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POLITI AE ORIENT ALIO ET AEGYPTIORUM.

ALBERTO MAGNO E LA POLITICA ARISTOTELICA

Ecce, hunc librum cum aliis physicis et moralibu


exposui ad utilitatem studentium, et rogo omnes lege
ut attendant quod in hoc libro non tractatur nisi de ac
voluntariis hominum, qui, sicut dicit Aristoteles in t
Ethicorum, ad nullam unam regulam communem redig
simi ... Et maxime sequitur politias Orientalium et Aeg
tiorum qui semper immundissimi fuerunt coitus et im
dissimi cultus, sicut hodie sunt. Nec Aristoteles dicit hoc de
se, sed recitai qualiter tales gentes politias suas ordinaverunt.
Nec ego dixi aliquid in hoc libro nisi exponendo quae dicta
sunt, et rationes et causas adhibendo. Sicut enim in omnibus
libris physicis numquam de meo dixi aliquid, sed opiniones
Peripateticorum quanto fidelius potui, exposui '.

Con questa precisazione, ed anche un po' col fiato grosso,


Alberto Magno chiude il suo monumentale commento alla
Politica aristotelica. Sono affermazioni certo a prima vista
straordinarie, tanto pi sconcertanti quanto pi la concla
mata fedelt di interprete fa a pugni con i risultati ottenuti.
Sarebbe stato dunque proprio Aristotele a centrare la sua
trattazione sulle politiae dell'Oriente e dell'Egitto? E sarebbe
questa la realizzazione di quell'ideale di lettura impersonal
mente oggettiva, tesa solo a spiegare l'intentio dell'autore, che
Alberto cos frequentemente propone come suo metodo di
approccio ai testi aristotelici? Proviamo dunque ad addentrarci
nel mare magnum del commento (ben cinquecento pagine del
l'edizione Jammy, sia pur comprendendo le due traduzioni: di
Guglielmo di Moerbeke e di Leonardo Bruni). A prima vista
il mistero sembra sciogliersi, e non certo in maniera lusin
ghiera per il commentatore; con notevole frequenza, infatti,

Alberti Magni, In odo libros Politicorum Aristotelis Commentarli ed.


Jammy, Lyon 1651, IV, 500. Tutte le citazioni di Alberto che non portino altre
indicazioni si intendono riferite a questa edizione.

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196 G. FIORAVANTI

dato imbattersi in vere e pro


meno gravi, spesso anche div
di questi fallimenti dipendono
Alberto si trova davanti, dalle d
l'interprete quasi costretto a
infatti, nell'ottavo libro, Arist
chita che si d ai bambini perc
mo traduce: Et Archytae pla
dant pueris quatenus utentes h
deve stupire se Alberto scrive
ut dicit Hyeronimus, Tarentin
quia dixit in animabus juvenum
antequam aliquid aliud illaberet
tendit dicere quod si juvenes non
efficiuntur destructivi domus p
riconoscere che il nostro ha fa
identificare il personaggio intro
D'altra parte, di fronte ai num
semplicemente translittera la pa
cognizioni di greco per ricostru
lente spesso aggrava la situazio
diamo un esempio dal sesto lib
accorgimenti di cui i tiranni u
hanno tutti un carattere democr
"'. Guglielmo tra
nica instituta demotica videntu
chia servorum Alberto comm
anarchia servorum. Et est anarch
ab aria quod est circum et arch
scilicet modo principatur unus s
donee in circulum transient. 3
A volte per il lavoro di fantasia la logica conseguenza
non di una traduzione impossibile, ma di quella sovrana indif
ferenza per la filologia che caratterizza buona parte dei com
mentatori medievali di Aristotele4. A differenza di Roberto

2 Pol., 8, led. 4r. Il testo aristotelico 1340 b 26, mentre per il riferimento
a Girolamo cf. Apologia adversus libros Rtifini. 3 (P.L. 23, 486).
2 Poi., 6, led. 4e; il testo aristotelico 1319 b 26 sgg.
4 Su di un caso particolare, ma anche particolarmente importante di un
simile atteggiamento (il caso di Tommaso d'Aquino) vedi le considerazioni di
A. Brounts (Nouvelles precisions sur la pecia . A propos de l'dition lonine
du Commentaire de Thomas d'Aquin sur l'Ethique d'Aristote, Scriptorium,
XXIV, 1970, 343-359.

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ALBERTO MAGNO E LA ' POLITICA ' ARISTOTELICA 197

Grossatesta Alberto non deve aver avuto molte preoccupazioni


di confrontare codici e lezioni; se infatti nel quinto libro la
lezione tyrannidarum al posto di pyramidarum potrebbe an
che essere attribuita a Guglielmo di Moerbeke (in ogni modo
passa inosservato proprio uno dei non frequenti accenni al
l'Egitto), nel settimo lo scambio di jamborum con lamborum
sembra proprio essere tutto del nostro commentatore (cos
i giambi diventano qualcosa di molto medievale: i lecatores
e gli histriones, i buffoni ed i parassiti)5.
La possibilit poi di poter usufruire di due diverse tradu
zioni del testo greco6 d quasi sempre luogo alla utilizzazione
della lectio facilior: cos tra la musica doristica di Guglielmo
e quella choristica di altra traduzione, la scelta si presenta ad
Alberto come ovvia: Alia litera quae choristae sola ... Sicut
dicit glossa super illud: Laudent eum in tympano et choro,
chorus est instrumentum in quo multae fstulae in unum con
centum et concordiam modulantur. Chorista autem dicitur qui
canit. Et propter concordiam multarum fistularum in unum,
audientes moventur ad constantiam et concordiam. Et hoc est
quod hic dicere intendit 7.

5 La lezione tyrannidarum al posto di pyramidarum (Poi., 5, 1313 b 21;


Albert, lect. 8e) appunto, attribuita a Guglielmo dall'apparato critico della
recente edizione ' Belles Lettres ' della Politica (Aristote, Politique, texte ta
bli et traduit par J. Aubonnet, Paris 1973). Finch per non avremo a disposi
zione il testo di Guglielmo criticamente stabilito, si potr sempre pensare ad
una lectio facilior introdotta pi a valle del manoscritto greco e della tradu
zione latina. Per quel che riguarda lo scambio jambi - lamb (Poi, 7, 1336 b 20;
Albert, lect. 15k Lamb autem sunt lambentes sapores escarum et potuum,
quos nos lecatores vocamus et histriones ) il testo di Guglielmo stampato
da Jammy porta, correttamente, jambi. Si pu pensare allora sia ad un errore
di lettura da parte di Alberto, sia, con maggior verosimiglianza, ad un errore
materiale di copista, data la strettissima somiglianza grafica tra le due parole.
Alberto infatti non ignora il significato di jambus (Cf. Poi, 8, 1341 a 40; lect.
5c Jambi, instrumentum est in quo jambica metra canebantur ). Un caso
analogo si ha nella stessa lectio (Poi, 7, 1336 b 9; lect. 15i), dove Aristotele
parla delle punizioni da usare per le colpe di quei giovani che non sono stati
ancora ammessi ai pasti comuni. Guglielmo traduce il ' Sk
con nondum tamen dignificatum demissione in
conviviis , ma Alberto legge, al posto di demissione, demersione, e cos com
menta: Nondum tamen dignificatum, id est qui adhuc nullam dignitatem
adeptus est in civitate, demersione, in foveas scilicet lutosas, in conviviis...
punire, supple: oportet. .
6 Sull'uso da parte di Alberto di una traduzione della Politica anteriore
a quella di Guglielmo, databile tra il 1260 e il 1264 e condotta presso la Curia,
ad Orvieto, vedi la prefazione di P. Michaud - Quantin al vol. XXIX 1 dell'Art
stoteles Latinus (Bruges-Paris 1961) volume che appunto contiene l'edizione
del frammento pervenutoci (1-2,11) di questa versione.
7 Poi, 8, lect. 41. Il testo aristotelico (1340 b 4) dice che alcune musiche
inducono alla moderazione lov . Guglielmo tra
duce: quale videtur facere quae doristae sola .

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198 G. FIORAVANTI

Il peggio che Alberto non


righe dopo, pensa suo dovere
mologia, anche con la lectio dif

Talem dicit esse earn quae


Quidam tamen libri habent choristi, et ilia est quae fit per
chorum... Si autem est doristi litera, tunc Dor regio est
maritima quae interpretatur generatio, eo quod multa gene
ratio hominum fit ibi; sicut etiam dicitur Germania, quasi
germinans populos. Et dicitur dorista qui musicis canit in
natalibus hominum, sicut... dictum est de Antiocho et in
Actibus Apostolorum de Herode, et Marc. 9, ubi puellae sal
tanti datum fuit caput Johannis Baptistae 8.

Il riferimento di Alberto a Ps. 150, 4. In realt, nella tradizione dei com


menti biblici, il simbolo della concordia non tanto il coro, quanto l'organo
dell'emistichio seguente ( Laudate eum in chordis et organo ). Cf. Augustin.,
Enarrationes in Psalmos. P.L. 37, 1964 e, pi diffusamente, Remigio d'Auxerre,
Enarratio in Psalmos, P.L. 131. 844: Laudate eum in organo, id est in con
cordia diversorum donorum. Et est dictum a similitudine organi in quo et
diversae fstulae sunt et tamen in sono non dissonant . Che Alberto faccia
diventare il coro uno strumento al posto dell'organo non stupir pi tanto
quando avremo indagato pi a fondo il suo metodo di spiegazione che qui
definiamo anticipatamente di ' trasposizione analogica '.
Un altro esempio abbastanza divertente di questa scelta della lectio faci
lior si ha nel secondo libro (1270 b 11 sgg.): Aristotele, descrivendo gli incon
venienti della magistratura degli Efori, allude ad un recente episodio di ve
nalit negli affari degli abitanti di Andro: . Questa volta Al
berto usa la traduzione di Guglielmo: in atriis vel andriis secundum aliam
translationem ,id est, in privatis habitationibus. (lect. 8a). La translatio
prior imperfecta ha infatti, correttamente, Andriois (Aristoteles Latinus, cit.
ad locum (mentre Guglielmo, sulla base di una lectio , traduce
antriis (Aubonnet, cit., ad locum).
8 Pol., 8, 1342 a 28-30; lect. 6g: Ad ludum ... moralibus melodiis utendum
... talis autem quae doristicae .
Non forse privo di interesse ripercorrere la strada che ha portato Al
berto a questa sconcertante interpretazione della musica dorica; il risultato
infatti catastrofico, ma stato raggiunto con metodo e non a caso. Tanto per
cominciare Dor regio maritima viene costruito sulla base di Jos. 11, 2, dove
nell'elenco dei popoli cananei confederati contro l'invasione di Israele com
pare appunto Dor juxta mare, anzi, se vediamo il Liber de situ et nominibus
locorum hebraicorum di Gerolamo, troviamo una dizione identica a quella di
Alberto: Dornaphet, quod Symmachus transtulit ' Dor maritima '. (P.L.
23, 891). Ancora Gerolamo, nel Liber de nominibus hebraicis, fornisce un ulte
riore anello della spiegazione: Dor = generatio , appunto (P.L. 23, 804).
L'episodio della danza di Salom nella festa di compleanno di Erode (Marc.
6, 21; Matt. 4, 6) costituisce l'ultimo passo. Meno chiaro l'accenno ad An
tioco (nel secondo libro dei Maccabei, 6, 7, si parla bens di feste per il gene
tliaco di Antioco IV Epifane, ma non di musiche), mentre in tutti i riferi
menti degli Atti degli Apostoli ad Erode (cio, ad Erode Agrippa, I e II) non
esiste nessun accenno a compleanni. Forse Alberto allude genericamente ad
Atti, 12, 21-23. Resta comunque il fatto di un fraintendimento totale del testo
dovuto non a semplici errori materiali, ma a un pi complesso procedimento
di trascrizione in coordinate totalmente estranee al testo stesso. Si tratta qui
di un esempio limite; ma la ' biblicizzazione ' della Politica aristotelica costi
tuisce un fenomeno rilevante nell'insieme del commento di Alberto. Ce ne

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ALBERTO MAGNO E LA 'POLITICA' ARISTOTELICA 199

Ma anche al di l di difficolt direttamente indiretta


mente imputabili alla traduzione, come giudicare interpreta
zioni del tipo Polii. 1256 a 45 b 5, dove il
nell'elenco aristotelico dei generi di vita diventa ogni atti
vit che accumula guadagno di nascosto ed occultamente ?9.
come Polii. 3, 1276 b 15, dove Aristotele rimanda ad altro
luogo la soluzione del problema se sia no giusto mantenere
i patti stipulati dallo stato prima di un rivolgimento costitu
zionale, e Guglielmo traduce: Si justum dissolvere vel non
dissolvere quando ad alteram politiam transmutatur civitas,
ratio altera e Alberto commenta: Si autem justum dissol
vere quando ad alteram politiam transmutatur civitas, ratio
altera, supple, est utrum dicatur civitas dissoluta quando
transmutatur de una politia, vel non ?10.
L'elenco potrebbe allungarsi: le caratteristiche di demo
craticit della costituzione spartana, individuate nei pasti co
muni ( ), diventano il fatto alquanto strano per cui
gli efori son detti avere un dominio democratico secundum
convivia , in quanto cio, datis pretiis hanno il primo po
sto nei banchetti11; l'esempio che per Aristotele indica l'anti
chit del regimen regale (e cio che gli uomini, abituati ad
immaginare che gli Dei abbiano non solo aspetto, ma anche
modi di vita analoghi a quelli umani, parlano da sempre di un
re degli Dei) viene capito esattamente al contrario, con le con
seguenze che si possono facilmente immaginare: Et est apud
comicos quod regibus (sicut Priamo et Ecubae) adaptant per
sonas deorum, superinduentes eis species sive figuras deorum
in sceptris quae directionem significant secundum leges et
justitiam, et cui turn figurae, quae significat honestatem vir
tutis; sic et attribuunt eis vitam Deorum, in regimine scili
cet 12.
Potremmo chiudere la lista con due brani dove non si
trattano certo concetti marginali: la differenza tra potere
gio e potere costituzionale (regimen politicum), per esemp
il primo impatto con la prima definizione di democrazi
Nel primo caso, commentando Polii. 1, 1252 a 12 sgg. e t

occuperemo pi ampiamente in seguito proprio per spiegare come si sia po


tuti giungere a quel sequitur politias Orientalium ... etc. .
9 Pol, 1, lect. 6 h.
10 lect., 1 n.
" Poi, 2, 1265 b 40; lect. 3n.
12 Poi, 2, 1252 b 24-27; lect. 1 q.

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200 G. FIORAVANTI

vandosi di fronte ad una tra


solito ( Quandoquidem ipse p
secundum partem principans
berto scrive: Et quandoquid
munitati sive genti propria po
Rex enim est principatum ten
state. Quando autem aliquis p
partem, id est, secundum part
regi qui eum in parte suae solli
esse politicum u. Dove il pen
stravolto sulla base del richi
diato per un uomo del medioev
di una autorit superiore ad u
Per quel che riguarda la dem
ancora pi grande. Trovandosi, nel secondo libro, davanti
alla critica aristotelica al modello platonico di repubblica, e
pi precisamente all'obiezione che il modello proposto nelle
Leggi finisce col non essere n una oligarchia n una demo
crazia (1265 b 26 sgg.), Alberto spiega:

Democratia, multorum de populo divitum principatus


dieta. Demos enim divites sunt, et democratia dicitur quando
multi, propter solas divitias ad principatum constituuntur,
et corrumpuntur in timocratiam, quae a pretiis sic dicitur.
Timos enim graece pretium est, et cratia potestas sive prin
cipatus, quando aliqui de populo pretiis se erigunt ad prin
cipatus, qui numquam quaerunt bonum populi, sed potius
extorquent a populo unde pretia recuperent quae dederunt.
Et hoc totum continetur octavo Ethicorum, decimo capitulo,
in textu et in commento Eustratii14.

La democrazia si identificherebbe dunque con la vendita


delle cariche; senza contare che questa opinione viene attri
buita, stravolgendo il contesto, a Fidone di Corinto, e non alle
Leggi platoniche (che d'altra parte non si sono mai sognate
di affermare qualcosa del genere, ma semplicemente permet
tono, nel luogo citato da Aristotele, che la propriet dei cit
tadini aumenti fino a cinque volte e ognuno di essi possa pos
sedere due case)15.
A questo punto ci sarebbe dunque poco da meravigliarsi

13 Pol., 1, lect. 1 d.
* Pol., 2, lect. 3.
is Pol, 2, 1265 b 21 sgg. (Cf. Plat., Leg. 5, 744 E).

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ALBERTO MAGNO E LA ' POLITICA ' ARISTOTELICA 201

delle politiae Orientalium et Aegyptiorum; la conclusione fina


le, con il suo fraintendimento di fondo, non sembra esser nulla
di diverso dalla somma di tutta una serie di fallimenti parziali
di cui abbiamo in queste pagine dati alcuni esempi.
La cosa invece un po' pi complessa. Intanto chi cercas
se di riabilitare l'immagine di Alberto come commentatore,
uscita alquanto malconcia dalle pagine precedenti, avrebbe
pure qualche freccia per il suo arco. Verso la fine del primo
libro (1259 a 37 sgg.) Aristotele torna ad accennare alla dif
ferenza tra potere regio e potere costituzionale, assimilando
al primo la autorit del padre sui figli e al secondo quella del
marito sulla moglie; questa volta Alberto se la cava egregia
mente:

Politicus autem principatus vocatur quando in una civi


tate unus accipit principatum super reliquos cives aeque
liberos sicut ipse est, et non dominatur eis nisi secundum
statuta civitatis et transit de uno in altero; unus enim habet
potestatem uno anno et alter altero16.

Come si vede, il richiamo ad esperienze contemporanee


(vedremo che Alberto non manca di nozioni sulla prassi poli
tica dei comuni italiani) gioca ora in modo nettamente favo
revole per l'esatta comprensione del testo, e permette anche
di recuperare quel concetto di che, tradotto erro
neamente da Guglielmo con secundum partem (in realt
vicissim; ma anche Leonardo Bruni non aveva ben capito),
aveva prima ricevuto una interpretazione cos sviante ( se
cundum partem, id est, secundum particularem civitatem ).
Del resto, all'interno del terzo libro, anche il concetto di de
mocrazia trova, con l'aiuto del contesto, una sua pi precisa
e soddisfacente determinazione17.

