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PBOGTC,AMiMA
P.iRTE

GENERALE

CORSO I ] DIRITTO CRI?vIlNALi< ).

L' Autore poiie quest' opera sollo la sa1vapn;trdia clcHe veglianti I r z ~ isiilla propri~tiiletteraria.

4 1 M I E I SCOLARI
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do I ordine emincnternclitc logico che se' gn CARMXGiYiY9NKnostro gz~andexnacstrc)) io aon r:crcai 1u g10riit miil, illa 1' utile V()SCIO; intesi a raccoglierr?, riuri. a crcare; riorr a dir cost: riuovc, ma vere: nuri fui vago dei modi l~rillunli, della cliiarezza. Sc: il nia mio l a ~ v r opub facilitai~vilo studio dello criminali discipline, io Iio otienuto il inio scopo. Dio vi dia salute, e m o r e alla scie~izi.

Pisa 10 Decemhre 1859.

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PROLEGOPIENI

. revalse un tempo il pensiero che gli uomini crvessero ,#pel corso di un periodo indeterminato, condotto vita disgregata e selvaggia. Da questo stato estrasociale fu creduto avessero ad una data epoca fatto passaggio a quella vita di mutua consociazione, nella quale oggidi tutta la razza umana prospera e cresce. Siffatto Iramutamento intesero alcuni spiegare con la favola di una diviniti scesa sulla terra ad ordinare gli uomini a vita di unione: altri con la supposizione di una violenza sui deboli; quasich uomini piu forti degli altri avessero sottoniesso i proprii simili alla foggia stessa con che si mansuefanno le fiere: altri con la ideale ipotesi di una convenzione per volontk comune stipulata fra gli uomini. Tutti cotesti diversi sistemi ebbero un punto di partenza comune. La supposizione che la razza adamitica avesse menato sulla terra due stati diversi di vita.

I,' uno (che si disse priniitiro ,di natura, e di liberti) nell' isolamento e senza costanza di rapporti fra gli individui; stato di disgregazione e ferino : l' altro in associazione reciproca, che merc una forma qualsiasi sottoponeva gli uomini ad una aiitorit5 e ad una legge umana: stato di societi civile. Da tale concetlo nacque la forinula, che 1' uomo aveva rinunziato ad una parte dei diritti di cui lo forniva la sua naturale libert che supponevasi illimitata, per meglio conservare e tutelare gli altri diritti. Tuttocib un errore. E falso clie gli uomini della razza adainitica siano vissuti per un periodo di tempo sciolti da ogni vincolo di associazione. l falsa la tran? sizione da uno stato primitivo di assoluto isolamenlo, ad ano stato modificato e fittizio. Deve bene ammettersi un periodo priaiitivo di associazione patriarcale, o come dicesi naturale, a cui venne mano a mano ad aggiungersi la costituzione di leggi permanenti, e tli una autorila clie ne vegliasse la osservanza; e cos 1' ordine di quella socielj che si disse civile. Ma un periodo qualunque di disgregazione e di vita ferina inammissibile come pazza visione. Lo stato di associazione B 1' unico stato primitivo dell' uomo: nel quale la legge della propria natura lo colloc dal primo istante della sua creazione. Ove le tradizioni di tutti i popoli non contradicessero a quella supposizione, le speciali condizioni della razza umana basterebbero a mostrarla assolutamente jmpossibile. Tale la mostrano le condizioni fisiche della umaniti: le quali non le avriano consentito di mantenersi. senza

che la mutua assistenza dell'uomo verso l'altro uomo fosse continua e pronta ai bisogni dell' individuo. E la natura rivel per chiari segni tale destinazione dell' tiiomo ad una foggia di associazione costante, non precaria e fugace come quella dei bruti : la rivelo si colle necessiti, cui nell' etk prima e nelle infermiti lo volle soggetto; s col negargli quei mezzi di salvezza o di difesa avverso le belve, che agli animali bruti aveva fornito, e che 1' uomo dovea trovare nella reciproca unione; si col rendere nella donna continua l' attitudine all' accoppiamento corporeo, che le femmine di tutti gli animali ebbero soltanto ad intervalli, e passeggiera ; si finalmente col bisogno della inumazione dei cadaveri, senza la quale gli uomini si spegnerebbero per contagio. La mostrano tale le condizioni iurellettuali degli uomini: per le quali fu loro aperta una via di indefinita progressivit nelle cognizioni utili ; via che non avrebbero potuto percorrere senza porre a profitto la loquela ; e senza l' aiuto delle tradizioni dei loro maggiori. Tale la mostra la condizione di essere morale tutta esclusiva del\' uomo: lo mostra il fine per cui Dio lo ha creato. Iddio non pu aver creato un' opera incompleta; ed esser tornato poscia, quasi edotto dalla sperienza, a perfezionarla. La legge eterna dell' ordine spinge 1' uomo alla societ, E il creatore che a questa legge lo conform, ve lo guida come guida ai suoi fini tutto il creato, merc le tendenze. Attrazione : forza unica, immensa ; con cui si esercita la potenza divina su tutto il creato. La tendenza fisica operb la prima congiunzione dei corpi:

la tendenza morale protrasse e perpetui, la unione reciproca trai genilori; tra questi e i figli; e in tutte le generazioni che ne seguirono, come in quante mai ne verranno. Cosi la sucieti era nei destini dell' uomo, non solo come mezzo indispensabile alla sua fisica conservazione ed al suo intellettuale progresso, ma era di pib un complemento della legge morale a cui l' uomo stesso si voleva soggetto. Iddio compose tutto il creato ad una perpetua armonia. E quando alla sesta epoca ebbe fatto I' uomo a similitudine sua (ci06 dotato di un' anima spirituale, ricca d' ictelligenza e di libera volont&) questa pi~ bell' opera della divina sapienza getto sillla terra il seme di una serie di esseri dirigibili e responsabili delle proprie azioni. Questi esseri non potevano, come i meri corpi, soggiacere alle sole leggi fisiche; una legge morale nacque con loro: legge di natura. La quale chi nega, rinnega Dio. Cosi al mondo fisico, di cui pure fa parte l' uomo, si aggiunse col primo comparire di questo un mondo morale: tutto proprio di lui; e composto dai suoi rapporti morali con s stesso, col creatore, e con le creature consimili. Le leggi fisiche avevano in loro stesse una forza di coazione, ed una sanzione, che ne rendeva i~zdefettibile la osservanza. All' armonia del mondo fisico queste forze bastavano. Le leggi morali al contrario non avevano in loro stesse forza di coazione, tranne nel senso morale: non avevano sanzione sulla terra, che nella sinderesi.

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Na gli affetti, d' altronde indispensabili all' uomo come elemento di azione, pervertono spesso il senso morale, e soffocano la voce della sinderesi. La legge di natura sarebbe stata dunque impotente a mantenere l'ordine del mondo morale, perche pi debole della legge eterna che regola il mondo fisico. Questa obbedita sempre: quella troppo spesso conculcata e negletta. Siffatto abbandono della legge morale all' umano arbitrio sotto la unica sanzione di un bene e di un male soprassensibile, se poteva non recar disturbo all' armonia universale firich la legge morale colpiva l' uomo nei suoi rapporti con Dio e con s medesimo, non era tollerabile in quanto appellava ai rapporti dell' uomo con le altre umane creature. Malgrado la legge morale gli uorriini sarebbero stati alla balia di quello tra loro che, al bene soprassensibile preferendo il bene sensibile, avesse saputo, per via di forza od astuzia, violarne i dirilti. Sotto questo rapporto il disordine nel mondo morale avrebbe portato disordine anche nel mondo fisico. A conipletare l' attuazione della legge dell' ordine nella vita terrena, occorreva dunque un fatto ulteriore : per cui la legge morale si afforzasse quaggiuso di una coazione e di una sanzione sensibile; onde il precetto morale, che imponeva all' uomo di rispettare i diritti della creatura, non fosse parola inetta ; e il mondo morale in preda a continuo disordine non facesse brutto contrasto all' ordine che domina il mondo fisico. Questa forza coattiva e repressiva che la legge rnorale in s6 non aveva, non poteva trovarsi altrove che

nel braccio stesso dell' uomo. Iddio avrebbe potito crear l' uomo impeccabile togliendogli la potenza di trasgredire ai precetti suoi, come tolse ai corpi la potenza di resistere alla forza di graviti: non vi sariano stati allora n6 doveri n diritti. Tutto era necessittc. Ma ci era destruttivo del libero arbitrio; e rendeva 1' uomo incapace di meritare o demeritare. Posto dunque il libero arbitrio, o bisognava inviare sulla terra una schiera permanente di spiriti superiori come guardiani e vendicatori della leggil, morale: o si veniva a lasciare il precetto moquesto inevitabile dilemma rale senza osservanza; o commetterne la tutela al braccio dell' uomo. Cosi per la legge eterna dell' ordine, l' uomo fu destinato ad essere nel tempo stesso suddito del precetto morale, e suo conservatore. Ma siffatta missione non poteva eseguirsi dall' uomo disgregato: e neppure dagli uomini congiunti in una rnera associazione fraterna costituita sul principio del1' assoluta eguaglianza. Anche in questa la disparit dei voleri e la paritii del potere, rendeva impossibile il divieto, la sanzione, e il giudizio dei fatti umani: e il divieto, la sanzione, e i1 giudizio erano d' altronde il complemento indispensabile alla legge morale in quella sua parte che regola i doveri dell'uomo verso la umaniti. Cotesto complemento non poteva formarlo che la societ civile. La consociazione del genere umano una necessita della sua natura ; indispensabile alla sua conservazione e alla perfettibilit indefinita a cui destinato. Ma se i bisogni fisici per cui richiedesi il reciproco ajuto, a i

