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OPERE PINACOTECA DI FERRARA

SAN GIOVANNI BATTISTA

Maestro di Figline Umbria e Toscana prima met del XIV secolo Tempera su tavola a fondo oro, cm 100 x
67, 5INV. 367

Lopera, proveniente dalla collezione Massari, stata acquistata dalla Pinacoteca nel 1983. Viene attribuita
allartista ignoto conosciuto sotto il nome di Maestro di Figline, derivato dalla Maest della collegiata di
Figline Valdarno che si ritiene sia stata eseguita dalla stessa mano. Non si hanno notizie precise circa
lattivit dellartista ma lo si pu ritenere attivo nei primi decenni del Trecento, certamente ad Assisi e con
molta probabilit a Firenze. Linfluenza giottesca emerge chiaramente nella rappresentazione
monumentale ma formalmente semplificata della figura del Battista. Il Maestro di Figline mostra comunque
una sua autonomia stilistica rispetto alla stretta scuola giottesca e le sue soluzioni tecniche si avvicinano pi
a quelle di Simone Martini, come possibile notare nellutilizzo di vernici colorate sulloro.

TRIONFO DI SANTAGOSTINO

Serafino de Serafini, attribuito a Modena, doc. dal 1349 al 1354; Ferrara, attivo dal 1361 al 1393 Dipinto
murale, a fresco, con finiture a tempera, a calce, staccato e trasferito su tela, cm 764 x 556INV. 27

Il dipinto murale trasportato su tela nel 1906, decorava in origine la cappella fondata nel 1378 da
Buonsostegno e Giorgio Marinetti nella chiesa di SantAndrea a Ferrara, ora distrutta. La composizione
allegorica, rispondente ad un canone iconografico ampiamente diffuso in ambiente agostiniano, era
suddivisa in tre fasce: quella superiore mostra SantAgostino in cattedra, in posizione preminente rispetto
ai dottori della Chiesa e ai filosofi pagani. Nella fascia inferiore sono rappresentate le sette Virt Teologali e
Cardinali che opprimono i Vizi Capitali. Dellultima fascia, comprendente le Sette Arti Liberali, resta oggi
soltanto il frammento con la Musica e lAstronomia. Laffresco prevalentemente attribuito a Serafino de
Serafini per le assonanze con il Polittico firmato dallartista nel duomo di Modena, in particolare per la
morbidezza dei volti e il gusto per gli ampli panneggi. La raffinata gamma cromatica del dipinto dimostra
inoltre linfluenza di Vitale da Bologna e Tommaso da Modena.

IL SOGNO DELLA VERGINE

Simone de Crocifissi Bologna, doc. dal 1355-1399 Tempera su tavola, cm 75 x 52INV. 57

Originariamente nel convento del Corpus Domini di Ferrara, la tavola fu acquistata dal Municipio di Ferrara
nel 1874. Simone de Crocifissi, uno dei maggiori pittori bolognesi del Trecento, si educa nellambito di
Vitale e nel cantiere di Mezzaratta. La datazione di questopera viene infatti fatta risalire alla met degli
anni Cinquanta del XIV secolo per le affinit con le soluzioni di Vitale degli stessi anni. Liconografia del
dipinto riconducibile al tema non frequentissimo di Maria radix sancta, ovvero radice dellalbero della
Redenzione e della Vita, che vediamo sorgere dal ventre della Madonna addormentata. Lalbero della vite,
che d il vino, e il pellicano che si squarcia il petto per nutrire i cuccioli del suo sangue sono riferimenti
alleucarestia e al sacrificio salvifico di Cristo. Caratteristiche stilistiche di Simone sono la particolare
punzonatura delle aureole e la complessa tecnica utilizzata per eseguire i motivi decorativi.