16 Pol., 1, le et. 9 a.
17 L'errore iniziale di Alberto sulla democrazia si spiega, come del resto
lui stesso ci indica ( Et hoc totum continetur octavo Ethicorum decimo ca
pitolo, in textu et commento Eustratii. ) con una reminiscenza di Eth. Nic.
8, 1160 a 30 sgg., dove la traduzione latina parla, dopo il regnum e la aristocra
tia, di una terza forma di governo quae a preciis, quam timocratiam dicere
conveniens est (cf. Aristoteles Latinus, XXVI, 3, 313; in realt
= census). Il riferimento non un modello di precisione (nell'Etica a Nico
maco, infatti, la democrazia degenerazione della timocrazia, e non vicever
sa), ma ovvio che al primo nuovo incontro con il termine ed il concetto di
democrazia, il passo non poteva non scattare nella mente del nostro. Respon
sabile della strana accezione della timocrazia come compera delle cariche
poi in buona parte il commento di Aspasio (e non di Eustrazio, come cita
Alberto che evidentemente attribuisce all'autore del commento al primo libro

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202 G. FIORAVANTI

Se poi si volesse far atto di


fatica del nostro autore sce
a quelli portati prima, bisog
qualche esempio, a Polii. 7, 1
21-23. Nel primo caso, in un
per un medievale, Aristotel
che in una repubblica ideale
ed alla crescita dei futuri ci
reggiate prescrizioni riguar
pregnanti. Per il moto, cos
gislatore potr facilmente p
giorno esse facciano una pr
patrocinio dei parti: S
'

glielmo ( Hoc autem facile l
tidie facere iter aliquod ad D
titae sunt qui de generation
gua, in quanto niente vieta di
de generationis honorem no
greco viene reso con
Interpretazione tanto pi fa
senti le caratteristiche della
greco. Difatti, nel comment

Facile autem erit cavere desi


praegnantibus quae sortitae
fugerunt opproprium sterilitatis secundum antiquos, facere
aliquam peregrinationem... ad aliquod oraculum propter
Deorum reverentiam 1.

l'intero corpus di commenti greci all\Eitca tradotto da Roberto Grossatesta) :


Timocratia, in qua quicumque habebant aequaliter divitias, illi minus divi
tibus principabantur ... Pessima autem ... est timocratia ... quia plerumque
dantes pecunias in hac urbanitate pro pretiis principatum accipiebant (ed.
W. Stinissen o.c.d., Aristoteles over de Vriendschap... Bruxelles 1963 - Ve
rhandeligen van de K. Vlaamse Ac. voor Vetenschappen, Litteren en schone
Kunsten van Belgie, Kl. der Letteren, XXVI, n. 45, 60). Man mano per che
Alberto procede nel commento il testo stesso che lo rende avvertito delle
reali connotazioni che Aristotele d alla democrazia ed anche della differenza,
a questo proposito, tra l'Etica a Nicomaco e la Politica.
18 In Thomae Aquinatis, In odo libros Politicorum Aristotelis Commen
tarti, 7, led. 12 s (Apud D. Nicolinum, Venetiis 1593). Il confronto pu certo
essere impugnato. Infatti, come noto (cf. H. F. Dondaine, Le ' Super Politi
cam ' de Saint Thomas: tradition manuscrite et imprime, RSPhTh, XLVIII,
1964, 585-602), tutte le edizioni a stampa del commento alla Politica di Tom

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ALBERTO MAGNO E LA ' POLITICA ' ARISTOTELICA 203

Alberto, invece, ricordandosi del De civitate Dei, azzecca il


colpo:

Hoc autem facile, supple, est ordinare, legislatori facere


per praeceptum, praecipienti quotidie aliquod iter facere ad
Deorum reverentiam, his scilicet Diis (et loquitur secundum
morem Gentilium qui multitudinem ponebant Deorum) et
Deabus, quae scilicet sortitate sunt, secundum fabulas Gen
tilium, eum qui de generatione honorem. Sicut enim narrat
Beatus Augustinus in decimo De civitate Dei, Veneri attribue
batur virtus concipiendi, Jovi delectatio in coitu19.

Per quel che riguarda il secondo brano si tratta di un


testo in cui Aristotele sostiene che la virt dell'uomo onesto
sar di diverse specie, secondo che comandi obbedisca, allo
stesso modo che moderazione e valore hanno misure diverse
nell'uomo e nella donna: Infatti un uomo sembrerebbe da
poco se fosse valoroso quanto lo pu essere una donna, e ima
donna sembrerebbe ciarliera se fosse riservata non pi di un

maso-Pietro d'Alvernia sono pressoch inservibili in quanto tutte (tranne


l'editio princeps di Barcellona del 1478) dipendono da quella romana del 1492,
in cui il curatore, Ludovico da Valenza o.p., ha ampiamente rimaneggiato il
testo sia nello stile che nel contenuto vero e proprio, basandosi spesso sulla
nuova traduzione di Leonardo Bruni. Nel nostro caso l'umanista fiorentino
forza il testo di Guglielmo proprio in direzione dell'interpretazione di Pietro
d'Alvernia: Hoc autem facile est legum positori providere, si iubeat singulis
diebus iter quoddam tacere ad Deorum sacra mulieres quae sortitae sint
concipiendi honorem . Finch per non si avr un'edizione critica di tutto il
commento alla Politica (finora apparsa, nell'edizione leonina, solo la parte
commentata da Tommaso) anche possibile pensare qui non ad un intervento
del domenicano con preoccupazioni umanistiche, ma, viceversa, ad una dipen
denza del Bruni dall'interpretazione (errata) di Pietro d'Alvernia, tanto pi
che, rispetto al testo greco puro e semplice, la traduzione umanistica risulta
francamente incomprensibile (come si pu infatti rendere un
chiaramente dipendente da , con mulieres quae sortitae sunt?). Una
versione del genere invece spiegabile se la si vede come esplicitazione di
una versione anteriore, ritenuta ambigua e quindi * chiarita ' attraverso il ri
corso al pi vulgato commento esplicativo. In ogni caso, per, Alberto si di
mostra qui superiore a Leonardo, cos sprezzante nei confronti dei suoi pre
decessori medievali. Donato Acciaioli, pur lavorando sulla traduzione del
Bruni, utilizzer del resto l'interpretazione di Alberto come alternativa a
quella che risulterebbe, in s e per s, dalla litera: Quae sortitae sunt con
cipiendi honorem, idest, quibus datus est a priscis talis honor ut praesint
praegnantibus, sicut de Junone et Lucina dicitur fabulis poetarum. Loquitur
enim more priscorum gentilium qui falsos ponebant deos variis effectibus
praeesse. (Donati Acciaioli, In octo libros Politicorum Aristotelis Commen
tarla, Venetiis 1566, 255v).
19 Poi., 7, lect. 14 s. In realt nel decimo libro del De civitate Dei non si
accenna a niente di tutto questo. Cf. invece 6, 9 De ofiiciis singulorum deorum
e 7, 2 Qui sint dii selecti, dove Venere effettivamente collegata con la gene
razione, anche se non esattamente nel senso riferito da Alberto.

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204 G. FIORAVANTI

uomo dabbene . Il testo greco h


,
traduce ovviamente con ornat
senta ad Alberto cos: Mulie
sicut vir bonus ; una frase n
se Leonardo Bruni sente il bis
pi compiuto: mulier inhonest
ut vir honestus . Ma se il senso
diventa, a voler essere benevol
a quello che voleva dire il testo
giusta:

Videbitur enim utique vir timidus esse, si sic fortis


fuerit sicut mulier fortis; et similiter mulier loquax, supple,
videbitur, si sic ornata fuerit, modestiae scilicet loquelae,
sicut vir bonus, cujus est loqui pro necessariis domus20.

Risultato felice che deriva dalla corretta applicazione di un


metodo di interpretazione per dir cos ' primario ': quel chia
rire il testo con il testo di cui sembra stranamente essersi qui
dimenticato il traduttore umanista. Infatti Alberto conclude:
Unde in praecedentibus habitum est quod ornamentum mu
lieris taciturnitas est , con riferimento a Polii. 1, 1260 a 30:
Mulieri ornatum silentium praestat 21.
Credo per che, per mostrare con maggior chiarezza come
il grado di comprensione raggiunto dal commento di Alberto
non si esaurisca nei pur frequenti casi di qui pro quo, sia
istruttivo seguire la trattazione di un concetto cos significa
tivo per il pensiero politico di Aristotele e, pi in generale,
cos tipico della cultura greca (almeno di una parte importante
del pensiero filosofico) nella valutazione del lavoro manuale
e della classe sociale che di esso vive: il concetto di banauso
e di banausia. Le difficolt di interpretarne il significato e la
portata nella Politica aristotelica sono per un medievale ancora
difficolt derivanti in prima istanza dalla traduzione. Imme
diatamente nel primo libro Aristotele, parlando degli elementi
della crematistica artificiale, accenna al salario che riguarda
le opere meccaniche, coloro che son privi di abilit tecniche

20 Pol, 3, led. 2 h.
21 Cf. Pol, 1, led. 9 h.

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ALBERTO MAGNO E LA ' POLITICA ' ARISTOTELICA 205

o son capaci solo per quel che riguarda la forza fisica22. Gu


glielmo di Moerbeke non trova di meglio che tradurre traslit
terando: Tertium autem haec quidem banausarum artium,
haec autem inartificialium () et corpori soli utilium
( ).
Davanti al misterioso artes banausicae, Alberto, ricorrendo
ad una autorit greca, ed evidentemente per lui insospettabile,
si getta sull'etimologia e sembra a prima vista cadere in una
svista pi grave e pi divertente del solito:

Commentator Eustratius super IV Ethicorum dicit in


principio (ubi Aristoteles dicit quod excellentiae magnificen
tiae in plus sunt apyrocalia et banausia) quod bauni in grae
co sunt camini, et banausi dicuntur qui turpiter sua consu
mimi ante caminos, ganeos et histriones et luxuriosos et co
moedos nuptialiter cibantes, id est in nuptialibus epulis. Hie
autem banausa ars dicitur coquinaria in qua multi multa
lucrantur B.

In realt la difficolt di interpretare va molto al di l della


traduzione. Anche haec autem inartificialium et corpori soli
utilium non di per s una frase molto chiara. Basti pen
sare che il dativo corpori soli corrisponde in realt ad un
ablativo retto da che non significa qui utiles, bens
pollentes24. Eppure in questo caso Alberto perfetto:

Inartificialium, eorum in quibus non magna ars exigi


tur... Corpori soli utilium, sicut est fodere in horto vel agro,
vel opus cophim, quod est ad purgationem viarum et pla
tearum; ad hos enim labores non exigitur nisi corpus, nec
opus est magna sapientia25.

22 Pol, 1, 1258 b 25 sgg.


23 Pol., 1, led. 8 e. Il testo aristotelico Eth. Nic. 4, 1122 a 29 sgg. Gli scoli
anonimi al quarto libro (che ancora una volta Alberto cita sotto il nome di
Eustrazio) hanno solo questa notazione: Dicuntur autem banausi et qui su
perabundant in eo quod est in quae non oportet consumere, non solum qui
circa baunos, id est, caminos, operantur. (The Greek Commentaries on the
Nicomachean Ethics of Aristotle in the Latin Translation of Robert Grosse
teste. I Eustratius on Book I and the Anonymous Scholia on Books II, III
and IV. Critical edition by H. P. F. Mercken, Leiden 1973, 326). Il resto deriva
da Eth. Nic., 4, 1123 a 20 sgg., in cui Grossatesta cos traduce l'esemplifica
zione aristotelica della banausia: Et est parabola quaedam, puta histriones
nuptialiter cibantes et comoediis tribuens in transitu purpuram conferens .
24 Cf. Stephanus, Thesaurus graecae linguae, s.v.
25 Pol., 1, led. 8c.

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206 G. FIORAVANTI

Come si vede, il commentator


per s fuorviante, riesce a pen
ambiguit se pu trovare un
di usanze e valutazioni da lui co
conosciute. Il banauso esula
dro di riferimento, almeno in
in cui Alberto vive e gli amb
esponente potranno avere vers
e le incomprensioni che si vu
non contribuir certo a ridurle
n reale n teorizzata, di un ar
vita politica ed avvicinato al s
cita un lavoro manuale. Ben a
maggioranza, gli artifices ne
rienza. Tanto vero che, commentando il testo in cui con
riferimento alla costituzione di Solone Aristotele parla delle
magistrature scelte nella classe dei pentacosiomedimni e de
gli zeugiti, il nostro prende questi ultimi per gilde artigianali:

26 Per i testi aristotelici in cui viene espresso un giudizio moralmente e


politicamente negativo sui mercanti e sugli artigiani c' solo l'imbarazzo della
scelta. Valga per tutti Politica 3, 1277 b 34 sgg. Questo atteggiamento viene
ampiamente recepito dai primi commentatori medievali. Cos Alberto parla
di una multitudo forensis et mercenaria che numquam ad liberale
tractat, sed semper fraudes, et deceptiones et lucra (6, lect. 5 o; commen
tando Poi., 1318 b 6 sgg.), approva la legge tebana secondo cui si pu essere
ammessi a partecipare al governo solo se per un certo tempo ci si astenuti
da mestieri meccanici (Poi., 1321 a 28-29) con un'espressione rivelatrice di
un certo stato d'animo ( quia turpe reputabant quod aliquis hodie ungerei
corrigiam et eras esset princeps 6, lect. 5 k) e trova concordi Aristotele e la
legge divina nella proibizione che contadini banausi diventino sacerdoti
( Agricola autem et banausus non sunt constituendi sacerdotes ... A civibus
enim decet honorari deos, et non esset honestum quod agricola callosis ma
nibus contrectaret sacra nec banausus fuliginosus esset circa sacra. Et hoc
concordat legi divinae in qua constitutum est quod pulchris et ornatis vesti
bus induti sacerdotes debent ingredi ad sacra. 7, lect. 7 g; il testo aristote
lico 1329 a 27-29). In Pietro d'Alvernia la diffidenza nei confronti degli arti
giani si sostanzia di pi concrete preoccupazioni politiche; commentando il
brano della Politica in cui si sostiene che sono migliori quelle forme di demo
crazia dove non esiste una eccessiva frequenza di assemblee, egli infatti scri
ve; Multitudo forensis et mercenaria quae circa municipium civitatis mo
ratur, ut in pluribus volunt facere congregationes in quibus colligationes et
conspirationes faciunt contra principem (6, lect. 4 p; il testo aristotelico
1318 b 6 sgg.). La spiegazione non coglie esattamente il senso del brano (per
Aristotele, trattandosi di una democrazia, il princeps proprio l'assemblea),
ma questo proprio perch esprime un modo di giudicare fenomeni contempo
ranei al commentatore e sentiti da lui e da altri come particolarmente
pericolosi.

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ALBERTO MAGNO E LA ' POLITICA ' ARISTOTELICA 207

Et dicuntur Medimmi et Jugarii qui principatum habe


bant in artibus, sicut fabri habent inter se principatum so
cietatis suae, et lanarii et pistores, et hujusmodi27.

Partendo da questo vuoto assoluto di riferimenti, man mano


per che Alberto trova nel testo altri accenni alla banausia e
tenta dunque di farsene un'idea pi completa, il ricorso ini
ziale ai camini ed ai cuochi si rivela non del tutto inutilizza
bile. Poche righe pi sotto infatti (1258 b 37), Aristotele scrive:
' e Guglielmo
traduce: Maxime autem banausicae in quibus corpora macu
lante maxime . Nel commento di Alberto ricompaiono i cuo
chi, non solo, ma anche un accenno all'arte di lessare e di
arrostire; per l'effetto combinato di camini e di maculatici
corporis fa fare al nostro un passo avanti:

Dicit autem quod in iis corpora maculantur, et propter


hoc istae artes ignobiles reputantur... ubi minimum requi
ritur virtutis et honestatis, sicut est focaria apud nos et
banausica apud Graecos dieta; illi enim habent minimum
pulchritudinis et honestatis, sed sunt tetri et fuliginosi et
sordidi in pannis et conversationeM.

Anche qui si pu sorridere, ma il passaggio dall'arte dei cuochi


in qua multi multa lucrantur alla meno appetibile condi
zione degli inservienti magari degli spazzacamini, fa recupe
rare il significato iniziale di banauso: colui che accende il ca
mino, la fornace, per lavorare, da cui artifex sordidus, da cui
artifex illiberalis29. Ora non difficile ricostituire intorno a
questa caratterizzazione tipi di lavoro e nuclei di lavoratori

27 Pol., 2, led. lid; il testo aristotelico 1274 a 20; i ,


e gli sono appunto tradotti da Guglielmo con quingenti Medimni
et Jugarii . (In questa spiegazione i cavalieri della costituzione ateniese
diventano illi qui apud nos berruiarii vocantur sive ruptarii, qui custodiunt
vias ut secure deducantur ea quae pertinent ad civitatem ibid.). Cf. Poi, 3,
led. 1 e, dove il senato spartano e le magistrature giudiziarie cartaginesi di
ventano confraternitates et artificum societates . Nella parafrasi dell'Etica
a Nicomaco Alberto aveva identificato la democrazia (anzi, la timocrazia)
tout court con i magistratus pistorum et coquorum et pincernarum (8, 3, 3).
28 Pol., 1, led. 8 e. Poco prima Alberto aveva accennato ancora alle artes
coquinariae ed alla preparazione degli assabilia e degli elixabilia con chiaro
riferimento al IV libro delle Meteore.
29 Cf. Stephanus, Thesaurus graecae linguae, s.v. : qui caminum
accendit ad conficienda sua opera; artifex illiberalis vel sordidus .

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208 G. FIORAVANTI

che, pur non identificandosi in


sce Aristotele, vi corrisponda
cui vive Alberto conosce, infatt
sulla base di un lavoro partic

Saepe autem dictum est quo


pro mercede servientes in oper
luentibus, sicut sunt coqui te
cloacarum... Optima autem civitas non faciet banausum
civem. Et ratio hujus est quia servilibus operationibus et
civilibus urbanitatibus simul intendere non potest30.

