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UNA NUOVA EDIZIONE DEL CONVIVIO

DANTESCO E LA FILOSOFIA DI S. TOMASO

Un redattore della Civilt Cattolica , noto e celebre per i su


filosofici, filologici e letterari, il P. Giovanni Busnelli, S. J.t ci offre i
perba edizione il commento del Convivio dantesco (i).
Michele Barbi, che ha ideato e dirige, con la competenza da tut
rata, la pubblicazione in 12 volumi di queste Opere di Dante, pres
lume con le seguenti parole : Un'edizione del Poeta nostro che risp
mente ai bisogni degli studiosi e degli ammiratori di lui un dov
ritalia: e poich quella nazionale promossa dalla Societ Dantesca e
a pi riprese dallo Stato si far attendere ancora assai (ne sta a me
ch, se anche ne sono il pi danneggiato), tento qualche cosa di d
meno solenne, ma pur di grande utilit se non m'inganno, anche pe
nazionale Mio pensiero, appena concepita la doverosa iniziativa, fu
ciare col Convivio, essendo l'opera che di un'illustrazione dottrinal
gica ha pi bisogno, come ognun sa e a me apparso meglio d
stud preparatori per l'edizione nazionale fatti, per la loro necessari
zione, sotto la mia guida: e non ebbi esitazione alcuna per la scelt
tista a cui affidare il commento dottrinale, tanto il P. Giovanni Bu
indicato dalle sue pubblicazioni come atto al difficile lavoro. Per
testo, io volevo approfittare dell'esperienza di chi curava per la So
tesca l'edizione critica; ma essendo intanto venuti a morte, a bre
fra loro, E. G. Parodi, che alla correzione di quel testo aveva dedi
grande abnegazione il suo ingegno meraviglioso e la sua straordinar
ed esperienza, e Flaminio Pellegrini, che per l'edizione del 192 1 gl
valido aiuto, dovetti ricorrere alla buona amicizia di Giuseppe Vand
pre pronto a collaborare dove veda il vantaggio degli stud nostri
di non negare il suo aiuto. Fu naturalmente accettissimo al P. Bu
loro collaborazione si fece a poco a poco sempre pi larga pel desid
in tutti e due di andare al fondo d'ogni questione grossa o piccola,
tanta importanza: stato un esempio degno veramente di ricordo,
sinteresse posto da s nobili ingegni in un'opera cos lunga e cos a
l'affettuosa confidenza e assistenza con cui hanno proceduto in ess
Noi non ci possiamo soffermare sopra i pregi di questa edizio
venne giustamente definita : una meraviglia non soltanto di te
collaborazione, ma di bellezza e dottrina . L'importanza del Conv
dopo la Divina Commedia, senza dubbio l'opera maggiore di Dan
di guida ad intendere e ad interpretare gli altri scritti del Somm
suo intento, ossia l'iniziativa dell'Alighieri di portare in mezzo al
del suo tempo la filosofia e la scienza medioevale; i rapporti che

(1) Opere di Dante: Il Convivio , ridotto a miglior lezione e commentato


SNELLI e G. Vandelli, con introduzione di Michele Barbi, volume I, di pag
Casa Ed. Le Monnier, 1934.

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UNA NUOVA EDIZIONE DEL CONVIVIO DANTESCO E LA FILOSOFIA DI S. TOMASO

rivela chiaramente tra il pensiero dantesco e Tomaso d'Aquino, son tutti


motivi, che non solo ci fanno salutare con gioia l'accuratezza della pubblica*
zione, ma ci obbligano ad una fervida gratitudine verso chi, come P. Busnelli,
"ha saputo darci un commento amplissimo, frutto di decenni di lavoro paziente,
dove l'erudizione prodigiosa si tramuta in vita ed in luce, e dove ogni parola
di Dante viene illustrata nel suo significato dottrinale, nelle sue fonti pi n-
ceoste e nella connessione con le altre opere.
Il Busnelli ben a ragione pu dichiarare nella Prefazione : Ho la co-
scienza di non ver perdonato a fatica d'indagini, per lunghe e difficili che
fossero, e a volte infruttuose, per accertare il gravido e talora oscuro pensiero
e ragionamento dantesco, a penetrar pi addentro nel quale non torneranno
inutili al lettore neppure i richiami e i rimandi, aggiunti ad accrescere lume
alla sobriet del commento Le appendici alle note dei singoli trattati daranno
un saggio di quel che per altre questioni si potrebbe fare a illustrazione e chia-
limen to di quest'opera al tutto filosofica e dottrinale dell'Alighieri)),
Noi ci auguriamo che il dotto Gesuita continui sempre nei suoi stud
danteschi, come queste ultime righe sembrerebbero promettere* Ma gi fin
.d'ora un risultato notevolissimo egli ha saputo raggiungere, come mette in
luce Michele Barbi stesso nella lunga e preziosa introduzione al volume.
Il filosofo per eccellenza, osserva il Barbi, per Dante fu Aristotile; e
come nel poema lo dir maestro di color che sanno , cos qui (nel Convivio)
4'Vf Vili, 15) lo ricorda come maestro de li filosofi , e in ci specialmente
che si riferisce alla vita umana e al nostro fine terreno lo proclama lo maestro
della nostra vita (IV, XXIII, 8), maestro e duca de la ragione umana, in
quanto intende a la sua finale operazione (IV, VI, 6): per suo conto, in
quella parte della filosofia morale dove aperse la bocca la divina sentenza
d'Aristotile, da lasciare gli sembra ogni altrui sentenza (IV, XVII, 3),
avendo egli ridotto a perfezione la filosofia morale (IV, VI, 15), tanto che il
nome d'ogni altra scuola filosofica si era spento e i Peripatetici tenevano, a
giudizio di Dante, lo reggimento del mondo in dottrina per tutte parti e
la loro potevasi appellare quasi cattolica oppinione (IV, VI, i6).
Naturalmente il pensiero d'Aristotile era quello noto attraverso ai suoi
commentatori, e da essi svolto secondo i vari indirizzi da loro seguiti; e Dante,
citando il filosofo greco, pi che al testo di lui si riferisce spesso all'esposizione
degli interpreti. Fra questi egli segu principalmente Alberto Magno e To-
maso d'Aquino; e da Alberto in particolare, che tanta parte ebbe con le sue
esposizioni e co' suoi trattati nella diffusione per l'occidente latino delle dot-
trine del Filosofo e dei suoi commentatori greci ed arabi, probabile, e in pi
d'un caso certo, che gli provenisse quello che nel Convivio mostra di conoscere
dei filosofi non cristiani e meno divulgati. Di San Tomaso us largamente
il commento all'Etica, tanto che anche dove non lo cita, riscontri d pensieri e
di espressioni sono frequenti, e sin pagine intere risultan tradotte. Ne minore
influenza di questo commento ebbe per l'educazione filosofica di Dante e nella
composizione del Cotivivio quel libro che l'Aquinate fece a confusione di
tutti quelli che disviano da nostra fede e a cui puose nome Contra li Gen-
tili . Che questo libro gli fosse familiare sin dall'ultimo decennio che pass
in patria ci attesta il poeta stesso informandoci d'aver chiamato Contra li er-
ranti la sua canzone della nobilt proprio per essemplo del buon frate Tom-
maso d'Aquino (IV, XXX, 3); e i riflessi manifesti che n'abbiamo nel Con-
vivio mostrano quanto la sua mente avesse approfittato di quella Somma, che
al suo ingegno lucido e preciso doveva parere mirabile esempio di trattazione

