Sei sulla pagina 1di 208

Achille dellA RAgione

Posillipo
il paradiso terrestre

edizioni nApoliARte
Prefazione

Questo libro nasce come continuazione del mio precedente volume po-
sillipo e Mergellina tra arte e storia, pubblicato nel 2017 e più volte ristam-
pato ogni volta che si esauriva.
il nuovo testo, dal nome accattivante: posillipo il paradiso terrestre,
contiene, rispetto al precedente, 12 articoli nuovi, corredati da oltre due-
cento immagini e più volte alcuni argomenti sono stati ripresi dai principali
quotidiani, come nel caso degli ultimi due capitoli, che, male interpretati,
hanno scatenato l’ira funesta di presidenti di famosi circoli nautici e di pro-
prietari di decadute cliniche private.
l’opera, come tutti i miei scritti, trasuda dell’amore che nutro verso la
mia città ed in particolare verso il quartiere dove abito da oltre 40 anni.
Auguro a tutti buona lettura e vi invito a divulgare la mia fatica letteraria
tra parenti, amici, collaterali ed affini.

napoli dicembre 2019

Achille della Ragione

3
Le ville di Posillipo, quanti ricordi, quanta malinconia

in questo percorso narrativo intendo condividere con i lettori una serie


di ricordi legati alla frequentazione delle principali ville di posillipo, una
sorta di amarcord che copra 6 chilometri e 60 anni.
Forse non esiste a napoli nessuno che ha avuto il privilegio come me
di godere dell’amicizia o della conoscenza degli eredi di un patrimonio di
pietre e di cultura, che dall’epoca imperiale è giunto a noi e che tutti do-
vremmo conoscere, ma soprattutto salvare dall’incuria degli uomini e dalla
furia devastatrice del tempo.
per chi volesse conoscere in maniera esaustiva la storia delle ville de-
scritte in questa veloce carrellata, non ha che da consultare i celebri libri
scritti sull’argomento, quali quello di Renato de Fusco, uscito nel 1990,
ma ancora in commercio, o la bibbia su posillipo, il monumentale volume
di italo Ferraro, dalla lettura esaltante e dal costo esorbitante.
il racconto comincia lì dove sorgeva la villa di Vedio pollione, divenuto
ricco col commercio del grano ed amico dell’imperatore Augusto ed in
epoca moderna la dimora di Ambrosio, anche lui re del grano e sodale del
potente ministro cirino pomicino. e fu proprio il braccio destro di Andre-
otti a favorire il nostro incontro per visionare uno spettacolare quadro di
luca giordano (fig. 1) e preparare il relativo expertise.
dopo aver ammirato il dipinto e sorbito un eccellente caffè, il padrone
di casa candidamente chiese: “Vogliamo andare a teatro?”.
“Vi è qualche spettacolo interessante da vedere all’Augusteo o al
diana?”
5
Fig. 1 - Luca Giordano-Jezabel divorata dai cani

“intendevo visitare il mio teatro personale”.


con grande meraviglia ci recammo in un’area contigua alla sua villa
dove potemmo ammirare, ben conservato, uno splendido teatro in grado
di contenere 2.000 spettatori (fig. 2), un odeion e altre strutture di sommo
interesse archeologico, da un ninfeo a delle antiche terme.

Fig. 2 - Teatro romano

6
negli anni, per fortuna dei napoletani e per sfortuna del nostro anfi-
trione, il monarca del grano incappò in una serie di disavventure giudizia-
rie, che si conclusero con l’esproprio delle sue proprietà, le quali, passate
allo Stato, sono ora di godimento pubblico e sono visitabili ogni giorno,
basta percorrere da via coroglio, l’imponente grotta di Seiano realizzata
in epoca romana dall’architetto lucio cocceio, che fu riportata alla luce,
riaperta e riadattata nel 1840 da Ferdinando ii di Borbone. il traforo, della
lunghezza di circa 780 metri, attraversa la collina tufacea di posillipo, col-
legando l’area di Bagnoli e dei campi Flegrei con il parco sommerso della
gaiola.

Fig. 3 - Isolotto della Gaiola

il colpo di grazia al percorso terreno del nostro ospite fu la sua morte


violenta: ucciso dalla servitù, che voleva rubare i gioielli di famiglia.
trovandoci a parlare di scalogna, accenno brevemente a due fugaci vi-
site, ospite di grappone, della dimora posta sull’isolotto della gaiola (fig.
3-4) e celebre non tanto per il fantastico parco sommerso che lo circonda,
quanto per un’oscura maledizione che da decenni incombe sui proprietari
e dalla quale credevo fossero immuni i visitatori. Viceversa, siamo nel
1978, dopo pochi mesi dalla frequentazione della casa del noto assicuratore
7
Fig. 4 - Isolotto della Gaiola dal cielo

d’assalto, entrambi fummo coinvolti in una penosa disavventura fiscale,


dalla quale ho impiegato anni e anni per uscire indenne.
non parleremo di Villa imperiale (fig. 5) per la quale invito i lettori a
leggere il mio articolo riguardante l’accorsato stabilimento balneare:
com’era bella villa Beck (consultabile su internet digitandone il titolo).

Fig. 5 - Villa Imperiale

8
continuando il nostro percorso verso via caracciolo e superato il vil-
laggio di Marechiaro, c’imbattiamo, all’altezza del famigerato Scoglione,
regno incontrastato di bagnanti di basso rango, amanti della frittata di mac-
cheroni e della parmigiana di melanzane, che consumano tra un tuffo ed il
rito dell’abbronzatura, nella tenuta capasso: una enorme superficie verde
di oltre 100.000 metri quadrati la quale, dall’alto protrude, tra cespugli di
fiori ed il cinguettio degli uccelli, sulla linea del mare, costeggiando un’an-
tica scalinata, sconosciuta quanto utile, che permette di raggiungere il mare
da via posillipo.
il bordo della proprietà è costellato da una serie di ville e villette (fig.
6) che permettono di ascoltare il fragore delle onde, di percepire l’odore
del salmastro e godere di un panorama mozzafiato. Un paradiso terrestre
che da poco è stato scoperto da un’importante rivista internazionale che
gli ha dedicato la copertina (fig. 7).
il capostipite della dinastia Arturo capasso è stato per me sempre, più
che un amico, un fratello maggiore, da cui prendere esempio ed accogliere
i consigli. ci separavano 12 anni di età e di saggezza. È stato l’anima del
salotto culturale di mia moglie elvira; mai un’assenza in 10 anni, sempre
attento in prima fila con la moglie Marianna. da lui partivano le domande
e gli interventi più stimolanti, che inducevano i relatori ad approfondire
gli argomenti. ha collaborato con le sue personali amicizie a far intervenire

Fig. 6 - Villa Capasso

9
personaggi famosi e con il suo
entusiasmo elettrizzava il pub-
blico.
Ufficialmente la sua attività
era dirigere il suo negozio di
tessuti con 40 dipendenti in
zona Mercato, ma egli da intel-
lettuale raffinato amava leg-
gere e scrivere. giornalista
professionista aveva collabo-
rato ad importanti testate, dal
settimanale gente alla gloriosa
rivista Scena illustrata, sulla
quale mi invitò a scrivere dal
1994, collaborazione che da
venti anni non si è mai inter-
rotta. perfetto conoscitore delle
lingue, aveva soggiornato
Fig. 6 - Villa Capasso
come borsista in Unione So-
vietica, diventando un acuto
osservatore della realtà comu-
nista, che ha riportato in alcuni suoi libri. Una figlia architetto, 3 nipoti,
una splendida villa a posillipo sul mare con ettari di verde, che in parte
coltivava, vestendo alla perfezione i panni del contadino, per dismetterli
la sera e, novello Macchiavelli, indossarne di eleganti per dialogare con
gli Antichi e con i giganti della letteratura russa che amava svisceratamente.
da qualche anno, dopo una malattia sopportata con paziente rassegna-
zione, ha lasciato questa valle di lacrime. Almeno ufficialmente, forse per
gli altri, per me vivrà per sempre nel mio cuore, dove ha un posto di ri-
guardo.
Quasi ogni sera Arturo veniva trovarmi nel mio giaciglio a Rebibbia, a
rendere lieti i miei sogni, a farmi compagnia, mitigando la mia tristezza.
discutevamo affacciati verso il mare nella sua splendida villa o passeggia-
vamo ad occhi chiusi per via caracciolo e da napoletani veraci sapevamo
distinguere chiaramente tra il fragore delle auto clacsonanti ed il frangersi
delle onde sulla scogliera di Mergellina
10
Fig. 8 - Villa Fattorusso

Basta percorrere pochi metri e c’imbattiamo in villa Fattorusso, nota al


pubblico per essere divenuta da alcuni decenni il più costoso stabilimento
balneare di posillipo: le Rocce verdi (fig. 8), dotato di un ampio parcheg-
gio, di una spettacolare piscina e di una affascinante discesa a mare tra an-
fratti, scogli e grotte misteriose. oggi
è un luogo pubblico con un invitante
ristorante, la possibilità di fittare
kayak e canoe, trascorrendo una gior-
nata gaia e gratificante. i figli degli
antichi proprietari, Marco ed Ambra
Bartolini, erano amici del mitico
gianfilippo perrucci e di conse-
guenza, per la proprietà transitiva,
amici del sottoscritto, che ha potuto
così usufruire circa mezzo secolo fa
Fig. 9 - Il mare che lambisce di una serie di bagni a sbafo indimen-
il parco Sud Italia ticabili.
Bastano poche decine di bracciate
e ci troviamo sugli scogli che sotten-
dono al parco Sud italia, un condominio di lusso, dotato anche di una in-
vitante piscina, costituito da una seria di villette da sogno, di cui la più
11
bella (fig. 9), che domina dall’alto il mare, appartiene alla famiglia dell’in-
gegnere, che negli anni cinquanta ha regalato a napoli questo gioiello che
tutto il mondo ci invidia. Rossana Malatesta, vedova del costruttore, è stata
per anni assidua frequentatrice del cenacolo letterario organizzato da mia
moglie elvira nella nostra villa e noi, per ricambiare, ogni tanto accetta-
vamo i suoi inviti per un tuffo esaltante.
prima di proseguire il nostro percorso vorrei parlare del degrado di tante
ville, le più fortunate divenute anonimi condomini, le altre in preda indifese
alla caducità del tempo.

Fig. 10 - Grotta romana

e pensare che li definivano «casini», quei superbi palazzi che degradano


sul mare di posillipo. Mica per offesa, casino stava per delizia, nel linguag-
gio di fine ’700 che lusingava la villeggiatura borghese. oggi sono un te-
soro in gabbia, ingoiato da flutti ed erosioni, offeso dall’ illegalità. Una
cartolina da godere in rada. proprio così, la magia non bacia più quei fiordi
blu che disegnavano la splendida mappa delle cale di posillipo, dalla gaiola
a palazzo donn’ Anna, tra grotte romane e ville imperiali. chi ricorda la
spiaggia del cenito, ricercatissima fino a qualche tempo fa? di quei gra-
nelli resta un esile brandello. ed il molo vicino alla Villa della grotta San
giovanni? ora è una piattaforma di sporcizia e desolazione. Resta la fama
di quelle cale d’autore, da ammirare al largo o da scrutare dietro cancelli
12
Fig. 11 - Villa Mazziotti in una antica cartolina

sbarrati. come la grotta Romana (fig. 10), ex tempio sacro, oggi sembra
abitata da fantasmi. Antichissima, nacque come caverna preistorica, cele-
brata poi dai romani, infine dalla nobiltà. diede il nome ad un famoso lo-
cale notturno, il luogo più ambito dal re d’ egitto Faruk, e da una giovane
gloria christian. tutto finito,
anche il vecchio stabilimento
in legno è sparito. Svanito
come il lido del Sole, glo-
rioso bagno pubblico gestito
dal poeta Salvatore Serino,
tra Villa Mazziotti (fig. 11) e
Villa Martinelli (fig. 12). An-
tonio esposito, barbiere caro
ad Antonio Bassolino, se le
Fig. 12 - Villa Martinelli
ricorda tutte, anche Villa
lauro. «Su una striscia di
spiaggia si giocava allo
«scannapopolo», 10 contro dieci, 40 anni fa, quando a posillipo si cominciò
a pescare con il ferro dell’ ombrello e la molla delle mutande. e che pesca,
tiravamo su sparaglioni e mazzoni a volontà». la leggenda ha sfiorato la
cala di San pietro a’ due frati, meta ambita, protetta da due celebri scogli,
13
si raccontava avesse ospitato una cappellina dedicata all’ Apostolo. di que-
gli scogli, spianati dalla furia del mare, non resta nulla. È sempre off limits
Villa d’ Avalos, come Villa peirce, divorate dall’ invidia dei natanti in rada.

Fig. 13 - Riva fiorita

nell’ ex ospizio di Villa Marino, un tempo Bagno dei preti, il principe


di piemonte Umberto si tuffava qui, tra Riva Fiorita (fig. 13) e Villa Volpi-
celli, insieme ai “guaglioni” e nelle 5 grotte aperte sul mare si costruivano
apparecchi da bombardamenti di giorno e di sera, sopra la piattaforma, si
ballava al suono del mare. A vederla quella piattaforma, sembra una base
abbandonata. come le cabine. il mare una cloaca (fig. 14).

Fig. 14 -Monnezza a mare

14
A cala Selvina, qualcuno
provò ad aprire un locale al
pubblico: attirò gli scafi dei
contrabbandieri in gita dome-
nicale. chiuse presto. e Villa
Rosebery? chi provasse ad
espugnarla s’ imbatterà in mo-
toscafi d’ altura, carabinieri e
polizia segreta, a guardia della
residenza presidenziale. in
Fig. 15 - Bagno Elena quegli anfratti marini, cari ai
viaggiatori del nord e agli an-
tichi romani, gli stabilimenti
«aperti» si contano. Sopravvive il più antico, Bagno elen (fig. 15-16), 160
anni di storia e un lenzuolo di sabbia per godere (nel caos) la vista sul
golfo. Villa imperiale, splendido scrigno con piscine di acqua salata pro-
tetto dalla Villa degli Spiriti di pollione ospitò giulio cesare e tiberio:
oggi è il lido più ambito di napoli, forse perché frequentato dal sottoscritto.

Fig. 16 - Bagno Elena

15
continuiamo il nostro percorso
e ci imbattiamo in parco Rivalta,
una serie di ville che degradano
verso il mare a valle di piazza Sal-
vatore di giacomo.
Una delle più belle (fig. 17),
negli anni Settanta, era abitata
Fig. 17 - Parco Rivalta dall’ultimo discendente della fami-
glia caflisch, (fig. 18), un tempo pro-
prietaria di tutto il fondo, che
occupava il piano terra, mentre il primo piano era la casa dello scrittore
luigi compagnone, il quale, dotato di una vasta biblioteca, ebbe l’onore
di aiutarmi nella preparazione in occasione della mia partecipazione a Ri-
schiatutto, per la quale invito a consultare i seguenti link
https://www.youtube.com/watch?v=vwnqj9Klw7s
https://www.youtube.com/watch?v=qWfp73WeQBU
in seguito mi permise di conoscere villa lucia (fig. 19), fantastica
quanto misconosciuta, all’epoca dimora del pittore paolo Ricci, dove pe-
riodicamente si tenevano cenacoli letterari, durante i quali ho avuto occa-
sione di dialogare con personaggi come eduardo de Filippo e Maurizio
Valenzi.
passiamo ora ad una dimora da sogno dove abita l’ultima regina di na-
poli, la mitica fondatrice di na-
poli ’99.
Mirella Stampa con il marito
Maurizio Barraco vive a posil-
lipo a Villa emma, detta Villa
delle cannonate (fig. 20) perché
fu scambiata per un fortilizio ne-
mico dalle navi spagnole che
cannoneggiavano la città. la di-
mora settecentesca, confina con
Villa Rosbery, residenza napole-
tana del presidente della Repub-
blica ed è arroccata a picco sul
mare di fronte all’isola di capri, Fig. 18 - Caffe Caflisch

16
Fig. 19 - Villa Lucia

isolata dalla città da un immenso parco di pini, oleandri, gigantesche piante


di ibiscus in fiore e delicati esemplari di peonie rosse dal profumo tenue
ed indimenticabile.
Al primo piano una serie di saloni con centinaia di quadri alle pareti,
porcellane preziose e mobili d’epoca; al secondo piano le camere da letto.
nella cornice di questa splendida villa nasce come evento mondano na-

Fig. 20 - Villa Barracco

17
poli ‘99 con una festa principesca che raccoglie i fuochi d’artificio dell’alta
società ed i toni seri degli studiosi chiamati a raccolta per la nascita di una
Fondazione che rappresenta un atto di amore per la splendida città del golfo
e del Vesuvio, ridotta a pezzi dalle amministrazioni comunali e dallo sfrut-
tamento di tutte le risorse umane e naturali.
«erano secoli che non si vedeva tanta bella gente a napoli» mormorano
in coro gli esperti di mondanità. «Riviviamo i tempi favolosi in cui capri
agli inizi degli anni Sessanta era la regina incontrastata del jet set interna-
zionale».
Quattrocento invitati (tra cui il sottoscritto infiltrato) partecipano alla
grande festa che i Barracco danno nella loro stupenda villa di posillipo con
tutto il mare del golfo ai suoi piedi, per tenere a battesimo la neonata Fon-
dazione.
le più blasonate famiglie del nord quali i cicogna, i Volpe di Misurata,
i Valeri Manera si incontrano con le più famose di napoli e del meridione,
quali i Serra di cassano, i leonetti, i del Balzo di presenzano, i pignatelli,
i capece Minutolo ed i caracciolo. i grossi magnati dell’industria e della
finanza quali i Bagnasco, i nesi, i Romiti entrano a confronto col fior fiore
degli intellettuali di tutta europa da Jaques le goff a ignacio Mattè Blanco,
da george Vallet a Maurice Ajnard.
A ricevere ed intrattenere il fior fiore della «intellighenzia» straniera è
presente una pattuglia comprendente tutti i più bei nomi della cultura ita-
liana: da giulio carlo Argan a Salvatore Accardo, da cesare Brandi a do-
menico de Masi da luigi
nono a Renzo piano, da
Roberto de Simone a
luigi Firpo, da Maurizio
Scaparro a Vittorio gre-
gotti.
tutti assieme ad ipotiz-
zare degli scenari di risa-
namento per la realtà
napoletana che in passato
fu faro del pensiero umano
da gian Battista Vico a
Benedetto croce. Fig. 21 - Villa Rosebery

18
Fig. 22 - Villa Rosebery dal cielo

pochi passi ed ecco la settecentesca villa progettata da Stefano gasse


per la duchessa di gerace, diventata nel 1835 garconniere del principe
luigi di Borbone, quindi acquistata da lord Rosebery, un cui discendente
nel 1932 la donò a Mussolini, il quale a sua volta, incurante del possesso
di beni materiali, la regalò allo Stato, che la adibì a residenza estiva della
famiglia reale. nel 1934 la principessa Maria José, moglie di Umberto di
Savoia, vi diede alla luce la primogenita Maria pia, e da quel momento la
villa fu ribattezzata “Villa Maria pia”. dal giugno 1944, durante la luo-
gotenenza del figlio Umberto, Vittorio emanuele iii e la Regina elena si
trasferirono a Villa Maria pia. la coppia reale visse nella residenza par-
tenopea finché Vittorio emanuele iii non firmò l’atto di abdicazione a fa-
vore del figlio Umberto il 9 maggio 1946 prima di partire per l’esilio.
Requisita provvisoriamente dagli Alleati, la villa riprese il nome di Villa
Rosebery (fig. 21–22) e fu dapprima concessa all’Accademia Aeronautica,
per poi entrare, a partire dal 1957, nel novero delle residenze in dotazione
al presidente della Repubblica italiana, il quale ci trascorre pochi giorni
dell’anno; un vero scandalo, perché così si sottrae alla pubblica fruizione
un polmone di verde, ricco di piante di alto fusto ed un parco, che unisce
le caratteristiche della flora mediterranea alla naturalezza di un giardino
inglese e dove si possono ammirare anche un tempietto neoclassico e
scorci suggestivi.
19
gli interni (fig. 23) sono
elegantemente arredati ed
espongono alle pareti nu-
merosi dipinti di pregio.
per un tempo infinito il
luogo è stato inaccessibile
e si gridò al miracolo
quando negli anni novanta
fui in grado di organizzare
per i miei amici una visita
guidata da me medesimo,
grazie al mio amico ema- Fig. 23 - Villa Rosebery (interno)
nuele leone, nipote del-
l’omonimo presidente.
da qualche anno il Fai riesce ad organizzare sporadicamente delle vi-
site, ma solo per gli iscritti all’associazione in regola con i pagamenti an-
nuali.
Villa Volpicelli (fig. 24), più famosa come villa palladini, è da molti
anni conosciuta perché il suo soleggiatissimo terrazzo ed il lussureggiante

Fig. 24 -Villa Volpicelli

20
Fig. 25 - Villa Gallotti

giardino, confinante con quello di villa Rosebery, funzionano da set per le


riprese della più seguita soap opera della televisione: Un posto al sole, della
quale da anni non perdo una puntata, per cui, grazie alle mie conoscenze
altolocate, sono riuscito a conoscere i principali attori ed a vederli in azione
dal vivo: una emozione
indimenticabile, che ho
condiviso con mia figlia
Marina, anche lei patita
della trasmissione.
conoscevo la villa da
oltre 50 anni, perché,
grazie ad un mio amico,
giosi campanino, un
estroso personaggio di
cui da anni ho perso le
tracce, partecipai il 31
dicembre del 1967 ad un
indimenticabile veglione
nella sfarzosa dimora del Fig. 26 - Villa Peirce, porticciulo e spiaggetta

21
Fig. 27 - Villa Peirce

celebre scienziato eduardo caianiello, massimo esperto di cibernetica ed


in egual misura di fuochi artificiali, che sparò in quantità industriale dalla
spettacolare balconata a picco sul mare del suo appartamento.
Villa gallotti (fig. 25) è una villa nobiliare inserita in un parco privato
cui si accede attraverso un lungo viale immerso nel verde. Al termine di
una tortuosa stradina, che congiunge la collina posillipina al mare, un mu-
raglione in tufo, dotato di merli e scalette di collegamento con la riva e al
quale è attaccato un piccolo molo, delimita la proprietà, che da tempo è
divisa tra più famiglie
ed un rampollo di una di queste: i Mayrhofer è stato mio compagno alle
elementari e più volte mi ha invitato alle feste per i suoi compleanni.
negli anni successivi mi è capitato sporadicamente di accettare l’invito
a cena di Frida Kasslatter, che abitava uno degli appartamenti sul mare e
soprattutto esercitava con successo il più antico mestiere del mondo, det-
taglio per me trascurabile a fronte della sua abilità nel preparare deliziose
pietanze, per cui i nostri incontri erano esclusivamente culinari…
pochi colpi di remo e si arriva in un porticciolo (fig. 26) al cui interno
22
c’è una sorgente d’acqua frizzante; ecco Villa pierce (fig. 27), nota anche
come Villa lauro, costruita nel 1842 ed acquisita dai pierce nel 1909.
in questa residenza si rifugiò per un breve periodo giuseppe garibaldi,
ormai vecchio e infermo, ma soprattutto era lo sbocco a mare del mitico
comandante. Anche questa villa è stata utilizzata per rappresentare
l’esterno di villa palladini nella famosa soap opera Rai Un posto al Sole.
per molti anni vi sono stati gli studi di canale 21, la più importante
emittente privata campana, alle cui trasmissioni ho spesso partecipato come
ospite.

Fig. 28 - Villad’Avalos

Un sottile filo erotico lega le prossime due ville nel mio ricordo.
la prima, villa d’Avalos (fig. 28), era la dimora dell’ultimo rampollo
di una delle più illustri dinastie napoletane. Un suo antenato, Fernando
Francesco d’Avalos, guidò alla vittoria, nel 1525 l’armata imperiale spa-
gnola contro l’esercito francese, comandato personalmente dal re France-
sco i nella famosa battaglia di pavia, immortalata in una serie di splendidi
arazzi (fig. 29) esposti nel museo di capodimonte.
il nobile, da poco scomparso, amava viceversa combattere sul talamo e
mi fu molto grato per avergli presentato Maria pia M. che divenne la sua
23
Fig. 29 -Sala degli arazzi, museo di Capodimonte

prediletta. in cambio mi presentò alcune nobildonne di gentile aspetto e di


facili costumi con le quali trascorsi ore liete e produttive, stando però at-
tento a non riprodurmi.

Fig. 30 - Villa Cottrau

24
Fig. 31 - Villa D’Abro

la seconda, poco distante, villa cottrau (fig. 30), fu costruita nel 1875
da Alfredo cottrau: ingegnere francese, tra i più celebri progettisti e co-
struttori di strade, ponti ed altre strutture, ristrutturando una vecchia casa
colonica.
All’epoca del liceo vi viveva l’ultimo membro della schiatta, una splen-
dida fanciulla alla ri-
cerca spasmodica di
membri di cospicue di-
mensioni, che cercava
di reperire tra i compa-
gni di studio. Anche io
venni convocato due
volte nella sua augusta
magione e sottoposto
ad esame, il cui risul-
tato lo lascio alla fan-
tasia dei lettori.
poco distante dalla
villa dei piaceri vi è Fig. 32 -Villa Roccaromana

25
villa d’Abro (fig. 31), di co-
lore rosso fuoco e che non
ho mai visitato; in compenso
ho fatto dei bagni indimenti-
cabili nelle acque antistanti,
raggiunte a bordo delle im-
barcazioni dei miei amici
ricchi.
poco dopo incontriamo la Fig. 33 -Discesa San Pietro ai due frati
villa Roccaromana (fig. 32)
con la sua pagoda di stile
orientale e la gigantesca caverna abitata da pallidi fantasmi ed intravediamo
la zona di San pietro ai due frati sulla quale fioriscono numerose leggende.
il mare da via posillipo si
raggiunge percorrendo circa
200 gradini (fig. 33) e si ar-
riva a dove abitava eugenio
Buontempo, il famigerato im-
prenditore pupillo di craxi.
egli occupava un vasto ap-
partamento (fig. 34) a pelo
d’acqua, per cui al posto delle
persiane aveva delle gigante-
Fig. 34 - San Pietro ai due frati sche saracinesche.
ho visitato la sua casa,
ricca di dipinti e mobili di
pregio, oltre ad una ricca biblioteca nel 1991, in un momento drammatico
per il proprietario, latitante, mentre Semenzato preparava una memorabile
asta per vendere i suoi tesori, nella quale mi aggiudicai molti lotti, ma so-
prattutto un vero capolavoro degno di un museo: il pescatorello di Vin-
cenzo gemito (fig. 35), che da allora riceve gli ospiti che visitano i saloni
della mia villa.
più avanti, di colore rosso, ecco Villa pavoncelli (fig. 36), nata dall’ex
casino del duca di Frisia, e convertita nel 1840 nella famosa trattoria dello
Scoglio di Frisio (fig. 37), ritorna residenza signorile a fine secolo, quando
fu acquistata dai conti pavoncelli ed è oggi un anonimo condominio.
26
di colore giallo partenopeo
si riconosce poi l’ospizio Ma-
rino padre ludovico da casoria
(fig. 38), una delle strutture sto-
rico religiose più interessanti
della città, infatti nel 2007 è
stata oggetto di una visita gui-
data dal sottoscritto, presidente
della benemerita associazione
Amici delle chiese napoletane.
l’edificio è stato eretto sul
suolo dove, nel XVii secolo,
era il palazzo del castellano:
venne costruito nel 1875 ad
opera dei frati bigi della carità.
oggi, le strutture in questione,
precisamente dal 1971, sono af-
fidate alle suore francescane.
la struttura fu particolarmente
voluta da padre ludovico da
casoria. il fabbricato, come già
Fig. 35 - Pescatorello di Vincenzo Gemito
accennato, rappresenta una rile-
vante testimonianza storica, re-
ligiosa e artistica. Al suo
interno sono custodite due chiese, il sarcofago di padre ludovico ed altre
opere artistiche di pregio: in particolare, è da ricordare l’ambiente che mo-
stra la raffigurazione della Via crucis composta completamente da vivaci
maioliche.All’ingresso, su via posillipo fa bella mostra lo pseudo obelisco
scultoreo (fig. 39) di san Francesco che in atto benedicente im pone le mani
su tre famosi terziari: da sinistra a destra dante, cristoforo colombo e
giotto. il monumento fu voluto da padre ludovico e scolpito da Stanislao
lista nel 1882 per il settecentesimo anniversario della nascita del santo
d’Assisi.
ed eccoci arrivati alla mole maestosa di palazzo donn’Anna (fig. 40),
costruito alla fine degli anni trenta del 1600, quando venne innalzato per
la volontà di donna Anna carafa, consorte del viceré Ramiro núñez de guz-
27
Fig. 36 - Villa Pavoncelli

mán, duca di Medina de las torres. il progetto per la realizzazione fu com-


missionato al più importante architetto della città di quel periodo, cosimo
Fanzago, che nel 1642 approntò un disegno secondo i canoni del barocco
napoletano, che prevedesse tra le altre cose anche la realizzazione di un
doppio punto d’ingresso, uno sul mare ed uno da una via carrozzabile che
si estendeva lungo la costa di posil-
lipo (che conduce al cortile interno
dell’edificio). per la costruzione del
palazzo, fu necessario demolire una
preesistente abitazione cinquecen-
tesca. il Fanzago, però, non riuscì a
completare l’opera per via della
prematura morte di donn’Anna, av-
venuta in un contesto di insorgenza
popolare a causa della temporanea
Fig. 37 - Trattoria Lo scoglio di Frisio caduta del viceregno spagnolo, con
28
la conseguente fuga del marito della
stessa verso Madrid nel 1648. l’edi-
ficio rimasto incompiuto assunse lo
spettacolare fascino di una rovina an-
tica confusa fra i resti delle ville ro-
mane che caratterizzano il litorale di
posillipo e fra gli anfratti delle grotte.
nell’interno, di notevole interesse è il
Fig. 38 - Ospizio marino
teatro (fig. 41), aperto verso il mare e
dal quale si gode un bel panorama
della città partenopea, a lungo sede della Fondazione culturale ezio de Fe-
lice, normalmente chiuso, ma di recente da me visitato in occasione della
presentazione di un libro di Silvio perrella.
il palazzo subì alcuni
danni durante la rivolta di
Masaniello del 1647 e
durante il terremoto del
1688. nel corso del XiX
secolo sono stati nume-
rosi i passaggi di pro-
prietà che hanno visto i
legittimi proprietari pro-
vare di volta in volta a
modificare la destina-
zione d’uso della strut-
tura, facendola diventare
prima una fabbrica di cri-
stalli nel 1824 e poi un al-
bergo (con l’acquisto dei
geisser nel 1870 circa).
negli anni successivi si
sono succeduti ancora
altri proprietari, come la
Banca d’italia nel 1894
ed i genevois due anni
più tardi. Fig. 39 - Scultura di Stanislao Lista

