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Achille della Ragione

Lorenzo De Caro opera completa

Edizioni Napoli arte

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Prefazione

Da tempo Lorenzo De Caro ha cominciato ad occupare un posto di rilievo


nel panorama del Settecento napoletano con dipinti che sul mercato
antiquario raggiungono quotazioni sempre più alte, per cui, su richiesta di
alcuni collezionisti, ho deciso di stilare una breve monografia sull’artista,
dotandola anche di una cospicua appendice di tavole a colori.
In passato mi ero già occupato del pittore a cui avevo dedicato un corposo
contributo, pubblicato nel mio libro Pittori napoletani del Settecento
aggiornamenti ed inediti(consultabile in rete digitandone il titolo) e sono
partito da quel capitolo, per poi passare ad alcuni miei articoli comparsi in
occasione di expertise rilasciati ad antiquari che mi avevano invitato a
studiare e commentare dipinti di loro proprietà.

Lorenzo de Caro è un artista legato al tardo barocco dell'ultimo Solimena e


con attinenze di influenza del Traversi per quel che riguarda la
caratterizzazione tipologica dei personaggi raffigurati, ma in essenza è un
artista solimenesco a tutti gli effetti, che riesaminò in maniera
personalissima il linguaggio del maestro, impiegando l'accentuazione della
macchia pittorica in opposizione all'accademismo da lui dettato e alle
delicate atmosfere arcadiche proposte dal De Mura.

La sua arte è caratterizzata da un inconfondibile chiarore timbrico che


divenne nella maturità un esibito virtuosismo tecnico che gli consentì una
partecipazione singolare al gusto rocaille partenopeo. L'artista mostra
altresì una capacità di presa diretta del reale, ma trasfigurato da una cromia
personalissima e un adeguarsi al quel naturalismo a passo ridotto che
possiamo cogliere nella coeva statuaria presepiale.

La consultazione del libro penso possa essere interessante per studiosi ed


appassionati per cui non mi resta che augurare a tutti buona lettura.

Achille della Ragione

Napoli novembre 2020

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Lorenzo De Caro un pittore “disubbidiente”
del 700 napoletano

Lorenzo De Caro fu insigne pittore del glorioso Settecento napoletano,


anche se fino ad oggi noto solo dagli specialisti e dagli appassionati più
attenti. Una serie di dipinti presentati sempre più di frequente nelle aste
internazionali, una recente piccola monografia ed alcune fondamentali
scoperte biografiche costituiranno un viatico per una sua più completa
conoscenza da parte della critica ed una maggiore notorietà tra antiquari e
collezionisti.

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Finalmente, grazie alle diligenti ricerche archivistiche del pro nipote,
Gustavo, Lorenzo De Caro ci rivela, dopo secoli di oblio, i suoi dati
anagrafici (Napoli 1719 - 1777). E speriamo che tale notizia, già pubblicata
anni fa sulle pagine della gloriosa rivista Napoli nobilissima, venga quanto
prima recepita da tutti gli studiosi, così da evitare in futuro imprecisioni,
come quella in cui è incorsa Ward Bissel, una tra le più grandi studiose del
mondo della pittura europea, che in un suo recente volume ha dedicato ben
quattro pagine al nostro artista(Caravaggio ne ha avuto cinque), ma nei dati
biografici si è limitata ad indicare: Notizie dal 1740 al 1761.

Rosario Pinto, dopo gli studi fondamentali sull’artista di Spinosa e le


aggiunte di Pavone sulla base di documenti reperiti dal Fiore, ha affrontato
con autorità e rara competenza l´inquadramento del De Caro nel panorama
figurativo napoletano, che risentiva ancora di giudizi affrettati ed oramai
superati dalle nuove acquisizioni. L´analisi dello studioso ci restituisce una
pittura lontana dai toni aulici e celebrativi allora di moda ed attenta,
viceversa, a presentarci eroine bibliche, madonne dolenti e santi in estasi,
spogliati di ogni convenzionale attributo di sacralità e restituiti alla loro
natura umana e sentimentale, resa con immediatezza e sincerità.

