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Rivista di Filosofia Neo-Scolastica, 4 (2007), pp.

609-654

Antonio Petagine

APORIE DEL SUBIECTUM.


LA CRITICA DI ALBERTO MAGNO ALLE CONCEZIONI
DELLA MATERIA DI DAVID DI DINANT E DI PLATONE

1 .Alberto Magno e il "casus David"

Non sono certo mancati gli studiosi che hanno dedicato alla critica alberti-
&
O
na di David di Dinant contributi significativi, sottolineando il fatto che essa
U
3
stia effettivamente in primissimo piano, laddove Alberto mette a tema la
o
o
ai
natura della materia e il suo carattere di fondamento degli enti sensibili.
m
Per un verso, infatti, proprio la testimonianza offerta da Alberto Magno
T3
stata e rimane uno strumento importante per la ricostruzione e la valuta-
O

"o zione della proposta fisico-metafisica di David. Come noto, Thry ha


'S
U costruito nel 1925 un profilo del maestro belga che risulta ancora prezioso,
'2

Vh
operando in assenza di testi riconducibili a David e servendosi prevalente-
D
> mente della testimonianza di Alberto1 . Sono state la scoperta, annunciata
a

p nel 1933, dei frammenti dei Quaternuli a opera di Birkenmajer2 e l'edizio-


ne critica compiuta da Kurdziatek trent'anni dopo3 a permettere finalmen-
"S
0 te agli studiosi di misurarsi con documenti direttamente riferibili all'inse-
'
c3
O gnamento di David. A ci si aggiunga il fatto che la recente ricerca storio-
1 grafica ha consentito di attribuire ragionevolmente a David altri testi di

Sh

Ph
1 Cfr. G. Thry, Autour du dcret de 1210: 1. - David de Dinant. tude sur son pan-
(U
thisme matrialiste , Le Saulchoir, Kain 1925.
!> 2 A. Birkenmajer, Dcouverte de fragments manuscrits de David de Dinant, Revue
r-
o Noscolastique de Philosophie, 35 (1933), pp. 220-229.
o
<N 3 Davidis de Dinanto Quaternulorum fragmenta, primm edidit M. Kurdziaiek, in

Studia Mediewistyczne , 3 (1963).

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carattere medico-naturalistico, in partico


mento anhe litus4. Ebbene, proprio questi
confermare il valore della testimonianza d
come riferimento storico-interpretativo del
riconoscibile, per quanto l'analisi albertina
ta, rispetto al ben pi articolato contributo
belga, quale emerge dagli elementi che or
Per altro verso, lo spazio che Alberto
"piega panteistica" che David imprime all
per criticarla, ne mette paradossalmente i
Per quanto non manchi di riservargli un sev
ni casi l'ingiuria, Alberto riconosce pur se
sia per il suo ruolo di traduttore dal greco

4 Cfr. B. Lawn, I quesiti salernitani. Introduzion


matica medica e scientifica nel Medio Evo e nel Rina
Mauro, Salerno 1969, pp. 100-105; E. Casadei, Il c
Dinant , Freib. Zeit. Phil. TheoL, 48 (2001), pp. 8
pa di testi di David di Dinant , Archives Int. Hist
H. Anzulewicz, David von Dinant und die Anfnge
im lateinischen Westen , in L. Honnefelder - R. W
Albertus Magnus und die Anfnge der Aristoteles-
Von Richardus Ruf us bis zu Franciscus de May roni
112, in partie, pp. 77-83.
5 Cfr., su questo aspetto, H. Anzulewicz, Person
literarischen Zeugnis Alberts des Grossen , Med
(2001), pp. 15-58, in partie, pp. 17-18; E. Casadei, I
in E. Canone (a cura di), Per una storia del concetto
pp. 185-205.
6 Alberto, Politica , 1. 2, c. 7, in Opera Omnia , V
1891 , p. 163. Se Pickav aveva messo in dubbio il ru
dei testi di Aristotele (cfr. M. Pickav, Zur Verwend
Fragmenten der Quaternuli des David von Din
Casadei, Ricklin e, in modo forse definitivo, Vuille
sto consistenti contro questa proposta (cfr. E. Ca
Aristotele , Freib. Zeit. Phil. Theol., 45, 1998, p
Philosophie im 12. Jahrhundert. Traumtheorien z
Aristoteles , Brill, Leiden-Boston-Kln 1998, pp. 3
Vuillem-Diem, Zum Aristoteles Latinus in den Fra
Dinant , AHDLMA, 70, 2003, pp. 27-136). E se Spe
questione (cfr. A. Speer, Von Plato zu Aristoteles
Dinant , Freib. Zeit. Phil. Theol., 47, 2000, pp. 3
decisive le ragioni per continuare ad attribuire a D
zione autonoma dei testi di Aristotele presenti n
Anzulewicz, Person und Werk des David von Dina
pp. 72-73).

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quello di interprete di alcune specifiche questioni


Non solo: come osservava gi Thry, Alberto sem
David" che in quel momento tra i teologi non suss
precedente aveva, pi semplicemente, dato ben
importanza alle conclusioni metafisiche del maestro
be allora dire che Alberto si trovato a combattere un
so ha affilato le armi, dandogli, attraverso una not
linfa vitale che la generazione precedente gli aveva
Se vero che lo stesso Alberto ci dice, nella Sum
essersi trovato a disputare pubblicamente di questi
di David di nome Baldovino9, non vi per dubbio
della tesi di David assuma una valenza che va al di
di opporsi all'eterodossia professata di persona da u
stiano. Nella prospettiva dell'assimilazione dell'aris
stava compiendo, il fatto che i divieti del 1210 e del 1
tura dei testi "naturali" di Aristotele proprio in co
gnamento di David rendeva necessario scindere con
Stagirita da quello del maestro belga10.

7 Cfr. Alberto, S. de creat., II, tr. 1, q. 21, a. 1, in Opera o


Borgnet, Vivs, Paris 1896, pp. 176-177, p. 179; Id., In II Sen
Omnia , XXVII, ed. S.C.A. Borgnet, Vivs, Paris 1894, p. 245;
von Dinant und die Anfnge der aristotelischen Naturphilosophi
ra nel Medioevo , Atti del terzo congresso internazionale di filo
Mendola (Trento), 31 agosto - 5 settembre 1964, Vita e Pensiero,
pp. 408, 415; Id., David von Dinant als Ausleger der aristotelisch
Zimmermann (hrsg.), Die Auseinandersetzungen an der pari
Jahrhundert , De Gruyter, Berlin - New York 1976 (Miscellan
192, pp. 184-187; Anzulewicz, Person und Werk des David von
8 "Guillaume d'Auxerre ne fait aucune allusion mme indire
thories de David; Guillaume d'Auvergne dont le temprament
matire s'exercer, ne prononce jamais dans son De Universo le
ne parat avoir aucune connaissance de ses doctrines. Roland de C
non plus de se mler aux querelles thologiques, ne dit rien de ce
silence de la part de grands reprsentants de la thologie du mo
chercher expliquer" (Thry, Autour du dcret de 1210 : 1. - Dav
osservazione di Thry stata recuperata da Speer in Von Plato zu
9 Cfr. Alberto, S. Theol ., II, tr. 1 , q. 4, m. 3, arg. 7, in Opera
Borgnet, Vivs, Paris 1895, p. 109.
10 Cfr. Thry, Autour du dcret de 1210: I. - David de Di
Casadei, Il concetto di mens in David di Dinant , p. 186, nota
Atena". La critica di Alberto Magno a David di Dinant , I cas
39-49, p. 47; Id., Il concetto di materia nell'opera di Alberto
Galluzzo, Firenze 2004, p. 62; Anzulewicz, Person und Werk d

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Congiuntamente a questa ragione, vi fors


sembra importante richiamare per compren
albertina. Nella prima met del tredicesim
zabile la possibilit di ricondurre la ma
Aristotele entro l'alveo di un efficace lavo
ne di dottrine sconvenienti. Si potrebbe p
che sia stata proprio l'impossibilit di com
che il semplice fatto della morte di Guglie
to la commissione giudicatrice istituita da
durre risultati: il corpus aristotelicum por
nica del mondo che non si poteva assim
facilmente precostituibili dall'esterno11.
misurarsi con esso significava anche non
che lo stesso Aristotele ha intrattenuto prop
i filosofi antichi. La diffusione delle tesi
seguenza, per quanto sotto una luce per co
sione delle prospettive su cui Aristotele st
meglio, ovvero quelle proprie del naturalis
In effetti, nella critica che Alberto ci co
David tra Hyle, Deus e Nous trova potenz
autori ben pi antichi e pi autorevoli. An
mente il fatto che Alberto dica di avere gi
tesi, in un testo che gli risultava essere di
ancora di andare a Parigi e di riscontrarla ef
to di David di Dinant12. Inoltre, nella Met

11 Cfr. L. Bianchi, Censure et libert intellectuelle


sicles , Belles Lettres, Paris 1999, pp. 107-108, 111
12 Cfr. Anzulewicz, Person und Werk des Davi
testimonianza di Alberto: "Ego inveni hune errorem
Alemania in coenobio quodam, et inscribebatur l
(Alberto, In II Sent., d. 1, A, a. 5, arg. 4, ed. B
Alessandro come fonte principale di David, cfr. anch
in Opera omnia , XXV, ed. A. Borgnet, Vivs, Paris
10, ed. P. Hossfeld, in Opera Omnia , 4/I-II, Aschend
Id., S. Theol ., I, tr. 4, q. 20, c. 2, in Opera omnia
Vogels, Aschendorff, Mnster i. W. 1978, p. 102; ibi
ghi in cui Alberto attribuisce la tesi dell'identit tra
Alessandro, cfr. Id., Physica , 1. 1, tr. 3, c. 13, ed. H
2, c. 7, in Opera Omnia , 16/I-II, ed. B. Geyer, Asc
245; Id., De causis et processu universitatis a prima c
17/11, ed. W. Fauser, Aschendorff, Mnster i. W. 1
Anzulewicz {Person und Werk des David von Dina
antiquissimum di cui parla Alberto con il De inte

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folta la schiera di filosofi secondo i quali la materia


di sostanzialit degli enti e aggiunge che una tale idea
resistenza, tanto da continuare a ripresentarsi, usque hod
Alessandro di Afrodisia, ma anche come Senofane ed E
ro condotto questo gi grave errore di prospettiva anco
ficando l'essere vero con la materia e, a sua volta, la m
il Nous14.

Afrodisia. Certamente, come ha notato de Libera, la conoscenza diretta del De intellectu e


soprattutto il "materialismo" che Averro attribuisce ad Alessandro di Afrodisia nel proprio
Commento al De anima hanno dato ad Alberto modo di pensare che Alessandro, non aven-
do saputo riconoscere la peculiarit della natura intellettiva, l'abbia abbassata al rango
delle forme corporee (cfr. A. de Libera, Mtaphysique et notique. Albert le Grand , Vrin,
Paris 2005, in partie, pp. 130-133, 270-281; cfr. anche Id., Epicureisme, stocisme, pri-
pattisme. L'histoire de la philosophie vue par les Latins [XIIe -XIIIe sicle ], in A. Hasnawi
- A. Elamrani-Jamal - M. Aouad [ds.], Perspectives arabes et mdivales sur la tradi-
tion scientifique et philosophique grecque , Actes du Colloque de la SIHSPAI [Socit
internationale d'histoire des sciences et de la philosophie arabes et islamiques], Paris, 31
mars - 3 avril 1993, Peeters - Inst. du Monde Arabe, Leuven-Paris 1997, pp. 343-364).
Vanno certamente lette in questa direzione le espressioni di Alberto contenute in Alberto,
De causis , 1. 1 , tr. 1 , c. 1 , ed. Fauser, p. 2; Id., Metaphysica , 1. 1 , tr. 4, c. 8, ed. Geyer, p. 59;
Id., De anima , 1. 3, tr. 2, c. 4, in Opera Omnia , 7/1, ed. C. Stroick, Aschendorff, Mnster i.
W. 1968, pp. 182-183. A ci si aggiunga - continua de Libera - che Alessandro viene inse-
rito nella linea del pripattisme dvoy di marca ermetica, responsabile di una concezio-
ne dell'influsso divino che poteva favorire derive panteistiche (cfr. de Libera,
Mtaphysique et notique. Albert le Grand , pp. 174-177). Detto questo, rimane tuttavia
ancora valida l'osservazione di Thry (cfr. Thry, Autour du dcret de 1210: 1 - David de
Dinant , pp. 57-72), ossia che resta difficile spiegare su quali basi Alberto possa avere fatto
di Alessandro non solo un esponente, ma addirittura il principale ispiratore del "panteismo
materialista" difeso da David di Dinant. In effetti, il De intellectu non pu giustificare l'at-
tribuzione albertina: Alberto pretende di esibire citazioni dirette e di parafrasare da vicino
il fantomatico liber ascritto ad Alessandro; rispetto ai dati che Alberto cos fornisce, il De
intellectu appare lontanissimo. Per questo, sulla scorta di Thry, Cranz, seguito da
Sharpies, ha ipotizzato che Alberto avesse tra le mani un opuscolo De noi spurio, che non
ci pervenuto (cfr. F.E. Cranz, Alexander Aphrodisiensis , in P.O. Kristeller [ed.],
Catalo gus Translationum et Commentariorum: Medieval and Renaissance Latin
Translations and Commentaries , I, Cath. Univ. Press, Washington D.C. 1960, pp. 77-135,
p. 135; R.W. Sharples, Alexander of Aphrodisias : Scholasticism and Innovation , in W.
Haase - 1. Temporini [hrsg.], Aufstieg und Niedergang der rmischen Welt. Geschichte und
Kultur Roms im Spiegel der ne uren Forschung , t. II, b. 36/2, De Gruyter, Berlin - New York
1987, pp. 1176-1243, p. 1197). Desidero qui ringraziare S. Fazzo per le utili indicazioni che
mi ha fornito in merito all'opera di Alessandro di Afrodisia.
13 "Haec autem ipsorum positio multis antiquorum rationibus fuit fulta et usque hodie
apud quosdam perse verat" (Alberto, Metaphysica , 1. 1, tr. 3, c. 2, ed. Geyer, p. 31).
14 Alberto mette specificatamente in relazione la tesi dell'identit di Hyle , Mens e Deus
con Senofane in Alberto, S. de creat ., II, q. 5, a. 2, ed. Borgnet, p. 68; Id., Metaphysica , 1. 1 ,
tr. 4, c. 6, ed. Geyer, pp. 53-54; ibi , c. 7, p. 56; ibi , cc. 8-9, pp. 56-59; Id., S. Theol. , II, tr. 12,

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614 ANTONIO PETAGINE

Se le cose stanno in questo modo, la pre


una concezione come quella di David si cos
colare di una pi generale dialettica filoso
nella storia della ricezione stessa del corp
non avrebbe pi reso possibile applicare
l'indifferenza e del silenzio: l'identit tra
terno della tradizione filosofica stessa. Ap
te necessario, per Alberto, entrare nel me
gono tesi di questo genere, a meno di vole
un sapere genuinamente filosofico e scien
quale il confronto con le diverse opinion
costituisce come momento essenziale e in
le difficolt, gli errori che si possono inco
genere non possono essere trascurati, sottov
ti chiamando in causa elementi che prove
Rivelazione. Essi vanno affrontati sistematic
dendo filosoficamente ragione della propria
Se si entra nel merito della concezione d
confutazione della tesi di David assume nel
centrale, perch centrale il nodo specula
ne: si tratta della adeguata messa a fuoco
dalla materia. Materialit e funzione di s
delle sostanze sensibili, sembrano corrispo
voco. Infatti, secondo Alberto, la materia
ti come proprio carattere essenziale: la ma
cipio che la possiede di per s, tanto che p
alla sostanza sensibile, che di essa si comp
composta di materia, infatti, che la sostan
re sostrato degli accidenti16.

q. 72, m. 1 , ed. Borgnet, p. 35; con Empedocle in Id.


