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AMANTI E FAVORITE DEL RE SOLE E DI LUIGI XV

PARTE PRIMA

SOMMARIO: LUIGI XIV IL RE SOLE; IL MATRIMONIO E LE PRIME AMANTI; LA MARCHESA DI MAINTENON; LUIGI XV; L'ANNUNCIO DEL MATRIMONIO; IL MATRIMONIO DEL RE; MADAME DE POMPADOUR; LE ALTRE AMANTI; LA MURPHY E CASANOVA; ROMAN COUPIER E CASANOVA; LA CONTESSA DU BARRY.

LUIGI XIV IL RE SOLE

Era nato per essere re. Superava in altezza i suoi cortigiani e aveva una
corporatura ben proporzionata. Da giovane si distingueva per la bellezza dei suoi tratti, appesantiti durante la maturit. Ci che colpiva di pi della sua persona era la voce, che aveva un suono bello e melodioso. Il modo di muoversi era confacente al suo rango. L'incedere era maestoso. Il duca di Richelieu (pronipote del Cardinale), aveva scritto che quando lo aveva visto per la prima volta: <rimasi come annichilito dalla maest della sua persona e dallo splendore del suo fasto. Mai nulla di pi maestoso aveva colpito il mio sguardo e di tutti gli uomini che avevo visto, egli mi parve il pi degno di comandare: lo si sarebbe dovuto scegliere per metterlo a capo della nazione francese se la sua nascita non lo avesse gi chiamato al trono. La

sua aura di grandezza incuteva timore, e su tutti i volti vedevo impresso il rispetto. Un suo sguardo era un ordine, e chi era abituato ad osservare il monarca lo capiva a volo.Aveva abituato coloro che gli stavano attorno a una sorta di adorazione; sembrava naturale essere ai suoi piedi>. Suscitava imbarazzo in chi si rivolgeva a lui. Un generale che gli parlava non riusciva a esprimersi chiaramente e balbettava, usc dall'imbarazzo dicendogli "Sire non tremo cos davanti ai vostri nemici" Era nato anche per gli amori, pi di qualsiasi altro suo suddito. I suoi primi amori per la baronessa di Beauvais, per mademoiselle d'Argencourt furono passeggeri. Invece, per Maria Mancini (aveva avuto anche la sorella, ambedue nipoti del cardinale Mazzarino), si era presa una bella cotta tanto da volerla sposare. Al cardinale la cosa non sarebbe dispiaciuta, ma vi era stato l'intervento della regina madre Anna d'Austria (moglie di Luigi XIII), che aveva fatto valere tutto l'orgoglio di una Asburgo (figlia, moglie e madre di re) che gli aveva detto: <Se il re fosse capace di una cosa cos indegna, col mio secondogenito mi metterei a capo di tutta la nazione contro il re e contro di voi>. E la questione fu cos definita...

IL MATRIMONIO E LE PRIME AMANTI

Raggiunti i ventidue, Luigi XIV spos (9.6.1660), con una fastosa cerimonia, la
cugina Maria Teresa d'Austria (anch'essa di ventidue anni), figlia di Filippo IV di Spagna (del ramo spagnolo degli Asbugo), fratello di Anna d'Austria, madre di Luigi. Il re, sfarzosamente vestito, cavalcava a lato della carrozza (di foggia nuova, con vetri) che trasportava la sposa. I festeggiamenti continuarono anche dopo il matrimonio per tutto il resto dell'anno. Il 26 Agosto in occasione della pace finalmente raggiunta tra Francia e Spagna, auspice la regina madre, vi fu a Parigi un memorabile corteo (durato dieci-dodici ore). La sfilata iniziava con la rappresentanza della Casa del ministro Mazzarino, con settantadue muli carichi di bagagli, dei quali i primi ventiquattro erano bardati di semplici coperte, quelli che seguivano avevano gualdrappe delle pi belle tappezzerie, gli ultimi erano ricoperti da velluto rosso ricamato d'oro e d'argento con i morsi e i campanelli d'argento. Seguivano sempre in rappresentanza della Casa del Cardinale Mazzarino ventiquattro paggi, gentiluomini e ufficiali, dodici carrozze da sei (tirate cio da sei cavalli, tre a tre), le guardie, ventiquattro cavalli coperti da splendide gualdrappe e condotti a mano (belli da non poter staccare gli occhi!). La Casa del re era preceduta da paggi in sella, seguiti dai moschettieri con le piume ai cappelli dello stesso colore delle bandiere, dai cavalleggeri e nobili a cavallo nei loro pi sfarzosi abiti. La regina con i capelli chiari incoronati di spighe d'argento, si intravedeva dai vetri della carrozza. Dopo la sfilata alla regina furono consegnate, su un cuscino ricamato, le chiavi della citt. I festeggiamenti continuarono ancora nell'anno successivo e aumentarono in

occasione del matrimonio del fratello del re (Filippo d'Orlans). Cessarono solo per la morte del cardinale Mazzarino, ma ripresero nell'anno seguente, con una crescente maggiore intensit (v. in Specchio, Vita a Versailles). Il rapporto tra il re e la sposa inizialmente era stato di buona intesa e civettuolo. Il re le mandava dei versi, la regina gli rispondeva. Poi arriv per ambedue lo stesso confidente (il marchese d'Angeau) e la vena poetica ebbe termine. Il re incaric d'Angeau di scrivere versi e portarli alla regina. Questa fece altrettanto, ma uno all' insaputa dell'altro. Nel frattempo il re fu preso da passione per madamigella Luise de La Vallire al servizio della regina, e i divertimenti galanti continuarono con questa, e tutte le feste che venivano organizzate, recite teatrali, quadriglie, caroselli, erano tutte in onore di La Vallire. Luise che era una donna innamorata, sincera, che aveva dolcezza di spirito e bont d'animo, doveva per chiudere gli occhi sulle infedelt del re. Questo rapporto inizi a incrinarsi nel momento in cui all'orizzonte (1669) appariva la marchesa di Montespan (Francoise-Athnais de Rochechouart de Mortemart, 1640-1707), donna di rara bellezza. Il re se ne invagh e volle averla. tutta per s. Ma lei era una donna capricciosa che non accettava che una concorrente condividesse i favori del re, che a sua volta voleva averle tutte e due, e non si era mostrato disposto a lasciare l'altra. La marchesa reag chiedendo subito al marito di portarla via, nelle sue terre della Guienna. Luigi non le permise la levata di testa e la prese con s, togliendola al marito, che per non si era mostrato molto d'accordo su questa iniziativa. Mal gliene incolse perch il re lo mand a meditare alla Bastiglia e poi gli fece grazia confinandolo nel suo feudo in Guienna. La Montespan riusc in ogni caso ad avere il sopravvento su Luise che pur di ricevere le visite del re, dopo avergli dato tre figli (1), dovette accettare questo nuovo rapporto. Alla fine si ritir in un convento di carmelitane (1674) prendendo i voti e assumendo il nome di suor Luisa della Misericordia. Mentre La Vallire durante tutto il periodo del rapporto con il re aveva condotto una vita riservata, la Montespan, ostentando la sua posizione di favorita (2) e conducendo una vita sfarzosa, divenne l'unica arbitra non solo del re ma della Corte. Tutti gli onori e gli omaggi, a parte quelli ufficiali per la regina, erano rivolti a lei. Non potette a sua volta evitare di condividere il re con un'altra amante. Si trattava di una delle sue sorelle. Molto pi giovane ma anche pi bella e con pi spirito di lei, uscita dal chiostro di Fontevrault di cui era badessa. A questa si aggiunse un'altra sorella, madamigella di Thianges, definita < il pi raffinato elisir di tutte le dame di corte>. La Corte era diventata il centro dei piaceri e del divertimento. Al centro di questi c'erano le tre sorelle. Fu uno scandalo che riecheggi in tutta Europa. Lo scandalo, per, non era stato determinato dal fatto che il re aveva preso una amante, ma perch ne aveva due (la badessa non compariva con le sorelle)! Il re le portava nella carrozza della regina, dappertutto. Alle frontiere, ai campi militari, talvolta alle campagne militari, con lo spettacolo offerto al popolo di vedere non una ma due regine, mentre quella vera rimaneva a palazzo.

Madame de Montespan oltre ad essere capricciosa, era cattiva e altezzosa, non solo con i cortigiani ma con lo stesso re. Era anche estremamente spiritosa e piena di acutezza e finezza, per cui per divertire il re non risparmiava nessuno, e ci era pericoloso per chi era messo in ridicolo. I cortigiani evitavano persino di passare davanti alle finestre del suo appartamento, tanto che circolava la battuta che cos <si evitava di passare per le armi>. Madame de Montespan aveva accentrato attorno a s non solo la corte ma tutto ci che coinvolgeva la corte, sia in funzione dei piaceri sia in funzione degli affari di Stato. Ministri e generali passavano da lei ancor prima di essere ricevuti dal re. La regina la detestava, non sopportava la sua alterigia e rimpiangeva la duchessa di La Vallire, lamentando che: <quella puttana mi far morire>! E non aveva tutti i torti perch parti e gravidanze divennero di dominio pubblico. Videro la luce tre maschi, due femmine, e altri due figli morti giovanissimi, tutti attribuiti alla Montespan (anche se poteva esservi stato qualche scambio di maternit con una delle sorelle). Essi in tempi successivi furono tutti legittimati (3). Madame de Fontevrault era la pi bella delle tre sorelle. L'abito monastico certamente le dava un fascino che a nessuna di tutte le altre dame di Corte era dato di avere, e fu anche la pi brillante nella intimit col re. Eccelleva su tutte le altre dame di Corte per la sua rara e vasta cultura, perch conosceva bene la teologia e i padri della Chiesa, perch era versata nelle sacre Scritture, perch conosceva il latino e greco. Infine brillava in conversazione su qualsiasi argomento e altrettanto brillava quando scriveva. Divideva la sua vita tra la Corte e il convento che aveva il dono di saper ben dirigere con tale equilibrio, da farsi adorare da tutte le religiose che manteneva legate alla regola. Nonostante fosse stata forzata a farsi monaca, la sua regola di condotta nell'abbazia era ineccepibile. Quando si recava a Corte non usciva mai dagli appartamenti delle sorelle, e in pubblico si presentava sempre in abiti religiosi. La cosa appariva piuttosto singolare, per i favori che concedeva al re, ma questo non intacc minimamente la sua irreprensibile reputazione. Mademoiselle de Thianges dominava le due sorelle e il re, che riusciva a divertire di pi delle altre. Finch visse, lo ebbe in suo potere e anche dopo la espulsione della Montespan conserv tutti i suoi privilegi e distinzioni. Giunse poi a Corte madamigella di Fontanges, che divenne l'amante ufficiale del re, ricambiando alla Montespan ci che questa aveva fatto a La Vallire. Non ebbe la stessa fortuna. Non aveva infatti tanto spirito da divertire il re, che non fece a tempo ad annoiarsi completamente in quanto la morte improvvisa, da cui fu colta lei col figlio (1681), elimin il problema. Arrivarono altri amori che erano solo dei capricci, il pi resistente di questi fu quello per Madame de Soubise che dur fino alla morte di costei. Il marito, tacciato di essere, con un termine usato in Spagna, <cornuto volontario>, sopport volentieri questo amore, ignorando scrupolosamente ogni cosa, ma raccogliendone i frutti e dividendo con la moglie tutti i vantaggi che essa ne ricavava, costruendo una rapida e prodigiosa fortuna. Egli, rintanato in una piccola casa in Place Royale, evitava di recarsi a Corte. Abbandon questo appartamento quando fu acquistato il palazzo dei Guisa, che fu ingrandito e reso pi sontuoso, a tal punto che gli antichi proprietari non lo avrebbero riconosciuto. I due coniugi si arricchirono tanto che la

