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DaNrr,rB Vrrarr

LARMAMENTO DEI CE,LTI NE,L PERIODO


DELLA BATTAGLIA DEL METAURO

1. Il tema che il Prof. Mario Luni mi ha chiesto di trattare si


inserisce nelle problematiche di quello che potremmo definire "il de-
clino" dell'indipendenza celtica in Italia.
Lo scorcio del III secolo a.C. (battaglia del Metauro, 207 a.C.)
rappresenta un periodo molto intenso per quanto concerne la storia
dei Celti d'Italia: da un lato aumentano il numero e l'efficacia delle
operazioni militari antigalliche, dall'altro si consolidano i programmi
romani di colonizzazione e di rrorganizzazione dei territori recente-
mente acquisiti, con elementi di trasformazione radicali rispetto ai
periodi precedenti (incremento demografico, citt, assi stradali, cen-
turiazione della campagna).
Il lucido progetto di conquista della Cisalpina da parte di Roma,
gli atteggiamenti di resistenza e/o di collaborazione da parte delle di-
verce ciuitates celtiche, l'impresa annibalica che rischiava di modifica-
re e rimettere in discussione un quadro nel quale le posizioni dei di-
versi popoli cisalpini si erano ormai chiaramente configurate, costitui-
scono le principali trame che nel loro complesso intreccio diedero
luogo o alla soprarvivenza o alla definitiva scomparsa del celtismo
cisalpino (Bandelli 1988, pp. 1-19).
I Senoni erano stati sbaragliati con la battaglia del Sentinum
(295); la fondazione della colonia latina di Sena Gallica (283) e la
lottizzazione delT'ager gallicus/ piceruus, messa in atto circa mezzo se-
colo pi tardi, sancivano l'eliminazione di tale nomen come entit
etnica e politica autonoma.
La necropoli di Montefortino di Arcevia relativa a una comunit
senonica insediatasi - come scrivevano Alfieri e Ortolani - <<a guardia
degli accessi appenninici a Senigallia (OnroraNr-ALpm'nr 1953, p.
30) mostra in realt che le tombe pi recenti si datano alla seconda
met-ultimo quarto del III sec. a.C. e cio ben al di 1 delle date
ufficiali delle "sconfitte" (CnrsroraNt 1976, p. 173; MTcHELUCCI
1977, p.96; LaNool-pt 1987, p. 450; Io. 1991).
Daniele Vitah

I discendenti di tale comunit senonica sembrano dunque essere


rimasti nei territori dell'area medioadriatica, anche tra il2B3 e I 232,
evidentemente in una posizione di subalternit o di collaborazione
con Roma.
In area boica invece, i lunghi periodi di pace con Roma che nel
corso del III secolo si alternano a brevi pause con operazioni militari
particolarmente violente, mostrano che allo scorcio del secolo i Boi
mantenevano ancora intatto il proprio potenziale guerriero; un po-
tenziale di cui i " seniores" non erano in grado di conffollare intera-
mente l'azione (Pevru 7992, pp. 18-19, 26-27). Sotto tale aspetto i
Boi, che secondo Catone erano suddivisi in 112 trib, mostrano di
avere al proprio interno orientamenti diversi in politica "estera", che
spiegano, ad esempio, la presenza molto precoce di stanziamenti ro-
mani in alcuni settori della loro regione.
I colpi decisivi dei Romani alla resistenza dei contingenti boici
vennero inferti a partire dall'ultimo decennio del III secolo, fino alla
data del7a definitiva sconfitta del 191, che si espresse nel trionfo di P.
Cornelio Scipione Nasica (Liv. XXXVI,40, I7-I4) e nella migrazione
dei soprawissuti - non disposti a vivere in Cispadana - in area danu-
biana presso i Taurisci (Strab., V 1, 6).
Tra le ciuitates celtiche della Cispadana, solo i Boi si potevano
dunque configurare come i potenziali alleati dei piani militari cafiagi-
nesi, mentre i Senoni costituivano globalmente una realt inutilizzabi-
le, perch ormai neutralizzati e sottomessi dai Romani.
Dei Lingoni non possiamo dire nulla, perch di essi non cono-
sciamo altro che il nome e la generica collocazione "in direzione del-
l'Adriatico" (Pol. II, I7,7 e Liv. V 35,2). Essi, del resto, non sono
ricordati in nessuna operazione militare.
A occidente e in area transpadana interagivano altre realt celti-
che: gli Anares, i Taurini / Taurisci e soprattutto gli Insubri ed i Ce-
nomani.
Dopo Talamone, l'intervento romano in direzione degli Anares si
era concluso con accordi di alleanza e collaborazione.
I Romani volevano poter completare le operazioni contro gli In-
subri (che erano stati alleatr di Boi e Gesati a Talamone) e in tali
attivit di repressione furono aittati dai Cenomani, la ciuitas celtica
che a oriente confinava con gli Insubri.
La sconfitta patita nel 222 a.C. (nonostante la partecipazione -
per la terza volta - di contingenti mercen ai dalla valle del Rodano -
i Gesati -) diede luogo alla cteazione di due piazzeforti strategiche
Larnamento dei Celti nel periodo della battaglia d.el Metauro

per il controllo romano del nuovo territorio a sud e a nord del Po: le
colonie latine di Piacenza e di Cremona. Siamo nel 218 a.C. e cio
nel momento in cui Annibale avviava la nuova impresa punica in
Italia.

2. Per definire i caratteri dell'armamento lateniano in Italia negli


ultimi decenni del III secolo abbiamo a disposizione tre categorie di
fonti : la tradizione storico letteraria antica, l'iconografia che compor-
ta rappresentazioni di guerrieri Celti e la documentazione archeolo-
gica.

2.1. I dati della storiografia, per quanto numerosi, non sono suf-
ficienti a fornirci da soli un quadro sicuro di conoscenze nel campo
dell'armamento dei Celti, del modo di usare le armi, dei sistemi di
combattimento, delle tattiche e de1le strategie militari (Dnvspn
I9B6a; Io. 1986b; Io. 1987).
In pi, la tradizione letteraria antica spesso inaffidabile per mol-
te pregiudiziali ideologiche che la caratterizzano e nei casi controlla-
bili smentita o ridimensionata dalla stessa evidenza archeologica.
Sono ben noti i tpoi che nell'antichit caratterizzarono il Celta :
l'amore per il vino, la barbane,l'individualismo, l'impulsivit, f indi-
sciplina, la scarsa resistenza fisica, la mancaflza di intelligenza tattico-
strategica, la rissosit.
Solo in un caso si riconosce tna"ratio" ai Celti: in occasione del-
la sconfitta romana all'Allia (Liv. V, 38,5). Lammissione di una logi-
ca e di una tattica ben precisa nel loro comportamento serv sicura-
mente a giustificare in parte il peso della catastrofe patita dai Roma-
ni.
A tutto questo si aggiunge l'altro luogo comune che concerne
l'inferiorit dell'armamento dei Celti in battaglia, nel momento del-
l'impatto con quello "superiore" dei Romani.
Ce ne parlano per almeno tre volte Polibio (Pol. II, )0,7), quindi
Tito Livio (XX,42 e 49),Plutarco (Cami11. 40 e 41), Diodoro Siculo
(V 10, 4), Dionigi di Alicarnasso (Dion. Hal. XIV 9) e Strabone
(Strab. IV, 4,3).

