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Prefazione

In questo volume voglio far conoscere a studiosi ed appassionati una collezione napoletana, ricca
di 30 quadri, spesso conservati in cornici sfarzose e quasi sempre coeve all’esecuzione del dipinto.
Sono opere di varie scuole, che coprono alcuni secoli e per una corretta attribuzione mi sono servito
dell’aiuto di noti studiosi, che voglio pubblicamente ringraziare: il professor Pietro Di Loreto, l’anti-
quario Michele Gargiulo, l’archivista Vincenzo Rizzo ed il mio amico Vittorio, del quale è inutile ci-
tare il cognome perché è a tutti noto. Per rendere il libro più corposo ed appetibile ho poi aggiunto
una serie di articoli da me pubblicati negli ultimi mesi su riviste cartacee e telematiche. Non mi resta
che augurare a tutti buona lettura ed appuntamento alla mia prossima, quanto imminente, fatica lette-
raria.

Napoli febbraio 2020

Achille della Ragione

1
Ai miei genitori Maria Gilda e Giuseppe,
che mi hanno educato al culto della bellezza

Guglielmo

2
Tav. 1 - Scuola veneta dell’Ottocento - Venere e Cupido - 62 - 49
Acerra, collezione Guglielmo Pepe

3
Tav. 2 - Francesco Solimena (bottega) - Assunzione al cielo di Maria - 98 - 72
Acerra, collezione Guglielmo Pepe

4
Tav. 3 - Sassoferrato - Madonna orante - 44 - 35
Acerra, collezione Guglielmo Pepe

5
Tav. 4 - Guido Reni (copia da) - Ecce homo - 33 - 25
Acerra, collezione Guglielmo Pepe

6
Tav. 5 - Pacecco De Rosa (bottega) - Madonna con Salvator mundi - 71 - 58
Acerra, collezione Guglielmo Pepe

7
Tav. 6 - Scuola veneta - Madonna col Bambino - 24 - 17
Acerra, collezione Guglielmo Pepe

8
Tav. 7 - Scuola veneta - Madonna con Bambino e S. Elisabetta (olio su ardesia) - 45 - 31
Acerra, collezione Guglielmo Pepe

9
Tav. 8 - Scuola fiamminga - Natività - 56 - 40
Acerra, collezione Guglielmo Pepe

10
Tav. 9 - Ignoto caravaggesco napoletano - Flagellazione - 55 - 43
Acerra, collezione Guglielmo Pepe

11
Tav. 10 - Scuola tedesca del Settecento - Paesaggio - 50 - 39
Acerra, collezione Guglielmo Pepe

12
Tav. 11 - Scuola napoletana - Addolorata sotto la croce - 47 - 34
Acerra, collezione Guglielmo Pepe

13
Tav. 12 - Scuola napoletana -La via Crucis con la Veronica - 61 - 42
Acerra, collezione Guglielmo Pepe

14
Tav. 13 - Scuola napoletana - Angeli - 33 - 25
Acerra, collezione Guglielmo Pepe

15
Tav. 14 - Ignoto napoletano - Crocifissione 28 - 21
Acerra, collezione Guglielmo Pepe

16
Tav. 15 - Ignoto pittore fiammingo - Scena familiare - (copia) - 22 - 16
Acerra, collezione Guglielmo Pepe

17
Tav. 16 - Ignoto pittore francese - Crocifissione - 78 - 51
Acerra, collezione Guglielmo Pepe

18
Tav. 17 - Ignoto pittore italiano - Zeus e Theti - olio su tavola - 25 - 33
Acerra, collezione Guglielmo Pepe

19
Tav. 18 - Scuola toscana - Madonna del latte - 22 - 16
Acerra, collezione Guglielmo Pepe

20
Tav. 19 - Scuola bolognese -Maternità - 18 - 14
Acerra, collezione Guglielmo Pepe

21
Tav. 20 - Scuola lombarda- Mater dolorosissima - 33 - 25
Acerra, collezione Guglielmo Pepe

22
Tav. 21 - Ignoto stanzionesco - Madonna che allatta il Bambino - 62 - 49
Acerra, collezione Guglielmo Pepe

23
Tav. 22 - Scuola bizantina (copia) - Maternità - 63 - 25 (olio su tavola)
Acerra, collezione Guglielmo Pepe

24
Tav. 23 - Scuola bizantina - Madonna col bambino - 63 - 25
Acerra, collezione Guglielmo Pepe

25
Tav. 24 - Ignoto pittore bolognese - Ecce homo - 48 - 39
Acerra, collezione Guglielmo Pepe

26
Tav. 25 - Ignoto stanzionesco - Madonna col Bambino ed angioletti - 45 - 34
Acerra, collezione Guglielmo Pepe

27
Tav. 26 - Ignoto pittore italiano - Battesimo di Cristo - 46 - 27 - (olio su ardesia)
Acerra, collezione Guglielmo Pepe

28
Tav. 27 - Ignoto pittore italiano - Gemelli - 23 - 17
Acerra, collezione Guglielmo Pepe

29
Tav. 28 - Ignoto pittore italiano - Visitazione 25 - 19 (olio su tavola)
Acerra, collezione Guglielmo Pepe

30
Tav. 29 - Scuola veneta - Madonna con Bambino (copia) - 24 - 19
Acerra, collezione Guglielmo Pepe

31
Tav. 30 - Ignoto pittore toscano (copia) - 45 - 29
Acerra, collezione Guglielmo Pepe

32
Tav. 31 - Scuola veneta - Madonna col Bambino - 16 - 11
Acerra, collezione Guglielmo Pepe

33
Tav. 32 - Sebastiano Conca - Natività - 43 - 34
Acerra, collezione Guglielmo Pepe

34
Tav. 33 - Scuola veneta - Angelo con violino - 42 - 50 - olio su tavola
Acerra, collezione Guglielmo Pepe

35
Un’asta memorabile alla Dorotheum di Vienna

Ad ottobre si è tenuta alla Dorotheum di


Vienna, la più importante casa d’aste del mon-
do, una seduta nella quale sono stati posti in
vendita, tra le centinaia di lotti presentati, una
ventina di quadri del glorioso Seicento napo-
letano, che illustreremo per la gioia dei nostri
lettori.
Partiremo da un Ribera, di dubbia attribu-
zione, raffigurante la Derisione di Cristo
(fig.1), già presentato nella mostra di Conver-
sano del 2018, quando nel catalogo la Farina
lo assegnava a Pacecco De Rosa. La valuta-
zione era iperbolica, ai limiti della fantasia
300.000 - 500.000 euro.
Passiamo ora a due Architetture di Vivia-
no Codazzi (fig. 2-3), arricchite da scene di
grande tristezza, dall’esplodere di un’epide-
mia al massacro degli innocenti. L’autografia
è fuori discussione, confermata anche da Mar-
schall, massimo esperto dell’artista, al quale
anni fa ha dedicato una monumentale mono-
grafia.
Per rimanere nell’ambito di prezzi strato- Fig. 1 - Giuseppe Ribera - Derisione di cristo - 106x86
sferici (400.000-600.000 euro) passiamo ad un
David con la testa di Golia (fig. 4) eseguito
da Artemisia Gentileschi, che nelle ultime
aste ha costantemente raggiunto quotazioni
elevatissime.
Esaminiamo ora una S. Agata (fig. 5),
assegnata nel catalogo a Diana De Rosa,
più nota come Annella di Massimo, dopo
le bufale raccontate dal De Dominici.
Segue poi una Piscina probatica (fig.
6) eseguita da Antonio de Bellis con la col-
laborazione di Viviano Codazzi per lo
sfondo architettonico.
Ci troviamo poi davanti ad un’ardente
composizione, che ha per oggetto il Marti-
rio di un ebreo (fig. 7), assegnata da Gianni
Fig. 2 - Viviano Codazzi - Architettura e scena di epidemia - Papi a Giuseppe di Guido, per lungo tempo
119x171 conosciuto come Maestro di Fontanarosa,

36
prima che la scoperta di
un documento, gli fornis-
se nome e cognome.
Veri capolavori sono il
pendant con due Scene di
concertino (fig. 8-9) frutto
della collaborazione di
Gregorio e Mattia Preti,
due fratelli attivi a lungo a
Roma, dove i due dipinti
sono stati eseguiti intorno
al 1635. Anche per questa
coppia valutazione eleva-
ta: 250.000 - 300.000 euro.

