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SANDRO BOTTICELLI

 Principali protagonisti della pittura fiorentina della seconda metà del ‘400, intellettuale raffinato,
interprete della cultura neoplatonica, capace di dialogare con filosofi e tradurre in immagini il loro
pensiero.
 Tra il 1481 e il 1482 lavora a Roma, insieme ad altri artisti, per affrescare la Cappella Sistina, su
richiesta di papa Sisto IV.
 Raggiunge in breve tempo l’apice della fama, diventando l’artista prediletto dei Medici. Dopo la
cacciata della famiglia da Firenze, si lascia coinvolgere dal puritanesimo e si dedica ad una pittura
sofferta e drammatica.
 Muore nel 1510, quasi dimenticato, in povertà.
 Comincia a lavorare da orafo, imparando la precisione del disegno e le tecniche dell’incisione sul
metallo. Lavora nella bottega di Filippo Lippi, facendo della linea l’elemento centrale della sua
pittura, che gli permette di risaltare la purezza e la precisione delle figure, la delicatezza dei tratti, la
brillantezza delle superfici di colore.
 Le sue immagini, quasi bidimensionali per il contorno lineare e l’assenza di forti chiaroscuri,
risaltano per brillantezza e perfezione. Il colore rappresenta l’aspetto materiale dell’immagine, il
disegno l’essenza.
 La Primavera (1478):
- Ha un intento pedagogico, cioè indurre alla meditazione, istruire dilettando.
- Tema centrale è l’amore, che da materiale può trasformarsi in spirituale ed elevare l’animo.
- L’immagine va letta da destra verso sinistra.
- A destra Zefiro, dio del vento, afferra la ninfa Cloris e la feconda, trasformandola in Flora,
dea della primavera. Venere al centro, casta e vestita, sovrintende alla metamorfosi e indica
le 3 Grazie danzanti sulle quali Cupido, suo figlio, sta per scoccare la freccia infuocata
dell’amore. A sinistra Mercurio, mediatore tra uomini e dei, disperde le nubi col caduceo e
guarda verso la sfera celeste alla quale l’amore terreno, trasformatosi in amore spirituale,
deve tornare.
- Una lettura letterale rimanda all’arrivo della stagione primaverile, quella della rinascita
floreale, degli amori, dell’allontanamento delle nuvole.
- Per una lettura più approfondita bisogna considerare l’opera come una raffigurazione visiva
degli ideali neoplatonici. Venere rappresenta l’insieme delle attività spirituali dell’uomo, che
conducono all’elevazione dell’animo. Il suo ruolo è quello di mediatrice tra forza passionale
e castità, che danno vita alla bellezza. Le 3 Grazie rappresentano la stessa dialettica tra
castità e voluttà, che conduce alla bellezza. Mercurio e Zefiro rappresentano le 2 fasi dello
stesso processo: ciò che scende sulla terra come emanazione della passione, torna nella
sfera della pura contemplazione. Secondo un’altra ipotesi, Mercurio indossa l’elmo di Ade
ed è dunque invisibile. Egli, messaggero degli dei, rappresenterebbe quindi un’allegoria del
fuoco celeste.
- Il mondo in cui le figure sono inserite è un paradiso ideale. Il giardino è delimitato da alberi
di aranci e siepi di mirto e potrebbe essere identificato con quello di Venere. La natura è
lussureggiante e fantastica, le figure danzano lievi su un prato cosparso di fiori. Dietro alle
figure un boschetto ombroso offre aranci, che alludono forse al mitico giardino delle
Esperidi, ninfe che abitavano dove cresceva l’albero dalle mele d’oro, o al simbolo dei
Medici.
- Divisi in gruppi, i personaggi sono disposti secondo un ritmo alternato e uniti da un sinuoso
andamento ad onda. Le figure sono disegnate con linee morbide e nitide, mentre i volumi
sono appena accennati e i colori sono brillanti.
- Botticelli non ricerca verosimiglianza attraverso profondità e prospettiva, ma al contrario
appiattisce le figure contro lo sfondo, accentuando l’irrealtà fantastica dell’immagine.
 La Nascita di Venere (1475-1483):
- Dipinta per Pierfrancesco de’ Medici, rappresenta l’approdo di Venere sulla terra dal mare
che l’ha generata.