2.t.I. La spada gallica inferiore a quella romana perch essa


pu colpire solo di taglio e non anche di stocco, e per questa caratte-
ristica ha efficace solo il primo colpo (Pol. II, J0, 8: <<cr[ pcllcrqor,
106 Daniele Vitali

fiqg ngdrv ptyo)"TV r.crQoqdv **x 1erv, rr)1v e yo,),orr1.(,rlv lro_


roQoqov 1er.v povov).
Dopo il primo fendente, infatti, essa si piega e si deforma in lun_
go e largo ed obbliga il guerriero a raddiziarla col piede, appog_
-in
giandone l'estremit a terra (pol. II, 33,3: <<ai te polorgal rcrlg
zo_
to,oxeuo[5, xoOoneg eigrlror, nq6tegov plov 1ouor, rrlv nqrbtqv
xorcrQoqdv xo,rgi,o,v, &no e rcurqE e0erog nosuorgovro,l
xapnrdpr,evor xq,tcr pfixoE zo, zor n).orog n roootiov ot,ov
q,t A tr,g &v_ootqoQrlv tolg.1groptvorE qii,o.vtog nqg rrlv y{v
rreuOvsr. rQ no, re).eolE cingaztov?'vor rdiv eurtqov n),r1yr\v
otv).
La spada dei celti sprowista di punta e per quesro non pu
essere usata che per colpi di fendente (pol. II, i3, 5, r.a t
p1opg zwr1pa to si,Qog 1er.v) .
. La spada gallica, ancora, non serve che di tagrio e da una certa
distanz-a, mentre quella iberica, completamente dirsa, forie
sia nei
colpi di punta sia in quelli di taglio e specifica per ir combamimento
a distanza rawicinata (Pol. I[, r14,2-i: to siQri ,,1v vavrtcrv
eile r,oOeor,v. 3. tfiE pev yog ox ).otro, ,rrrltio rqE tLcfficl.-
QoqdS'ilo1us ngg r l3)"anter,v f e fal.otrxrl "o pralorqa pl,
uilu
1qelcrv tr1v x xorcrQoqdE, zo,, rorqv, &noo"oougr).
Lo stesso concetto compare in plutarco che descrive l lame delle
spade celtiche fatte di ferro dolce e debolmente martellaro, col ri-
sultato che la lama si incurva al primo impatto e si piega in due:

)"enrE )"r1),oopevova oge xopnreoOor ro,XU xcr r.ru)"ooOcu,


tog
trro1a[qoE ... (Plut. Camill. 4I,5).
Nel_ passo plutarcheo la debolezza delle spade dei Galli
si riferi-
sce addirittura all'ultim a campagna militare di camillo, in occasione
della seconda invasione del367 a.a, (". pol. II, 1g,6; v. urr.l,. Dio.,.
Hal. XIV, 9,2; 70, 1 e 3).
Nel 167 a.C. siamo in piena fase LT 81 e le spade lateniane, per
disgrazia di Plutarco, - circa un secolo e mezzo pr-u di quelle
tanto
disprezzate da Polibio - erano in realt di ottima fattura e qualit
e
non avevano i comportamenti meccanici descritti.
Plutarco, dunque, riprendendo una opinio communis nel mondo
ro-mano, anticipava in modo anacronistico una situazione che gli
altri
riferivano concordemente a un' epoca pi tarda (v. sotto).
.r9 !o1ti s_to_riografiche ci dicono unioru che le spade erano pofta-
te dai celti aTfianco destro, pendenti dauna.intur legata attorno
ai
Larmamento dei Cehi nel periodo della battaglia
del Metauro 107

ffacolla come presso


fianchi; non erano portate appese a u-n balteo ^
tor iQoug
i Greci o gli EtrusJl lni.i. Sic' V )o' ): crt'
&')'uoeotv hqtqp-
oruo0crg 1ouor. p"ra otnQcriE i1 1cr)'xoig
,"s asqta, )"cryova ncrQcrrsrop:'"'"]:-
^"aA'r1, - ^^-:^^ da
piu generica .tr Stra-
La stessa situazione era feceplta rn maniera
oupu'rQoE toig t^ty oopd'ttrrv
bone (Strab. IV 4, 3'-'Onhrotrrg
pey0eol, pcrlar,qcr po,gd, na-qr1tr1pvq
ncrqa t efr'v m)'eu-
q6v...).

ricade anche sul-


2.1.2. Oltre alla spada, wa valutazione negativa
interamente i
lo scudo celtico, "troppo corto e stretto per coprire romani"'
j"l G.iti dai dardi lancrati dai uelites
;d;;;i *rpi polibio, in relazione alla battaglia
ce ne pr.lu p".ii";;il; volta
0uqeo tv v-
di Talamone: <<o yq uvcrpvou to yo)'crttxo
tcr orbpcrtcr frv tooor)trp
ga neqtor'tflreuv, ,P yup'a xcr pei'(o
ouvl3crr,ve pd,)')'ov ;; bli'1 1-l:''
v-ov oi pv ov 0u-
&,orld)'er,crv (Pol' II, 30, 3 e l0' 8)'
'rrooq
rof
*""i';;;;;;;1i;
iuiust^di {ian]ro Vulsone con*o i Galati' un'
osservazion e analoga si ri*ova in
Livio' che palesemente nFrende il
testo dello storico ;;' longa ceterum ad amplitudinem cor-
<<scuta
(Liv'
;;;; ;"tr- tu,u]- ea ipsa plu' male tegebant Gallos
"i
-*-iu indica che r
[nnn u dello scudo (per quanto cofto e stretto)
Gesati dovevano avere anche r*i p"r
il combattimento ra'u'vicinato e
un'arma principalmente di-
cio la spada * tl- turriu.-to ..rdo
fensiva, efficace ."'i";;;; I azione di
armi offensive per il combatti-
mento corpo a corpo'
evidenzia la--stretta so-
Polibio, ,ru,rur,o della battaglia di Canne'
della fanteria
*r[t uro i., 1o scudo della fanteria celtica e quello
iberica, unico elemento che accomunava
i due distinti reparti (Pol'
gugeog i1v n*-
III, 114, 2, o"o, lipnq* xcr Ke).tv pv
qcrn),r1or,og...). ^ 11. rr:-__
^^i^^__^ scuta e1u- .
La stessa cosa si legge in Livio : Gallis Hispanisque
sdem forma" ac dissimiles gladii, Gallis praelongi ac
"rrrrr,-ffires
,ir" -r.roribus, Hispano punctim magis quam caeslT-3:sueto
pete-
(Liv' XX[' 46' 5)'
re hoste brevitate h'bil"' et cum mucronibus
--
S*a. " .pua, to"ituiscono l'equipaggiamento p:tu'l: del cam-
Tito Manlio figlio di
pione celtico .orr*J"q"rf. ri butt" ii ,o;u.,o
e appuntita' pi adatta
Lucio, che per h;-t;i; i;ngo e spada corta
Daniele Vtali

al combattimento ra\,'vicinato : <<pedestre scutum capit hispano cingi-


tur gladio ad propiorem habili pugnam>> (Liv. VII, 10, 5).

2.13. Ntre armi arricchiscono il repertorio delf instrumentum


bellico da offesa; i Gesati ci permettono di cogliere l'importanza di
una loro arma caratteristica: il giavellotto tipo " gaes?tFn" che definiva
col proprio nome i reparti celtici scesi in ltalia dalla regione del Ro-
dano (Verg. Aen. VI[, 667 <<alpina gaesa>>).
Potremmo dire che gaesum sta a gaesati coma hasta sta ad hastati.
Sicuramente il gaesum non era la sola arma di tali truppe mercenarie
(che disponevano della panoplia di base come gli altri) ma ne co-
stituiva I'elemento di specificit.
Alle armi tadizionali da confronto diretto (la spada) si affiancano
dunque quelle da getto a distanza pi o meno rawicinata: i giavellot-
ti e le lance. sono armi della fanteria, della cavalleria e dei guemieri
su carro in corsa. Ne parlano espressamente Polibio, Cesare, Livio,
Strabone e Dionigi di A-licarnasso
Il cavaliere insubre Ducario nella battaglia del Trasimeno <<lancea
transfixit>> il console Flaminio (Liv. XXII, 6, 4).
I guerrieri gettano giavellotti o lance dal carco (Caes. 8.G.IV,33,
2: <<Genus hoc est essedis pugnae.. Primo per omnes partes perequi-
tant et tela coniciunt atque ipso terrore equorum et sffepitu rotarum
ordines plerumque perturbano>).
A proposito della battaglia di Talamone, non si potr non osser-
vare la situazione grottesca - e inverosimile - del corpo specializzato
dei Gesati, che dalle fonti presentato come del turto incapace di
utilizzarc la propria arma specifica (i gaesa) nel contrasto coi uelites
Romani (Pol. II, 30, 1-3).

