cui le vergini rispondono eseguendo l'antifona: Ecco Signore noi siamo pronte a seguirti, e cos salgono in presbiterio e si dispongono in modo tale che il rito possa essere visto da tutti. Le candele vengono consegnate ai ministri o collocate su un candelabro adatto526. 728. Mentre tutti sono seduti, il vescovo tiene l'omelia nella quale, prendendo lo spunto dal testo delle letture sacre proclamate nella messa, parla al popolo, alle monache e alle vergini consacrande del dono e della funzione della verginit per la santificazione delle elette e per il bene della chiesa e di tutta la famiglia umana527. 729. Terminata lomelia si alzano soltanto le vergini; allora il vescovo domanda loro se sono disposte a consacrarsi a Dio e a praticare la perfetta carit secondo la regola o le costituzioni della loro famiglia religiosa, secondo quanto indicato nel Pontificale528. 730. Poi tutti si alzano. Il vescovo, deposti mitra e pastorale, stando in piedi con le mani giunte, dice l'invito: Preghiamo Dio Padre onnipotente. Quindi il diacono dice: Mettiamoci in ginocchio, e subito il vescovo e tutti i presenti si inginocchiano. La consuetudine che le vergini consacrande si prostrino, dove in vigore, pu essere conservata. Nel tempo pasquale e nelle domeniche invece, il diacono non dice: Mettiamoci in ginocchio; tutti, eccettuate le vergini consacrande, stanno in piedi mentre si cantano le litanie. A questo punto si cantano le litanie. A luogo opportuno si possono inserire le invocazioni di quei santi che sono venerati in modo particolare dalla comunit; si possono anche aggiungere, secondo l'opportunit, alcune invocazioni pi adatte alle singole circostanze; infatti le litanie tengono il posto della preghiera universale529. 731. Terminata la preghiera litanica, il vescovo stando in piedi proclama, a mani allargate, l'orazione Ascolta, o Dio. Al termine, il diacono, se prima delle litanie aveva invitato a genuflettere, aggiunge: Alzatevi, e tutti si alzano530.

Cf. ibidem, nn. 51-52. Cf. ibidem, cap. I, Consacrazione delle vergini, n. 16. 528 Cf. ibidem, cap. II, Consacrazione delle vergini congiunta alla professione monastica, nn. 55-56. 529 Cf. ibidem, nn. 57-59. 530 Cf. ibidem, n. 60.
526 527

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732. Allora si siede solo il vescovo e riceve la mitra e il pastorale. Due suore gi professe, secondo la consuetudine della famiglia religiosa o del monastero, si avvicinano alla sede della superiora e, in piedi, adempiono lo speciale ufficio, di testimoni. Le vergini che devono emettere la professione, si presentano, una ad una, davanti alla superiora e alle testimoni, e leggono la formula della professione gi scritta opportunamente prima, di propria mano. Quindi ciascuna si reca lodevolmente all'altare e vi depone il foglio della formula della professione; firma poi sullo stesso altare, se si pu fare comodamente, il documento della professione. Ci fatto, ritorna al posto assegnatole. Allora, secondo l'opportunit, le vergini neo-professe, stando in piedi, eseguono l'antifona: Accoglimi, o Signore, o un altro canto adatto che esprima in modo vivamente ispirato i sentimenti della donazione e della gioia531. 733. Poi il vescovo, deposti pastorale e mitra, si alza e, con le mani stese sopra le vergini in ginocchio, canta o dice la solenne preghiera di consacrazione, mentre tutta l'assemblea sta in piedi532. 734. Terminata la preghiera di consacrazione, il vescovo siede e riceve la mitra. Ugualmente siede il popolo, le vergini invece si alzano e, accompagnate dalla maestra o da un'altra monaca a ci deputata, si avvicinano al vescovo che dice a tutte insieme: O figlie carissime, ricevete; quindi consegna alle singole vergini il velo e l'anello, o l'anello soltanto. Frattanto il coro insieme con il popolo canta unantifona, ad esempio A te innalzo l'anima mia, con il salmo 44 o un altro canto adatto533. 735. Quindi, se opportuno, il vescovo consegna a ciascuna vergine anche il libro della liturgia delle ore, dopo aver detto le parole della apposita formula alle quali le vergini tutte assieme rispondono Amen534. 736. Allora, se opportuno, le vergini cantano l'antifona Alleluia. Sono sposa di Cristo, o un'altra adatta535. 737. Terminati questi riti, dove in vigore l'usanza o sembra opportuno, il vescovo o la superiora possono significare con parole adatte che le vergini appena professe e consacrate a Dio, sono aggregate per sempre alla loro famiglia religiosa. Si pu manifestare ci anche con un segno di pace: in questo caso il vescovo lo scambia, in modo conveniente con le vergini neoconsacrate. Quindi la superiora e le altre monache manifestano ad esse il loro amore fraterno secondo le consuetudini della famiglia religiosa o del monastero.

Cf. ibidem, nn. 61-63. Cf. ibidem, n. 64. 533 Cf. ibidem, nn. 65-67. 534 Cf. ibidem, n. 68. 535 Cf. ibidem, n. 69.
531 532

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Frattanto il coro, canta, assieme al popolo, l'antifona Quam dilecta tabernacula tua, con il salmo 83, o un altro canto adatto536. 738. A questo punto le vergini neoprofesse ritornano al posto loro preparato in presbiterio, e si riprende la messa. Il simbolo si dice secondo le rubriche; si omette invece la preghiera universale537. Mentre si esegue il canto all'offertorio, alcune vergini neoconsacrate a Dio portano opportunamente all'altare il pane, il vino e l'acqua per la celebrazione eucaristica538. Nella preghiera eucaristica si aggiungano le intercessioni proprie539. Il vescovo, nel modo conveniente, d la pace alle vergini neoconsacrate a Dio 540. 739. Dopo che il vescovo si comunicato con il corpo e il sangue del Signore, le vergini si accostano all'altare per ricevere la comunione sotto le due specie. Dopo di esse, possono ricevere allo stesso modo l'eucaristia le consorelle, i genitori e i parenti541. 740. Terminata l'orazione dopo la comunione, le vergini neoconsacrate a Dio si recano davanti all'altare. Allora il vescovo riceve la mitra e il pastorale e saluta il popolo dicendo: Il Signore sia con voi. Allora uno dei diaconi pu dire l'invito alla benedizione e il vescovo, con le braccia stese sulle vergini, proclama le invocazioni della benedizione. Quindi riceve il pastorale e dice: E su tutti voi, e traccia un segno di croce sul popolo. Il vescovo pu impartire la benedizione anche con le formule proposte pi sotto ai nn. 1120-1121. 741. Dopo che il vescovo ha impartito la benedizione, il diacono congeda il popolo dicendo: La messa finita, andate in pace, e tutti rispondono: Rendiamo grazie a Dio. Le vergini, se il caso, prendono le loro candele; il coro e il popolo cantano un inno adatto o un canto di lode e si ordina la processione, come all'inizio della messa, per riaccompagnare le vergini neoconsacrate alla porta della clausura542.

II. LA CONSACRAZIONE DELLE VERGINI CHE CONDUCONO VITA NEL SECOLO 742. Quando per decisione e sotto l'autorit del vescovo vengono ammesse alla consacrazione vergini che conducono vita nel secolo, soprattutto se sono a servizio di opere diocesane, il rito opportunamente si svolge nella
Cf. ibidem, n. 70. Cf. ibidem, n. 50. 538 Cf. ibidem, n. 73. 539 Cf. ibidem, n. 74. 540 Cf. ibidem, n. 75. 541 Ibidem, n. 76. 542 Cf. ibidem, n. 80.
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chiesa cattedrale, a meno che le circostanze e gli usi del posto non consiglino di fare diversamente543. 743. Tutto si svolge come descritto sopra per la consacrazione delle vergini monache, eccettuato quanto detto nel Pontificale e pi sotto. 744. Conviene che due vergini gi consacrate a Dio o due donne scelte nell'assemblea dei fedeli, accompagnino le vergini consacrande e le conducano all'altare544. 745. Per le domande circa la volont di consacrarsi a Dio, dopo l'omelia, si usa il testo proprio che si trova nel Pontificale545. 746. Terminate le litanie con la loro orazione, subito le singole consacrande si avvicinano al vescovo, genuflettono davanti a lui e pongono le loro mani giunte tra le mani del vescovo, ed emettono il proposito di verginit, dicendo: Accipe, Pater. A questo rito, se esso sembra meno conveniente, si pu sostituire un altro stabilito dalla Conferenza Episcopale546. 747. Il segno di pace alle vergini consacrate non viene dato subito dopo la consegna delle insegne ma durante la messa, come di norma547.

Cf. ibidem, cap. I, Consacrazione delle vergini, n. 3. Ibidem, n. 10. 545 Cf. ibidem, n. 17. 546 Cf. ibidem, n. 22. 547 Cf. ibidem, n. 34.
543 544

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CAPITOLO IV LA PROFESSIONE PERPETUA DEI RELIGIOSI PREMESSE 748. La Chiesa non solo erige con la sua sanzione la professione religiosa alla dignit di uno stato canonico, ma anche con la sua azione liturgica la presenta come stato consacrato a Dio. La stessa Chiesa infatti, con l'autorit affidatale da Dio, riceve i voti di quelli che fanno la professione, per loro impetra da Dio con la sua preghiera pubblica i soccorsi della sua grazia, li raccomanda a Dio e impartisce loro la benedizione spirituale, associando la loro oblazione al sacrificio eucaristico548. Sotto l'aspetto ecclesiale, questo evidente quando il vescovo, come padre e pastore anche dei religiosi, per quanto usi possano essere esenti dal suo governo nellordinamento delle loro comunit, presiede alla loro professione perpetua, che si svolge durante la celebrazione della messa con conveniente solennit e partecipazione di popolo. 749. Il rito della professione si compie ordinariamente nella chiesa della famiglia religiosa a cui appartengono coloro che devono emettere la professione. Se poi si riterr opportuno, per motivi pastorali oppure a lode della vita religiosa e per favorire ledificazione e il concorso del popolo di Dio, il rito si potr compiere convenientemente nella chiesa cattedrale o in una chiesa parrocchiale o in unaltra chiesa insigne: ci sembra da raccomandarsi molto dove membri di due o pi famiglie religiose desiderano emettere la professione durante lo stesso sacrificio eucaristico celebrato con la presidenza del vescovo. A questa celebrazione comune partecipino i superiori delle famiglie religiose e, se sono sacerdoti, concelebrino con il vescovo e con tutti gli altri sacerdoti che partecipano alla celebrazione. Il vescovo sia assistito almeno da un diacono e durante lo svolgimento del rito ci siano a disposizione dei ministri. Ciascun candidato pronuncer i voti davanti al suo superiore549. 750. Per compiere il rito della professione perpetua si sceglie lodevolmente una domenica o una solennit del Signore, della beata vergine Maria o di santi che si distinsero nella vita religiosa550. 751. Nei giorni in cui sono permesse le messe rituali551, si pu celebrare la messa nel giorno della professione perpetua, con le letture proprie552, usando il colore bianco. Se tuttavia non si dice la messa rituale, una delle letture pu essere scelta fra quelle proposte nel Lezionario per la medesima messa.
Conc. Vat. II, Costituzione dogmatica sulla Chiesa, Lumen gentium, n. 45. Rituale Romano, Rito della professione religiosa, capitolo III, Rito della professione religiosa durante la messa, nn. 44- 46. 550 Cf. ibidem, n. 40; cf. C.I.C. 657 3. 551 Cf. pi sotto, Appendice III. 552 Cf. Messale Romano. Ordinamento delle letture della messa, nn. 811-815.
548 549

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Quando invece ricorrono i giorni indicati ai nn. 1-4 della tabella dei giorni liturgici553 si celebra la messa dei giorno con le sue letture. Si pu sempre proclamare la formula della benedizione finale propria della messa rituale. 752. Oltre alle sacre vesti e a quanto necessario per la celebrazione della messa, si preparino: a) il rituale della professione religiosa; b) i simboli della professione religiosa, qualora le norme e le consuetudini della famiglia religiosa ne prevedano la consegna; c) un calice di grandezza sufficiente per la comunione sotto le due specie; d) negli istituti laicali, in un luogo adatto del presbiterio, la sede per il superiore; e) nello stesso presbiterio le sedi per i religiosi candidati alla professione, disposti in modo che tutta l'azione liturgica possa essere vista bene dai fedeli554. Il rito della professione si svolge alla cattedra o davanti all'altare o in un luogo pi adatto.
DESCRIZIONE DEL RITO

753. Allingresso la processione si svolge come al solito e ad essa partecipano lodevolmente i candidati alla professione, accompagnati dal loro maestro e, negli istituti laicali, dallo stesso superiore. Giunti in presbiterio e fatta la debita riverenza all'altare, tutti prendono il posto loro assegnato555. 754. I riti iniziali e la liturgia della parola fino al vangelo compreso, si svolgono nel modo consueto. 755. Proclamato il vangelo, il vescovo, ricevuti mitra e pastorale, siede alla cattedra o si reca alla sede per lui preparata. Anche il popolo siede; i candidati alla professione invece rimangono in piedi. Allora si tiene l'appello o la richiesta dei candidati. Il diacono o il maestro chiama per nome i singoli candidati ed essi rispondono: Eccomi, o in un altro modo secondo l'uso della famiglia religiosa o del luogo. Poi il vescovo interroga i candidati circa la loro volont, come indicato nel rituale. Al posto dell'appello si pu fare la richiesta: uno dei candidati, in piedi, chiede a nome di tutti l'ammissione, con la formula prevista nel rituale o con altra simile. Alla fine tutti rispondono: Rendiamo grazie a Dio, o in un altro modo556.
Cf. pi sotto, Appendice II. Rituale Romano, Rito della professione religiosa, capitolo III, Rito della professione religiosa durante la messa, nn. 50, 48. 555 Cf. ibidem, n. 51. 556 Cf. ibidem, nn. 48, 53-55.
553 554

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756. A questo punto anche i candidati siedono e il vescovo, seduto con mitra e pastorale, a meno che non gli sembri opportuno fare diversamente, tiene l'omelia nella quale illustra non solo le letture bibliche, ma anche il dono e la funzione della professione religiosa per la santificazione degli eletti e per il bene della Chiesa e di tutta l'umana famiglia557. 757. Terminata l'omelia, i candidati si alzano in piedi e il vescovo chiede loro se sono disposti a consacrarsi a Dio e a praticare la perfetta carit secondo la regola o le costituzioni della famiglia religiosa, ponendo le domande proposte nel Rituale Romano o nel proprio rituale; terminate le domande, il vescovo conferma la volont dei candidati dicendo: Dio, che ha iniziato in voi quest'opera buona, o altre parole simili558. 758. Quindi il vescovo depone il pastorale e la mitra e si alza; ugualmente si alzano tutti gli altri. Il vescovo, stando in piedi, a mani giunte, dice l'invito: Fratelli carissimi, preghiamo Dio Padre onnipotente. Poi il diacono pronunzia la monizione: Inginocchiamoci; allora il vescovo e tutti i presenti si inginocchiano; i candidati invece, secondo la consuetudine del luogo o della famiglia religiosa si prostrano o si inginocchiano. Nel tempo pasquale e nelle domeniche invece, il diacono non dice: Inginocchiamoci; i candidati si prostrano ugualmente, mentre tutti gli altri restano in piedi. Allora i cantori iniziano le litanie, a cui tutti rispondono. Al posto adatto si possono inserire le invocazioni di quei santi che sono particolarmente venerati dalla famiglia religiosa o dal popolo; inoltre, secondo l'opportunit, si possono inserire alcune invocazioni pi adatte alle singole circostanze: infatti le litanie tengono il posto della preghiera universale559. 759. Terminate le litanie, il vescovo, stando in piedi, a mani allargate, proclama l'orazione: Accogli, Signore, le invocazioni del tuo popolo. Quindi il diacono, se prima aveva invitato a genuflettere, dice: Alzatevi, e tutti si alzano560. 760. Il vescovo siede e riceve la mitra e il pastorale. Due confratelli gi professi, che, secondo la consuetudine della famiglia religiosa, adempiono lo speciale ufficio di testimoni, si avvicinano e stanno presso il superiore. I candidati, si presentano a uno a uno, e leggono, davanti al vescovo, al proprio superiore e ai testimoni, la formula della professione, gi scritta opportunamente prima di propria mano. Quindi il neoprofesso si reca lodevolmente all'altare e vi depone il foglio della formula della professione; firma poi sullo stesso altare, se si pu fare comodamente, il documento della professione. Ci fatto, ritorna al posto assegnatogli561.

Cf. ibidem, n. 56. Cf. ibidem, nn. 57-59. 559 Cf. ibidem, nn. 60-62. 560 Cf. ibidem, n. 63. 561 Cf. ibidem, nn. 64-65.
557 558

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761. Ci compiuto, i neoprofessi, in piedi, possono cantare l'antifona Accoglimi, Signore, o un altro canto adatto562. 762. Quindi i neoprofessi si inginocchiano. Il vescovo depone la mitra e il pastorale, si alza e, con le mani stese sui neoprofessi inginocchiati davanti a lui, dice la solenne preghiera di benedizione563. 763. Terminata la benedizione dei neoprofessi, se, secondo le consuetudini della famiglia religiosa, bisogna consegnare alcuni simboli della professione, i religiosi neoprofessi si alzano e si presentano al vescovo che siede con mitra e consegna a ciascuno i propri simboli, o in silenzio, o con la formula prevista nel proprio rituale. Frattanto tutti siedono e si canta lantifona: Beato chi abita la tua casa con il salmo 83, o un altro canto adatto564. 764. Dopo la consegna dei simboli, diversamente terminata la solenne preghiera di benedizione, dove si usa o sembra opportuno, il vescovo o il superiore, con parole adatte, pu indicare l'aggregazione perpetua dei religiosi neoprofessi all'istituto; ci si pu fare anche con lo scambio della pace con il quale il vescovo, il superiore e i confratelli esprimono lamore fraterno nei confronti dei religiosi neoprofessi, secondo le consuetudini della famiglia religiosa. Frattanto si canta l'antifona: Quant buono, con il salmo 132 o un altro canto adatto. 765. Infine i religiosi neoprofessi ritornano al posto loro assegnato. Riprende allora la messa565. Il simbolo si dice secondo le rubriche, si omette invece la preghiera universale. Mentre si esegue il canto di offertorio, alcuni religiosi neoprofessi portano opportunamente all'altare il pane, il vino e l'acqua per il sacrificio eucaristico566. Nelle preghiere eucaristiche si aggiungano le intercessioni proprie567. Il vescovo d la pace ai singoli religiosi neoprofessi568. 766. Dopo che il vescovo si comunicato al corpo e al sangue del Signore, i neoprofessi si accostano all'altare per ricevere la comunione sotto le due specie. Dopo di loro possono ricevere la comunione nello stesso modo i confratelli, i genitori e i parenti569.

Cf. ibidem, n. 66. Cf. ibidem, n. 67. 564 Cf. ibidem, n. 68. 565 Cf. ibidem, n. 71. 566 Cf. ibidem, n. 72. 567 Cf. ibidem, n. 73. 568 Cf. ibidem, n.74. 569 Cf. ibidem, n. 75.
562 563

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767. Terminata lorazione dopo la comunione, i religiosi or ora consacrati a Dio stanno in piedi davanti all'altare. Allora il vescovo riceve la mitra e saluta il popolo dicendo: Il Signore sia con voi. Allora uno dei diaconi pu dire l'invito alla benedizione e il vescovo, con le mani distese sui professi, proclama le invocazioni della benedizione. Quindi riceve il pastorale e dice: E su tutti voi, tracciando un segno di croce sul popolo570. Il vescovo pu impartire la benedizione anche con le formule proposte pi sotto ai nn. 1120-1121. 768. Dopo che il vescovo ha impartito la benedizione, il diacono congeda il popolo dicendo: La messa finita: andate in pace, e tutti rispondono: Rendiamo grazie a Dio.

570

Cf. ibidem, nn. 76-77.

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CAPITOLO V LA PROFESSIONE PERPETUA DELLE RELIGIOSE PREMESSE 769. La vita consacrata a Dio con i voti religiosi sempre stata in grande onore nella Chiesa, che fin dai primi secoli ha ornato di sacri riti la professione religiosa. Anche ai nostri tempi la Chiesa mantiene ininterrotta questa tradizione: infatti essa riceve i voti di coloro che li emettono e per loro chiede a Dio, con la sua preghiera pubblica, l'aiuto della sua grazia, a lui li raccomanda e d loro la benedizione spirituale, associando la loro offerta al sacrificio eucaristico571. Tale aspetto della vita della Chiesa si manifesta soprattutto quando il vescovo, come il grande sacerdote dal quale deriva e dipende la vita dei fedeli nella diocesi572, presiede alla professione perpetua delle religiose presenti nella sua diocesi, durante la celebrazione solenne della messa. 770. Il rito della professione si compie ordinariamente nella chiesa della famiglia religiosa a cui appartengono le candidate che devono emettere la professione. Se poi si riterr opportuno, per motivi pastorali oppure a lode della vita religiosa e per favorire l'edificazione e il concorso del popolo di Dio, il rito si potr compiere convenientemente nella chiesa cattedrale o in una chiesa parrocchiale o in unaltra chiesa insigne: ci sembra da raccomandarsi molto dove candidate di due o pi famiglie religiose desiderano emettere la professione durante il medesimo sacrificio eucaristico celebrato con la presidenza del vescovo. Ciascuna candidata pronuncer i voti davanti alla sua superiora573: opportuno che i sacerdoti che partecipano alla celebrazione concelebrino con il vescovo. Il vescovo sia assistito almeno da un diacono e durante lo svolgimento del rito ci siano a disposizione dei ministri. 771. Per celebrare il rito della professione perpetua si sceglie lodevolmente una domenica o una solennit del Signore, della beata vergine Maria o di santi che si distinsero nella vita religiosa574. 772. Nei giorni in cui sono permesse le messe rituali575, si pu dire la messa nel giorno della professione perpetua, con le letture proprie576, usando il colore bianco. Se tuttavia non si dice la messa rituale, una delle letture pu essere scelta fra quelle proposte nel Lezionario per la medesima messa.
Cf. Conc. Vat. II, Costituzione dogmatica sulla Chiesa, Lumen Gentium, n. 45. Cf. Conc. Vat. II, Costituzione sulla sacra liturgia, Sacrosanctum Concilium, n. 41. 573 Rituale Romano, Rito della professione religiosa, capitolo III, Rito della professione religiosa durante la messa, nn. 50-51. 574 Cf. ibidem, n. 43; cf C.I.C. 657 3. 575 Cf. pi sotto, Appendice III. 576 Cf. Messale Romano, Ordinamento delle letture della messa, nn. 811-815.
571 572

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Quando invece ricorrono i giorni indicati ai nn. 1-4 della tabella dei giorni liturgici577, si dice la messa del giorno con le sue letture. Si pu sempre proclamare la formula della benedizione finale propria della messa rituale. 773. Oltre alle sacre vesti e a quanto necessario per la celebrazione della messa, si preparino: a) il rituale della professione religiosa; b) i simboli della professione religiosa, qualora le norme e le consuetudini della famiglia religiosa ne prevedano la consegna; c) un calice di grandezza sufficiente per la comunione sotto le due specie; d) in un luogo opportuno del presbiterio la sede per la superiora che deve ricevere la professione delle sorelle; e) le sedi per le candidate alla professione, disposte in modo che tutta l'azione liturgica possa essere vista bene dai fedeli. Il rito della professione si svolge alla cattedra o davanti all'altare o in un luogo pi adatto.
DESCRIZIONE DEL RITO

774. All'ingresso la processione si svolge come al solito e ad essa partecipano lodevolmente le candidate alla professione, accompagnate dalla superiora e dalla maestra. Giunti in presbiterio e fatta la debita riverenza all'altare, tutti prendono il posto loro assegnato578. 775. I riti iniziali e la liturgia della parola fino al vangelo compreso, si svolgono nel modo consueto. 776. Proclamato il vangelo, il vescovo, ricevuti mitra e pastorale, siede alla cattedra o si reca alla sede. Anche il popolo siede; le candidate alla professione invece rimangono in piedi. Allora si tiene l'appello o la richiesta delle candidate. Il diacono o la maestra chiama per nome le singole candidate ed esse rispondono: Eccomi, o in un altro modo secondo l'uso della famiglia religiosa o del luogo. Poi il vescovo interroga le candidate circa la loro volont, come indicato nel rituale. Al posto dell'appello si pu fare la richiesta: una delle candidate, in piedi, a nome di tutte, rivolta verso la superiora, chiede l'ammissione alla professione, con la formula prevista nel rituale o con altra simile. Alla fine tutti rispondono: Rendiamo grazie a Dio, o in un altro modo579.

Cf. pi sotto, Appendice II. Cf. Rituale Romano, Rito della professione religiosa, capitolo III, Rito della professione religiosa durante la messa, nn. 55-56. 579 Cf. ibidem, nn. 58, 59, 60.
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CERIMONIALE DEI VESCOVI

777. A questo punto anche le candidate siedono e il vescovo, seduto con mitra e pastorale, a meno che non gli sembri opportuno fare diversamente, tiene l'omelia nella quale illustra non solo le letture bibliche, ma anche il dono e l'ufficio della professione religiosa per la santificazione delle elette, per il bene della Chiesa e di tutta l'umana famiglia580. 778. Terminata l'omelia, le candidate si alzano e il vescovo chiede loro se sono disposte a consacrarsi a Dio e a praticare la perfetta carit secondo la regola o le costituzioni della famiglia religiosa, ponendo le domande proposte nel Rituale Romano o nel proprio rituale terminate le domande, il vescovo conferma la volont delle candidate dicendo: Dio, che ha iniziato in voi quest'opera buona, altre parole simili581. 779. Quindi il vescovo depone il pastorale e la mitra e si alza; ugualmente si alzano tutti gli altri. Il vescovo, stando in piedi, a mani giunte, dice l'invito: Fratelli carissimi, rivolgiamo umilmente la nostra preghiera. Poi il diacono pronunzia la monizione: Inginocchiamoci; allora il vescovo e tutti i presenti si inginocchiano; le candidate invece, secondo la consuetudine del luogo o della famiglia religiosa, si prostrano o si inginocchiano. Nel tempo pasquale e nelle domeniche invece, il diacono non dice: Inginocchiamoci; le candidate per si prostrano, mentre tutti gli altri restano in piedi. Allora i cantori iniziano le litanie, a cui tutti rispondono. Al posto adatto si possono inserire le invocazioni di quei santi che sono particolarmente venerati dalla famiglia religiosa o dal popolo; inoltre, secondo l'opportunit, si possono inserire alcune invocazioni pi adatte alle singole circostanze: infatti le litanie tengono il posto della preghiera universale582. 780. Terminate le litanie, il vescovo, stando in piedi, a mani allargate, proclama l'orazione: Accogli, Signore, le invocazioni del tuo popolo. Quindi il diacono, se prima aveva invitato a genuflettere, dice: Alzatevi, e tutti si alzano583. 781. Il vescovo siede e riceve la mitra e il pastorale. Due sorelle gi professe, che, secondo la consuetudine della famiglia religiosa, adempiono lo speciale ufficio di testimoni si avvicinano e stanno presso la superiora. Le candidate si presentano, a una a una, alla superiora e leggono la formula della professione, gi scritta opportunamente prima, di proprio pugno. Quindi, la neoprofessa si reca lodevolmente all'altare e vi depone il foglio della formula della professione; firma poi sullo stesso altare, se si pu fare comodamente, il documento della professione. Ci fatto, ritorna al posto assegnatole584.

580
581

Cf. ibidem, n. 61. Cf. ibidem, n. 62-64. 582 Cf. ibidem, nn. 65-67. 583 Cf. ibidem, n. 68. 584 Cf. ibidem, nn. 69-70.

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I SACRAMENTALI

782. Ci compiuto, le neoprofesse, in piedi, possono cantare l'antifona Accoglimi, Signore, o un altro canto adatto che esprima il senso della loro consacrazione e la loro gioia585. 783. Quindi le religiose neoprofesse si inginocchiano. Il vescovo depone la mitra e il pastorale, si alza e, con le mani stese sulle neoprofesse inginocchiate davanti a lui, dice la solenne preghiera di benedizione586. 784. Terminata la benedizione delle neoprofesse, se, secondo le consuetudini della famiglia religiosa, bisogna consegnare alcuni simboli della professione, le religiose neoprofesso si alzano e si presentano al vescovo che siede con mitra e consegna a ciascuna i propri simboli, o in silenzio, o con la formula prevista nel proprio rituale. Cos, per esempio, se devono essere consegnati gli anelli, le neoprofesse si alzano e si presentano al vescovo che li consegna a ognuna di esse, dicendo la formula prevista. Se poi le religiose neoprofesse sono molte o quando vi una giusta causa, il vescovo pu dire una volta sola per tutte la formula della consegna dell'anello. Le neoprofesse si presentano poi al vescovo per ricevere l'anello. Frattanto il coro, insieme con l'assemblea, esegue l'antifona Il mio sposo Cristo con il salmo 44, o un altro canto adatto587. 785. Ci compiuto, dove si usa o sembra opportuno, il vescovo o la superiora, con parole adatte, pu indicare l'aggregazione perpetua delle sorelle neoprofesse alla famiglia religiosa; ci si pu fare anche con lo scambio della pace con il quale il vescovo, in modo conveniente, e poi la superiora e, le consorelle esprimono l'amore fraterno nei confronti delle religiose neoprofesse. Frattanto si canta l'antifona: Quanto sono amabili le tue dimore, con il salmo 83 o un altro canto adatto588. 786. Infine le religiose neoprofesse ritornano al posto loro assegnato. Riprende allora la messa. Il simbolo si dice secondo le rubriche, si omette invece la preghiera universale. Mentre si esegue il canto di offertorio, alcune religiose neoprofesse portano opportunamente all'altare il pane, il vino e l'acqua per il sacrificio eucaristico589. Nelle preghiere eucaristiche si aggiungano le intercessioni proprie590. Il vescovo d la pace in modo conveniente alle religiose neoprofesse591.

Cf. ibidem, n. 71. Cf. ibidem, n. 72. 587 Cf. ibidem, nn. 73-76. 588 Cf. ibidem, n. 77. 589 Ibidem, n. 79. 590 Cf. ibidem, n. 80. 591 Ibidem, n. 81.
585 586

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CERIMONIALE DEI VESCOVI

787. Dopo che il vescovo si comunicato al corpo e al sangue del Signore, le neoprofesse si accostano all'altare per ricevere la comunione sotto le due specie. Dopo di loro possono ricevere la comunione nello stesso modo le consorelle, i genitori e i parenti592. 788. Terminata l'orazione dopo la comunione, le religiose or ora consacrate a Dio stanno in piedi davanti allaltare. Allora il vescovo riceve la mitra e saluta il popolo dicendo: Il Signore sia con voi. Allora uno dei diaconi pu dire l'invito alla benedizione e il vescovo, con le mani distese sulle neoprofesse, proclama le invocazioni della benedizione. Quindi riceve il pastorale e dice: E su tutti voi, tracciando un segno di croce sul popolo593. Il vescovo pu impartire la benedizione anche con le formule proposte pi sotto ai nn. 1120 -1121. 789. Dopo che il vescovo ha impartito la benedizione, il diacono congeda il popolo dicendo: La messa finita: andate in pace, e tutti rispondono: Rendiamo grazie a Dio.

592 593

Cf. ibidem, n. 82. Cf. ibidem, nn. 83-84, 160.

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I SACRAMENTALI

CAPITOLO VI L'ISTITUZIONE DEI LETTORI E DEGLI ACCOLITI PREMESSE 790. I ministeri del lettore e dell'accolito devono essere conservati nella Chiesa latina; essi possono essere conferiti a cristiani laici di sesso maschile, in modo che non siano pi considerati come riservati ai candidati al sacramento dellordine. Tuttavia i candidati al diaconato e al presbiterato debbono ricevere i ministeri del lettore e dell'accolito, se non l'hanno gi fatto, ed esercitarli per un conveniente periodo di tempo, perch meglio si dispongano ai futuri servizi della parola, e dell'altare594. 791. I ministeri del lettore e dell'accolito non possono essere conferiti assieme in una sola volta alle medesime persone, so non sono stati rispettati fra i due gli interstizi stabiliti dalla Sede Apostolica o dalla Conferenza Episcopale595. 792. I ministeri sono conferiti dal vescovo o, negli istituti clericali di perfezione, dal superiore maggiore, durante la messa o durante una celebrazione della parola di Dio596. 793. Il vescovo, nello svolgimento del rito, abbia presso di s un diacono o un presbitero per lappello dei candidati e gli altri ministri necessari. Il rito si svolge alla cattedra o alla sede, a meno che, per favorire la partecipazione del popolo, non sembri pi opportuno preparare unaltra sede davanti allaltare. Se il rito celebrato durante la messa, il vescovo indossa le vesti sacre richieste per la celebrazione eucaristica e porta la mitra e il pastorale; se invece il rito celebrato al di fuori della messa, pu indossare la croce pettorale, la stola e il piviale di colore conveniente sopra il camice, oppure pu assumere soltanto la croce e la stola sopra il rocchetto e la mozzetta: in questo caso non porta la mitra e il pastorale.

I. LISTITUZIONE DEI LETTORI 794. Il lettore istituito per lufficio, a lui proprio, di proclamare la parola di Dio nell'assemblea liturgica. Pertanto, nella messa e nelle altre azioni sacre proclama le letture della sacra scrittura, eccettuato il vangelo597.

Cf. Paolo VI, Lettera Apostolica Ministeria quaedam, 15 agosto 1972, nn. III, IV, XI, A.A.S. 64 (1972), pp. 531-533. 595 Cf. ibidem, n. X. 596 Cf. ibidem, n. XX. 597 Cf. ibidem, n. V.
594

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CERIMONIALE DEI VESCOVI

Inoltre al lettore viene affidato il particolare compito, nel popolo di Dio, di educare i fanciulli e gli adulti nella fede e di guidarli a ricevere degnamente i Sacramenti598. 795. Per lo svolgimento del rito si preparino: a) se il ministero viene conferito durante la messa, tutto quanto necessario per la celebrazione della messa; diversamente le vesti indicate pi sotto al n. 804; b) il Pontificale Romano; c) il libro della sacra scrittura; d) la sede per il vescovo; e) le sedi di coloro che devono essere istituiti lettori, disposte in un luogo adatto del presbiterio, in modo che l'azione liturgica possa essere vista bene dai fedeli; f) se il rito celebrato durante la messa e si distribuisce la comunione sotto le due specie, un calice di sufficiente grandezza. L'istituzione dei lettori durante la messa 796. Si pu dire la messa per i ministri della Chiesa, con le letture proprie del rito di istituzione599, usando il colore bianco o festivo. Quando invece ricorrono i giorni indicati ai nn. 1-9 della tabella dei giorni liturgici, si dice la messa del giorno. Quando non si dice la messa per i ministri della Chiesa, una delle letture pu essere presa fra quelle proposte nel Lezionario per il rito di istituzione, a meno che non ricorrano i giorni indicati ai nn. 1-4 delle tabella dei giorni liturgici600. 797. I riti iniziali e la liturgia della parola, fino al vangelo incluso, si svolgono nel modo consueto. 798. Dopo la proclamazione del vangelo, il vescovo siede alla cattedra o alla sede preparata nel luogo pi adatto, riceve la mitra e, convenientemente, il pastorale. Mentre tutti stanno seduti, il diacono o il presbitero a ci incaricato, chiama i candidati, dicendo: Si presentino i candidati al ministero di lettori. I candidati vengono chiamati per appello nominale. Ognuno risponde: Eccomi. Quindi va davanti al vescovo, gli fa riverenza e torna la proprio posto601. 799. Allora il vescovo tiene l'omelia, nella quale vengono spiegati al popolo sia i testi della sacra scrittura appena proclamati, sia il ministero di lettore. Il vescovo conclude l'omelia rivolgendosi direttamente ai candidati con le parole indicate nel Pontificale, o con altre simili602.

Cf. Pontificale Romano, Istituzione dei lettori, n. 4, Esortazione. Cf. Messale Romano, Ordinamento delle letture della messa, nn. 780-784. 600 Cf. pi sotto, Appendice II. 601 Cf. Pontificale Romano, Istituzione dei lettori, n. 3. 602 Cf. ibidem, n. 4.
598 599

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I SACRAMENTALI

800. Terminata l'esortazione il vescovo, senza mitra e pastorale, si alza, e tutti si alzano con lui. I candidati si inginocchiano davanti a lui. Il vescovo invita i fedeli alla preghiera, dicendo, a mani giunte: E ora supplichiamo Dio Padre. Allora tutti pregano per breve tempo in silenzio; quindi il vescovo, stando in piedi e tenendo le mani allargate, recita sui candidati la preghiera di benedizione: O Dio, fonte di bont e di luce603. 801. Quindi tutti siedono. Il vescovo siede e riceve la mitra. I candidati si alzano e si accostano al vescovo, che consegna ad ognuno di loro il libro della sacra scrittura, dicendo: Ricevi il libro delle sacre scritture. Frattanto, specialmente se i candidati sono molti, si canta il salmo 18 o un altro canto adatto604. 802. Terminati questi riti, la messa prosegue nel modo consueto o con il simbolo, se si deve recitarlo, o con la preghiera universale, nella quale si fanno particolari suppliche per i lettori appena istituiti. 803. I lettori e i loro genitori e parenti possono ricevere la comunione sotto le due specie. L'istituzione dei lettori con la celebrazione della parola di Dio 804. Il vescovo pu indossare la croce pettorale, la stola e il piviale di colore conveniente, sopra il camice; oppure pu assumere soltanto la croce e la stola sopra il rocchetto e la mozzetta; in questo caso non porta la mitra e il pastorale. 805. Prima del saluto del vescovo, la celebrazione pu iniziare con un'antifona o un canto adatto; quindi si pu proclamare lorazione colletta dalla messa per i ministri della Chiesa. La liturgia della parola si svolge nel medesimo modo in cui si svolge durante la messa, inserendo opportunamente alcuni canti fra le letture. 806. L'istituzione dei lettori si svolge nel modo indicato pi sopra ai nn. 799-801. 807. Il rito dell'istituzione si conclude con la preghiera universale e la preghiera del Signore. Quindi il vescovo benedice i presenti nel modo consueto, come indicato pi sotto ai nn. 1120-1121; il diacono poi li congeda, dicendo: Andate in pace. Tutti rispondono: Rendiamo grazie a Dio, e si allontanano.

603 604

Cf. ibidem, nn. 5-6. Cf. ibidem, n. 7.

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CERIMONIALE DEI VESCOVI

II. LISTITUZIONE DEGLI ACCOLITI 808. Laccolito istituito per aiutare il diacono e prestare servizio al sacerdote. dunque suo compito curare il servizio dellaltare, aiutare il diacono e il sacerdote nelle azioni liturgiche, specialmente nella celebrazione della santa messa; inoltre distribuire, come ministro straordinario, la santa comunione. Inoltre in circostanze straordinarie potr essere incaricato di esporre pubblicamente alladorazione dei fedeli la santa eucaristia e poi di riporla, ma non di impartire la benedizione con il santissimo Sacramento605. 809. L'istituzione degli accoliti si svolge soltanto durante la messa. 810. Per lo svolgimento del rito, oltre alle vesti sacre, si preparino: a) quanto necessario per la celebrazione della messa; b) il Pontificale Romano; c) la patena con il pane o il calice con il vino da consacrare; d) la sede per il vescovo; e) le sedi di coloro che devono essere istituiti accoliti, disposte in un luogo adatto del presbiterio, in modo che l'azione liturgica possa essere vista bene dal fedeli; f) un calice di sufficiente grandezza per la comunione sotto le due specie. 811. Si pu dire la messa per i ministri della Chiesa, con le letture proprie del rito di istituzione606, usando il colore bianco o festivo. Quando invece ricorrono i giorni indicati. ai nn. 1-9 della tabella dei giorni liturgici, si dice la messa del giorno. Quando non si dice la messa rituale, una delle letture pu essere presa fra quelle proposte nel Lezionario per il rito di istituzione, a meno che non ricorrano i giorni indicati ai nn. 1-4 delle tabella dei giorni liturgici607. 812. I riti iniziali e la liturgia della parola, fino al vangelo incluso, si svolgono nel modo consueto. 813. Dopo la proclamazione del vangelo, il vescovo siede alla cattedra o alla sede preparata nel luogo pi adatto, riceve la mitra e, convenientemente, il pastorale. Mentre tutti stanno seduti, il diacono o il presbitero a ci incaricato, chiama i candidati, dicendo: Si presentino i candidati al ministero di accoliti. I candidati vengono chiamati per appello nominale. Ognuno risponde: Eccomi. Quindi va davanti al vescovo, gli fa riverenza e torna al proprio posto608.

Cf. Paolo VI, Lettera Apostolica Ministeria quaedam, 15 agosto 1972, n. VI: A.A.S. 64 (1972), pp. 532-533. 606 Cf. Messale Romano, Ordinamento delle letture della messa, nn. 785-789. 607 Cf. pi sotto, Appendice n. II 608 Cf. Pontificale Romano, Istituzione degli accoliti, n. 3.
605

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I SACRAMENTALI

814. Allora il vescovo tiene lomelia, nella quale vengono spiegati al popolo sia i testi della sacra scrittura appena proclamati, sia il ministero di accolito. Il vescovo conclude lomelia rivolgendoci direttamente ai candidati con le parole indicate nel Pontificale, o con altre simili609. 815. Terminata l'esortazione il vescovo, senza mitra e pastorale, si alza, e tutti si alzano con lui. I candidati si inginocchiano davanti a lui. Il vescovo invita i fedeli alla preghiera, dicendo, a mani giunte: E ora preghiamo umilmente Dio nostro Padre. Allora tutti pregano per breve tempo in silenzio; quindi il vescovo, stando in piedi e tenendo le mani allargate, recita sui candidati la preghiera di benedizione: Padre clementissimo, che per mezzo del tuo unico Figlio610. 816. Quindi tutti siedono. Il vescovo siede e riceve la mitra. I candidati si alzano e si accostano al vescovo, che consegna a ciascuno di loro la patena con il pane o il calice con il vino da consacrare, dicendo: Ricevi il vassoio con il pane [il calice con il vino]611. Frattanto, specialmente se i candidati sono molti, si canta un salmo o un altro canto adatto. 817. Terminati questi riti, la messa prosegue nel modo consueto o con il simbolo, se si deve recitarlo, o con la preghiera universale, nella quale si fanno particolari suppliche per gli accoliti appena istituiti. 818. Gli accoliti o, se sono in molti, alcuni di essi, durante la preparazione dei doni portano la patena con il pane e il calice con il vino 612. 819. Gli accoliti e i loro genitori e parenti possono ricevere, la comunione sotto le due specie. Gli accoliti ricevono la comunione subito dopo i diaconi. 820. Il vescovo pu disporre che laccolito, come ministro straordinario dell'eucaristia, nella messa della sua istituzione lo aiuti a distribuire ai fedeli la santa comunione613.

Cf. ibidem, n. 4. Cf. ibidem, nn. 5-6. 611 Cf. ibidem, n. 7. 612 Ibidem, n. 8. 613 Ibidem, n. 10.
609 610

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CERIMONIALE DEI VESCOVI

CAPITOLO VII LE ESEQUIE PRESIEDUTE DAL VESCOVO PREMESSE 821. assai conveniente che il vescovo, nella sua qualit di annunciatore della fede e ministro di consolazione, presieda, secondo le possibilit, le esequie che si svolgono con grande concorso di popolo, soprattutto quando si tratta di un vescovo o di un sacerdote defunto. 822. Per la celebrazione delle esequie si preparino: a) In sacrestia o in un luogo adatto: le sacre vesti, del colore esequiale: per il vescovo: camice, stola, croce pettorale, piviale per la processione e la celebrazione della parola di Dio, casula per la messa, mitra semplice, pastorale; per i concelebranti: vesti per la messa; per i diaconi: camici, stole, (dalmatiche); per tutti gli altri ministri: camici o altre vesti legittimamente approvate. b) Nella casa del defunto: il Rituale Romano; la croce da recare in processione e i candelieri; vaso dell'acqua benedetta e l'aspersorio; il turibolo con la navicella dell'incenso e il cucchiaino.

c) Nel presbiterio: il cero pasquale; il necessario per il rito dell'ultima raccomandazione, se non viene gi recato in processione dalla casa del defunto. 823. Nella celebrazione delle esequie, tranne la distinzione derivante dall'ufficio liturgico e dall'ordine sacro, e tranne gli onori dovuti alle autorit civili, a norma delle leggi liturgiche, non si faccia nessuna distinzione di persone private o di condizioni sociali, sia nelle cerimonie che nell'apparato esteriore. Deve essere lodevolmente conservata la consuetudine di deporre il defunto in quella posizione che gli era abituale nell'assemblea liturgica: il ministro ordinato rivolto verso il popolo, il fedele laico rivolto verso l'altare. 824. Nella celebrazione delle esequie si osservi in tutto una nobile semplicit. Lodevolmente dunque il feretro sia collocato sopra il pavimento, e presso il feretro solo il cero pasquale. Sopra il feretro si pone o il vangelo o il libro delle sacre scritture, o la croce. Se il defunto un ministro ordinato, secondo la consuetudine locale, si possono deporre le insegne del suo ordine.

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I SACRAMENTALI

L'altare non venga ornato di fiori. Il suono dell'organo e degli altri strumenti permesso soltanto per sostenere il canto.
DESCRIZIONE DEL RITO

825. Soprattutto quando si tratta del funerale di un altro vescovo, tenendo presenti le consuetudine locali e la ragioni di convenienza, deve essere preferito il primo tipo di esequie previsto nel Rituale Romano che comprende tre stazioni: nella casa del defunto, in chiesa e al cimitero, con due processioni intermedie. In questo caso lodevolmente il vescovo presiede anche i riti della stazione in casa del defunto e la prima processione. Se il vescovo non si reca alla casa del defunto e tuttavia si deve compiere questa stazione, essa sia celebrata da uno dei presbiteri a cui compete; il vescovo invece aspetti in chiesa, alla cattedra o in sacrestia. 826. Quando il vescovo presiede la stazione nella casa del defunto e la processione alla chiesa, in un luogo adatto indossa il camice, la croce pettorale, la stola e il piviale di colore esequiale e assume la mitra semplice e il pastorale. I concelebranti, se sono presenti alla messa, fin dallinizio indossano le vesti prescritte. I diaconi e i ministri indossano le vesti loro proprie. 827. Nella casa del defunto il vescovo rivolge ai presenti il suo saluto e parole che rechino loro il conforto della fede cristiana. Quindi, secondo lopportunit, si dice un salmo adatto in forma responsoriale. Poi il vescovo, deposti mitra e pastorale, soggiunge unorazione fra quelle indicate nel Rituale Romano614. 828. Se il trasporto del defunto alla chiesa si fa processionalmente, normalmente per primo procede il turiferario con il turibolo fumigante, quindi il ministro con la croce fra due accoliti che recano i candelieri, poi i chierici e i diaconi, rivestiti di abito talare e di cotta, i presbiteri, rivestiti del proprio abito corale, quindi, se ve ne sono, i concelebranti, e il vescovo con mitra e pastorale, accompagnato da due diaconi, infine i ministri che prestano servizio al libro e al pastorale appena prima del feretro. Frattanto si cantano salmi o altri canti adatti a norma del Rituale Romano615. 829. Se non si fa la stazione alla casa del defunto, il vescovo o uno dei presbiteri alla porta della chiesa compie tutti i riti come descritto sopra nella casa del defunto.

614 615

Cf. Rituale Romano, Rito delle Esequie, nn. 33-34; 167-169. Cf. ibidem, n. 35.

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CERIMONIALE DEI VESCOVI

830. All'ingresso in chiesa e all'inizio della messa, di norma si esegue un unico canto, come nel Messale; tuttavia, se speciali motivi pastorali suggeriscono l'aggiunta di un altro canto, si potr ricorrere ad uno dei responsori indicati nel Rituale Romano616. 831. Una volta giunto all'altare, il vescovo depone mitra e pastorale, fa riverenza all'altare e, secondo l'opportunit, lo incensa. Quindi si reca alla cattedra dove depone piviale e assume la casula. Se sembra pi opportuno, il vescovo pu deporre il piviale e assumere la casula una volta giunto all'altare e prima di farvi riverenza. Frattanto in luogo adatto davanti all'altare si depone il defunto nella posizione a lui confacente, come detto sopra al n. 823. 832. La messa esequiale si celebra nel modo consueto di tutte le messe. Nelle preghiere eucaristiche seconda e terza si aggiungano le intercessioni proprie. 833. Terminata lorazione dopo la comunione, anche se il vescovo non ha celebrato, oppure, se non ha avuto luogo il sacrificio eucaristico, al termine della liturgia della parola, il vescovo, rivestito rispettivamente di casula o di piviale, riceve la mitra e il pastorale e si reca al feretro, dove, stando in piedi rivolto verso il popolo, avendo presso di s il diacono e i ministri con lacqua benedetta e lincenso, compie il rito dellultima raccomandazione e commiato617. Se poi il sepolcro si trova nella stessa chiesa, questo rito si svolge convenientemente al sepolcro. A questo punto si svolge la processione e frattanto si eseguono canti come previsto nel Rituale Romano618. 834. Quindi il vescovo, stando in piedi presso il feretro, dopo aver deposto mitra e pastorale, proclama linvito: Prima di compiere, secondo il rito cristiano, o un altro simile. E tutti pregano per un po di tempo in silenzio. Poi il vescovo asperge e incensa il corpo. Frattanto si canta Venite, santi di Dio, o un altro responsorio, come indicato nel Rituale Romano. Laspersione e lincensazione si possono spostare anche dopo il canto. Infine il vescovo dice lorazione: Nelle tue mani, Padre clementissimo, o unaltra adatta619. 835. Se il corpo viene portato dalla chiesa al cimitero, il vescovo o aspetta alla cattedra finche il corpo sia recato fuori dalla chiesa, o subito ritorna in sacrestia. Se invece il vescovo stesso accompagna processionalmente il funerale, allora la processione si svolge come nella prima stazione e si possono cantare salmi e antifone, come indicato nel Rituale Romano620.

Cf. ibidem, nn. 37 e 47; 187-191. Cf. ibidem, n. 46. 618 Cf. ibidem, nn. 50; 166. 619 Cf. ibidem, nn. 46-48; 183-192. 620 Cf. ibidem, nn. 52; 157.
616 617

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I SACRAMENTALI

836. Una volta giunto al cimitero, il vescovo, se necessario, benedice il sepolcro, dopo aver deposto mitra e pastorale. Dopo aver detto l'orazione indicata nel Rituale Romano, se vi la consuetudine, asperge con l'acqua benedetta e incensa il tumulo e il corpo del defunto621. 837. La tumulazione si compie subito o al termine del rito, secondo la consuetudine locale. Mentre il corpo calato nella tomba, o in altro momento opportuno, il vescovo pu dire la monizione Nel misterioso disegno, come nel Rituale Romano622. 838. Quindi il vescovo pu proporre la preghiera dei fedeli, dicendo la monizione, mentre il diacono propone le singole intenzioni. Al termine conclude con lorazione: O Dio i cui giorni o con unaltra fra quelle proposte nel Rituale Romano. Alla fine si aggiunge linvocazione: Leterno riposo, e si pu eseguire qualche canto, secondo le consuetudini locali623. 839. Se il vescovo non celebra, presieda la liturgia della parola alla cattedra, tenendo il piviale. Ugualmente fa se, omesso il sacrificio eucaristico, si celebra la liturgia della parola come indicato nel Rituale Romano. Nella celebrazione delle esequie sia di bambini, sia di adulti secondo gli altri tipi previsti nel Rituale Romano, il vescovo si comporta nel modo sopra descritto, con gli opportuni mutamenti.

Cf. ibidem, nn. 53; 193-195. Cf. ibidem, n. 55. 623 Cf. ibidem, nn. 56; 196-199.
621 622

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CERIMONIALE DEI VESCOVI

CAPITOLO VIII POSA DELLA PRIMA PIETRA O INIZIO DEI LAVORI PER LA COSTRUZIONE DI UNA CHIESA PREMESSE 840. In coincidenza con l'inizio dei lavori per la costruzione di una nuova chiesa bene celebrare un rito con il quale implorare la benedizione di Dio sullopera iniziata e far comprendere ai fedeli che ledificio di pietra, di cui viene avviata la costruzione, sar il segno visibile di quella Chiesa viva, o edificio di Dio624, che i fedeli stessi costituiscono. Secondo la tradizione liturgica, il rito comprende la benedizione dell'area destinata alla nuova chiesa e la benedizione e la posa della prima pietra. Se in qualche luogo, in base a criteri edilizi particolari, non prevista la posa della prima pietra, si celebra ugualmente il rito di benedizione dell'area destinata alla nuova chiesa, per dedicare a Dio l'inizio dei lavori625. 841. Il rito per la posa della prima pietra o per l'inizio dei lavori di costruzione di una nuova chiesa si pu svolgere in qualsiasi giorno e in qualunque ora, fatta eccezione per il triduo pasquale; si scelga per di preferenza un giorno nel quale fedeli possano partecipare pi numerosi626. 842. bene che il rito sia celebrato dal vescovo diocesano; se impossibilitato a intervenire, potr affidare il compito a un altro vescovo o a un presbitero, soprattutto se suo collaboratore nella cura pastorale della diocesi o della comunit per la quale viene costruita la nuova chiesa627. 843. Si informino tempestivamente i fedeli del giorno e dellora della celebrazione; il parroco o altri che ne hanno il compito, istruiscano i fedeli stessi sul significato del rito e sulla venerazione dovuta alla chiesa che proprio per loro viene costruita. buona cosa rivolgere ai fedeli linvito a offrire spontaneamente e volentieri la loro fattiva collaborazione per la costruzione della nuova chiesa628. 844. Si provveda, per quanto possibile, che larea della chiesa in costruzione sia ben delimitata e che comodamente se ne possa percorrere tutto il tracciato629.

Cf. 1Cor 3,9; Conc. Vat. II, Costituzione dogmatica sulla Chiesa, Lumen gentium, n. 6. Pontificale Romano, Rito della dedicazione della Chiesa e dellaltare, capitolo I; Rito della posa della prima pitra o inizio dei lavori per la costruzione di una chiesa, n. 1. 626 Cf. ibidem, n. 2. 627 Cf. ibidem, n. 3. 628 Cf. ibidem, n. 4. 629 Cf. ibidem, n. 5.
624 625

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I SACRAMENTALI

845. Nel luogo dove prevista la costruzione dellaltare, si ponga sul terreno una croce di conveniente altezza630. 846. Per la celebrazione del rito si preparino: a) il Pontificale Romano e il Lezionario; b) la sede per il vescovo; c) la prima pietra, se ne prevista la posa: una pietra quadrata e angolare, come vuole la tradizione; inoltre, il cemento e gli attrezzi necessari per collocarla nelle fondamenta; d) il vaso dell'acqua benedetta con laspersorio; e) il turibolo con la navicella dell'incenso e il cucchiaino; f) la croce processionale e le torce per i ministri. Si predispongano inoltre adatti strumenti tecnici di amplificazione, perche il popolo riunito possa sentire chiaramente letture, preghiere e monizioni631. 847. Per la celebrazione del rito, le vesti sono di colore bianco o festivo. Si preparino inoltre: a) per il vescovo: camice, stola, croce pettorale, piviale, mitra e pastorale; b) per i diaconi: camici, stole e, secondo l'opportunit, dalmatiche; c) per tutti gli altri ministri: camici o altre vesti legittimamente approvate632.
DESCRIZIONE DEL RITO ACCESSO AL LUOGO DOVE SAR ERETTA LA CHIESA

848. Il raduno del popolo e l'accesso al luogo previsto per lo svolgimento del rito si potr effettuare, tenute presenti le circostanze di tempo e di luogo, in uno dei due modi qui sotto descritti633. Primo modo: Processione 849. Allora stabilita si fa il raduno del popolo nel luogo prefissato, dal quale i fedeli moveranno poi in processione verso larea stabilita634. 850. Il vescovo, indossate le vesti sacre con mitra e pastorale, oppure, secondo lopportunit, con rocchetto, mozzetta, croce pettorale e stola (in questo caso senza mitra e pastorale), si dirige con i ministri verso il popolo riunito e, dopo aver deposto la mitra e il pastorale, lo saluta dicendo: La grazia del Signore nostro Ges Cristo, o altre parole adatte.

