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S. ALBERTO MAGNO E L' ESEGESI MEDIEVALE

(Continuazione ; ved . sopra p. 257-212)

3. - Fonti del senso letterale

a) Le lingue
Passando ora a trattare dei mezzi di che disponeva e d
che servivasi Alberto per l'intelligenza del senso letterale, dir
in prima brevemente delle cognizioni linguistiche, senza nepp
tentare di esaurir la questione, perch ci richiederebbe
same anche delle opere filosofiche del grande scolastico.
Quanto all'ebraico sembra difficile provare che n'avess
una conoscenza diretta; quasi tutto ci che ne sa attinge a
opere di S. Girolamo, che da secoli formavano il patrimon
comune delle scarse nozioni d'ebraico fra i Latini ('). Cita p
volte i rabbini Abraham Hispalensis (*), Isaac (s), M
(Maimonide), in particolare il suo Mre nebchim col tito
Dux neutrorum (4), tutti filosofi, su versioni latine sen
dubbio. Una volta nomina insieme Rabbi Vasse, Rabbi Jos

(*) Non da S. Girolamo deriva la variante Zach. 13, 6 Hebraeus ha-


bet: inter manus tuas (l'ed. malamente in terminis tuis ), hoc est ubique per
corpus (XIX, 601), interessante anche per la spiegazione aggiunta, Non
saprei indicarne la fonte.
(2) Lo stesso, penso, di cui nelle opere filosofiche e teologiche (per es.
Op. XXX, 517 s. ; XXXI, 713) cita il libro astronomico De coniunctionibus,
e perci da identificare con Abraham Bar Chija ha-Nasi, di cui si ignora
la patria, non con Abraham ben David ha-Levi, nativo di Cordova, come fa
il Weiss nelle note alla sua edizione della Postilla su Giobbe.
(3) Citandone (lob p. 225, lin. 41) il libro De diffinitionibus fuor di
dubbio trattarsi di Isaac ben Salomon Israeli (morto nel 932).
(4) Per le citazioni nella Postilla di Giobbe si veda l'accurato Index
auctorum del Weiss (col. 553 e ss.); per i Vangeli Op. XXII, 529.
Biblica 13 (1932) 34

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37 0 P. A. Vaccari S. I.

et Rabbi Joanna (4) di


Rasi (t 1105), ch'era riserv
al mondo cristiano.
Per il greco la cosa non altrettanto chiara. Una cono-
scenza diretta e progredita lo avrebbe preservato da certe
impossibili spiegazioni grammaticali ed etimologiche (2). Ma
pur qualche tintura dovette averne. Il raccostamento del la-
tino solemnis col greco oXo (Op. XIX, 76) non disdirebbe a
un moderno filologo. La fina osservazione a Giov. 1, 1: Non
est praeter mittendum quod graeco sermone scriptus hic liber
habet sic : o Logos. O autem est praepositivus articulus grae-
cus, loco cuius in latino non habemus aliquid , cum tarnen in ex-
fositione debeat designari (3) mostra non soltanto qualche
nozione di grammatica greca (sia pure della prima pagina),
ma una intelligente attenzione ad ogni minuta particolarit
del sacro testo.
Per qualunque fosse la scienza che potevasi avere allora
della lingua greca, mancava la prima condizione indispensabile
perch se ne potesse trarre partito per l'esegesi biblica; man-
cavano i testi. Praticamente la suppellettile libraria di che po-
teva disporre Alberto Magno per l'interpretazione della Scrit-
(A) Questa citazione, non trovandosi nulla di uguale neanche nel Kom-
mentar zum N. T. del Billerbeck, merita di essere riferita per intero : Di-
cebant Rab. Vasse et Rab. Josu et Rab. Joanna et alii Scribae quod Deus
dedit duplicem legem, unam scriptam in lapidibus et aliam scriptam in cor-
dibus sapientium; et in ilia quae scripta erat in cordibus sapientium unum
mandatum arguebatur ex alio; et secundum illam, quando Dominus dixit:
Diliges proximum , scilicet appropinquantem tibi per amicitiam, ex conse-
quent dixit : Odio habebis inimicum, scilicet recedentem a te et elongantem
per inimicitiam (In Mat. 5, 43; Op. XX, 223). Questo Joanna dev'essere
R. Johanan ben Zaccai, il pi autorevole maestro del Giudaismo nell'et aposto-
lica e fondatore della scuola di Jamnia. Nel suo discepolo R. Josua ben Hananja,
succedutogli nella direzione spirituale della nazione (mor circa il 130) parmi
doversi riconoscere il Josue del nostro Alberto M. In Vasse (cos anche legge
l'edizione di Hagenau 1505) nascondesi qualche errore di trascrizione: penso
doversi leggere Nasse e intendere il famoso Giuda ha-Nasi, l'autore della
Mina. Cf. Op. XXX, 501: Rabbi Nasse, qui composuit Talmuth .
(2) Per es. alla parola (e)schematismenos nel prologo di S. Girolamo a
Giobbe (Postilla col. 8 fine) ; vero che qui la parola, trascritta in latino,
era meno riconoscibile. Nella parafrasi alla Politica di Aristotele (Op. Vili,
700) cita Remigius in expositione graecorum vocabulorum (per aaxv =
astus!).
(3) Op. XXIV, 25.