MUSA ERATO

Primo pittore dello studiolo di Belfiore (Angelo Maccagnino?) e collaboratore di Cosm Tura Ferrara,
ca.1450 e ca. 1460 Tempera su tavola, cm 123,5 x 72,1INV. 398
La tavola, proveniente dalla collezione Sacrati Strozzi, faceva parte originariamente del ciclo delle Muse
realizzato per Leonello dEste nello Studiolo di Belfiore, comprendente lUrania attualmente in Pinacoteca,
e altre quattro tavole conservate a Londra (Calliope?), a Budapest (Talia), a Berlino (Polimnia) e a Milano
(Tersicore). In questopera il busto della Musa, riconducibile alla prima fase dei lavori, guidata da Angelo
Maccagnino, tra il 1449 e il 1456, impostato frontalmente in una visione arcaica e priva di annotazioni
plastiche, evidenti invece nel panneggio che ricopre le gambe della figura e nel dettaglio del piede con la
pianella che sporge dal trono. Sotto Borso dEste la gestione della bottega pass nelle mani di Tura (1459-
1463) ed a un suo collaboratore che si ascrivono i caratteri di forzatura dello spazio di matrice
donatellesco-padovana riconoscibili nella parte inferiore dellopera. La musa stata identificata con Erato,
indicata come patrona dellamore coniugale nel programma iconografico del ciclo redatto dal grande
umanista Guarino da Verona. Il gesto di slacciarsi il corpetto potrebbe alludere alla fertilit delle Muse,
generatrici delle arti.

MADONNA CON BAMBINO

Gentile da Fabriano Fabriano 1370 ca. Roma 1427 Tempera su tavola, cm 58 x 48INV. 326

La tavola giunse in Pinacoteca nel 1973 assieme alle altre opere della collezione Vendeghini Baldi donate
dagli eredi. Nel 1981 un intervento di restauro rimosse numerose ridipinture dal dipinto, che venne
definitivamente riconosciuto come opera di Gentile da Fabriano. Va ricondotta al soggiorno veneto
dellartista, nel secondo decennio del Quattrocento, durante il quale Gentile apprese con ammirazione i
caratteri del gotico lombardo di Michelino da Besozzo, presente a Venezia come pittore e miniatore attorno
al 1404. La piccola tavola raffigura Maria in atto di tenere in braccio il bambino, il quale esegue una
torsione con il busto delineando una sapiente diagonale che si oppone al corpo eretto della Vergine.
Estrema cura riservata alla stesura del fondo dorato, su cui si stagliano le due figure, realizzate con vivace
naturalismo di probabile estrazione lombarda.

CRISTO CON LANIMULA DELLA VERGINE

Andrea Mantegna Isola di Carturo, Padova 1430/31 Mantova 1506 Tempera su tavola, cm 28 x 18INV. 333

La tavoletta, giunta in Pinacoteca nel 1973 in seguito alla donazione della collezione Vendeghini-Baldi,
raffigura Cristo seduto, entro una mandorla di nubi, circondato da rossi cherubini, con lanimula della
Madonna in atteggiamento orante. Il frammento va ricondotto a unaltra opera di Mantegna, della quale
faceva originariamente parte. Gli archi che girano sopra e sotto la figura di Cristo combaciano infatti con i
pilastri interrotti nella tavola della Dormitio Virginis del Prado ed il loro accostamento ha confermato il
completamento del programma iconografico. Lopera venne evidentemente decurtata durante gli
spostamenti dalla sua collocazione iniziale, che si ritiene fosse la Cappella di Castel San Giorgio a Mantova,
per adattarla ai nuovi ambienti. Un passaggio a Ferrara per essere posta nella cappella della duchessa ed
una prima riduzione della tavola per mano del Bastianino sono documentati nel 1586. La data
dellesecuzione viene fatta oscillare tra il 1460 ed il 1475.

SAN LUDOVICO DI TOLOSA; SAN BERNARDINO

Michele Pannonio Doc. a Ferrara dal 1446 al 1464 Olio su tavola, ciascuna cm 116 x 46INV. 72, 74

Le due tavole, insieme ad un SantAntonio in collezione privata milanese, componevano un polittico


originariamente nella chiesa ferrarese di Santo Spirito. Vennero acquistate dal Comune di Ferrara per la
Pinacoteca nel 1874 allo scioglimento della collezione Costabili. Lidentificazione dei due Santi Francescani
resa possibile dalla presenza del giglio, simbolo della corona di Francia, sul piviale di San Ludovico da Tolosa
e del disco raggiato con la sigla IHS, cristogramma di cui si fece promotore, nella tavola di San Bernardino.
Si ritiene che Michele Pannonio, pittore di origine ungherese attivo nella decorazione dello studiolo di
Belfiore, abbia realizzato il polittico intorno agli anni Cinquanta del Quattrocento. I tratti scavati dei santi
rivelano nellautore una conoscenza della cultura artistica padovana e in particolare della bottega di
Squarcione, e richiamano la sofferta modellazione plastica di Donatello, evidente nelle sculture eseguite dal
fiorentino per laltare della basilica del Santo.

