Sei sulla pagina 1di 220

CIPRIANO DI CARTAGINE

ADEMETRIANO

INTRODUZIONE, TESTO CRITICO E COMMENTO


Jean-Claude F redouille
Professore di lingua e letteratura latina
all’Università di Parigi IV-Sorbonne

Traduzione
Attilio CARPIN
Professore alla Facoltà Teologica dell’Emilia Romagna

EDIZIONI EDIZIONI
SAN CLEMENTE STUDIO DOMENICANO
ROMA BOLOGNA
2008
INTRODUZIONE
9

DATA E OCCASIONE DEL TRATTATO

«Tramite chi sono vinti i pagani bestemmiatori, col ritorcere


contro di loro le accuse che rivolgono a noi?». E con queste
parole che il diacono Ponzio1 riassume YAd D em etrianum ,
salutandone il successo; e se il biografo di Cipriano limita - co­
me vedremo - la portata del trattato, ne sottolinea un aspetto
indubbiamente essenziale agli occhi dei contemporanei.2
Nei primi capitoli del suo opuscolo Cipriano elenca queste
bestemmie: si accusano i cristiani di essere responsabili delle
guerre, delle epidemie, delle carestie, delle siccità.3 Queste
accuse, che fanno dei cristiani delle «vittime sacrificali» e
spesso «giustificano» le persecuzioni, erano diventate tradi­
zio n ali.4 Se ne fa menzione per la prim a volta, sembra,
ne)\’A d n a tion es (I, 9, 2-3) di Tertulliano, che in seguito -
sotto form a p iù elab o rata - rich iam erà queste accuse
nell 'A pologeticum (40, 1-2): «Se il Tevere sale fino alle mura,
se il Nilo non inonda i campi, se il cielo rimane fermo [senza
mandare piogge], se c’è un terremoto, se c’è la fame, la peste,
subito [si grida]: “I cristiani al leone!”». E qualche anno
dopo YAd D em etrianum Cipriano doveva sicuramente riceve­

1 Vita Cypriani, 7, 6: «Per quem gentiles blasphemi repercussis in se


quae nobis ingerunt uincerentur?».
2 Una cinquantina d’anni più tardi, LATTANZIO, Inst., V, 4, 3:
«... Cyprianus... in ea oratione qua Demetrianum, sicut ipse ait,
“oblatrantem atque obstrepentem” ueritati redarguere conatur».
Caratterizzazione meno precisa da parte di AGOSTINO, Serm., 26
Guelf. (De natale sancti Cypriani), Mise. Aug., t. 1, Roma 1930,
p. 530, 27: «Contra doctrinam Christi oblatrantium ora confudit».
3 Cf. Dem., 2,1; 3 ,1 ;5 ,1; 10,2.
4 Cf. A. SCHNEIDER, Le prem ier livre «Ad nationes» de Tertullien,
pp. 196-198.
10 INTRODUZIONE

re una lettera di Firmiliano, vescovo di Cesarea di Cappado­


cia, dalla quale apprendeva che nel 235 una sequenza di ter­
remoti avvenuti in Cappadocia e nel Ponto aveva provocato
una violenta persecuzione locale.5 Accusare i cristiani era
diventato un proverbio: «Non piove: è colpa dei cristiani».6
Si sa, inoltre, che una delle ragioni che spinsero Agostino a
scrivere la Città d i D io è stata precisamente il fatto che i paga­
ni imputavano ai cristiani l ’occupazione di Roma da parte di
Alarico (410) come punizione per aver abbandonato gli dèi
che avevano fatto la grandezza di Roma.7
Per essere così consuete, queste accuse - che non erano
soltanto propalate dalla gente8 - erano fondate su eventi che,
qualunque fosse la loro natura, avevano colpito le popolazio­
ni. E queste non erano solo pronte ad amplificarle, ma ad
aggiungervi anche altri motivi di sgomento, sicché i cristiani
non erano più considerati come la causa di qualche catastro­
fe particolare, bensì di tutti i mali, contemporanei o recenti,
reali o supposti. Il processo sociologico, tipico delle dicerie,9
si ripete costantemente. Ciò spiega la molteplicità delle accu­
se che Demetriano presume di proferire contro i cristiani, e
in gran parte spiega anche la tematica centrale che Cipriano è

5 Epist., 75, 10, 1-2. Questa lettera è datata al 256 (cf. G.W. C l a r k e ,
The Letters ofSt. Cyprian, ACW47, p. 263).
6 A u g ., CD, II, 3 : «... uulgare prouerbium: “Pluuia defit, causa
Christiani sunt”»; cf. En. in Ps ., 80, 1.
7 A u g ., CD, I, 36; II, 3; Retract., II, 43, 1 (BAug 12, p. 523): «Interea
Roma Gothorum irruptione agentium sub rege Alarico atque impe­
tu magnae cladis euersa est. Cuius euersionem deorum falsorum
multorumque cultores, quos usitato nomine paganos uocamus, in
christianam religionem referre conantes, solito acerbius et amarius
Deum uerum blasphemare coeperunt. Vnde ego exardescens “zelo
domus Dei” aduersus eorum blasphemias uel errores libros De
ciuitate Dei scribere institui». Cf. J.-C. FREDOUILLE, «Les Sermons
d’Augustin sur la chute de Rome», in G. MADEC (éd.), Angustiti
prédicateur (395-411), Paris 1998, pp. 439-448.
8 Cf. SlMMACO, Relatio (384), 15-16; infra, p. 31, n. 3.
9 E nota l’analisi estremamente precisa che ne dà TERTULLIANO, Nat.,
I, 7,1-7; Apoi., 1, 8-14. Cf. A. SCHNEIDER, op. cit., pp. 164 s.; T ert .,
Apologétique, éd. J. P. Waltzing, pp. 63-65.
DATA E O CCA SIO N E DEL TRATTATO 11

chiamato a sviluppare per confutarle. Per Cipriano la vec­


chiezza del mondo e la sua prossima fine sono l ’unica e la
vera causa dei mali presenti.
Comunque non sarebbe possibile individuare, leggendo
soltanto YAd D em etrianum , il motivo preciso che è all’origine
dei «latrati e strilli» di Demetriano contro i cristiani. E se ge­
neralmente si ammette che la ragione del suo odio e delle sue
accuse è stata la «peste» che allora si abbatté sull’impero,10
l’ipotesi è senz’altro fondata, ma poggia sulla vicinanza e il
confronto con il D e m orta litate, che Cipriano ritenne utile di
scrivere o di pronunciare nello stesso periodo per esortare i
cristiani a sopportare quel flagello e a non temere la morte.11
Infatti, il tema della «peste»12 occupa poco spazio nelì ’Ad De­
m etrianum . Cipriano evita ogni realismo, insistendo piuttosto,
in conformità al suo piano, sul clima morale, psicologico o
sociale che accompagna la peste o ne è la conseguenza.13

10 L’epigrafia di Cartagine ce ne ha conservato qualche ricordo


(CIL Vili, 24968 e 25008); cf. A.L. DELATTRE, «La peste à Carthage
en 253», Arch. de l’Inst. Pasteur de Tunis, 1908, III, pp. 133-138.
11 Cf. C. FAVEZ, La consolation latine chrétienne, Paris 1937, pp. 17-18;
J. H. D. SCOURFIELD, «The De m o rta lita te of Cyprian:
Consolation and Context», VChr50, 1996, pp. 12-41. Ma contra­
riamente a C. Favez che vede nel De mortalitate la prima «conso­
lazione» cristiana, Scourfield lo definisce - giocando, ci sembra,
con le parole - come una «anticonsolazione» (cf. S. DELÉANI,
CTC 1996, n° 13, REAug 43,1997).
12 Conserviamo il termine peste (cf. Dem., 10, 2, 21-22), benché
inesatto dal punto di vista medico, poiché nella sua accezione
nosologica contemporanea sembra applicabile per la prima volta
nell’antichità solo tre secoli più tardi (cf. infra, n. 15). La traduzio­
ne con «pestilenza», oggi talvolta proposta come semiologicamen-
te più giusta, presenta in realtà altri inconvenienti, se si considera
il senso della parola nella lingua corrente.
13 Dem., 10, 2 - 11, 1 (ossia circa il 2, 6 % del trattato); cf. J GRIMM,
Die literarische Darstellung der Pest, p. 88. Questo sviluppo si ritro­
va, di poco più ampio, in due tempi, nel Mort., 14, 218-225 e 16,
261-271 (ossia circa il 3, 9 %), con qualche tratto - più realistico -
dedicato alla descrizione «clinica» della malattia (14, 218-225).
Ma il giudizio, spesso ripreso, di P. MONCEAUX, HLAC,
12 INTRODUZIO NE

L ’epidemia - qualunque sia stata la sua vera natura14 - che


scoppiò secondo la storiografia bizantina in Etiopia,15 colpì
l ’im pero sotto il regno di Treboniano Gallo (251-253) e
imperversò fino almeno al 269.16

t. 2, p. 252 («Ces ouvrages [Dem. et Mort.] renfercnent des des-


criptions très précises du fléau qui désolait alors Carthage») è esa­
gerato (cf. D. D. SULLIVAN, The Life o f thè North Africans as
revealed in thè Works o f Saint Cyprian, pp. 13-16, secondo cui le
numerose allusioni alle malattie nell’opera di Cipriano hanno un
carattere di grande generalità) e, comunque, queste descrizioni
non dovrebbero essere raffrontate alle grandi narrazioni lasciateci
dalla letteratura greca e romana (cf. J. GRIMM, op. cit., pp. 24-31:
Omero; pp. 31-44: Tucidide; pp. 44- 54: Lucrezio; pp. 55-61:
Virgilio; pp. 61-64: Tito Livio; pp. 64- 69: Ovidio, ecc.).
Se PONTIUS (VCypr., 9-10) si dilunga sugli effetti della «peste»
(circa il 9 % della biografia), si astiene però da ogni «semiologia».
14 Cf. su questo punto lo studio - le cui considerazioni sono spesso
discutibili - di D. G rOUT-Gerletti, «Le vocabulaire de la conta-
gion chez l’evèque Cyprien de Carthage», pp. 236-237.
15 Ricordo della «peste di Atene» (Tue, II, 48: «Il male, si dice, fece
la prima apparizione in Etiopia»)? Ma la vera peste che, tra il 541
e il 544, iniziò a Pelusio (porto egiziano all’imboccatura del ramo
orientale del Nilo) e raggiunse Constantinopoli, l’Africa, l’Italia, la
Spagna, Lione e Treviri, la si ritiene partita ugualmente dall’Etio­
pia, secondo E vagrio , Hist. eccles., IV, 29 (cf. J.-N. B iraben , Les
hommes et la peste en France et dans les pays européens et méditer-
ra n éen s, t. 1, Paris-La Haye 1976, pp. 26 s.; J. RUFFIÉ -
J.-C. SOURNIA, Les épidém ies dans l’histoire de l’homme. Essai
d’anthropologie médicale, Paris 19952, p. 91).
16 Elenco e citazione delle fonti in M.L. HANNAN, Thasci Caecili
Cypriani De m ortalitate, Washington 1933, pp. 13-19, a cui si
aggiungeranno alcuni testi menzionati da G.W. C lakke , ACW 46,
p. 154, n. 10, come pure i commentari di P. Dufraigne,
(ed.), A urelius victor (CUF, 1975), pp. 154 e 159; M. Festy,
(ed.), Ps.- A urelius victor, Epit. (CUF, 1999), p. 149; S. Ratti,
Les empereurs romains d‘Auguste à D ioctétien dans le «Bréviaire
d'E utrope», Paris 1996, p. 317; M.-P. Arnaud-Lindet (ed.)
DATA E O CCA SIO N E DEL TRATTATO 13

G eneralmente si data l ’A d D em etria n u m agli anni che


seguirono la persecuzione (fine 249 - primavera 251) provo­
cata dal decreto di Decio, emanato tra il 251 e il 253. Questa
datazione è probabilmente ragionevole, a condizione però di
non mirare a una precisione che naturalmente non può essere
che illusoria.17 Infatti, non è inutile ricordare che disponiamo
per questo trattato soltanto di due criteri di datazione - di
natura, poi, totalmente diversa - , ma molto imprecisi sia
l ’uno che l’altro:18 l ’uno esterno, che presenta le due date

O ro sius (CUF, t. 3, 1991), pp. 140-141; F. Paschoud (ed.)


Zosimus (CUF, 1.1,1971), p. 148.
17 Ad esempio M. S chanz , C. Hosius, G. Kruger , Geschichte der
róm. Literatur, t. 3, Miinchen 19223, p. 347: «fine 251 o inizio
252»; E. Gallicet (ed.), CIPRIANO, Dem., p. 56: «autunno 253»;
G.W. CLARKE, «Dissertatio biographica/chronologica», CCL 3D,
p. 708: seconda metà del 252. Cf., invece, la prudenza di S. PRICE,
«Latin Christian Apologetics», p. 113: «The treatise was written
in thè aftermath of thè generai persecution of Decius (250 CE)», o
quella di cui giustamente dà prova M. Poirier per situare OpEl.
(SC 440, pp. 17 s.)
18 Tradizionalmente sono addotti altri tre criteri di datazione:
1) Basandosi sulla Lettera 59, scritta nel 252 (§ 6, 1: «edicto pro­
posito [sacrificia] celebrare populus iubebatur...»), si è supposto
che Dem. sia stato redatto nel contesto della persecuzione che
Gallo aveva decretato in quell’estate. Oggi, però, si tende ad
ammettere che Treboniano Gallo non ha promulgato alcun editto
contro i cristiani, e che le parole di Cipriano in questa lettera si
riferivano a delle misure apotropaiche destinate a scongiurare la
«peste»; misure sia generali, prese dall’imperatore, come da altri,
prima o dopo di lui, in circostanze analoghe (cf. M. SORDI, Il cristia­
nesim o e Roma, Bologna 1965, pp. 283 s.), sia esclusivamente
locali per iniziativa di autorità provinciali (secondo G.W. C larke ,
ACW 46, p. 4 s. e 245 s.). Pertanto, se le suddette misure non
sono all’origme del Dem. e non offrono un elemento sulla datazio­
ne, è chiaro che contribuivano - o avrebbero contribuito - ad ali­
mentare questo clima di ostilità contro i cristiani propizio alle per­
secuzioni, e ciò spiega perché Cipriano abbia ritenuto necessario
14 INTRO D UZIO NE

estreme (251-258) della possibile «forchetta» (da una parte la


propagazione della «peste» sotto Treboniano Gallo; dall’altra
la persecuzione di Valeriano e il martirio di Cipriano); il

scrivere la sua opera. - 2) La Lettera 62 relativa ai cristiani rapiti


dai «barbari» in Numidia - spesso raffrontata (ancora E. Gallicet
(ed.), Dem., pp. 58 s.) con l’allusione, molto vaga, ai pericoli bar­
barici in Dem., 10, 2 - non fornisce che un indizio di datazione.
In effetti è impossible determinare in quale momento questi cris­
tiani siano stati riscattati, e così attribuire una data a questa lettera
(cf. G.W. CLARKE, ACW 46, p. 277 s.). - 3) L’allusione di Dem.,
17, 2 («documentum recentis rei... nuper») è generalmente inter­
pretata, e da molto tempo (cf. G.W. CLARKE, ACW 46, p. 182;
H. HECK, MH 0EOMAXEIN, p. 180), in relazione alla morte di
Decio, ucciso nel maggio 251 ad Abritto (certamente Razgrad in
Bulgaria, più che Aptaat in Dobrugia: cf. LGRCA, fase. 1, col. 39;
A. R . BlRLEY, «Decius reconsidered», in E. F r ÉZOULS -
H. JOUFFROY (ed.), Les empereurs illyriens. Actes du colloque de
Strasbourg [11-13 oct. 1990], Strasbourg 1998, pp. 57-78) mentre
combatteva i Goti, e che impressionò ancor più essendo la prima
volta che un imperatore moriva in simili circostanze. Ma, sebbene
questa allusione si rapporti bene alla morte di Decio,
l’imprecisione cronologica dell’aggettivo recens e dell’avverbio
nuper, la cui l’estensione è molto variabile e spesso relativa, non
permette di valutare il lasso di tempo che sarebbe trascorso dopo
questo evento, e dunque fornirebbe soltanto un secondo terminus
post quem. Per esempio, recens può fare allusione a un evento che
risale a qualche giorno (ClC., P hil., I, 8), a qualche mese
(ClC., F lacc., 13; C ES., BG, V, 47, 4), a una decina d’anni
(T a c ., Ann., Ili, 62, 2), o anche indicare un tempo in rapporto
alla nascita del mondo (LUCR., V, 330). Ugualmente, lo scarto tra
passato e presente indicato da nuper può essere estremamente
diverso: da qualche settimana a una ventina d’anni (in Cicerone o
in Cesare; cf. M. RAMBAUD., Autour de César, Lyon 1987, p. 239)
o a due secoli (in LUCREZIO, V, 336). In CIPRIANO questo scarto
va da qualche settimana (Laps., 1, 1, o Epist., 44, 1, 2) a qualche
mese (Epist., 10, 1, 1), un anno (Epist., 59, 14, 2), due anni
(Epist., 58, 8, 2), tre anni [Epist., 68, 2, 2).
DATA E O CCA SIO N E DEL TRATTATO 15

secondo «canonico», ma nella migliore ipotesi molto relati­


vo, fornito da Ponzio che, nella sua Vita, menziona ì'A d
D em etrianum dopo YAd D onatum , il D e habitu uirginum , il
D e lapsis, il D e un itate ecclesia e e il D e ora tion e dom in ica , e
prima del De m ortalitate, del D e o p ere e t eleem osyn is, del De
b o n o p a tientiae, del D e zelo e t liu ore e à é\ ’Ad F ortun atum 19
- sempreché il biografo rispetti l ’esatta successione cronolo­
gica degli scritti di Cipriano.20

19 VCypr., 7, 3-11. K.G. G òTZ, G esch ich te d er cypria n isch en


Literatur bis zu der Zeit der ersten erhaltenen Handschriften, Base!
1891, pp. 32 s., sarebbe il primo ad aver pensato che in questa
pagina della Vita ogni frase dell’elogio di Ponzio a Cipriano fosse,
in realtà, un’allusione a uno dei suoi scritti. L’osservazione è stata
ripresa e precisata da A. HARNACK, Geschichte der altchristlichen
Literatur bis Eusebius, 1/2 (2. erweiterte Aufl.), Leipzig 1958,
p. 693 (lre éd. 1893).
20 Questa enumerazione non coincide esattamente con le altre due
che sono cronologicamente più vicine, quella della «Cheltenham
List», datata al 359, e quella di AGOSTINO (Serm., 26 Guelf., Mise.
Aug., t. 1, pp. 530-531). Cf. M. BéVENOT, The Tradition o f manu-
scripts, p. 50; P. L. S chmidt, HLLA, 4. Bd., p. 535.
16

DESTINATARI, SCOPO, GÈNERE


E PIANO DEL TRATTATO

Pertanto, in assenza di ogni altro riferimento più sicuro, è


inutile interrogarsi in particolare sull’ordine in cui sono stati
scritti YAd D em etrianum e il D e m ortalitate, essendo in ogni
caso i due opuscoli contemporanei.21 Com’è naturale, essi pre­
sentano delle analogie formali e tematiche, ma si distinguono
per i destinatari cui sono indirizzati (i pagani per il primo, i
cristiani per il secondo), per lo scopo che li guida, ed infine per
il genere letterario cui appartengono.
Come Agostino un secolo e mezzo più tardi, al tempo
cioè della presa di Roma da parte di Alarico, Cipriano deve
consolare ed esortare i cristiani, come pure rispondere alle
accuse lanciate dai pagani. Non è raro che gli autori assegni­
no alle loro apologie una duplice finalità: l ’una, essenziale al
genere stesso, ossia rispondere alle accuse dei pagani; l’altra,
secondaria, ossia rafforzare nella loro fede i cristiani scossi da
queste stesse accuse. Cipriano, lo si vede chiaramente, ha
assegnato queste due funzioni a due distinti opuscoli, anche
se la lettura dell 'Ad. D em etrianum doveva ugualmente contri­
buire a placare le inquietudini o gli interrogativi dei fedeli.

21 Poiché nella «lista» di P onzio (VCypr., 7, 6-7) YAd Demetrianum


è segnalato, come si può vedere, appena prima del De mortalitate,
è quest’ordine ad essere accettato dalla critica, a parte qualche
eccezione (H. KOCH, Cyprianische Untersuchungen, pp. 142-143 -
seguito, sembra, da E. Gallicet (ed.), Dem., p. 54, n. 5 - stima la
sequenza Mort.-Dem. più verosimile, nella misura in cui Dem., in
particolare al cap. 18, ordina in modo coerente alcuni sviluppi
dispersi nel Mort.). Infine, G.W. C larke, CCL 3D, pp. 688-689,
che data i due opuscoli al 252, menziona Dem. prima del Mort
(ma forse si limita a seguire l’ordine alfabetico!).
DESTINATARI, SCOPO, GENERE E PIANO DEL TRATTATO 17

Come sottolineerà Lattanzio, considerando soltanto questi


tre trattati ed esprimendo su di essi un giudizio sfumato,22
YAd D em etrianu m s’inserisce nella linea apologetica della let­
teratura latina precedentemente iniziata con 1’A pologeticum e
YOctavius, con cui del resto intrattiene delle relazioni inter­
testuali.23 Ma l’opuscolo riveste una forma diversa da quella
di queste due apologie, poiché YAd D em etrianum si presenta
come una «lettera aperta».24 Nelle prime righe, infatti, Ci-

22 Cf. Inst., V, 1, 22-28 e 4, 3-7. Il giudizio di LATTANZIO su Dem., è


brevemente riassunto da GIROLAMO, Ep., 70, 3 (cf. infra, n. 3, fine).
La critica moderna, talora severa (J. GEFFCKEN, Zwei griechiscke
Apologeten, Leipzig - Berlin 1907, p. 286: un’opera poco originale,
piena di pessimismo, senza valore apologetico), ha spesso sottolineato
l’aspetto polemico dell’opera (P. MONCEAUX, HLAC, t. 2, pp. 271 s.:
un libello originale e vigoroso alla maniera delle Catilinarie e delle
Filippiche-, P. D e Labriolle, Hist. de la littér. latine chr., t. 1, Paris
19473, p. 228: un’eloquente invettiva; ecc.).
23 Cf. H. KOCH, Untersuchungen, p. 62-65; M. PELLEGRINO, Studi su
l’antica apologetica, pp. 122-130.
24 L’antichità conosceva la «lettera aperta» come una variazione della
«lettera pubblica» (opposta alla «lettera privata»). Le più antiche
«lettere aperte» risalgono a ISOCRATE (Lettera 1, «A Dionigi»,
considerata come autentica e datata al 367; cf. ed. G. Mathieu,
CUF, t. 4, 1962, pp. 167-168) e a PLATONE (Lettere VII e Vili,
«Ai parenti e amici di Dione», probabilmente autentiche; cf. ed.
J. Souilhé, CUF, t. 13/1, 1926, p. XL e LXI); cf. J. SCHNEIDER,
art. «Brief», RLAC 2, 1954, col. 571; P. CUGUSI, Evoluzione e
form e dell’epistolografia latina nella tarda repubblica e nei primi due
secoli dell’impero con cenni sull’epistolografia preciceroniana, Roma
1983, p. 115. L’incipit o 1’excipit di alcuni mss. mostrano del resto
che Dem. è stato talvolta assimilato a una «lettera» (per es. i, k, L, r,
T, t), come d’altrande BonPat. (L), DomOrat. (CCL 3A, p. 90, app.
crit.), Don. (ibid., p. 3, app. crit.), ecc.; cf. S. D eléani, «Les titres
des traités de saint Cyprien», pp. 399-402 e 415-416. Del resto, la
tradizione manoscritta ha spesso mischiato epistulae e libelli di
Cipriano; anche se le varie vicende della tradizione sono responsa­
bili di questo intrico, alcune rassomiglianze tra «lettere» e
«trattati» hanno probabilmente favorito questa confusione, in par-
18 INTRODUZIONE

priano dà qualche ragguaglio sulle circostanze che l ’hanno


indotto, dopo aver mantenuto dapprima il silenzio, a rispon­
dere agli attacchi di Demetriano con cui aveva avuto occasio­
ne di dibattere a viva voce.25 Ma Cipriano, improntando la

ticolare l’appellativo iniziale (fratres carissimi, dilectissimi), usuale


nelle lettere (cf. A. A. R. BASTIAENSEN, Le cérém onial épistolaire
des chrétiens latins. Origine et premiers développem ents, Nijmegen
1964, pp. 24 s.) e che compare ugualmente nei trattati (BonPat.,
DomOrat., Zel., OpEl., Mort.). Anche le dimensioni della maggior
parte dei trattati potevano avvicinarli alle lettere. E il caso, per
esempio, del ms. 534, in cui Zel., Don. e Dem. sono inseriti tra una
serie di sedici lettere; e del ms. 591, dove, preceduti da diciassette
lettere, Dem. e Fort, sono seguiti A&WEpist., 31, da Quir. e da
un’altra successione di lettere (cf. H. VON SODEN, Die cyprianische
Briefsammlung, pp. 137 e 150). Ma si noterà che l’incipit di questi
cinque «trattati» (Dem., Don., Fort., Quir., Zel.) li assimila talvolta
a delle «lettere». - Sull’impiego, da parte degli apologisti, di forme
letterarie già esistenti, tenuto conto delle circonstanze, cf. J.-C.
FREDOUILLE, «L’apologétique chrétienne antique», REAug 3 8 ,19 9 2 ,
pp. 219-234; 4 1 ,1 9 9 5 , pp. 201-216. Girolamo, trascurando secondo
il suo solito le specificazioni formali dell’apologetica, vede nel nostro
opuscolo un Contro Demetriano (Ep., 70, 3: «Cyprianus... aduersus
Demetrianum scribens...»; su questo cambiamento di prospettiva,
cf. Id., art. cit., REAug 38, p. 231; 41, p. 207); ugualmente, l’incipit o
l’excipit di alcuni mss. (P, e2, L, T). La traduzione del titolo con
«Contro Demetriano» (adottata per esempio da M. Lavarenne
seguendo antichi editori, e che poc’anzi abbiamo ripresa) non rispet­
ta in effetti né il genere letterario dell’opuscolo né il suo contesto. Al
contrario, quando Calisto intitola il trattato: «Apologia per i cristiani
contro Demetriano», fa riferimento alla formulazione dei titoli dei
discorsi presa dall’eloquenza giudiziaria (cf. Id., «Hésitations titrolo-
giques et interprétation des ceuvres», dans Titres et articulations du
texte dans les oeuvres antiques, Paris 1997, p. 391).
25 Noi non conosciamo altrimenti l’interlocutore di Cipriano. Se
non abbiamo alcun motivo di pensare che sia «un personaggio
fittizio», come talvolta si è supposto (B. A u b e , Les chrétiens dans
l’Empire romain de la fin des Antonins au m ilieu du l l l e siècle
(180-249), Paris 1 8 8 1 2, p. 3 0 8 ), non siamo però in grado di
DESTINATARI, SCOPO, GENERE E PIANO DEL TRATTATO 19

sua apologia al genere letterario della lettera, non introduce


una novità. L’avevano preceduto, ad esempio, Teofilo di An­
tiochia scrivendo YAd A utolycum , l’autore de\YA D iogneto,26
o ancora Tertulliano con YAd S capulam 27 sebbene - in q

conoscere qual era il suo stato sociale, e niente ci permette di dire


che egli abbia occupato delle funzioni ufficiali (cf. STEIN, RE 4/2,
1901, col. 2764). Le indicazioni tratte dall’opuscolo da parte di
P. M on ceaux , HLAC, t. 2, p. 271 (e riprese da L. D uquenne ,
Chronologie des Lettres de s. Cyprien. Le dossier de la persécution de
Dèce, Bruxelles 1972, p. 156), ci sembrano avere un carattere di
generalità che sarebbe illusorio applicare al personaggio in questio­
ne. Infatti, nei passaggi sui quali si fonda Monceaux (Dem., 8, 1; 10,
1-2; 12, 3. 5; 13, 1; 15, 1-2; 25, 2) per cogliere la personalità di
Demetriano, là seconda persona singolare (rinforzata o meno dal tu)
non significa necessariamente che Cipriano lo individui o lo desi­
gni personalmente. Secondo una comune convenzione, la seconda
persona singolare può assumere per estensione e simbolicamente
un senso collettivo comprendente ogni classe di lettori direttamen­
te o indirettamente interessati dall’opera. E, come spesso avviene
(nel discorso, nella diatriba, nell’omiletica, ecc.), il Du-Stilìo alter­
na con la terza persona singolare o plurale («si [impersonale]»,
«nessuno», «loro» [= i pagani]) e con la seconda persona plurale
(«voi» [= i pagani]). Tuttavia, secondo M.M. SAGE (Cyprian,
p. 276), Dem., 10, 1 («Qui alios iudicas, aliquando esto et tui
iudex») potrebbe essere un’indicazione biografica e alludere a una
funzione giudiziaria svolta da Demetriano; ci sembra però preferi­
bile non dare al verbo iudicare un senso strettamente giuridico in
un contesto influenzato da reminiscenze scritturistiche. Cf. recen­
temente, S. P r ic e («Latin Christian Apologetics», p. 113):
«Demetrianus was a prominent locai rather than a governor»;
M. FlEDROWlCZ (A pologie im frù hen Christentum, p. 64): «un
représentant des couches supérieures de la société carthaginoise»;
ma S. B enko (Pagati Rome and tbe Early Christians, Bloomington
1986, p. 120): «Demetrius (sic), thè proconsul of Africa who had
denounced thè Christians...».
26 Cf. M. R iz z i , Ideologia e retorica n egli «exordia» apologetici,
Milano 1993, p. 19 e 62 s.
27 Sui rapporti tra YAd Scapulam e YAd Demetrianum, cf. E. H eck ,
MHQEOMAXEIN, pp. 148 s.
20 INTRODUZIO NE

caso - in un contesto più ufficiale, avendo come destinatario


il governatore dell’Africa Proconsolare.
Questa «lettera», dunque, è una «risposta» a Demetriano e
alla sua cerchia, e nella fattispecie, per usare il termine stesso
della retorica, una «confutazione» delle accuse propagate
contro i cristiani.28 Ma, come spesso avviene nelle apologie
cristiane - e già prima nei discorsi giudiziari di «difesa» - , la
confutazione propriamente detta è accompagnata, secondo
una disposizione variabile, da una parte positiva o dimostrati­
va, destinata a evidenziare, tramite il loro modo di vita e le
loro convinzioni, l ’innocenza degli accusati. Questo è lo sche­
ma retorico tradizionale che serve da modello a Cipriano
quando scrive questa «lettera», e che è indicato discretamen­
te alla fine dell’esordio (2, 2); anche se talvolta l’autore non
sembra disporre con sufficiente chiarezza le articolazioni (in
particolare tra la prim a e la seconda parte). Ciò avviene
senz’altro deliberatamente, trattandosi di una lettera che egli
scrive, e non di un discorso o di un sermone che pronuncia, e
tenendo conto che il genere epistolare si prende delle notevo­
li libertà - almeno apparenti - , proprie «naturalmente» della
corrispondenza.
Dopo un preambolo relativamente circostanziato (I II),
Cipriano confuta, nella prima parte (III-XVI), l’accusa secon­
do cui i cristiani, avendo abbandonato gli dèi pagani, sareb­
bero la causa di tutti i mali che accadono (III-XI), e denuncia
le conseguenze di questa cecità dei pagani che appagano il
loro odio con le persecuzioni, credendo di trovare così un
rimedio alle sventure di cui non vogliono conoscere le vere
cause (XII-XVI).

28 Dem., 2, 1-2 : «ne..., dum criminationes falsas contemnimus refu­


tare, uideamur crimen agnoscere. Respondeo igitur et tibi, Deme-
triane...»; L att., Inst., V, 4, 3: «... Cyprianus... Demetrianum...
redarguere conatur». Se ci si riferisce alle distinzioni stabilite dallo
PS.-DÉMÉTRIOS, Twcoi èjtiotoXiKOi (circa 200 a. C. - circa 50
[o 300 ?] d. C.), YAd Demetrianum corrisponde al diciottesimo
tipo, la «lettera apologetica»: «La lettre de défense est celle qui
apporte à l’accusateur des arguments qui innocentent l’accusé,
preuve à l’appui» (ed. Hercher, p. 5; A. J. MALHERBE, Ancient
Epistolary Theorists, Atlanta 1988, p. 41).
DESTINATARI, SCOPO, GENERE E PIANO DEL TRATTATO 21

La seconda parte (XVII-XXII) descrive e spiega l’atteggia­


mento paziente e sereno dei cristiani - quello stesso che nel
De m ortalitate Cipriano li esorta ad avere - di fronte alle perse­
cuzioni, e anche più in generale di fronte ai mali di cui non
sono responsabili e che non risparmiano nessuno. Con questo
sviluppo positivo, che disegna il ritratto morale dei cristiani,
Cipriano completa la confutazione delle accuse loro indiriz­
zate e la denuncia delle persecuzioni, oggetto della prima
parte,29 mostrando più chiaramente l’ingiustizia degli uni e
l ’innocenza degli altri.
Ma l’atteggiamento dei cristiani nelle prove da loro sop­
portate ha naturalm ente un valore di esemplarità; e nella
terza parte (XXIII-XXVI) Cipriano conclude la sua lettera
come gli altri apologisti prima di lui, ma in modo più esteso
di loro,30 esortando i pagani alla conversione.
Pertanto, non si può ridurre YAd D em etrianum solo al suo
scopo confutativo e difensivo. L ’opuscolo persegue una fina­
lità più ampia che supera l ’intento iniziale: quella non è
dimenticata,31 ma l ’apologia termina in una esortazione elo­
quente e appassionata, ràito X o yia si trasforma in X,óyoq
Jtpoxpe7tTiKÓq.

29 Cipriano adotta dunque la dispositio del tipo b (cf. «Tertullien


dans l’histoire de Papologétique», in B. POUDERON - J. Dorè
(ed.), Les apologistes chrétiens et la culture grecque, p. 275).
30 Così A ristide, Apol, 16,6 (ed. Vona, p. Ili); Teof. A nt., Autol., E, 38;
III, 30; Ad Diogn., 12, 8-9; Tert., Scap., 5. Cipriano, dunque, non
contravviene a una tradizione dell’apologetica, ma conferisce a
questo sviluppo esortativo un’ampiezza sconosciuta ai suoi prede­
cessori. Questo orientamento corrisponde, del resto, a una preoc­
cupazione protreptica costante dell’autore, che compare in molte
parti finali dei suoi trattati (Don., 15; BonPat., 21; Vnit., 27; Mort.,
24-26; ecc.), e qui naturalmente favorita, poiché l’«apologia» non
è, e non può essere che, un discorso di sostituzione (cf. J.-C. F re-
DOUILLE, art cit, REAug 41, 1995, p. 206).
31 Come mostra la «corrispondenza» tra Dem., 23, 1, 6-7 («... nec
dicatis mala accidere quia dii uestri a nobis non colantur») e
Dem., 3, 1, 1-3 («Dixisti per nos fieri... omnia ista... quod dii ues­
tri a nobis non colantur»).
22

LA VECCHIEZZA DEL MONDO

Se si tengono presenti le pagine scritte mezzo secolo prima


dal suo predecessore africano (Tertulliano) sulla prosperità
dell’impero, cui contribuiscono anche i cristiani,32 il quadro
che Cipriano traccia del mondo romano appare particolarmen­
te negativo: guerre, pericolo dei barbari, abbandono delle cam­
pagne, impoverimento della terra, insicurezza, degenerazione
della specie umana, perdita del senso morale, malattie, siccità,
ecc. È questa la situazione dell’impero a metà del III secolo
riassunta da Cipriano nell’Ad Demetrianum\ e in ogni caso è
questo il «bilancio» che oggi è tenuto spesso in considerazio­
ne, in particolare dagli storici. La celebrazione del millenario
di Roma, «durata tre giorni e tre notti» (san Girolamo), di
appena quattro o cinque anni prima (21 aprile 248),33 appare
in queste condizioni molto anacronistica o aneddotica!
Cipriano naturalmente non ne fa parola; ma si cercherebbero
inutilm ente anche delle indicazioni dettagliate e precise,
anche se con qualche approssimazione, circa gli aspetti mili­
tari, economici, sociologici o di altro genere che vengono
evocati invece in termini sempre vaghi e generici.34

32 Nat., II 16, 7; ApoL, 30, 4-5; 32, 1; 40, 13; An„ 30, 3; Pai., 2, 7;
cf. J.-C FREDOUILLE, «Tertullien et l’Empire», ReeAug 19, 1984,
pp. 114 s. La positiva influenza del cristianesimo sulla prosperi­
tà dell’impero è un tema spesso sviluppato dagli apologisti
(cf. A. S chneider , op. cit., p. 197).
33 Cf. X. L oriot - D. N ony , La crise de l’Empire romain, 235-285,
Paris 1977, pp. 183-186 (sources littéraires et épigraphiques);
M. CHRISTOL, L’Empire romain du Ille siècle, Paris 1977, pp. 104-106.
34 Anche la morte di Decio, se di questo si tratta, è ricordata solo in
termini allusivi: «documentum recentis rei... nuper» (17, 2).
Cf. supra, p. 14, n. 18 (fine).
LA VECCHIEZZA DEL MONDO 23

D pessimismo di Cipriano sembra indubbiamente giustificato.


Quella che comunemente si è chiamata la «crisi dell’impero
romano», tra il 235 e il 285,35 non è un’invenzione degli storici.
Vi fu un’instabilità politica: durante questi cinquantanni alla
guida di Roma si succedettero una ventina di imperatori, di cui
sette solo nell’anno 238,36 e quasi tutti morirono di morte vio­
lenta. Del resto fu in Africa, a Thysdrus (E1 Djem, Tunisia),
che all’inizio di gennaio del 238 si verificarono dei tumulti al
termine dei quali il proconsole Gordiano assunse l’impero con
suo figlio Gordiano II; ma per poco tempo, poiché alla fine di
questo stesso mese furono vinti e uccisi a Cartagine dal legato
della Numidia, Capelliano, sostenitore di Massimino (235-
238). Tuttavia il trionfo del legato fu anch’esso di breve durata:
il nipote del proconsole vinto, Gordiano III, di appena tredici
anni, salì al trono (238-244) dopo il regno di Pupiano e di
Balbino durato nemmeno cento giorni (febbraio-maggio
238). In seguito vi fu la sconfitta di Filippo l ’Arabo (244-249)
a Verona, ucciso dalle truppe di Decio. Morto Decio (maggio
251), primo imperatore ucciso in combattimento contro un

35 E il titolo già citatato dell’opera di X. Loriot e D. Nony. Ma gli sto­


rici sono lontani dall’accordarsi sulla durata di questa «crisi». Per
alcuni questi cinquant’anni sono considerati come un periodo di
crisi all’interno d’una crisi molto più lunga (161-518); per esempio,
R. RÉMONDON, La crise de l'Empire romain d e Marc-Aurèle à
Anastase, Paris 1964, pp. 97-115; mentre M. CHRISTOL, L'Empire
romain du IIIe siècle, distingue, tra il 192 e il 325, degli anni di crisi
alternati a periodi di stabilità. In realtà, queste incertezze dovrebbe­
ro collocarsi in un quadro più ampio: quello delle difficoltà incon­
trate per delimitare cronologicamente l’«tarda antichità» (concetto
più «culturale» di quello più «istituzionale» di basso-impero); diffi­
coltà che dipendono in gran parte dal fatto che i punti di vista degli
specialisti delle diverse discipline (storia, istituzioni, letteratura,
archeologia, ecc.) non si intersecano necessariamente.
36 Per un’analisi precisa degli avvenimenti dell’anno 238: X. LORIOT,
«Les premières années de la grande crise du IIIe siècle. De
l’avènement de Maximin le Thrace (235) à la mort de Gordien III
(244)», in Aufstieg und Niedergang der rom. Welt II/2, 1975, più
precisamente pp. 688-724.
24 INTRODUZIONE

nemico,37 scoppiò la rivalità per il potere tra Treboniano


Gallo (251-253) ed Emiliano (253), assassinato poi dai suoi
stessi soldati passati a Valeriano (253-260). Si verificarono
rovesci militari o difficili vittorie, praticamente su tutti i fron­
ti; e, nell’Africa stessa, avvennero tum ulti e insurrezioni.
Questa situazione militare, con annesse devastazioni, insicu­
rezza, emigrazione di popolazioni, ebbe delle conseguenze sia
demografiche, difficilmente valutabili, che economiche, me­
glio conósciute, in particolare nel loro effetto monetario. La
progressiva svalutazione delY antonianus (una moneta creata
da Caracalla) portò talvolta, specie nelle campagne e nelle
piccole città, a sostituire le transazioni monetarie col baratto
delle mercanzie. Favorita da queste molteplici difficoltà, e
senza dubbio aumentandole, scoppiò l ’epidemia di «peste»,
nella quale morì (inizio estate 251) il figlio soprawisuto di
Decio, il giovane Augusto Ostiliano,38 che almeno non era
stato assassinato.39
Pertanto, se il quadro che gli storici tracciano della «crisi»
degli anni 235-28540 sembra confermare la testimonianza di
Cipriano - e può a tal punto confermarla da essere annovera­
ta tra le loro «fonti» - , s’impone però qualche ritocco o
qualche annotazione.
Infatti, conviene tener presente che, all’infuori della rivolta
del 238 e della successiva instabilità durata sei mesi, l’Africa, a
metà del III secolo - più precisamente la sua parte orientale,41

37 Cf. supra, pp. 13-14, n. 18.


38 A ur. VlTT., Caes., 30; P s -A ur. VlTT., Epit., 30; ecc.
39 ZOSIMO, Hist. nou., I, 25, 2 (ed. F. Paschoud, CUF, t. 1, p. 149).
40 Oltre alle opere di Loriot e Nony e di Rémondon, segnalate alle
note 33 e 35, cf. G. A lfoldy, «The Crisis of thè third Century as
seen by Contemporaries», GRBS 15, 1974, pp. 89-111; Id ., Histoire
sociale de Rome, pp. 143-165; A. CHASTAGNOL, L’évolution poli-
tique, sociale et économique du monde romain, pp. 37-90 (chap. II.
«La “crise” du IIIe siècle»).
41 Cf. P.-A. FÉVRIER, «Le fait urbain dans le Maghreb du IIIe siècle.
Les signes d’une crise ?», p. 74 [= p. 837]: «La révolte de
Capellien est un fait; mais sait-on quel impact elle a eu sur le
pays? En dehors de Lambaesis où la IIIe légion a disparu pour
LA VECCHIEZZA DEL MONDO 25

poco interessata dalle insurrezioni - se ha certamente avuto


la sua parte di difficoltà, ha goduto però di una prosperità
almeno relativa da cui non furono escluse le campagne:42 svi­
luppo di città, construzioni, restauri, rifornimenti d’acqua,
lavori stradali, attività agricole, ecc. Le scoperte archeolo­
giche e la documentazione epigrafica43 mostrano che almeno

quelques années, a-t-on ressenti quelque chose? J ’en doute»;


e p. 75 [= p. 838] : «... ces troubles militaires du milieu du IIIe
siècle, limités dans l’espace... n’ont pu que toucher très partielle-
ment le Nord-Est de la Numidie et n’ont affecté en rien le reste
des provinces orientales...»; C . LEPELLEY, Les cités de l’Afrique
romaine au Bas-Empire, t. 1, Paris 1979, p. 39 e 50; G.W. CLARKE,
ACW 43, p. 13 («Carthage of thè mid-third century was a city of
flourishing physical aspect...») e 124.
42 In effetti, gli studi recenti, più attenti alla datazione degli eventi e
dei documenti, sono sotto ogni aspetto molto più sfumati di quelli
precedenti. Cf. C. LEPELLEY, op. cit., pp. 82-85; X. DUPUIS,
«Constructions publiques et vie municipale en Afrique de 244 à
276», MEFRA 104, 1992, pp. 233-280, che mostra come l’attività
edilizia non si fosse interrotta brutalmente e totalmente in Africa
durante gli anni 244-276, e come l’impero, fin da Filippo l’Arabo
(244-249), l’avesse perfino privilegiato.
43 Cf P . PENSABENE, «Riflessi sull’architettura dei cambiamenti
socio-economici del tardo II e III secolo in Tripolitania e nella
Proconsolare», pp. 461-462, in L’Africa romana, 8/1, Sassari 1991,
pp. 447-477; X. LORIOT - D. NONY, La crise de l’Empire romain,
pp. 192-196. Sulla produzione della ceramica - che è un segno
dell’attività economica - nell’Africa a metà del III secolo,
cf. F. VlLLEDIEU, «Relations commerciales établies entre PAfrique
et la Sardaigne du IIe au V Ie siècle», p. 326, in L’Africa romana, 3,
Sassari 1986, pp. 321-332. Intorno al 250 lo sfruttamento delle
cave di marmo e la produzione di oggetti sono prosperi a Simitthu
(Nord-Ovest della Proconsolare, oggi Chemtou, Tunisia): riferi­
menti in K. STROBEL, Das Imperium Romanum im «3. Jahrundert»,
p. 177. Nel 257 l’attività mineraria in Numidia è normale, come
risulta dalle Epist. (76-79: lettera ai vescovi condannati alle minie­
re e loro risposte): cf. G. W. CLARKE, ACW 47, pp. 277 s.;
K. STROBEL, loc. cit. Ma P . SALAMA, Les v o ies rom ain es de
26 INTROD UZIO NE

questa parte dell’impero sfuggiva alla descrizione apocalittica


fatta da Cipriano. Sicuramente, grazie alla corrispondenza
che Cipriano intratteneva con le comunità cristiane di Roma,
della Spagna, della Gallia o dell’Oriente, si può pensare che
egli fosse informato sulla situazione generale dell’impero; in
tal caso però non abbiamo più una testimonianza di prima
mano. Ad ogni modo 1'Ad D em etrianum , se è stato scritto tra il
251 e il 253, non può inform arci su ll’insiem e di questo
periodo,44 ma soltanto sugli inizi o lo «sviluppo di questa
crisi».45 Ora, la maggior parte dei gravi eventi - principal­
mente militari, con tutte le loro conseguenze - che hanno se­
gnato questi cinquantanni (235-285) e hanno interessato so­
prattutto le frontiere del Reno e del Danubio o l ’Oriente,
sarebbero posteriori; come pure sarebbero posteriori le solle­
vazioni della Mauritania (253-263).46 [Del resto converrebbe
fare una osservazione analoga per quanto concerne un altro
autore considerato come una fonte importante su questa
crisi, ossia lo storico greco Erodiano. La sua S toria, che
inizia dalla morte di M arco Aurelio (180) e term ina nel

l ’Afrique du Nord, Algeri 1951, pp. 28-29, aveva già rilevato


l’attività e la vitalità viaria dell’Africa durante la «crisi del III
secolo», contrariamente a quanto si osserva nelle altre province
dell’impero in quello stesso periodo.
44 A questo proposito, una data «bassa» del Dem. conferirebbe una
maggiore credibilità alla testimonianza di Cipriano.
45 L’espressione è di X. LORIOT - D. N o n y , op. cit., p. 237, per
caratterizzare gli anni 235-260. C f. ugualmente M. CHRISTOL,
«Les règnes de Valérien et de Gallien (253-268)», p. 803: «A vrai
dire, la sèrie des malheurs qui accable l’Empire romain commence
vers 250 et 251, sous le règne de Dece. Mais pour les anciens, en
tout cas pour la majorité d’entre eux, les malheurs de l’Empire ne
semblent s’ètre accumulés qu’entre 253 et 268...».
46 Cf. M. BÉNABOU, La résistance africaine à la romanisation, Paris
1976, pp. 214-231: le precedenti sollevazioni risalgono al 226-227
(Mauritani); P. SALAMA, «Vues nouvelles sur l’insurrection mauré-
tanienne dite “de 253”: le dossier numismatique». L’erario più
orientale è quello di Calama (Guelma), alla frontiera tra la
Numidia e la Proconsolare; la moneta più recente è datata al 256
(cf. R. TURCAN, Le trésor de Guelma, Paris 1963, pp. 9 s.).
LA VECCHIEZZA DEL MONDO 27

2 3 8 ,47 è stata redatta nel 2 4 9 circa]. Certamente si potrebbe


riconoscere a C ip rian o di aver saputo d iag n o sticare
l’evoluzione di questa «crisi» e la sua gravità. Ma allora sareb­
be del tutto fondata la critica di non aver intuito che questo
mondo decadente e morente sarebbe stato presto quello di
Plotino, che inizia a scrivere nel 2 5 4 a Roma, dove insegna da
una decina d’anni; quello che sotto Gallieno (2 6 0 -2 6 8 ) vede
una rinascita dell’arte romana; quello, infine, di Diocleziano e
di Costantino.48
Comunque, anche limitando la portata àé\'Ad D em etrianum
a una confutazione - o addirittura a una ritorsione - delle
accuse pagane come pensava Ponzio,49 o misconoscendone
l ’o rig in a lità d ello scopo e d e lla com posizione come
Lattanzio,50 costoro erano senza dubbio più prossimi alla
verità che non la storiografia contemporanea che vede in
questo o puscolo «u n e c c ellen te trattato su lla crisi
dell’impero».51 M utatis m utandis, questo errore di interpre-

47 Per Erodiano la «crisi» inizia, in realtà, nel 180, alla morte di


Marco Aurelio: «D’Auguste à Marc-Aurèle, il n’y a pas eu une
telle succession de règnes, des fortunes aussi diverses dans des
guerres civiles et étrangères, de tels troubles chez les populations
des provinces, des destructions de villes en territoire romain
comme en de nombreuses contrées barbares ; il n’y avait pas eu tant
de tremblements de terre, d’épidémies de peste, de tyrans et
d’empereurs aux carrières aussi insolites» (I, 1,4, trad. Chastagnol,
op. dt., p. 22).
48 Al «pessimismo» di Cipriano, si opporrà l ’«ottimismo» di
Agostino che medita sulla caduta di Roma; cf. «Les Sermons
d’Augustin sur la chute de Rome», in G. M adec (ed.), Augustin
prédicateur, pp. 439-448.
49 Cf. supra, p. 9 (e n. 1) e p. 21.
50 Cf. infra, p. 39, n. 95. LATTANZIO non gli riconosce che dei meriti
formali, più esattamente stilistici (Inst., V, 1, 25-26).
51 G. A lf Ol d y , «The Crisis of thè third Century as seen by
Contemporaries», p. 97. Tuttavia A. CHASTAGNOL, op. cit., dopo
aver evocato la «lucidità» di Cipriano e d’altri scrittori sul loro
tempo (p. 83), in seguito si mostra più circospetto: «La difficulté
que nous éprouvons pour appréhender les causes comme les
modalités de la “crise” du IIIe siècle tient en partie, comme on l’a
28 INTRO D UZIO NE

tazione è sim m etrico a quello che si commette quando,


basandosi su una menzione dell’estate contenuta nella L ettera
37, si deduce che l ’anno 250 fu un anno di abbondanza.52
Se dunque conviene prendere con prudenza la testimo­
nianza di Cipriano sulla situazione militare ed economica, se
non proprio d ell’im pero, almeno d ell’Africa orientale al­
l ’epoca in cui scrive YAd D em etrianum , come interpretare la
sua descrizione sul degrado dei costumi e della moralità?
Più ancora che per la situazione militare ed economica, e
per ovvie ragioni, è difficile per il commentatore, che mani­
festasse qualche riserva su questa descrizione, di contestarla
con prove alla mano! Ma c’è una certezza: le situazioni o i
fatti denunciati nell’opuscolo non hanno tutti il carattere
della novità che Cipriano tende ad attribuire loro. Si prenda­
no due esempi: la decadenza morale dei contemporanei e la
crescita del brigantaggio.
Orgoglio, cupidigia, crudeltà, violenza, ubriachezza, dis­
solutezza..., la società in cui Cipriano dice di vivere, riunisce
indistintamente tutti questi vizi «che crescono ogni giorno».53
Ma già Giovenale quasi un secolo e mezzo prima si era chie­
sto: «E quando l ’abbondanza dei vizi fu più copiosa?».54

vu, à la nature, au petit nombre et à la médiocre qualité des


sources littéraires dont nous disposons pour la période» (p. 88).
Molto più critico (secondo noi a giusto titolo), K. STROBEL,
op. cit., p. 182, n. 359: «Ich kann Alfòldy... nicht in Beurteilung
folgen, dafi Cyprian die Symptome der Krise des Reiches um die
Mitte des 3. Jh. realistisch in ihren sprechenden Qualitàten gese-
hen habe; wenn Cyprian vom Verfall der Welt spricht, so meint er
keine spezielle Krise des Imperium Romanum». Vi sono ugual­
mente delle riserve nei riguardi della tesi di G. Alfòldy da parte di
C. SCHULER, «Cyprian: Der christliche Blick auf die Zeitgeschichte»:
Cipriano non fa una diagnosi della situazione dell’impero; i suoi
intenti sono dettati da una preoccupazione pastorale.
52 Epist., 37, 2, 2: «Aestas ecce messium fecunda est et area frugibus
piena est»; cf. G. W. CLARKE, ACW 44, pp. 175-176.
53 Dem., 10,1, 9-10 «cum crescat cottidie quod puniatur?».
54 Sat., I, 87: «Et quando uberior uitiorum copia?»; ugualmente
in I, 149: «Omne in praecipiti uitium stetit».
LA VECCHIEZZA DEL MONDO 29

Inoltre, la descrizione è troppo uniformemente cupa per


riflettere la realtà. Portato senz’altro a ritrovare nei suoi con­
temporanei l’immagine dell’umanità degli «ultimi giorni» che
l ’Apostolo descrive nel suo ammonimento a Timoteo,55 il Ci­
priano satirico cede il posto all’apologeta, o, più esattamente,
l ’apologeta ricorre alla satira. Bisogna dunque leggere queste
critiche con tutte le precauzioni dell’uso,56 poiché l’iperbole e
la generalizzazione, la polemica e la satira deformano inevita­
bilmente i fatti, in misura, del resto, non facilmente quantifi­
cabile.57 In uno studio apparso una ventina d ’anni fa, si è
voluto mostrare fino a che punto le descrizioni degli scismati­
ci abbozzate da Cipriano nelle sue Lettere fossero influenzate
da « l’immagine tipica del tiranno e del nemico pubblico».58
Ma, se nelle Lettere ci sono degli individui designati nomina­
tivamente che sono così individuati - non è questo il caso nel-
l ’Ad D em etrianum 59 - , la maggior parte di queste accuse (di
rapina, cupidigia, orgoglio, violenza, intemperanza, corruzio­
ne, ecc.) sono in realtà, come si può constatare, interscambia­
bili e comuni, attinte dall’arsenale tradizionale della polemi­

55 2 Tm 3, 1 s.: «Devi anche sapere che negli ultimi tempi verranno


momenti difficili. Gli uomini saranno egoisti, amanti del denaro,
vanitosi, orgogliosi, bestemmiatori, ribelli ai genitori, ingrati,
senza religione, senza amore, sleali, maldicenti, intemperanti,
intrattabili, nemici del bene, traditori, sfrontati, acceccati dall’or­
goglio, attaccati ai piaceri più che a Dio» (testo citato in Vnit., 16:
C ip ria n o d i C a r t a g in e , L’unità della Chiesa, in SC it. 1, Edizioni
san Clemente - Edizioni Studio Domenicano, Roma - Bologna
2006, pp. 220-223).
56 Come si deve fare per interpretare T e r t ., Apoi., 20, 3 (cf. infra,
pp. 43-44).
57 Cf. G.-C. PICARD, La civilisation de l’Afrique romaine, pp. 238 s.
(in particolare p. 250), che combatte l’idea acquisita secondo cui
l’Africa romana sarebbe stata colpita, a quest’epoca, dal degrado
dei costumi (cf. infra, p. 30, n. 65).
58 F. JACQUES, «Le schismatique, tyran furieux. Le discours polé-
mique de Cyprien de Carthage», MEFRA 9 4 ,1 9 8 2 , p. 945.
59 Eccetto Demetriano, presentato (2, 1) come impatiens, indocilis,
impius, furens-, ma questi aggettivi presentano le stesse caratte­
ristiche (cf. Comm., ad loc.).
30 INTRO D UZIO NE

ca, o a d d irittu ra , e p iù p recisam en te, dal lessico d e l­


l ’ingiuria.60
Quanto al secondo punto, se si esclude il genere roman­
zesco o la declamazione, che accordano tradizionalmente un
largo spazio alle scene di brigantaggio o di pirateria,61 la let­
teratura antica di ogni epoca riferisce di aggressioni di cui
sono vittime passanti o viaggiatori;62 i testi giuridici ne preve­
dono le circostanze e le conseguenze, così come fissano le
sanzioni di cui sono passibili i banditi ed, eventualmente, i
loro complici o protettori;63 non è poi raro leggere sulle iscri­
zioni funerarie questa precisazione: in terfectu s a latronibus,
«ucciso dai briganti».64 Il III secolo non è certamente sfuggi­
to a questa forma di criminalità,65 a cui Cipriano è stato par­
ticolarm ente sensibile; ma in assenza di indicazioni cir-

60 Cf. I. OPELT, Die Polemik in der latein ischen Literatur von


Tertullian bis Augustin, Heidelberg 1980 (pp. 276 s.: Index des
«lateinische Schimpfwòrter und verwandte sprachliche
Erscheinungen»,.dove praticamente si ritroveranno tutti i termini
rilevati da F. Jacques nel suo articolo citato supra, n. 58).
61 Cf. APULEIO, Met., I, 11. 15; IV, 10; Vin, 16-18, ecc. Ma se questi
episodi sono quasi d’obbligo in un romanzo, nondimeno riflettono
in una certa misura una parte di realtà. Osservazioni analoghe si
faranno per quanto concerne i soggetti delle controversie di un
Seneca Padre, che sono senza dubbio temi di scuola, ma non total­
mente estranei alla vita quotidiana contemporanea (cf. R. CHAM-
BERT, «Pirates et voyageurs dans les Controverses de Sénèque le
Pére», REL11,1999, pp. 149-168).
62 Per attenerci a qualche testo anteriore a Cipriano; latino: CICERONE,
Fam., 2, 9, 1-2; 15, 1, 2-3; 15, 4; Att., 5, 20, 5; ecc.; GIOVENALE, Sat.,
10,19-22; Seneca, Ben., IV, 35,2; VI, 15,8; P linio il G iovane, Ep.,
VI, 25; e neotestamentario: Le 10,25 s.; 2 Cor 11,26.
63 Cf. Dig., 13, 6, 5, 4; 32, 1 pr.; 47, 16, 1; 48, 13, 4, 2.
64 Cf. B.D. S h aw , «Le bandit», pp. 384-385, in A. G iardina (ed.),
L’hom m e romain, ed. fr., Paris 1992, pp. 371-420.
65 Cf. X. LORIOT - D. N o n y , La crise de l’Empire romain, pp. 43-48;
m a nessun docum ento citato dagli auto ri rig u ard a la P ro con so la­
re, che sem b ra aver goduto d i un a sicurezza m eno p recaria che a l­
trove (G.-C. PICARD, La civilisation de l’Afrique romaine, p. 145).
LA VECCHIEZZA DEL MONDO 31

constanziate da parte sua,66 niente permette di dire che


l ’insicurezza, in particolare nell’Africa orientale, fosse allora
maggiore che in altri tempi.
Dalle precedenti osservazioni non si deduce però che tutti
i mali descritti da Cipriano fossero immaginari. La metà del
III secolo, colpita dall’epidemia, non era sicuramente, anche
nella Proconsolare, un’epoca di pace e di prosperità. Esse
vogliono soltanto mettere in guardia da una lettura troppo
ingenua del trattato di Cipriano, che non è tanto una testimo­
nianza sulla società contemporanea quanto invece sul pensie­
ro dell’autore, quello di un vescovo anzitutto preoccupato in
queste pagine di difendere la comunità cristiana.67
Benché, come abbiamo ricordato, Cipriano non accordi a
questo tema uno speciale sviluppo nell 'Ad D em etrianum , la
necessità in cui si è trovato di redigere il D e m ortalitate per i
cristiani e il racconto di Ponzio sui danni della «peste» nella
Vita C ypriani (cap. 9) mostrano che questo flagello fu trau­
matizzante nelle sue cause come nelle sue conseguenze fisiche
e morali.68 [Una ventina d’anni più tardi, il filosofo Porfirio

66 Esclusa la sua Lettera 62 (sulla quale cf. supra, pp. 13-14, n. 38),
le allusioni alla pirateria e al brigantaggio rilevate da D. D.
SULLIVAN, The Life o f thè North Africans, pp. 19-20, hanno per
fini didattici sia un carattere di generalità (Don., 6,1; Epist., 66, 6)
che di eventualità, addirittura di pura supposizione convènzionale
(Epist., 57, 4, 3; 58, 4, 2; 68, 3, 3), che, contrariamente ai com­
mentari abituali (per ultimo quello di G.W. CLARKE, ACW 46,
p. 223; 47, p. 168), non permette, secondo noi, di interpretarle
come testimonianze vissute o contemporanee. Sulla scarsità delle
testimonianze di Cipriano sulla vita quotidiana contemporanea in
generale, cf. del resto D.D. SULLIVAN, op. cit., passim e p. 76.
67 In effetti non si può escludere nell’opera di Cipriano una parte di
strategia apologetica, da avvicinare a T ert., ApoL, 20, 2-3 (infra,
pp. 43 ss.).
68 Cf. J. PlGEAUD, La maladie de l’àme. Étude sur les relations de
l’àme et du corps dans la tradition médico-philosophique antique,
Paris 1981, p. 539: «[La peste] est... une maladie physique et en
cela relève d’une physique et d’une physiologie. Elle est un événe-
ment historique; elle a des conséquences morales... Elle pose en
elle-mème la question de la providence. C’est pour cela que l’on
32 INTROD UZIO NE

accuserà ancora i cristiani;69 ed è la prova che, tutto sommato,


questa accusa non era l’opinione solo degli strati popolari], E il
trauma fu tale da descrivere il presente come un giorno parti­
colarmente cupo, e da consolidare le accuse più disparate
contro i cristiani.
Ma è tanto meno pensabile che Cipriano consideri ogni accu­
sa separatamente per dimostrare l ’innocenza dei cristiani,70 che
lui stesso aveva persuaso di trovarsi a vivere in un mondo che
invecchia, e dunque portato a interpretare tutti gli avvenimenti,
quali che fossero (la siccità e le sconfitte militari, le epidemie e il
calo della moralità, ecc.), come altrettanti segnali annunciatori
della «fine». Infatti è Cipriano - non Demetriano e i pagani
(che, come si è ricordato, avevano da poco celebrato il millena­
rio di «Roma eterna») - a considerare il mondo come sfinito e a
spiegare con questo sfinimento i mali presenti.
Contrariamente alla tesi sostenuta da alcuni,71 questa convin­
zione di Cipriano non è mai cambiata. Nel Q uod idola (intorno

ne peut avec elle séparer l’explication physique et les implications


morales».
69 C ontra C hristianos, frg. 80 (Hamack, p. 94 [= Eus., PE, V, 1, 9-11:
SC 262, pp. 244-245]); cf. supra, pp. 9-10.1 cristiani e il cristianesi­
mo, sono responsabili delle disgrazie che accadono: l’accusa sarà
constantemente ripresa dagli intellettuali pagani; cf. H.-D. SAFFREY,
«Le thème du malheur des temps chez les derniers philosophes
néoplatoniciens», in M.-O. G o u le t-C a z É e t al. (ed.), ZO&IHE
MAIHTOPEZ, « C h erch eu rs d e s a ge s se » , H o m m a ge à ]ea n P ép in ,
Paris 1992, pp. 421-431.
70 Come aveva fatto, per esempio, TERTULLIANO neW A p ologeticu m ,
7-45, raggruppando le accuse contro i cristiani sotto due principa­
li capi d’accusa: gli atti «secreti» e «publici».
71 Reprendendo una annotazione di H. KOCH, V n tersu ch u n g en ,
p. 52 e 169, G. A lf o ld y , «Der Heilige Cyprian und die Krise der
ròmischen Reiches», pp. 482 s., e «The Crisis of thè third Century»,
pp. 96-97, sostiene che Cipriano avrebbe creduto alla prossima fine
del mondo solo durante alcuni anni (tra il 251 e il 254). Ma, oltre
all’inverosimiglianza «psicologica» dell’ipotesi, i testi allegati a favore
di questo duplice mutamento non autorizzano assolutamente una
simile interpretazione: l’assenza dell’evocazione della prossima fine
del mondo in D on. (246) si può spiegare con il genere e lo scopo
LA VECCHIEZZA DEL MONDO 33

al 246, se ne è l’autore72), nel D e un itate (251 circa), nelle


L ettere 57, 58 e 59 (252-253), come poi - di sicuro dopo YAd
D em etrianum e il D e m ortalitate - nelle L ettere 61 e 63 (253),
67 e 71 (255), ne\YAd F ortunatum (257?73) ritroviamo delle
espressioni analoghe e lo stesso leitm otiv:74 il mondo invecchia,

dell’opuscolo, nondimeno però si fa allusione alla grande età del


mondo (8: aeui senium), e la descrizione delle violenze e dell’immo­
ralità della società contemporanea (6-13) è molto più cupa che nel
Dem. Non si può negare che i corrispondenti di Cipriano nel 250
{Epist, 22, 1; 30, 5; 31, 6) siano più pessimisti di lui in quel
momento. Nel BonPat. (256) Cipriano esorta i cristiani a sopportare
pazientemente le prove e ad attendere il giorno della vendetta (21),
«perché il tempo è vicino» (Ap 22,10).
72 Sul problema molto discusso da un secolo sull’(in)autenticità - e
sulla data - di questo trattato, cf. S. DELÉANI, CTC 1995, n° 43,
REAug 42/2,1996: discussione dell’articolo di E. HECK (in Panchaia
Festschrift fu r K. Thraede [= ]bAC, Erg., 22, 1995], pp. 148-155), le
cui conclusioni (inautenticità di questo trattato posteriore a
Lattanzio) sono adottate da A. WLOSOK, HLLA, 4 Bd., pp. 583-584.
73 E ancora fondandosi sulla «lista» di Ponzio che si suppone che
Fort, sia stato scritto sotto Valeriano (257), ma questa raccolta di
esortazioni a sopportare il martirio potrebbe averla scritta, come è
stato ugualmente suggerito, sotto Decio (250-251) o, meno verosi­
milmente, sotto Treboniano Gallo (253).
74 Quodld., 11: «uergente saeculo»; Vnit., 16, 1-4: «Malum hoc...
iam pridem coeperat sed nunc creuit eiusdem mali infesta clades,
exsurgere ac pullulare plus coepit haereticae peruersitatis et schis-
matum uenenata pernicies, quia et sic in occasu mundi oportebat»;
Epist., 57, 3, 3: «occultorum scrutator et cognitor cito uenturus»;
58, 1, 2: «Scire... debetis... pressurae diem super esse coepisse et
occasum saeculi atque antichristi tempus adpropinquasse...»; 58,
2, 1: «ut nemo quicquam de saeculo iam moriente desideret...
Venit enim tempus...»; 59, 7, 1: «Nec quemquam fidelem...
mouere debet, ... si quidam in extremis temporibus superbi et
contumaces et sacerdotum Dei hostes aut de ecclesia recedunt aut
contra ecclesiam faciunt»; Dem., 3. 4. 5. 20. 23; Mort., 2, 29:
«Regnum Dei... esse coepit in proximo»; 25 (417-427): «... cor-
ruente iam mundo et malorum infestantium turbinibus obsesso...
Mundus ecce nutat et labitur et ruinam sui non iam senectute
34 INTRODUZIONE

crolla, si avvicina la sua fine; da qui l’immoralità, le guerre, le


calamità, e anche le divisioni in seno alla Chiesa.
M a Cipriano non è l ’unico scrittore cristiano ad aver
esposto questa visione delle cose, anche se lui l’ha fatto con
una particolare insistenza. La si ritrova, senza grande sorpre­
sa, nel D e la u d e m a rty rii75 - un sermone contemporaneo
pronunciato nel medesimo contesto e clim a d ellV lJ D e­
m etrianum e del D e m ortalitate - , ed è ugualmente esposta in
seguito, in circonstanze diverse, per esempio da Ambrogio,76

rerum sed fine testatur»; Epist., 61, 4, 1: «Christo ueniente...