2.1.4. Di un'arma le fonti non parlano esplicitamente, dell'arco.


Sicuramente usata dai Celti (Caes. B.G. II, 7, 1) poco attesrata dal-
le fonti archeologiche e presente nelle fonti iconografiche come con-
notato di altri barbari (ad es. gli Sciti) (Dnvssn 1986 a, pp.
334-335).
Un complesso di cuspidi in ferro per frecce di arco proviene da
una tomba ancota inedita, di III secolo, appartenente alla necropoli
di Monte Bibele (tomba 115).

2.1.5. Dal testo di Polibio si evince che un certo tipo di arma-


mento era catatteristico dei Bool)"elg o reguli gallici.
Llarmamento dei Celti nel petiodo della battaglia del Metauro 109

Siamo informati di questo particolare in occasione dell'espediente


psicologico inventato da Annibale per rincuorafe le truppe nel corso
"[" of,".uzioni che sfociarono nella battaglia della Trebbia, prima
dello siontro alla sinisla del Po, tra Sesia e Ticino (v' Liv' XXI, 45,
): <<in agrum Insubrium quinque milia passuum ab Victumulis>>)'
Annlbale avrebbe fatt combattere a singolar tenzone e all'ultimo
sangue due dei prigionieri alpigiani rivestiti delle "armature complete
quai sogliono indossare i re dei Galli" (Pol. III, 62, 5: xtQoenxt
,roronl.i,"crg fgl.gttxcrg olor,g eirbogorv oi l3oor')"eig atv, tgv
povopcrleiv plh)"oor,, xcrtoxoopeiooa.
' Li"io, (XXI, 42,1-4) che riprende palesemente il testo polibiano'
parla genericamente di "arma gallica" e di "ferrum", sinonimo que-
st'ultimo di spada.
pef ,,afmamento completo" si deve forse intendere il complesso
delle armi tradizionali (e minimali) con in pi l'elmo e la coruzza del
tipo "a cotta di maglia" o in cuoio.
Le componenri di ,r, armamento-tipo della fine del III secolo in
dotazione ail'esercito romano sono evidenziate da Livio quando parla
della fornitura di armi prodotte da Arezzo per Scipione (205 a.c.):
<<tria milia scutorum, galeat totidem, pila, gaesa, hastas longas. milium
quinquagintu ,,r*-u pari cuiusque generis numefos expleturosr>
w. XXVIII,45). Scudi, elmi, due tipi di giavellotti, lance'
Dati pi specifici vengono forniti da strabone, in parte divergenti
dal testo di polibio o di Livio "I-larmamento dei Celti proporziona-
to alla grande taglia dei loro corpi: consiste in una lunga spada che
,orp"rrJono al finco destro, poi un lungo scudo, delle lan^ce e una
,p".i. di giavellotti; si servono anche di archi e di fionde" (strab. ]v,
4, 3) (Fig. 1).
sffabone d un quadro della panoplia celtica molto ampio con-
cordemente con le fonti anteriori e a lui contemporanee. Ma alle
armi tradizionali aggiunge l'uso dell'arco e della fionda ed insiste sul-
l,uso di un giarrelloito ';analogo al pilum che si lancia senza propul-
(Strab.
sore, con lr"mu.ro e che va anche pi lontano di una freccia"
rv,' 4,3).
Diodoro Siculo (v, 29 e l0) in due capitoli compilativi riporta le
tecniche di combattimento dei Celti (il combattimento coi carri) e
l'elenco di tutte le armi ttiizzate: gli scudi alti come un uomo che
esibiscono figure zoomorfe di ottone laminato e sbalzato, con funzio-
.r" d".orrti* e protettiva allo stesso tempo; gli elmi di ottone con
alti cimieri, .o., io..ru o figure di uccelli o di quadrupedi alla sommi-
Ddniele Vitali

Fig. 1. Statuetta bronzea dell'Antikensammlung di Berlino interpretata come fromboliere (da


Ze1leq Kriegswesen und Bewaffnung cit., Abb. 15).

t; corazze a cotta di maglia in ferro; lunghe spade sospese al fianco


destro pet mezzo di catene di ferro e di bronzo; lance; giavellotti;
ffombe da guerra con suoni rauchi; placche di cinturone placcate
d'oro o incrostate d'argento (xgcrvrl e 1cr)"zd xrsQrrt0rvror prryo-
)"og o1og crutv 1ovtu xo, noprpsye0q Qovtooi,ov nr,Qe-
Qovro roiE XQ(l)LrvorE roiE prv ycrq xrQo}{srror oupouq xqoto,
toiE gveotv ) rerqonoorv [(2otv xterunropsvot xrQoroprot.
. . . vti, to [iQoug onaOag 1ouor prcrxQoE orIQoiE n Xa-
xcriE &)"toror.v lr1qtr1pvoE, xrcrQo rtv elcrv )"o,yovo fio,Qo,rsro,-
FsvoE. trvg roE XrrvcrE nr,1qoor,g ii xotaqyuqor,g
(orotflgor. ouv!,otovral. ngoBc)"l"ovtar, )"oyXog rlaE zeivor
).oyxi,og xcr).ool nqlucrio tQ pr'1xel to ot{1gou xa rr, plet[ot ra
nr,Orlpota 1ouocxg, n)"crtel e l3gcrlu ).ei,nowo r.no)"olorulv. ro
pev ydg iQr1 rv ncrg'teqolg ocruvi,rov eioi,v ox )"rtro, rd
os,uvl,cr tog zproE 1er, rv r,Qv trrei.(oug. (V,30, 4).
Queste descrizioni - come ha osservato A. Rapin a proposito de-
gli scudi - sembrano comispondere a una situazione ben nota in ar-
cheologia e specifica del mondo celtico insulare della Gran Bretagna,
di epoca ormai tarda (RaprN 1988, p.26 n. 11), che evidentemenre
Diodoro o una sua fonte conobbero.
Larmamento dei Celti nel periodo della battaglia del Metauro 111

Fig. 2. Particolare del1a placca interna VI del calderone di Gundestrup (da Hachmann 1990, Beil
9, 1).

Una rappresentazione quasi lettefale si pu osservare nella scena


fr.glrrata del corteo militare sbalzata sopla una delle piastre interne
dJ tardo calderone di Gundestrup (HACHMANN 1990, p. 575, Abb'
1) (Fie. 2).
M queste dettagliate descrizioni riferentisi allo scorcio del I se-
c.a.c. hanno pochi elementi in comune con la situazione della fine
del III secolo a.C. di cui ci occupiamo, anche se ne costituiscono si-
cufamente un'evoluzione.

2.1.6. In occasione dello scontro di Talamone la schiera dei Ge-


sati combatte nuda, "con le sole armi" (Pol. II, 28, B: <<Yuptvo [rtr'
crtv rv n)"orv) (Fig. )) e la stessa nudit troviamo messa in
atto dai Celti schierati all.abattaglia di Canne: l'assenza di vesti o di
armi difensive sul corpo contrasta con l'abbigliamento degli Iberi
"vestiti di corte tuniche di lino orlate di porpofa, secondo il patrio
costume" (Pol. III, Il4, 4).
La nudit dei celti di canne pu essere spiegata con motivi ri-
tuali o ideologici e non semplicemente con lagioni di praticit. Tali
Celti infatti erano chiaramente dotati di spada e scudo - come sotto-
linea Polibio - e quindi non avevano bisogno come i Gesati, di esse-
re liberi nei movimenti di lancio delle <rgaesa>> (spiegazione di Poli-
bio, che deriva da Fabio Pittore, testimone oculare de1la battaglia).
La nudit fu comunque sempre considerata dalle fonti un ele-
t12 Ddniele Vitalt

Fig. 3. Dal fregio di Civitalba, due guerrieri gallici in fuga con scudo, cinturone e probabilmente
con spada (da I Galli e l'Italla, Catalogo della Mostra, Roma 1978, fig.544A).

mento negativo, sinonimo di costume barbarico, specifico dei Celti


(Pol. II, 28; Dion. Hal. XIV, 13; Liv. XXII, 46; XXXVIII, 27, 9;
Diod. V 29, 2: <<yuprvouE xcr negLeftrlpvouE xcrrcrl3otvsrv riE rov
z[vuvo>) e di altri barbari dopo di loro.
In casi pi normali i Celti in battaglia sono descritti vestiri di
semplici mantelli e, talora con tale abbigliamento sono rappresentati
in documenti figurati sulle urne etrusche con celtomachie, nel fregio
di Civitalba, nella piccola plastica bronzea o fittile (Figg. 1,3,4).