Cf. ibidem, n. 6. Cf. ibidem, n. 7. 632 Cf. ibidem, n. 8. 633 Cf. ibidem, n. 9. 634 Cf. ibidem, n. 10.
630 631

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CERIMONIALE DEI VESCOVI

Quindi il vescovo rivolge ai fedeli brevi parole per illustrare il significato del rito e per disporli alla celebrazione635. 851. Terminata la monizione, il vescovo dice: Preghiamo. E tutti pregano per breve tempo in silenzio. Poi il vescovo prosegue con lorazione: O Padre che hai edificato la santa Chiesa636. 852. Terminata la preghiera, il vescovo riceve la mitra e il pastorale, e il diacono, se del caso, dice la monizione: Procediamo in pace. Si ordina la processione nel modo solito: precede il ministro con il turibolo fumigante, segue il crocifero fra due ministri con le torce accese, il clero, quindi il vescovo con i diaconi assistenti e gli altri ministri, infine i fedeli. Al muoversi della processione si canta il salmo 83 con lantifona: Lanima mia desidera il tempio del Signore, o un altro canto adatto. Quindi si fa la lettura della parola di Dio, come descritto pi sotto ai nn. 855-857637. Secondo modo: Raduno presso il luogo destinato allerezione della nuova chiesa. 853. Se la processione non pu aver luogo oppure non la si ritiene opportuna, i fedeli si radunano presso larea destinata alla costruzione della nuova chiesa. Quando il popolo riunito, si canta lacclamazione: Pace eterna dal Padre, o un altro canto adatto. Frattanto il vescovo, indossando camice, croce pettorale, stola e piviale, con mitra e pastorale, oppure, secondo lopportunit, rocchetto, mozzetta, croce pettorale e stola (in questo caso senza mitra e pastorale), si dirige verso il popolo e, dopo aver deposto mitra e pastorale, lo saluta dicendo: La grazia del Signore nostro Ges Cristo, o altre parole adatte. Il popolo risponde: E con il tuo spirito o altre parole adatte. Quindi il vescovo si rivolge brevemente ai fedeli, per disporli alla celebrazione e illustrare il senso del rito638. 854. Terminata la monizione, il vescovo dice: Preghiamo. E tutti pregano per breve tempo in silenzio. Poi il vescovo prosegue con lorazione: O Padre, che hai edificato la santa Chiesa639.
LETTURA DELLA PAROLA DI DIO

855. Quindi il vescovo siede e riceve la mitra. Allora si proclamano una o pi letture adatte della sacra scrittura, scelte fra quelle proposte nel Lezionario per il rito della dedicazione della chiesa, intercalando fra luna e

Cf. ibidem, nn. 11-12. Cf. ibidem, n. 13. 637 Cf. ibidem, n. 14. 638 Cf. ibidem, nn. 15-16. 639 Cf. ibidem, n. 17.
635 636

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I SACRAMENTALI

laltra un salmo responsoriale o un altro canto adatto640. 856. Terminate le letture, il vescovo, seduto con mitra e pastorale, se non gli sembra opportuno fare diversamente, tiene lomelia, nella quale opportunamente illustra i testi biblici e spiega il significato del rito: Cristo la pietra angolare della Chiesa; ledificio sacro, che verr costruito dalla Chiesa viva dei fedeli, sar insieme casa di Dio e casa del popolo di Dio641. 857. Dopo lomelia, si pu leggere, secondo la consuetudine del luogo, il verbale della benedizione della prima pietra e dellinizio dei lavori per la costruzione della chiesa; verbale, sottoscritto dal vescovo e dai rappresentanti di coloro che si interessano della nuova costruzione, verr incluso, con la prima pietra, nelle fondamenta642.
BENEDIZIONE DELLAREA PER LA NUOVA CHIESA

858. Terminata lomelia, il vescovo depone pastorale e mitra, si alza e benedice larea della nuova chiesa, dicendo, a mani allargate, lorazione: O Dio, che effondi la tua santit. Poi, ripresa la mitra, accompagnato dai diaconi, asperge con lacqua benedetta larea della nuova chiesa. Lo pu fare sostando al centro dellarea stessa, oppure percorrendone processionalmente tutto il circuito delle fondamenta. In questo caso si canta lantifona Le tue mura, Gerusalemme, con il salmo 47, o un altro canto adatto643.
BENEDIZIONE E POSA DELLA PRIMA PIETRA

859. Terminata la benedizione dell'area, se prevista la posa della prima pietra, questa viene benedetta e posta come descritto pi sotto ai nn. 860-861; diversamente si fa subito la conclusione del rito, come indicato pi sotto ai nn. 862-863644. 860. Il vescovo con i diaconi assistenti si reca al luogo dove prevista la posa della prima pietra e, deposta la mitra, benedice la pietra dicendo l'orazione: Padre santo, benedici questa prima pietra. E, secondo l'opportunit, asperge la pietra con l'acqua benedetta e la incensa. Quindi riprende la mitra645.

Cf. ibidem, nn. 18-21; cf. Messale Romano, Ordinamento delle letture della messa, n. 816. 641 Pontificale Romano, Rito della dedicazione della chiesa e dellaltare, capitolo I; Rito della posa della prima pietra o inizio dei lavori per la costruzione di una chiesa, n. 22. 642 Cf. ibidem, n. 23. 643 Cf. ibidem, nn. 24-25. 644 Cf. ibidem, n. 26. 645 Cf. ibidem, n. 27.
640

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CERIMONIALE DEI VESCOVI

861. Terminati questi riti, il vescovo colloca la prima pietra nelle fondamenta, senza dire nulla, oppure, secondo l'opportunit, dicendo la formula: Nella fede di Ges Cristo, o altre parole adatte. Quindi un muratore fissa la pietra con il cemento, mentre si canta, se del caso, l'acclamazione La casa del Signore ben fondata o un altro canto adatto646.
CONCLUSIONE DEL RITO

862. Terminato il canto, il vescovo depone la mitra. Quindi si fa la preghiera universale, come indicato nel Pontificale o con parole simili. Segue la preghiera del Signore, introdotta dal vescovo. Poi aggiunge lorazione: Ti rendiamo fervide grazie, Padre santo647. 863. Infine il vescovo, ripresi la mitra e il pastorale, benedice il popolo nel modo consueto, indicato pi sotto ai nn. 1120-1121. Quindi il diacono congeda il popolo, dicendo: Andate in pace. E tutti rispondono: Rendiamo grazie a Dio648.

Cf. ibidem, nn. 28-29. Cf. ibidem, n. 30. 648 Cf. ibidem, n. 31.
646 647

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CAPITOLO IX DEDICAZIONE DI UNA CHIESA PREMESSE 864. Fin dall'antichit, il nome chiesa stato esteso all'edificio in cui la comunit cristiana si riunisce per ascoltare la parola di Dio, pregare insieme, ricevere i sacramenti e celebrare l'eucaristia. La chiesa, venendo costruita come edificio destinato in modo esclusivo e permanente a riunire il popolo di Dio e alla celebrazione dei santi misteri, diventa casa di Dio e conviene che sia dedicata al Signore con un rito solenne, secondo l'antichissima consuetudine della Chiesa. Se invece la chiesa non viene dedicata, almeno viene benedetta con il rito descritto pi sotto ai nn. 954-971649. Quando viene dedicata una chiesa, tutto ci che si trova in essa, come il fonte battesimale, la croce, le immagini, lorgano, le campane, le stazioni della Via crucis, sia ritenuto benedetto ed inaugurato con il rito stesso della dedicazione, cos che non necessaria una nuova benedizione o inaugurazione. 865. Ogni chiesa per essere dedicata deve avere un titolo: la ss. Trinit; nostro Signore Ges Cristo, con riferimento a un mistero della sua vita o a un titolo gi ammesso nella sacra liturgia; lo Spirito Santo; la beata vergine Maria anch'essa con un appellativo gi accolto nella sacra liturgia; i santi Angeli oppure un santo iscritto nel Martirologio Romano o nella sua appendice debitamente approvata; non invece un beato, senza indulto della Sede Apostolica. Il titolo della chiesa deve essere uno solo. a meno che non si tratti di santi che il Calendario riporta uniti650. 866. Sar opportunamente conservata la tradizione della liturgia romana di deporre sotto laltare reliquie di martiri o di altri santi 651. Si tengano per presenti queste avvertenze: a) Le reliquie che devono essere deposte siano di grandezza tale da lasciar intendere che si tratta di parti del corpo umano. Si dove quindi evitare la deposizione di reliquie troppo minuscole di uno o pi moti. b) Ci si assicuri con la massima diligenza, che le reliquie siano autentiche meglio dedicare un altare senza reliquie, che deporre sotto di esso reliquie la cui autenticit non sia comprovata. c) Il cofano delle reliquie non si deve sistemare sullaltare n includere nella mensa dellaltare, ma si deve deporre sotto la mensa stessa, tenuta presente la struttura dell'altare652.

Cf. Pontificale Romano, Rito della dedicazione della chiesa e dellaltare, capitolo II, Rito della dedicazione di una chiesa, nn. 1-2. 650 Ibidem, n. 4. 651 Cf. Messale Romano, Principi e norme, n. 266. 652 Pontificale Romano. Rito della dedicazione della chiesa e dell'altare, capitolo II, Rito della dedicazione di una chiesa, n. 5.
649

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867. Spetta al vescovo, a cui affidata la cura di una Chiesa particolare, dedicare a Dio le nuove chiese erette nella sua diocesi. Se tuttavia il vescovo diocesano si trova nell'impossibilit di presiedere lui stesso il rito, ne affider il compito ad un altro vescovo, specialmente se suo coadiutore o ausiliare nella cura pastorale dei fedeli per i quali la nuova chiesa stata costruita; in circostanze del tutto particolari, il vescovo potr, con speciale mandato, delegare un presbitero653. 868. Per la dedicazione di una nuova chiesa si scelga un giorno in cui i fedeli possano accorrere numerosi, preferibilmente la domenica. Trattandosi di un rito nel quale tutto riferito alla dedicazione e al suo significato, non si pu dedicare una nuova chiesa in quei giorni nei quali ricorre un mistero la cui celebrazione non conviene affatto omettere: triduo pasquale, natale, epifania, ascensione, pentecoste, mercoled delle ceneri, ferie della settimana santa, commemorazione di tutti i fedeli defunti654. 869. La celebrazione della messa intimamente legata al rito della dedicazione della chiesa; si omettono quindi i testi della liturgia del giorno e si usano in loro vece, sia per la liturgia della parola che per quella eucaristica, i testi propri del rito della dedicazione. bene che il vescovo concelebri la messa con i presbiteri che lo coadiuvano nel rito della dedicazione e con quelli ai quali affidata la cura pastorale della parrocchia o della comunit per la quale la chiesa stata costruita655. 870. Si celebra l'ufficio della dedicazione di una chiesa. L'ufficio comincia dai primi vespri. L dove si svolge il rito della deposizione delle reliquie di un martire o di un santo, molto opportuno celebrare la veglia dinanzi alle reliquie stesse che verranno poi deposte sotto l'altare. Ottima cosa celebrare l'ufficio delle letture, preso dal comune o dal proprio rispettivo. Ferme restando le norme stabilite in "Principi e norme della liturgia delle ore, la veglia sia opportunamente adattata, allo scopo di favorire la partecipazione del popolo656. 871. Per ottenere una fruttuosa partecipazione dei fedeli al rito della dedicazione, bene che il rettore della chiesa che deve essere dedicata, coadiuvato da esperti nell'attivit pastorale, li istruisca sull'importanza della celebrazione e sul suo significato spirituale, ecclesiale e missionario657. 872. Spetta al vescovo e a coloro che curano lo svolgimento del rito: a) stabilire il modo dell'ingresso nella chiesa (cf. pi sotto i nn. 879891);

Ibidem, n. 6. Ibidem, n. 7. 655 Cf. ibidem, nn. 8-9. 656 Cf. ibidem, n. 10. 657 Cf. ibidem, n. 20.
653 654

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b) determinare le modalit della consegna della nuova chiesa al vescovo (cf pi sotto i nn. 883, 888, 891); c) decidere sull'opportunit della deposizione delle reliquie dei santi; a questo proposito si tenga anzitutto presente il bene spirituale dei fedeli e si osservino le norme prescritte pi sopra al n. 866. Spetta al rettore della chiesa e ai suoi collaboratori nell'attivit pastorale stabilire e preparare tutto ci che riguarda le letture, i canti, come anche i sussidi pastorali per favorire la fruttuosa partecipazione del popolo e per assicurare il decoro della celebrazione658. 873. Per celebrare il rito della dedicazione si preparino: a) Nel luogo fissato per il raduno: il Pontificale Romano; la croce processionale; se si devono portare processionalmente le reliquie dei santi, tutto ci che indicato al n. 876 a). b) Nel secretarium o nel presbiterio o nella navata della chiesa che deve essere dedicata, a seconda dei singoli oggetti: il Messale Romano e il Legionario; il secchiello con l'acqua che deve essere benedetta con l'aspersorio; i vasetti del sacro crisma; le tovaglie per astergere la mensa dell'altare; se il caso, una tela incerata o impermeabile della misura dell'altare; un catino e una brocca con l'acqua, alcune tovaglie e tutto il necessario per lavare e astergere le mani del vescovo e dei presbiteri dopo l'unzione delle pareti della chiesa; un grembiale di lino; un piccolo braciere per bruciarvi l'incenso e gli aromi; oppure i grani d'incenso con le candeline da bruciare sull'altare; i turiboli, con la navicella dell'incenso e il cucchiaino; un calice di sufficiente grandezza, il corporale, i purificatoi e il manutergio; il pane, il vino e l'acqua per la celebrazione della messa; la croce dell'altare, a meno che non vi sia gi una croce in presbiterio o venga collocata presso l'altare la croce della processione introitale; il velo omerale, se deve essere inaugurata la cappella del ss. Sacramento; una tovaglia, le candele e i candelieri; il piccolo cero che il diacono dovr consegnare al vescovo; secondo l'opportunit, dei fiori659.

658 659

Ibidem, n. 19. Ibidem, n. 21.

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874. Verr lodevolmente conservata l'antica consuetudine di collocare delle croci di pietra, di bronzo o di altra materia adatta nelle stesse pareti della chiesa, o di scolpirle in esse. Si preparino pertanto dodici o quattro croci, secondo il numero delle unzioni e siano ben distribuite lungo le pareti della chiesa ad altezza conveniente. Sotto ogni croce si predisponga un sostegno su cui rissare un piccolo candeliere con la candela da accendere660. 875. Nella messa della dedicazione della chiesa le sacre vesti sono di colore bianco o festivo. Si preparino poi: per il vescovo: il camice, la stola, la croce pettorale, la dalmatica, la casula, la mitra, il pastorale e il pallio, se ne ha diritto; per i presbiteri concelebranti: le vesti per la concelebrazione della messa; per i diaconi: i camici, le stole e le dalmatiche; per gli altri ministri: i camici o le altre vesti legittimamente approvate661. 876. Se si devono collocare sotto laltare le reliquie dei santi, si preparino: a) Nel luogo del raduno: il cofano delle reliquie, circondato da fiori e lumi. Se si fa l'ingresso semplice, il cofano si pu collocare, prima dell'inizio del rito, in un luogo adatto nell'ambito del presbiterio; per i diaconi incaricati di portare le reliquie: i camici e le stole di color rosso nel caso di reliquie di un martire, di color bianco negli altri casi e, se ve ne sono disponibili, le dalmatiche. Se le reliquie vengono portate dai presbiteri, in luogo delle dalmatiche si preparino per essi le casule. Tuttavia le reliquie possono essere portate anche da altri ministri, che indossano il camice o la cotta sopra la veste talare, oppure le altre vesti legittimamente approvate. b) In presbiterio: una mensola per deporvi il cofano delle reliquie durante la prima parte dei rito della dedicazione. c) Nel secretarium: malta o cemento per fissare la copertura dell'incavo. Vi sia anche a disposizione un muratore, che a suo tempo chiuda il sepolcro delle reliquie662.

Ibidem, n. 22. Ibidem, n. 23. 662 Cf. ibidem, n. 24.


660 661

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877. Si redigano in due esemplari gli atti della dedicazione debitamente firmati dal vescovo, dal rettore della chiesa e dai fiduciari della comunit locale; essi verranno conservati uno nell'archivio diocesano e l'altro nell'archivio della chiesa dedicata. Quando si fa la deposizione delle reliquie, si prepari un terzo esemplare e lo si includa nel cofano delle reliquie stesse. Negli atti si indichino lanno, il mese, il giorno della dedicazione, il nome del vescovo celebrante, il titolo della chiesa e anche, se il caso, i nomi dei martiri o dei santi le cui reliquie vengono deposte sotto l'altare. Si collochi inoltre in un luogo adatto della chiesa uniscrizione che rechi la data del giorno, mese e anno della compiuta dedicazione, il titolo della chiesa e il nome del vescovo celebrante663. 878. Perch abbia maggior risalto l'importanza e la dignit della Chiesa particolare, l'anniversario della dedicazione della chiesa cattedrale si dovr celebrare con il grado di solennit nella stessa cattedrale e con il grado di festa nelle altre chiese della diocesi; il giorno sar quello corrispondente alla data della dedicazione. Se questo giorno fosse impedito in perpetuo, la celebrazione venga assegnata al primo giorno libero664. Il giorno anniversario della propria chiesa si celebra con il grado di solennit665.
DESCRIZIONE DEL RITO INGRESSO IN CHIESA

879. Lingresso nella chiesa di cui si fa la dedicazione si svolge, secondo le circostanze di tempo e di luogo, in uno dei tre modi qui sotto descritti666. Primo modo: Processione 880. La porta della chiesa di cui si fa la dedicazione deve essere chiusa. A ora conveniente, il popolo si riunisce in una chiesa vicina o in altro luogo adatto, da cui si muove la processione verso la chiesa. Se si devono deporre sotto l'altare le reliquie di martiri o di santi, queste si preparano nel luogo stesso in cui si raduna il popolo 667. 881. Il vescovo e i presbiteri concelebranti, i diaconi e i ministri, indossata la veste a loro propria, si recano al luogo dove radunato il popolo. Il vescovo, deposti pastorale e mitra, rivolto verso il popolo dice: Nel nome del Padre. Poi saluta il popolo, dicendo: La grazia e la pace o altre simili parole tolte preferibilmente dalla sacra scrittura. Il popolo rispondo: E
Cf. ibidem, n. 25. Cf. ibidem, n. 26; cf Appendice II, I, 4b e II, 8b. 665 Pontificale Romano, Rito della dedicazione della chiesa e dell'altare, capitolo II, Rito della dedicazione di una chiesa, n. 27; cf. Appendice II, I, 4b. 666 Pontificale Romano, Rito della dedicazione della chiesa e dell'altare, capitolo II, Rito della dedicazione di una chiesa, n. 28. 667 Cf. ibidem, n. 29.
663 664

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con il tuo spirito o altre parole adatte. Quindi il vescovo si rivolge al popolo, dicendo: Una grande gioia pervade il nostro animo, o pronunziando un'altra monizione simile a questa668. 882. Quindi il vescovo riprende la mitra e il pastorale, e incomincia a muoversi la processione verso la chiesa da dedicare. Non si usano candele, fatta eccezione per quelle che circondano le reliquie dei santi. Non si brucia incenso n durante la processione n durante la messa, prima dei rito dell'incensazione e dell'illuminazione dell'altare e della chiesa (cf. pi sotto i nn. 905 ss.). Precede il ministro che porta la croce, senza i ceri che di solito la accompagnano; seguono prima i ministri poi i diaconi o i presbiteri con le reliquie dei santi; ai lati ministri o fedeli con ceri accesi; vengono poi i presbiteri concelebranti, quindi il vescovo, seguito da due diaconi, infine i ministri che prestano servizio al libro e alla mitra e i fedeli669. Mentre si svolge la processione si canta il salmo 121 con l'antifona: Andiamo con gioia, o un altro canto adatto670. 883. Alla soglia della chiesa tutti si fermano. I rappresentanti di coloro che hanno collaborato alla costruzione della chiesa (fedeli della parrocchia o della diocesi, benefattori, architetti, operai) consegnano ledificio al vescovo offrendogli, secondo le circostanze e gli usi locali, gli strumenti giuridici del possesso dell'edificio: o le chiavi o il plastico della chiesa o il libro nel quale descritto lo svolgimento dei lavori con i nomi di coloro che li hanno diretti e degli operai che li hanno eseguiti. Uno dei rappresentanti rivolge brevi parole al vescovo e alla comunit, illustrando, se il caso, i criteri artistici e funzionali secondo i quali stata costruita la nuova chiesa. Quindi il vescovo, rivolgendosi al presbitero al quale affidata la cura pastorale della chiesa, lo invita ad aprirne la porta671. 884. Aperta la porta, il vescovo invita il popolo ad entrare in chiesa, dicendo: Varcate le porte del Signore o altre parole adatte. Quindi, preceduto dal crocifero, il vescovo e con lui tutti gli altri, entrano in chiesa. Mentre entra la processione, si canta il salmo 23 con l'antifona: Sollevate, o porte, i vostri frontali o un altro canto adatto672. 885. Il vescovo, omettendo il bacio dell'altare, va alla sede; i concelebranti, i diaconi e i ministri si recano ai posti loro assegnati nel presbiterio. Le reliquie dei santi vengono disposte in luogo adatto del presbiterio circondate da candele accese. Quindi si benedice l'acqua secondo il rito descritto pi sotto ai nn. 892 ss.673.

Cf. ibidem, n. 30. Cf. ibidem, n. 31. 670 Cf. ibidem, n. 32. 671 Cf. ibidem, n. 33. 672 Cf. ibidem, n. 34 673 Ibidem, n. 35.
668 669

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I SACRAMENTALI

Secondo modo: Ingresso solenne 886. Se la processione non pu aver luogo, o non ritenuta opportuna, i fedeli si radunano presso la porta della chiesa da dedicare, dove, se il caso, sono gi state predisposte, in forma privata, le reliquie dei santi. Il vescovo e i presbiteri concelebranti, i diaconi e i ministri, indossata la veste a loro propria, preceduti dal crocifero, si dirigono verso la porta della chiesa, dove il popolo radunato. Affinch questo rito corrisponda a verit, conviene che la porta della chiesa sia chiusa e che il vescovo, i concelebranti, i diaconi e gli altri ministri si accostino ad essa dall'esterno. Se ci non si pu fare, il vescovo con coloro che lo accompagnano, esce dalla chiesa stessa, la cui porta rimane aperta674. 887. Il vescovo, deposti pastorale e mitra, saluta i presenti dicendo: Nel nome del Padre. Poi saluta il popolo, dicendo: La grazia e la pace o altre simili parole tolte preferibilmente dalla sacra scrittura. Il popolo risponde: E con il tuo spirito o altre parole adatte. Quindi il vescovo si rivolge al popolo, dicendo: Una grande gioia pervade il nostro animo, o pronunziando un'altra monizione simile a questa675. 888. Terminata la monizione, il vescovo riprende la mitra e secondo l'opportunit si canta il salmo 121 con l'antifona: Andiamo con gioia, o un altro canto adatto. Allora i rappresentanti di coloro che hanno collaborato alla costruzione della chiesa (fedeli della parrocchia o della diocesi, benefattori, architetti, operai) consegnano l'edificio al vescovo offrendogli, secondo le circostanze e gli usi locali, gli strumenti giuridici del possesso dell'edificio: o le chiavi o il plastico della chiesa o il libro nel quale descritto lo svolgimento dei lavori con i nomi di coloro che li hanno diretti e degli operai che li hanno eseguiti. Uno dei rappresentanti rivolge brevi parole al vescovo e alla comunit, illustrando, se il caso, i criteri artistici e funzionali secondo i quali stata costruita la nuova chiesa. Quindi il vescovo, se la porta chiusa, rivolgendosi al presbitero al quale affidata la cura pastorale della chiesa, lo invita ad aprirne la porta676. 889. Allora il vescovo, ricevuto il pastorale, invita il popolo a entrare in chiesa, dicendo: Varcate le porte del Signore con inni di grazia, o altre parole adatte. Quindi si svolge la processione di ingresso come detto pi sopra ai nn. 884-885, e tutti si recano al loro posto. Le reliquie dei santi vengono disposte in luogo adatto del presbiterio circondate da candele accese. Quindi si benedice l'acqua secondo il rito descritto pi sotto ai nn. 892 ss.677.

Cf. ibidem, nn. 36-37. Cf. ibidem, n. 38. 676 Cf. ibidem, n. 40. 677 Cf. ibidem, nn. 41-42.
674 675

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CERIMONIALE DEI VESCOVI

Terzo modo: Ingresso semplice 890. Se non pu avere luogo l'ingresso solenne, si fa l'ingresso semplice. Quando il popolo si radunato in chiesa, il vescovo e i presbiteri concelebranti, i diaconi e i ministri, indossata la veste a loro propria, preceduti dal crocifero, si avviano dal secretarium, attraverso la chiesa, verso il presbiterio. Se si devono deporre sotto l'altare le reliquie dei santi, esse vengono prelevate dal secretarium o dalla cappella, nella quale fin dalla vigilia sono state esposte alla venerazione dei fedeli e vengono portate in presbiterio nella stessa processione introitale. Per un giusto motivo le reliquie si possono per predisporre, prima dell'inizio del rito, in un luogo adatto del presbiterio circondate da candele accese. Mentre si svolge la processione si canta l'antifona di ingresso: Ecco la santa dimora di Dio oppure: Andiamo con gioia, con il salmo 121 o un altro canto adatto678. 891. Giunta la processione in presbiterio, le reliquie dei santi vengono deposte in luogo adatto, circondate da candele accese. I concelebranti i diaconi e i ministri si recano ai posti loro assegnati. Il vescovo, omettendo il bacio dell'altare, va alla cattedra. Quindi, deposti pastorale e mitra, saluta il popolo, dicendo: La grazia e la pace, o altre simili parole tolte preferibilmente dalla sacra scrittura. Il popolo risponde: E con il tuo spirito o dicendo altre parole adatte. Allora i rappresentanti di coloro che hanno collaborato alla costruzione della chiesa (fedeli della parrocchia o della diocesi, benefattori, architetti, operai) consegnano l'edificio al vescovo offrendogli, secondo le circostanze e gli usi locali, gli strumenti giuridici del possesso dell'edificio: o le chiavi o il plastico della chiesa o il libro nel quale descritto lo svolgimento dei lavori con i nomi di coloro che li hanno diretti e degli operai che li hanno eseguiti. Uno dei rappresentanti rivolge brevi parole al vescovo e alla comunit, illustrando, se il caso, i criteri artistici e funzionali secondo i quali stata costruita la nuova chiesa679.
BENEDIZIONE DELL' ACQUA E ASPERSIONE

892. Terminato il rito di ingresso, il vescovo benedice l'acqua per aspergere il popolo in segno di penitenza e in ricordo del battesimo, e aspergere poi le pareti e l'altare della nuova chiesa. I ministri portano al vescovo, che sta in piedi alla cattedra, il secchiello con l'acqua. Il vescovo invita tutti alla preghiera, dicendo: Fratelli carissimi, prima di dedicare con rito solenne o altre parole simili. Tutti pregano per un breve tempo in silenzio. Quindi il vescovo prosegue: Padre santo, luce e vita di ogni creatura680.

Cf. ibidem, nn. 43-45. Cf. ibidem, nn. 46-47. 680 Cf. ibidem, n. 48.
678 679

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I SACRAMENTALI

893. Il vescovo, accompagnato dai diaconi, percorre la navata della chiesa e asperge con l'acqua benedetta il popolo e le pareti; tornato quindi in presbiterio, asperge l'altare. Frattanto si canta l'antifona: Ecco l'acqua che sgorga, oppure, in quaresima: Su di voi verser acqua pura o un altro canto adatto681. 894. Dopo lantifona il vescovo torna alla cattedra e, terminato il canto, stando in piedi e a mani giunte, dice: Dio, Padre di misericordia. Quindi si canta l'inno: Gloria a Dio e il vescovo canta o dice la colletta della messa, secondo il rito consueto682.
LITURGIA DELLA PAROLA

895. Poi il vescovo si siede e riceve la mitra. Ugualmente si siedono tutti gli altri. La proclamazione della parola di Dio si celebra convenientemente in questo modo: due lettori, uno dei quali porta il Lezionario della messa preso dalla credenza, e il salmista si presentano al vescovo. Il vescovo, in piedi, con mitra, riceve il Lezionario, lo mostra al popolo e dice: Risuoni sempre in questo luogo. Quindi il vescovo consegna il Lezionario al primo lettore. I lettori e il salmista vanno all'ambone portando il Lezionario in modo ben visibile da tutti683. 896. Si proclamano tre letture, delle quali la prima sempre tratta dal libro di Neemia (8, 2-4.5-6.8-10), seguita dal salmo 18B; la seconda lettura e il vangelo si prendono dai testi proposti nel Lezionario per la messa della dedicazione della chiesa. Al vangelo non si portano n ceri n incenso684. 897. Dopo il vangelo il vescovo siede e, ricevuti di norma pastorale e mitra, tiene l'omelia, illustrando non solo le letture bibliche ma anche il significato del rito con il quale si dedica un edificio a Dio e si promuove la crescita della Chiesa685. 898. Terminata l'omelia, il vescovo depone la mitra e il pastorale, tutti si alzano e si canta o si dice il simbolo. Si omette invece la preghiera universale, perch si cantano in suo luogo le litanie dei santi686.
PREGHIERA DI DEDICAZIONE E UNZIONI

Litanie dei santi 899. Terminato il simbolo, il vescovo invita il popolo alla preghiera con la monizione: Figli carissimi, supplichiamo Dio Padre onnipotente, o con altre parole simili.
Cf. ibidem, nn. 49. Cf. ibidem, nn. 50-52. 683 Cf. ibidem, n.53. 684 Cf. ibidem, n. 54. 685 Cf. ibidem, n. 55. 686 1bidem, n. 56.
681 682

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CERIMONIALE DEI VESCOVI

Si cantano le litanie dei santi, a cui tutti rispondono. In domenica e nel tempo di pasqua stanno tutti in piedi; invece negli altri giorni in ginocchio; in questo caso il diacono dice: Mettiamoci in ginocchio. Nelle litanie si aggiungono, al posto dovuto, le invocazioni del titolare della chiesa, del patrono del luogo e, se il caso, dei santi le cui reliquie vengono deposte sotto l'altare. Si possono anche aggiungere altre invocazioni, riferite alla natura particolare del rito e alle condizioni dei fedeli. Terminato il canto delle litanie, il vescovo, stando in piedi e con le braccia allargate, dice: Accogli con bont, o Signore, le nostre preghiere. Il diacono, se necessario, dice: Alzatevi. E tutti si alzano. Il vescovo riprende la mitra, per compiere la deposizione delle reliquie. Dove non si compie la deposizione delle reliquie, il vescovo dice subito la preghiera di dedicazione, come indicato pi sotto al n. 901687. Deposizione delle reliquie 900. Quindi, se si depongono sotto l'altare le reliquie dei martiri o di altri santi, il vescovo va all'altare. Un diacono o un presbitero presenta le reliquie al vescovo che colloca nel sepolcro opportunamente preparato. Frattanto si canta l'antifona: Santi di Dio che dimorate sotto l'altare, oppure: I corpi dei santi dormono nella pace, con il salmo 14 o un altro canto adatto. Frattanto un muratore chiude il sepolcro, mentre il vescovo ritorna alla cattedra688. Preghiera di dedicazione 901. Terminati questi riti, il vescovo, stando in piedi e senza mitra, alla cattedra presso l'altare, con le braccia allargate, canta o dice a voce alta: O Dio, che reggi e santifichi la tua Chiesa689 Unzione dell'altare e delle pareti della chiesa 902. Quindi il vescovo, deposta, se necessario, la casula e cinto un grembiale di lino va all'altare con i diaconi e con gli altri ministri, uno dei quali porta il vasetto del crisma, e procede all'unzione dell'altare stesso e delle pareti della chiesa. Se poi il vescovo vuole associarsi, per l'unzione delle pareti della chiesa, alcuni dei presbiteri che concelebrano con lui il sacro rito, terminata lunzione dellaltare, consegna loro altrettanti vasetti del crisma e va con loro a compiere le unzioni. Il vescovo pu anche affidare ai soli presbiteri il compito di ungere le pareti della chiesa690. 903. Il vescovo, in piedi dinanzi all'altare, con mitra, dice ad alta voce: Santifichi il Signore con la sua potenza. Quindi versa il sacro crisma al centro dell'altare e ai suoi quattro angoli e ne unge lodevolmente tutta la mensa.

Cf. ibidem, nn. 57-60. Cf. ibidem, n. 61. 689 Cf. ibidem, n. 62. 690 Cf. ibidem, n. 63.
687 688

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I SACRAMENTALI

Aiutato poi, secondo l'opportunit, da due o da quattro presbiteri, unge con il crisma le pareti della chiesa, segnando con esso dodici o quattro croci ordinatamente distribuite. Se le unzioni delle pareti sono state dal vescovo affidate ai presbiteri, questi attendono che il vescovo abbia terminato di ungere l'altare e poi vanno ad ungere le pareti, segnando le croci con il crisma. Frattanto si canta l'antifona: Ecco la dimora di Dio con gli uomini o Santo il tempio del Signore con il salmo 83 o un altro canto adatto691. 904. Terminata l'unzione dell'altare e delle pareti della chiesa, il vescovo torna alla cattedra e siede; i ministri gli portano il necessario perch si lavi le mani. Quindi il vescovo depone il grembiale e indossa la casula. Anche i presbiteri, dopo l'unzione delle pareti, si lavano le mani692. Incensazione dell'altare e della chiesa 905. Dopo il rito dell'unzione, si pone sull'altare un piccolo braciere per farvi ardere l'incenso con gli aromi; se si preferisce, si uniscono insieme sull'altare, a mucchietto, incenso e candeline. Il vescovo pone l'incenso nel braciere e lo benedice, oppure con un piccolo cero datogli da un ministro, accende il mucchietto dell'incenso, dicendo: Salga a te, Signore. Quindi il vescovo pone l'incenso in alcuni turiboli e lo benedice; poi incensa l'altare. Quindi torna alla cattedra, riceve la mitra, viene incensato e siede. A loro volta i ministri, attraversando la navata della chiesa, incensano il popolo e le pareti. Frattanto si canta l'antifona: Presso l'altare l'angelo santo o Dalle mani dell'angelo, con il salmo 137 o un altro canto adatto693. Illuminazione dell'altare e della chiesa 906. Terminata l'incensazione, alcuni ministri astergono con delle tovaglie la mensa dell'altare e, se il caso, vi stendono sopra una tela impermeabile; quindi ricoprono l'altare con una tovaglia e, secondo l'opportunit, lo adornano di fiori; vi dispongono poi i candelieri con relative candele, come richiesto per la celebrazione della messa, e, se il caso, collocano al suo posto la croce694. 907. Poi il diacono si avvicina al vescovo, il quale, in piedi, gli consegna un piccolo cero acceso, dicendo ad alta voce: Risplende nella Chiesa la luce di Cristo. Quindi il vescovo siede. Il diacono si reca all'altare e accende le candele per la celebrazione dell'eucaristia. La chiesa si illumina a festa; si accendono in segno di gioia tutti i ceri, tutte le candele gi predisposte in corrispondenza con le unzioni e tutte le lampade della chiesa. Frattanto si canta l'antifona: La luce venuta per te, oppure, in quaresima: Gerusalemme, citt di Dio, con il cantico di Tobia o un altro canto adatto, specialmente in onore di Cristo, luce del mondo695.
Cf. ibidem, n. 64. Cf. ibidem, n. 65. 693 Cf. ibidem, nn. 66-68. 694 Ibidem, n. 69. 695 Cf. ibidem, nn. 70-71.
691 692

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CERIMONIALE DEI VESCOVI

LITURGIA EUCARISTICA

908. I diaconi e i ministri preparano l'altare nel modo consueto. Quindi alcuni fedeli portano il pane, il vino e l'acqua per la celebrazione del sacrificio del Signore. Il vescovo riceve i doni alla cattedra. Mentre vengono portati i doni, opportunamente si canta l'antifona: Signore Dio, o un altro canto adatto. Quando tutto stato preparato il vescovo va all'altare e, deposta la mitra, lo bacia. La messa prosegue come di consueto; tuttavia non si incensano le offerte n l'altare696. 909. Si dice la preghiera eucaristica I o III, con il prefazio proprio che fa parte del rito della dedicazione della chiesa. Nella preghiera eucaristica I si dice l'Hanc igitur proprio; nella preghiera eucaristica II si inserisce l'intercessione propria. E tutto si svolge come di consueto, fino alla comunione inclusa697.
INAUGURAZIONE DELLA CAPPELLA DEL SS. SACRAMENTO

910. L'inaugurazione della cappella destinata alla custodia della ss. eucaristia, si fa convenientemente in questo modo. Dopo la comunione, la pisside con il ss. Sacramento si lascia sulla mensa dell'altare; il vescovo va alla cattedra e tutti pregano per qualche tempo in silenzio. Quindi il vescovo proclama l'orazione dopo la comunione698. 911. Terminata l'orazione, il vescovo ritorna all'altare, mette l'incenso nel turibolo e lo benedice, e in ginocchio incensa il ss. Sacramento. Quindi, ricevuto il velo omerale, prende la pisside con le mani coperte dal velo stesso. Allora si avvia la processione attraverso la navata della chiesa, per accompagnare il ss. Sacramento alla cappella della reposizione. Precede il crocifero, accompagnato da accoliti che portano candelieri con ceri accesi; seguono il clero, i diaconi, i presbiteri concelebranti, il ministro che tiene il bastone del vescovo, due turiferari con i turiboli fumiganti, il vescovo che porta il ss. Sacramento, seguito un poco indietro dai due diaconi che lo assistono, quindi i ministri che prestano servizio al libro e alla mitra. Tutti portano candele accese e attorno al ss. Sacramento vengono portate torce. Mentre si svolge la processione si canta l'antifona: Glorifica il Signore Gerusalemme, con il salmo 147 o un altro canto adatto699.

Cf. ibidem, nn. 72-73. Cf. ibidem, nn. 75-78. 698 Cf. ibidem, n. 79. 699 Cf. ibidem, n. 80.
696 697

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I SACRAMENTALI

912. Giunta la processione alla cappella della reposizione, il vescovo consegna la pisside al diacono che la depone sull'altare o nel tabernacolo, lasciandone aperta la porticina; il vescovo incensa genuflesso il ss. Sacramento. Quindi, dopo un congruo tempo in cui tutti pregano in silenzio, il diacono ripone la pisside nel tabernacolo o chiude la porticina; un ministro accende poi la lampada, che rimarr costantemente accesa presso il ss. Sacramento700. 913. Se la cappella del ss. Sacramento bene in vista dei fedeli, il vescovo d subito la benedizione finale della messa. In caso contrario, la processione ritorna per la via pi breve in presbiterio e il vescovo d subito la benedizione o dall'altare o dalla cattedra; poi la messa si conclude come indicato pi sotto al n. 915701. 914. Se la cappella del ss. Sacramento non deve essere inaugurata, terminata la comunione dei fedeli, il vescovo proclama l'orazione dopo la comunione e la messa si conclude come segue702.
BENEDIZIONE E CONGEDO

915. Per la benedizione il vescovo proclama la formula proposta nel Pontificale. Il diacono congeda il popolo nel modo consueto.

Cf. ibidem, n. 81; cf. C.I.C. can. 940. Cf. ibidem, n. 82. 702 Cf. ibidem, n. 83.
700 701

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CERIMONIALE DEI VESCOVI

CAPITOLO X DEDICAZIONE DI UNA CHIESA NELLA QUALE GI SI CELEBRANO I SANTI MISTERI 916. Per comprendere in modo adeguato il valore dei simboli e il senso dei riti, necessario che l'inaugurazione di una nuova chiesa si faccia contemporaneamente alla sua dedicazione: per questo, si deve evitare per quanto possibile di celebrare la messa in una nuova chiesa prima che questa sia dedicata. Quando tuttavia si dedicano chiese nelle quali gi si celebrano i divini misteri, si deve usare il rito proposto ai nn. 864-915. Inoltre vanno distinte, non senza motivo, le chiese costruite di recente, il motivo della cui dedicazione pi evidente, da quelle costruite da tempo. Per la dedicazione di queste chiese si richiede: - che l'altare non sia ancora dedicato; infatti la consuetudine e la norma liturgica giustamente proibiscono la dedicazione di una chiesa senza quella dell'altare; la dedicazione dell'altare infatti la parte principale di tutto il rito; - che nell'edificio vi sia qualcosa di nuovo o di notevolmente cambiato nella sua struttura architettonica (ad es. se la chiesa stata radicalmente cambiata o il suo presbiterio stato ristrutturato secondo le norme date pi sopra ai nn. 48-51) o nel suo stato giuridico (ad es. se la chiesa stata eretta in parrocchia). 917. Le indicazioni contenute pi sopra ai nn. 864-878 si applicano anche a questo rito, a meno che, per una particolare condizione prevista da questo rito, esse non siano applicabili o sia notato diversamente. Questo rito differisce da quello descritto nel capitolo IX soprattutto per le particolarit seguenti: a) si omette il rito dell'apertura delle porte della chiesa (cf. pi sopra i nn. 884 o 889), perch la chiesa gi aperta ai fedeli; quindi l'ingresso si fa sull'esempio dell'ingresso semplice (cf. pi sopra i nn. 890-891). Se per si tratta di dedicare una chiesa che stata a lungo chiusa e ora di nuovo si apre al culto, si pu fare il rito di apertura della porta, perch in questo caso il rito mantiene il suo significato; b) il rito di consegnare la chiesa al vescovo (cf pi sopra i nn. 883, 888, 891), si mantenga o si ometta o si adatti secondo la condizione della chiesa da dedicare (per es. conveniente mantenerlo nella dedicazione di una chiesa edificata da poco; ometterlo nella dedicazione di una vecchia chiesa nella cui struttura non cambiato nulla; adattarlo nella dedicazione di una vecchia chiesa radicalmente restaurata); c) si omette il rito di aspersione con l'acqua benedetta delle pareti della chiesa (cf. pi sopra i nn. 892-894), al quale legato il significato della purificazione;

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I SACRAMENTALI

d) si omettono le particolarit riguardanti la prima proclamazione della parola di Dio (cf. pi sopra il n. 896) e pertanto la liturgia della parola si compie nel modo solito; al posto di Neemia 8,2-4.5-6.8-10 con il salmo 18B e il suo responsorio (cf. pi sopra il n. 896), si sceglie un'altra lettura adatta703.

703

Cf. Pontificale Romano, Rito della dedicazione della chiesa e dell'altare, capitolo III, Dedicazione di una chiesa nella quale gi si celebrano i santi misteri.

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CERIMONIALE DEI VESCOVI

CAPITOLO XI DEDICAZIONE DI UN ALTARE PREMESSE 918. L'altare, sul quale si rende presente nei segni sacramentali il sacrificio della croce, anche la mensa del Signore, alla quale il popolo di Dio chiamato a partecipare quando convocato per la messa; l'altare il centro dell'azione di grazie che si compie con l'eucaristia704. 919. opportuno che in ogni chiesa ci sia un altare fisso e dedicato. Negli altri luoghi destinati alle sacre celebrazioni, l'altare pu essere fisso o mobile705. In conformit alla tradizione della Chiesa e al simbolismo dell'altare, la mensa dell'altare fisso deve essere di pietra e precisamente di una pietra naturale intera. A giudizio per delle Conferenze Episcopali, pu essere consentito l'uso di un'altra materia, purch sia degna, solida e ben lavorata706. 920. Si conservi opportunamente l'uso di deporre sotto l'altare da dedicare reliquie di santi anche non martiri (cf. pi sopra il n. 866). 921. Per sua stessa natura, l'altare dedicato a Dio soltanto, perch a Dio soltanto viene offerto il sacrificio eucaristico. questo il senso della dedicazione dell'altare secondo la consuetudine della Chiesa. Lo esprime assai bene sant'Agostino: Non ai martiri, ma al Dio dei martiri dedichiamo altari, anche se lo facciamo nelle memorie dei martiri707. Tuttavia la consuetudine di dedicare altari a Dio in onore dei santi, dove ancora viva, pu essere conservata, purch venga spiegato con chiarezza ai fedeli che l'altare dedicato soltanto a Dio. Nelle nuove chiese non si devono collocare sull'altare n statue, n immagini di santi. Ugualmente non si devono deporre sulla mensa dell'altare le reliquie dei santi, esposte alla venerazione dei fedeli708. 922. L'altare diventa sacro soprattutto con la celebrazione dell'eucaristia. quindi un'esigenza della verit del rito che non si celebri la messa sul nuovo altare prima della sua dedicazione, in modo che la messa della dedicazione sia anche la prima eucaristia celebrata su quell'altare709.

Messale Romano, Principi e Norme, n. 259. Cf. Pontificale Romano, Rito della dedicazione della chiesa e dell'altare, capitolo IV, Rito della dedicazione di un altare, n. 6. 706 Cf. ibidem, n.9. 707 Contra Faustum, XX, 21: PL 42, 384. 708 Cf. Pontificale Romano, Rito della dedicazione della chiesa e dell'altare, capitolo IV, Rito della dedicazione di un altare, n. 10. 709 Cf. ibidem, n. 13.
704 705

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I SACRAMENTALI

923. Spetta al vescovo, a cui affidata la cura di una Chiesa particolare, dedicare a Dio i nuovi altari eretti nella sua diocesi; se tuttavia il vescovo diocesano si trova nell'impossibilit di presiedere lui stesso il rito, ne affider il compito ad un altro vescovo, specialmente se suo coadiutore o ausiliare nella cura pastorale dei fedeli per i quali il nuovo altare stato costruito; in circostanze del tutto particolari, il vescovo potr, con speciale mandato, delegare un presbitero710. 924. Per la dedicazione di un nuovo altare, si scelga un giorno in cui i fedeli possano partecipare numerosi, specialmente la domenica, a meno che ragioni pastorali non suggeriscano diversamente. Il rito della dedicazione dell'altare non si pu celebrare nel triduo pasquale, nel mercoled delle ceneri, nelle ferie della settimana santa e nella commemorazione di tutti i fedeli defunti711. 925. Poich la celebrazione dell'eucaristia intimamente legata al rito della dedicazione dell'altare, si dice la messa nella dedicazione dell'altare. Tuttavia nei giorni di natale, epifania, ascensione, pentecoste e nelle domeniche di avvento, quaresima e pasqua, si dice la messa del giorno, fatta eccezione per la preghiera sulle offerte e il prefazio, che sono intimamente legati al rito712. 926. Conviene che il vescovo concelebri la messa con i presbiteri presenti e specialmente con quelli ai quali affidata la cura pastorale della parrocchia o della comunit per la quale stato costruito l'altare713. 927. Spetta al vescovo e a coloro che curano lo svolgimento del rito, decidere sull'opportunit della deposizione delle reliquie dei santi; a questo proposito, osservate le norme indicate pi sopra al n. 866, si tenga anzitutto presente il bene spirituale dei fedeli e il senso autentico della liturgia714. 928. I fedeli non solo vengano tempestivamente informati della dedicazione del nuovo altare, ma siano anche opportunamente preparati a parteciparvi attivamente. Di qui la necessit di istruirli sul significato e sullo svolgimento dei singoli riti. Si istiller cos nei fedeli una bene intesa e doverosa devozione verso l'altare715. Al rettore della chiesa nella quale viene dedicato l'altare spetta stabilire e preparare, con l'aiuto dei collaboratori nell'attivit pastorale, ci che riguarda le letture, i canti, come anche i sussidi pastorali per favorire la fruttuosa partecipazione del popolo e promuovere il decoro della celebrazione716.
Ibidem, n. 12. Ibidem, n. 14. 712 Ibidem, n. 15. 713 Ibidem, n. 16. 714 Cf. ibidem, n. 25. 715 Cf. ibidem, n. 26. 716 Cf. ibidem, n. 25.
710 711

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CERIMONIALE DEI VESCOVI

929. Per celebrare il rito della dedicazione dell'altare, si preparino: a) il Messale Romano, il Lezionario e il Pontificale Romano; b) la croce e l'evangeliario da portare in processione; c) il secchiello con l'acqua benedetta e l'aspersorio; d) il vasetto del sacro crisma; e) le tovaglie per astergere la mensa dell'altare; f) se il caso, una tela incerata o impermeabile, della misura dell'altare; g) un catino e una brocca con l'acqua, una tovaglia e tutto il necessario perch il vescovo si lavi le mani; h) un grembiale di lino; i) un piccolo braciere per bruciare gli incensi o gli aromi; oppure i grani di incenso con le candeline da bruciare sull'altare; j) un turibolo con la navicella dell'incenso e il cucchiaino; k) un calice di sufficiente grandezza, il corporale, i purificatoi e il manutergio; l) il pane, il vino e l'acqua per la celebrazione della messa; m) la croce dell'altare, a meno che non ci sia gi una croce predisposta in presbiterio o venga collocata presso l'altare la croce della processione introitale; n) la tovaglia, i candelieri e le candele; o) secondo l'opportunit, dei fiori717. 930. Nella messa della dedicazione dell'altare le sacre vesti sono di colore bianco o festivo. Si preparino inoltre: a) per il vescovo: il camice, la stola, la croce pettorale, la casula, la mitra, il pastorale e il pallio, se il vescovo ne ha diritto; b) per i presbiteri concelebranti: le vesti per la concelebrazione della messa; c) per i diaconi: i camici, le stole e, secondo l'opportunit, le dalmatiche; d) per gli altri ministri: i camici o le altre vesti legittimamente approvate718. 931. Se si devono collocare sotto l'altare le reliquie dei santi, si preparino: a) Nel luogo da cui ha inizio la processione: il cofano delle reliquie, circondato da fiori e lumi. Secondo l'opportunit, il cofano si pu collocare, prima dell'inizio del rito, in un luogo adatto nell'ambito del presbiterio; per i diaconi incaricati di portare le reliquie: i camici e le stole di color rosso nel caso di reliquie di un martire, di color bianco negli altri casi e, se ve ne sono disponibili, le dalmatiche. Se le reliquie vengono portate dai presbiteri, in luogo delle dalmatiche si preparino al717 718

Ibidem, n. 27. Ibidem, n. 28.

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I SACRAMENTALI

trettante casule. Tuttavia le reliquie possono essere portate anche da altri ministri, che indossano il camice o la cotta sopra la veste talare, oppure le altre vesti legittimamente approvate. b) In presbiterio: una mensola per deporvi il cofano delle reliquie durante la prima parte del rito della dedicazione. c) Nel secretarium: malta o cemento per fissare la copertura dell'incavo; vi sia anche a disposizione un muratore, che a suo tempo chiuda il sepolcro delle reliquie719. 932. Opportunamente si conserver l'usanza di racchiudere nel cofano delle reliquie una pergamena che riporti il giorno, il mese e l'anno della dedicazione dell'altare, il nome del vescovo celebrante, il titolo della chiesa, come pure i nomi dei martiri o degli altri santi le cui reliquie vengono deposte sotto l'altare720. Si stenda il verbale della dedicazione in duplice copia, una per l'archivio diocesano e l'altra per quello della chiesa, con la firma del vescovo, del rettore della chiesa e dei rappresentanti della comunit locale721.
DESCRIZIONE DEL RITO INGRESSO IN CHIESA

933. Quando il popolo si radunato, il vescovo, i presbiteri concelebranti, i diaconi e i ministri, indossata la veste a loro propria, si avviano dal secretarium, attraverso la chiesa, verso il presbiterio722. 934. Se si devono deporre sotto l'altare le reliquie dei santi, esse vengono prelevate dal secretarium o dalla cappella, nella quale fin dalla vigilia sono state esposte alla venerazione dei fedeli e vengono portate in presbiterio nella stessa processione introitale. Per un giusto motivo per le reliquie si possono predisporre, prima dell'inizio del rito, in un luogo adatto del presbiterio circondate da candele accese723. 935. Mentre si svolge la processione si canta l'antifona di ingresso: O Dio, nostro scudo oppure: Verr all'altare di Dio, con il salmo 42 o un altro canto adatto724.

Cf. ibidem, n. 29. Cf. ibidem, n. 30. 721 Cf. sopra il n. 877. 722 Pontificale Romano, Rito della dedicazione della chiesa e dell'altare, capitolo IV, Rito della dedicazione dell'altare, n. 31. 723 Ibidem, n. 32. 724 Cf. ibidem, n. 33.
719 720

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CERIMONIALE DEI VESCOVI

936. Giunta la processione in presbiterio, le reliquie dei santi vengono deposte in luogo adatto, circondate da candele accese. I concelebranti, i diaconi e i ministri si recano ai posti loro assegnati. Il vescovo, omettendo il bacio dell'altare, va alla cattedra. Quindi, deposti pastorale e mitra, saluta il popolo, dicendo: La grazia e la pace, o altre simili parole tolte preferibilmente dalla sacra scrittura. Il popolo risponde: E con il tuo spirito o altre parole adatte725.
BENEDIZIONE DELL'ACQUA E ASPERSIONE

937. Terminato il rito di ingresso, il vescovo benedice l'acqua per aspergere il popolo in segno di penitenza e in ricordo del battesimo, e asperge poi l'altare. I ministri portano al vescovo, che sta in piedi alla cattedra, il secchiello con l'acqua. Il vescovo invita tutti alla preghiera, dicendo: Fratelli carissimi, siamo qui riuniti nella gioia o altre parole simili. Tutti pregano per un breve tempo in silenzio. Quindi il vescovo proclama l'orazione: Padre santo, luce e vita di ogni creatura726. 938. Terminata l'invocazione sull'acqua, il vescovo, accompagnato dai diaconi, asperge con l'acqua benedetta il popolo, percorrendo la navata della chiesa; tornato quindi in presbiterio, asperge l'altare. Frattanto si canta l'antifona: Ecco l'acqua che sgorga, oppure, in quaresima: Su di voi verser acqua pura o un altro canto adatto727. 939. Dopo l'aspersione il vescovo torna alla cattedra e, terminato il canto, stando in piedi e a mani giunte, dice: Dio, Padre di misericordia. Quindi si canta l'inno: Gloria a Dio, a meno che non ricorra una domenica di avvento o di quaresima. Finito l'inno, il vescovo, stando in piedi, canta o dice normalmente la colletta della messa728.
LITURGIA DELLA PAROLA

940. Nella liturgia della parola tutto si svolge come di consueto. Le letture e il vangelo si prendono, secondo le rubriche, o dai testi proposti nel lezionario per il rito della dedicazione dell'altare o dalla messa del giorno729. 941. Letto il vangelo, il vescovo, seduto di norma con mitra e pastorale, tiene l'omelia nella quale illustra sia le letture bibliche sia il significato del rito730.
Cf. ibidem, n. 34. Cf. ibidem, n. 35. 727 Cf. ibidem, n. 36. 728 Cf. ibidem, nn. 37-39. 729 Cf. ibidem, n. 40; cf Messale Romano, Ordinamento delle letture della messa, nn. 817822. 730 Cf. Pontificale Romano, Rito della dedicazione della chiesa e dell'altare, capitolo IV, Rito della dedicazione dell'altare, n. 41.
725 726

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I SACRAMENTALI

942. Si dice sempre il simbolo. Si omette invece la preghiera universale, perch si cantano in suo luogo le litanie dei santi731.
PREGHIERA DI DEDICAZIONE E UNZIONI

Litanie dei santi 943. Terminato il simbolo, il vescovo invita il popolo alla preghiera dicendo: Fratelli carissimi, eleviamo le nostre preghiere, o un'altra monizione simile a questa732. Si cantano le litanie dei santi, a cui tutti rispondono. In domenica e nel tempo di pasqua stanno tutti in piedi; invece negli altri giorni in ginocchio; in questo caso il diacono dice: Mettiamoci in ginocchio733 . Nelle litanie si aggiungono, al posto dovuto, le invocazioni del titolare della chiesa, del patrono del luogo e, se il caso, dei santi le cui reliquie vengono deposte sotto l'altare. Si possono anche aggiungere altre invocazioni, riferite alla natura particolare del rito e alle condizioni dei fedeli734. Terminato il canto delle litanie, il vescovo, stando in piedi e con le braccia allargate, proclama l'orazione: Accogli con bont, o Signore, le nostre preghiere. Il diacono, se il caso, dice: Alzatevi. E tutti si alzano. Il vescovo riprende la mitra, per compiere il rito della deposizione delle reliquie. Dove non si fa la deposizione delle reliquie, il vescovo dice subito la preghiera di dedicazione, come indicato pi sotto al n. 945735. Deposizione delle reliquie 944. Quindi, se si depongono sotto l'altare le reliquie dei martiri o di altri santi, il vescovo va all'altare. Un diacono o un presbitero presenta le reliquie al vescovo, che le colloca nel sepolcro opportunamente preparato. Frattanto si canta l'antifona: Santi di Dio che dimorate sotto l'altare, oppure: I corpi dei santi dormono nella pace, con il salmo 14 o un altro canto adatto. Frattanto un muratore chiude il sepolcro, mentre il vescovo ritorna alla cattedra736. Preghiera di dedicazione 945. Terminati questi riti, il vescovo, stando in piedi e senza mitra all'altare, con le braccia allargate, canta o dice: Ti lodiamo e ti benediciamo, Padre santo737. Unzione dell'altare 946. Quindi il vescovo, deposta, se necessario, la casula, e cinto un grembiale di lino, va all'altare insieme con il diacono o con un altro ministro, che porta il vasetto del sacro crisma. Il vescovo, in piedi dinanzi all'altare,
Ibidem, n. 42. Cf. ibidem, n. 43. 733 Ibidem, n. 44. 734 Cf. ibidem, n. 45. 735 Cf. ibidem, n. 46. 736 Cf. ibidem, n. 47. 737 Cf. ibidem, n. 48.
731 732

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CERIMONIALE DEI VESCOVI

con mitra, dice ad alta voce: Santifichi il Signore con la sua potenza. Quindi versa il sacro crisma al centro dell'altare e ai suoi quattro angoli e ne unge lodevolmente tutta la mensa738. Durante l'unzione, fuori del tempo di pasqua, si canta l'antifona Dio, il tuo Dio con il salmo 44, mentre nel tempo di pasqua si canta l'antifona La pietra scartata dai costruttori con il salmo 117 o un altro canto adatto739. Terminata l'unzione dell'altare, il vescovo torna alla cattedra, siede, si lava le mani e depone il grembiale740. Incensazione dell'altare 947. Dopo il rito dell'unzione, si pone sull'altare un piccolo braciere per farvi ardere l'incenso con gli aromi; se si preferisce, si uniscono insieme sull'altare, a mucchietto, incenso e candeline. Il vescovo pone l'incenso nel braciere, oppure con una piccola candela datagli da un ministro, accende il mucchietto dell'incenso, dicendo: Salga a te, Signore. Quindi il vescovo pone l'incenso nel turibolo e lo benedice; poi incensa l'altare. Quindi torna alla cattedra, viene incensato e siede; il ministro incensa il popolo. Frattanto si canta l'antifona: Presso l'altare l'angelo santo o Dalle mani dell'angelo, con il salmo 137 o un altro canto adatto741. Copertura e illuminazione dell'altare 948. Terminata l'incensazione, alcuni ministri astergono con delle tovaglie la mensa dell'altare e, se il caso, vi stendono sopra una tela impermeabile; quindi ricoprono l'altare con una tovaglia e, secondo l'opportunit, lo adornano di fiori; vi dispongono poi i candelieri con relative candele, come richiesto per la celebrazione della messa, e, se il caso, collocano al suo posto la croce742. 949. Poi il diacono si avvicina al vescovo, il quale, in piedi, gli consegna una candelina accesa, dicendo ad alta voce: La luce di Cristo. Quindi il vescovo siede. Il diacono si reca all'altare e accende le candele per la celebrazione dell'eucaristia743. 950. Quindi la chiesa si illumina a festa; si accendono, in segno di gioia, tutte le luci intorno all'altare. Frattanto si canta l'antifona: In te, Signore, la sorgente della vita o un altro canto adatto, specialmente in onore di Cristo, luce dei mondo744.

Cf. ibidem, n. 49. Cf. ibidem, nn. 50-51 740 Ibidem, n. 52. 741 Cf. ibidem, n.53. 742 Ibidem, n. 54. 743 Cf. ibidem, n. 55. 744 Cf. ibidem, n. 56.
738 739

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I SACRAMENTALI

LITURGIA EUCARISTICA

951. I diaconi e i ministri preparano l'altare come di consueto. Quindi alcuni fedeli portano il pane, il vino e l'acqua per la celebrazione del sacrificio del Signore. Il vescovo riceve i doni alla cattedra. Mentre vengono portati i doni, opportunamente si canta l'antifona: Se presenti la tua offerta all'altare oppure Mos dedic un altare al Signore, o un altro canto adatto745. Quando tutto stato preparato il vescovo va all'altare e, deposta la mitra, lo bacia. La messa prosegue come di consueto; tuttavia non si incensano le offerte n l'altare746. 952. Si proclamano sempre l'orazione sulle offerte Scenda su questo altare e il prefazio proprio, come sono notati anche sul Pontificate Romano, perch intimamente connessi al rito della dedicazione dell'altare747. Si dice la preghiera eucaristica I o III. 953. Alla fine della messa il vescovo impartisce la benedizione proclamando la formula proposta nel Pontificale. Quindi il diacono congeda il popolo come di consueto748.

