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Atanasio

LETTERE A SERAPIONE

lo Spirito Santo

Traduzione, introduzione e note a cura di Enrico Cattaneo S.l.

città

nuova editrice

INTRODUZIONE

I.

Il contesto storico-dottrinale

La riflessione sullo Spirito Santo e la sua azione nel­ la Chiesa non è mai mancata neppure nei prim i tempi del cristianesimo. Basti pensare alla controversia sul ca­ risma profetico nel II secolo, ad autori come Ireneo di Lione, Tertulliano, Clemente e Origene e alla iconogra­ fia

1 Cf. R. Cantalamessa, L'Omelia «In sanctum Pascha» dello Pseu- do-Ippolito di Roma. Ricerche sulla teologia dell'Asia Minore nella seconda metà del II secolo, Milano 1976, pp. 171-185; G. Kretschmar, Le développement de la doctrine du Saint-Esprit du Nouveau Testa- meni à Nicée, in «Verbum Caro», 88 (1968), pp. 5-55; R. Farina - J. Lebreton, Il montanismo, in Storia della Chiesa dalle origini ai no­ stri giorni, voi. II (a cura di J. Lebreton e J. Zeiller), Torino 1972, pp. 72-80; H.J. Jaschke, Der heilige Geist im Bekenntnis der Kirche. Etne Studie zur Pneumatologie des Irenàus von Lyon im Ausgang vom altchrìstlichen Glaubensbekenntnis, Munster 1976; E. Peretto, La Epideixis di Ireneo. Il ruolo dello Spirito Santo nella formulazione delle argomentazioni, in «Augustinianum» 20 (1980), pp. 559-579; C. Granado, La actividad del Espiritu Santo en la Historia de la salva- ción segim San Ireneo, in «Communio», 16 (1982), pp. 27-45; W. Ben- der. Die Lehre iiber den Heiligen Geist bei Tertullian, Miinchen 1961; C. Moreschini, Tradizione e innovazione nella pneumatologia di Ter­ tulliano, in «Augustinianum», 20(1980), pp. 633-644; L.F. Ladaria, El Espiritu en Clemente Alejandri.no, Madrid 1980; M. Simonetti, Note sulla teologia trinitaria di Origene, in «Vetera Christianorum», 8 (1971), pp. 273-308. Per la iconografia, cf. A. Quacquarelli, Lo Spirito Santo e la iconografia del II e III secolo in «Vetera Christianorum», 16 (1979), pp. 173-193.

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Introduzione

Solo però nel IV secolo il problema teologico dello Spirito Santo nell'ambito della Trinità balza in primo piano e diventa oggetto di trattati e dispute dottrinali, fino a richiedere il solenne pronunciamento del Concilio Costantinopolitano I del 3812. È impossibile tuttavia cogliere la portata di questo dibattito se non si tiene conto della crisi che per piti di mezzo secolo sconvolse la Chiesa, soprattutto orientale, con conseguenze teologiche e pratiche incalcolabili \ Tutto iniziò quando Ano, presbitero di Alessandria d'Egitto, ebbe l’avventura di formulare chiaramente ciò

che forse molti già pensavano, e cioè che Cristo, Figlio di Dio, dipendeva in tutto dal Padre e dunque era inferiore

a lui, creato prima di tutte le cose in vista della loro

stessa creazione. Il Concilio di Nicea del 325 condannò Ario e affermò la «consostanzialità» del Figlio con il Padre. Di fatto però questo concilio fu recepito pienamente solo da un'esigua minoranza. Di questa «fede nicena», contrap­ posta alla «bestemmia ariana», il piti autorevole difenso­ re, già nell’opinione dei contemporanei, fu Atanasio, ve­ scovo d'Alessandria (328-373).

Che gli Ariani considerassero lo Spirito Santo alla stessa stregua del Figlio, cioè a un livello intermedio tra

il Dio trascendente e il mondo, non era che una conse­

guenza della loro impostazione teologica. Al centro del dibattito rimase tuttavia a lungo unicamente il Logos

divino. A far entrare la questione dello Spirito Santo nell’in-

Per una visione d’insieme, cf. la sintesi di F. Bolgiani, La théolo- gie de l’Esprit Saint. De la fin du Ier siècle au Concile de Constantino- ple (381), in «Les Quatre Fleuves», 9 (1979), pp. 33-72. Vedere inol­ tre: Credo in Spiritum Sanctum. Atti del Congresso Teologico Inter­ nazionale di Pneumatologia, Roma 22-26 marzo 1982, voi. I, Città del Vaticano 1983. Cf. M. Simonetti, La crisi ariana nel IV secolo, Roma 1975.

Introduzione

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sieme della controversia ariana fu proprio Atanasio, ver­ so i1360,'con appunto le Lettere a Serapione. Egli venne sollecitato indirettamente, come vedremo, da un gruppo di persone che intendevano prendere le distanze dall'aria- nesimo, pur affermando la creaturalità dello Spirito San­ to. Questo intervento è considerato da tutti come decisi­

vo per l'evoluzione del dogma trinitario4. * Nel ventennio che segue l’apparizione delle Lettere a Serapione, i trattati o scritti sullo Spirito Santo si molti­

plicano. Intorno

entra senza m ezzi termini nel dibattito affermando ftnfe-~ riorità dello Spirito anche rispetto al Figlio \ A lui ri­ sponde Basilio Di Cesarea con il Contro Eunomio *. Lo stesso Basilio, nel 374-375, comporrà contro Eustazio di Sebaste il celebre trattato su Lo Spirito Santo 7. Anche il fratello minore di Basilio, Gregorio di Nissa, e l'amico

comune, Gregorio di Nazianzo, daranno il loro valido contributo sull’argomento 8. Vanno pure ricordati gli scritti di Didimo Alessandri­

al 361 Eunomio,

un ariano radicale,

4 Cf. J. Wolinski, La pneumatologie des Pères Grecs avant le Concile de Constantinople I, in Credo in Spiritum Sanctum, cit., I, pp. 127-162, alle pp. 145-152. 5 Cf. M. Simonetti, La crisi ariana, cit., pp. 258-259. 4 Cf. B. Sesboué, Basile de Césarée. Contre Eunome (Sources Chrét. 299), Paris 1982, t. I, pp. 15-97. 7 Cf. B. Piriche, Basile de Césarée. Sur le Saint-Esprit (Sources Chrét. 17 bis), Paris 1968 (ora accessibile anche in traduzione italia­ na a cura di E. Cavalcanti, ed. Studium, Roma 1984). ’ Cf. soprattutto Gregorio di Nazianzo, Orai. 31 (V* teologica), PG 36, 133-172. Ma, secondo A. v. Harnack, «né in Basilio né in Gregorio c'è la forza che contraddistingue il pensiero di Atanasio» (Manuale di Storia del dogma, trad. it., Mendrisio [Svizzera] 1913, voi. IV, p. 139). Anche Apollinare di Laodicea ebbe un ruolo impor­ tante nella evoluzione del dogma trinitario, ma il suo apporto pre­ ciso resta ancora da determinare (cf. R. M. Hiibner, Soteriologie, Trinitàt, Christologie. Von Markell von Ankyra Zu Apollinaris von Laodicea, in M. Bohnke - H. Heinz (edd.), Im Gesprach m it dem Dreinem Gott. Elemente einer trinitarischen Theologie, Dusseldorf 1985, pp. 175-196).

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Introduzione

no, detto il Cieco 9, e di Ambrogio di Milano |ϋ, ambedue composti prima del Concilio Costantinopolitano. Gli op­ positori, chiamati comunemente anche «macedoniani» o «pneumatomachi», non si fecero però convincere subito,

e l’eco di questo strascico della discussione è rimasto in

alcuni

trattati pseudonim i1

II.

L’intervento di Atanasio

1. Circostanze storiche

Nella notte tra V8 e il 9 febbraio del 356, l’emissario imperiale Siriano fece circondare la chiesa di San Teo- na 12in Alessandria, dove il vescovo Atanasio con i mona­

ci e il popolo vegliava in previsione del peggio. L'ordine,

proveniente dall’imperatore Costanzo (350-361), era quel­

lo di prendere Atanasio e di portarlo in esilio. Non doveva essere questo che l’ultimo atto di forza di

tutta una politica volta a neutralizzare il tenace difenso­

(353), dietro le

minacce imperiali, tutti i vescovi tranne Paolino di Trevi-

re della fede nicena. Al Concilio diA rles

ri avevano sottoscritto la condanna di Atanasio. La stes-

Didym. Alex., De Spiritu Sanclo, PG 39, 1030-1086 (resta solo la traduzione latina di Girolamo). 10 Ambros. Episc. Medio!., De Spiritu Sancto, testo di O. Faller, introd., trad. e note di C. Moreschini (Ambros. Opera 16), Milano- Roma 1979. " Cf. Pseudo-Basilio, C. Eun. V, PG 29, 709-773; Pseudo-Atana- sio, Dial. c. Macedonianos, Introd., testo critico, trad., commento e indici a cura di E. Cavalcanti (Corona Patrum 10), Torino 1983. Per una panoramica d’insieme, dottrinale e storica, cf. Ch. Piétri, Le débat pneumatologique à la veille du Concile de Constantinople (358-381), in Credo in Spiritum Sanctum, cit., pp. 55-87; M. Simonet- ti. La crisi ariana, cit., pp. 362-367; 480-501. 12 La chiesa cioè fatta iniziare a costruire da Teona, santo vesco­ vo di Alessandria (281-300).

Introduzione

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sa cosa era avvenuta al Concilio di Milano (355): solo tre non sottoscrissero, preferendo cosi l’esilio: Dionigi di Mi­ lano, Eusebio di Vercelli e Lucifero di Cagliari. L ’anno dopo, anche Ilario di Poitiers subirà la stessa sorte. Il papa Liberio (352-366), che difendeva Atanasio, veniva poco dopo arrestato dal prefetto di Roma e mandato in esilio in Tracia. La politica di Costanzo stava dando i suoi frutti. Ormai Atanasio era solo, isolato e non avreb­ be più potuto sfuggire. Quando in quella summenzionata notte il duca Siria­ no ordinò infine l'irruzione nella chiesa, scoppiò un tu­ multo indescrivibile. I monaci che circondavano Atana­ sio fermo sulla sua cattedra riuscirono a stento a trasci­ narlo via e a fam e perdere le tracce. Nel parapiglia, pa­ recchi cadaveri di fedeli rimasero sul pavimento della chiesa. Era questa la terza volta che il legittimo vescovo di Alessandria veniva costretto con la forza ad abbandona­ re il suo popolo. In tale circostanza, da fuggiasco e ricer­ cato qual era, Atanasio trovò asilo sicuro nel deserto della Tebaide presso i monaci suoi sostenitori. L i rimase fino alla morte di Costanzo e all’avvento di Giuliano a capo dell’impero. Da li egli continuò a seguire la Chiesa alessandrina, a scrivere opere di apologia personale e in difesa della fede nicena, a stare in contatto con amici e sostenitori tramite lo scambio epistolare.

2. La corrispondenza Serapione-Atanasio

Con tutta verosimiglianza, fu in questo periodo che Atanasio ricevette una lettera dall’amico e discepolo Se­ rapione, vescovo di Thmuis l3, cittadina del delta niloti­

13 Serapione è venerato come santo dal Martyrologium Roma- num (21 marzo). Fu monaco e discepolo di Antonio; accedette al­ l’episcopato verosimilmente verso il 339. Non conosciamo la data

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Introduzione

co. Questa lettera non era semplicemente un gesto di Incoraggiamento e un segno di vicinanza; in essa Sera­ pione chiede luce su di un nuovo errore di cui è venuto a conoscenza e che riguarda la natura dello Spirito Santo:

questi, secondo alcuni, non sarebbe che una creatura angelica inviata da Dio. Come rispondere? Il vescovo di Thmuis doveva certamente aver spedito anche un dos­ sier che raccoglieva le principali argomentazioni di quel nuovo gruppo discordante. Atanasio si sobbarca pazientemente anche a questa nuova fatica: senza perdere tempo, prepara e stende la risposta. Serapione, ricevuta questa prima lettera, scrive di nuovo chiedendone un compendio, sollecitato in que­ sto da alcuni fratelli. Avuto anche questo (Lettere II-IIl), scrive nuovamente lamentandosi dell'ostinatezza degli avversari e ottenendo una nuova risposta (Lettera IV). Purtroppo, di questo scambio epistolare di grande inte­ resse dottrinale ci restano solo le risposte di Atanasio.

3. Le «Lettere a Serapione»; autenticità, numero e data

Non esiste ancora un’edizione critica di queste lette­ re. Il presente lavoro, come quelli che l’hanno precedu-

della sua morte. Era uno dei personaggi celebri del suo tempo. Girolamo gli dedica un paragrafo del suo De viris illustribus (c. 99, PL 23, 737-738): «Serapione, vescovo di Thmuis, che per la finezza dell'ingegno meritò il titolo di Scolastico, fu amico del monaco Antonio. Pubblicò un libro eccellente contro i Manichei, e un altro sul titolo dei Salmi; e indirizzò epistole preziose a diversi destinata- ri. Sotto l’imperatore Costanzo, raggiunse notevole fama nella pro­ fessione della fede» (trad. E. Camisani, Opere scelte di San Girola­ mo, Torino 1971, p. 194). Delle opere citate da Girolamo, possedia­ mo solo ΓAdv. Manicheos (ed. R.P. Casey, Cambridge [Mass.] 1931) e un paio di lettere. Una importante raccolta di testi liturgici porta pure il suo nome (Eucologio di Serapione ), ma l’autenticità di que­ st'opera non è sicura. Per maggiori notizie, cf. J.-M. Sauget, s.v.

Introduzione

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to u, si basa sull'edizione benedettina di B. de Montfau- con, data a Parigi nel 1698, ristampata a Padova nel 1777 e di li passata nella Patrologìa Graeca di J.-P. MIGNE, voi. XXVI, coll. 529-676, Parigi 1887. Anche se, come nota il Lebon ”, il testo dell’edizione benedettina non sembra presentare né lacune, né interpolazioni, né enig­ m i insolubili, un’edizione critica è però sempre altamen­ te desiderabile. La tradizione manoscritta è unanime nell’attribuire quéste lettere ad Atanasio d’Alessandria e nell'indicare il vescovo Serapione come il loro destinatario. Nello stesso senso vanno le citazioni più antiche, che risalgono a Se­ vero d ’Antiochia (verso il 520) e ad Anastasio I d ’Antio- chia (559-599) Anche i critici e gli storici moderni sono quasi unanimemente d’accordo sull’autenticità atanasia- na degli scritti e sull’identità del destinatario l7. Quanto all’ordine e al numero delle lettere, invece, la

Serapione, in Bibliotheca Sanctorum, Roma 1968, voi. XI, coll. 858-860; J. Quasten, Patrologia, Torino 1969, voi. II, pp. 81-87. MDelle Lettere a Serapione esistono traduzioni in tedesco: J. Lippl, Vier Briefe an Serapion (Biblioth. der Kirchenvàter, I), Mun- chen 1913; in francese: J. Lebon, Lettres à Sérapion sur la divinité du Saint-Esprit (Sources Chrét. 15), Paris 1947, in inglese: C.R.B. Shapland, The Letters of Saint Athanasius conceming thè Holy Spi- rit, London-New York 1951 (tranne Ep. IV, 8-23). La nostra traduzio­ ne era già pronta quando è apparsa quella di L. Jammarrone, Lette­ re a Serapione sulla divinità dello Spirito Santo, Padova 1983. Essa però segue talmente da vicino il Lebon, introduzione compresa, che pare più una traduzione dal francese. 14 Lettres, cit., pp. 20-21. 16 Cf. Lebon, Lettres, cit., pp. 29-30. Le antiche versioni orientali, siriaca e armena, anteriori all’VIII sec., portano un'ulteriore confer­ ma. Cf. G.A. Egan, The Armenian Version of thè Letters of Athana­ sius to Bishop Serapion conceming thè Holy Spirit (Studies and Documents 37), Salt Lake City 1968; R.W. Thomson, Athanasiana syriaca II, CSCO, 272 (1967), pp. 1-15 (testo); CSCO, 273 (1967), pp. 1-13 (traduzione): ma questa versione siriaca si limita a Ep. IV,

8-23.