DEPOSIZIONE DI CRITSTO NEL SEPOLCRO CON SANTI FRANCESCANI

Pittore ferrarese met del XV secolo Tavola, cm 130 x 215INV. 38

La tavola, proveniente da un oratorio del convento del Corpus Domini, era tradizionalmente attribuita a
Galasso, il misterioso pittore che, secondo Vasari, sarebbe stato allievo di Piero della Francesca durante la
sosta del maestro a Ferrara. La critica pi recente ha sottolineato come nel dipinto si trovi leco delle
principali tendenze della pittura ferrarese di met Quattrocento: la luminosit pierfranceschiana, la cultura
prospettica dei maestri di tarsia Cristoforo e Lorenzo Canozi da Lendinara, avvertibile nellesatto scorcio del
sepolcro, linfluenza della scultura di Donatello e della pittura padovana nella ricerca di unespressivit fin
sforzata nei volti dei compiangenti. La partecipazione alla sepoltura di numerosi santi dellordine
francescano si spiega con la provenienza dellopera da un convento di clarisse. La presenza di san
Bernardino da Siena, canonizzato nel 1450, permette di datare lopera poco dopo quellanno.

SAN PETRONIO

Ercole de' Roberti Ferrara, 1450 ca. -1496 Tempera su tavola, cm 26 x 14INV. 335

La tavola pervenne in Pinacoteca nel 1973 in seguito alla donazione della collezione Vendeghini Baldi ma la
sua collocazione originaria era la chiesa di San Petronio a Bologna. La figura, che reca nella mano sinistra
protesa la miniatura stilizzata di Bologna, simbolo iconografico del santo, era infatti una delle dodici
immagini che ornavano i pilastrini laterali del polittico Griffoni, eseguite dal giovane Ercole de Roberti a
completamento delle tavole maggiori dipinte da Francesco del Cossa a partire dal 1473. Si tratta di
unopera fondamentale per la ricostruzione dellattivit bolognese dei due artisti. La figura monumentale di
San Petronio domina il piccolo spazio della nicchia in cui inserito, travalicandolo con la mitra e laureola.
La definizione plastica del panneggio fortemente chiaroscurato e lespansione dei volumi permettono di
riconoscere nel San Petronio il momento di maggiore vicinanza stilistica tra Cossa e de Roberti.

GIUDIZIO DI SAN MAURELIO

Cosm Tura Ferrara, 1430 ca. -1495 Olio su tavola, diametro cm 48INV. 69

I due tondi raffiguranti il Giudizio e il Martirio di San Maurelio, provenienti dalla Chiesa di San Giorgio,
prima cattedrale ferrarese, pervennero in Pinacoteca grazie ad una permuta che il Municipio attu con
Filippo Zafferini nel 1817. Le due tavole facevano parte di un polittico per laltare del santo, raffigurante
storie della sua vita. Secondo la leggenda Maurelio fu primo vescovo di Ferrara nel VII secolo e fu
condannato al martirio nella citt natale di Edessa, in Mesopotamia, dal fratello tiranno, che aveva abiurato
il cristianesimo. Probabile committente del polittico fu Nicol Roverella, priore del monastero olivetano di
San Giorgio e promotore dei lavori di ampliamento della chiesa nel 1479. La datazione dei tondi superstiti
viene fatta risalire intorno al 1480, periodo gi maturo dellartista, per via della composizione pi
equilibrata e del tono narrativo assai meno concitato rispetto quello ravvisabile nella prima maniera
dellartista, in opere quali le ante dorgano per la Cattedrale. Limpostazione delle scene e le pose delle
figure derivano dagli episodi della vita di san Giacomo affrescati da Mantegna nella cappella Ovetari a
Padova.