29
Fig. 40 - Palazzo Donn’Anna

Fig. 41 - Teatro di Palazzo Donn’Anna

30
l’edificio non è oggi visitabile e non costituisce alcun polo museale, in
quanto interamente utilizzato come abitazione privata, diviso in vari con-
domini.
naturalmente questa ferrea regola non vale per il sottoscritto, che co-
nosce numerosi proprietari, dalla valente chirurga plastica Michela Ascione
al celebre scienziato Andrea Ballabio, ma l’amicizia più importante è con
Maria carla lamberti, già compagna di palestra di mia moglie elvira.
la gentile signora abita col marito la mitica casa (fig. 42) di Raffaele
la capria, dotata di una spettacolare balconata fronte mare e l’anno scorso
ha cortesemente accolto una sessantina di miei amici delle visite guidate,
che organizzo ogni settimana. tutti rimasero stupefatti, non solo per il pa-

Fig. 42 - La casa abitata da Raffaele La Capria

norama unico, ma perché il mare, limpido come ai caraibi, era pieno di


pesci guizzanti, a tal punto che esclamai: “Maria carla ti sei messa in ce-
rimonie, per i miei amici hai fatto splendere il sole in pieno inverno e atti-
rato qui tutti i pesci del golfo, sei più potente di una dea”.
prima di arrivare al circolo posillipo incontriamo villa Quercia (fig. 43),
un condominio di lusso, il cui appartamento più prestigioso su più livelli è
stato abitato per anni dal mio amico Alfonso luigi Marra, tra i più ricchi
avvocati italiani. egli si vantava di possedere anche una minuscola spiag-
31
Fig. 43 - Villa Quercia

Fig. 44- Circolo Nautico Posillipo

32
getta ed ogni volta che mi invitava a cena, in compagnia di belle signore
sperava che la serata si concludesse con un tuffo in costume adamitico.
e siamo così arrivati al glorioso circolo nautico posillipo (fig. 44), ben
visibile per l’enorme scogliera che lo circonda e per il verde e rosso dei
colori sociali.
tra le abitudini dei napoletani vi è stata sempre quella di associarsi per
discutere, divertirsi, ma soprattutto per combattere il terrore della solitu-
dine, stando tutti assieme. tali organizzazioni esistevano anche nell’antica
grecia e presso i Romani e prosperarono un po’ dovunque durante il Me-
dioevo ed il Rinascimento, ma fiorirono maggiormente a londra ed in
Francia durante e dopo la rivoluzione, avendo carattere prevalentemente
politico.
A napoli la nascita del primo circolo risale al 7 maggio del 1778, negli
anni successivi i circoli sorgeranno a napoli come funghi, per ultimo nel
1925, il giovinezza, che nel dopoguerra, rammentando un’imbarazzante

Fig. 45 - Villa Doria d’Angri (vista dal mare)

33
canzoncina fascista: “giovinezza, giovinezza, primavera di bellezza”, fu
ribattezzato posillipo. e fu un cambiamento quanto mai opportuno, perché
al di la delle opinabili opportunità politiche, la frequentazione era, come
in gran parte delle altre associazioni, da parte di signore d’annata e signori
ultramaturi(in primis il mio amico Sabino), impegnati in defatiganti tornei
di burraco, fumando e spettegolando, personaggi che della giovinezza
hanno un pallido ricordo.
Un momento di esaltante elevazione culturale il posillipo lo visse nel
2007 in occasione della presentazione del mio libro il seno nell’arte, re-
latori il giornalista luciano Scateni ed il presidente del sodalizio Anto-
nio Mazzone. Fece seguito, per gli oltre 200 presenti una cena gustosa
offerta dal circolo. per chi volesse consultare il libro può digitare in rete
http://www.guidecampania.com/seno/

Fig. 46 - Villa Ruffo della Scaletta

dobbiamo ora accennare ad alcune ville poste sul lato destro di via po-
sillipo, come villa doria d’Angri (fig. 45). Si tratta della più importante
villa neoclassica della zona: fu voluta dal principe Marcantonio doria
d’Angri (1809 – 1837) esponente di spicco della famiglia di origini ; i la-
vori furono completati nel 1833; la fece erigere dall’architetto Bartolomeo
34
grasso. la struttura sembra che fuoriesca dalla roccia; essa, infatti, è stata
appositamente concepita su un grande banco tufaceo, con il quale sembra
formare un solo corpo architettonico. il progetto primitivo, oggi, lieve-
mente alterato dalle aggiunte e dai rimaneggiamenti successivi, prevedeva
un’architettura a due piani su un alto basamento a tre ordini di arcate, de-
corati a bugne in stucco. l’ultimo elemento tecnico regge l’ampia terrazza
che circonda l’intera struttura e su cui verte, su ciascun lato, un loggiato
con quattro colonne ioniche. i terrazzi laterali erano dei giardini pensili
con giochi d’acqua e fontane, gli esterni proseguivano lungo le rampe che
salivano sulla collina formando dei giardini di delizie tanto erano belli e
ricchi di fiori e piante di elevato pregio. gli spazi interni sono stati lavorati
da guglielmo Bechi, ai quali donò delle originali decorazioni a motivi
pompeiani, ma anche degli specchi, maioliche, stucchi, ecc... la struttura
monumentale possiede anche una pregevole pagoda ottagonale, realizzata
da Antonio Francesconi.
la villa oggi è sede dell’Università degli Studi di napoli parthenope,
ma per decenni è stata la sede
dell’istituto S. dorotea ed ha
avuto l’onore di essere fre-
quentato dalle mie figlie ti-
ziana e Marina, per cui ricordo
i colloqui con i docenti che av-
venivano in ambienti di gran
pregio architettonico.
passiamo ora a villa Ruffo
della Scaletta (fig. 46). Vi si
accede da via petrarca 40 e at-
traverso una lunga rampa da
via posillipo 204 a monte
dell’accesso a villa craven. il
corpo principale è rigorosa-
mente neoclassico, mentre
l’insieme degli elementi disse-
minati in giardino e lungo la
rampa sono neogotici. Sono
inoltre presenti una cappella e Fig. 47 - Salotto villa della Ragione

35
un nicchione, entrambi in pre-
cario stato di conservazione.
per anni l’appartamento più
prestigioso della villa era occu-
pato dal console di Spagna, il
quale frequentemente vi teneva
delle feste a cui veniva invitato
il corpo consolare, le autorità
cittadine e gli intellettuali di
spicco. con mia moglie elvira Fig. 48 - Targa Achille
eravamo una presenza costante
e ricordo ancora un ricevi-
mento in cui la mia eletta consorte sfoggiò un abito di escada, dall’ele-
ganza straripante e dal costo tale, che rischiai di passare da miliardario a
milionario.
il viaggio si conclude in gloria con un breve accenno alla modesta villa
(fig. 47) che dal 1980 è la mia casa, dolce casa: 5 piani, 800mq, 1000 di
giardino. l’indirizzo? lo potete leggere da soli (fig. 48).

36
Il leggendario pino di Posillipo tra fotografie e dipinti

il pino di napoli (fig. 1) era


un albero, della specie pinus
pinea (pino domestico), che
fino agli anni ottanta adornava
gran parte delle cartoline con
la veduta panoramica della
città di napoli e del golfo par-
tenopeo, con il Vesuvio a fare
da sfondo, un’immagine che lo
ha reso tuttora un simbolo ben
noto dell’oleografia napole- Fig. 1 - Panorama
tana. Si trovava in prossimità

Fig. 2 - Chiesa di Sant’Antonio a Posillipo

37
della chiesa di Sant’Antonio a posillipo (fig. 2). in base all’analisi delle
raffigurazioni precedenti, dovrebbe essere stato piantato dopo il 1855, o
comunque divenuto adulto dopo tale data. nonostante il valore storico, è
stato abbattuto nel 1984 perché malato. Ma dopo l’abbattimento dell’esem-
plare originario, un nuovo pino di napoli è stato piantato nel 1995 da le-
gambiente, che ogni anno celebra la ricorrenza dell’evento.
È stato per anni l’albero più famoso al mondo, quello più fotografato
(fig. 3-4) e ritratto nei dipinti di artisti più o meno illustri (fig. 5-6). È il pino

Fig. 3 - Il pino di Posillipo in una foto di Sommer Giorgio (1834-1914)

di posillipo l’albero che ha accompagnato i ricordi di viaggio di chi si recava


a napoli e comprava le cartoline da spedire con i saluti. dalla metà dell’ot-
tocento, l’albero ha ascoltato i sospiri degli innamorati e ispirato canzoni e
poesie. la Scuola di posillipo, coi suoi pittori, costituisce oggi un prezioso
documento circa lo “stato dei luoghi” del napoletano negli anni di metà ot-
tocento. comprese le condizioni paesaggistiche di posillipo. Secondo l’au-
torevole national geographic, il pino di posillipo che si affacciava sul golfo
di napoli, per anni è stato l’albero più famoso d’italia.
e per farlo conoscere ai nostri lettori vogliamo ispirarci ad un brano di
paliotti, scritto in occasione dell’abbattimento del celebre pino di posillipo,
immortalato in milioni di cartoline.
38
Fig. 4 - Il pino di Posillipo in una foto

Fig. 5 - Veduta-di Napoli con il pino

39
Fig. 6 – Veduta di Napoli con il pino

Fu abbattuto nel 1984, ormai vecchio e ammalato. Aveva resistito 129


anni, ritratto da pittori e fotografi fino a diventare il simbolo della città.
Un disegno di giacinto gigante, senza il pino, permette di stabilirne la
data di nascita sul declivio prossimo alla chiesa di Sant’Antonio a posil-
lipo.
Sono in pochi a saperlo, ma poteva addirittura fregiarsi di una denomi-
nazione scientifica che è quella, poi, con la quale viene catalogata nei libri
di botanica: “pinus pinea”. che significa, press’a poco: “pino da pinoli”,
pinoli commestibili (“‘e pigniuole” in dialetto).
chiamato anche pino domestico, o pino italico, questo bellissimo albero
appartiene ad una specie coltivata fin dall’epoca dell’antica Roma e diffusa
in tutto il bacino del Mediterraneo, dalla Spagna all’Asia Minore. Quando
40
è giovane, avvertono i ma-
nuali, è a forma di piramide,
ma da adulto è a guisa di om-
brello. può raggiungere un’al-
tezza di trenta metri e può
vivere fino all’età di oltre cen-
toventi anni.
Quello di napoli, quello
che per lustri e lustri com-
parve, in primissimo piano, su
Fig. 7 - Cartolina milioni di cartoline illustrate
(fig. 7), fino al punto di carat-
terizzare un’intera città, ve-
niva definito, semplicisticamente, il “pino di posillipo”.
Sembrava che ombreggiasse tutto il golfo, dal Vesuvio fino a Sorrento
e a capri e che desse frescura a chi navigava, quel mitico e indimenticabile
pino. esso in realtà si elevò, fino al 1984, da un declivio prossimo alla
chiesa di Sant’Antonio a posillipo, praticamente accanto ad una curva
dell’attuale via orazio. là, con le spalle alle sue radici e quindi al pano-
rama, andavano a farsi fotografare gli sposi il giorno delle nozze; oggi, in
mancanza del pino, si sentono orfani e vanno mestamente a farsi ritrarre
dinanzi alle vetrine d’abbigliamento e di calzature in piazza dei Martiri.

che tristezza!

41
Posillipo: il paradiso terrestre

posillipo già dal significato del nome, “tregua del dolore”, infonde se-
renità e dolcezza, accoppiando le bellezze naturali al lavorio dell’uomo,
la feracità della terra alla varietà dello scenario, il mistero del mito ai ri-
cordi storici.
l’ultimo grande cantore di napoli, Salvatore di giacomo, ha espres-
so nel modo più alto il fascino di questo splendido promontorio nella
sua canzone A Marechiare, i cui versi immortali ci fanno assistere al
sorgere della luna su di un mare pervaso da un senso panico di amore e
di gioia:

Quanno sponta la luna a Marechiare


Pure li pisce fanno all’ammore,
se revoteno ll’onne de lu mare,
pe’ la priezza cagneno culore,
quanno sponta la luna a Marechiare…

in questo canto dolcissimo, ammaliante come quello antichissimo del-


le sirene omeriche, è tutto il meraviglioso incantesimo della costa e del
mare di posillipo. Un mare che ha visto il suo orizzonte solcato da navi
appartenenti a tante civiltà diverse: dalle triere greche alle poliremi roma-
ne, dai vascelli corsari alle galee, dalle fuste alle caracche, dalle caravelle
ai galeoni ed alle fregate, fino agli anni più vicini quando la prima dome-
nica di maggio, tra le baie del cenito e Mergellina, gli equipaggi dei cir-
coli nautici si contendevano in una tiratissima volata la prestigiosa coppa
lysistrata, la più antica del canottaggio italiano.
in pochi chilometri di costa si reperiscono tutti i tipi di confine con il
mare: dalle spiagge stabili a quelle mobili, in preda ai capricci del bradisi-
smo e delle maree, dalle rocce a picco sul mare, che penetra invadendo le
grotte, fino alle piattaforme di tufo che si accoppiano con le onde in tem-
pesta.
42
la flora ricca e ben conser-
vata associa i pini mediterranei
ai lecci maestosi, le palme agli
acanti, le agavi selvagge e car-
nose ai cespugli ubiquitari di
fico d’india.
i silenziosi banchi di tufo vi-
dero, dopo le dimore romane, le
case dei pescatori e le ville dei
ricchi, gli edifici degli ordini re-
ligiosi, le residenze sfarzose dei Fig. 1 - Jacques estroso fotografo
signori rinascimentali, dei vice-
ré, della nobiltà borbonica, fino
all’arrivo di facoltosi stranieri che verso la fine del Settecento cominciaro-
no a giungere numerosi, attratti dallo splendore dei luoghi e dalla mitezza
del clima in una sorta di ideale prosecuzione del gran tour.
Questi stranieri contribuirono all’affermarsi delle più diverse correnti
architettoniche, che trovarono esempi tra le dimore di posillipo: dal neo-
classico al neogotico, dal neoromantico al neorinascimentale fino al liberty.
Anche la nascita della Scuola di posillipo, un’espressione pittorica di
grande fama, fu propiziata dalla presenza di un nucleo cospicuo di stranie-
ri, tutti appassionati delle bellezze artistiche e paesaggistiche del luogo.
Fu il Van Wittel nei primi anni del Settecento ad introdurre per primo a
napoli un modo di dipingere non più ispirato al paesaggio fantastico,
bensì alla rappresentazione realistica dei luoghi, ripresa en plein air con il
contatto diretto tra l’artista e la veduta.
Successivamente fu il pitloo a dare inizio alla Scuola di posillipo, che
vide tra i suoi adepti artisti del calibro di giacinto gigante e Vianelli, du-
clére e consalvo carelli.
Molti di questi pittori abitarono a posillipo ed avevano, come suol dir-
si, casa e bottega, panorama da riprendere e clienti stranieri pronti ad ac-
quistare i loro prodotti.
le ricchezze archeologiche sono in gran parte sconosciute ai napoleta-
ni. Quanti di essi conoscono la misteriosa grotta di Seiano o hanno mai
sentito parlare del grandioso teatro della gaiola? Solo di recente la grotta
restaurata è stata restituita ai napoletani che hanno cominciato a visitarla,
43
scoprendo stupefatti l’intatta bellezza della cala di trentaremi, la sugge-
stione del percorso nella penombra della cripta fino alla luce della ver-
deggiante valletta della gaiola, la imponente mole del teatro, il paesaggio
straordinario del golfo che si domina dal porticato accanto all’odeon.
posillipo potrebbe costituire con i suoi panorami mozzafiato, con i
suoi luoghi antichi, con le sue strade larghe e senza traffico una valvola di
sfogo, anche per poche ore, dei napoletani, incattiviti dal contatto con il
centro caotico della città, degradato ed imbarbarito, violento e rumoroso.
la parte alta di posillipo, corrispondente a via Manzoni, è quella che
più ha subito l’attacco dell’uomo, che l’ha in parte trasformata in una pe-
riferia del Vomero. Ma il fascino del luogo era tale che, nonostante le nu-
merose edificazioni, la vivibilità si è conservata più alta che nel resto del-
la città.
Via Manzoni si snoda tra la veduta del Vesuvio e quella di pozzuoli e
dei campi Flegrei. All’inizio della strada vi è Villa patrizi, nella quale si
trova un teatro che costituisce il più importante esempio di sala di spetta-
colo privata del Settecento in italia meridionale, purtroppo di recente
danneggiata da un incendio, mentre nel suo parco troneggiano secolari al-
cuni cipressi cantati da August von platen.
proseguendo nel casale di Villanova vi è la chiesa di Santa Maria della
consolazione dalla spettacolare pianta esagonale, realizzata nel 1737 dal
Sanfelice, regno incontrastato per oltre cinquanta anni del leggendario
parroco giuseppe capuano, morto in odore di santità.
Verso l’incrocio con via petrarca, poco dopo un albero plurisecolare
del quale i movimenti della terra hanno messo a nudo le enormi radici, si
trova la cinquecentesca torre Ranieri, eretta a presidio del golfo dalle in-
cursioni turche ed in riferimento strategico con il castello di Baia, che si
intravede all’orizzonte. Sulla destra un castelletto neogotico dove sog-
giornò enrico caruso e per un tempo il podestà di napoli.
Via Manzoni è strada relativamente moderna, ma non priva di attività
artistiche e culturali. la prima è costituita dallo studio di Jacques (fig. 1),
estroso personaggio, creatore a napoli della foto artistica, che tanto suc-
cesso ed imitatori ha avuto negli anni successivi. Attraverso un procedi-
mento segreto che egli ci accenna nel suo slang misto di italiano, napole-
tano, francese, inglese, tedesco ed olandese che contraddistingue la sua
figura cosmopolita, riesce ad infondere alle sue foto su tela di grande for-
44
mato l’aspetto di un quadro che,
con tanto di cornice, il cliente può
appendere alla parete del salotto,
certo di fare bella figura con gli
amici e di arredare elegantemente
un ambiente.
giunto quaranta anni fa a na-
poli in viaggio di nozze, Jacques
si è innamorato della città per cui
l’avventura con la moglie Yvonne
si concluderà nel sole, invece che
nelle nebbie del tamigi. egli è il
fotografo ufficiale della regina di
inghilterra nelle sue visite in italia
e membro di importanti associa-
zioni fotografiche internazionali.
nelle sue foto d’autore su tela in-
troduce una calda visione mediter-
ranea, in stridente contrasto alla
Fig. 2 - Marco medita lo scacco matto staticità formale della ritrattistica
vittoriana. Un’altra magia di Jac-
ques è il restauro delle foto anti-
che che, ingiallite e spesso sgualcite, riacquistano come per un misterioso
incantesimo la lucentezza e la vivacità del colore.
la tranquillità della strada, con il suo panorama che tiene costante-
mente desta l’ispirazione, ha favorito negli ultimi decenni il lavoro artisti-
co del sempre giovane Maurizio Valenzi, classe 1909, più noto come ex
sindaco che come pittore, ma in questa veste abilissimo ed ancora attivo.
negli ultimi anni, libero dagli impegni politici, l’artista ha intensifica-
to il suo lavoro di pittore sperimentando anche nuove tecniche.
“napoli è nel mio cervello dalla mattina alla sera” ci confida Valenzi “
il golfo è la dietro i vetri delle mie finestre, ho visto mutare le sue luci,
cambiare lentamente il panorama, ma la cosa che più mi attrae è la gioia
di una regata. la mattina quando mi alzo e passo davanti alla stanza dove
sono i colori e le tele mi viene una maledetta voglia di chiudermi dentro e
dimenticare tutto il resto”.
45
nel salotto troneggia un qua-
dro dal quale l’artista non si è
voluto dividere a nessun prezzo
perché raffigura il figlio Marco
(fig. 2), abile giocatore di scac-
chi, intento a risolvere una posi-
zione ostica ed intricata.
Valenzi ha dedicato molte
delle sue energie alla grafica ed
i suoi disegni possiamo trovarli
Fig. 3 - Le tre Grazie a prezzi abbordabili presso
l’Ariete, galleria nata da trenta
anni e famosissima per le sue
cornici, di ogni stile, formato e prezzo, frutto di un artigianato apprezzato
e richiestissimo.
Bottega a gestione familiare
sorta per l’impegno dei coniugi
todaro, affiancati dalle tre fi-
glie Valeria, Fiorella e gabriel-
la, fanciulle di eterea bellezza
(fig. 3), note nel quartiere come
le tre grazie è specializzata
nel restauro di dipinti e di mo-
bili dell’ottocento. essa propo-
ne inoltre un repertorio amplis-
simo di stampe antiche e goua-
ches a prezzi incredibili, non-
ché oggettistica di old Shef-
field.
tele di autori moderni com-
pletano l’offerta della galleria
che aumenta ogni anno il rag-
gio della sua attività, la cui
punta di diamante è costituita
dalle mostre periodiche di pit-
tori contemporanei. nomi fa- Fig. 4 - Sorriso malizioso

46
mosi come Spinosa, treccani,
girosi e tanti altri sono transi-
tati per l’Ariete prima di spic-
care il volo verso la fama ed il
successo.
poco più avanti, in una splen-
dida dimora, vi era la casa atelier
di un pittore, specialista in pae-
saggi e nelle atmosfere sfumate
alla maniera degli impressioni-
sti, molto curato nell’aspetto
cromatico reso sulla tela con
grande sensibilità e notevole
vivacità. nella ritrattistica era
insuperabile nell’abbozzare con
poche e rapide pennellate il ca-
rattere della persona raffigura-
ta, dopo un’accurata introspe-
zione psicologica. la sua nota
distintiva era l’attitudine a co-
Fig. 5 - Torre Ranieri
gliere, quasi a sorprendere i
tratti distintivi di un volto, riu-
scendo da una traccia anche piccola a scoprire, con un’analisi minuziosa
e spietata, il mistero del personaggio, come si evince dal suo capolavoro:
il ritratto sornione e malizioso dell’adorato nipote gian Filippo (fig. 4).
Sulle ultime curve di via Manzoni sorge uno splendido maniero in sti-
le neogotico, un falso architettonico potrebbe obiettare qualche purista,
senza dubbio, ma il castello de Vita, dal nome degli attuali proprietari,
possiede un fascino misterioso e ben si sposa con l’atmosfera bucolica
che impronta questo ultimo tratto di strada, poco prima dell’incrocio con
la storica torre Ranieri (fig. 5).
Alle spalle della villa un’enorme tenuta in cui i proprietari, dopo una
lunga scelta tra selezionati vitigni, hanno creato il vino doc don Filippo,
che dalla prossima vendemmia sarà il giusto corollario della mensa di po-
chi fortunati. le sale del castello, viceversa, non sono frequentate da po-
chi eletti, bensì grazie ad un’illuminata scelta imprenditoriale dei de Vita,
47
almeno per un giorno, in occa-
sione di feste e sponsali, diven-
tano il sogno proibito per tante
persone di tutte le età.
Alle soglie del parco Virgi-
liano, in via pascoli si trova il
laboratorio di ceramica le nuo-
ve terre di Silvana panadisi (fig.
6), una gentile signora cromoso-
Fig. 6 - Laboratorio di ceramica micamente trentina ma, e ci tie-
ne a sottolinearlo, napoletana di
adozione.
la figlia paola Margherita, diplomata all’Accademia di Belle Arti,
collabora con la madre dirigendo dei corsi di ceramica, scultura e disegno
artistico. il laboratorio, frequentato da numerosi allievi, predilige la lavo-
razione dell’argilla.
tra i numerosi prodotti posti in vendita, gli articoli che incontrano più
successo sono i vasi di varie fogge e dimensioni, di terre refrattarie, desti-
nati al giardinaggio e l’oggetti-
stica di graffito su smalto a due
colori. la signora panadisi, af-
fabile conversatrice, difende
l’indirizzo culturale del suo la-
boratorio che rifugge dal facile
cromatismo squillante e predi-
lige la severità dello smalto bi-
colore.
e siamo all’ultima tappa di
questo itinerario artistico: la
fonderia gemito (fig. 7) di Fig. 7 - Fonderia Gemito
piazza San luigi di Francesco
guerritore, pronipote, per parte di madre, del celebre artista, dove in una
suggestiva caverna scavata nel tufo, di generazione in generazione, si tra-
mandano le tecniche che produssero tanti capolavori. circondati da un
ampio giardino popolato di gatti, gli artigiani lavorano alacremente, uti-
lizzando calchi originali. il lavoro d’equipe presuppone una divisione dei
48
ruoli: abbiamo così l’operaio formatore, il fonditore ecc., con tutte le dif-
ficoltà di ricambio per la perenne crisi delle vocazioni artigianali e per la
circostanza che l’istituto d’Arte a napoli trascura l’insegnamento della
tecnica a cera persa e predilige la lavorazione dell’argilla.
la fonderia oltre al bronzo lavora anche l’argento ed i suoi prodotti
trovano il loro sbocco preferenzialmente negli Stati Uniti e nel giappone,
dove irradiano la fama di colui che fu il nostro più grande scultore del-
l’ottocento: Vincenzo gemito.

