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ARCHEOLOGIA MEDIEVALE

Cultura materiale. Insediamenti. Territorio.


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ARCHEOLOGIA
MEDIEVALE
Cultura materiale. Insediamenti. Territorio.

XXXIX
2012

All’Insegna del Giglio


ISSN 0390-0592
ISBN 978-88-7814-568-9
© 2012 All’Insegna del Giglio s.a.s.
Stampato a Firenze nel dicembre 2012
Tipografia Il Bandino
XXXIX, 2012, pp. 337-354

Angelica Degasperi

La moneta in tomba nella Toscana centro-settentrionale


tra Alto- e Bassomedioevo

Quidem sortilegi contra


fidem agentes ponunt
quinque solidos supra
pectus mortui…1

È ormai da qualche decennio che il fenomeno delle monete Si è così potuto cogliere come anche nell’Italia centrale l’uso
nelle tombe medievali richiama ciclicamente l’attenzione di della moneta in tomba si protraesse, pur episodicamente, per
archeologi, numismatici e storici2. In questi ultimi anni è stato un periodo molto esteso nel tempo fino a giungere, in una
fatto molto per tentare di definire i fattori che hanno intera- interessante varietà di espressioni, a varcare le soglie dell’epoca
gito in modo tale che, nonostante la chiesa vi si opponesse sin moderna. Questa constatazione ha evidenziato la necessità di
dall’epoca tardoantica, questa tradizione pagana, rivista nel suo svolgere una ricerca diacronica che consentisse di determinare
pensiero d’origine, si diffondesse anche nel mondo cristiano. continuità e frattura di tale consuetudine e di mettere a fuoco le
È stata proprio l’osservazione che, in alcune zone del trasformazioni culturali intercorse tra Alto- e Bassomedioevo.
Meridione della penisola, la tradizione di questo rito funerario Per tentare di ricostruire un quadro particolareggiato delle
– in particolare quello più vicino alla concezione di ‘obolo di modalità e dei vari tipi di concezione posti a monte del gesto di
Caronte’ – si è conservata fino ad epoche recenti3 e talora fino dotare i defunti di monete da portare nell’aldilà, ci si è avvalsi
ai giorni nostri4, a sollecitare un’indagine sullo status quaestionis soprattutto della documentazione edita, consultando la quale
della Toscana centro-settentrionale in epoca medievale. ci si è immediatamente resi conto della frammentarietà e della
discontinuità dei dati archeologici; questo stato delle cose ha
reso ancora più complessa la comprensione di rituali che, pur
1
CATALANI 1740, p. 268. essendosi allontanati col tempo dall’idea di ‘obolo di Caronte’
2
Cfr. TRAVAINI 2004 e bibliografia ivi citata; EAD. 2007a, pp. 259-265,
270; EAD. 2009, pp. 30 ss. Lucia Travaini è inoltre ritornata sul tema, appro-
della cultura classica, sono rimasti apparentemente lontani dal
fondendo le possibilità intepretative, nella sua relazione Saints, sinners and … nostro comune modo di pensare ed agire.
a cow: interpreting coins in ritual contexts presentata al convegno The Church Al fine di comprendere se le monete siano state introdotte in
and money c. 1060-c. 1160, Museum of Cultural History, University of Oslo tomba assieme al defunto oppure se debbano essere considerate
23-25th November 2011. Sulle monete nelle tombe dei santi cfr. SACCOCCI 1999, frutto di interventi successivi, estranei all’atto delle esequie,
pp. 82-96. Per le monete nelle sepolture di Età tardoantica e altomedievale si
veda ad esempio il lavoro di CANTILENA 1995, pp. 165-177. Uno studio corre- l’analisi dei contesti ha cercato innanzitutto di distinguere
dato di catalogo dei ritrovamenti tombali altomedievali è stato pubblicato da tra deposizioni primarie e secondarie. Questa distinzione ha
GIOVANNETTI 2007, pp. 211-246. permesso già in passato di proporre numerose soluzioni in-
3
La leggenda racconta che, all’epoca di Guglielmo il Malo, alla sua morte terpretative. Nel primo caso si è pensato che dietro al rituale
al principe siciliano di Marvagna venne posta in bocca una moneta d’oro
(LOMBARDI SATRIANI 1995, p. 326), ma l’abitudine di porre una moneta in o
si potesse celare l’intenzione di onorare gli dei con un’offerta;
sulla bocca dei defunti è documentata anche archeologicamente: si riscontra in si è anche immaginato che esso esprimesse una premura dei
Puglia ancora in epoca angioina, ad esempio in una tomba di Carpignano vicino congiunti finalizzata ad agevolare la vita del defunto nell’aldilà
a Lecce (cfr. D’ANGELA 1983, p. 87) e nel cimitero di Apigliano (DEGASPERI oppure ancora che rappresentasse semplicemente un loro dono5.
1999, pp. 37-39; ARTHUR, BRUNO, GRAVILI 2005, p. 248; ARTHUR, BRUNO E benché le monete, soprattutto i gruppi di monete, potessero
2009, p. 51), dove le tracce verdastre lasciate sulle mascelle dal rame contenuto
nelle monete, induce a pensare che esse fossero poste tra i denti e le labbra. rappresentare una pars pro toto del patrimonio terreno6, non è
Altre monete provengono dalle inumazioni bassomedievali di Roca (AURIEMMA, stata scartata l’ipotesi che esse favorissero un sistema di tesauriz-
DEGASPERI 1998, pp. 73-124) e da quelle cinquecentesche messe in luce nella zazione in tempi di difficoltà economica7. Una diversa lettura è
chiesa di Santa Maria della Strada a Taurisano (ARTHUR et al. 2005, pp. 173-205). stata data invece a quelle sepolture che, sottoposte nel tempo a
Evidentemente in queste zone tale tradizione continuò anche oltre l’epoca del
sinodo di Otranto dal momento che, nel 1620, si ordinò, pena la scomunica, manomissioni di vario genere, possono avere dato luogo a gesti
che nessuna moneta venisse posta nella tomba ad accompagnamento del defunto tutt’altro che caritatevoli. Un esempio è dato dall’uso delle tombe
(cfr. MALECORE 1967, p. 81; D’ANGELA 1983, p. 87). come nascondiglio: considerate già dagli antichi luogo ideale per
4
Si veda ad esempio la Calabria: a tale proposito possiamo citare il caso
della Locride dove, fino a pochi anni fa, in alcuni paesi si usava porre una mo-
neta nella bocca della persona deceduta (cfr. Celeste Romano – http://www.
circoloculturalelagora.it/riti%20funebri%202001.pdf; sito consultato a febbraio morte%20a%20Ocricoli.htm; sito consultato a febbraio 2011). In Basilicata,
2011) oppure quello di Ocricoli nel catanzarese dove, ancora cinquant’anni fa, invece, si vedano le usanze diffuse ancora in epoca recentissima a Venosa ed a
il cadavere veniva sistemato nella bara assieme ai suoi oggetti personali (rasoio, Avigliano, dove era prevista la dotazione di più monete: cfr. D’ANGELA 1983,
paratura di calze, rosario, il libricino delle massime eterne, oggetti d’affezione p. 91; LOMBARDI SATRIANI 1995, pp. 334-335.
dell’iconografia locale), e talora con una moneta nascosta in una tasca del ve- 5
TRAVAINI 2004, p. 160.
stito (cfr. Marcello Barberio, Rituali di morte a Ocricoli – http://www.acsimeri. 6
THÜRY 1995, p. 20.
it/paginauno/Rituali%20di%20morte%20a%20Ocricoli/Rituali%20di%20 7
SERAFIN PETRILLO 1993, pp. 367-368; ROVELLI 2004, pp. 247-248.

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NOTE E DISCUSSIONI

nascondervi i propri tesori8, tale attitudine non sembra essere tempi di Teodosio. A differenza delle altre deposizioni fin qui
sfuggita nemmeno agli uomini del medioevo9. menzionate, la seconda tomba conteneva anche alcuni elementi
Sebbene non sia stata operata una ricognizione sistematica, di corredo pertinenti a due punte in ferro: una di lancia e una
dalla ricerca svolta sulla cospicua mole di sepolcreti scavati di giavellotto.
nella Toscana centro-settentrionale, è emerso come quello della L’uso di associare ai defunti una certa quantità di denaro,
presenza monetale sia, alla pari di quanto rilevato per l’epoca sembra continuare anche oltre il V secolo e varcare le soglie di
antica, un fenomeno piuttosto sporadico e riguardi una percen- quello successivo. Attestazioni importanti in tal senso ci deri-
tuale oltremodo limitata delle tombe alto- e bassomedievali. Si vano dalle ricerche condotte a San Genesio nel comune di San
è inoltre potuto notare come diverse concezioni non soltanto Miniato (PI). Lì, la necropoli impostata tra la fine del V e gli
dovessero coesistere all’interno di un sito, ma fossero addirittura inizi del VI secolo, ha restituito dei piccoli nuclei di monete e
compresenti nell’ambito della stessa area sepolcrale. Questo pettini in osso posti in prossimità degli arti inferiori12. Anche
problema, correlato ad una questione di natura etnica, è stato se non disponiamo di dati relativi alla quantità di inumazioni
però volutamente rimandato ad altra sede concentrando la caratterizzate da tale genere di oggetti di accompagnamento,
discussione sulla molteplicità di modalità di deposizione e sulle dalla letteratura apprendiamo che non si sono notate differenze
motivazioni che possono avervi dato origine. Alla discussione comportamentali tra le varie tipologie tombali ivi riscontrate,
generale, che richiama e contestualizza i ritrovamenti monetali ossia quelle a fosse terragna e quelle alla cappuccina.
dei vari siti dell’area oggetto, segue infine un’appendice in cui Se ampliamo la ricerca sulla presenza di gruzzoli nelle tombe
vengono forniti gli estremi geografici, cronologici e contestuali tardoantiche ad altri contesti della penisola, rileviamo che essi
dei medesimi. rappresentano un fenomeno tutt’altro che insolito13. Scopriamo
così che, al passaggio tra V e VI secolo, a Villa Clelia presso Imola
1. I GRUZZOLI MONETALI DELLE TOMBE (BO), una deposizione ha restituito tra gli oggetti del corredo
TARDOANTICHE-ALTOMEDIEVALI otto monetine in bronzo14, oppure che a Roma, sulla via Ostiense
in località Mezzocammino, sono attestate sei sepolture, cinque
I più antichi sepolcreti con deposizione monetale analizzati del V e una del VI, provviste ognuna di numerose coniazioni
in questa sede risalgono agli anni finali della Tardantichità (IV-V risalenti al IV e al V secolo15.
secolo) e si distinguono per la presenza di veri e propri gruzzoli Nonostante i numerosi tentativi di dare una spiegazione
deposti in conformità ad un’usanza che continuò almeno fino agli accumuli di denaro in tomba, allo stato attuale non è stata
al VI secolo. ancora trovata una risposta univoca. Ritengo comunque che il
Nel 1894 il Gamurrini10 dava notizia di un ritrovamento basso potere liberatorio dei numerari collocati nelle inumazioni
effettuato nei pressi di Talla in Casentino: in località La Quota di Talla, Fiesole e San Genesio consenta di escludere una loro
erano state trovate molte sepolture ricoperte di tegole e gli sche- introduzione posteriore all’atto delle esequie.
letri ivi deposti recavano accanto alla testa mucchi di monetine Se la saltuaria presenza di veri e propri elementi di corredo,
di rame riconducibili agli imperatori Teodosio, Valentiniano e come le armi della tomba di piazza a Mino a Fiesole e i pettini
Onorio. Sulla scorta dei reperti monetali l’autore proponeva di San Genesio, conferisce ai nuclei monetali un carattere
una datazione del sepolcreto, non meglio definibile nella sua paganeggiante ed indica una continuità della tradizione di
entità, al V secolo. seppellire il defunto assieme ai suoi oggetti personali, è pur
Di poco più antiche dovevano essere le due inumazioni, asse- vero che l’insegnamento cristiano doveva all’epoca essere
gnabili agli ultimi anni del IV o agli inizi del secolo successivo, già fortemente sentito nella Toscana settentrionale. Così, ad
messe in luce in piazza Mino a Fiesole nel corso di alcuni lavori esempio, nel V secolo Firenze era ormai dotata di una serie di
svolti tra il 1879 e il 188211. Esse contenevano rispettivamente un imponenti basiliche come San Lorenzo, consacrata nel 39416, e
nucleo di 12 piccoli bronzi (tomba 3) e un altro di 250 monete Santa Felicita, costruita prima del 405 d.C.17. Un’altra maestosa
(tomba 4) tipologicamente affini alle prime e riconducibili ai chiesa paleocristiana era nata tra gli ultimi anni del IV secolo
e il periodo teodoriciano sul lato ovest dell’attuale piazza della
Signoria, lì dove in seguito sarebbe sorta la chiesetta medievale
8
Cfr. Appiano, Bella Civilia, 4, 73 e Apuleio, Metamorfosi, 4, 18, 2. Fedro, di Santa Cecilia18. L’evangelizzazione di Fiesole è confermata sin
1, XXVII ci racconta ad esempio in una delle sue favole, che un cane, mentre dagli anni finali del V secolo, quando papa Gelasio I ne ricorda
scavava delle ossa umane, vi avrebbe trovato un tesoro. Sull’argomento si veda il vescovo19. L’elemento cristiano aveva preso piede anche a Lucca
THÜRY 1995, p. 19. con la fondazione, tra la fine del IV e gli inizi del V secolo, del
9
L’interpretazione della tomba come nascondiglio sembra calzare bene per
il tesoretto, composto da valute di grande valore, occultato attorno al 1436 o
Battistero di S. Giovanni20 e della Chiesa dei SS. Giovanni e
1437 in una sepoltura della chiesa di San Quirico all’Olivo di Lucca. Questa data Reparata21, e di quelle di S. Frediano22 e di S. Paolino attorno
coincide con gli anni in cui Lucca subiva l’assedio dei fiorentini. L’interpretazione
è avvalorata dalla scelta del luogo del nascondiglio, un’area sepolcrale di prestigio
destinata ad ospitare tombe di famiglia di rilievo, e dalla ricchezza del peculio,
che si distingue dalle monete di basso valore poste in genere nelle inumazioni 12
CANTINI 2007, p. 148; ID. 2008b, p. 76; ID. 2010, p. 90; BROGIOLO
a dotazione del defunto. Il tesoretto era infatti composto da 32 monete d’oro 2008, p. 426.
attribuibili alle zecche di Milano, Venezia, Genova, Firenze e Roma e ha fatto 13
Cfr. GASTALDO 1998, pp. 15-59.
pensare a Giulio Ciampoltrini che potesse essere appartenuto ad un militare 14
GELICHI et al. 1990, pp. 139-140, pp. 142-145.
retribuito dal duca di Milano: cfr. CIAMPOLTRINI 1996, pp. 52-61. Un fatto 15
CESANO 1918, pp. 96-100.
simile sembra essersi verificato anche nel caso del tesoretto di denari lucchesi 16
DAVIDSOHN 1896, I, pp. 55 ss.; DE MARINIS 1993a, pp. 31-36;
trovato in un arcosolio di Bolsena: cfr. STEVENSON 1880, p. 267. D’altra parte, 17
DAVIDSOHN 1896, I, pp. 57 ss.; MAETZKE 1957, pp. 282-324. Su Firenze
la tentazione di nascondere il proprio denaro in chiesa traspare anche dalle tardoantica si vedano inoltre MIRANDOLA 1999, pp. 59-71; SCAMPOLI 2010,
parole di Ghirigoro nella commedia de La Sporta del fiorentino Giovan Battista pp. 41 ss.
Gelli: «… ed io aveva scelto i luoghi, dove nascondere i miei danari… Me ne 18
MAETZKE 1975, pp. 64-66; DE MARINIS 1996, pp. 51-53.
andai più là, e nascosigli nella cappella de’ Serragli, parendomegli aver messi 19
FAVILLA 1999, p. 51 e bibliografia ivi citata.
nel salvadanaio». 20
DE MARINIS 1993b, pp. 109-113.
10
GAMURRINI 1894, p. 309. 21
DE ANGELIS D’OSSAT 1993, pp. 17-47.
11
DE MARCO 1997, p. 214, nota 16. 22
SILVA 1979, p. 8; CIAMPOLTRINI, NOTINI 1990, pp. 574-575.