p. 20; ibi , c. 12, p. 51. Per una rassegna completa
tesi della identit di Hyle, Mens e Deus con la specif
Anzulewicz, Person und Werk des David von Dina
15 Cfr. Alberto, Metaphysica, 1. 11 , tr. 3, c. 7, ed
1 , c. 13, ed. Hossfeld, p. 577. Riguardo al modo in c
Alberto nella Summa Theologiae dichiara: "Sed qui
piunt, philosophice disputandum est contra eos" (Id.
Borgnet, p. 109). Celebre, in tal senso, rimasta q
me de dei miraculis, cum ego de naturalibus disseram
22, in Opera Omnia, 5/II, ed. P. Hossfeld, Aschend
16 "Prima autem substantia, quae maxime substat,
qua fundatum est esse substantiae primae" (Id., M

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APORIE DEL SUBIECTUM 615

Per una pi adeguata e pi ricca comprensione d


David, studiosi come Lawn, Ricklin e Casadei lo ha
convincente con il contesto di tesi e problemi prov
medico-naturalistica sviluppatasi in Occidente a cav
Secondo Dronke si deve poi tenere conto della signi
elementi di tipo "profano" nella cultura religiosa, filos
raria del XII secolo, che avrebbe condotto certi autori
"al di qua" e "al di l", "corpo" e "anima", "materia"
David, pi che di un non meglio precisato e anacro
sarebbe l'espressione, a livello filosofico-scientifico, di
Sono stati Kurdziafek, Gregory e, pi recenteme
per su un ulteriore aspetto, essenziale per rendere
contesto speculativo in cui la tesi dell'identit di Hy
prodotta: questa tesi andrebbe infatti messa in diretta
tativo, prodotto specialmente dai maestri di Char
scientia naturalis sotto la guida di Platone19.

p. 319). Cfr. anche Id., S. de creai., I, tr. 1 , q. 2, a. 2, ad difin. 1 , ad


ed. S.C.A. Borgnet, Vivs, Paris 1895, p. 323; ibi, ad 2-5, p. 32
ed. Hossfeld, p. 58; Id., Metaphysica , 1. 5, tr. 2, c. 1 , ed. Geyer, p.
322-323; Id., De gen. et corr ., 1. 1, tr. 2, c. 6, ed. Hossfeld, pp. 1
17 Cfr. Lawn, I quesiti salernitani , pp. 100-105; E. Casadei, D
rologici nei Quaternuli di David di Dinant , AHDLMA, 70
Discussioni di temi biologici nei Quaternuli di David di Dinan
7-45; Id., La relazione micro-macrocosmica nei Quaternuli d
Zeit. Phil. TheoL, 53 (2006), pp. 386-409. La ricostruzione di
dei principali elementi su cui Ricklin fa forza per respingere
metteva in dubbio l'attribuzione a David, gi operata da Birk
edito da Kurdziafek (cfr. Ricklin, Der Traum, in partie, pp. 3
18 Cfr. P. Dronke, Introduction of Id. (ed.), A History of T
Philosophy, CUP, Cambridge 1988, pp. 9-10; Id., Profane Elem
Benson - G. Constable (eds.), Renaissance and Renewal in the Twelfth Century,
Clarendon, Oxford 1982, pp. 589-590. Muovendosi in un'analoga direzione, gi Garin si
chiedeva se talune posizioni, assunte da autori come Bernardo Silvestre o dai maestri di
Chartres, non fossero, pi che posizioni cristiane che si servivano di un linguaggio antico,
posizioni "pagane" professate attraverso una terminologia cristiana (cfr. E. Garin, Studi sul
platonismo medievale, Le Monnier, Firenze 1958, pp. 28-29, 54-56).
19 M. KurdziaIek, David von Dinant als Ausleger der aristotelischen Naturphiloso-
phie, pp. 189-191; Speer, Von Plato zu Aristoteles. Zur Prinzipienlehre bei David von Di-
nant, in partie, pp. 326-336; Id., Die endeckte Natur. Untersuchungen zu Begrn-
dungsversuchen einer " scientia naturalis" im 12. Jahrhundert, Brill, Leiden - New York -
Kln 1995, in partie, pp. 298-299; T. Gregory, The Platonic Inheritance, in P. Dronke
(ed.), A History of Twelfth-Century Western Philosophy, pp. 54-80; T. Gregory, L'ordine
della natura e l'ordine del sapere, in P. Rossi - C.A. Viano (a cura di), Storia della filoso-
fia, l', Il Medioevo, Laterza, Roma-Bari 1994, pp. 60-68, in partie, pp. 65-66.

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616 ANTONIO PETAGINE

Per quanto sinteticamente, possiamo per lo


cosiddetti "platonici del XII secolo" hanno co
perta della natura" che ha preceduto l'elabor
gli autori latini produrranno sotto l'egida di
cificit e le originalit della visione che ciasc
luppato, n i limiti che l'etichetta "platoni
non vi dubbio che l'ispirazione al Timeo
di Calcidio, Boezio e Macrobio, ha accomu
come Teodorico e Bernardo di Chartres,
Conches e Clarembaldo di Arras, portando
possibile e addirittura doveroso compiere u
al fine di volgere lo sguardo a Dio con rinno
Per giustificare il fatto che una tale ope
prio sotto l'ispirazione del Timeo platoni
essenziali: in primo luogo, per quanto par
autori poterono conoscerne attraverso la
Timeo fu possibile trovare "una fisica, un
anche una profonda dottrina spirituale"2
Chenu, "Platone sar sempre il padre di u

20 Cfr. in tal senso J. Marenbon, Platonismus


Zugangsweisen , in T. Kobusch - B. Mojsisch (hrs
Geistesgeschichte . Neue Forschungen zum Piatoni
119; M. Lemoine, Thologie et platonisme au XIIe s
21 Cfr. in particolare le indagini di Chenu, Greg
nel XII secolo [tit. orig. La thologie au douzime s
Jaca Book, Milano 1986, pp. 26-58 [orig. fr. pp. 21-5
sofa di Guglielmo di Conches e la scuola di Chartr
Id., Platonismo medievale. Studi e ricerche , Istit
Roma 1958; Speer, Die endeckte Natur ; Id., "Secun
und die Begrndung einer "scientia naturalis " im
1-37; Id., The Discovery of Nature: the contribution
attempts to found a scientia naturalis, Traditio,
22 Sulla trasmissione del Timeo in Occidente, cfr.
of the Platonic Tradition during the Middle Ages
B. Bakhouce, La transmission du Time dans le m
voies de la science grecque. tudes sur la transmissio
vime sicle , Droz, Genve 1997, pp. 1-31; Lemoin
cle , pp. 46-63.
23 Chenu, La teologia del Xll secolo , p. 44 [orig. f
aggiungeva che il Commento al Timeo di Calcidio
Platone, ma poneva anche un certo confronto con le
socratici, Aristotele, gli stoici (cfr. Lemoine, Tholo
24 Chenu, La teologia del XII secolo , p. 49 [orig.

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legame tra il pensiero teologico cristiano e il platon


mente radici antiche e stabili, come poteva facilmen
rario e nell'opera di autori cristiani come Agostino e
cessiva ricezione di Aristotele, sottolinea Anzulewic
riformulato e inquadrato in un rinnovato quadro e
paradigma platonico di riferimento, ma non l'ha abbatt
Detto questo, rimane per da prendere in consider
ulteriore che non va sottovalutata: secondo una cert
zione del paradigma platonico, specificatamente fina
ne di una scientia naturalis, metteva in difficolt il rap
Rivelazione, piuttosto che favorirlo. Dalle ricostruzio
Chenu - e da Ricklin pi recentemente - emerge che
lo godeva di sicura autorevolezza il giudizio, che trov
stallizzazione nelle Sentenze di Pier Lombardo, secon
di Platone" sarebbe consistito principalmente dall'in
Dio come creatore, immaginandolo esclusivamen
mondo. Sarebbe stata questa limitatezza a provocare i
altri principi coessenziali e coeterni a Dio, quali le I
mordiale, per descrivere l'origine del mondo26.
stato quindi sottolineato che proprio nel tentativo d
ria, la sua origine e la sua natura, questi autori si trova
dubbia difficolt di conciliare le prospettive cosmolo
dottrina della creazione: secondo Chenu, ci accadeva
hyle appariva pericolosamente "equivoco"27; non m
esprime Gregory, giustificando il bisogno espresso
Guglielmo di Conches di tornare pi volte sul concetto

25 Cfr. H. Anzulewicz, Die platonische Tradition bei A


Hinfhrung , in S. Gersh - M.J.F.M. Hoenen (eds.), The Platoni
Ages. A Doxographic Approach , De Gruyter, Berlin - New York
26 "Plato namque tria initia existimavit, Deum scilicet, et exemp
increata, sine principio, et Deum quasi artificem, non creatorem"
d. l,c. 1 , ed. Quaracchi, Grottaferrata 1971, p. 330). Cfir. Chenu, La
126-131 [orig. fr. pp. 1 10-115]; Ricklin, Plato in zwlften Jahrhund
nem Verschwinden, in Gersh - Hoenen (eds.), The Piatonic Traditi
139-163, in partie, pp. 148-150. La sententia riportata da Pier L
dell 'Exameron di Ambrogio: cfr. Ambrogio, Exameron, 1, 1 , ed. C. S
Prag- Wien-Leipzig 1896, p. 3; Ricklin, Plato in zwlften Jahrhunder
27 "Il problema della creazione della materia non era meno ur
al tempo stesso, pi intimo al sistema platonico e alle sue radicali
antichi, da Calcidio agli ermetici, erano inciampati in questa h
teologia nel XII secolo, p. 128 [orig. fr. p. 112]).
28 Cfr. Gregory, Anima mundi, pp. 189-201 .

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618 ANTONIO PETAGINE

Da un lato, in effetti, nel Timeo il sostrato


mente definito come un che di intermedio tr
maestri di Chartres potranno cos immaginare
ve: da Dio, che la origina, e dalle forme che,
scono la natura intima delle cose30. Dall'alt
appariva contemporaneamente come un aut
quanto le Idee e Dio; vicina al nulla, essa
e "necessaria" per la costituzione del mondo31
tava l'emblematica ammissione di Adelardo di
gare come Deus , Nous e Hyle possano esser
principi "primi", quindi "semplici", di tutto c
Dio soltanto stia all'origine di tutte le cose32.
dar proprio in merito a questo problema la s
Forse questo ordine di difficolt non sen
in esame nei lavori di Steel33, McEvoy34 e

29 Cfr. Platone, Timaeus , 51 A, a Cale, transi., in R


J.H. Waszink, Warburg-Brill, London-Leiden 1975,
30 La materia potr cos essere considerata come sos
do la formula di Bernardo di Chartres (cfr. Be
Platonem , ed. P.E. Dutton, Pont. Inst. Med. Studies
litas , secondo l'insegnamento di Teodorico di Cha
Teodorico di Chartres, Comm. super Boethii de Tr
Commentaries on Boethius by Therry of Chartres an
Toronto 1971, pp. 76-77; Id., Lectiones super Boeth
168; Clarembaldo di Arras, Tractatus super libr
Hring, Life and Works of Clarembald of Arras. A Tw
of Chartres, Pont. Inst. Med. Studies, Toronto 196
materia come receptaculum, cfr. in particolare Gu
Platonem, par E. Jeauneau, Vrin, Paris 1965, pp. 25
31 Presentando l'ambivalenza della concezione platon
affermava cos che "a tutto il platonismo assai diffic
si esercita l'attivit del Demiurgo, ordinatrice e non
forma, quindi anche senza esistenza, esso resta concettua
pure momento necessario alla formazione del mondo"
32 Cfr. Chenu, La teologia nel XII secolo, p. 128,
Adelardo di Bath, Quaestiones naturales, 76, hrsg. M
W. 1934, p. 69.
33 Cfr. C. Steel, Plato Latinus (1939-1989), in
Rencontres de cultures dans la philosophie mdiv
l'Antiquit tardive au XIIIe sicle, Pubbl. Inst. d'Etu
1990, pp. 301-316.
34 J. McEvoy, Prsence et absence de Platon
Hentschke (d.), Images de Platon et lectures de ses
travers les sicles, Ed. Inst. Sup. Phil. - Peeters, L
35 Ricklin, Plato in zwlften Jahrhundert, pp. 158-

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APORIE DEL SUB1ECTUM 619

quello stesso dodicesimo secolo, che si continua a co


ce del platonismo medievale, si registri un evidente
resse per Platone, sia del movimento di traduzione d
Utilizzando una felice espressione, Wieland parla
Platone ad Aristotele", che sarebbe avvenuto proprio tr
lo: a partire da questo periodo, sar Aristotele a susc
movimento di traduzione e a venire incontro alle rinno
mologiche della razionalit filosofico-teologica ormai pr
no36. Nel dominio specifico della scientia naturalis, S
momento significativo di tale "passaggio" proprio l'inse
Dinant. La critica di Alberto Magno alla tesi "panteistic
inserita nel Commento alle Sentenze proprio nel mezzo
trina platonica dei principi, ne costituirebbe un'autorevo
Tra gli studiosi non dunque mancato chi si sia ch
siderato, alla stregua di Platone, materia e idee come
ri e strutturali dell'azione divina, non avesse effettivam
dere le distanze tra Dio e mondo tanto da favorire l'e
ve "panteistiche": il mondo non tende forse ad appar
so e unitario sistema di corrispondenze in cui Dio
emerge dalle suggestive parole di un Teodorico di Ch
Gi Garin, nei suoi Studi sul platonismo medievale
tamente questa aporia, vedendo in essa Y humus su c
teismo di Amalrico di Bne39. Certamente - nota G
tra mondo e Dio era giunto anche Amalrico; ci ch
proposta di David il fatto che essa giunga a quegli
di letture 'fisiche'", andando cos a compromettere
guida platonica in fisica nella quale i maestri di Char
to. Con David, il timore che l'orientamento natura
riducesse le distanze tra creatura e creatore si concretizzava addirittura nel-
l'identit di sostanza tra Dio, mente e materia40.

36 Cfr. G. Wieland, Plato oder Aristoteles? berlegungen zur Aristoteles-Rezeption


des lateinischen Mittelalters , Tijdschrift voor Filosofie, 47 (1985), pp. 605-630.
37 Speer, Von Plato zu Aristoteles. Zur Prinzipienlehre bei David von Dinant , in partie,
pp. 326-336; Id., Die endeckte Natur , in partie, pp. 298-299. Cfr. Alberto, In II Sent., d.
1, A, a. 5, q.cola, ed. Borgnet, pp. 16-19.
38 "Quinqu modis rerum considerato uniuersitas. Est enim rerum uniuersitas in deo,
est in spiritu creato, est in numeris, est in materia, est etiam rerum uniuersitas in actu ita
uidelicet quod deus est omnia, spiritus creatus omnia, natura quoque omnia, materia iterum
omnia, actualia quoque nemo dubitat esse omnia" (Teodorico di Chartres, Comm. super
Boethii de Trin., IV, 7, ed. Hring, p. 97).
39 Cfr. Garin, Studi sul platonismo medievale , pp. 35-38.
40 "Si pensi, sul cadere del XII secolo, ad Amalrico di Bne ('Dio tutto in tutti [...]

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620 ANTONIO PETAGINE

Seguendo questa direzione, si potrebbe dir


rire curioso, con la censura del 1210, che si
"naturali" di Aristotele, il declino del pla
lo a diventare manifesto, di quel platonism
intendeva assumere il Timeo come guida i
naturalistico.
David ha collocato le novit aristoteliche all'interno di un background
che si riallaccia, seppure a suo modo, alle letture "fisiche" platonizzanti
maturate in ambiente chartriano: mettendo in evidenza questo fatto, gli stu-
diosi che abbiamo menzionato ci hanno fornito una feconda chiave di let-
tura, che permette non solo di gettare luce sullo specifico insegnamento di
David, ma anche sul duplice binario su cui Alberto lo criticher: infatti,
David stato senza dubbio per Alberto un esegeta di Aristotele da cui pren-
dere le distanze, perch ha contribuito a creare diffidenza intorno alle pro-
spettive dello Stagirita; nello stesso tempo, per, la prospettiva di David
costituir per il maestro coloniese una visibile conferma della pericolosit
di talune opzioni teoretiche che, come avremo modo di vedere, proprio la
concezione platonica del sostrato materiale a portare con s in modo para-
digmatico.