(foto di Mario della Ragione)

49
La scuola di Posillipo ed il mito dell’armonia perduta

All’epoca del grand tour napoli era una delle mete predilette dai viag-
giatori europei e tra questi vi erano anche molti pittori alla ricerca di pa-
norami da riprendere, ma soprattutto del sole, del mare e di una luce
particolarissima che mutava, ora dopo ora, la prospettiva e la stessa natura
delle cose da fissare sulla tela.
nei primi decenni dell’ottoceto la capitale borbonica esercitava una
duplice attrazione sugli intellettuali e sugli artisti grazie al fascino dell’in-
comparabile bellezza del suo golfo ed al fascino di un’antica civiltà ripor-
tata alla luce di recente con eccezionale abbondanza di reperti. ed a
riempire di umanità quello spettacolare scenario naturale e quel vetusto
emporio di arte, che continuava sorprendentemente a svelarsi giorno dopo
giorno, vi era la solare esube-
ranza dello spirito partenopeo.
da sempre inserita come
tappa fondamentale nell’itinera-
rio neoclassico, la città magne-
tizzò anche l’interesse dei
paesisti di ispirazione romantica
da turner a corot e, aldilà di
questi nomi famosi, tutta una
pletora di francesi, tedeschi, in-
Fig. 1 - Pitloo - Veduta di Amalfi glesi, svizzeri ed in generale di
Napoli collezione della Ragione nordici, abbacinati dalla potenza
della luce. tra questi, tolto qual-
che artista inclinato ad un vedu-
tismo documentario da cartolina, tutti si attennero ad una colorata
topografia di vaga ascendenza vanvitelliana ovvero ad un paesismo condito
di motivi pittoreschi, che riproponevano in termini piuttosto esteriori gli
attributi romantici del paesaggismo napoletano settecentesco, derivato dalla
lezione di Salvator Rosa e di Micco Spadaro.
da questa folla poliglotta, intenta a rispondere ad una richiesta turistica
50
sempre più pressante, si stacca la figura di Antonio Sminck van pitloo, un
olandese, divenuto napoletano a tutti gli effetti, che insegnò ai locali a di-
pingere il paesaggio dal vero. egli fu un abile eclettico e seppe ricondurre
verso le categorie del piacevole, dello scenografico e del pittoresco il pae-
saggio del turner, del constable e di corot, quasi intendesse accordarlo ai
paesaggi ellenistici delle case di ercolano e pompei. Una riuscita formula
di alleggerimento che ebbe molta fortuna e che introdusse a napoli, con
singolare precedenza rispetto agli altri centri italiani, la nozione di impor-
tanti fatti europei, contribuendo così a liquidare i ritardatari neoclassici e
ad orientare verso una più fresca scioltezza i nuovi intenti romantici. il pi-
tloo riuscì a suscitare a napoli
quella particolare atmosfera sti-
listica, tutt’altro che priva di fa-
scino, che i contemporanei
vollero contrassegnare ironica-
mente con la definizione di
Scuola di posillipo e che influì
profondamente sulla forma-
zione del maggior paesista na-
poletano delle prima metà del
secolo: giacinto gigante.
Anche degas, prima di dedi-
Fig. 2 - Nicola Palizzi - Veduta di Paestum
carsi anima e corpo ai tutù va-
Napoli collezione della Ragione
porosi delle ballerine, era stato
in città dal 1858 al 1860, mentre
nel 1874 giunse all’ombra del Vesuvio Mariano Fortuny, dallo stile leggero
e brillante.
napoli dopo l’Unità d’italia non fu più una protagonista tra le capitali
europee, ma rimase all’avanguardia con le novità artistiche che venivano
dall’estero e riuscì ad imporre i suoi pittori anche a parigi.
Si configurò una vera e propria scuola basata su una pittura accattivante
e disimpegnata, alla quale si convertirono anche molti artisti, in precedenza
famosi per quadri impregnati di crudo verismo o dedicati ad esaltare epi-
sodi storici.
con la caduta dei Borbone e l’annessione al nuovo regno monopolizzato
dai Savoia, la città si trovò a dovere interpretare un ruolo di provincia e la
51
sua borghesia non si trovò più rappresentata in quei grossi dipinti storico
patriottici che adornavano i salotti più eleganti.
il ruolo di ex capitale di un regno con nove milioni di abitanti, in gran
parte analfabeti, contrastava con una città dove si stampavano ottanta pe-
riodici, vi erano più teatri che a parigi, l’università annoverava docenti pre-
stigiosi e la nobiltà e la borghesia, colte e cosmopolite, erano la punta di
un iceberg che poggiava su una massa di povertà ed ignoranza.
i principali pittori: Morelli, Michetti, Migliaro, dalbono con decine di
imitatori e seguaci, spesso anonimi ed imitatori fino al falso dello stile dei
maestri, creano una formula di successo, assemblando un verismo super-
ficiale con un’esaltazione del folclore e della tradizione, grondante di pe-
scatori e popolane, immersi in un’atmosfera allegra e spensierata, resa con
pennellate vivaci ed una tavolozza smaltata ed iridescente. non mancano
scugnizzi impertinenti ed animali da cortile, a scimmiottare un’Arcadia
idilliaca, agognata ma irraggiungibile.
Questa pittura sgargiante dai colori luccicanti unì i gusti della nobiltà e
del popolino, piaceva agli uni e agli altri, nella stessa misura e negli stessi
anni durante i quali la canzone napoletana, prorompente e retorica, racco-
glieva applausi da tutte le classi sociali, in italia ed all’estero.
Sono gli anni in cui si sviluppa il mito dell’armonia perduta, l’antica il-
lusione, fallace quanto tenace, che imprigiona da sempre napoli, propa-
gandata da scrittori ed intellettuali, che attraverso libri e convegni
vorrebbero farci credere ad un’Arcadia resa infelice da lazzari ignoranti
asserviti alle mire del potere.
Questo sogno dai contorni di fiaba è raffigurato con tinte idilliache nei
dipinti della Scuola di posillipo e dell’annacquato verismo di fine otto-
cento e questi sono non a caso i quadri ancora presenti a rappresentare una
sorta di status symbol nelle case che contano all’ombra del Vesuvio. Ma
in verita si tratta di un incubo, che annichilisce ogni speranza di palingenesi
della città e la rende incapace di pensare seriamente al suo futuro, in sor-
prendente coincidenza con un dialetto, assurto a piena dignità di lingua,
che esclude questo tempo dalla sua sintassi.
l’eden vagheggiato da artisti e narratori non è mai esistito al di fuori
della rappresentazione oleografica ai limiti con l’agiografia, né mai è esi-
stito un popolo in grado stemperare i propri interessi in una visione di bene
comune. Vicevera e purtroppo a scandire la storia di napoli è stato il per-
52
corso distaccato di due mondi
paralleli: la plebe e l’aristocra-
zia. nei secoli entrambi sono
cambiati senza cambiare le loro
traiettorie divergenti.
napoli paga lo scotto della la-
titanza di una borghesia impren-
ditoriale, che sappia investire
nella produzione e sappia ridise-
gnare la propria cultura conser-
vatrice e nello stesso tempo di
una classe operaia e lavoratrice, Fig. 3 - Teodore Duclere - Veduta di Napoli
Napoli collezione della Ragione
che sia in grado di essere parte
attiva in un programma di svi-
luppo dell’economia.
il risultato nefasto è una civiltà costretta a sopravvivere con l’assisten-
zialismo statale, con mille truffe e sotterfugi e destinata ad implodere fra-
gorosamente se dovesse realmente realizzarsi un federalismo fiscale.
napoli è da tempo priva di centri decisionale e vede la sua ricchezza
concentrata nelle tasche dei ceti professionali o redditieri, dediti per inve-
terata abitudine all’accumulo infruttifero e non all’investimento, che pre-
feriscono il tranquillo buono postale, che sopperisce agli sperperi di uno
Stato inadempiente e parassitario, ai titoli azionari, che fungono da volano
delle industrie. Ma soprattutto negli ultimi decenni una smisurata quantità
di ricchezza è stata accumulata dalla criminalità organizzata, il cui potere
è così notevolmente aumentato, al punto da dettare regole ed essere parte
in causa in tutte le più importanti decisioni.
eppure napoli è stata sempre l’unica città che ha visto convivere, fianco
a fianco, nello stesso quartiere e nello stesso palazzo, ricco e povero, si-
gnore e plebeo e questa vicinanza urbanistica avrebbe potuto costituire un
propellente capace di sprigionare quella carica di energia vitale necessaria
al cambiamento. Ma ciò è avvenuto unicamente nella musica, nel teatro e
nell’arte, mai nell’economia e nel sociale e per questo che napoli ed i na-
poletani continuano a vivere costretti in un opprimente presente senza saper
ipotizzare un decente futuro.

53
Un gioiello poco noto: la chiesa
di S. Maria della Consolazione a Villanova

Fig. 1 - Napoli, chiesa di S. Maria della Consolazione a Villanova (facciata)

nel casale di Villanova vi è la chiesa di Santa Maria della consolazione


(fig. 1) dalla spettacolare pianta esagonale, realizzata nel 1737 da Ferdi-
nando Sanfelice, regno incontrastato per oltre cinquanta anni del leggen-
dario parroco giuseppe capuano, morto in odore di santità.
Una chiesa di grande interesse, fuori dagli itinerari turistici e scono-
sciuta anche ai cultori del nostro patrimonio artistico, frequentata solo dai
fedeli, tra i quali le mie zie: giuseppina, da poco centenaria, elena e Adele
ed alla quale sono particolarmente affezionato, perché il parroco di cui
54
sopra era un mio pro zio e fra cento anni o poco più mi piacerebbe si cele-
brasse il mio funerale.
l’interno (fig. 2) è allegro, molto luminoso e sembra sollecitare una
preghiera di ringraziamento più che una supplica. ha una storia alle spalle,
ma soprattutto un segreto da svelare.

Fig. 2 - Napoli, chiesa di S. Maria della Consolazione a Villanova (Interno)

la storia è semplice e lineare: eleonora piccolomini, principessa di


Bisignano, nel 1488 fece erigere nel suo fondo una cappella. in seguito
nel 1537, a seguito di lasciti e donazioni, venne unita a due chiesette in
rovina poco distanti: San giovanni Battista fuori porta posillipo, già
proprietà dei guindazzo, donata agli Agostiniani intorno al 1500 e San
pietro.
la chiesa attuale sorge dunque da questo incontro e ne fa fede un pre-
gevole bassorilievo di scuola del donatello, conservato in sacrestia, datato
1510, che raffigura la Madonna tra San giovanni Battista e San pietro.
55
la veste attuale prese corpo poi nel 1737, dopo i danni causati da un
terremoto, ad opera del celebre architetto già citato, il quale da tempo era
impegnato con gli Agostiniani nella realizzazione del convento di San gio-
vanni a carbonara.
il risultato entusiasmò il de dominici il quale affermò: “che prospetto
così vago e accordato, più bello non si può desiderare”. infatti il Sanfelice
adottò una soluzione rivoluzionaria per quell’epoca, collocando su sei pi-
lastri, nell’interno esagonale con tre finestroni, un’unica struttura di coper-
tura con tre capriate in legno, una finta volta incannucciata e tegole.

Fig. 3 - Napoli, chiesa di S. Maria della Consolazione a Villanova (stucchi della volta)

la facciata, col corpo centrale aggettante fra due rientranti, preannuncia


l’andamento planimetrico interno e sicuramente fu modificata nel corso
del restauro cui seguì la consacrazione nel 1853, per cui dello stile dell’ar-
chitetto non conserva che il finestrone.
l’interno rappresenta invece un accattivante esempio di spazio, molto
luminoso, modellato da forme geometriche ossequiose della lezione del
56
Borromini. Si può osservare un alternarsi di pareti piane e di pareti curve
che sottolinea il dinamismo plastico accentuato dalla presenza della dop-
pia parasta, in modo che l’ordine architettonico accompagni il disegno
planimetrico delle pareti: anche la trabeazione, allora, si incurva per ac-
cogliere la calotta che completa la piccola abside. Ampi finestroni inon-
dano di luce l’ambiente illuminando i delicati stucchi (fig. 3), di alta
qualità e di gusto rococò, che decorano la bella volta esagonale, il cui di-
segno geometrico è accentuato dai bianchi costoloni che si affiancano
sulle vele grigie.

Fig. 4 -Napoli, chiesa di S. Maria della Consolazione a Villanova (Altare)

A completare l’insieme concorreva il pavimento, in cotto e ceramica,


non più presente e l’altare maggiore (fig. 4) in lussureggianti marmi poli-
cromi, sovrastato da un’opera proveniente dalla chiesa precedente: una ta-
vola della prima metà del cinquecento, raffigurante la Madonna col
Bambino (fig. 5-6).
Alla vecchia chiesa appartengono anche i bassorilievi marmorei del la-
57
Fig. 5 - Napoli, chiesa di S. Maria della Consolazione a Villanova
(tavola cinquecentesca)

vabo conservato in sacrestia, ricomposti nell’attuale contesto nel 1575, ma


risalenti ai primi anni di quel secolo.
Al momento della ricostruzione sanfeliciana risalgono i due spettacolari
pendant eseguiti da paolo di Majo, che accolgono gioiosamente il visita-
tore. essi raffigurano la natività (fig. 7) e la Madonna col Bambino con i
santi Agostino, Monica, gennaro ed Antonio. ignorati nell’unica mono-
grafia sul pittore, scritta dall’illustre studioso Mario Alberto pavone, sono
due autentici capolavori, eseguiti negli anni in cui l’artista lavorava presso
58
Fig. 6 -Napoli chiesa di S. Maria della Consolazione a Villanova
(tavola cinquecentesca)

la bottega del Solimena, quando questi era intento ad approfondire la sua


esperienza in senso classicista. essi sono la testimonianza della predile-
zione del di Majo per formule geometrizzanti e la ripresa di elementi cul-
turali neocinquecenteschi, in opposizione alle contemporanee proposte di
domenico Antonio Vaccaro. l’adesione del pittore alle direttive ecclesia-
stiche, volte a depurare le immagini sacre da ogni pur minimo carattere di
laicità e interessate alla diffusione del culto mariano, si manifesta piena-
mente nei due dipinti in esame.
59
Fig. 7 - Paolo di Majo - Nativitá
Napoli chiesa di S. Maria della Consolazione a Villanova

del 1639 sono due pannelli ad olio conservati ai lati dell’altare, en-
trambi siglati ed uno datato. A grandezza naturale rappresentano Sant’Ago-
stino (fig. 8) e San giovanni Battista (fig. 9). di mediocre qualità, mostrano
l’artista suggestionato dalle coeve esperienze di ambito iberico, soprattutto
il Battista ricorda in qualche aspetto le affilate impostazioni disegnative di
zurbaran . influsso della cultura spagnola che ritroveremo ancora in alcune
delle tele del Marullo, come nella pesca miracolosa, nella quale è tangibile
lo stile del greco nella definizione delle figure allungate e spigolose.
60
Fig. 8 - Giuseppe Marullo Fig. 9 - Giuseppe Marullo
S. Agostino - siglato e datato 1639 - S. Giovanni Battista - siglato
Napoli chiesa di S. Maria Napoli chiesa di S. Maria
della Consolazione a Villanova della Consolazione a Villanova

dopo la storia e la descrizione dei dipinti passiamo a rivelare il segreto


che nasconde la chiesa e che venne scoperto in occasione del terremoto
del 1980, quando una parte del pavimento crollò, mettendo in mostra an-
tiche mura, così descritte in una relazione che abbiamo reperito tra polve-
rose carte nell’archivio della Soprintendenza: “parte di una pavimentazione
in cotto maiolicato e in marmo di età quattrocentesca, resti di murazione
61
intonacata, frammenti di lesene cinquecentesche scolpite” e ancora deco-
razioni parietali che conservano il colore ed una lapide marmorea con
stemma e sedile di pietra (fig. 10). Sulla tomba si legge chiaramente ioan-
nes neapolitanus … 1545. Finalmente una data certa, oltre al pavimento
della cripta simile a quello cinquecentesco della chiesa di San giovanni a

Fig. 10 - Napoli chiesa di S. Maria della Consolazione a Villanova (cripta)

carbonara(entrambe dell’ordine degli Agostiniani), sappiamo che gio-


vanni napolitano giace lì dal 1545 e da una trentina d’anni in buona com-
pagnia, perché quando nel 1982 i lavori di consolidamento misero alla luce
una ventina di scheletri provenienti da una fossa comune, il parroco di al-
lora, don enrico, volle dar loro una più onorata sepoltura, mettendoli nella
tomba del napoletano privilegiato, una decisione misericordiosa in aperto
contrasto con le usanze secolari, che hanno sempre previsto un ossario co-
mune per i poveri ed il monumento funebre per il nobile o quanto meno
per il ricco.
62
nella pianta carafa del 1775
sono già ben visibili i villaggi di S.
Strato, portaposillipo e Villanova
ed il percorso dell’attuale via del
Marzano, all’epoca chiamata Ma-
lefioccolo. poco è cambiato da al-
lora, una certa atmosfera paesana
sopravvive in queste stradine e
nella piccola piazza antistante la
chiesa di Villanova, mentre da
sempre il parroco, che conosce
tutti, termina il suo ufficio con la
frase: “la Messa è finita, andate in
pace e buona serata”.
consigliamo, dopo la visita
alla chiesa, percorrendo alcune
centinaia di metri, di fare la co-
noscenza di un luogo mitico: il
canalone, del quale molti napo-
letani hanno sentito parlare,
Fig. 11 - Napoli, inizio del Canalone
pochi sanno localizzarlo, quasi
nessuno lo ha mai percorso.
per me esso era leggendario
perché mia madre, da bambina, siamo negli anni Venti del secolo scorso,
lo scendeva e saliva ogni giorno per andare a scuola, cosa impensabile oggi
che non facciamo un passo per nessun motivo, condannandoci anzi tempo
ad obesità ed arteriosclerosi.
Questo tortuoso tragitto (per il tuttocittà Salita Villanova) mette in co-
municazione via Manzoni con via posillipo, attraversando da sotto via pe-
trarca all’altezza della chiesa dei gesuiti.
il primo tratto (fig. 11) è a gradoni, che dolcemente scendono a valle,
costeggiando lussureggianti giardini dove il tempo pare si sia fermato, il
secondo (fig. 12) è una serie di ripidi scalini che in un battibaleno condu-
cono all’arrivo.
per tutta la passeggiata, che dura non più di quindici minuti, scorci di pa-
norama mozzafiato ed angoli bucolici inaspettati. Bisogna però tollerare un
63
po’ di rovi ed un po’ di spazzatura
portata dalla pioggia, ma di mon-
nezza, almeno in questi ultimi tempi,
forse ne troviamo altrettanta nella ele-
gante e centralissima via dei Mille.
Questa originale passeggiata ha
costituito l’ultimo appuntamento
della stagione 2008 per gli Amici
delle chiese napoletane, i quali,
dopo lo scarpinetto si rifocillarono
abbondantemente, a prezzo fisso, in
un famoso ristorante, brindando alla
cultura, osannando il presidente (il
sottoscritto) e dandosi appunta-
mento a settembre per un nuovo
ciclo di visite delle bellezze napole-
tane; purtroppo hanno dovuto atten-
dere 7 anni prima di godere di
Fig. 12 - Napoli, parte finale nuovo, apprendendo con gioia le
del Canalone bellezze della nostra amata napoli.

64
Come era bella Villa Beck

parlare di uno stabilimento bal-


neare del passato con una punta di
malinconia può sembrare fuori luogo
in un momento storico per napoli
caratterizzato da una vera e propria
caporetto sul fronte della balnea-
zione, dalla mappatella beach di via
caracciolo alla spiaggia di coroglio,
trasudante in egual misura di Fig. 1 - Villa imperiale
amianto e monnezza, mentre l’acqua
dove immergersi varia tra il giallo ed
il marrone, a cui si aggiunge in superficie una schiuma non biodegradabile
accompagnata da bottiglie di plastica di marche italiane ed estere.
eppure pochi decenni fa la situazione era ben diversa e la villeggiatura
inutile anche per le famiglie benestanti che potevano tranquillamente ba-
gnarsi a pochi passi di casa.
Ma torniamo a Villa Beck, oggi Villa imperiale e spostiamoci indietro
ai primi anni Sessanta quando la frequentavo “dal mare”, tuffandomi dagli
scogli di Marechiaro e raggiungendola con vigorose bracciate. Una abitu-
dine virtuosa che negli anni successivi mi permise di diventare affezionato
cliente, a luglio ed agosto, della celeberrima canzone del mare di capri,
partendo dalla scogliera di Marina piccola.
All’epoca Villa Beck era affollata dal fior fiore della gioventù bene di
posillipo e via dei Mille, si potevano ammirare le più belle ragazze della
città, assiepate sugli scogli in posizioni strategiche sin dalle prime ore del
mattino, a mostrare grazie naturali nascoste gli altri mesi dell’anno. e non
vi erano trucchi, la chirurgia estetica era di là da venire, per cui se il seno
era procace ci si poteva fidare. Si stringevano amicizie ed il tempo trascor-
reva veloce, tra un bagno di sole ed uno nelle acque ancora fresche e lim-
pide, nelle quali si potevano distinguere le sagome sfuggenti di pesci di
varie dimensioni.
65
ho cercato di fare
qualche ricerca storica
sulla nascita dello stabili-
mento e se funzionasse
durante il Ventennio, ma
ho incontrato grosse diffi-
coltà, pur interrogando le
mie zie nonagenarie giu-
seppina, elena e Adele,
frequentatrici negli anni
trenta del limitrofo lido
Marechiaro. Mi hanno as-
Fig. 2 - Palazzo degli spiriti sicurato che sugli scogli
posti dopo la casa degli
spiriti non hanno mai visto anima viva e neppure i fantasmi che secondo
la leggenda presidiano i luoghi da 2000 anni.
l’origine del nome potrebbe derivare da Villa Bechi, citata in un testo
ottocentesco da Alvino o da due non ben identificate sorelle Beck, forse di
origine teutonica, proprietarie dei terreni a monte della scogliera nei primi
anni del novecento. invito chi ne sapesse di più a contattarmi.
e veniamo ai nostri giorni: oggi il nome è cambiato in Villa imperiale
ed è diventato, grazie alla famiglia Varriale, che lo amministra da quasi 25
anni, il lido più caro e più accogliente della città. da tempo è sorta una ac-
cogliente piscina per placare le ansie natatorie di coloro che non si fidano
delle oscure acque marine e l’età media dei frequentatori è salita di mezzo
secolo. Sui lettini posti ad un passo dalle onde troneggiano antiche matrone
dalla voce altisonante, che si raccontano vicendevolmente a tutte le ore
pettegolezzi di vario genere, pochi i bambini impegnati a trastullarsi in pi-
scina, completamente scomparsa la generazione intermedia, quella dai
venti ai cinquanta anni.
l’attrazione maggiore è costituita dal bar ristorante, a picco sul mare,
dove si svolgono eventi e ricevimenti da favola, costituendo una location
ambita per sponsali, comunioni e genetliaci.
tutti lo conoscono, almeno di fama, una ristretta elitè può frequentarlo
in tempi di crisi economica ed è un vero peccato.

66
Il mausoleo Schilizzi, una potenziale attrazione turistica

Fig. 1 - Mausoleo Schilizzi

Abito da mezzo secolo a posillipo, ma solo ieri sono riuscito a visitare


il mausoleo Schilizzi, l’originale monumento funebre in stile egizio, con
annesso parco, che, con piccoli lavori di manutenzione, potrebbe trasfor-
marsi in una interessante attrazione turistica, oltre a costituire un corrobo-
rante polmone di verde per la popolazione alla disperata ricerca di giardini
dove trascorrere ore liete.
Sul finir dell’ottocento doveva essere la tomba di una ricca famiglia li-
vornese, ansiosa di gareggiare con i più potenti faraoni, è divenuto poi da
decenni un sacrario in memoria dei tanti giovani che hanno sacrificato la
67
vita per la patria nel corso della 1° guerra mondiale. il panorama è mozza-
fiato, con capri in primo piano, gli alberi maestosi, i prati numerosi, senza
considerare la calma serafica che emana da un luogo di memorie, che in-
duce alla meditazione.
cosa aspettano le istituzioni con una spesa modesta a restituirlo degna-
mente alla fruizione di indigeni e forestieri?
Fin qui abbiamo riportato il testo di una lettera che abbiamo inviato ai
giornali napoletani con la speranza di smuovere le torbide acque della bu-

Fig. 2 - Primo piano

rocrazia. Vogliamo ora aggiungere qualche notizia storica per gli appas-
sionati delle ricchezze culturali ed artistiche napoletane.
la monumentale tomba inserita in uno splendido parco, dotata di una
maestosa scalinata e di uno scorcio di panorama indimenticabile, fu costruita
alla fine dell’ottocento per volere di Matteo Schilizzi, un banchiere livor-
nese attivo in città quando napoli era una capitale europea del commercio,
il quale voleva una sontuosa sepoltura per il fratello Marco, scomparso pre-
maturamente e per i suoi discendenti. incaricò dell’opera l’ingegnere Al-
68
Fig. 3 - Chiesa interna

fonso guerra, che si adoperò alacre-


mente per circa 10 anni, ma dovette poi
sospendere i lavori per il sopravvenuto
disinteresse del committente.
in seguito, grazie all’interessamento
della contessa Martinelli, sarà il figlio
dell’ingegnere guerra, camillo, a com-
pletare l’edificio, che verrà destinato a
partire dal 1929 ad ara votiva per i caduti
della patria. dopo quelli della grande
guerra, trasferiti da poggioreale, arrive-
ranno quelli della 2° guerra mondiale e
delle Quattro giornate di napoli. A lungo
e si vede ancora la nicchia, ma è vuota,
ha riposato in eterno Salvo d’Acquisto,
prima che i suoi resti mortali fossero tra-
Fig. 4 - Cariatidi sferiti nella chiesa di S. chiara.
69
A sentire gli abitanti del luogo, ogni tanto al tramonto, sembra che il
mausoleo si animi, si odono passi ed altri rumori non identificati, molti
credono che sia il fantasma di Matteo Schilizzi che vaga inquieto nel parco
alla disperata ricerca di una degna sepoltura. più probabile che sia la voce
della città, che richiama al dovere i suoi amministratori, impegnati unica-
mente a spartirsi fondi e ad accaparrarsi biglietti omaggio per le partite del
napoli.

70
Inquinamento acustico intollerabile

Viale virgiliano

come se non bastassero gli effetti acustici devastanti provocati dalla mo-
vida sulla tranquillità dei tantissimi residenti del centro, che hanno la sven-
tura di abitare in prossimità di bar e paninoteche frequentati da giovani
agghindati da far invidia ai selvaggi, in un tripudio di piercing e tatuaggi,
da mesi anche posillipo ha perso la sua pace. infatti un parco giochi sul
viale virgiliano, invece di divertire i bambini, a tutte le ore del giorno e della
notte, mantiene una musica ad altissimo volume, rompendo i timpani e non
solo quelli di tutti coloro che abitano nel raggio di un chilometro. nel frat-
tempo da coroglio la più celebre discoteca cittadina spara a palla ritmi sner-
vanti fino all’alba, nonostante confini con il commissariato Bagnoli.
cosa può fare per difendersi il cittadino, oltre a telefonare a vigili, po-
lizia e carabinieri, i quali dovrebbero porre sotto sequestro gli altoparlanti,
pena l’omissione di atti d’ufficio. consiglio a tutti di intentare una causa
per danno ai proprietari dei locali fracassoni, chiedendo decine di miglia
di euro, per perdita di valore degli immobili.
71
Achtung pini storici in pericolo, salviamoli

tra i disastri provocati


dalla pioggia incessante di
questi giorni, nel bollettino
di guerra delle strade chiuse
o transennate, spicca l’ul-
timo pezzo di via Manzoni,
dall’incrocio con via pe-
trarca all’ingresso del parco
virgiliano.
Ma la notizia più allar- Febbraio 2015
mante è costituita dalla pre- Voragine al parco virgiliano di Napoli
sunta presenza di alberi
pericolanti che debbono es-
sere abbattuti. Sarebbe un oltraggio non solo al paesaggio, ma soprattutto
alla storia della città, perché quei pini appartengono ad un gioiello di verde
regalato a napoli da un celebre cavaliere, senza macchia e senza paura.
Attenzione non si tratta del rampante Berlusconi, ma del ben più carisma-
tico Mussolini, che venne a napoli per l’inaugurazione del parco e fece
piantare centinaia di pini per l’occasione, come si evince chiaramente in
una rara foto pubblicata sulla guida campania del touring dell’epoca.
la sovrintendenza è invitata a tenere gli occhi ben aperti per evitare un
inutile scempio, al quale non vi sarebbe rimedio ed anche l’opinione pub-
blica, distratta da mille sollecitazioni, deve vigilare affinché una semplice
potatura risolva il problema.
persa la memoria storica il luogo è noto per il “mercatino dei vip”, come
suole essere denominato il disordinato assembramento di bancarelle che
ogni giovedì mattina prende possesso dei vialoni di accesso del parco delle
Rimembranze.
in questo allegro bazar di sapore medio orientale, allietato dalle stridule
voci dei venditori, che rimembrano le antiche voci degli ambulanti parte-
nopei, si vende di tutto ad eccezione degli alimentari, con la presunzione
72
Inaugurazione del parco virgiliano di Napoli: adunata con Mussolini

di inseguire le griffe alla moda imitate in maniera prodigiosa e spacciate


per vere.
il mercatino è frequentato da una folla allegra e ciarliera nella quale si
distinguono le signore e signorine bene della città alla ricerca spasmodica
del capo di moda firmato, poco conta se apocrifo, perpetuando con l’aiuto
del falso l’antica abitudine di vestire all’ultimo grido.
Sono naturalmente finte signore dalle labbra rifatte e dalle movenze
sguaiate, inconsapevoli protagoniste di un doloroso quanto irrefrenabile
epicedio: il malinconico tramonto di una classe borghese, che per secoli
ha comandato ed oggi è sostituita da una casta prepotente e camorristica,
volgare e sfacciata.
concludiamo con una foto che parla da sola: una preoccupante voragine
lungo la strada, mentre gli alberi sono innocenti; difendiamoli!!!

73
Un museo etrusco presso l’istituto Denza a Posillipo

Aumenta il numero dei musei a Napoli

Fig. 1 - Ingresso istituto Denza

napoli è città ricca di musei prestigiosi con punte di diamante quali ca-
podimonte, San Martino ed il museo nazionale archeologico. A questo già
vistoso patrimonio si aggiunge ora un piccolo museo etrusco grazie al
padre provinciale dei Barnabiti di napoli, pasquale Rillo, circa 800 reperti
antichi sono infatti visibili da marzo presso la sede dell’istituto denza a
posillipo. Allestito a cura dell’archeologa dottoressa Fiorenza grasso, il
museo ospita reperti che appartengono al periodo collocabile tra l’età del
bronzo e l’epoca imperiale e provengono dalla collezione di leopoldo de
Feis, databile verso la seconda metà dell’800, quando il padre barnabita li
raccolse con la volontà di dotare il collegio fiorentino barnabita “Alle
Querce” di un museo didattico dedicato a questa antica popolazione. pur-
troppo per mancanza di fondi il collegio fu chiuso nel 2003 e la collezione
fu conservata nei depositi della sede barnabita di Firenze. dopo un lungo
periodo, con il trasferimento a napoli del padre provinciale dei Barnabiti,
oggi i reperti sono esposti al pubblico e fruibili dall’intera città.
74
Fig. 2 - Sarcofago con 2 figure

Una straordinaria occasione per conoscere le tracce di un ampio domi-


nio, arrivato fino in campania.
l’insediamento etrusco caudium rappresenta, infatti, una delle più im-
portanti testimonianze degli etruschi in campania. Una realtà che coin-
volge una vasta area, a partire dalle zone di Montesarchio fino alle terre
dell’Agro picentino dove sorgono nola, nocera, ercolano, pompei e tante
altre importanti città tra le quali capua, che risulta essere una dei principali
capoluoghi etruschi del territorio.

Fig. 3 - Sarcofago con figura muliebre

75
Fig. 4 - Una sala con tabelle esplicative

Un prezioso patrimonio storico e culturale che racconta dei napoletani,


della loro storia e delle radici da cui provengono. Una realtà che varrà la
pena conoscere.
gli etruschi erano un popolo stanziatosi tra l’alto lazio e l’attuale to-
scana agli albori del Viii secolo a.c. l’etruria, secondo Strabone, si esten-
deva sino al salernitano Agro picentino, dove nacquero le città di nola,
nocera, ercolano, pompei, Marcina, Velcha, Velsu, irnthi, Uri hyria,
capua, tra cui quest’ultima era quella egemone.