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S. Alberto Magno e l'esegesi medievale 371

tura, si restringeva a quanto gli poteva offrire la lett


latina sia di scritti originali sia di tradotti dal greco g
l'antichit cristiana o in tempi recenti ('). Ma di quest
vasta conoscenza aveva il grande domenicano, e non solo
della letteratura cristiana ma anche della profana o pagana.
Cita fra i PP. Greci Origene, il Nazianzeno, Basilio, e il
Grisostomo, da lui chiamato praecipuus inter expositores
graecos (2), giudizio non senza importanza per l'orientamento
esegetico del nostro Scolastico di fronte ai due sommi delle
scuole rivali d'Antiochia e di Alessandria (Origene). Dei Bi-
zantini ricorda pi volte Eustrazio (circa il 1120), il metropolita
di Nicea commentatore di Aristotele (3). Un interessante pro-
blema letterario pongono le citazioni di un Gennadio (4) in
Daniele 13, 13 (Susanna), raffrontando ci che Gennadio di Mar-
siglia scrive del suo omonimo patriarca di Costantinopoli
Danielem prophetam ex integro ad verbum commentatus
exposuit (5).

(l) A una traduzione recente sembra riferirsi nel seguente passo, istrut-
tivo per pi ragioni : Secundum litteram sciendum est et notandum quod
haec historia a graeco translata non invenitur, nec a commentatoribus graecis
expsita est, nec Chrysostomus, qui praecipuus est inter expositores graecos,
hanc historiam exposuit, et sic capitulum incipit: " Iterum ergo locutus est
eis Iesus, dicens: Ego sum lux mundi Cuius rationem translator commenti
dicit esse quod haec historia apud Graecos non est in canone, sed interpo-
sita, sicut Danieli apposita est historia de Susanna et idolo Belis (XXIV,
327 fine). Trattasi della pericope dell'adultera; il traduttore cui accenna Al-
berto dev'essere il pisano Giovanni Burgundio (poco dopo il 1150); cf. la sua
prefazione a questa traduzione in Martene Durand, Vet. script, amplissima
collectio, I, col. 328 sg. ( ex schedis Mabillonii ).
(2) Vedi nota preced. vero che altrove (in Matthaeum) cita come del
Grisostomo (con tutto il medio evo) lo spurio Opus imperfectum.
(?) In lob 1, 3 (p. 22, 25); in Baruc 6, 3 (Op. XVIII, 414).
(4) Op. XVIII, 620. Nella letteratura greca non c' traccia di un Gen-
nadio commentatore di Daniele. Un'altra citazione di un Gennadius De con-
templatione (XXII, 66) dev'essere un errore di trascrizione ; l'edizione di Ha-
genau (1505) ha la variante de conceptione > e il nome potrebbe leggersi
Bernardus . In loh. 1, 1 (Op. XXIV, 28) citasi Augustinus in Pronolo-
gion > invece di Anseimus in Monologion e la citazione messa,
con falsa collocazione delle virgolette... , in bocca a S. Giovanni Criso-
stomo !

(5) Gennadti de viris ill . 90; PL 58, 1113.

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372 P. A. Vaccari S. I.

b) Il testo

L'utilit o anche la necessit di spiegare o illustrare i testi


biblici per mezzo di altri luoghi paralleli o simili, oggi nella
teoria e nella pratica una verit palmare; ma non una no-
vit dell'esegesi moderna. Nulla di pi comune nei commenti
o postille del sec. XIII, che ad ogni spiegazione citare un altro
testo biblico a conferma. In quest'arte per, che esigeva a
quei tempi un grande lavoro di lettura e di memoria, si pu
affermare senza tema di esagerazione, come fu gi da altri
pi volte asserito, che niuno super Alberto M. per la copia
e la variet dei luoghi paralleli addotti ad ogni proposito.
Non fa d'uopo dire quanto tale abitudine possa rendere i suoi
scritti ancor oggi utili per l'esegesi non solo, ma anche per
la storia del testo; poich in tal guisa la maggior parte della
Bibbia ci viene riprodotta nella forma della Volgata allora
corrente, con notevoli differenze da quella che fu poi fissata
alla fine del sec. XVI o da quella che fu in pi antica et.
Qui mi preme pi far notare, ci che non so se da altri
fu mai osservato, che il nostro s. Dottore va innanzi ai suoi
contemporanei anche nella frequenza nel citare varianti di co-
dici e di versioni. Un piccol saggio scelto dai Vangeli riuscir
insieme gradito ed istruttivo; si vedr che il grande filosofo
vi fa prova non solo di erudizione ma anche di giudiziosa
critica.