17 Per qualche voce discordante, cf. Lebon, Lettres, cit., p. 30. Su IV, 8-23, torneremo tra poco.

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Introduzione

tradizione manoscritta non è concorde Cosi come esse giacciono nel Migne, appaiono in numero di quattro, ma questa sistemazione rivela qualche anomalia. La prima concerne la separazione delle Lettere II e III. Per quanto attestata dai manoscritti, essa non regge alla critica interna: infatti all’inizio della II Lettera, Ata­ nasio menziona la richiesta di un compendio della I, ciò che appunto si trova nell'attuale III Lettera; in questa, a sua volta, egli si giustifica dell'apparente digressione di ciò che costituisce l'attuale II Lettera. Non vi è dubbio dunque che originariamente le attuali Lettere II e III fossero una sola Piiì complesso è il caso dell’ultima parte della IV Lettera (IV, 8-23). Un ramo della tradizione manoscritta dà questo pezzo separatamente, presentandolo non come lettera bensì come un trattaiello su Mt. 12, 32. Il Conci­ lio Lateranense del 649 ne cita tre brani, indicandoli come estratti da un logos (discorso o trattato) di Atana­ sio 20. In effetti_la lettera vera e propria termina con la dossologia di IV, 7 e non vi è alcun rimando a un ulterio­ re sviluppo. Se quasi nessuno ha messo in dubbio l'autenticità atanasiana di IV, 8-23, molti però l’escludono dalla corri­ spondenza Atanasio-Serapione21. Gli argomenti, oltre quelli indicati, sono soprattutto di critica interna: in que­ sto trattato non si fa più menzione degli oppositori alla

“ Cf. H.G. Opitz, Untersuchungen zur Uberlieferung der Schrif- ten des Àthanasius, Berlin-Leipzig 1935, pp. 163 ss. Per evitare confusione, continueremo tuttavia a citarle rispet­ tivamente come II e III Lettera. 20 Cf. Mansi, Sacrorum Conciliorum nova et amplissima collec-

tio,

21 Lo Shapland, come abbiamo già osservato (cf. nota 14), ha escluso addirittura i cc. 8-23 dalla sua traduzione. La Clavis Patrum Graecorum di M. Geerard (II, 2096) pone IV, 8-23 come un trattato a parte, pur notando che la questione della sua appartenenza alla IV Lettera non è ancora risolta.

t.

X, p.

1104.

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divinità dello Spirito Santo; inoltre, l’interpretazione del­ la «bestemmia contro lo Spirito» è nettamente di tipo cristologico, cosa che sorprenderebbe in un contesto tut­ to dedicato allo Spirito Santo. A queste e ad altre obiezioni minori, ci pare però che il Lebon abbia già dato una risposta esauriente 22. In effetti l’inizio di IV, 8 mostra chiaramente che il nostro brano è un frammento, cioè la continuazione di uno scritto precedente, ed ha il carattere di una risposta epi­ stolare. Che esso si riallacci proprio alla corrispondenza con Serapione, lo proverà un esame del suo contenuto dottrinale 11. Facciamo dunque pienamente nostra la conclusione del Lebon circa l’unità letteraria primitiva della IV Lette­ ra. I nn. 8-23 possono essere considerati come un post scriptum o u n ’appendice che Atanasio ha voluto aggiun­ gere, non senza una certa riluttanza, prevenendo ulterio­ ri insistenze dell'amico Serapione. Sono queste, a nostro avviso, delle pagine di eccezionale interesse, come testi­ monianza del nascere di una nuova mentalità teologica. Sulla data di composizione delle tre lettere, l’accordo dei critici è praticamente unanime: Atanasio le ha scrit­ te durante il suo terzo esilio (356-362); tenendo conto che si tratta di una corrispondenza in tre tappe, si può pensare all'arco di anni 357-359 come data sufficiente­ mente sicura 2\

III.

Il nuovo errore

1.

Le persone

Mancandoci le lettere scritte da Serapione, tutto quel­ lo che possiamo sapere sull'errore da lui notificato e

22 Lettres, cit., pp. 32-39. 23 Cf. più avanti, pp. 26-29 24 Cf. Lebon, Lettres, cit., pp. 49-50; M. Tetz, s.v. Athanasius, in Theologische Realenzyclopàdie, Bd IV (1979), col. 344.

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sulle persone che lo professavano deve essere dedotto da ciò che ne riporta Atanasio. Le notizie che si possono ricavare non sono molte. Sembra che si trattasse di un gruppo limitato, la cui influenza non andava oltre la diocesi di Serapione stes­ so. Gruppo piccolo, ma tenace e convinto nelle proprie idee fino all’ostinazione. Queste persone^ avevano aderito all’arianesimo, ma poi se ne erano staccate, professando la retta fede nel Figlio di D io 2S. Tuttavia, con un’incoe- renza che Atanasio non mancherà di osservare, esse con­ tinuavano a negare la divinità dello Spirito Santo. Proba­ bilmente, per questo loro essersi fermati a metà strada nel rifiuto dell'arianesimo e per essere cosi di fatto torna­ ti alla loro vecchia posizione, Atanasio li chiama a più riprese tropikoi, cioè «volubili» Qui manifestamente egli si avvale di un gioco di parole basato sul termine tropos (letteralmente, modo, m anierai usato da quelle stesse persone 2\ In generale, si spiega questo appellativo ricorrendo a un altro significato di tropikos, e cioè metaforico, trasla­ to.· quella gente avrebbe avuto una predilezione per l’in­ terpretazione «tropologica» o allegorica della Scrittura, grazie alla quale poteva sostenere le proprie tesi o elude­ re i testi addotti in senso contrario

Cf. I,

1, 2.

u

Cf. I,

10, 4;

17, 4; 21, 4; 30, 4; 32, 2. Nelle altre

lettere,

questo

appellativo non compare più. Quanto alla nostra traduzione con «sconnessi», cf. più avanti, nota 32. "

” Cf. Lebon, Lettres, cit., p. 81, nota 1: «Allusion au procedé employé par les adversaires pour éluder les textes scripturaires

allegués en faveur de la divinité du Saint-Esprit, en n'y voyant que des manières de parler, des expressions figurées (tropoi), ce qui leur vaut le nom de Tropiques, que saint Athanase leur donne». Parimenti A. Heron, Zur Theologie der «Tropici» in den Serapion- briefen des Athanasius, in «Kyrios», 14 (1974), pp. 3-24, alla p. 4:

gennant werden, weil sie die Schrift mit Hilfe von tropoi

d.h. mit allegorischen und metaphorischen Auslegungen interpre-

Tropici «

Cf.

I, 2, 2;

3,

1; 7,

1;

10, 4.

Introduzione

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Questa spiegazione, tuttavia, appare poco soddisfacen­ te. Mai infatti vediamo Atanasio erigersi contro di essi in base ad una pretesa interpretazione figurata che risulte­ rebbe inaccettabile. Al contrario, se si esamina il loro mo­ do di argomentare a partire dalle Scritture, si vede che esso è decisamente di tipo «fondamentalista» Cosi a proposito di Am. 4,13 e 1 Tim. 5, 21, il loro ragionamento suppone un’interpretazione strettamente univoca della successione Padre-Cristo-Spirito e di quella Padre-Cristo- angeli, senza ammettere altre spiegazioni che non siano «trinitarie». Si tratta questo di un letterolismo esaspera­ to, sostenuto da una certa apparenza di argomentazione

logicaì0.

Inoltre, anche il contesto in cui compare il termine tropos non sembra portare nella direzione dell’esegesi allegorica. Dato che esso si legge solo quattro volte, tutte nella prima lettera, non sarà inutile esaminare questi passi. In I, 7, 1 e 10, 4 Atanasio afferma che quelle persone hanno avuto la sfrontatezza di inventare, «escogitare a proprio vantaggio dei tropoi, come essi li chiamano». Se si fosse trattato di «sensi figurati» o allegorici, non sareb­ be stato difficile nominarne almeno alcuni. Invece dal contesto appare che gli avversari intendevano evidenzia­ re, nei passi biblici da loro citati, alcuni nessi o disposi­ zioni del testo ritenute significative, e sulle quali appog-

tieren». Più cauto è A. Laminski, Der heilige Geist als Geist Christi und Geist der Glàubigen, Leipzig 1969, p. 32: «Es ist nicht ganz klar welcherart diese "Redefiguren" sind 29 Prendiamo quest'espressione nel senso di un attaccamento miope e arbitrario alla lettera del testo biblico. Per l’origine e il contesto storico-teologico del termine, cf. P. Blaser, s.v. Fondarne vi­ talismo, in Enciclopedia della Bibbia, trad. it., Torino-Leumann 1970, voi. Ili, coll. 475-476. 50 Cf. ad esempio I, 9, 1: «Ma poiché nel passo di Amos, obietta­ no, è nominato Cristo, ne segue che lo "spirito” di cui li si parla non possa essere altri che lo Spirito Santo».

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giavano la loro tesi. Tropos dunque, piti che «figura» in ! senso metaforico o allegorico, indicherebbe, a mio awi-

I so, dei «m odi » di tipo logico, sillogistico 3I. Nel terzo brano in cui compare il termine tropos (I, 2, 2), Atanasio cosi si esprime: «Con coloro che sono caduti in errore circa lo Spirito Santo, conviene indaga­ re e rispondere tropo tini». Che cosa significa «in un certo m odo»? Il nostro vescovo non vuol certo dire che intende usare altri modi figurati da contrapporre a quel­ li degli avversari. Tutto il contesto mostra che egli vuol tenersi sul terreno di una logica serrata, e dunque rispon­ dere toro «seguendo un nesso logico» che metta in evi­ denza la «illogicità» nella quale sono caduti. Sarà questo infatti il metodo che Atanasio seguirà dall'inizio alla fine delle sue lettere. Infine, anche nell'ultimo passo (I, 3, 1) pare che Ata­ nasio voglia sottolineare la mancanza di logica, di «nes­ so logico», insita nell'errore degli avversari12. In conclusione, si può verosimilmente ritenere che questi «Tropici» siano un gruppo rimasto molto influen­ zato dalla mentalità ariana, in cui si fondono fondamen­ talismo biblico e razionalismo. Da li hanno attinto ciò che Atanasio rimprovera loro maggiormente, e cioè la logica sfrontata e senza rispetto del mistero della fede.

In questo senso va pure la conclusione di H.N. Bate, Some technical Terms of Greek Exegesis, in «Journal of Theological Stu- dies», 24 (1922-1923), pp. 59-66, alla p. 65: «They were called tropikoi because they were for every trying to explain Biblical texts as instances of one or other of thè tropoi recognized by thè rethori- cians, thè students of è eri logois technè ». Di questo metodo erano maestri gli Ariani. 12 Di conseguenza, nella nostra traduzione abbiamo reso tropos con «nesso logico» e tropikoi con «sconnessi», intendendo riprodur­ re un gioco di parole che si avvicinasse a quello pensato da Atanasio.

Introduzione

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2. L'errore

Lo specifico errore dei Tropici riguarda la natura del­ lo Spirito Santo. Secondo essi, è uno «spirito celeste», su- periore solo di grado agli altri angeli (I, 1, 2). Di conse­ guenza non ne riconoscono la divinità, ma lo collocano tra le creature. D'altra parte essi non concepiscono come lo Spirito possa procedere dalla sostanza di Dio senza con questo ammettere che sia anch’egli «figlio» (e dunque l'Unigenito non sarebbe piti tale, perché avrebbe un fratel­ lo). Se poi si afferma che lo Spirito proviene dal Figlio, si mettono a sorridere, perché, dicono essi, il Padre sarebbe allora «nonno» dello Spirito In tutte queste affermazioni, ci sembra di dover di­ stinguere due livelli, uno che dipende piuttosto dal passa­ to, l'altro invece che dipende dalla nuova situazione. Ah primo livello si situa l’attribuzione del titolo di «angelo» allo Spirito Santo. Ciò infatti può essere consi­ derato, in certa misura, un dato «tradizionale». Come ha mostrato J. Daniélou, l’applicazione di categorie angeli­ che al Figlio e allo Spirito è caratteristica di opere giu- deo-cristiane, come ad esempio /'Ascensione di Isaia e il Pastore di Erma 3\ Supponendo che i Tropici frequentas­ sero ancora queste opere - cosa che non è affatto invero­ simile -, alcune loro affermazioni diventerebbero più chiare. Cosi l’interpretazione che essi dànno di Zac. 1, 9 («l’angelo che parla di me») riferendolo allo Spirito San­ to ”, non è piti un mistero se si legge Ascensione di Isaia IX, 36: «Chiesi: Chi è costui? E lui a me: Adoralo, questi è l'angelo dello Spirito Santo, il quale parla in te e negli altri giusti» }6. Del resto, pure nel IV secolo non è raro

Cf.

I,

15,

1-2; IV,

1, 4.

u Cf. J. Daniélou, La teologia del giudeo-cristianesimo, trad. it., Bologna 1974, pp. 215-251

36 In M. Erbetta, Gli Apocrifi del Nuovo Testamento, voi. Ili,

Lettere e Apocalissi, Casale 1969, p. 200.

I,

11, 3.

20

Introduzione

trovare, anche in autori del tutto ortodossi, lo Spirito / Santo messo in connessione o in prolungamento con le entità angeliche37. Se ciò è vero, si può giustamente concludere che gli avversari di Serapione fossero un gruppo di tradizionali­ sti, i quali conservavano antichi modi di dire, tra cui quello di attribuire allo Spirito il titolo di «angelo ». A contatto però con il nuovo clima logico-dialettico suscitato dall’arianesimo, essi si trovarono sbilanciati. Non volendo abbandonare quelle vecchie espressioni simboliche,, né riuscendo a interpretarle nel nuovo conte­ sto, si sono visti obbligati ad affermare la creaturalità 1 dello Spirito Santo e la sua estraneità alla natura divina. È appunto questo ciò che abbiamo chiamato secondo livello di affermazioni, conseguenza di una mancata assi­ milazione del dato tradizionale nel nuovo clima di pen­ siero. La riprova sta nel fatto che, parlando della Trinità, essi ragionano in termini «binitari» e non concepiscono un «terzo» che possa pretendere all'identità di sostanza col Padre, senza per questo essere identico al Figlio.

IV.

1.

La pneumatologia di Atanasio38

Il contesto trinitario

Benché addolorato da questo nuovo errore, Atanasio non fu certamente colto alla sprovvista né dovette riflet-

17 Cf. J. Gribomont, s.v. Esprit Saint, in Dictionnaire de Spiritua- lité, IV (1960), col. 1261. 3! Cf. G. Giuliani, Divinità e processione dello Spirito Santo in S. Atanasio, Roma 1950; A. Laminski, Der Heilige Geist als Geist Chri- sti und Geist der Glaubigen. Der Beitrag der Athanasius v. Alexan- drien zur Formulierung des trinitarischen Dogmas im vierten Jah- rhundert, Leipzig 1969; Th. C. Campbell, The Doctrine of thè Holy Spirit in thè Theology of Athanasius, in «Scottish Journal of Theolo- gy», 27 (1974), pp. 408-440; J. Wolinski, La pneumatologie des Pères Grecs (cf. nota 4).

Introduzione

21

tere a lungo per elaborarne una confutazione. La rispo­ sta era già implicita nella soluzione da lui data al proble­ ma del rapporto Padre-Figlio, contro le tesi ariane. Gli bastava prolungare questa relazione di consostanzialità in quella Figlio-Spirito mostrandone la perfetta identità con la p rim a >9. Piti che formulare un nuovo linguaggio, Atanasio si preoccupa di martellare quei pochi concetti che forma­ no l’ossatura del suo teorema trinitario: il concetto di «proprietà sostanziale» fidion tès ousiasj, con cui egli indica una realtà distinta nell'essere (il Figlio non è il Padre, lo Spirito non è il Figlio), ma identica nella so­ stanza e inseparabile da essa; il concetto di «consostan­ zialità», inteso come non-distinzione di predicati, per cui ciò che la Scrittura dice del Padre, lo dice anche del Figlio, eccetto il nome di Padre40. Le immagini che Ata­ nasio continua ad usare per illustrare questo rapporto (fonte-fiume, luce-splendore, ecc.), non lo condizionano per nulla sul fatto della consostanzialità 4I.

2. Gli attributi dello Spirito

Mentre per la cristologia il Dottore Alessandrino deve introdurre il concetto supplementare di «economia», gra­ zie al quale può distinguere gli attributi umani e quelli

“ Cf. I, 2, 2; 21, 1; IH, 1, 2. Ricordiamo che Atanasio non cono­

sce la formula «una sostanza, tre ipostasi», anzi evita esplicitamen­

te l’uso del termine ipostasi, tipico della teologia alessandrina

“ Cf. II, 2, 2.7; 5, 2-3. Ciò è detto in maniera più esplicita in C.

Arian. III, 4 (PG 26, 329A-B); De Syn. 49 (PAG 26, 780B). L’importan­ za di questa concezione dell'homoousios per la storia del dogma è stata illustrata da B. Lonergan, The Way to Nicea, London 197é, pp.

88-104.

41 A differenza, ad esempio, di Tertulliano che era stato forte­

mente condizionato da quelle immagini, fino a ritenere il Figlio portio del Padre (cf. G.B. Sala, Dogma e storia, Bologna 1976, pp.

22

Introduzione

divini di Cristo per lo Spirito una simile distinzione non è richiesta. Dalla Scrittura è agevole dedurre che tutti gli attributi dello Spirito Santo sono propri della divinità e non della creatura: egli infatti è unico, im m u­ tabile, presente dovunque, eterno, creatore, santificato- re, vivificante Piti che soffermarci su questo tipo di argomentazione che si ripete sempre identicamente, concludendo alla non-creaturalità dello Spirito Santo, ci sembra di mag­ gior interesse esaminare come Atanasio vede i rapporti all’interno della Trinità. Presupponendo noto il modo con cui egli concepisce il rapporto Padre-Figlio, ci soffer­ meremo prima sul rapporto Figlio-Spirito e poi su quello Padre-Spirito, cosi come sono formulati nelle Lettere a Serapione.