VITTORE CARPACCIO

Vittore Carpaccio Venezia, 1460/65 ca. 1525/26 Olio su tavola, cm 242 x 147INV. 94

La pala fu realizzata probabilmente per laltar maggiore della basilica di Santa Maria in Vado, ma non sono
note le vicende e il committente che portarono a Ferrara lopera di uno dei maggiori pittori veneziani
dellepoca, allora allapice della fama. La raffigurazione della Madonna distesa sul letto funebre, circondata
dagli apostoli, e di Cristo in gloria che ne accoglie lanima corrisponde alla tradizionale iconografia bizantina
della Dormizione di Maria, ben nota a Venezia. Carpaccio riprende per lidea innovativa degli edifici in
prospettiva sullo sfondo dal mosaico eseguito su disegno di Andrea del Castagno per la basilica di San
Marco nel 1442-43.

ELEVAZIONE DI MARIA MADDALENA

Maestro della Maddalena Assunta Attivo a Ferrara nel primo quarto del XVI secolo Olio su tavola, cm 218 x
172INV. 78

Il dipinto raffigura la Maddalena elevata in cielo dagli angeli che, secondo la Legenda Aurea, la nutrirono
durante la rigida penitenza che la santa si impose nel deserto. Al centro del poetico paesaggio, essenziale e
immediato come un acquerello cinese, un eremita vestito come un saggio orientale assiste al miracolo.
Mentre limpostazione generale del dipinto rielabora modelli di Perugino, le figure in primo piano e nel
paesaggio derivano da stampe di Drer e di altri incisori tedeschi.

I SANTI SEBASTIANO, GIUSEPPE, GIOBBE

Nicol Pisano (Nicol dellAbbrugia)Pisa, 1470 post 1536 Olio su tavola, cm 236 x 151INV. 77

Lopera uno dei capolavori del pittore pisano, che qui riesce ad accordare la ricerca di simmetria e il
temperamento sentimentale delle figure, caratteristici dalla pittura umbra, con la bellezza del colore e i
delicati accordi tonali dei veneti. Le due quinte di edifici in prospettiva digradanti verso lo sfondo derivano
della pala di Carpaccio esposta nella stessa sala (inv. 94), mentre la luce tersa del paesaggio e le montagne
azzurrine allorizzonte si ispirano allopera di Cima da Conegliano e dellultimo Giovanni Bellini.

CRISTO DEPOSTO

Ortolano (Giovan Battista Benvenuti)Ferrara, 1485 ca. post 1527 Olio su tavola, cm 115 x 180INV. 80

La lunetta in origine coronava una pala daltare oggi non identificabile. Databile ai primi anni del secolo, si
pu considerare il capolavoro giovanile dellOrtolano, che gi vi mostra la sua predisposizione a tradurre gli
eleganti modelli del classicismo in forme pi schiette e concrete. Lo scorcio dal basso esalta la
monumentalit delle figure che, illuminate da una luce naturale, assumono laspetto di sculture in
terracotta policroma, care alla devozione popolare.

NATIVIT CON I SANTI BERNARDO E ALBERICO

Ludovico Mazzolino Ferrara, 1480 ca. 1528/30 Olio su tavola, cm 219 x 176,5INV. 150
La pala fra le prime opere note di Mazzolino, che in seguito avrebbe preferito dipingere quadri di piccole
dimensioni, molto apprezzati dai collezionisti. I contorni netti e i forti contrasti di luce tra figure e sfondo, le
architetture allantica sovraccariche di fregi e bassorilievi, i volti adunchi dei personaggi maschili e i
paesaggi tratti dalle incisioni tedesche sono tratti ben riconoscibili di questo artista eccentrico e
anticlassico, che raccoglie leredit dei grandi maestri del Quattrocento ferrarese.

POLITTICO COSTABILI

Garofalo (Benvenuto Tisi) e Dosso Dossi (Giovanni Luteri) Olio su tavola, cm 960 x 577INV. 189-194