2. L'identit di Hyle, Mens, Deus nei Quaternuli di David di Dinant

All'interno dei Quaternuli editi da Kurdziafek, la tesi dell'identificazione


tra Hyle, Mens e Deus si trova in due punti: una sezione piuttosto articola-
ta, a cui l'editore ha posto come titolo Mens, Hyle, Deus, situata nel
frammento P; un secondo passaggio, assai pi conciso, al termine del fram-
mento W41.
Dopo avere compiuto un'analisi delle nostre facolt sensitive, appetiti-
ve e apprensive, David prende in considerazione, quasi fosse il titolo di una
questione, il problema che Aristotele pone nel De anima, quando si chiede
se nell'anima esista qualcosa che si possa separare dal corpo. Quello che
David ha istituito, partendo dai sensi e giungendo fino all'intelletto e alla

Dio pietra della pietra, Godino in Godino') e soprattutto a David di Dinant, i cui quater-
nuli indicano come la sua cultura tutta imbevuta di letture 'fisiche', ormai prevalentemen-
te aristoteliche, muova da presupposti platonici traendone non solo un'idea di natura come
anima mundi ma, molto pi crudamente, la tesi di una sostanziale identit tra Dio e mondo,
riducendo materia e spirito a un'unit originaria" (Gregory, L'ordine della natura e l'or-
dine del sapere, p. 65).
41 Cfr. David di Dinant, Quaternulorum fragmenta, P, ed. K urdz i alek. pp. 69-71; ibi,
W,p. 88.

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APORIE DEL SUBIECTUM 62 1

scienza - e dal desiderio fino alla volont - appare


risoluzione 42 , costituito da una serie di determinazi
loro secondo una ratio di ricettivit e passibilit.
infatti secondo una catena di affezioni che le mod
le conseguenti immagini sensibili provocano cono
volont. Secondo questa catena si determina il leg
corpo e la relazione del corpo con gli oggetti di con
che si realizza tramite i sensi. La triade sensus, ymag
venir ricondotta alle specifiche modificazioni degli or
zioni sensibili possono a loro volta costituirsi com
quanto ciascuna di esse si identifica con un certo mot
spettiva di David, il cuore si costituisce come la ve
passioni dell'anima, le quali non sono altro che il r
delle sue alterazioni e del suo maggiore o minore ispe
Sfruttando l'immagine dell'uomo come ymago m
modello cardiocentrico di matrice aristotelica par
cuore nell'uomo a quella del sole nell'universo45. C
ymaginacio, affectus va ricondotta alle affezioni i
senso dalle cose esterne, dunque al moto del cuore,
ts e uoluntas vanno considerate come l'espression
della ricettivit che gi caratterizzava la triade preced

42 Questo punto stato opportunamente sottolineato in Casa


David di Dinant , pp. 192-193.
43 "Sensus nichil aliud percipit quam passionem que fit in ins
ta. Quoniam uero ymaginacionem impossibile est fieri nisi ex pr
est, quod ymaginacio nichil aliud percipit quam signum uel u
nec affectus potest fieri in anima nisi per immutacionem <sisto
dum calefactionem uel frigefactionem sanguinis, siue spiritu
Dnant, Quaternulorum fragmenta , P, ed. Kurdziaek, pp. 69, 1
44 Cfr. ibi , pp. 67-68. Cos commenta la Casadei questo asp
"La concezione della vita affettiva quindi assai drastica: tutti
modificazioni biologiche, dalla passio cordis , e sono completam
ti esterni [...]. L'impressione che David sembra aver preso
pensiero all'immaginazione introdotta da Aristotele nell'apor
anima. Nel corso dei Quaternuli , infatti, David propone uno
l'attivit noetica sembra concludersi all'interno della facolt
concetto di mens in David di Dinant , pp. 197-198).
45 Cfr. David di Dinant, Quaternulorum fragmenta , P, pp. 6
ticolare vicinanza tra la posizione assunta da David e la dottr
salernitano, in particolare n lV Anatomia magisti Nicolai , cf
p. 103; Ricklin, Der Traum , p. 347.
46 "Dico igitur tria esse in anima: scienciam et intellectum e
unumquodque est passibile. Dico passibilem scienciam esse sen

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622 ANTONIO PETAGINE

Di fronte a questa catena di passivit, r


cuore all'interno dell'organismo, David si
sta qualcosa che non sia passibile, che cio
prio dei diversi livelli di determinazione fin
bra infatti il senso che David attribuisce alla
anima di Aristotele, se nell'anima ci s
corpo47. La questione non sembra dunque
lit che esista qualcosa nell'anima che stia
tanto meno verte sulla questione del nost
intende il problema sollevato nel De anim
ca del fondamento indiveniente (in questo
alle affezioni di sussistere e di darsi come tali.
Ora, ci che in una realt determinata da una serie di passioni pu risul-
tare impassibile ci che possiede di per s la ratio subiecti : quel che fa
da sostrato, infatti, ci che, fungendo da fondamento del divenire, perma-
ne identico e stabile rispetto alle diverse affezioni che danno forma alle sin-
gole cose. Un tal genere di fondamento deve quindi esprimere una certa
"differenza ontologica" - da qui il richiamo alla separatezza - rispetto a ci
che viene fondato. il sostrato infatti che, non essendo in s alterabile, n
passibile, si costituisce come ci che accoglie le forme e nello stesso tempo
ne permette il venir meno, reggendo e sostenendo le differenze48.
Aristotele, riferisce David, dir che la mente ci che, in riferimento
all'anima, possiede tale ratio subiecti, manifestandosi come ci che
"separabile". Per la sua impassibilit, la mente si costituisce come il luogo
che tiene dentro di s la notizia anche delle altre realt immutabili, che
sono, oltre a se stessa, anche la hyle e Dio49. L'identit noetica50 delle realt

lectum ymaginacionem, passibilem uero uoluntatem desiderium seu affectum" (David di


Dnant, Quaternulorum fragmenta, P, ed. Kurdzialek, p. 69, 11. 26-28). "Passionem autem
dico passiuam formam secundum qualitatem, qua alteratur instrumentum sensus a re sensa;
agit enim res sensui subiecta in instrumentum sensus assimilans illud sibi secundum suam
formam" (Id., ibi , G, p. 34, 11. 24-26). Cfr. anche ibi , p. 34, 11. 21-23; ibi , P, p. 65, 11. 2-5.
47 "Querit autem Aristoteles, utrum aliquid de anima separabile sit a corpore. Igitur
nullum trium predictorum posse fieri nisi a corpore, quando nullum horum fit nisi cum pas-
sione corporis" (ibi, P, p. 70, 11. 2-4).
48 "Cum enim sole passiones, hoc est accidencia siue proprietates, faciant differenciam
rerum ad se inuicem, necesse est unum solum esse id, quod nulli passioni subiectum est"
(ibi, p. 70, 11. 9-11). Cfr. su questo punto le osservazioni di Speer, Von Plato zu Aristoteles.
Zur Prinzipienlehre bei David von Dinant, p. 325.
49 "Aliquid est separabile in anima a corpore in esse, quod nos mentem dicimus. Unde
manifestum est, mentem esse quod impassibile in quo sunt memorata tria eo, quod impassi-
bilia sunt" (David di Dnant, Quaternulorum fragmenta, P, ed. Kurdzialek, p. 70, 11. 4-6).
50 Una puntualizzazione di questo aspetto si pu trovare in Casadei, Il concetto di mens
in David di Dinant, in partie, pp. 195-199.

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APORIE DEL SUBIECTUM 623

impassibili che si realizza nella mente costituisce co


determinante per giungere all'individuazione del fo
ne di realt.
Come notava Kurdziafek, l'indagine sulla struttura dell'anima appare
come il punto di irradiazione dei successivi esiti metafisici a cui David
approda51: alla domanda posta da Aristotele nel De anima viene attribuita
una valenza destinata a superare ben presto la sfera limitatamente antropo-
logica. David intende infatti tirare tutte le necessarie conseguenze dal fatto
che l'impassibilit sia il carattere proprio di ci che si costituisce come sog-
getto, come fondamento, come sostrato di ci che invece viene determina-
to secondo la passione52: la mente si trova in puntuale corrispondenza con
la materia prima, in forza della medesima ratio subiecti incarnata dall'una
nell'ordine noetico, dall'altra nell'ordine delle sostanze corporee. Questo
comprovato anche dal fatto che n i sensi, n l'immaginazione possono
percepire o cogliere la materia prima, in quanto tali facolt sono "passive"
e colgono soltanto ci che provoca in loro una corrispondente affezione.
Solo il simile pu conoscere il simile: solo la mente dunque, ossia ci che
vi di impassibile per l'anima, pu cogliere la materia prima, che il fon-
damento impassibile delle cose sensibili53.
Se il sostrato si costituisce come fondamento impassibile e se l'im-
passibilit a renderlo "separabile", allora si dovr concludere che, in quan-
to principio delle affezioni, sar la forma adueniens54 ad avere il compito

51 Cfr. M. Kurdziaek, L'ide de l'homme chez David de Dinant, in C. Laga (ed.),


Images of Man in Ancient and Medieval Thought, Leuven Univ. Press, Leuven 1976, pp.
311-322, 316-318; Id., David von Dinant als Ausleger der aristotelischen
Naturphilosophie, p. 187.
52 Kurdziaek notava che a questo punto David sembra lasciare la guida di Aristotele e
l'osservazione empirica, per prendere con decisione il sentiero della dialettica (cfr.
Kurdziaek, David von Dinant als Ausleger der aristotelischen Naturphilosophie, p. 187).
53 "Dico autem, quod quemadmodum se habet corpus ad ylen, ita se anima ad mentem:
si autem sint corpus et yle passiua, ita anima et mens passiua. [...] Quemadmodum passiuus
intellectus, qui est in anima, comprehendit solum corpus, ita et impassibilis intellectus, qui
est in mente, comprehendit solam ylen. Manifestum est etiam, quod passiuus intellectus
(hoc est ymaginacio) non comprehendit esse, nisi assimiletur rei sense, nam hoc supra
naturam; per simile uero uidetur, quod nec passibilis intellectus possit comprehendere ylen,
nisi habeat similitudinem cum ea aut ei sit idem" (David di Dinant, Quaternulorum frag-
menta, P, ed. Kurdziaek, p. 70, 11. 6-8; 16-21). dunque in funzione di tale scarto che
David pu distinguere la mens dall'immaginazione, a cui va ricondotto, a suo parere, quel-
lo che Aristotele chiamava "intelletto passivo".
54 Speer ha sottolineato come l'utilizzo da parte di David del concetto di forma adue-
niens yle (cfr. ibi, p. 70, 1. 28) sia uno dei segni pi evidenti dell'influenza su di lui del con-
testo teoretico sviluppato nei Commenti al Timeo del dodicesimo secolo, in particolare del
lessico e della concettualizzazione operata da Teodorico di Chartres (cfr. Speer, Von

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624 ANTONIO PETAGINE

di provocare la differenza, la molteplicit


singoli enti. Al sostrato infatti, in quanto su
pito di reggere e concretizzare la venuta
forme. In altri termini, la molteplicit, la
provengono dalla forma, l'unit e la perm
Perci si dovr concludere che esiste un unic
gico-noetico, che chiamiamo mens, e uno un
Tenendo quindi fermo che l'unit prop
plicit viene invece dalle forme, David pu
non limitandosi a individuare una corrispo
materia prima e quella della mente. Se ogn
milazione da parte del sostrato di questa o
mente non possono essere, in se stesse, due
tale distinzione dipenderebbe ancora una v
sopraggiunge. Hyle e mente non sono dun
medesimo sostrato indifferente, determinat
passioni56.
Se poi si procede nel ragionamento e si rico
s anche immobile e impartibile, allora s
esso solo merita in senso pieno il nome d
mente manifestano infatti il possesso di u
lit e di capacit di fare da fondamento ch
sibile e immobile, radice ontologica di tutte
di possedere. Se dunque il sostrato viene
all'essere corporeo e "mente" in ordine a q
nel momento in cui si palesa come subiect
mer il nome di "Dio"57.

Plato zu Aristoteles. Zur Prinzipienlehre bei D


Teodorico di Chartres, Lectiones , II, 44, ed. H
Salisbury, Metalogicon , IV, 35, ed. J.B. Hall, Brep
55 "Ea uero, que passiua sunt, necesse est esse mu
sunt faciunt differenciam ad alterum (cuiusmodi su
quod una sola est mens et una sola yle" (David di D
ed. Kurdzialek, p. 70, 11. 12-14). Pi avanti, David
aduentum formarum et nois omnes anime" (ibi, W,
56 "Cum igitur sola passiua diffrant ad se inuicem
differre, cum neutrum eorum sit subiectum passion
"Non autem potest esse ei similis, cum similtudo n
sunt subiecta eidem passioni, cuiusmodi sunt duo a
potest mentem et ylen idem esse" (ibi, 11. 21-24).
57 "Manifestum est igitur unam solam substanci
rum, sed etiam animarum dmnium et eam nichil al

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APORIE DEL SUBIECTUM 625

Se teniamo presente la consapevolezza, maturata


contributi che gi abbiamo richiamato, che Deu
altro che la "triade platonica" dei principi dell'unive
mulazione prodotta a partire dalle speculazioni d
potrebbe dire che nell'insegnamento di David tal
novata linfa vitale proprio in congiunzione con il ri
di filosofia naturale di Aristotele mettevano a dis
Nei Quaternuli la dottrina dei principi non vien
le modalit messe in campo dai maestri di Chart
vengono assunti a prescindere dal confronto pu
Timeo : l'utilizzo di concetti come quello di Mens
infatti supportato da operazioni di glossa o di com
co anche solo avvicinabili a quelle compiute, ad e
di Conches o da un Bernardo di Chartres. Sono pi
co-naturalistiche, prodotte confrontandosi so
Aristotele e con l'osservazione empirica, a costit
David, la base per un'efficace riproposizione di
matrice platonica.
Prendiamo il caso, essenziale per l'elaborazione
giunto da David, del cardiocentrismo. Questa tesi
stotelica viene immediatamente congiunta co
ymago mundi, di ispirazione schiettamente timaica5
anche nella speculazione dei cosiddetti "plato
All'interno di tale tradizione platonica, l'idea
mundi spingeva a individuare la presenza nel mo
duttrice e di governo; contemplandola, l'uomo po
stesso; imitandola, egli trovava una misura per
anima e della citt59. Nulla di tutto questo eme
macrocosmico che David intende pur sempre uti
tra uomo e mondo non rinvia a nuli' altro, se non
zione fisico-fisiologica, assai adatta per criticare

uero, ex qua sunt omnia <corpora>, dicitur yle; substancia u


dicitur racio siue mens. Manifestum est ergo Deum esse ra
yle omnium corporum" {ibi, p. 71 , 11. 2-7).
58 Cfr. Platone, Timaeus, 35 A e ss.
59 Cfr. su questo aspetto in particolare Gregory, Platon
Chenu, La teologia nel XII secolo, pp. 47-50 [orig. fr. pp.
nel Timeo tra cosmologia e dimensione etico-antropologi
sagesse du monde. Histoire de l'exprience humaine de l'un
partie, pp. 44-47, 161-165 (circa sua influenza sugli autori

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626 ANTONIO PETAGINE

fisico, cosmologico o metafisico che sia60,


clusioni monistiche61.
Kurdziafek sosteneva che, in ogni caso, la
ca si prestava a - o comunque non impediv
"fisicistica" come quella che David ha prodo
ditore dei Quaternuli , portava le premesse
alle conseguenze pi rigorose63. David avre
ti della fisica e della biologia aristoteliche
meccanicistica e "riduzionistica" che lo avr
contro lo stesso Aristotele, taluni aspetti de
gine presocratica64. D'altronde, gli stessi s
scienza naturale sembrano essere, per Davi
da cui trarre le problematiche da trattare che
trine da seguire65.

