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MEMORIE E DOCUMENTI

PER LA STORIA DELL'UNIVERSITÀ DI PAVIA


E DEGLI

UOMINI PIÙ ILLUSTRI CHE V'INSEGNARONO

PARTE II.a

DOCUMENTI.

PAVIA
Stabilimento Tipografìco-Librario Successori Bizzoni
1877.
PARTE IL*

DOCUMENTI
III
Siccome ne lo richiedeva lo scopo ed il concetto, fu stabilito che in questo
volume, destinato ad illustrare l'esistenza e lo svolgimento dell'Ateneo pavese,
avessero a trovar luogo alcuni più importanti documenti, che ne segnassero le
epoche, quasi rilevandone lo speciale e più evidente carattere. Non era per vero
molto facile il compito della scelta, sebbene non troppo fertile fosse il campo
nel quale dovevasi mietere. Le epoche più remote, e perciò più interessanti per
chi abbia a cercare gli elementi di una futura e desiderata Storia della Uni-
versità ticinese, e delle sue origini, non offrono monumenti, direttamente e per
sè utili allo scopo, ma sibbene soltanto materiali sparsi ed isolati, dove un
periodo, una frase, un cenno porsero e porgono addentellati a costruzioni, ed a
ragionamenti, che per appalesare la loro effettiva solidità, hanno d'uopo, che
questa sia dimostrata con acute argomentazioni, dove il monumento, per sé solo,
non rappresenta che una parte accessoria ed anche non troppo significante.
Epperò al primo e più solenne documento relativo al nostro Studio Gene-
rale, quale si è il diploma 13 Aprile 1361 dell'Imperatore Carlo IV (N. 2),
— IV —

sicuramente le spettava anche per la coltura degli ingegni, che, per quanto re-
lativa, doveva qui esser promossa dalla riunione, e dalla permanenza dei perso-
naggi più cospicui, e più istruiti, chiamati a consulta ed a giudizi nei pubblici
e nei privati affari del regno.
Pel diploma imperiale del 13 Aprile 1361 Pavia apre il suo Studio Gene-
rale, e presto Galeazzo II Visconti, che ivi non è nominato, si cura (N. 3) di
fare, e ben chiaramente palese come a lui spettasse l'iniziativa ed il merito di
quei privilegi, mentre impone che gli scolari di tutte le città de'suoi domimi
dovessero qui appunto trasferirsi, e non altrove.
Doveva per altro parer troppo difettivo lo Studio Generale di Pavia, quando
non avesse la sanzione del pontefice, e più larga parte non vi trovasse l'inse-
gnamento teologico, per natura de'tempi importantissimo, e con piena legalità
non vi fosse impartito. Gian Galeazzo Visconti Conte di Vertus, successo a Ga-
leazzo II, e salito a grande potenza fra i principi italiani, seppe ottenere da
papa Bonifacio IX, appena erano scorse due settimane dalla di lui esaltazione
al trono pontificio, due bolle (N. 4 e 5) del 16 novembre 1389, le quali non
solo sancissero per lo Studio Generale di Pavia tutti i privilegi vantati da quelli
di Bologna e di Parigi, ma vi agevolassero il concorso dei chierici d'ogni or-
dine ed importanza.
In quali gruppi più distintamente si riunissero gli Scolari del nostro Studio
Generale in que' tempi, ci è reso manifesto dalle epigrafi (N. 6) ora conservate
nella Università, e che ci ricordano i Rettori ed i Priori dei Giuristi, e dei
Medici ed Artisti dell'anno 1391.
Della cura speciale, e dell'interesse che Gian Galeazzo Visconti, e dopo di
lui il suo successore Filippo Maria, si presero dell'incremento del nostro
Studio Generale fanno testimonianza i documenti successivi del 1392 (N. 7), e
del 1412 (N. 8, 9, 10 e 11), l'ultimo dei quali tessendo la storia tradizionale
delle Scuole pavesi quale fra noi correva or sono quasi cinque secoli, assume
dalla sua esposizione una speciale importanza.
Francesco Sforza (N. 12), Galeazzo Maria suo figlio (N. 13), Lodovico
Maria Sforza (N. 14) si appalesano tutti molto premurosi degF interessi del
nostro Studio, come di istituto, cui strettamente fosse legato l'onore del prin-
cipe al pari di quello della città di Pavia, e l'ultimo di quei Signori abbonda
in concessione di privilegi al Collegio dei Giureconsulti ed Artisti, a quello dei
Filosofi e dei Medici distintamente indicati.
Anche il re francese Luigi XII divenuto padrone di Pavia nel 1499, ammette
ed assicura (N. 15), come già in formale capitolazione aveva fatto Francesco
Sforza (N. 12), che lo Studio Generale di Pavia sarebbe mantenuto nella sua
integrità, confermandone i privilegi.
Né le gravi peripezie, che angustiarono la signoria degli ultimi Sforza li
distolsero dal preoccuparsi dello Studio pavese, e nel 1522 Francesco secondo,
da poco rientrato nei suoi contrastati domimi (N. 16 e 17), insisteva con suoi
proclami, perchè lo Studio stesso fosse convenientemente riaperto, perchè gli
Scolari lo dovessero indeffettibilmente frequentare.
Di quelle premure degli ultimi Signori di Milano e Pavia per la nostra
Università, ci è conservata memoria nelle Costituzioni del Dominio milanese, che
preparate da Giacomo Filippo Sacco Preside del Senato di Milano per incarico
di Francesco secondo Sforza furono poi sancite dall'imperatore Carlo V nel
1541 (N. 18), ivi essendo fatto speciale dovere al Senato di aver cura di detta
Università illustre e segnalata fra le istituzioni ammirabili della Lombardia, e
di promoverne la prosperità e gli interessi.
Colla seconda metà del secolo XVI incominciava per lo Studio Generale di
Pavia un'epoca meno favorevole, e quale le guerre, le pestilenze, la lontananza
dei dominatori stranieri, e le condizioni generali del paese dovevano cagionare a
questa come a molte altre istituzioni. Né ad interamente scongiurare il gravis-
simo danno potevano bastare alcuni eletti ingegni, che pur non mancavano dal-
l'elevarsi sovra la folla dei mediocri, a continuare quella nobilissima tradizione
di dottrina e di studi, che mercè loro non fu giammai interrotta, se potè dirsi
annebbiata, per la nostra insigne Università. Scorrendo gli atti del Senato di
Milano, e quelli, che ancora conservansi nell'archivio della Università raccoltivi
per ispeciale cura del solertissimo Parodi, dopo essersi soffermati con qualche
compiacenza sulle raccomandazioni fatte per togliere ogni ostacolo al restauro del
sepolcro del Giureconsulto e Lettore celeberrimo Baldo da Perugia (N. 19), noi non
troviamo fra le molte disposizioni Senatorie per la precedenza dell'uno o del-
l'altro Settore; sul modo di conservarne, e portare in giro le insegne; sul posto
da assegnarsi ai Priori, per oltre un secolo documenti, che possano riuscire di
qualche positivo interesse. Solo a non lasciare troppo ampia la lacuna ne sembrò
poter togliere dalla dimenticanza i Decreti coi quali il Senato voleva impedita
ogni pressione sugli Scolari, perchè frequentassero la lezione d'uno piuttosto,
che dell'altro insegnante (N. 20); prescriveva che il prodotto di certe specificate
e singolari tasse venisse impiegato nel provvedere di uno scettro o mazza, il
gruppo dei Legisti, e non altrimenti (N. 21); trovava riprovevole e molto savia-
mente da doversi reprimere il modo meno conveniente generalmente usato nelle
lezioni, ripetendo con lenta e noiosa dettatura le parole ed i concetti (N. 22).
VI —

A temperare V aridità dei riferiti documenti non si volle ommessa la narra-


zione della visita fatta nell'anno 1711 alla nostra Certosa dal re Carlo HI di
Spagna in viaggio per essere incoronato imperatore dei Komani, ed assumere il
VI posto fra suoi omonimi (N. 23). Sicuramente la copia di quel documento
quale è da noi riferita, fu procurata nel 1753 air Archivio della Università a
constatare lo speciale riguardo, che il re di Spagna, e futuro imperatore, aveva
usato ai Lettori di questo istituto, loro permettendo di favellare ritti della per-
sona, e non ginocchioni come era pochi momenti prima accaduto ai poveri Ora-
tori della città di Pavia. Se l'incidente oggi non si reputerà guari notevole per
l'Università, esso rimane però assai caratteristico dell'epoca in cui succedeva.
Un periodo memorabile di risorgimento nelle condizioni materiali, ed anche
nelle scientifiche per la Università ticinese ebbe suo principio coli'avvenimento
al trono della imperatrice Maria Teresa, ed è omaggio, che volontieri dobbiamo
rendere alla di lei memoria affermando, che sincere ed efficaci furono le premure
da essa ripetutamente spiegate a vantaggio di questo Ateneo.
H Decreto 24 novembre 1765 (N. 24) della nominata imperatrice rilevando
l'importanza di migliori provvedimenti per gli studi, sollevava da ogni relativa
ingerenza il Senato di Milano1 ed istituiva una speciale Deputazione, che si oc-
cupasse della Pubblica istruzione, ed innanzi tutto proponesse un nuovo Piano
degli Studi secondo le vere esigenze dei tempi. È vero che inspirata dall'am-
biente della sua residenza imperiale di Vienna, Maria Teresa avrebbe voluto, che
quel nuovo Piano si conformasse alle discipline applicate già agli Stati ereditari
di Germania, ma una frase felicemente aggiunta lasciava, che la Deputazione
agli Studi vi si attenesse solo nei limiti della possibilità sempre relativa e vin-
colata dalla opportunità.
Dopo ben sei anni il nuovo Piano sortiva approvato pel Decreto imperiale
31 ottobre 1771 (N. 25), costituendo quattro facoltà complete nella nostra
Università, aumentandone la dotazione, ed iniziando quell'ampliamento di edifizi,
che l'esimio architetto Piermarini doveva condurre ben innanzi, lasciandone il
seguito al distintissimo Pollack, al Marchesi, al Vergani.
Come di fatto l'Università pavese avesse ricevuto un più potente alito di
vita appare dalla relazione 28 maggio 1773 del professore Giambattista Borsieri
(N. 26), che accenna ai temi svolti da ben ventidue professori improvvisando
nel volgere di quattro ore in occasione di una visita fatta all'istituto dall'Arci-
duca Governatore di Milano. Molti fra i nomi di quei professori suonano ono-
revolissimi per loro, e per l'Università ove salirono la cattedra.
La lettera 19 aprile 1784 del ministro Di Kaunitz (N. 27) onora quel
— VII —

personaggio distintissimo e così l'imperatore Giuseppe ET, mostrando come ope-


rosamente cercassero favorire il miglioramento degli studi anche fra noi in Lom-
bardia, e porge un esempio assai imitabile, e che non vorrebbesi dimenticato.
Pare che a seguito forse dei commovimenti politici nella vicina Francia,
qualche irrequietudine si manifestasse nel 1790 fra la scolaresca, per modo che
il professore Lorenzo Mascheroni nella sua qualità di Settore fosse invitato a
riferirne proponendo opportuni provvedimenti, come esso fece colla relazione
2 agosto 1790 (N. 28), che per altro non persuase il Conte di Wilzeck a misure
alquanto severe quali pareva fossero consigliate dall'illustre professore.
Caratteristica per molti e diversi riguardi è la lettera 13 settembre 1796
(N. 29) con cui il cittadino Bauvinay chiamato a sopravegliare agli affari della
provincia di Pavia pel Governo della Kepubblica francese, invita il Capo del-
l'Università a riferirgliene le condizioni; temperata e giudiziosa è la risposta del
professore Bassiano Carminati, Eettore interinale dell'istituto.
Appartiene agli ultimi mesi dell'anno 1796, ed al successivo 1797, il car-
teggio di cui si credette conservare memoria, e che riguarda il nuovo Calendario,
che il professore Giovanni Rasori nella sua qualità di Rettore della Università
aveva preparato per V anno V della Repubblica francese, ove sostituite, come era
prescritto, le nuove alle vecchie divisioni del tempo, erano pure surrogati gior-
nalmente ai nomi consueti dei santi quelli di uomini, che il proponente reputava
eminenti fra gli illustri. La scelta di molti fra quegli illustri aveva incontrate
gravi eccezioni presso i decani delle quattro facoltà, Zola, Nani, Volta e Pre-
sciani, meno caldi nello ammirare taluni personaggi comparsi nel campo filosofico
e' nel politico a preparare i sommovimenti di Francia o ad approfittarne. Non
si ha testuale la decisione dell'Amministrazione Generale cui l'affare era sot-
toposto, ma è certo fosse conforme ai desideri dei decani, perchè il Calendario
Rasoriano, che era già alle stampe fu ritirato, ed altro ne fu disposto e di-
stribuito conforme al semplice decadario francese (N. 30).
Accenna alle misere condizioni cui erano ridotti i Gabinetti scientifici, ed i
professori della Università nell'anno 1798 la lettera autografa 20 novembre
(N. 31) del professore Antonio Scarpa, Rettore di quel tempo, e che richiede
d'urgenza provvedimenti efficaci.
Rimasta chiusa per gli avvenimenti di guerra al cadere del passato secolo
la nostra Università, il primo console Bonaparte, appena riconquistata la Lom-
bardia, e per Decreto 4 messidoro anno Vili, né ordinava il riaprimento con
auova organizzazione in tre sole classi (Facoltà), di Filosofia, di Medicina, e di
Giurisprudenza Dmmesso quindi lo studio teologico (N. 32), ed il Ministro del-
— Vili —

l'interno della rediviva Eepubblica Cisalpina disponeva perchè le lezioni dovessero


incominciare al 20 brumale anno IX, ossia al 10 novembre 1800. È notevole
in quei documenti l'importanza data all'Università ticinese, che il primo console
non esita a designare col lusinghiero epiteto di c e l e b r e .
Nei brevi anni della sua esistenza la Repubblica Cisalpina, dettava un nuovo
piano di studi per le Università nazionali (1803), e per esso tre ancora erano
le Classi o Facoltà distinte però colle denominazioni di Matematiche e Fisiche;
Morali e Politiche; di Letteratura,
Coli'avvenimento del Regno d'Italia (1805) quelle tre Classi si dissero di
Matematica, di Medicina e di Giurisprudenza, e la nostra Università continuò
ad annoverare fra suoi insegnanti i più celebrati nelle varie scienze, associando
a Volta, a Scarpa, a Tamburini, Monti, Brunacci, Foscolo, Romagnosi, Brugnatelli
ed altri non pochi.
Scomposto nel 1814 il regno d'Italia gli austriaci riebbero il dominio di
Lombardia, e da essi e dai loro imperanti l'Università di Pavia dovette atten-
dere ogni sua fortuna.
Le cambiate condizioni degli studi non acconsentivano che quest'istituto
riaprisse quella Facoltà teologica, che altra volta vi fioriva con tanto suo onore,
e vantaggio grande ed ancor durevole della nazione, epperò i pensieri e gli
uffici dei Rettori della Università negli anni 1819 e 1820 erano diretti a veder
compiuto ed ampliato il già cospicuo fabbricato, ad aggiungere qualche indispen-
sabile insegnamento, a procurare, che gli studi propri agli Ingegneri, divenuti
una sezione della ricostituita Facoltà filosofica, fossero ordinati per tal modo,
da rilevarne l'importanza, come l'utilità loro richiedeva specialmente nella nostra
Lombardia, e già era avvenuto durante il Regno d'Italia (N. 33).
L'ampliamento dell'Università era concesso con ingente spesa del pubblico
erario negli anni 1820 e 1821, e così, ma dopo un ben lungo lasso di tempo,
gli Studi matematici, aggregati, come si accennava, alla Facoltà filosofica, ne
vennero man mano a distinguersi per la speciale loro importanza, sino a che
nell'anno 1844 erano costituiti in una vera e propria Facoltà, sebbene con una
sgraziata clausola di provvisorietà applicata al primo suo Direttore, l'illustre
Antonio Bordoni.
Un ultimo e grandioso ampliamento si ebbe il fabbricato della Università
colla costruzione di una vasta aula per le maggiori solennità scolastiche, colle-
gandovi l'adattamento di altre aule minori, e di indispensabili abitazioni.
Ne fu ragguardevole la spesa di circa lire centosettantamila, e la concessione
dei fondi all'uopo necessari fatta dal governo imperiale a seguito di uffici
— IX —

insistentemente ripetuti, doveva ispirare i sensi di riconoscenza, che si trovano


espressi nell'atto 30 maggio 1845 (N. 34) con solennità allogato nel cavo della
prima pietra posta per le fondamenta del nuovo edificio.
Questi sono i documenti, che si credette pubblicare fra quelli che l'Archivio
dell'Università, e gli Archivi di Stato in Milano potevano fornire. Gli originali
dei più antichi, ed altri forse più importanti dovevano trovarsi nell'Archivio
civico, ma da anni se ne lamenta la dispersione e lo smarrimento.
Ora a futuri raccoglitori va preparando una nuova serie di atti il Governo
nazionale avventurosamente instaurato. È ferma lusinga di tutti quelli cui stanno
a cuore le sorti della c e l e b r e U n i v e r s i t à di Pavia (N. 32), e l'avvia-
mento giusto e razionale degli Studi, che tale importantissimo istituto abbia ben
presto a raggiungere quello sviluppo scientifico e materiale, che l'interesse e
l'onore del paese ad una voce imperiosamente richiedono.

CAMILLO BRAMBILLA.
X
.
— 1 — (DOCUMENTO N. 1.)

I.

Estratto dal Capitolare dell'imperatore Lotario, datato da Corte-Olona,


e che determina quali città debbano inviare i loro scolari alla Scuola istituita in Pavia.

Maggio825(*).
HLOTHARII CONSTITUTIONES OLONNENSES

A. 825.

Incipit capitula quod domnus imperator sexto anno imperii sui ad generale placitum
instituit curte Holonna.

Omissis

6.° De doctrina vero, quæ ob nimiam incuriam atque ignaviam quorundam præpositorum,
cunctis in locis est funditus extincta, placuit ut sicut a nobis constitutum est, ita ab omnibus
observetur; videlicet ut ab his qui nostra dispositione ad docendos alios per loca denominata
sunt constituti, maximum detur studiura, qualiter sibi commissi scolastici proficiant, atque
doctrinæ insistant, sicut præsens exposcit necessitas. Propter oportunitatem tamen omnium
apta loca distincte ad hoc exercitium providimus, ut difflcultas locorum longe positorum, ac
paupertas, nulli foret excusatio. Id sunt: Primum in Papia conveniant ad Dungalum, de
Mediolano, de Brixia, de Laude, de Bergamo, de Novaria, de Vercellis, de Tertona, de Aquis,
de Janua, de Aste, de Cuma. In Eporegia ipse episcopus hoc per se faciat. In Taurinis con-
veniant de Ventimilio, de Albingano, de Vadis, de Alba. In Cremona discant, de Regia,, de
Placentia, de Parma, de Mutina. In Florentia, de Tuscia respiciant. In Firmo et de Spoletinis
civitatibus conveniant. In Verona, de Mantua, de Triento. In Vincentia, de Patavis, de Tarvisio,
de Feltris, de Ceneda, de Asylo. Reliquæ civitates Forum Julii ad scolam conveniant.

Omissis

Datum Holonna, anno imperii domno Ludowici et Lottano imperatoribus 12.° et 6.* mense
Madio, indictione 3.

(Dal Pertz. — Monumenta Getmaniœ historica— Legum — tomus I. Hannoverae 1835. Pa$. 248 «t 249.)

(*) L'anno a cui dovesse appartenere questo Capitolare di Lotario era incerto, credendo alcuni di assegnarlo all'anno 820, altri
ah* 323, all' 829, od air 825 come accade del Pertz. Preferita senz'altro, quanto al testo la lezione di quest'ultima come la più recente, e
sicuramente meglio riscontrata, circa l'epoca dell'importantissimo atto ò da osservarsi 'Col Fumagalli ( Codice diplomatico Ambrosiano
Pag. 146), che nei diplomi di Lotario gli anni del di lui imperio talvolta sono computati dall' anno 817 in cui morto re Bernardo fu egli
fatto partecipe del titolo d'imperatore, tal altra dal 5 Aprile 823 in cui venne come tale effettivamente incoronato in Roma, ma più
comunemente dal Marzo 820 in cui fu dichiarato re d'Italia. Ora ritenendo precisamente, che il Capitolare di Corte-Olona fossa datato
coli' ultimo degli indicati sistemi, il Maggio 825 si combina perfettamente coiranno sesto di Lotario, che aveva avuto principio nel pre-
cedente Marzo, ed è indicato sul riferito testo di esso Capitolare.
(DOCUMENTO N. 2.) — 2 —

II.

Diploma dell'imperatore Carlo IV che a seguito delle istanze del Podestà, del Capitano, del
Consiglio e degli Anziani del Comune di Pavia, acconsente che qui sia eretto uno
Studio Generale con tutti i privilegi già usufruiti dagli uguali Istituti di Parigi,
di Bologna, di Oxford, di Orleans, e di Montpellier (*).

13 aprile 1361.
PRIVILEGIUM CAROLI QUARTI
IMPERATORE

Reperitur ad Cancellariam Inclitae Civitatis Papiae in Registro magno Privilegiorum, et


Statutorum eivsdem Civitatis cooperto assidibus et Coreo albo, inter coetera in foglio 57 provi
infra scriptum videlicet:
Privilegium Imperiale prò instauratione huius Almi Ticinensis Gymnasy.
In Nomine Sanctae, et Individuae Trinitatis Feliciter. Amen. Carolus Quartus Divina fauente
Clementia Romanorum Imperator semper Augustus, et Boemiae Rex, ad perpetuam rei memo-
riam. Rectrix humani generis, virtutum coelestium immitatrix praeclara scientia, cuius d a r à
membra odiosa pestilentiae rabies per mundi climata, impia voragine iam assumpsit, tanto gemitu
ad nos clamore confiditur, iam suis laribus a penosis habitaculis viduata, ut sibi.dignemur
Imperialis Caelsitudinis praesidio subuenire; si quando prouisione Caesarea cuius interest uni-
verso mundo consulere, in pristino statu florere valeat, et inueterascentem mundum sostentare,
et denuo feconda quadam aspergine, germinis redimi; sane honorabilium, et dilectorum nobis
Potestatis, Capitanei Consilij Ancianorum Communis, et Populi Civitatis Papiensis nostrorum,
et Imperij sacri fidelium oblata nostræ Maiestati supplicatio continebat, quatenu3 ipsi ad
instar aliarum Urbium de instaurando generali studio in facultatibus quibuscumque gratiam,
et privilegium benignitate Caesarea concedere dignaremur. Nos attendentes multiplicia merita
probitatis, quibus antedicti Papienses nos ac Sacrum Rom. Imperium retroacto iam tempore
exquisita diligentia studijs honorarunt, animo deliberato non per errorem, aut improvidè, sed
sano electorum, et aliorum Sacri Imperij Principum Consilio accedente, ipsis, haeredibus, et
successoribus eorum in perpétuum infrascriptam gratiam duximus facendam, ut in praedicta
Civitate Papiense generale Studium utriusque Iuris videlicet tam Canonici, quara Civilis, nec
non Philosophiae Medicinae, et Artium liberalium erigatur, et ex nunc perpetuis temporibus
obseruetur: quod quidem Studium, eiusque studentes, nec non Rectores, Doctores, Baccalarios,
Officiales, atque ministros, fàmulos, et familias eorum, et cuiuslibet eorundem, quocumque
nomine censerentur, qui fuerint per tempora, cuiuscumque etiam dignitatis, status, ordinis,
seu conditionis^ praedicti, et singuli eorum extiterint, omni eo privilegio, libertate, Immunitate,
Indulto, et gratia, quibus Parisiensis, Bononiensis, Oxoniensis, Aurilianensis, et Montis pe-
xulani Studia, seu alia quaecumque Studia generalia, privilegiata noscuntur, huius nostrae
concessionis gratia perfrui semper volumus, et gaudere, per omnia, ac si privilegium, libertas,
Immunitas, Indulta, et gratia huiusmodi præsentibus de verbo ad verbum essent inserta; De-
cernentes, et ac nostra constitutione Cæsarea perpetuis valitura temporibus, ex certa scientia
de Imperialis potestatis plenitudine sancientes, ut praedicta Civitas Papiensis praesenti nostra
Imperiali concessione suffulta, generalis Studij Gratioso Privilegio perpetuo gaudeat, et utatur.
Possitque Papiensis Episcopus qui est, et qui fuerit pro tempore per se, vel suum Vicarium,
seu Locumtenentem de Consilio, et consensu Doctorum, et Magistrorum Studij memorati, ser-
uatis forma, modo, et ordine, qui in talibus consueverunt, in praedictis generalibus, et alijs
— 3 — (DOCUMENTO N. 2.)

studijs laudabiliter obseruari, illis, quos ad hoc idoneos, et dignos inuenerint legendi, indul-
gere licentiam, et studioso praemisso examine licentiare, et Doctoratus, siue Magistratus insigna
ritè conferre, et de his solemniter inuestire. Caeterum, ut Scolares, et Studentes quilibet studij
Papiensis praedicti tanto valeant liberius, litterarum studijs insudare, quanto à molestia, et
turbationum impetu uberius liberati et ampliori fuerint libertate Caesarea benignitate fulciti,
de innata nobis clementia Rectores, Doctores, Scolares siue Studentes eiusdem studij univer-
sos, quoscumque, et singulos eorum, et cuiuslibet ipsorum familiares, famulos, et ministros,
nec non et scolas, domos, siue hospitia in nostrani et Sacri Rom. Imperij protectionem tutelam,
et deffensionem recipiiuus praesentibus ex certa scientia specialem. Nulli ergo omnino homi-
num liceat hanc paginam nostrae mentis infringere, vel ei ausu temerario contraire. Si quis
autem contrarium attemptare praesumpserit bannum Imperiale, et poenam centum marcarum
auri puri totiens quotiens contra factum fuerit, eo ipso se nouerit irremissibiliter incursurum,
quarum medietatem Fisci Caesarei, reliquam vero Uniuersitatis Studij Papiensis praefati usibus
statuimus applicari, praemissis omnibus poena soluta, siue remissa, nihilominus in suo robore
duraturis 88 Signum Sereniss. Principis, et D.ni D.ni Caroli Quarti Rom. Imperatoris Inultis-
simi, et gloriosissimi Boemiae Regis. Testes huius rei Illustrissimus Rodulphus Rex Saxoniae
Sacri Imperij Archimarescalcus, Ludouicus dictus Romanus Marchio Brandeburgensis eiusdem
lmperii supremus Camerarius, Venerabiles Arnesius Archiepiscopus Pragensis,..................
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . (omissis)....................................
et multi alij nostri, et Sacri Imperij Comites, nobiles, et fideles, praesentes, et sub Imperialis
Maiestatis Nostrae Sigillo, testimonio litterarum. Dat. Nuramburg. Anno D.ni, Millesimo tri-
centesimo sexagesimo primo. Indictione quartadecima Idus Aprilis. Regnorum nostrorum Anno
quintodecimo, Imperij vero septimo. Subscript, per D. Cancell. Nicolaum de Trez, et per Ioan-
nem Deprusien (*).

( Da copia a stampa presso la Biblioteca della R. Università. Tom. IX Miscellanea in fol.)

(•) Fu già da altri rilevata la circostanza, che nel presente diploma non ò fatta parola di Galeazzo li Visconti, dal Novembre
1359 padrone di Pavia, ed ai di cui uffici più particolarmente era da attribuirsi l'insigne privilegio accordato a questo Comune. A dare
ragione di simile preterizione del prestantissimo personaggio deve osservarsi, che un diploma dello stesso imperatore Carlo IV del 22
Gennaj o 1360 aveva bensì sancito la signoria del Visconti in Pavia,-ma come Vicario imperiale, per il che a salvaguardare l'alto e
diretto dominio dell'imperatore in Pavia, e fors'anche, in tanto precedente mutamento di signorie, a maggior guarentigia della conces-
sione, questa si volle fatta al Comune senza la evidente intromissione di chi non era in diritto, qualunque poi ne fosse in fatto 1' autorità,
che il rappresentante dell'imperatore.

III.

Decreto di Galeazzo II Visconti Vicario imperiale in Milano, Pavia, etc. onde gli scolari
di tutte le città a lui soggette debbano recarsi allo Studio Generale in Pavia, rilevando
l'importanza degli ottenuti privilegi.

27 Ottobre 1361.

GALEAZ VICECOMES MEDIOLANI ETC. VICARIUS GENERALIS.

Cum habeamus Studium in civitate nostra Papiae tam in jure Canonico, quam Civili, et
in Medicina, et Physica, et Logica, habeamusque ibi Doctores sufficientes, raandamus vobis,
quatenus proclamari faciatis in Civitatibus vestris in locis consuetis, quod quilibet Scholaris
(DOCUMENTO N. 3.) — 4 —

debeat ad Civitatem nostrani Papiae statini accedere sub poena nostro arbitrio auferenda; et
si qui ivissent ad aliena studia, statini mittatur prò eis, et compellantur venire Papiam;
in ipsa enim Civitate Papiae aquisivimus privilegia solemnia studij generalis cum potestate,
et authoritate dandi conventum in Decretalibus, Legibus, et qualibet facilitate.
Datum Mediolani 27 Octobris.

(Tolto dal Gatti-Historia Gymnasii Ticiniensis-Mediolani-1704 Pag. 134.)

IV.

Bolla di Papa Bonifacio IX colla quale aderendo agli uffici di Gian Galeazzo Visconti
Conte di Virtù , si accordano, di apostolica autorità, allo Studio Generale di Pavia i
fciù larghi privilegi in ogni facoltà, con speciale cenno, che in quanto alla Sacra pagina
(Teologia) abbia qualsiasi più distinta prerogativa fosse fruita nelle città di Parigi e
di Bologna.

16 Novembre 1389.
Reperitur ad Cancellariam Inclitae Ciuitatis Papiae, in Registro magno Privilegiorum, et
Statutorum dictae Ciuitatis cooperto assidibus, et Coreo albo, intercetera in foglia 58. adesse
prout infra scriptum videlicet:
Bonifacius Episcopus Seruus seruorum Dei; ad perpetuam rei memoriara. In supremae di-
gnitatis Àpostolicae specula licet immeriti disponente Domino constituti, ad uniuersas Fidelium
regiones nostrae vigilantiae creditas, earumque profectus, et commoda tamquam vniuersalis
gregis Domini Pastor commissam nobis speculationis aciem, quantum nobis ex alto permittitur,
extendentes fldelibus ipsis ad querendam litterarum Studia, per quae Diuini nominis, suaeque
Fidei Catholicae cultus protenditur, Justitia colitur, tam publica, quam privata res geritur
vtiliter, omnisque prosperitas humanae conditionis augetur, libenter fauores graciosos impen-
dimus, et opportunae commoditatis auxilia liberaliter impertimur: cum itaque sicut nuper prò
parte dilecti filij: Nobilis viri Galeaz de Vicecomitibus Comitis virtutum in Mediolanensi et
Papiensi Ciuitatibus Imperialis Vicarij, fuit nobis expositum, ipse Comes, non solum ad utilita-
tem, et prosperitatera huiusmodi Reipublicae ac incolarum praedictae CiuitatisPapiensis sed etiam
aliarum partium vicinarum laudabiliter intendens, in eadem Civitate Papiensi loco utique ad
hoc accomodo admodum, et idoneo, desideret plurimum adesse Studium Auctoritate Apostolica
generale in qualibet facultate licita, ut ibidem fides ipsa dilatetur, erudiantur simplices,
aequitas seruetur, judicij crescat ratio, et intellectus hominum augeatur. Nos praemissa, et
etiam eximiam fidem quam ipse Comes ad nos, et Sanctam Romanam Ecclesiam gerere dignoscitur
attente considerantes feruenti desiderio appetimus, quod Civitas Papiensis et partes predictae
scientiarum muneribus amplientur^ut viros producant consilij maturitate perspicuos, virtutum
redimitos ornatibus, ac diuersarum facultatum dignitatibus eruditos, sitque ibi scientiarum
fons irriguus, de cujus plenitudine auriant uniuersi litterarum cupientes imbuì documentis.
His igitur omnibus, et praesertim idoneitate dictae Civitatis Papiensis quae ad multiplicanda
doctrinae semina, et germina salutaria producenda, inter caeteras Ciuitates Prouinciae Lom-
bardiae valde congrua, et accommodata fore dicitur, diligenti examinatione pensatis, non
solum ad ipsarum Ciuitatis Papiensis et prouinciae, ac circura adiacentium regionum incolarum,
sed etiam aliorum,'qui propter^a de uniuersis mundi partibus ad Ciuitatem confluent, ad
eamdem commodum, et profectum studio paternae solecitudinis anelantes deuotis dicti Comitis
— 5 — (DOCUMENTO N. 4.)

in hac parte supplicationibus inclinati, authoritate Apostolica praesentium tenore statuimus,


ac etiam ordinamus, ut in dieta Ciuitate Papiensi de caetero sit Studium generale, illudque
perpetuis temporibus inibi vigeat in Sacra pagina, Jure Canonico et Civili, nec non in Medi-
cina, et qualibet alia litteratoria licita facultate, et ;quod docentes, legentes, et studentes
ibidem omnibus priuilegijs, libertatibus, immunitatibus, et indulgentijs coheessis Doctoribus
legentibus, Magistris, et Scolaribus, et praesertim in eadem Sacra pagina in Bononiensi, et
Parisiensi Studiis commorantibus gaudeant, et vtantur. Quodque illi, qui processu temporis
bravium meruerint in illa facultate, in qua studuerint obtinere, sibique docendi licentiam, vt
alios erudire valeant, ac Doctoratus, seu Magisterij honorem petierint elargiri per Doctorem,
seu Doctores, aut Magistrum, seu Magistros illius facultatis, in qua examinatio fuerit facienda
Episcopo Papiensi qui prò tempore fuerit, aut alteri, qui per eundem Episcopum, vel Ecclesia
Papiensi vacante illi, vel illis, qui dilectos filios Capitulum eiusdem Ecclesiae Deputatus, vel
Deputati fuerint praesentent. Idemque Episcopus, aut Deputatus, seu deputati hujusmodi, vt
praefertur Doctoribus et Magistris in eadem facultate, actu inibi legentibus conuocatis, illos
in his, qui circa promouendos ad Doctoratus, seu Magisterij honorem requiruntur per se, vel per
alium iuxta modum, et consuetudinem, qui super talibus in Bononiensi et Parisiensi praedictis,
et alijs generalibus Studijs obseruantur examinare studeat seu studeant diligenter. Eisque si ad
hoc idonei, et sufficientes reperti fuerint, hujusmodi licentiam tribuat, seu tribuant, et Docto-
ratus, seu Magisterij honorem conferat, seu conferant. Illi vero, qui in eodem studio Papiensi
examinati, et approbati fuerint, ac docendi licentiam, et honorem hujusmodi obtinuerint ut
est dictum, ex tunc absque examine, et approbatione alia regendi, et docendi, tam in pràedicto
Papiensi quam in singulis alijs generalibus studijs, in quibus voluerint regere, vel docere
statutis, et consuetudinibus quibuscumque contrarijs Apostolica, vel quacumque firmitate, alia
vallatis nequaquam obstantibus plenam, et liberam habeant facultatem. Nulli ergo omnino
hominum liceat hanc paginam nostrae constitutionis, et ordinationis infringere, vel ei ausu
temerario contraire, si quis autem hoc attemptare praesumpserit, indignationem Omnipotentis
Dei, et Beatorum Petri, et Pauli Apostolorum eius, se nouerit incursurum.
Datum Romae apud Sanctum Petrum XVJ. Cai. Decembr. Pontific. nostri anno primo, Si-
gnat. M. A. Reuer. Hierony. Benincasa, et ab extra Signat. Oldradus et Sigili. Sigillo Plombeo
penden cum Cordulis sericeis Gialdis, et Rubeis
Subscripta.
Io. Aloysius Gerardius praef.
Inclitae Civitatis Papiae.
Cancellarius etc. Profide etc.
Locus Sigilli.