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bisogni intellettuali per cui richiedesi la reciproca istruzione della umanit ; si appagavano bastantemente di una semplice associazione fraterna; cotesti bisogni non valgono dunque a render ragione della societh civile; ed erra chi confonde la genesi di questa con la genesi [li una naturale consociazione. Fu illusione gravissima di R o u s s e a u e dei suoi seguaci quella di supporre nel primo periodo della umaiiit una vita ferina: ma fu del pari illusione dei suoi confutatori quella di supporre la societ civile nata con I' uomo. Ove le verita rivelate non confutassero anche questo secondo concetto, la sola ragione mostra la impossibiliti di principi e di magistrati nella culla di una umanit composta di poclie famiglie. Lo stato di associazione fu coevo al nascere cieli' uman genere: lo stato di societk civile fu un prinio progresso della umanit crescente; al quale essa era condotta per una legge di ordine primitivo, in forza di altri bisogni distinti ( s quelli che 1' avevano spinta 1t all' inirnediato consorzio. Eravi infatti altro bisogno non meno imporlanle ai destini della umaniti: quello ci06 della osservanza e rispetto di quei diritti che la legge di natura avea data ali' uomo innanzi ad ogni legge politica, perch gli fossero mezzo a compiere i proprj doveri ed a raggiiingere la sua destinazione quaggiu. Per I' impulso delle passioni individuali cotesti diritti sarebbero stati inevitabilniente e senza riparo conculcati e distrutli, cos nello stato di isolamento come nello stato di socieli naturale. Ed ecco la sola, la vera ragione di essere della societ civile. Ragione eterna e assoluta : perchi! assoluta e primitiva la legge che volle la osser-

vanza effettiva degli umani diritti. Se la societ cirile era la sola forma che potesse attuare la osservanza dell' ordine giuridico, e se la legge di natura volle dell' ordine giuridico la osservanza; la legge stessa deve aver voluto ed imposto che la umanit si componesse a quella forma di associazione che sola potea rispondere a colesti fini. La ragione di essere della societi civile dunque primitiva e assoluta; ma risiede soltanto nella tutelo giuridica. Ora se lo stato di societ civile era necessario alla razza umana pel fine della osservanza del precetto morale, la societ che doveva esprimere la forma speciale dell' ordine segnato all' uomo dalla mente suprema fino dal primo istante della sua creazione, non poteva essere che una societa la cui direzione si unificasse in un centro comune di autoritci. E questa autorith non pot non essere fornita del potere di proibire certe azioni, e di reprimere chi osasse, malgrado il divieto, commetterle. La societ civile, 1' autorit che a questa presiede, il diritto (li proibire e di reprimere o. lei compartito, non sono che una catena di strumenti della legge dell' ordine. Dunque il giure penale ha la sua genesi e il suo fondamento di ragione nella legge eterna della universale armonia. l1 precetto, il divieto, e la retribuzione del bene e del male, finche stanno in mano di Dio hanno per unico fondamento e per unica misura la giustizia. Assoluta nell' assoluto ; infallibile nell' infallibile ; essa in questo stato colpisce l' uomo tanto nei suoi rapporti ti con Dio e con s stesso, quanto nei suoi rapporcon le altre creature. Qui la giustizia procede sempre

come principio unico. Dio non punisce il ladro e l o n ~ i cidq per difendere l'uomo: ma perch 1' omicidio ed il furto sono un male: e vuole giustizia che chi fa male soffra un male. Rla il precetto, il divieto, e la retribuzione, in quanto appellano ai rapporti deli' uomo con la umaniti, si staccano da Dio; e una parte del loro esercizio se ne devolve sulla terra all' autorit sociale, perchi: la violazione di tali rapporti recando un nocumento presentaneo ali' innocerite, necessith che 1' innocente sia protetto da coteste violazioni con una forza presente e sensibile. Cosi la difesa della umaniti non la primitiva.ragione di proibire e di punire: la ragione per cui il gius di proibire e punire sulla terra si esercita dall'uomo sopra l'uomo suo simile. E questa non una necessitlr; politica; ma necessilli della legge di natura. Finch pertanto il gius di punire si considera i n astratto, il suo fondamento la sola giustizia. Ma quando si corisidera come atto dell'uomo, il suo fondaniento la difesa della umaniti. Erra chi trova la origine del giiis di punire nel solo bisogno della difesa, disconoscendone la prima ge. nesi nella giustizin. Erra chi trova il fondamento del gius di punire nel solo principio della giustizia, senza restringerlo nei limiti del bisogno della difesa, 1 gius di punire nella mano di Dio non tia altra 1 norma che la giustizia. II gius di punire nelle mani dell' uomo non lia altra Icgitti miti che il bisogno della difesa; perch all'uomo i! devoluto soltanto in quanto occorre alla conservazione dei diritti della umanit.

Ma quantunque la difesa sia la unica ragione della delega, il diritto delegato sempre soggiace alle norme della giustizia; percli non pu perdere la indole primitiva della sua essenza col passar che egli fa nella mano dell' uomo. Dando alla punizione umana il solo fonclamento della giustizia, si autorizza un sindacato morale anche 1 dove non nocumento sensibile; e I'autoriti sociaIe usurpa il magistero della diviniti, rendendosi tiranna dei pensieri col preteslo di perseguitare il vizio e il peccato. Dando alla punizione umana il solo fondamento della difesa, si autorizza la restrizione di alti noli malvagii, sotto il colore di pubblica utiliti; e si accorda all' autoriti sociale la tirannia dell'arbitrario. Se l'autorit sociale per iin ossequio alla giustizia punisce quando il bisogno della difesa non lo richiede, pecca coiitro la giustizia nella forma; perche quantunque la punizione sia meritala, ingiustamente e abusivamente si infligge da lei. 1 diritto a punire 1 primitivo esiste: ma non a lei delegato. Se l' autorit sociale per un pensiero di pubblico vantaggio punisce quando il castigo non b meritato, pecca contro la giustizia laella sostanza; perchb dove non malefatto il diritto primitivo a punire non esistendo, ei non pu essere in lei derivato. Questi dcie principii risalgono alla legge eterna del1 ordine, dalla quale deriva la socielic, 1' autoritti , e ' il diritto in questa di proibire e di pec~zire.La legge dell' ordine eslerno , ci08 il bisogno della difesa , investe 1 autoriti umana di un potere sull' uomo: ma '

ia legge dellkoi.rie ittlertru , ci06 la giustizia, 11e duriiina indefettibile l' esercizio come misura moderatrice. L' i~ltertio confine del giure penale riducesi alla yiii semplice ed alla piu esatta espressione con questa formula. Il giiire penale dece accorrere ovunque necessario per tutelare i1 diritto: il giure penale Ilon p& accorrere dove il diritto non 6 violato o posto :ttl imminente pericolo. Esso i: difeitoso se manca al primo canorie: 6 esorbitante ed ingiusto se eccede iI secondo, sebbene contro atto immorale o intrinsecamente malvagio. Dunque non vero che il giure penale sia restrittivo della umana Iiberti. Non G limitazione di libert lo impedimento die si frappone tra 1' assassino e i la vittima: perch6 la libertu umana altro non C, che la facolta di esercitare 1' attiviti propria seriza lesione dei diritti altrui. La libertg dell'uno deve coesistere con la libertA uguale di tutti. La restrizione nasce dalla legge di natura, che diede alla umanith dei diritti, e impose agli uomini di rispettarli. La legge umana non minura 1 libera col contenerla entro i limiti di sua natura. s Il giure penale t! invece protettore della lilserfii umana cosi esterna, come interna. Dell" interna, perche d i all' uomo una forza (li pio per vincere il suo peggiore tiranno, le proprie passioni : e 1' uomo, come bene dicea D' A g 11e s 3 e a u , non mai tanto libero quanto allorch subordina le passioni alla ragione, e la ragione alla giustizia. Della esterna, perchS protegge il debole contro il forte nel goiliniento dei propri diritti entro i limiti del giusto; nel che consiste la vera liberti.

Questa veriti procede tanto in oriline 2113 proiliizione e repressione dei fatti cIre Icdono 1' individiio: quanto in oriline ai fatti che offendono il corpo aociale e 1' autoriti. Tosloche si riconosce che 13 societ5 e I'autorih non sono crenziono rlell~ politicn ilmann; iii2i haniio la lora genesi nelI:l legge di natura: da q1iest3 stessa legge & iiecessario desumere il diriun nell' alitoriti alla propria conservazione : cioh il diritto in lei ad essere rispettata, e i1 dovere nei cittadini a rispettarla Ancb muove nel cerchio della propria legitlimiti. A pensare altrimenti furono condolti i pubblicisti, o perchi? sbagliarono nel concepire la origino della societa; o perch confusero il magistero penale col magistero di buon governo. lla fra l' uno o I' altro intercede un abisso. l[ magistero di polizia non proceae cile da un principio di zstilib; la sua legittirnit8 tutta in questo; non attende un fatto malvagio per agire; non sempro coordina i suoi atti alla rigorosa giustizia: e cosi avviene che ad esso consentendosi di agire per via tli modica coercizione, egli realmente possa rlivenirc niorlificativo della umana liberti; lo che si tnllcra per 1'1 veduta di maggior bene. illa il magistero di polizia non 113 ni~lln[li corniine col rriagistero penale, yuaritunqnc! eritrarnbo si escrcitino dall' autorit8 preposta al reggirncnto dei popoli. Qi~cstoincomincia il stlo officio qiinntlo quello lin inritilrilente esaurito il suo: ne i diverso l' gggctio; di: verse le normc c i confini. Che se arnbeduo seinbrano iitiificarsi percili: unica : 1' ailtoriii sociale chc escrcita l'utio e l' altro, non si tinificnno ~ier, in loro

stessi, n6 in faccia alla scienza. XeIla guisa stessa che duo arti non possono considerarsi come formanti un solo corpo di regole perchh si esercitino per avventura da un solo uomo, cosi non pu dirsi che se il governo stesso e previene e punisce, la prevenzione e la pi~nizione si unifichino nella causa, nei limiti, nei modi, negli effetti, e nel fine. Fu un errore il credere che il magistero di polizia attenesse alla scienza nostra. Esso non una parte del giure penale, ma spetta piuttosto al diritto econoaiico, quando questo si ravvisi non come un mero fattore di ricc.hezza, ma come un fattore di civilt8. Comperietrando il magistero di polizia nel giure penale si genero confusione nelle idee, e si apri la strada all' arbitrio per cagione del mutuo imprestito delle respettive norine, cile non erano dall' uno all' altro comunicabili. Ora ne avvenne che il magistero di polizia, per la influenza dei principii del giure penale, s i stringesse fra tali lacci che lo rendevano inetto. Ora ne avvenne che sul giure penale si attribuisse urla smodata influenza alla idea della prevenzione, allargando 1' arbitrio a discapito della giustizia. Sono due forze clie si porgono a vicenda la mano per l'ultimo fine dell' ordine, che esse hanno a comune come fine supremo di tulte le leggi imposte dal creatore al creato, Sono due forze che non devono l' una ali' altra avversari?. Sono due forze riunito nella stessa mano dell' autorith sociale. Ma sono due forze essenzialmente distinle. Se 1' una si misura con le norme dell' allra si a~eroi'iscefino al]' impotenza : se 1' altra si misura cori le norme dell' una si esagera fino alla ferocia.

