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“Signore”, pregai, “anche se inciampero’ e cadro’ innumerevoli volte, non cessero’ mai di cercarti.

Guida i miei passi sempre piu’ avanti verso la Tua luce infinita!”.

Un mondo capovolto

Mi viene in mente un esperimento percettivo di cui ero venuto a conoscenza qualche anno fa. Un
esempio di automaticità della nostra percezione. Si chiede a un soggetto d’indossare un paio di speciali
occhialoni, in cui sono stati inseriti dei prismi che invertono il campo visivo in senso sia verticale che
orizzontale. Ne consegue che quello che prima era in alto, ora sta in basso: il pavimento è sopra e il
soffitto è sotto di lui. Ciò che prima si trovava alla sua sinistra ora si trova alla sua destra, e viceversa.

È un esperimento terribile. Muoversi in quelle condizioni è davvero difficile, molto più che, per esempio,
camminare in assenza di gravità, tanto che certe persone vengono colte da nausea. Questi occhialoni
vengono tenuti per giorni. Se, per esempio, il soggetto vede un oggetto che desidera prendere e che si
trova chiaramente alla sua sinistra, dovrà invece muovere la mano nella direzione che per il suo corpo è
la destra.

Il soggetto, invece di affidarsi ai suoi automatismi inconsci, dovrà fare di ogni movimento un atto
cosciente. E questo è il primo grande risultato, perché viene costretto a focalizzare tutta la sua attenzione
Qui-e-Ora, su ogni percezione dell’ambiente e su ogni spostamento che intende compiere all’interno di
quell’ambiente. Anche solo afferrare un bicchiere d’acqua diventa un gesto d’importanza capitale, non
più scontato come prima. E questo già cambia lo stato di coscienza dell’individuo, il quale non può più
permettersi di afferrare il bicchiere “dormendo”.

Dopo alcuni giorni, tuttavia, non gli sembrerà più che tutto sia capovolto, ma potrà spostare gli oggetti
senza più stare a pensare dove siano davvero la sinistra e la destra. Potrà di nuovo afferrare un bicchiere
d’acqua mentre discute con un amico od osserva dei bambini che giocano fuori dalla finestra. È stata
costruita e automatizzata una nuova prospettiva percettiva, tanto che il soggetto avrà la sensazione di
percepire la realtà direttamente, così com’è davvero, e lo farà con la stessa sensazione di sicurezza che
aveva prima di mettersi gli occhialoni.

Quando poi, alla fine dell’esperimento, proverà a toglierseli, improvvisamente il mondo gli apparirà
capovolto, e pur andando in giro senza occhialoni, come tutte le altre persone intorno a lui, si muoverà
con difficoltà e dovrà nuovamente focalizzare tutta la sua attenzione su ogni gesto che intende compiere.

Ciò che io cerco di trasmettere attraverso il Libro di Draco Daatson e il relativo seminario sui suoi
insegnamenti è, in un certo senso, una nuova prospettiva percettiva, ma che invece di riguardare solo i
sensi, riguarda la coscienza dell’individuo a 360 gradi. Il modo di procedere è però lo stesso: si tratta di
abituarsi progressivamente a un mondo capovolto, finché questo non diventa il nostro normale modo di
vedere le cose, tanto che non riusciremmo più a tornare dentro i vecchi schemi di pensiero.

Proprio come accade nell’esperimento, se voglio capovolgere la mia visione del mondo, il primo punto di
cui tener conto è che mi devo sforzare. Infatti meccanicamente non può accadere nulla di davvero
importante. Continuando a utilizzare i vecchi automatismi oramai radicati nel mio psichismo, non posso
sperare di creare un mondo nuovo intorno a me. Se voglio ottenere risultati che non ho mai ottenuto,
devo fare qualcosa che non ho mai fatto!

Occorre quindi uno sforzo.

Il secondo punto riguarda l’attenzione cosciente. Se voglio modificare qualcosa, devo portare tutta la mia
attenzione in alcuni momenti cruciali della mia vita. Per esempio, mentre sto guidando in tangenziale
un’auto mi sorpassa e mi taglia la strada. La mia modalità di reazione consueta sarebbe quella di
arrabbiarmi o di avere paura (o entrambe); indipendentemente da quella che è poi la mia reazione
esterna, in ogni caso la reazione interna è sempre di rabbia oppure di paura. E questa è una reazione
automatica e inconscia, ossia bypassa la mia coscienza e si sviluppa dentro di me prima ancora che io
possa accorgermene.