2.1.7. Talora le specificit dell'armamento di un esercito si arric-


chiscono di elementi esotici derivati da altre formazioni.
Sul terreno di Canne, Annibale, ad esempio, arma le sue truppe
libiche secondo la moda romana, con armi scelte provenienti dalle
Ilarmamento dei Cebi nel periodo della battaglia del Metauro 7t)

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Fig. 4. Padova Stele Loredan I con scena di celtomachia (Padova, Museo Civico)

spoglie di cui si era impadronito nella battaglia precedente (Pol. III,


87,3 e lI4, I: <<... rd)v 'Ptoparxv rQofiov z),exrolg 6ir)"or.E...).
Tali armi rimpiazzavano una parte di quelle che allo stesso eserci-
to cartaginese erano state date da Braneo, che Annibale aveva rimes-
so a capo degli Allobrogi (Liv. XXI, 11,6) prima del passaggio delle
Alpi.
Le armi fornite da Braneo, che sostituivano quelle cartaginesi di-
ventate vecchie e logore, erano sicuramente di tipo celtico (Pol. I[,
49,17: &)"),cl x,cr rv 6n)"otv ro ncr)"or,o lto ro nenovqz6to ncrv-
tc r.cr)").crcrE xorvofiollos fid,oo,v rr1v vcrprv ezcrlgog).
Se vero che i diversi popoli e le rispettive abitudini belliche
174 Daniele Wtalt

sono caratterizzati da specifiche panoplie, i due passi appena citati ci


mettono in guardia dall'essere schematici nelle interp retazioni (ad
esempio panoplia celtica uguale guerrieri celtici) e confermano che
armi alrui potevano entrare in dotazione non solo di individui ma
addirittura di interi reparti.

2.1.8. Non sffettamente connesso con l'armamento offensivo o


difensivo il complesso di strumenti di "pressione psicologica", uti-
Tizzati per incutere terrore al nemico.
A Talamone, l'esercito celtico accanto a un "abbigliamento" di
guerra terotizzante, usa @ogupog prodotto da un numero enorme
di corni e di trombe (<<'Avo,qr0p,qtv psv yoq rlco to tv l3u-
zo,vqrv xcr, ocr)"nryxtv n)"{Oog>>, Pol. II,29,6). Di tali strumenti
abbiamo una sicura documentazione archeologica di epoca tarda e di
area insulare (Duval 1978, p. 160, fig. 766; p. 209, fig. 2I7) e rap-
presentazioni sulla piastra gi, citata del calderone di Gundestrup, su
monete di arca gallica (Gruel 1989, pp. 96-97) o sui rilievi di monu-
menti di vittoria ellenistici e romani (la balaustra del tempio di Athe-
na Nikephros a Pergamo, i rilievi con armi dell'arco di Orange)
(Fig. 5). Un frammento di padiglione ed elementi tubolari databili
intorno al III secolo provengono dall'Italia settentrionale da Casti-
glione del1e Stiviere ed a R. De Marinis che si deve la ricomposi-
zione di un carnyx (De MaruNrs 1986, p. 123, tav. XV).
In assenza di strumenti a fiato, il rumore tenofizzante pu essere
ottenuto dalla percussione delle lame di spada contro gli scudi, ac-
compagnato da canti e urla selvagge (Liv. XXXVIII,17,3-4: <<Proce-
ra corpora, promissae et rutilatae comae, vasta scuta, praelongi gladii,
ad hoc cantus inchoantium proelium et ululatus et tripudia, et qua-
tientium scuta in patrium quemdam modum horrendus armorum
crepitus, omnia de industria composita ad terrorem>>)

2.7.9. Un elemento apparentemente di dettaglio ma comunque


legato a un reparto di guerrieri dato dal1e insegne (Fig. 5). Gene-
ralmente costituite da figure zoomorfe (specialmente il cinghiale) le
insegne sono accomunate al resto dell'armamento bellico nei monu-
menti di vittoria greco-romani; sulle monete celtiche invece esse o
compaiono isolate o si accompagnano ad altri elementi significativi (il
cavallo, Ia tte coupe) e spesso carattetizzano personaggi di rilievo
che ad attributi quali armi, ttes coupes, torquis associano spesso
Ilarmamento dei Cebi nel periodo della bdttaglia del Metauro t15

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Fig. 5. Insegne e trombe da guerra raffigurate nei trofei del1'arco di Orange (Amy, Duval et alii,
I-arc d'Orange, XVe Suppl. a Gallia, Paris 1962, pl. 16, 18,20,14).

una legenda col nome di un personaggio (Gnuer 1989, pp. 94-97,


115: Dubnoreix).
Di tali insegne si conservano alcuni esemplari in lamina bronzea
o di ottone: il caso del cinghiale di Neur,y-en-Sullias, al Museo
d'Orlans (Dpear 7974, p. 93, fig. 34).
Sappiamo dell'esistenza di insegne militari celtiche perch dopo
la battaglia di Talamone quelle tolte ai Celti furono portate da Lucio
Papo in Campidoglio (Po1. Il, 31,6) e perch, tre anni dopo, gli In-
subri preparandosi alla battaglia campale contro i Romani prelevaro-
no dal tempio di Athena "le insegne auree dette inamovibili" o "in-
toccabili, inviolabili, sacre" per guidare o proteggere i propri reparti
(Pol. II, 32, 6).

2.1.rc. Il combattimento celtico tradizionalmente individuale o


per piccoli gruppi.

;:.:i .
116 Daniele Yitah

I-lattacco rniziale frontale con una forza d'ufio formata da indivi-


dui o gruppi in velocit, rappresenta la tattica consueta conlo for-
mazio;i oranizzute. Tale tattica, come ha ben osservato A. Rapin,
molto dispndiosa in termini di energia e, se non ha l'effetto imme-
diato di icompigliare le file degli awersafi, si ripercuote negativa-
mente contro i C"lti stessi, stremati dallo sforzo. Le fonti interpreta-
rono tale estenuazione fisica come scoramento psicologico, sempre
nello spirito di valutare negativamentela ruzionalit dei celti.
Frlu ..."rsit di adeguarsi alle tattiche dei Romani che port ad
un'accettazione progressiva della logica delle formazioni, come si ve-
dr - ud
"r.-pio - nell'ambito degli eserciti cartaginesi (v.fanteria
Peyre
7g7g, p.268). Lesercito gallico appare diviso in reparti di
(ne[og ...fitvro?'(topuqloug) (Pol. II, 23,4), e in reparti di cavalle-
ria e di carristi (lnneiE za, ouvogi,ag) (Pol' II, 23,4)'

2.1.n. I1 carro costitu un'arma da sfondamento che lancrata a


grande velocit travolgeva e seminava lo scompiglio nei feparti di
fanteria e di cavalleria (Fig. 6).
I carri dei Celti sono disposti alle due ali dello schieramento cel-
tico a Talamone e vengono ulteriormente connotati come carri rispet-
tivamente a quattro e a due ruote: &,pcr[o,r xcr ouvoqlal (Pol. II,
28,5).
Analoga doppia definizione data da Livio ai carri dei senoni
.he ar.rro p*o parte, seuant'anni prima, alla battaglia di Senti-
num <<essedis capisque superstans armatus hostis ingenti sonitu
equorum fotarumque advenit et insolitos eius tumultus Romanorum
conterruit equos>> (Liv. X. 28' 9).
un giogo per biga rappresentaro con ricchezza di dettagli sui
rilievi can lrmi galatiche della balaustra del tempio di Athena Nike-
phros a Pergamo.
Nella battagha di canne i cavalieri celtici (ed iberici) anzich uti-
lizzare il cavallo per convefsioni e mutamenti di fronte, scendevano a
terra e combattevano corpo a corpo (o yq frv xotcr voproug
vcrotgoQflg xo, petopohflE xlvuvog, ]"]"' eioorunf ouLtfisoov-
rsE poxovro oul"tfi)"sx6pevot xcrt' vqo,, xtcx,Qor}{o'tcrpcri'vovteg
no tv innotv (Pol. III, 175,3).
lo stesso tipo di combattimento che all'epoca di Cesare eta afl-
cora attuato dai Britanni, <<Genus hoc est essedis pugnae. Primo per
omnes parte perequitant et tela coniciunt atque ipso terrore equofum
,tr"pitr1 fotarum ordines plerumque perturbant, et cum se inter
"t
Larmarnento dei Celti nel periodo della battaglia del Metauro 1t7