una vicenda costante negli orilicaruenti delle nazioni che sotto i governi dispotici 1' ufficio (li polizia si amalgamii.sse col giure punitivo; e gelosamente si tenessero separati sotto i liberi reggimenti. Cosi in Roma libera fii estraneo alla giustizia penate 1' ufficio P, la giurisdizione relisoria. L' inipero cariihi in delitti
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proj~riimoltissimi fatti dei quali salto Iri repubblicn si occuparono soltanto i censori (1). A coprire cotesta c,onfusione si t! p e s o secondo i varj tempi ])retesto rla tre diversi pensieri. Ora dalle idee snlodate circa I' autorit dei Priiicipe, o circa i diritti dello Stato : ora dalla prevalenza del fanatisnio religioso : ora da rin eccessivo zelo per la morale. Ciascuna di queste idee Iia alla sua volta fuorviato il siure ~irinitivo, e facendo velo al suo genuino concetto lo ha reso indefinito ed ingiusto. Ma 1' autorit sociale che voglia Iagittimamente esercitare i (liversi poteri cile le so110 conferiti, devo esercitare ciascuno di loro secondo le regole di assoluta ragione che ne sano respettivornente domiriatrici. Il'ell' autori@ che sovrasta al corpo sociale esisto una quantit di poteri, nei quali pib cllo vcri diritti si coriigurano altrettanti doveri, che Iegario la stessa verso i cittadini, e le ne ratidonu entro certi limiti obblignlorio I' esercizio. Essa deve proteggere le private transazioni, onde iiei rapporti patrimoniali non domini la frode o la forza, nin la giustiz~a. .4 cib supplisce con le Iegg

civili, e cnn la istiluzione (li magistrati che dirimani, seconrlo quella le pecuniarie controversie tra i cittadini. Ci6 attiene al dirirro pricaio. Ma il diritto privato, iri qrianto regola facoltd acquisite e alienabili, non t! in se assoluto; percbi: 1' individuo pu col suo consenso render giusto cib che per la legge. sarebbe ingiusto; e 1' autori12 pub per ragioni di pubblico bene rendere inefficace il canscnso e il diritto dei privati. Essa deve mantenere nei giusti confini i rapporti che intercedono fra governanti e governati; onde quelli non trasmodino ii cerchio delle loro attribuziotii; qnesti non eludano la 8ovilta obbedienza. Suppliscono n ciO gli ordinamenti organici dello Stato; i quali attengono al diritto pubblico particolare, o diritto cu.sliluzionnle. %a questo non & in s stesso assoluto: perch la diverse condizioni dei popoli modificano il diritto pubblico; il qua-le i! sempre legittimo quando 6 conforme ai voleri della maggioril intelligente, c iridirizzato al line ultimo cle1 bene generale. Esca provvede a mantenere buone relazioni tra lo Stato e le altre nazioni; percli i cittadini siano protetti anche in estero territorio; e perchb dalle nazioni limitrofo, anziclii! sorgere una cagiorie di pericolo. emergano elementi reciproci di sicurezza esterna e cli interna ricchezza. A cib provvede coi congressi, coi trattati, coi consolati, con le ambascerio, ed al bisogno con la guerra. Cib attiene al gius delte genti, o i~iter/zmio~rale. ancbc questo t! variabile seMa condo le condizioni dei varii popoli. Deve l' sutorili provvedere al bisogno delle pullIlliche spese; promuovere la migliorin morale Bcl po-

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polo, ossia 13 vera civill ( la quale riori corisiste rir31la garbatezza dei rnoili, nirr nella oiiest!i dei cortiirni) : e procacciare die i consociali, non solo del necessario non manchino, nia arlriano aacors qririnto meglic~ serre a prosperare la vita. A tal fine si inclirizzanc~ le leggi sul cullo, sul buon costume , sul comrnercin . sulla firianzn, s~ill'annona , stilla rcgalia , sulle opere pubbliche. CiB attiene al diritto amn~irristraiitlo,eil all' cconomia politica. Ma ancbe qiiesla non pub formare un corpo di giuro assoluto e coslaiitc, ~ierclii'l 1% ~1x8legge la utilili. Ora in tutte quoste ~irorvieioni,chc riel Iorn coiiiplesso pertengono alla scienza del Buon goveruo, nvviene spesso che Yautorita por rafforzare iin suo ordinaoienlo debba, a servigio del ben comune, infliggere qualche male a quel ciltadino che a tali provvisioni si opponga col stio operato. Ma sarebbe un errore il credere che ogni qua1 rolta l' autocita, infligge uil male ad un cittadino per cagione di un suo fatto, essa eserciti sempre il gici?,e pe~zal~. leggi finanziarie, la regalia , il commer14 cia hanno frequenti penalith; gli stessi ordini di procedura civile minacciano rlells sniiiiende ; la polizia ammoi~isce corregge, erl ancbe ii-nprigiona; e spesso , senza che siasi niente turbato 1' ordine estenio, iIia solo perehb o i1 turbanionto ragianevnlinente si tenie, n si e dimjnuila la prosperit del paese. Tutte queste severiti, Ic quali non pocson essere ctie Icggiet'e, non attengono al magistero penale. I fatti che pr~iocano misure possono dirsi trasgrt.ssioui, tali rna non sono delitti,

Errava aiiclie iri questa 11:rtr: I: o ils (3 2 il, c111dn11tt con un2 dslla brillanti siie frasi diceva, cfir! il giiirti p p . nale non erri una le:rge di per $6 stdnte, ma la Hnzioiii~ di tutte 1 ~ .allre. Con cotesta formiila riducesi 1' uflcic~ del diritto criminale alla incrn piinizione , serizn tene:conto Sella proibizione, che ne e pure parte inteparite; s getta il giure penale in balia dell' indefinito: e $1 rende impossibile costruirlo a forma di vera scienza, r unificarne il principio moderatore. I1 criterio che separa il magistero penale da1 magistero di iiuon governo, e clie distingur: cosi i deZitti dalle trasgressioni, non pub essere clie questo : che il magistero penale deve colpircr soltarito i fatti ai quali possa adattarsi il caraticre di rnornlmente riprovevoli, perclic': ha la rnisuca clcl suo diritto uella giustizia assoluta; mentre il magistero ili buon governo pub colpiri: anche fatti moralmente innocenti, perche il foridamento del suo diritto i! la pubblica iitilitk. CIie se io qualche codice si videro manomesse coteste regole nella formazione delle classi ; eri ora nella legge panale si intriisero trasgressio.tti, ora alla legge di polizia si consegnarono veri delitti; cib non contradice la verit dei principj, ma prova soltanto 1' errore e la inesattezza dei legislatori. La scienza del giure penale non 11ub occuparsi che dei primi fatti. Sui secondi ilori getta che uno sgtlardo fugace, per avvertire i legislatorli arl esser miti ed umani. h!s non piib render comi~nialle !ru.sgrcssioni le sue teorie, senzn gcncrare inestrical~iltrconfusione (1).
(1) F c u c r h a c h dofini In scienza criminale sc:ic~li,~i dei diritli che Io Slato pii;) iiverp s0pr;i i citladiiii iri ra~ioric

II ningictero peri:ile $ destinato a proteggere la I i ltertj incliriiliiale. Gli allri ordinamenti la rcslrinpono. 11 mligislero penale presuppone sempre un fatto vioIstore clella legge morale, ed ut istenzione riprovevole. Gli allri ordinamenti ora non curano dell' intenzione e della uioralitk, ma soltanto del fatto materia. le ; ora non attendono neppure il fatto, ma colpiscono la sola malvagit dell' uomo. Al magistero di buon gowrno sta bene si assegni come fondamento del suo rlirilto la politica necessita, od anche la utilitb: al mngistero penale non pub attribuirsi come genesi un atto (li v01ont.i umana; ma il precetto di Dic, promulgalo all' uomo merce la legge di natura. Cli ordinamenli di quello sono relativi e varial~ili il magistero penalo ; 4 assoluto in tulli i suoi principj fondanientali. E cli vero se il gins di punire nella mano delI' uomo procede dalla legge eterna &li' ordine, la scienza del giure penale deve essere inclipendcnle da qualuilque provvisione di legge umana; e diretta soltanto da regole di assoluta ragione.
delle vioIazioni di legge che questi cotnn~ettauo. Cotesla deii~izione,quantuiiqilc in parte esprinla il concetto fil0~0iico della nostra scienza, troppo vncta ; perchi: esiendeadosi .I qualunque sanzione e a qualsiasi violazione di legge, comprende pi del definito. La omessa re3i~trazionc di un atto civile, e la sua formazione in carba senza bollo, nttorrebhero n1 giure penale ! La scienza criminale la ricerca dei limiti interni ed usleriii entro i quali soltanto lo Stato pub tutelare i dirilli umani collo spogliare di un suo diritto 1' uomo che li ah1,ia attaccati; e dei modi pi convenienti di esercitare cori. siiratto mezzo questa tutela.

Se il giure perinle avesse la sua radice e la sua norma nella volonti dei legislatori, lo studio di qilesta scienza sarebbe ristretto all' arido commcnto del codice della cittA: e i suoi dettati varierebbero col variare Si tempi, ili li~ogili,di bisogni, e di opinioni. ]la la elasticiLa perpetw dcl giure penale fu nn sogno del F i l a n g i e r i, che accettb gli errori dei legislatori pagani come tipo di verilj rx~ionale.Cotesta idea 6 ormai rejetta dalla scienza; la quale si siiiciderebbe acceitandola. II giure penale ti3 la sua genesi e la sila norma in uns legge clie k assoluta, perchb costilutira dell? uniro ardine possibile alla ilmanili secondo Ic previsioni e i voleri del creatore. L n scienza peualc non cerca che l' applicazione alla tutela giuridica di questi principii razionali iinposti a noi clrilln meilte
siiprema.

Le sue dirriostrazioni non si ilesumono dalla parola dell' uomo : rnn devono essere deduzioni logiche del1' eterna ragione, della quale Dio rivalb agli uomini per miral~ileispirazione quanto occorreva a regolare quaggib la Iriro condotla verso i proprj simili. Subordinate cosi ai1 una norma assolz~ta, le leggi penali sono nei principii cardinali assolute: nb possono diveaire relctiive che nella forma ilella loro applicazione. Ecco la scienza penale cho noi dobbiamo studiare; astraends sempre ila ci4 clie piib essere piaciuto dettare nei varj codici umani, e rintracciando la vcritti nel codice immutabile della ragione. La comparazione dei diritti costittiiti uori 6 clrc un complemento della nostra scieriza. In cotcste sercrndarie ricerctie nai dobbinuic? yiuclirnre tra i vari codici qual pii1 si adatti

26

ali' aixhetipo del vero assoltilo: non gii con viaggio

l\~'eyostero desumere la veriti dei principii dal drritto costituito. I dailati urnani furono Iro1Jpo SIICESO iniqui ed irragionevoli, perche eccitati dalle ~iassionio dalle allucinazioni dello ii-ilclletto. Se il tipo della legge natiirale si voiesse desumere da coresto criterio, o si cadrebbe in uno scetticismo paiiroso, o si legitlimerebbe qualunque ingiustizia. Alla nostra scienza tre fatti porgono argomento i' uomo che viola la leggo la legge che vuol punito quell' uomo il magistrato che verifica la vialazione, ed irroga la punizione. Delitto pena giudizio L' ordine delle malerie nel giure penale discenc.ts dalla natura delle coso. inallerabile. Questa I) la parte generai@della scienza nostra. La parte speciale scende all' esame doi singoli futli coi quali si viola la legge; ed anclie questi esamina secondo i principii di ragione con un criterio tutto ontologico, per definirne i respettivi caratteri, distinguerne le fisononiie, O misurarne i gradi. Fin qui tutto l?teoria; parle speculaliva, Esaminare intoruo ai giudizi, quali sono le procediire cori cui si ordinano nel nostro paese; e intorno ai delitti iri specie, quali sono le nozioni e i respettivi rapporti, si!condo i quali vengono definiti e misurati dalla legge che ci gaverna : ella 6 parte puramente praiicrt e posili~a. Rella parte teorica si interpelra una legge eterrin ed i ~ ~ a l l ~ come archetipo a cui (lebbuno unih e ~ ~ ~ e forinarsi le oyioiorii di tutti i sapienti; ed 3. cui deve obbedire 10 stesso legislatore. Fella parte pratica si