Fig. 3 - Viviano Codazzi - Architettura e massacro degli innocenti - 119x171

Fig. 4 - Artemisia Gentileschi


David con la testa di Golia - 203x152 Fig. 5 - Diana De Rosa - S. Agata - 61x52

37
Fig. 7 - Giuseppe di Guido - Martirio di un ebreo -
183x242

Fig. 6 - Antonio de Bellis e Viviano Codazzi


Piscina probatica - 212x171

Fig. 9 - Gregorio e Mattia Preti


Concertino con violino - 95x131

Fig. 8 - Gregorio e Mattia Preti - Concertino


con pianola - 95x131

Giuseppe Simonelli, uno tra gli allievi predi-


letti di Luca Giordano è poi l’autore di una Batta-
glia mitologica (fig.10) di rara potenza espressiva,
in passato attribuita da Federico Zeri al pennello
del maestro, prima che Scavizzi la collocasse nel
catalogo del valoroso comprimario.
Di estenuante dolcezza vi è poi una S. Agata
(fig.11) di Massimo Stanzione, siglata sul seno Fig. 10 - Giuseppe Simonelli - Battaglia tra centauri e
con le iniziali dell’autore, con gli occhi "all’in su" lapiti - 190 - 257

38
Fig. 12 -Abraham Brueghel e Fancesco Solimena
Fanciulla che pone fiori in un vaso - 99 - 94

Fig. 11 - Massimo Stanzione - S. Agata - siglato EQ


MAX - 51 - 37

Fig. 14 - Giuseppe Marullo - S. Michele sconfigge


Fig. 13 - Niccolò De Simone - San Sebastiano - 100 - 128 Lucifero - 158 - 128

39
Fig. 15 - Nicola Vaccaro - Adamo ed Eva con Caino Fig. 16 - Onofrio Palumbo - Cristo e l'adultera
ed Abele - 133 - 178 128 - 154

Fig. 17 - Ignoto stanzionesco - Cleopatra - 101 - 83 Fig. 19 - Viviano Codazzi - Capriccio architettonico

a contemplare l’estasi e con una pudica mano che ricopre le fattezze di un corpo desiderabile. Schutze,
massimo esperto dell’artista colloca il quadro intorno al 1640.
Di rara bellezza ed offerto ad una quotazione generosa vi è poi una Giovane donna che pone fiori
in un vaso (fig.12) eseguito da Abraham Brueghel, mentre la figura femminile è realizzata da France-
sco Solimena.
Impregnato di intenso realismo di derivazione riberiana, di cui era allievo, il San Paolo eremita
(fig.11) di Francesco Fracanzano, mentre il San Sebastiano (fig.13) eseguito da Niccolò De Simone è
un esaltazione di forza muscolare e fede integerrima, un misto tra materia e spirito degna di essere
perseguita con devozione ed ammirazione.

40
Da condividere l’attribuzione a Giuseppe Ma-
rullo avanzata da Spinosa per San Michele che
sconfigge Lucifero (fig.14), che rammenta un di-
pinto dell’artista conservato a Napoli nella chiesa
di San Michele a Port’Alba.
Un vero capolavoro, offerto ad un prezzo
stracciato, è Adamo ed Eva con Caino ed Abele
(fig. 15) di Nicola Vaccaro, figliolo del più noto
Andrea e degno di attenzione è il Cristo e l’adul-
tera (fig. 16) di Onofrio Palumbo, già pubblicato
in passato dal compianto Mario Alberto Pavone.
Di debordante sensualità è la Cleopatra (fig.
17) dai seni prorompenti eseguita dal pennello di
uno stanzionesco vicino allo stile di Pacecco De
Rosa, un dipinto dal quale per l’osservatore è dif-
ficile allontanare lo sguardo che invita ad eccitanti
pensieri.
Di Niccolò Codazzi è la Basilica di Costanti-
no (fig. 18), mentre a Viviano appartiene il Ca-
priccio architettonico con figure (fig. 19).
E concludiamo la nostra carrellata con un Te-
Fig. 20 - Francesco Fracanzano sta di filosofo (fig. 20), opera mediocre del già ci-
Testa di filosofo - 48 - 35 tato Francesco Fracanzano.

41
Tre interessanti inediti del Settecento napoletano

Abbiamo avuto il raro privilegio di visitare una importante collezione beneventana, ricca di di-
pinti napoletani, prevalentemente settecenteschi. Cominciamo la nostra entusiasmante carrellata illu-
strando una Madonna col Bambino (fig.1) di rara potenza espressiva, assegnabile con certezza al pen-
nello di Lorenzo De Caro, per cogenti affinità stilistiche e per il prelievo letterale del cromatismo da
altri dipinti documentati dell’artista, tra cui Il
martirio di un santo, conservato a Napoli nella
prestigiosa collezione della Ragione.
Lorenzo De Caro fu insigne pittore del glo-
rioso Settecento napoletano, anche se fino ad og-
gi conosciuto solo dagli specialisti e dagli appas-
sionati più attenti. Una serie di dipinti presentati
sempre più di frequente nelle aste internazionali,
una recente piccola monografia ed alcune fonda-
mentali scoperte biografiche costituiranno un via-
tico per una sua più completa conoscenza da parte
della critica ed una maggiore notorietà tra anti-
quari e collezionisti. Verso la fine degli anni Cin-
quanta si manifesta il momento migliore nella sua
produzione, al quale appartiene il quadro in esa-
me, quando, pur partendo dagli esempi del Soli-
mena, ne scompagina la monumentalità attraver-
so l’uso di macchie cromatiche di spiccata lumi-
nosità e, rifacendosi ai raffinati modelli di grazia
del De Mura, perviene ad esiti di intensa espres-
sività, preludendo l’eleganza del rocaille.
Il secondo dipinto che esaminiamo, raffigu-
rante un’Incoronazione della Vergine (fig. 2), per Tav. 1 - Lorenzo De Caro - Madonna col Bambino -
le sue ridotte dimensioni, va considerato un mo- 49 x 63 - Benevento, collezione privata
dello preparatorio, per una più grande pala d’al-
tare e l’autore è uno degli artisti più celebri nell’ampio panorama figurativo all’ombra del Vesuvio.
Pittore ammirato e celebrato anche fuori d’Italia, sebbene abbia trascorso l’intera sua lunga e ope-
rosa vita a Napoli, Francesco Solimena, detto l’Abate Ciccio (Canale di Serino 1657-Barra Napoli
1747) è da considerarsi il caposcuola della pittura napoletana del Settecento. Più che da Luca Giordano,
Solimena, che apprese l’arte nella bottega paterna, guardò fin dall’inizio alle opere del Lanfranco da
cui desunse il saldo modellato delle sue figure, e di Mattia Preti, al quale si ispirò invece nella ricerca
dei contrastati effetti luministici. Con Luca Giordano si confrontò invece nelle grandi imprese decora-
tive, come le pitture della sagrestia di San Paolo Maggiore(1689-1690), rivelando tutto il suo talento di
organizzatore di grandiose scenografie architettoniche (Solimena fu anche architetto), che si manifesta
anche in dipinti di minori dimensioni. Dopo un viaggio a Roma, dove ebbe contatti con il Maratta ed
altri esponenti della corrente classicista, Solimena consolidò in quella direzione il suo stile, eseguendo
opere come la “Cacciata di Eliodoro” (1725) nella Chiesa del Gesù nuovo e gli affreschi della Cappella

42
di San Filippo Neri ai Gerolomini (1727-1730),
che rimarranno esemplari per i suoi numerosi al-
lievi e seguaci. Tra questi primeggiarono Corrado
Giaquinto, Sebastiano Conca, il quale lavorò a
Roma in ambiente classicistico, a Torino, e poi
volgendo a modi giordaneschi, col suo rientro a
Napoli nel 1751. Ma soprattutto Francesco De
Mura (Napoli 1696-1782), il più fedele, almeno
agli inizi, allo stile del maestro, autore di vasti ci-
cli di affreschi a Montecassino (perduti) ed a Na-
poli ed al quale appartiene la terza composizione
che presentiamo ai nostri lettori, raffigurante un
placido Fanciullino dormiente (fig. 3).
Ci troviamo al cospetto di un notevole inedi-
to, il quale, sembra immerso in un sonno profon-
do e non accorgersi della benevola ammirazione
dell’osservatore. Appare in profonda meditazione
con gli occhi, per quanto chiusi, rivolti al cielo,
alla ricerca di ispirazione, mentre le mani con le
dita ossute, rappresentano la firma criptata del
suo esecutore.
Questo dettaglio, apparentemente secondario, Tav. 2 - Francesco Solimena - Incoronazione
ci permette viceversa di avanzare il nome di Fran- della Vergie - 29 - 39 - Benevento, collezione privata
cesco Di Mura come autore della tela, tanto sor-
prendente è la somiglianza nella articolazione del-
le dita con il “Beato Francesco De Girolamo”,
conservato nella quadreria del Pio Monte della
Misericordia, facente parte del lascito del pittore
alla sacra istituzione e che Raffaello Causa datava
al 1758.
Le dimensioni ridotte del dipinto fanno pro-
pendere per una destinazione di devozione dome-
stica e proprio questa particolarità permette di
istituire ulteriori raffronti con altre composizioni
del sommo pittore, sempre conservate nella qua-
dreria del Pio Monte, caratterizzate da una spic-
cata luminosità dell’incarnato e da una tavolozza
densa di preziose tessiture cromatiche, a dimo- Tav. 3 - Francesco De Mura - Fanciullino dormiente -
strazione della varietà espressiva dell’artista. 63 - 51 - Benevento, collezione privata