3. Il rapporto Figlio-Spirito

Lo Spirito Santo, che è chiamato dalla Scrittura «Spi­

rito del Figlio » iA, è proprio fidionj del Verbo 45 secondo la sostanza 46. Perciò è unito al Figlio come il Figlio al

lo si può separare dal Verbo 4‘, né conside­

rarlo fuori di esso, estraneo al Verbo stesso4*.

Padre 47 e non

Ji Cf.

IV,

14, 1-2.

4J Sull'unicità dello Spirito Santo: I, 20, 7; 27, 3; III, 3, 5; la sua immutabilità: I, 26, 2; la sua onnipresenza: I, 26, 5-6; III, 4, 2-3; l’eternità: III, 7, 2; la sua azione creatrice: III, 4, 5-5, 1; santificatri-

ce: I, 22, 4; 23, 1; vivificante: I, 19, 9; 23, 2-3; illuminante: I, 19, 4;

20,7; rinnovante: I, 22,

4; divinizzante: I,

24,

1.

44

Cf.

I, 21,

1;

III,

1, 3-4;

IV,

2, 2;

20, 2.

45

Cf.

I, 11,

4;

25,

1; 27, 2.34; 32,

1.

 

46

Cf.

I, 25,

2;

IV,

4, 1.

47

Cf.

I, 2, 2;

31, 2.

 

"

Cf.

I, 9,

2;

14, 5;

17, 5;

21, 3;

31, 3;

33, 5;

III,

5, 2.

45

Cf. I,

14, 4;

20,

1; 25, 5;

III,

5, 4;

6, 5.

 

Introduzione

23

Lo Spirito prende dal Figlio 5“ riceve tutto da lu i 5I.

per cui tutto ciò che lo Spirito ha, è del Figlio52. Egli è immàgine del Figlio rifulge da lu i54 e partecipa della sua im mutabilità Chi ha lo Spirito, ha il Figlio 5‘, per­

cosi come il Figlio è in lu ist.

Il Figlio lo manda, lo dà ”, ed egli glorifica il Figlio60.

Lo Spirito è proclamato Dio con il Verbo perciò chi bestemmia lo Spirito, bestemmia pure il Figlio

ché egli è nel Figlio ”,

4. Il rapporto Padre-Spirito

Se, come Atanasio afferma piti volte, lo Spirito ha con il Figlio lo stesso rapporto che questi ha con il Pa­ dre “, ne segue che pure il rapporto Padre-Spirito è iden­ tico a quello Figlio-Spirito. Lo Spirito infatti è detto\Spirito di Dio *1, Spirito del

Padre 6S; è da Dio “, dal Padre ‘7, cioè^rocede

è in lu i 69. È unito alla divinità del Padre, non è fuori di

da lui ed

s“

Cf. I,

11, 6;

20, 8;

IV,

17, 3.

M

Cf. IV, 2, 2.

 

5!

Cf. Ili,

1, 5.

Cf.

I,

24, 6;

26. 4;

IV,

3, 3.

” Cf.

I,

20, 7.

 

” Cf.

I,

26, 4.

’* C f

ITI

3

V

TV

4

1

Cf!

” I,

 

14, V

19, 4;

21, 3; 24,2;

26, 6;III, 3, 4.

Cf.

” I, 20,

5;

21, 3;

III,

3, 4.

Cf.

I, 2, 4;

11, 6; 20, 7-8;IV,3, 8;

17,

3.

60

Cf.

I, 20,

8;

IV,

17, 3.

 

*'

Cf.

I, 31, 2.

 

Cf.

I, 1, 3.

 

"

Cf. nota 39.

 

M

Cf.

I, 11,

 

4;25,2;29,2;

 

III,

1,4;IV, 4, 2.

65

Q

J

I

16 6

Cf.

i! 22!

 

1-2;25,2;III,

 

2,3;

IV, 2,2.

67

Cf.

I, 15,2.

 

61

P f

I

2

4 -

11

7- 33

S

69

Cf! ί

22, 3;

25, 2;

26, 2;

III,

2,

1; 4, 3;

IV, 2, 2.

24

Introduzione

essa ,0. Perciò è proprio fidionj del Padre 7I, della sua

divinità 72, e il Padre lo invia 7\

Che queste affermazioni si ricavino dalla Scrittura insieme a quelle fatte precedentemente sul rapporto Fi­ glio-Spirito è per Atanasio la prova inoppugnabile della perfetta identità di sostanza che esiste nella Trinità. Sul piano però delle relazioni reciproche, appare chiaro che le espressioni indicanti il rapporto Padre-Spi­ rito sono di fatto delle brachilogie. Cosi, lo Spirito è detto *procedere dal Padre» «perché rifulge, è inviato e dato da parte del Verbo, il quale (appunto), come noi professiamo, è dal Padre» 74. Ancora, poiché tutto ciò che ha il Figlio è «del Padre», cosi lo Spirito, che è «del Figlio», è pure «del Padre» 7S. Parimenti, lo Spirito è «in Dio Padre», perché è «nel Verbo» il quale è nel Padre 76; e se è vero che il Padre manda lo Spirito, ciò avviene «nel nome del Figlio» 77e precisamente quando questi alitò sui discepoli7>.

5. Spirito Santo e Trinità

Per il Dottore Alessandrino la distinzione tra creato e increato è netta e va sottratta a ogni equivoco. Se, come insegna la Scrittura, lo Spirito Santo non è creatura, allora bisogna essere conseguenti, poiché la divinità non può essere composta di creato e increato 79.

7“ Cf.

I,

12, 3;

25, 6;

32,

1.

"

Cf. I,

26, 4.

71

Cf.

I,

12, 5.

73

Cf.

IV, 3, 8.

 

7< Cf.

75 Cf. II,

76 Cf. Ili,

77 Cf. I,

III,

7< Cf.

I,

20, 7.

1, 4.

5, 4;

20, 8;

1, 2.

I, 28, 2;

Cf.

6, 3. IV, 3, 4;

6, 6.

29,

1, ecc.

Introduzione

25

Perciò nella Trinità lo Spirito non può essere di natu­ ra o sostanza diversa è lo Spirito della Trinità ", una cosa sola e propria con la divinità che è nella Trinità ‘2, unito al Figlio e al Padre 83 e inseparabile da essi M. Chi lo separa non ha né il Figlio né il Padre chi lo bestem­ mia, bestemmia di fatto la Trinità intera In lui infatti la Trinità è perfetta Proprio per questa identità sostanziale, in «uno» è significata tutta la Trinità Una perciò è la grazia, una l’operazione, la santificazione che, originando dal Padre, mediante il Figlio, si compie nello Spirito Santo 19. Que­ st'ordine dell'enunciazione non può essere confuso, ma va rispettato 9°. In conclusione, pur nell'identità di sostanza, i rappor­ ti all’interno della Trinità non sono interscambiabili: il

Padre è l'origine da cui derivano il Figlio e lo Spirito, non in forza di un processo di divenire ητα come proprie­ tà sostanziali della divinità. La Trinità infatti è eterna e immutabile, perfetta e inseparabile Il Figlio riceve solo dal Padre tutta la sostanza della divinità lo Spirito lariceve dal Padre, ma tramite il Figlio. Questi non «partecipa»dello Spirito, essendone il datore 93; non è unito al Padre tramite lo Spirito, ma per

 

i

r ‘

<0

Cf. I,

2, 3;

IV, 3, 7.

J

l(

·'

Cf. I,

2, 3;

27, 4.

Cf. I,

21, 5.

,J

Cf. I,

12,

1.

Cf.

I, 20,

1.

M

Cf.

I,

30, 3.

 

Cf. I,

1. 3;

IV,

12, 2.

Cf.

I,

25,

1.

Cf. I,

20, 2.

 

M

Cf. I, 14, 4; 20, 6; 28, 2; 30, 8; III, 5, 4.

 

,0

Cf. IV, 5, 3.

 

Cf. I, 28, 1; 30,

1; 33, 3; III, 7, 2-4; IV, 6, 7.

Cf. I,

16, 4.

93 Cf. 1,27,2; IV, 17,3. Ciò è detto più espressamente in C. Arìatt. I,

15 (PG 26, 44 B); III, 24 (PG 26, 373 B).

26

Introduzione

generazione (idion gennémaj M. Lo Spirito invece è pro­ prio fidion^ del Figlio n. Totalmente reciproca invece è l’immanenza: il Padre

è tutto nel Figlio, che è sua «immagine»; e il Figlio è

tutto nel Padre, come «suo proprio»; parimenti, il Figlio

è tutto nello Spirito, che è sua immagine; e lo Spirito è tutto nel Figlio come «suo proprio».

6. La bestemmia contro lo Spirito (IV, 8-23)

Abbiamo notato più sopra che questa «appendice» costituisce uno degli scritti piti interessanti come testi­ monianza di un trapasso culturale.

È

noto che nei prim i secoli il termine pneum a veniva

spesso usato per indicare il lato divino di Cristo (cristolo­ gia pneumatica), senza eccessive preoccupazioni per pos­

sibili confusioni di ruoli con lo Spirito Santo u. Ora Ata­ nasio, nella sua esegesi di Mt. 12, 32, ricorre proprio a questo tipo di interpretazione decisamente cristologica:

nell’espressione «bestemmia contro lo Spirito», con il termine «Spirito» indica proprio la divinità di Cristo D’altra parte però egli non nega cjie questa bestemmia si riferisca pure allo Spirito Santà™, introducendo quindi una nuova spiegazione che va conciliata con la prima. Inoltre, rimane da spiegare come mai nel logion mat- teano la bestemmia contro lo Spirito viene dichiarata irremissibile, mentre quella contro il «Figlio dell’uomo» può essere perdonata. A questo proposito Atanasio cita te opinioni di due suoi illustri concittadini del passato: Origene e Teogno-

,J Cf. Ili,

” Cf. nota 45.

1, 5; IV, 3, 7.

“ Cf. M. Simonetti, Note di cristologia pneumatica, in «Augusti- nianum», 12 (1972), pp. 201-232. "

Cf. IV, 19, 1.

Introduzione

27

sto. Essi avevano cercato una soluzione del quesito nel salto di qualità operato dal battesimo: chi pecca prima del battesimo, può trovare poi in questo sacramento stes­ so una possibilità di perdono; per chi invece pecca dopo il battesimo, non vi è più questa possibilità. E poiché è proprio del battesimo conferire il dono dello Spirito San­ to, il peccato di un battezzato viene chiamato appunto «peccato contro lo Spirito». Anche un non battezzato pecca; ma, in quanto uomo dotato di ragione (loghikos) e non ancora santificato dallo Spirito, pecca solo contro il Logos. Da qui la differenza tra le due «bestemmie », quella contro lo Spirito e quella contro il Figlio dell'uo­ mo

Atanasio però non si mostra soddisfatto di questa soluzione; anzitutto perché, egli dice, il contesto lo vieta:

il Signore si rivolge infatti ai Farisei, non ai battezza­

ti l00/ Inoltre perché precludere ai battezzati la possibili­

tà di ricevere di nuovo il perdono è contraddetto dalla

pratica della Chiesa che, per esempio, ha respinto le pres­ sioni rigoristiche di un Novaziano l01.

Tuttavia, anche per il vescovo d'Alessandria non era

facile dare un'interpretazione soddisfacente di queU’enig- matico detto di Gesù. Due soprattutto erano le difficoltà

da superare: I) mantenere la distinzione tra «Figlio del­

conservare pure la diversi­

tà di grado tra le due bestemmie, l’una passibile di perdo­

no, l’altra irremissibile. La soluzione prospettata da Atanasio consiste nell’ap-

plicare a questo caso il suo teorema trinitario-cristologi- co; e qui sta la vera novità dell’impostazione, l'apparire

l’uom o» e Spirito (Santo); II)

di un nuovo modo di fare teologia.

Come primo passo, egli afferma che nella Trinità non si dà maggiore o minore, a motivo della totale immanen-

-- Cf. IV, 10-11.

“,0 Cf. IV, 12, 4-6.

28

Introduzione

za reciproca tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Perciò, se il Padre è in tutte le cose, anche il Figlio sarà in tutte le cose, e lo Spirito non può essere assente 102. Di conseguenza, chi pecca o bestemmia contro il Figlio, pec­ ca e bestemmia anche contro il Padre e lo Spirito Santo, cioè contro tutta la Trinità ,03. Il secondo passo sta invece nell'affermare che m a g ­ g io re e m in o re si dà nell’incarnazione, in quell'evento cioè che Dio ha voluto a nostro favore IM. In Cristo, Ver­ bo incarnato, sussiste dunque congiuntamente un dupli­ ce livello: l’uno inferiore, umano, riconoscibile dai segni propri della debolezza umana; l'altro superiore, divino, riconoscibile in quelle opere che sono proprie di Dio l05. Da queste due premesse scaturisce per Atanasio la soluzione al suddetto problema: la m a g g io re o m in o re gravità della bestemmia non va riferita rispettivamente allo Spirito Santo e al Figlio, bensì unicamente a Cristo considerato nella sua divinità e nella, sua umanità 1M. Inoltre, la divinità di Cristo può essere indicata con il termine «Spirito», in base a una di quelle «brachilogie» che sono legittimate dalla perfetta identità sostanziale della Trinità: infatti lo Spirito contro cui è detta la be­ stemmia, è lo stesso Spirito nel quale il Verbo opera ogni cosa e che è quindi «suo proprio» 107. Analogamente, le «opere dello Spirito» sono, di fatto, le opere del Padre, che il Figlio compie nello Spirito loe. In conclusione, da questa analisi si può capire che l’interpretazione «cristologica» data da Atanasio alla «be­ stemmia contro lo Spirito» non postula affatto un altro

Cf. IV, 12, 2.

103 Cf.IV, 12, 2-3.

1W Cf.IV, 14.

,0!

Cf.IV, 15.

,0‘

Cf.IV,

17, 5.

107

Cf. IV, 20, 2.

Introduzione

29

contesto o un altro momento che non sia quello delle Lettere a Serapione. Infatti, senza la concezione trinita­ ria espressa in queste lettere, la soluzione data da Atana­ sio a Mt. 12, 32 risulterebbe di difficile comprensione. Diventa invece chiara se la si considera come un’applica­ zione concreta dei principi enunciati precedentemente.

7. Il contesto soteriologico

Affermare, come fa Atanasio, che lo Spirito Santo non è creatura, equivale a introdurre un concetto di «se­ parazione»: lo Spirito non è una delle cose create, non rientra nella serie degli esseri venuti all’esistenza, ma è tutto dalla parte della divinità l09. Questa negazione tuttavia è in vista di un'ulteriore affermazione: quella della reale «partecipazione» dell’uo­ mo alla vita divina, grazie al dono dello Spirito. L ’uomo viene cosi «divinizzato» "°. Chi, volendo salvaguardare la presenza dello Spirito Santo nell’uomo, ritenesse questo Spirito un essere o un’energia intermedia - come se fosse inconcepibile un contatto diretto del Dio trascendente con la creatura 111- in realtà non farebbe che privare questa presenza di ogni

significato salvifico. Se infatti lo Spirito fosse anch’egli una creatura, noi non saremmo salvati, perché non sa­ remmo «divinizzati»: «Per mezzo dello Spirito —scrive

Atanasio - noi tutti siamo detti partecipi di Dio (

lo Spirito Santo fosse una creatura, l’essere in lui non ci

porterebbe nessuna partecipazione a Dio; saremmo sem­

plicemente uniti a una creatura ed estranei alla natura

).

Se

divina (

natura divina mediante la partecipazione allo Spirito, è

Se dunque noi entriamo a far parte della

).

-

"·'· Cf. I, 20, 7. Cf. I, 24, 3; 25, 5.6. Cf. Wolinski, La pneumatologie des Pères Grecs, cit., p. 153.

30

Introduzione

follia affermare che lo Spirito appartenga alla natura creata e non a quella di Dio. Ecco perché divinizza colo­ ro nei quali si fa presente. Se divinizza, non vi può essere alcun dubbio che la sua natura sia quella di Dio» "2. Quest’opera di divinizzazione comporta molteplici aspetti: lo Spirito infatti santifica, vivifica, illumina, con­ ferisce il profumo e la forma di Cristo, crea e rinnova, glorifica la creatura e le dà la figliolanza divina “3. Non che queste siano operazioni esclusive dello Spiri­ to; è il Verbo infatti che le compie in lui, poiché unica è l'operazione, la grazia, la santificazione che, partendo dal Padre, per mezzo del Figlio, si compie nello Spiri­ to

In definitiva, chi partecipa allo Spirito ha pure parte­ cipazione al Figlio e al Padre "5, «poiché solo partecipan­ do a lui noi abbiamo l’amore del Padre, la grazia del Figlio e la comunione dello stesso Spirito» L'argomento soteriologico delta «divinizzazione» del­ l'uomo ha cosi una parte imprescindibile nella teologia

di Atanasio. La sua speculazione sulla Trinità non è

astratta, ma radicata nell'autorivelazione salvifica di Dio stesso. Il fine di questa rivelazione non è semplicemente

quello di porre l'uomo di fronte a Dio in atteggiamento

di rettitudine morale e di adorazione, bensì quello di

farlo entrare nella stessa vita trinitaria.