Non sono i salariati di Aristotele, sono i purgatores cloa


carum alle cui condizioni disumane si riferiva ancora, quasi
cinquecento anni dopo, Ramazzini31, ma non si pu negare che
l'essenziale del concetto espresso nella Politica sia stato recu
perato. Certo, non si tratta di un recupero strettamente ' ar
cheologico ma anche il Bruni, quando traduce
con vilis artifex non fa che condensare in un aggettivo il pro
cedimento di Alberto32.
Se dunque, tornando alle politiae orientalium, vogliamo
davvero trovare la ragione di un cos vistoso deplacement in
terpretativo, dovremo portare il discorso oltre il calcolo arit
metico delle interpretazioni giuste e di quelle sbagliate, a un
livello diverso e pi profondo che rispecchia un atteggiamento,
per dir cos, globale nei confronti del testo. Seguendo questa
strada, ci conviene allora per prima cosa abbandonare momen

30 Pol., 3, lect. 3 a.
31 Cf. B. Farrington, Lavoro intellettuale e lavoro manuale nell'antica
Grecia, cap. 2, La mano che guarisce: studio sulla medicina greca da Ippocrate
a Ramazzini, trad, it., Milano 1976, 189-190.
32 D'altronde i coqui di Alberto tornano come esempio di in un
commento composto due secoli dopo in tutt'altro ambiente culturale e che
programmaticamente si serve della nuova traduzione del Bruni: il commento
di Guglielmo Becchi: Tertia pars... pecuniarie est mercenaria que eorum
est qui labores suos et opera pro mercede pecunie locavit (sic), et hec dif
fer, quoniam aliqua pars vilibus et immundis artibus exercetur, sicuti est
ars cocorum. (Laur. Aedil. 154, 8vb-9ra). Sul carattere dichiaratamente
' umanistico ' dei commenti del Becchi alla filosofia civile di Aristotele vedi la
conclusione del suo commento all'Etica, dove l'agostiniano fiorentino afferma:
Hec pauca super libris hiis Aristotelis, obmissis aliis que commento non
congruunt, exaravimus, atque id maxime ut illis morem gererem qui, huma
nitatis studiis dediti, non dubiorum multitudinem, non rerum varietatem,
non scilicet difficultatum perplexitatem, sed phylosophi sinceram et claram
intelligentiam habere perquirunt, quam, ut arbitror, hec cum legerint adse
quentur. (Laur. Aedil. 153, 128 ra).

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ALBERTO MAGNO E LA ' POLITICA ' ARISTOTELICA 209

taneamente Alberto e trattare pi in generale del rapporto tra


i medievali e la Politica, almeno di un aspetto preliminare
di questo rapporto. Non si dice cosa nuova se si osserva che
nel medioevo la Politica non stata commentata con la stessa
frequenza delle altre opere, fisiche logiche, di Aristotele. La
stessa Etica a Nicomaco, per rimanere nell'ambito della filo
sofia pratica, ha avuto ima fortuna incomparabilmente mag
giore; in linea di massima, fra gli scritti del corpus aristotelico
accessibili ai medievali, solo la Retorica e gli Economici sem
brano aver sollecitato i commentatori in maniera ancor pi
ridotta33. Il fenomeno, per, non pu essere attribuito a scarso
interesse per questo campo della conoscenza: si sapeva, ancor
prima che la Politica fosse tradotta, che Aristotele aveva
scritto un libro sullo stato attraverso il De divisione philoso
phiae del Gundissalino (cio, in realt, tramite Alfarabi); la
traduzione dell'Etica a Nicomaco aveva poi concretizzato at
traverso i riferimenti interni l'esistenza di un testo del genere.
Che questa opera non fosse ancora conosciuta era fonte di
rammarico per Ruggero Bacone:

Secunda pars moralis philosophiae dat leges publicas,


et primo de cultu divino, deinde de regimine reipublicae, et
civitatibus et regnis, et sub hac parte continetur jus civile
imperatorum et regum per universum mundum ... Sed dolen
dum est quod haec pars non est apud latinorum usum nisi
laicaliter, secundum quod imperatores et reges statuerunt;
nam philosophice, secundum quod tradita est ab Aristotele
et Theophrasto non est haec pars in usum Latinorum34.

Risulta chiaro da questo brano dell'Opus Tertium di quali


motivazioni si sostanziasse l'interesse e l'attesa verso questo

33 Cf. a questo proposito il fondamentale repertorio di Ch. H. Lohr (Me


diaeval Latin Aristotle Commentaries) apparso sulle annate 1967-1973 di Tradi
tio. Bisogna per notare che praticamente tutti i primi grandi esponenti del
l'Aristotelismo latino si sono cimentati con il testo aristotelico: Alberto, Pietro
d'Alvernia, Tommaso, Sigieri di Brabante, e che anche in seguito esso atti
rer l'attenzione di un Burley, di un Buridano, di un Oresme. (Per la nota
testimonianza di Pierre Dubois relativa al commento di Sigieri alla Politica
cf. M. Grabmann, Die mittelalterlchen Kommentare zur aristotelischen Politik,
SBAW 1941, h. 10, 30). Del resto la lettura della Politica fu introdotta presto,
oltre che nei programmi di Parigi (1304) e di Oxford (1325), anche nelle scuole
degli ordini religiosi (cf. in Grabmann, cit., 12, l'esempio di Galvano Fiamma
che nel 1315 ha letto in conventu a Milano Ethicam, Politicam et Rhe
toricam ; cf. anche G. De Lagarde, La naissance de l'esprit laque au dclin du
Moyen Age; II, Secteur social de la Scolastique, Louvain-Paris 1958, 15).
34 Opus Tertium (ca. 1267), ed. Brewer, 50.

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210 G. FIORAVANTI

settore della filosofia peripat


me in altri campi, anche qui l
sava, avrebbe sostituito ad una serie di affermazioni e di no
zioni pi meno esatte, ma comunque non scientificamente
fondate ed organizzate, quello schema causale che solo appa
riva capace di strutturare un sapere vero, superiore all'opi
nione, all'autorit ed alla semplice registrazione dei fatti. Per
questo Egidio Romano, nel suo De differentia ethicae, rhetori
cae et politicae, scrive:
Non... sufficit dicere justum et bonum consistunt in
medio, quod facit liber Ethicorum, sed oportet descendere
ad speciales materias, quid sit ibi medium et quid sit ibi
justum, quod faciunt leges. Unde, si totam haberemus poli
ticam et esset complete tradita, traderentur in ea leges, et
possemus per eas descendere quasi ad speciales contractus35.

L'appello ad un modello di sapere scientifico fondato sullo


scire per causas e contrapposto al semplice procedimento de
scrittivo si presenta non meno vigoroso anche nel commento
all'Etica Nicomachea del nostro Alberto. Relativamente al
passo del decimo libro in cui Aristotele traccia il piano di
futura Politica e denuncia l'inconsistenza teorica delle po
zioni dei Sofisti, scrive:

Sophistas autem hic vocamus non qui decipiunt locis


sophisticis, sed ab imitatione sophistarum copiose ab appa
rente sapientia qui seipsos vocant politicos, cum nesciant
quae sit ars politica aut legis positiva... quales autem sunt
qui judicata ab imperatoribus et praetoribus colligunt et ex
his civilia se docere praesumunt, simile aliquid facientes his
qui sutoriam se docere promittunt, demonstratis multis
formis calceorum et nullius principia per rationem noscen
tes ... Hi... valde longe videntur esse a docere posse. Do
cens enim adiungit causam quae doctrinae suae est princi
pium. Isti autem universaliter neque sciunt quale quid legis
positivae neque circa qualia est, sed potius judicata multa
colligunt et... se dirigere putant omnia politica negotia ne
que quid sit politica scientes, nec quot sunt genera politia
rum, vel species, vel differentiae36.

Come si vede, l'ansia di estendere un metodo scientifico anche

35 In G. Bruni, The ' differentia Rhetoricae, Ethicae et Politicae ' of Aegi


dius Romanus, The New Scholasticism, VI, 1932, 1-18, 10.
36 Eth. Nic., 10, 3, 3 (1181 a 12 sgg.) Quod scientia legis positiva tradendo

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ALBERTO MAGNO E LA 'POLITICA' ARISTOTELICA 211

al campo dei rapporti civili e politici si intreccia con la pole


mica di una nuova, nascente aggregazione di intellettuali con
tro il ceto, gi professionalmente e socialmente affermato, dei
giuristi. Quei legistae che gi avevano orgogliosamente affer
mato di non aver bisogno di legere theologiam perch
omnia in corpore juris inveniuntur , quei professori laici
che parlavano del loro mestiere come di una militia legum, da
porsi accanto alla militia coelestis ed alla militia armata, e che
su questa base stavano realmente acquistando una condizione
sociale vicina a quella degli equites37, devono ora sentirsi apo
strofare da Ruggero Bacone cos:

Juristae sunt mechanici respectu philosophantium ...


Quod manifestum foret juristis si libros philosophorum le
gerent et intelligerent, scilicet leges Platonis et Aristotelis et
aliorum, ubi secundum potestatem sapientialem cum origine
et causis et rationibus volunt procedere et non ruditate be
stiali sicut in legibus laicorum38.

Egidio Romano, dal canto suo, cercher di persuadere presso


a poco negli stessi anni il futuro re di Francia che la vera scala
del prestigio culturale e sociale degli intellettuali vede al pri

est, eo quod ab aliis est neglecta. Alberto attribuisce ai giuristi quello che
Aristotele dice dei sofisti anche per ci che riguarda la subordinazione della
politica alla retorica: Haec enim dieta fuerunt communiter omnium anti
quorum judicata colligentium, sicut factum est in Institutis et Pandectis et
omnibus libris qui legales vocantur. Omnes enim isti propter quod rhetor
dividit genera causarum per demonstrativum et deliberativum, sicut pars
politicae quae dicitur judicativa, politicam dicebant esse sub rhetorica.
(ibid.). In ogni modo tutto questo brano aristotelico posto a conclusione
dell'Etica a Nicomaco costituiva una buona base per una polemica contro
l'empiria e a favore della scienza per quel che riguarda la materia politica.
37 Cf. E. H. Kantorovicz, The King's Two Bodies. A Study in Mediaeval
Political Thought, Princeton 1957, in particolare 124 sgg. Per le rivendicazioni
nei confronti della teologia vedi il celebre testo di Accursio, Glossa ordinaria
super Dig. 1, 1, 10: Sed numquid ... oportet quod quicumque vult jurispru
dens vel jurisconsultus esse debeat theologiam legere? Respondeo: non; nam
omnia in corpore juris inveniuntur . Sulla coscienza e sulla affermazione
del proprio ruolo e del proprio prestigio da parte dei giuristi medievali cf.
anche E. Besta, Riccardo Malombra, professore nello Studio di Padova e con
sultore di Stato in Venezia, Venezia 1894.
Compendium studii philosophiae, ed. Brewer, 420. Le Leges Platonis
saranno qui un richiamo generico ad un'opera platonica di argomento poli
tico di cui si conosce l'esistenza, ma non il contenuto, oppure un pi preciso
riferimento al riassunto della filosofia politica di Platone fatto da Apuleio
nel De Platone et ejus dogmate, a cui si riferisce anche Alberto indicandolo
appunto come Politia Platonis (cf. Summa Theologica, 2, tr. 10, q. 39, m. 2,
a. 1, part. 1: Et hoc expresse dicitur a Platone in Politia quam non de verbo
ad verbum, sed per sensus et sententias transtulit Apuleius ).

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212 G. FIORAVANTI

mo posto, come magis honor


poi i fisici; quanto a quei giuris
si fonder la futura attivit d
illiterati politici perch, com
senza conoscere le regole dell'
lano della politica narrative

Ex hoc autem patere potest quod magis honorandi sunt


scentes politicam et morales scientias quam scientes leges
et jura. Nam, quanto scientes et dantes causam honorabi
liores sunt loquentibus et non reddentibus causam dicti,
tanto honorabiliores sunt illis39.

Da questa unanimit di giudizi polemici un'altra considera


zione balza evidente agli occhi: l'affermazione ripetuta della
propria superiorit sui giuristi si fonda, per questi ' politici '
neo-aristotelici, non solo sulla coscienza di possedere un me
todo di indagine realmente scientifico, ma anche sul presup
posto di poter trattare incomparabilmente meglio, sulla base
dei testi dello Stagirita, una ' materia ' concepita come sostan
zialmente identica a quella maneggiata dai loro avversari. I
giuristi hanno come campo di lavoro e di indagine le leggi?
Ma anche il ' filosofo politico ': questa infatti, nella convin
zione comune, il soggetto della scienza politica per Aristotele.
Cos ancora Egidio Romano scrive ad Oliviero, frate predica
tore, per fornirgli argomenti contro le pretese dei legisti:

Verum, quia inter legistas vos esse dicitis, ut legistis sa


tisfacere valeatis quantum comprehendere possum de legibus
aliqua dicam. Non credo quod subjectum in legibus sint le
ges, nec subjectum in decretalibus sint decretales, ut quidam
dicere voluerunt. Sic enim perfacile esset omnium assignare
subjectum, dicendo quod in logicalibus subjectum sunt lo
gicalia, et in naturalibus naturalia. Oportet ergo subtilius
investigare subjectum. Credo enim quod in legibus subjectum
sint actus humani, de quibus, tamquam per proprias pas
siones, probant quid justum et quid iniustum. Leges ergo
subalternantur morali philosophiae, cum tota philosophia
moralis de actibus humanis existat; et inter caeteras partes
philosophiae moralis leges plus conveniunt cum politica. Die

39 De regimine principum, 2, 2, 8 Quas scientias debent addiscere filii nobi


lium et maxime filii regum et principum.

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ALBERTO MAGNO E LA ' POLITICA ' ARISTOTELICA 213

turn est enim quod leges imponere spectat ad politicam.


Politica enim in duas partes dividitur: in legum positivam
et legum conservativam, ut videtur Philosophus velie in sexto
Ethicorum. Considerare ergo de legibus spectat ad eos quos
vocamus legistas, et etiam ad politicam, sed non eodem mo
do. Politica enim leges tradii per modum artis; legistae vero
leges tradunt sine arte. Non enim considerant legistae de
talibus per modum scientificum, sed per modum narrati
vum40.

Insomma, incommensurabilit dei metodi, ma coincidenza


della materia trattata, comune sia alla scienza aristotelica
sia alla trattazione dei giuristi che dalla prima devono ricono
scersi dipendenti: queste le attese, questa la precomprensione
che, nel sistema del sapere, incasellava alla voce scientia
dvilis uno schema abbastanza preciso di che cosa doveva es
sere ' logicamente ' la Politica aristotelica, ancor prima che
una piena familiarit con il testo premettesse di scoprire che
cosa ' realmente ' era41.

40 De differentia ... cit., 11-12.


41 La parafrasi dell'Etica di Alberto non sembra denotare una conoscenza
diretta, comunque molto approfondita, della Politica. Certo, il nostro autore
ha notizia di un'opera aristotelica qui de politicis inscribitur, in auo leeis
potentia docetur, secundum quam cives bene vivunt (1, 1, 7), ma le poche
sentenze che ne cita corrispondono cos poco al contenuto reale del testo che
vien fatto di pensare a invenzioni (raeionate, s'intende! a citazioni di se
conda mano (cf. 1, 7, 1; 3, 3, 5: 5, 1, 4. Cf. anche 1, 3, 10 dove la sentenza che
il solitario aut bestia aut Deus viene riferita non alla Politica, ma agli
Economici). Del resto, quando si tratta di elencare le virtutes politicae, il ri
ferimento ancora a Cicerone e al De officiis, il testo cio considerato come
opera fondamentale per lo studio della scienza politica prima della introdu
zione e della diffusione della Politica aristotelica il, 3, 1; cf. M. Grabmann, Die
mittelalterlichen Kommentare..., cit., 9. 101. Il fatto spiegabile sia con la
data, ancora relativamente arretrata (1263-67) del commento, sia ricordando
che nella parafrasi dell'Etica viene utilizzato il corso di Colonia (1248-52) cer
tamente anteriore a qualsiasi traduzione della Politica (cf. Aristotele. L'Ethi
que Nicomaque. Introduction, traduction et commentaire par R. A. GautMier
et J. Y. Jolif, Paris-Louvain 1970, 1. 1, 123 e C. Martin, Some Medieval Com
mentaries on Aristotle's Politics, History, N.S. XXXVI, 1951, 29-44, 29). Riguar
do al De differentia di Egidio sappiamo, da un rimando interno del De regi
mine principimi (3, 1, 18), che anteriore a quest'ultima opera. Bruni propone
come terminus ante quem il 1279 (o.c., 4). Si tratta comunque di un periodo
in cui la Politica era stata tradotta, e probabilmente anche commentata gi
da Alberto, Tommaso e Sigieri. Nonostante questo si ha la netta impressione
che Egidio non si sia qui ancora direttamente cimentato con il testo aristote
lico. Le differenze con il De regimine principum sono a questo riguardo im
pressionanti: nel De differentia la divisione della scienza politica dipende to
talmente dalle informazioni contenute nell'Etica a Nicomaco, n il nostro au
tore sembra essersi accorto che non vi corrispondenza con il contenuto
effettivo della Politica. Del resto l'impostazione stessa del problema pu farsi

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214 G. FIORAVANTI

Certo, quando ci si fosse co


quegli otto libri cos densi di c
ouando si fosse cominciato a fare i conti con tutto il testo e
con ogni singola frase, quando insomma ci si fosse addossati
il compito di passare da considerazioni generali di metodo al
lavoro puntuale di commento ad utilitatem studentium ,
le sorprese non sarebbero potute mancare; e, in effetti, non
mancarono. Svaniva rapidamente l'ideale di una scienza che
dalle sue premesse deducesse con rigoroso ordine le leggi, scen
dendo addirittura ad speciales contractus ; se una tale scien
za era mai esistita, non era certo la Politica aristotelica a tra
smetterla ai Latini. In primo luogo perch le leggi, cos come
trattate dal diritto civile da quello canonico (cio come un
corpus pi meno organico) non formavano affatto la mate
ria del libro, ma apparivano, per dir cos, in ordine sparso,
con una funzione in larga parte esemplificativa e quindi con
un carattere non normativo, ma storico. E' vero che ancora
ad una data abbastanza tarda Ruggero Bacone si ostinava a
ripetere che Aristotele docet... quomodo oriuntur leges
diversae in mundo et quae sunt malae et corrumpunt civitates
et regna et qualiter vitari debent et destrui, ut tandem sta
tuatur una lexe perfecta juxta vias philosophiae, quae salvet
in pace et justitia civitates et regiones 42; Aristotele insegne
rebbe inoltre quales sunt proprietates nobiles istius legis
et quomodo debet custodiri illibata et incorrupta, et quomodo
corruptores ejus strictissime arceantur t. Insomma certe
majora sunt hie in paucis capitulis quam in toto corpore juris
italici 44. Ma quali pochi capitoli? Si tratta ormai di ritardo
culturale, di ostinata fedelt al vecchio schema, di una

risalire a Eth. Nicom. 10, 1181 a 15. In fondo Aristotele stesso confermava nei
medievali la convinzione che compito della politica fosse tradere leges per
modum artis . Che in generale la politica si dovesse occupare delle leggi era
opinione comune della cultura della prima Scolastica, anche a prescindere
dalle nuove esigenze di metodo scientifico. Cos Adam de Bouchermefort parla
della politica ad regimen civitatis introducta in legibus et decretis , Robert
Kildwarby, nel De ortu et divisione scientiae, sostiene che ad hanc scientiam
pertinent jura canonica et civilia (cf. M. Grabmann, o. c. e G. De Lagarde,
o. c., 12-15) e Vincenzo di Beauvais nel suo Speculum Doctrinale, dedica
tutto il VII libro (riservato appunto alla politica) ad una trattazione partico
lareggiata delle leggi che arriva fino ai temi del diritto privato (cap. 96, De
usufructu; 97, De servitutibus praediorum-, 131, De testamentis, etc.).
42 Compendium studii philosophiae, ed. Brewer, 422.
Ibid.
Ibid.