60 "La derivazione fenomenica di tutte le realt fisi


scorgere un ordine assiologico nelle sostanze [...]. U
se Dio il mondo, tutto ci che appare, e l'uomo y
mente comprendere in s tutti gli elementi materiali
(Casadei, La relazione micro-macrocosmica nei Qua
Altrove, la Casadei aggiunge: "Quello che manca nel
tuale stessa dell'analogia, la dottrina dell'uomo immag
nucleo dell'antropologia cristiana e l'idea trinitaria di
di Dinant , p. 188). Cfr. anche Id., Discussioni di temi
61 Cfr., su questo aspetto, Ricklin, Der Traum , pp.
notare che gi Guglielmo di Saint-Thierry aveva pav
pologico, pensare al rapporto tra anima e corpo com
modo puntuale, in corrispondenza di un organo spe
concezione tradizionale dell'anima umana (cfr. Gug
corporis et animae , 64, ed. R Verdeyen, Brepols, T
Der Traum , in partie, pp. 347 e 356). Che poi una ta
piuttosto che nel cervello, sembrava ulteriormente
l'anima umana (cfr. ibi , p. 356).
62 Cfr. Kurdziazek, L'ide de V homme chez David d
La teologia nel XII secolo , p. 47 [orig. fr. p. 41].
63 "La conception prsente par David considrant
semble tre la plus radicale, en mme temps que la pl
formula au XIIe sicle" (Kurdziazek, Vide de V hom
64 Id., David von Dinant als Ausleger der aristote
188, 192. Sottolineano l'incidenza di questa ripresa
entro la filosofia della natura di David, anche Cap
Alberto Magno contro David di Dinant: uno strano m
(1995), pp. 157-180, in partie, pp. 166, 168-169; Ca
smica nei Quaternuli di David di Dinant , pp. 389-39
gici , pp. 162-163; Id., Discussioni di temi biologici ,
65 Scriveva Kurdziaiek: "Le conclusions de David q
risent penser que les oeuvres aristotliciennes du d

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APORIE DEL SUBIECTUM 627

Per suggellare una tale operazione "riduzionistica"


cato di invocare ad hoc l'autorit platonica del Tim
mondo non sarebbe altro che Dio che si fa sensibile66: la medesima
sostanza che assume nomi e manifestazioni diverse, rivelandosi e a un
tempo nascondendosi dietro di essi, come il dio Giove, che il medesimo
nelle diverse cose67 oppure - riferisce Alberto - come la dea Atena che si
cela e si manifesta mediante il suo velo68.
Si potrebbe concedere che un tale utilizzo della dottrina dei principi
possa apparire plausibile nel momento in cui si assume la "triade platoni-
ca", accettando per, nello stesso tempo, la critica aristotelica alla separa-
tezza delle Idee, come David effettivamente fa69. Rinunciare al mondo
intelligibile delle Idee e contemporaneamente tenere il concetto "platoniz-
zante" di materia, riconoscendole il ruolo di perpetuo e vivificante subiec-
tum delle forme che le sopravvengono - come poteva avere gi fatto ad

ces naturelles n'taient pour lui que des recueils spcifiques de 'problmes'" (Kurdziazek,
L'ide de l'homme chez David de Dinant , pp. 311-312). Cfr. Id., David von Dinant und die
Anfnge der aristotelischen Naturphilosophie , p. 415; Id., David von Dinant als Ausleger
der aristotelischen Naturphilosophie , p. 191 . D'altra parte, Speer nota che non si pu nega-
re che per giungere all'identit tra Hyle, Deus e Nous , David si sia direttamente servito di
alcuni strumenti concettuali di matrice aristotelica, quali le coppie agere/pati e passibi-
lis/ impas sibilis (cfr. Speer, Von Plato zu Aristoteles. Zur Prinzipienlehre bei David von
Dinant , in partie, pp. 321-324). In questa direzione, gi Thry registrava il biasimo che
Alberto Magno ha manifestato nei confronti della pretesa di David di fondare un tale "pan-
teismo materialista" proprio sulla base di testi e dottrine aristotelici (Thry, Autour du
dcret de 1210: 1. - David de Dinant , pp. 72-83). un evidente merito degli studi della
Casadei, nei singoli articoli gi citati nelle note precedenti, quello di avere descritto l'at-
teggiamento di David verso Aristotele mostrando volta per volta, a seconda del tema trat-
tato, il modo in cui il maestro belga si rapportato con le dottrine dello Stagirita. Per un
ulteriore puntuale profilo della peculiarit della ricezione di Aristotele e del suo utilizzo da
parte di David, cfr. anche Anzulewicz, David von Dinant , pp. 88-108.
66 "Huic autem assentire uidetur Plato, ubi dicit mundum esse <Deum> sensibilem.
Mens enim, de qua loquimur et quam unam dicimus esse eamque impassibilem, nichil
aliud est quam Deus. Si ergo mundus est ipse Deus preter se ipsum perceptibile sensui, ut
Plato et Zeno et Socrates et multi alii dixerunt, y le igitur mundi est ipse Deus, forma vero
adueniens y le nil aliud quam id, quod facit Deus sensibile se ipsum" (David di Dnant,
Quaternulorum fragmenta, P, ed. Kurdziaek, p. 70, 11. 24-29). Cfr. Platone, Timaeus, 92 B.
67 "Et ita uoluerunt philosophorum Plato et alii, quod mundus iste est deus prebens sibi
uisibile et est y le corporum et mens animarum. Unde Juppiter <est> quodcumque uides"
(David di Dinant, Quaternulorum fragmenta, W, ed. Kurdziafek, p. 88, 11. 8-10).
68 Cfr. Alberto, S. de creat ., II, q. 5, a. 2, sc. 8, ed. Borgnet, p. 71; Id., Super Dion. De
Div. Nom., c. 1, in Opera Omnia , 37/1, ed. P. Simon, Aschendorff, Mnster i. W. 1972, p.
36; Id., Physica , 1. 1, tr. 3, c. 13, ed. Hossfeld, p. 64; Id., Metaphysica , 1. 1, tr. 4, c. 7, ed.
Geyer, p. 56; Id., S. Theol. , II, tr. 1, q. 4, m. 3, arg. 2, ed. Borgnet, pp. 108-109.
69 Cfr. David di Dnant, Quaternulorum fragmenta, P, ed. Kurdziaek, p. 67, 11. 13-16.

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628 ANTONIO PETAGINE

esempio Guglielmo di Conches -, non comp


materiale una consistenza ontologica ec
giunge per ad attribuire al naturalismo a
confutazione che Aristotele stesso ha imbastito nei suoi confronti?
Tenendo conto di queste considerazioni, ci sembra di poter dire che
soprattutto nella propria critica alla "fisica" di marca platonica che Alberto
Magno cercher di dare risposte a questo genere di domande, suscitate da
elementi effettivamente operanti nell'insegnamento di David. Alberto ten-
ter di mostrare - e noi, nel prosieguo del nostro lavoro, cercheremo di
individuarne le ragioni - che la prospettiva fisica peripatetica va assimila-
ta senza fare concessioni, in questo campo, al platonismo: agli occhi di
Alberto, se non si riconosce la debolezza dell' insieme della dottrina plato-
nica dei principi, ci si rende incapaci di rendere ragione dell'universo, inte-
so specificatamente come "uni-verso", ossia come ordine costituito di enti
differenti e di principi in se stessi irriducibili l'uno all'altro70. Il giudizio di
Alberto sar netto: una fisica che si fondi sul paradigma platonico dei prin-
cipi presta il fianco a un originale ritorno agli eleati 71 . Un siffatto "ritor-
no" non proprio ci che si realizza nell'insegnamento di David di Dinant?
Alberto si ben reso conto che soprattutto in forza della concezione
della materia come sostrato delle affezioni che la nuova filosofia della
natura aristotelica e la vecchia triade platonica dei principi dell'universo
venivano congiunte da David, riproducendo quelle posizioni monistiche
che Aristotele stesso riteneva di avere superato. Uno dei primi maestri che
in Occidente ha posseduto una conoscenza di prima mano di testi aristote-
lici, leggendo finalmente "Aristotele con Aristotele"72, ha interpretato la

70 Sull'antiplatonismo di Alberto Magno, in particolare in materia cosmologica, si con-


siderino gli importanti studi di A. de Libera, Albert le Grand ou l' antiplatonisme sans
Platon , in M. Dixsaut (d.), Contre Platon. Tome I: le Platonisme dvoil, Vrin, Paris
1993, pp. 247-271; Id., Mtaphysique et notique . Albert le Grand, in partie, pp. 159-166;
Id., Albert le Grand et le Platonisme. De la doctrine des Ides la theorie des trois tats
de l'Universel, in E. Bos - P.A. Meijer (eds.), Proclus & his influence in Medieval
Philosophy, Brill, Leiden - New York - Kln 1992, pp. 89-119, in partie, pp. 100-104.
71 Cfr. infra, p. 647. Diciamo "originale" perch, come notava opportunamente la
Rodolfi, "la tradizionale dicotomia tra essere e apparenza risulta capovolta rispetto ad
esempio a quella parmenidea, in quanto David pone la materia non dalla parte dell'appa-
renza, bens dalla parte del vero essere. Mentre i materialisti antichi 'abbassavano' Dio alla
materia, David sembra, almeno nelle intenzioni, fare il contrario, ossia innalzare la mate-
ria a Dio" (Rodolfi, "Il velo di Atena" , p. 48).
72 L'espressione contenuta in Caparello, Alberto Magno contro David di Dinant,
p. 166. Secondo Kurdzialek, nessuno, per quasi mezzo secolo, ha conosciuto altrettanto
bene i testi di Aristotele come David di Dinant (cfr. Kurdziazek, David von Dinant und die
Anfange der aristotelischen Naturphilosophie, p. 408; Anzulewicz, Person und Werk des
David von Dinant, p. 21).

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APORIE DEL SUBIECTUM 629

ratio subiecti in modo tale da far recitare alla materia


Gorgone che annulla le differenze tra la hyle di Ar
platonico, gli elementi dei fisici pluralisti e l'es
Melisso.
Alberto non poteva dunque non porre al centro della sua polemica con
David la questione della corretta interpretazione di che cosa sia il subiec-
tum, di come la materia possegga e doni la ratio subiecti alla sostanza,
mostrando cos che il modo di essere di Dio del tutto irriducibile a quel-
lo del sostrato. Potremmo dire che egli si adoperi per dissociare ci che
David pretendeva di tenere unito, separare il Timeo dal corpus aristoteli-
cum, laddove la loro associazione provocava quello che Caparello chiama-
va "uno strano materialismo", in cui il sostrato materiale diventava la vera
causa, l'autentica forza, la genuina potenza che soggiace e presiede al corso
del mondo, quel sostrato che pur sempre collocato dallo stesso Aristotele
in una posizione di privilegio73.
Sotto questo aspetto, quando etichettava la posizione di David come
"panteismo materialista", Thry sottolineava un elemento effettivamente
operante nel discorso di David. Certo, si potrebbe precisare che, pi che la
materia, il modo di intendere la ratio subiecti la forza pi intima della tesi
"panteistica" di David. Si dovrebbe per pur sempre concedere a Thry che
la ratio subiecti appaia predicabile nel modo pi manifesto proprio della
materia. Infatti, abbiamo visto che ci che permette a David di identificare
l'unit tra mens e hyle la somiglianza - che David mostrer essere in ulti-
ma analisi un'identit - tra il modo in cui la mens funge anch'essa da fon-
damento della ricettivit noetica e quello che caratterizza, pi evidente-
mente, la materia prima. L'identit tra hyle e mens viene infatti stabilita a
partire dal comune carattere dell'impassibilit, carattere che, nella prospet-
tiva di David, inscindibilmente legato alla funzione di sostrato unico delle
molteplici forme, sensibili o intelligibili che siano.
L'identit del sostrato con Dio viene stabilita con una strategia differen-
te rispetto a quella utilizzata per giungere all'identit tra mens e hyle: non
si pu dubitare, sembra dire David, che Dio sia la massima sostanza e il
principio di tutte le cose; ebbene, se della hyle, in forza della sua ratio
subiecti, si predicano la separatezza, l'unicit e l'immutabilit, ci signifi-
ca che il sostrato possiede le caratteristiche che vanno attribuite alla mas-

73 "Il sostrato materiale scoperto e legittimato rimane e rientra nella dottrina della cau-
salit, causa non unica, ma determinante come sostrato di tutti i processi e di tutte le realt
naturali. Senza la scoperta e la riconosciuta primalit della materia, lo stesso aristotelismo
apparirebbe mutilo" (Caparello, Alberto Magno contro David di Dnant, p. 167; cfr.
anche, in partie., pp. 168-171, 175-178).

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630 ANTONIO PETAGINE

sima sostanza. Il sostrato e Dio allora si id


caratteristiche che possono essere attribui
la sostanza al massimo grado. In sintesi, pe
cano tra di loro perch incarnano la mede
in ultima analisi, come un unico e medesimo
tum si identifica con Dio perch esso app
grado "sostanza", capace di sorreggere og
averla solo Dio.
Vedremo che Alberto Magno dimostrer di avere ben afferrato la strate-
gia di David, cogliendo la differenza di piani su cui il maestro belga si
muove, provando ora l'identit tra mens e hyle, ora quella tra il subiectum
e Dio. In effetti, gli argomenti polemici che Alberto sviluppa possono esse-
re distinti secondo due diversi piani: uno riguarda l'adeguato riconosci-
mento della assoluta incommensurabilit tra la natura della materia e quel-
la di Dio; l'altro riguarda la necessit di non confondere la ricettivit del-
l'intelletto con quella della materia. In entrambi i casi, la peculiarit della
natura del subiectum a dover essere messa in chiaro. Ed concentrandoci
su questo particolare aspetto che volgeremo la nostra attenzione alla criti-
ca di Alberto nei confronti di David.

3. La critica di Alberto Magno all'identificazione tra Dio e materia nel


subiectum

Di fronte al tentativo operato da David di identificare Dio e hyle, Alberto


Magno non intende negare che la hyle possa essere considerata come prin-
cipio "semplice" e "primo"; tuttavia, la "semplicit" e l'essere "primo" che
si predicano della materia sono del tutto differenti da quelli che caratteriz-
zano l'essere di Dio: la relazione stessa che Dio e materia instaurano nei
confronti del divenire sostanziale si pone in modi tanto diversi da poter
venir confusa soltanto da chi non capisce nulla di filosofia74.
Alberto spiega infatti che la hyle semplice perch, considerata in se
stessa, non ha parti distinte - n per essenza n quantitativamente - e per-
ch essa si costituisce come il termine di un certo processo di risoluzione75.

74 "Hoc omnino asinus est" (Alberto, S. Theol., II, tr. 12, q. 72, m. 4, a. 2, ad. 6, ed.
Borgnet, p. 44); "agrestes enim et rudes sunt in philosophia, qui his ad consentiendum
moventur" (Id., Metaphysial, 1. 1 , tr. 4, c. 8, ed. Geyer, p. 57). Circa queste e altre espressio-
ni di totale disappunto da parte di Alberto nei confronti della tesi di David, cfr. Thry, Autour
du dcret du 1210: 1. - David de Dinant, pp. 84-85; Rodolfi, "Il velo di Atena" , p. 41.
75 Cfr. Alberto, Physica, 1. 1 , tr. 3, c. 13, ed. Hossfeld, pp. 62-63; Id., Metaphysica, 1. 1 , tr.
3, c. 2, ed. Geyer, p. 32; Id., S. Theol., I, tr. 6, q. 29, c. 1 , a. 2, ed. Siedler, Kbel, Vogels, p. 219.