vita sfarzosa, che questa ricchezza permetteva, durava ancora alla terza generazione. L'amore per madamigella Ludre, damigella d'onore della regina, incontrata tra le sale di Versailles, dur un batter d' ali. E vi fu anche una damigella, questa volta della Montespan, che ebbe una figlia non riconosciuta e fu fatta sposare a un gentiluomo di nome La Queue. Queste damigelle d'onore erano giovanissime, oggi diremmo fanciulle, e incorrevano spesso in incidenti con i nobili che frequentavano la Corte. Questi incidenti fecero giungere alla decisione di sostituirle con donne pi mature. Al monastero di Moret vi era una religiosa che era orgogliosa (forse anche un po' troppo) di essere figlia del re, e la superiora con le altre suore se ne lamentava. Sta di fatto che, nel momento in cui fu messa nel monastero, le era stata assegnata una dote di ventimila scudi, e non si sapeva chi avesse elargito una tal somma. A parte la carnagione scura, era il ritratto di Luigi XIV. La Montespan si rec un giorno a visitarla e, volendo indurla a maggior modestia, cerc di convincerla che la sua idea era errata. La monaca, con presenza di spirito, le rispose: <Signora, se si presa la briga di venire fin qui a dirmi che non sono la figlia del re, mi convince invece che lo sono>. L'amore della Montespan rimaneva dominante, ma il suo innamorato incominciava ad essere stanco di lei e dei suoi capricci. Si stava verificando un avvenimento che nel tempo avrebbe creato grande stupore e incredulit. Quando la Montespan era alla prima maternit si era deciso che questa sarebbe stata tenuta segreta. C'era bisogno di una persona di fiducia che si occupasse della faccenda; questa persona, che la Montespan apprezzava per lo spirito, le grazie e i riguardi, era madame Scarron (poi Maintenon), che una serie di fortunate combinazioni elever al fianco del re.
1) Luigi di Borbone nato nel 1663 e morto a tre anni (1666); Marie Anne de Blois (1666-1739), che sposer il principe Louis-Armand de Conti e Luigi di Borbone conte di Vermendois nato nel 1667 e morto a sedici anni (1683). 2) Era stata accreditata l'idea che la favorita serviva per il prestigio e lo sfarzo del re. 3) Louis-Auguste, duca del Maine (1670-1736), che sposa Luisa Benedetta d' Orlans (nipote del gran Cond); Louis-Csar, conte di Vexin, abate a s. Denis e s. Germanine des Pres (1670-1736); Louis-Alexandre di Borbone, conte di Tolosa (1678-1737); Louise-Francoise di Borbone, (m.lle de Nantes) (1673-1743), che sposa Luigi III di Borbone, duca di Cond; Louise-Marie di Borbone (m.lle de Blois) (1677-1749), che sposa Filippo II duca di Chartres, poi duca d'Orleans, figlio del Reggente, che era fratello del re. Altri due morirono giovanissimi, una di questi era m.lle de Fontanges. Da notare l'intreccio di matrimoni tra figli naturali, che in ogni caso erano portatori di sangue reale e che, oltre ad essere riconosciuti, avevano una ulteriore conferma di legittimazione con i matrimoni nell'ambito del parentado, tra i principi del sangue.

LA MARCHESA DI MAINTENON

Francoise d'Aubign, poi marchesa di Maintenon (1635-1719), pur appartenendo


a famiglia nobile, aveva avuto una infanzia povera, anzi poverissima. Aveva vissuto in prima persona il dramma delle lotte di religione tra cattolici e ugonotti. Il nonno Agrippa d'Aubign, strano personaggio di intellettuale estroverso, autore di scritti politici, storici, satirici in prosa e versi e ugonotto di ferro, dovette espatriare a Ginevra dove mor esule. Il padre Costante era anch'egli uomo di cultura, fine politico, elegante, sapeva suonare alla perfezione la viola e, nei pochi momenti di libert frequentava la Corte di Luigi XIII. Per il resto era sempre in carcere per debiti. Il carcere era diventato l'abituale dimora sua e della famiglia, sorta da una situazione insolita. Era in servizio nel castello de La Trompette presso Bordeaux, dov'era la prigione di Costante, il luogotenente del duca d'Epernon, Pietro di Cardilhac. La figlia di questo andava a trovare il prigioniero, che aveva una piacevole conversazione. A un certo punto Giovanna, diciassettenne (Costante aveva quarantadue anni), si trova incinta. Il governatore era cattolico, Giovanna cattolica e di famiglia cattolica, e Costante ugonotto che equivaleva ad essere considerato peggio di un appestato. Cardilhac, nonostante Costante gli fosse inviso, impose il matrimonio. Francoise vedr la luce in una squallida camera di un altro carcere, quello del palazzo di Niort (Vandea). Passer i suoi primi anni giocando con la figlia del guardiano, poi i genitori andranno in Martinica, portandola con s, ma il padre presto morir e la madre la riporter in Francia all'et di dodici anni. Francoise aveva respirato in famiglia aria protestante, imparando a leggere e scrivere sulla Bibbia protestante sotto la guida del padre. Questa educazione le creer dei problemi con la madre cattolica, che la portava con s a messa. Francoise per protesta durante la messa rivolgeva le spalle all'altare, prendendo dei sonori ceffoni. Mandata poi in un convento, aveva dovuto subire tutte le angherie e le brutalit delle monache che volevano convertirla al cattolicesimo. Si era alla fine convertita. La sua conversione per era avvenuta non con la costrizione, ma con la persuasione. Per convertirsi aveva voluto il confronto (strana richiesta per una ragazzina di non ancora quindici anni!) di due personalit, un cattolico e un ugonotto, che avevano discusso delle rispettive dottrine per ben tre giorni consecutivi. Lei aveva trovato fiacco l'ugonotto, che aveva seguito con la Bibbia in mano, rilevando la non esatta corrispondenza dei versetti citati con quelli scritti. Alla fine, alquanto indecisa aveva scelto il cattolico. Anche se convertita, Francoise rimarr per sempre con le solide basi, ricevute durante la fanciullezza, di ugonotta puritana che detesta le debolezze, i vizi, pronta ad accettare le punizioni, ad affrontare con grande spirito di sacrificio tutte le avversit, che la renderanno di una dirittura morale ineccepibile, con venature integraliste. A questo substrato si aggiungeranno i timori, le paure, gli scrupoli di coscienza, l'idea del peccato, la vita interiore ed esteriore che doveva essere religiosamente regolata della morale cattolica. Tutto ci, in ogni caso, non le far sorgere alcuno scrupolo nel momento in cui tradir la fiducia e l'amicizia di chi l'aveva beneficata.

Queste idee Francoise le aveva facilmente assorbite dal direttore spirituale e confessore, col quale a quei tempi si instauravano rapporti che finivano per diventare di dipendenza. Il risultato spesso era che l'uno diventava il padrone dell'anima dell'altro che, come vittima ne subiva i condizionamentisotto la minaccia dei castighi divini! Ed ecco creata una bigotta che quando sar a contatto col re, testardamente (e sottilmente) perseguir l'idea di convertire il re a una vita cristiana e <condizioner> quello spirito libero del re, che per suo merito perder la gaiezza dei tempi in cui tra una comunione e l'altra si sentiva perdonato di tutti peccati che si concedeva quotidianamente. Come scrive Voltaire <la devozione che ella aveva ispirato al re e che l'aveva fatta sposare, divenne a poco a poco un sentimento vero e profondo che l'et e la noia rafforzarono>. Francoise era una donna di spirito, raffinata letterata, aveva una conversazione dolce e insinuante a tal punto da lasciare il segno, nel senso che alla fine, con molta discrezione, riusciva a trasmettere all'interlocutore le proprie idee. All'et di quindici anni, era stata affidata a una zia, madame de Neuillant, ricca ma tanto avara che all'infuori dell'asilo che le concedeva nella sua casa a Parigi (...ed era gi tanto!, non le concedeva altro! Un giorno viene portata a casa del poeta Paolo Scarron dal quale si riuniva la buona societ parigina. Questo Scarron era una specie di poeta maledetto. La natura gli si era accanita contro perch oltre che essere paralizzato era deforme con una testa grossa che gli pendeva da un lato e due occhi bovini, ma aveva intelligenza e spirito vivace e beffardo, componeva versi sarcastici con cui si burlava del prossimo e in ogni caso riusciva ad affascinare l'uditorio. Quelli che lo frequentavano, con lui si divertivano immensamente. In quella casa non mancavano i profumi di cucina e vi era abbondanza di cibo e di vino che erano il prezzo pagato dai frequentatori. Anche Francoise era diventata abitue della casa di Scarron e a un certo punto, trovando molto precaria l'ospitalit della zia, aveva dovuto decidere tra finire in convento o sposare Scarron. Scelse la libert e la sicurezza che le dava il matrimonio con Scarron. Lei aveva diciassette anni lui di quarantadue. Il matrimonio durer otto anni e Francoise rimarr vedova a venticinque (1660). Essere stata moglie di Scarron le era servito ad affinare la sua cultura, ad essere conosciuta e apprezzata tra famiglie aristocratiche e ad aver stretto amicizie con famiglie come quella dei d'Albret (di nobilt feudale) e del duca di Richelieu (amicizie, che, come dice Saint Simon, non erano su un piede di parit), che comunque le davano da vivere in cambio di quei piccoli lavori che si facevano <quando i campanelli non erano stati ancora introdotti>. Presso i d'Allbret, Francoise aveva conosciuto la Montespan che per lei aveva un debole particolare e nel momento in cui rimarr incinta e avr bisogno di una persona di fiducia, ricorrer a lei. Infatti, quando era sorto per la Montespan il problema della prima maternit che doveva rimanere segreta, per partorire la marchesa aveva preso un appartamento e aveva chiamato madame Scarron la quale si fece prendere da scrupoli di coscienza, in quanto riteneva commettere un peccato se si fosse trattato dei figli della Montespan, favorita del re! Si sarebbe sentita invece con la coscienza tranquilla (in ci aiutata dal suo confessore gesuita Gobelin), se si fosse trattato dei figli del re (sic!) e se la richiesta fosse stata fatta dal re di persona (come se la madre