Cf. ibidem, n. 57. Cf. ibidem, n. 58. 747 Cf. ibidem, nn. 59-60. 748 Cf. ibidem, nn. 63-64.
745 746

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CERIMONIALE DEI VESCOVI

CAPITOLO XII BENEDIZIONE DI UNA CHIESA PREMESSE 954. Conviene che i sacri edifici o le chiese, che sono destinati in modo permanente alla celebrazione dei divini misteri, siano dedicati a Dio secondo il rito della dedicazione, che si distingue per l'espressiva incisivit della sua struttura e del suo simbolismo. Tuttavia se non vengono dedicati, siano almeno benedetti secondo il rito qui sotto descritto. Quanto agli oratori, alle cappelle o ai sacri edifici che per motivi particolari sono destinati al culto solo temporaneamente, conviene che siano benedetti, secondo il rito qui sotto descritto749. Quando vengono benedette chiese, oratori o cappelle, tutto ci che si trova in esse, come la croce, le immagini, l'organo, le campane, le stazioni della Via Crucis, si deve ritenere benedetto e inaugurato con lo stesso rito della benedizione, cos che non ci sia bisogno di una nuova benedizione o inaugurazione. 955. Per quanto riguarda il loro ordinamento liturgico, la scelta del titolare e la preparazione dei fedeli, si osservino, con i dovuti adattamenti, le norme indicate pi sopra ai nn. 864-871 e 877 per il rito della dedicazione di una chiesa750. 956. La benedizione di una chiesa o di un oratorio viene compiuta dal vescovo diocesano o da un presbitero da lui delegato. Essa si pu compiere in qualsiasi giorno, fatta eccezione per il triduo pasquale; si scelga per di preferenza un giorno in cui i fedeli possano partecipare pi numerosi, specialmente la domenica, a meno che ragioni pastorali non suggeriscano diversamente751. 957. Nei giorni indicati ai nn. 1-4 della tabella dei giorni liturgici752 si dice la messa del giorno; negli altri giorni, invece, si pu dire la messa del giorno o quella del Titolare della chiesa o dell'oratorio. 958. Per il rito di benedizione di una chiesa o di un oratorio si prepari tutto ci che necessario per la celebrazione della messa. L'altare, anche se gi benedetto o dedicato, deve rimanere spoglio fino all'inizio della liturgia eucaristica. Si preparino inoltre, in un luogo adatto del presbiterio: a) il secchiello con l'acqua e l'aspersorio; il turibolo con la navicella dell'incenso e il cucchiaino; b) il Pontificale Romano;

Cf. Pontificale Romano, Rito della dedicazione della chiesa e dell'altare, capitolo V, Rito della benedizione di una chiesa, n. 1. 750 Cf. ibidem, n. 2. 751 Cf. ibidem, nn. 2-3. 752 Cf. pi sotto, Appendice II
749

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I SACRAMENTALI

c) una croce d'altare, a meno che non ci sia gi una croce predisposta in presbiterio o venga collocata presso l'altare la croce della processione introitale; d) la tovaglia, le candele, i candelieri e, secondo l'opportunit, dei fiori753. 959. Se alla benedizione della chiesa si deve unire la benedizione dell'altare, si prepari tutto ci che indicato pi sopra al n. 929 e, se si fa la reposizione delle reliquie dei santi, anche quelle indicate al n. 931754. 960. Nella messa della benedizione di una chiesa, si indossano le sacre vesti di colore bianco o festivo. Si preparino: a) per il vescovo: il camice, la stola, la croce pettorale, la casula, la mitra e il pastorale; b) per i presbiteri concelebranti: le vesti per la concelebrazione della messa; c) per i diaconi: i camici, le stole e, secondo l'opportunit, le dalmatiche; d) per gli altri ministri: i camici o le altre vesti legittimamente approvate755.
DESCRIZIONE DEL RITO

961. Quando il popolo si radunato, mentre si esegue il canto introitale, il vescovo, i presbiteri concelebranti, i diaconi e i ministri, indossata la veste a loro propria, preceduti dal crocifero, si avviano dal secretarium, attraverso l'aula della chiesa, verso il presbiterio. Giunta la processione in presbiterio, il vescovo, omettendo il bacio e l'incensazione dell'altare, va subito alla cattedra; tutti gli altri si dispongono nei luoghi loro assegnati756. 962. Terminato il canto, il vescovo, deposti pastorale e mitra, saluta il popolo, dicendo: La grazia e la pace o altre parole simili tolte preferibilmente dalla sacra scrittura. Il popolo risponde: E con il tuo spirito o altre parole adatte757. 963. Quindi il vescovo benedice l'acqua per aspergere il popolo, in segno di penitenza e in ricordo del battesimo, e le pareti della nuova chiesa o dell'oratorio. I ministri portano al vescovo, che sta in piedi alla cattedra, il secchiello con l'acqua. Il vescovo invita tutti alla preghiera, dicendo: Fratelli carissimi, qui raccolti in gioiosa assemblea o un'altra monizione simile a que-

Cf. Pontificale Romano, Rito della dedicazione della chiesa e dell'altare, capitolo V: Rito della benedizione di una chiesa, n. 5. 754 Ibidem, n. 6. 755 Cf. ibidem, n. 7. 756 Ibidem, n. 8. 757 Cf. ibidem, n. 9.
753

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sta. Tutti pregano per un breve tempo in silenzio. Quindi il vescovo prosegue con l'orazione: Padre santo, luce e vita di ogni creatura758. 964. Terminata l'invocazione sull'acqua, il vescovo, accompagnato dai diaconi, percorre la navata della chiesa e asperge con l'acqua benedetta il popolo e le pareti; tornato quindi in presbiterio, asperge l'altare, a meno che non sia gi benedetto o dedicato. Frattanto si canta l'antifona: Ecco l'acqua che sgorga, oppure, in quaresima: Su di voi verser acqua pura o un altro canto adatto. Dopo l'aspersione, il vescovo ritorna alla cattedra e, terminato il canto, stando in piedi e a mani giunte, dice: Dio, Padre di misericordia759. 965. Quindi, fatta eccezione per le messe domenicali e feriali d'avvento e di quaresima, si canta l'inno Gloria a Dio. Il vescovo proclama quindi l'orazione colletta della messa760. 966. La messa prosegue nel modo consueto. Tuttavia: - le letture si prendono, secondo le rubriche, o dalla liturgia del giorno o dai testi proposti nel Lezionario per il rito della dedicazione della chiesa; - al vangelo non si portano n candele n incenso; - dopo il vangelo il vescovo tiene l'omelia, nelle quale illustra le letture bibliche e il significato del rito; - si recita il simbolo secondo le rubriche; si dice la preghiera universale nel modo consueto761. 967. Quindi il vescovo, se si deve benedire l'altare, si avvicina ad esso. Frattanto si canta l'antifona: Come virgulti d'olivo o un altro canto adatto. Terminato il canto, il vescovo, stando in piedi senza mitra, si rivolge ai fedeli, dicendo: La nostra comunit in festa, o un'altra monizione simile a questa. Tutti pregano per breve tempo in silenzio. Quindi il vescovo, con le braccia allargate, canta o proclama ad alta voce l'orazione: Benedetto sei tu, Dio grande e misericordioso. Poi il vescovo mette l'incenso in alcuni turiboli, lo benedice e incensa l'altare. Quindi, ricevuta la mitra, ritorna alla cattedra, viene incensato e siede. I ministri, passando attraverso la chiesa, incensano il popolo e l'aula della chiesa762. 968. Se per caso si deve fare la dedicazione dell'altare, detto il simbolo e tralasciata la preghiera universale, si osservi quanto detto pi sopra ai nn. 943-950.
Cf. ibidem, nn. 10-11. Cf. ibidem, nn. 12-13. 760 Cf. ibidem, nn. 14-15. 761 Cf. Messale Romano, Ordinamento delle letture della messa, n. 816. Cf. Pontificale Romano, Rito della dedicazione della chiesa e dell'altare, capitolo V, Rito della benedizione di una chiesa, nn. 16-19. 762 Cf. ibidem, nn. 20-21.
758 759

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I SACRAMENTALI

Se invece l'altare non deve essere benedetto o dedicato (nel caso, per es., che fosse stato trasportato nella nuova chiesa un altare gi benedetto o dedicato), dopo la preghiera universale la messa prosegue come indicato pi sotto al n. 969763. 969. Terminata la preghiera universale, il vescovo siede e riceve la mitra. I ministri stendono sull'altare una tovaglia e, secondo l'opportunit, lo adornano di fiori; dispongono convenientemente i candelieri con le candele richiesti per la celebrazione della messa e, se occorre, la croce. Preparato l'altare, alcuni fedeli portano il pane, il vino e l'acqua per la celebrazione del sacrificio del Signore. Il vescovo riceve i doni alla cattedra. Mentre vengono portati i doni, opportunamente si canta l'antifona: Se presenti la tua offerta oppure: Mos dedic un altare o un altro canto adatto764. 970. Quando tutto stato preparato, il vescovo va all'altare e, deposta la mitra, lo bacia. La messa prosegue come di consueto; tuttavia non si incensano le offerte n l'altare. Se invece in questa celebrazione non stato benedetto o dedicato l'altare, l'incensazione si fa come di consueto 765. Se si deve inaugurare la cappella del ss. Sacramento, terminata la comunione dei fedeli, tutto si svolge come descritto pi sopra ai nn. 910913766. 971. Per la benedizione il vescovo proclama la formula proposta nel Pontificale. Il diacono congeda il popolo nel modo consueto767.

Cf. ibidem, n. 22. Cf. ibidem, nn. 23-24. 765 Ibidem, n. 25. 766 Ibidem, n. 26. 767 Cf. ibidem, nn. 27-28.
763 764

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CERIMONIALE DEI VESCOVI

CAPITOLO XIII LA BENEDIZIONE DELL'ALTARE PREMESSE 972. L'altare si dice mobile, quando non congiunto con il pavimento, cos che lo si pu spostare. Ad esso si deve un religioso rispetto, perch la mensa destinata in modo esclusivo e permanente al convito eucaristico. Conviene pertanto che prima dell'uso venga, se non dedicato, almeno benedetto768. 973. L'altare mobile pu essere costruito con qualsiasi materiale solido, conveniente all'uso liturgico, secondo le tradizioni e le usanze delle diverse regioni769. 974. Nella costruzione di un altare mobile si osservi, con gli opportuni adattamenti, ci che stabilito nei libri liturgici; non per consentito racchiudere nel suo basamento reliquie di santi770. 975. L'altare mobile viene opportunamente benedetto dal vescovo diocesano o dal presbitero rettore della chiesa771. 976. L'altare mobile si pu benedire in qualunque giorno, fatta eccezione per il venerd santo e il sabato santo; si scelga per di preferenza un giorno in cui i fedeli possano partecipare numerosi, specialmente la domenica, a meno che ragioni pastorali non suggeriscano diversamente772. 977. Nel rito della benedizione si dice la messa del giorno. Invece nella liturgia della parola, tranne che nei giorni indicati ai nn. 1-9 della tabella dei giorni liturgici, si possono proclamare una o due letture fra quelle proposte nel Lezionario per la dedicazione dell'altare773. 978. Fino all'inizio della liturgia eucaristica l'altare sia completamente spoglio. Pertanto la croce, se occorre, la tovaglia, le candele e tutte le altre cose necessarie per la preparazione dell'altare, si dispongono in un luogo opportuno del presbiterio774.

Cf. Pontificale Romano, Rito della dedicazione della chiesa e dell'altare, capitolo VI, Rito della benedizione dell'altare, n. l; cf. Messale Romano, Principi e norme, nn.261, 265. 769 Messale Romano, Principi e norme, n. 264. 770 Cf. Pontificale Romano, Rito della dedicazione della chiesa e dell'altare, capitolo VI, Rito della benedizione dell'altare, n. 3. 771 Ibidem, n. 4. 772 Ibidem, n. 5. 773 Cf. pi sotto, l'Appendice II; Messale Romano, Ordinamento delle letture della messa, nn. 817-822. 774 Cf. Pontificale Romano, Rito della dedicazione della chiesa e dell'altare, capitolo VI, Rito della benedizione dell'altare, n. 7.
768

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I SACRAMENTALI

DESCRIZIONE DEL RITO

979. Nella messa tutto si svolge come di consueto. Terminata la preghiera universale, il vescovo si avvicina per benedire l'altare. Nel frattempo si canta l'antifona Come virgulti d'ulivo o un altro canto adatto775. 980. Poi il vescovo, stando in piedi senza mitra, si rivolge ai fedeli, dicendo: La nostra comunit in festa o un'altra monizione simile a questa. E tutti pregano per qualche momento di silenzio. Quindi il vescovo, con le braccia allargate, canta o proclama ad alta voce l'orazione Benedetto sei tu, Dio grande e misericordioso776. Quindi il vescovo asperge l'altare con l'acqua benedetta e lo incensa. Poi ritorna alla cattedra, riceve la mitra, viene incensato e siede. Il ministro incensa poi il popolo777. 981. I ministri stendono sull'altare una tovaglia e, secondo l'opportunit, lo adornano di fiori; dispongono poi i candelieri con le candele richieste per la celebrazione della messa e, se occorre, anche la croce778. 982. Preparato l'altare, alcuni fedeli portano il pane, il vino e l'acqua per la celebrazione del sacrificio del Signore. Il vescovo riceve i doni alla cattedra. Frattanto opportunamente si canta l'antifona Se presenti la tua offerta all'altare o un altro canto adatto779. 983. Quando tutto stato preparato, il vescovo va all'altare e, deposta la mitra, lo bacia. La messa prosegue come di consueto; non si incensano per le offerte n l'altare780.

Cf. ibidem, n. 8. Cf. ibidem, n. 9. 777 Cf. ibidem, n. 10. 778 Cf. ibidem, n. 11. 779 Cf. ibidem, n. 12. 780 Cf. ibidem, n. 13.
775 776

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CERIMONIALE DEI VESCOVI

CAPITOLO XIV BENEDIZIONE DEL CALICE E DELLA PATENA PREMESSE781 984. Il calice e la patena che sono usati nella messa per l'offerta, la consacrazione e la comunione del pane e del vino782, diventano vasi sacri in forza della loro destinazione esclusiva e permanente alla celebrazione dell'eucaristia783. 985. L'intenzione di destinare questi vasi unicamente alla celebrazione dell'eucaristia viene manifestata dinanzi alla comunit dei fedeli con una particolare benedizione. Tale benedizione viene lodevolmente impartita durante la messa784. 986. Qualunque sacerdote pu benedire il calice e la patena, purch l'uno e l'altro siano fatti secondo le disposizioni date in "Principi e norme per l'uso dei Messale Romano785 I. 987. Se si deve benedire soltanto il calice o la patena, si adattino opportunamente i testi del Pontificale Romano786.
DESCRIZIONE DEL RITO

988. Si dice la messa del giorno. Nella liturgia della parola invece, tranne che nei giorni indicati ai nn. 1-9 della tabella dei giorni liturgici787, si possono proclamare una o due letture fra quelle proposte nel Lezionario788. 989. Dopo la proclamazione della parola di Dio si tiene l'omelia nella quale il vescovo spiega le letture bibliche e il significato della benedizione del calice e della patena usati nella celebrazione eucaristica789.

Cf. Pontificale Romano, Rito della dedicazione della chiesa e dell'altare, capitolo VII, Rito della benedizione del calice e della patena 782 Cf. Messale Romano, Principi e norme, n.289. 783 Cf. Pontificale Romano, Rito della dedicazione della chiesa e dell'altare, capitolo VII, Rito della benedizione del calice e della patena, n. l. 784 Ibidem, n. 2. 785 Ibidem, n. 3. 786 Cf. ibidem, n. 4. 787 Cf. pi sotto, Appendice II. 788 Cf. Pontificale Romano, Rito della dedicazione della chiesa e dell'altare, capitolo VII, Rito della benedizione del calice e della patena, nn. 6-8; cf. Messale Romano, Ordinamento delle letture della messa, nn. 823-826. 789 Cf. Pontificale Romano, Rito della dedicazione della chiesa e dell'altare, capitolo VII, Rito della benedizione del calice e della patena, n. 9.
781

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I SACRAMENTALI

990. Terminata la preghiera universale, i ministri o alcuni rappresentanti della comunit che offre il calice e la patena, collocano l'uno e l'altra sull'altare. Il vescovo con i diaconi assistenti si reca all'altare, mentre si canta l'antifona: Alzer il calice della salvezza, o un altro canto adatto790. 991. Terminato il canto, il vescovo dice: Preghiamo. E tutti pregano per qualche momento in silenzio. Poi il vescovo prosegue con l'orazione: Sul tuo altare, Dio nostro Padre791. 992. Poi i ministri dispongono sull'altare il corporale. Alcuni fedeli portano il pane, il vino e l'acqua per la celebrazione del sacrificio del Signore. Il vescovo mette sulla patena e nel calice poco prima benedetti rispettivamente il pane e il vino con l'acqua e fa l'offertorio nel modo consueto. Frattanto opportunamente si canta l'antifona: Alzer il calice della salvezza con salmo 115 o un altro canto adatto792. 993. Detta la preghiera Umili e pentiti, opportunamente si incensano i doni e l'altare. La messa quindi prosegue nel modo consueto793. 994. Tenute presenti le circostanze e le modalit della celebrazione, bene che i fedeli ricevano il sangue di Cristo dal calice poco prima benedetto794.

Cf. ibidem, n. 10. Cf. ibidem, n. 11. 792 Cf. ibidem, n. 12. 793 Cf. ibidem, n. 13. 794 Cf. ibidem, n. 14.
790 791

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CERIMONIALE DEI VESCOVI

CAPITOLO XV BENEDIZIONE DI UN NUOVO FONTE BATTESIMALE PREMESSE 995. Il battistero, il luogo cio nel quale zampilla o conservata l'acqua del fonte battesimale, sia riservato al sacramento del battesimo e del tutto dignitoso. In esso si rinasce cristiani per mezzo dell'acqua e dello Spirito Santo. Sia che trovi collocazione in una qualche cappella all'interno o all'esterno della chiesa, sia in qualche parte della chiesa alla vista dei fedeli, per l'avvenire opportuno che venga costruito in modo da favorire la partecipazione di molti795. Il fonte battesimale, o il recipiente nel quale, secondo l'opportunit, si prepara l'acqua quando il rito celebrato in presbiterio, splenda per pulizia e per decoro796. 996. Il rito compiuto convenientemente dal vescovo diocesano o dal parroco o dal rettore della chiesa. 997. Se questa benedizione congiunta con la celebrazione del battesimo, durante la veglia pasquale o al di fuori di essa si osservano le norme descritte pi sopra ai nn. 356-367, 427, 430, 440-448. Tuttavia al posto della formula consueta della benedizione dell'acqua il vescovo, a mani allargate e rivolto verso il fonte, proclama l'orazione: Dio, creatore dell'universo. Dopo la benedizione del fonte la celebrazione del battesimo prosegue nel modo consueto797. 998. Invece la benedizione del fonte battesimale senza la celebrazione del battesimo pu essere compiuta in qualunque giorno e ora, ad esclusione del mercoled delle ceneri, della settimana santa e della commemorazione di tutti i fedeli defunti. Venga scelto soprattutto un giorno in cui i fedeli possano intervenire pi numerosi798. 999. Per lo svolgimento del rito si preparino: il Rituale Romano e il Lezionario; il turibolo e la navicella con l'incenso; il secchiello nel quale versare l'acqua attinta al fonte poco prima benedetto, con l'aspersorio; il cero pasquale e il candelabro, su cui collocarlo, nel mezzo del presbiterio o presso il fonte;
Cf. Rituale Romano, Rito del battesimo dei bambini, Iniziazione cristiana, Premesse generali, n. 25. 796 Ibidem, n. 19. 797 Messale Romano, Veglia pasquale, Benedizione dell'acqua; oppure Rituale Romano, Rito del battesimo dei bambini, n. 54; oppure Rito dell'iniziazione cristiana degli adulti, n. 215. 798 Cf. Rituale Romano, Benedizioni, cap. XXV, Rito della benedizione di un nuovo fonte battesimale, Introduzione, n. 840.
795

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I SACRAMENTALI

le sedi per il vescovo e gli altri ministri; le vesti liturgiche di colore bianco o festivo: per il vescovo: il camice, la croce pettorale, la stola, il piviale (o la casula, se celebra anche la messa), la mitra e il pastorale; per i presbiteri: le vesti per la celebrazione della messa; per i diaconi: i camici, le stole e, secondo l'opportunit, le dalmatiche; per gli altri ministri: i camici o le altre vesti legittimamente approvate.
DESCRIZIONE DEL RITO RITI INIZIALI

1000. Quando il popolo riunito si forma la processione che dal secretarium, attraverso la navata della chiesa, si dirige verso il battistero. Precede il turiferario con il turibolo fumigante; seguono l'accolito che porta il cero pasquale, i ministri, i diaconi, i presbiteri e il vescovo, ognuno indossando la propria veste799. 1001. Frattanto si canta l'antifona: Attingerete acqua oppure In te, Signore, la sorgente della vita, con il salmo 35 o un altro canto adatto800. 1002. Quando la processione giunta al battistero, tutti si dispongono nei luoghi loro assegnati. Il cero pasquale viene collocato sul candelabro predisposto in mezzo al presbiterio o presso il fonte battesimale. Terminato il canto, il vescovo depone la mitra e il pastorale e saluta il popolo dicendo: La grazia del Signore nostro Ges Cristo o altre parole adatte, scelte soprattutto dalla sacra scrittura. Il popolo risponde: E con il tuo spirito o in un altro modo adatto. Quindi il vescovo dispone i fedeli alla celebrazione con la monizione: Fratelli e sorelle, siamo qui riuniti per una celebrazione piena di gioia, o con un'altra espressa con parole simili801. 1003. Terminata la monizione, il vescovo, a mani giunte, dice: Preghiamo. E tutti pregano per qualche momento in silenzio. Allora il vescovo, a mani allargate, proclama l'orazione: O Dio, che nel sacramento della rinascita802.
LITURGIA DELLA PAROLA

1004. Terminati i riti iniziali, il vescovo siede e riceve la mitra. Quindi si proclamano uno o pi testi della sacra scrittura, scelti fra quelli proposti nel Lezionario per la celebrazione del sacramenti dell'iniziazione cristiana803 intercalando alle letture salmi responsoriali adatti, o brevi intervalli di sacro silenzio. Sempre per si riservi il posto d'onore alla lettura del vangelo.
Cf. ibidem, nn. 844 e 861. Cf. ibidem, n. 862. 801 Cf. ibidem, nn. 863-864. 802 Cf. ibidem, n. 865. 803 Cf. Messale Romano, Ordinamento delle letture della messa, nn. 751-760.
799 800

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CERIMONIALE DEI VESCOVI

1005. Dopo la proclamazione della parola di Dio il vescovo tiene l'omelia, nella quale illustra le letture bibliche, in modo che i presenti percepiscano pi pienamente l'importanza del battesimo e il segno del fonte804.
BENEDIZIONE DEL NUOVO FONTE

1006. Quindi il vescovo, deposta la mitra, invita i fedeli alla preghiera, dicendo: Carissimi, giunto il momento di benedire questo fonte, o con un altro invito simile a questo. E tutti pregano per qualche momento in silenzio. Allora il vescovo, rivolto verso il fonte, proclama l'orazione: Dio, creatore dell'universo805. 1007. Terminata la preghiera sul fonte, mentre il fonte viene incensato, opportuno eseguire un canto, ad esempio: Voce del Signore sulle acque, oppure Risuona sulle acque la voce del Padre, oppure Questo il fonte della nuova vita. Terminato il canto, secondo l'opportunit, stando in piedi con la mitra, rivolto verso il popolo, il vescovo riceve la rinnovazione delle promesse battesimali e asperge il popolo con l'acqua attinta dal fonte806.
CONCLUSIONE DEL RITO

1008. A questo punto si dice la preghiera universale, o nel modo consueto come nella celebrazione della messa, o nel modo proposto nel rituale. Segue la preghiera del Signore, che il vescovo opportunamente introduce con la monizione: Obbedienti alla parola del Salvatore, e memori del battesimo, o con unaltra espressa con simili parole. Poi il vescovo proclama l'orazione: O Dio, che hai infuso nelle acque battesimali807. 1009. Infine il vescovo benedice il popolo nel modo consueto, come indicato pi sotto ai nn. 1120-1121. Infine il diacono lo congeda, dicendo: Andate in pace; tutti rispondono: Rendiamo grazie a Dio. 1010. Se questa benedizione celebrata durante la messa, si dice la messa del giorno o quella votiva secondo le rubriche e una delle letture pu essere presa fra quelle proposte nel Lezionario per il conferimento dei sacramenti dell'iniziazione cristiana.

Cf. Rituale Romano, Benedizioni, cap.XXV, Rito della benedizione di un nuovo fonte battesimale, n. 867. 805 Cf. ibidem, nn. 868-869. 806 Cf. ibidem, nn. 870-872. 807 Cf. ibidem, n. 874.
804

213

I SACRAMENTALI

CAPITOLO XVI BENEDIZIONE DI UNA NUOVA CROCE DA ESPORRE ALLA PUBBLICA VENERAZIONE PREMESSE 1011. Fra le immagini sacre tiene il primo posto quella della preziosa e vivifica croce808, essendo essa il simbolo di tutto il mistero pasquale. Nessuna immagine pi cara al popolo cristiano, nessuna pi antica. Per mezzo della santa croce viene rappresentata la passione di Cristo e il suo trionfo sulla morte e nello stesso tempo, come i santi Padri ci hanno insegnato, viene annunziata la sua seconda gloriosa venuta. 1012. La benedizione di una nuova croce pu farsi in qualunque giorno ed ora, tranne che nel mercoled delle ceneri, nel triduo pasquale e nella commemorazione di tutti i fedeli defunti; si scelga per soprattutto un giorno in cui i fedeli possano intervenire pi numerosi. Essi siano opportunamente preparati a partecipare attivamente al rito809. 1013. I riti descritti in questo capitolo riguardano soltanto due casi: a) quando si deve benedire solennemente una croce eretta in un luogo pubblico, separato dalla chiesa; b) quando si deve benedire la croce principale, che ha un posto eminente nella navata della chiesa, in cui si riunisce la comunit dei fedeli; in questo caso il rito della benedizione comincia come indicato pi sotto al n. 1020. 1014. Per lo svolgimento del rito si preparino: il Rituale Romano e il Lezionario; il turibolo con la navicella dellincenso e il cucchiaino; i candelieri per gli accoliti. Per la celebrazione del rito si indossano le vesti di colore rosso o festivo. Si preparino poi: per il vescovo: il camice, la croce pettorale, la stola, il piviale, la mitra e il pastorale; per i diaconi: i camici, le stole e, secondo l'opportunit, le dalmatiche; per gli altri ministri: i camici o le altre vesti legittimamente approvate.

Conc. Niceno II, Act. VII: Mansi XIII, 378; Denzinger-Schnmetzer, Enchiridion symbolorum, definitionum et declarationum de rebus fidei et morum, ed. XXXIV, n. 601. 809 Cf. Rituale Romano, Benedizioni, capitolo XXVIII: Rito di benedizione per l'esposizione di una nuova croce alla pubblica venerazione, n. 964.
808

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CERIMONIALE DEI VESCOVI

DESCRIZIONE DEL RITO

1015. Dove possibile, opportuno che la comunit dei fedeli si rechi processionalmente dalla chiesa o da un altro luogo adatto al luogo dove eretta la croce che deve essere benedetta. Se la processione non si pu fare o la si ritiene non opportuna, i fedeli si radunano nel luogo dove stata eretta la croce che deve essere benedetta810. Quando il popolo riunito, il vescovo, che ha indossato il camice, la croce pettorale, la stola e il piviale, incede con mitra e pastorale, assieme ai ministri; quindi, deposti mitra e pastorale, saluta i fedeli, dicendo: La grazia del Signore nostro Ges Cristo, appeso per noi sulla croce, o un altro saluto simile a questo. Il popolo risponde: E con il tuo spirito o in un altro modo adatto. 1016. Quindi il vescovo parla brevemente ai fedeli per disporre i loro animi alla celebrazione e spiegare loro il senso del rito, dicendo, se vuole, le parole proposte nel rituale. Terminata la monizione, il vescovo invita alla preghiera e, dopo qualche momento di preghiera silenziosa, a mani allargate proclama l'orazione colletta: Padre di misericordia811. 1017. Dopo l'orazione colletta il vescovo riceve la mitra e il pastorale; allora il diacono, se opportuno, dice: Avviamoci in pace, e la processione si avvia ordinatamente verso il luogo dove la croce stata eretta. Durante la processione si canta l'antifona Nostra gloria con il salmo 97, o un altro canto adatto812. Se invece non si compie la processione, subito dopo la colletta si proclama la parola di Dio. 1018. Dopo l'orazione il vescovo riceve la mitra, siede e si proclama la parola di Dio: vengono proclamati uno o pi testi della sacra scrittura, intercalando alle letture un conveniente salmo responsoriale. I testi vengo presi fra quelli indicati nel Lezionario per la messa del mistero della santa croce813. 1019. Quindi il vescovo tiene l'omelia, nella quale illustra non solo le letture bibliche ma anche la potenza della croce del Signore. 1020. Terminata l'omelia, il vescovo toglie la mitra e, stando in piedi davanti alla croce, la benedice, proclamando l'orazione Ti benediciamo, Signore Padre santo, oppure Signore, Padre santo. Al termine pone l'incenso nel turibolo.

Cf. ibidem, n. 966. Cf. ibidem, n. 967 e 968. 812 Cf. ibidem, n. 971. 813 Cf. Messale Romano, Ordinamento delle letture della messa, nn. 969-975; Cf. Rituale Romano, Benedizioni, capitolo XXVIII, Rito di benedizione per l'esposizione di una nuova croce alla pubblica venerazione, nn. 973-975.
810 811

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I SACRAMENTALI

E mentre tutti cantano l'antifona Adoriamo la tua croce, Signore oppure Per il segno della croce o un altro canto adatto in onore della santa croce, il vescovo, stando davanti alla nuova croce, la incensa814. 1021. Terminata l'incensazione, se si pu fare comodamente, il vescovo, i ministri e i fedeli venerano la nuova croce: ognuno si reca processionalmente davanti ad essa la onora o genuflettendo o baciandola o compiendo un altro gesto di venerazione, secondo l'uso del luogo. Se, per il grande concorso del popolo o per qualche altra ragionevole causa non tutti possono singolarmente avvicinarsi alla croce per venerarla, il vescovo con brevi parole invita il popolo a venerare la santa croce ed esso la venera o con alcuni istanti di silenzio o con una acclamazione adatta 815. 1022. Terminata l'adorazione della croce, si dice la preghiera universale o nel modo solito della celebrazione della messa o nel modo proposto nel rituale. Essa si conclude con la preghiera del Signore, cantata o recitata da tutti, e con l'orazione del vescovo. Quindi il vescovo, presi mitra e pastorale, benedice il popolo nel modo consueto; il diacono poi lo congeda, dicendo: Andate in pace. Tutti rispondono: Rendiamo grazie a Dio; e opportunamente si eseguisce un canto adatto per glorificare la croce del Signore816.

Cf. ibidem, nn. 977-979. Cf. ibidem, n. 980. 816 Cf. ibidem, n. 981-983.
814 815

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CERIMONIALE DEI VESCOVI

CAPITOLO XVII BENEDIZIONE DELLA CAMPANA PREMESSE 1023. Nella Chiesa latina si diffusa l'usanza, opportunamente conservata ancor oggi, di benedire le campane prima di sistemarle sulla torre campanaria. Il rito opportunamente celebrato dal vescovo della diocesi o dal parroco o dal rettore della chiesa817. Secondo le circostanze di luogo e di situazioni, la campana viene benedetta durante la celebrazione della parola di Dio. 1024. La benedizione della campana pu farsi in qualunque giorno ed ora, tranne che nel mercoled delle ceneri, nella settimana santa e nella commemorazione di tutti i fedeli defunti; si scelga per soprattutto un giorno in cui i fedeli possano intervenire pi numerosi, specialmente la domenica818. 1025. opportuno che la campana sia sospesa o collocata nel luogo designato in modo che, se il caso, si possa comodamente girare intorno ad essa e suonarla. Inoltre per il rito si preparino: il Rituale Romano e il Lezionario; il secchiello dell'acqua benedetta con l'aspersorio; la croce processionale e le torce per i ministri; il turibolo e la navicella con l'incenso. Per la celebrazione del rito si indossano le vesti sacre di colore bianco o festivo. Si preparino poi: per il vescovo: il camice, la stola, la croce pettorale, il piviale, la mitra e il pastorale; per i diaconi: i camici, le stole e, secondo l'opportunit, le dalmatiche; per gli altri ministri: i camici o le altre vesti legittimamente approvate.
DESCRIZIONE DEL RITO

1026. Quando il popolo riunito, il vescovo, con mitra e pastorale, si reca processionalmente alla sede o al luogo dove collocata la campana che deve essere benedetta: precede il crocifero fra due ministri con le torce accese, seguono i ministri, i diaconi, i presbiteri e il vescovo; frattanto si esegue un canto adatto.

Cf. Rituale Romano, Benedizioni, capitolo XXX, Rito della benedizione della campana, n. 1036. 818 Cf. ibidem, n. 1035.
817

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I SACRAMENTALI

1027. Terminato il canto, il vescovo, deposti pastorale e mitra, saluta il popolo dicendo: La grazia del Signore nostro Ges Cristo; quindi opportunamente parla brevemente ai fedeli, per disporne gli animi alla celebrazione819. 1028. Al termine, il vescovo riceve la mitra e siede. Si proclama la parola di Dio: vengono proclamati uno o pi testi della sacra scrittura fra quelli indicati nel rituale, intercalando un conveniente salmo responsoriale820. 1029. Dopo la proclamazione della parola di Dio, il vescovo tiene l'omelia, nella quale illustra non solo le letture bibliche ma anche il senso e l'uso della campana nella tradizione e nella vita della Chiesa 821. 1030. Terminata l'omelia, il vescovo depone il pastorale e la mitra e, stando in piedi davanti alla campana, la benedice, proclamando l'orazione: Ti benediciamo, Signore, Padre santo, oppure Gloria a te, o Padre. Poi asperge la campana con l'acqua benedetta e la incensa. Frattanto si pu cantare l'antifona: Cantate al Signore, con il salmo 149 o un altro canto adatto822. 1031. Terminato il canto si dice la preghiera universale o nel modo consueto della celebrazione della messa o nel modo indicato nel rituale823. La preghiera universale si conclude con la preghiera del Signore, cantata o recitata da tutti, e con l'orazione del vescovo. Quindi il vescovo, presi mitra e pastorale, benedice il popolo nel modo consueto o nel modo indicato nel rituale; il diacono poi lo congeda, dicendo: Andate in pace. Tutti rispondono: Rendiamo grazie a Dio. Se lo si ritiene opportuno, il vescovo e i fedeli, prima di andarsene, suonano la campana benedetta in segno di gioia824. 1032. Se la benedizione della campana si svolge durante la messa825, si osservi quanto segue: si dice la messa del giorno; le letture, tranne che nelle solennit, nelle feste e nelle domeniche, possono essere prese o dalla messa del giorno o fra quelle proposte nel rituale della benedizione della campana; la benedizione della campana si compie dopo l'omelia, secondo il rito descritto pi sopra al n. 1030; non si suoni la campana se non a messa conclusa.

Cf. ibidem, nn. 1038-1039. Cf. ibidem, nn. 1040-1042. 821 Cf. ibidem, n. 1043. 822 Cf. ibidem, nn. 1046-1048. 823 Cf. ibidem, n. 1044 824 Cf. ibidem, nn. 1049-1050. 825 Cf. ibidem, nn. 1035 e 1051.
819 820

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CERIMONIALE DEI VESCOVI

CAPITOLO XVIII RITO DELL'INCORONAZIONE DI UN'IMMAGINE DELLA BEATA VERGINE MARIA PREMESSE 1033. Una speciale venerazione viene prestata alle immagini della beata vergine Maria ornando con una corona regale il capo dell'augusta Madre e, se il caso, quello del suo Figlio. Con questo rito i fedeli professano che la beata Vergine, assunta alla gloria celeste in corpo ed anima, giustamente ritenuta e invocata come regina, dal momento che Madre e Collaboratrice di Cristo, re dell'universo, il quale con il suo sangue prezioso si acquistato in eredit tutte le genti. 1034. Spetta al vescovo diocesano, insieme con la comunit locale, giudicare sull'opportunit di incoronare l'immagine della beata vergine Maria. Si tenga tuttavia presente che opportuno incoronare soltanto quelle immagini che, essendo oggetto di venerazione per la grande fiducia dei fedeli nella Madre del Signore, godono di una certa celebrit, e il luogo in cui sono venerate diventato sede e quasi centro di genuino culto liturgico e di attivit cristiana. anche opportuno che i fedeli che desiderano che un'immagine della beata vergine Maria sia incoronata, siano istruiti sul senso del rito, perch lo comprendano pienamente e rettamente lo interpretino826. 1035. Per il diadema o la corona da imporre all'immagine, si usi una materia atta ad esprimere la dignit singolare della beata Vergine; si eviti tuttavia una eccessiva magnificenza o sontuosit che disdica alla sobriet del culto cristiano o possa suscitare una sgradevole sorpresa nei fedeli del luogo a causa del loro umile tenore di vita827. 1036. opportuno che il rito venga officiato dal vescovo diocesano. Qualora questi non possa farlo di persona, ne affider il compito o a un altro vescovo o anche a un presbitero, che stato suo attivo collaboratore nella cura pastorale dei fedeli nella cui chiesa si venera l'immagine da incoronare. Se l'immagine viene incoronata a nome del Romano Pontefice, si osservino le norme indicate nel Breve Apostolico828. 1037. I1 rito dell'incoronazione si compie opportunamente nelle solennit e feste della beata vergine Maria e in altri giorni festivi. Non si svolga per nella maggiori solennit del Signore e nemmeno nei giorni a carattere penitenziale. Secondo le circostanze, l'incoronazione dell'immagine della beata vergine Maria si pu compiere durante la messa, ai vespri nella liturgia delle ore o in una celebrazione adatta della parola di Dio829.
Cf. Rito dell'incoronazione di un'immagine della beata vergine Maria, Introduzione, n. 6. Cf. ibidem, n. 7. 828 Cf. ibidem, n. 8.
826 827

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I SACRAMENTALI

1038. Oltre a quanto necessario per la celebrazione dell'azione liturgica in cui si inserisce il rito dell'incoronazione, si preparino: il rito dellincoronazione; il Lezionario; la corona o le corone collocate in luogo adatto; il secchiello dell'acqua benedetta con l'aspersorio; il turibolo con la navicella dell'incenso e il cucchiaino. Si indossano le vesti sacre di colore bianco o festivo, a meno che non si celebri una messa che richieda vesti di un altro colore. Se si celebra la messa si preparino: per il vescovo: il camice, la croce pettorale, la stola, la casula, la mitra e il pastorale; per i diaconi: i camici, le stole e, secondo l'opportunit, le dalmatiche; per gli altri ministri: i camici o le altre vesti legittimamente approvate830.

I. RITO DELLINCORONAZIONE DURANTE LA CELEBRAZIONE DELL'EUCARISTIA 1039. Se le rubriche lo consentono, opportuno celebrare la messa della beata vergine Maria regina (22 agosto) o una messa che corrisponda al titolo proprio dell'immagine che viene incoronata831. 1040. Nella messa tutto si svolge come al solito, fino al vangelo compreso. Terminato il vangelo, il vescovo tiene l'omelia, nella quale illustra sia le letture bibliche, sia la funzione materna e regale della beata vergine Maria nel mistero della Chiesa832. Rendimento di grazie e invocazione 1041. Dopo l'omelia, i ministri portano al vescovo le corone (o la corona) con cui cingere le immagini di Cristo e della Madre sua. Allora il vescovo, deposta la mitra, si alza e, stando in piedi alla sede, dice la preghiera: Benedetto sei tu, Signore, nella quale, se si deve incoronare soltanto l'immagine della beata vergine Maria, il versetto all'immagine del Cristo e della Madre sua viene cambiato con il versetto all'immagine della Madre del Cristo tuo Figlio, come notato a suo luogo833.

Cf. ibidem, nn. 9-10. Cf. ibidem, nn. 11-12. 831 Cf. ibidem, n. 13. 832 Cf. ibidem, n. 14. 833 Cf. ibidem, n. 15.
829 830

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CERIMONIALE DEI VESCOVI

Imposizione della corona 1042. Terminata l'orazione, il vescovo asperge con l'acqua benedetta le corone (o la corona) e, senza dire nulla, la impone all'immagine della beata vergine Maria. Se la beata Vergine raffigurata con Ges Bambino, viene incoronata prima l'immagine del Figlio, e poi quella della Madre. Compiuta l'incoronazione. si canta l'antifona: Gloriosa regina del mondo, o un altro canto adatto. Frattanto il vescovo incensa l'immagine della beata vergine Maria. Terminato il canto, si dice la preghiera universale nel modo proposto dal rito o in un altro modo adatto. Se pare opportuno, il vescovo, dopo l'incensazione delle offerte, dell'altare e della croce, incensa anche l'immagine della beata vergine Maria834. 1043. Quindi la messa prosegue come al solito. Dopo la messa si canta l'antifona Salve Regina, o Ave, regina dei cieli o, nel tempo pasquale Regina dei cieli, rallegrati o un altro canto adatto in onore della beata vergine Maria835.

II. RITO DELL'INCORONAZIONE DURANTE LA CELEBRAZIONE DEI VESPRI 1044. Se le rubriche lo consentono, conviene celebrare i vespri della beata vergine Maria regina (22 agosto), oppure i vespri che corrispondono al titolo proprio dell'immagine che viene incoronata. 1045. I vespri cominciano nel modo consueto. Prima dell'inno, il vescovo, secondo l'opportunit, rivolge ai fedeli la parola in forma di monizione per disporre i loro animi alla celebrazione. Segue il canto dei salmi con le loro antifone. Terminata la salmodia, bene proclamare una lettura pi lunga, scelta fra quelle assegnate nel Lezionario per le celebrazioni della beata vergine Maria. Quindi il vescovo tiene lomelia836. 1046. Dopo l'omelia, secondo l'opportunit, tutti sostano per un po' di tempo in meditazione silenziosa della parola di Dio. Poi si canta il responsorio breve Santa Maria, regina del mondo, o un altro canto simile837.

Cf. ibidem, nn. 16-19. Cf. ibidem, n. 20. 836 Cf. ibidem, nn. 21-25. 837 Cf. ibidem, n. 26.
834 835

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I SACRAMENTALI

1047. Terminato il canto, il vescovo, tolta la mitra, si alza; ugualmente si alzano tutti gli altri. Stando in piedi alla cattedra, benedice la corona o le corone con l'orazione Benedetto sei tu, Signore, e le asperge con l'acqua benedetta838. Poi il vescovo si avvicina all'immagine e la incorona senza dire nulla839. 1048. Fatta la imposizione della corona, si canta il Magnificat, con una delle antifone indicate nel rito. Durante il cantico evangelico, il vescovo, dopo aver incensato l'altare e la croce, incensa anche l'immagine della beata vergine Maria840. 1049. Terminato il cantico, si dice la preghiera universale in uno dei modi proposti nel Rito. Dopo la preghiera del Signore, il vescovo proclama l'orazione indicata nel rito O Padre che ci hai dato come nostra Madre e Regina, a meno che l'ufficio del giorno non ne richieda un'altra. Quindi il vescovo benedice il popolo nel modo consueto; il diacono poi lo congeda, dicendo: Andate in pace. Tutti rispondono: Rendiamo grazie a Dio. Quindi si canta opportunamente un'antifona della beata vergine Maria841.

III. RITO DELL' INCORONAZIONE DURANTE UNA CELEBRAZIONE DELLA PAROLA DI DIO 1050. Il vescovo, nel secretarium o in un altro luogo adatto, indossa sul camice: la croce pettorale, la stola e il piviale di colore bianco o festivo e prende la mitra e il pastorale. Quindi si compie nel modo solito l'ingresso in chiesa, mentre si canta l'antifona Alla tua destra assisa la Regina con il salmo 44 o un altro canto adatto. Giunto all'altare, il vescovo depone il pastorale e la mitra, bacia l'altare e va alla cattedra, dove, terminato il canto, saluta il popolo, dicendo: La grazia del Signore nostro Ges Cristo o altre simili parole842. 1051. Quindi il vescovo rivolge brevemente ai fedeli la parola per disporre i loro animi alla celebrazione e spiegare il significato del rito. Terminata la monizione, invita alla preghiera e, dopo qualche momento di silenzio, proclama l'orazione: O Dio che ci hai dato come madre e regina843.

Cf. ibidem, n. 27. Cf. ibidem, n. 28. 840 Cf. ibidem, n. 29. 841 Cf. ibidem, nn. 30-31. 842 Cf. ibidem, nn. 32-33. 843 Cf. ibidem, nn. 34-35.
838 839

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CERIMONIALE DEI VESCOVI

1052. Terminata l'orazione, tutti siedono. Il vescovo riceve la mitra e prende inizio la celebrazione della parola di Dio, che si svolge nel modo consueto. Le letture vengono scelte fra quelle proposte nel Lezionario per le celebrazioni della beata vergine Maria, specialmente della beata vergine Maria regina, intercalandovi il salmo responsoriale o pause di sacro silenzio. Tuttavia alla lettura del vangelo si riservi sempre il posto di onore844. 1053. Terminate le letture il vescovo tiene l'omelia e tutto si svolge come descritto pi sopra ai nn. 1041-1042. Poi si dice la preghiera litanica nel modo indicato nel rito o in altra forma adatta. Terminate le litanie, il vescovo benedice il popolo e il diacono lo congeda. Infine si canta l'antifona mariana secondo il tempo liturgico o un altro canto adatto845.

844 845

Cf. ibidem, n. 36. Cf. ibidem, nn. 37-43.

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I SACRAMENTALI

CAPITOLO XIX LA BENEDIZIONE DI UN CIMITERO PREMESSE 1054. La Chiesa considera il cimitero come luogo sacro; raccomanda quindi e si adopera perch i nuovi cimiteri, costruiti dalla comunit cattolica o dalla pubblica amministrazione nei paesi cattolici, vengano benedetti, e si eriga in essi la croce del Signore, segno per tutti di speranza e di risurrezione. Tuttavia i discepoli di Cristo n per territorio, n per lingua, n per civili istituzioni si distinguono dagli altri uomini846 con i quali conducono la loro esistenza; per tutti i defunti quindi rivolgono al Padre celeste la loro preghiera: per i fratelli che sono morti nella pace di Cristo, e per tutti i defunti, dei quali Dio solo ha conosciuto la fede847. I cristiani pertanto seppelliscono e onorano nei cimiteri non solo i corpi dei loro fratelli di fede, ma anche quelli di coloro con i quali hanno condiviso la stessa natura umana: Cristo infatti ha redento tutti sulla croce, spargendo per tutti il suo sangue. 1055. La benedizione di un cimitero pu svolgersi in qualsiasi giorno, fatta eccezione per il mercoled delle ceneri e la settimana santa; si scelga per di preferenza un giorno in cui i fedeli possano intervenire numerosi, e specialmente la domenica, perch la memoria settimanale della pasqua del Signore esprime meglio il senso pasquale della morte cristiana848. 1056. opportuno che il rito della benedizione del cimitero venga celebrato dal vescovo diocesano. Se non gli possibile, ne affidi lo svolgimento a un presbitero, specialmente se associato come suo collaboratore nella cura pastorale della diocesi o di quegli stessi fedeli che hanno voluto la costruzione del cimitero (ad esempio, il rettore o il parroco del cimitero) 849. Fatti i debiti adattamenti di cui pi sopra al n. 877, si rediga il verbale dell'avvenuta benedizione, di cui una copia sia conservata nella curia diocesana, un'altra nell'archivio del cimitero. 1057. Per compiere il rito della benedizione del cimitero, si preparino: il Rituale e il Lezionario; la croce processionale e le torce che i ministri devono portare nella processione dalla chiesa al cimitero; il secchiello dell'acqua benedetta con l'aspersorio, il turibolo e la navicella con l'incenso; se l'altare della cappella del cimitero deve essere dedicato o benedetto, tutto ci che richiesto per il suo ornamento, nonch necessario per
Lettera a Diogneto, 5: ed. Funk I, p. 397. Cf. Messale Romano, Preghiera Eucaristica IV, n. 123. 848 Cf. Rituale Romano, Le benedizioni, capitolo XXXV, Rito della benedizione di un cimitero, n. 1117. 849 Cf. ibidem, n. 1116.
846 847

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CERIMONIALE DEI VESCOVI

il rito di dedicazione o di benedizione; se dopo la benedizione si celebra il sacrificio eucaristico nel cimitero, tutto ci che necessario per la celebrazione della messa. Per lo svolgimento del rito si usino le sacre vesti di colore adatto. Si preparino anche: per il vescovo: il camice, la stola, la croce pettorale, secondo l'opportunit il piviale, la casula, la mitra e il pastorale; per i presbiteri concelebranti: le vesti per la concelebrazione della messa; per i diaconi: i camici, le stole, e, secondo l'opportunit, le dalmatiche; per gli altri ministri: i camici o le altre vesti legittimamente approvate.
DESCRIZIONE DEL RITO INGRESSO AL CIMITERO

1058. Laddove possibile, bene che la comunit dei fedeli si rechi ordinatamente dalla chiesa o da un altro luogo adatto al cimitero che deve essere benedetto. Se la processione non si pu compiere o non si ritiene opportuna, i fedeli si riuniscono all'entrata del cimitero. Il vescovo, rivestito di camice, stola e piviale (oppure rivestito di casula, se si deve celebrare la messa nel cimitero e lo consigliano le circostanze), con mitra e pastorale, si avvicina con i ministri all'assemblea dei fedeli. Quindi, deposti mitra e pastorale, saluta i fedeli dicendo: La grazia del Signore nostro Ges Cristo, che donando la vita, o altre simili parole. Il popolo risponde: E con il tuo spirito, o in un altro modo adatto850. 1059. Quindi il vescovo dispone opportunamente gli animi dei fedeli alla celebrazione con la monizione: Fratelli e sorelle, la piet cristiana ci ha riuniti, o con un'altra monizione espressa con parole simili. Terminata la monizione, invita alla preghiera, e dopo qualche momento di preghiera silenziosa, proclama l'orazione colletta: O Padre, che fai di noi tuoi fedeli851. 1060. Terminata l'orazione, il diacono, se opportuno, dice: Avviamoci in pace. E si avvia la processione verso il cimitero secondo questo ordine: precede il crocifero in mezzo ai due ministri con le torce accese; seguono i ministri e il vescovo, con mitra e pastorale, quindi i fedeli. Frattanto si pu cantare il salmo 117 con l'antifona Avr la tua pace o un'altra indicata nel rituale o altri canti adatti. Se invece non si compie la processione, subito dopo la preghiera, il vescovo, con mitra e pastorale, entra nel cimitero con i ministri e i fedeli, mentre si canta l'antifona: Udii una voce con il salmo 133 o un altro canto adatto852.

Cf. ibidem, n. 1120. Cf. ibidem, nn. 1121-1122. 852 Cf. ibidem, nn. 1123-1125.
850 851

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I SACRAMENTALI

PROCLAMAZIONE DELLA PAROLA DI DIO

1061. La processione si dirige al luogo dove eretta la croce, e l si compie la proclamazione della parola di Dio; se l ci non si pu compiere comodamente, si va alla cappella del cimitero o in un altro luogo adatto853. 1062. Quindi si proclamano uno o pi testi della sacra scrittura. Se poi il rito prosegue con la celebrazione della liturgia eucaristica, vengono proclamate, intercalando il salmo responsoriale adatto, almeno due letture scelte dal Lezionario dei defunti, delle quali la seconda quella del vangelo854. 1063. Al termine il vescovo tiene l'omelia, nella quale illustra non solo le letture bibliche ma anche il senso pasquale della morte cristiana855.
BENEDIZIONE DELLA CROCE E DELL'AREA CIMITERIALE

1064. Terminata l'omelia, il vescovo, sostando senza mitra davanti alla croce eretta in mezzo al cimitero, benedice la croce stessa e l'area cimiteriale, proclamando l'orazione: Ti benediciamo, Dio giusto e santo. Quindi pone l'incenso nel turibolo e incensa la croce. Asperge poi con l'acqua benedetta il cimitero e i presenti. L'aspersione del cimitero si pu compiere o restando al centro dell'area cimiteriale, o percorrendo il perimetro del recinto: in questo caso opportunamente si canta l'antifona: Esulteranno nel Signore con il salmo 50856.
LITURGIA EUCARISTICA O PRECI

1065. Terminati questi riti, se si deve celebrare il sacrificio del Signore per i defunti, il vescovo, se il caso, indossa la casula e si reca all'altare preparato per la celebrazione: fatta con i ministri la debita riverenza, bacia l'altare. Il diacono o i ministri collocano sull'altare il corporale, il purificatoio, il calice e il Messale Romano; quindi portano il pane, il vino e l'acqua, e la messa prosegue come di consueto857. 1066. Se invece si dovesse dedicare o benedire l'altare della cappella del cimitero, si devono osservare le indicazioni date pi sopra per la dedicazione dell'altare (nn. 943 ss.) o della sua benedizione (nn. 979 ss.)858.

Cf. ibidem, n. 1126. Cf. ibidem, n. 1127; Messale Romano, Ordinamento delle letture della messa, nn. 10111016. 855 Cf. Rituale Romano, Le benedizioni, capitolo XXXV, Rito della benedizione di un cimitero, n. 1128. 856 Cf. ibidem, nn. 1129-1130. 857 Cf. ibidem, n. 1131. 858 Cf. ibidem, n. 1132.
853 854

226

CERIMONIALE DEI VESCOVI

1067. Se invece non si celebra l'eucaristia, terminata l'aspersione del cimitero, si dice la preghiera universale, o nel modo consueto della messa o nel modo indicato nel rituale. Essa si conclude con la preghiera del Signore, cantata o recitata da tutti, e con l'orazione del vescovo. Quindi il vescovo, prendendo la mitra e il pastorale, benedice il popolo nel modo consueto, mentre il diacono lo congeda dicendo: Andate in pace. Tutti rispondono: Rendiamo grazie a Dio, e si ritirano859. Rito della benedizione del cimitero, comune a pi confessioni cristiane 1068. Nel caso poi di un cimitero costruito o dall'amministrazione pubblica o dalla comunit cristiana, cio da fratelli separati e da cattolici, per seppellirvi di preferenza i defunti delle comunit cristiane, bene farne l'inaugurazione con una celebrazione ecumenica, alla cui preparazione collaborino tutte le parti interessate. Per la parte che riguarda i cattolici, l'ordinamento della celebrazione spetta all'ordinario del luogo860. Circa la presenza dei cattolici nel rito di inaugurazione di un cimitero di una religione non cristiana o che abbia un'indole prettamente laicale. 1069. Se la comunit cattolica viene invitata allinaugurazione di un cimitero che abbia caratteristiche o proprie di una religione non cristiana, o prettamente laicali, la Madre Chiesa non rifiuta di partecipare al rito o di pregare per tutti i defunti. Spetta tuttavia all'ordinario del luogo dare direttive sulla presenza dei cattolici. Qualora siano debitamente autorizzati, il sacerdote cattolico e i fedeli scelgano letture della sacra Scrittura, salmi e preghiere che esprimano in tutta chiarezza la dottrina della Chiesa sulla morte e sul fine dell'uomo, che tende di sua natura a Dio, vivo e vero861.

Cf. ibidem, nn. 1133-1136. Cf. ibidem, n. 1018. 861 Cf. ibidem, n. 1119.
859 860

227

I SACRAMENTALI

CAPITOLO XX PUBBLICA SUPPLICA IN CASO DI UNA GRAVE PROFANAZIONE DI UNA CHIESA PREMESSE 1070. I delitti che vengono compiuti in una chiesa in qualche modo turbano e ledono tutta la comunit dei fratelli credenti in Cristo, di cui l'edificio sacro segno ed immagine. Devono considerarsi delitti e scelleratezze di tal genere quelle che recano grave ingiuria ai sacri misteri, soprattutto alle specie eucaristiche, e vengono commesse in disprezzo della Chiesa, oppure offendono gravemente la dignit dell'uomo e della societ umana. Una chiesa dunque viene profanata se in essa si compiono con scandalo dei fedeli azioni gravemente ingiuriose, che, a giudizio dell'ordinario del luogo, sono tanto gravi e contrarie alla santit del luogo da non essere pi lecito esercitare in essa il culto finch l'ingiuria non venga riparata con un rito penitenziale862. 1071. All'ingiuria recata ad una chiesa si deve porre riparo il pi in fretta possibile con un rito penitenziale; finch tale rito non sia stato compiuto, non si celebrino in essa n l'eucaristia, n gli altri sacramenti o riti liturgici. veramente opportuno preparare gli animi dei fedeli al rito penitenziale con la predicazione della parola di Dio e con pii esercizi; meglio ancora proporre loro il rinnovamento interiore mediante la celebrazione del sacramento della penitenza. In segno di penitenza l'altare resti spoglio e venga tolto ogni segno che di solito serve ad esprimere letizia e gioia: luci accese, fiori e altre cose del genere. 1072. Conviene che il rito penitenziale sia presieduto dal vescovo diocesano, per esprimere che non solo la comunit locale ma tutta la Chiesa diocesana si associa a tale rito e si dispone alla conversione e alla penitenza. Secondo le circostanze il vescovo, insieme al rettore della chiesa della comunit locale, stabilisca se si debba compiere la celebrazione del sacrificio eucaristico oppure la celebrazione della parola di Dio. 1073. Il rito penitenziale pu essere compiuto in qualsiasi giorno, tranne che nel triduo pasquale, nelle domeniche e nelle solennit. Nulla impedisce tuttavia, anzi opportuno affinch i fedeli non ne riportino un danno spirituale, che il rito penitenziale venga celebrato alla vigilia della domenica o delle solennit.

862

Cf. Rituale Romano, Le suppliche. Il rito qui descritto deve essere osservato non solo per una chiesa ma anche per tutti gli altri luoghi sacri che siano stati profanati: cf. C.I.C. cann. 1205-1213.