338
NOTE E DISCUSSIONI

al V secolo23. Ancora al IV secolo sembra infine potersi datare il numerari dal basso potere liberatorio29, cioè a monete che ben
primo impianto di San Piero a Grado vicino a Pisa24. E sebbene si addicevano al pagamento di beni di consumo, come ad esem-
la più antica chiesa di San Genesio venisse realizzata soltanto pio il pane che desiderava acquistare il giovane della leggenda.
tra la fine del VI e gli inizi del VII secolo25, non è escluso che i Talora si segnala la compresenza di spiccioli di epoche diverse,
gruzzoli monetali ivi rinvenuti in tomba non possano comun- come nel caso di una deposizione di San Genesio, dove due
que essere interpretati in chiave cristiana. In questo senso può delle monete che componevano il gruzzolo sono attribuibili
venirci in aiuto una leggenda che, pur avendo probabilmente al IV, tre al IV-V e una al V-VI secolo30. Questa particolarità
radici precristiane, si diffuse non soltanto nel mondo ebraico sembra in realtà rispecchiare le caratteristiche della circola-
ma anche in quello musulmano26 e cristiano. La Leggenda dei zione monetaria del territorio. Infatti, dal momento che non
sette dormienti di Efeso, nata forse in Asia Minore attorno alla esistevano ancora forme di ritiro dei numerari fuori corso, la
metà del V e tradotta nel VI secolo da Gregorio di Tours dal circolazione di monete risalenti a tempi più antichi accanto a
siriaco al latino27, racconta di sette giovani cristiani che, per quella di emissioni contemporanee, non doveva suscitare troppa
sfuggire alla persecuzione di Decio si rifugiarono in una caver- curiosità31. Questa circostanza potrebbe del resto spiegare la
na dove l’imperatore, avendoli scoperti, li fece murare vivi. Ivi presenza di monete a volte anche molto vetuste nei sepolcreti,
restarono fino all’epoca di Teodosio quando Dio li risuscitò in come quella in bronzo risalente all’epoca di Augusto rinvenuta
seguito all’apertura della grotta da parte di un pastore. Ai giovani in un contesto tombale di età barbarica messo in luce nel 1944
parve di avere dormito soltanto una notte ma, quando uno di a Por Santa Maria a Firenze32. Le tombe con gruzzoli risalgono
loro andò in città per acquistare del cibo, fu accusato di essersi comunque ad un’epoca in cui la moneta doveva ancora abbon-
appropriato di un antico tesoro dal momento che le monete in dare sui mercati della zona: la frequentazione di San Genesio
suo possesso erano di epoca remota. Sia la versione musulmana, in Età tardoantica è documentata da un grande numero di
riportata nella Sura XVIII del Corano e da Ibn Abbas, che quella coniazioni del IV-VI secolo33; similmente i ritrovamenti di
cristiana raccontata da Jacopo da Varazze (1228 ca.-1298) nella Torraccia di Chiusi indicano come la maggioranza delle oltre 200
Leggenda Aurea, concordano sul fatto che uno dei sette giovani monete ivi rinvenute, possa essere attribuita al IV-V secolo con
avesse con sé del denaro. In particolare, in quest’ultimo racconto una sensibile riduzione quantitativa nel corso del VI34. Molto
il giovane, interrogato dal vescovo e dal proconsole sull’origine spesso però, il flusso monetale si interrompe già nel V secolo35,
di quel tesoro sconosciuto, rispose che quel denaro veniva dal una tendenza che si è potuta riscontrare ad esempio negli scavi
sacchetto dei suoi genitori28. Informato dell’accaduto, l’impe- degli Uffizi a Firenze, dove la circolazione, dopo il picco del IV
ratore Teodosio II, colto da profonda tristezza per i contrasti secolo, si riduce drasticamente per risolversi in una sospensione
sulla resurrezione dell’anima e del corpo che imperversavano entro quello successivo36. Analogo si presenta il quadro mone-
a quell’epoca, raggiunse la caverna invitando i sette a tornare tale dello scavo del Palazzo dei Vescovi a Pistoia37 e di quello
in città ma questi replicarono che Dio aveva ordinato loro di
rimanere lì e dopo poco morirono.
Con il risveglio dal lungo sonno, la leggenda, che godette
di notorietà durante tutto il Medioevo, vuole testimoniare agli 29
Sul significato dell’uso di metallo vile nelle tombe cfr. le riflessioni di
uomini la vittoria di Cristo sulla morte e non possiamo respin- PERASSI 1999, p. 47.
30
CANTINI 2007, p. 148; ID. 2008b, p. 77.
gere in toto l’idea che già precocemente alla base delle offerte dei 31
Scrive Marco Bazzini in merito a Torraccia di Chiusi (San Gimignano):
gruzzoli vi fosse il desiderio da parte dei congiunti che la morte «Per diverse monete si è sicuramente in presenza di riduzioni non casuali,
del loro caro non fosse che un lungo riposo che si sarebbe risolto, effettuate volutamente mediante tosatura o altre operazioni meccaniche di
in una prospettiva escatologica, con un risveglio. asportazione di parti del tondello stesso. Questo fatto denuncia un loro ade-
guamento a standard ponderali e metrologici differenti e più bassi rispetto a
In effetti, per quanto le indicazioni delle monete rinvenute quelli in vigore nel momento in cui furono emesse e ne indica quindi un uso
siano sommarie e a volte lascino dei dubbi sull’autorità emittente prolungato, protrattosi almeno fino a V secolo inoltrato se non oltre». Cfr. http://
– come ad esempio quelle attribuite a Teodosio di cui non si www.villaromaine-torracciadichiusi.be/it/Il-sito/il-materiale-numismatico.html
specifica se si riferiscano a Teodosio il Grande oppure al figlio (sito consultato a marzo 2011). Sul riutilizzo delle monete romano-imperiali in
di Arcadio, Teodosio II – la composizione dei nuclei indica epoca tardo antica: cfr. MORRISSON 1983, pp. 95-111.
32
Si trattava di un medio bronzo molto consunto con legenda al D/:
che il compito di accompagnare la salma era sempre affidato a [DIVUS] AVG[VST]VS PATER, testa radiata, R/: S C al centro; in associazione
furono rinvenuti anche degli elementi di corredo: un’ampollina di vetro, fram-
menti di calice e di pasta vitrea turchina: cfr. MAETZKE 1948, pp. 69-70.
23
Cfr. MENCACCI, ZECCHINI 1981, pp. 105 ss. Su Lucca tardoantica si veda 33
C. VIGLIETTI, C. CICALI, Le monete, http://www.paesaggimedievali.it/
anche ABELA 1999, pp. 23-30. luoghi/genesio/monete.html (sito consultato a marzo 2012). Come dimostrano
24
SANPAOLESI 1975, pp. 67-68; REDI 2003, p. 99; QUIRÓS CASTILLO 2007, però la frazione di siliqua di Foca e la moneta da 20 nummi di Costante II,
pp. 84-85. le attestazioni monetali si protraggono qui anche oltre tale data: cfr. CANTINI
25
CANTINI 2010, p. 94. 2008b, p. 74; ID. 2009b, p. 119; CANTINI, BUONINCONTRI, SERUGERI 2009,
26
Corano, Sura XVIII, “Ahl Al Kahf ”; IBN ABBAS, La leggenda dei Sette p. 257.
Dormienti (VII secolo). 34
Ringrazio vivamente Marco Bazzini, responsabile dello studio del materiale
27
GREGORIO DI TOURS, Historia septem dormientium, in Monumumenta numismatico di Torraccia di Chiusi e Marco Cavalieri, direttore scientifico
Germaniae Historica, Scriptores rerum merovingicarum, vol. I, p. 847. dello scavo, per le informazioni che mi hanno passato. Nel VI secolo è tuttavia
28
«Accessit tamen ad eos, qui panem vendebant, et cum argenteos protulisset, più frequente che il circolante contemporaneo venga rinvenuto in quantità
mirati venditores dicebant ad invicem, quod ille iuvenis antiquum thesaurum consistente in contesti tesaurizzati, come quello di Pava (cfr. ARSLAN, VIGLIETTI
invenisset. Malchus vero eos ad invicem loquentes videns putabat, quod vellent 2008, pp. 37-46) o quello di Farneta (VANNI 2009, pp. 123-124 nr. 48; ARSLAN
eum trahere ad imperatorem, et territus rogavit eos, ut se dimitterent et panes et 2005, nr. 7670).
argenteos retinerent. At illi tenentes eum dixerunt ei: “Unde es tu! Quia thesauros 35
DEGASPERI 2003, pp. 557-568.
antiquorum imperatorum invenisti, indica nobis et erimus socii tecum et celabimus 36
VIGLIETTI 2007, pp. 615-620. Del VII secolo, si conosce ad oggi a Firenze
te, quia aliter celari non potes”. Malchus vero non inveniebat, quid diceret illis, prae un unico tremisse aureo rinvenuto in Piazza della Signoria durante le campagne
timore. Illi vero videntes eum tacentem misso fune in collo eius trahebant per vicos di scavo 1987-1988: cfr. ASOLATI 2005, p. 127. A queste evidenze possono essere
usque in medium civitatis. Et exiit rumor ad omnes, quod quidam iuvenis thesauros aggiunte anche quelle del vecchio scavo del Battistero, dove non si segnalano
invenisset… Episcopus igitur et proconsul mirantes argenteos interrogaverunt eum, coniazioni posteriori alla fine del IV secolo: cfr. GALLI 1916a, pp. 111-112; ID.
ubi thesaurum incognitum invenisset. At ille respondit se nihil penitus invenisse, 1916b, pp. 199-207.
sed de sacculo parentum suorum eosdem denarios habuisse». 37
TONDO, ROSATI, GAMBOGI 1987, pp. 669-679.