Montespan non fosse esistita!misteri di una morale contorta!). Il re le fece la richiesta desiderata e la Maintenon, messasi la coscienza tranquilla, accett l'affidamento sia del primo figlio, che di tutti quelli arrivati successivamente. Costoro che inizialmente erano stati partoriti in gran segreto, poco alla volta furono portati a Corte e mostrati al re, quindi da questo amati, riconosciuti e poi anche legittimati. In quel periodo era stata messa in vendita la propriet dei terreni di Maintenon che si trovava nei pressi di Versaillles. Madame Scarron, era interessata all'acquisto in quanto era nelle sue aspirazioni avere una propriet tutta per s e aveva convinto la Montespan che l avrebbe potuto allevare i suoi figli. La Montespan a sua volta si rivolse al re il quale, per poco che l'aveva vista, l'aveva presa in antipatia e si era mostrato contrario all'acquisto, anzi aveva suggerito alla Montespan di licenziare e togliersi di mezzo quella Scarron che gli era insopportabile. L'ebbe vinta la Montespan e la propriet di Maintenon fu acquistata. Non solo, ma poco dopo si provvide, a spese del re a restaurare il castello che si trovava in stato di abbandono. Il primo figlio della Montespan (il futuro duca del Maine) zoppicava fortemente, si diceva per una caduta, forse era lussazione del femore (Voltaire parla di deformit di un piede fin dalla nascita). Poich tutte le cure si erano mostrate inutili, il protomedico di corte aveva suggerito di mandarlo alle acque (!). La Scarron, diventata madame de Maintenon, aveva accompagnato il bambino e scriveva alla Montespan per tenerla informata. Queste lettere erano mostrate al re che le trovava ben scritte e anche gustose. Poco alla volta il re incominci a perdere tutta la sua ripugnanza nei confronti della Maintenon. Non solo. Il re si stava stancando della Montespan che diventava sempre pi insopportabile con i suoi capricci e la Maintenon la riprendeva e la rimproverava e cercava di rabbonirla. La Montespan riferiva al re il quale mettendo da parte la sua antipatia aveva iniziato a rivolgere alla Maintenon qualche parola, poi a farle le prime confidenze, poi a suggerirle le cose da riferire, poi a confidarle i suoi malumori, infine a consultarla per avere consigli. Alla fine la Maintenon si rese cos indispensabile che sostitu la Montespan che troppo tardi si accorse di quanto l'altra fosse diventata indispensabile. La fortuna (per non chiamare in causa la Provvidenza, dice ancora Saint Simon), che stava preparando al pi superbo dei re l'umiliazione pi profonda, pi pubblica, pi durevole, pi inaudita, aument sempre pi per quella donna abile ed esperta, che le gelosie della Montespan rendevano sempre pi calda, con le frequenti frecciate che la Montespan indirizzava al re e alla Maintenon. A sua volta la Maintenon rivolgeva al re le sue lamentele per quello che doveva sopportare dalla Montespan. Alla fine la Maintenon la spunt soppiantando la Montespan atteso che tra l'altro era pi giovane e pi bella. Essa riuscir a rimanere a Corte fino al 1691, ritirandosi poi in convento dove morir nel 1707. Sempre la fortuna, o la Provvidenza, aveva dato ancora una mano. Giunse infatti la grande sventura, per il re e per lo stesso Stato, della morte della regina (1684), nel momento in cui quell'affetto era diventato pi acuto, incrementato dai malumori creati dalla Montespan e diventati insopportabili. Sta di fatto che qualche tempo dopo (1686) la morte della regina, di notte, in una piccola cappella annessa all'appartamento del duca di Borgogna, il re (che aveva

quarantotto anni) e la Maintenon (che ne aveva cinquantadue) furono legati in matrimonio segreto. Erano presenti padre La Chaise che aveva celebrato la messa, l'arcivescovo di Parigi Harlay, il governatore di Versailles e primo valletto di turno Bontemps che aveva servito la messa, Louvois e Montescevreuil, i quali ebbero dal re la sua parola che non avrebbe mai dichiarato quel matrimonio. Alla Maintenon fu assegnato l'appartamento in cima allo scalone principale, di fronte a quello del re. Da quel momento il re, finch rest in vita, si rec da lei tutti i giorni, sia a Versailles che in qualsiasi altro luogo dov'era alloggiata, e vi passava il pomeriggio, prima e dopo cena fino a mezzanotte. Egli si metteva da una parte della sala a lavorare con i suoi ministri, mentre lei dall'altra parte leggeva o ricamava senza intromettersi. Ma tutta la vita della Corte, con ministri, generali e la famiglia reale al completo, si svolgeva intorno a lei. Per ben trentadue anni, incredibilmente govern stando nell'ombra, su tutta la vita del paese. Cariche, giustizia, favori, religione, tutto passava per le sue mani, pur non intromettendosi e non avendo mai approfittato di nulla, fino alla morte del re (1715) al quale sopravviver per quattro anni, dopo essersi ritirata a Saint Cyr, nel monastero che lei aveva fondato. L'influenza che la Maintenon aveva avuto sul re era stata in un certo senso deleteria. Il re era diventato bigotto. Ma era stata solo la principale responsabile. A darle man forte c'erano i religiosi gesuiti, dai quali il re era circondato che completavano l'opera della Maintenon. Certo che dal giorno in cui la sua devozione era stata portata agli eccessi, il re aveva perso l'energia e la fermezza di cui molte volte aveva dato prova, preoccupandosi di inezie di cui negli anni del suo fulgore non si sarebbe mai occupato, come quella di inviare l'ordine di vivere in buona armonia con la propria moglie, a chi ostentava una condotta sregolata. Quegli ultimi anni di regno di un re che effettivamente aveva brillato come un sole, anche per la Francia furono nefasti, tanto che la notizia della sua morte a Parigi fu accolta con tal piacere, che quel popolo che lo aveva idolatrato si abbandon ad una vera e propria esplosione di gioia che sembrava fosse stato liberato da un terribile flagello. Uno degli atti pi illiberali, ingiusti e intolleranti compiuti in questo periodo fu la revoca dell'editto di Nantes (1685) seguita dalle persecuzioni dei protestanti, che in cinquecentomila, tra i pi industriosi, espatriarono con un grave danno economico e finanziario per la Francia. Se vero che in questa revoca non vi era stata l'opera diretta della Maintenon, almeno indirettamente lei vi aveva contribuito, avendo il re maturato l'idea che la religione cattolica dovesse essere uniformemente osservata indistintamente da tutti i sudditi del regno.

AMANTI E FAVORITE DEL RE SOLE E DI LUIGI XV

PARTE SECONDA

LUIGI XV

Era esuberante non solo dal punto di vista sessuale, caratteristica che,
contrariamente a quanto si verifica per i comuni mortali, gli si svilupper ulteriormente con l'avanzare degli anni, ma era un fanatico della caccia, e fin da giovanetto era sempre a cavallo e si sfogava con cacce forsennate. Questa attivit mentre gli irrobustiva il fisico preoccupava la Corte perch all'epoca si riteneva che un adolescente potesse morire di fatica. Luigi era anche di buon appetito, ma soffriva di indigestioni che destavano non poche preoccupazioni (determinate dalla morte immatura di tutti i precedenti delfini, tanto che nell'ordine di successione si era arrivati a lui nipote di terza generazione di Luigi XIV). Aveva un fisico resistente che reagiva bene tutte le volte che era dato per spacciato. Luigi era un bell'uomo, alto, con la testa ben piantata. Non c' stato pittore (scrive Casanova) cos abile, da rappresentare efficacemente il movimento che faceva con il capo quando si voltava a guardare qualcuno. <Ci si sentiva portati ad amarlo l per

l, e allora mi parve davvero di scorgere quella maest che invano avevo cercato sul volto del re di Sardegna. Madame de Pompadour non poteva non essersi innamorata a prima vista di quel viso>. Il dovere del matrimonio gli era stato inculcato anzitempo, fin da bambino, all'et di undici anni, da quando Filippo V di Spagna (nipote di Luigi XIV) aveva maturato la strana idea di un duplice matrimonio, il primo, tra la sua unica figlia Infanta di tre anni e Luigi; il secondo, tra il suo primogenito, principe delle Asturie con la figlia del Reggente (Filippo d' Orleans, figlio del fratello di Luigi XIV). Questo duplice matrimonio era stato considerato dal duca d'Orleans vantaggiosissimo e, per la sua famiglia, evidentemente prestigioso. Il legame avrebbe suggellato i rapporti tra Madrid e Parigi, scongiurando definitivamente ogni rivendicazione sul trono di Francia che poteva venire dai Borboni di Spagna.

L'ANNUNCIO DEL MATRIMONIO

Quando gli fu annunciato il matrimonio, il re bambino non ne voleva sapere e


scoppi in lacrime. Ma riuscirono convincerlo e a fargli pronunciare la promessa davanti al Consiglio. La bambina, piccola e vivace, fu mandata a Parigi dove fu accolta con tutti gli onori, con feste, comizi, esultanza di popolo e messa solenne in Notre Dame. Luigi la accolse al Louvre e le regal una bambola. Egli per si mostrava sempre imbronciato e taciturno e non le rivolgeva parola, non mostrando alcun segno di interesse. Dovettero convincere la bambina che il mutismo del re era prova dell'affetto che provava per lei. Il Reggente non aveva spinto ulteriormente il giovane re verso il matrimonio, in quanto, se questi fosse morto, nell'ordine di successione era lui che avrebbe preso la corona, ma aveva calcolato male i tempi perch nel frattempo moriva e veniva sostituito da Luigi di Cond duca di Borbone, detto Monsieur le Duc, il quale vedeva le cose diversamente da lui (tra l'altro le rispettive casate dei Cond e degli Orleans si odiavano). Costui non era troppo d'accordo sul matrimonio e riteneva che l'Infanta dovesse essere rimandata in Spagna. Luigi XV una mattina del 1724 (a quattordici anni) aveva confidato ai valletti che la notte aveva avuto un male piacevole mai provato prima. Da quel momento ci si rese conto che il giovane era pronto per il matrimonio, ma non lo era ancora la bambina. Luigi nel 1725 aveva avuto una delle sue indigestioni e Monsieur le Duc, che voleva s far sposare Luigi, ma non con l'Infanta in quanto si sarebbe dovuto attendere la sua maturit sessuale, acceler i tempi per rimandare la bambina in Spagna. Le si fece credere che i genitori volessero rivederla e che presto sarebbe rientrata a Versailles dove si era stabilita la corte. La corte spagnola si mostr offesa e minacci la guerra, ma col tempo le cose si acquietarono.