43
Un nuovo pittore del Seicento napoletano

Nel 2001 concludevo il 10° ed ultimo tomo del mio libro Il secolo d’oro delle pittura napoletana
con un lungo elenco di pittori citati negli archivi con documenti di pagamento per dipinti che biso-
gnava rintracciare. Scrissi anche un articolo, consultabile in rete, dal titolo: " Pittori del Seicento na-
poletano. Dipinti senza autore ed autori senza di-
pinti". Ieri don Francesco Tamponi mi scrive: nel-
la nostra parrocchia di Bortigiadas (diocesi di
Tempio-Ampurias, provincia di Sassari) nel nord
Sardegna si conserva una grande tela (fig.1) che
campeggia sull’altare maggiore della Parrocchia-
le di San Nicola di Mira, il quadro è firmato e da-
tato: Giovanni Paolo d’Angelis - 1664 e fu com-
missionato dal vescovo di Ampurias e Civita (an-
tico nome della diocesi di Tempio-Ampurias) Lo-
renzo Sampero, che vi fece dipingere il proprio
stemma episcopale.
La tela probabilmente faceva parte di una
partita di opere d’arte commissionate e portate in
Sardegna da uno dei Patron, che con le loro felu-
che commerciavano con Napoli e altri porti del
Mediterraneo
Il quadro rappresenta il tema liturgico delle
prime tre feste di dicembre: san Nicola, Sant’Am-
brogio, l’Immacolata, rispettivamente 6, 7, 8 di-
cembre e come detto componeva l’opera princi- Fig. 1 - Giovanni Paolo Angelis
- Immacolata con S. Nicola e S. Ambrogio -
pale dell’altare maggiore di Bortigiadas.
S. Nicola di Mara, parrocchiale

44
Posillipo il paradiso terrestre

Il 2020 comincerà alla grande con l’uscita di


un nuovo libro di Achille della Ragione: Posillipo
il paradiso terrestre, 208 pagine illustrate da oltre
300 foto a colori. Cominciate a preparare i 15 eu-
ro per acquistarlo. Nel frattempo vi permettiamo
di leggere la prefazione, l’indice e di dare uno
sguardo furtivo al pdf. Buona lettura.

Prefazione

Questo libro nasce come continuazione del


mio precedente volume Posillipo e Mergellina tra
arte e storia, pubblicato nel 2017 e più volte ri-
stampato ogni volta che si esauriva.
Il nuovo testo, dal nome accattivante: Posilli-
po il paradiso terrestre, contiene, rispetto al pre-
cedente, 12 articoli nuovi, corredati da oltre due-
cento immagini e più volte alcuni argomenti sono
stati ripresi dai principali quotidiani, come nel ca-
so degli ultimi due capitoli, che, male interpretati,
hanno scatenato l’ira funesta di presidenti di famosi circoli nautici e di proprietari di decadute cliniche
private.
L’opera, come tutti i miei scritti, trasuda dell’amore che nutro verso la mia città ed in particolare
verso il quartiere dove abito da oltre 40 anni.
Auguro a tutti buona lettura e vi invito a divulgare la mia fatica letteraria tra parenti, amici, col-
laterali ed affini.

Napoli gennaio 2020

45
Un capolavoro di Onofrio Palumbo

Raramente capita di scoprire casualmente un capolavoro del Seicento napoletano e di identificar-


ne l’autore dopo un attento studio dei particolari. Una simile esperienza ho provato la settimana scorsa
a Parma, dove mi ero recato per presiedere un convegno sul delicato problema dell’eutanasia; la mat-
tina ho curiosato tra i negozi di antiquariato in uno dei quali, in vetrina, era esposta, senza indicarne
l’autore, una stupenda tela (fig. 1) raffigurante un tema caro a molti pittori: Loth e le figlie.
Immediatamente ho percepito un afrore in-
confondibile di napoletanità ed ho cominciato a
confrontarmi con il quadro. Il primo intuito è
stato di trovarmi al cospetto di uno stanzione-
sco, dalla pennellata pregna di cromatismo, sul
tipo di Pacecco De Rosa, poi con un pizzico di
audacia, ho pensato alla divina, quanto quotatis-
sima Artemisia Gentileschi, per concludere alla
fine, con certezza assoluta, dopo l’esame accu-
rato di alcuni dettagli (fig. 2-3-4-5) sul nome di
Onofrio Palumbo, a lungo collaboratore della
somma pittrice.
Un artista, mescolante elementi battistellia-
ni e stanzioneschi, che viceversa negli ultimi de-
cenni ha ricevuto da parte della critica più di un
riconoscimento e che grazie ai contributi del Bo-
logna, del Pacelli, della Pasculli Ferrara e di Ste-
fano Causa è riemerso dal buio come una perso-
nalità interessante è Onofrio Palumbo, attivo
prevalentemente intorno agli anni Quaranta.
Dopo una prima formazione avvenuta se-
condo la tradizione presso la bottega di Batti-
stello Caracciolo, il pittore aderì in seguito alle
novità introdotte da Artemisia Gentileschi e fu
influenzato dalla pittura di Massimo Stanzione,
come testimonia la sua opera più importante: il Tav. 1 - Onofrio Palumbo - Loth e le figlie - 173x125 -
San Gennaro che intercede per la città di Napoli Parma mercato antiquariale
(fig. 6), eseguita intorno al 1652 per la chiesa
della Trinità dei Pellegrini, nella quale il Palum-
bo aderisce in pieno all’insegnamento del grande Massimo con convinta ed intima partecipazione sen-
timentale. Due importanti pale d’altare nella chiesa di Santa Maria della Salute, una Annunciazione
ed una Adorazione dei pastori (fig. 7-8), fanno oramai parte del suo non ampio catalogo, grazie ad
una intuizione del Bologna confermata nel 1990 dal ritrovamento di carte d’archivio che datano le
due opere al 1641.

46
Tav. 3 - Onofrio Palumbo - Loth e le figlie - 173- 125
(particolare) - Parma mercato antiquariale

Tav. 2 - Onofrio Palumbo - Loth e le figlie - 173- 125


(particolare) - Parma mercato antiquariale

Tav. 4 - Onofrio Palumbo - Loth e le figlie - 173- 125


Queste due tele, contrassegnate entrambe dai (particolare) - Parma mercato antiquariale

due angioletti volanti, caratteristica sigla del pitto-


re, erano state in passato attribuite al Finoglia dal
D’Orsi ed ad Antiveduto Gramatica dal Longhi:
artisti che in ogni caso fanno parte del bagaglio
culturale del Palumbo.
I putti svolazzanti avevano indotto viceversa
in errore la critica che assegnava al Palumbo
un’altra Adorazione dei pastori nella chiesa di San
Sepolcro a Potenza, presentata come autografa an-
che alla mostra sulla Civiltà del Seicento, la quale
ad un restauro ha rivelato la firma di Ricca.
Poche altre opere possono assegnarsi al Pa-
lumbo con sufficiente sicurezza, sulla guida del
riconoscimento di quell’accoglimento dei modi
stanzioneschi che costituirà la sua scelta defini-
tiva.
Tra queste una seconda pala d’altare nella
chiesa della Trinità dei Pellegrini, confermata dai Tav. 5 - Onofrio Palumbo - Loth e le figlie - 173- 125
documenti, rappresentante San Filippo Neri che (particolare) - Parma mercato antiquariale

47
Tav. 7- Onofrio Palumbo - Annunciazione
documentato 1641 - 254 - 200
Napoli chiesa di S. Maria della Salute

Tav. 6 - Onofrio Palumbo (con Didier Barra)


San Gennaro che intercede presso la Trinità per la
città di Napoli - documentato 1652 - 331 - 220
Napoli chiesa della Trinità dei Pellegrini

Tav. 8 - Onofrio Palumbo - Adorazione dei pastori -


documentato 1641 - 254 - 200
Napoli chiesa di S. Maria della Salute

raccomanda alcuni confratelli (fig.9) ed una Im-


macolata con San Giorgio e Santi nella chiesa di
San Giorgio a Pianura, assegnatagli da Spinosa.
Molto convincente è la proposta del Loire di
attribuire al Palumbo una Venere ed Adone del
Museo Granet di Aix-en-Provance, in precedenza
ritenuta del Vaccaro, per le spiccate similitudini
nella disposizione spaziale dei personaggi e per le
corpose assonanze tra la Venere e l’angelo del-
Tav. 9 - Onofrio Palumbo - San Filippo Neri l’Annunciazione, che presentano identici: drap-
raccomanda i confratelli alla Trinità - documentato
1652 - 400 - 230
peggio, modellato del viso ed atteggiamento.
Napoli chiesa della Trinità dei Pellegrini Altre proposte, autorevoli, anche se meno

48
lampanti, sono state avanzate dal Bologna che cita in particolare un Sant’Andrea condotto al martirio
della Galleria d’arte antica di Roma ed una Cleopatra abbandonata della Nasjonal Galleriet di Oslo,
oltre ad altri quadri di santi e sante in collezioni private. Per il momento un catalogo esiguo, quasi a
confermare il racconto del De Dominici il quale riferiva che l’artista non potette lavorare a lungo per-
ché impegnato in una lunghissima lite giudiziaria con alcuni parenti, una controversia penosissima
che pare abbia provocato all’artista una malattia mentale.
Una storia probabilmente fantasiosa, come ci ha abituato il De Dominici, si associa ad un recente
rinvenimento documentario: un contratto di discepolato del 1631 tra il Palumbo ed il Trombatore, un
atto notarile che ci fornisce dei nuovi dati biografici precisi sui quali ricostruire lentamente l’attività
dei due ancora così sconosciuti pittori. Un piccolo tassello nella gloriosa storia del secolo d’oro della
pittura napoletana.