cuius quia cito adpropinquauit aduentus...»; 63, 18, 4: «... iam
secundus eius (= Christi) aduentus nobis propinquat»; 67, 7: «in
nouissimis temporibus aut lubrica fides nutat aut Dei timor irreli­
giosus uacillat... praedictum est deficiente iam mundo atque
adpropinquante antichristo bona quaeque deficere, mala uero et
aduersa proficere»; 67, 8, 1: «... tamen quamuis nouissimis tem­
poribus...»; Fort., praef. 1, 3 «in fine atque in consummatione
mundi antichristi tempus infestum adpropinquare iam coepit». Se
queste espressioni sono letteralmente assenti dall V ii Donatum
(249), la descrizione della società contemporanea ha la stessa
tonalità che n é ì ’AdDemetrianum (cf. supra, p. 32, n. 71).
75 Laud., 8, 7 (CSEL 3/3, p. 32): «... cotidiana cernimus funera, cerni­
mus nouos exitus diuturnos factos... saeuientibus morbis inexperta
cuiusdam cladis exitia ac stragem populatarum urbium intuemur,
unde possimus agnoscere quanta martyrii habenda sit dignitas, ad
cuius gloriam nos cogere etiam lues coepit»; 13, 13 (p. 35): «... mun­
dus ipse subuertitur partimque orbe concusso natura deficiens ulti­
mi exitus monumenta testatur»; 27, 15 (p. 48): «Non enim mouere
nos debent caduca quae semper et quae iam euersione sua non
modo lege proposita sed etiam ipso fine temporis urguentur».
76 In Lue., 10, 9-10 (SC 52, p. 160, ma con nostra traduzione): «Luca
[cf. 21, 5-36] ha ritenuto che avremmo saputo abbastanza sulla
fine del mondo, se avessimo appreso quanto riguarda la venuta
del Signore. Ma nessuno è testimone delle parole celesti più di
noi, per i quali sopraggiunge la fine del mondo. Infatti, di quante
guerre e di quante notizie di battaglie abbiamo sentito parlare!
Gli Unni sono insorti contro i Alani, gli Alani contro i Goti, i Goti
contro i Taifali e i Sarmati, nell’Illiria l’esilio dei Goti ha reso noi
stessi esuli della patria, e non è ancora la fine. Quali carestie per
LA VECCHIEZZA DEL MONDO 35

Agostino,77 Giovanni Crisostomo,78 e all’occasione da altri


ancora79 In realtà, il tema ha una doppia ascendenza: pagana e
cristiana.80 Dopo Esiodo - anche se naturalmente l’idea non

tutti, e pestilenze di buoi, di uomini e di tutto il bestiame, al


punto che se anche non abbiamo subito la guerra, la pestilenza ci
ha resi uguali a chi l’ha subita! Pertanto, poiché ci troviamo al tra­
monto del mondo, alcune malattie del mondo lo anticipano.
Malattia del mondo è la fame, malattia del mondo è la pestilenza,
malattia del mondo è la persecuzione». (Secondo J.-R. PALANQUE,
Saint Ambroise et l’Empire romain, Paris 1933, pp. 534-535, questo
quadro che annuncia la fine del mondo è ispirato dagli avvenimen­
ti del 378: la disfatta e la morte di Valente a Andrianopoli).
Cf. ancora di Ambrogio Fid., II, 16, 137 s.; Exc. Sat., I, 30-32. Ma
più che questo tipo di riflessioni, assai rare in Ambrogio, vanno
tenute presenti le sue dichiarazioni sulla legge del «progresso» che
governa il mondo (cf. Ep., 18, 23-29; F. PASCHOUD, Roma aeterna,
Institut suisse de Rome, 1967, p. 197; C. MAZZUCCO, «Due visioni
cristiane del mondo e due stili: Cipriano e Ambrogio», p. 236).
77 Serm., 81, 8 (PL 38, col. 581-582), alla fine del 410: «... uastatur
mundus, deficit mundus. Non tibi dixit Dominus tuus: “Vastabitur
mundus”? Non tibi dixit Dominus tuus: “Deficiet mundus”? ...
Miraris quia deficit mundus? mirare quia senuit mundus. Homo est,
nascitur, crescit, senescit...». Cf. supra, p. 27, n. 48.
78 In Ioan., 34, 3 (PG 59, coi. 197-198), nel 391: la fine del mondo è
prossima, come l’annunciano le guerre, le calamità, i terremoti. Mille
dolori affligono un corpo che sta per morire; pezzi di tetto e di muro
si distaccano da una casa che sta per crollare. Così la fine del mondo
è alle porte: i mali lo invadono da ogni parte. Ugualmente In Matth.,
20, 6 (PG 57, col. 294), nel 390: la fine del mondo è alle porte; forse
è vicinissima; numerosi segni l’annunciano.
79 Così SlD. APOLL., Ep., VIII, 6, 3: «... per aetatem mundi iam
senescentis, lassatis ueluti seminibus, [uirtutes artium] emedulla­
tae...»; G regorio M agno , Mor., Ep. ad Leandrum, 1 (SC 32 bis,
p. 116), e soprattutto Hom. Eu., 1 , 1, 1-5 (CCL 141, pp. 5-10); ecc.
S u lla con tin u azion e di qu esto tem a della sen ectu s m undi e
sull’eventuale influsso di Cipriano, cf. J. M. DEAN, The World
Grown Old in Later M edieval Literature, Cambridge (Mass.) 1997.
80 Senza pronunciarsi sulla «data» della fine del mondo, MlNUCIO
F elice sottolinea la convergenza, almeno parziale, di vedute:
36 INTRODUZIO NE

fu né universalm ente ammessa, né talvolta dallo stesso


autore sempre difesa - , l ’antichità aveva familiarizzato con
l ’idea di un degrado delle età dopo Vaurea a eta s,81 e questa
id e a è ben p re se n te n e lla m e n ta lità re lig io s a d e g li
Etruschi.821 filosofi (Lucrezio,83 Seneca84) l ’avevano diver­
samente integrata nei loro sistemi. Ma se ne trova l ’eco
anche nella letteratura non filosofica,85 in certe concezioni

«Quis enim sapientium dubitat, quis ignorat omnia quae orta sunt
occidere, quae facta sunt interire?» (Oct., 34, 2), spiegata con la
teoria dei debiti della filosofia verso le Scritture: «Animaduertis
philosophes eadem disputare quae dicimus, non quod nos simus
eorum uestigia subsecuti, sed quod illi de diuinis praedicationibus
prophetarum umbram interpolatae ueritatis imitati sint» (34, 5),
cf. ed. M. Pellegrino, pp. 243 s.
81 Cf. A. LUNEAU, L’histoire du salut chez les P ères d e l ’Église,
pp. 49-50; S. M azzarino , La fin du m onde antique, pp. 11-40
(pp. 38-40: trad. e comm. dei Dem. 3-5); E. ZOCCA, «La senectus
mundi», pp. 654 s.
82 Costoro stimavano la durata della loro nazione in otto (o dieci)
secoli. La ninfa Vegoia (all’inizio del I secolo a. C.) profetizzava
che l’ultimo secolo era prossimo e che avrebbe conosciuto malat­
tie, carestie e discordie (cf. E. ZOCCA, art. cit., pp. 652-654).
83 LUCR., II, 1122-1174; V, 90-95 (cf. ed. C. Bailey, t. 2, Oxford 1947,
pp. 975 s. e 978 s.). Questa pagina di Lucrezio era senza dubbio nella
memoria di Cipriano mentre redigeva Dem., 3-4; come pure, mentre
scriveva Mort., 14, non poteva non pensare alla descrizione della
«peste di Atene» (LuCR., VI, 1138 s.; su questo celebre testo, leggere
le analisi di J. PlGEAUD, op. cit., pp. 226-242). Cf. C. PASCAL,
«Lucrezio e Cipriano», RFIC 3 1,19 0 3 , pp. 555-557; H. H agendahl,
Latin Fathers and thè Classics, Goteborg 1958, pp. 77-78.
84 Lue., 71,12-15. Sono state rilevate delle reminiscenze di Seneca
nell’opera di Cipriano: H. KOCH, Untersuchungen, pp. 289-313
(in Dem. pp. 298-300).
85 S a l l . , Jug., 2, 3: «... omniaque orta occidunt et aucta senescunt»,
citato testualmente in Dem., 3, 3, 30 (già Tue, II, 64, 3: rnvta
yàp TtécpuKe Kaì ÈXaaoovoSai, e PLAT., Resp., V ili, 546a:
Yevofiévtt) Jtavxì (pOopà è o t i v ) ; AUL. G e l l . , NA, III, 10, 11:
«et nunc, quasi iam mundo senescente, rerum atque hommum
decrementa sunt».
LA VECCHIEZZA DEL MONDO 37

agronomiche,86 in alcuni testi ermetici.87 Una tale convinzio­


ne era compatibile con la credenza, spesso professata dai cris­
tiani, che la fine del mondo era prossima; e se divergevano
sulla prossimità di questa scadenza,88 questi ultimi erano
facilmente inclini a vedere negli sconvolgimenti contempora­
nei i segni precursori segnalati nelle Scritture.
Da parte sua Cipriano, come altri Padri della Chiesa,
pensa che il mondo deve durare seimila anni,89 e nell 'Ad
F ortunatum ritiene che questo sesto millennio stia per chiu­
dersi.90 Secondo una legge voluta senz’altro da Dio, ma natu­
rale, il mondo sta per finire, come risulta dai suoi vari disor­
dini - nei quali Cipriano vede la conferma delle profezie.
Egli, infatti, distingue i due piani: quello fisico e biologico

86 C o lum ella (Rust., 1, praef., 1-3; II, 1, 1 7; ecc.) d enu ncia, com e
un a pseudo -sp iegazion e d el m arasm a agricolo al I secolo d e ll’im ­
pero, la teo ria d ella crescente sterilità d ella terra che era stata for­
m u lata d a ll’agro no m o T rem elio S crofa (nato c irca il 120 a. C.)
Cf. R. M artin , Recherches sur les agronomes latins et leurs concep­
tioris économiques et sociales , P aris 1971, pp. 14-15 e 291 s.
87 Asclepius, 24-26 (Ermete T rismegisto, CUF, t. 2,1946, pp. 326-331).
88 Cf. A u g ., CD, XVIII, 53, 1 (BAug 36, p. 678 e 772);
S. M azzarino , La fin du monde antique, pp. 33 s.
89 Si sa che questa concezione, ripresa nella letteratura cristiana
dopo lo P s .-Barnaba (Ep., 15, 4), poggia su una lettura del rac­
conto della creazione in sei giorni (Gen 1, 31 - 2, 2) alla luce del
Salmo 89, 4: «Ai tuoi occhi, mille anni sono come il giorno di ieri
che è passato».
90 Fort., praef, 1 e 2 (riga 1 e 23): «... praessurarum et persecutio­
num pondus incumbit et in fine atque in consummatione mundi
antichristi tempus infestum adpropinquare iam coepit... Sex milia
annorum iam paene conplentur, ex quo hominem diabolus impu­
gnat». Questi 6000 anni sarebbero seguiti, per Cipriano come
prima di lui per Ireneo, da un millennio, cf. Fort., 11, 88-92: «...
in Machabeis septem fratres... ut primi in dispositione diuina sep­
tem dies annorum septem milia continentes...». Cf. A. LUNEAU,
L’h isto ire du salu t cbez les P ères d e l ’É glise, pp. 219-220;
K.-H. SCHWARTE, Die Vorgeschichte der augustinischen Weltalterlehre,
Bonn 1966, pp. 160-162.
38 INTRO D UZIO NE

che, indipendentemente dalle Scritture, spiegano il palese


declino del mondo;91 e quello escatologico, fondato invece
sulle Scritture, che insegna come con ravvicinarsi del Giudi­
zio i mali raddoppino, quali segni precursori della «fine» e
della manifestazione della collera di Dio contro quanti hanno
rifiutato di conoscerlo 92 Ma questa distinzione dei due cam­
pi, profano o naturale da una parte, cristiano o scritturistico
dall’altra parte, rivela in realtà un tentativo di armonizzare
due concezioni della storia che almeno sono presentate come
convergenti. Se nel D e m orta lita te Cipriano evoca soltanto la
seconda, non è che consideri la concezione profana come
una dottrina sussidiaria, ma, preoccupato di adattare il suo
discorso ai suoi destinatari, non ritiene necessario appellarsi
- come n é\ ’A d D em etrianum - a una doppia argomentazio­
ne. Lo sguardo di Cipriano sul mondo contemporaneo era
dunque condizionato da una convinzione doppiamente rin­
forzata,93 ma il mondo circostante non lo induceva neppure a
rivedere queste sue certezze. Tra la concezione della storia e
la percezione del presente, come spesso avviene, si verifica
probabilmente all’insaputa stessa dell’autore un sottile gioco
di interferenze.94

91 Cf. Dem., 3, 1.
92 Dem., 5, 1.
93 Cf. la conclusione affine, ma semplificatrice, di S. MAZZARINO,
La fin du monde antique, p. 40: «Chez Cyprien, deux thèmes se
trouvent fondus: d’une part, l’analyse de la crise romaine, pers-
pective pessimiste, colorée d’une rhétorique à dominante sallus-
tienne... d’autre part, la fin imminente de Rome amenée par
l’Antéchrist. Observation pessimiste, certitude apocalyptique...».
94 Sarebbe pure vano, in assenza di dati biografici, cercare di preci­
sare quale delle due visioni della storia (la «filosofica» o la «scrit-
turistica») abbia preceduto l’altra nella riflessione di Cipriano.
39

LE CITAZIONI SCRITTURISTICHE

Si sa che Lattanzio rivolgeva a Cipriano un doppio rimpro


vero: essere ricorso alle Scritture in un opera destinata ai
pagani e, conseguentemente, non aver costruito un’argomen­
tazione razionale.95 Si può vedere come il secondo rimprove­
ro non sia pienamente meritato. Il primo, invece, sembrereb­
be a priori meglio fondato; infatti si può dubitare dell’impat­
to positivo che il carattere allogeno delle Scritture poteva
avere su degli spiriti formati a un’altra cultura, e da cui veni­
vano disprezzate.96 Ma Cipriano, non più dei suoi predeces­
sori,97 non doveva ignorare questa «regola», talvolta trasgre­
dita - in particolare da Giustino98 - , a motivo del genere
apologetico. Conviene perciò comprendere e precisare con
quale spirito Cipriano si riferisca alla Bibbia; e, a questo
riguardo, il confronto con il D e m ortalitate è istruttivo.99

95 Inst., V, 1, 26: «(Cyprianus)... placere... sacramentum ignorantibus


non potest, quoniam mystica sunt quae locutus est, et ad id prae­
parata ut a solis fidelibus audiantur»; V, 4 ,4 : «non enim scripturae
testimoniis, quam ille (= Demetrianus) utique uanam, fictam, com­
menticiam putabat, sed argumentis et ratione fuerat refellendus».
Cf. J.-C. FREDOUILLE, «Bible et apologétique», pp. 488 s.
96 Cf. G. Rinaldi, Bibita gen tiu m Roma 1989, pp. 167-185, che rac­
coglie i giudizi espressi dai pagani sulla Bibbia in genere.
97 Tertulliano e Minucio Felice si erano astenuti per questa ragione
dal citare dei versetti scritturistici nelle loro apologie (una sola
citazione letterale nell’A pologeticum , nessuna nell’Octavius).
Nell’apologetica greca la situazione varia secondo gli autori.
Cf. «Bible et apologétique», pp. 491 s.
98 Cf. ibid., p. 485.
99 Cf. anche la diversità d ’impostazione dei due capitoli di conclu­
sione, entrambi letterariamente elaborati (Dem., 2 6 e Mort., 26:
infra, pp. 212-213).
40 INTRODUZIONE

Se praticamente si constata lo stesso numero di citazioni


sc rittu ristic h e nei due o p usco li (v en ticin q u e ne\YAd
D em etrianu m e ventisette nel D e m o rta lita te10°), l ’analogia
però si ferma qui. Infatti, nessuna citazione è comune ai due
opuscoli. In particolare non ci sono che due citazioni neo­
testamentarie101 néX’Ad D em etrianum contro quattordici nel
D e m ortalitate. Sulle ventitré citazioni vetero-testamentarie
dell’Ad D em etrianu m , contro le tredici nel D e m orta litate,
quattordici sono tratte dai libri profetici,102 assenti dal De
m o rta lita te, e altre cinque hanno un carattere profetico o
«escatologico». Così Cipriano ha diversificato e adattato i dati
scritturistici in funzione dei suoi destinatari. Indirizzandosi ai
pagani, egli privilegia l ’Antico Testamento, mostrando loro
che bisogna vedere nella situazione contemporanea il compi­
mento delle Scritture che l ’avevano annunciata e descrit­
ta .103 Le Scritture, più esattamente le profezie dell’Antico
Testamento, stimate per la loro insigne antichità, non sono
una prova del presente degrado, ma è questo degrado a pro­
vare la verità delle Scritture. Certamente l’apologeta pensava

100 La «densità» scritturistica dell’Ad Demetrianum (527 righe) è


tuttavia leggermente inferiore a quella del De mortalitate (458
righe): in cento righe, quasi cinque citazioni nel primo opuscolo;
quasi sei nel secondo. Se si considera la lunghezza delle citazioni
scritturistiche, la differenza è la seguente: settanta righe scrittu­
ristiche nel primo opuscolo (circa cioè il 13 %), sessantaquattro
nel secondo (ossia un po’ meno del 14 %). Questo computo,
basato sulle edizioni e sull’indice del CCL 3A, tiene conto soltan­
to delle citazioni letterali, escludendo le «allusioni». Non c’è
bisogno di aggiungere che queste cifre hanno solo un carattere
indicativo.
101 Due citazioni: Mt 7, 6 («Non date le cose sante ai cani...»),
Gv 17, 3 («Questa è la vita eterna: che conoscano te...») e non
tre. Infatti in Dem., 17, il passo di Rm 12, 19b - segnalato in
CCL 3A, p. 148 - riprende Dt 32, 35 («A me la vendetta...»).
102 Si ammette, infatti, che in Dem., 23, 2, 2, la citazione è ripresa da
Amos (cf. Comm., ad loc.).
103 Sulla «dimostrazione profetica» nell’apologetica, e in particolare
in Giustino, cf. «Bible et apologétique», pp. 485 s.
LE CITAZIO N I SCR ITTU R ISTIC H E 41

che una presentazione, per noi banale, si accordasse - malgra­


do la diversa origine degli annunci - a una mentalità pagana
tradizionalmente incline a prestar fede agli oracoli e alle pre­
dizioni nella vita privata o pubblica, come pure nei dibattiti
giudiziari, quali prove «extra-tecniche», ossia fornite dalla
causa stessa, e non create grazie alla tecnica oratoria.104
La lettura delle citazioni scritturistiche òéY A d D emetrianum
conduce, però, a porre una questione che - sebbene non ri­
ceva una risposta sicura - merita d’essere formulata poiché
permette di chiarire, anche se indirettamente, la concezione
che l’autore aveva della sua apologia. Si noterà, infatti, che
qualcuno dei numerosi versetti scritturistici che presentano
la «peste» come una minaccia o un castigo di Dio103 non è
citato letteralmente da Cipriano. Senza dubbio, come abbia­
mo avuto occasione di constatare a più riprese,106 i Padri
della Chiesa - per ragioni che, in parte, ci sfuggono - non ri­
prendono sempre i versetti che potevano avvalorare più di-
rettemente il loro insegnamento o la loro tesi. Ma nel nostro
caso non è immaginabile che Cipriano, scrivendo YAd D e­
m etrianum , non ricordi almeno le parole del «discorso esca­
tologico» di Cristo. Gesù, infatti, sviluppando i versetti vete-

104 Cf. ClC., Top., 77: «Diuina haec fere sur.t testimonia, primum
orationis..., deinde rerum in quibus insunt quasi opera diuina
quaedam... Quibus ex locis sumi interdum solent ad fidem
faciendam testimonia deorum»; QuiNT., IO, V, 7, 35: «... adicere
si qui uolet ea, quae diuina testimonia uocant, ex responsis, ora­
culis, ominibus...». Questo aspetto dell’esegesi di Cipriano non è
stato affrontato nel recente studio di A . B rent, «Cyprian’s
Exegesis and Roman Politicai Rhetoric», in L’esegesi dei padri
latini, t. 2, Studia Ephemeridis Augustianum 68, Roma 2000,
pp. 145-158.
105 Tra gli altri riferimenti : Lv 26, 25; Nm 14, 12. 37; 16, 46; 25, 9;
Dt 28, 21; 2 Sam 24, 15; Ps 78, 50; Ger 14, 12; 27, 13; Ez 5, 12;
6, 11; 7, 15; Mt 24, 7 (Me 13, 8; Le 21, 11); Ap 6, 8; 18, 8.
Cf. L. G rimm., Die literarische Darstellung der Pest ; pp. 14-23.
106 Ancora recentemente, «Du De paenitentia de Tertullien au
De paenitentiae institutione de Pacien», REAug 44, 1998, p. 19.
Cf. anche Comm., 6, 2.
42 INTRO DUZIO NE

ro-testamentari, cita la «peste» come uno dei principali casti­


ghi annunciati come prodrom i della « fin e » ,107 e ad essi
Cipriano si riferisce, pressapoco contemporaneamente, nel
D e m orta litate.108
D’altra parte, come abbiamo ricordato,109 Cipriano non
accorda l ’importanza che ci si attenderebbe a questa epi­
demia tra i mali che negli ultimi tempi della «fine» opprimo­
no l’umanità. Sebbene all’occasione Cipriano ne sottolinei le
conseguenze morali e sociologiche, egli si astiene da ogni de­
scrizione dei sintomi e dei danni della malattia. Come se, per
la nostra apologia ma ugualmente anche per quella consola­
zione che è il De m orta litate,110 Tucidide o Lucrezio gli fosse­
ro serviti da brutte copie o da contro-modelli!111 L’assenza di
riferimenti scritturistici tipici che stiamo segnalando, come
questa relativa discrezione tematica, hanno probabilmente la
stessa spiegazione e rivelano lo stesso scopo: Cipriano non ha
cercato di dare a questa epidemia un carattere di eccezionale
gravità, almeno non più degli altri mali. In un mondo che
vedeva da sempre nella «peste» il castigo di una divinità offe­

107 Mt 24, 7: «Vi saranno qua e là carestie, pestilenze e terremoti»


(= Me 13, 8: «Vi saranno in diversi luoghi terremoti e carestie»;
L e 21, 11: «Vi saranno di luogo in luogo grandi terremoti,
carestie e pestilenze», cf. n. succ.). Nell’AT, i tre principali fla­
gelli sono, generalmente, la guerra, la fame e la peste; cf.
H. LESÉTRE, art. «Peste», DB, fase. 31,1908, col. 163-164.
108 Mort., 2, 21-28: «(Dominus)... bella et fames et terrae motus et
pestilentias per loca singula exurgere praenuntiauit et cecinit
(cf. Le 21, 11)... “Cum autem uideritis haec omnia fieri, scitote
quoniam in proximo est regnum Dei” (Le 21, 31)...». Se Me 13, 8
omette le «pesti», come del resto certe tradizioni matteane, la
citazione di Mt 24, 7 in Fort., 11, 26 («... et erunt fames et terrae
motus et pestilentiae per singula loca») mostra che Cipriano di­
sponeva di un testo che le menzionava (Xoifiot, pestilentiae).
109 Cf. supra, pp. 11-12, n. 13.
110 Cf. supra, p. 11, n. 11.
111 Ciò non implica affatto l’assenza di reminiscenze lucreziane in
Dem. Cf. supra, p. 36, n. 83.
LE CITAZIO N I SCR ITTU R ISTIC H E 43

sa dagli uomini,112 Cipriano ha indubbiamente voluto evitare


ogni rischio di confusione o di confusionismo tra gli annunci
scritturistici e le credenze pagane che avrebbe suffragato
l’argomento secondo cui gli dèi si vendicavano con la malattia
dell’abbandono del loro culto. Menzionando la «peste» tra le
altre calamità, Cipriano fa comprendere che essa non ha il
senso attribuitole dai pagani, e che da molto tempo è uno dei
segni annunciatori, insieme ad altri, che questo mondo invec­
chiato e allontanatosi da Dio è prossimo alla «fine». Tutto
sommato, e senza usare paradossi - essendoci una comune
parte d’intenzionalità tra i due autori - , la discrezione di
Cipriano sulla «peste» nell 'Ad D em etrianum , come pure in
una certa m isura nel D e m o rta lita te ,113 è simmetrica per
am piezza, spesso m al com presa, a quella accordata da
Lucrezio alla fine del suo poema. Lucrezio voleva mostrare
che l’epidemia è un fenomeno naturale, non spiegabile con
una qualsiasi volontà d e g li dèi-, Cipriano, lontano dall’inter-
pretarla come un castigo inviato d a g li d è i corrucciati, la
inscrive nel processo generale di degrado del mondo, certa­
mente naturale, ma annunciato e annunciatore.
Se, dunque, per i motivi che abbiamo tentato di compren­
dere, Cipriano si è privato dell’appoggio che avrebbero potu­
to recargli i versetti scritturistici sulla «peste», egli ha - come
si è detto - largam ente utilizzato l ’argomento profetico.
A dire il vero, l’innovazione di Cipriano dev’essere relativiz­
zata. Lo stesso Tertulliano aveva già abbozzato neWA pologe­
ticu m (scritto nel 197) un quadro del mondo singolarmente
triste: «I terremoti divorano le città, i mari sommergono le

112 Anche se certi filosofi o medici (Ippocrate, Lucrezio, Galieno,


ecc.) sostengono che essa ha delle cause naturali. Cf. J.-N. Bl-
RABEN, Les hom m es et la p este, t. 2, pp. 7-9; J.-M. ANDRÉ,
«La notion de Pestilentia a Rome: du tabou religieux à l’interpré-
tation préscientifique», Latomus 39, 1980, pp. 2-16; J. PlGEAUD,
op cit., p. 539 (passo citato supra, p. 31, n. 68).
113 Talvolta c’è qualche esagerazione nelle osservazioni di G. STRA-
MONDO, Studi sul «De mortalitate» di Cipriano, Catania 1964,
p. 35: «II fatto fondamentale è che nei due opuscoli (cioè Dem. e
Mort.) la peste è un elemento marginale».
44 INTRO D UZIO NE

isole, le guerre interne ed esterne lacerano i popoli, i regni


combattono contro regni, spesso la fame, la peste e tutte le
calamità locali e le frequenti mortalità devastano le popola­
zioni (...) ; la giustizia si fa rara, l’iniquità cresce, l’amore per
tutte le buone discipline s’intorpidisce; anche le funzioni
delle stagioni e degli elementi sono irregolari, l’aspetto delle
cose naturali è sconvolto da fatti mostruosi e strabilianti» (20,
2-3). Se non fosse per la diversità di stile, non sembrerebbe di
leggere una pagina dell’A d D em etria n u m ? Tertulliano non
intendeva fare una diagnosi sulla sua epoca, ma di presentare
un condensato delle miserie del mondo114 riscontrabili nel
suo tempo, destinato a provare la verità e la divinità delle
Scritture: «tutte queste calamità sono state descritte anticipa­
tam en te». [D el resto, il p arallelo con questo passo di
Tertulliano offrirà senz’altro una ragione in più per utilizzare
con cautela la «testimonianza» di Cipriano sul suo tempo].
Tuttavia, l’originalità apologetica di quest’ultimo in rapporto
a suoi predecessori latini, ossia Tertulliano e Minucio Felice,
non è meno reale. Contrariamente a costoro, Cipriano non ha
esitato a citare abbondantemente le profezie che, per ripren­
dere ancora un’espressione di Tertulliano, «si verificano,
mentre le leggiamo» - dum recogn oscim us, probantu r (20,3).
Le spiegazioni che si possono proporre di questa innova­
zione sono necessariamente ipotetiche. Forse le relazioni che
Cipriano intratteneva con Demetriano - con cui, ci dice,
aveva avuto diverse conversazioni115 - , avevano reso possibi­
le, m algrado l ’ostilità del suo interlocutore, riferirsi alla
Bibbia. Forse il clima generale autorizzava questo «strappo»
alla tradizione apologetica della lingua latina, nella misura in
cui progressivamente le Scritture erano meno misconosciute
dai pagani. Più verosimilmente il vescovo di Cartagine, ma

114 Questa pagina di Tertulliano non contraddice dunque i testi


citati supra, p. 22, n. 32; cf. le giuste osservazioni di
J. P. W altzing , Comm., p. 135.
115 Cf. Dem., 1, 2.
LE CITAZIO N I SCR ITTU R ISTIC H E 45

antico retore,116 per convertire e convincere i pagani - se non


con un approccio unicamente razionale come avrebbe voluto
Lattanzio,117 almeno e congiuntamente con testi d’appoggio
- intendeva mostrare che la realizzazione storica delle profe­
zie costituivano una dimostrazione o una prova118 della verità
del cristianesimo. Le ultime pagine AeM'Ad D em etrian u m
mostrano che, nel pensiero del suo autore, una «apologia»
del cristianesimo non era dissociabile da una «esortazione»
alla conversione119 o, più esattamente, che la confutazione
delle accuse mosse contro i cristiani acquistava il suo vero
senso e aveva una reale utilità solo cercando di condurre i
pagani alla fede cristiana.120

116 Si è anche messo in dubbio che egli abbia esercitato la professio­


ne di avvocato (G. W. CLARKE, «The Secular Profession
of St. Cyprian of Carthage», Latomus 24, 1965, pp. 633-638).
117 Cf. Inst., V, 4, 6: «... huic (= Demetriano) oportebat, quia non­
dum poterat capere diuina, prius humana testimonia offerri, id
est philosophorum et historiorum, ut suis potissimum refutare­
tur auctoribus»; cf. supra, p. 39, e n. 95.
118 Cf. supra, pp. 40-41, con note.
119 Da ciò l ’importanza di quest’ultima parte dell’opuscolo.
Cf. K. STROBEL, Das Imperium Romanum im «3. Jahrhundert»,
pp. 181-182.
120 Cf. supra, p. 21.
46

IL TESTO

La complessità della trasmissione dell’opera di Cipriano è


ben nota. Dopo G. Hartel essa è stata oggetto di molti e
importanti studi,121 che progressivamente hanno permesso e
permettono di precisare o di delimitare certi rami della tradi­
zione manoscritta. Ma se la ricchezza di questa tradizione è
tale da non essere ancora pienamente chiarita, nondimeno
resta vero che il testo di Cipriano può essere considerato
come stabilito orm ai in modo soddisfacente. Abbiam o
dunque seguito alcune semplici regole.
Per quanto riguarda le edizioni àeN A d D em etria n u m
abbiamo tenuto conto unicamente delle ultime tre: quella di
G. H artel (CSEL 3/1, 1868, pp. 351-370), di E. G allicet
(Torino 1976) e di M. Simonetti (CCL 3A, 1976, pp. 33-51).
Pertanto, soltanto queste figurano eventualmente nell’appa­
rato critico (H art, Sim, Gal). Tuttavia, per comodità abbiamo
introdotto delle suddivisioni nei capitoli.
Per quanto riguarda i manoscritti, abbiamo collezionato
nel nuovo elenco122 i tredici utilizzati da M. Simonetti, intro­
ducendo anche le collazioni che G. Hartel aveva limitato a sei
manoscritti e rileggendo quelli di cui si era servito E. Gallicet,
ad eccezione di cinque testimoni tardivi del XIV e XV secolo
(C a rp en to ra cten sis Bibl. mun. 31, M on a cen sis Clm 18203,
Parisinus lat. Nat. 1659, T aurinensis Bibl. Reale, Var. 137 e
P a risin u s lat. Nat. 1658). Al contrario, abbiamo preso in
considerazione i quattro manoscritti della «selezione larga» di

121 Citiamo quelli di H. von Soden, H. Koch, M. Bévenot, M. Simo­


netti, P. Petitmengin, M. Martin, C. Moreschini, G.F. Diercks,
i cui riferimenti si troveranno nella Bibliografia.
122 Abbiamo riletto direttamente HiPS alla Bibliothèque Nationale,
su riproduzione gli altri mss.
IL TESTO 47

M. B év en o t,123 fino ad allo ra trasc u rati (A d m o n ta n u s


Stifstbibl. 381, L o n d in ien s is British Libr. A rundel 217,
M etten sis Bibl. mun. 224, T ricasensis Bibl. mun. 581), e allar­
gato le nostre collazioni ad altre quattro dell’XI e XII secolo
{ B ero lin en sis Staatsbibl. Theol. fol. 700, Bruxelles Bibl.
R oyale 918 1052-53, T r ic a s e n s is B ibl. mun. 37, W ien
Nationalbibl. lat. 850). In totale, la nostra edizione è fondata
sulla base di trenta testimoni, compreso il V eronensis.

C O N SP E C T V S C O D IC V M 124
M anoscritti3 Sec. Bév. Hart. Sim. Gal. Fred.
(Admont Stiftsbibl. 381) XII ■207 A
(Admont Stiftsbibl. 587) XII 202 a a
(Bamberg Staatsbibl.
Patr. 63 B IV 5) XII 100 B B B B
Bamberg Staatsbibl.
Patr. 64. B IV 6 XI 101 b b
Berlin StaalsbibLTheoL foL700 XII 201 B
Troyes Bibl. mun. 442 XIII 331 P P
Oxford Bodleian Libr.
Laud. mise. 451 XI 61 D D
Bnixdks BibLR 918 (1052-53) XI 130 d
London British Libr.
Royal 6 B XV XII 252 e ! e
Paris B.N. lat. 15282 XII 228 H H
Leiden Bibl. Rijksuniv.
Vossianus lat. oct. 7 XI 150 h h
Paris B.N. lat. 14460 XII 226 i i
(Angers Bibl. mun. 148) IX 22 j j

123 The Tradition o f Manuscripts, p. 139.


124 Questo conspectus codicum dà una veduta d’insieme dei mss. uti­
lizzati dai tre ultimi editori à éù ’Ad Demetrianum (eccetto i cinque
testimoni tardivi presenti in E. Gallicet) e da noi stessi
(Fredouille). Per evitare i rischi di confusione abbiamo ripreso le
sigle precedentemente adottate. Le nostre innovazioni concerna­
no i mss. che, dopo gli studi di M. Bévenot, erano soltanto identi­
ficati con la sua numerazione stabilita in funzione dei secoli e che
non ci è parso utile riprendere nell’apparato critico.
48 INTRO D UZIO NE

M anoscritti3 Sec. Bév. Hart. Sim. Gal. Fred.


(Metz Bibl. mun. 224) XI 126 k
(London British Libr.
Arundel 217) XII 250 L
Miinchen Bayr.Staatsbibl.
Clm208 IX 40 M M M M
Mantova Bibl. com. B HI 18 XI 115 m m
Paris B.N. lat. 1647 IX 55 P P P
(Vaticano Bibl. Apost.
Vat. lat. 202) XI 111 P P
Troyes Bibl. mun. 581 VIII-IX 60 Q
Vaticano Bibl. Apost. Vat.
Reg. lat. 116 IX 50 R R R R
Reims Bibl. mun. 370 XV 566 r r
Paris B.N. lat. 10592 V-VI 7 S S S S
Vaticano Bibl. Apost. Vat.
Reg. lat. 118 IX 51 T T
Troyes Bibl. mun. 37 XII 234 T
Troyes Bibl. mun. 256 X 59 X T

Veronensis deperditus VI-VII V V V V V


(Wiirtzburg Universitatsbibl.
M.p.theoli! 145) IX 44 W w W w
(Wien Oesteir. Nationalbibl.
lat 850) XII 205 w
Miinchen Bayr. Staatsbibl.
Clm4597 IX 41 Y Y
a. In neretto, senza parentesi, i mss. della «selezione stretta» di M. Bé-
venot (tranne il Sangallensis 89, che non contiene Dem.); tra parentesi, i
mss. della «selezione larga», ossia quelli considerati come apparentati a
uno dei mss. della «selezione stretta».

Il codex Veronensis (V), come si sa, è conosciuto solo dal


varianti (un po’ più di 200 per il nostro trattato) riportate da
Latino Latini su un’edizione di Erasmo del 1537, oggi alla
Biblioteca di Napoli (Fondo Brancacciano, Rari A. 19). Data
l ’antichità e l ’importanza, nella storia della tradizione di
Cipriano, di questo manoscritto perduto (copiato tra la fine del
VI e il VII secolo), e poiché l’adozione di un apparato critico
negativo, praticamente inevitabile nella fattispecie, non permette­
IL TESTO 49

va di farvi figurare tutte le varianti,125 ne diamo un’elencazione


esaustiva qui sotto, ispirandoci liberamente al quadro tracciato
da P. Petitmengin per il De habitu uirginum}lis e attenendoci alle
indicazioni dell’umanista di Viterbo che ci parevano esplicite.
Riferimento Testo Varianti Testo adottato12?
alla presente dell’edizione di V segnalate
edizione del 1537 dal Latini
1,3 ac (melius) et (melius) et (melius)
1,7 cum quando quando
1 ,13 conculcent eas inculcent eas inculcent eas

1 ,13 pedibus et pedibus suis pedibus suis


conuersi elidant uos
1 ,15 personans perstrepens personans

1 , 17 cum quando quando


1,21 possit posset possit

11,7 ultra tacere tacere ultra tacere ultra


II, 10 respondemus respondeo respondeo
II, 11 (odia) tua tuis tuis (m. u.)
(maledicis uodbus)
II, 15 ueritate cogente ueritate ueritate
111,3 quia qui qui
in , 6 eo ipso ipso
III, 13 sata sua sua
III, 17 breuiatur breuientur hreuianr.ur
III, 17 decrescit decrescunt decrescit
III, 17 agris aruis aruis
111,21 quanta quantum quanta

III, 23 in extrema extrema extrema


111,27 sterili sterilis sterilis

125 Contrariamente a quanto l’apparato positivo adottato nelle


nostre edizioni di Tertulliano (SC 280 e 310) ci aveva permesso di
fare per il codex Gorziensis e il codex Diuionensis.
126 «Le codex Veronensis de saint Cyprien», pp. 371-378.
127 Sono sottolineate le lezioni adottate, differenti da quelle di V.
50 INTRO DUZIO NE

Riferimento Testo Varianti Testo adottato


alla presente dell’edizione di Vsegnalate
edizione del 1537 dal Latini

111,31 ut (infirmentur) et (infirmentur) et (infirmentur)


111,31 ut (cum) et (cum) et (cum)

IV, 1 haec christianis christianis christianis


IV, 8 crescant crescunt crescunt
IV, 9 (in) senectutem (in) senectute (in) senectutem
IV, 13 cum quando quando

V, 4 est (praedictum) esse (praedictum) esse (praedictum)


V, 11 dominus cognitor dominus et rector dominus et rector

VI, 3 adorabis et illi adorabis inquit adorabis inquit et


soli seruies et ipsi soli seruies ipsi soli seruies
VI, 4 (dii) alieni (dii) alii (dii) alii
VI, 8 dominus dominus deus dominus
omnipotens omnipotens omnipotens
VI, 13-14 super pecora super pecora super pecora
super omnes labores super omnes labores super omnes labores
VI, 14 (manuum) uestrarum (manuum) eorum (manuum) eorum
VI, 15-16 (super) aliam (super) unam (super) unam
(non pluam) (non pluam) (non pluam)
VII, 1 dominus deus dominus

VII, 1-2 (ad) deum (ad) eum (ad) eum


VII, 6 cadens caedens caedens

VII, 8 homines hominem hominem

VII, 11 uel poenam uel ad poenam uel ad poenam


VII, 15-16 nec uoluerunt credere nec uoluerunt nec uoluerunt
nec accipere accipere accipere
VII, 20 omnibus hominibus hominibus
V ili, 5 tu famularis famularis famularis
IL TESTO 51

VIII, 6 seruitium seruitutem seruitutem


V ili, 10 pari lege pari lege pari lege
uel ueniatur ueniatur uel ueniatur
V ili, 10 (in) hunc (in) istum (in) istum
(mundum) (mundum) (mundum)
VIII, 11-12 nisi prò arbitrio tuo nisi tibi pro arbitrio nisi tibi pro arbitrio
tibi seruiatur tuo seruiatur tuo seruiatur
VIII, 12 imperium obsequium obsequium
VIII, 13 flagellis flagellas flagellas
V m , 14 nuditate frequenter nuditate et ferro nuditate et ferro
ferro frequenter frequenter
V ili, 15 dominum deum dominum deum deum dominum
tuum

IX, 2 istic om. istic


IX, 3 dominum deum deum
IX, 3 cladium cladum cladium
IX, 7 sermonem sermones sermonem
IX, 7 domini est est domini est domini
IX, 8 aduersum aduersus aduersus
IX, 8 eo quod quod quod
IX, 9 est sit sit
IX, 13 uolucribus uolucribus uolucribus
et uolatibus
IX, 14 et nemo reuincat nemo reuincat nemo reuincat
IX, 15 dicit et irasci eo quod dicit quod dicit quod
IX, 16 et libidinum libidinum libidinum
IX, 17 crudelitatis, crudelitatis, crudelitatis,
blasphemiarum, impietatis impietatis
impietatis et furoris furoris furoris
X, 1 tibi (iudex) tui (iudex) tui (iudex)
X, 3-4 (quasi) magis pro (quasi) magis per (quasi) mapis per
ipsis peccatis ipsa peccata ipsa peccata
X, 8 poenas plagas poenas
X, 16 aut (fame) ac (fame) ac (fame)
X, 16 famem maiorem maiorem famem famem maiorem
X, 17 siccitas sterilitas siccitas
X, 20 quereris minus quereris nunc minus quereris minus
52 INTRODUZIO NE

Riferimento Testo Varianti Testo adottato


alla presente dell’edizione di K segnalate
edizione del 1537 dal Latini

X, 27 forsitan derelictos forsitan et derelictos forsitan et derelictos


X, 28 possint possent possint

XI, 3 considerat se considerat et se considerat et se


XI, 4-5 nulla cunctatio est nulla cunctatio nulla cunctatio
XI, 8 diligunt deligunt deligunt
XI, 19 dominum deum deum
XI, 20 domini dei dei
XI, 21 saluos uos saluos saluos
XI, 23 faciem suam faciem faciem
XI, 25 (de) domino et (de) deo uel (de) deo uel

XII, 7 nec (quaeritur) non (quaeritur) non (quaeritur)


XII, 9 flagellatis flagitatis fatipatis
x n , io dominum deum deum
XII, 21 gladio bestiis bestiis gladio bestiis gladio
XII, 21 saltem nec saltem nec saltem
x n , 22 esto es es
x n , 23 ac (simplici) et (simplici) et (simplici)

xin, 4 cur quid quid


x m , 17 ut et si ut si ut et si
xm, 20 praeconatione praeconatione praeconatione

XIV, 6 (ab) ipsis (ab) illis (ab) illis


XIV, 9 tu tueris tu ipse tueris tu tueris

XV, 1 uelles uelis uelis


XV, 2 et torquentur torquentur torquentur
XV, 8 loquetur loquentur loquetur
XV, 10-11 ab eis quos tu times ab eis quos tu ab eis quos tu
quos tu adoras adoras adoras
XV, 11 (sub) manus nostras (sub) manu nostra (sub) manu nostra
XV, 13 cum quando quando
XV, 14-15 ad interrogationes interrogatione interrogatione
nostras nostra nostra
IL TESTO 53

XVI, 2 de tenebris non de tenebris nolle de tenebris


uenire uenire non uenire
XVI, 4 deum dominum deum
XVI, 7 incuruatus curuatus curuatus
XVI, 7 laxabo relaxabo laxabo

XVII, 1 inde est quod nemo inde est enim inde est enim
quod et nemo quod et nemo
XVII, 2 iniustam om. iniustam
XVII, 3-4 noster populus noster sit populus noster populus
ulciscitur ulciscitur ulciscitur
patientes quia patientes patientes
XVII, 11 non teneamus taceamus taceamus
XVII, 14 celeritate celebritate celeritate
XVII, 15 regum rerum rerum
XVII, 18 ego et ego ego

XVIII, 2-3 incursione accidentium accidentium


incursatione incursione
XVIII, 8 computat computat et computat et
uoluptatum cum uoluptatem quando uoluptatem quando
XVIII, 8-9 istinc recesserit istinc excesserit istinc excesserit
XVIII, 10 hic his his
XVHI, 10 incursione incursatione incursatione
XVIII, 12 aduersis in aduersis aduersis
XVIII, 15 nos uos uos
XVIII, 16 confidimus fidimus fidimus
XIX, 2 cum quando quando
XIX, 5 istinc istic istic
XIX, 6 (mitis) et (lenis) (mitis) ac (lenis) (mitis) et (lenis)
XIX, 8 hic hoc hoc
XIX, 11 nisi istinc nisi de saeculo nisi istinc
de saeculo postmodum de saeculo
XIX, 16 carne constituti carne hac came hac
constituti constituti
XIX, 19-20 uideas tecum tecum uideas uideas tecum
aequaliter
54 INTRODUZIONE

Riferimento Testo Varianti Testo adottato


alla presente dell’edizione di l''segnalate
edizione del 1537 dal Latini

XX, 2 mens et mens nobis est et mens est et


XX, 3 nisi (laeta) non (laeta) non (laeta)
XX, 6 afferat adferent afferet
XX, 6-7 erit generatio erunt nascentia erunt nascentia
XX, 8 frumentum cibum cibum
XX, 8 stabulo pabulo pabulo
XX, 10 salutari saluatore salutari
XX, 15 omnes omnis omnis
XX, 24-25 ac placantes dominum et placantes deum et placantes deum

XXI, 1 igitur itaque itaque


XXI, 4 nunc (accidunt) om. om.
XXI, 5 de (ipsius dei (ipsius dei (ipsius
praedicatione) praedicatione) praedicatione)
XXI, 7 persecutiones et persecutiones Dersecutiones
XXI, 8 laesos nos laesos laesos

XXII, 8 clibanus ignis clibanus clibanus


XXII, 9 inquit ut iniqui iniqui
XXII, 10 praecinit praecanit praecanit
x x n , i3 eos solos solos solos
XXII, 14 dominus deus deus
XXII, 16 ite uadite uadite
XXII, 17 senioribus atque senioris aut senioris aut
iuuenibus iuuenis iuuenis
XXII, 18 deleantur perdeleantur perdeleantur
XXII, 21 dominus deus deus
XXII, 21 transi mediam transi per mediam transi mediam
XXU, 23 propter (iniquitates) ob (iniquitates) ob (iniquitates)
x x n , 27 signum signo signo
x x n , 27-28 in quibus in quibus ibi in quibus ibi
x x n , 29 percutiam et percutiam terram percutiam terram
conteram terram
XXII, 30 quod autem ante quod ante quod ante
XXII, 30 praecessit in imagine Draeoedttinimaainem nraecedit in imapine
XXII, 31 illic ut illic uti illic
IL TESTO 55

XXIII, 3 dommum deum deum deum


XXIII, 5 cum quando quando
XXIII, 6 quia quod quia
xxni, 7-8 esse hanc irae dei hanc esse iram dei esse hanc iram dei
censuram esse censuram hanc dei esse cens
XXIII, 11 (quaeritate) dominum (quaeritate) deum (quaeritate) deum
XXIII, 13 docetque et docet et docet
XXIII, 14 solum uerum solum et uerum solum et uerum

XXIV, 3 istic om. istic


XXIV, 7 suis om. suis
XXIV, 8 spectabitur spectabuntur spectabitur
XXIV, 8 semper om. semper
XXIV, 9 spectauit spectauerunt spectauit
XXIV, 14 angustiauerunt angustauerunt angustiauerunt
XXIV, 17 prae angustia per angustiam per angustiam
XXIV, 18 aliquando habuimus habuimus aliquando habuimus aliquando
XXIV, 18 in derisum in risu in risu
XXIV, 19 similitudinem similitudine similitudine
XXIV, 21 quomodo ergo quomodo quomodo
XXIV, 22 illorum eorum eorum
XXIV, 23 ortus est est ortus est ortus
XXIV, 23-24 m iniquitatis uia iniquitatis uia iniquitatis uia
XXIV, 25 domini dei domini
XXIV, 27 erit tunc ent enim tunc erit tunc
XXIV, 28 poenitentia et dolor poenitentia dolor poenitentia dolor
poenae et inanis poenae inanis poenae inanis
XXIV, 29 credunt credent credunt

XXV, 1 dum licet dum tempus est dum licet


XXV, 10 iter demonstramus itinera monstramus itinera monstramus
XXV, 12 instine excessum recessum instine excessum
XXV, 17-18 ad indulgentiam ad indulgentiam ad indulgentiam
aditus dei aditus dei aditus
XXV, 20 roges deum roges et deum roges et deum
XXV, 21 confessionem et confessione et fide roges et deum con­
fidem eius agnitionis agnitionis eius fessione et fide
agnitionis eius

XXVI, 8 cum ipso et cum ipso cum ipso


56 INTRO DUZIO NE

La collazione di questi trenta testimoni conferma natural­


mente la parentela già nota di certuni tra di loro e l ’esistenza
di insiemi: per esempio aw e awA, bB$D, eL, MQ, MP, mp,
WY, ecc. Ma, oltre al numero relativamente importante delle
«m ani correttrici» - per riprendere l ’espressione di G.F.
Diercks - e istruttive per la storia della tradizione, ciò che
colpisce l ’editore à&\\'Ad D em etria n u m sono le numerose
connessioni che constata tra dei testimoni considerati come
appartenenti a dei sotto-insiemi differenti, per esempio:
awAT, dep, dr, eLpWY, krT, ecc. In particolare, t appare
curiosamente come una specie di «elettrone libero», poiché
lo si ritrova indifferentemente associato a diversi gruppi di
testimoni: adr, awx, awM Q mpji, Bx, brt, bdtVx, DT t, drr,j%
kr, Tr, ecc.
Ci siamo sforzati di uniformare l’ortografia del nostro testo
elim inando certe grafie, anche talvolta m aggioritarie nei
m an o scritti, come a d q u e p er a t q u e , e g en eralizzan d o
l ’assimilazione delle consonanti. D’altra parte, nell’apparato
critico non indichiamo le varianti che si possono legittima-
mente considerare come puramente ortografiche e che non
mettono in discussione l’interpretazione del testo.
57

PIANO DEL TRATTATO

E s o r d io (I-II)

P r im a parte (III-X V I)

Le a c c u se co n t r o I CRISTIANI SONO INFONDATE;


LE PERSECUZIONI SONO INGIUSTE E INEFFICACI

I. C o n f u t a z io n e d e l l e a c c u s e (III-XI)
A. I cristiani non sono responsabili delle disgrazie di Roma
(invi)
a. Argomento fisico: la vecchiezza del mondo (III-IV)
b. Argomento escatologico: alla fine dei tempi, i mali aumente­
ranno come punizione dell’umanità che ha rifiutato di
conoscere Dio (V)
c. Testimonianza vetero-testamentaria che annuncia la punizione
divina (VI)

B. Ma i pagani non vogliono comprendere il senso di


questi mali (VII-XI)
a. I pagani si lamentano, senza comprendere che la collera di
Dio cresce poiché i suoi castighi non hanno sortito alcun
effetto (VII)
b. I pagani si lamentano, senza rendersi conto che Dio agisce
nei loro confronti come un padrone verso degli schiavi scar­
samente zelanti (VIII)
c. I pagani non vogliono comprendere i moniti divini quando si
compiono le predizioni (IX)
d. L’immoralità dell’uomo produce i suoi mali anche indipen­
dentemente dalla collera di Dio (X-XI)
58 PIAN O DEL TRATTATO

II. I n g iu s t iz ia e in e f f ic a c ia d e l l e p e r se c u z io n i
(XII-XVI)

a. Una procedura anormale, crudele, inutilé (XII-XIII)


b. Una procedura che rivela l’impotenza degli dèi, incapaci di
vendicarsi da sé e di resistere agli esorcismi (XIV-XV)
c. Adorare tali dèi è una follia (XVI)

S e c o n d a p a r t e (X V II-X X II)

L’ a t t e g g i a m e n t o d e i c r ist ia n i
DI FRONTE ALLE PERSECUZIONI E ALLE DISGRAZIE

a. La pazienza dei cristiani nelle persecuzioni si spiega con la


fiducia che hanno di essere vendicati (XVII)
b. I mali suscitati dalla vendetta divina non colpiscono i cristia­
ni allo stesso modo che i pagani (XVIII)
c. Rispettiva condizione dei pagani e dei cristiani nel mondo
(XIX)
d. I cristiani vivono nell’attesa del regno celeste (XX)
e. Conclusione: nell’ultimo Giudizio i persecutori saranno pu­
niti (XXI-XXII)

T erza parte (X X III-X X V I)

ESORTATIONE ALLA CONVERSIONE

a. La fine dei tempi è prossima: i pagani, istruiti sulla causa


delle disgrazie che si abbattono su di loro, possono ancora
convertirsi (XXIII)
b. Il giorno del Giudizio: gloria della fede, castigo della perfidia
(XXIV)
c. Non è troppo tardi per convertirsi (XXV)
d. Inno alla vita eterna (XXVI)
59

ABBREVIAZIONI E SIGLE

C ip r ia n o
BonPat. = De bono patientiae
Dem. = Ad D emetrianum
Don. = Ad Donatum
Epist. (1, 2,3, etc.) = Epistulae
Fort. = Ad Fortunatum
Hab. = De habitu uirginum
Laps. = De lapsis
Mort. = De mortalitate
OpEl. = De op ere et eleem osyn is
DomOrat. = De dom inica oratione
Q uodld. (C iprian o ?) = Q uod idola dii non sint
Quir. (I, II, III) = Ad Quirinum libri III
Sent. = Sententiae episcoporum num ero LXXXVII d e haereticis
baptizandisVnit. = De ecclesiae catholicae unitate
Vnit. = De ecclesiae catholicae Unitate
Zel. = De zelo et liuore

PSEUDO-ClPRIANO
Laud. = De laude martyrii
Nou. = Ad Nouatianum

V it a , A tti
ACypr: = Acta Cypriani (Acta proconsularia)
VCypr: = PONTIUS, Vita Cypriani

I periodici sono designati con le sigle in uso nella collezion


Sources C hrétiennes, o, in mancanza, neìl'A nnée philologique o
nella Bibliographia Patristica.

Per le opere di consultazione e le collezioni adottiamo le


seguenti sigle:

ACW A ncient Christian W riters, Westminster (Maryl.).


ANRW A ufstieg und N iedergang der ròm ischen W elt, Berlin
-N ew York.
60 ABBREVIAZIO NI E SIG LE

BAug B ibliothèque A ugustinienne, Paris.


CCL Corpus Christianorum, Series Latina, Turnhout.
CIL Corpus Inscriptionum Latinarum, Berlin.
CSEL C orpus S crip toru m E cclesia sticoru m L atinorum ,
Wien.
CTC Chronica Tertullianea et Cyprianea 1975-1994, Institut
d’Études augustiniennes, Paris 1999.
CUF Les Belles Lettres, Collection des Universités de France,
Paris.
DB D ictionnaire d e la Bible, Paris.
E.T. E rnout - T h omas (cf. infra, Bibl., Studi).
HLAC Hist. litt. d e l ’Afr. chr. (cf. infra, Bibl. Studi, ad
Monceaux).
HLLA H andbuch d er lat. Lit. d er Antike (cf. infra, Bibl.
Studi).
JbAC Jahrbuch fiir Antike und Christentum, Miinster i. W.
LGRCA Lexicon o f th è Greek and Roman Cities and Place
Names in Antiquity (K. B ran igan ), Amsterdam.
L.H .S. L eummann - H offmann - SZANTYR (cf. infra, Bibl.
Studi).
PG Patrologia Graeca (J.-P. Migne), Paris.
PL Patrologia Latina (J.-P. Migne), Paris.
PLS P atrologiae Latinae Supplem entum (A. Hamman),
Paris.
RE Real-Encyclopadie der classischen Altertumswissenschaft
(P a u l y - W i s s o w a - K r o l l - M i t t e l h a u s ),
Stuttgart.
RLAC Reallexikon fiir Antike und Christentum (T. KLAUSER),
Stuttgart.
SC Sources C hrétiennes, Paris.
SVF S to ico ru m V eterum F ragm en ta (J. von Arnim),
Stuttgart, 1903-1905.
TLL Thesaurus Linguae Latinae, Miinchen.
TWNT T h eologisch es W órterbuch zum N euen T estam ent
(G. K ittel - G. F riedrich ), Stuttgart.
Vg Vulgata.
VL Vetus (-teres) Latina (-ae).
VTB V oca b u la ire d e t h é o l o g i e b ib liq u e (X . LÉON-
DUFOUR), Paris 19958.
61

BIBLIOGRAFIA

Nel secondo fascicolo della R evue des Études augustiniennes


compare regolarmente una bibliografia critica dei lavori pubbli­
cati l’anno precedente sulla prima letteratura latina cristiana
(CTC). I bollettini degli anni 1975-1994 sono stati recentemente
riuniti in un volume: Chronica Tertullianea et Cyprianea 1975-1994,
Institut d’Etudes augustiniennes, Paris 1999.

Edizioni e traduzioni delle opere di Cipriano

Una bibliografia di Cipriano (edizioni e studi) è stata compi­


lata da M. Bévenot, CCL 3 (1972), pp. XII-XLVI, e completata
da G.F. Diercks, CCL 3D (1999), pp. 949 s.
L’opera di Cipriano è citata secondo l’edizione del Corpus
Christianorum per:

Quir.,Fort. CCL} (1972) R. Weber


Laps. M. Bévenot
Mort., Zel. CCL 3A (1976) M. Simonetti
DomOrat. C. Moreschini
Epist.,1-57 CCL 3B (1994) G.F. Diercks
Epist., 58-81. Appendix CCL 3C (1996) G.F. Diercks

secondo l’edizione di Sources C hrétiennes per:


D on.,BonPat. SC 291 (1982) J. Molager
SC it. 2 (2007)
OpEl. SC 440 (1999) M. Poirier
Vnit SC 500 (2006) P. Mattei
SCit. 1 (2006)

secondo l’edizione del CSEL per:


Hab., Q uodld., Sent. CSEL 3/1 (1868) G. Hartel
come pure per le opere pseudo-ciprianiche:
CSEL 3/3 (1871) G. Hartel

La traduzione italiana delle opere di Cipriano è fatta dal tra­


duttore italiano sui testi originali.
62 BIBLIO G R A FIA

Per il commento alle Lettere siamo ricorsi a G. W. CLARKE,


The Letters o f St. Cyprian ofCarthage, Transl. and annotateci: voi. I
(Letters 1-27), ACW 43 (1984); voi. II (Letters 28-54), ACW 44
(1984); voi. Ili (Letters 55-66), ACW 46 (1986); voi. IV (Letters
67-82), ACW47 (1989).

A d D em etria n u m

Abbiamo utilizzato le edizioni di G. Hartel, CSEL 3/1,1868,


pp. 351-370, di M. Simonetti, CCL 3A, 1976, pp. 33-51, e di
E. Gallicet, Corona Patrum 2, Torino 1976. Quest’ultima è pre­
ceduta da una introduzione e accompagnata da un commento.

Abbiamo ugualmente consultato le seguenti traduzioni italiane:


San Cipriano, Trattati e L ettere scelte, introduzione, versione
e note di Gennaro Auletta, 2. ed., Edizioni Paoline, Roma 1945.
LAD emetriano in difesa d ei cristiani, pp. 205-236],
O pere di San Cipriano, a cura di Giovanni Toso. Classici
delle religioni, Unione Tipografico-Editrice Torinese, Torino
1980. LAD emetriano, pp. 239-267].
Cipriano, Trattati, introduzione, traduzione e note a cura di
Antonella Cerretini. Collana di testi patristici fondata da
Antonio Quacquarelli e diretta da Claudio Moreschini, Città
Nuova Editrice, Roma 2004. LAD emetriano, pp. 83-107].