-.

tntcrj)clrn una legge umana r varinliile, coiiic niiturit L alla quale, noi tulti , e sudditi e magistrati. tfobbiamo . fintantoclil: vige , uniformarci, sieno quali si vnaliorin Ic, nostre opinioni. La ragione della obbedienza alla pr'irna B la ~ e r i r r r : 13 ragione della obbedienza alla seconda h l' inq~ero. Xa la parte pratica del giare penale si periiene alle cattedre liceali, e di perfezioiiamento: queste, cnme guida dei giureperiti alla attuazione del diritto nel fdro, hanno per testo la legge scrilla, per duce l' ermeneutica, e i monumenti giurisprndenziali : e con 2' aiuto della critica Bebbono coordinare qiiesti ad iIn sistema: con I' aiuto deila ragione teorica rilc~arsiii iluella i difetti, e proporne Ic iitili migliore. &a la ! catterlra non guarda il giure li~nalcc.lie salto il punto di \+sta filosofico; perclib insegria non la scienza clelltl Italia, ma i prii~cipii coinilni a tutta la umaniti. Tale O 1u via che noi dobbianio percoitrere. E la percorreremo seguitando con timore e con fede i prind cipii che distinsero sii lutle le altre l a scuola italiana. J,a scnola ilaliana, che bovondo ai sommi lirincipii della latina filosofia neli' argomento pende, soiipc col presidio del cristianesimo appurarli dalla nebbia pagaiin, e rivendicarli dal garislo delle ferocie orientali e dei nordici pregiudizi, che gli avevano con silecetisira guerra mrrnmessi I? c.orrolti. La sc~iulaitaliana, che tar~looyerb nella lunga lolta prima di ogni altra !?l'ofra il rlirilto c la forza: eliiini col labro di V i c o , esservi nella distribuzione delle penalitb una legge clie sovrasta al legislatore : ed eliit~oran~losi iiella doppia fucina dell' accadciriia c: (le1

fibra, serbossi ugualmente incontaminata dal fascino delle visioni trascendentali, e dal brutale materialismo d ~ 1

secolo decimotta~o. La scuola italiana ebbe gii su questa cattedra il suo pifi splendido altare ; il suo apostolo nel C a r m ig n a n i; i suoi sacerdoti nella toscana magistrafura : e quantunque sembrasse tripartirsi nel secolo presente, pure rimase unificata sempre nello spirito e nelle tendenze. Se iidirrimo ai nostri giorni quel sommo irigegnrt (li RI. F l a t t a r (1( i ) avvertire la Francia, che gli itaInni nella via delle riforme pena\i avevano di lunga riiana precorso tutte le nazioni di Europa; sia nostra gloria seguitare il cammino coraggiosamente segnato dai nostri maggiori, anzich per vaghezza di sterili noviti muovere contro di loro una guerra impotente,

(1) De l' tal nctuel dir droit pe'nal eta I t a l i e , nelln

R e v ile c r i f i q u C dc jtarilrpritdence, Ann. 185.2, png. 87.5.

PARTE GESERALE
SELIOSE PRIAIA
D E L
D E L I T T O

tlrllu iinputabililk e della im~~iitazione.

S. i.

Imputare significa conto di alcuno (1).

- porre

una quaiclie ciis:i

:il

(1) Vedasi K l e i ri s C 11 r o d disucrl. ilzturrru ullu i l u t l r i tia della itnpitluziotre ( negli opuscoli raccolti dal I o r i uol. 1 , png. 1 . , l P uf e n d o r f cle jzcrc naticrnc et yentiurn lib. 1 ,cup. 5, S. 5 . N a n i principii cli girc?mispt.udenz(6 criwtinrilc prr9.t. l cup. I ses. 1 S. 2. - \'io l. t ;ie r obse~z>ationeslih. 1 , obaertr. 4 . itnprltrrtionis civilis tiolio erirtn.

.-

S. 2.
La imn~utabilitb il giudizio che formasi di un fatto fulliro previsto come meramente possibile. La ijnputazione B il giudizio di un fatto accertutn. La prima i: la conteniplazione di una idea: la seconda ti I' esame di uri fatto concreto. L& si ha dirinanzi uri puro concetto: qua. si ha dinnanzi una realti.

La imputabiliti e la inipulazione vari:tno di pre(1icato secondo che il giudizio, che attribuisce all' agente Ia responsabilita di on fatto o previsto, o oerificuio , procede o dalla semplice considerazione del nesso nnturale tra il fatto e la rnoralith deli' agente; o da considerazioni derivate dai rapporti esterni dell' uomo.

La in~putabilitae la imputazione morale non hanno altra condizione tranne quella che 1 uomo il quale fu ' causa materiale di un Pdtto, ne fosse ancora causa morale. k unioralmente iinpiltato ali' uomo uri fatto di cui fu causa morale, tanto se il suo atto t! indifferente. tanto se t: biiono, quanto se 8 malvagio.

],n irnprrtal~ilita(4) politica sorge quarido si dichiara che dell' altu previsto sari responsabile il suo autose in faccia alla socieli. Questo giudizio si cleliii:ce un alto pratico del!' autoritb, col quale preiSsdendo la possibilifit d i utr' nuiono urnalta , la siirhictra, imputabile come delillo al suo uirtore per tBngi?ii di polirica ccl~rveuienzu.

guczJ us:iiio invcc7cla parola criininlitti come niwo rijli!\oca. Anclic noi a\tkvxtio coiiic boce di ilso il lcrniinc irirrr~riinare.Diclii,~rarc politiciltncrtte itttputabilc un' ozioirc , e inrriininat.lti, suona 1' istesso. Vale eiok ,dichiardre clie clii I L cominctteri~szirii responsabile di un dclitto: vale vietarla wlto ininnrri.~di ]in:) r.cpressionc.

La iinputazione civile (I) nasce quando si dichia. ra che di un fatto avvenuto ne responsabile in faccia alla socieli un determinalo individuo. Questo giudizio si ciefinisce - un atto pratico d i metu ragion rivile, col quale si inrcrpetra la legge pron~ulgatc~ .~econdu i canoni giurisprudenziali, e si giudica Z ~ I L fatto seco~~rlo witerii logici, per dichiarure r l ~ eali cuno ne i 'l aulore respo?zsahile in faccia a quella.
(1) B i c li o n fde dolo) ed altri giz~loidi/.n.
Iii

dicono i ~ ~ ~ p l i t ~ i z i o ? i / ,

I1 giudizio sulla politica imputabiliti non pub emettersi che dal legislatore: quello sulla imputazione ci* vile dal magistrato. 9. 8.

11 giudizio col qualo il magistrato impiita civilmente ad un cilladino i ~ n 'azione come gi8 dichiarata dalla legge politicamente imputabile , i: il resultamento cli tre distinti giurlizii. Il magistrato trova in quell' iricliviiliio In caiisx rnaterictle dell' atto : e gli dice lor

{ace'sti imputazione fisica. Trova che quelt' individuo \leone a quell' atto con volont intelligente: e gli dice - b facesti volot~lariamze7ite u imputazione morale. Trova che quel fatto era proibito dalfa legge della citla: e gli dice tu facssli conzro la legge imputazione legale. $ solo dietro il risultato di queste tre proposizioni, che il magistrato pub dire al cittadino io ti imputo queslo fatto come delilio.

?ila come il magistrato, nel forriirire il giudizio sul-

la imputazione civile, soggiace al dettato della legge ed ai canoni di logica e di giurisprudenza ; n da queste norme pub senza al~usodeviare : cosi it legislatore riel formare il giudizio SUHL politica irnputabilita soggiace a regole assolute, daUe quali non pub (leflettere swza rendersi ingiusto c tiranuo (i).
(l) V ~ d a s i a n B e r k o u t nella dissortazioiie, i r rb ci yititV jz4r.e nntirrnli j i i s pnsilivurn rec~dere jicnlr poasil.

! r ~ l u sii

t e leggi penali non possano considerarsi come puramente relative. Nei loro principii cardinali esse soiio

assolute.

8. i l .
Onde un' azione possa dali' aiitorita, sociale legitti. mamente dichiararsi imputabile a\ suo autare come

defitto ,occorrono inltiapens~l~iirnct~lc i segueirti estri:ii-ii 1.O che a lui sia intpurabile rtfornluln~le I.%chc passs iinputsrsi come arru Biusiuierolr 3.0 rtii: si2 ~ / U I I I I U S I Calla socie[i~ L V h e sia prci~nrrlyiiiir 111 l e g p rhe! In proibislo.

La legge dirige I\iiorno in quanto tt uri esseiw moralmerite libero: onde a nessuno pii6 chiedersi cljnto di un evento del quale sia stato causa puramente fiS ~ C C L ,senza esserne menomamente causa ttiurnlc. Citi hash alla imputazione morale. Bla di pii1 1' azione clitz vitciie rinfacciarsi ali' uomo come delitto, oltre ad rssere a lui nioralrncnte attribiiibile conre atto volontario deve - 2.O poterglisi vilifacciare come atto hiasitecols. Non 8 in potero del legislatore di i~arrirnilzlirc! qualunque atto di cui l' uouia fii calisa rnorale, quan110 questi atti fossero prescritti da una legge ssipei'iorc. E cib ~ierchbsebbene la leggo crirriinnle non tebb:~ essere nei suoi prcoelti una ripetizione della legge moi.ale e religiosa; pure noti pub a queste leggi nvversare. Il niantenirnarito rlell' oriline cstarrio non pii;) ottenersi con mezzi turbalivi dell' ordiiie interi~cr (1).
1.O
leggo che proibisse difendcrc il proprio sitiiiie tlii tiri itiglusto male clie gli sovrasta; utin legge clie iriipailcssc : [in f ~ l i o i (li denunziare i delitti del genitore, o ad l i i i cliit:iditlo di obb:\odannre la propria religione, e simili, tirtclrcbhe contro qtieato precetto, perchb Iiiiputnndo pnlifir~ccnr~trl e iiu atto che i: coniandato dallii riior;i(e, si porrclihe iri r:r,nlr;ttlizionc, cori utrn logge sutictiore e1 :i cui noil h:r p+ ~(YI.?I l c r ~ g a r e ~ di c (J~estail(tt1i111~ IIII:I ~on(1izione i ~ y o f i, w b > ~
(1)
Unil
ii at

34

piutlost~~li posilica. Xon si esige che 1' atto onde possa imputarsi politicnzente (aliiieno come Irasy~~essione) drhh:i sempre essere moralniente hinshzeunle; potendosi anche gli ufti moralniente indifferenti proibire per la tutela del diritto minacciato ; e questi atti di1 engono biasimevoli riloralmente, poiche 1' autoriti li ha in modo legittirno vietati politicaniente. Ma non possono dichiararsi biasi?ncvoli pnlifica?~zcnle qiiegli atti che sono doverosi o lodevoli per la legge tiatiirale o religiosa.

