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Direttore scientifico: Direttore scientifico:

Sandro Cappelletto Giulio Ferroni


1 volume di formato cm 29×33 1 volume di formato cm 29×33
XXIV+784 pagine XXVIII+857 pagine
68 saggi tematici e biografici 95 saggi tematici e biografici
65 Autori: 83 Autori:
illustri studiosi, grandi compositori e illustri studiosi e scrittori
protagonisti del mondo della musica Illustrazioni:
Illustrazioni: 80 pagine di tavole fuori testo con
80 pagine di tavole fuori testo con 6 suggestivi percorsi tematici trasversali:
7 suggestivi percorsi tematici trasversali: Immaginario cavalleresco,
Notazione, Strumenti musicali, Feste, Donne e letteratura, Scrittura e pensiero,
Luoghi della musica, Scenografia, I luoghi della letteratura,
Opera e libretti, Ritratti L’Italia fuori d’Italia
Indice finale dei nomi Indice finale dei nomi
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IL CONTRIBUTO ITALIANO
ALLA STORIA DEL PENSIERO

MMXV
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©
PROPRIETÀ ARTISTICA E LETTERARIA RISERVATA
ISTITUTO DELLA ENCICLOPEDIA ITALIANA
FONDATA DA GIOVANNI TRECCANI S.p.A.
2018

ISBN 978-88-12-00089-0

Stampa
ABRAMO PRINTING & LOGISTICS S.p.A.
Catanzaro

Printed in Italy
7 Letteratura 00 frontespizi_Contributo Letteratura 18/01/18 18:24 Pagina 5

ISTITVTO DELLA

ENCICLOPEDIA ITALIANA
FONDATA DA GIOVANNI TRECCANI

PRESIDENTE
FRANCO GALLO

CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE

VICEPRESIDENTI
MARIO ROMANO NEGRI, GIOVANNI PUGLISI

LUIGI ABETE, PAOLO AIELLI, DOMENICO ARCURI, GIAMPIETRO BRUNELLO,


MASSIMILIANO CESARE, PIERLUIGI CIOCCA, MARCELLO CLARICH, GIOVANNI DE GENNARO,
DANIELE DI LORETO, MATTEO FABIANI, LUIGI GUIDOBONO CAVALCHINI GAROFOLI,
MASSIMO LAPUCCI, MONICA MAGGIONI, MARIO NUZZO, GUIDO GIACOMO PONTE,
GIANFRANCO RAGONESI, DOMENICO TUDINI, FRANCESCO VENOSTA

DIRETTORE GENERALE
MASSIMO BRAY

COMITATO D’ONORE
GIULIANO AMATO, FRANCESCO PAOLO CASAVOLA, FABIOLA GIANOTTI,
TULLIO GREGORY, GIORGIO NAPOLITANO, PIETRO RESCIGNO

CONSIGLIO SCIENTIFICO
ENRICO ALLEVA, ANNA AMATI, LINA BOLZONI, IRENE BOZZONI, GEMMA CALAMANDREI, SILVIA
CANDIANI, LUCIANO CANFORA, ENZO CHELI, MICHELE CILIBERTO, ESTER COEN, ELENA CONTI,
SAMANTHA CRISTOFORETTI, JUAN CARLOS DE MARTIN, LUDOVICO EINAUDI, AMALIA ERCOLI
FINZI, LUCIANO FONTANA, RENZO GATTEGNA, EMMA GIAMMATTEI, CARLO GUELFI, FERNANDO
MAZZOCCA, MARIANA MAZZUCATO, MELANIA G. MAZZUCCO, ALBERTO MELLONI, ALESSANDRO
MENDINI, DANIELE MENOZZI, ENZO MOAVERO MILANESI, CARLO MARIA OSSOLA, MIMMO PALADINO,
GIORGIO PARISI, TERESA PÀROLI, GIANFRANCO PASQUINO, GILLES PÉCOUT, ALBERTO QUADRIO
CURZIO, FABRIZIO SACCOMANNI, LUCA SERIANNI, SALVATORE SETTIS, GIANNI TONIOLO,
VINCENZO TRIONE, CINO ZUCCHI

COLLEGIO SINDACALE
GIANFRANCO GRAZIADEI, Presidente; GIULIO ANDREANI,
FRANCESCO LUCIANI RANIER GAUDIOSI DI CANOSA
FABIO GAETANO GALEFFI, Delegato della Corte dei Conti
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IL CONTRIBUTO ITALIANO
ALLA STORIA DEL PENSIERO

LETTERATURA

Direttore scientifico
GIULIO FERRONI

DIREZIONE EDITORIALE

REDAZIONE ENCICLOPEDICA

RESPONSABILE
Monica Trecca

COORDINATORE DELLE ATTIVITÀ REDAZIONALI


Francesca R. Scicchitano

SEGRETERIA DI REDAZIONE
Mirella Aiello, Angela Damiani

PRODUZIONE E ATTIVITÀ TECNICO-ARTISTICHE

ART DIRECTOR
Gerardo Casale

ICONOGRAFIA
Tavole fuori testo: Marina Paradisi; Fabrizia Dal Falco, Anna Olivieri

PIANIFICAZIONE E PRODUZIONE
Gerardo Casale; Antonella Baldini, Graziella Campus
Magazzino: Fabrizio Izzo
Segreteria: Carla Proietti Checchi

Ha contribuito con un servizio editoriale adHoc srl (per la lavorazione e la revisione dei testi: Lulli Bertini,
Cecilia Causin, Marina Chiarioni, Sara Esposito, Manuela Maggi, Maria Isabella Marchetti)
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IL CONTRIBUTO ITALIANO
ALLA STORIA DEL PENSIERO

Letteratura
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Indice generale

xxiii Introduzione La lirica


di Giulio Ferroni Il romanzo
Opere
Bibliografia
La nuova letteratura volgare
3 Un grande «cominciamento» 34 Dante Alighieri
di Giulio Ferroni di Giulio Ferroni
La vita
11 La nascita della lirica volgare
Nascita dell’autore
di Donato Pirovano
La Vita nuova e la poesia d’amore
Tracce Le canzoni dottrinali e il Convivio
I trovatori e l’area nord-orientale della Le opere latine
penisola italiana La Commedia: fondazione della poesia
La Scuola siciliana europea
Dalla Scuola siciliana al Dolce stil novo La Commedia: la storia personale e il riscatto
Il Dolce stil novo del soggetto
Lirica comico-realistica La Commedia: l’invenzione della realtà
Opere La Commedia: oltre i limiti del liguaggio e
Bibliografia dell’esperienza
L’Inferno: l’irruzione del personaggio
21 La letteratura religiosa del tardo Il Purgatorio: nel corso del tempo
Medioevo Il Paradiso: suprema sfida al dicibile
di Franco Suitner Dante nel mondo
Poesia didattica del Nord Opere
Francesco d’Assisi, la lauda, la poesia lirica Bibliografia
La cultura, la predica, il racconto
La scrittura femminile 48 Francesco Petrarca
Opere di Amedeo Quondam
Bibliografia
La vita
Petrarca fondatore, rifondatore, innovatore
28 Letterature e lingue romanze nel Dal poema Africa alle Epystole
13° secolo La filosofia morale, la poesia bucolica, le
di Gaia Gubbini invettive
La lirica dei trovatori La costruzione del ‘modello’ Petrarca
Il romanzo antico francese Il poeta in lingua volgare e i petrarchisti
L’influenza delle letterature della Francia Opere
medievale sull’Italia del 13° secolo Bibliografia

XI
7 Letteratura 00 indice generale_Contributo Letteratura 14/11/17 12:30 Pagina XII

60 Giovanni Boccaccio 102 La letteratura laurenziana


di Roberta Morosini di Paolo Procaccioli
La vita Firenze nuova Atene
Dai fabulosi parlari del Filocolo alle novelle Al nuovo dal vecchio: il secolo della
del Decameron: per una teoria del racconto sperimentazione poetica
I modelli Il neoplatonismo di Ficino e il progetto
«Queste cose dicendo e udendo»: dal giardino politico di Lorenzo
alla ‘città’ Ombre e luce: gli ultimi anni e dopo il
Il mondo: la poetica del comico e dell’erotico- Magnifico
politico Bibliografia
La geografia letteraria e il Mediterraneo
L’invenzione del narrare: Boccaccio novelliere
della modernità 109 Napoli dagli Aragonesi al dominio
Bibliografia spagnolo
di Carlo Vecce
71 La tradizione novellistica L’umanesimo alfonsino
di Renzo Bragantini Tra latino e volgare
Il primo viceregno spagnolo
Incerti statuti di un genere di successo
Opere
Un’eredità di difficile amministrazione
Esperimenti quattrocenteschi Bibliografia
Il Cinquecento: tentativi toscani di
riappropriazione del prestigio novellistico 116 Sannazzaro e i generi pastorali
Il Cinquecento: narratori settentrionali ed di Matteo Palumbo
esperimenti tragici
In forma di provvisoria conclusione Un titolo
Bibliografia La tradizione
Pan e Orfeo
Natura e storia
78 L’immaginario cavalleresco
Dopo l’Arcadia
di Alessandro Giammei
Et in Arcadia ego
Paladini di ferro e di carta Opere
Eroi barbari in francese dal Meridione alle Bibliografia
Venezie
Carlo Magno principe di Firenze tra giullari e
umanisti 123 L’italiano e le altre lingue
Capolavori argentei di fama europea di Ivano Paccagnella
«Uomini da sarti» e cavalieri interstellari La codificazione bembiana
Opere Il latino
Bibliografia I dialetti
Webgrafia Scuola, predicazione
Sperimentalismo linguistico
Le lingue straniere
Ritorno all’antico e rinascimento dei
Espansione dell’italiano: le traduzioni
moderni
Bibliografia
87 Rinascimento per l’Europa
di Giulio Ferroni 132 Ludovico Ariosto
di Christian Rivoletti - Francesco Lucioli
95 La filologia e la poesia degli umanisti
La vita
di Italo Pantani
Follia e amore: la poesia lirica
Fondazione Realtà e letteratura nei capitoli in terza rima
Filologia Libertà e servitù tra lettere e Satire
Poetica e poesia Ironia e finzione nelle commedie
Appropriazione europea, trasformazione L’Orlando furioso e il suo percorso europeo
Opere verso la modernità
Bibliografia L’ironia della finzione nel Furioso

XII
7 Letteratura 00 indice generale_Contributo Letteratura 14/11/17 12:30 Pagina XIII

Il fantastico come metafora e come rinvio alla Il libro del Cortegiano: una forma del vivere
realtà per l’Europa dell’antico regime
Il fantastico di complicità Baldassarre Castiglione e la fatica di scrivere
Il paradossale gioco tra dimensione fantastica I dialoghi di Urbino
e verità psicologica Il Galateo di Giovanni Della Casa: una parola
Soggettivizzazione della narrazione, tecnica universale
digressiva e romanzo moderno Un libro di fortuna planetaria
Opere La civile conversazione in provincia
Bibliografia Ancora un grande libro europeo
Bibliografia
143 Niccolò Machiavelli
di Jean-Jacques Marchand 180 La lirica petrarchistica
La vita di Francesco Lucioli
I primi scritti politici Dalla lirica cortigiana alla lirica petrarchistica
Le opere politiche maggiori Caratteristiche di un fenomeno di massa
Lingua e stile La forma libro: canzonieri, raccolte e
Le opere teatrali antologie
Mandragola Atlante della lirica petrarchistica italiana
Clizia Italia settentrionale
Istorie fiorentine Italia centrale
Arte della guerra Italia meridionale
Opere minori in prosa e in poesia Opere
Le lettere Bibliografia
Fortuna delle opere fuori d’Italia
Le opere politiche
Le opere non politiche
187 Poetesse del Cinquecento
Opere
di Paola Cosentino
Bibliografia Due protagoniste: Vittoria Colonna e
Veronica Gambara
154 Francesco Guicciardini Intellettuali e cortigiane: Gaspara Stampa,
Veronica Franco, Tullia d’Aragona
di Emanuele Cutinelli-Rendina
Poetesse in primo piano, poetesse appartate
La vita Opere
Vicissitudini e fortuna di uno scrittore segreto Bibliografia
Un nuovo modello storiografico: la Storia
d’Italia
193 L’invenzione del teatro
Alle origini della scrittura europea dell’io:
i Ricordi di Marzia Pieri
Opere Pensare il teatro: la riscoperta dell’antico
Bibliografia La scrittura e la festa
Il montaggio della commedia
164 I trattati sull’amore e sulla donna Lo spettatore pagante
di Maria Luisa Doglio Bibliografia

«Ragionar d’amore» e «scrivere i ragionamenti


d’amore» 200 Teofilo Folengo
«Insegnare a innamorare» e «maestri d’amore» di Marco Faini
Accademia e «conclusioni amorose» La vita
I trattati sulla donna Le quattro redazioni delle Macaronee e il
Dignità e nobiltà d’animo: «lode», «accuse», macaronico
«difese» Il Baldus: temi e struttura
«L’instituzion delle donne» Folengo non macaronico
Bibliografia La fortuna europea di Folengo
Le Macaronee e il romanzo europeo
173 Dal Cortegiano alla Civil conversazione Opere
di Amedeo Quondam Bibliografia