339
NOTE E DISCUSSIONI

Pratesi ad Empoli38, che registrano entrambi un’interruzione di Firenze. Attribuita a Costantino il Grande, essa era sistemata
dell’approvvigionamento in tale lasso di tempo. nella mano sinistra del defunto46, nel rispetto di un’usanza che
Con l’arresto della distribuzione di moneta nuova, sembra affonda le proprie radici nell’antichità ma che si riscontra ancora
esaurirsi anche la consuetudine di associare agli inumati nuclei nei primi secoli del Medioevo anche altrove nella penisola, come
più o meno consistenti di denaro. Può darsi che questo muta- ad esempio a Nocera Umbra47 e ad Oderzo48. Il richiamo alla
mento dell’espressione cultuale sia un effetto delle insistenti tradizione antica è evidente, anche se non è necessariamente da
raccomandazioni dei padri della chiesa che, sin dal IV secolo, mettere in relazione al traghettatore Caronte, dal momento che le
sconsigliavano i cristiani di deporre metalli preziosi e monete fonti non menzionano mai la consegna dell’obolo per mezzo della
nelle tombe. Questa pratica era considerata di origine pagana, mano49. Non del tutto chiaro è invece il significato che la moneta
ma il divieto aveva in realtà lo scopo di contenere l’attività costantiniana, vetusta già al tempo della deposizione, doveva avere
di profanazione dei sepolcreti che doveva essere piuttosto assunto nella concezione della vita e della morte dell’epoca. È
diffusa39. Di sicuro, il problema doveva essere sentito ancora possibile che essa fosse stata scelta per il suo legame con il passato,
all’epoca di Teodorico se, tra il 507 e il 511, egli fu costretto ad come è stato proposto per quelle antiche rinvenute ad esempio
esortare il popolo a non introdurre monete e oggetti preziosi nelle sepolture altomedievali di Vicenne, Castel Trosino, Nocera
nelle sepolture40. Che alla radice vi fossero però ragioni di fede Umbra e Voghenza50, ma è altrettanto ragionevole pensare che la
piuttosto che di natura economica in un momento di carenza sua antichità la rendesse particolarmente attraente, al punto da
di circolante41, è un quesito che per il momento è destinato a farle assumere una funzione di talismano o di amuleto51. Tuttavia,
restare in sospeso. l’indicazione di una probabile attribuzione ad epoca costanti-
niana ci consente di estendere le nostre riflessioni prendendo
2. I PRIMI SECOLI DELL’ALTOMEDIOEVO: in considerazione il ruolo che essa potrebbe avere avuto per le
UN RITORNO AL PASSATO? sue caratteristiche iconografiche. È noto il peso che Costantino
il Grande detenne nella diffusione del Cristianesimo e come la
Sebbene le notizie sui ritrovamenti di moneta in tomba siano tradizione cristiana metta Elena, la madre dell’imperatore, in
numericamente molto circoscritte e a volte piuttosto vaghe, relazione al ritrovamento della Santa Croce52. Di certo, ancora
nell’Altomedioevo si avverte un’inversione di tendenza rispetto nell’XI-XII secolo, alle monete raffiguranti Cristo, Costantino
all’epoca precedente, che indica una preferenza per dotazioni ed Elena erano attribuite proprietà di tutela contro il male53, ma
composte da monete singole. non va sottovalutato il fatto che fu proprio Costantino il primo
Le sepolture messe in luce a Firenze, Fiesole e Pisa non ad apporre sulle proprie monete il monogramma di Cristo54, una
lasciano dubbi sul fatto che nei primi secoli del Medioevo si consuetudine accolta in seguito anche dai successori55.
usasse seppellire i defunti dotandoli in certe circostanze di una
sola moneta, secondo una prassi attestata sin dall’epoca classica
non soltanto dalle fonti, ma anche dai ritrovamenti archeologici 46
La datazione ad età barbarica proposta dall’autore dello scavo sembra
e documentata a San Genesio in una deposizione infantile del V trovare conferma nello spillone d’argento simile a quelli di Castel Trosino
secolo d.C.42. Più delicata si presenta invece l’interpretazione di recuperato, seppure la sepoltura fosse manomessa, nella parte superiore all’altezza
queste presenze monetali, in quanto che, analizzando i singoli della testa. Proprio lo spillone sembra fornire un elemento utile per ipotizzare
che ci troviamo di fronte ad un’inumazione femminile. Sul ritrovamento: cfr.
casi, sembra potersi cogliere che all’origine di tale costume, si GALLI 1916b, pp. 194, 201, 208. Abbracciando l’ipotesi esposta in CARDINI
celano ragioni che si discostano dalla tradizionale definizione 1996, p. 90, COSTANTINI 2010-2011, p. 177 propende invece per una datazione
di ‘obolo di Caronte’. della sepoltura al IV secolo.
Le tombe sono accomunate dalla presenza di un’unica mone- 47
PASQUI, PARIBENI 1918, pp. 167, 188, 295, 298, 342, tombe 4, 11, 105,
107, 160; JØRGENSEN 1991, pp. 1-58, tomba 17.
ta e dall’associazione a elementi di corredo, perlopiù oggetti di 48
CALLEGHER 1999, p. 138; ID. 2001, p. 695 (AE 4 dalla tomba 25).
uso personale o di proprietà del defunto, che ricordano in qual- 49
Cfr. THÜRY 1995, pp. 24-25.
che modo le antiche tradizioni pagane. Mentre per le monete 50
TRAVAINI 2004, pp. 165-166. Si veda inoltre il follis di Costantino I rin-
di alcune inumazioni di epoca longobarda, come quella di Via venuto assieme ad un ottavo di siliqua d’argento in una tomba di Povegliano,
Riorbico a Fiesole43 e quella di Piazza del Duomo a Pisa scavata località Madonna dell’Uva Secca, Ortaia: cfr. BIONDANI 2007, p. 146. Nel VI
e VII secolo, l’uso di deporre i defunti con monetine bronzee del IV, è stato
nel 194944, il cattivo stato di conservazione non ha consentito rilevato anche in Svizzera: cfr. HELMIG 1999, p. 250.
un’attribuzione che si spingesse oltre una generica definizione di 51
Sull’uso antico delle monete come amuleti: cfr. PERASSI 1997, p. 53; EAD.
bronzo di piccolo taglio, per quella della sepoltura altomedievale 2011, pp. 223-276.
di Via Giuseppe Richa a Firenze, è stata proposta una datazione
52
Lexikon der christlichen Ikonographie, E. Kirschbaum, II, Roma 1970, s.v.
Kreuzlegende, 642-648.
ad epoca carolingia45. 53
Cfr. MAGUIRE 1997, pp. 1044, 1053; TRAVAINI 2001, p. 196. Recenti studi
Benché sfugga generalmente l’esatta posizione della moneta e, di Lucia Travaini hanno inoltre dimostrato in maniera convincente come gli hista-
di conseguenza, la sua relazione con il defunto, in qualche caso è mena di Basilio II e Costantino VIII possano essere identificati con le “Santalene”
specificata la parte anatomica in corrispondenza della quale essa ripetutamente citate nelle “Pratiche di Mercatura” bassomedievali. Questi
doveva essere collocata. Questo vale ad esempio per la monetina histamena venivano probabilmente conservati, proprio per le loro caratteristiche
iconografiche, come icone nel contesto del culto della Vera Croce e di quello di
in bronzo recuperata in una tomba di età barbarica del Battistero Costantino ed Elena: cfr. EAD. 2008, pp. 169-183. I cd. konstantinata, talismani
con la raffigurazione di Costantino ed Elena, rimasero in uso nel mondo greco
fino al XX secolo: cfr. CALLEGHER 2009, pp. 296-297; PERASSI 2011a, p. 226.
38
DEGASPERI 2004, pp. 173-203. 54
Si vedano ad esempio i folles battuti attorno al 327 a Costantinopoli; questi
39
PEDUTO 1995, pp. 314. recano sul retro il monogramma di Cristo che sormonta il labaro imperiale, il
40
CASSIODORO, Variae, liber IV. quale a sua volta trafigge un serpente che allude alla vittoria su Licinio (RIC,
41
Cfr. in merito RUGGINI CRACCO 1961, p. 358; MELUCCO VACCARO 1982, VII, 19). A quanto racconta inoltre Eusebio nella Vita Constantini (4, 15), le
p. 68; SERAFIN PETRILLO 1993, p. 367. monete di Costantino lo raffiguravano con gli occhi levati al cielo ad indicare la
42
CANTINI 2008a, p. 248. particolare relazione che l’imperatore aveva con Dio: cfr. PERASSI 1999, p. 51.
43
Cfr. tomba 15: MELUCCO VACCARO 1971, pp. 24-25; VON HESSEN 1971, 55
Si vedano ad esempio i centenionales di Costanzo II, battuti a Treviri nel
pp. 48-49; ARSLAN 2005, nr. 7674. 353, con grande monogramma Chi-Rho al centro del retro (RIC VIII 332) e
44
BRUNI 1994, pp. 668. quelli di Vetranio della zecca di Siscia con due labari sormontati da monogramma
45
MAGI 1929, V, s. VI, p. 151; ARSLAN 2005, nr. 7698. cristiano (RIC, VIII, 290).

340
NOTE E DISCUSSIONI

L’antichità della moneta e le sue presunte virtù apotropaiche di una donna che si tentò di proteggere mediante la deposizione
potrebbero essere state il motivo per cui anche per il defunto del contenitore di ceramica cui veniva attribuita la facoltà di
di Via Por Santa Maria la scelta cadesse su un medio bronzo di allontanare il male62. Il nostro interesse è però incentrato sulla
Augusto fortemente consunto, evidentemente molto più antico moneta che la accompagnava e possiamo pensare che fu la sua
della sepoltura. È ragionevole pensare che il manufatto, trovato vetustà ad invogliare la proprietaria a praticarvi un foro63. Dalla
probabilmente per caso, fosse particolarmente caro all’estinto e letteratura non è possibile apprendere dove essa fosse collocata,
che venisse considerato un oggetto personale degno di accom- ma la presenza del foro, che denota la perdita dell’originaria
pagnarlo nel suo viaggio nell’aldilà56. D’altra parte, se la scelta funzione di pagamento, indica che essa doveva essere impiegata
di un conio così antico può apparire stravagante, possiamo come oggetto ornamentale o sacro; dal momento che manca
ricordare le parole di Giovanni Crisostomo che, attestando un qualsiasi traccia del supporto, possiamo ipotizzare che essa fosse
costume diffuso, nel IV secolo condannava l’uso di affidare la cucita sulla veste o sulla cintura64 o, più probabilmente, appesa
propria incolumità ad una moneta di Alessandro Magno appesa come ciondolo – assieme agli otto grani – ad una cordicella o
al collo o alla caviglia57. ad un nastro da portare attorno al collo, secondo una prassi
Quantunque le monete antiche nelle sepolture altomedievali ben documentata ad esempio a Castel Trosino dove le monete
non siano un fenomeno così insolito, stupisce piuttosto di rinve- forate erano inserite tra i diversi elementi di collana65. Spesso si
nire quest’uso in Toscana anche in epoche alquanto recenti come è potuto constatare come le monete usate a tale scopo risalgano
nel caso della donna, sepolta all’Impruneta nel XV secolo, che ad epoca lontana. Ad età costantiniana si data ad esempio quella
nella mano destra teneva un mezzo asse romano-repubblicano58. bronzea forata rinvenuta, assieme ad una serie di monili e di
Dobbiamo d’altronde ricordare che, in seguito al ritrovamento oggetti di uso personale, in una tomba femminile del VI secolo
di un grosso nucleo di emissioni bizantine attribuite all’epoca presso la chiesa di Santa Cristina a Bolsena (VT). La moneta
tutte a Sant’Elena, Sisto V, nel 1587, concedeva un’indulgenza era posta sul petto accanto ad alcuni grani di collana66. Di mo-
a tutti quelli che alla loro morte avessero portato addosso una nete più antiche usate come pendagli si tratta anche nel caso
tale moneta, soprattutto a coloro che in vita avessero combat- di quelle provenienti, sempre assieme ad altri oggetti personali,
tuto contro gli infedeli59. Questo evento sta a dimostrare come dalla sepoltura 116 di Romans D’Isonzo in Friuli, risalente al
ancora in epoca moderna alle monete venissero accordate VII secolo67. A Parma, invece, su dieci deposizioni scavate in
particolari virtù escatologiche e può spiegare le ragioni che Via Pellico, quattro hanno restituito, oltre a qualche oggetto
indussero a dotarne due inumazioni di San Lorenzo a Cerreto. di corredo di tipo longobardo, delle monete bucate, di cui una
In particolare, il quattrino lucchese del XVI secolo, deposto risalente addirittura ad età romano-repubblicana68. Come nel
assieme al prete dopo il 1852, trova una giustificazione alla luce caso della moneta della tomba del Battistero69, è possibile che
della suddetta bolla papale, in assenza della quale la moneta quella di Via Riorbico sia stata scelta per il suo legame con il
risulterebbe quantomeno sorprendente in associazione ad un passato e soprattutto per il richiamo al grande difensore del
esponente della chiesa60. Cristianesimo, Costantino I. In questa prospettiva è verosimile
Un desiderio di protezione sembra celarsi anche dietro alla che la moneta abbia assunto una funzione protettiva o devozio-
monetina in bronzo di probabile età costantiniana rinvenuta, as- nale70, essere dunque stata impiegata al posto delle medagliette
sieme ad una brocca d’argilla e a otto grani di collana, nella tom- che si diffusero soprattutto dal XVI secolo in poi71.
ba di epoca longobarda di Via Riorbico a Fiesole61. Gli elementi A proposito del pensiero e delle superstizioni che dovettero
di corredo suggeriscono che ci troviamo di fronte alla sepoltura dare origine all’uso di monete forate, è opportuno dedicare una

56
MAETZKE 1948, pp. 69-70. Per la moneta e gli altri oggetti contenuti 62
PEDUTO 1995, pp. 311-318.
nella tomba cfr. nota 32. 63
Una moneta forata del III-IV secolo, non meglio identificabile, è stata
57
Giovanni Crisostomo, Ad illuminandos catechesis, II 5, 49-240 (cit. an- rinvenuta, in contesti rimescolati, anche negli scavi condotti nel Battistero
che in MAGUIRE 1997, p. 1040): «Τί ἄν τις εἴποι περὶ τῶν ἐπῳδαῖς καὶ περιάπτοις di Firenze: cfr. GALLI 1916b, p. 206. L’uso di portare al collo delle monete
κεχρημένων, καὶ νομίσματα χαλκᾶ Ἀλεξάνδρου τοῦ Μακεδόνος ταῖς κεφαλαῖς καὶ τοῖς appositamente forate e abbinate ad altri elementi di collana, interpretati come
ποσὶ περιδεσμούντων». Sin dal III secolo ad Alessandro Magno veniva attribuito “pendagli-amuleti”, è attestato anche in epoche precedenti. Si vedano ad esempio
un valore apotropaico. Il suo ritratto veniva riprodotto non solo sui gioielli le sepolture messe in luce all’Università Cattolica di Milano: cfr. PERASSI 2001,
ma anche sui capi d’abbigliamento. Numerosi sono i ritrovamenti di monete p. 111. Cfr. inoltre quanto esposto in EAD. 1999, pp. 53 ss.; EAD. 2011, pp. 223
di Alessandro forate. Sull’uso della moneta come talismano in epoca romana: ss.; EAD. 2011a, pp. 271 ss.
cfr. PERA 1993, pp. 347 ss. PERASSI 2011a, pp. 225-227 e nota 9; EAD. 2011a, 64
Un esempio di quest’utilizzo è documentato a Romans d’Isonzo, dove
pp. 269-270 tende invece ad escludere che le monete indicate da Giovanni le monete forate, trovate all’altezza della fossa iliaca, dovevano fare parte della
Crisostomo siano effettivamente tali e preferisce pensare a «oggetti metallici guarnizione della cintura. Si trattava di un follis di Costantino, di un AE3 di
monetiformi». Graziano e di altre monete bronzee di IV secolo illeggibili: cfr. AA.VV. 1989,
58
GELICHI 1981, p. 455. Una situazione simile si è potuta identificare anche pp. 65-68.
a San Giorgio in Poggiale (BO), dove una moneta di epoca imperiale è stata 65
D’ANGELA 1995, p. 237. Simili i ritrovamenti svizzeri: cfr. HELMIG 1999,
rinvenuta in mano ad un individuo seppellito in età bassomedievale (ibid., p. p. 250.
458, nota 25), ed a Basilea, dove da una tomba tardomedievale proviene un 66
GALLI 1912, p. 352.
asse dimezzato di Augusto o Tiberio: cfr. HELMIG 1999, p. 280. PERASSI 2010, 67
AA.VV. 1989, pp. 65-68.
p. 147, nota 81 riporta inoltre la notizia del ritrovamento di monete di III-IV 68
MORELLI 1995, p. 174.
secolo assieme ad altre bassomedievali in un’inumazione individuata negli scavi di 69
Cfr. supra nota 46.
Piazza Marconi a Cremona. L’autrice riferisce invece alla terra di riempimento il 70
Sull’impiego del cristogramma nel mondo della superstizione e della
denario di Adriano rinvenuto in una tomba altomedievale di Filattiera (ibid.). magia si veda quanto rilevato da MAGUIRE 1997, pp. 1037-1038. Maguire
59
In realtà, il nucleo conteneva coniazioni di Teodosio, Valentiniano III, sottolinea inoltre la funzione protettiva, sia in termini temporali che spirituali,
Marciano, Leone, Giustino, Giustiniano, Tiberio II Costantino, Maurizio, Foca dell’immagine dell’imperatore riportata sulle monete: ibid., p. 1039. A questo
ed Eraclio: cfr. TRAVAINI 2007, pp. 203-240; EAD. 2008, pp. 173 ss. proposito possono essere menzionate le monete rinvenute nelle sepolture che,
60
QUIRÒS CASTILLO 1996, pp. 424-425; MILANESE, BALDASSARRI 2000, p. spesso bucate, recano una croce o un’immagine forse ritenuta sacra. Sulle
270. L’altra moneta, un provisino del senato romano risalente al XIV secolo, era monete forate si veda il recente studio di PERASSI 2011b, pp. 257-315. Sull’uso,
posto accanto al ginocchio sinistro di una donna sepolta tra il 1733 e il 1852. anche in epoca moderna, di portare monete forate al collo cfr. PERASSI 2011a,
61
Tomba 24: cfr. MELUCCO VACCARO 1971, pp. 24-25; VON HESSEN 1971, pp. 223 ss., 228.
pp. 48-49; ARSLAN 2005, nr. 7674. 71
Per la zona di Lucca cfr. ad esempio CIAMPOLTRINI, SPATARO 2011.

