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Nome e cognome: Straci Chiara classe: IV E data di consegna: 13/03/2020

INTERVISTA IMPOSSIBILE

“Supponiamo che la mente sia quel che si chiama un foglio bianco, privo di
ogni carattere, senza alcuna idea. In che modo essa giungerà a ricevere idee?”
(John Locke, Saggio sull’intelletto umano, II, I, 2)

I: Salve a tutti i nostri cari lettori, oggi ci troviamo in compagnia del professore John Locke. Egli
nacque il 29 agosto 1632 a Wrington, e conseguì i suoi studi presso l’università di Oxford. In che
modo i suoi studi la hanno indotta alla stesura del Saggio sull’intelletto umano?
J.L: Salve. Il periodo più importante della mia formazione coincide con il conseguimento degli studi
universitari presso Oxford. Durante quegli anni ho apprezzato in modo particolare le opere di
Cartesio, e sostenuto la politica di tolleranza portata avanti dal cancelliere John Owen. I diversi
pensieri, con i quali sono entrato in contatto, mi hanno portato a formulare un mio studio
sull’intelletto umano.

I: Perché in lei viene identificata la figura del fondatore dell’empirismo inglese?


J.L: La figura del fondatore viene identificata in me, perché ho individuato nell’esperienza la fonte
della conoscenza e il criterio della verità; poiché ho considerato la ragione una facoltà, che è
limitata dall’esperienza. D’altronde il termine empirismo deriva dal greco ἐμπειρία, empeirìa,
esperienza.

I: quali sono i limiti della ragione?


J.L: La ragione non può ricavare idee e principi da sé stessa, perché i limiti della ragione sono
propri dell’uomo. La ragione si interfaccia con l’esperienza, che consente all’uomo di intendere i
fondamenti della morale e della politica.

I: Qual è, secondo lei, l’aspetto caratteristico della sua filosofia?


J.L: Un aspetto caratteristico, e al tempo stesso fondamentale, è certamente l’indagine critica.
Prima di dedicarsi a ricerche complesse, è necessario esaminare le capacità dell’uomo, per
stabilire quali oggetti l’intelletto umano sia in grado di analizzare.
I: Nelle sue opere lei scrive di ragione e di idee. Secondo lei, cosa le ha lasciato in eredità il
filosofo francese René Descartes?
J.L: Certamente Descartes ha lasciato un’eredità importante. Da lui ho accolto l’importanza
attribuita alla ragione e la concezione di idea.
Condivido pienamente la centralità della ragione, ma che deve essere integrata da un’analisi critica
dell’esperienza.
Condivido la definizione cartesiana di idea come contenuto del pensiero. Precisando che non
condivido l’esistenza di idee innate, dal momento che ogni idea (contenuto del pensiero) per
esistere deve essere pensate, e dunque, avvengono tramite l’esperienza.

I: Perché ha sentito il bisogno di classificare le idee?


J.L: Poiché tutta la nostra conoscenza è formata dalle idee, le quali derivano dall’esperienza,
importante è determinare una classificazione. Esistono idee che derivano dal senso esterno “idee
di sensazione”, e idee che derivano dal senso interno “idee di riflessione”, sappiamo che
l’esperienza ci fornisce solamente le idee semplici; le idee complesse sono prodotte da noi tramite
l’unione di più idee semplici.

I: Per Galilei la conoscenza è l’unione tra l’esperienza e ragionamento (“sensata esperienza” e


“necessarie dimostrazioni” come direbbe lui), per Cartesio la conoscenza è principalmente un
edificio costruito tramite il raziocinio e la matematica. Per lei cos’è la conoscenza?
J.L: Con conoscenza intendo l’elaborazione intellettuale di dati empirici. La conoscenza umana
consiste nelle relazioni tra le idee, ovvero nella concordanza o discordanza di idee, le quali
derivano dall’esperienza.

I: E’ con quest’ultima domanda, e con la sua accattivante risposta, che si conclude la nostra
intervista. E’ stato un piacere immenso poter parlare con lei. La ringrazio per la sua presenza e
disponibilità. Grazie ancora e un arrivederci a tutti i nostri lettori.
J.L: Grazie a lei. Un saluto a tutti.