Fig. 5 - Serie di ceramiche a figure rosse

76
Vivevano di un’arte propria,
senza alcun influsso esterno, e
prima dell’arrivo dell’imperia-
lismo romano – la presa di Veio
avviene nel 396 a.c. – ci hanno
lasciato ceramiche, urne fune-
rarie, pitture, tombe e altre te-
stimonianze della loro cultura.
ottocentoventicinque re-
perti, per gli amanti della pre-
Fig. 6 - Reperti antichi
cisione, che vanno dal 7° al 3°

Fig. 7 - Ceramica a figure rosse

77
Fig. 8 - Ceramica a figure rosse

secolo avanti cristo. di questi, 250 sono stati ritrovati nella zona di orvieto
e sono proprio d’epoca etrusca. Altri 47, invece, sono reperti di origine
sannitica provenienti dalla zona di Montesarchio. Questi ultimi sono passati
per mani di proprietari illustri come la reale famiglia d’Avalos d’Aragona.
coppe e brocche con pregiati mascheroni decorativi con cinghiali e cavalli
alati nei tipici colori nero lucente.
tra i pezzi di maggior pregio l’archeologa Fiorenza grasso, che si oc-
cupa della struttura, cita dei calici con decorazioni a cilindretto e delle broc-
che con decorazioni a rilievo di stile orientalizzante e ribadisce l’importanza
del fatto che gran parte degli oggetti esposti siano in ceramica di bucchero,
elemento tipico dell’epoca trattata. la caratteristica di questo materiale, è
quella di essere di un nero lucente all’esterno, in superficie, così come man-
tiene lo stesso colore anche al suo stesso interno, al suo spessore, o in frat-
tura così tecnicamente si indica. Altro pezzo da non perdere è un sarcofago
in terracotta databile tra la fine del 3° e l’inizio del 2 secolo avanti cristo,
con una splendida raffigurazione di una figura femminile riccamente ingio-
iellata.
il museo è suddiviso in quattro sale che sono state anche attrezzate con
appositi pannelli esplicativi e le visite gratuite avvengono tramite preno-
tazione.
78
il primo e più consistente nucleo della collezione comprende reperti
delle necropoli etrusche orvietane di crocifisso del tufo e della cannicella,
che in quel periodo erano in fase di scavo. tra i materiali di provenienza
orvietana si segnala un gruppo di ceramiche di bucchero decorate a rilievo
con soggetti orientalizzanti, ceramica proto corinzia e un’ampia selezione
di graffiti etruschi su oggetti di bronzo e ceramica. di eccezionale livello
artistico è il sarcofago in terracotta con immagine muliebre distesa su letto
funebre, di cui abbiamo prima accennato.
il secondo più consistente nucleo della raccolta è esito della donazione
della famiglia d’Avalos, feudataria di Montesarchio, città sorta sull’antica
caudium, indagata da sporadiche esplorazione già nel corso del Settecento.
i materiali provengono dalle necropoli cittadine del periodo arcaico; sono
esemplificative le ceramiche di produzione campana “a figure rosse” e fi-
bule di bronzo di varie tipologie.
il terzo nucleo più consistente è rappresentato dalle iscrizioni di epoca
imperiale donate dal barnabita luigi Bruzza e provenienti dal territorio ro-
mano. tra gli altri materiali notevoli si indicano: una statuina raffigurante
la dea Minerva, dono della famiglia Strozzi, un gruppo di ex voto prove-
nienti dal territorio di tivoli, un’urna cineraria di vetro e strigili di bronzo.

79
Il degrado di Posillipo

dall’epoca imperiale posillipo è stata luogo di delizie ed ozio con ville


spettacolari lungo la costa, da quella del divino Augusto a tante altre di
rango. la tradizione è continuata durante il periodo aragonese e vicereale,
per accentuarsi dopo l’apertura nel 1812 di via posillipo e negli anni trenta
del secolo scorso di via petrarca, via orazio e via Manzoni, dove ambivano
dimorare professionisti ed imprenditori. Al fianco di questi insigni perso-
naggi coabitavano pacificamente pescatori e contadini.

Fig. 1 – Ingresso Parco delle Rimembranze

negli ultimi decenni un degrado inarrestabile ha caratterizzato la fre-


quentazione del quartiere con epicentro del fenomeno nel parco virgiliano.
cominciando la discesa dall’incrocio con via petrarca è un vero bollettino
di guerra: strada sconnessa con radici di alberi a vista, un barbone che ha
preso stabile possesso della vecchia stazione della funivia fino al panda
park, una sorta di parco giochi sul viale Virgiliano, che, invece di divertire
i bambini, a tutte le ore del giorno e della notte, mantiene una musica ad
altissimo volume, rompendo i timpani e non solo quelli di tutti coloro che
80
abitano nel raggio di un chilometro. nel frattempo da coroglio la più ce-
lebre discoteca cittadina spara a palla ritmi snervanti fino all’alba, nono-
stante confini con il commissariato Bagnoli.
la zona da tempo è frequentata da giovani agghindati da far invidia ai
selvaggi, in un tripudio di piercing e tatuaggi.
persa la memoria storica il luogo è noto per il “mercatino dei vip”, come
suole essere denominato il disordinato assembramento di bancarelle che
ogni giovedì mattina prende possesso dei vialoni di accesso del parco delle
Rimembranze.
in questo allegro bazar di sapore medio orientale, allietato dalle stridule
voci dei venditori, che rimembrano le antiche voci degli ambulanti parte-
nopei, si vende di tutto ad eccezione degli alimentari, con la presunzione
di inseguire le griffe alla moda imitate in maniera prodigiosa e spacciate
per vere.
il mercatino è frequentato da una folla allegra e ciarliera nella quale si
distinguono le signore e signorine bene della città alla ricerca spasmodica
del capo di moda firmato, poco conta se apocrifo, perpetuando con l’aiuto
del falso l’antica abitudine di vestire all’ultimo grido.
Sono naturalmente finte signore dalle labbra rifatte e dalle movenze
sguaiate, inconsapevoli protagoniste di un doloroso quanto irrefrenabile
epicedio: il malinconico tramonto di una classe borghese, che per secoli
ha comandato ed oggi è sostituita da una casta prepotente e camorristica,
volgare e sfacciata.

81
Mergellina ed il lungomare più bello del mondo

Fig. 1 - Mergellina nell’Ottocento

celebrata nei secoli per la sua bellezza da pittori e poeti, la zona è stata
completamente modificata dalle colmate che hanno avanzato la linea co-
stiera nella seconda metà del XiX secolo, trasformando l’antica via Mer-
gellina, che correva lungo la riva del mare a partire dalla Riviera di chiaia,
in una strada interna su cui affacciarono i nuovi palazzi di stile eclettico
del viale elena, oggi viale gramsci.
Mergellina(in napoletano Margellìna) è una zona della città di napoli,
nel quartiere chiaia, che si estende tra il largo Sermoneta e la torretta, lam-
bendo piedigrotta e la Riviera di chiaia. Si trova in riva al mare, ai piedi
della collina di posillipo. il suo stesso nome è legato alla posizione sul
golfo: deriva infatti forse dal termine “mergoglino” (uccello acquatico),
oppure prende nome da Mergoglino, un giovane pescatore che si era inna-
morato di una sirena.
l’ultimo intervento sul lungomare di Mergellina fu negli anni trenta
del XX secolo, quando fu realizzata la colmata che permise il prolunga-
mento di via caracciolo (che divenne il nuovo lungomare di Mergellina)

82
fino al largo Sermoneta e dunque a via posillipo. Sulla colmata nel 1939
fu posta la fontana del Sebeto.
dal porticciolo di Mergellina (un tempo di pescatori, oggi turistico, con
il molo luise che funge da luogo di passeggio sul mare) partono quotidia-
namente gli aliscafi per le isole del golfo.
Mergellina è caratterizzata anche dalle rampe di Sant’Antonio, siste-
mate dal viceré Medina de las torres nel 1643, che salgono dal limite nord
di piazza Sannazaro e prendono il nome dalla chiesa di Sant’Antonio a po-
sillipo, situata sulla loro sommità.
Sono inoltre presenti l’antica Fontana del leone (detta anche del Mer-
goglino) lungo via Mergellina, l’ottocentesca Fontana della Sirena in
piazza Sannazaro e la chiesa di Santa Maria del parto, fondata (su un po-
dere avuto in dono da Federico d’Aragona) dal poeta Jacopo Sannazaro,
ivi sepolto. il tempio si trova al di sopra di rinomati ristoranti meta per i
buongustai della città e non, tra i quali spicca il rinomato carminuccio a
Mergellina celebre taverna di pescatori a conduzione familiare.
Mergellina occupa lo spazio incluso tra l’inizio di via posillipo e la fine
della Villa comunale nei secoli è sempre stato tra i più belli della città. non
è soltanto il nostro parere, ma anche quello di illustri poeti e scrittori del
passato che lo hanno affermato, da plinio a tacito, da Boccaccio a goethe,
da d’Annunzio a Virgilio, che vi abitò stabilmente, scrivendo, ispirato dal
clima dolcissimo e dal paesaggio irripetibile, le georgiche, un inno im-
mortale alla vita ed alla natura.
oggi purtroppo come tanti angoli della città è stato devastato dal traffico
incessante, una serie infinita di bancarelle, i cartelloni pubblicitari ed una
frequentazione poco raccomandabile.
Un tempo vi erano soltanto laboriosi pescatori, con le loro barchette, indi-
spensabile strumento di lavoro, sulla spiaggia ed allegri tarallari, che offrivano
a napoletani e turisti i loro prodotti, appena sfornati, croccanti e saporiti.
Via caracciolo è la lunga e larga promenade di napoli: un lungomare
che parte da Mergellina e arriva a piazza Vittoria, fiancheggiando la Villa
comunale e la Riviera di chiaia, antica spiaggia della città.
il suo nome ricorda l’ammiraglio Francesco caracciolo, eroe della Re-
pubblica partenopea, impiccato nel 1799 da nelson all’albero maestro della
sua nave e gettato nelle acque del golfo di napoli, il cui cadavere riemerse
e fu raccolto sul litorale di Santa lucia.
83
Solitamente strada a scorrimento veloce, ma con ampi marciapiedi per
passeggiare, fare sport e respirare aria di mare, la strada si popola di fami-
glie, bambini, sportivi, saltimbanchi e artisti di strada nelle saltuarie do-
meniche in cui viene chiusa al traffico, e dedicata allo svago dei cittadini.
Fino alla fine dell’800, il mare giungeva quasi fino ai palazzi della Ri-
viera di chiaia; poi si decise di colmare la spiaggia, creando questa nuova
strada, dedicata all’ammiraglio napoletano del Settecento, uno dei perso-
naggi della Rivoluzione del 1799. le scogliere presero così il posto della

Fig. 2 - Via Caracciolo

sabbia, eccezion fatta per alcuni lembi di spiaggia sopravvissuti, in corri-


spondenza delle celebri rotonde. creata su una colmata nel 1869-80, la
grande strada è considerata una delle più belle litoranee del mondo e corre
fino a Mergellina con visioni panoramiche sulla città e sulle colline del Vo-
mero e di posillipo.
È separata dal mare solo da alcune scogliere artificiali, che hanno preso
il posto delle antiche spiagge di cui restano solo alcuni frammenti in pros-
simità delle rotonde; un progetto del comune di napoli prevede per il fu-
turo la ricostituzione dell’arenile. dotata di ampi marciapiedi, veniva
84
chiusa al traffico e dedicata allo svago dei cittadini la domenica. Attual-
mente, la strada è aperta al transito veicolare in entrambe le direzioni con
due corsie per senso di marcia con annessa pista ciclabile sul lato mare. il
tratto di strada che va da piazza della Repubblica fino alla confluenza di
Viale dhorn (comunemente chiamata “rotonda diaz”), è dal 6 maggio 2013
area pedonale. A metà percorso si apre la rotonda diaz, un ampio spazio
circolare detto così per la presenza del monumento equestre al generale
Armando diaz, opera del 1936 di Francesco nagni e gino cancellotti, af-

Fig. 3 - Scogliera

fiancato da due grandi fontane circolari.


costruita nel 1883 è ritenuta una passeggiata da favola, non solo dagli
indigeni, ma anche da illustri personaggi del passato e dai turisti, che an-
cora si avventurano a visitare la città.
in precedenza la costa era caratterizzata da un susseguirsi di piccole
spiagge, anfratti rocciosi e piccole rade, mentre affianco alle poche casette
di pescatori, dominavano solenni dei pini secolari.
la città con la creazione della nuova arteria acquistò in modernità, ma
dovette perdere un paesaggio bucolico impareggiabile.
85
Un discorso a parte merita il mercatino dell’antiquariato, che si svolge
in alcuni fine settimana nei vialoni della Villa comunale, un appuntamento
vivace che, nato in sordina, ha conquistato in breve tempo la fiducia dei
collezionisti napoletani e soprattutto ha fatto avvicinare alla passione per
l’antico ampie fasce di neofiti. la merce esposta è la più varia: mobili e
ceramiche, quadri e vasi, croste e cianfrusaglie, tappeti, statue, cartoline,
manifesti, libri antichi e moderni, telefoni d’epoca e giradischi rotti, e chi
più e ha più ne metta. ogni tanto ci scappa l’affare per l’intenditore, più
spesso capita l’imbrusatura per chi si avvicina per la prima volta a questo
tipo di mercatini.
gli espositori non sono solo napoletani, ma vengono da tutta la cam-
pania ed anche da altre regioni.
Qualche domenica, con il sole ed il divieto di circolazione, la folla è
straripante e gli affari per i commercianti vanno a gonfie vele.
i libri antichi dalle preziose copertine sono offerti in numerose banca-
relle e l’occhio del conoscitore spesso riesce a fiutare il pezzo di pregio
sfuggito allo stesso commerciante. Molto è anche il ciarpame e tutta una
serie di cose inutili che sembra incredibile possa trovare un acquirente, ma
molti sono i frequentatori di bocca buona ed alla fine ogni oggetto, se ha
pazienza, trova la sua collocazione.
le vendite sono facilitate dall’atmosfera incantevole di una splendida
villa baciata dal mare, l’elemento regolatore della visibilità e della vivibilità
dell’intera città e della spettacolare via caracciolo, la strada, senza false
modestie, più bella del mondo.
Via caracciolo, la regina tra le strade napoletane, si sviluppa per buona
parte del lungomare napoletano, congiungendo Mergellina alla zona di S.
lucia, protraendosi, pur cambiando denominazione, fino a via Acton.
la zona di S. lucia è una delle più belle ed eleganti della città di cui
rappresenta un’efficace sintesi di storia e costume. dall’isolotto di Mega-
ride dove lucullo imbastiva sfarzose tavolate con pranzi succulenti alla
mole imponente del castel dell’ovo, fino al chiatamone, al pallonetto ed
al Borgo marinaro palpitanti di vita, dove nell’ottocento si accalcavano
caratteristici venditori di acque sulfuree nelle originali mummarelle e di
freschissimi frutti di mare.
Un luogo dove nel nono secolo a.c. nasce la stessa città di napoli, anche
se l’aspetto odierno è quello determinato dalla coraggiosa colmata verso
86
il mare, eseguita nei primi anni del novecento, che ha permesso di acqui-
stare spazio vitale.
ed inoltre una miscellanea di personaggi dalle dive del caffè chantant
ai contrabbandieri, da impeccabili viveur ad artisti e scrittori, oltre a per-
sonaggi leggendari: zi teresa, Marotta e Ranieri ed i grandi della terra
riuniti nei grandi alberghi per il mitico g7.
Riportiamo una nostra lettera, pubblicata dai principali giornali nazio-
nali: “Amore, non 6 un sogno, ma una splendida realtà, perciò posso so-
gnarti”, questa frase è incisa su uno scoglio di via caracciolo e leggendola
anche io ho voluto sognare ed ho immaginato la strada più bella del mondo
trasformata in un’arteria ad otto corsie con una spiaggia lunga chilometri
e decine di migliaia di bagnanti accorsi da ogni angolo della terra a roso-
larsi al sole.
Un sogno malizioso, ma non proibito, che potrebbe diventare realtà con
una spesa un decimo di quella preventivata per la bonifica di Bagnoli, se
una volta tanto politici e mass media facessero fronte comune per assicu-
rare alla città una risorsa prodigiosa in grado, oltre al prestigio planetario,
di assicurare migliaia di posti di lavoro ed un futuro ai giovani costretti ad
un esodo di dimensioni bibliche.
e su questa bellezza che tutti ci invidiano, concludiamo, per la gioia dei
neoborbonici, con una favoletta.
Un bambino passeggia in compagnia dei genitori sul celebre lungomare
e chiede al padre perché al famoso ammiraglio è stata intitolata una strada
così importante.
“perché era un martire del ‘99 figliolo” - risponde il padre – “e cosa ha
fatto per divenirlo?” – chiede ingenuo il pargoletto – “ha tradito il suo re!”.

87
La fattura ed il Diavolo di Mergellina

La napoletanità nella storia dell’arte

entrando nella chiesa di S. Maria del parto, voluta dal Sannazaro e posta
sopra al celebre ristorante ciro a Mergellina, si può ammirare, sul primo
altare entrando a destra, un dipinto di leo-
nardo da pistoia, un artista toscano a lungo
attivo nel cinquecento all’ombra del Vesu-
vio, raffigurante San Michele Arcangelo che
trafigge un bellissimo diavolo, anzi una dia-
volessa, il cui volto è quello di una gentil-
donna dell’epoca. Un’iconografia originale
che sta alla base di una famosa leggenda par-
tenopea: quella del diavolo di Mergellina e
di un detto popolare, ancora scandito da
qualche vecchia abitante del borgo marinaro
all’indirizzo di fanciulle sfacciate ed amma-
liatrici: “Si bella e ’nfama comm’ o riavule
’e Margellina”.
Ma partiamo dal principio, raccontando
questo episodio realmente accaduto sul
quale scrisse lo stesso Benedetto croce, che
indagò personalmente tra i polverosi fasci-
coli dell’archivio familiare della nobildonna.
le cronache ci riferiscono solo il nome
di battesimo, Vittoria, ma noi sappiamo che Fig. 1 - Leonardo da Pistoia -
si trattava di una d’Avalos, per qualche anno San Michele abbatte Satana
novizia nel famigerato convento di S. Arcan-
gelo a Baiano, la quale, invaghitasi del ve-
scovo di Ariano diomede carafa, abbandonò la tristezza del claustro ed
incaricò una celebre fattucchiera del tempo di preparare una pozione per
far innamorare di lei il religioso.
88
e qui dobbiamo interrompere la
storia di questa passione scellerata
per disquisire sulla fattura da di-
stinguere dal malocchio, altro ca-
posaldo della tradizione esoterica
superstiziosa napoletana.
diretta discendente dei filtri
d’amore medioevali, diffusi in
molte culture a diverse latitudini,
la fattura, cosidetta buona, viene
messa in atto per destare interesse
in una persona che non vuole cor-
rispondere al sentimento di una
donna innamorata. essa viene pre-
parata da una donna, a cui il se-
greto della preparazione è stato
tramandato per via familiare, da
nonna a nipote, e vengono utiliz-
zati una ciocca di capelli del- Fig. 2 - Fattucchiera vende candele per
l’uomo o meglio ancora un fidanzamenti, stampa ottocenteca
brandello di abito adoperato di re-
cente, che conservi ancora l’odore
della pelle; il tutto mescolato al sangue mestruale della richiedente.
la pozione viene poi fatta ingurgitare all’ignaro oggetto del desiderio
amoroso, con l’aiuto di qualche persona vicina alla persona da affatturare,
in genere una domestica prezzolata, che riesca a convincere il malcapitato
ad ingerire la rivoltante mistura con suadenti parole:”tu nun staie bbuono,
pigliate stà mericina, è fetente, ma te fà bbene”. colui che beve il ben do-
sato intruglio, dopo un diffuso malessere, scopre all’improvviso un tra-
sporto amoroso irresistibile verso la persona prima trascurata, assieme ad
una rinnovata energia, per permettere l’attuazione dell’improvvisa voglia.
e ritorniamo alla nostra tresca amorosa. la fanciulla si presentò in casa
dell’ignaro prelato offrendogli delle zeppullelle, per essere ricordata nelle
sue preghiere affinché potesse trovare marito, impresa fino allora vana, no-
nostante la giovane si fosse recata più volte presso la prodigiosa statua di
San Raffaele ad impetrare la grazia attraverso il rituale bacio del pesce…
89
tali cortesie erano frequenti tra
le ragazze delle nobili famiglie,
che spesso portavano dolcetti ai re-
ligiosi per farli distribuire ai po-
veri, per cui il vescovo non
sospettò di nulla per il grazioso
omaggio, ma mal gliene incolse, fu
preso da una passione sfrenata
verso Vittoria, il cui volto lo perse-
guitava giorno e notte e non poteva
placare la sua frenesia se non attra-
Fig. 3 - Chiesa di S. Maria del Parto verso quotidiani contatti ravvici-
nati del quarto tipo.
per liberarsi dalla fattura che
oramai gli rendeva la vita impossibile si rivolse ad un monaco procidano,
grande esperto di negromanzia e di tecniche magiche, esorcista segreto del
cardinale di napoli. il vecchio frate era un nemico giurato del diavolo e
dei suoi malefici, che combatteva servendosi dell’aiuto di San Michele Ar-
cangelo, al quale era dedicato il suo cenobio.
egli studiò la questione, consultò le formule segrete contenute in antiche
carte sottratte alle streghe bruciate durante il medioevo, pregò e meditò a
lungo ed infine emise diagnosi, prognosi e terapia.
il vescovo diomede avrebbe dovuto sfruttare il potere catartico dell’im-
magine, dando incarico ad un pittore di rappresentare un poderoso San Mi-
chele che sconfigge un diavolo con il volto della donna, annichilendo così,
attraverso il simbolismo, il potere della fattura. il quadro, di grosse dimen-
sioni, andava collocato in un luogo sacro e benedetto quotidianamente con
l’acqua santa.
la sfrenata bramosia di possesso di diomede si tramuta così in una pa-
cata contemplazione delle sembianze della donna raffigurate nel dipinto;
la fattura è sciolta ed il religioso può ritornare ai peccati di concupiscenza
della fantasia, abbandonando quelli più defatiganti della carne.
Ancora oggi possiamo ammirare questa splendida pala d’altare dal po-
tere taumaturgico e leggere il cartiglio che recita: “Fecit victoriam alleluia
1542, carafa” un victoria che allude naturalmente al nome della donna su-
scitatrice di insane passioni.
90
Strada con tre nomi primato imbattibile

ho letto con interesse tempo fa nella rubrica “curiosità” de il Mattino


che l’autore dell’articolo sulla strada napoletana in possesso di due topo-
nimi riteneva la circostanza degna di figurare nel guiness dei primati. A
tale proposito vorrei segnalare ai lettori un’altra strada che straccia ogni
primato, essendo in possesso di ben tre nomi chiaramente espressi in tre
distinte targhe che campeggiano austere ai lati della stessa.
trattasi di una perpendicolare tra via piedigrotta e via Mergellina. da
un lato possiamo leggere la scritta “Jan palach”, al lato opposto due diverse
lastre marmoree, l’una indicante “traversa Mergellina” e l’altra, resa quasi
illeggibile dal tempo e dall’incuria, “Vico lungo”. tale anomalia fu da me
segnalata in un articolo pubblicato tempo fa e di cui mandai copia ai com-
ponenti della commissione toponomastica cittadina, senza sortire alcun ri-
sultato.
curiosità nella curiosità, in questa strada trovasi una dimenticata edicola
votiva dedicata alla Madonna di piedigrotta, un antico stendardo settecen-
tesco, memore di chissà quante processioni, la cui effigie tradisce in ma-
niera lampante delle sembianze virili, segno inequivocabile dei gusti
particolari dello sconosciuto artista, il quale ha voluto immortalare il volto
del suo amato glorificandolo e trasfondendolo in un’immagine sacra.

91
La collina dei poeti

Fig. 1 - Ingresso

tra i luoghi più dimenticati di napoli, che viceversa potrebbero costi-


tuire un potente richiamo per i turisti, va annoverato al primo posto il parco
Vergiliano, da non confondere con quello Virgiliano, fino a poco fa para-
diso per le coppiette in vena di effusioni erotiche.
esso, posto alle spalle della chiesa di piedigrotta e nei pressi della mae-
stosa stazione di Mergellina, oggi umiliata a semplice fermata della me-
tropolitana, ospita le tombe di Virgilio e di leopardi. pochi sanno della sua
esistenza, le automobili prima di affrontare il buio della galleria laziale che
le porterà a Fuorigrotta, lo costeggiano distratte.
dovrebbe cambiare il suo nome ed assumere più degnamente quello di
collina dei poeti; ne ospita infatti due tra i più grandi di tutti i tempi, vissuti
in tempi diversi, entrambi nati altrove, ma che hanno desiderato riposare
per sempre a napoli, una città dove hanno vissuto a lungo.
92
Fig. 2 - Panorama

Fig. 3 – Veduta metropolitana

93
Fig. 4 - Interno

Fig. 5 – Tomba Virgilio

94
il luogo non è grande, ma la poesia ha bisogno di poco spazio, in un
sonetto può essere racchiuso l’intero universo, come loro ci hanno inse-
gnato.
Si sale lentamente lungo un viale alberato ed i rumori scompaiono,
anche i treni diventano una lontana presenza. dopo la seconda curva com-

Fig. 6 – Culto del dio Mitra

pare un grande mausoleo su cui è inciso: giacomo leopardi. Ancora pochi


passi e giungiamo ad una nicchia che prende luce da due aperture; al centro
un braciere ed una corona di alloro; qui riposa Virgilio, morto a Brindisi,
ma che espresse il desiderio di essere sepolto all’ombra del Vesuvio.
95
Fig. 7 - Affresco

Fig. 8 – Tomba Leopardi

96
Fig. 9 – Vesuvio

Se ci inerpichiamo ancora arriviamo all’ingresso della cripta napole-


tana, la famigerata grotta dove per secoli si sono celebrati riti dionisiaci,
per non dire orgiastici, dove è nata la sfogliatella e la festa di piedigrotta.
Una galleria che, secondo la leggenda di Virgilio non solo poeta, ma anche
mago, fu da lui costruita in una sola notte, con l’auto di duemila diavoli.
Una grotta da dove nasce una parte cospicua della nostra storia e delle
nostre tradizioni e che noi napoletani continuiamo ad ignorarne la stessa
esistenza.

97
Dalla taverna del Cerriglio a Ciro a Mergellina

la taverna del cerriglio esiste già nel Quattrocento e di essa si parla in


numerosi documenti. essa era ubicata alle spalle dell’attuale via guglielmo
Sanfelice ed una delle più note commedie di giambattista della porta: la
tabernaria è ambientata tra le sue mura.
era un’osteria famosa per il numero degli avventori, per la qualità delle
pietanze, per l’ampia scelta dei vini e per la proverbiale gentilezza dei pro-
prietari. Si componeva di una grande sala al pianterreno ed all’ingresso erano
scritte una serie di massime, che costituivano una sorta di decalogo tra mor-
dace ironia e saggezza popolare di come bisogna comportarsi in una taverna.
Ai piani superiori vi erano delle camere da letto e la taverna del cerriglio
era celebre grazie alle numerose donnine che la frequentavano a caccia di
clienti, i quali, dopo essersi rifocillati, volevano passare a vie di fatto. era
affollata da gente di ogni classe sociale, dai mercanti agli usurai, dai cavalieri
agli speziali, ma soprattutto dalle più
affascinanti belle di notte della città. in
alcune ore del giorno vi era una tale
confusione tra canti, tintinnii di bic-
chieri e rumori di piatti da assomigliare
ad una bolgia infernale ed è così che il
Basile, assiduo frequentatore, la ri-
trasse nella quinta egloga delle Muse,
dove vengono delineate con scrupolo
le caratteristiche degli abituali avven-
tori. Un luogo topico della letteratura
di ogni tempo, come dimostra il re-
cente libro corsari di levante dello
scrittore spagnolo Arturo pere Reverte,
che dedica pagine appassionate alla de-
scrizione della celebre locanda.
Ma la vera notorietà della taverna Fig. 1 - Giuseppe Aprea,
è legata all’agguato che tesero a ca- Poeti nella taverna del Cerriglio

98
ravaggio alcuni sicari, inviati
dai parenti di Ranuccio tom-
masoni, l’uomo da lui ucciso
a Roma dopo un diverbio per
futili motivi. essi lo ridussero
in condizioni pietose a tal
punto che le gazzette locali
furono a lungo incerte se il
sommo pittore fosse vivo o
morto. Fig. 2 - Migliaro, Taverna a Posillipo
intrisa di umori sanguigni,
che dall’antica grecia arriva-
vano alla focosa Spagna, l’atmosfera delle taverne è stata immortalata in
numerosi libri e lavori teatrali di stupefacente attualità, ma per chi volesse
rivivere quei luoghi leggendari consigliamo di leggere Salvatore di gia-
como, il quale sulle pagine di napoli nobilissima, nel 1899, parlò in una
serie di articoli delle più famose taverne napoletane. tali scritti furono il-
lustrati da acquerelli e disegni di gonsalvo carelli ed infine furono stam-
pati in un estratto di 62 pagine dall’editore Vecchi di trani. in questo
opuscolo, oramai una rarità bibliografica, si parla di locali leggendari, tutti
da tempo scomparsi: la ta-
verna di Florio a Mergellina,
l’osteria di carlandrea a Ma-
rechiaro, la pagliarella di
giovanni Solla al Vasto, la
taverna di Re nasone a Mer-
gellina, la cantina di Verdone
al vico campane a toledo, la
trattoria di Monzù testa a
porta capuana e la taverna
delle bizzoche al purgatorio.
negli anni denominati
della Belle epoqué, tra la fine
dell’ottocento ed i primi del
novecento, lo Scoglio di Fri-
Fig. 3 - Migliaro, Trattoria a Posillipo sio fu il più celebre ristorante
99
sul mare di napoli, celebrato
in molte canzoni e descritto
nelle pagine di tanti scrittori.
esso sorge nel 1850,
quando Ferdinando Autiero,
gestore da anni di una ta-
verna riuscì ad affittare per
un prezzo astronomico un
grande salone vicino a pa-
lazzo donn’Anna, di pro-
Fig. 4 - Lo Scoglio di Frisio
prietà del duca di Frisio, da
in un disegno di Edoardo Matania
cui il nome dato al nuovo ri-
storante.
dalle terrazze si godeva di un panorama mozzafiato e si poteva tramite
una scaletta raggiungere il mare. in breve la nobiltà e la buona borghesia
napoletana lo prescelsero come preferito, anche perché ogni sera gruppi di
posteggiatori allietavano le serate con canti e musica.
in seguito la taverna, che era frequentata anche da personaggi della cul-
tura internazionale di passaggio per napoli, cambiò gestione ed i quattro
fratelli Musella, nuovi proprietari, lo rilanciarono ulteriormente, trasfor-
mandolo da lussuoso a sfarzoso.
tra i frequentatori più as-
sidui vi era, nel periodo in cui
abitò a napoli, dal 1891 al
1893, gabriele d’Annunzio,
che era servito e rispettato,
nonostante mangiasse a cre-
dito, essendo sempre a corto
di contanti.
nel 1910 un nuovo cam-
bio di proprietà a seguito di
una storia d’amore tra una fi-
glia dell’editore milanese
Bietti ed uno dei Musella, poi
di nuovo, nel 1914, assunse
le redini dello Scoglio di Fri- Fig. 5 - Migliaro, Una taverna napoletana