3 . q e r c h un atto possa essere politicamente imputabile non basta che lo sia moralmente, n che sia in s malvagio per il precetto morale. Bisogna di pi?i che 1' atto moralmente imputabile ad alci~nocome pravo , sia politicameszte dannoso. Cib consegue dal principio che il diritto di proibire certe azioni, e dichiararle delitto, si attribuisce all' autorit sociale come mezzo di mera difesa dell' ordine esterno : non per il firic del perfezionamento interno.

I>i piu il danno che reca 1' azione prava dell' uonio deve essere danno sociule: cio tale che non possa con altri mezzi, tranne col sottoporlo alla repressione della legge, provvedersi alla tutela dell' ordine esterno. Se il danno e ristretto ali' individuo, o riparalrile con un' azione diretta, il legislatore eccederebbe i suoi poteri dicliiarando delitto 1' alto che ne fu causa.

Losi per la prima considerazione i pensieri, i vizi. e recati, quando non tiirbrtno 1' ordine esterno, non

~~~xscino dicliirirn~~si delitti civili.

Cosi pel secondo motivo la viulnziune di un cone bench dannosa all' individiio i cui diritti si offendono, non pub dichiararsi delitto, perchi:! gli altri cittadini non senleiidone commozione 1' oriline esterno non rie viene a. patire. A tutslnre il diritto rnannmersn Eicista In coazione dirctt:~.
tratto, benchc praya e volontaria

5.

47,

questo Io scoglio piii pericoloso dcl legislatore. Distiriguere il sindacato morale dal siridacalo politico: e distinguere il niagistera civile dal magistero penale. Ogni cleuiazione da tnIi confini 4 una ingiusta offesa alla liberth civile.

La prut;irh ?tborale di un' aziorio e Iri sua yrauliic yoldica sono duaque essenzialmente distiotc. Nel giudizio chr! si emette circa la prima si procede dalla considerazione degli alti interni alta considerazione degli csterni. Nel giuilizio che si emette sulla sccorids si

procede dalla considerazione dell' alto esterno alla considerazione deI1' atto interno. I1 criterio clominatore del primo giudizio 6 la brSuttura morale: il criterio doininatore del secondo giudizio & il distiirbu sociale.

Se 1' uorrio soggiace alla legge penalo in quilntt-1 i erite dirigibile, questa sua siibiezivne ha causa nel ! suo intellelto e nella sua volorili. Ma a nessuno pui, :t~ribuiraila volont di violare urla legge o cha nori esiste o cile ei rion conosce. Dunque non pub essere delitto un'azione, se non B manata e promiilgata la leggo rIie la proibisce. $. 20.
4.0

ha tali prerriesso si desiinie to riuile.

1 3

nozione (le1 d ~ l i i 11.

(:I'ITOLO
1Vl1

iolre

del

rleli lto.

3.

21.

II delitto civile si dofinisce lcc irtfr~ziutledt'lll~ legge dello Siaro yra~irulgccrnper proreggere In sie!rre;;cc dei ciltaditli, risulta!re da ulir alto ester/zo dell'lcomo, posiliuo o negatiun, moraline~tlc: iu~putabile(l).
( I ) i)ucstn 1iciStra defiritzione nQU puii piocorc iid una scriol:~ e deve iiievitabilnicnte incootrariie la censririi. L;\ cloltririn tfi codestii scuoln si iiltirnamentn ri,issiinta d:i I: r ;I n c l; (I~lrilosophie di{ d t r l i l pc'nnl secl. 2, chnll. 1 1 : i* 1111 flrrDre, CCSR (lice, clesiiinerc I n iioziont! dc\ dciftv d i i H : ~

iiic)ilernil,

Icggc uinaria ~rroiiiiilgata nella ciftii. La' azione o nua i* crimiaosa secondo clie esso osteggia O non octcggin alla It-ygc suprema del dirilto jn tril guisa che la tutela giuridica rie esiga la repressione. Questa sua condizione assoluta. Essa nasco da un ardine superiore alla volont degli uniani lesislatori, al quale costoro non possono derogare. Col definire il delitto, la infrazione della legge lata, si viene od rimmelferc che anche un' azione eminenfemente scellerata e nociva possa non esser delitto nella citl dove nessuna leage le vieti; e che inrecc un: azione innocentissin~a diverisa deliftn per il capriccio di un barbaro legislatore cui piactpe dlchiaritrla tale. Cio & int011erabiIe. La vostra definizlone B un circolo vizioso. \'i si domarida quali sieno le rtziuni puaibi'lil e voi risporir3lote quelle che sono punite. Noi riconoscjamo la verith di cotesle osservazioni, e perciij abbiamo francaniente dettato i precetti che dcvoiio obheclirsi dal legislatore neI1' esercizio dell' alla misciorio d i dcleriliinare quali azioni saranno delitto nella ci[!&da Iui governata, Noi alibian~odetto che se il legislafore nel deltare le sutA proibizioni conculca cotesti precetti, ecli commette un ahuco di potere, e la sua Iegge ingiusta. Noi adei4ariio dunqiic strettainente alle tVeritache proclnnia la scuola filosofica, C siamo ben lungi dall' ammettere che dalla sola legge umana dipenda l' csscre o no un' azione delitto. Col definire il deIitlo la uiolazions delin leyyc pramztlyata abbiamo presupposto chc cotesta legge sia dettata conformemento alla suprema leggo naturale girzridica, Ma ne1 dare la definizione del delitto non abbiamo potuto prelerire la iclee della legge proniulgata, percIi i principii della scienzn devono servire di norma non al solo legislatore, ma cziandio a i magistrali. Ora se dtilla definizione del delilto togliete In idea della legpc proniulgnta venite evidentemente a questo due consesuerize: che al cittadino manca In regola scritta della propria condotta : e 1'11~ ~ilagistreto converte iii legislatoi'c. Definite il delitto I:l il si ?tioln;iosle di 2 1 n ~ O V C T Csoclole, oppure con F r a n c I; fcp. ~ i tpnq. 353) r/icglw?tquc ntfacco alla biczcrenua e allu liber.

,n sia della societri sici degl' itidiiqidrri, e diteiiii poi in kccia a coilesta definiziolie 10 attribuire nei essi c o n c r ~ l istl h z i ~ n oil cardttere di delitto nou venga ad csserc interaiiierile ril~sciatoai flultuaote aiahilrio del piudice, La 1losli';i defirkiziolieguai'& nel tieiiito . suti ri[liiiiit condiz[onc, cio& il h divieto della legge de1h.1 citt, Questu diviaib potrit essere buoHO o c a t t f ~ ~ , giusto od in!;iuslo, ma noiidi~nsno iimarrs seliipre come htto giirridico clie in quella cittii P dcli#o Io infr~angeretale diviixlo. Laddove senza la lesse clie vieti sai.8 realprc ingius10 ravvisiU'e un deliiln in un'azione, por qilaritci priva e nociva; O per qunnlo lneritevole iii faccia allyordine a;iturale giuridico di csscre elevata a delitto. O r e poi si cercasse la Inera definizione lilosofica del delitto noi allora ci soscriveremmo alla dennizione di F r a n c k. Pion accettofemmo perb cluclla data dal]: illustre P e c s i 11 n , essere il delillo ia negazioric del dlritto. Questa forrnuia cspriine una idea che intrinseca nella nozione del delitto, il qitalc ha per necessaria sua condizione uno stato di coniradizione col dirilto. hla come definizione inesatta perchb in~ltrda pi del deptiilo. Anche chi rifiuta pagare un debito ~ l p g c r il diritro.

a.

22.

Delitto, reato, offesa, crimine, maleli~io tuttc liarole : adoperale dai cuitot'i della scienza penale come sinonimi (I) : nessuno dei qriali appaga il desiderio di chi vorrebbe tt'ovare nella parofa la definizione della cosa: tutti indifferenti a chi s contenta iii trovare nella parola il segno ikll' idea.
(1) silia etimologia delle parole dcliclidrn, scclus , fuclit l l C S , pagilium.. rcnlu8, Erimen, trralefici'ltm si vedano gli del sig. Bucce 11a t i nel libro intitolato Guida allo blicdio del diritto j n c ~ l d c lih. 2 , cnp, 1.

i~lfr.uziofiedella legge La idea getierale drl clcljtlo 6 quella di una riolazione (o abbandono) della legqe: perclit nessun atto dell' uomo puii essergli ~ i m proverato, se uua legge non lo vietava. Un atto rliiene delitto solo quando cozza con la legge: pub un

alto essere dannoso; pub essere malvagio; pu essere roalvagio e dannoso: ina se la legge non lo vieta non pub essere rimproverato come delitto a chi lo eseguisce. Ma varie essendo le leggi direttive dell' iiomo, in questa idea generale il vizio (che b l' abbandono ilella legge morale) e il peccato ( che 4 la violazione della legge divina) si confonderebbero col delitto.

dello Stato

- Con lo aggiungere quosta restriziorie


5. 25.

ci avviciniamo alla idea speciale del delitto, limitandone il concetto alla violazione Selle leggi dettate dal1' uomo.

proahzclga6a - La legge morale rivelala all' uomo dalla coscienza. l a legge religiosa i: rivelata espressamente da Dio. La legge civile deve essere promulgata ai cittadini pcrch sia obbligatoria. Yretenilere che essi si conforminn ad una legge die nim fosse loro comunicata, sarebbe ingiiisto ed ass~irdo quanto pretenclere si uniforinncsero ad una leggc non

ancora sanzio~ata (i). La promulgaziune della legge penale debitamenle fatta una volta, I~ortaseco la presunzione della cognizione di quella nei cittadini. 1Ja una ~iromulgszionebisogna ci sia, come momento del suo passaggio dall'embrione del pensiero alla vita reale (2).
(1) Vedi \; i s s de c i consueiudhis in Crin~itlaliOtcs, ie nei suoi Opuscitla Academica conlmcntalio S . (2) Rene Ii o e n i g s m a r t e r disscrt. ~ z u l l dcliclitnz silie u~ jirneuiu Icge pag. 118. La irrogazione di una pena non puD essere legittima che come sanzione del precetio : della quale non pub lagnarsi chi lo ha volontariamente violato. Se si dicbiarasse delitto dal &dice un'azione che la legge non aveva ~irecedentemenle vietata, e si irrogassero castighi che iin:i legge non a'veva comminato, mancherebbe al giure penale la base della rieccssaria tutela del diritto. Poiclib in un decreto e in una puriizione inflitta dal giudicc per sua aulorith , gli uoriiini non poirelibero trovare cei'tczza clie all' identico fatto, ove a danno loro si ripetesse , fosso per applicarsi ugualc rigore. Il concetto di un delitto senzn provia legge repugna aduaque non solo alla giustizia, ma anche alla polifica. T o l o m e i f dir1it60penale fllosofieo c punirivo S. 146 P, 108) cos definisce il delitto -la Zniputaliilc uio" 1n;ionc di quei diritti ciic 7ion possorzo essere protetti dalla legge allriilzenti che con la ??z,li?~uccla, con la consee giie?ite efiltiva irrog<tz.ione d i uan peno. In scnso filosofico pub accettarsi questa definizione. Ma per lo scopo pratico nianca nella medesima lo elemento della prornulgazione. A me parc che il delitto a legge natii non possa definirsi altrinienti che come io 1: ho definito. A legge da nascere si pt1i.1 defiiiire la violazione del diritto accompagnata da lur1,amento sensilille neil' ordine della urnana consociazione.