Il polittico fu cominciato a dipingere da Garofalo e da Dosso, appena giunto in citt da Mantova, nel 1513,
su commissione di Antonio Costabili, ambasciatore di casa dEste e Giudice dei Dodici Savi, la massima
magistratura comunale. Nel 1523 lopera si trovava gi collocata sullaltare maggiore della chiesa del
convento agostiniano di SantAndrea, luogo di sepoltura dellantica e nobile famiglia Costabili. Lanalisi
stilistica sembra indicare che a Garofalo si debba limpostazione generale della tavola principale, la
struttura verticale del trono, la composizione piramidale del gruppo della Madonna col Bambino e alcune
altre figure. La stesura pittorica di gran parte della pala centrale e degli altri pannelli del polittico sembrano
invece riconducibili alla mano di Dosso. Indagini scientifiche recentemente condotte non solo
sembrerebbero confermare che Dosso ridipinse e rielabor figure gi completate da Garofalo, ma
consentono anche di ipotizzare che lopera sia stata inizialmente concepita come pala singola e solo in
seguito trasformata in polittico aggiungendovi i pannelli laterali.

SAPIENTE CON COMPASSO E GLOBO

Dosso Dossi (Giovanni Luteri) Tramuschio, Mirandola, 1486 ca. Ferrara, 1542 Olio su telaINV. PROPRIET
DELLA FONDAZIONE CARIFE, IN DEPOSITO PRESSO LA PINACOTECA.

Assieme allaltra tela appartenente alla collezione della Fondazione Carife raffigurante un Sapiente con
libro, il Sapiente con compasso e globo parte di una serie di cui sono al momento noti altri tre dipinti
conservati in musei americani e in una collezione privata. Non nota la loro originaria provenienza, ma le
dimensioni delle tele e lerudito programma iconografico lasciano intendere che esse siano state concepite
per decorare un ambiente adibito a biblioteca o a studio allinterno di una residenza estense. La figura che
misura la volta celeste con un compasso e tiene accanto un globo sul quale compaiono i segni zodiacali
rappresenta probabilmente lAstrologia. Il fatto che a impersonare le arti liberali non siano, secondo la
tradizione medievale, figure allegoriche femminili ma atletici e seminudi filosofi antichi rientra
perfettamente nel gusto tipico di Dosso e della corte estense per le iconografie inconsuete. Levidente
riferimento agli Ignudi di Michelangelo nella Cappella Sistina, le forme dilatate e lesecuzione pittorica
rapida e abbreviata sono caratteristiche distintive dellopera di Dosso nei primi anni venti del secolo.

MADONNA DELLE NUVOLE

Garofalo (Benvenuto Tisi)Ferrara, 1481 ca. 1559 Olio su tavola, cm 246 x 146INV. 148

Garofalo realizza con questopera il capolavoro della sua prima maturit riuscendo a comporre in un
perfetto equilibrio la lezione di Raffello e quella di Giorgione. Limpianto compositivo ricalca infatti quello
della Madonna di Foligno (1511-12), con la divisione in due del dipinto, che diverr canonica, fra
lapparizione della Madonna col Bambino in glora in alto, e i santi Gerolamo e Francesco d'Assisi in basso
con i due donatori, membri della famiglia Suxena. Tuttavia lesecuzione pittorica, in particolare del
paesaggio, e il naturalismo delle nubi da cui fanno capolino gli angeli squisitamente giorgionesca.
LA STRAGE DEGLI INNOCENTI

Garofalo (Benvenuto Tisi)Ferrara, 1481 ca. 1559 Olio su tavola, cm 252 x 178INV. 161

La Strage degli innocenti da sempre una delle opere pi celebrate di Garofalo. La concitata
rappresentazione orchestrata attorno ai due gruppi contrapposti di madri in lotta con i carnefici, luno
colto frontalmente, laltro di spalle. Gi Vasari elogiava la variet di atteggiamenti delle figure e di
espressioni dei volti, mentre al principio del Settecento Girolamo Baruffaldi notava come questa fosse
lopera pi raffaellesca mai dipinta dal ferrarese. I riferimenti alle opere della maturit di Raffaello e in
particolare alla seconda e alla terza delle Stanze Vaticane (1511-17) sono infatti particolarmente precisi.
Laspetto insolitamente scultoreo delle figure e il dinamismo della composizione sono stati probabilmente
ispirati a Garofalo dalla visione del disegno preparatorio per lIncendio di Borgo (1514), donato da Raffaello
ad Alfonso I dEste nel 1517.