(Da copia stampata ed esistente presso la Biblioteca della R. Università, nel Volume IX Miscellanea jn
foglio, e riscontrata con altra copia manoscritta autenticata il 5 Febbrajo 1569 dal Cancelliere del comune di
Pavia Antonio Isimbardi, e conservata nell'Archivio della detta Università).
(DOCUMENTO N. 5.) — 6 —

V.
r
Bolla di Papa Bonifacio IX colla quale esso permette che gli investiti di qualsiasi
beneficio ecclesiastico, anche vincolato a residenza, possano attendere agli studi nelle
diverse facoltà dello Studio generale di Pavia senza detrazione dei loro particolari
proventi, provvedendo ai rispettivi indispensabli offici col mezzo di idonei vicari.

16 Novembre 1389.
Bonifacius episcopus servus servorum dey. Dilectis filiis universis doctoribus magistris et
scolaribus studii papiensis presentibus et futuris, Saluterai et apostolicam benecdictionem. Dum
attente considerationis indagine perscrutarciur quod per litterarum studia cohoperante ilio
a quo omnium carismatum dona manant viri eficiuntur scientiis eruditi per quos equm ab
iniquo discernitur erudiuntur rudes pruecti ad altiora consendunt fldes catolica roboratur
non solura loca ubi huiusmodi polent studia, sed studentes in eis minimis (sic) gratiis et li-
bertatibus honoramus. Vestris itaque supplicationibus inclinati omnibus et singulis personis
ecclesiasticis secolaribus et regolaribus presentibus et filturis in studio papiensi et civitate
predicta in quacumque facultate licita Studentibus seu legentibu$ auctoritate presentium
indulgemus ut quamdiu litterarum studio huiusmodi in civitate predicta insisterint fructus
. reditus et proventus omnium beneficiorum suorum ecclesiasticorum cum cura et sine cura
secolarium et regolarium etiam si dignitates personatus et ofitia in cathedralibus et coligiatis
ecclesiis existant et dignitates ipse in eisdem cathedralibus post pontificales majores aut co-
legiatis ecclesiis principales fuerint et ad eas per electionem asumi consueverint. Que nunc
in quibusvis ecclesiis sive locis obtinent et in posterum obtinebunt cum ea integritate libere
percipere valeant cottidianis distributionibus dum taxat exceptis cum qua illos perciperent
si in eisdem ecclesiis sive locis personaliter residerent et ad residendum interim in eisdem
minime teneantur neque ad id inviti a quoquam valeant cohartari non obstantibus tam felicis
recordationis Bouifatii Vili predecessoris nostri per quam huiusmodi concessiones fieri sine
prefinitione temporis prohibentur quam aliis quibuscumque constitutionibus generalibus vel
specialibus per sedem apostolicam vel ligatos eius ac in provintialibus vel sinodalibus conci-
liis editis et quibuscumque statutis et consuetudinibus ecclesiarum seu locorum in quibus
hujusmodi benefitia fuerint contrariis Juramento confirmatione apostolica vel quacumque
alia firmitate valatis etiam si de illis servandis et non impetrandis litteris apostolicis contra
ea et ipsis litteris non utendo etiam ab alio vel ab aliis Impetratis sue alias quovismodo
concessis predicte persone per se vel procuratores earum prestiterint facturus vel in poste-
rum ipsas prestare contingerit forsitan juramentum seu si locorum ordinariis a prefata sit
sede concessum vel in posterum concedi contingat quod canonichos et personas ecclesiarum
suarum civitatis et diocesis etiam in dignitatibus seu personatibus aut oficiis constitutas per
subtracsionem proventum suorum ecclesiasticorum aut alias compellere valeant ad residendum
personaliter in eisdem aut si eisdem ordinariis et dilectis filiis capitulis earumdem ecclesia-
rum vel quibusvis aliis communiter vel divisim ab eadem sit sede indultum vel in posterum
indulgeri contingat. Quod canonicis et personis dictarum ecclesiarum etiam in dignitatibus
personatibus seu ofitiis constitutis non residentibus in eisdem fructus reditus et proventus
canonicatuum et prebendarum ac dignitatum seu personatuum aut ofitiorum vel benefitiorum
suorum ecclesiasticorum ministrare minime teneantur. Et ad id compelli non possint per litteras
apostolicas non facientes plenam et expressam ac de verbo ad verbum de indulto huiusmodi
mentionem et quibuslibet aliis privilegiis indulgentiis et litteris apostolicis generalibus vel
— 7 — (DOCUMENTO N. 5.)

specialibus quorumcumque tenorum existant per que presentibus non expressa vel totalitér
non inserta effectus huiusmodi gratie impediri valeat quomodolibet vel differri et de quibus
quorumque totis tenoribus debeat in nostris litteris fieri mentio specialis proviso quod benefitia
huiusmodi debitis interim obsequiis non fraudentur et animarum quarum in eis quibus illa...
nulatenus negligatur sed per bonos et suficientes vicarios quibus de huiusmodi beneficiorum
proventibus necessaria congrue ministrentur diligenter exerceatur et deserviatur inibi lauda-
biliter in divinis. Nuli ergo omnino hominum liceat hanc paginam nostre concessionis infrin-
gere vel ei ausu temerario contrahire. Si quis autem hoc atemptare presumserit indignationem
omnipotentis dey et beatorum petri et pauli apostolorum eius se noverit incorsurum.
Data Rome apud sanctum petrum XVI kalendas decembris pontificatus nostri anno primo.

(Da copia favorita dalla R. Direzione degli Archivi di Stato in Milano, e che tratta, dal foglio 205 dei
Registro A dell'Archivio Panigarola, sta negli Atti della R. Università, e venne qui letteralmente riprodotta.)

VI.
Due epigrafi già collocate in una Cappella dedicata a Santa Catterina nella Chiesa di
San Tommaso in Pavia, ora in gran parte distrutta, e che presentemente si trovano
infisse nella parete, che guarda a levante del terzo cortile della Università a sinistra
della scala principale.

1 Giugno 1391.
« HANC . TOTUS . CETUS . STUDII . PAPIENSIS . HONORI.
KATERINA . TUO . STATUIT . PIA.SANCTA . CAPELLAM .
IN . QUA . CONSTITUIT . SUA . QUATUOR . EssE . SEPULCRA .
ANNIS . MILLE . SUOS . PHEBUS . TUNC . UOLUERAT . ORTUS .
TER. CENTUM. HIS . IUNCTIS. QUI. SECUM . IURE. TENEBANT .
LUSTRA .NOVEM. BIS . IUNCTUS. ERAT.QUIBUS . UNICUS. ANNUS.
A . CRISTI . NATU . NUMERI . RATIONE . NOTATA .
PRINCIPIS . ILLUSTRIS . GALEAZ . UICECOMITIS . ATQUE .
UIRTUTUM . COMITIS . TUNC . SUBDICIONE . PAPIE .
URBS . ERAT . ET . STUDIO . GENERALI. LETA . MANEBAT .
-

I. EXISTENTIBUS . DomiNO . BATISTA . De . IACOPO IL


Stemma De . IANUA . RECTORE . IURISTARUM . ET . MAGI Stemma
STRO . ANTONIO . De . CUSANO . De . MEDIO
LANO . RECTORE . MEDICORUM . ET . AR
III. TISTARUM.ET. DomiNO. IOHannE. PETRO. De. FER IV
Stemma RARIIS . PRIORE . IURISTARUM . ET . MAGISTrO Stemma
XPOFORO . De . SALSO . De . PLACENtia . PRIORE
MEDICORum . ET . ARTISTARUM . SUPRADICtOrum
MCCCLXXXX . Die . Primo . IUNII .

Fra le molle iscrizioni lapidarie, che adornano le loggie della nostra Università nessuna ve n'ha, che porti
scolpito il nome di Galeazzo II. Visconti primo promotore dell'ordinamento di un vero Studio generale in Pavia,
Però qui troviamo iicordato Giovan Galeazzo Conte di Vertus, che emulando l'esempio del padre, cercò per
3
(DOCUMENTI N. 6 e 7.) — 8 —

ogni modo di favorire questo Studio, e gli procurava la sanzione pontificia, che ne era allora 1*indispensabile
complemento.
Gli stemmi che sono scolpiti ai lati della seconda delle riportate epigrafi, sono: il I. del De Jacopo, c h e
ha una banda caricata di gigli; il IL del Gusani, che segna cinque punti d'argento equipollenti a cinque d i
rosso; il HI. del Ferrari con una croce di Sant'Andrea; il IV., finalmente del De Salso con una lupa a s i n i s t r a ,
che può essere riproduzione dello stemma di Piacenza sua città nativa.
L'ultima cifra nella indicazione dell'anno è cancellata, ma l'epigrafe superiore determina chiaramente l'an-
no 1391 collo strano suo modo di conteggiare di anni mille, poi di trecento, quindi due volte nove lustri, che
son novant'anni, e da ultimo coll'aggiunta di un unico anno.

VII.
Giovan Galeazzo Visconti Conte di Virtù proibisce di recarsi ad altra Università, che a
quella di Pavia.

1392, sttembre, 7.
Dominus Mediolani etc. Comes Virtutum, imperialis vicarius generalis. Ut venerabile studium
raajus Papiense circa cuius incrementa mentis nostre propositum amplius dietim errigimus
magis atque magis continue concrescat et floreat, volumus tibique mandamus quatenus in
locis consuetis jurisdictioni tue publice facias proclamare, quod quicumque nostri subditi, vel
in terris nostris habitantes in quacumque facultate in generali studio proficere et audire
volentes dispositis temporibus ad studium nostrum Papié memoratum se transferant, et quod
nemo ex nostris civitatibus et terris ad aliena studia, et extra nostra territoria gratia
scientie adipiscende, preterqùam ad dictum nostrum studium vadat, seu mittat sub pena eris
et personarum, quam penam ipso facto incurrant quicumque ex dictis nostris subditis, seu
in terris nostris habitantibus, qui ad studia generalia se transtulerint, ministrantes expensas
seu expensarum partem. Preterea ut omnibus et singulis ipsius nostri felicis studii scolas
adventantibus favorum et gratiarum nostra nedum, sed potius apostolica indulta patefiant,
per que melioris conditionis et dispositionis effectus concrescat ad ipsum nostrum studium
libentius accedendi, volumus quod exemplaria privilegiorum Papalium, quorum copias mittimus
tibi presentibus inclusas foribus ecclesie Cathedralis nostre civitatis Mediolani affigi facias
et apponi. (*)
Dat. Mediolani, die 7 septembris 1392 = Gasparinus.
(A tergo) = Egregio viro Potestati nostro Mediolani.
(Dai documenti diplomatici tratti dagli Archivi milanesi da Luigi Osio. Milano 1864 = Voi. 1. Pag. 305 —
ove si accenna trovarsi nel Registro A dell'Archivio Panigarola).

(V Vedansi le due bolle papali, qui indicate, ai precedenti N. VI e V.

VIII.

Editto di Filippo Maria Visconti Duca di Milano e Conte di Pavia con coi annuncia il
proposito di restaurare lo Studio generale in Pavia chiamandovi parecchi famosissimi
insegnanti.

17 Luglio 1412.
MCCCCXII die XVII Julij = Ad laudem gloriam et honorem, nec non ad consolationem et
utilitatem hominum et personarum tam nostræ civitatis Mediolani, quam ducatus eius, alia-
rumque civitatum et terrarum suppositarum dominio nostro appetentium sese, aut natos suos,
— 9 — (DOCUMENTI N. 8 e 9.)

vel alterius cuiusvis gradus erudiri sive doctrinari tam in legalibus iuribus, quam in artibus
aliisque variis et diversis scientiis secundum quod placuerit eis et eorum cuique.
Fiat crida in dieta civitate eiusque suburbiis, et corporibus sanctis in locis et contratis
ubi et in quibus tales persimiles cride fieri solent, parte illustrissimi et excellentissimi domini
ducis Mediolani comitis Papie ac Verone domini et domini nostri.
Quod cum prefatus dominus vellit, et decreverit famosum olira, et laudabile studium ci-
vitatis Papié in novum et statum pristinum Deo propitio reformari prò cuius restauratione
per suas litteras vocat ad eamdem civitatem quamplures famosissimos doctores in quacumque
facultate, principiaturos studium et lecturas ad quos ipsos secundum eorum industriam depu-
tandos continget circa festum Beati Lucæ proxime futurum ; dato quod aliqui nunc presentes
ibidem in eo habebunt legere circa calendas augusti proxime futuras ; hoc enim tali conside-
ratone precipit, mandat et vult quod non sit aliquis scolaris predictarum civitatum et ducatus
nec alia quevis persona volens in aliqua scientia doctrinari vel erudiri, que audeat, vel
presumat ire ad studium, neque filios, aut alias quasvis personas mittere alibi, quam ad
predictam civitatem Papie sub pena rebbellionis et confiscationis bonorum suorum aplican-
dorum camere domini prelibati.

(Da copia tratta dal Professore Giacomo Parodi ed esistente nell'Archivio della R. Università).

IX.

Credenziale dei preposti all'amministrazione del comune di Pavia per quattro loro Ora-
tori inviati presso il Duca Filippo Maria Visconti e presso la di lui consorte Beatrice
Lascaris Contessa di Tenda allo scopo di patrocinare gl'interessi della città e dello
Studio generale dai più remoti tempi qui istituito e fiorente.

12 Agosto 1412.
Serenissimo domino duci mediolani et inclitissimo principi corniti nostro papie veroneque
domino etc.
Huius vetustissime urbis vestre, Serenissime dux et inclitissime princeps noster, longeve
logunbardorum regum sedis, hic pro maiori parte quiescientium, hic priscis eorum regum
nostrisque temporibus studium generale perfloruit; hos horatores, videlicet dominum Symonem
Speltam de becaria, Luchinum de astulfis, Andriolum de guargualijs, et Blaxium de octonibus
viros siquidem elegantes nobiles, et prudentes, ad Serenitatem vestram, prò republica omnibus
anteponenda, comodorum suorum oblitos, duximus destinandos, quorum relatibus, rempubli-
cam et studiu n predictum pariter concernentibus vivarum vocum oraculis Serenitati vestre
predicte resservandis parte nostrum et totius comunitatis vestre papié fldem indubiam benigne
impartiri dignetur Illustrissima ducalis dignatio sepedicta, quam, ut optat et optamus felici-
ter conservet Altissimus. = Datum papiae die XXV Augusti MCCCCXII.
Eiusdem ducalis dominationis fideles servitores prescidentes utilitati, et negocijs comunis
vestri papiæ et tota comunitas cum recomandatione.
In simili forma domine ducisse mediolani etc. mutatis mutandis et adiectis ubi oportunum
fuit, prò benevolenza sua captanda, adiiciendas.
Datum ut supra.

(Dalla minuta originale già negli atti del comune di Pavia, «d ora nell'Archivio della r. Università).
(DOCUMENTO N. 10.) — 10 —

X.

Lettera del duca Filippo Maria Visconti al Podestà ed al Referendario di Pavia in cui
si ricorda l'editto già inviato riguardo allo Studio generale, che si vuole aperto al
prossimo giovedì, e se ne ordina una nuova pubblicazione.

17 Ottobre 1412.
Dux Mediolani, Comes Papie ac Dominus Verone.
Sicut comprehendere potuistis ex forma litterarum alias emanatarum vobis, nostræ fuit
intentionis, et est, quod studium in illa nostra civitate reformandum et prò cuius institutione
mandavimus cridam in eadera civitate vulgari tenoris presentibus introclusi, principietur
die iovis proxime futuri sine fallo, orani prorsus excusatione semota; hoc ideo volumus ut
modum teneatis quo doctores illic presentes prefata die iovis sedes et lecturas ad quas de-
putati sunt cuiuscumque facultatis in Dei nomine agrediantur, et continuent secundum quod
ex debito convenit unicuique, ut autem non cadat in absentibus huiusmodi nostræ intentionis
excusatio volumus, ut memoratam cridam, quam iterum vobis dirigimus his implicatam, in
exemplum faciatis in eadem nostra civitate ex abundanti cautela denuo publicari.
Datum Mediolani die 17 Octobris 1412. Sign. Theodorus. =
A tergo = Nobili et Sapienti Viris Potestati et Refferendario nostre civitatis Papie (sic).

(Da copia tratta dal Professore Giacomo Parodi e conservata nell'archivio della R. Università).

XI.

Grida per il riaprimento dello Studio generale in esecuzione degli ordini Ducali.

(Manca la data, ma ne é certo il legame cogli atti premessi).

Illustres maiores suos avitos ut puta et paternos, memorie semper reminiscende, qui studium
iam per multorum annorum curricula sopitum vigilanter excitarunt, et in hac regia civitate
Papié vetustissima auxerunt, Serenissimus Dux Mediolani, Inclitusque Comes Papié e t c ,
rictus (sic) immitans, studium ipsum quod vacavit, et vacat fulocis (sicj pluribus annis, invalen-
tibus bellorum dissidijs, quibus hec patria lombardie, proli dolor, diu premebatur, et vexabatur
reformare penitus annellat, et curis totis insudat, ut imminenti hic studio, id et civitas hec re-
staurentur pariter et augmententur. Frugum nunc et omnium victualium satis ubertate repleta,
quidem apta et comoda omnibus longombardis et ytalicis, etiamque tam et citramontanis quam
ultramontanis scientiam adipisci cupientibus, ob eiusdem quoque civitatis dispositionem
perspicacissimam. Studium enim generale floruit in dieta regia civitate temporibus Regum
Luitiprandi filii Regis Asprandi, qui obiit in Papia anno domini DCCXLJ et iacet in Ecclesia
sancti Augustini quam sub vocabulo sancti Petri in celo aureo fabricavit, et Desiderij ultimi
Regis longobardorum qui regnavit in Papia annis XXVI anno domini DCCXLIIIJ. Qui quidem
Reges longobardorum iacent prò maiori parte in Ecclesiis hic per eos constructis. Etiam
revolutis pluribus annis, Studium generale floruit in dieta civitate, incipiendo a Berengario
primo qui imperavit anno domini DCCCCXIIIJ et solum in ytalia usque ad Ottonem tercium,
Ottonis secundi filium anno domini DCCCCLXXIJ prout in Institutis regalibus et Ministeriis
Regum logombardorum, et honorancijs civitatis sepedicte lacius continetur. Propterea pateat
— 11 — (DOCUMENTO N. 11.)

universis et singulis potestatibus Capitaneis, Rectoribus, Ofitialibus Civitatum et Terrarum, et


quibuscumque tam Subditis prelibati Illustrissimi domini et Ducia Mediolani Comitis Papié
quam non Subditis presentes inspecturis : Quod Studium hic in omnibus facultatibus ut infra
incohabitur hac in Civitate, ad proximum sancti luce festum. Pro tanto ortamus vos potè-
states, Capitaneos, Rectores, Offitiales et Subditos prefati domini et etiam non Subditos, quos
rogamus quatenus in executione litterarum quantum est ad Subditos antelati Illustrissimi
domini nostri nobis super hoc repetitarum indilate publice ploclamari faciatis in quibuscum-
que partibus prout vobìs et cuilibet vestrum melius visum et oportunum fuerit, quod universi
et singuli possint, et eis liceat undecumque venire ad ipsum studium papiensem cum suis libris
rebus et bonis, et stare prò libito suo tute libere et impune iuxta bonas consuetudines
hactenus observatas, sicuti proclamatum fuit in hac civitate, quod quidem studium incoha-
bitur ad festum santi luce instans ut premittitur. Rescribendo nobis quid quid feceritis
superinde.

(Datila minuta originale della stessa mano della credenziale 25 Agosto 1412, (IX). e passata con questa
dagli atti del comune di Pavia all'archivio della R. Università.)

XII.
Estratto dai Capitoli proposti dalla Città di Pavia a Francesco Sforza nel giorno 18 set-
tembre 1447 in cui esso assumeva il titolo di conte di Pavia.

18Settembre1447.
In nomine Domini Nostri
Jesu Christi, Amen.
Infrascripta sunt Capitula, quae suplicant Ciues Papiae, sibi concedi, et confirmari, ac ir-
reuocabiliter obseruari debere per Illustrem Dominum D. Franciscum Sfortiam Vicecomitem,
etc.

Omissis.

Item teneatur praefatus Ill. Dominus manutenere, ac tenere in hac Papiensi Civitate stu-
dium generale, prout hactenus solitum est, ac curare toto eius posse, et sub fide, et verbo
magnatum, quod non fiat, nec teneatur aliquod aliud Studium generale in aliqua alia Civitate,
seu terra ex Civitatibus, et terris quae solebant teneri per quondam Illustrem Dominum No»
strum Ducem Mediolani, praeterquam in hac Civitate Papiae. Et quod solutio fiat mensuatim
Doctoribus legentibus in dicto studio, et aliis prò ipso studio opportunis de intrata ordinaria
datiorum dictae Civitatis, eiusque Comitatus, quae remansura est praelibato Illustri Domino
nostro. Et quod nulla fiet retentio Doctoribus dicti Studij in futurum salariatis. Quodque
etiam Doctoribus hactenus ad legendum in dicto studio deputatis satisfacere teneatur praeliba-
tus Dominus Noster de eo quod restant habere debere prò eorum salariis. Et hoc de denariis
debitis olim Camerae Ducali a morte quondam Domini Ducis retro.

A4 e a a r a s e r l a t a a i e a a l t a l a m reeaoadet p r a e l i b a t o * D o m i n a * Noater qaod flet a l petitar.

Omissis.

Millesimo quatricentesimo quadragesimo septimo, Indictiòne decima die decimo octava mensis
Septembris. In Castro Civitatis Papiae Illustris Dominus D. Franciscus Sfortia Vicecomes Marchio
(DOCUMENTO N. 12.) — 12 —

etc. Comes Papiae, ac Dominus Cremonæ suo, et nomine Illustrai Dominae Blancae Mariae eius
consortis, et Illustris Domini Galeazij Mariae eorum Geniti ex una, seu pluribus partibus,
et spectabiles ac generosi Dominus Laurenghus de Isimbardis, Albricus de Malletis, Georgius
de Tortis, Antonius de Lonate, Io. Franciscus de Butigellis, Io. Jacobus de Ricijs, Franciscus
de Beccaria, et Jacobus de Zazijs, Sindici et procuratores, ac oratores Communitatis, et Po-
pulì Papiae, nomine et vice Communitatis, et populi praedictorum, ex una alia, seu pluribus
partibus, super antedictis capitulis pridie oblatis per dictos Oratores nomine dictæ Commu-
nitatis prefato Ill. D. D. Francisco Sfortiæ inter se se deuenerunt ad conclusiones, et conuentiones
superius datas et factas eisdem capitulis per praefatum Ill. D. D. Nostrum, quae omnia
partes praedictae hinc inde ad inuicem, et vicisim, perpetuo et omni tempore rata, g r a t a et
firma habere, et tenere et inuiolabiliter attendere, adimplere, et obseruare, et non contrafacere
dicere, vel venire promisserunt et conuenerunt, ac promittunt, et conueniunt. In quorum
omnium praemissorum fidem et testimonium praefatus Ill. D. Noster praemissa fieri iussit, et
registrari, et sui sigilli impressione muniri,
Datum et actum ut supra.

Omissis.

Et sigillat. Sigillo viperae in cera alba more consueto.

Omissis.

Concordant suprascripta omnia capitola et conuentiones, a primo ad vltimum de verbo ad


verbum prout iacent cum proprijs originalibus firmatis sigillatis, et subscriptis vt supra exi-
stentibus in Archivio praefate Inclitae Ciuitatis Papiae, penes nos Cancellarios tnfrascriptos.
In quorum fidem etc. Papiae ex Cancelleria Officij Prouisionum. Die XXII luni M D.XCV.
Bernardus Astarius Inclitae Civitatis Papiae Cancellarius. Attestàtur ut supra.
Io Aloysius Gerardius praefatœ Inclitae Ciuitatis Papiae Cancellarius. Attestàtur ut supra.

(Da copia a stampa esistente nella Biblioteca della R. Università.)

XIII.

Galeazzo Maria Sforza Duca di Milano e Conte di Pavia assicura essere suo fermo
proposito, che lo Studio generale resti in Pavia e ne siano accresciute la fama e
la utilità.

20 Gennaio 1474.

Litterae Ducales super uociferatione, et assecuratione non ammouendi Studij.


Dux Mediolani, etc.
Dilecti nostri: Perchè havemo inteso vociferarsi che volemo reuocare da questa Nostra
Città de Pavia el studio, et redurlo alla Nostra Città de Parma, ne avemo preso, et prendemo
non pocha admiratione, ne possiamo pensare doue sij nato questo, se non da persone da pocho
sentimento, et intelleto perche in Noi non fu mai simile pensamento, et non che se induces-
simo ad fare questa remotione; ma mai li potessemo pensare; amando noi questa Nostra
Preclarissima Città, da Milano in fori, più. di veruna altra, et habiamo reputato Noi esser
qui allevati, et Voi possete giudicare et sapere se li portamo speciale dilletione et amore,
— 13 — (DOCUMENTO N. 13.)

perche la magior parte dell'anno faciamo inessa ferma ressidentia con la Nostra Illusi Con-
sorte et Filii : Però havemo determinato scrivere questa Nostra Lettera et dichiarami circa
ciò questo Nostro Animo, Volere, et bona dispositione verso questa Nostra Città, certifican-
doui che la mente Nostra è, non che diminuirli li onori et comodi soi, et privarli de questo
studio, che è grande fama gloria, et utile ad essa; ma de mantenerli et acrescerli in ogni
altra cosa da Noi possibile, et de questo ne siati più che certi, et statine di bono animo e
bon cuore, e tolitini al tutto questa tale falsa opinione, et chi Thavesse conceputa, volendo
Noi che questa Nostra bona dispositione et affectione verso essa Nostra Città lo faciati noto
alli Rectori de questo Nostro studio, et studenti; et cossi al Collegio, Cittadini, et Popolo;
e t perche più siate certi de quanto hauemo dito hauemo sottoscritta la presente de Nostra
Propria Mano.
Dat Papiae die 20 Ianuarj 1474.
Signat. Galeaz Vic.mes. Signat. Cichus.
A tergo Nobilibus Viris Deputatis Off. Prouisionum Civitatis Nostrae Papiae dilect. etc.
Subscript. Antonius Isimbardus Magnif.ce Communi 8 Papiae Cancellar.us etc.

(Da copia manoscritta di Giacomo Parodi nel Volume IV. Ada studii Ticinensi, esistente nell'Archivio della
R. Università.)

— XIV —

Lodovico Maria Sforza Duca di Milano, Conte di Pavia etc. concede larghe esenzioni ed
immunità ai Collegi dei Giureconsulti, degli Artisti, dei Filosofi e dei Medici della
città di Pavia, ai loro ufficiali e rispettive famiglie.

11 Gennaio 1496.

Ludovicus Maria Sfortia Anglus Dux Mediolani, Papiae Angleriaeque Comes, ac Genuae,
et Cremonae Dominus. Illas Civitates merito exornandas ducimus, et ea clarissimorum virorum
Collegia honorihus prosequenda, dignum esse censemus, ex quibus viri in omni disciplinarum
genere eruditissimi prodeunt, inter ceteras nostras foelicissimas Civitates Regia Urbs Papiensis
ad hanc rem nata esse videtur, tum loci commoditate plurima, tum siderum benignissimo
influxu, ex qua ad omne sapientiae genus tam divinum, quam humanum in dies viri prae-
stantes progrediuntur, quam rem non Italia modo testatur, verum etiam externi Reges, uni-
versaeque Respublicae ornamentum, quietem, atque emolumenta plurima ex hac nostra Urbe
sentientes, publico testimonio affirmant, decernimus eiusdem nostrae Ticinensis Urbis Collegia,
Jurisconsultorum, et Medicorum, qui in primis illustrane et ornant Urbem ipsam, et quorum
auctoritate, et Consilio saepissime nos ipsi, et Illustrissimi Antecessores nostri usi sunt, et
ex quibus tantum commodi pubblici, ad nominis etiam nostri splendorem in dies accedit,
quique non minus prò Republica militant, quam qui gladiis, clypeis, et thoracibus nituntur,
nedum illis privilegiis, commoditatibus, exemptionibus, ac immunitatibus, quibus jure communi,
et statutis ipsorum Collegiorum, et utriusque eorum per Antecessores nostros confirmatis
indubie cognoscimus eis competere, gaudereque digno conservationis, deffensionisque favore
amplecti, atque prosequi, prout per praesentes eisdem competere, gaudereque declaramus,
et ea statuta confirmamus, et approbamus, verum etiam liberalissimis muneribus condonare,
ut Doctores ipsi magis altciantur eorum studiis incumbere, et alii eorum exemplo inducti ad
ea studia libentius confluant, ipsorumque Doctorum ordinibus diligentia aggregari procurent.
(DOCUMENTO N. 14.) — 14 —

Tenore igitur praesentium, ex certa scientia, motu proprio, et de nostrae plenitudine pote-
statis praedictos Doctores, omnes, et singulos utriusque Collegii Papien. seu alterius eorum,
Jurisconsultorum scilicet et Artistarum, Philosophorum, et Medicorum, qui sunt, et per tem-
pora erunt in infinitum cum omnibus ejiusdem familiae, seu de eorum familia simul in
communione habitantibus, ad unum panem et vinum prò eo tempore quo simul cohabitabunt,
et donec tales Doctores erunt in humanis, ac Cancellariis Collegiorum, et eorum Bidellis gene-
ralibus, et specialibus exemptos, et immunes facimus, a quibuscumque collectis, talleis, taxis,
praestitis, mutuis, subsidiis contributionibus, functionibus, Andatis, plaustris, superindictis,
Navigiis, Angariis, et Perangariis, Hospitationibus, et aliis quibuscumque oneribus, et posi-
tionibus qualiacumque sint, et quibusvis nominibus onera ipsa nuncupentur, realibus, etiam
prò bonis alibi sitis, et ubivis jacere contingant in futurum, realibus, personalibus, et mixtis,
tam impositis, quam de caetero imponendis, quomodolibet, et quavis ex causa, tam cogitata,
quam incogitata, tam per nos, et Cameram nostram Ducalem, et Commitalem, aut ejus Offi-
tiales, quam per Comraunitatem Papiae, et aliam quamvis Communitatem, vel universitatem,
vel personam etiam tempore Guerrae, aut Pestis, reservatis semper Datiis ordinariis, onere
salis, et quibuscumque aliis ordinariis oneribus, ad quorum solutionem, et contributionem
teneri volumus. His modo, et forma, prout de praesenti contribuunt, et soluunt, et praedicta
omnia non obstante 1. vacuatis. C. de Decurionibus lib. 10 et 1. nec damnosa C. de precibtcs
Imper\ offer. et aliis quibuscumque juribus, etiam si talia forent de quibus opporteret fieri spe-
cialem mentiouem, et in individuo. Mandantesque ut nullo modo, et ingenio, nullaque Arte, aut
Allegatione praedicti Doctores, nec eorum aliquis graventur, requirantur molestentur, et quo-
modolibet inquirantur in praedictis, nec in aliquo praedictorum onerentur, sed ab ipsis omnibus
immunes, ac liberi, et exempti praeserventur, et demum ut uberioribus privilegiis, intelligant
se a nobis condonari volumus etiam, et decerniraus, ut tractentur, et praeserventur in omnibus,
et per omnia prout venerabile Mediolanense Collegium Jurisconsultorum, et toto Orbe nomina-
tissimum praeservatur, et tractatur, quia volumus praef. Doctores ut supra, èorumq; bona, et
omnia ut supra immunes, et immunia praeservari, et tractari ut supra, volentes etiam, et ita
declaramus, quod aliqui ex offitialibus, et subditis nostris qualescumque, et cujusvis Digni-
tatis, et Praeminentiae auctoritatis, et conditionis existant contra praedictos Doctores, nec
eorum bona respectu dictorum onerum extraordinariorum, et circa praedicta onera contra eos,
se aliqualiter valeant impedire, nisi ad conservationem horum privilegiorum, et immunitatum,
et si quid ex adverso contingerit contra praedicta fieri, id nullius roboris, et momenti esse
deeernimus ; volentes etiam si contingerit eos, vel aliquem eorum, et ut supra delinquere, et
seu deliquisse imputari, tam per privatam, seu pubblicam quamuis personam, seu etiam per
Cameram nostram, vel aliter etiam prò interesse Camerae nostrae criminaliter, et seu ex quo,
quavis poena tam personalis, quam pecuniaria seu mixta, tam Camerae nostrae, quam alicui
privatae personae, seu publicae veniret imponenda, quod extra eorum Civitatem, scilicet jure
actionis, vel offitio Judicis, vel conditione ex lege, vel consuetudinis, vel statuti, quod extra
eorum Civitatem, et Judicem ordinarium extrahi non possint, prò quovis nomine, et utsupra
Crimine Lesae Majestatis tantum excepto, sed volumus, quod per ordinarium tantum eorum
contra eos procedatur, et non per alium. Declarantes si quid contra fiet, aut mandari con-
tingerit irritum, et innane: demum vero mandamus quibuscumque Consiliariis nostris,Magistris
Intratarum utriusque Camerae nostrae, et quibuscumque Magistratibus, et Offitialibus, ac
omnibus Datiariis, portunarijs, ac universis, et singulis offitialibus, et subditis, ae etiam Ca-
pitaneis, et gentibus nostris armigeris praesentibus, et futuris ; Quatenus has nostras literas,
et omnia in eis contenta, ac earum substantiam firmissimè, et inviolabiliter, ac precise, et
ad corticem, et sine ulla sinistra interpretatione, et conditione observent, et totaliter obser-
— 15 — (DOCUMENTO N. 14.)

vari faciant, et quod nunquam praesentes literae nostrae, et in eis contenta intelligantur
ruptae, aut revocatae, vel eis fore derogatum, vel diminutum in aliqua earum parte quovismodo
ex generalibus, vel etiam ex specialibus litteris, ordinationibus, decretis, mandatis nostris,
vel consilii nostri, vel officialium nostrorum, vel alia quavis occasione, nisi praesentes literae
cum earum tenore, et de verbo ad verbum prout jacent expressae fuerint in ipsis, literis, decretis,
ordinationibus, et mandatis nostris. in contrarium emanatis, cum quibusvis clausulis de-
rogatoriis, quia mentis nostrae est, velie suprascripta omnia praef. Doctoribus, et utsup.
inviolabiter perpetuò, et precise observari, et observari facere, et in nullo contravenire;
supplentes de nostrae plenitudine potestatis, et absolutè, et omni modo, quo validius possumus
omni deffectui cujuslibet solemnitatis, tam juris, quam facti, vel alicujus consuetudinis, vel
statuti, aut Decreti, quae dici, aut excogitari posset in praemissis, vel aliquo praedictorum
intervenire debuisset : denique volumus, quod in istis litteris nostris, et in qualibet earum
parte intelligantur appositae, et insertae omnes illae clausulae opportunae, ac expedientes prò
majori robore, et firmitate praesentis Concessionis, et Privilegii, quae apponi, et interseri pos-
sent, et quo major, amplior, efficacior, et validior esse possit, et ut omnes intelligant, quod
ita oranino fieri volumus, et precise omni tempore observari praesentes literas nostras propria
manu subscripsimus, injungentes quoque, et stricte mandantes omnibus, et singulis superius
nominatis, et expressis praesentibus, et futuris, quatenus non audeant, nec presumant quid-
quam contra dispositionem, ed effectum harum literarum nostrarum temptare, aut temptari,
vel agi permittere directè, vel indirectè, aut aliquo quaesito colore, sub indignationis nostrae
poena. In quorum testimonium praesentes fieri jussimus, et registrari notrisque sigilli im-
pressione muniri.
Dat. Mediolani die 19 Januari 1496*.
Stgnat. Ludovicus Maria. Subscripta Albertus.
(Dal Gatti-Historia Gymnasii Ticinensis — Mediolani, 1704. Pag. 144 e da copia autentica negli atti della
R. Università).