228

CERIMONIALE DEI VESCOVI

1074. Per la celebrazione del rito penitenziale si preparino: il Rituale Romano e il Lezionario; il secchiello con l'acqua che deve essere benedetta e con l'aspersorio; il turibolo con la navicella dell'incenso e il cucchiaino; la croce processionale e le torce per i ministri; la tovaglia, i ceri e gli altri oggetti necessari per l'ornamento dell'altare; quanto necessario per la celebrazione della messa, se essa si celebra. Durante il rito penitenziale si indossano le vesti sacre di colore violaceo o penitenziale, secondo le consuetudini locali, a meno che non si celebri una messa che richieda vesti di altro colore. Si preparino: per il vescovo: il camice, la croce pettorale, la stola, il piviale o la casula, la mitra e il pastorale; per i concelebranti: le vesti per la messa; per i diaconi: i camici, le stole e, secondo l'opportunit, le dalmatiche; per gli altri ministri: i camici o le altre vesti legittimamente approvate.

I. RITO PENITENZIALE CONGIUNTO ALLA CELEBRAZIONE EUCARISTICA 1075. Il rito che pi opportunamente si pu usare per riparare ad un'offesa recata ad una chiesa quello in cui l'azione penitenziale si compone in modo adatto con la celebrazione eucaristica. Infatti, come una nuova chiesa viene dedicata soprattutto con la celebrazione dell'eucaristia, cos buona cosa che una chiesa profanata venga nuovamente reintegrata con la medesima celebrazione. 1076. Per la comunione con la quale i sacerdoti sono associati al vescovo nella celebrazione del rito penitenziale, opportuno che il vescovo concelebri la messa con i presbiteri presenti e soprattutto con quelli che esercitano il loro ufficio pastorale nella chiesa che ha subito la profanazione. 1077. I testi propri richiesti per la celebrazione della messa sono indicati, ciascuno a suo luogo, nel rituale. Tuttavia si pu dire la messa che sembri pi adatta ad esprimere la riparazione dell'ingiuria recata: ad esempio la messa della ss.ma eucaristia se stato profanato gravemente il santissimo Sacramento, o la messa per promuovere la concordia se, all'interno della chiesa stessa, si verificata una grave lite tra fratelli della comunit.
INGRESSO IN CHIESA

1078. La riunione del popolo e l'ingresso, secondo le circostanze di tempo e di luogo, si compiono in uno dei due modi descritti pi sotto. Primo modo: la processione

229

I SACRAMENTALI

1079. All'ora fissata il popolo s raduna in una chiesa vicina o in un altro luogo adatto, dal quale convenientemente la processione, con a capo il crocifero, si dirige verso la chiesa profanata per il rito di riparazione. Il vescovo, con mitra e pastorale, i presbiteri concelebranti, il diacono e i ministri, ciascuno indossando la veste propria, si recano al luogo dove il popolo radunato. Il vescovo, deposti mitra e pastorale, saluta il popolo. 1080. Quindi il vescovo dispone opportunamente con una monizione gli animi dei fedeli alla celebrazione; poi invita alla preghiera e, dopo un breve momento di preghiera silenziosa, proclama l'orazione colletta. 1081. Allora, dopo che il diacono, secondo l'opportunit, ha proclamato: Andiamo in pace, si ordina la processione verso la chiesa che deve essere reintegrata: precede il crocifero in mezzo a due accoliti con i candelieri accesi, seguono i ministri, i presbiteri concelebranti, il vescovo con mitra e pastorale, accompagnato dai diaconi, e i fedeli. Mentre si svolge la processione, si cantano nel modo consueto le litanie dei santi, nelle quali, al punto pi adatto, si aggiungono le invocazioni del patrono del luogo e del titolare della chiesa che deve essere reintegrata. Prima dell'invocazione: Ges, Figlio del Dio vivente, si aggiunge un'invocazione che si riferisca al rito che si deve celebrare; si possono aggiungere altre invocazioni che rispondano alle necessit della comunit. 1082. Dopo essere entrato in chiesa, il vescovo, senza compiere alcun atto di venerazione all'altare, si reca alla sede; i concelebranti, i diaconi, i ministri si dispongono ai posti loro assegnati in presbiterio. Quindi il vescovo, deposti mitra e pastorale, benedice l'acqua e compie l'aspersione, come descritto pi sotto ai nn. 1085-1086. Secondo modo: l'ingresso 1083. Se non si pu compiere la processione o non si ritiene opportuna, i fedeli si riuniscono direttamente in chiesa. Il vescovo, con mitra e pastorale, i presbiteri concelebranti, i diaconi, i ministri, ciascuno indossando la veste propria, preceduti dal crocifero fra due ministri con le torce, dal secretarium attraverso l'aula della chiesa si dirigono verso il presbiterio. Frattanto si canta un'antifona con il salmo 129 o un altro canto adatto. 1084. Quando la processione giunta al presbiterio, i ministri, i diaconi, i presbiteri concelebranti si dispongono ai posti loro assegnati; il vescovo, omessa la venerazione dell'altare, si reca alla sede dove, deposti mitra e pastorale, saluta il popolo.

230

CERIMONIALE DEI VESCOVI

BENEDIZIONE E ASPERSIONE DELL'ACQUA

1085. Terminato il rito di ingresso, il vescovo benedice l'acqua per aspergere il popolo in ricordo del battesimo, in segno di penitenza e per purificare l'altare e le pareti della chiesa profanata. I ministri portano il secchiello con l'acqua al vescovo che sta in piedi alla sede. Egli poi con una monizione invita tutti alla preghiera; quindi, dopo un breve momento di preghiera silenziosa, proclama l'orazione di benedizione. 1086. Dopo aver proclamato l'invocazione sull'acqua, il vescovo, accompagnato dai diaconi, asperge con l'acqua benedetta l'altare e, se vuole, passando attraverso l'aula della chiesa, il popolo e le pareti. Frattanto si canta un'antifona. 1087. Terminati questi riti, il vescovo ritorna alla sede; quindi, a mani giunte, invita alla preghiera e, dopo un breve istante di preghiera silenziosa, proclama, a mani allargate, l'orazione colletta.
LITURGIA DELLA PAROLA

1088. Nella liturgia della parola le letture, il salmo responsoriale, il versetto prima del vangelo si prendono fra quelli proposti nel Lezionario della messa per la remissione dei peccati863 a meno che, per le circostanze, non sembrino pi adatte altre letture. Dopo la proclamazione del vangelo, il vescovo di norma, seduto alla sede con mitra e pastorale, a meno che non ritenga opportuno fare diversamente, tiene l'omelia, nella quale spiega non solo le letture bibliche ma anche la necessit di ripristinare la dignit della chiesa e di promuovere la santit della Chiesa locale. 1089. Se all'inizio della celebrazione sono state cantate le litanie dei santi, si omette la preghiera universale; diversamente opportuno che essa sia compiuta in modo tale che assieme alle consuete invocazioni, vi sia una pressante richiesta di conversione e di perdono, tenendo presenti i modelli proposti nel rituale.
LITURGIA EUCARISTICA

1090. Terminata la preghiera universale, il vescovo, ricevuta la mitra, siede. Il diacono e i ministri coprono l'altare con la tovaglia e, secondo l'opportunit, lo adornano di fiori; dispongono bene i candelieri con le candele che sono richieste per la celebrazione della messa e, se il caso, la croce. Preparato l'altare, alcuni fedeli portano il pane, il vino e l'acqua per la celebrazione dell'eucaristia. Il vescovo riceve i doni alla sede. Mentre si portano i doni si pu cantare un'antifona o un altro canto adatto. Quindi il diacono e i ministri collocano sull'altare il corporale, il purificatoio, il calice e il Messale Romano.
863

Cf. Messale Romano, Ordinamento delle letture della messa, nn. 948-952.

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I SACRAMENTALI

Quando tutto pronto, il vescovo, deposta la mitra, si reca all'altare e lo bacia. La messa prosegue nel modo consueto. Dopo la preghiera Umili e pentiti, si incensano le offerte e l'altare. Si dice la preghiera sulle offerte. 1091. Dove stata recata una grave offesa alle specie eucaristiche, omessi i riti di conclusione, segue, secondo l'opportunit, l'esposizione e la benedizione eucaristica, come descritto pi sotto al n. 1105. Per impartire la benedizione finale nel modo consueto, il vescovo pu proclamare una delle formule di benedizione solenne; al termine il diacono congeda il popolo nel modo consueto.

II. RITO PENITENZIALE CONGIUNTO ALLA CELEBRAZIONE DELLA PAROLA DI DIO 1092. Se invece si deve fare soltanto una celebrazione della parola di Dio, tutto si svolge come indicato pi sopra ai nn. 1079-1089. Poi si invoca la misericordia di Dio con la supplica proposta nel rituale o con un'altra supplica penitenziale adatta. Quindi i ministri o i fedeli stendono la tovaglia sull'altare, e, secondo l'opportunit, lo adornano di fiori, mentre si illumina a festa l'aula della chiesa. Il vescovo si reca all'altare, e come segno di venerazione lo bacia e lo incensa. Terminata l'incensazione, stando in piedi all'altare, introduce con una monizione adatta la preghiera del Signore, che tutti cantano insieme. Subito il vescovo proclama l'orazione adatta indicata nel rituale. Il popolo viene benedetto e congedato nel modo consueto.

232

CERIMONIALE DEI VESCOVI

CAPITOLO XXI LE PROCESSIONI 1093. Dall'antica consuetudine attestata dai santi Padri la Chiesa cattolica ha ereditato la tradizione di compiere pubbliche e sacre processioni o solenni celebrazioni di supplica, compiute dal popolo cristiano, sotto la guida del clero, camminando ordinatamente soprattutto da un luogo sacro ad un altro luogo sacro, con preghiere e con canti, sia per risvegliare la piet dei fedeli, sia per commemorare i benefici di Dio e rendergli grazie, sia per implorare l'aiuto divino: per questo esse devono essere celebrate con quel senso di religiosit che si conviene. Infatti tali celebrazioni contengono grandi divini misteri e coloro che vi partecipano piamente ottengono da Dio frutti salutari di cristiana piet. Di tutto ci spetta ai pastori d'anime informare ed istruire i fedeli864. 1094. Le processioni possono essere: ordinarie, quando si tengono in giorni stabiliti durante l'anno secondo le norme dei libri liturgici e le consuetudini delle varie Chiese; oppure straordinarie, quando vengono indette in giorni particolari per un motivo di carattere pubblico865. 1095. Tra le processioni ordinarie hanno il primo posto quelle nella festa della presentazione del Signore, nella domenica delle palme nella passione del Signore, nella veglia pasquale, perch in esse si commemorano i misteri del Signore; inoltre anche la processione del ss. Sacramento dopo la messa nella solennit del corpo e del sangue del Signore. 1096. La processioni straordinarie vengono indette dalla Conferenza Episcopale, come le rogazioni, oppure dall'ordinario di luogo, come le processioni per una qualche necessit pubblica o quelle con sacre reliquie o immagini, e altre simili. 1097. Eccettuate le processioni con il ss. Sacramento, che seguono la messa, dovendosi consacrare nella stessa messa l'ostia da portare in processione, le altre processioni, di norma, devono precedere la messa, a meno che, per qualche grave motivo, l'ordinario non ritenga che si debba fare diversamente. 1098. Le processioni, soprattutto se si svolgono per le pubbliche strade, siano organizzate ed ordinate in modo tale da essere di edificazione a tutti. Si adattino anche alle tradizioni dei popoli e all'indole della citt e del luogo.

864 865

Cf. Rituale Romanum, ed. 1952, tit. X, cap. I. Cf. ibidem, nn. 8 e 9.

233

I SACRAMENTALI

1099. Nell'ordinare le processioni si osservi il rito descritto per ciascuna di esse in questo Cerimoniale866 e negli altri rispettivi libri liturgici. In testa alle processioni si rechi sempre la croce fra due candelieri con le candele accese; se si usa l'incenso, davanti alla croce proceda il turiferario con il turibolo fumigante, tranne che nelle processioni del ss. Sacramento. 1100. Nelle processioni del ss. Sacramento, del legno della s. croce, delle reliquie, delle immagini, ed altre simili, quando alla processione partecipa il vescovo, conviene sempre che sia lui a presiedere, rivestito di piviale e portando il ss. Sacramento o l'oggetto sacro. Se invece il vescovo, rivestito di piviale, non porta personalmente il ss. Sacramento o l'oggetto sacro, precede sempre chi lo porta; tuttavia, se partecipa alla processione in abito corale, viene dopo il ss. Sacramento o l'oggetto sacro. Gli altri vescovi che per caso partecipano alla processione, quando indossano l'abito corale, seguono il ss. Sacramento o l'oggetto sacro, in modo tale che i primi in dignit siano pi vicini al ss. Sacramento; quando invece indossano il piviale, precedono il vescovo che presiede, in modo tale che sempre i primi in dignit siano pi vicini al ss. Sacramento o all'oggetto sacro. 1101. Tranne che per le processioni del ss. Sacramento e con le reliquie della s. croce, il vescovo, se indossa le sacre vesti, porta la mitra ed anche il pastorale, a meno che non debba tenere qualcosa in mano, come, ad esempio, la candela o la palma e il pastorale. Quando il pastorale non retto dal vescovo, esso tenuto davanti a lui da un ministro.

866

Cf. sopra, ad esempio, i nn. 246, 270, 343, 391; cf. anche i nn. 128 e 193.

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CERIMONIALE DEI VESCOVI

CAPITOLO XXII ESPOSIZIONE E BENEDIZIONE EUCARISTICA PREMESSE 1102. L'esposizione della santissima eucaristia porta a riconoscere in essa la mirabile presenza di Cristo e invita alla comunione di spirito con lui, unione che trova il suo culmine nella comunione sacramentale. Per questo, nelle esposizioni, si deve porre attenzione che il culto del ss. Sacramento appaia con chiarezza nel suo rapporto con la messa867. 1103. Dinanzi al ss. Sacramento esposto alla pubblica adorazione, si genuflette con un solo ginocchio868. 1104. Per l'esposizione dei ss. Sacramento con l'ostensorio si preparino: a) Sull'altare o presso di esso, secondo quanto richiesto dalle circostanze: l'ostensorio e, secondo l'opportunit, il corporale; quattro o sei candele; secondo l'opportunit, dei fiori; il Rituale Romano; il velo omerale; le sedi e gli inginocchiatoi, quando e dove sono richiesti, per il vescovo e i ministri. b) Nel secretarium: il turibolo con la navicella dell'incenso e il cucchiaino; le vesti sacre di colore bianco o festivo; per il vescovo: il camice, la croce pettorale, la stola, il piviale, la mitra e il pastorale; per i presbiteri: i camici, le stole e i piviali; per i diaconi: i camici, le stole e, secondo l'opportunit, le dalmatiche; per gli altri ministri: i camici o le altre vesti legittimamente approvate.

I. L'ESPOSIZIONE PROLUNGATA L'esposizione 1105. Se l'esposizione solenne o prolungata, l'ostia per l'adorazione si consacra nella messa che precede immediatamente l'esposizione stessa e si colloca nell'ostensorio sull'altare dopo la comunione. La messa termina con l'orazione dopo la comunione. Si tralasciano quindi i riti di conclusione. Prima di ritirarsi, il vescovo incensa il Sacramento secondo il rito descritto pi sotto al n. 1109869.
Cf. Rituale Romano, Rito della comunione fuori della messa e culto eucaristico, n. 82. Ibidem, n. 84. 869 Ibidem, n. 94.
867 868

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I SACRAMENTALI

1106. Se l'esposizione si fa al di fuori della messa ed presieduta dal vescovo, questi venga accolto nel modo descritto pi sopra al n. 79; nel secretarium o in un altro luogo opportuno indossa sopra il camice la croce pettorale, la stola e il piviale di colore conveniente e, di norma, riceve la mitra e il pastorale. Lo assistono due diaconi, o almeno uno, che indossano le vesti sacre del loro ordine. Tuttavia se non vi sono diaconi, il vescovo sia assistito da presbiteri rivestiti di piviale. 1107. Il vescovo, giunto all'altare, dopo aver consegnato il pastorale e deposto la mitra, insieme ai diaconi che lo assistono fa un inchino profondo all'altare, oppure la genuflessione se nel presbiterio conservato il ss. Sacramento, e resta in ginocchio davanti all'altare. 1108. Subito il diacono, indossando il velo omerale, accompagnato da accoliti con candele accese, va a prelevare il Sacramento dal luogo in cui conservato, e lo colloca nell'ostensorio sulla mensa dell'altare, coperta con una tovaglia e, secondo l'opportunit, con il corporale870. Quindi genuflette e torna al lato del vescovo. Se invece il Sacramento conservato sull'altare dell'esposizione, il diacono sale all'altare, apre il tabernacolo, genuflette, e pone il Sacramento nell'ostensorio sulla mensa dell'altare. 1109. Il vescovo si alza e, dopo che gli si avvicinato il turiferario, mette l'incenso nel turibolo e lo benedice, mentre il diacono presta servizio per la navicella. Quindi il vescovo, in ginocchio, riceve il turibolo dal diacono, fa inchino con i diaconi che lo assistono e incensa il ss. Sacramento. Dopo aver ripetuto l'inchino al ss. Sacramento, consegna il turibolo al diacono. 1110. Poi, nel caso di esposizione prolungata, il vescovo pu ritirarsi871. Se invece rimane, pu recarsi alla cattedra o in un altro luogo adatto del presbiterio. L'adorazione 1111. Durante l'esposizione, orazioni, canti e letture, si devono disporre in modo che i fedeli in preghiera orientino e incentrino la loro piet su Cristo Signore. Per favorire l'intimit della preghiera, si predispongano letture della sacra scrittura con omelia, o brevi esortazioni, che portino i fedeli a una migliore stima del mistero eucaristico. bene che alla parola di Dio i fedeli rispondano con il canto e che in momenti opportuni si osservi il sacro silenzio.

870 871

Cf. ibidem, n. 93. Ibidem, n. 93.

236

CERIMONIALE DEI VESCOVI

Dinanzi al ss. Sacramento esposto per un tempo prolungato, si pu anche celebrare qualche parte della liturgia delle ore, specialmente se si tratta delle ore principali. Con essa infatti si estende alle varie ore della giornata la lode e il rendimento di grazie che si rivolgono a Dio nella celebrazione eucaristica e la Chiesa rivolge a Cristo, e per mezzo suo al Padre, preghiere e suppliche a nome del mondo intero872. La benedizione 1112. Verso la fine dell'adorazione, il vescovo si accosta all'altare873. Se invece giunge all'altare per la prima volta, si osservano le norme descritte sopra al n. 1107. Giunto all'altare, consegna al ministro il pastorale e depone la mitra. 1113. Il vescovo genuflette insieme ai diaconi e resta in ginocchio davanti all'altare. Frattanto si canta la strofa: Tantum ergo o un altro canto eucaristico. Dopo aver messo l'incenso nel turibolo e averlo benedetto, il vescovo, in ginocchio, incensa il Sacramento, come descritto sopra. Quindi si alza e dice: Preghiamo. E tutti pregano per breve tempo in silenzio. Poi il vescovo, a mani allargate, dice: Signore Ges Cristo, che nel mirabile sacramento, o un'altra orazione proposta nel rituale. 1114. Detta l'orazione, il vescovo riceve il velo omerale e sale all'altare, genuflette e, aiutato dal diacono, prende l'ostensorio, tenendolo elevato con entrambe le mani coperte dal velo, si volta verso il popolo e traccia su di esso un segno di croce, senza dire nulla874. Terminata la benedizione, il diacono riceve l'ostensorio dalle mani del vescovo e lo colloca sull'altare. Il vescovo e il diacono genuflettono. Quindi, mentre il vescovo, dopo aver deposto il velo omerale, resta in ginocchio davanti all'altare, il diacono porta con riverenza il Sacramento nella cappella in cui viene conservato, lo ripone nel tabernacolo, genuflette e chiude il tabernacolo. Frattanto il popolo proferisce, secondo l'opportunit, qualche acclamazione875. Quindi si ritorna nel secretarium nel modo consueto.

II. L'ESPOSIZIONE BREVE 1115. Se si fa l'esposizione breve con la pisside, e la presiede il vescovo, si preparino: almeno due candele; secondo l'opportunit, il turibolo con la navicella dell'incenso; per il vescovo: il camice, la croce pettorale, la stola e il piviale;
Ibidem, nn. 95-96. Cf. ibidem, n. 97. 874 Cf. ibidem, n. 99. 875 Cf. ibidem, n. 100.
872 873

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I SACRAMENTALI

per il diacono o il presbitero: il camice e la stola; per gli altri ministri: i camici o le altre vesti legittimamente approvate. Quando il vescovo giunge all'altare, fa la debita riverenza e resta in ginocchio davanti all'altare. Il diacono o il presbitero espone il ss. Sacramento. Se si usa l'incenso si osservi quanto detto sopra ai nn. 1109 e 1113. Verso la fine dell'adorazione si canta la strofa: Tantum ergo o un altro canto eucaristico. Quindi il vescovo si alza e dice: Preghiamo. E tutti pregano per breve tempo in silenzio. Poi, a mani allargate, proclama un'orazione adatta dal rituale. Dopo aver ricevuto il velo omerale, sale all'altare, genuflette, prende la pisside con entrambe le mani coperte dal velo e, rivolto verso il popolo, traccia su di esso un segno di croce, senza dire nulla. Poi colloca la pisside sull'altare, genuflette e, dopo aver deposto il velo omerale, resta in ginocchio davanti all'altare finch il diacono o il presbitero abbia riposto il ss. Sacramento nel tabernacolo. Dopo la debita riverenza tutti tornano nel secretarium.

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CERIMONIALE DEI VESCOVI

CAPITOLO XXIII LE BENEDIZIONI IMPARTITE DAL VESCOVO PREMESSE 1116. Il ministero delle benedizioni connesso a un esercizio particolare del sacerdozio di Cristo, secondo il ruolo specifico che compete a ciascuno secondo il luogo e l'ufficio nel popolo di Dio. Conviene pertanto che sia il vescovo a presiedere soprattutto le celebrazioni che riguardano l'intera comunit diocesana e che quindi egli pu riservarsi, pur potendo generalmente delegare anche un presbitero, che le presieda in suo nome. Il vescovo inoltre avr cura di istruire il popolo di Dio sul genuino significato dei riti e delle preghiere di cui la Chiesa si avvale nell'impartire la benedizione, affinch non si insinuino nelle sacre celebrazioni elementi di superstizione o di vana credulit dannosi alla purezza della fede876. 1117. La celebrazione tipica della benedizione nei libri liturgici presenta due parti principali: la prima la proclamazione della parola di Dio, la seconda la lode della bont di Dio e l'implorazione dell'aiuto celeste. Tuttavia, pur salvaguardando la struttura e l'ordine di queste parti principali, vengono concesse nei vari riti speciali facolt per la retta osservanza delle principali norme riguardanti la consapevole, attiva e conveniente partecipazione. Si deve quindi prestare sempre sollecita attenzione all'annunzio della salvezza, alla comunicazione della fede, alla lode e all'invocazione di Dio, elementi tutti congiunti alla celebrazione della benedizione, anche se essa si deve compiere con il solo segno di croce877.

I. LA BENEDIZIONE ORDINARIA 1118. Al termine della messa stazionale il vescovo benedice il popolo come descritto sopra al n. 169. 1119. In altre messe e azioni liturgiche (ad esempio, a conclusione dei vespri e delle lodi, o di una processione senza il ss. Sacramento, ecc.), oppure anche al di fuori di azioni liturgiche, il vescovo pu impartire la benedizione proclamando l'una o l'altra delle seguenti formule. Prima forma 1120. Il vescovo mette la mitra, se la usa, e, allargate le braccia, saluta il popolo, dicendo: Il Signore sia con voi, a cui tutti rispondono: E con il tuo spirito. Quindi il vescovo, tenendo le mani stese sui fedeli da benedire, prosegue: La pace di Dio, che sorpassa ogni sentimento, custodisca il vostro cuore e il vostro spirito nella conoscenza e nell'amore di Dio e del suo Figlio, il Signore nostro Ges Cristo. E tutti rispondono: Amen.
876 877

Cf. Rituale Romano, Benedizionale, Premesse generali, nn. 18-19. Cf, ibidem, nn. 20-24; 27.

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I SACRAMENTALI

Quindi il vescovo, preso il pastorale, se lo usa, dice: Vi benedica Dio onnipotente e, tracciando un triplice segno di croce sul popolo, prosegue: Padre, e Figlio, e Spirito Santo. Seconda forma 1121. A1 vescovo, dopo aver salutato il popolo, come descritto sopra al n. 1120, dice: Sia benedetto il nome del Signore; e tutti rispondono: Ora e sempre. Quindi prosegue: Il nostro aiuto nel nome del Signore, a cui tutti rispondono: Egli ha fatto cielo e terra. Infine dice: Vi benedica Dio onnipotente, come descritto sopra al n. 1120.

II. LA BENEDIZIONE APOSTOLICA 1122. Il vescovo nella sua diocesi ha la facolt di impartire la benedizione apostolica con annessa indulgenza plenaria tre volte l'anno nelle festivit solenni di sua scelta, anche nel caso che egli assista soltanto alla messa. Gli altri prelati equiparati dal diritto ai vescovi diocesani, anche se privi della dignit episcopale, possono, fin dall'inizio del loro servizio pastorale, impartire la benedizione apostolica con l'annessa indulgenza nell'ambito dei loro territorio tre volte l'anno, nelle festivit solenni di loro scelta 878. La benedizione apostolica viene impartita alla fine della messa al posto della benedizione consueta879. Ad essa si fa riferimento nell'atto penitenziale all'inizio della celebrazione eucaristica. 1121. Nella esortazione all'atto penitenziale, il vescovo avverte i fedeli che al termine della messa sar impartita la benedizione papale con l'indulgenza plenaria e li invita a pentirsi dei loro peccati per disporsi a ricevere l'indulgenza. Al posto della formula con cui si conclude normalmente l'atto penitenziale, si proclama la seguente: Per i meriti e per l'intercessione della beata sempre vergine Maria, dei santi apostoli Pietro e Paolo e di tutti i santi, Dio onnipotente e misericordioso vi conceda un tempo favorevole per un sincero e fruttuoso pentimento, la continua conversione del cuore, il rinnovamento della vita, la perseveranza nelle opere buone, perdoni i vostri peccati e vi conduca alla vita eterna. R. Amen. 1124. Nella preghiera universale non si ometta un'intenzione per tutta la Chiesa; se ne aggiunga una speciale per il Romano Pontefice.

878 879

Cf. Manuale delle indulgenze, Norme sulle indulgenze, ed. 1987, n. 11, 2. Cf. S. Congregazione dei Riti, Istruzione sulla semplificazione dei riti e delle insegne pontificali, Pontificales ritus, 21 giugno 1968, nn. 33-36: A.A.S. 60 (1968), pp. 406-412.

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1125. Terminata l'orazione dopo la comunione, il vescovo mette la mitra. Il diacono annunzia la benedizione con queste o simili: Il nostro venerato Padre N., per grazia di Dio e designazione della Sede Apostolica vescovo di questa santa Chiesa che in N., a nome del Romano Pontefice impartir la benedizione con l'indulgenza plenaria a tutti i fedeli che, animati da sincero pentimento, confessati e comunicati, hanno partecipato a questa celebrazione Pregate Dio per il beatissimo nostro Papa N., per il nostro Vescovo N., per la santa Madre Chiesa e impegnatevi a vivere santamente in piena comunione con Dio e con i fratelli. 1126. Allora il vescovo, in piedi con mitra, allargando le braccia saluta il popolo, dicendo: Il Signore sia con voi, a cui si risponde: E con il tuo spirito. Il diacono allora pu invitare a ricevere la benedizione con queste o con altre simili parole: Inchinatevi per la benedizione. Il vescovo, tenendo le mani stese sul popolo, pronunzia la formula della benedizione solenne che si trova nel Messale Romano. Quindi prende il pastorale e conclude la benedizione con questa formula: Per l'intercessione dei santi apostoli Pietro e Paolo vi benedica Dio onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo. Amen. E mentre pronunzia queste ultime parole, traccia un segno di croce sul popolo.

III. LE ALTRE BENEDIZIONI 1127. Quando il vescovo deve celebrare qualche benedizione in forma comunitaria e in una grande assemblea di fedeli, il rito venga ordinato nel modo prescritto per le singole benedizioni nel Rituale Romano o nel libro liturgico proprio. Il vescovo indossi sopra il camice la croce pettorale, la stola, il piviale del colore conveniente e porti la mitra e il pastorale. 1128. conveniente che il vescovo sia assistito da un diacono con camice, stola e, secondo l'opportunit, con la dalmatica, o da un presbitero che indossa il camice o, sopra la veste talare, la cotta e la stola; gli altri ministri indossano la veste legittimamente approvata per loro. Il vescovo, di norma, durante la celebrazione, riservi a s: il saluto, una breve omelia nella quale spiega le letture bibliche e il significato della benedizione che si deve impartire, la preghiera di benedizione che egli dice stando in piedi, senza mitra, l'introduzione e la conclusione della preghiera universale, se lodevolmente viene detta e, prima del congedo, la benedizione dei fedeli impartita nel modo consueto.

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GIORNI MEMORABILI NELLA VITA DI UN VESCOVO

PARTE VII GIORNI MEMORABILI NELLA VITA DI UN VESCOVO


CAPITOLO I L'ELEZIONE DEL VESCOVO

1129. Non appena la Chiesa locale stata ufficialmente informata dell'avvenuta provvista canonica, su convocazione dell'amministratore diocesano, si celebri opportunamente nella chiesa cattedrale un'azione liturgica per rendere grazie a Dio e per pregare per l'eletto. 1130. L'eletto in persona deve quanto prima: se si trova a Roma al momento della sua elezione, recarsi dal Romano Pontefice, altrimenti inviargli una lettera per esprimergli comunione ed ossequio e affidargli la sua Chiesa; emettere la professione di fede e il giuramento di fedelt verso la Sede Apostolica, se si trova a Roma alla presenza di un cardinale a ci deputato, diversamente alla presenza del delegato della stessa Sede Apostolica880. Recarsi dal metropolita o dal pi anziano fra i vescovi della provincia, per essere informato da lui circa lo stato della sua diocesi e, se il caso, per concordare con lui il giorno della propria ordinazione episcopale; lasciare gli impegni a cui attendeva precedentemente per prepararsi al suo nuovo ministero, dedicandosi alla preghiera e alla meditazione; chiedere il pallio al Romano Pontefice, se ne ha diritto881. 1131. Entro il tempo determinato dal diritto l'eletto deve ricevere l'ordinazione episcopale e prendere il possesso canonico della sua diocesi, come detto pi sotto ai nn. 1133-1140. 1132. L'eletto potr indossare le vesti e le insegne episcopali soltanto dal momento dell'ordinazione, secondo le prescrizioni liturgiche.

880 881

Cf. C.I.C., cann. 380 e 383, 3. Cf. C.I.C., can. 437, 1.

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CAPITOLO II L'ORDINAZIONE DEL VESCOVO 1133. Se non legittimamente impedito, chi promosso all'episcopato deve ricevere l'ordinazione episcopale entro tre mesi dalla ricezione della lettera apostolica e, comunque, prima che prenda possesso del suo ufficio882. 1134. L'ordinazione del vescovo si compie nella celebrazione solenne della messa secondo il rito e le norme descritte nel Pontificale Romano (cf. pi sopra nn. 483-517). 1135. assai conveniente che l'ordinazione del vescovo avvenga nella sua chiesa cattedrale. In questo caso la presa di possesso della diocesi avviene con il rito stesso dell'ordinazione, durante il quale viene presentata e letta la lettera apostolica e il vescovo neo-ordinato siede sulla sua cattedra, come detto pi sopra ai nn. 493 e 509. 1136. Per antichissima tradizione della Chiesa, per esprimere l'indole collegiale dell'ordine episcopale, non siano meno di tre i vescovi concelebranti che consacrano l'eletto, a meno che su tale questione non ci sia stata dispensa da parte della Sede Apostolica. Conviene tuttavia che tutti i vescovi presenti siano consacranti883. 1137. Di norma l'ordinante principale di un vescovo suffraganeo sia il metropolita; di un vescovo ausiliare sia il vescovo del luogo, a meno che non sia stato previsto diversamente dal Romano Pontefice nella bolla di nomina.

882 883

Cf. C.I.C., can. 379. Cf. Pontificale Romano, Ordinazione del vescovo, dei presbiteri e dei diaconi. L'ordinazione del vescovo, Premesse, n. 4.

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CAPITOLO III LA PRESA DI POSSESSO DELLA DIOCESI 1138. Chi promosso all'ufficio di vescovo di una Chiesa particolare deve prendere il possesso canonico della sua diocesi, a meno che non sia legittimamente impedito, entro quattro mesi dal giorno in cui ha ricevuto la lettera apostolica, se non ordinato, o entro due mesi, se gi ordinato884. 1139. Se il vescovo viene ordinato nella sua chiesa cattedrale, prende il possesso della diocesi con il rito di ordinazione, durante il quale viene presentata e letta la lettera apostolica e l'ordinato siede sulla sua cattedra, come detto pi sopra ai nn. 493 e 509. 1140. Se il vescovo trasferito da un'altra Chiesa o non ha ricevuto l'ordinazione nella sua chiesa cattedrale, prende il possesso della diocesi, entro i termini stabiliti dal diritto, con il rito di accoglienza, come descritto pi sotto ai nn. 1141-1144. In questi casi, il vescovo pu prendere possesso della diocesi, per una giusta causa, anche per mezzo di un procuratore. tuttavia opportuno che il vescovo prenda possesso personalmente885.

884 885

Cf. C.I.C., can. 382, 2. Cf. C.I.C., can. 382, 3 e 4.

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CAPITOLO IV L'ACCOGLIENZA DEL VESCOVO NELLA SUA CHIESA CATTEDRALE 1141. Se il vescovo stato trasferito da un'altra Chiesa, o non ha ricevuto l'ordinazione episcopale nella sua chiesa cattedrale, in occasione della sua prima venuta nella sua Chiesa, viene convocata la comunit diocesana e si accoglie il vescovo celebrando la messa stazionale. 1142. Il vescovo viene ricevuto alla porta della chiesa cattedrale dalla prima dignit del capitolo oppure, se manca il capitolo, dal rettore della stessa chiesa, rivestito del piviale. Questi presenta al bacio del vescovo l'immagine del crocifisso; quindi gli porge l'aspersorio con l'acqua benedetta e con essa il vescovo asperge s stesso e i presenti. Successivamente il vescovo viene condotto alla cappella del ss. Sacramento, dove, genuflesso, fa una breve adorazione, poi al secretarium, dove il vescovo, i presbiteri concelebranti, i diaconi e gli altri ministri indossano le vesti sacre per la messa, che viene celebrata con il rito stazionale. 1143. Dopodich, venerato l'altare, il vescovo ha raggiunto la cattedra, al termine del canto di ingresso, il vescovo saluta il popolo, quindi si siede e riceve la mitra. Uno dei diaconi o dei presbiteri concelebranti esibisce la lettera apostolica al collegio dei consultori, alla presenza del cancelliere della curia che rediger il verbale. Quindi la legge dall'ambone; tutti la ascoltano seduti e alla fine acclamano, dicendo: Rendiamo grazie a Dio, o un'altra acclamazione adatta. Invece nelle diocesi di nuova erezione, la comunicazione della lettera apostolica viene fatta al clero e al popolo presenti nella chiesa cattedrale, mentre il presbitero pi anziano tra i presenti redige il verbale. Quindi, se il vescovo ha diritto al pallio, gli viene imposto, con il rito descritto pi sotto ai nn. 1149-1155. Poi, secondo le consuetudini, il vescovo riceve il saluto dalla prima dignit del capitolo, oppure, se manca il capitolo, dal rettore della chiesa. Quindi, secondo le consuetudini locali, il capitolo o almeno parte del clero nonch alcuni fedeli e, secondo l'opportunit, anche l'autorit civile eventualmente presente, si avvicinano al loro vescovo per manifestargli obbedienza e riverenza. Omesso poi l'atto penitenziale e, secondo l'opportunit, il Kyrie, il vescovo, deposta la mitra, si alza e canta: Gloria a Dio nell'alto dei cieli, secondo le rubriche. 1144. Il vescovo nell'omelia dopo il vangelo parla per la prima volta al suo popolo. La messa prosegue nel modo consueto. 1145. Se il metropolita a introdurre il vescovo nella sua chiesa cattedrale, lui a presentare alla porta della chiesa il vescovo alla prima dignit del capitolo, a presiedere la processione di ingresso, a salutare il popolo dalla cattedra e a chiedere che venga esibita e letta la lettera apostolica. Ter245

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minata la lettura e dopo l'acclamazione del popolo, il metropolita invita il vescovo a sedere sulla cattedra. Quindi il vescovo si alza e si canta: Gloria Dio nell'alto dei cieli, secondo le rubriche. 1146. Se il vescovo, per una giusta causa, ha preso possesso della diocesi per mezzo del procuratore, il rito di accoglienza si svolge come descritto pi sopra, omessa per la presentazione e la lettura della lettera apostolica. 1147. Dal giorno della presa di possesso dei vescovo, tutti i sacerdoti che celebrano la messa nella sua diocesi, anche nelle chiese e negli oratori degli esenti, devono inserire il suo nome nella preghiera eucaristica. 1148. Il vescovo ausiliare o coadiutore, che abbia ricevuto l'ordinazione in un'altra chiesa diversa dalla cattedrale della diocesi, viene presentato convenientemente al popolo dal vescovo residenziale durante una celebrazione liturgica.

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CAPITOLO V L'IMPOSIZIONE DEL PALLIO 1149. L'imposizione del pallio si compie, tutte le volte che possibile, durante l'ordinazione del vescovo, subito dopo la consegna dell'anello episcopale, prima che sia imposta al vescovo la mitra. L'ordinante principale impone il pallio dicendo: A gloria di Dio onnipotente, come indicato pi sotto al n. 1154. Quando non si pu compiere durante l'ordinazione, l'imposizione del pallio opportunamente si unisce al rito di accoglienza del vescovo nella sua chiesa cattedrale. L'imposizione del pallio da parte del vescovo che ne ha ricevuto il mandato dalla sede apostolica, ha luogo durante la celebrazione dell'eucaristia nella chiesa cattedrale del vescovo o in un'altra chiesa pi adatta del suo territorio con il rito qui sotto proposto. 1150. La messa si celebra con il rito stazionale. Il pallio, portato da un diacono durante la processione d'ingresso, viene collocato sull'altare. 1151. In presbiterio si prepara un seggio adeguato al vescovo a cui la sede apostolica ha conferito il mandato di consegnare il pallio. A lui compete presiedere la celebrazione fino all'imposizione del pallio. 1152. Terminato il canto d'ingresso, il vescovo a cui stato delegato il compito di imporre il pallio, saluta il popolo nel modo consueto e con brevi parole spiega il senso del rito che sta per compiere. Quindi, se la consegna del pallio unita all'accoglienza del vescovo nella sua chiesa cattedrale, il diacono si reca all'ambone e legge il mandato apostolico. Tutti ascoltano stando seduti. Alla fine della lettura tutti acclamano dicendo: Rendiamo grazie a Dio, o in un altro modo pi adatto secondo le consuetudini locali. 1153. Letto il mandato apostolico o, se la consegna del pallio non viene fatta durante l'accoglienza del vescovo nella sua chiesa cattedrale, subito dopo la monizione di colui che presiede, l'eletto si presenta davanti al vescovo che ha il mandato di imporre il pallio e, inginocchiato davanti a lui, che siede con mitra, fa la professione di fede e il giuramento, secondo il modello trasmesso nella lettera apostolica. 1154. Dopo questi adempimenti, il prelato prende dal diacono il pallio e lo pone sulle spalle dell'eletto, proclamando la formula seguente: A gloria di Dio onnipotente, a lode della beata sempre vergine Maria, dei santi apostoli Pietro e Paolo, nel nome del Romano Pontefice il Papa N. e della santa Romana Chiesa, a onore della sede N. a te affidata, come segno dell'autorit di metropolita, ti consegno il pallio, 247

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preso dall'altare della confessione di fede del beato Pietro. Questo pallio, da portare entro i confini della tua provincia ecclesiastica, sia per te simbolo di unit e tessera di comunione con la Sede Apostolica, vincolo di carit e richiamo alla fortezza evangelica, perch nel giorno della venuta e della rivelazione del grande Dio e principe dei pastori, Ges Cristo, insieme con il gregge a te affidato, tu sia rivestito della stola dell'immortalit e della gloria. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. R. Amen. 1155. Poi, omesso l'atto penitenziale e, secondo l'opportunit, il Kyrie eleison, l'arcivescovo che ha ricevuto il pallio inizia l'inno: Gloria a Dio, se deve essere detto. Quindi la messa prosegue come al solito.

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CAPITOLO VI IL TRASFERIMENTO DEL VESCOVO AD ALTRA SEDE O LA SUA RINUNCIA 1156. opportuno che il vescovo promosso ad un'altra sede o la cui rinuncia stata accettata dal Romano Pontefice, convochi il suo popolo per una celebrazione liturgica, per salutarlo e rendere grazie con esso dei benefici ricevuti da Dio durante il suo episcopato.

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CAPITOLO VII LA MORTE E LE ESEQUIE DEL VESCOVO 1157. In caso di malattia, il vescovo, offrendo esempio al proprio popolo, riceva i sacramenti della penitenza e dell'eucaristia, e, nel caso che la malattia sia grave, anche il sacramento dell'unzione degli infermi. 1158. Quando poi sia vicino alla morte e ne sia consapevole, chieda e riceva il santo viatico secondo il rito descritto nel Rituale Romano886. 1159. Stia a cuore al presbiterio e in modo particolare al collegio dei consultori o del capitolo della chiesa cattedrale, prestare assistenza spirituale al vescovo durante l'agonia, soprattutto curando che siano recitate presso di lui le preghiere della raccomandazione dei moribondi887 e che in tutta la diocesi i fedeli preghino per lui. 1160. Non appena il vescovo spirato, si dicano le preghiere prescritte nel rituale888. Quindi il defunto venga rivestito degli abiti di colore paonazzo, delle insegne proprie della messa stazionale, ed anche del pallio, se ne aveva diritto; non si pone invece il pastorale. Se il vescovo, traslato da altre sedi, aveva ricevuto pi palli, questi vengono posti nella cassa stessa del defunto, a meno che il vescovo stesso, mentre era in vita, non abbia disposto diversamente. Poi, finch non venga trasferito nella chiesa cattedrale per la celebrazione delle esequie, il corpo del vescovo sia esposto in un luogo adatto, dove i fedeli possano visitarlo e pregare per lui. Presso il feretro o nella chiesa cattedrale si celebri una veglia o la liturgia delle ore per i defunti. 1161. Nel giorno e nell'ora pi opportuni, si convochi il clero e il popolo per celebrare le esequie del vescovo nella chiesa cattedrale. Le esequie siano presiedute dal vescovo presidente della conferenza episcopale regionale o dal metropolita e con lui concelebrino gli altri vescovi e i presbiteri della diocesi. 1162. Le esequie si celebrano come descritto pi sopra ai nn. 821-838. 1163. Solo il vescovo celebrante principale presiede il rito dell'ultima raccomandazione. 1164. Il corpo del vescovo diocesano defunto sia seppellito in chiesa, che di norma sia la chiesa cattedrale della sua diocesi. Il vescovo che ha rinunciato alla sede, sia seppellito nella chiesa cattedrale della sua ultima sede, a meno che egli non abbia predisposto diversamente.

Cf. Rituale Romano, Sacramento dell'unzione e cura pastorale degli infermi, nn. 97-99; 100-104. 887 Cf. ibidem, nn. 143-150. 888 Cf. ibidem, n. 151.
886

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1165. Tutte le comunit della diocesi elevino preghiere per il vescovo defunto, celebrando sia la messa, sia la liturgia delle ore per i defunti, o in altro modo, secondo le proprie possibilit.

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CAPITOLO VIII LA SEDE VACANTE 1166. Durante la sede episcopale vacante, il clero e il popolo sia invitato dallamministratore diocesano ad elevare frequentemente preghiere perch venga scelto un pastore che possa venire incontro alle necessit della Chiesa. In tutte le chiese della diocesi si celebri, almeno una volta, la messa per lelezione del vescovo, purch non ricorra un giorno indicato ai nn. 1-4 della tavola dei giorni liturgici889.

889

Cf. pi sotto, Appendice II.

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CAPITOLO IX CELEBRAZIONE DI ALCUNI ANNIVERSARI 1167. Tutti gli anni nella chiesa cattedrale e nelle altre chiese e comunit della diocesi si celebri il giorno anniversario dell'ordinazione del vescovo con la messa per il vescovo, purch non ricorra un giorno indicato ai nn. 1-6 della tavola dei giorni liturgici890. 1168. Secondo una venerabile tradizione ogni anno si celebra anche l'anniversario dell'ultimo vescovo defunto, a meno che non sia stato trasferito ad altra sede, con la celebrazione della messa presieduta lodevolmente dal vescovo del luogo nella chiesa cattedrale. Si esortino i fedeli e soprattutto i sacerdoti a ricordarsi nel Signore dei loro pastori che ad essi hanno annunziato la parola di Dio891.

890 891

Cf. ibidem. Cf. Eb 13,7.

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PARTE VIII CELEBRAZIONI LITURGICHE CONNESSE CON GLI ATTI SOLENNI DEL GOVERNO EPISCOPALE
CAPITOLO I I CONCILI PLENARI O PROVINCIALI E IL SINODO DIOCESANO 1169. Secondo un'antica tradizione della Chiesa, sia i concili sia il sinodo diocesano comprendono anche azioni liturgiche, sull'esempio di quelle celebrazioni di cui si ha riferimento negli Atti degli Apostoli (15,6-29). Infatti il governo della Chiesa non deve mai essere ritenuto un atto puramente amministrativo, ma quando simili assemblee si radunano nel nome e a lode di Dio e della sua gloria, sotto l'azione dello Spirito Santo, manifestino quella unit del Corpo di Cristo che risplende soprattutto nella sacra liturgia. Infatti coloro che hanno una comune cura pastorale, devono avere anche una comune preghiera. 1170. Le assemblee abbiano inizio con la celebrazione della messa, alla quale sia chiamato a partecipare il popolo e nella quale conviene che concelebrino tutti i membri del concilio o del sinodo con il suo presidente: coloro che non concelebrano, possono comunicarsi sotto le due specie. Si celebra la messa per il concilio o il sinodo, che si trova nel Messale Romano fra le messe per varie necessit, con le sacre vesti di colore rosso, a meno che non ricorra un giorno indicato ai nn. 1-4 della tabella dei giorni liturgici892. 1171. Se prima di questa messa, secondo le circostanze di luogo o di situazione, si fa la processione al luogo dove si tiene l'adunanza, si canta l'antifona: Exaudi nos, o un altro canto adatto. Quindi il presidente saluta il popolo e, dopo una breve monizione rivolta da lui stesso o da uno dei concelebranti o da un diacono, proclama una delle orazioni che si trovano nel messale per le riunioni spirituali o pastorali, o per la Chiesa, soprattutto locale. Dopo l'infusione dell'incenso e, secondo l'opportunit, l'invito del diacono: Andiamo in pace, si ordina la processione nella quale un diacono porta onorevolmente il libro dei vangeli; si procede verso la chiesa mentre si cantano le litanie dei santi, nelle quali, prima dell'ultima invocazione, si aggiunge: Degnati di visitare e di benedire questo sinodo. Inoltre nel punto adatto si possono inserire le invocazioni del santo patrono o fondatore, e dei santi della Chiesa locale. Quando la processione giunta alla chiesa, dopo che i concelebranti hanno venerato l'altare, tutti occupano i posti loro assegnati; il presidente invece venera l'altare e lo incensa; poi si reca alla cattedra dove, omessi tutti gli altri riti iniziali, dice la colletta della messa. 1172. Se invece questa processione non ha luogo, la messa inizia nel modo consueto secondo il rito della messa stazionale. Dopo il vangelo, il libro dei vangeli viene posto aperto su un leggio idoneo nel mezzo del presbiterio.

892

Cf. pi sotto, Appendice II.

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1173. Dopo l'omelia tenuta dal presidente, sempre si dice o si canta il simbolo, a cui segue il giuramento dei membri del concilio o del sinodo e dello stesso presidente. Proclamata l'orazione dopo la comunione, il presidente impartisce la benedizione; poi il diacono congeda il popolo. Quindi il presidente comincia l'orazione Adsumus o un'altra, che tutti proseguono. 1174. Durante il concilio o il sinodo, conviene che prima dell'assemblea di ciascun giorno si concelebri la messa o si canti l'ora della liturgia delle ore corrispondente al tempo, oppure si faccia una celebrazione della parola di Dio. Se si celebra la messa, il libro dei vangeli viene portato onorevolmente all'ingresso dei concelebranti e deposto sull'altare, come nella messa stazionale. Dopo la proclamazione del vangelo, il libro viene posto aperto su un idoneo leggio nel mezzo del presbiterio. Se invece si celebra un'ora della liturgia delle ore, al termine della celebrazione il libro dei vangeli viene portato onorevolmente da un diacono accompagnato da accoliti con i ceri accesi: si proclama allora un testo adatto del vangelo con lo stesso rito che si segue nella messa; al termine della proclamazione, il diacono pone il libro aperto su un leggio idoneo, come indicato pi sopra. Se infine si compie una celebrazione della parola di Dio, tutto si svolge come indicato ai nn. 221-226, osservando quanto detto circa l'onore che si deve tributare al libro dei vangeli. 1175. Al termine dell'ultima assemblea si canta l'inno: Te Deum e si conclude con la benedizione del presidente e il congedo. Se invece in tale occasione si celebra la messa, il canto dell'inno Te Deum viene eseguito prima dell'orazione dopo la comunione. Secondo l'opportunit, dopo il congedo si possono cantare anche le lodi cosiddette regi o carolin. 1176. Le norme qui indicate per i concili e il sinodo diocesano, che costituiscono le adunanze pi solenni, valgono anche, una volta fatti i debiti adattamenti, per quelle assemblee pi frequenti che di solito vengono convocate per l'ordinario governo delle Chiese, come, ad esempio, le adunanze della Conferenza Episcopale, del consiglio presbiterale ed altre simili.

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CELEBRAZIONI LITURGICHE CONNESSE CON GLI ATTI SOLENNI DEL GOVERNO EPISCOPALE

CAPITOLO II LA VISITA PASTORALE 1177. I1 vescovo, nell'adempiere il dovere di visitare le parrocchie e le comunit della sua diocesi, non dia l'impressione di compiere un dovere puramente amministrativo, ma si faccia chiaramente conoscere dai propri fedeli come annunziatore del vangelo, dottore, pastore e gran sacerdote del proprio gregge. 1178. Perch si possa pi efficacemente ottenere ci, la visita del vescovo avvenga, per quanto possibile, in quei giorni in cui i fedeli possano partecipare pi numerosi; essi inoltre, a tempo debito, siano preparati dai loro presbiteri con una catechesi adeguata. La visita poi sia sufficientemente protratta, in modo che il vescovo possa esaminare, promuovere, favorire e indirizzare ad unit di azione l'apostolato dei presbiteri e dei laici e le opere di carit ed inoltre presiedere le celebrazioni liturgiche. 1179. I1 vescovo, dopo aver indossato le vesti descritte pi sopra al n. 63, venga accolto convenientemente, secondo le circostanze di luogo e situazione. Se sembra opportuno, venga accolto e salutato solennemente alla porta della chiesa o nella chiesa stessa dal clero e dal popolo. Dove poi si pu fare e sembra opportuno, sia anche condotto alla chiesa con un canto festivo. La sobria solennit con cui viene accolto il vescovo sia segno dell'amore e della devozione del popolo fedele verso il buon pastore. 1180. Alla porta della chiesa il vescovo viene ricevuto dal parroco, rivestito di piviale, che presenta al bacio del vescovo l'immagine del crocifisso; quindi gli porge l'aspersorio con l'acqua benedetta. Il vescovo asperge s stesso e i fedeli. Quindi il vescovo, dopo una breve adorazione in silenzio al ss. Sacramento, si reca al presbiterio, dove il parroco, stando davanti all'altare, invita i fedeli a pregare per il vescovo e dopo una breve preghiera in silenzio, proclama l'orazione colletta O Dio, pastore eterno oppure: O Dio, pastore e guida di tutti credenti, come si trovano nel Messale Romano893. Quindi il vescovo saluta il popolo e spiega quali siano le incombenze in occasione della visita; infine proclama l'orazione del titolo della chiesa o del patrono del luogo e benedice il popolo nel modo consueto. Il parroco infine congeda l'assemblea. 1181. Quando invece segue la messa, subito dopo l'orazione per il vescovo, egli indossa alla sede le vesti sacre per la messa; la concelebrino con il vescovo i presbiteri che hanno la cura pastorale della parrocchia o che dimorano nel suo territorio, e ad essa partecipino attivamente i fedeli. Bisogna soprattutto procurare che ci avvenga in quelle distaccate regioni della diocesi i cui abitanti raramente o mai possono partecipare alla messa stazionale del vescovo nella loro citt.

893

Cf. Messale Romano, Messe per varie necessit, 3. Per il vescovo, A.

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1182. Affinch poi appaia pi chiaramente ai fedeli che il vescovo il principale dispensatore dei misteri di Dio, come anche il moderatore e custode di tutta la vita liturgica nella Chiesa a lui affidata, desiderabile che egli amministri, durante la visita pastorale, non solo il sacramento della confermazione, ma talvolta anche gli altri sacramenti, soprattutto nella visita agli infermi. 1183. Se poi la visita si protrae, si tenga in chiesa qualche celebrazione della liturgia delle ore o della parola di Dio, con l'omelia del vescovo e le preghiere per la Chiesa sia universale, sia diocesana. 1184. Secondo l'opportunit, il vescovo si rechi anche al cimitero con il popolo e l elevi preghiere per i fedeli defunti, osservando le norme date pi sopra ai nn. 399ss. circa l'aspersione dei sepolcri.

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CELEBRAZIONI LITURGICHE CONNESSE CON GLI ATTI SOLENNI DEL GOVERNO EPISCOPALE

CAPITOLO III INGRESSO DI UN NUOVO PARROCO 1185. Prima dell'ingresso nella sua parrocchia o nell'atto stesso della sua presa di possesso, il parroco, a norma del diritto, deve emettere la professione di fede alla presenza dell'ordinario del luogo o di un suo delegato. 1186. L'ingresso del nuovo parroco presieduto dal vescovo stesso o dal suo delegato nel giorno e nell'ora pi adatta, dopo aver convocato i fedeli, secondo le consuetudini locali oppure, opportunamente, come descritto pi sotto. 1187. Conviene che l'ingresso sia compiuto con la celebrazione della messa, che sar la messa del giorno, o quella votiva del titolo della chiesa, o dello Spirito Santo, secondo le rubriche. La messa sia presieduta dal vescovo e vi concelebrino il nuovo parroco e gli altri presbiteri della parrocchia o della zona. 1188. Se invece il vescovo, per un giusto motivo, partecipa alla messa senza tuttavia celebrarla, opportuno che presieda lui stesso almeno la liturgia della parola e benedica il popolo alla fine della messa, come detto pi sopra ai nn. 175-185. 1189. Siano osservate, qualora vi siano, le usanze locali. Altrimenti si possono compiere, in tutto o in parte, i riti qui sotto descritti. 1190. Dove le circostanze lo permettono, il vescovo e il nuovo parroco possono essere accolti ai confini della parrocchia e condotti processionalmente alla porta della chiesa, dove il vescovo presenta brevemente il nuovo parroco e gli consegna la chiave della chiesa. La presentazione tuttavia si pu fare anche all'inizio della messa, dopo il saluto, specialmente quando all'inizio della messa, dopo il saluto del vescovo, si legge il decreto d nomina e il parroco emette il giuramento a norma del diritto. 1191. Il vangelo viene letto convenientemente dallo stesso parroco che prima si avvicina al vescovo, riceve da lui l'evangeliario e chiede la benedizione. 1192. Nell'omelia il vescovo illustra ai fedeli la missione del parroco e spiega il significato dei riti particolari che si svolgeranno subito dopo. 1191. Terminata l'omelia, il nuovo parroco rinnova lodevolmente le promesse fatte nel giorno della sua ordinazione. Il vescovo lo interroga con queste parole: Figlio carissimo, davanti al popolo affidato alle tue cure rinnova le promesse fatte al momento dell'ordinazione.

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Vuoi esercitare con perseveranza il tuo ufficio come fedele cooperatore dell'ordine dei vescovi nel servizio del popolo di Dio, sotto la guida dello Spirito Santo. S, lo Voglio. Vuoi celebrare con devozione e fedelt i misteri di Cristo, secondo la tradizione della Chiesa? S lo voglio. Vuoi adempiere degnamente e sapientemente il ministero della parola nella predicazione del vangelo e nell'insegnamento della fede cattolica? S, lo voglio. Vuoi essere sempre pi strettamente unito a Cristo sommo sacerdote, che si offerto come vittima pura a Dio Padre per noi, consacrando te stesso insieme con lui per la salvezza di tutti gli uomini? S, con l'aiuto di Dio, lo voglio. Prometti a me e ai miei successori filiale rispetto e obbedienza? S, lo prometto Dio che ha iniziato in te la sua opera, la porti a compimento. 1194. Quindi, secondo l'opportunit, si pu svolgere una processione con i ministri, tra i quali coloro che portano il turibolo, la croce e le candele. In essa il vescovo, girando per la chiesa, consegna al parroco i luoghi affidati al suo ministero, secondo l'ordine con cui li incontrano girando per essa: la sede del presidente, la cappella del ss. Sacramento, il battistero, il confessionale. Pu anche invitare il parroco ad aprire la porticina del tabernacolo e ad incensare il ss. Sacramento. L'incensazione pu essere fatta anche al battistero. Inoltre, se si pu fare facilmente, invita il parroco a suonare la campana. Tutti questi riti, secondo le circostanze, possono essere compiuti anche prima della messa. 1195. Nella preghiera universale si formulino speciali intenzioni per il vescovo e il nuovo parroco. 1196. Al rito della pace il parroco dia la pace ad alcuni fedeli che rappresentano la comunit parrocchiale. 1197. Terminata l'orazione dopo la comunione, il vescovo invita il parroco a rivolgere brevi parole alla comunit. 1198. Lodevolmente il parroco, con il vescovo e il popolo, si reca al cimitero, e l eleva preghiere per i fedeli defunti, osservando, secondo l'opportunit, i riti descritti pi sopra ai nn. 399ss. circa l'aspersione dei sepolcri. 259

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APPENDICI
APPENDICE I GLI ABITI DEI PRELATI894 I. GLI ABITI DEI VESCOVI Gli abiti corali 1199. Il vescovo porta sempre l'anello, simbolo della fedelt e dell'unione sponsale con la Chiesa sua sposa (cf. pi sopra n. 58). La veste corale dei vescovi, sia in diocesi come fuori diocesi, composta da: veste talare paonazza; fascia di seta paonazza, con frange di seta alle due estremit (senza fiocchi); rocchetto di lino o tessuto simile; mozzetta paonazza (senza cappuccetto); croce pettorale sostenuta sopra la mozzetta da un cordone di colore verde intessuto d'oro; zucchetto anch'esso paonazzo; berretta del medesimo colore con fiocco. Si usano anche le calze paonazze. 1200. La cappa magna paonazza, senza ermellino, pu essere usata soltanto in diocesi e nelle festivit pi solenni. 1201. Le scarpe siano comuni, di colore nero e senza fibbie. 1202. Gli abiti sopra descritti sono usati dal vescovo tutte le volte in cui si reca pubblicamente in una chiesa o da essa se ne parte, quando presente alla liturgia o ad una azione sacra senza presiederla, e negli altri casi previsti in questo Cerimoniale. Gli abiti nelle circostanze solenni al di fuori delle celebrazioni liturgiche 1203. L'abito del vescovo nelle circostanze solenni al di fuori delle celebrazioni liturgiche composto da: veste talare nera con orlo, lembi, cuciture, occhielli e bottoni di colore rosso, ma senza soprammaniche; sopra questa veste si pu portare la mantelletta, anch'essa filettata; fascia di seta paonazza, con frangia anchessa di seta alle due estremit; croce pettorale sostenuta da una catenella; zucchetto e collare paonazzi. L'uso delle calze paonazze del tutto libero. Il cappello di felpa nera, se il caso, pu essere ornato con cordone e fiocchi verdi. Alle circostanze pi solenni riservato l'uso del ferraiolo di seta paonazza. Sopra questi abiti si pu portare un decoroso mantello nero, anche con mantelletta.