Per Luigi era stata approntata una lista di ben novantanove principesse idonee al matrimonio, di queste, venticinque erano cattoliche, tre anglicane, tredici calviniste, cinquantadue luterane e tre ortodosse. Da una prima cernita vennero eliminate le anglicane, le calviniste, le luterane, le ortodosse, le brutte e quelle di pi modesta posizione sociale che annullava i vantaggi della nascita; in tutto ottantadue. Per le rimanenti diciassette si riun il Consiglio della Corona e ne discusse in presenza del re quindicenne. Tra le diciassette vi erano le due sorelle di Monsieur le Duc che furono scartate, perch il re non poteva sposare una suddita e inoltre sarebbe stato conferito un rango troppo elevato a principi del sangue. Delle altre, la principessa Elisabetta, figlia maggiore del duca di Lorena, fu scartata per lo stesso motivo, perch la madre era una Orleans. La figlia del re del Portogallo, Marie-Barbe Josephe, era di salute cagionevole e la famiglia era ritenuta alquanto stravagante. Inoltre la Spagna ne avrebbe ricevuto offesa. La figlia dello zar di Russia, Elisabetta, fu scartata perch la madre era di bassi natali. La figlia del principe di Galles, erede al trono d'Inghilterra e ben disposta perch aveva visto un ritratto di Luigi e le era piaciuto, sarebbe stata un ottimo partito, ma era luterana. Era anche poco probabile che si sarebbe convertita, perch la sua famiglia, discendente degli Hannover, aveva fatto rovesciare i cattolici Stuart. Anche le principesse di Danimarca e Prussia erano state eliminate per divergenze religiose. Rimaneva la figlia dello sfortunato re polacco Stanislao Leczynski, (il cui regno era durato solo cinque anni) che non si trovava in buone condizioni economiche. Si ritenne per che Maria, di aspetto modesto e carattere riservato, sarebbe stata un'ottima moglie. L'annuncio del matrimonio suscit uno scontento generale, perch il re avrebbe sposato una donna di rango inferiore. Si disse che Maria non faceva parte delle famiglie della grande nobilt polacca, ma la sua era solo una famiglia di semplici gentiluomini. Era stata messa anche in giro la voce che aveva i piedi palmati e fosse epilettica. Fu fatta visitare e risult sana. Il re comunque nel vedere il ritratto di Maria ne era rimasto entusiasta. Chi l'aveva avvicinata ne decantava la bont e la dolcezza del carattere. L'unico elemento negativo era costituito dalla differenza di et: Maria aveva ventidue anni, il re ne aveva quindici, la qual cosa per non fu di ostacolo alla celebrazione del matrimonio. Prima fu fatto quello per procura a Strasburgo. Nel frattempo Maria con il corteo che l'accompagnava dalla Polonia raggiunse Froidefontaine, dove l'attendeva Luigi che l'accolse con calore, baciandola sulle gote. Il matrimonio fu celebrato nel castello di Fontainebleu.

IL MATRIMONIO DEL RE

La sposa indossava il manto reale con i gigli di Francia e una corona di diamanti.
Alla sera il re cerc di abbreviare il cerimoniale, desideroso di ritirarsi con la sposa. La mattina seguente si era compiaciuto nel far sapere di aver dato alla sposa sette prove d'amore. Erano le prime di una lunga serie che in dieci anni avrebbero dato altrettante maternit che Maria aveva accettato con rassegnazione, ma lamentandosi dicendo: <diamine! sempre far l'amore, sempre incinta, sempre partorire!>. La regina oltre a non avere gli appetiti sessuali del marito, non pensava a curare n il corpo n il modo di vestire, che era sciatto e con la cuffia che portava in ogni occasione aveva l'aspetto di una vecchia. Luigi al settimo anno di matrimonio incominci ad avvertire il bisogno di una divagazione. L'occasione gli era stata data dalla stessa regina una notte in cui il re si era presentato ubriaco, reclamando il dovere coniugale, e la regina disgustata lo aveva respinto. A un re non poteva mancare la fortuna in amore. Da una, di divagazioni se ne presentarono cinque! Si trattava di cinque sorelle che il re ebbe a turno. Si diceva per che almeno due le aveva avute contemporaneamente. Ne avrebbe potuto avere di pi belle. Non aveva che da scegliere tra le giovani e giovanissime che frequentavano la Corte, sposate e non, tutte ai suoi piedi, pronte a concedersi. Luigi, timido com'era, scelse la tranquillit e la sicurezza che gli davano le cinque sorelle. Egli dava cos uno scacco al bisnonno re Sole, che nella sua super attivit sessuale di sorelle ne aveva avute solo tre. Le cinque sorelle erano figlie del marchese de Nesles e in bellezza lasciavano a desiderare. La prima fu Louise-Joulie de Nesle, moglie del conte de Mailly, coetanea del re. Era come una vickinga: alta, con grande bocca e voce possente, occhi vivaci e di carattere divertente. Con il bicchiere in mano non aveva pi paura di nulla. La seconda era Pauline-Flicit, nubile, che rimase subito incinta. Le fu trovato in tutta fretta un marito e fu fatta sposare al marchese de Ventemille, il quale, non avendo potuto dire di no, appena espletate le formalit del matrimonio, tolse l'incomodo e se ne and a vivere nelle sue terre. Pauline era la pi brutta delle sorelle, ma per lei Luigi ebbe una vera e propria passione. Riusciva infatti a far uscire il re dall'apatia e lo stimolava nell'ambizione e a fare grandi cose per il regno. In due anni gli scrisse duemila lettere. Seppe ben sfruttare la sua posizione, facendosi regalare il castello di Choisy le Roi, arredato sontuosamente. L'idillio non dur molto, perch Pauline mor tre giorni dopo aver partorito un figlio, al quale fu dato il titolo di duca di Luc. La terza, Marie Anne, era la pi bella, anch'essa alta, aveva un'andatura regale e l'incarnato, di un bel colorito, sprigionava sensualit. Era vedova del marchese di La Tournelle. Prima di concedersi al re, gli aveva imposto di mandar via l'altra sorella, Luise Joulie. Poich il re non si decideva, gli mise a disposizione la quarta sorella Diane de Lauraguais, che gioviale, divertente, spensierata e cinica, riusciva a distrarlo dagli affanni della guerra. Le richieste della marchesa di La Tournelle non si limitarono a far mandare via la sorella: richiese per s un ducato. Fu accontentata, diventando duchessa di Chateauroux. Il feudo le venne ufficialmente assegnato per <il legame personale e i servizi resi alla regina>. La sorella Mailly, quando dovette abbandonare il campo, avuta la sua liquidazione (600mila livres e una pensione), se

ne and a vivere in un appartamento di Parigi e con l'assistenza di un confessore si dedic a una vita devota. La quinta delle sorelle era Madame de Flavancourt. Tutta Parigi, che normalmente non si scandalizzava pi di nulla, consider la faccenda delle sorelle come un incesto. Circolavano versi malevoli su tutte e cinque le sorelle. Quando il re part per le Fiandre (1744) dove combattevano le truppe francesi, ne port con s due; i soldati non nascosero il loro malcontento. Successivamente il re, trovandosi a Metz, fu colpito da un grave malessere (8 agosto) tanto che i medici, dandolo per spacciato, lo lasciarono dicendo di non poter far nulla. I preti che avevano sostituito i medici attribuivano la malattia all'ira divina per la vita immorale e peccaminosa del re. Al capezzale, il vescovo lo ricatt dicendogli che non poteva dargli i sacramenti e salvargli l'anima, se non fossero state mandate via le due sorelle. Le due sorelle se ne andarono e durante il percorso verso Parigi la folla le voleva linciare perch ritenevano loro, <putaines du roi>, la causa della morte del re. Un vecchio medico di provincia, ritiratosi dalla professione, si present chiedendo di vedere il re. Dopo averlo visitato tra i sorrisi ironici dei cortigiani, disse di poterlo guarire. In mancanza d'altro fu lasciato fare. Il medico somministr la sua pozione di emetico: dopo poche ore la febbre scomparve, i sintomi regredirono e quattro giorni dopo il re era bell'e guarito. Rientrato il re, la Chateauroux si ammala all'improvviso presentando gli stessi sintomi della malattia del re. Dopo poco muore (1744). Vi sar chi attribuir la morte ai peccati, chi al veleno (le morti improvvise suscitavano sempre sospetti di avvelenamento). Il re era triste, ma il destino benevolo gli aveva gi preparato un bocciolo che stava maturando per lui. Era bella come il sole, era nata per fare la regina, in famiglia la chiamavano Reinette, una indovina le aveva predetto che sarebbe diventata quasi regina. Se proprio non divenne regina, si innalz al livello di una regina.

MADAME

DE POMPADOUR

La pi famosa non solo ai suoi tempi, ma anche nei secoli a venire. Il nome
Pompadour non porta in s i segni dello scandalo, per essere stata una amantefavorita (che non aveva senso in quel tempo in cui simili comportamenti erano del tutto legittimi, e ancor meno meraviglia oggigiorno). Con la sua personalit aveva dato lo stampo al suo secolo. Primeggia ancora col suo nome, suscitando ammirazione per il fascino che sprigionava, per la bellezza e ancor pi, per l'intelligenza e lo spirito. Anche se non riusc a diventare regina, per un misto di combinazioni e coincidenze fortunate, seguendo e assecondando il naturale talento che il destino le aveva donato, divenne <reine gauche> (alla sinistra del re, mentre alla destra era la regina legittima), la regina di fatto, avendo sostituito la regina che ne portava il titolo, sia nell'alcova che negli affari di stato (nazionali e internazionali, intrighi compresi) che passavano tutti per le sue mani. Aveva cos ottenuto il titolo di <maitresse en titre> (amante in carica). Tutte le figlie del re la chiamavano <notre maman putain>. Questo termine a quei tempi non era ritenuto neanche tanto offensivo. Ce lo dimostra l'aneddoto della duchessa di Chateauroux, che, quando non era pi l'amante del re, recandosi in chiesa, nel