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APORIE DEL SUBIECTUM 63 1

Ci in corrispondenza del fatto che, per poter es


nire delle forme sensibili, la materia nella condiz
Proprio per poter stare in questa condizione la hy
passivit che le deriva dalla sua intrinseca potenz
volta, non pu essere identificata con la sua sostan
potenza alla forma, ma non essa stessa la potenz
non potrebbe essere ci che funge da sostrato76. P
plice nel senso riportato, la materia conosce almen
posizione, o comunque di non piena identit con
essere semplice in senso assoluto, come invece il
Perci, se vero che la materia precede e segue
ziale, ci non avviene perch essa si costituisce com
essere, ma proprio perch sta al massimo dell'indig
in atto che essa possiede unicamente quello che
forme che si realizzano in lei. La materia, proprio in
ne secondo l'atto che la realizza78. vero dunque che
qual modo ci che rimane della generazione e de
che cosa, tuttavia essa non affatto immobile, in
modo in cui ci si pu dire di Dio: per la sua intrin
vit e potenzialit, la materia appare al contrario c

76 Alberto spiega nitidamente nella Fisica : "Licet enim non


sive quantitativam, eo quod non sit composita ex essentiis dive
concreta est habitudinibus et componibilis est. Et ideo habitu
cuius potest esse subiectum, aliquid est in ipsa et forte est rela
tunc potentia, qua subiectum esse potest, diversa est a materia.
nem, qua refertur ad formam, et illi potentiae substat per sei
subiectum est formae primae vel potentiae ad formam primam
13, ed. Hossfeld, p. 63). Cfr. anche Id., S. de creat ., I, tr. 1, q.
Borgnet, p. 325; ibi, q. 2, a. 4, pp. 329-330; Id., S. de creat., II,
p. 69.
77 "Si autem aliquis dicat propter hoc et similia, quod materia est simplex et sua poten-
tia est idem ipsi, videbitur tunc esse materia in fine simplicitatis, per hoc quod ipsa mate-
ria est idem ei quod habet in se; habet enim potentiam, qua formae subici potest, in se ipsa
et ipsa est illa potentia. Hic autem modus simplicitatis non convenit nisi primae causae; illa
enim est omne id quod habet in se, quia illa est sua voluntas et sua potentia et sua intelli-
gentia" (Id., Physica , 1. 1 , tr. 3, c. 13, ed. Hossfeld, p. 63). Secondo la Rodolfi, l'utilizzo di
questo argomento nella Fisica contro David una novit rispetto alle confutazioni prodot-
te negli scritti precedenti (cfr. Rodolfi, " Il velo di Atena", pp. 46-47). Si tratta, tuttavia, di
una tesi gi presente nelle opere precedenti: cfr. Alberto, S. de creat., I, tr. 1, q. 2, a. 4,
sol., ed. Borgnet, p. 329; Id., In I Sent., d. 8, D, a. 24, ad 1 , ed. Borgnet, p. 253.
78 Cfr. in partie. Id., De gen. et corr., 1. 1, tr. 4, c. 1, ed. Hossfeld, pp. 151-152. Cfr.
anche Id., In II Sent., d. 12, H, a. 2, sol. e ad 1, ed. Borgnet, p. 239; Id., Physica, 1. 1, tr. 3,
c. 13, ed. Hossfeld, p. 64; Id., Metaphysica , 1. 1, tr. 4, c. 8, p. 59; ibi , c. 9, ed. Geyer, p. 60.

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632 ANTONIO PETAGINE

masia coinvolto nel movimento, come p


ci che temporale79.
Dio colui che tutto elargisce, che del tut
perch non mescolato alle cose; la materi
potenza a tutte le cose sensibili, non pu
mescolata in esse80. L'identificazione tra mov
che cos ne risulterebbe per Alberto semp
Inoltre, contro la pretesa di ricondurre tu
del sostrato, Alberto ribatte che la causa fo
finale possono effettivamente trovare un
reciproca riconduzione l'una all'altra, perch
con l'elargizione dell'atto alla res . Sar inv
per la sua intrinseca passivit e incompiute
irriconducibile alle altre: infatti la materia da
in atto nulla82.

79 "Materia praesupponitur omni mutationi et relinq


subiectum omnis mutationis. Deus autem et noy s null
tionis subiecta. Et quod ex ista ulterius assumit non ess
quod hyle est, quod mutatur ad formam; et ideo licet no
bilis non est hyle ipsa. Deus autem et noy s nec mutan
qua. Et cum aeternum sit immutabile, patet, quod hy
omnibus magis temporalis et prope nihil existens" (Id., M
p. 58). Poco pi avanti Alberto aggiunge: "Dicere enim
do est secundum se accepta, est penitus falsum. Tunc
Unde hoc non fuit dictum alicuius scientis philosophia
ante omne fieri et erit post omne corrumpi, non subi
materia subicitur, et ideo per formas est invariabilis
Physica , 1. 1 , tr. 3, c. 13, ed. Hossfeld, p. 64). Cfr. an
ed. Borgnet, p. 72; Id., S. Theol. , II, tr. 1, q. 4, m. 3, a
80 Cfr. Id., In I Sent., d. 20, A, a. 1, se. 2, ed. Borgn
13, ed. Hossfeld, p. 63; Id., Metaphysica , 1. 1 , tr. 4, c
Nom., c. 1 , ed. Simon, p. 36; Id., S. Theol., I, tr. 4, q.
103; ibi , II, tr. 1, q. 4, m. 3, sc. 2, ed. Borgnet, p. 110; i
81 "Movens et materia numquam sunt res una et [. .
per substantiam, sequeretur, quod contradictoria esse
primum, et materia prima est motum primum; et sic
(Id., Metaphysica , 1. 1 , tr. 4, c. 8, ed. Geyer, p. 57; cfr
1, 3 e 5, ed. Borgnet, pp. 69-70; Id., In I Sent., d. 20,
546; Id., Physica, 1. 1 , tr. 3, c. 13, ed. Hossfeld, p. 63; Id
p. 4; Id., S. Theol., I, tr. 6, q. 29, c. 1 , a. 2, ed. Siedler, K
m. 4, a. 2, sc. 1 , ed. Borgnet, p. 43. Cr. Aristotele, Phys
82 Cfr. Alberto, S. de creat., II, q. 5, a. 2, se. 2, ed.
A, a. 1, sol., ed. Borgnet, p. 546; Id., Physica, 1. 1,
S. Theol., I, tr. 4, q. 20, c. 2, ed. Siedler, Kbel, Vo
q. 72, m. 4, a. 2, sc. 2, ed. Borgnet, p. 43.

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APORIE DEL SUBIECTUM 633

Secondo Alberto l'errore centrale di David - e deg


be ispirato - sta dunque nel misconoscimento del
rizza l'essenza del subiectum e che permette alla m
effettivamente da sostrato l'intrinseco possess
materia soggetto delle forme proprio per il fatto
in potenza alla loro attualizzazione nelle singole c
sta potenzialit indigente, e perci "desiderosa" d
alla materia di costituirsi come co-principio della
tum del divenire della sostanza stessa83. Se dunque s
priet per le quali la materia subiectum della form
pensarla prope Deum : per via dell'ampio spettr
potenzialit, essa appare piuttosto come ci che
simamente incompiuto, prope nihil 84 . E Aristotel
primo libro della Fisica non lascia adito a dubbi i
ci che desidera la forma e l'atto come ci che n
come il turpe desidera il bene che ancora non lo a
Riguardo all'identificazione tra Mens e Hyle, A
all'intelletto una certa ricettivit, ma essa ben div
terizza la materia, perch l'intelletto gi qualco
tanto nei confronti delle forme intelligibili86. Se n
renza si pu giungere - come fa David - a pensar
che nell'atto conoscitivo il soggetto conoscente
identificano, abbia parlato di un'identit ontolo
identit di tipo esclusivamente noetico87.
Nella confutazione dell'errore di David Alberto non manca di esibire un
tratto essenziale della propria concezione della materia: egli ritiene senza
ombra di dubbio che la materia sia davvero fondamento ontologico delle

83 Cfr. Id., S. de crt., I, tr. 1 . q. 2, a. 3, ad 3, ed. Borgnet, p. 327.


84 "Perfectissumum et imperfectissimum non sunt idem; sed perfectissimum in fine per-
fectionis est causa prima, imperfectissumum autem et prope nihil est materia prima; ergo
non sunt idem" (Id., Physica, 1. 1 , tr. 3, c. 13, ed. Hossfeld, p. 63; cfr. anche Id., In I Sent.,
d. 20, A, a. 1, se. 3, ed. Borgnet, p. 546; S. Theol., l, tr. 12, q. 72, m. 4, a. 2, se. 3, ed.
Borgnet, p. 43. Su questo punto, cfr. l'analisi di Caparello, Alberto Magno contro David
di Dinant, pp. 166-167).
85 Cfr. Alberto, Physica , 1. 1, tr. 3, c. 12, ed. Hossfeld, p. 61; Id., S. Theol., II, tr. 1, q.
4, m. 3, se. 3, ed. Borgnet, p. 110. Cfr. Aristotele, Physica, 1. 1, c. 9, ed. Bekker, 192 a
22-25.
86 Cfr. Alberto, S. de crt., II, q. 5, a. 2, se. 4, ed. Borgnet, p. 70; ibi, ad 2, p. 72; Id.,
De causis, 1. 1, tr. 1, c. 2, ed. Fauser, pp. 6-7; Id., De anima, 1. 3, tr. 2, c. 9, ed. Stroick,
p. 189; ibi, c. 12, pp. 192-194.
87 Cfr. Id., S. de crt., II, q. 5, a. 2, ad 4, ed. Borgnet, p. 72; Id., S. Theol., II, q. 72, m.
4, a. 2, ad 4 e ad 8, ed. Borgnet, pp. 44-45.

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634 ANTONIO PETAGINE

sostanze sensibili e del loro divenire, in quan


subiectumss. Questo addirittura il caratter
rende qualificabile come sostanza: "sostanz
sce come ens in se e come "soggetto" dell'e
riale, in riferimento alle forme che gli iner
Proprio per tale carattere, che la materia p
sostanza della materia non si identifica co
forma. In caso contrario, sarebbe proprio
sostrato a venire compromessa: infatti, il pa
sibile dal fatto che si d un tertium che per
manere consente il passaggio dei contrari
no in questo modo, identificare la materi
confondere il sostrato con uno dei contra
con l'altro in potenza90.
La confusione tra materia e Dio non avv
perch si riconosce alla materia un tale r
sensibile: ci che, come noto, preoccup
tutto in rapporto all'ilemorfismo univer
Avicebron, trova al contrario la piena

88 "Materia est subiectum mutationis per hoc quod


per hoc quod est suscipiens et habens et substans"
Geyer, p. 215); "Materia autem prima substantia est,
poralia fundantur et individuantur" (Id., De causis ,
su questo aspetto, Wieland, Untersuchungen zum S
Alberts des Grossen, Aschendorff, Mnster 19922, p
89 "Ex inductis autem patet, quod subiectum est en
constituit alterum. Unde quod est in alio, dupliciter
facit ipsum esse, et est causa, quare ipsum est in act
siti et pars esse rei, et haec est forma essentialis et
rens ad esse, sed potius constitutum in esse per hoc
id quod priori modo est in alio, non est ut in subiec
sed quod secundo modo est in alio, est ut in subiecto
ut in subiecto, et ideo et est substantia" (Alberto, M
p. 236; cfr. anche ibi , 1. 7, tr. 1, c. 3, p. 319; ibi , 1.
1. 1, tr. 3, c. 11, ed. Hossfeld, p. 59).
90 Cfr. Id., Physica , 1. 1 , tr. 3, c. 9, ed. Hossfeld,
91 Come stato notato, questa distinzione tra mat
potenza una delle dottrine caratteristiche della con
ta da Tommaso d'Aquino, trover invece l'accoglien
Il concetto di materia nell'opera di Alberto Magno
l'opposizione, su questo punto, tra Alberto e Tomm
Alberto Magno suli' " inchoatio formae" , in Id., S
Storia e Letteratura, Roma 1960, pp. 84, 96-98.

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APORIE DEL SUBIECTUM 635

All'interno della prospettiva albertina viene certa


portuno che Avicebron abbia chiamato "materiale" l
in ogni composizione ontologica, compresa qu
sostanze intellettive92; tuttavia, pur utilizzando
Alberto dice di preferire quella dei "veri peripate
comunque colto un aspetto che davvero caratteriz
identifica con la pura potenza alla forma, perch fu
divenire (in forza della sua potenzialit), quanto
za composta in atto (in forza della sua sostanziali
fondamento)93.
Al cuore della conclusione che David raggiunge
materia prima, Alberto ravvisa dunque un proble
lo sta nel fatto che Dio non pu essere assolutam
mento dell'essere sensibile. Alberto insiste nel mo
divina si pone sul piano dell'essere e dell'atto, eb
identificarsi con quello del fundamentum, che A
stretto con quello della potenzialit del sostrato
subiectum. Questo errore, secondo Alberto davv
compiuto in particolare da Senofane e da chi, usand
guaggio metaforico dei poeti, giunge a sostener
Alberto intende evidentemente richiamare l'atten
simo che esiste tra l'idea che Dio sia fondamento
zione di Alessandro, di Senofane e degli eleati
forma di monismo94.
A Dio infatti non pu essere ascritta alcuna pot
meno quella che caratterizza il fondamento. Per A
mento dell'essere sensibile tale proprio in qua

92 Cfr. Alberto, S. de crt., I, tr. 1, q. 2, a. 5, sol., ed.


TheoL, I, tr. 4, q. 20, c. 2, ed. Siedler, Kbel, Vogels, p. 104
93 Cfr. Id., Physica, 1. 1 , tr. 3, c. 11, ed. Hossfeld, p. 59.
94 "Et quod ultrius inducit [Xenophanes] , eam in omnibus
sum est, quia hoc dat forma per hoc quod est aliquid de ess
est, in quo recipitur et fundatur esse et contrahitur ad hoc q
quod est hoc, et hoc est paupertatis et particularitatis ipsius.
divinum est ubique et semper; sed hoc nullo modo conveni
hic et nunc. Et si tota sit ubique, hoc est ita, quod pars eiu
Propter quod etiam in poeticis Altas vocatur, qui ubique est
partium distensionem, semper autem per successionem f
manet hyle subiectum unum et idem. Deus autem ubique est
tis, non divisus per partes, et semper est non ut subiectum o
maram, sed extra tempus excellens et mensurans et regens o
ex omnibus " (Id., Metaphysica, 1. 1 , tr. 4, c. 8, ed. Geyer, p

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636 ANTONIO PETAGINE

come sostrato, del divenire sostanziale nel divenire sostanziale. Il fonda-


mento non pu quindi che essere immanente alle diverse forme che si sus-
seguono nel corso del mondo ed essere segnato dall'indigenza ontologica
che lo fa ricettivo verso tutto ci che in lui si fonda, dandogli l'attualit. E
su questo specifico punto, dice Alberto nel Commento alle Sentenze,
Aristotele e Agostino stanno sulla stessa linea95.
Sia nel caso della materia degli enti sensibili, sia in quello della sogget-
tivit che caratterizza le sostanze di natura intellettiva, si presenta insom-
ma una potenzialit che implica un 'immanenza alla creazione che, per que-
sto, pi che rappresentare un carattere di somiglianza tra creatore e creatu-
ra, piuttosto il segno di ci che Dio non . La materia una causa che
viene individuata mediante un processo di risoluzione. Ebbene, le cause
individuate in questo modo sono proprio quelle immanenti all'essere e al
divenire del mondo, mentre la causalit divina si pone a un livello ulterio-
re, estrinseco, nel senso di trascendente96. Non sorprende, allora, che nel
Commento al De divinis nominibus di Dionigi, Alberto incentri la sua
opposizione all'identit tra Dio e hyle essenzialmente su questo punto97.
Richiamando Bernardo di Chiaravalle98, Agostino99 e quel Lucano che lo
stesso David sembra implicitamente citare100, Alberto spiega che Dio
senz'altro presente in tutte le cose, ma per il fatto che egli causa e crea-
tore, non certo perch stia dentro le cose, cosa tra le cose, mescolato ad esse
alla maniera, per l'appunto, del sostrato materiale, fondamento dell'essere
sensibile.