'1:elw;ilr.ii.., ,t.ar r,: iiii:i":r,,r}'ritl::i:::il

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Fig. 6. Biga da guerra con auriga e guerriero accompagnato da scudo e lancia (da una stele de1la
necropoli preromana di Padova. Padova, Museo Civico).

equitum turmas insinuaverunt, ex essedis desiliunt et pedibus proe-


liantur. Aurigae interim paulatim ex proelio excedunt atque ita cur-
rus collocant, ut, si illi a multitudine hostium premantur, expeditum
ad suos receptum habeant. Ita mobilitatem equitum, stabilitatem pe-
ditum in proeliis praestant, ac tantum usu cotidiano et exercitatione
efficiunt, uti in declivi ac praecipiti loco incitatos equos sustinere et
brevi moderati ac flectere et per temonem percurrere et in iugo insi-
stere et se inde in currus citissime recipere consuerint>> (Caes. B. G.
XXXII, t-4). (v. anche Diod. V 21).
Sempre all'epoca di Cesare, l'alta qualit dei cavalieri galli, fece s
che questi, sin dall'inizio delle operazioni militari, entrarono come
auxilia nell'esercito romano in Gallia.

l. Gli awenimenti che vedono eqfatizzatala debolezza de7l,e armi


difensive e offensive dei Celti si collocano dunque all'ultimo quarto
118
Daniele Vtalt

del III sec. a.c. (battagria di ralamone 225 a.c.,


battagria di
216 a.c.). se ci riferiamo ar quadro dela *onotogi;-rJuri"acanne
cen_
troeuropea le armi "criticate" da poribio
e dagri ur,riurrori sopra ci_
tati si collocano alla fine del LI C1.
un campione importante di spade rateniane in ferro acciaiato
questo periodo sottoposte ad analisi fisico-chimiche
di
dimostra invece
una notevole solidit, resistenza ed erasticit, grazie
uil, ,upi"rt" t".-
nologia degli armaioli celtici (Sronu_Ma*ori
1954; Vuarirar 19g5,
pp' 230-234; unaN 1985). Il manufatto originale
,-"rrtir."unque la
fonte lettera,ia antica. Altre rame invece, a struttura
ferritica, compo-
ste praticamente di ferro puro, hanno una
cattiva ,.rirt.rrru
ca, si deformano con facilit e sembrano giustificare -eccani-
ir girdirio n"gu-
rivo datone da polibio e dagli artri dopo Ji lri (Frrrr*--u**-gu**
cp,n-Coosr, 1983, pp. 183_185). Rsta comunque
poco credibile
che- dei professionisti dera guerra andassero
in battagria con armi
inadeguate e poco resistenti ai colpi di taglio.

4.1. Le fonti iconografiche: rappresentazioni di guerrieri


Alcune raffrgurazionL di celti nimuti o di armi
guerrieri non meglio definibiri dal punto di
,i.h;;.rtate da
vista o"i.., ,"Jpano di
molto le pi antiche descrizioni Ltterarie rimasteci
e ricordate so-
pra.
il .rro delle rappresentazioni di combattenti nudi
con armi la_
teniane (spade) su alcune stere dele necropori
etrusche di eotogrru
(dai sepolcreti dei Giardini Margherita,
Arnaldi c"r,orr, .on data_
"i.irorur,
zione a77a fine del V, primi dcenni del IV "
,".. ,2.
1983)., Anche interpretando le scene figurate
come giochi funerari in
armi (tesi sostenura da M. zuffa in un"articolo
.i..o di spunti
e di prospettive di ricerca (Zuppa 7978, p. 147,-ol
n. 41), resta il fatto
importante della documentazione di un armamento
esotico, non etru-
sco ma celtico, in associazion^e figure
:on maschili nude e'du lrnghi
capelli, cio brbaroi, identificabili n Celti (Aoau, j"r_rrii rqSe,
pp. 167 -177).
Sempre a panoplie del La Tne antico si riferiscono
Ie rappre-
sentazioni su vasi falisci come il crarere del
Louvre qsoOol o lo ,t-_
nos di Bonn 1569 della stessa botrega der cratere
ai ea".i Museo
Nazionale di villa Giulia n. 2420 databili ana "i del IV
second;;;
a.C. (Aoau-Jouvpr 1986, p. 140 ss., pl. XUt,
1ec.
199r, p. 62) (Alla sressa produiion" upp'urtiene
iV:17, I*o*ou
ro stamnos'farisco der
Larrnamento dei Celti nel perkilo della battaglia del Metauro 1.1.9

Fig. 7. Urna cineraria in alabastro da Volterra (da H. Brunn - G. Krte, I rilievi delle urne etru-
sche, Roma-Berlino 1870-1916, vo1. III, tav 115,2) (Volterra, Museo Guanacci42J).

Museo di Berlino, col sacrificio di prigionieri troiani proveniente da


Sovana: Parnaulr Massa 1992, p. I33, fig. II5).
Per la fase centale del La Tne medio - di cui qui ci occupiamo
i
- documenti iconografici che possiamo considerare pi prossimi
sono alcune kelbai volterrane, mentre le scene di lotta sulle urne di
Volterra e di Chiusi (HcmtaNN 1991) si datano con la classe di
monumenti dalla met del III al secondo/terzo quarto del II sec. a.C.
- e cio ben oltre la data della liquidazione delle resistenze celtiche
nei territori dell'Etruria padana (CoI-oNNa 7993, pp.357-360) Gigg.
7, 8).
Il fregio di Civitalba si colloca in un arco di tempo non molto
lontano dal7a data dell'intervento romano in Asia Minore (Pamaurr
Massa 1992, pp.228-229), equivalente al pieno I:l C2 della cronolo-
gia centroeuropea.
Ai documenti noti - ampiamente ricordati da un classico come
Bienkowski (BipNrovsrI 1908 e l92B) - si aggiungono alcuni fram-
menti rivisitati da E. Ducci pertinenti alla decorazione architettonica
di un tempio, trovati nel l92O alla Catona, sul cardo della citt di
Arezzo. Alcuni frammenti illustravano la scena di saccheggio di un
t20 Daniele Vitali

in alabastro da Chiusi (da H. Brunn - G. Krte, I rilievi de1le urne etrusche,


" 8. Urna cineraria 1870-1916,
Fig.
Roma-Berlino vol. III, tav. 114, l) (Fitenze, Museo Archeologico 81692).

tempio da parte di Galli: cavalli, scene di movimento, anfore, torques


e cinturoni a treccia, portati a bandoliera anzich intorno ai fianchi
(nn. 8770) e 87734: Duccr 1985). Nessuno scudo o alto tipo di
arma compare nel novero dei frammenti recuperati.
Ai casi citati si aggiunge ora una figura di gallo in terracotta di
produzione egiziana, della fine del III sec. a.C., acquisito dal British
Museum per la sezione greco-romana (BATLEY 1995) ('5. 1). Il guer-
riero (Fig. 9) ricoperto dal solo mantello presenta un lungo scudo
ovale con umbone rettangolare e odo molto spesso e spada sul fianco
destro appesa a una cintura di cuoio o di metallo a maglie piatte.
Ricordo infine la figura di guerriero che decora il piede di una
fibula celtiberica d'oro al British Museum, databile alla prima met
del III secolo a.C. Accanto ai caratteri sopra ricordati si segnala il
modo particolare di tenere 1o scudo con la mano sinistra (Stead-
Meeks 1996.
In tutte queste rappresentazioni sarebbe forse eccessivo pretende-
re di trovare un'adetenza frlologica o una coetenza totale con la real'
t archeologica antica.
Larmamento dei Celti nel periodo della battaglia del Metauro

Fig. 9. Figurina in terracotta di guerriero gallico dall'Egitto al British Museum (da Bayley, A Gaul
from Egypt, cit., fig. 1).

