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Lecce, 12 giugno 2010

le nostre citt
COPERTINO/Lo scultore leccese Francesco Antonio Zimbalo

LOra del Salento 13 SAN P. V.CO/ Indetto il primo concorso poetico Aneb

Laltare di Santa Maria della Neve


Lo scultore leccese Francesco Antonio Zimbalo (notizie dal 1567 al 1629), allo stato attuale delle ricerche, risulterebbe essere lautore della statua di San Michele Arcangelo nella Chiesa dellImmacolata a Minervino ed avere quantomeno collaborato alla esecuzione dellaltare sotto il titolo di Santa Maria della Neve nella Matrice di Copertino. La statua dellArcangelo fu plausibilmente collocata nellattuale posizione e cio di fronte a quella di Santa Lucia - realizzata questultima da chi scolp anche laltare maggiore della chiesa ed entrambi forse gi nel 1717 per chiudere compositivamente la simmetria longitudinale dello spazio della navata. Per quanto riguarda laltare di Santa Maria della Neve la vicenda pi complessa. La storiografia ha infatti ipotizzato che esecutivamente esso sia del copertinese Giovanni Donato Chiarello (notizie dal 1620 al 1660) il quale - sempre secondo questa ipotesi - lo avrebbe scolpito nei primi anni Trenta del diciassettesimo secolo. Si considerino ai fini di questa analisi alcune opere dellartista copertinese. Questi scolp nel 1629 - e quindi in un momento molto vicino allipotizzato periodo di realizzazione dellaltare di Copertino laltare maggiore della Chiesa dellAnnunziata a Squinzano - tra le altre cose di questo edificio con ogni probabilit egli fece tutta la decorazione interna ed esterna, unica perplessit si ha invece relativamente alle due statue nelle nicchie esterne della facciata principale -; per Santa Maria della Grazia a Castr di Lecce lo stesso scultore esegu poi - sul peduccio centrale della volta immediatamente al di sopra dellaltare infatti inciso il millesimo 1640lapparato decorativo anche qui sia interno che esterno. Sempre in tale ultima chiesa, infine, suo - lautografo risulta infatti ancora oggi ben leggibile - laltare maggiore datato 1652. A queste opere potrebbero aggiungersene anche altre non firmate ma al Chiarello riconducibili comunque per linconfondibile natura degli intagli e cio il copertinese Arco dei Pappi oppure la maggior parte dellapparato scultoreo interno ed esterno della leccese Chiesa delle Carmelitane Scalze dove egli potrebbe avere lavorato contemporaneamente a Giuseppe Zimbalo (1620-1710) del quale il ricordato Francesco Antonio era il nonno paterno. Per verificare se laltare copertinese sia effettivamente opera del Chia-

La poesia come espressione artistica


Preservare e tutelare il mondo culturale prerogativa di pochi. Proprio per tale motivo lassociazione Aneb di San Pietro Vernotico ha indetto il suo primo concorso di poesia in lingua italiana. Esteso sino alla provincia di Lecce, esso si inserisce allinterno di una multiforme attivit atta a promuovere la cultura sampietrana e a valorizzare lidentit ed i beni del suo territorio. Offre, pertanto, loccasione di farsi conoscere ed apprezzare da un vasto pubblico nonch divergente per formazione e provenienza. Celebrata di recente presso la sala consiliare di San Pietro, la premiazione stata presentata dalla dott.ssa Pompea Vergara la quale, in tale sede, ha presentato al pubblico i componenti della giuria: Loredana Ruffilli, pittrice e scrittrice; Stefano Stifani, fondatore dellassociazione Il Faro; Gabriella Carlucci, commediografa; Orchidea Legittimo, segretaria Nuovi Medici Italiani. La presidente, prof.ssa Candida Profilo, ha in seguito ricordato la fondazione storica della suddetta associazione avutasi nel 1998 e che sin da subito ha avuto come principale obiettivo quello di valorizzare la sfera culturale nel territorio. Da anni lAneb ha dato tanto in un periodo storico in cui si ha bisogno di rivalorizzare la corrente poetica oggi sempre pi in disuso ha affermato il Primo Cittadino, avv. Pasquale Rizzo, in un suo intervento a riguardo. La cerimonia, allietata musicalmente dai cantanti Lorena Mileto e Luigi Pinto, continuata con una formale segnalazione di menzione donore che ha visto arrivare ex equo tre partecipanti: Giovanni Fiore, con la poesia Ricchezza Terrestre; Pompilio dAmalia, con La figlia del re; Alberto Quarta con il componimento Ricordi di un effimero cuore. In seguito, assieme allassessore alla cultura Loretta Massafra, sono stati premiati i finalisti: al terzo posto Giuseppe Gaudenzi con Cuore con cuore; al secondo posto Oronzo Giordano con Sulla porta di casa; primo classificato, invece, Francesco Palermo con La mia terra. Come ha commentato al termine del tutto la presidente Aneb il nostro premio poetico si pone anzitutto come simbolo di unico mezzo di espressione libera e che certifica come larte non sia morta. Cos anche la poesia, che sia di impegno civile o morale, viene messa nuovamente in gioca divenendo vera reinvenzione della parola senza dimenticare la vitale funzione del poeta stesso, fautore di una preziosa alchimia: colui che d forma ed essenza ai sentimenti nascosti dellanima e che egli volge in un linguaggio universale rendendolo fruibile al pubblico dei lettori. Marco Marangio