894

A norma della Istruzione della Segreteria di Stato del 31 marzo 1969 e della Lettera circolare della S. Congregazione per il Clero dei 30 ottobre 1970: A.A.S. 61 (1969), pp. 334340; 63 (1971), pp. 314-315 [questa nota stata anticipata qui. Si trovava prima al termine delle appendici ].

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Gli abiti di uso quotidiano 1204. L'abito comune, o di uso quotidiano, pu essere la veste talare nera, senza filettatura paonazza. I vescovi assunti da famiglie religiose possono usare l'abito del loro ordine. Insieme a questa veste talare si usano le calze nere; si possono invece portare il collare, lo zucchetto e la fascia di colore paonazzo. La croce pettorale sostenuta da una catenella. Si porta sempre l'anello.

II. GLI ABITI DEI CARDINALI 1205. Tutto ci che stato detto sopra per gli abiti dei vescovi vale anche per i cardinali, osservando quanto segue: gli abiti e gli accessori che per i vescovi sono di colore paonazzo, per i cardinali sono di colore rosso; la fascia, lo zucchetto e il ferraiolo sono di seta ondulata; il cordone per sostenere la croce pettorale e il cordone e i fiocchi del cappello sono di colore rosso e d'oro: la berretta, di seta ondata rossa, pu essere usata soltanto con l'abito corale, non invece come comune copricapo.

III. GLI ABITI DEGLI ALTRI PRELATI 1206. I prelati equiparati dal diritto ai vescovi diocesani, anche se privi del carattere episcopale, possono usare i medesimi abiti dei vescovi. 1207. I prelati superiori dei dicasteri della curia romana non insigniti della dignit episcopale; gli uditori della Sacra Romana Rota; il promotore generale di giustizia e il difensore del vincolo del supremo tribunale della Segnatura apostolica; i protonotari apostolici di numero; i chierici della Camera apostolica: come abito corale usano la veste talare paonazza, fascia paonazza con frange di seta, il rocchetto, la mantelletta paonazza e la berretta nera con fiocco rosso; nelle circostanze solenni al di fuori della liturgia usano la veste talare nera con orlo e altri ornamenti di colore rosso senza mantelletta, la fascia paonazza come sopra, il ferraiolo paonazzo (che tuttavia non necessariamente deve essere usato). Le calze siano nere e le scarpe siano comuni senza fibbie. 1208. I protonotari apostolici soprannumerari e i prelati d'onore di Sua Santit: come abito corale usano la veste talare paonazza con fascia di seta del medesimo colore, con frange, la cotta non arricciata e la berretta nera con fiocco nero;

261

APPENDICI

nelle circostanze solenni al di fuori delle celebrazioni liturgiche usano la veste talare nera con orlo e altri ornamenti di colore rosso senza mantelletta e la fascia paonazza come sopra. I protonotari apostolici soprannumerari conservano il mantello paonazzo, anche se non prescritto; non invece i prelati d'onore. 1209. I cappellani di sua santit, sia come abito corale sia nelle solenni circostanze al di fuori delle celebrazioni liturgiche, usano la veste talare nera con orlo e altri ornamenti e fascia di seta di colore paonazzo. Come abito corale, sopra la veste talare indossano la cotta.

IV. GLI ABITI DEI CANONICI 1210. Nelle celebrazioni liturgiche, come abito corale, i canonici che non siano vescovi, sopra la veste talare che ad essi compete, indossano soltanto la cotta e la mozzetta nera o di color cenere con orlo paonazzo; i beneficiati invece soltanto la cotta e la mozzetta nera o di color cenere. Al di fuori delle celebrazioni liturgiche, indossano gli abiti che competono ad essi secondo la loro condizione.

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APPENDICE II
TABELLA DEI GIORNI LITURGICI disposta secondo l'ordine di precedenza I 1. 2. Triduo pasquale della passione e risurrezione del Signore. Natale del Signore, epifania, ascensione e pentecoste. Domeniche di avvento, di quaresima e di pasqua. Mercoled delle ceneri. Ferie della settimana santa, dal luned al gioved incluso. Giorni fra l'ottava di pasqua. Solennit del Signore, della beata vergine Maria e dei santi elencate nel calendario comune. Commemorazione di tutti i fedeli defunti. Solennit proprie, cio: Solennit del patrono principale del luogo o del paese o della citt. Solennit della dedicazione e anniversario della dedicazione della propria chiesa. Solennit del titolo della propria chiesa. Solennit del titolo, o del fondatore, o del patrono principale dell'ordine o della congregazione. II 5. 6. 7. 8. Feste del Signore elencate nel calendario comune. Domeniche del tempo di natale e domeniche per annum. Feste della beata vergine Maria e dei santi del calendario comune. Feste proprie, cio: Festa del patrono principale della diocesi. Festa dell'anniversario della dedicazione della chiesa cattedrale. Festa del patrono principale della regione o della provincia, della nazione, di un territorio pi ampio. Festa del titolo, del fondatore, del patrono principale di un ordine o di una congregazione e della provincia religiosa, salvo quanto stabilito al n. 4. Altre feste proprie di qualche chiesa. Altre feste elencate nel calendario di ogni diocesi, ordine o congregazione.

3.

4.

263

APPENDICI

Ferie di avvento dal 17 al 24 dicembre compreso. Giorni dell'ottava di natale. Ferie di quaresima. III Memorie obbligatorie del calendario comune. Memorie obbligatorie proprie, cio: Memorie del patrono secondario del luogo, della diocesi, della regione o della provincia religiosa. Altre memorie proprie elencate nel calendario di ogni diocesi, ordine o congregazione. Memorie facoltative, che tuttavia possono essere celebrate anche nei giorni elencati al n. 9, tuttavia nel modo particolare descritto in Principi e norme del Messale Romano e della Liturgia delle Ore. Per questa stessa ragione si possono celebrare come memorie facoltative le memorie obbligatorie che eventualmente ricorrono nelle ferie di quaresima. 13. Ferie d'avvento fino al 16 dicembre compreso. Ferie del tempo di natale dal 2 gennaio al sabato dopo l'epifania. Ferie del tempo pasquale dal luned dopo l'ottava di pasqua al sabato prima della domenica di pentecoste compreso. Ferie per annum.

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APPENDICE III
TABELLA PER LE MESSE RITUALI, PER VARIE NECESSIT, VOTIVE E DEI DEFUNTI Sigle

V1 =

Messe rituali (Messale Romano, Principi e norme, n. 330). Messe per varie necessit e votive, su mandato o licenza dell'ordinario del luogo, in caso di grave necessit o di utilit pastorale (Ibidem, n. 332). Messe per varie necessit e votive a giudizio del rettore della chiesa o dello stesso celebrante, se una vera necessit o utilit pastorale lo richieda (Ibidem, n. 333). Messe per varie necessit e votive per la piet dei fedeli, a scelta del sacerdote celebrante (Ibidem, n. 329 b e c). Messa esequiale (Ibidem, n. 336). Messa alla notizia della morte, alla sepoltura definitiva del defunto e nel primo anniversario (Ibidem, n. 337). Messa quotidiana (Ibidem, n. 337). Quando sono proibite le messe indicate a D1 e D2, evidentemente sono proibite anche quelle indicate a D3. sono permesse sono proibite

V2 =

V3 =

D1 = D2 =

D3 =

+ -

= =

265

APPENDICI

APPENDICI 1. Solennit di precetto 2. Domeniche di avvento, di quaresima e di pasqua 3. Triduo pasquale e ferie della settimana santa 4. Solennit non di precetto Commemorazione di tutti i fedeli defunti 5. Mercoled delle ceneri. Luned, marted e mercoled della settimana santa 6. Giorni dell'ottava di pasqua 7. Domeniche del tempo di natale e per annum 8. Feste 9. Ferie di avvento dal 17 al 24 dicembre 10. Giorni tra l'ottava di natale V1 D1 V1 D1 V1 D1 V1 D1 V1 D1 V1 D1 V1 D1 V1 D1 V1 D1 V1 D1 V1 D1 V1 D1 V1 D1 V1 D1 V1 D1 V1 D1 + + + + + + + + + + + + + + + + + + + + + + V2 D2 V2 D2 V2 D2 V2 D2 V2 D2 + V2 + D2 + V2 + D2 + V2 + D2 + V2 + D2 + V2 + D2 + V3 D3 + +

11. Ferie di quaresima 12. Memorie obbligatorie 13. Ferie di avvento fino al 16 dicembre

14. Ferie del tempo di natale fino al 2 gennaio 15. Ferie del tempo pasquale 16. Ferie per annum

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INDICI
INDICE DELLE COSE NOTEVOLI I numeri si riferiscono ai numeri correnti del Cerimoniale dei vescovi. ABATE Significato ed ufficio nella Chiesa, 667. Usa: la croce pettorale, 676; il pastorale, 677, c; 678; lanello, 677, d; 678; la mitra, 677, d; 678. Nella benedizione: si prostra mentre si cantano le litanie, 685; resta in ginocchio davanti al vescovo mentre questi proclama la preghiera di benedizione, 686; riceve dal vescovo la regola e le insegne, 687; partecipa alla concelebrazione, 690; al termine del rito d la benedizione, se ha presieduto la celebrazione, 692. Cf. Benedizione dell'abate. ABBADESSA Significato ed ufficio nella Chiesa, 694. Usa: lanello, 709. Nella benedizione: si prostra, se cos si usa, mentre si cantano le litanie, 706; resta in ginocchio davanti al vescovo mentre questi proclama la preghiera di benedizione, 707; riceve dal vescovo la regola e l'anello, se non lo ha gi ricevuto, 708-709; pu ricevere la comunione sotto le due specie, 712; se del caso, viene condotta dal vescovo alla sua sede in coro, 714. Cf. Benedizione dell'abbadessa. ABITO CORALE Del vescovo: di quali elementi sia composto, 63; 1199; deve essere usato nelle celebrazioni, 81; 123; 1202; per presiedere nella forma pi semplice la liturgia delle ore, 210; 214; 218; 219. Di un prelato: 1206; 1207, a; 1208, a. Di un canonico: 1210. Deve essere usato dai prelati, dai canonici e dai presbiteri per assistere alle celebrazioni alla propria sede in presbiterio, 50; 66; 123. ACCLAMAZIONE In che modo deve essere proclamata, 116. 267

INDICI

Acclamazioni: nella celebrazione della messa stazionale, 136; 137; 141; 152; 155; 158; 160; 167; alla fine della benedizione eucaristica, 394; 1114; per la venerazione della croce, 1021; all'ingresso del vescovo, 1143; allimposizione del pallio, 1152. ACCOGLIENZA Rito dellaccoglienza: nel battesimo dei bambini, 436; nel matrimonio, 602; nell'unzione di pi infermi, 650. Accoglienza del vescovo, in che modo deve essere fatta, 1141. Cf. Ingresso. Accoglienza del vescovo all'inizio della visita pastorale, 1179. ACCOLITO Fine per il quale istituito, 28; 808. Nel servizio dell'altare ha uffici propri, 27; cura il servizio dell'altare o personalmente o attraverso altri, 28. Presta servizio nelle celebrazioni presiedute dal vescovo, 28; indossa il camice, o la cotta sopra la veste talare o altre vesti legittimamente approvate, 65; aiuta il diacono, 28; 808. Gli compete: portare il libro, la croce, i ceri, il turibolo, 28; 808; 818; anche nella liturgia delle ore, 193; 215. Come ministro straordinario dell'eucaristia, distribuisce la comunione, 28; 808; 820; espone il ss. Sacramento, 808. Nella messa della sua istituzione esercita gi il proprio ministero, 818; 820; riceve la comunione dopo i diaconi, 819. Cf. Istituzione. ACQUA L'acqua deve essere benedetta: all'atto penitenziale della messa, 125, a; nella dedicazione della chiesa, 873, b; e dell'altare, 929, c; nella benedizione della chiesa, dell'oratorio, della cappella, 958, a; nel rito penitenziale di riparazione per una chiesa profanata, 1074, b; 1085-1086. Cf. Benedizione dell'acqua. L'acqua benedetta: deve essere preparata in un bacile vicino alla porta della chiesa per segnarsi, 110; deve essere presentata al vescovo quando entra in chiesa non parato, a meno che durante la messa non si debba fare l'aspersione al posto dell'atto penitenziale, 111-112; deve essere presentata dal vescovo al capo dello stato, quando sia cattolico, 82; se ne fa l'aspersione: nella veglia pasquale, 113; 369; nella dedicazione 268

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della chiesa, 113; 892; nella benedizione di una chiesa, di un oratorio, di una cappella, 964; nella benedizione del cimitero, 1064; nella posa della prima pietra per una nuova chiesa, 846, d; nelle esequie, 822, b; 833; sugli oggetti che devono essere benedetti, 114; sugli anelli, nella celebrazione del matrimonio; 608; sulle candele; nella festa della presentazione del Signore, 245; sulle ceneri, nel mercoled delle ceneri, 256; sui rami, nella domenica delle palme della passione del Signore, 267; sulla campana, nella benedizione della campana, 1025; 1030; sulla corona o sulle corone, nella incoronazione di una immagine della beata vergine Maria, 1038. Cf. Aspersione; Battesimo; Lavanda. ADORAZIONE espressa dalla genuflessione, 69. Adorazione del ss. Sacramento, non deve essere trascurata, 71; in occasione della esposizione, cf Esposizione; deve essere fatta dopo la riposizione al termine della messa in Cena Domini, 309; 311; nella solennit del corpo e sangue di Cristo prima della processione; 387. Adorazione solenne della santa croce, 69; al venerd santo, 321-323. ADUNANZA LITURGICA Sotto il sacro ministero del vescovo simbolo di unit e di carit, 18; talvolta deve essere indetta nelle diverse parti della diocesi in funzione della liturgia del vescovo, 13. Cf. Fedeli; Riunioni. ALLOCUZIONE Quando il vescovo fa le allocuzioni di norma usa la mitra, 60. Allocuzioni: del vescovo, nella celebrazione della confermazione, 462; allammissione fra i candidati al diaconato e al presbiterato, 590; nelle ordinazioni dei diaconi, 550; 568; dei presbiteri, 526; 568; del vescovo, 498; nella benedizione dellabate, 683; dell'abbadessa, 704; nella consacrazione delle vergini, 728; nella professione perpetua dei religiosi, 756; delle religiose, 777; nellistituzione dei lettori, 799; degli accoliti, 814. Allocuzione del vescovo neo-ordinato nel giorno dell'ordinazione, 515; nel giorno dell'ingresso, 1144. Allocuzione del nuovo parroco, nel giorno dell'ingresso, 1197.

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INDICI

ALTARE Sua natura, 918; il servizio dell'altare spetta, a titolo diverso, al vescovo, 24; ai presbiteri, 24; ai diaconi, 24; 122; 478; agli accoliti, 27; 28. Come deve essere, fisso o mobile, 48; 919; 972-974; deve essere dedicato o benedetto, ma talvolta non deve essere n benedetto n dedicato, 968; deve essere unico, ma in alcune chiese pu esserne costruito o dedicato un altro, 48; di norma deve essere senza tabernacolo, 49. Qualora non sia rivolto verso il popolo, in che modo debbano essere proclamate le monizioni, 25. Dedicazione dell'altare, Cf. Dedicazione. Benedizione dell'altare, Cf. Benedizione. Saluto all'altare: come e quando deve essere fatto, 72, 77; con quale inchino, 68. Venerazione dell'altare: all'inizio della messa, 130; 131; 178; deve essere omessa quando si fa l'ingresso in una chiesa da dedicare, 885; o in una chiesa da benedire, 961; o in una chiesa profanata in cui si deve fare il rito di riparazione, 1082; 1084; ugualmente deve essere omessa in occasione della dedicazione del solo altare, 936; deve essere fatta all'inizio delle lodi e dei vespri, 195; 196; prima della proclamazione del vangelo, 140; alla fine della messa, 170; 185; alla fine di lodi e vespri, 208. Incensazione dell'altare: nella dedicazione della chiesa e dell'altare, 905; modo di incensare, 93; non si fa alcun inchino prima o dopo l'incensazione, 91; nella celebrazione della messa: all'inizio e dopo la presentazione dei doni, 86; 131; 149; 178; 831; a lodi e vespri mentre si canta il cantico evangelico, 89; 204. Aspersione dell'altare, in occasione della dedicazione, 893; in occasione del rito penitenziale, 1086. Illuminazione dell'altare, in occasione della dedicazione, 906-907. Sull'altare: si depone il libro dei vangeli, 129; si pone il pallio nella messa in cui per la prima volta viene imposto, 1150; viene firmato il documento della professione, 732; 760; 781; che cosa si debba collocarvi sopra per la liturgia eucaristica, 145; non vi vengano per deposte sopra le reliquie dei santi, 921. Ornamenti dell'altare: che cosa siano e come debbano essere usati con moderazione, 48; 236; 252; devono essere omessi nella dedicazione o benedizione della chiesa, 873; 958; per lazione liturgica nella passione del Signore, 314; per le esequie, 824. 270

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Spogliamento dell'altare: dopo la messa in Cena Domini, 310; dopo l'azione liturgica nella passione del Signore, 331; in caso di chiesa profanata, 1071. Cf. Tovaglia. AMBONE Deve esserci nella chiesa cattedrale, 51. Chi, salendo allambone, adempie al proprio ufficio e chi no, 51. Dall'ambone si proclamano: durante la celebrazione della messa, la prima e la seconda lettura, 137; 139; i salmi interlezionali, 138; il vangelo, 74; 140; 141; le intenzioni della preghiera universale, 144; 320; nella liturgia delle ore, le letture, 199; le intenzioni delle preci, a meno che non sia pi adatto un altro luogo, 205; lannuncio delle feste mobili nel giorno dell'epifania, 240; il preconio pasquale, 345; la lettera apostolica nell'ordinazione del vescovo o nel suo ingresso, 493; 1143; il mandato apostolico nell'imposizione del pallio, 1152. AMITTO Quando lo si deve usare con il camice, 65. AMMINISTRATORE DIOCESANO 1129; 1166. AMMISSIONE Rito dell'ammissione fra i candidati al diaconato e al presbiterato. Fine a cui tende, 581; quando e da chi celebrato, 582-583; in che giorno 584. celebrato o durante la messa o durante una celebrazione della parola di Dio, 586; 588; con quali celebrazioni non deve essere congiunto 584. Formulari e letture da usarsi: per la messa, 587; per la celebrazione della parola di Dio, 588. Vesti sacre usate dal vescovo, 586. Parti del rito: presentazione dei candidati, 591; interrogazione fatta dal vescovo, 592; accettazione del proposito, 592; orazione del vescovo sui candidati, 593; congedo, 595. Chi non tenuto a questo rito, 581. 271

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ANELLO Del vescovo: un'insegna pontificale, 57; di che cosa sia segno, 58; 508; quando deve essere benedetto, 489; viene consegnato per la prima volta durante l'ordinazione, 488, f; 508; deve sempre essere portato, 58; 1199; 1204; tranne che nell'azione liturgica della passione del Signore, 315, a. Dell'abate: quando deve essere benedetto, 678; viene consegnato durante la benedizione dell'abate, 677, d; 687. L'anello pu essere tolto quando ci si lava le mani nelle celebrazioni liturgiche, 150. Dell'abbadessa: quando deve essere consegnato nel rito di benedizione, 700, c. Della vergine: 723, b; viene consegnato nel rito di consacrazione, 734. Della religiosa: pu essere consegnato durante il rito della professione perpetua, 784. Degli sposi: nella celebrazione del matrimonio, 601; chi lo benedice, chi lo consegna, chi lo infila al dito, 608; 617. ANGELO, ANGELI Pu essere il titolo di una chiesa, 865. ANIMETTA Pu essere usata per coprire il calice, 147; prima dellepiclesi viene tolta, 155. ANNIVERSARIO Giorno anniversario della dedicazione della chiesa cattedrale, 45; 878; della propria chiesa, 878. Dell'ordinazione del vescovo, 1167. Dei defunti, 395. Dell'ultimo vescovo defunto, 1168. ANNO LITURGICO Che cosa commemora, spiega e celebra, 227; quale sia la sua grande efficacia, 231; in che modo debba essere celebrato, 231; 232; nei principali giorni dellanno liturgico si deve prevedere la liturgia episcopale, 13. Con la pasqua si celebra il vertice dell'anno liturgico, 295; 334.

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ANNUNCIAZIONE DEL SIGNORE, SOLENNIT Durante la recita del simbolo alle parole E per opera dello Spirito Santo tutti genuflettono, 143. ANTIFONA Nella celebrazione della liturgia delle ore intonata dal cantore, 198; 214. ANTIFONA DELLA B. VERGINE MARIA Conclude la compieta, senza alcuna orazione, 220.

APPELLO Rito con il quale vengono chiamati per nome: i religiosi che devono emettere la professione, 755; le religiose che devono emettere la professione, 776; i candidati al lettorato, 799; e all'accolitato, 813. Cf. Presentazione, Domanda. ARCIVESCOVO RESIDENZIALE Usa il pallio e la croce arcivescovile, 62. Quando viene accompagnato alla chiesa procede dopo la croce, 79. AROMI Devono essere infusi nell'olio per confezionare il crisma, 278, a; 289; devono essere bruciati sull'altare nella dedicazione, 873, b; 929, i; 905; 947. ARRIVO Arrivo del vescovo alla chiesa, 79. ARTE Osservanza delle leggi dell'arte nell'ornato della chiesa: 38; 48. Dovere di custodire con attenzione le opere d'arte preziose, 47; 48. ASCENSIONE, SOLENNIT Sua posizione nell'anno liturgico, 227; suo significato, 375. Nella solennit dell'ascensione non si pu fare la dedicazione della chiesa, 868. 273

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ASPERSIONE La si fa a capo scoperto, 79. Aspersione del popolo: si pu fare nella messa al posto dell'atto penitenziale, 79; in che modo deve essere fatta, 133; la si fa dopo la rinnovazione delle promesse battesimali nella veglia pasquale, 113; 369; nella benedizione del fonte, 1007; nella dedicazione della chiesa, 113; 893; nella dedicazione dell'altare, 938; nella benedizione di una chiesa, 964; nel rito penitenziale di riparazione per una chiesa profanata, 1086; nella benedizione di un cimitero, 1064; all'ingresso del vescovo, 1142; nella visita pastorale, 1180. Aspersione del corpo del defunto: all'ultima raccomandazione, 834; prima della tumulazione, 836. Aspersione di oggetti che vengono benedetti: delle candele nella festa della presentazione del Signore, 245; delle ceneri nel mercoled delle ceneri, 256; dei rami nella domenica delle palme della passione del Signore; 267; dei sepolcri nella commemorazione di tutti i fedeli defunti, 399; nella visita al cimitero, 1184; 1198; degli anelli nella celebrazione del matrimonio, 608; dell'area in cui deve essere edificata una chiesa, 858; della prima pietra di una chiesa, 860; delle pareti della chiesa, 893; 964; 1086; dell'altare, 893; 938; 964; 980; 1086; delle campane, 1030; della corona o delle corone da imporre ad un'immagine della beata vergine Maria, 1042; 1047; dell'area cimiteriale, 1064. ASPERSORIO Deve essere presentato al vescovo: dalla prima dignit del capitolo o dal rettore della chiesa durante il rito di ingresso, 1142; dal primo in decananza fra i presbiteri quando il vescovo viene accolto per qualche celebrazione, 79; 111; dal parroco in occasione della visita pastorale, 1180. ASSISTENTE, ASSISTENTI Il vescovo, sia che presieda, sia che partecipi soltanto ad una celebrazione, ha degli assistenti, 80-81; ad essi d la pace anche se non celebra, 100. Cf. Diacono, Presbitero. ASSOLUZIONE Modi di assolvere: i singoli nel rito della penitenza celebrata nella forma pi solenne, 629; pi persone assieme, 638.

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ATTENZIONE Per una attiva partecipazione richiesta l'attenzione interna dell'animo, 12. In una chiesa lattenzione deve dirigersi spontaneamente verso l'altare, 48. Cf. Partecipazione. ATTO PENITENZIALE Nella celebrazione della messa, il vescovo invita all'atto penitenziale, pu proclamare le invocazioni della terza formula e infine conclude, 132; modo e formula particolare in cui l'atto penitenziale e introdotto quando alla fine della messa, il vescovo imparte la benedizione apostolica, 1123. Si omette quando nella messa domenicale si fa l'aspersione, 79; 112; 133; nella festa della presentazione del Signore, 247; al mercoled delle ceneri, 255; nella domenica delle palme della passione del Signore, 271; nella messa in cui si celebra il battesimo dei bambini, 437; all'ingresso del vescovo, 1143; quando gli viene imposto il pallio, 1155. Alla compieta, come esame di coscienza, 219. AUSILIARE, VESCOVO Da chi pu essere ordinato e dove, 1137; deve essere presentato al popolo, 1148. AUTORIT CIVILE Lonore ad essa tributato non una distinzione di persone, 823. Se partecipa alle celebrazioni liturgiche in ragione dell'ufficio viene incensata con tre tratti, 92. Al nuovo vescovo, nel giorno del suo ingresso, l'autorit civile pu manifestare obbedienza e riverenza, 1143. Cf. Capo dello stato, Magistrature AVVENTO Tempo di avvento: senso di questo tempo nell'anno liturgico, 227; 234; sua natura, 235; celebrazioni: delle domeniche, 228; in alcune ferie raccomandata la celebrazione della parola di Dio, 223. Circa la celebrazione del matrimonio, 236. Colore rosaceo nella terza domenica d'avvento, 236. Gli strumenti musicali devono essere usati solo per sostenere il canto, 41; 236. L'altare deve essere ornato moderatamente con fiori, 236. 275

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AVVISI AL POPOLO Se si devono dare, lo si deve fare al termine dellorazione dopo la comunione, 168. BACILE Deve essere preparato insieme alla brocca dell'acqua e alle salviette: per la messa, 125, a; per il battesimo dei fanciulli, 431; per la confermazione, 457, e; per l'ordinazione dei presbiteri, 520; del vescovo, 506; per l'unzione degli infermi, 649, c; per la dedicazione della chiesa, 873, b; dell'altare, 929, g. Cf. Lavanda delle mani. Nella messa in Cena Domini, per la lavanda dei piedi, 299, b. BACIO Bacio dell'altare, come segno di venerazione: quando e da chi viene dato, 73; 130; 131; 170; 178 e 185; nella liturgia delle ore, 196 e 208; non invece prima dell'incensazione, 203; quando viene dato nel rito di dedicazione della chiesa e dell'altare, 908; 951; nella benedizione di una chiesa, 970; nella messa di riparazione per una chiesa profanata, 1090. Bacio della croce, nell'azione liturgica della passione del Signore, 322; nella benedizione di una nuova croce, 1021. Bacio del libro dei vangeli: lo d il vescovo o il diacono, 74; 141; dicendo le parole La parola del vangelo, 141; 173; viene omesso dopo la lettura della passione, 273; 319. Bacio di un'immagine del crocifisso: nell'ingresso del vescovo, 1142; nella visita pastorale, 1180. Bacio di pace, cf. Pace. BALDACCHINO Non deve essere posto sopra la cattedra, 47. Pu essere usato nella processione del ss. Sacramento, se vi la consuetudine, 388, b; 391. BATTESIMO Il conferimento del battesimo conferisce la partecipazione al sacerdozio regale di Cristo, 7; 404; regolato dal vescovo della diocesi, 7; 404; deve essere celebrato nella notte pasquale nella chiesa cattedrale, 52; 355; 276

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nel tempo pasquale deve essere celebrato con l'acqua benedetta nella notte pasquale, 372. Cf Veglia pasquale; Iniziazione cristiana; Benedizione, Fonte battesimale. Battesimo dei fanciulli Che cosa si debba preparare, 431; 433. Quando presiede il vescovo, quali riti debba compiere il presbitero, 432; 436. Durante la messa: colore dei paramenti, 433; rito di accoglienza, 436; che cosa si deve omettere durante la messa, 437; 438. orazione di esorcismo e unzione prebattesimale, 439; processione al battistero, quando deve essere fatta, in quale ordine, con quali canti, 440; benedizione dell'acqua, 441; interrogazione, 442; battesimo, 443; riti esplicativi, 444; processione all'altare, quando deve essere fatta e in quale ordine, 445; gli altri riti della messa, 446-448. Al di fuori della messa: sacre vesti, 449; ingresso del vescovo, saluto del popolo, rito di accoglienza, 450451; liturgia della parola, 452; recita della preghiera del Signore, 453; benedizione, 454; cantico: Magnificat, 454. Il ricordo del battesimo si rinnova con il segno di croce fatto con la mano intinta nell'acqua benedetta, 110. Cf. Aspersione. BATTESIMO DEL SIGNORE, FESTA Si celebra in domenica, 228. BATTISTERO Che cosa si intende con questo nome, 995. Deve esserci nella chiesa cattedrale, anche se non parrocchiale, 52; in 277

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modo tale che nel battistero si possa celebrare la liturgia battesimale nella veglia pasquale, 356; e in altre occasioni, 440. In che mode debba essere costruito, 52; 995, Deve essere consegnato al nuovo parroco nel suo ingresso, 1194. Cf. Fonte battesimale. BEATO A quale condizione si possa usare il nome di un Beato per dedicare una chiesa, 865. BENEDIZIONE, BENEDIZIONI Ministero della benedizione, 1116. A quali benedizioni opportuno che presieda il vescovo, 1116; 1127; con quali vesti ed insegne, 1127; con quali assistenti, 1128. Celebrazione tipica di benedizione, 1117; fine a cui tende, 1117; che cosa il vescovo pu riservare a s nella celebrazione, 1128. Modo di tenere la mano sinistra, quando si traccia il segno di croce, 108. Uso dellacqua benedetta, 114. BENEDIZIONI DI COSE Benedizione dell'altare: chi la presiede, 975; in quale giorno, 976; formulari da usarsi, 977; canti da eseguirsi, 979; 982. In the modo debba essere l'altare all'inizio della celebrazione, 978; descrizione del rito, 979-983. Benedizione dell'anello: per il vescovo e l'abate, quando e in che modo deve essere fatta, 489; 678; per gli sposi, quando e in che modo deve essere fatta, 608; 617. Benedizione dell'acqua per l'aspersione: 133; per la dedicazione della chiesa e dell'altare, 892; 937; per la benedizione di una chiesa, 963; rito di riparazione per una chiesa profanata, 1085. Benedizione dell'acqua battesimale: nella veglia pasquale, 360; nel rito semplice dell'iniziazione cristiana degli adulti, 430; nel battesimo dei fanciulli, 441; nella benedizione di un nuovo fonte, 997. Benedizione dell'area destinata ad una nuova chiesa: rito, 840; 844; 858. Benedizione del pastorale: per il vescovo e l'abate, quando e in che modo deve essere fatta, 489; 678.

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Benedizione del calice: suo significato, 984; 985; da chi pu essere compiuta, 986; pu essere fatta anche senza la benedizione della patena, 987; formulari e letture da usarsi, 988; omelia, 989; collocazione del calice sull'altare, 990; preghiera di benedizione, 991; offerta dei doni, 992; incensazione dei doni e dell'altare, 993; comunione dal calice, 994. Benedizione della campana, cf. Campana. Benedizione delle candele: nella festa della presentazione del Signore si fa l'adunanza, 54; 242; rito, 244-245. Benedizione delle ceneri: nel mercoled delle ceneri, rito, 253-259. Benedizione del cimitero: rito, 1054-1069. Benedizione per l'esposizione di una nuova croce alla pubblica venerazione: rito, 1011-1022. Benedizione di una chiesa, di un oratorio, di una cappella: da chi deve essere fatta, 956; quale preparazione deve essere premessa, 955; in quale giorno, 956. Formulari da usarsi, 957; 971; letture, 966; canti da eseguirsi, 961; 964; 965; 967; 969; cose da preparare, 958-960; colore dei paramenti, 960; in che modo deve essere l'altare all'inizio, 958; processione introitale, 961; benedizione dell'acqua, 963; aspersione, 964; rito della messa, 965-966; 968; se del caso, si benedice l'altare, 967; oppure viene dedicato, 968; oppure non si fa n l'una n l'altra cosa, 968; preparazione dell'altare e offerta dei doni, 969; restanti riti, 970-971. Benedizione eucaristica: non pu essere impartita dallaccolito, 808; nelle processioni si pu fare nelle soste durante il percorso, 392; alla fine della processione, 394; conclude l'esposizione, rito, 1112-1114; cf. Esposizione. Benedizione del fonte battesimale, cf. Fonte battesimale. Benedizione del fuoco: nella veglia pasquale si fa l'adunanza, 54; rito, 338-340. Benedizione delle insegne pontificali: per il vescovo e l'abate, quando e in che modo deve essere fatta, 489; 678. Benedizione dell'incenso: in che modo deve essere fatta, 90.

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Benedizione della prima pietra di una nuova chiesa: 840; rito, 859-861. Benedizione della mitra: per il vescovo e l'abate, quando e in che modo deve essere fatta, 489; 678. Benedizione dell'olio degli infermi: quando deve essere fatta durante la preghiera eucaristica, 157. Benedizione di un oratorio: cf. sopra, Benedizione di una chiesa. Benedizione della patena: suo significato, 984; 985; da chi pu essere compiuta, 986; pu essere fatta anche senza la benedizione del calice, 987; formulari e letture da usarsi, 988; omelia, 989; collocazione della patena sull'altare, 990; preghiera di benedizione, 991; offerta dei doni, 992; incensazione dei doni e dell'altare, 993. Benedizione dei rami: nella domenica delle palme della passione del Signore si fa l'adunanza, 54; 264; rito, 264-273. Benedizione di una cappella: cf. sopra, Benedizione di una chiesa. Benedizione del sale da mettere nell'acqua: 133. Benedizione del sepolcro: 836. BENEDIZIONI DI PERSONE Per benedire le persone il vescovo usa il pastorale, a meno che non debba imporre le mani, 59; 169; usa anche la mitra se benedice solennemente, 60; usa le formule proposte nel Messale, nel Pontificale, nel Rituale e nel Cerimoniale, 169; 1120-1121. Quando e in che modo il vescovo benedice il popolo nella messa della sua ordinazione, 514. Il vescovo, quando avanza in processione, benedice, 128; a meno che non sia notato diversamente. Benedizione finale: nella messa: stazionale, 169; di altro tipo, 173; che il vescovo presiede senza celebrare, 184; nella liturgia delle ore: a lodi e vespri, 206; 213; anche se il vescovo partecipa soltanto, 211; all'ufficio delle letture, 215, a compieta, 219; nelle celebrazioni della parola di Dio, 226; nella celebrazione dei sacramenti al di fuori della messa: del battesimo dei bambini, 454; della confermazione, 477; dell'unzione degli infermi, 648; 666; nella celebrazione del matrimonio, 611; 613;

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nelle celebrazioni del sacramento della penitenza che si svolgono in forma pi solenne, 632; nelle celebrazioni: della benedizione di un nuovo fonte battesimale, 1009; di una nuova croce, 1022; di una campana, 1031; di un cimitero, 1067. Benedizione apostolica: Chi pu impartirla e quante volte, 1122; quando, 1122; alla benedizione apostolica nella messa devono essere finalizzati: latto penitenziale, 1123; alcune intenzioni della preghiera universale, 1124. Formule che deve usare il diacono, 1125-1126; dal vescovo, 1126. Benedizione per la proclamazione del vangelo: il vescovo la d sia al diacono, sia al presbitero, 74; 173; anche al nuovo parroco nel suo ingresso, 1191; anche nella veglia protratta, 215. impartita anche ai diaconi che leggono la passione, 273; 319. Modo di chiedere e ricevere la benedizione, 140. Benedizione per la proclamazione del preconio pasquale: formula, 344. Il vescovo la impartisce anche al presbitero, ma non al cantore, 336 (nota 81). Benedizione dell'abate e dell'abbadessa: da quale vescovo celebrata: 668; 669; 695; pu essere celebrata anche da un abate, 669; 695. Per chi celebrata, 670; chi vi concelebra, 675; 699; con quali assistenti, 674; 698; con quali ministri, 676; 699; in quale chiesa, 671; in quale giorno, 672; 696. Formulari e letture da usarsi, 673; 697; vesti sacre da usarsi, 56; 62; 676; vesti e insegne dell'abate eletto, 676; colore dei paramenti, 673; 697; cose da preparare, 677; 700; la benedizione deve essere celebrata alla cattedra o ad un luogo pi adatto, 679; 698; processione introitale e ordine, 680; 701; rito della messa fino al vangelo incluso, 681-702; presentazione dell'eletto, 682; dell'eletta, 703; omelia e allocuzione, 683; 704; interrogazione dell'eletto, 684; dell'eletta, 705; canto delle litanie, 685; 706; preghiera di benedizione, 686; 707; consegne, 687; 708-709; scambio di pace, 688; non invece per labbadessa, 710; restanti riti della messa, 689-691; 711-713; conclusione del rito, 693; 714. Benedizione dello sposo e della sposa, cf. Matrimonio.

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BERRETTA Parte dell'abito corale del vescovo, 63; 1199; di un cardinale, 1205; dei prelati, 1207; 1208. BROCCA Cf. Bacile. CALICE Per quale motivo un vaso sacro, 985. Viene consegnato, con vino e acqua, nell'ordinazione del presbitero, 537. Deve essere preparato, coperto da un velo, nel presbiterio per la messa, 125, a; la sua grandezza deve essere sufficiente quando c concelebrazione e si deve amministrare la comunione sotto le due specie, 125, a. Per la liturgia eucaristica il calice viene collocato sull'altare, 145. Il diacono presta servizio al calice: se necessario, lo copre, 147; lo scopre, prima dell'epiclesi, 155; di nuovo lo copre dopo la consacrazione, 155; alla dossologia della preghiera eucaristica lo eleva, 158; lo riceve dal vescovo dopo che egli ha assunto il sangue del Signore, 164; dopo la comunione o il congedo lo purifica alla credenza; 165. Verso il calice, che il vescovo tiene in mano per la consacrazione, i concelebranti possono stendere la mano destra, 106. Calice con il vino nell'istituzione degli accoliti, 810, c. Cf. Benedizione del calice; Comunione sotto le due specie. CALZE Colore delle calze del vescovo, 63. CAMICE Veste sacra comune a tutti i ministri di qualsiasi grado, 65. indossata anche dal presbitero che proclama il vangelo e serve all'altare, se non concelebra, 172. Pu essere indossata: dal vescovo che presiede senza celebrare leucaristia, 176; dal maestro delle cerimonie, 36. In che modo deve essere indossata e quando pu essere sostituita dalla cotta sopra labito talare, 65. CAMPANA Le campane che gi esistono in occasione della dedicazione o della be282

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nedizione della chiesa non hanno bisogno di alcuna benedizione, 864; 954. Benedizione della campana: da chi pu essere compiuta, 1023; in quali giorni, 1024; durante la celebrazione della parola, 1023; oppure durante la messa, 1032. Formulari da usarsi, 1032; letture, 1028; canti da eseguirsi, 1026; 1030; cose da preparare, 1025; colore dei paramenti, 1025; in che modo la campana deve essere collocata, 1025; raduno, processione, 1026; saluto e preghiera, 1027; lettura della parola di Dio, 1028; omelia, 1039; preghiera di benedizione, 1030; aspersione e incensazione della campana, 1030; preghiera comune, 1031; benedizione e congedo del popolo, 1031; suono festivo della campana, 1031-1032. La campana viene suonata: per le sacre celebrazioni, 37; mentre si canta il Gloria nella messa in Cena Domini, ma poi tace fino alla veglia pasquale, 300; 349; dal nuovo parroco nel suo ingresso, 1194. CANCELLIERE DELLA CURIA Che cosa deve fare nell'ordinazione del vescovo, 493; e nell'ingresso del vescovo, 1143. CANDELA, CANDELE Vengono benedette nella festa della presentazione del Signore, 54; 244245. Vengono portate accese: dagli accoliti nella processione di ingresso e di conclusione della messa stazionale, 128, 170; per la proclamazione del vangelo sia nella messa, 140; sia nella veglia protratta dell'ufficio delle letture, 216; da tutti nella processione nella festa della presentazione del Signore, quando vengono benedette, 246; nella veglia pasquale, alla fine della processione, 343; durante il canto del preconio, 345; per la rinnovazione della fede battesimale, 368; per accompagnare il ss. Sacramento, 307; 391; 911; dalle vergini consacrande mentre si dirigono al presbiterio, 727; e nella processione di ritorno, 741; dai neofiti, nella processione di ritorno dal battistero, 366. Quante candele bisogna preparare per l'esposizione e la benedizione eucaristica con l'ostensorio, 1104; con la pisside, 1115.

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CANDELABRO, CANDELABRI Candelabro per il cero pasquale, da collocarsi presso l'ambone o in altro luogo nella veglia pasquale, 366, b; 343; presso il nuovo fonte battesimale che deve essere benedetto, 99, d; Cf. Cero pasquale. Candelabri da prepararsi: sette o almeno due per la messa stazionale, 125, c; devono essere portati dagli accoliti, 74; nella processione introitale, 128; dove devono essere collocati, 129; due devono essere recati per la proclamazione del vangelo, 140; a meno che non sia notato diversamente, Cf. Passione, lettura della; Veglia pasquale. Candelabri da preparare e da portare: per la liturgia delle ore, 193; 194; 215. Candelabri da portare nella processione esequiale, 822, b; 828. Cf. Cero; Candela. CANONICO, CANONICI Il canonico che partecipa senza celebrare indossa l'abito corale, 66; 123; ha una sede propria, 50. I canonici accolgono il vescovo al suo arrivo, 79; lo assistono indossando il proprio abito corale, 81; come assistenti ricevono la pace dal vescovo, 100. I canonici devono essere incensati insieme al popolo, 96. opportuno che i canonici concelebrino con il vescovo e con gli altri presbiteri, 123. Posto dei canonici nella processione eucaristica nella solennit del Corpo e Sangue di Cristo, 390; 391. Abito dei canonici nelle solennit durante la liturgia delle ore, 192. Un canonico pu, nella festa dell'epifania, annunciare dall'ambone le feste mobili, 240. Abiti dei canonici, 1210. CANTARE Cf. Canto; Proclamare. 284

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CANTICO Dopo la comunione si pu eseguire un cantico di lode, 166. Il cantico evangelico nella liturgia delle ore, 203-204; 219. CANTO Esprime il carattere universale delle celebrazioni, 40; necessario per la partecipazione attiva, 12; tuttavia deve eseguirsi secondo le norme, 39; a meno che non vi sia una causa che sconsigli il canto, 118; per quanto possa sempre essere sostenuto dagli strumenti musicali, 41. Canto dell'ordinario della messa che deve essere favorito sia in lingua popolare sia in lingua latina, 40. Il canto deve essere adattato alla forma e alla solennit delle celebrazioni, 116; talvolta anche a temi particolari, 229. Nella celebrazione della liturgia delle ore si pu eseguire un canto mentre si fa l'ingresso in chiesa, 193. Canto da usarsi nelle processioni, 1093; soprattutto nella processione della solennit del Corpo e Sangue di Cristo, 392; nella adorazione eucaristica, 1111. Canto al vangelo, al posto dell'Alleluia, secondo il tempo liturgico, 140. Canto all'offertorio, da protrarsi almeno finch siano stati deposti i doni sull'altare, 145. Canto alla comunione, quando lo si debba iniziare, 163. Canto tra le letture, nella messa, cf. Salmo interlezionale; deve esserci anche nelle celebrazioni della parola di Dio, 226; 626. Cf. Libro dei canti. CANTORE, CANTORI Il cantore esercita il suo ufficio non dall'ambone, 51; a meno che non debba cantare il salmo responsoriale, 138; o il preconio pasquale, 336, b. I cantori operano ordinatamente sotto la guida del maestro delle cerimonie, 35; e devono osservarne le indicazioni, 39.

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I cantori cantano le litanie dei santi, cf. Litanie; iniziano, nella liturgia delle ore, gli inni, 197; 214; le antifone e i salmi, 198; 214; il versetto dopo la lettura breve, 218. CAPITOLO DELLA CHIESA CATTEDRALE La prima dignit del capitolo accoglie il nuovo vescovo, 1142; e lo saluta, 1143. Il capitolo manifesta al nuovo vescovo obbedienza e riverenza, 1143. Cf. Canonici. CAPO DELLO STATO Quando partecipa alla celebrazione liturgica in ragione dell'ufficio: in che modo deve essere accolto e dove deve essere accompagnato, 82; in che modo deve essere incensato, 92; 97; in che modo si deve scambiare con lui il segno di pace, 102. Cf. Autorit civile. CAPPA MAGNA In che modo deve essere fatta, 1200; dove e quando pu essere usata, 64; 1200; deve essere deposta in sacrestia prima delle celebrazioni, 126; 192. CAPPELLA Viene convenientemente benedetta, cf. Benedizione di una chiesa. Il vescovo nelle cappelle non deve celebrare i sacramenti dell'iniziazione cristiana, 405; i matrimoni, 598. La cappella cimiteriale viene dedicata o benedetta insieme con la benedizione del cimitero, 1057, d; 1066. Cappella del ss. Sacramento divisa dall'aula centrale, 49; dove si deve fare l'adorazione, 71. Alla cappella del ss. Sacramento pu accedere il vescovo quando si reca alla chiesa, 79. Se la processione introitale passa davanti alla cappella del ss. Sacramento, non si fa alcuna sosta o genuflessione, 128; 193. Quando e in che modo si deve fare l'inaugurazione della cappella del ss. Sacramento nella dedicazione della chiesa, 910-913; e nella benedizione di una chiesa, 970.

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Alla cappella del ss. Sacramento convenientemente viene accompagnato il vescovo nel rito di ingresso, 1142; e il parroco al suo ingresso, 1194. CARDINALE Cf. Vesti. CASA Nelle case private non devono essere delliniziazione e del matrimonio, 405; 598. Sosta nella casa del defunto, 825-827. CASSA Cassa delle reliquie, dove debba essere posta nella dedicazione dellaltare, 866, c. Cassa della riposizione, o tabernacolo, per la messa in Cena Domini, 299, c; 307-308. CASULA Veste propria del presbitero, da indossarsi per la prima volta nell'ordinazione, 534; sopra il camice, 65; e la stola, 66; per la celebrazione della messa e delle azioni liturgiche connesse direttamente con la messa, 66. Il vescovo nella celebrazione solenne sotto la casula indossa la dalmatica, 56; e, se ne ha diritto, sopra la casula indossa il pallio, 62. La casula si depone: per la lavanda dei piedi nella messa in Cena Domini, 301; per ladorazione della croce nell'azione liturgica della passione del Signore, 322; pu anche essere deposta per lunzione dell'altare e delle pareti nella dedicazione della chiesa e dellaltare, 902; 946. CATECHISTA, CATECHISTI Per mezzo dei catechisti il vescovo compie liniziazione cristiana, 404; ad essi pu affidare il compito di celebrare gli esorcismi minori, 406. Numero dei catechisti nelle celebrazioni: delliscrizione del nome, 408; dei sacramenti dell'iniziazione, 428; 461. I catechisti possono ricevere la comunione sotto le due specie insieme con i neofiti, 370; 428; 470. CATECUMENO, CATECUMENI celebrati i sacramenti

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La loro istruzione deve stare a cuore al vescovo, 250; 406. Iscrizione dei nomi dei catecumeni per liniziazione cristiana, 408; con quale rito, 412-418; 419. Osservanza spirituale della quaresima da parte dei catecumeni, 249. Cf. Congedo. CATTEDRA Di che cosa segno, 42; qualit e struttura, 47. Chi debba sedere in cattedra, 47; 174; 509; 1135; 1139. Nella messa stazionale: ad essa si reca il vescovo dopo aver venerato l'altare, 131; da essa presiede i riti iniziali, 132-136; e la liturgia della parola, 137-144; seduto in essa pu tenere lomelia, 17; a meno che la condizione del luogo non consigli diversamente, 51; ad essa il vescovo ritorna dopo la comunione, 166-167. Nella liturgia delle ore: ad essa si reca il vescovo dopo aver venerato l'altare, 196; ad essa siede durante la salmodia, 198; e per tutto l'ufficio delle letture, 214. Alla cattedra il vescovo celebra i sacramenti: della confermazione, 457; dell'ordine, 481; 544; 520, f; 523; 490; 509; della penitenza, quando presiede la celebrazione nella forma pi solenne, 624; 630. Alla cattedra resta nella celebrazione: della benedizione dell'abate, 679; dellabbadessa, 698; della consacrazione delle vergini, 723; della professione dei religiosi e delle religiose, 752; 773; dell'istituzione dei lettori e degli accoliti, 793. CATTEDRALE, CHIESA Cf. Chiesa cattedrale. CELEBRAZIONE DELLA PAROLA DI DIO Sua utilit per la vita liturgica, 222. Si deve tenere, sotto la presidenza del vescovo, nelle vigilie delle solennit e delle feste e in alcune ferie, 223; nelle riunioni quaresimali, 262; nelle esequie, 402; nella visita pastorale, 1183; prima delle assemblee del concilio o del sinodo, 1174. Come devono essere celebrate, 224 e 226; con quali vesti sacre, 225.

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Con qualche celebrazione della parola di Dio pu essere unita: l'iscrizione del nome dei catecumeni, 419; lammissione fra i candidati al diaconato e al presbiterato, 588; listituzione del lettore, 709; 804-807; la benedizione della campana, 1023; lincoronazione di un'immagine della beata vergine Maria, 1050-1053; una pubblica supplica, 1092. CELEBRAZIONE PENITENZIALE Cf. Penitenziale, celebrazione. CELEBRAZIONE PREPARATORIA Cf. Raduno. CELEBRAZIONE PRESIEDUTA DAL VESCOVO Non deve essere ritenuta un puro apparato di cerimonie, 12; deve brillare per nobile semplicit, 55; ed essere esemplare per tutta la diocesi, 12; finalizzata ad una fruttuosa partecipazione, 34. Si svolge, di solito, nella chiesa cattedrale, 42; vi partecipano i diversi ordini della Chiesa, 55; i presbiteri che concelebrano con il vescovo, cf. Concelebrante; i diaconi che assistono e prestano il loro servizio, 25; gli accoliti, 28; i lettori, 31; il salmista, 33; i cantori, 40. Queste celebrazioni abbisognano del maestro delle cerimonie, 34; devono essere preparate con cura dal sacrestano, 37; anche per quando riguarda gli ornamenti, 38. Modo di accogliere il vescovo al suo arrivo, 79; ordine della processione, 80; non deve essere trascurata la devozione e la reverenza verso il vescovo, 55; 78; sacre vesti da usarsi nelle celebrazioni ordinarie e solenni, 56. CELEBRAZIONI DURANTE LA SETTIMANA Il vescovo deve preoccuparsi che i fedeli si impegnino a celebrarle, 230; ma ad alcune condizioni possono essere celebrate in una domenica del tempo ordinario, 380. CENA DOMINI, MESSA IN Che cosa commemora, 297; come deve essere celebrata, 120; dove, 296; in quale momento, 297; cose da preparare, 299. Descrizione del rito, 300-301; lavanda dei piedi, 301; processione con i doni per i poveri, 303; testi propri nella preghiera eucaristica, 304; processione alla cappella della riposizione, 305-307; 289

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canti da eseguire, 301; 303; 307; 308; adorazione silenziosa, 309; spogliamento dell'altare e velamento della croce, 310. Cf. Triduo pasquale. CENERI Significato del segno, 253. Al mercoled delle ceneri la celebrazione presieduta dal vescovo nella chiesa cattedrale, 254; quando e in che modo vengono benedette le ceneri, 267. Imposizione delle ceneri, chi le imponga al vescovo, 257; in che modo il vescovo impone le ceneri agli altri, 258; canti da eseguirsi, 258. Inizio e prosecuzione della messa nel giorno delle ceneri, 255; 259. A partire dal mercoled delle ceneri resta limitato il suono dell'organo e degli strumenti, 41; 252; ed anche gli ornamenti dell'altare, 48; 252. In questo giorno non si pu celebrare la dedicazione della chiesa, 868; n dell'altare, 924; n la benedizione di una croce da esporre alla pubblica venerazione, 1012; o di una campana, 1024; di un cimitero, 1055; del fonte battesimale, 998; n la incoronazione di un'immagine della beata vergine Maria, 1037. CERIMONIE Le celebrazioni sacre non sono un mero apparato di cerimonie, 12; tuttavia devono splendere per ordine, decoro e semplicit, 34. Cf. Maestro delle cerimonie. CERO, CERI Cero battesimale, da prepararsi per i battezzandi, 336, c; 425; 431, d; deve essere acceso al cero pasquale, 365; 372; nel battesimo dei bambini non consegnato dal vescovo, 432; il quale tuttavia pronuncia la formula, 444; acceso dal padrino recato in processione all'altare, 445. Ceri dell'altare, quando devono essere accesi: nella veglia pasquale, 349; nella dedicazione della chiesa, 907; dell'altare, 949; nella benedizione di una chiesa, 968-969; di un altare, 981. Piccolo cero, consegnato dal vescovo al diacono nella dedicazione della chiesa e dell'altare, 907; 949. Cf. Candela. Cero pasquale, da prepararsi per la veglia pasquale, 336, a; nella prima processione portato da un accolito, 338; da chi, quando e con quali riti 290

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debba essere acceso, 340-341; una volta acceso recato dal diacono, 343; viene deposto sul candelabro, 343; prima del preconio incensato con tre tratti, 92; nella processione al fonte recato dall'accolito, 358; 1000; pu essere immesso nell'acqua del fonte durante la preghiera di benedizione, 360. Nel tempo pasquale viene acceso nelle celebrazioni pi solenni, 372; terminato il tempo pasquale viene conservato presso il fonte, 372; viene sempre usato nelle celebrazioni battesimali, 431; pu essere posto presso il feretro nelle esequie, 822, d; 824; usato nella benedizione di un nuovo fonte, 999, d; 1000; 1002. CHIERICO, CHIERICI895 Luogo dei chierici quando viene pubblicamente ricevuto il vescovo al suo arrivo, 79; nelle processioni di ingresso della messa, 128; di ingresso per la liturgia delle ore, 193; delle esequie, 828. CHIESA Particolare o locale: significato e dignit, 1; 2; diffusa e vive nelle singole assemblee dei fedeli, 3; ha relazioni con tutte le altre Chiese particolari e con tutta la Chiesa, 4; retta e adunata dal vescovo a cui e affidata, 1; 3; 9; 58; ha una propria vita liturgica, 9; che pienamente si manifesta nella liturgia episcopale, 13; 19; 21; 119. La Chiesa particolare ha il diritto di conservare legittime tradizioni liturgiche, 34. La chiesa cattedrale immagine della Chiesa particolare, 43. Cf. Fondatore, santo; Patrono, santo. Chiesa universale: presente ed opera nella Chiesa particolare, 1; il suo mistero si manifesta nelle celebrazioni liturgiche presiedute dal vescovo, 2; 11; 12; 18; 19; 21; 55. CHIESA, EDIFICIO Che cosa si debba intendere con questo nome, 864; di che cosa sia segno, 840; 1170; perche sia degna di venerazione, 843.

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Con il nome di chierici in questo libro vengono indicati non soltanto coloro che sono definiti tali dal Codice di Diritto Canonico, ma ritenuti chierici in senso stretto, ed anche gli alunni dei seminari, anzi tutti coloro che prestano servizio o partecipano ad una celebrazione con labito talare e la cotta o altro abito corale.