Matt. 7, 1 (Op. XX, 332) ut non iudicemini vel et non iudicabimini ;


duae litterae . La prima dei codici antichi, la seconda fu nella Bibbia di
Parigi e sue propaggini fino alla Sistina inclusa.
Matt. 21, 31 (Op. XXI, 23) Dicunt ei : Primus. Libri quidam habent
hic novissitnus ' ; et tunc sicut dicit Hieronymus (4) intelligendum est quod
ausu temeritatis et proterviente malitia tergi versant ur, advertentes quod de
ipsis dicat. Sed verior littera habet: Primus . E infatti, sebbene la variante
novissimus sia in molti e in genere eccellenti manoscritti della Volgata, fra
cui il Fuldense e PAmiatino, pure non vi dubbio che la vera lezione della
Volgata, cio di S. Girolamo, sia primui, e rettamente gli editori inglesi
Wordsvvorth-White l'hanno ammessa nel testo, bench nell'apparato critico
abbiano per svista commessa una deplorevole confusione. Ved. ci che ne
fu detto qui stesso Biblica 12 (1931) p. 344 nota 1.

() L'edizione ha Hilarius , certo per falsa soluzione dell'abbreviatura


dei nomi proprii usitata nei codici.

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S. Alberto Magno e l'esegesi medievale 373

Matt. 24, 36 (ivi, 106); eque angeli. In quibusdam codicibus additu


Filius , et hoc ponitur Marc. XIII, 32 . un caso di contaminazione di
gelo con un altro, ed era nell'antica latina. L'aggiunta rara nei manosc
Volgata, e Alberto pot impararla dal commento di S. Girolamo a Matteo.
Matt. 24, 44 (ivi 109) et non sineret perfodi domum suam. Veteres co-
dices habent 4 perfodiri^ (*) ; est antiqua grammatica. Infatti fra tutti i
codici collazionati dai detti Wordsworth e White hanno perfodi , oltre W
del sec. XIV, rappresentante della Bibbia parigina, solo i due codici spa-
gnuoli Cvense e Toletano (sec. X), e, di prima mano, l'inglese X (di Cam-
bridge, sec VII); tutti gli altri hanno, col testo dell'edizione periodivi. Lo
stesso a un dipresso dicasi di Lue. 12, 39.
Marc. 1, 26 (ivi 371) <et discerpens eum. Alia littera habet: convexans .
Cos l'edizione. Probabilmente deve leggersi eum vexans ; variante inedita.
Marc. 8, 10 (ivi 519) et venit in partes Dalmanutha. Hae partes sunt
iuxta Genesareth, quae Matth. XV, 39 fines Magedan vocantur. Et sunt partes
idem locus, quia etiam plerique codices in hoc loco habent Magedan . La
notizia dev'essere tolta da S. Agostino (de Consensu 2, 3), sotto la cui penna
l'espressione plerique cdices, riferendosi all'antica versione latina esatta
nel senso ordinario della parola ; ma presso molti scrittori di quella e di pi
bassa et plerique vale quanto quidam, aliquot .
Luc. 1, 1 (Op XXII, 3) compie tae sunt t hoc est perfectae sunt. Alia
littera : Redundarunt . Quest'altra littera si trova nel commento di S. Am-
brogio soltanto.

Luc. 3, 22 (ivi 293): In quo complacui mihi ... haec est lectura Am-
brosii; Beda autem legit: In te complacuit mihi . Quest'ultima ia comune
lezione della Volgata; ma buoni codici hanno complacui.
Luc. 18, 5 (XXIII, 498): ne in novissimo venie*! s sugillet me... alia littera
hic habet : ne iterum et iterum veniens suggulet me . variante che non incon-
trasi altrove, e desta sospetto di qualche corruzione d'amanuense o di glossa.
Ioh. 8, 57 (XXIV, 369): quinquaginta annos nondum habes... Chryso-
stomus legit: Quadraginta annos nondum habes. Et haec littera videtur esse
convenientior aetati Domini . Anche Eutmio Zigabeno pensa che 40 sia
lezione migliore (2); ma nei codici rarissima.
Ioh. 15, 25: Quia odio habuerunt me gratis... Alia littera habet hic:
Quia oderunt me gratis ; sed idem est sensus . Infatti hanno oderunt pa-
recchi codici non solo dell'antica latina, ma anche della Volgata.

Per il Vecchio Testamento ampia messe di varianti dei


LXX e degli altri interpreti greci offrivano i commentari d
S. Girolamo (per i Salmi inoltre le sue tre diverse redazioni);
e Alberto M. ne profitt largamente; ma non tutte quelle
ch'egli cita pot prenderle a quell'unica fonte. In Mich. 4, 2

(4) L'edizione balordamente perfodui.


(2) Mignk, PG 129, 1305: xiv xcv vTiyppcov xeooaQobcovTa yQcwpov-
iv, OJ18Q oxel axQieoTEQov. Cf. ivi la nota del primo editore, Ch. F. Mat-
THAEl.