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ALBERTO MAGNO E LA ' POLITICA ' ARISTOTELICA 215

audace e un po' piratesca riduzione della complessit del te


sto aristotelico ai propri programmi di politica culturale45.
Pi realisticamente Alberto Magno aveva gi riconosciuto
che le leggi dovevano essere lasciate ai legisti:

Ad hoc tamen ... exigitur diversitas statutorum legalium,


et hoc legislativae est videre (legislativa dicitur scientia sive
potentia legalis, quae considerai quibus, quales et qualiter
leges ponantur)... Et haec scientia docetur non ab Aristo
tele, sed in Codice et in Digesto Veteri et Novo et in Insti
tuta et Infortiato cum tribus partibus. Hoc enim magis
fundatur institutione imperiali quam persuasione rationis46.

Cosa dunque trovavano i primi lettori della Politica? Ri


sponderemo con l'esclamazione di Leonardo Bruni (anch'egli,
in qualche modo, ' primo lettore ') a Flavio Biondo:

Deus bone, quanta series rerum, quanta varietas... ut


omnia quae umquam facta sunt nota fuisse huic Philosopho
videantur. Quis putasset in his libris historiam Italiae con
tineri? Atque ita refertur de Italo rege, deque Italia ab eo
nominata, ut mihi latinam historiam legisse videatur. Quis
putasset de Chartaginiensibus, deque eorum institutis et
moribus ab hoc Philosopho dici? Atqui ita de his refert ut

Il Compendium studii Philosophiae risente evidentemente della impo


stazione dell'Opus Majus in cui le informazioni relative alla Politica aristote
lica derivano, dall'Etica a Nicomaco (cf. 10, 1181 b 17-20 Deinde ex con
gregatis politiis tentemus speculari qualia salvant et corrumpunt civitates )
da fonti arabe (cf. Rogerii Baconis, Moralis Philosophia ed. E. Massa, Ziirich
1953, 12, 188) e sono inserite nel vasto progetto della conversione di Pagani,
Tartari, Judaei e Sarraceni alla fede catholica-, in questo senso le leges civita
tum sono identificate con i vari sistemi etico-religiosi e appunto su questo
piano Aristotele dimostrerebbe quae leges corrumpunt civitates et regna et
quae non . Allora la una lex prefecta del Compendium identificabile pi con
la lex Christiana che con qualsiasi parte della Politica, mentre i pauca capitula
sembrano riferirsi alla parte finale della Metafisica di Avicenna (10, 2-5) piut
tosto che al testo aristotelico. Infine, gli attacchi ripetuti e particolarmente
violenti di Bacone contro i giuristi rientrano anch'essi in questo schema, dato
che si basano sulla convinzione che il diffondersi del diritto civile ed il pre
stigio acquistato nella Cristianit dai domini legum di Bologna siano una delle
cause della decadenza del sapere e della rovina della Chiesa: Abusus juris
civilis Italiae... non solum destruit studium sapientiae, sed Ecclesiam Dei ;
Che contro questi laici e mechanici tutte le armi fossero buone e la filosofia
potesse, per il nostro, dispensarsi dalla filologia nel rivendicare la propria
superiorit?
46 Poi., 7, lect. 2 p; lo spunto preso da 1325 a 11 sgg. Vedi anche Poi., 2,
1269 a 24; Aristotele pone il problema se le leggi possano essere cambiate,
quando e da chi, e ne rimanda la soluzione ad altro luogo. Alberto (lect. 7 c)
commenta: Dimittamus hanc considerationem; aliorum est temporum; in
Pandecta enim, ubi tractatur de politia quae est legis positiva, habet hoc
determinari .

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216 G. FIORAVANTI

omnia illorum cognovisse appareat... Illud vero admiran


dum quod nemo rex umquam fuit qui praestabilior esset,
cujus exempla et mores non referantur, nemo tyrannus per
Graeciam, Asiam, Siciliam, Italiam, cujus non vita et mores,
et quibus artibus dominationem conservaverit et quanto
duraverit tempore describatur47.

Possiamo per pensare che i medievali siano rimasti pi scon


certati che entusiasti da tutta la varietas, da tutta la series
rerum, da tutti gli exempla (basti pensare alle caratteristiche
del quinto libro ed al materiale storico portato da Aristotele
ad illustrazione dei rivolgimenti politici e degli accorgimenti
per mantenere le diverse forme costituzionali): dal loro punto
di vista rischiavano troppo di sommergere la scientia rerum.
Economia, urbanistica, puericultura, legislazione matrimonia
le, gli effetti della musica sull'educazione, e poi i continui ri
ferimenti alla storia, alle usanze, alle istituzioni non solo delle
citt greche (e anche qui non certo e non solo delle pi cele
bri), ma anche di popoli ' barbari ' e sconosciuti componevano
un quadro che era variegato e complesso s, ma innegabil
mente anche molto oscuro e soprattutto difficilmente ricon
ducibile ad una unit sistematicamente organizzata.
Una spia di questo disagio facilmente riconoscibile in
un fenomeno tipico dei primi commenti: brani del testo che
nell'economia generale del trattato aristotelico hanno un peso
assai limitato addirittura del tutto marginale ricevono una
trattazione sproporzionata alla loro reale importanza, tanto
che il contesto ne risulta senz'altro squilibrato. Un esempio
limite Polii. 2, 1269 a 4 sgg., dove Aristotele, esponendo in
un contesto dialettico le ragioni a favore di innovamenti nella
costituzione e notando come ci che antico non deve per
forza identificarsi con il meglio, porta l'esempio della rozzezza
dei primi uomini sia che fossero nati dalla terra, sia che
fossero i superstiti di qualche catastrofe . Si tratta, come si
vede, di un breve inciso in cui lo Stagirita allude, in modo
non certo impegnativo, ai miti dei poeti ' teologi ma nel suo
commento Alberto si dilunga in una complicata trattazione
di astronomia-astrologia, spiegando che una causa fondamen

E pp., 8, 1 (ed. Mehus, 2, 105-106). Si tratta della lettera in cui Bruni


comunica a Flavio Biondo la sua intenzione di inviare la sua traduzione della
Politica ad Eugenio IV.

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ALBERTO MAGNO E LA ' POLITICA ' ARISTOTELICA 217

tale del popolamento iniziale di nuove terre secundum


philosophos astronomos et praecipue secundum Socratem (!)
conjunctio Jovis et Saturni :

Et dicit Albumasar in libro de magnis accidentibus mun


di et conjunctionibus planetarum quod haec conjunctio ...
causat destructionem habitationum antiquarum civitatum
et aedificationes et populationes novarum in provinciis. Et
illos qui sic primi habitant novas civitates vocat terrigenas,
quod necesse est primo rudes esse, eo quod experti non sunt.
Sunt etiam in astronomia fabulae, vel tabulae positae quae
vocantur diluviorum; maxime ignis et aquae, sicut diluvium
aquae describitur in fabula de Pyrrha et Deucalione, et di
luvium ignis in fabula de Phaetonte ab Ovidio; in quorum
utroque a corruptione universali quidam salvati sunt a qui
bus postea disseminati sunt habitatores et cultores terra
rum48.

Tommaso, in questa occasione, non da meno, perch


sull'inciso aristotelico costruisce addirittura un abbozzo di
quaestio: Aristotele ha sostenuto che il mondo eterno, ma
argomento in contrario costituito dalla testimonianze stori
che, da cui risulta che si cominciato ad abitare le varie zone
della terra in un tempo determinato. La soluzione dello Sta
girita che le diverse regioni pi e pi volte, alternativamente,
si sono rese inabitabili e di nuovo sono state abitate. Come?
Due modi sono possibili. Primo: i nuovi uomini sono stati
generati dalla terra aliquo modo proportionata naturaliter
ut generaretur homo . Ipotesi poco sostenibile perch, per
via esclusivamente naturale, gli animali perfetti possono es
sere generati solo mediante il seme. Rimane dunque pi pro
babile la seconda ipotesi, che cio alcuni uomini si siano po
tuti in qualche modo salvare ed abbiano dato origine ai nuovi
abitanti49.
Cos alla notazione del quarto libro, che se si distribuis
sero le cariche avendo come criterio di riferimento la bellezza
fisica, come si dice avvenga in Etiopia, allora si avrebbe oli
garchia, Alberto spiega sulla base dell'incidenza dei raggi so
lari e del suo influsso sulla complessione fisica e sulla durata

Pol., 2, lect. 6 h. Gi nel Timeo (22 C D) Alberto trovava una interpre


tazione razionalistica del mito di Fetonte nel quadro di una teoria dei diluvi
ricorrenti di acqua e di fuoco.
Poi, 2, lect. 12 b.

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218 G. FIORAVANTI

della vita come mai siano poc


e belle50; scomoda cio l'astro
il quarto libro delle Meteore p
serve, en passant, di una cre
come incontrollata e che del
ha alcun bisogno di controlla
Gli esempi si potrebbero m
campioni analizzati risulta ev
complessit del testo e alla sua
di sfruttare tutti quei punti ch
e significato, permettevano d
stotelico; quello gi profonda
freddo, della generazione e de
mosso. A costo, questi appigli
c'erano. Solo in questa ottica,
come la polemica aristotelica
zione e l'eccessivo virtuosism
basata su di un ideale educati
vale, di aristocratica medietas
schemi e motivi squisitamen
tenzione reale del testo52 c
(termine reso da Guglielmo d
gano inseriti da Pietro d'Alv
alla Fisica aristotelica, ma certo molto meno alla Poetica:

Videtur autem esse purificatio corruptio alicujus pas


sionis... inexistentis; et quia corruptio unius est per gene

50 Causa autem quare ibi sit pauca multitudo pulchrorum et magnorum


assignatur in libro de locis habitabilibus, quia scilicet Aethiopia est sub tor
rida Cancri, in qua radii solis directe incidunt ad angulum perpendicularem
et diu stant circa idem propter reflexionem circuii, et ideo exsiccant humidum
quod deberet protendi in quantitate et incendunt et in terrestritatem indu
cunt et sic impendiunt venustatem coloris luminis susceptivi et deducunt in
nigredinem (lect. 2 k; il testo aristotelico 4, 1290 b 4-5; cf. Alberti Magni, De
natura locorum, 2, 3).
51 Vedi il breve excursus di puericultura di Poi., 7, 1336 a 3 sgg. e le lun
ghe citazioni da Avicenna sui doveri delle nutrici, sulle fasce, sull'alimenta
zione lattea e sulle sue virt portate, ad locum, da Alberto e da Pietro d'Al
vernia, oppure le digressioni astrologiche utilizzate dai due commentatori
per chiarire gli accenni e le critiche aristoteliche (per altro molto sintetici)
alla teoria platonica del numero ' nuziale ' come spiegazione dei rivolgimenti
costituzionali (Poi, 5, 1316 a 1 sgg.).
52 Poi., 8, 1341 a 9 sgg. Intendit quod ... pueri nimis clamantes in musi
cis deficiunt in membris. Aliquando autem, sicut dicit Avicenna, rumpitur
siphac, quae est pellis superiorum continens intestina, et efficiuntur rupti et
herniosi et inutiles ad agones (lect. 4 s.).

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ALBERTO MAGNO E LA 'POLITICA' ARISTOTELICA 219

rationem alterius, ideo est corruptio unius passionis vel per


generationem contrariae, sicut irae corruptio per generatio
nem mansuetudinis53.

Ora questo far leva sulle zone pi meno riconducibili


all'Aristotele gi conosciuto, all'Aristotele ormai avviato ad
essere per molto tempo il ' maestro di color che sanno ', de
nota, accanto alla difficolt oggettiva di illustrare una materia
troppo estranea, anche la sorpresa davanti ad un modo di
procedere che per tanti aspetti doveva sembrare, ahim, assai
poco secundum modum scientiae e molto invece secun
dum modum narrationis .
Il tentativo di costruirsi un sistema di rationes e di espor
re le cause ovunque fosse possibile, magari inventandosi le
occasioni e comunque usando della strumentazione ' fisica '
gi disponibile, non nasconde cio il problema gi generale:
che genere di metodo scientifico era quello di una trattazione
che per gran parte consisteva in riferimenti storici, geografici
et etnologici, e che, se pure cercava di determinare le costi
tuzioni, anzi, la costituzione perfetta54, dedicava perlomeno
altrettanto spazio ad insegnare il funzionamento di quelle gi
definite ' corrotte ' e contro natura? Per questo, scrivendo
dopo il De differentia ethicae, rhetoricae et politicae il De regi
mine principum, Egidio Romano doveva correggere il tiro ri
spetto alle sue affermazioni precedenti:

Sciendum ergo quod in toto morali negotio modus pro


cedendi secundum Philosophum est figuralis et grossus; opor
tet enim in talibus typo et figuraliter pertransire, quia gesta
moralia complete sub narratione non cadunt... Materia
moralis... non patitur perscrutationem subtilem, sed est

53 Pol., 8, 1341 b 39; led. 3 d. Cos tutta la parte dedicata dal testo aristo
telico all'illustrazione della capacit del ritmo e del canto di imitare e di cau
sare i moti dell'animo (Poi, 8, 1341 a 1 sgg.) viene interpretata nel senso di
una similitudo tra le qualit sensibili del suono e quelle morali e di una pro
portionalitas tra la deledatio rationalis che si prova nella musica judicando
mediam rationem sonorum e la delectatio quae est in operibus moralibus
consistentibus in eadem proportione (led. 2 ).
54 La costituzione perfetta , per gli autori di cui ci occupiamo, il regimen
regale, anzi, il regnum, ma non nel senso della superiorit indiscussa della
regalit filosoficamente teorizzata in alcune parti della Politica (sul carattere
ancora platonizzante di questi brani cf. R. Weil, Aristote et l'histoire. Essai
sur la 'Politique', Paris 1960, 184-85; 34142), bens in quello dell'assai concreto
regnum territoriale si muovono sia il commento di Pitero d'Alvernia, sia il De
regimine principum.

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220 G FIORAVANTI

de negotiis singularibus, quae.


tem magnam incertitudinem habent; quia ergo sic est, ipsa
acta singularia quae sunt materia hujus operis ostendunt in
cedendum esse figuraliter et typo... Vide tur enim natura
rei moralis omnino esse opposita negotio mathematico. Nam
demonstrationes mathematicae sunt certae in primo gradu
certitudinis, rationes vero morales sunt superficiales et gros
sae. Geometrae igitur est non persuadere, sed demonstrare,
rhetoris vero et politici non est demonstrare, sed persuadere.
Propter quod I Ethicorum scribitur quod par peccatum est
mathematicum persuadentem acceptare et rhetoricum de
monstrationem expetere55.

Dunque, addio all'ideale di una Politica che, con una serie


di dimostrazioni rigorosamente dedotte, arrivasse fino alle
materies speciales ; in maniera ancor pi accentuata che per
la diversit materiale dei soggetti trattati, l'effettiva cono
scenza del testo aristotelico non lasciava anche qui ulteriore
spazio a progetti del genere. Cos, gi qualche anno prima del
De regimine principum anche il nostro Alberto costellava il
suo commento di notazioni come: In particularibus et prac
ticis scientiis plus valet usus et exercitium et experimentum
quam valeat ratio universalis Sermones morales potius ab
usu quam a scientia sunt accipiendi 56.
Ma nelle parole di Egidio Romano citate poco fa, accanto
al riconoscimento della non agibilit del vecchio schema pre
comprensivo, sono gi presenti le linee di un riassestamento, il
programma di una sistemazione globale della materia, di una
sua reinterpretazione che ne permettesse l'assimilazione su
nuove basi nel sistema generale delle conoscenze. Il program
ma svolto con notevole coerenza nel De regimine principum
stesso: la struttura del testo fonde ci che prima il maestro
agostiniano aveva mantenuto separato: Etica, Politica, Reto
rica57. Accomunata alle altre due discipline dall'uso del me

55 1, 1, 1 Quis modus procedendi sit in regimine principum. Come si vede,


a differenza delle affermazioni precedenti, qui retorica e politica vengono
accomunate, almeno nel metodo; nel De differentia era inoltre riscontrabile
una pi netta distinzione tra il momento politico (caratterizzato dall'elemento
autorit-coazione) e quello etico, distinzione che la reale conoscenza della
Politica deve aver contribuito a sfumare nel De regimine (Cf. 3, 1, 18 e Bruni,
o.c., 10 n. 69).
56 Pol, 1, lect. 6 a; cf. 5, lect. 7 m; 7, lect. 11 d; Egidio, De regimine princi
pum, 3, 1, 11.
57 L'Etica forma la base delle prime tre parti del primo libro (teoria gene
rale delle virt); la Retorica interviene nella quarta parte (i costumi e l'in

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ALBERTO MAGNO E LA ' POLITICA ' ARISTOTELICA 221

desimo metodo ' persuasivo ', la Politica si presenta come


parte fondamentale, ma non esclusiva, di una formazione idea
le che coglie il principe (e per alcuni rispetti anche i suoi
sudditi) in tutte le sue relazioni, private e pubbliche. In que
sto contesto si dispongono in un ordine logico insieme e cro
nologico le varie parti del testo aristotelico, anche quelle che
potevano sembrare le pi lontane e le meno collegate tra di
loro: le caratteristiche della tirannide e la convivenza coniu
gale, la composizione e le caratteristiche di funzionamento
dei corpi giudiziari e l'amministrazione del patrimonio privato.
La convinzione di trovarsi di fronte ad ima buona coerenza
del tutto con le parti e di ogni singola parte rispetto al tutto,
cos caratteristica dell'accessus medievale al testo58, trovava
cos modo, sia pure faticosamente, di confermarsi anche da
vanti ad ostacoli di non poco conto.
Certo, un'operazione di questo tipo comportava un prez
zo: mettere tra parentesi quella ricchezza di riferimenti sto
rico-culturali che costituiscono il tessuto connettivo e, per cos
dire, l'ambiente naturale in cui si formano, si definiscono e
vivono le teorie politiche di Aristotele. Una piccolissima parte
di questo materiale poteva ancora essere utilizzato, ma a patto
che potesse entrare in sintonia con lo schema generale, a patto
cio che assumesse il ruolo dell'exemplum. ' Esempio ' a volte
anche in senso neutro, di abilit tecnica da imitare: e cos,
riferendo sulla base dei primi capitoli della Politica la storia
di Talete e del raccolto delle olive e quella del siciliano che a
Siracusa si era accaparrato il monopolio del ferro, Egidio
nota:

Volentem ergo pecuniam acquirere oportet haec et simi


lia particularia gesta per quae aliqui pecuniam sunt lucrati
habere in memoria, ut si occurreret opportunitas per simili
gesta, dura tamen illa sint licita, pecuniam lucrareturS9.

dole dei giovani, dei vecchi, dei ricchi etc.) e nella seconda parte del secon
libro (rapporti genitori-figli); la Politica, infine, per i libri settimo ed otta
(consigli sul matrimonio, educazione dei figli, sito e struttura urbanistica de
citt) in tutte e tre le parti del secondo libro; i libri primo e secondo del
l'opera aristotelica sono poi usati nella prima parte del terzo libro del De reg
mine, dal terzo al sesto (con particolare utilizzazione dei testi riguardanti
regno e tirannide) nella seconda.
58 Cf. . V. Jaffa, Thomism and Aristotelianism. A Study of the Comme
tary by Thomas Aquinas on the Nicomachean Ethics, Chicago 1952.
59 De regimine... 2, 3, 12. Il testo aristotelico 1259 a 1 sgg.

