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Contu Alessio

IV F Liceo Scientifico G. Brotzu

Amor sacro e amor profano


di Tiziano Vecellio
Ottobre 2011 Storia dellArte

La vita
Nato a Pieve tra il 1488 e il 1490, Tiziano Vecellio appartiene ad una famiglia molto importante e ricca. Ancora molto giovane giunge a Venezia, ove i sui primi maestri sono Gentile e Giovanni Bellini. Tra il 1508 e il 1509, al fianco del pittore Giorgione nella realizzazione del Fondaco dei Tedeschi. Ottenuta dal Consiglio dei Dieci una rendita ufficiale, destinata ai pittori migliori, nel 1533 diventa pittore ufficiale della Repubblica di Venezia. Ormai osannato come il pi celebre pittore del tempo, Tiziano conteso tra le corti italiane. Muore il 27 agosto del 1576.

Amor sacro e amor profano


L'Amor Sacro e l'Amor Profano, capolavoro di Tiziano all'et di circa 25 anni, nacque in occasione delle nozze di Nicol Aurelio, veneziano e Laura Bagarotto nel 1514. Il titolo frutto di un'interpretazione del tardo '700 secondo una lettura moralistica della figura svestita, mentre nell'intento dell'autore, al contrario, c' l'esaltazione dell'amore nella sua forma terrestre e celeste. Infatti nella visione neoplatonica, condivisa da Tiziano e dalla cerchia dei suoi amici, la contemplazione della bellezza del creato era finalizzata a percepire la perfezione divina dell'ordine del cosmo.

Conoscendo il titolo del quadro, verrebbe subito da pensare che la figura vestita a sinistra rappresenti lAmore Sacro, per la sua aria mite e composta, vestita di tutto punto, mentre laltra figura nuda a destra dovrebbe rappresentare lAmore Profano. Un giudizio logico e naturale in base alla morale cristiana. Ma non era affatto a tale morale che Tiziano si ispirava ed intendeva illustrare.

Un'interpretazione corretta pu sgorgare solo dallattento esame delle differenze fra le due figure femminili. Occorre innanzitutto tenere presente che nellantichit la nudit era considerata simbolo di purezza, di genuinit, di virt, di candore e soprattutto di assenza di finzioni. Quindi lAmor sacro raffigurato nudo, mentre laltro, quello profano, vestito sontuosamente in quanto sono appunto gli abiti e lacconciatura i pi importanti artifici a cui ricorre lAmor profano , meno bello del sacro, per aumentare artificiosamente lattrazione tra i due sessi.

Tra laltro non vero lAmore sacro sia nudo, poich abbigliato con un mantello rosso che peraltro copre appena il braccio sinistro, a significare che la sua presenza non intende menomare la bellezza del nudo integrale, ma che solo simbolo . Infatti con il suo fluttuare liberamente al vento indica la spiritualit della figura che adorna, e con il suo color rosso evidenzia la natura ardente e superiore della figura stessa. LAmore Sacro si staglia su un ampio e luminoso orizzonte, ove il cielo predomina (bellezza celestiale), ed una chiesa con campanile svettante verso lalto, ad indicare che si tratta di nudit Sacra.

Inoltre un velo copre il pube della figura nuda, ma essendo leggerissimo, quasi inconsistente, anche la sua presenza non contamina lintegrit del nudo, servendo solo ad evidenziare che il sesso estraneo alla scena, quindi velato. LAmore Sacro sfoggia soltanto un mantello rosso, classico segno dellamore profano; ma non bisogna dimenticare che i neoplatonici ritenevano lestasi sacra pari alla volutt pi intensa, ossia la paragonavano allesasperata volutt terrestre, e che ermeticamente il rosso lultimo ed il pi perfetto dei tre colori ermetici, e che esso simboleggia il compimento della Grande Opera alchemica.

In contrasto con lunicit cromatica dellAmor sacro, spicca la molteplicit dei colori di quello profano, tutti attenuati. I colori sono tanti perch pure tanti sono gli amori profani: carnale, materno, fraterno, di patria, ecc., e sono attenuati perch nessuno di essi puro.

LAmor profano ha sfondo oscuro, con una collinetta ed un castello, simboleggianti la non elevatezza e la precariet (castello) proprie della mondanit.

La posizione delle due donne: quella nuda alta, slanciata, ed occupa una posizione pi eminente, che evidenzia come sia lei il primo piano dellopera. Inoltre seduta sullorlo del sarcofago, ma vi si appoggia lievemente, come se dovesse presto alzarsi, mentre laltra appare stabilmente seduta, pi in basso e pi formosa, pesante, evidenziando la sua stabile materialit nei confronti dellaerea spiritualit della sua compagna nuda.

Lo stemma impresso sul sarcofago-fontana del patrizio veneziano Niccol Aurelio, il committente dell'opera. Secondo certe fonti la donna che raffigura Venere era Angela del Moro, detta Zanfetta, cortigiana dell'epoca, di nobili origini; era molto colta ed amica di uomini di lettere quali il Bembo e l'Aretino. Fece da modella a numerosi artisti fra i quali Tiziano. Questa l'unica opera di Tiziano in chiave neoplatonica, corrente tipica dell'ambiente toscano contrapposto all'aristotelismo di Venezia.

Il dipinto conservato nella Galleria Borghese di Roma.

Realizzato da Contu Alessio Classe IV F Anno scolastico 2011/2012 Disciplina Storia dell'Arte Docente Antonio Curreli