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374 P. A. Vaccari S. I.

(Op. XIX, 342) dice, che l


i LXX hanno invece Ziby
est hasta longa cuspide lan
citata da S. Girolamo nel s
stas suas ; i codici greci i
ticano B Sopara; hanno i
(ma ata in margine) e p
ziana. invece lezione ge
2, 4; ma ivi s. Girolamo no
mi rimane pure la variante s
translationem Theodotionis
(Op. XXIV, 71), altrove rif
translationem (Op. XXIII

c) Grammatica e rett

In un esempio qui sopra


berto Magno, il grande fil
dere ad osservazioni gram
frequenza delle citazioni t
antichi grammatici non men
A Dan. 13, 20 assentire n
matica; apud antiquos enim a
deponentis generis (XVIII
parla di un leprosus Lu
(Op. XXI, 377), e poi prova
torit dei grammatici : Lep
quia nomina in osus desinent
nem significant (Op. XXII, 3
che trae seco differenza di
a fulgure innitivum facit f
venit a fulgore infinitivm
tradunt antiqui grammatic
tuto confortare con l'autorit
con un detto recente) quest'a
suffocare secunda sy liaba c
idem autem secunda sy liaba
unde versus: Su ff oc at, exstin
(Op. XX, 319); ma i codici
(*) L'edizione malamente zibmas.

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qualche esempio di suffoco breve ('). Di dubbio valor


nota seguente Ioel 1, 17: < Demolita stmt horrea. Septua
Dissipati sunt thesauri , propter quod patet quod demolita
cor repta penultima. Mo Uri enim ex insidiis est malum par
demolitum autem esse, mola tribulationis ad minima con
tum > (Op. XX, 144). Oscura a primo aspetto l'osserva
a Matt. 21, 19 videns fici arborem. Ceciliani declinatio
(Op. XXI, 17); ma la spiega altrove: Ficus communiter
cundum grammaticam est foemini generis et quartae de
tionis. Tamen ab hac communitate grammaticorum se ex
quidam Caecilianus, antiquus grammaticus qui dixit quod
esset masculini generis et secundae declinationis ... Hic autem
tiquam auctor sequitur grammaticam et dicit arborem f
non arborem ficus (Op. XXIII, 294 in Luca 12, 6). E m
ancora in uno scritto non esegetico dove indica pure la
fonte: Ficus in feminino ponitur pro arbore et pro fr
sed ficus fici masculini generis morbus quidam est. Unde M
tialis: Dicemus ficus quas scimus in arbore nasci; Dic
fieos , Caeciliane , tuos (s).
Molto pi sarebbe a dire della rettorica, dal nostro
berto chiamata in aiuto dell'esegesi, se ci fosse permesso
tenerci pi a lungo in cose, che potranno sembrare di m
momento. Basti qui segnalare all'attenzione dei filologi la
quenza ond'egli fa appello ad una figura di cui rari
la menzione anche presso i trattatisti: l'antipophora (3
consiste nel prevenire una tacita obbiezione, quale, per e
pio, pu osservarsi nelle parole di Ges ai suoi concitta
in Luca 4, 23 s. A questo proposito anzi il nostro do
conia persino il verbo denominativo antipophorare, cos
frasando il v. 23: Et ait Ulis, antipophorans ex cogita
nibus eorum: U tique vos famae miraculorum contradic
dicetis mihi obiicentes hanc similitudinem et me arguere pu
per illam: Medice , cura teipsum > (4).

(4) Ved. Forcellini, Lexicon , che cita Properzio (IV, 8, 84).


(2) De laudibus B. V. Op. XXXVI, 812; cfr. Martialis, Epigramm
I, 65, 3 sq.
(3) Cos costantemente scritto ; ma dovrebbe propriamente scriversi an -
thypophora. Ne parla in lob p. 364, 11 ; 404, 8; 419, 14 ; Op. XX, 343; XXI,
465 ; XXIII, 209 e nel passo che subito citiamo.
(4) Op. XXII, 332.

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d) Contesto e paralleli

Se poi passiamo a quella p


che insegna a stabilire il ve
al contesto, agli usi stilistici
rarie del suo tempo o della
esempio come sappia diport
vaticinio d'Isaia: Vox clam
mini , nel quale tanto com
senso che pass in proverbi
citato nel Vangelo (Lue. 3, 4
Qui comincia (dice) l'insegna
Battista), ed ha due parti : n
trae l' insegnamento (v. 4-6
istruisce la multitudine (v. 7 s
In tkemate duo facit: in primo
citt id quod est intitulatum.
iungit autem quaenam sit ha
viam Domini (Op. XXII, 26
contro la comune e falsa div
plemento del seguente verb
cedente vox clamantis . O
ancor meglio le prove, che
recarne, sentendo forse di a
damente radicato : Hoc quod
ad hoc quod dicit in deserto, s
nec lokannes clamavit in des
facta sunt trans Iordanem ub
etiam secundum litteram vox clamaniium ad redeundum de Ba-
by Ionica captivitate facta est in deserto sed in Babylone. Et prae-
ter ea similis modus loquendi in sequentibus docet quia hoc quod
dicit in deserto referendum est ad vias , quia sequitur Is. XL, 3 :
Rectas facite in solitudine semitas Dei nostri (4).