Bibliografia

A. della Ragione - Il secolo d’oro della pittura napoletana- tomo IV, pag. 249 - 250 - Napoli 1998 –
2001
A. della Ragione - Repertorio fotografico a colori del Seicento napoletano, tomo II, pag. 84 - Napoli
2011

49
Un’opera d’arte su cui meditare

Un facoltoso collezionista casertano, di nome Massimo e di cognome Compagnone, di professio-


ne consolatore ed eccezionalmente guaritore di anime in pena, mi ha inviato alcune foto di una sua
opera d’arte (fig. 1), acquistata di recente a caro prezzo sul mercato, per avere un mio parere.
Nel frattempo noti studiosi si sono espressi magnificando con solenni parole elogiative la carica
di creatività, che prorompe con veemenza dal coacervo di curve convesse e concave che caratterizza
il manufatto.
Sono stati avanzati come autore i nomi di celebri artisti del Novecento, tra Cubismo e Futurismo,
e sono stati rilasciati expertise di alcune pagine con accurate descrizioni di ogni dettaglio. Riporto al-
cune delle frasi più pompose, senza citare il nome dei critici, uno dei quali ricordo si chiama Vittorio:
“Una carica di energia devastante che rimembra la geniale potenza creatrice del big bang”. “Un in-
treccio inestricabile di percorsi contorti alla ricerca disperata della luce e della verità”.
Dopo una breve indagine mi sono accorto che l’opera d’arte (fig. 2) in questione è stata partorita,
non dalla fantasia di un artista, più o meno ispirato, bensì dallo scoppio accidentale di una bomboletta
spray per concimare gli ortaggi e questo giustifica il risultato: “un’opera escrementizia”.

Fig. 2 - Opera d'arte Fig. 2 - Opera d'arte

50
Un gioiello poco noto: il Castello di Limatola

Una mia vecchia… e cara amica, Olga, mi ha regalato un libro, ricco di foto a colori, scritto da
una nota studiosa, la professoressa Vega de Martini, che mi ha permesso di conoscere un gioiello poco
noto: il Castello di Limatola (fig.1), un piacere
che voglio condividere con i miei lettori.
Custode di una preziosa memoria storica, il
Castello di Limatola, dopo decenni di oblio, rivi-
ve oggi il suo antico splendore donando prestigio
e lustro ad un incantevole borgo. Il possente ma-
niero sovrasta l’antico borgo medioevale, si trova
a guardia della valle solcata dal fiume Volturno,
tra il massiccio del Taburno, il monte Maggiore
ed i monti Tifatini. Sorge su una collina che so-
vrasta il Borgo, in posizione strategica. Si erge Fig. 1 - Il castello di Limatola visto dall'alto
maestoso da una morbida altura su un magnifico
panorama che raccoglie la vista del Matese e del
Taburno, a circa 8 Km dalla Reggia di Caserta e a
27 Km da Napoli.
Venne edificato dai Normanni sui resti di
un’antica torre longobarda. Il Castello di Lima-
tola è sito nella parte alta del centro storico, su di
una collina, in posizione strategica. Dal portone
di ingresso (fig.2) ad antichi pozzi e monumenti
marmorei sono tanti i resti archeologici su cui
soffermarsi e meditare.
Fig. 2 - Ingresso del castello
Al 1277 risalgono gli interventi promossi da
Carlo I d’Angiò, da riconoscersi negli ambienti a
volte ogivali contigui alla parte più antica della
struttura corrispondente al mastio di forma rettan-
golare.
Ai Conti Della Ratta, feudatari di Limatola
dal 1420, sono ascrivibili gli interventi sulla cinta
muraria più esterna e di ristrutturazione ed am-
pliamenti attuati in alcuni ambienti sulle scale e
sulle logge, di gusto rinascimentale.
Nel secondo decennio del XVI secolo, Fran-
cesco Gambacorta e Caterina Della Ratta effet-
tuarono interventi sulle strutture difensive e sulla
Chiesa palatina di San Nicola che conserva però
l’originario portale romanico. Fig. 3 - Francesco da Tolentino - Polittico

51
Durante il Rinascimento, importanti lavori di
ristrutturazione lo trasformarono da dimora mili-
tare, di cui conserva ancora alcune caratteristiche
come la Cinta Muraria intervallata da torri e la
Scarpata fino all’altezza del cornicione, a dimora
signorile.
Nei secoli vi hanno dimorato donne potenti
come la Duchessa Margherita De Tucziaco, la
leggiadra Contessa di Caserta Anna Gambacorta
e la coltissima Contessa Aurelia D’Este.
Nella chiesa palatina del Castello di Limatola
Fig. 4 - Sala del polittico
è conservato il Polittico raffigurante la Madonna
in trono col Bambino, S. Giovanni Battista e S.
Maria Maddalena (fig.3–4) dipinto da Francesco da Tolentino nel 1527.
Nella predella sono visibili Storie di Gesù e
Maria (Natività, Resurrezione, Ascensione, Pen-
tecoste, Morte e Assunzione della Vergine).
Realizzato su committenza della famiglia
Gambacorta – Della Ratta, come dimostra lo
stemma posto alla base del trono della Vergine,
il polittico era originariamente destinato ad or-
nare l’altare maggiore della chiesa della SS. An-
nunziata di Limatola. Stante lo stato di degrado
della chiesa, il Polittico è attualmente conserva-
to nella chiesa palatina del Castello di Limatola.
Francesco da Tolentino è un artista di cultura
marchigiana attivo nei primi decenni del Cin-
quecento e la sua pittura è influenzata dai pittori
Fig. 5 - Chiesa
della cerchia urbinate, dal Perugino al Pintoric-
chio ed anche dal veneziano Crivelli. Trasferitosi
nell’Italia meridionale al seguito di Antonio Solario, detto lo Zingaro, collaborò col maestro nella
realizzazione del celebre ciclo di affreschi del Chiostro del Platano, sito nel monastero dei SS. Se-
verino e Sossio.
Le decorazioni della Cappella, gli affreschi
seicenteschi della foresteria con scene tratte dalla
Gerusalemme Liberata e quelli settecenteschi del
piano nobile con illusionistiche architetture, pae-
saggi, girali, grottesche rendono il Castello di Li-
matola un luogo da scoprire e raccontare. Mo-
striamo ora altri capolavori d’arte di varie epoche
che si possono ammirare in alcune sale) (fig.5–6-
7–8). Alcune sale sono decorate da affreschi pre-
valentemente del XVIII secolo (fig.9). In un’ ala
del Castello è allestita la Mostra “Il Castello di
Limatola e la Battaglia del Volturno”. L’esposi-
Fig. 6 - Affresco sul soffitto zione pittorica narra degli avvenimenti del 1° Ot-

52
Fig. 8 - Sguardo languido

Fig. 7 - Porta con dipinto

tobre 1860, tra i più significativi dell’epopea ga-


ribaldina (fig.10).
Fig. 9 - Sala decorata da affreschi
Grazie al progetto di riqualificazione termina-
to nel 2010, portato avanti con grande profusione
di impegno ed energie, dalla famiglia Sgueglia, attuale proprietaria dell’antica fortezza, il Castello di
Limatola (fig.11), rappresenta oggi un prestigioso punto di interesse storico, artistico e culturale.
Una vacanza in Campania è l’occasione perfetta per visitare la città di Limatola. Antico centro in
provincia di Benevento, conserva ancora intatti molti reperti che risalgono all’epoca sannita e romana.
Tra le architetture religiose spicca la Chiesa di San Biagio, con gli stucchi settecenteschi e i due dipinti
rinascimentali conservati al suo interno. Limatola è famosa anche per i suoi mercatini natalizi, che nel
periodo delle feste animano e colorano l’interno
delle mura del Castello, che oggi ospita un alber-
go e un ristorante e rappresenta uno dei luoghi
preferiti per matrimoni e cerimonie. Lo scenario
che si offre allo sguardo è infatti uno degli sfondi
più belli per foto ricordo.
Il mercatino di Natale “Cadeaux al Castello
di Limatola” (fig.12) offre una passeggiata tra
oggetti e addobbi natalizi, arricchiti da articoli di
artigianato locale e prodotti enogastronomici ti-
pici del territorio. Il castello, sia all’interno che
all’esterno, si arricchisce con numerosi spettaco-
Fig. 10 - Sala dedicata a Garibaldi

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Fig. 11 - Castello di Limatola di notte Fig. 12 - Mercatino di Natale

li. Giocolieri, rievocazioni storiche e cortei in costume medievale sono alcuni degli spettacoli che ac-
compagnano il turista nel tragitto per giungere fino a Babbo Natale che attende i bambini per ritirare
le loro letterine. Tutto questo si svolge in una perfetta atmosfera natalizia, con canti e musiche legate
da sempre alla festa più importante dell’anno.
Oltre alle visite guidate il castello offre la possibilità alle scolaresche di recarsi al museo con nu-
merose proposte di attività studiate appositamente per loro, come la foresta di scudi per gli alunni delle
scuole primarie oppure il blasone di famiglia e abitare in castello per gli studenti delle secondarie. In-
fine, percorsi specifici vengono proposti agli studenti degli istituti alberghieri e turistici, che potranno
apprendere come decorare torte con glassa oppure rendersi conto delle problematiche che si svolgono
dietro le quinte nella gestione del castello.
Un perfetto connubio tra passato, presente e futuro

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Un Maestro che esce dall’anonimato.