95 "Ad hoc quod objicitur ex verbis suis in libro Confessionum, dicendum quod ipse capit
ibi ante et post fieri secundum ordinem naturae, quo fundamentum naturae est ante omnia
fundata in ipso. Fundamentum autem, ut dicit Philosophus, neque quale, neque quantum est,
neque habens aliquam formam: et ideo est in potentia sola, et secundum rationem: et hanc
rationem prosequitur Augustinus ibi" (Id., In II Sent., d. 12, B, a. 1 , ad 4, ed. Borgnet, p. 233).
Sulla convergenza tra questo modo di intendere la materia prima e le espressioni contenute
nella Scrittura "terra, acqua, abisso", cfr. ibi, d. 12, H, a. 2, pp. 239-240.
96 "Resolutio non venit ad primum simpliciter, quod extrinsecum est, sed venit ad pri-
mm intrinsecum, quod aliquid est de esse omnium" (Id., S. TheoL, I, tr. 6, q. 29, c. 1 , a.
2, ed. Siedler, Kbel, Vogels, p. 219).
97 Cfr. Id., Super Dion. De Div. Nom., c. 1, 58, ed. Simon, pp. 35-36.
98 Cfr. Id., S. de crt., II, q. 5, a. 2, ad 6, ed. Borgnet, p. 73; Id., In II Sent., d. 1, A, a.
5, ad 4, ed. Borgnet, p. 19. Cfr. anche Id., S. TheoL, I, tr. 4, q. 20, c. 2, ed. Siedler, Kbel,
Vogels, p. 103. Cfr. Bernardo di Chiaravalle, Super Cantica, sermo 4, III. 4, ed. J.
Leclercq, C.H. Talbot, H.M. Rochais, in S. Bernardi Opera, t. 1, Ed. Cist., Roma 1957,
p. 20, 11. 17-18.
99 Alberto, S. de creat., II, q. 5, a. 2, ed. Borgnet, p. 68; Id., In II Sent., d. 1 , A, a. 5, ad 4,
ed. Borgnet, p. 19; Id., S. Theol., II, tr. 1, q. 4, m. 3, ad 5, ed. Borgnet, pp. 111-112.
100 Id., S. de creat., II, q. 5, a. 2, ad 6, ed. Borgnet, p. 73; Id., S. Theol., II, tr. 1, q. 4,
m. 3, ad 5, ed. Borgnet, p. 111.

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APORIE DEL SUBIECTUM 637

Pensare che esista un unico stabile principio che e


- cosa che rende le forme sostanziali un che di inere
apparente - dipende proprio dal fatto che erroneam
di essere proprio del subiectum a tutti i principi "sem
nendo tale modus essendi come l'unico in cui si d l
za e la capacit di far sussistere le cose101. Commen
Metafsica di Aristotele, Alberto spiega che se ci si
razione della sostanza come ci che in se rispetto
dovrebbe necessariamente dire che la materia ci che massimamente
sostanza, essendo ci in cui le forme si realizzano. Esistono per, secondo
Alberto, altri caratteri che permettono di condurre il discorso sulla sostan-
za su di un piano pi elevato e pi ricco, che proprio compito del metafi-
sico individuare. E solo percorrendo questa strada che si pu capire che la
materia non soltanto non la sostanza massima, ma che addirittura la pi
indigente102.
il guadagno di un tale piano che permette di osservare che l'unicit
del principio creatore non si d al livello del sostrato e che proprio per que-
sto una tale unit non toglie nulla alla molteplicit dei principi "primi" e
"semplici" secondo cui l'essere creato si costituisce. Alberto spiega che in
tal senso il riferimento aristotelico sul quale si appoggia l'identificazione
tra Deus e hyle operata da David, secondo cui le cose differiscono tra loro
per una differenza che sopraggiunge103, richiamato a sproposito104.

101 "Et quod addunt, quod modus principiandi sit idem, non est verum nisi valde in
communi, scilicet quod quodlibet istorum per suam substantiam et non per aliud subsiste-
re facit formas. Et in speciali isti modi valde diffrant. Materia enim facit subsistere per
hoc quod est subiectum, noy s autem per hoc quod est locus et species specierum, deus
autem per hoc quod est constitutivus earum in esse" (Id., De causis, 1. 1, tr. 1, c. 2, ed.
Fauser, p. 6; cfr. anche Id., Metaphysica, 1. 5, tr. 2, c. 7, ed. Geyer, pp. 244-245).
102 Cfr. Id., Metaphysica, 1. 7, tr. 1 , c. 5, ed. Geyer, p. 323; cfr. le osservazioni in meri-
to di Hossfeld, in P. Hossfeld, >Erste Materie< oder >Materie im allgemeinen< in den
Werken des Albertus Magnus, in G. Meyer - A. Zimmermann (hrsg.), Albertus Magnus -
Doctor Universalis. 1280/1980, Matthias-Grnewald, Mainz 1980, pp. 205-234, 218.
103 Nella Summa de Creaturis Alberto prende l'espressione "idem est a quo non differ
differentia" come un adagio, tratto dalla Metafisica di Aristotele (cfr. Alberto, S. de creat.,
II, q. 5, a. 2, p. 68; Alberto si rifa probabilmente ad Aristotele, Metaph., V, 6, ed. Bekker,
1016 a 25-28). Nelle opere successive ne indica l'origine nel libro VII dei Topici (cfr.
Alberto, S. Theol., I, tr. 4, q. 20, c. 2, ed. Siedler, Kbel, Vogels, p. 103; Id., S. TheoL, II, tr.
1 , q. 4, m. 3, arg. 7, ed. Borgnet, p. 109; ibi, II, tr. 12, q. 72, m. 4, a. 2, arg. 7, ed. Borgnet,
p. 43; cfr. Aristotele, Top., 1. 7, c. 1 , 152 b 2-5); l'espressione si trova riportata esattamen-
te con queste stesse parole in un passaggio della traduzione latina vetus del libro IV della
Fisica (cfr. Aristotele, Physica, 1. 4, c. 14, in F. Bossier - J. Brams [ds.], Aristoteles
Latinus, VII, 1 .2, Brill, Leiden - New York 1990, p. 191 [ed. Bekker 224 a 6-7]).
104 Alberto, S. de creat., II, q. 5, a. 2, ad 5, ed. Borgnet, pp. 72-73; Id., S. Theol., I, tr.

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638 ANTONIO PETAGINE

Infatti, ogni primm tale di un certo g


riduzione permette di individuare: per que
un unico genere di cause, n che la causalit
re105. Anzi, questa la ragione per cui Arist
gare efficacemente il divenire necessario
generi di cause: due (causa formale e mate
costituzione ontologica dell'ente; altre due
re sostanziale, che passaggio dalla potenz
Se esula senza dubbio dall'intenzione di
trarci in una analisi dettagliata del modo in
divina107, ci sembra tuttavia utile sofferm
riguardo Alberto dice nel De causis et p
causa, proprio misurandosi con l'errore d
dunque, implicitamente, anche di David.
Alberto spiega che Dio "principio prim
sopra della causalit propria della forma e de
la con cui gli elementi costituiscono la
causa prima pone l'essere e l'atto in tutti g
delle cose e dei principi delle cose, ordine
ze sostanziali e specifiche che costituiscon
scono affatto come aggiunte successive a
secondo Alberto, il mondo non si manifes
sizione contingente di un'unica cosa e in n
la base per giungere a una tale conclusion
l'esperienza della molteplicit delle cose, si
l'apparire del molteplice e del differenziat
l'altro, essere che risulter unico e semp
unica e sempre uguale a se stessa viene intes
concezione "epicurea", le forme non sono
medesima sostanza materiale109.

4, q. 20, c. 2, ed. Siedler, Kbel, Vogels, pp. 103-1


ed. Borgnet, p. 112; ibi, tr. 12, q. 72, m. 4, a. 2, ad 7
105 Cfr. Id., S. de crt., II, q. 5, a. 2, sc. 5, ed. Bo
pp. 72-73; Id., In I Sent., d. 20, A, a. 1 , ad 1 , ed. Bor
4, c. 8, ed. Geyer, p. 57; Id., De causis, 1. 1, tr. 1, c
tr. 4, q. 20, c. 2, ed. Siedler, Kbel, Vogels, p. 104; ib
Theol., II, tr. 12, q. 72, m. 4, a. 2, ad 9, ed. Borgnet,
106 Cfr. Id., Metaphysica, 1. 5, tr. 1, c. 3, ed. Geye
107 Cfr. in merito almeno de Libera, Mtaphysique e
108 Cfr. Alberto, De causis, 1. 1 , tr. 4, c. 1 , ed. F
I, tr. 4, q. 20, c. 2, ed. Siedler, Kbel, Vogels, pp. 1
109 Questo infatti, secondo Alberto, il nocciolo d

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APORIE DEL SUBIECTUM 639

Secondo Alberto, una visione del mondo come que


sibilit di individuare un vero ordine nell'universo
che vi una differenza essenziale tra il principio che e
che lo possiede in forza di una qualche potenzialit, dif
smo degli antichi non sa cogliere e che - essa sola
autenticamente di "ordine", per come se ne parla dai p
invece pensando alle intrinseche differenze che
ducibile molteplicit ordinata delle cose che poss
stenza di un cosmo, giacch la causa prima non sar
realt vista a prescindere dall' apparire (cosa che po
re la consistenza ontologica delle realt singolari),
delle cose che esistono, e che come tale penetra e c
Se si vuole individuare una dottrina che, all'interno
fica, risulti paradigmaticamente incapace di giungere
librio e di giustificarlo in modo efficace, ebbene, una
Alberto, sar proprio quella di Platone. Come stiamo p
difficolt che, agli occhi del Coloniese, il platonismo n
dividere con la posizione monistica di David di Dinant,
terizzarlo in modo peculiare: stiamo parlando del manc
principio stesso della potenzialit che il sostrato ma
possiede. Questo errore si riveler, agli occhi di Albert
dire ai "platonici" un'interpretazione adeguata dell'o
loro principi - e da rendere plausibile la pretesa di Dav
revolmente la sua conclusione richiamando proprio il T

4. La critica di Alberto Magno alla concezione platonica

Nel fornire spiegazioni circa 1' "antiplatonismo" che in


fisica Alberto ha inteso assumere nel corso della s

causis, 1. 1 , tr. l,c. 1, ed. Fauser, pp. 1 -2; Id.. Metaphysial. 1. 3. tr


147; Id., S. Theol. , II, tr. 1, q. 4, m. 3, arg. 1, ed. Borgnet, p. 108
no "Quidam dixerunt omnia esse unum et quod diffusio pr
eorum. Quod pessimum esse errorem iam in aliis de termina v
sequitur, quod nihil secundorum distat a primo et quod omnia
ad primum, sicut primum ex aequo se habet ad omnia. Et sic de
quae, sicut dicit Phytagoras, in multi tudine ordinata ad unum
prius et posterius, ordo esse non potest" (Id., De causis, 1. 1, t
cfr. anche Id., S. Theol., I, tr. 6, q. 29, c. 1 , a. 2, ed. Siedler, K
111 "Secundum exitm ergo rerum in esse primum erit princi
autem reductionem rerum ad perfectum primum erit principiu
quibusdam Theologis non inconvenienter ut principium et fin
1. 1 , tr. l,c. 11, ed. Fauser, pp. 24-25).

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640 ANTONIO PETAGINE

opportunamente messo in evidenza che al cuo


fisica di Alberto sta un'opzione speculativa b
niese si fatto convinto sostenitore della dottr
Essa costituisce un momento essenziale ta
Alberto quanto, specularmente, del suo "anti
che in virt della eductio formarum che la co
salit naturale potr apparirgli da respingere ne
come dalla tesi estrinsecistica della inductio fo
perch il divenire sostanziale va consid
forma dalla materia e la natura come principio
cose sensibili stesse113 che Alberto pu sosten
la concezione platonica dei principi - e in par
la natura del sostrato materiale - non pu r
sostanziale. Tale incapacit, nel Commento alle
to estranea alla produzione di quello specifico
per Alberto rappresenta la dottrina di David di
Nel Commento alle Sentenze Alberto eccepi
concezione platonica della materia: l'eternit d
il modo in cui viene posta la relazione tra le Ide
Per quel che riguarda l'eternit della materia,
tra coloro che sono giunti a questa tesi pren
e incorruttibilit della materia. Secondo Albe
bio riconoscere che la materia, in quanto sost
corruzione, di per s ingenerabile e incorr
fosse dovremmo trovare un sostrato ulteriore a
zione e cos all'infinito116. Questa assunzione

112 "La thorie de la flicit mentale en morale, celle


celle de rduction des formes en mtaphysique, voil c
cienne" (de Libera, Epicureisme, stocisme, pripattis
rejette l'ensemble de la positio platonica. En domaine d
formes est une fausse thorie" (Id., Albert le Grand
p. 262). Cfr. in partie. Alberto, Metaphysica, 1. 1 1 , tr.
113 Id., S. Theol. , II, tr. 1, q. 4, m. 2, a. 1, sol., ed. Bor
114 Sull'avvicinamento prospettato da Alberto tra le ap
ne di David, oltre ai gi citati contributi di Speer, cfr. a
ria nell'opera di Alberto Magno, in partie, p. 8.
115 Cfr. Alberto, In II Sent., d. 1, A, a. 3, ed. Borgne
II, tr. 1, q. 4, m. 1, a. 2, sol., ed. Borgnet, p. 75.
116 "Omne fieri sit inter duos terminos quorum unus est
subjectum unum numero sub privatione et forma, sive
mae, sicut habitm est. Sed ex ilia ratione non potest con
non sit ingessa in esse per generationem, nec egrediatur

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APORIE DEL SUBIECTUM 64 1

concludere l'eternit del sostrato, giacch l'ingener


lit ci dicono semplicemente che la materia non d
rale di generazione, lasciando ancora aperta la que
meno la propria sostanzialit da se stessa oppure s
tro: qualcosa va considerato eterno di per s solo n
sare che possa derivare da qualcos'altro implichere
Inoltre, non si pu non considerare che la Causa prim
agisce per necessit di natura, ma secondo una libe
di tali precisazioni Alberto pu allora rinviare il
della materia, con i suoi evidenti risvolti teologici,
ma dell'eternit del mondo119.
Per quanto riguarda l'unit della materia, secondo
giunge a una tale conclusione a causa di un signifi
gico, che conduce a proiettare l'ordine logico su qu
sidera questo addirittura come il nodo principale
Platone e Aristotele, i quali, per la costruzione di
avrebbero promosso due metodi di ricerca irri
Platone, a partire da concetti astratti applicati alla re
tire dalle cose in se stesse, studiando la loro propria n
Come ha ben spiegato la Rodolfi, secondo Albert
proccio platonico non pu che mancare la determin
hyle, dal momento che il platonismo "parte dalla n
ne della materia, le attribuisce una universalit d
quella del genere e finisce col ritenerla 'realmente'
re non univoco, ma analogo, come l'essere"121. S
gick, Alberto dichiara che l'unit di comunanza c
materia trova la sua corrispondenza non nella pos
unico secundum esse, bens nel carattere potenziale

quidem verissimum est, et in hoc sensu probatur materia in


conceditur verum esse ab omnibus intelligentibus veritatem" (
ad 4, ed. Borgnet, p. 12).
117 Cfr. ibi, ad l,p. 12.
118 Cfr. ibi, ad 2-3, p. 12.
119 Cfr. ibi, ad 2, p. 12.
120 "Hoc enim (meo judicio) omnis causa fuit controv
Aristotelem, quod ille rationes universalium sequi voluit, et e
sivit. Aristoteles autem non sic, sed ex naturis rerum quaesiv
II Sent., d. 1 , A, a. 4, ad 4, ed. Borgnet, p. 15).
121 Cfr. Rodolfi, Il concetto di materia nell'opera di Alb
Alberto, In II Sent., d. 1 , A, a. 4, ad 4, ed. Borgnet, p. 15; Id.,
1, a. 1, p.cula 2, ad 4, ed. Borgnet, p. 65.

