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S I E NA , PA L A Z Z O P U B B L I C O,

PIAZZA DEL CAMPO


15 GIUGNO / 15 SETTEMBRE 2017
DA L L E O R E 1 0 : 0 0 A L L E 1 9 : 0 0
I N G R E S S O G R AT U I TO

Dal 15 giugno al 15 settembre i Magazzini del Sale di Palazzo Pubblico ospiteranno la collezione Salini,
una raccolta di opere darte senesi davvero eccezionale, circa 150 pezzi tra dipinti, sculture, oreficerie
e maioliche verranno presentati nei suggestivi locali dei Magazzini per ricreare lo stile e latmosfera del
Castello di Gallico.
Lingresso alla mostra sar gratuito e, in accordo con il Comune di Siena , sar comunque possibile fare
unofferta libera da destinare ad un opera di beneficenza.
Il catalogo, al prezzo promozionale di 18 euro, illustrer le opere esposte nel percorso e sar fondamen-
tale per una migliore comprensione della mostra
I L C A S T E L LO D I G A L L I C O
Visto dallalto e da lontano, isolato com su un colle e circondato da una verdeggiante campagna, col-
legato ai piccoli borghi vicini di Montecalvoli, Casole e Poggioritto mediante strette strade a sterro, a
guardare Gallico si ha quasi limpressione di essere al cospetto di uno di quei famosi castelli ritratti nel
primo Trecento da Simone Martini o da Ambrogio Lorenzetti.
A partire dalla seconda met del XII secolo una serie di documenti dellantica repubblica senese attestano
lesistenza della localit di Gallico e nei secoli successivi si hanno notizie pure della struttura fortificata,
che appartenne a prestigiose famiglie: prima i Tolomei, e poi, nel Quattrocento, i Griffoli, che lo posse-
dettero fino al tramonto del secolo XVI. Da allora in poi il maniero cambi pi volte proprietari e tra
questi, nella seconda met del Seicento, vi fu anche lillustre compagnia laicale della Vergine dellospedale
di Santa Maria della Scala di Siena
Successioni ereditarie consegnarono il castello di Gallico prima alla famiglia Terrosi nel 1837, quindi
nel 1901, a Pia Terrosi nei Fei. Nellatto di successione si specifica chiaramente che il castello di Galli-
co, a uso padronale, per quanto piuttosto vasto era mal utilizzabile, in condizioni pessime e bisognoso
di restauri. Dalla denuncia catastale del 1882 apprendiamo che esso si componeva di trentanove vani,
di cui venticinque a uso colonico, disposti su quattro piani. Nel 1909 un violento terremoto aggrav
ulteriormente lo stato di conservazione dellimmobile. Da allora non disponiamo di altre informazioni
sul castello di Gallico fino al 1951, quando lintero complesso risultava, e forse gi da qualche tempo, di
propriet di Federigo Biagini. Quanto vediamo adesso perci il frutto di una energica e fattiva volont
di recupero della struttura pervenuta allattuale proprietario in condizioni fatiscenti.
A partire dal 1990, infatti, stato avviato un importante lavoro di restauro che, a seguito delle frane dei
tetti e delle strutture orizzontali, ha provveduto in primo luogo a consolidare staticamente la struttura.
Sono stati quindi raddrizzati i muri esterni che con il crollo delle travi principali avevano subito dei
consistenti spanciamenti. Eliminate le superfetazioni pi evidenti, si resa necessaria una rilettura del
complesso tenendo presenti le trasformazioni che nel corso dei secoli esso aveva inevitabilmente subito.
Lanalisi delle murature originali ha consentito di risalire alle originarie quote dei solai e dei tetti nonch
di rintracciare le antiche finestre, in seguito tamponate. Nel restauro architettonico sono stati impiegati
materiali provenienti da vecchi edifici locali e tecniche costruttive di antica tradizione. Un modo di pro-
cedere tanto rigoroso e filologicamente corretto da suscitare lattenzione internazionale, facendo aggiu-
dicare nel 2002 a questo importante intervento nientemeno che il primo premio dallAssociazione per la
Salvaguardia e la Valorizzazione del Patrimonio Architettonico e Naturale Europeo, precipuo organismo
dellUnione Europea. Lambito riconoscimento, conferito su centocinquanta candidati per lanalisi pre-
cisa e delicata di un paesaggio storico vario e complesso comprendente sia elementi urbani sia rurali con
particolare riguardo alla diversa stratificazione storica e per la sua esemplare salvaguardia come recita
la motivazione nellelogiare la saggia progettualit architettonica del medesimo proprietario, ha reso
lItalia per la prima volta protagonista in questa manifestazione

