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RINASCIMENTO

Il termine fu coniato da Giorgio Vasari, che lo usò per sottolineare la rinascita culturale ed artistica dei
classici dal periodo medievale definito buio.
Quest’ultimo caratterizzato dal gotico fu definito così con la convinzione che i Goti avessero distrutto la
tradizione artistica rendendo l’arte mostruosa.
Nel Rinascimento l’uomo è al centro del mondo ed è capace di conoscere ciò che lo circonda grazie all’uso
della ragione sviluppando regole scientifiche e matematiche.
Vengono sviluppate, proprio attraverso queste regole matematiche, la prospettiva, la ricerca della
proporzione e la sezione “aurea”.
Il Rinascimento si colloca all’inizio del ‘400, principalmente a Firenze grazie alla famiglia Medici che fu una
delle maggiori committenti di opere d’arte e promotrice di cultura.

CONCORSO DEL 1401

Venne bandito per la ricostruzione della seconda porta del Battistero caratterizzata da una formella
raffigurante il sacrificio di Isacco. Parteciparono anche Brunelleschi e Ghiberti che lo vinse.
L’opera di Ghiberti è divisa in senso obliquo e l’equilibrio compositivo e concettuale solo elementi
sicuramente classici, a differenza di Brunelleschi le cui figure non si armonizzano e sembrano slegate tra
loro.

LORENZO GHIBERTI

Dopo la vittoria Ghiberti realizza tre formelle l’anno e nel 1425 gli viene dato l’incarico di realizzare la porta
del Paradiso completata 27 anni più tardi. I temi sono tratti dall’Antico Testamento, i pannelli sono
quadrati, ricoperti d’oro con un vasto uso della prospettiva e del chiaroscuro.

FILIPPO BRUNELLESCHI

Lavorava come scultore e per 10 anni vive a Roma dove studia le architetture classiche.
In quegli anni elabora una nuova teoria sulla prospettiva Lineare.
Nel 1418 partecipa al concorso per realizzare la cupola del Duomo di Firenze utilizzando una doppia calotta
autoportante e risolvendo il problema dell’ impalcatura.
Tutt’oggi è considerata la più grande cupola in muratura mai realizzata, pienamente rinascimentale.
Essa rappresenta un simbolo di Firenze e domina il panorama della città costituendone un punto di
riferimento.
Nel 1419 realizza l’ospedale degli Innocenti con una facciata costituita da campate cubiche coperti da una
volta a vela.
Con lo stesso metodo realizza la Sagrestia della Chiesa di San Lorenzo, un modulo quadrato che determina i
rapporti tra le parti, definisce lo spazio con paraste e cornici disegnandolo in modo rigoroso.
Von quest’opera si raggiunge il massimo livello del razionalismo brunelleschiano.

DONATELLO

L’artista fiorentino È una figura chiave del Rinascimento ed il maggior sculture del 400. Durante tutta la sua
vita fu impegnato in commissioni di alto livello, ha conosciuto grandi artisti e fu anche molto indipendente.
Impara nel cantiere di Ghiberti, conobbe Brunelleschi con cui elaborò il nuovo stile rinascimentale e con cui
si recò a Roma.
I due erano molto diversi nel loro stile: Brunelleschi è lo scultore dell’equilibrio tra uomo e mondo,
Donatello è lo scultore del rapporto drammatico e conflittuale tra uomo e mondo.
Una delle sue opere maggiori è il San Giorgio che oggi è conservato al museo del Bargello.
Le arti fiorentine commissionano la decorazione della chiesa di Orsanmichele con una statua del proprio
santo protettore per ciascuna.
Donatello realizza una statua in marmo composta in una solida struttura geometrica, si inserisce in un
triangolo isoscele e nelle sue proporzioni si atteggia con grande naturalezza trasmettendo un senso di
tensione e coraggio. Egli ha impostato un movimento a spirale ruotando leggermente il busto e la testa è
girata lateralmente.
Nel 1452 Donatello scolpisce la sua opera più famosa, il David, un opera in bronzo alfa circa 1,60 metri è
conservata a Firenze al museo del Bargello.
Rappresenta un eroe nudo, difeso solo dalla sua virtù morale. Il corpo è sbilanciato e snodato a serpentina.
Tra le altre opere troviamo un monumento dedicato al condottiero Erasmo da Narni eretta sul piazzale
antistante la Basilica di Sant’Antonio a Padova.