Il De Caro viene già trattato nel 1859 dal Dalbono ed in seguito è oggetto
dell’attenzione del Voss, che identifica e pubblica alcuni suoi dipinti
conservati in una collezione privata a Cantù. In passato era stato
identificato, per un’errata lettura delle sue iniziali, con un’inesistente L. D.
Cayo, pittore di origine elvetica allievo del Tiepolo, sebbene due suoi
dipinti fossero stati esposti alla celebre mostra sul Seicento ed il Settecento
italiano tenutasi a Firenze nel 1922. Le due tele che furono in mostra
furono il Trionfo di Giuditta(fig. 1) e la Conversione di Saul(fig. 2),
firmato, all’epoca in collezione Bastianelli a Roma ed oggi nella celebre
raccolta Molinari Pradelli.

Il recente reperimento dei suoi dati biografici è stato integrato dal


ritrovamento di altri due documenti, del 1733, quando era allievo presso la
pittrice Laura Cappelli e del 1769, quando paga al principe di Canneto una
pigione per la sua bottega di pittore, che allargano di molto la sua attività
attualmente ristretta dal 1740 al 1761, le date dei suo primo ed ultimo
documento di pagamento.

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La prima opera del 1740 è un Martirio di San Bertario per la cattedrale di
San Germano(l’odierna Cassino) su committenza dell’ordine benedettino,
un contatto che lo favorirà certamente per l’incarico di ritoccare tra il 1744

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ed il ’48 la cupola, precedentemente dipinta dallo Schepers, nella chiesa
napoletana dei Ss Severino e Sossio.

In seguito per quasi un decennio gli unici pagamenti fino ad ora rintracciati
si riferiscono a modesti lavori di decorazione in dimore nobiliari
napoletane: realizzazioni di carte dipinte, interventi su bussole, porte e
finestre, intempiature. Soltanto dalla metà del secolo, mentre risulta
impegnato nel restauro degli affreschi del Corenzio nella cappella del
Tesoro dell’Annunziata, si cominciano a documentare una serie di opere a
carattere sacro da una Madonna del Carmine per San Girolamo dei
ciechi(1750) ai perduti affreschi nella volta dell’atrio dell’ospedale dei
Pellegrini(1750) alle tre tele(fig. 3) per la chiesetta della Pietà di
Portici(1756 – 57) annessa al collegio Landriani, ai dipinti(fig. 4 - 5) per la
chiesa dei santi Filippo e Giacomo(1757 - 58), un Trionfo di
Giuditta(1758) in collezione privata a Napoli, una Madonna delle anime
purganti(1759) nella congregazione della Carità di Dio, fino all’Allegoria
della Fede (1761) per chiesa della Cesarea.

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Tra le opere della prima fase, secondo la ricostruzione di Spinosa, al quale
siamo debitori del maggior numero di contributi alla conoscenza
dell’artista, segnaliamo un San Rocco ed un’Addolorata nella chiesa del
convento di Pietrapertosa, un San Gennaro ed una Vergine orante in
collezioni private, tutti firmati e, cronologicamente più avanzati, una
Coronazione di spine ed un San Francesco Saverio che adora il Crocifisso,
firmato, conservati nel museo di San Martino.

Tra queste opere riteniamo di collocare la giovanile Madonna


addolorata(fig. 6), inedita, del museo del Suor Orsola Benincasa, vicina
anche all’Addolorata in deposito proveniente dalla chiesa detta della
Penninata e pubblicata nella monografia sull’artista. Verso la fine degli
anni Cinquanta si manifesta il momento migliore nella sua produzione,
quando, pur partendo dagli esempi del Solimena, ne scompagina la
monumentalità attraverso l’uso di macchie cromatiche di spiccata
luminosità e, rifacendosi ai raffinati modelli di grazia del De Mura,
perviene ad esiti di intensa espressività, preludendo l’eleganza del rocaille.

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Un gruppo di quadri di piccolo formato, provenienti dall’Albergo dei
poveri, dove erano in deposito da una delle tante congreghe o confraternite
del centro storico, sono oggi esposti al museo diocesano.

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Essi sono un bellissimo Sposalizio della Vergine(fig. 7), una Decollazione
del Battista(fig. 8), un San Francesco riceve le stimmate ed un’Apparizione
di San Michele Arcangelo sul monte Gargano(fig. 9), un’iconografia
rarissima tra gli episodi meno noti della vita del santo. Tutta la serie è
marcata da reminiscenze di stampo luministico associate ad una nuova
sensibilità che tende ad impreziosire i colori ed a collocare le scene in
ambientazioni segnate da variegati giochi architettonici.