8. Teologia apofatica

Atanasio preferisce spesso formulare il suo pensiero

su Dio in modo negativo piuttosto che positivo: «È suffi-

"2 I, 24, 1-3.

113 Cf. nota 43. Sullo Spirito che dà il profumo e la forma di Cri­ sto, cf. I, 23, 4-6; che conferisce la gloria e la figliolanza divina, cf. I, 19, 6; 25, 5. Il'1 Cf. nota 89.

Introduzione

31

dente sapere che lo Spirito non è creatura, si annove­ ra tra le opere (della creazione). La Trinità infatti non è un miscuglio di nature diverse, ma è inseparabile e iden­ tica a se stessa» "7. Infatti, ciò che trascende la realtà creata, trascende pure la parola umana Dio non è come l’uomo Cosi il concetto di «generazione» applicato a Dio non può essere inteso nello stesso modo con cui è applicato all’uo­ mo, perché Dio è semplice, non composto di parti-iSì Perciò è da stolti lasciarsi condizionare da un sillogi­ smo e non ammettere la divinità dello Spirito Santo solo perché non si riesce a capire come lo Spirito possa deri­ vare dal Padre senza essere anch'egli «figlio» m. Dio, so­

sua rivelazione trinitaria, rimane un m i­

prattutto nella

stero da adorare nella fede: «A chi crede, ciò basta. La conoscenza umana fin qua arriva; a questo punto i che­ rubini fanno velo con le loro ali» l22. Certo, la ragione non deve essere esclusa, purché si fondi sulla fede, accompagnata da pietà e riverenza È questo un tipo di conoscenza a cui si ha accesso solo a condizione di bandire la «curiosità» l24, l’irriverenza pro­ pria di un razionalismo gretto e meschino l2S. In esso cade chi si allontana dalle espressioni contenute nelle sacre Scritture e dalla fede trasmessa nella Chiesa 12‘.

17, 1.

 

Cf. I,

17, 3.6.

Cf. IV, 6, 4-5.

'“

■Cf. IV, 6, 5.

121

Cf. IV, 5,

1; 6, 7.

122

I, 17, 2.

123

Cf. I, 20, 4. Osserva giustamente Wolinski: «Devant le mystère

de Dieu, la première réaction d'Athanase est de se taire et d’adorer.

Il n'admet pas que la réponse aux objections de la raison précède l’acte de foi et le conditionne» (La pneumatologie des Pères Grecs, cit., p. 146).

,24

Cf. IV, 5, 2.

m

Cf. IV, 7,

1.

32

Introduzione

Il carattere ineffabile della Trinità va dunque sempre salvaguardato. Se si dà un linguaggio trinitario che sem­ bra sottrarre qualcosa a questa assolutezza, ciò è possibi­ le solo nel limite posto dalla rivelazione stessa. Non è la mente umana che lo crea, neppure quindi lo può modi­ ficare.

9.

Atanasio e la Bibbia

Il ricorso abbondantissimo alla Bibbia nelle Lettere a Serapione permette, anche a prescindere dalle altre opere dell'Alessandrino, di farsi un'idea abbastanza esat­ ta circa il modo con cui egli leggeva la Scrittura Quanto all’Antico Testamento, Atanasio si riferisce costantemente alla versione greca dei Settanta (LXX) co­ me al testo che fa autorità. Cosi si spiegano molte sue argomentazioni, come in I, 4, 1 ss., dove egli fa leva sulla presenza dell’articolo per stabilire i passi in cui il termi­ ne pneum a indica lo Spirito Santo. Pur dovendo conosce­ re che per l’Antico Testamento esiste un originale ebrai­ co, egli non vi accenna mai, e questo non solo perché certamente non conosceva l’ebraico ,2>, ma anche perché probabilmente condivideva l'opinione comune circa l’ispirazione dei Settanta ,29. Pur ammettendo un senso letterale, come nel caso di Am. 4, 13 in cui pneum a significa semplicemente «ven­

127 Sull’esegesi atanasiana in generale, cf. H.J. Sieben, Herméneu-

tique de l’exégèse dogmatique d'Athanase, in Politique et Théologie

chez Athanase d'Alexandrie, ed. Ch. Kannengiesser (Théol. Hist. 27) Paris 1974, pp. 195-214; B. de Mangerie, Introduzione alla storia del­ l’esegesi, I, trad. it. Roma 1983, pp. 128-149.

121 Cf. Ep. fest. 39, PG 26, 1436C: «I libri dell’Antico Testamento

sono tutti insieme nel numero di ventidue, tanti quante sono le lette­ re dell’alfabeto ebraico, come ho sentito dire». Tuttavia Atanasio non considera canonici, ma solo utili alla lettura per i catecumeni, la Sapienza di Salomone, il Siracide e i Li­ bri di Ester, Giuditta e Tobia (Ep. fest. 39, PG 26, 1437C).

Introduzione

33

to» 1J0, Atanasio ritiene che tutta la Scrittura dietro la fletterà» celi uno «Spirito», cioè un significato piti pro­ fondo l3\ che è anche quello più appropriato più esat­ to l3\ Esso si riassume nella rivelazione della duplice condizione del Verbo: quella eternà, nétta quale è eguale al Padre, e quella nel tempo, con la quale si è fatto

uomo, assumendo tutte le limitatezze umane. Questa ma­ nifestazione è il fine fskoposj a cui mira tutta la Scrittu­ ra l34; è il «tratto distintivo» (charactèr) del cristianesi­ mo 135 e della fede l3‘, quella autentica trasméssa dagli

A postoli l37. Se non

si tien conto di questo criterio, come

fanno gli Ariani, tutto diventa confuso ,3i. Tenendone conto, invece, tutta la Scrittura mostra la sua mirabile coerenza interna; ciò che Atanasio mostra accumulando gli accostamenti, traendoli sia dall'Antico che dal Nuovo Testamento l39. Date queste premesse, Atanasio non ha difficoltà a leggere l’Antico Testamento non solo in senso cristologi­ co, ma anche trinitario, poiché i due aspetti sono insepa­ rabili. Tutta la Scrittura viene cosi compresa sotto un’unica «lettura» strettamente ecclesiale, il cui princi­ pio ermeneutico è dato dalla fede cristologica e trinita­ ria. Giustamente, dunque, H.J. Sieben ha parlato di «ese-

,w

Cf.

I, 8, 4; 9, 3.

 

m

Cf. I, 8, 1; IV, 8, 1; 14,

1.

,3!

Cf. I, 9, 3.

133

Cf. IV, 23, 3.

 

,M

Cf. II, 7, 1.

135

Cf. II,

7, 3.

136

Cf. II, 7, 4; III, 7, 1.

 

137

Cf. II, 8,

1.

,J*

Cf. II, 7, 3.

<3’

In questa maniera di leggere la Scrittura, Atanasio si mostra

«un discepolo fedele di Origene» (Sieben, Herméneutique, cit., p. 211); ma mentre per Origene il «fine» della Scrittura è la rivelazione

dei «nascosti misteri degli umani destini» (De prirtc. IV, 2, 7), per Atanasio tutto si riconduce all’unico mistero del Cristo, Verbo fatto uomo (cf. Sieben, ibid., pp. 208-210).

34

Introduzione

gesi dommatica» di Atanasio: questi infatti «lascia inten­ dere che, per il suo contenuto, lo skopos della Scrittura è identico con il “canone", o regula fidei» 140.

Nota sulla presente traduzione

Seguendo un uso abbastanza comune, ho reso Logos con Verbo, Trias con Trinità, ousia e derivati con sostanza, consostanziate, ecc. Nel tradurre i passi biblici, mi sono attenuto strettamente al te­ sto greco, cercando di leggerlo nell'ottica di Atanasio. Cosi ad esem­ pio ho conservato il termine Verbo anche in citazioni tratte dall'Anti­ co Testamento, perché certamente Atanasio riferiva quei passi al Figlio di Dio. I titoli e i sottotitoli non sono originali, ma sono stati introdotti per facilitare il lettore nel seguire il discorso di Atanasio. Da essi si può ricavare il piano delle Lettere. Le suddivisioni in numeri all'intemo della numerazione del Mi- gne sono anch’esse nostre; perciò nelle citazioni, il numero romano indica la Lettera, le cifre arabe si riferiscono rispettivamente alla numerazione del Migne e alla suddivisione nostra. Per chi volesse risalire alla Patrologia Graeca, voi. XXVI, è stata riportata, tra paren­ tesi quadre, la numerazione -delle colonne, con le relative lettere. Nel testo tradotto, le parentesi tonde indicano aggiunte esplicati­ ve di termini spesso sottintesi; le parentesi acute invece sono aggiun­ te al testo greco, supposto in quel punto lacunoso.

I4“ Sieben, Herméneutique, cit., p. 214.

Atanasio

LETTERE A SERAPIONE l-IV

lo Spirito Santo

LETTERA I

Occasione della lettera

[529A] 1. 1. La lettera (inviatami) dalla tua santa bon­

mi è stata consegnata nel deserto E sebbene contro

di

noi fosse in corso un’aspra persecuzione e venissimo

ricercati con accanimento da coloro che vogliono to­ glierci di mezzo 2, tuttavia il Padre delle misericordie e Dio di ogni consolazione 3 ci ha consolato anche per

mezzo della tua lettera. Al ricordo infatti della tua bon­

tà e di tutti gli amici, mi sembrò che voi foste presenti

con me.

2. Grande dunque fu la mia gioia nell'avere in ma

la

tua lettera. Ma non appena la lessi, di nuovo mi prese

lo

sconforto, a motivo di coloro che si sono im puntati

nel voler com battere la verità. Scrivevi infatti,

e veramente desiderato, esprimendo tu stesso molto do­ lore, come alcuni hanno si abbandonato gli Ariani a causa della (loro) bestemmia [532A] contro il Figlio di

carissimo

Atanasio si riferisce senza dubbio al suo terzo esilio (356-362), durante il quale trovò rifugio nel deserto presso i monaci suoi amici (cf. Introduzione, p. 11). In questi sei anni egli dovette svolgere un’in­ tensa attività letteraria. Si ascrivono a questo periodo almeno i se­ guenti scritti: Vita Antonii, Apologia secunda, Apologia ad Constan- tium, Apologia de fuga sua, Historia Arianorum, Epistula ad episco- pos Aegypti et Libyae, De synodis. 1 Atanasio sfuggi in modo avventuroso alla cattura (cf. Introdu­ zione, p. 10). Questi accenni a ricerche ancora in corso fanno pensa­ re agli inizi del suo esilio.

38

Atanasio

Dio, continuano però a non pensare rettam ente circa lo Spirito Santo/ Essi sostengono che egli non solo è crea­ tura, m a anche che è uno degli spiriti ministranti \ e che differisce dagli (altri) angeli solo di grado.

3. Questa posizione solo in apparenza si oppone a

quella degli Ariani; in realtà è una negazione della vera fede s. Come infatti quelli, negando il Figlio, negano an­ che il Padre ‘, cosi questi, bestemmiando contro lo Spiri­ to Santo, bestemmiano anche contro il Figlio. Ambedue le parti si sono spartite cosi il compito di opporsi alla verità: gli uni contro il Verbo, gli altri contro lo Spirito Santo, ma la bestemmia contro la Santa Trinità è identica.

4. Considerando dunque queste cose e pensandoci a

lungo, caddi nello sconforto, vedendo come il diavolo ha trovato ancora modo di farsi giuoco di coloro che si dànno a imitare la sua follia. E stavo quasi decidendo di tacere [B] in questa occasione; se non che l’incitamento della santità tua e il motivo del loro errore e della loro temerità diabolica mi hanno spinto a scriverti questa breve lettera, sia pure con fatica. Essa vuole essere per te solo un'occasione per fare un discorso più completo, secondo la perspicacia che ti è propria, e dare cosi una piena confutazione a queirem pia eresia.

L'errore circa lo Spirito Santo

2.

1. Invero

anche

questa (loro) concezione

non

estranea agli Ariani. Costoro infatti, una volta che han­

4 Cf. Ebr. 1, 14.

s Letteral.: «la fede pia» (he eusebèspistis). La fede non è un fatto

puramente nozionale; quando è autentica, essa è tutta permeata del senso vivo di Dio e della sua trascendenza che incute riverenza (euse- beia), e salvaguarda dalla leggerezza e dall’orgoglio intellettuali. So­

lo cosi è vera fede (cf. più avanti, note 198 e 223).

‘ Cf. 1 Gv. 2, 22-23. Per Atanasio, «negare il Figlio» significa non riconoscerne la piena divinità.

Lettere a Serapione, I

39

no negato il Verbo di Dio, è logico che oltraggino allo stesso modo anche lo Spirito di lui. Perciò non è neces­ sario aggiungere altro nei loro confronti: basta quello che in antecedenza abbiamo detto contro di loro 7. [C]

2. Con coloro invece che sono caduti in errore circa

lo Spirito Santo, conviene ricercare e rispondere «se­ guendo un nesso logico», per usare la loro espressione La loro illogicità infatti desta stupore: essi non voglio­ no, e giustamente, che il Figlio di Dio sia (ritenuto) una creatura; come mai allora hanno potuto sopportare an­ che solo il sentir dire che lo Spirito del Figlio è creatu­ ra? [533A] Se da una parte, a motivo dell’unità esistente tra il Padre e il Verbo, non vogliono che il Figlio sia messo tra le cose prodotte m a pensano, ciò che è verità, che egli è il Creatore di esse, come mai invece chiamano creatura lo Spirito Santo che ha nei riguardi del Figlio la stessa unità che questi ha nei riguardi del P ad re9?

3. O forse ignorano che, come non separando il Fi­

glio dal Padre salvaguardano l'unicità di Dio, cosi sepa­ rando lo Spirito dal Verbo non salvaguardano più l’uni­ ca divinità nella Trinità, scindendola e introducendovi una natura aliena e diversa, e mettendola sullo stesso piano delle cose create? Ciò, ripeto, indica che la Trinità

non è più una cosa sola, bensì com posta di due nature differenti, data la diversità sostanziale 10 dello Spirito, cosi come essi se lo sono immaginato.

4. Che tipo di dottrina su Dio è mai questa [B] che

mescola Creatore e creatura? Allora non è più Trinità,

7 Probabile allusione ai Discorsi contro gli Ariani (PG 26, 11-468).

Molti indizi, e in particolare la Lettera II, fanno pensare all’anteriori­

tà di questi discorsi rispetto alle Lettere a Serapione. ‘ Cf. Introduzione, p. 18.

9 Frase ripresa alla lettera da Apollinare di Laodicea, Fides secun-

dum partem 17 (ed. E. Bellini, Su Cristo: il grande dibattito del quar­

to secolo, Milano 1978, p. 34).

1,1

To heteroousion. Tra Creatore e creatura vi è una differen

sostanziale, a livello di essere.

40

Atanasio

m a «binità» pili qualcosa di

tà, come lo è davvero, come possono collocare lo Spiri­ to, che appartiene alla Trinità, con le creature che ven­

creato. Oppure, se è Trini­

gono dopo la Trinità? Questo significa di nuovo separa­ re e distruggere la Trinità.

5. In conclusione, non

pensando rettam ente circa

Spirito Santo, non pensano rettam ente neppure circa il Figlio. Se infatti pensassero rettam ente circa il Verbo,

penserebbero rettam ente anche circa lo Spirito che pro­ cede dal Padre 11 e che, essendo proprio del Figlio, è dato da lui ai discepoli12e a quanti credono in lu i13. Ma errando in questo modo, neppure hanno una sana fede circa il Padre. Coloro infatti che si oppongono allo Spiri­

nega­

to, come disse il grande m artire Stefano costoro

no anche il Figlio. E coloro che negano il Figlio, non

hanno neppure il Padre IS.

" ;Gv. 15,26.

12

Cf. Gv. 20, 22.

Cf. Gv. 7, 39.

14

Cf. Atti, 7, 51.

11

Cf. 1 Gv. 2, 23. Il pensiero di Atanasio è molto fermo su questo

punto: negare uno solo dei «Tre» implica negarli tutti. Perciò più oltre, ai negatori della divinità dello Spirito Santo, egli darà l'appel­ lativo di «atei» (cf. I, 30, 3; IV, 6‘, 2).

Lettere a Serapione. I

41

Parte prima

A. Confutazione scritturistica

Quale fondamento?

[536A] 3. 1. Dico proprio a voi: da dove vi viene il pretesto per tale temerità, per cui non temete questa parola del Signore: Colui che avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo, non avrà remissione né in questo secolo né in quello futuro “ ? Gli Ariani, non comprendendo la venuta del Verbo nella carne né le espressioni dette a motivo di questa (venuta), ne hanno fatto un pretesto per la loro eresia e cosi sono stati scoperti come avversa­ ri di Dio e come gente che parla veramente dalla terra 17 dicendo cose vuote. Ma voi, da dove avete attinto il vostro errore? Da chi lo avete sentito? O qual è «il nesso logico» 18 di questo vostro errore?

