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Sandro Botticelli

Sandro Filipèpi, detto sin da fanciullo Botticelli, nacque a Firenze nel 1445. Stette a bottega da Filippo Lippi
e da Andrea Verrocchio in cui L. da Vinci fu suo compagno. Dal 1470 ebbe una propria bottega artistica
raggiungendo l’indipendenza. Lavorò per i De Medici come esecutore fedele della loro politica culturale,
mentre un decennio dopo risiedette a Roma per dipingere nella Cappella Sistìna.
In seguito aderì al movimento religioso di fra Gerolamo Savonarola in preda a una profonda crisi mistica la
quale ispirò le sue ultime opere. Nella produzione di questo periodo Botticelli si differenzia dal suo stile
abituale tornado anche a iconografie medioevali disprezzando le sue predilette rappresentazioni mitologiche
e prospettiche. I soggetti si fanno sempre più introspettivi, quasi esclusivamente religiosi, e le scene
diventano più irreali, con la ripresa consapevole di arcaicismi quali il fondo oro o le proporzioni gerarchiche.
Ciò che conta per lui è la figura e il disegno che è principalmente linea di contorno flessuosa, leggiadra ed
elegante che circonda il soggetto morbidamente e lo stacca dal fondo.

Intorno al 1479 dipinse, per la residenza fiorentina di Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici, il famoso dipinto
su tavola rappresentante la Primavera, nome risalente ad una affermazione fatta dal Vasari.
La scena si svolge in una radura verdeggiante ricoperta di innumerevoli piante e fiori, delimitata da alberi
d’arancio ricchi di fiori e frutti e da fronde incurvate di allora.
-A destra vi è Zèfiro, personificazione del vento primaverile, il quale invaghito insegue Clòri che viene
trasformata in Flòra (personificazione della Primavera). La ninfa è raffigurata due volte: come Clori, velata,
e come Flora, con una vesta fiorita e circondata da ghirlande di fiori sulla cinta, collo, e testa.
-Al centro vi è Venere, incorniciata da rami flessi, che avanza con passo di danza offrendosi a chi guarda.
Cupido le volteggia sopra mentre sta per scagliare una freccia infuocata a una delle 3 Grazie che ballano
intrecciando le loro mani.
-A sinistra, infine, vi è Mercurio mentre allontana le nubi del giardino con il suo caducèo.
La presenza di Venere al centro è un invito a Lorenzo di Pierfrancesco a scegliere Venere, il che voleva dire,
secondo il filosofo Ficino, scegliere l’Humanitas, termine che comprende qualità di raffinatezza e cultura che
forse mancavano a Lorenzo. Ficino riteneva che i giovani si lasciano convincere più facilmente dalle
dimostrazioni visive che dai discorsi, quindi nulla di meglio che materializzare in Venere l’oggetto
dell’insegnamento.
I corpi dei personaggi non hanno peso, come gli abiti, e sono sospesi sul prato dal verde brillante. Vi è
un’illusione prospettica essenziale, il paesaggio è inesistente, il contorno di venere è irreale e i personaggi
sono tristi e seri.

Per lo stesso intento per cui fu realizzata la Primavera fu dipinta la Nascita di Venere intorno il 1485. Essa
infatti mostra il significato spirituale attribuito alla bellezza dalla filosofia neoplatonica: tramite Venere
l'uomo si avvicina a Dio. Al centro vi è il soggetto principale, Venere, appena nata dalla schiuma del mare,
ma già donna, nuda, eretta su una conchiglia, sospinta dai venti verso riva, dove l'accoglie Flora a destra
porgendole un drappo ricamato per coprirla. A sinistra vi sono sulla sponda due figure astanti.
Se gia nella Primavera vi erano poche gradazioni di chiaroscuro, nella Nascita di Venere si ha una mancanza
quasi totale di profondità passando alla bidimensionalità e al puro gioco di linee.
Il paesaggio è ridotto all'essenziale: le onde del mare presentano semplici increspature a "V"; la costa è una
linea, quasi ad amplificare le curve del drappo che Flora porge. L'attenzione quindi si concentra sui
personaggi, in modo particolare al corpo immobile e roseo di Venere: la parte sinistra del suo corpo è
delineato da una continua e morbida linea la quale si contrappone alla parte destra che presenta un manto di
lunghi e biondi capelli mossi dal vento. Essa appare delicata e con molto "errori" che Botticelli commesse
nel crearla: le spalle appaiono spioventi, il braccio sinistro presenta un impossibile conformazione, il collo
troppo lungo.