XV.

Estratto dai Capitoli che la città di Pavia a mezzo di suoi Oratori proponeva al Re di
Francia Luigi XII v entratovi con molto seguito di principi nel 1 Ottobre 1499 (*).

24 Novembre 1499.
Infrascripta sunt Capitula, Pacta et Conventiones quae per Magnificam et Excelsam Com-
munitatem Civitatis Papiae petuntur humiliter per serenissimum et christianissimum Regem
Francorum praefatae Magnificae Communitati concedi.
1. Quod dieta Communitas teneatur praefatum Serenissimum et christianissimum Regem
Francorum in Dominum suum et Principem suscipere ejusque Sacrae Majestati debitum
Juramentum Fidelitatis praestare secundum antiquam et novam formam Fidelitatis et Eidem
debite et fideliter parere in omnibus et per omnia ut veri et fideìes subditi versus Principes
et Dominos suos parere tenentur tam de jure scripto quam aliter quomodocumque ; et ex
nunc Praefatam Majestatem Suam in Comitem Papiae et Dominum suum juxta ritum ipsius
Civitatis Papiae suscepit et suscipit ac Sacrae Majestati suae humiliter supplicat ut infrascripta
Capitula praelibata Majestas Sua prò ejus solita Clementia concedere dignetur.

Regia Majestas concedit.


*
(DOCUMENTO N. 15.) — 16 —

Omissis.

XII. Item quod Sacra ejus Majestas dignetur perpetuo cunctisque temporibus manutenere
in Civitate Papiae Studium Generale in omnibus facultatibus cum immunitatibus exemptioni-
bus, praerogativis et Scolis novis sitis ubi nunc sunt in Strata Nova Papiae et Privilegiis
tam a jure quam ex aliis Papalibus vel Imperialibus vel aliter dicto Studio concessis; salvis
tamen onoribus imponendis prout in suprascripto sexto Capitulo continetur ad quorum con-
tributionem teneantur et obbligati sint omnes et singuli Doctores ; nec possit aliud Studium
de novo construi in alia Civitate quae retinebantur per olim Dominos Vicecomites et quod
Doctorati in aliqua ex dictis Civitatibus in quibus non viget Studium Generale non possint
gaudere aliquo beneficio nec officio in ipsis Civitatibus et eorum Comitatu et Dicstrictu.

Regia Majectas nlhll Intendi! Immotare elrea Stndlnm, et Unlvereitàtem t et rellqna In Articolo c o n -
tenta slot prout haeteooe foeroot.

Omissis.

Praesentata et lecta fuerunt suprascripta Capitula et Responsiones saltem substantiabiliter


in Loco Provisionum et in Praesentia Deputatorum officio Provisionum Papiae et in magna
Populi multitudine sub die XXIV Novembris in Vesperis per Spectabilem Doctorem Dominum
Bernardinum de Carnelevariis Abbatem dictae Provisionis et cum licentia Consocii Abbatis
Domini Gualterii ex Confanoneriis Candiae etc. Praesentibus Andriolo De Georgiis et Io Petro
de la Castanea dicto Scarpa inde Testibus.

(Da copia manoscritta fatta da Giacomo Parodi e conservata nell'Archivio della R. Università).

(*) Come si scorge dalla chiusa del presente a t t o , la data appostavi del 24 Novembre 1499 è quella del giorno in cui vennero a n -
nunciate pubblicamente le risposte (responsiones) che il Re Luigi aveva date ai singoli Capitoli richiesti dalla Città di Pavia. Il Bossi
nelle sue Istorie pavesi* Mss. presso la Biblioteca della R. Università, foglio 14, produée Tatto 26 Ottobre 1499 del Consiglio Generalo
della Città di Pavia in cui quei Capitoli venivano deliberati. Veggasi anche Robolini — Notizie etc. Voi. VI. Parte I. Pag. 132.

XVI.
Francesco II Sforza Duca di Milano, principe di Pavia etc. trasmette al Pretore di Pavia
un proclama fatto pubblicare in Milano, e che vuole sia portato a comune notizia pel
pronto riaprimento dello Studio generale di Pavia, e perchè gli scolari ad esso soltanto
debbano trasferirsi.

5 Giugno 1522.
Dux Mediolani etc.
Dilecte noster: Mittimus ad vos his inclusam (sic.) exemplum proclamationis quam (sic)
nuper in urbe nostra Mediolani publicari fecimus. Volentes et vobis commitentes ut ipsam (sic)
istic publicari in locis consuetis faciatis :
Data Novis die quinto Iunii 1522.
firraat. Julius m. p.
A tergo Egregio Equiti Praetori
Papiae dilecto.
Segue lo schema di proclama.
Perchè per Dio gratia et le bone prouisione facte et che se fano di giorno in giorno per
lo Ill.mo et Ex.mo Signore nostro Duca Francesco secundo Sforza: le cose de questo suo
— 17 — (DOCUMENTI N. 16 e 17.)

Ducale stato sono reducte in asai boni termini, ne se manca per redurlo anche ad meliori:
Deliberando sua Excelentia hora che la Citade de Pavia è reducta fora de li strepiti bellici
dare opera chel studio dessa citade sia florido et shabia ad frequentare tanto per conseruare
la sua consueta et gloriosa fama, quanto per adjutare li soi subditi ad seguire la virtute et
studii litterari in omne facultate. Et però se fa publica Crida ad ciò che venga ad notitia
de ogniuno come de presente se darà principio de legere in dicto studio et se perseuerara
con diligentia : et pero se comanda expressamente ad ogniuno che sia subdito di sua Exce-
lentia che non presumi transferirse per studiare ad alchuno altro studio sotto le pene con-
tenute in li Decreti vechii et proclamatione alias facte.
(Dagli originali conservati nell'Archivio della R. Università).

XVII.
Grida pubblicata d'ordine di Francesco secondo Sforza Duca di Milano per annunciare
avviate le pratiche pel miglior ordinamento delle lezioni nello Studio generale di Pavia,
e si ordina che ad esso unicamente accedano gli studiosi, revocando ogni contraria
licenza.

i pmhm m%%.
Perchè lo Illustrissimo et Excellentissimo Signore nostro Duca Francesco secundo Sfortia
ne vole mancare in cosa alchuna per conservar lhonore et dignità del suo studio de Pavia
per beneficio de li suoi subditi ad ciò possano vacare alla virtute et farsi docti in Tuna et
l'altra Facultate cossi de Iuristi come de Artisti et studij de Immanità, et già fa attendere
ad ordinare li rotuli et disponere le lecture in homini experti et scientifici : et fare quanto
sarà expediente per il supradicto effecto : Se fa publica crida che non sia persona alchuna
subdita ad prefato Signore Duca che presuma tranferirsi. ad alchuno altro studio fora del
Dominio suo : sotto le pene contenute ne li decreti et proclamatione vechie et nove : et se
alchuno già se gli fusse trasferito : debia ritornare sotto le medeme pene fra il termino de
vno mese : non attente alchune licentie havute da qui indreto : quale vole sua excellentia
shabiano per reuocate : et cossi se le reuoca per la presente Crida.
Firm. Julius m. p.
Publicata fuit in vtraque plathea prout moris est die 7 octobris 1522. zz
(Dall'originale nell'Archivio della R. Università.)

XVIII.
Discipline e privilegi per gli Scolari e Dottori dell'Università di Pavia. Estratto dalle
Costituzioni proposte dal Senato di Milano per quel Dominio, e sancite dall'imperatore
Carlo V. con diploma da Milano.

27 Agosto 1541.
DE GYMNASIO TICINENSI
ET IN EO STUDENTIUM IMMUNITATE .

Inter caetera, quae in Mediolanensi Dominio admiranda sunt, Ticinense Gymnasium est om-
nibus aetatibus illustre, amplius Privilegijs, etiam a summis Romanis Pontificibus decoratum,
(DOCUMENTO N. 18.) — 18 —

Ad quod non solum hujus Dominij subditi confluunt, sed etiam alij exterarum, gentium et
nationum, ad bonas artes, et scientias addiscendas. Et quia haec studia quietem desyderant,
Ideo sancitum est, quod omnes, et singuli in eo Gymnasio studijs operam dantes, togati in-
cedant vestibusque longis vtantur, seque omnino a breuibus abstineant, vt sicut in scientijs
profitentur animi Integritatem, et grauitatem, Ita etiam in habitu et Incessu, praeseferant.
Abstineant etiam ab armorum delatione, cum studijs, non armis vacare habeant, sub poena
contrafacienti aureorum viginti, prò singula vice, Fisco applicanda, Et item amissionis vestiura,
et armorum, quae executorum sint.
Omnibus huic Dominio subditis prohibitum est, ne se causa studiorum in aliis Gymnasiis
quam Ticinensi conferant, sub poena Indignationis Principis, et aureorum quadringentorum
ipso facto Fisco applicanda, si contrafaciens sui Juris fuerit, si vero in alterius potestate con.
stitutus sit, Is qui eum in potestate habuerit, si de eius consensu factum sit, in poenam
ducentorum aureorum Incidat, sin minus Incurrat poenam pecuniariam, arbitrio Senatus Im-
ponendam, et ipso facto Fisco applicandam. Eademque poena tenebuntur hi, qui Insignia
Doctoratus alibi quam in Ticinensi Gymnasio assumpserint.
Possunt omnes Doctores, et Scolares quarumcumque nationum, modo non sint banniti, nec
rebelles nostri, liberi, et omni Impedimento cessante Papiam ire, In ea habitare, et stare, et
conuersari, ab eaque recedere cum sua familia, vestibus, libris, vtensilibus,, pannis, laneis,
lineis, sericeis, et alia suppellectili necessaria, et opportuna prò usu eorum sine solutione
alicuius Pontis, Portus, Gabellae, aut cuiusuis Datij, cuiuscumque civitatìs aut loci huius
Dominij. Quod si in dubium vocaretur aliquod praedictorum non esse ipsorum doctorum sco-
larium, vel ad eorum vsum non spectare, standuni est Iuramento Doctoris, scolarisve, qui ea
conduci faciet. Eisque scolaribus nulla molestia inferenda est, etiam si superuenireVbellum
inter nos, et eos, quibus ipsi subditi sunt. Modo contra statum, vel honorem nostrani non
moliantur.

(Veggansi le Costituzioni, delle quali si ha qui un estratto nel Volume — Constitutiones Dominij Mediolnnensìs.
Mediolani — Ì552. Pag. 99 tergo).

(*) Che al Senato spettasse il provvedere alle cose dell'Università di Pavia era dichiarato esplicitamente nelle stesse Costituzioni al
8 De Senatoribus ove si prescriveva : Vniversitatis quoque Papiensis curam habebit, Lectores deputat/it, et amonebit. Salaria constitu et
et denique alia faciet, veluti tacere consueverat = Ivi Pag. 3.

XIX.

Decreto del Senato di Milano perchè sia permesso al Rettore dei Giuristi di restaurare
il sepolcro del grande Giureconsulto Baldo da Perugia esistente nella Chiesa di
Sant'Agostino (San Pietro in Ciel d'oro).

10 Giugno 1547.

Carolus V. Romanorum Imperator etc.


Dux Mediolani.
Rever. nobis dilecte. Egregius Juristarum Rector significavit nobis Sepulcrum (*) Baldi unius
ex primioribus Jur. Cons. in Templo Divi Augustini istius nostrae Urbis inhonorum jacere,
se memoria tanti viri affectum, desiderare illud exornare, ac conspiciendum reddere. Nos
desiderium ipsius laudantes, vos hortandum duximus, ut eis, ad quos spectat, etiam nomine
— 19 — (DOCUMENTI N. 19 e 20.)

nostro, persuadere studeatis, ut opus hoc quoquomodo non impediant, sed permittant prae-
fatum Rectorem illud libere fieri facere, cum etiara Tempio ipsì decorem allaturum, nullus
inficiari possit. Dat. Mediolani X Junii 1547.
Firmat. Io. Cattaneus.
A tergo. Rever. Jur. Cons. D. Vice Cancellano Studii Papiensis nobis dilecto.

(Dal libro — Ordines excellentìssimi Senatus Mediolani Pag. 34).

(') II monumento cui si riferisce il presente Decreto ora si trova nella R- Università vicino a quello assai più grandioso dell'Aleiato
nella parete verso ponente del portico del terzo cortile. Consta di tre lastre di marmo, la più grande delle quali costituiva il monumento
propriamente detto coir effigie del Baldo in basso rilievo di grandezza al vero ; quindi di altra, che ricorda il restauro fatto a seguito
delT)ecreto Senatorio nell' anno 1547 da Gottardo Regna da Milano Rettore dei Legisti ; infine di un rettangolo, che porta scolpito lo
stemma e le insegne del Baldo e ricorda come il monumento principale eretto nel 1400 ottenesse un primo più onorevole collocamento
nel 1519.

XX.

Il Senato di Milano vuole sia vietata qualsiasi pressione o preghiera onde gli Scolari
abbiano a frequentare la scuola di uno piuttosto che di altro Professore.

4 Gennaio 1556.

Philippus Angliae etc. Rex


Mediolani Dux.
Rever. nobis dilecte. Superioribus proximis annis jussimus in ista Accademia publicari
ordinem, quo prohibitum est, ne quis Scholares praehenset, aut ambiat, vel sollicitet, ut Doctores
audiat, quos praehensator maluerit sub certa poena in eo decreto adiecta. Hoc decretum si
in initio et auspiciis istius anni Accademici publicatum non est, illud in Accademia, et aliis
locis solitis illieo publicari facietis, et etiam affigi valvis ipsius Academiæ, ut ad omnium
Scholarium, et aliorum notitiam devenire possit. Mox de ipsa publicatione et affixione nos
certiores facietis. Mediolani die IV Januarij 1556.
Firm. Franc. Petranigra.
A tergo. Rever. J. C. D. Vicecancellario Gymnasii Ticin. nobis dilecto, et sigillat.

(Dal libro — Ordines eœcellentissimi Senatus Mediolani. Pag. 55).

XXI.

Il Senato di Milano ordina, che gli Scolari inscritti Ara gli Artisti abbiano il proprio loro
scettro, e che per prowederneli si adoperi il prodotto di varie tasse devolute air Uni-
versità ed agli Scolari.

16 Ottobre 1556.

Philippus Hispaniarum, Angliae etc. Rex


et Mediolani Dux.
Rever. nobis dilecto. Decet quidem (uti vos quoque sentitis) ut Scholares Artistarum suum
habeant sceptrum, quemadmodum habent et Legistæ, suum, qua de re meminimus nos supe-
rioribus annis ad vos scripsisse, ut pecunias Caponum, et Judaeorum, nec non immunitatum,
(DOCUMENTO N. 21 e 22.) — 20 —

quas ipsi Scholares exigunt a Publicanis, caeteraque alia honoraria, quae in ipsam Universi-
tatem jure perveniunt, in causam sceptri conferretis. Hoc cum hactenus factum non sit, vos
hortamur, ut hac via sceptrum ipsum confici curetis. Dat. Mediolani die XVI. Octobris 1556.
Firm. Franc. Petranigra.
A tergo. Rever J. C. D. Vicecancellario Gymnasii Ticinen. nobis dilecto, et sigillat.

(Dal libro — Ordines excellentissimi Senatus Mediolanensis. Pag. 59.)

XXII.
Il Senato di Milano riprova il mondo tenuto dal maggior numero dei Professori dell' Uni-
versità di Pavia nel dettare le proprie lezioni, ed ordina che per non incorrere nella
sua indignazione ed in altre pene, i Professori abbiano a limitarsi agli antichi inter-
preti astenendosi dal ricordare i più recenti.

9 Maggio 1591.

Intellexit Excellentissimus Senatus: plerosque Academiæ Ticinensis Lectores ita hoc tempore
Auditorum suorum studiis obsequi, ut non modo universis singula lectionura verba dictare,
sed etiam eadem singulis, iterum atque iterum importune nterpellantibus, repetere soleant.
Cum tamen magis deceret morositatem hanc juvenum, sua minus bona noscentium, qua tardio-
rum prigritia alitur, potius quam adjuvatur, diligentiorum vero studia impendiuntur, prudentia
ipsorum Doctorum emendari. Itaque ut in posterum hujus edicti authoritate freti audentius
id faciant.
Mandat Senatus, ut ab hac nova, et indigna docendi via omnino discedant. Eaque solum
loquendi tarditate utantur, quam ipsimet non oscitantibus, sed diligenter audientibus ad ex-
cipienda docentis dieta necessariam judicabunt. Simulque Senatus (ut alterum abusum corrigat,
in quo Doctores, ve! ambitiose, vel ut sibi ipsis suppellectilem ad praxim comparent, errare
animadvertit) jubet, eos in lectionibus antiquis interpretibus contentos, a recentioribus cumu-
landis abstinere. Quorum enim lectione Scholarium ingenia consulto non onerantur, eorum
auditione aures obtundi supervacaneum est. Si quis vero praedicta non observaverit, sciat
sibi Senatus ipsius indignationem, et aliam quoque poenam eidem ordini arbitrariam propo-
sitam esse.
Firm. Landrianus.
Sott. Borg. Cavale. Vicecancell.
Sott. Alem. de Alem. Not.

(Dal libro — Ordina excellentissimi Senatus Mediolanensi, Pag. 142.)

XXIII.
Narrazione di visita del re Carlo III di Spagna al Monastero della Certosa presso Pavia,
e modo distinto con cui furono da esso accolti gli Oratori della Università.

13Ottobre1711.

Reperitur in Libro Rubeo existente in Vicaria Sacri, Regijque Monasterij Carthusiae


prope Papiam, in quo adnotantur adventus Serenissimo rum Regum, Principum, Cardinalium,
— 21 — (DOCUMENTO N. 23.)

aliorumque distinctorum Virorum ad predictum Monasterium, inter alia adesse scriptum prout
sequitur videlicet:
1711 adi 13 Ottobre, giorno di Martedì, fu in questo Regio e Ducal Monistero della Certosa
di S.ta Maria delle Grazie il nostro Invittissimo Monarca Re delle Spagne Carlo Terzo d'Au-
stria. Partitosi .questo donque da Barcellona per portarsi all'Impero ad esser coronato Impe-
ratore, come segui, se ne venne con la sua Armata a sbarcar a Genova : d'indi senza ponto
fermarsi, accompagnato da diversi Principi, e Cavaglieri con le Poste si portò a Tortona e
da questa, passando per mezzo alla Città di Pavia, senza però niente fermarsi, con la sudetta
Posta se ne venne a diritura a questa Certosa, dove circa l'hore 15 con il suo seguito fece
la sua entrata sotto il suono di tutte le Campane, è smontato alla Chiesa, dove schierati
l'aspettavano tutti cotesti Religiosi. Doppo donque aver ricevuta l'Acqua Benedetta, presen- -
tatagli da me D. Bruno Mont'orfani Vicario in Bacile d'Argento sovradorato, portossi ad
ingenochiarsi sul Faldistorio preparatoli pocco più oltre della Porta della Chiesa; ed ivi dal
Nostro M.toV.° Padre Priore, e Visitatore D. Basilio Ricardi, vestito di Camice, Stolla, e Plu-
viale, in mezzo de Suoi Religiosi vestiti di Dalmatica li fu data a bacciare la S.ta Croce, e
con il Cantico Te Deum fu accompagnato al Sancta Sanctorum dove sotto ricco Baldachino
udì la S.ta Messa ; terminata la quale nel calar del sudetto Sancta Sanctorum il sudetto
Nostro M. Ven .ô Padre Priore li bacciò la Real Mano, ed accompagnato dal Medesimo nel
portarsi al quarto preparatoli, levatosi prima il Capello amise me Vicario con tutti li Nostri
Religiosi con grande umanità al Baccio della sua Real Mano. Gionto poi al Quarto doppo
un pocco di riposo usci nella Sala dell'Udienza, dove seduto sotto Baldachino diede primie-
ramente udienza con molta distinzione al Nostro M. Ven.0 Padre Priore, e doppo alli Dodici
Ambasciatori della Città di Pavia, quali però tenne in Ginochio tutto il tempo dell'udienza,
doppo la quale usci nella gran Sala, dove pubblicamente pransò molto bene, e con sua, e
Nostra somma satisfatione, standovi sempre vicino il Nostro Superiore con tutti li Padri. Un
hora poi in circa doppo il Pranso diede l'udienza alli Sig.TÌ Lettori Pubblici di Pavia, quali a
distinzione degli Ambasciatori fecero il loro bel Aringo in 'piedi. Terminato questo se ne
tornò sua Maestà in Chiesa, e nella Sagrestia vecchia li fu dal sudetto M.Ven.0 Padre Priore
presentata una bellissima Miniatura del Decio (*), con Cornice d'oro, ornata di Diamanti, ed
altre Gioie, quale fu molto gradita; ed essendo 21 hora in circa se ne parti per Milano dove
con nostra somma satisfazione ampliò, e confermò tutti li Privileggi di questo Sacro Mo-
nistero.
Ita. et prout supra reperiri in Libro predicto mihi per Admodum Reverendum Patrem D.
Turribium Cacciani Modernum eiusdem Sacri Regijque Monasterij Carthusiæ prope Papiam
Vicarium exhibito collationato et mox restituto attestor hac die Veneris Vigesima Tertia
Mensis Februarij anni Millesimi septingentesimi Quinquagesimi Tertij Indictione Prima in Ve-
speris.
Subscript, ego I. C. Angelus Antonius Tenca Coll.us
Papié Not. dictique Sac. Reg. Monasterij Cancell.

(Da copia nell'Archivio- della R. Università.)

(•) Decio Agosto e Ferrante, padre e Aglio, furono distinti miniatori milanesi nel Secolo XVI. Loraasio = Arte della Pittura. Milano 1535
Pag. 437.
(DOCUMENTO N. 24.) — 22 —

XXIV.

L'imperatrice Maria Teresa ordina che tolta al Senato di Milano ogni ingerenza in
quanto riguarda gli Studi, sia istituita per questi presso il Governo una apposita
Deputazione chiamata a formulare, proporre, e quindi attuare quando fosse approvato
un nuovo Piano di studi possibilmente conforme a quello vigente negli Stati ereditari
di Germania.

U Imperatrice Regina Duchessa di Milano, Mantova etc. etc.


Serenissimo Duca di Modena, nostro amato cugino, Amministratore del Governo, e Capitan
Generale della Lombardia Austriaca durante la minorità di S. A. R. il Serenissimo Arciduca
Ferdinando, nato Principe d'Ungheria, e Boemia. Determinata la nostra Materna cura di
far insorgere dal decadimento, in cui si trovano codesti nostri Stati d'Italia, abbiamo
riflettuto, che non potrebbero lungamente sussistere i provvidi stabilimenti, che andiamo di
mano in mano a tal fine ordinando, se prontamente da noi non si dà un miglior sistema alla
direzione degli studj, tanto rispetto all'università di Pavia ed alle Scuole Palatine di Milano,
che a tutte le altre scuole inferiori della Città e dello Stato, giacché da ciò dipende la col-
tura degli Ingegni e le rettificazione dei Cuori, e per conseguenza la formazione e propagazione
di soggetti illuminati e spregiudicati che sostenghino, e che secondino i salutari regolamenti.
E perchè l'esperienza ha pur troppo dimostrato che la Legge della nuova Constituzione, la
quale appoggiò questa incombenza al Senato , carico di tante altre gravi e giornaliere occu-
pazioni, fu il tarlo, che corrose il fiore dell'antica buona litteratura Milanese, perciò colla
pienezza della nostra Sovrana Podestà di certa scienza e moto proprio deroghiamo, cassiamo,
ed annulliamo la suddetta Legge della nuova Costituzione ed avvocata a Noi dal Senato
tutta generalmente e niuna cosa eccettuata, la Provincia degli studj, si per 1' Università di
Pavia, e le Scuole Palatine in Milano, che per tutte le altre Scuole della Città, e dello Stato
venghiamo in appoggiarla al Governo, il quale si servirà di una Deputazione, che a Regia
nomina dovrà esser composta di cinque Consiglieri, e di un Segretario; degnandoci di scegliere
per questa volta, a si onorevole incarico il Presidente del Supremo Consiglio di Economia
Conte Gian Rinaldo Carli, il Senatore D.n Nicola Pecci, il Regio nostro Economo D.n Michele
Daverio, il Consigliere del riferito Consiglio D.n Giuseppe Pecis^ e il D.r Fisico D.n Giuseppe Ci-
cognini, i quali tutti dipendentemente dagli Ordini, e dall'approvazione del Nostro Ministro
Plenipotenziario Conte di Firmian, e coll'assistenza del Segretario del Governo per gli aflari
del Censimento Abbate D.n Giuliano Castelli, prenderanno in nuovo Esame il Piano da Noi co-
mandato in tale materia con Dispaccio dei 3 Ottobre 1757 e rifondendolo secondo questa
nuova massima, e conformandolo per quanto sia praticabile al Piano degli Studj veglianti in
questi nostri Stati Ereditari della Germania, lo rassegneranno al più presto per mezzo del
Governo alla nostra Sovrana Approvazione, per indi protamente eseguirlo, e sopraintendere al-
l'osservanza. Ci ripromettiamo che i nominati Individui, già provveduti coi soldi delle rispettive
loro Cariche, conosceranno il pregio della Grazia che abbiamo la Clemenza di lor dispensare
neirincaricarli di questa straordinaria incombenza, diretta a gettare i fondamenti della pub-
blica felicità, e quanto al Dottor Cicognini, che non ha ancora da noi né Impiego, né soldo,
sarà cura del Ministro Plenipotenziario d'includerlo nel nostro Progetto della riforma degli
studj, con quella distinzione utile nella di Lui Linea, e con quel discreto assegnamento che
stimerà potergli convenire. Si compiacerà pertanto il Ser.mo Amministratore di far abbassare
— 23 — (DOCUMENTO N. 24.)

nelle forme consuete questa nostra Real Carta al Ministro Plenipotenziario, al Senato, e a
chiunque si aspetta per la plenaria e puntuale sua esecuzione, persuasa, come siamo, che
troverà essere quest'Opera degna della sua più attenta e più amorosa vigilanza. E preghiamo
Dio, che la conservi Ser. mo Duca di Modena per gran numero d'Anni. Vienna, li 24 Nov. 1765
K. R. V.
Firmat. Maria Theresa.
Per Comando di S. M. L'Imperatrice Regina Apostolica — Luigi Giusto. —

(Da copia semplice negli atti della R. Università di Pavia.)

XXV.