Sabina Spannocchi
(La Collezione Salini, Firenze 2009 pp. 19-24)
LA COLLEZIONE
Larchitetto SimonPietro Salini un uomo di infaticabile attivit che ha svolto attivit di costruttore
e progettista occupandosi di opere di edilizia civile e industriale e costruendo ospedali, strade, ponti,
ferrovie, dighe, impianti idroelettrici, acquedotti, ideando piani urbanisti e territoriali, oltre che in Italia,
in ogni angolo dellAfrica, in Medio Oriente, in Cina e in Brasile, dove ha anche costruito fondazioni e
ospedali per beneficenza: questo personaggio ha infine scoperto una meravigliosa e silenziosa campagna
nel territorio senese, con un piccolo borgo antico da una parte, Montecalvoli, e un castello diroccato
dallaltra, Gallico, li ha ristrutturati con un rispetto quasi maniacale per lantico e ha cominciato a mettere
insieme una collezione di opere darte senese dipinti, sculture e oreficerie - che diventata imponente
sia per quantit che per qualit.
Tra queste opere si contano oltre trenta capolavori, alcuni dei quali prestigiosi anche per le loro provenien-
ze : la grande Croce dipinta di Duccio gi in collezione Odescalchi nel castello di Bracciano, il polittico di
Bartolommeo Bulgarini e le cuspidi di polittico di Giovanni di Paolo provenienti dalla collezione Chiaro-
monte Bordonaro di Palermo. E poi il San Pietro in marmo di Giovanni Pisano dal viso sconvolto forse per
il pianto dopo il rinnegamento di Cristo; la Madonna col Bambino su tavola di un seguace di Duccio giovane
che non siamo riusciti a riferire a nessuno dei pittori senesi noti e abbiamo perci chiamata Madonna Salini;
un Cristo benedicente in legno di notevoli dimensioni, probabilmente riferibile al grande scultore noto come
Primo Maestro di Orvieto( cio lartista ancora anonimo che ha iniziato la decorazione della facciata del
Duomo di Orvieto); tre sculture bellissime di Tino di Camaino; una tavoletta con San Giacomo di Simone
Martini; una cuspide con tre Santi e un impressionante laterale di polittico con San Giovanni Battista di Pie-
tro Lorenzetti; una mirabile Crocifissione di Ambrogio Lorenzetti; due sculture di Goro di Gregorio; una
stupenda, piccola Madonna col Bambino in piedi molto prossima ad Andrea Pisano; un piccolo e raro rilievo
in stucco policromo con una Madonna col Bambino a mezza figura, di una grazia stupefacente ma di difficile
attribuzione, con ogni probabilit di uno scultore senese della fine del Trecento; una superba Madonna col
Bambino in terracotta di Jacopo della Quercia; tre sculture di Francesco di Valdambrino; altre tre sculture
in legno di Domenico di Niccol dei cori; una Vergine annunziata lignea, rivestita di foglia doro, di diffi-
cile definizione ma di squisita dolcezza tardogotica; una tavoletta con San Bernardino gi riferita a Pietro di
Giovanni Ambrosi ma sicuramente del Sassetta; davvero dellAmbrosi, invece, un bellissimo e complesso
altarolo a sportelli con varie figurazioni; due opere di Neroccio, una scultura di un Angelo annunziante addi-
rittura documentata e un dipinto su tavola raffigurante la Madonna col Bambino e due santi.
Alcune opere si sono rilevate di attribuzione diversa da quella con cui erano state acquistate, ma la loro pre-
senza in questa collezione non manca di avere un significato: cos sculture gotiche riconosciute forse come
francesi fanno comunque parte di quella corrente artistica a cui soprattutto si ispirava la pittura senese
della prima met del Trecento, quando Siena era diventata un avamposto del Gotico in Italia. Altre opere
risultate non senesi avevano comunque avuto questo riferimento da importanti studiosi di storia dellarte.
Per concludere, siamo di fronte a una collezione di grande spessore e di unimportanza davvero eccezio-
nale, che emerge con forza nel panorama della storia del collezionismo otto e novecentesco.

Professor Luciano Bellosi


(La Collezione Salini, Firenze 2009 pp.29-31)
LA MOSTRA
Lesposizione allestita nei locali dei Magazzini del Sale del Palazzo Pubblico di Siena e, attraverso le
opere e i maestri della collezione Salini, racconta tre secoli di arte senese.

Siena e Bisanzio
Il pi antico pittore senese il Maestro di Tressa: un artista di inizio Duecento, intriso di cultura bi-
zantina. La mostra si apre con una sua tavoletta, raffigurante limperatore Eraclio che decapita il pagano
Cosroe, raffigurato come un moro, cui seguono rare testimonianze duecentesche.