(l) Op. XXII, 267 in Lue. 3, 4. La medesima interpretaziene di questa


frase d il s. Dottore nel commento a Matt. 3, 3 (Op. XX, 395) : quattuor
dicit: ubi parandum, qualiter parandum, quid p. et cui p. Ubi, parandum,
in deserto). Ma in Marc. 1, 3 (Op. XXII, 347) scrive semplicemente: prae-
mittit quidem dicens: in deserto, ad litteram, quia ibi incepit praedicare
Iohannes mostrando qui pi attenzione al contesto di Marco, che coe-
renza col suo proprio commento d'altri Vangeli.

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S. Alberto Magno e l'esegesi medievale 377

Di questo tratto potrebbe pregiarsi anche un mod


commentatore. Con l'ultima ragione il commentatore d
a vedere d'aver compreso la natura di quello che ora n
miamo parallelismo poetico , e il partito che se ne
trarre per l'esegesi, spiegando uno stico men chiaro ne
chiaramente voluto dallo stico parallelo. Le altre due r
una relativa al contesto del profeta nel Vecchio Testa
l'altra alle circostanze del racconto evangelico, sono d
disuguale; anch'esse per d'un genere filologico-storico
rosamente scientifico.

e) Generi letterari

Anche maggior valore ermeneutico, maggior precisione


tecnica di linguaggio e pi vasta portata per l'esegesi evan-
gelica la definizione che Alberto M., sia pur di passaggio
e quasi ad altro proposito, d della parabola. Osservando che
in Lue. 14, 7 la voce parabola , non usata in quell'ordi-
nario senso che i Vangeli resero s celebre, scrive ('): Para-
bola proprie vocatur, ubi mgotium negotio comparator; quod
non fit hic, quia hic plana ponitur ins truc tio humilitatis . A
chiarimento e complemento di questa definizione pu valere
il commento in Lue. 7, 32, dove quantunque n si adoperi la
voce parabola n il termine di paragone sia un racconto fit-
tizio quale ordinariamente s' intende col nome di parabola,
pure ci va applicata una medesima norma d'interpretazione:
Ecce hic ponitur assimilatio (dei Giudei contemporanei di
Cristo ai ragazzi delle piazze) quae est in negatione tantum et
in habitudine ad verbum Dei. Comparatur enim hic factum facto
et non res rei (Op. XXII, 492). Nella sua scultoria brevit
questa definizione vuol dire: Quando si descrive un oggetto
per designarne un altro si fa propriamente un'allegoria, ed
ogni tratto, ogni lineamento dell'oggetto descritto ha un va-
lore significativo, corrispondendogli una qualit analoga nel-
l'oggetto figurato. Nella parabola invece il paragone si porta
sopra un atto o una serie di atti; le persone o cose che en-
trano in scena non hanno significato di per s, ma solo come
(') Op. XXIII, 332. Il valore della definizione indipendente dalla que-
stione, se in questo passo evangelico (Lue. 8-11) ci sia veramente parabola,
come altri pensano, o no, come sembra ad Alberto.

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soggetto o sopporto dell'az


come nell'allegoria, da cerc
particolarit della person
l soltanto, come nervosam
struendam et disponendam
Il principio d'interpretaz
definizione data da Albert
tante. Ma bisogna pur con
esegeta non era cos bella
quello stesso Vangelo di s
del fermento, quod accep
sata tria donee fermentaretur totum . Il s. Dottore commenta:
cc Attende quod fermentm bonas proprietates habet quattuor,
secundum quas hoc regno Dei comparatur ; est enim calidum,
spiritualis virtutis, impletivum et elevativum. Et sic est de
charitate veritatis (2); ci che gi s'avvicina al compa-
rare rem re: secondo la formola dello stesso Alberto,
ma pu accordarsi, essendo quelle propriet ordinate all'atto.
Per il numero di tre staia, messo l per una quantit qua-
lunque delle pi usate, prende, nel commento del nostro, uno
speciale significato : Haec autem sunt sata tria, hoc est tres
vires animae humanae, ut in ratione possideamus prudentiam,
in irascibili odium vitiorum, et in concupiscibili desiderium vir-
tutum . N contento di un solo, ne pone ancor altri possibili.
Meno male il seguente: Vel mulier est Ecclesia; tria sata
sunt omnes homines a tribus filiis Noe in tribus mundi plagis
distributi, h. e. Asia, Africa et Europa ; non era ancora sco-
perta l'America. Ancora: Vel tria sata sunt tres status ho-
minum, qui librant animas suas : Noe, Daniel et lob [cf. Ez.
14, 20J, h. e. praelati, continentes sive contemplativi et poeni-
tentes . Cita poi diverse interpretazioni di altri: Quaedam
Glossa dicit quod per tria sata intelliguntur tria merita bono-
rum, quorum primm trigesimum fructum, quidam sexage-
simum, quidam habent centesimum. Hilarius autem dicit quod
fermentm est fides cum dilectione quod absconditur a sa-
pientia Dei in Scripturis Legis et Prophetarum et Evangelii .
E finalmente tutto questo ed altro ancora giustificato con

f1) De pudicitia 11. 9, PL 2, 1049.