XIII
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206 Pietro Aretino La nascita delle poetiche


di Irene Fantappiè La tradizione aristotelica
La cultura platonica
La vita La definizione dei generi letterari
Aretino irregolare e Aretino ‘autore di sé Le poetiche del Seicento
stesso come autore’ Opere
Aretino-Pasquino: la doppia maschera, il Bibliografia
doppio registro
I «volumi divoti» e i volumi «allegri»
Le Lettere di Aretino, imitatore di sé stesso, e 244 Giorgio Vasari e la letteratura
le ultime opere artistica
«Ho fatto trottare il [nome] mio fino in di Giorgio Patrizi
Turchia»: Aretino in Europa Alle origini della letteratura artistica
Gli anni 1556-59 e la nascita dello stereotipo Il modello delle Vite del Vasari
negativo
Letteratura e religione
Alternative al classicismo vasariano
Letteratura e politica Opere
Letteratura e morale/eros Bibliografia
Il 1741: la Vita di Pietro Aretino di
Mazzuchelli e la riabilitazione dell’autore 250 Torquato Tasso
Gli anni 1909-14: l’inizio dei nuovi studi di Franco Tomasi
Opere
La vita
Bibliografia
Tasso reale e Tasso immaginario: la
costruzione di un personaggio
Contraddizioni del moderno Teoria e prassi: le due stagioni della poesia
tassiana
215 Tra Manierismo e Barocco Antichi e moderni: l’Aminta
di Giulio Ferroni Antichi e moderni: il caso del poema eroico
Il bene e il male, ‘cielo’ e ‘inferno’: il
meraviglioso cristiano e la Liberata
221 L’Italia in Spagna, la Spagna in Italia
Tra ethos e pathos: il nuovo cavaliere tassiano
di María de las Nieves Muñiz Muñiz
L’eros e le forme del desiderio
I contatti tra Duecento e primo Quattrocento L’«eloquenza filosofica»: la poesia del secondo
L’epoca di Alfonso il Magnanimo Tasso
L’epoca dei re cattolici Una controversa riscrittura: la Gerusalemme
Il Secolo d’oro conquistata
Dal Settecento al Novecento Fortuna e traduzioni
Opere
Bibliografia
Bibliografia

229 Poligrafi e irregolari


261 Tragedie italiane
di Maria Cristina Figorilli
di Renzo Cremante
Erasmo, Agrippa, More: paradosso,
scetticismo, utopia La prima tragedia moderna in lingua volgare
Temi, forme, poetiche: l’estetica del capriccio Una grammatica della tragedia
e il serio ludere Dal testo alla scena
Ortensio Lando: le opere in volgare L’omologazione della tragedia nell’età della
Controriforma
Anton Francesco Doni e Niccolò Franco
Quei «trissineggianti poi versi modesti»
Irregolari di fine secolo: Tommaso Garzoni e
Giulio Cesare Croce Opere
Fortuna europea Bibliografia
Opere
Bibliografia 268 I grandi solitari: Bruno e Campanella
di Michele Ciliberto
236 Poetica e retorica tra Cinquecento e Vicinanza e lontananza
Seicento In sfida con il proprio tempo
di Giorgio Patrizi Eroi del pensiero

XIV
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Teatro del mondo e giorno del giudizio Dal profano al sacro: Marino poeta della
Dissimulazione e salvezza, dissimulazione e riforma cattolica
verità Artista italiano in una grande corte europea:
Il rapporto con il cristianesimo La Galeria e La Sampogna
La grande ferita Un «poema di pace» nell’Europa in fiamme
Opere di Giordano Bruno Marino e il marinismo nei Paesi europei
Opere di Tommaso Campanella Opere
Bibliografia Bibliografia

278 Paolo Sarpi 305 Giovan Battista Basile


di Pasquale Guaragnella di Roberto Gigliucci
La vita La vita
L’incontro con la cultura francese La ‘maschera’ italiana: due esempi estremi
L’‘occasione’ dell’impegno politico Il Cunto
L’Istoria del concilio tridentino e le relazioni Risonanze ed echi distorti in Europa
europee Opere
Il Trattato di pace et accomodamento Bibliografia
Le procedure della fama: epilogo
Opere 310 La Commedia dell’arte
Bibliografia di Piermario Vescovo
Dalle commedie dell’arte alla Commedia
285 Galileo Galilei dell’arte
di Andrea Battistini La diffusione del gusto teatrale all’italiana
fuori d’Italia
La vita
La tradizione figurativa e letteraria e la
La scoperta di nuovi mondi rinascita novecentesca
L’opera di proselitismo a favore del L’‘officina’ della Commedia dell’arte: gli
copernicanesimo attori autori
Nuove sfide: Il saggiatore Bibliografia
Un’opera «copiosa di molte novità»
Opere
Bibliografia
Entusiasmi e turbamenti della ragione
291 Barocco italiano 319 Nell’Europa dei lumi
di Roberto Gigliucci di Giulio Ferroni
Autopsia del Seicento letterario
Realismo e poesia 327 L’Accademia dell’Arcadia
Nuovi generi: il contributo italiano di Beatrice Alfonzetti
Ritardi italiani: la picaresca L’Arcadia: una rete transnazionale
Realismo e materialismo L’era di Crescimbeni
Ateismo: Don Giovanni L’Arcadia asburgica di Lorenzini
Classicismo barocco? Le arti a Roma fra Morei e Benedetto XIV
Oceano, mondi nuovi, infinità La seconda Arcadia: da Pizzi a Godard
Opere Bibliografia
Bibliografia
333 Giambattista Vico
298 Giovan Battista Marino di Andrea Battistini
di Quinto Marini La vita
La vita Un’equilibrata enciclopedia del sapere
Il rinnovamento della lirica: oltre il Un’antropologia tradotta in versi
petrarchismo e la misura rinascimentale Il principio genetico della conoscenza
Dalla lirica alla poesia per il potere: La scoperta della «comune natura delle
panegirici, epitalami, pamphlet nazioni»: la Scienza nuova

XV
7 Letteratura 00 indice generale_Contributo Letteratura 14/11/17 12:30 Pagina XVI

Dopo Vico: tensioni riformatrici degli 373 Libertini e cosmopoliti del


intellettuali meridionali Settecento
Opere di Alberto Beniscelli
Bibliografia
Natura, morale, religione
Luoghi, cosmopolitismo, mitografie libertine
340 Pietro Metastasio
Letteratura licenziosa e pensiero radicale
di Silvia Tatti
Bibliografia
La vita
La musica delle parole 380 Lorenzo Da Ponte
Da Vienna all’Europa di Giulio Ferroni
Modernità di Metastasio
Opere
La vita
Le Memorie
Bibliografia
Il librettista
Le nozze di Figaro
347 Carlo Goldoni Il Don Giovanni
di Valeria Tavazzi Così fan tutte
La vita Opere
Il mestiere del poeta di teatro Bibliografia
Il riformatore del teatro italiano
Realismo e trattamento delle passioni 385 Vittorio Alfieri
Sperimentalismo ed esotismo di Beatrice Alfonzetti
Goldoni librettista
La vita
Parigi: esilio o apertura europea?
Le tragedie o il linguaggio del giuramento
Teatro in stampa
Tragico vero/vero sublime
Goldoni e l’Europa
Il principe e il letterato
Opere
La Vita e il vuoto
Bibliografia L’eco di Alfieri
Opere
357 Carlo Gozzi Bibliografia
di Françoise Decroisette
La vita
Un’etica di convinzione Alla ricerca dell’unità
‘L’uomo tra’: l’inquietudine gozziana
397 Risorgimento e Romanticismo
L’‘istinto risibile’: la satira
di Giulio Ferroni
L’umorismo
Un’idea nuova di teatro
Immortalità o sopravvivenza? 405 Neoclassicismo e rivoluzione
Opere di Arnaldo Bruni
Bibliografia Epoca
Cultura e tipologie: traduzione, arte e
364 Gli illuministi lombardi e «Il Caffè» letteratura, ideologia
di Giorgio Panizza Arte e letteratura
Ideologia politica e letteraria
Pietro Verri e l’Accademia dei Pugni: una Il dibattito sulla mitologia
generazione alla ricerca di un nuovo ruolo Opere
Verso nuove forme di comunicazione: la scelta Bibliografia
del periodico
«Il Caffè» (1764-1766): modelli e innovazioni
Un periodico per gli «studi utili»
412 Ugo Foscolo
Parole e cose di Silvia Tatti
Per una letteratura italiana, cioè europea La vita
Opere Icona patria: una fortuna italiana
Bibliografia Bellezza e poesia: le magnifiche illusioni

XVI
7 Letteratura 00 indice generale_Contributo Letteratura 05/04/17 19:25 Pagina XVII

Cultura classica e orizzonte europeo 461 Risorgimento e letteratura


Un nuovo pensiero critico di Luca Beltrami
‘Foscolismo’ e ‘sternismo’
Opere Il pensiero politico
Bibliografia
Romanzo storico, memorialistica e autobiografia
Poesia, poema, novella in versi, teatro e
melodramma
422 I Romantici italiani Gli esuli e la letteratura italiana all’estero
di Matilde Dillon Opere
Europa, Italia Bibliografia
I manifesti
«Il Conciliatore» 468 Ippolito Nievo
Carlo Porta di Simone Casini
I generi
La vita
Opere
Naufragio e riemersione
Bibliografia
Alla ricerca di un decennio oscurato: gli anni
Cinquanta dell’Ottocento
430 Alessandro Manzoni L’invenzione europea di un personaggio
di Carla Riccardi italiano
La vita Dal ruralismo alla rivoluzione nazionale
Tra modelli della tradizione italiana e respiro Un pensiero politico maturo
europeo Opere
Idillio o epopea? Approccio alla Storia: un Bibliografia
itinerario europeo
Rinnovare la poesia 474 Francesco De Sanctis
L’impegno civile e politico nella letteratura di Paolo Orvieto
Alla ricerca di un genere comunicativo: la
riflessione teorica e la produzione tragica La vita
Rifondare il romanzo su basi europee De Sanctis mediatore della cultura europea
Opere De Sanctis e il realismo
Bibliografia Fortuna europea di De Sanctis
Opere
Bibliografia
442 Giuseppe Gioachino Belli
di Marcello Teodonio
La vita Verso una nuova letteratura nazionale
I sonetti in dialetto romanesco: l’Introduzione
e i temi 483 Sulla scena della modernità e
Echi in Europa, echi successivi dell’Europa
Opere di Giulio Ferroni
Bibliografia
489 La narrativa della nuova Italia
449 Giacomo Leopardi di Ugo Maria Olivieri
di Novella Bellucci
La formazione delle coscienze
La vita La generazione della nuova Italia
Una vita nei libri La narrazione della realtà
La lacerazione della modernità, ovvero la Le ‘piccole patrie’ tra Fogazzaro e De Marchi
«mutazione totale» dall’antico al moderno La crisi di fine secolo
L’officina della scrittura Bibliografia
Riso e malinconia
Il filo della poesia 496 Giovanni Verga
La fortuna europea del «malpensante»
Leopardi
di Carla Riccardi
Opere La vita
Bibliografia Tra avventura e feuilleton

XVII
7 Letteratura 00 indice generale_Contributo Letteratura 05/04/17 19:25 Pagina XVIII

Sperimentare generi diversi Il Rinascimento latino e il teatro come rito


Una nuova stagione: verso il laboratorio dei Dal palcoscenico francese agli scenari bellici
Malavoglia Il ripiegamento notturno nel mausoleo del
Un grande romanzo realista Vittoriale
La realtà non esiste Opere
Il teatro e il cinema Bibliografia
Opere
Bibliografia 535 Letteratura dialettale postunitaria
di Nicola De Blasi
504 Antonio Fogazzaro e la letteratura
I dialetti nel patrimonio letterario italiano tra
cattolica: 1878-1978 unità e molteplicità
di Giuseppe Langella La svolta postunitaria e Salvatore Di Giacomo
Fogazzaro e il Modernismo Uno spazio per i dialetti nella cultura e nella
Il santo e la riforma della Chiesa didattica
La reazione vandeana: l’ora dei ‘salvatici’ Il grande successo della ‘malerba dialettale’
Le conversioni del primo dopoguerra tra poesia e canzone
La letteratura del «Frontespizio» Fortune (alterne) del dialetto durante il
fascismo
Le sfide della secolarizzazione
Il Neorealismo nel cinema e nella letteratura
In principio era il Vangelo
Teatro e dialetto
Opere
Poesia in dialetto nel secondo Novecento
Bibliografia
Il dialetto nella prosa, nella storia linguistica
recente e in televisione
511 Giosue Carducci Il segno linguistico dei dialetti italiani nel
di Stefano Verdino mondo globale
La vita Opere
Operaio delle lettere nel nuovo Stato italiano Bibliografia
Scrittura plebea
Società borghese e tradizione letteraria Modernità come crisi
Custodia della lingua
Polemica e versi 547 Un secolo ‘lungo’, denso di scritture
Dispetto e tedio di Giulio Ferroni
L’udienza in Europa
Opere 557 Benedetto Croce
Bibliografia di Gennaro Sasso
La vita
518 Giovanni Pascoli
Dall’Estetica alla critica
di Niccolò Scaffai Croce e le ‘letterature’
La vita Dall’opera all’autore: la coerenza etica
L’opera poetica: unità e variazioni Giudizi estetici e aspetti etici
Stile e percezione Leopardi e la ‘tentazione’ autobiografica
Il fanciullino: etica, società, poetica L’armonia di Ariosto
Il ruolo del poeta Shakespeare
Tra Romanticismo e Simbolismo Il Barocco
Pascoli e il Novecento Croce, Goethe e Dante
Fortuna (e sfortuna) di Pascoli La poesia popolare
Opere Croce e la crisi della cultura europea
Bibliografia Opere
Bibliografia
526 Gabriele D’Annunzio
di Simona Costa 572 La lirica moderna
di Raffaele Manica
La vita
O rinnovarsi o morire Premessa
Nel segno di Nietzsche Antefatto

XVIII
7 Letteratura 00 indice generale_Contributo Letteratura 05/04/17 19:25 Pagina XIX