L'imperatrice Maria Teresa approva il nuovo Piano di Studi proposto dalla Deputazione
istituita col Decreto 2 4 Novembre 1765, e quindi il quadro delle cattedre assegnate
alle quattro Facoltà dell' Università di Pavia, aumentatane la ordinaria dotazione onde
sia anche provveduto al riadattamento del Fabbricato.

m Ottobre tilt.
U Imperatrice Vedova Regina d! Ungheria e Boemia ecc. Ducìiessa di Afilano, Mantova
ecc. ecc. ecc.
Serenissimo Arciduca nostro amatissimo Figlio, Luogotenente, Governatore, e Capitano
Generale della Lombardia Austriaca. Conoscendo Noi quanto sia importante di promuovere
l'applicazione alle scienze, e persuasa, che a misura de' progressi, che quelle fanno in uno
Stato, va crescendo la pubblica felicità de'suoi Abitanti, poiché una più illuminata cognizione
de' propri doveri di buon Cristiano, Cittadino, e suddito mantiene, e aumenta in ciascuno la
premura di soddisfare a* medesimi, e di provvedere più utilmente ai diversi bisogni della Vita
Civile, non abbiamo tralasciato, particolarmente in questi ultimi anni, di dare diverse dispo-
sizioni conformi a tale Nostra salutare intenzione. Per questo fine fu Nostra sollecitudine di
provvedere tanto l'Università di Pavia, quanto le Scuole Palatine in Milano di molti valenti
Professori, e di accréscere il numero delle Cattedre per supplire alla passata loro scarsezza
in quelle scienze specialmente, delle quali lo studio è più utile, dopo aver stabilito una
Deputazione speciale di Nostri Ministri, destinata non solo a secondare le Nostre Sovrane
provvidenze, e vegliare per la piena loro esecuzione, ma ancora per procurarvi tutti i neces-
sari lumi sullo stato attuale delle scienze, e sui metodi con i quali esse vengono insegnate
nelle diverse Scuole Pubbliche di codesto Nostro Stato. Con queste preventive Disposizioni
avendo Noi ricevuta la maggior parte de'schiarimenti da Noi desiderati per stabilire le mas-
sime generali per il migliore sistema della pubblica Instruzione, fissata per ora la principal
Nostra Cura sul Regolamento della Nostra Università di Pavia, che più di tutto Ci sta a
Cuore di rimettere in quell'antico Lustro, del quale ha goduto per tanto tempo, abbiamo co-
mandata la formazione di un Piano per la Direzione, disciplina, ed Economia della medesima,
e dopo le molte correlative discussioni del Nostro Cancelliere di Corte e Stato Principe Kaunitz
Conte di Rittberg col Nostro Ministro Plenipotenziario presso codesto Governo Conte di Firitìian
parte per via di carteggio, parte nelle conferenze tenute all'occasione del di lui soggiorno
in questa Nostra Corte, compilatosi detto Piano e portatosi alla Sovrana Nostra approvazione
dal Nostro Supremo Dipartimento d'Italia, l'abbiamo pienamente approvato, e ne mandiamo
al Governo qui annesso un'Esemplare Rubbricato dal Nostro Segretario ed Ufflziale Maggiore
5
(DOCUMENTO N. 25.) — 24 —

di detto Dipartimento d'Italia Don Gaetano Balbi, volendo Noi, che debba egli aver forza di
Legge inviolabile fino a nuova Nostra Determinazione da prendersi in vista di quelle ulteriori
notizie, che ce ne possano far riconoscere utile la rettificazione, o il supplemento. Continuerà
dunque la suddetta Deputazione, ossia Giunta de* Ministri, e Assessori sotto la nuova
denominazione di Regio Magistrato Generale degli Studj, restando peraltro confermati gli
individui, di cui era essa finora composta, e sotto lo stesso suo Capo eh' è il sopranominato
Ministro Nostro Plenipotenziario, ad applicare alle cose di questo loro Istituto, ed a dare una
sollecita esecuzione a quanto abbiamo disposto nell'Articolo I. dell'annesso Piano, con vegliare
perchè in tutte le parti sia costantemente osservato. Essendo però necessario di destinare al
detto Magistrato Generale degli Studj un soggetto, che in luogo del Nostro Segretario di
Governo Don Ilario Corte, stato da Noi- recentemente impiegato in altra incombenza perfet-
tamente analoga alla di lui primitiva applicazione, e nella quale la sua perizia, e lunga
sperienza ci fanno sperare, ch'egli si distinguerà egualmente, abbiamo prescielta la persona
di Stefano Sciuliaga in Germogliesi da sostituirsi nella medesima qualità di Regio Segretario
coll'annuo soldo di lire quattromila, riservandoci a dare quelle ulteriori provvidenze, che
troveremo più convenienti al di lui Impiego, ed a favore della sua Persona, della quale sono
note le molte cognizioni in diverse parti della Letteratura, ed altre scienze. Affinchè poi vi
sia costantemente presso l'Università di Pavia un Soggetto, che abbia delle cognizioni di
Giurisprudenza pratica per assisterla con i suoi lumi all'occasione di qualche differenza, o
punto legale, come pure per conoscere, e giudicare sommariamente le piccole cause de* Stu-
denti a tenore del Disposto col Piano medesimo, Articolo II, abbiamo instituita a tal fine la
carica di Assessore perpetuo da proporsi con Terna dal Collegio de'Giurisperiti Nobili di
Pavia col soldo stabile di lire mille cinquecento : e per questa prima volta vi nominiamo Don
Francesco Sartirana, stato finora Professore Primario, con lasciargli a titolo di pensione le
altre lire mille duecento, che attualmente gode in giusta ricompensa della lodevole opera da
esso prestata nel disimpegno" delle diverse commissioni, di cui era incaricato dal Governo
relativamente all'Università medesima. Essendo poi il Vescovo di Pavia in possesso di essere
Cancelliere perpetuo dell'Università, in quanto alla ricezione della formola di fede da nuovi
Professori, e del solito giuramento da Candidati per la Laurea, come pure per la collazione
della medesima, cosi lo confermiamo in questa Carica dal Canto Nostro, limitatamente però
a suddetti atti, e con che usi, e faccia usare in esse tre Funzioni le formule, che saranno
a tal'effetto da Noi regolate. Gli diamo ancora la facoltà di sostituire alla propria persona
il suo Vicario Generale, o altro soggetto idoneo per assistere in qualità di Vice-cancelliere
alle Funzioni suaccennate, come esso ha finora praticato. E siccome è Nostra Mente, che i
Collegj de'Dottori attualmente esistenti in Pavia, purché siano leggittimamente istituiti e r i -
conosciuti come tali, debbano riguardarsi come parti integranti dell'Università; non solamente
sussistano, ma che siano anzi aumentati di numero, e mantenuti, sempre colla dovuta dipen-
denza dal Regio Magistrato Generale de' studj; cosi vogliamo, che intervengano al pubblico
esperimento, che nelle rispettive Facoltà darà il Candidato per la Laurea della sua idoneità
già cimentata privatamente da Professori, e che la riconoscano anch'essi con proporre de'quesiti,
ed objezioni, concorrendo alla di lui promozione con i loro suffragj nel modo spiegato nel-
l'articolo VII del Piano. Essendo finalmente Nostra Sovrana Intenzione, che le disposizioni
da Noi date per il vantaggio dell'Università, debbano venir eseguite, ed essere permanenti;
ciò che non può farsi senza un proporzionato supplemento alla vecchia Dotazione dell' Uni-
versità, perciò, e fin a che saraùno per tal fine procurati, e destinati Fondi più sufficienti, e
d'indeffettibile rendita, secondo le misure già da Noi divisate, comandiamo, che interinalmente
debba essere supplito al diffetto con i fondi della nostra Regia Camera, e con ciò provveduto
— 25 — (DOCUMENTO N. 25.)

per ora alle spese, che occorreranno tanto per il riadattamento della Fabbrica dell'Università
di Pavia, che per il collocamento delle Scuole Palatine, e della Biblioteca pubblica di Milano,
a norma di quanto da Noi è già stato disposto, e in conseguenza incaricato al nostro Ministro
Plenipotenziario Conte "di Firmian, ciò che s'intende parimente di tutti gli altri pesi addos-
sati, o da caricarsi alla solita Dotazione dell'Università medesima, ogni qualvolta il suo bisogno
lo richieda. Confidiamo pertanto nell'amore che il Serenissimo Arciduca Governatore porta
verso le scienze, e Arti liberali per la loro maggior coltivazione, e ampliazione, oggetto
ben degno della Cura, e favore d'un Principe amante della pubblica felicità: e perciò ci ri-
promettiamo, ch'esso avrà a cuore non solamente di far eseguire in ogni parte le presenti
Reali Nostre Disposizioni, e di vegliare per la dovuta loro osservanza, ma'ben ancora che
secondando il proprio lodevole istinto, concorrerà a quanto potrà essere giovevole per il
ristabilimento della Letteratura Milanese all'antico suo splendore; ciò che dovrà fra le altre
provvidenze segnalare il di lui ingresso a codesto Governo: E preghiamo Dio, che conservi
il Serenissimo Arciduca per gran numero d'anni. Di Vienna li 31 di Ottobre 1771. R. R. V.if
— Firmat. Maria Theresa. — Per S. M. Tlmp. 6 Regina Ap.ca G. Sperges.

Sottoscr. CORTE.

(Da copia autentica negli Alti della R. Università.)

ESTRATTO dal Nuovo piano di studj annesso al Decreto 31 Ottobre 1771.

CATTEDRE

E durata del Periodo delle Lezioni.

FILOSOFIA.

Logica, e Metafisica. Cattedra annuale.


Filosofia Morale. Cattedra annuale.
Storia d'Italia, ed Eloquenza. Cattedra annuale.
Geometria, Algebra Elementare, e Fisica Generale. Cattedra annuale.
Geometria, Algebra Sublime, e Meccanica. Cattedra biennale.
Fisica Sperimentale. Cattedra biennale.
Storia Naturale. Cattedra biennale.

MEDICINA.

Anatomia, ed Istituzioni Chirurgiche. Cattedra annuale.


Operazioni Chirurgiche, ed Arte Ostetrica. Cattedra biennale.
Istituzioni Mediche. Cattedra annuale.'
Medicina Teorico-Pratica, e Clinica. Cattedra biennale.
Chimica, Materia Medica, e Botanica. Cattedra annuale.

GIURISPRUDENZA.

Istituzioni di Gius Naturale, e Pubblico, Cattedra annuale.


Istituzioni Civili. Cattedra annuale.
(DOCUMENTO N. 25.) — 26 —

Pandette. Cattedra biennale.


Storia del Gius Civile, ed Istituzioni del Diritto Feudale. Cattedra annuale.
Istituzioni di Gius Criminale. Cattedra annuale
Istituzioni di Diritto Canonico. Cattedra annuale.
Trattati di Gius Canonico. Cattedra biennale.

TEOLOGIA.

Sacra Scrittura. Cattedra annuale.


Storia Ecclesiastica. Cattedra triennale.
Lingue Orientali. Cattedra annuale.
Teologia Dogmatica. Cattedra biennale.
Teologia Morale, Cattedra biennale

Firmat. GAETANO BALBI.

XXVI.
r

Relazione del Professore Giambattista Borsieri al Conte di Firmian Ministro plenipo-


tenziario presso il Governo di Milano sulle lezioni improvvisate da parecchi Professori
il giorno 2 6 Maggio 1773 per aderire al desiderio manifestato da S. A. R. l'Arciduca
Governatore, che visitava l'Università assistendo alla prolusione del P. Alberti nuovo
• Professore di Istituzioni canoniche.

%% Magalo I t t i
Eccellenza

Accludo a Vostra Eccellenza la Relazione commessami. Se non fosse appuntino secondo il


di Lei desiderio, mi basterà un piccolo cenno per supplirla, o correggerla. Ancor confuso per
le immense grazie da V. E. compartite a tutta questa Università, e a me in particolare, con
il più profondo rispetto ed ossequio mi rassegno
Di V. E.
Pavia 28 Magg. 1773.

Um.mo Div.mo Obb.mo Ser.e


GIAMBATTISTA BORSIERI.

Relazione di quanto è avvenuto nella Università di Pavia il giorno 26 di Maggio 1773,


Nel di 26 del suddetto mese alle ore dieci di Francia S. A. R. ebbe la degnazione di por-
tarsi alle Scuole di questa Università per onorare colla Sua Augusta presenza la Prolusione,
che vi recitò il P. Alberti Benedettino in occasione di prendere nelle consuete forme il pos-
sesso della cattedra à'Instituzioni Canoniche.
Verso la fine della detta Prolusione mostrò S. A. R. piacere di udire alcune altre lezioni
delle ordinarie, se ve ne fossero state. Ma siccome è costume già invalso, che nel giorno, in
cui un novello Professore fa la sua Prolusione, non si legge nelle altre scuole, acciocché tutti
i Professori, tutta la Scolaresca, come pure tutta la Nobiltà, ed altri soggetti eruditi della Città
- 27 — (DOCUMENTO N. 26.)

vi possano intervenire, cosi quella mattina era una totale vacanza» né alcun Professore si
dava mai a credere, che S. A. R. si potesse più lungamente trattenere nella Università dopo
essere con raro esempio di clemenza stato presente ad una intiera, e non brevissima Orazione.
Ciò non di meno pervenuto a cognizione del Rettore della Università il benignissimo de-
siderio di S. A. R., tosto Le offerse di far salire alcuni Professori sulle loro Cattedre, ed ex.
.tempore, e brevemente ragionare di vari punti attinenti alle rispettive facoltà. Aggradi S. A. R.
la prontezza de' Professori, e senza indugio passò dalla Sala, in cui era, nelle Scuole di Fisica
sperimentale, di Matematica, di Storia Naturale, e di Chirurgia, e dopo averne graziosamente
ascoltati i dotti, ed eleganti discorsi tenutivi, volle passando da Scuola a Scuola senza inter-
ruzione di tempo sentire tutte le Lezioni , che cosi in fretta, ed estemporaneamente nello
spazio di quattro ore, cioè fino alle due dopo il mezzo giorno, poterono esservi comprese.
L'ordine, col quale i Professeri si fecero sentire, fu, come si può ben credere, casuale,
quale appunto si descrive qui sotto insieme cogli argomenti, su cui si raggirarono i brevi
loro ragionamenti. <
1. Il P. Barletti delle Scuole Pie Professore di Fisica Sperimentale trattò ie\Y applicazione
della Teoria di Francklin ai conduttori di metallo per preservare gli edifizj dai danni del
fulmine.
2. Il P. D. Gregorio Fontana Professore di Matematica ragionò : de Figurarum tum pia-
narum, tum solidarum dimensione.
3. L'Abbate Spallanzani Professore di Storia Naturale : De Castorum mirabili in aedificandis
stài domiciliis ingenio.
4. D. Giuseppe Nessi Professore di Chirurgia, ed Arte Ostetrica: De% Tumori umorali in
genere.
5. Il P. Calvi Professore di Teologia morale : De mutuis Conjugum tum interioris dilectionis,
tum exterioris adjutorii erga se invicem officiis.
6. Il P. Natali Professore di Teologia Dogmatica: Praemissa brevi Kiliastarum hisloria
vanum Cerinthi comméntum de voluptario mille annorum regno refutavit.
7. Il P. Pio Fran.co Sua debordine de' Predicatori Professore di Teologia morale, e Decano
della Facoltà Teologica esaminò, e sciolse la quistione An rei, et sontes a legitimo Iudice et
ex juris ordine interrogati debeant crimen a se patratum, ob quod in judicium vocali sunt,
con/iteri; -an vero liciturum ijsdem sit, confessionem veri declinare causa evadendae senten-
tiae capitalis.
8. Il Marchese D. Giuseppe Belcredi Professore dell'Istoria del Jus: De Imperio, et lege
Regia variisque circa eam eruditorum opinionibus.
9. D. Giuseppe Ramponi Professore d'Instituzioni Mediche: De respiratione, ejus causis,
phaenomenis, effeclibus.
10. L'Avvocato Bigoni Professore di Pandette: De Rerum divisione.
11. L'Avvocato Giambattista Noël de Saint Clair Professore di Jus Naturale, e Pubblico:
De fundamentis Juris Naturatisi pubblici univèrsalis, et gentium, eorumque inter se connexione.
12. Il P. Fran.co Saverio Vai Prof.6 di Logica, e Metafisica: De opinione Jo. Lockii circa
animae naturarne et de argumentis, quae eamdem animam spiritualem esse demonstrant.
13. Il P. Lambertenghi Professore di Filosofia Morale : Della origine degli onori, e de9 limiti^
da cui deve essere circoscritto il desiderio de' ìmedesimù.
14. D. Antonio Giudici Professore d'Instituzioni Civili : De modis, quibus Testamenta in*
firmantur.
15. Il P. Ferreri Professore di Lingua Greca spiegò dal greci) in latino una parte d'ora-
zione d'Isocrate a Demonico*
(DOCUMENTO* N. 26.) — 28 —

16. Il P. Flaviano Ricci: De sacrarum Imaginum cultu, et de celebri, intricataque objecta-


tione, quarn Novatores ex damnatione Nicaeni tCanonis tum a libris vulgo Carolinis, tum a
Francofurtensibiìs Patribus, tum a Parmensi Concilio sub Ludovico Pio facta regerunt.
17. Il P. Abate D. Siro Berretta Professore di Lingua Ebràica, e di Sacra Scrittura: De aurei
Vituli historia Hcbraici textus auctoritate explananda.
18. 11 P. Fulgenzio Vitman Prof.e di Botanica: Depraestantia ac utilitate Botanices, diver-
sisque methodis, quae ad ipsam adipiscendam nos veluti manu ducunt.
19. Il P. Stanislao Perondoli Prof.6 di Jus Canonico : De origine Beneficiorum Ecclesiasti-
corum, eorumque cum Feudis similitudine.
20. D. Gio. Silva Prof.6 delle Instituzioni Imperiali : De discrimine, quod inter Trebellia-
nicam, et Falcidiam est9 quum ad quartam TrebeUianicam designandam Falcidiae nomen
saepe usurpetur.
Il Professor d'eloquenza, e d'Istoria Abate D. Teodoro Villa, che per un impensato accidente
non potè salire la Cattedra, poco dopo rinvenuto vi supplì col seguente Sonetto :

0 Atene, o Roma, o prisca età famosa,


Che seder feste l'Eloquenza in trono,
Quando parlar solea tanto animosa,
Che somigliava il fulmine, ed il tuono !
Cori questa, ch'io provai, si vergognosa
Anima, o antichi tempi a voi ragiono:
Dov' è queir arte al secol nostro ascosa
Che voi, fra i Rostri, e il Foro aveste in dono?
Io tacqui, io mi smarrii, ^he il Real volto
Tanto nuova spargea luce d'intorno,
Ch' io m' abbagliai tutto in que' raggi involto.
Ma se il non adeguar l'illustre segno
Esser dovea dell'arte obbrobrio, e scorno,
Di maggior lode il mio silenzio è degno.

Eccellenza

Essendosi per fretta nella Lista dei Lettori, che salirono la Cattedra all'improvviso avanti
S. A. R., ommesso il nome del Professore Don Giuseppe Bendoni, che ne fu l'ultimo, credo
mio dovere di farlo presente a V. E., e di averlo in considerazione come gli altri. Egli fu
l'ultimo a leggere, ragionò De Furto. Condoni alle circostanze questa involontaria mancanza,
e la supplico a non attribuirla che ad una casuale omissione. E di nuovo con profondissimo
ossequio mi dico
Di V. E.

Um.rao Div.mo ed Obb.mo Servo


GIAMBATTISTA BORSIERI.

(Tanto questa lettera, quanto la precedente relazione e l'accompagnatoria tono tratte dagli originali conser-
tati nell'Archivio di Stato in Milano.)
— 29 — (DOCUMENTO N. 27.)

XXVII.

Lettera autografa del Ministro imperiale Conte di Kaunitz diretta da Vienna al Conte
di Wilzeck, in cui gli annuncia essere attivamente occupato per procurare distinti
Professori all'Università di Pavia, ed avere la persuasione della grande necessità di
estendere ed approfondire lo studio delle scienze sperimentali per le quali mancano
opportuni ed utili allievi, a promovere i quali suggerisce acconci provvedimenti.

Nell'accompagnare con lettera 3 corrente VElenco degli Scolari delV Università di Pavia,
V. E. osserva, che il numero è alquanto minore di quello dell'anno scorso, e siccome questa
diminuzione è sensibile fra gli Studenti di Medicina, desidera che io mi adoperi per trovare
un soggetto degno da sostituirsi al Medico Tissot, che possa contribuire col suo merito a .
ripararla.
Su quest'oggetto ho la soddisfazione di poter dire a V. E. ch'essendo stato chiamato a
Pietroburgo da quella Sovrana il Medico Weikart di Fulda (1), che io aveva in vista, dopo
molte ricerche mi è stato proposto e consigliato il Dottore Giov. Pietro Frank di Spira,
uomo, che si è conciliata in Germania una decisa riputazione colla sua eccellente opera inti-
tolata La Polizia Medica. Assicurato io nello stesso tempo, ch'egli aveva avuto dalla Reggenza
di Annover un invito per la Cattedra Clinica di Gottinga, da lui quasi accettata, non ho dif-
ferito di portare alla cognizione di S. M., nostro Signore, il progetto di chiamarlo a Pavia
colle stesse condizioni, colle quali vi era venuto il Tissot. Si è compiaciuta S. M. approvare
la mia idea; in conseguenza di che ho scritto, io stesso al Frank, ed attendo a momenti la
categorica sua determinazione, della quale non mancherò di dare notizia all' E. V.
Non ho poi abbandonata l'idea di tirare costi l'altro illustre Medico Grunner di Jena (2),
e solo aspetto alcuni riscontri sul suo attuale soldo in quella Università, e sul di lui carattere
morale per prendere quel partito, che il Governo stimerà combinabile. Cosi non mancherà
nulla all'Università rispetto alla Facoltà Medica, che sarà provveduta d'ottimi e rinomati
soggetti.
Nel citato Elenco fa qualche specie il vedere, che non ostante le replicate insinuazioni
del Governo, eccettuati tre Domenicani, e due Minori conventuali, che applicano alla Bota-
nica, Chimica e Storia naturale, gli altri Regolari continuano sul vecchio piede, e sono tut-
tavia attaccati all'antico loro sistema degli studi.
Non posso dissimulare a V. E. la sorte di pena, che provo nel vedere, che le scienze spe-
rimentali hanno costì pochi amatori: che, se mancherà il Professore di Botanica e di Chimica,
o quello di Storia maturale, non vi è soggetto in paese da sostituirsi a loro, e converrà con
molta fatica, e con larghi stipendii trovarne altrove. Affine di prevenire questo caso, e per
una ben intesa economia, ho più d'una volta desiderato, che si pensi a formare Allievi capaci
d'acquistare una celebrità in alcune di queste scienze, e tali da poter poi essere destinati
con applauso alle Cattedre che verranno a vacare.
I stipendi assegnati da S. M. sul vacante di S. Chiara la Reale, sono il fondo, che per ora
può destinarsi a quest'oggetto. Se vi fosse un pajo giovani Medici scolari del Professore
Scopoli, giovani d'aspettativa nella Chimica e Botanica, non potrebbero essere mandati, a qual-
che Università del Nord, dove queste scienze fioriscono, per apprenderle a fondo, e perfezio-
narsi nel vedere o seguire il metodo di tale studio, che ivi si tiene con tanto successo? Se
nella Fisica sperimentale, e molto più nella Storia naturale vi fossero altri giovani di talento,
e di egual applicazione potrebbero essere assistiti con alcuno de'nuovi stipendi, per conti-
nuare nella coltivazione di tali scienze.
(DOCUMENTO N. 27.) — 30 —

Il tempo, che vi vuole per perfezionarsi nello studio suddetto, l'incertezza della riuscita,
quando si pensi ad un solo soggetto, che può mancare, o morire, sono le ragioni che mi fanno
riguardare, come importanti la prontezza delle determinazioni sotto questo punto di vista, e
la scelta di più d'un Allievo per ogni branca di scienza. Siccome il detto fondo degli sti-
pendii da due anni non è distribuito, e per ora ascende a circa L. 5000 annue, v'è abbastanza
per ogni misura, anche larga, che si possa prendere dal Governo.
Volendo il Ser.mo Arciduca Governatore, e V. E. aggiungere anche queste utili provvidenze
alle tante, che già hanno date in favore degli Studj Nazionali, avranno la soddisfazione d'ac-
crescere il numero di coloro, che coltivano con successo le scienze sperimentali, che sono di
grande importanza nella vita sociale e nel presente stato di cose.

K. R. (KAUNITZ-RITTBERG.)

(Da copia autentica nell'Archivio dell'Ospitale di Pavia).

]) Melcbiorc Adamo Weikard., poscia Archiatro dell'Imperatrice di Rnssia Caterina ; grande ammiratore del sistema di Brown, di cui
si fece in Germania come l'apostolo : uomo di molto, ma sregolato ingegno.
(2) Mentissimo deil'erudizione e storia medica, principalmente per la Censura librorum Hippùcratìcorum, le Morborum antiqyiiates
e le grandi collezioni degli scrittori della Sifilide e del Sudore Inglese.

XXVIII.

A Relazione autografa del Rettore della Università Lorenzo Mascheroni al Consiglio


di Governo in Milano sul contegno degli Studenti, e richiesta di severi provvedimenti.

% &8©sf© 1190,

Reale Consiglio di Governo.


Rassegno la nota de' graduati nella R. Università nel già spirato anno scolastico s c r i t t a
e consegnatami dal Cancelliere della medesima; come anche rassegno il Calendario per l'anno
venturo, dove si contiene il solito numero di cento ottanta lezioni.
Invesecuzione poi de'venerati ordini portatomi dal R. Intendente Politico affine di accer-
tarmi in quale preciso stato fossero le cose relativamente ai disturbi, unioni notturne, e a l t r i
disordini seguiti in Pavia, in cui si credono involti alcuni sconsigliati studenti; mi venne
dal prefato Intendente, risposto, che sarebbe stato opportuno parlarne col R. Pretore, c o n
cui egli cammina di concerto, dandosi lo stesso edotto, che per gli accennati disordini si fab-
bricava processo dallo stesso R. Pretore.
All'oggetto dunque di averne le desiderate notizie mi sono abboccato collo stesso R. P r e -
tore, e venni dal medesimo accertato, che appunto ne ha egli formato il processo, e c h e
ritrovasi già molto innoltrato sperando in breve fra le molte sue occupazioni di essere a
portata *d'innoltrarne le risultanze processuali tanto al R. Tribunale d'Appello in esecuzione
de' suoi ordini quanto al R. Consiglio di Governo per mezzo di questa R. Intendenza Politica,
perchè di concerto tra le Superiorità giudiziali, e politiche diano le successive opportune
provvidenze tendenti alla tranquillità, e quiete di questo Pubblico di Pavia; cosicché credo
convenire di non fare alcun ulteriore passo su questo proposito, rimettendomi a quelle savie
superiori determinazioni, che verranno date in vista delle risultanze processuali, che si t r a -
smetteranno dal succennato R. Pretore.
Stimo poi opportuno rassegnare al R. Consiglio di Governo le seguenti notizie.
— 31 — (DOCUMENTO N. 28.)
i

A titolo dei tumulti notturni si sono cassati questo anno dal numero degli scolari Vin-
cenzo Comasco Pavese detto Regina Studente di Chirurgia, e Tommaso Bresciani Tirolese Stu-
dente di Legge. Giovambattista Vannazzi Cremasco Studente di Chirurgia reo di un omicidio
è fuggito da Pavia. Due Scolari anno consegnata da se la matricola per poter entrar attori
nelle Recite teatrali private state proibite agli studenti con decreto del R. Consiglio di Go-
verno e sono Francesco Calvi Bresciano Studente di Medicina, e Don Gherardo Silva Lodigiano
Studente di Filosofia.
Il R. Consiglio di Governo vedrà se si debbano assoggettare al Rettore anche quei gio-
vani esteri che frequentano la R. Università senza voler prender matricola; il che alcune
volte dà adito a troppa licenza.
Sento dire, che TAb. Zambianchi tiene ripetizione contro la proibizione del R. Consiglio
di Governo. Sopra questo soggetto che si dice sedizioso si troverà un articolo nel processo
del R. Pretore. Sembra essere della massima importanza levare l'adito alla scolaresca a quelle
persone, che restando sempre al cangiarsi degli scolari, sono un continuo fermento di mala
disciplina.
Ho udito che si sia riaperto il Castello. Questo luogo è al presente un vero inciampo alla
scolaresca e sarebbe della maggiore necessità, che almeno nei mesi delle scuole stesse chiuso.
Anche i Caffè, e i Bigliardi, che qui sono in gran numero influiscono non poco al cattivo
costume, e alla perdita del tempo. Il R. Consiglio di Governo vi provvederà come meglio cre-
derà.
Nella stessa occasione lo prego a fissare un metodo perchè il Teatro sia meno frequentato
dagli scolari; vi si osservi un miglior contegno, e dia minori comodi a far quello che non
conviene, e si tolgano le difficoltà per ritrovare, e castigare quelli, che mancano in diverse
maniere.
Parimente si rende necessario il provvedere in modo, che dentro Tanno scolastico non
seguano unioni notturne sotto il pretesto di far serenate, e cose simili, le quali in fine non
fanno che aprire un maggior adito al cattivo costume.
Ho creduto mio dovere il far presente quanto sopra al R. Consiglio di Governo lusingan- „
domi di secondare in tal guisa per quanto da me si può le'premure provvide, e benefiche
dello stesso Reale Consiglio, cui tanto sta a cuore lo studio, ed il buon costume di quelli che
frequentano la R. Università.
Sono con profonda venerazione
Del Reale Consiglio di Governo
Pavia dalla R. Università
2 Agosto 1790.

Umilissimo Devot.0 Obb, Servidore


LORENZO MASCHERONI Rettore.

(Dall'originale esistente nell'Archivio di Stato in Milano.)

B. Risposta del Conte di Wilzeck alla relazione, ed alle proposte del Rettore della Università.

3® agosto IÌ9®.
Si farà il conveniente uso del Catalogo de'Laureati, e Licenziati nella R. Università, che
il Rettore della medesima ha rassegnato colla sua Rappresentanza dei 2 del corrente, e frat-
tanto si approva il Calendario del presente Aìino scolastico; sono poi già state date le op-
6
(DOCUMENTO N. 28.) — 32 —

portune disposizioni, onde sia cautelata la pubblica sicurezza; epperò in vista dei risultati
processuali si daranno anche le necessarie ulteriori provvidenze per impedire in avvenire, che
non accadano li rappresentati disordini. Sembra conveniente, che debbano essere obbligati a
rilevare la matricola tutti i scolari, che frequentano la R. Università, e che i medesimi deb-
bano essere dipendenti dal Rettore, cui incumbe d'invigilare sulla loro condotta negli oggetti,
che sono di disciplina. Altre volte è stato proibito all'Abate Zambianchi di tenere ripetizione;
sì perchè è sempre in opposizione colle massime della R. Università, come anche perchè ec-
citava i scolari all'indipendenza. Il Rettore pertanto al principio del pross.0 venturo anno
scolastico gli potrà rinnovare la diffidazione, e qualora egli resista colla solita sua contumacia,
riferirà l'emergenza per le ulteriori risoluzioni. Coli'avviso dei 19 9bre 1784, e dei 27
Giugno 1786, che è stato anche rinnovato nel passato anno, sembra, che si sia provveduto
ai disordini originati dal frequentare i luoghi di Caffè, e de' Bigliardi: onde il Rettore pro-
curerà l'osservanza delle correlative disposizioni: ed occorrendo riferirà le contravvenzioni.
Certo che i Teatri sono di una marcata, e decisa occasione alla dissipazione de' scolari; ep-
però loro è stato già insinuato col succitato avviso di astenersi dal troppo frequentarli. Kel
calcolo de'requisiti per la laurea è stato ordinato, che si valuti la saviezza, ed il costume.
Quindi, se il Rettore cogli esaminatori daranno qualche esempio di riprova per i scolari
troppo dissipati, o scostumati, sarà certo uno dei più efficaci freni per contenerli ne'limiti
de' propri doveri. La sospensione della collazione del grado Accademico anche per questo
titolo, in qualche caso particolare, potrebbe molto contribuire all'osservanza della disciplina,
non convenendo impedire con una legge generale il totale accesso al Teatro, quantunque sia
bene di limitarne l'abuso. Per ovviare i pericoli col riaprirsi il Castello si sono presi gli
opportuni concerti col Militare: onde giova credere, che la pubblica polizia sarà assicurata
in questo punto.
Firm II Conte de Vilzeck.

Ex Consiglio Gubernii
Sott. MANCINA.

(Dall'originale esistente negli atti della R. Università di Pavia )


— 33 — (DOCUMENTO N. 29.)

XXIX.

A. Il cittadino Bauvinay preposto dal Governo Francese alla sorveglianza dell^ provincia
di Pavia annuncia la propria nomina al Capo della Università, e chiede informazioni
per promovere e migliorare gli studi.

13 Settembre lf§&

SURVEILLANCE
du
EGALITÉ Gouvernement LIBERTK
francais.

Pavie le 27 fruetidor
r an I de la Repnhliqne
Francai***.

Le Prepose de Surveillance du Gouvernement Francais dans la Province de Pavie


Au Citoyen chef de Vuniversità de Pavie
Les Sciences, Citoyen, avoient disparii avec l'empire romain. Qnelques homraes avaient
soustrait leur flambleau sacre, et T avoient conserve pour le bonheur de l'éspece humaine,
malgré la stupidite des barbares; c'est ce flambean miraceuleusement conserve, qui a été re-
placé avec honneur dans les universités et a éclairé de nouveau l'univers. Pavie, se felicite
avec raison d'avoir contribué a répandre la lumiere sur l'europe. Malgré les guerres civiles
et étrangeres qui ont bouleversée Titalie, Tuniversité de Pavie a toujours brille, et ses vain-
queurs, ont toujours respecté le sanctuaire, des sciences, des arts et de la morale.
Une nation la plus éclairée du1 monde connu, vous donne aujour d'huy des lois et c'est
avec plaisir qu'elle trouve dans vos murs, ces établisements qui concourent au soulageraent
et a T instruction des hommes, et preparent a toutes les nations, la restauration de leurs
droits: le triomphe de la libertà et le reigne des vertus.
Cette nation, á établi des surveillants dans toute la lombardie, et parmi les devoirs qu'elle
leur a imposp, celuy de veilleravec zele a la conservation, et mème a la perfection du dé-
pot des sciences, est un des plus grands , et des plus aisés a remplir pour ceux qui aiment
leurs fréres, et désirent leur bonheur.
C est pour le remplir ce devoir que je me hàte citoyen de vous prier de me donner des
notions sur les objets suivants.
l. # Le regime de l'université, et de ses differentes divisions.
2.° Le nombre de ses professeurs; leur áge, leur nom, le genre et Tétendue de leurs con*
naissances»
3. s Le nombre des colleges qui en dépendent, leur regime, et leurs revenus.
4.* Le nom et les ressources de touts autres établissements d* instruction publique inde-
pendants de l'université, s'il vous est possible de m'en donner les notions.
5." Les reformes qu'on pourrait faire pour accelerer, et perfectionner T instruction, et la
semplification qu'on pourrait établir dans le nombre des colleges, et dans la dépense qu'ils
nécessitent.
Lorsque touts ces objets seront a ma connaissance, je m'occuperai sans délai a en pre-
senter au Gouvernement un tableau fidele pour luy procurer la jouissance de remporter de
(DOCUMENTO IN. 29.; — 34 —

nouvelles victoires sur les abus qui cherchent toujours a étouffer les droits de l'humanité,
et a éteindre son flambeau.
Salut et fraternità.

Finn- A. F. BAUVINAT.
Au Citoyen Chef de V université.
A Pavie.

(Da lettera originale nell'Archivio della R. Università.)

B. Risposta del Professore Bassiano Carminati f. f. di Rettore della Università alla


lettera del Cittadino Bauvinay.

18 Seflemfere ItM.
EGUAGLIANZA LIBERTÀ.

Pavia 30 Fruttidoro an. IV Repub.

Al Cittadino BaUvinaj Proposto di Sopraveglianza del Governo Francese nella Provincia


di Pavia.
Bassiano Carminati Profess. e Decano della Facoltà Medica, che fa interinalmenle le veci
del Rettore della Università.
La scielta che di Voi, o Cittadino, ha fatto il Governo Francese per vegliare alla con-
servazione, e al miglioramento degli Stabilimenti, e degli Studj della Università di Pavia
porge, a me, e a' miei Colleghi un nuovo argomento della generosa protezione, che la magna-
nima Republica Francese accorda a noi, e a tutti quelli, che nella Lombardia le scienze, e le
arti coltivano. Da ciò, che la Fama ha sparso di Voi al momento del Vostro arrivo in Pavia,
è da ciò, che vi siete compiaciuto di scrivermi hanno i Professori meco ben inteso, e giudi-
cato, essere Voi un Soggetto, il quale riunendo alla superiorità dei talenti, e alla estensione
delle cognizioni il più vivo zelo pei desiderati progressi dello spirito Umano, non può non
essere valevolissimo Promotore di ogni ramo di pubblica Instruzione. Quindi i Professori
medesimi qui presenti, mentre si dichiarano con Me sensibili, e riconoscenti alle già manife-
state Vostre premure per la prosperità de' nostri studi si ripromettono dal vostro zelo, e dalla
vostra autorità ogni possibile assistenza e favore.
Con tale fiducia provo anch' io una dolce soddisfazione nel rispondere ora alle diverse
Vostre dimande, e solo mi duole di non potervi dare su di ciascuna i desiderati rischiarimenti.
l.° E circa alla prima richiesta ho l'onore di significarvi, che non saprei meglio infor-
marvi del Regolamento della Università, che rassegnandovi,, come faccio coli'allegato A lo
stesso Piano di Direzione, Disciplina, ed Economia, e indicandovi i precipui cambiamenti
occorsi dopo la di lui pubblicazione. Uno di questi consiste nella Direzione della Università
data alla Commissione Ecclesiastica di Milano sotto la dipendenza del Magistrato Politico
Camerale, e della Conferenza Qevernativa. L'altro nasce dal privilegio tolto agli Studenti di
nominare dalle quattro Facoltà per torno tra i Professori queir individuo che loro più fosse
piaciuto alla Carica di Rettore, riservata avendone Leopoldo II la nomina alla Conferenza
Governativa colla sola voluta retrizione di scegliere cotesto annuo Magistrato, o Capo, da
que' Professori soltanto che avessero negli ultimi quattro anni sostenuta l'incombenza del
Decanato della rispettiva loro Facoltà.
— 35 — (DOCUMENTO N. 20.)