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222 G. FIORAVANTI

Ma, si badi bene, dum tamen


per si tratta di exempla nel s
di moralit da cogliere anche a
discorso. Il caso limite quello
gorico-morale delle tesi platon
condo libro della Politica, che
donne e dei beni60; ma non si tratta dell'unico caso in cui
un'informazione storica, che in Aristotele ha la funzione di
esemplificare i meccanismi e gli accorgimenti funzionali ad
una particolare forma di governo, diventa per Egidio ' figura '
ed incarnazione di una legge morale da seguire. Per esempio
ritroviamo nel De regimine principum la storia dello scambio
di battute tra il re spartano Teopompo e la moglie (Poi. 5, 1313
a 30 sgg.: Si dice infatti che alla moglie, la quale gli doman
d se non si vergognava di trasmettere sminuita ai figli la
sovranit che egli aveva ereditata integra dal padre, rispose:
No davvero, poich io la lascio ad essi pi duratura ). Ma in
Aristotele l'episodio si inseriva in una trattazione non inte
ressata a giudizi di valore, bens all'elencazione dei mezzi
' politici ' utili alla conservazione del potere regio ( Quanto
pi sono ristrette le attribuzioni del sovrano, tanto pi tempo
durer il governo regio ... Teompompo ... attenuando la po
tenza dei re la rese pi duratura, sicch in un certo senso non
la sminu, ma la rinvigor Poi 5, 1313 a 20 sgg.); in Egidio
esso adempie invece una funzione di vero e proprio exemplum
morale, funzione deducibile non solo dal contesto in cui si
inserisce (la condanna della tirannia e la fondazione del potere

60 De regimine ... 3, 1, 15: Quomodo positio Socratis circa regimen civita


tis trahi possit ad bonum intellectum. La posizione di Socrate si intelligitur
ut verba sonant, stare non potest . Ma poich era caratteristica dei Platonici,
e quindi forse anche di Socrate, l'esprimersi metaphorice , si pu inter
pretare la tesi secondo cui donne, figli e beni devono essere comuni nel senso
che secundum amorem et dilectionem debet... salvari communitas . In
somma hoc modo... civibus omnia debent esse communia, ut quilibet in
tendat bonum commune et bonum omnium et sit sollicitus ... de rebus alio
rum ac si essent sua . Una difesa analoga delle posizioni platoniche in Enrico
di Gand, Quodl. 4, q. 29. Del resto ancora nel commento dell'Acciajoli (che
pure conosce le Leggi e pu quindi con maggior forza sostenere il non ripudio
platonico dell'istituto matrimoniale) leggiamo: De communitate autem
uxorum multa afferunt Platonici. Sed illud magis valere videtur ad excusatio
nem Platonis quod metaphorice locutus est, rempublicam quandam separa
tam et abstractam considerane et aliud fortasse intelligens quam id quod
verba prae se ferre videntur... Uxores et liberi forsitan Plato hoc modo
volebat esse communes, non ut se invicem commiscerent sed ut se invicem
diligerent ex vero caritatis affectu, non secus quam si essent communes (. c.,
61 r-v).

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ALBERTO MAGNO E LA ' POLITICA ' ARISTOTELICA 223

del re sulla pratica delle virt: Quot et quae sunt ilia quae
debet operari verus rex et quod eadem simulai se facere tyran
nus ), ma dallo stile stesso della narrazione:

Recitat autem Philosophus V politicorum, c. 11, quod,


cum quidam rex partem sui regni dimisisset, quia earn forte
injuste tenebat, increpatus ab uxore dicente quod verecun
dari deberet quia minus regnum dimittebat filiis quam ac
cepisset a patre, respondit rex ille quod si dimittebat eis
minus in quantitate regnum, dimittebat tamen majus et
diuturnius tempore61.

L'operazione condotta da Egidio Romano sulla Politica


aristotelica ha avuto una fortuna enorme (basti pensare alla
diffusione dei manoscritti del De regimine principum, si ha
l'impressione che ben presto esso sia diventato un testo indi
spensabile in ogni biblioteca, e non solo biblioteche di con
venti), ma forse proprio per questo rimasta in s un caso
piuttosto isolato. Ci non toglie per che i commentatori veri
e propri del testo aristotelico non abbiano anche loro usato
assai presto e pur nei limiti imposti dalla specificit del loro
approccio alla litera tecniche di lavoro non molto dissimili,
tecniche appunto dettate dalle identiche preoccupazioni e dallo
stesso desiderio di superare le difficolt incontrate. Abbiamo
cos un interesse che si concentra su singole parti della Poli
tica sentite come particolarmente capaci di gettare luce su
realt e dibattiti contemporanei ai commentatori: la servit
naturale, le caratteristiche del regnum ed i suoi rapporti con
le altre forme di governo, se esso debba essere trasmesso per
eredit invece per elezione, se sia meglio esser retti da otti
mi principi da ottime leggi, quali siano i rapporti tra felicitas
politica e felicitas contemplativa in questi casi ci troviamo
davanti non solo a quegli spostamenti di accento, a quelle in
tegrazioni del testo che, spesso a prima vista impercettibili
e quasi travolte dal gran fiume del commento, sono in realt
cos significative nel segnalare l'intervento personale del com
mentatore, ma, qua e l, anche a vere e proprie digressioni ed
abbozzi di quaestiones autonome63.
La ricca e variopinta serie di riferimenti e di esemplifica

De regimine... 3, 2, 9.
Cf. Poi, 1, 1253 b 1 sgg.; 3, 1286 b 23 sgg.; 3, 1286 a 7 sgg.; 7, 1324 a 13 sgg.
Il fenomeno gi presente nel commento di Pietro d'Alvernia che,
d'altra parte, autore anche di autonome quaestiones alla Politica.

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224 G. FIORAVANTI

zioni storico-culturali non vien


(la struttura stessa del comm
siamo per notare nei suoi rig
mento, una tendenza alla semp
za impegnarsi in operazioni d
che si accentuano in progress
se gi Pietro d'Alvernia, che pu
ogni sententia dell'opera arist
non attardarsi eccessivamente
ed etnografiche con notazioni
che la inessenzialit di un lavor
va oltre: opera una selezione
me solo quelle parti che ritiene
del commento ci fornisce anch
che presiede a questa scelta:

Non sermones graecos inter


illius linguae totaliter sum ig
quae sufficienter in ilio ydioma
verborum graccorum et expla
cxemplis in pluribus locis dic
quendum<5.

Si notato a questo proposito che i commentatori rina


scimentali della Politica aggiungono la carne viva dell'esem
plificazione storica allo scheletro della analisi strutturale del
testo condotta dagli scolastici medievali66. Se questo vero
per quel che riguarda richiami e paralleli con situazioni sto
riche e strutture politico-statuali contemporanee al commen
tatore (ma un atteggiamento del genere non del tutto assente
tra i medievali), di fronte all'esemplificazione pi propriamen
te aristotelica, cio proprio di fronte ad una cos ricca, per
quanto frammentaria, sezione di storia e di cultura classica,
l'atteggiamento umanistico spesso dimostra la stessa rispet
tosa prudenza di Walter Burleigh. Guglielmo Becchi, per esem
pio, non si impegna quasi mai in niente di pi di una semplice
ripetizione di nomi e di fatti in s non certo perspicui67. Lo

Cf. 7, led. 7 k; 8, led. 2 II.


'5 Cit. da M. Grabmann, Die Mittelalterlichen Kommentare..., cit., 32.
66 Cf. L. J. Daly s.j., Medieval and Renaissance Commentaries on the Poli
tics of Aristotle, Duquesne Review, XIII, 1968, 41-55.
67 Cf. Laur. Aedil. 154, passim. Il fenomeno evidentissimo per tutto il

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ALBERTO MAGNO E LA ' POLITICA ' ARISTOTELICA 225

stesso Lefbvre d'Etaples, che pure possiamo presumere in


possesso di una strumentazione storico-filologica pi agguer
rita e consapevole di quella dei nostri medievali, sorvola ra
pidamente sui vari esempi aristotelici68; anche lui si giustifica
con una dichiarazione programmatica:

Verum, cum Aristoteles authores citabit, aliene cure di


ligentieque sepius relinquemus ut ex authoribus qui velint
requirant; nam nostrum institutum est que Aristoteles ex
re et sententia dicit aperire, non autem omnium aliorum
quorum meminit aut dieta aut gesta enodare. Id enim ni
mium supra vires fuerit et a commentatoris officio non mi
nus alienum w.

Ora, nel commento del nostro Alberto preoccupazioni,


dubbi e cautele del genere non fanno la bench minima com
parsa. L dove Pietro d'Alvernia, davanti al testo aristotelico
che parla dell'antica geografia etnica italiana, osserva pru
quinto libro che il pi ricco di riferimenti a personaggi, citt ed avvenimenti
della storia greca. La stessa cosa si verifica nel commento dell'Acciaioli: certo
si hanno dei passi avanti nella comprensione storico-filologica del testo. L'au
tore sa, a differenza dei medievali (ma anche del Bruni e del Becchi), che gli
di Poi., 2, 1262 b 41 non sono dei sermones amatorii di Aristo
fane e che con tutta probabilit ci si riferisce invece al Simposio (Commen
tarti ... 50 r); inoltre al corrente che Platone ha scritto due libri di soggetto
politico, Repubblica e Leggi (o.c., 57r) e ne conosce il contenuto (o.c., 61v) e
quindi in grado di interpretare meglio dei suoi predecessori Poi., 2, 1264 b
26 sgg. Inoltre la conoscenza di Plutarco gli permette di inserire alcune osser
vazioni del testo in un pi preciso contesto storico-culturale (cf. il riferimento
a Demetrio Poliorcete per il problema delle macchine da guerra accennato
in Poi., 7, 1331 a 1-2; o.c., 238v). Ma anche l'Acciajoli, oltre a non avere idee
molto chiare sulla catarsi, sull'Areopago, su Alceo e le sue poesie (o.c., 268r,
77r, 109v), quando arriva alla varietas rerum del quinto libro si ferma alla pura
litera: Declarat aliam causam seditionis et exemplo Rhodiorum confirmat
Declarat aliam causam ... et multarum civitatum exempla affert quae sunt
clara in textu... Textus est manifestus et Philosophus narrative proce
dit ; e cos via (o.c., 164v, 165r, 193v).
68 Due soli esempi: riguardo all'allusione al ' coltello di Delfi ' (Po/., 1,
1252 b 2) ci si limita a riportare la traduzione del Bruni: Quale ferri aerisve
fusores ob inopiam gladium delphicum faciunt , senza cercare di spiegare
cosa mai questo gladius possa essere; per la storia di Talete e del raccolto
di olive ci si rimette alla evidenza del testo: Quale est id quod de Thalete
Milesio recensent, cujus narrationem littera dilucide continet . Ma, se la
littera anche qui la traduzione del Bruni, essa, per quanto chiara sia, non
traduce correttamente il testo aristotelico: dove infatti Aristotele parla di un
affitto di frantoi, l'umanista italiano interpreta come compera di olio e cos
l'esempio di accortezza economica risulta abbastanza strano: non si capisce
infatti come, in un anno di raccolta particolarmente abbondante di olive, si
possa vendere a prezzo altissimo dell'olio accaparrato tempo prima. (Cf. Poi.,
1, 1259a 5 sgg. e L. Bruni, Politica cum commentariis, recognitione et eluci
datore Jacobo Fabro Stapulensi, Paris, Poncet le Preux, 1515, 2v, lOv).
L. Bruni, Politica cum commentariis... c., 13r.

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226 G. FIORAVANTI

den temente: Sed est intelli


nem inhabitantium regionem
vel occupationem vel epidimiam
partium regionis praedictae m
alia imposita, et ideo nescimu
regionis illius quaedam praed
berto baldanzosamente scrive:

Oenotria prima vocabatur Italia, a quo, scilicet Italo,


nomen transumentes, Italos pro Oenotriis vocatos esse et
hanc oram Europae Italiae nomen accepisse, quaecumque,
supple pars, existit inter sinum Scylleticum et Lameticum.
Scylla canis est in graeco et in periculis maris sunt lapides
quidem eminentes super aquam sicut capita canina in quibus
naves impingunt et franguntur. Lameticum autem est etiam
sinus maris, et interpretatur ' percussus ' secundum unam
interpretationem et est periculum quod dicitur Charybdis,
quae usque hodie sunt pericula prope Siciliam in mari
Adriatico ... Vocati sunt Ausones a quodam Ausone qui pri
mo eis leges posuit... Jonium est graecum mare (Jones
enim Graeci sunt)71.

Analogamente, di fronte ad un catalogo di strumenti musicali,


alcuni dei quali gi fuori moda per lo stesso Aristotele, Pietro
ripete prudentemente: Hujusmodi autem organa communi
ter non sunt nota nobis, aut non sub istis nominibus 71,
Alberto si lancia in una fantasiosa e gustosa descrizione dei
pectidi come tabulae ... quibus ludunt... histriones con
cutientes eas adinvicem et ad cubitos , dei barbiti come
imagines barbatae ex ore emittentes fistulam et retro haben
tes vesicam alligatam quae compressa flatum emittit in fistu
lam ita quod barbatus fistulare videretur , dei trigoni come
tympana ... ligno vel manu percussa
In spiegazioni del genere quello che pi colpisce non
tanto il caso particolare di inesattezza storico-filologica (in
fondo nemmeno noi sappiamo poi con tanta precisione cosa
fossero i pettidi e i barbiti), quanto piuttosto l'atteggiamento
di fondo che lo rende possibile, la radice a cui deve essere
ricondotto. Il punto di partenza una smisurata, ingenua ed

70 Pol., 7, led. 7 k (1329 b 8 sgg.).


71 Pol., 7, led. 9 k.
72 Pol., 8, led. 2 11 (1341 a 39 sgg.).
73 Po/., 8, /ec/. 5 c.

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ALBERTO MAGNO E LA ' POLITICA ' ARISTOTELICA 227

orgogliosa pretesa e fiducia di poter rendere accessibili al


l'ignoranza dei Latini tutti i tesori della scienza aristotelica; do
po i libri di fisica e di etica, anche le ricchezze della Politica.
Proprio nella conclusione del commento alla Politica si espri
me compiutamente la consapevolezza e l'orgoglio di questa mis
sione con espressioni che, davanti alle incomprensioni ed alle
ostilit incontrate, si appellano ai grandi testimoni classici del
l'eterno conflitto tra oscurantismo e desiderio di sapere:
Et hoc dico propter quosdam inertes, qui solatium suae
inertiae quaerentes, nihil quaerunt in scriptis nisi quod
reprehendant; et cum tales sint torpentes in inertia, ne soli
torpentes videantur, quaerunt ponere maculam in electis.
Tales Socratem occiderunt, Platonem de Athenis in Acade
miam fugaverunt, in Aristotelem etiam machinantes eum
exire compulerunt, sicut ipse dixit: ' Athenis numquam de
fuit pyrus super pyrum, id est, malum super malum; non
consentio Atheniensibus bis peccare in philosophia74.

Come si vede, la dichiarazione di stare esponendo il pen


siero dei Peripatetici non ha ancora assunto qui quella sfu
matura di cautela difensiva che ritroviamo a brevissima di
stanza di tempo in uomini che pure da Alberto hanno mu
tuato il tema del diritto ad una non compromissoria esposi
zione del pensiero dello Stagirita75; n si pongono ancora in
maniera drammatica problemi di rapporti tra questo nuovo
mondo, sempre pi sorprendente man mano che si rivela al
74 Ibid., lect. 6, conclusio. La frase attribuita ad Aristotele deriva dalla
Vita Latina (ed. I. During, in Aristotle in the Ancient Biographical Tradition,
Goteborg 1957, 142-163), come Alberto stesso, in altro contesto, ci dice (cf.
Poi., 3, lect. 1 a). Si tratta di una citazione omerica ( ' ,
' ) che, posta sulla bocca di Aristotele, diventa nelle vite greche
un gioco di parole basato sulla analogia di e sicofante. Nella Vita latina,
ovviamente, l'effetto va perso ( Dixit illud Homeri: Pirus namque supra
pirum senescit, ficus autem supra ficum, successionem accusatorum aenigma
tice loquens e. c., 157). Questo spiega l'adattamento di Alberto, con la sostitu
zione di ficus con malum.
75 Penso, per esempio alle affermazioni del De aeternitate mundi e del De
anima intellectiva di Sigieri di Brabante. Sulla dipendenza di Sigieri da Alber
to, gi sostenuta dal Nardi, avanza riserve J. Vennebusch, notando giusta
mente come su punti specifici (il rapporto esse-essentia, la concezione del
l'anima) le soluzioni dei due siano agli antipodi (Cf., Die Quaestiones meta
physicae tres des Sigers von Brabant, Arch. f. Gesch. d. Philos., XLVIII, 1966,
163-189; 168-69; Die Einheit der Seele nach einem anonymen Aristoteleskom
mentar aus der Zeit des Thomas von Aquin, Recherches de Theologie Ancien
ne et Mdivale, XXXIII, 1966, 39-80; 59 n. 50). Non credo per che sia da met
tere in discussione il rapporto tra le affermazioni di Alberto e quelle di Si
gieri sulle relazioni tra philosophia, intentio philosophorum e fides. Vedi le
conclusioni in proposito di E. Massa, Alberto Magno, in Enciclopedia Dante
sca, 1, 100-108.