La generazione dell’Ottanta Esilio


Ermetismo L’altra voce
Virata verso inizio secolo Bibliografia
Dino Campana
Ritorno all’ordine? 613 Torinesi del Novecento
Nel frattempo: Umberto Saba (con parentesi di Giuseppe Zaccaria
su Sandro Penna)
Ritrosi alla vita: Clemente Rebora e La letteratura tra processo industriale e
Camillo Sbarbaro sopravvivenza: il disincanto di Gozzano
Epilogo Progetti culturali e politici: Gobetti e Gramsci
Bibliografia Editori e riviste
Il «mestiere del poeta» e il valore delle
582 Futurismo traduzioni: Cesare Pavese
di Francesco Muzzioli Il ruolo culturale dell’Einaudi
Opere
Alla ricerca di una larga udienza Bibliografia
La chiamata a raccolta delle forze innovative
Successi o successori?
Le forme dell’avanguardia
620 Antonio Gramsci
Bibliografia
di Angelo d’Orsi
La vita
588 Italo Svevo Sotto la mole
di Maddalena Graziano La necessità di un «ordine nuovo»
Lenin, Bordiga, Togliatti e dintorni
La vita
Lo zibaldone carcerario
L’assenza come destino
Opere
Letteratura e pensiero
Bibliografia
Un moralista inquieto
Un epistemologo incredulo
Le anomalie del cuore: Senilità 630 Giuseppe Ungaretti
Chi sono io? La coscienza di Zeno di Antonio Saccone
Vivere tuttavia La vita
Scrittura del quotidiano, lettori di tutti i giorni La «sorte di appartenere a più Patrie»
Opere
«Verso un’arte nuova classica»: la tradizione
Bibliografia del moderno
Il viaggio dentro più lingue
597 Luigi Pirandello L’ultima stagione
di Romano Luperini Opere
La vita Bibliografia
Il pensiero e la poetica dell’umorismo
Le opere della fase umorista 637 Eugenio Montale
La rivoluzione teatrale di Massimo Natale
L’evoluzione del pensiero pirandelliano:
l’ultima fase La vita
La fortuna internazionale e le sue ragioni La poesia fra «positività» e «conoscenza»
Opere Crisi della parola e decentramento dell’io
Bibliografia
Il soggetto, gli oggetti, la forza della cosa
qualunque
Pensare il canto
607 Trieste e l’Italia La parabola dell’homo europaeus
di Cristina Benussi Tornare alla tradizione
Le tre anime Montale oltreconfine
La componente ebraica e Umberto Saba La Finis Europae, La bufera, il ‘qui’
Triestini a Firenze L’ultimo Montale: è ancora possibile la poesia?
Trieste italiana Opere
Mitteleuropa e psicoanalisi Bibliografia

XIX
7 Letteratura 00 indice generale_Contributo Letteratura 05/04/17 19:25 Pagina XX

646 Carlo Emilio Gadda Una «vera e grande rivoluzione»


di Giulio Ferroni Ascesa e caduta della terza pagina
Il periodico di attualità
La vita Bibliografia
L’ingegnere e la letteratura
I volti del mondo: diari, reportage, saggi
Prove e combinazioni narrative: tra organismo
679 Saggisti del Novecento
e frantumazione di Filippo La Porta
I grandi capolavori Una semplicità che non esclude la complessità
Gadda, l’Italia e il mondo In Italia anche la morale è eleganza
Opere Radicalità del punto di vista femminile
Bibliografia Letture ‘decentrate’: i saggisti italiani letti
fuori d’Italia
653 Gli scrittori e il cinema Una ‘teoria critica’ semisommersa
di Alberto Crespi Saggisti ‘in pensiero’ per qualcosa
Primo Levi e la crestomazia della prosa
Le origini: D’Annunzio pro, Pirandello contro
Opere
Il primo scrittore/cineasta: Mario Soldati
Bibliografia
Scrittori, sceneggiatori, visionari: Zavattini e
Flaiano
Cinema, editoria, società: il boom 686 Sviluppi del romanzo nel Novecento
Letterati/registi di Raffaele Manica
Cinema e letteratura come idea di un Paese: Antefatti
Sciascia e Pasolini
Dal passato al presunto futuro: il primo
Criminali in TV: Saviano e De Cataldo decennio
Bibliografia La lotta con la realtà
Gli anni Venti
661 Surrealismo italiano Gli anni Trenta e i primi anni Quaranta
di Alessandro Giammei Neorealismo?
Le origini italiane (e greche, e tedesche) di un Dalla metà degli anni Cinquanta ai primi anni
movimento francese Sessanta
Maghi europeisti, manichini parlanti e massaie Gli anni Sessanta
‘novecentiere’ Il romanzesco assoluto
Surreali malgré leur: dalla capra mannara Gli anni Settanta
all’iguana postcoloniale Il giallo
Maniere del pazzesco alla fine della modernità Anni Ottanta e Novanta: l’inondazione
Opere Congedo
Bibliografia Bibliografia

667 La letteratura della Svizzera italiana 697 Alberto Moravia


di Raffaella Castagnola di Angelo Fàvaro
Una complessa definizione La vita
Il territorio come panorama ideale Dalla tragedia impossibile al romanzo
Vitalità della poesia esistenzialista
Da Nord a Sud Dal ‘romanzo sulla guerra’ alla narrazione
Non solo libri: scrittori nei media postmoderna
Canoni variabili I ‘nuovi argomenti’ di un intellettuale in
Sulla soglia del presente viaggio per il mondo
Dietro le quinte Opere
Bibliografia Bibliografia

673 Giornalismo e letteratura 704 Elsa Morante


di Franco Contorbia di Simone Casini
L’interdetto crociano La vita
D’Annunzio e le «medie correnti vitali» Oltre la biografia

XX
7 Letteratura 00 indice generale_Contributo Letteratura 05/04/17 19:25 Pagina XXI

Immaginazione come disposizione naturale Storia e ontologia


Il romanzo fra epos e realtà Opere
Influenze, conversioni e decisioni Bibliografia
Il personaggio del ‘ragazzino’:
dall’autobiografia al «valore per il mondo» 740 Lo sguardo sull’arte nel secondo
Opere Novecento
Bibliografia di Riccardo Donati
Lo sguardo dei letterati sui fatti dell’arte
710 Pier Paolo Pasolini L’opera d’arte come tramite con l’invisibile
di Fabio Pierangeli L’opera d’arte come momento irripetibile
La vita della coscienza
«Ho nostalgia della gente povera e vera» L’opera d’arte come mezzo di analisi e
contestazione del reale
Le inventive linguistiche nella immensa
L’opera d’arte come forma dell’alienazione
metropoli proletaria
Bibliografia
Questione di vita o di morte: l’energia
selvaggia di un’opera ininterrotta
«In nome degli uomini semplici che la povertà 746 L’editoria del Novecento
ha mantenuto puri» di Alberto Cadioli
Opere I primi decenni del Novecento e la
Bibliografia riconfigurazione del sistema editoriale
Gli «editori protagonisti» del medio
717 Italo Calvino Novecento
di Bruno Falcetto Le nuove e vecchie identità editoriali del
dopoguerra
La vita L’uscita anticipata dal Novecento
Mondo scritto: la letteratura degli altri Bibliografia
L’energia dal leggere: apertura, selezione,
rifusione 753 La Sicilia come metafora del mondo
Una storia di architetture: il vuoto attorno di Massimo Onofri
Libri modulari: il vuoto dentro
Opere Della sicilitudine
Un’autobiografia della nazione
Bibliografia
Quale realismo?
Opere
725 L’ebraismo e la Shoah Bibliografia
di Massimiliano Tortora
Per una periodizzazione 760 Napoli di fronte al mondo
L’era del testimone: la memorialistica degli di Silvio Perrella
anni Quaranta-Cinquanta
Uno spazio curvo e frattale
Topoi della memorialistica
Un enorme giacimento culturale
La testimonianza letteraria: Primo Levi
Una generazione di narratori a forma di
Indicare colpevoli e responsabili: Levi, poliedro
Bassani, Morante L’adesso della Storia
Ri-raccontare la Shoah L’‘ossea delusione’ e le false partenze
Bibliografia Gli uni dietro agli altri: un inseguirsi di tempi
e di persone
731 Resistenza e letteratura La traduzione necessaria
di Valter Boggione Opere
Bibliografia
La forma del diario
La morte della patria
767 Voci letterarie dell’Italia del boom
La guerra civile
Uomini e no
di Matteo Marchesini
La colpa e la giustizia Tramonto della dialettica
La liberazione Dal PCI alla semiologia

XXI
7 Letteratura 00 indice generale_Contributo Letteratura 05/04/17 19:25 Pagina XXII

Letteratura come operazione 811 Dopo il postmoderno


Narratori e industria di Raffaele Donnarumma
Poeti e industria
Il postmoderno come trauma Spazi: fiction, non fiction
Verso il saggio Fra documento e testimonianza
Opere Argomentare e narrare
Bibliografia Esperimenti con l’io: l’autofinzione
Forme del romanzo
Attraversamenti del postmoderno
775 Poeti del secondo Novecento Il realismo come problema
di Alberto Bertoni Il pathos della presenza
Classici del ’900 nel secondo dopoguerra: Bibliografia
Ungaretti, Montale, Saba e Quasimodo
Le prime generazioni novecentesche 817 Scrittori e scrittrici
«Gli ultimi poeti»: Giudici e Zanzotto dell’immigrazione
I ‘casi’ Pasolini e Rosselli di Franca Sinopoli
La neoavanguardia
La poesia neodialettale Tendenze transnazionali nella letteratura
Una scuola milanese (e lombardo-ticinese) italiana contemporanea
Gli anni Novanta: un finale aperto Condizionamenti culturali, forme e temi della
letteratura della migrazione
Bibliografia
Le etichette
L’istituzionalizzazione delle opere di autori
783 Scrittrici del Novecento translingui e l’interazione con la letteratura
di Hanna Serkowska italiana
Opere di poesia e romanzi
Mancanza di tradizione e non allineamento La questione della lingua
alle poetiche storiche Conclusioni
La discesa in piazza e le conquiste degli anni Bibliografia
Sessanta e Settanta
Madre-figlia: binomio complesso
822 Il destino della poesia
sempreverde
Territori di trasgressione: l’eros femminile di Antonella Anedda Angioy
Dopo la fine dell’avversione alle poetiche Fare stando: il destino della poesia?
storiche Entropia?
Le grandi incatalogabili Tutto è già stato. Tutto si ripete
Dagli anni Novanta ai primi anni Duemila Interrogando la perdita
Bibliografia Ovidio ancora
Scribi
Prosa
Prospettive per il nuovo millennio Tradurre
795 Letteratura in pericolo Passare
di Giulio Ferroni Dialetti
Io?
Lumaca e pangolino
801 Letteratura dell’inesperienza: il
Scavi, uomini
romanzo della Dopostoria Emulatio
di Antonio Scurati A place for the genuine
L’era del testimone e l’eclissi dell’esperienza
Inesperienza, modernità, mito della guerra 829 Indice dei nomi
Il romanzo della Dopostoria
Il romanzo dopostorico in Italia e in Europa 856 Autori del volume
Opere
Bibliografia 857 Referenze iconografiche delle tavole fuori testo

XXII
7 Letteratura indice dei nomi_Contributo Letteratura 28/03/17 13:14 Pagina 856

Autori del volume

Beatrice Alfonzetti: L’Accademia dell’Arcadia; Vittorio Romano Luperini: Luigi Pirandello


Alfieri Raffaele Manica: La lirica moderna; Sviluppi del romanzo
Antonella Anedda Angioy: Il destino della poesia nel Novecento
Andrea Battistini: Galileo Galilei; Giambattista Vico Jean-Jacques Marchand: Niccolò Machiavelli
Novella Bellucci: Giacomo Leopardi Matteo Marchesini: Voci letterarie dell’Italia del boom
Luca Beltrami: Risorgimento e letteratura Quinto Marini: Giovan Battista Marino
Alberto Beniscelli: Libertini e cosmopoliti del Settecento Roberta Morosini: Giovanni Boccaccio
Cristina Benussi: Trieste e l’Italia Francesco Muzzioli: Futurismo
Alberto Bertoni: Poeti del secondo Novecento Massimo Natale: Eugenio Montale
Valter Boggione: Resistenza e letteratura María de las Nieves Muñiz Muñiz: L’Italia in Spagna, la
Renzo Bragantini: La tradizione novellistica Spagna in Italia
Arnaldo Bruni: Neoclassicismo e rivoluzione Ugo Maria Olivieri: La narrativa della nuova Italia
Alberto Cadioli: L’editoria del Novecento Massimo Onofri: La Sicilia come metafora del mondo
Simone Casini: Ippolito Nievo; Elsa Morante Angelo d’Orsi: Antonio Gramsci
Raffaella Castagnola: La letteratura della Svizzera Paolo Orvieto: Francesco De Sanctis
italiana Ivano Paccagnella: L’italiano e le altre lingue
Michele Ciliberto: I grandi solitari: Bruno e Campanella Matteo Palumbo: Sannazzaro e i generi pastorali
Franco Contorbia: Giornalismo e letteratura Giorgio Panizza: Gli illuministi lombardi e «Il Caffè»
Paola Cosentino: Poetesse del Cinquecento Italo Pantani: La filologia e la poesia degli umanisti
Simona Costa: Gabriele D’Annunzio Giorgio Patrizi: Poetica e retorica tra Cinquecento e
Renzo Cremante: Tragedie italiane Seicento; Giorgio Vasari e la letteratura artistica
Alberto Crespi: Gli scrittori e il cinema Silvio Perrella: Napoli di fronte al mondo
Emanuele Cutinelli-Rendina: Francesco Guicciardini Fabio Pierangeli: Pier Paolo Pasolini
Nicola De Blasi: Letteratura dialettale postunitaria Marzia Pieri: L’invenzione del teatro
Françoise Decroisette: Carlo Gozzi Donato Pirovano: La nascita della lirica volgare
Matilde Dillon: I Romantici italiani Paolo Procaccioli: La letteratura laurenziana
Maria Luisa Doglio: I trattati sull’amore e sulla donna Amedeo Quondam: Francesco Petrarca; Dal Cortegiano alla
Riccardo Donati: Lo sguardo sull’arte nel secondo Civil conversazione
Novecento Carla Riccardi: Alessandro Manzoni; Giovanni Verga
Raffaele Donnarumma: Dopo il postmoderno Christian Rivoletti: Ludovico Ariosto (La vita; Realtà e
Marco Faini: Teofilo Folengo letteratura nei capitoli in terza rima; L’Orlando furioso e il
Bruno Falcetto: Italo Calvino suo percorso europeo verso la modernità; L’ironia della
Irene Fantappiè: Pietro Aretino finzione nel Furioso; Il fantastico come metafora e come
Angelo Fàvaro: Alberto Moravia rinvio alla realtà; Il fantastico di complicità; Il paradossale
Giulio Ferroni: Un grande «cominciamento»; Dante gioco tra dimensione fantastica e verità psicologica;
Alighieri; Rinascimento per l’Europa; Tra Manierismo e Soggettivizzazione della narrazione, tecnica digressiva e
Barocco; Nell’Europa dei lumi; Lorenzo Da Ponte; romanzo moderno)
Risorgimento e Romanticismo; Sulla scena della modernità e Antonio Saccone: Giuseppe Ungaretti
dell’Europa; Un secolo ‘lungo’, denso di scritture; Carlo Gennaro Sasso: Benedetto Croce
Emilio Gadda; Letteratura in pericolo Niccolò Scaffai: Giovanni Pascoli
Maria Cristina Figorilli: Poligrafi e irregolari Antonio Scurati: Letteratura dell’inesperienza: il romanzo
Alessandro Giammei: L’immaginario cavalleresco; della Dopostoria
Surrealismo italiano Hanna Serkowska: Scrittrici del Novecento
Roberto Gigliucci: Barocco italiano; Giovan Battista Franca Sinopoli: Scrittori e scrittrici dell’immigrazione
Basile Franco Suitner: La letteratura religiosa del tardo
Maddalena Graziano: Italo Svevo Medioevo
Pasquale Guaragnella: Paolo Sarpi Silvia Tatti: Pietro Metastasio; Ugo Foscolo
Gaia Gubbini: Letterature e lingue romanze nel 13° secolo Valeria Tavazzi: Carlo Goldoni
Giuseppe Langella: Antonio Fogazzaro e la letteratura Marcello Teodonio: Giuseppe Gioachino Belli
cattolica: 1878-1978 Franco Tomasi: Torquato Tasso
Filippo La Porta: Saggisti del Novecento Massimiliano Tortora: L’ebraismo e la Shoah
Francesco Lucioli: Ludovico Ariosto (Follia e amore: la Carlo Vecce: Napoli dagli Aragonesi al dominio spagnolo
poesia lirica; Realtà e letteratura nei capitoli in terza rima; Stefano Verdino: Giosue Carducci
Libertà e servitù tra lettere e Satire; Ironia e finzione nelle Piermario Vescovo: La Commedia dell’arte
commedie); La lirica petrarchistica Giuseppe Zaccaria: Torinesi del Novecento