(3) Op. XXIII, 308.

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S. Alberto Magno e l'esegesi medievale 379

la generale conclusione: Et aliae tales multae divers


fieri possunt, quia nihil habet gravitatis tria tribus adap
Certo l'andazzo e il gusto di quel tempo per simili all
trascin qui il s. Dottore assai lungi dai termini, che
dottrina in teoria aveva tracciati. Ma i difetti di pratica
vono far dimenticare il merito di eccellenti lezioni di pr

4. - Tradizione e critica

Nel precedente saggio cogliamo l'esegesi medieva


medesimo tempo quasi nel suo pi bello e nel suo pi d
da un canto una ragionata sistemazione di concetti e d
todi, che poteva condurre l'esegesi alla sua perfezione,
l'altro la forza della tradizione o dell'uso che si oppon
progresso. Lo stesso contrasto di due forze o correnti o
osserviamo a proposito della storia.
Pietra di paragone a saggiare la valentia esegetic
senso storico d'un commentatore la vita pubblica di
raccontata dai quattro Vangeli con tanti punti di diver
non meno che di contatto. Alberto M. non si propose m
trattare sistematicamente dell'ordine cronologico da st
fra i vari fatti del ministero di Ges; ma nel commen
singoli Vangeli non trascura a luogo opportuno di esam
e determinare la reale successione dei fatti, e di offrir
gli elementi per un completo sistema cronologico di quel
ma s importante periodo di tempo.
Con quanta larghezza di idee tratti questo problem
tricato, lo mostrano tre criteri o norme generali di cui f
sovente :

Io l'atteggiamento di ciascun evangelista rispetto al-


l'ordine dei fatti. Alberto pensa che i tre primi evangeli
(i sinottici) per il proprio scopo, che ciascuno s'era prefi
nello scrivere la vita del Salvatore, ordinano il racconto
ministero di Ges secondo un principio non storico ma logic
S. Matteo secondo che nelle azioni di Ges si manifesta v
meglio la divina potenza ; S. Luca secondo i gradi dei mini
della Chiesa, che dalla sua predicazione ed esempio ricevo
istruzione al loro ufficio ; S. Marco secondo le proprieta
Leone, simbolo del Redentore prima che dell'Evangeli
Questi criteri d'ordinamento sanno bene d'artificio, da mette

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380 P. A. Vaccari S. I.

a conto dello scolastico esp


ci indifferente al presen
come il santo Dottore si f
trasporre i fatti e dar lor
che hanno nei singoli o an
invece si scosta dall'ordine
oltre ad offrire, col piccol n
plice, ha il vantaggio di in
giudaiche, e con ci stesso
mente gli esegeti a prende
gelica.
2* Per conseguenza Alberto M. usa spesso del principio
dell 'anticipazione per alcuni fatti, per es. l' incarcerazione del
Battista in Luca 3, 19 s. (Op. XXII, 286), e della ricapitolazione
per altri, per es. la cena in Betania in Matteo e Marco (Op.
XXI, 689; XXIV, 470) o la vocazione di Matteo (Levi) presso
Luca (XXII, 384).
3 Nelle formle di transizione post haec , o ilio tempore ,
tunc , prende molta elasticit. Talora la spiega: non continuo,
sed paucis interpositis (Op. XXIV, 197), o semplicemente:
< non fuit tempus immediatum (XX, 81.509) ; ma altre volte ci
frappone l'intervallo di pi mesi ( post quinqu menses ,
XXIV, 296) e quasi di un anno intero ( interposita tota ae-
state, autumno et hieme ; XXIV, 238). Anzi anche all'espres-
sione post haec applica il principio dell'ordine logico sopra
menzionato : Post haec nott ordinem rationis non temporis
(in Lue. 5, 28; Op. XXII, 384). Pi notevole ancora che in
locuzione cos precisa quale: haec ilio loquente ad eos , ecce
princeps unus accessit (Matt. 9, 18), egli non scorge continuit
di tempo. Infatti cos commenta : Et est obiectio quia Marc.
5 {22 seq.) et Lue. {8, 41 sq.) eeadem narratur historia, et non sic
contmuatur, sed potius ad reditum de regione Gerasenorum ubi
liber aver at eos in quibus legio daemonum habitaverat . E' questo,
com noto, uno dei casi pi gravi che concernono la veracit
dello scrittore ispirato. Il nostro Dottore cos scioglie la diffi-
colta : Ad hoc dicendum quod hic notatur continuatio non tam
facti ad factum quam doctrinae sapientiae ad co?i Jrmationem
eiusdem per opera miraculorum (Op. XX, 427).
Questi principii permettono grande libert di movimenti
nel coordinare la complessa materia dei Sinottici, e distribuirla