S tu d i

ALFÒLDY G., «Der Heilige Cyprian und die Krise des ròmischen
Reiches. Die Bedeutung Cyprians fiir die Darstellung seiner
Zeit», Historia 22, 1973, pp. 479-501 (= Die K rise des ròm i­
s c h e n R eich es. G e s c h ich te , G e s c h ich ts s ch r e ih u n g u n d
G eschichtsbetrachtung, A usgewàhlte Beitràge, Stuttgart 1989,
pp. 295-318).
- «The Crisis of thè third Century as seen by Contemporaries»,
GRBS 15,1974, pp. 89-111 (= ibid., pp. 319-340).
B a t s M., B en ois T St., L efebvre S., L’em p ire rom ain au IIIe
siècle, d e la m ort d e C om m ode au C oncile d e N icée, Paris
1997.
BAYARD L., Le latin d e saint Cyprien, Paris 1902.
BIBLIO G RAFIA 63

B eck A., R óm isches R echt bei Tertullian und Cyprian, Halle 1930
(rist. Aalen 1967).
BÉVENOT M ., The Tradition o/Manuscripts. A Study in th è Trans-
mission ofSt. Cyprian’s Treatises, Oxford 1961.
BRAUN R., «Deus Christianorum». R echerches sur le vocabulaire
doctrinal d e Tertullien, Paris 19772.
BRENOT C ., LORIOT X ., N o n y D ., Aspects d’bistoire économ ique et
m onétaire d e Marc-Aurèle à Constantin (161-337 après J.-C.),
Paris 1999.
CHASTAGNOL A ., L’évolution politique, sociale et écon om iq ue du
m onde romain d e D ioclétien à ]ulien. La m ise en place du régi-
m e du Bas-Empire (284-363), Paris 19943, pp. 37-90.
C hristol M., «Les règnes de Valérien et de Gallien (253-268).
Travaux d’ensemble, questions chronologiques», in ANRW
II/2. F estschrift J. Vogt, \915, pp. 803-827.
- L’Empire romain du IIIe siècle. H istoire politique, d e 192 (m ori
d e C om m ode) à 325 (con cile de Nicée), Paris 1997.
CLARKE G. W., «Dissertatio biographica/chronologica de Cypriani
uita ac scriptis», CCL 3D, 1999, pp. 679-709.
-A CW : cf. supra, Edizioni e traduzioni.
DANIÉLOU J., Les origin es du christianism e latin, Paris 1978.
DELATTRE A.-L., «L a peste à Carthage en 253», Arch. d e
l’Institut Pasteur de Tunis, t. 3, 1908, pp. 133-138.
D elÉANI S., «Christum sequi». Etude d’un thèm e dans l'ceuvre de
saint Cyprien, Paris 1979.
- «Les titres des traités de saint Cyprien: forme et fonction», in
Titres et articulations du texte dans les oeuvres antiques, Paris
1997, pp. 397-425.
DlERCKS G. F, «Codices, editiones, indices», CCL 3D, 1999, pp. 711 s.
D uval Y., «Densité et répartition des évéchés dans les pro-
vinces africaines au temps de Cyprien», MEFRA 96, 1984,
pp. 493-521.
E rn o u t A. - T h o m a s F., Syntaxe latine, Paris 19532.
FAHEY M . A ., Cyprian and th è Bible: a Study in Third-Century
Exegesis, Tiibingen 1971.
FÉVRIER P.-A., «Le fait urbain dans le Maghreb du IIIe siècle.
Les signes d’une crise?», in MDAI(R), Erg. H. 25, 1982,
pp. 50-76 (= La M éditerranée d e Paul-Albert F évrier, t. 2,
Rome - Aix-en-Provence 1996, pp. 813-839).
64 BIBLIO G RAFIA

FlEDROWICZ M., A pologie im frù h en Christentum. Die K ontrover-


s e um d en ch ristlich en W ahrheitsanspru ch in d en ersten
]ahrhunderten, Paderborn - Miinchen - Wien - Ziirich 2000.
FREDOUILLE J.-C ., T ertu llien e t la co n v è r sio n d e la cu ltu re
antique, Paris 1972.
- «Les lettrés chrétiens face à la Bible», in J. FONTAINE -
C. PlÉTRI (éd.), Le m onde latin antique et la Bible, Paris 1985,
pp. 25-42.
- «Bible et apologétique», ibid., pp. 479-497.
- «Les chrétiens aux lions!», Bull. Ass. G. Budé, 1987/4, pp. 329-349.
- «Niveau de langue et niveau de style: note sur l ’alternance
h .cl./ Q u od dans Cyprien, Ad D emetrianum», in De Tertul­
lien aux Mozarabes. M élanges offerts à ]acques F'ontaine, t. 1,
Paris 1992, pp. 517-523.
- « L ’apologétique chrétienne antique», REAug 38, 1992,
pp. 219-234; 41, 1995, pp. 201-216.
- «Tertullien dans l’histoire de l’apologétique», in B. POUDERON
- J. DORÈ (éd.), Les apologistes ch rétien s et la culture gre-
cque, Paris 1998, pp. 271-281.
GALLICET E., «Cipriano e la Bibbia: “Fortis ac sublimis vox”»,
in Forma futuri. Studi in on ore d el Cardinale M. P ellegrino,
Torino 1975, pp. 43-52.
- Cipriano. A D emetriano. Intr., testo cr., trad., comm., glossario e
indici', cf. supra, Edizioni e traduzioni.
- «Cipriano e l ’Apocalisse», in Civiltà Classica e Cristiana 4,
1983, pp. 69-85.
GAUDEMET J., Le droit romain dans la littérature ch rétien ne occi­
dentale du IIIe au Ve siècle, Milano 1978.
GRIMM J., Die literarische Darstellung der Pest in der Antike und
in der Romania, Miinchen 1965.
G ro ut -G erletti D ., «Le vocabulaire de la contagion chez l’évèque
Cyprien de Carthage (249-258): de l ’idée à l’utilisation»,
in C. DEROUX (éd.), Maladie et maladies dans les textes latins
antiques et médiévaux, Bruxelles 1998, pp. 228-246.
Handbuch der lateinische Literatur der Antike, Hrsg. R. HERZOG -
P. L. SCHMIDT, Miinchen: Bd. 4. Die Literatur des Umbrucbs.
Von der róm ischen zur christlichen Literatur, 117-284 n. Chr.
H rsg . K . SALLMANN, 1 9 9 7 . - Bd. 5 . R esta u ra tio n u n d
Emeuerung. Die lateinische Literatur von 284 bis 374 n. Chr.
Hrsg. R. H e rx o g , 1989.
BIBLIO G RAFIA 65

HECK E., MH QEOMAXEIN oder: D ie B estrafung des G ottes-


veràchters. U ntersucbungen zu Bekàmpfung und A neignung
r ó m is c h e r r e lig io b e i T ertu llia n , C yprian u n d L actanz,
Frankfurt am Main - Bern - New York 1987.
H o ppe H ., Syntax un dS til des Tertullian, Leipzig 1903.
HOPPENBROUWERS H .A .M ., R ech erch es sur la term in o logie du
m artyre d e Tertullien à Lactance, Nijmegen 1961.
JACQUES F., «Le schismatique, tyran furieux. Le discours polé-
mique de Cyprien de Carthage», MEFRA 94, 1982, pp. 921-
949.
KOCH H., Cyprianische U ntersucbungen, Bonn 1926.
LASSÈRE J.-M ., «Vbique populus». Peuplem ent et m ouvem ent de
population dans l’Afrique romaine d e la chute d e Carthage à la
fin de la dynastie des Sévères (146 a. C. - 235 p. C.), Paris 1977.
L eumann M., H o fm an n J.B, S zantyr A., Lateinische Grammatik,
Bd. II, Mùnchen 1965.
LORIOT X. - N o n y D., La crise d e l’Empire romain. 235-285,
Paris 1997.
L uneau A., L'histoire du salut chez les Pères de l’Eglise. La doc-
trine des dges du m onde, Paris 1964.
M arin M ., «Problemi di ecdotica qiprianea. Per un’edizione cri­
tica dello pseudociprianeo d e aleatoribus», VetChr 20, 1983,
pp. 141-239.
M ar r o u H.-L, «L a fin du monde n’est pas pour demain»,
Lumière et Vie, sept. 1953, pp. 77-99 (= MARROU, Crise de
notre tem ps et réflexion ch rétien ne [de 1930 à 1975]), Paris
1978, pp. 430-450).
- «La fin du monde antique vue par les contemporains», in
Les Terreurs d e l’An 2000 (Actes du coll, de Jouy-en-Josas,
1975), Paris 1976, pp. 13-19 (= MARROU, Christiana tempora,
Paris 1978, pp. 79-85).
MAZZARINO S., La fin du m onde antique. Avatars d ’un thèm e his-
toriographique (trad. fr.), Paris 1973.
MAZZUCCO C., «Due visioni cristiane del mondo e due stili:
Cipriano Ad D emetrianum 3-5 e Ambrogio Epistula XVIII,
23-29», Civiltà class, e crist. 1,1980, pp. 219-241.
MEMOLI A .F ., Studi sulla form a z ion e della fra se in Cipriano,
Napoli 1971.
MERKX H. J ., Z ur S yntax d e r K a su s u n d T em pora in d en
Traktaten des hi. Cyprian, Nijmegen 1939.
66 BIBLIO G RAFIA

MOHRMANN C., Études sur le latin des ch rétien s, 4 voi., Roma


1961-1977.
MONCEAUX P., H istoire littéraire de l’Afrique ch rétien n e depuis
les origin es ju sq u ’à l’invasion arabe. II, Saint Cyprien et son
temps, Paris 1902 (rist. Bruxelles 1966).
MORESCHINI C., «Contributo allo studio della tradizione mano­
scritta degli Opuscula di Cipriano», Studi Classici e Orientali
21,1972, pp. 244-253.
PELLEGRINO M., S tu d i s u ll’a n tica a p o lo g e tica , Roma 1947
(rist. 1978).
- M. M inucii F elicis Octavius, con introduzione e commento,
Torino 19552.
PETITMENGIN P., «L e codex Veronensis de saint Cyprien. Philo-
logie et histoire de la philologie», REL 46,1968, pp. 330-378.
- «Cinq manuscrits de saint Cyprien et leur ancètre», RHT 2,
1972, pp. 197-230.
PICARD G .-C ., La civilisation d e l’Afrique romaine, Paris 19 9 0 2.
PRICE S., «Latin Christian Apologetics: Minucius Felix, Tertullian
and Cyprian», dans M. EDWARDS, M. GOODMAN, S. PRICE
(ed.), A pologetics in th è Roman Empire. Pagans, Jew s and
Christians, Oxford 1999, pp. 105-129.
RÉVEILLAUD M., Saint C yprien. L 'oraison dom in ica le, Texte,
trad., intr. et notes, Paris 1964.
Rizzi M., Ideologia e retorica n egli «exordia» apologetici. Il pro­
blem a d ell’ «altro» (II-III secolo), Milano 1993.
SAGE M.M., Cyprian, Cambridge (Mass.) 1975.
SALAMA P., «Vues nouvelles sur l’insurrection maurétanienne dite
“de 253”: le dossier numismatique», 113e C ongrès national
d es S o ciétés savantes, S trasbourg 1988, IVe C olloq u e sur
l’bistoire et Varchéologie d e lA frique du Nord, t. 2, Paris 1991,
pp. 455-470.
SAXER V., Vie liturgique et quotidienne à Carthage vers le milieu
du IIIe siècle. Le tém oign age de saint Cyprien et d e ses contem -
porains dA frique, Città del Vaticano 1969.
SCHNEIDER A., Le p r em ier liv r e Ad nationes d e T ertu llien ,
Introduction, texte, traduction et commentaire, Institut suis­
se de Rome 1968.
S chrijnen J. - M ohrmann C., Studien tu r Syntax der B riefe des
hi. Cyprian, 2 voi., Nijmegen 1936 e 1937.
BIBLIO G RAFIA 67

Sch uler C., «Cyprian: Der christliche Blick auf die Zeitges-
chichte», in M. ZlMMERMANN (ed.), G eschichtsschreibun g
u n d p o litisch er W an del im 3 Jh. n. Chr., Stuttgart 1999,
pp. 183-202.
S im o n e t t i M., «Note sulla tradizione manoscritta di alcuni
trattati di Cipriano», Studi m ed ieva li 12,1971, pp. 865-897.
SODEN H. VON, D ie cyp ria n isch e B riefsam m lung. G esch ich te
ih rer E ntstehung u n d IJberlieferu ng, Leipzig 1904.
- Das la tein iscb e N eue T estam ent in Afrika zur Z eit Cyprians,
Leipzig 1909.
S pan n eu t M., Le sto icism e d es P ères d e l’É glise d e C lém en t
d e R om e à C lém en t d ’A lexandrie, Paris 1957.
- T ertu llien e t les p rem iers m o ra listes africains, Gembloux-
Paris 1969.
STROBEL K., Das Im p eriu m R om anum im «3. Jahrhun dert».
M od ell ein er historischen K rise? Zur Frage m en taler Struktu-
ren b reiterer B evólk eru ngsgeschich ten in d er Z eit von M arc
A urei bis zum A usgang des 3. Jh. n. Chr., Stuttg art 1993.
SULLIVAN D .D ., T he L ife o f th è North A fricans as rev ea led in
th è Works o f Saint Cyprian, Washington 1933.
VERMEULEN A.J., T he se m a n tic D ev elo p m en t o f G loria in
E arly-Christian Latin, Nijmegen 1956.
WALTZING J.P., T ertullien, A pologétique. C om m en ta n e analy-
tique, gram m atical e t historique, Paris 1931.
WATSON E.W., The Style and L anguage o fS t Cyprian, Oxford,
1896 (= Studia biblica et ecclesiastica 4, pp. 189-324).
ZOCCA E., «La sen ectu s m undi. Significato, fonti e fortuna di
un tema ciprianeo», in S tu d i s u l cristia n esim o a n tico e
m o d ern o in o n o re d i M.G Mara (A ugustinianum , 35), t. 2,
Roma 1995, pp. 641-677.

Alcuni titoli segnalati nella bibliografia sono stati abbreviati nelle


note e nel commento.
68

PROSPETTO DELLE SIGLE

Manoscritti:
A Admont, Stiftsbibl. 381, XII s.
a Admont, Stiftsbibl. 587, XII s.
B Bamberg, Staatsbibl., Patr. 63 (B IV 5), XI s.
b Bamberg, Staatsbibl., Patr. 64 (B IV 6), XI s.
B Berlin, Staatsbibl. Theol. fol. 700, XII s.
P Troyes, Bibl. mun. 442, XIII s.
D Oxford, Bodleian Libr., Laud. m ise. 451, IX s.
d Bruxelles, Bibl. Royale 918 (1052-53), XI s.
e London, British Libr., Royal 6 B XV, XII s.
H Paris, BN, lat. 15282, XII s.
h Leiden, Bibl. Rijksuniv., Vossianus lat. oct. 7, XI s.
i Paris, BN, lat. 14460, XII s.
j Angers, Bibl. mun. 148, IX s.
k Metz, Bibl. mun. 224, XI s.
L London, British Libr., Arundel 217, XII s.
M Miinchen, Bayr. Staatsbibl., Clm 208, IX s.
m Mantova, Bibl. com. B III 18, XI s.
P Paris, BN, lat. 1647 A, IX s.
P Vaticano, BAV, lat. 202, XI s.
Q Troyes, Bibl. mun. 581, Vlll-IX s.
R Vaticano, BAV, Reg. lat. 116, IX s.
r Reims, Bibl. mun. 370, XV s.
5 Paris, BN, lat. 10592, V-VI S.
T Vaticano, BAV, Reg. lat. 118, IX s.
T Troyes, Bibl. mun. 37, XII s.
T Tours, Bibl. mun. 256, X s.
(V) V eronensis deperditus, VI-VII
w Wùrtzburg, Universitàtsbibl. M.p.theol.f. 145, IX s.
w Wien, Nationalbibl., lat. 850, XII s.
Y Mùnchen, Bayr. Staatsbibl., Clm 4597, IX s.

Editori:
Hart G. Hartel, CSEL 3/1,1868.
Gal E. Gallicet, 1976.
Sim M. Simonetti, CCL 3A, 1976.
TESTO
E
TRADUZIONE
70

AD DEMETRIANVM

I, 1. Oblatrantem te et aduersus Deum qui unus et u


est ore sacrilego et uerbis impiis obstrepentem frequenter,
Demetriane, contempseram uerecundius et melius existi­
mans errantis imperitiam silentio spernere quam loquendo
5 dementis insaniam prouocare. Nec hoc sine magisterii diuini
auctoritate faciebam, cum scriptum sit: In au res im pru den tis
n o li quicquam dicere, n e qu an do au d ierit irrideat sen sa tos ser­
m o n e s tu o s a, et iterum : N oli r e s p o n d e r e im p r u d e n ti a d
im p ru d en tia m eiu s n e sim ilis fia s illi b, et sanctum quoque
io iubeamur intra conscientiam nostram tenere nec inculcan­
dum p orcis et canibus exp o n ere lo q u en te D om ino et

Titulus sic praebet in nostris mss: ad demetrianum abw incipit ad


dem. BDjMpWY ine. ad dem. VI BQ (Qms) ine. ad dem. VIII m ine.
ad dem. feliciter HT ine. ad dem. amen R ine. eiusdem ad dem. P
ine. liber ad dem. b ine. epistola ad dem. i epistula cipriani ad deme­
trianum (-trium dAC) d cecilii cipriani ad dem. epistula ine. k2- cypria-
nus demetriano salutem r ine. adversus dem. P ine. epistula eiusdem
contra dem. T liber sancti cipriani epistola contra dem. L contra
dem. assertio fidei et improbatio idolorum suppi, m g e2 deest m
Aek% contra demetrianum VII V

AaBbB$DdeHhijklMmPpQRrTT(V)WwY

I, 1 oblatrantem: -trantantem M ||te om. M ||et1 om. bjkMQWic


||aduersus: -sum i ||deum: dominum kP eum i ||et2 om. d || 2 uer­
bis et - m || obstrepentem: obstrepentem te M obstrepente kr ||
3 contempseram: -tempsere Bac -tempsi B Pc || ac ante uerecundius
add. m || 4 loquendo: conloquendo Tac || 5 hoc suppi. Msl ||magi-
71

A DEMETRIANO

Cipriano rompe il suo silenzio


I, 1. Non mi sono curato di te, o Demetriano, quand
latravi e con bocca sacrilega ed empie parole spesso strepi­
tavi contro l ’unico e vero Dio, ritenendo cosa m igliore
disdegnare col silenzio l ’ignoranza di chi sbaglia anziché
provocare con parole la follia di chi sragiona. Né lo facevo
senza l ’autorità del magistero divino, essendo scritto: N on
d ir n u lla a g li o r é c c h i d e llo sto lto , p e r c h é d o p o a v e r le a sco lta ­
t e n o n sch ern isca le tu e sa g g e p a r o l e a, e ancora: N on risp o n ­
d e r e a llo sto lto s e c o n d o la su a stoltezza, p e r n o n d iv en ta re
s im ile a lu i b; inoltre ci è comandato di conservare ciò che
è sacro nella nostra coscienza e di non esporlo ai cani e ai
p o rci p erch é non lo calp estin o , com e d ice il Signore

sterii: -rio AadeMQRrw ||diuini suppl. TsI || 5/6 diuini auctoritate: -


nae -tatis AadMQrw || 6 scriptum sit: scripsit W3C ||imprudentis:
impudentis m P c - indoctis r || 7 audierit] + et L ||sensatos: insens- P
|| 8 iterum] + dicit MQ ||imprudenti: impud- mPQ|| 9 eius: suam
A ||illi fias ~ Y ||illi: illis Pac ||sed ante et add. j || 10 iubeamur: -
bemur fìH P cjP cL rW P c -beamus w -bamur Y ||tenere nostram ~ |3 ||
tenere: retinere j ||inculcandum: conc- (5/ Gal || 11 et1: ac A aut
P om. p suppl. ||loquente: monente h Gal ||et2: ac A

I. a.P r23,9 b.Pr26,4


72 A DEM ETRIANO

dicente: N e d e d e r itis sa n ctu m ca n ib u s n e q u e m iseritis m ar­


ga rita s u estra s a n te p o rco s, n e in cu lce n t ea s p ed ib u s s u i s c.
2. Nam cum ad me saepe studio magis contradicendi
15 quam uoto discendi uenires et clamosis uocibus personans
m alles tu a im pudenter ingerere quam nostra patien ter
audire, ineptum uidebatur congredi tecum, quando facilius
esset et leuius turbulenti maris concitos fluctus clamoribus
retundere quam tuam rabiem tractatibus coercere. Certe et
20 labor irritus et nullus effectus offerre lumen caeco, sermo­
nem surdo, sapientiam bruto, cum nec sentire brutus pos­
sit nec caecus lumen admittere nec surdus audire.

II, 1. Haec considerans saepe conticui et impatient


p atie n tia u ici, cum nec docere in do cilem possem nec
impium religione comprimere nec furentem lenitate cohi­
bere. Sed enim cum dicas plurimos conqueri et quod bella
5 crebrius surgant, quod lues, quod fames saeuiant, quodque
imbres et pluuias serena longa suspendant nobis imputari,
tacere ultra non oportet, ne iam non uerecundiae, sed diffi-

AaBbBfiDdeHhijkLMtnPp QRrTT(V) WwY

12 dicente: dicendi dPc ||dederitis: dederis AB deritis Y || 13


uestras suppi. T5' ||inculcent: conc- fiejLWY ||eas: ea di ||suis om. ij ||
pedibus suis (pedibus z’)] + et conuersi elidant uos (= Mt 7, 6 ex.)
ikPrT || 14 ad me saepe studio: saepe ad studium r || 15 uoto:
uoce p ||personans: perstrepens (V) Gai personabas Qpc insonans i
|| 16 malles: mallens B ||impudenter: -prud- ABprw ||ingere: gerere
WY ||nostra: nostram a noster M || 17 ineptum: -pte r ||ineptum]
+ mihi Dk ||uidebatur: uideatur Tac ||facilius: facinus w || 18 esset:
esse iR suppi. Bsl ||et om. w ||turbulenti: -tis eR ||maris: magis e ||
concitos: conscit- A ||maris ante fluctus iter d ||clamoribus] + uel
cantibus Aaw || 19 tractatibus: tractibus BacMdc || 20 labor] + est r
||effectus: af- Wac ||lumen caeco offerre ~ H ||sermonem: -nes aw ||
21 brutus: brutos Bac obrutus e ||possit brutus - MQ ||possit: -set
AaBbDHìcT(V)W*cw Gal || 22 lumen admittere: lumen admitteret
AarPcw lumen dimittere r30uidere MQ ||audire: -iret Aaw
1, 1 - 2 , 1 73

quando afferma: N on d a te le c o s e sa n te a i cani, n é m e tte te


l e v o s tr e p e r le d a va n ti a i p o rci, p e r c h é n o n l e ca lp estin o co n
l e lo r o z a m p e c.
2. Q u an d o , in f a tti, v e n iv i sp esso d a m e p iù con
l’intento di contraddirmi che per desiderio di apprendere,
e alzando alte grida preferivi lanciare con arroganza i tuoi
insulti, anziché ascoltare con pazienza le nostre verità, mi
sembrava inutile conversare con te, poiché sarebbe stato
più facile e lieve trattenere i flutti impetuosi di un mare in
tempesta, gridando di calmarsi, che frenare la tua rabbia
discutendo con te. Di certo è fatica sprecata e inutile lavo­
ro offrire la luce a un cieco, la parola a un sordo, la saggez­
za a una bestia, poiché né la bestia può capire, né il cieco
vedere la luce, né il sordo udire.

II, 1. R iflettendo su questo, ho spesso taciuto e h


superato con la pazienza la tua intolleranza, non potendo
insegnare a un indocile, né frenare un irreligioso con la
religione, né trattenere un folle con la dolcezza. M a poi­
ché ora dici che m olti si lam entano di noi - im putandoci
il fatto che con m aggior frequenza scoppiano guerre, che
infuriano peste e fame, che lunghi periodi di cielo sereno
im pediscon o tem p o rali e p io ggie - non possiam o più
tacere, perché il nostro silenzio non venga interpretato
come un segno di riserbo, m a di tim ore, e non sem bri

AaBbBftDdeHhijkLMmPpQRrS (a II, 14 qui ad) TT(V)WwY

II, 1 impatientem: -tiam eLr || 2 uici: uinci Aaca ||cum: quia


||indocilem docere ~A ||possem: -sim j || 3 comprimere: -rem W ||
cohibere: -rem WY || 4 enim om. A ||conqueri: -ris j ||et om.
bBDdeHPcLMQT || 5 crebrius: -bro r || saeuiant: -iunt iWY ||
5/6 imbres quodque ~MQ ||quodque: quotque B || 6 pluuias: -uiae
MQ || 7 ultra tacere ~ir || 7/8 incipiat sed diffidentiae esse - |3

c. M t7 , 6
74 A DEM ETRIANO

dentiae esse incipiat quod tacemus, et dum criminationes


falsas contemnimus refutare, uideam ur crimen agnoscere.
2. Respondeo igitur et tibi, Demetriane, pariter et ceteris
quos tu forsitan concitasti et, aduersum nos odia tuis m ale­
dicis uocibus seminando, comites tibi plures radicis atque
origin is tuae p u llu latio n e fecisti: quos tam en serm onis
nostri admittere credo rationem. Nam qui ad malum motus
est mendacio fallente, multo magis ad bonum mouebitur
ueritate.

IH, 1. Dixisti per nos fieri et quod nobis debeant im pu­


tari omnia ista quibus nunc mundus quatitur et urguetur,
quod dii uestri a nobis non colantur. Qua in parte, qui igna­
rus diuinae cognitionis et ueritatis alienus es, illud primo in
loco scire debes senuisse iam m undum , non illis uiribus
stare quibus prius steterat nec uigore et robore ipso ualere
quo ante praeualebat. Hoc etiam nobis tacentibus et nulla
de scripturis sanctis praedicationibusque diuinis documen­
ta promentibus mundus ipse iam loquitur et occasum sui
rerum labentium probatione testatur.

AaBbBfiDdeHhijkIMmPpQRrS {a II, 14 qui ad) TT(V)WwY

8 et: ut j ||dum: cum di || 9 refutare: refugere m ||uideamur


amus Y || 10 respondeo: -demus |iikP ||igitur om. r ergo B ||et tibi:
tibi AaPwY tibi et (s.l.) m /// ibi f c et tibi suppi. hsl || 11 aduersum: -
sus AaHTw ||tuis: his d suis R || 11/12 maledicis: -leficis aw -ledictis r
|| 12 radicis: -ces PacQacRTac || 13 originis: -nes P!tc ||a tuae usque ad
nostri legi non potest k ||tuae: tui M Hart Gai ||pullulatione: pullulatio-
nis T pul(l)utione T2:WACet pullationis P pollicitatione Lac ||sermonis:
-nes HT3CY3C|| 14 credo admittere - deLp ||nam om. mlcp suppi, m2
|| 15 fallente: -tem R om. H ||ueritate] + cogente ikmslrT

AaBbB$DdeHhijkLMmPpQRrSTT(V)WwY

III, 1 fieri] + haec j ||debeant: -eat A || 2 nunc om. r '\\mundu


-do e ||mundus] + iste r ||urguetur: arguitur M || 3 a nobis suppi.
LmS ||post colantur add. sed quod a uobis non colatur deus nam quia
2, 1 - 3,1 75

che noi am m ettiam o di essere colpevoli disdegnando di


confutare queste false accuse.
2. Rispondo dunque a te, Demetriano, come pure agli
altri che hai forse aizzato e - seminando odio contro di
noi con le tue calunniose parole - hai fatto tuoi compagni
come germ ogli generati dalla tua radice e dal tuo ceppo;
penso però che costoro accetteranno la ragionevolezza del
mio discorso. Infatti, chi è stato spinto al m ale da una
ingannatrice m enzogna, m olto più sarà indotto al bene
dalla verità.

Confutazione delle accuse


formulate contro i cristiani

I cristiani non sono responsabili


delle disgrazie di Roma
III, 1. H ai detto che tutte queste sventure da cui
mondo è ora colpito e sconvolto accadono a causa nostra
e devono essere attribuite a noi per il fatto che non ado­
riamo i vostri dèi. A questo proposito devi anzitutto sape­
re, tu -che ign o ri la d o ttrin a di Dio e sei estraneo alla
verità, che il mondo è ormai vecchio e non si regge più
con le forze con cui prim a si reggeva, e che non ha più
quel vigore e quella forza che prim a possedeva. Anche se
tacessimo questo fatto e non adducessimo alcuna testimo­
nianza tratta dalle sante Scritture e dalle profezie divine, è
il mondo stesso ormai che attesta e testimonia il proprio
tramonto comprovato dalla caducità delle cose.
ipse est (sit H) mundi dominus et rector (= infra, V, 9 s.) HT et
postea cancell. H ||qui: om. bBfìD quis W quia dir ||ignarus] + et d +
dignit (?) fi || 4 cognitionis: cogitatio- bBD ||alienus es: est alienus d
||es illud suppl. z'sl ||in primo ~jm || 5 mundum: saeculum S Hart ||
mundum] + et dHkTT ||non] + in MQ ||stare] + a b || 6 robore...
uigore - d ||ipso: om. i eo suppl. z'sl || 7 ante: antea AaBfieiLTw Hart
||hoc: haec r ||etiam: om. r enim p ||nulla: -lam MQ || 8 documen­
ta: -tis B || 9 mundus ipse: duriore d ||iam om. e ||et] + in d ||sui:
suum A
76 A DEM ETRIANO

2. Non hieme nutriendis seminibus tanta imbrium copia


est, non frugibus aestate torrendis solita flagrantia est, nec
sic uema de temperie sua laeta sunt nec adeo arboreis feti-
bus autumna fecunda sunt. Minus de effosis et fatigatis
15 montibus eruuntur marmorum crustae, minus argenti et auri
opes suggerunt exhausta iam metalla, et pauperes uenae
breuiantur in dies singulos. Et decrescit ac deficit in aruis
agricola, in mari nauta, miles in castris, innocentia in foro,
iustitia in iudicio, in amicitiis concordia, in artibus peritia, in
20 moribus disciplina. 3. Putasne tu tantam posse substantiam
rei senescentis existere, quanta prius potuit nouella adhuc,
et uegeta iuuenta pollere? Minuatur necesse est quicquid
fine iam proximo in occidua et extrema deuergit. Sic sol in
occasu suo radios minus claro et igneo splendore iaculatur,
25 sic declinante iam cursu exoletis cornibus luna tenuatur, et
arbor quae fuerat ante uiridis et fertilis arescentibus ramis fit
postmodum sterilis, senectute deformis, et fons qui exundan­
tibus prius uenis largiter profluebat senectute deficiens uix
modico sudore destillat. Haec sententia mundo data est,
30 haec Dei lex est ut omnia orta occidant et aucta senescant

AaBbBfiDdeHhijkLMmPpQRrSTT(V)WwY

11 tanta: -tum d || 11/12 est imbrium copia ~ A \\ 12 torren


aestate ~ A \\torrendis: -ntis S ||solita: soli** S -lida T ||solita] + non
per d ||flagrantia: fraglantia Y ||est2 om. T || 13 uema de: uemante p
||sua: sata aPc|3z>||adeo: a domino Tac de B ||arboreis: -ris aicw -ribus
Tac -res Yac || 14 autumna: -no r ||effosis: -fus- B haec fossis Y ||
15 montibus om. A ||eruuntur: fruuntur WY ||crustae: -ta B ||argen­
ti: -tei Hac || 16 suggerunt: fuger- aw ||exhausta: et hausta eh ||iam
om. j ||metalla: -tella H || 17 breuiantur: -uientur V -uiatur (3ir
adbreuiantur d ||in dies singulos om. R ||et om. T ||decrescit: -eunt
(V) ||deficit: -fec- HacQ5 ||aruis: agris BhimprT Gai || 18 in mari
nauta om. eLpWY ||miles in castris in mari nauta - m ||foro: judi­
cio j (foro/“6) toro B || 19 iuxta iustitia add. rectitudo j ms ||iudicio: -
iis mp ||amicitiis: -cis BfiDdpQTYamiciat ||concordia: -iam R || 20
putasne: petasne W2C ||tantam: -tum kmTxW Sim ||posse tantam ~
3, 2-3 77

2. D ’inverno non c’è abbondanza di pioggie per nutri­


re le sementi, d ’estate non c’è il solito calore che porti a
m aturare le messi, la prim avera non gode più del suo
clima temperato, né l’autunno è fecondo di frutti. Dalle
cave dei monti scavati e sfruttati sono estratte meno lastre
di marmo; le miniere, ormai esaurite, forniscono meno
argento e oro; le vene impoverite si accorciano di giorno
in giorno. N elle campagne dim inuiscono e vengono a
mancare i contadini, nei mari i marinai, negli accampa­
menti i soldati, nel foro l’onestà, nei tribunali la giustizia,
nelle amicizie la concordia, nelle arti l’abilità, nei costumi il
rigore morale. 3. Pensi forse che quanto invecchia possa
continuare come quando era nuovo, vigoroso e giovane?
Ogni cosa che volge alla sua prossima fine necessariamente
declina fino a tramontare e a scomparire. Così il sole al suo
tramonto spande i suoi raggi con minor splendore e calore;
così la luna, terminato il suo corso, affila i suoi corni fino a
sparire; e l’albero che prima era stato verdeggiante e fecon­
do, col seccare dei suoi rami, diventa sterile, deforme per
vecchiaia; e la sorgente, che prima scorreva copiosa di
acque abbondanti, invecchiando stilla appena qualche goc­
cia. A l mondo è stata data questa norma, questa è una
legge di Dio: tutto ciò che nasce muore, ciò che cresce

P ||posse substantiam iter. S || 21 existere: insist- d ||quanta z'L: -


tum rell. ||prius om. A || 22 et om. Aaw ||uegeta: -tata f i Q||iuuenta:
-uentute d ||pollere: pollicere Wa3CY3Cpolliceri Wpc || 23 occidua:
-duo B ||et om. A || 24 occasu: -so Y ||radios: -dio S ||claro: -ros
bDdMmpQRr ||et om. p suppl. ms* ||igneo: -os bdQ || 25 supra
exoletis add. diminutis D ||ante cornibus iter, iam d || 26 ante:
antea W ||uiridis: -des S || 27 sterilis: -li $ebjkL,PcTT ||sterilis] + ac
B || 27/28 exundantibus: exabund- S et undant- H ||prius om. Q
suppl. Msl ||senectute: senectu H || 29 destillat: -ant k ||sententia: -
tiam R ||mundo: modo m || 30 lex dei - r\\ est2] + et Q ||omnia
om. r ||occidant: -dantur R ||aucta: acta BT cuncta m
78 A DEM ETRIANO

et infirmentur fortia et magna minuantur et cum infirmata


et deminuta fuerint finiantur.

IV, 1. Christianis imputas quod minuantur singula mundo


senescente. Q uid si et senes im putent christianis quod
minus ualeant in senectute, quod non perinde ut prius
uigeant auditu aurium, cursu pedum, oculorum acie, uirium
5 robore, suco uiscerum, mole membrorum, et cum olim ultra
octingentos et nongentos annos uita hominum longaeua
procederet, uix nunc possit ad centenarium numerum perue-
nire! Canos uidemus in pueris, capilli deficiunt antequam
crescunt, nec aetas in senectutem desinit, sed incipit a senec­
io tute. 2. Sic in ortu adhuc suo ad finem natiuitas properat,
sic quodcumque nunc nascitur m undi ipsius senectute
degenerat, ut nemo mirari debeat singula in mundo coepis­
se deficere, quando totus ipse iam mundus in defectione sit
et in fine.

V , 1. Quod autem crebrius bella continuant, quod steri­


litas et fames sollicitudinem cumulant, quod saeuientibus
morbis ualitudo frangitur, quod humanum genus luis popu­
latione uastatur, et hoc scias esse praedictum: in nouissimis

AaBbBfiDdeHhijkLMmPpQRrSTT(V)WwY

31 et1: ut i ||et3: ut ir || 32 infirmata: infirma w ||fuerint et


deminuta - A ||deminuta: imminuta T ||finiantur: -entur Bac

AaBbBftDdeHhijkLMmPpQRrSTTx (a IV, 3 ut prius) (V)WwY

IV, 1 christianis: -nus p ||ante christianis add. haec dir ||minua


tur: dimin- H || 2 quid si et: quod et si r quasi et Bp ||imputent: -
tant S || 3 ualeant: -Iere R ||non om. Y ||supra perinde add. ita D ||
4 acie oculorum - p ||oculorum acie: uisu oculorum A || 4/5 robo­
re uirium - P || 5 mole: -lem Hac ||et1: ut AaMPcw || 6 octingentos
et om. r ||longaeua: -uo B || 7 procederet: -re Hac ||procederet] +
et Y ||nunc om. II possit : -set d || 7/8 peruenire: -iri mpW ||
9 crescunt: -eant BBftDdHijPPcpQPcrTPcT nv ||nec: hec (= haec) r ||
senectutem: -te BfiDdtjkMPQRrtPc(V) Gai ||desinit: deficit BpP ||a:
in Br || 10 natiuitas: -tatis MQ ||natiuitas] + ipsa W || 11 nunc om.
3, 3 - 5 , 1 79

invecchia, ciò che è forte s’indebolisce, ciò che è grande


diminuisce, e diventato debole e piccolo finisce.

IV , 1. Tu incolpi i cristiani perché con l’invecchiamento


del mondo le cose vengono meno. Allora anche i vecchi
dovrebbero imputare ai cristiani il fatto di essere meno
vigorosi nella loro vecchiaia, perché non hanno l’udito di
prima, la forza delle gambe, l’acutezza della vista, il vigore
delle forze, la linfa nelle viscere, l ’energia delle membra;
come pure il fatto che mentre un tempo la vita longeva
degli uomini procedeva oltre gli ottocento e i novecento
anni, ora a stento si può giungere a cento anni! Tra i fan­
ciulli ne vediamo alcuni già canuti, i capelli cadono ancor
prima di crescere, l’età non declina fino alla vecchiaia, ma
inizia dalla vecchiaia. 2. Dunque ogni essere già dal suo
sorgere si affretta verso la sua fine e ogni cosa, che ora
nasce, invecchia a causa della vecchiezza stessa del mondo,
cosicché nessuno deve meravigliarsi che nel mondo ogni
cosa sia avviata verso la sua fine, poiché il mondo stesso è
ormai in pieno decadimento e prossimo alla fine.

V , 1 . Quanto poi al fatto che le guerre si susseguano


con maggior frequenza, che la carestia e la fame aumentino
l’angoscia, che la salute sia compromessa dall’infuriare di
malattie, che il genere umano sia devastato da una rovinosa
peste, tu sai che anche questo è stato predetto: negli ultimi

WY ||ipsius: ipse a || 12 degenerat: degerat ||mirari: minari Sac


|| 12/13 coepisse — iam mundus (m. iam ~ Am): deficere coepisse
cum ipse iam mundus totus S Hart || 13 mundus] + et j ||sit in
defectione ~ m || 14 in fine: fine p in finem S finem m

AaBbB$DdeHhijkLMmPpQRrSTTx(V)WwY

V, 1 bella crebrius ~ MQiw ||continuant: -nuantur p -neant W


||sterilitas : -tates t || 2 sollicitudinem: -ne BQ -nes Lipc sollitudi-
nes T a c || quod: quot R || saeuientibus: seue//nentibus -uiant- m en­
t

dose Sim || 3 morbis suppl. ||luis: lues 1 1|populatione: polu-


tione b pollulatione m
80 A DEM ETRIANO

5 temporibus multiplicari mala et aduersa uariari et appro-pin-


quante iam iudicii die magis ac magis in plagas generis huma­
ni censuram Dei indignantis accendi. Non enim, sicut tua
falsa querimonia et imperitia ueritatis ignara iactat et clami­
tat, ista accidunt, quod dii uestri a nobis non colantur, sed
10 quod a uobis non colatur Deus. 2. Nam cum ipse sit
mundi dominus et rector et cuncta arbitrio eius et nutu
gerantur nec quicquam fieri possit nisi quod aut fecerit aut
fieri ipse permiserit, utique quando ea fiunt quae iram Dei
indignantis ostendunt, non propter nos fiunt a quibus Deus
15 colitur, sed delictis et meritis uestris irrogantur, a quibus
Deus omnino nec quaeritur nec timetur nec relictis uanis
superstitionibus religio uera cognoscitur, ut qui Deus unus
est omnibus unus colatur ab omnibus et rogetur.

V I, 1. Ipsum denique audi loquentem , ipsum uo


diuina instruentem nos et monentem: D o m in u m D eu m
tu u m a d o ra b is , inquit, e t ip si s o li se r u ie s a, et iterum: N on
eru n t tib i d ii a lii a b sq u e m e b, et iterum: N olite a m b u la re

AaBbB$DdeHhijkIMmPpQRrSTTx(V)WwY

5 aduersa uariari: aduersari uaria Q || 6 iam suppl. om. A ||


die: diem <2acRTac ||plagas: -ga kP -gam x -gis D || 7 indignantis:
indignandis R indignationis A dignantis xac || accendi: accedi r ||
8 iactat et imperitia ueritatis ignara - R ||et imperitia suppl. bsl ||
iactat: iactitat QPClatrat D || clamitat: clamiuitat S || 9 accidunt:
acced- x || 10 a uobis quod - mp ||colatur: -litur dkP -lantur Rac
|| 11 dominus et rector mundi ~ P ||dominus] + cognitor i ||rector:
creator j ||arbitrio: -ii R ||et3: ac BHhr || 12 gerantur: gerantura 5ac
|| 12/13 possit - fieri suppl. xsl || 13 ipse suppl. Bs* ||permiserit] +
et kP || 14 ostendunt: accend- deL ||fiunt: ista accidunt j ||deus] +
omnino nec queritur Hac || 15 uestris et meritis - R ||et meritis om. b
||irrogantur: -gatur AaRrw ||a suppl. Q®1 || 16 omnino deus - A ||
nec1: non AL ||quaeritur: colitur AdS || 17 unus deus ~w || 18 est]
+ et p + ab D^mQ ||ab suppl. Qsl ||et rogetur: om. Y rogetur A
5, 1 - 6,1 81

tempi i mali si sarebbero moltiplicati, le sciagure si sareb­


bero diversificate, e avvicinandosi il giorno del giudizio la
sdegnata severità di Dio si sarebbe maggiormente accesa
nel colpire di castighi il genere umano. Infatti, queste cose
accadono, non come proclama e strepita la tua falsa accusa
e la tua soltezza ignara della verità, ossia perché noi non
adoriamo i vostri dèi, ma perché voi non adorate il (vero)
Dio. 2. Infatti, poiché egli è il signore e il reggitore del
mondo, e tutto si compie secondo la sua volontà e il suo
consenso, nulla può accadere se non ciò che egli ha fatto o
lui stesso ha permesso che accadesse. Certamente quando
accadono quegli eventi che mostrano l’ira e lo sdegno di
Dio, essi non avvengono a causa nostra, di noi che adoria­
mo Dio, ma sono inflitti a causa dei vostri delitti e delle
vostre colpe, perché non cercate affatto Dio, né lo temete,
né - abbandonate le vostre vane superstizioni - conoscete
la vera religione, in modo che quel Dio che è unico per
tutti sia adorato e pregato come unico da tutti.

V I, 1 . Infine ascolta Dio stesso che parla, lui stesso c


con la sua voce divina ci istruisce e ammonisce dicendo:
A d orera i i l S ig n o re tu o D io e lu i so lo s e r v i r a i a, e di nuovo:
N on a v ra i a ltr i d è i f u o r i d i m e b, e ancora: N on s e g u it e

VI, 1 loquentem: -ente d ||ipsum uoce om. A || 2 instruentem


ente k ||et monentem nos ~ H ||nos et mo- iter. S ||nos om. \ ||et: ac d
||nos et] + pariter d/T || 3 inquit adorabis ~ AeLMS Gal ||inquit
om. iQ Hart ||ipsi: illi AaeijkPRSTw Hart ||soli om. p || 3/4 non
erunt — iterum om. ki || 4 dii suppi. Wsl ||alii: alieni Hi b (alieni
dii ~) om. Aaw ||absque: praeter R ||et om. p ||iterum suppl. e**1 ||
nolite: noli B
82 A DEM ETRIANO

5 p o s t d e o s a lien o s u t seru ia tis e is e t n e a d o ra u eritis eos, e t n e


in cite tis m e in o p erib u s m a n u u m u estra ru m a d d isp erd en d o s
u o s c. 2. Propheta item sancto Spiritu plenus contestatur
et denuntiat iram Dei dicens: H a ec d icit D om in u s o m n ip o ­
ten s: Eo q u o d d o m u s m ea d eserta est, u o s a u tem secta m in i
io u n u sq u isq u e in d o m u m suam , p r o p ter ea a b stin eb it ca elu m a
r o r e e t terra su b tra h et p r o c r e a tio n e s suas, e t in d u ca m g la ­
d iu m su p e r terra m e t s u p e r fr u m e n tu m e t su p e r u in u m e t
su p er o leu m e t su p er h o m in e s e t su p er p e co r a e t su p er o m n e s
la b o r es m a n u u m e o r u m d. Item propheta alius repetit et
15 dicit: Et p lu a m su p e r u n a m d u ita te m e t s u p e r u n a m n o n
pluam . Pars una co m p lu e tu r e t p a rs su p er qu am n o n p lu e r o
a r efiet. Et c o n g r e g a b u n tu r d u a e e t tr e s d u it a t e s in u n a m
d u i t a t e m p o ta n d a e a q u a e ca u sa n e c sa tia b u n tu r, e t n o n
co n u er tim in i a d m e, d icit D o m in u s e.

VII, 1. Indignatur ecce Dominus et irascitur et quod a


eum non conuertamini comminatur: et tu miraris aut que­
reris in hac obstinatione et contemptu uestro, si rara desu­
per pluuia descendat, si terra situ pulueris squaleat, si uix

AaBbBfiDdeHbijkLMmPpQRrSTTx(V)WwY

5 ut seruiatis — eos om. H ||eis om. t ||ne1 suppl. bs* nec %||
et2 om. mp || 6 manuum: -num PÙCS ||disperdendos: -ndum pR ||
7 uos: nos P ||item: idem e iterum MQ autem j ||plenus sancto spiri­
tu ~ r ||spiritu sancto - pzM ||contestatur: -tetur a3CSaQw ||post et
iter, plenus ] || 8 denuntiat: adn-A ||dicens dei - H ||dei om. (3t ||
dominus: deus A ||dominus] + deus (V) || 10 abstinebit suppl. Rsl
abstebit S ||a om. j% || 11 subtrahet: retra- eL ||gladium: clad- S ||
12 et1 om. j ||super3... super4 otn. A || 13 super3 om. A || 14 eorum:
mearum aw uestrarum AS ||alius propheta - 3 II 15/16 et super
unam non pluam suppl. Ds' || 15 unam2: aliam d in || 16 pars2 ] +
una pm ||super iter. M ||pluero: pluetur d || 17 arefiet suppl. Msl
arescet r ||in unam ciuitatem om. R II unam: una P || 18 ciuitatem: -
tes r || potandae aquae: potandae eaque Aaw potanda eaque m
potanda ea quae Wac potanda//a quae Hac portandae aquae i ||nec:
et non R nec sic S Hart Gai || 19 conuertimini: -temini S -timi Y
6, 1 - 7 , 1 83

a ltri d è i p e r s e r v ir li e p e r a d ora rli e n o n p r o v o ca te m i co n le


o p e r e d e ll e v o s tr e m ani, s ì c h e io v i d isp erd a c. 2. Anche il
profeta, pieno di Spirito Santo, testimonia e annuncia l’ira
di Dio dicendo: Q u esto d ic e i l S ig n o r e D io o n n ip o te n te :
p o i c h é la m ia casa è abban d on ata, m e n tr e cia scu n o d i v o i si
p r e o ccu p a d ella p ro p ria casa, i l cie lo n o n darà ru gia da e la
terra n e g h e r à i s u o i f r u t t i e fa r ò s o r g e r e la spada co n tr o la
terra, co n tr o i l gra n o, co n tr o i l vin o, co n tr o l ’olio , co n tr o g li
u o m in i, co n tr o i l b estia m e e co n tr o tu tte le o p e r e d e lle lo ro
m a n i d. Ugualmente un altro profeta ripete e dice: Farò p io ­
v e r e sop ra u n a città, e sopra u n ’altra n o n fa r ò p io v ere . Una
p a r te sarà ba gn ata e la p a rte su cu i n o n è p io v u to inaridirà.
D u e e t r e città s i r iu n ir a n n o in u n a s o la c ittà p e r b e r v i
l ’acqua, m a n o n s i d isseter a n n o : ep p u re n o n v i c o n v e r tite a
m e, d ic e i l S ig n o r e e.

Ma i pagani non vogliono comprendere


il significato di queste disgrazie
VII, 1. Ecco, il Signore si sdegna, si adira e minacc
perché non ci convertiam o a lui. E tu ti meravigli e ti
lamenti in questa vostra ostinazione e disprezzo se dall’al­
to scende rara la pioggia, se la terra è ricoperta di uno
strato di polvere, se la sterile zolla produce a stento deboli

uertimini B ||ab ad me usque ad VII, 2 conuertamini suppl. xme ||


dominus: dominus meus B deus meus p

VII, 1 dominus: deus (V) || 2 conuertamini: -timi


AbdH3Cj 2CmprTY ||miraris: minaris b ||aut: et Qd ||quereris: queris r
|| 3 hac: hoc R ||contemptu: -temtu m(V) -temptum S ||uestro
suppl. tuo b om. T ||si rara suppl. Tsl si raro H3Ck rara T ||desu­
per om. kP || 4 descendat: -dit d ||terra: -rae d ||situ pulueris:
pulueris situ - MQ situs puluere d situ pluuiae pulueris R

c. Ger25,6 d .A g l,9 b -ll e.Am4,7-8


84 A DEM ETRIANO

ieiunas et pallidas herbas sterilis gleba producat, si uineam


debilitet grande caedens, si oleam detruncet turbo subuer-
tens, si fontem siccitas statuat, aerem pestilens aura cor­
rumpat, hominem morbida ualitudo consumat, cum omnia
ista peccatis prouocantibus ueniant et plus exacerbetur
Deus quando nihil talia et tanta proficiant. Fieri enim ista
uel ad disciplinam contumacium uel ad poenam malorum,
declarat in scripturis sanctis idem Deus dicens: S in e causa
p e r c u s s i f i l i o s u e s tr o s , d is c ip lin a m n o n e x c e p e r u n t a. Et
propheta deuotus ac dicatus Deo ad haec eadem respondet
et dicit: V erberasti e o s n e c d o lu e r u n t; f l a g e ll a s t i e o s n e c
u o lu eru n t a ccip er e d iscip lin a m b.
2. Ecce irrogantur diuinitus plagae et nullus Dei metus
est: ecce uerbera desuper et flagella non desunt et trepida­
tio nulla, nulla formido est. Quid si non intercederet rebus
humanis uel ista censura? Quanto adhuc maior in homini­
bus esset audacia facinorum impunitate secura!

VIII, 1. Quereris quod minus nunc tibi uberes fontes


aurae salubres et frequens pluuia et fertilis terra obsequium

AaBbB$DdeHhijkLMmPpQRrSTTi(V)WwY

5 et: sed T ||sterilis: -li hic ||gleba: gleua S gleb** t || 6 caeden


cad- mp accedens (?) T ||oleam: -eum Dj -ea B ||detruncet jPc suppi.
|| 7 statuat: incitat R stateat r om. x ||aerem: acrem S si rem i ||aura
pestilens - A \\pestilens: inp- R ||corrumpat] + si x || 8 hominem: -
nes e || 9 peccatis: -ta R ||prouocantibus: is prouocantibus R pia
uocantibus /ac ||et: ut R ||exacerbetur: execerbetur xac execerbitur xPc
execabatur r ||exacerbetur] + offensis h || 10 deus: dominus B% ||
tanta et talia - L ||et: ac A ||proficiant: -ciunt mp -ciantur r || 11
contumacium: contumacis animi r || poenam: -na x || 12 deus:
dominus r || 13 disciplinam iter. HT ||exceperunt: accep- bDh
eccep- r recep- AaBdTw || 14 deo om. p ||ad haec eadem: ad haec
ea j om. B ||respondet: -dit AaBDvcdbjLMmPpQRS%WwY resp a
Hart Sim || 15/16 nec uoluerunt: et noluerunt r ||uoluerunt] + cre­
dere nec ikP || 16 accipere: accipe Lac suscipere p || 17 irrogantur:
-gat- b*cM ||plagae: -ga M plange A ||nullus] + et p || 18 est: et S ||
7, 1 - 8,1 85

e pallide erbe, se la grandine colpisce la vigna, se un turbi­


ne impetuoso sradica l’ulivo, se la siccità prosciuga la sor­
gente, se un so ffio p estilen ziale co rro m p e l ’aria, se
un’indisposizione malsana consuma l’uomo, quando tutti
questi mali giungono perché provocati dai peccati, e Dio è
maggiormente esacerbato perché questi gravissimi castighi
non giovano a nulla. Infatti, nelle sacre Scritture è Dio
stesso a dichiarare che tali cose accadono per la correzione
dei superbi o per il castigo dei malvagi, quando dice:
Senza risu lta to h o co lp ito i v o s tr i fig li, n o n h a n n o a ccetta to
la lez io n e a. E il profeta devoto e consacrato a Dio rispon­
de a queste sue parole dicendo: Li h a i c o lp iti e n o n h a n n o
p r o v a to d o lo r e ; li h a i p e r c o s s i e n o n h a n n o v o lu to a ccetta r e
la lez io n e b.
2. Ecco, le ferite sono inflitte da Dio, ma non c’è nessun
timor di Dio; non mancano ferite e percosse dall’alto, ma
non c’è alcuna trepidazione, alcuna paura. Che cosa acca­
dreb be se questa severità non intervenisse nelle cose
umane? Quanto maggiore negli uomini sarebbe l’audacia,
se l’impunità dei delitti fosse sicura!

V ili, 1. Ti lamenti perché ora le sorgenti abbondanti, le


arie salubri, le piogge frequenti e la terra feconda non ti

desuper uerbera - 1 1|et1 om. kP ||desunt: desinunt r || 18/19 tr.


nulla est nulla formido ~ WY || 19 nulla1] + nulla cunctatio d ||
quid: quod br ||intercederet] + uel MQ || 19/20 humanis rebus -
Br || 20 ista suppl. Ws^||quanto: -ndo aio ||hominibus: ominibus 5ac
omnibus i || 20/21 esset maior in hominibus —p ||esset in homini­
bus ~ aw || 21 esset om. A ||facinorum: -ra aw ||impunitate: -tatum
k*c -tates Hac

Vm, 1 quereris: -reres 5ac ||minus suppl. 5sl ||nunc minus ~ Rd ||


uberes: iuberes R ||2 aurae: auras bD ||frequens: -enti Q ||terra: -rae B

VII. a. Ger 2, 30a b. Ger 5, 3b


86 A DEM ETRIANO

praebeant, quod non ita utilitatibus tuis et uoluptatibus


dementa deseruiant. 2. Tu enim Deo seruis per quem tibi
5 cuncta deseruiunt, famularis illi cuius nutu tibi uniuersa
famulantur! Ipse de seruo tuo exigis sèruitutem et homo
hominem parere tibi et oboedire compellis, et cum sit uobis
eadem sors nascendi, condicio una moriendi, corporum
materia consimilis, animarum ratio communis, aequali iure
10 et pari lege uel ueniatur in istum mundum uel de mundo
postm odum recedatur, tamen nisi tibi pro arbitrio tuo
seruiatur, nisi ad uoluntatis obsequium pareatur, imperiosus
et nimius seruitutis exactor flagellas, uerberas, fame, siti,
nuditate et ferro frequenter et carcere affligis et crucias.
Et non agnoscis Deum dominum cum sic exerceas ipse
dominatum?

IX , 1. Merito ergo incursantibus plagis non desunt


flagella nec uerbera. Quae cum nihil istic promoueant nec
ad Deum singulos tanto cladium terrore conuertant, manet
postmodum carcer aeternus et iugis flamma et poena per-
5 petua, nec audietur illic rogantium gemitus, quia nec hic Dei

AaBbB$DdeHhijkIMmPpQRrSTIx(V)WwY

3 praebeant: -beat Aaw ||uoluptatibus tuis ~ d ||uoluptatibus:


uoluntatibus HmpT || 4 seruis deo ~ b ||deo] + non AatM^rwT^ ||
seruis: -ui k ||cuncta tibi ~ w || 5 cuncta suppl. \Fsl ||deseruiunt] +
nec AaMw + non T + tu non i ||uniuersa: cuncta AM ||6 famulan­
tur] + et cum Tsl ||de seruo: desiderio B ||seruitutem: -uitium i dse-
ruitutem Y || 7 tibi parere ~ b ||oboedire: obaudire T et abaudire H
||compellis: -les Q3CS ||uobis: nobis r || 8 nascendi] + et h ||una om.
mp ||una] + et MQ || 9 consimilis: consilis r ||communis] + et cum
T || 10 et pari om. R ||uel1 om. kP(V)Y\\ de] + isto i || 11 nisi1:
non L || 12 seruiatur: -antur R || uoluntatis: -lupt-aw || obse­
quium: imperium i || pareatur: pariatur P suppl. èsI || imperiosus:
bm&|| 13 nimius: -ium bms DHacQRW ||exactor: exata (?) W ||
exactor] + es AadjkPw ||siti: -tim H || 14 et om. i ||frequenter ferro
~ i ||affligis: adeligis WY ||post affligis iter, frequenter j || 15 deum
8, 1 - 9,1 87

assecondano più come un tempo, che gli elementi natu­


rali non sono più asserviti alla tua utilità e al tuo piacere.
2. Tu, infatti, servi Dio, grazie al quale tutte le cose servo­
no te; tu obbedisci a Colui al cui cenno tutte le cose obbe­
discono a te! Tu esigi il servizio dal tuo servo e, uomo
come sei, costringi un uomo a servirti e a obbedirti, pur
essendo comune tra voi la sorte del nascere, la condizione
del morire, la sostanza dei corpi, la ragione dell’anima, sog­
getti a uguale diritto e alla stessa legge sia quando si entra
in questo m ondo, sia quando poi si esce dal m ondo.
Eppure se non ti si serve al tuo comando, se non si obbedi­
sce a un cenno della tua volontà, tu autoritario e ancor più
dispotico con i tuoi servi, percuoti, colpisci, tormenti con
la fame, con la sete e con la nudità, spesso torturi con il
ferro e affliggi con il carcere. E lo fai tu che non riconosci
Dio come signore, quando tu stesso eserciti così i tuoi
poteri di signore?

IX , 1. Giustamente quindi non mancano le sferzate e


percosse di Dio accompagnate da devastanti piaghe. Ma
se qui i castighi non giovano a nulla, e neppure con tanto
terrore di sciagure convertono gli uomini a Dio, allora non
resta che il carcere eterno, il fuoco inestinguibile e la pena
perpetua; lì non sarà ascoltato il gemito di chi implora,
perché neppur qui fu ascoltato il terribile sdegno di Dio,

dominum: dominum deum BbeHLMmQRrTT,z(V)W dominum


deum tuum dikPST Hart

AaBbBftDdeHhijkLMmPpQRrSTTi (usque ad IX, 9 exsecratio,)


(V)WwY

IX, I desunt: desinunt r || 1/2 flagella dei ~ h || 2 cum sup


Wsl dum eL. ||istic: istinc bD adhuc d om. (V) || 3 deum: dominum
bfiDdiS ||tanto cladium terrore singulos - S ||cladium: -dum mpR(V)
gladium bDH3Cjackic gladii AadMPQTw gladio t ||terrore: tor- Y ||
conuertant: -tat R ||manet: nam et WY || 4 et2 om. p || 5 nec
audietur: hec auditur r ||hic: hi r
88 A DEM ETRIANO

indignantis terror auditus est qui per prophetam clamat et


dicit: A u d ite se r m o n e m D om ini, f i l i i Israel, quia iu d iciu m
e s t D o m in i a d u ersu s in co la s terrae, q u o d n e q u e m iserico rd ia
n e q u e u erita s n e q u e a g n itio D ei sit su p er terra m : ex secra tio
10 e t m en d a ciu m e t ca e d es e t fu r tu m e t a d u lteriu m d iffu su m es t
su p er terram , sa n g u in em sa n g u in i su p erm iscen t. I d circo terra
lu g e b it cu m u n iu ersis in co lis suis, cu m b estiis agri, cu m ser­
p e n tib u s terra e, cu m u o lu c r ib u s ca eli, e t d e fi c i e n t p i s c e s
m aris, u t n e m o iu d icet, n e m o r e u i n c a t a. Indignari se Deus
15 dicit quod agnitio Dei non sit in terris, et Deus non agnoscitur
nec timetur. Delicta mendaciorum, libidinum, fraudum,
crudelitatis, impietatis, furoris Deus increpat et incusat, et
ad innocentiam nemo conuertitur.
2. Fiunt ecce quae uerbis Dei ante praedicta sunt, nec
20 quisquam fide praesentium ut in futurum consulat admo­
netur. Inter ipsa aduersa quibus uix coartata et conclusa
anima respirat, uacat malos esse et in periculis tantis non
de se magis sed de altero iudicare. Indignamini indignari
Deum, quasi aliquid boni male uiuendo mereamini, quasi
25 non omnia ista quae accidunt minora adhuc sint et leuiora
peccatis uestris.

AaBbBftDdeHhijkLMmPpQRrSTTx (usque ad IX, 9 exsecratio)


(V)WwY

6 auditus est terror - A ||est om. x || 7 sermonem: -nes (V


domini: dei Aaw ||iudicium om. r || 8 est: om. bD ||domini est ~
AeiL ||domini om. (3 ||quod: eo quod diT quia WY || 9 ueritas:
caritas x || agnitio: auditio p || sit: est i || terram] + sed
dikMPQrT^TWY || 9/11 exsecratio — terram suppl. mmS || 10 est
diffusum ~ Aaw ||diffusum: eff- BpT || 11 terram] + et bfirT^T ||
sanguini: -nis R || supermiscent: admis- Aaw semper miscent r ||
12 agri] + et pQY || 13 terrae] + et T ||uolucribus] + et uolatilibus
i || 14 nemo reuincat nemo iudicet ~Ls* ||iudicet] + et aiwY ||dicit
deus ~ d || 15 dicit] + se irasci r + irasci i ||quod: eo quod ijMQ ||
dei: eius JMQ ||in terris: super terras A ||et deus — timetur om. d ||
agnoscitur: -catur bD cognoscitur i || 16 timetur: -eatur Dpc ||frau­
dum: iter. B -dium AabDPceijMPQw Hart || 17 crudelitatis] + bla-
9, 1-2 89

che grida ed esclama per mezzo del profeta: A sco lta te la


p a r o la d e l S ig n o r e, f i g l i d ’I sr a ele, p e r c h é i l g iu d iz io d e l
S ign o re è co n tr o g li a b ita n ti d ella terra, p o i c h é sopra la terra
n o n c ’è n é m iser ico rd ia , n é v erità , n é co n o s cen z a d i D io:
sp ergiu ro, m en z ogn a , stra ge, fu r to e a d u lterio s i s o n o d iffu si
so p ra la terra, m e s co la n o s a n g u e a sa n gu e. P e rciò la terra
p ia n g e rà co n tu tti i s u o i abitanti, co n l e b e s tie d e l cam p o,
co n i se r p e n ti d ella terra, co n g li u c c e lli d e l cie lo e p erira n n o
i p e s c i d e l m a re, s i c c h é n e s s u n o p o tr à g iu d ica r e, n e s s u n o
p o trà co n fu ta r e a. Dio afferma di essere in collera perché
sulla terra non c’è conoscenza di Dio ed egli non è ricono­
sciuto né temuto. Dio rimprovera e accusa per i delitti cau­
sati dalle menzogne, dalle libidini, dalle frodi, dalla cru­
deltà, dall’empietà e dal furore, ma nessuno si converte
all’innocenza.
2. Ecco che accadono le cose preannunciate dalle paro­
le di Dio, ma nessuno trae ammonimento dalla veridicità
degli eventi presenti così da provvedere per il futuro. In
mezzo a queste avversità, mentre l’anima avvinta e soffoca­
ta a mala pena respira, vi impegnate ad essere malvagi, e in
mezzo a così grandi pericoli vi preoccupate non di giudica­
re voi stessi, ma gli altri. Vi sdegnate che Dio si sdegni,
come se meritaste qualcosa di buono vivendo male, come
se tutti questi mali che accadono non fossero meno gravi e
più lievi dei vostri peccati.

sphemiarum ir ||crudelitatis impietatis furoris: -tes -tes -res j ||impie­


tatis] + et rT^ ||furoris] + blasphemiae d + eos M ||incusat: acc- L ||
18 conuertitur: -tetur Y || 19 quae] + in H || 20 fide: -dem Bk ||
consulat: -sol- || 22 esse malos ~ (3 || 23 de suppl. y'sl.Ssl ||iudica-
re: uind- B || 24 deum: dominum B|ìS ||quasi1: qui p ||boni om. e ||
25 ista om. D ||accidunt: -ced- _/'acQac ||sunt adhuc ~ m ||sint: sunt
rYac ||leuiora: leni- Q || 26 uestris] + is in hac M

IX. a. Os 4, l-4a
90 A DEM ETRIANO

X, 1. Qui alios iudicas, aliquando esto et tui iudex,


scientiae tuae latebras intuere, immo, quia nullus iam
delinquendi uel pudor est et sic peccatur quasi magis per
ipsa peccata placeatur, qui perspicuus et nudus a cunctis
5 uideris et ipse te respice. Aut enim superbia inflatus es aut
auaritia rapax es aut iracundia saeuus aut alea prodigus aut
uinolentia temulentus aut liuore inuidus aut libidine ince­
stus aut crudelitate uiolentus, et miraris in poenas generis
hum ani iram dei crescere, cum crescat cottidie quod
10 puniatur?
2. Hostem quereris exsurgere, quasi etsi hostis desit esse
pax inter ipsas togas possit; hostem quereris exsurgere,
quasi non, etsi externa de barbaris arma et pericula compri­
mantur, ferocius intus et grauius de calumniis et iniuriis
15 potentium ciuium domesticae impugnationis tela grassen-
tur; de sterilitate ac fame quereris, quasi famem maiorem
siccitas quam rapacitas faciat, quasi non de captatis annona­
rum incrementis et pretiorum cumulis flagrantior inopiae
ardor excrescat; quereris cludi imbribus caelum, cum sic

AaBbBQDdeHhijkLMmPpQRrSTTx (a X, 11 exsurgere,)
(V)WwY

X, 1 alios: aliud Q ||esto — iudex: t.(= tu? tibi?) esto et tu t


iudex 2mS ||ante esto add. et tu kP ||et om. kP ||tui: tu Hac/acTac tibi
i tuis WY ||iudex] + tui et TPC|| 2 iam nullus ~ (3 ||iam om. d ||
3 delinquendi: deliq- b ||delinquendi] + metus ehL ||uel om. Ad ||
sic: si i ||magis om. A(V) Gai || 3/4 per ipsa peccata: pro ipsis pec­
catis t|| 4 a cunctis: ac uictis R || 4/5 uideris a cunctis ~ i || 5/6
aut auaritia rapax es om. k || 6 es: est W om. i ||aut iracundia
saeuus suppl. wsl ||saeuus om. A ||prodigus: saeuus Sac || 7 uinolen­
tia: uiolentia Bac ||temulentus: tum- e || 8 poenas: poena r plagas
deLr(V) Gai || 9 crescere: disc- mp ||puniatur: -nitur aw || 11 que­
reris: quaer- aDPRS || 11/12 hostem — possit om. B ||quasi —
exsurgere om. r || 11 etsi: si et mp || 12 ipsas] + cultum pacis D ||
togas: rogas bac ||hostem quereris exsurgere om. S secl. Hart ||
10, 1-2 91

La perversità dell’uomo provoca sofferenze,


indipendentemente dall’ira divina
X, 1. Tu che giudichi gli altri, sii qualche volta giudi
di te stesso, scruta i recessi della tua coscienza. Anzi, poi­
ché ormai non c’è più alcun pudore nel fare il male - e così
si pecca come se si fosse maggiormente apprezzati proprio
perché si pecca - tu, che a tutti sembri limpido e traspa­
rente, esamina anche te stesso. Infatti, o sei gonfio di
superbia, o rapace per avarizia, o spietato nell’ira, o dilapi­
datore al gioco, o ubriacone vizioso, o malignamente invi­
dioso, o lussuriosamente impuro, o crudelmente violento; e
poi ti meravigli che l’ira di Dio accresca le pene del genere
um ano, visto che quotidianam ente cresce il male che
dev’essere punito?
2. Ti lamenti che sorga un nemico, come se potes
esserci pace tra gli stessi togati cittadini anche qualora
mancasse un nemico. Ti lam enti che sorga un nemico,
come se - anche respingendo gli attacchi e i pericoli
esterni dei barbari - non imperversassero all’interno con
più ferocia e violenza le armi della discordia civile, p ro­
vocata da calunnie e insulti di cittadini potenti. Ti lamen­
ti della carestia e della fame, come se la siccità affamasse
più della rapacità; come se la carestia non crescesse con
l ’incetta di viveri e l’aumento dei prezzi. Ti lamenti che il
cielo sia chiuso alle pioggie, quando sulla terra sono

hostem: -te B || 13 non om. A ||externa: extrema e hesterna Q ||


comprimantur: -mentur x confirm- B || 14 grauius: grauis Tac ||
15 ciuium om. t ||grassentur: -antur èacLTac crass- BBjacpr || 16 ste­
rilitate: -lite w ||ac: et Bmpr aut i ||quereris: quaer- aDJacMRQS ||
maiorem famem ~ (V) Gal || 17 siccitas: sterilitas (V) Gal || 17/19
quasi — excrescat uacat m || 17 captatis: carita-^Pp || 18 et: ut Q
||flagrantior: fraglantis JPCS -tiae yacQ -tium WY -tius Hart fraglan-
tior B || 19 excrescat: incresc- jkMPQ || cludi: claudi
AbB$dehijPckLMPcmPcrTPcT ||sic om. r
92 A DEM ETRIANO

20 horrea eludantur in terris; quereris minus nasci, quasi quae


nata sunt indigentibus praebeantur; pestem et luem crimi­
naris, cum peste ipsa et lue uel detecta sint uel aucta crimina
singulorum, dum nec infirmis exhibetur misericordia et
defunctis auaritia inhiat ac rapina. Idem ad pietatis obse-
25 quium timidi, ad impia lucra temerarii, fugientes morien-
tium funera et appetentes spolia mortuorum, ut appareat
in aegritudine sua miseros ad hoc forsitan et derelictos
esse, ne possint dum curantur euadere; nam perire aegrum
uoluit qui censum pereuntis inuadit.

X I, 1 . Tantus cladium terror dare non potest innoce


disciplinam et inter populum frequenti strage morientem
nemo considerat et se esse mortalem. Passim discurritur,
rapitur, occupatur; praedandi dissimulatio nulla, nulla cunc-
5 tatio; quasi liceat, quasi oporteat, quasi ille qui non rapit
damnum et dispendium proprium sentiat, sic unusquisque
rapere festinat. In latronibus est utcumque aliqua scelerum
uerecundia: auias fauces et desertas solitudines deligunt, et
sic illic delinquitur, ut tamen delinquentium facinus tenebris

AaBbB$DdeHhijkLMmPpQRrSTTx (a X, 11 exsurgeret
(V)WwY

20 eludantur: clad- &acMac claud- AabPcB^DacdehifPckPcLMPc


rTPcxwY ||quereris: quaer- Udem ac supra l. 16 ||quereris] + nunc
kP(V) Gai ||quae: qui Y || 21 sunt: sint S ||pestem et luem: pestis
ipsa et lues M ||criminaris] + et B || 22 peste: -tis dQR ||et: ac A ||
lue: lues dQ ||detecta: deleta Tpc ||sint: sunt Bkr sit -t si R ||aucta] +
sint x ||crimina: -ne P3Cd || 23 dum: cum i ||infirmis: -mi* x ||exhi­
betur: -eatur x || 24 defunctis: ind- ikP indefunctos P ||inhiat: -
hiant R -hiante d ||ac rapina: ac pina Mac et rapina w rapiuntur pos­
sessa d ||idem: item Aa id est i ||obsequium: -quia aw || 25 timidi:
tum- ir ||timidi] + et eh ||impia om. T ||fugientes: -gent- aw || 26 et
om. A ||mortuorum spolia ~A ||in om. Aaw || 27 aegritudine sua: -
nem -am Q ||ad hoc om. A adhuc Hac ||forsitan: -tam QSY ||et om.
ABirTT || 28 ne: non mpw nec aB ||possint: -sent AaBfieLRSx(V)w
Hart Gal -se mp ||nam: nempe eL || 29 censum: sens- Hac ||inuadit:
-asit Aampw
10, 2 - 1 1 , 1 93

altrettanto chiusi i granai. Ti lamenti che la terra produca


di meno, come se i prodotti ottenuti fossero offerti ai biso­
gnosi. Te la prendi con la peste e l’epidemia, quando pro­
prio queste hanno palesato e accresciuto i delitti dei singo­
li, poiché non si usa misericordia ai malati, mentre l’avidità
e 1® rapina bramano i beni dei morti. Quegli stessi, che
sono timidi a prestare un aiuto pietoso, diventano audaci
nell’ottenere empi guadagni; fuggono i moribondi e desi­
derano le spoglie dei morti, sicché appare evidente che
quegli infelici sono stati abbandonati nella loro malattia
forse proprio perché, non curati, non guarissero. Infatti,
chi aspira ai beni di chi sta per morire desidera che esso
muoia.