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7 Letteratura 02_07 Rivoletti_Contributo Letteratura 21/03/17 09:52 Pagina 132

Christian Rivoletti Francesco Lucioli

Ludovico Ariosto

In un’epoca sempre più segnata da una crisi politica e cul- lo costrinse suo malgrado ad assumere il ruolo di pater
turale italiana ed europea, Ariosto seppe trasfondere la familias, prendendosi cura dei fratelli e amministrando
propria lucida indagine delle dinamiche umane, sociali e il patrimonio familiare. Dopo un biennio nel quale
civili in opere la cui perfezione formale e il cui mondo fin- ricoprì l’incarico di capitano della rocca di Canossa
zionale e fantastico non rappresentano dimensioni fini a (1501-03), si decise a entrare in servizio presso il car-
sé stesse, ma piuttosto strutture nuove e moderne, capaci dinale Ippolito d’Este (futuro dedicatario del Furioso),
di veicolare costantemente lo sguardo sulla realtà. L’Or- condizione che gli impedì di dedicarsi completamente
lando furioso, il suo capolavoro, ispirando in tutta Europa agli ozi letterari (mise fine, tra l’altro, al suo appren-
non soltanto la creazione di nuove opere ma anche rifles- distato umanistico, non consentendogli di imparare
sioni e scoperte critiche, teoriche ed estetiche, ha contri- il greco, come avrebbe invece desiderato) e che lo
buito in modo sostanziale al cammino verso la modernità. obbligò a confrontarsi con incarichi diplomatici e
amministrativi, richiesti dalla politica estense. E alle
realtà della corte e della politica italiana ed europea le
La vita sue opere faranno costantemente riferimento.
Nel frattempo, a partire dalla fatidica discesa delle
Primo di dieci figli, Ludovico Ariosto nacque l’8 truppe di Carlo VIII di Francia nel 1494 (evento che
settembre 1474 a Reggio Emilia da Niccolò, discen- aveva interrotto la stesura del poema di Matteo Maria
dente di una famiglia bolognese di piccola nobiltà (che Boiardo), l’Italia era divenuta sempre più teatro di
si era tuttavia trasferita a Ferrara da ormai oltre due guerre interminabili: tra il 1509 e il 1512, Ariosto fu
secoli, ragion per cui Ludovico amò sempre definirsi impegnato in varie missioni diplomatiche a Roma,
ferrarese), e da Daria Malaguzzi Valeri, di nobiltà reg- assisté alla prima battaglia della Polesella (30 novem-
giana. Il padre, al servizio degli Estensi, era coman- bre 1509) e visitò il campo della battaglia di Ravenna
dante della guarnigione militare; nel decennio suc- (11 aprile 1512), poi ricordata nel proemio del canto
cessivo la famiglia, dopo alcuni spostamenti, si trasferì XIV del Furioso.
definitivamente a Ferrara (1484) a causa della guerra Al 1513 risale l’inizio della sua relazione con la fio-
scoppiata l’anno prima con Venezia. rentina Alessandra Benucci (la musa terrena dell’in-
Terminati gli studi giuridici (che aveva intrapreso cipit del Furioso), con la quale Ariosto non avrà tut-
nel 1489 per seguire la volontà paterna), a partire dal tavia mai la possibilità di convivere stabilmente. Nel
1494 Ariosto poté dedicarsi pienamente alla sua pas- 1517 abbandonò il cardinale Ippolito per entrare al
sione letteraria, approfondendo lo studio del latino servizio del duca Alfonso d’Este, che di lì a poco gli
sotto il magistero dell’umanista e monaco agostiniano offrì l’incarico di governatore della Garfagnana, com-
Gregorio Ellio da Spoleto ed entrando in contatto con pito durissimo e pericoloso (anche a causa della pre-
una cerchia di poeti e filologi (ricordati nelle lettere e senza di molti banditi), svolto da Ariosto per un trien-
in vari carmi latini scritti in questi ultimi anni del nio (1522-25) e ricordato sia nella satira IV, sia nel
secolo), tra i quali figurano Alberto Pio, Michele capitolo V. Finalmente, nel giugno del 1525, riuscì a
Marullo, Ercole Strozzi e Aldo Manuzio. A questi ritornare a Ferrara, dove acquistò una casa in con-
anni risale anche l’amicizia con Pietro Bembo, al quale trada Mirasole, parva sed apta mihi, come recita l’iscri-
Ariosto successivamente raccomanderà l’educazione zione che si legge ancor oggi sulla facciata. Negli ultimi
del figlio prediletto Virginio, nato nel 1509. anni della sua vita ricoprì incarichi cittadini (fu magi-
La sua vita si trovò però di fronte a una svolta strato dei Savi dal 1528 al 1532) e svolse poche mis-
repentina con la morte del padre (1500), evento che sioni, ma di alto prestigio (nel 1529 seguì Alfonso a

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7 Letteratura 02_07 Rivoletti_Contributo Letteratura 21/03/17 09:53 Pagina 133

LUDOVICO ARIOSTO

Modena per scortare l’imperatore Carlo V; nel 1531 defunta, assunta a modello di virtù muliebre, termina
si recò a Correggio in visita ad Alfonso d’Avalos). con il drammatico e concreto riferimento alla vesana
Dopo aver pubblicato l’ultima edizione dell’Orlando libido che attanaglia i cuori umani immersi in vani
furioso e aver seguito la costruzione di una scena tea- desideri («Quid non vesana libido / mersa cupidini-
trale stabile nella gran sala del castello (che andrà bus mortalia pectora cogit?», vv. 158-59).
distrutta in un incendio al termine dello stesso anno Tale motivo torna anche nei versi del carme De
1532), Ariosto morì il 6 luglio 1533. diversis amoribus (LIV), databile al 1503, dove tutta-
via acquista già i toni negativi che ne caratterizzano
la trattazione nelle Satire e nel Furioso: la poesia – e
Follia e amore: la poesia lirica più in particolare la poesia encomiastica rivolta alla
celebrazione delle imprese belliche di coraggiosi capi-
Il 15 ottobre 1519 Ariosto scrive all’amico Mario tani, strada che in quegli stessi anni Ariosto speri-
Equicola: «Circa l’oda che voi mi dimandate, la cer- mentava mettendo mano all’Obizzeide – è infatti rap-
cherò tra le mie mal raccolte compositioni e le darò presentata come un’insana e inutile occupazione,
un poco di lima al meglio ch’io saprò, e mandaròlavi» perché «vati praemia nulla manent» (v. 30). L’attività
(lettera 26). È questa una delle rare occasioni in cui poetica con la sua fallimentarietà non è però che una
Ariosto fa riferimento alla propria produzione lirica, delle numerose scelte di vita intraprese, ma rapida-
che comprende 67 carmi latini, in larga parte databili mente abbandonate da Ariosto, che ricorda ancora nel
tra il 1494 e il 1503 (seppur alcuni risalenti fino agli carme, come poi nelle Satire o nelle lettere, i propri
anni Venti), e circa 88 testi in volgare (benché non studi di legge, l’impegno cortigiano al servizio di «male
tutti concordino sulla loro paternità), riconducibili al grati principis» (v. 33), il servizio militare. In tale
trentennio 1493-1525. Mai pubblicati dal loro autore descrizione compare ancora una volta l’aggettivo vesa-
– seppur, come dimostrato da Cesare Bozzetti (1985) nus, qui utilizzato per definire l’amor del poeta, il suo
studiando il manoscritto Vaticano Rossiano 639, 48 instabile e volubile desiderio non solo verso le donne,
rime fossero state organizzate da Ariosto in un vero e ma più in generale verso ogni genere di attività umana
proprio canzoniere intessuto di connessioni interte- («Nec mihi, diverso nec eodem tempore, saepe / cen-
stuali –, tali componimenti non anticipano, in chiave tum vesano sunt in amore satis. / [...] / Non in amore
teleologica, le opere ariostesche generalmente consi- modo mens haec, sed in omnibus impar», vv. 5-11).
derate ‘maggiori’, ma dialogano con esse sulla base di Nel componimento, tuttavia, l’attributo acquista una
uno stesso lessico e di un comune immaginario. doppia funzione, evidenziando accanto all’apparente
Nella più antica stesura del carme Ad Philiroen (I follia della continua mutazione di desideri e passioni,
bis), dedicato alla già ricordata discesa in Italia di anche la reale pazzia dell’appagamento offerto da beni
Carlo VIII e datato intorno al 1494, Ariosto utilizza falsi e illusori; agli onori e alle ricchezze il poeta con-
per la prima volta l’aggettivo vesanus («furioso»), parola trappone la semplicità (tema del carme LXV De pau-
destinata a ricorrere nei suoi Carmina in maniera quan- pertate) e la libertà.
titativamente più significativa rispetto alla coeva lirica «Ah! pereat qui in amore potest rationibus uti; /
latina. Nel componimento in questione vesana è la ah! pereat qui ni perdite amare potest» (VII, Ad Petrum
mens di quanti sono disposti a mettere a repentaglio Bembum, vv. 23-24), urla Ariosto in un’elegia in cui
la propria vita in cambio di denaro («O miseri, qui- la riscrittura di un passo properziano («A pereat, si
bus / vesana mens est, vendere sanguinem / auro quis lentus amare potest!»: I, 6, 12) è finalizzata a con-
suum!», vv. 9-11); e se chiaro è il riferimento diretto trapporre la follia dell’amore alla presunta logica della
alle truppe di soldati mercenari, tutt’altro che secon- ragione. Se tale dicotomia è tema dominante della li-
daria risulta la rappresentazione della follia come per- rica petrarchesca e quindi petrarchistica, è significa-
dita di sé nel perseguimento di beni falsi e illusori, tivo che l’elegia in questione sia una risposta a un
tema che percorre in profondità l’intera produzione carme latino di Bembo, primo teorico del petrarchi-
poetica ariostesca. Alla guerra e all’interesse econo- smo. La composizione del testo precede cronologica-
mico e politico Ariosto contrappone l’otium letterario mente la teorizzazione bembiana, ma il tema di fondo
e la sua stessa scrittura poetica: «Me nulla tangat cura» percorre costantemente la poesia di Ariosto, che nel
(Ad Philiroen I, 6), dichiara il poeta, che nella stesura capitolo XIX ribadisce «ch’io per me voglio al capel
definitiva del componimento elimina le più crudeli nero e al bianco / amar ed essortar sempre che s’ami»
immagini belliche presenti nella prima versione. vv. 40-41). Ed è proprio questa visione (umanistica)
Nel carme XIV, indirizzato ad Alberto Pio da Carpi dell’amore come «desir che ragion mai non rafrena»
all’indomani della morte violenta della madre Cate- (sonetto XX, 6), follia positiva e propulsiva rispetto
rina, avvelenata da una cameriera nel 1500, il fatto sto- alla ragione che conduce l’amante verso l’ira e la gelo-
rico – la battaglia di Fornovo del 1495 – viene traspo- sia, che segna la maggior distanza di Ariosto rispetto
sto nella forma letteraria dell’epicedio; il componimento a un petrarchismo (e a un bembismo) progressiva-
si presenta tuttavia come qualcosa di diverso da un mente accolto da un punto di vista linguistico e stili-
semplice elogio funebre, perché l’esaltazione della stico, ma rigettato sul piano del contenuto morale.