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Inizio dei lavori per edificare una chiesa: quando si deve celebrare, 841; sotto la presidenza di chi, 842; con quale preparazione dei fedeli, 843; area che deve essere benedetta, 844; luogo in cui deve essere eretto l'altare, 845. Cose da preparare, 846-847; modi di compiere il rito di inizio, 848: processione, 849-852; sosta, 853-854; lettura della parola di Dio, 855-857; benedizione dell'area, 858; benedizione e posa della prima pietra, 860-861; preghiera universale e conclusione del rito, 862-863. Chiesa cattedrale: che cosa , 42; significato, 43; che cosa debba essere nella vita liturgica della diocesi, 44; 119; 187; 188; 189; 217; 218; 223; 238; 242; 254; 264; 276; 296; 405; 480; 742; 749; 770; deve essere venerata dai fedeli, 45. Deve rispettare in modo esemplare le prescrizioni sulla disposizione, 46; per quanto riguarda l'altare, 48; il presbiterio, 50; l'ambone, 51; il battistero, 51; la cappella per la ss. eucaristia, 49. Nella chiesa cattedrale convenientemente si svolgono: l'ordinazione del vescovo diocesano, 484; lazione liturgica in occasione della presa di possesso, 1129; la messa per il vescovo nell'anniversario dell'ordinazione, 1167; le esequie del vescovo, 1161; la sua tumulazione, 1164. Cf. Ingresso. Chiesa del monastero, 671; 722. Chiesa parrocchiale, deve essere dedicata, 916; deve essere affidata al nuovo parroco dal vescovo con il rito dell'ingresso, 1194. Chiesa di una famiglia religiosa, 749, 770. CIMITERO Perche la Chiesa si preoccupa di benedire il cimitero, 1054; o partecipa ai riti di inaugurazione dei cimiteri degli altri, 1068-1069. Chi deve essere seppellito nei cimiteri ecclesiastici, 1054. Benedizione del cimitero, chi debba presiederne la celebrazione, 1056; in quali giorni si possa o non si possa fare la benedizione del cimitero, 1055. Vesti sacre da usarsi, 1057; colore dei paramenti, 1057; canti da eseguirsi, 1060; 1062; 1064; cose da prepararsi, 1057; inizio, saluto, monizione, preghiera colletta, 1058-1060; lettura della parola di Dio, 1061-1063; 292

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benedizione della croce e dell'area del cimitero, 1064; liturgia eucaristica o preghiere, 1065-1067. Messa presso il cimitero nella commemorazione di tutti i fedeli defunti, 398. Visita al cimitero in occasione della visita pastorale, 1184; dell'ingresso di un nuovo parroco, 1198. Pubblica supplica per un cimitero profanato, 1070 (nota 388). Che cosa debba fare il vescovo al cimitero durante le esequie, 836. CINGOLO Quando deve essere usato con il camice, 65. CLERO Partecipa alle celebrazioni presiedute dal vescovo, 79; 11; 13; 296; durante il rito di ingresso del vescovo, gli manifesta riverenza e obbedienza, 1143. COADIUTORE, VESCOVO Da chi pu essere ordinato e dove, 1137; viene presentato al popolo, 1148. COLLEGIO DEI CONSULTORI Al collegio dei consultori deve essere presentata la lettera apostolica durante l'ingresso del vescovo, 1143; deve preoccuparsi di offrire assistenza spirituale al vescovo in agonia, 1159. COLLETTA, PREGHIERA Modo di proferirla e di concluderla, 136; collette corrispondenti alle letture nella veglia pasquale, 348. COLORE DEI PARAMENTI Per la messa stazionale: si usa o il colore della messa o un colore festivo, 125, c. Per la celebrazione della parola di Dio: deve essere conveniente, 225. indicato:

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il colore bianco: 337; 388; 433; 459; 473; 543; 519; 487; 603; 648; 673; 697; 721; 751; 772; 796; 811; 847; 875; 930; 960; 999; 1025; 1038; 1104; il colore festivo: 125, c; 388; 433; 487; 543; 519; 603; 673; 697; 721; 796; 811; 847; 875; 930; 960; 999; 1014; 1025; 1104; il colore rosaceo: 236; 252; il colore rosso: 265; 315, a; 459; 876, a; 1014; 1170; il colore violaceo: 261; 402; 410; 422; 622; 1074; 1160; o penitenziale, 622; 1074; il colore esequiale, 822; 826. COMMEMORAZIONE DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI Senso della celebrazione, 395; 396. Uso degli ornamenti dell'altare e degli strumenti musicali, 48; 41; 398. Aspersione e incensazione dei sepolcri: quando si deve fare, 399; quando invece non da farsi, 403; dopo la messa, 400; dopo la celebrazione della parola senza la messa, 402; canti, orazione e congedo, 401. In questo giorno non si possono celebrare: la dedicazione della chiesa, 868; dell'altare, 924; la benedizione del fonte battesimale, 998; di una nuova croce da esporre alla pubblica venerazione, 1012; di una campana, 1024; l'incoronazione di unimmagine della beata vergine Maria, 1037. COMMENTATORE Non sale all'ambone ma adempie al proprio ufficio in un altro luogo adatto, 51. COMPIETA Con quale rito deve essere celebrata quando presieduta da un vescovo, 219. COMUNIONE EUCARISTICA Rito della comunione eucaristica nella messa stazionale, 163-164. Rito della comunione nella celebrazione del matrimonio al di fuori della messa, 619.

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Il vescovo che presiede ma non celebra si accosta alla comunione dopo il celebrante, 183; ma nell'azione liturgica nella passione del Signore, pu presiedere il rito della comunione o comunicare se stesso dopo il celebrante, 327. Ministro straordinario della comunione laccolito istituito, 28, 808. La comunione sotto le due specie viene data: ai presbiteri che non concelebrano nella messa crismale, 274; ai membri di un concilio e di un sinodo che non concelebrano, 1170; ai diaconi appena ordinati nella messa di ordinazione, 563; 580; ai genitori e ai parenti del diacono, del presbitero e del vescovo nella messa di ordinazione, 563; 542; 580; 513; ai neofiti e ai loro padrini, genitori, coniugi e ai catechisti, nella messa di iniziazione, 370; 428; ai neofiti nella messa con il vescovo nel tempo della mistagogia o nell'anniversario del battesimo, 429; ai genitori, ai padrini e ai parenti nella messa del battesimo dei fanciulli, 446; a coloro che hanno ricevuto il sacramento della confermazione, ai padrini, ai genitori, ai parenti e ai catechisti nella messa di confermazione, 457; 470; agli sposi, ai genitori, ai testimoni, ai parenti nella messa di matrimonio, 612; agli infermi e ai presenti nella messa di unzione di pi infermi, 659; ai genitori, ai parenti, ai membri di un monastero, nella messa di benedizione dell'abate, 691; e dell'abbadessa, 712; alle vergini appena consacrate, alle consorelle, ai genitori, ai parenti nella messa di consacrazione delle vergini, 739; ai religiosi appena professi, ai confratelli, ai genitori, ai parenti nella messa della professione perpetua, 766; 787; ai lettori e agli accoliti e ai loro genitori e parenti nella messa di istituzione, 803; 819. CONCELEBRAZIONE EUCARISTICA La concelebrazione prescritta: nella messa crismale, 274; nella messa di ordinazione dei presbiteri, 518; di un vescovo, 484; chi, in questo caso, debba presiedere, 511. opportuno che la concelebrazione si tenga: quando il vescovo presiede, 21; soprattutto nella messa celebrata secondo il rito stazionale, 119; 122; 123; nel mercoled delle ceneri, 258; nelle riunioni quaresimali, 261; nella domenica delle palme nella passione del Signore, 265; 295

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nella messa in Cena Domini, 298; nella veglia pasquale, 335; nella solennit del Corpo e del Sangue di Cristo, 390; nella commemorazione di tutti i fedeli defunti, 400; nella messa per la celebrazione dei riti di iniziazione cristiana, 411; per amministrare il sacramento della confermazione, 458; nella quale viene conferita l'unzione a pi infermi, 647; di benedizione di un abate, 675; e dellabbadessa, 699; di consacrazione delle vergini, 722; della professione perpetua, 749; delle esequie, 826; soprattutto del vescovo, 1161; della dedicazione di una chiesa, 869; e di un altare, 926; per l'ingresso del nuovo vescovo, 1142; di inizio di un concilio o sinodo, 1170; e nei giorni delle loro celebrazioni, 1174; per la visita pastorale, 171; 1181; per l'ingresso di un nuovo parroco, 1187; I concelebranti devono distinguersi fra di loro quando vescovi e presbiteri concelebrano assieme, 565: indossano le vesti sacre nel secretarium, 53; mentre il vescovo assume i paramenti, 126; per i concelebranti si devono preparare i posti in presbiterio, 50; nella processione introitale avanzano, a mani giunte, 107; dopo i diaconi e prima del vescovo, 128; dopo aver fatto reverenza all'altare, vi salgono e lo baciano, 73; 130; stanno al proprio posto, a mani giunte, 107; fino alla prima lettura, che ascoltano seduti, ma, mancando i diaconi, due presbiteri possono stare presso la cattedra del vescovo, 131; il diacono pu incensare i concelebranti, tutti insieme, 86; dopo il vescovo che presiede e che concelebra, diversamente prima di lui, 97; dopo l'orazione sulle offerte, si avvicinano all'altare, 153; cantano il Sanctus insieme agli altri, 154; per recitare la preghiera eucaristica usano l'apposito libretto, 125, a; osservano il modo stabilito di proclamare il testo e di tenere la mano, 155; 106; proclamano la preghiera del Signore tutti assieme, 159; e lacclamazione dopo il Liberaci, o Signore, 160; il vescovo scambia la pace almeno con i due concelebranti pi vicini, 99; 161; gli altri si scambiano la pace vicendevolmente, 100; alcuni proseguono la frazione del pane, 162; rito di comunione, 163; alcuni, mancando i diaconi, compiono le purificazioni, 165; alla fine della messa non venerano l'altare con il bacio, 73.

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CONCILIO PLENARIO O PROVINCIALE Comprende anche azioni liturgiche, 1169. Messa iniziale concelebrata, 1170; che pu essere preceduta da un raduno e da una processione, 1171; intronizzazione del libro dei vangeli, 1172; giuramento dei membri, 1173; preghiera Adsumus che il presidente inizia e tutti proseguono a recitare, 1173; azioni liturgiche degli altri giorni, 1174; canto finale dell'inno Te Deum o delle Lodi, 1175 CONFERENZA EPISCOPALE In che modo debbano essere organizzate le conferenze episcopali per quanto riguarda la vita liturgica, 1176. CONFERMAZIONE Ministro originario e ordinario il vescovo, 7; 404; 455; di norma la confermazione deve essere amministrata da lui, 455; soprattutto nella veglia pasquale, 367; e nella visita pastorale, 1182; ma pu associarsi i presbiteri in determinate occasioni, 456. Descrizione del rito: cose da prepararsi, 457; 458; 459; 477; di solito alla cattedra, 457; 461; durante la messa, convenientemente concelebrata, 458; colore dei paramenti, 459; formulari e letture da usarsi, 459; presentazione di coloro che devono ricevere la confermazione, 461; omelia e allocuzione, 462; domande, 463; monizione e imposizione delle mani, 464; unzione con il crisma, 465-468; altri riti della messa, 469-470; benedizione finale, 471; al di fuori della messa, sacre vesti, 473; ingresso del vescovo e orazione, 474; liturgia della parola, 475; rimanenti riti, 461-469; recita della preghiera del Signore dopo la preghiera universale, 476; benedizione finale, 477.

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I presbiteri associati al vescovo, quali vesti debbano indossare e che cosa debbano fare, 458; 461; 464; 465; 466; 467; 468. CONFESSIONE Formula per la confessione generale, che tutti devono dire inchinati o in ginocchio nel sacramento della penitenza, 628; 636. Confessione individuale dei peccati nel sacramento della penitenza, 629; 630; da omettersi tuttavia nelle celebrazioni penitenziali, 643. Cf. Penitenza, sacramento. CONGEDO Deve essere annunciato dal diacono alla fine della celebrazione, 170; 184; 207; 214; 226; 330; nel tempo pasquale alla formula viene aggiunto un doppio Alleluia, 373. Congedo dei catecumeni e degli eletti prima della celebrazione eucaristica, 418; 424. CONIUGE Il coniuge del neofita nella iniziazione cristiana pu riceve la comunione sotto le due specie, 370; 428. CONSACRAZIONE DELLE VERGINI Chi debba essere ammesso alla consacrazione, 716; quando debba essere celebrata, 717; che cosa debba essere premesso al rito, 718-719; sotto la presidenza di chi vada celebrata, 720. Consacrazione delle vergini monache: dove debba essere celebrata, 722; vesti sacre da usarsi e colore dei paramenti, 721; uso del pallio, 62; cose da prepararsi, 723; formulari e letture da usarsi, 721; concelebranti, assistenti, ministri, 722; processione introitale, 724; rito della messa fino al vangelo incluso, 725-726; presentazione delle vergini che devono compiere la consacrazione, 727; omelia e allocuzione, 728; domande, 729; litanie dei santi, 730-731; rito della processione religiosa, 732; preghiera di consacrazione, 733; 298

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consegne, 734-735; segno di aggregazione, 737; restanti riti della messa, 738-741; processione finale, 741. Consacrazione di una vergine che conduce vita secolare: dove debba essere celebrata, 742; quali donne laccompagnino, 744; domande particolari, 745; rito di emissione del proposito di verginit, 746; segno di pace, 747. Canti da eseguirsi nella celebrazione della consacrazione delle vergini: 724; 727; 732; 734; 736; 737; 741. CONSEGNA, RITO Senso delle consegne nell'iniziazione cristiana, 420. Consegna del simbolo, 250; 407; 423; della preghiera del Signore, 250; 407; 422. Consegna delle insegne, cf. Insegne. Consegna delle chiavi della chiesa all'ingresso del nuovo parroco, 1190. Cf. Ordinazione, Dedicazione della chiesa. CONSIGLIO PRESBITERALE in che modo debbano essere ordinate le adunanze del consiglio presbiterale in riferimento alla vita liturgica, 1176. CONSUETUDINE, CONSUETUDINI Consuetudini di una famiglia religiosa da conservarsi in riferimento a: consegna delle insegne, 723, b; 752, b; 763; 773, b; 784; prostrazione, 730; 758; 779; segno di pace e di affetto, 737; 764; appello, 755; 776; testimoni della processione, 760; 781. Consuetudini del luogo da conservarsi in riferimento a: comportamento del corpo durante la salmodia, 198; 218; 219; veglia nella notte di natale, 238; annuncio delle feste mobili nellepifania, 240; ornamento della croce nella domenica delle palme, 270; canti nella riposizione del ss. Sacramento dopo la messa in Cena Domini, 307; modo di mettere in evidenza la dignit e il significato del cero pasquale, 341; modo di suonare le campane nella veglia pasquale, 349; e di compiere lannuncio del canto dell'Alleluia, 352; e di celebrate i vespri battesima299

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li, 296; 371; uso del baldacchino per la processione con il ss. Sacramento, 391; ordine dei fedeli nella medesima processione, 392; adunanza dei fedeli nella commemorazione di tutti i fedeli defunti, 398; presentazione di coloro che devono ricevere la confermazione, 461; canto prima dell'ordinazione del vescovo, 495; modo di acclamare dopo la lettura del mandato apostolico, 497; canto, al termine dell'orazione, dopo la comunione nell'ordinazione del vescovo, 514; e nella benedizione dell'abate, 693; scelta della chiesa dove si celebra la consacrazione della vergine, 742; collocazione delle insegne dell'ordine sul feretro del defunto, 824; esequie, 825; 836; 837; 838; materia con cui devono essere costruiti gli altari mobili, 973; modo di venerare una nuova croce benedetta, 1021; processioni ordinarie, 1094; saluto del vescovo, quando fa per la prima volta l'ingresso nella propria cattedrale, 1143; ingresso del nuovo parroco, 1186-1189. CORO Viene incensato con tre tratti, 92; insieme al popolo, se possibile, 96. Cf. Schola cantorum. CORPO E SANGUE DI CRISTO, SOLENNIT Senso della celebrazione, 385. La processione la peculiare celebrazione della solennit, 386; se non si pu tenere, si deve fare un'altra celebrazione in cattedrale, 386; quando deve essere fatta, 387; cose da prepararsi, 388; 392. Quando e come inizia la processione dopo la messa, 389-390; in che ordine, 391-392; da dove parte e dove termina, 393; soste intermedie con benedizione, 392; canti e orazioni, 392; benedizione finale con il ss. Sacramento, 394. CORPORALE Deve essere preparato nel presbiterio per la messa, 125, a; viene collocato sull'altare per la liturgia eucaristica, 125; per l'amministrazione della comunione, 324; per la esposizione e la benedizione eucaristica, 1104. COTTA Deve sempre essere indossata sopra la veste talare, 65. Quando il camice pu essere sostituito con la cotta, 65. La cotta viene indossata dal maestro delle cerimonie, 36; dai presbiteri, diaconi, accoliti, lettori e restanti ministri, 65; dai presbiteri per la celebrazione della liturgia delle ore, quando presiede il vescovo, 192; 209.

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CREDENZA Sulla credenza: possono essere deposti i candelabri portati in processione, 129; pu esservi portato il libro dei vangeli dopo la proclamazione, 141; si pu compiervi la preparazione del calice, 147 (nota 14); vi si compie la purificazione della patena, della pisside e del calice, 165; vi si pone il Lezionario nella dedicazione della chiesa, 895. CRISMA, SANTO Per che cosa viene consacrato, 274; in che modo e quando deve essere confezionato, 289; quando viene consacrato nella messa crismale, 277; in che modo deve essere celebrata, 120; 157; 276; vi concelebra i presbiteri, 274; oppure vi possono ricevere la comunione sotto le due specie, 274; dove deve essere celebrata, 42; 276; in quale tempo, giorno ed ora, 275; cose da prepararsi, 278. Formulario da usarsi sempre, 275; omelia e rinnovazione delle promesse sacerdotali, 280; preghiera universale, 281; processione con gli oli e i doni, 282; canti da eseguirsi, 283; accoglienza degli oli e dei doni, 284; benedizione dell'olio degli infermi, 285; benedizione dell'olio dei catecumeni, 287-288; consacrazione del crisma, 290; processione con gli oli, ordine, canti, 87; 292-293; monizione da farsi nel secretarium, 294; rito di consacrazione e di benedizione dopo la liturgia della parola, 291. Il crisma usato per ungere i bambini dopo il battesimo, 365; 431, c; l'unzione non fatta dal vescovo, ma dal presbitero, 432; mentre il vescovo pronuncia la formula, 444; ugualmente vengono unti con il crisma i battezzati nel sacramento della confermazione, 425; 465; 467; le mani dei presbiteri nell'ordinazione, 535; il capo del vescovo nell'ordinazione, 506; le pareti della chiesa e l'altare nella dedicazione, 902-903; 946. CROCE Di che cosa simbolo, 1011. Modi di esprimere la venerazione e di fare l'ostensione, 69; 321-323; 1021.

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Croce dell'altare: in qual modo deve essere preparata nella dedicazione della chiesa, 873, b; o nella benedizione, 958, c; lodevolmente viene recata la medesima croce nella processione introitale, 129; viene incensata, 93; con tre tratti, 92; nella messa, all'inizio, 131; dopo la presentazione dei doni, 86; 149; nei vespri e alle lodi, 204. Croce arcivescovile: quando deve essere usata, 62; 79; in che modo debba essere portata dall'accolito, 79. Croce cimiteriale: viene benedetta insieme al cimitero, 1064. Croce della chiesa: viene benedetta insieme alla dedicazione o alla benedizione della chiesa, 864; 954; se viene cambiata, viene benedetta con un rito particolare, 1013. Cf. Cena Domini; Venerd santo. Croce lignea: per la benedizione di un'area destinata alla costruzione di una nuova chiesa, 845. Croce piccola: quante e in che modo si debbano preparare piccole croci sulle pareti della chiesa da dedicare, 874; pu essere posta sopra il feretro, 824. Croce pettorale: un'insegna pontificale, 67; parte dell'abito corale del vescovo, 63; 1199; e dell'abate, 676; in che modo debba essere sostenuta, 63; 1199; 1203; 1204; in che modo venga assunta, 61. La croce pettorale usata: per la celebrazione della messa, anche non stazionale, 173; quando il vescovo presiede senza celebrare l'eucaristia, 176; per la liturgia delle ore, 192; per le celebrazioni della parola di Dio, 225; anche penitenziali, 641; per la celebrazione dei sacramenti al di fuori della messa: battesimo dei fanciulli, 449; confermazione, 473; matrimonio, 614; 176; riconciliazione di pi penitenti, 622; 633; unzione degli infermi, 661; per l'ammissione fra i candidati al diaconato e al presbiterato, 585-586; per la benedizione di un nuovo fonte, 999, f; di una croce, 1014; di una campana, 1025; di un cimitero, 1057; per le esequie, 822, a; 826; per le suppliche pubbliche, 1074; per l'esposizione e la benedizione eucaristica, 1104. Quando la croce pettorale viene assunta la prima volta, 1132. Croce processionale: deve essere preparata dove inizia la processione, 822, b; 125, b; deve essere portata da un accolito, 28; 193; dove deve essere posta o riposta, 129; 194; nuovamente deve essere ripresa per la processione finale e venerata dopo il ritorno, 170; pu essere adornata nella domenica delle palme, 270; non viene portata all'inizio della veglia pasquale, 338.

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Benedizione di una nuova croce: caso particolare in cui bisogna compiere questa celebrazione, 1013; in quali giorni proibita questa celebrazione, 1012; cose da prepararsi, 1014; sacre vesti da usarsi, 1014; colore dei paramenti, 1014. Descrizione del rito: raduno, 1015-1016; processione, 1017; liturgia della parola, 1018; omelia, 1019; ringraziamento e incensazione della croce, 1020; venerazione della croce, 1021; preghiera universale, 1022; benedizione del popolo e congedo, 1022. Cf. Reliquia, Segno di croce, Immagine del Signore crocifisso. DALMATICA Il vescovo eletto, durante l'ordinazione, indossa la dalmatica, 487. Il vescovo, nella celebrazione solenne, indossa la dalmatica, che pu essere bianca, sotto la casula, 56; copra la croce pettorale, 61; nella messa in Cena Domini non depone la dalmatica per la lavanda dei piedi, 301. Insieme alla stola la dalmatica la veste propria dell'ordine diaconale, 557; 67; pu essere usata anche dal maestro delle cerimonie, se diacono, 36; per necessit o per minore solennit pu essere tralasciata, 67; 65. DEDICAZIONE DELLALTARE A chi pu essere dedicato, 921; deve essere conservata la tradizione di deporre sotto laltare delle reliquie, 866; 920. La dedicazione dellaltare la parte principale della dedicazione della chiesa, 916. Rito della dedicazione dell'altare: quando deve essere celebrato, 922; chi debba presiederlo, 923; o possa, 923; in che giorno, 924; che cosa si deve stabilire, 927; 928. Formulari da usarsi, 925; 952; 953; letture, 940; canti da eseguirsi, 935; 938; 939; 944; 946; 947; 950; 951; cose da prepararsi, 929-931; 62; ingresso in chiesa, 933-935; saluto, 936; benedizione dell'acqua e aspersione dell'altare, 937-938; liturgia della parola, omelia, simbolo, 940-942; supplica litanica, 943; deposizione delle reliquie, 944; preghiera di dedicazione, 945; 303

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unzione dell'altare, 946; incensazione, 947; copertura e illuminazione, 948-950; liturgia eucaristica, 951-953. Cf. Altare. DEDICAZIONE DELLA CHIESA Rito della dedicazione della chiesa: quando deve essere celebrato, 916; chi debba presiederlo o possa, 867; in che giorno, 868; che cosa si deve stabilire, 872; preparazione e partecipazione dei fedeli, 871-872. Celebrazione dell'ufficio, 870; formulari propri che devono essere sempre usati, 869; 909; letture, 872; 896; canti da eseguirsi, 872; 882; 888; 889; 890; 893; cose da prepararsi, 873-876; 62; iscrizione, verbali, 877; modi di compiere l'ingresso, 879; processione, 880-882; ingresso solenne, 886-888; ingresso semplice, 890; 917, a; consegna della chiesa al vescovo, 883; 888; 891; 917, b; ingresso in chiesa, 884-885; 889; 891; benedizione dell'acqua e aspersione, 892-894; quando deve essere omessa, 917, c; inno del Gloria e orazione colletta, 894; liturgia della parola: rito, letture, omelia, simbolo, 895-898; 917, d; supplica litanica, 899; deposizione delle reliquie, 900; preghiera di dedicazione, 901; unzione dell'altare e delle pareti della chiesa, 902-903; incensazione: dell'altare, del vescovo, del popolo e delle pareti, 905; copertura dell'altare, illuminazione dell'altare e della chiesa, 906907; liturgia eucaristica, 908-909; inaugurazione della cappella del ss. Sacramento, 910-913; benedizione e dimissione, 915. Effetto della dedicazione in riferimento a tutti gli oggetti che nel giorno della dedicazione si trovano in chiesa, 864. Cf. Anniversario. DEFUNTO, DEFUNTI Con quali vesti ed insegne debba essere esposto ai fedeli il vescovo defunto, 1160. In quale posizione nell'aula della chiesa debba essere posto il corpo del defunto, 823; in che modo debba essere incensato, 92; 834; 836; ed essere asperso con l'acqua benedetta, 834; 836. 304

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Cf. Esequie, Anniversario. DIACONO, DIACONI rafforzato dal dono delle Spirito Santo, 24; viene ordinato per il servizio, 9; della parola, dell'altare e della carit, 24; nell'esercizio della sua potest dipende dal vescovo, 9; 478; a chi di aiuto, 24; a chi presta servizio, 9; 478. Uffici del diacono: annunciare il vangelo, 24; 25; 140; 215; 225; servire alle celebrazioni liturgiche, tenendo il primo posta fra i ministri, 23; prestare servizio e assistere il vescovo, 25; prendersi cura della partecipazione attiva dei fedeli, 26. Veste sacra sua propria, 67; 543; 557; modo proprio di portare la stola, 67. Diaconi assistenti del vescovo: sono due, 25; anche se il vescovo non presiede, 81; dove avanzano in processione e che cosa debbano fare, 128; 193; 246; ricevono la pace dal vescovo, 100; si scambiano vicendevolmente la pace, 100. Diaconi che prestano servizio durante la celebrazione: che cosa debbano fare, 25; 26; quando si compie lincensazione, 90; 96; 127; 149; quando ci si scambia la pace, 99; 100; 102; 161; 183. Nella messa stazionale: uno porta il libro dei vangeli, 128; proclama il vangelo, 140; riceve i doni e li porta all'altare, 145; presenta la patena al vescovo, 146; infonde il vino e lacqua nel calice, 147; copre il calice e, se necessario, lo scopre, 147; 155; toglie lanello al vescovo per la lavanda delle mani, 150; prende lo zucchetto del vescovo e lo consegna al ministro, 153; stanno dietro i concelebranti per svolgere il loro servizio, 153; restano in ginocchio alla consacrazione, 155; uno incensa all'elevazione, 155; tiene il calice elevato durante la dossologia, 158; ricevono la comunione dal vescovo, 163; uno rivolge le monizioni al popolo, 25; 99; 161; 183; 169; 170; enuncia le intenzioni della preghiera universale, 26; 144. Nella liturgia delle ore: uno enuncia le intenzioni delle preci, 205; pu dire linvitatorio prima della benedizione, 206; congeda il popolo, 207; nella veglia proclama il vangelo, 215. Uffici particolari del diacono o dei diaconi: nell'epifania: dopo aver cantato il vangelo, pu annunciare dall'ambone le feste mobili dell'anno, 240; nel mercoled delle ceneri: pu aiutare il vescovo ad imporre le ceneri, 258; nella domenica delle palme nella passione del Signore: tre diaconi proclamano la storia della passione, 273;

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nella messa crismale: porta lolio per il crisma, 282; e lo presenta al vescovo, 284; assistono il vescovo, stando dietro di lui, mentre benedice gli oli, 287; nella messa in Cena Domini: aiutano per la lavanda dei piedi, 301; e per recare il ss. Sacramento all'altare della riposizione, 306; 308; nell'azione liturgica della passione del Signore: proclamano la storia della passione, 319; possono proferire all'ambone gli invitatori alle orazioni della preghiera universale, 320; uno prende la croce per ladorazione, 321; cantando anche l'invito, 321, b; porta il ss. Sacramento per la comunione, 325; nella veglia pasquale: pu proferire la monizione iniziale, 339; aiuta il vescovo per l'accensione del cero, 340; uno porta il cero pasquale per la solenne processione introitale, 343; il quale, dopo aver ricevuto la benedizione dal vescovo, e dopo l'incensazione del libro e del cero, canta il preconio, 344; 345; uno pu proferire la monizione prima della liturgia della parola, 346; pu annunciare l'Alleluia al vescovo, 352; alcuni diaconi possono aiutare il vescovo per amministrare il battesimo, 364; uno porta al fonte il vaso dell'acqua, se necessario, 369; nella solennit del ss. Corpo e Sangue di Cristo: pone l'ostia nell'ostensorio per la processione, 389; presta servizio per la benedizione eucaristica, 394; nella commemorazione di tutti i fedeli defunti: pu introdurre i fedeli al rito di aspersione dei sepolcri con una monizione, 400; nelle celebrazioni dell'iniziazione cristiana: aiuta il vescovo, 400; 407; invita gli eletti nei riti di consegna, 422; 423; pu aiutare per l'amministrazione del battesimo, 443; pu presentare coloro che devono ricevere la confermazione, 461; porta il vasetto o i vasetti del crisma, 465; nelle ordinazioni: chiama gli ordinandi, 548; 529; invita a genuflettere e a rialzarsi, 553; 554; 529; 530; 500; 501; impone ai diaconi ordinati le vesti sacre, 557; scambiano la pace con i diaconi neo-ordinati, 559; aiuta il vescovo nella consegna della patena e del calice ai presbiteri neo-ordinati, 537; nella ordinazione del vescovo pu leggere la lettera apostolica, 493; due diaconi tengono il libro dei vangeli sull'eletto, 503; uno poi trattiene il libro per la successiva consegna al vescovo neo-ordinato, 505; uno porta il vaso del crisma al vescovo ordinante, 506; nella celebrazione della penitenza: pu introdurre i fedeli al rito con una monizione, 624; li aiuta per lesame di coscienza, e per suscitare un atteggiamento di contrizione, 627; o per manifestare la volont di ricevere lassoluzione impartita in modo generale, 635; nella unzione di pi infermi: porta il vaso o i vasetti dell'olio benedetto, 655; nella istituzione dei lettori e degli accoliti: chiama coloro che devono essere istituiti, 798; 813; nei riti per l'inizio dei lavori per l'edificazione di una chiesa: accompagna il vescovo mentre asperge l'area, 858; 306

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nella dedicazione della chiesa: portano le reliquie dei santi, 882; accompagnano il vescovo per l'aspersione, 893; uno invita a genuflettere per le litanie e poi a rialzarsi, 899; presenta al vescovo le reliquie da deporre sotto l'altare, 900; presenta il vaso del crisma, 902; dal vescovo riceve il cero acceso per accendere i ceri dell'altare, 907; aiuta per linaugurazione della cappella del ss. Sacramento, 911; 912. nella dedicazione dell'altare: portano le reliquie, 936; accompagnano il vescovo per laspersione, 938; uno invita a genuflettere per le litanie e a rialzarsi, 943; porta le reliquie da deporre sotto laltare, 944; porta il vaso del crisma, 946; riceve dal vescovo un cero acceso per accendere i ceri dell'altare, 949; nelle processioni: invita a procedere, 246; 261; 852; l017; 1060; 1081; 1171; nell'esposizione e benedizione eucaristica: porta il Sacramento e lo pone nell'ostensorio, 1108; aiuta il vescovo nell'impartire la benedizione, 1114; nella benedizione apostolica: annuncia la benedizione, 1125; nell'ingresso del vescovo: pu leggere la lettera apostolica, 1143; nell'imposizione del pallio: nella processione introitale un diacono porta il pallio, 1150; legge il mandato apostolico, 1152; nei concili e sinodi: pone il libro dei vangeli sul leggio, 1172; 1174. Quando e come i ministeri dei diaconi possono essere suppliti dai presbiteri, 22; 122; 131; 226. Cf. Ordinazione dei diaconi. DIALOGO richiesto per una partecipazione attiva, 12. DIGIUNO PASQUALE In quali giorni deve essere celebrato, 295. DIOCESI Cf. Chiesa particolare o locale; Presa di possesso. DIRE Cf. Proferire DISTINZIONE DI PERSONE Deve essere evitata, 598; soprattutto nella celebrazione delle esequie, 823; nei sacramenti dell'iniziazione cristiana, 405; nei matrimoni, 598. 307

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Cf. tuttavia Autorit civile. DOCUMENTO Documento giuridico della benedizione della prima pietra e dell'inizio di costruzione di una chiesa: deve essere firmato e incluso nelle fondamenta, 857. Cf. Verbale. Documento della professione religiosa: deve essere firmato sull'altare, 732; 760; 781. DOMANDA Rito che pu essere fatto nella professione perpetua al posto dellappello, 755; 776. Cf. Appello; Presentazione. DOMENICA Significato e preminenza nell'anno liturgico, 228-230. Tuttavia deve essere scelta per la dedicazione di una chiesa, 868; e dell'altare, 924; per la benedizione di una chiesa, 956; e dell'altare, 976; della campana, 1024; del cimitero, 1055. Le litanie dei santi vengono cantate mentre tutti stanno in piedi, 553; 529; 500; 685; 706; 730; 758; 779; 899; 943. DOMENICA DELLE PALME NELLA PASSIONE DEL SIGNORE Significato della celebrazione, 263. Forme della celebrazione: processione, 264-271; ingresso solenne, 272. Cose da prepararsi, 265; 88; benedizione e distribuzione dei rami, 267-268; canti da eseguirsi, 265; 268; proclamazione del vangelo, 269; storia della passione, 273. DONI Che cosa sono, 145; dove devono essere ricevuti dal vescovo, 145; 180; da chi devono essere portati nella messa dell'iniziazione cristiana degli adulti, 428; del battesimo dei fanciulli, 446; della confermazione, 470; della consacrazione delle vergini, 738; della professione religiosa, 765; 786; della istituzione degli accoliti, 818; quando devono essere portati nell'ordinazione dei presbiteri, 537. Doni particolari da portare nel giorno dell'epifania, 240. 308

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DONNA Quali possono essere ammesse alla consacrazione verginale, 716; 742. EFFETHA, RITO Questo rito, nella veglia pasquale, per il battesimo dei bambini viene omesso, 365; quando deve essere fatto, non lo compie il vescovo, 432; il vescovo proferisce la formula, 444. ELETTO Nella iniziazione cristiana, cf. Catecumeno; Iniziazione cristiana; Consegna; Iscrizione del nome. Nelle ordinazioni: del diacono, 550; del presbitero, 526; del vescovo, 484. Che cosa il vescovo eletto debba fare quanto prima, 1130; quali insegne possa usare, 1132. ELEZIONE Dell'abate, 670; dell'abbadessa, 703; del vescovo, 1129-1132. EPICLESI Prima della epiclesi vengono scoperti il calice e la pisside, 155. Modo di tenere le mani per lepiclesi, 106. EPIFANIA DEL SIGNORE, SOLENNIT Significato e modo della celebrazione, 240; nell'epifania non si pu fare la dedicazione della chiesa, 868. ESAME DI COSCIENZA In che modo debba essere fatto a compieta, 219; nel sacramento della penitenza celebrato nella forma pi solenne, 627. ESEQUIE Perch e quando sia conveniente che il vescovo presieda le esequie, 821; 839; semplicit negli apparati e nella celebrazione, 824; distinzione di persone da evitarsi, 823. Cose da preparare e dove, 822; 824; 826; vesti sacre di colore esequiale, 822, a.

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Primo tipo di esequie: 825; che cosa deve fare il vescovo se presiede il rito nella casa del defunto, 827; dove aspetti quando non presiede in casa del defunto, 825; ordine e canti della processione, 828; che cosa si deve fare se non si tiene la sosta nella casa del defunto, 829; in che modo deve essere collocato il corpo del defunto in chiesa, 831, 823; rito della messa esequiale, 832; liturgia della parola senza messa, 833; rito dellultima raccomandazione, 833; 834; 1163; canti da eseguirsi, 830; 833; 834; processione al cimitero, 835; sosta al cimitero, che cosa debba fare il vescovo, 836; 837; 838. Altri tipi di esequie: 839. Esequie del vescovo diocesano: dove devono essere celebrate, 1161; sotto la presidenza di chi, 1161; con quali concelebranti, 1161; con quale rito, 1162; 821-838. ESERCIZI, PII Il vescovo abbia cura dei pii esercizi, 233. Alcuni pii esercizi devono essere tenuti in preparazione al rito penitenziale di un pubblica supplica, 1071. ESORCISMO Nel battesimo dei bambini non compiuto dal vescovo, 432. Per gli esorcismi minori il vescovo pu deputare un catechista, 406. ESPOSIZIONE Esposizione del corpo del vescovo defunto, 1160. Solenne esposizione di immagini: incensazione, 92. Solenne esposizione della reliquia della s. croce: incensazione, 92. Esposizione del ss. Sacramento: Per che cosa viene fatta, 1102. Esposizione pi solenne e protratta dopo la messa, 1105; oppure al di fuori della messa, 1106-1114; pi breve, 1115. 310

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Chi pu fare lesposizione, 808. Davanti al Sacramento esposto si genuflette con un solo ginocchio, 69; 103. Cose da preparare, 1104; in che modo deve essere fatta l'incensazione, 1109; l'adorazione, 1110; orazione, letture, omelia, canti, silenzio, celebrazione della liturgia delle ore davanti al Sacramento esposto, 1111; benedizione sotto la presidenza del vescovo, 1112-1114; 1115. EUCARISTIA Per mezzo delleucaristia vive e cresce la Chiesa, 2; 7; il vescovo raduna la propria Chiesa, 1; la quale si raduna attorno al vescovo per partecipare alleucaristia, 11; 119; 297-298. Ricordo speciale delleucaristia nell'anno liturgico, 297; 301; 385. Cf. Messa, Comunione. EVANGELIARIO Cf. Libro. FAMIGLIA, SANTA, FESTA celebrata in domenica, 228. FEDELE, FEDELI Nelle celebrazioni: esercitino il proprio compito, 19; 144; possono essere incensati dal diacono, 96; con tre tratti, 92; si scambiano vicendevolmente il segno di pace, 101; 161; devono veder bene le sacre azioni, 153; 200. Devono essere convocati per la celebrazione della messa stazionale, 119; per le celebrazioni dell'anno liturgico, 227; 229; 230-233; 240-241; 249; 253-254; 260; 263; 275; 296; 298; 311; 312; 374; 376; 386; 298; per la liturgia delle ore, 187-188; 190; 216; per le celebrazioni pi solenni, 491; 598; 621; 645; 719; 749; 770; 841; 868; 928; 961; 998; 1012; 1024; 1034; 1955; 1071; 1116; per l'ingresso del vescovo nella sua chiesa cattedrale, 1141; per le esequie del vescovo, 1161; per la visita pastorale, 1178; per l'ingresso di un nuovo parroco, 1186. I fedeli manifestano obbedienza e riverenza al nuovo vescovo, 1143; debbono amare e venerare la chiesa cattedrale, 45. FERETRO Posto del feretro nelle processioni esequiali, 828; dove, nella chiesa, de311

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ve essere posto, 824. Che Cosa si pu porre sopra il feretro, 824. Presso il feretro sta il celebrante nel rito dell'ultima raccomandazione, 234. Quali celebrazioni si debbano tenere presso il feretro del vescovo diocesano defunto, 1160. FESTA, FESTE La celebrazione di alcune feste deve essere curata, 230. La natura della festa deve essere sottolineata dagli ornamenti della chiesa, 38. In tempo di quaresima, nelle feste, l'organo pu suonare, e laltare pu essere adornato di fiori, 41; 48. FIORI Devono essere preparati come ornamento dell'altare nella dedicazione della chiesa, 873, b; e dell'altare, 929; 931, a; nella benedizione di una chiesa, 958, d; nell'esposizione e benedizione con il ss. Sacramento, 1104; nella cappella della riposizione dopo la messa in Cena Domini, 299, c. Devono essere usati con moderazione, 236; oppure non devono essere usati del tutto, 48; 252; 824. Devono essere tolti in caso di profanazione di una chiesa, 1071. FONDATORE DELLA CHIESA LOCALE, SANTO Nelle celebrazioni del santo fondatore deve essere usata la forma della messa stazionale, 120. Il santo fondatore deve essere invocato nelle litanie dei santi, cf. Litanie dei santi. FONTE BATTESIMALE Che cosa , 995. Presso il fonte, nella veglia pasquale, si celebra la liturgia battesimale, 356. Al fonte si pu compiere la processione nei vespri battesimali del giorno di pasqua, 371. Benedizione di un nuovo fonte: da chi deve essere celebrata, 996; insieme alla celebrazione del battesimo o senza, 997; durante o al di fuori della messa, 1010; in che giorno, 998. Formulari e letture da usarsi, 1005; 1010; canti da eseguirsi, 1001; 1007; 312

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cose e vesti sacre da preparare, 999; processione, 1000; saluta e monizione, 1002; orazione iniziale, 1003; liturgia della parola, 1004; omelia, 1005; preghiera di benedizione, 1006; incensazione del fonte, 1007; rinnovazione delle promesse battesimali, 1007; aspersione del popolo, 1007; preghiera universale, 1008; benedizione e congedo, 1009. FUOCO Benedizione del fuoco nella veglia pasquale, 336-340. Dal fuoco benedetto si accende il cero pasquale e il turiferario prende i carboni accesi, 340. GENITORE, GENITORI Nella liturgia battesimale: della veglia pasquale, 357; 361; 363; 366; 270; per i bambini, 440; 442; 445; 446; 447. Nella confermazione, 461; 462; 474. I genitori possono ricevere la comunione sotto le due specie: nell'iniziazione cristiana degli adulti, 428; nel battesimo dei bambini, 446; nella confermazione dei propri figli, 470; nella loro ordinazione, 563; 542; 580; 513; nel matrimonio, 612; nella benedizione dell'abate, 691; e dell'abbadessa, 712; nella consacrazione verginale delle proprie figlie, 739; nella professione perpetua dei loro figli e delle loro figlie, 766; 787; nell'istituzione dei lettori, 803; e degli accoliti, 819. GENUFLETTERE, GENUFLESSIONE In che modo e quando si deve fare la genuflessione, 69, 70-71; 128; 195; quando non deve essere fatta, 128; 193. Tutti genuflettono: alle parole E per opera dello Spirito Santo nel simbolo nella festa dell'annunciazione e nel natale del Signore, 143; dopo l'annuncio della morte del Signore nella narrazione della passione, 273; 319; tutti possono genuflettere alla preghiera universale nell'azione liturgica della passione del Signore, 320; per l'adorazione della croce al venerd santo, 321; 322; o come atto di venerazione nel rito di benedizione di una nuova croce, 1021.

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Il vescovo resta in ginocchio: alla professione di fede e al giuramento nellimposizione del pallio, 1153; al di fuori della domenica e del tempo pasquale, mentre si cantano le litanie dei santi, 553; 529; 500; 685; 706; 730; 758; 779; 899; mentre il diacono porta ed espone il ss. Sacramento, 1107-1108; 394; 1114; dall'epiclesi fino al termine dell'elevazione del calice nella messa da lui presieduta senza celebrare l'eucaristia, 182. I concelebranti genuflettono per prendere il corpo del Signore, 163. GESTI SACRAMENTALI Il vescovo, mentre compie i gesti sacramentali, di solito usa la mitra, 60. GES CRISTO Con quale criterio i nomi e i misteri della vita di Ges Cristo devono essere scelti come titolo di una chiesa, 865. GES CRISTO, NOSTRO SIGNORE, RE DELL'UNIVERSO, SOLENNIT celebrata in domenica, 228. GIORNO LITURGICO Tavola dei giorni liturgici, cf. Appendice II. GIORNO PI SOLENNE Nei giorni pi solenni il vescovo deve presiedere la liturgia nella chiesa cattedrale, 42. GIOVED SANTO In questo giorno proibita la benedizione di un nuovo fonte battesimale, 998. Cf. Settimana santa; Crisma. GIURAMENTO Giuramento del vescovo eletto, 1130, b; nellimposizione del pallio, 1153; dei membri di un concilio o di un sinodo, 1173; del nuovo parroco, 1190. GRADINI Quanti gradini debba avere la cattedra, 47. 314

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GREMBIULE Deve essere preparato per il vescovo: per la lavanda dei piedi nella messa in Cena Domini, 299, b; 301; per l'ordinazione dei presbiteri, 520, c; 535; di un altro vescovo, 488, c; 506; per la dedicazione della chiesa, 873, b; 902; e dell'altare, 929, h; 946. ILLUMINAZIONE FESTIVA Nella dedicazione della chiesa, 907; dell'altare, 950; nella veglia pasquale, 343; nelle suppliche pubbliche, 1092. IMMAGINE, IMMAGINI Quando un'immagine si trova gi in chiesa in occasione della dedicazione o della benedizione, non necessita di una particolare benedizione, 864. Nella messa limmagine viene incensata dopo l'altare soltanto all'inizio della celebrazione, 95. L'immagine del Signore crocifisso viene baciata dal vescovo durante lingresso, 1142; durante la visita pastorale, 1180. Nelle nuove chiese l'immagine dei santi non deve essere collocata sopra l'altare, 921. Cf. Esposizione; Incensazione, Incoronazione. IMPOSIZIONE DELLE MANI Sulle persone per la celebrazione del sacramento: nella confermazione, 455; nell'ordine, per il servizio, per il sacerdozio, 478; in che modo si fa, 555; 531; 532; 502; nell'unzione degli infermi: in che modo si fa, 653; quando, 652; per l'assoluzione sacramentale, 629. Per benedire le persone, 105; in questo caso il vescovo non usa il pastorale, 59. INCENSAZIONE Materia con cui viene fatta, 85. Che cosa esprime, 84. Quando deve essere fatto oppure no l'inchino del capo nell'incensazione, 68; 91. In che modo deve essere fatta l'incensazione: dellaltare, 93; 149; 178; 203-204; nella dedicazione, 905; 908; 947; 951; nella benedizione della chiesa, 961; 970; del battistero, 1007; 1194; della campana, 1030; 315

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dei canonici, 96; 204; del cero pasquale, 345; dei celebranti, 86; 97; 149; del corpo del defunto, 834; della croce, 93; 149; 178; 204; nella benedizione di una nuova croce, 1020; nel cimitero, 1064; del vescovo, 96; 97; 149; 181; 204; del libro: per il canto del preconio, 345; dei vangeli, 141; 215; delle autorit politiche e civili, 97; delle offerte, 93; 149; quando non deve essere fatta, 908; 951; 970; 983; delle pareti della chiesa, nella dedicazione e nella benedizione, 905; 967; del popolo, 86; 149; 204; della prima pietra, 860; delle reliquie e delle immagini, 95; 1042; 1048; del ss. Sacramento, 94; 1109; 1113; all'elevazione nella messa, 155; prima della processione, 306; 391; 911; all'ingresso del nuovo parroco, 1194; dei sepolcri, 399. INCENSO Materia, 85. Modo di mettere lincenso nel turibolo e di benedirlo, 90; 127; 140; 1109. I grani di incenso possono: essere infissi nel cero pasquale, 336, a; 341; essere bruciati sull'altare nella dedicazione, 873, b; 905; 929, i; 947. INCHINO segno di riverenza, 68. Quante specie di inchini ci sono, in che modo e quando debba essere fatto, 68. L'inchino viene fatto alle parole E per opera dello Spirito Santo nel simbolo, 143; per ricevere le ceneri, 257; per la confessione generale nei riti penitenziali, 628; 636. Inchino profondo: quando viene salutato l'altare, 72; il vescovo, 76; viene fatto prima e dopo l'incensazione di una persona o di una cosa, eccettuati l'altare e le offerte, 91. Cf. Riverenza. INCORONAZIONE DI UNIMMAGINE DELLA BEATA VERGINE MARIA Che cosa si professa con il rito di incoronazione, 1033; quali immagini debbano essere incoronate a giudizio del vescovo della diocesi, 1034; a 316

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che cosa si debba stare attenti nella confezione della corona, 1035; chi debba presiedere il rito, 1036; in che giorni si debba celebrare la incoronazione oppure non lo si debba, 1037. Cose da prepararsi per la celebrazione, 1038; vesti sacre da usarsi, 1038; 1050; colore dei paramenti, 1038; 1050. Descrizione del rito: durante la celebrazione eucaristica, 1039-1043; formulari da usarsi, 1039; canti da eseguirsi, 1042-1043; omelia, 1040; ringraziamento e invocazione, 1041; aspersione e imposizione della corona, 1042; incensazione dell'immagine, 1042; restanti riti della messa, 1042-1043; incoronazione congiunta alla celebrazione dei vespri, 1044-1049; formulari da usarsi, 1044; monizione prima del canto dell'inno, 1045; omelia da tenersi, 1045; meditazione silenziosa, 1046; responsorio o canto, 1056; aspersione e imposizione della corona, 1047; cantico evangelico e incensazione dell'immagine, 1048; preghiera universale e preghiera conclusiva, 1049; benedizione e congedo, 1049; incoronazione congiunta ad una celebrazione della parola di Dio, 1050-1053; ingresso e venerazione dell'altare, 1050; saluto dei fedeli, 1050; monizione e orazione iniziale, 1051; lettura della parola di Dio, 1052; omelia, 1053; incoronazione, 1041-1042; supplica litanica, 1053; benedizione, congedo e canto, 1053. INGINOCCHIATOIO Deve essere preparato per il vescovo: quando presiede la messa senza celebrare l'eucaristia, 182; per l'esposizione e la benedizione eucaristica, 104; deve essere spoglio per l'azione liturgica della passione del Signore, 316. INGRESSO Ingresso del vescovo: 317

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Modo di accogliere il vescovo, 1142; 1145; invito a sedere alla cattedra, 1145; presentazione e lettura della lettera apostolica, 1143; 1145; imposizione del pallio, se del caso, 1143; 1149; 1152; saluto, 1143; manifestazione di riverenza e obbedienza, 1143; rito della messa, 1143-1144; omelia del vescovo, 1144. Cf. Accoglienza Cf. Processione. INIZIAZIONE CRISTIANA Relazione dell'iniziazione cristiana con il vescovo, 404. Dove deve essere celebrata dal vescovo, 405. Celebrazione dei sacramenti di iniziazione, nella veglia pasquale, 256367; in altro momento, 425-428: sua natura pasquale, 426; formulari e letture da usarsi, 426; colore dei paramenti, 426; rito, 427; celebrazione della messa, 428. Rito pi semplice, 430. Cf. Iscrizione del nome; Consegna; Battesimo; Confermazione, Veglia pasquale; Mistagogia. INNO In che modo e da chi deve essere intonato e cantato nella liturgia delle ore, 197; 214; il vescovo, stando in piedi durante l'inno, non usa la mitra, 60. INSEGNE Insegne dell'abate, cf. Benedizione dell'abate. Insegne episcopali o pontificali: che cosa sono, 57; quando e con che rito devono essere benedette, 489; da quale momento leletto le pu usare, 1132; quali e in che modo vengano consegnate al vescovo durante lordinazione, 508 e 1154. Insegne della professione religiosa: che cosa sono, 752, b; 773, b; con quale rito vengano consegnate, 763; 784.

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Insegne della consacrazione verginale: che cosa sono, 723, b; con quale rito vengano consegnate, 734-735. Le insegne del ministro ordinato nelle esequie possono essere poste sopra il feretro, 824. INVITATORIO In che modo deve essere celebrato linvitatorio della liturgia delle ore, 213. Invitatorio alla preghiera universale nell'azione liturgica della passione del Signore: chi pu proferirlo, 320. Invitatorio prima della benedizione: pu essere detto dal diacono, 169; 206. ISCRIZIONE Dopo la dedicazione della chiesa si pone l'iscrizione, 877. ISCRIZIONE DEL NOME Significato della celebrazione, 408; deve essere fatta all'inizio della quaresima, 250; 408; lodevolmente compiuta sotto la presidenza del vescovo, 407. Dove viene celebrata, 410; formulari da usarsi, 410; canti da eseguirsi; 416; vesti sacre e loro colore, 410; 419; descrizione del rito, durante la messa, 412-418; al di fuori della messa, 419. ISTITUZIONE Da chi deve essere celebrata, 792. Per chi, 790; 791; con quali assistenti e con il servizio di chi, 793; in quale celebrazione, 792; 809. Istituzione dei lettori: cose da preparare, 795; durante la messa, 796-803; durante la celebrazione della parola di Dio, 804-807. Istituzione degli accoliti: cose da preparare, 810-811; descrizione del rito, 812-820. Cf. Accolito; Lettore. 319

INDICI

INTERCESSIONE Intercessioni particolari nelle preghiere eucaristiche, in che modo e con quali testi devono essere fatte, 156; nella veglia pasquale, 370; nella messa delle consegne, 424; dell'iniziazione cristiana, 428; del battesimo dei bambini, 446; della confermazione, 470; di ordinazione, 547, e; 562; 541; 579; 513; del matrimonio, 610; della consacrazione delle vergini, 738; della professione religiosa, 765; 786; delle esequie, 832; della dedicazione della chiesa, 909. INTERROGAZIONE Il vescovo compie l'interrogazione: nelliniziazione cristiana, 363; 415; 430; 442; nella confermazione, 463; nell'ordinazione dei diaconi, 551; 552; 569; dei presbiteri, 527; 571; del vescovo, 499; nel matrimonio, 607; 617; nell'ammissione fra i candidati al diaconato e al presbiterato, 592; nella benedizione dellabate, 684; dell'abbadessa, 705; nella consacrazione delle vergini, 729; nella professione perpetua dei religiosi e delle religiose, 755; 757; 776; 778; nella messa crismale, 280; nell'ingresso di un nuovo parroco, 1193. LTARE, DOMENICA In questa domenica possono essere usati: il colore rosaceo, 252; lorgano e gli altri strumenti musicali, 41; 252; i fiori per ornare l'altare, 48; 252. LAMPADA Il libro del vescovo, nella veglia pasquale, deve essere illuminato con una lampada, 336, a. Lampade della chiesa: vengono accese prima del preconio pasquale nella veglia pasquale, 343; nella dedicazione della chiesa dopo lilluminazione dell'altare, 907. Cf. Luci; Candela. LAVANDA Lavanda delle mani: il vescovo lava le mani nel secretarium prima della messa, 126; dopo lincensazione delle offerte, 150; dopo la comunione, 166; dopo l'imposizione delle ceneri, 259; dopo la lavanda dei piedi, 302; dopo l'unzione con il crisma nella confermazione, 468; nell'ordinazione del presbitero, 535; del vescovo, 506; dopo l'unzione con l'olio degli infermi, 657; dopo l'unzione con il crisma nella dedicazione della chiesa e dellaltare, 904; 946.

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Lavanda dei piedi: nella messa in Cena Domini, 301. Cf. Anello; Bacile; Brocca e Salviette, Manutergio. LEGGI Le leggi dell'arte sacra: devono essere osservate nella disposizione delle suppellettili e degli ornamenti soprattutto nella chiesa cattedrale, 38; 46. Le leggi liturgiche devono essere conosciute e osservate secondo il loro vero spirito, 34. Le leggi della musica sacra devono essere osservate dalle schol e dagli artisti musicali, 39. LEGGIO Deve essere preparato presso il cero per il preconio, se il cero non pu essere collocato presso lambone, 336, b. Deve essere preparato per lintronizzazione del libro dei vangeli, 1174. LETTERA APOSTOLICA Deve essere presentata e letta nellordinazione del vescovo, 493; 1139; e nel rito di ingresso nella propria chiesa cattedrale, 1143; 1145; a meno che il vescovo non abbia fatto la presa di possesso per mezzo di un procuratore, 1146. LETTORE Per quale scopo viene istituito, 31; 794; doveri del lettore verso la parola di Dio, 32; 794; dovere di preparare gli altri a proclamare rettamente, 31. Nella celebrazione liturgica ha un proprio ufficio che deve esercitare personalmente, 30; ma, se vi sono pi letture, i lettori possono distribuirsele tra di loro, 31. Legge le letture eccettuato il vangelo, 31; 794; 199; 214; 218; 219. Il lettore: pu annunciare al vescovo lAlleluia nella veglia pasquale, 352; pu supplire il salmista, 31; e il diacono nel proporre le intenzioni della preghiera universale, 31; 144. Il lettore indossa il camice o la cotta sopra la veste talare, oppure una vesta legittimamente approvata, 65. Cf. Istituzione. 321

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LETTURA, LETTURE Prima e seconda lettura nella messa, 137; 139; scelta delle letture in alcune domeniche del tempo ordinario, 229. Lettura pi lunga e pi breve nella liturgia delle ore, 199; 214; 218; 219. Letture: nella celebrazione della parola di Dio, 226; nella veglia pasquale, 347; nell'adorazione eucaristica, 1111; nella celebrazione tipica di benedizione, 1117. Quando vi sono pi letture e pi lettori, possono distribuirsele fra loro, 31. Modo di proclamare le letture: deve essere curato assiduamente, 116; soprattutto dai lettori, 32. LEZIONARIO Cf. Libro. LIBRETTO, LIBRETTI I libretti della preghiera eucaristica devono essere preparati in presbiterio per i concelebranti, 125, a. I libretti della preghiera di consacrazione di un vescovo devono essere preparati per i vescovi consacranti, 488, b. LIBRO, LIBRI Nella chiesa cattedrale ci devono essere i libri liturgici ufficiali e nelledizione pi recente, 115; devono essere diligentemente predisposti dal sacrista, 37; devono essere trattati con riverenza da tutti, 115. Libri per la proclamazione delle orazioni: cf. Liturgia delle ore; Messale. Al libro serve il diacono, 25; il libro viene recato dall'accolito, 28; 132; 205. Libri per la proclamazione della parola di Dio: Evangeliario: viene recato con riverenza e solennemente, 74; 128; 140; 141; 1171; viene incensato e baciato, 74; 92; 141; 173; all'inizio della lettura vi viene tracciato il segno di croce, 141; viene solennemente intronizzato dopo la lettura in occasione di un concilio o di un sinodo, 1172; 1174; viene consegnato dal vescovo al nuovo diacono durante lordinazione, 558; al nuovo parroco nel rito di ingresso, 1191; viene imposto aperto sul capo dell'eletto nell'ordinazione del vescovo, 494; 503; pu essere posto sopra il feretro nelle 322

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esequie, 824. Lezionario: viene recato e mostrato solennemente nella dedicazione della chiesa, 895. Libro delle sacre scritture: viene consegnato al lettore nel rito di istituzione, 795, c; 801; pu essere posto sopra il feretro durante le esequie, 824. Libro dei canti: deve essere preparato in presbiterio per la messa stazionale, 125, a; se viene usato per la proclamazione del preconio pasquale, viene incensato, 345. Libro della liturgia delle ore: cf. Liturgia delle ore. LITANIA Cf. Preghiera litanica. Litanie dei santi: sono cantate dai cantori, 359; 553; 529; 500; 685; 706; 730; 758; 779; 899; 943; 1171; 1081; vi si possono fare delle aggiunte, 261; 553; 529; 500; 685; 706; 730; 758; 779; 899; 943; 1171; 1081; durante la processione: nelle riunioni quaresimali, 261; al battistero o al fonte battesimale nella veglia pasquale, 358; al raduno in assemblea in occasione di un concilio o di un sinodo, 1171; per il rito penitenziale di riparazione per una chiesa profanata, 1081; tutti stanno in ginocchio, oppure stanno in piedi nelle domeniche o nel tempo pasquale: prima della benedizione dell'acqua nella veglia pasquale, 359; nelle ordinazioni dei diaconi, 553; dei presbiteri, 529; dei diaconi e dei presbiteri, 572; del vescovo, 500; nella benedizione dell'abate, 685; dell'abbadessa, 706; nella consacrazione delle vergini, 730; nella professione dei religiosi, 758; e delle religiose, 779; nella dedicazione della chiesa, 899; dell'altare, 943. Le litanie dei santi sostituiscono la preghiera universale, cf. Preghiera universale. LITURGIA DELLE ORE Convenientemente viene celebrata dal vescovo con la partecipazione del popolo, 187; nelle solennit, 188; al venerd e al sabato santo, nella notte della nativit, 189; 217; durante la visita pastorale, 1183. Il vescovo: interroga gli eletti al diaconato circa l'assunzione dell'obbligo di celebrare la liturgia delle ore, 551; 569; promuove la celebrazione comune, 190. 323

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La liturgia delle ore deve essere celebrata: osservando la corrispondenza delle ore, 188; davanti al ss. Sacramento esposto, 1111; presso il feretro del vescovo defunto o nella chiesa cattedrale, 1160; prima delle assemblee di un concilio o di un sinodo, 1174; non deve essere celebrata in una chiesa profanata, 1071. Il libro della liturgia delle ore pu essere consegnato dal vescovo alle vergini consacrate, 735. LODI MATTUTINE Con quale rito devono essere celebrate, 212-213; quando presiede il vescovo, che cosa sia raccomandato, 187; soprattutto nelle solennit, 188; nel venerd e nel sabato santo, 189; nella domenica di pentecoste, 376. Nella celebrazione solenne, il vescovo: all'inizio e alla fine venera l'altare baciandolo, 73; mentre si canta il cantico evangelico, compie l'incensazione, 89. Le lodi mattutine possono essere celebrate davanti al ss. Sacramento esposto per un tempo pi prolungato, 1111. Cf. Ora canonica. LUCI Devono essere moltiplicate nell'epifania, 240; devono essere spente all'inizio della veglia pasquale, 336, c; devono essere accese una volta compiuta la processione con il cero pasquale, 343; devono essere preparate nella cappella della riposizione del ss. Sacramento per la messa in Cena Domini, 229, c. Non devono essere usate luci per la proclamazione della passione del Signore, 273; 319; per la lettura del vangelo nella veglia pasquale, 353; nella dedicazione della chiesa, 895. Cf. Candela; Candelabri; Lampada. MAESTRO, MAESTRA Nella consacrazione delle vergini: pu partecipare alla processione introitale, 724; accompagna le vergini consacrande mentre si recano al presbiterio, 727; e mentre si accostano al vescovo dopo la consacrazione, 734. Nella professione dei religiosi e delle religiose: pu partecipare alla processione introitale, 753; 774; pu chiamare chi deve emettere la professione, 755; 776.