VISIONE DI SAN GIOVANNI EVANGELISTA

Battista Dossi (Battista Luteri) Ferrara, doc. 1517 Ferrara, 1548 Olio su tavola, cm 186 x 125INV. 187

La pala, commissionata dai canonici regolari agostiniani per il loro altare nella chiesa di Santa Maria in Vado
a Ferrara, concordemente attribuita a Battista Dossi, fratello minore del pi noto Dosso e suo stretto
collaboratore nella bottega famigliare. Allievo di Raffaello a Roma nel 1520, ancora negli anni trenta
Battista esibisce uno stile chiaramente orientato verso il classicismo del maestro, come mostra lampio
panneggio che avvolge san Giovanni, aumentando la solennit della figura. Il santo drammaticamente
colto nel momento in cui viene rapito in estasi sullisola di Patmos dalla visione della lotta fra la Vergine e il
drago dellApocalisse. Il carattere colto della committenza dei padri agostiniani sottolineato dal grande
codice squadernato ai piedi di san Giovanni, che tiene in mano il vangelo da lui scritto.

DEPOSIZIONE DALLA CROCE

Bastarolo (Giuseppe Mazzuoli)Ferrara, 1536 ca. - 1589 Olio su tela, cm 436 x 281INV. 196

La grande tela, acquistata dalla Pinacoteca nel 1949, venne realizzata tra il settimo e lottavo decennio del
Cinquecento per loratorio dellArciconfraternita della Morte. Lopera evidenzia il momento di maggiore
adesione dellautore alla cultura manierista ed il soggetto si presta al confronto con il celebre dipinto di
Rosso Fiorentino a Volterra, ma soprattutto con le deposizioni dipinte in tempi pi vicini da Giorgio Vasari.
La parte superiore frutto della rielaborazione di unidea tratta da un disegno di Raffaello, mentre in alcuni
dei personaggi che compongono la scena si riscontrano le influenze emiliane del Correggio e di Girolamo da
Carpi. Un modellato scultoreo e ben definito caratterizza le figure, disposte in maniera attentamente
calibrata nello spazio della rappresentazione.

LA VERGINE CON BAMBINO, SANTA LUCIA, SAN MATTEO

Bastianino (Sebastiano Filippi)Ferrara, 1532-1602 ca. Olio su tela, cm 227 x 156INV. 168

La pala fu realizzata per laltare della chiesa delle monache agostiniane intitolata a santa Lucia e giunse in
Pinacoteca nel 1836. Lesecuzione dellopera risale al 1582, lo stesso anno della consacrazione della chiesa.
La tela uno de primi esempi del mutamento della pittura di Bastianino dopo il 1580: lo sfumato, leffetto
di non finito con cui sono delineati i personaggi di questa Sacra Conversazione e latmosfera nebbiosa che li
avvolge sono testimonianze dellincontro dellartista con i veneti Jacopo Bassano e Palma il Giovane. Il
dissolvimento della materia cromatica derivato dagli ultimi dipinti di Tiziano si innesta su di
unimpostazione ancora manierista, in questo caso riconducibile alla pala di SantaMargherita del
Parmigianino in Pinacoteca Nazionale a Bologna. Se Bastianino riprende da questultima alcuni motivi, la
potenza dei corpi dellopera di Ferrara mostra come egli guardi anche alla tradizione anticlassica di Dosso
Dossi.

ALLEGORIA CON BACCO

Bastianino (Sebastiano Filippi)Ferrara, 1532-1602 ca.Olio su tela, cm 132,5 x 97INV. PROPRIET DELLA
FONDAZIONE CARIFE, IN DEPOSITO PRESSO LA PINACOTECA

La figura incoronata di fiori e spighe, che porta allenorme bocca un vaso di cristallo colmo di vino, combina
liconografia di Bacco gaudente con le raffigurazioni allegoriche dellAllegrezza, che induce gli uomini e
perfino gli animali a imitarla. Simboli di lussuria spesso associati a Dioniso sono sia la scimmia alla catena,
sia la serva nera con il fuso infilato nel turbante. Al culto di Bacco era associata anche la ciarliera gazza, che
veniva sacrificata al dio per ricordare quanto il vino sciolga la lingua. Rimane invece oscuro il significato da
attribuire ai due bambini.
La tela, di dimensioni non indifferenti, lunico dipinto da cavalletto di soggetto profano finora noto di
Bastianino e potrebbe trattarsi di una commissione estense. Essa si ricollega al filone comico inaugurato da
Dosso Dossi con dipinti come il Buffone della Galleria di Modena. Anche la stesura pittorica nebulosa e
sfatta, caratteristica dellopera matura di Bastianino, richiama deliberatamente le forme espanse e i
contorni sfumati dei dipinti di Dosso.