La collocazione cronologica del gruppo è vicina al Ritorno dei fratelli di


Giuseppe, in asta presso Finarte Milano nel 1972, alla Morte di Abele di
collezione privata ed al Samuele unge David e Gloria di San Francesco di
Sales, transitati il primo da Christie’s a New York ed il secondo a Roma da
Finarte. Al momento più alto della produzione del De Caro appartengono le
sei tele conservate nella chiesa dei santi Filippo e Giacomo, citate da tutte
le maggiori guide ottocentesche, eseguite tra il 1757 e la fine del 1758, le
quali documentano “ come gli interessi del pittore dopo la metà del secolo
si orientassero decisamente verso gli aspetti più intensamente barocchi e
pittoricistici della locale tradizione figurativa, ai quali l’aveva
evidentemente indirizzato soprattutto l’esempio dell’ultimo Solimena neo
barocco e vigorosamente neo illuminista, presso il quale verosimilmente si
era formato”(Spinosa).

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Oltre alla Decollazione di San Gennaro(fig. 4) famoso è il San Pietro
d’Alcantara confessa Santa Teresa(fig. 5), derivante dall’identico soggetto
che Luca Giordano realizzò dopo il 1667 per la controfacciata della chiesa
di Santa Teresa a Chiaia, che fu esposto alla mostra Civiltà del Settecento.
Sempre a quegli anni appartiene il dipinto di collezione Pisani definito da
Bologna Principi e geografi(fig. 10) e variamente intitolato in seguito:
Ferdinando VI (o Carlo di Borbone) visita l’abbazia di Montecassino, per
la difficoltà di identificare con precisione i personaggi rappresentati.

Nella tela sono stati sottolineati dei prelievi letterali da altri quadri: nella
parte sinistra con l’angelo in volo un’opera perduta eseguita intorno al 1752
in Spagna dall’Amigoni e nota attraverso un’incisione, mentre sulla destra
evidenti sono i legami tra il francescano raffigurato e il ritratto di padre
Raffaele Rossi da Lugagnano del Traversi, a dimostrazione della capacità
del De Caro di recepire la lezione del grande collega e di innestare nel suo
stile quegli effetti di grande espressività “ pervenendo a composizioni
dall’originale taglio compositivo, caratterizzate da eleganti virtuosismi
tecnici ed intense interpretazioni della realtà psicologica”(Marini).

Esaminiamo ora un gruppo di dipinti transitati in parte in una vendita


Christie’s di Roma nel 1974 e in altre aggiudicazioni, accomunati
dall’argomento biblico e caratterizzati dalla ripresa di modelli

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solimeneschi, come nella Cacciata di Eliodoro dal tempio(fig. 11), firmato,
della pinacoteca nazionale di Bologna, una ripresa del celebre modello sito
nella controfacciata del Gesù Nuovo e demuriani come nel Trionfo di
Giuditta(fig. 12) del museum of Fine Arts di Boston e nei due inediti
Salomone e la regina di Saba(fig. 13), in collezione privata a New York e
la Strage degli innocenti(fig. 14) di una raccolta napoletana.

Sono dipinti nei quali l’artista, scompaginando gli schemi precedenti ed


accelerando i ritmi compositivi dà luogo a soluzioni di “raffinata atmosfera
laica e mondana, anticlassica ed antiaccademica”(Spinosa).

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Sono tutte composizioni marcate da una spiritosa ed anticonvenzionale
vena rococò, con eroine spogliate da ogni sacralità ed intrise di grazia
civettuola, che le fa somigliare ad eleganti cortigiane con un pizzico di
sfrontata spavalderia e di malcelata civetteria.

Collocabile nel periodo maturo dell’artista e non nella fase giovanile, come
più volte sostenuto da Spinosa, vi è poi la Decollazione di un Santo(fig. 15)
di collezione della Ragione, la quale presenta tangibili affinità con la
Decollazione di San Gennaro(fig. 4) conservata nella chiesa dei santi
Filippo e Giacomo(documentata ad agosto 1758) con la quale condivide
l’impaginazione e stringenti analogie tra il guerriero con l’elmo sulla
sinistra, l’impeto dinamico del carnefice e l’insieme degli angioletti che
guardano la scena dall’alto.