chiedere permesso per passare, si era sentita dire da un fedele che l'aveva riconosciuta <passate pure signora puttana> e la duchessa, di rimando e con presenza di spirito rispose: <dal momento che mi avete riconosciuta, pregate per me>. L'unica cosa che non veniva accettata dalla nobilt, e ci per spirito di casta, era che il re dovesse avere per amante una borghese. La Corte era piena di nobili dame e damigelle pronte a concedersi, per renderlo felice. Esse per non suscitavano gli interessi del sovrano che, salvo alcune rare eccezioni, preferiva approvvigionarsi dal vivaio della borghesia o, nel momento in cui pi avanti negli anni eccitato dalle adolescenti, pi abbondantemente dal popolo. Jeanne-Antoinette Poisson, era figlia di una donna bellissima, considerata addirittura una delle pi belle di Parigi, ma altrettanto chiacchierata. Il suo nome era Luise-Madeleine de La Motte, e nonostante il bel cognome era semplicemente figlia di un ricco commerciante fornitore di carne e derrate all'Hotel des Invalides. Il marito Francois Poisson figlio di un tessitore, lavorava per i fratelli Pris che si occupavano di forniture militari e col tempo diventarono banchieri e arrivarono a ricoprire cariche molto alte nell'amministrazione dello Stato. Reinette a sette anni (era nata nel 1721) fu messa in convento dalle Orsoline come tutte le bambine delle famiglie aristocratiche. Ma non vi stette molto perch era una bambina delicata, e, nel momento in cui si era ammalata, la madre la port via. Gi bella da bambina diventava sempre pi bella man mano che cresceva. Fu la madre che desiderando un avvenire splendido per la figlia la port da una indovina, che leggendole la mano le predisse che sarebbe diventata <quasi regina> . Questa predizione fece scatenare l'ambizione della mamma e la fantasia della bambina. La madre aveva pensato che alla bambina bisognasse dare una educazione adeguata. La bambina nei suoi giochi infantili giocava a considerarsi l'amante del re. A questo punto entra in gioco il signor Le Normant-Tournehem, amico della mamma e probabilmente padre di Jeanne-Antoinette (e del fratello di questa, Abel) il quale, essendo ricco, ritiene che alla bambina vada impartita una educazione particolarmente raffinata, e a tutta la famiglia un tenore di vita pi elevato, per cui la trasferisce in un lussuoso palazzo di rue de Richelieu, mettendo a disposizione di madame Poisson tutti i mezzi finanziari necessari per l'educazione dei due ragazzi. Reinette ebbe il meglio di quanto potesse offrire Parigi dov'era concentrato il meglio della Francia. Per musica e canto ebbe come maestro il grande cantante Jlyotte. Guibodet le insegn portamento e danza. Il famoso drammaturgo Crbillon le insegn dizione e recitazione. Impar equitazione, in cui aveva mostrato temperamento, nonostante il fisico delicato. A diciott'anni era pronta ad affrontare la societ. C'erano per due ostacoli da superare, le sue modeste origini e la fama poco lusinghiera della madre. Fu fortunata ad entrare nelle simpatie di madame de Tencin, dalla quale si riunivano gli spiriti illuminati del tempo come Voltaire e d'Alembert, dai quali Jeanne-Antoinette aveva assorbito, ascoltandoli avidamente, le idee che essi manifestavano. Ma questo non bastava, occorreva che un matrimonio la portasse pi su nella scala sociale. Vi provvede ancora il signor Normant il quale aveva pensato a un suo nipote, Guillaume Le Normant d'Etioles, figlio di suo fratello, che aveva ventitr

anni. Il giovane non era bello ed era poco attraente, per nei modi era un perfetto gentiluomo. Alla proposta dello zio oppose un netto rifiuto perch non intendeva diventare genero di una donna su cui correvano pettegolezzi e aneddoti salaci. Lo zio aument la dote di Reinette, che veniva dotata della cifra ragguardevole di centoventimila livres, oltre a un regalo di ottantamilacinquecento livres e al mantenimento di vitto alloggio, servit, carrozze e cavalli. Era stato anche previsto che in caso di separazione ciascuno dei due avrebbe avuto un vitalizio adeguato e garantito per una vita altrettanto decorosa. Il giovane Guillaume si lasci convincere da tutte queste concessioni e il matrimonio ebbe luogo nel marzo 1741. Jeanne Antoinette acquis il cognome Le Normant d'Etioles. Gli sposi andarono a vivere in una casa in rue saint Honor dove furono dati ricevimenti di cui parlava tutta Parigi. E, in tutta Parigi si parlava di madame Le Normant d'Etioles e, non solo della sua bellezza ma del suo spirito, del suo carattere, della sua cultura. Incominciarono ad aprirsi i salotti esclusivi, in particolare quello di madame Geoffrin, aperto il luned per la cena dei pittori, il mercoled per la cena dei filosofi, e a quest' ultima gli abitue erano Montesquieu, Voltaire e d'Alembert. L'estate Jeanne-Antoinette andava a passarla nella campagna di Etioles e qu riceveva il suo maestro Crbillon, Bernard Fontenelle (*) e il duca di Richelieu che viveva a Corte. Per puro caso la tenuta d' Etioles era a poca distanza dal castello reale di Choisy le roi, dove il re andava a caccia. Reinette incominci a farsi vedere durante queste cacce, guidando una bellissima carrozza azzurra. Questa circostanza si ripet per alcune volte fino a quando il re non fu incuriosito e volle sapere chi fosse la sconosciuta, alla quale fece pervenire un trofeo di cervo che egli stesso aveva ucciso. Le apparizioni continuarono fin quando a Reinette non pervenne un biglietto della Chateauroux, che la invitava a desistere dal farsi vedere sul percorso di caccia del re. Reinette cap che doveva aspettare qualche altra occasione. Questa arriv nel 1745 (la Chateauroux era morta nel 1744) quando a Versailles si dette un ballo in maschera, al quale con i nobili potevano partecipare anche i borghesi. Al ballo il re e i suoi accompagnatori arrivarono mascherati da alberelli di tasso. JeanneAntoinette da Diana cacciatrice. Vi fu tra il re e Reinette un incontro fugace, lei tolse la sua maschera per un attimo, sufficiente a far notare al re la sua bellezza, e si dilegu tra la folla. Tre giorni dopo la municipalit di Parigi ricambi offrendo un ballo in onore del delfino e della sposa all'Hotel de Ville. A questa festa partecip Reinette e anche il re che doveva incontrare un'altra ragazza che non si present all'appuntamento. Il re era rimasto contrariato. A un certo punto intravide m.me d'Etioles, le si avvicin, la prese per mano, i due si appartarono per poco. Luigi la invit a passare la notte a Versailles, Reinette rifiut e chiese di essere portata a casa, ma nei giorni successivi una carrozza, apparentemente vuota, faceva la spola tra Parigi e Versailles. La fortuna che aveva segnato la strada di Jeanne-Antoinette aveva bisogno di una spinta. Il re non si decideva a prenderla con s. Egli aveva il giusto dubbio che m.me d'Etioles avesse delle personali ambizioni. La spinta giunse da parte di un valletto di camera, Binet, confidente di Luigi e parente di Reinette, che gli parlava

spesso di lei dicendogli che era innamorata e lo rassicurava sul fatto che era una donna molto ricca e non aveva nessun altro interesse all'infuori del sentimento che nutriva per lui. Nel frattempo non era mancato un intrigo. Un gesuita, consigliere del re e vescovo di Mirepoix che era a Corte, era decisamente contrario al rapporto che si stava instaurando tra il re e m.me d'Etioles. Per questo aveva minacciato Binet, il quale pur non sapendo come regolarsi, aveva finito per riferire la minaccia al re. Era ci che ci voleva perch il re prendesse la decisione. Jeanne-Antoinette sarebbe diventata la sua amante ufficiale. Creata per l'occasione marchesa di Pompadour, doveva essere presentata a Corte. Era sorta la difficolt di trovare chi dovesse accompagnarla, come previsto dall'etichetta, in quanto tutte le nobili dame avevano opposto un rifiuto. Alla fine l'incarico fu assunto dalla principessa di Conti, nobile di rango, che aveva molti debiti da saldare. Quando fece sapere di accettare, i debiti le furono immediatamente azzerati. Un abate ignaro, in presenza della principessa, chiedeva quale <puttana> avrebbe osato presentare un tal donna alla regina. La principessa con molto spirito gli sussurr ridendo: <Abate, non continuate. Sar io>! Il giorno della sua presentazione ufficiale, era apparsa nel salone del Consiglio a Versailles con la freschezza dei suoi ventitr anni, in tutto il fulgore della sua bellezza, esaltata da uno splendido vestito che non aveva eguali, che le metteva in mostra le spalle tornite, il seno florido, la carnagione vellutata, le braccia e le mani che nessuna delle nobili di corte poteva vantarsi di avere. I bei capelli erano ornati da un diadema di diamanti che rendevano il suo volto radioso. Gli occhi dei cortigiani presenti, ostili da far raggelare il sangue, erano tutti puntati su di lei. La sala era carica di tensione. La loro prima delusione fu la sua bellezza. L'avevano quindi seguita in tutti i movimenti per cogliere anche una minima sfumatura di errore nelle rigide e meticolose regole dell'etichetta, che avrebbero rivelato la sua origine borghese, ma anche in questo Reinette, ora marchesa di Pompadour, aveva deluso le aspettative. Aveva folgorato lo stesso Luigi XV, che dopo l'inchino di lei era riuscito solo a farfugliare qualche parola di circostanza. Nel presentarsi davanti alla regina, mentre stava per togliere il guanto per prenderle l'orlo del vestito da baciare, le si era rotto il braccialetto di perle che si erano sparse sul pavimento. La regina aveva colto il gesto di umilt aiutandola a rialzarsi. Questo gesto e le parole che le aveva rivolto erano esattamente il contrario della reazione negativa che i cortigiani si aspettavano. La regina, rassegnata a trovarsi dappresso le amanti del marito, dir poi che, visto che accanto al re doveva essercene una, era meglio che fosse lei anzich un'altra!
*) La fama di Fontenelle non giunta fino a noi come quella di Voltaire o di Montesqieu, pur essendo dello stesso livello intellettivo e intellettuale. Egli era un illuminista puro, convinto cartesiano, ateo, scettico, ironico, la sua opera l'aveva svolta nei salotti parigini con le sue impareggiabili e raffinate conversazioni (oggi si parlerebbe di conferenze), per mezzo delle quali a poco a poco era riuscito a educare ed evolvere i suoi ascoltatori, da una mentalit dell'uomo medioevale e barocca, a quella nuova dell'uomo che dubita, che spinto dalla curiosit a indagare, che la caratteristiche dell'uomo cartesiano, dell'uomo moderno.