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7 Letteratura 02_07 Rivoletti_Contributo Letteratura 21/03/17 09:53 Pagina 134

CHRISTIAN RIVOLETTI - FRANCESCO LUCIOLI

Nella poesia ariostesca il vero contrasto è quello tra ma ben radicati nella tradizione cortigiana di fine
«il mio desire» e «la speme» (madrigale II, 6, 8; ma cfr. Quattrocento, tanto da circolare autonomamente a
anche canzone II e sonetto XVI), opposizione solo stampa già prima della pubblicazione dell’editio prin-
apparente che rivela la complessità di un’esperienza ceps delle Rime (1546). Il tono discorsivo e a tratti iro-
amorosa rappresentata in chiave positiva, quale feli- nico dei capitoli trova riscontro tanto nelle Satire
cità possibile e quotidiana. Esempio ne è la riscrittura quanto nell’Orlando furioso, dove raggiunge anche la
– parodica, secondo una tendenza operante anche nel forma dell’autoriscrittura: nella terza redazione del
Furioso – del motivo della «cameretta» di Francesco poema (XLIV, 61-66), Ariosto include infatti una rie-
Petrarca, «fonte [...] di lagrime nocturne» (Rerum vul- laborazione del capitolo XIII, riadattato in forma di
garium fragmenta, CCXXXIV, 1-3), tramutata in «caro epistola elegiaca inviata da Bradamante a Ruggiero.
albergo [...] / ch’in queste dolci tenebre mi servi / a L’osmosi tra poema cavalleresco e Rime, special-
goder d’ogni sol notte più chiara» (sonetto III, 9-11), mente il laboratorio dei capitoli, è però ben più arti-
notte d’amore celebrata nella sua passionalità e sen- colata, come testimonia il caso del capitolo II, noto an-
sualità (non estranea a echi letterari, classici come che con il nome di Obizzeide. Databile probabilmente
umanistici e cortigiani) nel capitolo VIII, tra i più al 1503-04 (sulla base del cenno che se ne fa nel già
noti testi ariosteschi, anche a livello europeo: il com- ricordato e coevo De diversis amoribus), questo primo
ponimento fu infatti tra i primi a giungere in Fran- tentativo di poema epico-cavalleresco (rimasto incom-
cia, dove fu imitato anche dal re Francesco I, oltre- piuto) è per certi aspetti una sorta di esperimento pre-
ché da Pierre de Ronsard e da altri poeti del circolo paratorio dell’opera maggiore.
della Pléiade, nelle cui rime tornano con frequenza Nel frammento di 211 versi dell’Obizzeide possiamo
traduzioni o riscritture di sonetti e capitoli ariosteschi riconoscere procedimenti e temi che diverranno fon-
(Cioranescu 1939, 1° vol., p. 289). damentali nel Furioso, quali, ad esempio, la volontà di
Tra i motivi del successo della scrittura lirica di richiamarsi a una tradizione letteraria per segnare al
Ariosto c’è anche l’assenza di pentimento rispetto alla contempo uno scarto rispetto a essa, e illuminare in
follia della passione. Se l’impianto tematico della lirica tal modo la realtà concreta della corte. Oppure, sem-
ariostesca si amplia rispetto al canone petrarchistico, pre nella descrizione dei comportamenti umani alla
includendo non soltanto la lezione dei poeti classici, corte di Filippo il Bello, la sottile distinzione tra parere
ma anche l’esempio dell’Umanesimo volgare, il rife- ed essere che spinge il lettore a cercare, nell’ambito
rimento al magistero di Petrarca si gioca tutto sul piano della psicologia dei personaggi, le ragioni profonde dei
della forma, tra imitazione, riscrittura e parodia, fino loro atti, indicando come spesso dietro a un motivo
a raggiungere, giusta la paternità del capitolo XXVII, apparentemente nobile si possa nascondere un inte-
gli equilibrismi sperimentali del centone che caratte- resse politico o personale (vv. 160-71).
rizzeranno in seguito la stessa ricezione dell’Orlando
furioso: basterà ricordare i centoni ariosteschi di Giulio
Cesare Croce (1550-1609), oppure le ‘tramutazioni’ Libertà e servitù tra lettere e Satire
del Furioso che tanta fortuna hanno in Italia (i Discorsi
di Laura Terracina, 1519-1577 ca., ne sono la mas- La lettera a Equicola del 1519, già ricordata a pro-
sima consacrazione) come nel resto d’Europa (si pensi posito della scrittura lirica di Ariosto, prosegue con
almeno alle Stancias de Rugier nuevamente glosadas di un accenno alla revisione del Furioso in vista della
Alonso Núñez de Reinoso, pubblicate nell’edizione pubblicazione della seconda redazione del poema:
della Historia de los amores de Clareo Y Florisea, Vene-
È vero che io faccio un poco di giunta al mio Orlando
zia, Giolito, 1552, pp. 129-34).
furioso, cioè io l’ho cominciata; ma poi da l’un lato il
Duca, da l’altro il Cardinale, havendomi l’un tolto
una possessione che già più di trecent’anni era di casa
Realtà e letteratura nei capitoli in terza rima nostra, l’altro un’altra possessione di valore appresso
di dece mila ducati, de facto e senza pur citarmi a
La libertà, difesa al pari di una folle passione, si tra- mostrare le ragion mie, m’hanno messo altra voglia
duce così in una poesia che procede «per agglutinazione che di pensare a favole (lettera 26).
di modelli affini» (C. Zampese, Presenze intertestuali
nelle Rime dell’Ariosto, in Fra Satire e Rime, 2000, p. Colpisce anzitutto il carattere pratico e schietto del
469) e per sublimazione di esperienze differenti, che documento. A differenza di quelle dei contempora-
spaziano dai fatti di cronaca, a motivi d’occasione ed nei, le 214 lettere note di Ariosto (datate tra il 1498 e
encomio, fino a spunti autobiografici. Ariosto non rifiuta il 1532) non hanno finalità letteraria (non sono rac-
la realtà; al contrario, la sua poesia si fa strumento per colte dal loro autore in un epistolario, reale o fittizio
tentare di riportare ordine «nel mondo folle / e pien che sia), né tanto meno respiro europeo (non si pon-
d’error» (canzone V, 1-2); da qui l’adozione di forme gono, cioè, quale tramite tra il poeta e la res publica
metriche di carattere narrativo-descrittivo come i capi- literaria); si presentano piuttosto come strumento di
toli in terza rima, estranei al petrarchismo ‘ufficiale’, espressione diretta di fatti, bisogni o stati d’animo,

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7 Letteratura 02_07 Rivoletti_Contributo Letteratura 21/03/17 09:53 Pagina 135

LUDOVICO ARIOSTO

che spesso si rifrangono poi in testi coevi o successivi: incapace di servire («la mala servitude mia», satira I,
l’amara riflessione sull’ingratitudine dei Signori che 85) e desideroso di «tòr la libertà mia prima» (satira
si legge nell’epistola a Equicola si riverbera, ad esem- I, 265) in un mondo dominato dall’ingratitudine dei
pio, non soltanto in altre missive, ma soprattutto nelle potenti e da «quella vasta / ingordigia d’aver» (satira
Satire, la cui composizione inizia all’indomani della III, 196-97) che anima l’ambizione degli uomini;
stampa del primo Furioso e termina dopo la pubbli- negli ultimi componimenti il poeta abbandona invece
cazione della seconda redazione, e che condividono «la sciocca speme» (satira VII, 64) e il desiderio di
con le lettere la stessa urgenza comunicativa e lo stesso «utile e onor» (satira VII, 15), per riaffermare il valore
stile dialogico-epistolare. Nella satira VI, inviata a degli studia e disvelare la profonda frattura tra realtà
Bembo, ricordando gli anni in cui «dal giogo / del Car- e apparenza. Il tema di una fama «più che del vero,
dinal da Este oppresso fui» (vv. 234-35), Ariosto chiosa: del falso relatrice» (satira V, 45), influenza profon-
«e di poeta cavaller mi feo: / vedi se per le balze e per damente l’immaginario ariostesco, e torna a più riprese
le fosse / io potevo imparar greco o caldeo!» (vv. 238- nel Furioso, nelle commedie e anche nell’Erbolato, il
40). Lo studio delle humanae litterae, proprio come il curioso testo in prosa composto intorno agli anni
completamento della nuova stesura del Furioso nella Trenta e stampato nel 1545 da quello stesso Jacopo
lettera a Equicola, non solo non viene apprezzato, ma Coppa che l’anno successivo pubblica l’editio princeps
è oltretutto impedito da quel servizio cortigiano, per delle Rime di Ariosto.
il cardinale Ippolito prima e per il duca Alfonso poi, Pur dialogando con la tradizione precedente (come
che Ariosto è costretto a intraprendere all’indomani testimonia la satira V, dedicata al matrimonio, tema
della morte del padre, ma che avverte come un’intol- frequentemente affrontato in componimenti del
lerabile oppressione («che un peso e l’altro ugualmente genere), il tono diretto e colloquiale, frutto di riela-
mi spiace, / e fòra meglio a nessuno esser sotto», satira borazione delle Epistolae oraziane, e il carattere inten-
III, 8-9). E così il contrasto tra otium e negotium, tra zionalmente personale, che pur si carica di significati
l’attività letteraria disprezzata dai potenti e quello più ampi attraverso il ricorso ad apologhi di carattere
«stare in corte» che altri «stimano grandezza» (satira narrativo-morale, fanno delle terze rime ariostesche
III, 30), si definisce come un profondo e insanabile un modello destinato a essere ammirato (e imitato) da
dissidio tra libertà e servitù, che acquista ancora una letterati come Anton Francesco Doni (che ne pub-
volta i tratti della follia. blica la prima edizione ‘autorizzata’ nel 1550, dopo la
Come osservava Santorre Debenedetti (Intorno alle stampa clandestina uscita nel 1534) e Pietro Aretino
“Satire” dell’Ariosto [1945], in Id., Studi filologici, (che ne postilla un esemplare). Più volte ristampate
1986, p. 229), mentre la prima satira si apre con un nel corso del Cinquecento, quindi condannate all’In-
rifiuto (a seguire il cardinale in Ungheria), l’ultima si dice nel 1583 e rimaneggiate per poter circolare libe-
chiude con una rinuncia (ad accettare l’incarico di ramente, le Satire tornano alla loro veste originaria
ambasciatore presso Clemente VII); ma si tratta di per opera di Paolo Rolli, che le ripubblica in un’edi-
un percorso, ideologico e non cronologico, che lo stesso zione commentata delle Rime di Ariosto (organizzate
Ariosto costruisce (come testimoniano le correzioni per generi metrici, secondo una suddivisione tuttora
autografe apposte al manoscritto apografo Cl. I, B in uso) che vede la luce a Londra nel 1716. E proprio
della Biblioteca comunale ariostea di Ferrara) non solo l’Inghilterra risulta terreno fertile per la ricezione di
nel segno della ricusazione, ma anche della follia, che tali testi fin dal 16° secolo. Se infatti in Francia la poe-
connota tanto il rifiuto del poeta in apertura della satira sia satirica è influenzata più dal Furioso che dalle ter-
I («Pazzo chi al suo signor contradir vole», v. 10), zine ariostesche (con l’eccezione di alcuni componi-
quanto l’animo, la «ragion pazza», che lo invita a respin- menti di Joachim du Bellay o di Vauquelin de la
gere gli onori in conclusione della satira VII (v. 180). Fresnaye), gli esperimenti poetici di autori come
All’interno di tale itinerario, biografico e insieme let- Joseph Hall e Thomas Lodge testimoniano di una
terario, Ariosto fa massiccio ricorso, dopo l’esperienza precoce attenzione per l’Ariosto satirico, oltreché lirico,
del Furioso, all’arma dell’ironia quale mezzo di disve- che culmina nella fortunata traduzione inglese delle
lamento del reale e della «nostra mala aventurosa etade» Satire a opera di Robert Tofte (1608).
(satira VI, 22). In tal modo la pazzia personale del
poeta acquista una doppia funzione, divenendo stru-
mento di denuncia della follia del mondo («Ma chi fu Ironia e finzione nelle commedie
mai sì saggio o mai sì santo / che di esser senza mac-
chia di pazzia, / o poca o molta, dar si possa vanto?», Non sappiamo se Ariosto si riferisca alle Satire
satira II, 148-50) e di affermazione della propria sta- quando, in una lettera del 15 gennaio 1532 inviata al
tura intellettuale e morale («Non feci mai tai cose e duca di Mantova Federico II Gonzaga, esprime l’in-
non so farne: / alli usatti, alli spron, perch’io son tenzione di «stampare alcune altre mie cosette» oltre
grande, / non mi posso adattar per porne o trarne», alla terza redazione del Furioso (lettera 193). Molto
satira I, 145-47). Tuttavia nelle prime tre satire Ario- chiari sono invece, nell’epistolario, i riferimenti alle
sto tende a offrire un’immagine quasi eroica di sé, commedie, che Ariosto aveva iniziato a scrivere in