rello si ritenuto quindi opportuno farne, al di la di documenti pi o meno noti, una indagine diretta prendendo in considerazione sculture appartenenti a momenti diversi della sua vita artistica. Lanalisi, cos impostata, rivela come tale scultore avesse, gi nel 1629, sostanzialmente elaborato, sintetizzato e codificato un sistema di segni che, salvo poche e naturali varianti, appare di fatto rimanere costante negli anni successivi. Questo patrimonio di forme visibilmente distante da quello riscontrabile nellaltare di Copertino dove oggettivamente mancano ad esempio quelle forti accentuazioni di luci ed ombre riconoscibili al contrario in tutte le opere del Chiarello. Lipotesi di assegnare allo scultore copertinese laltare di Santa Maria della Neve quindi non condivisibile a meno di accettare una significativa e tutta da spiegare variante stilistica che appare incompatibile in generale anche rispetto ad alcune opere precedenti il 1629 e che al Chiarello potrebbero essere attribuite. Si osservino invece - e ci utile anche per la statua dellArcangelo - due opere dello Zimbalo -non solo documentate ma anche verificate stilisticamente - collocate entrambe nella chiesa leccese di Santa Croce e cio i tre principali portali di accesso (1606) e laltare per la famiglia Cicala intitolato a San Francesco da Paola (1614). La presenza di Francesco Antonio Zimbalo nellaltare di Santa Maria della Neve diventa quindi ora riconoscibile ad esempio nella reciprocamente coerente tipologia dei volti e delle ali di tutti gli angeli ma soprattutto nella statua di Santa Caterina di Alessandria la cui singolare capigliatura trova riscontro diretto in quella degli angeli che, sullaltare dei Cicala appunto, reggono in particolare i simboli della Passione. Una analoga capigliatura la si ritrova pure

in uno degli angeli del gruppo statuario (due angeli e una Madonna con Bambino) che collocato sul portale della Matrice di Novoli attribuibile pure a Francesco Antonio Zimbalo. Nellaltare copertinese, infine, non si pu fare a meno di notare una particolarit compositiva che appare per carica di conseguenze. Vi infatti qui un tipo di decorazione che, non riscontrabile con la stessa somiglianza nelle opere zimbalesche, compare invece sul primo altare a sinistra entrando nella Matrice di Corigliano, sulla porta laterale della Matrice di Minervino (datata 1611) e sul primo altare a sinistra della Matrice di Vaste (datato 1614). Quello di Vaste rimanda direttamente ad un altro altare intitolato a SantAntonio di Padova (datato forse 1617 perch lultima cifra non ben leggibile) che nella Matrice di Sanarica e di riflesso, sempre in questa stessa chiesa, a 3 figure di uno smembrato altare del Crocifisso. Tutte queste ultime opere potrebbero essere riferibili quindi ad un unico ma ancora ignoto autore che pur vicino allo stile dello Zimbalo (soprattutto nei volti) non pu essere confuso con questultimo. Appare infatti improbabile, per riscontrabili differenze pi o meno evidenti e sottili, che lanonimo autore dellaltare di Vaste realizzato nel 1614 sia Francesco Antonio Zimbalo il quale proprio nello stesso anno, come noto, realizz laltare dei Cicala in Santa Croce. Constate analogie e diversit fra le opere (quelle di Vaste, Corigliano, Minervino) riferibili a tale anonimo autore e quelle note di Francesco Antonio Zimbalo si potrebbe ipotizzare per che nellaltare di Santa Maria della Neve questi due artisti possano essere stati in un pi o meno diretto e stretto contatto. Fabio Grasso di Giovanni Napolitano