341
NOTE E DISCUSSIONI

breve riflessione ad un altro manufatto, un dischetto di bronzo, circolavano comunemente in città a quell’epoca81. A sostegno
anch’esso bucato, emerso durante lo scavo di una sepoltura di dell’ipotesi che quella della tomba 7 di Piazza del Duomo possa
Via Richa a Firenze72. Data la presenza del foro, la sua desti- rappresentare una testimonianza del tempo può forse essere
nazione doveva essere simile a quella delle monete sottoposte tratta la moneta stessa la cui datazione tra il 674 e il 685 sembra
al medesimo trattamento. Dischetti analoghi, bucati o meno, avvicinarsi, più delle altre contenute nelle tombe dell’epoca, al
sono attestati anche in altre tombe tardoantiche ed altomedievali momento dell’estremo saluto82. È tuttavia possibile, che l’ico-
della penisola73. L’assenza del foro ne determina evidentemente nografia della moneta consenta di intravvedere una sua doppia
un uso diverso, ma è probabile che il loro significato intrinseco funzione, correlabile a quel ruolo protettivo di cui si è già parlato
in realtà non cambi. Pur non potendo attribuire a tali oggetti sopra. Gli studi condotti da Maguire83 hanno dimostrato in modo
una precisa connotazione rituale, è verosimile che essi venissero eloquente come nel corso del Medioevo la moneta, privata del suo
affidati alla terra per le loro virtù apotropaiche come espressione valore economico, venisse considerata un oggetto benaugurale, in
di quella credenza popolare secondo la quale gli spiriti maligni grado di dare protezione a colui che ne era in possesso. Le sue virtù
non erano in grado di introdursi negli oggetti tondi74. potevano essere ricondotte alla figura dell’imperatore che vi era
L’indagine sulle monete nelle tombe di età altomedievale, ha ritratto, anche se la sua identità veniva a volte confusa. Il mezzo
permesso di constatare come queste siano quasi tutte in qualche follis di Costantino IV rinvenuto nella tomba 7, potrebbe dunque
modo dotate anche di elementi di corredo. Tra queste si distingue essere stato impiegato non soltanto per la raffigurazione del busto
però una delle tre sepolture messe in luce in Piazza del Duomo dell’imperatore che caratterizza il suo diritto, ma soprattutto per
a Pisa. Qui, la moneta, un mezzo follis di Costantino IV, era l’iconografia del rovescio, dove il simbolo della croce potrebbe
incastonata in una pietra della tomba posta presso la testa dell’inu- avere indotto a confondere le figure di Eraclio e Tiberio con quelle
mato75. Questa posizione, affatto casuale dal momento che vi era di Costantino il Grande ed Elena.
stato scavato un apposito foro, ricorda in un certo senso l’usanza Per un periodo piuttosto lungo, coincidente con i secoli
praticata nelle catacombe romane dove, nella calce che chiudeva centrali dell’Altomedioevo, la documentazione archeologica to-
i loculi, venivano spesso infissi degli oggetti di uso personale, tra scana rivela una sostanziale mancanza di monete all’interno delle
i quali vi erano anche delle monete76. Se queste sono talora state deposizioni. Restano dei dubbi su quando la pratica rituale venga
interpretate in chiave di obolo di Caronte77, è possibile che nel sospesa e sul fatto se l’affermazione di Andrea Saccocci, secondo
caso di Pisa vi siano elementi per potere avanzare anche un’altra la quale non è «affatto documentata la possibile sopravvivenza
ipotesi, più vicina all’idea di ‘moneta memoria’ proposta per oltre il VII secolo di pratiche comprendenti la deposizione rituale
quelle ritrovate nelle tombe dei santi78. Si tratta di un concetto di monete»84, possa essere condivisa. C’è d’altra parte da chiarire
diffuso nell’antichità classica79, che si riscontra però ancora nel se le loro attestazioni in tombe di epoca carolingia riflettano la
rinascimento quando, al posto delle monete, venivano gettate nelle reminiscenza di una tradizione locale o se possa invece trattarsi
fondamenta di una struttura di nuova costruzione delle medaglie di consuetudini sopravvissute presso altre comunità, nel qual
coniate appositamente per l’occasione80. È già stato rilevato da caso la loro presenza in Toscana potrebbe essere dovuta alla
Lucia Travaini che le ragioni di tale costume possono essere state morte accidentale del proprietario durante il transito attraverso
molto diverse a seconda del periodo storico, ma l’idea di memoria questa terra. A tale proposito va preso atto del fatto che, laddove
era certamente ancora diffusa quando fu costruita la Torre del disponiamo di attestazioni monetali controllabili, osserviamo
Mangia a Siena; in quell’occasione furono offerte esplicitamente soltanto l’impiego di denaro straniero, come quello di Carlo
«per memoria di detta torre» delle monete che probabilmente Magno battuto nella zecca di Tours associato alla donna sepolta
a San Genesio85. Data l’incertezza della notizia attorno al ritro-
vamento di una moneta carolingia in una sepoltura fiorentina,
72
MAGI 1929, pp. 150-154.
messa in luce in Via Giuseppe Richa durante una campagna
73
Probabilmente si tratta però di monete talmente consunte da non essere di scavo svolta nel 192886, va valutata l’ipotesi che il denaro
identificabili. Si vedano ad esempio gli oggetti di Trieste, Palazzo Sartorio, definiti francese rappresenti ormai un’eccezione alle usanze dell’epoca.
«piccoli tondelli, con diametro inferiore a 8 millimetri e un peso di 0,4-0,2 gram- Lo sembrerebbe testimoniare lo stesso scavo di San Genesio,
mi» (CALLEGHER 2010, pp. 308-311, 6/11, nnr. 36-37), i due dischetti in bronzo da dove le numerose deposizioni a fossa terragna e a cassa di epoca
una tomba infantile di Varigotti (SV) (MANNONI, MURIALDO, GAGLIARDI 2005,
pp. 29-30; ARSLAN 2005, nr. 3410), i 39 tondelli della tomba VI di San Ciriaco- carolingia non sembrano avere restituito contesti paragonabili a
Mezzocammino presso Roma (FORNARI 1916, p. 135), quelli della necropoli di quello sopra descritto87. Prive di alcun genere di corredo sono
Sant’Ilario ad Bivium di Colle Maiorana a Roma (FIOCCHI NICOLAI 1988-1989, ad esempio anche le sei sepolture di avanzato VII-VIII secolo,
pp. 71-102; ARSLAN 2005, nr. 3149); quelli della catacomba di San Senatore ad messe in luce nella chiesa San Ponziano a Lucca88.
Albano (MARTORELLI 1992, pp. 70-97, ARSLAN 2005, nr. 2820) e gli 11 dischetti
forati della necropoli di S. Giovanni Battista a Nurachi (OR) (CALOMINO 2008,
p. 435; ARSLAN 2005, nr. 5609; PERASSI 2011b, p. 262).
74
PERA 1993, p. 349; PERASSI 1997, p. 52. 81
TRAVAINI 2004, p. 170 e bibliografia ivi citata; ma anche EAD. 2007a,
75
ALBERTI, BALDASSARRI 1999, pp. 371-375. pp. 265-266. Forse l’AE3 del terzo quarto del IV secolo inglobato nella malta
76
Si pensi ad esempio alla catacomba del Senatore ad Albano: cfr. dell’arco di finestra dell’edificio cimiteriale di Pianabella a Ostia aveva uno
MARTORELLI 1992, pp. 70-97. Possono inoltre essere menzionati i casi della scopo simile: cfr. SPAGNOLI 1993, p. 251. Una funzione augurale è stata proposta
moneta longobarda inserita nella malta della tomba del VII secolo di San anche per alcune monete trovate nelle fosse di fondazione delle murature e nelle
Zenone a Campione d’Italia, e i penny inglesi deposti tra le pietre della tomba fughe dei pavimenti bassomedievali di via Facchini a Pisa: cfr. BALDASSARRI
di Adelaide d’Angiò nella chiesa di Notre-Dame de Corheta in Francia: cfr. 2004, pp. 157-158.
TRAVAINI 2004 p. 71 e bibliografia ivi citata. 82
Si veda ad esempio la tomba 6 di Piazza Duomo a Pisa che ha restituito
77
D’ANGELA 1983, pp. 322-323. un nummus di bronzo di Giustiniano: cfr. ALBERTI, BALDASSARRI 1999, pp.
78
PICCINNI, TRAVAINI 2003, pp. 92-93; TRAVAINI 2004, pp. 162-163; EAD. 371-373.
2009, pp. 30 ss. e bibliografia citata. Una ricerca concentrata sulle tombe dei 83
MAGUIRE 1997, pp. 1037-1054.
santi in Italia settentrionale è stata condotta da SACCOCCI 1999, pp. 82-96. 84
ESPOSITO et al. 2010, p. 148.
79
Per una sintesi sull’uso antico di porre monete nelle fondamenta degli 85
CANTINI, BUONINCONTRI, SERUGERI 2009, p. 258; CANTINI 2009a, p.
edifici e sul significato: cfr. PERASSI 2001, pp. 102-103 e bibliografia ivi citata. 458; ID. 2009b, p. 119; ID. 2010, p. 98.
80
Cfr. ad esempio quanto riportato da SACCOCCI 2004, pp. 71-83 alle 86
MAGI 1929, V, s. VI, p. 151; ARSLAN 2005, nr. 7698.
note 39 e 40. Sull’argomento si veda anche TRAVAINI 2007, pp. 220-225; EAD. 87
CANTINI 2010, p. 97.
2007a, pp. 272-274. 88
CENNI 2006, p. 95.

342
NOTE E DISCUSSIONI

fig. 1 – Monete in tomba (IV-XV secolo).

Grafico 1 – Gruzzoli attestati nelle sepolture della Toscana centro-set- Grafico 2 – Gruzzoli deposti intenzionalmente nelle sepolture della To-
tentrionale tra il IV e il XV secolo. scana centro-settentrionale tra il IV e il XV secolo. Il grafico contempla i
ritrovamenti di: Fiesole (FI), piazza Mino, T3 e T4; La Quota presso Talla
(AR); San Miniato (PI), chiesa di San Genesio; Capolona, San Martino a
Caliano Sopr’Arno (AR); Loro Ciuffenna (AR), chiesa di S. Miniato; San
Gimignano (SI), territorio; Lucca, duomo, tomba di San Regolo.

Di particolare interesse si rivela la posizione del numerario


francese di San Genesio che, deposto accanto all’omero sinistro
della donna, aveva già indotto l’autore dello scavo ad ipotizzare
che il mancato recupero fosse dovuto al fatto che la moneta
potesse essere nascosta nella manica della veste89. Questa teoria
potrebbe trovare un’interessante conferma in una fonte tarda ma
significativa: i registri contabili quattrocenteschi dell’ospedale di
Santa Maria dei Battuti di Treviso che ci forniscono un quadro

Grafico 3 – Monete singole (max. 2) attestate nelle sepolture della


Toscana centro-settentrionale tra il IV e il XV secolo. 89
CANTINI 2010, p. 98.

343
NOTE E DISCUSSIONI

dettagliato dei nascondigli usati dalle persone ivi ricoverate e di grande interesse: il primo riguarda la sostanziale coincidenza
decedute. Apprendiamo così, che a volte il denaro, sfuggito ad tra la sospensione del costume di dare in dote delle monete ai
un primo esame degli indumenti, veniva in seguito ritrovato defunti e l’interruzione della circolazione di monete di nuovo
cucito nelle maniche90. Se dunque quest’interpretazione è cor- conio il cui afflusso, nella Toscana centro-settentrionale, ripren-
retta, è evidente che la presenza della moneta rinvenuta nella de timidamente nel X secolo e si afferma soltanto nel corso di
tomba assume un significato del tutto diverso da quello rituale, quello successivo101. Il secondo aspetto concerne invece la quan-
caricandosi di un valore di casualità che pare connotare anche tità di monete deposte in tomba dal X secolo in poi, quando i
alcuni dei ritrovamenti monetali bassomedievali, specialmente ritrovamenti documentano il ripetuto uso di ripostigli funerari
quando caratterizzati da veri e propri gruzzoli, come ad esem- di entità più o meno consistente.
pio quelli trecenteschi della donna di Volterra91 e del defunto Malgrado manchino indicazioni puntuali su un piccolo
della chiesa di San Ponziano a Lucca92. La presenza del denaro nucleo monetale ritrovato a Firenze nel XVIII secolo, le zecche
di Tours, se messa in relazione a quello più tardo di Carlo il di provenienza delle tre monete, due denari di Pavia e un penny
Calvo (864-877) della zecca di Orleans trovato nel medesimo d’argento di Æthelstan, re del Wessex, sembrano indicare che il
sito93, ad altri due dei duchi di Normandia (XI secolo) della loro proprietario fosse uno straniero vissuto e morto nel X secolo
chiesa di S. Ponziano94 e a quelli di Provins e Troyes raccolti a lontano da casa102. L’evidenza numismatica, la cui consistenza
Borgonuovo95, assume una connotazione precisa le cui ragioni ricorda quella del gruzzolo dell’area “Galli Tassi” a Lucca, messo
vanno ricercate nella posizione geografica del centro lungo la a sua volta in relazione con un pellegrino di ritorno da Roma103,
Via Francigena. indica un interramento dovuto a disattenzione piuttosto che
È tuttavia stato notato che, a fronte di una sostanziale rarità un seppellimento volontario. L’associazione di valute estere e
di denari di epoca carolingia negli scavi della penisola, una italiane cronologicamente coerenti tra loro, suggerisce pertanto
percentuale consistente proviene proprio da contesti tombali96. l’intervento di un fattore di casualità in seguito a morte in terra
Osservando i ritrovamenti di Laerru (SS), quelli di Mosciano S. straniera dove nessuno sospettava che, tra le vesti, potesse essere
Angelo (TE)97, di Ventimiglia (IM)98, di Mola di Monte Gelato nascosto del denaro104.
(RM)99, rileviamo – come d’altronde a San Miniato – la presenza In una sorte simile sembra essere incorso anche il proprietario
di una, al massimo di due monete date in accompagnamento al del gruzzolo ritrovato fortuitamente durante delle ricerche di
defunto100. Ma è proprio la tomba infantile di Mola di Monte superficie svolte nel 2008 all’interno dell’area della Pievaccia
Gelato a fugare ogni dubbio sull’intenzionalità del gesto, che a di Capannoli. La concordanza cronologica dei 32 pezzi battuti
mio avviso non può quindi essere esclusa nemmeno per la se- soprattutto in Toscana, ma anche in Umbria, nelle Marche ed in
poltura toscana. L’esiguità numerica dei denari è probabilmente Emilia e il loro accordo con il flusso monetale della regione nel
da mettere in relazione al loro alto valore, che non legittimava Trecento avanzato, hanno fatto considerare l’ipotesi di un teso-
il gesto di deporli comunemente in tomba. Sembra, però, che retto costituitosi nella Toscana meridionale e sepolto negli anni
in casi eccezionali a questo criterio si potesse contravvenire e settanta del XIV secolo. Benché non si sia trovata la sepoltura, si
che questo avvenisse soprattutto quando si sentiva la necessità può dunque pensare di essere di fronte al gruzzolo di una persona
di affidare l’anima ad una particolare protezione, come riscon- deceduta fuori casa105: la zona di composizione, gli anni in cui
triamo appunto nel caso di donne e bambini. esso fu sotterrato e il suo mancato recupero suggeriscono che il
proprietario possa essere caduto vittima dell’ondata di peste che
3. VERSO IL BASSOMEDIOEVO: INTENZIONE colpì Siena nel 1374106 e che fosse proprio la paura di un contagio
O CASUALITÀ? a contenere il desiderio di frugargli tra gli abiti107.