LE ALTRE AMANTI

Jeanne-Antoinette aveva una salute cagionevole, era malata di polmoni e aveva


dovuto ricorrere a sotterfugi per tenere nascosta la sua malattia. Avvicinandosi ai trent'anni il corpo provato dalla vita di corte (dalle nove del mattino alle tre di notte doveva mostrarsi viva e vitale) e dalle maternit interrotte, incominciava a sfiorire e a dar segni di cedimento con problemi renali, cardiaci e circolatori. Sia per questi motivi di salute che per il suo temperamento freddo i rapporti amatorii col re erano cessati. La Pompadour voleva riavvicinarsi ai sacramenti, ma non poteva avere l' assoluzione perch pubblica peccatrice. A nulla era valso l'aver reso di pubblico dominio la fine dei suoi rapporti col re, che ora erano di amicizia e di collaborazione, nonostante si fosse dedicata a opere religiose, di piet, a letture edificanti, alle preghiere, circondandosi di crocifissi e altro materiale religioso e perdonando i suoi nemici. Aveva inoltre trasferito il suo appartamento dal primo piano al pianoterra, vicino al gabinetto del re proprio per sottolineare che i rapporti sessuali erano cessati. Era infatti diventata sua prima consigliera, per tutti gli affari di Stato. Per ottenere l' assoluzione occorreva il perdono del marito, che non tard ad arrivare, e cos la Pompadour fu riammessa ai sacramenti. Sistemata la questione religiosa, alla Pompadour viene riconosciuto il titolo di duchessa (1752) e contemporaneamente quello di dama di palazzo, che le d diritto di rimanere seduta in presenza dei sovrani e di essere considerata come facente parte della famiglia reale. Essa pur di non avere rivali di rango - e ve n'erano di agguerrite e senza scrupoli che avevano una gran voglia di spodestarla - aveva opportunamente chiuso gli occhi, lasciando che il re, che si mostrava sempre pi interessato a ragazze giovani, anzi giovanissime e vergini, coltivasse tranquillamente questa sua passione, a volte aiutandolo nelle sue imprese. Essere amante del re era l'aspirazione di tutte le dame particolarmente dell'alta nobilt, che avrebbero fatto di tutto per diventarlo, arrivando a un punto tale di sfrontatezza che una di esse, nel momento in cui aveva visto fallire il suo tentativo e non dandosi ancora per vinta, aveva esclamato: <Va bene. Per ora mi accontento di mio marito>. Il massimo della sfrontatezza era stato raggiunto dalla viscontessa di Cambis, peraltro giovanissima pupilla della Pompadour, per la quale la marchesa aveva combinato un matrimonio. Lei invece desiderava ardentemente sostituirsi alla sua madrina presso il re. Dopo la celebrazione del matrimonio, la stessa notte delle nozze, mentre il marito stava incominciando con le prime <avances>, lei gli dice chiaramente di non illudersi, perch non sarebbe mai stata sua. Il marito, trasalendo, le chiede perch e lei di rimando: <perch voglio essere del re>! La viscontessa riuscir ad arrivare al re,

ma solo per il tempo di fargli cogliere il frutto che gli aveva tenuto riservato. Per il resto, non era riuscita a suscitare alcun altro interesse e il tanto desiderato sovrano l'abbandona al suo destino passando ad altri amori.

AMANTI E FAVORITE DEL RE SOLE E DI LUIGI XV

PARTE TERZA LOUISE MURPHY E CASANOVA

L'attivit sessuale di Luigi era diventata frenetica. Per evitare che il viavai si
svolgesse alla reggia, fu allestito un rifugio che si trovava nel Parco dei cervi, il cui restauro fu curato dalla stessa Pompadour. La prima a inaugurare il rifugio fu una tredicenne che aveva colpito per la sua bellezza il fidato Lebel, il valletto di camera del re, che andava alla ricerca di belle fanciulle per soddisfare le sue voglie. Era una ragazzina, di origine irlandese, Louise Murphy passata per le mani di Giacomo Casanova. Il famoso scrittore veneziano era a Parigi e una sera a un suo amico venne voglia di andare a passare la serata a casa di una attrice. Casanova che quella sera non

aveva voglia di avventure chiese per s un canap per riposare. Nell'appartamento si trovava anche la sorellina dell'attrice, <una sudicia ma graziosa mocciosetta> che, alla richiesta di un letto si era mostrata disposta a cedere il suo per uno scudo. Si trattava di un pagliericcio su due assi. Casanova si rifiut di darle lo scudo perch lui aveva chiesto un letto, non un pagliericcio. Inizi cos una conversazione durante la quale Casanova chiese alla ragazzina se dormisse vestita. Lei rispose di no. <Allora spogliati che voglio vedere come sei fatta>. <S, per non mi fa niente>, rispose la ragazzina. Dopo aver avuto questa assicurazione la ragazzina si spoglia e si copre con una vecchia tenda. Aveva tredici anni scrive Casanova. Guardandola e bandendo ogni forma di pregiudizio, non mi parve n mocciosa n stracciata, anzi, la trovai di una bellezza incantevole. <Volli vederla. Si scherm ridendo; ma uno scudo d'argento la rese arrendevole come un agnello>. Il lettore, prosegue Casanova, sa che l'ammirazione non pu essere disgiunta da un altro tipo di approvazione, ma la piccola era disposta a farmi fare tutto tranne ci che desideravo. <Mi avvert che non me lo avrebbe permesso perch a giudizio di sua sorella maggiore, quella cosa valeva venticinque luigi. Le dissi che avremmo discusso un'altra volta il prezzo, e allora mi diede un generosissimo saggio della compiacenza che mi avrebbe mostrato in futuro>. Cos mi godetti la piccola Elena (Casanova la chiama cos per la bellezza), lasciandola intatta. La ragazzina (*) dette il denaro alla sorella e rivolgendosi a lui gli disse che ne avevano gran bisogno. Casanova assicur che sarebbe tornato il giorno seguente, impressionato dalla bellezza della ragazza, tale che voleva mostrarla al suo amico (di nome Patu) perch gli confermasse che sarebbe stato impossibile trovarne una pi perfetta. Aveva infatti una pelle bianca come un giglio e possedeva tutte le grazie che la natura e l'arte di un pittore avrebbero potuto mettere insieme. La bellezza del suo viso comunicava una deliziosa pace a chi la contemplava. Tornando, Casanova non riusciva a concordare il prezzo richiesto in seicento franchi (pari a venticinque luigi) che riteneva eccessivo, ma al momento le aveva dato dodici franchi. Le visite si ripetevano e Casanova non si decideva ad accettare la proposta, ma ogni volta lasciava alla ragazzina dodici franchi. Dopo tante visite, la sorella maggiore gli fece ironicamente notare che durante tutte le visite fatte aveva gi lasciato trecento franchi, la met del prezzo richiesto. Casanova preso dalla bellezza della ragazza aveva richiesto a un pittore di ritrarla e questo l'aveva ritratta in maniera perfetta, nuda, coricata sul ventre con le braccia e il collo poggiati su un cuscino e la testa rivolta come se fosse stata sdraiata sul dorso. Sotto il ritratto Casanova (conoscitore del greco) aveva fatto scrivere O Morphy, parola non omerica, egli scrive, che significa <bella>. L'amico Patu espresse il desiderio di avere una copia del ritratto, che con altre copie fin a Versailles dove vennero mostrate al re. Il re si incurios e volle rendersi conto personalmente che il ritratto corrispondesse alla persona, che volle fosse portata in sua presenza. Fu cos che Louise ripulita e resa presentabile fu portata dal re accompagnata dalla sorella e dal pittore. Il re, tolto il ritratto dalla tasca guard l'una e l'altro, rimanendo impressionato dalla somiglianza. Si era quindi seduto, aveva preso sulle gambe la ragazzina e dopo qualche carezza si era

assicurato che la ragazza fosse vergine, dandole un bacio. Il re le chiese se le sarebbe piaciuto rimanere a Versailles. Louise rispose di mettersi d'accordo con la sorella, che fu ben felice di accettare, specie quando due giorni dopo le furono recapitati mille luigi. Inizi cos l'avventura di Louise detta Morphise che rimase a Versailles ospitata al Parco dei Cervi. La Morphise non brillava in intelligenza, ma aveva mostrato grande talento per il resto, tanto che il re ne era rimasto preso fino al punto che Louise dopo un anno ebbe una maternit indesiderata. Per evitare uno scandalo Morphise fu ospitata a Fontainebleu e questo aveva creato fermento sia nella diplomazia vaticana che nelle aspiranti amanti, specialmente da parte della pi acerrima nemica della Pompadour, madame d'Estres, in quanto sembrava che la piccola potesse dare il cambio alla Pompadour. Louise dopo tre anni cadde in disgrazia presso il re, perch le era stato tramato un intrigo. La marchesa d' Estres (1) nemica della Pompadour, and a trovarla al Parco dei Cervi e le sugger di far ridere il re chiedendogli come trattava <la vecchia> (la Pompadour). Era il modo di far cadere chiunque in disgrazia, perch Luigi non sopportava chi in sua presenza mancasse di rispetto a chicchessia. Louise ingenuamente rifer. Il re la fulmin con un'occhiataccia chiedendole chi le avesse suggerito una simile domanda. Louise raccont tutto, ma venne ugualmente licenziata con una dote di duecentocinquantamila livres e un ufficiale bretone di nome d'Ayat, per marito. La bambina avuta da Morphise fu messa in convento con un vitalizio di ottomila livres all'anno. Per colmo di ironia Louise era stata utilizzata dal pittore Boucher come modella, sia per un quadro in cui appariva nuda come nella descrizione di Casanova, sia per il gruppo della Sacra famiglia in cui il volto della Madonna era rappresentato proprio da quello di Louise. Questo quadro era finito nella camera della regina, davanti al quale essa svolgeva le sue devozioni pregando in ginocchio. Al Parco dei cervi Luigi, per non farsi riconoscere, si faceva passare per un principe polacco, ospite del re, ma una ragazza, frugando nelle sue tasche, aveva trovato una lettera, dalla quale lo aveva riconosciuto, facendo una scenata isterica per ricattarlo. Costei, tenuta in manicomio per alcuni giorni, era stata convinta a prendere una bella somma e a tacere per sempre. Le avventure nel Parco dei cervi non avevano tregua. La varia umanit che era da l passata aveva lasciato poche tracce di s. Molte di quelle ragazze sono rimaste sconosciute. Anche a conoscerli erano nomi senza importanza. Tutte, nel momento in cui i desideri del re si attutivano, erano congedate e generosamente gratificate con centomila livres e abbandonate al loro destino, che normalmente era quello della prostituzione. Di paternit, per cos dire, indesiderate il re ne aveva avute almeno una ventina. Tutti questi <figli di Francia> ricevevano una buona pensione ed erano affidati a conventi o a famiglie discrete. Man mano che morivano, e la mortalit giovanile stranamente per questi figliastri era frequente, la pensione andava ad arricchire quella degli altri. Tra costoro ve ne era uno, il conte du Luc, che era il ritratto del padre e un altro che il padre aveva voluto portasse il nome dei Borbone e si chiamasse Louis Aim (Luigi Amato).

Louis Aim era figlio di Anne Roman-Coupier (di essa Casanova ne parla nelle Memorie, ed era stato lui a determinarne il destino). Il piccolo Luigi Amato di Borbone fu tolto alla madre e, messo in convento, divenne abate ma aveva le mani bucate. Chiedeva sempre soldi che non gli venivano rifiutati. Riusc ad averne dal successore Luigi XVI e, dopo la morte di questo (ghigliottinato), anche da Luigi XVIII.