Chi dopo aver letto questo articolo volesse acquistare per soli 12 euro il libro del professor Achille
della Ragione deve telefonare alla LibroCo 055-8229414 oppure 055-8228461 ed arriverà in 24 ore
Achille della Ragione, amante della cultura e dell’arte napoletana attento conoscitore delle colle-
zioni napoletane ha dedicato una delle ultime fatiche intellettuali ad una figura lasciata nell’anonimato
all’interno della pittura naturalista napoletana: il Maestro dell’Annuncio ai pastori.
Il vero nome del Maestro dell’Annuncio ai pastori libro anche catalogo è curato da Edizioni NA-
POLI ARTE (2018) e raccoglie un apparato fotografico di cento venti foto tra tavole e immagini. Un la-
voro work in progress che è durato anni di cui le tracce si rinvengono nei diversi articoli, tanti tasselli
dell’appassionato studio, pubblicati sul suo blog che sono confluiti nel volume.
Uno dei primi a dare una connotazione temporale all’attività e alla figura di Bartolomeo Bassante
o Passante fu Roberto Longhi nel millenovecentotretacinque che lo ritenne pugliese nato a Brindisi
nel milleseicentodiciotto, presente a Napoli a partire dal ventinove e morto nel milleseicentoquaran-
totto. In un’intervista del gennaio del millenovecentotretacinque contemporanea all’Esposizione fran-
cese dedicata ai Pittori della Realtà, lo storico propose un parallelo tra Bassante e Louis Le Nain.
Quanto dell’allora dichiarazione giornalista rilasciata dallo storico:
«Insisto sui napoletani perché fu proprio a Napoli che sulla via tracciata dal Caravaggio gli argo-
menti biblici ed evangelici si tramutarono non appena fosse possibile in scene georgiche, contadine-
sche. Quante Natività per amor dei pastori [e non dei Magi], quante Divisioni delle gregge! Non si
trascura neppur di isolare a bella posta l’episodio dell’Annuncio ai pastori! Guardi per esempio questo
di Bartolomeo Bassante un allievo del Ribera e a mio vedere, più grande del maestro. [E qui riprodu-
cevo sotto il nome del Bassante il capolavoro di Birmingham allora attribuito al Velázquez.]
Non che sia pittura simile al Le Nain anzi villosa e irsuta ma
l’affinità di concepimento mi pare importante.
C’è un’altra cosa. Due quadri spettacolosi del Bassante era-
no, nel tardo Seicento, a Aix-en Provence nella collezione Boyer
d’Aiguilles; oggi non si conoscono che incisioni.»
L’autore confrontando le sue posizioni storico-artistiche con
quelle contemporanee ha portato avanti un discorso critico meri-
tevole non solo per aver riordinato un cospicuo apparato fotogra-
fico ma perché ha colto attraverso ulteriori osservazioni di natura
storico-politico e sociologiche un aspetto che ha investito la pro-
duzione pittorica del Maestro ovvero quella di farsi portavoce
della dimensione di povertà che investiva una parte della società
meridionale legata all’attività agricola.
“Il Maestro degli Annunci ai pastori va collocato idealmente
in quel gruppo di artisti di cui in seguito faranno parte Domenico
Gargiulo, Aniello Falcone, Francesco Fracanzano e soprattutto
Francesco Guarino, i quali saranno impegnati in un’accorata de-
Fig. 1Achille della Ragione
nuncia delle misere condizioni della plebe, dei contadini e delle Il vero nome del Maestro dell'annun-
classi popolari e subalterne.” cio ai pastori
da Il vero nome del Maestro dell’annuncio ai pastori EDIZIONI NAPOLI ARTE 2018

55
Fig. 2 - Adorazione dei Magi. Maestro dell'annuncio ai Fig. 3 - Adorazione dei pastori. Passante o Bassante
pastori. Palazzo Zevallos. Napoli

Considerazioni che come lui stesso ha ben inteso vanno inquadrate nella storica Questione meri-
dionale alla quale in tal senso dedica un capitolo. Il Maestro dell’Annuncio ai pastori precursore della
questione meridionale con la successiva partecipazione della nostra letteratura come quella di Simone
Tranquilli (Pescina,1900-Ginevra 1978) al secolo Ignazio Silone:
“In certi libri com’è noto, l’Italia meridiona-
le è una terra bellissima, in cui i contadini vanno
al lavoro cantando cori di gioia, cui corrispondo-
no cori di villanelle abbigliate nei tradizionali co-
stumi, mentre nel bosco vicino gorgheggiano gli
usignoli. Purtroppo a Fontamara, queste meravi-
glie non sono mai successe. I Fontamaresi vesto-
no come poveracci di tutte le contrade del mon-
do. E a Fontamara non c’è bosco: la montagna è
arida, brulla, come la maggior parte dell’Appen-
Fig. 4 - Vanga e latte.Teofilo Patini Roma Ministero nino. Gli uccelli sono pochi e paurosi, per la cac-
dell'agricoltura cia spietata che ad essi si fa. Non c’è usignolo;
nel dialetto non c’è neppure la parola per desi-
gnarlo. I contadini non cantano, né in coro, né da soli; neppure quando sono ubriachi, tanto meno (e
si capisce) andando al lavoro. Invece di cantare, volentieri bestemmiano”.
Ignazio Silone. Fontamara, 1933.

Achille della Ragione attento conoscitore anche della cultura politica contemporanea sul suo blog
cura tra l’altro ritratti dedicati a figure storiche tra esse Teofilo Patini (Castel di Sangro 1840 - Napoli
1906). L’artista abruzzese non solo fu attento studioso della pittura del Seicento napoletano ma pre-
cursore rispetto ai contemporanei della denuncia sociale attraverso la sua arte. Così la naturalistica
Madonna delle Adorazioni è sostituita in Vanga e latte dalla contadina che allatta il pargolo.

Rosaria Di Girolamo

56
Due interessanti dipinti del Seicento napoletano

Abbiamo avuto la fortuna di poter visitare


una importante collezione privata napoletana e ci
siamo trovati davanti a due capolavori.
Il primo quadro raffigura una nota iconogra-
fia: Sansone e Dalila (fig.1), un’opera dal chiaro-
scuro di indiscutibile derivazione caravaggesca
ed in passato alcuni studiosi avevano ipotizzato
potesse essere stata eseguita da Massimo Stan-
zione ai suoi esordi, ma la tela appartiene vice-
versa, come si evince chiaramente dall’esame di
alcuni particolari (fig.2–3–4) a Carlo Sellitto,
ipotesi confermata da un parere orale espresso al
proprietario da Stefano Causa, tra i massimi co-
noscitori di quel periodo. Fig. 1 - Carlo Sellitto - Sansone e Dalila - 127 x150 -
Il catalogo dell’artista, morto nel 1614, è re- Napoli, collezione Fabio

lativamente esiguo, ed ora possiamo aggiungere


con certezza un altro tassello.
Tra i pittori napoletani che tributarono al
Merisi l’accoglienza più entusiastica vi è in pri-
ma fila, assieme a Battistello Caracciolo, Carlo
Sellitto, nato culturalmente in ambito tardo ma-
nierista filtrato dall’insegnamento del fiammingo
Lois Croise, per accogliere poi il nuovo messag-
gio e dar luogo a composizioni drammatiche,
animate da un’intensa tensione emotiva e da una
spasmodica ricerca di verità, con un dominio del-
la luce che modella le immagini attraverso un
Fig. 2 - Carlo Sellitto - Sansone e Dalila - 127x150 -
(taglio dei capelli) - Napoli, collezione Fabio

sottile gioco di ombre patognomonico del suo sti-


le.
La sua prima opera documentata, unica fir-
mata, è del 1606 e si trova in provincia ad Aliano.
Essa raffigura una Madonna in gloria con dona-
tore e nonostante l’impronta manieristica baroc-
cesca presenta in basso un’immagine del com-
mittente dalla precisione ottica stupefacente, a
lampante dimostrazione dell’abilità dell’artista
come ritrattista. Sempre in Basilicata, terra natia Fig. 3 - Carlo Sellitto - Sansone e Dalila - 127 x150 -
del pittore, è conservata a Melfi una Madonna del (Dalila) - Napoli, collezione Fabio