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642 ANTONIO PETAGINE

riori determinazioni - che in ogni composto


pre assume nei confronti della forma122. L'
sta intrinseca potenzialit costituisce il cu
formarum che Alberto intende assumere:
si perde di vista l'analogia del substare no
renza tra la materia del mondo celeste e q
il fatto che, anche tra le cose generabili e
un'unica materia secundum esse, perch, c
ribadire anche in seguito, la singola for
materia124.
Il genuino filosofo della natura e l'autentico metafisico considerano
invece le cose per come si presentano nell'ordine reale, indagando la mate-
ria per come essa possiede effettivamente l'essere, riconoscendo per questo
la molteplicit e la pluralit analogica dei modi e dei sensi in cui la mate-
ria si realizza come fondamento dell'essere sensibile. Alberto considera del
tutto infondata la pretesa di spiegare la realt a partire da un presupposto
concettuale assunto a priori, pre-determinato secondo una predicazione
univoca125. L'approccio platonico palesa cos tutti i suoi limiti epistemolo-
gici proprio nel momento in cui porta a ritenere che esista un'unica mate-
ria per tutte le cose, assumendo pregiudizialmente l'idea che esista un'uni-
ca e univoca ratio subiecti.
vero che nel Commento alle Sentenze la polemica sembra incentrarsi
sul quel Fons Vitae che pi tardi Alberto sar disponibile ad attribuire ad
Avicebron; tuttavia, si deve pur sempre riconoscere che Alberto intende
legittimare il proprio giudizio a partire da ci che tali pagine presentano:
l'opera non possiede alcuna autorevolezza nel campo della filosofia natu-
rale proprio perch si fonda su un modo di procedere -platonico - che di
per s incompatibile con l'osservazione della natura m. In altri termini, la

122 Cfr. in partie. Id., S. de creai., I, tr. I, q. 2, a. 8, sol., ed. Borgnet, p. 337.
123 Cfr. ibi, aa. 5-7, ed. Borgnet, pp. 332-336; Id., In II Sent., d. 1, A, a. 4, ad 4, ed.
Borgnet, p. 15; ibi, d. 12, H, a. 2, ad 3, p. 240.
124 Cfr. Id., S. de crt., I, tr. 1, q. 2, a. 2, ad 6, ed. Borgnet, p. 324; cfr. anche Id.,
Physica, 1. 1, tr. 3, c. 11, ed. Hossfeld, p. 59; ibi, c. 13, p. 65; 1. 3, tr. 2, c. 12, p. 191; Id.,
Metaphysica, 1. 5, tr. 2, c. 2, ed. Geyer, p. 238.
125 Cfr. Id., In II Sent., d. 1 , A, a. 4, ad 4, ed. Borgnet, p. 15; Id., S. de crt., I, tr. I, q.
2, a. 6, ed. Borgnet, p. 335. Per ulteriori riferimenti e sviluppi, in particolare sull'approc-
cio che caratterizza, secondo Alberto, il genuino atteggiamento del filosofo della natura,
cfr. Rodolfi, Il concetto di materia nell'opera di Alberto Magno, pp. 4-14.
126 "Non fuit opinio Philosophorum magnorum umquam, quod omnium esset materia
una. Et si objicitur de Platone in libro Fontis Vitae, respondeo quod apud me non habent
auctoritatem aliquam libri illi: quia non procedunt ex propriis disciplinae sive scientiae

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APORIE DEL SUBIECTUM 643

paternit platonica che Alberto attribuisce al Fons


di l del riconoscimento filologicamente adeguato d
storico: il Fons Vitae platonico per la sua impostazion
cio e, di conseguenza, per il suo errore di metodo.
questo scritto infatti per Alberto talmente pa
l'Avicebron autore del Fons Vitae viene considerato da Alberto uno "stoi-
co"127 piuttosto che un peripatetico e, nella Summa Theologiae, un "plato-
nico"128.
Nemmeno si pu dire che l'unit della materia possa consistere nel darsi
di un qualche "materiale" in atto di cui tutte le cose sarebbero fatte. Alberto
nella Fisica imputer questa tesi proprio ai "platonici", che per indicare la
materia hanno indugiato sul nome di silva. Tale nome inadeguato proprio
perch fa pensare alla materia come a qualche cosa in atto di cui le cose
non sarebbero che determinazioni129. L'univocit del substare e del fare
sussistere, che qui viene ricondotta all'approccio "platonico" e che veniva
rintracciata, come abbiamo visto, anche nell'identit tra Dio e materia
prima sostenuta da David di Dinant, dunque per Alberto un elemento che
pu certamente aprire la strada a tesi monistiche130.
Pur avendo gi posto a carico dell'impostazione platonica l'ingiustifi-
cata equazione tra ingenerabilit ed eternit della materia e l'ipostatizza-
zione dell'ordine logico nei confronti di quello reale, Alberto non ha affat-
to terminato di dipingere il quadro delle sue debolezze: oltre agli errori di
metodo il platonismo affetto da un significativo errore di merito, rispetto
al quale Alberto mostrer costantemente - come stiamo per vedere - un
giudizio severo: il misconoscimento del principio che provoca l'intrinseca
potenzialit della materia nei confronti della forma.
Proprio nella solutio dell'articolo in cui discute dell'idea platonica del-
l'unicit della materia, Alberto sottolinea che solo giustificando adeguata-

naturalis. Qui enim in natura rationes motus et sensus negligit, cum tota natura sit de sen-
sibilibus, et mobilibus, parat se ad decipiendum se et alios" (Alberto, In II Sent., d. 1, A,
a. 4, sol. , ed. Borgnet, p. 14).
127 Id., Physica , 1. 1, tr. 3, c. 11, ed. Hossfeld, p. 59.
128 Id., S. Theol ., II, tr. 1, q. 4, m. 1, a. 1, p.cula 2, sol. , ed. Borgnet, p. 63.
129 Cfr. Id., Physica , 1. 1, tr. 3, c. 12, ed. Hossfeld, p. 61. In merito all'analisi dei nomi
della materia, cfr. Hossfeld, >Erste Materie< oder >Materie im allgemeinen< , pp. 207-209.
130 Scrive la Rodolfi al riguardo: "Questo errore rientra nell'atteggiamento di fondo pla-
tonico che reifica le intenzioni logiche e da esse pretende di dedurre la natura delle cose;
esso inoltre 'responsabile' di un approccio sbagliato nei confronti del problema della
materia, un approccio che, per Alberto, implica una minaccia, o meglio, una tendenza verso
il panteismo materialista rappresentata da David di Dinant" (Rodolfi, Il concetto di mate-
ria nell'opera di Alberto Magno , p. 8).

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644 ANTONIO PETAGINE

mente la presenza eWordo ad formam d


scere anche l'analogicit del substare e spi
ria non sia conoscibile di per s, ma lo sia so
E non basta che Platone possa avere "intu
colto l'esistenza nella materia di una cert
Alberto stesso sar disposto a concedergli
concetto di "merito" della materia132. nec
stenza di un ben preciso principio della pote
cipio la privazione. La materia infatti pu
proprio ruolo di sostrato solo ed esclusivam
mente congiunta con la potenzialit di cu
causa: dove non vi privazione, non vi
to sostanziale133.
Gi nella Summa de creaturis Alberto s
materia, per poter essere sostrato al passagg
ficarsi con nessuno di essi; perci la priv
trario rispetto alla forma, non pu identific
cio della materia134. D'altra parte, per,
fungere da sostrato immanente e struttu
non pu accadere accidentalmente, n pu
Perci, il principio che provoca la potenzi
vazione - deve contemporaneamente esse
trovarsi entitativamente nella materia. La

131 Cfr. Alberto, S. Theol., II, tr. 1 , q. 4, m. 1 , a.


132 Cfr. Id., Super Dion. De Div. Nom., c. 2, 44
1. 11, tr. 1 , c. 1 1 . cd. Geyer, p. 468; Id., Physicu. 1.
16, pp. 71-73; Id., De nat. et orig. an., tr. 1, c. 2, ed.
Libera, Albert le Grand ou l' antiplatonisme sans P
133 "Apud me omnis potentiae causa est privatio,
modo, ibi nulla est potentia: et quantum subjacet priv
plus: et ideo dicit Philosophus quod generabilium et
nec genus unum: cum tarnen utrorumque sit mat
(Alberto, In II Sent., d. 1 , A, a. 4, sol., ed. Borgne
tr. I, q. 2, a. 3, ed. Borgnet, p. 330.
134 Cfr. Id., S. de crt., I, tr. I, q. 2, a. 4, ed. Bor
135 "Materia prima in ratione materiae accepta no
quia ipsa secundum seipsam habet rationem potent
est, et ratio potentiae et ratio subjecti in ipsa sun
rationis: eo quod privatio non est absolute res, sed o
ratio ordinis est forma secundum quid: et hoc est
secundum naturam sunt duo, rationem autem tria:
sed conjuncta privationi et potentiae est duo secund
a. 3, ad 3, ed. Borgnet, p. 327).

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APORIE DEL SUBIECTUM 645

"non avere la forma" - in tal senso privazione - ch


"non averla ancora": per il suo carattere di non-esser
di non-essere potenziale, la privazione rende capa
mescolata di essere in tensione al movimento, suscit
della forma136.
dunque il mancato riconoscimento del ruolo della
duce a quella che forse la difficolt pi significativ
a Platone e che lo porta a ritenere la prospettiva plat
dere ragione nel merito del divenire sostanziale.
intrinseca della materia che solo la privazione pu giust
le forme non possiedono nulla che le metta intrinsecam
un universo senza privazione come quello platonico
alcuna eductio formarum131 .
Sulla scia di Aristotele, Alberto rimprovera cos
immaginato Dio, gli esemplari e la materia come prin
seci l'uno nei confronti dell'altro: n l'agente, n la
davvero la materia dalla potenza all'atto; piuttosto, in
quelle forme che essa non possiede in nessun modo d
per s essere fatta per averle. Vale cos l'obiezione
agunt : del tutto estranee e accidentali rispetto alla mat
plari dell'impostazione platonica non appaiono in gra
minazioni genuinamente sostanziali al sostrato, di pe
differenti attualit che dovrebbe ricevere. La gener
rimangono cos, in ultima analisi, senza una convince
Perch mai - si chiede dunque Alberto - quella di P
"triade"? Per quale ragione, rispetto alle quattro cause a
il principio finale ad essere assente come causa auton

136 Nella Summa de creaturis Alberto spiegava che "materia se


derii: desiderium enim illud nihil aliud est nisi privatio formae c
quae potentia est ipsa materia: ipsa enim entitas materiae est sub
quae subijcibilitas est potentia et desiderium si ve appetitus, e
secundum rationem dietam" (Id., S. de crt., I, tr. 1, q. 2, a. 4,
cfr. anche Id., In II Sent., d. 1 , A, a. 4, ed. Borgnet, p. 14).
137 Cfr. ibi, d. 1, A, a. 5, sol., p. 17.
138 "Passi vum autem proportionate in recipiendo: quia non
formae receptivum, sed sibi proportionatae per virtutem et tem
et compositionem dissimilium partium si est ex dissimilibus: et i
Philosophus, exemplaria ad generationem posita extra materiam
agunt: et nulla sequitur transmutatio: ergo nec generatio" (ibi, a.
139 "Quid coegit Platonem ponere materiam, et opificem et e
Reducitur enim opifex ad efficientem, exemplar ad formam, e
nomine" (ibi, d. 1, A, a. 5, q.cola, p. 16).

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646 ANTONIO PETAGINE

badi che per la privazione che, secondo A


propria finalit, ossia quella di essere or
forma. dunque un caso allora che, propri
l'assenza, nella dottrina platonica, della cau
spiegare come David, partendo dalla triade,
la materia e Dio possono essere ricondotti
Se le forme non stanno gi in potenza in
orientato ad esse in forza di uno specifico pr
potr che essere provocato da una differe
giunge in modo estrinseco e accidentale. Se
cipi che stanno al di l delle differenze -
l'avvento della forma - allora essi potrebb
modi di nominare un unico e identico princip
sostrato delle forme (materia), ora come c
Impostate le cose in questi termini, dunq
mento della privazione, il giusto rapporto tra
to, secondo Alberto, per essere ribaltato: c
non significa pi individuare analogicamente
cipio (la forma) che elargisce l'atto alla sos
sostrato il vero essere, che si mantiene sta
verso risulta contingente e accidentale. La
Dio inteso come il vero essere, artefice di tut
tificarsi nella medesima ragione di sostegno o
cipio semplice e primo, che sta a garanzia
teplicit degli enti141.
Si consideri anche questo ulteriore aspet
Summa de creaturis Alberto spiegava che,
cose si somigliano piuttosto che essere ugu
re ricevuto una qualche forma piuttosto
materia vengono riconosciuti come princip
forme, ne consegue che l'intelletto pu
materia come fondamento solo in forza del
l'identit - che tali principi hanno tra di lo
argomento di David pu essere superato mo
per conoscere qualcosa, che non siano sim
infatti formarci il concetto di qualcosa anc

140 Cfr. ibidem.


141 Cfr. Alberto, In II Sent., d. 1, A, a. 5, q.cola, e
142 Cfr. Id., S. de creai., II, q. 5, a. 2, arg. 1 , ed. Bo

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APORIE DEL SUBIECTUM 647

nis : la materia rientra proprio in questo caso143. O


giche della possibilit noetica di un tale procedimen
fatto che la materia intrinsecamente ordinata a
proprio in forza di quella privazione il cui manca
tuisce il principale errore "fisico" di Platone.
Alberto ha certamente riconosciuto che, di per
affatto che il principio materiale e quello efficiente
non poteva venire a David se non da una inad
discorso sulla causa materiale e da un utilizzo pr
saggi di Aristotele. Cos pure indubbio che, in tut
tica della posizione di David non sia posta nello
Platone e degli "stoici", quanto piuttosto nel cont
prospettiva "epicurea"145.
Tuttavia, anche negli scritti successivi all'in
Alberto continua a sottoporre il platonismo
Commento alle Sentenze giustificava quell' affia
infatti - inquadrato entro la prospettiva "stoica
dator formarum146 - viene costantemente accus
mancare il riconoscimento della privazione. Que
Alberto, impedisce alla prospettiva platonica di e
fronti delle aporie che colpivano le dottrine dei
Nella Fisica Alberto dice addirittura che il platon
ferma la logica eleatica, descrivendo anch'esso il
un passaggio dal non-essere all'essere, presi in se

143 Cfr. ibi, q. 5, a. 2, ad 1, p. 72.


144 Cfr. Id., In II Sent., d. 1, A, a. 5, ad q.cola, p. 18.
145 Cfr. supra , pp. 638-639.
146 Cfr. Alberto, Physica, 1. 1 , tr. 3, c. 15, ed. Hossfeld, p. 6
Id., Metaphysica, 1. 1 , tr. 5, c. 3, ed. Geyer, p. 72; ibi, 1. 1 1
sis, 1. 1, tr. 1, cc. 3-4, ed. Fauser, pp. 8-10; ibi, 1. 1, tr. 4, c.
147 "Omne quod est, unum est; ergo quidquid est praeter u
materia nec vere sit nec vere una sit, eo quod non habeat for
quo fit generatio, est simpliciter non-ens, et sic ens fit ex s
unum inconveniens, in quod inciderunt, quia nesciverunt dis
ex se, sed ex privatione non est et ita per accidens non est, cu
quia materiae gratia sui debetur esse et gratia privationis d
fuerunt Platonici, qui in hoc cum Parmenide concorda verun
tionem suam concludere. Sed in hoc discordabant, quia con
esse ad inconveniens ductivam; volebat enim ulterius haber
nihil est, cum ens non possit fieri ex non-ente. Et hoc Pla
non esse inconveniens ens fieri ex simpliciter non-ente. Cu
quid formae esse in materia per hoc, quod negaverunt privat

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648 ANTONIO PETAGINE

invece solo il non-essere proprio della f


per la privazione che pu giustificare il mo
sarebbero dunque i contrari che divengono
estranei tra di loro ma sono la medesima c
potenza, ora in atto. Il passaggio dalla pot
solo nell'unit e nella totalit dell'ente: se co
fossero due "cose" separate l'una dall'altra
sarebbe sempre solo un aggregato149.
Non dunque per caso che Aristotele, sp
principi del divenire e, nello stesso tempo, ha
li che costituiscono la sostanza; nemmeno,
senso la precisazione che la materia vada co
"duplice" secondo la specie: i principi costit
un punto di vista entitativo sono due (materi
camente ordinati secondo la struttura ternari
zione-forma150. Il riconoscimento della p
distinzione tra sostanza e potenza della mat
carattere peculiare dell'interpretazione peri

quod forma fit ex non-ente simpliciter aut quod p


autem inconveniens ipsam produci ex <substantia> ma
quod fit videlicet ex nihilo" (Id., Physica , 1. 1, tr. 3,
148 "Tali appetitus est materiae, quae per mixturam
incohationem, ad quam transmutan desiderat" (Id., Ph
p. 73; cfr. anche Id., Metaphysica , 1. 1 , tr. 4, c. 2, ed. G
1. 1, tr. 1, c. 22, ed. Hossfeld, p. 130; ibi , c. 30, pp.
sta precisazione contenuta nel De causis : "Generaliter
in alio per modum formalem, si ve sit ut terminus f
medium, per quod est transitus, semper in eo est per
dum modum eius quod inest" (Id., De causis , 1.
Sull'importanza del legame tra privazione e inchoatio
fisico-metafisica di Alberto e della sua ermeneutica d
d'Alberto Magno sulV (< inchoatio formae" , pp. 69
nell'opera di Alberto Magno , pp. 104-125.
149 "Nec intendo dicere, quod formae pars sit ab in
hoc forma haberet partem et partem; sed tota est ab i
diversum, quia secundum esse confusum tota est intu
extra" (Alberto, Physica , 1. 1, tr. 3, c. 15, ed. Hoss
derazioni di Wieland, Untersuchungen zum Seinsbegr
150 Cfr. Alberto, Physica , 1. 1 , tr. 3, c. 9, p. 54; cf
151 "Dicimus secundum Peripateticorum perfectam
in materia per essentiam confusam, [...] et ipsa eade
formativam agentis immissam in materiam" (ibi, 1
Metaphysica , 1. 1, tr. 4, c. 2, ed. Geyer, p. 49).