per proreggerP la sicurezzu C i i ~porta al\' ultima luce la idea specicile del delilto ; che sia nella violazione di quella legge uinana precisamente la qiiale k intese a proteggere la sicurezza puliblica e privata.ll'on ogni ~iolazionedelle leggi della citt i! un delilto. Le leggi che provreggono agli interessi patrimoniali possono essere riolate (psr esempio con lo inadempimento di una obbligazione civile ) nb per questo la loro iiiosservanza 6 un delitto. Possono violarsi le leggi che promuoyono la prusperit dello Stato, e si a v i una trnsgrcssio?ic, non un delitto, La idea sl~eciale del delittci sta nel]' aggressione alla sicurezza; e non pub ra~visarsi se non in quei fatti coi quali si ledono le leggi che la tutelano.

dei ciitadini In questa formula si compreride la sicurezza pubblica non meno che la privata: poichi! la sicrirezza pubblica in tanto si protegge, in guanto B mezzo alla sicurezza p~iva;a.Appi~ntoper esprimere la idea della siczrrezaa pzcbblic& si dice dei cittadini e rion di un cittadino. Perdii! il fatto clie danneggiasse 2 4 1 ~solo cittadino, senza rncnomare la sicurezza degli altri, non potrebbe essere dichiarato dcZitto; come in seguito (S. 118) uedreino, Con ci13 si i! quanto basta espressa la idea. della tutela generalo ciir, presiede alla leggo punitiva, Eenza bisogno di aggiungere In formula inesatta della tutela della societi.

I,a tutela della societa inianto t. necessaria iii quanto 6 necessaria la socisti civile per proteggere i diritti dei consociati. 1 Governo legittimamente col giure pu1 nitivo protegge anche s& medesimo, in quanto 1 tu3 tela di sb i! indispensabile alla tutela dei singoli, i qnali, costituito una volta il governo, acquistano tutti e ciascuno il diritto che aia rispettato. Onde chi offeiide quello offende tutti i cittadini; o dal dovere clic incombe alio Stato di tutelare i diritli dei singoli nasce in lui i1 diritto di tutelare sil? stesso.

risultalite da urb atto esterno L' esercizio della giustizia delegato in virth della legge dell' ordine alla autorit sociale, perchB siano tutelati i diritti dell' uomo merci: una coazione efficace c presente adietta al precetto naturale di rispettarli. bla i diritti dell' uomo con gli atti interni non possono uffendersi : dunque 1' autoriti sociale non ha il diritto ili perseguitare gli atti interni. Alle opinioni ed ai desiderii non puY imperare l' autorila umana; e i pensieri non possouri senza abuso considerarsi come delitto, non ptlrcb siano occulti allo sguardo doli'uomo, ma percht3 nell' uomo non vi b diritto di chieder conto 8 SUO simile di un atto cha a lui non pu recare 1 nocunteoto. La tutela dell' ordine esterno sulla terra spella ali' autoritb: la tutela dcll' ordine interno non spelta cIie a Dio. E quando si dice che la lagge ?en;ile non pub colpir8 il pensiero, s' intende sottrarre al suo dominio tutta la serie dei momenti che com-

Fongono 1 allo interno ' perisi~ro- ilcsiderio progetto e deterniinazione - finchi: non i. dtl(lotta alla sua esecuzione.

dell' itolnrr I1 soygelto attico primario del tlelittct uon pu8 essere che I>rionio; solo in tutto il creato clie come fornito di rolonti razionale sia ente dirigibile ( l ) .
(1) Sui processi fatti i n altri teinjji agli nnirnali sono a vedersi le erudite osservazioi-ii di O r t o l a n cozws de droit pnril poy. 188.

S.

30.

~iusitivo o ~zegaliuo - Per la tulela dei diritti dell' uomo pub essere necessario clie si vietino alcuni atli , e se ne im~ongano in certe circoslanze alcuni altri. La legge clie vieta i primi si viola cori I' atto positivo contrario : la legge che impone i secondi si viola con I' atto negativo. Dunque possono essere delitto talilo gli alli di comrriissione, o di azione; qiianto quelli di ornissione, o di inazio~ze.Ma la omissio~le di uno pub congiungersi con la conzmissione di altri: e questo rapporto configurare nell'atto tzegatiuo la infrazione della legge clie vieta l' atto positivo. In tal caso perb non sorge il vero delilto d'inazione, perchi': il uirlcolo morale ( accordo ) cile congiunge la inazione di uno con 1' azione di un altro come rilezzi convergenti al fine delittuoso, unifica il delitto di arnbo i partecipi; e trovandone il titolo nell' atto positivo non fa dell' atto negativo che un elcineiilo ili part~ri-

Fazione. Per awre il d~littodi Dura iiiuaiorre hisogn? supporre l'assenza di un fatto pusiii~ocolpevole 3 cui ~olontariamentesi concorra con I'o~n~tfere yualuna che cosa. Laonde il delitto di pura isiauione non p u ~ concepirsi se non nei casi in cui altri abbia dirilro esigibile a11' azione omessa. Cos la madre clie non allatli il bambino per condurlo a morte commette un rero delitto d' inozione, un vero infanticidio : perche la creatura ha diritto all' azione dello allattamento. Ls categoria di questi delitti si allarga grnnrlemcnte i11 qi~ellelegislaziorii che ammettono il principio della solidurielb difeltsira dei cittadini.

nioralmetrte i?laljulabile L' uomo snggiacc alle leggi criminali per la sua natura morale: dunque ne$sutio pub essere politicamente resliansabilc di un atto di cui non sia responsabile rnoralmenle. La imputabilith morale 9 il precedente indispensabile della imputaliilitic politica. 5. 34.

Il delitto come f a t o ha origine dalle umane passioni, le quali spingono l' uomo a ledere i diritli del proprio simile malgrado la legge c1:lie riroiliisce di farlo.

3.

33.

Il delitto come ente giuridico Iia origine nella nattira della societk civile. L' associazione (che all'uomr,

t? irnposla dalla legge eterna corue riiezzo di conservazione, di progresso intellettuale, di perfezionainento morate, e di protezioiie dal diritlo) non sussisterebbe, nk risponderebbe ai suoi f i n i , se ciascuno (lei conssciati avesse libera ogni sua roglia, ariche ingirista e dannosa ad altrui. Di qui la necessitj di proibire ccrti atti che turberebbero l' ordine esterno, e decretare che qualora si commettano saranno considerati come delitti- Qriesta necessitic dicesi necessitlt politica. I,:t ?zeezssiiic pulilicn i! la, furrnula che esprime il rapporto ilella 1 e . g ~criminale con la societh gi& esistente. Illa la ~tccessith politica guardata nella san pi'irir:~ causa non k che una iiecessila della natura ccilntutza. Sc fosse

altrimenti, la necessiti politica sarebbe imtt formula einpirica, clie non varrelihe n niostrnre la legittimiti tlefla proibizione.

3. 34,.
Si rioti che il delitto non definito un' asiu~ze, Inn una infrazione. Dunque la sua nozione non si desurno dal futio atateriwle , n6 dal diilieto della legge, isolataniente guardali; ma diil rotz/hitlo tra qur?llo e qiieelr~.

Dunque Ia idea cIel delitto non B clie una idea di vupliporlo: il rapporto co~ttrcidittorio tra il fatto delI' uomo q la legge. In questo solo consiste 1' snlo gilcridico ciii si d i il nome di delitto, od altro sinonimo. fi un ente giuridico chc lia bisogno per esistere (li certi elementi maderirrli t? di certi elementi rnarnli :

il comyilesso dei qiiali costituisce Ia sua uiiita. l i 3 ci() che completa il suo essere & la contradiziorie di qnei

precedenti colla l e g e giuridica.

Ila cib si rileva essere iin equivoco riteneic clic l' oygefto del delitto sia la cosa o 1' uomo su cui 1' azione crimiuoaa si esercita. I1 delitto si perseguita non curne fallo malerale, ma carne erite giuridicu. L azio' tnateriale avra per oggetto la cosa 0 1' ucirno :1' enM giuridico non piib avere per suo oggetro che unJ i l s u , il diritto violrito che In legge col suo divieto protegge.

I,' eziotle guardata come fatto materiale si campone di diversi ~~rolneidti, ciascuno dei qiiati ha una relativa oggstrivitic distinta, che sta rielle cose od uami-

ni su cui I' azione stessa successivarnentt! si svolge: ne1 corso di tuli momenti.

Guardata nel riszcltalo dell' insieme di quei


ti, la sua oggettivitit ( non piu materiale

nlomen-

ma ideale ) varia secondo il diversi) rupporfc) sotto il quale si considera tale risultamento.

Cosi (a modo di esempio) nel furto l'oggetlo dell'attci traateriale di prendere la cosa altrui sari la cosa stessn. illa considerato coteslo fatto nel suo rapporto ideale, fa sorgere diversi enti ideali, appunto pel variare del-

oggclticilit. I1 feola3o si scorge tiri pecrulo ;il moralista un rizio; il crirninalistn i111 delirto. Mn i tre enti ideali - peccato, vizio, delitto hanno essi 1' identici:, oggettu ? Ko. L'oggetto del percato k i1 Ilrecetto cli~inri: del vizio il precetto morale : del delilta il precetto cicile; percRB apr~tictodalla violazione di questi tre distinti precetti, e cosi tial varialo rnppor!o di yueH1 atto materiale, riaseono le tre idee distinte li peccato, di vizio, di delitto. Se fosse altrinieati, unificali nell' oggetto come Io sono nel soggetto, quei tre ~ n t iideali si confonderebbero in uno.
1 3

1,' uomo cLe clelinque it il soggetto utliuo pri~nario del delilto. Gli strumenti dei quali si serve ne sono uri soggetto attivo secondario. L' uomo o la cosa su cui cadono gli atti materiali dal colpt?vole al Gravo fine indirizzati, sono it soggetto passivo del delitto. Il diritto astratto che si viola B 1'1inico e vero o~jgetiodel dolitto.

Soggellu attivo primario del delitto non pub essere che 1' ztauio: percht: al delitto 1! essenziale la genesi da una ~ o l o n t iintelljgento, In quale non clie nell' uomo. Ed ogni uomo in punto astrattu di rasione pub essere soggetto attivo di delitto; quantunque la sua posizione (i) possa essere di osttlculo alla suti attri;i-

le persecuzione.