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MAESTRO DELLE CERIMONIE Doti, 34; compiti, 34. Modo di comportarsi nella preparazione della celebrazione, 34; 35; 37; e nella celebrazione, 35. Vesti usate nelle celebrazioni liturgiche, 36. MAESTRO DI CORO Deve osservare le disposizioni ecclesiastiche in riferimento al canto, 39; non sale all'ambone, 51. MAGISTRATURE Quando partecipano alla liturgia in ragione del loro ufficio, in che modo e da parte di chi devono essere accolte e salutate, 83. MANDATO APOSTOLICO Deve essere letto durante l'ordinazione del vescovo, 497; nell'imposizione del pallio congiunta all'ingresso del vescovo, 1152. MANI In che modo devono essere tenute, 104-109. Mani giunte: le tiene il vescovo quando invita alla preghiera, 136; 144; 159; e quando conclude le orazioni, 136; ugualmente fra le mani giunte del vescovo pongono le loro mani: gli eletti all'ordine nella promessa di obbedienza, 552; 528; le vergini che conducono vita secolare nell'emissione del proposito di verginit, 746. Mani allargate: le tiene il vescovo quando saluta, 132; 154; 169; alle monizioni, ad esempio: Pregate, fratelli, 151. II vescovo, alle orazioni, tiene le mani alzate ed allargate, 104; 133; 136; 152; 205. Mani stese sopra oggetti: sopra le offerte, 106; sopra persone: per le benedizioni solenni, 169; all'orazione sopra il popolo, 330; per assolvere, 629. Cf. Imposizione delle mani. Mani sopra le ginocchia: le tiene il vescovo quando siede parato, senza pastorale, 109.

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Mano sinistra sopra il petto o sopra l'altare: la tiene il vescovo quando fa il segno di croce o quando benedice, a meno che tenga in mano qualcosa o sia notato diversamente, 108. Cf. Lavanda. MANUTERGIO Deve essere preparato per la messa, 125, a; per la dedicazione della chiesa e dell'altare, 973, b; 929, k. MARIA VERGINE, BEATA Titolo di una chiesa da dedicare, 865. Cf. Incoronazione di un'immagine della beata vergine Maria. MARTIRE Cf. Reliquia. MATRIMONIO Per qual motivo e in quali luoghi pu partecipare il vescovo alla celebrazione di un matrimonio, 598; cose da preparare, 599; 601; 614; con lassistenza di quali ministri, 600; 614; formulari e letture da usarsi, 603; 616. Descrizione del rito: l'accoglienza degli sposi non viene fatta dal vescovo, 602; 615; canto di ingresso, 602; 615; presentazione degli sposi, 602; omelia, interrogazioni, consenso, 606-607; 617; consegna degli anelli, 608; 617; preghiera universale, 609; 618; benedizione: durante la messa, dopo il Padre nostro, 603; 611; al di fuori della messa, prima del Padre nostro, 619; comunione, 612; 619; benedizione finale, 613; 620. MENSA Per gli oli nella messa crismale, 278, b; 284; 287; per le reliquie nella dedicazione della chiesa e dell'altare, 876, b; 931, b. Cf. Credenza. Mensa dell'altare, cf. Altare. 326

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MERCOLED DELLE CENERI Cf. Ceneri. MESSA STAZIONALE Perch si chiama cos e che cosa manifesta, 119; quando se ne deve osservare il rito, 120; in canto e con concelebrazione, 121-122. Cose da preparare, 125. Preparazione del vescovo nel secretarium, 126. Riti iniziali: processione di ingresso, 127; 128; 129; venerazione allaltare, 130-131; in alcune celebrazioni deve essere omesso il bacio e l'incensazione, cf. Dedicazione e benedizione della chiesa; Dedicazione dell'altare; Supplica pubblica. Segno di croce, 132; saluto, 132; monizione introduttoria, 132; atto penitenziale, 133; formula finale da cambiarsi quando viene impartita la benedizione apostolica, 1123; viene sostituito con la benedizione e l'aspersione dell'acqua in giorno di domenica, 133; viene omesso al mercoled delle ceneri, 255; Kyrie, 134; talvolta i riti iniziali vengono omessi, 238; 247; 261; 271; inno Gloria, 135; cf. Cena Domini; Veglia pasquale; Nativit del Signore; Ingresso del vescovo. Liturgia della parola: posizione di tutti, 136; 140; 74; 141; uso dell'incenso, 74; 86; 92; scelta delle letture in alcune domeniche del tempo ordinario, 229; da chi e in che modo deve essere letta la prima lettura, 137; da chi e in che modo deve essere cantato il salmo, 138; seconda lettura, 139; secondo canto interlezionale, 140; da chi e in che modo deve essere letto il vangelo, 140-141; omelia, 142; simbolo, 143; preghiera universale, 144. Liturgia eucaristica: Presentazione dei doni e delle offerte: processione con i doni, 145; presentazione del pane e del vino, 146-147; presentazione del calice, 147; incensazione, 86; 91-93; 149; lavanda delle mani del vescovo, 150; 327

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preghiera sulle offerte, 151-152; Preghiera eucaristica: prefazio, 154; prosecuzione della preghiera, 155; cf. Epiclesi. Consacrazione, 155; 106; incensazione e elevazione, 155; acclamazione dei fedeli, 155; 158; dossologia, 158. Riti di comunione: preghiera del Signore, 159; embolismo e acclamazione, 160; segno di pace, 161; 99-103; frazione del pane e canto dell'Agnello di Dio, 162; comunione e canto alla comunione, 163-164; purificazioni, 165; tempo dopo la comunione, 166; preghiera dopo la comunione, 167. Riti di conclusione: avvisi, 168; benedizione, 169; 1120-1121; benedizione apostolica, 1125-1126; congedo, 170; saluto all'altare, 170; quando segue la processione eucaristica, oppure l'esposizione pi solenne e prolungata, i riti di conclusione si omettono, 306; 390; 1105; processione al secretarium, 170. MESSA PRESIEDUTA DAL VESCOVO SENZA CHE LA CELEBRI Modo in cui deve essere accolto il vescovo, 79; vesti ed insegne; assistenti, 176; in che posto avanza in processione, 177; in che modo venera l'altare, 178; modo di presiedere la liturgia della parola, 179; 18; modo in cui il vescovo viene incensato, 97; 181; quando sta in piedi o quando genuflette durante la preghiera eucaristica, 181-182; in che modo e con chi scambia il segno di pace, 100; 183; comunione, 184; riti di conclusione, 18; 184-185; quando il vescovo celebra, non presiede un secondo vescovo, 175; nella celebrazione della confermazione, 458; nelle esequie, 839; 833-834; all'ingresso di un nuovo parroco, 1188.

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MESSA NELLA QUALE IL VESCOVO N CELEBRA N PRESIEDE Circa l'abito e il non uso della cattedra, 186. Al termine pu impartire la benedizione apostolica, 1122. MESSA DEI DEFUNTI Tabella per le messe dei defunti, cf. Appendice III. Quando si celebra, 395; in che modo deve essere celebrata durante le esequie, 832; 839; limitazione nel suono dell'organo e degli strumenti musicali, 41; 824; l'altare non deve essere adornato con fiori, 48; 824. MESSA PER VARIE NECESSIT Tavola per le messe per varie necessit, cf. Appendice III. Nelle domeniche del tempo ordinario, 229; 379; nelle rogazioni e nelle quattro tempora, 384; preghiere per la celebrazione delle ordinazioni, 482, b; per i ministri della Chiesa, 796; 811; per il vescovo, 1167; per un concilio o un sinodo, 1170; per una riunione spirituale o pastorale, 1171; per la Chiesa, 1171; per la remissione dei peccati, 1088; per la concordia, 1077. MESSA RITUALE Tabella per le messe rituali, cf. Appendice III. Per l'elezione o l'iscrizione del nome, 410; per il conferimento del battesimo, 426; 434; per il conferimento della confermazione, 459; per le vocazioni ai sacri ordini, 483; per il conferimento dei sacri ordini, 482; per gli sposi, 603; per gli infermi, 648; per la benedizione dell'abate, 673; e dell'abbadessa, 697; per la consacrazione delle vergini, 721; nel giorno della professione perpetua, 751; 772; per la dedicazione della chiesa, 869; per la dedicazione dell'altare, 925. MESSA VOTIVA Tabella per le messe votive, cf. Appendice III. Messa del titolo della chiesa, per l'ingresso del nuovo parroco, 1187;

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messa del titolo della chiesa, per la benedizione della chiesa o dell'oratorio, 957; messa dello Spirito Santo, per l'ingresso di un nuovo parroco, 1187; messa della ss. eucaristia, per il rito di riparazione per una chiesa violata, 1077. MESSALE Deve essere tenuto davanti al vescovo, 132; 167; deve essere collocato sopra l'altare per la liturgia eucaristica, 145. Cf. Libro. METROPOLITA Che cosa deve fare nell'ordinazione di un vescovo suffraganeo, 1137; durante il suo ingresso, 1145; nelle esequie, 1161. MINISTERO Il ministero istituito da Cristo viene esercitato in diversi ordini, 478. Nel ministero della parola il vescovo e i presbiteri sono coadiuvati dai diaconi, 24; 478. Ministero del lettore, 790; cf Lettore; Istituzione. Ministero dell'accolito, 790; cf. Accolito; Istituzione. A chi possono essere conferiti e con quali intervalli, 790; 791; da chi vengono conferiti, 792; in quale celebrazione, 792. Il ministero straordinario dell'eucaristia compete agli accoliti istituiti, 28. MINISTRANTE, MINISTRANTI Cf. Ministro; Diacono. MINISTRO, MINISTRI I ministri circondano il vescovo nelle celebrazioni nella chiesa cattedrale, 11; 119; 187; operando ordinatamente sotto la guida del maestro delle cerimonie, 35; il diacono pu, in caso di necessit, adempiere al loro ufficio, 25. Per i ministri deve essere preparato un luogo in presbiterio, 50; dove si recano indossando una veste legittimamente approvata o il camice, 50; 53; 65. 330

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I ministri che si accostano al vescovo e che da lui si allontanano lo salutano, 76. I ministri, mentre avanzano o stanno fermi, tengono le mani giunte, a meno che non debbano portare qualcosa, 107. I ministri si scambiano vicendevolmente il segno di pace, 100. I ministri devono curare il modo di proclamare i testi, 116. MISTAGOGIA In che modo deve essere celebrato per i neofiti il tempo della mistagogia, 374; 429. MISTERO DI CRISTO Viene celebrato durante l'anno liturgico, 227; 231; deve essere integralmente proposto dal vescovo attraverso la predicazione del vangelo, 6; 16; viene anche ascoltato dai fedeli quando viene proposto nelle letture l'antico e il nuovo testamento, 221. MISTERO DI RICONCILIAZIONE In quanti modi venga amministrato dal vescovo, 621. MITRA un'insegna pontificale, 57; anche per l'abate, 687; quando deve essere benedetta, 489; 678; viene imposta per la prima volta nell'ordinazione, 508; oppure nella benedizione dell'abate, 687. Pu essere duplice, ornata e semplice, ma ne viene usata una sola in ciascuna azione liturgica, 60; quella semplice viene adoperata al mercoled delle ceneri, 255; nell'azione liturgica della passione del Signore, 315, a; nella commemorazione di tutti i fedeli defunti, 400; 402; nelle riunioni quaresimali, 261; nel rito di iscrizione del nome, 419; nella celebrazione del sacramento della penitenza in forma solenne, 622; nelle esequie, 822, a; 826. Quando deve essere usata dal vescovo o no, 17; 60; 946; 1101. Viene imposta da uno dei diaconi, 126. MONACO, MONACA Nella benedizione dell'abate: un monaco lo presenta al vescovo, 682; i monaci lo assistono, 674; scambiano con lui il segno della pace, 688; i monaci possono ricevere la comunione sotto le due specie, 691.

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Nella benedizione dell'abbadessa: le monache la assistono, 692; 710; la presentano al vescovo, 703; le monache possono ricevere la comunione sotto le due specie, 712. La monaca ammessa alla consacrazione verginale, 716; due altre fungono da testimoni, 732; tutte scambiano il segno di pace con le vergini neo-consacrate, 737; si comunicano sotto le due specie, 739. MONIZIONE In che modo deve essere proclamata, 116. Cf. Omelia. Il vescovo, quando fa la monizione, di solito non usa la mitra, 60. Per mezzo di monizioni il diacono guida lassemblea dei fedeli, 25. Monizione introduttoria: da chi e in che modo deve essere fatta: nella messa, 132; nella benedizione delle candele, 244; nelle riunioni quaresimali, 261; nella benedizione delle palme, 266; nella veglia pasquale, 339; nella liturgia della parola della stessa veglia, 346; nella liturgia battesimale, 358; 359; 441; nella forma solenne della celebrazione del sacramento della penitenza, 624; nella benedizione di un nuovo fonte, 1002; di una nuova croce, 1016; di una campana, 1027; del cimitero, 1059. MOZZETTA parte dell'abito corale del vescovo, 63; 1199; sopra di essa si assume la croce pettorale, 61; viene deposta in secretarium per indossare i paramenti, 126; 192. MUSICA SACRA, MUSICISTI Devono osservare le leggi e i precetti ecclesiastici, 39. NATIVIT DEL SIGNORE, SOLENNIT Solennit e tempo del natale nell'anno liturgico, 227; 234; 237; che cosa commemora, 234; 235; con quale spirito deve essere celebrata, 237. Celebrazione della veglia, 238; ufficio delle letture, 189; e veglia protratta, 217; 238. Triplice celebrazione della messa, 239. Nel simbolo, alle parole E per opera della Spirito santo, si genuflette, 143. In questo giorno non si pu compiere la dedicazione della chiesa, 868.

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NEOFITA, NEOFITI Nella veglia pasquale: nella processione di ritorno dal fonte, 366; prende posto tra i fedeli, 369; per la prima volta partecipa alla preghiera universale, 369; pu portare le offerte all'altare, 370; dei neofiti si fa memoria nella preghiera eucaristica, 370; si comunica sotto le due specie, 370. Nella messa di iniziazione cristiana, 428. Nel tempo della mistagogia, 374; 429. NOME Al nome di Ges, della beata Vergine Maria e del santo in cui onore si celebra la messa o la liturgia delle ore, si fa l'inchino con il capo, 68. Da quale giorno, da chi e dove nella preghiera eucaristica il nome del vescovo deve essere detto, 1127. Cf. Iscrizione del nome. NONA Con quale rito deve essere celebrata quando presieduta dal vescovo, 218. OBBEDIENZA AL VESCOVO Da chi deve essere espressa durante l'ingresso del vescovo, 1143. Viene promessa da chi deve ricevere gli ordini: dai diaconi, 552; 570; dai presbiteri, 528; 571. OFFERTA, OFFERTE Le offerte, durante la messa, possono essere incensate, 86; prima dell'altare e della croce, 93; senza fare l'inchino profondo n prima n dopo, 91; con tre tratti, 92. Le offerte non vengono incensate nella dedicazione della chiesa, 908; e dell'altare, 951. Cf. Doni. OLIO, OLI Gli oli vengono benedetti nella messa crismale al gioved santo, 274. Olio dei catecumeni:

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per che cosa viene usato, 274; quando nella messa crismale viene benedetto, 277; 288; preghiera di benedizione, 288. Deve essere preparato per la celebrazione dei sacramenti di iniziazione, 425; 431; 336; quando e da chi deve essere usato, 362. Il vescovo non compie l'unzione prebattesimale, 432. Olio degli infermi: per che cosa viene usato, 274; e da chi, 644; quando deve essere benedetto nella messa crismale, 157; 277; 285; nella celebrazione per pi infermi, 654; preghiera di benedizione, 285; 654. Cf. Crisma. OMELIA Il vescovo con lomelia adempie ad una parte del suo ufficio di predicare il vangelo, 15; perci se presiede, deve tenere lomelia personalmente, 17. In che modo e dove deve essere tenuta dal vescovo nelle azioni liturgiche, 17; 59; 60; 142; 200. Dopo lomelia si pu osservare un certo tempo di silenzio, 142. Il vescovo tiene lomelia: durante la messa, 15; nelle celebrazioni della parola di Dio, 15; 226; nelle celebrazioni penitenziali, 642; alle lodi e ai vespri, 15; 200; nella vigilia protratta, 215; nelle celebrazioni dei sacramenti, 15; del battesimo al di fuori della messa, 452; della confermazione al di fuori della messa, 475; del matrimonio al di fuori della messa, 616; della penitenza celebrata in forma pi solenne, 627; della sacra unzione al di fuori della messa, 664; nella celebrazione dei sacramentali al di fuori della messa, 15; e cio: nell'istituzione dei lettori, 799; per l'inizio dei lavori di costruzione di una chiesa, 856; durante ladorazione eucaristica, 1111; per la benedizione del fonte battesimale, 1005; della croce, 1119; della campana, 1129; del cimitero, 1163; per l'incoronazione di unimmagine della beata vergine Maria, 1045; 1053; nelle suppliche pubbliche, 1092 e 1088. Nellomelia, nei giorni dedicati a particolari temi, se ne pu fare qualche cenno, 229. OPERA DI SALVEZZA In giorni stabiliti viene celebrato durante l'anno liturgico, 227. ORA CANONICA Se non pu essere congiunta alla messa stazionale, deve essere celebra334

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ta dal capitolo in un altro momento, 124. Qualche ora canonica pu precedere le assemblee del concilio e del sinodo, 1174. Cf. Liturgia delle ore; Lodi; Vespri; Terza; Sesta; Nona. ORATORIO Viene convenientemente benedetto, 954. Cf. Benedizione della chiesa. ORAZIONE Modo proprio di proferirla, 116. Per le orazioni il vescovo non usa la mitra, 60. L'orazione conclusiva della liturgia delle ore viene detta dal vescovo, 205; 214. Orazioni durante l'adorazione del ss. Sacramento, 1111. ORAZIONE DOPO LA COMUNIONE Quando e in che modo deve essere proclamata, 167. ORAZIONE SULLE OFFERTE Deve essere detta soltanto al termine dell'incensazione, 149. Modo di tenere le mani, 152. ORAZIONI SALMICHE In che modo debbano essere recitate, 198. ORDINARIO, TEMPO Tempo ordinario o per annum: che cosa commemora, 377; quando inizia e quando termina, 378; in che modo siano celebrate le sue domeniche, 379-380. ORDINAZIONE Norme generali, 479-482. Le ordinazioni, di solito, devono essere celebrate nella chiesa cattedrale, 42; 1135; in quali giorni, 479; sempre durante la celebrazione solen335

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ne della messa, 1134; secondo il rito stazionale, 480; alla cattedra, a meno che la partecipazione dei fedeli consigli diversamente, 481. Formulari e letture da usarsi, 482. Ordinazione dei diaconi Vesti da indossare e da preparare per gli ordinandi, 543; colore dei paramenti, 543; altre cose da preparare, 544; canti da eseguirsi, 557; 559; processione e suo ordine, 545; rito della messa fino al vangelo incluso, 546; libro dei vangeli, 545; 546; presentazione degli ordinandi, 547-549; omelia e allocuzione, 550; interrogazioni, 551; promessa di obbedienza, 552; litanie dei santi, 553-554; imposizione delle mani, 555; preghiera di consacrazione, 556; imposizione della stola e della dalmatica, 557; consegna del libro dei vangeli, 558; scambio di pace, 559; riti della messa fino alla conclusione, 560-563. Ordinazione dei presbiteri Vesti da indossare e da preparare per gli ordinandi, 519; colore dei paramenti, 519; altre cose da preparare, 520; canti da eseguirsi, 536; 538; processione e suo ordine, 521; riti della messa fino al vangelo incluso, 522; presentazione degli ordinandi, 523-525; omelia e allocuzione, 526; interrogazioni, 527; promessa di obbedienza, 528; litanie dei santi, 529-530; imposizione delle mani: del vescovo, 531; degli altri presbiteri, 532; preghiera di consacrazione, 533; disposizione della stola e imposizione della casula, 534; unzione delle palme delle mani, 535; lavanda delle mani, 535; imposizione della stola e della casula, 536; processione dei doni, 537; consegna della patena e del calice agli ordinati, 537; scambio del segno di pace, 538; luogo dei presbiteri appena ordinati fra i concelebranti, 518; riti della messa fino alla conclusione, 539-542.

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Ordinazione dei diaconi e dei presbiteri insieme Canti da eseguirsi, 557; 536; 576; processione e suo ordine, 565; omelia e allocuzione, 568; interrogazione degli eletti al diaconato, 569; promessa di obbedienza, 570; interrogazione degli eletti al presbiterato, 571; promessa di obbedienza, 571; litanie dei santi, 572; ordinazione dei diaconi, 573; ordinazione dei presbiteri, 574-575; scambio, di pace fra i presbiteri e poi fra i diaconi, 576; restanti riti della messa, 577-580. Ordinazione del vescovo Criteri di scelta del giorno, 1130, c; 1131; 1133; dove convenientemente deve essere celebrata, 483; 1135; mutamenti previsti se non viene celebrata nella propria cattedrale, 509; 511; 515. Chi devono essere gli ordinanti, 484; 1136; 1137; chi pu concelebrare, 484; 485; con quali presbiteri assistenti, 485. Vesti sacre e insegne che devono essere assunte dall'eletto e dagli altri, 487; 1132; colore dei paramenti, 487; altre cose da preparare, 488-490; canti da eseguirsi, 495; 510; 514; processione e suo ordine, 491; rito della messa fino al vangelo incluso, 492; presentazione e lettura della lettera apostolica, 1135; quando e da parte di chi deve essere fatta, 493; con l'acclamazione finale del popolo, 493; libro dei vangeli, 494; presentazione dell'eletto, 497; lettura del mandato apostolico, 497; omelia e allocuzione, 498; interrogazione, 499; litanie dei santi, 500-501; imposizione delle mani, 502; imposizione del libro dei vangeli, 503; 505; preghiera di consacrazione, 504; parte da recitarsi da parte dei vescovi conconsacranti, 504; unzione del capo, 506; consegna del vangelo, 507; consegna delle insegne, 508; invito al neo-ordinato a sedersi alla propria sede, 509; 1135; scambio di pace, 510; riti della messa fino all'orazione dopo la comunione, 511-513; canto dell'inno e benedizione impartita dal neo-ordinato, 514; allocuzione del neo-ordinato, 515;

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benedizione finale, 516. ORGANISTA Cf. Musicisti. ORGANO Viene suonato anche fino a quando compiuto l'ingresso per la liturgia delle ore nelle solennit, 199. Viene suonato soltanto per sostenere il canto: in tempo di quaresima, 41; 252; 300; nelle celebrazioni per i defunti, 41; 397; 824; moderatamente in tempo di avvento, 41; 236; inoltre dal Gloria della messa in Cena Domini fino al canto del Gloria nella veglia pasquale, 300; 349. L'organo che si trova in chiesa in occasione della dedicazione o della benedizione non abbisogna di alcuna benedizione particolare, 864. ORNAMENTI Ornamenti della chiesa: come devono essere, 38; soprattutto in cattedrale, 46. Ornamenti del presbiterio: per mezzo degli ornamenti si distingue il presbiterio dall'aula della chiesa, 50. Ornamenti dell'altare: cf. Fiori. Ornamenti della cappella della riposizione: per la messa in Cena Domini, 299, c. Ornamenti delle vie e delle piazze: per la processione con il ss. Sacramento, 392. OSTENSIONE Mentre si fa l'ostensione dell'ostia e del calice, uno dei diaconi incensa, 155. Ostensione della s. croce, nell'azione liturgica della passione del Signore, 321. OSTENSORIO Viene usato per l'esposizione e la benedizione eucaristica, 1104; 1108; secondo rito solenne, 1105; e per la processione, 388; quando deve essere collocato sull'altare, 389; 1105; in che modo deve essere preso, 391; in che modo si imparte con esso la benedizione, 394. 338

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OSTIA Due ostie devono essere consacrate quando segue l'esposizione solenne e prolungata, 1105; quando segue la processione nella solennit del corpo e sangue di Cristo, 387. PACE Rito e modo di scambiare la pace nella messa, 99-103; 161; 183. Il vescovo scambia la pace: con coloro che hanno ricevuto il sacramento della confermazione, 467; con i neo-ordinati, 559; 538; 510; con labate appena benedetto, 688; con le vergini neo-consacrate, 737; 738; 747; con i religiosi appena professi, 765; 786. I vescovi scambiano la pace con il vescovo neo-ordinato, 510; i presbiteri scambiano la pace con i presbiteri neo-ordinati, 538; i diaconi scambiano la pace con i diaconi neo-ordinati, 513; gli abati, i presbiteri e i monaci scambiano la pace con labate appena benedetto, 688; il superiore e i confratelli scambiano la pace con i religiosi neo-professi, 764; la superiora e le monache o le religiose scambiano la pace con le vergini e le religiose neo-professe, 737; 785; il nuovo parroco, al suo ingresso, scambia la pace con alcuni fedeli, 1196. PADRINO, PADRINI (MADRINA, MADRINE) Compiti nella celebrazione: dell'iscrizione del nome, 408; 414; 417; della liturgia battesimale, 357; 358; 361; 363; 365; 366; 370; 440; 442; 445; della confermazione, 461; 462; 474. Il padrino viene ricordato nella preghiera eucaristica, 370; 424; 428; si comunica sotto le due specie, 370; 428; 446; 470. PALLIO Significato, 1154; un'insegna pontificale, 57; viene concesso dal Romano Pontefice agli arcivescovi residenziali, 62; i quali devono richiederlo, 130, e. Rito dell'imposizione: il diacono porta il pallio durante la processione introitale e lo colloca sull'altare, 1150; monizione introduttoria, 1152; lettura del mandato apostolico, 1152; professione di fede e giuramento del vescovo, 1153; imposizione e formula, 1154; restanti riti della messa, 1155.

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Pu essere consegnato durante l'ordinazione, prima della mitra, 508; 1149; o all'ingresso, dopo la lettura della lettera apostolica, 1143; 1149. Quando e in che modo lo si deve indossare, 62; 875; da quale diacono, prima della mitra, deve essere imposto, 126. Il pallio o i palli, alla morte del vescovo, 1160. PALME, DOMENICA DELLE cf. Domenica delle palme nella passione del Signore PANE Deve essere preparato in un luogo conveniente per la messa stazionale, 125, b; deve essere portato alla presentazione dei doni, 145; deve essere posto sulla patena dal diacono, 146. PARAMENTI Cf. Vesti sacre. PARENTE, PARENTI Pu ricevere la comunione sotto le due specie: nell'iniziazione cristiana, 428; nel battesimo, 446; nella confermazione, 470; nelle ordinazioni, 563; 542; 580; 513; nel matrimonio, 612; nella benedizione dell'abate, 691; dell'abbadessa, 712; nella consacrazione delle vergini, 739; nella professione perpetua dei religiosi e delle religiose, 766; 787; nell'istituzione dei lettori, 803; degli accoliti, 819. PAROLA DI DIO Relazione fra parola di Dio e celebrazioni liturgiche, 221. La di Dio deve essere amata dai fedeli, 222; deve essere chiaramente percepita, 32. Viene letta nelle celebrazioni liturgiche dai lettori, 32. PARROCCHIA Pellegrinaggio della parrocchia per visitare la chiesa cattedrale, 45. Nella chiesa parrocchiale: il vescovo celebri i sacramenti dell'iniziazione cristiana, 405; possono essere celebrate le professioni perpetue dei religiosi e delle religiose, 749; 770. Cf. Visita pastorale. PARROCO Ingresso del nuovo parroco: 340

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che cosa bisogna premettere, 1185; modo, giorno ed ora, 1186; sotto la presidenza di chi, 1186-1188; consuetudini locali da conservare, 1186; 1189; 1194; celebrazione della messa, 1187; processione, presentazione, giuramento, 1190; il vangelo deve essere annunciato dal nuovo parroco e con la premessa di quali riti, 1191; omelia del vescovo, 1192; rinnovazione delle promesse, 1193; processione attraverso la chiesa, a. meno che non sia stata fatta prima della messa, 1194; preghiera universale, 1195; scambio di pace, 1196; allocuzione del nuovo parroco, 1197; visita del cimitero, 1198. Il parroco accoglie il vescovo all'inizio della visita pastorale, 1180. Che cosa il parroco deve fare quando il presiede il vescovo nella celebrazione: del battesimo, 436; 444; della confermazione, 461; del matrimonio, 600; delle esequie, 825. PARTECIPAZIONE La partecipazione attiva nella liturgia deve essere promossa dal vescovo, 7; deve essere considerata di grande importanza se di tutto il popolo attorno al suo vescovo, 11; 12; 119; 187; 217; 479; ma anche di tutta la parrocchia in occasione della visita, 1181. La partecipazione attiva si realizza: con il canto, con il dialogo, con il sacro silenzio, con la attenzione interna e la recezione dei sacramenti, 12; 646; viene espressa con l'offerta dei doni, 145. Deve essere resa pi facile: con la scelta di un luogo pi adatto per le celebrazioni, 248; 254; 260; 272; 276; 278; 440; 457; 481; 490; 598; 645646; 679; 698; 723; 752; 773; 793; dove l'altare non rivolto verso il popolo, se del caso, con la costruzione di un altro altare fisso, 48. La partecipazione viene curata immediatamente dal diacono, 25; 26; mediatamente dal maestro delle cerimonie, 34. Cf. Fedeli. PASQUA, SOLENNIT Celebra la risurrezione insieme con la passione del Signore, 227; 295. In che modo devono essere celebrate le domeniche di pasqua, 228; e l'ottava di pasqua, 373. Tempo pasquale: significato per i fedeli, 371; per i neofiti, 374. 341

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Inizia con la veglia pasquale, 335; si conclude con la domenica di pentecoste, 371; 376. PASSARE Davanti al ss. Sacramento, 71. Davanti al vescovo, 76; 77. Davanti all'altare, 72; 77. PASSIONE DEL SIGNORE Viene celebrata con la risurrezione nella solennit della pasqua, 227; 295. Modo di leggere la narrazione della passione, 273; 319. Cf. Venerd santo; Domenica delle palme nella passione del Signore. PASTORALE un'insegna pontificale, 57; segno dell'ufficio pastorale, 58, 508; 677; quando deve essere benedetto, 489; 678; viene consegnato per la prima volta durante l'ordinazione, 488, f; 508; o nella benedizione dell'abate, 687. Modo di portare il pastorale, 59; nella processione del ss. Sacramento, 391; 1101. Dal vescovo usato: nel proprio territorio, 59; altrove, con il consenso del vescovo del luogo, 59; nelle celebrazioni anche non solenni, se lo consigliano le circostanze, 173; non viene invece usato: nell'azione liturgica della passione del Signore, 315, a; quando il vescovo assume solo la croce e la stola sopra il rocchetto e la mozzetta, 586; 793; 804; 850; 853. Nelle celebrazioni viene usato: per andare da un luogo ad un altro, soprattutto nelle processioni, 59; 1101; 128; 192; se invece vi di mezzo un breve spazio, si pu anche non usarlo, 60; per ascoltare la lettura del vangelo, 59; per predicare, a meno che non sembri opportuno fare diversamente, 17; 59; per ricevere i voti, 59; le promesse, 59; per proclamare l'elezione dei catecumeni, 417; per la professione di fede, 59; 143; 368; per benedire le persone, 59; 206; 1120; a meno che non si debbano imporre le mani, 169. Non viene posto presso il corpo del vescovo defunto esposto, 1160. Quando nella medesima celebrazione sono presenti pi vescovi, soltanto colui che presiede usa il pastorale, 59. usato dall' abate: nel luogo su cui esercita la propria autorit, 677. 342

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PATENA Con quale orazione diventa un vaso sacro, 984. Deve essere preparata per la messa, 125, a; deve essere consegnata con il pane nell'ordinazione dei presbiteri, 537. Sulla patena si pone il pane e insieme vengono posti sopra il corporale, 146; alla comunione il vescovo prende la patena, e da essa i concelebranti ricevono dal vescovo o prendono essi stessi il corpo del Signore, 163. PATENA PER LA COMUNIONE Deve essere preparata, secondo la consuetudine, per la messa, 125, a. PATRONO, SANTO Nel giorno della festa del patrono della diocesi si celebra la messa nella forma stazionale, 120. Deve essere invocato nelle litanie dei santi. Cf. Litanie dei santi. PELLEGRINAGGIO Pellegrinaggio alla chiesa cattedrale, 45. Luoghi di pellegrinaggio, 260. In occasione di un pellegrinaggio si pu celebrare lunzione degli infermi per pi fedeli, 645. PENITENZA, SACRAMENTO Significato, 621. La disciplina penitenziale regolata dal vescovo, 7; 621; il quale deve dare ai fedeli l'esempio nel ricevere il sacramento della penitenza, 1157. Deve essere celebrato in forma solenne: in quaresima, 251; 621; 253; nella visita pastorale, 621. Rito di riconciliazione di pi penitenti con confessione e assoluzione: individuale, 622-632; generale, 633-639: quali vesti sacre indossa il vescovo, 622; colore dei paramenti, 622; processione, 623; saluto dell'altare e del popolo, 624; monizione introduttoria, 624; preghiera colletta, 625; letture e omelia, 626-627; 634; esame di coscienza, 627; supplica e preghiera del Signore, 628; 637; confessione e assoluzione individuale, 629; o assoluzione generale, 638; 343

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ringraziamento, 630; 639; preghiera conclusiva, 631; benedizione e congedo, 632; 639; canti da eseguirsi nella celebrazione, 623; 628; 630; 637; 639. PENITENZIALE CELEBRAZIONE Significato, 621; 640; raccomandata in tempo di quaresima, 251; 262. Quali paramenti indossa il vescovo, 641; secondo quale rito deve essere fatta la celebrazione sotto la presidenza del vescovo, 642-643. PENTECOSTE, SOLENNIT Significato nell'anno liturgico, 227; e al termine del tempo pasquale, 371; 372; 376. Nel giorno di pentecoste non si pu celebrare la dedicazione della chiesa, 868. PIANETA Cf. Casula. PISSIDE Se coperta, prima dell'epiclesi deve essere scoperta, e dopo la consacrazione deve essere di nuovo coperta, 155; deve essere purificata sul calice, 165. Nella messa in Cena Domini, deve esserne preparata una seconda, 299, a; che dopo la comunione viene lasciata sull'altare, 306; viene incensata, 306; viene solennemente riposta, 308; da essa nell'azione liturgica della passione del Signore vengono comunicati tutti i partecipanti, 324328. Con la pisside si pu fare la esposizione pi breve e la benedizione eucaristica, 1115. PIVIALE Il vescovo indossa il piviale sopra il camice, la croce pettorale, la stola, 61; quando presiede, senza celebrare l'eucaristia, 176; 458; per la liturgia delle ore, 192; 216; 209; per le processioni, 1100; nella festa della presentazione del Signore, 243; nelle riunioni quaresimali, 261; nella domenica delle palme nella passione del Signore, 265; 271; nella solennit del corpo e del sangue di Cristo, 388, a; 390; il vescovo pu assumere il piviale per la celebrazione dei sacramenti al di fuori della messa: del battesimo, 449; della confermazione, 473; del matrimonio, se presiede, senza celebrare la messa, 601; 614; della penitenza, nella 344

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forma solenne, 622; dell'ordinazione di un altro vescovo, se non celebra, 567; dell'unzione degli infermi, 661. Il vescovo indossa ugualmente il piviale: per la celebrazione dellistituzione dei lettori, 793; 804; nella processione esequiale e nella celebrazione della parola di Dio, 822, a; 833; nel rito dell'ultima raccomandazione, 833; per inizio dei lavori di edificazione di una chiesa, 847; per l'esposizione e la benedizione eucaristica, 1104; 1115; per le benedizioni, 1127; di un fonte battesimale, 999, f, di una nuova croce, 1014; di un cimitero, 1057; per il rito di riparazione di una chiesa profanata, 1074; nelle celebrazioni della parola di Dio, 225; nella visita pastorale, 1180. PONTEFICE ROMANO Comunione dei vescovi con il romano pontefice, 5; 1130, a. Il romano pontefice concede il pallio, 62; 1130, e. PRECEDENZE, TAVOLA Cf. Appendice II. PRECI Quando e in che modo devono essere fatte nella liturgia delle ore, 205. PRECONIO PASQUALE Da chi deve essere proclamato e dove, 336, b; 344 (nota 87); 345; con quale rito, 344-345; 92; mentre tutti stanno in piedi e tengono in mano candele accese, 345. PREDICAZIONE La predicazione intimamente congiunta: al vangelo e alla fede, 6. Da quale fonte deve attingere, 16; in che modo bisogna predicare nelle azioni liturgiche, 17. La predicazione del vangelo eccelle fra i compiti del vescovo, 15; 17. PREFAZIO In che modo, mentre si canta il prefazio, si devono tenere le mani, 154. PREGHIERA DEL SIGNORE (PADRE NOSTRO) Modo di proferirla e di tenere le mani, 159. La celebrazione della parola del Signore si conclude sempre con la pre345

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ghiera del Signore, 226; cos anche l'azione liturgica della passione del Signore, 326; le celebrazioni al di fuori della messa: del battesimo dei bambini, 453; della confermazione, 476; del matrimonio, 618; 619; dell'unzione degli infermi, 665; ugualmente la celebrazione solenne del sacramento della penitenza, 628; 637; l'istituzione dei lettori, 807; la benedizione del fonte, 1008; di una nuova croce, 1022; della campana, 1031. PREGHIERA DI CONSACRAZIONE Cf. Ordinazione; Consacrazione delle vergini. PREGHIERA EUCARISTICA Alla preghiera eucaristica: il vescovo non usa la mitra, 60; se presiede senza celebrare l'eucaristia, sta in piedi, eccettuata la consacrazione, 181-182. In che modo deve essere proferita dal vescovo e dai concelebranti, 155. Nella preghiera eucaristica si dice il nome del vescovo diocesano, 1147. Durante la prece eucaristica si benedice lolio degli infermi, 157. Cf. Intercessione. PREGHIERA INTRODUTTORIA Alla preghiera introduttoria il vescovo non usa la mitra, 60. Cf. Colletta. PREGHIERA LITANICA Deve essere fatta dopo l'omelia nella celebrazione della parola di Dio, 226. Nella celebrazione in forma pi solenne della penitenza, 628; 637; dell'unzione degli infermi, 652; 663. Cf. Litania. PREGHIERA UNIVERSALE Il testo della preghiera deve essere preparato, 125, a; intenzioni particolari: nei giorni dedicati a particolari tematiche, 229; quando viene impartita la benedizione apostolica, 1124. Di solito non si fa la preghiera universale se sono state cantate le litanie dei santi, 553; 560; 529; 539; 577; 500; 512; 685; 689; 706; 711; 730; 738; 758; 765; 786; 898; 942; 1089. Alla preghiera universale il vescovo non usa la mitra, 60; sta alla cattedra, 144. 346

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Le intenzioni vengono proposte dal diacono, 25; o dal cantore, 144; o dal lettore, 31; 144; o da un altro, 144; dall'ambone o da un altro luogo conveniente, 144. La preghiera dei fedeli deve essere fatta: nella celebrazione del battesimo dei bambini senza messa, 452; della confermazione senza messa, 476; del matrimonio senza messa, 618; dell'istituzione dei lettori senza messa, 802; al cimitero al termine delle esequie, 838; al termine della celebrazione per la posa della prima pietra, 862; per la benedizione di un nuovo fonte, 1008; di una nuova croce, 1022; della campana, 1031; del cimitero, 1067; nella celebrazione delle benedizioni, 1128. PRELATO, PRELATI Coloro che sono equiparati dal diritto al vescovo diocesano possono impartire la benedizione apostolica, 1122. Abiti dei prelati, 1206-1209; il prelato indossa l'abito corale se partecipa alle sacre celebrazioni, senza concelebrare, 66. PREPARAZIONE DEI FEDELI Deve essere premessa soprattutto alle celebrazioni: dell'unzione degli infermi per pi fedeli, 646; della consacrazione delle vergini, 719; dell'inizio dei lavori per costruire una chiesa, 843; della dedicazione della chiesa, 871; dell'altare, 928; della benedizione di una chiesa, 955; di una nuova croce, 1012; dell'incoronazione di un'immagine della beata vergine Maria, 1034; della pubblica supplica, 1071. Deve essere premessa anche: alle processioni, 1093; alla visita pastorale, 1178. PRESA DI POSSESSO DELLA DIOCESI Deve essere fatta entro un determinato tempo, 1131; 1138; nello stesso rito di ordinazione, 1135; 1139; oppure dopo lordinazione, 1133; con un altro rito, 1140; 1141-1144. Pu essere fatta attraverso un procuratore, 1140; che cosa deve essere omesso nel rito, 1146. PRESBITERO, PRESBITERI vero sacerdote del nuovo testamento, 9; 478; congiunto al vescovo nel grado sacerdotale, 20; anche se, nell'esercizio della sua potest, dipende dal vescovo, 9; 20; 478. Veste sacra sua propria e altre vesti, 66; 81; 172; 22; 876, a. I presbiteri possono assistere il vescovo nel caso in cui manchi il diacono, 172; possono supplire alcuni ministeri del diacono, 22; 74; 173. Modo di incensare i presbiteri, 92. 347

INDICI

opportuno che si uniscano al vescovo nelle celebrazioni, 18; 21; 122; e gli prestino aiuto nella celebrazione del battesimo, 362; 364; 265; 430; 432; 436; 443; 444; della confermazione, 458; 461; 464; 465; 466; 467; 468; dell'ammissione al diaconato e al presbiterato, 585-586; dell'ordinazione, 549; 525; 485-486; 493; del matrimonio, 601; 602; 611; 614; della penitenza, 622; 623; 624; 627; 629; 630; dell'unzione degli infermi, 644; 647; 653; 655; 657; 661. PRESBITERIO Presbiteri di una diocesi che collaborano con il vescovo, 1; 3; 8; 9; 20. Il presbiterio circonda il vescovo nelle celebrazioni liturgiche, 11; 13; 119; 187; davanti alla comunit si manifesta nella concelebrazione eucaristica, 21; soprattutto nella messa crismale, 274. Il presbiterio offre al vescovo agonizzante assistenza spirituale, 1159. PRESBITERIO DELLA CHIESA Che cosa e che cosa indica, 50. Chi esercita il proprio ministero in presbiterio, 50. Coloro che si allontanano dal presbiterio o coloro che vi arrivano, fanno linchino all'altare, 72. Se in presbiterio vi sono pi vescovi, la riverenza si fa solo a chi presiede, 78. Nel presbiterio si pu celebrare la liturgia battesimale nella veglia pasquale, 356. Nel presbiterio devono essere preparate le sedi per: i concelebranti e i ministri, 136; il capo dello stato che partecipa alla liturgia in ragione dell'ufficio, 82; l'abbadessa che deve ricevere la benedizione, 698; le vergini che devono essere consacrate, 723; 727; 738; i religiosi che devono emettere la professione, 752; i superiori e le superiore, 723; 752; 773; coloro che devono essere istituiti lettori, 795; gli accoliti, 810. Cf. Sede. PRESENTAZIONE Quando, da chi, con quale rito deve essere fatta la presentazione: di coloro che devono essere eletti al catecumenato, 413; dei catecumeni nella veglia pasquale, e nell'iniziazione cristiana, 357; 427; di coloro che devono ricevere il sacramento della cresima, 461; di coloro che devono essere ammessi al diaconato e al presbiterato, 591; degli ordinandi: diaconi, 549; presbiteri, 525; vescovo, 497; di chi eletto abate, 682; di chi eletta abbadessa, 703; di coloro che devono essere consacrate vergini, prima del rito, 718. Cf. Appello; Domanda.

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PRESENTAZIONE DEL SIGNORE, FESTA Senso della celebrazione, 241. Candele: da chi sono portate, 242; 246; 257; 248; quando vengono accese, 243; 248; quando vengono benedette, 244-245; 248. Ordine della processione, 246. Vesti, 243. Canti da eseguirsi, 243; 246; 247; 248. Inizio della messa, 237. PRESIDENTE DELLA CONFERENZA EPISCOPALE REGIONALE Presiede le esequie del vescovo diocesano, 1161. PRESIDENTE DI UN CONCILIO E DI UN SINODO Presiede la concelebrazione che si celebra all'inizio, 1170; 1171. PRIMA PIETRA Significato, 856. In che modo debba essere, 846, c; deve essere inclusa nelle fondamenta, 857. Rito di benedizione e di inclusione nelle fondamenta: significato, 840; in che giorno possa essere celebrato, 841; descrizione del rito, 859-861. PROCESSIONE Che cosa e per quale scopo si fa, 1093. Quale sia ordinaria e quale straordinaria, 1094. Quando convenientemente si pu fare, in che modo deve essere celebrata, 1098; secondo quale ordine, 1099; 1100; con quali paramenti, 66; 390; 1100; uso dell'incenso, 88; 1099. Relazione con la celebrazione della messa, 1097. Da quale norma sia regolata, 1094; 1096; 1099. Il vescovo nella processione di solito usa il pastorale, 59; e la mitra, 60; a meno che non porti il ss. Sacramento o una reliquia, 1101; procede da solo, 80. Processione introitale: prende inizio dal secretarium, 53; 127; 192; il vescovo, durante la processione, pu salutare le autorit che partecipano alla liturgia in ragione dell'ufficio, 83; uso dell'incenso, 86; ordinamento per la messa stazionale, 128; per la liturgia delle ore, 193; per la messa in cui il vescovo presiede senza celebrare, 177. Cf. Ordinazione; Benedizione dell'abate e dell'abbadessa; Consacrazione delle vergini; Professione religiosa; Pallio. 349

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Deve essere omessa la genuflessione, 128; 193; canto e suono dell'organo, 193; silenzio nell'azione liturgica della passione del Signore, 316; nella celebrazione del sacramento della penitenza in forma pi solenne, 623. Processioni: nella festa della presentazione del Signore, 242-247; 1095; nelle riunioni quaresimali, 261; nella domenica delle palme nella passione del Signore, 270; 1095; nell'azione liturgica della passione del Signore, 321, b; nella veglia pasquale, 243; 1095; nei vespri battesimali nel giorno di pasqua, 371; nella dedicazione della chiesa, 880-885; nel rito penitenziale di riparazione per una chiesa profanata, 1079-1082; nelle rogazioni, 1096; inizio di un concilio o di un sinodo, 1171; all'ingresso di un nuovo parroco, 1194; nella benedizione di una nuova croce, 1015; 1021; di un cimitero, 1058-1060. Processione di ritorno: ordinamento, 170; 208 e 193; alla fine della messa crismale, 292-293; della messa per la consacrazione delle vergini, 741; dal battistero nella veglia pasquale, 366; all'altare dopo il battesimo, 445. Processione per la proclamazione del vangelo: rito, 74; uso dell'incenso, 86; 140. Cf. Passione. Processione con i doni, cf. Doni. Processione con il cero pasquale acceso, cf. Veglia pasquale. Processione con una reliquia, 1096; sotto la presidenza o con la partecipazione del vescovo, 1100-1101. Processione con immagini, 1096; sotto la presidenza o con la partecipazione del vescovo, 1100-1101. Processione con il ss. Sacramento; dopo la messa, 1097; con il vescovo che reca oppure no il ss. Sacramento, 390; 60; 1100. Celebrazione particolare nella solennit del corpo e del sangue di Cristo, 385; 1095; 386; in quale ordine, 391; 392; 1099; 1100; uso dell'incenso, 88; 388; in essa si possono fare soste con la benedizione eucaristica, 392; canti e orazioni, 392; benedizione finale, 394. Dopo la messa in Cena Domini, 307. Per l'inaugurazione della cappella del ss. Sacramento, 911-912. PROCLAMARE Modo di proclamare i testi, 116. PROFANAZIONE DI UNA CHIESA

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Cf Supplica pubblica. PROFESSIONE Professione di fede: nella liturgia battesimale della veglia pasquale, 363; per gli adulti, nel rito pi semplice, 430; per i bambini, 442; per coloro che devono ricevere il sacramento della confermazione, 463. Nell'ordinazione del vescovo, 499; nella sua elezione, 1130, b; nell'imposizione del pallio, 1153. Di un nuovo parroco, 1185. Professione religiosa: Sua natura nella Chiesa, 749; 769. Dove deve essere celebrata, 749; 770; perch deve presiederla il vescovo, 748; 770; chi vi partecipa, 748; e chi vi concelebra, 749; 770; chi vi assiste, 749; quando deve essere celebrata, 750; 771; quale Rituale deve essere adoperato; 752, a; 773, a; 757. Formulari e letture, 751; 772; canti da eseguirsi, 761; 763; 764; 765; 782; 784; 785; cose da preparare, 752; 773; colore dei paramenti, 751; 772; processione introitale, 753; 774; rito della messa fino al vangelo incluso, 754; 775; appello o domanda, 755; 776; omelia, 756; 77; interrogazioni, 757; 778; litanie dei santi, 758-759; 779-780; professione, 760; 781; davanti a chi deve essere messa, 732; 760; 770; 781; la scheda pu essere deposta sull'altare e su di esso pu essere firmata, 732; 760; 781; preghiera di benedizione, 762; 783; consegna delle insegne, 763; 784; segno di aggregazione, 764; 785; restanti riti della messa, 765-768; 786-789. Cf. Consacrazione delle vergini monache. PROMESSA Nella celebrazione delle ordinazioni relativamente all'obbedienza, 552; 528; 570; 571. Cf. Rinnovazione. PROSTRAZIONE All'inizio dell'azione liturgica della passione del Signore, 316. 351

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Degli eletti nelle ordinazioni, dei diaconi, 553; dei presbiteri, 529; del vescovo, 500; nella benedizione dell'abate, 685; dell'abbadessa, 706; delle vergini nella loro consacrazione, 730; dei religiosi, 758; delle religiose, 779; nella professione perpetua. PROVVISTA CANONICA Che cosa si deve fare quando vi si provvisto, 1129. PURIFICATORIO Deve essere preparato per la messa, 125, a; 873, b; 929, k; deve essere collocato sull'altare per la liturgia eucaristica, 145. PURIFICAZIONI Si compiono alla credenza, una volta terminata la distribuzione della comunione o dopo la messa, 165. QUARESIMA Senso e natura del tempo di quaresima, 249. Istituzione dei catecumeni, 250; celebrazioni per i catecumeni, 408; 420. Partecipazione dei fedeli alla liturgia quaresimale, 251; 260. Celebrazione delle domeniche, 228; 260; celebrazioni della parola di Dio, 249; 223; riunioni quaresimali, 260; sacramento della penitenza e celebrazioni penitenziali, 251; 621-643, Celebrazione del matrimonio, 604. L'altare non deve essere adornato, 48; 252; moderazione nell'uso dell'organo, 41; 252. RACCOMANDAZIONE DI UN MORENTE Deve essere fatta presso il vescovo, 1159. RADUNO Raduno del clero e dei fedeli: dove deve essere fatto, 54; per che cosa, 54; nella festa della presentazione del Signore, 242; nelle riunioni quaresimali, 261; nella domenica delle palme della passione del Signore, 264; nella veglia pasquale, 338; all'inizio dei lavori per ledificazione di una chiesa, 849; nella dedicazione della chiesa, 880; nella benedizione di una nuova croce, 1015; di un cimitero, 1058; nelle suppliche pubbliche, 1079; in occasione dell'inizio di un concilio o di un sinodo, 1171. RAMO, RAMI

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Perch nella domenica delle patine nella passione del Signore si portano i rami, 263. Benedizione dei rami, 54; 267. Distribuzione dei rami, 268. La croce processionale pu essere ornata con rami, 270. RECITARE Cf. Proclamare. REGOLA Viene consegnata nella benedizione dell'abate, 677, b; dell'abbadessa, 700, b; 708. RELIGIOSO, RELIGIOSA Due religiosi professi fungono da testimoni nella professione perpetua, 760; 781; tutti possono con il segno di pace manifestare ai neo professi che sono stati aggregati all'istituto, 764; 785; nella messa della professione perpetua possono essere comunicati sotto le due specie, 766; 787. RELIQUIA, RELIQUIE Nella dedicazione dell'altare, devono essere riposte sotto laltare: a quali condizioni, 866; 920; 974; chi deve prendere tale decisione, 872, c; devono essere portate processionalmente, 876; 880; 931; 934; dove devono essere deposte, 876, b; 885; 886; 890; 931; 934; modo di deporle, 876, c; 900; stesura del verbale, 877; 932. Modo di incensare le reliquie, 92; 95. Reliquia della s. croce del Signore: modo di incensarla, 92. Reliquie dei santi, non devono essere poste sulla mensa dell'altare, 921. Cf. Processione, Dedicazione. RESPONSORIO BREVE Viene proclamato come risposta alla parola di Dio nei vespri e nelle lodi, 202; alla compieta, 219. RETTORE DI UNA CHIESA Competenze del rettore di una chiesa nel rito di dedicazione, 872; quale verbale deve firmare, 877.

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Il rettore della chiesa pu accogliere il nuovo vescovo, 1142-1143; compiere la benedizione di un nuovo fonte battesimale, 996. RINNOVAZIONE Rinnovazione delle promesse battesimali, 249; 368; 442; 463; 1007. Rinnovazione delle promesse sacerdotali, 280; 1193. RINUNCE Nella liturgia battesimale: nella veglia pasquale, 361; nel rito pi semplice dell'iniziazione cristiana degli adulti, 430; nel battesimo dei bambini, 442. Cf. Professione di fede; Rinnovazione RISURREZIONE DEL SIGNORE Si celebra in giorno di domenica, 227-228; e nella solennit della pasqua, 227; soprattutto nella veglia, 332; 335. RIUNIONI Riunioni quaresimali, che cosa siano, 261; quando e in che modo devono essere celebrate, sotto la presidenza del vescovo, 261-262. Cf. Concilio; Raduno, RIVERENZA I segni di riverenza in genere, 68-83. Riverenza verso: il ss. Sacramento, 71; il vescovo, 55; 76-78; 591; 548; 524; 497; 682; 703; 798; 813; 1143; altre persone, 82-83; l'altare, 72-73; 77; 130; 140; 170; 178; 185; 195; 196; 203; 316; il vangelo, 74-75; la croce, 170; 320; 1021. La riverenza si esprime anche con l'incensazione, 84. Cf. Inchino; Genuflessione; Incensazione. ROCCHETTO Parte dell'abito corale del vescovo, 63; 1199; confezionato con lino o tessuto simile, 63; 1199. Il rocchetto pu essere deposto per assumere i paramenti, 126; 192.