*) Louise aveva quattro sorelle, tutte dedite alla prostituzione; per Louise, quando il padre aveva saputo che era diventata amante del re, aveva esclamato: finalmente anch'io ho una figlia perbene! 1) Secondo altra versione sarebbe stata madame Valentinois a dare quel suggerimento, rivolto per alla regina e non alla Pompadour. La reazione del re che non permetteva certi comportamenti irriguardosi, sarebbe stata comunque la stessa.

ROMAN COUPIER E CASANOVA

In uno dei suoi viaggi Casanova era a Grenoble dove la sera del suo arrivo si rec a
teatro. Qui, dopo aver passato in rassegna tutte le donne, fece la sua scelta (commentando sarcasticamente: <come se tutta l'Europa non fosse che il serraglio destinato ai miei piaceri>). I suoi occhi si posarono su una giovane signorina, molto bella, dall'aria modesta, bruna, ben fatta, vestita semplicemente. <La ragazza, dopo avermi fatto scivolare gli occhi addosso una sola volta, si ostin a non guardarmi pi. La mia vanit mi fece pensare che avesse fatto cos per lasciarmi piena libert di osservare il suo corpicino ben proporzionato>. Casanova disse al suo accompagnatore che voleva conoscerla, ma lui gli rispose che era una giovane onesta e non riceveva nessuno, oltretutto era molto povera; erano proprio le tre qualit che gli facevano accrescere la voglia di conoscerla. In quei giorni quella signorina era diventata il suo chiodo fisso, e si diceva: <lei onesta e povera, io onesto e ricco, non vedo il motivo per disprezzare la mia amicizia>. L'amico, barone di Valenglar, gli aveva presentato la zia della ragazza, madame Morin, dalla quale un pomeriggio ambedue si recano in visita. Costei aveva sette figli che furono presentati uno per uno. Poco dopo arriv la signorina Anne che Casanova desiderava conoscere, figlia della sorella di madame Morin la quale la inform del desiderio che aveva avuto l'ospite di conoscerla dopo averla vista al concerto. Lei per tutta risposta fece un bell'inchino arrossendo, volgendo modestamente i due occhi neri, cos belli, commenta Casanova <che non ricordo di averne visti di pi belli>. Aveva intorno a diciassette anni, una pelle bianchissima, capelli neri appena velati da un po' di cipria, una gran bella statura, denti superbi e sulla bocca un grazioso sorriso di modestia e gentilezza. Era vestita con sobriet senza avere quel superfluo indizio di agiatezza. Non aveva orecchini, anelli, orologi. L'unico ornamento che aveva era un nastro nero al collo da cui pendeva una croce d'oro. <Se non fosse

stato per quella croce, non mi sarei permesso> scrive Casanova <di guardarle il seno che non era n troppo esuberante n troppo scarso, era perfetto e la moda e l'educazione l'avevano abituata a lasciarlo vedere per un terzo con la stessa innocenza con cui lasciava vedere a tutti le gote su cui le rose si mescevano ai gigli>. Casanova incominci a corteggiare in tutti i modi la ragazza, con carezze e baci senza per riuscire a ottenere di pi. Avendo fatto l'oroscopo a una delle figlie di madame Minon, al quale lo stesso Casanova non credeva, ma lo aveva fatto cos bene che neanche gli pareva l'avesse fatto lui, gli fu richiesto anche dalla Roman. Dopo qualche giorno l'oroscopo era pronto. Casanova racconta che, dopo aver scritto quello che era successo nei primi diciassette anni, cose che aveva saputo da lei stessa e dalla zia fingendo indifferenza quando le raccontavano, aveva deciso di predire alla ragazza che la fortuna l'aspettava a Parigi dove sarebbe diventata amante del re. Non c'era per tempo da perdere, non doveva far trascorrere il suo ventitreesimo anno di et (1760). Casanova ride di questa circostanza, dicendo che quello che dava un tono profetico al suo sproloquio era la predizione della nascita di un figlio che sarebbe stato la fortuna della Francia. <L'idea di diventare celebre nel campo dell'astrologia, proprio in un secolo come il mio in cui la ragione l'aveva cos screditata, mi colmava di gioia. Mi vedevo gi ricevuto dai monarchi e divenuto nella vecchiaia inaccessibile>. L'intera famiglia si era convinta di ci che era scritto nell'oroscopo e che la ragazza doveva andare a Parigi. Ma non c'era la possibilit di poterlo fare per mancanza di denaro. Secondo madame Morin occorrevano cento luigi che non avevano. Casanova nella sua generosit chiede di allontanarsi per un po'; sale in camera, prende un rotolo sigillato contenente cinquanta dubloni d'oro, pari a centocinquanta luigi e, ritornato, lo consegna alla Morin che non vuole accettare. Casanova insiste dicendo che lo riteneva un prestito e che in pegno gli bastava avere una cambiale per centocinquanta luigi da pagarsi quando Anne fosse divenuta ricca. La Roman part per Parigi. In seguito Casanova ricever una lettera in cui gli comunicavano che la Roman era diventata l'amante del re. Dopo qualche tempo Casanova recatosi a Parigi, ebbe un incontro con la Roman, amante del re, al momento incinta, che gli parl della sua infelicit, dicendogli: <Tutti mi credono felice e tutti invidiano la mia sorte. Ma si pu essere felici quando si persa la stima di s? Sono sei mesi che non rido pi se non a fior di labbra, mentre a Grenoble, anche se ero povera e quasi priva di tutto, ridevo con un'allegria fresca e senza ritegno. Ho gioielli e trine e un palazzo superbo, carrozze e cavalli, un bel giardino, parecchie donne a mia disposizione, una dama di compagnia che forse mi disprezza e sebbene sia trattata da principessa dalle prime dame di corte che vengono a farmi visita periodicamente, non passa giorno senza che provi qualche mortificazione Ho cento luigi al mese del mio spillatico. Li distribuisco in elemosine, ma con economia per arrivare alla fine del mese Amo il re. Come non amarlo! Gentile, buono, dolce, bello, amorevole e tenero com'. Ha tutto quello che ci vuole per soggiogare il cuore di una donna. Non cessa mai di domandarmi se sono contenta dei mobili, del guardaroba, di quelli che mi attorniano e del giardino o se desidero qualche cambiamento. Io lo bacio, lo

ringrazio, gli dico che tutto va per il meglio e sono felice di vederlo contento>. Anne divenuta Anne Roman de Coupier dopo aver dato alla luce Louis Aim, non rimarr a lungo con il re. Un intrigo della Pompadour stranamente gelosa di questa relazione, le creer il vuoto attorno. Nel 1772 Anne sposer il marchese di Cavannac, da cui si separer. Morir in Spagna nel 1808, dove aveva avuto l'accortezza di rifugiarsi durante la Rivoluzione.

LA CONTESSA

DU BARRY

La Pompadour moriva a 43 anni (1764). Tempo prima tutta ricoperta di veli si era
recata da una indovina per conoscere il suo futuro e l'indovina le aveva preannunciato che presto sarebbe morta, ma non tanto presto da non avere il

tempo di prepararsi. Due giorni dopo la sua morte, la sua bara fu portata via dalla chiesa della reggia di Versailles su un carro tirato da dodici cavalli. Soffiava un vento forte e pioveva a dirotto. Luigi, incurante della pioggia e del vento aveva seguito con lo sguardo il carro che si allontanava. L'ultimo omaggio reso al feretro furono le lacrime che con la pioggia gli avevano bagnato il viso. Jeanne Antoinette aveva avuto una vita breve ma intensa di piaceri, di ricchezza, di lusso e di interessi nell'arte, con lo stile Pompadour o per le porcellane di Svres che lei aveva riportato in auge, in cui spiccava il famoso rosa Pompadour e negli affari di Stato. Un esempio del suo potere pu esser dato dalla firma del trattato tra Francia e Austria. Tra questi due paesi e tra i Borboni e gli Asburgo (v. Genealogie) non correvano buoni rapporti (anche se la mamma e la moglie di Luigi XIV erano Asburgo) e per far firmare il trattato l'ambasciatore austriaco Kaunitz aveva dovuto corteggiare la Pompadour. Gli accordi furono raggiunti e il trattato era stato felicemente firmato (1755) con soddisfazione dell'imperatrice Maria Teresa, che per la sua religiosit non accettava quel genere di compromessi. Maria Teresa per, per gratitudine, aveva mandato in regalo alla marchesa uno scrittoio indiano laccato d'oro con un suo ritratto miniato. Il suo imperiale orgoglio non le aveva permesso di accompagnare il dono con un biglietto autografo di ringraziamenti, perch <quel genere di mediatrice non trovava la sua approvazione>. I trattati tra le case regnanti erano normalmente garantiti da matrimoni. Anche questa volta la garanzia fu data vicendevolmente con tre matrimoni. Ai Borboni di Francia fu mandata per il Delfino (futuro Luigi XVI), Maria Antonietta, giovanissima figlia di Maria Teresa. A Giuseppe II, figlio di Maria Teresa fu mandata Maria Isabella di Parma (da poco il ducato di Parma e Piacenza era stato assegnato ai Borboni). Infine, Ferdinando di Borbone-Parma (v. Genealogie), aveva sposato Maria Amalia, altra figlia di Maria Teresa. La Pompadour aveva raggiunto il massimo dei titoli nobiliari, quello di duchessa, che, come abbiamo visto, la faceva entrare a far parte della famiglia reale. Essa era stata nella reggia di Versailles una vera regina e solo nominalmente <rine gauches>. Dopo quattro anni dalla sua morte (ma in questo periodo Luigi aveva continuato a coltivare al Parco dei cervi il suo hobby preferito), il suo posto sar preso dalla ventiduenne bionda e affascinante Marie Jeanne Bcu che diventer famosa come contessa du Barry. Le sue origini erano pi umili di quelle della Pompadour. Anch'essa figlia illegittima nata dal rapporto di un monaco, Jean Jaques (o Baptiste) Gomard de Vaubernier, che viveva fuori dal monastero e dalla regola, con Anne Bcu, figlia di un pasticcere. All' et di dieci anni messa in convento presso le monache di Saint Aure, dove impara a leggere, scrivere, suonare il clavicembalo, declamare, cucire e rammendare, a conoscere elementi di astronomia per l'uso dell'Almanacco utilizzato per gli oroscopi che in quel periodo erano di moda, oltre alle belle maniere per poter stare in salotto e saper fare la riverenza. A quindici anni torna dalla madre, che le trova un lavoro presso un parrucchiere. Questo tipo di lavoro in quel periodo era diventato difficile in quanto le parrucche avevano raggiunto altezze spropositate, tanto che le donne che andavano in carrozza, erano sottoposte al supplizio di fare il tragitto in ginocchio!