57
Fig. 4 - Carlo Sellitto - Sansone e Dalila - 127 x150 - Fig. 5 - Francesco Solimena - Miracolo di San Mauro -
(soldato) - Napoli, collezione Fabio 67 x157 - Napoli, collezione Fabio

suffragio con anime purganti, intrisa di naturalismo con la luce che evidenzia le figure ed i gesti, sot-
tolineando la drammaticità della scena.
In ambiente napoletano la sua più importante commissione lo impegnerà dal 1608 al 1612 in
Sant’Anna dei Lombardi nella cappella Cortone, nell’esecuzione di un ciclo su San Pietro, dove ha
l’occasione di lavorare al fianco di Caravaggio attivo nella cappella Fenaroli e del Caracciolo operante
nella cappella Noris Correggio. Un cataclisma, distruggendo la chiesa nel Settecento, non ci ha per-
messo un confronto tra le opere in gran parte distrutte. Delle cinque eseguite dal Sellitto se ne sono
salvate soltanto due, segnate da un fascio luminoso potente che scandisce i corpi nel ritagliarsi vio-
lento delle ombre.
In seguito egli esegue, tra il 1610 ed il 1613,
il San Carlo per la chiesa di Sant’Antoniello a
Caponapoli e la splendida Santa Cecilia all’orga-
no per la chiesa della Solitaria, entrambe oggi a
Capodimonte, l’Adorazione dei pastori per la
chiesa degli Incurabili e la Visione di Santa Can-
dida per Sant’Angelo al Nilo, percorsa da un bri-
vido di luce calda e avvolgente.
Altre opere da aggiungere al suo scarno catalo-
go sono la Santa Lucia del museo di Messina ed il
David e Golia del museo nazionale della Rhodesia.
Un segno tangibile del prestigio raggiunto
dal pittore presso la committenza fu l’incarico,

Fig. 6 - Francesco Solimena - Miracolo di San Mauro - Fig. 7 - Francesco Solimena - Miracolo di San Mauro -
75 x153 - Budapest, museo nazionale di belle arti 67 x 157 (particolare) - Napoli, collezione Fabio

58
nel 1613, di eseguire una Liberazione di San Pie-
tro da collocare su un altare del Pio Monte della
Misericordia, ma l’opera per l’improvvisa morte
del Sellitto fu poi affidata al Battistello.
Egli lasciò nella sua bottega numerose tele in-
compiute, tra cui il Crocefisso per la chiesa di
Portanova, oggi purtroppo scomparso per un igno-
bile furto ed il Sant’Antonio da Padova per i go-
vernatori di San Nicola alla Dogana, ricco di un
gioco luminoso sui volti ed in cui si può leggere
come segno distintivo, quasi una firma nascosta
del pittore, il classico tocco di luce sulle fisiono-
mie dei personaggi, che si può apprezzare anche
nella famosa tela di Santa Cecilia all’organo.
Nel suo atelier vi erano anche una serie di
quadri di natura morta, di paesaggio ed è inoltre
noto dai documenti che fu celebre ritrattista, ri-
cercato da nobili e borghesi, una produzione al
momento completamente sconosciuta agli studi
eccetto poche esempi. Tra questi possiamo segna-
lare il Ritratto di gentildonna in vesti di Santa Ce-
cilia, transitato più volte sul mercato, nel quale si
avverte un contemperamento dei caratteri cara-
vaggeschi con intenerimenti classicistici e prezio-
Fig. 8 - Francesco Solimena - Miracolo di San Mauro - sismi cromatici di matrice reniana, consentaneo
67 - 157 (particolare) - Napoli, collezione Fabio alla presenza a Napoli nel 1612 del divino Guido.

L’autore del secondo dipinto (fig. 5) non ha


bisogno di presentazioni, trattandosi di un gigan-
te: Francesco Solimena, che tra le tante opere
eseguite nella sua lunga vita ha eseguito più reda-
zioni dello stesso soggetto: Il Miracolo di San
Mauro, il cui bozzetto (fig. 6) si trova nel museo
di belle arti di Budapest, mentre l’originale, as-
sieme a altri dipinti della stessa serie, si trovava
presso l’Abbazia di Montecassino, distrutta, co-
me è noto, durante l’ultima guerra mondiale dalle
criminali bombe sganciate dagli Americani, da
poco divenuti i nostri pseudo alleati. Di questo
quadro parlano sia Roberto Longhi, che lo collo-
ca cronologicamente tra il 1695 ed il primo de-
cennio del Settecento, che Ferdinando Bologna,
autore di una monumentale monografia sull’arti-
sta, pubblicata nel 1958. Fig. 9 - Francesco Solimena - Miracolo di San Mauro -
Il quadro di cui ci interessiamo presenta mi- 67 x157 (particolare) - Napoli, collezione Fabio

59
sure identiche a quello conservato in Ungheria e come ci riferisce il proprietario il primo ad esami-
narlo è stato il prof. Alberto Chiesa, capo del Dipartimento Old Master Paintings di Sotheby’s, il quale
non solo lo attribuiva al Solimena ma affermava che la cornice in cui è inserito è certamente napole-
tana e coeva al dipinto stesso.
In seguito furono mostrate al professor Bologna delle foto del dipinto ed alcuni dettagli (fig. 7-8-
9) indussero lo studioso ad affermare che si trattava di una redazione autografa di altissima qualità e
davanti al parere di così illustri studiosi non abbiamo nulla da aggiungere se non invitare i lettori ad
approfondire le foto di un vero capolavoro.

Bibliografia

Bologna F., Francesco Solimena, 1958, p.249

60
Un interessante libro sulla pittura del Seicento napoletano

Rosaria Di Girolamo è una giovane quanto brava studiosa, la quale ha da poco pubblicato un libro
sulla pittura del Seicento napoletano dal titolo intrigante: Gli anonimi ritrovati (fig.1), nel quale, tra i
tanti pittori sviscerati e documentati con foto a colori, dedica una particolare attenzione a Caravaggio
ed ai numerosi artisti attivi nella Cattedrale di Castellammare di Stabia.
Ogni pittore è accompagnato da un’esaustiva
bibliografia di riferimento e da interessanti foto a
colori.
Un capitolo è dedicato al Maestro dell’An-
nuncio ai pastori (fig. 2), un autore al quale ho
dedicato una e finalmente, dopo tante diatribe,
ho dato nome e cognome precisi: Bartolomeo
Passante (e non Bassante).
La studiosa ha riportato un lungo passo da
me scritto anni fa, che venne pubblicato, oltre che
in testi specializzati, anche su alcuni quotidiani,
che riporto per la gioia dei lettori e per soddisfare
la mia vanità: Fig. 1 - Copertina
“Il Maestro degli Annunci ai pastori va collo-
cato idealmente in quel gruppo di artisti di cui in
seguito faranno parte Domenico Gargiulo, Aniel-
lo Falcone, Francesco Fracanzano e soprattutto
Francesco Guarino, i quali saranno impegnati in
un’accorata denuncia delle misere condizioni
della plebe, dei contadini e delle classi popolari e
subalterne. Una sorta di introspezione sociologi-
ca ante litteram della questione meridionale, in-
dagata nei volti smarriti dei pastori, dalla faccia
annerita dal sole e dal vento, dei cafoni sperduti
negli sterminati latifondi come servi della gleba;
immagine di un mondo contadino e pastorale ar- Fig. 2 - Bartolomeo Passante - Annuncio ai pastori

caico ma innocente e la cui speranza è legata ad


un riscatto sociale e materiale, che solo dal cielo può venire, come simbolicamente è rappresentato
dall’annuncio ai pastori, il cui sostrato e l’iconografia religiosa sono solo un pretesto di cui il pittore
si serve per lanciare il suo messaggio laico di fratellanza ed uguaglianza.
L’attività del Maestro degli Annunci copre un arco di poco meno di trenta anni, durante i quali vi
fu un lungo periodo di vigorosa e rigorosa adesione al dato naturale, spinto oltre i limiti raggiunti dallo
stesso Ribera, con una tavolozza densa e grumosa e con una serie di prelievi dal vero, dal volgo più di-
sperato: una lunga serie di piedi sporchi, di calzari rotti e di vestiti impregnati dal puzzo delle pecore.”
Non mi resta che augurarvi buona lettura.

