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Dipinti di scuola napoletana a Vienna

di Dante Caporali
Dipinti di scuola napoletana a Vienna
di Dante Caporali

Nel corso di un mio recente viaggio in Austria ho dedicato due giorni alla visita di due impor-
tanti musei viennesi, il Kunsthistorisches Museum e la Galleria del Belvedere.

Kunsthistorisches Museum

Il Kunsthistorisches Museum è universalmente noto come una delle più importanti raccolte
artistiche al mondo, soprattutto grazie alla sua Galleria di pittura dove è presente accanto alle
opere dei grandi maestri della pittura europea, come Bosch, Brueghel, Van Eyck, Rubens, Van
Dick, Velazquez, una nutrita raccolta di dipinti di artisti italiani quali Antonello da Messina,
Raffaello, Giorgione, Tiziano, Tintoretto, Bellini, Caravaggio.
La Galleria del Belvedere, ospitata in quella che fu una delle residenze principesche più belle
d’Europa e capolavoro dell’architettura barocca austriaca, costituisce una delle più importanti
collezioni d’arte austriaca dal Medioevo ai nostri giorni tra cui la più grande raccolta mondiale
dei dipinti di Gustav Klimt.

Belvedere Superiore
Ma la grande sorpresa è aver trovato in questi musei anche una consistente raccolta di dipinti
di scuola napoletana del ‘600 e del ‘700, opere dei maggiori esponenti dell’arte pittorica di
quel periodo come Luca Giordano, Battistello Caracciolo, Bernardo Cavallino, Salvator Rosa,
Mattia Preti, Francesco Solimena.
Nelle sale del Kunsthistorisches Museum ho potuto ammirare sedici tele, tutte di notevole
qualità, ma molte altre sono custodite nei depositi e sono esposte a rotazione di volta in volta;
le raccolte del Belvedere comprendono invece pochi dipinti napoletani ma tra questi risalta
una spettacolare pala del Solimena con la Resurrezione di Cristo che troneggia sull’altare della
cappella del Palazzo del Belvedere Superiore.
Ci accoglie subito al Kunsthistorisches Museum il monumentale dipinto di Luca Giordano raf-
figurante San Michele Arcangelo sconfigge gli angeli ribelli, firmato in basso a sinistra e databi-
le alla metà degli anni ’60 del ‘600, già esposto nella mostra su Giordano tenutasi nel 2001 a
Napoli, tra Castel Sant’Elmo e il Museo di Capodimonte. La vittoriosa lotta di San Michele con-
tro gli angeli ribelli, simbolo del trionfo della Chiesa militante della Controriforma contro i
protestanti, ha costituito il soggetto di altre due importanti tele di Giordano collocate sull’al-
tare maggiore della chiesa napoletana dell’Ascensione a Chiaia (1657) e nella Gemäldegalerie
di Berlino (ca. 1680). Ancora incerta a tutt’oggi è la committenza dell’opera di Vienna e per
quale chiesa fosse stata realizzata come pala d’altare; si sa solo che fu collocata verso la fine
del ‘600 nella chiesa dei Minoriti di Vienna e trasferita verso la fine del ‘700 dalla chiesa dei
Minoriti alla chiesa dei Trinitari per essere poi ceduta alle collezioni imperiali di pittura.

Luca Giordano
San Michele Arcangelo sconfigge gli angeli
ribelli
L’Adorazione dei pastori di Andrea Vaccaro, siglata col monogramma AV, è databile intorno
agli anni 1640-50 ed è documentata nelle collezioni del Museo fin dal 1720. Altre tre opere del
Vaccaro raffiguranti lo stesso soggetto sono ubicate a Napoli nella Quadreria dei Girolamini,
nel Museo di San Martino e in una collezione privata.

Andrea Vaccaro
Adorazione dei
pastori

Battistello Caracciolo, uno dei primi pittori caravaggeschi napoletani, è presente con due di-
pinti: La Vergine Maria col Bambino e Sant’Anna, databile al 1633 circa, e Cristo sul monte degli
Olivi, databile agli anni 1615-17, quest’ultimo facente parte un tempo delle raccolte del nobile
austriaco Leopold Wilhelm ed attribuito a Caravaggio in un inventario del 1659.

Battistello Caracciolo
La Vergine Maria col
Bambino e Sant’Anna
Battistello Caracciolo
Cristo sul monte degli Olivi

L’episodio evangelico dell’Incredulità di San Tommaso, mirabilmente raffigurato da Caravag-


gio nel suo capolavoro della Bildergalerie di Potsdam, viene qui riproposto da Paolo Domeni-
co Finoglio con un’opera databile alla prima metà del ‘600 e da Mattia Preti con un dipinto da-
tabile agli anni 1660-65, capolavoro della sua maturità, che precede di circa un decennio la
grande impresa della decorazione della concattedrale di San Giovanni a Malta.

Paolo
Domenico
Finoglio
Incredulità di
San Tommaso
Mattia Preti
Incredulità di San Tommaso

Di Salvator Rosa troviamo due dipinti: Il ritorno di Astrea e Eraclito e Democrito. La prima
opera, databile tra il 1640 e il 1645, viene ricordata nell’inventario post mortem del cardinale
Leopoldo de’ Medici del 1676. In seguito nel 1792 il dipinto giunse nelle collezioni imperiali di
Vienna nel corso dello scambio di opere tra la galleria imperiale degli Asburgo-Lorena di Vien-
na e la galleria dei granduchi di Asburgo-Lorena di Firenze.