(1; ii qiicstri geri~raljt$non contraciicc In prriticii per ia qkrals cfArtcpersone si sottrnggorlo 311:~ perseciizio~irpcknalt..

48

Il Principe inviolabile e non pu essere processato quiindo anche coinmatta omicidio, per un riguardo al conipattcl sociale che si sciorrebbe ed all' anarchia e disordine in ~ i i i tutta In consociazione verrebbe gettata per una tale procedura. Dei delitti degli ambasciatori non si giudica crimioalmente coi modi ordinari per un rispetlo alle relaziorii iritertiazionali ed aIld loro rappresentanza ( B o n f i l 5 Contpetetace pny. 5 5 4 ) nia pure quaudo s1 dimnncla s e il Principe e l' aml~ascintoredelinqua bisogna rispondere affermativamente, perch un impedimento a punire non vale mai a distruggere I n nozione del delilto ti& a far cessare In sua esisteiiza quando ne ricorrono gli estrenii. Altro dire che un iiomo non pub o non dove punirsi, altro k dire che non comniette delitto. La pv~lll,ilitli clel fu&& nessiiilo Iri [iont. come elemento clella defiaizione del reato.

delilto non pub essere che un diritto; ci1 quale la legge abbia espressamente accordata la sua tutela col divieto o con la sanzione. Cosi legge protettrice e ~lirilto protetlo si compenetrano a forrnare la idetc, che sta come oggetto all' ente giuridica ciiininato rnalefizio , reato, crimine, delitto ; non perchS offende 1' uomo e Ia cosa, ma perchi: viola la. legge. Tutlocib che serve di stromenlo materiala o attivnriiente o passivamente alla violazioric , i? il soggctlu , u attivo o passivo dolla violazione inedesinia (1).
Ogyetto del
(1) Qiiesta noii~cnclaliira seb1)t:uc a tuliinn d i o l i i ~ i ~ c l,i 6 , i la unica clic, serva ai bisogni della scienza, e si presti :i([ espriiiiert? con esaltezza i singoli casi. La mcdesinia si (:ostri~cliil'(:a r ni i n ,\ n i (topo avcrc osservato come l' nbuso

49

delte priralc rlbiellicilti e srrbietiicilri fossc stato cagione :illc scienze di confusione grandissima ;e In si ndotla dai c r l ~ i nalisli conlanporanei che si pre~ianodi esserp tbcatli: rome, per csernpio , da Q r t o l a n.

Rettificale coteste nozioni, e distinta la. obiettivita materiale dell' azione daHa okiieltivit~ideale dell' enie giuridico risultante dal rnpporto tra 1 azione c la legge, ' si evita una mano di difficolti.

Pretendendo trovare 1' oggeito del ci~litionella cosu su cui cade l' azione, dove si brancola egli quando 1' azione consista neli' uso di cosa propria, come nella fabbricazione di grimaldelli o false monete, iiella hestemmia reale ?

5.

4u.

Pretendendo trovarlo nella persona su cui cade l' azione, dove si brancola quando l' aziorie cade sul condelinquente ? Nell' incesto , a modo di esempio, chi f ~ a uomo o la donna sarebbe il soggetto ; clii 1' ogl ' gelto di tale deIitto? 1 delitto risultante dal concor1 so dei due agenti alla violrizioa~della legge B uno, e non pu8 avere dualit9 alterriante di oggetto. E ( ' al1 tronde se nella legge O diritto attaccato non trovasi 1' oggetto dei delitti; questa legge e diritto, nella cai oiresr sta la essenzialitic del malefizio, qual figrira vi rapprescnterh essa t

Qiiesti imbarani si evitano riporlando nel soggetto tlel deIitto tultocib che i: materiale, c che completa 1' azio~iecui osta la legge. Cosi naturalmente si conilegge promulgata non pose prende perchb dove nom ; sa concepirsi malefizio; cib k perche al xualeflzio

iilanchereblube 1' oggetro. E si comprende perche debba ammettersi la nozione di delitto anche la dove 11 soggetto passivo non e senziente; e dove, se k senziente, non i! i7irelligelcte; o dove i: senziente ed inlelligente , rria consena9c?rte.

Sf. 47.
senzielrte il cadavere. Eppure nelle offese contro i cadaveri (i) pu ravvisarsi delitto perche si (lifende la legge che li tutela, per uti riguardo o alle famiglie, o alla religione, o alla morale, o alla salute pubblica. 1 cadaveri sono cose. Ma anctie sulle cose pub cadere delitto quando esistano fra loro ad uomiai vivi tali rapporti che generino in questi un diritto; come stl~izadubbio 6 un diritto di tutti i cittadini che non infettisi 1' aria, o che non si infami malignum~lite(9) la memoria dei loro congiunti.
Irci?i

fi:

il) Qui ponesi il dubbio circa ILI ofltsti rccata ai co?'po dcll' estinta o al siio ~tolnc.Caso hcri distinto rlitl dlnunumcnti, n lii il furto di gerrtriie o vcstl seiinl1,. cori 1' estinta. (2) li requisito della rnallgnilr ncIIii ingiuria t? il ciilorio :]Q ~ o i w i l i a]:I teoria (Ie!Iik i r n ~ \ ~ f : ~ h ti1~ i f ?i* s i ~ ~ r i p 11)1jrIj, :I ~11n n ai
slzsso yicasto

iJcil,i ctr+r!I , :\!l. OI~I~JI~,I - ~ t t e ~ ~ u4d t 1 11 11 i n COI] la Iiber~i~ ti ) f.: crq ii i l l e, F u ri t e ct P, erl :iltrr. \nll(lrn (;I-Jelld qirule cIinnre i11 senso aosoliito In jrocsilile ceiiiiinnlif:i (11 clii,i6~!o flicttii. di irigiuriocu coiilro un tr;ipaswlo. Yor1:iri l > ni l l a r t Ics fi'a~zcl~ises 1' kissoriejr c i ciiati al 181fjrioi:i. tle

S.

Sono Ilun intelligenti il feto nell'alvo materno, l' infarite, il demente, il dormiente. Eppure sono abili a formare sogetto passivo di realo, perche forniti tli diritti che la legge difende, sebbene non si conosca 0 il diritto da chi la possede, o i' offesa da chi la ric~vc? (I).
(1j Incoulrasi qui la questione (svolta da L u C a s s?lsliwe pc'tzal pccg. 8 e da T is s o t Droit p&al vol. l p q . 15 ) se possano essere scggettipmssivi di delitto gli ;iriitnali per quelle crudelth che contro Joro ci esercilino da chi ne i! proprietario.

$. h.0.

Sono cotiseiisicnti ijuelli che all'azioae nlateriale t?scrcitata soura di loro concorsero con libera volontli, ed anche con atti ; come il suicida, e il soldato che si niutila per evadere i1 servizio (1).Eppure perche il diritto ofkso r:! inalienabile par parte di chi lo possiede, e la legge lo tutela pel mantenimento dell'ordine, anche a dispetto di lui, il consenso del soggetto passivo non dislruggc la nozione del reato : sicclli: rimane obiettabile nel primo caso al partecipe dcl suicidio; coine nel scconclo caso al mutilato e al muiilntore. Al roato rimane I' oggetto nel diritto offeso, liendib si nl~hia nella istess:t

persona l'agente e il paziente; come resta sempre 1' oggetto al peccato anche quando non violi i rapporti dell' uorno con lo allre creature, perchk si commetta tulto iii si: stesso dal peccatore. fi cosi nitido il nostro concetto che non sn comprendersi 1% tenacia di alcuni a voler dire che la cosa rubata e l'uomo ucciso sono l' oggetto del delit~o;il quale i: un ente ideale, corno lo sono tutti quelli che coiisistono in un mero rapporto. Usmdo la contraria locuzione si costruisce l' enle completo (delitto) senza I' intervento della legge; lo che e assurdo.
i l j Questi due casi si reggono da diversi principj. I1 caso del soldato clie si ruutila per non servire trova ragione della sua ii~criminazioiie nei diritli che linnno gli altri cittadini al suo servizio, c che egli viola mulilandosi : P u t t r a n n n dius. de murcis. Il caso del complice di un suicida trova la haso della sua incrirninazione nella itbslienabilirri del diritto alla viti]. Vedasi P i I l w i t z diss. de ani~ni aulliochiria9n ad persuasione cjttsqiic poe?m, cap. 2. B n u. n1 ti a u c r d i s s .

rIc atortc volunln~.in.

I delitli si dividono in formali e ?nateriaEi,Quelli si consumano con una semplice azioue dell' uorno; la quale basta senz' altro a violare la legge. Qiiesti per essere corisumati hanno bisogno di un dato evento, riel qual@ soltanto si ravvisa la infrazione della legge. Cotesta distinzione richiama i' alira fra danno potenziale c daniro sfferrivo, di cui diremo in seguito ; etl h importante iielia teoria del conato.

Si dividono ancora i delitti in delitti di fatto per-

ma;lenre; e sono queHi che lasciano una traccia diatro di loro; e delitti di fatto traltseunte: e sono quelli che non lasciano vestigio di sS, E si dividono pure in fiogranti, non fiagrailli, e quasi Fngranti; secondoch il colperole vien sorpreso sul fatto, o no: o viene inseguito dal clanior pubblico; 1' iluc ficgit clie in Roma faceva luogo alla qtriritatio cos detta per la formtila adeste quirites. Queste distinzioni sono utili nella teoria della procedura (1) e della prova.
(1) Non tengo alcun conto dclla troppo cclclrc distinzione
fra nzz'nfutli e dalitli perche questo superfetazione che nnchc

in pratica genera pi confusione che Eienefizio, non pub trovare a parer mio un criicrio positivo scientifico che valsa a tracciarne le linee. Il desiderio che i reati potessero distingucrsi in due classi secoridocbi: sono pi o nieno odiosi ed aburiiinali nella pubblica opinione, b in sii lodevole c buano: ma la diffrcolt5 consiste nel trovare una formula nella clie costantemente risponda a (pesto e h t o della coscienza i~nivcrsule.Vcdasi la nota al $. 1080 seconda edizione.

q. se.
Si distinguono ancora in comzmi e proprii, secorido che possono commettersi da. qualunque uomo ; o soltanlo da chi & collocato in una certa condiziane. Vogliono pure in certi casi esser divisi in s m l c (o epii indiuidtti) quando 13 indole criminosa nasce da una sola

azione; e colletti~i,quando la crirninrisitu non ne sorge se non al seguita di azioni ripetute die coslituiscntio i' abitualitd, come fa ttsuru secondo alcune legislazioni. Queste due distinzioni sono puramente n r i aiunali. Nella teoria deila compliciid e della continuazione B importante la divisione dei delitti in istantnnei e slaccessivi, come il sequeslro d i persone. E firiaIrnente per lo studio della yuanritir dei delilti giova distinguerli in semplici e conzplessi. Xel qual contrapposto si dicono semplici quelli che ledono un solo diritto: e complessi (1) quciIi che violano piu di un diritto; o per mera concomitanza, come se un' arma esplosa contro uilo ferisce anche altri; o per conoessione di mezzo a fine. Il delitto complesso non deve perb confondersi col delitto simultaneo, il quale soppone diversita di fini e di alli (g. 468) quantunqiie i:ontemporanei.