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S. Alberto Magno e l'esegesi medievale 381

nella trama generale del ministero pubblico di Ges


principali di questa trama, secondo l'opinione di Alb
si possono riassumere in poco. La vita pubblica di G
tre anni e mezzo ('), o, per essere pi esatti, tre ann
tre mesi, quanti ne corrono dal giorno del battesim
naio) alla Pasqua. E' l'opinione, com' noto, di molti
moderni, che la fondano di regola principalmente su
menzionata in loh. 5, 1 interpretandola come una Pa
berto M. invece tiene che sia la Pentecoste, con spi
che non lasciano luogo a nessun dubbio e sono prov
convinzione radicata. Come pu nulladimeno giun
durata di tre anni ? Perch secondo lui la prima Pasq
data da S. Giovanni (2, 13) cade non nel primo, m
condo anno della vita pubblica di Ges. In altri term
battesimo e quella Pasqua passa un anno e tre me
una Pasqua, la prima in ordine cronologico, sarebbe d
gelista passata sotto silenzio. Conseguenza di questo
che del primo anno di vita pubblica nulla o quasi
cono i sinottici e pochissimo S. Giovanni. La consegu
solo apertamente ammessa dal nostro esegeta, ma
condo lui, Ges in effetto poco avrebbe operato in qu
anno per un proposito deliberato di non prodursi t
pubblico prima della incarcerazione del Battista, la qu
sempre secondo l'opinione di Alberto M., verso la P
secondo anno, quella di Ioh. 2, 13 (s).
Questa costruzione dal nostro in varii luoghi e
per varie guise provata. Fa eccezione quanto leggesi
mento di Ioh. 2, 13 : et ascendit Iesus Ierosolyma
ascensus fuit in primo anno antequam lohannes incarce
eodem anno quo et baptizatus fuit. Et non fuit magn
tium sicuti patet ; quia annus Ule non fuit embolismali
XXIV, 102). In questo tratto, se non una interp
(poco probabile), bisogna ammettere un'incoerenza co
altrove s fermamente asserito dal santo Dottore. Citiamo un
passo dei pi chiari e decisivi. Poco pi sopra, commento di
Ioh, 2, 1 et die tertia scrive A. : Dicendum quod secun-
dum ecclesiasticum or dinem Dominus tertiodecimo die post nati-

() Op. XVIII, 481 ; XX, 106.


(2) Cf. Op. XXII, 286; XXIV, 238; XXI, 361; XXII, 329.

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382 P. A. Vaccari S. I.

vitatem suam a Magis fuit ad


nativitatis suae revoluto ab
Deinde post annum revolutum
nozze di Cana) perfecit. Et i
gendum est a vocatione Nath
mum vocatus fuit: sed in eod
pridie quam unus annus com
d'una limpidezza cristallin
che ne porta il s. Dottore s
che celebra le nozze di Can
il battesimo (e l'adorazione
la forza della tradizione e i
in tutte le sue manifestazio
era gi esposta e sostenuta
Historia scholastica di Pietr
di tradizione, dal cui influs
versale sia stato se non tra
s poco raccomandabile cro
A questo genere appartie
fessa Alberto M. per le sen
ben conscio che dove non si tratti della fede e dei costumi
il parere dei Padri non lega l'esegeta cattolico: Ego puto
esse dicendum , quod de hoc Sancti dissentiunt , quia spiritu suo
loquuntur et non est de fide et moribus (Op. XXI, 151). Questo
scrive a proposito della celebre questione, se la donna che
unse Ges a Betania sia la stessa che la peccatrice presso
Luca 7, 37 o altra. Come principio generale nota altrove sulla
medesima questione: Non est magnum s de nominibus et
qualitatibus personarum diversa sentiunt Doctores (XXIV, 436).
Su quel punto in particolare poi in altro luogo, riferite le
varie soluzioni, conchiude : Ecce ista est diver sitas opinionum
Patrum , et accipiat quilibet quod vult . Ecclesia enim Occiden-
talis sequitur Gregorium (XXII, 507). Pare non ardisca andar
decisamente contro ad alcuna delle sentenze patrocinate dai
P adri della Chiesa, ma chiaro che insomma le sue preferenze
sono per la soluzione seguita in pratica dalla Chiesa nella li-
turgia latina.
Tuttavia non bisogna credere che il grande filosofo fosse
troppo corrivo ad accettare opinioni inveterate; egli sa pur
fare a luogo opportuno della buona critica. Citiamone alcuni