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228 G. FIORAVANTI

suo illustratore, e i fondament


tutti gli altri commenti e para
ghi in cui Alberto esprime la
versit ed anche di una opposi
testo aristotelico ed i principi
cristiana non si impegnano m
questa opposizione:

Si quis autem obijciat quod co


in hoc libro, ut in principio dicit. ordinabiles sunt justitia
et lege, usura autem vitium est... et ita hic non deberet
poni inter industrias pecuniativas, respondendum est quod
hic enumerat partes ex quibus civiliter potest fieri lucrum;
leges autem civiles, etsi non statuant, tamen permittunt
usuras et regulant eas... Sed verum est quod usura est
contra perfectionem religionis christianae, sed contra civilia
non est76.

Constatare il fatto anch'esso un mezzo per ritornare al la


voro pi importante: rendere intelligibile tutto Aristotele ai
Latini. Pi importante ed anche pi affascinante se Alberto lo
definisce: In dulcedine societatis quaerere veritatem 71.
Solo in questo contesto credo si possa spiegare perch
nel commento del nostro autore alla Politica non un fiume,
non una citt, non una battaglia, n un costume un'usanza
rimangano senza spiegazioni. Non c' bisogno di dire che
questo tuffarsi nel testo, questa ingordigia delle nozioni pi
disparate e strane sono quanto di pi lontano si possa imma
ginare da un approccio critico-filologico, anche il pi timido
ed in fieri; si affronta la ricchezza lussureggiante dell'ignoto
con lo sforzo di accumulare e di amministrare, momento per
momento, un altrettanto ricco patrimonio di informazioni pa
rallele: il rapporto tra explicandum e spiegazione fondato
cos pi che su criteri che noi chiameremmo storico-critici,
w Pol, 1, led. 8 c (1258 b 25).
Pol., 8, lect. 6, conclusio. Su questo atteggiamento di fondo ha gi egre
giamente scritto il Gilson: Alberto si gettato su tutto il sapere greco
arabo con il gioioso appetito di un colosso di buon umore di chi tale, in
linea generale, salvo quando dei confratelli bene intenzionati gli consigliavano
di moderarsi nell'interesse della religione. C'era del pantagruelismo nel suo
caso, piuttosto ci sar dell'albertismo nell'ideale pantagruelico del sapere
... E' questa avidit eroica di tutto il conoscere accessibile all'uomo che la
Chiesa ha voluto glorificare in questo santo canonizzandolo (La philosophie
au Moyen Age, trad. it. di . A. del Torre, Firenze 1972, 605-6; cf. E. Massa,
o.c., 101).

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ALBERTO MAGNO E LA ' POLITICA ' ARISTOTELICA 229

su uno schema di analogie. Si tratta insomma per Alberto,


rispetto a ci che Aristotele narra (o accenna) come ovvio,
di trovare qualcosa di noto che gli somigli, che sembri so
migliargli, che abbia comunque con esso qualcosa di comune,
non importa molto sotto quale rispetto.
Si notato che il commento del nostro autore contiene,
tra i commenti medievali, il pi alto numero di riferimenti a
situazioni contemporanee. In effetti, per esempio, la presenza
dei comuni italiani e della loro prassi costituzionale assai
rilevante: Aristotele mette in risalto, come caratteristiche di
una democrazia estrema, il valore di legge conferito alle de'
liberazioni popolari e le contribuzioni forzose imposte ai
ricchi? Alberto subito nota: Qui modus est in civitatibus
Lombardiae, ut in Janua ; oppure Illam contributipnem et
depopulationem... pauperes qui sunt communis populus et
tyrannice principantur in tali democratia semper convertunt
in insignes et divites. Et hujus exemplum frequenter apparet
in civitatibus Lombardiae 78. Si parla della caratteristica
della costituzione cretese per cui l'assemblea generale possiede
solo il potere di convalida? Alberto commenta: Sicut adhuc
est in civitatibus Lombardiae ubi, proposita sententia populo,
consilium nihil facit nisi populus acclamet: sic, sic sit 19. Una
notazione certo precisa e non priva nemmeno di colore in
quel sic, sic sit. Ma il ricorso a situazioni contemporanee non
si indirizza sulla strada di un confronto tra istituzioni, che
solo un inizio di distacco dall'uno e dall'altro universo poli
tico-culturale riuscirebbe a fondare. Qui, pi semplicemente,
l'ignoto viene ricondotto all'immediatamente noto; i due ele
menti si appiattiscono l'uno sull'altro dando origine ad una
serie di fenomeni interessanti e curiosi. Assai di frequente,
infatti, il dato conosciuto deforma, assimilandola a s, la cosa
ignota da spiegare. Rimaniamo ancora in tema di comuni ita
liani: Aristotele, nel settimo libro, si chiede se, in uno stato
ideale, la figura del guerriero e quella del politico debbano
riunirsi nella stessa persona, e risponde che in un certo senso
bisogna che sia cos, perch chi ha le armi difficilmente si ras
segner a lasciare ad altri la direzione dello stato: gli armati
sono arbitri della permanenza dell'abbattimento della forma

78 Pol., 4, led. 4 g (1292 b 15 sgg.); 6, led. 4 1 (1320 a 20).


Pol., 2, led. 9 d (1272 a 10 sgg.).

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230 G. FIORAVANTI

costituzionale. Alberto intro


l'Italia, dove si costringe il c
la sua residenza in citt per p
permettergli di sovvertire lo
tazione, per quanto in s inte
esatta l'intenzione del testo e
molto, tanto pi che Aristote
realmente esistente in qualch
problema teorico. Ma guardia
no aristotelico. Guglielmo tradu

domini sunt, et manendi et
sunt ; con tutta evidenza il
ha fatto scattare nella spiega
un ricorso al presente conosci
A volte non si tratta nemm
poggio qualsiasi nel testo; per
bile a ci che gi si sa lo si c
disegno (), che deve e
paideia, resa in latino da Gu
tractiva e diventa nel commento di Alberto la tecnica del
rilievo a sbalzo nell'oreficeria: Protractiva eo quod malleis
producitur et protrahitur; nos vocamus exclusoriam artem
quae fit in vasis pretiosis et gemmis ad speciem anaglyphi in
mensis magnificorum... Vocatur exclusoria proprie et non
nisi vitiosa translatione ' protractiva ' .
Il meccanismo si segue ancor meglio nelle spiegazioni
geografiche, dove funziona in maniera davvero macroscopica;

80 Pol., 7, lect. 7 g (1329 a 2 sgg.).


81 Un esempio pi generale, sempre relativo a temi politici, di come il pre
sente possa assimilare a s il passato si ha nella parafrasi dell'Etica a Nico
maco, per quel capitolo del libro ottavo che tratta delle tre forme ' rette ' di
costituzione. Rispetto al regtium, che per Alberto il quadro di riferimento,
l'unica integra potestas, aristocrazia e timocrazia diventano partes regni, corpi
a cui, in gradi diversi, l'autorit delegata riconosciuta: In urbanitate
civitatis vel gentis regnum est in ordinatione omnium. Aristocratia autem
in ordinatione parium in principatu... quos vulgariter barones vocamus.
Timocratia in ordinatione ministeriorum necessaria... sicut est magistratus
pistorum, et coquorum, et pincernarum (8, 3, 3).
82 Poi, 8, lect. 2 a, f (1357 b 25). La correzione fondata su 8, 1338 a 40 sgg.
dove Aristotele dice che questa ars protractiva non deve essere insegnata per
fini bassamente pratici, come quello di non essere ingannati nella compera
dei vasi. Il medioevo, ahim, non conosce pi vasi figurati; ecco perch quel
l'arte che nella miniatura avrebbe potuto trovare un punto di paragone non
del tutto sfasato si trasforma invece nell'oreficeria.

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ALBERTO MAGNO E LA ' POLITICA ' ARISTOTELICA 231

cos se Mitilene diventa un'isola vicina alla Sicilia, si tratter


evidentemente del fatto che Malta pi presente ad Alberto
che non la patria di Alceo. Allo stesso modo i Trezeni e gli
Achei che fondano Sibari diventano i Troiani e gli abitanti
dell'Acaia che fondano una citt della Dalmazia, e l'isola di
Chio si trasforma pressoch regolarmente in una civitas
Russiae quae fuit subjecta Graecis, nunc autem Tartaris ,
evidentemente Kiev85. Potremmo anche continuare con la gin
nastica assimilata al pugilato (ars pugillatoria), con le Olim
piadi assimilate ai tornei, con Tebe che inopinatamente di
venta un vivaio di soldati ed un centro di valore militare e
non grazie a Pelopida Epaminonda, ma ai martiri della legio
Thebaea (che, diciamolo, non hanno molto in comune con la
legione sacra)84. Ma non solo il dato conosciuto ad imporsi
al testo; a volte il testo che, in mancanza di ogni pur minima
capacit di aggancio con il noto, impone al commentatore
quello che noi oggi chiameremmo un falso: la creazione ex
nihilo (o quasi) di una notizia esplicativa modellata, questa
volta, sul'explicandum: Apollonia, in questa prospettiva, cosa
pu essere se non una civitas quam Apolloni in honorem
Apollinis aedificaverunt ? Ed il ponto Euxino non si chia
mer cos quia ibi est civitas Euxina ? . Analogamente, se
si parla di Fidone d'Argo, esempio di come le tirannidi si sono
sviluppate sulla base di un potere legittimo gi esistente,

83 Pol., 3, lect. 9 g (1285 a 35) Et est Mitilaenia insula juxta Siciliani


posita in mari (si parla dell'invettiva di Alceo contro Pittaco). Nel quinto
libro (lect. 2 r; 1304 a 4) Mitilene viene invece identificata con un'isola del
l'Adriatico, Meleda, nominata da Tolomeo: Mytilena enim est insula inter
Graeciam et Apuliam in mari sita (cos anche 5, lect. 7 e; 1311 b 26). In com
penso poco dopo (5, lect. 3 1; 1305 a 17) Mileto a diventare Malta (Melita):
Insula quaedam est juxta Siciliam quae usque hodie vocatur Miletum insula.
Per i Trezeni cf. 5, lect. 2 p, 1303 a 29. In quanto a Chio, in 3, lect. 8 cc (1284
a 40) essa ancora un'isola, ma in 5, lect. 4 (1306 b 5) civitas Russiae
subjecta Graecis, modo autem Tartaris (cf. 5, lect. 2 p; 1303 a 34: Chio au
tem est civitas Russiae unde nunc Thebalorum et variorum adducuntur mer
ces ). A scusa di Alberto si deve dire che anche il Bruni non del tutto esente
da queste trasformazioni. Cos in 5, 1287 a 8, la citt di Opunto si cambia in
quella di Siponto e per tutto il secondo libro Falea di Calcedonia diventa
Falea Cartaginese.
84 Gymnastica, pugillatoria ars in qua posteriores multas bonas plagas
invenerunt (2, lect. 6 g; cf. 8, lect. 2 a Partes gymnasticae, apud nos tor
neamentales ). Olympias est quinquennalis agon per modum quo tornea
mentum est apud Latinos (2, lect. 11 g). Per Tebe vedi 6, lect. 5 k (1321 a 28):
Oportet uti exemplo Thebanorum ex quibus primo processit legio Thebaea,
eo quod militares valde sunt .
85 Pol, 5, lect. 2 p.

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232 G. FIORAVANTI

Alberto, trascinato dalla fog


senza alcuna riserva dubbio d
vicino al mare, dove c'erano m
stati istituiti per difendere il
con le loro flotte la terraferma86.
Insomma Alberto sembra proprio lavorare come un artifex
additus artifici, in una gara con Aristotele a chi sa pi cose e
trova pi notizie, nomi e riferimenti: nessun problema di di
stinzione all'interno del materiale proposto dal testo. Lo stesso
metodo del commento che segue passo per passo la litera, qui
ripreso da Alberto dopo un ventennio di uso ininterrotto della
parafrasi contribuisce a far s che i temi della costituzione
perfetta, della superiorit della legge sulla mutevole volont
degli individui, della definizione della figura del cittadino non
ricevano molta maggior cura ed attenzione e spazio delle note
sparse sulla favola di Minerva e la scoperta del flauto, sugli
espedienti per rendere pi bellicosi i soldati, sull'antichit
della civilt egiziana88.
E' un atteggiamento, una curiositas che per certi aspetti
sembra precorrere un Thomas Waleys, un John Ridevall, un
Robert Holcoth, gli esponenti, insomma, di quel gruppo di
frati ' classicheggianti ' fiorito nella prima met del '300, illu
strato magistralmente nei suoi interessi e nel suo metodo di
lavoro verso 1' ' antico ' dal bellissimo libro di Beryl Smalley89
Anche nel commento di Alberto, infatti, l'associazione mera
mente verbale giuoca il ruolo di collegare, meglio, di accu
mulare e di giustapporre episodi, figure ed informazioni del
mondo classico, con risultati filologicamente strabilianti; se
Aristotele parla dell'Egitto, della antichit della sua struttura
sociale e del fatto che per primo Sesostri divise la popolazione
in caste secondo le attivit di ognuno, Alberto parla anche lui
dell'Egitto, dove fu il regno di Memnone, quel Memnone a cui
poi Platone dedic l'opera intitolata appunto Menone, e del
fatto che nel Timeo si parla della civilt egiziana come vecchia

86 Provincia est circa mare sita, ubi navium fuit multitudo, ubi tyranni
instituti sunt ut defenderent populum a piratis navali bello terram impu
gnantes (5, lect. 7 e; 1310 b 26).
87 II commento letterale (oltre che per questioni) all'Etica a Nicomaco
tenuto a Colonia risale infatti al 1248-52.
88 Cf. rispettivamente 8, lect. 5 d (1341 b 3 sgg.); 2, lect. 3 (1266 a 1); 7,
lect. 7 e (1329 b 30 sgg.).
89 B. Smalley, English Friars and Antiquity in the Early Fourteenth Cen
tury, Oxford 1960.

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ALBERTO MAGNO E LA ' POLITICA ' ARISTOTELICA 233

di novemile anni, cosa del resto impossibile perch nemmeno


il mondo nel suo insieme cos vecchio; inoltre, Sesostri fu
certo un re che regn prima di Memnone e che per primo dette
leggi agli Egiziani . Che dire poi di questa ' insalata ' di storia
romana messa sotto il nome di Tito Livio ed usata in un passo
dove Alberto parla del vantaggo di avere molte navi per il
commercio dei cereali:

Exemplum convenientius est quod dicit Titus Livius in


historia romana quod Romani super mare portum aedifica
bant et civitatem, quam Messanam vocabant eo quod messes
Aegypti ibi deponebantur ad civitatem romanam, per ostia
tiberina deferendo ad horrea publica Romanorum, ex quibus
stipendia militibus praebebantur91 ?

Se poi cerchiamo la tendenza al romanzesco, baster ve


dere come un fatto familiare alla storia ed alla cultura greca (il
dissidio per l'amore di un che diventa scintilla di rivolgi
menti politici) diventa nel commento di Alberto un racconto
alquanto scabroso, boccaccesco ante litteram (ma forse po
tremmo dir meglio plautino), tutto centrato sulla vendetta
erotica, sulla beffa e sull'equivoco di persona, non senza che
si faccia una breve digressione su origini e compiti dei lenoni.
Aristotele parla di due giovani della classe dirigente siracu
sana; uno, approfittando dell'assenza dell'altro dalla citt, si
guadagn l'amore del suo ; il danneggiato, irritato, gli
sedusse la moglie inducendola a venire con s. Da questa ini
micizia personale nacque una scissione nel gruppo dirigente 92.
Alberto scrive:

90 7, led. 7 i, 1 (1329 b 2 sgg.) Aegyptum, ubi fuit regnum Memnonis ...


cui postea Plato scripsit librum Memnonis... Sesostris, qui ante Memnonem
regnavit in Aegypto . Riguardo all'affermazione dell'esistenza di una citt
vecchia di novemila anni, hoc esse non potest, quia mundus usque hodie
tantum non stetit (cf. Timeo 23 E, dove per si tratta di Atene, e non di
una citt egiziana, come sembra capire Alberto). Nel terzo libro (led. 9 b;
1285 a 3) il palazzo del re Meninone veniva localizzato in Laconia. A Meninone
sarebbe successo Menelao. Come si vede un'analogia fonetica basta per fare
una sola persona di Memnone, Menone ed Agamennone.
91 Poi., 7, led. 4 (1327 b 14-15; in realt il testo greco parla solo delle
forze navali di Eraclea e dell'alto quoziente di marinai nel totale della sua
popolazione). Per un altro esempio di trattamento riservato alla storia roma
na cf. 5, led. 7 nn (1312 b 20): Titus Livius libro sexto dicit quod quidam
senator cuidam imperatori voluit recognoscere honorem debitum et dixit im
peratori: si me recognoveris principem esse et senatorem recognoscam te
principem et imperatorem .
Poi, 5, 1303 b 20 sgg.

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234 G FIORAVANTI

Altero, illorum juvenum sc


existens (id est, qui procuraba
a quadam muliere quae Lena v
tuii juvenculas) et dicit quid
illius finxit ', mulieris scilicet, et sic, supple secundum qui
non abscesserat, admisit. Rursum autem ille, qui primo scili
cet abscesserat, huic indignatus est, qui scilicet amasiam
ab eo distraxerat, uxorem ipsius, quae scilicet vera uxor
fuit secundi, persuasit, ut sibi scilicet consentirei, tamquam
ipsum id est primum maritum, venire, id est persuasit ei
quod secundus venit ad eam tamquam esset primus et cogno
vit earn93.