- L’artista fonde elementi cristiani e mitologici. L’iconografia ricorda il Battesimo di Gesù, al
centro in piedi e con gli angeli ai lati, ma il significato rimanda all’idea dell’amore come forza
motrice della natura.
- Venere, con i lunghi capelli che le coprono il pube, è trasportata su una conchiglia, spinta da
Zefiro, su una spiaggia dove è accolta da una delle Grazie, con un manto fiorito per coprirla.
- Vento, acqua, fiori e alberi sono gli elementi di una natura benigna ed incantata.
- L’aspetto fantastico è dato dai contorni netti e sinuosi, dalla superficie del mare increspata
da onde delicate ed irreali.
- Botticelli rende la scena bidimensionale, un’immagine preziosa, ricca di decorazioni ed
incanto.

ANTONELLO DA MESSINA
 Riveste un ruolo di primaria importanza nel Rinascimento, perché grazie ai suoi viaggi è una sorta di
tramite tra stili e culture artistiche diverse (analisi nordica dei particolari, timbro emozionale del
colore veneto, geometria spaziale di Piero della Francesca).
 Nato a Messina, si forma come pittore a Napoli, città cosmopolita caratterizzata dall’arrivo di artisti
od opere dalla Catalogna, dalla Provenza e dalle Fiandre, introducendo elementi e stimoli come il
gusto per l’arabesco e per la ricchezza decorativa spagnola, la minuta descrizione fiamminga e la
tendenza provenzale ad idealizzare e stilizzare le forme.
 San Gerolamo nello studio – Colantonio (1445):
- Rappresentazione dello studio del santo come una stanza gremita di oggetti, descritti con
curiosità nordica.
- San Gerolamo è rappresentato mentre estrae dalla zampa di un leone una spina
 San Gerolamo nello studio (1474-1475):
- Lo spettatore ha l’impressione di spiare da una finestra il santo intento a meditare e
lavorare nel suo studio. Egli siede con nobile compostezza davanti al suo scrittoio, in un
ambiente arioso impostato secondo una rigorosa prospettiva geometrica.
- Ogni singolo elemento occupa una posizione precisa ed è descritto con tale cura da apparire
animato di vita propria, così come gli animali in primo piano, il bacile di rame e il paesaggio.
- L’attenzione ai particolari è subordinata ad una visione precisa e prospettica dello spazio
 Alla minuziosità descrittiva, Antonello affianca la sintesi spaziale, grazie alla conoscenza diretta
dell’opera di Piero della Francesca.
 Egli semplifica forme in volumi geometrici assoluti, resi vitali da una luce che dà loro spessore e
profondità, mentre l’uso dei colori caldi ne costruisce ed esalta la forma.
 Salvator mundi (1465-1475):
- Rappresentazione di Cristo a mezzo busto frontale, con le mani in vista.
- Antonello firma e data il dipinto su un finto cartellino. L’importante particolarità dell’opera è
che inizialmente la mano destra di Cristo era appoggiata sul petto, mentre all’ultimo
momento la rappresenta in scorcio verso lo spettatore, in segno di benedizione.
 Ritratto Trivulzio (1476):
- Il realismo descrittivo è attenuato e subordinato alla struttura della forma. Gli elementi del
ritratto non sono descritti dettagliatamente come nelle opere fiamminghe, ma
appartengono ad un’immagine idealizzata.
 San Sebastiano (1475 circa):
- L’immagine è caratterizzata da un saldo impianto prospettico e spaziale: alle spalle del
santo, asse di simmetria, le linee della gabbia prospettica sono segnate dagli edifici di una
città contemporanea.
- La luce è protagonista: tornisce il corpo del santo, crea un’atmosfera malinconica e anima le
figure in secondo piano.
 L’Annunciata:
- Ritratto della Madonna su sfondo scuro. La posizione del leggio è in scorcio, così come la
mano, rappresentata in un gesto rigido ed istintivo di paura.
ANDREA MANTEGNA
 La Pala di San Zeno (1456-1460):
- Eseguita per l’altare maggiore dell’omonima chiesa veronese, affronta il tema della Sacra
Conversazione.
- Trittico con al centro la Vergine in trono circondata da angeli-bambini, affiancata ai santi.