Quantunque non sia chiaro quanto il silenzio delle fonti


archeologico/numismatiche sia dovuto ad un radicale muta- 101
DEGASPERI 2003, pp. 557-568; ROVELLI 2010, pp. 163 ss.
mento delle usanze funerarie, si possono osservare due fattori 102
ARSLAN 2005, nr. 7685; VANNI 2007, pp. 357-363; EAD. 2009, pp.
126-127, nr. 53.
103
ABELA, BIANCHINI 2002, p. 25. Di parere contrario è SACCOCCI 2006a,
pp. 73-90. Denari pavesi si sono rinvenuti anche a San Genesio (cfr. CANTINI
90
PIGOZZO 2005, pp. 161-162. 2008b, p. 88 e figg. 41, 42) e a Bagnoro nell’aretino (cfr. VANNI, ARSLAN
91
SACCOCCI 2010, pp. 63-77. 2006/07/08, pp. 135-140 che fanno un résumé dei ritrovamenti di denari pavesi
92
ID. 2006a, pp. 133 ss. in Toscana). Sulla circolazione dei denari pavesi nella penisola: cfr. MAETZKE
93
CANTINI 2007, p. 148; ID. 2008b, p. 81; CANTINI, BUONINCONTRI, 1993, p. 158; ROVELLI 1995, pp. 84 ss. Sulla presenza di monete anglo-sassoni
SERUGERI 2009, p. 258 (dall’area cimiteriale, ma non meglio specificato se di in Italia e la loro offerta alla chiesa di San Pietro a Roma: cfr. BLUNT 1986, pp.
provenienza tombale); ARSLAN 2005, nr. 7820. 159-169. Per il possibile ritrovamento ad Altopascio di un penny duecentesco
94
SACCOCCI 2006b, p. 131. cfr. SACCOCCI 2011, pp. 93-94.
95
Libertà Moriconi, Memorie istoriche sopra le Antichità di Lucca, ASL, 35, 104
Un destino analogo sembra essere toccato all’uomo che morì nei pressi di
pp. 333 e 330 cit. in CIAMPOLTRINI 1997, pp. 285 ss. Pontremoli (MS) assieme a 200 pennies inglesi del primo decennio del Duecento
96
TRAVAINI 2004, p. 165 e bibliografia citata. (cfr. GAMURRINI 1894, p. 309; TRAVAINI, ALLEN 2002, pp. 397-401) e quello
97
La tomba conteneva due denari di Carlo Magno: cfr. ibid. il cui peculio di denari inglesi dell’XI-XII secolo fu recuperato sul Gran San
98
ARSLAN 2005, nr. 75, 3445, 5590 e bibliografia citata. Bernardo (cfr. FERRERO 1894, p. 30).
99
Questa sepoltura, contenente le spoglie di un bambino, era corredata di 105
SACCOCCI 2010, pp. 63-77.
una moneta di papa Adriano III: cfr. TRAVAINI 2004, p. 165 e bibliografia citata. 106
LANGTON 1926, p. 137.
100
Fa eccezione la tomba di Santo Stefano Rotondo a Roma che recava 107
Accenniamo solo brevemente ai defunti di San Cerbone Vecchio a Po-
quattro monete papali antiquiores: cfr. TRAVAINI 2004, p. 165 e bibliografia ivi pulonia, la cui deposizione sconfina l’ambito cronologico da noi analizzato.
citata. Più complesso è invece il caso del gruzzolo di dodici monete recuperato Qui, all’interno di un sacello, furono trovati ammassati e sistemati, spesso in
probabilmente in una tomba di Luni, composto da denari delle seguenti zecche: posizione innaturale, numerosi defunti. Quest’evidenza, che fa pensare che
Duurstede in Olanda, Magonza in Germania, San Martino di Tours e Sens in essi furono man mano spostati per fare posto a nuove salme, rende più difficile
Francia, Milano e zecca incerta (cfr. BERTINO 1983, pp. 283-285). Non disponen- l’interpretazione delle monete ivi ritrovate. Si tratta di monete singole e di un
do di dati in merito al ritrovamento non ci è possibile sostenere se il peculio sia peculio, affidato alla terra dopo il 1563. Proprio quest’ultimo, identificato nella
stato deposto in tomba per motivi rituali, oppure se vi sia finito per disattenzione. parte sinistra del torace e contenente monete spicciole della prima metà del XVI
In entrambi i casi resta comunque probabile che il proprietario fosse una persona secolo, fa tuttavia pensare ad un gruzzolo racchiuso in un sacchetto nascosto in
di passaggio, forse un mercante in cammino lungo la Francigena. una tasca della veste: cfr. VANNI 2006, pp. 435-451.

344
NOTE E DISCUSSIONI

Sempre attorno a quegli anni dovette spegnersi anche l’uomo Michele alla Verruca115 e di quelle di San Vito a Calci. Infatti, anche
che, assieme al suo peculio, trovò l’eterno riposo in una fossa per la donna sepolta senza bara in una fossa cimiteriale comune di
terragna posta davanti all’altare maggiore della chiesa di San Calci, si è pensato ad una morte in seguito a contagio di peste o
Bartolomeo a Lucca108. Il gruzzolo, composto da 55 quattrini di malaria, morbi che proprio in quegli anni mietevano numerose
toscani, era posto a destra accanto alla cassa toracica e doveva vittime nella zona di Pisa116. Il gruzzolo di 27 monete spicciole
essere contenuto in un sacchetto di cuoio assieme ad una chia- delle zecche di Pisa, Milano, Genova e della Savoia, chiuso non
ve in ferro109. Sebbene l’ubicazione nella chiesa e la posizione più tardi del 1447, ha fatto ricollegare la scomparsa ai vari tipi di
davanti all’altare possano far pensare ad una deposizione di epidemie scoppiate attorno alla metà del XV secolo, un’ipotesi
particolare rilievo e giustificare un’ipotesi di rituale secondo un resa verosimile dallo strato di calce posto a chiusura delle tombe117.
concetto di testimonianza della “memoria” da parte dei fedeli, Tuttavia, il fatto che anche altri defunti fossero accompagnati da
resta tuttavia più probabile che, data la povertà della sepoltura, monete118 e soprattutto che le salme venissero consegnate alla terra
scavata semplicemente nella terra, e l’oblio cui andò incontro solo dopo essere state accuratamente vestite di lunghe camicie119,
alla fine del Quattrocento quando fu parzialmente asportata sembra stonare in un contesto di interramento casuale e rilanciare
per dare spazio ad un ossario, il nucleo monetale sia rimasto l’idea di un gesto devozionale120.
addosso al defunto per rispetto della persona o per timore di Se la quantità di denaro seppellito assieme ai suoi proprietari
contrarre qualche malattia110. nel XIV e nel XV secolo non deve suscitare particolare stupore
Un’analoga preoccupazione dovette essere all’origine del dal momento che è proprio in questo periodo che si segnala
mancato recupero dei tre gruzzoli, composti da centinaia di un deciso incremento di circolante sui mercati della Toscana
monete, custoditi tra le vesti di una donna sepolta a Volterra111. centro-settentrionale121, diverso è il problema riguardante alcuni
Stando alla documentazione numismatica, si è supposto che la ritrovamenti di gruzzoli tombali più antichi. I nuclei monetali
sua morte fosse avvenuta attorno alla metà del XIV secolo, una dell’XI e XII secolo trovati rispettivamente a San Gimignano, a
cronologia che è stata messa a sua volta in relazione alla grande San Martino a Caliano Sopr’Arno presso Capolona (AR), nella
peste del 1348. chiesa di San Miniato a Loro Ciuffenna (AR) e nella tomba di
In sostanza, disponiamo di un quantitativo non trascurabile San Regolo nel Duomo di Lucca, sembrano celare una conce-
di peculi tombali, ai quali se ne possono aggiungere altri, come zione di tutt’altro genere.
quelli della sepoltura bassomedievale del Duomo di Firenze112 e La collocazione del ripostiglio funerario a fianco al cranio
della donna di Pontremoli (MS)113, la cui presenza sembra essere del morto rinvenuto nel territorio di San Gimignano, induce
imputabile alla disattenzione dei seppellitori. Se in certe situazioni ad escludere che esso sia stato interrato casualmente. Sepolto
le notizie riportate in letteratura non sono sufficienti per formulare non prima dei decenni iniziali del XIII secolo, il gruzzolo
delle ipotesi adeguate – mi riferisco ad esempio ai nuclei monetali comprendeva esclusivamente coniazioni straniere tra le quali
trovati nella chiesa di San Giovanni Battista a Fivizzano114 – dob- prevalevano, accanto ad un dinar almohade, quelle spagnole del
biamo ammettere che in altre i contesti archeologici risultano XII secolo122. La composizione e l’occultamento intenzionale
di difficile interpretazione: è questo il caso delle tombe di San fanno pensare che il personaggio che perse la vita in questa
zona della Toscana, posta lungo la Via Francigena, fosse un
pellegrino proveniente dalla Spagna in viaggio verso Roma123.

108
ABELA 2006, p. 82.
109
Il gruzzolo era composto da 6 quattrini di mistura di Firenze (1340-1352),
1 quattrino senese (post 1351) e 48 quattrini pisani con aquila coronata (ca. 1365- 115
Nel caso della tomba 10 si tratta di una sepoltura a deposizione multipla.
1371): cfr. SACCOCCI 2006b, pp. 133 ss., dove l’autore propone che la chiusura Le sette monete sono state trovate in più strati di riempimento della medesima
del ripostiglio sia avvenuta attorno agli anni sessanta del Trecento. (US 1295, 1313, 1316) ed è stato ipotizzato che esse facessero parte di un unico
110
Il contesto ricorda in qualche modo quello del gruzzolo di monete del peculio sconvolto. Anche nel caso della tomba 6 non è del tutto chiaro in quale
XVI-XVII secolo, chiuso probabilmente in un contenitore di materiale depe- relazione i due piccioli pisani stessero con i resti del defunto (EAD. 2005, p.
ribile, rinvenuto nella tomba US 2 della cattedrale di San Martino a Lucca: cfr. 330). L’autrice ipotizza che le monete fossero semplicemente gettate sulle salme
PASSERA 2011, pp. 51-58. o nella terra di riempimento (p. 333).
111
Due gruzzoli, dei quali uno conserva i resti del contenitore in materiale 116
SAINATI 1871, p. 96 (per la malaria); MURATORI 1763, p. 230 (per la peste).
deperibile, erano collocati simmetricamente ai lati del bacino della defunta, 117
REDI et al. 1986, pp. 248-251.
un terzo era invece leggermente spostato e conteneva monete in mistura: cfr. 118
Lo scheletro 42 ha restituito una monetina del XIV secolo (inv. 8) collocata
ESPOSITO et al. 2010, pp. 145-146. Sulle modalità di nascondere i denari tra le presso la rotula sinistra. La posizione potrebbe indicare una tasca nascosta nei
vesti: cfr. PIGOZZO 2005, 160-161. calzoni. L’ubicazione “ad ovest” dell’inumato, dalla quale sembra potersi dedurre
112
La tomba nella quale fu rinvenuto il gruzzolo (tomba 78), era stata che la moneta era posta nei pressi delle estremità inferiori, rende più difficoltosa
tagliata nel pavimento messo in opera dopo il 1296. Le 22 monete, attribuibili l’interpretazione del denaro lucchese, databile al XII secolo avanzato, rinvenuto
soprattutto alle zecche di Firenze e di Pisa, ma anche di Perugia, Siena, Ferrara e in associazione allo scheletro 95 (inv. 6). Forse si può sospettare che la moneta
Padova, coprono un arco cronologico che si estende dal 1321 al 1374. Lo studio e fosse custodita dentro le calze, un tipo di nascondiglio testimoniato anche nelle
l’edizione delle monete sono affidati alla dott.ssa Franca Maria Vanni e ringrazio carte di Santa Maria dei Battuti di Treviso: cfr. PIGOZZO 2005, p. 161.
sentitamente il prof. Franklin Toker, autore dello scavo, per avermi gentilmente 119
REDI et al. 1986, p. 242.
voluto concedere una lettura in anteprima del lavoro. Per una prima indicazione 120
Di quest’opinione è TRAVAINI 2004, p. 72 e EAD. 2009, pp. 38-39, che
in merito al ritrovamento: cfr. BUERGER 1975, p. 194. legge nell’evidenza archeologica un gesto affettivo con un’offerta generosa.
113
Questo si data ai decenni finali del XV secolo. Composto da sei monete 121
DEGASPERI 2003, pp. 557-568; BALDASSARRI 2009, p. 667.
di basso potere liberatorio battute nelle zecche di Firenze, Lucca, Genova e 122
Il ripostiglio comprendeva un marabotino alfonsino di Alfonso VIII di
Bologna, il gruzzolo era collocato presso l’ala iliaca destra. La sua composizione Castiglia (1158-1214), dieci o dodici denari di Alfonso II d’Aragona battuti a
non si discosta dalla circolazione monetale dell’epoca nella zona e la posizione Barcellona (1162-1196) e un dinar di Abū-Ya‘qūb Yūsuf I, di zecca almohade
sembra indicare che fosse nascosto tra le pieghe del tessuto. Sul ritrovamento sconosciuta (563-580 H/1168-1184). Cfr. SACCOCCI 2005, p. 143, n. 21bis;
cfr. BALDASSARRI 2007, pp. 4-13. ARSLAN 2005, nr. 7815.
114
ANDREAZZOLII et al. 2003, p. 194; BALDASSARRI 2007, p. 9. Un accenno ad 123
Monete spagnole di Toledo, Salamanca, Murcia e della Navarra sono state
un altro peculio deposto dopo la metà del XIV secolo e scoperto a Santa Maria rinvenute anche più a sud a Podium Bonizi (Poggibonsi), sito ubicato lungo lo
di Montescudaio si trova in EAD. 2009, p. 667. Si tratta complessivamente di stesso percorso della Via Francigena, dove si è potuta rilevare una circolazione
tre monete, saldate insieme e attualmente non ancora restaurate. L’unica moneta monetale internazionale: cfr. CICALI 2007, p. 254; CAUSARANO 2009, pp. 129-149.
per ora riconoscibile è un picciolo di Pisa della metà del XIV secolo. Ringrazio Monete spagnole e musulmane sono inoltre attestate per i pellegrini che sostavano
vivamente la dottoressa Monica Baldassarri per la notizia fornitami. a Siena tra il XIV e il XV secolo: cfr. PICCINNI, TRAVAINI 2003, pp. 131, 139.