Jeanne, Bcu, che abbandonato il cognome della madre si chiama ora Rancon, aveva avuto la sua prima tresca con il giovane parrucchiere, interrotta dalla madre che cercava per il figlio qualcosa di meglio. Licenziata, trov lavoro come cameriera presso la proprietaria di una casa di moda, famosa per i tessuti, A' la Toilette. Costei, poco dopo, la promosse sua dama di compagnia e lettrice. Questa signora aveva due figli sposati, con i quali Jeanne aveva modo di intrattenersi. La situazione si era anche un po' complicata in quanto la moglie tedesca di uno dei due fratelli si era innamorata di lei, non sappiamo per con quali esiti. Sta di fatto che in quel periodo Jeanne aveva raggiunto i diciannove anni ed era diventata una donna semplicemente incantevole. Altezza regolare, bionda, dalle belle forme, un viso ovale in cui spiccavano due grandi occhi di fuoco di un blu che davano al viola dal taglio a mandorla, sopracciglia ben delineate, un sorriso che le metteva in mostra denti bianchissimi. A' la Toilette era frequentata dall'alta borghesia e dalla Parigi bene e frivola e Jeanne viene notata da un nobile cinico e avventuriero, dilapidatore di danaro e cacciatore di donne per gente ricca, Jean du Barry, detto Scaltro, che nel bene e nel male segner il suo destino. Du Barry le scrive una lettera chiedendole di diventare la padrona della sua casa e del suo cuore e, nei giorni in cui riceveva gli amici, lei avrebbe dovuto fare gli onori di casa e non le sarebbero mancati abiti e diamanti! Jeanne, che ora si chiama Beauvernier, con la madre che non pi Bcu ma Rancon, si trasferisce dal du Barry. Ne diventa l'amante e presto non ha difficolt a concedere i suoi favori ai frequentatori della casa, dividendo a met gli utili con l'avido e squattrinato du Barry. Pare che du Barry avesse invitato a cena Lebel, il valletto procacciatore di ninfe di Luigi XV, il quale dopo aver visto Jeanne la descrive al suo signore. Secondo un'altra versione meno probabile ma anche possibile (perch Luigi aveva un occhio indagatore e anche se usava l'occhialino, riusciva a notare le bellezze a distanza), avendola il re notata tra la folla, avrebbe incaricato Lebel di cercarla. Luigi al primo incontro ne era rimasto colpito. Una spinta alla decisione del re di prenderla a Versailles sarebbe arrivata dal libertino duca di Richelieu, che aveva conosciuto Jeanne pi intimamente a casa di du Barry. Luigi XV non si stancher mai di contemplarla. Come dir in seguito al duca di Richelieu <gli faceva dimenticare i suoi sessant'anni> e sar sempre preso da questo amore, che sar l'ultimo. A suo dire gli aveva fatto assaporare piaceri nuovi. Gli era stato detto (era sempre l'onnipresente duca di Richelieu) che evidentemente non era mai stato in un bordello! Sorge quindi il problema della presentazione a Corte. Jeanne, all'inizio segregata in un appartamento di Versailles, deve essere innanzitutto nobilitata con un matrimonio. Per darle marito ha inizio una vera e propria <farsa>. Jean du Barry non pu essere utile perch gi sposato. Nei pressi di Tolosa, nel castello di famiglia dei du Barry, a Levignac, abita un fratello di Jean, Guillaume, non sposato, basso, grosso e mal fatto, senza denari e ridotto ad andare a caccia col suo cane per avere qualcosa da mangiare. Il matrimonio avrebbe sistemato tutta la famiglia. Si decide

che Guillaume doveva sposare Jeanne. Non si perde tempo per andare dal notaio, innanzi al quale si presentano, Jeanne che ringiovanisce la sua et di tre anni, l'organizzatore Jean du Barry, il padrino e la madrina, nobilitati per l'occasione e presentati come monsieur de Mange e madame de Barabin, e la madre che si presenta come vedova di Jean-Baptiste Gomard de Vaubernier. Il notaio prende atto che la futura sposa avrebbe provveduto personalmente alla conduzione della vita familiare, a provvedere a tutte le spese per il mantenimento di servit, carrozze, cavalli, a provvedere al mantenimento dello sposo e ad allevare ed educare i figli che sarebbero nati dal matrimonio. Si passa quindi alla cerimonia religiosa, celebrata all'alba del primo settembre 1768, proprio dal padre-monaco (ora redivivo) di Jeanne, che facendosi passare come elemosiniere del re celebra la messa e benedice gli sposi. Jeanne pu sfoggiare ora il titolo di contessa e lo stemma dei du Barry con il motto <Boutez en avant> che dar la possibilit ai libellisti di sfogare tutte le loro fantasie. Tra tutte le amanti del re, la du Barry sar la pi ferocemente dileggiata! Mai Parigi conobbe tanti versi contro di lei ribattezzata <du Barril> Jean, dopo la cerimonia religiosa, aveva permesso al fratello Guillaume di abbracciare <per l'ultima volta> la sposa, non senza avergli ricordato, a scanso di equivoci, che quello era l'ultimo favore che riceveva dalla sposa! Regolarizzata con il matrimonio la sua posizione, si presenta ora il problema della presentazione a Corte. L'etichetta esigeva che solo una nobile poteva essere presentata da una nobile. Si fece ricorso alla contessa di Bearn, piena di debiti. Le furono assegnate centomila lire e ai suoi due figli che erano uno in cavalleria, l'altro in marina fu assicurata una promozione. Il giorno della presentazione (una prima volta era stata rinviata per una caduta del re da cavallo) il 21 aprile 1769, la cerimonia fu pi semplice di quella della Pompadour perch avvenne nello studio del re, alla presenza di pochi intimi cortigiani e della famiglia reale, ma con la stretta osservanza della rigida etichetta. Jeanne aveva i suoi capelli biondi disseminati di diamanti che davano luminosit al suo volto. Aveva un vestito molto pesante con uno strascico lunghissimo che avrebbe potuto darle dei problemi per le sei riverenze richieste, tre all'entrata e tre all'uscita dalla sala, queste ultime indietreggiando. Tutte riescono benissimo. Jeanne aveva una andatura aerea e sinuosa che faceva sognare gli uomini e mandava in estasi il re che di fronte a tanta bellezza rimase turbato. Dopo essere stata presentata al re, fu la volta dei componenti della famiglia reale. Anche Jeanne che era la personificazione della bont, aveva mostrato di avere talento e si occuper degli affari di Stato manovrando il cuore del re. Di norma i suoi interventi presso il re avevano fini umanitari. Il suo regno rimarr incontrastato (il re per non si far mancare altre piccole avventure), ma durer solo cinque anni, fino alla morte del re (1774), morto di vaiolo a sessantaquattro anni. Luigi non si era mai fatto vaccinare, ritenendo di averlo fatto da giovane. Pare che avendo visto un funerale, la curiosit lo avesse spinto ad avvicinarsi alla bara. Si trattava di una ragazza morta di vaiolo. Secondo un'altra versione, avrebbe passato una serata con una giovane contadina il cui fratello era appena morto di vaiolo. Il re in punto di morte aveva disposto che la du Barry fosse mandata in convento e

Jean du Barry fosse imprigionato. Dopo un anno di convento le viene concesso di ritornare nel suo castello di Louveciennes ma dovr stare lontana dalla Corte. Jeanne ha trentasette anni (siamo nel 1775), ha la sua cerchia di amici e non le mancheranno nuovi amori. Il primo sar il conte Henri de Seymour. Questo si esaurir nell'arco di dieci anni, poi arriver il duca Louis de Brissac (1785) e infine il duca Louis-Antoine de Rohan-Chabot. Si sta avvicinando a grandi passi l' 89, l'anno della Rivoluzione che travolger anche lei colpevole di essere stata <una prostituta favorita coperta di diamanti, del vecchio Luigi XV>. La sua fine sar determinata dalla <legge sui sospetti> votata dalla Convenzione nel 1793, che considerava <sospetti, coloro che per le loro relazioni familiari o di amicizia, il loro comportamento o ruolo pubblico, la classe sociale, sono da considerarsi contrari al nuovo regime>. Nel 1792 Jeanne ricever un macabro avvertimento da parte di un gruppo di rivoluzionari ubriachi che portano su una picca la testa tagliata al duca di Brissac, che, lanciata da una finestra, era finita ai suoi piedi. Jeanne aveva la passione per i diamanti e i gioielli. Per lei costituivano anche una forma di investimento. Ne aveva accumulati una quantit spropositata dal valore inestimabile. Saranno questi a determinare la sua rovina. Aveva infatti subito un furto e aveva commesso l'imprudenza di farne pubblicare la lista, facendo s che occhi invidiosi si puntassero su di lei. I gioielli furono trovati a Londra per cui era sorta la necessit di frequenti viaggi in quella capitale, anche per il processo contro gli autori del furto. Questi viaggi saranno utilizzati contro di lei. Jeanne, peccando di ingenuit, non aveva avvertito il pericolo che la sovrastava e non aveva tenuto conto degli avvenimenti che avevano colpito persone a lei vicine come la esecuzione sommaria di Brissac, la esecuzione del re avvenuta quando era a Londra (21.1.1793) o dell'arresto di Jean du Barry, che sar anch'egli giustiziato. Rientrata da Londra aveva trovato in un personaggio losco di nome Greive, il suo principale accusatore, che ne fa la vittima contro cui accanirsi ferocemente. Greive aveva montato accuse cos articolate che le difese, anche se molto puntuali, non erano riuscite a smontare. Il verdetto quello della condanna a morte. La esecuzione fissata per l'8.12.93. Jeanne cerca inutilmente di ritardarla indicando altri nascondigli di gioielli e oggetti di valore che dichiara di offrire alla Nazione. Nonostante le sue proteste le vengono ugualmente tagliati i capelli e le viene fatta indossare la veste rossa dei condannati a morte. Durante il tragitto dalla Conciergerie alla piazza della Rivoluzione non fa che singhiozzare chiedendo di essere salvata. Le sue grida sono le uniche a rompere il silenzio della folla. Giunti al patibolo, per forza il carnefice e i suoi aiutanti devono prenderla dal carro e farle salire le scale mentre si dibatte. Quando sul palco inutilmente cerca di avere ancora un po' di tempo chiedendo <un momento signor carnefice>. Prima che la mannaia si abbatta sul suo collo, il suo urlo agghiacciante da far rabbrividire percorre tutta la piazza.

BIBLIOGRAFIA:

Andr Castelot: Jeanne du Barry. Mursia Giacomo Casanova; Storia della mia vita. I meridiani, Mondadori Massimo Grillandi: Madame de Pompadour. Rusconi Ivan Lantos: La vita della Marchesa di Pompadour. Peruzzo Editore Memorie di Luigi XIV. Editrice SE Gilles Perrault: I segreti di Luigi XV. Bietti Saint-Rn Taillander: La Maintenon. Dall'Oglio Editore Saint Simone: Memoires. Paris Voltaire: Il secolo di Luigi XIV. Einaudi