- Era in origine dotata di una predella con 3 storie della Passione di Cristo.
- Carattere unitario: Madonna, angeli e santi collocati in un unico ambiente costituito da un
portico quadrangolare, con rilievi e partiti architettonici tratti dall’arte classica.
- La cornice diventa parte integrante della composizione: le colonne si sovrappongono a
quelle del dipinto, intercalate da festoni di fiori e frutta.
- I personaggi si collocano in una sorta di scatola spaziale rigorosamente impostata secondo
un punto di vista ribassato.
- Illusionismo prospettico  lo spazio dipinto appare come la continuazione dello spazio
reale
 Camera degli sposi (1465-1474):
- Dal 1460 Mantegna lavora a Mantova, presso la corte dei Gonzaga, di cui diventa pittore
ufficiale.
- Nel castello di S. Giorgio realizza un importante ciclo di affreschi nella stanza dell’archivio
privato e di rappresentazione.
- Le pareti e il soffitto della stanza sono interamente ricoperti da affreschi e i personaggi della
corte sono inseriti in un’unica architettura dipinta, che ha come decorazione un loggiato
scandito da pilastri che sorreggono un soffitto decorato a finto stucco con medaglioni.
- Il soffitto si apre illusionisticamente al centro con un oculo dipinto, da cui sembra di
intravedere il cielo solcato dalle nubi e dal quale si affacciano putti, volti di curiosi e un
pavone.
- Sulla parete nord, è presente il ritratto della famiglia Gonzaga, nel quale ogni personaggio
ha la posizione che gli spetta secondo una precisa gerarchia. La vita di corte viene quindi
compiutamente delineata dal pittore.
 San Sebastiano (1481):
- Eseguito per i Gonzaga
- I reperti archeologici costituiscono l’ambientazione nella quale avviene il martirio del santo.
Egli è legato ad una colonna antica, circondato da ruderi. Sui resti dell’antichità pagana
sorge l’eroe cristiano pronto al sacrificio estremo.
- Il bel corpo armonioso si contrappone all’espressione di dolore accennata sul volto.
 Cristo morto (1481):
- L’osservatore si pone idealmente ai piedi di Gesù, all’altezza di san Giovanni, della Vergine e
della Maddalena.
- Il corpo seminudo di Cristo appare adagiato su una lastra di pietra rossa, scorciato in
profondità

LEONARDO DA VINCI
 La caratteristica distintiva di Leonardo è la perfezione dei suoi disegni, considerati uno strumento di
conoscenza, atto a fissare una certa idea in divenire con i suoi passaggi e i suoi sviluppi fino alla
messa a punto finale (specchio dell’elaborazione mentale dell’autore).
 Spesso i disegni sono accompagnati da appunti, a testimoniare l’incessante desiderio di osservare
direttamente per sperimentare e conoscere. La cultura di Leonardo era ampia e ricca e basata
sull’esperienza, che dà all’artista la possibilità di conoscere l’essenza delle cose. Gli studi sono il
frutto di indagini dal vero, dell’osservazione diretta.
 Con Leonardo l’artista diventa un uomo di cultura e un intellettuale a tutto tondo, sperimentatore
accanito.
 Le caratteristiche principali della sua pittura sono:
- Prospettiva aerea = permette di regolare l’intensità della luce man mano che ci si allontana
dal punto di vista dell’osservatore e di graduare i colori, che verso l’orizzonte sono
indistinguibili tra loro e tendono ad un grigio-azzurro uniforme (contrapposizione con la
prospettiva di Brunelleschi)
- Sfumato = procedimento con il quale si annullano i contorni di una figura con graduali
passaggi di tono e di intensità tra diversi colori o all’interno dello stesso colore
- Moti dell’animo = emozioni che si trasmettono con il gesto e con l’espressione
 Leonardo vuole andare al di là delle apparenze, cercando di fissare l’inafferrabile, il movimento e il
trasmutare incessante della natura e dell’emozione umana
 Veduta della Val d’Arno (1473):
- Il paesaggio si estende fino all’orizzonte a perdita d’occhio ed è rappresentato per mezzo di
un tratteggio fitto e parallelo, che fissa il continuo mutare della natura in un pomeriggio
estivo
 Nel 1473 Leonardo è già attivo come artista indipendente. Egli è nato a Vinci e il padre lo mette sin
da giovane nella bottega del Verrocchio, la più rinomata a Firenze.