Per tale disposizione (qualora volesse ritenersi) converrebbe, che il Governo scegliessô il
Rettore (che deve essere un Medico) per il prossimo anno scolastico dagli ultimi quattro
Decani, che furono i Professori Presciani, Nessi, Rezia, e Carminati. I Decani poi per l'anno
venturo giusta il vegliante Regolamento, dovrebbero essere i seguenti, cioè Lanigan per la
Teologia, Nani per la Giurisprudenza, Scarpa per la Medicina, e Volta per la Filosofia; e
questi formerebbero uniti al Rettore il Concistoro della Università, le cui incumbenze sono
accennate nel Piano.
Un terzo essenziale cambiamento è pure accaduto coll'aumento delle Lezioni portate dalle
130 alle 180 affine di estendere vieppiù l'Instruzione senza prolungare la durata delle scuole
oltre gli otto mesi dell'anno, avendo l'esperienza mostrato, che nei quattro mesi di Luglio,
di Agosto, di Settembre e di Ottobre non è possibile per infiniti motivi di tenere aperta TU*
niversità. Come poi queste lezioni siano distribuite nell'indicato spazio di tempo si può rile-
vare dal Calendario servito per lo scorso anno che è segnato colla Lettera Bi il quale pure
vuol essere ristampato pel principio degli Studj.
. 2.° Per soddisfare alla seconda domanda vi rassegno l'Orario marcato C della distribuzione
delle lezioni servito per lo scorso anno, in cui troverete nominati i singoli Professori, e i
titoli delle loro Cattedre.
Qui per altro mi occorre un'avvertenza, che debbo farviy la quale riguarda la vacanza
della doppia Cattedra di Clinica e Medicina Teoretico-Pratica, occorsa per la traslazione a
Vienna all'Impiego di Direttore di quello Spedale Civico del Professore Pietro Frank. Il di
lui figlio, che sebbene dichiarato appena Tanno antecedente Dottore, pur venne da Vienna
spedito a coprirla interinalmente, coll'obbligo di leggere gli scritti del Padre è ripartito poc- >
chi di prima dell'ingresso della Vittoriosa Armata Francese nella Lombardia. Per la qual cosa
conviene, che Voi tosto vi occupiate del modo di coprire questa necessaria Cattedra (che in
addietro esclusivamente appartenne al Sovrano dello Stato) ; onde possa il nuovo nominato
abilitarsi per tempo a sostenere con decoro, e con profitto della Gioventù questa difficile in-
cumbenza.
Oltre dei Professori hanno parte nella Instruzione alcuni valenti Allievi della Università
col titolo di Ripetitori marcati nell'Allegato D. Non sono essi però provvisti di alcun sti*
pendio; ma solo ricevono una privata rimunerazione da quei scolari, che intervengono ai loro
esercizi.
Per ciò che concerne l'età, e gli anni di servigio di ciascun Professore posso soltanto in-
dicarvi, che nell'Archivio del Governo o della Commissione Ecclesiastica di Milano esiste un
Elenco atto a precisare l'oggetto di cui si tratta. Cosi non trovandomi abilitato a dichiararvi
gli appuntamenti rispettivi dei Professori mi limito a suggerirvi di eccitare su tale articolo
il Cittadino Amministratore particolare e Ispettore Economico della Università Cattaneo, che
potrà benissimo darvi ogni migliore rischiarimento.
Riguardo poi alla sfera, ed estensione delle cognizioni di ciascun Professore posso soltanto,
rendendo giustizia al valore de' miei Colleghi assicurarvi, che volendo prescindere da me (che
sento pur troppo la mediocrità de'miei talenti, e la ristrettezza delle mie cognizioni) sono
tutti di un merito distinto, e ben degni di quell'alta, ed estesa riputazione, che per il loro
zelo nell'estendere i confini del sapere umano, e per le dotte,-e molteplici loro opere pubbli-
cate hanno ormai ovunque conseguita presso le più colte Nazioni del Mondo.
Qual sia poi il metodo prescritto pel corso degli Studj agli scolari di ciascuna Facoltà
apparirà chiaro dalle tre Carte segnate 2?, E, E, che unite alle altre vi presento.
3.° Venendo ora alla terza domanda relativa ai Collegj per ciò che spetta alla loro orga-
aisazione, entrate, pesi, numero se vorrete rivolgervi alla Municipalità avrete da essa tutte
(DOCUMÉNTO N. 29.) — 36 —

le possibili informazioni, essendosi questa già occupata per ordine del Vostro Predecessore
di questo medesimo oggetto, a cui io per mancanza di dati sicuri non sarei in grado di sod-
disfare.
4.° Circa alla quarta richiesta vi dirò, che dalla Università in qualche modo dipendono le
scuole minori della Città, giacché il Rettore prò tempore ha il diritto di vegliare alla buona
loro direzione, e profitto della Gioventù, avendo del resto un reggente particolare, qual'è il
Pre. Angelo Ridolfi Monaco Olivetano, il quale potrà da voi richiesto darvi piena notizia di
questo letterario stabilimento.
Evvi inoltre in Pavia un altro genere di scuole, cioè quelle del Popolo, dette Normali,
che per essere onninamente staccate dall'Università, e dipendenti da una Direzione generale
posta in Milano, e subordinata in addietro alla Commissione Ecclesiastica, io non conosco ab-
bastanza per dirvene qualche cosa. Tuttavia siccome dal Pre. De Filippi Direttore di queste
Scuole in Pavia mi venne dato tempo fa un Elenco per mia privata intelligenza, cosi mi
faccio un piacere di rassegnarlo sotto la lettera F.
5.° Intorno all'ultima proposizione io mi debbo necessariamente limitare a dirvi il parer
mio per ciò che riguarda l'Instruzione Medica, dichiarando, che non sembra essere questa
nello stato in cui si trova suscettibile di alcun cambiamento essendo già bene combinata.
Circa poi alle altre Facoltà i Professori di es3e potranno solo informarvi se siavi luogo a
qualche simplificazione piuttosto che a qualche aumento di Maestri, di mezzi e di misure.
In tanto però, che vi occupate del bene della nostra Università degnatevi, o Cittadino, di
fare una singolare grazia agli Individui coir interessarvi pel pagamento de' loro Onorarj, e
delle spese fatte pei stabilimenti come apparisce dalla specifica segnata G rimessami dal-
l'Amministratore C. Cattaneo massime che già da due mesi l'Agenza Militare di Milano lo
aveva ordinato. 1 miei Colleghi sperano da Voi un tale favore, e avranno così meco un nuovo
motivo di unire ai doveri della più distinta stima, che già Vi professano quelli pure di una
perpetua riconoscenza. Sai. e Fr.

(Da copia negli atti della Regia Università).

XXX.

A. n Professore Giovanni Rasori Rettore della Università di Pavia propone con nuova
forma il Calendario per Fanno V della Repubblica Francese (1796-1797) ad uso
delle Scuole, rassegnandone copia all'Amministrazione Generale della Lombardia.

LIBERTÀ EGUAGLIANZA

All' Amministrazione Generale della Lombardia


Il Cittad. Rasori Prof* di Medicina, Rettore dell9 Università di Pavia e del Collegio JSra-
0
i
zionale.

Cittadini rappresentanti

Omissis

Vi compiego parimenti una prova del Calendario che io propongo quest'anno come Ret-
tore dell'Università, e v'indico la norma che ho tenuta dell'eseguirlo. l.° Ho adottato, com'era
—' 37 — (DOCUMENTO N. 30.)

di dovere il Calendario Francese. 2.° Per non incorrere nell'inconveniente del farsi la scuola
ne' giorni detti feste di precetto, ho fatto in modo che tutti questi giorni vengon ad esser
notati come giorni di vacanza, conservando pure come vacanza la decade. 3.° Ad ognuna
delle decadi ho apposte le rispettive denominazioni quali si trovano nel Calendario Francese.
4.° Agli altri giorni, in vece di apporre nomi di piante o d'animali, come nel Calendario
stesso, ho sostituito nomi d'uomini grandi nelle scienze nelle arti o nel mestier delle armi,
spezialmente poi ho cercato i nomi dei nostri Italiani.
Sono ora in dovere di dirvi che i quattro Professori, ne'quali cade quest'anno il Deca-
nato, secondo il torno, si oppongono a questo Calendario. Hanno mandato una protesta al-
l'Amministrazione, però senza mia saputa. Non vogliono la decade che rammenta zz: odio ai
tiranni. — Alcuno d'essi aveva proposto di mettere in vece^— odio alla tirannia» — Poi,
fatto più maturo riflesso, non si è voluto nemmeno questo. Molti nomi poi d'uomini grandi,
anzi i più grandi, i più celebri ; quelli che coi loro scritti hanno massimamente contribuito
ad illuminare l'Europa, e a far la rivoluzione in Francia, quelli si vorrebbero esclusi.
Quanto mi spiace di mettervi sott'occhi una condotta sì poca degna di questi Professori
di Pavia nelle circostanze presenti, altrettanto mi consola il potervi assicurare che l'ordine
la tranquillità, lo studio, il patriottismo regnano perfettamente nel Collegio Nazionale, e gè-
neralmente in tutti gli Studenti dell'Università, come non ve n'è forse giammai stato esempio,
e che il loro numero è ancora maggiore di quello che le presenti circostanze avessero potuto
promettere.

. • . . Omissis

Salute e rispetto
Firmato nz Rasori.
38
.
39
LIBERTÀ EGUAGLIANZA

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I j Diogene 9 Nonodi Franklin il
II *il Primodi Marsigli I I
12 Secondodi P/tmoiivec. *10 D e l , . ^ W a f e n e . M 0 D c c a d c ,. ^ a g i 0 .
13 Terzodi Tacito V^Aaterna ventù I
| 14 Quartodi Cook I 1
Il I *4 II
15 Quintodi Ramazzini 11 P i i | a G.Rousseau MI Primodi Mably J
*16 Sestodi Giuliano 12 Se<i d ì tfcmbra„f ' i 2 Secondodi Condorcet \
|| 17 Settimodi Zocfce 13 T e i Collins I
18 Oltavodi Dz'derot *14 Qujj Bougainville Vacanze autunnali. ]
|| 19 Nonodi Millon 15 Qui\ Boulanger II
iG S e
J 4 Du A/«rsais
|| *20 Decade II. AiMartiri | 17 SetLj Agricola I
Il della Libertà. *18 Oltij ^ n o s / 0 I
| h19 No
l C/t/aòrera
|| 21 Primodi Bayles f il
|| 22SecondodiMontmorcncy *20 D e l n% ^ ^ p ^ J I
I * 23 Terzodi Gio.deHa Casa òerl
|| 24 Quartodi Leibnilz [ I
I 25 Quintodi Kepler *21 Prih QUgi penn il
*2& Sestodi Bail/y 22 S e X d i Condillac
27 Settimodi C7ia>i</ewa; 23 Tei Montccuccoll |
28 Oltavodi Poleni 24 Q u i G/(h H | | | | t e r ' ' "
J 29 Nonodi Poussin *25 Quji ])ryden I
26 S
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*30 Decade HI. il«a l i - 27 SelL Seuer.Boe.to ' I
|| berta e all'eguaglianza^ *28 OltL Reaumuì* I
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40
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— 41 — (DOCUMENTO N. 30.)

C. I Decani della Università, Professori Zola, Nani, Volta e Presciani protestano con
lettera 25 piovoso anno V (13 Febbraio 1797) diretta ai cittadini Rappresentanti gli
Studi presso l'Amministrazione Generale, non accettando il proposto nuovo Calendario.

LIBERTÀ EGUAGLIANZA

A Cittadini Perelli e De Mattia


Rappresentanti per gli Studj nell'Amministrazione Generale della Lombardia.
I Decani dell'Università di Pavia

Cittadini Rappresentanti !
Non dubitiamo che sia pervenuta a vostra notizia una lettera da noi scritta alcuni giorni
sono all'Amministrazione Generale riguardante il Calendario dell'Università. Abbiamo in essa
fatto presente, che in vece di contrapporre ai giorni e alle decadi certe arbitrarie denomina-
zioni, da noi credute per 1# maggior parte mal assortite e impolitiche, sia più opportuno il
contrapporvi in doppia colonna i giorni del vecchio stile, secondo la pratica delle Municipa-
lità,, e di altri .pubblici Uffici dello Stato, ad uso massime degl'inservienti, e del Popolo, ed
anche degli Esteri non avvezzi al Decadano Francese, che frequentano l'Università.
L'invitto General Bonaparte, ed altri Ministri della Repubblica Francese con replicati
Proclami hanno comandato il rispetto alla Religione, e persino agli usi e alle consuetudini
del paese; e in questa Università, oltre alle scienze naturali-e politiche, s'insegnano i prin-
cipj della Religione e della Morale, affinchè sotto la pubblica ispezione vi si possan formare
non solamente uomini probi, ma anche illuminati ministri del culto^ che sieno buoni Cittadini.
Ora nel nuovo Calendario, non volendosi contrappore a' giorni delle Decadi, Primodi, Duodì,
ecc. anche i giorni consueti, Domenica, Lunedì, ecc. oltre al togliere al Popolo uu comodo,
che è troppo giusto'lasciargli, e che dappertutto si lascia, si fa sparire agli occhi di giovani
Cristiani ogni idea di feste Cristiane ; si toglie loro una direzione assai comoda per sapere
in quai giorni debbano assistere a'divini ufficit; e si levano que'due o tre giorni, ne'quali
. il Corpo dell'Università esercita pubblici atti di Religione; ciò che si pratica ne'suoi giorni
anche dalle Municipalità dello Stato.
In questo Calendario, tra molti illustri nomi, che possono servir d'esempio e di stimolo
alla studiosa gioventù, si son posti i.nomi di Giuliano l'apostata, di Spinosa, di Iolando, di
Collins, e d'altri molti i quali malgrado i lor talenti e le loro cognizioni, hanno però meri-
tato la detestazione pubblica per la loro dichiarata inimicizia con ogni sorta di religione,
specialmente della Cristiana; per essere stati, se non tutti, certamente alcuni di essi, illustri
scellerati; e per avere scossi i fondamenti d'ogni virtù; senza di cui sarebbero inutili ed
anche nocive le scienze, e vano riuscirebbe ogni sforzo per sistemare un governo repubbli-
cano. E ciò che fa maraviglia, in un governo democratico si ricorda a'giovani il nome di
Hobbes, il quale ha piantato i principj à,él più terribile despotismo.
In un luogo finalmente, in cui si dee porre ogni studio a regolar fervidi giovani, e a
formar loro lo spirito e il cuore a pubblico vantaggio, si ricordan loro de' nomi atti ad am-
molire gli animi, e ad eccitare in essi idee di galanteria, non d'industria a coltivare le scienze,
non di virtù.
Al popolo per quanto sia corrotto, generalmente la virtù piace: egli è attaccato alla re-
ligione de' suoi maggiori : e se si vuole lo stato tranquillo bisogna conservar l'una e l'altra,
e rettificarne le idee; troppo grande ingiuria si farebbe al Popolo sovrano, se si volesse di-
struggere e togliergli ciò che gli è più caro.
7
(DOCUMENTO N. 30.) — 42 —

Con qual cuore i Padri manderanno i lor figliuoli in luogo, dove persino su d'un Calendario
in paese Cristiano si tenta di fare una sorda guerra alla virtù, e alla religione, e se pure
se ne conserva qualche ombra, ciò si fa con tanta incoerenza, e in un modo affatto pagano?
Neppur le Città dello Stato manderan giovani, e molto meno gli Stati limitrofi, neutrali ed
amici, che pure con tanta solennità sono stati invitati a mandarne. E non dovranno certa-
mente i Vescovi mandar giovani Ecclesiastici; quando pur tanto importa ad una savia politica,
che anche questi sotto il pubblico magistero con uniformità di dottrine vengano preparati al
sublime lor ministero con vera utilità della Chiesa e dello Stato.
Questa Università, celebre per tutta l'Europa, che l'immortal Bonaparte anche in mezzo
allo strepito delle armi ha voluto riaperta, perchè sempre più fiorisca e diffonda de'lumi a .
formar de' virtuosi ed utili Cittadini diverrà presto una solitudine ; inutili riusciranno tanti
grandiosi stabilimenti; e gran danno ne soffrirà Pavia che dall'affluenza di tanti giovani
studenti, ancha esteri, traeva tanto vantaggio.
Noi che per tanti anni abbiam servito lo Stato nella pubblica istruzione, per dovere e
per attaccamento siamo impegnati pel maggior decoro e vantaggio di questa Università; e per
quanto da noi dipende, non soffrirem mai, che per l'inutile e mal ideata aggiunta di alcune
denominazioni al comun Decadano, ne venga ad essa danno ed infamia zz. Salute e rispetto.

Firmati — ZOLA Dee.0 della Fac> Teolog.*


0
NANI Dee. della Fac> legale.
0 ca
VOLTA Dee. della Fac> Filos.
0 a
PRESCIANI Dee. della Fac> Med.

^Dall'Originale nell'Archivio di Stato in Milano.)

D. Il Rettore Professore Rasori con lettera 21 Germile anno V (8 Aprile 1797) all'Am-
ministrazione Generale, rispondendo a Dispaccio 3 Germile (21 Marzo) dichiara di
aver pubblicato il nuovo Calendario per l'Università sopprimendo i nomi degli uomini
illustri come gli era ordinato, e ritenendo il puro decadano Francese.

LIBERTÀ EGUAGLIANZA

UNIVERSITÀ DI PAVIA.

In nome della Repubblica Francese una ed indivisibile.

Pavia 21 Germile Anno V. della Repubblica Francese.

*II Cittadino Professore Rasori Rettore dell' Università e Collegio Nazionale di Pavia.
AlVAmministrazione Generale della Lombardia.

Cittadini Amministratori !
Mi facio premura di rispondere alla vostra lettera datata 3 Germile, e da me ricevuta
soltanto la sera del giorno 9.
Il Decadario è già stato da me pubblicato fin dal primo del corrente Germile. Ve ne tra-
smetto dodici copie. Vedrete, che, conformemente alla decisione vostra, ho soppressi i nomi
— 43 — (DOCUMENTO N. 30.)

degli uomini illustri, e ritenuto il puro decadano Francese con indicate le ferie dell'Univer-
sità secondo il solito degli anni passati. Le denominazioni delle decadi sono le stesse del
decadano Francese, come si stampa anche in Milano e per tutta la Lombardia.
Omissis g
Salute e rispetto.

Firmato RASORI.

(Questi quattro documenti segnali A, B , Cy D esistono in originale nelPArchivio di Stato in Milano dalla
cui Direzione vennero graziosamente comunicati.)

XXXI.

Antonio Scarpa Rettore dell'Università di Pavia informa il Ministro degli affari interni
della triste condizione dei Professori di quest'Istituto a causa di gravi e continui
ritardi nel pagamento degli stipendi loro assegnati, ed accenna eome manchino i
mezzi per le indispensabili esperienze ed osservazioni nei vari Gabinetti scientifici.

2® XoQemftpe 1198» \

LIBERTÀ '. EGUAGLIANZA

Al Ministro degli Affari interni


Il Rettore dell9 Università di Pavia.

Pavia 30 Brumale An. VII. Rep. (20 Novembre 1798.)

Cittadino Ministro.
II. mio dovere in qualità di Rettore mi obbliga, Cittadino Ministro, con mio dispiacere a
parteciparvi che ormai sono trascorsi tre mesi da che i Prof." di questa Universa non sono '
pagati. Osservo un straordinario lentore nel dare cominciamento alle scuole, e vedo in "faccia
di ciaschedun Prof.6 uno scoraggiamento che non mi promette nulla di favorevole alla pub-
blica istruzione. Non oso di spiegarmi seco loro troppo chiaram. te sii questo punto, perchè
conosco le dure circostanze della maggior parte di Essi, e so che molti dei miei Colleghi
carichi di famiglia tragono la principale loro sussistenza dallo stipendio dell'Università, ces-
sando il quale cadono nell'indigenza. L'uomo di lettere, Cittadino Ministro, studia poco, ed
insegna languidam.te a stomaco vuoto. Conoscendo pienam.te quanto grande sia il vostro zelo
nel promuovere, e proteggere le scienze, non meno che l'umanità vostra verso ogni classe di
persone, specialm.10 bisognosa, tengo per certo che non ricuserete di dare gl'ordini più pres-
santi, perchè vengano posti in corso i stipendj dell'Università, e supplito nel miglior modo
possibile alle spese necessarie pel mantenimento di questi Gabinetti di Fisica, di Storia na-
turale, di Notomia, di Botanica, di Chimica; il quale provvedimento è tanto più necessario
sul principio delle scuole, quanto che non si possono fare sperienze ed ossertazioni in faccia
dei studenti nelle Scienze naturali, nella Fisica sopra tutto, nella Notomia, e nella Chimica,
(DOCUMENTO N. 31.) — 44 —

senza dispendio, e consumo di varj generi. Pieno di fiducia che possa essere esaudita presso
di voi questa mia rimostranza, vi auguro, e prottesto.

Salute e rispetto
ANT.° SCARPA. (1)

(Autografa nell'Archivio di Stato in Milano.)

(1) Consimili lamentanze aveva dovuto fare poco prima (30 Termidoro An, VI, 17 Agosto 1798), e quindi ebbe a ripeterle (nel 30 Nov.
1798, 30 Giugno 1799 e nel 25 Agosto 1S00). Scarpa lamentò che i Prof, non erano pagati da 4 mesi avvertendo che la maggior parte
di essi non altrimenti che gl'inservienti si trovano per mancanza di stipendio nell'indigenza. (10 nevoso An. VII. 30 Nov. 1798).

XXXII.

A. Bonaparte Primo Console della Repubblica Francese decreta il riaprimento della


celebre Università di Pavia, e la di lei riorganizzazione.

23 Giugno 18(1©.

Milano, li*% Messidoro anno 8 della Repubblica Francese

BONAPARTE
PRIMO CONSOLE DELLA REPUBBLICA FRANCESE

Visto la necessità di ristabilire l'Università di Pavia


r
Decreta i

Articolo Primo.

La celebre Università di Pavia, chiusa dietro la invasione degli Austriaci, è riaperta, e


riorganizzata come segue.

l. ma Classe — Filosofia.

CATTEDRE PROFESSORI
Matematica elementare " Fontana Mariano.
Matematica applicala , Mascheroni Lorenzo.
Matematica sublime, e Presidente della Biblioteca del
Collegio Nazionale . Fontana Gregorio .
Fisica teorica . . . ) _ .. , . , . , _ , . ±A - . ( Venturi di Modena
, \ e Presidenti del Gabinetto fisico { „r w
Fisica Sperimentale ) ( Volta Alessandra
Istoria Naturale, e Presidente del Museo Mangili Giuseppe
Analisi delle idee, e Presidente della Biblioteca del-
l'Università Gianorini Costantino

2. da Classe — Medicina.

Fisiologia, e Notomia comparata . . . - Jacopi di Modena


Notomia umana, Clinica Chirurgica, e Presidente
del Gabinetto Anatomico Scarpa Antonio
— 45 — (DOCUMENTO N. 32.)

Instituzioni di Chirurgia* ed Ostetricia . Nessi di Como


Clinico, e Presidente del Gabinetto patologico e Di-
rettore dell' Ospedale di Fama Moscati Pietro
Materia medica Borda di Pavia
Patologia, Polizia medica, e Medicina legale Raggi Giuseppe
Botanica, e Presidente del Giardino delle Piante . . . Nocca di Pavia
Chimica generale, e Direttore del Laboratorio . . . . Brugnatelli Luigi

3. t a Classe — Giurisprudenza.

Diritto della natura, e delle Genti, e Filosofia morale Alpruni Francesco


Economia pubblica Lamberti di Reggio
Diritto Civile Bifignandi di Vigevano
Diritto Criminale Nani di Morbegno
Istoria de' costumi, e delle leggi Giardini Elia
Eloquenza e Poesia # Monti Vincenzo

Custodi de diversi stabilimenti, e Inservienti rispettivi.

Gabinetto fisico, Custode, e Macchinista Giuseppe Re


Museo, Custode ^ . Vincenzo Rosa
Gabinetto anatomico, Custode Montini di Pavia
Incisore anatomico Dottore Soldani
Giardino delle Piante, Custode Pagani ex Direttore delle Scuole Normali
Laboratorio chimico, operatore . Nocetti di Pavia
( Coadiutori Erba, Gandini di Pavia
Biblioteca ]
[ Inservienti Verri, Decarli, Barbieri di Pavia
, „. ( Casanova il vecchio
Bidelli ] _ , „ . « , , . ,. ^ .
f Guarnoschelli, Bellani di Pavia
Disegnatore per diversi stabilimenti scientifici Anderloni di Brescia
Ispettore per la parte Economica Cattaneo Francesco-
Portinaro, Scopatori, Facchini della notomta Quelli che si trovano attualmente.
Articolo IL

Le approvazioni sotto qualunque siasi denominazione devono essere gratuite. Lo stipendio


ordinario de'Professori è fissato a lir. 3Ó00, oltre l'alloggio. Quelli però ai quali davasi un
onorario più forte, seguitano a goderlo, e si avranno inoltre i massimi riguardi per quelli
nuovamente eletti, che sono veramente celebri.

Articolo 1IL

Le spese necessarie al servizio, alla conservazione, ed all'accrescimento de'diversi stabili-


menti Scientifici, sono regolate secondo il piano della suddetta Università.

Articolo IV.

Gli stipendj rispettivi incomincieranno a decorrere dal giorno nel quale l'Armata Fran-
cese è entrata in Milanorad eccezione de* Professori nuovamente eletti, il di cui onorario
non incomincierà, che dal 1.° Vendemmiale anno 9.
(DOCUMENTO N. 32.) — 46 —

Articolo V.

Ogni anno al giorno 1.° Frimale gli Studenti sotto l'ispezione de'Decani passano alla no-
mina del Rettore.

Articolo VI.

L'Amministratore Generale de' fondi dell'Istruzione pubblica residente a Milano è incari-


cato dell'esecuzione della presente determinazione per ciò che gli compete.

Segnat. BONAPARTE.
Per spedizione conforme
Il Consigliere di Stato distaccato presso il primo console
Segnat., PETIET.

Per copia conforme


Il Presidente del Governo.
SOMMARIVA.
RUGA.

CLAVENA Segretario Generale.

B. Pancaldi Ministro dell'interno della Repubblica Cisalpina annuncia, che in esecuzione


del precedente Decreto del primo Console Bonaparte l'Università di Pavia sarà ria-
perta il 2 0 Brumale anno IX (10 Novembre 1800).

3 Xooetubffe ISO®.

LIBERTÀ, EGUAGLIANZA.

REPUBBLICA CISALPINA

IL MINISTRO DELL'INTERNO

PROCLAMA.

DOPO le sorprendenti ultime vittorie dell'immortale Primo Console BONAPARTE, per le quali
si è resa consistente la nostra Repubblica, ha quest' Uomo unico rivolto la sua attenzione
anche agli oggetti riguardanti l'istruzione pubblica. Persuaso egli che le scienze sono l'ap-
poggio il più solido d'ogni Governo, per i lumi che spargono fra tutte le classi di persone,
e per i molteplici vantaggi che ne ritrae la Società, con suo Decreto 4. Messidoro anno VIII
ha determinato elle sia nuovamente aperta la celebre Università di Pavia.
Il Comitato Governativo convinto dell'importanza delle mire dei Primo Console, malgrado
l'angustia attuale de' mezzi necessarj a sostenere questo stabilimento, ha preso le misure
convenienti, affinchè nulla manchi per la parte de' Professori e del corredo letterario a' que'
Cittadini che vorranno essere istruiti.
L'Università sarà aperta ai venti del corrente Brumale, ed i Professori vi cominceranno
il corso delle Lezioni. Ogni Scolare dovrà rendervi^ al più tardi pel giorno 1. Frimale, in
— 47 — (DOCUMENTO N. 32.)

cui si eleggerà il nuovo Rettore, altrimenti non sarà computato il primo trimestre,dell'anno
Scolastico nel periodo degli Studi stabilito per ottenere i gradi Accademici. Verrà poi in se-
guito all'oggetto medesimo pubblicato il Prospetto delle Lezioni, che ogni Studente dovrà
frequentare nelle diverse Facoltà.
Cittadini, il Comitato Governativo vi invita a profittare di quanto ha disposto per istruirvi
e rendervi utili al servizio della Patria. L'istruzione, che vi somministra l'Università non è
già diretta ad una semplice curiosità, o ad uno sterile lusso letterario. Essa riguarda spe-
cialmente la conservazione della vita, di cui si occupano la Medicina, la Chirurgia, ed i rami
delle scienze che vi hanno rapporto. Tende a far conoscere le Leggi, i limiti delle proprietà,
l'utile impiego delle diverse forze meccaniche negli usi, e comodi della vita, ciò che è lo
scopo de' Professori di Giurisprudenza, e di quelli destinati a formare gli Ingegneri ed Agri-
mensori.
Milano 15. Brumale anno 9. Repubblicano
PANCALDI.

CANZOLI Segretario

XXXIII.

A. U Professore Luigi Configliachi Rettore dell'Università patrocina presso l'Arciduca


Ranieri Viceré del Regno Lombardo-Veneto la proposta di compiere ed ampliare il
grande Fabbricato dello stesso Istituto.

1® adirile 1819.

N. 608. . .
e
Altezza Imp. e Reale

Pavia li 10 Aprile 1819. ^

Allorché V. A. onorò di sua visita questa I. R. Università degnossi informarsi benigna-


mente di tuttociò che concerne la prosperità di questo insigne scientifico stabilimento, affinchè
esso tenda vie maggiormente al fine à cui dalla Sovrana munificenza e sapienza è destinato.
Alla somma penetrazione di V. A, non isfuggl punto la convenienza non solo, ma la
necessità altresì di compiere il fabbricato della stessa Università. La località di esso relati-
vamente alla Città, e Tessere indecoroso che un pubblico stabilimento di tal natura resti
incompleto ne comprovarono la convenienza di terminarlo. La necessità poi di ciò fare risultò
manifesta, per tacere di molt'altre cose di non generale importanza, perchè necessario è Yin-
trodurre una comunicazione fra Y attuale fabbricato dell'Università, ed il nuovo Laboratorio
Chimico, e l'altre scuole ad esso attigue ultimamente costruite, perchè è necessario provvedere
un luogo capace destinato all'archivio dell'Università in continuazione della Cancelleria di
essa già troppo angusta, perchè finalmente si possa ampliare la Biblioteca non solo, ma i
luoghi destinati alle collezioni scientifiche sempre occupati, e particolarmente al Gabinetto
dei modelli delle macchine per la Scuola pratica d'Idrometria e Geodesia.
Ma per perchè si possa umiliare al trono la supplica per ottenere la grazia del compi-
mento della fabbrica succennata, e perchè S. M. I. R. A. nella sua sapienza ne ordini l'esecu-
zione pegli esercizii camerali dei venturi anni è indispensabile, che la domanda sia corredata di
X
.
— 49 — (DOCUMENTO N. 33.)

3.° La I. R. Biblioteca dell'Università trovasi mancante d'Impiegati, perchè alcuni già


morti non sono stati finora rimessi, sulla speranza che colla -nuova organizzazione di essa
si sarebbe a tutto provveduto. Ragione per cui molte operazioni, specialmente per redigere i
Cataloghi e per la classificazione dei libri che nella Biblioteca sono contenuti non hanno
potuto essere recate a fine.
4.° La Cancelleria dell'I. R. Università non essendo organizzata puranche, trovasi mancante
di impiegati, necessari tanto al servizio dei Sig.» Direttori, quanto anche del Rettorato.
Poche braccia non bastano certamente al disbrigo di affari, i quali si sono coi nuovi
regolamenti cotanto accresciuti, che abbisognano d'una sollecita provvidenza, onde non ritardare
le operazioni necessarie, che vengono giornalmente richieste dal superiore Governo.
5.° Lo studio degl'Ingegneri cotanto necessario alla Lombardia, e di tanta utilità per
l'Agricoltura nostra, non è ancora sistemato né può quindi avere quell'andamento regolare,
che si vorrebbe. Da gran tempo diversi progetti sono stati inoltrati alla Sovrana Clemenza,
ma non si ha pur anche alcuna determinazione. L'Università quindi implora caldamente dal-
l'Altezza Vostra, una qualche benefica provvidenza sopra un oggetto di si grande importanza.
6.° Non può finalmente 1' I. R. Università di Pavia tralasciare di porgere i suoi voti a
piedi del trono, perchè siano nominati stabilmente molti Professori delle tre facoltà, i quali
occupano provvisoriamente le loro rispettive Cattedre. Qual danno ne avvenga agl'utili studj
delle scienze non fa d'uopo rammentarlo, giacché ciò non può isfuggire alla vigile e sempre
benefica mente dell'Altissimo nostro Sovrano. Ma trattandosi inoltre della sorte di tanti uomini
già conosciuti nella carriera delle lettere, sarebbe necessario che alla fine dovesse stabilirsi
la loro fortuna, la quale rimanendo incerta li scoragisce e disanima in tal modo, da trarne
nocumento il pubblico insegnamento
Questo è quanto TI. R. Università si è creduta in dovere di far presente all'Altezza Vostra,
che con tanto paterna sollecitudine promuove sempre l'insegnamento delle scienze e delle belle
Arti. Se la Maestà Sua nelle gravi cure del Soglio volesse sentire i voti dei professori dell'I.
R. Università di Pavia, essi sarebbero assai paghi e contenti di aver meritato un solo sguardo
dall'Altissimo nostro Padre e Monarca.