Primo testo incriminato: Amos 4, 13 19

rispondono

2.

«Abbiamo

letto,

essi,

nel

profe

Amos che Dio dice questò: Ecco, sono io che/consolido

16 Citazione composita di Mt. 12, 32 è 'M t;X ^ fQ u esto passo (cf.

anche I, 33, 6; III, 7, 6) sarà oggetto della lunga appendice posta alla Lettera IV (cc. 8-23). Cf. Introduzione, pp. 14-15; 26-29.

17 Cf. Gv. 3, 31.

" Cf. Introduzione, p. 18. '* Cf. H.R. Smythe, The Interpretation of Amos 4,13 in St Athana- sius and Didymus, in «Journal of Theological Studies», n.s. 1 (1950), pp. 158-183.

42

Atanasio

il tuono e creo lo Spirito e annunzio agli uomini il suo Cristo; (sono io) che faccio l’alba e l’oscurità, e che cam­ mino sulle sommità della terra. [B] Signore Dio onnipo­ tente è il suo nome 20. Questo passo ci ha indotto a dare retta agli Ariani quando dicono che lo Spirito Santo è creatura».

3. Quello dunque che sta in Amos l’avete letto;

invece che sta scritto nei Proverbi: Il Signore mi creò principio delle sue vie, in vista delle sue opere 2I, non l’avete letto? Si che l'avete letto, e lo interpretate pur correttamente, per non dover dire che il Verbo è creatu­ ra. Di quello invece del profeta non date alcuna interpre­ tazione, m a sentendo parlare semplicemente di «spiri­ to», pensate subito che li lo Spirito Santo sia detto crea­ tura. E sebbene nei Proverbi la Sapienza chiaramente dica mi creò, tuttavia voi interpretate quest'espressione,

e fate bene, in modo da non dover annoverare la Sapien­

za creatrice tra le creature 22. 4. Nel passo del profeta, invece, nulla ìndica che si tratti dello Spirito Santo, [C]

m a si parla solo di «spirito». Ora, nelle Scritture il termi­ ne «spirito» ha vari significati diversi, per cui il passo sopraccitato poteva avere la sua retta interpretazione. Come mai allora voi, quasi impuntandovi o come morsi dal serpente ariano, continuate a sostenere che in Amos si parla dello Spirito Santo, se non perché non vi scor­ diate dal pensare che egli è creatura?

20 Am. 4, 13 (LXX).

21 Prov. 8, 22 (LXX).

22 Atanasio, nella polemica contro gli Ariani, aveva interpretato

il termine «creare» come riferito aU’incamazione del Verbo-Sapien­ za, in vista delle «opere» della salvezza (in particolare nel C. Arian. II). Cf. M. Simonetti, La crisi ariana nel IV secolo, cit., pp. 278, 478;

Ch. Kannengiesser, Athanase d'Alexandrie, évèque et écrivain. Une lecture des traités Contre les Ariens (Théol. Hist. 70), Paris 1983, pp. 68, 73-93, 301-310.

Lettere a Serapione, I

43

Quando nella Scrittura «spirito» significa Spirito Santo

4 .

1. Provate dunque a dire se trovate qualche pas

della Sacra Scrittura in cui lo Spirito Santo sia chiama­ to semplicemente «spirito», senza un'aggiunta che speci­ fichi «di Dio» [537A] o «del Padre» o «di me» o «di lui»,

(cioè) di Cristo e del Figlio, o «da me», cioè da Dio, o senza che si m etta l'articolo, di modo che non sia chia­

mato semplicemente «spirito»

che venga detto) per l’appunto «lo Spirito Santo», o «Pa-

raclito», o «della verità», cioè del Figlio che ha afferma­ to: Io sono la verità21. (Se le cose stanno cosi), quandoc sentite dire semplicemente «spirito», come fate a sup­ porre che si tratti dello Spirito Santo?

m a

«lo Spirito»; o (senza

2. Da questa norma tuttavia si fa un'eccezione, sia

per coloro che vengono di nuovo interpellati avendo già ricevuto lo Spirito Santo, sia per quanti sono stati prece­ dentemente istruiti su di esso: per costoro infatti, poi­ ché si tratta di un richiamo e di un far ricordare, anche se (la Scrittura) dice soltanto «lo Spirito», non vi è dub­ bio di chi si sta parlando, tanto più che anche in questi casi vi è sempre l'articolo. In una parola, senza l'artico­ lo o senza la sopraddetta aggiunta, non potrebbe essere significato lo Spirito Santo.

3. Tale norm a segue Paolo scrivendo ai Calati [B]:

Questo solo voglio sapere da voi: dalle opere della legge avete ricevuto lo Spirito o dall'aver dato ascolto alla fede? ” . Ma quale (Spirito) avevano ricevuto se non lo Spirito Santo, che viene dato ai credenti e ai rinati me­ diante il lavacro della rigenerazione ” ? E ai Tessalonice- si scrive: Non spegnete lo Spirito26; parla cioè a persone che sanno che cosa hanno ricevuto e le e s o r ta a n o n

" Cf. Gv. 14, 6.

14 Gal. 3, 2.

Cf. Tit. 3, 5.

1 Tess.

5,

19.

44

Atanasio

spegnere per trascuratezza la grazia dello Spirito accesa in loro.

4. Nei Vangeli poi, se gli evangelisti parlando del

Salvatore come di un uomo, a motivo della carne da lui assunta, affermano: Gesti, essendo pieno di Spirito, si ritirò dal Giordano27, e: Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto “, ciò va inteso come abbiamo detto sopra. Luca infatti poco prim a aveva detto: Avvenne che mentre tutto il popolo si faceva battezzare, al momento in cui anche Gesti [C] si fece battezzare e stava in pre­

ghiera, si apri il cielo e discese lo Spirito Santo in aspet­ to corporeo, come di colomba, sopra di lui Era chiaro che (nel passo citato prima) dove si parlava di «Spiri­ to», era indicato lo Spirito Santo.

5. Cosi dunque in quei (contesti) in cui compare lo

Spirito Santo, anche se è nominato solo Spirito senza alcuna qualificazione, non vi è dubbio che sia significa­ to lo Spirito Santo, soprattutto se ha l’articolo 30.

Dossier scritturistico: Antico Testamento

5.1. Voi invece provate a rispondere a ciò che v

stato proposto, se cioè avete trovato qualche passo del­ la Sacra Scrittura in cui lo Spirito Santo [540A] sia det­ to semplicemente «Spirito», senza quell'aggiunta qualifi­ cativa di cui si è parlato, a parte quell’eccezione che abbiamo ricordato. Non ne siete in grado, perché non lo troverete scritto. 2. Ecco invece ciò che si trova scritto nel Libro della

27 Le. 4,1. Tutti i codici del N.T. a noi pervenuti, invece di «essen­

do pieno di Spirito», leggono: «pieno di Spirito Santo».

2” Mt. 4, 1. ” Le. 3, 21-22.

10 Atanasio vuol dire che quando il termine pneuma non è accom­

pagnato da nessuna qualificazione o ha solo l’articolo, è il contesto

che indica chiaramente di che «spirito» si tratta.

Lettere a Serapione. I

45

Genesi: E lo Spirito di Dio si portava al di sopra dell'ac­ qua 31. E poco oltre: Non rimarrà lo Spirito mio in que­ gli uomini, perché sono carne 32. Nel Libro dei Numeri, dice Mosè a (Giosuè) figlio di Nave: Non essere geloso per me; davvero fosse concesso al popolo del Signore di essere (tutti) profeti, qualora il Signore mandasse il suo Spirito su di loro

3. E nel Libro dei Giudici si dice di Gotoniele: Lo

Spirito del Signore venne su di lui, e questi cominciò a giudicare Israele 14. E di nuovo: Lo Spirito del Signore venne su Iefte 35. E di Sansone si dice: Il fanciullo crebbe

e il Signore lo benedisse [B] e da allora lo Spirito del Signore cominciò a camminare con lui 3‘. E (più oltre):

Piombò su di lui lo Spirito del Signore

4. Davide da parte sua canta nel Libro dei Salmi:

Non togliere da me il tuo Spirito Santo 38. E di nuovo nel Salmo centoquarantadue: Il tuo Spirito buono mi con­ durrà in terra piana; a causa del tuo nome, Signore, mi darai la vita

5. Nel Libro (del profeta) Isaia vi è scritto: Lo Spiri­

to del Signore è su di me, in grazia del quale mi ha

conferito l'unzione40. E prim a di questo

a voi, figli ribelli. Questo dice il Signore: avete preso una

deliberazione, ma senza passare per me; avete fatto al­ leanze, ma senza passare per il mio Spirito, e cosi avete aggiunto peccati a peccati41. E ancora: Ascoltate questo:

era detto: Guai

"

Gen. 1. 2.

12

Ivi, 6. 3.

33

Num. 11, 29.

54

Giud. 3, 10.

15

Ivi, 11,29.

34

Ivi, 13, 24-25.

57

Ivi,

15, 14.

3* Sai.

50, 13.

Sai. 142, 10-11.

46

Atanasio

fin dalt'inizio non ho parlato in segreto; appena (qualco­ sa) avveniva, li io ero; e ora mi ha mandato il Signore e il suo Spirito42. Poco oltre, cosi dice: E questa [C] è l’alleanza che intendo fare con essi, parola del Signore:

lo Spirito mio, che è su di te *\ E in quel che segue aggiunge: Non un messaggero né un angelo, ma il Signo­

re stesso li ha salvati, perché li amava e perdonava loro;

egli stesso li ha riscattati, li ha sollevati e innalzati per

tutti i [541A] giorni del tempo. Essi però non diedero

retta e irritarono il suo Santo Spirito ed egli si cambiò per essi in inimicizia 4\

6. Ezechiele poi cosi dice: Uno spirito m i sollev

m i condusse nella terra dei Caldei, nel luogo della prigio­ nia, in visione, in Spirito di Dio 4S. E nel Libro di Danie­ le: Dio suscitò lo Spirito santo di un ragazzo giovane,

chiamato Daniele, il quale gridò a gran voce: Sono puro dal sangue di costei 4‘. Michea da parte sua dice: La casa

di Giacobbe ha irritato lo Spirito del Signore *\ E per

mezzo di Gioele il Signore dice: Dopo queste cose avver­

rà che io effonderò il mio Spirito su ogni carne 4*. Attra­

verso poi Zaccaria è di nuovo la voce del Signore che dice: Peraltro, accettate le mie parole e i miei precetti, tutto ciò che io ordino nel mio Spirito ai miei servi i profeti49. E poco oltre, rimproverando [B] il popolo, di­ ceva il profeta: Hanno reso ostinato il loro cuore per non dare ascolto alla mia legge e alle parole che il Signo­ re onnipotente aveva mandato nel suo Spirito per mano

dei suoi profeti di un tem p o50. Questi sono alcuni pochi passi che abbiamo raccolto dalle antiche Scritture.

"

41 Ivi, 59, 21.

4‘ Ivi, 63, 9-10.

45 Ez. 11, 24.

46 Dan. 13, 45-46 (Teodozione).

47 Mie. 2, 7.

** Gioe. 2, 28.

49 Zac 1, 6.

Ivi, 48, 16.

Lettere a Serapione. I

47

Dossier scritturistico: Nuovo Testamento

6. 1. Interrogate ora anche voi i Vangeli e gli sc

degli Apostoli, e sentirete che anche li il term ine «spiri­ to» ha vari significati diversi; in particolare, lo Spirito Santo non è mai nominato semplicemente «Spirito», bensì con quell'aggiunta qualificativa di cui abbiamo parlato.

2. Quando dunque il Signore fu battezzato come uo­

mo a motivo della carne che portava, come abbiamo già accennato, è detto che lo «Spirito Santo» discese su di

lu iSl. E dandolo ai discepoli, egli disse: Ricevete [C] lo

Spirito Santo E cosi insegnava loro: Il Paraclito, lo

Spirito Santo che il Padre invierà nel mio nome, quello

vi

insegnerà ogni cosa “. E poco dopo, sempre parlando

di

lui diceva: Quando verrà il Paraclito, che io vi invierò

da

parte del Padre, lo Spirito della verità che procede

dal Padre, quello testimonierà di me 5\ E ancora: Non sarete voi a parlare, ma lo Spirito del [544A] Padre vo­

stro parlerà in voi “. E poco oltre: Se io scaccio i demoni nello Spirito di Dio, dunque è giunto a voi il regno di D io56.

3. E volendo indicare che in lui (Spirito Santo) trova

compimento tutta la dottrina su Dio e la nostra consa­ crazione battesim ale S7, nella quale ci ha uniti a sé e, per

51 Cf. Le. 3, 22.

” Gv. 20, 22.

Ivi,

MIvi, 15, 26.

55 Mt. 10, 20.

,s Ivi,

” Il termine teleiòsis, che letteralmente significa «compimento»,

14, 26.

12, 28.

«perfezione», si riferisce qui al sacramento del battesimo come rito di iniziazione alla vita divina. Lo traduciamo con «consacrazione battesimale», ricordando che teleiòsis è sempre usato dal Levitico (cf. 7, 37; 8, 22-33) e dall’Esodo (cf. 29,22-34) in relazione con la consa­

crazione sacerdotale di Aronne e dei suoi figli (cf. J. Lecuyer, Le sa- crement de l'ordination. Recherche historique et théologique [Théol. Hist. 651 Paris 1983, p. 82).

48

Atanasio

mezzo suo, al Padre 5\ ordinò ai discepoli: Andate, am­ maestrate tutte le genti, battezzandole nel nome del Pa­

dre e del Figlio e

dello Spirito Sa n to '9.

4. Quando poi promise loro di mandarlo, ordinò

non si allontanassero da Gerusalemme 60; e dopo pochi giorni, compiendosi il giorno della Pentecoste, erano tut­

ti insieme nello stesso luogo; e venne all'improvviso un suono dal cielo, come se arrivasse un vento forte, e riem­ p i tutta la casa netta quale dimoravano. [B] E apparvero loro delle lingue divise, come di fuoco, e si posarono su ciascuno di loro. Tutti furono riempiti di Spirito Santo e cominciavano a parlare altre lingue, secondo che lo Spi­ rito dava loro di esprimersi A partire da allora, anche

m ediante l’imposizione delle mani degli Apostoli " veni­

va dato lo Spirito Santo ai rinati. 5. Un certo Agabo poi

profetò in esso dicendo: Questo dice lo Spirito Santo

E Paolo: Nel quale (gregge) lo Spirito Santo vi ha posti

come sorveglianti, per pascere la Chiesa di Dio che (Cri­ sto) si è acquistata con il proprio sangue M. E quando fu

battezzato l'eunuco, (si legge che) lo Spirito del Signore rapi Filippo M.

6. E Pietro scrisse: Conseguendo il fine della fede,

salvezza delle anime; circa questa salvezza i profeti han­ no indagato e scrutato, [C] essi che hanno profetato sulla grazia destinata a voi, indagando quale tempo o momen­ to indicava lo Spirito di Cristo che era in loro quando prediceva i patimenti del Cristo e le glorie che ne sareb­ bero seguite

” E qui accennata la dottrina della «deificazione» dell’uomo me­ diante la grazia (cf. più avanti, I, 11,6; 24, 1-3; 25, 5-6).

59 Mt. 28, 19.

60 Atti, 1, 4.

61 Ivi, 2, 1-4.

62 Cf. ivi, 8, 17.

6J Ivi, 21, 11.

M Ivi, 20, 28.

65 Ivi, 8, 39.

Lettere a Serapione, I

49

Giovanni da parte sua scrisse nella (Prima) Lettera:

In questo sappiamo che rimaniamo in lui ed egli in noi:

perché ci ha fatto dono del suo Spirito 67.

7. Quanto a Paolo, egli scrive ai Romani:

Voi n

siete nella carne ma nello Spirito, se veramente lo Spiri­ to di Dio abita in voi. Se invece uno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene. Se invece Cristo è in voi, il corpo è morto [545A] a causa del peccato, ma lo spirito è vita a motivo della giustizia. Se poi lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù abita in voi, colui che ha risusci­ tato Cristo Gesù dai morti vivificherà anche i vostri cor­ pi mortali mediante il suo Spirito che abita in v o iM. 8. E ai Corinzi: Lo Spirito scruta ogni cosa, anche le profondi­ tà di Dio. Chi infatti conosce ciò che è dell'uomo se non lo spirito dell'uomo che è in lui? Cosi nessuno conosce ciò che è di Dio se non lo Spirito di Dio. Ora noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito che è da Dio, affinché possiamo conoscere i doni che Dio ci ha dato 6\ E poco oltre: Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? 70. E ancora: Ma

siete stati lavati, santificati, giustificati nel nome del Si­ gnore nostro Gesù Cristo e nello Spirito del nostro Dio 7I. [B] E ancora: Tutto questo opera l’unico e medesimo Spirito, che distribuisce a ciascuno come vuole 7I. E an­ cora: Il Signore è lo Spirito, e dove c'è lo Spirito del Signore, li c’è la libertà

9. Osserva poi come scrive ai Galati: Affinché la

nedizione di Abramo fosse data in Cristo Gesù, affinché

67

1 Gv. 4, 13.

Rom. 8, 9-11.