Nella composizione è presente una palpabile discrepanza temporale tra il


martirio da parte di soldati romani, persecuzioni che cessarono con il 312,
quando il cristianesimo divenne religione di stato e l’immagine di un
minareto sullo sfondo, un’architettura che comparve dopo almeno tre
secoli.

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La tela nel tempo ha avuto, come molte altre opere del De Caro, diverse
attribuzioni, prima al Solimena, quando nel 1969 si trovava presso la
Koetzer Gallery di Zurigo, quindi al Giaquinto quando passò nel 1986 in

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asta presso Semenzato, per divenire poi una delle opere più significative
del pittore. Vicino cronologicamente agli ultimi anni del Cinquanta vi è poi
l’inedito Dio mostra ad Adamo ed Eva gli animali nel Paradiso
Terrestre(fig. 16) di collezione privata ed il gruppo di dipinti di argomento
religioso, tutti firmati, comparsi alla 20° Biennale dell’antiquariato di
Parigi, comprendente un’Assunzione, un’Ascensione ed una
Resurrezione(fig. 17) e ritenuti da Spinosa tra le più impegnative
realizzazioni del pittore, molto vicine alla Giuditta di collezione D’Onofrio
a Napoli. Contiguo agli ultimi esiti documentati dell’artista, dopo il 1760,
quali l’Allegoria della Fede e l’Estasi di San Pasquale Baylon della chiesa
della Cesarea,collochiamo il San Francesco Saverio(fig. 18) del museo
nazionale di Malta, proveniente dalla sagrestia della chiesa del Gesù de La
Valletta, che ci mostra le doti di buon disegnatore del De Caro, abile nel
trattamento delle pieghe dei panneggi, che richiamano la morbida
pennellata del Giordano.

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Concludiamo la nostra carrellata con la spettacolare Immacolata
Concezione(fig. 19) di collezione Palmieri a Napoli, un modello per una
composizione non ancora identificata, certamente eseguita al culmine della
carriera e caratterizzata da un ritmo elegante con pregnanti similitudini agli
esiti di quella schiera di pittori mitteleuropei, di cultura austriaca e boema,
presenti alla corte napoletana. Sono chiaramente assimilati gli insegnamenti
non solo del Solimena e del Giordano, ma anche del Piazzetta, una
situazione di contaminazione stilistica che a volte in passato ha creato
confusione sulle origini del De Caro, scambiato per un pittore veneziano o
austriaco. Con la speranza che quanto prima nuovi ritrovamenti
documentari riescano a prolungare e meglio precisare il percorso
cronologico dell’artista, allo stato degli studi la figura del De Caro assume
un ruolo centrale nel panorama artistico napoletano a metà del Settecento.

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Bibliografia
Dalbono C.T. – Storia della pittura in Napoli ed in Sicilia dalla fine del
1600 a noi- Napoli 1859
Voss H. – Lorenzo De Caro: Ein vergessener Maler des Neapler, in
Festeschrift Ulrich Middeldorf – Berlino 1968
Spinosa N. - Civiltà del 700 a Napoli 1734 – 1759(catalogo della mostra)
Napoli 1979 – 80
Bologna F. – Gaspare Traversi nell’Illuminismo europeo – Napoli 1980
Spinosa N. – Pittura sacra a Napoli nel Settecento – Napoli 1980 - 81
Galante G. A. - Guida sacra della città di Napoli(edizione riveduta da
Spinosa) – Napoli 1985
Pavone M. A. – in Dizionario biografico degli Italiani, ad vocem, vol.
XXXIII – Roma 1987
Spinosa N. – pittura napoletana del Settecento dal Rococò al Classicismo –
Napoli 1987
Spinosa N. – La pittura in Italia. Il Settecento Tomo II – Napoli 1990
Pavone M. A. – Pittori napoletani del Settecento – Napoli 1994
AA.VV. – Due secoli di pittura nella collezione Molinari Pradelli – Milano
1995
della Ragione A. – Collezione della Ragione – Napoli 1997
Pavone M. A. – Pittori napoletani del primo Settecento – Napoli 1997
Pinto R – La pittura napoletana – Napoli 1998
De Caro G. - Note archivistiche su Lorenzo De Caro, pittore napoletano del
‘700, in Napoli nobilissima, V serie. vol. III, fasc. I – II, Napoli, gennaio
aprile 2002
De Caro G. – Marini M. – Pinto R. – Lorenzo De Caro , pittore del ‘700
napoletano