345
NOTE E DISCUSSIONI

Le caratteristiche e le modalità di deposizione del gruzzolo ci tempo più tardi, nella chiesa dei SS. Giovanni e Reparata a Lucca
portano tuttavia a valutare anche un’altra ipotesi che include viene nascosto un boccaletto in ceramica pieno di denari pisani
un rapporto con la Sardegna, posta all’epoca sotto l’influsso e lucchesi131; da non trascurare è infine l’evidenza oltremare, in
delle repubbliche marinare di Pisa e Genova. Tra l’VIII e il XII particolare un ripostiglio composto da duecento denari d’ar-
secolo non sono rari i ritrovamenti di moneta araba nell’iso- gento lucchesi, rinvenuto a Sassari nel 1878132.
la124 e il circolante aragonese, comune soprattutto dopo la sua Non sappiamo quale fosse la ragione che spingeva il gruppo
conquista da parte della dinastia spagnola125, vi poteva in realtà parentale a deporre quantità di monete assieme al familiare
entrare anche prima grazie ai circuiti commerciali aperti dai spirato, ma la loro tipologia, priva di alcuna legenda o simbolo
pisani e dai genovesi. Il defunto di San Gimignano fa riflettere interpretabili a mio avviso in chiave cristiana, induce a pensare
su un’origine locale dell’uomo i cui interessi erano volti verso che l’iconografia c’entrasse poco con la loro funzione nella tom-
i mercati del Mediterraneo occidentale, ma non consente di ba. Potrebbe invece trattarsi, contrariamente a quanto aveva già
respingere l’idea che si trattasse di un mercante venuto dalla tentato di scoraggiare papa Gregorio Magno133, del saldo di un
Sardegna, isola dove il seppellimento intenzionale di monete è pegno: un pagamento che, in conformità ai mezzi economici
documentato ripetutamente fino a epoche recenti126. del defunto, consentiva di sdebitarsi con la natura nel momento
Tuttavia, il nucleo monetale di San Gimignano non sembra della morte, secondo un concetto espresso da Freud nelle sue
rappresentare un caso isolato in Toscana. Racconta Gamurrini Considerazioni attuali sulla guerra e la morte134. Fatto sta, che
alla fine del XIX secolo, che un gruzzolo di una «trentina di questo fenomeno sembra essere concentrato in un periodo
denari in argento, … lucchesi del tempo degli Ottoni verso la piuttosto circoscritto, coincidente con gli anni immediatamente
fine del mille»127 fu trovato accanto alla testa di un morto sep- successivi al volgere del millennio, e non si manifesta più nei
pellito nell’antico cimitero della chiesa di S. Martino a Caliano secoli a seguire.
sopr’Arno presso Capolona (AR). Sebbene non si possa escludere Diverso è invece il caso del tesoretto di diciotto denari,
che l’uomo sepolto assieme ai suoi averi non fosse autoctono, deposto nel XII secolo in un cilindretto metallico nella tomba
la provenienza delle monete fa propendere per una sua origine di S. Regolo nel Duomo di Lucca135. Esso trova una sua ragio-
locale. Sull’intenzione del gesto non sembrano esserci dubbi e ne nell’usanza attestata almeno dall’XI secolo la quale, con la
il ritorno in questo periodo alla deposizione di gruzzoli più o deposizione di spiccioli di basso valore nelle tombe dei santi,
meno consistenti è attestato anche dal vasetto pieno di monete aveva lo scopo di testimoniare il momento delle esequie oppure
d’argento rinvenuto in un contesto tombale messo in luce pres- quello della riesumazione della salma136. La composizione del
so la chiesa di S. Miniato, posta tra Loro Ciuffenna e Monte nucleo, comprendente 17 denari lucchesi e uno veneziano,
Marciano in Valdarno. È sempre il Gamurrini ad informarci sembra rispecchiare la circolazione locale dell’epoca e permette
che del ripostiglio si erano conservate 107 monete, identificate di condividere l’ipotesi di Andrea Saccocci secondo la quale, i
a loro volta come denari lucchesi128. Il contenitore delle monete, denari prelevati da quelli donati dai fedeli, venivano probabil-
rigido e fragile, non fa pensare ad una persona di passaggio sep- mente scelti in base ad una percentuale per zecche in modo da
pellita casualmente a S. Miniato, fatto che avvalora l’ipotesi che rispettare il valore delle offerte137.
l’interramento di nuclei monetali anche di una certa consistenza Del tutto particolare è invece il contesto di ritrovamento della
rientrasse in una prassi diffusa a livello locale129. Se da un lato moneta deposta alla morte di Santa Zita. Il corpo della santa
stupisce la grande quantità di monete sepolte con il defunto, lucchese, deceduta nel 1278 e canonizzata nel 1695, si è con-
va d’altra parte rilevato come le attestazioni di grossi gruzzoli servato in forma di mummia naturale ed è attualmente esposto
di denari lucchesi si ripetano proprio a cavallo del millennio: nella cappella Fatinelli della basilica di San Frediano a Lucca. Nel
ad esempio, nell’XI secolo si assiste all’occultamento di un’olla corso degli esami radiologici condotti sulla mummia poté essere
in ceramica contenente 245 denari di Ottone III ed Enrico II individuata, nella porzione vestibolare sinistra, la presenza di una
presso la chiesa di Santa Cristina a Bolsena (VT)130; qualche
131
VANNI, PALLECCHI 1992, pp. 221-225.
132
ARSLAN 2005, nr. 5785 e bibliografia citata. Questo nucleo monetale
124
SACCOCCI 2005, p. 143, nrr. 4, 9-10, 14, 18-21; ARSLAN 2005, nrr. 5510, non crea in realtà alcuna sorpresa dal momento che prima dell’introduzione
5515 (Cagliari). delle coniazioni genovesi e pisane l’isola si serviva soprattutto di denari luc-
125
Cfr. MEC 1998, pp. 410-413 e bibliografia ivi riportata. chesi: cfr. MEC 1998, pp. 288-289, 410 e bibliografia ivi citata; BALDASSARRI
126
Si vedano ad esempio il denaro di Genova, il piccolo di Pisa del XIV 2009, pp. 665-669. L’uso di conservare delle monete in contenitori ceramici è
secolo e il soldino di Venezia di Agostino Barbarigo (1486-1501) usati come attestato anche nel Meridione, ad esempio a Cassibile in provincia di Siracusa,
moneta d’accompagnamento nel cimitero di Posada in Sardegna. A Posada, la dove un ripostiglio di oltre quattrocento quarti di dinari arabi e normanni,
moneta era posta sulla testa del defunto: cfr. SANCIU 1989, p. 54; MEC 1998, p. occultati attorno al 1075, fu ritrovato in un piccolo vaso di ceramica sigillato
405; MARTORELLI 2003, p. 308. Possono infine essere menzionate le monete in da uno strato di piombo: cfr. BALOG 1980-1981; TRAVAINI 1995, pp. 31 e 364;
mistura del XIII secolo collocate sull’osso frontale degli inumati delle tombe 19 MEC 1998, p. 416, nr. 22; ARSLAN 2005, nr. 6240. A volte si usavano anche
e 36 della necropoli di San Simplicio: cfr. PANEDDA 1952 pp. 127-128. contenitori di materiale diverso come nel caso dei «vasi di piombo con dentro
127
GAMURRINI 1894, p. 311; ARSLAN 2005, nr. 7614. quantità di medaglie d’oro con conio di Sant’Elena e dal rovescio una Croce»
128
GAMURRINI 1894, p. 309. rinvenuti sull’Aventino subito dopo la metà del XVI secolo: cfr. ID. 2005, nr.
129
A questo proposito vorrei menzionare la presenza di due sepolture messe 3058; TRAVAINI 2007, p. 217.
in luce in Piazza del Duomo a Firenze, rispettivamente dotate di un vaso in 133
Papa Gregorio Magno sosteneva che non si dovevano dare soldi per espiare
ceramica, che GALLI 1916a, pp. 90-91, 115 attribuisce ad epoca barbarica. In le proprie colpe, dal momento che la giustizia divina non era in vendita: cfr.
realtà, la forma del paiolo raffigurato nella figura 14 a sinistra, sembra ricondurci GREGORIO MAGNO, Ammonizioni, 21, cap. XX.
ad un’epoca più recente, da inquadrarsi non prima della fine del X secolo. La 134
Sigmund Freud, Considerazioni attuali sulla guerra e la morte (titolo ori-
presenza del paiolo vuoto in tomba, la cui cronologia sembra pertanto coinci- ginale «Zeitgemässe über Krieg und Tod» pubblicato la prima volta in «Imago»,
dere con quella dei vasi in ceramica con monete, potrebbe dotare il recipiente 4, 1915. Ediz. italiana Newton Compton Testi, n. 17, 1976, pp. 16-43).
di una valenza diversa da quella di semplice contenitore, forse di protezione 135
MACRIPÒ 1995, p. 33.
contro il maligno come aveva già ipotizzato PEDUTO 1995, pp. 311-318. Non 136
Sulle offerte alle tombe dei santi, lasciate direttamente dai pellegrini: cfr.
è però escluso che il vaso dovesse contenere delle essenze aromatiche, secondo PICCINNI, TRAVAINI 2003, pp. 92-93; TRAVAINI 2004, pp. 168 ss.; sul fenomeno
una consuetudine attestata in Puglia, ma soprattutto in Francia. Per alcune di documentare la deposizione con monete si veda lo studio incentrato sull’Italia
considerazioni in merito cfr. ARTHUR et al. 2005, pp. 192-193. settentrionale condotto da SACCOCCI 1999, pp. 82-96.
130
STEVENSON 1880, p. 267; ARSLAN 2005, n. 2865. 137
Ibid., pp. 92-93.