61
Una superba mostra di Lampronti alla Reggia di Caserta

Per oltre tre mesi si potrà ammirare nella Reggia di Caserta una mostra di oltre 100 dipinti appar-
tenenti ad uno dei più importanti antiquari presenti sul mercato internazionale: Cesare Lampronti. L’e-
sposizione comprende quadri appartenenti a varie scuole pittoriche sia del Seicento che del Settecento,
come fa presagire il titolo: Da Artemisia ad Hackert, ma noi nel nostro modesto contributo illustrere-
mo, salvo rare eccezioni, unicamente opere del secolo d’oro della pittura napoletana.
Cominciamo la nostra entusiasmante
carrellata con il quadro di copertina: Betsa-
bea al bagno (fig. 1), che mette in risalto la
nota abilità della pittrice ad eseguire sen-
suali nudi femminili. Rappresenta una re-
plica con varianti della celebre tela conser-
vata a Columbus nel Museum of fine arts
ed appartiene al periodo del soggiorno na-
poletano dell’artista. Una bellezza solare si
irradia dalle nudità di Betsabea con una
prodigalità intensa nel dispensare i più go-
losi piaceri all’occhio dell’osservatore; una
scena da raffinato voyeur, che avrà fatto la
gioia di qualche ricco collezionato dai gusti
raffinati.
Per rimanere nel campo della delicatez-
za proponiamo due opere di Bernardo Ca-
vallino: una Allegoria della pittura (fig. 2)
ed una Adorazione dei pastori (fig. 3), en-
trambe appartenenti agli anni giovani del-
l’attività dell’artista, un vero poeta per deli-
catezza di tocco ed eleganza nella composi-
zione.
Passiamo ora ad un gigante indiscusso Fig. 1 -Artemisia Gentileschi - Betsabea al bagno
del secolo d’oro: Luca Giordano presente
con tre esibizioni di bravura, partendo da un
Diogene alla ricerca della verità (fig. 4), già del famoso antiquario Marco Datrino, che ebbe l’onore
di andare in copertina del mio libro Scritti sulla pittura del Seicento e Settecento napoletano III
tomo(consultabile in rete digitando il titolo). La tela, eseguita negli anni in cui Luca era influenzato
da Jusepe Ribera, si fa apprezzare per una fluente e vividissima condotta pittorica, che a tratti si ri-
schiara nel roseo inatteso degli incarnati e della mano, in altri si ricarica di una lucidissima verità, co-
me sul metallo della lanterna. Per le altre due realizzazioni del Giordano, una coppia di raffinati olii
su vetro, raffiguranti Ercole ed Onfale ed Aurora e Cefalo (fig. 5-6) rimaniamo muti e facciamo par-
lare la lucentezza abbagliante delle figure.
Rimanendo nel campo dei pendant proponiamo ora al lettore due Vanitas (fig. 7-8), che se non
fossero attribuite a Francesco Solimena da Nicola Spinosa, massimo esperto dell’artista ed autore di

62
Fig. 3 - Bernardo Cavallino - Adorazione dei pastori

Fig. 2 - Bernardo Cavallino - Allegoria della pittura

una recente ponderosa monografia sull’autore,


avrebbero fatto sorgere qualche dubbio a “sempli-
ci dilettanti” come me medesimo.
Superbi viceversa i due martiri di Micco Spa-
daro (fig. 9-10), repliche con varianti di opere no-
te dell’artista, che incutono nell’osservatore un
senso di smarrimento e nello stesso tempo di am-
Fig. 4 - Luca Giordano
mirazione per la pennellata sciolta e garbata del- Diogene alla ricerca della verità
l’esecutore.
Anche di Andrea Vaccaro sono esposti due
quadri, anche se di soggetto diverso, un Salomè
con la testa del Battista (fig. 11), ritenuto nella
scheda del catalogo eseguito in collaborazione
con il figlio Nicola ed uno splendido Matrimonio
mistico di S. Caterina (fig. 12), siglato, già da
me pubblicato nella mia monografia sul pittore
(fig. 13).
Pure Massimo Stanzione è presente con due
tele, un capolavoro rappresentato dall’Annuncio a
Zaccaria (fig. 13), consevato in una raccolta spa-
gnola ed un Ritratto di dama con breviario (fig.
14), già di proprietà della nobile famiglia Sanseve- Fig. 5 - Luca Giordano - Ercole ed Onfale

63
Fig. 6 - Luca Giordano - Aurora e Cefalo Fig. 7 - Francesco Solimena - Vanitas con libro

Fig. 9 - Micco Spadaro - Martirio di S. Andrea Fig. 10 - Micco Spadaro - Martirio di San Bartolomeo

Fig. 11 - Andrea Vaccaro Fig. 12 - Andrea Vaccaro


Salomè con la testa del Battista Matrimonio mistico di S. Caterina - siglato

rino, come si arguisce dallo stemma araldico presente nella composizione, che a nostro modesto pa-
rere non è autografo.
Sempre in tema di coppia presentiamo ora due interessanti nature morte, già illustrate nella mia
monografia sull’argomento: una sontuosa Ghirlanda di fiori (fig. 15) eseguita da Paolo Porpora ed una
appetitosa Composizione di frutta (fig. 16) prodotta dal virtuoso pennello di Giuseppe Ruoppolo.

64
Fig. 13 - Massimo Stanzione - Annuncio a Zaccaria

Fig. 15 - Paolo Porpora - Ghirlanda di fiori

Fig. 14 - Massimo Stanzione


Ritratto di dama con breviario
Fig. 16 - Giuseppe Ruoppolo - Natura morta di frutta

Tra gli allievi di Ribera vi è una splendida In-


credulità di San Tommaso (fig. 17), opera di Francesco Fracanzano e da me pubblicata a pag. 10 della
mia monografia sull’artista ed un’inedita composizione (fig. 18) del Maestro dell’annuncio ai pastori,
che finalmente, dopo i documenti da me resi noti, possiamo chiamare col suo vero nome: Bartolomeo
Passante (con la P e non la B come indicato da altri studiosi).
Dal volto sofferto dal quale trapela amarezza e dolore un Ecce Homo (fig. 19) eseguito da Mattia
Preti durante il soggiorno all’ombra del Vesuvio.
Passiamo ora a Salvator Rosa presente con tre capolavori ed un quadro con attribuzione sbagliata,

65
Fig. 17 - Francesco Fracanzano
Incredulità di San Tommaso

Fig. 19 - Mattia Preti - Ecce Homo

Fig. 18 - Maestro dell'annuncio ai patrori


Annuncio ai pastori - Bologna, collezione privata

che grida vendetta e di cui parleremo in seguito.


Partiamo da un Carnefice con la testa del Battista
(fig. 20) di rara potenza espressiva, seguito da
due romantici paesaggi (fig. 21-22), una specia-
lità prediletta dal poliedrico artista. Ed esaminia-
mo ora il dipinto incriminato (fig. 23) erronea-
mente indicato come martirio di S. Agata, mentre
viceversa raffigura il supplizio di S. Apollonia,
come capirebbe anche una bizoca o un parroco di
campagna; infatti alla prima furono amputati i
seni, mentre alla seconda asportati i denti e po-
scia, se non avesse bestemmiato, a piacere Dio o
la Madonna, sarebbe stata bruciata viva (come si Fig. 20 - Salvator Rosa
evince dal cavadenti e dal legname posti in basso Carnefice con la testa del Battista

66
Fig. 21 - Salvator Rosa - Paesaggio marino

Fig. 24 - Guido Cagnacci - Allegoria della vita


firmato

Fig. 22 - Salvator Rosa - Paesaggio con figure

Fig. 23 - Agostino Beltrano - Martirio di S. Apollonia Fig. 25 - Corrado Giaquinto - Trinità́ e sacro dittico

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Fig. 26 - Gaspare Vanvitelli - Veduta della Riviera di Chiaia - Inghilterra, collezione privata

Fig. 27 - Jakob Philipp Hackert - Il porto di Salerno visto da Vietri sul mare

nella composizione). Il dipinto è stato donato alla Reggia e notificato dallo Stato come opera di Sal-
vator Rosa, mentre è stato eseguito da Agostino Beltrano. Per chi volesse approfondire l’argomento
basta digitare il link
http://achillecontedilavian.blogspot.com/search?q=martirio+beltrano+
I lettori ci permetteranno una escursione nella pittura bolognese, ma l’Allegoria della vita (fig.
24) di Guido Cagnacci possiede attributi anatomici di tale potenza, che non ammettono repliche.
Ci portiamo ora nel Settecento per un omaggio a Corrado Giaquinto in mostra con un superbo di-
pinto (fig. 25), ringraziamo il Vanvitelli per un’immagine della Riviera di Chiaia (fig. 26) che pochi
ricordano e concludiamo in bellezza con Il porto di Salerno visto da Vietri sul mare (fig. 27) del som-
mo Hachert, che fa crepare di invidia le altre vedute dell’artista incluse nella collezione permanente
della Reggia di Caserta.
Per chi volesse dare uno sguardo al catalogo della mostra deve semplicemente digitare il link:

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“Scritti sulla pittura del Seicento e Settecento napoletano” V tomo

L'ultima opera di Achille della Ragione “Scritti sulla pit-


tura del Seicento e Settecento napoletano” V tomo, raccoglie
una serie di articoli pubblicati dall’autore nel 2019 su riviste
cartace e telematiche. Si tratta in prevalenza di contributi alla
storia della pittura napoletana del Seicento e del Settecento,
ma non è trascurato il mercato e soprattutto l’invito a scopri-
re, in egual misura, capolavori inediti ed autori poco noti.
Vi sono anche alcuni contributi cronologicamente fuori
tema, ma meglio “abbundare quam deficere”.