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CHRISTIAN RIVOLETTI - FRANCESCO LUCIOLI

prosa nel primo decennio del Cinquecento (Cassaria, incentrati sul gioco, sulla beffa, sul travestimento, sulle
1508, e I Suppositi, 1509), e a cui torna poi a mettere agnizioni, dando vita a un nuovo genere teatrale desti-
mano, ma in endecasillabi sdruccioli, all’indomani nato a influire lungamente sulle scene italiane ed euro-
della pubblicazione della prima redazione del Furioso pee, tanto in lingua originale (già nel 1548 le com-
e della stesura delle prime Satire (Il negromante, abboz- medie ariostesche erano rappresentate alla corte di
zato già intorno al 1509, inviato a Leone X in una Spagna), quanto in traduzione: è questo il caso di The
prima redazione nel 1520, e quindi rielaborato e rap- Supposes, traduzione dei Suppositi a opera di George
presentato in una seconda redazione tra il 1528 e il Gascoigne; prima commedia inglese a essere scritta
1529; La Lena, composta e rappresentata nello stesso in prosa, rappresentata nel 1566 e stampata nel 1573,
arco di tempo, e poi nuovamente in scena nel 1532 fu utilizzata anche da William Shakespeare come fonte
con l’aggiunta di un nuovo prologo e di una ‘coda’ per The taming of the shrew (La bisbetica domata).
finale; le versioni in versi della Cassaria e dei Suppo- Nel gioco con la finzione delle commedie troviamo
siti, rappresentate tra il 1531 e il 1532; interrotta al infine un’indicazione in direzione del poema cavalle-
IV atto è invece la commedia I Studenti, iniziata già resco. Nei Suppositi in prosa, il parassita Pasifilo, spie-
tra il 1518 e il 1519, e poi terminata dal fratello Gabriele gando a Damone il complicato scambio di ruoli al cen-
e dal figlio Virginio). L’insistenza con cui nell’epi- tro della trama, osserva: «Il più bel caso di questo non
stolario l’autore parla delle correzioni apportate alle accadde mai: se ne potria fare una comedia» (V, 7); e
proprie commedie e condanna le edizioni uscite senza poco dopo il vecchio pedante Cleandro nota: «serà una
il proprio consenso, conferma l’attenzione rivolta a fabula piacevole da ricontare in cento luoghi» (ivi, V,
tali testi e, più in generale, la passione di Ariosto per 8). Lo stesso spunto si rintraccia nelle battute sia di
quel teatro a cui negli anni aveva partecipato diretta- Bonifazio nell’incompiuta I Studenti («Né mi vergo-
mente, non soltanto in qualità di scrittore, ma anche gnarò d’ordire e tessere / [...] e far ciò che son soliti /
come attore e organizzatore di spettacoli. Una pro- gli astuti servi in l’antiche comedie», IV, 1, 1245-47),
spettiva di tipo teatrale caratterizza d’altronde lo stesso sia del servo Corbolo nella più tarda Lena («Or l’astu-
Orlando furioso, specialmente in merito all’insanabile zia / bisognaria d’un servo, quale fingere / ho veduto
frattura tra essere e apparire, e conferma il valore e la talor ne le comedie. / [...] / Deh, se ben io non son
funzione che Ariosto attribuisce alla parola (non solo Davo né Sosia, / [...] / non ho in questa testaccia anch’io
poetica), strumento di creazione e civilizzazione, come malizia? / [...] / Ma che farò, che con un vecchio cre-
ribadito nella satira VI e confermato nel prologo a dulo / non ho a far, qual a suo modo Terenzio / o
entrambe le redazioni del Negromante, ma anche stru- Plauto suol Cremete o Simon fingere?» III, 1, 577-
mento di finzione e mistificazione, come insegna l’Er- 90). Attraverso il personaggio del servo scaltro, Ario-
bolato e ribadisce Giovanni Evangelista parlando con sto non si limita a giocare con la tradizione ma, ricor-
Astolfo nel XXXV canto del Furioso. rendo alla dimensione metafinzionale, strizza l’occhio
L’interesse per scritture di carattere teatrale, che al suo pubblico e svela l’inganno teatrale sotteso alla
si inserisce in una più generale apertura della corte scena: l’ironia si basa qui sul disvelamento della fin-
ferrarese nei confronti delle arti dello spettacolo, data zione, ovvero su quel meccanismo dell’ironia della
indietro negli anni, e coincide con le prime prove let- finzione che, a un livello diverso e in modi più imper-
terarie di Ariosto, con esperimenti che testimoniano cettibili, ritroviamo nel testo dell’Orlando furioso.
della formazione umanistica di un poeta che si con-
fronta costantemente con la lezione della commedia
classica, plautina e terenziana: fin dai prologhi alle L’Orlando furioso e il suo percorso europeo
prime redazioni della Cassaria e dei Suppositi, il pro- verso la modernità
getto di una «nova comedia, [...] piena / di vari gio-
chi» (Cassaria, prologo, 1-2), si pone nel segno del- Molto probabilmente Ariosto cominciò a lavorare
l’imitazione e del dialogo con la tradizione, secondo al proprio capolavoro intorno al 1505, come si desume
una linea mai rinnegata neanche nella più tarda Lena dalla lettera spedita al fratello Ippolito in data 3 feb-
(«fra le poetiche / invenzïon, non è la più difficile, / e braio 1507 da Isabella d’Este, che riferisce di aver
che i poeti antiqui ne faceano / poche di nuove, ma le ascoltato con «piacere grandissimo» il racconto del
traducevano / dai Greci»: prologo primo, 14-18). Le poema fattogli dall’autore stesso, recatosi a Mantova
commedie condividono, infatti, con le altre opere ario- in visita alla marchesa. Il 22 aprile 1516 uscì a Fer-
stesche la stessa disincantata visione di un mondo domi- rara la prima edizione del poema, fortemente attesa e
nato dall’interesse personale, dalle leggi economiche che incontrò un successo immediato. Ariosto conti-
e dalla corruzione, un mondo che viene riscritto e rap- nuò a lavorare e a rivedere il testo, e approdò così a
presentato nella forma scenica di una città, spazio simile una seconda edizione, ancora in quaranta canti, che
e insieme antitetico a quello della corte. La critica nei vide la luce il 13 febbraio 1521, sempre a Ferrara. Negli
confronti della società e della realtà, civile come cor- anni successivi il poema venne ampliato tramite l’ag-
tigiana (con strali polemici che non risparmiano la giunta di nuovi episodi e sottoposto a una radicale revi-
curia romana), orienta dunque in chiave morale testi sione linguistica sulla base delle tesi esposte da Bembo

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LUDOVICO ARIOSTO

nelle Prose della volgar lingua (1525) che si erano subito nel 1549. A queste seguirono quella di John Haring-
imposte con vigore nel dibattito cinquecentesco sulla ton, in lingua inglese, del 1591, e quella tedesca, opera
lingua. Si giunse così all’edizione definitiva in qua- di Diederich von dem Werder, che venne pubblicata
rantasei canti, che uscì a Ferrara il 1° ottobre 1532, a un secolo di distanza dall’edizione italiana defini-
pochi mesi prima della morte del poeta. tiva, ovvero tra il 1632 e il 1636.
Va detto che il lavoro di rielaborazione del poema, Nonostante il clima sostanzialmente avverso che
testimone tra l’altro di una grande attenzione del- si creò in Italia nel secondo Cinquecento a causa della
l’autore per il mutare degli assetti politici e militari diffusione di poetiche classiciste e normative che ten-
italiani ed europei, produsse anche una serie di fram- devano a condannare l’opera per i suoi presunti aspetti
menti rimasti poi esclusi dalla redazione finale del irregolari (mancanza di unità narrativa, presenza del
testo. Tra questi ricordiamo almeno il più importante, narratore nel racconto, uso eccessivo del fantastico e
i Cinque canti (pubblicati postumi nel 1545), di data- così via), l’Orlando furioso non cessò di affascinare le
zione e destinazione ancor oggi controversa (se per la generazioni successive di lettori italiani e stranieri. In
data di composizione molti concordano sul termine Spagna, Miguel de Cervantes lo tenne costantemente
post quem del 1518-1519, alcuni critici li considerano presente per la composizione del Don Quijote, come
un’opera a sé stante), nei quali l’attenzione per la crisi testimoniano i riferimenti espliciti nella soglia e nel
europea in atto si traduce in un’atmosfera cupa e finale del testo della Primera parte, nonché i legami
sostanzialmente scevra di quel distacco ironico che più profondi e sotterranei relativi al tema della follia
caratterizza invece il Furioso. e al rapporto tra realtà e finzione, che percorrono l’in-
Con il suo poema, Ariosto si rifaceva all’Innamora- tera opera. In pieno âge classique francese, Jean de La
mento di Orlando di Boiardo, non soltanto proseguen- Fontaine ricorse con successo al modello ariostesco
done la trama esattamente dal punto in cui la narra- per comporre tre brillanti Contes en vers (pubblicati
zione quattrocentesca si era interrotta, ma dando seguito rispettivamente nel 1664, 1669 e 1671), imitazioni di
anche al particolare genere letterario a metà tra epica altrettanti episodi del Furioso: Joconde, riscrittura della
e romanzo, nel quale sullo sfondo dello scontro eroico novella di Astolfo e Giocondo Latini, raccontata a
tra cristiani e pagani, proprio della tradizione epica Rodomonte da un oste (Orlando furioso, d’ora in poi
carolingia, si intrecciano temi ed elementi tratti dai O.F. XXVIII, 4-74); La coupe enchantée, imitazione
romanzi arturiani (la magia, l’amore, la quête ovvero la della storia del nappo d’oro, narrata a Rinaldo dal pro-
ricerca, intrapresa dal cavaliere, di una persona o di un prio ospite (O.F. XLII, 70-XLIII, 67) e Le petit chien
oggetto del desiderio), senza sottrarsi al confronto con qui secoue de l’argent e des pierreries, riscrittura della
l’epica e la lirica classica, con i grandi modelli italiani storia del giudice Anselmo, raccontata sempre a
del Medioevo (Dante, Petrarca e Boccaccio) e con la Rinaldo da un barcaiolo (O.F. XLIII, 72-143). Nei
letteratura umanistica. Molto più di quanto aveva fatto suoi Contes, l’autore francese rielaborò in maniera ori-
Boiardo, Ariosto cercò l’attenzione di un pubblico vasto ginale procedimenti ironici ariosteschi come il gioco
e variegato: non soltanto i lettori meno esigenti, appas- con la ‘falsa fonte’ di Turpino e gli interventi del nar-
sionati delle storie tràdite dai canterini, ma anche il ratore a commento della storia raccontata.
pubblico raffinato delle corti e soprattutto l’ampio e Nel secolo successivo, Voltaire (che, tra l’altro,
quanto mai differenziato bacino di lettori che l’opera riconobbe proprio in La Fontaine il maggiore allievo
a stampa era in grado ormai di raggiungere. francese di Ariosto) ingaggiò un’autentica lotta con sé
L’Orlando furioso conobbe così un successo enorme, stesso (e con i principi poetici della sua epoca, che ave-
divenendo ben presto un vero best seller: già nel Cin- va fatto propri nel giovanile Essai sur la poésie épique
quecento fiorirono oltre duecento edizioni dell’opera, del 1727, nel quale aveva addirittura escluso Ariosto
spesso corredate di ricchi apparati paratestuali (com- dal novero dei poeti epici) per giungere a una pro-
menti, allegorie, indici, illustrazioni ecc.), preziose fonda comprensione e valorizzazione del Furioso: una
testimonianze delle chiavi di lettura utilizzate e del lotta che lo accompagnò quasi lungo l’intero arco della
rapporto che intercorse tra il poema e il suo pubblico. propria vita, sfociando nella composizione della Pucelle
Molto ricche furono inoltre la produzione e la pub- d’Orléans (prima edizione autorizzata dall’autore: 1762;
blicazione di testi autonomi dedicati all’interpreta- autentico «poème ariostin», come lo definirà lo stesso
zione del poema ariostesco (come la Spositione di Voltaire in una lettera indirizzata a Jean-Nicolas
Simon Fornari, 1549-1550), nonché di excerpta, riscrit- Formont in data 13 giugno 1755) e concludendosi con
ture sacre e parodiche, imitazioni e continuazioni del un sorprendente manifesto critico, quale l’entusiasti-
Furioso, ulteriori prove della sua straordinaria fortuna co paragrafo dedicato ad Ariosto nell’articolo Epopée
e circolazione, a differenti livelli culturali. La sua dif- (1771) del Dictionnaire philosophique. Le osservazioni
fusione fuori dall’Italia fu invece favorita dalle tra- qui avanzate sulla modernità dei prologhi e la valo-
duzioni, a partire da quelle nelle maggiori lingue euro- rizzazione dell’autoironia del narratore e del suo atteg-
pee: la prima versione in francese, anonima, apparve giamento ironico nei confronti della storia narrata an-
nel 1543, mentre la celebre (e molto libera) traduzione ticipano in parte la straordinaria stagione ariostesca
spagnola del capitán Jerónimo de Urrea vide la luce che aveva intanto inaugurato in Germania Christoph

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CHRISTIAN RIVOLETTI - FRANCESCO LUCIOLI