 Leonardo giunge a Milano intorno al 1482, ospite di Ludovico Sforza, al quale si offre come
architetto, ingegnere idraulico, scultore e pittore.
 Vergine delle rocce (1483):
- Prima commissione importante per la confraternita della Concezione destinata alla chiesa di
S. Francesco Grande
- La Vergine è inginocchiata e sospinge il piccolo S. Giovanni verso Gesù che lo benedice,
mentre un angelo indica S. Giovanni.
- Si tratta del primo incontro tra Gesù e S. Giovanni e il dialogo tra i personaggi è
caratterizzato da sguardi e gesti.
- Non si tratta di un’ambientazione architettonica, bensì di una natura rocciosa, deserta
(grotta).
- La luce ha una funzione importante e proviene da 2 fonti diverse, l’orizzonte e l’esterno del
quadro a sinistra.
- L’opera è caratterizzata da luci e ombre, sfumato, forme non nette, prospettiva aerea
 Dama con ermellino (1488-1490):
- Si tratta del ritratto dell’amante di Ludovico il Moro, con in braccio l’ermellino, emblema
araldico degli Sforza.
- La donna e l’animale presentano una comunanza di tratti somatici, sottili, pungenti ed alteri.
- Grazie al gioco calibrato di luci e ombre attraverso lo sfumato, la donna pare essere appena
emersa dall’oscurità di fondo.
 Ultima Cena (1494-1498):
- Affresco dipinto su una parete del refettorio del convento di Santa Maria delle Grazie.
- Leonardo rappresenta il drammatico momento in cui Gesù annuncia agli apostoli che uno di
loro lo tradirà.
- Sono presenti le reazioni emotive spontanee degli apostoli, lo stupore e l’angoscia tradotti
in movimenti e gesti degli apostoli, radunati a gruppi di 3. Ogni loro gesto ha origine da
Gesù e su di lui converge. Solo Giuda si ritrae, isolato e colpevole.
- L’Ultima Cena del Ghirlandaio presenta troppi particolari che distolgono l’osservatore dal
nucleo drammatico dell’evento (lunette aperte sul cielo, eleganti decorazioni della tovaglia).
- Nell’Ultima Cena di Andrea del Castagno, invece, lo spazio è chiuso, opprimente, quasi
claustrofobico, la tavola è lunghissima e sono presenti rivestimenti marmorei.
- Il vano architettonico si presenta come ampliamento dello spazio reale del refettorio.
- I personaggi sono rappresentati in scala superiore al naturale, rendendo i loro gesti più
solenni e drammatici.
- Gesù rappresenta il punto focale della composizione, isolato in un vuoto incolmabile. Già
distaccato dal mondo terreno e dalle passioni umane; la sua divinità è sottolineata dalla
fermezza del gesto e dall’espressione intensa ed assorta.
- Oggetti, vassoi e cibi poggiati sulla tovaglia presentano un’attenzione al dettaglio che
ricorda quella fiamminga.
- La cattiva conservazione dell’affresco è dovuta alla tecnica impiegata (tecnica a tempera
mista ad olio da stendere su 2 strati di preparazione). L’opera è stata sottoposta ad un lungo
restauro, ma rimane assai compromessa.
 Gioconda (1505-1516):
- Ritratto di Monna Lisa, con le mani in primo piano, rappresentata di tre quarti, seduta e
leggermente volta verso lo spettatore.
- Le mani, gli occhi e la bocca sono mezzi espressivi notevolmente efficaci.

FIAMMINGHI
 Inizio 1400: radicale cambiamento della pittura che ha origine nelle Fiandre
 Continuità con la cultura gotica  nuova concezione del mondo: percezione di dati fisici come la
luce, l’atmosfera e la natura
 Relatività del colore: un colore può variare se condizionato dalla luce o dai colori che sono in
rapporto con esso
 Invenzione della pittura ad olio: colore più luminoso, con tempi di asciugatura abbastanza lunghi
 Innovazione nel ritratto: figure rappresentate di tre quarti