ALLEGORIA CON BACCO

Carlo Bononi Ferrara, 1569-1632 Olio su tela, cm 240 x 140INV. 207

Questo splendido saggio della produzione matura di Bononi una delle opere da lui eseguite su
commissione del gentiluomo ferrarese Sigismondo Carpi, e originariamente decorava un altare nella chiesa
di SantAndrea. Un giovane inginocchiato, mentre il demonio cerca di ghermirlo alle spalle, si affida
allAngelo custode che gli indica le glorie celesti: il tutto lasciando spazio a un tipico squarcio di paesaggio
ferrarese, dal colore a macchia e gli accesi contrasti luministici. Lopera databile agli anni 1625-30 su base
stilistica, considerato come limponente figura protagonista dellangelo risenta della maniera di un
caposcuola come Guido Reni, trattenendo le forme gi barocche in una misura classicista dal timbro freddo
e attentamente calcolato. Il dipinto documentato fra le collezioni della Pinacoteca a partire dal 1863.

LE NOZZE DI CANA

Carlo Bononi Ferrara, 1569-1632Olio su tela, cm 355 x 688INV. 144

Le enormi dimensioni di questa tela si spiegano con la sua originaria esecuzione per un refettorio, quello
della chiesa di San Cristoforo a Ferrara. Per soggetto e contesto, dunque, lopera si inserisce in una lunga
tradizione artistica incentrata sul tema della prima manifestazione della gloria del Cristo ai discepoli
attraverso il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci (Gv 2,1-11). Bononi costruisce la storia con
esuberante ricchezza di dettagli e personaggi secondari: servitori, musicisti, camerieri, ospiti e commensali
sono animati da un moto che si propaga in circolo attorno al tavolo dove siede Ges, secondo uno schema
direttamente ispirato allUltima cena dipinta alcuni anni prima da Federico Barocci per la cattedrale di
Urbino, che Bononi aveva studiato nel corso della sua attivit nelle Marche. Ormai nella fase matura della
sua carriera, lartista ferrarese sviluppa quel modello in una messinscena che sembra immaginare i
banchetti dellepoca doro della corte estense a Ferrara. Lopera documentata in Pinacoteca a partire dal
1846.

IL MARTIRIO DI SAN MAURELIO

Giovan Francesco Barbieri, detto il Guercino Cento, 1591 Bologna, 1666Olio su tela, cm 300 x 200INV. 204

Questa pala daltare proviene dalla cappella di San Maurelio nella cattedrale di Ferrara, per la quale fu
commissionata nel 1634 e consegnata dallartista nel 1635, andando a sostituire il preesistente polittico di
Cosm Tura. A quel tempo il Guercino era ormai un celebre maestro e il suo personalissimo linguaggio
stilistico, esaurite le spinte incontenibili della fase giovanile, andava conquistando una misura e una
monumentalit capaci di esprimersi su ritmi lenti e solenni pur mantenendo il proverbiale vigore della
forma. appunto il caso di questopera, dove il santo co-patrono di Ferrara colto nellattimo prima di
essere decapitato, in unatmosfera sospesa fra il naturalismo delle tre figure in primo piano e un'immobilit
irreale che lascia spazio allapparizione angelica nella luce dorata. La pala esercit una duratura influenza
sulla scuola pittorica locale, e dopo essere stata trasferita nella sacrestia della cattedrale entrata in
Pinacoteca al tempo della sua istituzione nel 1836.