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ROGAZIONI Che cosa sono, 381; da chi deve essere regolata la celebrazione, 382; 383; in che modo si celebrano, 382; con quali formulari per la messa, 384. SABATO SANTO Ufficio delle letture, 189; 217; 296. Lodi mattutine, 189; 296. In questo giorno non si pu fare: la dedicazione della chiesa e dell'altare, la benedizione dell'altare, 976; la benedizione del fonte battesimale, 998. Cf. Digiuno pasquale; Triduo pasquale. SACRAMENTALE, SACRAMENTALI Cf. Benedizioni; Consacrazione delle vergini; Professione religiosa; Istituzione; Esequie; Dedicazione; Incoronazione; Supplica pubblica; Processione; Esposizione e benedizione eucaristica. SACRAMENTO, SACRAMENTI Le celebrazioni dei sacramenti sono regolate dal vescovo nella sua diocesi, 7. Saranno pi fruttuose grazie alle celebrazioni della parola di Dio, 222. Non devono essere celebrati in una chiesa profanata, 1071. Cf. Iniziazione cristiana: Battesimo; Confermazione; Eucaristia; Ordine; Matrimonio; Penitenza; Unzione degli infermi; Gesti sacramentali. SACRAMENTO, SANTISSIMO Deve essere portato via dall'altare su cui il vescovo deve celebrare, 49. Al ss. Sacramento riservata la genuflessione, 69; 178; che deve essere fatta da tutti coloro che passano davanti al ss. Sacramento, a meno che avanzino in processione, 70-71. Viene incensato con tre tratti, 92; in ginocchio, 94. Cf. Eucaristia; Esposizione; Processione. SACRESTIA Che cosa , 53; in essa si deve osservare il silenzio, 37. SACRISTA Suoi doveri, 37-38. 355

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Rapporto con il maestro delle cerimonie, 37. SALMISTA Deve esserci nelle celebrazioni presiedute dal vescovo, 33; 895; che cosa deve cantare, 33; in che modo, 138. In caso di mancanza del salmista, il salmo viene recitato dal lettore, 31. SALMO, SALMI Nelle esequie, 827; 828. Fra le letture, modo di cantarlo, 33; 138; pu essere recitato dal lettore, 31; pu essere cantato anche nelle celebrazioni della parola di Dio, 226. Dopo la comunione, pu essere proclamato, 166. SALMODIA Le antifone e i salmi vengono intonati dal cantore, 198; 214. La salmodia viene cantata da tutti, mentre stanno seduti o in piedi, 198; 218; 219; il vescovo invece sta seduto in cattedra, 198; 216. Nei vespri battesimali del giorno di pasqua, 371. SALUTO Il vescovo, quando rivolge i saluti, di solito usa la mitra, 60. Saluto: del vescovo, quando, in che modo e da parte di chi viene fatto, 76; 170; 1143; delle autorit politiche e civili che partecipano alla liturgia, 82-83; del popolo allinizio della celebrazione: della messa stazionale, 132; della parola di Dio, 226; alla fine dei vespri e delle lodi, 206. Saluto dell'altare: cf. Riverenza. SALVIETTE Devono essere preparate per pulire la mensa nella dedicazione della chiesa, 873, b; e dellaltare, 929, e. Cf. Bacile. SANGUE DEL SIGNORE Il vescovo lo consegna ai diaconi, 164; i diaconi lo distribuiscono agli altri, 24; 164. Se il sangue di Cristo avanza, lo assume il diacono, 165. Cf. Comunione sotto le due specie. 356

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SANTO, SANTI Quali santi possono essere assunti come titolo per la dedicazione della chiesa, 865. Feste dei santi nellanno liturgico, 230; 231. Nomi dei santi che devono essere aggiunti nelle litanie dei santi: cf. Litanie. Le reliquie dei santi possono essere riposte sotto laltare durante il rito di dedicazione, 866. Sepolcri dei santi: presso di essi si possono fare le riunioni quaresimali, 260. SANTUARIO Presso un santuario si possono fare le riunioni quaresimali, 260. SCARPE Devono essere comuni anche nellabito corale, 1201; il vescovo pu deporle per l'adorazione della croce nellazione liturgica della passione del Signore, 322. SCHOLA CANTORUM Suoi doveri, 39. SCRITTURA SACRA Venerazione e uso nella sacra liturgia, 221. Viene letta dai lettori nelle celebrazioni liturgiche, 31; 226. Il libro della sacra scrittura viene consegnato ai lettori, 801. SECRETARIUM Che cosa , 53. Al secretarium si reca il vescovo dopo essere stato accolto alla porta, oppure viene accolto dal clero nel secretarium, 79; 176; 225. Nel secretarium, dopo latto di venerazione alla croce, viene salutato il vescovo alla fine delle celebrazioni, 170. Nel secretarium deve essere osservato il silenzio, 37; 170. SEDE Deve essere distinta dalla cattedra, 47. Altre sedi devono essere opportunamente disposte in presbiterio, 50; 136; 178; 457; 490; 679; 698; 723; 752; 773; 795; 810.

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Un'altra sede deve essere preparata per il vescovo per promuovere la partecipazione dei fedeli davanti all'altare o in un luogo pi adatto in alcune celebrazioni, 457; 481; 544; 520; 679; 698; 795; 810; 723. Sedi per il vescovo e i ministri nell'esposizione e benedizione eucaristica, 1104. SEDERE Tutti siedono: mentre si proclamano le letture, eccetto il vangelo, 137; 139; 140; 199; mentre si tiene l'omelia, 142; 200; mentre si portano e si presentano le offerte, 145; dopo la comunione, 166; alla salmodia, a meno che non vi sia un'altra consuetudine, 198; 218; 219. Il vescovo siede: quando viene presentata e letta la lettera apostolica durante l'ingresso, 1143; per predicare, 17; 51; 200; per mettere l'incenso nel turibolo quando si trova alla cattedra o alla sede, 90; 140; mentre vengono portate le offerte nella liturgia eucaristica, 145; 180; nel tempo dopo la comunione, 166; mentre si distribuisce la comunione ai fedeli, se presiede senza celebrare, 184; nei vespri e alle lodi, alla salmodia, 198; per imporre le ceneri, 258; per proclamare l'elezione dei catecumeni, 417; quando gli vengono presentati: i catecumeni da eleggere, 413; coloro che devono ricevere il sacramento della confermazione, 461; coloro che devono essere ammessi agli ordini, 591; gli eletti agli ordini, 547; 523; l'abate eletto, 682; l'abbadessa eletta, 703; quando interroga: i padrini, 415; i catecumeni, 415; i genitori e i padrini nel battesimo dei bambini, 442; coloro che devono ricevere il sacramento della cresima, 463; coloro che devono essere ammessi agli ordini, 592; gli eletti agli ordini, 551; 527; labate eletto, 684; l'abbadessa eletta, 705; le vergini che devono essere consacrate, 729; i religiosi che devono emettere la professione, 757; le religiose che devono emettere la professione, 778; mentre coloro che devono emettere la professione pronunciano i voti, 732; 760; 781; mentre aspetta l'ingresso in chiesa della processione esequiale, 825. SEGNO DI CROCE Modo di tenere la mano sinistra per farsi il segno di croce, 108. Fatto con la mano intinta nellacqua benedetta richiama il ricordo del battesimo, 110.

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CERIMONIALE DEI VESCOVI

Modo di fare il segno di croce: prima della proclamazione del vangelo, 74; 141; inizio del cantico evangelico, 75; 203; 219; mentre si canta il versetto iniziale dellora canonica, 196; 213; nellunzione con il crisma nella confermazione, 467; nella benedizione dell'incenso; 90; sul popolo da benedire, 169; 206; 1120. SEPOLCRO Presso il sepolcro nella stessa chiesa si pu celebrare l'ultima raccomandazione del defunto, 883; benedizione del sepolcro durante le esequie, 836; aspersione e incensazione del sepolcro, 399; quando non deve essere fatta, 403. SESTA Con quale rito deve essere celebrata quando presiede il vescovo, 218. SETTIMANA SANTA Nelle ferie della settimana santa non si pu fare: la dedicazione della chiesa, 868; e dell'altare, 924; la benedizione della campana, 1024; del cimitero, 1055; del fonte battesimale, 998. Cf. Triduo pasquale. SGABELLO Cf. Sede. SILENZIO Deve essere osservato in sacrestia e nel secretarium, 37; 170. Una breve pausa di silenzio deve essere interposta dopo l'invito alla preghiera, 136; 167; 198; dopo le letture nella messa, 138; 139; dopo l'omelia, 142; 226; 319; dopo la comunione, 166; dopo le letture o l'omelia nella liturgia delle ore, 201; per l'esame di coscienza, 219; dopo l'annuncio della morte del Signore mentre si legge la narrazione della passione, 273; 319; per l'adorazione della croce, 321; 323; 1021. Deve essere osservato durante l'adorazione eucaristica, 1111. SIMBOLO Viene detto mentre tutti stanno in piedi ed il vescovo senza mitra e pastorale, 143. Cf. Consegna del simbolo. 359

INDICI

SINODO DIOCESANO Comprende anche azioni liturgiche, 1169. Prende inizio con una messa concelebrata, 1070; ma si pu fare un raduno e una processione, 1171. Intronizzazione del libro dei vangeli, 1172. Omelia, simbolo, giuramento dei membri, preghiera, 1173. Messa negli altri giorni, 1174. Celebrazione di unora della liturgia delle ore, 1174. Celebrazioni della parola di Dio, 1174. Al termine: canto dell'inno Te Deum oppure Laudum, 1175. SOLENNIT DELL'ANNO LITURGICO Nelle solennit pi importanti si deve celebrare la messa nella forma stazionale, 120; e i primi vespri, o le lodi, o i secondi vespri, 188. In tempo di quaresima, nelle solennit, si pu suonare l'organo, 41; e si pu adornare l'altare di fiori, 48. SOSTA, SOSTE Non si fa la sosta davanti alla cappella del ss. Sacramento durante la processione introitale o quella di ritorno, 128; 193. Durante il percorso della processione con il ss. Sacramento si possono fare alcune soste, con la benedizione eucaristica, 392. Soste nella celebrazione delle esequie, 825. Sosta dove si deve erigere una nuova chiesa, 853. Stationes roman, cf. Riunioni quaresimali. SPIRITO SANTO Venuta dello Spirito santo, 376. La confermazione amministrata dal vescovo si riferisce pi apertamente alla prima effusione dello Spirito santo, 455. Lo Spirito santo pu essere titolo di una chiesa, 865. SPOSI Cf. Matrimonio. STARE

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CERIMONIALE DEI VESCOVI

Tutti stanno in piedi mentre viene proclamato il vangelo, 74; 140-141; mentre si cantano i cantici evangelici, 75; 203; 219; mentre si canta il Gloria, 135; il Simbolo, 143; mentre il vescovo o qualche altro riceve l'incensazione, 149; alla salmodia, secondo le consuetudini, 198; alle orazioni salmiche, 198; agli inni, al versetto dopo la lettura breve, 218; nell'azione liturgica della passione del Signore, mentre si fa la preghiera universale, 320; mentre viene presentata la croce, 321; mentre viene recato il ss. Sacramento, 325; nella veglia pasquale, mentre viene proclamato il preconio pasquale, 345; mentre vengono cantate le litanie dei santi, 359; cosa che si fa anche nelle domeniche e per tutto il tempo pasquale, 553; 529; 574; 500; 685; 706; 730; 758; 779; 899; 943. Il vescovo sta in piedi per mettere l'incenso nel turibolo, a meno che non sia alla cattedra, 90; quando viene incensato, 96; nella messa in cui presiede senza celebrare: all'incensazione, o dopo il Pregate, fratelli, fino all'epiclesi, 181; da dopo lelevazione del calice fino alla comunione dei fedeli, 182; 184; nella liturgia delle ore: agli inni, 216; alle orazioni, 198; 205; per ascoltare il vangelo nella vigilia prolungata, 216; ugualmente per imporre le ceneri, 258; alla preghiera universale nell'azione liturgica della passione del Signore, 320; dopo l'ostensione della croce, 321; al canto del preconio pasquale, 345; all'imposizione delle mani nelle ordinazioni, 555; 531; 502; nell'unzione degli infermi, 653. STOLA In che modo deve portarla il diacono, 67; il sacerdote, 66. Se viene usata al posto della casula o della dalmatica, sempre si deve indossare camice, 65. La stola viene indossata dal vescovo che presiede senza celebrare leucaristia, 176; per le celebrazioni della parola di Dio, 225; per comunicarsi, 327; dal presbitero che non celebra ma proclama il vangelo e presta servizio all'altare, 172; dai presbiteri e dai diaconi per la comunione, 315, c; dai presbiteri che non concelebrano, che impongono le mani a chi deve essere ordinato presbitero, 520, b. Viene imposta al diacono nell'ordinazione, 557. Viene disposta in altro modo al presbitero nell'ordinazione, 534. STRUMENTO Strumento musicale: uso degli strumenti musicali, 41; in tempo di avvento, 236; in quaresima, 252; dalla messa in Cena Domini fino alla veglia pasquale, 300; nella commemorazione di tutti i fedeli defunti, 397; nelle esequie, 824. Cf. Organo.

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Strumento tecnico di amplificazione: deve essere preparato in alcune celebrazioni allesterno, 846. Strumento pratico: deve essere preparato per laccensione del cero dal nuovo fuoco, 336, a; per prendere i carboni dal nuovo fuoco e metterli nel turibolo, 336, a. SUPERIORA RELIGIOSA Nella consacrazione delle vergini e nella professione delle religiose: lodevolmente partecipa alla processione introitale, 724; 774; ha il posto in presbiterio, 823, c; 773, d; riceve i voti, 732; 770; 781; con parole adatte o con un segno di pace pu significare a chi ha emesso la professione l'aggregazione all'istituto, 737; 785. SUPERIORE RELIGIOSO Il superiore religioso maggiore pu conferire i ministeri ai suoi sudditi, 792. Se sacerdote: nella professione perpetua dei religiosi convenientemente concelebra, 749; se non sacerdote: ha la sede in presbiterio, 752, d; accompagna coloro che devono emettere la professione nella processione introitale, 753; pu ricevere la comunione sotto le due specie, 766. Il superiore religioso manifesta con adatte parole o con il segno di pace la perpetua aggregazione dei religiosi nella professione perpetua, 764. Cf. Superiora. SUPPELLETTILE La suppellettile sacra viene conservata in sacrestia, 53. Quella tradizionale deve essere conservata in ottima condizione, ma bisogna nuovamente prevederne la fabbricazione e farne scelta adatta, 37. SUPPLICA PUBBLICA Deve essere celebrata quando stata recata una grave offesa alla chiesa, 1070; premettendovi adeguata preparazione dei fedeli, 1071; perch deve essere congiunta alla celebrazione eucaristica, 1075. Sotto la presidenza di chi deve essere celebrata, 1072; chi vi pu concelebrare, 1076; in quali giorni non pu essere celebrata, 1073. Formulari e letture da usarsi, 1077; 1088. Riti da compiere, 1078-1091. Rito penitenziale congiunto alla celebrazione della parola di Dio, 1092.

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TABERNACOLO Dove deve essere collocato nella chiesa cattedrale, 49. Deve restare vuoto se si trova sull'altare sul quale il vescovo deve celebrare, 49. Pu essere aperto dal nuovo parroco durante il suo ingresso, 1194. Cf. Cassa. TEMPORA, QUATTRO Che cosa sono, 381. Da chi deve esserne regolata la celebrazione, 382; 383. In che modo possono essere celebrate, 382; con quali formulari di messa, 384. TERZA Secondo quale rito deve essere celebrata quando presiede il vescovo, 218. TESTIMONI Nella celebrazione del matrimonio possono ricevere la comunione sotto le due specie, 612. Nella professione religiosa, che cosa devono fare, 732; 760; 781. TITOLO DELLA CHIESA Quale pu essere, 865. Sia soltanto uno, 865. richiesto per le chiese che non vengono dedicate ma benedette, 955. TORCE Devono essere portate attorno al ss. Sacramento durante la processione: dopo la messa in Cena Domini, 307; della solennit del corpo e sangue di Cristo, 388, b; 391. Cf. Candela; Candelabri. TOVAGLIA Quando deve essere posta sopra l'altare: nell'azione liturgica della passione del Signore, 324; quando deve essere tolta, 310; 331; deve essere tolta in caso di profanazione della chiesa, 1071; deve esservi riposta, 1090.

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Tovaglia usuale e particolare per la dedicazione della chiesa e dell'altare, 873, b; 929, f; per la benedizione, 958, d; quando deve essere posta sopra l'altare, 906; 969; 978; 981. TRADIZIONE LITURGICA Quando legittima, deve essere conservata, 34; 37; 38; 49. Cf. Consuetudine. TRIDUO PASQUALE il vertice dell'anno liturgico, 295. Celebrazioni da farsi sotto la presidenza del vescovo, 296, Durante il triduo pasquale alcuni riti non possono essere celebrati: dedicazione della chiesa, 868; e dell'altare, 924; benedizione della chiesa, 956; benedizione dell'altare, eccettuata la messa in Cena Domini, 976; benedizione di un nuovo fonte, eccettuata la veglia pasquale, 998; benedizione di una nuova croce, 1012; benedizione di una campana, 1024; incoronazione di un'immagine della beata vergine Maria, 1037; benedizione del cimitero, 1055; rito di riparazione per una chiesa profanata, 1073. Cf. Cena Domini; Venerd santo; Sabato santo; Veglia pasquale. TRINIT SS., SOLENNIT Viene celebrata in domenica, 228. Pu essere titolo di una chiesa, 865. TURIBOLO E NAVICELLA DELL'INCENSO Viene recato dall'accolito, 28; cf Turiferario. Alla navicella presta servizio il diacono, 90. Nella processione con il ss. Sacramento si usano due o pi turiboli, 388; 391; nella dedicazione della chiesa, 873, b. TURIFERARIO Porta il turibolo, 128; all'inizio della veglia pasquale senza carboni, 338; carboni accesi che mette nel turibolo dope la benedizione del fuoco, 340; durante la messa, per incensare, se necessario, pone nel turibolo nuovamente l'incenso, 131. Il turiferario sta davanti nella processione introitale della messa, 128; nella processione per la proclamazione del vangelo, 74; 140; nelle processioni esequiali, 828; e nelle altre processioni, a meno che non venga recato il ss. Sacramento, 1099; 307; 391. 364

CERIMONIALE DEI VESCOVI

UFFICIO DELLE LETTURE Quando conviene che il vescovo celebri lufficio delle letture nella chiesa cattedrale, 189; 217; con quale abito, 214; in che modo deve essere celebrato, 214-216. UNZIONE Unzione del capo: nel battesimo dei bambini, 444; nell'ordinazione del vescovo, 506. Unzione della fronte, nella confermazione, 467; nell'unzione degli infermi, 655. Unzione delle mani nell'ordinazione del presbitero, 535; nell'unzione degli infermi, 655. Unzione del petto, nel battesimo dei bambini, 439. Unzione dell'altare, 903; 946. Unzione delle pareti della chiesa, da chi e in che modo deve essere fatta, 902. UNZIONE DEGLI INFERMI, SACRAMENTO Senso e ministero, 644; letizia pasquale nella celebrazione, 646. Celebrazione per pi infermi, sotto la presidenza del vescovo, 645; preparata in maniera opportuna, 646; per la quale occorre una partecipazione piena, 646. Celebrazione durante la messa: formulari e letture da usarsi, 648; cose da preparare, 649; canti da eseguirsi, 646; 656; accoglienza degli infermi, 650; omelia, 651; modalit di celebrazione, 652; preghiera litanica, 653; 658; imposizione delle mani, 653; benedizione dell'olio, 654; o ringraziamento, 654; distribuzione dei vasetti e sacra unzione, 655; lavanda delle mani, 657; orazione conclusiva, 658; restanti riti della messa, 659; benedizione finale, 660. Celebrazione al di fuori della messa: vesti da usare, 661; accoglienza degli infermi, 662; saluto, 663; liturgia della parola, 664; rito della sacra unzione, 665; preghiera del Signore, 665; benedizione e congedo, 666.

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Nel ricevere l'unzione degli infermi il vescovo deve dare l'esempio, 1157. USI POPOLARI Il vescovo deve avere cura degli usi popolari, 233. Cf. Consuetudine. VANGELO Per mezzo del vangelo il vescovo raduna nello Spirito santo la Chiesa particolare, 1. Nella predicazione il vescovo annuncia il vangelo, 6; 15. Per ascoltare il vangelo il vescovo usa il pastorale, 59; 141; non usa invece la mitra, 60; 216; 273. Il vangelo viene proclamato dal diacono, 24; 74; 122; 215; e, nel caso manchi il diacono, dal presbitero, 74; 172-173; ma non dai lettori, 31. Mentre viene proclamato il vangelo tutti stanno in piedi, 74; 140. Cf. Canto al vangelo, Libro dei vangeli. VASI DELL'OLIO DEGLI INFERMI Nell'unzione degli infermi, 649; 655. VASO CON ACQUA Per la liturgia battesimale: qualit, 995; nella veglia pasquale, 336, c; deve essere portato con riverenza al fonte dal diacono e dagli accoliti dopo l'aspersione, 369. Per la benedizione dell'acqua, cf. Acqua benedetta. VASSOIO CON IL PANE Nell'istituzione degli accoliti, 816. VEGLIA PASQUALE Senso della celebrazione, 332; in che tempo deve essere celebrata, 333; cose da preparare, 336; 999; colore dei paramenti, 337; benedizione del fuoco, 338-340; accensione del cero, 340-341; processione: ordinamento; cose da fare, uso dell'incenso: 88; 342; 344345; preconio pasquale, 344-345; liturgia della parola, 346-354; 366

CERIMONIALE DEI VESCOVI

accensione dei ceri dell'altare e ornamenti dell'altare, 48; 349; inno del Gloria e suono delle campane, 349; uso dell'organo, 41; canto dell'Alleluia, 352; liturgia battesimale, 52; 296; 355-367; 404; 997; rinnovazione delle promesse battesimali, 368; aspersione, 113; 369; liturgia eucaristica, 370. Cf. Triduo pasquale. VELO, VELI Per la consacrazione delle vergini, 723; 734. VELO OMERALE Per recare processionalmente l'eucaristia: nella messa in Cena Domini, 299, a; 306; nell'azione liturgica della passione del Signore, rosso o bianco, 315, d; 325; in altre circostanze, 388; 873, b; 911. Per l'esposizione del ss. Sacramento e la benedizione, 1104, a; 11141115. VENERAZIONE Dell'altare, cf. Altare. Della croce, cf. Croce. Delle reliquie dei santi, 921. VENERD NELLA PASSIONE DEL SIGNORE Significato della celebrazione, 312. Ufficio delle letture, 189; 217; 296; lodi mattutine, 189; 296. Azione liturgica, 296; in che ora deve essere tenuta, 313; cose da preparare, 314-415; 324; 327. Riti introduttori, 316-317; liturgia della parola, 318-320; ostensione e adorazione della croce, 321-323; 69; comunione, 324-329; rito di conclusione, 330-331. Gesti e atteggiamenti del corpo da parte dei fedeli, 316; 319; 320; 321322. Croce che deve essere unica, 323; 324; velazione della croce, 321; 310. Il vescovo pu presiedere soltanto i riti di comunione, 327; tuttavia si comunica sempre dopo il celebrante, 327. In questo giorno non si pu fare la benedizione dell'altare, 976; n di un nuovo fonte battesimale, 998.

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VERBALE, VERBALI Nei verbali deve essere registrata la presentazione e la lettura della lettera apostolica nell'ordinazione del vescovo, 573; deve essere registrata la comunicazione della lettera apostolica, 1143. Quanti verbali e in che modo debbano essere redatti: nella dedicazione della chiesa, 877; dell'altare, 932; nella benedizione della chiesa, 955; del cimitero, 1056. VERGINE CHE DEVE FARE LA CONSACRAZIONE Suo significato nella Chiesa, 715. Quale donna pu essere ammessa alla consacrazione, 716. Prende posto in presbiterio, 723; viene chiamata e interrogata dal vescovo, 727; 729; si prostra, se vi l'usanza, 730; pone la formula di professione sull'altare e l la firma, 732; resta in ginocchio mentre il vescovo proclama la preghiera di consacrazione, 733; dal vescovo riceve le insegne, 734-735; riceve il segno di pace, secondo quanto prescritto, 737; 747; pu ricevere la comunione sotto le due specie, 739. Cf. Consacrazione delle vergini. VERSETTO Il versetto dopo la lettura breve a terza, sesta e nona intonato dai cantori, 218. VERSO IL POPOLO L'altare della chiesa cattedrale deve essere tale che in esso le celebrazioni possano essere compiute verso il popolo, 48. Verso il popolo devono essere fatti: i saluti, 132; le monizioni, 25; 151; 161; le orazioni sul popolo, 330; 169; l'ultimo saluto nelle esequie, 833; la proclamazione del vangelo, 74. VESCOVO insignito della pienezza del sacramento dell'ordine, 5; 18; 478; ministro di Cristo e dispensatore dei misteri di Dio, 8; 404; 1182; segno della presenza del Signore in mezzo al popolo di Dio, 24; 55; rappresenta Cristo, 187; vicario e ambasciatore di Cristo, 5; 478. Elezione, cf. Elezione; Eletto. Ordinazione, cf. Ordinazione. Usa: la croce pettorale, 487; l'anello, 58; il pastorale, 59; 174; la mitra, 60; la dalmatica, 487; 56; un abito corale particolare, 63; 1199-1202; altre vesti al di fuori delle celebrazioni liturgiche, 1203-1204.

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CERIMONIALE DEI VESCOVI

In che modo e quando il vescovo viene salutato, 76; 77; 78; modo di fare l'inchino davanti al vescovo, 68; modo di incensare il vescovo, 92; 96; modo di accompagnarlo alla chiesa e di riceverlo alla porta, 79. Modo di tenere le mani, 104-109. Insieme ad altri vescovi ordina l'eletto all'episcopato, 484. Nella preghiera eucaristica, a suo luogo, fa il ricordo di se stesso, 155; 173. Cf. Ausiliare; Coadiutore; Vescovo diocesano, Metropolita. VESCOVO DIOCESANO Elezione, cf. Elezione. Che cosa debba fare il vescovo eletto diocesano, 1130-1131. Ordinazione, cf Ordinazione. Presa di possesso canonica della diocesi, cf Presa di possesso. Ingresso nella sua chiesa cattedrale, cf. Ingresso. Imposizione del pallio, cf. Pallio. Il vescovo diocesano: il gran sacerdote del suo gregge, 8; 55; 119; 171; 187; 1177; il distributore della grazia, 9; rende legittime e regge le assemblee della sua Chiesa particolare, 1; 3; 5; 10; 478; fondamento e segno di comunione nella propria Chiesa, 5-10; 668; moderatore, promotore e custode della vita liturgica, 9; 1182; 404. Il vescovo diocesano: adempie il proprio ufficio nelle celebrazioni liturgiche, 11; 18; 119; il primo nella preghiera fra le membra della sua Chiesa, 187; promuove la partecipazione attiva dei fedeli nella liturgia, 7; cura la celebrazione della domenica, 229; 379; e delle altre feste, 230; 232; 380; cura l'osservanza dei sacri tempi dell'anno liturgico, 232; 249251; 260-262; delle rogazioni e delle quattro tempora, 383; conviene che il vescovo diocesano presieda le celebrazioni: della veglia nella notte della nativit, 238; dell'epifania, 240; del mercoled delle ceneri, 254; delle riunioni quaresimali, 260; della messa crismale, 274; del triduo pasquale, 296; soprattutto della veglia pasquale, 334; 404; 406; della domenica di pentecoste, 376; della solennit del ss. Corpo e Sangue di Cristo, 386; della commemorazione di tutti i fedeli defunti, 398. Il vescovo diocesano promuove la celebrazione comune della liturgia delle ore, 190; e la retta celebrazione delle benedizioni, 1116; e delle celebrazioni della parola di Dio, 226. Il vescovo diocesano santifica i fedeli, 3; 7; 8; 10; 11; 55; ordinando le celebrazioni dei sacramenti, 7; dell'iniziazione cristiana, 404; 250; 406; 408-419; 420-424; 355; 455; del sacramento dell'ordine, 7; 555; 531; 484; regolando la disciplina penitenziale, 7; e la celebrazione eucaristica, 7.

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Il vescovo diocesano predica il vangelo, 6; 15; insegna ai fedeli come maestro di verit, 5; 6; 10; 11; 15; 17; 42; 1116; 1177; per questo ha la cattedra nella chiesa cattedrale, 42; per rivolgere la sua parola al popolo, 17; 51; pu concedere che sulla sua cattedra sieda un altro, 47. Il vescovo diocesano regge la propria Chiesa ed aiutato dai presbiteri e dai diaconi, 404; i quali dipendono da lui, 9; 20; 24; ugualmente padre e pastore dei religiosi, 668; 720; 748; e delle sacre vergini, 742. Il vescovo diocesano visita i fedeli nelle proprie parrocchie, 1177; introduce i nuovi parroci, 1186; ha cura degli usi popolari e dei pii esercizi, 233. Il vescovo diocesano imparte durante l'anno la benedizione apostolica, 1122. Il vescovo diocesano personalmente e per mezzo di un delegato compie la dedicazione delle nuove chiese edificate nel suo territorio, 867. II vescovo diocesano usa il pastorale nel suo territorio e consente che altri vescovi ne usino, 59. Anniversario dell'ordinazione, 1167. Trasferimento ad unaltra sede, 1156. Accettazione delle dimissioni, 1156. Caso di infermit e di grave malattia, 1158-1159. Preghiere da recitarsi quando il vescovo spirato, 1160. Modo di comporre il corpo del defunto e celebrazioni prima delle esequie, 1160. Esequie, 1161-1164; cf. Esequie. Sepolcro, 1164. Preghiere e celebrazioni da farsi in diocesi in occasione della morte del vescovo, 1165; anniversario della morte, 1168. VESPRI Si raccomanda che il vescovo ne presieda la celebrazione, 187; soprattutto nelle maggiori solennit, 188; nel giorno di pasqua, 296; 371; nel giorno di pentecoste, 376. Secondo quale rito devono essere celebrati quando presiede il vescovo, 191-208; 209-210; quando presiede un altro e il vescovo vi partecipa, 211. Nella celebrazione solenne, il vescovo, all'inizio e alla fine, venera laltare con il bacio, 73; mentre si canta il cantico evangelico compie lincensazione, 89. I vespri possono essere celebrati davanti al ss. Sacramento esposto per un tempo prolungato, 1111. 370

CERIMONIALE DEI VESCOVI

Con la celebrazione dei vespri pu essere congiunta l'incoronazione di unimmagine della beata vergine Maria, 1044-1049. Cf. Ora canonica. VESTE CANDIDA Nella liturgia battesimale: nella veglia pasquale, 365; al di fuori, 427; 430; per i bambini, 432; 444. VESTE LEGITTIMAMENTE APPROVATA indossata dagli accoliti, dai lettori, dai restanti ministri, al posto del camice o della cotta, sopra la veste talare, 65. VESTE SACRA Quella comune a qualsiasi ministro di qualsiasi grado e il camice, 65. Deve essere indossata: dai ministri, 50; dal vescovo, 56; 79-80; dai diaconi, 67; dagli assistenti, 126; 192; dai concelebranti e dagli altri diaconi, 126; dai restanti presbiteri, 66; 22. VESTE TALARE Deve essere sempre indossata quando si usa la cotta, 65. VESTI Vesti dei canonici, 1210. Vesti dei cardinali, 1205. Vesti del vescovo, corali, 1199-1202; al di fuori delle celebrazioni liturgiche, nelle circostanze solenni, 1203; vesti di uso quotidiano, 1204. Vesti dei prelati, 1206-1209. VIA CRUCIS Le stazioni della Via crucis che si trovano in chiesa in occasione della dedicazione o della benedizione, non hanno bisogno di una particolare benedizione o rito di inaugurazione, 864; 954. VIATICO Il vescovo deve chiedere e ricevere il viatico, 1158. VICARIO Vicario generale, episcopale, di zona pastorale, nella celebrazione della confermazione, 436. 371

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VIGILIA PROLUNGATA In che modo deve essere celebrata quando la presiede il vescovo, 215216. Vesti da usarsi, 216; 192; nella notte di natale, 238. Nella dedicazione della chiesa, presso le reliquie, 870. Presso il feretro del vescovo, o nella chiesa cattedrale prima delle esequie, 1160. VIGILIE Nelle vigilie delle feste pi solenni si tiene la celebrazione della parola di Dio, 223. VINO E ACQUA Devono essere preparati per la messa, 125, b. Devono essere portati nella presentazione dei doni, 145. VISITA PASTORALE Che cosa , 1177. In quali giorni e in che modo deve essere fatta, 1178. Accoglienza del vescovo, 1179; preghiera del parroco per il vescovo, 1180; saluto del popolo, preghiera e benedizione, 1180. Cose da farsi se segue immediatamente la messa, 1181. Nella visita pastorale il vescovo celebra: i sacramenti dell'iniziazione, 404; il sacramento della confermazione, 1182; della penitenza, 621; gli altri sacramenti nella visita agli infermi, 1182. VOTO, VOTI Davanti a chi devono essere emessi, 749; 760; 770; 781. Cf. Professione religiosa. ZUCCHETTO Deve essere usato quando prescritto l'abito corale, 63. Deve essere preparato per la messa, 125. Dopo l'orazione sulle offerte viene preso dal diacono e consegnato al ministro, 153; 173. Viene ripreso dopo la comunione, 166. Viene deposto per l'adorazione della croce al venerd santo, 322.

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INDICE DEI TESTI LITURGICI A gloria di Dio onnipotente: formula dell'imposizione del pallio, 1154. A te innalzo l'anima mia: antifona che si pu cantare mentre vengono consegnate le insegne alle vergini neo-consacrate, 734. Accipe, Pater: parole dette dalle vergini che emettono il proposito di verginit, 746. Accogli con bont, o Signore, le nostre preghiere: preghiera conclusiva della supplica litanica nella dedicazione della chiesa, 899; e dell'altare, 943. Accogli, Signore, le invocazioni del tuo popolo: preghiera conclusiva delle litanie nella professione perpetua, 759; 780, Accoglimi, Signore: antifona che pu essere cantata dalle monache vergini che devono essere consacrate e dagli altri religiosi dopo la professione religiosa, 732; 761; 782. Adoriamo la tua croce, Signore: antifona che pu essere cantata mentre la croce viene adorata, 322; e incensata, 1020. Adsumus: preghiera che si deve dire, dopo il congedo del popolo, all'inizio di un concilio o di un sinodo, 1173. Agnello di Dio: deve essere cantato nella messa per accompagnare la frazione del pane, 162. Alla tua destra assisa la Regina: antifona che pu essere cantata all'ingresso della celebrazione della parola per l'incoronazione di un'immagine della beata vergine Maria, 1050. Alleluia: viene cantato soprattutto nel tempo pasquale, 371. Canto nella messa, 140. Nella liturgia delle ore, 196. Nella veglia pasquale pu essere annunciato al vescovo dal diacono o dal lettore, 352. Viene solennemente intonato e ripetuto, 352. Dalla veglia pasquale e per tutta l'ottava di pasqua si aggiunge un duplice Alleluia alla formula di congedo, 370; 373. Alzatevi: quando deve essere detto dal diacono, cf. Litanie dei santi. Alzer, il calice della salvezza: antifona che pu essere cantata prima della benedizione del calice e della patena, 990; antifona che pu essere cantata mentre vengono presentati i doni nella messa in cui vengono benedetti il calice e la patena, 992. Andate in pace: formula di congedo, nelle celebrazioni della parola di Dio, 226; dei sacramenti senza la messa, 477; 594; 620; 666; dei sacramentali, 807; 863; 1009; 1022; 1031; 1049; 1067. Andiamo con gioia: antifona che pu essere cantata durante l'ingresso nella chiesa da dedicare, 882; 888; 890. Andiamo in pace incontro al Signore: acclamazione del diacono per la processione nella festa della presentazione del Signore, 246. Andiamo in pace: acclamazione del diacono per la processione, 261; 852; 1017; 1060; 1081; 1171. Ascolta, o Dio, la nostra comune preghiera: preghiera di conclusione delle litanie nell'ordinazione dei diaconi, 554. Ascolta, o Dio: preghiera conclusiva delle litanie nella consacrazione delle vergini, 731.

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Ascolta, o Padre, la nostra preghiera: preghiera conclusiva delle litanie nell'ordinazione dei presbiteri, 530. Ascolta, o Padre, la nostra preghiera: preghiera conclusiva delle litanie nell'ordinazione del vescovo, 501. Ascolta, Padre santo: preghiera per l'ammissione dei candidati al diacono e presbiterato, 593. Ascoltate: monizione prima della consegna della preghiera del Signore, 422. Attingerete acqua: antifona che pu essere cantata durante la processione per la benedizione di un nuovo fonte, 1001. Ave, regina dei cieli: antifona che pu essere cantata alla fine della messa in cui stata incoronata un'immagine della beata vergine Maria, 1043. Avr la tua pace: antifona che pu essere cantata durante la processione per la benedizione del cimitero, 1060. Avvicinatevi, padrini: parole che si dicono per chiamare i padrini per accendere i ceri dei neofiti, 365. Beato chi abita la tua casa: antifona che pu essere cantata mentre vengono consegnate ai religiosi neo-professi le insegne, 763. Benedetto il Signore: all'inizio tutti si fanno il segno della croce e stando in piedi cantano il cantico, 75. Benedetto sei tu, Dio grande e misericordioso: preghiera di benedizione dell'altare, 967; 980. Benedetto sei tu, o Dio, Padre onnipotente: preghiera di rendimento di grazie sull'olio degli infermi, 654. Benedetto sei tu, Signore: preghiera di rendimento di grazie e invocazione nel rito di incoronazione di un'immagine della beata vergine Maria, 1041; 1047. Benediciamo il Signore: acclamazione alla fine di terza, sesta e nona, 218. Benedicimi, Padre: viene detto sottovoce dal diacono e dal presbitero che devono proclamare il vangelo, profondamente inchinati, davanti al vescovo, 140. Cancella, Signore, il mio peccato: antifona che pu essere cantata mentre vengono imposte le ceneri, 258. Cantate al Signore: antifona che pu essere cantata mentre la campana viene aspersa ed incensata, 1030. Carissimi, accompagniamo con la nostra unanime preghiera: monizione che il vescovo deve fare dopo le litanie se sono state cantate in processione, o prima delle litanie se non c' stata la processione nella liturgia battesimale nella veglia pasquale, 358; 359. Carissimi, giunto il momento: invito alla preghiera prima della benedizione del nuovo fonte, 1006. Carissimi: ascoltate la parola della fede: monizione prima della consegna del simbolo, 423. Come virgulti d'olivo: antifona che pu essere cantata nella benedizione dell'altare, 967; 979. Con l'aiuto di Dio: parole che il vescovo deve dire dopo la presentazione di coloro che devono essere ordinati diaconi, 549; e presbiteri, 525.

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Concedi, Dio onnipotente e misericordioso: preghiera introduttoria per la celebrazione della confermazione al di fuori della messa, 474. Concedi, Signore, a questi tuoi figli: preghiera nell'ammissione dei candidati al diaconato e al presbiterato, 488. Confesso a Dio onnipotente: formula della confessione generale, 628; 636. Convertitevi e credete al vangelo: formula che pu essere detta mentre si impongono le ceneri, 257. Cristo la luce per illuminare le genti: antifona che deve essere premessa al cantico Ora lascia, o Signore nella processione nella festa della presentazione del Signore, 246. Cristo, luce del mondo: viene cantato dal diacono nella processione con il cero pasquale, 343; viene detto dal vescovo nella dedicazione della chiesa, 907; e dell'altare, 949. Dal vangelo secondo: viene detto dal diacono, 74, 141. Dalle mani dell'angelo: antifona che pu essere cantata mentre si fa l'incensazione dell'altare e delle pareti della chiesa, 905; 947. Dio che ti ha fatto partecipe del sommo sacerdozio di Cristo: parole che si devono dire mentre il capo del vescovo appena ordinato viene unto con il crisma, 506. Dia onnipotente abbia misericordia di noi: formula conclusiva dell'atto penitenziale, 132. Dio onnipotente e misericordioso: preghiera di conclusione del sacramento della penitenza celebrato in forma pi solenne, 631; e della celebrazione penitenziale, 643. Dio onnipotente, Padre del Signore nostro Ges Cristo: preghiera del vescovo mentre impone le mani su chi deve ricevere il sacramento della confermazione, 464. Dio onnipotente: parole che si dicono mentre si fa l'unzione dopo il battesimo dei bambini, 365. Dio, che ha iniziato in voi: parole con le quali il vescovo pu confermare la volont di coloro che stanno per mettere la professione, 757; 778. Dio, creatore delluniverso: preghiera di benedizione del fonte battesimale, 997; 1006. Dio, il tuo Dio: antifona che si canta mentre si fa lunzione dell'altare al di fuori del tempo pasquale, 946. Dio, Padre di misericordia: formula sacramentale nel rito di riconciliazione di pi penitenti con confessione e assoluzione generale, 638. Dio, Padre di misericordia: preghiera dopo laspersione nella dedicazione della chiesa, 894; 939; nella benedizione di una chiesa, 964. Dov carit e amore: si canta durante la processione con i doni nella messa in Cena Domini, 303. E la mia bocca proclamer la tua lode: risposta al versetto: Signore, apri le mie labbra, 213. E ora supplichiamo Dio Padre: invito del vescovo prima della preghiera di benedizione dei lettori, 800.

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E ora, preghiamo umilmente Dio nostro Padre: invito del vescovo prima della preghiera di benedizione degli accoliti, 815. E per opera dello Spirito santo: a queste parole nella recita del simbolo tutti si inchinano e, nell'annunciazione del Signore e nel natale, genuflettono, 143. E su voi tutti: inizio della formula di benedizione del popolo, 613; 740; 777; 788. Ecco il legno della croce: invito all'adorazione della croce; lo deve iniziare il vescovo e prosegue il diacono o la schola, 321, a; oppure lo deve cantare il diacono, 321, b. Ecco l'acqua: antifona che si canta durante laspersione nella veglia pasquale, 369; nella dedicazione della chiesa e dell'altare al di fuori della quaresima, 893; 938; nella benedizione della chiesa, 964. Ecco lAgnello di Dio: come deve essere detto prima della comunione, 163; 619. Ecco lolio degli infermi: acclamazione del diacono che porta l'ampolla, 284. Ecco lolio dei catecumeni: acclamazione del diacono che porta l'ampolla, 284. Ecco lolio per il santo crisma: acclamazione del diacono che porta l'ampolla, 284. Ecco la dimora di Dio con gli uomini: antifona che pu essere cantata mentre vengono unte con il crisma le pareti della chiesa, 903. Ecco la santa dimora di Dio: antifona all'ingresso della chiesa che deve essere dedicata, 890. Ecco, Signore, noi siamo pronte a seguirti: antifona che devono cantare le vergini consacrande mentre entrano in presbiterio, 727. Eccomi: risposta dei chiamati, 591; 548; 524; 755; 776; 798; 813. Egli ha fatto cielo e terra: parole del dialogo prima della benedizione del vescovo, 1121. Esulteranno nel Signore: antifona che pu essere cantata mentre si fa laspersione dell'area cimiteriale, 1064. Exaudi nos: antifona che pu essere cantata al raduno prima della messa all'inizio di un concilio o di un sinodo, 1171. Figli carissimi, supplichiamo Dio Padre onnipotente: invito alla preghiera prima delle litanie nella dedicazione della chiesa, 899. Figlia carissima, vuoi mantenerti fedele al tuo santo proposito: domanda del vescovo nella benedizione dell'abbadessa, 705. Figlio carissimo, davanti al popolo affidato alle tue cure: domande nel rito di ingresso di un nuovo parroco, 1193. Fratelli carissimi, dopo il solenne inizio della veglia: monizione introduttoria alla liturgia della parola nella veglia pasquale, 346. Fratelli carissimi, eleviamo le nostre preghiere: monizione di invito alle litanie nella dedicazione dell'altare, 943. Fratelli carissimi, imploriamo la benedizione di Dio Padre: monizione prima della benedizione degli sposi, 611. Fratelli carissimi, preghiamo Dio Padre onnipotente: invito al canto delle litanie nella professione perpetua dei religiosi, 758.

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Fratelli carissimi, prima di dedicare con rito solenne: invito alla preghiera prima della benedizione dell'acqua per la dedicazione della chiesa, 892. Fratelli carissimi, qui raccolti in gioiosa assemblea: monizione prima della benedizione dell'acqua, 963. Fratelli carissimi, rivolgiamo umilmente la nostra preghiera: invito al canto delle litanie nella professione perpetua dei religiosi, 779. Fratelli carissimi, siamo qui riuniti nella gioia: monizione prima della benedizione dell'acqua nella dedicazione dell'altare, 937. Fratelli carissimi, supplichiamo il Signore: invito alla preghiera nell'ammissione dei candidati al diaconato e al presbiterato, 593. Fratelli carissimi: invito del vescovo, prima dell'imposizione delle mani nella confermazione, 464; prima delle litanie nelle ordinazioni, 553; 529; 574; 500. Fratelli e sorelle, la piet cristiana ci ha riuniti: monizione introduttoria alla benedizione del cimitero, 1059. Fratelli e sorelle, siamo qui riuniti per una celebrazione piena di gioia: monizione iniziale della benedizione di un nuovo fonte battesimale, 1002. Fratelli, in questa santissima notte: monizione prima della benedizione del fuoco, 339. Gerusalemme, citt di Dio: antifona che pu essere cantata in tempo di quaresima mentre si fa l'illuminazione festiva della chiesa, 907. Gloria a Dio nell'alto dei cieli: Nella messa stazionale: quando deve essere cantato, chi deve intonarlo, mentre tutti stanno in piedi, 133; 135. Nella notte di natale, alla fine della veglia, se non si lascia alcun intervallo fra la veglia e la messa, si canta il Gloria al posto del Te Deum, 238. Nella messa in Cena Domini, si canta il Gloria e insieme si suonano le campane, 300. Nella veglia pasquale, quando deve essere cantato e insieme vanno suonate le campane, 349; fino al canto del Gloria si limita il suono dell'organo e degli strumenti, 41. Gloria a te, o Padre: preghiera di benedizione di una campana, 1030. Gloria al Padre: si canta dopo il versetto iniziale dell'ora canonica, 196. Glorifica il Signore Gerusalemme: antifona che pu essere cantata durante la processione per l'inaugurazione della cappella del ss. Sacramento, 911. Gloriosa regina del mondo: antifona che pu essere cantata mentre il vescovo incensa l'immagine della beata vergine Maria appena incoronata, 1042. I corpi dei santi dormono nella pace: antifona che pu essere cantata mentre le reliquie vengono deposte sotto l'altare, 900; 944. Il corpo e il sangue di Cristo, uniti in questo calice: viene detto in segreto mentre un frammento di particola viene messo nel calice, 162. Il Cristo ieri e oggi: parole che si possono dire nella preparazione del cero pasquale, 341. Il mio sposo Cristo: antifona che pu essere cantata dopo le consegne nella consacrazione delle vergini, 736; e nella professione perpetua delle religiose, 784. Il nostro aiuto nel nome del Signore: parole del dialogo prima della benedi-

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zione del vescovo, 1121. Il nostro venerabile Padre: parole dell'annuncio diaconale prima della benedizione apostolica, 1125. Il Signore adempia i tuoi propositi: acclamazione conclusiva delle domande all'abate eletto, 684; e all'abbadessa eletta, 705. Il Signore ci conceda una notte serena: benedizione finale di compieta da parte del vescovo, 219. Il Signore Ges Cristo: parole che il vescovo deve dire mentre unge le mani del presbitero appena ordinato, 535. Il Signore nostro Dio verr con potenza: antifona che pu essere cantata nella festa della presentazione del Signore, 243. Il Signore riceva: risposta al Pregate, fratelli, 152. Il Signore sia con voi: formula di saluto, 154; 169; 206; 447; 471; 516; 613; 632; 660; 692; 740; 767; 788; 1120; 1126. Il Signore sia nel tuo cuore: formula di benedizione per chi deve proclamare il vangelo, 140; altra formula di benedizione per il diacono o il presbitero che canta il preconio, 344. Il Signore vi ha perdonato. Andate in pace: formula di congedo nella celebrazione del sacramento della penitenza in forma pi solenne, 632. Imitiamo, fratelli carissimi: monizione per la processione nella domenica delle palme nella passione del Signore, 270. In alto i nostri cuori: modo di tenere le mani, 154. In te, Signore, la sorgente della vita: antifona che si pu cantare mentre si fa l'illuminazione festiva dell'altare, 950; e nella processione per la benedizione di un nuovo fonte, 1001. Inchinatevi per la benedizione: viene detto dal diacono cos o con parole simili, 169; 206; 1126. Kyrie: talvolta deve o pu essere omesso, 134; 255; 261; 271; 437; 1143; 1155. L'acqua unita al vino: viene detto in segreto dal diacono mentre infonde lacqua nel calice, 147. L'anima mia desidera il tempio del Signore: antifona che pu essere cantata nella processione verso larea in cui deve essere edificata una nuova chiesa, 852. L'anima mia magnifica il Signore: all'inizio tutti si fanno il segno della croce e stando in piedi cantano il cantico, 75; ai vespri, 203; 454; 1148. L'eterno riposo: versetto che pu essere aggiunto alla fine delle esequie, 838. La casa del Signore ben fondata: acclamazione che si pu fare mentre viene collocata la prima pietra nelle fondamenta, 861. La Chiesa accoglie con gioia: parole detta dal vescovo dope le domande a coloro che vengono ammessi agli ordini, 592. La grazia del Signore nostro Ges Cristo, appeso per noi sulla croce: formula di saluto nella benedizione di una nuova croce, 1015. La grazia del Signore nostro Ges Cristo, che donando la vita: formula di saluto nella benedizione del cimitero, 1058. La grazia del Signore nostro Ges Cristo: formula di saluto nella benedizione della campana, 1027.

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La grazia del Signore nostro: formula di saluto, 173; 850; 853; 1002; 1050. La grazia e la pace: formula di saluto, 881; 887; 891; 936; 962. La luce del Cristo che risorge glorioso: parole che possono essere dette all'accensione del cero pasquale, 341. La luce venuta per te: antifona che pu essere cantata mentre si fa l'illuminazione festiva della chiesa al di fuori del tempo di quaresima, 907. La messa finita: andate in pace: formula di congedo, 170; 207; 292; 448; 472; 741; 768; 789; nel tempo pasquale, a questa formula si aggiunge un duplice Alleluia, 370; 373. La nostra comunit in festa: monizione prima della preghiera di benedizione dell'altare, 967; 980. La pace del Signore sia sempre con voi: viene detto rivolti verso il popolo, 161. La pace di Dio, che sorpassa: parole della formula della benedizione ordinaria del vescovo, 1120. La pace sia con te: pu essere detto mentre ci si scambia il segno di pace, 103; formula usata dal vescovo nel manifestare la pace a chi ha ricevuto il sacramento della confermazione, 467; il sacramento dell'ordine, 559; 538. La pace sia con voi: pu essere detto dal vescovo allinizio della messa stazionale, 132; ed anche delle altre messe, 173; 244; 266; 339. La parola del vangelo: parole che devono essere dette in segreto da chi bacia il libro dei vangeli, 141. La pietra scartata dai costruttori: antifona che pu essere cantata mentre si fa l'unzione dell'altare, nel tempo pasquale, 946 Lavami, Signore: deve essere detto in segreto mentre ci si lava le mani, 150. Le tue mura, Gerusalemme: antifona che pu essere cantata durante laspersione dell'area di edificazione di una nuova chiesa, 858. Liberaci, o Signore: viene detto dal solo vescovo a mani allargate, 160. Lodi regi o carolin: possono essere cantate alla fine del concilio o del sinodo, 1175. Mentre il Cristo entrava nella citt santa: responsorio che deve essere cantato alla fine della processione nella domenica delle palme nella passione del Signore, 270. Mettiamoci in ginocchio: deve essere detto dal diacono e quando, cf. Litanie dei santi. Mistero della fede: viene proferito nella messa dal vescovo, 155. Mos dedic un altare: antifona che pu essere cantata mentre vengono portati i doni nella dedicazione dell'altare, 951; e nella benedizione, 969. N. N., siete diventati nuova creatura: parole che devono essere dette dal vescovo alla consegna della veste candida, 365. Ne siamo certi(e) e lo attestiamo: risposta all'interrogazione del vescovo alla presentazione dell'abate eletto, 682; dellabbadessa eletta, 703. Nel misterioso disegno: monizione che pu essere detta alla tumulazione del defunto, 837. Nel nome del Padre: viene detto dal vescovo, all'inizio della messa staziona-

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le, 132; del raduno nella festa della presentazione del Signore, 244; nella domenica delle palme nella passione del Signore, 266; nella veglia pasquale, 339; nella dedicazione della chiesa, 881. Nella fede di Ges Cristo: formula che deve essere detta, secondo l'opportunit, alla posa della prima pietra, 861. Nelle tue mani, Padre clementissimo: preghiera conclusiva dell'ultima raccomandazione del defunto, 834. Nelle tue mani: responsorio per la compieta, 219. Non vi chiamo pi servi: responsorio che pu essere cantato mentre i presbiteri si scambiano il segno di pace nell'ordinazione, 538; 576. Nostra gloria: antifona che si canta nella processione per la benedizione di una nuova croce, 1017. O Dio i cui giorni: orazione conclusiva della preghiera dei fedeli alla fine delle esequie, 838. O Dio, che con la passione: preghiera introduttoria all'azione liturgica della passione del Signore, 317. O Dio, che effondi la tua santit: preghiera di benedizione dell'area su cui deve essere edificata una nuova chiesa, 858. Dio, che hai dato lo Spirito santo agli apostoli: orazione conclusiva della preghiera universale nella celebrazione della confermazione al di fuori della messa, 476. O Dio, che hai infuso nelle acque battesimali: orazione conclusiva della preghiera universale nella benedizione di un nuovo fonte battesimale, 1008. O Dio, che illumini questa santissima notte: orazione colletta della messa nella veglia pasquale, 350. O Dio, che nel sacramento della rinascita: preghiera iniziale nel rito di benedizione del fonte battesimale, 1003. O Dio, che reggi e santifichi la tua Chiesa: preghiera di dedicazione della chiesa, 901. O Dio, con la tua onnipotenza: preghiera di benedizione degli sposi, 611. O Dio, fonte di bont e di luce: preghiera di benedizione dei lettori, 800. O Dio, nostro scudo: antifona che pu essere cantata all'ingresso della messa della dedicazione dell'altare, 935. O Dio, Padre del Signore nostro Ges Cristo: preghiera di consacrazione nell'ordinazione del vescovo, 504. O Dio, Padre di ogni consolazione: preghiera di benedizione dell'olio degli infermi, 285; 654. O Dio, pastore e guida di tutti i credenti: orazione colletta che pu essere detta all'inizio della visita pastorale, 1180. O Dio, pastore eterno: orazione colletta che pu essere detta all'inizio della visita pastorale, 1180. O Dio, per mezzo dei segni sacramentali: preghiera di benedizione dell'acqua battesimale nella veglia pasquale, 360. O Dio, sostegno e difesa del tuo popolo: preghiera di benedizione dell'olio dei catecumeni, 288. O Dio, vieni a salvarmi: mentre si pronunciano queste parole, si fa il segno

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di croce, 196; 214; 218; 219; non si dice all'invitatorio, 213; 214. O figlie carissime, ricevete: parole che si devono dire una volta sola per tutte alla consegna del velo e dell'anello alle vergini neo-consacrate, 734. O Padre che ci hai dato come nostra Madre e Regina: preghiera che pu essere usata: alla conclusione di vespri quando durante la loro celebrazione stata incoronata un'immagine della beata vergine Maria, 1049; all'inizio della celebrazione della parola di Dio nella medesima occasione, 1051. O Padre che hai edificato la santa Chiesa: orazione colletta prima della processione per l'inizio dei lavori di edificazione di una nuova chiesa, 851; 854. O Padre che per mezzo del tuo Figlio: preghiera di benedizione del fuoco nella veglia pasquale, 340. O Padre, che fai di noi tuoi fedeli: orazione colletta nella benedizione di un cimitero, 1059. O Padre, che in questo sacro convito: preghiera dopo la distribuzione della comunione nella celebrazione del matrimonio, 619. O Redemptor: inno che deve essere cantato mentre vengono portati gli oli e i doni nella messa crismale, 283; e alla fine della medesima messa, 293. O Signore, non sono degno: viene detto dal vescovo nella messa, insieme ai concelebranti e al popolo, 163. Obbedienti alla parola del Salvatore, e memori del battesimo: monizione introduttoria alla preghiera del Signore nella benedizione di un nuovo fonte battesimale, 1008. Ora e sempre: parole del dialogo prima della benedizione del vescovo, 1121. Ora lascia: all'inizio tutti si fanno il segno della croce e stando in piedi cantano il cantico, 75; a compieta, 219; deve essere cantato durante la processione nella festa della presentazione del Signore, 246. Osanna: antifona che deve essere cantata prima della benedizione dei rami nella domenica delle palme nella passione del Signore, 265; 272. Pace eterna del Padre: acclamazione che pu essere cantata all'inizio della processione al luogo dove si deve edificare la nuova chiesa, 853. Padre clementissimo, che per mezzo del tuo unico Figlio: preghiera di benedizione degli accoliti, 815. Padre di misericordia: preghiera colletta prima della processione o della liturgia della parola nel rito di benedizione di una nuova croce, 1016; 1017. Padre nostro: nella messa, ai vespri e alle lodi, viene cantato o recitato da tutti, 159; 205. Padre santo, benedici questa prima pietra: preghiera di benedizione della prima pietra, 860. Padre Santo, luce e vita di ogni creatura: preghiera per la benedizione dell'acqua nel rito di dedicazione della chiesa e dell'altare, 892; 937; e nel rito di benedizione, 963. Pange lingua: si canta nella processione dopo la messa in Cena Domini, 307. Parola di Dio / del Signore: deve essere cantato dal lettore o dal diacono dopo le letture nella messa, in modo che tutti acclamino, 137; 139; viene

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INDICI

detto anche dopo la narrazione della passione, 273; 319. Per i meriti e per l'intercessione: formula conclusiva dell'atto penitenziale quando viene impartita la benedizione apostolica, 1123. Per il segno della croce: antifona che pu essere cantata mentre la croce appena benedetta viene incensata, 1020. Per l'intercessione dei santi apostoli: formula conclusiva delle invocazioni nella benedizione apostolica, 1126. Per mezzo delle sue sante piaghe: parole che possono essere dette alla preparazione del cero pasquale, 341. Per questa santa unzione: formula del sacramento dell'unzione degli infermi, 655. Piet di me, o Dio: salmo che pu essere cantato mentre vengono imposte le ceneri, 258. Potete testimoniare che sia stato(a) validamente eletto(a): domanda del vescovo alla presentazione dell'abate, 682; e dell'abbadessa, 703. Pregate, fratelli: deve essere detto quando finita l'incensazione, 149; modo di tenere le mani, 151. Preghiamo con cuore unanime Dio nostro Padre: invito alla preghiera prima delle litanie nella benedizione dell'abbadessa, 706; prima delle litanie nella benedizione dell'abate, 685. Preghiamo con cuore unanime Dio nostro Padre: invito alla preghiera prima della consacrazione del crisma, 290; Preghiamo Dio Padre onnipotente: invito al canto delle litanie nella consacrazione delle vergini, 730. Presso l'altare langelo santo: antifona che pu essere cantata mentre si compie l'incensazione dell'altare e delle pareti della chiesa, 905; 947. Prima di compiere, secondo il rito cristiano: invito alla preghiera nel rito dell'ultima raccomandazione del defunto, 834. Quant' buono: antifona che pu essere cantata mentre viene manifestato ai religiosi neo-professi lamore fraterno, 764. Quanto sono amabili le tue dimore: antifona che pu essere cantata mentre le monache manifestano alle vergini appena consacrate l'amore fraterno, 737; e i confratelli ai religiosi appena professi, 785. Questo il fonte della nuova vita: canto battesimale che pu essere eseguito durante l'incensazione del fonte battesimale appena benedetto, 1007. Qui baptizatis estis: cantico battesimale per accompagnare la processione di ritorno dei neofiti nella veglia pasquale, 366. Regina dei cieli, rallegrati: antifona che pu essere cantata al termine della messa nella quale stata incoronata unimmagine della beata vergine Maria, 1043. Rendiamo grazie al Signore nostro Dio: modo di tenere le mani mentre lo si dice, 154. Reverendissimo Padre, vi annunzio una grande gioia, lalleluia: parole del diacono o del lettore all