X I, 1 . Un così grande terrore di sventure non induce


una vita innocente; e, in mezzo a tanti che continuamente
muoiono, nessuno pensa di essere lui stesso mortale. Si
corre qua e là, si rapina, ci si impossessa di cose. A sac­
cheggiare non c’è alcuna dissimulazione, nessuna esitazio­
ne, come se fosse lecito, come se fosse necessario, come se
il non rubare fosse considerato quasi un danno e una per­
dita personale, sicché ognuno si affretta a rubare. Almeno
nei briganti c’è un qualche ritegno nel delinquere: scelgono
gole solitarie e luoghi deserti, e lì compiono i loro misfatti,
in modo tale che il loro delitto sia almeno nascosto dalle

AaBbB$DdeHhijkLMmPpQRrSTTz(V)WwY

XI, 1 tantus: -um R ||cladium: gladium Hacj 3(:RPcx gladum R


gladii djPcM gladiis Aaw gladi* T claudium (3 ||innocentiae om. eL ||
2 frequenti: -ntis m om. eL || 3 et eras, j om. etLmprT ||mortalem: -
le ^4 || 4 rapitur: -piatur a quod rapiatur A ||nulla2 om. t ||nulla2] +
est bS ||cunctatio] + est i + nulla formido m2 + nulla formido est T ||
5 oporteat quasi om. x ||non om. Aaw || 6 sic: sicut H || 7 utcum­
que: quodc- Mac || aliqua: alia r aquila w || scelerum aliqua - i ||
8 auias: auidas HaczTxPc ||fauces: sentes r ||solitudines: ualetudi-
nes delines S || deligunt et sic illic om. bD || deligunt: dil-
AaBBfiejkLMmPcPQRrTTxwY Hart Sim elig- d delinquunt S ||
9 delinquentium: -liq- tw ||tenebris suppl. summa pagina w
94 A DEM ETRIANO

10 et nocte ueletur. Auaritia palam saeuit et ipsa audacia sua


tuta in fori luce abruptae cupiditatis arma prostituit. Inde
falsarii, uenefici; inde in media ciuitate sicarii tam ad pec­
candum praecipites quam impune peccantes. A nocente
crimen admittitur, nec innocens qui uindicet inuenitur. De
15 accusatore uel iudice metus nullus: impunitatem conse­
quuntur mali, dum modesti tacent, timent conscii, ueneunt
iudicaturi. 2. Et idcirco per prophetam diuino spiritu et
instinctu rei ueritas promitur, certa et manifesta ratio mon­
stratur Deum posse aduersa prohibere, sed ne ille subue-
20 niat merita peccantium facere. N u m qu id , ait, n o n u a le t
m a n u s D ei, u t sa lu o s fa cia t, a u t gra u a u it a u rem u t n o n exau­
d ia t? S ed p ecca ta u estra in te r u o s e t D eu m separant, e t p r o p ­
t e r d e lic ta u estr a a u e r tit f a c i e m a u o b is n e m is e r e a tu r a.
Peccata itaque et delicta reputentur, conscientiae uulnera
25 cogitentur: et desinit unusquisque de Deo uel de nobis
conqueri, si quod patitur intellegat se mereri.

X II, 1. Ecce id ipsum quale est unde nobis cum max


me serm o est, quod nos infestatis in n oxios, quod in

AaBbB$DdeHhijkLMmPpQRrSTTx(V)WwY

10 ueletur: uelatur Hac dei- 1 1|saeuit: se hunc ||ipsa: -se r ||ante


t

audacia add. auaritia A ||sua: sui Bac || 11 tuta: tota P ||fori: -rum aw ||
abruptae: -taf i abrutae rS ||cupiditatis: -tate x || 12 falsarii: -rius R -ri
S fallarii A ||inde iter, ante uenefici QRPCT post uenefici bBfiLPcR30 Gai
||uenefici om. i ||in om. h || 13 peccantes om. Aaw || 15 uel: de
AaeLWY Gal uel de p om. w ||iudice: ind- Sim (mendosei) ||metus:
pauor d eius 1 1|iuxta nullus add. mg quod potest redimi non timetur
(= Don. 10,215) m2 ||nullus] + dum R || 16 modesti: molesti AaDw ||
conscii timent ~ MQ || timent om. r || ueneunt: -nium
AaBbBDPcdHijkLMmPpQRrSTxw -neunt D30 || 17 spiritu] + sancto
b + plenum m || 17/18 et instinctu dei. m, om. T || 18 rei: res W?c ||
ueritas: -tatis WY ||promitur: promittitur aw cernitur eL ||certa —
monstratur om. R || 18 certa et: certe/ac ||manifesta: aperta p ||ratio: -
one ijmp Gai || 18/19 monstratur: -tor Tac || 19 deum: dominum
idPRS Hart ||aduersa posse ~ d3C||ne suppl. ^4sl || 20 facere: facino-
11, 1 - 12, 1 95

tenebre e dalla notte. L’avidità imperversa apertamente e


l’impudenza, sicura di se stessa, mostra alla luce del foro le
armi d’una cupidigia sfrenata. Da qui i falsari, gli avvelena­
tori; da qui in piena città i sicari, tanto pronti a uccidere
quanto certi di restare impuniti. Chi delinque commette un
delitto, ma non si trova un onesto che lo punisca. Non c’è
alcun timore di chi accusa e di chi giudica: i malvagi otten­
gono l ’im punità, m entre gli onesti tacciono; quelli che
sanno hanno paura, quelli che devono giudicare si vendo­
no. 2. Perciò, tramite il profeta, divinamente mosso e ispi­
rato, è espressa la verità di questi fatti. Una cosa appare
certa ed evidente: Dio può impedire i mali, ma le colpe dei
peccatori impediscono che egli intervenga. F o rse c h e la
m a n o d i D io n o n è p o te n te p e r sa lv a re o il su o o r e cch io c o s ì
so rd o da n o n esa u d ire? M a i v o s tr i p e c c a ti sca v a n o un a b isso
fr a v o i e D io, e p e r i v o s tr i d e litti e g li a llon ta n a i l v o lto da
v o i c o s ì da n o n a v e r n e p ietà a. Riconoscete perciò i vostri
peccati e delitti, considerate le piaghe della vostra coscien­
za: ognuno cessi di lamentarsi di Dio e di noi, se compren­
de di meritare ciò che soffre.

Ingiustizia e inefficacia delle persecuzioni


X II, 1. Ecco qual è il tema centrale del nostro discorso:
il fatto che accusate noi che siamo innocenti; disprezzando

ris p impedire m2 || ait: aut j || 21 dei: domini pz'MQx || aut: ut


Pac ||grauauit: -abit DejbkLP Hart || 21/22 exaudiat: audiat AR
|| 22 uestra... uos: nostra... nos |3|| 23 delieta: pecatta A ||faciem]
+ suam AaBBhMQrTw || 24 reputentur: -tantur dac comp- Bfì ||
conscientiae: -tia t || 25 desinit: -nat BeHbkPrTT Hart -net h Gal ||
deo uel: domino et ìkP || 26 si: sed r om. kR ||quod: quot b

XU, 1 ecce: et ecce S Hart certe br ||unde: quod L ||maxime om. Y


|| 1/2 nobis — quod1 om. L || 2 est om. Bp ||nos: om. e ||infesta­
tis] + atque opprimitis MQ

XI. a. Is 59, 1-2


96 A DEM ETRIANO

contumeliam Dei impugnatis atque opprimitis Dei seruos.


2. Parum est quod furentium uarietate uitiorum, quod in
5 quitate feralium criminum, quod cruentarum compendio
rapinarum uita uestra maculatur, quod superstitionibus
falsis religio uera subuertitur, quod Deus omnino non
quaeritur nec timetur, adhuc insuper Dei seruos et maiesta-
ti ac numini eius dicatos iniustis persecutionibus fatigatis.
10 3. Satis non est quod ipse tu Deum non colis, adhuc insu­
per eos qui colunt sacrilega infestatione persequeris. Deum
nec colis nec coli omnino permittis et, cum ceteri qui non
tantum ista inepta idola et manu hominis facta simulacra,
sed et portenta quaedam et monstra uenerantur tibi pla-
15 ceant, solus displicet Dei cultor. 4. Fumant ubique in tem­
plis uestris hostiarum busta et rogi pecorum, et Dei altaria
uel nulla sunt uel occulta. Crocodilli et cynocephali et lapides
et serpentes coluntur, et Deus solus in terris aut non colitur
aut non est impune quod colitur. Innoxios, iustos, Deo
20 caros domo priuas, patrim onio spolias, catenis premis,
carcere includis, bestiis, gladio, ignibus punis. 5. Nec sal­
tem contentus es dolorum nostrorum compendio et simplici

AaBbB$DdeHhijkIMmPpQRrSTTi(V) WwY

3 seruos dei ~ A || 4 furentium: furient- r ||uitiorum: uicin


rum e ||iniquitate: -tem bD || 5 feralium: -rarum R || 6 maculatur:
-letur Y ||superstitionibus: -titionis /ac || 7 ante falsis add. adhuc Br
||non: nec AadehLQSTw Hart || 8 quaeritur: quer- afiebiPpnw ||
insuper otti. A || a n te dei add. et |3D || 9 numini: nom-
AaBPQbB$DdeHhi]kLM2CpQrTTiw nomine Bac ||dicatos: abdicatis
tPc ||dicatos iniustis persecutionibus iter. S ||fatigatis (;1>C): flagellatis
dHiLPPcrxPc flagitatis BbB^DdeHhjackmPicpQ rTtac(V)WY Hart
Sim Gai affligitis AaMw flagitas R agitatis T || 10 tu ipse ~ di ||tu
om. L suppl. Bms || deum: dominum kPS || colis: -les Mm3CQ3C ||
10/11 adhuc — persequeris om. A || 11 deum: dominum ikPS ||
12 nec1: non ABjir ||nec2 om. AB ||omnino coli ~ AeL ||coli suppl.
Bms -Iere d ||cum om. d ||ceteri: -ris bD || 13 inepta ista ~ MQ ||
facta hominis - A ||hominis: -num (3/MQT ||ante facta add. non tan-
12, 1-5 97

Dio, voi combattete e opprimete i servi di Dio. 2. Vi par


poco che la vostra vita sia macchiata da tanti vizi imperanti,
dall’iniquità di delitti mortali, dal guadagno di sanguinose
rapine, e che la vera religione sia distrutta da false supersti­
zioni, che non si cerchi e non si tema affatto Dio, anzi tor­
mentate con ingiuste persecuzioni i servi di Dio votati al
servizio della sua maestà e della sua volontà? 3. Non ti
basta non adorare Dio, ma perseguiti con vessazione sacri­
lega quanti lo adorano. Non adori Dio, ma neppure per­
metti che sia adorato. Non solo ti compiaci di quanti vene­
rano questi idoli vani e i loro simulacri costruiti dall’uomo,
ma anche che venerino stranezze e mostruosità: ti dispiace
solo chi adora Dio. 4. Ovunque nei vostri templi fumano i
resti delle vittime e i roghi di bestiame, mentre gli altari di
Dio non ci sono o sono nascosti. Si adorano coccodrilli,
cinocefali, pietre e serpenti, mentre soltanto Dio non è
adorato, oppure non è impunemente adorato. G li innocen­
ti, i giusti, i cari a Dio li privi della casa, li spogli del patri­
monio, li opprimi con catene, li chiudi in prigione, li puni­
sci gettandoli alle bestie feroci o con la spada e col fuoco.
5. Non ti soddisfa neppure la brevità dei nostri dolori e la

tum R || 14 monstra: -strua R ||uenerantur: -rentur Y || 15 pla­


ceant: -cent abDdR^iw ||tibi ante displicet add. A, ante dei add. aw
||displicet: disciplet Bac || 15/19 fumant — colitur om. S || 16 et2
om. mp ||dei] + cultor eras. H || 17 uel1 om. A ||nulla: noua R ||ante
crocodilli add. sunt b || cròcodil(l)i: corcodril(l)i
deHi^kMmP^pQrTiW^wY Gal crocodrilli A cocodrilli BfiL PpcT
corcodilli B crogodilli b crogadilli D || 18 et1] + lapide r30 ||serpen­
tes] + a uobis Br ||aut om. Q || 19 colitur: -latur ampio col*** x ||
20 deo: deos b ||deo caros iter. R ||domo: -mi aw ||priuas: primas M
priuatas t || 21 carcere includis om. S, secl. Hart ||carcere: -ri A ||
gladio bestiis - i ||gladio: -diis A ||ignibus: ignibusque T igne B igni
P ||punis: pon- Aaw ||nec: haec b ||saltem: salutem Hac || 22 con­
tentus: -temptus Bbx ||et: ac i
98 A DEM ETRIANO

ac ueloci breuitate poenarum, admoues laniandis corpori­


bus longa torm enta, m ultiplicas lacerandis uisceribus
numerosa supplicia; nec feritas atque immanitas tua usita­
tis potest contenta esse tormentis, excogitat nouas poenas
ingeniosa crudelitas.

XIII, 1. Quae haec est insatiabilis carnificinae rabie


quae inexplebilis libido saeuitiae? Quin potius elige tibi
alterum de duobus: christianum esse aut est crimen aut non
est. Si crimen est, quid non interficis confitentem? Si cri­
men non est, quid persequeris innocentem? Torqueri enim
debui, si negarem. Si, poenam tuam metuens, id quod prius
fueram et quod deos tuos non colueram, mendacio fallente
celarem, tunc torquendus fuissem, tunc ad confessionem
criminis ui doloris adigendus, sicut in quaestionibus ceteris
torquentur rei qui se negant crimine quo accusantur teneri,
ut facinoris ueritas, quae indice uoce non promitur, dolore
corporis exprimatur. 2. Nunc uero cum sponte confitear et
clamem et crebris ac repetitis identidem uocibus christia­
num me esse contester, quid tormenta admoues confitenti et

AaBbBf>DdeHhijklMmPpQRrSTTx(V)WwY

23 breuitate: grauit- r || admoues: -mouens Q -mones BHac ||


23/24 corporibus — lacerandis om. 1 1| 24 longa: -giora r ||multi­
plicas: -cans /acQ ||lacerandis: lanian- WY || 25 nec: hec b ||atque:
et L ||immanitas: inhuman- mp ||usitatis: -tatibus aw || 26 esse con­
tenta - BeLr ||contenta: -tempta i || excogitat: -git Mac -gitas r

Xffl, 1 quae om. R ||est haec - AfieLMQT ||haec om. R n ||


insatiabilis: -saniab- 5ac ||carnificinae: -ficis BfiHjmpT -ficiae Aaw -
ficina ir ||quae2] + est r || 2 inexplebilis: inpleb- R ||quin: quid Hac
cum x ||elige: elege ABbDHkMìcmPS(V) Wac Hart Sim Gai elegite x
|| 3 alterum: unum Ak ||de: e Ad ||me post christianum add. Mac,
del. M pc II iuxta christianum add. mg nomen Mpc ||aut est crimen
suppi. ||crimen est - rT\\ 4 quid: cur BijMpQr quare A ||inter­
ficis: -ficitis Lac ||confitentem: -tentes H3C || 4/5 si — innocentem
12, 5 - 13, 2 99

semplice rapidità delle pene. Applichi invece lunghe tortu­


re per dilaniare i corpi, moltiplichi i numerosi supplizi per
lacerare le membra, né la tua ferocia e brutalità può accon­
tentarsi delle consuete torture: la tua ingegnosa crudeltà
escogita sempre nuovi supplizi.

X III, 1. Quale insaziabile furore di sevizie, quale in


stinguibile piacere di crudeltà è mai questo? Scegli piutto­
sto una delle due alternative: l’essere cristiano o è un cri­
mine o non lo è. Se è un crimine, perché non uccidi chi
confessa di esserlo? Se non è un crimine, perché persegui­
ti un innocente? Infatti, se negassi di esserlo, dovrei essere
torturato. Se, temendo la tua pena, nascondessi con ingan­
nevole menzogna ciò che prima ero stato e di non aver
adorato i tuoi dèi, allora dovrei essere torturato, allora
dovrei essere costretto a confessare il crimine con la vio­
lenza del dolore; come accade negli altri processi dove
vengono torturati i rei che negano il delitto di cui sono
accusati, in modo che la verità del crimine, non manifesta­
ta con voce spontanea, sia estorta col dolore fisico. 2. Ma
poiché ora spontaneam ente confesso, grido e dichiaro
continuamente, ripetutam ente e con le stesse parole di
essere cristiano, perché torturi chi confessa e abbatte i

om. b || 5 non suppl. zs* ||quid: cur r || 6 debui: debuissem Ppc ||


si om. Aaw || 7 fueram: -rat Sac ||et om. H ||colueram: -rim d ||cela­
rem: celer- S negar- WY mutarem j ||8 fuissem: essem Lac || 9 ui:
sui k cum ui S Hart om. mzcp ||doloris ui - H ||doloris: -res p ||adi­
gendus: -dos bacmacp -dis Yac adiendus t ||sicut] + est A + esse T ||
ceteris quaestionibus - i ||quaestionibus] + solent T ||ceteris: -ri M
||ceteris] + qui T || 10 rei: et R ||se om. bac ||negant: -gat bac ||cri­
mine: crimen Q e crimine p ||teneri: gen- R || 11 ut: et -tac om. S ||
indice: iud- r ||uoce om. bD ||promitur: promittitur be premitur r ||
12 corporis: -reis A ||exprimatur: -mitur b ||cum sponte: consponte
Mact ||confitear: prof- j confiteatur Hac || 13 clamem: clamet Hac
clamans bBD clamitans p damen R || et: ac L om. bB$D ||crebris: -
brius eLmacp ||ac repetitis suppl. kmS ||identidem: et id t itidem Hac
idem idem b || 14 contester: -tor AMacw confitear eL confiteor r ||
quid: qui bD quod Mac ||admoues: -mones r
100 A DEM ETRIANO

15 deos tuos non in abditis et secretis locis, sed palam, sed


publice, sed in foro ipso magistratibus et praesidibus audien­
tibus destruenti, ut et si parum fuerat quod in me prius cri­
minabaris, creuerit quod et odisse et punire plus debeas?
Quod dum me christianum celebri loco et populo circum-
20 stante pronuntio, et uos et deos uestros clara et publica prae­
dicatione confundo, quid te ad infirmitatem corporis uertis,
quid cum terrenae camis imbecillitate contendis? Cum animi
uigore congredere, uirtutem mentis infringe, fidem destrue,
disceptatione si potes uince, uince ratione.

X IV , 1 . Vel si quid diis tuis numinis et potestatis est


in ultionem suam surgant, ipsi se sua maiestate defendant.
Aut quid praestare colentibus possunt, qui se de non colen­
tibus uindicare non possunt? 2 . Nam si eo qui uindicatur
5 pluris est ille qui uindicat, tu diis tuis maior es. Si autem his
quos colis maior es, non tu illos colere, sed ab illis coli debes.
Sic illos laesos ultio uestra defendit, quomodo et clausos, ne

AaBbB$DdeHhijkLMmPpQRrSTTx(V)WwY

15 non om. W ||abditis: aditis W2Qabsconditis j abutis b ||sec


tis: semotis T ||sed2: et L || 16 ipso] + et p || 17 destruenti: -endi
BR ||ut et si: ut si P(V) Gai etsi p ||et parum si - Hac si parum et ~
HPC ||fuerat: -rit MQ || 18 creuerit: creuit W ||quod: quid B ||puni­
re: -nisse p -niri Q ||debeas: -eam Q || 19 quod: quodquod Bac quos
e quid Hart ||me dum - MacQ ||dum: cum mp || 19/20 circumstan-
te:-tem MacQ || 20 et1 om. p ||deos: deus Mac || 20/21 praedica­
tione: praeconat- |iik praeconizatione r || 21 uertis: uestis PPcxac
uestri tPc uestris Q conuertis A || 22 quid: qui H ||terrenae: -nis m
||imbecillitate om. x ||contendis: congrederis x ||cum2: cum cum
Hac || 23 congredere: -dire r ||infringe: confringere Y || 24 discep­
tatione: -ationem BdQr disceptione aDw deceptione A || potes:
1 3 ,2 - 14, 2 101

tuoi dèi non in luoghi nascosti e segreti, ma apertamente,


pubblicamente, anzi nel foro stesso alla presenza di magi­
strati e governatori? Sicché se era di poco conto ciò di cui
prim a mi accusavi, ora è ben più grave ciò che in me
dovresti punire e odiare. Perché, mentre io mi professo cri­
stiano davanti a tutti, fra gente che mi circonda, e confuto
con parola chiara e pubblica voi e i vostri dèi, tu ti volgi
invece contro la debolezza del mio corpo e combatti con­
tro la fragilità della mia carne terrena? Lotta con il vigore
del mio animo, spezza la saldezza della mia mente, distrug­
gi la mia fede, vinci se puoi con le argomentazioni, vinci
con la ragione.

X IV , 1 . Oppure, se nei tuoi dèi vi è qualche potenza


potere, sorgano essi stessi a vendicarsi, difendano se stessi
con la loro maestà. Altrimenti, quale aiuto possono offrire
ai loro adoratori coloro che non possono vendicarsi dei
loro denigratori? 2. Se, infatti, chi vendica è superiore a
chi è vendicato, tu sei superiore ai tuoi dèi. Ma se sei supe­
riore a quelli che adori, non li devi adorare tu, bensì tu
devi essere adorato da loro. La vostra vendetta li difende
quando vengono offesi, allo stesso modo che la vostra tute-

potest w ||uince uince: uince AajMmpQw Gal conuince x ||ratione: -


nem A(qui transp. rationem uince) aBdkicMmpQRw

XIV, 1 numinis: nom- j'acMacQRac ||numinis] + est A ||et: ac


om. w || 1/2 et — in om. %|| 2 surgant: -gunt r ||surgant] + et Aaw
||se om. (3 ||maiestate: potestate d ||maiestate] + se P || 3 aut: ad S et
T at Hart Gal ||colentibus praestare ~A ||colentibus] + se Br ||qui se
suppl. P* ||non de ~ Bac ||de non colentibus: non alentibus t ac || 5
pluris: plus BHjkPST ||ante tu add. igitur eL, post tu j || 5/6 si — es
om. kP, suppl. mm&||autem: ergo S Hart ||his: is Mac Tac || 6 illos: eos
S Hart Gal ||sed] + tu Aj ||illis: ipsis dMQ illos Y ||coli] + potius T ||
debes] + et timeri ut dominus ikPr || 7 sic: si re om. A ||ultio uestra
defendit laesos - A ||defendit: -det S custodit r ||clausos: -sus F*c
102 A DEM ETRIANO

pereant, tutela uestra custodit. Pudeat te eos colere quos


ipse defendis, pudeat tutelam de eis sperare quos tu tueris.

XV, 1. O si audire eos uelis et uidere, quando a n


adiurantur, torquentur spiritalibus flagris et uerborum tor­
mentis de obsessis corporibus eiciuntur, quando heiulantes
et gementes, uoce humana et potestate diuina flagella et
5 uerbera sentientes, uenturum iudicium confitentur! Veni et
cognosce uera esse quae dicimus; et quia sic deos colere te
dicis, uel ipsis quos colis crede. 2 . Aut si uolueris et tibi
credere, de te ipso loquetur, audiente te, qui nunc tuum
pec-tus obsedit, qui nunc mentem tuam ignorantiae nocte
io caecauit. Videbis nos rogari ab eis quos tu rogas, timeri ab
eis quos tu adoras; uidebis sub manu nostra stare uinctos et
tremere captiuos, quos tu suspicis et ueneraris ut dominos.
Certe uel sic confundi in istis erroribus tuis poteris, quando
conspexeris et audieris deos tuos quid sint, interrogatione

AaBbB$DdeHhtjklMmPpQRrSTTn(V)WwY

8 pereant: praetereant R ||colere: -lore R || 8/9 quos ipse: quod


A || 9 defendis: -des S ||pudeat] + te j n ||de eis tutelam ~ d ||tute­
lam: iam x ||de: ab MQ ||eis: his i ||tu om. aun ||post tu add. ipse
L(V) ||tueris: tuteris A

AaBbB$DdeHhijkLMmPpQRrSTTx(V)WwY

XV, 1 eos audire —t ||eos suppl. Ysl eis / c ||uelis: uelles 'M
z

uellis QTac || 1/2 adiurantur a nobis ~ S Hart Gai || 2 adiurantur


torquentur: -rant -ent R ||adiurantur] + et ikP + quando T** ||tor­
quentur: -quentibus r ||spiritalibus: spiritual- L ||flagris: fragiis WY
plagis ||uerborum tormentis: uerberibus tormentas tac uerberum
t

tormentis xPc || 3 obsessis] + et fatigatis T ||eiciuntur: -ciantur Aaw


deic- b Gai ||heiulantes: -antur HTac || 4 et gementes: et -entis
HTac om. R ||et2 om. A || 5 iudicium: -cem ||confitentur: -tentes
t

A -tenter (3 continentur j contremiscunt r || 6 cognosce: -ces Gai


ign- r ||et: ut h ||quia om. A ||sic: si Y ||sic] + et |3 + tuos k ||te deos
14, 2 - 15, 2 103

la li custodisce tenendoli chiusi per evitare che si rovinino.


Vergognati di adorare dèi che tu stesso difendi, vergognati
di implorare protezione da dèi che tu stesso proteggi.

XV, 1 . Oh! se tu volessi sentirli e vederli quando so


da noi esorcizzati, torturati con flagelli spirituali e scaccia­
ti dai corpi degli ossessi coi tormenti delle parole esoreisti­
che; quando, urlando e gemendo, sperimentano queste
sferzate inferte per mezzo della voce umana e della poten­
za divina, e confessano che giungerà il giudizio futuro!
Vieni e riconosci che è vero ciò che diciamo; e poiché
afferm i di adorare gli dèi, credi almeno a quegli stessi
che adori. 2 . Oppure, se vorrai credere anche a te, tra­
mite te stesso parlerà —e lo sentirai - chi ora ha occupato
la tua anima, chi ora ha accecato la tua m ente con le
tenebre dell’ignoranza. Vedrai che siamo pregati da quel­
li che tu preghi, tem uti da quelli che tu adori; vedrai
stare incatenati in mano nostra e tremare come prigionie­
ri quelli che tu ammiri e veneri come padroni. Di sicuro
almeno così potrai essere convinto dei tuoi errori, quan­
do potrai vedere e ascoltare i tuoi dèi rivelare senza reti-

colere ~ L ||colere: cole Qac coli Qp0 ||te om. A, suppl. a^ || 7 crede
quos colis ~ eLS Hart ||colis: les macP3C|| 7/8 aut — credere suppl.
Tm8 || 7 uolueris: noi- L ||et om. A || 8 ipso: ipsi D pc ||loquetur: -
entur AaBbBfiDdkMPQRrT%Pc(V)w -untur f c -enter xac audiente:
-tes x ||te2] + quantus error sit A ||tuum: tunc |3 || 9 obsedit: -
sident BfìMT ||nunc om. WY ||tuam: tuae Bac ||caecauit: caecant
BfiMT cauit Tac caet- cauit Tac || 10/11 uidebis — adoras om. w ||
tu — quos om. HT ||rogas — quos om. Y || 10 eis1: ipsis B ]|
rogas] + etiam jMQ || timeri:-re t || eis2] + quos tu times i || 11
tu om. p || adoras: -rasti HT || manu nostra: m. uestra b -us -as diQ
|| 12 tremere: timere bPcBD timore bac || suspicis: -scipis
AaLmrw || ueneraris: uenaris k2C || dominos: -nus x || 13 sic: si
bDk || tuis om. A || 14 et audieris om. B || 14/15 interrogatione
nostra: -nes -a R ad -nes -as T in -ne -a ik || 15 statim] + se AaMw
|| licet uobis praesentibus - A \\ uobis: nobis L
104 A DEM ETRIANO

15 nostra, statini prodere, et praesentibus licet uobis praesti­


gias illas et fallacias suas non posse celare.

XVI, 1 . Quae ergo mentis ignauia est, immo quae


pientium caeca et stulta dementia, ad lucem de tenebris non
uenire et mortis aeternae laqueis uinctos spem nolle immor­
talitatis excipere, non m etuere Deum comminantem et
5 dicentem: S acrificans d iis era d ica b itu r n isi D om in o s o li a, e t
iteru m : A dorauerun t e o s q u os fe c e r u n t d ig iti eoru m , e t curua-
tu s e s t h o m o e t h u m ilia tu s es t uir, e t n o n laxabo illis b? Quid
te ad falsos deos humilias et inclinas, quid ante inepta simu­
lacra et figmenta terrena captiuum corpus incuruas? Rectum
10 te Deus fecit et, cum cetera animalia prona et ad terram situ
uergente depressa sint, tibi sublimis status et ad caelum
atque ad dominum suum uultus erectus est. 2. Illuc intue­
re, illuc oculos tuos erige, in supernis Deum quaere. Vt
carere inferis possis, ad alta et caelestia suspensum pectus
15 attolle. Quid te in lapsum mortis cum serpente quem colis
sternis? Quid in ruinam diaboli per ipsum et cum ipso
cadis? Sublimitatem serua qua natus es. Perseuera talis qua­
lis a Deo factus es. Cum statu oris et corporis animum tuum

AaBbB$DdeHhtjkLMmPpQRrSTTt(V)WwY

15/16 praestigias illas: -già -la k praestigias S || 16 suas suppl.


Msl ||celare: celerare S

AaBbB$DdeHhijklMmPpQRrSTTx(V)WwY

XVI, 1 immo om. Rac || 1/2 desipientium: dissip- Br desip


cientium t || 2 et stulta: stultaque d est et stulta h stultitia t ||
dementia] + est Q || de suppl. Bsl || non: nolle (V) || 3 uinctos:
uictos Tac || nolle spem ~ T || nolle: nullam p || 4 excipere: acc-
Aarw || deum: dominum dkmPpSx(V) || comminantem: homo
minantem Hac minantem Hpc || 5 diis] + alienis B || soli domino
~ d || soli : -lo Q || 6 ante adorauerunt add. et d || eos om. A ||
digiti eorum fecerunt ~ r || 7 curuatus: inc-z curbat- r || laxabo:
rei- HTV dimittans j labo x || illis: illos dacmpTac || illis] + dicit
dominus eL || 8 te om. x || humilias: -las T || quid2] + te Q ||
15, 2 - 1 6 ,2 105

cenze alle nostre domande chi essi siano, senza poter nascon­
dere anche in vostra presenza i loro inganni e le loro falsità.

X V I, 1. Dunque quale fiacchezza di mente è mai ques


anzi quale cieca e stolta demenza di insensati non voler
giungere dalle tenebre alla luce e, avvinti dai lacci della
morte eterna, non voler accogliere la speranza dell’immor­
talità, non voler temere Dio che minaccia e dice: C hi sa crifi­
ca a g li d è i e n o n a l s o lo S ign o re sarà sra d ica to a, e ancora:
H anno a d ora to q u elli c h e le lo ro dita h a n n o fa tto ; l ’u o m o s i è
cu rvato, l ’u o m o s i è u m ilia to; e io n o n li p e r d o n er ò b? Perché
ti umili e t’inchini a falsi dèi, perché incurvi il corpo come
uno schiavo di fronte a vani simulacri e a statue di terra?
Dio ti ha creato eretto; e mentre gli altri animali sono proni
e rivolti verso terra a causa della loro curva postura, ti ha
dato una ritta statura e ha rivolto il tuo viso al cielo e al suo
Signore. 2 . Là indirizza lo sguardo, là dirigi i tuoi occhi,
cerca Dio in alto. Per poterti tenere lontano dagli inferi,
alza il cuore e rivolgilo alle realtà sublimi e celesti. Perché ti
butti a terra in una condizione di morte insieme al serpente
che adori? Perché a causa del diavolo e insieme a lui cadi
nella sua rovina? Conserva la sublimità in cui sei nato.
Rimani quale sei stato creato da Dio. Mantieni il tuo animo
conforme all’orientamento del tuo volto e del tuo corpo.

ante: ad t || 9 corpus: -pore R || incuruas: -uatur r || 10 et2


om. H || 10/11 terram situ... sint: terra si... sit i || 11 sublimis: -
mi B || 12 dominum: deum AaBbBfiDdehijLMmpQrTTtw Gal ||
suum: sursum BHJTT Gal susum Hart tuum AbirWvc || est om. t
|| illue: illic Aaw || 13 illue: illic 5 ac || erige: dirige S Hart ||
deum: dominum S || quaere] + et d || 14 caelestia: superna A ||
suspensum: suspectum r || 15 lapsum: lapsu r || serpente: -tem
Q*0 || quem colis: quae malis % || 16 ruinam: -as MQ || diaboli:
zaboli a zabuli w || cum ipso et per ipsum - A || 17 cadis: cordis b
|| sublimitatem: sullim- L || es: est r || 17/18 perseuera — es
om. h || 18 statu oris: statueris t || oris et om. d

XVI. a. Es 22,19 b. Is 2, 8-9.


106 A DEM ETRIANO

statue. V t cognoscere Deum possis, te ante cognosce.


20 Relinque idola quae humanus error inuenit. A d Deum
conuertere; quem si imploraueris subuenit. Christo crede,
quem uiuificandis ac reparandis nobis pater misit. Laedere
seruos Dei et Christi persecutionibus tuis desine, quos lae­
sos ultio diuina defendit.

X V II, 1. Inde est enim quod et nemo nostrum, quan


apprehenditur, reluctatur nec se aduersus iniustam uiolen-
tiam uestram quamuis nimius et copiosus noster populus
ulciscitur. Patientes facit de secutura ultione securitas.
5 Innocentes nocentibus cedunt, insontes poenis et crucia­
tibus acquiescunt, certi et fidentes quod inultum non
rem aneat quodcum que p erp etim u r quantoque m aior
fu e rit p e rse c u tio n is in iu ria , ta n to et iu s tio r fia t et
grauior pro persecutione uindicta. Nec unquam impio-
10 rum scelere in nostrum nomen exsurgitur, ut non statim
diuinitus uindicta com itetur. 2. V t mem orias tacea­
mus antiquas et ultiones pro cultoribus Dei saepe repe­
titas nu llo uocis praeconio reuoluam us, docum entum

AaBbB^DdeHhtjkLMmPpQRrSTTz(V)WwY

19 statue] + et 1 1|ut: et S ||ante te - L ||cognosce: -scas R -ce


Tac || 21 subuenit: -niet bD ||christo: -tum Aaw || 22 uiuificandis:
uific- Y mortific- Aaw ||ac: et r ||pater] + filium Tac || 23 tuis per­
secutionibus ~ d ||tuis om. A || 24 defendit: -det kP

AaBbBfiDdeHhijkLMmPpQRrS (usque ad XVII, 11 memorias ta)


TTx(V)WwY

XVII, 1 est] + et A || enim om. i || enim] + et B || et o


AadijkmPpQ^RTw Hart ||quando: cum M || 2 nec: ne r ||iniustam
om. (V) || 3 nimius] + noster A || copiosus: copiosius r ||copio­
sus] + sit bDT^ ||noster] + sit j(V) ||populus noster ~B || 4 ulcisci-
16, 2 - 17, 2 107

P e r p o te r c o n o scere D io, con o sci p rim a te stesso.


A bbandona gli idoli che T errore umano ha inventato.
Volgiti a Dio: se lo implorerai, ti verrà in aiuto. Credi a
Cristo che il Padre ha mandato per darci la vita e a rinno­
varci. Cessa di colpire i servi di Dio e di Cristo con le tue
persecuzioni, perché, quando sono colpiti, li difende la
divina vendetta.

U atteggiamento dei cristiani


di fronte alle persecuzioni e alle avversità

X V II, 1. Nessuno di noi, perciò, fa resistenza quando


arrestato, né si vendica della vostra ingiusta violenza, sebbe­
ne il nostro popolo sia molto numeroso. Ci rende pazienti
la sicurezza della punizione futura. Innocenti (i cristiani) si
sottomettono ai malvagi, incolpevoli accettano castighi e
tormenti, sicuri e fiduciosi che non resterà impunita qua­
lunque cosa sopportiamo; e quanto maggiore sarà stata la
violenza della persecuzione, tanto più giusto e più grave
sarà il castigo per quella persecuzione. Né mai si insorge
con empia scelleratezza contro il nostro nome senza che
immediatamente non segua il castigo divino. 2. Per non
parlare di avvenimenti passati, ricordando con enfasi i reite­
rati castighi a difesa di quanti adorano Dio, è sufficiente la

tur: -cicitur A ||ulciscitur] + quia (V) Gal, + et Dd ||secutura: secu­


ra aacB sequitur b ||securitas: securos d || 5 et iter. B 5/6 crucia­
tibus: -tus t ||acquiescunt: -cuntur x || 6 et: ac fi || 7 remaneat: -
net WY ||perpetimur quantoque om. x ||maior: -ore R ||persecutio­
nis: -nes pac ||persecutionis] + impiorum A ||tanto] + maior Aaw
8 et1 om. bDLMQ Hart ||iustior: iniustos B ||fiat: fiet AabDdLMWw
||et2: etiam r 9 persecutione: -nibus bD -nem Tac -nes xPc ||uindic-
ta: -te B ||unquam: nunquam Aaw 10 in suppl. Bsl ||ante nomen
iter, in B ||exsurgitur: -gat x om. R ||non: nos R 11 diuinitus om. A
||uindicta] + nostra R ||comitetur: cometetur S ||ut2 suppl. T** 12
antiquas taceamus - w ||taceamus: -cemus yac ||et: ut Tx ||saepe
repetitas: saepe repetita Y se perpetitas x 13 uocis: uoci MicQ
doces R ||documentum: -ti A -tis Bac a documentis r
108 A DEM ETRIANO

recentis rei satis est, quod sic celeriter quodque in tanta


15 celeritate sic granditer nuper secuta defensio est, ruinis
rerum , iacturis opum, dispendio militum, deminutione
castrorum. Nec hoc casu accidisse aliquis existimet aut fuisse
fortuitum putet, cum iam pridem scriptura diuina posuerit
et dixerit: M ih i u in dictam , e g o retribu am , d icit D om in u s a,
20 et iterum Spiritus sanctus praemoneat et dicat: N e dix eris:
u lcisca r m e d e in im ico m eo, s e d ex sp ecta D om in u m u t tib i
auxilio s i t b. Vnde clarum est atque manifestum quia non per
nos, sed pro nobis accidunt cuncta ista quaè de Dei indi­
gnatione descendunt.

X V m , 1. Nec ideo quis putet christianos his quae acci­


dunt non uindicari, quod et ipsi uideantur accidentium
incursione perstringi. Poenam de aduersis mundi ille sentit,
5 cui et laetitia et gloria omnis in mundo est. Ille maeret et
deflet, si sibi male sit in saeculo, cui bene non potest esse
post saeculum, cuius uiuendi fructus omnis hic capitur, cuius
hic solacium omne finitur, cuius caduca et breuis uita hic

AaBbBfiDdeHhijkLMmPpQRrS (usque ad XVII, 11: memorias


ta) TTx(V)WwY

14 est om. B ||quod: et quod Y ||sic: si kac ||celeriter: -ritate A


quodque: quoque abDMQw om. A ||in om. A || 15 celeritate: -riter
A celebritate (V) ||granditer nuper: grandis te nuper p grandis ter m
graditur x ||defensio est : est defensio - B defensione r ||est] + eL ||
16 supra rerum add. regum i ||deminutione: dom- Tac dum notione
R || 17 castrorum: bonorum T pc ||casu om. Aaw ||aliquis accidisse
~ eL ||accidisse: acced- /ac excid- MacQ occid- x || 18 fortuitum: -
tuitu Y -tuito B postremum R ||putet: comp- Y ||iam: tam R || 19
uindictam: -ta W ||uindictam] + et aBLr(V)Yw Gai || 20 sanctus
om. r ||praemoneat: -net MacQTPc || dicat: -cet M3CQ1C -cit Q pcT pc ||
dixeris: -eritis Hacmacp dicas MQBac || 21 ulciscar: -cor R ||me
suppl. Msl ||dominum: deum BbDdeHhjLmpRTTx ||tibi] + in bD ||
22 sit auxilio ~ Gai ||auxilio: auxilior R auxilietur MQ ||atque mani­
festum est ~ r J| quia: quod B om. P ||non quia ~ k || 23 nobis:
uobis DPCL Haccidunt: accedunt j 3Ci ||de suppl. dsiBs^||dei: deo Pacx
|| 23/24 indignatione: dign- jQ || 24 descendunt: discedunt
17, 2 - 18, 1 109

testimonianza di quanto è avvenuto di recente, poiché


poco fa Dio ci ha difesi così prontamente e, pur in tanta
rapidità, così grandiosamente: crollo sociale, perdita di ric­
chezze, disfatta di soldati, decimazione di eserciti. Nessuno
pensi che questo sia accaduto per caso o lo ritenga un
evento fortuito, poiché già da tempo la divina Scrittura
l’aveva annunciato dicendo: A m e la v en d etta , io retribu irò,
d ic e i l S ig n o re a, o di nuovo lo Spirito Santo ammonisce
dicendo: N on d ire: m i v e n d ich e r ò d e l m io n em ico , m a a sp et­
ta c h e i l S ign o re ti sia d i a iu to b. Perciò è chiaro ed evidente
che non per colpa nostra, ma a nostra difesa accadono
tutte queste cose che provengono dallo sdegno di Dio.

X V III, 1. Nessuno dubiti che le cose che accadon


non siano a favore dei cristiani, per il fatto che anch’essi
sem brano co lp iti dal sopraggiungere d elle sventure.
P rova dolore dalle disgrazie del mondo chi pone ogni
gioia e ogni gloria nel mondo. Si addolora e piange, se si
trova male nel mondo, chi ritiene che non può esserci
alcun bene dopo questo mondo, chi vuole raccogliere
qui ogni frutto della vita, chi pensa che ogni godimento
qui finisca, chi in questa effimera e breve vita mette in

AaBbB$DdeHhijkLMmPpQRrTTz(V)WwY

XVin, 1 putet quis ~L se putet j quis potest aw potest quis A ||


christianos: -nis WY -nus f i c -norum w ||christianos] + de Bp + in d
||quae: qui t ||accidunt: -ced- _/acMacT || 2 quod: quando bD ||et
om. HT ||ipsi: ipse om. r ||uideantur: -eatur f i c -eant %||acciden­
t

tium: -ced- j\ om. i || 3 incursione: -nes Aaw incursatione (V) ||


poenam] + enim P5* ||sentit: -tiet R || 4 et1 om. AbD ||est omnis in
mundo - Aaw ||omnis: omnia B omnes xac ||et3: ille mp || 5 male:
malent R ||sit om. bR || 6 uiuendi] + hic A ||omnis fructus - A \\
fructus: finis i ||omnis: -ia 1 1|capitur: accip- Y || 6/7 cuius2 — fini-
tur om. m || 7 omne solacium - A ||breuis uita: orem suita R

XVII. a. Dt 32, 35 b. Pr 20, 22.


110 A DEM ETRIANO

aliquam dulcedinem computat et uoluptatem, quando istinc


excesserit poena iam sola superest ad dolorem. Ceterum
nullus his dolor est de incursatione malorum praesentium,
quibus fiducia est futurorum bonorum. 2. Denique nec
consternamur aduersis nec frangimur nec dolemus neque in
ulla aut rerum clade aut corporum ualitudine mussitamus.
Spiritu magis quam carne uiuentes, firmitate animi infirmi­
tatem corporis uincimus. Per ipsa quae uos cruciant et fati­
gant, probari et corroborari nos scimus et fidimus.

X IX , 1. Putatis nos aduersa uobiscum aequaliter perpe


quando eadem aduersa uideatis a nobis et uobis non aequa­
liter sustineri. Apud uos impatientia clamosa semper et que­
rula est, apud nos fortis et religiosa patientia quieta semper
et semper in Deum grata est, nec quicquam istic laetum aut
prosperum sibi uindicat, sed mitis et lenis et contra omnes
fluctuantis mundi turbines stabilis diuinae pollicitationis
tempus exspectat. 2. Quamdiu enim corpus hoc permanet
commune cum ceteris, sit necesse est et corporalis condicio

AaBbBfiDdeHhijkIMmPpQRrTTx(V)WwY

8 aliquam: -quem Tac ||computat: -tet r ||et om. iTx ||uolup


tem: -ptate B -ptatum ix uoluntatem Q || quando: cui quando d
quando enim T ||istinc: istic r hinc dMQ || 9 excesserit: -rint Q ||
poena: -am Bac || sola iam - deMmpQR || dolorem: -lerem Aac ||
10 his nullus - T ||his: hic HiLMpQRrT iis e ||incursatione: incur­
sione d*ciMpQr || malorum om. p || 12 consternamur: -nimur
BBdHMQrTT ||consternamur] + in Aa(V)w Gal ||aduersis] + omni­
no Bjmp ||frangimur: -mus R ||in: enim eL || 13 ulla: nulla aBbhwY
ullam R ||aut1 om. Adr )|ualitudine: inual- kL || 14 spiritu: -tum x
Y ||firmitate: -tem QR ||infirmitatem: -te B || 15 corporis om. A ||
uincimus: -cemus Aaw ||ipsa: ea r ||uos: nos B ||cruciant: -antur x ||
16 et om. R ||corroborari: comprobari Br corporari x ||nos scimus:
noscimus Tacxac || 17/18 et fidimus: et fidemus aQacWwY et uidi-
mus t et confidimus i om. A
18, 1 - 19, 2 111

conto qualche soddisfazione e piacere: quando avrà lascia­


to questo mondo gli resterà soltanto una pena da soffrire.
Invece non provano alcun dolore per il sopraggiungere dei
mali presenti coloro nei quali è presente la fiducia nei beni
futuri. 2. Infine non ci spaventiamo per le avversità, né ci
abbattiamo o addoloriamo o lamentiamo per alcuna perdi­
ta di beni o malattia del corpo. Vivendo più nello spirito
che nella carne, vinciamo la debolezza del corpo con la
forza dell’animo. Sappiamo e siamo sicuri di essere provati
e rafforzati tramite le stesse cose che, invece, tormentano e
affliggono voi.

X IX , 1. Non dovete pensare che subiamo al pari vost


le avversità, poiché potete constatare che noi e voi non
sopportiamo allo stesso modo le stesse avversità. In voi vi è
un’intolleranza sempre strepitante e lamentosa; in noi,
invece, una pazienza salda e religiosa, sempre tranquilla e
sem pre grata a D io, che non p reten de p er sé qui nel
mondo alcuna gioia o felicità, ma mite, quieta e ferma con­
tro ogni tempesta del mondo sconvolto attende il compier­
si della divina promessa. 2. Infatti, finché questo corpo
resta comune a quello degli altri, necessariamente ha in
comune con gli altri anche la sua condizione materiale, né

XIX, 1 nos iter, b ||uobiscum: nobis- B || 1/3 perpeti — aequ


liter om. bD || 2 eadem: om. eL ||a nobis et uobis: a uobis et nobis
R a nobis et a uobis Br Gal a uobis et a nobis MQ || 3 uos] + enim
T5®11|semper clamosa - A ||querula: -Iosa T || 4 nos: uos b ||religio­
sa: religio Y ||patientia: sapient- bDY ||semper om. A || 5 in deum
semper ~A ||in: ad j ||deum: deo bDQ dominum d domino Y ||est]
+ et W ||quicquam: quisquam LT ||quicquam] + nostrum P 11|istic:
-tinc AaiH^T^w ||laetum: aut laetum j ||aut: ac Ad || 6 sibi om.
BpT ||uindicat: iudicat e h uendicat p ||et1: ac (V) Gal aut x 1|lenis:
plenis Az || et2 om. Aaw || omnes: -nia x || 7 fluctuantis: -tes
aBbH^kM^QRn^ fluctitantis p ||mundi fluctuantis ~ P ||stabilis: -
les _/acQTacx -li r ||pollicitationis: -nes Mac || 8 tempus suppl. LslMsl
semper MQ ||exspectat: -tans MQ ||hoc corpus ~ Ad ||permanet:
rema-r || 8/9 cum ceteris commune permanet - A || 9 cum om. x
|| 9/10 sit — communis om. WY ||et om. k
112 A DEM ETRIANO

io communis nec separari generi humano ab inuicem datur,


nisi istinc de saeculo recedatur. Intra unam domum boni et
mali interim continemur. Quicquid intra domum uenerit
pari sorte perpetimur, donec aeui temporalis fine completo
ad aeternae uel mortis uel immortalitatis hospitia diuida-
15 mur. 3. Non ergo idcirco compares uobis et aequales
sumus, quia, in isto adhuc mundo et carne hac constituti,
mundi et carnis incommoda uobiscum pariter incurrimus.
Nam cum in sensu doloris sit omne quod punit, manifes­
tum est eum non esse participem poenae tuae quem uideas
20 tecum non dolere.

XX, 1. Viget apud nos spei robur et firmitas fidei et


ipsas saeculi labentis ruinas erecta mens est et immobilis
uirtus et nunquam non laeta patientia et de Deo suo semper
anima secura, sicut per prophetam Spiritus sanctus loquitur
5 et hortatur, spei ac fidei nostrae firmitatem caelesti uoce
corroborans: F icus, inquit, n o n a ffer et fr u ctu m e t n o n eru n t
n a scen tia in uin eis. M en tietu r o p u s o liu a e e t ca m p i n o n p ra e­
sta b u n t cibu m . D eficien t a p a b u lo o u e s e t n o n eru n t in pra e-
sep ib u s bou es. E go a u tem in D om in o ex u ltabo e t ga u d eb o in

AaBbB$DdeHhijkLMmPpQRrTTi(V)WwY

10 separari] + humanitus h ||generi: -re eL || 11 nisi — reced


tur suppl. As*||nisi] + in Hac ||de saeculo istinc ~ A ||istinc de saecu­
lo: de saeculo postmodum (V) istinc de saeculo postmodum Gai
istinc uelocius d || 12 continemur: -nemus j -nentur r ||uenerit:
euen- MQ || 13 perpetimur: repet- B patimur x || 14 ad: ab xPc ||
aeternae: -na aB$M.PcmpTw aeterno x iter, b ||mortis: -tes xac ||
immortalitatis: -litas Y ||diuidamur] + loquitur et hortatur WY ||
15 non: nec b ||ergo: igitur |3 ||compares: pares d nos pares j || 16
in ter praeb. r ||adhuc om. x ||et] + in x ||carne hac constituti: c. con­
stituti bir c. a constitutione MacQ || 18 in suppl. Ws* ||sensu: -um Q
||punit: ponit Dac premit r ||19 est suppl. pslxsl ||eum suppl. IA post
esse ||participem esse - mp ||participem: principem i ac ||poenae
tuae transp. post punit M || 19/20 tecum uideas ~ (V) Gai || 20
tecum] + aequaliter Bp ||dolere: delere Dac dolore BBxY
19, 2 - 2 0 , 1 113

ci è dato di separarci vicendevolmente dal genere umano


se non uscendo da questo mondo con la morte. Nel frat­
tempo abitiamo, buoni e cattivi, all’interno di un’unica
casa. Qualsiasi evento accada nella casa lo subiamo con
ugual sorte finché, terminato il corso di quest’evo tempora­
le, non saremo divisi per le dimore eterne della morte o
dell’immortalità. 3. Non siamo dunque pari a voi, uguali a
voi, solo perché - mentre siamo ancora in questo mondo e
in questa carne - subiamo con voi e allo stesso modo le
stesse contrarietà. Infatti, poiché ogni pena sta nella sensa­
zione di dolore, è evidente che non partecipa alla tua pena
chi non vedi soffrire con te.

XX, 1. In noi sono salde la forza della speranza e


fermezza della fede; e, proprio tra le rovine del mondo
che vacilla, il nostro spirito è stabile, incrollabile la virtù,
sempre lieta la pazienza, e l’anima è sempre sicura del suo
Dio. Così infatti per mezzo del profeta lo Spirito Santo
parla ed esorta, rafforzando con la sua voce celeste la fer­
mezza della nostra speranza e della nostra fede: I l f i c o ,
dice, n o n darà fr u tto e n o n c i sa ra n n o g ra p p o li n e lle v ign e.
Verrà m e n o i l f r u t t o d e ll ’o liv o e i ca m p i n o n d a ra n n o cibo.
M a n ch er a n n o l e p e c o r e d a l p a s c o lo e n e l l e s ta lle n o n c i
sa ra n n o b u o i. M a io e s u lte r ò n e l S ig n o re e g io ir ò in Dio,

A {usque ad XX, 2 erecta) a (u sq u e ad XX, 2 et ree)


BbB$DdeHhijkLMmPpQRrTTx(V)Ww {usque ad XX, 2 et) Y

XX, 1 robur: -bor /acTacx ||et1 om. HT ||firmitas: frem- (3 ||


2 ipsas: -sa aMwQic || labentis: -tes r || erecta: recta bD et
ree** a et*** w ||mens] + nobis (V) Gal ||est: esset R om. W ||
3 nunquam non: non unquam nisi d nunquam nisi ir ||de om. br ||
4 anima semper ~ HT || 5 hortatur: exh- MQ ||spei om. P ||ac:
om. eL || 5/6 cadesti uoce suppl. || 6 corroborans: commemo­
rat B ||inquit: ait MQ ||afferet: -fert bDdRn -ferent mp (V) ||fruc­
tum: -tus WY || 7 erunt nascentia: erit generatio i ||oliuae: oleae
HPTt Hcampi suppl. Ys* || 8 praestabunt: afferent j ||cibum: escam
h j frumentum i ||pabulo: stabulo /x populo WY || 9 in praesepi-
bus: ad praesepia R ||gaudebo et exultabo - H ||et om. WY Hart ||
114 A DEM ETRIANO

io D eo salutari m eo a. 2. Dei hominem et cultorem Dei sub­


nixum spei ueritate et fidei stabilitate fundatum negat mundi
huius et saeculi infestationibus commoueri. Vinea licet fallat
et olea decipiat et herbis siccitate morientibus aestuans cam­
pus arescat, quid hoc ad christianos, quid ad dei seruos quos
15 paradisus inuitat, quos gratia omnis et copia regni caelestis
exspectat? Exultant semper in Domino et laetantur et gau­
dent in Deo suo et mala atque aduersa mundi fortiter tole­
rant, dum bona et prospera futura prospectant. Nam qui,
exposita natiuitate terrena, spintu recreati et renati sumus
20 nec iam mundo sed Deo uiuimus, non nisi cum ad Deum
uenerimus Dei munera et promissa capiemus. 3. Et tamen
pro arcendis hostibus et imbribus impetrandis et uel aufe­
rendis uel temperandis aduersis, rogamus semper et preces
fundimus, et pro pace ac salute uestra propitiantes et placantes
25 Deum diebus ac noctibus iugiter atque instanter oramus.

X XI. 1 Nemo sibi itaque blandiatur quod nobis et pr


fanis, Dei cultoribus et Deo aduersantibus, sit interim per

A (u sq u e ad XX, 2 erecta) a (u sq u e ad XX, 2 et ree)


BbB$DdeHht)klMtnPpQRrTTx(V)Ww (usque ad XX, 2 et) Y

10 salutari: saluatore R (V) Gal ||dei1: deus BM ||dei hominem et


cultorem dei: d. homine dei cultore %d. hominem et cultorem christi
Bdjr d. hominem et dei culturae MQ || 11 spei: spe R ||stabilitate: -
tatem R || 11/12 huius mundi - MQ || 13 olea: oliua Gai ||sicci­
tate: -tatem R ||morientibus: orient- H ||campus: camptus pus ||
14 ad1 suppl. ||ad... ad: a... a R ||quid2: qui Qac ||dei: fidei i ||
quos: quo x || 15 caelestis regni - L || 16 exultant: -tat Q ||domi­
no: dominum mR deum eL ||laetantur: -tatur MacQ ||et2 om. p ||
17 atque om. r || 17/18 tolerant dum: tolerandum Tac tolerando
donec D tolerando b || 18 bona et: dona et b om. D ||prospera] +
fortuna r ||futura om. Q suppl. Msl ||prospectant: expectant B pcMT
expectat Q expectent Bac ||nam qui: num quid t || 19 spiritu: -tus p
||recreati et renati: recreati et nati b creati et renati WY renati et
recreati B renati et creati r || 20 mundo sed: mundos ad Y ||cum
suppl. W®11|deum: dominum kP eum D3Cmp Gai || 21 capiemus: -
2 0, 1 - 21 115

mio salvatore a. 2. Egli attesta che l’uomo di Dio e che


adora Dio, sostenuto dalla verità della speranza è fondato
sulla saldezza della fede, non è turbato dalle sciagure di
questo mondo e del tempo. Anche se la vigna non produ­
ce, l’olivo non fruttifica, inaridisce per la siccità il campo
riarso di erbe morenti, che cosa vale tutto questo per i cri­
stiani? Che cosa importa di ciò ai servi di Dio che sono
allettati dal paradiso, dove li aspetta ogni grazia e la ric­
chezza d el regno celeste? Essi esu ltan o sem pre nel
Signore, si rallegrano e gioiscono nel loro Dio, sopportano
con ferm ezza i mali e le avversità del m ondo, m entre
attendono i beni e le gioie future. Noi, infatti, che abbia­
mo deposto la nostra nascita terrena e, ricreati e rinati
nello spirito, non viviamo più per il mondo ma per Dio,
solo quando saremo giunti a Dio riceveremo i doni pro­
messi da Dio. 3. Nondimeno preghiamo sempre e innal­
ziamo suppliche perché i nemici siano respinti, per impe­
trare le piogge, per evitare o mitigare le avversità; incessan­
temente e insistentemente preghiamo per la pace e la vostra
salvezza, supplicando e implorando Dio giorno e notte.

X X I. Nessuno dunque si illuda del fatto che vi sia o


tra noi e i pagani, tra gli adoratori di Dio e i suoi avversari,

piamus HTac%|| 22 pro arcendis: parcendis B ||et1] + pro MQ ||


22/23 et2 — temperandis suppl. 7^8 ||et2 om. dx sed P ||uel: uelut
bDac ||auferendis: abstrahendis x || 23 uel om. %||temperandis: adt-
M ||et om. d ||preces: -cem r || 24 et1: uel B ut T ||ac: et B$k ||
uestra: nostra pL ||et2: ac T Gal || 24/25 placantes deum: placentes
deum HMac placantes dominum ikP deum plangentes mp || 25 die­
bus om. e || 25 atque — XXI, 1 blandiatur om. t ||instanter: infe-
stanter Bac ||oramus: -mur Ppc

BbB$DdeHbijkLMmPpQRrTTx(V)WY

XXI, 1 itaque sibi - BHkPr (V) ||quod] + a Br, + sic j || 2/3 p


aequalitatem: pro aequalitate L

XX. a. Ab 3,17-18
116 A DEM ETRIANO

aequalitatem carnis et corporis laborum saecularium con­


dicio communis, ut ex hoc opinetur non omnia ista quae
accidunt uobis irrogari, cum Dei ipsius praedicatione et
prophetica contestatione ante praedictùm sit uenturam
super iniustos iram Dei, persecutiones quae nos humanitus
laederent non defuturas, sed et ultiones quae laesos diuini-
tus defenderent secuturas.

X X II, 1. Et quanta sunt quae istic pro nobis interi


fiunt! In exemplum aliquid datur, ut Dei uindicis ira nos­
catur. Ceterum retro est iudicii dies quem scriptura sancta
denuntiat dicens: Vlulate. Proximus est enim dies Domini,
et obtritio a Deo aderit. Ecce enim dies Domini uenit insana­
bilis indignationis et irae ponere orbem terrae desertum et
peccatores perdere ex eo a. Et iterum: Ecce dies Domini uenit
ardens uelut clibanus, eruntque omnes alienigenae et omnes
iniqui stipula, et succendet illos adueniens dies, dicit
Dominus b. Succendi et crem ari alienigenas praecanit
Dominus, id est alienos a diuino genere, et profanos, spiri­
taliter non renatos nec Dei filios factos. 2. Euadere enim

BbBftDdeHhijkLMmPpQRrTTt(V)WY

3 corporis et carnis aequalitatem - r ||laborum: -rem Y || 4 e


et MacQTac ||non om. DPcdMQ ||quae] + nunc di || 5 accidunt: -
ced- j^Q t ||uobis: nobis beL ||irrogari: -gant R || 6 prophetica: -tia k ||
7 dei] + et dMT (V) ||persecutiones: -nesque bDh || 8 et om. i ||
quae] + nos (V) Gai

XXII, 1 sunt: sint i ||pro nobis istic ~ d ||istic: istinc Bir est h
R om. B ||interim pro nobis ~ Bir ||2 exemplum: -pio MQ ||uindicis:
-ces x || 3 ceterum iter. R ||retro: presto pT2 ||dies iudicii ~ d ||
iudicii om. Q suppl. ante quem Msl ||quem: quae t || 4 proximus: -
mam pac -ma pac ||enim est ~ D || 5 et: aut j ||obtritio: retributio L
||aderit: erit Tacx ||domini dies ~ b\\ uenit: -niet j -nerit e ||insanabi-
21 - 22, 2 117

una comune condizione di travagli terreni a motivo della


stessa uguaglianza fisica, così da indurvi a pensare che tutte
le sventure che accadono non vi siano inflitte come casti­
ghi. In base alla voce stessa di Dio e alla testimonianza dei
profeti è già stato predetto che l’ira di Dio sarebbe giunta
sopra gli ingiusti, che non sarebbero mancate le persecu­
zioni che ci avrebbero umanamente danneggiato, ma anche
che sarebbero seguiti i castighi che ci avrebbero divina­
mente difesi se colpiti.