LE NOZZE DI CANA

Ippolito Scarsella, detto Scarsellino Ferrara, 1550 ca. 1620Olio su tela, cm 283 x 604INV. 142

Nelle Vite dei pittori ferraresi scritte nellOttocento da Girolamo Baruffaldi, si legge che Scarsellino rimase
per pi di due anni chiuso nel monastero di San Benedetto per sfuggire a una condanna dovuta a una falsa
accusa subita. L lartista avrebbe prodotto molte opere per i monaci, fra cui questa enorme tela destinata
al refettorio. Databile agli ultimi anni del Cinquecento, lopera ha le sue fonti di ispirazione nei grandi teleri
di scuola veneta e nella produzione di Paolo Veronese. A quelle atmosfere rischiarate e ariose sostituisce
per un interesse per gli episodi narrativi della composizione, resi con ombre marcate e un gusto per i
dettagli che frammenta la composizione in una sequenza di vivaci episodi. Trasferita in un secondo tempo
nella chiesa di San Cristoforo alla Certosa, lopera risulta gi in Pinacoteca nel 1846.

NOLI ME TANGERE

Ippolito Scarsella, detto Scarsellino Ferrara, 1550 ca. 1620Olio su tela, cm 221 x 134INV. 383

Si tratta di uno dei massimi esiti della pittura dello Scarsellino, che fin dal primo decennio del Seicento
ornava laltare della famiglia Riminaldi nella chiesa di San Nicol. A partire dal soggetto il momento in cui
Ges risorto si rivolge alla Maddalena con le parole non toccarmi, o non trattenermi (Gv 20,17) ,
lartista si misura sul tema della pala a due figure a grandezza naturale, di cui avevano dato prove altissime i
migliori maestri emiliani (Annibale Carracci) e soprattutto veneti (Tiziano, Jacopo Bassano). Ed di chiara
marca veneziana il risultato, tutto costruito con il colore su uno schema obliquo che apre verso la
profondit dello sconfinato paesaggio bagnato di luce. Con la soppressione della chiesa allinizio
dellOttocento, la pala stata ritirata dai titolari della cappella, finch nel 1985 il Ministero dei beni culturali
lha acquistata per la Pinacoteca dagli ultimi eredi.

ADORAZIONE DEI PASTORI

Gaetano Gandolfi San Matteo della Decima, Bologna, 1734 - Bologna 1802Olio su tela, cm 90 x 78INV. 419
La fonte primaria di questa invenzione (il notturno rischiarato dalla luce emanata dal Bambino) uno dei
capolavori pi celebri del Rinascimento italiano, ovvero la pala dipinta dal Correggio, detta non a caso la
Notte, per la chiesa di San Prospero a Reggio Emilia nel 1525-30 (oggi alla Gemldegalerie di Dresda). In
questa finissima versione in piccolo, Gaetano Gandolfi compie una variazione sul tema orchestrando le
figure come un unico sinuoso impasto di colore, dominato dalla luce calda dei toni. I preziosismi nei dettagli
dei volti, degli affetti e delle torsioni dei corpi ne fanno uno squisito esempio di gusto rococ. Lopera ha un
pendant nellAdorazione dei Magi dipinta da Ubaldo Gandolfi, anchessa conservata in Pinacoteca (inv.
420): si tratta di probabili doni dei due fratelli pittori al reverendo Antonio Senegoni. Successivamente
entrate in collezione Sacrati Strozzi, le due telette sono state acquisite dallo Stato italiano nel 1992.

CAPRICCIO ITALIANO CON APPRODO FLUVIALE

Hubert Robert Parigi, 1733 - 1808Olio su tela, cm 100 x 138INV. 417

Giunto a Roma ventunenne, nel 1754, Robert visita lItalia per un decennio assimilando indelebilmente il
carattere mediterraneo dei paesaggi e della luce, e la presenza maestosa dellarchitettura e delle rovine
dellantichit. Ispirato anche dallamicizia con Jean-Honor Fragonard, supremo maestro del rococ
francese, in Italia coltiva un genere di veduta dove i meravigliosi paesaggi sono contaminati da edifici di
fantasia o da celebri monumenti estrapolati dal loro contesto originario. il caso anche della coppia di tele
(invv. 417, 418) giunte in Pinacoteca a seguito dellacquisizione statale della collezione Sacrati Strozzi
(1992), e databili proprio al periodo romano dellartista: in questa, lungo un ombreggiato scorcio fluviale
trovano ristoro minuscoli personaggi abbigliati alla moda, dominati dalla natura lussureggiante resa con
magistrale dominio dei valori luministici e atmosferici, in linea con la migliore tradizione francese moderna,
da Nicolas Poussin a Claude Lorrain.