346
NOTE E DISCUSSIONI

moneta, dai margini erosi, del diametro di 1,5 cm circa138. La cui la circolazione monetale era ridotta al minimo – rinvenuto
posizione, che richiama la pratica dell’obolo di Caronte diffusa nella sepoltura di San Genesio. Come a Pontremoli, anche in
dell’antichità classica139, trova delle stringenti analogie nelle quel caso la morte era avvenuta in un centro situato lungo la Via
numerose, pressoché coeve, sepolture messe in luce nel Salento. Francigena e la valuta in tomba era di origine francese.
Oggetto di particolare attenzione è stato il cimitero di Apigliano Nella discussione, gli archeologi impegnati a Pontremoli
(Martano, LE), dove gli scavi condotti da Paul Arthur hanno fanno notare come il grado di consunzione del franco di Carlo V
potuto appurare come tutti i defunti di epoca angioina recassero fosse tale da fare pensare ad un suo uso prolungato, ipotizzando
una moneta in bocca140. Nell’analizzare questa prassi, che egli che fra una deposizione e l’altra, attribuite a membri del gruppo
ipotizza essere propria di un nucleo di persone immigrate dai pontremolese, vi fosse passato poco tempo147. Nulla sembra
Balcani, lo studioso ricorda come tale pratica si protraesse in però permettere di respingere l’idea che il franco avesse potuto
Croazia almeno fino al IX secolo, come attorno al X-XI secolo circolare ancora per qualche tempo dopo che la sua coniazione
dovesse essere comune in Macedonia e come in Slovacchia e in era ormai stata sospesa. In tal caso le due sepolture potrebbero
Romania fosse attestata ancora tra il tardo X e gli inizi del XII essere contemporanee e i segni di prolungata attività di deam-
secolo. In Tulcea (Romania) essa sarebbe documentata ancora bulazione individuati sui calcagni dell’individuo maschile della
nel XVI secolo, mentre a Mykonos, fino agli inizi del XX secolo tomba US 2038, peraltro simili a quelli dei defunti messi in
si sarebbe usato introdurre nella bocca delle salme dei piccoli luce nelle tombe 2122 e 2044148, rendono suggestiva l’ipotesi
frammenti ceramici, della grandezza di una moneta, sui quali era che ci troviamo di fronte ai resti di un gruppo di pellegrini che
stata incisa una croce141. Non conosciamo i motivi che spinsero si muovevano a piedi lungo la Francigena.
coloro che allestirono le esequie ad introdurre una moneta in Ritengo che le evidenze archeologiche di Pontremoli non
bocca di Santa Zita, ma mi sembra pressoché certo che la sua lascino molti dubbi sull’intenzione dei seppellitori di abbando-
presenza vada interpretata nei termini di un gesto intenziona- nare alla terra le salme con una moneta, probabilmente di loro
le, forse in qualche modo legato all’impegno caritatevole nei appartenenza. Ma la frequenza con cui ricorrono le segnalazioni
confronti dei poveri per il quale ella si era distinta nel corso di ritrovamenti monetali in contesti funerari in questo lembo
della sua vita. di terra al confine con la Liguria – mi riferisco ad esempio ai
Anche nel caso delle inumazioni messe in luce presso ritrovamenti della pieve di Saliceto a Pontremoli ed a quelli
l’Ospedale medievale di San Giovanni a Pontremoli, il contesto della chiesa di San Giovanni Battista a Fivizzano149, cui possono
archeologico descritto dai responsabili della ricerca consente di forse essere aggiunti quelli di S. Caprasio di Aulla150 – solletica
condividere la loro opinione in merito ad un comportamento l’idea che qui, anche in tempi recenti, la deposizione monetale
consapevole dei seppellitori, che preferirono non separare i in tomba non fosse semplicemente la conseguenza di una di-
morti dalle monete che probabilmente erano loro appartenute strazione, ma l’effetto di un gesto intenzionale.
in vita. Due dei cinque defunti ivi messe in luce, che dovevano
essere avvolti in un sudario, erano dotati rispettivamente di una 4. CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE
moneta d’oro francese. L’uomo sepolto nella tomba US 2038
aveva con sé un franco di Carlo V il Saggio (1365-1380), rinve- Riassumendo i risultati dell’analisi fin qui condotta, possiamo
nuto esternamente al bacino subito ad ovest dell’ileo sinistro142. asserire che, qualora sia possibile parlare di un gesto volontario
La donna della fossa US 2119 era invece corredata di uno scudo della deposizione monetale in tomba, questo si può esprimere
d’oro alla corona di Carlo VI, di una tipologia databile tra il in una gamma di modalità che lasciano spazio ad interpretazioni
1380 e il 1389, raccolto all’interno del bacino143. e soluzioni diverse. Questa circostanza sottintende che ogni
Se escludiamo il tesoretto rinvenuto nella tomba di San ritrovamento va analizzato singolarmente151 e contestualizzato
Quirico all’Olivo di Lucca, finitovi probabilmente per motivi all’interno dell’ambito culturale e della sfera sociale di cui è
che esulano da credenze e devozione144, la presenza di monete espressione.
auree in tomba non sembra trovare dei confronti nel territorio Le sepolture alto- e bassomedievali toscane dotate di monete
da noi indagato145. Si tratta infatti di numerari di ben altro valore non hanno restituito elementi adeguati per poterle interpretare
rispetto a quelli spiccioli che si ritrovano deposti intenzional- in termini di una continuazione dell’obolo di Caronte. Benché
mente o meno nelle tombe dell’epoca e che riportano alla mente i ritrovamenti tombali siano quasi sempre accomunati dalla
il denaro di epoca carolingia146 – molto prezioso in un periodo in presenza di monete di piccolo taglio, del tipo usato normal-
mente per gli scambi commerciali quotidiani, mancano di
fatto testimonianze dal chiaro richiamo al rito antico, come
138
FORNACIARI et al. 1997, pp. 280-285.
quelle appoggiate sulle palpebre che, secondo un uso attestato
139
Apprendiamo dagli Scholia Vetustiora che ancora nel IV secolo d.C. gli nell’antichità classica e diffuso ancora presso i Germani152,
ateniesi usavano collocare una moneta in bocca affinché la persona scomparsa dovevano servire ad evitare lo sguardo gelido e forse malevolo
non restasse senza mezzi. Nella penisola italiana questa consuetudine, attestata del defunto153; a parte il caso di Santa Zita, che presenta una
ripetutamente nel corso della Tardantichità, ad esempio nella tomba 14 della curiosa fusione tra cristianesimo e reminiscenze paganeggianti,
necropoli di Pianabella di Ostia (SPAGNOLI 1993, p. 255), e a Milano nello scavo
svolto presso la Cattolica (GELICHI, NEPOTI 1990, pp. 548-549, PERASSI 2001, mancano però soprattutto le attestazioni di monete poste nella
pp. 109-110), si protrae ben oltre i secoli dell’Altomedioevo (vedi note 3 e 4). bocca della persona deceduta che la tradizione riportata dagli
140
Cfr. riferimenti alla nota precedente.
141
ARTHUR 2005, pp. 79-81.
142
DADÀ et al. 2006, p. 145.
143
Ibid., p. 159 nota 87. 147
DADÀ et al. 2006, p. 154 e nota 60.
144
Cfr. supra nota 9. 148
Ibid., p. 161.
145
A parte quelle d’oro forate per essere usate come gioielli – mi riferisco 149
Cfr. supra note 113 e 114.
alle monete delle tombe barbariche – esistono fuori regione dei casi in cui per 150
ARSLAN 2006, p. 199.
la deposizione venivano scelti nominali di alto valore. Tra quelli più eclatanti 151
Questo concetto era già stato espresso da CANTILENA 1995, pp. 165-177
può essere citata la tomba di Childerico a Tournai che ne conteneva ben 87. e PERASSI 1999, p. 65.
Cfr. PERASSI 2011b, pp. 258-259. 152
THÜRY 1995, p. 21 e bibliografia ivi citata.
146
Si vedano le considerazioni esposte supra. 153
PERASSI 1997, p. 43.

347
NOTE E DISCUSSIONI

autori antichi sin dal V secolo a.C. riferisce esplicitamente al Come hanno dimostrato gli studi condotti in materia155,
prezzo da pagare per il traghettamento verso l’aldilà. alla moneta era attribuita la facoltà di proteggere e di donare
Nel corso del millennio preso in esame al fine di ottenere un la speranza di una salvezza. L’affermazione riportata in esergo a
quadro che rispecchiasse lo sviluppo diacronico delle deposizio- questo lavoro, presa in prestito dal Commentarii ad Pontificale
ni, si è potuto osservare come col tempo si modificasse lo schema Romanum156, esprime in maniera eloquente il pensiero che,
della procedura, come potessero convivere prassi diverse, come ancora nel XVIII secolo spingeva determinate persone, contra-
il rito potesse essere oscurato per poi ricomparire a distanza di riamente agli orientamenti della chiesa157, a porre cinque monete
secoli sotto forme nuove che in realtà ne ricordano altre molto sul petto dei morti per proteggerli dai malefici.
più antiche. Così, la consuetudine tardoantica di affidare i pro- Resta da domandarsi, come mai le spoglie mortali affidate alla
pri cari alla terra corredandoli di somme di denaro più o meno protezione delle monete, non soltanto quelle medievali ma anche
consistenti, si riduce nei primi secoli dell’Altomedioevo ad una quelle antiche158, rappresentino una netta minoranza rispetto a
dotazione minima che prevede una moneta singola, usanza de- quelle che ne sono prive. Credo che la risposta vada cercata nelle
stinata anch’essa ad esaurirsi con l’avvento dei secoli centrali del parole degli antichi stessi che, a più riprese, si prendono gioco di
Medioevo. La sorprendente ricomparsa e diffusione di gruzzoli coloro che, ingenuamente, credono agli spiriti dell’oltretomba159.
sepolcrali agli albori del Bassomedioevo, dopo il lungo periodo Insomma, anche ai tempi in cui il corredo monetale era all’apice
di silenzio delle fonti, ha infine rimarcato il problema della della sua diffusione, non tutti erano convinti delle sue facoltà
distinzione tra gesti intenzionali e fattori legati alla casualità. apotropaiche, una convinzione che, rivisitata in chiave cristiana,
Che le monete deposte in tomba fossero valute in circola- dovette affermarsi sempre più nei secoli a seguire.
zione oppure no, che l’interesse nei loro confronti fosse legato
alla rarità, all’antichità o ancora alla loro iconografia, la varietà
di espressioni rituali cela in realtà, nella maggior parte dei casi,
anche in tempi diversi e secondo concezioni più o meno legate MAGUIRE 1997, pp. 1037-1054.
155

CATALANI 1740, p. 268.


156
alla superstizione piuttosto che alla fede, una necessità ancestrale 157
«Caveant parochi, ne semplices homines, quicquam in feretro, aut in demortui
riconducibile ad un desiderio di protezione e sostegno di fronte manibus ponant, quod superstitionem redoleat» recitava un passo del sinodo di
ad un evento ineluttabile che per l’uomo è sempre stato fonte Arezzo del 1597 riportato in D’ANGELA 1983, p. 90.
di inquietudine. È il momento della verità, della resa dei conti, 158
Si veda ad esempio la necropoli di Via Marche a Pisa, sviluppatasi tra la fine
del II e il V secolo: delle circa 194 sepolture solo 23 hanno restituito un corredo.
del saldo dei debiti, come ci insegnano appunto gli exempla Tra queste si contano soltanto 5 inumazioni, riferibili soprattutto al III secolo,
medievali154. in cui si è potuta rilevare la presenza di monete. Nessuna moneta era contenuta
nelle poche deposizioni databili attorno al VI-VII secolo che recavano invece altri
tipi di corredo (chiodi in ferro e oggetti di uso personale come fibbie, armille e
154
In particolare quello del monaco che, deceduto, durante il suo viaggio verso bracciali, spilloni, coltelli). Cfr. COSTANTINI 2007-2008, pp. 149-168.
l’aldilà viene fermato da un gigantesco obolo simboleggiante un debito contratto 159
Cfr. ad esempio CIL VI, 14672, Z. 14 e Giovenale, Satire, II, 149-152 cit.
in vita. Al monaco fu concesso di tornare per saldare tale pendenza: TUBACH 1969, in THÜRY 1995. Per i diversi pensieri in merito alla concezione della vita dopo la
p. 123, no. 1496c cit. in TRAVAINI 2004, p. 181; EAD. 2007a, p. 270. morte in epoca romana cfr. quanto riportato da PERASSI 1999, pp. 44-45.

Luogo di ritrovamento Tomba Datazione tomba Numero di monete Posizione moneta Datazione monete Bibliografia
Fiesole (FI), piazza
T3 IV-V sec. d.C. 12 ignota IV sec. d.C. DE MARCO 1981, p. 61; ID. 1997, p. 214, nota 16.
Mino
Fiesole (FI), piazza
T4 IV-V sec. d.C. 250 ignota IV sec. d.C. ID. 1981, p. 61; ID. 1997, p. 214, nota 16.
Mino
La Quota presso Talla “numerose”-
V secolo testa V secolo GAMURRINI 1894, p. 309.
(AR) indefinibile
San Miniato (PI),
SK 198 V secolo 1 arti inferiori non indicata CANTINI 2008a, p. 248.
chiesa di San Genesio
San Miniato (PI),
VI secolo 6 non indicata IV-VI secolo ID. 2007, p. 148.
chiesa di San Genesio
San Miniato (PI),
VI secolo non indicato non indicata V-VI secolo Ibid., p. 148.
chiesa di San Genesio
Firenze, battistero età barbarica 1 mano sinistra età costantiniana GALLI 1916a, pp. 194, 201, 208.
Firenze, Por Santa Maria T3 età barbarica 1 non indicata periodo di Augusto MAETZKE 1948, pp. 69-70.
MELUCCO VACCARO 1971, pp. 24-25; VON HESSEN 1971, pp. 48-
Fiesole (FI), via Riorbico T15 epoca longobarda 1 non indicata non definibile
49; ARSLAN 2005, nr. 7674.
monetina bronzea
Fiesole (FI), via MELUCCO VACCARO 1971, pp. 24-25; VON HESSEN 1971, pp. 48-
T24 epoca longobarda 1 non indicata perforata (epoca
Riorbico 49; ARSLAN 2005, nr. 7674.
costantiniana?)
Pisa, piazza del
1 VII secolo 1 non indicata non definibile BRUNI 1994, pp. 668.
Duomo I
Pisa, piazza del
T6 epoca longobarda 1 primo strato di riempimento Giustiniano I (527-565) ALBERTI, BALDASSARRI 1999, pp. 371-375.
Duomo II
Pisa, piazza del
T7 epoca longobarda 1 pietra presso la testa Costantino IV (654-685) Ibid., pp. 371-375.
Duomo II
Firenze, via Giuseppe Altomedioevo (età Altomedioevo (età
1 1 non indicata MAGI 1929, V, S. VI, p. 151; ARSLAN 2005, nr. 7698.
Richa carolingia?) carolingia?)
San Miniato (PI), epoca carolingia (786- CANTINI, BUONINCONTRI, SERUGERI 2009, p. 258; CANTINI 2010,
altomedievo 1 omero sinistro
chiesa di San Genesio 814) p. 98.
ARSLAN 2005, nr. 7685; VANNI 2007, pp. 357-363; EAD.
Firenze X secolo? 3 non definibile X secolo
2009, pp. 126-127, N. 53.

tab. 1 – Monete in tomba della Toscana centro-settentrionale (IV-XIX secolo) (segue).