X X II, 1. Quanto sono grandi gli eventi che accadon


nel mondo a nostra difesa! Sono solo un esempio perché si
riconosca l’ira punitrice di Dio. Del resto è vicino il giorno
del giudizio che la santa Scrittura annuncia, dicendo:
Urlate. Infatti è vicino il giorno del Signore e giungerà la
devastazione da Dio. Ecco, infatti, il giorno del Signore giun­
ge con sdegno e con ira implacabile, per rendere la terra un
deserto e sterminare da essa i peccatori a. E nuovamente:
Ecco, giunge il giorno del Signore, ardente come un forno;
tutti gli stranieri e tutti gli iniqui saranno come paglia, e il
giorno che viene li brucerà, dice il Signore b. Il Signore pre­
dice che saranno arsi e inceneriti gli stranieri, ossia gli estra­
nei alla famiglia divina, e i pagani, che non sono rinati spiri­
tualmente né diventati figli di Dio. 2. Infatti in un altro

lis: insatiabilis e insatibilis L || 6 insanabilis] + et Q plenus dmmS ||


terrae om. Gal || 7 iterum] + dicit MQ ||uenit: -niet ejL || 8 cliba­
nus] + ignis idr ||alienigenae: alienienae bW2Calienagene r“c aliege-
nae kac om. R ||omnes1: omnia t ||et omnes om. R || 9 iniqui] +
quasi eL + sicut MQ + ut irT ||succendet: -dit t ||dies] + domini kP
+ uindictae T || 10 cremari: recr- mp ||alienigenas: aliegenas £ac ali-
genas Wìc alienienos Y ||praecanit: -cin- fidijPcLMmPcpPcQPcTY ||
11 dominus: deus d ||alienos: -nis Qac ||a: ac r ||spiritaliter: spiritual­
ia special- (3 spiriliter (?) H || 12 enim] + eos Bfìdtr

XXII. a. Is 13, 6. 9 b. MI 3,19


118 A DEM ETRIANO

solos posse qui renati et signo Christi signati fuerint alio in


loco Deus loquitur, quando ad uastationem mundi et interi-
15 tum generis humani angelos suos mittens grauius in ultimo
comminatur dicens: Vadite et caedite et nolite parcere oculis
uestris. Nolite misereri senioris aut iuuenis, et uirgines et
mulieres et paruulos interficite ut perdeleantur. Omnem
autem super quem signum scriptum est ne tetigeritis c. Quod
20 autem sit hoc signum et qua in parte corporis positum mani­
festat alio in loco Deus dicens: Transi mediam Hierusalem
et notabis signum super frontes uirorum qui ingemunt et
maerent ob iniquitates quae fiunt in medio ipsorum d. 3. Et
quod ad passionem et sanguinem Christi pertineat hoc
25 signum et ille saluus atque incolumis reseruetur, quisque in
hoc signo inuenitur, item Dei testim onio com probatur
dicentis: Et erit sanguis in signo uobis super domos in qui­
bus ibi eritis, et uidebo sanguinem et protegam uos, et non
erit in uobis plaga deminutionis, cum percutiam terram
30 A egyptie. 4. Quod ante occiso agno praecedit in imagine,
impletur in Christo secuta postmodum ueritate. Vt illic per-

BbB$DdeHhijkLMmPpQRr7Tx(V)WY

13 signati: sinati D ||in alio loco - m ||in om. T || 14 de


dominus i om. r ||ad uastationem: ad uastationes R aduastatione p ||
14/15 interitum: -tus R || 15 humani generis - r ||mittens: em- WY
||ultimo: ultione x || 16 uadite: ite j uadere Rac || 16/17 parcere —
nolite om. B || 17 uestris] + et T ||misereri: -rere Y ||senioris...
iuuenis: -ri... -ni HMQT -res... -nes R j Hart -ribus... -nibus
bDdikPxPc -ris... -nes Y ||aut: et f i c atque i neque deL ||et1: aut WY
om. mp ||uirgines: -nis W || 18 interficite: -fice r ||perdeleantur:
deleantur b perdantur x ||omnem: -ne Y || 19 signum] + meum HT
||scriptum: inscr- BfijkPRW Hart ||tetigeritis: tetigens Tac tegeretis
mac || 20 hoc sit ~ Hac ||sit om. mpT ||qua in: quia in Dac in qua d
quali R ||corporis parte ~ i ||corporis om. m ||post positum suppl. sit
T5* || 20/21 manifestat: manifestum est b || 21 in alio loco - d\\ in
om. HmpTTxY ||deus: dominus ikP ||transi: -ite Y ||mediam: -ia
BRQx per mediam BbDdHLMPcprTTx(V)WY ||mediam] + sama-
riam et bD || 22 notabis: dabis R notate et notabis Y ||super: in
22, 2-4 119

passo Dio afferma che possono salvarsi solo quelli che


saranno rinati e contrassegnati dal segno di Cristo, quando,
mandando i suoi angeli a devastare il mondo e a distrugge­
re il genere umano, alla fine pronuncia la minaccia più
pesante dicendo: Andate, uccidete e i vostri occhi non per­
donino. Non abbiate pietà del vecchio o del giovane, uccidete
fanciulle, donne e bambini perché siano sterminati. Ma non
toccate nessuno di quelli sopra cui è stato impresso il segno c.
Che cosa poi sia questo segno e in quale parte del corpo sia
posto, Dio lo rivela in un altro passo dicendo: Passa in
mezzo a Gerusalemme e fa ra i un segno sulla fronte degli
uomini che gemono e piangono per le iniquità che accadono
in mezzo ad essi d. 3. Che questo segno si rapporti alla
passione e al sangue di Cristo, e che resti sano e salvo
chiunque sia trovato con questo segno, è com provato
ugualmente dalla testimonianza di Dio, che dice: Il sangue
sarà per voi un segno sulle case in cui voi sarete, e io vedrò il
sangue e vi proteggerò, e non ci sarà tra voi piaga di stermi­
nio, quando colpirò la terra d’Egitto e. 4. Quanto è simbo­
licamente anticipato con l’uccisione dell’agnello si compie
poi in Cristo nella successiva verità. Come allora, quando

MQ ||frontes: -tem R ||uirorum: -rarum e ||ingemunt: -gemescunt f c


-gemiscunt f i c gemunt mpY || 23 maerent: mereant x ||ipsorum:
eorum i ||et om. kPWY || 24 pertineat: -tineant t -tingat r ||hoc] +
est bDiC || 25 incolumis: -mes <?ac/ac ||reseruetur quisque: suppl. inf.
fol. H reseruetur qui T*1reseruetur quisquae D reseruetur quique x ||
in om. p, suppl. || 26 inuenitur: -nietur z'Tac ||item: idem bD ||
dei om. bD ||comprobatur: -bantur /ac || 27 dicentis: dee- Wic om.
d ||erit] + his d ||signo: signum (3z'£Tpc ||ante uobis add. in mp || 28
ibi eritis: eritis jPcMpcPpc eritis ubi p abieritis B aderitis d habitaueri-
tis r || 29 erit suppl. zs* ||uobis: uos j ||cum: dum bD ||percutiam] +
et conteram i || 30 quod] + autem i ||praecedit: pro- r ||in om. r ||
imagine: -nem QTx(V) magine R || 31 impletur: suppl- WY ||post-
modum secuta ~ MQ ||secuta — ueritate suppl. xm8 ||ante percussa
iter, postmodum x

c. Ez 9,5-6 d. Ez 9,4 e. Es 12,13


120 A DEM ETRIANO

cussa Aegypto Iudaicus populus euadere non nisi sanguine


et signo agni potuit, ita et cum uastari coeperit mundus et
percuti, quisque in sanguine et signo Christi inuentus fue-
35 rit, solus euadit. '

X XIII, 1. Respicite itaque dum tempus est ad uera


aeternam salutem, et quia iam mundi finis in proximo est,
ad Deum mentes uestras Dei timore conuertite. Nec uos
delectet in saeculo inter iustos et mites impotens ista et
5 uana dominatio, quando et in agro inter cultas et fertiles
segetes lolium et auena dominetur, nec dicatis mala accide­
re, quia dii uestri a nobis non colantur, sed sciatis esse hanc
iram Dei, hanc <Dei> esse censuram, ut qui beneficiis non
intellegitur uel plagis intellegatur.
10 2. Deum uel sero quaerite, quia iam pridem per prophe­
tam Deus praemonens hortatur et dicit: Q uaerite D eum , e t
u iu e t a n im a u estr a a. Deum uel sero cognoscite, quia et
Christus adueniens hoc admonet et docet dicens: H a e c e s t

BbB$DdeHhijkLMmPpQRrTT%(V)WY

32 iudaicus: iudeus H ||euadere: -ret x ||nisi] + qui xsI || 32/33


sanguine et signo: signo et sanguine MQ sanguinem et signo bR in
signo et sanguine eL || 33/34 agni — christi suppl. inf. fol. B || 33
ita et] + nunc Br ||coeperit: cep- hLpWac ||et3 om. b || 34 quisque:
quisquis M P cr ||in] + hoc mp ||sanguine: -nem b ||fuerit suppl. HmB||
35 euadit: -det bfiDHhijkL^mPprT ||euadit solus ~L

BbBfiDdeHhtjkLM mPpQ (u sq u e ad XXIII, 8 beneficiis)


RrTTx(V)WY

XXm, 1 respicite: respite %acW*c respicete m2Cresipiscite p ||et:


om. b || 2 et suppl. ||finis: -nes /ac || 3 deum: dominum dkmP
dominum deum i ||mentes uestras: -tem -am x ||dei timore: dei timo­
rem B ad dei timorem T in dei timore d de timore eL || 4 iustos...
mites: iniustos... inmites bDHpT iustos... inmites m || 5 cultas inter
~ H ||inter] + et B ||fertiles: ferales peW || 6 segetes: setegetes m
segites x ||lolium... auena: locum... aduena x ||dominetur: -natur f i cx
22, 4 - 23, 2 121

fu colpito l’Egitto, il popolo giudaico potè scampare solo


tramite il sangue e il segno dell’agnello, così quando il
mondo comincerà ad essere devastato e colpito potrà sal­
varsi solo chi sarà stato trovato con il sangue e il segno di
Cristo.

Esortazione alla conversione

X X III, 1. Perciò, finché c’è tempo, volgete lo sguar


alla vera ed eterna salvezza; e poiché la fine del mondo è
ormai vicina, convertite a Dio le vostre menti nel timor di
Dio. Più non vi diletti questo impotente e vano dominio
terreno sui giusti e i miti, come in un campo dominano il
loglio e l’avena tra messi coltivate e feconde. E non dite
che accadono i mali perché i vostri dèi non sono da noi
adorati; sappiate, invece, che questa è la collera di Dio,
questo è il castigo <di Dio>, perché chi non lo riconosce
dai benefici, lo riconosca dai castighi.
2. Tardi almeno cercate Dio, poiché già da tempo, amm
nendo tramite il profeta, Dio esorta e dice: Cercate Dio e la
vostra anima vivrà a. Tardi almeno riconoscete Dio, poiché
anche Cristo che viene' ammonisce e lo insegna, dicendo:

||nec: haec b hec r || 6/7 accidere: -ced- yaot ||quia: quod (V) || 7
nobis: uobis p ||colantur: -lun- BBfieHJkLPRrTTx || 7/8 esse hanc
iram dei hanc <dei> esse censuram: e. h. i. d. e. (eras. HPc) c.
Bb^DHacbkPRtWY e. h. i. (-rae i) d. c. di e. h. i. d. eL h. i. d. h. e. c.
Br h. e. i. d. e. c. (V)M h. c. i. d. c. Q h. i. (-rae j) d. e. c.jm pT T e. h.
i. d. <dei> h. e. c. Hart h. e. i. d. <dei> e. c. Gal || 8 ut: et 1 1|bene­
ficiis: -cii Q || 10 deum: dominum m ||quia: qui LacMac qua Rac ||
11 praemonens deus ~ P ||deus: dominus Hac om. b ||praemonens: -
net BdHRr ||ante hortatur add. et dH ||deum: dominum hkrWY ||
12 uiuet: -uit 1 1|et om. iM || 13 christus: -to BD ||et docet dicens:
docetque dicens i et docens dicit h

XXin. a. Am 5, 6a
122 A DEM ETRIANO

autem uita aeterna ut cognoscant te solum et uerum Deum


15 et quem misisti lesum Christum b. Credite Uli qui omnino
non fallit. C redite illi qui haec omnia futura praedixit.
Credite illi qui credentibus praemium uitae aeternae dabit.
Credite illi qui incredulis aeterna supplicia gehennae ardo­
ribus irrogabit.

X X IV , 1 . Quae tunc erit fidei gloria! quae poena perfi­


diae, cum iudicii dies uenerit! quae laetitia credentium!
quae maestitia perfidorum, noluisse istic prius credere et ut
credant iam redire non posse! Cremabit addictos ardens
5 semper gehenna et uiuacibus flammis uorax poena, nec erit
unde habere tormenta uel requiem possint aliquando uel
finem. Seruantur cum corporibus suis animae infinitis cru­
ciatibus ad dolorem. 2. Spectabitur illic a nobis semper qui
hic nos spectauit ad tempus, et in persecutionibus factis
10 oculorum crudelium breuis fructus perpetua uisione pensa­
bitur, secundum scripturae sanctae fidem dicentis: Vermis
eorum non morietur et ignis eorum non extinguetur, et erunt
ad uisionem uniuersae carnia. Et iterum: Tunc stabunt iusti in
magna constantia aduersus eos qui se angustauerunt et qui

BbBQDdeHhijkLMmPpQ (u sq u e ad XXIII, 8 beneficiis)


RrTTi(V)WY

14 cognoscant te: agnoscant te r cognoscante k || et uerum


uerum ei LT om. BDd || 15 christum om. |3 || 15/16 credite illi qui
omnino non fallit transp. post praedixit i || 15 qui non potest legi in b ||
16 credite - praedixit om. Bx ||haec om. d || 17 credite - dabit om.
BW || 17/19 credite illi qui credentibus praemium uitae aeternae
dabit post irrogabit transp. r || 17 praemium: -mia T || 18 qui om.
P || 19 irrogabit: -auit -t

A (a XXIV, 9 ut ad tempus) a (a XXIV, 9 -tant ad tempus)


BbB$DdeHhijklMmPpRrTTi(V)Ww (a XX3V, 9 ad tempus) Y
XXIV, 1 tunc: nunc b || 3 maestitia: tristitia d ||noluisse] +
Msl ||istic: hic x om. (V) || 4 credant: -dent bD om. x ||redire: crede­
re xPc ||cremabit: -auit Mac || 5 gehenna: -nae j ||et: om. j ||uiuibus:
-acius x ||poena] + decipit bDic decipet Dpc excipit MsI || 6 ali-
23, 2 - 24, 2 123

Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico e vero Dio,


e colui che hai mandato, Gesù Cristo b. Credete a colui che
assolutamente non inganna. Credete a colui che ha predet­
to tutte queste cose future. Credete a colui che darà ai cre­
denti il premio della vita eterna. Credete a colui che inflig­
gerà agli increduli supplizi eterni nel fuoco della geenna.

X X IV , 1. Quale sarà allora la gloria della fede! Quale


castigo dell’incredulità, quando giungerà il giorno del giudi­
zio! Quale la gioia dei credenti! Quale la tristezza dei mal­
vagi per non aver voluto credere quand’erano in questo
mondo, e non poter più ritornarvi per credere! La geenna
sempre ardente e il castigo vorace bruceranno i condannati
con fiamme guizzanti; non esisterà un rimedio con cui i
tormenti possano avere qualche pausa o fine. Insieme ai
corpi, le anime sono serbate al dolore di infinite torture.
2. Lì ci sarà di eterno spettacolo chi qui fece di noi un tem­
poraneo spettacolo, e il breve piacere dei loro occhi crudeli
nel vederci soffrire sarà ripagato nel vedere la loro eterna
condanna, secondo la verità della santa Scrittura che dice:
Il loro verme non morirà e il loro fuoco non si estinguerà,
saranno di spettacolo a tutti a. E ancora: Allora con grande
sicurezza i giusti staranno di fronte a quelli che li afflissero e

quando: -quam P -quem k || 7 seruantur: -abuntur MT Hart -anitur


Pac ||suis om. (V) ||ante cruciatibus eras, doloribus H || 8 spectabi­
tur: -buntur Mpc(V) exspectabitur j ||nobis: uobis T ||semper om.
(V) || 8/9 semper post hic eras. B || 9 nos: uos d ||spectauit: spec­
tabit R spectant Lr spectauerunt (V) exspectauit bDj exspectabit
BMac exspectant Mpc ||spectauit] + ut A ||factis: falsis WY || 10
breuis: crebres Mac || 10/11 pensabitur: recompensabitur AaMPcw
perpensabitur i pensabuntur Mac || 11 uermis: -mes bDY || 12
morietur: -rientur bDY -ritur d ||et2: set Hac || 13 ad uisionem: in
aspectum j ||carni: -nis BhmPpTx ||stabunt] + inquit M ||in: cum A
|| 14 angustauerunt: -stia- AaBfideHhikLTTxY ||qui2 om. x

b. Gv 17, 3
XXIV. a. Is 66, 24b
124 A DEM ETRIANO

15 abstulerunt labores eorum. Videntes turbabuntur timore


horribili et m irabuntur in subitatione insperatae salutis
dicentes inter se, paenitentiam habentes et per angustiam spi­
ritus gementes: «H i sunt quos habuimus aliquando in risu
et in similitudine improperii. Nos insensati uitam illorum
20 aestim abam us insaniam et fin em eorum sine honore.
Quomodo computati sunt inter filios Dei et inter sanctos sors
eorum est? Ergo errauimus a uia ueritatis, et iustitiae lumen
non luxit nobis et sol non est ortus nobis. Lassati sumus ini­
quitatis uia et perditionis et ambulauimus solitudines diffici-
25 les, uiam autem Domini ignorauimus. Quid nobis profuit
superbia au t quia d iu itiaru m iactatio co n tu lit nobis?
Transierunt omnia illa tanquam umbra»'0. Erit tunc sine
fructu paenitentiae dolor poenae, inanis ploratio et inefficax
deprecatio. In aeternam poenam sero credunt, qui in uitam
30 aeternam credere noluerunt.

XXV, 1. Securitati igitur et uitae, dum licet, prolùdet


Offerimus uobis animi et consilii nostri salutare munus. Et
quia odisse non licet nobis et sic Deo plus placemus, dum

A (a XXIV, 9 ut ad tempus) a (a XXIV, 9 -tant ad tempus)


BbB$DdeHhijkLMmPpRrTTi(V)Ww (a XXIV, 9 ad tempus)7

15 eorum: illorum BBr ||uidentes: -dent bmic -dentur Aa ||timo­


re: terrore W || 16 subitatione: subcanationem x ||insperatae: -spir-
xW || salutis] + et HT || 17 dicentes: dicent BdeHhjkLPT Gai ||
inter: intra Abfidx ||paenitentiam: -tia m ||habentes: agentes BdijMrT
||per angustiam: prae angustia bBfiDdHir || 18 aliquando habuimus
~AabfiDdirw ||risu: risum ftkMRr derisu D derisum di || 19 et: uel h
||in om. W ||similitudine: -nem BdijkMRrTx ||illorum: -lius WY om.
p || 20 aestimabamus: -auimus BfiW ||eorum: illorum AaBftdiMRTw
Hart Gai illius WY ||honore] + ecce n || 21 quomodo] + ergo eL ||
computati: -tatis px ||sunt om. p ||inter sanctos: in sancto W || 22
eorum: illorum afideiLMrY Hart || 23 luxit: illuxit Aaw ||luxit —
est om. D ||et — nobis2 om. B ||non sol - x ||ortus est - ir ||nobis
ortus —P ||lassati sumus: laxati sumus r lassauimus p ||post sumus
add. inquit bD in ApdjT ab eL || 23/24 uia iniquitatis - AH || 24
uia: uias bD uiae WY uiam T ||et: tenentes et P 11|perditionis: -dict-
24, 2 - 25, 1 125

disprezzarono le loro fatiche. Vedendoli, saranno presi da un


terribile spavento e si stupiranno per l ’inaspettata e improv­
visa salvezza, dicendo tra sé: «Questi sono quelli che un
tempo abbiamo deriso e schernito. Noi stolti giudicavamo la
loro vita una pazzia e la loro fin e senza onore. Come mai
sono annoverati tra i fig li di Dio e la loro sorte è tra i santi?
Abbiamo dunque deviato dalla strada della verità, non è bril­
lata per noi la luce della giustizia e il sole non è sorto per
noi. Ci siamo affaticati sulla via dell’iniquità e della perdizio­
ne, abbiamo percorso deserti impraticabili, abbiamo ignorato
invece la strada del Signore. Che cosa ci ha giovato la super­
bia, o che cosa ci ha portato il vanto della ricchezza? Tutto
questo è svanito come o m b ra i. Allora il dolore della pena
non avrà frutto di pentimento, sarà vano il pianto e ineffi­
cace la supplica. Tardi credono alla pena eterna quanti non
vollero credere alla vita eterna.

XXV, 1. Provvedete, dunque, finché è possibile, a


vostra salvezza e alla vostra vita. Vi offriamo il dono salu­
tare del nostro affetto e del nostro consiglio. E poiché
non ci è permesso di odiare e siamo più graditi a Dio se

m ||ambulauimus] + per j ||solitudines: sollicitud- Aaw ||25 domini:


dei eL(V) ||ante ignorauimus add. non Bac ||ignorauimus: -amus dac
||profuit nobis - e || 27 illa: ista k ista illa Hac ||tunc erit ~ M ||
tunc: enim j enim tunc (V) || 28 paenitentiae fructu ~ Br ||paeni-
tentiae: -tia p || 28 dolor poenae: dolor poenae et Br et dolor poe­
nae et 2 uel dolor uel poenae M ||et om. L || 29 in aeternam poe­
nam: in -num poena W in -na poena Aaxw ||credunt: -dent D-c (V) -
dant è ||in om. H || 29/30 uitam aeternam: -ta -na bDJ

AaBbBfìDdeHhijkLMmPpQ {a XXV, 23 mortalitate)


RrTTx(V)WwY

XXV, 1 securitati: -tate LacxY ||licet: tempus est bDTx (V) G


|| 2 uobis: nobis t ||salutare om. A || 3 nobis non licet - mp ||plus
om. kP

b. Sap 5, l-9a
126 A DEM ETRIANO

nullam pro iniuria uicem reddimus, hortamur, dum facultas


5 adest, dum adhuc aliquid de saeculo superest, Deo satisfa­
cere et ad uerae religionis candidam lucem de profundo tene­
brosae superstitionis emergere. Non inuidemus commodis
uestris nec beneficia diuina celamus. Odiis uestris beniuo-
lentiam reddimus, et pro tormentis ac suppliciis quae nobis
10 inferuntur salutis itinera monstramus. Credite et uiuite et,
qui nos ad tempus persequimini, in aeternum gaudete nobis-
cum. 2. Quando istinc recessum fuerit, nullus iam paeni-
tentiae locus est, nullus satisfactionis effectus. Hic uita aut
amittitur aut tenetur; hic saluti aeternae cultu Dei et fructu
15 fidei prouidetur. Nec quisquam aut peccatis retardetur aut
annis quominus ueniat ad consequendam salutem. In isto
adhuc mundo manenti paenitentia nulla sera est. Patet ad
indulgentiam Dei aditus, et quaerentibus atque intellegenti­
bus ueritatem facilis accessus est. Tu, sub ipso licet exitu et
20 uitae temporalis occasu, pro delictis roges et Deum, qui
unus et uerus est, confessione et fid e agnitionis eius
im plores, uenia confitenti datur et credenti indulgentia
salutaris de diuina pietate conceditur, et ad immortalitatem
sub ipsa morte transitur.

AaBbBfiDdeHhijkLMmPpQ (a XXV, 23 mortalitate)


RrTT%(V)WwY

4 iniuria: -riam R incuria a ||hortamur] + uos AaBw, + itaque


uos d, + et rogamus uos T || 5 adest: est H ||aliquid adhuc ~j ||de
saeculo aliquid ~ P || 5/6 deo satisfacere: domino satisfacere M
satis deo facere h || 6 ad uerae: uerae W ad ueram dM aduersam
Aaw ||de: et Mac et de Mpc ||tenebrosae: -sa B -so r || 7 superstitio­
nis: superstionis LacY || 8 uestris om. M ||uestris ] + diuinam A ||
beniuolentiam: -tia b || 9 ac suppliciis om. Tx ||nobis suppl. /sl ||
10 inferuntur: -rentur m ||salutis: -taria bD ||itinera: iter i ||monstra­
mus: demonstramus eiL ministramus mp || uiuite: uidete Aampw
uidete et uiuite (uiuete Mac) bDMPc || 11 persequimini: prosequi­
mini r ||aeternum: alternum m ||nobiscum gaudete ~ T || 12 istinc:
25, 1-2 127

non ripaghiamo l’offesa con l’offesa, finché c’è la possibi­


lità e qualcosa del mondo sopravvive, vi esortiamo a chie­
dere perdono a Dio e a innalzarvi dall’abisso dell’oscura
superstizione alla candida luce della vera religionè. Non
invidiamo i vostri beni e non nascondiamo i benefici divini.
Restituiamo benevolenza al vostro odio, e in cambio dei
tormenti e dei supplizi infertici, vi mostriamo il cammino
della salvezza. C red ete e vivete; e voi, che p er breve
tempo ci perseguitate, possiate godere con noi in eterno.
2. Quando saremo partiti da questo mondo non ci sarà più
alcun spazio di penitenza, nessuna possibilità di riparazio­
ne. E qui che si perde o si ottiene la vita; è qui che si prov­
vede all’eterna salvezza con il culto di Dio e i frutti della
fede. Nessuno sia attardato dai peccati o impedito dall’età
nel conseguire la salvezza. Nessun pentimento è tardivo
finché siamo in questo mondo. La via del perdono di Dio
rimane aperta ed è facile accedervi per quanti cercano e
vogliono conoscere la verità. Anche se ti trovi nel momento
stesso della morte e nel tramonto della vita terrena, invoca
il perdono per i peccati e supplica Dio, che è unico e vero,
riconoscendolo con la confessione e la fede. A chi lo con­
fessa è dato il perdono, e a chi crede è concessa dalla divi­
na p ietà l ’indulgenza d ella salvezza, passando - nel
momento stesso della morte - all’immortalità.

hinc d istic x om. (V) ||recessum: exc- di || 12/13 paenitentiae locus


est nullus suppl. xs*||locus paenitentiae - i ||iam transp. ante satisfac­
tionis x || 13 est om. RT ||effectus] + est bD || 14 tenetur: obtine­
tur A ||saluti: -tis BM ||aetemae cultu iter. B ||aeternae: terrenae k ||
15 nec — retardetur om. R ||quisquam: quicq- WY || 17 nulla] +
iam d || 18 dei. om. ir ||aditus: aud- h ||atque intellegentibus om. p
|| 19 est accessus ~ P ||est om. R ||tu: ut T ||exitu: -tum B ||et om.
Bjr || 20 deum: dominum kP || 21 fide] + ad mpx ||eius agnitionis
~ i ||eius om. j || 22 uenia: -am R ||confitenti: -endi WY ||credenti:
-tibus bDWY ||salutaris: -tis A || 23 immortalitatem: mortalitate Q
|| 24 ipsa: -so e
128 A DEM ETRIANO

X X V I, 1. Hanc gratiam Christus impertit, hoc m


misericordiae suae tribuit, subigendo mortem trophaeo cru­
cis, redimendo credentem pretio sui sanguinis, reconci­
liando hominem Deo patri, uiuificando mortalem regene-
5 ratione caelesti. Hunc, si fieri potest, sequamur omnes,
huius sacramento et signo censeamur. Hic nobis uiam uitae
aperit, hic ad paradisum reduces facit, hic ad caelorum
regna perducit. 2. Cum ipso semper uiuemus, facti per
ipsum filii Dei; cum ipso exultabimus semper, ipsius cruo-
10 re reparati. Erimus christiani cum Christo simul gloriosi,
de Deo patre beati, de perpetua uoluptate laetantes, sem­
per in conspectu Dei et agentes Deo gratias semper. Neque
enim poterit nisi et laetus esse semper et gratus qui, cum
morti fuisset obnoxius, factus est immortalitate securus.

AaBbB$DdeHhijk.LMmPpQRrTTx(V)WwY

XXVI, 1 impertit : -titur k || 2 suae om. j suppl. ||tribu


attr- />PCtribuet Wac ||subigendo: subiendo a3Cdx || 3 sanguinis sui
~ ei ||sui: suo b eras. M || 3/4 reconciliando: -antem B || 4 homi­
nem — uiuificando suppl. km&||patri] + ut Q + /// Hart ||uiuifican­
do: uiuic- A ||uiuificando] + modo r ||mortalem: hominem eL ||
4/5 regeneratione: regenera tunc R regenerat poenae Y || 5 caelesti:
-tis e || 6 uiam: uia r uitam a || 7/8 regna caelorum - b ||caelorum:
angelorum aw || 8 regna: -no R ||uiuemus: -uimus bDjk“cQ || 9
dei] + et (V) Gai ||semper exultabimus ~ ip ||exultabimus: -tamus
/>ac -tauimus bY || 10 reparati: parati mp ||cum christo simul eri­
mus gloriosi christiani - P ||simul cum christo ~ eh ||christiani] +
iam M || 11 de deo: a deo mp deo b de /// x ||beati iter, k ||de] +
propria bD ||uoluptate: uoluntate BbBftDdHbkmPprT uolumptate Y
|| 11/12 semper in conspectu dei laetantes - eL || 12 in conspectu
dei semper laetantes ~ P ||semper deo gratias agentes ~ peL ||sem­
per gratias deo - MQ ||deo: dei x om. jR || 13 et1 om. ABfikp ||
semper esse - i ||semper om. k || 14 fuisset morti ~ A ||obnoxius:
innoxius e ||est] + de dT(V) Gai
26, 1-2 129

X X V I, 1. Cristo elargisce questa grazia, offre ques


dono della sua misericordia poiché soggioga la morte al
trofeo della croce, riscatta il credente col prezzo del suo
sangue, riconcilia l ’uomo a Dio padre, vivifica colui che è
mortale con la rigenerazione celeste. Seguiamolo tutti, se è
possibile, facciamoci contrassegnare dal suo sacramento e
dal suo sigillo. Egli ci apre la via della vita, ci riconduce in
paradiso, ci guida al regno dei cieli. 2. Resi figli di Dio per
mezzo di lui, vivremo sempre con lui; rinnovati dal suo
sangue, esulteremo sempre con lui. Saremo dunque cristia­
ni gloriosi con Cristo, beati di Dio padre, felici di una gioia
senza fine, sempre al cospetto di Dio ed eternamente rico­
noscenti a Dio. Infatti, non può non essere eternamente
felice e grato chi, assoggettato alla morte, è reso sicuro del­
l’immortalità.

In fin e securus] + ad demetrianum explicit bkMPQTW finit ad


dem. H expl. ad demetrianum (-trium dlc) Bd caecili (cecilii p caeci-
lii B) cypriani ad dem. expl. BjmpR expl. ad dem. cecilii cypriani Y
expl. ad dem. deo gratias D expl. epistula caeli cypriani ad dem. i
cecilii cypriani aduersus dem. expl. (3 expl. epistula contra dem. T
amen Aaiw.
COMMENTO
133

E so r d io (I-II)

Di fronte agli attacchi di Demetriano contro l’unico e vero


Dio, Cipriano aveva ritenuto più opportuno tacere, seguendo
così l ’insegnamento della Scrittura (1, 1), anche perché i ten­
tativi di dialogo si erano rivelati inutili (1, 2). Ma questo silen­
zio non può più durare a lungo, poiché Demetriano si fa eco
di voci che si propagano e che accusano i cristiani di essere
responsabili di tutte le catastrofi militari, epidemiche, econo­
miche, naturali, che si abbattono sull’impero (2,1). Cipriano,
dunque, confuterà tutte queste calunnie che alimentano l’odio
e le persecuzioni, nella speranza che quanti si sono lasciati
influenzare in buona fede dalla menzogna siano convinti dalla
verità (2, 2). Quest’ultimo paragrafo dell’esordio contiene un
accenno discreto alla diu isio o, per lo meno, alla p rop ositio del
trattato: 1/ Confutazione delle accuse formulate contro i cri­
stiani (3-11); ingiustizia, anzi inefficacia delle persecuzioni
(12-16); 2/ D escrizione e spiegazione d ell’atteggiam ento
paziente dei cristiani nelle prove (17-22); 3/ Esortazione alla
conversione (23-26).

1, 1.- Oblatrantem te... obstrepentem... silentio sperne­


re...: attacco accuratamente elaborato (citato da L a tt., Inst.,
V, 4, 3), stilisticamente adattato alle prime parole di ClC., De
orat., I, 1 («Cogitanti mihi... et repetenti»), esse stesse sovente
imitate (Min. F el., Oct., 1, 1; Ps.-ClPR., Nou., 1; LATT., Inst.,
IV, 1, 1; ecc.) per formulare qui il tema del saggio che dis­
prezza gli schiamazzi dello stolto. Tema che si trova in SEN.,
Ira, II, 32, 3: «E proprio di una grande anima disprezzare
(idespicere) le ingiurie... L’uomo grande e nobile è colui che...
ascolta senza turbarsi del latrato di cagnetti ringhiosi (latratus
134 A DEM ETRIANO

minutorum canum)»', III, 43,1. Cf. anche T ert., Marc., II, 5 ,1:
« ... o canes, quos foras apostolus expellit (cf. Ap 22, 15),
latrantes in Deum ueritatis». AGOSTINO (che applica a se stes­
so il semplice verbo in Conf., IV, 16, 31: «non erubui tunc...
latrare aduersum te [Deum]») riprende oblatrare quando de­
scrive Dem. (cf. Intr., supra, p. 9, n. 2). M. RIZZI, Ideologia e
retorica, p. 67, confronta l ’inizio di T eo fil. A nt., Autol., I, 1
(SC 20, p. 57): «Poiché, amico mio, mi hai stupefatto con
vuoti discorsi, col mettere la tua gloria in dèi di pietra e di
legno...», e AzW'Ad Diogn., 1, 1 (SC 33 bis, p. 53): «Vedo,
eccellente Diogneto, lo zelo che ti spinge a istruirti sulla religio­
ne dei cristiani...». Ma l ’analogia formale, evidente tra le due
apologie greche, non implica l’identità di «rapporto all’altro»
tra i tre testi, e neppure tra i due testi greci. - obstrepentem:
forse reminiscenza di Min. F el., Oct., 4 0 ,2 («aliqua consubsi­
dunt non obstrepentia ueritati»). - frequenter: Cipriano prefe­
risce questo avverbio a saepe, usandolo al comparativo e al
superlativo o per ragioni di ritmo (E. W. WATSON, The Style
and Language of St. Cyprian, p. 220;
L. BAYARD, Le latin de saint Cyprien, p. 33); ma, infra, 2, 1:
saepe. - Demetriane: denominazione priva di carattere affetti­
vo o onorifico, contrariamente a TEOFIL. A nt., Autol., o Ad
Diogn. (cf. supra), e a Don., 1, 1 («Bene admones, Donate
carissime...»), o Fort., praef., 1 («Desiderasti, Fortunate caris­
sime...»); per le Lettere, cf. A. A. R. BastiaENSEN, Le cérémo-
nial épistolaire des chrétiens latins, Graecitas et Latinitas Chri­
stianorum primaeva, Supplementa, fase. 2, Nijmegen 1964,
pp. 20 s. Sulle incertezze della tradizione manoscritta relativa­
mente al «genere» dell’opuscolo («trattato» o «lettera»), e
sulla nostra ignoranza di quanto concerne questo destinatario,
cf. Intr., supra, pp. 17-18, n. 24, e pp. 18-19, n. 25. - uerecun-
dius: infra, 2, 1 ( uerecundia ), e DomOrat., 15, 270-273
(«Voluntas... Dei est quam Christus et fecit et docuit, humili­
tas in conuersatione, stabilitas in fide, uerecundia in uerbis, in
factis iustitia, in operibus misericordia, in moribus disciplina,
iniuriam facere non nosse et factam posse tolerare»). Il medio
stoicismo aveva accordato un posto relativamente importante
alla virtù pratica della uerecundia, appropriata al quod decet
(cf. ClC., Resp., V, 8; Off., I, 98-99). - unus et uerus: i due pre-
CO M M EN TO 1,1 135

dicati essenziali che riassumono il monoteismo cristiano (R.


B r a u n , Deus Christianorum, pp. 66 s.); cf. ACypr., 1, 2:
«Christianus sum et episcopus; nullos alios deos noui nisi
unum et uerum Deum qui fecit caelum et terram». Essi sono
ripresi infra, 25, 2. - cum scriptum sit...: L a t t a n z i o (Inst., V,
4, 4-7) rimprovererà a Cipriano di essere inutilmente ricorso
alla Scrittura in questa apologia, considerato il suo destinata-
rio, «come una elucubrazione assolutamente vana, immagina­
ria e menzognera»; cf. Intr., supra, p. 39, n. 95. Cipriano è il
primo Padre latino a citare i due versetti di Pr 23, 9 e 2 6,4; cf.
M. A. F a h e y , Cyprian and thè Bible: a Study in Third-Century
Exegesis, p. 167. Quando Cipriano si riferisce letteralmente
alla Scrittura ha cura d’introdurre esplicitamente le citazioni.
Questa cura si spiegherebbe (M. A. FAHEY, ibid., p. 29; G. W.
CLARKE, CCL 3D, p. 683) talvolta col disagio che Cipriano
provava davanti alla mediocre qualità del latino biblico e col
grande rispetto che aveva per la Scrittura. Se la prima motiva­
zione ci sembra discutibile (anche E. GALLICET, «Cipriano e
la Bibbia», p. 45), la seconda è certamente giusta; per
Cipriano è anche un modo di dare maggior peso ai riferimenti
scritturistici. - im p ru d en tis..., ... im p ru d en ti a d im p ru d en tia m :
LXX à(ppovoq... àtppovi jtpÒQ rr|v èKEivoa) ct<ppocróvT|v; Vg
insipientium... stulto iuxta stultitiam suam. Per le differenti
traduzioni di acppcov (= stultus, insipiens, imprudens) nel N.
T., cf. H. VON SODEN, Das lateinische N. Test, in Afrika, p.
328. - nec (sanctum) inculcandum... exponere: estensione
dell’aggettivo in -ndus come attributo dell’accusativo oggetti­
vo (L. B a y a r d , Latin, p. 248; E. T., § 297b). Inculcandum =
conculcandum (da qui le incertezze dei mss. tra le due lezioni).
Sull’indifferenziazione semantica del proverbio, cf. infra, 2 0 ,2
(exposita)-, nella fattispecie, già in Columella (cf. TLL s.v.
«inculco», col. 1066). Cf. H. VON SODEN, Lateinische N. Test.,
p. 35. Sanctum corresponde al greco tò ayvov. In un altro
contesto e con sanctum nel senso di hostia, cf. Epist., 31, 6, 2
(lettera indirizzata a Cipriano sulla riammissione dei lapsi):
«Abbiamo infatti notato che tu, con la severità opportuna, hai
rimproverato... quelli che, senza rispetto del Vangelo, hanno
dato il santo del Signore (sanctum Domini) e le perle con
eccessiva facilità» (nostra traduzione); cf. G . W . CLARKE,
136 A DEM ETRIANO

ACW 44, p. 138. - loquente... et dicente: la lezione m o n en te


(h ma non V) si spiega con la preoccupazione di evitare un
pleonasmo troppo calcato; ma BonPat., 21, 483: «Dominus...
loquitur dicens...», ecc. (cf. J. SCHRIJNEN - C. MOHRMANN,
S tudien zur Syntax d er B riefe d es bl. Cyprian, I, pp. 19 s.); tut­
tavia, OpEL, 24, 10 {infra, 23, 1). Cipriano, come il suo
contemporaneo Novaziano (cf. V . L o i, Novaziano. La Trinità,
Torino 1975, p. 235), introduce molto di frequente una cita­
zione scritturistica con un verbo d icen di, sostituito con l’inciso
ait o inquit (tuttavia infra, 6, 1; 11, 2; 20, 1), giocando all’oc-
correnza sull’alternanza nello stesso inseme (ad es., Epist., 6,
2: «cum scriptum sit... / docens... dicens... / adhortatur...
inquit... / addidit... dicens...»), e ricorrendo spesso, come qui,
a una ridondanza (cf. A. F. MEMOLI, Studi sulla form a z ion e
della fr a s e in C ipriano, p. 14). Quest’ultimo procedimento è
raramente attestato prima di lui (TLL s.v. «dicere», col. 982, 4:
V a r r . , M en., 359: «iurgare coepit dicens»; col. 983, 29: Ov.,
M et., 3, 689: «firmat deus “excute” dicens “corde metum”»).
Gli autori posteriori ricorrono ugualmente a questa ridondan­
za per introdurre una citazione profana ( L a t t . , Inst., I, 15, 5:
«Quod Cicero D e natura d eo ru m docet dicens...»; A g o s t . ,
Cons. euang., I, 23, 32: «Cicero... in Tusculanis... admonet...
dicens..., Vergilius... addidit dicens...»). - Domino: usato da
solo, questo titolo designa generalmente il Cristo, ma nei mss.
D eus e D om inus sono spesso associati o presi l’uno per l’altro.
D om inus = D eus: 7 ,1 e 20, 2 (fuori citazione); 6, 2; 9 ,1 ; 16, 1;
17, 2 e 22, 1 (nella citazione). D om inus e D eus associati: 8, 2
(fuori citazione); 6, 1 (nella citazione); cf. E. W. WATSON,
Style, p. 244. - n e in cu lcen t: in Quir., I li, 50, 6 e la traduzione
di Mt 7, 6 riproduce la congiunzione del greco: ...n e fo r t e (=
(j.f|7C0xe) inculcent... (Vg N olite dare... n eq u e mittatis... n e fo r te
co n cu lcen t...); in TERTULLIANO (Bapt., 18, 1; Praes., 26, 1; 41,
2; Vx., II, 5 ,2 ) il testo è differente e non unificato.

1, 2. - clamosis uocibus personans: ma, favorevolmente,


proposito dell’ordinazione di un «lettore», Epist., 38, 2, 1:
«... nihil magis congruit uoci quae Deum gloriosa praedicatione
confessa est quam celebrandis diuinis lectionibus personare».
CO M M EN TO 1,1 - 2 , 1 137

- facilius... leuius: su questo tipo di amplificazione sinonimica,


cf. Q uiN T., IO , VIII, 4, 26. Rilevato in Cipriano da A.F.
MEMOLI, Studi, pp. 10 s. (per D em., pp. 12-13: una quaranti­
na di esempi). Era già una delle caratteristiche delle stile di
Apuleio (M . BERNHARD, D er Stil d es A puleius vo n M adaura,
Stuttgart 1927, p. 148). Bisogna notare però che in queste
coppie, il più delle volte, ciascuno dei due termini apporta la
propria sfum atura in funzione del registro semantico cui
appartiene. - tractatibus: Cipriano non esita a utilizzare il plu­
rale degli astratti in -tus nei casi obliqui (L. BAYARD, Latin,
p. 206). Sui significati del termine, cf. D em., ed. E. Gallicet,
p. 137. - lumen caeco, sermonem...: expressioni di tipo pro­
v e rb ia le (A. O TTO, S p r i c h w ò r t e r u n d s p r i c h w ò r t l i c h e
R ed en sa rten d e r R òm er, Leipzig 1890, pp. 60, 335; D em .,
ed. E. Gallicet, p. 138), successive a una frase oratoria.

2, 1. - impatientem patientia uici: sulla pazienza (e l


non-violenza) in Cipriano, cf. M. SPANNEUT, T ertu llien e t
l e s p r e m ie r s m o r a lis te s a frica in s, p. 99. - impatientem...
indocilem... impium... furentem...: in termini moderni equi­
valgono all’aspetto psicologico, intellettuale, religioso e carat­
teriale; ma questi quattro aggettivi appartengono al vocabolario
tradizionale della polemica (cf. Intr., supra, p. 29, nn. 59-60).
Giustificazione dell’atteggiamento fin là tenuto da Cipriano. -
Sed enim...: elenco delle accuse calunniose che fanno dei cris­
tiani dei capri espiatori e servono da supporto psico-sociologi-
co alle persecuzioni (cf. lettera di Firm iliano a Cipriano
[Epist., 75, 10, 1] già menzionata, supra, p. 10, n. 5: «... terrae
etiam motus plurimi et frequentes extiterunt, ut et per Cap­
padociam et per Pontum multa subruerent... ut ex hoc perse­
cutio quoque grauis aduersum nos christiani nominis fieret»).
S u ll’importanza di queste accuse, già ricordate (cf. Intr.,
supra, pp. 9-11): sono antiche (cf. T e r t ., Nat., 1 ,9; ApoL, 40,2),
persistenti (cf. AGOST., CD, II, 3), e non propalate soltanto da
gente comune (SlMMACO, R ela tio [384], 15-16; PORFIRIO,
C ontra C hristianos, frg. 80). Enumerazione comparabile dei
mali che opprimono l’uomo sulla terra in SEN., Cons. Marc.,
18, 8: «Sed istic erunt mille corporum, animorum pestes, et
138 A DEM ETRIANO

bella et latrocinia et uenena et naufragia et intemperies caeli


corporisque et carissimorum acerba desideria, et mors, incer­
tum facilis an per poenam cruciatumque». - lues: cf. infra , 10,
2 (p estem ... p este). - quodque imbres... suspendant: cf. M ort.,
8, 122-123: «quando imbrem nubila serena suspendunt».
Reminiscenza (semplificata) di T e r t ., A poi., 40,14: «Denique
cum ab imbribus aestiua (= aestas) hiberna (= h iem em ) sus­
pendunt». Im bres e t pluvias-, amplificazione, come infra, 2 ,2 ,
12-13 (ra d ia s a tq u e o r ig in is ). - tacere ultra non oportet:
esp ressio n e in tro d u ttiv a co m p arab ile con A r n .,
Nat., II, 1 , 1-2, e con Cipriano in un altro contesto (a proposi­
to dei presbiteri entrati prematuramente in comunione con i
lapsi), ne l l ’E pist., 16, 1, 1: «D iu patientiam meam tenui...
Sed... tacere ultra non oportet, ne ad periculum et plebis pari-
ter et nostrum taciturnitas nimia procedat». - ne iam non
uerecundiae... esse incipiat quod tacemus: giri di parole con
cui si sostituisce il genitivo col predicato (tipo m oris, co n su e­
tudinis est). Cf. Don., 4, 83-85: «ut iam non peccare esse coe­
perit fidei, quod ante peccatum est fuerit erroris humani»;
H .J. M ERKX, Z ur S yn tax d e r K a su s, p. 22. V erecu n d ia e:
cf. supra, 1,1.

2,2. - Respondeo: il non-rispetto dell’ingiunzione di Pr 2 6 ,


(supra, 1, 1) risulta dunque giustificato. Cf. Intr., su pra ,
pp. 16-19. - pariter et: ridondanza frequente in Cipriano. -
seminando... radicis... pullulatione... : antica metafora della
vegetazione e della foresta, biblica come anche profana, sotto-
lineata qui dalla sinonimia ra dids-orìgin is (cf. supra, 2, 1). Co­
me T e r t u l l ia n o (Val., 1, 3 e 39, 2; cf. SC 281, pp. 176 e
361), anche Cipriano la applica allo sviluppo del cristianesimo
e a quello delle eresie. - admittere: valore pregnante del
verbo: «possono o devono riconoscere la fondatezza...».
- mendacio fallente: cf. infra, 13, 1; possibile reminiscenza di
T r r o L i v io , 8 ,4 0 ,4 , data la forte vicinanza del contesto, poi­
ché vi si denuncia l ’intenzionale falsificazione della storia.
Per l’uso del participio con valore aggettivato in Cipriano, cf.
E. W . WATSON, Style, p. 216. - mouebitur ueritate: implicita­
CO M M EN TO 2, 1-2 139

mente è la Verità cristiana tradizionalmente opposta all’erro­


re, all’ignoranza e alla menzogna dei pagani (cf. D em ., ed.
E. Gallicet, p. 147; J.-C. FREDOUILLE, C onversion, pp. 63 s.).
Ma in filigrana vi è anche il tema soggiacente dell’én a rgéia
della verità che s’impone per la sua stessa evidenza, e la critica
alla retorica del m o u e r e , così com’è esposta ad esempio in
ClC., D e orat., II, 178 («nihil est... in dicendo... maius quam
ut faueat oratori is qui audiet, utique ipse sic moueatur ut
impetu quodam animi et perturbatione magis quam iudicio
aut consilio regatur. Plura... multo homines iudicant odio aut
amore... aut iracundia... aut errore... quam ueritate...»). Da
confrontare con D on., 2.
141

P r im a p a r t e ( I I I -X V I )

LE ACCUSE MOSSE CONTRO I CRISTIANI


SONO INFONDATE;
LE PERSECUZIONI SONO INGIUSTE E INEFFICACI

I. C o n f u t a z io n e d e l l e a c c u s e (III-XI)

A . - 1 cristian i n o n so n o resp on sabili


delle d isgrazie di R om a (III-V I)

a. A r g o m e n to f i s i c o : la v ecch iez z a d e l m o n d o (III-IV)

3, 1.- Dixisti per nos fieri et quod nobis debeant...: richia


mo netto e preciso alle accuse di Demetriano, e distinzione tra
la causa (p er nos) che può essere involontaria e la responsabi­
lità (n o b is d eb ea n t). Sull’alternanza sintattica A.c.I. / quod,
cf. J.-C. FREDOUILLE, «Niveau de langue et niveau de style».
- mundus: sulla semantica del termine in Cipriano, cf. A. P. Q rb à n ,
L es d én o m in a tio n s du m o n d e ch ez les p rem iers au teu rs ch ré-
tien s, Nijmegen 1970, pp. 221-231. - quatitur et urguetur:
amplificazione, come poi u ig o re e t ro b ore e, in 3, 2, d ecrescit
e t d eficit; cf. supra, 1 ,2 .- dii uestri... non colantur: cf. infra,
23, 1. - cognitionis = a gn ition is? (A. BLAISE, Dici, latin-fr. d es
au teu rs ch rétien s, Turnhout 1954, col. 164) o, piuttosto, ci
sembra, s cie n tia e, d o c tr in a e ? (L. BAYARD, L atin, p. 124).
C ogn itio e doctrina sono spesso avvicinate nei testi (TLL s.v.
«cognitio», col. 1486, 65 s.). Nei trattati di Cipriano co gn itio
ricorre solo un’altra volta {Don., 6, 125-126: «lucem tibi
ad cognitionem dabo»). - primo in loco: a cui in seguito
rispondono au tem (5, 1) e d en iq u e (6, 1), ossia gli altri due
argom enti della confutazione. - senuisse iam mundum:
142 A DEM ETRIANO

cf. In tr., supra, p p . 22 s. - robore ipso... quo: ch iaro esem pio


di ip se = idem . L a con fu sion e d elle d u e fo rm e è relativam en te
antica (epoca im periale); cf. M . L e u m a n n - J . B. HOFMANN -
A. SZANTYR, Lat. G ram m ., t. 2, p. 189. - nulla de scripturis...
documenta: insistenza sul fa tto che qu esto svilu p p o è in d ip en ­
d en te da ogni p ro sp ettiva cristiana. - mundus... occasum sui...
testatur: freq u en te sostituzion e d e l p ro n o m e p erson ale geniti­
v o con l ’aggettivo (suum)\ cf. J. SCHRIJNEN - C. MOHRMANN,
t. 1, p. 158.

3 , 2. - Non hieme...: Stagioni, ricchezze minerarie, agricoltura,


civilizzazione, stile di vita; questo quadro sulla senescenza del
mondo è opposto a quello tratteggiato da Tertulliano (cf. Intr.,
supra, pp. 22 s.). Non si può tuttavia escludere che l’Africa, a
metà del III secolo, abbia realmente conosciuto un periodo di
siccità, senza per questo dover parlare di un cambiamento di
clima (J.-M . LASSÈRE, Vbique populus, pp. 547-548). - de tempe­
rie... laeta: costruzione arcaica, frequente nel latino tardivo;
cf. infra, 2 6 ,2 (beati de); H. J. MERKX, Syntax, p. 57 - arboreis
fetibus: ricordo di V lR G ., G eorg., I, 55 («arborei fetus»)?
- pauperes uenae: diamo all’aggettivo un valore prolettico.
S u lla re la tiv a a ffid a b ilità di q u este testim o n ian ze,
cf. Intr., supra, pp. 24 s. - Et decrescit ac deficit...: elenco pre­
sentato con particolare cura: verbi in testa con alliterazione e
isosillabia, termini astratti successivi a nomi di professione,
alternanza del posto dell’ablativo, omeoteleuti.

3, 3. - Putasne...: si interrompe il quadro precedente co


questa vivace interrogazione, seguita essa stessa dall’enun­
ciato di una «legge fisica» («minuatur necesse est») assegna­
ta all’uomo e agli elementi della creazione che gli sono più
familiari, ossia astri, vegetazione, sorgenti. - uegeta iuuenta
pollere: possibile ricordo, secondo E. W. WATSON, S tyle,
p. 204, di una finale di esametro («uegeta pollere iuuenta»)?
- occidua et extrema: sostantivi neutri che conferiscono alla
presente formulazione un carattere poetico. - luna tenuatur:
reminiscenza di un passo della «peste di Egina», cf. Ov., M et.,
CO M M EN TO 3,1 - 4 , 1 143

7, 531: «Luna... plenum tenuata retexuit orbem» (nostra tra­


duzione: «la luna... calante disfa il tessuto del suo disco
pieno»)? Lo studio di D. CONSO, «Sur les noms latins des
phases de la lune», in M éla n g es F. K er lo u ég a n , Besangon
1994, pp. 127-141, verte essenzialmente sui termini tecnici.
- Dei lex est: questa legge fisica è essa stessa un legge divina,
poiché Dio è Signore e padrone del mondo (cf. infra, 5, 2;
SVF, t. 1, pp. 41 s.). - omnia orta... senescant: citazione lette­
rale di SALL., Jug., 2, 3, certamente in filigrana in M in . F e l.,
O ct., 34, 2, e divenuta quasi proverbiale (cf. H. HAGENDAHL.,
T he Latin F athers an d th è Classics. A stu dy on th è A pologists,
] e ro m e a n d O th er Christian W riters, Studia G raeca e t Latina
G othoburgiensa 6, Goteborg 1958, pp. 77, 239 e 293); si trova
anche in SEN., Lue., 71, 13: «certis eunt cuncta temporibus:
nasci debent, crescere, extingui...»; Po/., 1,1: «quicquid coepit
et desinit». Cf. Intr., supra, pp. 35-37. - infirmata et deminuta
fuerint: su questa forma del futuro {infra, 22, 2. 4; 25, 2),
frequente nella tarda latinità, cf. L. BAYARD, Latin, p. 263;
H. J. MERKX, Syntax, pp. 113 s.

4, 1. - Christianis imputas quod...: ripresa dell’accusa d


Demetriano (3, 1), ma modificata. Demetriano, infatti, non
accusa i cristiani di essere responsabili della vecchiezza del
mondo, bensì delle catastrofi o dei cataclismi che Cipriano
spiega con la vecchiezza del mondo. Prendendo da Demetria­
no un’accusa che questi non espone sotto questa forma, la
messa in stato di accusa dei cristiani viene aggravata. In altre
parole, Cipriano procede a una red u ctio a d absurdum . - Quid
si...: cf. SEN., Ira, II, 10, 1: «Q uid si illis irasci uelis quod
aegrotant, senescunt, fatigantur?». - suco... mole: cf. D on., 7,
143-145: «Inpletur in sucum cibis fortioribus corpus (i.e. gla­
diatorii), et aruinae toris membrorum moles robusta pingues­
cit...». - ultra octingentos et nongentos annos: cf. Gen 5, 4-31:
i patriarchi vissero tra i 300 e i 962 anni; ma secondo Sai 90
(89), 10, la durata normale della vita è di 70-80 anni. PLINIO
IL VECCHIO, HN., VII, 154-156, segnala alcuni esempi di
straordinaria longevità riportati da diversi autori, a cui però
non accorda alcun credito. - uix... ad centenarium numerum:
144 A DEM ETRIANO

LUCREZIO (V , 925 s.) si riferisce a una tradizione secondo cui i


primi uomini, più robusti e più forti, vivevano più a lungo
(«uitam tractabant»), senza precisare il numero degli anni.
Ma P l i n i o i l V e c c h io , HN., VII, 156-158,.stila una lista, che
considera come sicura, di uomini e di donne diventati cente­
nari. Sulla longevità nella Grecia arcaica e classica, cf. M. D.
GRMEK, L es m alad ies à l ’a u b e d e la civ ilisa tio n o ccid en ta le,
Paris 19942, pp. 162-165. La constazione di Cipriano pare in
contraddizione con il numero anormalmente elevato di cente­
nari nelle iscrizioni funerarie africane. La contraddizione però
è certamente meno marcata di quanto non sembri, perché
questi dati esigono essi stessi di essere sapientemente interpre­
tati; cf. P. SALMON, «Les insuffisances du matériel épigra-
phique sur la mortalité dans l ’Antiquité romaine», in La mort,
les m orts e t l’au-delà dans le m o n d e romain. A ctes du co lloq u e
d e Caen (20-22 nov. 1985), Caen 1987, pp. 99-112. In ogni
caso è certo che si diventava meno vecchi a Cartagine che nel
resto dell’Africa, e più vecchi in Africa che a Roma (cf. J.-M.
LASSÈRE, Vbique popu lus, pp. 519 s.). - Canos... in pueris...:
adattamento - e deformazione - del tema, biblico e pagano,
del p u er-sen ex (cf. E. R. CURTIUS, La littéra tu re eu ro p éen n e et
le M oyen A ge latin, trad. fr., Paris 1956, pp. 122 s.)?

4,2. - Sic in ortu...: tema stoico della stretta connessione tra


il m icrocosm o e il m acrocosm o; so lid arità d e ll’uomo e
dell’evoluzione cosmica. - deficere... in defectione: cf. SEN.,
Lue., 26, 3: «Quae enim querella est, quod incommodum, si
quidquid debebat desinere defecit?».

b. A r g o m e n to e s c a t o lo g i c o : a lla f i n e d e i t e m p i i m a li
a u m en ta n o , c o m e p u n iz io n e d e l g e n e r e u m a n o c h e
h a rifiu ta to d i c o n o s c e r e D io (V)
Questo capitolo è fondato sul «discorso escatologico» di
Cristo (Mt 24, 1-36; Me 13; Le 21, 5-38); ma Cipriano non vi
si riferisce esplicitamente, contrariamente a M ort., 2, 18 s.,
dove cita Le 21,31; cf. Intr., supra, pp. 41-42.
CO M M EN TO 4,1 - 5 , 1 145

5, 1. - Quod autem...: secondo argomento (cf. supra, 3, 1,


infra, 6, 1). Questa «ritorsione» è ispirata a T e r t ., Apoi., 40,
10-12; 41,1; cf. E. H e c k , MH ©EOMAXEIN, p. 160. - ... cre­
brius bella continuant...: l ’elenco delle disgrazie riprende
quello di 2, 1, con alcune variazioni nell’ordine e nei termini:

2, 1 5, 1

bella bella
lu es sterilitas
fa m es fa m es
[nu llae] im bres, p lu v ia e m orbi, lu es

- Quod... hoc... praedictum...: interpretare: «Per spiegare


fatto che..., sappia che ciò era stato predetto, conoscendo
che...» (locuzione comparabile in ClC., Fin., II, 94: «Quod
autem magnum dolorem breuem... esse dicitis, id non intelle­
go quale sit...»). - humanum genus: l’espressione ritorna più
volte nel trattato (10, 1; 19, 2; 22, 2). - luis populatione: in
questo contesto preciso luis è certamente un singolare colletti­
vo (cf. supra, 2 ,1 , nominativo plurale), essendo il genitivo plu­
rale praticamente mai usato (cf. TLL s.v. «lues», col. 1794,
75); in compenso, infra, 10, 2, il singolare designa probabil­
mente l ’epidemia contemporanea. In Laps., 4, 64 e 16, 331,
p o p u la tio designa i danni provocati dal diavolo in seno alle
comunità cristiane. - multiplicari... uariari... accendi: l’infinito
presente (al posto del futuro) è già attestato nella lingua classi­
ca con dei verbi che esprimono un’idea di avvenire (cf. E. T.,
§ 325). - iudicii die: Mt 10, 15; 11, 24; ecc. TERTULLIANO
(Res., 22, 2) lo definiva: «diem domini magnum, diem irae et
retributionis, diem ultimum et occultum». - censuram Dei
indignantis: cf. infra, 5, 2 («iram Dei indignantis»); Laps., 7,
137 («iram diuinae indignationis»). Sui senso di cen su ra , cf.
infra , 23, 1. - Non enim, sicut...: Tertulliano era già ricorso,
e in modo sistematico, alla «ritorsione», che unisce, in uno
stesso movimento, «difesa» e «attacco» (cf. T e r t . Nat., ed.
A. Schneider, pp. 48 e 213). - imperitia ueritatis ignara: con
più insistenza dei suoi predecessori greci, Tertulliano nell’y4J
n a tio n es aveva denunciato l ’ignoranza dei pagani (cf. J.-C.
146 A DEM ETRIANO

FREDOUILLE, C onversion, pp. 68 s.). - iactat et clamitat: ridon­


danza, come in 5, 2: arbitrio e t nutu\ cf. supra, 1 ,2 .- colatur:
la lezione più isolata co litu r è probabilmente una correzione
dovuta alla raffinatezza classicheggiante del copista, ma
l’enunciato della causa reale se d q u od + soggetto è frequente
nella lingua tardiva, ed è già attestato in Cicerone (cf. L. H. S.,
p. 588). In modo identico, D omO rat., 12, 193-194: «... non
quod optemus Deo ut sanctificetur orationibus nostris, sed
quod- petamus (petimus P) a Deo ut nomen eius sanctificetur
in nobis».

5, 2. - Mundi dominus et rector: cf. D om O rat., 1, 10-12


«ut, qui in tenebris mortis errantes improuidi et caeci prius
fuimus luce gratiae luminati iter uitae duce et rectore Domino
teneremus»; Q uodlld., 8, 5: «Rex unus est apibus et dux unus
in gregibus et in armentis rector unus. Multo magis mundi
unus est rector qui uniuersa quaecumque sunt uerbo iubet,
ratione dispensat, uirtute consummat» (= MlN. F e l . , O ct.,
18, 7); A m b r., H ym n., 4, 2: «Deus creator omnium / polique
rector...», cf. éd. J. Fontaine, Paris 1992, p. 241 (commento di
M. Perrin). In TERTULLIANO si riscontra un’unica attestazione
di recto r, in Pat., 13, 1: re cto r an im us (cf. SC 310, pp. 239-
240). L ’associazione dei due termini, d om in u s e rector, la si
incontra già nel contesto stoico, ad esempio in ClC., Fin., IV,
11: «... cum cognitum habeas quod sit summi rectoris ac
domini numen, quod consilium, quae uoluntas...». - arbitrio
et nutu: la coppia è ugualmente antica; cf. ClC., Amer., 131:
«(Ju p iter) cuius nutu et arbitrio caelum, terra m ariaque
reguntur». - non propter nos: cf. T e r t . , Apoi., 41, 1: «Vos igi­
tur importuni rebus humanis, uos publicorum incommodo­
rum illices semper, apud quos Deus spernitur, statuae adoran­
tur». - irrogantur: Cipriano usa volentieri il verbo irrogare in
D em. (altre tre volte: 7, 2; 21; 23,2). - nec quaeritur nec time­
tur: qui, come infra, 12, 2, ricerca e timor di Dio (q u a erere,
tim ere D eum ), che comportano il rifiuto delle false divinità e
sono al cuore della conversione, condizionano la sua conos­
cenza (c o g n o s c e r e ) e sono indissociabili; cf. Q uir., I li, 20
(«Fundamentum et firmamentum spei et fidei esse timorem»),
CO M M EN TO 5, 1 - 6, 1 147

riga 74-75: «Et nunc sequimur te ex toto corde nostro et time­


mus te et quaerimus faciem tuam (= Dn 3, 41)»; S. DELÉANI,
C hristum seq u i, pp. 45-46 e 59-60. - uanis superstitionibus
religio uera: chiasmo ed epìteti sottolineano il rovesciamento
dell’antitesi religio (pagana) / su perstitio (cristiana) della pole­
mica anticristiana {infra, 12, 2: su p erstition es fa lsa e / religio
uera\ 25, 1: uera religio / ten eb rosa su perstitio). Inversione e
opposizione (esplicita o implicita), tradizionali negli scrittori
cristiani, della semantica dei due termini (cf. T ert ., ApoL, 35,
1; M in . F e l ., O ct., 1, 5: «Caecilium superstitiosis uanitati-
bus... inhaerentem... ad ueram religionem reformauit»; 38, 7;
L a t t ., Inst., I li, 1, 1; ecc.), poiché i pagani consideravano il
cristianesimo come una su perstitio exitiabilis (T a c ., Ann., XV,
44), m a lefica (S v e t ., Nero, 16), praua, im m od ica (PLINIO IL
G io v a n e , Ep., X, 96, 8), anilis (M in . F e l ., O ct., 13,5), ecc.

c. T estim o n ia n z a v e t e r o t e s t a m e n t a r i a c h e a n n u n c ia
la p u n iz io n e d iv in a (VI)

6, 1. - denique: terzo tempo d ell’argomentazione dop


p r im o in lo c o (3, 1) e q u o d a u tem (5, 1). Questo capitolo
apporta la conferma testuale del precedente: le minacce e le
condanne formulate dagli autori veterotestamentari contro i
popoli che non adorano il Dio unico. - uoce diuina: sui diffe­
renti term ini o espressioni che designano la Scrittura in
Cipriano, cf. A. d ’AlÈS, La th é o lo g ie d e saint C yprien, Paris
19222, pp. 39-40; M. A. FAHEY, Cyprian, pp. 29 s. Le Scritture
fanno intendere direttamente la voce di Dio (cf. R. B r a u n ,
D eus C hristianorum , pp. 461-462; M. A. FAHEY, p. 34). I due
versetti di Dt 6, 13 e 5, 7, sono citati sotto il titolo «Quod
Deus solus colendus sit» in Fort., 2, e il versetto di Ger 25, 6
sotto il titolo «Q uae comminatio Dei sit aduersus eos qui
idolis sacrificant» in F ort., 3. La citazione di Ger 25, 6,
contrariamente a Q uir., I, 2, è qui allegata alla questione nata
dalla polemica anti-idolatrica (cf. M. A. FAHEY, pp. 89-91 e
226). - a d o r a b is: LXX (po|3r|0f|aT|; Vg tim ebis. - a b sq u e m e.
LXX Jtpò jcpo cò jto u noi) [var. it>,T|v èfiov]; Vg in co n sp ectu
m eo . - a d d isp erd en d o s u o s : LXX xo-B k < x k c ò o < x i " ò i i à q ; Vg et
n o n a ffliga m uos.
148 A DEM ETRIANO

6, 2. - sancto Spiritu plenus: in una cinquantina di passi


(secondo M. RÉVEILLAUD, C yprien, D omO rat., pp. 164-165),
per introdurre una citazione scritturistica Cipriano menziona
lo Spirito Santo come autore dell’insegnamento dato dal pro­
feta o dall’apostolo, sottolineando così il suo ruolo nella lettu­
ra e nella comprensione della Bibbia. Ma Cipriano non cita
nessuna delle due importanti affermazioni sul carattere ispira­
to dei Libri sacri (2 Tm 3, 16 e 2 Pt 1, 20-21). - denuntiat...
dicens: cf. supra, 1, 1 (lo q u en te D om ino e t elicen te). Questi
versetti di A ggeo 1, 9-11 e A m os 4, 7-8 non sono precedente-
mente citati e non si trovano altrove in Cipriano. Cf. M. A.
FAHEY, C yprian, pp. 246 e 252. - Dominus omnipotens: LXX
K\)pio<; JtavTOKpcttcop; Vg D om inus exercituum .

B. - M a i pagani n o n vo g lio n o com p ren d ere


il significato di qu esti m ali (V II- X I)

a. I p a g a n i s i la m en ta n o sen z a c o m p r e n d e r e c h e la c o l ­
lera d i D io a u m en ta p e r c h é i s u o i ca s tig h i n o n h a n ­
n o s o r tito l ’e f f e t t o sp e r a to (VII)

7, 1. - Indignatur... et irascitur: frequente alleanza in


Cipriano di due reazioni di Dio, sotto forma verbale come qui
{Epist., 4, 3; 73, 19; ecc.), o nominale: ind igna tio e t ira {Epist.,
59, 12, 2; 65, 1, 2; ecc., già nella lingua comune: P l i n i o IL
GIOVANE., Paneg., 16,5); ma anche: D ei indignantis ira (Vnit.,
18, 6), e in citazione: ira ind igna tion is m ea e (Q uir., II, 6, 25 =
Os 11, 9) o in d ign a tio irae m ea e {Fort., 5, 19 = Dt 13, 18).
Cipriano non sembra essersi posto la questione della «compa­
tibilità» tra la collera e l’impassibilità di Dio (cf. «Sur la colère
divine», R ecA ug 5, 1968, pp. 7-13). - ecce: l ’uso di questo
avverbio espressivo, ben attestato in ogni epoca e particolar­
mente frequente in Apuleio (cf. L. CALLEBAT, S erm o cotidia­
nu s dans les Métamorphoses d ’A pulée, Caen 1968, p. 422), si
spiega ugualmente negli autori cristiani con l’influenza dello
stile biblico. - conuertamini: il termine conserva ancora qui e
nel resto d ell’opera il suo senso etim ologico («rivolgersi
verso»), pre-religioso. Il valore m etaforico di co n u e r s io ,
CO M M EN TO 6, 2 - 7 , 1 149

co n u er tere [ad D eum ] (* au ersio, a u ertere [a D eo]), ben atte­


stato in Agostino, sussisterà a lungo. Nella sua forma attiva o
passiva il verbo era normalmente usato per rendere lo scrit-
turistico èjtiotpécpco (cf. TLL s.v. «conuerto», col. 862, 20 s.;
868, 63 s.), in traduzione (cf. Quir., Ili, 97,2 = Sir 5, 7; 67,7
2 Tm 4, 4; ecc.) come fuori citazione (infra, 9, 1; 16, 2; 23, 1;
D om O rat., 25, 474; Laps., 29, 574; ecc.). - obstinatione: ques­
to termine - assai raro nella prosa classica - non compare
altrove nei trattati di Cipriano, ma una decina di volte nelle
L e tte r e per definire gli scism atici o gli eretici. T uttavia
nell’E pist., 56, 2, 1, compare in un’accezione favorevole al
punto di vista cristiano: «... uiolentiam m agistratuum et
populi furentis incursum inmobilis fidei obstinatione [fratres
nostri uicerunt]». Cipriano ritorce contro i pagani un’accusa
indirizzata ai cristiani; cf. PLINIO IL GIOVANE, Ep., X, 96, 3:
«pertinaciam et inflexibilem obstinationem debere puniri» (=
T e r t . , A poi., 2, 6:«obstinationem non sacrificandi»; 27, 7:
«numquam magis detriumphamus quam cum pro fidei obsti­
natione damnamur»). Cf. MARCO AURELIO, P en sieri, XI, 3.
- quereris... si...: sull’interpretazione di questa costruzione,
sostituita da q u eror q u o d (come infra, 8, 1) o q u eror + propo­
sizione infinitiva, cf. J.-C. FREDOUILLE, «Niveau de langue et
niveau de style», p. 519.