100
sio il gestore del buffet della
stazione, fino a quando, negli
anni trenta chiuse i battenti,
mentre era ancora in auge,
grazie anche ad una celebre
macchietta di Armando gill
intitolata “e allora”, ambien-
tata nell’entourage dei clienti
altolocati della taverna ed in-
terpretata da molti altri attori,
Fig. 6 - Ciro a Mergellina
per ultimo Roberto Murolo.
A Mergellina esiste oggi
un ristorante che ha ereditato (non so a che titolo) il celebre nome, ma a
fronte di una buona cucina, niente a che vedere con i fasti del passato.
la storia del ristorante A zi’ teresa inizia con l’Unità d’italia e con l’ar-
rivo a napoli di garibaldi. A bordo di una delle navi borboniche faceva il
marinaio un certo gennaro Fusco, il quale si trovò all’improvviso senza
lavoro proprio mentre la mo-
glie stava partorendo una
bimba: teresa.
dopo qualche tempo, l’ex
marinaio decise di darsi alla
pesca e così, partiva la mattina
presto con una delle tante im-
barcazioni che prendevano il
largo dal porticciolo di Santa
lucia, per poi rientrare la sera
tardi per cercare di vendere il
frutto del suo lavoro e portare
a casa qualcosa. Ad aiutarlo,
c’era proprio teresa che, fin
da piccola, accompagnava il
padre sulla spiaggia prima che
partisse e lo aspettava al tra-
monto portandogli da man- Fig. 7 - Della Gatta,
giare. Tavolini sul mare dello Scoglio di Frisio

101
Una sera, gennaro non
tornò, era rimasto vittima
delle onde durante un naufra-
gio e teresa si trovò orfana e
senza denaro, ma, per guada-
gnare qualcosa, si recava la
mattina sulla spiaggia di
Santa lucia portando con sé
un grosso cesto per vendere
Fig. 8 - Gonsalvo Carelli, cibo ai pescatori che stavano
Taverna del Re Nasone a Mergellina per prendere il mare.
poi, col tempo, il guizzo
imprenditoriale di cui era do-
tata naturalmente teresa, venne fuori in maniera prorompente: cominciò
ad andare in giro per le locande della zona con un grosso sacco chiedendo
ai proprietari di consegnarle il pane raffermo che non avevano venduto du-
rante il giorno, tanto era da buttare via.
Quel pane, elaborato durante la notte, veniva trasformato in prelibati
taralli per il giorno successivo, che venivano regolarmente venduti tutti.
teresa, non impiegò molto tempo per riuscire a sconfiggere tutta la con-
correnza e a piazzarsi con una bancarella tutta sua proprio davanti alla pic-
cola spiaggia di Santa lucia.
e fra i tantissimi clienti che amavano andare a mangiare i taralli da te-
resa, ci fu un ufficiale della guardia di Finanza, Vincenzo giordani, che da
lì a poco divenne suo marito. teresa ebbe ben dieci figli, ma non fu molto
fortunata nella sua vita di mamma perché la sorte, come glieli aveva dati,
così glieli tolse in quanto uno dopo l’altro, morirono tutti. Finanche Vin-
cenzo, il marito, morì, e lasciò teresa già vedova in un’età ancora giova-
nile.
Ma, abituata com’era a non piangersi addosso, nonostante tutto ciò, que-
sta incredibile donna tornò ancora una volta a fare di necessità virtù, a rim-
boccarsi le maniche e a promettere a se stessa che avrebbe finalmente fatto
il salto di qualità che desiderava fare: un ristorante tutto suo.
Fu così, che affittò una parte della spiaggia di Santa lucia e vi piazzò
una specie di capannone con sedie e tavolini, assicurando a tutti che sarebbe
diventato per napoli il ristorante d’ ’e sette meraviglie. in città, all’epoca,
102
andavano per la maggiore lo-
cali come lo Scoglio di Fri-
sio a posillipo o A Fenestella
a Marechiaro. il locale di te-
resa, li superò tutti.
Sulla denominazione fu
molto chiara, disse: “ho perso
tutti i miei figli, ma ho molti
nipoti che mi chiamano come
chiamerò il mio ristorante: A
zi’ teresa. tutti i turisti che
sbarcavano a napoli negli
Fig. 9 - Il ristorante Zi Teresa anni Venti, volevano essere
condotti al ristorante di teresa
per assaggiare i vermicelli alle
vongole, la parmigiana di melanzane, i polpi affogati e i meravigliosi frutti
di mare. Arrivarono a sedersi ai suoi tavolini finanche teste coronate d’eu-
ropa e lei, che indossava il suo classico scialle e i suoi gioielli, senza mai
montarsi la testa, continuava ad andare in cucina a controllare che tutto fun-
zionasse secondo i suoi ordini e in giro per i tavoli a dispensare sorrisi e a
chiedere pareri.
nel 1950, ormai novantenne, i nipoti, riusci-
rono a convincerla a trasferirsi in una delle lus-
suose stanze del dirimpettaio hotel excelsior e
lì da un balcone, con l’ausilio di un cannoc-
chiale, riusciva a seguire ciò che avveniva nel
ristorante e, se qualcosa non le piaceva, scen-
deva e dava indicazioni per apportare le dovute
correzioni.
il 25 maggio 1953, teresa morì e, per i suoi
funerali, arrivarono a napoli giornalisti e inviati
di tutte le testate del mondo.
i nipoti, portarono avanti il ristorante fino
agli anni Sessanta, prima di venderlo ad una
bionda altoatesina, Frida Kasslatter che, aveva Fig. 10 - Zi Teresa
praticato con discernimento il più antico me- a novant’anni

103
stiere del mondo ed era di una sfolgorante bellezza, in grado di far perdere
la testa ad uomini potenti, tra cui un famoso banchiere, che la ricopri let-
teralmente d’oro, novella goldfinger.
la conobbi da ragazzo nella galleria Umberto e la scritturai per una se-
rata di spogliarello privato per alcuni amici arrapati. erano altri tempi ed
anche vedere soltanto una donna nuda di quelle dimensioni era uno spet-
tacolo estremamente emozionante.
non ebbe con gli affari lo stesso successo che aveva avuto sul marcia-
piede, per cui fu costretta a chiudere il locale nel 1976.
Ma oggi, il ristorante è tornato a vivere e ad avere ottimi risultati come
un tempo ed i nuovi proprietari ne hanno conservato il nome glorioso, in
ricordo di una donna che ha contribuito a portare alto il nome di napoli
nel mondo.
Meno leggendaria, ma più consistente, la storia del ristorante ciro a
Mergellina, sito sotto la chiesa di S. Maria del parto e da non confondere
con l’omonimo chalet, collocato a pochi passi e famoso per i suoi dolci,
dalla torta alla nutella (un vero killer per la dieta) al babà, veramente insu-
perabili e che attirano golosi anche dalla provincia.
ciro in passato si chiamava naso ’e cane, dalla fisionomia di un vecchio
proprietario ed oggi è giunto alla quarta generazione con pasquale Fummo,
che, attorniato dai tre figlioli, lo dirige in maniera impeccabile.
la clientela è prevalentemente napoletana, di persone che da decenni
lo hanno scelto in virtù dell’elevata qualità della cucina, ma non mancano
i forestieri, perché il nome del locale, attraverso il passaparola, è divenuto
famoso in tutto il mondo.
Una figura originale, comparsa anche in alcune pellicole cinematogra-
fiche, è quella dell’ostricaro fisico, il quale, con una inequivocabile scritta
sul petto, che ne indica le funzioni, è in grado di discernere i più freschi
tra i prodotti del mare e di consigliare adeguatamente l’avventore.
la pizza è la migliore che si possa mangiare a napoli, e di conseguenza
nel mondo. Su questa supremazia posso garantire personalmente, essendo,
come tutti i napoletani, un cultore dell’argomento. Bisogna però spantecare
(attendere parecchio), perché, come mi hanno confessato i proprietari,
hanno pochi pizzaioli di cui si fidano e non è possibile recuperarne altri
all’altezza. dopo averla gustata si è satolli (più volte mi è venuto il sospetto
che ci aggiungano di nascosto un poco di sugna) ed è impossibile gustare
104
altre pietanze, ad eccezione di uno dei tanti dolci, sempre freschissimi,
dalla cassata alla pastiera, dalla caprese ai cannoli.
in genere dove si mangia una buona pizza non si mangia altro, invece
ciro è in grado di servire tutti i piatti della cucina napoletana, dagli spa-
ghetti alle vongole (da far resuscitare i morti) ad una mozzarella di dimen-
sioni colossali, da cui trasuda il candido latte ed ai secondi, dove
troneggiano pesci di varie fogge e dimensioni, tutti appena pescati, accom-
pagnati da una scelta di vini praticamente infinita, essendo la cantina for-
nita per soddisfare le scelte di ogni palato, anche dei più raffinati.
l’atmosfera che si respira è festosa, favorita da un solo ambiente, nel
quale per i clienti più affezionati, è facile incontrare amici e conoscenti.
l’ultimo pregio e da non trascurare è costituito dai camerieri, tutti na-
poletani, decentemente vestiti, di mezza età, estremamente educati e che
rispettano costantemente la ferrea regola: il cliente ha sempre ragione.
i ristoranti più famosi non si trovano soltanto nella parte più chic della
città, come Mergellina o il lungomare, ma alcuni si trovano anche nei pressi
della stazione ferroviaria, a piazza garibaldi, in quel caotico assembra-
mento perenne di giocatori delle tre carte, bancarelle abusive, extra comu-
nitari disperati, spacciatori e prostitute. infatti a due passi da questo
immenso suk, in via Alfonso d’Aragona, da tre generazioni, vi è il regno
incontrastato di Mimì alla Ferrovia della famiglia giugliano. il locale sorse
nell’immediato dopoguerra, quando la famiglia giugliano si trasferì a na-
poli da piazzola di nola per sfuggire alla furia dei tedeschi in ritirata.
emilio giugliano riuscì a fittare una vecchia sala di settanta metri qua-
drati, precedentemente adibita a teatrino delle marionette ed a trasformarla
nel corso degli anni in un’osteria ricercata, tempio del gusto e della cucina
napoletana, nella quale si sono seduti, a volte a stretto contatto di tavolo,
dagli operai dell’Alfa Sud ai presidenti della Repubblica, dagli attori del-
l’avanspettacolo che recitavano nel vicino teatro orfeo, i fratelli Maggio,
i de Filippo, totò a personalità della finanza e del jet set, quali Fellini,
Agnelli e Schumacher, senza dimenticare tipi poco raccomandabili come
lucky luciano.
Su questi ultra vip circolano storielle ai limiti della leggenda, come
quella che vuole farci credere che il padrone della Fiat mangiasse il suo
piatto preferito: pasta e fagioli in cucina o che la celebre scenetta degli spa-
ghetti mangiati con le mani, immortalata nel film Miseria e nobiltà, sia
105
nata tra queste mura un giorno che a totò fu servito il piatto fumante senza
le posate. nei primi tempi, segnati dalla diffusa povertà e dalla carenza di
generi alimentari, il menù si basava su pochi piatti, tra i quali troneggia-
vano, richiestissimi, i maccheroni alla poverella, costituiti da bucatini lessi,
mescolati con tanto cacio e due uova strapazzate. oggi invece l’offerta va
dai maccheroncelli lardiati, al sartù di riso, il piatto preferito da Berlusconi,
il polpo alla luciana, gli spaghetti con le vongole ed i mitici peperoni im-
bottiti.
l’atmosfera è calda ed ospitale, il rumore accompagna il pasto, perché
tutti si concedono il piacere della conversazione, anche se a parlare di più
sono i camerieri, che combinazione si chiamano quasi tutti Michele e per
distinguerli è necessario dare ad ognuno di loro un nomignolo, per cui ab-
biamo lo schivo, un affermato arbitro ed il parlone, un attore fallito.
in quei pochi metri quadrati il tempo sembra essersi fermato e l’amore
del mangiare assieme, la felicità per un piatto prelibato, il culto dell’ami-
cizia essersi miracolosamente preservati, nonostante l’incombere della ci-
viltà dei fast food e della velocità.

106
Quando ritornerà la mitica Piedigrotta?

Fino a qualche decennio fa il turista che percorreva le affollate strade


del centro storico nei giorni di fine estate si trovava davanti uno scenario
sorprendente con lunghi pali azzurri che sostenevano ai lati della strada
enormi luminarie composte da fantasiosi motivi geometrici, i quali pren-
devano spunto dalla tradizione e dal costume napoletano.
Quelle lampadine, accese dal primo di settembre, annunciavano che di
li a qualche giorno sarebbe esplosa la celebrazione della festa di piedi-
grotta, per secoli la vera festa delle feste, paragonabile per eccitazione col-
lettiva al celebre carnevale di Rio.
le sue origini si perdono nel culto di Venere genitrice, narrato da pe-
tronio, Seneca e Strabone, che si svolgeva nel mese di settembre all’interno
della grotta di priapo, a poca distanza dall’attuale mausoleo dedicato a Vir-
gilio. durante il rito ben dotati sacerdoti, con l’ausilio di potenti afrodisiaci,
si impegnavano ad ingravidare quante più donne sterili possibile, mentre
all’esterno la plebe, tra cespugli ed anfratti, si dedicava a poderosi am-
plessi, eccitata dal suono assordante di cimbali e timpani.
Altri fattori culturali molto variegati di origine etrusca, greca ed orien-
tale sono presenti nella piedigrotta, a dimostrazione della variegata com-
plessità del senso religioso del napoletano.

Fig. 1 - Antonioni Pietro, Il corteo reale a Piedigrotta, Roma collezione privata

107
il cristianesimo si appro-
priò dell’antico rituale, pur-
gandolo degli aspetti più
sfacciatamente erotici, ma
preservandone l’aspetto tra-
sgressivo e la tendenza ad un
sano tripudio condito dal-
l’impertinenza, dal sollazzo e
dal gusto caricaturale, soprat-
Fig. 2 - Sfilata di fantocci a Piedigrotta tutto verso l’autorità costi-
tuita, la quale permetteva
questo comportamento, per
far scaricare, anche se solo per pochi giorni, l’energia vitale della popola-
zione che si sarebbe poi dimostrata sottomessa per il restante periodo del-
l’anno.
la piedigrotta, dopo aver assunto un carattere religioso, divenne una
manifestazione prevalentemente notturna con grande partecipazione po-
polare. Appena usciti dalla chiesa, la grotta limitrofa e tutte le aree circo-
stanti si trasformavano in una gigantesca sala da ballo nella quale si
danzava al suono di arpe e cimbali, prevalentemente la tarantella il ballo
tipico partenopeo, derivante anche esso dalle antiche danze che accom-
pagnavano i baccanali, più o meno orgiastici, di epoca pagana. lenta-
mente la festa cominciò ad estendersi a tutta la città coinvolgendo nobili
e popolani, tra uno sfolgorio di luminarie, carri e canzoni. Molti affitta-
vano i balconi dai quali si
poteva meglio ammirare il
passaggio dei carri, carichi di
fiori e costruzioni di cartape-
sta, con i vari quartieri in
gara tra di loro per creatività
e magnificenza. nacque an-
che l’usanza di presentare
durante quei giorni di baldo-
ria un repertorio di nuove
canzoni napoletane, da cui Fig. 3 - Verso il santuario di Piedigrotta,
nacque il celebre festival ed Stampa ottocentesca

108
infatti molte delle più celebri
melodie sono state scritte in
occasione della piedigrotta.
Una cosa ben diversa dalla
squallida rappresentazione
che una volta al- l’anno, con
il conforto della diretta televi-
siva in prima serata, si svolge
oggi da un pacchiano albergo
della provincia in stile holly-
woodiano, in odore di ca-
morra, con presentatori e Fig. 4 - Un carro a Piedigrotta
cantanti prevalentemente fo- durante il regno di Lauro
restieri.
la festa, a partire dal novecento assunse perciò il carattere prevalente
di una sagra canora ed era imperniata sulla sfilata dei carri allegorici, che
erano mastodontici e venivano realizzati da valenti artigiani adoperando
del cartone pressato. durante i momenti più gioiosi della festa venivano
utilizzati speciali giocattoli, atti ad incrementare ilarità ed impertinenza.
essi erano le tante rumorose trombettelle, dai colori sgargianti e dal suono
intermittente, lo zerrizzero, un ingegnoso aggeggio che, roteando su se
stesso, emetteva un originale ronzio, il franfellicco, un fischietto dispettoso
che, srotolandosi di scatto e
ripiegandosi velocemente
all’indietro, veniva adoperato
per sfiorare il viso dei vicini,
spaventandoli per la sorpresa.
Vi erano poi tanti strumenti
musicali tradizionali, che col-
laboravano a creare confu-
sione ed allegria: il putipù,
una casseruola ricoperta di
pelle forata al centro, dalla
quale si generava un suono
Fig. 5 - Luminarie alla villa comunale, che richiamava quello sfot-
Piedigrotta ’54 tente e caricaturale delle per-
109
nacchie; lo scetavajasse, uno strumento
costituito da una canna spaccata, che
funge da cassa armonica e da una bac-
chetta seghettata; il triccabballacche
composto da tre martelletti di legno, i
quali, pigiandosi a vicenda, generano
un suono ritmico ed asfissiante. il prin-
cipe della burla era poi costituito da una
sorta di cantaro, il famigerato coppo-
lone, che posto su una canna veniva
all’improvviso calato sulla testa dei
passanti, ingenerando sorpresa, mista
ad allegro sbigottimento.
il momento d’oro della festa fu du-
rante il regno di Achille lauro, quando
la piedigrotta durava molti giorni, ala-
cremente organizzata dal mitico asses-
Fig. 6 - Fuochi a mare a Piedigrotta sore limoncelli, quello del famoso
slogan elettorale: “torneranno i tempi
belli se votate limoncelli”.
l’antico splendore della manifestazione era incentrata sul passaggio per
le vie cittadine dei mastodontici carri allegorici, quando era permesso un po’
di tutto: urlare, sbracciarsi, calare coppoloni in testa a tipi soggetti, esercitare
vigorosamente la mano morta su sederi di tutte le età, pur senza trascurare
eventuali seni generosamente
esposti, dimenticando così le
angustie quotidiane. l’antico
spirito greco della festa, nata
tra venerazioni priapiche e
sfrenate danze liberatorie,
sembrava rivivere nel popolo
festoso, esaltando lo spirito
trasgressivo e godereccio dei
napoletani.
Sembrano tempi distanti
anni luce, invece è cronaca Fig. 7- Carro di Piedigrotta.

110
degli anni cinquanta e Ses-
santa, i giovani non cono-
scono la piedigrotta, ma il
suo spirito è immortale e può
divampare di nuovo per la
gioia dei napoletani e per il
nostro boccheggiante turi-
smo. Ai tempi del vituperato
comandante il calendario
delle manifestazioni, ad uso
Fig. 8 - Carro vincitore Piedigrotta ’64
dei forestieri, ma progettato
per i gusti degli indigeni, an-
dava da aprile ad ottobre, costringendo pure i rinomati miracoli di San
gennaro a rientrare nei festeggiamenti e riesumando inoltre antiche tra-
dizioni, da quella del Monacone a quella della Madonna del carmine,
col relativo incendio della torre.
torneranno quei tempi spensierati? lo speriamo vivamente, anche se
qualche recente timido tentativo di riesumazione è miseramente abortito,
perché male organizzato, non certo per la scomparsa dal carattere dei na-
poletani veraci della volontà di divertirsi.

111
Posillipo e Mergellina nella pittura

diamo ora la parola ai pennelli dei tanti pittori che hanno voluto im-
mortalare paesaggi da favola.
cominciamo con didier Barra, autore di una Veduta di napoli con ca-
stel dell’ovo e posillipo (fig. 1) conservata a napoli nel museo di San Mar-
tino.

Fig. 1 - Didier Barra - Veduta di Napoli con Castel dell'Ovo e Posillipo


Napoli, museo di San Martino

presentiamo ora un topos come Marechiaro affidato a due carneadi:


giuseppe Acierno (fig. 2) ed Andrea patrisi (fig. 3).
ci inoltriamo nella costa e ci imbattiamo in un capolavoro, una spiag-
getta distrutta dal progresso, che possiamo rimembrare grazie a thomas
112
Fig. 2 - Giuseppe Acierno - Marechiaro

Miles Richardson, autore di costiera di posillipo (fig. 4) conservato a na-


poli nella celebre collezione della Ragione, raccolta ove sono esposti i due
prossimi dipinti, il primo (fig. 5), spettacolare, Veduta di napoli da posil-

Fig. 3 - Andrea Patrisi - Marechiaro

113
Fig. 4 - Thomas Miles Richardson - Costiera di Posillipo
Napoli collezione della Ragione

lipo di consalvo carelli, il secondo (fig. 6) Uno scorcio di paesaggio di


giuseppe carelli.
Sempre di consalvo proponiamo poi al lettore un panorama di napoli
col Vesuvio (fig. 7) di notevole qualità.

Fig. 5 - Consalvo Carelli - Veduta di Napoli da Posillipo


Napoli collezione della Ragione

114
Fig. 6 - Giuseppe Carelli - Scorcio di paesaggio - Napoli collezione della Ragione

Un artista straniero, carl goetzloff, è poi l’autore di un’altra Veduta di


napoli da posillipo (fig. 8) in cui risaltano i pini mediterranei.
Un altro scorcio di panorama (fig. 9) molto bello ce lo regala Achille
Vianelli in una tela firmata.

Fig. 7 - Consalvo Carelli - Napoli da Posillipo - Napoli, collezione privata

115
Fig. 8 - Carl Goetzloff-Napoli da Posillipo - Italia, collezione privata

Fig. 9 - Achille Vianelli - Posillipo - Italia, collezione privata

116
Fig. 10 - Salvatore Fergola - Veduta della collina di Posillipo da Coroglio
Napoli, museo di Capodimonte

Fig. 11 - Salvatore Gentile - Veduta di Posillipo

117
Fig. 12 - Teodoro Duclère - La baia di San Pietro a Posillipo
Napoli, pinacoteca della provincia

Fig. 13 - Frans Vervloet - La strada di Posillipo e Villa Doria d’Angri


Napoli, collezione privata

118
Fig. 14 - Gaspar Van Wittel - Sant’Antonio a Posillipo
Napoli, museo di San Martino

Fig. 15 - Attilio Pratella - Panni stesi a Posillipo con vista del Vesuvio
Italia, collezione privata

119
Fig. 16 - Alessandro D’Anna - Locanda a Posillipo - Roma, collezione privata

Fig. 17 - Vincenzo Migliaro - Taverna a Posillipo


Napoli, Galleria di Palazzo Zevallos di Stigliano

120
Fig. 18 - Giuseppe De Nittis - Il pranzo a Posillipo - Milano, Galleria d’Arte Moderna

Fig. 19 - Pietro Fabris - Popolani a Posillipo - Napoli, museo di San Martino

121
Fig. 20 - Sminck van Pitloo - Palazzo Donn’Anna - Napoli, collezione privata

Vediamo poi all’opera due Salvatore, il primo famoso: Fergola, che si


esibisce in una Veduta della collina di posillipo da coroglio (fig. 10), espo-
sta nel museo di capodimonte; il secondo sconosciuto: gentile, che fa quel
che può (fig. 11).
Ammiriamo ora teodoro duclère nella Baia di San pietro a posillipo
(fig. 12) conservata a napoli, nella pinacoteca della provincia; Frans Ver-
vloet che ritrae la strada di posillipo e Villa doria d’Angri (fig. 13), gaspar
Van Wittel in un disegno raffigurante la chiesa di Sant’Antonio a posillipo

Fig. 21 - Gaspare van Wittel - Posillipo con Palazzo Donn’Anna


Napoli collezione privata

122
Fig. 22 - Gaetano Esposito - Palazzo Donn’Anna a Posillipo
Napoli collezione privata

(fig. 14), esposto nel museo di San Martino, Attilio pratella con panni stesi
a posillipo con vista del Vesuvio (fig. 15) di una raccolta privata, Alessan-
dro d’Anna con locanda a posillipo (fig. 16) conservato a Roma in colle-
zione privata.

Fig. 23 - Giacinto Gigante - Veduta di Napoli da Posillipo


Napoli, museo di Capodimonte

123
Fig. 24 - Giacinto Gigante - Marina di Posillipo - Napoli, collezione privata

A posillipo vi erano numerose


taverne, alcune famose, come lo
Scoglio di Frisio, rappresentato fe-
delmente da Vincenzo Migliaro
(fig. 17) in un dipinto esposto nelle
gallerie di palazzo zevallos di Sti-
gliano.
Mangiare sul mare ascoltando
le canzoni era un rito, fissato sulla
tela da giuseppe de nittis nel
pranzo a posillipo (fig. 18) conser-
vato a Milano, presso la galleria
d’Arte Moderna.
pietro Fabris in popolani a po-
sillipo (fig. 19) del museo di San
Martino ci mostra come trascor-
reva il tempo la plebe.
la mole maestosa di palazzo
Fig. 25 - Vincenzo Migliaro donn’Anna è la protagonista dei
A Mergellina - Napoli, collezione privata prossimi 4 dipinti (fig. 20-21-22-
124
Fig. 26 - Attilio Pratella - Il porto di Mergellina - Napoli, collezione privata

23) che presentiamo, prima di passare ad esaminare quadri dedicati a Mer-


gellina: da giacinto gigante (fig. 24) a Vincenzo Migliaro (fig. 25), da At-
tilio pratella (fig. 26) a Federico Rossano (fig. 27).

Fig. 27 - Federico Rossano - I vecchi bagni a Mergellina


Montecatini, collezione privata

125
Fig. 28 - Gaspar Van Wittel-Veduta del borgo di Chiaia verso Mergellina
Firenze, Galleria Palatina

gaspar Van Wittel ci regala una Veduta del borgo di chiaia verso Mer-
gellina (fig. 28) conservata a Firenze nella galleria palatina, mentre Sil-
vestr Feodosievic Scedrin si esibisce in una Veduta di Mergellina (fig. 29).
presso il museo cor-
reale di Sorrento sono
esposte le due tele raffigu-
ranti la splendida spiaggia
di Mergellina, oggi scom-
parsa. Sono di teodoro du-
clère (fig. 30) e di Sminck
van pitloo (fig. 31).
e concludiamo allegra-
mente con tarantelle e
feste popolari, grazie ad
Alessandro d’Anna (fig.
32), a Filippo Falciatore
Fig. 29 - Silvestr Feodosievic Scedrin (fig. 33) e pietro Fabris
Veduta di Mergellina - Italia, collezione privata (fig. 34).

126
Fig. 30 - Teodoro Duclère - Mergellina
Sorrento, museo Correale

Fig. 31 - Sminck van Pitloo - Mergellina


Sorrento, museo Correale

Fig. 32 - Alessandro D’Anna


Tarantella a Mergellina
Roma, collezione privata

127
Fig. 33 - Filippo Falciatore Tarantella a Mergellina
Detroit, The Institute of Arts

Fig. 34 - Pietro Fabris - Scena di vita popolare in una grotta a Posillipo


Napoli, collezione privata

128
La chiesa di Sant'Antonio a Posillipo tra storia,
arte e panorama

la chiesa di Sant'Antonio a posillipo (fig. 1) è visibile, soprattutto di


notte, da tutta la città e da una terrazza ’prospiciente si gode un panorama
da mozzare il fiato (fig. 2), oltre ad ammirare una ricostruzione della Ma-
donna di lourdes (fig. 3). A pochi passi vi è il leggendario pino di via ora-
zio (fig. 4) per il quale invitiamo il lettore a consultare il mio articolo
sull’argomento digitando il link
http://achillecontedilavian.blogspot.com/search?q=pino+di+posillipo
la fondazione della chiesa risale al 1642 ad opera di fra paolo Anzalone
del terzo ordine Regolare di San Francesco, il quale diede inizio alla fab-
brica di un piccolo complesso monastico, usato come sanatorio dei frati di
Santa caterina a chiaia. ed avvenne in un sito all'epoca scarsamente urba-
nizzato della città, costituito da quattro villaggi rurali collegati con la zona
di Mergellina da un'antica strada greco-romana. Sulla lapide di fondazione
di leggeva:

Fig. 1 - Chiesa S. Antonio a Posillipo facciata

129
Fig. 2 - Panorama-di Napoli

«FRAteR pAVlVS AnSelonVS FR 3 oRdiniS S.ti FRAnciSci


FVUndAtoR oB MAgnAM deVotioneM FieRi Fecit Anno
doMini MdcXXXXii»
le mura dell'antica cappella sono oggi individuabili in corrispondenza
dell'attuale sacrestia, così come i locali del convento originario sono ri-
scontrabili nei locali denominati dell’“ex-monastero”.