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APORIE DEL SUBIECTUM 649

e il vero antidoto contro le prospettive monistiche. So


concezione possibile considerare in modo corretto
no "principio" della sostanza sensibile e del divenire
Alberto ha cos potuto individuare una precisa r
David abbia potuto utilizzare la citazione del Timeo
non conoscendo ancora la privazione, Platone non pe
rizzonte di un Senofane che, utilizzando in modo im
dei poeti - biasimo questo gi prodotto da Agostino
tutte le cose, favorendo l'idea che l'universo sia un'unica e medesima
sostanza152. Il riconoscimento della privazione avrebbe impedito un presti-
to cos indebito, permettendo di pensare al sostrato come sostrato s del
divenire, ma diveniente, incompiuto, "desideroso" delle forme.
Riteniamo di avere chiarito che il misconoscimento della privazione si
costituisca come il principale elemento critico delle concezioni della mate-
ria diverse da quella genuinamente peripatetica: l'importanza data a questo
elemento, che rende contigue le dottrine di David di Dinant e di Platone,
permette di fornire una efficace spiegazione del perch Alberto abbia volu-
to dare un preciso carattere antiplatonico alla propria concezione della
materia e, pi in generale, alla propria impostazione fisico-metafisica.
Giunti a questo punto, potremmo chiederci in forza di quali mediazioni
Alberto sia giunto a formarsi l'immagine di Platone che abbiamo potuto
scorgere, come pure il giudizio che egli ha assunto nei confronti dell'im-
postazione platonica.
Per rispondere a tale questione, possiamo senz'altro rifarci a quegli
studi, in particolare quello di Anzulewicz gi citato in precedenza, dove
viene analizzato in modo dettagliato e convincente il modo in cui i testi di
Platone vengono presi direttamente in considerazione da Alberto153.
Congiuntamente, possiamo per anche richiamare due significativi rilievi
di de Libera: in primo luogo, l'immagine albertina di Platone proseguireb-
be quella veicolata dai testi di Aristotele154; in secondo luogo, il profilo del-

152 "Et [David] inducit ibidem Platonem et Xenophanem Philosophos, qui sunt hic con-
sentientes: quia dicebant mundum nihil aliud esse quam Deum sensibilem. Quem errorem
tangit etiam Augustinus in libro IV de Civitate Dei dicens, quod 'quidam credebant Deum
esse omnia: secundum quod invenitur quidam poeta dixisse, Jovis omnia piena'" (Id., S. de
crt., II, q. 5, a. 2, ed. Borgnet, p. 68; cfr. anche ibi, pp. 70-71).
153 Cfr. Anzulewicz, Die platonische Tradition bei Albertus Magnus, pp. 207-277; cfr.
anche L. Gaul , Alberts des Grossen Verhltnis zu Plato, Aschendorff, Mnster i. W. 1913.
154 "Dans sa lecture du platonisme, Albert discute la doctrine des Ides partir d'autres
sources, et pouse d'autre regards. Son platonisme n'est pas mdi par Proclus, mais, plus
simplement et, en un sens, plus authentiquement, par Aristote" (de Li hera. Albert le Grand
et le platonisme, p. 96).

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650 ANTONIO PETAGINE

l'intera storia della filosofia che anima la p


trata in modo privilegiato dalla lente della
tizza questo aspetto ritenendo che in tal m
nuova concezione della storia della filosofia15
All'interno di questa mediazione araba, sareb
centrale. Nel caso specifico della ricostruzione
prio da Averro che Alberto mutua l'idea c
Dator formarum ; cos pure, non senza Aver
suadere dell'insufficienza del paradigma plato
ne della causalit naturale, optando per la dott
la corrispondente tesi dell'incoazione delle for
non ha mancato di riconoscere ad Averro il p
Proseguendo su questa strada, possiamo u
non passato inosservato 1' "averroismo" d
cezione albertina della materia, ovvero la d
della materia, dottrina sulla quale si regge il
liare della privazione157. Pure in questo cas
Alberto aveva attribuito ad Averro il meri
cosa consista la potenza della materia e per
che possibile parlare di una certa "unit"
la si immagini come qualcosa in atto che ac
come sembrano dire - a giudizio di Alberto

155 "Albert le Grand nous fait f...] entrer dans une


philosophie, disons, un'autre ge de l'historiographi
li la rception des grands corpus philosophiques -
cure isme, stocisme , pripattisme , p. 348).
156 "[Plato] ponit datorem formarum, et secundum
forma est ab extrnseco et non educta de potentia m
Metaphysica, 1. 11, tr. 1, c. 8, ed. Geyer, p. 470; cf
Venetiis apud Junctas 1562, ff. 303E-304G; cfr. a
Venetiis apud Junctas 1562, ff. 44M-46G. Cfr. de L
pattisme , pp. 359-360; Id., Albert le Grand ou l' an
Id., Mtaphysique et notique, pp. 129, 161-166; Ro
ra di Alberto Magno, pp. 4, 116-123).
157 Cfr. L. Hdl, Die "averroistische" Unterscheidun
in den Naturphilosophischen Schriften des Siger von B
nacional de filosofia medieval, Editora Nacional, Ma
Estevez, La materia en Averroes (1126-1198). En e
Cordobs Ibn Rush o Averroes , Anales del Seminario d
pp. 199-221, in partie, pp. 203-215; Rodolfi, Il conc
Magno, pp. 185-190. Cfr. Averro, Phys., 1. 1, comm.
158 Cfr. Alberto, 5. de creat., I, q. 2, a. 6, sol., ed
1, C, a. 12, sol., ed. Borgnet, p. 34.

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APORIE DEL SUBIECTUM 65 1

Se poi teniamo conto, come abbiamo gi mostrato al


che Alberto riconosce ad Averro anche il merito di aver
ficit della natura intellettiva159, allora il cerchio si chiu
rum e immaterialit dell'intelletto vanno insieme e cos
bili tra di loro, la profonda anima "averroista" del peripa
Magno.
In effetti, agli occhi di Alberto non sarebbe certamente stato possibile
raggiungere questa sorta di quadratura del cerchio peripatetico a chi, come
Avicebron o Alessandro di Afrodisia, confonde, per ragioni e in modi
diversi, la potenzialit della materia e quella dell'intelletto; n a chi manca
la differenza tra intelletto e materia dal lato opposto, come accade a Platone
e agli "stoici" sostenitori della tesi del Dator formarum: non avendo com-
preso rettamente il principio della privazione, essi pretendono di spiegare
il divenire sostanziale e la presenza della forma nella materia con Y indue -
tio formarum, certamente adatta alla spiegazione del caso specifico del-
l'ingresso ab exstrinseco dell'intelletto nel processo di generazione del-
l'individuo umano, ma del tutto inadeguata per rendere ragione della cau-
salit naturale: cos facendo, essi rendono del tutto inintelligibile la gene-
razione e la corruzione, che avviene dall'interno, per la natura stessa delle
cose sensibili160.
dunque in virt di questa sua peculiare forma di peripatetismo che
Alberto ha potuto stare all'origine di un'operazione speculativa dalle con-
seguenze non certo trascurabili per il successivo panorama culturale
dell'Occidente latino: quella di scavare un solco, nello specifico ambito
fisico-metafisico, tra la prospettiva platonica e quella aristotelica, conside-
rando la prima del tutto inutilizzabile. In naturalibus, ogni possibilit "con-
cordataria" che minimizzi l'incompatibilit radicale di approccio tra l'im-
postazione di Aristotele e quella di Platone ha ricevuto nelle pagine alber-
tine un biasimo che, su alcune questioni, come quella del sostrato materia-
le che abbiamo indagato in queste pagine, si fatto anche severo. Il mes-
saggio lanciato ai posteri chiaro: la costruzione di una scientia naturalis
"deve" riposare sul versante aristotelico. La critica vigorosa mossa a David
di Dinant e al suo originale tentativo di tenere insieme la dottrina platoni-

159 Cfr. A. Petagine, Aristotelismo difficile. L'intelletto umano nella prospettiva di


Alberto Magno, Tommaso d'Aquino e Sigieri di Brabante, Vita e Pensiero, Milano 2004,
pp. 47, 52-54, 64-65.
160 De Libera ha messo bene in evidenza il fatto che Alberto sembri accettare la tesi del-
l' inducti o formarum esclusivamente per indicare come l'intelletto umano possa venire a
suo modo "immesso" nella materia (cfr. de Libera, Albert le Grand ou l' antiplatonisme
sans Platon, pp. 262-263, nota 28).

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652 ANTONIO PETAGINE

ca dei principi e le osservazioni naturalisti


razione aristotelica pu essere interpretata c
tegia albertina.
Dicendo questo non vogliamo attribuire
"primati" che lo isolino da un contesto pi
te agito. Da decenni, e in particolare proprio
natura, il mondo latino stava conoscendo l
telico, veicolato non solo dai singoli testi
dalla massiccia immissione delle tradizioni
tate al confronto con le prospettive aristo
platoniche161. Riconosciuto questo, ci sem
collocato su questa linea in modo passivo,
di risonanza o da catalizzatore di un fenom
cato con nettezza ai posteri ci che tanto
nel merito, rende ai suoi occhi inefficace
platonica: l'elaborazione del concetto di m
Alberto un'occasione privilegiata per pre
come un modello definitivamente superato
Di seguito a queste considerazioni, non p
siderazione un'importante osservazione di
ta da Alberto Magno appare dotata di quell
mette di identificarla semplicemente con
questa "irriducibilit" non si pu forse ri
nico163? Gli studiosi di filosofia medieval
po' troppo suH'"aristotelismo" di Alberto
peripatetica che Alberto propone si costitu
aristotelismo che integra e corregge l'esse
neoplatonico) del suo sistema di pensiero16

161 Proprio quest'ultimo elemento, secondo Ricklin


spiegazione, la caduta di interesse pressoch vertic
partire dalla seconda met di quel XII secolo che p
"platonismo medievale" (cfr. Ricklin, Plato in zwl
162 Per avere una conferma che la concezione di una m
que senza un'intrinseca incoazione della forma, abbia
cesimo secolo, un vero tallone d'Achille per il paradig
esame il giudizio espresso nel Commento alle Senten
no spiega che, avendo immaginato la materia come u
certo punto la capacit di realizzare le forme, Platone
l'universo peggiore della presunta prospettiva "etern
In 11 Sent., d. 1 , p. 1 , a. 1 , q. 1 , conci., in Opera Om
163 Cfr. Anzulewicz, Die platonische Tradition b
164 Cfr. ibi, pp. 208, 210-212, 277.

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APORIE DEL SUBIECTUM 653

Per un verso, si dovrebbe rispondere a queste sugg


che non si pu negare l'esistenza di un preciso anti
Magno: come riteniamo di avere mostrato, Alberto rit
peripatetismo adatto alla fondazione di una scienza del
ci che ha di alternativo rispetto alla Denkform platon
sto punto, forse Anzulewicz a minimizzare eccessi
l'intento albertino di squalificare, nello specifico a
naturalis, l'autorevolezza di Platone.
Per altro verso, per, l'indicazione di Anzulewicz
peculiare contesto, davvero preziosa e ci permette
centrale, questione dottrinale ed esegetica insieme:
che anima dall'interno la concezione albertina della materia tra il tentativo
di porla quale fondamento ontologico delle sostanze sensibili e, nello stes-
so tempo, lo sforzo di mostrare che la materia non nulla in atto, che essa
non dona entitativamente nulla alla sostanza sensibile165. Cos, la "mate-
ria", che nulla diventa se non per la forma n si pu conoscere in alcun
modo senza la forma, si d pur sempre come un certo "qualcosa", senza il
quale fisicamente impossibile la costituzione dell'essere della sostanza,
un "qualcosa" che non in atto, ma che non sembra comunque riducibile
alla pura potenzialit, n a un semplice valore funzionale166.
Eppure, la materia non ha nulla, se non ci che riceve, e non d alla
sostanza nulla se non, paradossalmente, proprio questo suo peculiare "non-
essere" che ha a che fare con la potenzialit. Il proprium della materia
infatti non l'essere, n l'atto, bens la ratio subiecti. Nella speculazione
albertina la materia non appare, dunque, come una sorta di intermedio tra
l'essere e il nulla, come accadeva proprio nel Timeo di Platone? La tensio-
ne interna alla concezione albertina della materia non ha proprio nulla a che
vedere con quel "doppio sentiero" platonico-aristotelico di cui parla
Anzulewicz?
Tommaso d'Aquino si opporr con decisione all'identificazione della
privazione con un terzo principio attivo del divenire, distinto da forma e
materia, e alla connessa dottrina dell' inchoatio formae , sostenendo che, se

165 Cfr. su questo aspetto Rodolfi, Il concetto di materia nell'opera di Alberto Magno,
p. XIII; per una efficacissima posizione del problema della materia, per come stato
affrontato nel mondo latino a partire dal XIII secolo, cfr. C. Knig-Pr along, La causalit
de la matire. Polmiques autour d'Aristote au XIIIe et XIVe sicle, Revue Phil. Louvain,
97 (1999), pp. 483-509, pp. 483-484.
166 Come scrive giustamente la Rodolfi, Alberto "finisce per attribuire a quest'ultima
[alla materia, nda] un grado di realt superiore a quello che sarebbe disposto a concederle
chi la identifica con la pura potenza" (Rodolfi, Il velo di Atena" , p. 49).

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654 ANTONIO PETAGINE

si ammettessero tali dottrine, si smarrirebbe


potenzialit della materia di cui parla Aristote
losamente il fianco - come accade in par
Avicebron - al ritorno delle posizioni degli an
virt di un tale modo di intendere la priv
infatti come una sorta di intermedio tra i
trova gi in una qualche attualit, in virt
sostanziale. Ma questo renderebbe accident
renderebbe inconcepibile il divenire sostan
Pu essere interessante e suggestivo osse
speculativa, qui soltanto richiamata, che mu
na dell ' inchoatio formae - e contro il mod
zione che le connessa - non apparir for
molto lontana da quella stessa che al contra
promuoverla. Stiamo parlando dell'esigenz
monismo "materialista" che, secondo Albert
rato dalla prospettiva platonica e che aveva
la sua complicit, nell'insegnamento di Dav

167 "Patet ergo secundum intentionem Aristotelis


pium naturae per accidens, non est aliqua aptitudo a
aliquod principium imperfectum activum, ut quidam
contrarium formae, quod subiecto accidit" (Tomma
13, in Opera Omnia, 2, cura et studio fr. Ord. Praed
"Dicunt enim quod in materia est quaedam inchoatio
nem, quae est tertium principium naturae; et ab ho
alterationes corporum simplicium naturales dicuntu
nihil agat nisi secundum quod est in actu, praedicta
sed aptitudo quaedam ad actum, non potest esse princi
p. 56; cfr. anche Id., In II Sent., d. 18, q. 1, a. 2, co
Paris 1929, pp. 452-453; Id., In Met., 1. 7, lect. 8, e
Torino-Roma 1950, pp. 352-353).
168 Cfr. in particolare Id., De subst. sep., c. 6, cura
1969, p. 49 D.

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