In verità chi inizia a lavorare su di sé è come se decidesse di indossare degli occhialoni particolari che gli
consentono di vedere un mondo capovolto. Ma non è ancora capace di destreggiarsi all’interno di questo
mondo. Tutte le volte che proviamo anche solo un fastidio nei confronti di una situazione come quella
appena descritta, stiamo reagendo secondo i vecchi schemi di pensiero automatico. Dal momento che
vogliamo abituarci a cogliere una realtà diversa – quella dei nostri nuovi occhialoni – dobbiamo sforzarci
di portare l’attenzione cosciente sull’evento e sull’emozione dentro di noi.

Una volta che siamo riusciti a ritagliarci uno spazio cosciente – un momento di riflessione nel bel mezzo
della meccanicità –, possiamo cominciare a inserire nuovi input, ossia una nuova prospettiva percettiva,
un nuovo paradigma... all’interno del quale collocare gli eventi quotidiani.

Ecco i due fondamenti di questo nuovo paradigma:

1)Sono io che sto creando l’evento. Gli eventi non accadono A me, bensì DENTRO di me. Se sapessi
destreggiarmi nella nuova realtà capovolta vedrei che in verità le persone fanno solo quello che
inconsciamente io voglio.

2)Sono io che non ho occhi per vedere, non gli eventi o le persone a essere sbagliati. Se sapessi
destreggiarmi nella nuova realtà capovolta proverei Gioia e non rabbia o paura.

All’inizio è estremamente difficile; di fronte all’evento continuo a reagire meccanicamente nello stesso
modo di prima (cerco il bicchiere alla mia sinistra mentre adesso è alla mia destra). Poi subentra una
lunga fase di smarrimento, perché grazie all’allenamento quotidiano non reagisco più in maniera
totalmente meccanica, ma d’altra parte non sono ancora completamente entrato nel nuovo sistema
percettivo, per cui non so più cosa fare, come reagire, brancolo nel buio. Ho perso i vecchi riferimenti ma
non ho ancora stabilizzato quelli nuovi.

Tuttavia se voglio imparare a muovermi all’interno del mondo capovolto devo perseverare. Questo è
“avere Fede”. All’inizio mi ripeto i due principi sopraesposti in maniera intellettuale, anche se
profondamente non ci credo nemmeno noi. Però ho Fede che un giorno percepirò il nuovo mondo e
saprò muovermi con disinvoltura al suo interno, con la stessa sicurezza con la quale oggi mi muovo nel
vecchio mondo. Allora non avrò più bisogno di credere a nessun guru, psicologo o filosofo della
percezione.

È accertato che dall’esterno arrivano solo radiazioni elettromagnetiche che poi il nostro cervello
interpreta come colori, forme, suoni, case, automobili, mamma, papà... La scienza oramai da diverso
tempo non ha più dubbi sul fatto che ognuno di noi crei una sua realtà soggettiva, tuttavia questo può
non essere di alcuna utilità se non lo “incarniamo” ogni giorno nella nostra vita, ossia se non
perseveriamo nel ripeterci i due assiomi sopracitati tutte le volte che se ne presenta l’occasione. E vi
assicuro che questo è sufficiente affinché nel giro di (poco) tempo ci si dischiuda un mondo capovolto.

“I nervi ottici non trasmettono al cervello vere e proprie immagini (il cervello non è in grado di vedere
immagini: non ha occhi!) ma unicamente impulsi a cui il cervello attribuisce un significato soggettivo.
L’immagine non viene acquisita dall’esterno, bensì creata dal cervello stesso sulla base di impulsi
elettrici. Il cervello costruisce le immagini del mondo sulla base di semplici segnali elettrici. Non “vede”
case, persone e montagne, bensì li costruisce, cioè questi compaiono solo dopo la sua elaborazione degli
impulsi elettrici.”

“Se il processo della visione si esaurisse nella trasmissione d’un’immagine più o meno fedele del mondo
che ci circonda, allora dovremmo dire che anche un sistema televisivo è effettivamente capace di
“vedere” il mondo verso cui è puntata la telecamera. Ma la telecamera non vede, si limita a registrare ciò
che c’è già. Infatti l’occhio non funziona come una macchina fotografica o una telecamera; il vedere di un
qualsiasi essere vivente è un processo di costruzione, non di semplice registrazione di ciò che c’è già “là
fuori” come farebbe una telecamera. E questa è una differenza abissale.” (tratto da Il Libro di Draco
Daatson, Appendice)

Salvatore Brizzi

NON DUCOR DUCO

(non vengo condotto, conduco)

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