1 Cor. 2, 10-12.

70

Ivi, 3, 16. Ivi, 6, 11.

72

Ivi,

12, 11.

71

2 Cor! 3, 17. Atanasio intende «Signore» come apposizione di

Spirito. Cf., nello stesso senso, Basilio, De Spir. San. 31, 52, 34 (Sour- ces Chrét. 17 bis, p. 434).

50

Atanasio

ricevessimo la promessa dello Spirito, mediante la fe­ de 74. E ancora: Poiché siete figli, Dio inviò lo Spirito del Figlio suo nei nostri cuori, (e lo Spirito) grida: Abbà, Padre! Perciò non sei piti schiavo ma figlio. E se sei figlio, sei anche erede di Dio per mezzo di Cristo 75. Agli Efesini, cosi diceva: Non rattristate lo Spirito santo di

Dio, nel quale siete stati segnati per il giorno della reden­ zione 76. E ancora: Conservate con cura [C] l'unità dello Spirito, nel legame della pace 11. E ai Filippesi, parlando francamente scriveva: Che cosa infatti? Purché in ogni modo, sia pretestuosamente sia in verità, Cristo sia an­ nunciato: in questo mi rallegro e m i rallegrerò. So infat­ ti che ciò mi riuscirà di salvezza, per mezzo delle vostre preghiere e dell’elargizione dello Spirito di Gesti Cristo, secondo la mia aspettativa e la speranza che nulla [548A] m i sarà motivo di vergogna78. E ancora: Noi sia­ mo la circoncisione, noi che prestiamo un culto allo Spi­ rito di Dio e ci gloriamo in Cristo Gesù 79.

10. E ai Tessalonicesi attesta: Chi dunque dispre

(ciò) non disprezza un uomo, ma Dio che ci ha dato il suo santo Spirito β0. E agli Ebrei: Lo Spirito Santo indica cosi che la via verso le cose sante non è ancora manife­ sta, finché sussiste ancora la prima tenda E ancora:

Pensate di quanta maggiore punizione non sarà ritenuto degno colui che ha calpestato il Figlio di Dio e ha ritenu­ to cosa profana il sangue dell’Alleanza nel quale è stato santificato, e ha oltraggiato lo Spirito delta grazia. "2. E ancora: Se infatti il sangue dei tori e dei capri e l’asper­

74

75

74

Gal. 3, 14.

Ivi, 4, 6-7. Ef. 4, 30.

Ivi,

4, 3.

I, 18-20.

7’ Ivi,

M 1 Tess. 4, 8.

" Fil.

3, 3.

Ebr. 9, 8.

Lettere a Serapione, I

51

sione della cenere di una giovenca santifica coloro che si erano resi impuri purificando la loro carne, quanto più il sangue di Cristo, il quale ha offerto se stesso senza macchia a Dio per mezzo dello [B] Spirito eterno, purifi­ cherà la nostra coscienza dalle opere morte β\ E ai Tessa- lonicesi: E allora si rivelerà l'iniquo, che il Signore Gesti annienterà con lo Spirito della sua bocca e distruggerà con la manifestazione della sua venuta

«Spirito» significa a volte «spirito dell’uomo»

7. 1. Ecco come lo Spirito Santo viene indicato

tutta la Sacra Scrittura. Come dunque avete fatto voi a vedere nel passo del profeta (Amos) qualcosa di simile? Infatti la parola «spirito» non è neppure accompagnata dall’articolo, il che avrebbe potuto fornirvi un pretesto. Ma voi con sfrontatezza vi siete semplicemente inventa­

ti dei «nessi logici» 85per poter dire che lo «spirito crea­ to» di cui là si parla, altri non è che lo Spirito Santo. Eppure potevate sapere, informandovi da persone istrui­ te, che esistono accezioni diverse della parola «spirito».

2. (Nella Scrittura) infatti si parla anche di [C] uno

«spirito dell’uomo», come canta Davide: Di notte parla­ vo con il mio cuore ed era afflitto il mio spirito 86. E Baruc pregando dice: Un’anima nelle angustie e uno spi­ rito preso dalla tristezza alza il grido verso di te 87. E nell’inno dei tre fanciulli: Spiriti e anime dei giusti, bene­ dite il Signore 88.

3. L'Apostolo da parte sua scrive: Lo Spirito stesso

attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio. E se figli,

,s Ivi, 9, 13-14.

M

2 Tess. 2, 18.

*5

Cf. Introduzione, p. 18.

Sai. 76, 7.

"

Bar. 3, 1.

52

Atanasio

siamo anche eredi “s. E ancora: Nessuno conosce ciò che è dell’uomo [549A] se non lo spirito dell'uomo che è in lu i90. Inoltre, nella Lettera ai Tessalonicesi cosi prega:

Che tutto intero il vostro spirito, e l’anima e il corpo, sia conservato irreprensibile nella venuta del Signore nostro Gesti Cristo 91.

«Spirito» (pneuma) significa anche «vento»

4. Anche i venti sono detti «spirito» 92, come ad es

pio nella Genesi: E Dio fece venire uno spirito sopra la terra e l’acqua calò E nel Libro di Giona: Il Signore suscitò uno spirito sopra il mare e si fece una grande burrasca nel mare, si che la nave rischiava di sfasciar­ si 94. Inoltre nel Salmo centosei è scritto: Disse, e ci fu uno spirito di uragano che sollevò le sue onde 95. E nel Salmo centoquarantotto: Lodate il Signore dalla terra, pesci marini e tutti gli abissi, fuoco, grandine, neve, ghiaccio, spirito di tempesta, esecutori [B] della sua pa­ rola 96. E in Ezechiele, nella lamentazione su Tiro: I tuoi rematori ti hanno condotta nel cuore del mare, nell'ac­ qua profonda; lo spirito dell’austro ti ha sfracellata97.

«Spirito» significa infine «senso spirituale»

8. 1. Se poi anche voi leggeste le Sacre Scritture, t

vereste che viene chiamato «spirito» pure il senso (spiri·

M

Rom. 8, 16-17.

90

1 Cor. 2, 11.

"

ITess. 5, 23.

92

In greco, come già in ebraico, la stessa parola (pneuma) signifi­

ca «soffio», «vento» e «spirito».

Gen. 8, 1.

94

Giona, 1, 4.

95

Sai. 106, 25.

9‘

Sai. 148, 7-8.

Lettere a Serapione, I

53

tuale) delle stesse divine parole, come quando Paolo scrive: Egli ci ha resi idonei a essere ministri della nuo­ va Alleanza, non della lettera ma dello spirito: la lettera infatti uccide, mentre lo spirito vivifica ” . «Lettera» è ciò con cui si compone (materialmente) un’espressione, ma il significato (spirituale) in essa contenuto è chiama­ to «spirito».

2. Parimenti la legge è spirituale ”, perché, come an­

cora (Paolo) ha detto, non serviamo nella vetustà della lettera, m a nella novità dello spirito IM. E lo stesso Paolo rendendo grazie diceva: Io dunque con la mente [C] ser­ vo la legge di Dio, ma con la carne la legge del peccato. Ora dunque non c’è nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesti. Infatti la legge dello spirito della vita in Cristo Gesti mi ha liberato dalla legge del pecca­ to

3. Filippo inoltre, volendo far passare l'eunuco dalla

lettera allo spirito, diceva: Riesci a comprendere quello che leggi? 102. Questa (comprensione spirituale) fu quella che ebbe anche Caleb, come attesta il Libro dei Numeri quando Dio dice: Quanto al mio servo Caleb, poiché ci fu in lui uno spirito diverso e mi ha obbedito, lo condur­ rò in quella terra nella quale entrò (come esploratore) l0\ Egli infatti aveva parlato con una comprensione diversa da quella degli altri, e divenne cosi gradito a Dio. Ad avere un tale cuore, Dio esortò il popolo, dicendo [552A] mediante Ezechiele: Fatevi un cuore nuovo e uno spirito nuovo l04.

1 Cor. 3, 6. Rom. 7, 14.

,00 Ivi, 7, 6.

101 Ivi, 7, 25-8, 2.

,01 Atti, 8, 30.

101 Num. 14, 24.

54

Atanasio

L ’esatta interpretazione di Amos 4, 13

4. Se dunque le cose stanno cosi e vi sono tutte q

ste differenti (accezioni) del (termine) «spirito», come abbiamo mostrato, fareste meglio, quando sentite parla­

re di «spirito creato», pensarlo riferito ad una delle acce­ zioni sopraelencate. E precisamente andava inteso nel

senso di quel passo di Isaia che dice: Aram si accordò con Efraim; allora la sua (cioè del re) anima fu sconvol­ ta insieme all’anima del suo popolo, come nel bosco un

albero è scosso da uno spirito l0S. La stessa cosa vale per il passo: Il Signore suscitò uno spirito sul mare 10‘, a motivo di Giona. Infatti «tuono» e «spiriti» 107 dei venti vanno insieme, come quando cadde la pioggia al tempo

di Acab: In un attimo il cielo si oscurò di nubi e di

spirito T

Nuova obiezione

[B] 9. 1. «Ma poiché nel passo di Amos, obiettano, è nominato Cristo, ne segue che lo "spirito'' di cui si parla non possa essere altro che lo Spirito Santo» l09.

2. Dunque, che lo Spirito Santo debba essere no

nato insieme a Cristo, l'avete capito; da dove allora ave­ te im parato a dividerlo quanto alla natura e a separarlo dal Figlio, per cui dite che Cristo non è creatura, mentre lo Spirito Santo lo è? È fuori posto nominare e glorifica-

,0’ Is. 7, 2. Giona, 1, 4.

,07 Cf. Am. 4, 13.

,0'

1 Re, 18, 45.

Ecco un esempio di come ragionavano gli avversari di Atana­ sio, scorgendo un nesso logico (tropos) nella vicinanza delle parole «Cristo» e «spirito». Ma Atanasio dimostrerà subito quanto sia

«sconnesso» questo modo di ragionare.

Lettere a Serapione, I

55

re insieme realtà che per natura loro sono diverse. Quale comunanza infatti o quale somiglianza esiste tra la creatura e il Creatore? Diversamente, dovreste pure contare con il Figlio e mettere insieme a lui le cose create per mezzo suo.

Interpretazione antropologica di «spirito creato» 111

3. Bastava dunque riferire il passo (di Amos) allo

spirito dei venti, come si è detto. Ma poiché obiettate che nel testo viene ricordato Cristo, è necessario consi­ derare ciò accuratam ente per vedere se non troviamo un significato più appropriato di quello spirito che è detto «creato».

4. E che altro può essere «annunziare [C] agli uomi­

ni il suo Cristo» M2, se non (dire) che questi si è fatto uomo? Non è ciò l'equivalente di (quest’altro passo):

Ecco, la vergine sarà incinta e partorirà un figlio e lo chiameranno con il nome di Emmanuele "3, e delle altre espressioni che si riferiscono alla sua venuta? Ora, quando viene fatta conoscere la venuta del Verbo nella carne, di quale altro «spirito creato» si deve intendere se non dello spirito degli uomini, spirito che per l’appun­ to viene creato e rinnovato? Questo infatti aveva pro­ messo Dio per mezzo di Ezechiele, dicendo: Vi darò un

cuore nuovo e [553A] uno spirito nuovo darò a voi; e toglierò dalla vostra carne il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne e metterò in voi il mio Spirito

110 Syndoxazein. Questo verbo entrerà nel Credo Costantinopoli­ tano del 381 (cf. Denzinger-Schónmetzer, 150). Dato però che esso manca in alcuni manoscritti (R S), potrebbe trattarsi di un'inserzio­ ne posteriore (ma cf. più avanti, I, 31, 1: III, 6, 4). Dopo aver dato l’esegesi letterale di Am. 4, 13, Atanasio tenta qui un'interpretazione più profonda, che noi chiameremmo di tipo allegorico-dottrinale. "2 Am. 4, 13 (LXX). "J Is. 7, 14. 114 Ez. 36, 26-27.

56

Atanasio

5. Ciò non si è forse adempiuto quando il Signore è

venuto e ha rinnovato ogni cosa mediante la grazia? Ecco infatti che anche in questo detto (di Ezechiele) appaiono differenti accezioni del termine «spirito»:

quello che viene rinnovato è il «nostro» spirito; lo Spiri­ to Santo invece non è detto semplicemente «spirito», ma di lui Dio dice che è «suo» "5, ed è in lui che i nostri (spiriti) sono rinnovati. Cosi pure il salm ista nel Salmo centotré dice: Toglierai il loro spirito e verranno meno e torneranno alla loro polvere. Manderai il tuo Spirito e saranno creati e rinnoverai la faccia della terra ll6. Se siamo rinnovati nello Spirito di Dio, non è dunque [B] lo Spirito Santo che qui è detto essere «creato», ma il nostro.

6. Se allora fate bene a pensare che il Figlio non è

creatura, dato che tutto è stato fatto per mezzo del Ver­ bo, come può non essere blasfemo dire, come voi fate, che è creatura quello Spirito nel quale il Padre, median­

te il Verbo, perfeziona e rinnova ogni cosa? E se per il fatto che si parli senz’altro di «spirito creato» si sono immaginati che esso sia lo Spirito Santo, devono d'ora in poi persuadersi che non è lo Spirito Santo ad essere creato, ma che è il nostro spirito a essere rinnovato in lui.

7. Questo chiedeva Davide cantando nei Salmi: O Dio, crea in me un cuore puro e rinnova nelle mie visce­

re uno spirito retto "7. Qui infatti è detto essere creato (quello spirito) che prim a era stato plasmato, (come)

dice Zaccaria: Egli è colui che distende il cielo, dà fonda­ mento alla terra e plasma lo [C] spirito dell'uomo dentro

di lui "8. Ciò infatti che prim a aveva plasmato, una volta

1,5

In Migne 553A, linea 8, vi è un refuso tipografico che va c

corretto, secondo l’edizione dei Maurini: anakainizomenon esti; to de pneuma to haghion ouch haplOs pneuma, ecc. Sai. 103, 29-30.

Sai. 50, 12. "* Zac. 12, 1.

Lettere a Serapione.

I

57

caduto lo creò di nuovo, venendo egli stesso nella realtà

carne e ciò al fine,

come disse l'Apostolo, di creare i due in un solo uomo

nuovo, creato secondo Dio in giustizia e santità della verità ,2°.

creata, allorché il Verbo si fece

8. Egli non intendeva parlare di un altro uomo cr

to, diverso da quello che all'inizio fu fatto «ad immagi­ ne» l21, m a esortava ad assumere la mente creata e rinno­ vata in Cristo l2\ Ciò appare ancora da Ezechiele, quan­ do dice: Fatevi un cuore nuovo e uno spirito nuovo; perché morìre, o casa d'Israele? Per questo non voglio la morte di chi sta per morire, dice il Signore Adonai ’23.

Interpretazione cristologica di «tuono consolidato»

IO.

1. Se questo dunque è il senso di «spirito creat

[556A] è conveniente pensare che «tuono consolidato» 124 sia da riferirsi alla parola fedele e alla stabile legge dello

Gv. 1,14.

110

Ef. 2, 15 e 4, 24.

121

Cristo è l’Immagine del Dio invisibile (cf. Col. 1, 15), mentre

l’uomo è stato creato «secondo l’immagine» (Gen. 1, 27), cioè secon­

do Cristo.

111 La «nuova creazione» non si opera direttamente sull’uomo de­

caduto, bensì mediante l’incamazione del Logos. Grazie a questa ve­ nuta del Logos nella carne, la mente (nous) umana si trova a essere

creata e rinnovata. Pare che qui Atanasio veda la creazione soprat­ tutto in riferimento al nous-pneuma, e distingua una prima creazio­ ne all’origine, da una seconda, che consiste nel partecipare al Verbo incarnato, le due essendo finalizzate a «creare un solo uomo nuovo» (con la singolare esegesi di Ef. 2,15). Giustamente scrive Ch. Kannen- giesser: «L’acte de l'incarnation salutaire se situe donc pour Athana- se avant tout au niveau du nous humain» (Logos et nous chez Athana- se d’Alexandrie, in Studia Patristica, XI [Texte und Untersuchungen 1081 Berlin 1972, pp. 199-202, alla p. 201).

121 Ez. 18, 31-32.

58

Atanasio

Spirito. Volendo farne ministri Giacomo e Giovanni, il Signore li chiamò Boanerghes, cioè «figli del tuono» E Giovanni è veramente come una voce dal cielo che grida:

In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio

2. La legge infatti prim a non aveva che l'ombra dei

beni fu tu ri127; quando invece Cristo «fu

annunciato agli

uomini» 128e si fece presente dicendo: «Sono qui, io che (ti) parlo» l2,( allora, come disse Paolo, la sua voce scosse

la terra, avendo fatto in antecedenza questa promessa:

Ancora una volta io scuoterò non solo la terra ma anche il cielo. «Ancora una volta» indica il mutamento delle cose instabili, affinché rimangano quelle stabili. Perciò essen­ do eredi di un regno stabile, abbiamo la grazia di rendere a Dio un culto [B] a lui gradito ,3°.