Duccio il patriarca
Duccio di Buoninsegna fu il vero e proprio patriarca della pittura senese: la collezione Salini ne conserva
una straordinaria croce dipinta, dove Cristo appare trionfante e vivo, nella rigida posa della tradizione
romanica. La gentilezza del volto e la resa addolcita delle carni, segnate dalla lezione di Cimabue, annun-
ciano per unarte nuova. unopera databile verso il 1290, quando Duccio era giovane e stava lavorando
alla vetrata del Duomo di Siena. Sarebbe seguita una carriera di successo, capace di suggestionare, fino
alla met del Trecento, un buon numero di maestri, dando origine ad una vera e propria scuola duccesca:
dal Maestro della Madonna Salini al Maestro di Citt di Castello, da Segna di Bonaventura a Ugolino di
Nerio, fino a Niccol di Segna.

Attorno al cantiere del Duomo: Giovanni Pisano, i Lorenzetti e Simone Martini


Nella prima met del Trecento Siena una grande capitale, non solo di uno stato amministrato dal cos
detto Governo dei Nove, ma anche delle arti, grazie anche al grande impulso dato dal cantiere grandioso
del Duomo. Alla pittura duccesca risponde innanzi tutto la forza visionaria della scultura gotica di Gio-
vanni Pisano, rappresentato da un fiero San Pietro in marmo. Con lui seppe dialogare Pietro Lorenzetti,
di cui si espongono due tavole, a lato di una Crocifissione, le cui figure imponenti sono concentrate in
un dolore silenzioso, capolavoro giovanile di suo fratello Ambrogio. Ben quattro marmi, tra cui spicca
una deliziosa Madonna col Bambino, attestano le doti non comuni di Goro di Gregorio, strepitoso scultore
dellarca di San Cerbone nella Cattedrale di Massa Marittima, che lavorava il marmo con la grazia e la
sottigliezza di un orafo. Al senese Tino di Camaino tocc invece il compito, dagli anni venti del Trecento,
di diffondere la scultura gotica nel meridione angioino dItalia. a questa attivit che si deve un raro
trittico in marmo, accostato ad altre prove della sua carriera. Non manca infine il maggiore pittore senese
del Trecento: Simone Martini. Sua una piccola cuspide raffigurante San Giacomo minore, un tempo parte
insieme ai pannelli con gli altri apostoli dellordine superiore di un gigantesco polittico. A fianco, una
leggiadra figura di SantAgostino spetta invece al suo cognato e compagno di bottega Lippo Memmi.

Dopo la peste nera: larte come identit civica


Nel 1348 una tragica epidemia di peste segn la storia dEuropa e di Siena. Ci nonostante, la pittura
senese continu ad avere significativi protagonisti, che operarono guardando ai modelli del primo Tre-
cento, consolidando il prestigio della citt in questo campo. La sezione si articola a partire da due grandi
polittici, dipinti nel secondo Trecento da Bartolomeo Bulgarini e Luca di Tomm.
Gli inizi del Quattrocento: Jacopo della Quercia e lapertura internazionale
Nei primi decenni del Quattrocento Jacopo della Quercia, forte di diverse esperienze, tra Lucca e Bolo-
gna, Ferrara e Firenze, impresse una svolta decisiva allarte senese, e non solo. Lo documenta il naturali-
smo di una rara Madonna col Bambino in terracotta, intorno alla quale sono esposte sculture del suo amico
Francesco di Valdambrino e tavole dipinte da maestri come Taddeo di Bartolo e Andrea di Bartolo, che
avevano ancora nel cuore la pittura di Simone Martini.

La via senese al Rinascimento: da Sassetta a Francesco di Giorgio


con Stefano di Giovanni detto il Sassetta che nel secondo quarto del Quattrocento la pittura senese
inizi a guardare verso le novit rinascimentali fiorentine, ma declinandole in maniera originalissima. Lo
si intende dalla pungente individualit di un suo San Bernardino o dalle figure di un trittichino del seguace
Pietro di Giovanni Ambrosi. A Siena, tuttavia, il gotico era duro a morire, come indicano in questa se-
zione le opere di Sano di Pietro e Giovanni di Paolo. Verso il 1460, la presenza in citt di Donatello e la
passione antiquaria del papa senese Enea Silvio Piccolomini, Pio II, seppero finalmente imprimere una
svolta decisiva alle arti. Se ne colgono gli effetti nellespressiva e vigorosa Madonna col Bambino in stucco
uscita dalla fervida bottega di Francesco di Giorgio Martini, versatile campione del Rinascimento senese.

Professor Andrea De Marchi, Professor Gabriele Fattorini


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DEL TRITTICO MARZOLINI
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UGOLINO DI NERIO
SANTANDREA B
ORAFO SENESE
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ORAFO VICINO
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ORAFO SENESE DEL TERZO DECENNIO
DEL XIV SECOLO VICINO A TONDINO DI GUERRINO 40
E ANDREA RIGUARDI S C U LTO R E S E N E S E
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CALICE
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