Il carattere celtico dei barbari espresso con elementi topici, gli


stessifornitici dalla coeva storio grafr,a. Si tratta di elementi generici:
le armi (la spada, il fodero al fianco destro, il cinturone alla vita, lo
scudo con umbone rilevato, il carro a due ruote), il particolar modo
di combattere, di abbigliarsi o di essere (la grandezza dei corpi, la
nudit, il corto mantello, i lunghi capelli, il torques.), le azioni (il sac-
cheggio di un tempio,labattaglia con altri).
Tale tpos travalica il mondo "etrusco" a pi diretto contatto con
le vicende celtiche e coinvolge altre realt italiche, influenzate e con-
dizionate dai processi di romanizzazione (HcrnaNN 1991; Parnaurr
Massa 1992, p.210 ss.;). Con caratteri pi locali ovvero con influen-
122 Daniele Vtali

ze del mondo magnogreco si ritrova "i. Celta" anche nelle rappre-


sentazioni di area venetica, particolarmenre paravina (Carurs 1993,
pp.235-T6, fig. 86).

5.0. La documentazione archeologica.


Come dimostrano i risultati delle ricerche di A. Rapin, il tema
dell'armamento celtico in rtalia ricco di suggestioni e di sviluppi in
termini di ricostruzione storica solo se si hanno a disposizion-dati
archeologici ben strutturati, possibilmente correlabili con la docu-
mentazione lateniana del mondo transalpino.
La distribuzione delle armi di tipo lateniano nell'Italia continenra-
le e peninsulare estemamente eterogenea, ed il riflesso delle vi-
cende che nel lungo periodo hanno carattenzzato la storia dei celti
in Italia dalle prime migrazioni alle grandi operazioni militari che ne
hanno accompagnato la storia pi tarda.
Alla rarit delle armi di V secolo a.C. (LI A) trovate nel Canton
Ticino, in Val d'Ossola, nei territori di Como e di Bergamo, in alcu-
ne tombe bolognesi e nella necropoli di Numana, si contrappone l'al-
to numero della fase delle migrazioni, princialmente a paitire dalla
met del IV secolo. Tutti i territori celtici o celtizzati, il mondo um-
bro-etrusco,'medio adriatico, ligure, venetico e retico ne hanno re-
stituito percentuali pi o meno elevate e tipi pi o meno significativi
(Mnssenscnuror 1932; RerNr,crB I94O; Scua.q.r'p 1974: Lou_rNr
1979; Sranv 198; DunaNrc. l98l; ToMeoraNr 1987; Vnau 1994:
Donr 1995).
La situazione di IV secolo continua nel secolo successivo, con un
incremento di testimonianze in tutte le aree precedenti e, dalla met
del III secolo, con un quasi totale nell;area senonica, ridimen-
'uotoautonoma.
sionata come realt politica
Nel II secolo le armi lateniane sono localizzabili essenzialmente
nelle regioni transpadane, insubri, cenomani e venetiche e, ancora,
nelle aree alto-atesina/retica, e friulano-slovena (T.zzoNt 19g4; Dn
ManrNrs 1986; FnrNzr Bay-serzam 1994; SarzaNr L995; C*zAVARA
Capurs-Rura SpnaprNr t9B7).
una serie di carte di distribuzione frutto di una tesi di diproma
presso la Scuola di Specializzazione in Archeologia dell'uniu"riit di
Bologna, condotta dalla dott.ssa A. Dore sotto la direzione dello scri-
vente, integra i lavori precedenti di P. Reinecke e di p. Stary. Il lavo-
ro, in corso d'opera, costituisce attualmente il quadro pi aggiornato
e puntuale e mosffa in tutta evidenza I'eterogeneit delle presenze in
Iiarmamento dei Cehi nel periodo della battaglia del Metduro

rclazione soprattutto ail,e partizioni cronologiche (Donr 1995, frgg.


L-4).
Una parte delle lame di spada, dei foderi, degli elementi di cintu-
rone o dello scudo e degli elmi attualmente conosciuti proviene da
corredi funerari e pi raramente da depositi votivi o da contesti di
abitato.
tuttavia molto alto anche il numero di esemplari privi di conte-
sto, dispersi in decine di musei, che da alcuni anni sono diventati
oggetto di cataloghi o di colpord fondamentali (TIzzoNr 1984; De
ManrNts 1986). Tali pezzi, anche in mancanza di un dato di prove-
nienza puntuale, possono fornire informazioni importanti, in partico-
lare se si presta attenzione alle caratteristiche morfologico-tecniche
del manufatto in s, quando lo stato di conservazione e di integrit
lo permette.
Il discorso sull'armamento celtico riguarda or,'viamente le classi di
materiali che hanno riscontri indiscussi con un afiigianato di tipo la-
teniano (la spada rettilinea a doppio taglio, i cinturoni a catena, 1o
scudo con umbone metallico, particolari tipi di elmi).
Altre categorie di armi di foggia standatdizzata, con ampia diffu-
sione anche presso altre aree culturali - le lance o i giavellotti ad
esempio - se non rientrano in un contesto specificamente cafattetiz-
zato in senso celtico, o non presentano aspetti particolari quali una
decorazione di tipo lateniano, rischiano di essere di difficile - o arbi-
traria - atmibuzione al mondo celtico.
Grazie alle ricerche transalpine le nostre conoscenze sull'arma-
mento tipo La Tne in Italia sono notevolmente migliorate ma sono
ancora incomplete o parziali a causa della natura metallica di queste
fonti archeologiche. Lo stato di conservazione di tali manufatti gene-
ralmente di ferro, implica una maggiore o minore leggibilit degli
elementi tecnologico-cosffuttivi, strutturali e decorativi, che segnano
la storia individuale dell'arma stessa, dalla produzione, all'utllizzazio-
ne, alla rtlavorazione, all'abbandono volontario o involontario. La
mancata ricerca e dunque la mancata conoscenza di tutti questi ele-
menti ha comportato fino ad anni recenti un appiattimento degli in-
terventi di restauro, concepiti come nolmali attivit di manutenzione
pi che come opefazioni conoscitive della intima natura tecnologica e
storica dell'oggetto stesso (RaprN-Szaeo'-VrruLr 1994, pp. 40-48).
Tutto ci ha avuto conseguenze sul modo di documentare (grafi-
camente) i dettagli o le componenti delle armi e quindi sulla possibi-
t24 Daniele Vitali