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FRANCESCO OLG IATI

Anche per il Liber de Causis, origine neoplatonica, il gran numero di c


zioni che offrono i quattro trattati di Dante mostra quanto studio egli viv
posto; e questo, oltre a provare, o confermare, il suo amore per ci che
teria della pi alta filosofia, ci spiega (con altre letture: Boezio, Cicerone,
stesso Alberto Magno) qualche riflesso platonico, inteso secondo le idee
stiane, che nelle sue opere, senza che s'abbia a far di lui uno spirito eccl
tico come qualcuno crede. Il De Causis fu pure, nel Medioevo, attribuito
Aristotile; ma gi Alberto l'assegnava invece a un David giudeo, e Tomas
argu esser opera derivata dalla Elevatio theologica di Proclo per cura di q
che filosofo arabo: difficile pensare che Dante l'abbia conosciuto fuor
commenti e delle correzioni che ne fecero e Alberto Magno e Tomaso d'
quino; ai quali dov ricorrere anche per le opere di Dionisio .
Posso concedere - prosegue l'illustre dantista - che non fosse in Dan
e un sistema filosofico cosi solidamente e rigidamente formato da escluder
questo o quel punto secondario ogni incoerenza o incertezza d'espressione;
fuori di dubbio che il suo sapere filosofico e teologico si form princip
mente sulle opere di Sant'Alberto Magno e di San Tomaso, e a quell'i
rizzo rimase fedele per tutta la vita. Cita di Sant'Agostino le Confessioni
avr conosciuto anche altre opere di lui e dei suoi seguaci; ma un'influen
chiara e sicura della filosofia agostiniana, n direttamente ne per mezzo
scuola francescana, non si vede, se ci atteniamo alle dottrine che distingu
l'una dall'altra corrente filosofica. N pi certa la simpatia che, secondo
cuni, Dante dimostrerebbe per l'Averroismo. Ebbe certo ammirazione, co
l'ebbero gli Scolastici, anche per la scienza di Averro, di Avicenna e d'a
peripatetici arabi: l'esser fuori della diretta fede non imped loro, come n
aveva impedito ad Aristotile e a Platone, per virt del loro ingegno, di ve
sin dove possibile a mente umana nelle scienze naturali e, pur con qua
errore, nella psicologia e nella metafisica; e come il poeta immaginer n
Commedia che il loro merito per virt naturali abbia acquistato grazi
presso Dio per modo da essere, bench perduti, onorati nell'altra vita fra
spiriti magni in luogo luminoso, cos si spiega il suo desiderio di conos
le loro dottrine, di cui vedeva aver fatto gran conto Alberto Magno e lo st
San Tomaso. Ma la sua fede di cristiano cattolico lo fece guardingo, ed e
e la maggior difficolt di attingere direttamente a quelle fonti, lo trattenner
pi vicino ai commenti aristotelici di Alberto e di Tomaso, e cos alle op
originali di questi santi dottori; e basti a riprova l'avere egli sulla scorta
respinti gli errori che contrastavano alla dottrina cristiana. Qualche citaz
e qualche espressione che possa prestarsi a un riavvicinamento con gli scri
arabi non basta a far di Dante un averroista, come qualche singolo pens
che abbia riscontro in fonti neoplatoniche non basta a dubitare del suo ar
telismo cos apertamente confessato .
Questa conclusione, cos interessante per i cultori di filosofia mediev
grazie al lavoro di P. Busnelli, oramai definitiva. Essa il frutto di una
rabile e minuta indagine, la quale pu essere additata a tutti gli studiosi c
un modello da plaudire e da imitare.

Francesco Olgiati
Professore ordinario dt Storia della filosofia
moderna all'Universit Cattolica del 5. Cuore

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