Pavia li 26 Xbre 1819.


Firm. Spedalieri^Rettore
della I. R. Università.

(Da minuta autografa negli atti della R. Università)

8
(DOCUMENTO N. 33.) — 50 —

C. Il Governo di Milano significa che S. M. l'imperatore con Risoluzione 14 Giugno 1820


ha approvata l'esecuzione dalle opere di ampliamento dell'Università colla spesa di
L. 105,664 sui fondi per l'istruzione pubblica negli anni 1820-1821.

m agosto 1818.

±y
' 3000.

Milano 14 Agosto 1820.

L'I. R. Cancelleria Aulica Riunita, alla quale sono state dal Governo rassegnati i Progetti
di ampliazione e di perfezionamento della fabbrica di cod.B I. R. Università, cui si riferivano i
fogli di cod/ Rettorato 11 Aprile e 5 Maggio 1819 N. 609 e 635, significa ora che S. M. I. R. A.
mediante Sovrana Risoluzione 14 Giugno p. p. si è compiaciuta di accordare che alla proposta
opera sia data esecuzione negli anni 1820 e 1821, caricando la relativa spesa calcolata nella
perizia a L. 104557 C.mi87 e rettificata in L. 105464 sui fondi per l'istruzione pubblica.
Nell'atto che il Governo le partecipa la succennata munificentissima Sovrana risoluzione,
la incarica di disporre quanto occorre per la regolare pubblicazione dell'appalto di dette
opere da sottoporsi all'approvazione del Governo, avendo cura di provvedere in modo che le
opere medesime siano lodevolmente eseguite nel termine superiormente stabilito a tal uopo,
cioè negli anni 1820, 1821.
Si restituiscono gli atti prodotti da cod.0 Rettorato coi succennati suoi- fogli consistenti
nei disegni, nella relazione e nella perizia delle suddette opere, avvertendo che gli atti me-
desimi dovranno essere da lei riprodotti allorché presenterà all'approvazione del Governo li
risultato dell'asta, ordinata per l'esecuzione delle ripetute opere.

Per impedimento di S. E. il Sig. C. Presidente


Finn. Guicciardi.
Sott. Parravicini.
Al Sig. Rettore Magnifico dell'I. R. Università di Pavia.

(Dall'originale negli atti della R. Università di Pavia.)

XXXIV.

Pergamena deposta còlla prima pietra delle fondamenta della Grande Aula dell'Università.

m Maggia mm.
Documento commemorativo
intorno al progetto della nuova grande Àula dell'I. R. Università di Pavia, e al ponimento
della prima pietra della medesima eseguitosi nel giorno trenta (30) del mese di maggio del-
l'anno del Signore mille ottocentoquarantacinque (1845) Indizione Romana III.
Regnando Sua Maestà Imperiale Reale Apostolica Ferdinando I Imperatore d'Austria, Re
d'Ungheria e di Boemia, Lombardia e Venezia, Galizia, Lodomiria ed Illiria, Arciduca d'Au-
stria, ecc. ecc. — essendo Viceré del Regno Lombardo-Veneto Sua Altezza Imperiale e Reale
— 51 — (DOCUMENTO N. 34.)

il Serenissimo Principe e Signore Ranieri, Principe Imperiale ed Arciduca d'Austria, Principe


Reale d'Ungheria e di Boemia ecc. ecc. — ed essendo Governatore della Lombardia Sua Ec-
cellenza il Signor Conte Giovanni Battista di Spaur, Gran Croce dell'Ordine I. Austriaco di
Leopoldo, Cavaliere di I. Classe dell'Ordine I. Austriaco della Corona di ferro ecc.

Nella faustissima circostanza, che per la seconda volta visitando la Lombardia S. M. 1.


R. Ap. FRANCESCO I, di sempre gloriosa memoria, felicitò il giorno dieci (10) del mese di
Giugno dell'anno mille ottocentoventicinque (1825) coli'Augustissima sua presenza questa
I. R. Università, essendosi benignamente degnata di accogliere la ossequiosa supplica, che
gliene venne umiliata, di avere una più ampia e decorosa Aula per le solenni funzioni acca-
demiche, ne diede graziosamente sul luogo l'onorevole incarico al Professore d'architettura
Dottor Giuseppe Marchesi dichiarandogli insieme la Sovrana sua volontà che questa fosse a
pian terreno e col principale ingresso sulla linea esterna del Fabbricato dell'Università, ac-
ciocché duranti le funzioni accademiche fosse libero anche ai non adetti alla medesima l'ac-
cedervi e riuscisse altresì più comoda e conveniente sotto ogni rispetto di quello che sarebbe
stato se si fosse eseguita al proposto piano superiore.
Come però varie circostanze impedirono che il Professore Marchesi recasse a compimento
il Progetto, che gli era stato affidato, prima del giorno otto (8) di Agosto dell'anno mille
ottocento trentaquattro (1834) cosi le molte modificazioni, che pel nuovo rappresentato bisogno
di altre Aule per le Scuole Legali vi si resero necessarie, e le prescritte revisioni d'ufficio,
fecero si ch'esso non potè venir presentato se non nell'anno mille ottocento quarantuno (1841)
alla Sovrana approvazione, la quale fu benignamente accordata colla veneratissima Risolu-
zione Sovrana del giorno ventitré del mese di Ottobre dell'anno medesimo dall'Augustissimo
Figlio dell'Altefato Imperatore, S. M. I. R. Ap. ^FERDINANDO Infelicemente regnante.
Con Atto pubblico allogatasi quindi l'opera il giorno (17) diciasette del mese di Aprile
dell'anno mille ottocento quarantacinque (1845) per la rilevante somma di Austriache lire
centonovantunamila (191,000) agli Appaltatori Capo Maestri Teodoro Casanova e Giuseppe Sala,
di nazione Svizzeri, ma da varj anni domiciliati in Pavia', e'datane la Direzione al Professore
di Disegno Architettonico, Architetto Giovanni Battista Vergani (avendo l'autore del Progetto
Prof. Marchesi chiesto di esserne esonerato) Si deliberò nell'adunanza del Senato Accademico
tenutasi il ventisette (27) del successivo mese di maggio di porne la prima pietra fondamen-
tale il dì trenta (30) dello stesso mese, sacro al nome dell'Alte fata Sua Maestà.
A tale oggetto il Rettore Magnifico dell' I. R. Università solennemente intervenuto alle *
ore dodici e mezzo del detto giorno trenta di Maggio in unione ai sottoscritti Membri del
Senato Accademico, al Corpo insegnante ed alle Facoltà Politico-Legale, Medico-Chirurgica,
e Filosofica, ed onorato dalla presenza dell'Illustrissimo Consigliere di Governo, I. R. Delegato
nella Provincia di Pavia, Antonio Bellati, Dottore in ambe le leggi, Socio onorario dell'Ateneo
di Brescia ecc. ecc., annunciato l'oggetto di quella adunanza invitò il Reverendissimo Sig.r
Canonico Arciprete D. Pietro Lanfranchi, qual Delegato della Commissione Vescovile, a cui
appartiene, perchè procedese alla benedizione della divisata prima pietra : il che fu eseguito
secondo i riti. Compiuta questa sacra cerimonia il Rettore fece il solenne ponimento della
detta pietra nell'angolo dell' edificio a ciò designato.
E perchè di tale particolare funzione rimanesse perpetua memoria ne fu steso il presente
atto in doppio originale,.uno dei quali in pergamena destinato ad essere racchiuso col Pro-
cesso Verbale della summentovata adunanza del Senato Accademico e la Pianta del nuovo
edificio, essi pure in pergamena, col Prospetto degli Studj del corrente anno, FElenco dei Dot-
(DOCUMENTO N. 34.) — 52 —

tori immatricolati presso le indicate Facoltà, alcune monete coniate nell'I. R. Zecca di Milano
nell'anno corrente e medaglie ricordanti la incoronazione di S. M. I. R. Ap. FERDINANDO I a
Re del Regno Lombardo-Veneto, in un tubo di vetro difeso da altro tubo di piombo e riposto
neir incavo appositamente fatto nella pietra fondamentale di granito bigio da ricoprirsi con
altra di Marmo di Carrara portante nella parte inferiore la iscrizione — Prima Pietra della
grand'Aula posta il 30 Maggio 1845 = dopo che sarà stato firmato dai Membri del Senato
Accademico, che avranno potuto trovarvisi presenti, dall'Autore del Progetto, dal Direttore
delle opere, dal Cancelliere dell'I. R. Università e munito dell'impronto del sigillo della me-
desima.

Firmati:
LUIGI SCARENZIO Rettore Magnifico
LUIGI LANFRANCHI Direttore dello Studio Politico Legale
e 0 ci
BORDONI Prof. e Diretta Provv. degli Studii Mat.
Arcip.te LANFRANCHI Diretta degli Studii Filosofici •
Sac. GIUSEPPE PRINA Decano della Facoltà legale
Dott.c LUIGI PEREGRINI Decano della Facoltà Medica
Prof. GEROLAMO TURRONI Decano della Facoltà Filosofica
BELLARDI GRANELLI Anz.° dello Studio e ff. della Facoltà Politico-Legale
CARLO CAIROLI fF. di Anziano della Facoltà Medica
Professore GIUSEPPE MARCHESI Autore del Progetto
Professore Gio. BATTA VERGANI Arch.0 Dirett. delle opere

Sottoscritt. Dott. GIOVANNI


ODESCALCHI Cancelliere.

(Da Minuta originale firmata, esistente negli Atti della R. Università.)


53
NOTIZIE SUI COLLEGJ
PER GLI STUDENTI

NELL' UNIVERSITÀ DI PAVIA


54
.
55
Sorta in Pavia V università degli studii, ed ordinata in modo che dovesse
essere un vero centro della coltura scientifica e morale, era necessario provve-
dere perchè in così nobile palestra potessero esercitarsi gli ingegni più potenti
dovunque si manifestassero, senza differenza di condizioni di famiglia. Era ciò
voluto dal principio di eguaglianza sì conforme allo spirito del cristianesimo, il
quale anche in questa via trovava modo di esercitare la liberale sua beneficenza (,).
E però niuna meraviglia che, ^istaurato in Pavia lo studio generale, -da uomini
di chiesa, da un papa, da due cardinali vi venissero in diversi tempi date isti-
borse.
tuzioni
mezzi
l'origine
potè
costituiti,
lspecialmente
l'aggiunta
'A
(1)l m
versità. annoverarne
di
o allo
Vedi di
fortuna,
Collegio
Milano, ed
di
anche collegi
scopo
1862di
hanno
qualche
quelli
non
ladiconvitti
l'eruditissima
in-8 allaBancora
città
ajutare
avrebbero
onotizia
ir 64.
pag. rcui
opera odi
m
auna
del redditi
Pavia.
el'eletto
anche
beneficio
opotuto
Prof.,vita
de'quali
Cav. sugli
Due
furono
ingegno
A.rigogliosa,
di
attendere
soli
Novaaltri
studenti
offriamo
convertiti
di
però
collegi
ilcoloro
agli
intitolata: dell'università;
E.
un
sussistono
La studii
in
che
Collegio
breve
che,
assegni
filosofia, esistettero
launiversitari!.
per
cenno
cosìessere
di
Ghislieri
filosofia ecome
isterico,
ben
delpensioni
in privi
Di
Pavia,
dirittofurono
tredici
e col-
qui
di
oe
Vuni-
(COLLEGIO GHISLIERI.) — 56 —

I.

REGIO COLLEGIO GHISLIERI.

Papa Pio V (marchese Michele Ghislieri n. 1504, m. 1572) di Bosco presso Ales-
sandria, fondò questo Collegio colla Bolla 10 gennajo 1569. A ricordo di un atto così
munifico fu coniata una bella medaglia che trovasi incisa nelle tavole di cui è ricca
l'opera del Bonanni (1). Fautore sapiente degli studii, intese Pio V con questa istituzione
di procurare i mezzi a g i o v a n i d ' i n g e g n o , virtuosi e timorati di Dio, ma
paupertate laborantes di potersi applicare agli studi universitari. A questo fine
assegnò nell'anno stesso a favore del collegio da lui eretto i beni di Lardirago, staccan-
doli dall'insigne abazia di S. Pietro in Ciel d'oro di Pavia. Fu destinato in origine per
24 alunni, di cui otto dovevano essere della terra natale del Fondatore, dieci della città
e contado di Alessandria, due di Vigevano, due di Tortona, e due della città di Pavia.
Il patronato era riservato alla famiglia Ghislieri; il protettorato al Sommo Pontefice, al
duca di Milano, al governatore di Pavia, ed in sua assenza al pretore della stessa città.
Accresciuti i redditi del Collegio, si aumentò anche il numero degli alunni e fu allora
che venne esteso il beneficio a giovani di qualunque terra del ducato di Milano. Per
guerra guerreggiata restò chiuso il collegio dal giugno 1745 al novembre 1751. Per
effetto dell'art. 7.° del Trattato conchiuso addì 4 ottobre 1751 fra l'imperatrice Maria
Teresa e S. M. il re di Sardegna Carlo Emanuele III,,e in forza della convenzione sot-
toscritta il 27 giugno 1765, il collegio Ghislieri potè liberarsi dall'obbligazione che
aveva di ricevere e mantenere 22 alunni sudditi di S. M. il re di Sardegna, col paga-
mento fatto al Governo Sardo di L. 210540 e colla contemporanea obbligazione dello
stesso Governo di provvedere al mantenimento ed all'istruzione universitaria dei mede-
simi (2). Estinta poco dopo la famiglia Ghislieri, il patronato si concentrò col protettorato
nella persona dell'Imperatrice regina e Reali suoi successori-, caso considerato dall'art.
3.° della suddetta convenzione. Ora è investito d'ogni diritto S. M. il re d'Italia Vittorio
Emanuele II.
Vuol essere ricordato che nel 1796 si dovette sostituire ai titolo di Collegio Ghi-
s l i e r i , quello di Collegio Nazionale. Chiuso dal 1800 al 1803 non potè essere ri-
aperto che nel 1805, convertito però in Scuola militare che durò fino al 1818, nel
quale anno fu ricostituito il collegio Ghislieri, conformemente" alla Bolla pontificia di
fondazione.
I miglioramenti ottenuti mano mano con una saggia e lodevole amministrazione, pro-
curarono al collegio così pingui redditi da permettere il mantenimento gratuito di 81
alunni.

^1) Numismata peotiflcum romanorum. Roma, 1099 in fol. Tom. I. pag. 293. Un esemplare di questa medaglia trovari presso il dotto
numismatico pavese cav.« Nob.e Camillo Brambilla.
(2) Traitès publics de la Maison royale de Savoie avec les puissances ètrangères. Turin, 1836 in fol. Tom. 3 pag. 110 e 281.
— 57 — (COLLEGIO GHISLIERI.)

Ecco l a Bolla di fondazione :

1569, Gennajo, 10.

PIUS EPISCOPUS SERVUS SERVORUM DEI


ad perpetuam rei memoriam.

Copiosus in misericordia Dominus, et in cunctis gloriosus operibus, a quo omnia bona


defluunt: ad hoc, nobis licet immeritis, suæ Sponsæ universalis Ecclesiæ; regimen commit-
tere, et nostræ debilitati jugum Apostolicæ servitutis imponere voluit: ut tamquam de summo
vertice montis, ad infima reflectens intuitum: quid pro hujusmodi illustranda Ecclesia, et ad
fidelium quorumlibet statum prospere dirigendum conferat, attentius prospiciamus: et ut id
felicius subsequi possit, ea quæ possumus auxilia adhibeamus. Attendentes itaq. sapientiam,
cum probitate morum conjunctam, humanæ mentis perfectionem esse. Eam autera adjuvante
Dei gratia, præcipue colendis liberalium artium studiis, omniq; homine Christiano digna ào-
ctrina percipienda, acquiri scientes: sedulo in eam curam incumbimus, ut ad eam consequen-
dam, quæcumq; cum Domino possumus, illius studiosis, auxilia præbeamus : quod cum in
omnibus locis nobis faciendum esse putamus, tum maxime in his, quæ, illis ipsis optimarum
disciplinarum studiis celebrandis, atq, alendis, accommodatiora sunt. Quia vero plerunq; con-
tingit, ut juvenes cæteriq ; ingeniosi, et ad discendum valde apti, parentura autem inopia
omnibus familiaribus subsidiis destituti, litterarum studiis, aut omnino incumbere non pos-
sint, aut si semel incumbere cæperint, institutum studiorum suorum iter deserere cogantur. Ea
propter Ecclesia ipsa communis omnium in Christo Mater, inter cætera suæ pietatis studia,
hujus quoq; materni officii memor, tali filiorum suorum incomodo mederi; eorumq; inopiam,
quantum illius facultas fert, non minus pie, quam amanter sublevare sæpe conatur. Quod
quidem Nos consilium, adjuvante Domino, secuti, et quantum in nobis est, hanc quoq, sub-
levandæ Reipublicæ Christianæ, partem, prætermittere nolentes : Unum in Civitate Pap. quæ
omnium liberalium Artium doctrinarumq; studiis semper floruit, Collegium, sumptibus nostris
institui curavimus, in quo paupertate laborantes, bonæ ad virtutem indolis, et Deum timentes,
educari, simulque bonis, et moribus, et litteris instrui possint. Hoc igitur opus ad Omnipo-
tentis Dei gloriam, ejusq; semper Virginis Genitricis Mariæ laudem, et militantis Ecclesiæ
propagationem, pauperumq; juvenum bonarum litterarum studiis vacare, et in ejus proficere
cupientium utilitatem, exequi volentes: Motu proprio, non ad alicujus nobis, super hoc, oblatæ
petitionis, instantiam, sed ex certa nostra scientia, ac de Apostolicæ potestatis plenitudine,
Collegium præf. Ghisleriorum familiæ nostræ nomine noncupandum ; quod ut accepimus jam
incæptunx est, juxta ordinationem per Nos desuper faciendam regendum, gubernandum, et
administrandum pro vigintiquatuor Scholaribus; juxta Statuta, et Constitutiones, pro felici
regimine, statu, administratione, et directione dicti Collegii, edita et stabilita, seu edenda, et
stabilienda, qualificatis, qui per Septennium, et non ultra ibi resideant, et confoveantur, et in
eadem Universitate Sacræ Theologiæ, ac Jurium tam Civilium, quám Canonum, nec non Phy-
sicæ Medicinæ, et artium studio continuo vacent, et in eis studeant; et ad nominationem,
sive electionem pro tempore existentium tfium Seniorum de familia nostra Ghisleriorum Op-
pidi Boschi Derthonen. Diœc. unde Nos originem traximus, sint et esse censeantuf: ila quod
duo ex illis, dissentiente tertio, semper eligant; et si quis inter eos Doctor, sive dignitate
Ecclesiastica præditus fuerit, hunc cæteris in eligendo præferri volumus: Quodq; deficiente
familia, hujusmodi jus electionis, in tres itidem Seniores ex Quarterio Plateæ novæ ejusdem
Oppidi transferri volumus, eodem in electione ordine servato: Ex ipsis vero vigintiquatuor
(COLLEGIO GHISLIERI.) — 58 —

Scholaribus, oèto ex Oppido præfato, et alii sex Comitatu Alexandriæ. Ita tamen, quod ex
Oppido Fulgaroli, ejusdem Comitatus, duo sint: etsi plures, ex eodem Oppido, juxta statuta
præfata, qualiflcati reperiantur, cæteris dicti Comitatus præferantur: Per pro tempore exi-
stentes Præpositum, et Archipresbyterum Ecclesiæ Plebis nuncupatæ S. Petri dicti Oppidi
Boschi, ac Priorem Monasterii S. Crucis, et omnium Sanctorura, prope, et extra muros ejus-
dem Oppidi Boschi, Ordinis Fratrum Prædicatorum, ac alii quatuor ex Civitate Alexandriæ:
per pro tempore existentem Episcopum Alexandrinum, et dictum Priorem: Necnon alii duo
ex CiYitate Derthonensi, etiam per pro tempore existentes Episcopum Derthon. et Priorem Mo-
nasterii S. Martiani"Derthonensis dicti Ordinis: et alii duo ex Civitate Viglevani similiter per
pro tempore existentes Episcopum Viglevani, et Priorem Monasterii S. Petri Martiris Vigle-
van. ejusdem Ordinis. Reliqui autem duo ex Civitate Papien. etiam per pro tempore existen.
Episcopum Papien. et Priorem monasterii S. Thomæ Papien. dicti Ord^nis; ad nominationem,
et electionem dictorum trium Seniorum prævio examine approbandi, et in dicto Collegio admit-
tendi veniant ed debeant. Ita quod nullus, in eodem Collegio in Scholarem admitti, nec recipi
debeat, nisi per eosdem tres Seniores nominatus, et præsentatus, ac ut præfertur examinatus et
approbatus, necnon juxta Collegii statuta hujusmodi qualificatus fuerit: cumCapella, quam intra
septa dicti Collegii ædificari volumus'sub invocatione Divi Hieronymi, iuxta Constitutiones no-
stras hujusmodi deservienda, ac Cameris, et aliis Officinis necessariis, Beatorum Apostolorum
Petri, et Pauli, et nostra, tenore præsentium perpetuo erigimus, et instituimus; nullisque aliis,
quam dictis tribus Senioribus jus nominandi, et eligendi Scholares, ad dictum Collegium, nullo
unquam tempore competere, neque aliquem Scholarem; aliter, quam ad nominationem, et
electionem eorumdem trium Seniorum in eodem Collegio recipiendum, et admittendum fore
volumus, decernimus, et declaramus. Necnon pro tempore existentes Rom. Pontificem canonice
intrantem, et Mediolani Ducem, ac in Dominio Mediolani, necnon dictæ Civitatis Papien. Guber-
natores, et in absentia, seu defectu Gubernatoris Papien. Civitatis, hujusmodi, illius Pretorem,
in dicti Collegii, ejusque personarum, et bonorum protectores, et defensores perpetuo eligi-
mus, constituiraus, et assignamus: Necnon Collegium præfatum, ac illius Scholares, et bona
mobilia, et immobilia, necnvm possessiones, et prædia præsentia, et futura, cujuscumque qua-
litatis, et quantitatis, existentia, et ubilibet consistentia, ab omni jurisdictione, correctione,
visitatione, dominio, superioritate, et pótestate, pro tempore existentium Archiepiscopi Medio-
lanensis, et Papien., ac quorumcumque aliorum Archiepiscoporum, Episcoporum, necnon Regum,
ac Mediolani Ducis, et illius Senatorum, ac Rectoris dictæ Universitatis, et ipsorum Vicario-
rum, Officialium, et Judicum, et personarum, quorumcumq; ubilibet constitutorum: et quavis
auctoritate, et dignitate, necnon excellentia, etiam Cardinalatus honore præfulgentium: illosq,
et illa, ac in propriis eorum rebus, cum eis contrahentes, a solutione, et exactione quorum-
cunq; Pedagii, Gabellæ, Bolletini, Decimarum. et quorumvis aliorum, tam ordinariorura, quàm
èxtraordinariorum onerum in Mediol. Papien. Derthon. ac aliis Civitatibus DioQC. necnon Du-
catu Mediol. et aliis ubivis locorum, et ex quibusvis causis impositorum, et imponendorum,
necnon etiam a contributione quorumcunq; Seminariorum juxta decreta Concilii Tridentini
ubivis locorum institutorum, Motu, scientia, auctoritate, et potestate similibus perpetuô
eximimus, et totaliter liberamus: ac sub Beati Petri, et Sedis Apostolicæ, atque nostra pro-
tectione suscipimus, nobisq; et dictæ Sedi immediate subiicimus; ac liberos, immunes, et
exemptos, ac susceptos, et subjectos immuniaq; èt exempta fore, et esse: Sicque per quoscunq;
Judices, etiam Causarum, Palatii Apostolici Auditores, ac Sanctæ Rom. Ecclesiæ Cardinales,
sublata eis, et eorum cuilibet, quavis aliter judicandi facultate, judicari debere: Ac quicquid
secus super his, a quoquam quavis auctoritate, scienter, vel ignoranter contigerit attentari:
irritum, et inane decernimus, et declaramus: Et insuper ejusdem Scholaribus, quod ipsi om-
— 50 — (COLLEGIO GlIISLIEIli.)

nibus, et singulis privilegiis, favoribus, prærogativis, iramunitatibus, exemptionibus, libertati-


bus, facultatibus, et indultis, quibus alii, in quibusvis aliis Collegiis, in dicta Papien. ac
Bononien., Patavien., Perusin., et Pisarum Civitatibus, consistentium, ac aliarum quarumcunq;
Universitatum, de jure, vel consuetudine, aut alias quomodolibet utuntur, potiuntur, et gau-
dent, ac uti, potiri, et gaudere, in genere, vel in specie poterunt, quomodolibet in futurum
in omnibus, et per omnia pariformiter, et absque ulla prorsus diflerentia, uti, potiri, et gau-
dere possint, et debeant: Motu, scientia, et auctoritate, et potestate similibus concedimus, et
indulgemus: illaraque omnia eis communicamus: Districtius inhibentes omnibus, et singulis,
tam locorum ordinariis, quam cæteris in virtute Sanctæ obedientiæ, ac sub Excommunicatio-
nis, aliisq; arbitrio nostro moderandis, infligendis, et imponendis pœnis , ne se in præmissis
intromittere, aut illa impedire quovis pretextu audeant, vel præsumant. Quo circa Venerab.
fratribus nostris Bonon., Ferrar., et Lauden. Episcopis, psr Apostolica rescripta, Motu simili
mandamus, quatenus ipsi, vel duo, aut unus eorura per se, vel alium, seu alios, præsentes
litteras, et in eis contenta quæcunque ubi, et quando opus fuerit, ac quoties, pro parte sin-
gularum personarum Collegii hujusmodi, vel alicujus eorum, fuerint requisiti, solemniter
publicantes: eisque in præmissis efficacis defensionis præsidio assistentes : faciant personas
Collegii hujusmodi, præmissis omnibus, et singulis pacifice frui, et gaudere, præmissaque
omnia ad omnibus, quos illa concernunt inviolabiliter observari. Non permittentes, eos desu-
per, per quoscunque, quomodolibet indebite molestari: contradictores quoslibet, et rebelles,
per sententias, censuras, et pœnas, aliaq; opportuna juris, et facti remedia: áppellàtione post-
posita, compescendo, legitimisque super his habendis, servatis processibus, sententias, censu-
ras, et pœnas ipsas, etiam iteratis vicibus, aggravando: invocato etiam ad hoc si opus fuerit
auxilio brachii Sæcularis: non obstantibus felic. record. Bonifácii Papæ VIII. prædecessoris
nostri de una, et duabus, non tamen tribus diœtis, ac quibusvis aliis Apostolicis, ac in Pro-
vincialibus, et Synodalibus Conciliis, editis, specialibus, vel generalibus Constitutionibus, et
Ordinationibus, ac quibusvis, etiam juramento, confirmatione Apostolica, vel quavis flrmitate
alia roboratis, statutis, et consuetudinibus, privilegiis quoq; indultis et litteris Apostolicis,
Archiepiscopo, Episcopis, Ducibus, Seûatui, Senatoribus, necnon Officialibus, Vicariis, et Judi-
cibus præfatis, ac quibusvis aliis, sub quibuscunq; tenoribus, et formis, ac cum quibusvis
etiam derogatoriarum derogatoriis irritantibusque, et aliis decrętis per quoscunq; Roman. Pon-
tific. prædecessores nostros etiam Motu, et scientia, ac potestate similibus, et alias quomo-
doli.bet concessis, confirmatis, et approbatis. Quibus omnibus etiam si de illis, eorumq; totis
tenoribus specialis, specifica, et expressa mentio habenda, seu aliqua alia exquisita forma ad
hoc servanda foret; ténores hujusmodi, ac si de verbo ad verbum nihil penitus ommisso, at
forma in illis tradita observata inserti forent, præsentibus pro expressis habentes, illis alias
in suo robore permansuris hac vice dumtaxat, Motu, scientia, et potestate similibus specia-
liter, et expresse derogaraus contrariis quibuscunq; aut si aliquibus comrauniter, vel divisim
ab Apostolica sit Sede indultum, quod interdici, suspendi, vel excoraraunicari non possint per
litteras Apostolicas non facientes plenam, et expressam, ac de verbo ad verbum de indulto
hujusmodi mentionem. Nulli ergo omnino hominum liceat hanc paginam nostræ erectionisf
institutionis, decreti voluntatis declarationis, electionis, constitutionis, assignationis, exemptio-
nis, liberationis, susceptionis, subjectionis, concessionis, indulti, communicationis, inhibitionis,
mandatj, et derrogationis infringere, yel ei ausu temerario contrahire. Si quis autem hoc
attentare præsumpserit, indignationem Omnipotentis Dei, ac Beat. Petri, et Pauli Apostolorum
ejus se noverit incursurum. Dat. Romæ apud S. Petrum Anno Incarnationis Dominicæ Mille-
simo quingentesirao sexagesimonono, quarto Idus Januarii, Pontificatus Nostri Anno Quartó.

(Da una copia a stampa conservata nell'Archivio della R. Università di Pavia.)


(COLLEGIO BORROMEO.) — 60 —

II.

COLLEGIO BORROMEO.

Fu eretto dal cardinale arcivescovo di Milano Carlo Borromeo (n. 1538, m. 1584),
sull'area di alcuni fabbricati che V illustre Casa Borromeo possedeva in Pavia. Architetto
del grandioso edificio fu Pellegrino Pellegrini bolognese; la prima pietra fu collocata
dal vescovo di Pavia Ippolito Rossi addì 19 giugno 1564 con questa iscrizione: Carolo
cardinali B o r r o m e o fundatore anno M D L X I V die XIX Junii.
Il pensiero di fondare un collegio dove fossero mantenuti ed educati cristianamente
alle scienze giovani ricchi d'ingegno, ma privi di mezzi di fortuna, sorse nell'animo del
Borromeo mentre attendeva ancora agli studi di legge nell' università di Pavia, dove
prese la laura dottorale nel 1559. Compiuta la fabbrica nel 1580 fu aperto il collegio a
24 alunni, fra i quali era Federico Borromeo, divenuto esso pure cardinale ed arcive-
scovo di Milano, personaggio rinomatissimo per la fondazione in quella città della ricca
biblioteca detta Ambrosiana.
Pel governo del Collegio, affidato dapprima ai Somaschi, poi agli Oblati, aveva già
cominciato S. Carlo a dare qualche regola; ma le costituzioni definitive furono emanate
dal cardinale Federico Borromeo e raccolte quindi in un volume per cura di Lodovico Mo-
neta, dopo la loro approvazione fatta dal Papa Sisto V (Felice Peretti da Montalto delle*
Marche) con Bolla del 24 aprile 1587, confermata dal Papa Paolo V (Camillo Borghese
da Siena) con altra Bolla del 3 dicembre 1610 (*). Trascriviamo letteralmente i due
importanti documenti, a cui farà seguito il capitolo 1.° delle costituzioni pubblicate dal
Moneta, intitolato : De f u n d a t i o n e , n o m i n a t i o n e et i m m u n i t a t e C o l l e g i i .
Il patronato e l'amministrazione del collegio spettano di preferenza ad un ecclesia-
stico dell'illustre famiglia Borromeo di Milano, e in mancanza di questo, è stabilito che
debba essere chiamato a tale ufficio il secolare primogenito della medesima famiglia.

(I) ConstitutioQcs almi collegii Borromaei quas de mente S. Caroli Borromaei card, et archiep. Mediol. Ludovici» Moneta scripsit,
approbaruntqti'.» Stimmi Pontiflces Sixtus V et l'aQlus V anno MDLXXXVII et MDCX. Mediolani, 1652 in — 4.

1587, Aprile, 24.

CONFIRMANTUR CONSTITUTIONES COLLEGII BORROMEJORUM PAPIEN.


SIXTUS PAPA QUINTUS
ad perpetuam rei memoriam.

Romanum decet Pont. ea, quae pro Collegiorum quorumlibet ad publicam Christi fidelium
amore scientiae flagrantium utilitatem institutorum provido regimine foeliciter facta, et or-
dinata esse dicuntur, quo facilius ab iis, ad quos spectat, promptiorique obedientia recipian-
tur, et firmius observentur, ac illibata persistant, Apostolici muniminis praesidio roborare.
— 61 — (COLLEGIO BORROMEO.)

§ 1. Sane sicut dilectus filius Federicus ex Comitibus de Borromeis Clericus Mediolanen.