3. Ciò che qui viene chiamato «regno stabile», Davi­

de lo chiama «consolidato»: Il Signore ha esercitato il regno, si è rivestito di bellezza; il Signore si è rivestito di potenza come una cintura. E infatti ha consolidato il mon­ do, il quale non sarà scosso '” .11 detto del profeta indica dunque la venuta del Salvatore, nella quale noi siamo stati rinnovati e nella quale dim ora stabilmente la legge

dello Spirito.

Secondo testo incriminato: 1 Timoteo 5, 21

4. Costoro tuttavia, che

sono veramente

«sconnes­

si» l12, alleatisi con gli Ariani e condividendo la loro stessa bestemmia verso la divinità - quelli chiamano creatura il

Cf. Me. 3, 17.

126 Gv. 1, 1.

1,7 Cf. Ebr. 10, 1.

Cf. Am. 4, 13.

”9 Cf. Gv. 4, 26.

130 Ebr. 12, 26-28; cf. Ag. 2, 6.

Sai. 92, 1. ,J! Cf. Introduzione, p. 18.

Lettere a Serapione, I

59

Figlio, questi lo Spirito -, hanno avuto la sfrontatezza di trovarsi altri «nessi logici», come essi dicono. Cosi stra­ volgono anche il detto dell’Apostolo che scrisse queste belle parole a Timoteo: [C] Ti scongiuro davanti a Dio e a Gesti Cristo e agli angeli eletti di custodire queste cose sen­ za prevenzione, non facendo nulla per provocazione

5. Quelli invece affermano che, poiché dopo Dio e Cri­

sto sono nominati gli angeli, ne segue necessariamente che lo Spirito debba essere annoverato con gli angeli e

che appartenga anch’esso alla loro categoria, essendo (so­ lo) un angelo superiore agli altri.

6. Anzitutto l’invenzione di questa em pietà è opera di

Valentino l34, ed è chiaro che essi non fanno che ripetere

le sue stesse affermazioni. Quello infatti disse che [557A]

con l’invio del Paraclito sono stati m andati con lui gli

angeli suoi coetanei

7. In secondo luogo, abbassando lo Spirito al rango

degli angeli l3‘

Trinità. Se infatti, secondo loro, dopo il Padre e il Figlio

ci sono gli angeli, allora è chiaro che gli angeli apparten­

gono alla Trinità e non sarebbero più spiriti ministranti mandati per il servizio l37, né sarebbero più santificati, ma piuttosto santificatori degli altri.

fanno rientrare (gli angeli stessi) nella

Lo Spirito Santo non è mai chiamato angelo

11.1. Che cos’è dunque questa loro grande follia?

quale parte delle Scritture hanno mai trovato che lo Spi-

m 1 Tim. 5, 21.

134 Valentino fondò a Roma, verso la metà del II secolo, una delle più importanti scuole gnostiche. Fu combattuto da sant’Ireneo nella sua opera Contro le eresie. 135 Questa notizia pare presa da Ireneo, Adv. haer. I, 4, 5 (testo citato da Lebon, Lettres, cit., p. 100, nota 4).

1,6

Probabilmente è caduta qualche parola dalla frase, perc

manca del verbo principale.

60

Atanasio

rito sia chiamato angelo? Sono costretto a ripetere le co­ se già dette: (Io Spirito Santo) è chiamato Paraclito, Spiri­ to di adozione, Spirito di santificazione, Spirito di Dio, Spirito di Cristo; mai viene detto angelo o arcangelo o spirito di servizio, quali appunto sono gli angeli. Anzi è lui ad essere servito, assieme al Figlio, [B] da Gabriele che dice a Maria: Lo Spirito Santo verrà su di te e la po­ tenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra ,ie.

2. Se dunque le Scritture non chiamano angelo lo Spi­

rito, quale discolpa avranno costoro per questa assurda temerità? Tanto più che Valentino stesso, che ha semina­ to in loro questa cattiva idea, ha chiamato l'uno «Paracli­

to», gli altri «angeli», anche se poi quell'insensato pone lo Spirito uguale nel tempo, (cioè) coetaneo agli ange­

li

Nuove obiezioni infondate

3. «Ma ecco, essi dicono, ciò che vi è scritto nel profe­

ta Zaccaria: Questo dice l’angelo che parla in me M0. Ora, è chiaro che "l’angelo che parla in me" indica lo Spirito».

4. Essi però non direbbero ciò se facessero attenzio­

ne al testo. Infatti lo stesso Zaccaria, allorché ebbe la visione del candelabro, cosi parla: [C] Rispose l'angelo

Le. 1, 35; cf. più avanti, I, 31, 9; III, 6, 2. Atanasio interpreta «potenza dell'Altissimo» e «Spirito Santo» come riferite rispettiva­ mente al Figlio e allo Spirito. Invece l’interpretazione più comune prima di lui riferiva ambedue le espressioni al Figlio (cf. M. Simonet- ti, Note di cristologia pneumatica, cit., pp. 201-232). Nei passi di Ata­ nasio si nota che il punto di partenza è ancora per lui la concezione tradizionale della discesa del Logos in Maria, mentre il punto di arri­ vo è la nuova interpretazione di tipo trinitario. Su Le. 1, 35 nel IV secolo, cf. E. Cavalcanti, Interpretazione di Le. I, 35 nel dibattito sul­ lo Spirito Santo prima del Concilio, in Credo in Spiritum Sanctum, cit., voi. I, pp. 89-99. Cf. più sopra, I, 10, 6. 140 Zac. 1, 9 e passim.

Lettere a Serapione, 1

61

che parlava in me: «Non sai che cos'è ciò?». E io dissi:

«No, Signore». Ed egli mi rispose: «Questa è la parola del Signore a Zorobabele: Non con potenza grande né con forza, ma col mio Spirito, dice il Signore onnipotente» Da qui è chiaro che l'angelo che parlava al profeta non è

lo

Spirito Santo: quello era un angelo, questi è lo Spirito

di

Dio onnipotente, servito dall’angelo, inseparabile dal­

la

divinità e proprio del Verbo.

5. Se poi allegano pretestuosam ente il detto dell’Apo­

stolo (sopra citato) l4J, poiché li gli angeli eletti sono no­ minati [560A] dopo Cristo, dicano chi tra tutti questi sia

da annoverarsi con la Trinità. Tutti insieme infatti non formano un’unità numerica. O (dicano) chi di loro è sce­

so nel Giordano in forma di colomba. Infatti gli (angeli)

ministranti sono mille migliaia e diecimila miriadi 14J. O (dicano) perché, apertisi i cieli, non è detto che discese uno degli angeli eletti, bensì lo Spirito Santo ,4\ Oppure (dicano) perché il Signore stesso, parlando della fine dei tempi con i discepoli, distinguendo dica: Il Figlio dell'uo­ mo manderà i suoi angeli ,45. E prim a di ciò è detto: Gli angeli lo servivano 146; e di nuovo il Signore dice: Usciran­

no gli angeli l47. Invece, dando (lo Spirito) ai discepoli di­

Hl; e m entre li inviava dis­

ceva: Ricevete lo Spirito Santo

se: Andate e ammaestrate tutte le genti, battezzandole [B]

nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo l49.

6. (Il Signore) infatti non ha messo insieme un ange­

lo con la divinità, né ci ha congiunti a sé e al Padre per

Ivi, 4, 5-6.

1,1

Cf. I, 10, 4.

143

Cf. Dan. 7,10; Ap. 5,11; Sacram. Serap. XIII, 9 (Funk, Disac. et

Const. Apost. II, 172).

144

Cf. Le. 3, 22.

145

Mt. 13, 41.

144

Ivi, 4, 11.

147

Ivi, 13, 49.

,4* Gv. 20, 22.

62

Atanasio

mezzo di una creatura, bensì mediante lo Spirito San­

to 15°. Quando ce lo ha promesso, non ha detto che avreb­ be inviato un angelo, m a lo Spirito di verità che procede

dal Padre 15‘, prende dal Figlio 152 e

(da lui) è dato m.

Lo Spirito Santo è distinto dagli angeli

12. 1. Invero anche Mosè sapeva che gli angeli s

Creature, m entre lo Spirito Santo è unito al Figlio e al Padre. Quando infatti si senti dire da Dio: Va', sali da qui, tu e il tuo popolo, quelli che hai fatto uscire dalla terra d'Egitto verso la terra che ho promesso con giuramento ad Abramo, Isacco e Giacobbe, dicendo: La darò alla vo­ stra discendenza. Ecco, io manderò [C] il mio angelo da­ vanti a te e scaccerà il Cananeo 1!\ (Mosè) non accettò, dicendo: Se non vieni tu stesso con noi, non m i muoverò

da q u i 155. 2. Non voleva

guidare il popolo, perché non im parassero ad adorare la creatura invece del Creatore 156di tutte le cose, cioè Dio. Non vi è dubbio che, rifiutando l'angelo, chiedeva che fosse Dio stesso a condurli. Dio allora gli fa questa pro­ messa: Ciò che hai domandato, io lo farò, poiché hai tro­ vato grazia davanti a me e ti conosco a preferenza di tut­

ti 15\ A ciò corrisponde quello che è scritto in Isaia: Colui che ha fatto uscire dalla terra il pastore delle pecore,

[561 A]

che ha condotto fuori Mosè con la sua destra? 15β. E poco dopo dice: Discese lo Spirito da parte del Signore e li gui-

infatti che fosse una creatura a

dov’è chi ha posto in esse lo Spirito Santo, colui

150

1,1

152

1,3 Cf. Gv. 20, 22.

16, 15.

Cf. più sopra, I, 6, 3. Gv. 15, 26.

Cf. Gv.

134

1,5 Ivi, 33, 15.

Es. 33, 1-2

136 Cf. Rom. 1, 25.

Es. 33, 17. ,3* Is. 63, 11-12.

Lettere a Serapione, I

63

dò. Cosi hai condotto il tuo popolo, facendoti un nome di gloria 15\

3. Chi non vede la verità da questi (accostamen

ed ecco, non prom ette più

di m andare un angelo, bensì il

re agli angeli, quale guida del popolo, m ostrando cosi che lo Spirito non è (una) delle creature né un angelo, ma sopra la creazione, unito alla divinità del Padre. Infatti Dio stesso, per mezzo del Verbo, nello Spirito, guidava il popolo. Da qui l’attestazione costante della Scrittura, che dice: Io vi ho condotti fuori dalla terra d ’Egitto voi

Dio prom ette di fare da guida,

suo Spirito, che è superio­

siete testimoni se c'era tra voi un altro dio fuori di me IM.

4. E i santi da parte loro [B] cosi parlano a Dio: Hai con­

dotto come un gregge il tuo popolo “2; e: Il Signore li con­ dusse nella speranza e non ebbero timore 163. A lui pure innalzano questo inno: Ha condotto il suo popolo attra­

verso il deserto, poiché per sempre è la sua misericor­ dia l64. Quanto al grande Mosè, continuamente afferma nei suoi discorsi: Chi cammina davanti a voi è il Signore Dio ,65.

5. In conclusione, lo Spirito di Dio non potrebbe

alcun modo essere preso per un angelo o per una creatu­

ra, m a è proprio della divinità stessa. Perciò se lo Spirito

era in mezzo al popolo, vuol dire che Dio stesso, median­

te il Figlio, nello Spirito, era in mezzo a loro.

Una logica assurda

13.1. «Ma se è cosi, essi ribattono, perché dunq

l’Apostolo subito dopo Cristo non ha nominato lo Spirito

,w Ivi, 63, 14. Am. 2, 10; cf. Lev.

11, 45; Giud. 6, 8.

Cf. Is. 44, 8; Deut. 32, 39. Sai. 76, 21.

Sai. 77, 53.

144 Sai.

Deut.

135, 16. 1, 30.33; 9, 3; 20, 4; 31, 3.6.

64

Atanasio

Santo bensì gli angeli eletti?».

2. A questo punto si potrebbe ritornare loro la stessa

domanda: Perché [C] Paolo non ha nom inato gli arcange­

li o i cherubini, i serafini, le signorie, i troni o altro, ma solo gli angeli e le tti166? Forse che, dal momento che non

li ha nominati in questo modo, gli angeli sono (anche)

arcangeli? Oppure esistono solo angeli e non anche sera­ fini, cherubini, arcangeli, signorie, troni, principati o al­ tro? Ma (chiedersi) perché l'Apostolo non ha scritto cosi

e cosi, significa imporgli una costrizione, ignorare le Sa­ cre Scritture e andare errando lontani dalla verità

3. Ecco infatti che cosa è scritto in Isaia: Avvicinatevi

a me e ascoltate questo: fin dall'inizio [564A] non ho par­ lato in segreto; appena (qualcosa) avveniva, li io ero; e ora mi ha mandato il Signore e il suo Spirito |6β. E in Ag­

geo: E ora coraggio, Zorobabele, dice il Signore; coraggio, Gesù, figlio di Iosedec, gran sacerdote, dice il Signore; si faccia coraggio tutto il popolo della terra, dice il Signore:

mettetevi all’opera, perché io sono con voi, dice il Signore

onnipotente, e il mio Spirito sta in mezzo

4. Questi due profeti fanno menzione solo del Signo­

re e dello Spirito. Che cosa dunque diranno di ciò (i no­

stri avversari)? Dal momento che Paolo, ricordando Cri­ sto e gli angeli eletti, tace dello Spirito, essi collocano lo Spirito assieme agli angeli; abbiano ora il coraggio, leg­

gendo quei passi profetici, di estendere il loro ragiona­ mento anche a Colui che li non è nominato. [B] 5. Se dicono che «il Signore» è il Figlio, che cosa diranno del Padre? Se invece dicono che è il Padre, che cosa diranno del Figlio? La risposta blasfema che deriva dal loro mo·

a v o i l69.

1.6 II riferimento è sempre a 1 Tim. 5,21 (cf. 1 ,10,4). La lista delle

varie classi di angeli, che già si legge in Sacram. Serap. XIII, 9 (Funk, 172-174), è in qualche modo ricavabile dal N.T. (cf. Rom. 8,38; 1Cor.

15, 24; Ef.

1, 21; Col. 1, 16; 1 Tess. 4, 16).

1.7 Cf. Mt. 22, 29. ,M Is. 48, 16. ,M Ag. 2, 4-5.

Lettere a Serapione, I

65

do di ragionare non merita neppure di essere pensata:

diranno infatti che ciò che non è menzionato, o non esi­

ste o va com putato con le cose create.

14.1. Che cosa direbbero poi se sentissero pure il Si­ gnore dire: C'era in un paese un giudice che non temeva Dio e non aveva ^μ α Γ ά ο p e r i’uomo l7°? Poiché dopo Dio

ha nominato l’uomb, è forse il Figlio quest’uomo di cui il giudice iniquo ηοή aveva riguardo? Oppure, poiché ha nominato l’uomo dopo Dio, il Figlio sarà forse terzo do­ po l’uomo, e quarto sarà lo Spirito Santo? [C] 2. E che cosa dovrebbero dire sentendo l’Apostolo affermare nel­ la stessa Lettera (da loro citata): Ti ordino davanti a Dio che vivifica tutto e al Signore Gesti Cristo che ha testimo­ niato sotto Ponzio Pilato la bella professione: custodisci il precetto immacolato, irreprensibile m. Ordunque, dato che qui Paolo non parla degli angeli né dello Spirito, sa­ ranno essi in dubbio se lo Spirito esiste e se gli angeli

esistono? Si, lo saranno, fintanto che

in quella loro empia concezione circa lo Spirito.

rim arranno fermi

3. Se inoltre sentono la Scrittura dire nel Libro d

l’Esodo: [565A] Il popolo temette il Signore, e credettero a Dio e a Mosè suo servo 172, forse che conteranno Mosè in­ sieme a Dio e penseranno che dopo Dio venga solo Mosè e non il Figlio? Che sentano anche come il patriarca Gia­ cobbe benedice Giuseppe: Dio che m i ha nutrito dalla mia fanciullezza fino a questo giorno, l'angelo che mi ha

liberato da tutti i mali, benedica questi bam bini ,73. Poi­ ché dopo Dio ha nominato l’angelo, forse che questi vie­ ne prim a del Figlio, o il Figlio è da annoverare tra gli angeli? Si, dovranno pensare di nuovo cosi, avendo il cuore corrotto.

,7ϋ Le. 18, 2.

1 Tim. 6, 13-14.

Es.

14, 31.

66

Atanasio

L ’esatta interpretazione di 1 Timoteo 5, 21

4. La fede apostolica però non è questa, né un cristia­

no potrebbe mai tollerare simili cose. Infatti la santa e beata Trinità è inseparabile e unita in se stessa: non si può parlare del Padre senza che vi sia unito [B] il Verbo

suo e lo Spirito che è nel Figlio. Unica infatti è la grazia che originando dal Padre, attraverso il Figlio si compie nello Spirito Santo. E vi è una sola divinità, un solo Dio che è sopra tutti, attraverso tutti e in tu tti l74.