Qui inizia un ampio movimento anaforico, cioè ripetitivo,


abilmente studiato:

si soggetto verbo
si soggetto verbo

si oggetto soggetto verbo


si oggetto verbo soggetto part. pres.
si oggetto verbo soggetto part. pres.
si oggetto soggetto verbo

0 oggetto aggettivo soggetto verbo


0 oggetto aggettivo soggetto verbo
150 A DEM ETRIANO

Delle quattro accuse precedentemente enumerate (2,1 e 5 ,1)


- guerre, malattie, carestia e siccità - Cipriano considera qui
solo la siccità e la malattia, ma aggiunge due intemperie: gran­
dine e tempesta. - desuper = d e caelcr, infra, 7, 2 = a D eo.
- situ... squaleat: iunctura comparabile in SEN., Phaedr., 471:
«orbis iacebit squalido turpis situ», o QuiNT., IO, X, 1, 30:
«arma situ squalent». - si uineam... caedens: ricordo forse di
Min. F e l., O ct., 5, 13: «uindemia imbri corrumpitur, grandi­
ne caeditur». - pestilens aura: cf. Laps., 16, 323-325, a propo­
sito dei presbiteri che accoglievano troppo facilmente i lapsi:
«Hoc sunt eiusmodi lapsis quod grando frugibus, quod turbi­
dum sidus arboribus, quod armentis pestilens uastitas...».
- contumacium: se il termine, nella lingua classica, può essere
preso in senso buono («fermo, constante») o in senso cattivo
(«orgoglioso, testardo»), negli scrittori cristiani si trova solo
l ’accezione peggiorativa del rapporto con Dio (= incredulus,
ingratus). - declarat... dicens: cf. supra, 1, 1 (loq u en te D om ino
e t d icen te). Questi due versetti di Ger (2, 30a e 5, 3b), che
mettono l ’accento sulla nozione di d iscip lin a (cf. M. A.
FAHEY, C yprian, p. 220), non sono citati da Tertulliano e
nemmeno più da Cipriano nel resto della sua opera. - deuotus
ac dicatus: stessa coppia in Fort., praef., 1, 12-13: «creden­
tium fidem et dicatam Deo deuotamque uirtutem»; 11, 213:
«Si... nos dicati ac deuoti Deo uiuimus». - respondet et dicit:
contro la lezione adottata da Hartel e Simonetti (resp on d it), vi
è l ’uso costante di Cipriano che mette i due verbi di questo
tipo di coppia allo stesso tempo e allo stesso modo (infra, 9 ,1 :
clam at e t dicit\ 17, 2: p o su erit e t dixerit... pra em on ea t e t dicat;
23, 2: hortatur e t dicit\ OpEL, 2, 14: respon dit e t dixit\ 9,23-24:
con testa tu r e t dicit-, 10, 7: clam at e t dicit-, 11, 9-10: co n testetu r
e t dicat-, ecc.).

7 , 2. - Ecce... ecce: cf. supra, 7, 1. - metus... trepidatio... for­


mido: ricordo delle distinzioni stoiche? Cf. ClC., Tuse., IV,
16-19, dove sono definiti il m etu s, termine generico, e le sue
specie, come fo rm id o (= m etu s perm an en s), trem o r (manifesta­
zione fisica della paura), ecc.; trepidatio non appare in questo
contesto, ma il termine è vicino a trem or.
CO M M EN TO 7, 1 - 8 , 2 151

In ogni caso, come si può constatare, queste distinzioni e


queste sfumature, lungi dall’essere strettamente rispettate,
interferiscono spesso tra loro, e m etu s è il vocabolo corrente-
mente più usato. - censura: cf. infra, 23, 1. - audacia facino­
rum impunitate secura: l ’interpretazione è doppiamente deli­
cata: 1) Le due costruzioni (audacia o im punitas + genitivo)
essendo ben attestate (cf. in un verso: ClC., Flacc., 38: audacia
testim o n ii; SALL., Cat., 52, 11: audacia m alarum rerum\ S e n .,
QN., II, 42, 3: audacia scelerum-, e nell’altro: ClC., D om., 17:
s c e le r u m im punitas-, T use., IV, 45: p e cca to ru m im p u n ita s),
bisogna far dipendere grammaticalmente il genitivo fa cin oru m
da audacia o da im p u n itate? 2) Si deve leggere secura (audacia)
o secu ra (im p u n ita te)? Oltre alle due costruzioni usuali di
secu ru s + genitivo o + ab, è preferibile senz’altro la forma
im pu n ita te secu ra e, di conseguenza, rapportare fa cin o ru m a
im p u n ita te («essendo sicura l’impunità dei delitti»). Ripresa
del tema infra, 11,1.

b. I p a g a n i s i la m en ta n o , sen z a r e n d e r s i c o n t o c h e D io
a g is c e n e i lo r o c o n fr o n ti c o m e u n p a d r o n e v e r s o
d e g l i s c h ia v i tr o p p o p o c o s o l e r t i (VIII)

8, 1. - Quereris quod...: si riprende lo stesso verbo (7, 1), ma


il tema è diverso. A differenza del precedente, questo sviluppo
non si fonda su alcuna citazione scritturistica. Per la costruzione
sintattica di queror, cf. supra, 1 , 1 . - fontes... aurae... pluuia...
terra: enumerazione dei quattro elementi al posto dei sei del
precedente capitolo (pluuia, terra-gleba, gran do, turbo, fo n s,
aura), e praticamente in ordine inverso. La creazione è al servi­
zio dell’uomo. Il tema è contemporaneamente scritturistico e
stoico (cf. M. SPANNEUT, Le sto ìeism e d e s P ères d e l'É glise,
p. 380). - utilitatibus... deseruiant... tibi cuncta deseruiunt: cf.
Aen., Nat., I, 9, 1: «Quid... inseruire dementa tuis necessitati-
bus postulas...?»; ma là il ragionamento è diverso.

8, 2. - Tu enim... movimento ironico, per antifrase, e sotto


lineato dal poliptoto (seru is-deseru iun t, fam ularis-fam ulantur).
La negazione davanti a seru is e fam u laris in certi mss. si spie­
152 A DEM ETRIANO

ga col fatto che i copisti non hanno percepito, appunto,


questa ironia. - de seruo tuo exigis...: non è necessario veder­
vi una nota personale, trattandosi di un’analogia tradizionale
(cf. T e r t . , Pat.y 4, 2 s., SC 310, p. 144). - parere... et oboedire:
sinonimìa; cf. supra, 1, 2 (facilius... leuius). - eadem sors na­
scendi...: stesso tema e talvolta stessi termini in D em ., 19;
M ort., 8; OpEl., 25; in S e n ., Lue., 47, 10 («Vis tu cogitare
istum quem seruum tuum uocas, ex idem seminibus ortum,
eodem frui caelo, aeque spirare, aeque uiuere, aeque mori!»);
D e otio, 4, 1 (co n d icio nascendi)-, Ira, II, 22, 1 (sors n a scen d i);
M in . F e l . , O ct., 37, 10 («om nes... pari sorte nascim ur»);
cf. M . SPANNEUT, S to icism e, pp. 262 s.; M ora listes, p. 91;
J. GAUDEMET, Le d ro it rom ain, p. 42. - flagellas, uerberas...
crucias: cf. L a t t . , Ira, V, 12: «Dominus... (seruum) malum
m aledictis, uerberibus, nuditate, fame, siti com pedibus
punit» (SC 289, pp. 108-109; 244). - Deum dominum: cf.
M . SlMONETTl, «Note sulla tradizione manoscritta», p. 893;
D em., ed. E. Gallicet, p. 197. - dominatum: cf. infra, 23, 1
(im potens... dom inatio). L a traduzione con «poteri di signore»
tenta di armonizzare col presente contesto i numerosi passi
dove D om inus designa il Signore. Si noterà come Cipriano
eviti di ricorrere esplicitamente alla terminologia antitetica
più frequente che esprim e la relazione di dominazione:
seruus/dom inus (cf. M . MORABITO, L es réalités d e l’escla va ge
d ’après le D igeste, Paris 1981, p. 142).

c. I p a g a n i n o n v o g li o n o c o m p r e n d e r e g l i a v v e r tim e n ­
t i d iv in i, q u a n d o s i co m p io n o l e p r e d iz io n i (IX)

9 ,1 . - flagella nec uerbera: cf. supra, 1, 2 (come in seguito


in crep a t e t in cu sa t). - istic... illic... hic...: opposizione tra
istic, h ic (in questa vita, nel mondo) da una parte, e illic
(nell’inferno) dall’altra parte, essendo cancellata la distinzio­
ne tra istic e h ic (iste e hic). Cf. infra, 13, 1 (Q uae haec). - ad
Deum... conuertant: cf. supra, 1 , 1 . - cladium: minima incer­
tezza della tradizione manoscritta tra le forme del genitivo
-um / -ium in 11, 1 (cf. D em., ed. E. Gallicet, p. 198). - iugis:
sul favore che si riconosce a iugis e iu giter (infra, 20, 3) nella
latinità tardiva e più precisamente cristiana, cf. C. MOUSSY,
CO M M EN TO 8,2 - 9,2 153

«Les emplois de iu gis e di iu g iter nella latinità tardiva», in


L. CALLEBAT (éd.), Latin vulgaire, latin tardif, t. 4, Hildesheim
1995, pp. 237-249. - A udite serm o n em Domini...-, questi ver­
setti di O sea non sono mai stati citati prima di Cipriano, che li
riprende soltanto in Quir., Ili, 47 - dove sono applicati ai cri­
stiani e non, come qui, ai pagani (cf. M.A. FAHEY, Cyprian,
p. 242) - , associati a Is 59,1-4 e a Sof 1, 2-3, sotto il titolo:
«Delieto et merito nostro fieri ut laboremus nec Dei opem in
omnibus sentiamus». Il suo testo è più vicino ai Settanta che
alla Vg. In particolare: 1) al greco a i^ a x a ècp’ a ijia a iv
likryouaw corrisponde Vg sanguis sanguinem tetigit. Secondo
P. SABATIER, B ibliorum sacrorum , Reims 1743, t. 2, p. 895, la
traduzione che presenta Cipriano - qui come in Quir., III, 47
- diverge da quella delle VL (sa n gu in em sa n gu in i m iscen t).
Queste, sembra, sono le due uniche attestazioni dell’intensivo
s u p e r -m is ce r e prima del VI secolo (A. SOUTER, G lossary,
Oxford 1949, p. 404); 2) al greco èKX.£Ì\)fO'Ocnv, solitamente
reso con d eficien t in Cipriano, corrisponde nella Vg co n grega ­
bu n tu r (cf. TLL s.v. «congrego», col. 293, 1). Infatti, l’ebraico
ha una forma «nefal» del verbo asaph, che può essere inter­
pretata sia col significato di «scomparire» (da qui d eficien t),
sia di «essere radunato» (da qui congregabuntur)-, 3) la pun­
teggiatura di Cipriano segue quella della LXX, mentre Vg col­
le g a l ’u ltim o v ersetto (4, 4a) a un nuovo sv ilu p p o :
V erum tamen unusquisque non iudicet... Cf. GlROL., In O seam,
I, cap. 4, 5 (PL 25, 847 C ): «Secundum Septuaginta inter­
pretes, hoc quod posuimus, ut nu llu s n eq u e indicetur, n eq u e
argu a tu r quisquam , superiori capitulo coaptandum est; sed
nos H ebraeos sequim ur». - D elicta... Deus in crep at et
incusat: cf. Vnit., 19, 3-4: «... quos increpat Dominus et
obiurgat in euangelio suo, dicens...». D elicta, in Cipriano
meno frequente di p ecca tu m per designare il «peccato», è qui
determinato da tre plurali, seguiti da tre singolari (uariatio
nell’uso del numero); cf. E .W . WATSON, Style, pp. 280 e 208.

9 ,2 . - Fiunt ecce... quae ante praedicta sunt: le realizzazio


ni passate delle profezie sono garanzia dei compimenti futuri;
g li ap o lo g isti (G iu stin o , T aziano, A ten ago ra, T eofilo
154 A DEM ETRIANO

d’Antiochia, Tertulliano) riprendono spesso questo argomen­


to già presente nell’AT e nel NT; cf. «Bible et apologétique»,
p 4 8 5 ; Intr., supra, p. 40. In un altro contesto, quello degli
scismi, cf. Vnit., 26, 10: «Videmus fieri quod ille praedixit».
Sull’espressione a n te praedicta sunt, cf. infra, 21. - fide prae­
sentium: l’interpretazione, suggerita da E.W. WATSON (Style,
p. 317) e ripresa da L. BAYARD (Latin, p. 156), che fa di fid e
l ’equivalente di una preposizione (= propter, gratia), ci sembra
indebolirne il senso; a fo r tio r i infra in 25, 2 (fid e agnitionis).
- coartata et conclusa: cf. supra, 1, 2. Per conclu sa, cf. Laps.,
26, 503-504: «pectus... angi et anima exaestuante concludi
postmodnm coepit». - Indignamini indignari Deum: l’ironia
di questa diafora o antanaclasi (distinctio, reflex io), trasferita
al modo verbale indicativo, è stata a lungo preparata dai pre­
cedenti sviluppi. Su questa figura delle parole, cf. QuiNT., IO,
IX, 3, 66-68.

d jji m m o r a li t à d e l l ’u o m o p r o v o c a i s u o i m a li
anche in d ip en d en tem en te dalia collera d i D io (X-XI)

10, 1- ■Qui alios iudicas...: come prolungamento di 9,


(«de altero iudicare»), già eco di 9, 1 («ut nemo iudicet»,
Os 4 , 4a), a cui si mescola un ricordo neotestamentario (Rm 2,
1. 3; 14,4; ecc.); cf. Quir., Ili, 21 («Non temere de altero iudi-
c a n d u r n » ) - Un’allusione a una funzione giudiziaria di De­

m e t r i a n o ci pare poco probabile (cf. Intr., supra, pp. 18-19,

n. 25). - esto et tui iudex: cf. ClC., O ff., I, 114: «quisque... se


et bonorum et uitiorum suorum iudicem praebeat»; Sen.,
Lue., 28, 9-10: «deprehendas te oportet, antequam emendes...
inquire in te; accusatoris primum partibus fungere, deinde
i u d i c i s » . - conscientiae tuae latebras: la metafora è antica

(ClC., tifarceli; 22: «cum in animis hominum tantae latebrae


sint et tanti recessus»; ecc.; T e rt., P aen., 3, 9: «uoluntatis
latebrae»; cf. TLL s.v. «latebra», coi. 993, 44 s.). Cipriano vi
ricorre altrove, in Laps., 27,546-547: «uoluntatesque concep­
tas in ipsis adhuc clausi pectoris latebris intuetur (Deus)»;
Zel., 9,154: «Zeli uulnera... quae se intra conscientiae late­
bras caeco dolore eluserunt». Ugualmente LATTANZIO, Inst.,
V, 19,32: «(Deus) latebras cordis uidet».
CO M M EN TO 9, 2 - 10, 1 155

Questa accezione - classica - di co n scien tia («testimone


interiore dei nostri atti», «giudice di moralità») è frequente in
Cipriano; cf. M. SPANNEUT, M oralistes, p. 73. - perspicuus:
al di fuori di questo passo, questo aggettivo ricorre una sola
volta nei trattati di Cipriano. - ipse te respice: cf. Sen., Lue.,
28, 9-10 (citato supra)-, 76, 32: «nudum inspice»; 80, 10:
«intus te considera». Eco del «Conosci te stesso». Il successi­
vo quadro morale dell’umanità (10-11) è il p en d a n t della de­
scrizione della degenerazione del mondo {supra, 3). - Aut
enim...: altre liste comparabili in D on., 3, 59 s.; M ort., 4, 64 s.;
Vnit., 16, 20 s.; Zel., 6, 107 s.; Laps., 6, 98 s.; ma qui, benché
la formulazione sia «personalizzata» («inflatus es, rapax es»),
non significa che Cipriano si rivolga solo a Demetriano
(cf. Intr., supra, pp. 18-19, n. 25). Questi elenchi di vizi si
apparentano a quelli del NT, in particolare a quello di 2 Tm
3, 1 s. citato nell 'Vnit., 16, 6 s., e sono simmetrici agli elenchi
di virtù; cf. P«Inno alla carità» (1 Cor 13, 4): B onPat., 15, 333;
Quir., I li, 3, 23; Vnit., 14, 10 s; sulla loro elaborazione stilisti­
ca, cf. A. F. MEMOLI, Studi, p. 66 s. Queste liste di vizi non
sono nemmeno estranee alla letteratura pagana (ad esempio.
O r a z ., Ep., I, 1, 33-39. - superbia inflatus: iunctura, attestata
già in Sen., QN., IV, praef., 2: «animum... superbia inflamus»,
ma in precedenza è frequente con altri astratti del sintagma.
Stessa iunctura ed enumerazione analoga in altri trattati: Don.,
3, 59-60 («necesse est... uinolentia inuitet, inflet superbia, ira­
cundia inflammet»); M ort., 4, 65 («ira exasperat, inflat super­
bia, uinolentia inuitat»); Vnit., 16, 22-23 («deprauat impietas,
superbia inflat, discordia exasperat, ira praecipitat»); Zel., 6,
107 («inflatur superbia...»). - alea prodigus: questa condanna
dei giochi d’azzardo non si trova nelle liste summenzionate.
Sullo P s. -CIPRIANO, D e alea toribu s (CSEL 3/3, pp. 92-104),
cf. J. DOIGNON, HLLA, 5. Bd., pp. 505 s. (éd. fr., Turnhout
1993, pp. 562 s.). - liuore inuidus: i due termini sono spesso
associati da Cipriano sotto una forma o un’altra, così in
Zel., 3, 44 («ne quis inuidia et liuore capiatur»); 7, 136 («inui­
dus in maius incendium liuoris ignibus inardescit»); ecc.
- et miraris...: moto di stizza comparabile supra, 7, 1: «et tu
miraris aut quereris...», ma qui i due verbi sono disgiunti
(10,2: «Hostem quereris...»).
156 A DEM ETRIANO

10, 2. - quereris... quasi...: lungo movimento anaforico, co


alcune variazioni dell’enunciato, che invita l ’uomo a prendere
netta coscienza della sua responsabilità per i mali che l’oppri­
mono. - esse pax... possit: su quest’ordine delle parole (es se
all’inizio della proposizione), H. KOCH, U n tersu ch u n g en ,
pp. 10-11. Cf. D on., 10, 227: «inter togas pace rupta...»; già
SEN., Ira, II, 8, 2: «inter istos, quos togatos uides, nulla pax
est»; Const., 9 ,2 : «inter togatos latrocinia sunt». - hostem que­
reris exsurgere: la ripresa dell’espressione è giustificata da M.
SlMONETTl, «Note sulla trad. man.», p. 872. - de captatis anno­
narum incrementis...: caratteristica di ogni crisi economica; cf.
ClC., Har., 31: «in hac cantate annonae, sterilitate agrorum,
inopia frugum» (per risolvere questa crisi, Pompeo nel 57 rice­
vette estesi poteri; cf. éd. P. Wuilleumier - A.-M. Tupet, CUF,
1966, p. 54); SVET., N ero, 45, 1: «Ex annonae quoque caritate
lucranti (Neroni) adcreuit inuidia» (cf. C. VlRLOUVET, F am ines
et ém eu tes à R om e d es origin es d e la répu b liq u e à la m ort d e
N éron, Paris 1985, p. 50); e più tardi Ambrogio (cf. Intr.
supra, pp. 34-35, n. 76). Come tema di scuola, cf. ClC., Off.,
Ili, 50: «si exempli gratia uir bonus Alexandrea Rhodum
magnum frumenti numerum aduexerit in Rhodiorum inopia
et fame summaque annonae caritate...». - pestem... peste: ter­
mine associato a lues, come in M ort., 16, 262-263 («pestis ista
et lues... horribilis et feralis...»); o, con il suo derivato p estilen ­
tia e in riferimento a Le 21, 11 (cf. Intr., supra, p. 42, nn. 107
e 108), associato a fa m es: in M ort., 2, 21 (bella, fa m es, terrae
motus, p estilen tia e [cf. supra, 2, 1: q u o d lues, q u o d fa rn esi), e
spesso nei testi (cf. TLL s.v. «lues», col. 1797, 52, e Intr.,
supra, ibid.); per la sua traduzione, cf. Intr., supra, p. 11, n. 12.
Metaforicamente: M ort., 15, 241 (la morte [m ortalitas] è una
«peste» [pestisi per i Giudei e i pagani, ma una «uscita salutare»
[salutaris ex cessus] per i cristiani); o, a proposito degli eretici,
Epist., 43,5, 2; 73, 4, 2 (h a ereticoru m p e stes); 74 ,2 , 4 (h a ereti­
cae pestes), e, in citazione, Vnit., 10, 15-17 («... quos designat
in Psalm is [1, 1] Spiritus sanctus: s e d e n te s in p e s tile n tia e
cathedra [èitì Ka0é8pav Xoifj.còv]: pestes et lues fidei, ser­
pentes ore fallentes et corrumpendae ueritatis artifices...»);
Cipriano ricorre dunque a p estilen tia - che non compare nelle
Lettere - solamente in citazione: Fort., 11, 27 (= Mt 24, 7),
CO M M EN TO 10, 2 - 11, 1 157

M ort., 2, 21 (= Lc 21, 11) e Vnit., 10, 15-16 (= Sal 1, 1).


Linguisticamente il termine p estis (antico e usuale) è molto
più frequente e si presta ad usi più vari del suo derivato pesti-
len tia (I secolo a. C.), poco utilizzato in senso figurato. - cri­
minaris: interrompe il movimento anaforico e conferisce una
maggiore gravità alle critiche di Cipriano. - inhiat: compare
una sola volta nei trattati, ma ad esempio in senso proprio:
Epist., 65, 3, 1 («qui dominum negauerunt... cenis atque epu­
lis... inhiant»). - ad... (timidi), ad... (temerarii): su quest’uso
modale della preposizione a d vicino a un aggettivo, uso antico
nella lingua, cf. L. B a y a r d , Latin, p. 139; L. CALLEBAT, Serm o
cotid ia n u s, p. 212. - fugientes morientium funera: spiegato
con ciò che segue: «u t appareat...». - possint... euadere:
cf. infra, 2 2 ,2 . Se è la lezione originale, il congiuntivo presen­
te p o ssin t si spiega con delle ragioni stilistiche (espressione
d’una verità generale, risultato attuale di una decisione ante­
riore). - censum = diuitiae, patrimonium-, accezione frequente
in Cipriano (Laps., 12,225-226; OpEl., 9, 21; ecc.), e del resto
attestata in tutta la latinità.

11, 1. - cladium: cf. supra, 9, 1. - innocentiae disciplinam:


cf. Hab., 1 (p. 187, 1): «Disciplina custos spei, retinaculum
fidei, dux itineris salutaris, fomes ac nutrimentum bonae
indolis, magistra uirtutis, facit in Christo manere semper et
iugiter Deo uiuere, ad promissa caelestia et diuina praemia
peruenire»; altri riferimenti in A . B e c k , R óm iscb es R ecbt, p.
118; ma per l’analisi della nozione di disciplina, cf. R. BRAUN,
D eus C hristianorum , p. 423. - nemo: dopo l ’interpellanza al
lettore (alla seconda persona singolare), secondo una conven­
zione largamente attestata, Cipriano prosegue il suo sviluppo
generalizzando la questione (pronome indefinito, passivo
impersonale, verbi impersonali); cf. Intr., supra, pp. 18-19, n.
25. - et se: = etiam se, s e quoque, in tutta la latinità, e soprat­
tutto a partire d all’epoca im periale (cf. L .H .S ., p. 483).
Reminiscenza di SEN., Breu. uit., 20, 5: «nemo in conspicuo
mortem habet». - dissimulatio: «dissim ulazione», più che
«tergiversazione» (co n tr a , L . BAYARD, L atin, p. 97-98). -
quasi liceat, quasi oporteat: gradazione paradossale, seguita
158 A DEM ETRIANO

dalla sua spiegazione: «quasi ille q ui...». - in latronibus...


uerecundia: comparazione ugualmente paradossale e a fo rtio ri
(1’ex em p lu m im par, ex m in o rib u s a d m aiora, dei retori; cf.
QuiNT., IO, V, 11, 9: «Ad exhortationem.., praecipue ualent
imparia»). Ma Cipriano si limita a un elogio minimale e ironi­
co, mentre avrebbe potuto evocare le le g e s latronum , le rego­
le di giustizia che i briganti rispettano all’interno del loro
gruppo (cf. ClC;, O ff., II, 40). Sulla relatività di questa testi­
monianza sui «briganti», cf. Intr., supra, pp. 30 s. - desertas
solitudines: già ClC., Verr., V, 171: «in aliqua desertissima
solitudine». - deligunt: spesso confuso con diligu n t (= amant)-,
cf. TLL s.v., col. 451, 81. - ut... facinus... nocte ueletur: cf., in
diverso contesto, Epist., 59, 11, 2 (nostra traduzione) : «...ch e
le menzogne non ingannano a lungo, ... finché non spunta il
giorno; e quando il giorno è chiaro ed è sorto il sole, le
tenebre e la nebbia cedono alla luce, e cessano i latrocini che
imperavano lungo la notte». - abruptae cupiditatis: cf. Tac.,
Ann., IV, 20: abrupta contu m acia («un’ostinazione inflessibile,
e c c e ssiv a »), - In d e... in d e...: su q u esta lezio n e, cf.
M. SIMONETTI, «Note sulla trad. man.», p. 893. - impune pec­
cantes: cf. supra, 7, 2. - de accusatore... metus: = accusatoris,
iu d id s m etu s (L. BAYARD, Latin, p. 151; H .J. MERKX, Syntax,
p. 32), o invece la preposizione conserva qui il suo valore? Ad
ogni modo, la concorrenza tra le due locuzioni è antica: cf.
V . VÀÀNÀNEN, In tro d u ctio n au latin vu lga ire, Paris 19672,
p. 121. Cipriano aveva già formulato la stessa critica in termi­
ni analoghi in D on., 10, 243: «Nullus de legibus metus est, de
quaesitore, de iudice pauor nullus». - conscii: non i «compli­
ci», non avendo alcun motivo di temere più degli autori stessi
dei crimini, ma i «testimoni» (cf. TLL s.v. «conscius», col.
370, 26; 373, 63). - iudicaturi: sostantivazione del participio
futuro (L. BAYARD, Latin, p. 275)? Quest’uso si riscontra assai
regolarmente a partire da Velleio Patercolo, Plinio il Vecchio,
e Quintiliano (L .H .S., p. 157). Questa diatriba contro i giudici
corrotti è frequente negli scritti di Cipriano (cf. D on., 10, 232:
«Iudex? Sed sententiam uendit»; D.D. SULLIVAN, T he L ife o f
th è North A fricans, pp. 8 s.), ma è di tutti i tempi (Mi 7, 3;
APULEIO, M et., XI, 33,1: «... nunc iudices sententias suas pre­
do nundinantur»; ecc.).
CO M M EN TO 11, 1-2 159

11, 2. - diuino spiritu et instinctu: cf. Laps., 25, 490-49


«instinctu diuinae maiestatis»; Fort., 11,144-145: «... notitiam
futurorum spiritu diuinitatis animatus prophetauit...». Già ClC., Diu.,
I, 12: «aliquo instinctu inflatuque diuino futura praenuntiat»; I, 34:
«instinctu diuino adflatuque»; Tuse., I, 64: «ut... poetam... car­
men... caelesti aliquo mentis instinctu putem fundere». Per
l'amplificazione, cf. supra, 1,2 (facilius... leuius). - N umquid n on
u a let m an u s D ei...: Cipriano è il primo latino a citare questi ver­
setti di Is 59,1-2; stessa traduzione in Laps., 21, 430-431 e in
Quir., I li, 47; una variante in Quir., II, 4 (cf. M. A. FAHEY,
Cyprian, pp. 213-214). In Quir., II, 4, sotto il titolo: «Quod
Christus idem manus et brachium Dei», in IH, 47 (aggiunto a
Os 4,1-4), sotto il titolo: «Delieto et merito nostro fieri, ut labo­
remus nec Dei opem in omnibus sentiamus»; cf. supra, 9, 1
(audite serm on em D omini). - p ecca ta ... separant: il testo degli
autori africani del IV e V secolo è più letterale: «delieta uestra
distingunt inter medium vestrum et Dei»; cf. R GRYSON, Esaias
40-66, Freiburg 1993, p. 1457 (= Vetus Latina. Die R este d er alt-
lateinischen Bibel, 12/2). Sull’incertezza tra delictum e peccatum
p er trad u rre a j t a p ii a , a jiap T im a, cf. H. VON SODEN,
L ateinische N. Test., pp. 74 s. e 100 s.

Is 59,1-2:
LXX C ipriano Vg
(D em., Laps.)

Mf| o i ) K i o x ’ó et N u m q u id n o n Ecce non est ab-


f| x e ìp K v p io v tot) ualet manus D ei, ut breuiata manus domi-
o é a a i ; fi èpàpD vev sa lu o s fa c ia t, a u t ni, ut saluare nequeat,
t ò o $5 a in o i) to ù g ra u a u it a u re m u t neque aggrauata est
jxfi eiaaiw òoo a; non exaudiat? auris ut non exaudiat.
’AXXà xà à(iap- Sed p eccata S ed iniquitates
T i^ ia ta i>(iwv S u a- u e stra in te r uos et u e s tra e d iu is e r u n t
tcògiv à v à p.éoov D eu m s e p a ra n t, et in te r uos et D eum
i>H&v Kod TO\j ©eoi», propter delieta [pec- uestrum , et peccata
K a ì 5 i à xà? àfiap - cata: Q u ir ., II, 4; III, uestra absconderunt
TÌ<xq -butòv etnèo- 4 7 ] u e s tra a u e r tit faciem eius a uobis,
xp£\|/EV tò JtpócrcoJtov fa ciem a u o b is , ne ne exaudiret,
orino») ÓMp’ v)jicàv toO misereatur.
|rì| ètefcut.
160 A DEM ETRIANO

- conscientiae uulnera cogitentur: l’insieme dello svilupp


(10-11) termina con quest’eco di 10, 1: «conscientiae tuae
latebras intuere». II peccato provoca delle ferite morali e spi­
rituali (u u lnera) che ne sono la conseguenza e gli effetti. Cf.
Laps., 3 0 , 6 0 7 -6 0 8 («peiora adhuc peccandi uulnera, ... maio­
ra delicta»); OpEL, 3 , 3 -4 («sine aliquo conscientiae uulnere
esse non possumus»). - desinit: successivo a due soggetti, l’in­
dicativo presente a ll’inizio della frase ci sembra dare alla
conclusione una maggiore vivacità, che accentua la discordan­
za modale (d esin it - si in tellegat).

11. I n g iu s t iz ia e in e f f ic a c ia d e l l e p e r s e c u z io n i
(XII-XVI)

a. Una procedura anomala, crudele, inutile (XII-XIII)

12, 1. - Ecce id ipsum quale est unde...: transizione rinfor­


zata che richiama i motivi che hanno condotto Cipriano a
scrivere la sua opera. L ’interpretazione di G. Hartel (CSEL) e
di M. Simonetti (CCL) che punteggia la frase come un’inter­
rogativa ci sembra poco giustificata. - sermo. Nel senso di
«esercitazione scritta, trattato», per estensione della sua acce­
zione orale, serm o è spesso attestato da PLINIO IL VECCHIO
(HN., XI, 2 1 , 6 7 ; XVI, 5 8 , 1 3 4 ; XVIII, 1, 5 ; ecc.). - infestatis:
attestato dal B ellu m Alex., 3 , 1, questo verbo che si riscontra
soprattutto negli autori tecnici (Celso, Columella, Plinio il
Vecchio) è spesso utilizzato da Cipriano (F ort., 12, 11- 12:
« ... persequentium nos atque infestantium paenitentia
praedicatur»; D on., 12 , 2 8 8 : «ne percussor infestet»; ecc.). I
tre verbi infestatis, im pugnatis, opprim itis, non hanno qui natu­
ralmente alcun carattere metaforico. - innoxios... Dei seruos: i
servi di Dio (piano religioso e spirituale) non recano alcun
torto alla società (piano umano e giuridico); perseguitandoli, i
pagani offendono Dio stesso. L’aggettivo innoxius è semanti­
camente molto vicino a in n o cen s (TLL s.v. «innocens», col.
1 7 0 1 , 15 ), ma con un uso linguistico meno frequente. Nei trat­
tati di Cipriano compare quattro volte contro ventidue di
CO M M EN TO 11, 2 - 12,2 161

in n o cen s (di cui sei in citazione scritturistica). Seruus (Det) è il


titolo (SoùXoq, Jtoaq) dato da Jahvé a quanti - patriarchi, pro­
feti, fedeli - cooperano al suo disegno; sarà ripreso per Cristo
e gli apostoli, poi per i cristiani. Cf. T e r t ., Vx., I, 4, 1: seru us
diaboli, opposto a seru u s Dei. In BonPat., 3, 44: s e m i e t cul-
tu r es D ei. - in contumeliam: quest’uso autonomo e antico
della preposizione in, con un senso finale, è frequente in
Cipriano; cf. D on., 7, 146 («Homo occiditur in hominis
uoluptatem»); L. BAYARD, Latin, p. 144.

12, 2. - Parum est quod...: primo tempo di una gradazione


di cui le due successive sono ugualmente sottolineate: «satis
non est quod...» (12, 3), «nec saltem contentus es...» (12, 5).
- uarietate uitiorum = uariis uitiis. Cf. H. HOPPE, Syntax u n d
S tyle d es T ertullian, p. 85; B. BERNHARD, D er Stil d es A puleius,
p. 97. - feralium: malgrado Laps., 10,190 e l'Epist., 55, 14, 2
(fera lis cibi) e malgrado M ort., 16, 262-263 (pestis ista et lu es
q u a e h o r rib ilis e t fe r a lis ) , riteniamo preferibile intendere
feralium-, cf. forse Epist., 55, 9, 2: edicta fera lia (= l ’editto di
Decio, ty ra n n u s fero cien s)-, 58, 9, 2; TLL s.v. «1. féralis»,
col. 487, 10. Lavarenne traduce: «per l ’iniquità di crimini
sinistri»; Gorce: «per l ’iniquità dei vostri crimini feroci».
- quod superstitionibus falsis religio uera subuertitur, quod
Deus... non quaeritur nec timetur: come supra, 5 ,2 , vicinanza
di due temi, essi stessi binari. - (Parum est...) adhuc insuper:
per evitare la monotonia Cipriano ricorre in questo passo
anche a delle gradazioni correlative che si trovano fuori della
lingua classica (PLAUTO, M ere., 693: «Parumne est malae rei
quod amat Demipho, / ni sumptuosus insuper etiam siet?»;
Ov., M et., 5, 24: «Haud satis est quod te spedante reuincta
est [coniunx]... insuper a quoquam quod sit seruata, dole-
bit?») e a tutte le locuzioni più usuali (non tantum... sed), o,
più in là, alla paratassi («Nec... contentus es..., admoues»).
- dicatos: cf. D om O rat., 13, 232: «... qui se Deo et Christo
dicat non terrena sed caelestia regna desiderat»; Zel., 6, 94-95:
«... uigilanter et fortiter dicata Deo pectora muniamus»; ecc.
- persecutionibus: p e r s e cu tio , p e r se q u o r e p e r s e c u to r sono
applicati alle «persecuzioni» contro i cristiani dalle prime tra­
162 A DEM ETRIANO

duzioni della Bibbia (= Sicoy^óq, òudkcù, Suòtcrriq) e ripresi


come term ini tecnici dagli scrittori cristiani (cf. H.A.M .
H o ppe n bro u w e rs , R ech erch es sur la term in o lo g ie du m artyre,
pp. 5 3 , 5 8 , 1 3 2 , 1 6 0 , 18 6 ). - fatigatis: esitazione della tradizio­
ne manoscritta. Questa correzione della j - molto vicina ad
altre varianti - ci sembra preferibile; cf. infra, 18 , 2 («cruciant
et fatigant»); Laps., 1 3 , 2 5 3 - 2 5 5 («... cum durissimi iudicis
recrudescente sàeuitia iam fatigatum nunc flagella adhuc scin­
derent, nunc contunderent fustes...»); TLL s.v. «fatigo», coi.
3 4 9 , 7 2 e 3 5 1 , 8. Con fla gita tis - questa sarebbe l ’unica volta
in cui appare questo verbo nell’opera di Cipriano, ma in Dem.
vi sono altri due esempi di parole usate da Cipriano soltanto
in questo opuscolo (cf. infra, 1 8 , 1; 2 4 , 1) - , bisognerebbe
intendere: «voi avete scelto i cristiani per colpirli con ingiuste
persecuzioni»; tuttavia G. Hartel (CSEL 3/3, Index, p. 4 2 7 )
dà qui a fla gita re il senso di uexare. Benché D em. sia probabil­
mente molto posteriore alla persecuzione conseguente all’edit­
to di Decio (fine 2 4 9 - primavera 2 5 1 ) , e nel 2 5 2 Treboniano
Gallo non abbia deciso delle misure anticristiane, l’opuscolo -
come il suo contemporaneo Ps.-ClPRIANO., Laud. - riflette un
clima di grande ostilità nei confronti dei cristiani in questo
contesto di epidemia (cf. Intr., supra, pp. 13 s., n. 18).

12, 3. - Satis non est...: sec o n d o tem p o d ella grad azione.


- manu hominis facta simulacra: cf. S ap 14 , 8 (Vg p e r m anus
autem q u od f i t idolu m maledictum-, L X X XEipo7toÌT|Tov). - por­
tenta... et monstra: i d u e term in i che designano p rim itivam en ­
te i « p ro d ig i» — in orig in e d istinti dai «p resa g i» - h an n o p r o ­
gressivam ente p e rd u to qu esto v a lo re tecn ico p e r p re n d e re il
senso p iù g en erale d i «fen o m e n i, im m agini stra o rd in a rie », il
p r i m o è s p e s s o u t i l i z z a t o n e lla c r i t i c a d e lla z o o la t r i a .
Cf. Q uodld., 4 , 14 («A eg yp tia p o rte n ta , n o n n u m in a»); ClC.,
Resp., I l i , 14 («b o u em ... p u ta ri deum ... m u ltaq u e alia p o rte n ­
ta ap u d eosdem [A eg yp tio s] et... belu as n u m e ro consecratas
d eo ru m ...»); G lO V., Sat., 1 5 , 2 («Q u is nescit... q u alia dem ens
A eg yptus p o rte n ta c o la t?» ); MlN. F e l ., Oct., 2 5 , 9 («A eg yp tia
illa n o n n u m in a , sed p o rte n ta » ) ; Ibid., 1 0 , 5 , in b o c c a d e l
p ag an o C e c ilio ( « A t etiam ch ristia n i q u an ta m o n stra , q u ae
p o rten ta co n fin g u n t?»).
CO M M EN TO 1 2 , 2 - 4 163

12, 4. - Fumant ubique...: è da confrontare con Laps., 8, 16


s., dove Ciprano fustiga i cristiani che hanno sacrificato agli
idoli, diventando perciò essi stessi delle vittime sacrificali. - alta­
ria: i cristiani, spesso, ma non sistematicamente, hanno preferi­
to questo termine ad ara, più frequente nella lingua pagana, e
teoricamente distinto dal precedente (cf. SERV., Ad A en., 2,
515: «superorum et arae sunt et altaria, inferorum tantum
arae»). Le due designazioni sono talvolta opposte: ClPR., Epist,
59, 18, 1 («Domini altare... idola cum aris suis»); 65, 1, 2
(«quasi post aras diaboli accedere ad altare Dei fas sit»). - uel
nulla: testimonianza sugli inizi dell’arredo liturgico di cui non si
vede ancora la necessità; cf. M in . F e l ., Oct., 32, 1 («Putatis...
nos occultare quod colimus, si delubra et aras non habemus?»).
- uel occulta: discrezione del culto cristiano che contrasta con la
solennità o la pubblicità del culto pagano; cf. V. SAXER, Vie
liturgique et qu otidien n e à Carthage, p. 61. - Crocodilli...: prima
d’essere il bersaglio dei cristiani, la zoolatria egiziana lo era stata
dei Greci e dei Romani; cf. M in . F e l ., ed. M . Pellegrino, pp.
216-217. Per le varianti ortografiche della parola, TLL s.v., col.
1213, 79. - non est impune quod: costruzione già attestata in
S eneca P adre , Contr. exc., 8, 4 (TLL s.v. «impune», col. 721,
50). - Innoxios... Deo caros: come prima in 12, 1 (innoxios /
D ei seruos), distinzione tra il piano umano, sociale, e il piano
religioso, iustos operando qui la transizione tra i due piani asso­
cia l’accezione morale e l’accezione biblica. L’espressione D eo
caros è relativamente frequente in Cipriano (Epist., 13, 3; 38, 1;
ecc.); cf. H. KOCH, U ntersnchungen, p. 399. - bestiis, gladio,
ignibus: sono le pene più frequenti alle quali erano condannati i
cristiani (cf. J.-C. F r e d o u il l e , «Les chrétiens aux lions!»,
BAGB, 1987/4). L ’elenco segue senza dubbio le tre tappe -
almeno teoriche - della condanna delle vittime: arresto e confi­
sca dei loro beni (d om o priuas, pa trim on io spolias), catene e
detenzione in attesa di giudizio e di condanna (catenis prem is,
ca rcere includis), esecuzione della pena (bestiis, gladio, ignibus
punis). Cf. BonPat., 12,268; Y. RIVIÈRE, «Détention preventive,
mise à l’épreuve et démonstration de la preuve (Ier-IHe siècles
ap. J.-C .)», in C. BERTRAND-DAGENBACH e t al. (éd.), Career.
Prison e t p riva tion d e lib ertà dans l ’A ntiquité classiq u e, Paris
1999, pp. 57-73. Ma questa enumerazione contiene forse anche
delle reminiscenze di SENECA (Lue., 14,5; 24,14; 85,26; ecc.).
164 A DEM ETRIANO

12, 5. - Nec saltem contentus es... (nec... contenta): terzo


ultimo tempo della gradazione: richiamo alla raffinatezza dei
supplizi (cf. supra, 12, 2). - admoues: uso comparabile di ques­
to verbo in Seneca, «m it Bezug auf F o lterw erk zeu g e»
(H. KOCH, U ntersuchungen, p. 300). - laniandis corporibus...
lacerandis uisceribus: valore finale del gerundio dativo in cos­
truzione autonoma, attestata dopo l’epoca imperiale (cf. E. T.,
§ 279b). Tutta la frase va confrontata con SEN., Lue., 14, 5
(«ignes et catenas et turbam ferarum... carcerem et cruces et
eculeos... et quicquid aliud, praeter haec, commenta saeuitia
est»), Ben., VII, 19, 8 («si non contentus simplici morte distor­
quet nec urit solum perituros, sed excoquit...») e Clem., I, 25,2
(«noua supplicia conquirit [saeuitia], ingenium aduocat»),

1 3 , 1. - Quae haec = quae ista. L ’uso indifferenziato dei due


dimostrativi h ic e iste (e avverbi corrispondenti), che si riscon­
tra anteriormente, si multiplica nella lingua imperiale; cf. L.
BAYARD, L atin, p. 130; L .H .S., p. 184; G. STRAMONDO,
« L ’uso di h ic e is te nelle opere di Cipriano», O rpheus 18,
1971, pp. 3-17; J.-C. FREDOUILLE, « “Latin chrétien” ou “latin
tardif”», R ecA ug 29, 1996, p. 15. - insatiabilis carnificae...
saeuitiae: cf. C lC ., Tuse., V, 16: «... illum quem libidinibus
inflammatum et furentem uidemus, omnia rabide adpetentem
cum inexplebili cupiditate...»; V, 78: «(Aegyptiorum)... qua-
muis carnificinam prius subierint, quam ibim... uiolent»;
Phil., XI, 8: «... ut suam insatiabilem crudelitatem exercuerit
non solum in uiuo, sed etiam in mortuo, atque in eius corpore
lacerando atque uexando, cum animum satiare non posset,
oculos pauerit suos»; T a c ., Hist., IV, 38, 2: «... quorum cupi­
ditates externis quoque bellis inexplebiles nulla umquam ciui-
lis uictoria satiauit». C arnificina, attestata da Plauto, ma assai
rara, è relativamente frequente negli autori cristiani in contes­
to di persecuzione; così ClPR., Fort., 11, 142-143, alludendo a
2 Mac 7, 15-17: «Quintus (frater) praeter quod carnificinam
regis et duros uariosque cruciatus fidei uigore calcabat...». Su
insatiabilis, cf. TLL s.v., coi. 479, 51. - christianum esse aut
est crimen aut non est...: l’alternativa riassume ed illustra l’in-
coerenza della procedura messa in opera contro i cristiani, e
CO M M EN TO 12, 5 - 13, 2 165

più in particolare il ricorso alla tortura per strappare loro non


una c o n fe s s io n e , ma una ritrattaz ion e. Cipriano si ispira a
T ert ., Apoi., 1-3 (più precisamente 2 , 10 -1 3 ) . - mendacio fal­
lente: cf. supra, 2, 2. - torquendus fuissem... - torq u en d u s
essem...-, ugualmente, infra, 2 6 , 2 (fu isset = esset)-, cf. H. J.
MERKX, Syntax, pp. 12 3 s. - in quaestionibus ceteris...: cf.
T e r t ., A pol., 2, 10: «... quod ceteris negantibus tormenta
adhibetis ad confitendum, solis Christianis ad negandum,
cum, si malum esset, nos quidem negaremus, uos uero confi­
teri tormentis compelleretis»; 2 , 16 : «Ideo nec cogitur quis­
quam negare. C hristianum hominem omnium scelerum
reum... existimas, et cogis negare, ut absoluas, quem non
poteris absoluere, nisi negauerit».

13, 2. - Nunc uero...: Cipriano, dunque, procede in du


tempi per denunciare ciò che TERTULLIANO (ApoL, 2 , 14 . 17 ;
2 7 , 4) ha chiamato la peru ersita s della procedura: la tortura
sa reb b e giustificata se i cristiani si ostinassero a negare (13 , 1);
ma n o n è giustificata poiché essi confessano, e per di più
spontaneamente e pubblicamente (13 , 2). - non in abditis et
secretis locis: contrariamente alle preghiere che sono fatte
segretamente; cf. D omOrat., 4 , 4 4 -4 5 : «Dominus secrete orare
nos praecepit (Mt 6, 6), in abditis et secretis [semotis al.]
locis, in cubiculis ipsis...». A bditis e t secretis, dopo crebris et
rep etitis, è un nuovo esempio di amplificazione sinonimica
(cf. supra, 1, 2). - praesidibus: nel II-III secolo, è il termine
generico che designa i governatori di provincia; cf. T e r t . ,
ApoL, 1, 1; 2 , 1 3 ; ecc.; ClPR., Epist., 8 0 , 1, 3: «Subiecit edam
Valerianus imperator orationi suae exemplum litterarum quas
ad praesides prouinciarum de nobis fecit» (su questa lettera,
scritta tra il 7 agosto e il 12 settembre 2 5 8 , cf. G.W. CLARKE,
ACW 4 7 , pp. 2 9 6 - 2 9 8 e 3 0 4 - 3 0 5 ) ; D ig., I, 1 8 , 1 (M acer):
«Praesidis nomen generale est, eoque et proconsules et legati
Caesaris et omnes prouincias regentes licet senatores sint prae­
sides appellantur». Non sono eliminati perciò i titoli gerarchici:
cf., ad esempio, ACypr., 1, 1 («Paternus proconsul»); 2 , 1 («ex
praecepto Aspasi Paterni tunc proconsulis clarissimi uiri»);
ecc. Cf. TLL s.v. «praeses», coi. 8 7 1 , 6 2 s. - Quod dum...: cf.
166 A DEM ETRIANO

L.H.S., p. 571 (§ 308 g P). - pronuntio: la solennità di questo


verbo, improntata al vocabolario giuridico («pronunciare una
sentenza»), è rinforzata dal movimento stesso della frase.
Tertulliano pone volentieri come soggetto a questo verbo:
Dio, Cristo, la Scrittura (cf. R. BRAUN, D eus C hristianorum , p.
462). - confundo: cf. infra, 15, 2; D omOrat., 10, 159-160 («...
cum Dominus eos [= ludaeos] confundat et redarguat»); ecc.
Questo senso [gr. (Kat)aio%\)veiv, àxijià^eiv] è attestato sol­
tanto negli autori cristiani (TLL s.v. «confundo», col. 263,
12). - disceptatione si potes uince...: finale particolarmente
studiata.

b. Una p roced u ra ch e rivela l ’im potenza d e g li dèi,


incapaci d i ven d icarsi da so li (XIV) e d i resistere
agli esorcism i (XV)

14, 1. - Vel si...: cambiamento del punto di vista: poiché


pagani non possono vincere i cristiani rispettando le norme
procedurali, i loro dèi si sostituiscono ad essi! L’uso sistemati­
co del poliptoto (u ltio n em , ultio\ m aiestate, m aior, defenda nt,
d efen d it, d efen d is; colen tib u s, n on colen tib u s, colis, co lere, coli,
c o le r e ; uin dicare, uindicatur, uindicat-, tutela, tutelam , tu eris)
conferisce al paragrafo una certa veemenza. - quid... numinis
et potestatis... maiestate: eco derisoria a 12, 2: «maiestati ac
numini (Dei)». La maestà di Dio si manifesta nelle sue solita
m agnalia (Epist., 11, 8). - non colentibus: figura p e r h yp h en
(i «non-adoratori»)?

14, 2. - eo... pluris est: e o complemento del comparativ


pluris, come in seguito diis tuis di m aior. Cf. Mt 6, 26, citato
in OpEl., 11, 12: «N onne u os plu ris illis (= uolatilibus) estis?»
(gr. ot>% |i,àA.kov Siatpépexe aùtcov;). Ma già nella lin­
gua classica, ClC., Sest., 142: «Quis Carthaginiensium pluris
fuit Hannibale?». - maior es... maior es: in altre parole, la
gerarchia tra gli uomini e gli dèi, che fonda la «wz'erto divina,
è rovesciata; cf. G. D u m ÉZIL, I d é e s ro m a in es, Paris 1969,
p. 129: «Si les dieux ne sont pas m aiores et le reste des étres, à
commencer par les hommes, m inores, le mot “dieu” n’a pas
CO M M EN TO 13, 2 - 15, 1 167

de sens». Con questo gioco etimologico (m aiestas / m aior),


apparentemente anodino, Cipriano, dunque, mette l’accento
su un aspetto importante della religione romana. - clauses:
cf. Ad D iogn., 2 , 7 (SC 33 bis, pp. 5 6 -5 7 e 10 6 ): «G li idoli di
pietra o d’argilla li adorate senza dare loro delle guardie;
quelli d’argento e d’oro li tenete sotto chiave durante la notte,
e di giorno li fate custodire da guardiani, per paura che qual­
cuno li rubi (cf. Ba 6, 17 )» . Il tema dell’impotenza degli dèi e
degli idoli, incapaci di proteggersi da soli e di proteggere i
loro adoratori, è antico, naturalmente meglio rappresentato
nella Bibbia e nella letteratura cristiana, ma ben attestato
anche nella tradizione filosofica e satirica (cf. art. «Gòtzen-
d ie n st», RLAC 11, 1 9 8 1 , col. 8 3 1 s.). L ’o rig in alità di
Cipriano sta nella moltiplicazione dei termini a connotazione
giuridica (tutela, uin dicare, ultio, d efen d ere...). Ma, simmetri­
camente, la polemica pagana anti-cristiana ricorre allo stesso
argomento: T ert ., ApoL, 4 1 , 2 («Hoc... et in Deum uestrum
repercutere est, qui et ipse patitur propter profanes etiam
suos cultores laedi»); MlN. F el ., O ct., 12 , 4 («Vbi Deus ille
[= Sal 7 9 , 10 ; 1 1 5 , 2 ] , qui subuenire reuiuescentibus potest,
uiuentibus non potest?»); E us., HE., V, 1, 6 0 ; AGOST., CD, I,
2 9 ; ecc.

15, 1. - O si...: espressione di desiderio, dopo Virgilio


Orazio (cf. J. SCHRIJNEN - C. MOHRMANN, t, 2 , pp. 1 1 5 s. ;
L.H .S., p. 3 3 1 ) . - quando: ha valore temporale, frequente
nella lingua tardiva, ma attestato in tutte le epoche (L.H.S.,
p. 6 0 7 ). - adiurantur: nel senso cristiano di exorcizare è già in
Tertulliano e Minucio Felice. Mutuato dal greco, è attestato
per la prima volta in T e rt ., Idol., 11, 7 , e da lui utilizzato solo
in questo passo (cf. ed. J.H. Waszink e J.C.M. van Winden,
Leiden 1 9 8 7 , p. 2 1 0 ) . La descrizione degli esorcismi in T ert .,
ApoL, 2 3 , che richiama la doppia categoria dei posseduti -
dagli dèi e dai demoni - secondo i pagani, viene ridotta a una
sola poiché gli dèi non sono distinti dai demoni. Minucio
Felice vi si ispirerà (cf. ed. M. Pellegrino, pp. 2 0 5 s.); questo
passo di Cipriano dipende precisamente dall 'O ct., 2 7 , 5 -7
(«Haec omnia sciunt pleraque pars uestrum ipsos daemonas
168 A DEM ETRIANO

de semetipsis co n fiteri, quotiens a nobis torm en tis u erboru m et


orationis incendiis d e corp orib u s exiguntur. Ipse Saturnus et
Serapis et Iuppiter et quicquid daemonum colitis, uicti dolo­
re, quod sunt eloquuntur... Ipsis testibus... de se uerum confi-
ten tib u s credite-, adiurati enim per Deum uerum...»). Cipriano
allude ancora agli esorcismi in D on., 5, 108-113, in Epist., 69,
15,2 e, se questo trattato è suo, in Q uodld., 7, p. 25, 3 s. - de...
corporibus = ex corp-. Sullo sviluppo della preposizione d e a
scapito di ex, cf. L.H.S., p. 261. - obsessis: per designare l’ani­
ma assediata o posseduta dal (dai) demonio (demoni); cf. infra
(15, 2); T e rt ., lu d., 7, 6; TLL s.v. «obsideo», col. 222, 47. -
uoce humana: sullo stesso piano della p o testa te diurna, e non
dipendente da gem entes-, cf. Epist., 69, 15, 2: «ut per exorcis­
tas uoce humana et postestate diuina (diabolus) flagelletur»;
Q uodld., 1 (p. 25, 6): «uideas illos nostra uoce et oratione
maiestatis occultae flagris caedi». Sull’esorcismo storico e sui
suoi riferimenti, cf. in K. THRAEDE, art. «Exorzismus», RLAC
7, 1969, col. 44-117. Per la sua precisione questo cap. 15 di
D em . è, con D o n ., 5, il docum ento più antico sul rito
dell’esorcismo. Inoltre, Cipriano è il primo a informarci nelle
sue L ettere (23; 69, 15, 2) che gli esorcisti costituiscono un
«ordine»; cf. A. F a iv r e , N aissance d ’u n e hiérarchie. Les pre-
m ières éta pes du cu rsu s clérical, Paris 1977, p. 307 (in contrad­
dizione con p. 187?); E. CATTANEO, I m in isteri nella Chiesa
antica, Milano 1997, p. 506. - uenturum iudicium:cf. infra, 24,1.
- Veni et cognosce: per la sua vivacità (coordinazione o gius­
tapposizione di due imperativi: i e t fac\ ab i e t narra-, u en i et
aspice-, i, refer, ecc.) questa struttura linguistica, che appartie­
ne soprattutto alla lingua orale, si riscontra in tutta la latinità
(L.H.S., pp. 783-784). - sic: equivale praticamente a ta les
(deos); cf. J. SCHRIJNEN - C. MOHRMANN, t. 1, pp. 135-136.
- uel = saltem . Tratto di lingua tardiva (cf. J. SCHRIJNEN -
C. MOHRMANN, t. 1, p. 138; L.H.S., p. 502); ugualmente, infra
(15,2), rinforzando ce r te e sic.

15, 2. - et tibi = etiam tibi, i.e. solu m tibi. Cf. D on., 9, 202
203: «uideas quod crimen sit et uidere» («vedresti ciò che il
solo guardare è crimine»). - de te ipso = ex te ipso (cf. D em.,
CO M M EN TO 15, 1 - 16, 1 169

ed. G. Hartel, p. 419). - ignorantiae nocte: cf. D on., 5, 117


(sa ecu li nubes)', OpEl., 13, 7-8 (a u aritiae caligo)', ecc. - sub
manu nostra stare: rinnovamento del sintagma es se in manw,
prima attestazione di su b + m anu al posto del plurale m anibus
(cf. TLL s.v. «manus», col. 352, 18). Sull’estensione di sta re a
scapito di esse, già attestato in PROPERZIO (III, 22, 21-22),
cf. Pat., 7,13 (SC 310, p. 186). - confundi: cf. supra, 13,2.

c. È una follia adorare sim ili d èi (XVI)

Questo capitolo prolunga e amplia la prospettiva del prece­


dente, insistendo su due punti: l’atteggiamento dei pagani è
contrario ai precetti divini; non si accorda all’antropologia
provvidenziale. Si riallaccia, un po’ artificialmente, all’oggetto
del secondo punto di questa prima parte (la denuncia delle
persecuzioni) con l’appello dell’ultima frase: «Laedere seruos
Dei... desine» (16,2).

16, 1. - Quae ergo mentis... dementia: adattamento


pagani del vocabolario che nella parenetica è applicato agli
insipienti, ossia gli stu lti opposti ai sapientes. Qui desipiens,
molto meno frequente di insipiens, è stato scelto senza dubbio
per l ’alliterazione d esip ien tiu m / d em en tia , rinforzando così
l’antitesi etimologica m en tis / dem entia. Ma la dem en tia non
caratterizza soltanto i pagani; ne danno prova ugualmente i
cristiani che temono la morte (M ort., 5, 80-83: «quae caecitas
animi quaeue dementia est amare pressuras et poenas et lacri­
mas mundi et non festinare potius ad gaudium quod num-
quam possit auferri?»), o i lapsi che rifiutano di fare penitenza
(L aps., 33, 647-649: «... transpunctae mentis alienatione
dementes Domini praecepta contemnunt, medellam uulneris
neglegunt, agere paenitentiam nolunt»). - ad lucem de tene­
bris: l’antitesi metaforica attraversa tutta la Scrittura, special-
mente gli scritti neo-testamentari (cf. Gv 8, 12; 1 Pt 2, 9;
ecc.), come la letteratura cristiana, in particolare nei racconti
di conversione, che assimilano l’errore pagano alle tenebre e
la verità cristiana alla luce. Cf. T e r t ., ApoL, 39, 9; Min. F e l .,
Oct., 1,4: «cum de tenebrarum profundo in lucem sapientiae
170 A DEM ETRIANO

et ueritatis emergerem» (cf. ed. M. Pellegrino, pp. 61-62);


PONZIO, VCypr., 2, 3: «mundi nube discussa in lucem sapien­
tiae spiritalis emersit»; e ClPR., D on., 3, 38-41: «Ego cum in
tenebris atque in nocte caeca iacerem cumque in salo iactantis
saeculi nutabundus ac dubius... fluctuarem..., ueritatis ac lucis
alienus...». D e ten eb r is = ex tenebris', cf. supra, 15, 2 [de te
ipso). - mortis... laqueis: metafora frequente in ClPR.: Zel., 10,
167 («ne quis... in laqueum mortis incurreret»; cf. Sal 17, 6
[V g p r a e o c c u p a u e r u n t m e la q u e i m ortis-, LXX: JtayvSeq
0avàxou]); 14, 244-245 («ne... letalibus laqueis implicemur»);
Vnit., 2, 2-3 («ne... in mortis laqueum reuoluam ur»); ecc.
Questa metafora non è sconosciuta nella poesia classica:
O r a z . , C arm ., I l i, 24, 8 («non m ortis laq u eis expedies
caput»). - S a crifica n s...: Vg Q ui im m ola t diis, occidetur, p ra e­
te r D om in o soli', Cipriano è il primo autore latino a citare
questo versetto (Fort., 3, 3; Laps., 7, 140-141; Epist., 59, 12, 2;
65, 1, 3), che, attestando l ’esistenza di altri dèi, rivelava un
monoteismo ancora esitante. - A d o ra u eru n t...: Cipriano è
ancora il nostro primo testimone latino di questi due versetti,
che raggruppa anche con Es 22, 19 nei passi summenzionati
(salvo Epist., 59, 12, 2). Cipriano commenta la citazione di
Isaia sviluppando il tema, anteriore al cristianesimo, dello sta­
tus rectu s; GIROLAMO, In Is., I, 2, 9 (CCL 73, p. 33), ne darà
un’interpretazione «anagogica». - h u m ilia tu s... humilias:
questo verbo che permette un gioco etimologico con h om o,
appare in Tertulliano e nelle VL (= Touteivow). Cf. TLL s.v.
«humilio», col. 3100,35 s. - laxabo: LXX avvoco; Vg dimittas.
Cf. TLL s.v. «laxo», col. 1074 , 63. Fuori citazione, con un
senso vicino (= co n ced ere): Epist., 55, 20, 1 («... lapsis laxata
sit paenitentia»). - humilias... inclinas... incuruas: Cipriano
riscrive la citazione scritturistica introducendovi un terzo
verbo (inclinas). - ante... figmenta terrena captiuum corpus
incuruas: form ulazione poetica (E. W . WATSON , S ty le ,
p. 205). - Rectum te Deus fecit...: tre tempi nell’elaborazione
del tema: l ’uso corretto di status rectu s («illuc intuere...»); il
cattivo uso («quid te in lapsum mortis...»); di nuovo l ’uso cor­
retto («sublimitatem serua...»), concluso con una sentenza
(«ut cognoscere...») di risonanza «socratica» («te... cognosce»),
adattata al contesto. Moltiplicazione dei sinonimi e delle anti­
CO M M EN TO 16, 1 - 2 171

tesi per opporre «posizione verticale» e «postura inclinata»,


cielo e terra; integrazione dell’immagine del serpente rampan­
te. Questo tema dello status rectu s è frequente, dopo Platone,
nei testi pagani - filosofici e poetici - e patristici: PLAT., Tim.,
90 a; R esp., IX, 586 a; ecc.; SENOF., M em ., I, 4, 11; C lC ., Leg.,
I, 9, 26; T u se., I, 28, 69; ec c.; SA L L ., C at., 1, 1; ecc.;
Ad D iogn., 10, 2; C l . A l e ss ., Ped., Ili, 7; M in : F el ., Oct., 17, 2,
ecc., cf. ed. M . Pellegrino, pp. 125-126, e «Il “topos” dello
“status rectu s” (a proposito di A d D iogn ., 10, 1-2)», in
M ullus. F estsch rift f ù r Th. K lau ser {= JbAC, Erg., 1, 1964),
pp. 273-281; M . PERRIN, L ’h o m m e a n tiq u e e t c b r é t ie n .
L'a n th ro p olo gie d e L actance, Paris 1981, pp. 68-77. - ad domi­
num suum: incertezze delle tradizioni manoscritte ed editoria­
li tra suum , sursum (susum ), tuum . La lezione scelta (su u m ) è
essa stessa suscettibile di due interpretazioni, a seconda che si
prenda il possessivo con il senso di un non-riflessivo (= eius)
che rinvia al ca elu m (= ad dom inu m caelt), oppure come un
vero riflessivo {ad dom inu m suum = a d dom inu m uultus, i.e.
h om in is). Con M. SIMONETTI, «Note sulla trad. man.», p. 868,
noi adottiamo la prima interpretazione.