Cubicularius secretus, et familiaris, ac continuus commensalis noster modernus Collegii Bor-
romei nuncupati in Civitate Papien. erecti Administrator Nobis super exponi fecit alias bo.
mem. Carolus tituli Sanctae Praxedis Presbyter Cardinalis Borroraeus nuncupatus volens rem
literariam, cujus ab ineunte aetate studiosissimus fuit, multis Beneficii3 ornare, atque augere,
ac ut Pauperes Adolescentes literarum studiis dediti, etiam vitae morumque exemplo in Aca-
demiis publicis aliorum studentium animos, non solum ad literarum studia, verum etiam ad
recte Christianeque vivendum excitare possent, in Civitate Papien., ad quam maximus studio-
sorum hominum concursus esse solet, et in qua ipse Carolus Cardinalis juris civilis scientiae
operam dedit, Collegium Borromejum nuncupatum, tam in antiquis Borromejorum, quam
aliis aedibus, earumque situ de licentia Sedis Apostolicae construxit, illudque de ejusdem
Sedis auctoritate juxta ordinationem, ab ipso Carolo Cardinale, vel de ejus voluntate prae-
scribendam erexit, atque instituit, reservata tamen sibi, facultate condendi statuta, et ordina-
tiones pro ipsius Collegii regimine, ac illius bonorum administratione.
§ 2. Ac voluit, quod si ipse aliqua de causa praepeditus dictas Constitutiones edere non
posset, tum Constitutiones, et Ordinationes per quon. Joannem Baptistam Castellum, et Thomam
Odescalcum, ac dilectum filium Ludovicum Moneta Presbyterum Mediolanen. subscripta in
lucem proferendi ab ipsius Collegii administratore, Rectore, Collegialibus, singularibus dicti
Collegii personis omnino servarentur, ac alias prout in huiusmodi fundatione, et aliis scri-
pturis plenius dicitur contineri.
§ 3. Cum autem, sicut eadem petitio subjungebat dictis Constitutionibus minime exten-
sis, et subscriptis, Joannes Baptista, et Thomas praedicti, ipso Carolo Cardinale adhuc tunc in
humanis agente decesserint, ac deinde idem Carolus Cardinalis, etiam ab hac luce migraverit,
solusque Ludovicus praedictus, ut praefertur, unus ex tribus perpraedictum Carolum Cardi-
nalem nominatis adhuc vivens remanserit, qui post dicti Cardinalis obitum Constitutiones, et
Ordinationes pro ejusdem Collegii recta administrandi, gubernandique ratione juxta, dicti Ca-
roli Cardinalis mentem, et voluntatem eidem Ludovico cognitam edidit, extensasque, et manu
propria subscriptas publicavit.
§ 4. Cupiatque dictus Federicus Constitutiones, et Ordinationes per eundem Ludovicum sic,
ut praefertur, editas, et subscriptas pro illarum subsistentia firmiori, ac ut inviolabiliter ab
ipsius Collegii Administratore Rectore, Collegialibus et aliis ad quos pro tempore quomodoli-
bet spectabit, observentur, Nostro, et Apostolicae Sedis munimine roborari, pro parte dicti
Federici Nobis fuit humiliter supplicatum, quatenus dictas Constitutiones, et Ordinationes con-
firmare, et approbare, aliasque in praemissis opportune providere de benignitate Apostolica
dignaremur.
§ 5. Nos igltur, qui ipsius Collegii ab eodem Carolo Cardinale, cujus memoria, ut pie
creditur, in benedictione est, praecipua sua pietate, et charitate, quemadmodum insignis lau-
dibus, et imitatione digna fuit, erecti, et instituti profectum, felixque regimen, et augmentum
sinceris exoptamus affectibus, ac Constitutionum, et Ordinationum praedictarum tenores, de
quibus per dilectum filiura nostrum Scipionem tituli Sancti Simeonis Presbyterum Cardinalera
Lancellottum nuncupatum, cui illarum revisionem demandavimus Nobis facta relatione ad ple-
num informati sumus, ac certam scientiam habemus, praesentibus ac si de verbo ad verbum
nihil penitus omisso, ipsorumque Constitutionum, et Ordinationum singula capitula eisdem
praesentibus inserta fuissent, pro expressis, et insertis habentes, ipsumque Federicum a qui-
busuis excommunicationis, suspensionis, et interdicti, aliisque Ecclesiasticis sententiis, cen-
suris, et poenis a jure, vel ab homine quavis occasione, vel causa latis, si quibus quomodolibet
innodatus existit, ad effectum praesentium dumtaxat consequendum harum serie absolventes,
(COLLEGIO BORROMEO.) — 62 —

et absolutum fore censentes, hujusmodi supplicationibus inclinati constitutiones, et ordinatio-


nes praedictas per Ludovicum editas, et subscriptas, et etiam per Scipionera Cardinalem
prædictum recognitas, ac etiam subscriptas, omniaque, et singula in eis contenta pro optimo
ipsius Collegii, illiusque Collegialium, ac rerum, et bonorum regimine, et administratione,
Apostolica auctoritate, tenore praesentium ex certa nostra scientia perpetuo confirmamus,
et approbamus, ac illis perpetue, et inviolabilis firmitatis robur adiicimus.
§ 6. Omnesque, et singulos, tara juris quam facti defectus, si qui intervenerint in eidems,
omnino supplemus.
§ 7. Ipsiusque Collegii Administratorem, Rectorem, et Collegiales, aliasque dicti Collegii
personas nunc, et pro tempore existentes ad earumdem Constitutionum, et Ordinationum ob-
servationem teneri, et obligatos existere, ac ob illarum non observationem poenas in eisdem
Constitutionibus, et Ordinationibus contentas incurrere volumus.
§ 8. Et ita per quoscumque Judices, et Commissarios quavis auctoritate fungentes, etiam
causarum Palatii Apostolici Auditores, ac S. R. E. Cardinales, sublata eis, et eorum cuilibet
quavis aliter judicandi, et interpretandi facultate, et auctoritate judicari et definiri debere,
irritum quoque et inane, quidquid secus super his a quoquam quavis auctoritate scienter,
vel ignoranter contigerit attentari, decernimus, et declaramus.
§ 9. Et nihilominus Venerabilibus Fratribus nostris Archiepiscopo tóediolanen., ac Papien,
ct Lauden. Episcopis per praesentes committimus, et mandamus, quatenus ipsi, vel duo, aut
unus eorum per se, vel alium, seu alios Constitutiones, et Ordinationes praedictas ab ejusdem
Collegii Administratore, Rectore, Collegialibus, et aliis illius personis nunc, et pro tempore
existentibus etiam sub censuris, et poenis, tam Ecclesiasticis, quara pecuniariis, eorum, et
cujuslibet ipsorum arbitrio moderandis, et applicandis, reclamatione, recursu, aut exceptione
quibuscumque cessantibus, inviolabiliter observari faciant, contradictores quoslibet, et rebel-
les, ac ejusdem Constitutionibus, et Ordinationibus non parentes, per easdem censuras, et
poenas, appellatione postposita, compescendo, ipsasque censuras, et poenas etiam iteratis vici-
bus aggravando, invocato, etiam ad hoc, si opus fuerit, auxilio brachii saecularis.
§ 10. Non obstantibus fel. rec. Bonifacii PP. VIII Praedecessoris nostri de una, et Con-
cilii generalis de duabus dietis, dummodo ultra tres dietas aliquis auctoritate praesentium
ad judicium non trahatur, aliisque Constitutionibus, et Ordinationibus Apostolicis, ac dicti
Collegii, etiam juramento, confirmatione Apostolica, vel quavis firmitate alia roboratis statu-
tis, et consuetudinibus, privilegiis quoque, indûltis, exemptionibus, Conservatoriis, et aliis
literis Apostolicis sub quibuscumque tenoribus, etformisj ac cum quibusvis etiam derogato-
riarum derogatoriis, aliisque efflcacioribus, et insolitis clausulis : irritantibusque, et aliis
decretis in genere, vel in specie, et ac alias quomodolibet in contrarium praemissorum con-
cessis, confirmatis, et innovatis. Quibus omnibus, etiamsi de illis, eorumque totis tenoribus
specialis, specifica, expressa, et individua non autem per clausulas generales idem impor-
tantes mentio, seu quaevis alia expressio habendar foret, illorum tenores, ac si de verbo ad
verbum exprimerentur, et insererentur praesentibus, pro sufficienter expressis, et insertis
habentes, illis alias in suo robore permansuris, hac vice dumtaxat specialiter, et expresse
derogamus, contrariis quibuscumque. Aut si Administratori, Rectori, Collegialibus. et personis
praedictis, vel quibusvis aliis eorum vel divisim ab eadem sit Sede indultum, quod interdici,
suspendi, vel excommunicari non possint per literas Apostolicas non facientes plenam, et ex-
pressam, ac de verbo ad verbum de indulto hujusmodi mentiónem.
Datum Romae apud Sanctum Petrum, sub annulo Piscatoris die 24. Aprilis 1587. Pontifi-
catus nostri Anno II.
(DaU'opera - Bullarurn privilegiorum ac diplomatum romanorum pontificum amplissima collectio opera et
sludio Caroli Cocquelines • Romae, 1747 un fol. Tom. 4, pars. 4, pag. 298).
— 63 — (COLLEGIO BORROMEO.)

1610, Dicembre, 3.

Confirmantur Constitutiones Collegii Borromaei Papiensis a Friderico Cardinali Borromaeo


correctae, et in volumen redactae.
PAULUS PAPA QUINTUS
ad perpetuam rei memoriam.

§ 1, Alias felic. record. Sixtus Papa V. Praedecessor Noster supplicationibus dilecti filii
Nostri Friderici Tit. Sanctæ Mariae Angelorum Presbyteri Cardinalis Borromaei nuncupati tunc
in minoribus constituti, ac Collegii etiam Borromæi nuncupati in Civitate Papien. erecti Ad-
rainistratoris inclinatus, Constitutiones, et Ordinationes, pro dicti Collegii recte administrandi,
gubernandi que ratione juxta mentem, et voluntatem gloriosae meraoriae Sancti Caroli nuper
a Nobis suffragantibus ejus meritis ad Omnipotentis Dei laudem, et Catholicae Ecclesiae exal-
tationem numero, et cathalogo Sanctorum adscripti, ipsius Collegii fundatoris editas perpetuo
confirmavit, et approbavit, et per ipsius Collegii Administratorem, Rectorem, et Collegiales,
aliasque dictt Collegii personas tunc, et pro tempore existentes observari mandavit, prout in
ipsius Sixti Praedecessoris literis in fimili forma Brevis expeditis plenius continetur.
§ 2. Cum autem, sicut dictus Fridericus Cardinalis Nobis nuper exposuit, nonnullae ex
dictis Constitutionibus, et Ordinationibus utiliter, et salubriter tunc editae temporum varie- •
tate, et rerum vicissitudine sic exigentibus correctae, et aliae de novo de ipsius Friderici
Cardinalis mandato additae, in unum volumen compilatae, revisae, et approbatae fuerint, cu-
piatque idem Fridericus Cardinalis Constitutiones, et Ordinationes hujusmodi sic correctas,
immutatas, de novo additas, revisas, et approbatas pro illarum subsistentia firmiori, ac ut in-
violabiliter ab Administratore, Rectore, Collegialibus, et personis praedictis, aliisque, ad quos
pro. tempore spectabit, inviolabiliter observentur, nostro, et Apostolicae Sedis munimine ro-
borari, Nobis idcirco dictus Fridericus Cardinalis humiliter supplicaverit, ut easdem Con-
stitutiones, et Ordinationes correctas, immutatas, et de novo editas confirmare de benignitate
apostolica dignaremur.
§ 3. Nos igitur Constitutionum, et Ordinationum praedictarum tenores praesentibus, ac
si de verbo adverbum, nihil pehitus omisso praesentibus ihsererentur, pro expressis, et in-
sertis habentes, hujusmodi supplicationibus inclinati, Constitutiones, et Ordinationes pradictas
sic correctas, immutatas, et de novo additas, revisas, et approbatas, omniaque, et singula in
eis contenta pro optimo ipsius Collegii, illiusque Collegialium, et rerum, et bonorum regimine,
et administratione, apostolica auctoritate, tenore praesentium perpetuo confirmamus, et ap-
probamus, ac illis perpetuae, et inviolabilis apostolicae firmitatis robur adjicimus, omnesque,
et singulos tam juris, quam facti defectus, si qui intervenerunt in eisdem, supplemus, ipsius-
que Collegii Administratorem, Rectorem, et Collegiales, aliasque dicti Collegii personas nunc,
et pro tempore existentes ad earumdem Constitutionum, et Ordinationum observantiam teneri,
et obligatos existere, ac ob illarum non, observationem poenas in eisdem Constitutionibus, et
Ordinationibus contentas incurrere volumus.
§ 4. Et ita per quoscumque Judices, et Commissarios quavis auctoritate fungentes etiam
causarum Palatii Apostolici Auditores, et Sanctae Romanae Ecclèsiae Cardinales, sublata eis,
et eorum cuilibet, quavis aliter judicandi, et interpretandi facultate, et auctoritate judicari,
et definiri debere, ac irritum, et inane, si secus super his a quoquam, quavis auctoritate,
scienter, vel ignoranter contigerit attentari, decernimus, et declaramus.
(COLLEGIO BORROMEO.) — 64 —

§ 5. Et nihilominus Venerabilibus Fratribus nostris Archiepiscopo Mediolanen., ac Papien.,


et Lauden. Episcopis per praesentes committimus, et mandamus, quatenus ipsi, vel duo, aut
unus eorum per se, vel alium, seu.alios Constitutiones, et Ordinationes praedictas ab ejusdem
Collegii Administratore, Rectore, Collegialibus, et aliis personis nunc, et pro tempore existen-
tibus, etiam sub censuris, et poenis tam ecclesiasticis, quam pecuniariis eorum, et cujuslibet
ipsorum arbitrio moderandis, et applicandis, reclamatione, recursu, aut exceptione quibuscumque
cessantibus inviolabiliter observari faciant; Contradictores quoslibet, et rebelles, ac eisdem
Constitutionibus, et Ordinationibus non parentes per easdem censuras, et poenas, appellatione
postposita compescendo, ipsasque censuras, et poenas, etiam iteratis vicibus aggravando, invo*
cato etiam ad hoc, si opus fuerit, auxilio brachii saecularis.
§ 6. Non obstantibus fel. rec. Bonifacii Papae VIII. Praedecessoris nostri, ac una, et Concilio
generali edita de duabus dietis, dummodo ultra tres dietas aliquis auctoritate praesentium
ad judicium non trahatur, aliisque Constitutionibus, et Ordinationibus Apostolicis, necnon
dicti Collegii etiam juramento, confirmatione apostolica, vel quavis firmitate alia roboratis
statutis, et consuetudinibus, privilegiis quoque, indultis, et literis apostolicis sub quibuscumque
tenoribus, et formis, ac cum quibusvis etiam derogatoriarum derogatoriis, aliisque efficacio-
ribus, et insolitis clausulis, ac irritantibus, et aliis decretis in genere, vel in specie, aut alias
in contrarium praemissorum quomodolibet concessis, confirmatis, et innovatis. Quibus omnibus,
etiamsi de illis, eorumque totis tenoribus specialis, specifica, expressa, et individua, non
autem per clausulas generales idem importantes mentio, seu quaevis alia expressio habenda
foret, illorum tenores, ac si de verbo ad verbum insererentur, et exprimerentur praesentibus
pro sufficienter expressis, et insertis habentes, illis alias in suo robore permansuris, hac vice
dumtaxat specialiter, et expresse derogamus, caeterisque contrariis quibuscumque: Aut si
Administratoribus, Rectori, Collegialibus, et personis praedictis, vel quibusvis aliis commu-
niter, aut divisim ab Apostolica sit Sede indultum, quod interdici, suspendi, vel excommuni-
cari non possint, per literas apostolicas non facientes plenam, et expressam, ac de verbo ad
verbum de indulto hujusmodi mentionem.
Datum Romae apud Sanctum Petrum sub Annulo Piscatoris die 3. Decemb. 1610. Pontifi-
catus nostri Anno VI.

(DalP Opera - DuUarum privilegiorum ac diplomatum romanorum pontificum atnplissima colleclio opera et
studio Caroli Cocquelines. Roraae, 1753 un fol. Tom. 5, pars. 3 , pag. 416.)

CONSTITUTIONUM ALMI COLLEGII BORROMÆI PARS PRIMA


De Fundatione, Nominatione et Immunitate Collegij

Caput I.

Sanctus Carolus Borromaeus S. R. E. Cardinalis tituli Sanctae Praxedis, et Archiepiscopus


Mediolani vir ad optima quaeque, et instituenda, et restituenda natus, ob eamque rem sem-
piterna memoria, perpetuaque imitatione dignus, tum.multa, quae in vitae suae annalesrelata
sunt sapienter, recte, atque ordine egit? tum vero rem litterariam, cujus ab ineunte usque
aetate longe omnium fuit studiosissimus, multis benefitijs ornare, atque augere instituit. Ad
id 3ane quidem, et sponte sua accensus, et longe inflammatior in dies factus est, quo ve-
hementius exarsit singulari quadam charitate erga pauperes adolescentes bona indole, qui
praesertim litterarum studijs dediti potuissent etiam vitae, morumque exemplo in Academijs
publicis aliorum studentium animos exercere ad recte, christianeque, et spiritualis disciplinae
institutis congruenter agendum.
— 65 — (COLLEGIO BORROMEO.)

Ea igitur ratione cum ipsis etiam Accademijs, in quibus, ut est aetas iuvenilis ad malum
proclivis, aliquando corruptelae illecebris irretitur, adiumenti non parum ad bene conforman-
dos illius aetatis moris afferri facile posse intelligeret, Papiae, ad quam Urbem tanquam
ad mercaturam bonarum artium maximus studiosorum hominum concursus esse solet, et in
quo ipse Juris civilis scientiæ operam dedit, Collegium in antiquis aedibus Borromaeianis, ea-
rumque situ demum fundavit, atque erexit, cum a Pio Quarto Pontifice Maximo Avunculo,
a quo unice, atque eximie diligebatur, Sanctae Romanae Ecclesiae Cardinalis creatus opibus,
auctoritate, potestateque floruit. Quod porro Collegium a se institutum, erectum, auctum, om-
nique fere opere perfectum, atque in ipsis aedibus Borromaeianis situm, et ædificatum, fami-
liae Borromaeiae, cuius ipse erat, nomine, seu Collegium Borromaeum, jussu etiam, et mente
Pontificis in perpetuum dici, et appellari optimo iure voluit.
Nos igitur, quibus de recta gubernandi, atque ministrandi ratione, ac modo multa saepe
numero communicavit, et pcst eius obitum, si quando ipsius constitutiones, legesque ab eo
confectae non essent facultatem omnem, quae ex Notarii publici tabulis, ac monumentis
constat, illas conficiendi, condendi, promulgandi, atque edendi permisit, ac dedit, quas tamen
Sedis Apostolicae auctoritate communiri mandavit, de eiusdem sententia, et voluntate pro opti-
nia ipsius Collegij gubernatione, administratione, atque adeo pro disciplinae perpetuae, tum il-
lius sanctæ mentis proposito congruentisratione, haec ad Dei omnipotentis, Beatissimaeque
Mariae semper Virginis, ac Sanctae Justinae Virginis, et Martyris laudem, cuius patrocinio,
et intercessionibus idem Cardinalis Collegij institutor, et auctor, familiaque Eorromæia se
iam inde usque a primis temporibus omni pietati» ofiitio commendavit, decernimus, et consti-
tuimus.
Sacellum intra Collegij parie.tes, finesve extructum Sanctae Justinae Virginis, et Martyris,
quam coelestem patronam familia Borromæia profitetur, ët colit, nomine dicari, et appellari,
in eoque iconem cum imagine eiusdem Sanctae Justinae fundatoris iussu factam, poni decerni-
mus, idque, cum ob singulare illius Virginis, et Martyris patrocinium, quod eidem familiae
semper salutare fuit, tum quia Vitiliani Principis, a quo haec familia originem trahere dici-
tur filia Virgo illa, et Martyr extitit, ut ex monimentis perspicue manifestum est, vetustissi-
mae inscriptionis Patavinae, quam mox infra in medium afferemus, ad sempiternam rei me-
moriam.
Hic reqviescit corpvs heatae Ivstinae virginis, et martyris Christi, qvae fvit filia Vitiliani
principis Padvae, et a Maximiano imperatore gladio interfecta, et a sancto Prosdocimo sepvlta,
postea vero a titvlo concordiae basilicae Ivstinae fvit dicata.

Omissis.

m.
COLLEGIO CASTIGLIONI

Fir istituito dal cardinale Branda Castiglioni laureato in legge in Pavia nel 1389 e
deputato nello stesso anno dalla città di Pavia a recarsi a Roma come oratore, per ot*
tenere da Papa Bonifacio IX (Pietro Tomacelli napoletano) la Bolla di conferma dello
studio universitario, instaurato in Pavia nel 1361 dairimperatore Carlo IV.
10
(COLLEGIO CASTIGLIONI.) — 66 —

Nel collegio da lui fondato con atto del 4 dicembre 1437 per l'educazione morale e
religiosa di 24 giovani che, per essere privi di mezzi, non avrebbero potuto percorrere
la carriera delle scienze, leggevasi la seguente iscrizione, conservata ora nell'atrio degli
uffici d'amministrazione del R. Collegio Ghislieri :

CIOCCCCXLIII die III feb.


R.m in Xto pater D. D.
Branda de Castiliono epus
Sabinen. Cardinalis placen.
Vulgarit. nucupat Lui ve
neradi colegii fondator.
die suu clausit extremu
cui corpus in castro de
Castiliono requiescit.

\ Stemma J

L'imperatore Massimiliano aveva concesso a due studenti di Borgogna due posti nel
collegio Castiglioni, il che venne confermato dal duca Lodovico Maria Sforza. Parecchi
infortunif dissiparono il ricco patrimonio del Collegio, ma vi contribuì moltissimo il cat-
tivo ordinamento dell'amministrazione affidata al Rettore, che veniva eletto ogni anno
fra gli stessi alunni, il quale nell'esercizio della sua carica si giovava solo del consiglio
de' proprii condiscepoli.
Nel collegio Castiglioni furono nel 1770 incorporati quello delle Q u a t t r o M a r i e
d'istituzione Gazzaniga e quello detto de'Griffi, come si raccoglie dalla seguente iscri-
zione del chiaro uomo Giuseppe Sperges da lui composta in quell'anno pel collegio
Castiglioni (1):

Juventuti patriae
Scientiis bonisq. disciplinis
Instituendae
Tria collegia
Castellion. Gazzanig. et Grifforum
Olim separatim condita
Instauraverunt
Et his aedibus Castellionaeis
Conjunxerunt
Eorum Curatores
A. MDCCLXX.

(I) Spergesii Jos. Patentini, Centuria literarum ad Italos cum appendice III Decadum ad vario», carmina juvenilia inscriptione».
Viennae, 1703 pag. 305.
— 67 — (COLLEGIO CASTIGLIONI.suppl.31437)

Ridotte le cose al punto che il collegio Castiglioni non poteva più sussistere da sé,
fu convenuto nell'anno 1803 che dovesse sciogliersi dagli obblighi assunti nel 1770 verso
i patroni dei cessati collegi delle Quattro Marie e dei Griffi restituendo loro la sostanza
che gli avevano consegnata, e fu pure convenuta la chiusura dello stesso collegio Ca-
stiglioni , unendo la sua piccola dote patrimoniale alla sostanza del Ghislieri. Coi red-
diti di essa si mantengono ora nel Ghislieri quattro alunni di nomina della famiglia
Castiglioni, ora rappresentata dal conte Timoleone Castiglioni.
L'aggregazione del collegio Castiglioni al Ghislieri s'appoggia ai seguenti atti :
1.° Decreto 5 dicembre 1803, anno II, del Presidente della repubblica italiana.
2.° Convenzione 5 giugno 1804, anno III, tra il Tamburini direttore e amministra-
tore deL Collegio Nazionale Cossia Ghislieri, e i rappresentanti della famiglia Castiglioni.
3.° Protocollo 6 agosto 1850 tra le stesse Rappresentanze.
4.° Istromento 6 maggio 1862, rogato dal notajo di Pavia Dott. Domenico Bellati,
di definitiva concentrazione.
Chiudiamo questo cenno istorico pubblicando l'atto di fondazione nella sua parte più
importante.
1437, Dicembre, 4.

Branda de Castiliono, miseratione divina Episcopus Portuensis, Sacrosanctæ Ecclesiæ Ro-


manæ Cardlnalis Placentinus vulgariter nuncupatus, universis et singulis præsentes has in-
specturis salutem in Domino sempiternam, et præsentibus fidem indubiam adhibere. Ex data
nobis desuper intelligentia difuso nostræ considerationis intuitu attendentes quod juxta scrip-
turarum eloquia sapientia deducit ad vitam perpetuam, ut videlicet cognoscatur solus Deus
verus, et ab eo missus Iesus Christus et quod ille, qui ad Christi notitiam pervenerit, the-
saurum sapientiæ et scientiæ invenit, multitudo etiam sapientum sanitas sit orbis terrar.
nec aliunde nisi per scripturar. cognitionem via pateat ad salutem, quodque docti fulgeant
quasi splendor firmamenti, et qui ad iustitiam erudivit multos quasi stellas in perpetuas
æternitates; horum consideratione cum adhuc tituli Sancti Clementis Præsbiter Cardinalis
essemus, moti ad fidei dilatationem, eruditioriem simplicium, illuminationem mentium et illu-
strationem intellectuum a fælicis recordationis Martino Papa V. litteras gratiosas cum cor-
dula sericea rubri, croceique colorum eius v. bulla plumblea more Romanæ Curiæ impendenti,
bullatas, sanas et integras, non vitiatas, non cancellatas, non corruptas, nec in aliqua sui
parte suspectas, sed omni prorsus vitio et suspicione carentes impetravimus talis modi tenoris.
Martinus Episcopus servus servor. Dei dilecto filio Brandœ tituli Sancti Clementis Prae-
sbitero Cardinali salutem et apostolicam benedictionem. Ad ea per quœ Dei Ecclesia suscipit
incrementa virtutum, et quœ tamquam sacrificium laudis summo rerum auctori per manus fi-
delium offerentur, libenter intendimus, eaque favoribus prosequimur opportunis; sane petitio
pro parte tua nuper nobis exhibita continebat, quod tu ab olim considerans quanta commoda
tam publica, quam privata, spiritualia et temporalia ex harum studiis mundo proveniant, qui-
bus Dei cultus augetur, animarum saluti consulitur, insurgentes controversiœ deciduntur, pax
et tranquillitas inter mortales procuratur, licitum ab illicito, œquum iniquo secernitur, bonis
prœmta, et suplicia reprobis dispensantur, colitur regina virtutum iustitia, quœ tamquam prœ-
cipua humani generis gubernatrix, et vitœ hominum magistra doctissima, pulcherrimam debitae
(COLLÈGIO CASTIGLIONI. suppl.3 1437) — 68 —

gubernationis exhibet rebus publicis disciplinam, ac cupiens ad honorem et gloriam Divi-


nœ Majestatis pro suorumq. remissione peccaminum, ut in horto Sancti Matris Ecclesiœ ex
generosis scientiar. stipitibus plantulœ pullulare non desinant, quœ tempore suo fructus altis-
simo reddant uberes in odorem suavitatis, nec non perfectam pauperum et reipublicœ utilita-
tem in propriis domibus ncpotum suor. Papiœ consistcntibus, ad id ipsor. nepotum expresso
accedente conscnsu, unum Collegium pro usu et habitatione nonnullor. pauperum scholarium
in Papiœ studio in Thcologia videlicet, ac iure Civili et Canonico, ac aliis licitis facultatibus
insistere, studere et proficere cupieniium, erigere, instituere et ordinare, illudque pro decenti
sustentatione scholarium hujusmodi, prout tibi ministrabit altissimus, et circumspectioni tuae
videbitur dotare proponas, quo exinde viri pcr scientiarum pocula, et Seminaria doctrinarum
consilii maturitate conspicui, redimiti, et ornati, vcritatibus, ac diversarum facultatum dogma-
tibus eruditi in horto militantis Ecclesiœ faciliter producantur. Nos qui tam pium opus apud
Deum meritorium propositum tuum in hac parte comendamus, eidemque proposito apostolicis
favoribus concurrentes tuis in hac parte suppositionibus inclinati, circumspectioni tuœ Collegium
huiusmodi in prœdictis domibus pro usu et habitatione, muneri scholarium iuxta eiusdem cir-
cumspectionis arbitrium deputandi per te, dum egeris in humanis, et per alium, vel alios, quem
vel quos ad hoc duxeris deputandum, vel eiiam deputandos, si te interim áb hac vita migra-
re contigerit, statuendi, erigendi, construendi, ordinandi, et dotandi, nec non scholares, Re-
ctorem, et Commissarios quoscumque pcr te, vel alium seu alios, quos duxeris eligendos, seu
etiam ut petitur tam hac primaria vice, quam etiam in futurum in eodem Collegio, postquam
fundatum et erectum fuerit et dotatum, deputandi, collocandi, institucndi, et destituendi, ac illius
curam, regimcn et administrationem gcrendi, cxerccndi, illaque quibusvis aliis personis tam
ecclesiasticis quam sœcularibus pcrpetuo vel ad ccrtum tempus committendi, statuta quoque, et
ordinationes quœcumque, quœ pro statu, decentia et utilitate, et conservatione Collegii et scho-
larium, ac Rectoris eiusdem rationabilia, salubria, utilia et honesta fore conspexeris etiam
cum censurarum et aliar. poenarum spiritualium seu tcmporalium adiectione prout tibi vide-
bitur edendi, ordinandi et statuendi plenam ct liberam auctoritate apostolica tenore praesen-
tium licentiam concedimus, et etiam facultatem. Et insuper si erectionem, ordinationem, et alia
praemissa per te fieri configerit, ut prœfertur ius dicti Collegii tibi, iuisque successoribus, quos
ad hoc duxeris eligendos, seu etiam ordinandos prœdicta auctoritate, harum serie perpetuis
temporibus reservamus, volentes prœterea, et eadem auctoritate statuentes, quod scholares, Re-
ctor et personœ in eod. Collegio pro tempore degentes, quamdiu in ipso Collegio pro scientiae
margarita adipiscenda resederint, ut petitur, omnibus et singulis privilegiis, liberationibus,
exemptionibus, immunitatibus, prœrogativis, gratiis et indulgentiis, quibus alii scholares in qui-
buscumque studiis generalibus huiusmodi facultatibus insistentes, gaudent et utuntur, uti debeant
pariter et gaudere, constitutionibus et ordinationibus apostolicis, nec non statutis et consuetu-
dinibus Universitatum studiorque huiusmodi, et iuramento confirmatione apostolica, vel quacum-
que firmitate alia roboratis etiamsi de illis eorumque totis tenoribus de verbo ad verbum
prœsentibus habenda foret mentio specialis, caeterisque contrariis non obstantibus quibuscum-
que. Nulli ergo omnino hominum liceat hanc paginam nostrœ concessionis, reservationis, et
voluntatis infringere, vel ei ausu temerario contrariare: si quis autcm hoc attemptare prœ-
sumpserit, indignationem Omnipotentis DeiBeatorquePetri et Pauli Apostolor. eius se noverit
incursurum. - Datum Romce apud SS.tos Apostolos quarto decimo calendas Aprilis Pontificatus
nostri anno duodecimo.
Quarum quidem litterarum vigore Nos Branda tunc adhuc etiam tituli dicti S. Clementis
Præsbiter Cardinalis ad executionem eorum, quæ Altissimo inspirante mente conceperamus,
procedentes ut ex ordinatione et dispositione nostris plerique ad divini nominis laudem orto-
— 69 — (COLLEGIO CASTIOLIONI.suppl.31437)

doxæ fidei propagationem et reipublicæ utilitatem sanæ doctrinæ semina suscipere, et post
illor. susceptionem in Agro Dominico plena saluberrima germina producere possent, duas
domos infra Parochiam Ecclesiæ S.tae Mariæ in Pertica Papiensis retro Conventum Papiensem
ordinis Fratrum Minorum consistentes ad nostros Nepotes pertinentes etc. expressis dictorum
Nepotum ad id accedentibus consensu, et voluntate cum omnibus iuribus et pertinentiis suis,
pro uno Collegio viginti quatuor pauperum scholarium in studio Papiense in Theologiæ, ac
iuris Canonici et civilis, aliisque licitis facultatibus perpetuis futuris temporibus studentiuni
simpliciter et pure propter Deum liberaliter deputavimus, et assignavimus, ac in eis sub no-
mine et vocabulo Sanctissimi Ecclesiæ Doctoris Egregii Augustini Episcopi, cuius venerabile
Corpus infra civitatem Papiensem venerabiliter reconditum requiescit, pro dictis viginti qua-
tuor scholaribus Collegium ereximus et instituimus, nec non sub vocabulo eiusdem Sancti
unam Capellam per duos Capellanos de numero prædictorum scholarium, aut alios deputan-
dos in divini3 laudabiliter deservientes in illis fabricari et ordinari fecimus, et etiam in ipsis
pro libris ad studiura aptis, quos ipsi Collegio dedimns ac præsentari et assignari faciemus,
et alii forte facient, locum unum sufficientem et bene clausum pro libraria, seu armario ordina-
vimus et deputavimus, et in illo banco supra quod iam libri cum cathenis repositi sunt, et qui
annuente Domino futuris temporibus dabuntur, præsentabuntur et assignabuntur, reponi possint
pro eorum conservatione collocari fecimus, ipsique Collegio omnes et singulos in villis de Summi
et Marciano, Papiensis Diocesis consistentes nostro nomine per venerabilem virum Dominum
Petrum de Castiliono Archipræsbiterum Ecclesiæ Mediolanensis emptas, atque alias per eun-
dem Archipræsbiterum aut alium ab ipso ad hoc deputandum ex mandato per Nos sibi de
super facto emendas possessiones pro dote eiusdem Collegii deputavimus et assignavimns, ac
plura alia, quæ brevitatis causa omittimus in ipso Collegio fecimus, ac pro statu, decentia
utilitate, incremento et conservatione D.ti Collegii, nec non profectu, honestate et comoditate
in illo pro tempore degentium personarum iuxta exigentiam tunc currentis tejnporis nonnul-
las ordinationes et statuta illa in toto vel in parte emendandi, corrigendi, mutandi, minuendi,
interpretandi, declarandi, et reformandi plenaria inter alia Nobis potestate reservata edidimus
et fecimus quæ nunc præteritorum experientia, et moderni temporis cursu suadentibus illo-
rum ut plurimum trasmutato ordine, et substantia in parte variata, prout utilius expedire
credimus in melius reformantes, et nomine illius a quo cuncta bona procedunt sub infrasqriptis
modo, forma et ordine edimus et facimus ordinationes et statuta, quæ ab omnibus et singulis
illa pro tempore concernentibus sub pœnis et mulctis in illis contentis volumus, præcipimus
et mandamus firmiter inconcusse et inviolabiliter observari. In prirais namque quod in dicto
Collegio sint et esse debeant numero viginti quatuor scholares et non plures, nisi facultates
ipsius Collegii annuente datore numerum in tantum augerentur, et excrescerent, quod pluri-
bus sufficere possint, et quod scholares ipsi in sacra pagina altero iurium, aut in medicina
studere, vel artibus possint et debeant. Item quod de dictis viginti quatuor scholaribus Re-
verendo in Christo Patri et Dno Dno Episcopo Papiensi, ac venerabilibus et religiosis viris
papiensibus et prope Papiam Fratrum Heremitarura S. Augustini, et Chartusiensis ordinum
domorum Prioribus pro tempore existentibus, sive duobus ex eis comuniter præsentabuntur
de Lombardia, per Episcopum Placentinum unus, et per Sancti Celsi extra muros Mediolani
alius, et per S.ti Ioannis Parmensis ordinis S.ti Benedicti Moriasteriorum Abbates et Conven-
tus alius, nec non per maioris alius, et per S.ti Amhrosii alius, et per S.ti Nazarii Mediolani
Ecclesiarum Capitula alius, de aliis, vero nationibus per Rhotomagenses alius, per Leodienses
alius, per Baiocenses alius, per Lexonienses alius, per Chartaginenses alius, per Vesprimienses
Ecclesiarum Capitula alius. Reliqui namque scholares per nepotes et affines nostros, ac de
domo de Castiliono existentes et alios modo, forma et ordine inferius annotatis, videlicet, per
(COLLEGIO CASTIGLIONI. suppl.3 1437) — 70 —

Maiorem, et si plures fuerint in simile dignitate, per seniorem Prælatum, qui si non fuerit,
per Magistrum, et si talis non fuerit, per Licentiatum, et si talis non fuerit, per Baccalarium
formatum in Theologia, si vero talis non fuerit, per Doctorem, et si talis non fuerit, per Li-
centiatum in iure Canonico, si autem talis non fuerit, per Licentiatum in Legibus, et si plures
fuerint, iuxta præmissa pares in gradu per Seniorem. in susceptione gradus huiusmodi. Et si
dignitate præditus, aut graduatus, ut præmittitur, non fuerit, per Seniorem in ætate ex de-
scendentibus per lineam masculinam de bonæ memoriæ Guideto et Ioanne fratribus nostris.
Et si aliquis ex eis iuxta præmissa superstes non fuerit de descendentibus modo quo supra,
ex nobili viro Maffiolo de Castiliono consanguineo nostro. Et si ex illo iuxta præmissa super-
stes non fuerit, de descendentibus modo quo supra ex q.m D. Bernardo de Castiliono: si vero
ex illo iuxta præmissa superstes non fuerit de descendentibus modo quo supra ex nobili viro
Gabriele de Castiliono nepotibus nostris; et si ex eo iuxta præmissa superstes non fuerit, àe
descendentibus modo quo supra ex D. Conrado Seniore de Castiliono; et si ex illo superstes non
fuerit, ius præsentandi dictos reliquos scholares ad reliquam totam domum de Castiliono devol-
vatur, modo, forma et ordine suprascriptis. Qui in præsentando aliquem ex dictis reliquis scho-
laribus præferet omnibus aliis descendentibus ex ead. domo, si qui in primitivis sufficientes,
ac alitq. habiles et idonei fuerint ad studendq. in aliqua ex facultatibus antedictis. Item si
Altissimo permittente domus de Castiliono adeo deficeret, quod de illa nullus superstes apparue-
rit, tunc Archiepiscopus Mediolanensis unum, Episcopus Pàpiensis secundum, Archipræsbiter
Mediolanensis tertium, ut singuli alii de Lombardia, quibus iuxta præmissa præsentandi fa-
cultas concessa existit, modo et forma præmissis, duos præsentare habeant, donec vacantia
loca ex reliquis scholaribus huiusmodi fuerint pœnitus adimpleta, et ad singula vacantia loca
unus tantum præsentetur, ac ordo scripturæ diligenter servetur, ut qui primo ad præsentande
fuerit nominatus, primo præsentet, et qui secundo, secundo præsentet, et sic de singulis aliis.