5. Cosi Paolo, dicendo: Ti scongiuro davanti a Dio e a

Gesti Cristo 175, sapeva bene che lo Spirito non è separato dal Figlio, ma che anch’esso è in Cristo come il Figlio nel

Padre. Quanto agli angeli eletti, giustamente li ha aggiun­

ti, dato che questo avvertimento era destinato al discepo­

lo; questi infatti sapendo che le cose dette da parte di

Dio sono pronunciate per mezzo di Cristo, nello Spirito, e che d’altra parte gli angeli sono al nostro servizio, sorve­ gliando [C] le azioni di ciascuno, avrebbe fatto in modo

di custodire le esortazioni del maestro, quasi avendo (in

essi) dei testimoni oculari delle cose dette.

6. Oppure (Paolo) scongiura ora (Timoteo) mediante

gli angeli che continuamente contemplano il volto del Pa­

dre che è nei c ie lil7é, a causa dei «piccoli» che sono nella Chiesa, affinché il discepolo, sapendo chi sono coloro che si prendono cura dei semplici fed eli,77, non trascuri gli ammonimenti dell’Apostolo.

m

Ef. 4, 6.

1,5

1 Tim. 5, 21.

1,4

Cf. Mt.

18, 10.

1,7

I «piccoli» di Mt. 18,10 sono per Atanasio i «laici» (laoi), cio

popolo dei semplici fedeli, contrapposti ai ministri ordinati (quale appunto era Timoteo). Qui non ha senso tradurre laoi con «popoli»; del resto è abituale in Atanasio intendere laoi nel senso sopra indica­ to (cf. G. Miiller, Lexicon Athanasianum, Berlin 1952, p. 804).

Lettere a Serapione, I

67

B. Confutazione logica

Ragionamenti assurdi

15. 1. Questo dunque mi pare il senso da dare ai detti divini, atto a confutare l’em pia opinione di quegli insen­ sati contro lo Spirito. Ma essi persistono nella loro ostili­ tà verso la vejatà e, come tu scrivi, buttano fuori dall'ab­ bondanza del loro cuore 178questa nuova trovata: 2. «Se (lo Spirito) non è creatura né uno degli angeli, m a proce­ de dal Padre, [568A] allora anch'egli è figlio, e cosi ci so­ no due fratelli, lui e il Verbo. E se è fratello (del Verbo), questi come può essere "unigenito"? Oppure, come mai non sono considerati uguali, ma l’uno è nominato dopo il Padre e l’altro dopo il Figlio? Inoltre, se ha origine dal Padre, come mai non è detto pure lui generato o figlio, ma sémplicemente Spirito Santo? Se invece lo Spirito è del Figlio, allora il Padre è nonno dello Spirito».

3. Queste sono le spiritosaggini che van dicendo que­

gli ignobili, gente impicciosa 179che pretende scrutare le profondità di Dio, mentre nessuno le conosce se non lo Spirito di Dio 18°, che proprio essi bestemmiano. Costoro

nessuna risposta ma, secondo il pre­

cetto dell’Apostolo ιβι, dopo l'ammonimento fatto prece­ dentemente, bisognerebbe evitarli come eretici; oppure bisognerebbe fare loro delle domande degne di quelle che essi pongono a noi, [B] e pretendere che rispondano come essi lo pretendono da noi.

4. Pertanto che (ci) dicano: il Padre ha avuto un Pa­

non m eriterebbero

dre? Con lui è stato generato qualche altro e sono essi fratelli da un solo (genitore)? Come si chiamano? Chi è il loro padre e il loro nonno? Chi sono i loro antenati? Di-

,’· Cf. Mt. 12, 34.

2 Tess. 3, 11.

Cf. 1 Cor. 2, 10-11.

68

Atanasio

ranno che non esistono. Rispondano allora: come mai

(Dio) è Padre se non proviene egli stesso da un padre? E

come ha potuto avere un figlio se prim a non rato egli stesso come figlio?

è stato gene­

5. So bene che queste domande sono empie, m a è

sto prendersi gioco di chi si prende gioco. Possano alme­ no cosi, dall'assurdità e dall'empietà di queste domande, accorgersi della loro propria demenza (ed esclamare):

«ciò non può essere, non sia mai! Non è rispettoso fare simili domande circa la divinità!». Si, Dio non è come l'uomo l82, per cui si possa avere la tèm erità di fare a suo riguardo domande a livello umano.

In che senso Dio è Padre e Figlio

[C] 16. 1 In simili casi bisognerebbe, come ho già

to, mantenere il silenzio e ignorare completamente costo­ ro. Ma perché il nostro silenzio non diventi un pretesto

per la loro sfacciataggine, che ascoltino.

2. Come non è possibile dire che c’è un padre oltre il

Padre, cosi non è possibile dire che c’è un fratello oltre il

Figlio. Un altro Dio prim a

come sta scritto l8\ né c'è un altro Figlio, poiché questi è

«unigenito» Perciò il solo e unico Padre è Padre di un

solo e unico Figlio, e unicamente applicati alla divinità i termini di «padre» e «figlio» non comportano né hanno mai com portato alcun divenire.

invece, se uno è detto padre, prim a

però è stato figlio di un altro; [569A] e se è detto figlio, diventa però padre rispetto a un altro. Perciò tra gli uomi-

del Padre non è mai esistito,

3. Tra gli uomini,

Num. 23, 19; cf. IV, 6, 4. Quest’affermazione biblica ritorna spesso sotto la penna di Atanasio.

1,5

Cf. Is. 43, 10. Seguo qui la punteggiatura suggerita da Leb

Lettres, cit., p. 110, nota 2.

184 II titolo cristologico di «unigenito» è tipicamente giovanneo:

Lettere a Serapione. I

69

ni il nome di «padre» e «figlio» non è m antenuto in senso proprio. Cosi Àbramo, essendo figlio di Tare, divenne pa­ dre di Isacco; e Isacco, essendo figlio di Abramo, diven­ ne padre di Giacobbe. La natura um ana segue questa di­ sposizione. (Gli uomini) infatti sono parte gli uni degli altri, e ciascuno nascendo ha una parte del padre, affin­ ché anch’egli possa diventare padre di un altro.

4. Nella divinità invece non è cosi. Dio infatti non è

come l’uomo ιβ5, e la sua natura non è divisa in parti. Per­

ciò (il Padre) non genera il Figlio cedendo parte di sé, affinché il Figlio diventi a sua volta padre di un altro,

poiché neppure egli stesso ha avuto un padre. Inoltre, neppure il Figlio è parte del Padre; perciò neppure gene­ ra come è stato generato, ma è «tutto» immagine e splen­ dore del «tutto» l86.

5. Solo nella divinità il Padre è in senso proprio «Pa­

dre» e il Figlio in senso proprio «Figlio», e (solo) di loro vale l’affermazione: «Da sempre il Padre è Padre» e «da sempre il Figlio è Figlio» 1β7. E come il Padre non potreb­ be mai essere figlio, cosi il Figlio non potrebbe mai diven­ tare padre. E come il Padre non cesserà mai di essere soltanto Padre, cosi il Figlio non cesserà mai di essere soltanto Figlio.

6. È dunque una pazzia anche solo pensare e dire che

al nome di Figlio si possa aggiungere quello di fratello e al nome di Padre quello di nonno. Nelle Scritture lo Spiri­ to non è chiamato figlio, affinché non sia ritenuto fratel-

Num. 23, 19. Atanasio riprende qui l'argomentazione di C.

Arian. I, 28. Affermazione fondamentale nella teologia trinitaria: la divini­ tà del Padre, non essendo composta di parti, si esprime totalmente nella sua immagine, che è il Figlio. Cf. C. Arian. II, 35 (PG 26,221B-C):

«perfetto da perfetto».

1,7

Queste affermazioni erano state fatte da Alessandro, predec

sore di Atanasio, e avevano scandalizzato il prete Ario (cf. Alessan­ dro Aless., Lettera ad Alessandro di Tessalonica, 26, trad. it. di E. Bel­ lini, Alessandro e Ario. Documenti della prima controversia ariana,

70

Atanasio

lo; né è chiamato figlio del Figlio, affinché il Padre non sia pensato come nonno. Ma il Figlio è detto Figlio del Padre, e lo Spirito, Spirito del Padre. Cosi, della Santa Trinità, una è la divinità e una è la fede.

Trascendenza di Dio e linguaggio umano

17. 1. In conclusione, anche secondo questo asp

è follia dire che lo Spirito Santo è [C] creatura. Se fosse infatti creatura, non sarebbe congiunto con la Trinità che è tutta un solo Dio. È sufficiente sapere che lo Spirito non è creatura né si annovera tra le opere (della creazio­ ne). La Trinità infatti non è un miscuglio di nature diver­

se, ma è inseparabile e identica a se stessa.

2. A chi crede, ciò basta. La conoscenza umana fin

qua arriva; a questo punto i cherubini fanno velo con le loro ali Chi vuole cercare e indagare oltre ciò, trasgre­ disce il detto: Non crederti troppo sapiente, se non vuoi avere delle sorprese 19S. Le cose trasm esse per fede devo­

no essere comprese non con l’umana sapienza ”°, ma con l’ascolto della fede 1,1.

3. Quale [572A] discorso infatti potrà spiegare ade­

guatamente le realtà che trascendono la natura creata? O quale ascolto sarà in grado di percepire ciò che non è consentito all’uomo né ascoltare né dire? Cosi Paolo si è espresso circa quelle cose che pure ha sentito ma di Dio stesso (egli dice): Come le sue vie sono impercorribi­ li! Chi infatti ha conosciuto il pensiero del Signore? O chi divenne suo consigliere? I9J. Abramo, ad esempio, non si

1,9

Cf. Is. 6, 2. Qo. 7, 16.

,9°

Cf.

1 Cor. 2, 13.

,9'

Cf. Gal. 3, 2.5.

’9J

Cf.

2 Cor.

12, 4.

Lettere a Serapione, I

71

mise a fare domande oziose, né mise sotto inchiesta chi gli parlava, m a credette, e (ciò) gli fu computato come

giustizia l9\ Parimenti, Mosè fu chiamato servo fedele ,,s.

4. Se coloro che la pensano come Ano, dato che la

sapienza non entrerà nella loro anima malvagia l9‘, non sono capaci dispensare né di credere nell'inseparabile e Santa Trinità, non è questa una ragione per stravolgere

la verità né per dire che quanto essi non riescono a capi­ re non può neppure esistere. [B] Essi cadono infatti nella più assurda delle cose: poiché non riescono a concepire come la Santa Trinità sia inseparabile, gli Ariani da una parte fanno del Figlio una cosa sola con la creazione, e dal canto loro questi «sconnessi» 197annoverano anch’es- si lo Spirito tra le cose create.

5. Se non capivano, dovevano starsene del tutto zitti

e non collocare tra le cose create, gli uni il Figlio, gli altri lo Spirito; oppure dovevano riconoscere ciò che è scritto, e unire il Figlio al Padre, senza separare lo Spirito dal

Figlio, affinché fosse veramente m antenuta l’inseparabi­ lità e l'omogeneità della Santa Trinità. Questa è (la dottri­ na) che dovevano imparare per non cadere nella temeri­ tà, né chiedere sotto la spinta del dubbio come ciò possa avvenire; cosi, anche se l’interrogato non sapesse che co­ sa rispondere, non escogiterebbero da se stessi idee di­ storte. 6. Per ogni essere creato infatti, e specialmente per

noi [C]

ciò che trascende la parola. Ma è ancora più grave, non potendone (adeguatamente) parlare, escogitare nuove espressioni in più, oltre quelle contenute nelle Scritture. Soprattutto, folle è l'atteggiamento di chi vuole interroga­ re in questo modo e di chi anche solo si accinge a rispon-

uomini, è impossibile parlare adeguatam ente di

Ivi, 4, 3. Ebr. 3, 5. IM Sap. 1, 4. 1,7 Cf. Introduzione, p. 18.

72

Atanasio

dere. Neppure nel campo delle cose prodotte, chi si met­ tesse a porre domande in quel modo, sarebbe ritenuto sano di mente l,e.

Limite della conoscenza umana

18. 1. Essi che hanno la parola facile, provino

spondere: come fu formato il cielo e da quale materia? Che tipo di composizione presenta? Come fu formato il sole e ciascuna delle stelle? Ma che c'è di straordinario [D] nel confutare la loro stoltezza a partire dai corpi cele­

sti, se persino delle cose di quaggiù vi è ignoranza? Chi conosce la natura delle piante, la massa delle acque, la formazione [573A] e la costituzione dei viventi? 2. Non certo loro, se persino Salomone, che più di ogni altro ot­

tenne la sapienza, vedendo che era impossibile agli uomi­ ni trovare (una risposta) a quei (quesiti), disse: E invero (Dio) ha dato tutto il tempo nel loro cuore, affinché l’uo­ mo non scopra l'opera che Dio ha fatto dal principio sino alla fine 199. Poiché dunque non possono scoprire queste cose, diranno forse che non esistono? Dovranno dirlo, visto che la loro facoltà di ragionare è stravolta.

3. In definitiva, questo è il discorso che bisognereb

fare loro: O insensati e capaci di ogni temerità, perché non la smettete di fare domande oziose sulla Trinità e non credete unicamente nella sua esistenza? Avete l’Apo­ stolo che l’insegna, quando dice: Occorre anzitutto crede­ re che Dio esiste ed è rimuneratore di coloro che lo cerca­ no 20°. Ha detto solo «che Dio esiste», non «come» è. Ma

IM Avere il senso del Dio trascendente, cosi come si è rivelato nelle Sacre Scritture, è per Atanasio garanzia di ortodossia. Gli ereti­ ci sembrano aver smarrito questo senso del «mistero», per cui si ab­ bandonano al freddo gioco logico dei pensieri. Cf. più sopra, nota 5, e più oltre, nota 223.

1,9

Qo. 3, 11.

Lettere a Seraplone, 1

73

se [B] neppure /cosi si ritirano, che dicano «come» è il Padre, affinché imparino «come» è il suo Verbo. Diranno che è assurdo porre tali domande sul Padre. Allora inten­ dano che è ugualmente assurdo porre tali domande sul suo Verbo.

Attenersi alle espressioni scritturistiche

19. 1. Abbiamo visto che la loro argomentazione è

na e piena di stoltezza. Perciò che nessuno più ponga simili domande, m a impari solo ciò che è contenuto nelle Scritture: esse illustrano il nostro argomento con esempi bastanti e idonei.

Fonte e luce

2. Il Padre è chiamato fonte e luce: Hanno abbando­

nato me, fonte di acqua viva 201. E in Baruc: Com’è, Israe­

le, che ti trovi nella terra dei (tuoi) nemici? Hai abbando­ nato la fonte della sapienza 202. E [C] secondo Giovanni, il nostro Dio è luce 2°3.

3. Il Figlio, rispetto alla fonte, è chiamato «fiume»: Il

fiume di Dio è ricolmo di acque 204. Rispetto invece alla luce, è chiamato «splendore», come dice Paolo: Egli è splendore della gloria e impronta della sua sostanza20S.

4. Il Padre dunque è luce e il Figlio è il suo splendore

- non dobbiamo aver timore di ripetere spesso le stesse cose, soprattutto in questi argomenti -. Ora, è possibile vedere nel Figlio anche lo Spirito, nel quale siamo illumi­ nati: Perché vi dia, dice infatti (l'Apostolo), lo Spirito di

201 Ger. 2, 13.

202 Bar. 3, 10.12.

203 1 Gv. 1, 5.

204 Sai. 64, 10.

74

Atanasio

sapienza e di rivelazione, nella conoscenza di lui, con l’il­

luminarvi gli occhi del cuore 206. Illuminati poi grazie allo Spirito, è Cristo che illumina in lui: Egli, dice infatti (Gio­ vanni), era la luce vera, che illumina ogni [D] uomo che viene nel mondo 207.

5. Analogamente, se il Padre è la fonte e il Figlio è

chiamato fiume, noi «beviamo» Io Spirito, come sta scrit­ to: [576A] Noi tutti ci siamo abbeverati a un solo Spiri­ to 2oe. Ma viceversa, abbeverandoci allo Spirito, noi bevia­ mo Cristo: Bevevano dalla roccia spirituale che li segui­ va, e la roccia era Cristo 109.

Figliolanza

6. Cristo è il vero Figlio; noi invece diventiamo figli

ricevendo lo Spirito: Non avete ricevuto uno spirito di schiavitù per ricadere nel timore, ma avete ricevuto lo Spirito che vi fa figli adottivi 21°. Se diventiamo figli gra­ zie allo Spirito, è chiaro però che non siamo chiamati figli di Dio se non in Cristo: A quanti lo hanno ricevuto, egli ha dato il potere di diventare figli di Dio 2".

Sapienza

7. Il Padre, come disse Paolo, è il solo sapiente 2I2, e il Figlio è la sapienza del Padre: Cristo, infatti, (è) potenza di Dio e sapienza di Dio 2I\ Se il Figlio è la sapienza, noi,

20* Ef. 1, 17.

207 Gv. 1, 9.

2M 1 Cor. 12, 13. 2M Ivi, 10, 4.

2.0 Rom. 8, 15.

2.1 Gv. 1, 12

2.2 Rom. 16, 27.