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Una serie di inediti di Lorenzo De Caro

fig.1- Lorenzo De Caro - Crocifissione - 78 x51


- Acerra collezione Pepe -

Presentiamo ora una serie di inediti di Lorenzo De Caro, che vanno ad


incrementare il catalogo dell’artista.

Partiamo da un dipinto di altissima qualità: una Crocefissione (fig.1)


appartenente alla nota collezione Pepe di Acerra, di cui tempo fa avemmo
l’onore di stilare il catalogo, consultabile in rete digitando il
link http://achillecontedilavian.blogspot.com/ 2020/01/la-collezione-
guglielmo-pepe-e-tanti.html

Il quadro va collocato verso la fine degli anni Cinquanta nel momento


migliore della produzione del De Caro, quando, pur partendo dagli esempi
del Solimena, ne scompagina la monumentalità attraverso l’uso di macchie
cromatiche di spiccata luminosità e, rifacendosi ai raffinati modelli di

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grazia del De Mura, perviene ad esiti di intensa espressività, preludendo
l’eleganza del Rocaille. Gli aspetti qui elencati si possono cogliere nella
tela in esame, in cui a dispetto delle contenute dimensioni si coglie la
volontà monumentale e classicheggiante del Solimena maturo, ma
contaminata da quella immediatezza espressiva che gli fu suggerita, dal
Traversi e dal modulato realismo arcadico dei presepi napoletani. I
protagonisti sembrano che parlino tra di loro esprimendo: dolore,
sopportazione e volontà di superare ogni prova, anche la più difficile.

Il Cristo soccorso da un angelo (fig.2) di rara potenza espressiva, da taluni


studiosi attribuito ipoteticamente a Sebastiano Conca, è a mio parere
assegnabile con certezza al pennello di Lorenzo De Caro, per cogenti
affinità stilistiche e per il prelievo letterale di alcune figure da altri dipinti
documentati dell'artista.

Nella tela sono da sottolineare dei “suggerimenti” da altri quadri: nella


parte sinistra con l’angelo in volo un’opera perduta eseguita intorno al 1752
in Spagna dall’Amigoni e nota attraverso un'incisione, mentre sulla destra
evidenti sono i legami con la lezione pittorica del Traversi, a dimostrazione
della capacità del De Caro di recepire la lezione del grande collega e di
innestare nel suo stile quegli effetti di grande espressività, pervenendo a
composizioni dall’originale taglio compositivo, caratterizzate da eleganti
virtuosismi tecnici ed intense interpretazioni della realtà psicologica. Siamo
davanti ad una tela marcata da una spiritosa ed anticonvenzionale vena
rococò, spogliata da ogni sacralità ed intrisa di grazia civettuola.
Il martirio di S. Stefano (fig.3) di notevole qualità, da taluni studiosi
attribuito ipoteticamente a Corrado Giaquinto, è viceversa attribuibile al
De Caro, per il suo stile inconfondibile.

Lorenzo De Caro fu insigne pittore del glorioso Settecento napoletano,


anche se fino ad oggi conosciuto solo dagli specialisti e dagli appassionati
più attenti. Una serie di dipinti presentati sempre più di frequente nelle aste
internazionali, una recente piccola monografia ed alcune fondamentali
scoperte biografiche costituiranno un viatico per una sua più completa
conoscenza da parte della critica ed una maggiore notorietà tra antiquari e
collezionisti. Verso la fine degli anni Cinquanta si manifesta il momento
migliore nella sua produzione, quando, possiamo collocare il dipinto in
esame.