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S. Alberto Magno e l'esegesi medievale 383

esempl. E' saporito ci che scrive del presepio in Luca


Bos et ctsinus pinguntur super praesepiurn . Hoc tamen
habet auctoritatem nisi antiquitatem picturae quae vocatur
ptura laicorum (Op. XXII, 200). Alle fantasie della leg
e dell'arte d pure una frustatina, quando la credenza,
sul Calvario stesse sepolto il cranio di Adamo, e di l sar
venuto il nome a quel colle, taccia (sia pur dietro l'auto
di S. Girolamo) di pia quidem sed mendosa inter pretatio
poi lepidamente soggiunge: Tamen pictores videntur
sentire , quia calvariam pingunt sub cruce . Sed ad hoc
Horatius: Quod pictoribus atque poetis quidlibet audendi se
fuit aequa potestas (XXIII, 724). Pi forte la condanna
leggenda che alla piscina della porta probatica (Ioh. 5, 2
pretendeva conciliare maggior fama e venerazione fan
cando di legni di cedro ivi posti dal tempo di Salom
dei quali sarebbesi formata la croce del Salvatore:
autem dictum (sentenzia Alberto) quia nulla probatur au
ritate , eadem facilitate contemnitur qua probatur (*). M
in guardia non solo contro di scritti apocrifi di vario ge
ma anche contro le false attribuzioni ai Padri della Chiesa, e
in particolare mostra buona informazione ed occhio acuto nel
seguente giudizio su certi scritti attribuiti spesso a S. Am-
brogio : Attende autem quod hic (Luca 5, 32) est quaedam
Glossa de vocatione Matthaei , quae est valde dubia : et dicitur
esse Ambrosii ... Tamen hic cavendum est , quia in die ti s Beati
Ambrosii frequenter inveniuntur immixta dicta Ambrosii Ado -
per ti , et sunt illa frequenter falsa et aliquando haeretica (2)
Con pi frequenza e maggiore originalit (com'era da
aspettarsi dalle sue vaste cognizioni di storia naturale attinte
alla diretta osservazione) corregge errori e sventa favole che

(4) Op. XXIV, 201. Cita, di seconda mano, una oscura fonte: dicuntur
t cribi in ea quae apud Graecos exuthimiaca [?!] vocatur historia, quam pa-
sriarcha quidam ierosolymitanus dicitur conscripsisse . Ignorano questo scritto.
A. Mussafia, Sulla leggenda del legno della Croce (in Sitzungsb. Akad.
Wien 63 [1869], 165-216) ; W. Meyer, Die Geschichte des Kreuzholzes vor
Christus, Mnchen 1881 ; Fr. Kampers, Mittelalterliche Sagen , Kln 1897.
(2) Op. XXII, 387 . Difatti quella glossa (pu vedersi in Migne PL
1 14, 258) s compone di una linea di S. Ambrogio e sei di Beda ; ma la
critica che ne fa Alberto va pure per una buona parte a S. Ambrogio. E
per certo che parecchie opere dell'eccentrico Ambrogio Autperto (t 778)
furono a lungo attribuite al santo vescovo di Milano.

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384 P. A. Vaccari S. I.

da secoli correvano sul con


suo dichiara in genere su ta
falsa esse , et ideo de talibu
sa pur male che su tali gros
tanti usavano allora) pie all
mente protesta: nec indige
illius mysteriis fingamus m
Certo nella conoscenza della natura Alberto M. s'innalza
come gigante sopra tutti i suoi contemporanei; ma in quello
che noi chiamiamo critica storica gli tenevano paro i buoni
esegeti di quell'et, e gi la citata Historia scholastica a pa-
recchie leggende, come a quella della croce nella piscina di
Gerusalemme, apponeva seccamente il suo verdetto : sed
hoc non est authenticum .
Vediamo insomma l'esegesi biblica presso gli Scolastici
del sec. XIV comporsi di due tendenze divergenti e in parte
opposte ; da un lato l'eredit dei secoli precedenti che insieme
con la sostanza di buon grano la ingombra di molta paglia ;
dall'altro canto la spinta all'analisi del pensiero e a rendersi
conto d'ogni cosa, che porta ad un pi accurato studio della
lettera e della storia. Perch l'esegesi potesse maggiormente
progredire in questa seconda direzione allora nuova e vanto
proprio dell'et scolastica, mancavano allora due delle pi
essenziali condizioni: la cognizione delle lingue antiche e la
diffusione dei testi originali, che fu portato del rinascimento
allora appena ai suoi primi albori. ingiustizia, un falsar la
storia letteraria, non considerare negli esegeti del medio evo,
che la scoria ereditata da et pi antica, come purtroppo si
vede fare da molte storie o manuali scritti da protestanti.
Quanto rimane ancora a fare, per mettere nella sua vera luce
l'esegesi scolastica ! E che vasto e fecondo campo di lavoro
per intere generazioni di nobili ingegni !

Roma, iM aggio 1932.


P. A. Vaccari S. I.

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