1 6 , 2. - ad alta et caelestia suspensum pectus attolle: cf. Zel.,


14, 251-253: «... si de terris oculos ad caelum sustulimus, si ad
superna et diuina plenum Deo et Christo pectus ereximus...».
- lapsum... ruinam... cadis: sotto questa forma o una forma
apparentata, sono termini spesso associati, in diversi contesti,
in senso proprio o con un valore metaforico (ClC., Phil., II, 51:
labi-cadere-, Diu., II, 118: labi-con cidere; VlRG., G eorg., IV, 249
e A en., II, 465: labi-ruina-, A en., VI, 602: labi-cadere\ Ov.,
Fast., II, 59: cadere-labefacere-ruina\ P ont., I, 9,13: labim ina-
concidere-, Sen., QN., II, 59, 3: ruina-lapsus-procidere; LATT.,
Inst., VII, 15, 13: decid ere-la p su s-ru in a ; ecc.). In CIPRIANO,
cf. infra, 20, 1 (sa ecu li la b en tis ruina)\ M ort., 25, 420-423:
«Si... domus... aedificiis senectute labentibus ruinam proxi­
mam minaretur...»; 426: «Mundus... labitur et ruinam sui...
testatur...»; Quir., III, 96, 15-16 (= Mt 7, 27): «(domus illa) et
cecidit et facta est ruina eius m agna»; ecc. - serpente...
diaboli: cf. Vnit., 1, 11-14: «Plus timendus [sc. quam p ersecu -
172 A DEM ETRIANO

tiones~[ est... inimicus cum latenter obrepit, cum per pacis ima­
ginem fallens [cf. Gen, 3, 1] occultis accessibus serpit, unde et
nomen Serpentis accepit» ; Fort., praef., 2 (riga 22): aduersa-
rius uetus, h ostis antiquus, diabolus («calunniatore»); Epist., 59,
2, 3: diabolus, aduersarius, inim icus. Cipriano esclude le deno­
minazioni di «Satana» (F«Awersario») e di «demonio» (usato
al plurale, per designare gli spiriti malvagi che suscitano il
culto dei falsi dèi pagani. Sull’identificazione del serpente col
diavolo, cf. M. ALEXANDRE, L e c o m m e n c e m e n t du L ivre,
G en èse I-V, Paris 1988, pp. 296 s. - te... cognosce: nuova eco
del «Conosci te stesso» (cf. supra, 10, 1). - quae humanus
error inuenit: cf. Fort., praef., 5 (riga 74-75): «Primo in loco
dicendum est idola deos non esse quae homo sibi faciat...»;
Q u od ld ., 1 (p. 19, 1): «Deos non esse quos colit uulgus...
Reges olim fuerunt...». - Ad Deum conuertere: cf. supra, 7, 1.
- uiuificandis ac reparandis nobis: dativo finale «autonomo»,
già usato supra (12, 5: laniandis corporibus). Cf. OpEl., 1, 4-5:
«conseruandis ac uiuificandis nobis Pater Filium misit ut
reparare nos posset» (cf. éd. M. Poirier, SC 440, p. 22, sulla
cronologia relativa dei due trattati); D omO rat., 34, 649-651:
«E t D om inus... ut red im ere et u iu ific are nos p o sset».
V ivificare, calco di i^coorcoieìv (-yovevv) e già attestato nella
lingua profana, non è certamente una innovazione dei cristia­
ni, ma un prestito dalla lingua corrente; pertanto, contraria­
mente a Cipriano, Tertulliano l’utilizzava solo come citazione
o in contesto scritturistico (R. B r a ÙN, D eus C hristianorum ,
pp. 540 s.). Cf. infra, 26,1-2. - Laedere... laesos: stessa antitesi
attiva / passiva in T ert ., ApoL, 41,2-5. Cf. infra, 21.
173

S ec o n d a parte (X V II-X X II)

L’ATTEGGIAMENTO DEI CRISTIANI


NELLE PROVE

a. La pazienza d ei cristiani nelle persecuzioni si spiega


con la fiducia ch e hanno di essere vendicati (XVII)

17, 1. - Inde...: sottolinea lo stretto legam e di questo


nuovo sviluppo con l’ultima frase del capitolo precedente. -
nimius et copiosus noster populus: sull’importanza del cris­
tianesimo a metà del III secolo, cf. Y . DUVAL, «Densité et
répartition des évèchés», pp. 493-521: c’erano senza dubbio
più di centocinquanta vescovi nelle diverse province d’Africa.
Sull’alternanza del n o s ter p o p u lu s con p o p u lu s cred en tiu m ,
ch ristia n oru m , e c cle s ia e , cf. E. W. WATSON, S tyle, p. 257.
- Patientes...: quando s’indirizza ai cristiani, Cipriano è meno
categorico (B onPat., 21). - securitas: questo termine, nella
lingua filosofica, è uno di quelli che rendono la nozione di
apatheia o un’idea vicina, la «tranquillità» che procura Yapa-
theia. In Cicerone e Seneca la coppia tranquillitas e t secu ritas
è frequente, come equivalente di eu th u m ia: liberata dalle pas­
sioni, l ’anima perviene a uno stato nel quale entra una certa
soddisfazione che procura la pace (M. POHLENZ, La Stoa,
trad. it ., Firenze 1959, t. 2, p. 69). Cf. ClC., O ff., I, 69:
«Vacandum... omni est animi perturbatione, cum cupiditate
et metu, tum etiam aegritudine et uoluptate animi et iracun­
dia, ut tranquillitas animi et securitas adsit, quae affert cum
constantiam tum etiam dignitatem ». Ugualm ente ClPR.,
D on., 14, 321-323: «Vna igitur placida et fida tranquillitas,
una solida et firma securitas, si qui ab his inquietantis saeculi
turbinibus extractus...»; M ort., 3, 47-56: «Laetus itaque de
morte iam proxima et de uicina accersitione securus... tunc
174 A DEM ETRIANO

esse seruis Dei pacem, tunc liberam, tunc tranquillam quie­


tem, quando de istis mundi turbinibus extracti sedis et secu­
ritatis aeternae portum petimus... Illa est enim nostra pax,
illa fida tranquillitas, illa stabilis et firma et perpetua securi­
tas»; ib id ., 2 1 , 364: laeta secu rita te. Qui il termine connota
l ’idea della «tranquillità», procurata dalla «certezza» che il
disegno divino si realizza {infra, 17, 2 ). Ma Cipriano usa
anche il term ine con il suo valore più debole e corrente
(L aps.,1, 41). - certi et fidentes quod...: ugualmente, infra,
17, 2 (clarum est atq ue m an ifestu m q u ia ..), ma 18, 2: scim u s
e t fid im u s + proposizione infinita, e 19, 3: m an ifestu m est +
proposizione infinita. Su queste variazioni sintattiche e stilis­
tiche, allo stesso livello di lingua, cf. supra, 3, 1. - ut non sta­
tini diuinitus uindicta comitetur: sulla sorte riservata ai
Geonà/oi, tema di ascendenza biblica e pagana, già affronta­
to da T e r t u l l i a n o {Scap., 3, 1 - 4, 1), cf. L a t t . , D e m ort.
p ers., éd. J. Moreau, SC 39, pp. 60 s.; E. HECK, M H 0 E O -
MAXEIN, pp. 102 s. (Tert.), e pp. 148 s. (Cipr.).

17, 2 . - uocis praeconio: cf. Epist., 1 0 , 2 , 1 : «Quibus eg


uos laudibus praedicem, fortissimi fratres? Robur pectoris
uestri et perseuerantiam fidei quo praeconio uocis exor­
nem?». - documentum recentis rei... nuper: cf. Intr., supra,
pp. 13-14, n. 18, 3). - Nec... aliquis: cf. infra, 18, 1 , ma 19, 1 :
n e c quicquam (cf. J. SCHRIJNEN - C. MOHRMANN, t. 1, p. 159).
- M i h i u i n d i c t a m , e g o r e tr ib u a m -, testo identico in Q uir., III,
106, 4 (LXX èv T||iépq ek 8 ikt|O£C0<; à v t a 7to5 o)oco; Vg m ea
es t u ltio e t e g o retrib u a m in tem p o re). Tertulliano, invece,
proponeva due traduzio ni più elaborate stilisticam ente
(gioco etim ologico): «V indictam m ihi et ego uindicabo»
(Pat., 10, 6 ; M arc., IV, 16, 3) e «M ihi defensam et ego defen­
dam» {Marc., II, 18,1). Questa citazione di Dt 32, 35 forse è
ripresa da Rm 12, 19b (M .A. FAHEY, C yp ria n , p. 436).
- Spiritus sanctus: cf. supra, 6 , 2 . In Q uir., I li, 106, 3, la cita­
zione di questo versetto (Pr 20, 22) comporta una leggera
variante: su stin e al posto di exspecta-, come spesso avviene, il
testo di Cipriano è solitamente più vicino alla LXX (20, 9c:
Mt) ei'jny; T e ia o n a i t:òv è%0 póv, òXXà ó)7tó(ieivov tòv
CO M M EN TO 17, 1 - 18, 1 175

KÓJpiov, iv a ooi PoT|0f|or|) di quanto lo sia la Vg (Ne dicas:


R eddam m alum . E xspecta D om inum e t lib era b it te). Questo
versetto non è citato da Tertulliano. - clarum est atque mani­
festum quia...: alternanza e amplificazione; cf. supra, 17, 1'
(certi e t fid e n te s quod).

b. I m ali inflitti dalla vendetta divina non colpiscono


i cristiani co m e colpiscono i pagani (XVIII)

18,1. - Nec ideo quis putet christianos...: stesso movimen


to di supra, 17, 2 (n e c... aliquis), per rispondere a un’obiezio­
ne dei pagani. Questa obiezione è spesso riportata e rifiutata
dagli scrittori cristiani, soprattutto nelle loro opere apologe­
tiche (G iu stin o , II ApoL, 5, 1; T e r t., ApoL, 41, 2; C l.
A less., Strom ., IV, 11; Min. F el., Oct., 12; ORIG., C.C., VIII,
39; Arn., Nat., II, 76; L a tt., Inst., V, 21, 7; ecc.; cf. M. PEL­
LEGRINO, S tudi su l ’ant. apol., p. 145). - Poenam de aduersis
mundi ille sentit cui...: distinzione tra il fatto di subire i mali
del mondo e il fatto di esserne moralmente e profondamente
colpiti. Questa distinzione è fondata sulla differente interpre­
tazione dei cristiani circa la causa dei mali. Cf. TERTULLIANO,
A pol., 41, 4-5: dopo aver ricordato che i flagelli del mondo
che si abbattono sul genere umano, considerati dai pagani
come punizioni (in castigation em ), vengono dal Dio dei cris­
tiani e sono interpretati soltanto come avvertimenti (in a d m o­
n itio n em ) divini, aggiunge: « ... nos nullo modo laedimur:
imprimis quia nihil nostra refert in hoc aeuo, nisi de eo quam
celeriter excedere; dehinc quia, si quid infligitur, uestris
meritis deputatur. Sed et si aliqua nos quoque praestringunt
ut uobis cohaerentes, laetamur magis recognitione diuinarum
praedicationum, confirmantium scilicet fiduciam et fidem
spei nostrae». Lo stoicismo insegnava delle distinzioni molto
simili; cf. Sen., C onst .; Prou. - de aduersis mundi: sull’esten­
sione del genitivo complemento di un aggettivo neutro sos­
tantivato, cf. E.T., § 64; per Cipriano, E.W. WATSON, Style,
p. 216. - gloria: questa «gloria» terrestre è all’opposto della
gloria fu tu ra , ca elestis, sem p itern a , alla quale sono invitati i
cristiani; cf. D em., ed. E. Gallicet, p. 244; A. J. VERMEULEN,
T he sem a n tic d ev elo p m en t o f G loria, p. 39. - in mundo = in
176 A DEM ETRIANO

s a e c u lo (cf. A. P. ORBÀN, L es d é n o m in a tio n s du m o n d e,


p. 221). - Ule maeret et deflet si...: estensione a questi due
verbi (anteriormente + proposizione infinita o quod) di una
costruzione usuale con dei verbi di sentimento come d o leo ,
m o leste f e r o , ga u d eo , ecc. - sibi male sit... cui bene... esse:
b en e, m a le est a licu i, queste locuzioni usuali non si riscontra­
no u n icam en te n e lla lin g u a fa m ilia re (cf. d isco rsi di
Cicerone). - hic... hic... hic... istinc: cf. supra, 13, 1 (Q uae
h a ec). - computat = h a b et magni-, così Laps., 2, 45-46 («nec
tempora terrena iam computat qui aeternitatem de Deo spe­
ra t» ); T e r t ., P a t., 7, 3. Q uesto senso è attestato dopo
Marziale (cf. SC 310, pp. 178-179). - quando... ad dolorem: è
spiegato infra, 24,1 («seruantur cum corporibus suis animae
infinitis cruciatibus ad dolorem»), e 24, 2 («erit tunc sine
fructu paenitentiae dolor poenae...»). - Ceterum: il suo valo­
re avversativo è attestato dopo Sallustio (L.H .S., p. 492).
- incursatione: se questo termine è la lezione giusta - qualche
linea sopra si legge a ccid en tiu m in cu rsio n e - , ha qui la sua
prima attestazione (unica in Cipriano), ed è in seguito usato
solo eccezionalmente (TLL s.v. «incursatio», col. 40). - nullus
his dolor...: reazione dei cristiani opposta a quella dei pagani
sopra descritta («Poenam de aduersis mundi ille sentit...»).
- fiducia... futurorum bonorum: Zel., 16, 305: «Laus est fidei
fiducia futurorum mundi aduersa tolerare»; M ort., 12, 193-
194: «... cum contemnenda sit omnis iniuria malorum prae­
sen tium fid u c ia fu tu ro ru m b o n o ru m ». La f i d u c i a
(jtejtoi0T|Oi<;) è l ’effetto m orale e sp iritu ale d ella f i d e s
(jttcm i;), che è l ’affidamento personale del cristiano alle
verità in cui crede e che sono costitutive della sua fede.
Cf. T e rt ., A poi., 39, 3: «... fidem sanctis uocibus pascimus,
spem erigim us, fiduciam figimus, disciplinam praecepto­
rum... inculcationibus densamus»; R es., 1, 1: «Fiducia Chri­
stianorum resurrectio mortuorum : illam credentes, hoc
sumus. Hoc credere ueritas cogit: ueritatem Deus aperit».
Ma i due termini sono talvolta molto vicini, come in questo
passo di T e r t ., A pol., 41, 5: «... diuinarum praedicationum,
confirm antium scilicet fiduciam et fidem spei nostrae».
Cf. L. ENGELS, Fiducia dans la Vulgate, Nijmegen 1964.
CO M M EN TO 18, 1 - 19, 1 177

18, 2. - Denique = p ro in d e, igitur. Accezione già attestata


ma molto raramente, nella prosa classica (TLL s.v., col. 533,
10). - mussitamus: verbo della lingua comica (Plauto, Te­
renzio), che in seguito non è molto usato prima degli scrittori
cristiani (TLL s.v. «mussito», col. 1707, 28). Cf. ClPR., M ort.,
11, 169-176: «... hanc apostoli disciplinam de Domini lege
tenuerunt non mussitare in aduersis sed quaecumque in sae­
culo accidunt fortiter et patienter excipere, cum ludaeorum
populus... aduersus Deum frequentius murmuraret, sicut tes­
tatur in Numeris [17, 25b] Dominus Deus dicens: D esinat
m urm uratio (LXX 7077ua|a,óq; Vg [17,10] q u erella e) eoru m a
m e, e t n on m orien tu r. M urmurandum non est in aduersis,
fratres dilectissimi, sed patienter et fortiter quicquid acciderit
sustinendum ...»; F ort., 1, 4-7: «In Exodo [16, 7] Iudaicus
populus... circa Deum perfidus et ingratus aduersus Moysen
mussitat (LXX 5ia70771D^exe Ka0 f||j.còv; Vg m ussitatis contra
nos)...». - Spiritu... carne... animi... corporis: adattamento in
termini filosofici e dualisti (anim us / corpus) dell’antropologia
paolina (spiritus / caro). Cf. infra, 21. - Per ipsa quae...: locu­
zione preposizionale preferita all’ablativo per la sua insistenza
e la sua chiarezza.

c. R ispettiva condizione d ei pagani e d ei cristiani n el


m ondo (XIX)
19,1. - uobiscum aequaliter perpeti... non aequaliter sustineri.
U obiscum : associazione e concomitanza; aequaliter: il degrado
(punto di vista pagano); poi dissociazione: n o n a eq u a liter
(punto di vista cristiano), viene evidenziata la distinzione con
la scelta di due verbi differenti (p erp eti / su stineri). Da qui
infra, 19, 3: «non ergo idcirco compares uobis et aequales
sum us...». - quando: in senso avversativo, attestato dopo
Tertulliano (H. HOPPE, Syntax, p. 78; L.H.S., p. 608). - clamo­
sa... et querula: Cipriano non cessa di ricordare le lagnanze,
talvolta virulente, dei pagani (1, 2; 5, 1; 7, 1; 8, 1; ecc.). - for­
tis... religiosa... quieta... grata: in alternanza: aggettivi a
connotazione filosofica (fortis, quieta) e aggettivi a connota­
zione religiosa (religio sa , in D eum grata), che distinguono
implicitamente una «pazienza» di tipo filosofico e pagano da
178 A DEM ETRIANO

una «pazienza» cristiana, rivolta verso il futuro, sostenuta


dalla speranza; cf. Epist., 19,1 («... ut... religiosam patientiam
Deo praebeant»); 80, 1, 3; BonPat., 2-3. - nec quicquam: cf.
supra, 17, 2. - istic: la vita terrestre (infra, 2: istinc), ma supra,
18, 1: hic. Cf. supra, 13, 1 (Q uae h a ec). - mitis et lenis: cf.
BonPat., 5, 94-95: «... patientia Dei res est et quisque lenis,
patiens et mitis est, Dei patris imitator est»; Epist., 19, 1: «...
d iu in i p raec ep ti m em or m itis et p a tie n s ...» ; 73, 26, 2:
«Seruatur a nobis patienter et leniter caritas animi...»; 74, 10, 1:
«Docibilis autem ille est qui est ad discendi patientiam lenis et
mitis», sono altrettanti echi di Mt 5, 4 e 11, 29 citati e com­
mentati da Cipriano. - fluctuantis mundi turbines: tipo di
metafora frequente in Cipriano: D on., 3, 39 («in salo... saeculi
nutabundus»); 6, 131 («fluctuantis mundi turbines intuere»);
14, 321-323 («Vna igitur placida et fida tranquillitas, una soli­
da et firma securitas, si qui ab his inquietantis saeculi turbini­
bus extractus salutaris portus statione fundetur»); BonPat.,
16, 366-368 («Si enim christianus... de maris turbinibus exces­
sit...»); 21, 473-474 («in istis fluctuantis mundi turbinibus»),
ecc. Ugualmente, P s.-C lPR ., Laud., 14, 13: «te in huius mundi
turbinibus fluctuantem». I Romani vi ricorrevano tanto più
volentieri che per esprimere il concetto opposto usavano il
termine di tra n q u illita s (an im i), che per la sua etimologia
ap p a rtie n e al v o cab o lario m arino; cf. P. GRIMAL,
«L e vocabulaire de l ’intériorité dans l ’ceuvre philosophique
de Sénèque», in La la n gu e latine, la n gu e d e la p h ilo so p h ie.
A ctes d u co ll, o r g a n i s i p a r l ’Éc. fr . d e R o m e e t l ’ U niv.
«La Sapienza» (Roma, m a ggio 1990), Roma 1992, p. 142. Ma
qui sono avvicinati due termini (fluctuor, turbo) che general­
mente non sono associati con questo valore metaforico; così
APULEIO, M et., IV, 2 ,1 : «in isto cogitationis salo fluctuarem»,
ma V ili, 31, 4: «in ultimo fortunae turbine». - pollicitationis
tempus: cf. i sintagmi d ies iu d icii, irae, ecc. (H.J. MERKX,
Syntax, pp. 19 s.).

19, 2. - Quamdiu... commune cum ceteris: M ort., 8, 112


116: «Q uid enim nobis in hoc mundo non commune cum
ceteris, quamdiu adhuc secundum legem primae natiuitatis
CO M M EN TO 19, 1-2 179

manet caro ista communis? Q uoadusque istic in mundo


sumus, cum genere humano carnis aequalitate coniugimur,
spiritu separamur». Non diversamente dai pagani, i cristiani
non sfuggono alla condizione carnale, ma accettano con
pazienza e coraggio le avversità del mondo: simili ai pagani
carnaliter, se ne distinguono spiritaliter. Cf. Ad D iogn., 5, 1-8
(éd. H.-I. Marrou, SC 33 bis, pp. 119 s.); T ert., Apoi., 41, 5;
A gost., CD, I, 8. - nec separari: Sen., B en., IV, 28, 1: «... illa
bonis (dii) parauerunt, contingunt autem etiam malis, quia
separari non possunt». - ab inuicem: fin da Tito Livio l ’avver­
bio in u icem può esprimere la reciprocità; i sintagmi ab, ad,
prò... inu icem appartengono alla lingua tardiva (L.H.S., p. 177).
M a in C ip rian o , che naturalm en te usa spesso soltanto
in u icem , si incontra unicamente ab in u icem (con verbo che
indica separazione); cf. L. B ayard, Latin, pp. 46 e 134. - datur
= licet. La costruzione + infinito passivo è attestata solo dopo
T ert., Nat., I, 10, 30. - nisi... recedatur : quest’uso nella prin­
cipale del soggetto dopo l ’indicativo presente, attestato
so p rattu tto dopo T acito , è freq uen te in C ip rian o (cf.
L. BAYARD, L atin, p. 261; L .H .S., p. 666). - Intra unam
domum: la casa immagine del mondo: l’analogia è antica nello
stoicismo (SVFII, 1011. 1131; III, 338; ClC., Nat. deor., II, 90;
Sen., B en., VII, 1, 7; Lue., 90, 42; ecc.), e viene ripresa dagli
scrittori cristiani (T ert., Pud., 7, 11: «Totus hic mundus una
omnium domus»; Min. F el., O ct., 18, 4; 33, 1; ecc.). - uenerit
= eu en erit, cf. infra, 2 4 ,2 {pensabitur). - donec... diuidamur: la
costruzione di d o n e c + soggetto si generalizza a partire
dall’epoca imperiale (L.H.S., p. 629). In diuidam ur vi è l’idea
congiunta di distinzione, ossia di differenziazione e di attribu­
zione, di ostentazione (cf. SC 281, p. 319). - aeui temporalis
fine completo: alla fine dei tempi, e non alla fine della vita
individuale. Le nozioni designate dal sostantivo {aeui) e
d all’aggettivo { tem poralis), contrariam ente a quanto dice
E. W . W A T SO N {Style, p. 234), non sono equivalenti, ma l’as­
sociazione dei due term ini suggerisce un durata segnata
dalla temporalità. - ad aeternae uel mortis uel immortalitatis
hospitia = ad u e l a etern a e m ortis u e l im m ortalitatis hospitia.
Su questo tipo d’inversione delle particelle (copulative, dis­
giuntive, avversative) come ricerca di stile, cf. E. LòFST ED T,
180 A DEM ETRIANO

P h ilologisch er K om m en ta r zur P eregrin atio A etheriae, Uppsala


1911, pp. 313 s.; V. BULHART, «Tertullian-Studien», Sitzungh.
d. Akad. d. Wiss. i. W ien, 231/5,1957, pp. 18 s.

19, 3. - compares... et aequales: stessa iunctura in BonPat.,


6, 139, che rinnova, con la sua isosillabia, quella più classica
p a res e t a eq u a les (Cicerone, Seneca), utilizzata anche da
Cipriano {Epist., 69, 14, 1: «... si sol super omnes pari et
aequali luce diffunditur, quanto magis Christus sol et dies
uerus in ecclesia sua lumen uitae aeternae pari aequalitate lar­
gitur?»). Cf. supra, 1, 2. - in isto... mundo et carne hac: nella
lingua tardiva non è raro che la preposizione non sia ripresa
nei gruppi di termini strettamente coordinati (ma forse già:
ClC., Brut., 193; Orat., 38); cf. SC 281, pp. 337 s. Isto poi hac,
pura variazione, accompagnata da un chiasmo senza modifica­
zione semantica percettibile (cf. RecA ug 29, p. 15). Cf. supra,
13, 1 (Q uae h a ec). - constituti = con sisten tes, positi. Cf. Epist.,
43, 3, 2: «cumque semel placuerit..., item uniuersis episcopis
uel in nostra prouincia uel trans mare constitutis»; ecc. (H.
K O C H , U n tersu ch u n g en , p. 5). Q uest’uso, attestato dopo
Seneca, è frequente nella lingua tardiva {TLL s.v. «constitue»,
col. 523, 45), per esempio Apul., M et., XI, 21,7: «in ipso fini­
tae lucis limine constitutos». Ma nelle intestazioni delle lettere
c’è un frequente ricorso a co n sisten s, ad esempio Epist., 9:
«Cyprianus presbyteris et diaconibus Romae consistentibus
fratribus s(alutem)»; cf. A. A. R. BASTIAENSEN, Le cérém o n ia l
ép istola ire d es ch rétien s latins, p. 15, e S. DELÉANI, «Sur une
formule épistolaire dans la Correspondance de saint Cyprien:
R om ae, fu rn is, ... co n sisten tes» (in M élanges Y. D uval, Paris
2000, pp. 249-262), che mostra, contrariamente a quanto
spesso si scrive, come né co n sisten s né con stitu tu s sono pura­
mente e semplicemente delle forme suppletive del greco fiv.
- incommoda... incurrimus: l’uso transitivo di questo composto
è attestato da Sallustio (E.T., § 28). - cum in sensu doloris sit
omne quod punit: cf. M ort., 8, 125-129: «...oculorum dolor et
impetus febrium et omnium ualitudo membrorum cum cete­
ris communis est nobis, quamdiu portatur in saeculo caro ista
communis»; 13, 214-217: «Hoc denique inter nos et ceteros
C O M M EN TO 19, 2 - 2 0 , 1 181

interest qui Deum nesciunt, quod illi in aduersis queruntur et


murmurant, nos aduersa non auocant a uirtutis et fìdei uerita-
te, sed conprobant in dolore». Ma d o lo r non ha esattamente lo
stesso senso. In questi due passi di M ort., il termine designa la
«sofferenza», fisica o morale. Qui, invece, Cipriano dà all’es­
pressione in sen su d oloris un’accezione filosofica: la sofferenza
che segue un’offesa, la sofferta consapevolezza che si ha
dell’offesa subita (cf. ClC., T use., IV, 18 [III, 25]: «dolor
aegritudo [= opinio magni mali praesentis] crucians»). - mani­
festum est...: cf. supra, 17,1 (certi e t fid en tes quod).

d. I cristiani vivon o n ell’attesa d el regn o celeste (XX)


20, 1. - spei robur et firmitas fìdei... spei ac fidei nostrae fir­
mitatem: il legame tra la sp es e la fid e s è spesso sottolineato da
Cipriano (cf. M. SPANNEUT, M oralistes, p. 81 s.), ad esempio
infra, 2: «spei ueritate et fidei stabilitate»; D omOrat., 1, 1-3:
«Euangelica praecepta... nihil sunt aliud quam magisteria
diuina, fundamenta aedificandae spei, firmamenta corrobo­
randae fidei». Esse constituiscono l ’essenza dei C hristsein ,
cf. BonPat., 13, 285-286: «hoc ipsum quod christiani sumus
fidei et spei res est». Ma è la carità che viene presentata come
la prim a delle tre virtù teologali in B onP at., 15, 325-327:
«caritas..., quae et spe et fide maior est». Sulle variazioni che
si possono constatare nella tradizione stoica nell’attribuire alle
virtù il primo rango, cf. SC 310, p. 26. - saeculi labentis
ruinas: Cipriano predilige questo tipo di sintagma: participio
concordato con il genitivo (la b en tis) che riprende l ’idea del
sostantivo determinato (ruinas)) cf. supra, 19, 1 (flu ctu an tis
m u n di turbines)', H. K O C H , U ntersuchungen, p. 19. Per l’asso­
ciazione dei termini, cf. supra, 16, 2 (lapsum...). - immobilis:
Fort., 13, 24-25: «aduersus... minas mundi animus immobilis
perstat»; Laps., 13, 252-253: «cum torquentibus poenis inmo-
bilis diu anima luctata est»; Vnit., 2, 10-12: «contra omnes
tempestates et turbines saeculi inmobili et inconcussa firmita­
te solidatos»; Epist., 56, 2, 1, citata supra, 7, 1 (obstinatione).
L’aggettivo non era un attributo traditionale della virtù; tutta­
via, in precedenza, si trova per esempio in T lT O LIV IO , Hist.
26, 41, 12: «immobilis uirtus populi Romani»; cf. TLL s.v.,
182 A DEM ETRIANO

col. 481, 64. - laeta patientia: la pazienza è condizione della


fede e della speranza; cf. BonPat., 13,287-288: «Vt autem per-
uenire spes et fides ad fructum possint sui patientia opus est».
In T e r t ., Pat., 15, 4, ritratto della pazienza: «remissa aeque in
laetum modum supercilia». - anima secura: M ort., 21, 363-
365: «ad Christum..., laeta securitate ueniamus»; cf. supra, 17,
1 (secu rita s). - per prophetam Spiritus sanctus: cf. supra, 6, 2.
- firmitatem... corroborans: cf. D omOrat., 1, 1, citato qualche
riga più in alto. - Ficus non...: Cipriano è il primo scrittore
cristiano a citare questi versetti, che non menziona altrove. Cf.
G i r o l . , In Hab., II, 3, 17 (CCL 76A, p. 649). - in Deo salutari
meo: LXX etcì tó> © eco ocoifjpi (xot>; Vg in D eo Iesu m eo.

20, 2. - Dei hominem: espressione neo-testamentaria. Cf.


1 Tm 6, 11; 2 Tm 3, 17; ecc.: ó t o v 0 e o $ av0pa>Jto<;;
D omOrat., 21, 398; M ort., 1, 13; ecc.: «homo Dei et Christi»
(TLL s.v. «homo», col. 2887, 10). - negat: sottinteso Spiritus
sanctus. Nel commento che fa seguire una citazione scritturi-
stica, Cipriano riprende spesso come soggetto dell’enunciato,
senza nominarlo, l’autore della citazione. Così, Epist., 67, 9,1-2:
«cum spiritus sanctus in psalmis talibus comminetur dicens:
tu au tem o d isti disciplinam ... [Sal 49,17-18]. Consortes et par­
ticipes ostendit eos... Sed et hoc idem Paulus apostolus scribit
et dicit: susurratores, detractores... [Rm 1, 30-32]. Manifestat
et conprobat...». - Vinea licet fallat...: opporre l ’evocazione
più sorridente del quadro naturale iniziale dell’y lJ D onatum
(cap. 1). - herbis... morientibus aestuans campus: reminiscen­
za di VlRG., G eorg., I, 107: «... cum exustus ager morientibus
aestuat h erb is». N ell’interpretazione m orale adattata al
contesto che dà a questi versetti di Ab 3,17-18, Cipriano inse­
risce una parafrasi letterale in termini virgiliani. - paradisus:
precisato qui col regn u m ca eleste che segue. Cf. infra, 26, 1;
Epist., 66, 7, 4: «... in paradiso atque in regno caelorum...»;
Fort., 13, 12-15. 35-36: «Si militibus saecularibus gloriosum
est ut hoste deuicto redeant in patriam triumphantes, quanto
potior et maior est gloria uicto diabolo ad paradisum trium­
phantem redire et unde Adam peccator eiectus est... Terris
repente subtraheris, ut in regnis caelestibus reponaris»;
CO M M EN TO 20, 1 - 2 183

OpEl., 22, 12; 26, 7-9: «... immortalitatemque largiri ad quam


nos sanguinis sui uiuificatione reparauit, [Dominus coepit]
reduces ad paradisum denuo facere»; Zel., 18, 335; ecc. Sui
rispettivo concetto che Cipriano aveva di p a ra d isu s e di
regn u m ca eli, ca eloru m (identità? distinzione?), cf. A. d ’AlèS,
La th é o lo g ie d e s. C yprien, p. 33: il paradiso terrestre non può
essere semplicemente identico, nel pensiero di Cipriano, al
regno dei cieli; opinione paragonabile con H. FlNÉ, D ie
T erm in o lo g ie d e r ]en s eitsv o r ste llu n g e n b e i T ertullian, Bonn
1958, p. 223: «Der Vergleichspunkt (entre r “Himmelreich” et
le “Paradies”) betrifft nur den Zustand des Glucks, in dem
sich die Menschen hier wie dort befinden». Sistemazione di
tali questioni in J . DANIÉLOU, «Terre et paradis chez les Pères
de l’Église», Eranos-Jb 22,1953, pp. 433-472, e M. ALEXANDRE,
«Entre del et terre: les premiers débats sur le site du Paradis
(Gn 2, 8-15 et ses réceptions)», in F. JO U AN - B. DEFORGE
(éd.), P eu p les e t p a ys m y th iq u es, Paris 1988, pp. 187-224.
Questa translitterazione di Jtapàòeicroq è attestata soltanto a
partire dalle traduzioni della Bibbia e quasi esclusivamente
negli autori cristiani (TLL s.v. «paradisus», col. 297, 66; 300,
81; 301, 49). - Exultant... et laetantur et gaudent: generalmen­
te solo due di questi verbi sono utilizzati dagli scrittori; cf.
supra, 1, 2 (facilius... leu iu s ). - mala atque aduersa... bona et
prospera: amplificazione sottolineata dall’antitesi. - exposita =
deposita. Cf. Hab., 23 (p. 204, 6): «... hominem... ueterem gra­
tia lauacri salutaris exponunt»; Quir., I li, 11, tit.: «Eum qui
fidem co n secutus est exp o sito p rio re h o m in e ...».
SuU’indifferenziazione semantica del proverbio: cf. SC 310,
p. 308; in fr a , «In d ic e an alitico selettiv o », p. 225 (per
Cipriano, cf. B a y a r d , Latin, p. 118). Cf. TLL s.v. «expono»,
col. 1759, 78: se nelle VL àitóGeoQai è reso spesso con expo­
n e r e , nella Vg viene tradotto con d e p o n e r e . - natiuitate
terrena: questa prim a natiuitas (cf. D omO rat., 17, 322: «qui
adhuc sunt prima natiuitate terreni») si oppone alla secun da
(noua, iterata, spiritalis) natiuitas, ossia il battesimo; cf. Don.,
4, 70-71: «... postquam caelitus spiritu hausto in nouum me
hominem [cf. Ef 4, 24; ecc.] natiuitas secunda reparauit».
- spiritu recreati et renati: cf. infra, 22, 1-2; D om O rat., 36,
692-694: «Per Dei indulgentiam recreati spiritaliter et renati
184 A DEM ETRIANO

imitemur quod futuri sumus». In Gv 3 ,5 «... nisi quis renatus


fuerit ( y e v v t | 0 t i ) ex aqua et Spiritu sancto, non potest introire
in regnum Dei», le VL presentano delle incertezze tra natus /
r e n a tu s (P. SA B A T IE R , B ib ito r u m S a cro ru m , t. 3, p. 395;
A . JULICHER, Itala, t. 4, Berlin 1963, p. 20). La lingua aveva
già dato un senso filosofico a r e cr e a r e ( C l C ., T use., I, 58
[contesto platonico]: «cum animus se collegit atque re-
creauit») e un senso religioso a renascor ( A p u l ., M et., XI, 21,7:
«... quippe cum... numen deae soleat quodam modo renatos
ad nouae reponere rursus salutis curricula»). - nec iam mundo
sed Deo uiuimus: interpretiamo m un do e D eo come dei dativi,
giustificati forse da Fort., praef., 4 (riga 65-66): «baptisma quod
nos de mundo recedentes statim Deo copulat», cf. A.P. ORBÀN,
Les d én om in a tion s du m on d e, p. 227; ma potrebbero essere
anche degli ablativi, come supra, 18, 2 («Spiritu magis quam
carne uiuentes»), o D om O rat., 22 , 405-406 («ut qui a Deo
pascitur in Deo uiuat»). Nelle iscrizioni vi è alternanza: «uiuat
Deo / in D eo». - cum ad Deum uenerimus: questo testo
potrebbe suggerire che, per Cipriano, non è esclusa l’ammis­
sione immediata al paradiso di altri giusti oltre ai martiri
(cf. Mort., 20,338 s.; 26,432 s.; Dem., 25,2, infra); cf. J . NTEDIKA,
L 'évoca tion d e l ’A u-delà dans la p r iè r e p o u r les m orts. É tude
d e p a tristiq u e e t d e litu rg ie la tin es (IVe-VIIIe s.), Louvain -
Paris 1971, p. 154. A. d ’A l è s , op. cit., p. 33. Ma V. S a x e r ,
Vie liturgiqu e, p. 110, n. 20, sembra comprendere l ’espressio­
ne come sinonimo dei sintagmi u e n ire a d ecclesia m , fid em ,
ecc., che designa il modo di procedere del pagano prima della
sua decisione di convertirsi.

20, 3. - pro... rogamus: ossia orare pro. I cristiani pregan


Dio per l’impero come per i loro nemici. Cf. D omOrat., 17,
308-311. 318-319 (con le precisazioni di M. RÉVEILLAUD,
Cyprien. D omOrat., pp. 183-184): «... ut quoniam mandat et
monet Dominus etiam inimicos diligere et pro his quoque qui
nos persequuntur orare [Mt 5, 44], petamus et pro illis qui
adhuc terreni sunt... ut precem pro omnium salute facia­
m us...»; A C ypr., 1, 2 (ed. A. A. R . Bastiaensen, p. 208):
«(Deum) deprecamur diebus atque noctibus pro nobis et pro
CO M M EN TO 20, 2 - 2 1 185

omnibus hominibus et pro incolumitate ipsorum imperatorum».


Già T ert., Apol., 30, 1: «Nos... pro salute imperatorum Deum
inuocamus»; 31, 3 (= 1 Tm 2, 1-2): «Orate, inquit, pro regibus
et pro principibus et potestatibus...»; 32, 1: «Est... necessitas
nobis orandi pro imperatoribus, etiam pro omni statu imperii
rebusque Romanis...». Cittadino del cielo, il cristiano aspira al
Regno; tuttavia (et tam en ), cittadino del mondo, prega per
esso; cf. «Tertullien et l’Empire», RecA ug 19, 1984, pp. 117 s.
L ’accostamento p ro a rcen d is h ostib u s e (pro) im bribus im p e­
trandis è forse un ricordo di T ert., Apol., 5, 6 (allusione alla
pioggia miracolosa che permise alle truppe di Marco Aurelio
di dissetarsi e di vincere). SuVioratio fid eliu m e le intenzioni di
preghiera durante la sinassi eucaristica, cf. V. SAXER, Vie litur-
giq ue, pp. 231 s. - iugiter: cf. supra, 9,1 (iugis).

e. C o n c l u s i o n e : n e l l ’u l t i m o g i u d i z i o i p e r s e c u t o r i
sa ra n n o p u n it i (XXI-XXII)

21. - sibi... blandiatur: locuzione e significato attestati dop


Giovenale e Plinio il Giovane (TLL s.v. «sibi blandiri», col.
2033). La costruzione + q u o d / quia si incontra già in T e r t .,
M art., 4, 1; Spect., 14, 1. - profanis: i cristiani hanno ripreso
questo aggettivo invertendo il suo significato, come hanno
fatto per su p erstitio (Sull’etimologia e il senso di questo agget­
tivo, cf. «Les écrivains et le sacré à Rome», A ctes du XIIe
C ongrès d e l ’Ass. G. B ude, Paris 1989, pp. 104-106). TERTUL­
LIANO (Apol., 18, 3; 21, 5; 41, 2-3; 48, 13) opponeva già i p ro ­
fa n i ai cu lto res Dei, ma Cipriano è il primo, sembra, a dare
all’aggettivo il senso di «pagano». Sulle differenti designazioni
dei pagani da parte dei cristiani, cf. art. «Heiden», RLAC 13,
1986, col. 1120. - Deo aduersantibus: cf. M ort., 15, 242:
«Christi hostibus». - interim: negli autori cristiani è un termi­
ne spesso usato nell’accezione di «nel presente, nell’attesa del
Giudizio». Cf. T e r t ., A pol., 41, 3; An., 58, 2 («interim sub
exspectatione... iudicii»); ecc.; in C lP R ., M ort., 26, 432-433:
«(nos) tamquam hospites et peregrinos hic [= in hoc mundo]
interim degere»; ecc. - per aequalitatem carnis = aequalitate
carnis (ablativo causale); cf. J. SCHRIJNEN - C. MOHRMANN,
t. 1, p. 119. Cf. supra, 19, 2 (quam diu... ceteris), con, nel com-
186 A DEM ETRIANO

mento, la citazione di M ort., 8,114-115 («Quoadusque istic...»).


- carnis et corporis: cf. supra, 18,2; BonPat., 14,315-316: «facta
carnis et corporis»; Hab., 6 (p. 191, 20): «de specie carnis ac
de corporis pulchritudine»; M ort., 13, 205: «carnis et corporis
multa et grauia tormenta»; 26, 450: «concupiscentiam carnis
et corporis»; ecc. Ugualmente T e r t ., M arc., V, 10, 4: «carna­
lem et corporalem... resurrectionem... per carnalia et corpora­
lia exempla...». Senza dubbio l’alterazione ha favorito la fre­
quenza.di questo gruppo binario che mostra bene il peso della
tradizione dualista, non senza provocare talvolta qualche
confusione (Id., R es., 37, 8: «nemo iam poterit aliud mortuos
interpretari qui sunt in monumentis [= le tombe] nisi corpora
et carnem, quia nec ipsa monumenta aliud quam cadauerum
stabula»). - condicio communis: cf. supra, 19, 2. - praedicatio­
ne = praed iction e. Questo significato, che appariva in TERT.,
Apol., 18, 2; 41, 5; ecc., è proprio degli autori cristiani (TLL
s.v., col. 546, 52 s.). - ante praedictum sit: sintagma pleonastico,
più frequente in C ipriano del solo verbo (cf. H. K O C H ,
U ntersuchungen, p. 27), ma già attestato in precedenza (ClC.,
Inu., 2, 152), e spesso «annullato» o «giustificato» con un
avverbio d’intensità (ClC., Diu., I, 128: m ulto a n te pr.; Phil.,
II, 83: tan to an te pr.). Cf. TLL s.v. «2. praedico», col. 569, 39.
Per altri verbi (a n te p r a em o n ere, a n te p ra eu en ire, ecc.), cf.
H. K O C H , ib id . - prophetica contestatione: cf. S en t., 87
(CSEL 3/1, p. 461, 2): «... haereticos secundum euangelicam
et apostolicam constestationem aduersarios Christi et anti-
christos appellatos». Questo sostantivo, eccetto un discusso
frammento di Cicerone, non appare prima di Aulo Gellio
(TLL s.v., col. 687, 54). Cipriano rinvia ai testi profetici che ha
precedentem ente citato. - hum anitus... diuinitus... = ab
hom inibu s... a D eo... (cf. E . W . W A T SO N , S tyle, p. 245); ma
mentre il secondo avverbio è frequente in Cipriano, il primo
compare una sola volta nella sua opera. - laederent... sed et
ultiones... secuturas: cf. supra, 16, 2 (L aedere... laesos).

Cipriano ha riassunto in questo capitolo la sua teologia sulla


persecuzione: le catastrofi (naturali, economiche, militari, ecc.)
che si multiplicano sono effetto della collera di Dio contro gli
empi; esse provocano le persecuzioni contro i cristiani che ne
CO M M EN TO 21 - 2 2 , 1 187

sono ritenuti responsabili. Ma queste persecuzioni, a loro


volta, suscitano la vendetta divina, sia in questo mondo, sia
alla fine dei tempi (cf. M ort., 15, 245-246: «A d refrigerium
iusti uocantur, ad supplicium rapiuntur iniusti»).

22, 1. - Et quanta... fìunt: frase di transizione, ma la cui


esatta interpretazione (cf. ed. E. Gallicet, D em., p. 259) è deli­
cata: interrogativa o, piuttosto, esclamativa? - aliquid: epiteto
di ex em plum - nel qual caso bisogna sottintendere id davanti
a d a tu r - , o soggetto di d a tu r ? - ut D ei... ira noscatur:
cf. T ert., Scap., 3, 3: «Omnia haec [= le catastrofi naturali]
signa sunt imminentis irae Dei». - uindicis: sulla concezione di
un Dio v en d icato re e g iu stiz ie re , cf. R. BRAUN, D eu s
C h ristia n oru m , pp. 116-117. - retro: secondo L. B a y a rd ,
Latin, p. 107: «in seguito» (= òjuocù); secondo G. Hartel,
CSEL 3/3, Index, p. 450: retro est = im m in et (cf. la variante
di P e T2: praesto)', per M.A. FAHEY, Cyprian, p. 255: «stili futu­
re». - denuntiat dicens: su questo modo di presentare una
citazione biblica, cf. supra, 1 , 1 . - Vlulate... Ecce enim...:
Cipriano non riporta altrove questi due versetti, ed è il primo
autore latino a citarli:

Is 13,6

LXX C ipriano D m . Vg

OXo Xv t ^ETE, Vlulate. Proximus V lu la te , quia


i y y b q yctp fi fm ép a est enim dies Domini, p ro p e est dies
Kupioi), K a ì <ro tpipf| et o b t r i t i o a D e o Domini; quasi uasti-
Jtapà to ù QeoX) (ebr. aderit. tas a Domino ueniet.
Shadda'f) i^ ei.

- a D e o : c o rrisp o n d e a S h a d d a ì, in te rp re ta to d
GIROLAMO, Ep., 25, 1: «robustus et sufficiens ad omnia
perpetranda». - obtritio: prima attestazione di questo voca­
bolo che sarà utilizzato unicamente da autori cristiani (TLL
s.v., col. 294, 68). Il testo degli autori africani del IV e V
secolo ha co n tritio , di cui queste sono anche le prime atte­
188 A DEM ETRIANO

stazioni (TLL s.v., col. 779, 75); cf. R. GRYSON (ed.), Vetus
latina, D ie r e ste d e r a ltla tein isch en B ib el, 12/1: Esaias 1-39,
Freiburg i. Br. 1987-1993, p. 376.

Is 13,9

LXX C ipriano D em . Vg

’I5ot> y à p f|p.épa Ecce enim dies Do- Ecce dies D om ini


K u piou à v i a t o i ; mini uenit insanabilis u e n it c ru d e lis et
e p x e x a i Gujicù kcu indignationis et irae indignationis plenus
òpyfji; G e iv a i t t | v ponere orbem terrae et irae furorisque ad
O Ì K O D ( 1 É V T 1V ò A ,t| v d esertu m et pecca- ponendam terram in
èpr|p.ov K o d t o v n ; tores perdere ex eo. solitudin e et pecca­
ci(j.ap'tfflÀ.oìx; àìtoXk- tores eius conteren-
o a i èt, aÙTfji;. dos de ea.

- in sa n a b ilis-, aggettivo attestato dopo Cicerone. No


seguiamo il TLL (s.v., col. 1825, 35) che intende d ies insa­
n a bilis - e non in san a bilis in d ign a tio n is - , secondo la LXX
e la Vg; ma ClPR., E pist., 65, 4, 1: «S i uero apud insanos
furor insanabilis perseuerauerit», e SEN., Ira, III, 40, 5:
«(ira) quae iam insanabilis est». - u en it... p o n e r e ... et... p e r ­
d e r e : questa costruzione di u e n io + infinito, qui diretta-
mente imitata dal greco, è attestata nella lingua arcaica e
tardiva (L.H.S., pp. 344-345). - p o n e r e + attributo oggetti­
vo. La traduzione latin a riproduce la costruzione della
LXX; ma la costruzione di p o n e r e + attributo oggettivo è
usuale nella lingua (cf. ClC., A c., 2, 2; S a l l ., Ju g., 24, 7;
ecc.). - E cce d ie s D om in i... Cipriano riproduce questa stes­
sa traduzione di MI 3, 19 - ed è il primo a citarla - in
B onPat., 22, 504-506, e Q uir., Il, 28, 2-4:
CO M M EN TO 22, 1 189

Is 13,9

LX X C ipriano D m . Vg

Aicm. l5ot> rpép a Ecce dies Domini E cce enim dies


Kvpiov èpxexai Kai- uenit ardens uelut cli­ ueniet succensa quasi
o|xévri òq K^-tpavoi; banus, eruntque om ­ cam in u s, et e ru n t
Kaì cpXé^ei aÙToàx; nes a lie n ig e n a e et om n es s u p e rb i et
Kaì èaovxai Jiavxei; oi omnes iniqui stipula, omnes facientes im ­
ótXAoyEvew; m i tdócvtb; et s u c c e n d e t illo s pietatem stipula, et
oi JKHOÓjVTEq àvo)ia adueniens dies, dicit inflammabit eos dies
KaXà|iT| Kai àva\|/ei Dominus. ueniens dicit D om i­
ocùtoì»; fi fj|j.épa f| nus exercituum quae
èpxo)j£vr(, XéyEi KÙpio; no n re lin q u e t eis
itavTOKpàttop, Kai radices et germen.
oi> (ir) wtoXEupSrj k%
aÙTWv pi£a oi>8è
KXfj|ia.

Il testo di Cipriano, che interrompe la traduzione dopo di


D ominus, non rende cpXé^ei rnttoix; («li brucerà»), ugualmente
assente nella Vulgata. - clibanus-, attestato negli autori tecnici
(Plinio, Celso, Columella), meno usuale del termine più antico
cam in u s che compare nella Vulgata. - a lien ig en a e : ebraico:
«arroganti»; LXX àkXoyEveìq-, Vg superbi. - D om inus : ebrai­
co: «Jahvè degli eserciti (Sabaoth)». - praecanit: il vocalismo
- can - delle forme del presente, è molto più raro del vocali­
smo - cin -; TLL (s.v. «praecino», col. 439, 1) indica soltanto
dei riscontri in T ert., ClPR., Panegirici, che rivelano del resto
le incertezze della tradizione manoscritta. Usa qui la costru­
zione + infinito presente, ma in ClPR., Epist., 63, 8, 2 + infini­
to futuro, che è il tempo più ricorrente; su questa doppia cos­
truzione dei verbi che significano «promettere», cf. L.H.S.,
pp. 357-358. Come avviene spesso, Cipriano fa seguire le cita­
zioni scritturistiche dal loro commento esplicativo appropria­
to alla situazione: qui vi è un’interpretazione tipologica. Per
la sua terminologia, cf. M. A. FAHEY, C yprian, pp. 618 s.
- alienos a diuino genere: Cipriano precisa il senso «cristia­
no» di àX X oyeveiq (LXX) e del suo derivato a lien ig en a e,
190 A DEM ETRIANO

attestato dopo Cicerone e Varrone. Contrariamente a quanto


lascia intendere L. B A Y AR D , L atin, p. 176, il g en u s d iu in u m
(figli di Dio) non si oppone sistematicamente al gen u s hum a­
num (figli degli uomini), poiché cristiani e pagani partecipano
alla stessa condizione terrena (cf. supra, 19, 2). - profanos: cf.
supra, 21. - spiritaliter: il termine appare in Tertulliano. Cf. C.
M OH RM AN N , É tudes su r le latin d e s ch rétien s, t. 1, p. 25. -
renatos: cf. infra, 22, 2, e supra, 20, 2 (spiritu recrea ti e t rena­
ti). - Dei filios: sull’espressione «Figlio di Dio», cf. VTB, col.
466 s. Cf. Quir., I li, 3, 30: «in epistula lohannis: ... filii D ei et
fi li i d iab oli (1 G v 3 ,10)».

22, 2. - Euadere enim...: stesso senso del verbo supra, 10,2


e infra, 22, 4. I versetti di Ez 9, 5-6 e 9, 4 sono ugualmente
associati in Quir., II, 22, 3-9, ma in ordine inverso. I riferi­
menti a Ez 9, 5-6 sono imprecisi e non seguono la successione
dei versetti: E uadere en im so lo s... a lio in lo c o = Ez 9, 6b
(«Omnem autem ... ne tetigeris»); q u a n d o a d u a sta tio n em
m undi... = Ez 9, 5 («Vadite et caedite...»); grauius in ultim o
{loco) = Ez 9, 6a («et uirgines et mulieres...»). Cipriano, come
prima di lui Tertulliano, scompone 9, 5 diversamente dalla
Settanta e dalla Vulgata, portando m i j_lt| èXef|OT|Te al verset­
to successivo:

Ez 9 ,5

LXX T e rt., C ip rian o Vg


Iud., 1 1 , 8 Dem.

IIopeteoGE Ite post eum Vadite et Transite


Ò7tta© o unoù eiq in ciuitatem et c a e d ite et p e r c iu ita te m
TT) V 7 C Ó X lV KCÙ conddite et noli- n o lite p a r- sequentes eum
K Ó l t T E T E K a ì |1T| te parcere oculis cere o c u lis et percutit; non
<pet5eo0E toù; ò<p- uestris. uestris. p a rc a t ocu lu s
Oafyioù; i>|xà>v Kaì u e ste r, n eq u e
H.T| È X £ T |C T |T £ . misereamini.
CO M M EN TO 22, 1-4 191

- renati et signo Christi signati fuerint: su questa forma d


futuro, cf. supra, 3, 3 (infirm ata... fu erin t). Cipriano distingue
qui la rigenerazione (renati) spirituale tramite il battesimo (cf.
Gv 3, 3-5; 1 Pt 1, 23; ecc.) e il segno della croce (signa Christi
signati), ultimo rito postbattesimale dopo l’unzione (u n ctio) e
l ’imposizione delle mani (im p o sitio m an us / m anuum ), che
spiega con Ez 9, 4-6. Cf. V. SAXER, Vie liturgique, pp. 129 s., e
Les rites d e l ’initiation ch rétien n e du IIe au Vle siècle, Spoleto
1988, p. 141; G. Q. REIJNERS, T he term in o lo g y o f th è H oly
Cross in early christian literature as ba sed upon O ld T estam ent
typ ology, Nijmegen 1965, pp. 162 s. - angelos: corrisponde a
Ez 9 ,2 (Vg Et e c c e sex uiri ueniebant...). - nolite parcere oculis
uestris: significato e costruzione classici e usuali: cf. ClC., Phil.,
XII, 19 («Parcite oculis... meis»); TLL s.v. «parcere», col. 335,
33. - Transi mediam Hierusalem...: come nella Settanta, e
contrariamente a una delle traduzioni di Tertulliano, il testo di
Ez 9, 4 seguito da Cipriano non precisa in che cosa consista
questo sign u m (LXX 6òq xò oimetov èjti xà p.é'tcom tcòv
ctvSpcòv; T e r t . , Marc., Ili, 22,5-6: «... da signum Tau in fronti-
bus uirorum. Ipsa est enim littera Graecorum Tau, nostra
autem T, species crucis...»). Ma T e r t . , Iud., 11, 8: «... scribe
signum...». Vg signa thau su per fro n tes uirorum...

22, 3. - quisque = quisquis, quicumque-, cf. J. SCHRIJNEN


C. M o h r m a n n , t. 1, pp. 160-161. - Et erit sanguis...: in Quir.,
II, 22 questo versetto di Es 12, 13 è ugualmente associato a Ez
9, 4-6, con Ap 14, 1 e 22, 13-14, sotto il titolo: «Quod in hoc
signo crucis salus sit omnibus qui in frontibus notentur». Cf.
M . A . F a h e y , C y p ria n , p. 71. - et non erit... plaga
deminutionis...: LXX K a ì o ù k serrai èv tyiiv JtA/ryyT| t o ù
èKTpipTÌvai; Vg n e c erit in uobis plaga disperdens. II termine
dem in utio, attestato dopo Varrone e Cicerone, è generalmente
usato + genitivo rerum (cf. supra, 17, 2), meno sovente + geni­
tivo di persona.

2 2 , 4. - in imagine... ueritate: BonPat., 10, 202-203: «(iusti


omnes)... figuram Christi imagine praeeunte portabant...»;
192 A DEM ETRIANO

Epist., 63, 4, 3: «... qui est plenitudo [= Christus] ueritatem


praefiguratae imaginis adimpleuit». Questo principio esegetico
esposto esplicitamente si basa su Col 2, 17: «Tutte cose que­
ste che sono ombra di quelle future». Cf. S: D e l ÉANI, Chri­
stu m sequi, p. 136, n. 623; D em., ed. E. Gallicet, pp. 262 s.
Per designare i segni prefiguranti le realtà (ueritas), Cipriano
ricorre a diversi termini: im a go, figu ra , p ra efigu ra tio, typus,
sa cram en tu m -, p r a e ca n e r e , p r a e fig u r a r e , p r a e cu r r e r e , ecc.;
cf. M . A. FA H E Y , C yprian, pp. 555-616. - Aegypto: 1’Egitto,
terra della zoolatria e simbolo del mondo pagano destinato
alla collera divina; cf. Ap 11, 8. - uastari... et percuti: h yste-
ron p ro tero n . - coeperit: cf. supra, 2, 1 (e s s e incipiat)-, 4, 2
[coep isse d eficere). H. J. M e r k x , Syntax, p. 98, vede in questa
au siliarizzazio n e di c o e p i l ’influen za del greco b ib lico
(néMco). - inuentus fuerit: cf. supra, 3, 3 (infirm ata... fu erin t).
- euadit: lectio difficilior. Vari esempi di discordanza tempora­
le rilevati nell 'usus auctoris da H.J. M E RK X, Syntax, pp. 72-79:
supra, 16, 2 (subuenit), in sistema condizionale; infra, 25, 2 (...
lo cu s est), in sistema temporale. Per il senso, cf. supra, 22, 2
(euadere). Come fanno volentieri gli scrittori antichi, Cipriano
chiude il suo sviluppo riprendendo gli stessi termini utilizzati
all’inizio (22,2).
193

T e r z a p a r t e (X X III-X X V I)

ESORTAZIONE ALLA CONVERSIONE

a. La fi n e d ei tem p i è vicina: i pagani, istruiti sulla


causa d ei m ali ch e si abbattono su d i loro, p o sson o
ancora convertirsi (XXIII)

23, 1. - Respicite... ad... salutem et... ad Deum... conuertite:


la struttura in chiasm o della frase accresce la solennità
dell’esortazione. La costruzione dei due verbi (resp icere ad e
co n u ertere ad) è classica. Sul senso di con u ertere, cf. supra, 7 ,1
(con u ertam in t). - dum tempus est: l ’espressione, usuale nella
lingua (cf. T er ., Eun., 56; ecc.), prende nel contesto un’ovvia
connotazione cristiana (il presente del mondo è opposto al
tempo futuro del Giudizio) e traduce ad esempio Gal 6, 10
(coq Kaipòv è%to|A£v) in OpEl., 24, 8-11 («Securitati ac saluti
aeternae dum tempus est consulamus Paulo apostolo admo-
nente et dicente: Ergo dum tem pus habem us, op erem u r q u od
b o n u m es t» ). Il tempo di questo mondo è il tempo della
conversione; cf. S. D el ÉANI, «Croissance et progrès spirituel
du baptème au Royaume selon saint Cyprien», in Le tem p s
ch r é tie n d e la f i n d e V A ntiquité au M o y en A ge (IIIe-XIIIe
siècles), Paris 1984, pp. 327-343. - mundi finis: già LUCR., V,
1211: «Temptat [mens]... / ecquaenam fuerit mundi genitalis
origo / et simul ecquae sit finis...». - in proximo: cf. L c 21, 31,
Vg q u o n ia m p r o p e (gr. èyyò% ) e s t reg n u m D ei (T e r t .: in
prox im o, appropinquasse-, ClPR.: in p rox im o); e Ap 22,10, Vg
tem p u s prope (gr. èyyòq) est (ClPR: in proximo). In precedenza, la
lingua oppone in prox im o (significato spaziale) a in proxim um ,
ex prox im o (futuro). - inter iustos et mites: due delle virtù
«cristian e» enum erate nelle «liste» del NT (per esempio
1 Tm 6 , 11). C ip ria n o a sso c ia più spesso m itis e h u m ilis
194 A DEM ETRIANO

(cf. Mt 11, 29; M. SPAN N EUT, M ora listes, p. 98). - impo­


tens... dominatio: ossimoro frequente (ClC., Fam., 10, 27, 1;
Nep., Lys., 1, 4; TlTO LIVIO, 34, 32, 10). Come quello di
d o m in o r —tuttavia + in ter, forse con una sfumatura: CES.,
BG, II, 31, 6; VlRG., G eorg., I, 153-154 (cf. lemma seguente)
- , la costruzione preposizionale usuale è d o m in a tio in +
accusativo (o ablativo). La frequenza della forma d om in a tio
è, nell’insieme della latinità, superiore alla forma d om in a tu s,
tranne che nei trattati filosofici di Cicerone dove è inferiore,
e nei suoi discorsi dove è praticamente identica (cf. TLL s.v.
«dom inatio», col. 1878). Cipriano ha usato d o m in a tu s in
D em ., 8, 2 (supra)-, Fort., praef., 6 (riga 96). Per il senso pro­
p ria m e n te p o litic o di q u e sti d u e v o c a b o li, cf.
J . H e l l e g o u a r c ’ h , Le vo ca b u la ire latin d e s rela tion s e t d es
pa rtis p o litiq u es so u s la R ép u bliq u e, Paris 1972, pp. 562 s.
- quando... dominetur: reminiscenze virgiliane: G eorg., I,
153-154 («... interque nitentia culta / infelix lolium et ste­
riles dom inantur auenae»), B u e., V, 37 - cf. anche Ov.,
Fast., I, 691-692 - , con in filigrana la parabola della zizzania
e del buon grano (Mt 13, 24 s.). Parallelismo: in sa ecu lo -
in ter iu stos e t m ites - im poten s... d om in a tio II in a gro - in ter
cu lta s... s e g e t e s - lo liu m ... d o m in etu r . - nec dicatis... sed
sciatis...: sottolineato da un’opposizione insistente, c’è il
richiam o di due sviluppi essenziali (3-6 e 7-11) presenti
nella prima parte dell’opuscolo. - dii uestri... non colantur:
ripresa testuale di 3, 1 (cf. Intr., supra, p. 22, n. 32). - esse
hanc iram ...: testo ipotetico, che non m odifica il senso
d e lla fra se . N oi r ip re n d ia m o la c o n g e ttu ra di
M. SIMONETTI («Note sulla trad. m an.», p. 886), preferen­
dola a quella di E. G allicet (D em ., pp. 43-44). - censuram:
questa accezione del termine (= seu erita s), attestata a par­
tire da Cipriano, è frequente nei suoi scritti (supra, 5, 1 e
7, 2; D omO rat., 23, 435; Laps., 5, 91; 6, 116; Epist., 55, 22, 2;
ecc.; e, contrariam ente alla tesi di A. B e c k , R ò m is ch e s
R ech t, p. 144, non ha certo molti rapporti col diritto pena­
le. Cf. TLL s .v ., col. 806, 10. - ut... plagis intellegatur:
tema sviluppato supra, 7.
CO M M EN TO 23, 1-2 195

23, 2. - Deum... quaerite... cognoscite: Cipriano rilegge du


temi centrali dell’insegnamento scritturistico; cf. VTB s.v. «cer­
care » e «co n o sc ere», col. 162 s. e 199 s. - uel sero:
cf. BonPat., 4, 69-75: «... Deus, indignationem suam temperat...,
cumque habeat in potestate uindictam, mauult diu tenere
patientiam... ut... homo in errorum et scelerum contagio uoluta-
tus uel sero ad Deum conuertatur...». Il tema è sviluppato al
cap. 25. - Q uaerite Deum et uiuet anima uestra: A mos 5 ,6 (Vg):
Q uaerite D om inum e t uiuite. La citazione di questo versetto
«profetico» (p er p ro p h eta m ), unico in Cipriano, sarebbe la
prima nella letteratura patristica. Ma, più che ad Amos, forse è
improntata al Sai 69 (68), 33b (Vg): Q uaerite D eum e t u iu et
anima uestra (cf. M. A. FAHEY, Cyprian, p. 247). Tuttavia, ques­
to versetto di un Salmo - che Cipriano non menziona altrove -
non è citato in precedenza dagli autori latini. Cf. Intr., supra,
p. 39 e n. 102. - docet dicens: cf. supra, 1, 1. - Christus adue-
niens: cf. Le 12, 37 (= Quir., II, 19, 50); gr. èMkbv ó Kùpioq.
- H aec est autem uita aeterna... Iesum Christum: questa citazio­
ne di Gv 17, 3 (cf. Quir., H, 1, 31-32; DomOrat., 28, 526-527;
Fort., 2, 18-20; Epist., 73, 17,1) - di cui si riscontrano in prece­
denza solo due riferimenti negli autori latini (TERT., Prax., 3 ,1 ;
Min. F e l ., Oct., 35, 5) - , è messa dunque da Cipriano in stretta
relazione col versetto vetero-testamentario che precede imme­
diatamente. Questi versetti definiscono la nozione scritturistica
e cristiana della conoscenza che non è un sapere astratto, ma
esperienza e incontro personale con Dio tramite Cristo, via alla
vita eterna; cf. infra, 25, 2. La Vulgata presenta lo stesso testo.
- ut co gn o sca n t = gr. iv a YiyvcboKcooiv. - solum - gr. jxóvov.
Nelle traduzioni latine (VL e Vulgata), |i.óvoq è generalmente
reso con solus e eiq con unus. Tertulliano ha preferito unus, e
anche unicus, a solus che gli sembrava suggerire la «solitudine»
più che l’«unicità»; cf. R. BRAUN, D eus Christianorum,pp. 67-68.
Cf. anche supra, 1, 1 e 5, 2. - Credite...: l ’anafora conferisce
all’esortazione un carattere innico. Il primo imperativo trae la
conclusione dall’avvicinamento dei due versetti, vetero- e neo­
testamentari; il secondo, dedotto dal precedente, è confermato
dalla realizzazione delle predizioni; il terzo e il quarto esplicita­
no le due realtà future comprese nel secondo. - praemium uitae
aeternae: il tema è sviluppato al cap. 26. - credentibus: cf. infra,
1% A DEM ETRIANO

24, 1. - incredulis: questo aggettivo, attestato dopo Orazio, può


designare negli autori cristiani ogni individuo estraneo alla
Chiesa (pagano, eretico, ecc.). Cf. TLL s.v., col. 1042, 32.
- aeterna supplicia: tem a sviluppato al cap. seguente.
- gehennae: l’interpretazione escatologica del termine appariva
in Is 66, 24. L’espressione di Mt 5, 22, gehenna ignis, è ripresa
otto volte da Cipriano nei suoi trattati, tre di queste in citazione;
ma qui ardor è eccezionalmente sostituito da ignis, verosimil­
mente per conferire più solennità a un termine (gehenna) poco
usuale nella lingua dei cristiani; cf. C. MOHRMANN, Lat. chr.,
1 .1, p. 47.

b. Il giorno d el Giudizio: gloria della fed e, castigo della


perfidia (XXIV)
24, 1. - Quae tunc...: prolunga, su un ritmo ugualmente qua
ternario, ma in modalità esclamativa, la struttura precedente. H
tema dello spettacolo dei supplizi infernali - trattato spesso - è
qui presentato con minor «realism o» rispetto ad esempio a
T e r t u l l i a n o , Spect., 30 (cf. éd. M. Turcan, SC 332, pp. 55 s. e
316 s.). Cipriano lo fa accingendosi a commentare le due citazio­
ni scritturistiche che sono il cuore di questo capitolo. - fidei glo­
ria... poena perfidiae: chiasmo, isosillabia, antitesi etimologica.
L’espressione fidei gloria si ritrova nèh’Epist., 2 8 ,1 ,1 («Gloriam
fidei et uirtutis uestrae..., iam pridem de opinione cognoue-
ram»); cf. A.J. VERMEULEN, Gloria, p. 98. Poena perfidiae: cf.
Vnit., 14,29 («Non erit illa fidei corona sed poena perfidiae»), e
Laps., 20, 411 («Necesse est et uicta perfidia puniatur»), - cum
iudicii dies uenerit: cf. supra, 5, 1. Stesso forma stilistica in
Laps., 9, 175; 17, 349. - laetitia credentium... maestitia perfido­
rum: parallelismo (sostituito al chiasmo precedente), isosillabia,
omeoteleuti. La forma credentium è una «sostantivazione» del
participio presente; cf. Laps., 35, 694-695 («primus credentium
populus Christi mandata seruauit»); DomOrat., 18,328-329 («...
dicimus Pater noster, quia intellegentium et credentium pater
est»). - credentium ... credere... credant: cf. infra, 26, 1
(icredentem). Uso (assoluto) e senso neo-testamentario (=
jiwtteueiv); cf. Mc 9,42; 16,16; Lc 8,12; ecc.; TWNT 6, p. 211.
- addictos = damnatos. Questo verbo ricorre una sola volta nei
trattati; qui mantiene il suo carattere giuridico e penale (cf. TLL
CO M M EN TO 23, 2 - 24, 2 197

s.v. «addico», coi. 575, 33.70). - ardens... gehenna: cf. supra,


23, 2. - uorax: dopo una iunctura poetica (cf. Sen., Med., 826:
uiuacis... flammae) questo aggettivo dallo stile ugualmente poeti­
co, che compare quest’unica volta nei trattati, è utilizzato qui
senza dubbio per l ’alliterazione con il precedente. - nec erit
unde: locuzione più insistente e più rara che est ubi, est cum,
ecc., ma ben attestata; cf. T e r ., Ad., 121 («est... unde haec
fiant»). - tormenta... requiem... uel finem: possibile reminiscen­
za di Min. F e l ., Oct., 35, 3: «Nec tormentis aut modus ullus aut
terminus». - seruantur: interrompendo una serie di verbi al futu­
ro, questo presente dà più rilievo alla riflessione, presentandola
come un commento confidenziale. - ad dolorem: insistenza, rin­
forzata dallo spostamento a fine frase, sul fatto che i tormenti
dell’inferno non riguardano soltanto i corpi (cf., al contrario,
supra, 18). Per la costruzione bisogna unire ad dolorem a infittitisi
(cf. supra, 10, 2: «ad pietatis obsequium timidi, ad impia lucra
temerarii»; L. BAYARD, Latin, pp. 138-139), o è meglio vedervi un
«complemento di frase» liberamente unito all’insieme?