Fig. 3 - Grotta Lourdes S. Antonio

130
Fig. 4 - Il pino di Posillipo in una foto

nel 1643 fu iniziato l'ampliamento della strada che portava al convento,


mantenendo lungo il suo percorso parte delle antiche vestigia romane (pa-
vimentazione romana) ’e venendo così a costituire un mezzo più agevole
per i pellegrini che dalla città intendevano raggiungere l'edificio; la strada,
già salita di Santa Maria delle grazie, venne così indicata come rampe di
Sant'Antonio a posillipo, di cui parleremo in seguito. ’

Fig. 5 - Interno chiesa S. Antonio

131
la chiesa nel frattempo assurse al titolo
di santuario antoniano, prendendo negli
anni una forma a navata unica con tre cap-
pelle laterali per ciascun lato (fig. 5) ed il
convento fu allargato. divenne luogo di in-
tensa devozione verso il santo di padova e
già nel 1692 il celano ricordava che “nel
giorno festivo del santo è meraviglioso il
concorso; vi van le genti dal mattino e poi
vi si trattengono a pranzo in tutte queste rive
di Mergellina”.
la costruzione della sacrestia fu avviata
nel 1750, mentre quattro anni dopo fu la
Fig.6 - S. Antonio a Posillipo volta dell'edificazione del campanile (fig. 6)
Campanile a pianta rettangolare con cella campanaria
ottagonale e bella cuspide in stile barocco;
il chiostro (fig. 7) del convento ’di semplice struttura, ultimato nel 1763,
conserva varie lapidi ed un bel lavabo di gusto fanzaghiano.
la successiva soppressione degli
ordini religiosi, in epoca napoleonica,
fece sì che la chiesa passasse al dema-
nio e fosse destinata ad usi civili, seb-
bene affidata ad un rettore,
ex-domenicano scampato ai fatti del
1799.
nel 1824 il complesso fu affidato
ai domenicani di San domenico Mag-
giore, anche grazie all'intervento di re
Ferdinando ii di Borbone che era in
ottimi rapporti con l'ordine religioso.
nel 1845 l’Alvino scrisse: “la
piccola chiesa di una cattiva architet-
tura non offre niuna cosa rimarche-
vole, solo v’è un quadro antico nella
prima cappella a destra che rappre-
senta S. nicola di Bari” (fig. 8). Fig.7 - Chiostro

132
in effetti i migliori dipinti che fra poco
descriveremo provengono da altre chiese,
come pure la facciata attuale non è la stessa
che ci mostrano i dipinti ottocenteschi, in-
fatti essa venne rifatta nel 1956 e soltanto il
tipico campanile a bulbo, arretrato sul lato
destro, è quello eretto tra il 1750 ed il 1754.
le tele più importanti come il tobiolo e
l’angelo, siglata e datata 1791, proviene
dalla distrutta San nicola dei caserti, men-
tre il quadro di Andrea d’Aste era già nella
chiesa di Santa Maria dello Splendore.
nel 1944 l'arcivescovo Alessio Ascalesi
stabilisce nella chiesa, posta al di fuori delle Fig. 8 - S. Nicola di Bari
mura conventuali, la costituzione di una
parrocchia che andrà assumendo sempre
maggior importanza negli anni anche grazie al nuovo assetto urbanistico
della zona (la costruzione del piazzale antistante la chiesa da cui si gode
uno spettacolare panorama sul golfo di napoli è degli anni Sessanta).
nel 1975-76 vennero eseguiti im-
portanti lavori di restauro e consoli-
damento e nel 2000 venne ripresa, in
occasione del periodo giubilare, l'an-
tica tradizione della processione di
sant'Antonio di padova, a cui la
chiesa è dedicata.
la chiesa si presenta a navata
unica, con una volta a botte (fig.9), af-
frescata da gaetano Bocchetti, e tre
cappelle per lato. Sotto la cantoria, sul
lato sinistro si può ammirare una
splendida replica del prototipo della
Madonna della purità (fig.10) ese-
guito da luis de Morales per la cap-
Fig. 9 - Chiesa S. Antonio pella eponima sita in San paolo
a Posillipo volta Maggiore.
133
Fig. 10 - Madonna della Purità

nella prima cappella a destra è


collocato un crocifisso ligneo del
XVii secolo; nella seconda si trova
una raffigurazione di San nicola di
Bari di autore ignoto della metà del
XVii secolo, mentre nella terza ed
ultima cappella si ammira il tobiolo
e l’angelo di giacinto diano (fig.11).
nella prima cappella a sinistra è col-
locata una statua lignea dell' imma-
colata; nella successiva è contenuta
una tela di Andrea d'Aste con la
Maddalena e San giovanni evange-
lista in adorazione della croce
(fig.12), mentre nella terza ed ultima
vi è un Sant'Antonio in estasi (fig.
13) anch'esso del diano, datato 1802.
nell'abside vi è l'altare maggiore
(fig. 14) su cui poggia l'antica statua
Fig. 11 - Giacinto Diano - 1791 lignea del santo.
Tobiolo e l’angelo le rampe di S. Antonio (fig.15 -

134
Fig. 12 - Andrea d'Aste - La Maddalena Fig. 13 - Giacinto Diano - 1802
e San Giovanni Evangelista in adora- S. Antonio in estasi
zione della croce

16) collegano oggi piazza Sannazaro con la chiesa convento di S. Antonio


a posillipo e con via pacuvio.
esse furono ampliate e sistemate nel 1643 dal viceré duca di Medina
de las torres per migliorare l’accesso al suddetto convento che era stato
fondato nel 1642, in modo da facilitare il percorso dei pellegrini che vole-
vano raggiungere la chiesa; una naturale Via crucis che affaticava le gambe
e consolidava il fascino del luogo sacro da raggiungere. Quando la chiesa
di Sant’Antonio a posillipo venne edificata, nel 1642, questa zona era una
delle meno urbanizzate di napoli, territorio quasi selvaggio dominato da
una fitta vegetazione di tipo mediterraneo.
il viceré fece poi incidere su una lapide (fig. 17), posta sulla 1^ delle
rampe (lato piazza Sannazaro), le motivazioni che portarono a prendere
tale decisione.
135
Fig. 14 - Altare maggiore

Fig. 15 - Rampe di S. Antonio a Posillipo

136
Fig. 16 - Rampe di S. Antonio a Posillipo

Fig. 17 -Rampe S.Antonio a Posillipo-Lapide

137
durante il percorso si può am-
mirare napoli, tra tetti colorati e
strette vie di collegamento, in tutta
la sua bellezza.
il percorso delle rampe era co-
munque preesistente e serviva a
collegare la zona di chiaia e Mer-
gellina con i casali di posillipo,
primo fra tutti quello di porta po-
sillipo. Questo è testimoniato
anche dalla pianta del duca di
noja dove il percorso è denomi-
nato “strada e discese di posillipo”
e arriva proprio all’imbocco del
borgo di porta posillipo. il per-
corso è riportato anche sulle
mappe Bulifon del 1685 e petrini
del 1698.
partendo da piedigrotta, dopo
poco sulla destra si può ammirare,
sotto la sede stradale della rampa
Fig. 18 - Cappellina del secolo XIX successiva una cappellina, che una
Calvario con angeli adoranti la croce lapide dichiara eretta nel 1842 da
lorenzo taglioni e che mostra sul-
l’altare un bel pannello di maiolica
raffigurante il calvario con angeli adoranti la croce (fig. 18).
Allo stato attuale il percorso si conclude su via pacuvio in quanto l’ul-
tima parte è stata cancellata e modificata dal tracciato delle vie pacuvio e
Stazio e dall’intensa urbanizzazione dell’area, ma proprio l’ultimo tratto
rettilineo di via Stazio riprende l’antico tracciato e sbocca, incrociando via
Manzoni, su via porta posillipo che corrisponde all’antico villaggio che
portava questo nome.

138
Il casale di Santo Strato a Posillipo? Si a Posillipo!

Sembra impossibile che, a


poche centinaia di metri da piazza
Achille della Ragione (tav. 1),
dove è ubicata la splendida villa
del celebre napoletanista, si trovi
una succursale della napoli più
popolare, un misto di Quartieri
spagnoli e di Sanità, costituito dal
casale di Santo Strato (tav. 2), abi-
tato un tempo da contadini e pe- Tav. 1 - Targa piazza
scatori ed oggi da pensionati,
disoccupati, posteggiatori abusivi,
domestiche ed artigiani. tutta brava gente che percepisce chiaramente di
appartenere ad una sola grande famiglia, nella quale quasi tutti i maschi si
chiamano col nome del santo protettore.
Un buco nero nel quartiere chic della città, ma gli abitanti possiedono
una carica di vitalità straripante ed una simpatia contagiosa. poche le bot-
teghe, tra queste un fruttivendolo che vende frutta verace a clienti voraci,
un meccanico in grado di riparare qualunque guasto ed una pizzeria (tav.
3) in grado di offrire prodotti squisiti ad un prezzo imbattibile.
il casale di Santo Strato, è abbarbicato sul versante nord-orientale della
collina di posillipo. Restò isolato
dalla città, come tutti gli altri bor-
ghi della collina, fino al 1643,
quando il vicere Ramiro de guz-
man, duca di Medina, non fece co-
struire le Rampe di Sant’Antonio.
i borghi, o come venivano giu-
ridicamente definiti all’epoca, i ca-
sali, sulla collina di posillipo erano
Tav. 2 - Ingresso al borgo vari; i più importanti, oltre a Santo
139
Strato, che era il più popolato, Angari, Me-
gaglia e Spollano. il casale di Angari scen-
deva da torre Ranieri fino al mare, a Riva
Fiorita, ed ancora oggi ai lati della discesa
che porta da via Manzoni a via posillipo se
ne possono osservare i ruderi. Un’altra strada
che portava da cupa Angara fino al borgo di
Villanova era nota con il nome di Malefioc-
colo, oggi via del Marzano (tav. 4).
Villanova si estendeva, filiforme, tra il
vallone che porta al mare e la già menzionata
strada che portava a Santo Strato. il centro
del borgo era la chiesa di Santa Maria della
consolazione, costruita nel 1737, ed ancora
oggi in ottimo stato. Megaglia, nel vallone Tav. 3 - Addu’ Totonno
che porta a Riva Fiorita, era attraversato dal
proseguimento di via del Fosso, che porta da
Santo Strato a mare, di Spollano non restano tracce. Molto più recente è il
borgo di porta posillipo, che, più vicino alla città, affaccia sul golfo di Ba-
gnoli. il piccolo borgo di Marechiaro, ai piedi della chiesa di Santa Maria
del Faro, apparteneva alla diocesi di pozzuoli, a testimonianza della vici-
nanza geografica e politica dei borghi di posillipo ai campi Flegrei.
Anticamente la collina era chiamata “Ammenus”, nome che ne indicava
la bellezza, per poi trasformarsi
in “pausillypon”, che come ci
ricorda un poeta latino, vuol
dire pausa; dal lavoro, dalla
quotidianità, monotona e stan-
cante anche a quei tempi, ed era
nota per la salubrità e la pace
che quei luoghi donavano ai
viaggiatori. già allora i Romani
benestanti vi costruivano ville,
come quella del generale pu-
blio Vedio pollione alla gajola,
Tav. 4 - Via del Marzano dotata di teatro e di uno spetta-
140
Tav. 5 - Pianta Duca di Noja

Tav. 6 - Via del fosso

141
colare parco,oggi collegata alla
strada di coroglio dalle grotte
di Seiano. nei secoli a
venire,era poi punteggiata di
ville nobiliari, raggiungibili da
mare o a cavallo ed in carrozza,
ma sprovvista di una vera e
propria strada. Fu nel XVii se-
Tav. 7 - Villa Gemma
colo che i vicere, prima il duca
di Alba, Antonio Alvarez de
toledo ne cominciò la costruzione, poi il duca di Medina ne prolungò la
stessa fino a palazzo donn’Anna, ma solo nel 1812 gioacchino Murat
completò l’opera fino alla strada che porta a Marechiaro. Fu il corpo del
genio dell’Armata Austriaca, tra il 1820 ed il 1830, a darle l’attuale per-
corso fino a coroglio, dall’altro lato del promontorio.
il borgo di Santo Strato,
chiamato oggi semplicemente il
casale, già indicato nella pianta
del noja, nel 1775 (tav. 5) ha
conservato nell’essenza, la sua
struttura originale. A pianta
triangolare, con il vertice nel-
l’ingresso di via giovanni pa-
scoli, dove, sotto al cartello del
limite di velocità, c’è un altro
cartello di fattura artigianale,
infatti contiene un errore con
conseguente correzione a pen-
narello, che invita le rare mac-
chine che vi entrano a prestare
la massima attenzione, perché
qui i bambini giocano ancora
per strada. in effetti sono poche
le auto che vi entrano, oltre ai
residenti, perché le stradine che
lo percorrono terminano spesso Tav. 8 - Edicola di S. Strato

142
in erte scalinate. la base del
triangolo è l’attuale via posil-
lipo. con l’antica via del Fosso
(tav. 6), che costeggia il vec-
chio cimitero, si arriva nei
pressi del cinema-teatro posil-
lipo. Via Ricciardi non sbuca
neanche direttamente sulla
strada principale, ma è una
splendida passeggiata, da fare
esclusivamente a piedi, perché
è una pedamentina, quasi esclu-
sivamente costituita da scale.
Molte delle altre stradine e
scale che si dirigono verso il
mare, sono interrotte dalle co-
struzioni e terminano con dei
Tav. 9 - La parrocchia cortili su cui si affacciano le

Tav. 10 - Pala dell'altare maggiore

143
Tav. 11 - Il centro del borgo

case. tranne qualche bella casa, tra cui spicca “villa gemma” (tav. 7), già
appartenuta alla famiglia pisanti, e alcuni palazzi di nobile origine, con le
classiche torrette dell’architettura napoletana di fine ’800, inizio ’900, tanto
care all’architetto e ingegnere la-
mont Young, è dominante uno stile
presente in tutti i borghetti marinari
del Sud, sia costieri che insulari.
Quello stile si può chiamare “fanta-
sia”, dove non c’è un piano uguale
all’altro, l’arco del primo piano è di-
verso da quello del secondo, che è
diverso a sua volta da quello del
terzo. diverse sono porte e infissi, fi-
nestre e balconcini, ed i rivestimenti
sono mosaici di mattonelle varie e
conchiglie, inframezzati da edicole
votive (tav. 8). Alle volte dei veri ca-
polavori di arte povera.
Tav. 12 - Sali e scendi per le scale il centro del casale è la piazzetta
144
Tav. 13 - Strade intasate

con la chiesa dedicata a Santo Strato


(tav. 9). È qui che nasce il culto del
santo, che viene da Santo Stratone,
un pretoriano romano, che rifiutatosi
di perseguire alcuni cristiani, subì il
martirio.
la chiesa sorse nel 1266 nel
Tav. 14 - Lapide
luogo in cui già si trovava un antico
che ricorda Sandor Marai

tempio romano. A dedicarla a


Santo Strato furono tre pellegrini
greci, che raccolsero le risorse ne-
cessarie per la costruzione della
piccola cappella esibendosi come
giullari.
la cappella venne poi rico-
struita e ampliata nel 1572, grazie
all’interessamento di don gio-
vanni leonardo Basso, abate di Tav. 15 - Presepe vivente

145
San giovanni Maggiore,
che ne curò anche decora-
zioni e affreschi. la
chiesa, quindi, divenne
parrocchia pochi anni
dopo, nel 1597 e dedicata
a Santa Maria delle gra-
zie in Santo Strato.
nel 1728 venne rifatto
l’altare maggiore che,
fino ad allora, era rimasto Tav. 16 - La statua del santo in processione
quello dell’originaria cap-
pella. Alle sue spalle
venne collocato un qua-
dro raffigurante Santo
Strato con la Madonna
delle grazie e San Fran-
cesco di paola (tav. 10).
Una scultura ’del santo ti-
tolare, da taluni assegnata
a giacomo colombo e ri-
salente al XVii secolo, è
custodita presso uno degli Tav. 17 - Festa di Santo Strato
altari laterali posti lungo
la navata.
la facciata conclusa
da un timpano triangolare
e fiancheggiata da due
campanili con cupolino a
bulbo, mostra chiara-
mente le alterazioni del
secolo scorso mentre l’in-
terno a croce latina e cu-
pola, conserva ancora gli
stucchi settecenteschi, più
Tav. 18 - Durante la festa ricchi nelle cornici sugli
146
tav. 19 - Trippa e poppe a volontá

altari. Settecenteschi sono invece gli altari marmorei - il maggiore, modi-


ficato, è datato 1728 - e varie sculture lignee. Fra queste si noti l’elegante
immacolata, nella prima nicchia di sinistra ed il busto di Santo Strato, pa-
trono del casale, a cui le ridipinture non riescono a cancellare del tutto l’ori-
ginaria qualità plastica. della prima metà dell’ottocento è infine il gruppo
ligneo con S. Anna e la Vergine, posto nel transetto sinistro.
per alcuni anni dal 1949 al 1952 nel borgo è vissuto lo scrittore Sandor
Marai, il quale, nel suo libro il sangue di San gennaro, ha descritto con
precisione le figure che caratterizzano da sempre il casale: lo scugnizzo, il
vinaio, il trippaio, il pescatore, lo spazzino, il venditore di uova e tutta quel-
l’umanità che viveva e vive in quel coacervo di salite e discese, in ogni
caso strette ed intasate (tav.11–12–13). oggi nessuno si ricorda della sua
permanenza ed a ricordarlo soltanto una lapide (tav.14).
le antiche tradizioni vengono scrupolosamente osservate come le feste
popolari, a partire dal presepe vivente (tav.15), fino alla processione in
onore del Santo protettore (tav.16), che cade all’inizio di giugno e viene
accompagnata da luminarie (tav.17), tripudio di folla (tav.18) ed un’abbof-
fata generale, con poppute popolane (tav.19) che offrono pesce e trippa in
quantità industriale.
147
C’era una volta a Posillipo
un Gran premio automobilistico internazionale

pochi ne hanno memoria, neanche i napoletanisti più incalliti, che non


ne danno notizia nei loro libri, ma a napoli si è svolto per circa 30 anni un
gran premio automobilistico di importanza internazionale (fig.1) al quale
hanno partecipato i più celebri piloti del mondo
il circuito, alla pari del
famoso gran premio di
Monte carlo, era citta-
dino e si dipanava tra le
strade del quartiere chic
della città: posillipo e po-
teva sfruttare il lungo ret-
tilineo del viale Virgiliano
(fig.2), da poco costruito
da un cavaliere senza
macchia e senza paura:
Benito Mussolini. la foto
che abbiamo proposto ri-
Fig. 1 - Partenza nel 1948
sale al 1931 e fa parte di
un volume sulla campa-
nia, della serie sulle regioni italiane, stampato dal touring club in oltre
mezzo milione di copie, in un momento storico in cui i libri erano consi-
derati merce preziosa, venivano conservati con rispetto ed esposti orgo-
gliosamente nei salotti delle famiglie borghesi.
della corsa ho un vivido ricordo, avendo assistito più volte alla gara,
anche se ero poco più di un bambino, ma stranamente, più che i bolidi ro-
boanti (fig.3), rammento le ubiquitarie balle di paglia (fig.4), che circon-
davano il percorso e che aumentavano di volume nelle curve, dove il
pericolo di uscire dalla pista era maggiore.
148
il lettore mi scuserà se
faccio notare, dall’esame
di alcune foto, il proce-
dere dei lavori che hanno
portato nel tempo alla co-
struzione della mia villa.
nella prima foto (fig. 5) si
nota soltanto la porzione
di destra, dominata da una
Fig. 2 - Viale Virgiliano
torre medioevale sulla
quale in passato si apriva
un balcone. nella foto
successiva (fig.6) si evi-
denzia un cospicuo au-
mento volumetrico con la
nascita di un’ampia bal-
conata. infine nel 1994,
dopo essere divenuto pro-
prietario della villa nel
1980, ho edificato (e con-
donato) un 5° piano, che
Fig. 3 - Schieramento di partenza nel 1955
si appoggia sulla torre
dalla quale è scomparso il
balcone.
Ritorniamo ora alla
storia della corsa con la
prima edizione del gran
premio di napoli che si
svolse nel 1933. in ori-
gine era chiamata “coppa
principessa del pie-
monte”, in onore della
moglie di Umberto di Sa-
voia, Maria José, il per-
corso si sviluppava su
Fig. 4 - Un uomo in fuga circa 4 chilometri del cir-
149
cuito cittadino (fig.7) di po-
sillipo che regalava a pub-
blico e addetti ai lavori lo
splendido scenario del golfo
visto dall’alt o della collina.
l’ultima edizione si è svolta
nel 1962 per un totale di 20
edizioni.
i circuiti cittadini avevano
la particolarità, ed il fascino,
Fig. 5 - A grande velocità di mettere il pubblico a di-
retto contatto con piloti e
macchine e gli permetteva di
“vivere” la corsa dai bordi
del ’tracciato delimitato da
semplici balle di paglia, pro-
tezioni quasi inutili per pub-
blico e piloti.
gli spettatori, non po-
tendo contare né su maxi-
schermi né su informazioni
in tempo reale ’attendevano
con trepidazione il passaggio
dei piloti proiettando lo
sguardo ed il corpo verso Fig. 6- Bolidi in fuga
l’uscita della curva che pre-
cedeva il proprio punto di os-
servazione.
i piloti consideravano il
tracciato partenopeo come
uno dei più difficili a livello
internazionale. “Quello di
posillipo – raccontava Ma-
nuel Fangio (fig. 8), che non
riuscì mai a vincere qui – era
Fig. 7 - Mappa del circuito un tipico circuito cittadino e
150
Fig. 8 - Manuel Fangio

Fig. 9 - Tazio Nuvolari

151
nascondeva tante insidie, come gli spigoli dei marciapiedi, per non dire
degli alberi lungo i tratti in discesa, ai lati della strada. Un vero incubo”.
la manifestazione richiamò sin dagli inizi molti piloti, anche di rango
internazionale; il programma di gara prevedeva una suddivisione in gruppi
delle vetture partecipanti, a seconda della cilindrata: Alfa Romeo, Bugatti,
Ferrari, Maserati, osca, Stanguellini sono solo i nomi dei marchi più pre-
stigiosi che parteciparono alle varie edizioni.
con la denominazione coppa principessa di piemonte ebbe luogo nel
1933, 1934, 1937, 1938 e 1939.

Fig. 10 - Alberto Ascari

Al termine del secondo conflitto mondiale la manifestazione ripartì nel


1948 assumendo la denominazione di gran premio napoli – circuito di
posillipo; il gp
fu organizzato ininterrottamente fino al 1962, anno dello stop defini-
tivo.
inizialmente vennero ammesse le Formula 2 seguite poi dalle Sport/pro-
totipo; a partire dal 1954 presero parte alla manifestazione anche le For-
mula 1, benché la gara non avesse validità per il campionato del Mondo.
152
nell’anteguerra il nome più prestigioso tra i vincitori è quello di tazio
nuvolari (fig. 9) che vinse l’edizione del 1934 alla guida della Maserati
6c 34.
la prima edizione del dopoguerra, quella del 1948, fu vinta da luigi
Villoresi alla guida di una osca 1100.
Al circuito di posillipo sono legati piloti del panorama automobilistico
internazionale; oltre ai già citati nuvolari e Villoresi, furono protagonisti
del gp partenopeo nino Farina (il primo campione del Mondo di Formula
1 nel 1950), vincitore nel 1937 e poi ancora nel 1952 e nel 1953; luigi

Fig. 11 - Tribuna d'onore

Musso, che si aggiudicò l’edizione del 1954; giancarlo Baghetti, che vinse
nel 1961; all’edizione del 1959 si registrò la partecipazione anche di Ale-
jandro de tomaso (che poi diventerà prima costruttore e poi industriale
delle 2 e delle 4 ruote) alla guida di una oScA 1500 e infine citiamo Al-
berto Ascari(fig. 10) (campione del Mondo di Formula 1 nel 1952 e nel
1953) che vinse le edizioni del 1951 e del 1955; questa, disputata l’ 8 mag-
gio, fu l’ ultima vittoria del pilota milanese in Formula 1 perché il 26 mag-
153
gio Ascari, reduce da un incidente al gp di Monaco, morirà vittima di un
tragico incidente all’Autodromo di Monza.
dunque il recordman di vittorie è nino Farina che, come abbiamo ri-
cordato, si aggiudicò 3 edizioni del gran premio, nel 1937, 1952, 1953.
tra le vetture ricordiamo la tripletta della Ferrari che nella XiV edizione
del 1957 piazzò i suoi piloti sui tre gradini del podio, con, nell’ordine, peter
collins, Mike hawthorn, e luigi Musso.
Rombo di motori, bandiere a scacchi, tribune stipate di folla (fig. 11).
il mondo della Formula 1 affascina per decenni gli amanti dell'automobi-
lismo. Storie irripetibili, fatte di campioni indimenticabili e imprese me-
morabili. c'è stata un'epoca in cui anche napoli faceva parte del circus.
in verità la F1 non è mai sbarcata per davvero all'ombra del Vesuvio, ma
la coppa principessa del piemonte, nota anche come gran premio di na-
poli, ha fatto parte per anni del calendario internazionale delle competizioni
automobilistiche. la gara non era valida per il campionato mondiale di
Formula 1 ma rappresentava uno degli appuntamenti extra classifica, va-
lido per il campionato F2.
il circuito – lungo 4,8 chilometri – era a posillipo, nei pressi del parco
Virgiliano. il rettilineo finale ’era sito in viale Virgilio e le auto, procedendo
in senso antiorario, svoltavano per via tito lucrezio caro, facendo una
morbida curva a sinistra, da dove iniziavano la discesa. Arrivavano a di-
scesa coroglio, girando a sinistra verso via Boccaccio e proseguendo poi
per ’via pascoli. i bolidi sfrecciavano per via padula, svoltando nuova-
mente a sinistra su via Manzoni che li riportava al rettilineo di viale Virgi-
lio. era un circuito tecnico con curve veloci e impegnative, teatro di sfide
emozionanti su strade panoramiche. immaginate le auto da corsa sfrecciare
con il mare dei campi Flegrei sullo sfondo. Uno spettacolo.
Sulle strade posillipine si fronteggiarono dal 1934 al 1962 - con alcune
pause - i grandi nomi dell'automobilismo. campioni come tazio nuvolari,
nino Farina e peter collins scrissero il loro nome nell'albo d'oro del gran
premio di napoli. l'impresa più emozionante, però, resta quella di Alberto
Ascari nel 1955. la vittoria a posillipo dell'8 maggio fu l'ultima del grande
campione che morì due settimane dopo a Monza. Ascari aveva già vinto a
napoli nel 1951. era un'amante del circuito partenopeo e nonostante i tanti
impegni decise di portare la sua lancia d50 ai nastri di partenza del gp
partenopeo. e vinse. Sotto il sole napoletano la monoposto rossa di Ascari
154
tagliò il traguardo per prima. i napoletani, grandi tifosi del pilota milanese,
lo portarono in trionfo.
erano gli anni del dualismo con l'argentino Fangio e vincere a napoli
rappresentava una spinta morale in vista degli appuntamenti ufficiali del
mondiale di F1. per uno scaramantico come lui era un'iniezione di fiducia
niente male. Quell'ultimo urlo del grande campione - sedici giorni prima
dell'incidente mortale durante i test del gran premio Supercortemaggiore
a Monza - consegnò il gp di napoli al mito. il sorriso di Ascari portato in
trionfo restò nel cuore dei partenopei che, il 26 maggio 1955, appresero
dalla radio la notizia della morte del proprio beniamino.
il vincitore dell’ultima edizione, nel 1962, è stato Willy Mairesse su
Ferrari dino 156 Formula 2.
A partire dal 1998 viene organizzata in città la rievocazione storica del
gran premio, che riporta le auto d’epoca ad affollare le vie di posillipo e
Mergellina.e vivo della corsa e di provare le stesse emozioni dei piloti e
degli spettatori.l
A conclusione del nostro articolo proponiamo al lettore alcuni brevi fil-
mati dell’istituto luce, che ci permettono di entrare nel vivo della corsa e
di provare le stesse emozioni dei piloti e degli spettatori

155
Le chiese di Posillipo

le chiese di posillipo non costituiscono certamente l’attrazione del


quartiere, costituita da verde diffuso, ville principesche e panorami moz-
zafiato, ma sono numerose e delle principali abbiamo già parlato per cui
rinviamo ai rispettivi link:
http://achillecontedilavian.blogspot.com/search?q=chiesa+villanova
http://achillecontedilavian.blogspot.com/search?q=santuario+s.antonio
http://achillecontedilavian.blogspot.com/2018/08/marechiaro-e-la-
chiesa-di-s-maria-del.html
passiamo ora a descrivere le chiese di via posillipo, partendo da quella
dell’Addolorata (fig. 1), posta all’altezza del civico 138. la struttura, di
medie dimensioni, costruita
nella prima metà del XiX se-
colo, rappresenta un puro
esempio di neoclassicismo, del
tutto distaccato dalle insi-
stenze, o meglio, dalla remini-
scenze del tardo barocco
napoletano. la chiesa è vaga-
mente ispirata alla Basilica di
San Francesco di paola;
l'esterno, in marmo bianco,
presenta un timpano triango-
Fig. 1 - Chiesa dell'Addolorata, lare, quattro colonne di ordine
via Posillipo 138 dorico e un cupolino centrale.
l'atrio d'ingresso è invece pre-
ceduto da scale in piperno. oggi la struttura risulta in mediocre stato con-
servativo ed è chiusa da tempo al culto. ne proponiamo una foto
dell’interno (fig. 2), reperita in rete, con beneficio d’inventario, perché per-
sonalmente non ci siamo mai entrati.
156
continuando il percorso, sul
lato mare, incontriamo l'ospi-
zio marino padre ludovico da
casoria, in via posillipo 24.
l'edificio è stato eretto sul
suolo dove, nel XVii secolo, era
il palazzo del castellano: venne
costruito nel 1875 ad opera dei
frati bigi della carità. oggi, pre-
cisamente dal 1971, è affidato
Fig. 2 -Addolorata interno alle suore francescane. la strut-
tura fu particolarmente voluta
da padre ludovico da casoria.
il fabbricato rappresenta una rilevante testimonianza storica, religiosa e ar-
tistica. Al suo interno sono custodite due chiese, il sarcofago di padre ludo-
vico ed altre opere artistiche di
pregio: in particolare, è da ricor-
dare l'ambiente che mostra la
raffigurazione della Via crucis
composta completamente da vi-
vaci maioliche.
All'ingresso della struttura,
fa invece bella mostra, ben vi-
sibile dalla strada, lo pseudo
obelisco scultoreo raffigurante
San Francesco, ’che in atto be-
nedicente impone le mani su
tre famosi terziari: da sinistra a
destra dante, cristoforo co-
lombo e giotto. il monumento
(fig. 3) fu voluto da padre lu-
dovico e scolpito da Stanislao
lista nel 1882 per il settecen-
tesimo anniversario della na-
scita del santo d'Assisi.
il complesso era solito ac- Fig. 3 - Scultura di Stanislao Lista