Abbiamo avuto infine il raro privilegio di visitare una importante


collezione beneventana, ricca di dipinti napoletani, prevalentemente

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settecenteschi. Cominciamo la nostra entusiasmante carrellata illustrando
una Madonna col Bambino (fig.4) di rara potenza espressiva, che sembra
prendere l'avvio dal fare macchiato e mosso dell'ultimo Solimena e poi da
brillante e arguto scompaginature d’ogni decoro, quale sovente appare,
giungere persino ad inserire nel ritmo guizzante del suo barocchetto, tutto
all’opposto della squisita ed elegante Arcadia demuriana, note i pungente
caratterizzazione popolaresca.

Nella stessa raccolta sono poi presenti due superbi pendant (fig.5–6)
raffiguranti con varianti la medesima iconografia, impregnata da una
palpabile impronta solimenesca e da una sostenuta intensità luministica,
che accentua il modellato dei corpi ed il carattere “neo seicentesco” della
composizione. Non siamo ancora alle raffinate ed impreziosite soluzioni
del tardo Rococò della fine degli anni Cinquanta o degli inizi del decennio
successivo, per cui va proposta una datazione di poco successiva al 1750.

fig.2 - Lorenzo De Caro - Cristo soccorso da un angelo -


olio su legno - 25 x19 - Gorizia collezione Domenico Calò

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fig.3 - Lorenzo De Caro - Martirio di S. Stefano -
Napoli collezione Scarnecchia

fig.4 - Lorenzo De Caro - Madonna col Bambino - 49 x63 -


Benevento, collezione privata

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fig.5 - Lorenzo De Caro - Madonna con Bambino e santo -
Benevento collezione privata

fig.6 - Lorenzo De Caro - Madonna con Bambino e santo -


Benevento collezione privata

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Un superbo capolavoro di Lorenzo De Caro
Il dipinto che presentiamo ai lettori, raffigurante una Scena di martirio (tav.
1) rappresenta il vertice nella produzione del pittore e compare, come
prima figura, nel volume dedicato alla Pittura napoletana del Settecento,
dal Rococò al Classicismo, da Nicola Spinosa, pontefice assoluto
sull’argomento.La tela in oggetto negli ultimi decenni ha cambiato più
volte autore e proprietario, prima di approdare nella celebre collezione
della Ragione ed ha trovato in questa gran congerie di ipotesi
attribuzionistiche soltanto grazie a Spinosa una definitiva collocazione
nella produzione di Lorenzo De Caro.

Nel catalogo della mostra sulla Civiltà del Settecento a Napoli, il sommo
studioso, nel redigere la biografia dell’autore, segnala il dipinto tra i più
significativi del pittore avendo avuto notizia della sua presenza sul mercato
antiquario londinese. Il quadro ricompare presso la Koetser Gallery di
Zurigo nella vendita di luglio 1969 con un’attribuzione dubbia a Solimena,
per riapparire presso Semenzato nell’asta del 16 marzo 1986(n.9) come
opera di Giaquinto. Il dipinto dopo una passaggio nella collezione Santulli
di Milano, passa poi a Napoli in quella di Angelo Russo, per trovare poi nel
1989 una definitiva collocazione nel superbo salone della villa posillipina
del famoso collezionista napoletano.

Spinosa colloca l’opera nei primi anni dell’attività del pittore, mentre a
nostro parere è stata eseguita nel periodo maturo dell’artista e non nella
fase giovanile, per le tangibili affinità con la Decollazione di San Gennaro
(tav. 2) conservata nella chiesa dei santi Filippo e Giacomo (documentata
ad agosto 1758) con la quale condivide l’impaginazione e stringenti
analogie tra il guerriero con l’elmo sulla sinistra (tav. 3), l’impeto dinamico
del carnefice e l’insieme degli angioletti che guardano la scena dall’alto;
tutti elementi che concorrono a determinare un senso di vivace dinamicità e
movimento all’episodio, rappresentato su uno sfondo appena dorato con
cromie e colori fluidi, timbrici e pieni di luce, posticipandone la datazione.
Nella composizione è presente una palpabile discrepanza temporale tra il
martirio da parte di soldati romani, persecuzioni che cessarono con il 312,
quando il Cristianesimo divenne religione di Stato e l'immagine di un
minareto sullo sfondo(tav. 4), un'architettura che comparve dopo almeno
tre secoli.

La tela, una delle opere più significative del pittore, merita di essere prima
ammirata e poi studiata nei particolari.