[l) Diversa la nozione che al delitto coaiplesso v0110 nppljcare B r u n d c V il l e r e t (truit de lcl ~irdscrij)tio?r pay. 159) inse~unndodoversi dire delitto complesso quelio che ha bisocno di una serie prolungata di atti onde essere consuriialo. BIa non credo iii! ;\cceltabile nl: utile questo coricello, 4 m attengo allo pii1 coiuunc dotlrina. Il .bidojino di i una serie prolungata di a l t i i- in itiolti renti u1iu accidcntnli[&delh fo~nut presFelta dal colpevole, In qiiaic r>rdin:tiliamente riun irilli~isconb sul Lilolo nD sull:~ quaiitita del delitto.

C A P I T O L O
Delle forze del delirto.

111.

Abbiamo veduta che il delitto non I! iin semplice fnlto. un ozite giuridico alla essenza del quale, che tutta sta in un rapporto, occorre il concorso di quelli elementi dai quaIi risultando 1' urto del fatto con la legge civile se ne costituisca la crirninositic dell' =ione.

Percib nel delitto A necessario trovare il concorso di due forze. Queste due forze clie ne cos&iliiisconoIa essenza politica sono ambedue indispensabili perch6 un fatto itell' uomo possa a lui rimproverarsi come clelitto. Forza qnorale: forza fisica. Le due forze clie In natura ha dalo all' uomo, e lo insieme delle quali costituisce la sua personaliti, devono concorrere in un fatto perchb sia alto umano e possa dirsi delitto.

Ambedue queste forze debbono guardarsi o nella loro calcsa, ossia soggettivar~~enle; nel Ioro ri~ttltcco l o , ossia oggetlivamaentc.

La forza morale soggetti~atlcl delitto ~onsiste nella


r!olo12tic i~ztc2ligen~c ilorna del]'
ctio

agi. Pere10 (licesi

forza interna, forza arlitla. 11 suo risultamer~fomorale (o la forza morale del delillo guardala oggetticatliente) i? la intimidazione e i1 nialo esempio che iI delitto cagioua nei cittadini, ossia il danti0 vlorale del delitto.

S.

57.

La forza fisica soggetriva del delitto si rappresenta. dal moto del. corpo con cui 1' agente eseguisce il pravo disegno. Pereib dicesi forza esterna ; , rimpetto alla e forza derivante daI1' animo, forza passiva. 1 suo ~ i 1 suliaro: (ossia la forza fisica del delitto guardata 09geltivamente) la offesa del diritto attaccato; o, come dcuni dicono (vedi nota a 9. 102) il danno maleriale del delitto.

g.

58.

Dalla forza interna sorge nel delitto i' elemento morale :dalla esterna l' elemento materialo, o la sua essenza di fatto: dalla intrna congiunta alla esterna 1' clenzcnto politico. Se l' azione dell' uomo non presenta congiuntamente e l" indole morale e 1' indole politica, non pub I' autorit perseguitarla come delitto.

Della forza monlo.

La forza nioralc do1 delitto cercata nella propria cnusa (ossia la sua forza moralo soggel6iva) 1 cib che !

costituisce la ?~~orulit a;ioite. Qileata non si utdoll' tiene se non pel concorso di quattro requisiti che abbiano accoml~agnatola operazione interna, al seguito riells quale 1' uomo procedette alla operazione esterna. Tali condizioni sono - 1.O cognizione della legge (1) - 2.0 l~revisionedegli effetti - 3.O liOert8 d i elegyere h..' oolontk di agire.

(1) Cio: clolla legga in gcnere che vieta 1' atto ; non delle speciali determinazioni repressive, come bene avverte C a r111 i gn a n i.

I primi duo requisiti per la logge umana basta talvolta che esistano potenzialmetzte: gli ultimi due dcvono esistere anche attuatmenze.

g. sii.
I primi due requisiti si riassilmono nella formula concorso di intelletto: infatti Ira gli effetti previsti o prevedibili dall' agcnto come conseguenza della propria azione rientra anche quello delIa violazione della legge.

GIi ultimi due si riassumoilo nella formula, colicorso di ~z'olo?ol; perchB Ia lilierlh un attribulo indispensabile della volonti: csosicch6 qussta non pub esistere senza di quella, nel modo stesso ci~cnon pub essere

materia senza ,:ravit.A.

Dal concorso delP intelletto e della aoloncd sorge la intenzione. La quale si definisce in genere - ull@ sforzo della aolonriz verso un cerio fim e in specie - uno sforzo della volontd verso i1 delitto.

La intenzione puO essereperfeita, e imperfetto. perfetta quando lo intelletto e la volonti sollo nella loro attu~lepienezza. & imperfetta quando una causa qualunque diminuisce ( sia in abito, sia anche soltanto in alto ) o la potenza intelleltiva, o la spontaneitti, volitiva dell' agente.

g. 65.
Ss l' inlelletto , o la volonti , od ambedue , rnancarono del ti~ltoall' agente, noil vi 4 intenzione, e non vi b per conseguenza imputahilit. Se o l' uno o l' 31-

tra, od ambedue furono soltanto minorati, vi resta una intenzione, ma Zmyerfetta : vi resta imputabiliti, ina minorata. a. 66. La intenzione distinguesi .ancora in diretln, e iridiretla. I1 ceilorio di questa distinzione per gli usi della scienza non viiol essere tanto desunto dai mezzi, quanto dallo scaco delE' animo. & di~ebtala intenzione quando 1' effetto reo si previde dall' agente e si v o l l ~ calco-

landolo come conseguenza dei propri atli, i quali si eseguirono precisamente al fine di procacciare in un niodo pi o meno certo cotesta conseguenza. k i l d i retta quando l' effetto era soltanto una consegucrkza possibile dei proprii atti o niente preveduta, o preceduta senza aolerla. Se questo effetto si preuide, e malgrado tale previsione si vollero i mezzi, sebbene non si uoiesse precisamente 1' effetto, la intenzione indiretta dicesi positiva: percbl! se la volont era in stato indifferente, fu per0 in stato positiuo l( jnlelletto. So poi l' effetto possibile non solo non si volle, ma neppore si previd6, la ir~ttenzione indirella dicesi ?legatii;a: percIii: fu in stato negativo cos 1' intelletto come la volont ( l ) .
(1) Vedasi la mia lesione su1 dolo, e I' H n ti s cot4r.s rle droit wiminel ed. 1861 pup. 79.

Che se I' agento previde e volle il fine; ma si serv di mezzi, il risultato dei quali era meramente possibile, calcolando ne conseguisse l' effetto che realnon 3 , mente ne consegui, la ~irzte~~zione i ittdir~ttrc ma veramente dtrelta. Indiretti sono i ~ ~ z e x w non la il&i, tetzzione: c male si confonde dal D e s i m o n i la indirezione degli lini con la indirezione dell' aitra. Questo errore nacque dal confondere il rapporto antologico col rapporto ideologico del I ) ~ B S Z O al @e, dimcnticando che i diversi caratteri deIla intenzionr! diperidono unicamente dallo stato interno deli' animo.

La inteiizione diretta 6 la indiretla positiva f,~nnosorgere il dolo. La iritenzione indiretla negativa fa sorgere la colpa o il caso, secondo il criterio della prevedibiliti.

Il dolo si definisce la intertaione piU o meno pe~fetl~ fare un atto che si cormce conlrurio alla di legge. ]F, chiaro che questa definizione non pone 1 ani' mus nocendi come criterio essenziaIe e costante del dolo. Si dlsput intorno a cib: ma coloro che richiesero l'animus ~locendicome perpetua condizione del dolo non videro qual fosse la vera oggettivita giuridica del delitto, e scambiarono il danno parcicolart, col. da.ano universale. Nei delitti diretti contro l' individuo I' auimo di nuocere (ossia di ledere il diritto) potri essere una necessiti per ritenere il dolo. Ma nei delitti che direttamente offendono la societa 1 aoi' rno di nuocere all' individuo pub essere spesso indifferente, perch6 la determinazione di violare la legge compenetra in s stessa la idea del nocurnento sociale. In una parola la mancanza dell' animtrs ~kocendiallora soltanto pu escludere il dolo quando si converta nella ragionata opinione di non violare I@ legge (i).
(1) Errb C a r m ig n a n i quando, seguendo le ornm di P u ff e n d o rf (in lract. de cudpaj pose come condizione do[ dalo (ctic uti atlo tutto ititernoj l' azione cslei'iure ;c con! fuse ia nozione del delitto con qiiella del dolo. S1:i hcnissimo chc il dolo come condiziona tutta interna noil poss:t rnai affermarsi da un .tiorno nell' altro uomo &e non ebhr

una manifestazione estcriorc : sta pur bene chc non dovendo confondersi la nuda cogitatio con la deterii~Brczione della volont, il dolo che soltanto in questa 11~11divenga punibile (ossia non divenga delitto j finchi! non ha dato impulso ad atti esteriori, Ma quando si studia il dulo non si cerca n il momento ED cui possa conoscersi, n& il moniento iu cui posso punirsi : si cerca cosa sia, ErrO eziandlo C a r n1 ig n a n i quando pose il dolo nella intenzione di uiolnre la legge. Jfa errano del pari coloro che nel dolo ravvisano un mero atto di coscienza. Quosto errore si dlloostra lucidnmente cercando quale ira le diverse hcoILB dell'anirna sia quella che alis uomo i: imputabile, Tre sooo lo facolli psicologiche dell' uomo l . R sensibilitic 2." intelligei&au 3 . a albivitic 1.0 DaIIu sensilrilil& nascono i sentirnonti di piacere o di d01ore; e di qai gli appetiti che quando esercitano forte pressione suli' anima divengono passioni. La sensibilit~~ l'agente provocatore clolle nostre azioni c del le nostre inazioni ; e svolgesi nei tre feiiomeni ,sensaalonc. , senlimcato , e passione. BIa la scnsibitith non essendo n illuuinaia n! libera, non pitb entrare negli clementi della iniputabilil. 2." La. i??belligen.snsi svolge nei tre fcnomeni della percezione, clelki rei~iiliiscensn,e del giudizio , che 9 aatlo di pura rngione. Fra atichc qui non pu trovarsi la base della irnpulabilitl; perche il non ~iercepirc, il non ricordare, e lo errare nel ragionamento uori sempre coiio impiitabili ally uomo, 3.0 L9at8i'vlth i la facolt di : determinarsi ad una azione, o ad una inazione. Sua condizione essenziale O la lihertd. La uolonth corne yoten,-a d i volere E un identico colla libert. La lvololont$ come fatto d i aver vobto non B pi una polenza, mu 1' esercizio dello potenza. Ora quando un7 azione si imputa all' uomo, gli si imputa perctie si deterruiab alla medesima esercitando la sua nltivitci psicoloyicct. Dunque la irriputiiliilit cade sull' altiviti, c non sulla sensibilit8 o sulla intelligenza. Dunque il dolo deve definirsi come un atto della uolontci: devr trovarsi nella inlenwione.

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