157
cogliere soprattutto la gente di
mare, prevalentemente pesca-
tori. la struttura mostra inte-
ressanti aspetti anche da un
punto di vista strutturale e pae-
saggistico; difatti, due dei tre
piani totali del complesso, ri-
sultano parzialmente inerpicati
al di sotto di via posillipo e
confinano con una spiaggia
Fig. 4 - Maria Santissima del Buon Consiglio
amena protetta da una sco-
gliera. Anche alcune rampe
della struttura risultano fatte di
maioliche, come ad esempio la
scalinata che dalla portineria
porta all'ospizio vero e proprio.
dopo poco, sul lato destro,
incontriamo una chiesa mo-
derna di nessun pregio artistico
Maria Santissima del Buon
consiglio (fig. 4), da me spora-
dicamente frequentata in occa-
sione di funerali di amici, Fig. 5 - Mausoleo Schilizzi, chiesa interna
l’ultima volta, per l’estremo sa-

luto al “barone del jazz”,


gaetano Altieri, mio vi-
cino di villa ad ischia.
pochi metri ed incon-
triamo l’imponente sa-
goma del Mausoleo
Schilizzi, al quale ab-
biamo dedicato un arti-
colo che invitiamo a
consultare digitando il
Fig. 6 - S. Maria di Bellavista link:
158
http://achillecontedilavian.blogspot.com/search?q=mausoleo+schilizzi
nell’interno della struttura si trova una chiesa (fig.5) nella quale una
volta l’anno si celebra una messa di suffraggio per i caduti della grande
guerra, che numerosi riposano
nel tempio, il quale potrebbe
costituire una potente attrattiva
turistica e viceversa è colpevol-
mente chiuso e abbandonato.
pochi passi ancora e supe-
rata piazza Salvatore di gia-
como incontriamo una chiesa
che richiama lo stile gotico: S.
Maria di Bellavista (fig.6–7).
la struttura in questione è un
piccolo tempio che costituisce
un punto di riferimento del pe-
riodo ottocentesco a napoli; è
stata eretta nel 1860 per vo-
lontà della nobile famiglia ca-
pece Minutolo, specialmente
delle sorelle Adelaide e clo-
tilde dei principi di canosa, e
venne decorata con un organo Fig. 7 - S. Maria di Bellavista

settecentesco, statue lignee ed


opere di scuola caravaggesca,
principalmente copie di buona
qualità di opere del Ribera (fig.
8). Fu elevata a parrocchia nel
1932 e venne affidata prima al-
l'ordine di Malta e poi ai padri
Vocazionisti, che la reggono
ancora oggi.
la facciata, affiancata da
due contrafforti, termina a ca-
Fig. 8 - S. Maria di Bellavista, interno panna ed è articolata a tre archi
159
Fig. 9 - Chiesa S. Strato 9 Fig. 10 - Chiesa istituto Denza,
Andrea che aspetta impaziente

acuti che inquadrano bifore, portale e rosone. All’interno, ad una navata


con due campate coperte a vela ed abside pentagonale, trionfano archi acuti
e linee semplici. il neo gotico prevale nell’altar maggiore, marmoreo e con
pitture a fondo d’oro e nell’arredo ligneo, dal pulpito ai battenti di destra
ai coretti, ma spesso le figure scolpite
contrastano con la struttura in quanto
ispirate allo stile rinascimentale. Se-
condo questo stile è l’altare ligneo di
sinistra, col compianto su cristo
morto nel paliotto, mentre la Resurre-
zione, l’incredulità di San tommaso,
l’Apparizione alla Maddalena e la
trasfigurazione sono intagliati nei
pannelli alle pareti.
Fig. 11 - Corpus Christi e Regina le sorelle capece Minutolo erano
del Rosario dei Padri vocazionisti dedite ad opere pie ma anche all’arte
160
Fig. 12 - Chiesa San Gioacchino

e si sono voluti attribuire a loro questi


intagli che, però, in molti punti mo-
strano la presenza di un maestro col
quale forse collaborarono. certo di

Fig. 13 - Villa Doria d'Angri, Fig. 14 - Villa Doria d'Angri,


Cappella Cappella, interno

161
mano loro sono le pitture, poste alle pareti o sugli altari, ispirate o copiate
da originali del cinquecento e del Seicento. Alcune recano la sigla
Mntol, da sciogliere appunto in Minutolo. da notare in alto nell’abside
la figura femminile distesa, scolpita nel marmo nel terzo quarto del secolo
scorso, sepolcro della madre delle fondatrici
poche centinaia di metri e via posillipo nell’ultimo tratto assume il
nome di via Santo Strato dove all’altezza del civico 9 scorgiamo una cap-
pella privata (fig. 9), da tempo tra-
sformata in deposito di attrezzi
agricoli.
camminiamo ancora e la
strada varia di nuovo denomina-
zione, diventando via coroglio,
dove è ubicato l’istituto denza,
gestito dai padri Barnabiti e dotato
di una modesta cappella, che rag-
giunse un tocco di notorietà
quando ebbe l’onore, il 16 luglio
del 2005, di celebrare le nozze di
mia figlia tiziana (fig. 10).
portiamoci ora su via Manzoni
ed incontriamo, nei pressi di torre
Ranieri, un’altra chiesa moderna,
funzionante come parrocchia, dal
nome complesso: corpus christi
e Regina del Rosario dei padri vo-
Fig. 15 - Villa Doria d'Angri, cazionisti (fig. 11), frequentata as-
Cappella, S. Gennaro siduamente da giuliano capuozzo
e famiglia, un doppio fedele,
come mio amico e come credente.
A breve distanza, sempre su via Manzoni, vi è l’ospedale Fatebenefra-
telli, dotato di una cappella nella quale quotidianamente si celebra la messa
vespertina, con la partecipazione, per decenni, delle mie famigerate zie.
ci spostiamo in via orazio ed incontriamo la sagoma della chiesa di
San gioacchino (fig. 12), una delle più moderne, edificata nel periodo
d’oro della speculazione edilizia nella zona, ad opera di costruttori che vo-
162
levano farsi belli con le gerarchie
ecclesiastiche e con la d.c. che
allora dettava legge e tollerava in-
frazioni al piano regolatore.
All’incrocio tra via orazio con
via petrarca si trova villa doria
d’Angri, a lungo sede dell’istituto
S. dorothea, frequentato per anni
con profitto dalla mia prole e che
da alcuni anni ospita l’università
Fig. 16 - San Luigi Gonzaga degli Studi di napoli “parthe-
nope”. credevo di conoscere ogni
ambiente della villa, invece igno-
ravo l’esistenza di una splendida cappella e debbo ringraziare l’amico
dante caporali di avermi fornito delle ottime foto della struttura (fig.13–
14–15), che condivido con i miei lettori.
l’ultima tappa del nostro viaggio incontra in via petrarca l’ultima
chiesa, dedicata a S. Brigida, sede della parrocchia di San luigi (fig.16).
la chiesa fu costruita in onore di san luigi gonzaga. egli visitò la città
di napoli nel 1585, per motivi di salute, poi fece ritorno a Roma per con-
cludere i suoi studi filosofici in collegio. l'edificio è contemporaneo alla
non lontana chiesa di Sant'Antonio a posillipo, ma venne completamente
rifatto durante la seconda metà del XViii secolo.
la facciata richiama in piccolo la rielaborazione architettonica della Ba-
silica della Santissima Annunziata
Maggiore, ma priva della conves-
sità spaziale di quest'ultima. la
chiesa è formata da un'unica na-
vata (fig.17), con tre cappelle dalla
scarsa profondità per lato. degni
di nota sono: l'antico pavimento in
riggiole policrome, gli altari in
marmi policromi e i dipinti, perlo-
più settecenteschi, fatta eccezione
per il cinquecentesco trittico si-
tuato alle spalle dell'altare mag- Fig. 17 - San Luigi Gonzaga, interno

163
giore e per una seicentesca Ma-
donna del Rosario (fig. 18) di gio-
vanni Bernardino Azzolino
collocata nella seconda cappella a
destra. di fronte si possono ammi-
rare la Maddalena e S. caterina
d’Alessandria, rilievi marmorei
seicenteschi posti ai lati di un cro-
cifisso ligneo. Sul fondo dell’ab-
side tre tavole raffiguranti S.
Brigida in estasi ed ai lati San
paolo e il Battista, rimandano alla
chiesa cinquecentesca ed ai suoi
fondatori della famiglia d’Ales-
sandro, di cui si vedono gli stemmi
e l’immagine di un cavaliere della
famiglia orante.
la struttura religiosa è parte di
una ben più grande opera architet-
tonica, composta da un grosso
monastero che oggi è sede della Fig. 18 - Azzolino - Madonna del Rosario,
pontificia facoltà teologica del- particolare
l'italia meridionale.

164
Marechiaro e la chiesa di S. Maria del Faro

per raggiungere il borgo di Marechiaro si percorre la via eponima, che


parte dove si incrociano via Boccaccio, via coroglio e l’ultimo tratto di
via posillipo, che nei 200 metri fi-
nali assume il nome di via S.
Strato.
la strada, durante l’estate è
transitabile in auto solo dai resi-
denti o da coloro che si recano a
villa imperiale (tav. 1), ma scen-
dere a piedi dolcemente verso il
mare è un sollievo per lo spirito e
non impegna i muscoli, a diffe-
renza della risalita, che richiede un
corpo agile e se possibile giovane. Tav. 1 - Via Marechiaro,
lentamente si passa davanti a inizio della discesa
ville signorili (tav. 2), a quel che
resta dei vigneti di posillipo, che producevano un vino prelibato sin dai tempi
dei Romani, ad una succursale della casa dello scugnizzo, al ristorante la
Fazenda, alla scuola elementare cimarosa, a me particolarmente cara perché,
giusto un secolo fa è stata frequentata da mia madre, all’ingresso dello
stabilimento villa imperiale, per ar-
rivare poi a delle scale che condu-
cono al mare (tav. 3).
nell’ultima curva compare la
sagoma della chiesa di S. Maria
del Faro (tav. 4-5). il suolo su cui
sorge, è uno dei più ricchi di storia
romana: infatti l’edificio, piccolo
gioiello architettonico a picco sul
mare, oggi contiene alcuni resti
Tav. 2 - Via Marechiaro della villa romana di pausilypon
165
Tav. 3 - Scale che conducono al mare

che si ritiene sorgesse sul luogo dell’antico


Tav. 4 - S.Maria del Faro
faro romano (da qui deriva il nome dato alla
chiesa). torre di avvistamento contro le in-
cursioni dal mare, il faro fu a lungo gestito
autonomamente dagli abitanti locali per imposizione del vicerè de Ribera
duca di Alcal.
di questa chiesa si ha traccia già nel Xiii secolo, quando intorno nacque
il borgo di pescatori chiamato originariamente Mare planum e poi Mare-
chiaro e nel XViii secolo fu oggetto di un restauro su disegno del noto ar-
chitetto Ferdinando Sanfelice. A commissionarlo, la famiglia Mazza,
proprietaria del suolo che aveva fatto erigere la chiesa nel 1680. in quel-
l’area, ha riferito lo stesso Francesco Maria Mazza, c’erano due colonne e
l’architrave del tempietto dedicato alla dea iside è uno dei culti più vivi tra
i Romani ma non molto di più, per-
ché pare che Marechiaro fosse stata
più volte depredata dal duca di Me-
dina per adornare il suo palazzo.
l’edificio è un’opera barocca a
navata unica con cappelle (tav. 6)
all’interno, alcuni pezzi provenienti
dagli scavi romani, come attestano
due sarcofagi inglobati nelle pareti
esterne, sui quali è stato poi apposto
Tav. 5 - S.Maria del Faro

166
Tav. 6 - Interno della chiesa Tav. 7 - Ignoto-Madonna col Bambino
(Napoli, S. Maria del Faro)

lo stemma della famiglia Mazza. All’interno, anche una edicola che ritrae
la Madonna del Faro con vesti greche. dietro l’altare maggiore tardo ba-
rocco si vede un’abside, forse ultimo ricordo del sacello in cui nel cin-

Tav. 8 - Ignoto-S.Nicola Tav. 9 - Ignoto-S.Giuseppe col Bam-


(Napoli, S. Maria del Faro) bino e Santi (Napoli, S. Maria del Faro)

167
quecento fu affrescata una Ma-
donna col Bambino (tav. 7). Sui due
altari laterali sono poste tele sette-
centesche di ignoto raffiguranti a si-
nistra San nicola (tav. 8) ed a destra
San giuseppe col Bambino ed altri
santi (tav. 9). Sul retro della chiesa
si può ammirare il caratteristico
campanile con terminazione pira-
midale (tav. 10).
Anticamente il borgo assunse il
nome Marechiaro non, come comu-
nemente si pensa, dalla trasparenza
delle acque del mare di posillipo, ma
dalla loro quiete. già in alcuni docu-
menti del periodo svevo si parla in-
fatti di mare planum tradotto in
napoletano mare chianu, da cui
l'odierno Marechiaro. Tav. 10 - S. Maria del Faro, campanile
il particolare che più ha contri-
buito alla mitizzazione di questo borghetto è la cosiddetta Fenestella (tav.
11) la leggenda narra che il poeta e scrittore napoletano Salvatore di gia-
como, vedendo una piccola finestra sul cui davanzale c'era un garofano,
ebbe l'ispirazione per quella che è una delle più celebri canzoni napoletane:
Marechiare. tutt'oggi la finestra esiste, e c'è sempre un garofano fresco sul
davanzale, oltre ad una lapide cele-
brativa in marmo bianco (tav. 12)
con sopra inciso lo spartito della
canzone e il nome del suo autore
(morto nell'aprile del 1934). l'Ar-
chivio della canzone napoletana te-
stimonia l'esistenza di quasi
duecento canzoni classiche dedicate
a questa piccola zona di posillipo, o
che la nominano soltanto, ed un gran
Tav. 11 - Fenestella da lontano numero di poesie.
168
Tav. 12 - Testo canzone

Marechiaro è un piccolo borgo di


pescatori a picco sul mare dove si re-
spira ancora un’atmosfera unica con
ristoranti sul mare, reti ammassate e
vecchi gozzi di legno. il borgo ebbe
ed ha tutt’oggi grande fama sopra-
tutto per lo splendido panorama sul
golfo di napoli dal Vesuvio fino ad
arrivare alla penisola sorrentina e al-
Tav. 13 - Marechiaro dal mare l’isola di capri che compare esatta-
mente di fronte alla spiaggia (tav.
13-14-15).
il ristorante più famoso, senza far torto agli altri, è cicciotto (tav. 16),
dove oltre a mangiare divinamente si può (sono ricordi di giovinezza) pas-
sare dalla teoria alla pratica in una
camera dei piani superiori e smaltire
così allegramente una sbronza.
non vi è null’altro di più magico e
indimenticabile di sorseggiare un
drink presso uno dei tanti bar o godersi
il pranzo in uno dei caratteristici risto-
ranti, tra terrazze mozzafiato e succu-
lente portate a base di pesce fresco. Tav. 14 - Marechiaro dall'alto

169
tra gli stabilimenti
balneari, oltre a Villa im-
periale, posta accanto al
palazzo degli spiriti (tav.
17), che alcuni chiamano
anche la Villa di Virgilio,
sostenendo che di tanto
in tanto, vi si manifesti lo
spirito del poeta, pronti a
Tav. 15 - Barche

Tav. 16 - Ristorante famoso Tav. 17 - Villa degli spiriti

giurare di aver sentito declamare, da una voce misteriosa, i suoi versi, ri-
cordiamo il lido Marechiaro (tav. 18) frequentato in epoca littoria dalle
mie zie, oggi centenarie: giuseppina, elena e Adele, rimaste signorine no-
nostante all’epoca sfoggiassero costumi osè, il lido delle rose (tav. 19) e

Tav. 18 - Lido Marechiaro Tav. 18bis - Zia Giuseppina

170
concludiamo in bellezza con il
celebre Scoglione (tav. 20), una
suggestiva scogliera ad in-
gresso libero, facilmente rag-
giungibile in barchetta,
frequentato da gentaglia in un
tripudio di frittate di macche-
roni e donne ipercolesterolemi-
che. per raggiungere lo
Tav. 19 - Lido delle rose
Scoglione o per effettuare delle
interessanti e suggestive escur-
sioni, basta affidarsi alla bra-
vura degli storici barcaioli di
Marechiaro, che hanno fatto di
calata ponticello, un attracco
professionale e organizzato.
l’escursione in barca con-
sente di raggiungere anche il
parco sommerso della gaiola
(area marina protetta) e fare un
bagno indimenticabile.
Tav. 20 - Scoglione

171
Il parco archeologico del Pausilypon e la grotta di Seiano

il parco archeologico del pausi-


lypon è una spettacolare area ar-
cheologica sita nel quartiere
posillipo aperta al pubblico dal
2009. l'accesso al parco ai visitatori
è da discesa coroglio 36, attraverso
l'imponente grotta di Seiano.
ho avuto l’onore di visitare il
parco quando era proprietà privata
circa 30 anni fa.
il racconto comincia lì dove sor- Fig. 1 - Luca Giordano
geva la villa di Vedio pollione, di- Jezabel divorata dai cani
venuto ricco col commercio del
grano ed amico dell’imperatore Augusto ed in epoca moderna la dimora
di Ambrosio, anche lui re del grano e sodale del potente ministro cirino
pomicino. e fu proprio il braccio destro di Andreotti a favorire il nostro
incontro per visionare uno spettacolare quadro di luca giordano (fig.1) e
preparare il relativo expertise.
dopo aver ammirato il dipinto e sorbito un eccellente caffè, il padrone
di casa candidamente chiese: “Vo-
gliamo andare a teatro?”.
“Vi è qualche spettacolo interes-
sante da vedere all'Augusteo o al
diana?”
“intendevo farle visitare il mio
teatro personale”.
con grande meraviglia ci re-
cammo in un'area contigua alla sua
villa dove potemmo ammirare, ben
conservato, uno splendido teatro in
Fig. 2 - Parco Pausilypon grado di contenere 2.000 spettatori
172
Fig. 3 - Teatro Fig. 4 - Parco archeologico
visto dall'alto

Fig. 5 - Palazzo degli spiriti Fig. 6 - Concerti serali


a Marechiaro

Fig. 7 - Parco archeologico Fig. 8 - Parco archeologico


del Pausilypon dall'alto del Pausilypon

173
(fig. 2), un odeion e altre strutture
di sommo interesse archeologico,
da un ninfeo a delle antiche terme.
negli anni, per fortuna dei napo-
letani e per sfortuna del nostro an-
fitrione, il monarca del grano
incappò in una serie di disavventure
giudiziarie, che si conclusero con
l'esproprio delle sue proprietà, le
quali, passate allo Stato, sono ora di
godimento pubblico e sono visita-
bili ogni giorno, basta percorrere da
via coroglio, l’imponente grotta di
Seiano realizzata in epoca romana
dall’architetto lucio cocceio, che
fu riportata alla luce, riaperta e ria-
dattata nel 1840 da Ferdinando ii di
Borbone. il traforo, della lunghezza
di circa 780 metri, attraversa la col-
Fig. 9 - Grotta di Seiano, ingresso
lina tufacea di posillipo, collegando
l’area di Bagnoli e dei campi Flegrei con il parco sommerso della gaiola.
il colpo di grazia al percorso terreno del nostro ospite fu la sua morte vio-
lenta: ucciso dalla servitù, che voleva rubare i gioielli di famiglia.
Accenniamo ora alla storia gloriosa della struttura, che sorge quando
napoli era una dependance di Roma.
dopo la battaglia di Azio (31 a.c.), l'equite e liberto publio Vedio pol-
lione decise di trascorrere gli ultimi suoi giorni in quello splendido scorcio
situato tra la gaiola e la baia di trentaremi, in una località denominata
pausilypon cioè “sollievo dal dolore”. Accanto alla villa, fece costruire
anche un teatro di 2000 posti (fig.3), un odeon per piccoli spettacoli, un
ninfeo e un complesso termale (fig.4).
le strutture dell'imponente Villa si estendono fin sotto la superficie del
mare e sono dal 2002 tutelate dall'istituzione della limitrofa Area marina
protetta parco Sommerso della gaiola, che interessa tutto lo specchio ac-
queo ai piedi del promontorio di trentaremi ed intorno all’isolotto della
gaiola.
174
i resti di altre domus romane si possono scorgere a Marechiaro, lungo
la spiaggia, oppure alla calata ponticello, risalendo il borgo, dove si pos-
sono scorgere una colonna a base ionica ed una nicchia in laterizio. Sulla
scogliera, invece, si può ammirare ciò che rimane della Villa degli spiriti
(fig.5). il palazzo degli Spiriti (o villa degli Spiriti) è un complesso archeo-
logico che insiste lungo la costa di posillipo, nei pressi di Marechiaro. Fu
costruito nel i secolo a.c. ed era appartenuto ad un ninfeo alle dipendenze

Fig. 10 - Grotta-di Seiano, percorso

della villa del ricco liberto romano publio Vedio pollione (ovvero la villa
imperiale di pausilypon). per alcuni, si tratta dei resti di un “murenaio”,
cioè una struttura adibita all'allevamento di murene, serpenti marini con-
siderati prelibati, che ancora a fine anni degli anni 80 erano presenti. le
vasche sono sommerse perché il livello del mare nei secoli si è alzato, ma
è possibile vederle ancora oggi chiaramente. il palazzo degli spiriti viene
usato quotidianamente da audaci scugnizzi per i loro tuffi pericolosi in
mare, anche lanciandosi dal secondo livello della struttura. proseguendo
lungo la costa, verso occidente, è possibile notare il perimetro della “Scuola
di Virgilio” dove si riteneva che il “vate” praticasse arti magiche.
175
il parco è stato riaperto al pubblico dopo i lavori di restauro nel 2009
per la kermesse Maggio dei monumenti. oggi il parco sta venendo pian
piano riscoperto dai cittadini napoletani, ma anche dai turisti stranieri gra-
zie alla strutturazione di diversi itinerari di visite guidate, organizzati da
benemerite associazioni, oltre ad una serie di concerti serali, che si tengono
da giugno a settembre (fig.6) il parco offre numerose testimonianze ar-
cheologiche nonché naturalistiche e paesaggistiche trovandosi in uno dei
luoghi più belli della città, ovvero lungo la costa di posillipo (fig.7-8).
tra i reperti più importanti vi sono la grotta di Seiano, il parco som-
merso di gaiola, la villa imperiale di pausilypon, il teatro dell'odeon ed il
palazzo degli Spiriti.
la grotta di Seiano (fig.9–10-11) è un traforo lungo 770m, scavato in
epoca romana nella pietra tufacea della collina di posillipo, che congiunge
la piana di Bagnoli, via coroglio, con il vallone della gaiola, passando per
la baia di trentaremi.
deve il nome a lucio elio Seiano, prefetto di tiberio, che secondo la
tradizione nel i secolo d.c ne commissionò l'allargamento e la sistema-
zione; il primo traforo era stato realizzato una cinquantina di anni prima

Fig. 11 - Grotta di Seiano, uscita

176
dall'architetto lucio cocceio Aucto per volere di Marco Vipsanio Agrippa,
per collegare la villa di publio Vedio pollione e le altre ville patrizie di
pausilypon ai porti di puteoli e cumae. la galleria, orientata in direzione
est-ovest, si estende per circa 770 metri, con un tracciato rettilineo ma una
sezione variabile sia in altezza che in larghezza; dalla parete sud si dipar-
tono tre cunicoli secondari, terminanti con aperture a strapiombo sulla baia,
che forniscono luce ed aerazione.
caduta in disuso e dimenticata nel corso dei secoli, fu rinvenuta casual-
mente durante i lavori per una nuova strada nel 1841 e subito riportata alla
luce e resa percorribile per volontà di Ferdinando ii di Borbone, diventando
meta di turisti. nel corso della seconda guerra mondiale fu utilizzata come
rifugio antiaereo per gli abitanti di Bagnoli; gli eventi bellici ed alcune
frane nel corso degli anni cinquanta la riportarono in uno stato di abban-
dono.
Attraverso l'imponente grotta di Seiano si accede al complesso archeo-
logico-ambientale che racchiude parte delle antiche vestigia della villa del
pausilypon.
Qui, nell'incanto di uno dei paesaggi più affascinanti del golfo, è pos-
sibile ammirare i resti dell'imponente teatro capace di 2000 posti, dell'ode-
ion e di alcune sale di rappresentanza della villa (visibili ancora tracce dei
decori murali), le cui strutture marittime fanno oggi parte del limitrofo
parco sommerso di gaiola, su cui si affacciano i belvedere a picco sul mare
del pausilypon. la Villa imperiale, detta anche Villa di pollione, fu fatta
erigere nel i secolo a.c. dal cavaliere romano publio Vedio pollione e alla
sua morte, avvenuta nel 15 a.c., la villa, grazie alla sua posizione molto
ambita (a metà sul mare e panoramica con vista sulla parte restante di na-
poli, sulla penisola sorrentina, sul Vesuvio e capri) divenne dunque resi-
denza imperiale di Augusto, e di tutti i suoi successori. Molto interessanti,
in vari punti delle vestigia, sono le presenze delle condutture dell'acque-
dotto (rivestite in malta idraulica), segno di ulteriore opulenza di chi vi
soggiornava.
l'ultimo ad abitarla fu publio elio traiano Adriano
le escursioni in mare consentono di ammirare i resti della villa impe-
riale sommersi nonché l'ambiente naturale marino-costiero ricco e varie-
gato. il parco sommerso della gaiola è stato dichiarato area marina protetta
con decreto interministeriale del 2002.
177
Chiude il Denza, quanti ricordi che tristezza

napoli muore ogni giorno


lentamente ma inesorabilmente.
Una tappa dolorosa di questo
declino è costituita dall’annun-
cio ufficiale che l’istituto denza
chiuderà i battenti perché da
tempo è in passivo. la denata-
lità sempre più accentuata e la
mancanza cronica di denaro,
che avvilisce anche le famiglie Ingresso Istituto Denza
una volta facoltose, ha provo-
cato una diminuzione drastica delle iscrizioni. Una volta bisognava preno-
tarsi con anni di anticipo e vi era una scrupolosa selezione del ceto sociale;
oggi non si riesce a radunare in una classe che pochi studenti.
Quanti ricordi mi legano allo storico istituto, frequentato dai miei figli
tiziana, gian Filippo e Marina, assurti nella società a posizioni di rilievo:
commissaria europea, celebre avvocato, insigne commercialista; in un
tempo lontano che bastava studiare con impegno per trovare poi un lavoro
prestigioso. personalmente ho tenuto per anni nello splendido teatro nu-
merose conferenze davanti ad un pubblico interessato alla cultura.
grande delusione tra ex studenti e genitori legati ad uno degli istituti più

Corriere della sera - 10 marzo 2019 pag. 27

178
Il Roma - 7 marzo 2019 pag. 12
famosi della città, intitolato a padre Francesco denza,
barnabita napoletano, celebre metereologo e fondatore
dell’osservatorio astronomico del Vaticano.
l’istituto a partire dal 1943 ha educato ed istruito
generazioni di studenti ed inoltre da alcuni anni ospi-
tava il primo museo etrusco della città, con oltre 800 Il Mattino 21 marzo
reperti dall’età del bronzo all’epoca imperiale dichia- 2019 - pag. 42
rato dalla Sovrintendenza di “eccezionale interesse ar-
cheologico e storico- artistico” e che potete consultare in un capitolo del
mio libro su posillipo digitando il link
https://achillecontedilavian.blogspot.com/2015/04/un-museo-etrusco-
presso-listituto-denza.html
oggi la struttura, che ha una superficie di alcune decine di migliaia di
metri quadrati, tra costruzioni e giardini lussureggianti, è in vendita, si
aspetta il cinese che voglia speculare sulla nostra storia: che tristezza,
quanta malinconia.