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Bibliografia

Nicola Spinosa – Civiltà del Settecento a Napoli 1734 – 1799 (catalogo),


pag. 431 – Napoli 1980

Nicola Spinosa – Pittura napoletana del Settecento – Dal Rococò al


Classicismo – pag. 68 – 169 – Napoli 1987
Mario Alberto Pavone – Pittori napoletani del ‘700 – pag. 50 – Napoli 1994

Mario Alberto Pavone – Pittori napoletani del primo Settecento – tav. 31 –


Napoli 1997

Achille della Ragione – Collezione della Ragione – pag. 46 – 47 – Napoli


1997
Gustavo De Caro – Mirella Marini – Rosario Pinto – Lorenzo De Caro
Pittore del Settecento napoletano – fig. 25 – pag. 95 - 107 – 108 – Napoli
2005

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N° 32 tavole
fig. 1 - Scena di martirio - 98 - 74 - Napoli collezione della Ragione
fig. 2 - Crocifissione - 78 - 51 - Acerra collezione Pepe
fig. 3 - Madonna col Bambino - 49 - 63 - Benevento, collezione privata
fig. 4 - Sposalizio della Vergine - 25 - 19 - Napoli museo diocesano
fig. 5 - Martirio di S. Stefano - Napoli collezione Scarnecchia
fig. 6 - Madonna con Bambino e santo - Benevento collezione privata
fig. 7 - Madonna con Bambino e santo - Benevento collezione privata
fig. 8 - Lorenzo De Caro - Immacolata Concezione - 88 - 59 - Napoli collezione Palmieri
fig. 9 - Immacolata Concezione con S. Antonio da Padova e S.Giovanni Battista - 61 45 Mlano
fig. 10 - Sisara e Giaele - 62 - 125 firmato - Milano Finarte
fig. 11 - Cristo soccorso da un angelo - olio su legno - 25-19 - Gorizia collez. Domenico Calò
fig. 12 – Sacra Famiglia - 140 - 200 - firmato - Firenze Pandolfini
fig. 13 - Ratto di Proserpina - 101 - 155 - Spagna mercato antiquariale
fig. 14 - San Luigi Gonzaga che adora il crocifisso - 56 - 44 - Italia mercato antiquariale
fig. 15 - Miracolo di S. Antonio da Padova - 71 - 98 - Roma Finarte
fig. 16 - Gloria di San Gennaro - 107 - 77 - Genova mercato antiquariale
fig. 17 - San Francesco Saverio - 139 - 102 - firmato - Malta National Museum of Fine Arts
fig. 18 - Triondo di Giuditta - 76 - 50 - Marano di Castenaso, collezione Molinari Pradelli
fig. 19 - Conversione di San Paolo -76 50, firmato L D Caro - Marano di Castenaso, collez.
Molinari Pradelli
fig. 20 - Assunzione della Vergine - 78 - 50 - Italia collezione privata
fig. 21 - Resurrezione - 78 - 50 - Italia collezione privata
fig. 22 - Ascensione - 78 - 50 - Italia collezione privata
fig. 23 - San Francesco d'Assisi riceve le stigmate - 25 - 19 - Napoli curia arcivescovile
fig. 24 - Addolorata - olio su rame - 37 - 28 - firmato e datato 1751 - Italia mercato antiquariale
fig. 25 - Madonna addolorata - Napoli museo Suor Orsola Benincasa
fig. 26 - Trionfo di Giuditta - 69 - 54 - firmato e datato 1758 – Napoli collezione privata
fig. 27 – Lorenzo De Caro - Cristo deposto - 25 - 45 - Napoli quadreria dei Gerolamini
fig. 28 - Paolo De Majo - Addolorata - 84 - 72 - Acerra collezione Pepe
fig. 29 - Scuola bolognese del Settecento - Madonna con Bambino - 69 -56 -Acerra collez. Pepe
fig. 30 - Jacopo Bassano(bottega) - Cristo nell'orto di Getsemani -46 - 53 Acerra collezione Pepe
fig. 31 - Luca Giordano (seguace) - Sacra Famiglia con angelo - 69 - 56 Acerra collezione Pepe
fig. 32 - Scuola fiamminga - Annunciazione - 44 - 31 - Acerra collezione Pepe