MASACCIO

È considerato il padre dell’Umanesimo. In pochi anni ha lasciato una traccia fondamentale dell’arte
influenzando molti artisti, anche nei secoli successivi, con la sua pittura.
La sua prima opera è il Trittico Di San Giovenale. Essa presenta l’influsso di Giotto, Brunelleschi e Donatello.
Lavora agli affreschi della CAPPELLA Brancacci nella chiesa del Carmine.
Negli ultimi anni della sua vita lavora alla Tinità in Santa Maria Novella dove si accentua l’importanza della
prospettiva come strumento di dominio umano sulla realtà.

PIERO DELLA FRANCESCA

È stato uno degli artisti più famosi del Rinascimento.


Nasce a Borgo San Sepolcro nel 1420, studia pittura e matematica caratterizzando le sue opere con un
attento uso della prospettiva e studi geometrici facendo attenzione anche all’uso della luce.
Nel 1439, a Firenze, lavora per Domenico Veneziano. Lì incontra Masaccio a cui si ispira nell’uso della
prospettiva.
Una delle sue opere più importanti è il doppio ritratto dei duchi di Urbino, in cui vengono raffigurati
Federico da Monfeltro e sua moglie Battista Sforza.
Essi sono rappresentati di profilo che garantisce una precisione nella resa dei particolari senza far trasparire
le emozioni.
Una delle sue opere più celebri è anche la flagellazione di Cristo che è ancora coperto da un alone di
mistero in quanto non si sa bene chi siano i tre personaggi rappresentati in primo piano.
Ci sono varie interpretazioni, tuttavia non vi è nulla di certo.
Tutte le opere di Pier della Francesca sono collegate da rappresentazioni di soggetti religiosi (ad eccezione
dei duchi di Urbino), questo perché le sue opere erano realizzate sempre su commissione.
Come matematico scrisse un manuale di calcolo: Trattato d’abaco.
Muore a San Sepolcro nel 1492.

BOTTICELLI

Nacque a Firenze nel 1445, inizia la sua carriera come orafo formandosi successivamente come pittore.
Nel 1473 entra al servizio dei Medici ed entra a contatto con alcuni degli artisti più importanti
dell’Umanesimo.
Lorenzo il Magnifico gli commissiona L’adorazione dei Magi, in cui ritrae i membri della famiglia Medici.
In quest’opera introduce la visione frontale della scena con le figure sacre al centro e gli altri personaggi, in
base alla prospettiva, ai lati. Qui tutti i protagonisti sono riconoscibili.
L’opera “la primavera” è legata al mito della dea bellezza, ambientata in un giardino lussureggiante e sullo
sfondo gli alberi del boschetto.
I personaggi sono chiari, ma il significato dell’opera non lo è.
A destra c’è Zefiro che abbraccia la ninfa Clori, al centro vi sono Venere e Cupido, ci sono le tre Grazie che
danzano vestite con veli trasparenti. Il prato è cosparso di fiori ed erbe.
Tra il 1482 e ’85 realizza la Nascita di Venere, commissionata dai Medici.
Nell’opera la dea è rappresentata nuda al centro del dipinto con il corpo attraversato da ombre
leggermente accennate.
Al corpo fanno da contrasto i capelli che ondeggiano, il contrasto con il verde e l’azzurro dello sfondo esalta
la sua apparizione.
Nell’angolo a sinistra i due venti hanno sembianze umane e soffiano verso la dea, si tratta di Zefiro e Aura.
La disposizione simmetrica richiama scene come quella del battesimo.

ANDREA MANTEGNA

Nasce nel 1430 a Isola di Carturo.


Fu apprendista di Francesco Squarcione li ebbe modo di maturare una conoscenza dell’arte antica
fondamentale. Tuttavia con il suo maestro ebbe un rapporto non idilliaco.
La sua opera, “il Cristo Morto” fu eseguita in epoca matura e per dare più rilievo alla figura del Cristo egli
elimina quasi del tutto l’ambientazione circostante. La luce opaca definisce le forme e il piano prospettico
della composizione in profondità, essa si concentra su pochi elementi: il volume squadrato e rigido della
lastra sepolcrale, le pieghe del sudario e l’ambiente cupo e spoglio.
“La pala di San Zeno” fu realizzata per la chiesa veronese di San Zeno, essa presenta una grande novità in
fatto di prospettiva in cui unifica la cornice e la scena raffigurata che da il senso di ritrovarsi di fronte una
figura tridimensionale. Ciò deriva dagli studi sulle opere di Donatello, in particolare modo della struttura
che egli usa per l’Altare del Santo.
L’illusionismo prospettico con cui Andrea Mantegna rende credibile lo spazio descritto dal dipinto è un altro
degli aspetti nuovi della pala.