179
Su e giù da Posillipo tra funicolari e funivie

Quella di Mergellina (tav.1) è la più “giovane” delle funicolari di napoli


essendo entrata in esercizio il 24 maggio 1931 per agevolare l'accessibilità
ai nuovi quartieri che andavano sorgendo sulla collina di posillipo; in prin-
cipio, era di proprietà privata, poi è stata rilevata dal comune. il percorso,
che attraversa giardini e parchi privati (tav.2) e da cui si gode un bel pano-
rama, è molto suggestivo. la linea è lunga 550 metri, con 5 fermate e un
tratto inferiore caratterizzato da fortissima pendenza (46%), ciò comporta
che in quelle stazioni e in quella parte del percorso le vetture siano legger-
mente inclinate, comportando ai passeggeri la sensazione di trovarsi su una
superficie non orizzontale, sebbene perfettamente stabile. l'esercizio è
espletato da due treni, ciascuno (tav.3) costituito da una sola vettura, e dalla
capacità massima di 60 passeggeri. l'impianto ha conservato le corse “di-

Tav. 1 - Funicolare di Mergellina

180
Tav. 2 - Tra parchi e giardini

rette” e “miste”: le corse dirette avvengono ogni 30 minuti circa, e colle-


gano i capolinea di Manzoni e Mergellina senza fermarsi nelle stazioni in-
termedie di parco Angelina, San gioacchino e Sant'Antonio. la frequenza
media delle corse è di circa 10 minuti. esse si svolgono su un solo binario,

Tav. 3 - Una delle due funiciolari

181
Tav. 4 - Parte centrale del percorso

Tav. 5 - Stazione di Mergellina

182
che si sdoppia nella parte centrale
(tav.4) del percorso per consentire l’in-
crocio delle due vetture.
l’edificio della stazione inferiore
(tav.5) fu costruito demolendo un fab-
bricato di proprietà della Speme, che
fino ad allora era stato utilizzato come
sede centrale della società.
in precedenza per andare da via
Manzoni a Mergellina si utilizzava un
ascensore (tav.6), che partiva all’al-
tezza del numero civico 90 ed arrivava
all’altezza della galleria tra Mergellina
e Fuorigrotta (tav.7).
l'impianto fu costruito nel 1895
dalla società tramways de naples da
du Mesnil e treize dreyes collegava i
Tav. 6 - Ascensore tra Posillipo e
quartieri di posillipo e piedigrotta per
Piedigrotta
un dislivello di 127 metri. il funziona-

Tav. 7 - La scritta Lift indica dove arrivava la funicolare

183
Tav. 8 - La mitica funivia tra Fuorigrotta e Posillipo

mento era garantito da due vetture ciascuna capace di trasportare fino a


otto persone di cui quattro a sedere. dall'iniziale motrice a vapore si passò
a quella elettrica nel 1925 capace di raggiungere la velocità di 1,5 metri al
secondo con corse ogni 5 minuti. lo stesso anno l'impianto fu sospeso e
mai più riaperto. nel 1939 era previsto nel piano Regolatore generale la
riapertura ma tutto fu accantonato a causa del sopraggiungere degli eventi
bellici. nel 1943 intervenne poi la demolizione a causa dei tedeschi per
prevenire le mosse dei partigiani.
nel 2003 i periti giuseppe ierace e Antonio Angiolillo presentarono un
progetto di recupero dell'ascensore che prevedeva l'interscambio con la
nuova linea 6 (ex ltR). i favorevoli ritengono che l'impianto darebbe re-
spiro alla zona, già di per sé isolata anche in concomitanza con la riapertura
dell'area archeologica della crypta neapolitana. i critici, d'altro canto, ri-
tengono dubbia la contestualizzazione nel sistema di trasporto urbano at-
tuale oltre a delle riserve sul rapporto costi/profitti.
184
Tav. 9 - Stazione superiore funivia

Tav. 10 - Casa del barbone

185
chi vivrà vedrà.
la funivia di posillipo (tav.8) collegava Fuorigrotta con via Manzoni
dal 1940, giorno della sua inaugurazione e apertura al pubblico, fino al
1961 giorno della chiusura definitiva dell’impianto. i resti della struttura
tra cui i piloni di sostegno e le due stazioni sono ancora ben visibili e parte
integrante del tessuto urbanistico- architettonico della città di napoli. Un
gioiello all’epoca della sua costruzione per la sua funzione di collegamento
con l’area espositiva della Mostra delle terre, ma di cui se ne è usufruito
per poco tempo a causa di problematiche di varia natura.
il 9 maggio del 1940 fu inaugurata solennemente a Fuorigrotta la Mo-
stra delle terre d'oltremare. intervennero il Re, da poco anche imperatore,
alte Autorità nazionali e locali, nonché molti turisti.
l’evento sanciva il ruolo della città, soprattutto del suo porto, come
punto di riferimento delle allora recenti conquiste coloniali dell’italia in
Africa. A margine di questa occasione, fu inaugurata la funivia posillipo -
Mostra. la stazione superiore fu costruita nei pressi di capo posillipo
(tav.9), nell’ultimo tratto di Via Manzoni, a circa 400 metri dal ponte della
Vittoria, dove si apre il parco delle Rimembranze. la stazione inferiore si
trovava nell'attuale via Kennedy, che allora si chiamava via domitiana, a
metà strada fra piazzale tecchio e l’ingresso di edenlandia, dalle parti della
zona denominata cavalleggeri Aosta.
progettata nel 1938 dall’architetto giulio de luca e costruita nel 1939,
all’epoca la funivia fu considerata un impianto avveniristico. era lunga
1.630 metri e superava, in otto minuti un dislivello di 104 metri. nella sua
parte bassa, si sviluppava pressoché in orizzontale, per poi inerpicarsi con
una campata di 945 metri, verso la collina. ognuna delle due cabine poteva
trasportare 20 viaggiatori, oltre il conduttore.
la cronaca dell’epoca salutò l’apertura della funivia con entusiasmo:
“le cabine della funivia costituiscono come un aereo belvedere: dall’al-
tezza man mano crescente il panorama si svela in tutta la sua mirabile am-
piezza e raggiunge orizzonti non visibili da altre posti”. la funivia funzionò
solo un mese, perché il 10 giugno, un mese dopo la sua inaugurazione, ci
fu un’altra inaugurazione: quella della guerra.
nel dopoguerra, la funivia ha funzionato per un breve periodo, giusto
il tempo di avere l’onore di trasportare alcune volte il sottoscritto, ma poi
l’impianto fu lasciato andare in rovina. nel contempo la costruzione di
186
Tav. 11 - Pilone di via Cavalleggeri

grossi fabbricati troppo adiacenti alla fascia di agibilità dell’impianto ne


ha reso di fatto impossibile la riapertura. la stazione di Via Manzoni ha
ospitato per alcuni anni un’accorsata gelateria, il bar Rosiello. chiuso il
bar, l’ente proprietario, cioè la Mostra d’oltremare, nel 2006 ha messo
all’asta la ex stazione, ma fino ad ora nessuno si è mostrato interessato,
salvo un barbone che per anni ha trasformato i locali nella sua abitazione
(tav.10), che da poco ha lasciato, essendo passato a miglior vita nell’alto
dei cieli.
Smontate le funi, sono rimasti ancora in piedi, nonostante la carenza di
manutenzione, due piloni visibili fra le case a ridosso della stazione della
metropolitana di cavalleggeri Aosta (tav.11). i due piloni appaiono come
due giganti surreali con le braccia elevate al cielo. Alzano le braccia per
invocare il miracolo di un riuso dei “pezzi” rimasti della ex funivia, un
riuso rispettoso dell’architettura e della storia dell’impianto, oppure in
segno di disperazione o di riprovazione per come essa è stata lasciata an-
dare?
l’ipotetica riattivazione del servizio con le opportune modifiche, se-
condo i più esperti, consentirebbe di trarre grandi vantaggi sul traffico vei-
colare, di sfruttare una struttura già esistente e di potenziare il patrimonio
locale di collegamento data la vicinanza all’area archeologica (grotta di
Seiano) e alle spiagge della gaiola e di Marechiaro.
187
Il parco Virgiliano ieri, oggi e domani

il parco Virgiliano sorse in


tutto il suo splendore negli
anni trenta del secolo scorso
grazie ad un cavaliere senza
macchia e senza paura dal
nome altisonante: Benito
Mussolini, che volle dedi-
carlo al celebre poeta,vissuto
a lungo a napoli, dove con-
quistò anche la fama di mago. Vennero piantati centinaia di pini mediter-
ranei, che in pochi anni svettarono poderosi, incorniciando scorci di
panorama mozzafiato.
per decenni ha costituito il
più ricercato polmone di
verde della città, ma soprat-
tutto la meta prediletta per le
coppiette in vena di effusioni.
poi il lento declino con la
nascita di un rumoroso mer-
catino, mentre le radici degli
alberi sconvolgevano il
manto stradale in maniera di-
sastrosa, fino alle tempeste di
vento dell’anno scorso, che
hanno indotto le autorità ad
eseguire un legnicido che non
ha salvato nessuna pianta ed
ha lasciato un aspetto deso-
lante lungo il viale.
in questi giorni leggiamo
La Repubblica N. 4 settembre 2019, pag. 21 sui giornali una notizia ai li-
188
miti del fantascientifico: un gruppo di facoltosi
residenti di posillipo ha deciso, a sue spese, senza
intaccare le disastrate finanze comunali, di pian-
tare nuovi alberi e di aggiustare la strada, che ha
scandalizzato di recente anche il pontefice co-
stretto a percorrerla ben due volte.
chi vivrà vedrà, speriamo in un miracolo

Il Mattino 7 settembre
2019, pag. 42

189
La scuola di Posillipo, una mostra da non perdere

nella cappella palatina del Maschio Angioino fino al 2 ottobre si potrà


ammirare, gratuitamente, la scuola di posillipo. la luce di napoli che con-
quistò il mondo, la più grande mostra sull’argomento del iii millennio. per
ritrovare una mostra di analoga importanza bisognerebbe tornare nel 1936
o nel 1945.
oltre settanta sono le
opere pittoriche provenienti
da raccolte private che of-
frono allo spettatore un viag-
gio nel tempo e nello spazio,
oggi trasformato e quasi irri-
conoscibile, se non per
quell’atmosfera che dal pae-
saggio naturale, che ancora
offre la città di napoli e l’in-
tera campania, è trasmigrata
nell’opera pittorica.
pitloo, gigante, Fergola,
Scedrin, Vervloet, dahl, sono
solo alcuni dei nomi riuniti in
questa operazione straordina-
ria che da sola basterebbe a Fig. 1 - Anton Sminck van Pitloo, Tramonto a
caratterizzare l'estate a na- Castellammare, 1828, collezione privata
poli.
Siamo grati alla dott.ssa Fedela procaccini per averci fornito informa-
zioni e foto del memorabile evento.
la pittura di paesaggio conosce, tra la fine del XViii e l’inizio del XiX
secolo, un importante sviluppo, imponendosi come genere autonomo e su-
perando la precedente idea di mera pittura di svago e di decorazione.
A napoli, a partire dalla metà degli anni dieci dell'ottocento, grazie
alla presenza dei pittori stranieri e a una forte scuola locale, si genera una
190
vera e propria rivoluzione. il
paesaggio viene, infatti, di-
pinto esclusivamente dal
vero, superando i confini del
solo studio. il plein air, con-
sapevole e totale,non è più
destinato alla fase di mezzo
per giungere ai grandi quadri
di composizione, ma diviene
la vera chiave di svolta, che Fig. 2 - Federico Rossano, Ischia, spiaggia di
infine avrebbe condotto al più Lacco Ameno, collezione privata
maturo realismo. Anche l'im-
pegnativo "paesaggio di com-
posizione", inclusivo di un episodio narrativo, storico o d'invenzione, si
trasforma fondandosi sulla ripresa dal vero.
con la Scuola di posillipo si superano il genere vedutistico e la conse-
guente riproduzione minuziosa della natura,secondo un’idea ancora illu-
minista di documentazione che pervade il paesaggio europeo del grand
tour,a favore del sentimento della natura che avrebbe presto condotto alla
"macchia".
Ad avviare tale rinnovamento fu il pittore olandese Anton Sminck van
pitloo, che si stabilisce a napoli nel 1816. i supporti privilegiati, per costo
e maneggevolezza,sono ora i fogli di carta, in genere applicati in un se-
condo momento su tavolette e
tele, mentre fra le tecniche
praticate, oltre all'olio su tela,
s'impongono la grafite, il
lapis, la china, l'olio su carta,
l’acquerello e la tempera, per
giungere al completamento
del dipinto en plein aire senza
ripensamenti, in modo da car-
pire la mutevolezza della
luce.
Fig. 3 - Gabriele Smargiassi, Veduta di Monte Accanto ai soggetti ripro-
Nuovo a Pozzuoli, collezione privata dotti innumerevoli volte, per
191
gli artisti è motivo di studio,
e di orgoglio, fissare l’im-
pressione d'inconsueti pae-
saggi, mostrando una nuova
sensibilità e una modernità di
visione fuori dal comune.
il 1824 rappresenta l’anno
di consacrazione di pitloo che
vince la cattedra di paesaggio
alla Reale Accademia di Belle
Fig. 4 - Giacinto Gigante, Napoli Arti. È questo il periodo in
dalla Conocchia, 1844, Collezione privata cui gli artisti collaborano alle
illustrazioni delle numerose
guide che fioriscono in città,
comeilViaggio pittorico nel Regno delle due Sicilie, dato alle stampe fra
il 1829 e il 1832.i sovrani non restano indifferenti al fascino di questa rin-
novata visione, stringendo legami con alcuni di tali artisti, tra i quali don
giacinto gigante e Salvatore Fergola. Quest'ultimo creò addirittura un ge-
nere nuovo, una sorta di "paesaggio di cronaca", 'fotografando' sulla tela
le grandi imprese borboniche, come l'inaugurazione della ferrovia napoli-
portici, la prima d'italia.
Ma, il più importante interprete della Scuola di posillipo è stato giacinto
gigante, che con poche libere macchie d'acquerello o di olio riusciva a fer-
mare l'impressione luminosa
della natura. napoli, Sor-
rento, le isole del golfo, i
campi Flegrei, divengono at-
traverso il pennello di gi-
gante i luoghi della nuova
narrazione.
i pittori stranieri giunti a
napoli per il grand tour - il
viaggio intellettuale, quasi
iniziatico, alla ricerca della
luce, della natura e dell'an- Fig. 5 - Giacinto Gigante, Sorrento, 1845,
tico - furono molti. non si Pescara, collezione Venceslao Di Persio

192
Fig. 6 - Quintilio Michetti, Mergellina, collezione privata

può non menzionare il gallese thomas Jones, che ha lasciato di napoli


un'immagine fantastica in piccole inquadrature oggi a londra e a car-
diff, i norvegesi Johan christian clausen dahl e thomas Fearnley, l’in-
glese William collins, il belga Frans Vervloet, i francesi Karl girardet

Fig. 7 - Quintilio Michetti, Mergellina, collezione privata

193
e Jean-charles-Joseph Rémond, il russo Sil'vestr Feodosievič Ščedrine
tanti altri.
dopo la grande esperienza della Scuola di posillipo, la riforma della
pittura di paesaggio approdò al verismo sostenuto da Filippo palizzi e in-
fine alla Scuola di Resina, nata all'inizio degli anni Sessanta dal simposio
di una cerchia di artisti riuniti nella casa-studio di Marco de gregorio nella
Reggia di portici. con lui, lavorarono giuseppe de nittis, Federico Ros-
sano, Adriano cecioni e lo scultore Raffaele Belliazzi, creando un nuovo
prototipo pittorico che contemplava la pittura di "macchia". la presenza
del catalano Mariano Fortuny a portici nel 1874 condusse, infine, i napo-
letani a una pittura luminosissima, fatta di bagliori e di piccoli tocchi di
luce, di cui è un esempio il delizioso olio di Rubens Santoro.
dei 74 dipinti esposti, un piccolo nucleo mostra come si sia evoluta la
ricerca della pittura di paesaggio dopo l'esperienza di posillipo, con una
nuova generazione di artisti che fu protagonista della seconda metà del se-
colo e del mercato italiano ed europeo.
Vi proponiamo ora le foto di alcuni dipinti (figg.da1a7)
per chi volesse approfondire l’argomento consiglio di leggere il mio
breve saggio:
la scuola di posillipo ed il mito dell’armonia perduta digitando il link:
http://achillecontedilavian.blogspot.com/2012/04/la-scuola-di-posil-
lipo-ed-il-mito.html
Ma soprattutto correte tutti a visionare la mostra, che vi ricordo è gra-
tuita!

194
Ammalarsi a Posillipo: pubblico o privato?
Meglio curarsi altrove

prima di partire con la de-


scrizione degli ospedali e
delle cliniche collocati nel
quartiere chic della città, vo-
glio giustificare il perché di
un titolo apparentemente se-
vero: meglio curarsi altrove,
che si riferisce a tutte le strut-
ture sanitarie napoletane e
non solo a quelle localizzate
Fig. 1 - Ospedale Fatebenefratelli, facciata
a posillipo, rimembrando una
mia lettera sull’argomento,
pubblicata da numerosi quotidiani, che scatenò le ire dell’allora (siamo nel
2006) presidente dell’ordine dei medici, che mi convocò davanti ad una
commissione disciplinare per giustificare il motivo per cui consigliavo di
evitare napoli e recarsi altrove, quando si era affetti da patologie serie. Mi
difesi con energia con un’arringa degna di cicerone e convinsi i colleghi
che avevo espresso un’opinione ampiamente condivisibile. in seguito pub-
blicai una nuova lettera che propongo
all’attenzione dei lettori:
curarsi qui è pericoloso
Sono l' amico medico che ha con-
sigliato al giornalista goffredo loca-
telli di recarsi al San Raffaele di
Milano per sottoporsi a intervento di
by-pass; anzi poiché ero affetto da
eguale patologia mi sono ricoverato
anche io. essendo meno coraggioso
Fig. 2 - Ospedale Fatebenefratelli, ho preferito sottopormi ad angiopla-
facciata stica, una tecnica meno invasiva, che
195
a napoli i colleghi ritenevano non ap-
plicabile. non mi resta che fare mio
il perentorio invito di eduardo: fuite-
venne. Almeno per curarsi non esiste
luogo più pericoloso di napoli, parola
di medico ammalato.
la Repubblica n 6 marzo 2006

Fig. 3 - Ospedale Fatebenefratelli, e partiamo ora con la nostra car-


ingresso pronto soccorso rellata sanitaria parlando dell’ospe-
dale Fatebenefratelli (fig. 1–2), che
sfrutta la dimora gentilizia di un ce-
lebre quanto ricco napoletano e dal 1937 è a disposizione della popolazione
che necessita di cure. nel tempo è aumentata la recettività, che sarebbe po-
tuta crescere a dismisura se una struttura contigua, che negli anni Sessanta
ospitava la sede della Forrest Scherman School, donata all’ospedale, fosse
stata ristrutturata. Viceversa sono passati decenni, per un breve periodo ha
ospitato la sede dell’istituto alberghiero, per scomparire in pochi giorni,
pochi giorni fa, in maniera rapida
quanto sospetta, sperando che non si
trasformi in una serie di palazzoni per
civili abitazioni.
il grande vantaggio che offre
l’ospedale ai suoi utenti è la relativa
rapidità di ricezione del pronto soc-
corso (fig.3), che nell’arco di poco
tempo (ore se non minuti) è in grado
di ricevere i pazienti, a differenza del
gettonatissimo cardarelli, dove, se
sei in fin di vita col codice rosso, devi
attendere all’infinito, perché ti trovi
almeno 50 pazienti più gravi di te.
in passato hanno lavorato medici
famosi come primari; un nome solo
voglio ricordare chiantera, celebre
ginecologo, ma trovandomi cito Fig. 4 - Ospedale Pausillipon, ingresso
196
anche un valido pediatra: donato
zappulli, che ha avuto l’onore di es-
sere mio compagno di liceo. e poiché
siamo passati ai ricordi personali vo-
glio illustrare le mie due esperienze
dirette come paziente, la prima nel
2006, quando accusai un acuto dolore
al petto ed essendo un plurinfartuato,
Fig. 5 - Ospedale Pausillipon, sospettai che si trattasse di una reci-
corridoio diva. era un sabato sera intorno alle
20, quando il traffico diventa a croce
uncinata, per cui dissi a mio figlio
gian Filippo che mi accompagnava in auto: “inutile tentare di raggiungere
il Monaldi, ci vorrebbe un’eternità, (mentre in questi casi è opportuno rag-
giungere l’ospedale entro un’ora dai primi sintomi), dirigiamoci verso il
Fatebenefratelli (che dista circa un chilometro dalla mia villa). Fui visitato
immediatamente, per fortuna si trattava di una crisi ipertensiva, anche se
grave, 220/130, una endovena di lasix, ripetuta dopo un’ora, abbondanti
scariche di urina, la notte trascorsa in rianimazione e la mattina successiva
la dimissione. la seconda esperienza è recente, risale allo scorso aprile,
quando, dopo aver trascorso una notte infernale tra tosse, sputi corposi e
difficoltà respiratorie, mi reco al pronto soccorso e dopo esami di labora-
torio ed una radiografia del torace in meno di un’ora si arriva alla diagnosi:
bronco polmonite, che mi tormenterà per alcune settimane.

Fig. 6 - Clinica Villa del sole, tra struttura e panorama

197
imbarazzante alcuni anni fa (nel
2014) fu viceversa l’esperienza di
una mia domestica, alla quale tenevo
moltissimo, dopo oltre dieci anni di
onorato servizio presso la mia fami-
glia. era affetta da un cancro al-
l’utero, che aveva già invaso gli
organi limitrofi. Quando parlai col
Fig. 7 - Clinica Villa del sole, ingresso primario egli mi disse che era inope-
rabile e le rimanevano pochi mesi di
vita. non mi diedi per vinto e la feci
ricoverare al pascale, dove fu sottoposta ad un intervento di 6 ore, ma da
allora sta benissimo ed i controlli periodici escludono qualsiasi recidiva.
passando in età pediatrica dobbiamo segnalare la benemerita attività
del pausillipon (fig. 4), gemellato con il Santobono, che ha sede al Vomero,
che oltre a fornire ai bambini un’assistenza qualificata, grazie a benemerite
associazioni di volontariato, cerca di far dimenticare ai pargoletti la sfor-
tuna che li ha colpiti (fig.5).
esaminiamo ora le strutture pri-
vate, partendo da quella che per de-
cenni è stata considerata la meta
preferita dei pazienti danarosi: Villa
del sole (fig.6–7) e che negli ultimi
anni, travolta dalla crisi economica e
dagli scandali di medici truffaldini,
che cercavano di indirizzare verso la
struttura pazienti che si erano rivolti
all’assistenza pubblica ed erano spa-
ventati dalle attese estenuanti, si è tra-
sformata in una serie di mega
ambulatori (fig. 8) dove si eseguono Fig. 8 - Clinica Villa del sole,
sofisticati accertamenti diagnostici. reparto radiologia
proseguiamo con la clinica posil-
lipo, della quale troneggia ancora l’insegna (fig.9) sulla via omonima, men-
tre le lussuose stanze di degenza, che hanno avuto l’altissimo onore di
ricoverare nel lontano 1962 un illustre paziente: me medesimo, per un de-
198
Fig. 9 - Clinica Posillipo, insegna Fig. 10 - Clinica Villa Angela, ingresso

licato intervento di turbinectomia bi-


laterale, sono ora utilizzate per accer-
tamenti diagnostici di altissimo
livello.
l’ultima arrivata nel campo delle
strutture private è Villa Angela
(fig.10), posta sulla discesa del parco
cafiero e dotata di un accogliente par-
Fig. 11 - Clinica Villa Angela, cheggio e soprattutto di un impagabile
panorama panorama (fig.11). essa ha usufruito,
rendendole lussuose ed accoglienti,
delle antiche camere di un convento di
monache, costretto a chiudere per crisi di vocazioni; le religiose scompaiono
mentre gli anziani bisognosi di assistenza aumentano giorno dopo giorno e
la vera specialità di Villa Angela è la cura affettuosa e scrupolosa che presta
a questi nostri antenati (fig.12), senza dimenticare una serie di indagini dia-
gnostiche e dei pacchetti
mutuabili di check up
senologici e cardiologici
di altissimo livello con
la consulenza di validi
specialisti.
e concludiamo in
bellezza parlando della
più importante clinica Fig. 12 - Clinica Villa Angela, ospiti over 80

199
della città: la Mediterranea
(fig.13), posta all’inizio di via
orazio e dalla quale si può am-
mirare un panorama da favola
(fig.14). oltre a reparti specia-
lizzati ed attrezzature d’avan-
guardia, vi è una sala per
riunioni, dove periodicamente
si svolgono convegni interna-
zionali (fig.15) con la parteci-
Fig. 13 - Clinica Mediterranea, facciata pazione di scienziati di grande
prestigio. due dei miei tre figli
hanno visto la luce in questa
splendida clinica, mentre mio
figlio gian Filippo venne ope-
rato al piede dal mitico chi-
rurgo giuseppe zannini ed il
sottoscritto subì quindicenne
la resezione sottomucosa del
setto nasale. Anche ora sono in
Fig. 14 - Clinica Mediterranea, panorama attesa da mesi e mesi di essere
operato di cataratta e pare che
dovrò attendere ancora a
lungo, perché la Mediterranea,
a differenza di tutti gli ospedali
del mondo, non prevede una
via preferenziale per i medici
(prevista dal codice deontolo-
gico dell’ordine professionale)
e si attiene scrupolosamente
alle estenuanti prenotazioni al-
Fig. 15 - Clinica Mediterranea, lestite dalla Asl di apparte-
congresso cardiologia clinica nenza.

200
La lenta agonia del circolo Posillipo

tra le abitudini dei napole-


tani vi è stata sempre quella di
associarsi per discutere, diver-
tirsi, ma soprattutto per com-
battere il terrore della
solitudine, stando tutti as-
sieme. tali organizzazioni esi-
stevano anche nell’antica
grecia e presso i Romani e
prosperarono un po’ dovunque
durante il Medioevo ed il Ri- Tav. 1 - Il circolo Posillipo dall'alto
nascimento, ma fiorirono mag-
giormente a londra ed in
Francia durante e dopo la rivoluzione, avendo carattere prevalentemente
politico.
A napoli la nascita del primo circolo risale al 7 maggio del 1778, negli
anni successivi i circoli sorgeranno in città come funghi, per ultimo nel
1925, il giovinezza, che nel dopoguerra, rammentando un’imbarazzante
canzoncina fascista: “giovi-
nezza, giovinezza, primavera
di bellezza”, fu ribattezzato
posillipo. e fu un cambia-
mento quanto mai opportuno,
perché al di la delle opinabili
opportunità politiche, la fre-
quentazione era, come in gran
parte delle altre associazioni,
da parte di signore d’annata e
signori ultramaturi (in primis il
mio amico Sabino), impegnati
Tav. 2 - Circolo-Posillipo in defatiganti tornei di burraco,
201
fumando e spettegolando, per-
sonaggi che della giovinezza
hanno un pallido ricordo.
e ripercorriamo ora la sto-
ria del glorioso circolo nau-
tico posillipo (fig.1-2), ben
visibile per l’enorme sco-
gliera che lo circonda e per il
verde e rosso dei colori so-
ciali. la prima sede del cir-
colo fu uno chalet in legno in
Via posillipo, che l'anno suc-
cessivo viene trasportato, via
Tav. 3 - Copertina libro mare, nella sua posizione de-
finitiva. i primi allenamenti,
invece, vengono svolti in un hangar nel porto di napoli. dopo il primo
anno, il circolo affitta dal comune la villa Mon plaisir al prezzo sim-
bolico di una lira. tra esso e lo chalet viene costruito un campo da ten-
nis, dando il via alla costruzione del circolo. dopo la caduta del
fascismo, nel 1943, il circolo viene marchiato come fascista, probabil-
mente perché il guidone del sodalizio era ispirato al gagliardetto fasci-
sta e perché nel 1925 era stato nominato Benito Mussolini presidente
onorario. Quindi subisce numerosi atti vandalici e all'arrivo degli alleati
viene requisito. Un frequentatore del circolo offre alla società di risor-
gere, ma a condizione che il nome cambi da circolo nautico giovi-
nezza a Yacht club canottieri posillipo. inoltre i colori sociali
diventano il rosso e il verde.
il circolo ha avuto come
ospiti personaggi illustri da
giovanni leone a gronchi ed
Andreotti, per non parlare di
attori ed attrici, da Sofia loren
a totò. celebri scrittori come
Raffaele la capria, che abi-
tando a palazzo donn’Anna
era di casa, fino a dacia Ma- Tav. 4 - Piscina

202
Tav. 5 - Pasquale La Ragione Tav. 6 - Ristorante

raini ed a Maurizio de giovanni, che hanno presentato nei vasti saloni del
sodalizio i loro libri.
Un momento di esaltante elevazione culturale il posillipo lo visse nel
2007 in occasione della presentazione del
mio libro il seno nell’arte (fig.3), relatori il
giornalista luciano Scateni ed il presidente
del sodalizio Antonio Mazzone. Fece se-
guito, per gli oltre 200 presenti una cena gu-
stosa offerta dal circolo.
per chi volesse consultare il libro può di-
gitare in rete
http://www.guidecampania.com/seno/
la sede del circolo si estende su un’area
di 7000mq e comprende un’ampia darsena
in grado di ospitare circa 100 imbarcazioni
da diporto, una grossa piscina (fig. 4), un
campo da tennis, un elegante salone per ri-
cevimenti e feste, una sala dedicata alla
scherma, dove per anni si è esibito un cele-
bre atleta dal cognome simile al mio: pa-
Tav. 7 - Silvana squale la Ragione (fig. 5), vasche per
203
allenarsi al canottaggio, una
attrezzata palestra, ma soprat-
tutto un eccellente ristorante,
un bar con terrazze panorami-
che e vasti spazi all’aperto (fig
6). d’estate lungo il molo si
avventurano numerosi ba-
gnanti, ma anche d’inverno vi
Tav. 8 - Coppe e trofei è qualche audace che si ci-

menta, come questa splendida


e flessuosa signora senza età,
che risponde al nome di Sil-
vana (fig.7).
per le sue molteplici attività
sportive il circolo utilizza
anche strutture fuori sede,
come la piscina della scuola
poerio sita al corso Vittorio
emanuele, l’impianto di San Tav. 9 - Sandro Cuomo
Sebastiano al Vesuvio, la pi-
scina Scandone a Fuorigrotta, per la canoa il lago Fusaro e per il canot-
taggio il lago patria.
in decenni di indefessa attività sportiva gli atleti del posillipo hanno
collezionato una serie di coppe
e trofei che sono esposti nel
salone principale (fig.8), oltre
a partecipare più volte alle
olimpiadi ed ai campionati del
mondo. centinaia sarebbero i
nomi da ricordare, ma ci limi-
tiamo a Sandro cuomo (fig.9)
il più medagliato schermitore
di tutti i tempi e nella palla-
nuoto i fratelli porzio (fig.10).
Tav. 10 - Fratelli Porzio le pareti del circolo espon-
204
gono numerosi dipinti tra i
quali risalta il famoso Albero
della vita (fig. 11) eseguito da
Mario Schifano uno dei prota-
gonisti della pop art.
nel 2018 il circolo entra
nella modernità e permette alle
donne di divenire socie, in
pochi mesi si registrano oltre
100 adepte, non solo vecchie
cadenti e sdentate, ma anche
Tav. 11- Mario Schifano - Albero della vita
signore dalle forme appetibili

come la professoressa geirola


(fig. 12), che assume la carica
di segretaria.
e veniamo finalmente al
nocciolo della questione, che
costituisce il fulcro del nostro
breve contributo. tutto comin-
cia l’anno scorso, quando il co-
mune si accorge che a fronte di
casse vuote e debiti in crescita,
possiede infiniti immobili di
Tav. 12 - La professoressa Geirola

prestigio fittati a prezzi risibili,


nonostante sul mercato trove-
rebbero subito acquirenti dispo-
sti a pagare decine di milioni di
euro. tra questi il circolo posil-
lipo ed il circolo del tennis, sito
a viale dohrn. grande agita-
zione tra i soci, uno dei quali,
ricco quanto generoso, elargi-
Tav. 13 - Il presidente Vincenzo Semeraro
sce la cifra per poter esercitare

205
il diritto di prelazione. negli ultimi
mesi elezioni e dimissioni si succe-
dono senza sosta con Vincenzo Se-
meraro (fig. 13) che assume con
piglio autoritario la carica di presi-
dente e riesce a convincere il nostro
amato sindaco (fig. 14) a conce-
dere in uso gratuito la sede in cam-
bio di una intensa attività culturale
Tav. 14 - Il sindaco De Magistris
che ivi si svolgerà e della possibi-
lità offerta a giovani di ogni ceto
sociale di svolgere attività sportiva sfruttando le strutture del sodalizio. i
propositi sono nobili speriamo che vadano in porto.

Il Mattino - 21 settembre 2019, risposta stizzita del presidente del Posillipo


pag. 50 Il Mattino 24 settembre 2019 pag. 38

206
207
208