Martin Wieland (il maggiore poeta tedesco del secondo critici che conoscono in Francesco De Sanctis, Luigi
Settecento, nell’epoca immediatamente precedente a Pirandello e Benedetto Croce alcune delle vette più
Johann Wolfgang von Goethe) e che culminerà nelle rappresentative, sarà da ultimo Italo Calvino a richia-
geniali teorizzazioni dei primi romantici, appartenenti marsi espressamente al Furioso come modello al quale
al circolo di Jena. guardare per la creazione di romanzi contemporanei.
Furono questi ultimi a decretare in maniera defi- Un vero e proprio universo è rappresentato inol-
nitiva la modernità e l’attualità del capolavoro ario- tre dall’interpretazione figurativa del Furioso, che dal
stesco. Dopo che Johann Christoph Friedrich Schil- Cinquecento giunge sino a noi snodandosi lungo un
ler, nel trattato Über naive und sentimentalische Dichtung percorso ricco e multiforme, e coinvolgendo opere
(1794-1795), avrà identificato nella presenza della voce eseguite da grandi artisti (tra loro figurano Domeni-
narrante il tratto distintivo della modernità del Furioso, chino, Giovanni Bilivert, Nicolas Poussin, Jacques
Friedrich von Schlegel (in una serie di scritti apparsi Blanchard, Sebastiano Ricci, Giambattista Tiepolo,
tra il 1795 e il 1800 e che verranno tenuti presenti anche François Boucher, Jean-Honoré Fragonard, Jean-
da Friedrich Wilhelm Joseph Schelling nelle sue lezio- Auguste-Dominique Ingres, Antoine-Louis Barye,
ni sulla Philosophie der Kunst, tenute tra il 1802 e il Eugène Delacroix, Massimo d’Azeglio, Gustave Doré,
1803 e pubblicate postume) potrà valorizzarne il tono Odilon Redon, Giorgio De Chirico, Alberto Savinio
leggero e conversevole, l’arguzia e la fantasia, la felice e molti altri), sui supporti i più disparati: dalle illu-
commistione di serietà e comicità, nonché la partico- strazioni a stampa sino ai dipinti e agli affreschi, dai
lare struttura arabescata: tutti tratti che ne fanno uno piccoli e grandi oggetti (celebri le maioliche, ma anche
dei massimi esempi (accanto alle opere di Shakespeare ceramiche, bacini, cofani e credenze istoriate con figure
e di Cervantes) di poesia romantica, nonché uno dei ed episodi del poema), destinati a famiglie signorili e
modelli ai quali guardare per comprendere i romanzi a eleganti collezioni private del passato, sino ai fumetti
contemporanei. Così, mentre da una parte il giova- contemporanei (per una panoramica sulla ricezione
nissimo Schlegel, fondatore dell’estetica romantica, visiva si rimanda a L’Orlando furioso nello specchio
riscopre l’ironia ariostesca e il suo complesso gioco con delle immagini, 2014).
la dimensione della finzione letteraria (un fenomeno Infine non vanno dimenticate la vasta ricezione musi-
che si può definire attraverso il termine tedesco di Fik- cale (che si esprime in modo particolare nell’opera sette
tionsironie, «ironia della finzione», come vedremo meglio e ottocentesca, ma anche, già a partire dal Cinquecento,
più avanti), dall’altra parte il Furioso contribuisce alla in forme più brevi, quali, ad esempio, il madrigale),
definizione del concetto di ironia romantica, elemento quella teatrale (che nel caso della messinscena di Luca
fondamentale della poetica del primo romanticismo Ronconi nel 1969 ha conosciuto poi anche una varian-
tedesco (Rivoletti 2014, in partic. pp. 257-321). te televisiva nel 1975) e quella filmica (basti accennare
Questa stagione eccezionale di letture, imitazioni a Mystery train di Jim Jarmush, del 1989, nel quale il
e teorizzazioni sul capolavoro di Ariosto sarà basilare Furioso serve a illustrare la struttura narrativa del film,
anche per la stesura delle celebri pagine dedicate al come ha rilevato Stefano Jossa in Laboratorio d’intrecci
Furioso nella Vorlesungen über die Ästhetik di Georg ed eros in agguato: Ariosto oggi, in L’Orlando furioso.
Wilhelm Friedrich Hegel, che recano la traccia evi- Incantamenti, passioni e follie. L’arte contemporanea
dente delle intuizioni dei primi romantici. Tuttavia legge Ariosto, 2014, pp. 339-51). E andrebbero ancora
Hegel, condannando irrevocabilmente, assieme alla menzionate le feste di corte (a partire da quelle fran-
filosofia idealistica di Johann Gottlieb Fichte, anche cesi del Seicento, analizzate da Cioranescu 1939, 1°
il soggettivismo estetico di Schlegel e di Schelling, vol., pp. 382-96, nelle quali gli stemmi e i motti aral-
farà in modo che la paternità originaria di quelle intui- dici e persino i nomi di persona si ispirano a figure ed
zioni venga rimossa all’interno della storia successiva episodi del Furioso) e i giochi di società (come il Labe-
della ricezione del poema. rinto dell’Ariosto, riferitoci da Emanuele Tesauro in Il
Di fatto, però, la proposta avanzata da Schlegel di cannocchiale aristotelico, 1670, pp. 54-55 e che conosce
riconoscere nel Furioso un modello per il romanzo con- anche una versione transalpina, descrittaci accurata-
temporaneo avrà un seguito importante. In Inghilter- mente da Claude-François Ménestrier in Des ballets
ra, infatti, Walter Scott guarderà al poema italiano per anciens et modernes, 1682, pp. 308 e segg.).
riflettere sul rapporto tra intreccio delle trame, tecnica Da una parte, dunque, le letture che attraversano
digressiva e tempo del racconto, e per pervenire così il capolavoro di Ariosto durante i secoli che intercor-
a una struttura narrativo-romanzesca capace di essere rono tra la sua comparsa e i giorni nostri arricchiscono
‘pluralistica’ e, al contempo, coerente. Dopo di lui (e la comprensione e interpretazione del testo; dall’altra
torniamo così di nuovo in Francia), Stendhal ammi- parte, al tempo stesso, il Furioso si fa promotore di un
rerà il capolavoro di Ariosto in virtù degli effetti iro- intenso dialogo con le altre culture europee, contri-
nici ottenuti grazie alla disposizione degli episodi nar- buendo a ispirare la creazione di nuove opere e for-
rativi. In Italia, dove nel frattempo la lezione della critica nendo materia di riflessione per scoperte e concetti
tedesca su Ariosto era pervenuta, ed era stata origi- critici, teorici ed estetici che in molti casi divengono
nalmente rielaborata in una lunga trafila di interventi parte integrante della nostra epoca moderna.

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LUDOVICO ARIOSTO

L’ironia della finzione nel Furioso per attrarre l’attenzione del lettore sul carattere fin-
zionale della narrazione. All’interno di quest’ambito,
Nel poema Ariosto mette in atto vari procedimenti possiamo distinguere tra due modalità, che chiame-
che mirano nel complesso a rivelare al lettore il carat- remo il fantastico di complicità (vedi oltre) e il fanta-
tere di finzione della narrazione: per effetto di questo stico metaforico, presente, ad esempio, nel proemio
disvelamento (analogo al gioco metafinzionale già osser- del canto VIII del Furioso, dove il narratore com-
vato nella produzione teatrale, ma al contempo anche menta le vicende di Ruggiero sull’isola di Alcina. Nel
infinitamente più complesso, sottile e pervasivo), il canto precedente, la maga, grazie ai propri incante-
fruitore viene invitato a riflettere consapevolmente sul simi, è apparsa al paladino di una bellezza fuori dal
rapporto esistente tra il mondo finzionale interno comune, facendolo così innamorare di sé e facendo-
all’opera e il mondo reale. In tal modo la fruizione del gli obliare qualsiasi altro impegno. Soltanto tramite
testo procede secondo una dinamica di oscillazione tra un anello magico Ruggiero è riuscito a scoprire la
due poli: quello del temporaneo abbandono all’illu- vera identità della maga e a sfuggire così alle sue insi-
sione evocata all’interno della narrazione (si pensi, per die. Ma le arti magiche di Alcina, ci rivela il narra-
esempio, al coinvolgimento emotivo prodotto da alcuni tore, non sono altro che una trasparente metafora
episodi tragici) e quello della lucida e consapevole presa delle frodi e degli inganni orditi dagli uomini nel
di distanza da essa, in quanto dimensione appunto fin- mondo della vita reale:
zionale e illusoria. Si tratta di una dialettica che pos-
Oh quante sono incantatrici, oh quanti
siamo descrivere attraverso il già menzionato concetto incantator tra noi che non si sanno!
di ‘ironia della finzione’ (Fiktionsironie), un concetto che con lor arti uomini e donne amanti
molto vicino al fenomeno dell’ironia romantica, per la di sé, cangiando i visi lor, fatto hanno.
cui teorizzazione, non a caso, il Furioso fu tenuto pre- Non con spirti costretti tali incanti,
sente dai pensatori tedeschi, come abbiamo ricordato. né con osservazion di stelle fanno;
L’ironia della finzione agisce nel testo del Furioso ma con simulazion, menzogne e frodi
a vari livelli: dagli interventi e dai commenti del nar- legano i cor d’indissolubil nodi
ratore, che interrompono l’illusione narrativa per- (O.F. VIII, 1).
mettendo al lettore di assumere una distanza critica
rispetto alla storia raccontata o di paragonarla con la In questa ottava (e nella successiva) si svela il signi-
realtà che lo circonda; alla sapiente disposizione degli ficato metaforico (o meglio allegorico, visto che si
episodi, che gioca spesso con un ben calcolato acco- tratta di una serie di metafore tra loro collegate) del
stamento di eventi tragici e di momenti comici, sve- fantastico: le magie di Alcina rimandano alle menzo-
lando così la presenza di un abile ‘regista’ che ordina gne e alle frodi dei simulatori, l’anello di Angelica
le storie (si pensi, per un solo esempio, alla tragica all’uso corretto della ragione e così via. Si richiama in
storia di Medoro che, raggiunto l’apice con l’episo- tal modo alla coscienza del lettore il carattere finzio-
dio del ferimento del protagonista e della morte di nale della narrazione, offrendogli al contempo un’im-
Cloridano, si allenta e si risolve nel sorriso ironico del portante chiave interpretativa: la storia raccontata è
narratore che introduce sulla scena la superba e disde- spesso un’invenzione che sta per qualcos’altro, che
gnosa Angelica, ignara della punizione che di lì a poco rinvia alla realtà extratestuale. Sarà dunque compito
le verrà inflitta da Amore: O.F. XIX, 13-20); sino a del lettore stesso riflettere (anche in altri luoghi del
certi effetti fonici, metrici o rimici dell’ottava (un poema, autonomamente) sul rapporto tra la finzione
esempio per tutti, la tanto apprezzata ironia spesso narrativa e la realtà quotidiana.
insita nel distico finale della strofe), che rivelano Nei secoli successivi, si appropriarono del fanta-
anch’essi la mano di un eccellente fattore e rompono stico metaforico di Ariosto prima La Fontaine, riuti-
così temporaneamente l’illusione finzionale, spostando lizzandolo in maniera originale in tutti e tre i suoi Con-
l’attenzione del lettore dalla narrazione all’apprezza- tes ariosteschi (e imitando direttamente i versi
mento degli aspetti formali dell’opera. proemiali di O.F. VIII, 1, nel finale di Joconde: «D’ail-
leurs tout l’univers est plein / De maudits enchanteurs,
qui des corps et des âmes, / Font tout ce qu’il leur
Il fantastico come metafora e come rinvio plaît», vv. 500-02), e più tardi Voltaire, in apertura
alla realtà del canto XVII della Pucelle d’Orléans:
Oh, que ce monde est rempli d’enchanteurs!
Dagli artifici magici e dalle armi incantate, alla Je ne dirai rien des enchanteresses.
forza smisurata dei guerrieri e ai voli incredibili com- Je t’ai passé, temps heureux des faiblesses,
piuti dall’ippogrifo, il fantastico assume nel Furioso Printemps des fous, bel âge des erreurs;
un ruolo centrale, divenendo al contempo una delle Mais à tout âge on trouve des trompeurs,
dimensioni privilegiate attraverso cui si realizza l’iro- De vrais sorciers, tout puissants séducteurs,
nia della finzione. Il gioco che Ariosto ingaggia con Vêtus de pourpre et rayonnants de gloire
l’ambito del soprannaturale è infatti spesso un modo (vv. 1-7, corsivi degli Autori).

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CHRISTIAN RIVOLETTI - FRANCESCO LUCIOLI

Entrambi gli autori francesi mostrano di aver pro- descrizione e particolare magnificenza si indugia con
fondamente compreso, non soltanto la valenza meta- intenzione (cfr. il castello di Atlante in O.F. IV o il
forica del fantastico ariostesco, bensì anche quel com- palazzo edificato dalla maga Manto in O.F. XLIII).
plesso gioco di rapporti operante nel Furioso tra il Nel saggio sull’Umorismo (1908, 19202) Pirandello par-
mondo attuale (continuamente invocato negli inter- lerà infine di una sorta di «attenuazione ironica» del
venti del narratore) e il lontano e favoloso mondo pas- fantastico, esemplificandola con i versi che descrivono
sato della «gran bontà de’ cavallieri antiqui» (O.F. I, la provenienza degli ippogrifi dalle lontane regioni dei
22). Quest’ultimo infatti non viene mai «idealizzat[o] monti Rifei, non senza precisare che tali animali esi-
senza quel tanto di sorridente ambiguità che basta a stono sì, ma sono alquanto «rari» (O.F. IV, 18) – una
escludere lo scambio ingenuo tra convenzioni lettera- precisazione che, piuttosto che attenuare, sottolinea
rie e dati storici», e permette così di rinviare alla «realtà ironicamente il carattere fantastico del racconto:
sociale, constatata nell’esperienza diretta» (A. Ronca-
– Ah sì? proprio proprio? e come va che non se ne
glia, Nascita e sviluppo della narrativa cavalleresca nella vedono mai? – Oh Dio; ne vengono, ma rari... – Que-
Francia medievale, in Convegno internazionale Ludo- st’attenuazione [è] prettamente ironica [...] gl’ippo-
vico Ariosto, 1975, p. 235) della vita a corte, secondo grifi; ne vengono; ma rari! [...] il poeta [...] ha l’aria
Ariosto vero osservatorio privilegiato della psicologia di dirvi: – Signori miei, di codeste fole io non posso
e dei comportamenti umani. E non è certo un caso che farne a meno, bisogna pure che c’entrino, nel mio
l’illuminista Voltaire, liberatosi dai pregiudizi classi- poema; e bisogna che io, fin dove posso, mostri di
cisti, abbia guardato nel corso della propria vita con crederci. – (poi in Pirandello 2006, pp. 870-71).
interesse sempre maggiore al complesso rapporto rea-
lizzato da Ariosto tra finzione letteraria e realtà.
Il paradossale gioco tra dimensione
fantastica e verità psicologica
Il fantastico di complicità
Questo rapporto con la dimensione fantastica è il
Una seconda modalità del fantastico che troviamo presupposto di un’attenzione vigile e penetrante nei
nel Furioso consiste nell’inserimento paradossale di confronti della realtà. Sia il fantastico di complicità
uno o più dettagli realistici in un contesto dichiarata- (che implica un atteggiamento divertito e al contempo
mente irreale. Nel celebre episodio della lotta furi- estremamente consapevole), sia il fantastico metafo-
bonda contro l’orca di Ebuda, ingaggiata da Ruggiero rico (che rinvia costantemente al mondo reale, fuori
a cavallo dell’ippogrifo (il favoloso destriero alato, dal testo) rappresentano tutt’altro che un’ingenua fuga
capace di compiere nel poema le imprese più incredi- dalla realtà, a dispetto di tante interpretazioni che han-
bili, dai voli transoceanici al viaggio lunare, e dunque no visto nel Furioso soltanto un’opera d’evasione. Mon-
simbolo per eccellenza del meraviglioso), il narratore do fantastico e mondo reale formano un contrasto che
ariostesco sente il bisogno di precisare ai suoi lettori è soltanto apparente, combinandosi intimamente e per-
che il paladino pone estrema attenzione affinché gli fettamente tra loro. Si prendano i personaggi del poe-
spruzzi d’acqua sollevati dall’orca non giungano a ma, dotati da una parte di qualità fantastiche (forza o
bagnare le piume delle ali del meraviglioso animale, il bellezza smisurate, arti magiche ecc.), ma provvisti
quale altrimenti, appesantito dall’acqua, rischierebbe dall’altra di tratti psicologici assolutamente realistici,
di precipitare miseramente (O.F. X, 106). Il dettaglio che ci permettono di prenderli sul serio, come vide
delle ali inzuppate dall’acqua, che deriva dalle Meta- acutamente già Vincenzo Gioberti:
morfosi di Ovidio, viene reinterpretato da Ariosto in
L’accozzamento del naturale collo strano e coll’im-
chiave ironica. Il particolare realistico non sortisce possibile è anche una fonte di festività, e niuno sa
certo l’esito ingenuo di rendere credibile il sopranna- farlo meglio dell’Ariosto [...] nel ritrarre l’indole de’
turale; al contrario, evocare quell’unico dettaglio vero- suoi personaggi; i quali sono tutti vivi e parlanti, ben-
simile in un contesto manifestamente inverosimile ché tengano più o meno del sovrumano o del fanta-
equivale a strizzare l’occhio al lettore, a cercare la sua stico (Del primato morale e civile degli italiani, 1843,
complicità: chi legge deve stare al gioco, deve fingere introduzione e note di G. Balsamo-Crivelli, 1946, 3°
di credere al soprannaturale, pur essendo ben consa- vol., p. 35).
pevole del carattere di finzione fantastica della narra-
zione. Anche il fantastico di complicità rientra dun- Anche se Gioberti non cita esempi, ci viene da pen-
que, tra i procedimenti dell’ironia della finzione. sare a Ruggiero, che cavalca l’ippogrifo, incontra cava-
Come tale lo riutilizzeranno sia La Fontaine (che lieri tramutati in piante e combatte creature mostruose,
giocherà al rincaro rispetto al modello ariostesco, ma la cui «indole» e psicologia sono descritte in modo
tematizzando esplicitamente la tecnica dei dettagli realistico: il suo continuo ricadere nell’errore illustra in
iperrealistici in Le petit chien), sia Voltaire e Wieland, maniera credibile alcune debolezze costitutive della
i quali imiteranno nei loro poemi l’apparizione (e natura umana. Così è anche per Orlando, dotato di forza
sparizione) improvvisa di un palazzo magico, sulla cui e di coraggio straordinari, ma destinato a trascorrere