24, 2. - pensabitur = compensabitur, cf. Laps., 12, 234; ec


Uso del verbo semplice per il composto (cf. supra, 19,2). - eru n t
a d u ision em u n iu ersa e ca r n i: LXX eaovxai eiq òpaoiv mot|
capici; T e r t ., Res., 31, 9: «erit satis conspectui omni carni»; Vg
erunt usque ad satietatem uisionis. Cipriano non cita altrove
questo versetto finale di Isaia. - T unc stabun t iusti... tanquam
um bra: Cipriano è il primo autore latino a citare questi versetti
del libro della Sapienza, che riprende in Fort., 12, (12-25) sotto
il titolo: «Quae spes et merces maneat iustos et martyras post
conflictationes huius temporis et passiones», e in Quir., III, 16,
(3-16) sotto quello di «De bono martyrii». La lunghezza almeno
relativa di questa citazione, poco usuale nei trattati di Cipriano,
risponde a ima precisa intenzione (cf. per OpEl., 23 la giusta
osservazione di M. Poirier, SC 440, p. 148, n. 1): questi versetti
di Sap (5, l-9a) - come quelli di Sap 3, 4-7a. 8 in Quir., Ili, 15,
8-14 - costituiscono le sue citazioni preferite per illustrare la
dignità del martirio e incoraggiare i perseguitati; cf. M. A.
FAH EY, Cyprian, p. 173. Le modificazioni apportate dalla Vg
sono poco significative: riga 15, illorum (ClPR. eorum)\ riga 17,
dicent (dicentes); agentes (habentes); riga 22, illorum (eorum);
198 A DEM ETRIANO

righe 24 s., in uia iniquitatis et perditionis (iniquitatis uia et per­


ditionis)-, riga 25, uias (solitudines). - iusti: LXX Sim ioi;; Vg
insti. La traduzione latina, dunque, interpreta questo singolare
come un collettivo. Ma vi ha scorto talvolta un vero singolare:
ciascun martire riconoscerà il proprio persecutore (alla riga 8:
«Spectabitur illic a nobis semper qui...»; cf. GIOVAN N I CR IS.,
Ep., 125, PG 52, col. 684). - constantia: LXX raxpprioia. Negli
stoici (Seneca), constantia traduce Kotpieplcc (la forza di caratte­
re e la coerenza intellettuale che permettono di resistere alle sol­
lecitazioni esteriori). La parrhesìa, che nella lingua classica desi­
gna «la libertà di parola, il parlare franco», e dunque « l’intrepi­
dezza, l’audacia», diventa in Filone un virtù fondata sulla testi­
monianza d’una buona coscienza, in rapporto al tema dell’ami­
cizia del saggio con Dio, poiché «les amis ont entre eux leur
franc-parler» (P H IL O N , Heres, 5-9. 14; trad. et comm. de
M. Harl, Paris 1966, pp. 166 s.). Nel NT., parrhesìa designa la
«sicurezza» (cf. 2 Cor 3,12; 1 Tm 3, 13). E il senso del termine
usato qui: i giusti non avranno nulla da temere da parte dei loro
persecutori. Ma traducendo parrhesìa con constantia, i latini
conferiscono alla nozione una connotazione stoica che non
aveva in origine, e che si ritrova del resto sotto la penna di
Cipriano (fuori citazione) in DomOrat., 15, 279 (lista delle
virtù), Fort., 10, 40-41 e l i , 121. - qui... angustauerunt: LXX
tcàv GXiyàvxcov. Questa accezione del verbo latino non è ante­
riormente attestata. Essa si spiega col fatto che il greco 0X.l|3co,
accanto al suo senso materiale più frequente («serrare, compri­
mere»), può prendere anche un valore morale o psicologico
(«gravare, opprimere»). Nei trattati di Cipriano, questo verbo
appare solo in altre due citazioni di questo versetto del libro
della Sapienza: in Fort., 12, 13 e in Quir., Ili, 16, 4 . 1 traduttori
della Bibbia sono ricorsi ugualmente ad angustiare, precedente-
mente non attestato (cf. TLL s.v. «angustio», col. 61,50); da qui
le varianti della trasmissione manoscritta. - se angustauerunt...
labores eorum: alternanza del riflessivo e del non-riflessivo,
m antenuta n ella V ulgata. - qui abstulerunt-. LXX tcdv
à0£TO\)VTG)v. TLL (s.v. «aufero», col. 1325, 75) non segnala
questa equivalenza. - mirabuntur in: costruzione imitata dalla
LXX èKoxfioovTOi èrti + dativo. - in subitatione insperatae
salutis: sviluppa e precisa la LXX èjtì tco jtapaSó^m Tffe
atOTipiai;. Subitatio è un neologismo. - dicentes inter se: LXX
CO M M EN TO 24, 2 199

èpcnkjiv èv Eocutolq, che può significare «in se stessi» (discorso


interiore), o «tra di loro» (pianto disperato collettivo). L’antica
traduzione latina opta, come la Vulgata, per la seconda interpre­
tazione. - poenitentiam habentes: la Vulgata riprende il sintagma
classico paenitentiam agere per tradurre Retavo®; ciò che spie­
ga, anche qui, le divergenze della tradizione manoscritta. - per
angustiam spiritus: il singolare angustia, molto raro prima del
III secolo, si incontra altrove in Cipriano soltanto in una cita­
zione (= OTEvo%tt>pia). Ma l’espressione, al plurale, era già
attestata al di fuori di ogni influenza scritturistica; cf. ClC.,
De orat., I li, 181: «Clausulas... atque interpuncta uerborum
animae interclusio atque angustiae spiritus attulerunt». Per
designa la causa o le modalità fisiche dei gemiti. - gementes =
Vg. Secondo C. LARCHER, Le Livre de la Sagesse ou la Sagesse
de Salomon, t. 2, Paris 1984, p. 360, gementes suppone, più che
oxeva^ovTav, il participio oxevà^ovxeq, indubbiamente più
antico e da preferire. - quos habuimus... in risu = Vg. Il sintag­
ma è usuale ( TLL s.v. «habere», col. 2420,2 s.), mentre il sintag­
ma greco corrispondente, nella lingua classica, è tiv à sic; yeXcD-
xa xpÉTOiv (o ènPà?iAeiv), non e%eiv. - improperii: di etimolo­
gia sconosciuta (cf. A. ERNOUT - A. MEILLET, Dict. étym. de la
langue latine, Paris 19534, p. 311), improperium appare come
sinonimo di opprobrium, nelle prime traduzioni della Bibbia sta
per òvei8iO(j.ó(;, ovEiSoq, ma è poco utilizzato dai grandi scritto­
ri cristiani al di fuori delle citazioni. Nella LXX raxpaPoA/ri (in
senso peggiorativo, essere «la favola, lo scherno») e ò v £ i 8 i c t | x c h ;
sono spesso associati, come in questo caso. H latino in similitudi­
ne improperii (= Vg), tradotto letteralmente dal greco, è incom-
prensible senza ricorrere a questa espressione. - Nos insensati:
unito nella LXX al versetto precedente. Insensatus (LXX
à(ppcDv), che appare nelle VL, ma evitato da Girolamo, è attesta­
to fuori citazione quasi unicamente negli scrittori cristiani, come
anche in certi testi giuridici (vedere TLL s.v., col. 1858, 75).
- sine honore: inversione del sintagma classico in honore habere,
preferito a un equivalente di cm^ioi; come inhonoratus,
indignus, ecc. - computati sunt inter...: questo senso di «mettere
nel novero di, aggiungere» è attestato dopo Quintiliano e i primi
testi giuridici (Gaio, Ulpiano); la costruzione + in ter dopo
P. Festo (TLL s.v. «computo», col. 2182, 21). - filios Dei et...
sanctos: bisogna confondere i «fig li di Dio» e i «san ti»?
200 A DEM ETRIANO

Distinguere i primi, che designano gli «eletti», dai secondi,


ossia gli «angeli», o l’inverso? O meglio, secondo C. LARCHER,
op. cit., t. 2, pp. 363-364, si devono identificare i «figli di Dio» e
i «santi» con gli angeli? - a uia ueritatis... iniquitatis uia et perdi­
tionis. H tema della «via della verità» ha una doppia ascendenza:
a) filosofica: apologo del sofista Prodicos, secondo cui Ercole,
nella sua giovinezza, si era trovato a un incrocio: una delle due
strade era quella del Piacere, l’altra quella della Virtù (SENOF.,
Mem., H, 1, 21-34; ClC., Off., I, 118); questo apologo era caro
agli ambienti pitagorici (cf. A .- J . FESTUGIÈRE, L’idéal religieux
des Grecs et l’Evangile, Paris 1932, pp. 80-81 e 135); per Seneca,
cf. M . ARM ISEN -M ARCH ETTI, Sapientiae facies. Étude sur les
images de Sénèque, Paris 1989, pp. 88 s.; b) biblica: cf. Tb 1, 3;
Sai 118, 25-32; Ger 21, 8; M t 7, 13-14. Il tema delle due vie è
l’oggetto dei primi sei capitoli della Didachè (I secolo d. C.);
cf. TWNT 5, pp. 43-47 e 53-57. L a metafora della «via» è fre­
quente in Cipriano (Vnit., 23, 17-20: «... ne, dum quis... per iti­
nera erroris et criminis graditur, a uia ueri itineris exerrans pari
crimine et ipse teneatur»; Hab., 4 (p. 189,24); Don., 5, 93; ecc.);
cf. S. DELÉANI, Christum sequi, pp. 113 s. - iustitiae lumen non
luxit nobis: l’immagine delle tenebre che nascondono la strada
succede a quella dello smarrimento lontano dal retto cammino,
e la nozione di «verità» è ripresa da quella di «luce» e di «giu­
stizia». Gli usi metaforici di lumen, come quelli di <ptò<;, sono
trad izio n ali nella B ibbia come nella letteratu ra pagana
(cf. M . ARMISEN-MARCHETTI, op. cit., p. 131). L a traduzione lati­
na aggiunge al greco (<pa><; oì>k ÈJtéXajiyev) una figura etimolo­
gica con una costruzione grammaticale (lumen luxit) molto più
rara della costruzione usuale (lumine, luce lucere)-, cf. E n n . ,
Ann., 156 (158 W): «prodinunt famuli, tum candida lumina
lu c e n t » (TLL s.v. « l u c e o » , c o l. 1696, 55: e s ita z io n e s u l c a s o di
lumina: nominativo?, o piuttosto accusativo?). Non luxit nobis
(= Vg) può corrispondere alle tre varianti della L X X : oùk eA.oc-
Hi|fev rpìv / èv fp ìv (luce interiore che penetra l’uomo) / oùk
èméXami/ev f)|xìv (luce esteriore); cf. C. LARCHER, op. cit., t. 2,
pp. 365 s. - Lassati sumus = Vg, corrispondente alla L X X
èvejtMioGrmev («saziati», in tutte le accezioni, in ogni epoca).
Traduzione della Bibbia di Gerusalemme: «Noi ci siamo saziati
nelle vie del male e della perdizione» (Sap 5,7). Se la traduzione
latina parte bene da è|mnA/n|u, l’uso di lasso si basa sull’inter­
CO M M EN TO 24, 2 201

pretazione seguente: «ci siamo saziati, fino alla stanchezza, dei


sentieri (o: sui sentieri) del male...». Ma C. Larcher legge e tra­
duce: «Ci siamo intricati (ève7tA,éx0Ti|xev [< è(iJtXÉK<a], “intrec­
ciare, ingarbugliare”) in sentieri...»; adottando questa lezione,
talvolta non si legge xpipovq («sentieri»), ma TpipóÀ.oig («trap­
pole»). - perd ition is: calco semantico della LXX àjtcbXeia, attes­
tato soltanto a partire dalla traduzioni della Bibbia e quasi uni­
camente negli autori cristiani (= «perdita, rovina, morte», ecc.,
in tutti i sensi di questi termini); cf. TLL s.v., col. 1254, 10.
- am buìauim u s solitu din es: la Vulgata («ambulauimus uias diffi­
ciles») non ha osato conservare l’antica traduzione, più vicina al
greco (8ico8e\)oajj.ev èpfpouq àpàxouq) e grammaticalmente
possibile. - u ia m ... D om in i: espressione biblica frequente
(f| Ó5òq KDpioD), che esprime l’azione del Signore nella storia o
la rivelazione della sua volontà sull’uomo (cf. TWNT 5, p. 51);
spesso usata da Cipriano, anche fuori citazione (cf. BonPat., 20,
467; Mort., 14, 232; Vnit., 20, 13; ecc.). - ... tanquam um bra:
come in Quir., Ili, 16, 16 e Fort., 12, 25, Cipriano interrompe
questa lunga citazione di Sap 5, l-9a con questa prima compara­
zione (5, 9a) ed esclude dunque il lamento poetico del coro
degli empi che segue (5, 9b-12), per riportare solo i loro propo­
siti confusi e tragici. Del resto, questa comparazione poteva
anche richiamare l’ultimo verso delVEneide (XII, 952): «uitaque
cum gemitu fugit indignata sub umbras». - Erit tunc... depreca­
tio: come l’autore della Sapienza (5, 14) Cipriano commenta il
discorso degli empi, ma rinunciando alla sua modalità poetica.
- (sine) fructu paenitentiae: reminiscenza di Mt 3, 8, citata da
T e rt., Pud., 10, 13: «Facite dignos paenitentiae fructus»;
cf. ClPR., Epist., 55, 29, 1; 59, 16, 3; ecc.; H . K O C H ,
Untersuchungen, pp. 270 s. Questo tipo di metafora (fructus
uirtutis, diligentiae, ecc.) è usuale; cf. TLL s.v. «fructus», coi.
1392, 6. - paenitentiae... poenae: gli antichi avvicinavano le due
parole che consideravano come etimologicamente apparentate;
cf. PETR., Sat., 91, 2: «Qualibet saeuitia paenitentiam iudicis tui
puni»; Aus., Epigr., 12,11-12: «... exigo poenas / nempe ut pae-
niteat»; ISID., Orig., VI, 19, 71: «poenitentia appellata, quasi
punitentia, eo quod ipse homo in se poenitendo puniat quod
male admisit». - inanis ploratio, inefficax deprecatio: manifesta­
zioni esteriori e irrisorie del dolor sottolienate dall’alliterazione,
l’omeoteleuto e la progressione sillabica (3+4, 4+5). È la prima
202 A DEM ETRIANO

attestazione di ploratio fuori dalle citazioni scritturistiche; cf.


Mt 8, 12 (KXau0|O.ó<; [Vg fletus]) - DomOrat., 13, 239; Quir.,
I, 23, 6). Deploratio, invece, è attestata dopo Seneca (TLL s.v.,
col. 574, 40). Inefficax è attestato a partire da Seneca; cf.
DomOrat., 32, 589-590: «Inefficax petitio est, cum precatur
Deum sterilis oratio»; Epist., 55, 28, 1: «... haereticae institutio­
nis inefficax et uana traditio». Deprecatio è una frequente tradu­
zione latina di 5ér|Oiq (TLL s.v., coi. 597, 26). - In aeternam
poenam... in uitam aeternam...: chiasmo, antitesi e parallelismo.
- credunt: costruzione del verbo con in + accusativo attestata
dopo Tertulliano e tradizionalmente spiegata con l’influenza del
greco biblico (jcioteveiv eiq / etcì t i va); ma supra, 15,1-2; 16,2
e 23,2: + dativo; cf. J. SCHRIJNEN - C. MOHRMANN, t. 1, p. 128;
C. MOHRMANN, Lat. chr., t. 1, pp. 195 s. - sero: annuncia il capi­
tolo successivo; cf. supra, 23,2: «Deum uel sero cognoscite».

c. Non è troppo tardi p er convertirsi (XXV)

25, 1. - Securitati... et uitae: la «tranquillità» e la «vita


dell’anima, qui e nell’al di là, che la conversione assicura e che
dà la certezza della salvezza. Cf. supra, 17, 1. - dum licet:
cf. supra, 23,1 (dum tempus est). - munus in senso profano (offi­
cium) e liturgico. - odisse non licet nobis: cf. Mt 5, 44;
Le 6, 27. - sic... dum: correlazione. - plus: contrariamente a
quanto scrive E. Gallicet (ed. Dem., p. 274), appoggiandosi a
torto su J. S c h r ijn e n - C. M o h r m a n n , t. 1, p. 151, plus nella
latinità tardiva non sostituisce magis, anche se tende a farlo
(«apportiamo un sovrappiù di gradimento»). - nullam pro iniu-
ria uicem reddimus: la legge del taglione che, proporzionando
la vendetta all’offesa, aveva segnato un progresso rispetto alla
legge primitiva (cf. Es 21,23-25; Lv 24,19; a Roma, XII Tavole,
8,2), è stata abolita dal NT (Mt 5,38 s.; Rm 12,19 s.). Nullam =
non-, negazione «declinata» attestata in tutta la latinità. Per l’es­
pressione, frequente in Cipriano (H. K O C H , Untersucbungen,
p. 192, 476), cf. Ov., Am., I, 6, 23: «Redde uicem meritis», e
AA., I, 370: «non poteris... referre uicem» («non potrai render­
gli in contraccambio»); T a c ., Hist., IV, 3, 2: «... procliuius est
iniuriae quam beneficio uicem exsoluere»; più semplicemente,
infra: «odiis uestris beniuolentiam reddimus». - dum facultas
adest: certamente preferito alla locuzione usuale dum est facultas
CO M M EN TO 24, 2 - 25, 1 203

per il gioco dei due composti adest / superest. - satisfacere: l’ac­


cezione cristiana («soddisfare Dio, fare penitenza, espiare») non
è che un’applicazione del senso corrente («dare soddisfazione a
qualcuno») e giuridico («liberarsi di un debito in modo com­
pensatorio»). - ad uerae... emergere: cf. supra, 16,1 [ad lucem de
tenebris)-, a ll’antitesi tradizionale «luce-tenebre» Cipriano
aggiunge l’opposizione religio / superstitio (cf. supra, 5, 2) che
attualizza questa antitesi. Cf. anche ClC., Sest., 20: «... emersum
subito ex diuturnis tenebris lustrorum ac stuprorum». - candidam
lucem locuzione poetica (E. W . WATSON, Style, p. 205).
- commodis uestris... beneficia diuina: non può trattarsi dei spi­
ritalia commoda dei pagani, come intende E. Gallicet (ed. Dem.,
p. 275). L’idea sviluppata da Cipriano ci sembra questa: i cristia­
ni non provano alcuna bramosia per i valori temporali dei paga­
ni; ciò che cercano sono i valori eterni; questi non sono da loro
gelosamente custoditi, ma vogliono invece fame dono ai pagani
senza un secondo fine di scambio o di reciprocità, poiché i cris­
tiani non si attendono nulla dai pagani. Si ha, dunque, un’antite­
si complessa. L’opposizione tra i «beni materiali dei pagani non
bramati dai cristiani» e «i beni spirituali dei cristiani da essi
generosamente messi a disposizione dei pagani» si basa su una
triplice opposizione: cristiani / pagani; beni spirituali / beni
m ateriali; beni non bram ati / beni generosamente offerti.
Sapendolo o meno, Cipriano adatta qui la teoria di SENECA nel
suo De beneficiis, precisamente (IV, 13, 3: «Beneficium eius
commodum spectat, cui praestatur, non nostrum; alioquin
nobis illud damus»; IV, 14, 3: «... ad beneficium dandum non
adducit cogitatio amara et sordida, sed humana, liberalis,
cupiens dare... alioquin humile est, sine laude...» (cf. H, 26, 1 e
28, 1, dove Yinuidia è segnalata come uno degli ostacoli alla
beneficenza), tessendo, come lo scrittore pagano, i legami tra
beneficium, commodum e inuidia. Nel Zel., scritto certamente
dopo Dem., indirizzato ai cristiani, Cipriano sottolinea nell’z««z-
dia (zelus, liuor) l’opera del demonio (cf. M. SPANNEUT, Mora-
listes, p. 106). - Odiis... beniuolentiam: antitesi «naturale»
(CES., BC, H, 31,3: «Quasi non et felicitas rerum gestarum exer­
citus beneuolentiam imperatoribus et res aduersae odia conci­
lien t!»). - pro tormentis et suppliciis: amplificazione (cf.
supra, 1,2). - itinera: in quest’uso metaforico, questo termine in
Cipriano è più frequente di uia(e); ma, per esempio, OpEl., 1,
204 A DEM ETRIANO

19-20: «nisi... pietas diuina... uiam quamdam tuendae salutis


aperiret», o Epist., 55, 29, 1: «Praecludere est atque abscidere
iter doloris ac paenitendi uiam, ut...»; ecc. - Credite et uiuite:
vicino a Ez 18, 32 (Vg Reuertimini et uiuite), citato in BonPat.,
4, 76-77, e Laps., 36, 702-703: «Nolo mortem morientis quan­
tum ut reuertatur et uiuat».

25,2. - recessum fuerit: passivo impersonale. Su questa form


di futuro, cf. supra, 3, 3 (infirmata... fuerint). Cf. Mort., 19, 323
(«de saeculo recessurus»); ecc.; H. K O C H , Untersucbungen,
p. 178. - nullus... nullus: cf. supra, 25, 1 (nullam). - paenitentiae
locus: locuzione usuale + genitivo, o + dativo di un sostantivo
astratto, essendo il genitivo, sembra, più recente. Cf. TLL s.v.
«locus», col. 1595, 78 s. (le desinenze ambigue sono classificate
come dativi). Il passo è da aggiungere alle questioni sollevate
dalYEpist., 55 (17, 3: «exomologesis apud inferos non est»;
29,1-2: «... apud inferos confessio non est nec exomologesis illic
fieri potest»); cf. Sai 6, 6 citato in Quir., Ili, 114, 3: «Apud infe­
ros autem quis confitebitur tibi?». Sulla quasi-sinonimia dei due
termini, latino e greco, exomologesis e confessio peccatorum,
cf. V. SA X E R , Vie liturgique, pp. 169-170; E. V A L G IG L IO ,
Confessio nella Bibbia e nella letteratura cristiana antica, Torino
19,80, p. 110. Qui paenitentia designa l’insieme del processo
penitenziale (o il sentimento di «dispiacere» delle colpe) e non,
in un senso più stretto e tecnico, il primo tempo di questo pro­
cesso (gli atti di penitenza). - satisfactionis: cf. supra, 25,1 (satis­
facere). Cipriano usa talvolta satisfactio come equivalente di pae­
nitentia in senso ampio (cf. Laps., 16, 334-335: «... Dominum...
longa et piena paenitentia deprecetur...» I l Epist., 43, 2, 2: «...
Dominus longa et continua satisfactione placandus est»), per
metonimia, poiché, in principio, la satisfactio Dei risultava dal
compimento dell’ordo disciplinae (il processo penitenziale),
ossia: paenitentia, exomologesis, impositio manus (Epist., 17, 2,
1-2); si soddisfa Dio con la penitenza (Epist., 16, 2, 3: «... pos­
sunt agentes paenitentiam ueram Deo... precibus et operibus
suis satisfacere»); cf. V. SAXER, Vie liturgique, pp. 160 s. - effec­
tus: l’ambigua traduzione proposta da J.-C. Fredouille («Après
le départ d’ici-bas, le repentir n’a plus de place, la satisfaction
de Dieu n’a plus d’objet» tenta di connotare le due principali
CO M M EN TO 25, 1 - 2 205

accezioni di effectus, da una parte actus, effectio (cf. TLL s.v.


«effectus», col. 128, 83); dall’altra parte fructus, euentus (ibid.,
col. 129, 83), che sembrano qui riunite. «Nullus satisfactionis
effectus» è più ricco di risonanza di quanto non sia «*nulla satis­
factio est», come nel contesto comparabile dell’Epitf., 55, 29, 2
(supra). - Hic uita aut amittitur aut tenetur: uita ha il valore pre­
gnante del senso neo-testamentario (Mt 19,17; Gv 14,6): la vita
vera, eterna, che consiste nel conoscere Dio; cf. DomOrat., 28,
524-527: «... cum [Dei sermo] doceret quid sit uita aeterna,
sacramentum uitae magna et diuina breuitate complexus est
dicens: Haec est autem uita aeterna ut cognoscant te solum et
uerum Deum et quem misisti lesum Christum... (Gv 17, 3)»;
questo versetto è citato in 23, 2 (cf. supra)-, cf. E. W . W AT SO N ,
Style, p. 285; già TERT., Apol., 46, 18 (= salus). Questa sententia
è stata imitata: G lR O L ., Ep., 84, 6, 3; RUFINO, Apol. c. Hier., I,
39; P s .-C r i s . L a t ., Serm., 4 e 25 (PLS 4, col. 751 e 810), Regola
del Maestro, 93,17 (SC 106, p. 426); cf. A. DE VOGU É, «Une cita-
tion de Cyprien dans le Chrysostome latin et chez le Maitre»,
RBén 89,1979, pp. 176-178, e «Hic aut quaeritur uita aut amitti­
tur. Une citation inapergue de Cyprien chez Jéróme et Rufin»,
Cassiodorus 1, 1995, pp. 231-233. Ma questa sententia è essa
stessa una transposizione dell’alternativa socratica: la morte è o
una fine o un passaggio (cf. P l a t ., Apol. Socr., 40c), come sug­
geriscono le ultime parole del capitolo: «ad immortalitatem sub
ipsa morte transitur». Cf. Mort., 22, 368: «Non est exitus iste
sed transitus» (S e n ., Lue., 65, 24: «Mors quid est? aut finis aut
transitus»). - saluti aeternae: l’aggettivo precisa il senso cristiano
di salus (cf. per esempio, in T e r t ., Bapt., 5, 6, l ’opposizione
salus aeterna Isalus temporalis), ma più spesso il termine non ha
bisogno di determinazione. - Nec quisquam... retardetur... quo­
minus: estensione della congiunzione quominus a un verbo
contenente l ’idea di impedimento; cf. PLIN IO i l G i o v a n e ,
Paneg., 2 2 ,2 : «non aetas quemquam, non valetudo, non sexus
retardauit quominus oculos insolito spectaculo im pleret».
- ueniat ad...: sintagma frequente in Cipriano (uenire ad eccle­
siam, Deum, fidem, ecc.) per designare il cammino del pagano o
dell’eretico che domanda l’ammissione nella Chiesa ( V . SAXER,
Vie liturgique, p. 110). Cf. supra, 20, 2 (cum ad Deum
uenerimus). - In isto... mundo... paenitentia nulla sera est: in
opposizione a supra-. «Quando istinc recessum fuerit, nullus iam
206 A DEM ETRIANO

paenitentiae locus». Cf. Laps., 29, 571-572 («Confiteantur sin­


guli... delictum suum dum adhuc qui deliquit in saeculo est»);
Epist., 55, 29 (supra); Quir., III, 114 (supra). - indulgentiam: a
partire dal senso antico «benevolenza, favore»; il termine ha
preso due accezioni negli autori cristiani: a) «favore, grazia
divina»; b) «perdono, remissione dei peccati» (che è il significa­
to del termine in questo caso). Nel senso a): sarà in concorrenza
con gratia, con cui spesso è in coppia (indulgentia et gratia diui-
na, Christi indulgentia et caelestis gratia), eliminando la sua pre­
senza. Nel senso b): questo valore cristiano si svilupperà con
Tertulliano; e Cipriano unisce talvolta indulgentia e uenia (infra)
- cf. C . M O U SSY, Gratia et sa famille, Paris 1966, pp. 454-455 - ,
indulgentia e misericordia (DomOrat., 14, 251). - quaerentibus
et intellegentibus: cf. supra, 23, 2. - sub ipso... exitu... uenia...
datur... sub ipsa morte: l’idea non è estranea al paganesimo. Cf.
CATULLO, 76,17-18: « dei, si uestrum est misereri, aut si quibus
unquam / extremam iam ipsa in morte tulisti opem, / me mise-
rum aspicite...». - uitae... occasu: cf. ClC., Tuse., I, 109: «suis se
laudibus uita occidens consolari potest». Ma lo stesso CICERONE
(Top., 32) vedeva nelle espressioni come flos aetatis per adu­
lescentia, o precisamente occasus uitae per senectus, delle
metafore retoriche o poetiche. - unus et uerus: cf. supra, 1,1.
- confessione... confitenti: dopo «pro delictis roges» che suppo­
ne la confessio peccatorum, e nel contesto che segue, questi due
termini sembrano designare la «confessione della fede» piuttos­
to che la «confessione dei peccati». - agnitionis: ricorre una sola
volta in CICERONE (Nat. deor., I, 11; variante cogn-), più fre­
quente a partire da Seneca, usuale in Tertulliano e Cipriano
(agnitio Dei); cf. supra, 9,1 = greco èmYVtooiq. Per la locuzione
fide agnitionis, cf. supra, 9,2. - ad immortalitatem... transitur: cf.
Mort., 3, 53-55: «... de istis mundi turbinibus extracti sedis et
securitatis aeternae portum petimus, quando expuncta hac
morte ad immortalitatem uenimus»; 22, 366-367: «ad immorta­
litatem morte transgredimur».

d. Inno alla vita eterna (XXVI)

Questa finale - la cui terminologia è da confrontare con


OpEl., 22, 9 s. (cf. ed. M. Poirier, SC 440, p. 141, n. 3) - annun-
CO M M EN TO 25, 2 - 26, 1 207

data in 23, 2 (praemium uitae aeternae), si presenta come un


inno alla vita eterna. Noi la trascriviamo per cola et commata per
meglio mostrarne la struttura ed evidenziarne tipograficamente
gli effetti sonori. Per il commento alle due prime «strofe» che
sviluppano il tema d d sequi Christum in una lunga metafora
militare, cf. S. D e l ÉANI, Christum sequi, pp. 133-135.

Hanc gratiam Christus impertit,


hoc munus misericordiae suae tribuit,
subigendo mortem trophaeo crucis,
redimendo credentem pretio sui sanguinis,
reconciliando hominem Deo patri,
uiuificando mortalem regeneratione cadesti.
Hunc, si fieri potest, sequamur omnes,
huius sacramento et signo censeamur.
Hic nobis uiam uitae aperit,
hic ad paradisum reduces facit,
hic ad caelorum regna perducit.

Cum ipso semper uiuemus,


facti per ipsum filii Dei;
cum ipso exultabimus semper,
ipsius cruore reparati.

Erimus, christiani,
cum Christo simul gloriosi,
de Deo patre beati,
de perpetua uoluptate laetantes,
semper in conspectu Dei
et agentes Deo gratias semper.

26, 1. - Hanc gratiam: cf. Rm 6, 23 (non citato da Cipriano):


«H salario dd peccato è la morte; il dono (%àpiO|xa, gratia) di
Dio è la vita eterna». - munus misericordiae suae: spiega e preci­
sa gratiam. Munus è utilizzato talvolta come sinonimo di gratia,
ancora in Agostino e spesso dai poeti, poiché la parola entra più
facilmente nell’esametro che non gratia. Cf. supra, 25, 2 (indul­
gentiam). - trophaeo: ablativo di luogo («su»)? o di mezzo («per,
208 A DEM ETRIANO

con»)? Nel primo caso, trophaeum è usato in senso proprio; nel


secondo, metaforicamente (= uictoria, triumphus). L ’accosta­
mento croce-trofeo è giustificato dalla struttura talvolta crucifor­
me dei trofei. Già GlUSTINO (I Apoi., 55, 6) vedeva nei trofei
un’inconsapevole imitazione della croce. Cf. anche T e r t ., Nat.,
1, 12, 14-16; Marc., IV, 20, 5; M i n . F el., Oct., 29, 7; PRUD .,
Cath., 9, 83; A G O ST ., In loh., 36, 4; CASSIANO, Inst., II, 3, 3; e
C . M o h r m a n n , Lut.chr., t. 3, p. 331. P e r C i p r i a n o , cf. Laps.,
2, 33; Fort., 13, 16. - redimendo...: cf. 1 Cor 6, 20; Vg Empti
(greco T|yopàc70T|i:£) enim estis pretio magno (= Fort., 6, 14).
Cf. anche Ap 5, 9; Vg Redemisti (greco tiyópoeoaq) nos Deo in
sanguine tuo (= Quir., II, 15, 40: «Emisti nos Deo sanguine
tuo»). Cristo, sacrificando la sua vita umana,1 ha risollevato
l ’uomo d alla condanna e l ’ha lib erato d alla m orte. Se
àyo p à^ eiv / -eoGai (= emere, redimere) esprime l’atto reden­
tore nei termini di un contratto d’acquisto, Xuxpowjflai, X-topov
(cf. Mt 20, 28; Le 24, 28; 1 Tm 2, 6; ecc.), resi ugualmente con
redimere / redemptio, denotano l ’id ea di « r ila s c io » .2

1 A. C. Abbiamo ritenuto di tradurre diversamente la frase origina­


le di Fredouille («Le Christ, au prix du sacrifice de son huma-
nité...») perché, a nostro giudizio, essa appare teologicamente
ambigua. Infatti, Cristo ha assunto in modo indissolubile la
nostra natura umana e, quindi, la sua umanità. L’autore si riferi­
sce indubbiamente al sacrificio della croce, quando Cristo offrì
la sua vita umana per la redenzione del mondo.
2 A. C. Riteniamo che l’affermazione di Fredouille («... emere / redi­
mere exprime l’acte rédempteur en termes de contract d’achat...»)
vada meglio precisata. Effettivamente i termini greci (e latini) indi­
cano una liberazione mediante il pagamento di un prezzo. Ma
bisogna escludere che gli autori sacri abbiano mutuato la nozione
di redenzione dalla letteratura greca profana, essendo questa
nozione troppo diversa rispetto a quella biblica. La redenzione
operata da Cristo nei riguardi dell’umanità è analoga alla redenzio­
ne dal dominio del faraone operata da Jahvè nei riguardi del popo­
lo ebraico: Jahvè non ha pagato alcun prezzo al faraone per libera­
re Israele, ma lo ha semplicemente sottratto dal dominio egiziano
per farlo sua proprietà. Nella redenzione ad opera di Cristo, questi
non ha pagato alcuno. Cristo, infatti, chi avrebbe pagato? Può
essere teologicamente ammissibile sostenere che il demonio (che ci
CO M M EN TO 26, 1 209

- c re d e n te m : cf. supra, 24, 1. - r e c o n c i l i a n d o . . . : mediazione


riconciliatrice di Cristo, la cui morte sulla croce permette di tor­
nare in grazia con il P adre. Cf. Rm 5, 10 (non citato da
Cipriano); Vg Reconciliati sumus (gr. K<xTriM,àYTp£v) Deo per
mortem Filii eius. Nel NT (arco - )Kara>Aàaaeiv e KaraM.aYT|
si incontrano unicamente in Paolo. - u iu ific a n d o ...: cf. supra, 16,2.
Redimere e uiuificare sono ugualmente associati in DomOrat.,
34, 649-651: «Peccata nostra sanguine suo abluit et ut redimere
et uiuificare nos posset»; Fort., praef., 3,42-43; 6, 1 (tit.). - m o r ­
t a le m : quest’uso del singolare collettivo di un aggettivo sostanti­
vato - fuori dei termini come iustus, fidelis, ecc. - è raro in
Cipriano; cf. L. BAYARD, Latin, p. 272. - r e g e n e r a t io n e c a d e s t i:
indubbiamente più che la rigenerazione spirituale battesimale
{Zel., 14, 261), è la nuova nascita al cielo; cf. T e r t ., Cam., 4, 4:
«Christus... natiuitatem reformat a morte regeneratione cadesti»
(«Cristo muta la nostra nativa condizione mortale facendoci
rinascere al cielo»). - s u b ig e n d o ... r e d im e n d o ... r e c o n c ilia n d o ...
u iu if ic a n d o ...: ordine logico e cronologico, riassunto della teolo­
gia della salvezza; poi, ritorno alla situazione «terrena» dell’uo­
mo («Hunc... sequamur omnes»); infine di nuovo evocazione
della salvezza in termini meno tecnici, mettendo l’accento sullo
stato di beatitudine («Cum ipso semper uiuemus...»). - s i f i e r i
p o t e s t : E. Gallicet (ed. Dem., p. 283), ritiene che questo inciso
non esprima un dubbio sulla possibilità di salvezza, bensì sot­
tolinei l ’urgenza della salvezza e l ’imminenza della fine.

teneva suoi schiavi) sia il possessore del sangue di Cristo? Certo, il


suo sangue (la sua morte) è indicato come «prezzo» della redenzio­
ne; nel senso però che è stato il mezzo «oneroso» con cui Cristo ci
ha liberati dal peccato. L’acquisto di cui si parla indica che siamo
diventati proprietà di Dio tramite la purificazione spirituale operata
in noi dal sangue di Cristo. In definitiva la redenzione cristiana è la
liberazione dal peccato ad opera di Cristo, e questa liberazione è
essenzialmente un acquisto da parte di Dio, che consiste in un’u­
nione particolare e vitale con Dio. Cf. S. L yonnet, De peccato et
redemptione. De vocabulario redemptionis, voi. II, editio altera cum
supplemento (Theologia Biblica Novi Testamenti), E Pontificio
Instituto Biblico, Romae 1972; A. CARPIN, La redenzione in
Origene, s. Anseimo e s. Tommaso, Collana «Claustrum» 20,
Edizioni Studio Domenicano, Bologna 2000.
210 A DEM ETRIANO

[FredouiUe ritiene che in questo contesto la congiunzione


ab b ia un senso cau sale («p u isq u e c ’est p o ssib le »)].
- sequamur: espressione commentata da S. D e l ÉANI, op. cit.,
pp. 13 s. sulle ricorrenze di questo verbo e dei suoi sinonimi
nello sviluppo del tema della sequela Christi. - sacramento et
signo: la realtà misteriosa della morte di Cristo sulla croce e
della sua risurrezione. I due termini sono ugualmente avvicina­
ti, ma con un valore simbolico, in Fort., 8, 33-34 (Es 17, 11 s.:
la lotta d’Israele contro Amalek): «... Moyses ad superandum
Amalech, qui figuram portabat diaboli, in signo et sacramento
crucis adleuabat supinas manus, nec uincere aduersarium
potuit, nisi postquam stabilis in signo adleuatis iugiter manibus
perseuerauit» - la scena prefigura l’estensione delle braccia di
Cristo sulla croce, e ORIGENE, Hom. in Sam., I, 9, 69-71 (SC
328, pp. 130-131, e n. 1) segnala l’antichità e la frequenza di
questa interpretazione; cf. G lR O L ., Ep., 78, 13 - ; e in Vnit., 7,
27-28: «Sacramento uestis et signo declarauit ecclesiae unita­
tem» (la tunica senza cuciture di Cristo è figura dell’unità della
Chiesa). Su questi due passi, cf. G . Q . REIJNERS, The terminolo-
gy o f thè Holy Cross, p. 165. Secondo J. DE G h e l l i n c k et al.
(Pour l ’histoire du mot «sacramentum», I. Les anténicéens,
Louvain - Paris 1924, p. 207) qui sacramentum designa forse il
«battesimo» - A. J. VERMEULEN (Gloria, p. 68) è più categori­
co: «Baptism is referred to as thè military oath» - , ma in Fort., '
8, 34, senza ambiguità, la «figura profetica» (ibid., p. 179).
- censeamur: Mort., 14, 234-235: «Mori timeat qui non Christi
cruce et passione censetur»; Fort., 11, 109-111: «M artyres
enim qui se Dei filios in passione testantur iam non nisi Deo
patre censentur». Mentre questo verbo è frequente in questo
senso in Tertulliano, ricorre solo tre volte nei trattati di
Cipriano. - reduces: s.-ent. nos. Questo sintagma facere ali­
quem reducem è antico nella lingua (PLAUTO, Capt., 43). - ad
paradisum: identificazione del paradiso della Genesi e del
paradiso «escatologico» (caelorum regna), immaginato come
un «ritorno» alla patria originale? Cf. supra, 20,2.

2 6 , 2. - reparati: avvicinato a uiuificare, come qui (26, 1), o


coordinato a questo termine (supra, 16, 2; OpEL, 26, 7-8:
«nos sanguinis sui uiuificatione reparauit»); ugualmente asso­
CO M M EN TO 26, 1-2 211

ciato a filii Dei (DomOrat., 10 , 1 5 4 - 1 5 5 : «et gratiae spiritalis


natiuitate reparati filii Dei esse coeperunt»). - gloriosi: parte­
cipazione alla gloria di Cristo (cf. 1 Ts 2 , 12 ; 1 P t, 5 , 10 ; ecc.)
dei corpi risuscitati (cf. Fil 3 , 2 1 citato neii’Epist., 7 6 , 2 , 4:
«Saecularis haec et breuis poena [= la condanna dei cristiani
alle miniere] quam clari et aeterni honoris mercede mutabi­
tur, cum secundum beati apostoli uocem transformauerit
Dominus corpus humilitatis nostrae conformatum corpori clari­
tatis [greco Tffe S o r t ii ;] suae», e 1 Cor 1 5 , 4 2 - 4 3 , citato in
Quir., I l i , 5 8 , 3 2 -3 4 : « Seminatur corpus in corruptione, resur­
git sine corruptela: seminatur in ignominia, resurgit in
gloria...»). Cf. ILAR., Hymn., 2 , 3 1 (CSEL 6 5 , p. 2 1 3 ) ; A m b r .,
De Iacob, I, 8, 3 9 {CSEL 3 2 , 2 , p. 3 0 ): «... quem uita beata
circumdat, quem uestit gratia, quem gloriae amictus inlus-
trat...» (cf. A .J. VERMEULEN, Gloria, pp. 1 7 6 - 1 7 7 ) ; GlROL.,
In Is., X I V , 5 1 , 4 ; PAOL. N o l ., Ep., 5 1 , 4 (CSEL 2 9 , p. 3 8 4 ) ;
ecc. - beati: per la costruzione preposizionale + de, cf.
APULEIO, Met., X I, 2 9 , 4 : «exulta... teque de isto numero [i.e.
ternario]... praesume semper beatum» (L. CALLEBAT, Sermo
cotidianus, p. 2 0 0 ) ; supra, 3 , 2 (laetus de). Cipriano precede
dunque Lattanzio, considerato (cf. AGOST., La vie heureuse,
BAug 4/ 1, 1 9 8 6 , p. 9) come il primo ad aver equiparato la
beatitudine alla vita immortale. Gloriosi, beati, laetantes rap­
presentano le tre caratteristiche della vita eterna, realizzate
nella contemplazione di Dio (in conspectu Det) e nel rendi­
mento di grazie (agentes Deo gratias)-, cf. Ap 1 1 , 1 6 - 1 8 , citato
in Quir., I li , 2 0 , 4 0 -4 3 : «Et XXIIII seniores in conspectu Dei
sedentes in thronis suis ceciderunt supra facies suas et adoraue-
runt Deum dicentes: Gratias agimus tibi, Domine Deus omnipo­
tens...». - Neque... nisi: raffinatezza per non... nisi (Cf.
J. S chrijnen - C . M o h rm an n , t. 1, p. 3 2). - poterit:: futuro
gnomico (cf. H. J. MERKX, Syntax, pp. 1 0 4 s.; L .H .S., p. 3 1 0 ) . -
fuisset = esset. Cf. supra, 13 , 1 (torquendus fuissem). - morti...
obnoxius = mortalis. Perifrasi destinata a rinforzare l’antitesi
con immortalitate securus e a dare più forza alla nota di spe­
ranza sulla quale si chiude l ’opuscolo.

Il confronto tra questo capitolo essenzialmente cristocentr


co e l’ultimo capitolo del Mort. che fa maggiormente appello
212 A DEM ETRIANO

all’emotività e alla sensibilità, e ha una prospettiva teologica


più ampia, evidenzia bene la differenza di concezione dei due
opuscoli e la preoccupazione di Cipriano di adattare ciascun
scritto ai suoi destinatari (cf. Intr., supra, pp. 16 e 40):

«F ratelli carissimi, dobbiamo considerare e pensare di


continuo che noi abbiamo rinunciato al mondo e che rimania­
mo qui temporaneamente come ospiti e pellegrini. Accettia­
mo con gioia il giorno che assegna ciascuno di noi alla propria
dimora e - tolti di qui e sciolti dai legami del mondo - ci resti­
tuisce al paradiso e al regno. Chi, trovandosi in un paese stra­
niero, non si affretterebbe a tornare in patria? Chi, mentre si
affretta a ritornare con la nave dai propri cari, non desidere­
rebbe un vento favorevole per poterli più presto abbracciare?
Noi consideriamo come nostra patria il paradiso, e i patriarchi
come nostri congiunti. Perché non ci affrettiamo e corriamo
per poter vedere la nostra patria e per salutare i nostri con­
giunti? Là un grande numero di cari ci aspetta; ci desidera
una folla numerosa di parenti, di fratelli, di figli, sicuri ormai
della propria incolumità, ma ancora trepidanti per la nostra
salvezza. Quanto grande sarà la comune letizia per loro e per
noi quando giungeremo alla loro presenza e ci abbracceremo;
quale delizia godremo nel regno celeste senza il timore della
morte, e quale somma e perpetua felicità sarà vivere per sem­
pre! Là c’è il glorioso coro degli apostoli; la schiera esultante
dei profeti; il popolo immenso dei martiri, coronati per la vit­
toria conseguita nella lotta e nei tormenti; le vergini trionfanti
che hanno sottomesso la concupiscenza della carne e del
corpo con la forza della continenza; là sono ricompensati i
misericordiosi quali benèfici operatori di giustizia verso i
poveri, e quanti - osservando i precetti del Signore - hanno
trasferito il loro patrim onio terreno nei tesori del cielo.
F ratelli dilettissim i, affrettiam oci incontro a costoro con
intenso ardore; desideriamo di essere presto con loro e di
giungere presto da Cristo. Dio veda questo nostro pensiero;
Cristo guardi questa aspirazione dell’anima e della fede, lui
CO M M EN TO 26, 1-2 213

che darà i premi maggiori della sua carità a quanti hanno


maggiormente desiderato di essere presso di lui».3

3 «Considerandum est, fratres dilectissimi, et identidem cogitandum


renuntiasse nos mundo et tamquam hospites et peregrinos hic inte­
rim degere. Amplectamur diem qui adsignat singulos domicilio
suo, qui nos istinc ereptos et laqueis saecularibus exsolutos paradi­
so restituit et regno. Quis non peregre constitutus properet in
patriam regredi? Quis non ad suos nauigare festinans uentum pro­
sperum cupidius optet, ut uelociter caros liceat amplecti? Patriam
nos nostram paradisum conputamus, parentes patriarchas habere
iam coepimus: quid non properamus et currimus, ut patriam
nostram uidere, ut parentes salutare possimus? Magnus illic nos
carorum numerus expectat, parentum, fratrum, filiorum frequens
nos et copiosa turba desiderat iam de sua incolumitate secura,
adhuc de nostra salute sollicita. Ad horum conspectum et con-
plexum uenire quanta et illis et nobis in commune laetitia est, qua­
lis illic caelestium regnorum uoluptas sine timore moriendi et cum
aeternitate uiuendi quam summa et perpetua felicitas! Illic aposto­
lorum gloriosus chorus, illic prophetarum exultantium numerus,
illic martyrum innumerabilis populus ob certaminis et passionis
uictoriam coronatus, triumphantes uirgines quae concupiscentiam
carnis et corporis continentiae robore subegerunt, remunerati
misericordes qui alimentis et largitionibus pauperum iustitiae
opera fecerunt, qui dominica praecepta seruantes ad caelestes the­
sauros terrena patrimonia transtulerunt. Ad hos, fratres dilectissi­
mi, auida cupiditate properemus, ut cum his cito esse, ut cito ad
Christum uenire contingat optemus. Hanc cogitationem nostram
Deus uideat, hoc propositum mentis et fidei Christus aspiciat
daturus eis caritatis suae ampliora praemia quorum circa se fue­
rint desideria maiora» (De m ortalitate, 26: CCL 3A, 31-32;
cf. PL 4, 623-624).
INDICI
I n d ic e b ib l ic o

I n q u e s t o i n d i c e i n u m e r i in n e r e t t o , in c o r r i s p o n d e n z a a i
r i f e r i m e n t i b i b l i c i , r i m a n d a n o a ll e p a g i n e d e l t e s t o , g li a lt r i
n u m e r i a ll e p a g i n e d e l l ’i n t r o d u z i o n e e d e l C o m m e n t o .

A n t ic o T e st a m e n t o

Esodo 59,1-2 94,159


12,13 118 66,24b 122,197
16,7 177
22,19 104,170 Geremia
2 ,30a 84.150
Numeri 5 ,3b 84.150
17,25b 117 25,6 82,147

Deuteronomio Ezechiele
5,7 80,147 9,4-6 118,190
6,13 80,147 18,32 204
32,35 108,174
Daniele
Salmi 3,41 147
6,6 204
49,17-18 182 Osea
89,4 37 4, l-4a 89,153

Proverbi Amos
20,22 108,174 4,7-8 82,148
23,9 70,135 5, 6a 120,195
26,4 70,135
Abacuc
Sapienza 3,17-18 114,182
5 ,l-9a 124,197
Aggeo
Isaia 1, 9b-ll 83,148
2,8-9 105,159
13,6 116,187 Malachia
13,9 116,188 3,19 116,189
218 INDICE BIBLICO

N uovo T e s t a m e n t o

Matteo 1 Corinti
3,8 201 15,42-43 211
5,44 184
6,6 165 2 Corinti
6,26 166 2,17 191
7,6 40, 73
7,27 171 Galati
24,7 42 6,10 193

Marco Filippesi
13,8 42 3,21 211

Luca 1 Timoteo
21, 11 42,156 2, 1-2 185
21,31 42
2 Timoteo
Giovanni 3, ls . 28,1
3,5 184
17,3 40,122,195,205 1 Giovanni
3,10 190
Romani
6,23 208 Apocalisse
12,196b 40 11,16-18 212
22,13-14 191
219

I n d ic e c ip r ia n e o e p se u d o c ip r ia n e o

C ipriano 12,11-12 160


13,12-15.35-36 182
Ad Donatum 13,24-25 181
1, 1 134
3,38-41 170 Ad Quirinum
3,39 178 II, 4, tit. 159
3,59-60 155 III, 3,30 190
4,70-71 183 III, 11, tit. 183
4, 83-85 138 III, 16, tit. 197
6,125-126 141 III, 20, tit. 146
6,131 178 III, 20,40-43 211
7,143-145 143 III, 20,74-75 146-147
7,146 161 III, 21, tit. 154
9,202-203 168 III, 47 tit. 153,159
10,227 156 III, 50, 6 136
10,232 158 III, 58, 32-34 211
10,243 158 III, 96,15-16 171
12,288 160 III, 106,3 174-175
14,321-323 173-174,178 111,114,3 204

Ad Fortunatum De bono patientiae


praef. 1,1 33-34,134 4,69-75 195
praef. 1,3 34 5, 94-95 178
praef. 1,12-13 150 10,202-203 191
praef. 1-2 37 13,287-288 182
praef. 2,22 172 14,315-316 186
praef. 4,65-66 184 15,325-327 181
praef. 5,74-75 172 16,366-368 178
2 tit. 147 21, 473-474 178
3 tit. 147 21,483 136
7,4-7 177
8,33-34 210 De dominica oratione
11,26 42 1,1-3 181
11,88-92 37 1,10-12 146
11,109-111 210 4, 44-45 165
11,144-145 159 10,154-155 211
11,213 150 10,159-160 166
12, tit. 197 12,193-194 146
220 INDICE CIPRIAN EO E PSEUD O CIPRIAN EO

13,232 161 26,503-504 154


15,270-273 134 27,546-547 154
17,308-311 184 29,571-572 206
17,318-319 184 30,607-608 . 160
17,322 183 33, 647-649 169
18,328-329 196 35, 694-695 196
22,405-406 184 36, 702-703 204
28,524-527 205
32,589-590 202 De mortalitate
34,649-651 172,209 2,21-28 42
36,692-694 183-184 2,29 33
3,47-56 174
ecclesiae catholicae unitate 3,53-55 206
1,11-14 171-172 4,65 155
2,2-3 170 5,80-83 169
2,10-12 181 8,112-116 178-179.
7,27-28 210 8,122-123 138
10,15-17 156 8,125-129 180
14,29 196 11,169-176 177
16,1-4 33 12,193-194 176
16,22-23 155 13,205 186
19,3-4 153 13,214-217 180-181
23,17-20 200 14,234-235 210
26,10 154 15,245-246 187
16,262-263 156
: habitu uirginum 19, 323 204
1,1 157 21,363-365 182
6,20 186 22,366-367 206
23,6 183 22,368 205
25,417-427 33-34
' lapsis 25,420-423 172
2, 45-46 176 25,426 172
7,137 145 26,430-459 213
13,252-253 181 26,432-433 185
13,253-255 162 26,450 186
16,323-325 150
16,334-335 204 De opere et eleemosynis
20,411 196 1,4-5 172
25,490-491 159 1,19-20 203-204
INDICE CIPRIAN EO E PSEUD O CIPRIAN EO 221

3,3-4 160 59,11,2 158


11,12 166 59,18,1 163
24,8-11 193 61,4,1 34
26,7-8 210 63,4,3 192
26,7-9 183 63,18,4 34
65,1,2 163
De zelo et liuore 65,3,1 157
3,44 155 65,4,1 188
6,94-95 161 66,7,4 182
6,107 155 67,7 34
7,136 155 67, 8,1 34
9,154 154 67, 9,1-2 182
10,167 170 69,14,1 180
14,244-245 170 69,15,2 168
14,251-253 171 73,26,2 178
16,305 176 74,10,1 178
75,10,1 137
Epistulae 76,2,4 211
6,2 136 80,1,3 165
9, inscr. 180
10,2,1 174 Quod idola dii non sint
16,1,1 138 (Cypriani ?)
16,2,3 204 1,1 172
19,1 178 4,14 162
28,1,1 196 7,6 168
31,6,2 135 8,5 146
37,2,2 28 11 33
38,2,1 136-137
43,2,2 204 Sententiae episcoporun
43,3,2 180 numero LXXXVII
55,17,3 204 de haereticis baptizand
55,20,1 170 87,2 186
55,28,1 202
55,29,1-2 204,205 PSEUDO-ClPRIANO
56,2,1 149 De laude martyrii
57,3,3 33 8,7 34
58,1,2 33 13,13 34
58,2,1 33 14,13 178
59,6,1 13 27,15 34
59, 7,1 33
222

I n d ic e d e g l i s c r it t o r i a n t ic h i

A c t a C y pr ia n i A r n o b io
1,1 165 Aduersus nationes
1,2 135,184-185 I, 9,1 151
2,1 165
A ulo G e l lio

A g o st in o Noctés Atticae
Confessiones III, 10,11 36
IV, 16,31 134
De ciuitate Dei A u so n e
11,3 10 Epigrammata
De consensu euangelistarum 12,11-12 201
1,23,32 136
Retractationes C atullo
H.43,1 10 Carmina
Sermones 76,17-18 206
26 MAI, 9
530,27 9 C e sa r e
81,8 35 De beilo ciuili
11,31,3 203
A m b r o g io
De Iacob et uita beata C ic e ro n e
1, 8, 39 211 De diuinatione
Expositio uangelii sec. Lucam 1 ,12 159
10, 9-10 34 1,34 159
Hymni De fìnibus
4,2 146 11,94 145
IV, 11 146
A p u l e io De haruspicum responsis
Metamorphoses 31 156
IV, 2,1 178 De officiis
V ili, 31,4 178 1,69 173
XI, 21,7 180,184 1,114 154
XI, 29,4 211 III, 50 156
XI, 33,1 158 De oratore
1,1 133
II, 178 139
III, 181 199
IN D ICE DEG LI SCRITTO RI AN TICH I

De respublica F ir m il ia n o
III, 14 162 Ap. Cypr.
Philippicae Ep 75,10,1 10,137
11,8 164
12,19 191 G io v a n n i C r iso st o m o
Pro M. Marcello In Iohannem
22 154 34,3 35
Pro P. Sestio
20 203 G io v e n a l e
142 166 Saturae
Pro Sex. Roscio Amerino 1,87 28
131 146 1 ,149 28
Topica 15,2 162
77 41
Tusculanae disputationes G ir o l a m o
1,58 184 Comm. in Oseam proph.
1,64 159 1,4, v. 5 153
1 ,109 206 Epistulae
IV, 18 181 25,1 187
V, 16 164 70,3 17
V, 78 164
Verrinae I sid o r o
V, 171 158
Origines
VI, 19,71 201
D ig e s t a
1 ,18,1 L a t t a n z io
[Macer] 165
De ira Dei
5, 12 152
E n n io
A n n a l* «
Institutiones diuinae
i& lU la W o

frg. 156 1 ,15,5 136


(158W) 201 V, 1,26 39
V, 4,3 9,20
E p is t v l a ad D io g n e t v m V, 4, 4 39
1,1 134 V, 4, 6 45
2,7 167 V, 19,32 154

E r o d ia n o L u c re zio
Historiae De rerum natura
1 ,1,4 26 V, 1211 193
224 INDICE D EG LI SCRITTO RI A N TICH I

M in u c io F e l ic e P lauto
Octauius Mercator
1.4 169-170 693161
1.5 147
5,13 150 P lin io il G io v a n e
10.5 162 Epistulae
12.4 167 X, 96,3 149
25.9 ' 162 Traiani panegyricus
27,5-7 167-168 22,2 43,205
32.1 163
3 4 .2 36 P onzio
34 .5 36 Vita Cypriani
3 5 .3 197 1,1 9
37.10 152 2,3 170
40.2 134 7,6 9

O r a z io P se u d o -D em etrio
Carmina Typi epistulares
III, 24,8 170 18 19

O v id io Q u in t il ia n o
A m o re s De institutione oratoria
1,6,23 202 V, 7,35 41
Ars amatoria V, 11,9 158
1,370 202 X, 1,30 150
Metamorphoses
III, 689 136 S a l l u st io
V, 24 161 De bello Iugurthino
VII, 531 142-143 2,3 36

P e t r o n io S en eca
Satiricon Consolatio ad Marciam
91.2 201 18,8 137-138
Consolatio ad Polybium
P laton e 1,1 143
Respublica De beneficiis
VIII, 546a 36 IV, 13,3 203
IV, 14,3 203
IV, 28,1 179
VII, 19,8 164
INDICE DEGLI SCRITTO RI A N TICH I 225

De breuitate uitae T e o f il o d ’A n t io c h ia

20,5 157 Ad Autolycum


De clementia 1,1 134
1,25,2 164
De constantia sapientis T e r t u llia n o
9,2 156 Ad Scapulam
De ira 3,3 187
II, 8,2 156 Aduersus Marcionem
H, 10,1 143 11,5,1 133
II, 32,3 133 111,22,5-6 191
III, 40,5 188 V, 10,4 186
Epistulae ad Lucilium
Apologeticum
14,5 164
2,6 149
26,2 144
154 2,10 165
28, 9-10
47,10 152 2,16 165
65,24 205 20,2-3 43-44
71,13 143 27,7 149
Naturales quaestiones 30,1 185
IV, praef. 2 155 31,3 185
Phaedra 32,1 184
471 150 39,3 176
40,1-2 9
S e r v io 40,14 138
Ad Aeneidem 41,1 146
2,515 163 41,2 167
41,4-5 175,176
S id o n io A p o l l in a r e De anima
Epistulae 58,2 185
VIII, 6,3 35 De carne Christi
4,4 45,209
S v e t o n io
De paenitentia
Nero
156 3,9 154
45,1
De patientia
T a c it o 15,4 182
Historiae De pudicitia
IV, 3,2 202 7,11 179
IV, 38,2 164 10,13 201
226 INDICE DEGLI SCRITTO RI AN TICH I

De resurrectione mortuorum V arro n e


I,1 176 Menippeae
31,9 197 frg. 359 136
37,8 186
V ir g il io
T it o L iv io Aeneis
Historiae XII, 952 201
XXVI, 41,12 181 Georgica
1,55 142
T u cid id e 1,107 182
Historiae 1 ,153-154 194
II, 48 12
II, 64 36
227

I n d ice a n a l it ic o se l e t t iv o

accuse contro i cristiani 9 s., 31,137,150


aggettivo + ad 157,197, + de 142,211
battesimo 183-184,191
brigantaggio 28 s.
caro, corpus 177,186
citazioni scritturistiche (inserimento delle -) 135-136,150,187
coepisse, incipere 192
confessione 206
«Conosci-te-stesso» 155,170-171
consistens, constitutus 180
conuersio, conuertere 149,152,172,184,193
dativo finale 164,172
de sostituito con ex 169-170, al genitivo 158
delictum, peccatum 153,159
Deus, Dominus 136,152
discordanza modale o temporale 146,157,160,179-180,192
esorcismo 167-168
espressioni proverbiali 10,137,143
etimologia 166,169-170,196,201-202
fine del mondo 28,37,179
forme «sovracomposte» del verbo 143,165,190,192,203-204
frequenter, saepe 134
generi letterari 11,16 s., 21, 41,134
hic, iste, ille (e avverbi corrispondenti) 152,164,176
idem, ipse 142
Inferno, geenna 196-197
interim 185
inuicem 179
ispirazione della Scrittura 148,159
iugis, iugiter 153,185
lettere (genere, intestazione) 16 s., 134,180
nuper, recens 14,174
Paradiso 182-184,210
participio sostantivato (presente, futuro) 158,166,196,206,209
penitenza 204-205
persecuzioni 13,163,165,186,198
228 INDICE AN A LIT IC O E SELETTIVO

persona del verbo 19,157


pestis, pestilentia 12 s., 41,156,157
poetismi 142,169-170,197,203,206
preposizioni (costruzioni, valori...) 157-158,197
proverbi (indifferenziazione semantica dei -) 135,183
religio, superstitio 147,185,203
retro 187
riflessivo, non-riflessivo 142,171,198-199
Satana 171-172
Scritture (traduzioni) 135, 147, 153, 159, 174, 182-183, 187-191,
193,195,198-201,208-209
si completivo 149,176
speranza di vita 143
status rectus 170-171
stoicismo (temi, reminiscenze...) 133,144,146, 150,173,175,179,
198
termini rari (in Cipriano o nella lingua) 155, 157, 167, 176, 186,
197-199,201-202,211
verbo semplice per il composto (e inversamente) 134,197
229

INDICE

INTRODUZIONE
1 D ata e occasione del trattato ..................................... p. 9
2 D estinatari, scopo , genere
E PIANO DEL TRATTATO..........................................................p. 16
3 L a VECCHIEZZA DEL MONDO................................................ p. 22
4 L e CITAZIONI SCRITTURISTICHE.............................................p. 39
5 I I t e s t o .................................................................................p. 46

PIANO DEL TRATTATO......................................................................p. 57

A bbreviazioni e sigle ....................................................................p. 59

Bibliografia .................................................................................... p. 61

Prospetto delle sigle ..................................................................p. 68

TESTO E TRADUZIONE

A D emetriano.......................................................................... p. 71
Cipriano rompe il suo silenzio ...........................................p. 71
Confutazione delle accuse
formulate contro i cristiani.
I cristiani non sono responsabili
delle disgrazie di R o m a.................................................... p. 75
Ma i pagani non vogliono comprendere
il significato di queste disgrazie .................................... p. 83
La perversità dell’uomo provoca sofferenze,
indipendentemente dall’ira divina ................................p. 91
Ingiustizia e inefficacia delle persecuzioni .....................p. 95
L ’atteggiamento dei cristiani
di fronte alle persecuzioni e alle avversità....................p. 107
Esortazione alla conversione..............................................p. 121
230

COMMENTO

E sordio (I-II)............................................................................p. 133


P rima parte (III-XVI)
Le accuse mosse contro i cristiani sono INFONDATE;
LEPERSECUZIONI SONOINGIUSTE EINEFFICACI
I. C onfutazione delle accuse (III-X I)......................... p. 141
A. - I cristiani non sono responsabili
delle disgrazie di Roma (III-V I)...............................p. 141
a. Argomento fisico:
la vecchiezza del mondo (III-IV) ........................ p. 141
b. Argomento escatologico:
alla fine dei tempi i mali aumentano,
come punizione del genere umano
che ha rifiutato di conoscere Dio (V) ..................p. 144
c. Testimonianza veterotestamentaria
che annuncia la punizione divina (VI) .............. p. 147
B. - Ma i pagani non vogliono comprendere
il significato di questi mali (VII- X I ) ....................... p. 148
a. I pagani si lamentano
senza comprendere che la collera di Dio aumenta
perché i suoi castighi
non hanno sortito l’effetto sperato (V II)............ p. 148
b. I pagani si lamentano, senza rendersi conto
che Dio agisce nei loro confronti
come un padrone verso degli schiavi
troppo poco solerti (VIII) .................................... p. 151
c. I pagani non vogliono comprendere
gli avvertimenti divini,
quando si compiono le predizioni (IX) .............. p. 152
d. L’immoralità dell’uomo
provoca i suoi mali anche indipendentemente
dalla collera di Dio (X-XI) ..................................p. 154
II. Ingiustizia e inefficacia delle persecuzioni
(X II-X VI)..............................................................................p. 160
a. Una procedura anomala,
crudele, inutile (X II-X III)................................... p. 160
231

b. Una procedura che rivela l’impotenza degli dèi,


incapaci di vendicarsi da soli (XIV)
e di resistere agli esorcismi (XV).......................p. 166
c. È una follia adorare simili dèi (XVI).................p. 169
S econda parte (XVII-XXII)
L’atteggiamento dei cristiani nelle prove
a. La pazienza dei cristiani nelle persecuzioni
si spiega con la fiducia che hanno
di essere vendicati (XVII).................................. p. 173
b. I mali inflitti dalla vendetta divina
non colpiscono i cristiani
com e colpiscono i pagani (XVIII) ......................p. 175
c. Rispettiva condizione dei pagani
e d ei cristiani n el mondo (XIX)......................... p. 177
d. I cristiani vivono
nell’attesa d el regno celeste (XX)......................p. 181
e. Conclusione: nell’ultimo giudizio
i persecutori saranno puniti (XXI-XXII)..........p. 185
T erza parte (XXIII-XXVI)
Esortazione alla conversione
a. La fin e dei tempi è vicina:
i pagani, istruiti sulla causa dei mali
che si abbattono su di loro,
possono ancora convertirsi (XXIII) ...................p. 193
b. Il giorno del Giudizio: gloria della fede,
castigo della perfidia (XXIV)............................ p. 196
c. Non è troppo tardi per convertirsi (XXV).......... p. 202
d. Inno alla vita eterna (XXVI) ............................ p. 206
Indice biblico.................................................................................. p. 217

Indice ciprianeo e pseudo ciprianeo ....................................... p. 2 19

Indice degli scrittori antichi .................................................. p. 222

I n d ic e a n a l it ic o se lettiv o .p. 227