Naturalmente alla base di questo stravolgimento, oltre


alla pi meno conscia censura di una cultura che tende a
trasporre l'amore greco in termini eterosessuali, c' anche la
traduzione di Guglielmo ( Altero enim absente, leno quidam
existens amicum ipsi finxit. Rursum autem ille huic indigna
tus est, uxorem ejus persuasit tamquam ipsum venire ) con
la sua strana resa di con leno; ma la direzione data al
racconto e l'assoluta mancanza di pruderie tutta di Alberto M.
Infine, quando, sempre nel commento del nostro, leggiamo
che Aristotele fa riferimento ad un suo Liber de disciplina in
cui si tratterebbe della danza e, pi in generale, di quali mo
vimenti sono pi appropriati alle varie musiche, nonch della
necessit degli esercizi ginnastici nello stadio perch i corpi
dei cittadini rimangano in forma; che la stessa materia stata
anteriormente esemplificata da Pitagora in un Liber de Tripu
dio, che infine, sotto il titolo appunto De disciplina, questa
opera giunta sino a noi sia sotto il nome di Aristotele che di
93 5, lect. 2 s. Le parti in corsivo, che corrispondono alla traduzione di
Guglielmo, possono dare un'idea del modo di lavorare di Alberto nella spie
gazione ravvicinata della litera. Bisogna, per dovere di onest, precisare che
non sempre questo sistema porta a dei risultati cos fantasiosamente diver
tenti. La tendenza al romanzesco-erotico non comunque esclusiva del com
mento alla Politica. Quando, infatti, nella parafrasi dell' Etica a Nicomaco si
trova a spiegare chi sia il misterioso Satyrus Philopater portato da Aristotele
come esempio di attaccamento smodato al padre (7, 1148 a 34) Alberto sembra
divertirsi un mondo ad ampliare ed a specificare con particolari piccanti il
canovaccio fornito dal commento greco anonimo al settimo libro ( Hic Sa
tyrus ideo Satyrus vocabatur quia valde erat luxuriosus, ita quod a satyris
impetum concupiscentiae videbatur habere; amans ... aliquando quamdam
puellam, non ad honestatem nuptiarum, sed ad moechiam et ad luxuriam ...
etc. 7, 1, 8. Cf. con Eustratii et Michaelis et anonyma in Ethicam Nicoma
cheam Commentarla, ed. Heylbut, Berolini 1892, 426).
94 Guglielmo Becchi, commentando lo stesso episodio, dimostra maggiori
preoccupazioni 1 moralistiche ': Exemplum ponit in litera et clarum est,
licet pudendum Laur. Aedil. 154, 65 ra.

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ALBERTO MAGNO E LA 'POLITICA' ARISTOTELICA 235

Pitagora95, allora si hanno tutti i motivi di pensare anche qui,


come in Holcoth, all'uso di inventarsi le fonti classiche95bis.
Se per il modo di lavorare di Alberto nei confronti del
l' ' antico ' mostra pi di una analogia con quello dei frati
inglesi sopra ricordati, la linea maestra dell'interpretazione
batte altre strade che non quella dell'imagerie classicheggiante.
Certo, il nostro autore segue qua e l la strada di spiegare
caratteristiche peculiari delle istituzioni e dei costumi greci
con analogie tratte dal pi accessibile mondo latino; se Ari
stotele racconta come i Cartaginesi evitino i pericoli di insta
bilit costituzionale inerenti all'oligarchia mandando sempre
una parte del popolo ad arricchirsi nelle colonie ( aliquam
partem populi mittentes super civitates ), Alberto nota:

Tangit modum imperii Romanorum, qui super civitates


exteras sibi subjectas quosdam de suis emittebant in praesi

95 Aristotele scrive che tratter con maggiori particolari il problema del


l'optimum nella costituzione fisica dei genitori quando pi diffusamente e spe
cificamente parler dell'educazione dei fanciulli (Poi, 7, 1335 b 2 sgg.) Alberto
cos commenta: Et tangit scientiam quam primo scripsit Pythagoras qui
scripsit quemdam librum in quo continetur de artibus tripudii et chorearum,
quibus motibus oportet repraesentare distinctiones et modulationes musico
rum et qualiter oportet currere fortiter in stadio ut... corpora civium non
languescant per inertiam, et hunc librum vocat hic librum de disciplina in
quo haec dicenda sunt, qui sub nomine Aristotelis ad nos liber pervenit et
sub nomine Pythagorae (7, lect. 14 q).
95bis Naturalmente questi ' falsi ' sono il pi delle volte il risultato finale
di un collage delle notizie pi disparate e non tutte in s inesatte. Per il libro
di Pitagora possiamo cercare di rintracciare qualche tessera sparsa, senza
pretendere di ricostruire tutti i passaggi: negli antichi cataloghi di opere
aristoteliche appare effettivamente un De disciplina ( ); tutto
quello che ne sappiamo che in questa opera Aristotele parlava di una inven
zione attribuita a Protagora (cf. P. Moraux, Les listes anciennes des ouvrages
d'Aristote, Louvain 1951, 39). L'episodio, riferito anche da Gellio (Noctes Atti
cae, 5, 12), passa nel Policraticus (5, 12, Webb, 338), ma nel testo di Giovanni di
Salisbury, guarda caso, Protagora si trasforma nell'evidentemente pi noto
Pitagora. Con questo precedente alle spalle si pu pensare che lo scambio
tra Protagora e Pitagora che troviamo nella parafrasi all'Etica di Alberto, in
un contesto in cui il personaggio in questione presentato come dedito al
mestiere dell'educatore ( docebat quemcumque 9, 1, 2; 1164 a 25) non sia
solo l'errore di un copista. D'altra parte che Pitagora avesse avuto interessi
musicali non poteva essere ignoto ad Alberto (cf. Poi., 8, lect. 3 f). Quanto poi
ai corpi dei cittadini che non devono languescere, vedi tra i detti pitagorici
conosciuti dai medievali: Fuganda sunt... languor a corpore, imperitia ab
anima (ripreso anche da Burley, De vita et moribus philosophorum, ed.
Knust, 76). Non improbabile che questi siano alcuni degli ingredienti del
cocktail di cui sopra. Anche il misterioso Liber de cultura deorum, attribuito
da Alberto a due pontifices che non furono mai tali e che sicuramente non si
conobbero mai: Attalo e Cecina (cf. Poi., 7, lect. 7 a) probabilmente frutto
di un lavoro di fantasia sulle notizie date da Seneca nelle Quaestiones Natu
rales (2, 39, 1; 48, 2; 49, 1; 50, 1; 56, 1). Vedi anche, di Alberto, In tertium Me
teororum, 1, 25.

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236 G. FIORAVANTI

des et proconsules qui dirigere


civitatum, ne dispendium esset i
distantiam Imperatoris %.

Gli onori pubblici che Ippodam


ritato dello Stato richiamano al nostro le statue che i Romani
dedicavano ai grandi uomini politici97 ed allo stesso modo
Vitruvio e Vegezio intervengono, non del tutto fuori luogo, a
chiarire passi aristotelici sulle leggi riguardanti la costruzione
dei templi a caratterizzare la classe platonica dei ' guar
diani ', mentre il De re rustica di Columella (citato come De
geometricis mensuris di Lucio Giunio Moderato) serve a spie
gare che cosa sia uno stadio e quali siano i rapporti di pro
porzione tra lo stadio ed il miglio98.
Ma il fenomeno che colpisce piuttosto un altro. Abbiamo
parlato della mancanza tutta medievale di una prospettiva
storico-filologica nei confronti dei fatti, delle istituzioni, delle
usanze e dei personaggi che formano il tessuto connettivo della
trattazione aristotelica e che d'altra parte Alberto non si sogna
nemmeno di espungere dal suo commento. Non si tratta certo
n di un atteggiamento n di una notazione originali. Ma ora
il distacco, abolito nella sua dimensione storico-temporale,
si ricostituisce ad un livello che potremmo chiamare geogra
fico-spaziale; l'estraneit, percepita in maniera immediata, di
un mondo che d'altra parte non si riesce ad allontanare sto
ricamente da s tende ad essere vissuta come ' esoticit ', dif
ferenza etnica e, al limite, favola. Tanto per cominciare, se
molti luoghi aristotelici sono chiariti da Alberto tramite un
richiamo alla societ comunale, altrettanti, e forse pi, sug
geriscono alla mente del nostro autore usanze e costumi sem

96 Pol, 2, lect. 10 k (1275 b 18 sgg.).


" ibid. lect. 5 e (1268 a 6).
98 Cf. Pol., 7, 1331 a 26-27 (sul fatto che certi templi non devono essere
edificati entro il perimetro della citt); Alberto, lect. 10 b: Hanc legem ponit
Vitruvius, quod scilicet Veneri non in civitate aedificetur, sed extra, in locis
floridis, ne, si intus esset, matronae videntes lasciviam sacrorum Veneris,
dissolverentur in lasciviam. Marti autem extra civitatem aedificabatur in locis
lapidosis et asperis, Saturno vero in locis silvosis, in lucis scilicet . (Cf.
Vitruv., De architectura, 1, 2. In realt non vi si parla di Saturno n del fatto
che i templi di Marte debbano essere costruiti in luoghi sassosi. Il partico
lare che gli edifici sacri a Venere si debbano edificare in locis floridis pu
essere un fraintendimento dell'affermazione di Vitruvio che a Venere si addice
uno stile consono, opera florida foliisque ornata . Per Vegezio (di cui si cita
con sufficiente precisione il De re militari, 1, 7) vedi Poi., 2, lect. 3 b (1265 b
26 sgg.). Infine Columella (De re rustica, 5, 1, 6) viene usato in Poi, 7, lect. 3 e.

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ALBERTO MAGNO E LA 'POLITICA' ARISTOTELICA 237

pre contemporanei, ma appartenenti ad un ambito culturale


completamente estraneo alla Christianitas: il mondo selvaggio
e misterioso dei popoli pagani e semipagani ad est della Ger
mania medievale, lungo le coste del Baltico. Gi la descrizione
del tipo di vita pastorale e nomade presente nel primo libro
della Politica richiama alla mente del commentatore le carat
teristiche proprie delle trib alla frontiere orientali dell'Eu
ropa medievale latina: Apud nos Cumani qui laborem fu
giunt et otium diligunt E nella notazione aristotelica che
il nerbo militare delle democrazie consiste nella fanteria ar
mata alla leggera, l'aggettivo tradotto da Guglielmo con
nudus conduce Alberto su tutta un'altra strada, tra le usanze
guerresche dei Frisoni ( Et haec est pugna Phrisonum usque
in hodiernum diem; leves enim existentes et nudi, in palustri
bus omnem equestrem multitudinem superant, etiam arma
tami ) e degli Slavi ( Nudi, sicut adhuc solent pugnare Scia
vi ); n meno significativa l'identificazione degli Sciti ari
stotelici con gli Slavi medesimi, la gens barbara Sclavo
rum 10.
L'esempo pi significativo ed interessante di questo col
legamento tra un testo ' classico ' e la stranezza fondamental
mente ripugnante di un mondo barbaro, insieme contempo
raneo e culturalmente lontanissimo, si trova per nel settimo
libro, relativamente al problema della esposizione dei neonati,
della soppressione dei deformi e della liceit dell'aborto. Si
tratta di questioni che fanno parte di un tema pi generale e,
per le citt greche, di scottante attualit proprio sul terreno
politico: quello del controllo demografico. Ma Alberto reagi
sce cos:

De reservatione autem et alimento natorum fit lex, Gen


tilium scilicet, nullum orbatum nutrire. Orbati sunt qui cum
defectu membrorum nascuntur, qui a praedictis Sclavis sta
tini interficiuntur, sicut etiam senes inutiles ad labores. Et
causa est quia bonum reputant interficere eum qui in mi
seria vivit, ut absolvatur a miseria. Et hoc est quod dicitur
in libro Elenchorum: ' bonum est mactare patres '. Bonum
enim dicunt quod pium reputant. Et hunc ritum servant
hodie habitantes in confinibus Poloniae et Saxoniae, sicut
ego oculis meis vidi, qui fui nuncius Romanae Curiae ad par

Lect. 6 g (1265 a 31).


loo Pol, 6, lect. 5 h (1321 a 13-14). Cf. 7, lect. 2 i.

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238 G. FIORAVANTI

tes illas, filiis mihi demonstran


ita occiderant. Et subdit quid lex Gentilium statuit de mul
titudine puerorum ibi: propter multitudinem autem puero
rum ordo Gentilium statuit et prohibet nihil genitorum
qui... cum membrorum defectu nascuntur101.

Un problema che, relativamente alla civilt che ha espresso


il testo aristotelico, in primo luogo politico si trasforma
nella descrizione per met incuriosita e per met inorridita
di un costume barbaro e pagano che Aristotele evidentemente
pu solo descrivere, ma non approvare (e infatti, per quel
che riguarda l'aborto, Alberto fa sostenere allo Stagirita la
teoria del minor male; dato che tra i pagani costume inve
terato quello di uccidere i neonati deformi, il filosofo stato
costretto ad approvare l'aborto)102.
Ma lo strano e il diverso giocano nel commento di Alberto
non soltanto sul piano dell'esperienza diremmo cos etnolo
gica personale, bens anche al livello di suggestione e di tra
dizione colta. Per esempio, vien fatto intervenire (tanto per
cambiare, fuori luogo rispetto al significato del testo) un tipico

Lect. 14 t (1335 b 19 sgg.). Vedi anche il commento ai Topici (e non agli


Elenchi Sofistici) dove Alberto, non senza pretese filologiche ed etnografiche,
identifica con gli Slavi i Triballi di Topici, 2, 115 b 23 sgg.: Ad intelligendum
vero de Trivallis scias quod litera corrupta est quae dicit Trivallis per duas
l post mediam syllabam positas, sed vitio scriptoris, u litera quae in figura
duae l videtur, quando duae lineae quae sunt in litera protrahuntur in lon
gum, in duas l transformatae. Dicitur enim gens ilia Trivau, quod in Latinis
sonat mactatores vel occisores. Est autem gens Sclavorum in Dalmatia, inter
Graecos et Hungaros versus orientem habitans, cujus quidem duces cum
parte gentis super fluvium quae Albia dicitur, in terra quae Saxonia nunc
dicitur veniens, ibidem usque hodie habitat et locum suae habitationis a pri
ma, a qua venerunt, nominaverunt Trivavia. Est autem usque hodie servans
illud pro religione, quod miserrimos in vita reputant pium esse occidere.
Propter quod gibbosos, claudos et caecos vel aliter inutiles filios occidunt et
patres senio confectos ... ne in miseria vivant, occidunt et sepeliunt, et hoc
reputant pietatem in terra ista. Igitur ego pro meipso et hoc ab incolis per
quirens didici, et oculata fide aspexi, et tumulos sic occisorum, filiis (qui
patres et matres occiderant) indicantibus, aspexi. Sunt autem proceri homi
nes, fortes et pulchri, usque hodie religionem patrum suorum in occisione
parentum suorum observantes. (2, 1, 8). Bisogna dire, per, che il suo enci
clopedismo aiuta qui Alberto a cogliere con esattezza, se non l'ethos, almeno
il factum, l dove altri commentatori si dimostrano incapaci perfino di imma
ginarne la possibilit: Dicit quod si contingat aliquem vel aliquos esse or
batos aliquo sensu vel pluribus, vel membro aut pluribus, quibus reddantur
inutiles ad operationes intellectus ... de hujusmodi educandis feratur lex a
legislatore nullum tale debere nutriri, hoc est non cum tanta cura et diligen
tia cum quanta nutriendi sunt nati perfecti; ita quod non aequaliter (Guil
lielmi Becchii, o.c., Laur. Aedil. 154, 102 va); Quod intelligi debet, ut quidam
expositores dicunt, non esse educandum cum tanta cura quanta illi qui inte
gris membris sensibusque nascuntur. (Donati Acciaioli, o.c., 255v) .
Cf. 7, lect. 14 u.

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ALBERTO MAGNO E LA ' POLITICA ' ARISTOTELICA 239

prodotto dell'esotismo filosofico che risale all'ellenismo: il


presunto carteggio tra Alessandro Magno e Dindimo, re dei
Bragmani. Infatti l'Ippodamo aristotelico che nel secondo
libro della Politica viene, en passant, descritto come un ec
centrico che portava i capelli lunghi e che non cambiava ve
stito dall'inverno all'estate (1267 b 25) diventa, da architetto
un po' snob progettatore sia di citt che di costituzioni idea
li, un imitatore dei mitici filosofi indiani; se non si tagliava
i capelli certo perch nullum studium corporis appetebat ,
ed il vestito eguale sia d'inverno che d'estate esprimeva la sua
convinzione che si dovesse usare delle vesti non come segno
di distinzione, ma solo come riparo indispensabile sicut et
rex Bragmanorum scripsit Alexandra dicens: nos et uxores
nostrae in vestitu ornatum non quaerimus quem natura negat:
ganda enim opertus aliquando melior quam opertis purpura .
Insomma Ippodamo avrebbe vissuto una vita eremitica e,
come Dindimo, avrebbe filosoficamente vissuto in quegli antri
che (scrive ancora il re indiano ad Alessandro) dum vivimus
proficiunt in hospitium, dum morimur in sepulchrum 103.
L'obiezione che a questo punto potrebbe nascere sponta
nea che, per Alberto, il punto fondamentale di riferimento
rimane pur sempre il mondo della Bibbia, e non certo le
usanze degli Slavi i racconti sui brahmini. E' vero, il testo
sacro (con particolare riguardo, naturalmente, al Vecchio Te
stamento) risulta nei fatti, anche nel commento alla Politica,
l'orizzonte fermo ed indiscutibile a cui rifarsi: assimilato, as
saporato, ' ruminato ', distanziato dal presente ancora meno,
molto meno, del mondo classico, l'universo biblico rappre
senta per Alberto la miniera pi ricca di fatti e di valutazioni

103 Cf. 2, led. 5 a (1267 b 22 sgg.) Le citazioni di Alberto corrispondono


abbastanza bene, se non sempre alla litera, almeno alla sententia della lettera
di Dindimo (Dandamis). Vedi Alexatidri Magni... et DincLini regis Bragmano
rum de philosophia per litteras facta collatio: Nullus apud nos pretiosus
amictus est... Membra papyri tegmine velantur ... Foeminae nostrates ...
nesciunt in augenda pulchritudine plus affectare quam natae sunt... Nos de
fendit spelunca... dum vivimus profcit vitae, dum morimur sepulturae.
(nell'edizione teubneriana di Giulio Valerio, Lipsia 1888, 173-74). Del tutto
diverso, meno esotizzante e pi teoreticamente impegnato, l'uso che Buri
dano fa dello stesso tema nelle sue Questioni sulla Politica. Tra gli argomenti
contro la naturalit della schiavit egli infatti introduce quello di paesi dove
omnes sunt aequales et nullus servus ... probatur de quibusdam vocatis
bragmanis, unde quidam Didimus rex scripsit Alexandre quod in regione sua
fuit tranquillitas omnium personarum et equalitas et nullus alteri serviebat
ac si essent in statu innocentiae (1, q. 6 Utrum aliquis sit servus a natura?
Cito dall'edizione parigina del 1489.