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LUDOVICO ARIOSTO

notti insonni, quando Angelica scompare, e persino a intreccio e i continui interventi ironici del narratore.
impazzire d’amore (come non ammirare il realismo della Nella vicenda letteraria di Wieland, le tecniche nar-
progressiva perdita di senno magistralmente descritta rative riprese dal Furioso trapassano dai poemi ai due
nei canti centrali del poema?). All’interno di un mondo primi romanzi, composti in quegli stessi anni (Don
a tratti estremamente inverosimile e fantastico, Ariosto Sylvio del 1764 e Agathon del 1766-1767), che sono
fa muovere dei personaggi che – tanto allora, quanto considerati i primi romanzi moderni nel panorama
ancora oggi – ci parlano, se come osservò Voltaire nella tedesco, e nei quali il modello ariostesco e quello ster-
voce Epopée del Dictionnaire philosophique: «Ce qu’il y niano finiscono per incontrarsi e fondersi assieme.
a de plus extraordinaire encore, c’est d’intéresser vive- Il primo a formulare sul piano teorico tale prossi-
ment pour les héros et les héroïnes dont il parle» (in mità tra il Furioso e il romanzo contemporaneo fu invece
Œuvres completes de Voltaire, 1878, p. 579). Schlegel, il quale nel Gespräch über die Poesie (1800)
mise in relazione il capolavoro italiano con il Tristram
Shandy e il Jacques le fataliste, e individuò nella pre-
Soggettivizzazione della narrazione, tecnica senza del soggetto narrante e nella struttura arabescata
digressiva e romanzo moderno del Furioso uno dei caratteri fondamentali del romanzo
moderno. Si tratta di una prossimità che conosce un
La soggettività del narratore e la struttura a intrec- seguito, per giungere sino ai giorni nostri: in quanto
cio del testo, alle quali ci siamo più volte richiamati, maestro della narrazione romanzesca, Ariosto venne
sono tra le caratteristiche più innovative del Furioso, tenuto presente non soltanto da Scott e da Stendhal
nelle quali scrittori e teorici successivi riconosceranno (come abbiamo già ricordato), ma anche da Calvino,
un contributo importante alla genesi del romanzo che nel saggio intitolato Tre correnti del romanzo ita-
moderno. liano d’oggi (1960) individuò nel Furioso il prototipo di
La presenza del narratore, che si manifesta in modo un filone romanzesco attuale, riconoscendovi al con-
particolare nei proemi (i cui «evidenti connotati roman- tempo il modello di quell’«ironia e [...] deformazione
zeschi» rappresentano una novità considerevole anche fantastica» (in Saggi 1945-1985, 1995, p. 74) da lui stesso
in rapporto alla tradizione epico-cavalleresca prece- adottate nei suoi romanzi. Ancor prima di scrivere la
dente: vedi D. Delcorno Branca, Ariosto e la tradizione trilogia fantastica dedicata ai Nostri antenati, Calvino
del proemio epico-cavalleresco, in Lettura dell’Orlando ricorse al modello ariostesco nel Sentiero dei nidi di
furioso, a cura di G. Bucchi, F. Tomasi, 1° vol., 2016, ragno (1947). Qui, come riconobbe per primo Cesare
p. 79) e negli interventi di commento alla storia, venne Pavese (che parlò di un «sapore ariostesco» nell’articolo
condannata molto presto (già all’indomani della com- del 1947 Il sentiero dei nidi di ragno, ora in Id., Saggi
parsa del poema) dalle poetiche normative e classici- letterari, 1968, p. 247), attraverso lo sguardo di un bam-
ste come sconveniente per il genere epico, e venne riva- bino che deforma e trasfigura, la realtà storica della
lutata pienamente soltanto nel secondo Settecento, guerra partigiana si trasforma in una narrazione avven-
quando autorevoli lettori del Furioso ne percepirono turosa, fiabesca e fantastica, fatta di azioni nitide e di
finalmente la portata moderna e rivoluzionaria. Non gesta concrete, come il mondo cavalleresco. Attraverso
è un caso che pochi anni dopo che Voltaire aveva imi- questo sguardo Calvino fa sì che i partigiani vengano
tato sistematicamente (ad apertura di ognuno dei ven- destituiti di quell’aura astratta di idealità e di giustizia
tuno canti della Pucelle) la presenza programmatica che rischierebbe di allontanarli dalla realtà dei fatti vis-
del narratore negli esordi del Furioso (oltre a esaltarne suti, conferendo non di meno alla loro storia avventu-
l’assoluta novità nel già più volte menzionato articolo rosità, grandezza, fascino e valori profondamente umani.
Epopée), Fragonard sia stato il primo artista in asso- In maniera originale, Calvino prosegue dunque la
luto, nella lunga storia dell’interpretazione grafica del lezione di Ariosto, dimostrando come, ancora oggi,
Furioso, ad aver avuto l’idea di mettere in scena anche dimensione fantastica, ironia e levigatezza formale
il narratore nelle sue illustrazioni ariostesche. non indichino la via astratta di un’evasione dal mondo,
Questa nuova sensibilità europea per la soggetti- bensì rappresentino strumenti validi per conoscere,
vizzazione della narrazione si spiega con la coeva appa- analizzare e raccontare l’uomo e la realtà.
rizione di romanzi come Tristram Shandy (1759-1767)
di Laurence Sterne e, più tardi, Jacques le fataliste
(1796, ma le cui copie manoscritte circolavano già Opere
negli anni Settanta) di Denis Diderot. In Germania,
fu proprio Wieland (che aveva lanciato una vera e pro- I Carmina, le Rime e le Satire si citano dalle Opere minori, a
pria moda dei ‘poemi romantico-ariosteschi’, facendo cura di C. Segre, Milano-Napoli 1954.
tradurre il Furioso e imitandolo egli stesso in tre nar- L’Erbolato, invece, si cita da Opere, a cura di M. Santoro, 3°
vol., Torino 1989.
razioni in versi: Idris und Zenide del 1768, Der neue
Amadis del 1771 e Oberon del 1780), a intuire per primo Le altre opere sono citate da:
la contiguità tra il poema ariostesco e il romanzo con- Lettere, a cura di A. Stella, Milano 1965.
temporaneo, con le sue digressioni, la sua struttura a Le commedie, a cura di A. Gareffi, Torino 2007.

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CHRISTIAN RIVOLETTI - FRANCESCO LUCIOLI

Per il Furioso e il suo commento si sono tenute presenti le B. Croce, Ludovico Ariosto, Bari 1918, poi in Id., Ariosto,
seguenti edizioni: Shakespeare e Corneille, Bari 1961, pp. 3-72.
Orlando furioso, a cura di C. Segre, Milano 1964, 20109. L. Caretti, Ariosto e Tasso, Torino 1961, 2001.
Orlando furioso, a cura di E. Bigi, 2 voll., Milano 1982 (nuova C. Segre, Esperienze ariostesche, Pisa 1966.
rist. a cura di C. Zampese, Milano 2012). A. Ascoli, Ariosto’s bitter harmony crisis and evasion in the
Orlando furioso e Cinque Canti, a cura di R. Ceserani, S. Zatti, Italian Renaissance, Princeton 1987.
2 voll., Torino 1997. A. Casadei, La strategia delle varianti: le correzioni storiche
Per la prima redazione va inoltre tenuto presente: del terzo Furioso, Lucca 1988.
Orlando furioso (secondo la princeps del 1516), edizione critica S. Zatti, Il Furioso tra epos e romanzo, Lucca 1993.
a cura di M. Dorigatti, con la collaborazione di G. D. Javitch, Saggi sull’Ariosto e la composizione dell’Orlando
Stimato, Firenze 2006. furioso, Lucca 2012.

Per un inquadramento del contesto storico e letterario dei


Bibliografia Cinque canti:
D. Quint, Introduction, in L. Ariosto, Cinque Canti / Five
Per la biografia rimane fondamentale: Cantos, ed. A. Sheers, D. Quint, Berkeley-Los Angeles-
M. Catalano, Vita di Ludovico Ariosto ricostruita su nuovi London 1996, pp. 1-44.
documenti, 2 voll., Genève 1930-1931. S. Zatti, La frantumazione del mondo cavalleresco. I Cinque
Canti dell’Ariosto, in Id., L’ombra del Tasso. Epica e
Per le opere minori: romanzo nel Cinquecento, Milano 1996, pp. 28-58.
G. Güntert, Per una rivalutazione dell’Ariosto minore: le Rime,
«Lettere italiane», 1971, 23, 1, pp. 29-42. Sulla ricezione dell’Orlando furioso si vedano almeno:
A. Tissoni Benvenuti, La tradizione della terza rima e A. Cioranescu, L’Arioste en France des origines à la fin du
l’Ariosto, in L’Ariosto: lingua, stile e tradizione, a cura di XVIIIe siècle, 2 voll., Paris 1939.
C. Segre, Milano 1976, pp. 303-13. M.T. Dal Monte, Ariosto in Germania, Imola 1971.
C. Bozzetti, Notizie sulle rime dell’Ariosto, in Studi di filologia A. Sammut, La fortuna dell’Ariosto nell’Inghilterra elisabettiana,
e critica offerti dagli allievi a Lanfranco Caretti, 1° vol., Milano 1971.
Roma 1985, pp. 83-118. K. Hempfer, Diskrepante Lektüren: die Orlando-Furioso-
P. Floriani, Il modello ariostesco. La satira classicistica nel Rezeption im Cinquecento. Historische Rezeptionsforschung
Cinquecento, Roma 1988. als Heuristik der Interpretation, Stuttgart 1987 (trad. it.
E. Bigi, Poesia latina e volgare nel Rinascimento italiano, Napoli Modena 2004).
1989, in partic. pp. 189-227. D. Javitch, Proclaiming a classic: the canonization of Orlando
R. Fedi, La memoria della poesia. Canzonieri, lirici e libri di furioso, Princeton 1991 (trad. it. Ariosto classico: la
rime nel Rinascimento, Roma 1990, in partic. pp. 83-115. canonizzazione dell’Orlando furioso, Milano 1999).
Fra Satire e Rime ariostesche, Atti del Seminario, Gargnano C. Rivoletti, Ariosto e l’ironia della finzione. La ricezione
del Garda 1999, a cura di C. Berra, Bologna 2000. letteraria e figurativa dell’Orlando furioso in Francia,
P. Gasparini, La satira del Cinquecento italiano, in La satira Germania e Italia, Venezia 2014 (alla cui ampia biblio-
in versi. Storia di un genere letterario europeo, a cura di grafia sulla ricezione in appendice si rimanda anche per
G. Alfano, Roma 2015, pp. 119-42. ulteriori indicazioni).
L’Orlando furioso nello specchio delle immagini, Istituto della
Per il Furioso: Enciclopedia Italiana, Roma 2014.
F. De Sanctis, Lezioni zurighesi (1858-1859), in Id., Verso il
realismo, prolusioni e lezioni zurighesi sulla poesia Ottimo profilo globale, con un’efficace guida dell’intero poema,
cavalleresca, frammenti di estetica e saggi di metodo critico, offre:
a cura di N. Borsellino, Torino 1965, pp. 5-197. G. Ferroni, Ariosto, Roma 2008.
L. Pirandello, L’umorismo, Lanciano 1908, Firenze 19202,
poi in Id., Saggi e interventi, a cura e con un saggio Si vedano anche:
introduttivo di F. Taviani e una testimonianza di A. G. Sangirardi, Ludovico Ariosto, Firenze 2006.
Pirandello, Milano 2006, pp. 775-947. S. Jossa, Ariosto, Bologna 2009.

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