Salvator Rosa
Il ritorno di Astrea
Il tondo raffigurante i filosofi Eraclito e Democrito fu dipinto a Firenze negli anni 1645-49 per
Francesco Cordini, editore e commerciante d’arte, molto amico di Salvator Rosa. Nel 1653 il
Cordini, trovandosi in difficoltà economiche, lo vendette, insieme ad altri quadri, al duca tiro-
lese Ferdinando Carlo d’Austria, ottenendone un notevole profitto.

Salvator Rosa
Eraclito e Democrito

Le ultime due opere seicentesche sono di Bernardo Cavallino con le raffigurazioni di Davide
che suona l’arpa davanti a Saul e dell’Adorazione dei Magi. La prima tela, già in collezione Har-
rach, è databile intorno al 1645 e riprende lo stesso soggetto già trattato in altri due dipinti fa-
centi parte delle collezioni del Museo Boymans-van Beuningen di Rotterdam e della Heim Gal-
lery di Londra, quest’ultimo esposto nel 1985 nella Villa Pignatelli di Napoli in occasione della
mostra su Cavallino.

Bernardo
Cavallino
Davide che
suona l’arpa
davanti a
Saul
L’Adorazione dei Magi, databile intorno al 1640, fu venduta all’asta a Vienna nel 1918 con at-
tribuzione a Bartolomeo Bassante e nel 1928 fu acquistata col supporto degli Amici del
Kunsthistorisches Museum per essere definitivamente attribuita a Cavallino.

Bernardo
Cavallino
Adorazione
dei Magi

La raccolta di dipinti del ‘700 inizia con una splendida coppia di nature morte di Gaspare Lo-
pez, databili circa al 1720, raffiguranti Vasi di fiori con veduta di un Parco. Il Lopez fu uno spe-
cialista di natura morta e soprattutto di fiori tanto da essere denominato Gasparo dei Fiori.
Il piccolo dipinto di Paolo de Matteis raffigurante Erminia e i pastori, datato al 1715 circa e
proveniente dalla collezione del cardinale Giuseppe Albani, fu acquistato nel 1801 dal museo
di Vienna.

Gaspare
Lopez
Vasi di fiori
con veduta di
un Parco
Gaspare
Lopez
Vasi di fiori
con veduta
di un Parco

Paolo de Matteis
Erminia e i pastori

Chiudono la serie di dipinti napoletani settecenteschi tre notevoli opere di Francesco Solime-
na, pittore molto richiesto dai viceré austriaci di Napoli durante la loro breve permanenza nel-
la città partenopea (1707-34). Il fastoso dipinto raffigurante Carlo VI e Gundacker, conte di Al-
thann fu commissionato a Solimena nel 1728 e ritrae l’imperatore Carlo VI d’Asburgo e Gun-
dacker, conte di Althann, direttore degli edifici imperiali fin dal 1716 e dal 1726 ispettore
dell’Accademia Imperiale di Pittura e Scultura. Nella tela il conte di Althann viene raffigurato
mentre consegna all’imperatore l’inventario della Pinacoteca Imperiale. Intorno al 1731 il
principe Eugenio di Savoia commissionò a Solimena la pala d’altare della cappella del castello
di Hof (Schlosshof), sua residenza di caccia, raffigurante la Deposizione di Cristo.
Francesco Solimena
Carlo VI e Gundacker, conte di
Althann

Francesco Solimena
Deposizione di Cristo

Schlosshof
Nel 1775 la pala originale fu sostituita da una copia fatta da Johann Karl Auerbach dopo la de-
cisione di inserire l’originale nella collezione imperiale presso il palazzo del Belvedere diven-
tato la nuova prestigiosa sede dal 1781 al 1891, anno in cui la galleria fu trasferita al Kunsthi-
storisches Museum. Infine il dipinto con Giuditta che mostra al popolo la testa di Oloferne, da-
tabile intorno al 1730, fu commissionato a Solimena dal viceré austriaco di Napoli, Alois Tho-
mas, conte di Harrach. Un’altra versione dello stesso soggetto è esposta nel salone di rappre-
sentanza della settecentesca Villa Durazzo Bombrini di Genova Cornigliano, eseguita da Soli-
mena nel 1717 su commissione dei marchesi Durazzo.

Francesco
Solimena
Giuditta che
mostra al
popolo la testa
di Oloferne

Come già detto in precedenza sull’altare della cappella del Belvedere Superiore è collocata la
monumentale pala con la Resurrezione di Cristo di Francesco Solimena, databile intorno al
1720, commissionatagli sempre dal principe Eugenio di Savoia. Nella Galleria del Belvedere
Superiore è poi esposto il relativo Bozzetto per la Resurrezione di Cristo del Solimena, databile
anch’esso al 1720 circa.
Sempre nella Galleria del Belvedere Superiore troviamo due opere di Martino Altomonte raf-
figuranti Susanna e i vecchioni, datata 1709, e la Crocifissione con Maria Maddalena, datata
1728. Questo poco noto artista napoletano, vissuto tra metà ‘600 e metà ‘700, si trasferì a
Vienna verso il 1703 diventando pittore della corte imperiale e svolgendo una vasta attività
tra cui l’affresco con la Gloria del Principe Eugenio, datato 1716, al Belvedere e svariate pale
d’altare in diverse chiese tra le quali spicca il San Gennaro del Duomo di Santo Stefano a Vien-
na, datato 1714.
Francesco Solimena
Resurrezione di Cristo

Francesco Solimena
Bozzetto per la Resurrezione di Cristo
Martino Altomonte
Susanna e i vecchioni

Martino Altomonte
Crocifissione con Maria Maddalena

Martino Altomonte
San Gennaro

Duomo di
Santo Stefano