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240 G. FIORAVANTI

da usare per l'intelligibilit d


dizione, in tutt'altro ethos. F
mo luogo: sui tiranni, sui re,
Aristotele, anche i Profeti, Salomone e Davide hanno da dire
la loro, e le lectiones di Alberto sono ampiamente contrap
puntate da citazioni di Isaia, Salmi, Proverbi e Sapienza104.
Ma anche fonte di fatti ed usanze da utilizzare come vere e
proprie spiegazioni, sulla falsariga di quel metodo ' analogico '
cui abbiamo gi accennato. Se Thomas Waleys user Tito Livio
per spiegare i Salmi, Alberto usa i libri storici del Vecchio
Testamento per spiegare la storia greca.
Non solo il fenomeno abbastanza scontato per cui il
poco conosciuto Archelao di Macedonia diventa il ben pi noto
tetrarca, fratello di Erode, l'accenno a Ciro ed alla sua sol
levazione contro Astiage richiama il brano di Daniele su Bal
thazar e le parole misteriose Mane, Tekel, Pharesm, ma, ben
pi, la ricerca di paralleli tra usi ed istituzioni. L'esito non
sempre desolante e a volte il riferimento azzeccato, come
quando la proibizione per gli schiavi di portare armi, vigente
a Creta, viene assimilata al divieto imposto dai Filistei vitto
riosi agli Israeliti di esercitare l'arte del fabbro ferraio, in
modo che non avessero armi a disposizione e non potessero
insorgere 1M.
Ma proprio questo uso continuo della Bibbia che con
tribuisce a fornire le coordinate di fondo per una visione ed
una valutazione del mondo classico e delle sue istituzioni tali
da giustificare il punto di arrivo delle politiae Orientalium et
Aegyptiorum. Se riesaminiamo il testo sulla uccisione dei de
formi ed il riferimento alle barbare usanze ancora in vigore
nelle regioni ai confini della Sassonia e della Polonia, notia
mo, ad una pi attenta lettura, che si tratta di qualcosa di pi
di un semplice paragone ' curioso '. Alberto, parlando di un
ordo Gentilium, di una lex Gentilium, assimila i Greci di Ari
stotele e gli Slavi del suo tempo sotto il comune denomina
tore di una 1 paganit ' non storicamente differenziata, ma

104 Questo genere di citazioni ' morali ' e ' proverbiali ' diventa assai fre
quente soprattutto a partire dal quinto libro.
Cf. Poi, 5, lect. 7 dd, gg (1311 b 8; 1312 a 13).
106 Et est simile ei quod dicitur in libro Judicum (in realt 1 Reg., 13, 19)
ubi dicitur quod caverant Philistim ne in terra Israel esset faber ferrarius,
dicentes: ne faciant sibi filii Israel gladium aut lanceam et insurgent contra
nos. Poi, 2, lect. 2 k (1264 a 20-22).

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ALBERTO MAGNO E LA 'POLITICA* ARISTOTELICA 241

certo caratterizzata tutta da costumi abnormi e moralmente


poco raccomandabili. E' facile immaginare quanto una pro
spettiva del genere venga esaltata se si leggono le manifesta
zioni dell 'ethos greco con gli occhi di un pio israelita magari
del dopo esilio. Lasciamo parlare i testi. Verso la fine del set
timo libro Aristotele sostiene la necessit che i giovani siano
tenuti lontani da ogni immagine e da ogni rappresentazione
lasciva. I magistrati devono dunque avere cura che cose del
genere siano bandite tranne che nei templi di quegli Dei ai
quali la legge fa lecita ogni licenza. Alberto commenta:

Excipit tamen ibi turpia quae fiunt in sacris deorum


propter gentilem ritum erroneum et turpem quo celebraban
tur sacra Priapi et Veneris in quo nudi viri et mulieres cur
rebant per templum, de quo laudatur Asa rex Juda tertio
Regum, quia amovit matrem suam Maacha, ne esset sacer
dos in sacris Priapi, confringens idolum turpissimum1OT.

E contaminando i miti di Io, di Europa e di Pasifae, Alberto


rincara la dose sull'inveterata immoralit del mondo dei Gen
tili, non importa molto se Cananei Greci:

Venus, Priapus et eorum sacra quae error Gentilium


coluit ab antiquo, sicut recitat etiam Ovidius, quod Argus
centum luminibus centum capita habens non potuit custodire
adulteram in lasciviam vaccae transmutatam quin a Jove in
taurum mutato pollueretur108.

Dunque, paganesimo ed immoralit? Sarebbe forse meglio


parlare di paganesimo e di ' estraneit ' morale. Quando, par
lando degli strumenti musicali non adatti alla paideia, Alberto
li fa condannare da Aristotele perch ' scenici cio perch al
loro suono meretriculae scaenicae ... nudae discurrebant
cantantes, moventes ad libidinem videntes et audientes 109,
non polemizza pi come Agostino (da cui dipenderebbe la
notizia)110 contro un costume da combattere perch ancora
107 7, lect. 15 e (1336 b 14 sgg.). Cf. 3 Reg., 15, 13.
loo Ibid., lect. 15 k (Cf. Amoves, 3, 4, 19-21 Centum fronte oculos, centum
cervice gerebat Argos; et hos unus saepe fefellit Amor).
io? Instrumenta... quibus scilicet meretriculae scaenicae utebantur,
quae nudae discurrebant cantantes, moventes ad libidinem videntes et au
dientes, sicut dicit Augustinus decimo de Civitate Dei. (Pol., 8, lect. 5 a;
1341 a 17 sgg.).
no Nel De civitate Dei (ma, tanto per cambiare, non nel decimo libro)
sono frequenti gli spunti polemici contro l'immoralit degli spettacoli teatrali;

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242 G FIORAVANTI

presente, ma pu parlare con


che impensabile negli schem
medievale.
Prendiamo un altro luogo del Commento alla Politica,
nato anch'esso come tanti da un equivoco testuale: Aristotele
parlando della disposizione urbanistica ideale, accenna ad una
piazza caratteristica delle citt della Tessaglia, chiamata la
agor dei liberi. Guglielmo traduce con un quem liberum
vocant ; Alberto intende liberum come un accusativo del
nome proprio Liber e ne nasce una sorprendente digressione
su questo Dio dei Gentili che, anche lui, non brilla certo per
qualit morali:

De Libero autem dicit Rabanus I Machabaeorum super


illud: et cum Liberi sacra celebrarentur, sic: Liberum pa
trem Deum viri gentiles esse dixerunt, cujus sacra Antiochus
in natali suo maxime celebrari jussit eo quod natali suo
favere credebat; nam Liberum a liberando appellari voluit,
quod mares in coeundo per ejus beneficium emissi seminis
liberentur; propter quod idem Liber muliebri et delicato
corpore pingitur. Dicunt enim mulieres attributas ei et vinum
propter excitandam libidinem m.

Anche qui lo spunto polemico di Agostino contro una cultura


in cui egli stesso si era formato (alle spalle di Rabano Mauro
c' infatti di nuovo il De civitate Dei) si allarga e si trasforma
in una di quelle picturae deorum gentilium che rimandano,
per un medievale, veramente ad un altro mondo. Ma dobbiamo
sottolineare di nuovo che non si tratta di un mondo finito per
sempre, che vivrebbe solo nei libri. Pochi capitoli prima, tanto
per esemplificare rimanendo in tema, commentando l'usanza
degli Sciti per cui gli uomini, nelle feste, possono bere alla
coppa comune solo quando hanno ucciso un nemico, Alberto
torna ad identificare gli Sciti con gli Slavi e le feste con quelle
del loro Dio che, guarda caso, sarebbe Bacco 1I2. La gentilitas
di cui Aristotele descrive i costumi non morta; si , per dir
cos, dislocata geograficamente. Dove? Esistono certo le pia

non sono per riuscito a trovare nessun parallelo, nemmeno generico, con il
testo di Alberto. L'espressione meretriculae scaenicae presente, in tutt'altro
contesto, nel De consolatione philosophiae (1, 1, 8).
111 Poi., 7, lect. 10 c (1331 a 32). Cf. Rabani Mauri, Commentarla in libros
Machabaeorum, P.L. 109, 1235, che a sua volta dipende da De civitate Dei 6, 9).
112 Inter Scythas, qui sunt gens barbara Sclavorum, in festo quodam,
scilicet Dei sui, qui Bacchus erat. 7, lect. 2 i (1324 b 17-18).

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ALBERTO MAGNO E LA ' POLITICA ' ARISTOTELICA 243

nure della Scythia-Sclavia, ma, se anche nella geografia poli


tica di Alberto i Greci son riusciti ad arrivare fino a Kiev,
verso un altro Oriente, quello dell'Asia Minore, della Siria
e dell'Egitto, che il nostro autore si rivolge. Una calamita po
tente in questa direzione proprio l'uso dei libri dei Maccabei
che abbiamo gi visto all'opera nel brano sulle impudicizie
del dio Libero. Il qui pro quo di Alberto, infatti, nasce evi
dentemente dal ricordo del racconto delle persecuzioni del re
siriano contro i fedeli di Israele e dei suoi tentativi di imporre
usi e costumi ellenici sentiti come immorali. C' allora da
meravigliarsi se la Tessaglia ricordata per la sua agor dei
liberi diventi per assimilazione una citt dell'Asia minore tutta
dedita alle cerimonie di Libero? "3. Quest'ottica s'impone a tal
punto che anche la musica dorica, come abbiamo visto, si
trasforma tramite la Bibbia in una musica orientale, poco
raccomandabile se viene usata nei compleanni di un Erode e
di un Antioco. Il fatto ancor pi interessante in quanto da
altre e pi * classiche ' fonti Alberto sa bene, e lo dice anche
nel commento al quarto libro, che il modo dorico in realt
una consonantia primi et secundi toni U4. E non solo in
questi punti la maschera di un ellenismo orientale ed impu
dico si sovrappone alle belle immagini della grecit. Nel sesto
libro della Politica, trattando delle varie magistrature, Ari
stotele accenna al fatto che il compito indispensabile, ma
difficile, di custodire i condannati dovrebbe essere affidato alle
associazioni degli efebi. Ora, la , l'or do epheborum,
istituzione cos caratteristica della polis greca, si trasforma
nel gruppo dei sorveglianti dei postriboli dove si offrono i
ragazzi alla prostituzione:

Juvenum oportet uti principatu, scilicet lupanarium, ubi


pueri ponuntur postribulo... Et nemo credat hic Aristote
lem commendare lupanar epheborum, quinimmo detestatur;
sed recitai hic gentilem ritum pessimorum, sicut in II Ma
chabaeorum legitur de Simone pessimo quod prava instituta
faciebat. Etenim ausus est sub ipsa arce gymnasium consti
tuere et optimos quosque epheborum in lupanaribus po
115
nere

113 Thessalia ... civitas est Asiae in qua Liberum colebant... Liberi
sacris dedita (Pol., 7, led. 10 c).
in Cf. Pol, 4, led. 2 f (1290 a 21).
113 6, led. 6 q (1322 a 26 sgg.). Cf. 2 Macchab., 4, 9-12: Super haec pro
mittebat (Jason) et alia centum quinquaginta (talenta) si potestati ejus con
cederetur gymnasium et ephebiam sibi constituere... Quod cum rex annuis

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244 G. FIORAVANTI

L'istituzione di associazioni gi
del costume greco di allenars
dono della circoncisione, co
veva per forza esser sentita
irrigidita nella sua identit d
nacciata di assorbimento, come manifestazione somma della
immoralit e della perversione proprie dei gentili, sotto qua
lunque cielo vivessero. Alberto trova quindi gi pronta l'iden
tificazione, almeno l'associazione di idee, tra efebi e prosti
tuzione maschile; un motivo di pi per la dislocazione geo
grafica nell'Oriente immorale e pagano delle istituzioni de
scritte dalla Politica.
A questo punto la continuit tra passato (questo passato)
e presente si impone come inevitabile:

Septimus, qui necessariissimus est, licet difficilis sit, qui


est circa actiones condemnatorum... et circa custodias cor
porum et hujusmodi ad condemnatos pertinentium... Et
addit quod ad talem etiam pertinet custodia meretricum et
epheborum et hujusmodi quae pertinebant ad gentium im
munditias, qui modus usque hodie servatur in civitatibus
Orientalium, qui semper immundi fuerunt et sodomitae pes
simi et haeretici contra naturam. Propter quod dicit Albu
masar de Mahometo, cujus cultores sunt illae nationes: si
gnum, inquit, prohetiae Mahometi scorpio est, qui est si
gnum mendacii secundum astrologos, quia Mahometus nu
squam nisi mendacium et turpitudinem docuitU6.

set et obtinuisset principatum, statim ad gentilem ritum contributes suos


transferre coepit... Etenim ausus est sub ipsa arce gymnasium constituere
et optimos quoque epheborum in Iupanaribus ponere . Alberto sembra attri
buire costantemente al termine ephebus un significato deteriore; cf. In Eth.,
7, 1, 8: Abusus masculorum quibusdam delectabilis est, qui ephebi vocan
tur . Del resto, proprio sulla base del brano citato dei Maccabei, due fra i pi
famosi dizionari medievali, il Catholicon ed il Mammotrectus, danno ad ephe
bia il senso di locus prostitutionis ubi juvenes meretricabantur et prosti
tuebantur .
Poi, 6, lect. 6 a. Per quel che riguarda la custodia meretricum c' da
notare che quando sotto la penna di Alberto passano gli accenni aristotelici
a magistrature che riguardano in qualche modo te donne, l'interpretazione
volge spesso in malam partem. Cf. Poi, 4, 1300 a 4 sgg., dove Aristotele affer
ma che la magistratura dei ' gineconomi ' non pu essere propria delle demo
crazie ( come infatti sarebbe possibile impedire alte mogli degli indigenti di
uscire di casa? ) n delle oligarchie ( poich le donne degli oligarchi vivono
nel lusso ) ed Alberto commenta; Quomodo possibile, supple est, prohibere
exire eas?... scilicet mulieros egenorum; illae enim propter necessitatem
saepe exeunt ad lasciviam; unde ex talibus meretrices fiunt, a merendo dictae,
quia prostituuntur pro mercede... Illae (scil. mulieres oligarchicae) in deli
ciis sunt et ad virtutem ordinari non possunt... Et tales, secundum Hiero
nymum, proprie vocantur ganeae et amasii earum vocantur nepotes (4,
lect. 12 m).

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ALBERTO MAGNO E LA ' POLITICA ' ARISTOTELICA 245

Ecco dunque come possibile per Alberto ritrovare nella


Politica aristotelica le Politiae Orientalium et Aegyptiorum,
con il loro immundissimus cultus, espressioni di una ' genti
lit ' che ininterrottamente congiunge, deformandoli entrambi,
la Grecia e l'Islam117.
Questa non evidentemente l'unica chiave di lettura per
il Commento e anche all'interno di questa linea interpretativa
diversi aspetti meriterebbero approfondimenti ulteriori. Ma,
senza in niente pregiudicare i contributi di Alberto sui singoli
punti, credo che una lettura del genere serva a cogliere il tono
generale dell'opera. I successori del domenicano di Colonia
saranno, nel commentare la Politica, molto pi prudenti118:
se non avranno strumenti migliori per rivivere lo spirito della
grecit, se ne renderanno almeno conto e metteranno tra
parentesi tutto quello che giudicheranno non strettamente

117 L'immagine dell'Islam come legalizzazione della sfrenatezza sessuale,


anche nei suoi aspetti ' contro natura ' un tratto comune a tutta la tradizio
ne occidentale, filosofica e popolare, a cominciare dagli scritti polemici di
Eulogio e di Alvaro di Cordova. Licentia ad omnis turpitudinis expletionem,
quemadmodum lex data videtur esse Mahumeti, quae ad hoc facit , scrive
lo stesso Alberto (Eth. Nicom., 6, 1, 2). Quanto alla sua gentilitas, se da una
parte le Chansons de Geste diffondono tra il pubblico * laico ' la favola dei
Saraceni che adorerebbero Maometto, Apollo e Trivigante, dall'altra una
tradizione dotta collega l'Islam ad un culto di Venere appena dissimulato da
una vernice di monoteismo; Venere, appunto, sarebbe l'astro che presiede
alla lex Mahumeti (Cf. Guglielmo D'Alvernia, De legibus, c. 20. in Opera, 1,
Parisiis 1674 [Frankfurt a. M. 1963], 54b; Ruggero Bacone, Moralis Philosophia,
ed. c., 193-94). E' facile vedere come, attraverso Venere, paganesimo ed immo
ralit si ricongiungano. Ma l'accenno alla prostituzione legalizzata dei giovi
netti, caratteristica dell'ordinamento delle citt orientali, marchio storico del
paganesimo e prerogativa attuale dell'Islam, sembra essere una originalit
di Alberto, e non solo perch il tutto viene ricavato dalla Politica aristotelica.
Infatti, nel panorama degli scrittori medievali che si sono occupati delle
' depravazioni ' dell'Islam non manca chi, come Guglielmo di Adam, non si
limitato ad accenni generici all'omosessualit, ma ha specificamente parlato
di un mercato di ragazzi nell'Egitto dei Mamelucchi; ma il De modo Sarra
cenos extirpandi certo posteriore al commento di Alberto. Quando poi leg
giamo nella Descriptio Terrae Sanctae di Burcardo da Monte Sion che i Sa
raceni loco lupanarium plerumque in urbibus constituunt effebias (Bur
cardi Veridica Terre Sancte Regionumque finitimarum ac in eis mirabilium
descriptio, Venetiis 1519, 2a pars, cap. 2 9) c' da pensare ad una dipendenza
da Alberto, piuttosto che ad una diretta osservazione in loco. (Sul fenomeno
per cui i viaggiatori dell'Europa latina medievale hanno il pi delle volte
trovato nelle terre dell'Islam non quello che c'era, ma quello che ' doveva '
esserci secondo teorici e polemisti, e pi in generale sulle chiusure della Cri
stianit medievale nei confronti del mondo musulmano, vedi ora i due impor
tanti lavori di N. Daniel, Islam and the West. The Making of an Image, Edin
burgh 1967; The Arabs and Mediaeval Europe, London-Beirut 1975).
118 Ci non toglie che il commento di Alberto non continui ad essere uti
lizzato. Riferimenti espliciti si hanno, per esempio, nelle questioni di Burida
no, mentre Becchi ed Acciajoli vi attingono senza esplicitamente confessarlo.

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246 G. FIORAVANTI

necessario a cogliere il succo f


del testo. La ricchezza, oro ed
da Alberto nelle sue molte pa
mento affascinante di un modo di lavorare e come testimo
nianza quasi commovente di un desiderio di conoscere tutto
il conoscibile, magari inventandoselo. La condanna agosti
niana della vana curiositas ormai veramente lontana.

Gianfranco Fioravanti

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