IN GALLERIA

di Alessandra De Matteis

La nostra vita di Lucchetti


Alla 63 edizione del Festival di Cannes lunica opera italiana in concorso stata La nostra vita firmata Daniele Lucchetti. Claudio (Elio Germano) un operaio edile trentenne che lavora nei cantieri della periferia romana ed innamorato di sua moglie Elena (Isabella Ragonese), dei loro due figli e anche del terzo che sta per arrivare. Quando la donna durante il parto, per dare alla luce il piccolo Vasco muore, Claudio resta sconvolto dal dolore. In un minuto perde tutto e si mette in testa di dover risarcire i figli. Attraverso i soldi vuole dar tutte quelle cose che, se non altro, si possono comprare. Cos decide di gestire un sub-appalto, in una maniera che ha poco a che fare con le regolarit. Ci porter a delle ripercussioni economiche e morali. A quattro anni di distanza dal successo di Mio fratello figlio unico, Daniele Lucchetti torna alla regia e questa volta il film non nel passato, ma si svolge nel presente. Ci racconta dellattualit mostrandoci unItalia che conosciamo abbastanza bene: bustarelle, lavoro nero e morti bianche. Ottimo il lavoro di tutto il cast sia artistico sia tecnico, ma un obbligo e un piacere menzionare limpeccabile prova di Elio Germano. Lattore ci mostra tutta la sua straordinariet e ci regala uninterpre-

VITE MIGRANTI

Regia Corvetta Caracciolo: il diario del nonno


Quelle selve vergini nelle quali avevamo pernottato, quelle insenature capricciose nelle quali mettevano capo ruscelli di limpida acqua, quegli uccelli che si lasciavano avvicinare senza paura svolazzando a noi dintorno, mi rammentarono i miei primi anni, quando ancora fanciullo entusiasmato dalla lettura dei viaggi e di perigliose avventure, esclamavo in un impeto di rabbia impotente pel desiderio che sentivo di grandi imprese: Oh, se ci potessi andare anchio!. Ti ricordi, amico Augusto, le nostre romanzesche letture ed i nostri castelli in aria? Tutto questo ardore lho temperato con lesperienza; son calmo e poco entusiasta. Purtuttavia ti confesso che quando sento duna spedizione che va a esplorare, vorrei sempre prenderci parte anchio. I giorni passati a bordo della Caracciolo, per il nostro eroe, hanno il sapore dei ricordi della sua fanciullezza; al contempo essi hanno il sapore di nuove frontiere e di mondi lontani; ripropongono intatta la bellezza di terre incontaminate; la sorpresa di indimenticabili prime volte. Parla Umberto: Ma quando fummo prossimi a far cadere lancora, mi parve udire lontane grida; st in ascolto: ed ecco si odono lamenti che subito riconosco essere il canto caratteristico dellasino pinguino, soave canto che si ripercuotendosi in queste nude colline ne rende pi triste la fredda solitudine. Restai in coperta, immerso nel mio silenzio; dopo qualche ora di navigazione, con lo sguardo rivolto verso la prua della nave, vidi lo scorcio delle elevatissime montagne cadenti a picco sul mare. Cullato dalle onde, egli descrive lemozione di quella esplorazione; la scoperta di nuovi mondi avviene anche ascoltando la voce dellanima, che riserva insegnamenti preziosi. Lo stretto di Magellano dalla fama sinistra ha sempre rappresentato per i naviganti di allora la fine del mondo, invece, agli occhi del giovane marinaio si rivela come la tappa della sua introspezione. Dimprovviso, durante la navigazione, una canoa di indigeni della Terra del Fuoco si stacca dalla riva e si dirige verso la Regia Corvetta. I naviganti, allora, preoccupati arrestano limbarcazione e cos, inaspettatamente scoprono che a bordo vi una famiglia costituita da cinque persone; il pi piccolo ancora lattante,che chiedeva ospitalit.. La canoa formata da moltissimi rami ricurvi e cortecce dalbero cucite le une con le altre con filamenti di ossa di balena, aveva al centro un piccolo fuoco continuamente acceso, del quale essi si servono per riscaldarsi e abbrustolire le conchiglie il cui frutto forma il principale alimento, la stessa rappresentava la loro casa galleggiante. Gli sciagurati naviganti salirono a bordo e furono accolti con tenera ospitalit. Solo cos il nostro giovane viaggiatore, apprende le vicende che si intrecciano con il tragico destino delle popolazioni della Patagonia ancora ignorato e taciuto. Il diario di viaggio del nostro amico diventa adesso occasione di denuncia contro i mali della storia. continua

tazione perfetta, capace di trasmettere tutte lemozioni che il suo personaggio prova. Grazie a questa interpretazione Elio Germano si aggiudicato a Cannes il premio Miglior attore: ex aequo con Javier Bardem. Era dai tempi di Gassmann, Volont e Mastroianni che un attore italiano non riusciva a vincere un premio cos prestigioso. Una vittoria che Germano ha dedicato al suo paese lItalia e agli italiani tutti. La bellezza del film per non sta solo nella prova degli attori, sta nel complesso. Gran parte dei meriti va attribuito alla regia. Una regia attenta che sia tutto perfetto e che le emozioni e il film riescano a coinvolgere pienamente il pubblico. Daniele Lucchetti, porta sul grande schermo un film riuscito in tutti i sensi che fa salire nuovamente il cinema italiano ad alti livelli. La nostra vita una pellicola ricca di emozioni, sarebbe veramente un peccato perdere.