L’ipogeo della chiesa di Sant’Anna dei Lombardi


Un Recco ed un Vaccaro da ammirare
Una replica autografa del Giacobbe del Ribera
Una sensuale Lucrezia di Andrea Vaccaro
Bozzetti del barocco napoletano
Domenico Gargiulo sponsor della convivialità
in 1^ di copertina
Due interessanti dipinti del ‘600 napoletano Adriaen Van Utrecht, Scena di cucina
Uno spettacolare pendant di Adriaen Van Utrech Tel Aviv, collezione Carignani di Novoli
Due pregevoli dipinti del Seicento napoletano
Un inedito pendant di Giacinto Diano
Dipinti del Seicento napoletano in asta a Vienna
Un inedito di Beinaschi di argomento biblico
Percorsi divini
Un sensuale capolavoro di Luca Giordano
L’ultimo libro di Achille della Ragione
Una prorompente battaglia di Aniello Falcone
Mostra sul Vesuvio al museo di San Martino
Memorabile visita guidata delle chiese di Forio d'Ischia
Mostra su Paolo De Matteis a Castellabate
La scuola di Posillipo, una mostra da non perdere in 4^ di copertina
Un inedito del Seicento napoletano Aniello Falcone, Scontro all'arma bianca
Capolavori di una nobile famiglia napoletana Brescia, collezione privata

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In ricordo di Mario Alberto Pavone

Da alcuni mesi è improvvisamente scomparso il professore Mario Alberto Pavone (fig.1), docente
ordinario di storia dell’arte moderna nell’Università di Salerno.
Pavone era uno dei più apprezzati studiosi di storia dell’arte italiana, con particolare riguardo al
Mezzogiorno. Conseguì la laurea in Lettere Moderne nel 1970 presso l’Università degli Studi di Na-
poli. Dal 1981 ricoprì il ruolo di ricercatore pres-
so l’Istituto di Storia dell’Arte, diretto da Ferdi-
nando Bologna, anche lui scomparso all’inizio di
aprile. Mario Alberto Pavone, nell’anno accade-
mico 1993/94, vinse il concorso di professore as-
sociato di Storia dell’arte moderna. Fu chiamato
a insegnare la storia dell’arte presso l’Università
di Trieste e successivamente, per trasferimento,
nell’ Università di Salerno, dal 1994/1995. Dive-
nuto poi docente ordinario, era titolare nell’Ate-
neo salernitano dei corsi di Storia dell’arte mo-
derna nel circuito mediterraneo e di Iconografia
e Iconologia nel Corso di Laurea Magistrale in
Storia e Critica d’Arte.
Intensa è stata la sua attività di ricercatore. A
Salerno, dove viveva, dal 1998 al 2002 ha diretto Fig. 1 - Il professor Pavone con 2 delle sue allieve
più belle
il Corso di Perfezionamento annuale in Storia
dell’Arte Moderna presso il Dipartimento di Be-
ni Culturali dell’università degli Studi e, nell’anno accademico. 2006-2007, il Master di I livello in
“Esperto dei processi di conoscenza e inventariazione del patrimonio storico-artistico per la valoriz-
zazione delle aree interne”. Si è sempre interessato dell’arte nel Mezzogiorno e soprattutto ricordiamo
i suoi contributi alla storia della pittura a Napoli e nel meridione tra
il Seicento e il Settecento, con ricerche su momenti e autori dell’ar-
te in età moderna di grande rilievo, non solo in Italia, ma anche al-
l’estero. Ha partecipato attivamente a numerosi cataloghi d’arte, da
lui stesso curati o con schede su opere e artisti e ha curato diverse
mostre d’arte di valenza nazionale. Ha scritto importanti studi sui
rapporti tra Napoli, Genova e Venezia e le presenze della pittura del
barocco napoletano in altre zone d’Italia.
Il professor Pavone, tra il 2015 e il 2017 aveva coordinato il
progetto universitario su “Analisi della produzione artistica nel Ci-
lento tra il Sei e il Settecento”, con grande attenzione alla provincia
di Salerno e alle zone più “periferiche” di essa, con la ricerca archi-
vistica e documentaria e di opere d’arte sparse nelle chiese o anche
di proprietà privata. Dunque, grande attenzione al rapporto tra cen-
tro e periferia, considerando come, “a fronte degli arrivi di opere
Fig. 2 - copertina d’arte dal centro partenopeo, si sia sviluppato nei diversi territori un

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fenomeno di adeguamento all’interno della produzione locale”. Sa-
rebbe lungo enumerare i meriti di Pavone, come docente e come ri-
cercatore. Ma va ricordato che ricopriva la carica di vice presidente
del Centro Studi sulla Civiltà Artistica dell’Italia Meridionale “Gio-
vanni Previtali”, presieduta e fondata dal professore Francesco Ab-
bate, attraverso una costante collaborazione alla pubblicazione dei
diversi volumi del Centro, oltre a un’intensa opera di promozione
di iniziative culturali in favore della valorizzazione del patrimonio
artistico.
La sua scomparsa lascerà un vuoto enorme per la ricerca stori-
co-artistica nell’Italia meridionale. Ai giovani ricercatori toccherà
saper raccogliere i frutti della lezione che Mario Alberto Pavone ha
lasciato in eredità.
Ricordiamo alcuni dei libri più noti da lui scritti, da uno studio
Fig. 3 - copertina approfondito sui “Pittori napo-
letani del ‘700” (fig.2), ad una
corposa monografia sul pittore solofrano Francesco Guarini
(fig.3), per concludere con un prezioso volume: “Napoli scompar-
sa nei dipinti dell’Ottocento” (fig.4), che ancora si reperisce a
prezzo vile sulle bancarelle di Port’Alba e che consiglio a tutti di
acquistare per poter ammirare una parte cospicua della Napoli an-
tica, in primis 50 chiese, prima che cadesse sotto la furia devastan-
te del piccone manovrato dai fautori del famigerato Risanamento.
Dopo il ricordo ufficiale di sapore accademico vorrei ora ri-
membrare la lunga amicizia e stima reciproca che ci ha legato per
circa 30 anni. Ci conoscemmo nel corso di una visita da me gui-
data al Duomo di Salerno ed egli rimase talmente colpito dall’ar-
dore delle mie spiegazioni e dal livello dei miei ascoltatori, che
volle organizzare il mese successivo una visita alla Pinacoteca
provinciale, che costituiva il suo regno incontrastato. In seguito Fig. 4 - copertina
per anni nel programma delle mie visite erano obbligatorie un
paio di puntate alle chiese di Salerno e dintorni.
Nel 1997 nel corso della stesura del catalogo della mia collezione fu prodigo di pareri e l’anno
successivo, quando ebbi l’incarico di redigere il catalogo della collezione Pellegrini di Cosenza, fece
parte di una equipe di studiosi(lautamente pa-
gata dal proprietario della raccolta), assieme
a Spinosa, Pacelli e Leone de Castris, che mi
aiutò nelle attribuzioni più complesse.
Per chi volesse consultare le due presti-
giose collezioni basta digitare i link:
http://www.guidecampania.com/dellara-
gione/articolo48/articolo.htm
http://www.guidecampania.com/dellara-
gione/articolo59/articolo.htm
Dal 1998 al 2001, in occasione dell’usci-
Fig. 5 - Università di Salerno ta dei 10 tomi della mia opera: Il secolo d’oro

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della pittura napoletana, mi invitava periodicamente nell’università dove insegnava (fig.5) per tenere
delle lezioni nell’aula magna a centinaia di studenti, ai quali regalavo poi una copia del mio libro.
Nel 2012, mentre mi trovavo, a sua insaputa, gradito ospite dello Stato, contattò mio figlio per
rendermi noto che aveva convinto il Rettore a conferirmi una laurea ad honorem in Storia dell’arte,
privilegio che dovetti a malincuore rifiutare, adducendo motivi di salute, per non mettere in difficoltà
il Senato accademico presentandomi con la scorta.
L’ultimo incontro lo abbiamo avuto nel 2017, quando in occasione dell’uscita del mio libro “Il
vero nome del Maestro dell’Annuncio ai pastori” volle trascorrere un intero pomeriggio, con succes-
siva cena, nella mia villa per discutere sull’argomento.
Addio Mario Alberto, anzi per meglio dire arrivederci, capiterà presto che ci rivedremo.

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