Omissis.

Datum et actum Bononiæ in domibus nostræ solitæ residentiæ apud. S. Jacobo sub anno
a nativitate Domini millesimo quadrigentesimo trigesimo septimo, indictione quinta decima, '
die vero quarta mensis Decembris, Pontificatus B. in Christo Patris Domini nostri D. Eugenii,
divina providentia Papæ quarti anno septimo: præsentibus ibid. Rev. in Christo Patre, et D.
Zenone Dei gratia Episcopo Baiocensi, nec non Ven. et Egregiis Viris Dominis et Magistris
Joanne de Castiliono Sacræ Theologiæ Professore Præposito Ecclesiæ B. Mariæ Cister, nepo-
tibu3 nostris Jacobo Petri literarum apostolicarum Abbreviatorem S. Seminarii Frayectensis
Leodiensis Diocesis, et Joanne Legoilois Rothomagens Ecclesiarum Canonici, testibus ad
præmissa vocatis.

(Estratto da una copia a stampa pubblicata dairAmministrazione del R. Coilegio Ghislieri intitolata: Fori'
diaria del Collegio Castiglioni 4 dicembre 1437).

IV.

COLLEGIO CACCIA.

Con testamenlo 30 agosto 1616 e codicillo 7 aprile 1622 rogati dal notajo di Novara
Carlo Graziolo, il novarese nob. Giovanni Francesco Caccia dottore del Collegio dei Giu-
— 71 — (COLLEGIO CACCIA.)

risperiti di Novara ordinò clic, mancando la discendenza mascolina de' suoi tre figli ed
eredi, s* istituisse coi suoi beni in Pavia un collegio, nel quale dovessero essere accolti
per attendere agli studi universitari tanti giovani novaresi della famiglia Caccia, e, in
difetto di questa, d'altre famiglie nobili e povere, quanti potessero essere mantenuti coi
redditi del suo patrimonio. Il patronato e l'amministrazione della sostanza di pert. 7000
circa di terreno vincolala all' istituzione e al mantenimento del collegio fu stabilito che
dovessero appartenere in perpetuo a quattro dottori più anziani e sapienti della nobile
famiglia del Fondatore. Verificatosi il caso considerato dal testatore nella sua disposi-
zione, fu istituito il collegio in Pavia nel 1719 e coi redditi della sostanza si mantene-
vano 15 alunni; ad altrettanti giovani applicati agli studi universitari si corrispondeva
un sussidio mensile di L. 50. Così costituito durò il collegio ih Pavia fino al 1820, nel
quale anno gli amministratori avendo espresso il desiderio al Governo Sardo perchè fosso
trasferito il Collegio nella città di Torino, questo accolse ben volonlieri la domanda e ne
autorizzò il trasferimento colla Regia Patente 14 gennajo 1820 N. 1002 alla quale sono
unite le domande state fatte dai patroni ed amministratori del collegio Caccia a S. M.
e le risposte ottenute (1). Quanto alla rendita dei beni posti in Lombardia erasi con-
venuto nel 1854 che si dovesse erogare nel mantenimento di giovani laureati nel Pie-
monte che volessero recarsi all' università di Pavia a titolo di perfezionamento ne' loro
studii, ma nulla poi è stato fatto.
Il consiglio comunale di Pavia nella seduta del 10 maggio 1864, in appoggio all'au-
torevole voto dell'egregio avvocato Costantino Comelli assessore municipale, col quale si
dimostra in modo evidente il diritto che ha la città di Pavia di richiamare entro le sue
mura il collegio Caccia, non omise di avviare alcune pratiche per riavere in tutto o in
parte quel collegio in Pavia; ma non ebbero sinora esito favorevole per opposizione fatta
dall' onorevole amministrazione del collegio Caccia, come dalla Nota in data di Novara
4 aprile 1866 indirizzata al Sindaco di Pavia.

(I) Raccolta degli Atti del Governo di S. M. il re di Sardegna. Torino, 1815 in — 8 Voi. 10 pag. 83 e seg.

V. ' .

COLLEGIO GRIFFI.

Deve la sua fondazione a monsignor Ambrogio Griffi, canonico ordinario della catte
drale di Milano, protonotario apostolico, e commendatore di S. Pietro in Lodi vecchio,
in forza della sua disposizione testamentaria 4 settembre 1489, unita all' istromento 13
novembre 1493 rogato Giovanni Antonio Cardano di cui esiste copia presso la Congre-
gazione di carità in Milano. N'era patrono l'ospitale della Misericordia di quella città,
ed al beneficio erano chiamati sei ed anche otto giovani secondo la disposizione del testa-
tore, avviati agli studi uni versi tarii nella città di Pavia. Tre dovevano essere di Varese,
tre di Lodi, e gli altri due di Milano.
Soppresso nel 1770, forse per ragioni economiche, fu incorporato nel collegio Casti-
glione ma nell'anno 1803 essendosi deliberato che il Castiglioni dovesse sciogliersi da-
(COLLEGIO GRIFFI. suppl.5 1498) — 72 —

gli impegni assunti, restituendo la piccola sostanza Griffi al palrono del Pio Luogo della
Misericordia di Milano, fu allora che i redditi si convertirono in borse, le quali vengono
ora pagate dalla Congregazione di carità di Milano, come amministratrice de' Luoghi Pii
Elemosinieri successi al detto patrono. Quattro sono gli assegni o borse mantenute at-
tualmonte; due per la città di Varese e sua pieve, e le altre due per la città di Lodi.
L' importo annuo di ciascuna borsa è di L. 457,72, e si concede a giovani appartenenti
alle città suindicate che vogliono recarsi airuniversità di Pavia per gli studi di medi-
cina, di legge, ed anche delle matematiche.
Tniscriviamo le precise parole riguardanti la fondazione:

Omissis.

Item lego pro Collegio uno costruendo et ordinando in Ticini urbe directum dominium
bonorum, ac jurium emptorum a comite Carolo de Lugo de Casatenovo de Casateveteri, de
Rogoreda, de Cassinis de Grassis, de Bernate, de la Gremella et de Zernio, quæ bona jacent
in Ducatu Mediolani, videlicet partim in plebe Vicomercati, et partim in plebe de Massalia
ducatus Mediolani, super quibus fit pensio annua per Dominum Jacobum Philippum, Joannem
Antonium et Hjacinthum fratres de Simonetis aureorum centum viginti octo de quibus bonis
et eorum coerentiis et juribus constat Instromento publico rogato per Joannem Angelum de
Gallis Notarium Portæ Vercellinæ, Parochiæ Sanctæ Mariæ ad Portam Mediolani die vigesimo
Maij 1488. Et si directum dominium et jus in dictis bonis emeretur per dictos fratres de Sirao-
netis prout possunt, vollo (sic) ut ex pretio quod est ducati tres mille ducentum expendantur
aurei sexcentum in comprandis et emendis ædibus honestis in urbe Papiæ, quæ sint capaces
ut in eis stare possint scollares (sic) sex vel octo. Reliqui autem aurei expendantur in proprieta-
tibus, quæ assignentur ipsi Collegio pro dote perpetua; ex quorum proprietatibus allantur
dicti sex vel octo scolares, si comode stare possint cum servitoribus suis mercenariis. Vollo
autem quod ex dictis scolaribus per tempora in Collegio prædicto deputandis tres sint ex
burgo Varisii seu ejus plebe, tres ex civitate Laude, et duo, si redditus suppetent, ex civitate
Mediolani; quos scolares sex, vel plures si redditus suppeditabunt in eo Collegio vollo me
vivente habere omne jus elligendi et præsentandi; me vero transeunte de hac vita vollo jus
præsentandi illos de terra, seu burgo Varisii aut ejus plebe qui sint tres, quorum duo stu-
deant in artibus et medicina, et unus in jure civili vel canonico pertineri propinquiori et
digniori de familia mea et domino guardiano, qui per tempora ressidebit in Monasterio An-
nuntiatæ Varisii, et Præposito et Capitulo divi Victoris Varisii; ita quod Præpositus cum
Capitulo habeat unam vocem. — Ex laudensibus vero duo ut supra studeant in artibus et me-
dicina, et alius in jure canonico. Duo autem Mediolanensis unus studeat in artibus, et alter
in legibus, aut in jure canonico. Illos autem de Laude vollo quod eligantur et præsententur
a digniori et proximiori et antiq.uiori de domo mea, et ab Abbate seu Commendatario S.ti Petri
de' Laude veteri; ita quod unus sine alio eligere non possit, et casu discordiæ eligantur a
guardiano S.ti Joannis Laudæ ordinis minorum cum altero eorum. Illos autem de Mediolano
præsentet Locus Misericordiæ.
— 73 — (COLLEGIO DELLE QUATTRO MARIE.)

VI.

COLLEGIO DELLE QUATTRO MARIE.

Riconosce per fondatore un Martino Cazzaniga che apparteneva, come pare, a famiglia
nobile milanese. Egli con testamento del 22 novembre 1524 rogato Bernardo Sola, no-
minando erede della propria sostanza il Pio Luogo delle Quattro Marie di Milano, ordinò
che per cura di esso si erigesse in Pavia un collegio per dieci giovani studenti, prefe-
ribilmente delle famiglie Cazzaniga, Corti, Fossani ed Aliprandi, e quando non ve ne
fossero, stabilì che si dovessero ammettere al beneficio altri giovani appartenenti a fami-
glie nobili ed oneste della città di Milano. Pubblichiamo qui sotto la parte del testa-
mento che si riferisce air istituzione di questo collegio, estratta da una copia a stampa
che si conserva negli atti della Congregazione di carità di Milano. Le costituzioni rela-
tive disciplinari si possono leggere nella F l a v i a P a p i a s a c r a del P. Romualdo
Ghisoni (1).
Soppresso nel 1770, fu concentrato nel collegio Castiglioni, dal quale venne poscia
staccato nel 1803. I redditi del collegio furono allora convertiti in sei borse, che ora
si pagano dalla Congregazione di carità di Milano successa al Pio Luogo delle Quattro
Marie. L'importo annuo di ciascuna è di L. 487,63. Possono aspirare al beneficio sol-
tanto giovani di buoni costumi della città di Milano, appartenenti a nobile o civile fa-
miglia ristretta di fortuna, e che siano per intraprendere gli studii di legge nella R.
Università di Pavia.

Omissis.

Tunc et eo casu instituo mihi haeredem universalem Venerandum locum Quatuor Mariarum
Mediolani et ejus Magnificos, et qui per tempora erunt Deputatos, cum hac lege et conditio-
ne, quod teneantur erigere in Civitate Papise Collegium Scollarium Studentium in professione
legum et canonum, videlicet in jure civili et canonico.
Formam autem dicti Collegii volo talem esse, scilicet, quod ematur domus in dieta civi-
tate, quae dedicetur ad perpetuum usum dicti Collegii, et nuncupetur perpetuo Collegium
Cazanighorum.
In dicto autem Collegio volo perpetuis temporibus alimentari Scolares decem, quibus te-
neantur praefati Domini Deputati dare prò singulo eorum scuta vigintiquinque auri singulo
anno durante eorum tempore studii. Et qui scolares communiter et simul vivant, et non se-
peratim, et non possint stare in dicto Collegio ultra septimum annum ab eo tempore quo
dictum Collegium ingressi fuerint.
Dicti autem scolares eligantur per unum dignorem et prudentiorem familiae de Cazanigho
et unum ex proximioribus mei testatoris, ex familia de Curte.
Ubi autem dicti ambo non essent concordes, vel non reperiretur aliquis ex familia mea
de Cazanigho, quod ellectio specte tet fiat per digniorem et mihi proximiorem de familia de
Aliprandis; et ipsis demum defficientibus tunc volo talem electionem devolvi ad praefatos Do-
minos Deputatos.

(1) Ticini Regii 1699, in fol. Pars. 3.a paj. 77. n


(COLL. FERRARI DA GRADO - SACCO.) — 74 —

Elligi autem volo in primis scolares ad dictum locum eos qui erunt ex familia Cazanigho-
rum et ex familia de Curte, nec non familia de Fossano, et de Aliprandis donec extent, qui
velint vacare talis studiis. Ubi autem non reperiantur ex dictis familiis, tunc elligantur ex
aliis familiis civitatis Mediolani, nobilibus tamen et honestis personis adhibeaturque quseso
omnis cura, ut elligendi sint probae vite et honestorum morum.

VII-

COLLEGIO FEKRARI DA GRADO.

Con atto codicillare del 25 gennajo 1472 a rogito del notajo Giovanni Pietro Guatteri,
il nobile Giovanni Matteo Ferrari da Grado, lettore prima di logica, poi di medicina
nell'università di Pavia, fece obbligo all'ospitale degl'infermi di Pavia istituito erede
della propria sostanza, "di erigere in questa città nella casa del testatore un collegio per
uso ed abitazione di tre giovani della sua discendenza Ferrari da Grado, purché fossero
studenti di medicina, teologia e diritto canonico e non già di diritto civile, poesia od
arte oratoria. Pel mantenimento del collegio vincolò a favore del medesimo un proprio
stabile a Carbonara di pert. 400, con obbligo inoltre all'ospitale di consegnare ogni anno
al collegio sacchi 10 di frumento a misura pavese, hrente 20 di vino, quattro carra di
legna, fiorini 15 e varie suppellettili. Obbligo speciale imposto dal testatore ai giovani
ammessi al beneficio era quello di recitare ogni giorno l'ufficio della B. V. L'elezione
dei tre studenti si doveva fare con la partecipazione del Padre priore di S. Apollinare,
del Guardiano di S. Giacomo e degli Agenti o Deputati del venerando ospitale.
Coir estinzione della famiglia Ferrari da Grado cessò anche il collegio, sebbene il
testatore avesse dichiarato che in mancanza de'suoi discendenti, si dovessero eleggere
altri di qualsiasi parentela de'Ferrari da Grado.

vni.
COLLEGIO CATONE SACCO.

Fu istituito dal celebre giureconsulto pavese prof. Catone Sacco, con atto di ultima
volontà 6 aprile 1458 rogato dal notajo di Pavia Antonio Cani. Era destinato a favore
di nobili ma poveri studenti ultramontani che volessero frequentare V Università Ticinese
per attendere allo studio del diritto civile, canonico, o della teologia. A tale scopo legò
all'ospitale degl'infermi di Pavia i beni che possedeva a Branduzzo, e la propria casa
posta nella parrocchia di S. Giovanni in Borgo, nella quale volle che si aprisse il col-
legio.
I signori Deputati dell'Ospitale eseguirono l'intenzione del benefico testatore, per cui
potè essere aperto nel 1480 a dodici studenti, come risulta dall'istromeato di fondazione
rogato dal notajo di Pavia Giovanni Pietro Immodelli addì 9 ottobre dello stesso anno. Durò
— 75 — (COLL. Bossi - DATARO - GERM. UNO.)

il collegio soltanto sino all'anno 1525, nel quale trovandosi la città di Pavia assediata
dai francesi, il popolo intimò agli studenti collegiali di abbandonare la città, e la casa in
cui essi erano fu diroccata. D' allora in poi il collegio cessò intieramente di esistere, non
ostante varii ricorsi fatti dagli studenti ultramontani perchè fosse mantenuta uh' istitu-
zione stata fatta a loro favore.

IX.

COLLEGIO BOSSI.

Pare che sia stato istituito e dotato da una Polissena Bossi in memoria del marito
senatore G. C. Matteo Bossi di Milano, lettore nell'università di Pavia dal 1480 al 1492.
L'Argelati afferma che la fondazione risulta dal testamento 27. giugno 1499 (1). Del bene-
ficio del collegio potevano solo fruire giovani studenti della stirpe Bossi, la quale era
così numerosa che vi appartenevano allora ben duecento famiglie (2). Soppresso il col-
legio al principio del secolo XVIII furono convertiti i redditi in borse, ma non si conosce
se continui oggidì la benefica disposizione.

(1) Argelati, Bibliotheca scriptorum mediolanensium. Mediolani, 1715 Tom. 2 pag. 1849.
(•?) Vedi il voi. 1.° Estratti di me,norie pavesi, (alla pag. 41) — MS. del prof. Giovanni Maria Bussedi esistente nella R. Biblioteca
universitaria di Pavia.

X.

COLLEGIO DATARO.

Esisteva neir anno 1532 ed era riservato il beneficio a studenti piacentini per disposi-
zione di Lazzaro Dataro di Piacenza, lettore di medicina nell'università di Pavia nella 2. a
metà del secolo XV. Non si hanno altre notizie.

XI.

COLLEGIO GERMANICO UNGARICO.

Fu aperto in Pavia dall'imperatore Giuseppe II. il 15 settembre 1783 a favore dei


sudditi della Germania e dell'Ungheria nel convento di S. Francesco grande. Era de-
stinato a giovani indirizzati allo studio della facoltà teologica. Compiuto il corso presso
1' università di Pavia, avevano questi il privilegio di essere subito investiti di qualche
distinta carica ecclesiastica. Gli alunni in numero di 33 erano mantenuti coi redditi di
alcuni stabili del cessato monastero di S. Chiara la Reale, posti nel territorio dei Co-
muni di S. Cristina e di Lodi vecchio stati assegnati a questo Collegio. Soppresso nella
crisi politica del 1796, ne furono venduti i beni e il collegio fu sciolto.
(COLLEGIO MARLIANI - TORTI.) — 76 —

XII.

COLLEGIO MARLIANI.

Vuoisi che sia stato eretto dal giureconsulto milanese Raimondo de' Marliani per
disposizione testamentaria 14 marzo 1475 rogata dal notajo Paolo de' Costi. Per questo solo
è conosciuto ancora in Pavia il collegio Marliani; mancano però le notizie relative.

XIII.

COLLEGIO TORTI.

Fu fondato dal professore giureconsulto Flavio Torti con atto di ultima volontà del
giorno 18 luglio 1619 a rogito del notajo di Pavia Marco Antonio Giorgi. Vi si mante-
nevano sei alunni studenti di legge in questa Università a spese dell'Ospitale degF in-
fermi di Pavia, essendo stata devoluta al medesimo la sostanza Torli per effetto di
quanto fu stabilito nella disposizione stessa testamentaria. S' ignora la ragione per
cui non potè più sussistere.

Dott. CARLO DELL' ACQUA.


INDICE

Introduzione Pag. m
I. Estratto del Capitolare dell' imperatore Lotario, datato da Corte-Olona, e che determina quali
città debbano inviare i loro scolari alla Scuola istituita in Pavia » 1
II. Diploma dell'imperatore Carlo IV, che, a seguito delle istanze del Podestà, del Capitano, del Con-
siglio e degli Anziani del Comune di Pavia, acconsente che qui sia eretto uno Studio Generale
con tutti i privilegi già usufruiti dagli uguali Istituti di Parigi, di Bologna, di Oxford, di Or-
leans , e di Montpellier » 2
III. Decreto di Galeazzo II Visconti Vicario imperiale in Milano, Pavia, ecc. onde gli scolari di
tutte le città a lui soggette debbano recarsi allo Studio Generale in Pavia, rilevando l'impor-
tanza degli ottenuti privilegi » 3
IV. Bolla di Papa Bonifacio IX colla quale, aderendo agli uffici di Gian Galeazzo Visconti Conte
di Virtù, si accordano, di apostolica autorità, allo Studio Generale di Pavia i più larghi privi-
legi in ogni facoltà, con speciale cenno, che inquanto alla Sacra pagina {Teologia) abbia qual-
siasi più distinta prerogativa fosse fruita nelle città di Parigi e di Bologna . . . . » 4
V. Bolla di Papa Bonifacio IX colla quale esso permette che gì'investiti di qualsiasi benefìcio ec-
clesiastico, anche vincolato a residenza, possano attendere agli studi nelle diverse Facoltà dello
Studio generale di Pavia senza detrazione dei loro particolari proventi, provvedendo ai rispet-
tivi indispensabili offici col mezzo di idonei vicari » 6
VI. Due epigrafi già collocate in una Cappella dedicata a Santa Catterina nella Chiesa di San Tom-
maso in Pavia, ora in gran parte distrutta, e che presentemente si trovano infisse nella parete,
che guarda a levante del terzo cortile dell'Università a sinistra della scala principale » 7
VII. Giovan Galeazzo Visconti Conte di Virtù proibisce di recarsi ad altra Università, che a quella
di Pavia » 8
VIII. Editto di Filippo Maria Visconti Duca di Milano e Conte di Pavia con cui annuncia il pro-
posito di restaurare lo Studio generale in Pavia chiamandovi parecchi famosissimi insegnanti » ivi
IX. Credenziale dei preposti all'amministrazione del comune di Pavia per quattro loro Oratori in-
viati presso il Duca Filippo Maria Visconti e presso la di lui consorte Beatrice Lascaris Con-
tessa di Tenda allo scopo di patrocinare gl'interessi della città e dello Studio generale dai
più remoti tempi qui istituito e fiorente » 9
X. Lettera del duca Filippo Maria Visconti al Podestà ed al Referendario di Pavia in cui si ri-
corda l'editto già inviato riguardo allo Studio generale, che si vuole aperto al prossimo gio-
vedì, e se ne ordina una nuova pubblicazione » 10
XI. Grida per il riaprimento dello Studio generale in esecuzione degli ordini Ducali . . . » ivi
XII. Estratto dai Capitoli proposti dalla Città di Pavia a Francesco Sforza nel giorno 18 settem-
bre 1447 in cui esso assumeva il titolo di conte di Pavia » 11
XIII. Galeazzo Maria Sforza Duca di Milano e Conte di Pavia assicura essere suo fermo proposito,
che lo Studio generale resti in Pavia e ne siano accresciute la fama e la utilità . . . » 12
XIV. Lodovico Maria Sforza Duca di Milano, Conte di Pavia, ecc. concede larghe esenzioni ed im-
munità ai Collegi dei Giureconsulti, degli Artisti, dei Filosofi e dei Medici della città di Pavia,
ai loro ufficiali ed alle rispettive famiglie » 13
— 78 —

XV. Estratto dai Capitoli che la città li Pavia a mezzo di suoi Oratori proponeva al Re di Francia
Luigi XII, entratovi con molto seguito di principi nel 1 Ottobre 1499 Pag. 15
XVI. Francesco II Sforza Duca di Milano, principe di Pavia, ecc. trasmette al Pretore di Pavia un
proclama fatto pubblicate in Milano, e che vuole sia portato a comune notizia pel pronto ria-
primento dello Studio general* di Pavia, e perchè gli scolari ad esso soltanto debbano trasferirsi » 16
XVII. Grida pubblicata d'ordine di Francesco secondo Sforza Duca di Milano per annunciare av-
viate le pratiche pel miglior ordinamento delle lezioni nello Siudio generale di Pavia, e si
ordina che ad esso unicamente accedano gli studiosi, revocando ogni contraria licenza » 17
XVIII. Discipline e privilegi per gli scolari e Dottori dell'Università di Pavia. Estratto dalle Co-
stituzioni proposte dal Senato di Milano per quel Dominio, e sancite dall'imperatore Carlo V.
con diploma da Milano. » ivi
XIX. Decreto del Senato di Milano perché sia permesso al Rettore dei Giuristi di restaurare il
sepolcro del grande Giureconsulto Baldo da Perugia esistente nella Chiesa di Sant'Agostino
(San Pietro in Ciel d'oro) » 18
XX. Il Senato di Milano vuole sia vietata qualsiasi pressione o preghiera onde gli Scolari abbiano
a frequentare la scuola di uno piuttosto che di altro Professore » 19
XXI. Il Senato di Milano ordina, che gli Scolari inscritti fra gli Artisti abbiano il proprio loro
scettro, e che per provvederneli si adoperi il prodotto di varie tasse devolute all'Università
ed agli Scolari » ivi
XXII. Il Senato di Milano riprova il modo tenuto dal maggior numero dei Professori dell'Uni-
versità di Pavia nel dettare le propie lezioni, ed ordina che per non incorrere nella sua indi-
gnazione ed in altre pene, i Professori abbiano a limitarsi agli antichi interpreti astenendosi
dal ricordare i più recenti » '20
XXIII. Narrazione di visita del re Carlo III di Spagna al Monastero della Certosa presso Pavia, e
modo distinto con cui furono da esso accolti gli Oratori dell'Università , > ivi
XXIV. L'imperatrice Maria Teresa ordina che, tolta al Senato di Milano ogni ingerenza in quanto
riguarda gli Studi, sia istituita per questi presso il Governo una apposita Deputazione chiamata
a formulare, proporre, e quindi attuare quando fosse approvato un nuovo Piano di Studi pos-
sibilmente conforme a quello vigente negli Stati ereditari di Germania » 22
XXV. L'Imperatrice Maria Teresa approvali nuovo Piano di Sludi proposto c'alia Deputazione
instituita col Decreto 24 Novembre 1765, e quindi il quadro delle cattedre assegnate alle quattro
Facoltà dell'Università di Pavia, aumentatane la ordinaria dotazione onde sia anche provve-
duto al riadattamento del Fabbricato & 23
XXVI. Relazione del Professore Giambattista Borsieri al Conte di Firmian Ministro plenipoten-
ziario presso il Governo di Milano sulle lezioni improvvisate da parecchi Professori il giorno
26 Maggio 1773 per aderire al desiderio manifestato da S. A. R. l'Arciduca Governatore, che
visitava l'Università assistendo alla prolusione del P. Alberti nuovo Professore di Istituzioni
canoniche » 26
XXVII. Lettera autografa del Ministro imperiale Conte di Kaunitz diretta da Vienna al Conte di Wilzeck,
in cui gli annuncia essere attivamente occupato per procurare distinti Professori all'Università
di Pavia, ed avere la persuasione della grande necessità di estendere ed approfondire lo studio
delle scienze sperimentali per le quali mancano opportuni ed utili allievi, a promovere i quali
suggerisce acconci provvedimenti , » 29
XXVIII. A. Relazione autografa del Rettore della Università Lorenzo Mascheroni al Consiglio di
Governo in Milano sul contegno degli Studenti, e richiesta di severi provvedimenti . . » 30
B. Risposta del Conte di Wilzeck alla relazione, ed alle proposte del Rettore dell' Università . » 31
XXIX. A, Il cittadino Bauvinay preposto dal Governo Francese alla sorveglianza della provincia di
Pavia annuncia la propria nomina al Capo dell'Università, e chiede informazioni per promuo-
vere e migliorare gli studi » 33
B. Risposta del Professore Bassiano Carminati f. f. di Rettore dell'Università alla lettera del Cit-
tadino Bauvinay » 34
XXX. A. Il Professore Giovanni Rasori Rettore dell' Università di Pavia propone con nuova forma
il Calendario per Tanno V della Repubblica Francese (1796-1797) ad uso delle Scuole, rasse-
gnandone copia all'Amministrazione Generale della Lombardia » 36
B. Calendario dell'Università di Pavia per Tanno V. della Repubblica Francese una ed indivisibile » 39
- 79 -
C. I Decani delPUniversità, Professori Zola, Volta e Presciani protestano con lettera 25 piovoso
anno V. (13 Febbraio 1797) diretta ai cittadini Rappresentanti gli Studi presso l'Amministra-
zione Generale, non accettando il proposto nuovo Calendario - Pag. 41
D. Il Rettore Professore Rasori con lettera 21 Germile anno V. (8 Aprile 1797) all'Amministrazione
Generale, rispondendo a Dispaccio 3 Germile (21 Marzo) dichiara di aver pubblicato il nuovo
Calendario per l'Università sopprimendo i nomi degli uomini illustri che gli era ordinato, e
ritenendo il puro decadario Francese » 42
XXXI. Antonio Scarpa Rettore dell'Università di Pavia informa il Ministro degli affari interni della
triste condizione dei Professori di quest'Istituto a causa di gravi e continui ritardi nel paga-
mento degli stipendi loro assegnati, ed accenna come manchino i mezzi per le indispensabili
esperienze ed osservazioni nei vari Gabinetti scientifici » 43
XXXII. A. Bonaparte Primo Console della Repubblica Francese decreta il riaprimento della celebre
Università di Pavia, e la di lei riorganizzazione » 44
B. Pancaldi Ministro dell'interno della Repubblica Cisalpina annuncia, che in esecuzione del pre-
cedente Decreto del primo Console Bonaparte l'Università di Pavia sarà riaperta il 20 Bru-
male anno IX. (10 Novembre 1800) > 4G
XXXIII. A. Il Professore Pietro Confìgliachi Rettore dell'Università patrocina presso l'Arciduca
Ranieri Viceré del Regno Lombardo-Veneto la proposta di compiere ed ampliare il grande fab-
bricato dello stesso Istituto , » 47
B. 11 Professore Arcangelo Spedalieri Rettore dell'Università insiste presso l'Arciduca Viceré per
l'approvazione del progetto di fabbrica, e promove efficaci provvedimenti per completare il
personale scientifico ed amministrativo dell'Istituto, e perché sia sistemato lo studio degli
Ingegneri cotanto necessario alla Lombardia » 48
C. Il Governo di Milano significa che S. M. l'imperatore con risoluzione 14 Giugno 1820 ha ap-
provata l'esecuzione delle opere di ampliamento dell'Università colla spesa di L. 105,664 sui
fondi per l'istruzione pubblica negli anni 1820-1821 » 50
XXXIV. Pergamena deposta colla prima pietra delle fondamenta della Grande Aula dell'Università a ivi

NOTIZIE SUI COLLEGI PER GLI STUDENTI NELL'UNIVERSITÀ' DI PAVIA



Parole d'introduzione » 55
1. Regio Collegio Ghislieri » 56
2. Collegio Borromeo » 60
3. » Castiglioni m » 65
4. > Caccia » 70
5. » Griffi » 71
6. > delle Quattro Marie » 73
7. * Ferrari da Grado » 74
8. » Catone Sacco » ivi
9. » Bossi » 75
10. > Dataro » ivi
11. » Germanico Ungarico » ivi
12. » Marliani » 76
13. » Torti . » ivi