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fig. 1 - Lorenzo De Caro - Scena di martirio - 98 - 74 - Napoli collezione della Ragione

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fig. 2 - Lorenzo De Caro - Crocifissione - 78 - 51 - Acerra collezione Pepe

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fig. 3 - Lorenzo De Caro - Madonna col Bambino - 49 - 63 - Benevento, collezione privata

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fig. 4 - Lorenzo De Caro - Sposalizio della Vergine - 25 - 19 - Napoli museo diocesano

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fig. 5 - Lorenzo De Caro - Martirio di S. Stefano - Napoli collezione Scarnecchia

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fig. 6 - Lorenzo De Caro - Madonna con Bambino e santo - Benevento collezione privata

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fig. 7 - Lorenzo De Caro - Madonna con Bambino e santo - Benevento collezione privata

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fig. 8 - Lorenzo De Caro - Immacolata Concezione - 88 - 59 - Napoli collezione Palmieri

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fig. 9 - Lorenzo De Caro - Immacolata Concezione con S. Antonio da Padova e San Giovanni
Battista - 61 45 - Milano Finarte

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fig. 10 - Lorenzo De Caro - Sisara e Giaele - 62 - 125 firmato - Milano Finarte

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fig. 11 - Lorenzo De Caro - Cristo soccorso da un angelo - olio su legno - 25 - 19 - Gorizia
collezione Domenico Calò –

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fig. 12 - Lorenzo De Caro - Sacra Famiglia - 140 - 200 - firmato - Firenze Pandolfini

44
fig. 13 - Lorenzo De Caro - Ratto di Proserpina - 101 - 155 - Spagna mercato antiquariale

45
fig. 14 - Lorenzo De Caro - San Luigi Gonzaga che adora il crocifisso - 56 - 44 - Italia
mercato antiquariale

46
fig. 15 - Miracolo di S. Antonio da Padova - 71 - 98 - Roma Finarte

47
fig. 16 - Lorenzo De Caro - Gloria di San Gennaro - 107 - 77 - Genova mercato antiquariale

48
fig. 17 - Lorenzo De Caro - San Francesco Saverio - 139 - 102 - firmato - Malta National
Museum of Fine Arts

49
fig. 18 - Lorenzo De Caro - Triondo di Giuditta - 76 - 50 - Marano di Castenaso, collezione
Molinari Pradelli

50
fig. 19 - Lorenzo De Caro - Conversione di San Paolo - 76 - 50 , firmato L D Caro - Marano
di Castenaso, collezione Molinari Pradelli

51
fig. 20 - Lorenzo De Caro - Assunzione della Vergine - 78 - 50 - Italia collezione privata

52
fig. 21 - Lorenzo De Caro - Resurrezione - 78 - 50 - Italia collezione privata

53
fig. 22 - Lorenzo De Caro - Ascensione - 78 - 50 - Italia collezione privata

54
fig. 23 - San Francesco d'Assisi riceve le stigmate - 25 - 19 - Napoli curia arcivescovile

55
fig. 24 - Lorenzo De Caro - Addolorata - olio su rame - 37 - 28 - firmato e datato 1751 - Italia
mercato antiquariale

56
fig. 25 - Lorenzo De Caro - Madonna addolorata - Napoli museo Suor Orsola Benincasa

57
fig. 26 - Lorenzo De Caro - Trionfo di Giuditta - 69 - 54 - firmato e datato 1758 –
Napoli collezione privata

58
fig. 27 - Lorenzo De Caro - Cristo deposto - 25 - 45 - Napoli quadreria dei Gerolamini

59
fig. 28 - Paolo De Majo - Addolorata - 84 - 72 - Acerra collezione Pepe

60
fig. 29 - Scuola bolognese del Settecento - Madonna con Bambino - 69 – 56
Acerra collezione Pepe

61
fig. 30 - Jacopo Bassano(bottega) - Cristo nell'orto di Getsemani - 46 - 53
Acerra collezione Pepe

62
fig. 31 - Luca Giordano (seguace) - Sacra Famiglia con angelo - 69 - 56
Acerra collezione Pepe

63
fig. 32 - Scuola fiamminga - Annunciazione - 44 - 31 - Acerra collezione Pepe

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