Phas I ,/ piase 2 PIase 3

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Fig l0 Evoluzione. tipo-cronologica della. panoplia
- e de1 costume del guerriero celtico durante il
medio la Tne: ai diversi piani: fibure, mboni di s.rdo.
tipolosici di spade e fodeii (Da L.j"rs, Go.rr.,ny fU, "i".?i a.i.i,rJ*
i* f""r."".tp,
g*ppi
.*" *fr. ; p

lit di "comunicare" agli altri le informazioni identificate (RaprN


1988, pp. 9-11).
ogni
studioso ha il suo modo di documen tarc i caratteri di
un
oggetto,pi o meno analiticamente, pi o meno schematicamente e
quindi di trasmettere un quadro pi
-.ro ricco di conoscenze.
5.1. Nel sistema cronologico costruito a partire dai contesti
ar-
cheologici tipo La Tne, l'aico di tempo chl conclude Ia
seconda
guerra punica - e quindi il2o7 a.c. anno della battaglia
del Metauro
- rientra, come si detto, nel La Tne medio . p pre.isamenre
nella fase finale del LT C1 (KaBNBr 1990, pp. 255:259,314
3:r;.-.
la 2 dei depositi di armi di Gorrnay-siAronde (L.lans 1994,
!a9.e
p. 56) (Fig. 10).
- Pi in generale, l'intera problematica annibarica che concerne |I-
talia, rienrra nel Lr C1 menme operazioni militari pit u.rti.h.
quelle che sfociano nelle battaglie di sentin um (295) e
.o-"
del vadimone
(2$) appartengono ancora al LI antico (W B2).
Le periodizzazioni del La Tne cui ci riferiamo sono costruite
es-
senzialmenre sulla base di corredi funerari maschili
dell,Europa
Larmamento dei Celti nel periodo della battaglia del Metauro 125

ffansalpina nei quali diverse classi di matefiali quali armi e fibule


sono a;soci ate tra loro in maniera coerente e ricorrente'
Prove ulteriori della validit di tali seriazioni derivano dalla strati-
grafi.a orizzontale di alcune necropoli esemplafi, aua-li a-d esempio
ilI.,.i.rg"r-Rain (KapNu,L L990 a , pp. 255-259). La dendrocronolo-
gia harllt"rior-"nte dettagliato le datazioni assolute di alcuni insiemi
di tipologie di manufatti (KapNeI- 1990 b)'
Un nuova categofla di insiemi chiusi, di nuova valorizzazione o
di recente scopefta come i depositi di armi dei santuari: Gournay-
(Finistre) costi-
sur-Aronde, Rib"rro.rt-sur-Ancre, St. Jean-Trolimon
tuiscono i casi pi emblematici, cui vanno aggiunte la stessa La Tne
e Porr (Bern). on questi nuovi complessi si giunge ad affinare anco'
ra di pi il percorso tipo-cronologico dell',armamento e degli oggetti
d abkhamento (Ds Navanno 7972;Lnlxns 1'994)'
Arr"ido a disposizione dei validi parameli di riferimento tipo-
cronologico, si deve tentafe di collocare in una pfospettiva storica i
dati cu[urali, intendendo con questo termine i dati che emergono
dall'analisi della cultura materiale.
Non detto che fatti culturali ed eventi storici debbano fotzata'
mente collimare; anzi probabile che nei tentativi di stolcrzzazione
dei dati archeologici si abbiano ampie zone d'ombra. (LeJans 1994,
p. 59; DB ManrNrs L9l7; Io. 1986, pp. 98-100)'
' L| storiografia antica ci ha trasmesso una ffama di eventi e di
interpretazioni molto spesso ideologica e politica e_perci non neu-
tra, ipecialmente nel caso specifico dei Celti d'Italia (ma anche di
quellidella Gallia transalpina per l'epoca pi recente delle campagne
ii C"rr..) (BucsspNsc,irz-RaI-sroN 1986)' E si visto all'inizio
quanto sia stato forte il peso e f influenza di tpoi tesi a denigfare o
i minimizzare le qualit e le specificit dei Celti in senso ampio.
Nel corso del itt secolo l'rmamento celtico subisce una serie di
trasformazioni che riguardano sia l'evoluzione di elementi preesistenti
(lama di spada, fodro, scudo, lance), sia la comparsa di elementi
nuovi (i cinturoni a catena, gli scudi con umbone metallico a pta,s:ra
unica).
L| spada, che costituisce l'arma per eccellenza del guerriero celta
per il cmbattimento corpo a corpo, non mostra specificit che ne
?u..irr-to, almeno per un."rto ur.o di tempo, l'atma esclusiva del ca-
valiere oppure del fante.
L. due serie di lame di l]unghezza costante che a Gournay-suf-
Aronde sono datate alla seconda met del III sec. a.C. (misura della
1.26 Daniele Vtah

sola lama: 62/67 cm.; 68/79/81cm.) non sono interpretare automari-


camente come specifiche dei due tipi di combattimento, a piedi
e a
cavallo. si tratta delle armi che Lefars classifica .o-" grrrpp i 4 e
5
(LerARs 1994, p. 56).
E a partire dalla seconda guerra punica, durante la quale viene
sancita l'impofianza rivestita dalla cavlleria celtica, che si consolida-
no due serie parallele di armi (Gruppi 6 e 7 di Lejars) una delle qua_
li propria dei cavalieri.
Allo scorcio del IlI-inizio del II secolo si hanno quindi spade di
foggia e lunghezza diverse, alcune eredi dei tipi della met dei secolo
(gruppi 4 e 5), altre di nuova invenzione (gruppi 6 e 7) le quali
ulti-
me caratterizzano due corpi specifici di combattenti. I
lll.secolo, in parallelo con l'evoluzione delle rame di spada, i
^ .Neltendono
foderi ad allungarsi e ad allargarsi rispetto a quelli del IV
secolo (Lplans 1994, p.55) e si g"n rilirru l'uo dei sistemi di so-
spensione metallica pesanti. Il cinturone"a catena" r'elemento che
nella periferia meridionale del mondo celtico subisce il maggior nu-
mero di innovazioni per favorire al massimo il combattim"iio u ,"r-
ra, di guerrieri appiedati, come hanno ormai chiaramente dimosrato
le ricerche di A. Rapin (RanrN 1985; Io. 7995; Lqa,.s 1994, pp. ,r,
56; Vnar-r 1988).
Infatti <da chane.solidement ligature au pontet, assure une rigi-
dit l'ensemble et limite le flottment du fu*eau pos contre la
hanche. Pendant le combat, lorsque l,pe est dgage, l" for.r"r, _
lest par une extrmit massive d"u"rr,, inutile,"suit, grce au cein-
-
turon, les mouvements du corps. parfaitement maintenrl, le fourreau,
que seuls les celtes portent la taille, ne devait plus constituer
dans
le combat, au sein d'une formation serre, ,rr" grr. pour son por-
teu> (Lnyans 1994, p. 56).
Negli ultimi decenni del III secolo la panopria tende ad allegge-
rirsi, le catene evolvono verso fogge con maglie^ a faccia piatta contro
*drrrrt"
il_ corpo, pi comode e meno piianti, .h" il ovimento si
bloccano sul piano della catena. Allu firr" del secolo esse scompaiono
e vengono sostituite da un tipo di cinturone formato da elementi in
cuoio raccordati da anelli massicci e gancio terminale in bronzo, che
riprende in senso ampio i caratte dei cinturoni di IV secolo.
Lo scudo viene pror,wisto di una pias*a di lamina di ferro con
convessit costolata d d"tt" lavorate, owero con alette leggermente
trapezoidali alte, fissate alla superficie mediante grossi riv.itl con ca-
pocchia emisferica cava (LpJani 1994, pp.35,5_i7). conrro que_
[,idrmamento dei Cebi nel periodo delld bdttdglia del Metauro

sta piastra metallica che vengono percosse le spade dei Galati per
emettere il rumore tercorizzante ricordato da Livio (Liv. XXXVII,
17, 4).
Larmamento celtico documentato in area italiana continua la pro-
pria evoluzione nel corso del II e I secolo nei territori transpadani,
come si detto sopra.
La testimonianza pI recente a sud del Po il frammento di pun-
tale di fodero e l'anello di cinturone da Bologna, tomba De Luca
156, che viene datata nei due decenni a cava110 tra III e II sec. a.C.
La mancanza dei dati di scavo relativi al corredo, che palesemente
incompleto, riduce il valore di questa che l'ultima testimonianza
t
del territorio boico prima della resa a Roma (VnalI 1.992, p. 352;
Ln;ans 1994, pp.60 61).
A Nord d.f po l'armamento di tipo lateniano mostra una zona di
i particolare vivacit nell'area vefonese, fino al territorio veneto. La
I ricrherza delle scoperte attuate daL. Salzani promette un dossier di
novit importanti.
La conservazione dell'armamento presso gli Insubri e i Cenomani
durante il II secolo sottolinea l'autonomia lasciata a queste popola-
zioni da parte dei Romani, dopo i trattati di pace degli inizi del II
secolo. Da tali popoli i Romani avevano una sicura difesa ai confini
settentrionali e, ancora, ricevevano truppe ausiliarie, in particolare
cavalieri, che collaborayano con proprie formazioni e propri reguli.
Uarmamento costituiva senz'altro il simbolo dello status di uomo
libero per il guegiero celta, ancorato alle proprie tradizioni etniche.
Ne una riprova la reazione di protesta avuta dai Cenomani contro
il pretore M. Furio Crassipede, che, nel 787 , aveva imposto la conse-
g.r, d"11. armi, senza che vi fosse stato alcun atto di provocazione da
parte loro. Sia il Senato, sia il console M. Emilio Lepido risolsero la
questione sconfessando il pretore e revocando le misure da lui adot-
tate (Liv. XXXIX, l).