348
NOTE E DISCUSSIONI

Luogo di ritrovamento Tomba Datazione tomba Numero di monete Posizione moneta Datazione monete Bibliografia
Capolona, San
Martino a Caliano XI secolo? ca. 30 testa ca. fine 1000 GAMURRINI 1894, p. 311; ARSLAN 2005, nr. 7614.
Sopr’Arno (AR)
Loro Ciuffenna (AR),
107 in vaso 1005-1125? GAMURRINI 1894, p. 311.
chiesa di S. Miniato
Calci (PI), chiesa di
fossa 7, scheletro 95 1 ovest dello scheletro 1005-1125 REDI et al. 1986, pp. 248-251.
San Vito
San Gimignano (SI),
XII secolo? Almeno 12 monete testa XII secolo SACCOCCI 2005, p. 143, nr. 21bis; ARSLAN 2005, nr. 7815.
territorio
Lucca, duomo, tomba
fine XII-inizi XIII secolo 18 cilindretto metallico XII secolo MACRIPÒ 1995, p. 33.
di San Regolo
Lucca, chiesa di San
Frediano, cappella tomba di Santa Zita 1278 1 porzione vestibolare sinistra ? FORNACIARI et al. 1997, pp. 280-285.
Fatinelli
Pontremoli (MS),
1210-1220 ca. 200 non definibile inizi XIII secolo GAMURRINI 1894, p. 311; TRAVAINI, ALLEN 2002, pp. 397-401.
Mignegno
Volterra (PI), chiesa di
T2 metà XIV secolo? centinaia ai fianchi del bacino XIV secolo ESPOSITO et al. 2010, pp. 145-146.
S. Michele in Foro
Vicopisano (PI),
GELICHI et al. 2003, PP. 29-30; BALDASSARRI 2003, p. 49; EAD.
monastero di San T6 prima metà XIV secolo 2 non definibile prima metà XIV secolo
2005, p. 330.
Michele alla Verruca
Vicopisano (PI),
GELICHI et al. 2003, pp. 29-30; BALDASSARRI 2003, p. 49;
monastero di San T10 (collettva) US 1295, 1313, 1316 inizi XV secolo? 7 non definibile metà XIV-inizi XV secolo
EAD. 2005, p. 330.
Michele alla Verruca
US 1649 ante 1260 1 non definibile 1180-1220 ca.
Vicopisano (PI),
T16 US 1631 metà XIV secolo 2 non definibile 1318-1350 ca.
monastero di San GELICHI et al. 2003, p. 30; BALDASSARRI 2005, p. 330-331.
(collettiva)
Michele alla Verruca US 1630 fine XIV-inizi XV secolo 2 non definibile 1369-1406
Firenze, chiesa di
T78 fine XIV secolo 22 non indicata 1321-1374 BUERGER 1975, p. 194; VANNI c.s.
Santa Reparata
Capannoli (PI), pieve
seconda metà XIV secolo? 32 ignota seconda metà XIV secolo SACCOCCI 2010, pp. 63-77.
di San Giusto a Padule
Montescudaio, abbazia
seconda metà XIV secolo? 3 non indicata metà XIV secolo
di Santa Maria
Lucca, chiesa di
S. Ponziano (S. tomba 8, inumato 432 XIV secolo 55 a destra della cassa toracica XIV secolo ABELA 2006, p. 82; SACCOCCI 2006a, pp. 133 ss.
Bartolomeo)
Pontremoli (MS), esternamente al bacino,
ospedale di San tomba US 2038 fine XIV secolo 1 subito a ovest dell’ileo 1365-1380 DADÀ et al. 2006, pp. 152-154.
Giovanni sinistro
Pontremoli (MS),
ospedale di San tomba US 2119 fine XIV secolo 1 all’interno del bacino 1380-1422 (ma ante 1389) Ibid., pp. 152-154.
Giovanni
Fivizzano (MS), chiesa
di San Giovanni non indicata tardo XIV secolo non indicato non indicata tardo XIV secolo ANDREAZZOLI et al. 2003, p. 194; BALDASSARRI 2007, p. 9.
Battista
Calci (PI), chiesa di
fossa 7, scheletro 42 XIV secolo? 1 rotula XIV secolo REDI et al. 1986, pp. 248-251.
San Vito
Calci (PI), chiesa di
fossa cimiteriale comune post 1447 27 bacino prima metà XV secolo Ibid., pp. 248-251.
San Vito
Impruneta (FI), pieve
tomba 10 XV secolo 1/2 mano destra Età romana repubblicana GELICHI 1981, p. 455.
di Santa Maria
Lucca, chiesa di San
XV secolo 32 non indicata XV secolo CIAMPOLTRINI 1996, pp. 52-61.
Quirico all’Olivo
Pontremoli (MS),
tomba 9 fine XV secolo 6 ala iliaca destra terzo quarto XV secolo BALDASSARRI 2007, pp. 4-13.
pieve di Saliceto
Populonia (LI), San
T3 post 1557 1 non indicata 1538-1557 VANNI 2006, pp. 435-451.
Cerbone Vecchio
Populonia (LI), San
T2 post 1544 1 non indicata post 1544 Ibid., pp. 435-451.
Cerbone Vecchio
Populonia (LI), San
scheletro 9 post 1563 23 emitorace sinistro 1504-1563 Ibid., pp. 435-451.
Cerbone Vecchio
Fivizzano (MS), chiesa
ANDREAZZOLI et al. 2003, p. 194; BALDASSARRI 2007, p. 9; EAD.
di San Giovanni non indicata tardo XVI secolo non indicato non indicata tardo XVI secolo
2009, pp. 665-669.
Battista
Lucca, cattedrale di seconda metà XVI-XVII
Vano III, tomba US 2 terzo quarto del XVII secolo 23 (?) riempimento della tomba PASSERA 2011, pp. 51-58.
San Martino secolo
Cerreto (Pescia, PT), QUIRÒS CASTILLO 1996, pp. 424-425; MILANESE, BALDASSARRI
T6 1732-1852 1 ginocchio XIV secolo
chiesa di San Lorenzo 2000, p. 270.
Cerreto (Pescia, PT), QUIRÒS CASTILLO 1996, pp. 424-425; MILANESE, BALDASSARRI
T8 1852 1 non indicata XVI secolo
chiesa di San Lorenzo 2000, p. 270.

tab. 1 – Monete in tomba della Toscana centro-settentrionale (IV-XIX secolo).

349
NOTE E DISCUSSIONI

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pp. 137-362. SACCOCCI A., 2005, Ritrovamenti di monete islamiche in Italia conti-
PASSERA L., 2011, Le monete dalla US2 dello scavo 2001 degli ossari della nentale ed in Sardegna (sec. VII-XV), in Simposio Simone Assemani
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nianze da ‘sepolture murate’ tra Lucca e la Valdera (XVII-XVIII secolo), 137-149.
a cura di G. Ciampoltrini, C. Spataro, Bientina, pp. 51-58. SACCOCCI A., 2006a, Il ripostiglio dell’area “Galli Tassi” di Lucca e la
PEDUTO P., 1995, Osservazioni sul rito in epoca medievale, in Caronte. cronologia delle emissioni pavesi e lucchesi di X secolo, in Nella terra, nel
Un obolo per l’aldilà, a cura di R. Cantilena, «La Parola del Passato», tempo. Gli scavi archeologici nel complesso Galli Tassi di Lucca, a cura
50, nrr. 3-6, 1995 pp. 311-318. di G. Ciampoltrini, E. Abela, S. Bianchini, Lucca, pp. 73-90.

352
NOTE E DISCUSSIONI

SACCOCCI A., 2006b, Le monete: denari normanni (XI sec.) e ripostiglio VANNI F.M., PALLECCHI P., 1992, Ripostiglio di monete medievali, in La
di quattrini toscani (II metà XIV sec.), in In Silice. Lo scavo della Chiesa dei Santi Giovanni e Reparata in Lucca, dagli scavi archeologici
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pp. 131-150. VIGLIETTI C., 2007, 4. Evidenze numismatiche. 4.1. Età antica e al-
SACCOCCI A., 2010, Un piccolo ripostiglio di grossi, quattrini e denari tomedievale, in Firenze prima degli Uffizi, a cura di F. Cantini, R.
della seconda metà del XIV secolo dall’area di San Giusto a Padule Francovich, C. Cianferoni, E. Scampoli, Firenze, pp. 615-620.
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Itinerari archeologici fra Pisa e Volterra. Atti della Giornata di Studi Toscana. Le Necropoli, Studi XVIII, “La Colombaria”, Firenze.
(Peccioli, Centro Polivalente, 18 aprile 2009), a cura di G. Ciam-
poltrini, Peccioli, pp. 63-78.
Summary
SACCOCCI A., 2011, Le monete, in Altopascio. Lo Spedale, il Castello, la Early and Late Medieval coins found in Tombs in Northern and
Fattoria. Una storia archeologica, a cura di G. Ciampoltrini, Pisa, Central Tuscany.
pp. 91-94. For the past few decades the presence of coins in Medieval tombs
SAINATI G., 1871, Diario Sacro Pisano, Pisa. has sporadically attracted the interest of archaeologists, numismatists
SANCIU A., 1989, Posada, parte sole, le sepolture e le tombe, in Il subur- and historians who, in recent years have attempted to explain how this
bio delle città in Sardegna: persistenze e trasformazioni, Atti del III ancient pagan tradition, in a revised version with respect to its original
Convegno di studio sull’archeologia tardoromana e altomedievale significance, became a common practice also in Christian burials.
in Sardegna (Cuglieri, 28-29 giugno 1986), Taranto, pp. 51-57. Since in some areas of Italy this funerary practice was maintained up
SANPAOLESI P., 1975, Il Duomo di Pisa e l’architettura romanica toscana until recently, we thought it would be useful to examine the state of
delle origini, Pisa. research on the Middle Ages in northern and central Tuscany. Our
SCAMPOLI E., 2010, Firenze, archeologia di una città (secoli I a.C.-XIII research revealed that in central Italy the tradition of placing a coin
d.C.), Firenze. in the tomb continued sporadically for a very long period of time
SERAFIN PETRILLO P., 1993, La moneta come ornamento: gioielli mone- and that the practice was conducted in a variety of different ways up
tali antichi e moderni, in Moneta o non moneta, «Rivista Italiana di until the beginning of the modern era. For this reason we decided to
Numismatica», XCX, 1993, pp. 363-373. conduct a diachronic study that would enable us to determine the
SILVA R., 1979, Nuovi studi sugli scavi nella basilica di S. Frediano a continuity or interruption of the tradition and to clarify the cultural
Lucca, in Arte e Cultura artistica a Lucca, Pisa, pp. 3-18. transformations which occurred between the Early and Late Middle
SPAGNOLI E., 1993, Alcune riflessioni sulla circolazione monetaria in Ages.Although our analysis was not based on a systematic survey,
epoca tardoantica a Ostia (Pianabella) e a Porto: i rinvenimenti dagli it showed that the presence of coins in tombs was related to a very
scavi 1988-1991, in La storia economica di Roma nell’Alto Medioevo limited percentage of Early and Late Medieval tombs and that dif-
alla luce dei recenti scavi archeologici, a cura di L. Paroli, P. Delogu, ferent concepts could co-exist not only at the same site but within
Firenze, pp. 247-267. the same burial area. For this study we made use mainly of published
STEVENSON E., 1880, IX. Bolsena, «Notizie degli Scavi di Antichità», archaeological data which, unfortunately, was often incomplete and
1880, pp. 262-290. discontinuous and we first had to make the distinction between pri-
THÜRY G.E., 1995, Charon und die Funktionen der Münzen in römi- mary and secondary deposits. The coins were placed in the tombs in
schen Gräbern der Kaiserzeit, in Trouvailles monétaires de tombes, in many different ways and this fact made it possible to propose numer-
O.F. DUBUIS, S. FREY-KUPPER, G. PERRET (eds.), Actes du duxième ous interpretations which were often very different from each other,
colloque international du Groupe Suisse pour l’étude des trouvailles and range from facilitating the deceased in the afterlife to the use of
monétaires (Neuchâtel, 3-4 mars 1995), Lausanne, pp. 17-29. the tomb as a hiding place. We were able to observe that the procedure
TONDO L., ROSATI G., GAMBOGI P., 1987, Monete, tessere, medaglie, in changed over time and that different practices could co-exist. This
L’antico palazzo dei Vescovi a Pistoia. II**. I documenti archeologici, circumstance implies that every find must be analysed individually
a cura di G. Vannini, Firenze, pp. 669-679. and contextualized within the particular cultural environment and
TRAVAINI L., 1995, La monetazione nell’Italia normanna (Istituto Storico the social sphere of which it was an expression. Whether the coins
Italiano per il Medio Evo), Nuovi Studi Storici 28, Roma. placed in the tombs were currency still in circulation or obsolete,
TRAVAINI L., 2001, The Normans between Byzantium and the Islamic whether the interest in them was related to their rarity, their antiquity
World, «Dumbarton Oaks Papers», 55, 2001, pp. 179-196. or perhaps their iconography, the variety of ritual expressions in most
TRAVAINI L., 2004, Saints and sinners, «Numismatic Chronicle», cases reveals an ancestral need for protection and support in the face
CLXIV, 2004, pp. 159-181. of an inevitable event like death.
TRAVAINI L., 2007, La bolla numismatica di Sisto V, i riti di fondazione e
due monete reliquie a Milano, «Sanctorum», 4, 2007, pp. 203-240. Riassunto
TRAVAINI L., 2007a, Monete e storia nell’Italia medievale, Roma 2007. Da qualche decennio il fenomeno delle monete nelle tombe me-
TRAVAINI L., 2008, Les frontieres de l’éternité? Le cas d’un nom de monnaie: dievali richiama ciclicamente l’attenzione di archeologi, numismatici e
santalene, «Revue Numismatique», 164, 2008, pp. 169-183. storici che, in questi ultimi anni, hanno tentato di definire come l’antica
TRAVAINI L., 2009, Valori e disvalori simbolici delle monete: temi, pro- tradizione pagana, pur rivista nel suo pensiero d’origine, si sia diffusa
blemi, interpretazioni, in Valori e disvalori simbolici delle monete. I anche nel mondo cristiano.Dal momento che, in alcune zone della peni-
trenta denari di Giuda, Roma, pp. 13-59. sola, l’uso di questo rito funerario si è conservato fino ad epoche recenti,
TRAVAINI L., ALLEN M., 2002, A short cross hoard from near Pontremoli, si è ritenuto utile condurre un’indagine sullo status quaestionis della
1822, «Numismatic Chronicle», 162, 2002, pp. 397-401. Toscana centro-settentrionale in età medievale. La ricerca ha permesso
TUBACH F.C., 1969, Index Exemplorum. A handbook of Medieval Reli- di cogliere come anche nell’Italia centrale la tradizione della moneta in
gious Tales, Helsinki. tomba si sia protratta, pur episodicamente, per un periodo molto esteso
VANNI F.M., 2006, I reperti numismatici della cripta funeraria sotto la nel tempo fino a giungere, in una interessante varietà di espressioni, a
cappella in località San Cerbone Vecchio (Populonia – Livorno): un varcare le soglie dell’epoca moderna. Si è dunque cercato di svolgere uno
esempio di recupero monetale in tomba, «Temporis Signa», I, 2006, studio diacronico che consentisse di determinare continuità e frattura
pp. 435-451. di tale consuetudine e di mettere a fuoco le trasformazioni culturali
VANNI F.M., 2007, Ritrovamento monetale da Firenze in un manoscritto intercorse tra Alto- e Bassomedioevo. L’analisi, pur non fondandosi su
settecentesco, «Temporis Signa», II, 2007, pp. 357-363. una ricognizione sistematica, ha innanzitutto evidenziato come quello
VANNI F.M., 2009, La collezione delle monete di epoca post classica del- della presenza monetale riguardi una percentuale del tutto limitata delle
l’“Accademia Etrusca di Cortona”, Cortona. tombe alto- e bassomedievali e come diverse concezioni non soltanto
VANNI F.M., ARSLAN E.A., 2006/07/08, Un ripostiglio di X secolo dal potessero coesistere all’interno di un sito, ma perfino nella stessa area
territorio aretino, «Boletìn de Museo Arqueològico Nacional», sepolcrale. Usando soprattutto la documentazione archeologica edita,
2006/07/08, pp. 135-140. purtroppo lacunosa e discontinua, si è dovuto prima di tutto distinguere

353
NOTE E DISCUSSIONI

tra deposizioni primarie e secondarie. La sistemazione delle monete in va analizzato singolarmente e contestualizzato all’interno dell’ambito
tomba poteva avvenire in molti modi e questo ha permesso di proporre culturale e della sfera sociale di cui è espressione. Ma che le monete
numerose soluzioni interpretative, a volte molto diverse tra loro, che deposte in tomba fossero valute in circolazione o del tutto obsolete,
vanno dall’agevolazione della vita del defunto nell’aldilà all’uso della che l’interesse nei loro confronti fosse legato alla rarità, all’antichità o
sepoltura come nascondiglio. Si è potuto inoltre osservare come col ancora alla loro iconografia, la varietà di espressioni rituali cela nella
tempo si modificasse lo schema della procedura e come potessero con- maggior parte dei casi una necessità ancestrale di protezione e sostegno
vivere prassi diverse. Questa circostanza implica che ogni ritrovamento di fronte ad un evento ineluttabile come la morte.

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