Appendice

1. I
Celti e l'esercito punico.
La celti negli eserciti cartaginesi impegnati in Italia ebbe
presenza dei
spirito modalit diversi da quella delle coalizioni interceltiche o celto-itali-
. dorr. i Celti stessi furono i promotori e i protagonisti degli eventi culmi-
nati nelle battaglie dell'Allia, di Sentinum, del lago Vadimone e di Talamo-
ne.
128 Daniele Vitah

Ne secondo caso, infatti, furono le civitates celtiche, le trib stesse che


organizzarono - o tentarono di organizzare - una propria politica di acqui-
sizione o di mantenimento dei teritori, di controllo e ridimensionamento di
awersari vicini e lontani e in particolare di un nemico importante come
Roma, nell'ambito di un sentimento comune antiromano, cui furono esffa-
nei solamente - con un'eccezione nei primi anni del II secolo i cenoma-
-
ni.
Per fare questo alcune civitates misero in atto politiche di alleanze e di
accordi anche con popolazioni cugine ftansalpine che si configurarono come
reclutamento di vere e proprie truppe mercenarie: il caso dei Gesati (por-
tatori di lancia e giavellotto, reputati come guerrieri) presenti in almeno tre
occasioni: nell'assalto del 236 a.c. a Rimini, - chiamati senza una consulta-
zione generale del popolo boico e perci allontanati dopo una cruenta bat-
taglia boico-gesatica (Pol. II, 25) -, presenti a Talamone e sconfitti ironica-
mente da armi da getto romane e infine nella battaglia di Clastidium.
Nel caso delle vicende annibaliche invece l'apporto dei celti si ebbe ad
almeno tre diversi livelli: di adesione ed appoggio di gruppi (trib) o di
singole civitates cisalpine; in qualit di truppe mercenarie reclutate in ambi-
to tansalpino; in qualit di ruppe mercenarie reclutate in ambito cisalpi-
no.
u.ro che le fonti storiografiche affermano esplicitamente - o lasciano
intendere - che Annibale e il suo progetto erano visti come un polo di coa-
gulo delle speranze di rivincita dei Boi e degli Insubri, i cetti d'Italia so-
prawissuti dopo l'eliminazione dei Senoni da parte di Roma. celti sino ad
allora divisi da particolarismi e da rivalit e incapaci di aggregarsi in un
I

grande piano comune per eliminare la grande rivale.


E pure vero che le stesse fonti mostrano da parte dei celti ambiguit,
i
incertezze decisionali, scarse e insicure adesioni ai progetti di Annibale, che
invece avrebbe avuto necessit di potere contare su alleati fedeli e compatti i
(Pol. III, 106,6). "Les Gaulois qui participent au reste des oprations carta-
ginoises en Italie ne constiturent jamais ni le gros, ni l'lite des troupes
d'Hannibal" (Pnvru 1979, p. l2I).
Il reclutamento di celti negli eserciti carraginesi fu dunque essenzial-
mente di professionisti della guerra, professionisti che nell'Europa mediter-
ranea erano ricercati tra gli Iberi, tra i Liguri e, appunto tra i celti. un
trinomio che dovrebbe assumere una connotazione sia di carattere geografi-
co sia etnico, ma non esclusivamente l'uno o l'altro.
Di fatto, nell'area iberica si reclutavano Iberi -ma anche celti (celtiberi),
nell'area ligure si reclutavano liguri ma anche celti (celtoliguri), nell'area ce1-
tica transalpina e cisalpina essenzialmente celti.
Magone ra i Liguri Albingauni a Genova convoc un'assemblea di Galli
e di Liguri "qui infatti vi era una gran massa delle due popolazioni" (Liv.
xxIX,5,4).
Larmatnentr.t dei Celti nel periodo della battaglia del Metrruro

Nell',ambito delle vicende che terminarono con labattagTia del Metauro,


Asdrubale ingaggi mercenari: "lungo 1a costa settenrionale dell'Oceano.'.
valica i Pireni il Paese dei Celti assieme ai Celtiberi che aveva ingag-
"erso (App. Hisp. 28; App' Hann' 52)'
giato come mercenari
Asdrubale fu accolto agfi Arrerni e in seguito da altre popolazioni alpi-
ne e sia gli uni sia le altre 1o seguirono nella guerra (Liv. XXV[, )9,6).
Anniale all'inizio della seconda guerra punica ritenne che al proprio
successo in Italia fosse indispensabile l'appoggio dei Celti transalpini
e cisal-
pini e perci mand ai capi celtici per averne l'appoggio e l'aiuto
-.rruggi
(Pol. III, 34, 16). Tle aiuto militare prese (se vi fu veramente) for-
militare
ma di contingenti forniti dal1e ffib o dalle civitates come prova di un im-
pegno politi antiromano. La presenza di "Galli cisalpini e di Liguri"
i.rii-oniu,u indirettamente da Livio che li descrive assenti da1 combatti-
mento o sfuggiti alla strage" (Liv. XXV[, 49, 8)'

2. Le specialit in azione.
Nella battaglia del Metauro i Celti costituirono il grosso delle perdite;
una parte dei alpini cavalieri e fanti sbandati si ritir verso le proprie sedi
di origine (Liv. XXV[,49, 8).
I elti non ingaggiarono il combattimento secondo il sistema ttadiziona-
le della *urrn d'rr.io, dell'attacco iniziale difficilmente sostenibile da parte
degli ar,wersafi, come d'abitudine. Ma restarono all'ala sinistra dove Asdru-
trl ti aveva collocati e dove, per la presenza di un terreno difficile, in forte
pendio o un colle (Liv. XXV[, ]l ss.) i Romani non riuscirono ad entrare
in contatto serio. Non vi furono dunque n attacco, n con6attacco ma sca-
ramucce Tocalizzate e poco importanti che consentirono a claudio Nerone
di distogliere una part del suo esercito per attaccare sul fianco 1'ala desra
di Asdrubale.
Da qui i Romani giunsero fin sul fianco delle truppe galliche, e ne ebbe-
ro ragione.
S -nn.u l'elemento dinamico dell'assalto impetuoso e travolgente ini-
ziale, mancano in questa battaglia anche i carci da guefra usati in passato
negli scontri di Sentinum e di Talamone.
Nello scontro del Metauro i reparti mercenari si mossero secondo deci-
sioni e modalit cartaginesi.
In tali battaglie p.iult.o si riscontra una realt pi "razionale" di strate-
gie e cli t...ri.. diassalto premeditate e ben costruite da parte dei Celti,
Io.rr.o l'opinione degli antichi che ribadivano la generale mancanza di logi-
ca miiitar: a Sentinum si ha una controffensiva gallica con carri da guerra
contro l,ala di Decio <<essedis carrisque>> (Liv. X, 28, 9); a Talamone un
combattimento per linee semate con disposizione dei carri alle due estremit
dell'esercito schierato (Pol. II, 28; II, 30, 2).
Nel corso del III secolo si constata dunque una sempre maggiore coesio-

;iiii1&l',rr,,,
1.10 Dariele Vital

ne delle forze celtiche contro I tradizione e topico frazionamento del


combattimento individuale, finch allo scorcio del secolo emergono tecniche
e strategie che mosffano come i Celti pur conservando le proprie specificit
finiscono per adeguarsi alle regole degli awersari.

" Un quadro generale dell'armamento lateniano a pafihe dalLa Tne A


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Inl :

LA BATTAGLIA DEL METAURO


TRADIZIONE E STUDI

a cura dt
MARIO LUNI

QuattroVmti

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